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Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 18 ottobre 2012
Elenca Srl contro Ministero dell'Interno.

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia
Direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/106/UEE - Normativa nazionale che esclude la commercializzazione di rivestimenti interni di camini e canne fumarie in materiale plastico non recanti la marcatura CE

- Libera circolazione delle merci - Restrizioni quantitative e misure d'effetto equivalente - Rivestimenti interni dei camini e delle canne fumarie - Assenza di una marcatura di conformità CE - Commercializzazione esclusa»

Causa C-385/10
Assegnata in data: 8 Novembre 2012
Commissione: X COMMISSIONE (ATTIVITA' PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)
NOTA DI SINTESI:

La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sull'interpretazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti da costruzione, nonché sull'interpretazione degli articoli 34 e 36 del Trattato sul funzionamento dell'UE (TFUE) relativi alla libera circolazione delle merci. La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata sollevata dal Consiglio di Stato con una decisione del 27 aprile 2010.

La direttiva 89/106/CEE è volta a consentire la libera commercializzazione dei prodotti da costruzione all'interno dell'UE, mediante l'individuazione di requisiti essenziali che devono essere attuati da norme armonizzate e da norme nazionali di trasposizione, da benestare tecnici europei nonché da specifiche tecniche nazionali riconosciute a livello UE. Ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, della citata direttiva, gli Stati membri sono tenuti ad autorizzare l'immissione sul proprio mercato di un prodotto da costruzione se soddisfa prescrizioni nazionali conformi al Trattato, fintantoché le specifiche tecniche europee non dispongano altrimenti.

Le norme italiane impugnate sono il decreto legislativo n. 152/2006 recante norme in materia ambientale, e la circolare n. 4853/2009 del Ministero dell'Interno - Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, che subordinano la possibilità di commercializzazione di guaine gonfiabili per camini e canne fumarie - che sono «prodotti da costruzione» ai sensi della citata direttiva - provenienti da un altro Stato membro dell'Unione europea, in questo caso l'Ungheria, ad un requisito tecnico, ossia l'apposizione della marcatura CE, al quale non è possibile ottemperare, in quanto allo stato attuale tali prodotti non sono oggetto né di una norma armonizzata o di un benestare tecnico europeo, né di una specifica tecnica nazionale riconosciuta a livello UE.

In base alla giurisprudenza della Corte di Giustizia, le normative commerciali degli Stati membri dirette ad ostacolare il commercio nell'ambito dell'UE devono essere considerate come misure d'effetto equivalente a restrizioni quantitative ai sensi dell'articolo 34 del TFUE. Da tale articolo deriva l'obbligo di rispettare i principi di non discriminazione e di mutuo riconoscimento dei prodotti legalmente fabbricati e commercializzati in altri Stati membri e di assicurare, altresì, ai prodotti dell'UE libero accesso ai mercati nazionali.

Ad avviso della Corte, la normativa italiana precedentemente richiamata di fatto impedisce l'importazione e la distribuzione dei prodotti da costruzione commercializzati legalmente in altri Stati membri sul territorio dello Stato italiano, e deve essere quindi considerata come avente un effetto equivalente ad una restrizione quantitativa all'importazione; tali misure costituiscono, pertanto, un ostacolo alla libera circolazione delle merci. Come stabilito all'articolo 36 del TFUE, un ostacolo alla libera circolazione delle merci può essere giustificato da motivi di interesse generale o da ragioni imperative, a condizione tuttavia che le misure nazionali adottate a tal fine siano idonee a garantire la realizzazione dell'obiettivo perseguito e non vadano oltre quanto necessario per il suo raggiungimento. Sebbene il Governo italiano giustifichi la normativa nazionale controversa con l'obiettivo di tutelare la pubblica sicurezza, la salute e la vita delle persone, ad avviso della Corte una normativa che vieta in maniera automatica ed assoluta la commercializzazione nel territorio nazionale di prodotti legalmente commercializzati in altri Stati membri, perché detti prodotti non recano la marcatura CE, non è compatibile con il requisito di proporzionalità posto dal diritto dell'UE.

Nella sentenza in oggetto la Corte di giustizia conclude che la direttiva 89/106/CEE e gli articoli 34 e 36 del TFUE devono essere interpretati nel senso che essi ostano a prescrizioni nazionali che subordinano d'ufficio la commercializzazione di prodotti da costruzione provenienti da un altro Stato membro, all'apposizione della marcatura CE.

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