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C-493/15 Corte di giustizia dell'Unione europea

Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 16 marzo 2017

Agenzia delle Entrate contro Marco Identi

Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Corte suprema di cassazione
Rinvio pregiudiziale - Fiscalità - Imposta sul valore aggiunto - Articolo 4, paragrafo 3, TUE - Sesta direttiva - Aiuti di Stato - Procedura di esdebitazione - Inesigibilità dei debiti IVA

Causa C-493/15
Assegnata in data: 8 Maggio 2017
Commissione:
NOTA DI SINTESI: La domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dalla Corte di Cassazione, verte sull'interpretazione dell'articolo 4, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea (TUE) e degli articoli 2 e 22 della sesta direttiva 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (in prosieguo: "sesta direttiva"). Tale domanda è stata formulata nell'ambito di una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e il sig. Marco Identi in merito ad una cartella di pagamento relativa all'imposta sul valore aggiunto (IVA) e all'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per l'anno di imposta 2003. Con decreto del 14 aprile 2008, il Tribunale di Mondovì (Italia) ha concesso un'esdebitazione al sig. Identi, socio accomandatario della fallita PVA di Identi Marco e C. Sas, e fallito in proprio. Successivamente a tale decreto, l'Agenzia delle Entrate ha inviato al sig. Identi la citata cartella di pagamento a titolo dell'IVA e dell'IRAP. L'Agenzia delle entrate ha impugnato innanzi alla Corte di Cassazione la sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte, del 26 marzo 2012, che ha dichiarato l'illegittimità di tale cartella di pagamento. Il giudice del rinvio rileva che la procedura di esdebitazione, applicabile al debitore, persona fisica, imprenditore commerciale dichiarato fallito, è tesa a consentire al suo beneficiario di "ripartire da zero" dopo aver cancellato tutti i debiti pregressi nei confronti dei creditori concorsuali rimasti insoddisfatti dalla liquidazione fallimentare, affinché tale debitore ridiventi un soggetto economico attivo senza subire limitazioni all'iniziativa o alle proprie potenzialità di favorire la produzione di ricchezza per effetto del peso di tali debiti. Il giudice del rinvio si interroga sulla compatibilità della procedura di esdebitazione con il diritto dell'Unione. In particolare, si chiede se considerazioni pratiche, accertate giudizialmente, quali l'insolvenza del debitore meritevole, o la possibilità di percepire solo una parte del credito IVA, possano giustificare la rinuncia, in tutto o in parte, a tale credito. Sulla base della formulazione dell'articolo 142, terzo comma, della legge fallimentare, che elenca i debiti da cui il debitore può essere liberato, la Corte di Cassazione ritiene che il legislatore nazionale abbia considerato che il soggetto che può beneficiare della procedura di esdebitazione può essere liberato anche dal pagamento dei debiti fiscali. Occorre tuttavia verificare, a suo avviso, se l'applicazione di tale procedura ai debiti IVA non sia contraria al diritto dell'Unione. Il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se il diritto dell'Unione, in particolare l'articolo 4, paragrafo 3, TUE e gli articoli 2 e 22 della sesta direttiva nonché le norme in materia di aiuti di Stato, debba essere interpretato nel senso che osta a che i debiti IVA siano dichiarati inesigibili in applicazione di una normativa nazionale che prevede una procedura di esdebitazione con cui un giudice può, a certe condizioni, dichiarare inesigibili i debiti di una persona fisica non liquidati in esito alla procedura fallimentare cui tale soggetto è stato sottoposto. Al riguardo, occorre ricordare che dalle citate disposizioni del TUE e della sesta direttiva emerge che gli Stati membri hanno l'obbligo di adottare tutte le misure legislative e amministrative atte a garantire il prelievo integrale dell'IVA nel loro territorio. Le risorse proprie dell'Unione comprendono, infatti, le entrate provenienti dall'applicazione di un'aliquota uniforme agli imponibili IVA armonizzati determinati secondo regole dell'Unione. Sussiste quindi un nesso diretto tra la riscossione del gettito dell'IVA e la messa a disposizione del bilancio dell'Unione delle corrispondenti risorse IVA, poiché qualsiasi lacuna nella riscossione del primo determina potenzialmente una riduzione delle seconde. Pertanto, la Corte di giustizia deve valutare se la possibilità, a certe condizioni, di dichiarare inesigibili debiti IVA in applicazione della procedura di esdebitazione, sia contraria all'obbligo degli Stati membri di garantire il prelievo integrale dell'IVA nel loro territorio. In premessa, la Corte di giustizia rileva che l'applicazione della procedura di esdebitazione presuppone che il patrimonio del debitore sia stato totalmente liquidato e che la ripartizione tra i creditori dell'attivo risultante da tale liquidazione non abbia permesso di soddisfare l'integralità dei debiti. Inoltre, secondo l'articolo 142, secondo comma, della legge fallimentare, l'esdebitazione può essere concessa solo qualora i creditori concorsuali siano stati soddisfatti almeno in parte. Inoltre, per quanto riguarda lo svolgimento della procedura, l'articolo 143 della legge fallimentare prevede che il curatore ed il comitato dei creditori debbano essere consultati e che i creditori non integralmente soddisfatti, il pubblico ministero e qualunque interessato possano proporre un ricorso avverso la decisione del giudice che dichiara inesigibili i debiti non integralmente soddisfatti nell'ambito della procedura concorsuale. La procedura di esdebitazione implica pertanto un esame caso per caso, svolto da un organo giurisdizionale. Essa consente inoltre allo Stato membro interessato, detentore di un credito IVA, di proporre un ricorso, eventualmente, contro la decisione che dichiara inesigibili i debiti IVA non integralmente soddisfatti, conducendo ad un secondo controllo giurisdizionale. La Corte di giustizia, quindi, ritiene che la procedura di esdebitazione sia assoggettata a condizioni di applicazione rigorose che offrono garanzie per quanto riguarda segnatamente la riscossione dei crediti IVA e che, tenuto conto di tali condizioni, essa non costituisce una rinuncia generale e indiscriminata alla riscossione dell'IVA. Per quanto concerne la compatibilità con le norme in materia di aiuti di stato, la Corte rileva che la qualifica di una misura nazionale come "aiuto di Stato" richiede, secondo una giurisprudenza costante, che siano soddisfatti tutti i requisiti seguenti: • deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante risorse statali; • tale intervento deve poter incidere sugli scambi tra Stati membri; • deve concedere un vantaggio selettivo al suo beneficiario; • deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza. Al riguardo, la Corte di giustizia si sofferma sul requisito della selettività del vantaggio, la cui valutazione richiede di stabilire se, nell'ambito di un dato regime giuridico, la misura nazionale in discussione sia tale da favorire «talune imprese o talune produzioni» rispetto ad altre che si trovino in una situazione fattuale e giuridica analoga, tenuto conto dell'obiettivo perseguito da detto regime e che sono quindi oggetto di un trattamento differenziato idoneo, in sostanza, ad essere qualificato come discriminatorio. La Corte osseva che, nel quadro delle disposizioni della legge fallimentare che disciplinano la procedura di esdebitazione, le persone cui il beneficio di tale procedura non è concesso, o perché non rientrano nell'ambito di applicazione di tale procedura, o perché non sono soddisfatti i requisiti previsti all'articolo 142 di detta legge, non si trovano in una situazione fattuale e giuridica analoga a quella delle persone cui detto beneficio è concesso tenuto conto dell'obiettivo perseguito da tali disposizioni, che è di consentire ad una persona fisica dichiarata fallita, debitrice in buona fede, di riprendere un'attività imprenditoriale venendo liberata dai debiti non liquidati in esito della procedura concorsuale cui tale persona è stata sottoposta. Pertanto, ad avviso della Corte, un'esdebitazione quale quella prevista dalla legge fallimentare non può essere qualificata come aiuto di Stato.
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