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Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 3 ottobre 2013

Commissione europea contro Repubblica italiana

Inadempimento di uno Stato - Trasporto - Direttiva 2001/14/CE - Articoli 4, paragrafo 1, e 30, paragrafo 3 - Ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria - Imposizione dei diritti di utilizzo - Diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura - Indipendenza del gestore dell'infrastruttura.

Causa C-369/11
Assegnata in data: 20 Novembre 2013
Commissione: IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La Commissione con il suo ricorso sostiene, in primo luogo, che la normativa italiana non rispetti il requisito dell'indipendenza di gestione del gestore dell'infrastruttura (Rete Ferroviaria Italiana SpA - RFI), requisito previsto dall'art. 4, paragrafo 1, della direttiva 2001/14/CE relativa alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria e all'imposizione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria. RFI è infatti incaricata del calcolo dei diritti di accesso alla rete ferroviaria e della loro riscossione, ma sulla base delle tariffe fissate dal Ministero dei Trasporti.

In secondo luogo la Commissione ritiene che la normativa italiana non rispetti l'indipendenza dell'organismo di regolamentazione (l'Ufficio per la regolazione dei Servizi Ferroviari - URSF), in quanto costituito da funzionari del Ministero dei Trasporti, ministero che continuerebbe ad esercitare un'influenza decisiva sul gruppo delle Ferrovie dello Stato, il quale comprende la principale impresa ferroviaria italiana (Trenitalia), e quindi anche su quest'ultima.

Per ciò che riguarda la prima censura, la Corte rammenta che secondo il summenzionato art. 4 spetta agli Stati membri stabilire un quadro per l'imposizione dei diritti, mentre la determinazione di questi ultimi e la loro riscossione spettano al gestore dell'infrastruttura. Il ruolo del gestore non puòpertanto limitarsi a calcolare l'importo del diritto applicando una formula fissata da un decreto ministeriale, ma deve poter disporre di un certo grado di flessibilità nella fissazione di tale importo. Il ricorso della Commissione appare quindi fondato.

Per quanto riguarda la seconda censura, invece, la Corte sostiene che la Commissione non può far leva sulla sola circostanza che che l'URSF appartiene al Ministero dei Trasporti per concludere che esso non è indipendente. Gli argomenti addotti dalla Commissione rivestono tutti carattere generico e si concentrano essenzialmente sul fatto che l'URFS è un soggetto facente parte del Ministero, ma una siffatta appartenenza non è vietata dalla direttiva 2001/14 - che anzi la prevede espressamente all'art. 30, paragrafo 1 della direttiva 2001/14/CE - e la Commissione non fa valere altri argomenti circostanziati a sostegno della sua censura, che pertanto è respinta.

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