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Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 29 marzo 2012.
Ministero dell'Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate contro 3M Italia SpA.
Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte suprema di cassazione - Italia.
Fiscalità diretta

- Estinzione dei procedimenti pendenti dinanzi al giudice che si pronuncia in ultimo grado in materia tributaria - Abuso di diritto - Articolo 4, paragrafo 3, TUE - Libertà garantite dal Trattato - Principio di non discriminazione - Aiuti di Stato - Obbligo di garantire l'applicazione effettiva del diritto dell'Unione.

Causa C-417/10
Assegnata in data: 5 Aprile 2012
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
NOTA DI SINTESI:

La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sulla interpretazione del diritto UE in materia di fiscalità diretta.

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata sollevata dalla Corte di cassazione italiana nell'ambito di un ricorso del Ministero dell'economia e dell'Agenzia delle entrate contro le decisioni della Commissione tributaria provinciale di Caserta e la Commissione tributaria regionale della Campania (l'ultima, del 14 luglio 2000) che avevano annullato degli avvisi di accertamento (ed il relativo pagamento delle somme dovute, con sanzioni e interessi) a carico della società 3M Italia SpA per una errata applicazione delle ritenute fiscali nel triennio 1989-1991.

In sede di cassazione la 3M Italia ha chiesto l'applicazione dell'articolo 3, comma 2 bis, lettera b) del decreto legge n. 40/2010, convertito, con modificazioni, nella legge n. 73/2010, in base al quale, al fine di contenere la durata dei processi tributari nei termini di durata ragionevole dei processi, previsti ai sensi della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), le controversie tributarie pendenti da oltre dieci anni, per le quali risulti soccombente l'Amministrazione finanziaria dello Stato nei primi due gradi di giudizio, possono essere estinte con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia (...) e contestuale rinuncia ad ogni eventuale pretesa di equa riparazione.

La Corte di cassazione pone la questione della compatibilità della citata disposizione nazionale con il principio del contrasto all'abuso del diritto, con la disciplina in materia di aiuti di Stato, nonché, posto che essa che pone a carico del contribuente un obbligo "pressoché simbolico", con l'obbligo di reprimere le pratiche abusive e con all'articolo 4, paragrafo 3, del Trattato sull'UE (TUE) che impone agli Stati membri di adottare tutte le misure atte ad assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti dai Trattati e di astenersi da qualunque misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell'Unione. Inoltre, si interroga sulla compatibilità della disposizione che, a suo avviso, comporta una rinuncia pressoché integrale al recupero del credito fiscale, con i principi che governano il mercato unico.

Nella sentenza in oggetto la Corte di Giustizia - escluse sia la violazione del principio del divieto di abuso del diritto sia la qualificazione della misura come aiuto di stato - afferma che, in assenza di violazione del diritto dell'Unione, non si può ritenere che una disposizione siffatta, laddove ha come conseguenza, come qualunque altra norma che preveda l'estinzione del procedimento prima che intervenga una decisione, di impedire al giudice nazionale che si pronuncia in ultimo grado di esercitare il suo controllo di legittimità nei procedimenti di cui si tratta, conformemente al diritto dell'Unione, dopo aver adito, se del caso, la Corte ai sensi dell'articolo 267 TFUE, sia contraria all'obbligo incombente ai giudici nazionali che si pronunciano in ultimo grado di garantire, nell'ambito delle loro competenze, l'applicazione effettiva del diritto dell'Unione.

Alla luce di tali considerazioni la Corte dichiara che il diritto dell'Unione - in particolare il principio del divieto dell'abuso di diritto, l'articolo 4, paragrafo 3, TUE, le libertà garantite dal Trattato sul funzionamento dell'UE (TFUE), il principio di non discriminazione, le norme in materia di aiuti di Stato nonché l'obbligo di garantire l'applicazione effettiva del diritto dell'Unione - deve essere interpretato nel senso che non osta, in un procedimento vertente sulla fiscalità diretta, all'applicazione di una disposizione nazionale che prevede l'estinzione dei procedimenti pendenti dinanzi al giudice che si pronuncia in ultimo grado in materia tributaria, mediante pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia, qualora tali procedimenti traggano origine da ricorsi proposti in primo grado più di dieci anni prima della data di entrata in vigore di tale disposizione e l'amministrazione finanziaria sia rimasta soccombente nei primi due gradi di giudizio.

n.b.: L'estinzione automatica delle procedure pendenti dinanzi al giudice tributario di terzo grado è oggetto di un'altra sentenza della Corte di giustizia (C-500/10) emessa il 29 marzo 2012, e trasmessa dal Governo il 2 aprile.

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