Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

C-378/15 Corte di giustizia dell'Unione europea

Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 14 dicembre 2016

Mercedes Benz Italia SpA contro Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale Roma 3

Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma

Rinvio pregiudiziale - Fiscalità - Imposta sul valore aggiunto - Direttiva 77/388/CEE - Articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, lettera d) - Ambito di applicazione - Applicazione di un pro rata di detrazione all'imposta sul valore aggiunto che ha gravato l'acquisto della totalità dei beni e dei servizi utilizzati da un soggetto passivo - Operazioni accessorie - Utilizzo della cifra d'affari come indizio

Causa C-378/15
Assegnata in data: 13 Marzo 2017
Commissione:
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 17, paragrafo 5, e dell'articolo 19 della sesta direttiva 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme.

Tale domanda è stata proposta nell'ambito di una controversia tra la Mercedes Benz Italia Spa e l'Agenzia delle Entrate in merito a detrazioni dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) operate dalla Mercedes Benz nell'anno d'imposta 2004.

Nella sua dichiarazione IVA per il 2004, la Mercedes Benz ha qualificato l'erogazione di finanziamenti alle società controllate come "accessorie" rispetto alle proprie attività imponibili, circostanza che l'ha portata a escludere gli interessi maturati su tali finanziamenti dal calcolo della percentuale di detrazione di cui all'articolo 19-bis del DPR n. 633/72.

A seguito di un controllo fiscale effettuato nel corso del 2008 e riguardante l'anno d'imposta 2004, la Mercedes Benz è stata sottoposta, con decisione dell'Agenzia delle Entrate, a un avviso di accertamento per il recupero di IVA non versata pari a 1.755.882 di euro: in particolare, si contestava proprio l'esclusione dal calcolo della percentuale di detrazione degli interessi percepiti sui finanziamenti alle società controllate, dal momento che tale erogazione costituiva una delle principali attività della Mercedes Benz, pari al 71,64% della sua cifra d'affari complessiva.

La Mercedes Benz ha proposto un ricorso contro tale decisione dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Roma (Italia), che ha sospeso il procedimento e ha deciso di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale: se, ai fini dell'esercizio del diritto di detrazione, ostino all'interpretazione degli articoli 168, 173, 174 e 175 della direttiva 2006/112/CE, la legislazione nazionale (segnatamente, gli articoli 19, comma 5 e 19-bis, del DPR n. 633/72) e la prassi dell'Amministrazione fiscale nazionale, che prevedono l'applicazione del metodo del pro-rata.

In Italia, infatti, per i soggetti che compiono sia operazioni imponibili sia operazioni esenti (purché non meramente accessorie alle prime), la liquidazione dell'IVA segue la regola del pro-rata matematico: l'IVA detraibile dall'impresa è computata con riferimento alla totalità degli acquisti effettuati dall'impresa stessa (anche a quelli "a monte" delle operazioni esenti), in una percentuale (percentuale di detraibilità) risultante dal rapporto tra fatturato imponibile e fatturato complessivo (quest'ultimo dato dalla somma del fatturato imponibile e di quello esente). Nel sistema del pro-rata matematico, pertanto, non si tengono distinte le operazioni esenti da quelle imponibili, perché entrambe confluiscono in un sistema "promiscuo" in cui l'imposta, con la correlativa detrazione, è determinata in modo unitario, forfettariamente e per approssimazione, in relazione a tutti gli acquisiti effettuati dall'impresa.

In premessa, sebbene il giudice del rinvio si sia formalmente riferito, nella sua domanda di pronuncia pregiudiziale, agli articoli 168 e da 173 a 175 della direttiva 2006/112/CE, la Corte di giustizia rileva che nell'anno d'imposta di cui al procedimento (il 2004) il diritto a detrazione dei soggetti passivi era principalmente disciplinato dagli articoli 17 e 19 della sesta direttiva 77/388/CEE.

Nel merito, la Corte ha stabilito che il diritto dell'Unione non osta a una normativa come quella italiana, che prevede per i soggetti ad attività "mista" un trattamento omogeneo delle attività tassate e delle attività esenti, mediante applicazione di un unico pro-rata (della detrazione e della corrispondente imposta) su tutti gli acquisti.

In particolare, la Corte ha evidenziato che, secondo la direttiva, il pro-rata di detrazione è una frazione al cui numeratore sta il fatturato delle operazioni imponibili e al cui denominatore è collocata la somma di tale fatturato e del fatturato esente. È vero che tale pro-rata di detrazione si applica, di regola, agli acquisti di beni destinati a un utilizzo promiscuo (cioè utilizzati contemporaneamente sia per attività esenti, non meramente accessorie, sia per attività assoggettate a IVA svolte dallo stesso imprenditore). Tuttavia, l'articolo 17, paragrafo 5, terzo comma, della sesta direttiva consente agli Stati membri di ricorrere a metodi di determinazione del diritto a detrazione specifici, a carattere derogatorio: in altre parole, è consentito agli Stati membri applicare il medesimo criterio del pro-rata di detrazione a tutti i beni e servizi destinati ai due tipi di operazioni, ivate o esenti; senza richiedere la promiscuità o contemporaneità della destinazione dei beni: ciò significa che la detrazione pro-rata può applicarsi, in via eccezionale, sia a beni acquistati per essere destinati esclusivamente a operazioni soggette ad IVA, sia a beni acquistati per essere destinati esclusivamente a operazioni esenti (purché non meramente accessorie all'attività imponibile). Secondo la Corte, tale eccezione, come applicata nel sistema italiano, è conforme all'obiettivo della direttiva di autorizzare criteri semplificati di calcolo dell'IVA e della detrazione.

Circa l'esame della questione se sia consentito a uno Stato membro obbligare un soggetto passivo a riferirsi alla composizione della sua cifra di affari (articolo 19 della sesta direttiva), la Corte ha stabilito che la disciplina italiana (che per identificare le operazioni "meramente accessorie" a quelle imponibili richiede di avere riguardo al fatturato complessivo dell'impresa) è conforme al diritto dell'Unione.

Vedi anche