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Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 21 gennaio 2016

Società per l'aeroporto civile di Bergamo-Orio al Serio SpA (SACBO SpA) contro Commissione europea e Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti (INEA)

Impugnazione - Rete transeuropea di trasporto - Contributo finanziario - Chiusura - Decisione che dichiara non finanziabili taluni costi e che stabilisce il computo finale - Articolo 263, quarto comma, TFUE - Ricorso di annullamento - Atto impugnabile - Legittimazione ad agire - Soggetto diverso dal beneficiario del contributo

Causa C-281/14
Assegnata in data: 12 Aprile 2016
Commissione:
NOTA DI SINTESI: Con l'impugnazione proposta il 9 giugno 2014, la Società per l'aeroporto civile di Bergamo-Orio al Serio (SACBO) SpA (in prosieguo: la «SACBO») chiede l'annullamento dell'ordinanza del Tribunale dell'Unione europea del 31 marzo 2014 (T-270/13), che ha dichiarato irricevibile il ricorso della SACBO diretto all'annullamento dell'atto 18 marzo 2013 dell'Agenzia esecutiva per l'innovazione e le reti (INEA) (in prosieguo: l'«atto controverso»), relativo a taluni costi sostenuti in occasione della realizzazione di uno studio di fattibilità per lo sviluppo dell'intermodalità dell'aeroporto di Bergamo-Orio al Serio (Italia) a seguito del contributo finanziario concesso dalla Commissione europea all'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC). La SACBO è una società di diritto privato, concessionaria della gestione e dello sviluppo dell'aeroporto di Bergamo-Orio al Serio in forza di una convenzione aeroportuale conclusa con l'ENAC. Nel maggio 2009, a seguito del bando annuale promosso dalla Commissione ai sensi del regolamento (CE) n. 680/2007, che stabilisce i principi generali per la concessione di un contributo finanziario della Comunità nel settore delle reti transeuropee dei trasporti e dell'energia, l'ENAC, su iniziativa della SACBO, ha presentato domanda di finanziamento di uno studio di fattibilità sull'intermodalità dell'aeroporto di Bergamo-Orio al Serio, ottenendo un contributo finanziario dell'UE (assegnato con la decisione C(2010)4456), pari a 800 mila euro. I rapporti giuridici tra l'ENAC e la SACBO relativi alla concessione del contributo sono stati disciplinati sulla base di una convenzione conclusa tra le due parti, che prevedeva, in particolare, che la SACBO avrebbe cofinanziato lo studio e sostenuto l'onere delle spese considerate non finanziabili dalla Commissione. Allorché lo studio di fattibilità è stato portato a termine, l'INEA ha informato l'ENAC, mediante l'atto controverso, che taluni costi sostenuti non potevano essere considerati finanziabili a causa, sostanzialmente, del mancato rispetto delle norme applicabili in materia di appalti pubblici e che, conseguentemente, la somma di 158 517,54 euro avrebbe dovuto essere rimborsata a titolo di importo pagato in eccesso. Nella sua ordinanza del 31 marzo 2014, il Tribunale dell'UE ha ritenuto che la SACBO, in quanto non direttamente interessata dall'atto controverso, non fosse legittimata a proporre ricorso di annullamento avverso il medesimo, poiché l'ENAC era il titolare del diritto al contributo finanziario e il solo beneficiario di quest'ultimo. Secondo il Tribunale, sebbene l'ENAC dovesse procedere al recupero di un importo pagato in eccesso a carico della SACBO, ciò sarebbe riconducibile non già all'applicazione dell'atto controverso, bensì all'applicazione della convenzione tra queste conclusa. La SACBO chiede di annullare l'ordinanza del Tribunale, rilevando in particolare: • la violazione dell'articolo 263, quarto comma, del Trattato su funzionamento dell'UE (TFUE), in quanto il Tribunale non avrebbe tenuto conto del fatto che la SACBO è co-destinataria formale dell'atto controverso e destinataria materiale dello stesso, in quanto co-finanziatrice, responsabile dell'intero investimento e soggetto attuatore dello stesso, che subisce perciò tutti gli effetti della decisione impugnata, sia per mancato recupero degli investimenti operati, sia in rapporto alle somme da restituire; • la violazione degli articoli 107 e 108 TFUE, avendo il Tribunale omesso di considerare che la ripetizione da parte di ENAC del cofinanziamento è atto dovuto in forza del diritto UE, costituendo la mancata restituzione un illegittimo aiuto di Stato; • il vizio dell'ordinanza al punto in cui non ha considerato che il provvedimento stabilisce già in modo chiaro e definitivo l'entità del finanziamento e le somme da restituire, sicché costituisce di per sé l'obbligo di restituzione, senza alcuna possibilità di valutazione discrezionale da parte dell'ENAC. Nella sentenza, la Corte di giustizia rileva quanto segue: • il Tribunale ha enunciato, senza incorrere in alcun errore di diritto, le due condizioni cumulative che un soggetto deve soddisfare per essere considerato direttamente interessato da un atto oggetto di un ricorso, ai sensi dell'articolo 263, quarto comma, TFUE, vale a dire, in primo luogo, che tale atto produca effetti direttamente sulla situazione giuridica di detto soggetto e, in secondo luogo, che esso non lasci alcun potere discrezionale ai destinatari dello stesso incaricati della sua applicazione, la quale deve avere carattere meramente automatico e derivare dalla sola normativa dell'Unione, senza intervento di altre norme intermedie; • nel caso di specie, il Tribunale ha legittimamente considerato che, nel caso in cui l'ENAC richiedesse dalla SACBO la restituzione di una somma equivalente a quanto percepito in eccesso, tale restituzione dipenderebbe dalla convenzione conclusa tra dette due parti, ma non costituirebbe un effetto giuridico immediato dell'atto controverso; • con riferimento alla condizione che l'atto non lasci alcun potere discrezionale ai destinatari del medesimo incaricati della sua applicazione, la Corte osserva che, nell'ipotesi in cui l'ENAC decidesse di non richiedere alla SACBO la restituzione della somma di cui trattasi, il fatto che tale somma possa essere qualificata quale aiuto di Stato non significa che tale aiuto sia necessariamente incompatibile con il mercato interno e, dunque, non consente, di per sé solo, di escludere la possibilità di una rinuncia dell'ENAC a richiederne il rimborso. Ciò vale a maggior ragione in quanto la somma di cui trattasi è inferiore al limite massimo di 200 mila euro stabilito dai regolamenti (CE) n. 1998/2006 e (UE) n. 1407/2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del TFUE europea agli aiuti «de minimis». In secondo luogo, la ripetizione di tale somma non sarebbe inevitabile, posto che nella propria giurisprudenza la Corte ha ammesso che i giudici nazionali possano non ingiungere la ripetizione di un aiuto di Stato versato illegittimamente allorché tale ripetizione è inopportuna a motivo di circostanze eccezionali. Sulla base di queste motivazioni, la Corte di giustizia dichiara che: • l'impugnazione è respinta; • la Società per l'aeroporto civile di Bergamo-Orio al Serio (SACBO) SpA è condannata alle spese.
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