Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 21 febbraio 2013.

Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia e a.

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia

Direttiva 85/384/CEE - Reciproco riconoscimento dei titoli del settore dell'architettura - Articoli 10 e 11, lettera g) - Normativa nazionale che riconosce l'equivalenza tra i titoli di architetto e di ingegnere civile, ma riserva agli architetti i lavori riguardanti immobili vincolati appartenenti al patrimonio artistico - Principio della parità di trattamento - Situazione puramente interna a uno Stato membro

Causa C-111/12
Commissione:
NOTA DI SINTESI:

Con la sentenza in esame la Corte di giustizia si esprime in via pregiudiziale sull'interpretazione del diritto dell'Unione europea in materia di riconoscimento dei titoli nel settore dell'architettura (direttiva n. 85/384/CEE).

Nello specifico due sono le questioni pregiudiziali poste dal Consiglio di Stato nella domanda di pronuncia avanzata il 29 febbraio 2012:

se la prassi amministrativa adottata in Italia, secondo la quale taluni interventi sugli immobili di interesse artistico vengono riservati esclusivamente agli architetti - o comunque a candidati che dimostrino di possedere particolari requisiti curriculari specifici nel settore dei beni culturali - sia compatibile con gli articoli 10 e 11 della direttiva comunitaria n. 85/384/CEE;
se, in particolare, tale prassi possa consistere nel sottoporre anche i professionisti provenienti da paesi membri diversi dall'Italia, ancorché muniti di titolo astrattamente idoneo all'esercizio delle attività rientranti nel settore dell'architettura, alla specifica verifica di idoneità professionale di cui sopra.

Tali questioni sono poste nell'ambito di due controversie principali sollevate dagli Ordini degli ingegneri delle province venete, in merito all'esclusione di ingegneri civili dall'incarico di direzione dei lavori su immobili di interesse storico e artistico. Le esclusioni si fondano su una norma di diritto italiano, vale a dire l'articolo 52, secondo comma, del regio decreto n. 2537/25, secondo cui agli ingegneri civili che hanno ottenuto i propri titoli in Italia non competono le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici di interesse culturale.

In tutti e due i casi i ricorrenti contestano tale restrizione del loro campo di attività, facendo leva, segnatamente, sulla direttiva n. 85/384.

Come ricordato dalla sentenza, la direttiva in questione prevede il riconoscimento reciproco da parte degli Stati membri dei diplomi, titoli e certificati che danno accesso ad attività nel settore dell'architettura e che rispondono a specifici requisiti posti agli articoli 3 e 4. La medesima direttiva, all'articolo 10, stabilisce altresì che gli Stati membri sono tenuti a l riconoscimento anche di specifici diplomi, certificati e titoli, pur non rispondendo essi alle condizioni poste. Tali titoli sono elencati per ciascun paese all'articolo 11. Per quanto riguarda l'Italia si tratta dei diplomi di laurea in architettura e in ingegneria civile. In tutti i casi, la direttiva prevede un mutuo riconoscimento automatico, che escluderebbe secondo la Corte la possibilità per lo Stato membro ospitante di subordinare l'esercizio delle attività nel settore dell'architettura alla verifica delle qualifiche degli interessati in questo settore. Infatti, riconoscere allo Stato membro ospitante una siffatta facoltà equivarrebbe a consentirgli di richiedere prove aggiuntive, il che pregiudicherebbe il riconoscimento automatico dei diplomi.

Così, se è pur vero che compete alla legislazione nazionale dello Stato membro ospitante definire il settore di attività della professione di architetto, quando una determinata attività sia considerata da uno Stato membro ricompresa in detto settore, l'esigenza del mutuo riconoscimento implica che gli architetti migranti titolari di un diploma, certificato o altro titolo ricompreso nella sfera di applicazione della direttiva - quale è il caso del diploma di laurea in ingegneria civile - debbano poter accedere a tale attività.

Nella fattispecie, è considerato pacifico dalla Corte che le attività riguardanti immobili di interesse artistico rientrano nel settore di attività della professione di architetto e ricadono quindi nella sfera di applicazione della direttiva n. 85/384.

Su tali basi, l'accesso alle attività previste all'articolo 52, secondo comma, del regio decreto n. 2537/25, vale a dire alle attività riguardanti immobili di interesse artistico, non può essere negato alle persone in possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato in uno Stato membro diverso dalla Repubblica italiana, qualora tale titolo risponda ai requisiti posti dalla direttiva 85/384 o figuri all'articolo 11 di detta direttiva.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte conclude che gli articoli 10 e 11 della direttiva 85/384 ostano ad una normativa nazionale secondo cui persone in possesso di un titolo rilasciato da uno Stato membro diverso dallo Stato membro ospitante - titolo abilitante all'esercizio di attività nel settore dell'architettura ed espressamente menzionato al citato articolo 11 - possono svolgere, in quest'ultimo Stato, attività riguardanti immobili di interesse artistico solamente qualora dimostrino di possedere particolari qualifiche nel settore dei beni culturali.

Vedi anche