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C-601/14 Corte di giustizia dell'Unione europea

Sentenza della Corte (Grande Sezione) dell'11 ottobre 2016

Commissione europea contro Repubblica italiana

Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2004/80/CE - Articolo 12, paragrafo 2 - Sistemi di indennizzo nazionali delle vittime di reati intenzionali violenti che garantiscono un indennizzo equo ed adeguato - Sistema nazionale che non copre tutti i reati intenzionali violenti commessi sul territorio nazionale

Causa C-601/14
Assegnata in data: 13 Marzo 2017
Commissione:
NOTA DI SINTESI:

Con la sentenza in oggetto, la Corte ha stabilito che la Repubblica italiana, non avendo adottato tutte le misure necessarie al fine di garantire l'esistenza, nelle situazioni transfrontaliere, di un sistema di indennizzo delle vittime di tutti i reati intenzionali violenti commessi sul proprio territorio, è venuta meno all'obbligo ad essa incombente in forza dell'articolo 12, paragrafo 2, della direttiva 2004/80.

La decisione interviene a seguito del procedimento precontenzioso avviato dalla Commissione con la lettera di messa in mora (procedura 2011_4147 per non corretto recepimento della direttiva 2004/80/CE relativa all'indennizzo delle vittime di reato) inviata alle autorità italiane il 25 novembre 2011. La Commissione europea aveva sin da subito contestato all'Italia il fatto di aver previsto, mediante diverse leggi speciali, un sistema di indennizzo soltanto per le vittime di alcuni reati specifici, come le azioni di terrorismo o la criminalità organizzata, mentre nessun sistema di indennizzo sarebbe stato istituito per quanto riguarda i reati intenzionali violenti che non sono coperti da tali leggi speciali, in particolare lo stupro o altre gravi aggressioni di natura sessuale.

Si segnala tuttavia che la legge 7 luglio 2016, n. 122, sull'adempimento degli obblighi dell'Italia derivanti dall'appartenenza del nostro Paese all'Unione europea (Legge europea 2015-2016), contiene alcune disposizioni in materia di indennizzo in favore delle vittime di reati intenzionali violenti, in attuazione della direttiva 2004/80/CE.

La Corte non ha potuto valutare se la disciplina italiana sopravvenuta sia in grado di sanare la situazione di inadempimento accertata nella sentenza, in quanto, nonostante quest'ultima sia stata depositata l'11 ottobre 2016, le udienze del relativo procedimento si sono svolte il 29 febbraio 2016 ed il 19 aprile 2016, ovvero precedentemente all'adozione della Legge europea e durante l'esame del relativo disegno di legge, che non è stato invocato dal Governo italiano per dimostrare la compatibilità dell'ordinamento italiano con quello europeo.

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