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Sentenza della Corte (Grande sezione) del 16 giugno 2015. Presidenza del Consiglio dei ministri e altri contro Rina Services Spa e altri. Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato. Rinvio pregiudiziale - Articoli 49, 51 e 56 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - Libertà di stabilimento - Partecipazione all'esercizio di poteri pubblici - Direttiva 2006/123/CE - Articolo 14 - Organismi incaricati di verificare e di certificare il rispetto delle condizioni poste dalla legge per le imprese che eseguono lavori pubblici - Normativa nazionale che impone che la sede legale di tali organismi sia ubicata in Italia

Causa C-593/13
Assegnata in data: 21 Luglio 2015
Commissione:
NOTA DI SINTESI:

Il Consiglio di Stato ha sottoposto alla Corte di giustizia due questioni pregiudiziali vertenti sull'interpretazione degli articoli 49, 51 e 56 TFUE e degli articoli 14 e 16 della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno. Il giudice del rinvio chiede: se i principi del Trattato sulla libertà di stabilimento (articolo 49 TFUE) e sulla libera prestazione di servizi (articolo 56 TFUE), nonché quelli di cui alla direttiva 2006/123, ostino all'adozione e all' applicazione di una normativa nazionale che sancisce che per le Società organismi di attestazione (SOA), costituite nella forma delle società per azioni, "la sede legale deve essere nel territorio della Repubblica italiana"; se la deroga di cui all'articolo 51 TFUE, relativa alle attività che partecipino, sia pure occasionalmente, all'esercizio dei pubblici poteri, debba essere interpretata nel senso di ricomprendere un'attività come quella di attestazione svolta da organismi di diritto privato, i quali per un verso, devono essere costituiti nella forma delle società per azioni ed operano in un mercato concorrenziale, e, per altro verso, partecipano dell'esercizio di pubblici poteri e, per questo, sono sottoposti ad autorizzazione e a stringenti controlli da parte dell'Autorità di vigilanza.

Le questioni pregiudiziali sono state sollevate nell'ambito di una controversia instaurata a seguito di ricorso al TAR Lazio presentato dalle società Rina Services SpA, Rina SpA, SOA Rina Organismo di Attestazione SpA, volto a contestare la legittimità dell'articolo 64, paragrafo 1, del decreto del Presidente della Repubblica 207/2010, recante esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 163/2006, là dove prevede che la sede legale delle SOA deve essere ubicata nel territorio della Repubblica italiana. Il TAR Lazio ha accolto il ricorso giudicando tale requisito contrario agli articoli 14 e 16 della direttiva 2006/123. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e gli altri resistenti hanno quindi proposto appello dinanzi al Consiglio di Stato, facendo valere che l'attività svolta dalle SOA partecipa all'esercizio di poteri pubblici ai sensi dell'articolo 51 TFUE e che, di conseguenza, è sottratta all'ambito di applicazione sia della direttiva servizi, che degli articoli 49 e 56 TFUE.

Con riferimento alla seconda questione, la Corte richiama la sua precedente decisione SOA Nazionale Costruttori (C-327/12), nella quale aveva concluso che la verifica ad opera delle SOA non può essere considerata un'attività riconducibile all'autonomia decisionale propria dell'esercizio di prerogative dei pubblici poteri, dato che siffatta verifica è definita in tutti i suoi aspetti dal quadro normativo nazionale ed è eseguita sotto una vigilanza statale diretta. Nel caso in discussione, non avendo il giudice del rinvio menzionato nella domanda pregiudiziale alcuna modifica nella natura delle attività esercitate dalle SOA, la Corte conferma che l'articolo 51, primo comma, TFUE deve essere interpretato nel senso che l'eccezione al diritto di stabilimento prevista da tale disposizione non si applica alle attività di attestazione esercitate dalle società aventi la qualità di organismi di attestazione.

Riguardo all'altra questione sollevata, la Corte osserva che la disciplina italiana, nella parte in cui obbliga le SOA ad avere la loro sede legale nel territorio nazionale, limita la libertà di queste ultime di scegliere tra essere stabilite a titolo principale o a titolo secondario. La Corte respinge inoltre l'argomento addotto dalla Repubblica italiana secondo cui l'obbligatorietà della sede legale delle SOA nel territorio nazionale sarebbe giustificata dalla necessità del controllo da parte delle amministrazione pubbliche sulle attività delle predette società, posto che la formulazione dell'articolo 14 non contiene alcun elemento atto ad indicare che gli Stati membri dispongano della facoltà di giustificare il mantenimento dei requisiti vietati nelle loro normative nazionali.

La Corte dichiara quindi che l'articolo 51, primo comma, TFUE deve essere interpretato nel senso che l'eccezione al diritto di stabilimento prevista da tale disposizione non si applica alle attività di attestazione esercitate dalle società aventi la qualità di organismi di attestazione e che l'articolo 14 della direttiva 2006/123 deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa di uno Stato membro in forza della quale è imposto alle SOA di avere la loro sede legale nel proprio territorio.

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