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T-60/06 Sentenza del Tribunale Unione europea

Causa T-60/06
Assegnata in data: 21 Giugno 2016
Commissione: XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI: La sentenza ha per oggetto la domanda di annullamento della decisione 2006/323/CE della Commissione, del 7 dicembre 2005, relativa all'esenzione dall'accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nelle regioni di Gardanne (Francia), di Shannon (Irlanda) e in Sardegna. In Irlanda, in Italia e in Francia esiste un solo produttore di allumina. In Italia, si tratta dell'Eurallumina SpA, con sede in Sardegna. Dal 1993, l'Italia esenta dall'accisa gli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina in Sardegna (in prosieguo: l'«esenzione controversa»). L'esenzione controversa è stata introdotta nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504. Il Consiglio dell'UE ha autorizzato siffatta esenzione e, con decisione del 12 marzo 2001, ha prorogato la sua efficacia fino al 31 dicembre 2006. A seguito di un'indagine formale, la Commissione ha accertato che tali misure, finanziate mediante risorse statali, conferivano un vantaggio alla società beneficiaria, erano selettive, e falsavano la concorrenza. Nel 2005, essa ha dunque adottato la citata decisione 2006/323/CE con la quale ha dichiarato che le esenzioni concesse dalla Francia, dall'Irlanda e dall'Italia sugli oli combustibili pesanti utilizzati nella produzione di allumina costituivano aiuti di Stato illegittimi. La Commissione ha tuttavia deciso che l'aiuto concesso fino al 2 febbraio 2002, benché incompatibile con il mercato comune, non dovesse essere recuperato in quanto il recupero sarebbe stato in contrasto con i principi del legittimo affidamento e della certezza del diritto. Per contro, la Commissione ha ordinato il recupero degli aiuti concessi tra il 3 febbraio 2002 e il 31 dicembre 2003 (che, in base a quanto calcolato dagli stessi Stati membri ed escludendo gli interessi, ammontavano rispettivamente a circa 786mila euro per la Francia, circa 8 milioni di euro per l'Irlanda e circa 6 milioni di euro per l'Italia): tali aiuti, infatti, sono stati considerati incompatibili con il mercato comune nei limiti in cui i beneficiari non avevano versato un'aliquota pari come minimo a 13,01 euro per 1000 kg di oli combustibili pesanti (si segnala che le aliquote applicabili in Italia erano di 63,75 euro e di 31,39 euro per 1000 kg di olio combustibile pesante con tenore di zolfo rispettivamente superiore e inferiore all'1%). Nel 2006, la Francia, l'Irlanda e l'Italia hanno proposto ricorso dinanzi al Tribunale dell'Unione europea che, nel 2007, ha annullato la decisione della Commissione del 2005, con la motivazione che quest'ultima aveva violato l'obbligo di motivazione. Su impugnazione della Commissione, nel 2009 la Corte di giustizia ha annullato la sentenza del Tribunale per violazione del principio del contraddittorio e dei diritti della difesa e ha rinviato le cause dinanzi al Tribunale. Nel 2012, il Tribunale ha nuovamente annullato la decisione della Commissione del 2005, con la motivazione che essa vanificava parzialmente gli effetti giuridici prodotti dalle decisioni anteriori del Consiglio di autorizzare le esenzioni. In particolare, il Tribunale ha rilevato che le esenzioni controverse non erano imputabili agli Stati membri, bensì al Consiglio e non costituivano dunque aiuti di Stato. Su impugnazione della Commissione, nel 2013, la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale rilevando, da un lato, che la questione dell'imputabilità delle esenzioni non era stata sollevata dalle parti, bensì dal Tribunale stesso pur non avendone il potere e, dall'altro, che le decisioni del Consiglio che autorizzano uno Stato membro ad introdurre un'esenzione non producono l'effetto di impedire alla Commissione di esaminare se tale esenzione costituisca un aiuto di Stato. La Corte ha dunque nuovamente rinviato le cause dinanzi al Tribunale. Pronunciandosi per la terza volta, nella sentenza in oggetto, il Tribunale ritiene, contrariamente alle sue prime due sentenze del 2007 e del 2012, che la decisione della Commissione sia valida e che gli aiuti di Stato debbano essere pertanto recuperati per il periodo sopra indicato (dal 3 febbraio 2002 al 31 dicembre 2003). In particolare, il Tribunale ritiene che: • la Commissione europea era competente ad esaminare se, nonostante l'autorizzazione del Consiglio, le esenzioni concesse dai tre Stati membri costituissero un aiuto di Stato. Infatti, le decisioni di autorizzazione del Consiglio lasciano impregiudicati gli effetti delle decisioni adottate dalla Commissione nell'esercizio delle sue competenze in materia di aiuti di Stato; • la Commissione ha rispettato le norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato. A tal riguardo, il Tribunale ritiene, tra l'altro, che la soppressione dell'accisa sugli oli minerali abbia conferito alle imprese irlandese, francese ed italiana di cui trattasi un vantaggio rispetto alle altre imprese che utilizzano a loro volta oli minerali; • la Commissione non ha violato il principio del legittimo affidamento: infatti, sebbene non abbia adottato la decisione controversa entro un termine ragionevole (sono infatti trascorsi 49 mesi tra l'avvio del procedimento e l'adozione della decisione controversa), il Tribunale ritiene che tale ritardo non costituisca una circostanza eccezionale tale da far sorgere, in capo alle imprese interessate, un legittimo affidamento quanto alla regolarità degli aiuti. Da un lato, la pubblicazione della decisione di avvio del procedimento di indagine formale ha posto fine al legittimo affidamento che l'Eurallumina poteva avere nella regolarità dell'esenzione controversa, alla luce delle decisioni di autorizzazione del Consiglio; dall'altro, i regimi di aiuto non erano stati notificati alla Commissione. Le imprese interessate non potevano dunque ragionevolmente ritenere, nonostante il ritardo accumulato nel procedimento di esame, che non sussistessero più dubbi in capo alla Commissione e che le esenzioni controverse non incontrassero alcuna obiezione. Ne consegue che la Commissione era legittimata ad ordinare il recupero degli aiuti controversi. Il Tribunale respinge quindi il ricorso e condanna le parti ricorrenti (Repubblica italiana ed Eurallumina SpA) alle spese.
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