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Commissione / Italia

Causa C-345/12
Assegnata in data: 16 Luglio 2013
Commissione: X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La Corte si pronuncia sul ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia per il mancato corretto recepimento di alcune disposizioni della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell'edilizia, lette in combinato disposto con l'articolo 29 della direttiva 2010/31/UE (che abroga la direttiva 2002/91/CE, facendo tuttavia salvi gli obblighi degli Stati membri di recepimento e di applicazione della medesima).

L'Italia ha recepito la direttiva 2002/91/CE con il decreto legislativo n. 192/2005 e con il DM 26 giugno 2009 (linee guida per la certificazione energetica degli edifici). Con una prima lettera di diffida del 18 ottobre 2006, la Commissione ha contestato all'Italia l'omessa comunicazione delle misure di recepimento della medesima direttiva. Con due successive lettere di diffida (rispettivamente, del 14 maggio 2009 e 24 giugno 2010), la Commissione ha contestato all'Italia il recepimento scorretto degli articoli 7, 9 e 10 della direttiva 2002/91/CE, riguardanti l'attestato di certificazione energetica (articolo 7), l'ispezione dei sistemi di condizionamento d'aria (articolo 9), la figura di esperti qualificati per la certificazione e l'ispezione degli edifici e delle caldaie (articolo 10). In mancanza di risposte da parte dell'Italia, la Commissione ha adottato un parere motivato il 24 novembre 2010 (procedura di infrazione n. 2006/2378), seguito da un parere motivato complementare (29 settembre 2011). Non ritenendo soddisfacente la risposta italiana a tale ultimo parere motivato complementare (2 gennaio 2012), la Commissione ha deciso di adire la Corte.

Con riferimento all'articolo 7, paragrafi 1 e 2 (certificazione energetica) della direttiva 2002/91/CE, la Commissione contesta: il mancato rispetto del termine di attuazione previsto dall'articolo 15 (4 gennaio 2006); la mancata previsione dell'obbligo di inserire nei contratti di locazione una clausola in cui il conduttore dichiari di avere ricevuto un attestato sul rendimento energetico dell'immobile (la direttiva non prevede alcuna deroga in tal senso); l'introduzione di un sistema di autodichiarazione per gli edifici a rendimento energetico basso da parte del proprietario non previsto dalla direttiva e non conforme all'articolo 10 della medesima, secondo cui: a) l'autodichiarazione non permette di raffrontare il rendimento energetico; b) la certificazione energetica degli edifici e l'elaborazione delle raccomandazioni che la corredano debbano essere effettuate da esperti qualificati o riconosciuti e indipendenti. La Commissione, infine, contesta all'Italia l'omessa notifica delle misure di recepimento dell'articolo 9 della direttiva (in materia di ispezioni dei sistemi di condizionamento d'aria) entro il termine previsto dal sopra richiamato articolo 15.

La Corte, ritenendo fondate le motivazioni del ricorso, dichiara che l'Italia, non avendo previsto l'obbligo di consegnare un attestato sul rendimento energetico in caso di vendita o di locazione di un immobile e avendo omesso di notificare alla Commissione europea le misure di recepimento dell'articolo 9 della direttiva 2002/91/CE, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articolo 7, paragrafi 1 e 2, e 10 nonché 15, paragrafo 1, della medesima direttiva, letti in combinato disposto con l'articolo 29 della direttiva 2010/31/UE, sulla prestazione energetica nell'edilizia. La Corte condanna l'Italia alle spese.

Si segnala che l'articolo 6 del decreto-legge n. 63/2013 (in corso di conversione) reca una specifica disciplina degli aspetti della certificazione energetica degli edifici, volta al superamento dei rilievi alla base del contenzioso in esame.

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