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Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 19 dicembre 2012.

3D I Srl contro Agenzia delle Entrate - Ufficio di Cremona.

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Commissione tributaria regionale per la Lombardia, sede di Milano - Italia.

Fiscalità - Direttiva 90/434/CEE - Regime fiscale comune applicabile alle fusioni, alle scissioni, ai conferimenti d'attivo e agli scambi d'azioni concernenti società di Stati membri diversi - Articoli 2, 4 e 9 - Conferimento d'attivo - Imposizione delle plusvalenze realizzate dalla società conferente in occasione del conferimento d'attivo - Rinvio dell'imposizione - Condizione che esige che nel bilancio della società conferente venga iscritta una riserva in sospensione di imposta corrispondente al valore della plusvalenza realizzata.

Causa C-207/11
Assegnata in data: 22 Gennaio 2013
Commissione:
NOTA DI SINTESI:

La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sull'interpretazione della direttiva 90/434/CEE relativa al regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, ai conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti società di Stati Membri diversi. La domanda pregiudiziale è stata presentata nell'ambito del contenzioso tra la 3D I srl e l'Agenzia delle Entrate, avente ad oggetto il rifiuto da parte di quest'ultima di rimborsare l'imposta sostitutiva versata dalla società a seguito di un'operazione di conferimento intracomunitario di uno dei suoi rami d'attività.

La 3D I srl nel 2000 ha conferito un ramo della sua attività situato in Italia ad una società residente in Lussemburgo. A seguito dell'operazione, l'attività conferita è stata trasformata in una stabile organizzazione, situata in Italia, della società lussemburghese. In cambio, la 3D I ha ricevuto partecipazioni in forma di azioni della società lussemburghese, che sono state iscritte nel bilancio della 3D I per un valore superiore al valore fiscale dell'attività conferita.

Nel 2001 la 3D I ha optato per la possibilità, prevista dal d.lgs. n. 358/1997, di pagare, per l'operazione, l'imposta sostitutiva con l'aliquota del 19%, rinunciando al regime di neutralità fiscale previsto dal d.lgs. n. 544/1992 (con il quale è stata recepita la sopra citata direttiva 90/434/CEE). Di conseguenza, le plusvalenze emesse sul piano contabile a seguito del conferimento sono state liberate ed è stata riconosciuta, ai fini fiscali, la differenza tra il valore fiscale del ramo aziendale conferito e il valore attribuito alle partecipazioni ricevute quale contropartita, operando di fatto un riallineamento dei valori contabili di tali partecipazioni con i valori fiscali.

Successivamente, nel 2004, la 3D I ha chiesto all'amministrazione tributaria il rimborso dell'imposta sostitutiva versata, sostenendo che l'articolo 2, comma 2, del d. lgs. n. 544/1992 era incompatibile con la direttiva 90/434, in quanto subordina la neutralità del conferimento a condizioni non previste dalla direttiva. A suo parere, la condizione secondo cui la differenza di valore doveva essere immobilizzata in una riserva non distribuibile avrebbe indotto le imprese ad optare per l'imposta sostitutiva, dal momento che il pagamento dell'imposta ordinaria - aliquota del 33% - sulla differenza di valore, sarebbe stato ancora più svantaggioso.

Con il suo quesito, il giudice del rinvio (Commissione tributaria regionale di Milano) ha chiesto alla Corte se la direttiva 90/434 ammetta che un conferimento d'attivo o uno scambio di azioni dia luogo all'imposizione, nei confronti della società conferente, delle plusvalenze del conferimento, a meno che iscriva a bilancio un'apposita riserva uguale al plusvalore emerso.

La Corte osserva che il combinato disposto degli articoli 4, par. 1, e 9 della direttiva stabilisce che il conferimento d'attivo non comporta alcuna imposizione delle plusvalenze risultanti dalla differenza tra il valore reale ed il valore fiscale degli elementi d'attivo e di passivo conferiti. Essa precisa inoltre che il valore fiscale è quello che sarebbe stato preso in considerazione per il calcolo degli utili o delle perdite, per determinare la base imponibile di un'imposta sul reddito, sugli utili o sulle plusvalenze della società conferente, se questi elementi fossero stati venduti al momento del conferimento d'attivo, ma indipendentemente da quest'ultimo.

Tuttavia, la neutralità fiscale non è incondizionata. Infatti, ai sensi del combinato disposto dell'articolo 4, par. 2, e 9, della medesima direttiva, gli Stati membri subordinano la neutralità fiscale alla condizione che la società beneficiaria calcoli i nuovi ammortamenti e le plusvalenze o minusvalenze inerenti agli elementi d'attivo e di passivo trasferiti, alle stesse condizioni in cui sarebbero state calcolate dalla società conferente se il conferimento non avesse avuto luogo. L'obbligo, per la società beneficiaria, di preservare - ove essa desideri ottenere la neutralità fiscale - la continuità della valutazione degli elementi d'attivo e di passivo trasferiti mira ad evitare che tale neutralità divenga un'esenzione definitiva non prevista dalla direttiva 90/434. Infatti, la direttiva si limita a istituire un regime di rinvio dell'imposizione delle plusvalenze inerenti ai beni conferiti, il quale, pur evitando che il conferimento di attività dia luogo di per sé stesso ad imposizione, tutela gli interessi finanziari dello Stato della società conferente assicurando l'imposizione di tali plusvalenze al momento del loro effettivo realizzo.

Se dunque la direttiva 90/434 definisce le condizioni alle quali è subordinato il rinvio dell'imposizione in capo alla società beneficiaria delle plusvalenze inerenti all'attività conferita, essa però non precisa le condizioni alle quali è subordinato il beneficio, per la società conferente, di un rinvio dell'imposizione delle plusvalenze inerenti ai titoli rappresentativi del capitale sociale della società beneficiaria consegnati come contropartita del conferimento e non regolamenta, in particolare, la questione di quale sia il valore che la società conferente deve attribuire a tali titoli.

Pertanto, contrariamente a quanto la 3D I sostiene nel ricorso, la direttiva 90/434 non vieta agli Stati membri di fissare tali condizioni, bensì lascia a questi ultimi un margine di manovra che consente loro di subordinare la neutralità fiscale di cui beneficia la società conferente a specifiche condizioni di valutazione dei titoli ricevuti in contropartita, come ad esempio la continuità dei valori fiscali, purché tali condizioni non portino al risultato che l'attribuzione di detti titoli in occasione del conferimento d'attivo generi di per sé stessa un'imposizione delle plusvalenze inerenti ai titoli stessi.

La legislazione italiana avrebbe dunque consentito alla 3D I di attribuire ai titoli ricevuti in contropartita del conferimento il valore che l'attività conferita aveva prima dell'operazione e di beneficiare così del rinvio dell'imposizione delle plusvalenze inerenti a tali titoli, rispettando una condizione che è compatibile con il diritto dell'Unione.

Sulla base di queste considerazioni, la Corte di giustizia stabilisce che le disposizioni della direttiva 90/434/CEE devono essere interpretate nel senso che esse non ostano, in una situazione quale quella oggetto del procedimento principale, a che a che un conferimento d'attivo dia luogo ad imposizione, nei confronti della società conferente, delle plusvalenze risultanti dal conferimento stesso, a meno che la società conferente iscriva nel proprio bilancio un'apposita riserva in misura corrispondente al plusvalore emerso in sede di conferimento.

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