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Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 18 dicembre 2014

Società Edilizia Turistica Alberghiera Residenziale (SETAR) SpA contro Comune di Quartu S. Elena

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari - Italia

Rinvio pregiudiziale - Direttiva 2008/98/CE - Articolo 15 - Gestione dei rifiuti - Possibilità per il produttore di rifiuti di provvedere personalmente al loro trattamento - Legge nazionale di trasposizione adottata, ma non ancora entrata in vigore - Scadenza del termine di trasposizione - Effetto diretto

Causa C-551/13
Assegnata in data: 26 Gennaio 2015
Commissione: VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dalla Commissione tributaria provinciale di Cagliari, verte sull'interpretazione della direttiva 2008/98/UE,in materia di rifiuti.

La direttiva 2008/98/CE dispone, all'articolo 15, che gli Stati membri adottino le misure necessarie a garantire che ogni produttore di rifiuti possa provvedere personalmente al loro trattamento oppure li consegni ad un soggetto che effettua le operazioni di smaltimento. Nel diritto italiano, la materia è stata disciplinata dal decreto legislativo n. 152/2006 (in particolare, l'articolo 188) e, successivamente, dal decreto legislativo n. 205/2010, che ha disposto la trasposizione nell'ordinamento italiano della direttiva 2008/98/CE. Questo ha, da un lato, modificato l'articolo 188 del decreto legislativo n. 152/2006, riproducendo il contenuto dell'articolo 15 della direttiva, dall'altro, ha introdotto un sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) la cui entrata in vigore è stata più volte rinviata nel tempo con successivi provvedimenti legislativi, l'ultimo dei quali, il decreto-legge n. 101/2013 , ha disposto, tra l'altro, che, nei dieci mesi successivi alla data del 1° ottobre 2013, continuino ad applicarsi gli adempimenti e gli obblighi previsti dal testo previgente dell'articolo 188.

Il procedimento principale riguarda una controversia che oppone la SETAR, proprietaria di un complesso turistico alberghiero nella località di S'Oru e Mari e il comune di Quartu S. Elena, in merito al rifiuto di pagare la tassa comunale per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU).

In particolare, il 30 novembre 2010, la SETAR ha comunicato al comune di Quartu S. Elena che non avrebbe più corrisposto, a decorrere dal 1° gennaio 2011, la TARSU in quanto, a partire da tale data, si sarebbe avvalsa di un'impresa specializzata, ai sensi dell'articolo 188 del decreto legislativo n. 152/2006 e dell'articolo 15 della direttiva 2008/98/CE. Il comune, ritenendo la SETAR comunque obbligata al pagamento della TARSU, ha inviato una cartella di pagamento, oggetto della controversia nel procedimento principale, che imponeva il pagamento della tassa, calcolata sulla base delle tariffe per il 2011. Nelle more del giudizio dinanzi al TAR, adito dalla SETAR avverso la cartella di pagamento, il comune di Quartu S. Elena ha ridotto l'importo richiesto, mediante l'invio di una seconda cartella di pagamento, anch'essa oggetto di ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Cagliari.

La Corte di giustizia è stata chiamata in via pregiudiziale a verificare, da un lato, se il diritto dell'Unione europea e la direttiva 2008/98/CE siano contrari ad una normativa nazionale di trasposizione della direttiva che subordini la sua entrata in vigore all'adozione di un atto interno successivo alla scadenza del termine di trasposizione fissato dalla direttiva stessa; dall'altro, se l'articolo 15 della direttiva sia contrario ad una normativa nazionale che non preveda la possibilità per il produttore di rifiuti di provvedere personalmente allo smaltimento, con conseguente esonero dal pagamento della relativa tassa comunale.

Nel merito, la Corte ha ricordato preliminarmente che gli Stati membri hanno l'obbligo di adottare tutti i provvedimenti necessari per il conseguimento del risultato prescritto da una direttiva entro i termini da essa fissati, anche se dispongono di un ampio potere discrezionale quanto alla scelta dei mezzi. Nella fattispecie, l'articolo 40 della direttiva 2008/98/CE ha fissato al 12 dicembre 2010 il termine entro il quale gli Stati membri avrebbero dovuto provvedere alla sua trasposizione. Tale direttiva, peraltro, non reca disposizioni derogatorie relative all'entrata in vigore delle misure previste.

Di conseguenza, la Corte ha dichiarato che il diritto dell'Unione e la direttiva 2008/98/CE sono contrari ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che trasponga una disposizione di tale direttiva ma entri in vigore subordinatamente all'adozione di un atto interno successivo alla scadenza del termine fissato dalla direttiva stessa.

Sulla seconda questione, la Corte ha rilevato che l'articolo 15 della direttiva non obbliga gli Stati membri a prevedere la possibilità per un produttore di rifiuti di provvedere personalmente allo smaltimento, con conseguente esonero dal pagamento della relativa tassa comunale. L'articolo 15, infatti, permette allo Stato membro di scegliere tra un ventaglio di opzioni (tra cui anche lo smaltimento personale) le modalità di smaltimento dei rifiuti. Quanto al finanziamento del sistema di gestione dei rifiuti, l'articolo 14 della direttiva obbliga gli Stati membri a prevedere che i costi siano sostenuti dall'insieme dei produttori e dei detentori dei rifiuti, mediante una modalità di loro scelta (tassa, canone o altro) calcolata in modo tale da non eccedere quanto necessario, sulla base del principio di proporzionalità. Spetta al giudice del rinvio verificare se la TARSU non comporti che ad un produttore di rifiuti come la SETAR, che provvede personalmente al loro smaltimento, siano imputati costi manifestamente sproporzionati rispetto alla quantità di rifiuti prodotti e conferiti al sistema di gestione.

Sulla base di tali considerazioni, pertanto, la Corte ha dichiarato che l'articolo 15 della direttiva non è contraria ad una normativa nazionale che non prevede la possibilità per un produttore di rifiuti di provvedere personalmente al loro smaltimento, con conseguente esonero dal pagamento di una tassa comunale, purché tale normativa sia conforme ai requisiti del principio di proporzionalità.

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