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Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 29 novembre 2012.
Econord SpA contro Comune di Cagno e Comune di Varese (C-182/11) e Comune di Solbiate e Comune di Varese (C-183/11).
Domande di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia.
Appalti pubblici di servizi - Direttiva 2004/18/UE - Amministrazione aggiudicatrice che esercita su un'entità affidataria, giuridicamente distinta da essa, un controllo analogo a quello che essa esercita sui propri servizi -

Insussistenza di un obbligo di organizzare una procedura di aggiudicazione secondo le norme del diritto dell'Unione (affidamento cosiddetto "in house") - Entità affidataria controllata congiuntamente da più enti locali territoriali - Presupposti di applicabilità dell'affidamento "in house".
Cause riunite C-182/11 e C-183/11

Assegnata in data: 6 Dicembre 2012
Commissione:
NOTA DI SINTESI:

La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sull'interpretazione del diritto dell'Unione europea in materia di presupposti che giustificano l'affidamento diretto di un servizio di interesse pubblico (cosiddetto affidamento "in house"). La domanda di pronuncia pregiudiziale era stata sollevata il 23 febbraio 2011 dal Consiglio di Stato nell'ambito di controversie instaurate dalla Econord SpA contro i comuni di Varese, Cagno e Solbiate, riguardanti la regolarità dell'affidamento diretto, da parte dei due ultimi comuni, di un appalto di servizi alla ASPEM SpA senza l'organizzazione della relativa procedura di aggiudicazione, come previsto dall'articolo 1 della direttiva 2004/18/CE.

Il Comune di Varese, al fine di effettuare la gestione "in house" dei servizi di igiene urbana, aveva costituito la ASPEM sulla quale, all'epoca dei fatti, esercitava il controllo detenendo la quasi totalità del suo capitale. Ai fini della gestione del servizio di eliminazione dei rifiuti solidi urbani, con deliberazioni del 2005, i comuni di Cagno e Solbiate avevano optato per la gestione coordinata con altri comuni, ai sensi degli articoli 30 e 113 del d.lgs. n. 267/2000; a tale scopo avevano concluso una convenzione con il Comune di Varese per l'affidamento, a titolo oneroso, dei loro servizi di igiene urbana alla ASPEM, aderendo a tale società in qualità di azionisti. Nel contempo i due comuni in questione, insieme con altri comuni interessati, avevano sottoscritto un patto parasociale tra azionisti, il quale prevedeva il loro diritto di essere consultati, nominare un membro del collegio sindacale e designare un consigliere di amministrazione della ASPEM. In tale contesto, i suddetti comuni avevano ritenuto che esistessero i presupposti per un affidamento "in house" del servizio di interesse pubblico in questione, dal momento che la ASPEM era controllata congiuntamente da vari enti locali. La Econord SpA contestava tale affidamento diretto, facendo valere che il controllo dei due comuni sulla ASPEM non era garantito e che, di conseguenza, si sarebbe dovuta organizzare una procedura di aggiudicazione in conformità con le norme del diritto dell'UE.

Con riferimento alla normativa italiana, il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo n. 267/2000) all'articolo 30 stabilisce la possibilità per gli enti locali di stipulare tra loro apposite convenzioni al fine di svolgere in modo coordinato determinati funzioni e servizi. All'articolo 113 si dispone che l'erogazione di un servizio pubblico locale da parte di un ente locale deve avvenire secondo le discipline di settore e nel rispetto della normativa dell'UE, con conferimento della titolarità del servizio a società a capitale interamente pubblico a condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti pubblici che la controllano.

Per quanto riguarda la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di affidamento in house, un'amministrazione aggiudicatrice è dispensata dall'avviare una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico nel caso in cui essa eserciti sull'entità affidataria un controllo analogo a quello da essa esercitato sui propri servizi e tale entità realizzi la parte più importante della propria attività con l'amministrazione o le amministrazioni aggiudicatrici che la controllano. Sussiste un «controllo analogo» quando l'entità di cui trattasi è assoggettata a un controllo che consente all'amministrazione aggiudicatrice di influenzare le decisioni dell'entità medesima; nel caso poi in cui venga fatto ricorso ad un'entità posseduta in comune da più autorità pubbliche, il «controllo analogo» può essere esercitato congiuntamente da tali autorità, senza che sia indispensabile che detto controllo venga esercitato individualmente da ciascuna di esse.

La Corte di giustizia chiarisce che, ove più autorità pubbliche facciano ricorso ad un'entità comune ai fini dell'adempimento di un compito comune di servizio pubblico, non è indispensabile che ciascuna di esse detenga da sola un potere di controllo individuale su tale entità; al contempo, tuttavia, il controllo esercitato su quest'ultima non può fondarsi soltanto sul potere di controllo dell'autorità pubblica che detiene una partecipazione di maggioranza nel capitale dell'entità in questione, e ciò perché, in caso contrario, verrebbe svuotata di significato la nozione stessa di controllo congiunto.

La Corte - rimettendo al giudice del rinvio la verifica dell'effettivo esercizio di un controllo congiunto sull'ASPEM da parte dei Comuni di Cagno e di Solbiate - conclude quindi che, in caso di istituzione di un'entità comune da parte di più autorità pubbliche, la condizione enunciata dalla giurisprudenza della Corte dell'esercizio congiunto di un controllo analogo a quello da esse esercitato sui propri servizi, è soddisfatta qualora ciascuna delle autorità stesse partecipi sia al capitale sia agli organi direttivi dell'entità suddetta.

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