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Sentenza della Corte (Ottava Sezione) dell'11 aprile 2013
Oreste Della Rocca contro Poste Italiane SpA.
Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Napoli - Italia.
Politica sociale - Direttiva 1999/70/UE - Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato - Clausola 2 - Ambito di applicazione dell'accordo quadro - Agenzia di lavoro interinale - Somministrazione di lavoratori interinali a un'impresa utilizzatrice - Successione di contratti di lavoro a tempo determinato.

Causa C-290/12
Assegnata in data: 23 Maggio 2013
Commissione: XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

Con rinvio pregiudiziale, il Tribunale di Napoli chiede alla Corte di giustizia di pronunciarsi sull'ambito di applicazione dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, in materia di contratti di lavoro a tempo determinato.

La controversia principale verteva sul rapporto instauratosi tra una società di fornitura di lavoro temporaneo e Poste Italiane Spa, presso la quale il lavoratore interessato aveva svolto il lavoro di portalettere sulla base di un contratto, rinnovato due volte, di somministrazione di lavoro a tempo determinato. Il lavoratore interessato - ritenendo il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato irregolare, in quanto motivato da ragioni generiche e insussistenti, ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo n. 276/2003 - chiedeva l'accertamento che il suo rapporto di lavoro con la Poste Italiane configurasse un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ai sensi dell'articolo 27 del medesimo decreto legislativo.

L'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE si applica ai lavoratori a tempo determinato, ad eccezione di quelli messi a disposizione di un'azienda utilizzatrice da parte di un'agenzia di lavoro interinale, per i quali si rinvia ad un successivo analogo accordo. In assenza di tale ultimo accordo, sulla specificità del rapporto di lavoro interinale è intervenuta la direttiva 2008/104/CE, non applicabile al procedimento in oggetto in quanto instaurato precedentemente. La clausola 5 dell'accordo quadro, al fine di prevenire l'abuso derivante dall'utilizzo di una successione di contratti a tempo determinato, rinvia agli Stati membri l'adozione di misure specifiche, quali la sussistenza di ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo dei contratti, la durata massima totale dei contratti a tempo determinato, il numero massimo di rinnovi successivi.

Il decreto legislativo n. 368/2001, di attuazione della direttiva 1999/70/CE, prevede tassativamente sia i casi in cui è consentito apporre un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato sia i casi in cui ne è consentita la proroga. In caso di violazione di tali disposizioni, il rapporto di lavoro si considera indeterminato dalla data di stipulazione del primo contratto.

Il successivo decreto legislativo n. 276/2003, con riferimento al contratto di lavoro a tempo determinato concluso con un'agenzia di lavoro interinale, derogando rispetto al decreto legislativo n. 368/2001, prevede che a tali contratti possa essere apposto un termine e che essi possano essere prorogati senza giustificazione. Più in particolare, il decreto definisce il contratto di somministrazione di lavoro come un contratto avente ad oggetto la fornitura professionale di manodopera, a tempo indeterminato o a termine, nell'ambito del quale i lavoratori svolgono la loro attività nell'interesse e sotto la direzione di un soggetto utilizzatore. Pertanto, esso consiste in un contratto tra il somministratore e l'utilizzatore, con cui il primo, a pagamento, fornisce al secondo manodopera da esso impiegata. Il contratto di somministrazione è poi accompagnato da un contratto di lavoro concluso tra il somministratore e il lavoratore. A tale contratto può essere apposto un termine se il contratto di somministrazione di lavoro è anch'esso concluso a termine. Inoltre il contratto di somministrazione deve essere giustificato da esigenze tecniche, organizzative o produttive. Il decreto infine prevede sanzioni in caso di violazione dei limiti e delle condizioni previste per il contratto di somministrazione, tra cui la possibilità per il lavoratore di chiedere, mediante ricorso giudiziale, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell'utilizzatore, con effetto dall'inizio della somministrazione (art. 27).

Il Tribunale di Napoli pone alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali: 1) se la direttiva 1999/70/CE si applichi al rapporto di lavoro a termine tra lavoratore somministrato e agenzia di lavoro interinale ovvero al rapporto di lavoro a termine tra il lavoratore somministrato e il soggetto utilizzatore; 2) se la possibilità di apporre un termine o di reiterare il contratto di lavoro con l'agenzia di lavoro interinale, giustificata sulla base di esigenze generali del somministrato, slegate dallo specifico rapporto di lavoro, sia conforme alla sopra richiamata clausola 5 dell'accordo quadro; 3) se l'applicazione della medesima clausola 5 impedisca che le conseguenze dell'abuso siano poste a carico del soggetto utilizzatore.

Con riferimento alla prima questione (applicazione della direttiva 1999/70/CE e dell'accordo quadro), la Corte afferma che l'accordo quadro, esclude la sua applicabilità ai lavoratori a tempo determinato messi a disposizione di un'azienda utilizzatrice da parte di un'agenzia di lavoro interinale. Tale esclusione riguarda infatti tutti i casi di rapporto di lavoro interinale. La Corte aggiunge che, sebbene il preambolo di un atto dell'UE non abbia valore giuridico vincolante, nella specie tale esclusione, esplicitamente affermata nel preambolo, trova riscontro anche nella clausola 3, punto 1, dell'accordo, secondo la quale soltanto il rapporto di lavoro concluso «direttamente» con il datore di lavoro rientra nell'ambito di tale accordo quadro.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte di giustizia dichiara che la direttiva 1999/70/CE del Consiglio sul lavoro a tempo determinato, e l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, allegato a tale direttiva, devono essere interpretati nel senso che non si applicano né al rapporto di lavoro a tempo determinato tra un lavoratore interinale e un'agenzia di lavoro interinale né al rapporto di lavoro a tempo determinato tra tale lavoratore e un'impresa utilizzatrice.

Alla luce di tale risposta, la Corte ritiene che non occorra rispondere alla seconda e alla terza questione.

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