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Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 15 marzo 2012.
Società Consortile Fonografici (SCF) contro Marco Del Corso.
Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte d' appello di Torino - Italia.
Diritto d'autore e diritti connessi nella società dell'informazione - Comunicazione al pubblico di fonogrammi radiodiffusi presso uno studio dentistico

- Applicabilità diretta nell'ordinamento dell'Unione della Convenzione di Roma, dell'Accordo TRIPs e del WPPT - Direttiva 92/100/CEE - Articolo 8,

Causa C-135/10
Assegnata in data: 27 Marzo 2012
Commissione:
NOTA DI SINTESI:

La Corte si pronuncia in via pregiudiziale al fine di stabilire se la diffusione gratuita di opere a carattere musicale oggetto di protezione effettuata all'interno di studi odontoiatrici privati costituisca "comunicazione al pubblico" e sia pertanto soggetta alla corresponsione di un equo compenso in favore dei produttori fonografici.

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata sollevata dalla Corte d'appello di Torino nell'ambito di una controversia fra la Società Consortile Fonografici (SCF), che svolge, in Italia e all'estero, l'attività di mandataria per la gestione, la riscossione e la ripartizione dei diritti dei produttori fonografici consorziati, ed il sig. Del Corso, proprietario di uno studio dentistico privato all'interno del quale venivano diffusi, come musica di sottofondo, fonogrammi oggetti di protezione.

La SCF, ritenendo che tale diffusione costituisse "comunicazione al pubblico" ai sensi degli articoli 73 e 73 bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, del diritto internazionale e della normativa UE, nell'esercizio della sua attività di mandataria aveva intrapreso trattative con l'Associazione Nazionale Dentisti Italiani per stipulare un accordo collettivo al fine di quantificare un equo compenso, come previsto in tal senso dai richiamati articoli 73 e 73 bis. Poiché tali trattative non avevano avuto esito positivo, il 16 giugno 2006 la SFC aveva convenuto il sig. Del Corso in giudizio dinanzi al Tribunale di Torino; quest'ultimo, con una sentenza del 20 marzo 2008, aveva rigettato la domanda della SCF, ritenendo che nella fattispecie fosse esclusa la comunicazione a scopo di lucro e che, essendo lo studio medico dentistico privato, non poteva essere assimilato ad un luogo aperto al pubblico considerato che i pazienti non costituivano un pubblico indifferenziato, ma erano singolarmente individuati, e potevano accedervi previo appuntamento e su consenso dell'odontoiatra.

Nella sentenza in oggetto la Corte di Giustizia dichiara che tale diffusione non dà diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici, osservando che :

- la nozione di "comunicazione al pubblico" definita dalla normativa europea in materia di diritto d'autore (direttive 92/100/CEE e 2001/29/CE) deve essere interpretata alla luce delle nozioni equivalenti contenute nella Convenzione internazionale del 1961 sulla protezione degli artisti interpreti o esecutori, dei produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione e di altri accordi internazionali, e in modo che sia compatibile con questi ultimi, tenendo altresì conto del contesto in cui siffatte nozioni sono utilizzate e degli scopi perseguiti dalle pertinenti disposizioni convenzionali in materia di proprietà intellettuale;

- tale nozione deve essere interpretata nel senso che essa non comprende la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all'interno di uno studio odontoiatrico privato esercente attività economica di tipo libero-professionale, a beneficio dei clienti che vi si recano unicamente allo scopo di essere curati e che soltanto in modo fortuito e indipendentemente dalla loro volontà godono dell'accesso a taluni fonogrammi, in funzione del momento in cui arrivano allo studio, della durata della loro attesa e del

tipo di trattamento ricevuto;

- infine, richiamandosi alla nozione di "pubblico" di cui all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/CE, secondo il quale essa riguarda un numero indeterminato di destinatari potenziali e comprende un numero di persone piuttosto considerevole, la Corte conclude che la clientela di un dentista è costituita da un insieme di destinatari potenziali determinato e scarsamente consistente in quanto il numero delle persone presenti simultaneamente nello studio è in genere alquanto ristretto. Inoltre, poiché i clienti si succedono, di norma essi non sono destinatari dei medesimi fonogrammi diffusi. Infine, tale diffusione non è suscettibile di incidere sugli introiti del dentista in quanto quest'ultimo non può aspettarsi un ampliamento della propria clientela o aumentare il prezzo delle cure prestate in virtù di tale diffusione.

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