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Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 10 ottobre 2013

Commissione europea contro Repubblica italiana.

Inadempimento di uno Stato - Aiuti di Stato - Aiuto a favore della Ixfin SpA - Aiuto illegittimo e incompatibile con il mercato interno - Recupero - Mancata esecuzione.

Causa C-353/12
Assegnata in data: 20 Novembre 2013
Commissione: X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La sentenza ha per oggetto il ricorso con il quale la Commissione ha chiesto di condannare l'Italia per non aver preso, nei termini stabiliti, tutti i provvedimenti necessari per recuperare l'aiuto concesso dal Governo italiano in favore di Ixfin S.p.A. (società di diritto italiano che opera nel settore della produzione e assemblaggio di prodotti elettronici), dichiarato illegittimo ed incompatibile con il mercato interno dalla decisione 2010/359/CE del 28 ottobre 2009.

Nel novembre 2005 un decreto del Ministero per lo sviluppo economico concede alla Ixfin S.p.A. la garanzia dello Stato su un prestito di 15 milioni di euro dalla BancApulia S.p.A. Nell'agosto 2006 l'Italia informa la Commissione che la Ixfin è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Napoli. Dopo indagine formale, la Commissione nell'ottobre 2009 adotta la decisione 2010/359/CE, in cui dichiara che l'aiuto accordato alla Ixfin S.p.A costituisce un aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno (dal momento che la garanzia sui prestiti concessa all'azienda non è stata seguita da un piano di ristrutturazione comprovante il ripristino della redditività della società, come prevedono gli Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà) e stabilisce che l'Italia, entro 4 mesi dalla notifica della decisione, proceda al recupero dell'aiuto. Inoltre, entro 2 mesi dalla notifica della decisione, l'Italia dovrà provvedere ad informare la Commissione circa l'importo complessivo dell'aiuto, i provvedimenti adottati e previsti per dare esecuzione alla decisione e i documenti attestanti che al beneficiario è stato ingiunto di rimborsare l'aiuto. Nel luglio 2012 la Commissione, sulla base del rilievo che al 1° marzo 2010, data di scadenza del termine di esecuzione della decisione 2010/359, la Repubblica italiana non ha recuperato l'aiuto di cui trattasi, presenta ricorso per inadempimento presso la Corte. La Commissione addebita all'Italia anche il fatto di essere venuta meno all'obbligo di informazione che le incombeva in base all'art. 4 della summenzionata decisione.

L'Italia argomenta che quando il beneficiario di un aiuto è stato dichiarato fallito, la domanda di iscrizione del credito al passivo è sufficiente a far considerare recuperato tale aiuto. Nel caso di specie, la domanda risalirebbe al novembre 2006, cioè prima della stessa adozione della decisione. E' vero che l'iscrizione del credito è stata effettuata solo successivamente e cioè dopo la scadenza del termine fissato dalla decisione per il recupero dell'aiuto, ma ciò è avvenuto a causa della complessità delle procedure fallimentari italiane. Infine, la Repubblica italiana ritiene di aver costantemente tenuto informata la Commissione di tutte le misure dirette all'esecuzione della decisione.

La Corte dichiara la fondatezza del ricorso della Commissione, poiché l'Italia non ha emanato, entro il termine prescritto, tutte le misure necessarie per procedere al recupero degli aiuti dichiarati illegittimi ed incompatibili con il mercato comune. La Corte, richiamando la sua precedente giurisprudenza, ribadisce che lo Stato membro destinatario di una decisione che gli impone di recuperare aiuti illegittimi è tenuto, ai sensi dell'art. 288, quarto comma, del TFUE, ad adottare ogni misura idonea ad assicurare l'esecuzione di tale decisione e il fatto che un'impresa sia in difficoltà o in stato di fallimento non ha alcuna incidenza sull'obbligo di recupero. In linea di principio, l'eliminazione della distorsione della concorrenza risultante dagli aiuti illegittimamente erogati può essere attuata mediante l'iscrizione al passivo fallimentare del credito relativo alla restituzione degli aiuti in questione; nel caso specifico, tuttavia, tale iscrizione è intervenuta dopo la scadenza del termine fissato nella decisione 2010/359 per il recupero dell'aiuto. Con riferimento all'argomento addotto dall'Italia della complessità delle procedure nazionali di fallimento, la Corte ribadisce che il solo mezzo di difesa che uno Stato membro può opporre ad un ricorso per inadempimento è quello relativo all'impossibilità assoluta di dare correttamente esecuzione alla decisione 2010/359; nella fattispecie, l'Italia non solo non ha invocato tale impossibilità assoluta, ma non ha assunto alcuna vera iniziativa nei confronti delle imprese interessate ai fini di recuperare l'aiuto né ha proposto alla Commissione modalità alternative di esecuzione della decisione.

Sulla base di questi argomenti, la Corte dichiara l'Italia inadempiente alla decisione 2010/359, per non avere adottato entro i termini prescritti tutti i provvedimenti necessari per recuperare gli aiuti concessi - oltre che per non avere comunicato alla Commissione, entro il termine assegnato, le informazioni elencate all'articolo 4 di tale decisione - e la condanna alle spese.

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