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Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 4 luglio 2013.

Simone Gardella contro Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di La Spezia - Italia.

Trasferimento dei diritti a pensione maturati in uno Stato membro - Articoli 45 TFUE e 48

TFUE - Normativa nazionale che non prevede il diritto di trasferire a un'organizzazione

internazionale avente sede in un altro Stato membro il capitale che rappresenta i contributi

pensionistici versati a un ente nazionale di previdenza sociale - Regola della totalizzazione

Causa C-233/12
Assegnata in data: 6 Agosto 2013
Commissione: XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La Corte si pronuncia sul ricorso in via pregiudiziale proposto, ai sensi dell'articolo 267 TFUE, dal Tribunale di La Spezia, con ordinanza del 16 aprile 2012, nel procedimento Simone Gardella contro l'Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS) in merito al rifiuto dell'Istituto previdenziale di trasferire al regime previdenziale dell'Ufficio europeo dei brevetti (UEB), con sede a Monaco di Baviera, i diritti a pensione maturati in Italia. In particolare, la domanda verte sull'interpretazione degli articoli 20, 45, 48 e da 145 a 147 TFUE nonché dell'articolo 15 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Il ricorrente è un cittadino italiano che lavora all'UEB (organizzazione internazionale, come tale disciplinata dal diritto internazionale) dal 1° maggio 2002, dopo un periodo di lavoro prestato in Italia per il quale sono stati versati all'INPS i relativi contributi pensionistici. La domanda del ricorrente di trasferimento del capitale che rappresenta i diritti a pensione maturati in Italia è stata respinta dall'INPS sulla base della mancanza nell'ordinamento italiano di disposizioni che consentano il trasferimento richiesto.

Il rinvio pregiudiziale ha ad oggetto la compatibilità con il principio della libera circolazione dei lavoratori nell'Unione europea dell'assenza di disposizioni che consentano ai cittadini di uno Stato membro, dipendenti di un'organizzazione internazionale, quale l'UEB, situata nel territorio di un altro Stato membro, di trasferire al regime previdenziale di tale organizzazione il capitale che rappresenta i diritti a pensione da essi maturati in precedenza nel territorio del loro Stato membro d'origine, in assenza di una convenzione internazionale tra tale Stato membro e detta organizzazione internazionale che preveda la possibilità di tale trasferimento.

L'ordinamento italiano prevede la possibilità di trasferire o ricongiungere i periodi assicurativi, oltre che per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato iscritti a forme obbligatorie di previdenza presso enti, Fondi o Gestioni previdenziali nazionali, anche per i funzionari e gli agenti dell'Unione europea (sulla base dello Statuto, direttamente applicabile) e per i dipendenti di organizzazioni internazionali (quali l'Istituto universitario europea e la Banca europea degli investimenti), sulla base di accordi specifici. In assenza di accordo con l'UEB, non esisterebbe alcun obbligo per l'INPS di autorizzare il trasferimento del capitale. Per quanto riguarda la totalizzazione (istituto, previsto dal regolamento (CE) n. 883/2004, che permette al lavoratore di cumulare i periodi contributivi non coincidenti ai fini di una prestazione pensionistica liquidata pro quota dagli enti previdenziali in cui esso è stato assicurato), l'ordinamento italiano ne prevede l'applicazione a tutti i lavoratori che, sulla base del regolamento (CE) n. 883/2004, si spostano all'interno dell'Unione. La totalizzazione, tuttavia, non si applicherebbe ai dipendenti di organismi internazionali, in quanto essi non possono essere considerati, ad avviso del giudice del rinvio, soggetti alla legislazione di uno o più Stati membri, come previsto dall'articolo 2 del regolamento medesimo.

Preliminarmente, la Corte accerta che il il ricorrente, essendo un cittadino dell'Unione che, usufruendo del diritto alla libera circolazione, esercita un'attività lavorativa presso uno Stato membro diverso da quello di origine, rientra nell'applicazione dell'articolo 45 TFUE, anche se il suo rapporto di lavoro è con un'organizzazione internazionale (che non può considerarsi né un'istituzione né un organo dell'Unione). Nel caso di specie, non può tuttavia applicarsi lo Statuto dei funzionari dell'Unione europea (regolamento (CEE, Euratom, CECA n. 259/68), che prevede espressamente la facoltà per il lavoratore di fare versare alle Comunità il capitale, attualizzato fino al trasferimento effettivo, dei diritti a pensione già maturati in altro Stato.

Al contrario, può applicarsi il regolamento (CE) n. 883/2004 che prevede la possibilità per i cittadini degli Stati membri che si spostano all'interno della Comunità, gli apolidi e i rifugiati di richiedere la totalizzazione dei periodi assicurativi, anche se tale possibilità non è prevista dal regolamento dell'UEB (che in ogni caso non può essere considerato un atto giuridico dell'Unione e, pertanto non può produrre effetti in uno Stato membro), che prevede solo la facoltà di richiedere il trasferimento del capitale, sulla base di un accordo specifico.

La Corte precisa che il regolamento (CE) n. 883/2004 da un lato, non reca né l'obbligo specifico in capo agli Stati membri di prevedere la facoltà per il dipendente di un'organizzazione internazionale di trasferire il capitale relativo ai contributi pensionistici versati né l'obbligo di stipulare con l'organizzazione internazionale una convenzione a tale fine; dall'altro, dispone espressamente che, ai fini della liquidazione del trattamento pensionistico di vecchiaia, l'Istituto previdenziale tiene conto anche dei periodi contributivi maturati sotto la legislazione di ogni altro Stato membro, applicando, pertanto la totalizzazione (articolo 6).

La Corte conclude quindi che la mancata previsione della facoltà di un dipendente di un'organizzazione internazionale di trasferire il capitale relativo ai periodi assicurativi già maturati è conforme al diritto dell'Unione, in tal senso respingendo il ricorso. Nel caso però in cui non sia applicabile il meccanismo di trasferimento dei diritti a pensione, la mancata previsione della possibilità di totalizzare i periodi assicurativi per un dipendente di un'organizzazione internazionale con sede presso un altro Stato membro non è conforme all'articolo 45 TFUE in quanto ostacola la libera circolazione dei lavoratori. In sostanza, la Corte afferma gli Stati membri debbano comunque prevedere l'applicazione del principio della totalizzazione.

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