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Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 6 novembre 2014

Repubblica italiana contro Commissione europea

Impugnazione - Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) - Programma operativo regionale (POR) 2000-2006 per la regione Campania - Regolamento (CE) n. 1260/1999 - Articolo 32, paragrafo 3, primo comma, lettera f) - Procedura d'infrazione contro la Repubblica italiana riguardante la gestione dei rifiuti nella regione Campania - Decisione di non procedere ai pagamenti intermedi attinenti alla misura del POR relativa alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti.

Causa C-385/13 P
Assegnata in data: 26 Gennaio 2015
Commissione: VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La Corte di giustizia si pronuncia sulla domanda di annullamento, proposta dalla Repubblica italiana, avente ad oggetto la sentenza del Tribunale dell'Unione europea (T-99/09 e T-308/09) con la quale sono stati respinti i ricorsi contro le decisioni della Commissione di dichiarare inammissibili le domande di pagamenti intermedi dell'Italia per il rimborso delle spese effettuate, dopo il 29 giugno 2007, relativamente alla misura 1.7 del programma operativo Campania (PO Campania).

Nel quadro del sostegno per gli interventi strutturali dell'Unione nelle regioni interessate dall'obiettivo 1 in Italia, la Commissione, nel 2000, ha approvato il programma operativo Campania («PO Campania»), per spese effettuate fra il 5 ottobre 1999 e il 31 dicembre 2008, termine successivamente prorogato al 30 giugno 2009. La misura 1.7 contenuta nel programma concerneva svariate operazioni relative al sistema regionale di gestione e di smaltimento dei rifiuti (realizzazione di impianti di compostaggio, di discariche per lo smaltimento del rifiuto residuale rispetto alla raccolta differenziata, attivazione di Ambiti Territoriali Ottimali e dei relativi piani di gestione e di trattamento dei rifiuti, sostegno ai Comuni associati per la gestione del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, aiuto alle imprese per l'adeguamento degli impianti destinati al recupero di materia derivata dai rifiuti, attività di coordinamento, logistica e supporto alle imprese di raccolta e recupero di rifiuti provenienti da particolari categorie produttive, costituzione di un catasto-osservatorio con funzione di sistema di monitoraggio quali-quantitativo dei rifiuti). Le azioni effettuate in attuazione alla misura 1.7, destinate al miglioramento del sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, sono state pari a EUR 93.268.731,59, di cui il 50% -EUR 46.634.365,80 - a carico dei Fondi strutturali (FESR).
In materia di gestione e smaltimento dei rifiuti in Campania, la Commissione aveva avviato nel 2007 una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia (n. 2007/2195), addebitandole di non aver garantito che i rifiuti fossero smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente e quindi di non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, in violazione della direttiva sui rifiuti (2006/12/CE). Nel 2010, la Corte di giustizia aveva accolto il ricorso presentato dalla Commissione ex articolo 226 CE, constatando l'inadempimento dell'Italia (C-297/08).
Con lettera del 31 marzo 2008, la Commissione ha informato le autorità italiane che, essendo in corso una specifica procedura di infrazione in materia, non avrebbe provvisoriamente dato luogo ai pagamenti intermedi relativi ai rimborsi delle spese relative alla misura 1.7 del PO Campania sulla base dell'articolo 32, paragrafo 3, primo comma, lettera f), del regolamento n. 1260/99. Tale ultima disposizione stabilisce che i pagamenti del FESR sono subordinati, tra l'altro, all'assenza di procedure di infrazione in corso. Nella successiva corrispondenza,la Commissione ha chiarito che la data dalla quale avrebbe considerato inammissibili le spese relative alla misura 1.7 sarebbe stata il 29 giugno 2007, data di notifica all'Italia della decisione di avviare la procedura d'infrazione. La Commissione, con successive lettere del 2 e del 6 febbraio e del 20 maggio 2009, ha quindi dichiarato l'inammissibilità di alcune domande di pagamento intermedio presentate dalle autorità italiane. In particolare, la Commissione ha dichiarato inammissibile il rimborso di 12.700.931,62 euro per spese effettuate dopo il 17 maggio 2006 (successivamente, tale importo è stato rettificato in considerazione del ricalcolo del periodo di inammissibilità a decorrere dal 29 giugno 2007) e il rimborso di 18.544.968,76 euro.
Con due successivi ricorsi, l'Italia ha chiesto al Tribunale di annullare le suddette decisioni della Commissione, contestando in particolare la presunta violazione del sopra richiamato articolo 32, par. 3, primo comma, lett. f), del regolamento 1260/1999.
Il Tribunale ha respinto i ricorsi dell'Italia ritenendo che la Commissione, per giustificare la dichiarazione di inammissibilità di pagamenti intermedi in relazione all'esistenza di una procedura d'infrazione in corso, abbia dimostrato che l'oggetto di tale procedura presenta un collegamento sufficientemente diretto con la «misura» cui si riferiscono le «operazioni» di cui alle domande di pagamento in questione. Infatti, da un lato, risulta chiaramente che la procedura di infrazione riguardava l'intero sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, inclusi quindi il recupero o raccolta e l'inefficacia della raccolta differenziata; dall'altro, gli interventi facenti parte della misura 1.7 si riferivano anche alla creazione di un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e alla realizzazione di discariche per lo smaltimento dei rifiuti, come fase finale della raccolta differenziata medesima.

La Corte richiama gli argomenti del Tribunale, che sulla base del dettato dell'articolo 32, paragrafo 3, primo comma, lettera f), del regolamento n. 1260/1999, ha correttamente attribuito alla nozione di misura (nel caso in specie, la misura 1.7 del PO Campania) una portata generale e l'ha posta in relazione con l'oggetto della procedura di infrazione 2007/2195, constatando che la Commissione ha dimostrato la sussistenza tra i due termini di un nesso sufficientemente diretto. La Corte giudica irricevibili i motivi addotti dall'Italia, in particolare osservando, da un lato, che essi non contengono alcun approfondimento specifico che consenta di individuare un errore di diritto commesso dal Tribunale e, dall'altro, con riferimento all'argomento attinente all'incoerenza del contesto fattuale, che la constatazione dei fatti e la valutazione di tali elementi, salvo il caso di un loro snaturamento, non costituiscono una questione di diritto, come tale soggetta al sindacato della Corte. La Corte respinge anche il motivo relativo al vizio di motivazione della sentenza, avendo il Tribunale debitamente analizzato gli argomenti addotti dalla Repubblica italiana, nonché gli ulteriori motivi proposti, molti dei quali, limitandosi a riproporre le argomentazioni addotte in primo grado, sono giudicati irricevibili.

La Corte respinge quindi l'impugnazione econdanna l'Italia alle spese.

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