Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Resoconto dell'Assemblea

Vai all'elenco delle sedute

XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 167 di mercoledì 5 febbraio 2014

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO

  La seduta comincia alle 9,05.

  ENRICO GASBARRA, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 3 febbraio 2014.
  (È approvato).

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Alfreider, Alli, Amici, Baldelli, Baretta, Berretta, Bindi, Bocci, Boccia, Michele Bordo, Borletti Dell'Acqua, Brambilla, Caparini, Capezzone, Carrozza, Casero, Cicchitto, Costa, D'Incà, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Epifani, Ferranti, Fico, Gregorio Fontana, Fontanelli, Formisano, Franceschini, Alberto Giorgetti, Giancarlo Giorgetti, Gozi, Kyenge, Legnini, Leone, Lorenzin, Lupi, Giorgia Meloni, Migliore, Pisicchio, Realacci, Andrea Romano, Rossomando, Sani, Sereni, Sisto, Speranza, Tabacci e Vito sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
  Pertanto i deputati in missione sono complessivamente settantasei, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

  Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, recante misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria. (A.C. 1921-A/R) (ore 9,10).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1921-A/R: Conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, recante misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria.
  Ricordo che nella seduta di ieri si sono svolti gli interventi per l'illustrazione degli ordini del giorno e il Governo ha espresso il prescritto parere.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,14).

  PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.Pag. 2
  Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 9,35.

  La seduta, sospesa alle 9,15, è ripresa alle 9,35.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno – A.C. 1921/AR)

  PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A – A.C. 1921/AR).
  Passiamo all'ordine del giorno Gozi n. 9/1921-AR/1, accolto dal Governo come raccomandazione. Chiedo al presentatore se insiste per la votazione. Deputato Gozi ? Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione.
  Passiamo dunque all'ordine del giorno Binetti n. 9/1921-AR/2, su cui il Governo ha espresso parere favorevole con riformulazione. Deputata Binetti, accetta la riformulazione ?

  PAOLA BINETTI. Non so quale sia la riformulazione.

  PRESIDENTE. Chiediamo al Governo di rileggerla se vuole, anche se è nel resoconto. Chiedo al rappresentante del Governo se può rileggere la riformulazione.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, va bene anche senza riformulazione, lo accogliamo.

  PRESIDENTE. Non ho capito, chiedo scusa. Lo accogliete senza riformulazione ?

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Sì, signor Presidente.

  PRESIDENTE. Allora non è riformulato. Deputata Binetti, insiste per la votazione ?

  PAOLA BINETTI. No, Signor Presidente, non insisto per la votazione, però volevo soltanto segnalare l'importanza per cui, in un momento in cui noi discutiamo di un decreto svuotacarceri, si presti davvero un'attenzione molto più alta alla medicina penitenziaria, cioè si prenda davvero in considerazione la condizione di malati e di malati gravi. Se c’è qualcuno che deve andare a casa, possono davvero essere i malati.

  PRESIDENTE. Io la ringrazio, però non avendo insistito per la votazione non c’è dichiarazione di voto.
  Passiamo all'ordine del giorno Santerini n. 9/1921-AR/3, accolto come raccomandazione. Chiedo al presentatore se insista per la votazione. Deputata Santerini ? Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione.
  Passiamo all'ordine del giorno Di Lello ed altri n. 9/1921-AR/4, accolto come raccomandazione, se riformulato. Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione o insistano per la votazione.

  MARCO DI LELLO. Signor Presidente, vorrei chiedere al Governo, nell'accogliere la riformulazione così come suggerita, di accogliere l'ordine del giorno nel suo complesso, e non come raccomandazione.

  PRESIDENTE. Il Governo ?

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, con questa precisazione in ordine al tema della chiusura dei CIE, che è da tutti auspicata e che però presuppone una serie di verifiche puntuali. Se si omette del tutto il capoverso finale: «stabilire...», lo possiamo accogliere.

  PRESIDENTE. Va bene, deputato di Lello ?

  MARCO DI LELLO. Sì, Signor Presidente.

  PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno Capelli n. 9/1921-AR/5, accolto Pag. 3come raccomandazione. Chiedo al presentatore se insista per la votazione. Non vedo il deputato Capelli in Aula. Non c’è e quindi andiamo avanti; è accolto come raccomandazione.
  Passiamo all'ordine del giorno Crivellari n. 9/1921-AR/6, accolto come raccomandazione. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione.
  Passiamo all'ordine del giorno Zampa n. 9/1921-AR/7, su cui il Governo ha espresso parere favorevole. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione.
  Passiamo all'ordine del giorno Allasia n. 9/1921-AR/8, accolto come raccomandazione, se riformulato. Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione del suo ordine del giorno.

  STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, la riformulazione non l'accettiamo, perché oggettivamente il provvedimento lo riteniamo assolutamente inutile.

  PRESIDENTE. Chiedo scusa. Quindi, chiede di porlo in votazione ?

  STEFANO ALLASIA. Sì, signor presidente e parlo per dichiarazione di voto. Abbiamo già visto altri decreti analoghi a questo, in cui si cercava grosso modo di fare le stesse cose, cioè di liberare i carcerati, di liberare i detenuti, di liberare la gente che ha commesso dei reati.
  Indubbiamente la maggioranza ha trovato degli errori. Già sui giornali stamattina il PD rivendicava che per fretta si è scritta male la norma, per colpa della minoranza, fra cui anche la Lega...

  PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di abbassare il tono della voce, per favore.

  STEFANO ALLASIA. ...fra cui anche l'opposizione della Lega, si è dovuto fare tutto di fretta.
  Ma quale fretta c’è stata ? Si è tagliata sommariamente la discussione in Commissione e poi si è tagliata anche successivamente in Aula, con la richiesta della fiducia, fiducia che ha ottenuto questo Governo, come sempre. Un film già visto, un film già visto in altre occasioni, sugli altri indulti, sulle altre amnistie, che non hanno portato nulla, anzi sono esclusivamente un aggravio di spesa per la finanza pubblica.
  Se dovessimo realmente risolvere quel problema che è il sistema carcerario (perché oggettivamente abbiamo sempre ribadito che il problema esiste, che ci sono circa 20 mila detenuti in più, nel senso che la capienza massima delle nostre carceri attualmente, da stime grossolane del Ministero – ma non può far altro, questo Ministero – è di circa 43 mila – 45 mila posti), la soluzione c’è sicuramente. Potreste tranquillamente aprire le carceri a tutti, liberare i detenuti, così ci sarebbe una riduzione di spesa ulteriore nell'intero sistema carcerario; poi si potrebbero anche mandare a casa e licenziare tutti i magistrati, lasciare a casa gli avvocati, tutto il sistema dell'imparto giuridico e giudiziario. Sicuramente potrebbe essere un sollievo per questo Paese, da quello che fa trasparire questo decreto e gli altri decreti che avete posto in essere negli ultimi anni, per cercare di risolvere il problema, come un problema annoso, tra cui quello indubbiamente, come abbiamo posto noi, per una soluzione effettiva, e cercare la soluzione, cioè cercare la possibilità che quei 20 mila detenuti possano scontare le proprie pene nelle carceri, carceri che già esistono – e nessuno può dire il contrario –, oppure fare un piano edilizio-carcerario, come era già stato fatto negli anni passati, e svolgerlo appieno. Ma le risorse della finanza pubblica forse non lo permettono, forse vi piace di più mantenere i delinquenti fuori della porta, in modo che possano tranquillamente svolgere le proprie attività illecite come hanno sempre fatto, perché, come stavo per dire prima, i decreti, gli indulti e gli «svuotacarceri» negli anni precedenti non hanno risolto il problema.
  Nel 2006 c'era un'analoga popolazione carceraria nel nostro Paese, sono avvenuti quattro o cinque «svuotacarceri», indulti, amnistie – chiamiamoli come vogliamo –, comunque, leggi per cercare di risolvere il Pag. 4problema, e il problema non si è risolto. E qual è il motivo ? Non è di certo il problema della minoranza che fa opposizione, che cerca di migliorare il testo, come è stato anche fatto, perché oggettivamente, per quel che poco che si è potuto discutere, quel poco che ci avete concesso di poter parlare, abbiamo dato delle giuste indicazioni, soprattutto sui reati più gravi, quelli di mafia. Quella è stata una norma sicuramente correttiva, ma la miglior correzione sicuramente sarebbe ritirare il decreto stesso, in toto, subito, senza fare ulteriori brutte figure, brutte figure che avete già fatto con gli indulti precedenti...

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  STEFANO ALLASIA. ...perché oggettivamente, come si è visto negli anni passati, i detenuti scarcerati, dopo sei mesi, purtroppo reiterano il reato e ritornano in carcere.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Allasia n. 9/1921-AR/8, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Galperti, Oliaro, Gigli, Locatelli, Verini, Moretti, Gianni Farina.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  358   
   Maggioranza  180   
     Hanno votato   61    
    Hanno votato no   297.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Borghesi n. 9/1921-AR/9, accolto dal Governo come raccomandazione se riformulato.

  STEFANO BORGHESI. Non accolgo la riformulazione, lo voglio mettere ai voti e chiedo di fare la dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Prego, ne ha facoltà.

  STEFANO BORGHESI. Signor Presidente, io vorrei dare anche lettura di questo ordine del giorno, in quanto non sono riuscito a capire come mai non sia stato accolto, ma vi sia stata la proposta di accoglierlo solo come raccomandazione, in quanto ci sembra un ordine del giorno sacrosanto, al quale non si può dire di «no».
  E, quindi, mi accingo alla lettura. Preso atto che con le disposizioni del decreto-legge di fatto si attua un «indulto permanente», giacché si consentirà, attraverso una stabilizzazione di una disposizione temporanea, che l'esecuzione della pena, fino ad un anno e mezzo, possa essere scontata presso il proprio domicilio; rilevato che, a causa di siffatta normativa, risulta necessario garantire e rafforzare il controllo del territorio da parte delle forze di polizia, ed in particolare da parte dell'Arma dei carabinieri, affinché le persone sottoposte alla detenzione domiciliare siano, di fatto, obbligate a rimanere presso il proprio domicilio a scontare la pena, così da non consentire né l'aumento della criminalità né un diffuso allarme sociale nell'opinione pubblica; preso atto che da tempo gli organici dell'Arma dei carabinieri risultano essere, rispetto agli organici previsti dalle rispettive piante, vacanti anche a causa delle norme afferenti il contenimento della spesa del personale, si chiedeva semplicemente un impegno al Governo ad adottare le opportune iniziative per destinare ulteriori risorse finanziarie all'Arma dei carabinieri, così da consentire, attraverso l'aumento delle piante organiche, o comunque la piena copertura delle esistenti, un maggiore e più puntuale controllo del territorio determinato dalle norme del presente decreto-legge.
  Quindi, questo è un ordine del giorno per il quale ci aspettavamo un parere assolutamente favorevole e non, invece, Pag. 5una semplice raccomandazione. Quindi, riteniamo che questo Governo e questa maggioranza continuino ad operare in maniera assolutamente sbagliata, in una maniera assolutamente pessima, in quanto tutto l'impianto di questo decreto viene da noi aspramente contestato. Infatti, non è possibile che si continui nella strada del tutelare sempre e soltanto chi commette dei reati e, invece, non si pensa assolutamente alle vittime di questi reati.
  Noi lo abbiamo detto più volte, questo è già il terzo provvedimento che noi definiamo «svuotacarceri», che questa maggioranza e questo Governo si accingono ad approvare. Noi non possiamo che sottolineare la nostra ferma contrarietà a questo tipo di misure, a questo tipo di impostazione, anche perché più volte noi abbiamo cercato di proporre delle soluzioni concrete e reali affinché un evidente problema, come è quello del sovraffollamento delle carceri, che è esistente, fosse davvero risolto una volta per tutte.
  Infatti, tutti i provvedimenti di questo genere – indulti, amnistie, «svuotacarceri» –, che sono stati approvati in un passato anche recente, non hanno dato i frutti sperati. Hanno solo e soltanto contribuito ad aumentare il problema della sicurezza all'interno delle nostre città.
  Hanno eliminato, di fatto, quello che è un principio che noi riteniamo essere fondamentale come quello della certezza della pena.
  Hanno minato un principio come quello del rispetto della legalità.
  Quindi noi non possiamo che, ancora una volta, sottolineare che questa impostazione di questo Governo di sinistra è assolutamente sbagliata. Noi, come da sempre abbiamo fatto, continuiamo a proporre delle misure alternative per risolvere questi problemi, ossia la creazione di nuove carceri, ossia anche accordi bilaterali, affinché il problema del sovraffollamento possa essere risolto, facendo scontare la pena dei detenuti stranieri all'interno dei loro Paesi di origine.
  Quindi riteniamo che, fino a quando queste nostre proposte non verranno accolte, ma verranno ignorate e si continuerà sulla strada purtroppo intrapresa con provvedimenti come questo, che definire «svuota carceri» è definire poco, non si risolverà mai il problema della sicurezza all'interno delle carceri e del sovraffollamento all'interno delle carceri, ma in compenso, oltre poi ad aumentare i costi, perché è bene ribadire che provvedimenti come questi...

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  STEFANO BORGHESI. ... non fanno altro che aumentare i costi, non risolveranno mai quelli che sono i reali problemi del sovraffollamento carcerario.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Borghesi n. 9/1921-AR/9, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lavagno ? Bossa ? Oliaro ? Marzana ? Ferraresi ? Bini ? Carinelli ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

  Presenti e votanti  375   
   Maggioranza  188   
    Hanno votato  89    
    Hanno votato no  286    

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Attaguile n. 9/1921-AR/10, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.

  ANGELO ATTAGUILE. Signor Presidente, la ringrazio dell'occasione che mi dà per poter parlare di questo provvedimento, che definirei...

  PRESIDENTE. Scusi, chiede di metterlo in votazione quindi ?

  ANGELO ATTAGUILE. Sì certo.

Pag. 6

  PRESIDENTE. Ho capito. Prego.

  ANGELO ATTAGUILE. Lo definirei politicamente irresponsabile, perché con questo «svuotacarceri» non facciamo altro che danneggiare la gente onesta, la gente che ha il diritto di essere protetta, per avvantaggiare, anche se ne hanno diritto, chi «dentro» ha commesso grossi reati. Non sto qui ad elencare quali sono i provvedimenti assurdi adottati da questo Governo. Basti pensare allo «sconto» per cui da 45 giorni si passa a 75 giorni. Si mettono fuori i mafiosi. Questo era un intervento che noi in Commissione giustizia abbiamo evidenziato e solo quando poi la Commissione antimafia, di cui faccio parte, ha sentito Scarpinato, che ha detto: «Noi giudici siamo in prima linea, però il Governo non fa altro che non tutelarci» (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Infatti dicevano che i mafiosi potevano contare su uno sconto di pena da 12 anni a 3 anni. Allora – dicevano giustamente – chi è il mafioso che oggi collabora ? Tanto tra 3 anni è fuori !
  E io dico: non soltanto questo agevola i mafiosi, ma agevola anche la manovalanza dei mafiosi.
  Infatti, mettere fuori persone che collaborano, anche se non con reati così gravi ai sensi del 41-bis, sono quelli che agevolano, specialmente al sud, dove io abito, la delinquenza.
  Ora non sto qui ad elencare i provvedimenti assurdi ed irresponsabili del Governo. Il 4 dicembre ho presentato una proposta di legge per la costituzione della Commissione d'inchiesta...

  PRESIDENTE. Chiedo scusa un attimo. Dov’è il rappresentante del Governo ?

  ANGELO ATTAGUILE. Non c'era neanche ieri sera quando si è votato.

  PRESIDENTE. No, per favore, un attimo. Ecco qui, grazie. Prego, vada avanti.

  ANGELO ATTAGUILE. Come dicevo, ho presentato una proposta di legge per una Commissione d'inchiesta sull'attuazione e sulla situazione delle carceri. Si vuole semplicemente sapere il perché tante carceri devono essere ristrutturate e non lo sono o addirittura sono abbandonati i lavori per completarne le opere. Invece di provvedere ulteriormente a mettere fuori i delinquenti, dobbiamo attrezzarci affinché veramente la gente che offende lo Stato di diritto sconti la propria pena.
  Con questo ordine del giorno noi vogliamo dire allora che, a questo punto, visti i danni che si sono creati, cerchiamo di riparare, di tutelare la gente onesta, dando più mezzi e occasioni affinché le forze di polizia e i carabinieri possano essere sul territorio. Infatti, c’è mancanza di tutela. Io, nella qualità di presidente delle case popolari nella mia città, posso dirvi qual è il disagio che c’è quando ci sono le occupazioni abusive. Si ottiene una guerra tra i poveri. Allora, dico di attrezzare le forze dell'ordine. Il Governo deve attenzionare questi ordini del giorno che noi come Lega Nord e Autonomie presentiamo perché vogliamo tutelare i diritti e la libertà di tutti i nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Attaguile n. 9/1921-A/R/10, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Valentini, Spadoni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  392   
   Maggioranza  197   
    Hanno votato  100    
    Hanno votato no  292.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Matteo Pag. 7Bragantini n. 9/1921-A/R/11, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.

  MATTEO BRAGANTINI. Signor Presidente, non accetto la riformulazione anche perché lo ritengo veramente assurdo: con questo ordine del giorno si impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative per destinare ulteriori risorse finanziarie all'Arma dei carabinieri così da consentire una maggiore dotazione di mezzi di trasporto al fine di consentire un maggiore e più capillare controllo del territorio determinato dalle norme del presente decreto-legge.
  Voi, con questo decreto-legge, liberate i delinquenti, fate gli arresti domiciliari e non volete neanche dare le risorse alle nostre forze dell'ordine per poter presidiare il territorio, per poter controllare questi detenuti che sono agli arresti domiciliari. Vuol dire veramente una presa in giro. Vuol dire veramente abbandonare il territorio, abbandonare i cittadini. Vuol dire veramente essere contro la nostra società, contro i nostri figli. Voi avete una responsabilità morale importantissima. Capisco che il sottosegretario ormai neanche ascolti le opinioni...

  PRESIDENTE. Chiedo di liberare i banchi del Governo, per favore. Presidente Ferranti, se è possibile liberare i banchi del Governo, grazie.

  MATTEO BRAGANTINI. Capisco che non vogliono neanche ascoltare le nostre critiche...

  PRESIDENTE. Prego, vada avanti.

  MATTEO BRAGANTINI. Capisco che dà fastidio e che non vi farà dormire la notte pensare a tutti questi delinquenti che avete liberato, che andranno di nuovo a fare omicidi, a rubare. Questo avete nella coscienza. Voi non volete neanche dare i soldi alle nostre forze dell'ordine per controllare il territorio. È una cosa veramente indegna e indecorosa.
  Spero veramente che non succeda niente di peggio di quello che ormai sta succedendo. Spero veramente che riusciate a redimervi prima che succeda qualcosa di grave perché, alla fine, vi sarà qualcuno che vi chiederà di rendere conto delle vostre nefandezze. Perché è una cosa veramente indecorosa, indegna, impensabile da qualsiasi parte del mondo, da qualsiasi Governo, quella di riuscire a liberare i delinquenti, i mafiosi, di liberarli e non dare neanche le risorse alle forze dell'ordine. Cosa aspettate, che la gente cominci a farsi giustizia da sola ? Aspettate che ci siano nuovi morti per le strade, nuove rapine, nuovi furti ? Notizia di pochi giorni fa è che addirittura quelli che dovevano stare in carcere riescono ad evadere e voi cosa fate ? Invece di rafforzare le forze dell'ordine, dargli nuovi mezzi, cosa fate ? Li lasciati liberi. Forse pensate che in questo modo non ci siano dei feriti tra le forze dell'ordine perché, in questo modo, se li liberate voi, non devono fare gli assalti ai furgoni ma devono aspettare solo qualche mese e dopo saranno di nuovo liberi. Potranno ritornare sul territorio a fare quello che hanno sempre fatto: delinquere, rubare, violentare, uccidere. Voi avete una coscienza, spero che abbiate una coscienza, spero veramente che capiate quello che state facendo. Capite che liberare i delinquenti è una cosa indegna, indecorosa ! Non ha senso. Almeno date le risorse alle nostre forze dell'ordine che vengono sempre di più prese in giro: infatti, fanno il loro lavoro con pochi mezzi, con poca benzina, con una dotazione insufficiente, certe volte scarsa. Si riesce a fermare questi delinquenti, si fa il processo e, dopo, questi delinquenti sono di nuovo a piede libero. Demotivato è il nostro personale, demotivate sono queste persone che dedicano il loro tempo ad una missione non certo per lo stipendio, perché è uno stipendio da fame (veramente molto ma molto basso). Dunque, dovete redimervi, ve lo auguro per voi, per il vostro futuro perché, se voi avete una coscienza, dovete ritornare sui vostri passi, capire che il problema della sovrappopolazione carceraria non lo si affronta, liberando Pag. 8i delinquenti e i mafiosi ma costruendo nuove carceri, mandando a «scontare» i delinquenti stranieri nel Paese di origine della loro pena e non certo lasciandoli a piede libero, in modo che possano di nuovo ripetere e reiterate i reati, gravissimi reati (avevate inserito anche quelli di mafia, per fortuna siamo riusciti a farvi cambiare idea). Dunque, non capisco il perché non possiate accogliere questo semplice ordine del giorno che impegna semplicemente il Governo a trovare ulteriori risorse e lo dico ai colleghi, semplicemente per dare maggiore risorse e automezzi alle nostre forze dell'ordine, ai carabinieri in particolare. Mi sembra un ordine del giorno di buon senso. Non è niente di particolare, è un semplice impegno, sappiamo benissimo quanto valgono gli ordini del giorno. Ma neanche questo piccolo impegno volete assumervi. Noi chiediamo veramente che tutti votino a favore di questo ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Matteo Bragantini n. 9/1921-AR/11, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Madia... Mucci... D'Uva... Santerini... Fioroni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  394   
   Maggioranza   198   
    Hanno votato  102    
    Hanno votato no  292    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Buonanno n. 9/1921-AR/12, accolto come raccomandazione, se riformulato. Onorevole Buonanno ?

  GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, non accetto e quindi vorrei fare il mio intervento, se posso.

  PRESIDENTE. Prego, ne ha facoltà.

  GIANLUCA BUONANNO. Questo provvedimento, innanzitutto, credo sia uno schiaffo morale alle forze dell'ordine, a tutti quelli che lavorano per fare in modo che i cittadini, che si comportano bene in questo Paese, abbiano la possibilità di vivere tranquilli. Invece, vediamo che questo Governo, con i tanti annunci che fa, è comunque un Governo che ha deciso di far uscire e di far scontare, su dodici mesi che è la composizione di un anno, sette mesi ancora di galera e cinque, invece, vengono condonati. Come ho detto ieri, sembra un po’ il supermercato: «prendi tre, paghi uno». Ma come ? Anche nelle pene abbiamo un Governo, uno Stato, che in pratica dà una mano ai delinquenti, dà una mano ai mafiosi ?
  Io mi rivolgo alla sinistra di quest'Aula, soprattutto al Partito Democratico, al partito che è l'azionista di maggioranza di questo Governo. Io ho sempre capito che, quando c’è, ad esempio, una rapina, non è condannato solo il rapinatore che fa la rapina materialmente, ma è condannato – giustamente – anche il complice che magari sta fuori e fa in modo di capire se il rapinatore può fare la rapina tranquillamente e se non ci sono problemi. Ebbene, allora io penso che qui ci sia una cosa del genere, e cioè che i mafiosi che stanno uscendo...perché escono duecento detenuti ogni settimana, perché è retroattivo dal 2010 questo provvedimento assurdo, ed i complici chi sono ? Gli amici della mafia sono qui in Parlamento, il Partito Democratico, perché, facendo questo provvedimento, nella pratica (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)...

  PRESIDENTE. Si rivolga con rispetto ai suoi colleghi, per favore. Colleghi, colleghi...

  GIANLUCA BUONANNO. ...mi scusi signor Presidente, sto parlando in maniera, credo, tranquilla. Facendo questo provvedimento, nella pratica, fanno uscire i delinquenti e chi è complice vota questo Pag. 9provvedimento. Per cui, – diciamo così – una similitudine, se qui danno una mano a chi può uscire, ovviamente sono complici. Quindi, siccome escono anche i mafiosi, sono complici della mafia ! Siccome escono tanti delinquenti, sono complici dei delinquenti ! Perché questo è un provvedimento dove si dà il premio ai farabutti delinquenti e non si pensa mai alle vittime che hanno subito i reati, e non si pensa mai che tutte queste persone che stanno uscendo commetteranno, molti di loro, ancora i reati e andranno nelle nostre case, nelle case dei nostri figli, dei nostri genitori, dei nostri parenti, dei nostri amici, perché comunque andranno a compiere ancora i reati.
  Questa è la storia che ci dice il provvedimento dell'indulto con Prodi, nel 2006, dove, ad esempio, la Lega era l'unica a votare contro questo provvedimento. Questo è un indulto mascherato e io vedo che qui i colleghi della maggioranza fanno sempre orecchie da mercante, ma il risultato finale è questo: che danno un calcio nel sedere alle forze dell'ordine, se ne fregano di chi rischia la vita per 1.200 euro al mese, se ne fregano, se non andando in televisione a dire che vogliono difendere tutti, ma non è vero. Gli unici che difendono sono i delinquenti. Quindi, loro sono complici della mafia e dei delinquenti che escono da questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! E siccome hanno anche un presidente della Commissione antimafia, io voglio vedere il presidente Bindi che vota questo provvedimento, perché, votando questo provvedimento, presidente Bindi, è come se desse del cornuto all'asino, nel senso che, alla fine, fa quello che vuole (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)...

  PRESIDENTE. Colleghi...

  GIANLUCA BUONANNO. ... e cioè fa il presidente dall'antimafia e aiuta i mafiosi ! Benissimo, complimenti a loro e alla loro coerenza !
  Allora io, per chiudere il mio «provvedimento» e il mio intervento, ovviamente, chiedo, signor Presidente, che si faccia chiarezza su questo, perché il PD non può fare due parti in commedia, non può avere un segretario di partito che dice una cosa e, invece, quelli che stanno qua votano il contrario (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie), perché Renzi allora è complice della mafia, perché Renzi è complice dei farabutti perché è lui che li comanda ! E quindi tutti sono complici di questi provvedimenti, perché i farabutti – ribadiamo – devono restare in galera (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico) ! Voi vi dovete vergognare ! I farabutti devono stare in galera (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)...

  PRESIDENTE. Colleghi... collega Buonanno, io la richiamo all'ordine per la prima volta e la invito...

  GIANLUCA BUONANNO. Siete amici dei mafiosi (Il deputato Buonanno espone un cartello recante la scritta: «PD complice dei mafiosi») !

  PRESIDENTE. Abbassi il cartello, collega !

  GIANLUCA BUONANNO. Siete amici dei mafiosi ! Siete amici dei mafiosi ! Siete amici dei mafiosi !

  PRESIDENTE. Chiedo ai commessi di intervenire (gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente) e la richiamo all'ordine per la seconda volta.

  ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. A che titolo vuole intervenire ?

  ETTORE ROSATO. Veda lei, Presidente (Commenti)...

  PRESIDENTE. Colleghi, ho dato la parola al collega Rosato. Prego.

  ETTORE ROSATO. Presidente, il collega Buonanno – perché collega è, nostro malgrado – ha detto delle cose inaccettabili Pag. 10nel suo intervento: va punito per quello che sta dicendo, va interrotto, mi perdoni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Scelta Civica per l'Italia e Sinistra Ecologia Libertà – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Presidente, non è consentito che lui dica che il PD è questo, come tutti i nostri colleghi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Scelta Civica per l'Italia e Sinistra Ecologia Libertà – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi...

  ETTORE ROSATO. Non è accettabile il suo intervento. Non è politica: sono una marea di offese inaccettabili, Presidente !

  PRESIDENTE. Il collega Buonanno è stato richiamato all'ordine per la seconda volta, quindi (Commenti)... Colleghi, io non ho capito chi sta urlando, perché non riesco ad individuarlo, però non credo che sia un comportamento accettabile, per favore.

  MARIO MARAZZITI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. A che titolo ?

  MARIO MARAZZITI. Signor Presidente, penso che il Regolamento chieda, poi bisogna vedere la verbalizzazione: io ho sentito il termine «farabutti», quindi credo che questo sia da stigmatizzare oltre il secondo richiamo.

  PRESIDENTE. Quindi, era un richiamo al Regolamento ?

  MARIO MARAZZITI. Sì, Presidente, un richiamo al Regolamento, perché chiederei di controllare la verbalizzazione, perché la parola «farabutti» attribuita al Parlamento credo che sia (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Il deputato Gianluca Buonanno incrocia le mani, ai polsi mimando le manette)...

  PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Marazziti.
  Collega Buonanno, si allontani dall'Aula. Allontanate il collega Buonanno dall'Aula. Colleghi, per favore, andiamo avanti.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Laffranco. Ne ha facoltà.

  PIETRO LAFFRANCO. Signor Presidente, io credo – e mi rivolgo a lei, perché lei lo faccia con il rappresentante del Governo – che, probabilmente, certi eccessi e certe demagogie che possono anche passare il limite trovano terreno fertile, signor Presidente, nell'atteggiamento del Governo. Io mi chiedo e mi domando, leggevo gli ordini del giorno presentati dai colleghi della Lega: gli impegni che vengono chiesti al Governo, signor Presidente, sono degli impegni assolutamente accettabili, sui quali un po’ più di sforzo da parte del Governo, secondo me, avrebbe denotato una forma di equilibrio corretta su questo argomento.
  Perché, vede, su alcuni contenuti del decreto, signor Presidente, si possono avere opinioni differenti: c’è chi reputa che sia troppo sbilanciato sul lato del problema carceri e carcerati, c’è chi reputa che non tenga in giusta considerazione la questione sicurezza/legalità. Ma come si fa a non dare una piena approvazione, signor rappresentante del Governo, e non una semplice raccomandazione, a ordini del giorno che chiedono di valutare le opportune iniziative per incrementare gli stanziamenti per le forze dell'ordine, la copertura della pianta organica ? Tanti di noi che lavorano sul territorio sanno quante piccole stazioni dei carabinieri vivano con pochissimi elementi e abbiano serie difficoltà di copertura del territorio oppure girino con autovetture dell'anteguerra, per usare un eufemismo.
  Insomma, io mi chiedo: non è che l'approccio al decreto cosiddetto svuota carceri debba necessariamente trovare un atteggiamento poco consono nei confronti della questione sicurezza-legalità, men che meno – e su questo aveva ragione il collega Buonanno, che, poi, forse, ha passato Pag. 11il limite – sarebbe un segnale molto più serio, anche da un punto di vista morale, nei confronti di coloro che, per poco più di mille euro al mese, rischiano tutti i giorni la vita.
  Allora, io dico: al di là del merito del decreto, su cui ogni forza politica ha espresso l'opinione più che legittima, quando si parla di forze dell'ordine, quando si parla di carabinieri, proprio come quando si parla delle nostre forze impegnate all'estero nella difesa della pace internazionale, ci dovrebbe essere un approccio differente.
  Allora, mi rivolgo a lei, Presidente, e al Governo affinché sugli altri ordini del giorno che hanno questo contenuto, presentati dai colleghi della Lega, ci sia un atteggiamento diverso, facendo uno sforzo ulteriore. Non è sufficiente la raccomandazione piuttosto che la riformulazione, ma quando si parla di iniziative volte ad incrementare gli stanziamenti per le forze dell'ordine, i mezzi per le forze dell'ordine, la copertura del territorio, una maggiore copertura delle dotazioni organiche, insomma, quando si parla di cose su cui non si può non essere d'accordo, mi chiedo qual è il senso di questo che dalle mie parti si direbbe «braccino corto» del Governo ?
  Sappiamo che si tratta di impegni politici, purtroppo, solo di impegni politici, ma almeno questi si prendano, perché altrimenti poi trova terreno fertile un atteggiamento un po’ più forte, qualche volta oltre le righe, anche da parte di colleghi che, peraltro, dal mio punto di vista, partono da motivazioni serie e fondate, perché è evidente che questo decreto-legge sia nettamente sbilanciato in un senso piuttosto che nell'altro.
  Allora, signor Presidente, penso che per fare una discussione seria e serena ci voglia un atteggiamento serio, sereno, ma soprattutto equilibrato, da parte del Governo, il quale non può non valutare come giusti e corretti degli impegni politici che vogliano una presenza e un radicamento territoriale delle forze dell'ordine.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su questo ordine del giorno ? Bene, ne ha facoltà.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, intervengo per dire, in riferimento agli ordini del giorno in generale, che l'ordine del giorno dovrebbe chiedere un impegno del Governo puntuale e preciso su di un tema che è contenuto all'interno del provvedimento. Vedo un proliferare di ordini del giorno che hanno a che fare con tantissime cose, con cui sono d'accordo anch'io: vogliamo aumentare lo stipendio delle forze dell'ordine ? Ma certo, a duemila euro netti al mese ? Anche a duemilacinquecento euro, ma cosa c'entra col provvedimento in esame ? Può il Governo prendere degli impegni su cose che tutti desideriamo, chi di noi non desidererebbe trattare meglio le forze dell'ordine ? Tutti ! Ma prima di aver controllato se esistono le risorse per mantenere l'impegno ? Allora veramente non si prendono sul serio gli ordini del giorno. Io denuncio il fatto che molti ordini del giorno, compreso questo, esprimono un vilipendio nei confronti del Parlamento e anche nei confronti del Governo, sono un tentativo di prendere in giro gli italiani. Allora sì, davvero, il Governo dice «sì» a tutto, perché tutto è desiderabile e il suo «sì» non vale più nulla. Vorrei invitare i colleghi a riflettere su questo.
  Visto che ho la parola, colgo l'occasione per dire che, da una vita, sono un avversario politico dell'onorevole Rosy Bindi; non ho mai dubitato della sua integrità morale. Le parole che ho sentito oggi fanno male al cuore e fanno male al rispetto che è dovuto ad ogni persona umana e soprattutto a chi ha impegnato una vita seriamente nel campo della politica (Applausi dei deputati dei gruppi Per l'Italia, Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia).
  Aggiungo, per completezza, che ci sono troppi insulti alle donne in questo Parlamento, alle donne del PD, come ce ne sono stati, e mi auguro non ce ne siano più, Pag. 12anche alle donne del vecchio Popolo della Libertà, e certamente alle donne del centro e a tutte le donne presenti in quest'Aula. Bisognerebbe che tutti cambiassimo registro.

  PRESIDENTE. Presidente Buttiglione, siccome ha mosso una osservazione procedurale, questi sono ordini del giorno ammissibili su cui i presentatori hanno diritto di discutere e di chiedere che siano posti in votazione.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Con riferimento a quali articoli ?

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, agli articoli 59 e 60 del Regolamento. Più che altro vorrei chiedere una spiegazione alla Presidenza, perché l'applicazione degli articoli 59 e 60 del Regolamento, soprattutto in questa legislatura, è stata utilizzata, mi sembra, in modo totalmente difforme da come è stata utilizzata oggi per l'onorevole Buonanno. Infatti, ho sentito troppe volte, moltissime volte, in quest'Aula, frasi simili a quelle che ha pronunciato oggi l'onorevole Buonanno e che non sono state sanzionate nella sostanza con un'espulsione immediata, perché ha richiamato nel giro di pochi secondi l'onorevole Buonanno due volte e poi lo ha espulso.
  Allora, o si utilizzano le stesse regole per tutti, per i deputati della maggioranza e per i deputati di tutte le opposizioni, oppure le regole non funzionano più (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord e Autonomie e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). I precedenti esistono, lo sa bene anche lei, Presidente, perché è stato, magari, anche, delle volte, protagonista di alcuni richiami in tal senso.
  Io credo che non è che quando parla l'onorevole Buonanno viene espulso in 30 secondi, quando parlano colleghi di altri gruppi parlamentari invece servono richiami che durino 10-15 ore per essere espulsi. Le stesse regole devono valere per tutti ! E quindi la invito, Presidente, a dare una spiegazione in tal senso.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Buonanno n. 9/1921-AR/12, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Locatelli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  419   
   Votanti  418   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato  113    
    Hanno votato no  305.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Busin n. 9/1921-AR/13, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.

  FILIPPO BUSIN. Signor Presidente, chiedo di porlo in votazione, e anche di illustrarlo.
  Prendo l'occasione per illustrare questo ordine del giorno, per premettere che c’è una specie di filo comune che caratterizza l'azione di questo Governo: anzi, la non azione di questo Governo, che si caratterizza per il suo alto grado di indecisionismo e di inerzia, e che ha dei risvolti concreti in qualsiasi ambito agisca, e che sono sempre gli stessi, cioè quello di gravare sui cittadini, vuoi con nuove tasse, nuove accise, nuovi adempimenti, sui più deboli, sulla parte più debole della popolazione, sulla parte più indifesa.
  E qui si ripete: siamo in un altro ambito, ma anche qui vi è l'incapacità di affrontare un problema che è quello del sovraffollamento carcerario, che è un problema Pag. 13di dimensioni molto limitate se guardato relativamente agli altri Paesi europei, perché abbiamo la più bassa popolazione carceraria d'Europa in relazione alla popolazione. Abbiamo una popolazione carceraria che è un decimo in rapporto alla popolazione di quella americana, quindi è un problema relativamente semplice: non si riesce a risolverlo se non liberando delinquenti, e quindi agendo sulla deflazione della popolazione carceraria che, come ripeto, è già ridotta.
  Noi le nostre proposte le abbiamo già fatte, non sono mai state raccolte; e qui ci troviamo di fronte all'ennesimo indulto mascherato, all'ennesimo «svuota carceri», che, come detto, fa ricadere le conseguenze negative sulla parte più indifesa e inerme della popolazione.
  Nella fattispecie dell'ordine del giorno che ho proposto pongo una questione che è di carattere organizzativo, e quindi di conseguenza anche economico: con la stabilizzazione del provvedimento «Severino», che prevedeva la detenzione domiciliare degli ultimi 18 mesi di carcerazione per i detenuti, si crea evidentemente un problema di ordine pubblico, perché ci saranno molti più delinquenti ai domiciliari che vanno sorvegliati per il pericolo che rappresentano per la comunità. Questo, indubbiamente, andrà a gravare su un organico della Polizia di Stato che sappiamo essere già sottodimensionato rispetto a quanto previsto nella situazione attuale.
  Quindi, chiediamo che, come minimo, si ripristini l'organico della Polizia secondo gli standard minimi necessari richiesti, e che anzi si preveda un loro incremento proprio in conseguenza di queste disposizioni che ne aggravano i compiti e aumentano la necessità di una loro disponibilità fisica sul territorio.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Busin n. 9/1921-AR/13, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione – Il deputato Busin espone un cartello recante la scritta: «PD complice dei criminali»).

  Per favore può togliere quel cartello ? Collega, abbassi quel cartello. Chiedo ai commessi di togliere quel cartello (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente).
  Grazie.
  Onorevoli Lavagno, Di Lello, Marzano, Spadoni, Oliaro, Giammanco...
  Dichiaro chiusa la votazione.

   Presenti  415   
   Votanti  413   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  207   
    Hanno votato  114    
    Hanno votato no  299.

  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Grillo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Caon n. 9/1921-AR/14, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.

  MARCO RONDINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MARCO RONDINI. Signor Presidente, non accogliamo la riformulazione e chiediamo che l'ordine del giorno venga messo ai voti. Innanzitutto, perché riteniamo che la raccomandazione non abbia valore e non rispetti il lavoro che quotidianamente svolgono le forze dell'ordine che, ancora una volta, anche oggi, ci rivolgono un appello con il quale ci dicono che non è giusto, non è corretto, non è leale, non è etico, non è dignitoso, non è rispettoso degli italiani onesti questo provvedimento. Non è serio, non si può sforbiciare di netto Pag. 14in maniera così sostanziosa la condanna inflitta con regolare processo a chi evidentemente lo merita secondo l'ordinamento, solo nel disperato quanto inutile tentativo di ridurre una falla causata dall'incapacità di affrontare seriamente e adeguatamente il problema degli insulti di pena. Il Parlamento deve fermare il nuovo scempio rappresentato dall'ennesimo «svuota carceri». Questo è l'appello delle forze dell'ordine, questo è l'appello delle forze di Polizia.
  Aggiungono: non c’è un'argomentazione al mondo che possa giustificare quanto previsto in questo decreto (l'appello è di oggi). Le sanzioni che l'Europa può infliggerci per lo stato delle carceri italiane, la funzione positiva degli sconti di pena contro le recidive, le valutazioni sulle condizioni non dignitose in cui si trovano i detenuti e così via, sono tutte argomentazioni che si basano su questioni reali, ma che sono vergognosamente strumentalizzate per giustificare un fatto preciso e cioè che saranno le vittime a pagare l'ennesimo provvedimento adottato da un Governo che deve fare ben altro per risolvere questo mastodontico problema.
  Questo l'appello accorato ancora oggi delle forze di Polizia. Oggi noi crediamo che perlomeno, causato il danno dell'aver permesso a tanti detenuti di scontare il resto della pena o la pena per intero magari ai domiciliari, beh quella decisione, quella disposizione imporrà un carico di lavoro alle forze di Polizia e noi chiediamo, con questo ordine del giorno – per garantire alle forze di Polizia di essere messe nelle condizioni di ben operare per salvaguardare e tutelare la sicurezza dei cittadini onesti – che almeno il Governo faccia uno sforzo, che non può essere rappresentato semplicemente dall'accogliere un ordine del giorno come raccomandazione.
  Ebbene, noi riteniamo che questa sia la beffa dopo il danno creato da questo provvedimento. Rispondo magari anche alla questione sollevata dal collega Buttiglione che diceva che questi ordini del giorno non entrano nel merito del provvedimento. Beh, certo che non entrano nell'ordine del provvedimento, ma la logica avrebbe voluto che all'interno di un provvedimento del genere, causando un carico di lavoro per le forze di Polizia, si provvedesse anche a mettere queste forze di Polizia nelle condizioni di ben operare; e, invece, ancora una volta li prendete in giro, prendete in giro le forze dell'ordine, prendete in giro i magistrati, prendete in giro i cittadini onesti che dei vostri provvedimenti non ne possono veramente più.
  Quindi, noi non accettiamo la riformulazione con raccomandazione e chiediamo che il nostro ordine del giorno venga messo ai voti.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caon n. 9/1921-AR/14, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione (I deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie espongono un cartello recante la scritta: «PD complice dei criminali»).
  Colleghi ! Il cartello ! Chiedo ai commessi di togliere quel cartello. Per favore !
  (Segue la votazione).

  Lattuca, Oliaro, Moscatt, Carbone, Portas, Piccione, Gnecchi, Oliverio...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  426   
   Maggioranza  214   
    Hanno votato
 114    
    Hanno votato
no  312).    

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Caparini n. 9/1921-AR/15, accolto dal Governo come raccomandazione se riformulato.

  DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, qual era il parere del Governo ?

  PRESIDENTE. È accolto come raccomandazione se riformulato.

Pag. 15

  DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, addirittura ! Bisogna riformulare un ordine del giorno in cui noi semplicemente chiediamo di dare alle forze dell'ordine gli strumenti imprescindibili per il contrasto alla criminalità organizzata ? Complimenti, complimenti, in linea perfetta con quello che ci avete proposto, con quello che avete votato in Consiglio dei ministri, ovvero voi sapete cosa avete fatto, vi state rendendo conto che state lasciando per strada liberi trenta criminali al giorno (dato che ci è stato fornito dal direttore del DAP) ? Sono qualcosa come 1.600 criminali (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) che saranno per strada grazie al vostro provvedimento ! Perché voi con l'affidamento in prova speciale praticamente ogni anno, cinque mesi li scontate, quindi, per sei anni di pena: tre anni e mezzo in galera e gli altri si fanno a casa; se dodici anni, sette in galera e gli altri si fanno a casa.
  Combinato disposto di questa misura, con l'abbuono della «legge Severino», che sono altri diciotto mesi, significa che voi avete aperto le porte delle galere a una marea di delinquenti e voi colleghi non potete lavarvi la coscienza dicendo vi abbiamo votato l'emendamento della Lega che toglie i mafiosi dal provvedimento, perché sapete bene, e lo sapete tutti, che questo decreto-legge è in vigore, è retroattivo, parte dal 1o gennaio del 2010 e termina i suoi effetti il 21 febbraio del 2014 e per questo arco temporale i mafiosi ne hanno beneficiato e ne beneficeranno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) sino alla fine della prossima settimana e fino alla fine di questo mese !
  Quindi voi dovete rendere conto a tutti, noi compresi e soprattutto i cittadini italiani, perché Nicola Ribisi, condannato per associazione mafiosa, che avrebbe dovuto restare in carcere, oggi è fuori ! Perché Carmelo Vellini, altro condannato per associazione mafiosa, è stato scarcerato ! Perché Luca Delfino, che ha accoltellato quaranta volte la sua compagna, potrà uscire nel 2015 e non nel 2027 (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Di questo dovete rispondere davanti a tutti ! Dovete rispondere di questo comportamento, di questo atto, di questo...

  PRESIDENTE. Caparini, si rivolga alla Presidenza, per favore !

  DAVIDE CAPARINI. Sì, mi rivolgo alla Presidenza. Non posso non stigmatizzare il comportamento di chi, pensando di votare un emendamento più che legittimo della Lega Nord, chiude la porta della stalla quando ormai i buoi sono abbondantemente scappati e questi buoi, signori, sono dei patentati criminali, sono dei mafiosi, sono dei pluriomicida, sono persone che avrebbero dovuto rimanere nelle patrie galere e non c’è «svuotacarceri» che possa reggere a questo abominio ! Non c’è provvedimento che possa, dal punto di vista etico, morale, reggere al fatto che noi abbiamo un sovraffollamento, perché sappiamo tutti come si risolve il sovraffollamento, sappiamo tutti che bisogna rimandare i criminali extracomunitari nei Paesi di origine e voi non lo state facendo !
  Nel 2013 avete rimpatriato solo 83 delinquenti che venivano dall'estero. Solo 83 ! Ma, come potete venire qui e dire che state facendo qualcosa per svuotare le carceri, laddove non fate il minimo indispensabile, laddove non fate quello che dovrebbe essere fatto, ovvero un piano carceri che avete lasciato lettera morta !
  Queste sono le cose che vanno fatte, queste sono le azioni che devono essere compiute. Non si possono lasciare per strada i delinquenti, come voi state facendo (Espone un cartello recante la scritta: «PD complice dei ladri » (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Il cartello, per favore (Gli assistenti parlamentari rimuovono il cartello) ! Deputato Caparini, tra l'altro il contenuto di questi cartelli è provocatorio. La richiamo all'ordine ! Però, questa questione sarà analizzata nell'Ufficio di Presidenza (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  DONATELLA FERRANTI, Presidente della II Commissione. Chiedo di parlare.

Pag. 16

  PRESIDENTE. A che titolo presidente Ferranti ?

  DONATELLA FERRANTI, Presidente della II Commissione. Come presidente di Commissione, signor Presidente.

  PRESIDENTE. In questa fase non c’è un intervento...

  DONATELLA FERRANTI, Presidente della II Commissione. Chiedo di parlare a titolo personale.

  PRESIDENTE. A fine seduta.

  DONATELLA FERRANTI, Presidente della II Commissione. A fine seduta ? Grazie, Presidente, così cercheremo di riportare un po’ di verità in quest'Aula (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Colleghi, colleghi !
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Caparini n. 9/1921-AR/15, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colleghi !

  DAVIDE CAPARINI. Il PD è complice dei mafiosi e lo sei anche tu !

  PRESIDENTE. Collega Caparini, collega Caparini (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Colleghi (Commenti dei deputati Ermini e Ferranti), colleghi, colleghi del Comitato dei nove, per favore !

  DAVID ERMINI. Presidente, non è giusto ! Io devo essere continuamente offeso ! Non va bene !

  PRESIDENTE. Collega Ermini ! Per favore, andiamo avanti. Siamo in fase di votazione. Chi non riesce a votare ? Colleghi ! Vitelli, Monaco non riesce (Commenti del deputato Ermini)...collega Ermini !

  EMANUELE PRATAVIERA. Richiamalo ! Lo richiami o no ? Richiamalo !

  PRESIDENTE. Colleghi, stiamo votando, per favore !
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  440   
   Votanti  439   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato  122    
    Hanno votato no  317.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Piccoli Nardelli ha segnalato che non è riuscita a votare).

  Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Fedriga n. 9/1921-AR/16, accolto dal Governo come raccomandazione se riformulato.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione del suo ordine del giorno, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo che l'ordine del giorno sia posto in votazione.
  Presidente, il collega Caparini ha raccontato, in modo molto dettagliato e puntuale, quanto è previsto in questo decreto. Io vorrei, però, sottolineare anche un altro passaggio. In questo ordine del giorno che il Governo non accoglie così come è – e mi sorprendo – chiediamo, come abbiamo fatto in quelli precedenti, che vengano stanziati maggiori fondi per la Polizia di Stato, al fine di ottemperare alle nuove disposizioni previste dal decreto stesso.
  Ebbene, il Governo non accetta questo ordine del giorno quando il Governo all'interno dello stesso decreto prevede – e mi auguro che tutti i colleghi lo sappiamo, Pag. 17perché è stato approvato, sì un emendamento, ma attualmente è in vigore questo decreto – che al detenuto che chieda, ad esempio, di cambiare carcere per avvicinarsi a casa sua, se il tribunale di sorveglianza dice «sì» deve cambiare carcere ma se il carcere dove dovrebbe essere trasferito è sovraffollato al detenuto – e prego i colleghi di ascoltare – devono essere dati 100 euro al giorno, per un costo totale di 600 milioni di euro. I soldi per i detenuti delinquenti si trovano, i soldi per le forze dell'ordine non esistono !
  Non solo, Presidente, in questo decreto vengono prolungati i termini per dare maggiori agevolazioni alle aziende o alle cooperative che assumono detenuti o ex detenuti rispetto a chi assume il cittadino onesto. Comunico ai colleghi che ci sono già dei casi per i quali cooperative che prendono detenuti o ex detenuti fanno una concorrenza sleale, perché si tratta di concorrenza sleale, a quelle cooperative che invece non usufruiscono di questi incentivi. Altri soldi dati per i delinquenti !
  Presidente, pertanto, in un momento di drammaticità occupazionale, con il 42 per cento di disoccupazione giovanile, il Governo mette in atto una misura con la quale non si aiuta quel 42 per cento di giovani onesti disoccupati ma si aiutano i detenuti, ovvero coloro che hanno commesso reati.
  Noi riteniamo questa misura inaccettabile, oltretutto oltre la beffa il danno, perché quando i nostri ordini del giorno chiedono perlomeno di stanziare maggiori fondi per quelle forze dell'ordine che sono e saranno gravate da queste disposizioni, il Governo non ha nemmeno il coraggio di dire no, ma propone una riformulazione per accoglierlo come raccomandazione, e si tratta di un ordine del giorno. È inaccettabile ! E se qualcuno si lamenta perché la Lega usa toni forti e anche fa un'opposizione dura, io voglio ricordare che, come per il precedente decreto, anche per questo in Commissione non ci è stato permesso di discutere un emendamento. Si è fatto un voto di corsa e si è arrivati in Aula. Addirittura si è dovuto rinviarlo in Commissione perché avevano sbagliato. Non solo: è stata messa la fiducia in Aula e non si è potuto discutere degli emendamenti, perché nuovamente il Governo ha deciso di mettere la fiducia.
  A questo punto, quando la maggioranza chiede rispetto, io credo che la maggioranza prima del rispetto debba rispettare l'opposizione che ha diritto di discutere gli emendamenti e di farli votare. Perché io mi domando se quest'oggi i deputati di maggioranza erano consapevoli delle cose che ho detto io, che ha detto l'onorevole Caparini, che hanno detto tutti i miei colleghi negli interventi precedenti e se loro, in loro coscienza, vogliono votare un provvedimento di questo tipo, che condanna le persone oneste a vivere in uno stato di mancata sicurezza e invece premia, come ha fatto questo Governo fino adesso, solamente coloro che hanno commesso reati.
  Noi non ci stiamo Presidente e per questo vorremo sempre e durante tutte queste sedute rimarcare con forza la nostra posizione, perché almeno i cittadini, anche fuori da quest'Aula, sappiano cosa il Partito Democratico e questo Governo stanno portando avanti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fiano. Ne ha facoltà.

  EMANUELE FIANO. Signor Presidente, evidentemente con qualcuno noi abbiamo assistito ad una storia diversa, perché io ricordo che dal 2008 il Governo che era sostenuto dalla Lega Nord ha tagliato 4 miliardi di euro alle forze di sicurezza e alle forze di difesa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) !
  Io ricordo che il Ministro Maroni, Ministro dell'interno, scrisse una lettera al Premier Berlusconi e al Ministro del tesoro Tremonti, nel luglio del 2010, dicendo che, ove non gli fosse stato restituito dal suo Governo, dal Governo del quale lui aveva approvato la legge finanziaria, un miliardo di euro, lui non sarebbe stato più in grado di garantire l'efficienza del sistema sicurezza in questo Paese.Pag. 18
  Noi invece sosteniamo un altro Governo, il Governo Letta, che per la prima volta dal 2008, quest'anno, dopo 4 miliardi di tagli ha restituito 500 milioni di euro alle donne e agli uomini della sicurezza in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) !
  La sicurezza fatta a parole la lasciamo a voi, quella dei cartelli alla parete !

  PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, deputato Fiano !

  EMANUELE FIANO. La sicurezza, signor Presidente, quella fatta dei soldi per la sicurezza, l'abbiamo votata noi quest'anno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) !

  NICOLA MOLTENI. Non se ne è accorto nessuno !

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fedriga n. 9/1921-AR/16, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Oliaro, Scagliusi, Totaro, Catania, Vitelli, Villarosa, Petraroli, Di Lello, Carinelli, Paolucci, Carbone...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  449   
   Maggioranza  225   
    Hanno votato  124    
    Hanno votato no  325.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Capone ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Passiamo all'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/1921-AR/17.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione del suo ordine del giorno, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.

  GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, mi rivolgo a lei, però mi rivolgo preliminarmente al collega Buttiglione, che è vecchio di quest'Aula e ha fatto anche il Vicepresidente, dicendogli che mi sorprende un po’ che chieda la parola per censurare, in modo, diciamo così, un po’ ridicolo, gli ordini del giorno con cui faticosamente cerchiamo di portare nel Parlamento la discussione su temi che toccano la vita di tutti i cittadini e di tutte le famiglie italiane.
  Collega Buttiglione, è l'unico modo che abbiamo democraticamente per poter parlare di queste cose. Collega Buttiglione, io mi sarei aspettato qualche parola da parte sua, visto che è anche un illustre studioso e sicuramente avrà colto l'imbarazzo giuridico di produrre decreti-legge in materia penale (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie), che producono immediatamente effetti a cui – come ha ricordato il collega Caparini – si può rimediare soltanto nei 60 giorni, e, per quanto riguarda i mafiosi, si è rimediato soltanto grazie all'opera della Lega Nord. Non ho sentito una sola parola in merito, e auspico che nel prosieguo del dibattito il collega Buttiglione vorrà giustificare il comportamento del Governo in materia.
  Al collega Buttiglione faccio presente che questo provvedimento è stato discusso in Commissione per circa un'ora, ed è stato di fatto impedito di votare gli emendamenti, come di fatto è stato impedito di votare gli emendamenti nell'Aula del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). E il motivo per cui vi ritrovate centoventi ordini del giorno è perché non è stato possibile votare un solo emendamento !Pag. 19
  La fiducia, certo, è comoda e lava le coscienze. Se pensate di andare sul territorio – lo dico ai colleghi che hanno votato la fiducia e voteranno questo provvedimento – dicendo «Non abbiamo potuto fare niente. Hanno messo la fiducia e abbiamo dovuto dare la fiducia», credo che sia troppo poco, troppo poco perché avete la possibilità, almeno in questi ordini del giorno, di dire come veramente la pensate.
  Collega Buttiglione – ma colleghi tutti – purtroppo questo è un Paese deriso e ridicolizzato nel mondo, non tanto per le proteste nel Parlamento europeo del gruppo della Lega Nord. In tutto il mondo dicono che l'Italia è l'unico Stato in cui si va in galera prima del processo, e si esce dopo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). E questo Parlamento oggi, ancora una volta, va a ribadire questo concetto, che ci ridicolizza davanti a tutto il mondo !
  Signor Presidente, vicino a casa mia, due giorni fa, è evaso un ergastolano condannato per delitti efferati. Lo stavano portando, lui ergastolano, naturalmente super scortato, a un processo in tribunale a Gallarate per emissione di assegni falsi. La cosa mi è sembrata francamente sproporzionata, anche per quello che poi è avvenuto, anche perché qui continuiamo a produrre leggi, norme, per cui i reati come quello dell'emissione di assegni falsi francamente non producono nessuna conseguenza, perché automaticamente non c’è il carcere, e se non c’è la recidiva non c’è nemmeno, diciamo così, l'obbligo dei domiciliari. Non capisco per quale motivo, per un processo così ridicolo, per come l'abbiamo voluto, si debba spostare, con tutto quello che è successo, un ergastolano che poi giustamente è evaso.
  Concludo: io credo che noi dobbiamo chiedere scusa a tutti i cittadini e, in particolare, alle forze dell'ordine che saranno impegnate e sono già impegnate adesso a rincorrere coloro che voi avete messo fuori e che inevitabilmente in recidiva sono ricaduti negli stessi reati di prima.
  È una vergogna, e l'imbarazzo che noi tutti portiamo quando torniamo a casa non è l'imbarazzo per quello che succede e le risse che sono successe: è per le leggi vergogna che approviamo e che nessuno capisce. Vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Buttiglione. Ne ha facoltà.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, c’è un principio fondamentale che vorrei ricordare all'amico Giancarlo Giorgetti, ai colleghi della Lega ed a me stesso prima di tutti: c’è un tempo per ogni cosa.
  Quando si discute un provvedimento, il problema è di mettere fuori il migliore provvedimento possibile e la discussione dovrebbe essere incentrata sul provvedimento. C’è un tempo per dire altre cose e per fare considerazioni politiche, come ha fatto il collega Giancarlo Giorgetti. Io le condivido, almeno in parte. Non è possibile – lo dico a tutti colleghi della maggioranza – andare avanti a lungo al ritmo di una fiducia ogni settimana. Una fiducia ogni settimana è un modo silenziare il Parlamento.
  Siamo in ritardo sulla riforma del Regolamento. Una riforma regolamentare consentirebbe di assicurare una velocità dei lavori del Parlamento, senza ricorrere a questo metodo che strozza la possibilità di discutere in Commissione. Su questo il collega Giancarlo Giorgetti ha ragione ed io l'ho detto, in altro luogo, non durante la discussione su questo provvedimento. Non è possibile che la discussione su ogni provvedimento divenga un'occasione per parlare de omnibus rebus et de quibusdam aliis.
  Siamo tutti dalla parte delle forze dell'ordine, è troppo facile però dire «chiediamo per le forze dell'ordine questo, questo e questo». Bisogna farlo quando si discute il bilancio dello Stato, quando si decide, quando il Governo può farsi i conti e dire «sì, questo viene prima di qualche altra priorità». Infatti la politica è definire priorità, la propaganda è dire tutto quello Pag. 20che sarebbe desiderabile, senza distinguere fra quello che si può fare adesso e quello che, forse, si potrà fare tra dieci anni.
  Quanto al provvedimento, inviterei a non esagerare e a non mettere troppo in allarme la pubblica opinione. La depenalizzazione, la riduzione dell'uso della sanzione penale, sono una linea di politica criminale che credo gran parte di noi condivida. E non parliamo sempre solo dei criminali: c’è tanta gente che è in galera, che ha sbagliato, ma che ha diritto ad una speranza di redenzione. Non usiamo, non un linguaggio buonista che ignora che c’è una minaccia sociale, ma nemmeno un linguaggio che dà l'impressione che chi ha sbagliato una volta nella vita deve morire. Allora reintroduciamo la pena di morte, che è meglio ! Se non la reintroduciamo, manteniamo la capacità di distinguere e di capire che, fra quelli che escono, ci saranno alcuni criminali che torneranno in recidiva, ma c’è gente che cerca la propria redenzione e che va aiutata (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/1921-AR/17, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Totaro, Vitelli, Oliaro, Ventricelli, Malisani, Lavagno, Paolucci, Marco Di Stefano, Prestigiacomo...ancora Malisani...Malisani provi a votare...adesso sì...sembra che abbiano votato tutti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  449   
   Maggioranza  225   
   Hanno votato  129    
    Hanno votato no  320.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Boccadutri ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Deputato Grimoldi, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1921-AR/18, non accettato dal Governo ?

  PAOLO GRIMOLDI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO GRIMOLDI. Signor Presidente, nell'esporre questo ordine del giorno, innanzitutto tengo a dire al collega Fiano che io capisco l'imbarazzo, perché quando questo decreto è stato fatto dal Governo, non la Lega Nord, ma il Procuratore nazionale antimafia disse che era un regalo ai mafiosi (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie), non la Lega Nord, collega Fiano ! Io capisco l'imbarazzo, perché dopo il Procuratore nazionale antimafia alcuni magistrati, tra cui Ardita, dissero che questo provvedimento era qualche cosa di estremamente sbagliato, perché andava a fare un regalo ai mafiosi.
  Io capisco e condivido che qui, in quest'Aula, a parole, siamo tutti favorevoli ad aumentare i soldi, lo stipendio, i mezzi per le forze dell'ordine. Però, nei fatti, noi troviamo le risorse per il credito di imposta alle aziende se assumono detenuti e non per aiutare le forze dell'ordine ! Questo è il dato di fatto.
  E capisco l'imbarazzo, onorevole Fiano, perché lei, da responsabile della sicurezza del PD, ha dovuto vedere emanato questo decreto dal suo Governo, ma soprattutto perché per mettere la toppa sull'articolo che liberava i mafiosi – che ha liberato i mafiosi, perché è un decreto – avete preso l'emendamento della Lega, caro onorevole Fiano ! Quindi, la domanda è, capisco...

  PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, per favore, deputato Grimoldi.

  PAOLO GRIMOLDI. Presidente, io capisco l'imbarazzo del responsabile della sicurezza del PD, che evidentemente non c'era e se c'era dormiva, perché l'emendamento che ha messo la toppa era quello Pag. 21della Lega, però adesso Fiano, se dormivi, non svegliarti per cercare di prenderti i meriti che non hai, perché l'emendamento accolto in Commissione era quello a firma della Lega per cambiare quell'articolo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Ora puoi continuare a dormire.
  Detto questo, venendo allo specifico dell'ordine del giorno, noi chiediamo con questo ordine del giorno di avere un maggiore coinvolgimento della polizia locale, visto che, rendendo permanente la legge Severino, che scadeva il 31 dicembre 2013, chi è in galera uscirà. Ricordo che siamo al quarto «svuota carceri», quindi, ormai fino a cinque anni non si sta più in galera, compresi i reati fiscali dei brutti e cattivi evasori: tutti liberi ! Con questo decreto la Severino diventa permanente. Quindi, serve controllare che chi sta agli arresti domiciliari stia effettivamente lì. Noi, con questo ordine, del giorno chiediamo il coinvolgimento delle polizie municipali. Per quale motivo ? Perché nel decreto per controllare che i detenuti stiano poi a casa viene rifinanziato il cosiddetto sistema di controllo con i braccialetti elettronici. Ora, anche su questo io ricordo che questo sistema è stato approvato dall'allora Ministro dell'interno, che si chiamava Cancellieri. Oggi deve essere approvato in via definitiva dall'odierno Ministro della giustizia Cancellieri, che probabilmente sarà persino d'accordo con se stessa. Però, la Corte dei conti ci dice che è una spesa sbagliata e spropositata. Il Consiglio di Stato dice che è una convenzione illegittima: vengono dati 9 milioni di euro all'anno. Corte dei conti e Consiglio di Stato dicono che è sbagliato, a pensar male si fa peccato, ma il figlio della Cancellieri dove è andato inspiegabilmente a fare il grande manager e a salvare capra e cavoli ? Alla Telecom, che è la società che prenderà i soldi da questa nuova convenzione di braccialetti elettronici, che tutte le cronache televisive – e non solo – ci dicono, tra l'altro, non funzionare (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Ora, Presidente, lei capisce che sarà sicuramente una coincidenza che un grande manager, quale il figlio del Ministro Cancellieri, sia andato a Telecom, e Telecom prende 9 milioni di euro, e che l'allora Ministro dell'interno vari un provvedimento per il Ministro della giustizia, che sia in contemporanea sempre la stessa figura, cioè la Cancellieri, le cui intercettazioni telefoniche qualche dubbio, così, di particolare simpatia verso il figliolo lo lasciavano. Detto tutto questo, è evidente, visto quello che hanno detto la Corte dei conti e il Consiglio di Stato, che è una spesa quanto meno dubbia.
  Noi chiediamo, preso atto che i braccialetti comunque non funzionano, che ci sia l'ausilio quanto meno delle locali forze di polizia municipali per assicurarsi, soprattutto nei paesi relativamente più piccoli, che chi dalle patrie galere va a casa stia effettivamente agli arresti domiciliari e non vada in giro a delinquere, creando ulteriore criminalità sul territorio e creando, quindi, problemi. Il nostro invito è quello quindi di coinvolgere gli enti locali e le forze dell'ordine municipali.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Ermini. Ne ha facoltà.

  DAVID ERMINI. Signor Presidente, prima di tutto mi scuso se prima ho perso un po’ la pazienza, non è da me, però quando si sentono dire alcune cose obiettivamente...

  PRESIDENTE. Entriamo nel merito della dichiarazione di voto.

  DAVID ERMINI. Per quanto riguarda l'ordine del giorno, signor Presidente, il voto sarà contrario perché qui si dà indicazione, sotto l'aspetto generico, come se si volessero rafforzare o creare dei corpi di polizia autonoma per ogni comune. Quindi, è proprio il principio che non regge.
  Su quello che ha spiegato il presentatore dell'ordine del giorno vorrei, però, ricordare due cose soltanto.Pag. 22
  Non è vero che l'emendamento che ha tolto gli articoli dal 4-bis sia stato presentato dalla Lega (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Colleghi ! Colleghi !

  DAVID ERMINI. Non è vero, perché lo ha presentato la presidente Ferranti ed io ho chiesto (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Collega Ermini, chiedo scusa: io chiedo di intervenire sull'ordine del giorno. Lei sta facendo una dichiarazione di voto sull'ordine del giorno, non in risposta.

  DAVID ERMINI. No, io sto facendo la dichiarazione su come ha spiegato Grimoldi l'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Prego, sull'ordine del giorno.

  DAVID ERMINI. Io sto solo spiegando e sto solo argomentando in contrapposizione a quello che ha detto l'onorevole Grimoldi, nulla di più. La presidente Ferranti ha presentato l'emendamento, che poi è stato approvato, ed io, come relatore, ho dato parere favorevole a quello della presidente e a quello dell'onorevole Molteni e a quello dell'onorevole Colletti, purché fossero riformulati uguali a quello della presidente Ferranti, che era molto più ampio ed a cui poi, dopo, ha aderito anche l'onorevole Colletti. E quello che ha presentato la Lega qui dentro, in Aula, parla di «taluno dei delitti», non di tutti i delitti, come invece è l'emendamento Ferranti.
  Altra cosa e poi concludo: voglio ricordare, e per questo abbiamo perso un po’ la pazienza, perché tutto si può dire, si può fare l'ostruzionismo e si può anche offendere, ripeto, qui dentro può anche scappare qualche parola di più, ma non voler dire delle bugie sul fatto che l'articolo 2 del codice penale non ha nulla a che fare – parlo del favor rei, cioè della norma più favorevole al reo – non c'entra niente con questo emendamento, perché qui stiamo parlando di norme ordinamentali e le norme ordinamentali non sono previste dall'articolo 2. Pertanto, a chi ha avuto questo beneficio nei 60 giorni sarà revocato.
  Quindi è inutile continuare e non risponderò più su questo, ma siccome ci sono anche degli studenti e spero anche che studino giurisprudenza, non vorrei che dicessero le stesse cose che ho sentito dire qui, perché sarebbero sicuramente bocciati di fronte a qualsiasi esame (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fiano. Ne ha facoltà. La prego di rivolgersi alla Presidenza.

  EMANUELE FIANO. Sarò molto breve Presidente e mi rivolgo unicamente a lei, per rassicurarla sulla mia condizione di veglia-sonno e per rassicurarla anche che non basteranno 4 miliardi di interventi dell'onorevole Grimoldi per risarcire le forze dell'ordine dei 4 miliardi che il suo Governo gli ha tolto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Molteni. Ne ha facoltà.

  NICOLA MOLTENI. Voglio intervenire come relatore di minoranza, perché Ermini è intervenuto come relatore per la maggioranza.

  PRESIDENTE. No, ma lei può intervenire su questo ordine del giorno. Ermini ha fatto una dichiarazione e gli è stato scalato il tempo come dichiarazione di voto sull'ordine del giorno, nient'altro. Prego.

  NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, io stimo il collega Ermini, che è persona assolutamente leale e corretta, però non accetto le affermazioni che ha appena formulato, perché il collega Ermini sa Pag. 23benissimo come la maggioranza parlamentare, in modo particolare il Partito Democratico, abbia impiegato 45 giorni, che sono i giorni dai quali questo decreto è in vigore e sta producendo effetti, perché il collega Ermini sa benissimo che in questo preciso istante gli effetti del decreto sull'articolo 4 e a beneficio dei reati di cui al 4-bis sono attualmente in vigore e i mafiosi stanno beneficiando di questo privilegio o di questo regalo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Il collega Ermini sa benissimo che le forze politiche che hanno insistito violentemente – violentemente, ma nel rispetto della democrazia e in modo pacifico – e anche la presidente Ferranti lo sa benissimo, che le forze politiche che hanno stimolato la modifica e la cancellazione dei benefici per i reati di cui al 4-bis sono la Lega Nord da un lato e il MoVimento 5 Stelle dall'altro lato.
  E sapete benissimo che lo stimolo...

  PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza per favore.

  NICOLA MOLTENI....per questo ravvedimento tardivo e inefficace o parzialmente inefficace è stato sollecitato da una serie di magistrati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Ricordo al collega Ermini che questo decreto, così come oggi in vigore, esce da un Consiglio dei ministri ed è stato votato dal Presidente Letta, del Partito Democratico e dal Ministro Cancellieri, nominata dal Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). E faccio presente che sull'emendamento Ferranti, Molteni, Colletti, il Governo si è astenuto, il Governo non ha dato parere positivo, il vostro Governo, il Governo rispetto al quale voi ieri avete dato la fiducia, non noi, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ferranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, il collega Ermini è già intervenuto e io credo che adesso, nell'ultimo intervento, l'onorevole Molteni ha dato atto della cronologia dei lavori. Io non voglio entrare in queste polemiche, perché anche il mio ruolo non me lo consiglia. Vorrei mantenere un tono adeguato all'Aula, mentre questi toni si sono superati anche nei cartelli che ho visto. E, allora, Presidente, chiedo a tutti i colleghi di andare a verificare l'iter dei lavori in Commissione. Tutti gli altri emendamenti, sia del MoVimento 5 Stelle, che della Lega Nord, erano molto più riduttivi rispetto alla responsabilità presa dal mio emendamento, che ho assunto da sola all'inizio, con l'ulteriore firma, penso significativa, della presidente della Commissione antimafia, Bindi, con cui ci siamo posti il problema. Su questo, inoltre, voglio rettificare quello che è stato riferito poc'anzi, che il Procuratore nazionale antimafia avrebbe detto che questo decreto sarebbe stato, così come approvato dal Governo, un regalo alla mafia. Non è così, leggetele le dichiarazioni di Roberti, che sono andata a riprendere, perché Roberti dice che lo svuotacarceri non è un favore a Gomorra. Infatti, già il Governo, anche se non aveva escluso la liberazione anticipata speciale per i reati di mafia, omicidio e per gli altri reati del 4-bis, in realtà aveva chiesto, per quei specifici reati, una valutazione più rigorosa, rafforzata, addirittura di recupero sociale. Questo dice il Procuratore nazionale antimafia.
  Se qui in Aula, fermi legittimamente tutti i valori che sono della maggioranza e dell'opposizione, si dice il falso, addirittura quando si riportano le dichiarazioni del Procuratore nazionale antimafia, allora tutto questo è una farsa. È una farsa che noi non possiamo tollerare.
  Io ho dato alla magistratura, nella mia vita, ventotto anni di carriera, di lavoro onesto. So che cosa vuol dire fare il magistrato in prima linea, so che cosa vuol Pag. 24dire farsi carico della sicurezza e, invece, la strumentalizzazione porta solo insicurezza, paura. Questo noi non lo possiamo tollerare, Presidente, nessuno di noi. È una cosa che ferisce dentro, perché nei lavori della Commissione – e il collega Molteni lo sa – con l'emendamento, il primo problema, il primo punto l'ha messo il Partito Democratico, anzi l'ha messo la presidenza, proprio per il valore che poteva avere questo punto.

  PRESIDENTE. Collega Ferranti, chiedo scusa se la interrompo. È vero che ognuno di voi ha cinque minuti, quindi ve li gestite come volete...

  DONATELLA FERRANTI. Presidente, concludo.

  PRESIDENTE. ...però stiamo uscendo totalmente fuori dal merito dell'ordine del giorno.

  DONATELLA FERRANTI. Presidente, no, allora sono usciti tutti fuori dal merito degli ordini del giorno.

  PRESIDENTE. E io la invito a non reiterare questa pratica.

  DONATELLA FERRANTI. Allora, concludo con questo. Se l'interesse di tutti – perché questo emendamento correttivo è stato votato da tutti – è quello di approvare presto la conversione in legge perché possa essere revocato quel beneficio che è stato dato a chi non ne avrà più diritto in base alla decisione del Parlamento, allora non perdiamo tempo, facciamo convertire presto questo decreto-legge, cerchiamo di non andare alla lunga perché il tempo corre e, nel frattempo, è ancora in vigore una norma che deve essere applicata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Daniele Farina. Ne ha facoltà.

  DANIELE FARINA. Signor Presidente, ci eravamo ripromessi di non intervenire su questo ordine del giorno della Lega Nord e neppure sugli altri, tuttavia occorre una precisazione. Siamo in presenza di una speculazione sulla paura e di una falsificazione dei fatti.
  Sinistra Ecologia Libertà non ha votato l'emendamento di cui stiamo discutendo, ha votato contro. Era favorevole ad introdurre cause di esclusione oggettiva. È stato fatto un pessimo lavoro e si è inaugurata una sfida, maggioranza e opposizione devo dire, quell'opposizione, all’«impiccalo più in alto». Il risultato è quello che poi declineremo nelle dichiarazioni di voto finale: un provvedimento che contiene ormai pochissimo e tutto questo dibattito è rivolto a qualcosa che sostanzialmente non c’è più. Era semplicemente questo, avremmo modo poi di intervenire su altri ordini del giorno che impegnerebbero il Governo ad altri e più seri impegni, sapendo però che, probabilmente, anzi sicuramente, un ordine del giorno non si nega a nessuno. Il che significa che gli impegni presi poi vanno in cavalleria e poco verranno rispettati (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Grimoldi n. 9/1921-AR/18, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Marti... Turco... Dieni... Piccolo Salvatore...Moretti... Sorial...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

   (Presenti e votanti  452   
   Maggioranza  227   
    Hanno votato
 136    
    Hanno votato
no  316).    

  (Il deputato Benamati ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Pag. 25

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Guidesi n. 9/1921-AR/19, con il parere contrario del Governo.

  GUIDO GUIDESI. Signor Presidente, capisco l'imbarazzo e la tensione da parte del Partito Democratico visto che, in pochi mesi, siamo passati da far decadere un senatore condannato a farci insieme la legge elettorale ed oggi a liberare qualsiasi tipo di delinquenti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Noi, auspichiamo e chiediamo, vista la coerenza che, ancora una volta, dimostra il Partito Democratico, esprimendo parere contrario sul mio ordine del giorno n. 9/1921-AR/19, secondo il quale, sostanzialmente, la situazione della sicurezza urbana, dal nostro punto di vista, si aggraverà notevolmente dopo questi continui provvedimenti «svuota carceri», che perlomeno alcuni investimenti da parte degli enti locali, in materia di sicurezza urbana e di supporto alla vigilanza locale, alla sicurezza urbana in generale, siano svincolati da quel famoso Patto di stabilità degli enti locali che, qui, più volte il Partito Democratico e i suoi rappresentanti ex amministratori locali hanno detto che volevano cancellare e, invece, hanno inasprito. Tutta questa programmazione da parte del Partito Democratico dimostra che le parole sono una cosa e i fatti sono altri, tant’è che oggi il Governo esprime parere contrario su un ordine del giorno che, ripeto, dice semplicemente: svincoliamo dal Patto di stabilità gli investimenti da parte degli enti locali in materia di sicurezza urbana. L'ordine del giorno dice questo e c’è un parere contrario da parte del Governo e questa, ancora una volta, è la risposta che il Governo e la maggioranza danno ai cittadini, oggi vittime di furti e di aggressioni quotidiane. La risposta che loro danno è il «fregarsene» totalmente.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Guidesi n. 9/1921-AR/19, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Brandolin, Tartaglione, Battelli, Bianconi, Petraroli.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  424   
   Maggioranza  213   
    Hanno votato  127    
    Hanno votato no   297.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Piccione ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Passiamo all'ordine del giorno Invernizzi n. 9/1921-AR/20, con il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. La ringrazio, signor Presidente. Anche in questo caso, sinceramente, guardiamo con stupore alla decisione assunta dal Governo, perché è un ordine del giorno che chiede nient'altro, signor Presidente, che poter garantire a delle persone che, comunque, sono in divisa, e mi riferisco ovviamente agli agenti di polizia locale, insomma a questi lavoratori, di poter essere dotati di strumentazioni e di poter contare su un certo tipo di addestramento, dal momento che, comunque, sono persone che sono in divisa e sono lavoratori – vorrei ricordarlo a tutti – che, comunque, ricordano, così come parecchie o tutte le altre forze di polizia presenti nel nostro territorio, dei caduti sul lavoro, non per chissà quale tipo di causa. L'ultimo esempio, uno degli ultimi, quello sicuramente più eclatante, quello che ha fatto più notizia e che vorrei ricordare in quest'Aula è l'esempio dell'agente di polizia locale di Milano, Niccolò Savarino, che è stato travolto e ucciso da un rom un anno e mezzo fa mentre Pag. 26cercava di svolgere il proprio dovere. Ricordiamocele queste cose quando si parla di «svuotacarceri», eccetera.
  Noi chiediamo, con questo ordine del giorno, che – per investimenti da parte degli enti locali, ripeto, in addestramento, in dotazioni per questi lavoratori, per questi impiegati pubblici, ma che svolgono una funzione particolare – vi sia lo sblocco del Patto di stabilità. Stiamo parlando, qualora qualcuno non lo sapesse, di persone che vengono identificate dai criminali in quanto girano vestiti di una divisa, in quanto girano armati. È questo uno dei paradossi, che vorrei ricordare in quest'Aula, dello Stato italiano: gli agenti di polizia locale sono praticamente impossibilitati all'utilizzo di qualunque tipo di arma, ivi comprese quella che portano addosso, tanto è vero che hanno il terrore assoluto di estrarre l'arma di ordinanza, perché godono di leggi che, rispetto agli altri operatori di polizia locale, sono nei loro confronti sicuramente molto limitanti.
  Vorrei ricordare un altro esempio assurdo, ma che è indice del paradosso della burocrazia italiana: gli agenti di polizia locale, a seconda della provincia in cui svolgono la loro funzione, godono anche della diversa possibilità dell'utilizzo di strumenti di difesa. Vi faccio l'esempio della Lombardia: la polizia locale di Milano e di Brescia città ha la possibilità di usufruire di quelle che vengono chiamate mazzette di segnalazione, che sono sostanzialmente i manganelli, utilizzate non per sprangare ma per difendersi. Ebbene, la polizia locale di Bergamo, invece, non può utilizzare le mazzette di segnalazione, per cui ci si trova all'interno di due polizie locali, che hanno le stesse funzioni, la stessa formazione, ma questo perché ? Perché un oscuro ufficio del Ministero dell'interno, di fronte ad una richiesta avanzata dall'Amministrazione di Bergamo, ha risposto «no». Queste, signori, sono le assurdità di fronte alle quali ci troviamo.
  Per cui vi invito nuovamente a riflettere, noi che siamo i legislatori, vi invito nuovamente a riflettere su quello che facciamo. Se mandiamo in giro persone armate e con la divisa, se li dotiamo di funzioni di polizia giudiziaria, diamo loro la possibilità di difendersi nella loro attività ! Non lo fanno perché è così, lo fanno perché è il loro dovere, lo fanno perché le leggi questo loro chiedono, cioè funzioni di polizia giudiziaria, ma oggi, in questo Stato, la polizia locale viene vista solo ed esclusivamente come coloro che magari girano portando le raccomandate...

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  CRISTIAN INVERNIZZI. ...che suppliscono alle carenze degli enti locali che non hanno più i messi comunali per cui lo deve fare la polizia locale.
  Signori, abbiamo in giro decine di migliaia di agenti in divisa, che portano un'arma, che non sono addestrati, a cui non danno le dotazioni e che non possono difendersi nell'esercizio del loro dovere.
  Io vi chiedo cortesemente di porre lo sguardo su queste persone ed evitiamo ciò almeno nei loro confronti. Ricordo che vi sono persone, con riferimento alla loro categoria professionale, che hanno già dei morti sul lavoro, morti perché «attaccati» da delinquenti. Diamo loro la possibilità di svolgere il loro dovere (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Invernizzi n. 9/1921-AR/20, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Carfagna, Brunetta, Giammanco, Lavagno. Hanno votato tutti ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  444   
   Maggioranza  223   
    Hanno votato  138    
    Hanno votato no   306.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 27

  Passiamo all'ordine del giorno Marcolin n. 9/1921-AR/21, accolto dal Governo come raccomandazione, se riformulato.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcolin. Ne ha facoltà.

  MARCO MARCOLIN. Signor Presidente, io chiedo di votare questo ordine del giorno, perché, signor Presidente, questo decreto-legge è praticamente il quarto «svuota carceri» e sento parlare di ritardo, ma il ritardo, chiaramente, è un ritardo rispetto ad una linea tracciata dalla Lega Nord. Ricordo, infatti, quando Castelli ha fatto gli accordi con i Paesi di Albania e Romania e, successivamente, il Ministro Maroni li ha siglati con l'Algeria, perché questi popoli vanno aiutati nei loro Paesi. Quindi, magari, anche chi delinque in Paesi esterni venga rispedito nei propri Paesi: di conseguenza, se questo avvenisse, se questa linea fosse stata adottata anche da questo Governo e continuata, oggi, la popolazione dei detenuti che è di circa 60 mila persone nelle carceri italiane, sarebbe diminuita sensibilmente.
  Con riferimento a questo provvedimento, che parla sempre di tutela dei carcerati e quant'altro, io vedo che, come sindaco, devo distribuire oggi dei buoni: dei «buoni tempo» per chi delinque e non più dei «buoni pasto» per chi, invece, è oberato dalla crisi: dalla crisi del lavoro, dalla crisi che attanaglia la situazione nazionale e che credo vada considerata per ciò che è.
  Quindi, questo provvedimento «svuota carceri» – ritorno al mio ordine del giorno – va nella misura della tutela di chi si prodiga per dare un qualcosa a questi delinquenti, perché sono persone che hanno rubato, che hanno stuprato, che hanno rapinato e che, quindi, non dobbiamo accarezzare, dirgli che sono stati bravi e dargli anche un premio. Io credo che, in questi giorni, proprio in seguito all’escalation di furti che ci sono stati sia nel Veneto che nella Lombardia, liberare ancora dei delinquenti sia una cosa molto sbagliata.
  Con questo provvedimento chiediamo che vengano potenziate le persone che si occupano della sicurezza, che vengano dati più uomini alle forze dell'ordine. Mi consenta, personalmente, ma credo che nessuno si sia accorto dei 500 milioni che sono stati dati alle forze dell'ordine, ma noi tutti ci siamo accorti, invece, di una cosa molto grave: è stato depenalizzato un reato, che è quello della bancarotta fraudolenta.
  Signor Presidente, noi della Lega Nord non siamo «benedetti», ma non siamo neanche di De Benedetti.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Marcolin n. 9/1921-AR/21, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Piccoli Nardelli, Giacomelli, D'Uva, Paola Bragantini, Galperti, Di Vita...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

    Presenti e votanti  445   
   Maggioranza  223   
    Hanno votato  139    
    Hanno votato no  306.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Molteni n. 9/1921-AR/22, con il parere contrario del Governo.
  Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione del suo ordine del giorno; onorevole Molteni, se vuole intervenire le ricordo che ha due minuti e mezzo in ragione dell'intervento che ha già svolto prima sull'altro ordine del giorno.

  NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, utilizzerò questi abbondanti due minuti e mezzo che mi vengono concessi non per sollevare questioni di natura giuridica, ma semplicemente per ricordare a chi ci ascolta, e soprattutto ai deputati del Partito Pag. 28Democratico, che i 18, i 17 ordini del giorno, che noi abbiamo presentato e che stiamo mettendo ai voti e che voi ci state bocciando, chiedono, tutti, al Governo e al Parlamento una attenzione particolare e specifica al tema della sicurezza; sono ordini del giorno con cui chiediamo risorse, stanziamenti, soldi, investimenti nei confronti delle forze dell'ordine e gli enti locali per fronteggiare il problema della sicurezza. Infatti, oltre ai 60 mila detenuti di cui voi vi occupate e vi preoccupate ormai da nove mesi, voglio farvi presente che ci sono 60 milioni di italiani che sentono il problema della sicurezza come una priorità e, tra questi 60 milioni di cittadini italiani, vi sono gli elettori della Lega, ma anche quelli del Partito Democratico. Se è vero come è vero, non lo dice la Lega ma lo dice il Ministero, che ogni minuto si verifica un furto, se i furti, soprattutto i furti nelle abitazioni, sono aumentati del 30 per cento a Milano, del 29 per cento a Bologna, se i cittadini sono esasperati, se i sindaci della Lega, ma anche i sindaci del Partito Democratico, non riescono a far fronte al problema della sicurezza, voi oggi vi assumete la responsabilità, soprattutto quando uscirete dal Palazzo e tornerete sui vostri territori, di dire ai cittadini onesti, a quei cittadini che vi votano, che qui state votando mentre il Governo, alla richiesta di maggiore sicurezza, risponde con gli «svuota carceri». Vi assumete la responsabilità di bocciare tutti gli ordini del giorno della Lega.

  PRESIDENTE. Deputato Molteni, concluda.

  NICOLA MOLTENI. Quindi, vi invito ad un minimo di buonsenso, vi invito a leggere gli ordini del giorno che state votando, perché i cittadini vogliono più sicurezza e meno «svuota carceri» !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Signor Presidente, io penso che questi interventi centrati sul tema della sicurezza siano assolutamente fuori tema rispetto al decreto-legge di cui noi stiamo ....

  PRESIDENTE. È nel tema dell'ordine del giorno, mi permetto di dirlo perché anche il presidente Buttiglione prima diceva che questi ordini del giorno sono fuori tema. Sono ordini del giorno ammissibili e il tema è proprio questo.

  GIANNI MELILLA. Presidente, sto semplicemente facendo una valutazione non formale, ma politica. Il decreto-legge di cui stiamo discutendo riguarda la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e la riduzione controllata della popolazione carceraria. Se dobbiamo discutere del tema importantissimo della sicurezza, dello stato delle forze dell'ordine nel nostro Paese, dovremo discutere di un'altra legge.
  Vorrei, a proposito, dire che come parlamentare ritengo che sia doveroso frequentare anche i luoghi della detenzione, luoghi di grande sofferenza sociale. Negli ultimi giorni sono stato in alcune carceri abruzzesi della mia regione. In Abruzzo abbiamo otto istituti penitenziari in cui la capienza massima è di 1.533 detenuti: invece ce ne sono 1.935. Addirittura nel carcere di Teramo, in cui sono stato recentemente, ci dovrebbero essere al massimo 229 detenuti, ce ne sono 395: quindi, un indice di sovraffollamento del 72 per cento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 11,30)

  GIANNI MELILLA. Cari colleghi, forse questo non vi interessa molto, ma in uno dei carceri abruzzesi, quello di Sulmona, negli ultimi dieci anni ci sono stati 13 suicidi e decine e decine di tentativi di suicidi. L'anno scorso in Abruzzo, solo in Abruzzo, ci sono stati 31 tentativi di suicidio: uno purtroppo è andato in porto. Ci sono stati 118 casi di grave autolesionismo. Ma volete considerare la condizione di oltre 60 mila detenuti come un Pag. 29fatto gravissimo, che grida alle nostre coscienze di fare qualcosa, perché non è possibile vivere in una cella ammassati uno sull'altro ! È indecente che non ci si ponga questo problema in uno dei Paesi più avanzati dal punto di vista economico e sociale !
  Io condivido quello che stanno facendo i radicali, starò con loro davanti a Palazzo Chigi. Condivido quello che ha detto il Presidente della Repubblica, con un messaggio di straordinario valore morale, e considero ipocrita l'atteggiamento di chi in quest'Aula, al posto di discutere di questo problema, parla dei furti, della sicurezza, della condizione economica delle forze dell'ordine, e non si preoccupa, quando si discute di quegli argomenti nelle sedi appropriate, di fare la propria iniziativa, dopo avere governato anni, anni e anni, e aver costretto le forze di polizia a non poter neanche utilizzare le volanti perché non viene loro pagata neanche la benzina, per non parlare degli straordinari.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  GIANNI MELILLA. E, allora, concludo dicendo che sono veramente avvilito da questo modo ipocrita e strumentale di aizzare i sentimenti più beceri, di lisciare il pelo a chi considera un detenuto una persona da far morire in carcere. Invece, è necessario che noi ci poniamo questo problema con serietà, senza pensare che andiamo a ledere i diritti dei cittadini, perché la sicurezza si avvantaggia da un sistema penitenziario efficiente, umano, che rieduca i detenuti, che consente loro, quando escono dal carcere, di non tornare a delinquere (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Melilla.
  Salutiamo gli alunni e i docenti del Liceo linguistico Mamiani di Pesaro e anche quelli dell'Istituto tecnico commerciale e per geometri P.L. Nervi di Segni (Applausi).
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Molteni n. 9/1921-AR/22, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Rughetti, Lotti...
  Dichiaro chiusa la votazione.

   Presenti e votanti  470   
   Maggioranza  236   
    Hanno votato sì  148    
    Hanno votato no  322.

  Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Gianluca Pini n. 9/1921-AR/23, non accettato dal Governo.

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, chiaramente chiederò che venga messo in votazione. Parere contrario incredibile, anche perché con il dispositivo io invito veramente il Governo – e non con una forma di rito – a una riduzione del numero delle scorte che vengono assegnate spesso e volentieri, e lo vediamo anche da innumerevoli servizi giornalistici, in maniera assolutamente singolare...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Pini. Colleghi, siamo in Aula seguendo l'onorevole Pini che parla sull'ordine del giorno. Grazie.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. Dicevo, è veramente agghiacciante che il Governo non intenda, come chiediamo con un semplice ordine del giorno, ridurre il numero delle scorte per assegnare poi le forze che deriverebbero da una riduzione dell'impiego, spesso e volentieri ripeto abbastanza singolare, al monitoraggio di tutte quelle persone che, grazie al regalo che è stato fatto con questo «svuota carceri», anziché scontare pene, anche per reati gravissimi, in galera lo fanno ai Pag. 30domiciliari e poi sappiamo che spesso e volentieri dai domiciliari evadono. Allora, per un controllo noi chiedevamo questo. Ripeto: risulta molto molto singolare che, come al solito, si parli da parte della sinistra soprattutto, di un sostegno alle forze dell'ordine, come faceva prima il collega Fiano, ma poi alla fin fine, quando le forze dell'ordine devono essere impiegate per il loro scopo precipuo, cioè quello di tutelare i cittadini, in realtà le si vogliano distogliere.
  Però, devo dire che di singolare in questo provvedimento, come in tanti altri provvedimenti di questo Governo, ci sono tante cose. Addirittura, la collega Ferranti, che purtroppo adesso non è in Aula, ha introdotto un concetto, diciamo, di eterogenesi dei fatti, prima, invitando addirittura ad accelerare l'approvazione di questo decreto perché si sono resi conto che lo stesso testo iniziale che avevano sostenuto era una vera e propria porcheria – perché faceva e fa tuttora uscire i mafiosi – e allora si dice «si ci siamo sbagliati»; ma che vi eravate sbagliati ve l'abbiamo fatto presente noi. Qui devo rendere onore e atto all'impegno del collega Molteni che ha sollevato per primo la questione. Poi, se qualcun altro si è reso conto dell'errore, ben venga.
  Noi – e voglio rispondere in qualche modo, pur rivolgendomi a lei Presidente, al collega Fiano – se facciamo degli errori lo ammettiamo. Certamente, ci sono stati nell'ultimo Governo che abbiamo sostenuto noi, purtroppo, delle riduzioni anche pesanti in certi anni di contributi alle forze dell'ordine, ma lo stesso ha ricordato che il Ministro Maroni si fece portatore poi di un fermo, di un'inversione di tendenza rispetto a dei tagli lineari sui quali non eravamo assolutamente d'accordo. E proprio grazie all'ex Ministro Maroni quei soldi, quel miliardo e 280 milioni di euro, vennero restituiti già da allora alle forze dell'ordine.
  Quindi – ecco, è tornata la collega Ferranti –, io mi associo al suo invito a non strumentalizzare; ma non strumentalizzare vuol dire poi, alla fin fine, dire effettivamente le cose come stanno e cioè che voi avete sostenuto – e poi vi siete accorti di un errore grazie alle segnalazioni del collega Molteni – fin dall'inizio un testo che dava dei benefici anche ai mafiosi.
  Sì, l'avete sostenuto, perché, se fate parte di una maggioranza e quel Governo all'interno del Consiglio dei ministri vota quel testo, voi di fatto politicamente avete sostenuto un provvedimento che scarcera i mafiosi. Lei adesso ci rivolge un invito; glielo ho detto prima, quando non era presente: lei ha fatto una sorta di eterogenesi dei fatti, cioè una conseguenza non intenzionale di atto intenzionale. Guardi, prendetevi le vostre responsabilità: avete fatto un pasticcio, vi abbiamo dato una mano in qualche modo a metterci una pezza; però, è una pezza non sufficiente perché le richieste dei cittadini non sono quelle di scarcerare i delinquenti o di farli assumere, ma di fare assumere i loro figli che magari hanno studiato o i loro padri che sono stati licenziati per la crisi. Prima viene la gente perbene, poi se c’è posto, se c’è spazio e se ci sono i soldi, il reinserimento di chi ha sbagliato.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Gianluca Pini n. 9/1921-AR/23, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colleghi, torno a chiedere per favore di abbassare un po’ il tono della voce.
  Daniele Farina, Bini, Busto...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  468   
   Votanti  383   
   Astenuti   85   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato   64    
    Hanno votato no   319.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 31

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Prataviera n. 9/1921-AR/24, non accettato dal Governo.

  EMANUELE PRATAVIERA. Signor Presidente, io chiedo comunque di mettere in votazione questo ordine del giorno non condividendo assolutamente, quindi mi appello ai miei colleghi della Camera, questo parere negativo da parte del Governo.
  Più che altro, se qualcuno non avesse avuto modo di leggere l'impegno, la mia richiesta era che il Governo adottasse le iniziative opportune a ridurre il servizio scorte, quindi gli agenti impiegati per la scorta, così da permettere che un maggior numero di personale della Polizia di Stato possa presidiare il territorio in maniera da consentire, attraverso questo maggiore impiego di forze nel territorio, maggiori controlli in modo che effettivamente i detenuti che sconteranno una pena ai domiciliari possano svolgerla e vengano messi nelle condizioni di non delinquere o non vengano messi nella possibilità di farlo. Ciò proprio per evitare quello che accade di fatto, endemicamente, ossia che, nel momento in cui liberi qualche migliaio di persone, che se erano finite in carcere qualcosa avevano pur commesso (oppure erano finite in carcere tutte per errore ?), una volta liberate potessero appunto tornare a commettere atti criminali.
   Io ho fatto questo perché conosco diversi agenti di polizia, conosco diverse persone che ogni giorno combattono la criminalità, sempre più deluse, e con molte di loro ho avuto modo di parlare anche in questi ultimi giorni. Loro mi raccontano che l'anzianità media del personale è sempre più alta, che le forze e la motivazione mancano giorno dopo giorno e che questo è di fatto l'ennesimo schiaffo morale che voi date a chi, per poco più di mille euro al mese, mette a repentaglio la sicurezza sua e di tutta la sua famiglia giorno dopo giorno.
  Proprio perché il Governo ha dato un parere contrario, io chiedo alla Camera di esprimersi perché insieme a tanti altri deputati qui io sono un «braccialetto bianco». Un «braccialetto bianco» è un deputato che l'anno scorso, esattamente un anno fa, in campagna elettorale, aveva deciso di combattere la mafia espandendo l'articolo 416-ter per allargare la platea dei capi d'accusa da imputare per lo scambio politico mafioso. Voi avete tradito questo, avete votato a larga maggioranza, si è letto nei giornali, avete inondato i social network, hanno fatto la stessa cosa attivisti del PD, di SEL, anche di Scelta Civica.
  Ma oggi voi state voltando le spalle all'impegno che avete assunto solennemente l'anno scorso, non solo portando questo braccialetto, che io ho al polso da un anno e non l'ho portato solo qui dentro ma l'ho portato anche nelle assemblee pubbliche, nelle manifestazioni in piazza. Me lo sono portato anche in spiaggia, sì per fare capire ai miei amici che è importante lottare, giorno dopo giorno, ma con coerenza. Voi state voltando le spalle a tutto questo e al vostro impegno e alla vostra dignità per rispettare che cosa ? Un impegno europeo, un impegno europeo che di fatto è il responsabile, perché l'Europa ci chiede di liberare dei detenuti quando in realtà dovrebbero rimanere dentro per scontare la pena, proprio perché non tornino fuori a delinquere. È da più di trenta giorni che escono delinquenti ed escono mafiosi. Quindi, è inutile dire che non è un regalo alla mafia. Questo è un grandissimo regalo alla mafia.
  Poi, io vorrei fare un appello: per cortesia, smettiamola con la retorica falsa, che siamo il Paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria. È vero, ma Cesare Beccaria non ha mai detto che chi sbaglia non deve pagare. Semmai ha detto il contrario, che deve essere applicata una pena giusta e una pena giusta è anche scontare in carcere la detenzione e non ai domiciliari davanti alla televisione con una birra e, magari, continuando a fare affari loschi all'esterno e ad aumentare la criminalità. Perché volete continuare a premiare chi sbaglia e non, invece, a difendere chi è nel giusto ed è onesto ?
  Ma, la cosa che più trovo singolare è che, con questo vostro atteggiamento, di Pag. 32fatto lo Stato, che è nato principalmente per difendere i cittadini e per garantire la sicurezza pubblica, non sta più esistendo. Quindi, voi state distruggendo questo Stato (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Saluto gli alunni e i docenti della scuola secondaria di primo grado «Giuseppe Sinopoli» di Roma. Benvenuti anche a voi (Applausi).
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, intervengo solo per comprendere meglio, con il suo ausilio, il Regolamento, a prescindere dai suoi appelli, rimasti nel vuoto, di parlare sempre degli ordini del giorno, a prescindere da questo.
  Ora, poc'anzi abbiamo discusso e votato l'ordine del giorno n. 9/1921-AR/23, sottoscritto dal collega Gianluca Pini, il quale dice: «impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative per ridurre considerevolmente il servizio scorte (...)». L'ordine del giorno Prataviera n. 9/1921-AR/24 dice esattamente la stessa cosa: «impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative per ridurre considerevolmente il servizio scorte così da permettere (...)». Ora, io capisco che la Lega Nord ha bisogno di moltiplicare gli ordini del giorno per ovvi motivi propagandistici e, quindi, manca solo un ordine del giorno con cui si impegna il Governo a migliorare il vitto delle forze dell'ordine, perché poi c’è tutto (il vestiario, le macchine, i dispositivi e altro ancora).
  Ora, io chiedo alla Presidenza: ma per caso non c’è non dico un articolo ma i principi generali del nostro Regolamento non prevedono che appunto in questi casi non si debbano fare tante discussioni ma una sola ? Addirittura, quando abbiamo discusso delle pregiudiziali c'era una norma ad hoc e quando una norma manca io credo che bisogna fare affidamento sui principi generali, perché, continuando di questo passo, prima l'abbiamo fatto per i mezzi, adesso per le scorte... non capisco a che cosa serva, se no lo ripeto... capisco la loro posizione, ma non capisco la gestione da parte della Presidenza.

  PRESIDENTE. Onorevole Sannicandro, il Regolamento ci aiuta sempre e, però, anche la testualità dei documenti che esaminiamo.
  Come lei può notare, i due ordini del giorno differiscono nel fatto che uno riguarda i carabinieri – sto parlando io, onorevole Sannicandro – e l'altro riguarda la polizia e ovviamente la preclusione sarebbe una preclusione qualora nel dispositivo prevedessero la stessa cosa. Ma, poiché riguardano due corpi diversi, sono votati distintamente.
  Per quanto riguarda, invece, il tema delle discussioni congiunte, ovviamente sono due previsioni regolamentari diverse che, non a caso, il Regolamento disciplina in modo diverso, perché in una si prevede una discussione unica e nell'altra, invece, si prevede la possibilità per ogni deputato non solo di intervenire in dichiarazioni di voto ma, addirittura, di spezzare la dichiarazione di voto in due se si ritiene di intervenire su due ordini del giorno diversi.
  Non è casuale che nelle maglie del Regolamento ci sia una disciplina per la fattispecie delle pregiudiziali diversa da quella degli ordini del giorno. È una scelta, non è casuale.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Prataviera n. 9/1921-AR/24, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Battelli, Luigi Gallo, Marzana, Petraroli, Vacca...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 33
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  469   
   Votanti  383   
   Astenuti   86   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato  64    
    Hanno votato no  319.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Catalano n. 9/1921-AR/25, con il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Catalano. Ne ha facoltà.

  IVAN CATALANO. Signor Presidente, vorrei che fosse posto in votazione l'ordine del giorno e spiegare un po’ all'Aula anche un po’ la sorpresa di avere un parere contrario ad un ordine del giorno molto semplice, in quanto negli impegni si chiede al Governo di attuare un meccanismo di monitoraggio dei dispositivi elettronici di controllo del detenuto. Questo ha un motivo molto semplice. Quando la Corte dei conti nel 2012 concluse un'indagine per verificare l'effettiva efficienza ed economicità di questi dispositivi, dichiarò che la soluzione scelta dal Governo italiano, quindi dal contraente con il contratto firmato con Telecom Italia, risultava essere una soluzione sia antieconomica che inefficiente. L'allora Ministro dell'interno Cancellieri, dopo questa dichiarazione della Corte dei conti, rinnovò il contratto con Telecom, prolungandolo fino al 2018.
  Ora avere questo contratto, che comporta la spesa di quasi 14 mila euro, o comunque arrivare a una spesa così elevata per ciascun braccialetto elettronico, risulta alquanto strana, anche perché con lo stesso importo si potrebbe a questo punto pagare lo straordinario agli agenti di Polizia, piuttosto che prendere il braccialetto elettronico.
  Volevo sottolineare il fatto che questo esempio è uno dei tanti esempi di come in Italia una cosa semplice riesce comunque sempre ad essere complessa e una buona idea che altrove funziona riesce sempre ad essere utilizzata solo e unicamente come strumento di business. In Francia, nel Regno Unito e in Olanda il braccialetto elettronico funziona egregiamente sia dal punto di vista economico che dal punto di vista pratico, quindi, degli effetti che produce sulla gestione dei domiciliari, ad esempio.
  Quindi, chiedo all'Aula di prendere in considerazione l'impegno che si vuol dare al Governo e quindi di istituire presso qualsiasi organo che il Governo deciderà un metodo, un sistema di monitoraggio di questo funzionamento dei dispositivi elettronici e della loro economicità. Quindi, nulla, questo è quanto, voglio invitare l'Aula a votare favorevolmente a questo ordine del giorno e al Governo ad impegnarsi a tal fine.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianconi. Ne ha facoltà.

  MAURIZIO BIANCONI. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire su questo ordine del giorno perché esso è molto stimolante, in quanto nella sua premessa squaderna una serie di considerazioni. Prima considerazione è quella del Governo, che dice in maniera chiara ed evidente che il sovraffollamento delle carceri viene curato, rimediato, si fa fronte ad esso attraverso il provvedimento dello «svuota carceri», che è una forma di indulto mascherato. Ora, è noto a chi si intenda un po’ di questa materia che gli indulti e le amnistie, mascherate e non, creano invece un affollamento superiore nel giro di pochi mesi delle carceri stesse, cioè sono un incentivo a quello cui invece si vorrebbe rimediare.
  Presidente, è un po'come le diete: si dimagrisce, si dimagrisce, poi si smette di fare la dieta e siamo più grassi e più obesi di prima. E l'indulto ha esattamente questo scopo tecnico.
  Di più: l'idea che il sovraffollamento delle carceri debba essere combattuto mettendo fuori chi ha la sentenza passata in giudicato, confligge: Presidente, mi meraviglio che ci siano tanti difensori della Pag. 34Carta costituzionale e non si accorgano come sia contraddittorio il fatto che su 62 mila ristretti in carcere in questo Paese, 24 mila siano in attesa di giudizio. Il che significa che in carcere in Italia ci si tiene gli innocenti, quelli che la Costituzione prevede innocenti, 24 mila che non sono definitivi e che sono in carcerazione preventiva, e invece ci si sforzi in ogni modo di mettere fuori dal carcere quelli che sono condannati, cioè quelli che hanno la pena definitiva. Da un punto di vista meramente costituzionale, questa è veramente una cosa a cui bisogna che qualcuno prima o poi metta le mani: o si dice che l'ipotesi forcaiola dell'avviso di garanzia e della carcerazione preventiva, che ha colpito tanti italiani, è costituzionalmente valida, oppure si smetta di fare ipocrisia.
  In Italia c’è troppa gente in carcere perché se ne mette troppa innocente, in carcere: questa è la verità ! Ventiquattromila su sessantaduemila: questi sono i numeri del nostro Paese ! Senza contare un altro aspetto. Io non condivido francamente – l'ho già detto altre volte – l'allarmismo che qualcuno fa su questo argomento: «Abbiamo i delinquenti in giro » e così via. Presidente, in Italia le stime esatte ci dicono che il 92 per cento dei reati rimane impunito e l'87 per cento dei reati predatori, cioè furto in appartamento, rapina e così via, rimane impunito. Non saranno quindi quei pochi che escono con lo «svuota carceri» che smuovono questo quadro terrificante di questo Paese. Vi è però una cosa: l'allarme sociale che si crea. Il Governo non tiene conto che provvedimenti come questi hanno esattamente lo scopo di terrificare la gente. Creano allarme sociale e creano demotivazione nelle forze dell'ordine. Quindi, sono tecnicamente sbagliati.
  Non è neppure riabilitativo. Guardi, Presidente, vorrei che dicesse all'onorevole Buttiglione che lo Stato riabilita, è la religione che redime. Lo Stato non ha funzioni di redenzione. Ci si redime in virtù del Paradiso e in scelta per la vita eterna. Lo Stato tende a riabilitare, altra cosa. Questa è la cultura cattolica, che ha sempre fatto un sacco di confusione fra senso dello Stato e senso della città di Dio, e ancora oggi la paghiamo anche nelle parole colte di un collega come l'onorevole Buttiglione. Ma la pena è riabilitativa anche nella sua certezza. Se la pena non è certa, la pena non è riabilitativa, ma finisce per essere un motivo di ulteriore pericolo verso la china. Quindi, non c’è un solo elemento che giustifichi questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Daniele Farina. Ne ha facoltà. Ha un tempo residuo di quattro minuti.

  DANIELE FARINA. Signor Presidente, qui entriamo nel campo di una serie di ordini del giorno che recano, nella premessa, la seguente dizione: «Il decreto-legge in esame »svuota carceri «, recante un vero e proprio indulto mascherato estraneo alla Costituzione (...)». Ora, siccome noi abbiamo argomentato e ritenuto che non di fronte a questo siamo, ma a tutt'altro, è evidente che non possiamo che trarne le conseguenze, e cioè: da premesse false non possono emergere impegni veri.
  E, pertanto, ci regoleremo di volta in volta, sapendo di non poter votare a favore anche dove magari l'impegno, come in questo caso, potrebbe essere condiviso.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Catalano n. 9/1921-AR/25, con parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Abbiamo votato tutti ? Santerini non riesce a votare... ci siamo colleghi ? Non vedo mani alzate. Pagano... Ci siamo ? Bobba... Colleghi, mi riferisco a quelli che sono in Aula, perché quelli che sono fuori...

  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 35
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  451   
   Votanti  385   
   Astenuti   66   
   Maggioranza  193   
    Hanno votato  115    
    Hanno votato no  270    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Boccadutri ha segnalato che non è riuscito a votare e avrebbe voluto astenersi).

  Passiamo all'ordine del giorno Colletti n. 9/1921-AR/26, con un invito al ritiro da parte del Governo, altrimenti il parere è contrario.
  Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro del suo ordine del giorno formulato dal Governo.
  Pregherei tutti, anche lei, onorevole Rabino, se è possibile, di non parlare da un settore all'altro. Grazie. Prego, onorevole Colletti.

  ANDREA COLLETTI. Signor Presidente, ovviamente non ritiro il mio ordine del giorno e chiedo che venga messo ai voti. Vorrei fare anche un intervento per dichiarazione del voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ANDREA COLLETTI. Signor Presidente, con questo ordine del giorno, come anche con altri emendamenti che abbiamo presentato a questo decreto «svuota carceri», abbiamo chiesto di escludere dal beneficio della liberazione anticipata, quella normale in questo caso, ovvero quella prevista dall'articolo 54 dell'ordinamento penitenziario, i detenuti condannati per delitti di mafia, ex articolo 416-bis.
  Sappiamo bene e sapete bene tutti che, nel decreto emanato dal Governo e firmato dal Presidente Napolitano, i detenuti condannati per mafia, per terrorismo e per altri gravi reati potevano usufruire del famoso indulto mascherato, ovvero della liberazione anticipata speciale, così da avere scontato 240 giorni dal 2010 fino ad oggi e, nel futuro, fino a fine 2015, da avere uno sconto di 150 giorni per ogni anno di pena, ovvero circa il 40 per cento di sconto di pena.
  Grazie a noi, grazie al MoVimento 5 Stelle, anche grazie alle bugie del Ministro Cancellieri e del sottosegretario che hanno affermato che i mafiosi non avrebbero avuto questo indulto, come in realtà poi è avvenuto: faccio il nome di Nicola Ribisi e Carmelo Vellini, che hanno avuto questo sconto di pena grazie alla norma del Governo.
  Ebbene, se non si deve applicare alla liberazione anticipata per i detenuti per mafia e per altri reati gravi, perché applichiamo i benefici di pena ai mafiosi che sono attualmente in carcere e che hanno sconti di pena grazie alla liberazione anticipata normale ? Teoricamente se gli altri partiti hanno votato, grazie a noi, quel provvedimento che escludeva dai benefici i mafiosi, non vedo perché dovrebbero essere contrari a questo ordine del giorno e non vedo perché avrebbero dovuto essere contrari all'emendamento che avevamo presentato in Commissione ed in Aula e che ovviamente, grazie alla tagliola perpetrata dalla Presidenza della Camera e dalla presidente Ferranti, non abbiamo potuto discutere.
  C’è da rimarcare un fatto: il fatto che il Governo si astiene o è contrario a questo ordine del giorno fa bene capire cosa e quale sia la politica, in questo caso criminale, del Governo e quale politica voglia applicare, una politica per cui i mafiosi sono da capire e ai mafiosi è da scontare anche una pena. Noi ovviamente non accetteremo questa politica criminale del Governo. Siamo abbastanza contenti che finalmente il Partito Democratico, dopo molte proteste, molte audizioni e dopo i nostri emendamenti, abbia accettato la nostra visione delle cose.
  Rimaniamo esterrefatti che una forza come SEL, nelle cui fila vi sono esponenti che hanno anche fatto manifestazioni e lotte contro la mafia, non abbia accettato quell'emendamento in cui chiedevamo di Pag. 36escludere dai benefici di pena i condannati per mafia. Rimaniamo davvero esterrefatti.
  In realtà, non votare questo ordine del giorno vuol dire essere ipocriti, poiché se si è d'accordo nell'escludere i mafiosi dalla liberazione anticipata speciale, gioco forza bisogna essere d'accordo anche con questo ordine del giorno. E, quindi, invito tutti a votare a favore dell'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sannicandro. Ne ha facoltà. Ha cinque minuti, onorevole Sannicandro.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Colleghi, qui è bene che ci chiariamo una volta per sempre e non ci ripetiamo. Qui è evidente che ogni volta che si parla di queste questioni vengono a galla non le pulsioni, ma proprio la cultura e il DNA delle forze politiche che siedono in quest'Aula. Abbiamo già detto e ripetuto che per noi la pena non è la pena afflittiva di cui altri, invece, invocano l'applicazione.
  Poc'anzi un collega, l'onorevole Pini – tanto per fare nome e cognome –, ha detto con molta tranquillità e sincerità: «Per noi viene prima la gente per bene e poi, se avanza tempo e denaro, bisogna dedicarsi ai delinquenti». Noi siamo di un'altra idea, ossia che ci sono cittadini che non delinquono e cittadini che delinquono, ma sia gli uni che gli altri sono cittadini. Ragion per cui l'Italia ha ratificato e recepito da tempo Convenzioni internazionali e Convenzioni europee, le quali sanciscono che anche i detenuti o internati hanno dei diritti fondamentali che non possono essere conculcati. Questo è il punto.
  Io mi rendo conto che c’è qualcuno ancora ancorato alla dottrina del codice di Hammurabi di 2 mila anni avanti Cristo. È legittimo, per nessuno è obbligatorio fare dei progressi su questa linea. Uno può essere tranquillamente un conservatore. Se voi vi andate a leggere il codice di Hammurabi del 1700 avanti Cristo, vedete quanto sia di attualità in relazione a quello che in quest'Aula si sta dicendo da questa mattina o da qualche giorno. Questo è il punto.
  Se la pena è quella che è prevista dalla Costituzione, se la condizione del detenuto deve rispettare i canoni previsti dalla Costituzione italiana, dalle Convenzioni internazionali, a cominciare da quelle dell'ONU e a finire fino ai provvedimenti dell'Europa, allora è evidente che bisogna stare nell'ordinamento. E noi ci stiamo muovendo in tale direzione.
  Non c’è distinzione di reati in questa logica, partendo dal fatto che non tutti sono mafiosi, perché se uno si va a leggere l'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario, su cui tanto vi siete impegnati, se voi vedete, anche lì è prevista una graduazione sia per i terroristi sia per i mafiosi, perché è evidente che c’è il capo mafioso, ma poi c’è anche il «picciotto» di quartiere che deve dare prova di essersi sganciato dall'organizzazione sia terroristica che mafiosa e così via. E non c’è nulla di automatico, per cui parlare di indulto è proprio fuori posto in quest'Aula.
  Noi siamo di un'altra cultura. Mi rendo conto che ce n’è anche un'altra in quest'Aula che è cospicua, che riguarda il MoVimento 5 Stelle, Forza Italia, Fratelli d'Italia, la Lega. Siete molti, indubbiamente siete numerosi. Però noi non siamo come voi. Riteniamo di stare nell'ambito della Costituzione, che deve essere applicata fuori dal carcere e dentro il carcere. Questa è la nostra posizione e non ne parliamo più, è inutile che ci chiamate in ballo ogni volta (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) !

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Colletti n. 9/1921-AR/26, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Sbrollini, Zolezzi, Invernizzi, Frusone. Ci siamo colleghi ? Abbiamo votato tutti ? Pag. 37Colleghi, mi riferisco a quelli che sono in Aula, quelli che vengono e stanno fuori...stanno fuori. Ci siamo.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  467   
   Votanti  434   
   Astenuti   33   
   Maggioranza  218   
    Hanno votato  113    
    Hanno votato no   321.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Ricordo che l'ordine del giorno Businarolo n. 9/1921-AR/27 è stato ritirato.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Turco n. 9/1921-AR/28, accettato dal Governo, purché riformulato.

  TANCREDI TURCO. Signor Presidente, accetto la riformulazione, però chiedo comunque che venga messo ai voti e chiedo di poter fare il mio intervento in dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  TANCREDI TURCO. L'ordine del giorno vuole andare ad impegnare il Governo nel modificare l'attuale normativa sulle sostanze stupefacenti, normativa sulle sostanze stupefacenti che è stata notevolmente cambiata dalla legge Fini-Giovanardi, legge Fini-Giovanardi che ha equiparato le droghe pesanti, come l'eroina o la cocaina, alle droghe leggere come la marijuana. Quindi, attualmente, chi viene trovato in possesso di – ad esempio – 10 grammi di eroina, subisce le stesse pene di chi viene trovato in possesso di 10 grammi di marijuana.
  Conseguentemente si chiede, con questo ordine del giorno, di andare a mutare l'articolo 381, secondo comma, del codice di procedura penale, che prevede l'arresto in flagranza di reato appunto per chi viene trovato anche in possesso di sostanze stupefacenti, senza però distinguere se viene trovato in possesso di 10 grammi, ad esempio, di eroina o di 10 grammi di marijuana.
  È comprensibile che la contingenza primaria del Governo, in questo momento, sia quella di alleggerire la densità dei reclusi all'interno delle carceri, questo soprattutto in seguito alla sentenza Torreggiani, ma ciò deve avvenire attraverso un piano organico di interventi volti da un lato alla depenalizzazione di alcune fattispecie di reato – e appunto in questo senso va il mio ordine del giorno – dall'altro al necessario adeguamento strutturale ed edilizio delle carceri, al fine di poter garantire ai detenuti un minimo spazio vitale, per poter vivere la situazione di restrizione della libertà in condizioni quantomeno non inumane. E ricordo a tutti che il gruppo del MoVimento 5 Stelle ha depositato un piano carceri che probabilmente giace ancora in qualche cassetto.
  Il problema del sovraffollamento delle carceri non è accettabile che venga risolto con un indiscriminato sconto di pena nei confronti di detenuti che sono stati incarcerati anche per reati di grave allarme sociale, e in realtà – lo ribadisco e lo ripeto – con questo nuovo istituto della liberazione anticipata speciale si vanno in qualche modo a premiare coloro che hanno riportato delle condanne gravi e pesanti. Infatti questo istituto prevede l'innalzamento della liberazione anticipata da 45 giorni a 75 giorni per ogni sei mesi di pena scontata e porta sostanzialmente ad uno sconto di 5 mesi per ogni anno di detenzione. Sostanzialmente chi ha riportato una condanna – ad esempio – di 6 anni, poi materialmente sconterà una pena di poco superiore ai 3 anni, mentre chi ha riportato delle pene meno severe, più modeste, come 2 o 3 anni, usufruirà di questo sconto di pena – quello della liberazione anticipata speciale – solo in minima parte. Questa liberazione anticipata non è altro, sostanzialmente, che un indulto mascherato, in quanto il Governo ha capito di non avere eventualmente i numeri necessari per far approvare un indulto. Ma vorrei ricordare ancora una Pag. 38volta che l'ultimo indulto, quello del 2006, ha portato ad un'immediata liberazione di oltre 20 mila detenuti, salvo poi, dopo due o tre anni, ritrovarsi di nuovo le carceri piene e sovraffollate.
  Quindi, abbiamo la prova provata che gli indulti non servono a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario, ma ci vuole veramente ben altro. Tornando nello specifico a questo mio ordine del giorno, credo che sia di estrema attualità visto che il 12 febbraio, questo 12 febbraio, la Corte costituzionale dovrà decidere sulla legittimità costituzionale della legge Fini-Giovanardi. Ed è di estrema attualità visto che anche in Commissione giustizia abbiamo iniziato a discutere di proposte di legge che vanno a modificare l'attuale legge sugli stupefacenti, il decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990. Io, quindi, invito francamente tutti a votare favorevolmente questo mio ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Turco n. 9/1921-A/R/28, accettato dal Governo, nel testo riformulato.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  469   
   Votanti  453   
   Astenuti   16   
   Maggioranza  227   
    Hanno votato  399    
    Hanno votato no  54.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Sarti n. 9/1921-AR/29, non accettato dal Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Businarolo. Ne ha facoltà.

  FRANCESCA BUSINAROLO. Signor Presidente, con questo ordine del giorno, che riguarda il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, vogliamo porre attenzione su un fatto importante. Così com’è stato normato, il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale non ci va bene. Non ci va bene per le funzioni che gli vengono attribuite, che sono meramente di facciata; non ci va bene perché non gli viene riconosciuto un compenso consono; non ci va bene soprattutto per la modalità di nomina – e qui sta l'impegno del Governo a valutare una diversa modalità di nomina – perché questa nomina era governativa, ma ora viene attribuita al Presidente della Repubblica. Noi siamo contrari anche a questa modalità di nomina. Noi vorremmo che la nomina del Garante fosse una nomina parlamentare per dare maggiore garanzia di terzietà e indipendenza a questo soggetto, un soggetto che potrebbe essere importante, un soggetto che l'Europa ci chiede che venga istituito, ma non in questi termini, non con queste funzioni e non con questo tipo di provvedimento di nomina. Invito tutti a votare positivamente questo ordine del giorno che è di buonsenso e, soprattutto, ridà dignità e sottolinea ancora la sovranità che dovrebbe avere il Parlamento in questo Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sarti n. 9/1921-AR/29, non accettato dal Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Carbone, Folino, Richetti, Costantino...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 39
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  459   
   Votanti  423   
   Astenuti   36   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato  137    
    Hanno votato no  286.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Rughetti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e il deputato Airaudo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Colleghi, suggerirei sempre di abbassare un pochino i toni della voce.
  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Zolezzi n. 9/1921-AR/30, non accettato dal Governo.

  ALBERTO ZOLEZZI. Signor Presidente, in questo ordine del giorno si parla di possibilità di reclamo, una possibilità sicuramente importante ma che, a nostro parere, in questo momento potrebbe complicare il problema generale del sovraffollamento carcerario, visto che si parla di cifre fino a 100 mila euro che potrebbero essere acquisite da ciascuno dei circa 3 mila detenuti che dal 28 maggio potranno essere ammessi a adire la Corte europea dei diritti dell'uomo per farsi risarcire dallo Stato per le inumane condizioni detentive a cui sono sottoposti.
  Il problema sono appunto le condizioni detentive. Quello che chiediamo, con questo ordine del giorno, al Governo è di valutare la possibilità di introdurre una tipizzazione specifica per le situazioni in cui è possibile instaurare un vero e proprio giudizio nonché una tipizzazione anche dei diritti dei detenuti. Infatti si rischia che, alla fine, le cifre sborsate dallo Stato siano maggiori di quelle che servirebbero per affrontare davvero in maniera sostanziale e lungimirante i problemi del sovraffollamento carcerario che, a nostro parere, questo decreto non è riuscito ad affrontare.
  Un decreto decisamente povero e, per certi versi, molto pericoloso per come è arrivato nella formulazione iniziale. Ricordiamoci che è un decreto del 23 dicembre che, nella formulazione originale, ha consentito anche ad autori di gravi reati e, quindi, anche a mafiosi, anche a stupratori, ancora oggi, di poter uscire legittimamente dal carcere in anticipo; e ciò proprio a causa di questo decreto. Questo decreto è un'ulteriore prova della debolezza di tutto il Governo che, oltre a decretare, dovrebbe avere un ruolo molto diverso, esercitare un potere esecutivo, quindi guidare la legislazione. Il potere legislativo deve essere esercitato qui, in Parlamento. Un decreto appunto debole e che, in questo punto come in altri, alla fine è anche paradossale, perché rischia di non affrontare mai, di procrastinare – non si sa bene a quando – la risoluzione dei problemi sostanziali e del sovraffollamento carcerario che, invece, con i piani del MoVimento 5 Stelle verrebbero affrontati...

  PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Zolezzi, potrei pregare i colleghi, in particolare alla mia destra in alto, onorevole Roccella, onorevole Saltamartini, se gentilmente la riunione si può fare fuori in maniera che chi sta dentro può ascoltare. Onorevole Roccella... grazie, presidente Leone, so che lei è sempre molto collaborativo.

  ALBERTO ZOLEZZI. Pertanto siamo piuttosto delusi dal metodo della decretazione e dalla povertà dei decreti-legge che ci stanno arrivando. Ricordiamoci che è stato grazie alle spinte del MoVimento 5 Stelle, grazie ai nostri emendamenti che, in qualche modo, almeno questa parte del fatto che mafiosi e stupratori possano essere liberati in anticipo, è stata recepita grazie appunto alla nostra azione. E quindi ricordiamoci anche che cosa vuol dire forzatura, che cosa vuol dire violenza, perché bisogna pensare chi è che istiga. L'istigazione nasce anche dalla povertà contenutistica di questi decreti e dai metodi che sono stati adottati, anche nella Pag. 40Commissione giustizia, per cercare di togliere voce all'opposizione e alle minoranze. Mi viene in mente anche un decreto, recentemente discusso in Aula, che era quello sulle emergenze ambientali in cui, anche in quel caso, il testo del decreto è arrivato al Parlamento ed era un testo decisamente parziale, che è stato poi in qualche modo arricchito dal lavoro di Commissione.
  Però, insomma, il Governo, che oltretutto forza, è decisamente prepotente, dovrebbe perlomeno valutare, con tutto il personale che ha, per cercare di portare dei testi un pochino migliori rispetto a quelli che giungono.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zolezzi n. 9/1921-AR/30, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bossa, Lavagno, Cariello, Brescia, Carfagna, Richetti, Duranti, Costantino...che ha un problema più grande...forse è l'influenza dell'onorevole Fratoianni che non aiuta...siamo in attesa di vedere se funziona la postazione dell'onorevole Costantino, lo dico per le cronache...ci siamo.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  468   
   Votanti  430   
   Astenuti   38   
   Maggioranza  216   
    Hanno votato  106    
    Hanno votato no   324.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Villarosa n. 9/1921-AR/31, con il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villarosa. Onorevole Vignaroli, io ho anche la sua richiesta, ma ho anche quella dell'onorevole Villarosa e volevo capire se l'onorevole Villarosa ha rinunciato. Constato l'assenza dell'onorevole Villarosa, s'intende che vi abbia rinunziato. Prego, onorevole Vignaroli.

  STEFANO VIGNAROLI. Signor Presidente, svolgo la mia dichiarazione di voto. Il decreto-legge parte dalla necessità di affrontare il fenomeno dell'ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività, ed ha come obiettivo quello di diminuire, in maniera selettiva e non indiscriminata, il numero delle persone ristrette in carcere.
  Per la seconda volta in un anno il Governo in carica ricorre alla decretazione d'urgenza per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri. Anche questa volta viene sottolineata l'urgenza, ma ormai i Governi, presenti e passati, hanno trasformato questo Paese in un'emergenza continua ad affannosa, per di più nuovamente utilizzando la blindatura del voto di fiducia, ormai abusato.
  Ho visitato recentemente i carceri di Regina Coeli e Rebibbia e ne ho verificato la preoccupante situazione carceri. Mi hanno colpito principalmente tre cose: il delicato ruolo, soprattutto psicologico, della polizia penitenziaria nel rapportarsi col detenuto, dovendo spesso risolvere e compensare le lacune del sistema carceri; le condizioni di vita del detenuto, spesso costretto a stare in celle piccole, con poco spazio a disposizione da dividere con altri detenuti; l'esigenza dei detenuti di occupare il tempo e sentirsi utili attraverso attività lavorative e sociali.
  Nulla quaestio sul fatto che il problema del sovraffollamento vada affrontato, sia per la scadenza della nota sentenza Torreggiani e sia per motivi etici. Ormai dal 2006, anno in cui venne promulgato il provvedimento di indulto noto come «indultino», il sovraffollamento delle carceri è un dato costante, ma nulla è stato fatto per affrontare la questione con la dovuta ponderazione e sistematicità.
  Il decreto-legge n. 146 del 2013, «svuota carceri», rientra nelle politiche atte ad alleggerire la densità all'interno Pag. 41delle carceri. Politiche che non salvaguardano il principio della funzione rieducativa della pena e della struttura carceraria, ma essenzialmente con l'unico fine di evitare allo Stato le gravose ripercussioni economiche derivanti l'applicazione della sentenza Torreggiani, quantificabili in circa 100 mila euro per ciascuno dei già 3 mila detenuti che dal 28 maggio potranno adire alla Corte europea dei diritti dell'uomo per farsi risarcire le inumane condizioni detentive cui sono sottoposti.
  L'articolo 3, comma 1, lettera b), del decreto-legge ha introdotto lo strumento del reclamo giurisdizionale: esso prevede l'istituzione del reclamo giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza a tutela dei diritti dei detenuti, come richiestoci dall'Europa. In questa situazione di sovraffollamento carcerario, la sua introduzione avrebbe come conseguenza la presentazione di un ingente numero di ricorsi, ma anche per problemi banali causati dall'affollamento delle carceri.
  Avevamo chiesto che questa norma avesse efficacia a partire dal 1o giugno 2014 ovvero la data entro la quale dovrebbe essere risolto il problema del sovraffollamento delle carceri, ma ci è stato negato. Dico «dovrebbe», perché questo decreto, dopo aver fatto uscire qualche mafioso, oltre qualche detenuto dal carcere, non sarà sufficiente a raggiungere l'obiettivo prefissato per quella data e, pensiamo, sarà poi necessario un ulteriore decreto-legge, ancora più urgente e, magari con un nuovo indulto travestito, per far uscire, con criteri approssimativi e drastici, ancora più detenuti.
  Di per sé il reclamo è uno strumento di tutela per i diritti, ma in una situazione insostenibile di sovraffollamento carcerario, l'introduzione del reclamo avrebbe come prima conseguenza la presentazione di un ingente numero di ricorsi. Visto che la possibilità di ricorrere al reclamo giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza vuol dire mettere in moto un grande meccanismo del quale non è ancora possibile valutarne le conseguenze, invito tutti i colleghi a votare questo ordine del giorno per far valutare la possibilità di revisionare a distanza di un anno dall'entrata in vigore del presente decreto e, se del caso, sostituire con un altro più adeguato, lo strumento del reclamo giurisdizionale, previa analisi delle casistiche riscontrate, alla luce di quanto i magistrati di sorveglianza avranno nel frattempo rilevato come prassi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno, Villarosa n. 9/1921-AR/31, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ci siamo colleghi ? Lavagno, Garavini, Aiello, Palma.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  451   
   Votanti  408   
   Astenuti   43   
   Maggioranza  205   
    Hanno votato   98    
    Hanno votato no   310.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario e la deputata Lupo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'ordine del giorno Corsaro n. 9/1921-AR/32, con il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Totaro. Ne ha facoltà.

  ACHILLE TOTARO. Signor Presidente, chiedo che l'ordine del giorno venga messo in votazione e, dunque, intervengo per dichiarazione di voto. Chiediamo ai colleghi di approvare questo ordine del giorno a firma dei colleghi Corsaro e Rampelli di Fratelli d'Italia, perché nel provvedimento Pag. 42in esame sono previste delle procedure di snellimento per quanto riguarda il rimpatrio di cittadini stranieri detenuti o condannati che sono nelle nostre carceri, nei nostri penitenziari. A fronte di questo, però, nei mesi scorsi, con il decreto del 15 ottobre 2013, n. 120, è stato decurtato il fondo che era previsto di 100 milioni di euro, portandolo a 10 milioni di euro – praticamente è stato azzerato – per quanto riguardava i soldi che dovevano essere utilizzati per rimpatriare questi cittadini stranieri.
  Allora, noi con questo ordine del giorno chiediamo che venga reintegrato il fondo a 100 milioni di euro, quanto meno, altrimenti, quello che è previsto in questo decreto rimarrà lettera morta e sarà una delle tante chiacchiere inconcludenti che, purtroppo, si riescono a fare in quest'Aula. Quindi, vi chiedo di appoggiare l'ordine del giorno e noi, ovviamente, voteremo a favore.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Corsaro n. 9/1921-AR/32, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Giammanco, Petraroli, Sarti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  453   
   Votanti  451   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  226   
    Hanno votato  142    
    Hanno votato no   309.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Argentin, Lotti e Capodicasa hanno segnalato che non sono riusciti a esprimere voto contrario).

  Passiamo all'ordine del giorno Simone Valente n. 9/1921-AR/33: vi è una proposta di riformulazione, nel caso fosse accolta, il parere è favorevole.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Simone Valente. Ne ha facoltà.

  SIMONE VALENTE. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e vorrei fare la mia dichiarazione di voto. Il mio ordine del giorno è riferito all'articolo 1 del presente decreto-legge. L'articolo in questione torna, ancora una volta, sul tema scottante dei braccialetti elettronici; in particolare, si prevede il ricorso allo strumento sia nell'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari che in applicazione della detenzione domiciliare. È necessario segnalare che le modalità nonché le condizioni di utilizzo di tali braccialetti hanno destato notevoli perplessità in ragione di una convenzione conclusa con Telecom circa un decennio fa che definirei non soltanto anomala, ma anzi, assolutamente illegittima poiché il Consiglio di Stato, condividendo la ragionevole pronuncia del TAR ha stabilito che la convenzione è stata eseguita con accordi diretti con Telecom e senza un'ordinaria e regolare procedura.
  Riportando la primaria definizione del termine «convenzione», essa viene comunemente definita come, cito testualmente: un accordo o patto stretto fra due o più persone, fra enti pubblici, fra Stato e Stato, mediante il quale ciascuna delle parti si obbliga a mantenere i reciproci impegni. Ma volendone traslare il significato in ambito amministrativo, rammento come quest'ultimo imponga il rispetto di specifici requisiti; infatti, affinché possa parlarsi di convenzione, le pubbliche amministrazioni, di norma, per stipulare contratti di diritto privato, locazioni, acquisti, somministrazioni o appalti, devono osservare apposite procedure di evidenza pubblica; procedure, nel caso specifico e in esame, puntualmente disattese.
  Infatti, nel 2001, quando l'allora Ministro dell'interno Enzo Bianco avviò la convenzione con Telecom, la procedura non fu né trasparente né corretta. Atteggiamento perpetuatosi nel tempo, tant’è vero che, nel 2001, durante il Governo Berlusconi, tale convenzione fu pure rinnovata Pag. 43sempre senza condurre alcuna gara o revisione. Allo stato attuale, la Telecom, non per niente soddisfatta dalla pronuncia del Consiglio di Stato e del TAR, ha fatto ricorso innanzi alla Corte di giustizia europea, ma, nel frattempo, gli italiani si ritrovano a spendere 26 milioni di euro per far fronte agli impegni presi a suo tempo. Il sistema attuale è costoso, a regime, qualora impiegassimo tutti e duemila i braccialetti disponibili, raggiungeremmo un costo annuo di circa 9 milioni di euro. Oltre allo strumento in sé, a costare è soprattutto la centrale operativa che deve ricevere i segnali da tutti i braccialetti installati in Italia e inviare gli allarmi a tutte le sale operative. È chiaro allora che si tratta di cifre esagerate. I magistrati contabili sono intervenuti, accertando che, nel 2012, i braccialetti elettronici sono stati impiegati soltanto da quindici detenuti, spendendo così oltre 600 mila euro a detenuto e lasciando le carceri sovraffollate.
  Ai Ministri dell'interno e della giustizia è stato chiesto di correre ai ripari, ma la risposta, verificata la situazione e dopo aver sostenuto di aver solo applicato la legge con il costoso contratto, è stata quella che l'autorità giudiziaria si è mostrata disponibile a sensibilizzare le strutture dipendenti per favorire un più frequente ricorso all'uso di tale apparecchio. Quello che ruota attorno al sistema dei braccialetti elettronici – che definirei braccialetti-gioiello – è un vero business, un sistema davvero costoso con cifre esagerate. E non lo dico io, ma una fonte autorevole, ossia la Corte dei conti, secondo la quale il ricorso all'uso dei braccialetti avrebbe rappresentato solo una reiterata spesa antieconomica ed inefficace, dato che viene utilizzata solo in otto uffici giudiziari.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  SIMONE VALENTE. Riteniamo che questa sia una cosa allora inaccettabile, oltre ogni ragionevole motivazione se pensiamo che 90 braccialetti su 2.000 ci costano ben tre milioni di euro l'anno, quando, in realtà, potremmo avere soluzioni che costerebbero molto meno. Oggi sul mercato troveremmo di meglio, e senza dubbio siamo di fronte ad una tecnologia datata, il cui costo è – ripeto – enorme.

  PRESIDENTE. La invito nuovamente a concludere.

  SIMONE VALENTE. Concludo, Presidente. Pertanto, con il mio ordine del giorno mi aspetto che, una volta pervenuti gli esiti del ricorso alla Corte europea di giustizia, il Governo ripristini immediatamente una situazione di legittimità nella fornitura dei braccialetti elettronici. È un impegno che si dovrebbero rispettare, in nome del principio della buona amministrazione della cosa pubblica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione dell'ordine del giorno. Si porrà, pertanto, ai voti con il parere contrario del Governo.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Simone Valente n. 9/1921-AR/33, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Sanga, Abrignani, Tidei, De Lorenzis...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  453   
   Votanti  422   
   Astenuti   31   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no   312.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Argentin e Burtone hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

Pag. 44

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Vacca n. 9/1921-AR/34, con il parere contrario del Governo.

  GIANLUCA VACCA. Signor Presidente, innanzitutto sono contento che sia lei a presiedere l'Aula, per cui posso dire «grazie, Presidente», perché, in altri casi, mi sarei trovato costretto a non dire «grazie, Presidente» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...

  PRESIDENTE. La prego, onorevole Vacca. La ringrazio, e prego per favore tutti... La Presidenza è impersonale. Prego.

  GIANLUCA VACCA. Comincio subito, Presidente.
  Tralascio tutta la parte introduttiva, i commenti sul decreto-legge che sono stati fatti brillantemente dai miei colleghi. Magari mi posso limitare a citare qualche titolo di giornale che riporta appunto la notizia sullo «svuota carceri» di questi giorni, tipo: «Lo svuota carceri sta già paralizzando i tribunali: caos uffici di sorveglianza», «Lo svuota carceri libera i detenuti, rinchiude i giudici», «Lo svuota carceri, caos su indennizzi e multe. Da bluff internazionale a rovina per i conti», «Chiamatelo decreto Cancellieri, non chiamatelo svuota-carceri», oppure «Svuota-carceri, libertà vicina per Cuffaro. Fuori anche boss e un poliziotto del G8». Questo è del 16 gennaio, e sappiamo poi cosa è successo, grazie a noi e alla nostra azione parlamentare.
  Vado subito nel merito dell'ordine nel giorno, che parla di affidamento in prova. Con questo ordine del giorno chiediamo al Governo di valutare se la verifica del comportamento del detenuto meritevole di accedere all'affidamento in prova, che il decreto-legge prevede in anni uno, sia circoscritto ad un periodo di tempo sufficiente, o se valga la pena aumentare il periodo di verifica del comportamento.
  Cioè l'articolo 3, comma 1, del decreto prevede appunto che, dopo un anno di verifica del comportamento del detenuto, si possa decidere l'affidamento in prova, che passa da tre a quattro anni. Ora con questo ordine del giorno noi chiediamo di verificare se non sia il caso di aumentare questo periodo di verifica di un anno, magari aumentarlo per un periodo maggiore. Anche perché potrebbe capitare il caso di detenuti che, sapendo che è solo un anno il periodo per l'affidamento in prova, si comportano bene appositamente nel corso di questo anno per poi uscire dalle carceri senza una reale intenzione di cambiamento.
  Per cercare di parafrasare un po’ questo tema, che è complesso per chi soprattutto non mastica le questioni giudiziarie come me, non essendo appunto nella Commissione giustizia, possiamo provare a portare delle similitudine, rispetto a ciò che accade in Parlamento, con noi politici. Immaginiamo, ad esempio, che un Questore della Camera, un tale Dambruoso, ad esempio, per un anno si comporti bene, magari senza alzare mai le mani su qualche collega o senza schiaffeggiare appunto una sua collega. È sufficiente un anno per giudicare il suo ravvedimento e per dire, magari, che il suo comportamento dell'ultimo anno è sufficiente ad avergli fatto cambiare atteggiamento ?
  Oppure, magari la stessa Presidente della Camera, che è palesemente inadeguata a svolgere il suo compito; si è rivelata...

  PRESIDENTE. Onorevole Vacca, la prego veramente di evitare.

  GIANLUCA VACCA. No, sto facendo delle similitudini tra l'ordine del giorno e...

  PRESIDENTE. Usi delle similitudini appropriate gentilmente e non metta neanche in difficoltà il Presidente.

  GIANLUCA VACCA. Se dovesse, per un anno, ad esempio, regolare la vita dell'Aula in modo corretto senza abusare, magari anche mediaticamente della sua carica, quindi andando in giro a sparlare delle opposizioni (Commenti dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico)...

Pag. 45

  PRESIDENTE. Colleghi, c’è un Presidente, nonostante non ve ne siate accorti, che è in grado di gestire l'Aula. Vada a concludere onorevole Vacca.

  GIANLUCA VACCA. Cambio similitudine forse è meglio. Parliamo di Renzi ad esempio.

  ANGELO RUGHETTI. Sull'ordine del giorno, Presidente !

  GIANLUCA VACCA. O, dicasi assenteismo di Renzi; magari se, per un anno, tornasse a fare il sindaco di Firenze, invece di rincorrere un pregiudicato per parlare di questioni che non gli dovrebbero competere, essendo lui sindaco, essendo pagato dai cittadini per fare il sindaco, sarebbe sufficiente questo suo comportamento di un anno per non essere più tacciato di assenteismo ? Oppure facciamo il caso dei parlamentari: per esempio, noi sappiamo che, qui, tra i nostri banchi, molti dei nostri colleghi, che siedono anche su queste poltrone da molti anni, di fatto vengono poco in questa Aula. Abbiamo il caso della Santanchè con l'81 per cento di assenze, la Brambilla il 75 per cento di assenza o l'avvocato Longo, che ovviamente ha altro da fare, molto lavoro da fare ma...

  PRESIDENTE. Onorevole Vacca, lei ha concluso il suo tempo e soprattutto stiamo parlando di una materia che obiettivamente non c'entra nulla con il suo ordine del giorno. Comunque ha anche terminato il tempo quindi aiuti la discussione e concluda.

  GIANLUCA VACCA. Tutto ciò per dimostrare che un ravvedimento di un anno non potrebbe essere sufficiente per dimostrare le reali intenzioni dei detenuti di voler cambiare atteggiamento.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Vacca n. 9/1921-AR/34, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Moretti, Lavagno, Palma, Tidei, Gigli, Adornato...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  454   
   Votanti  419   
   Astenuti   35   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato sì  101    
    Hanno votato no  318.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Argentin, Oliverio e Burtone hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Onorevole Scagliusi, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1921-AR/35, accettato dal Governo ?

  EMANUELE SCAGLIUSI. Signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto. Il decreto-legge in oggetto, come ha precisato il Consiglio dei ministri nel licenziarlo, nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno ormai endemico del sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività, ed ha come obiettivo quello di ridurre in modo selettivo il numero delle persone presenti in carcere.
  È opportuno ricordare, per i cittadini che ci ascoltano, che nel decreto-legge, inizialmente emanato il 23 dicembre, nell'articolo 4 c’è il famigerato «indulto mascherato», di cui già hanno beneficiato anche mafiosi, assassini e stupratori, perché veniva applicato a tutti i detenuti senza distinzione di reato.
  Invece, nella versione attuale del decreto-legge, grazie all'apporto propositivo del MoVimento 5 Stelle, alle nostre denunce e alle audizioni in Commissione, è stato deciso di modificare il testo almeno in parte. Viene istituita la figura del Garante Pag. 46nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. In altre parole, si ritiene necessaria una figura ulteriore oltre a quella già esistente dei garanti territoriali. Noi del MoVimento 5 Stelle avremmo soppresso questo articolo, non perché contrari alla figura del Garante in quanto tale ma per come viene disciplinato nel decreto-legge.
  Noi pensiamo che sia necessario escludere dalla possibilità di ricoprire questa carica oltre ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni e coloro che assumono cariche elettive o di responsabilità all'interno dei partiti, anche coloro che hanno ricoperto tali cariche all'interno dei partiti nei dieci anni precedenti, onde evitare che vengano riciclati i politici non eletti in questa figura, ma soprattutto preferiamo una nomina parlamentare piuttosto che una nomina governativa, come prevede questo decreto-legge.
  È fondamentale che sia una figura indipendente, terza. Infatti, per quanto attiene ai suoi poteri e funzioni, il decreto-legge presenta un elenco che nella realtà rende inutile la figura del Garante stesso, in primis per la mancanza dell'indipendenza dal Governo. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo anche specificato, punto per punto, i poteri che esso dovrebbe avere per garantire davvero i diritti dei detenuti: la possibilità di promuovere azioni davanti alla magistratura a tutela delle istituzioni che lo richiedano, il diritto di accesso senza previa autorizzazione alle informazioni e ai documenti che riguardano i detenuti, l'obbligo di collaborazione e coordinamento con i garanti regionali già esistenti (fino ad oggi anch'essi mere figure di facciata), l'obbligo di consegnare una relazione redatta annualmente dal Garante, che abbia tra i soggetti destinatari le Commissioni parlamentari competenti.
  È chiaro, infine, che affinché abbia ragione d'esistere e possa realmente essere una figura di tutela dei detenuti, il Garante deve disporre degli strumenti e delle risorse economiche necessarie. Il decreto-legge invece prevede che l'istituzione del Garante non comporti nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato.
  Questo ordine del giorno impegna quindi il Governo ad adottare ogni iniziativa, anche di natura normativa, affinché il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà operi in piena autonomia e indipendenza di giudizio e di valutazione.
  Ma prima di tutto, signor Presidente, mi auguro che il Governo si impegni a rendere quanto meno accettabile lo stato indecente in cui versano le carceri italiane e a migliorare lo stato disumano in cui si trovano i detenuti, anche considerando magari il nostro piano carceri alternativo. In questo modo si eviterà di sovraccaricare il lavoro del Garante nazionale fin dalle primissime ore del suo insediamento. Come evidenziato nel nostro piano carceri, il sovraffollamento non si risolve nel modo descritto dal decreto-legge, ma utilizzando tutte le risorse disponibili – come, ad esempio, i penitenziari costruiti, inaugurati e poi abbandonati – e cambiando le leggi che sono responsabili di questa barbarie, come la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi.
  Se non si procederà in questo senso, l'Italia sarà protagonista dell'ennesimo fallimento e dell'ennesima vergogna che si ripresenterà puntualmente ogni due o tre mesi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sarti. Ne ha facoltà.

  GIULIA SARTI. Signor Presidente, perché chiediamo e stiamo chiedendo che il Garante operi in piena autonomia e indipendenza di giudizio e di valutazione ?
  Lo chiediamo soprattutto perché, purtroppo, questo Garante e, più che altro, i membri del collegio che faranno parte del Garante nazionale dei diritti dei detenuti...

  PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Sarti, posso pregare i colleghi che sono Pag. 47alle sue spalle, proprio alle sue spalle, di riunirsi magari fuori, consentendo all'onorevole Sarti di parlare serenamente ?
  Prego, onorevole.

  GIULIA SARTI. Dicevo che i membri del collegio del Garante, purtroppo, saranno nominati previa delibera del Consiglio dei ministri con decreto del Presidente della Repubblica, sentite le competenti Commissioni parlamentari.
  Noi non possiamo fare in modo che il controllore graviti nell'orbita del controllato. Noi avevamo chiesto e volevamo chiedere con degli emendamenti che la nomina dei membri di questo collegio del Garante fosse fatta dal Parlamento perché il Garante deve essere una figura super partes, deve essere una figura terza e imparziale.
  In questo modo, senza che il Garante abbia dei veri poteri – perché, purtroppo, non può promuovere azioni davanti alla magistratura e, addirittura non aveva neanche il libero accesso in tutti i luoghi di detenzione – e, ricordiamolo, questo decreto non deve comportare ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato, ci siamo chiesti e ci chiediamo: fondamentalmente questo Garante nazionale dei diritti dei detenuti, che è una figura importante che viene chiesta da molti anni, disciplinata in questo modo, a cosa diavolo potrà servire ?
  Speriamo di non ritrovarci tra uno, due o tre anni a renderci conto che purtroppo abbiamo semplicemente nominato e creato una nuova poltrona politica che non serve e non servirà a tutelare davvero gli interessi e i diritti dei detenuti. Questa è la preoccupazione del MoVimento 5 Stelle, ma purtroppo – come abbiamo detto – gli emendamenti non si sono potuti discutere e, allora, non possiamo fare altro, con questo ordine del giorno, che chiedere di fare in modo che ci sia indipendenza di giudizio e di valutazione da parte di questo Garante.
  Controlleremo chi farà parte dell'ufficio del Garante perché non siamo convinti che questo Governo, con il decreto del Presidente della Repubblica, riuscirà ad assicurare davvero una figura terza ed imparziale.
  Ragioniamo di più quando si scrivono questi decreti e queste norme ! Noi saremo lì a controllare e a denunciare, ma il Governo e il Parlamento dovranno fare la stessa cosa, non nominare persone e poi fregarsene di quello che succede successivamente.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Scagliusi n. 9/1921-AR/35, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Morani...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  452   
   Votanti  449   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  225   
    Hanno votato  440    
    Hanno votato no   9.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (I deputati Argentin, Marcon e Distaso hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'ordine del giorno Sorial n. 9/1921-AR/36.
  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione del suo ordine del giorno Sorial n. 9/1921-AR/36, accettato dal Governo, purché riformulato.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e faccio un intervento proprio per spiegare anche il perché non accetto la riformulazione.
  Innanzitutto, come vede e come vedono anche tutti i colleghi, abbiamo un fazzoletto al braccio, che era il nostro bavaglio e, da bavaglio che era stato messo, per Pag. 48l'appunto, a noi parlamentari del MoVimento 5 Stelle, alle opposizioni, è diventato un fazzoletto che copre la ferita che questa democrazia ha subito il 29 gennaio, una ferita a morte che, purtroppo, continueremo a ricordare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) finché non verrà ripristinata la vera democrazia all'interno di questo Parlamento e anche per questo motivo abbiamo invitato e continuiamo a invitare tutti i cittadini a...

  PRESIDENTE. Onorevole Sorial, lei però deve, oltre che invitare i cittadini, parlare sull'ordine del giorno.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Ho fatto una premessa e parlerò anche sull'ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Bene. Quanto è lunga questa premessa... Adesso entriamo nell'ordine del giorno.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Ho cinque minuti. Per l'appunto, comunque, inviterò anche tutti i cittadini, come abbiamo già fatto, a portare questo fazzoletto.
  Per quanto riguarda l'ordine del giorno, l'articolo 7 è un articolo abbastanza particolare, perché prevede l'istituzione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Noi abbiamo proposto, anche con una serie di emendamenti, la soppressione di tale articolo, non tanto perché contrari alla figura ma, nello specifico, proprio perché, così come viene disciplinato dal decreto, questa figura ha nomina governativa e questo naturalmente va contro quella che dovrebbe essere la piena autonomia del garante e dei membri stessi del collegio del Garante che, per l'appunto, saranno nominati, quindi, con un decreto del Presidente della Repubblica e questo è un palese controsenso, è un palese conflitto di interessi.
  La nomina dovrebbe essere fatta, per l'appunto, a livello parlamentare, proprio per mantenere questa figura completamente imparziale ed autonoma nei lavori e l'ordine del giorno che abbiamo presentato sottolinea una questione fondamentale, ossia che questa nomina e questo Garante non devono avere in alcun modo nessun incarico all'interno dei partiti politici, proprio perché, altrimenti, questo Parlamento e questo Governo incorrerebbero nel solito errore che hanno fatto negli ultimi anni, cioè quello di nominare delle autorità garanti che, però, sono direttamente controllate dai partiti e quindi viene meno proprio la loro funzione di garanzia e viene meno proprio la loro funzione di indipendenza. Questo è un controsenso, è veramente una questione di logica, una questione molto semplice, che tutti noi capiamo, e non comprendiamo il perché invece i partiti non capiscano, non abbiano capito negli ultimi anni e dunque continuino a fare lo stesso identico errore.
  Proprio per questo motivo l'ordine del giorno impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa di natura normativa proprio perché i componenti del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale non possano essere, oltre alle limitazioni previste dall'articolo 7, comma 3, titolari di incarichi all'interno di movimenti di ispirazione politica. Immaginiamo se questo Garante, «messo» oggi dai partiti, sia una nomina di qualche politico «trombato», così come è successo per tante altre poltrone, quale conflitto di interessi si rechi proprio nella figura del Garante. È un controsenso e invitiamo proprio il Governo a fare una riflessione profonda, perché ci sono dei casi storici che dimostrano come questi errori ripetuti siano degli errori che non sono assolutamente, innanzitutto, funzionali alla nomina del Garante e sono naturalmente contraddittori in ordine alla funzione del Garante stesso.
  Per questo motivo, invito il Governo a fare una riflessione su questo ordine del giorno. Chiedo che venga votato e che venga votato favorevolmente e ricordo che non molleremo questo bavaglio e questo fazzoletto che abbiamo al polso per continuare a ricordare di ripristinare la vera Pag. 49democrazia all'interno di questo Palazzo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione.
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sorial n. 9/1921-AR/36, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Carnevali, Bosco, Fitzgerald Nissoli, Lo Monte. Hanno votato tutti ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  448   
   Votanti  429   
   Astenuti   19   
   Maggioranza  215   
    Hanno votato  115    
    Hanno votato no   314.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Brandolin e Argentin hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Passiamo all'ordine del giorno Rostellato n. 9/1921-AR/37. Anche qui c’è una proposta di riformulazione. Onorevole Rostellato, accetta la riformulazione ?

  GESSICA ROSTELLATO. Signor Presidente, io ritengo che questa riformulazione che è stata effettuata dal Governo vada a sminuire notevolmente questo ordine del giorno, che io ritengo molto importante. Vorrei far riflettere sia il Parlamento che il Governo su questo ordine del giorno, perché valutare l'opportunità di dare la possibilità...

  PRESIDENTE. Attenda, onorevole Rostellato, può darsi che così riusciamo a fare entrambe le cose. Il Governo chiede la parola, magari ha accolto già le sue premesse. Prego, onorevole Berretta.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, può essere accolto anche senza riformulazione.

  PRESIDENTE. La sua dichiarazione è sull'ordine del giorno accolto così come è, senza la riformulazione. Prego, onorevole Rostellato. Immagino che chieda di votarlo.

  GESSICA ROSTELLATO. Signor Presidente, ringrazio il Governo allora per aver accolto favorevolmente questo ordine del giorno, perché, come stavo anticipando, la legge n. 62 del 2011 stabilisce in modo chiaro e preciso che le mamme che sono detenute all'interno del carcere devono avere la possibilità di scontare la loro pena fuori dal carcere e di dare la possibilità ai bambini di vivere una vita il più possibile normale. Infatti, per un bambino, che è già privato della figura dei propri genitori, dover vivere all'interno del carcere non è una situazione accettabile. Quindi, dato che appunto questa cosa è stata prevista, già nel 2011, ossia che dal 2014 tutte le donne con figli fino a sei anni avrebbero dovuto soggiornare in case famiglia, i cosiddetti ICAM, credo che sia arrivato finalmente il momento di mettere in atto questa cosa.
  Quindi, chiedo appunto che il Governo faccia questo sforzo. Si tratta, tra l'altro, di pochissime mamme, perché, se non erro, a metà del 2012 si parlava di circa 57 detenute, quindi non stiamo parlando di grandissimi numeri. Io credo che possiamo trovare facilmente un modo per risolvere la problematica. Non credo sia necessario trovare delle strutture nuove, possiamo anche adeguare delle strutture già esistenti. Per cui mi auguro vivamente che questo impegno che sta prendendo il Governo venga messo effettivamente in pratica.

  PRESIDENTE. Quindi lo poniamo in votazione, immagino, onorevole Rostellato, Pag. 50avendo fatto la dichiarazione di voto, bisogna votarlo per forza.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rostellato n. 9/1921-AR/37, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dadone, Centemero, Ermini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  450   
   Votanti  438   
   Astenuti   12   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato  435    
    Hanno votato no   3    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'ordine del giorno Ruocco n. 9/1921-AR/38, su cui c’è il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruocco. Ne ha facoltà.

  CARLA RUOCCO. Signor Presidente, con questo ordine del giorno noi chiediamo...

  PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Ruocco. Colleghi, dobbiamo tutti, in tutti i banchi, abbassare un po’ il tono della voce, in particolare alla mia destra, gentilmente, abbassare un pochino il tono della voce, abbassare un pochino... Onorevole Palese, onorevole Palese, il Presidente sta cercando di richiamarvi ad abbassare almeno un pochino il tono della voce, grazie.
  Prego, onorevole Ruocco.

  CARLA RUOCCO. Grazie Presidente. Con questo ordine del giorno, noi chiediamo un impegno al Governo di adottare ogni iniziativa, anche di natura normativa, affinché le spese di funzionamento del Garante nazionale e del suo ufficio non possano superare il tetto massimo di 100 mila euro lordi e questi ultimi vengano posti a carico di un fondo stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato e iscritto in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.
  In realtà, la figura del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute è istituita...

  PRESIDENTE. No, no ! Scusi onorevole Ruocco...

  CARLA RUOCCO. Scusate, però così non riesco proprio a parlare.

  PRESIDENTE. Onorevole Ruocco, per favore. Colleghi, io posso anche sospendere la seduta se voi ritenete di continuare, basta che me lo dite ! Colleghi ! Collega Lainati ! Colleghi, sto parlando con voi: anche se non ve ne accorgete, c’è una collega che sta parlando e che ha il diritto di parlare.

  CARLA RUOCCO. Così veramente non si riesce. Grazie.

  PIETRO LAFFRANCO. Quanto ti inc... !

  PRESIDENTE. Anche di più volendo, onorevole ! Anche di più ! Prego, onorevole Ruocco.

  CARLA RUOCCO. Grazie Presidente. L'articolo 7 di questo decreto prevede proprio l'istituzione, presso il Ministero della giustizia, del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, costituito da un collegio di tre membri, di cui uno presidente. Questi tre membri poi restano in carica per cinque anni non prorogabili e sono nominati, previa delibera del Consiglio dei ministri, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentite le competenti Commissioni parlamentari. Abbiamo proposto la soppressione, inizialmente, Pag. 51di questo articolo che va bene, ma nei contenuti va cambiato radicalmente. La nomina non deve essere governativa. Infatti, noi chiediamo sempre che comunque i poteri delle Camere restino in capo alle Camere e le Camere abbiano un senso...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Ruocco, però riguarda anche i suoi colleghi ! Colleghi, abbiate pazienza ! Prego, onorevole Ruocco.

  CARLA RUOCCO. Quindi, appunto, non dovrebbe essere di nomina governativa.
  Inoltre, i membri del Garante – come dicevo, tre, di cui uno presidente – non devono essere dipendenti dalle pubbliche amministrazioni e non dovrebbero assumere cariche direttive o di responsabilità all'interno dei partiti. Questo è un altro punto importante.
  Inoltre...Però così non...

  PRESIDENTE. Onorevole Ruocco, la prego di interrompere. Silenzio ! Aspetti, onorevole Ruocco. Grazie ! Prego, onorevole Ruocco.

  CARLA RUOCCO. Per quanto attiene poi ai poteri e alle funzioni, il decreto presenta un elenco meramente di facciata, che nella realtà rende inutile la figura del Garante stesso, in primis per mancanza di indipendenza con il Governo, come appunto specificavo, e abbiamo specificato punto per punto i poteri che esso dovrebbe avere per garantire davvero i diritti dei detenuti, come, ad esempio: la possibilità di promuovere azioni davanti alla magistratura a tutela delle situazioni che lo richiedano; il libero accesso e il diritto di circolazione in tutti i luoghi di restrizione della libertà personale; il diritto di accesso, senza previa autorizzazione, all'informazione e ai documenti che riguardano i detenuti; l'obbligo di collaborazione e coordinamento... No, ma non è possibile, c’è molto brusio. Io non riesco a...se hanno bisogno di una interruzione...

  PRESIDENTE. Io, onorevole Palese, sono stupito perché non so che cosa deve fare il Presidente. Glielo chiedo proprio a lei, in quanto anche delegato d'Aula. Mi dia una mano almeno lei. (Commenti dei deputati dei gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). Non mi pare che voi stiate dando una mano. Mi pare che stiamo in una situazione complicata. Grazie.

  CARLA RUOCCO. Grazie. Quindi, dicevamo, abbiamo specificato punto per punto: diritto di accesso, senza autorizzazione, all'informazione e ai documenti che riguardano i detenuti; obbligo di collaborazione e coordinamento con i Garanti regionali, già previsti, ma anch'essi, ad oggi, mere figure di facciata.
  Abbiamo inoltre specificato il contenuto della relazione redatta annualmente dal Garante e abbiamo previsto, tra i soggetti destinatari, le Commissioni parlamentari. Anche qui, la presenza, appunto, del Parlamento.
  Vi chiedo di votare questo ordine del giorno che prevede che il Garante debba disporre di strumenti e di risorse necessarie per svolgere il suo mandato e le spese di funzionamento non devono superare il tetto massimo di 100 mila euro lordi – quindi una cifra assolutamente da contenere – posti a carico di un fondo stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato e iscritto, come dicevamo, nel capitolo di stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ruocco n. 9/1921-AR/38, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Abbiamo votato tutti, colleghi ? Daniele Farina... Kronbichler... Farina ha votato... Kronbichler ancora non riesce a votare...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 52
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  443   
   Votanti  436   
   Astenuti    7   
   Maggioranza  219   
    Hanno votato  134    
    Hanno votato no   302    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Passiamo all'ordine del giorno Pesco n. 9/1921-AR/39, con il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pesco. Ne ha facoltà.

  DANIELE PESCO. Signor Presidente, il mio ordine del giorno n. 9/1921-AR/39 è diretto ad avere delle garanzie in più per l'esercizio del Garante della popolazione detenuta. Infatti, l'articolo 7 di questo decreto prevede l'istituzione del Garante nazionale dei detenuti.
  Il MoVimento 5 Stelle, durante la discussione, ha proposto la soppressione di tale articolo, pur condividendone i principi, non perché contrari alla figura del Garante in quanto tale, ma per come viene disciplinata dal decreto.
  Innanzitutto vi è una nomina governativa e in realtà noi vogliamo che sia di nomina parlamentare, perché è fondamentale che sia una figura indipendente e terza. Per quanto concerne poi i requisiti soggettivi dei membri del Garante – che tra l'altro sono tre, di cui uno è il presidente – viene stabilito solo che non debbano essere dipendenti delle pubbliche amministrazioni e che non possano assumere cariche elettive e di responsabilità all'interno dei partiti. Sì, ma al MoVimento 5 Stelle questo non basta, in quanto ci vuole una maggiore indipendenza. Il MoVimento 5 Stelle ha chiesto che venga specificato che non debbano avere ricoperto tali cariche nemmeno nei dieci anni precedenti, quindi maggiore indipendenza dai partiti.
  Secondo il decreto, i membri del Garante dovrebbero lavorare gratis. Noi, invece, abbiamo richiesto, siccome è un lavoro molto importante che deve essere svolto bene, che il personale del Garante dei detenuti sia stipendiato. Abbiamo previsto un tetto massimo di 100 mila euro nei cinque anni del mandato.
  Per quanto attiene ai poteri e alle funzioni, il decreto presenta un elenco meramente di facciata. Nella realtà rende inutile la figura del Garante stesso, in primis per la mancanza di indipendenza dal Governo. Noi abbiamo specificato, punto per punto, i poteri che esso dovrebbe avere per garantire davvero i diritti dei detenuti, come ad esempio la possibilità di promuovere azioni davanti alla magistratura a tutela delle situazioni che lo richiedano, avere libero accesso e diritto di circolazione in tutti i luoghi di restrizione della libertà personale, avere il diritto di accesso senza previa autorizzazione alle informazioni e ai documenti che riguardano i detenuti. Abbiamo chiesto, inoltre, l'obbligo di collaborazione e di coordinamento con i Garanti regionali, già previsti ma anch'essi, ad oggi, mere figure di facciata. Infine, abbiamo specificato il contenuto della relazione redatta annualmente dal Garante e abbiamo previsto tra i soggetti destinatari le Commissioni parlamentari competenti.
  È chiaro, infine, che, affinché abbia ragione di esistere e possa realmente essere una figura di tutela per i detenuti, il Garante deve disporre degli strumenti e delle risorse economiche necessari. Il decreto prevede, invece, che l'istituzione del Garante non comporti nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato.
  Ma nello specifico, signor Presidente, con questo ordine del giorno non potevamo chiedere tutte le cose che abbiamo richiesto durante la discussione sull'articolo 7. Abbiamo solo chiesto che venga adottata ogni iniziativa, anche di natura normativa, affinché vengano attivate le procedure per il rinnovo del Garante almeno tre mesi prima della scadenza del mandato e conseguentemente anche affinché, in caso di cessazione anticipata del mandato di uno dei suoi componenti, Pag. 53l'organo competente alla designazione proceda alla sostituzione entro trenta giorni.
  Quindi, visto che viene istituita questa figura, ciò vuole essere solo una garanzia affinché tale figura possa procedere in modo tranquillo e in modo soprattutto continuativo il proprio esercizio.
  Anche perché, signor Presidente, ricordiamo che quello delle carceri è un problema veramente importante per la nostra nazione. Purtroppo, viene sempre preso sotto gamba, vengono emanati dei decreti-legge che presentano una mera soluzione quasi di facciata. In realtà, il problema dovrebbe essere affrontato in modo organico.
  Tra le carceri che ho visitato ricordo San Vittore. A San Vittore ci sono celle dove ci sono sei detenuti per ogni cella, i quali non riescono neanche a stare in piedi nello stesso momento all'interno delle celle per quanto queste sono piccole.
  È un problema straordinariamente importante per la nazione e va risolto in modo organico. Io chiedo veramente a tutti i deputati di questa Camera, una volta per tutte, di impegnarsi affinché questo problema venga risolto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pesco n. 9/1921-AR/39, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Abrignani, Labriola, Gigli, Marazziti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  439   
   Votanti  404   
   Astenuti   35   
   Maggioranza  203   
    Hanno votato  130    
    Hanno votato no  274.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Argentin e Boccadutri hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Petraroli n. 9/1921-AR/40, accettato dal Governo, purché riformulato.

  PAOLA PINNA. Signor Presidente, non accettiamo la riformulazione e chiediamo che l'ordine del giorno sia posto in votazione. Vorrei fare la dichiarazione di voto.
  Noi intendiamo con questo ordine del giorno impegnare il Governo affinché sia istituita un'attiva collaborazione fra i Garanti territoriali e il Garante nazionale, istituito al comma 1 dell'articolo 7 del testo in discussione. Ad oggi i Garanti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale già istituiti sono soltanto 12 a livello regionale, 7 a livello provinciale e 25 a livello comunale. A fronte di tali dati, l'auspicio è che la presenza di queste fondamentali figure possa essere...

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Onorevole Pinna, scusi se la interrompo, anche a lei è utile. Il Governo credo che voglia rivedere il parere. Lei può fare la dichiarazione di voto, però magari vediamo un attimo. Prego, onorevole Berretta.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedevo la parola perché, anche per come è formulato, era una minima modifica, ma in ogni caso l'ordine del giorno è accoglibile.

  PRESIDENTE. Quindi, onorevole Pinna, lei stava facendo la dichiarazione di voto perché non accettava la riformulazione e, quindi, l'ordine del giorno sarebbe andato in votazione con il parere contrario del Governo. In questo caso, invece, il parere del Governo è un parere favorevole sull'ordine del giorno nella sua formulazione originaria, quindi, può fare la sua Pag. 54dichiarazione di voto sapendo, però, che la posizione del Governo è favorevole. Lo mettiamo in votazione lo stesso, lei può concludere la dichiarazione di voto, ma è cambiato il parere del Governo.

  PAOLA PINNA. Va bene, grazie. Continuo, il mio intervento non è lungo.
  A rendere ancora più decisivo il ruolo di tali organi di garanzia sono le note e tragiche condizioni in cui versano i detenuti nel nostro Paese. È necessario affrontare in tempi stretti e con la massima determinazione e concretezza la questione carceraria, anche e soprattutto a seguito del pronunciamento della Corte europea dei diritti dell'uomo, che 1'8 gennaio 2013 ha condannato l'Italia per violazione dell'articolo 3 della CEDU: il divieto di tortura. La ragione che ha determinato tale condanna per il nostro Paese trae origine dal numero di detenuti presenti all'interno delle strutture carcerarie italiane, che è di molto superiore a quello che le stesse sono programmate ad ospitare. Peraltro, i dati diffusi sulla capienza delle carceri italiane sono falsati, in quanto si riferiscono ai potenziali posti letto e non tengono conto delle sezioni che nel frattempo sono chiuse o per ristrutturazione o addirittura, in taluni casi, per carenza di personale.
  Secondo la Corte di Strasburgo lo stato di detenzione non fa perdere al detenuto il beneficio dei diritti sanciti dalla Costituzione. Al contrario, in alcuni casi, la persona incarcerata può avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la vulnerabilità della sua situazione e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilità dello Stato. Tutto questo non sembra valere in Italia, dove la maggior parte dei detenuti vive in situazioni disumane e degradanti, sempre più emarginata dal resto della società e non solo a livello umano, ma anche a livello materiale. Basti pensare che tutte le nuove strutture carcerarie vengono pianificate e costruite ai confini della città, se non proprio fuori, in aree spesso non servite dai mezzi di trasporto pubblico.
  Una vera e propria ghettizzazione, che peggiora non solo la situazione dei detenuti, ma anche dei familiari e dei tanti volontari, sottoposti ad ulteriori disagi dovuti alle difficoltà di spostamento.
  Questi che ho brevemente esposto sono soltanto alcuni dei tristi problemi della realtà carceraria italiana, cui dobbiamo finalmente dare una soluzione per riportare il Paese nella legalità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Petraroli n. 9/1921-AR/40, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rizzetto ? Paris ? Malisani ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  408   
   Votanti  361   
   Astenuti   47   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato sì   354    
    Hanno votato no   7    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Sospendiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà alle ore 16, dopo lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Su un lutto del deputato Antimo Cesaro.

  PRESIDENTE. Comunico che il collega Antimo Cesaro è stato colpito da un grave lutto: la perdita della madre.
  La Presidenza della Camera ha fatto pervenire al collega le espressioni della più sentita partecipazione al suo dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'intera Assemblea.

Pag. 55

Sull'ordine dei lavori (ore 13,30).

  MARCO MARCOLIN. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MARCO MARCOLIN. Signor Presidente, io volevo semplicemente portare all'attenzione di quest'Aula l'ondata eccezionale – ma ormai non più eccezionale – del maltempo che c’è e che crea disagi notevoli sia nel Veneto che in tante altre parti dell'Italia.
  Innanzitutto devo esprimere la mia solidarietà e vicinanza alla vittima di Montegrotto, che è morta in questi giorni appunto proprio a causa del maltempo e ringraziare tutti quei volontari della Protezione civile che si adoperano per far sì che centinaia di famiglie non vivano ancora nell'isolamento. Penso appunto a tutte quelle situazioni, dal bellunese al veneziano, al trevisano, al padovano, a Vicenza, ai terremotati del modenese, che non sono più oggi terremotati, ma sono alluvionati.
  Chiedo al Governo almeno di togliere quella brutta cosa – il Patto di stabilità – in modo da permetterci di intervenire con urgenza su tutte quelle opere di difesa idrogeologica, proprio perché il Veneto ha già pronti i progetti e, quindi, potrebbe mettere in sicurezza sia il territorio, ma soprattutto chi vive in quel territorio.
  Noi abbiamo presentato numerosi emendamenti, riguardo proprio a queste cose, sia al «decreto del fare» che alla legge di stabilità, e vorrei che il Governo veramente intervenisse in questo senso: oltre a defiscalizzare quelle zone, anche dando la possibilità sia alle regioni che ai comuni di intervenire senza Patto di stabilità su queste opere (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  ARTURO SCOTTO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, intervengo perché penso che quest'Aula debba riflettere – e il Governo ci deve dare una mano – sui dati che emergono dal rapporto presentato stamane dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon rispetto all'impatto di tre anni di guerra in Siria, da marzo 2011 a novembre di quest'anno, sui bambini. Ban Ki-moon li ha definiti orrori indicibili. Parliamo di percosse con cavi metallici, di utilizzo di fruste e bastoni di legno e di metallo, di elettroshock, di violenza sessuale da entrambe le parti e di reclutamento dei minori sul terreno della guerra civile. Io credo che quest'Aula debba parlare di questo, debba intervenire, debba sollevare lo scandalo di una guerra che sta producendo sofferenze immani, una guerra che ha prodotto oltre 100 mila morti, che ha prodotto quasi 3 milioni di profughi. E noi che siamo, come Paese, impegnati nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, chiediamo al Governo, che sappiamo impegnato nel difficile processo di pacificazione a Ginevra sulla Siria, un impegno molto forte per il rispetto dei diritti dei bambini (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  GIULIA NARDUOLO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIULIA NARDUOLO. Signor Presidente, vorrei anch'io richiamare l'attenzione dell'Aula rispetto alle vicende e ai fatti che in queste ore si stanno verificando in Veneto, in particolare nella zona a sud di Padova. Diversi comuni sono in massima allerta per quanto riguarda gli episodi alluvionali, in particolare già un migliaio di persone sono state sfollate. Mi dispiace che i colleghi della Lega siano usciti, perché sicuramente pongono all'attenzione un problema, che è quello del Patto di stabilità, che abbiamo sottolineato più volte. Tuttavia, non posso non rimarcare come già nel 2010 nella regione Veneto, in particolare nella nostra zona – Pag. 56io vengo da uno dei comuni che è stato proprio colpito anche dall'alluvione – abbiamo sperimentato, purtroppo, questi accadimenti. E, purtroppo, tre anni e più sono passati e nulla o quasi nulla è stato fatto. Si parlava di costruire e di fare degli invasi e dei bacini di laminazione a nord, quindi a monte, e, purtroppo, nulla di questo abbiamo visto. Di questo c’è da sottolineare che la responsabilità è tutta in capo alla regione perché, ricordo, il presidente della regione Zaia era stato nominato commissario straordinario all'alluvione. Perciò, una qualche responsabilità io la metterei in capo sicuramente alla regione. Ovviamente, anch'io mi unisco alla vicinanza verso tutti i volontari e gli amministratori che stanno in queste ore monitorando la situazione. Purtroppo, il meteo ci dice che nei prossimi giorni ci sarà ancora molta pioggia.

  PRESIDENTE. La prego di concludere.

  GIULIA NARDUOLO. Speriamo che – concludo – non dobbiamo continuare, ogni volta che vengono due gocce di pioggia, ad essere spaventati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  MARCO BRUGNEROTTO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MARCO BRUGNEROTTO. Signor Presidente, in riferimento allo stato di calamità che c’è ora in Veneto nella zona di Padova, solo questo semplicissimo messaggio per la politica che c’è in regione e, comunque, anche qui, visto che a volte si fa finta proprio di non vedere. Nel 2010, con l'alluvione, il MoVimento 5 Stelle è andato proprio nei luoghi dall'alluvione a spalare fango. Nel frattempo, mentre discutete su di chi sono le responsabilità, noi non ci mettiamo a discutere su a chi toccano queste responsabilità, semplicemente ci prendiamo questo impegno – e servirà sicuramente di nuovo dopo tre anni dall'alluvione – di tornare negli stessi luoghi di nuovo a spalare fango. Siamo pronti a questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  GESSICA ROSTELLATO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Colleghi – lo dico anche a lei – ho aperto una finestra perché normalmente gli interventi di fine seduta si fanno alla fine della seduta, la sera. L'ho aperta volentieri, la tengo aperta, però vi prego anche di considerare la programmazione dei lavori.

  GESSICA ROSTELLATO. Certo, signor Presidente. Io provengo proprio da quelle zone che sono state colpite dall'alluvione e ricordo benissimo la disperazione e la distruzione che c’è stata praticamente tre anni fa. Sono state colpite molte persone che conoscevo. Era stato promesso che sarebbe stato fatto qualcosa. Sia ai comuni che alla gente era stato promesso che questo non sarebbe più accaduto. Erano state fatte effettivamente molte promesse. Tra l'altro, noi del MoVimento avevamo già segnalato non più di una settimana, una settimana e mezzo fa, che questo poteva riaccadere e chiedevamo un atto di responsabilità da parte del presidente Zaia per evitare che accadesse nuovamente. Purtroppo anche in questo caso tutte le nostre richieste, le richieste dei cittadini, sono cadute nel vuoto e purtroppo, oltre ai danni, si contano anche le vittime. Quindi per l'ennesima volta, per non essere riusciti a mettersi d'accordo, di chi sono le colpe, chi deve farlo, chi non deve farlo, devono pagare per l'ennesima volta i cittadini.

  PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

  La seduta, sospesa alle 13,40, è ripresa alle 15.

Pag. 57

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LAURA BOLDRINI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della difesa, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

(Chiarimenti in merito all'utilizzo per fini pubblicitari di immagini di repertorio relative alle «Frecce tricolore» da parte della società Fastweb – n. 3-00608)

  PRESIDENTE. Il deputato Andrea Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Tinagli n. 3-00608, concernente chiarimenti in merito all'utilizzo per fini pubblicitari di immagini di repertorio relative alle «Frecce tricolore» da parte della società Fastweb, di cui è cofirmatario (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  ANDREA ROMANO. Signor Presidente, la mia interrogazione verte intorno ad uno spot pubblicitario che è stato proiettato il 4 gennaio 2014 dalla compagnia Fastweb, che – come sappiamo – è una compagnia di telecomunicazioni nota al grande pubblico italiano, che in questo spot pubblicitario, della durata di 15, 30 secondi – perché appunto si trattava di due spot pubblicitari –, mostrava come protagonisti i piloti delle «Frecce tricolore» – non devo naturalmente ricordare al Ministro di cosa si tratta, nel caso delle «Frecce tricolore»-, insieme a circa cento uomini e donne del 313o gruppo di addestramento acrobatico. La campagna pubblicitaria a cui faccio riferimento era stata realizzata presso la base delle Frecce di Rivolto in Udine ed era stata ideata dall'agenzia Take. Per le attività in volo è stato utilizzato materiale video di repertorio reso disponibile dall'Aeronautica militare, mentre per le attività a terra le immagini sono state girate nella base aerea di Rivolto per l'appunto.
  Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, pochi giorni fa, il generale di brigata aerea Claudio Salerno ha dichiarato che la cessione dell'uso del marchio «Frecce tricolore» rappresenta un nuovo aspetto dell'autofinanziamento e che i proventi della sponsorizzazione saranno incassati dalla società Difesa servizi Spa.
  La mia domanda al Ministro, Presidente, è se non ritenga opportuno fare chiarezza il Ministro circa le modalità e le finalità di tale partnership tra un corpo pubblico e un'azienda privata, rendendo, dunque, noto il valore del corrispettivo pagato da Fastweb ai fini dell'utilizzo di immagini di repertorio relative alle «Frecce tricolore» all'interno del proprio spot e anche per rendere più trasparente l'impiego dei fondi che sono stati così reperiti da parte delle Forze armate, e se non intenda il Ministro verificare, in particolare, se siano state rispettate le procedure e i principi di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità di cui all'articolo 4, comma 2, del citato contratto di servizio nonché – e concludo – se imprese private, altre rispetto a Fastweb, abbiano manifestato il proprio interesse o presentato la propria candidatura.

  PRESIDENTE. Il Ministro della difesa, Mario Mauro, ha facoltà di rispondere.

  MARIO MAURO, Ministro della difesa. Signor Presidente, ringrazio i colleghi per l'interrogazione posta. La partnership tra aeronautica militare e un'azienda privata rientra nell'ampio contesto delle attività di valorizzazione degli asset delle Forze armate, condotte nel rispetto del regolamento interministeriale difesa, economia, sviluppo economico 25 luglio 2012, n. 162 (Governo Monti), e ispirate ai principi del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.
  Attesa la peculiarità, il settore è stato, altresì, disciplinato dalla convenzione tra l'aeronautica e Difesa servizi Spa del 2 febbraio 2012, registrata dalla Corte dei Pag. 58conti in data 20 giugno 2012, in forza della quale a tale società è stata concessa, in via esclusiva e per otto anni, l'autorizzazione alla stipula con terzi dei contratti di cui agli articoli 2573 del codice civile e 23 del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, per la concessione di licenza, la valorizzazione e la fatturazione degli introiti relativi agli stemmi e agli emblemi dell'aeronautica.
  In proposito il consiglio di amministrazione di Difesa servizi ha adottato il prudenziale, oltre che giuridicamente corretto, in quanto in linea con il citato regolamento, affidamento a un licenziatario generale da selezionare con procedura ad evidenza pubblica, con successivo impegno di questi ad individuare diversi sublicenziatari maggiormente idonei a soddisfare le esigenze di valorizzazione, attraverso procedimenti comunque trasparenti e motivati. Tale modalità è stata ritenuta idonea a garantire il migliore risultato in termini di efficienza ed efficacia, in quanto i costi concernenti le linee di valorizzazione dei brand non ricadono sulla pubblica amministrazione e su Difesa servizi, in termini di economicità, in quanto il ricorso al professionista licenziatario garantisce un sicuro avviamento nell'ambito del mercato di una conoscenza che evita i rischi legati alla volatilità del mercato stesso, e in termini di trasparenza, grazie all'applicazione, a monte, dei principi generali dell'evidenza pubblica tenuti nel corso della selezione del licenziatario e, a valle, mediante la presentazione di piani di valorizzazione e selezione di sublicenziatari motivati.
  È stata, pertanto, esperita una gara pubblicata sulle Gazzette Ufficiali dell'UE e nazionale – Gazzetta Ufficiale, Serie speciale, 199396/2012 del 26 giugno 2012 e Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, 5a Serie speciale, del 2 luglio 2012, n. 76 –, in esito alla quale la licenza d'uso del marchio ad Aeronautica militare è stata affidata all'unica società intervenuta a manifestare interesse, secondo quando riferito da Difesa servizi – la Professional Licensing Group di Milano –, con contratto per il quinquennio 2013-2017 del valore minimo garantito per complessivi euro 8 milioni e 758 mila, che prevede per l'aggiudicatario una remunerazione pari al 7,8 per cento al raggiungimento della citata soglia minima garantita ripartita per anno. A tutt'oggi, non risulta sia stato instaurato contenzioso al riguardo.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MARIO MAURO, Ministro della difesa. Successivamente, il consiglio di amministrazione di Difesa servizi ha approvato l'aggiudicazione del contratto di sublicenza a Fastweb, in esito alle attività condotte da PLG, valutate sotto il profilo della compatibilità con il prestigio e i valori del marchio in questione, dando mandato all'amministratore delegato di procedere all'approvazione di detto contratto, in forza di quanto pattuito da PLG per l'utilizzo in esclusiva da parte di Fastweb dell'emblema e della denominazione «Frecce tricolori».
  L'importo che Fastweb riconoscerà a Difesa servizi è pari a 600 mila euro più IVA annua per due anni, con possibilità di attivazione di un'opzione per un terzo anno alle stesse condizioni economiche.

  PRESIDENTE. Deve concludere.

  MARIO MAURO, Ministro della difesa. Fermo restando che le prime risorse derivanti da tale attività di valorizzazione affluiranno solo nel corso del 2014, le stesse saranno impiegate dalla Forza armata nei settori individuati con decreto interministeriale della Difesa dell'aprile 2012. Concludo dicendo che sottolineo che, proprio in relazione al condiviso principio di trasparenza, efficacia ed economicità segnalatomi, sin dall'ultimo trimestre del 2013 ho dato incarico all'organismo indipendente di valutazione di questo Dicastero di riferire su tali punti con riguardo all'attività generale di Difesa servizi, in aggiunta al normale svolgimento delle previste verifiche di legittimità formale e sostanziale del bilancio della società stessa.

Pag. 59

  PRESIDENTE. Il deputato Andrea Romano ha facoltà di replicare. Colleghi, vi prego di attenervi ai tempi, grazie.

  ANDREA ROMANO. Grazie Presidente, grazie Ministro, sarò brevissimo. Mi ritengo parzialmente soddisfatto, perché certamente è stata data una risposta in merito agli importi, dettagliati, appunto, dal Ministro, mentre mi è meno chiaro – ma, forse, è un mio limite – quali sono state le procedure relative alla concessione da parte del licenziatario del marchio e, soprattutto, se altre compagnie analoghe a Fastweb o, diciamo, operative nello stesso settore di business, abbiano avuto la possibilità di concorrere alla stessa partita.

(Elementi in ordine agli sviluppi della vicenda dei due militari italiani sottoposti a procedimento giudiziario in India – n. 3-00609)

  PRESIDENTE. Il deputato Rampelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00609, concernente elementi in ordine agli sviluppi della vicenda dei due militari italiani sottoposti a procedimento giudiziario in India (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  FABIO RAMPELLI. Signor Presidente, Ministro, colleghi, lunedì scorso abbiamo assistito all'ennesimo rinvio nella vicenda giudiziaria dei nostri due militari trattenuti in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il rinvio chiesto di nuovo dalla procura generale di Nuova Delhi è il venticinquesimo da quando, il 12 febbraio 2012, le autorità indiane hanno effettuato il loro arresto. Di conseguenza, ancora nulla è dato sapere circa i capi d'accusa che la procura intende formalizzare nei confronti dei due ufficiali. Come è noto, esiste il rischio che i due siano accusati del reato di terrorismo e, di conseguenza, addirittura, condannati a morte, un rischio che, invece, entrambi i Governi – mi riferisco sia quello di Monti che a quello di Letta – avevano ripetutamente e fermamente escluso.
  Chiediamo di sapere, quindi, come Fratelli d'Italia, quali siano, allo stato, le informazioni in possesso del Governo circa il destino dei due marò e come intenda agire il Governo al fine di scongiurare davvero e definitivamente il rischio di una loro permanenza in India o, addirittura, di una condanna alla pena capitale.

  PRESIDENTE. Il Ministro della difesa, Mario Mauro, ha facoltà di rispondere.

  MARIO MAURO, Ministro della difesa. Signor Presidente, ringraziando per l'interrogazione il collega Rampelli, vorrei evidenziare, in primo luogo, come il Governo Letta, sin dal suo insediamento, si sia adoperato per trovare una soluzione che consenta di riportare a casa con onore i nostri fucilieri di Marina, Latorre e Girone.
  Come è noto, il responsabile degli aspetti procedurali della vicenda è il Presidente del Consiglio, che si avvaleva di un inviato speciale, nella persona del dottor Staffan De Mistura, proprio ieri confermato dal Governo in qualità di commissario straordinario per la trattazione della questione dei due fucilieri.
  Il Ministero degli affari esteri è naturalmente competente per le questioni relative ai rapporti con il Governo indiano, mentre il compito precipuo del Ministero della difesa è quello di fornire supporto a Massimiliano e Salvatore e alle loro famiglie, nonché di fornire gli esperti settoriali che integrano il collegio difensivo sugli aspetti quali le indagini balistiche, l'applicazione delle regole di ingaggio e, più in generale, della legge sulla pirateria. Tale doverosa precisazione, che chiarisce gli aspetti relativi alle peculiari competenze delle amministrazioni interessate, non mi esime, com’è ovvio, dal fornire riscontro alle legittime richieste di informazione formulate con l'atto, anche perché questa questione è da me e da tutte le Forze armate particolarmente sentita e avvertita.
  In merito ai quesiti posti con l'atto in discussione riassumo brevemente quanto avvenuto in questi ultimi giorni. Dopo l'ennesimo rinvio da parte indiana, lo Pag. 60scorso 8 gennaio, dell'udienza presso la Session Court con cui questa istanza giudiziaria intendeva prendere in carico il procedimento nei confronti dei fucilieri di marina, è stata presentata una petition presso la Corte suprema di New Delhi per lamentare il forte e ingiustificato ritardo accumulato dal Governo e dalla magistratura dell'India per la conclusione dell'indagine e l'avvio del processo, nonostante i richiami della Corte suprema stessa alla speditezza del procedimento, per contestare il ventilato ricorso alla normativa indiana antiterrorismo, la cosiddetta Sua, da parte degli inquirenti indiani come base per la formulazione del capo di imputazione normativa, che assimilerebbe, ove adottata, l'incidente dell'Enrica Lexie a un atto di terrorismo, per chiedere che nelle more della formalizzazione dei capi di imputazione del concreto avvio del processo i due fucilieri facciano rientro in patria.
  Nel corso dell'udienza dello scorso 3 febbraio, durata appena dieci minuti e alla quale ha partecipato Staffan de Mistura, la Corte suprema ha respinto la richiesta dell’attorney general di un ulteriore rinvio di tre settimane, ingiungendo lo stesso procuratore generale il termine tassativo di una settimana per presentare le controdeduzioni alle petizioni italiana. Tale sentenza – cito testualmente de Mistura – ha posto un ultimatum alla pubblica accusa dicendo al procuratore generale «Basta con questi ritardi e con questa confusione, diteci se volete applicare la Sua o meno». Sempre secondo quanto affermato dal nostro inviato speciale, a quel punto il procuratore generale dovrà formulare la sua accusa e dire chiaramente se vuole applicare quella legge; se invece rinuncerà a voler applicare la legge antiterrorismo noi abbiamo contromosse, perché ovviamente questo a noi non basta: miriamo al ritorno a casa dei nostri fucilieri a testa alta, ma in ogni caso sarebbe comunque un passo nella direzione giusta.
  La pronuncia della Corte suprema sulla nostra petizione il 10 febbraio avrà quindi particolare rilevanza sugli scenari futuri e ci riserviamo pertanto di valutarla con estrema attenzione. Tali iniziative confermano l'unitarietà di intenti tra Governo e forze politiche in Parlamento per giungere alla soluzione della vicenda, e non solo, tra forze politiche del Parlamento italiano e Governo italiano. Vorrei citare a questo proposito la dichiarazione resa ieri dall'Alto rappresentante Ashton, che sulla vicenda dei marò ha detto che ci sono serie preoccupazioni, perché la questione rischia di avere un impatto negativo sugli sforzi profusi dalla UE a livello mondiale nella lotta contro la pirateria. Proprio in questo senso sottolineo che tra partecipazione italiana alle future missioni antipirateria della NATO e della UE e la soluzione di questo caso c’è un legame intrinseco fin quando non ci sarà soluzione positiva, cioè il ritorno a casa, con onore, dei nostri militari.

  PRESIDENTE. Il deputato Rampelli ha facoltà di replicare.

  FABIO RAMPELLI. Signor Presidente, caro Ministro Mauro, non sono soddisfatto della sua risposta, ma sono molto più indignato per le modalità con le quali il Presidente Letta e il Ministro degli affari esteri del suo Governo hanno fin qui trattato questa vicenda spinosa.
  Fratelli d'Italia aveva chiesto di sapere fin dall'inizio chi avesse dato l'ordine alla nave italiana di entrare nel porto indiano, nonostante i fatti fossero accaduti in acque internazionali e il diritto dica forte e chiaro che la giurisdizione di quanto avvenne dovesse essere italiana. Fratelli d'Italia ha chiesto di sapere chi avesse dato ordine a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone di scendere dalla nave e consegnarsi incredibilmente alle Forze armate indiane, e al riguardo abbiamo presentato una proposta di legge per aprire una Commissione di inchiesta. Domande senza risposta, cui si aggiunge l'incredibile episodio del Natale di due anni fa, quando l'India lasciò tornare in Italia i due marò ben sapendo che l'Italia non li avrebbe mai rispediti indietro, perché un Paese normale con un Governo normale mai avrebbe rispedito al mittente due propri Pag. 61servitori dello Stato, men che meno in un Paese dove vige la pena capitale.
  In generale, Bonino e Letta hanno tenuto un atteggiamento pavido, insicuro, del tutto privo di quell'orgoglio nazionale che è ingrediente fondamentale per prendere a cuore vicende che riguardano propri connazionali in genere, a maggior ragione se si tratta di uomini in divisa.
  Fratelli d'Italia fin da subito, sapendo che il traffico commerciale tra Europa e India ammonta a 80 miliardi di euro e l'India non se ne può privare, e sapendo che l'India ha una controversa richiesta per diventare membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, chiese di sollecitare la comunità internazionale a prendere parte alla vertenza, molto tempo prima di quanto voi non abbiate fatto.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  FABIO RAMPELLI. Visto peraltro che partecipiamo a fior fior di missioni internazionali e abbiamo sacrificato vite umane per garantire pace e democrazia nelle aree di crisi. Fratelli d'Italia non sa se Latorre e Girone siano colpevoli o innocenti: sa che devono essere giudicati in Italia da tribunali italiani, e si batterà fino alla fine per garantire questo risultato; mentre voi avete perso tempo, esposto la nazione al pubblico ludibrio, offeso l'onore delle nostre Forze armate.
  Liberate i nostri marò (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) !

(Iniziative relative alla situazione logistica e produttiva del call center Almaviva contact di Palermo – n. 3-00610)

  PRESIDENTE. Il deputato Palazzotto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00610, concernente iniziative relative alla situazione logistica e produttiva del call center Almaviva contact di Palermo (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  ERASMO PALAZZOTTO. Signora Presidente, a Palermo il più grande call center d'Italia, gestito da Almaviva contact, azienda leader in Italia in questo settore, rischia di chiudere per la crisi che investe questo settore. Lei capirà, Ministro, la rilevanza che questo può avere per una terra come la mia dal punto di vista occupazionale, economico e sociale: un'impresa di queste dimensioni rischia di aprire un baratro, vista la desertificazione dei processi industriali nella mia terra.
  La crisi non riguarda solo la generale crisi economica che attraversa il Paese e l'Europa in questa fase, ma riguarda anche l'avvio dei processi di delocalizzazione che hanno portato diversi clienti del call center a delocalizzare in Paesi dove il costo del lavoro è ridotto a livelli assai bassi, e i livelli dei diritti fanno abbassare i livelli complessivi di quel costo. Ad oggi noi registriamo una grave assenza delle istituzioni locali, e in particolare del Governo regionale, che avrebbe potuto attenuare questa fase di crisi offrendo all'azienda una sede tra i beni confiscati alla mafia.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  ERASMO PALAZZOTTO. Dall'altra parte, pensiamo che non si possono scaricare i costi di questa crisi interamente sui 4.500 lavoratori e sulle loro famiglie, utilizzando una competizione al ribasso. Per questo le chiediamo, signor Ministro, di sapere se questo Governo intende affrontare questa situazione convocando un tavolo presso il Ministero, e se intende intervenire dal punto di vista legislativo per arginare questi processi di delocalizzazione, che stanno mettendo in crisi le aziende del nostro Paese.

  PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  FLAVIO ZANONATO, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, onorevole, come lei ha ricordato, Almaviva contact in molteplici incontri ha illustrato alle parti sociali e istituzionali interessate le criticità del mercato di riferimento, caratterizzato da forti riduzioni dei ricavi Pag. 62e della redditività. Tali problematiche sono anche riconducibili, a parere dell'azienda, alle azioni di contrazione dei costi operate dalla maggior parte dei principali committenti.
  La situazione sopradescritta ha influito pesantemente sugli andamenti aziendali, sia in termini economici che occupazionali. Per far fronte alle ricadute occupazionali, l'azienda ha deciso l'attivazione di un unico ammortizzatore sociale all'interno di un piano complessivo di riorganizzazione. In data 31 maggio 2013, pertanto, come riferito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato sottoscritto un verbale di accordo tra la società Almaviva contact e le rappresentanze sindacali, per l'attivazione di un contratto di solidarietà per le strutture aziendali, inclusa la sede di Palermo.
  Con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 27 novembre 2013, è stata autorizzata per il periodo dal 1o giugno 2013 al 31 maggio 2014 la corresponsione del trattamento di integrazione salariale in favore dei lavoratori dipendenti della società per l'unità di Palermo ed altre unità produttive: Misterbianco, Roma e Napoli. Per quanto concerne la problematica logistica relativa alla sede del sito di Palermo, illustrata dall'onorevole interrogante, evidenzio che il caso fino ad oggi è stato seguito in sede locale. Confermo la mia attenzione per seguire nel modo migliore la vicenda della sede Almaviva di Palermo, perché è un importante sito produttivo per la regione siciliana. Confermo anche la massima disponibilità ad attivare a breve un tavolo di confronto, al fine di cercare le soluzioni adeguate per mantenere la presenza di Almaviva contact nel capoluogo siciliano.

  PRESIDENTE. Il deputato Erasmo Palazzotto ha facoltà di replicare.

  ERASMO PALAZZOTTO. Signor Ministro, noi non possiamo definirci soddisfatti perché qui accogliamo una generale disponibilità mentre la gravità della situazione richiederebbe l'urgenza della convocazione di quel tavolo presso il suo ministero. Lo dico anche perché il rischio è che l'inizio della crisi sul sito di Palermo sia una crisi che porta con sé tutto l'intero settore e ricordiamo che Almaviva oltre a Palermo assume circa 14 mila dipendenti in Italia.
  Da questo punto di vista quello che ci sfugge oggi è quali sono le soluzioni che questo Governo vuole mettere in campo rispetto ad un problema strutturale della nostra economia che riguarda i processi di delocalizzazione di cui dicevo prima.
  Ad oggi i lavoratori dello stabilimento di Palermo hanno già pagato, con gli accordi sindacali che lei ricordava, un costo altissimo rispetto a quella che è la fase di contrazione della nostra economia. Io penso che a loro non si possono chiedere ulteriori sacrifici e che forse è il caso che il Governo e le istituzioni preposte facciano la loro parte per evitare che anche questa tragedia si abbatta sulla città di Palermo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

(Iniziative per la continuità produttiva e occupazionale degli stabilimenti italiani della Fiat Chrysler automobiles – n. 3-00611 )

  PRESIDENTE. La deputata Mara Mucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Mucci n. 3-00611 concernente iniziative per la continuità produttiva e occupazionale degli stabilimenti italiani della Fiat Chrysler automobiles (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmataria.

  MARA MUCCI. Signor Presidente, Ministro, la nuova Fiat Chrysler automobiles avrà la sede legale ad Amsterdam e quella fiscale a Londra, e questo è noto. Contemplare passivamente mentre questa azienda porta in Olanda e Gran Bretagna le sue sedi, 114 anni dopo la fondazione di Fiat, che ha ricevuto ingenti sussidi statali, si parla di circa 7,6 miliardi di euro tra il 1977 e il 2009, evidenzia in modo tragico l'assenza da parte del Governo di una politica industriale chiara e organica che arresti il continuo impoverimento del nostro Paese.Pag. 63
  Se è vero che ogni impresa è libera di investire dove più gli conviene, tale scelta contraddice la missione produttiva e strategica di investimenti industriali che la Fiat aveva promesso a questo Paese. Gli stabilimenti Fiat in Italia sono sei, per un totale di 24.400 dipendenti, e gli impianti italiani saranno completamente integrati con quelli degli altri Paesi in cui opera la neonata multinazionale, per cui la performance verrà valutata comparativamente, il che rende necessario scongiurare che la politica della Fiat sia diretta a danno dei lavoratori italiani.

  PRESIDENTE. Deve concludere.

  MARA MUCCI. Sarebbe opportuno che il Governo convocasse tutte le parti al tavolo e chiedesse garanzie sul futuro degli stabilimenti italiani e quindi quali iniziative intenda intraprendere al fine di tutelare la continuità produttiva e occupazionale.

  PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha facoltà di rispondere. Vi prego di attenervi ai tempi.

  FLAVIO ZANONATO, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, grazie onorevole Mucci e ringrazio anche gli altri che mi hanno fatto questa interrogazione. La Fiat indubbiamente rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo del sistema industriale italiano. L'azienda ha affrontato una sfida globale con l'acquisizione del controllo del 100 per cento di Chrysler, anche grazie alle capacità di tecnologia e di ingegneria del nostro Paese. Il Ministero dello sviluppo economico ha una forte attenzione per il settore dell'auto e per la FIAT in particolare; ricordo che, a ottobre scorso, ho insediato la Consulta permanente dell'Automotive. Obiettivo di questo organismo è individuare possibili linee di intervento per la ripresa del comparto e dell'intera filiera che è duramente colpita dalla crisi. Nel suo ambito il ministero intrattiene rapporti regolari con la Fiat.
  Nello specifico di Fiat Chrysler ho sollecitato l'amministratore delegato a chiarire al più presto le prospettive che si aprono per gli impianti del gruppo, soprattutto per quelli sottoutilizzati.
  Non è però tutto fermo poiché la produzione a Grugliasco e quella prevista a Mirafiori dei nuovi modelli Maserati, la ristrutturazione delle linee di Melfi per produrre oltre alla Cinquecento, i nuovi Suv Jeep, e l'annuncio che nei prossimi mesi potrà iniziare a Cassino la produzione dei primi nuovi modelli Alfa Romeo rappresentano un'importante indicazione sulla strategia Fiat per il nostro Paese: produzione di modelli per la gamma alta destinati all'esportazione, soprattutto verso i mercati extraeuropei, anche alla luce delle ottime prestazioni di mercato di questi segmenti nell'ultimo quadrimestre 2013.
  Si tratta di scelte molto importanti e certamente condivisibili che lasciano tuttavia ancora senza risposta il problema dell'occupazione nel breve-medio periodo. È evidente che lo sviluppo di simili indirizzi strategici richiede un sistema coerente di supporti sistemici, facilitazioni alle esportazioni, forte sostegno alla ricerca e all'innovazione, facilitazioni all'apertura di nuovi mercati particolarmente interessati al segmento alto di gamma.
  Su questo fronte si dovrà sviluppare il confronto con la FIAT, la quale, non va dimenticato, ha profonde radici nella storia industriale italiana. Le prossime settimane prevedo di fare incontri bilaterali con tutti gli stakeholders per favorire soluzioni condivise e socialmente sostenibili al fine anche di raggiungere intese che potranno favorire le aziende che producono, con ricadute positive sull'insieme della nostra situazione sociale, con l'obiettivo che, indipendentemente da dove si situi la sede, rimanga in Italia la sede produttiva di primaria importanza e il centro dello sviluppo di nuovi prodotti e di nuove competenze.

  PRESIDENTE. La deputata Mucci ha facoltà di replicare, per due minuti.

Pag. 64

  MARA MUCCI. Signor Presidente, Ministro, allora sarà gioco che lei continui a informarci rispetto a quelle che saranno le prospettive che si apriranno da qui in avanti. Rimaniamo ancora comunque molto preoccupati perché non riesce a darci delle risposte concrete in merito all'occupazione e ai profili di occupazione che vedranno anche qui coinvolta Fiat. Ricordiamo che in questo momento Fiat sposta sede legale e fiscale ed è chiaramente un'operazione volta ad abbassare il livello di tassazione per quest'azienda; infatti in Italia Fiat lascerà i costi, in effetti continuerà ad utilizzare anche i meccanismi di cassa integrazione in deroga, come abbiamo visto e come continuiamo a vedere anche nello stabilimento di Termini Imerese, dove per altri sei mesi è stata prorogata la cassa integrazione in deroga.
  La nostra preoccupazione è che il cervello Fiat rimanga comunque a Torino, come anche gli uffici direzionali e soprattutto il centro di ricerca e sviluppo. È importante che la ricerca si continui a fare per migliorare la competitività dell'azienda e l'offerta dell'azienda e dei suoi prodotti e ci chiediamo come mai questa azienda di rilevanza strategica e di importanza nazionale riduca, anzi proprio non investa, in tecnologie ecosostenibili, come i motori ibridi ed elettrici. Ci chiediamo perché e perché si riduca sempre a una questione economica o di opportunità piuttosto che a una questione che riguardi altri risvolti, come quello ambientale. Ricordiamoci che i cittadini sono più attenti anche a questo aspetto come acquirenti, per cui noi come MoVimento 5 Stelle abbiamo anche fatto una proposta di Commissione d'inchiesta su Fiat, perché veramente sono arrivate ingenti sovvenzioni da parte dello Stato e finanziamenti diretti e indiretti, ed è ingiusto che quest'azienda, a fronte di investimenti che ha fatto anche lo Stato italiano e che quindi hanno fatto i cittadini italiani, sposti in «due e due quattro» la sede legale e fiscale all'estero.
  Per cui noi ribadiamo che vorremmo continuare ad essere fortemente informati rispetto alle scelte che si porteranno di qui in avanti, anche aprendo tavoli tecnici o anche prendendo altre misure, e che ci interessa in particolar modo il risvolto occupazionale. Che si continui a produrre in Italia !

(Iniziative per l'attuazione delle zone franche urbane – n. 3-00612)

  PRESIDENTE. Il deputato Formisano ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00612, concernente iniziative per l'attuazione delle zone franche urbane (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  ANIELLO FORMISANO. Signor Presidente, Ministro, io non le parlerò di cose da farsi ma di cose già fatte che non si realizzano. Le zone franche urbane, per chi non lo sapesse, consentono una defiscalizzazione in determinati pezzi del territorio nazionale a favore di aziende che, se vanno a insediarsi lì, sono esonerate dal pagamento dell'IRPEF, dell'IRAP, dell'IMU e del versamento dei contributi di retribuzione sul lavoro.
  Bene, dal 2009 il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha finanziato già nove delle trentatré zone franche urbane – e Dio solo sa quanto sarebbe utile ed indispensabile che in queste zone si cominciasse ad operare secondo tale previsione – e c’è in animo di finanziare la restante parte di zone franche urbane fino al completamento delle trentatré previste.
  Ministro, ad oggi non è successo niente, e qui siamo di fronte, abituati ad ascoltare che non ci sono soldi per fare, a situazioni in cui la programmazione economica ha già previsto i relativi finanziamenti, quindi i soldi ci sono.
  Gradiremmo sapere da lei, ma è del tutto evidente – chiedo a lei che è espressione di questo Governo, ma andrebbe chiesto pure ai suoi predecessori – perché dal 2009, cioè da quando sono state finanziate le prime nove zone franche urbane, niente è avvenuto.
  Mi auguro che lei sia convincente perché lei fa parte di un Governo che io Pag. 65sostengo e quindi voglio essere messo nelle condizioni di poter continuare a sostenerlo, atteso che siamo di fronte a un investimento già previsto dallo Stato italiano.

  PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

  FLAVIO ZANONATO, Ministro dello sviluppo economico. Signora Presidente, ringrazio l'onorevole Formisano per questa interrogazione.
  In merito ai suoi rilievi, onorevole, sui ritardi nell'attuazione del decreto 10 aprile 2013, che è stato pubblicato l'11 luglio 2013, relativo alle agevolazioni a favore delle piccole imprese localizzate nelle zone franche urbane, intanto preciso questi dati. I bandi attuativi previsti dal predetto decreto sono già stati attivati e sono: con decreto del 13 dicembre 2013, che è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2013, per la zona franca urbana dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias; con decreto 2003 del 13 gennaio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 21 del 27 gennaio 2014, per le zone franche urbane della regione Calabria; con decreto 13 gennaio 2014, che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 del 28 gennaio 2014, per le zone franche urbane della regione Campania; con il decreto del 23 gennaio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2014, per le zone franche urbane della regione siciliana.
  Segnalo che unicamente per le zone franche urbane della regione Puglia non è stato ancora emanato il bando, in quanto la stessa aveva rappresentato la volontà di finanziare gli interventi delle zone franche urbane ricadenti nel territorio regionale con propri strumenti.
  Stante la successiva richiesta della regione di utilizzare per l'attuazione degli interventi lo strumento agevolativo nazionale, il Ministero ha proceduto alla modifica del decreto che disciplina la misura, al fine di consentire l'applicazione anche alle zone franche urbane pugliesi della norma.
  Il provvedimento che abbiamo firmato, come Ministero dell'economia e delle finanze, il 21 gennaio scorso, è in corso di registrazione presso la Corte dei conti. Pur ritenendo che i dati riferiti consentono di affermare che i bandi attuativi predisposti per le zone franche urbane, regioni convergenza e Carbonia-Iglesias sono stati adottati in tempi rapidi, considero anche il coinvolgimento di più soggetti istituzionali e ritengo sia necessario segnalare, anche per l'emanazione dei bandi, che è stato necessario anche porre in essere tutte le attività prescritte per l'effettiva disponibilità delle risorse, in particolare l'attivazione dei bandi attuativi predisposti per le zone franche urbane e regioni convergenza Carbonia-Iglesias, subordinata al versamento delle risorse finanziarie rese disponibili sulla contabilità speciale n. 1778, intestata Agenzia delle entrate - Fondi di bilancio, così come indicato all'articolo 8, comma 7, del decreto interministeriale del 10 aprile 2013.
  Nello specifico, per l'attuazione dell'intervento nel territorio dei comuni della zona franca urbana della provincia Carbonia-Iglesias, evidenzio che, dopo il versamento fatto dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico, con il decreto 28 novembre 2013, si è provveduto a trasferire le risorse sulla contabilità speciale dell'Agenzia delle entrate.
  Segnalo infine – poi lascerò la risposta completa – che le regioni più volte sollecitate ad indicare le finalità delle eventuali riserve di scopo previste dalla norma, hanno fornito con ritardo le specifiche richieste. In particolare, la regione Sicilia ha inviato solo il 21 gennaio 2014 una nota con le indicazioni in merito alle riserve di scopo.

  PRESIDENTE. Il deputato Formisano ha facoltà di replicare per due minuti.

  ANIELLO FORMISANO. Signora Presidente, benissimo, oserei dire: «E pur si muove». Sono parzialmente soddisfatto della risposta che lei ha fornito oggi all'Aula e ai cittadini che ci ascoltano perché probabilmente siamo riusciti ad invertire la tendenza.Pag. 66
  Probabilmente, siamo riusciti, se ho capito bene, ad iniziare la realizzazione di una previsione che, Dio solo sa, quanto sia importante per le zone del Mezzogiorno che sono interessate.
   La ringrazio per i dati che, nel dettaglio, mi fornirà; la ringrazio per essere stato così preciso e puntuale. Non la ringrazio per aver addebitato alle regioni i ritardi perché, a mia memoria, se una regione ritarda, c’è qualcuno che può «sculacciare» la regione e farla adempiere rapidamente, visto che si parla dei cittadini di quella regione.
  Pensare che un'impresa o un imprenditore del Nord possa andare al Sud, non pagare tasse per tre anni e non pagare contributi significa aiutare concretamente e con soldi che già sono stati appostati quelle regioni dove la fame di lavoro è qualche cosa che prevarica qualunque altro tipo di necessità a carattere politico.
  Quindi, io vorrei che a lei, che ha invertito la tendenza e gliene do atto, non sfuggisse quanto questo possa essere un elemento e un volano, anche per il Governo in carica, per dimostrare che poi alle parole seguono i fatti. Noi di Centro Democratico, noi deputati di Centro Democratico, Ministro, le chiederemo conto e verifica successivamente sulle date che lei ha indicato e sulle cifre che ha qui consegnato – ripeto – all'Aula ma, soprattutto, ai cittadini che ci ascoltano.
  Entri nell'ordine di idee, lei e il Governo Letta, che questi sono i modi concreti con cui si riconquista la fiducia dei cittadini.

(Intendimenti in merito all'inclusione del comune di Teulada nell'ambito della zona franca urbana di Carbonia Iglesias – n. 3-00613)

  PRESIDENTE. Il deputato Cicu ha facoltà di illustrare per un minuto la sua interrogazione n. 3-00613, concernente intendimenti in merito all'inclusione del comune di Teulada nell'ambito della zona franca urbana di Carbonia Iglesias (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  SALVATORE CICU. Signor Presidente, signor Ministro, l'esclusione del comune di Teulada e delle sue imprese, che insistono sullo stesso territorio e ne condividono la drammatica crisi, credo che abbia dei risvolti pratici che non possono essere consentiti. Il comune di Teulada non può essere escluso da limiti geografici da questa fiscalità di vantaggio, anche perché – voglio ricordare – sopporta un onere che è quello di una servitù militare che è molto forte, molto pesante ma anche molto sentita dalla popolazione. Nello stesso tempo, quindi, le imprese e il sistema del comune di Teulada si troverebbero in netto svantaggio in confronto ai comuni limitrofi e con un'area di crisi depressa senza possibilità di, come dire, essere sostenuta e di non essere dimenticata.
  Credo che sia importante, quindi, attuare le stesse misure. Credo che il Ministero debba includere immediatamente il comune di Teulada in questo sistema e credo, in maniera forte, che lo Stato non si possa dimenticare di quello che i teuladini allo stesso comune sopportano da tanti anni.

  PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha facoltà di rispondere.

  FLAVIO ZANONATO, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, la ringrazio onorevole. Sulla possibilità di estendere al comune di Teulada, in provincia di Cagliari, le agevolazioni fiscali e contributive in favore delle micro e piccole imprese che sono ubicate nel territorio dei comuni della provincia di Carbonia Iglesias, le dico questo: che, fermo restando quanto ho già specificato nella risposta alla precedente domanda che mi è stata fatta dall'onorevole Formisano, rammento brevemente che le facilitazioni previste per la zona franco urbana dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias sono state attuate con il decreto del Ministero dello sviluppo economico emanato in data 13 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2013.Pag. 67
  Per quanto concerne, nello specifico, la richiesta formulata in ordine alla possibilità di valutare l'estensione delle suddette agevolazioni anche al comune di Teulada, va precisato che nell'attuale quadro legislativo non è possibile procedere dal punto di vista amministrativo nel senso auspicato da lei, onorevole. Infatti, l'articolo 37, comma 4-bis, del decreto-legge n. 179 del 2012, prevede l'estensione in via sperimentale delle agevolazioni disposte per le zone franche urbane in favore dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias, tra i quali non rientra il comune di Teulada, più storicamente ricompreso nell'area Sulcis Iglesiente.
  Tuttavia, dal momento che sono perfettamente consapevole che il comune in questione, benché ricompreso dal punto di vista amministrativo nella provincia di Cagliari, rientra nell'area del Sulcis Iglesiente e condivide con gli altri comuni compresi in tale sub-area le stesse vocazioni produttive, un intenso interscambio di imprese nonché le medesime difficoltà sociali ed economiche, mi farò promotore al fine di valutare una modifica normativa volta ad ampliare l'ambito territoriale della zona franco urbana che si allarghi anche al comune di Teulada.

  PRESIDENTE. Il deputato Cicu ha facoltà di replicare.

  SALVATORE CICU. Signor Presidente, signor Ministro, io ho ascoltato con estremo interesse la sua precisazione. È chiaro che conoscevo il decreto e conosco i termini del decreto, è evidente però che qui si chiede una correzione immediata rispetto allo stesso decreto. Sappiamo che esiste una norma, ma capiamo anche che esiste una comunità che non può più aspettare. Io credo che ci sia la necessità che questo suo intendimento venga posto in essere immediatamente, perché, come lei ha sottolineato, vi è lo stato di crisi, l'area geografica è la stessa, ma in più, così come ho ricordato in precedenza, il comune di Teulada vive una servitù militare che già ne comprime le potenzialità e la prospettiva di sviluppo.
  Quindi, mi dichiaro parzialmente soddisfatto. Aspetto che ci sia immediatamente questa inclusione e spero che si capisca che la Sardegna intera oggi vive una situazione drammatica senza eguali.
  Lo stesso Presidente della regione, Ugo Cappellacci, ha sollecitato più volte questa rivisitazione e questa inclusione e il governo regionale attende, così come io attendo, la valutazione che lei ha dato e cioè l'impegno che lei oggi ha assunto in quest'Aula.

(Iniziative per restituire competitività al sistema produttivo italiano con particolare riferimento alla vicenda Electrolux – n. 3-00614)

  PRESIDENTE. Il deputato Emanuele Prataviera ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00614, concernente iniziative per restituire competitività al sistema produttivo italiano, con particolare riferimento alla vicenda Electrolux (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

  EMANUELE PRATAVIERA. Signor Presidente, signor Ministro, la vicenda Electrolux è l'espressione per noi più drammatica del fallimento dell'azione politica attuata da questo Governo, ma in particolare dal Ministero che lei ricopre. È il fallimento dell'operato di un Ministro e di un Governo, che oggi ha dichiarato per fini strumentali la presidente della regione Friuli, la Serracchiani, che è evidente da tempo ai nostri occhi e si dimostra nei numeri delle aziende che fino ad oggi hanno fallito, in maniera particolare dal 2013 ad oggi, e di quelle che stanno soffrendo in maniera drammatica.
  Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto per circa il 95 per cento di piccole e medie imprese soffocate da un credit crunch che stanno pagando per conto delle banche, a cui il nostro Governo non ha saputo dare risposte soddisfacenti. Quindi, in questo quadro, io chiedo al Ministro di guardare avanti e chiediamo quali iniziative immediate intenda adottare Pag. 68per restituire un minimo di competitività internazionale alle aziende del nostro Paese, che non sono il nostro Paese, ma sono appunto le aziende del nostro Paese.

  PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

  FLAVIO ZANONATO, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Prataviera per questa interrogazione. Il piano illustrato da Electrolux al Governo lo scorso 29 gennaio non è risultato accettabile in quanto non guarda al futuro. Affermare, come sostiene l'azienda, che non si intende abbandonare il nostro Paese è un'affermazione che, per risultare credibile, deve essere sostenuta da argomenti solidi che le diano significato di lungo periodo. Il Governo ha detto in modo chiarissimo che il confronto deve partire dal piano industriale e dalle strategie che la multinazionale svedese prevede per il nostro Paese.
  Occorre sapere in quale modo Electrolux intende restare in Italia e con quali modalità e se intenda sfruttare le sue competenze e il know-how accumulato in decenni di eccellenza italiana nel comparto degli elettrodomestici.
  La questione dei costi di produzione elevati, del costo del lavoro, dell'energia, della non efficienza della burocrazia, certamente esiste. Ma a queste problematiche si è inteso rispondere con interventi per ridurre il cuneo fiscale anche nei prossimi anni, per diminuire il costo dell'energia a favore di chi è un grande consumatore e per semplificare le procedure burocratiche.
  Quanto resta da fare sarà fatto non solo per Electrolux, ma per tutte le aziende del settore degli elettrodomestici, Indesit, Merloni, Candy, Whirpool, che negli ultimi mesi hanno affrontato difficoltà simili e hanno raggiunto quasi sempre importanti accordi nelle sedi ministeriali o nelle istituzioni regionali competenti.
  A questo scopo, ieri, si è tenuto il tavolo dell'elettrodomestico presso il mio Ministero per discutere con i rappresentanti delle associazioni datoriali e dei lavoratori, insieme al Ministero del lavoro e alle regioni interessate, gli obiettivi e gli strumenti per migliorare la competitività e dare prospettive di lungo periodo a questo settore che nel nostro Paese occupa ancora oltre 100 mila lavoratori.
  Anche per Electrolux la priorità dovrà essere la prospettiva industriale e nessuno stabilimento dovrà essere chiuso. Su questo ci si confronterà non solo con il management italiano, ma anche con i maggiori responsabili internazionali e con la proprietà.
  Nei prossimi giorni, il Governo incontrerà i vertici di Electrolux e sarà avviato un confronto su soluzioni diverse da quelle prospettate fin qui per gli stabilimenti italiani e le relative unità operative. Le dichiarazioni che ha rilasciato ieri il dottor Ferrario, che è l'amministratore delegato di Electrolux Italia, nella parte in cui afferma che non si intende abbandonare alcuno stabilimento e che non è mai stato detto che la produzione a Porcia cesserà, sembrano muoversi nella giusta direzione e aiutano a stemperare la tensione creata nei giorni scorsi, ma, in ogni caso, vogliamo vedere un preciso piano industriale.
  In conclusione, ritengo che sia stata messa sul giusto binario una vertenza aziendale che sembrava difficile affrontare.

  PRESIDENTE. Il deputato Prataviera ha facoltà di replicare.

  EMANUELE PRATAVIERA. Signor Presidente, signor Ministro, io mi aspettavo, purtroppo, che lei non potesse darmi alcuna risposta concreta. Se per lei una risposta concreta è, al massimo, 18 euro in più al mese, noi consideriamo questa una carità, e non certo una risposta. Una risposta è: abbasseremo le tasse, in particolare quelle sul costo del lavoro, per far ripartire i consumi e la domanda interna, ma, soprattutto, per ridare la fiducia nel futuro a chi ogni mattina va a lavorare perché ha una partita IVA da mantenere.Pag. 69
  Speravo, comunque, in un suo scatto di reni come Ministro dello sviluppo economico, se non altro perché la speranza è l'ultima a morire, ma mi rendo conto che lei non può fare questo, e nemmeno potrebbe farlo il Presidente del Consiglio Letta, senza prima passare per Berlino o per Bruxelles, per avere l'OK da parte dell'Europa.
  Non potrete dare alcuna risposta perché tutto deve essere negoziato, abbiamo le mani legate dai vincoli europei, ma, per il suo mentore Prodi, l'euro ci avrebbe fatto lavorare un giorno in meno e guadagnare come se avessimo lavorato un giorno di più, e questa sarebbe stata la nostra salvezza.
  E quando la Lega Nord aveva avuto il coraggio di denunciare il grande bluff della moneta unica, anche lei non ci risparmiò le critiche. I numeri oggi dicono che, a causa dell'euro, l'unico indicatore con il segno più è quello legato alla disoccupazione, ma a dirlo eravamo solo noi, dieci anni fa. Ma per lei e per i suoi compagni noi non eravamo altro che razzisti e polentoni.
  Insomma, usavate le stesse parole che usate adesso per definirci quando noi critichiamo le vostre politiche scellerate del Governo, e in particolare quelle riferite allo ius soli. Ma va bene, avanti così. Noi siamo gli unici a ribellarci ad un sistema europeo che vuole contrapporre l'economia virtuale, tanto cara alla finanza, all'economia reale delle imprese e delle nostre famiglie.
  Lei fa parte di un progetto, quello di eliminare la classe media del nostro Paese e in Europa. Lei vuole l'Unione Sovietica europea, ma lo sa qual è la cosa che più di ogni altra mi sconvolge ? È il fatto che lei abbia trattato tutta la questione Electrolux con sufficienza. Lei si è svegliato solo nel momento in cui la segreteria politica del PD le ha fatto tremare la cadrega, ha fatto tremare il suo sedere.
  E quello che mi fa più rabbia è che lei abbia tradito proprio quei lavoratori che parlano la sua stessa lingua, il veneto. Io credo che non possiamo guardare come punto di riferimento il livello dei salari della Polonia, non possiamo accettare questo e non possiamo mandare questo messaggio.
  Ministro, a causa della situazione economica, sono già 149 le persone che l'anno scorso ci hanno lasciato suicidandosi e sono già 35 quest'anno; alcune le conoscevo anche io. In compenso, con questa vostra dannata azione, state risvegliando un altro sentimento, che è quello dell'indipendenza del Veneto e dell'indipendenza del nord (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

(Orientamenti in ordine alla richiesta di inserimento del comune di Teulada nella zona franca urbana di Carbonia Iglesias – n. 3-00615)

  PRESIDENTE. Il deputato Rossi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00615, concernente orientamenti in ordine alla richiesta di inserimento del comune di Teulada nella zona franca urbana di Carbonia Iglesias (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

  DOMENICO ROSSI. Signor Presidente, signor Ministro, non illustrerò la mia interrogazione a risposta immediata, perché questa ricalca i contenuti di quella presentata dall'onorevole Cicu, che, per evidente sensibilità politica nei confronti di una situazione particolare, ha inteso condividere i contenuti di un mio ordine del giorno, presentato e approvato dal Governo durante la legge di stabilità.
  Aggiungo unicamente che, nel 1995-1996, nella qualità di comandante del poligono di Capo Teulada, ho avuto la possibilità di conoscere quella realtà in modo sostanziale. Teulada si trova, da una parte, ristretta dai confini geografici e dalle montagne e, dall'altra parte, si trova una provincia, quale quella di Carbonia-Iglesias, che, evidentemente, non le consente e non consente alle sue imprese di poter avere degli spazi commerciali quali quelli necessari per la comunità.
  Pertanto, la richiesta fatta prima, di inserire nell'ambito della zona franca del Pag. 70Sulcis-Iglesiente anche Teulada, è una richiesta che ha effettivamente i toni dell'emergenza, dell'emergenza sociale di una comunità che si sta spegnendo.

  PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha facoltà di rispondere.

  FLAVIO ZANONATO, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Rossi. Onorevole Rossi, lei ha ascoltato prima la risposta che ho dato alla stessa interrogazione dell'onorevole Cicu e vedo che ha ripreso, rafforzando, una serie di argomenti che ha adoperato prima l'onorevole Cicu nel sostenere la sua richiesta.
  Le ribadisco questo: oggi, in base alla norma, è impossibile fare entrare il comune di Teulada nel sistema delle agevolazioni fiscali previste per la zona franca urbana dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias. Bisogna cambiare la norma e – ribadisco quello che ho detto prima – farò quanto è nelle mie possibilità per far sì che i benefici di cui sopra possano essere applicati anche al comune di Teulada. Mi farò promotore di una modifica normativa in tal senso, perché sono convinto che gli argomenti che lei adopera, come quelli dell'onorevole Cicu, sono argomenti giusti.

  PRESIDENTE. Il deputato Rossi ha facoltà di replicare.

  DOMENICO ROSSI. Signor Presidente, signor Ministro, io mi dichiaro onestamente soddisfatto, soprattutto perché, anche per mia costituzione, ho un rispetto dell'istituzione che va al di là delle persone, e sentire che un Ministro mi risponde che si farà promotore nei confronti di un altro Ministro dello stesso Governo, di una iniziativa per poter risolvere questa situazione, non posso non accoglierlo come una risposta positiva.
  In questo momento, nel momento in cui parliamo, sappia che ritengo che una parte di Teulada, se non tutta, preavvisata di questo question time, ci sta guardando. Il suo impegno, pertanto, non è soltanto nei riguardi dell'onorevole Rossi, ma è nei riguardi dei cittadini di Teulada che guardano a questa soluzione, alla risoluzione di questo problema, come alla soluzione di un problema che conta non solo per il futuro del Paese, ma per il futuro di tutta la comunità, e soprattutto per il futuro dei giovani che in questo momento hanno come unica speranza la disoccupazione.

(Effetti derivanti dalla possibile conclusione positiva dell'accordo tra Alitalia e Etihad – n. 3-00616)

  PRESIDENTE. Il deputato Vincenzo Garofalo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Dorina Bianchi n. 3-00616, concernente effetti derivanti dalla possibile conclusione positiva dell'accordo tra Alitalia e Etihad (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario. Ha un minuto.

  VINCENZO GAROFALO. Signor Presidente, signor Ministro siamo ben consapevoli del ruolo fondamentale che il trasporto aereo svolge per l'integrazione e la competitività del Paese, nonché per l'interazione con l'Europa e il resto del mondo. In questo contesto è anche immaginabile quale sia l'attenzione dell'opinione pubblica, dei media, delle forze politiche rispetto alle sorti e alla vicenda Alitalia e i risvolti che questa vicenda può generare nei confronti dell'occupazione, dello sviluppo degli scali aeroportuali e, in particolare, dell’hub che rappresenta Fiumicino, quale principale scalo italiano.
  In queste ore, in questi giorni, le informazioni che sono giunte rispetto alla trattativa circa il possibile intervento della compagnia aerea Etihad degli Emirati Arabi Uniti, con un investimento di circa 300 milioni nel capitale dell'Alitalia per la quota del 49 per cento, hanno ovviamente generato una grande attesa.
  Permangono però perplessità e preoccupazioni in alcuni settori dell'opinione pubblica, anche perché la storia, purtroppo, Pag. 71ci ha mostrato come, a volte, l'intervento in questi casi ha generato ulteriori difficoltà e non benefici.
  Allora, per questo, noi chiediamo dei chiarimenti. Il primo riguarda quali effetti occupazionali questo può generare; il secondo chiarimento è una risposta in merito agli aiuti di Stato paventati prima da British Airways e adesso da Lufthansa; il terzo chiarimento riguarda cosa succede dell'alleanza Alitalia e Air France ed infine, su questo accordo, quali sono i risvolti sulle prospettive e sullo sviluppo del nostro Paese.

  PRESIDENTE. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, ha facoltà di rispondere. Ha tre minuti.

  MAURIZIO LUPI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Garofalo e gli altri onorevoli che hanno presentato questa interrogazione. Nel dare la risposta puntuale, vorrei prendere spunto da un passaggio dell'interrogazione che è stata presentata al Governo, che faceva riferimento alla dura reazione di Lufthansa riguardo alla «paventata», tra virgolette, operazione di entrata nella compagnia di bandiera Alitalia della compagnia Etihad.
  Io credo che proprio la vivace e dura reazione di Lufthansa e prima ancora di British Airways dicano che siamo sulla strada giusta.
  Lo dico con chiarezza a Lufthansa, lo dico ai colleghi deputati: noi dobbiamo lavorare sempre per la concorrenza nel settore del trasporto aereo, in Italia come in Europa. Bisogna avere paura che si limiti la concorrenza. Non bisogna usare l'Europa per limitare la concorrenza e questo deve essere molto chiaro.
  In questo caso non siamo di fronte, come non lo eravamo nel caso della partecipazione di Poste al capitale di Alitalia, ad aiuti di Stato.
  Ricordo che Etihad – lo ricordo magari a Lufthansa, che lo ha dimenticato – è già entrata in compartecipazione di altre compagnie europee e che in quel caso nulla si era levato.
  Ma quello che a noi interessa – e rispondo quindi alle altre domande – è che siamo sulla strada giusta perché il Governo – forse finalmente – ha esercitato la sua funzione, che è quella innanzitutto di vigilanza su un settore strategico, che è quello del trasporto aereo per un Paese come il nostro, un grande Paese industriale, un grande Paese a vocazione turistica e culturale.
  E, in secondo luogo, ha esercitato la propria funzione sul tema dell'occupazione.
  Cosa ha fatto il Governo e come si è mosso ? Primo: ha chiesto ai privati di reinvestire di nuovo. Alitalia è un'impresa privata ed ha chiesto ai privati di reinvestire di nuovo in quella azienda. Ha chiesto alle banche ed al sistema finanziario di fare la sua parte. Ha individuato e ha detto ovviamente che poteva essere positivo, laddove ci fossero partner come Poste italiane Spa, che individuavano sinergie industriali. Non a caso è appena stato sottoscritto tra Poste italiane e Alitalia un contratto che andava in quella direzione. E poi – concludo – ha chiesto una cosa: il mercato è un mercato che è radicalmente cambiato. E allora c’è bisogno, oggi, di individuare un partner internazionale che non consideri l'Italia, Alitalia ed il sistema aeroportuale italiano un sistema regionale.
  Noi siamo strategici, siamo strategici nel mondo, abbiamo bisogno di un grande partner che ci riporti ad essere protagonisti nello scenario mondiale. Questo è quello che abbiamo fatto.
  Se poi Lufthansa o altre compagnie di bandiera ovviamente temono la concorrenza, questo non è compito del Governo, ma credo che non sia neanche compito dell'Europa.

  PRESIDENTE. Il deputato Garofalo ha facoltà di replicare.

  VINCENZO GAROFALO. Signor Presidente, ringrazio il Ministro, perché francamente nelle sue parole ho sentito anche un impegno che dura da mesi per risolvere un problema che non è il problema di una Pag. 72compagnia aerea o di una società e dell'occupazione che ne deriva, ma è di un asset strategico per il Paese. Del resto, in questi anni è stato questo il ragionamento sul quale si è sempre cercato di concentrare l'attenzione, per chiedersi se serva una compagnia aerea nazionale e se questa compagnia aerea nazionale rappresenti un valore aggiunto per il Paese.
  In questi giorni nei giornali ho visto una cartina geografica che mostra come l'Italia sia al centro dei traffici che vengono dall'estremo Oriente e verso gli altri continenti, ma aggiungo l'Italia come luogo di investimenti per chi ci crede.
  Del resto, anche l'investimento dei 500 milioni di euro credo che sia assolutamente collegato, perché una piattaforma aerea è importante nel nostro Paese. Il Paese è ricco di beni culturali, ricco di coste e ricco di tutte quelle che sono le risorse che possono sicuramente avere una sorte migliore e dare un contributo maggiore alla crescita del PIL, insieme a dei partner forti ed importanti.
  Ricordo che Etihad è oggi il più grande cliente delle compagnie di costruzione di aerei (230 aerei acquistati, un fatturato di 4 miliardi nei primi nove mesi del 2013 già certificato). Credo che sia una strada giusta quella che ha intrapreso.
  Poi non vorrei trascurare gli effetti benefici sullo scalo di Fiumicino. Noi siamo tutti spesso critici sul fatto che non sono avanzati gli investimenti, come è necessario. Credo che attraverso questa strada, invece, Fiumicino avrà una grande occasione di rilancio e tutti quegli investimenti necessari saranno certamente realizzati. Ringrazio per il tempo.

(Chiarimenti in relazione alle linee portanti della possibile partnership finanziaria e industriale tra Alitalia ed Etihad – n. 3-00617)

  PRESIDENTE. La deputata Bonaccorsi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Speranza n. 3-00617, concernente chiarimenti in relazione alle linee portanti della possibile partnership finanziaria e industriale tra Alitalia ed Etihad (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmataria.

  LORENZA BONACCORSI. Signor Presidente, Ministro, l'esigenza del rilancio del trasporto aereo per il nostro sistema Paese è di estrema urgenza. Un comparto industriale che è al settimo posto nel mondo, con un fatturato di oltre 10 miliardi di euro, ha bisogno, però, di una forte accelerazione, in un mondo che corre, corre sempre più veloce. Infatti, noi investiamo forse troppo poco in ricerca. Tra le azioni del Governo già adottate, bene il Piano nazionale degli aeroporti, bene la trattativa con Etihad tesa a dare un futuro solido ad Alitalia. L'investimento di Etihad è importante per la strategia futura, ma anche come partnership industriale tra aziende che possono collaborare in modo integrato per obiettivi diversi, ma pienamente condivisi. Il rilancio di Alitalia è strategico per l'intero sistema Paese, per l'economia di Roma e del Lazio e, come veniva ricordato, per lo scalo di Fiumicino. Ma proprio perché da questo partiamo, ricordiamo che il rilancio è importante per tutto il sistema Paese. Chiediamo, quindi, al Governo quali siano le linee portanti della possibile partnership finanziaria e industriale tra Alitalia ed Etihad, con riferimento specifico alla necessità di salvaguardare i livelli occupazionali, nel quadro del trasporto aereo europeo ed internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, ha facoltà di rispondere.

  MAURIZIO LUPI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti perché hanno posto un'altra questione importante, che ha visto l'azione del Governo svilupparsi in questi mesi, e, cioè, che non esiste svolgere la propria funzione di indirizzo, di vigilanza e di supporto strategico sui temi dei piani industriali e sul tema del settore complessivo del trasporto aereo, così come sul tema dell'occupazione, se non si inserisce Pag. 73un'azione del Governo all'interno di un piano complessivo che deve vedere finalmente il sistema degli aeroporti italiani protagonista. Noi abbiamo una grande vocazione, abbiamo una vocazione territoriale per la posizione strategica che l'Italia ricopre. Il mondo è cambiato, ma proprio perché il mondo è cambiato l'Italia è tornata ad essere protagonista. Ci sono i due grandi mondi e i due grandi mercati, il nord America e il sud America, il sud-est asiatico e i Paesi del sud. Ebbene, l'Italia è al centro di questa posizione. Noi abbiamo presentato un Piano nazionale degli aeroporti che, per la prima volta, ragiona su aeroporti strategici e aeroporti di interesse nazionale. L'accordo tra privati, tra l'impresa l'Italia e l'impresa Etihad, deve essere funzionale a questo rilancio e deve avere a cuore anche il grande tema, nel rilanciare il piano industriale, nel recuperare fette di mercato – perché questo è il motivo: in questi anni abbiamo perso fette di mercato –, di rilanciare l'occupazione e ridare un nuovo grande respiro. Io credo che su queste linee deve agire e deve svilupparsi l'accordo tra Etihad e Alitalia e questo piano complessivo di sviluppo non solo darà benefici all'aeroporto di Fiumicino, ma non potrà che dare benefici complessivi a tutto il sistema aeroportuale del Paese e penso in particolare anche al nord del Paese dove, per la prima volta, si inizierà a ragionare non più – penso all'aeroporto di Malpensa e al sistema degli aeroporti del nord – per prendere passeggeri e per portarli in altri hub – pensiamo a Parigi, piuttosto che ad Amsterdam –, ma per ritornare ad essere quello che siamo sempre stati.
  Mi permetta, Presidente, nel concludere anche di ringraziare la responsabilità di tutti i soggetti che sono stati in gioco in questi mesi e che credo lo saranno anche nei prossimi mesi. Ho detto le imprese private, il sistema finanziario, ma anche i sindacati che hanno dimostrato in questi mesi grande responsabilità nel confrontarsi e nel seguire con l'impresa Alitalia quello che stava accadendo e sta accadendo per Alitalia stessa.

  PRESIDENTE. Il deputato Brandolin, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.

  GIORGIO BRANDOLIN. Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo ascoltato con interesse le sue due risposte alle due interrogazioni che qui questo pomeriggio sono state fatte e concordiamo, innanzitutto, con questa azione di coordinamento e di supporto, in particolare alla problematica di Alitalia, che il Governo Letta e lei avete fatto in queste settimane e in questi mesi, ricordando anche un'esperienza passata non proprio positiva nel «salvataggio» di Alitalia alcuni anni fa. Mi permetto di fare soltanto alcune considerazioni positive dal punto di vista delle scelte che Alitalia sta facendo e dell'accompagnamento del Governo perché è importante avere delle risorse finanziarie fresche e vere per Alitalia per competere in quel mercato globale di cui lei ha parlato.
  Due semplicissime considerazioni: va bene e speriamo che quanto prima si concretizzi il rapporto con Etihad; va bene un piano industriale che sia il più aperto e globale possibile e che sia anche però, come ha detto lei e noi pensiamo, condiviso con le forze sociali, in particolare presenti nel nostro territorio.
  La seconda considerazione che mi permetto di fare e che in parte lei ha già riportato nelle sue considerazioni è la seguente: benissimo questo piano industriale e di sviluppo dell'aeroporto di Fiumicino come centrale proprio anche in una logica di mercato globale, ma occorre ricordare ad Alitalia, la compagnia di bandiera del nostro Paese, che esiste un territorio che ha bisogno ancora di lei. Penso alle isole che hanno la necessità di collegamenti con il resto del Paese e del mondo, ma penso anche al nord e, quindi, mi auguro che si possa ben utilizzare anche la possibilità che Expo 2015 ci mette a disposizione anche per valorizzare questi rapporti e il sistema aeroportuale all'interno di quel piano che lei, il Governo Letta sta definendo che io credo debba essere accompagnato e sviluppato. Per Pag. 74quanto ci riguarda come PD, pieno appoggio a questa esperienza e a questo progetto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sull'ordine dei lavori (ore 16,07).

  PRESIDENTE. Prima di sospendere, avverto che il deputato Buonanno, escluso dall'Aula nella parte antimeridiana della seduta a seguito di due richiami all'ordine, ha fatto pervenire alla Presidenza la richiesta di essere riammesso alla partecipazione dei lavori, impegnandosi responsabilmente a non adottare ulteriori comportamenti volti a turbare la discussione e l'ordine della seduta. La Presidenza, alla luce dell'impegno assunto dal deputato Buonanno e ferma restando la piena correttezza della decisione assunta dalla Presidenza di turno questa mattina, ritiene di riammetterlo in via eccezionale e senza che ciò costituisca precedente ai nostri lavori dell'Assemblea.
  Sospendo per cinque minuti, la seduta che riprenderà alle 16,15.

  La seduta, sospesa alle 16,10, è ripresa alle 16,15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Balduzzi, Berretta, Michele Bordo, Brambilla, Caparini, Damiano, Di Lello, Epifani, Ferranti, Fraccaro, Leone, Portas, Speranza, Tabacci e Vito sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
  I deputati in missione sono complessivamente settantanove, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

In ricordo dell'onorevole Giorgio Stracquadanio.

  PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea e i membri del Governo). Onorevoli colleghi, il 31 gennaio scorso è venuto a mancare il collega onorevole Giorgio Stracquadanio, deputato nella XVI legislatura e senatore nella legislatura precedente. Come componente della Camera dei deputati, aveva fatto parte della Commissione affari costituzionali e della Giunta delle elezioni.
  Promotore, come primo firmatario e cofirmatario, di numerose iniziative legislative, l'onorevole Stracquadanio è stato in quest'Aula testimone attivo dei valori e dei principi della cultura liberale, con la tensione e la sensibilità tipiche della sua generazione. Con la sua generazione, e con i suoi molti compagni di strada, fino ai ragazzi con cui ha realizzato la sua ultima creatura, il giornale online La cosa blu, Giorgio Stracquadanio ha condiviso intensamente il desiderio di partecipazione e le aspirazioni libertarie, da cui traevano origine la passione politica e la generosità con cui ha vissuto le esperienze di militanza giovanile nel Partito Radicale ed il successivo impegno nel lavoro parlamentare, per il gruppo di Forza Italia al Senato, e successivamente, alla Camera, per quello del Popolo della Libertà e, infine, nell'ambito del gruppo Misto.
  Giorgio Stracquadanio era un uomo colto, vivace, curioso e onesto, non solo intellettualmente, che sapeva, e non è frequente, scrivere bene e far di conto allo stesso tempo. Questi tratti facevano di lui anche un parlamentare generoso, versatile e, proprio per questo, prezioso, capace di interventi qualificati, sia sul campo minato delle procedure, sia, nel merito, sui temi più diversi: dall'emittenza radiotelevisiva, settore in cui, negli anni Novanta, prese Pag. 75parte attiva al dibattito referendario, alla giustizia, altro settore in cui fu protagonista attivo a livello nazionale, dall'economia alla legge elettorale. Tali caratteristiche facevano di lui soprattutto una persona con cui era assolutamente gradevole spendere del tempo nell'arte della conversazione, di cui era raffinato cultore e affabile dispensatore.
  Ed era proprio attraverso la conversazione che ogni volta Giorgio Stracquadanio confermava al suo interlocutore di essere una persona estremamente intelligente, e quindi anche ironica, incline alla tentazione della provocazione e del paradosso, mai banale, gentile, capace di vivere la politica con una passione davvero insaziabile, che, qualche volta, riusciva perfino a travolgerlo.
  Se mi si consente un ricordo personale, qualche giorno fa, quando ho lasciato la sua stanza di ospedale, dopo qualche ora passata insieme a parlare di politica, e con il ragionevole sospetto che, a causa della malattia, quella conversazione, a cui aveva preso parte col piglio di sempre, gli fosse costata un'enorme e appassionata fatica, ho capito che quello era l'unico, e forse l'ultimo piccolo omaggio che avremmo potuto e dovuto regalarci tra amici di vecchia data, che in tanti anni, tra alterne vicende, si sono scambiati una quantità industriale di idee, battute, opinioni e consigli, volendosi bene in quel modo strano, per alcuni aspetti carsico, ma anche intenso e solidale, che si crea tra compagni di strada, in un ambiente così duro e spietato come probabilmente solo quello della politica a volte riesce ad essere.
  Quel modo di volersi bene che oggi, di fronte alla dolorosa ed inattesa scomparsa di Giorgio Stracquadanio, lascia spuntare, negli occhi di tanti che lo hanno conosciuto e apprezzato, una lacrima sincera di umano dispiacere e di commosso ricordo.
  E proprio nel ricordo di questa sua preziosa e generosa esperienza d'impegno personale, desidero ribadire i sentimenti di apprezzamento e di stima per il lavoro che ha svolto come deputato e formulare ai familiari, e in particolare alla sorella e alla sua consorte Tina, che oggi è presente in tribuna, una sentita espressione di cordoglio a nome dell'intera Assemblea. Invito l'Assemblea, pertanto, ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio – Generali applausi, cui si associano i rappresentanti del Governo).
  Ha chiesto di parlare l'onorevole presidente Renato Brunetta. Ne ha facoltà.

  RENATO BRUNETTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Tina, Giorgio Stracquadanio è morto venerdì 31 gennaio a Milano, attorno alle ore 21, aveva 54 anni. Con lui scompare una delle voci più forti e libere della politica italiana dell'ultimo decennio; un uomo intelligente, vivace e mai banale, un uomo libero. In tanti lo ricordano come il «falco gentile», deciso, a volte, sfrontato, controcorrente, ma sempre elegante, con il sorriso sulle labbra, sempre pronto a difendere le sue idee e le sue convinzioni con reale passione. La sobrietà e la noia non erano per lui.
  Avevo sentito recentemente Giorgio, aveva affrontato la malattia con decisione, con scientifica determinazione e consapevolezza, come faceva sempre con le cose che affrontava. Raccontano che, mesi fa, fosse andato al pronto soccorso dopo una notte in bianco per un dolore insopportabile ai polmoni. O è polmonite o è cancro, avrebbe detto: ho fumato una piantagione di tabacco. Ahimè, era cancro.
  Ho intenzione di combattere, era stata la sua prima reazione, e di scrivere, perché altri non facciano con il fumo l'errore che ho fatto io. Ne parlammo al telefono, ne parlammo a lungo: lui consapevole, io ammirato. Ricordo benissimo l'ultima nostra telefonata: parlammo di contabilità, di piastrine, globuli rossi, globuli bianchi, con il tono agonistico di sempre. Di lui ricordo chiaramente una cosa: odiava compiacere le posizioni scontate, odiava il politicamente corretto, odiava soprattutto due categorie dell'umano universo: gli ipocriti e i tiepidi.
  Per questo veniva facile criticarlo, per questo risultava straordinariamente interessante. Si andava da lui perché era colto, Pag. 76ben educato ed intelligente; si andava da lui perché era geniale e conversarci era gradevole, era un'arricchirsi ogni volta di più. Sapeva leggere gli avvenimenti in sincrono, mettendo insieme piani e materie: per lui la politica estera, interna, economia e sicurezza nazionale, la filosofia e la storia si legavano e si tenevano tutte insieme. Prima di tutti gli altri aveva colto il fallimento della politica economica di un comune amico, Giulio Tremonti; un fallimento che consisteva innanzitutto nel non corrispondere affatto alla linea di un Governo di centrodestra.
  È stato più berlusconiano di Berlusconi, ma un berlusconiano intelligente, colto, nella realtà moderato, un intellettuale originale, spiritoso, vivace e frizzante, mai – e piacerebbe anche a lui questo aggettivo – «naftalinico» o con la puzza sotto al naso. Giuliano Ferrara ne ha scritto: «Stracquadanio era un tenacissimo partigiano, con un retroterra sofferto di intuizioni polemiche e disgusti». Del resto, ciascuno è sempre molte cose insieme, e Giorgio, uomo libero, era molte e molte cose insieme, a volte amico e nemico.
  Memorabili le sue sfuriate, anche con me, senza però che il filo della nostra amicizia si spezzasse; mai, neanche dopo le sue ultime scelte politiche. Giorgio, molte cose insieme, la maggior parte delle quali speciali, uniche, irripetibili, inimitabili. Ciao Giorgio, ci mancherai, mancherai a tutti noi (Applausi).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lenzi. Ne ha facoltà.

  DONATA LENZI. Signor Presidente, Giorgio Stracquadanio era un parlamentare competente, combattivo, polemico, preparato, cresciuto in quella grande scuola di politica che sono e sono stati i radicali italiani. Io l'ho conosciuto personalmente perché ci siamo trovati, nella precedente legislatura, entrambi componenti e capigruppo delle rispettive forze nella Giunta delle elezioni. Ho memoria di innumerevoli scontri, di faticosissime battaglie procedurali – soprattutto nostre, che eravamo in minoranza –, di polemiche accese, puntute, aggressive. Mai insulti, mai aggressioni personali o fisiche. È stato un avversario politico con il quale sono stata spesso costretta a confrontarmi. Non era un nemico. Il nemico non ha volto, non gli si riconosce dignità, non gli si riconosce legittimità, non merita ascolto, merita umiliazione. In democrazia il nemico non c’è, in queste Aule, c’è l'avversario politico col quale ci si confronta nel merito, a cui si riconosce di rappresentare una cultura, una storia e delle idee diverse, profondamente diverse dalle tue. Era un garantista convinto per cultura e non per piaggeria. Ero un uomo di destra, liberale, fortemente convinto della necessità di ridurre lo Stato sociale. Dava voce a un pensiero e a una cultura che rispetto, ma che non è la mia, ma questo non significa che non fosse possibile, nelle Aule parlamentari, nella sede della Giunta delle elezioni, trovare il punto di accordo nel rispetto della difesa di comuni valori, a volte anche trovandosi fuori, prendendo caffè, in quel tratto umano che è già stato ricordato. Io penso che questa sia una lezione di stile e di comportamento valida anche oggi e lo voglio ricordare a voi (Applausi).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fitzgerald Nissoli. Ne ha facoltà.

  FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, pochissime parole perché non c’è nulla da aggiungere a quanto già detto, solo una testimonianza personale ed anche a nome del mio gruppo, che non vuole mancare nell'occasione il ricordo di Giorgio Stracquadanio. Ho conosciuto personalmente Giorgio Stracquadanio e ne ho apprezzato la coerenza e la saldezza delle sue convinzioni, quando lui, che aveva aderito convintamente al progetto politico di Berlusconi diventandone uno dei sostenitori più convinti e decisi, con l'obiettivo e la voglia di cambiare l'Italia, ne uscì deluso per la mancata realizzazione di quella rivoluzione liberale in cui aveva Pag. 77creduto. È stato un uomo di centrodestra, radicale e gentile nei modi, un giornalista intellettuale, energico e mai banale. Forse poco valorizzato, forse anche scomodo per chi predilige l'allineamento ed il conformismo. Figure come la sua mancheranno, oltre che alla sua famiglia, a cui va il nostro cordoglio e vicinanza, anche alla politica e a tutti noi (Applausi).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vargiu. Ne ha facoltà.

  PIERPAOLO VARGIU. Signor Presidente, colleghi parlamentari, io non ho conosciuto Giorgio Stracquadanio, però ringrazio ugualmente il mio partito, Scelta Civica, di avermi affidato il suo ricordo in Aula. Perché ringrazio di questo Scelta Civica ? Perché mi riconosco, in una certa misura, nel percorso politico, nel percorso culturale della figura di Giorgio Stracquadanio, che ovviamente conoscevo attraverso la comunicazione mediatica, attraverso i giornali, attraverso ciò che faceva.
  Io credo che se Giorgio Stracquadanio è stato un liberale – e sicuramente è stato un liberale – avrà mille volte, come è capitato a me, ricordato il famoso paradosso crociano, quello che diceva col filosofo di Napoli che non ci sarebbe stato più bisogno di un partito liberale in Italia quando la cultura liberale fosse entrata all'interno di tutti i partiti che siedono all'interno di questo Parlamento. Credo che in questo Benedetto Croce abbia sbagliato: in Italia non c’è stato un partito liberale, non c’è stato un vero partito liberale grande, importante, e la cultura liberale è ancora assente in questo Parlamento, è assente, debole, molto spesso poco visibile nel Paese.
  Credo che Stracquadanio era sicuramente, è stato sicuramente un liberale, ed è per questo che ha come me la convinzione profonda che i partiti politici siano uno strumento, non un fine. I partiti politici sono il veicolo attraverso cui le idee vengono sostenute; e credo che da liberale Stracquadanio avesse ben chiaro in testa che nessun liberale è mai portatore di verità: il liberale sta attento al pezzo di verità, all'altra faccia della medaglia, alla verità di cui sono portatori gli altri. Il liberale ha ben chiaro in testa che soltanto i cretini non cambiano mai idea. Quindi io ringrazio la testimonianza politica di Stracquadanio, e con orgoglio so che Stracquadanio ha condiviso nell'ultimo percorso della sua politica la stessa scelta di innovazione, di coraggio e cambiamento che è rappresentata da Scelta civica in questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, neanch'io ho avuto l'onore di conoscere l'onorevole Stracquadanio di persona; però, da persona interessata alla politica e ai suoi protagonisti, me lo ricordo sicuramente come un uomo vivacissimo, che aveva un carattere forte, schietto, mai banale. Era un parlamentare, sicuramente un uomo politico che – questo lo possono testimoniare tutti – ha svolto il suo mandato con passione e sincero servizio verso i cittadini.
  I miei colleghi che hanno avuto occasione di frequentarlo mi dicono che si trattava comunque di una persona che era dotata di un fortissimo entusiasmo, ed era sempre in buona fede, anche negli accesi dibattiti politici nei quali non ha mai fatto mancare la sua verve sicuramente ironica e pungente. Ha lavorato con impegno tutta la sua vita: lo può dimostrare, dagli esordi con i radicali negli anni Ottanta, dalla sua intensa attività giornalistica, dando un importantissimo contributo, quindi non soltanto in ambito parlamentare ma anche nell'ambito della sua professione. Noi in questo momento non possiamo che esprimere ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene e lo hanno apprezzato i più sentiti i sentimenti di cordoglio da parte del gruppo della Lega Nord e Autonomie (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

Pag. 78

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sergio Pizzolante. Ne ha facoltà.

  SERGIO PIZZOLANTE. Signor Presidente, cordoglio e un abbraccio affettuoso alla famiglia e agli amici più intimi, che vedo in tribuna. Siamo entrati insieme in Parlamento nel 2006. Ho conosciuto Giorgio un anno prima: dovevamo introdurre insieme un convegno, che si chiamava «Il posto dei riformisti», della fondazione Craxi e della Fondazione Free di cui Giorgio era il brillante direttore. Mi disse subito: «Inizia tu». Alla fine del mio intervento gli passai la parola; disse: «Iniziamo con la discussione, hai già detto quello che c'era da dire». Mi colpì.
  Dico questo per mettere in evidenza i tratti caratteristici della personalità di Giorgio: la gentilezza la correttezza, la generosità. Passava come una persona polemica, smaniosa di apparire, di imporre le proprie idee, le proprie opinioni. Invece semplicemente Giorgio aveva opinioni, aveva idee, cosa rara nella politica di questi anni.
  Ed era capace di esprimerle le idee sempre con generosità, anche quando non appariva conveniente per lui, ecco un'altra caratteristica di Giorgio: non sapeva cosa fosse la convenienza per lui, per se stesso. Sfidava tutte le convenzioni, non aveva paura di andare controcorrente, di apparire fuori schema, rifiutava tutto ciò che era negli schemi.
  Sfidò Tremonti e il suo Governo pur stimandolo profondamente, quando nessuno aveva obiezioni sulla politica di Tremonti che, ripeto, stimava molto dal punto di vista culturale e dello spessore intellettuale. Ha difeso appassionatamente Berlusconi, ma non ha esitato a considerazioni critiche quando lo ha ritenuto necessario. Era un politico appassionato, un giornalista, diceva: «Si, io sono un giornalista». È stato un intellettuale liberale, liberista, un garantista a tutto tondo, un libertario. Ecco era un appassionato studioso delle libertà e delle malformazioni del nostro sistema giuridico, giudiziario e di quello che era uno Stato di diritto che lui vedeva sempre più Stato e sempre meno del diritto.
  Con un senso alto delle garanzie per l'uomo, era bello parlare con lui appassionatamente anche per ore nel giardino della Camera. Ed era una discussione sempre difficile perché l'uomo era intelligente, molto intelligente, arguto e spiazzante, sempre. Ma è stato bello e per me necessario, ciao Giorgio (Applausi).

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pizzolante. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Massimo Corsaro. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, venivamo da strade lontane Giorgio ed io nel nostro avvio alla politica, nel Partito Radicale lui e nel Movimento Sociale io, antitetiche le nostre posizioni sulle questioni etiche, di accesa discussione quando si parlava di giustizia, di reciproca volontà di trovare una sintesi quando si parlava di economia.
  Conobbi Giorgio tanti anni fa e ci incrociammo più volte in tante campagne elettorali della nostra città, Milano, in cui volta a volta cercavamo di combattere, magari con magliette diverse, ma con comuni obiettivi. Ci trovammo insieme nella scorsa legislatura, nel 2008, a costruire e condividere un rapporto fatto di confronti, di discussioni, fatto di quella volontà che permeava ogni sua relazione, di cercare di sfidare intellettualmente l'interlocutore per portarlo a fare un gradino in più di ragionamento rispetto a quello che ciascuno di noi è portato nella propria specificità singola a sviluppare. E questa era la sua principale capacità: il sapersi mettere in discussione e in questo indurre qualunque interlocutore a fare la stessa cosa perché la politica deve essere sempre la capacità di affrontare i temi da diversi punti di vista per vedere se, per caso, il tuo non abbia bisogno di una parziale revisione.
  In questo è stato, voglio ripetere alcuni aggettivi che sono già stati detti da molti colleghi prima di me, un uomo assolutamente fuori dagli schemi e totalmente libero, come liberi dovrebbero essere tutti Pag. 79quelli che fanno politica, liberi da condizionamenti, liberi da vincoli, liberi da calcoli di interesse personale, liberi dal timore di perdere qualche posizione di privilegio. Lui è stato tutto questo e lo è stato sapendo essere individualista nell'assunzione di responsabilità ma anche collettivo nella volontà di mettere a disposizione di tutti il suo spirito, la sua passione, la sua volontà di ragionare.
  È stato libero fino al momento in cui ha fatto le ultime scelte, ha manifestato sempre nella politica la possibilità di anteporre la sua coerenza, che non voleva dire non cambiare mai idea, ma voleva dire parlare chiaro sempre a tutti. Uno dei pregi che hanno contraddistinto Giorgio nell'agone politico è stato anche quello di essere uno dei rarissimi casi che era in grado di ammettere di avere preso qualche cantonata e di chiedere scusa pubblicamente per aver fatto qualche errore. È stato bello ieri, nella sua, nella nostra Milano, vedere tanti amici e tanti colleghi di questa e della precedente legislatura uniti solo nella volontà di portargli l'ultimo saluto (Applausi).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro Lupi. Ne ha facoltà.

  MAURIZIO LUPI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire non solo ovviamente, come è giusto che sia, per portare...

  PRESIDENTE. Mi perdoni Ministro, colleghi, per favore ! Colleghi, per favore, se prendiamo posto..., prego, Ministro.

  MAURIZIO LUPI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. ... per portare il cordoglio anche dell'intero Governo ai familiari, gli amici e a coloro che hanno conosciuto Giorgio, ma anche per dare una piccola, piccolissima personale testimonianza. La domanda che mi sono fatto ascoltando tutti i colleghi che sono intervenuti prima di me e che lo hanno conosciuto, che hanno descritto ciò che è rimasto nel rapporto di amicizia, di dialettica, di scontro è che cosa ognuno di noi può lasciare. Cosa ognuno di noi può lasciare ? Può lasciare nelle istituzioni dove ha militato, nei partiti in cui ha creduto, a quelli che lo hanno conosciuto, anche a coloro che continuamente guardano a questo Parlamento, a queste istituzioni e alla politica come se fosse la cosa più distante e più lontana del mondo ? Ecco io ho sentito alcuni aggettivi che non possono che essere quelli che ognuno di noi, se dovesse dire di Giorgio, direbbe: vivace, libero, mai banale, combattivo. Veniamo dalla stessa città, Milano – abbiamo militato nello stesso partito pur provenendo da culture diverse, io da una formazione cattolica, lui da una formazione radicale e liberale, a testimonianza della grande intuizione che è stato prima Forza Italia e poi il Popolo della Libertà –, ma quello che più a me preme dire è che oggi più che mai c’è bisogno di segni e di testimonianze più che di parole e Giorgio per me, per coloro che lo hanno visto e per coloro che lo hanno visto magari anche in televisione, è stato un segno e una testimonianza di quello che è la politica. La politica per tutti noi, nella responsabilità che abbiamo, non può che essere passione, servizio alla propria comunità, ideale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 16,45)

  MAURIZIO LUPI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. E di questo allora uno non può che essere grato degli incontri che ha fatto nella vita e anche nelle diversità che grazie a Dio arricchiscono la vita, perché come sempre il mondo non è in bianco e nero, ma è a colori. Era il piccolo contributo che volevo dare e ringrazio il Presidente anche per la disponibilità e la cortesia che ha avuto nel darmi la parola (Applausi).

Pag. 80

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 1921-A/R.

(Ripresa esame degli ordini del giorno – A.C. 1921-A/R)

  PRESIDENTE. Avverto che gli ordini del giorno Basilio n. 9/1921-AR/58 e Cariello n. 9/1921-AR/112 sono stati ritirati dai presentatori. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno Petraroli n. 9/1921-AR/40. Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Pisano n. 9/1921-AR/41, sul quale il Governo ha espresso parere contrario. Constato l'assenza dell'onorevole Pisano, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto, s'intende che vi abbia rinunciato. Colleghi del gruppo MoVimento 5 Stelle, presumo che vogliate insistere per la votazione, con il parere contrario del Governo. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pisano n. 9/1921-AR/41, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colletti, Sanga, Tinagli... Colleghi, è la piena votazione, quindi aspettiamo un po’, ma vi prego comunque di accelerare... Catania, Benedetti, Sarti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  430   
   Votanti  385   
   Astenuti   45   
   Maggioranza  193   
    Hanno votato  111    
    Hanno votato no  274.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Cimbro ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nesci n. 9/1921-AR/42, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Villecco Calipari, Vitelli, Cassano, Folino, Ruocco, D'Ambrosio...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  427   
   Votanti  393   
   Astenuti   34   
   Maggioranza  197   
    Hanno votato  374    
    Hanno votato no  19.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Cimbro ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nuti n. 9/1921-AR/43, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Ravetto, Sannicandro, Mongiello, Verini, Piccoli Nardelli, Sanga, Palazzotto, Lavagno, Russo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  442   
   Votanti  401   
   Astenuti   41   
   Maggioranza  201   
    Hanno votato  397    
    Hanno votato no  4.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (I deputati Airaudo e Giovanna Sanna hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole).

Pag. 81

  Passiamo all'ordine del giorno Cristian Iannuzzi n. 9/1921-AR/44, con il parere favorevole del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cristian Iannuzzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN IANNUZZI. Signor Presidente, vorrei intervenire per dichiarazione di voto e insisto per la votazione del mio ordine del giorno.
  L'ordine del giorno che ho presentato riguarda l'articolo 7, articolo che prevede l'istituzione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
  Noi del MoVimento 5 Stelle non siamo contrari alla figura del Garante in quanto tale, ma abbiamo dei forti dubbi sulla modalità con cui questa figura è stata disciplinata da questo decreto.
  Nonostante nel testo si definisca che il collegio dei garanti sia composto da persone che assicurano l'indipendenza e la competenza nelle discipline afferenti la tutela dei diritti umani, nei fatti non si dà alcuna garanzia, se non un aleatorio proposito, che questa indipendenza si riesca ad ottenere. Basti pensare che la nomina dei componenti del collegio di garanzia viene di fatto affidata, nel comma 2 dell'articolo 7, con decreto del Presidente della Repubblica, proprio al Consiglio dei Ministri, quindi ad un organo istituzionale che rappresenta una determinata parte politica.
  Il MoVimento 5 Stelle, purtroppo inascoltato, con alcuni emendamenti proponeva, invece, che questi componenti fossero scelti con nomina parlamentare. Questo decreto, dunque, non fa altro che istituire l'ennesimo organismo di emanazione governativa che attuerà una funzione di facciata senza una reale indipendenza dal potere politico e, dunque, senza la garanzia della tutela dei diritti umani dei carcerati.
  Inoltre, si è definito che i componenti del collegio debbano svolgere il proprio compito senza remunerazione, ma con il solo diritto ai rimborsi spese. Noi crediamo che, affinché l'organismo garante abbia ragione di esistere e possa realmente essere una figura di tutela per i detenuti, esso debba disporre di una serie di strumenti e di risorse economiche che con questo decreto non vengono garantite.
  Come MoVimento 5 Stelle, al fine di tentare di correggere alcune storture di questo decreto, abbiamo presentato una serie di emendamenti prima ed ora di ordini del giorno per rendere realmente terza e indipendente la figura del Garante, cosicché possa vigilare seriamente, serenamente ed in modo terzo rispetto alla politica sulle disfunzioni del sistema carcerario.
  Un altro aspetto a noi caro è quello legato alla trasparenza ed alla condivisione delle iniziative e delle relazioni prodotte dagli organi di garanzia. Noi crediamo che le Commissioni parlamentari ed i ministeri competenti debbano essere coinvolti e messi a conoscenza del lavoro e dei dati raccolti dal Garante, in modo da delineare un quadro chiaro e da potere intervenire tempestivamente e puntualmente, soprattutto in fase legislativa, per cercare una soluzione alle diverse problematiche inerenti alle carceri italiane, quali il sovraffollamento, la carenza di organico e le spesso assenti condizioni minime di dignità dei detenuti, dovute a scarsa igiene e a fatiscenza dei locali, condizioni nelle quali sovente si trovano le carceri del nostro Paese.
  Dunque, con questo ordine del giorno il MoVimento 5 Stelle chiede al Governo di impegnarsi ad adottare ogni iniziativa, anche di natura normativa, affinché il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale invii la relazione, da esso redatta annualmente, in merito all'attività svolta non solo ai Presidenti di Camera e Senato, al Ministro dell'interno e al Ministro della giustizia, ma anche al Ministro del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero della salute e alle Commissioni parlamentari competenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione.Pag. 82
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cristian Iannuzzi n. 9/1921-AR/44, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Nardi, Palma, Tacconi. Nardi non riesce a votare. Grillo, Tidei. Ci siamo ? Tidei ha votato. Hanno votato tutti ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  460   
   Votanti  417   
   Astenuti   43   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato  412    
    Hanno votato no  5.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Gagnarli n. 9/1921-AR/45, accolto dal Governo come raccomandazione.

  CHIARA GAGNARLI. Signor Presidente, non accetto la raccomandazione.

  PRESIDENTE. Scusi, non ho capito: non l'accetta e chiede di parlare per dichiarazione di voto ? Ne ha facoltà.

  CHIARA GAGNARLI. Signor Presidente, con questo ordine del giorno chiediamo, come impegno al Governo, di adottare ogni iniziativa, anche di natura normativa, affinché i reclami giurisdizionali proposti ai sensi dell'articolo 35-bis dell'ordinamento penitenziario, vengano tempestivamente comunicati al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
  Così come è normato, il Garante nazionale non ci piace. Non ci piace per le funzioni che gli vengono attribuite, che sono meramente di facciata. Andavano specificati punto per punto i poteri che esso dovrebbe avere per garantire davvero i diritti dei detenuti, come ad esempio: la possibilità di promuovere azioni davanti alla magistratura a tutela delle situazioni che lo richiedano; il libero accesso e il diritto di circolazione in tutti i luoghi di restrizione della libertà personale; il diritto di accesso, senza previa autorizzazione, all'informazione e ai documenti che riguardano i detenuti; l'obbligo di collaborazione e coordinamento con i garanti regionali, già previsti, ma anch'essi ad oggi mere figure di facciata. Non ci va bene soprattutto per la modalità di nomina, prima governativa e, in seguito al breve ritorno del testo in Commissione, attribuita al Presidente della Repubblica. Siamo contrari anche a questa modalità di nomina, occasione di facile spartizione politica. Vorremmo che la nomina del Garante fosse una nomina parlamentare per dare maggiore garanzia di terzietà e indipendenza a questo soggetto, un soggetto che potrebbe essere importante, un soggetto che l'Europa ci chiede che venga istituito, ma non in questi termini, non con queste funzioni e non con questo tipo di provvedimento di nomina.
  È chiaro poi che, affinché abbia ragione di esistere e possa realmente essere una figura di tutela dei detenuti, il Garante deve disporre degli strumenti e delle risorse economiche necessarie. Il decreto invece prevede che l'istituzione del Garante sia a costo zero e questa è un'ulteriore conferma che il Governo non intende investire nel settore della giustizia.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Gagnarli n. 9/1921-AR/45, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Fedriga, Spadoni, Ermini, D'Ambrosio, Berlinghieri, Romele...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 83
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  458   
   Votanti  411   
   Astenuti   47   
   Maggioranza  206   
    Hanno votato  121    
    Hanno votato no   290.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Airaudo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo all'ordine del giorno Ferraresi n. 9/1921-AR/46, con il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ferraresi. Ne ha facoltà.

  VITTORIO FERRARESI. Signor Presidente, insistiamo per la votazione di questo ordine del giorno, che sostanzialmente dice, per alleggerire il carico penale per i reati che riguardano sostanze come la cannabis, di inserire quindi questa sostanza in tabella 2 dell'articolo 14 del testo unico sugli stupefacenti, in modo da alleggerire il carico penale e, quindi, anche aiutare a ridurre il sovraffollamento carcerario per condotte chiaramente che non possono essere paragonate a quelle previste nella tabella 1 del medesimo articolo del medesimo testo unico.
  Guardate, la scelta del Governo è stata una scelta veramente ridicola nei confronti di questo articolo, perché in pratica con questo decreto-legge il Governo voleva far uscire i mafiosi, ma dall'altra parte non risolveva il problema del sovraffollamento carcerario, anche perché con l'articolo 2 si tocca solo minimamente il testo unico sugli stupefacenti, la cosiddetta Fini-Giovanardi. Perché ? Perché si va ad abbassare la soglia massima da sei a cinque anni per i fatti di lieve entità e si rende la fattispecie di reato dell'articolo 73, comma 5, fattispecie di reato autonoma. E questo è giustissimo, ma è un intervento veramente ridicolo perché è chiaro che abbiamo una popolazione di detenuti superiore al 30 per cento e quindi è qui che si dovrebbe agire in modo strutturale.
  Vede, Presidente, la sinistra, dopo che è stata fatta questa legge vergogna del Governo Berlusconi, la Fini-Giovanardi, aveva la possibilità di sopprimerla e, invece di fare un indulto, poteva agire su questa legge vergognosa e forse in questo momento non saremmo qui a parlare di sovraffollamento carcerario e dei diritti dei detenuti, perché comunque questo sovraffollamento è stato creato da questa legge.
  Scusi, però non mi riesco neanche a sentire.

  PRESIDENTE. Lo so, ha ragione, onorevole Ferraresi, però non è neanche semplice. Colleghi, vi prego di abbassare il tono della voce.

  VITTORIO FERRARESI. Continuo: quindi, bastava questo intervento, molto probabilmente, per risolvere e non arrivare a dare uno sconto di pena ai mafiosi. Benissimo, visto che tanti colleghi del Partito Democratico su Facebook e sui giornali si sono sempre pronunciati favorevolmente alla legalizzazione – anche lei, Presidente, mi pare, come i colleghi Picierno, Gozi, Pini e Scalfarotto –, noi chiediamo come sia possibile arrivare a una modifica di questa legge, quando neanche in Commissione giustizia è riuscito a passare un emendamento del relatore, che ha ammesso, anche in maniera onesta e sincera, che non vi era l'accordo di Governo per poter portare avanti questo emendamento, che, sostanzialmente, chiedeva una differenziazione per i fatti di lieve entità fra quelli già previsti e quelli riguardanti la sostanza della cannabis e i suoi derivati.
  Poi, voi, chiaramente, direte: ma noi non abbiamo fatto nulla sull'articolo 2, perché vi è già una proposta in discussione in Commissione giustizia. Benissimo, ma come si può pretendere di portare avanti queste idee, quando i numeri assolutamente non ci sono, quando, nello stesso vostro Governo, la modifica dell'articolo Pag. 8473, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, è stata osteggiata dal Nuovo Centrodestra e non avete i numeri per portarla avanti ? Come si potrà agire strutturalmente su questa proposta ? Mi sembra veramente...

  PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Ferraresi. Dico a tutti i colleghi, gentilmente, di abbassare il tono della voce e di non fare capannelli, soprattutto vicino all'oratore che sta parlando. Prego, onorevole Ferraresi. Ha ancora un minuto e dieci secondi.

  VITTORIO FERRARESI. In questo senso, mi volevo rivolgere anche ai colleghi di SEL, in particolare al collega Farina, con cui avevamo discusso sul fatto che la nostra opposizione dura avesse fatto saltare mesi di lavoro proprio per la differenziazione di questo articolo. In realtà, vi devo dire, molto sinceramente, che sarebbe saltato comunque, colleghi. Sarebbe saltato comunque perché, evidentemente, non vi è la volontà politica all'interno della maggioranza di portarlo avanti.
  Quindi, opposizione del MoVimento 5 Stelle o non opposizione del MoVimento 5 Stelle, questa modifica non sarebbe stata approvata, perché, alla prova dei fatti, questa maggioranza non vuole un intervento di superamento di questa legge, non ha i numeri, non ha la possibilità di effettuare questa modifica. Questo ordine del giorno ne è l'esempio: noi chiediamo questo spostamento, che ci sembra veramente il minimo, anche per alleggerire il carico penale.
  Quindi, è veramente prodromico alla legalizzazione della coltivazione, ma, se non vi sono questi presupposti e non si agisce neanche sui fatti di lieve entità, mi chiedo come sia possibile arrivare ad una modifica strutturale ed epocale in questo senso.

  PRESIDENTE. Onorevole Farina, non posso darle la parola perché lei ha già parlato due volte per dichiarazione di voto sugli ordini del giorno; quindi, non posso più darle la parola.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ferraresi n. 9/1921-AR/46, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Santerini, Fossati, Palma, Alberti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  465   
   Votanti  434   
   Astenuti   31   
   Maggioranza  218   
    Hanno votato  120    
    Hanno votato no   314.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Micillo n. 9/1921-AR/47, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Micillo. Ne ha facoltà.

  SALVATORE MICILLO. Signor Presidente, colleghi, sappiamo tutti cosa sia un provvedimento di indulto. Sappiamo tutti che questo provvedimento di carattere generale porta all'estinzione della pena, ma ancora di più siamo tutti perfettamente consapevoli del fatto che un provvedimento di indulto è prerogativa assoluta del Parlamento. L'articolo 79 della Carta costituzionale e l'articolo 179 del codice Rocco parlano chiaro.
  Il provvedimento di cui ci troviamo oggi a discutere altro non è che un indulto mascherato da decreto-legge. Il Governo, ancora una volta, sta spogliando il Parlamento di ogni sua funzione. Non erano sufficienti gli innumerevoli decreti-legge emanati, che ormai hanno completamente esautorato il Parlamento della sua funzione principale di legiferare. Adesso, il Governo sta prendendo il posto del Parlamento anche nella concessione dei provvedimenti di indulto. Infatti, un provvedimento come quello in oggetto in nessun Pag. 85altro modo potrebbe essere classificato che come indulto, e questa prepotenza del Governo nei confronti del Parlamento trova la sua conferma nella mancata discussione del decreto in Commissione giustizia, dove è stata annullata qualsiasi possibilità di confronto democratico, soprattutto con le forze di opposizione. Ma ancora di più, la conferma la si trova nell'ennesima fiducia richiesta dal Governo per fare in modo di approvare l'atto legislativo in parola.
  Cari colleghi, fate attenzione: il fatto che ci troviamo di fronte a un indulto non lo sto dicendo io e non lo sta dicendo il MoVimento 5 Stelle, ma lo stanno dicendo fior fiori di giuristi, che sono massimamente autorevoli in materia, e lo stanno esponendo anche operatori del diritto che più di altri si trovano di fronte quotidianamente ai problemi delle carceri. Lo ha detto il dottor Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia attualmente in carica. Lo ha urlato il dottor Nicola Gratteri, attuale procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Lo ha sbandierato anche il magistrato Raffaele Cantone.
  Questo indulto mascherato da decreto-legge ha generato un vero e proprio assalto ai tribunali. In una notizia di oggi leggo che nel carcere di Lecce in tre settimane sono arrivate 270 istanze di liberazione anticipata, sul lavoro di tre soli magistrati. A Padova altri 450, a Milano oltre 500. Il DAP riferisce di 200 scarcerazioni a settimana. Se non è questo indulto, allora non saprei davvero come chiamarlo.
  Pertanto, con l'ordine del giorno in oggetto stiamo semplicemente cercando di rendere il provvedimento del Governo un qualcosa che si discosti dal concetto di indulto. Con il nostro ordine del giorno non si avrà una indiscriminata e scellerata liberazione dei detenuti, ma questa sarà resa meno massiccia e più ponderata.
  Stiamo coraggiosamente cercando di evitare una migrazione dal carcere alle strade e, soprattutto, stiamo rendendo dignità a un Parlamento che ormai viene ripetutamente schiaffeggiato dal Governo e che viene sistematicamente privato delle proprie basilari funzioni e prerogative.
  Chiedo pertanto di votare a favore di codesto ordine del giorno, in primis, per il merito dello stesso e, in secundis, come gesto politico che sia in grado di ridare dignità a questo Parlamento, ormai fin troppo vituperato dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Micillo n. 9/1921-AR/47, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Spadoni, Tripiedi, Mantero, Sarti, La Marca, Carfagna...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  462   
   Votanti  422   
   Astenuti   40   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato  108    
    Hanno votato no   314.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Agostinelli n. 9/1921-AR/48.
  Chiedo al presentatore se insista per la votazione del suo ordine del giorno, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.

  DONATELLA AGOSTINELLI. Signor Presidente, è chiaro che insisto per la votazione di questo ordine del giorno. Vorrei un attimo illustrarlo. Dunque, il Consiglio dei ministri, come ci ha più volte sottolineato, nel licenziare il provvedimento in esame, ha espressamente dichiarato...

  PRESIDENTE. Aspetti, onorevole. Colleghi, non è possibile. Attenda un attimo. Quando c’è silenzio, riprendiamo.

Pag. 86

  DONATELLA AGOSTINELLI. Grazie Presidente. Gentili colleghi, vi invito al silenzio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prego.

  DONATELLA AGOSTINELLI. Grazie. Dunque, il Consiglio dei ministri, come già più volte sottolineato, nel licenziare il provvedimento in esame ha espressamente dichiarato che esso nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dell'ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività, avendo come obiettivo quello di diminuire, in maniera selettiva e non indiscriminata, il numero delle persone ristrette in carcere.
  Per queste ragioni, il decreto in parola è stato denominato «svuota carceri». Ma, colleghi, come stanno in realtà le cose ?
  Negli ultimi due anni, per fronteggiare il sovraffollamento penitenziario, sono stati già emanati altri due decreti-legge, con le medesime finalità. Sto parlando del decreto-legge n. 211 del 2011, recante interventi urgenti per il contrasto alla tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri e del decreto-legge n. 78 del 2013, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena. Ora, tutti questi interventi legislativi che si sono succeduti a breve distanza di tempo, sebbene diretti a realizzare una finalità estremamente condivisibile – e cioè quella di ridurre il sovraffollamento della popolazione carceraria, onde eliminare una situazione al limite dell'umano – vanno sottoposti a serrata critica, sia con riguardo al metodo sia rispetto al merito.
  Ora, in questo Paese il sovraffollamento delle carceri si protrae ormai da così tanto tempo e si verifica con tale frequenza e periodicità da non poter essere più considerato un fenomeno straordinario, eccezionale, abnorme. Il sovraffollamento carcerario, in questo Paese, rientra ormai nella normalità, cioè è la regola.
  Ciò che riveste i caratteri dell'urgenza e della necessità è, invece, la situazione di grave compromissione dei diritti dei detenuti. Solo rispetto a questa situazione è corretto parlare di emergenza carceraria. Solo rispetto a questa situazione è giustificabile il ricorso alla decretazione d'urgenza.
  Il sovraffollamento delle carceri, invece, in quanto fenomeno rientrante nella normalità, deve essere affrontato con mezzi ordinari. Servono, cioè, interventi strutturali e di lungo periodo ed una ben maggiore ponderazione, anziché interventi tampone come il decreto-legge qui in esame.
  L'incapacità di risolvere il problema è forse da imputare a qualcosa di più della semplice negligenza o imperizia. Si può perfino intravedere, da parte della classe politica che fino ad oggi ha governato questo Paese, la tacita volontà di non risolvere il problema del sovraffollamento carcerario.
  A ben vedere, infatti, la situazione di emergenza carceraria che si viene periodicamente a creare fa comodo a molti, proprio perché giustifica misure tampone, dietro le quali è facile nascondere interessi di parte.
  Ad interventi strutturali davvero risolutivi nel lungo periodo, si preferiscono interventi palliativi di breve periodo, dietro i quali è più facile mascherare il perseguimento degli interessi dei soliti noti.
  La situazione di emergenza, infatti, consente strappi alle regole che non sarebbero possibili in situazioni di normalità. Si parla, al riguardo, di un vero e proprio diritto all'emergenza, una tecnica ormai consolidata.
  Le misure contenute nel provvedimento, come ho detto, non sono interventi strutturali, in grado di rimuovere le cause che periodicamente determinano il fenomeno del sovraffollamento carcerario, che è fenomeno, a ben vedere, e sintomo di qualcosa di più profondo.
  Ancora una volta si incide sul sintomo, colleghi, e non sulla malattia.
  Ora, tornando allo specifico del mio ordine del giorno, vorrei sottolineare che tra le misure più significative contenute nel decreto in esame vi è proprio quella Pag. 87che estende l'ambito applicativo dell'espulsione dello straniero come misura alternativa alla detenzione di cui all'articolo 16 del testo unico sull'immigrazione.
  Si tratta di una misura contenuta nell'articolo 6 del decreto-legge. La disposizione in questione, oltre ad ampliare le ipotesi...

  PRESIDENTE. Onorevole Agostinelli, deve concludere.

  DONATELLA AGOSTINELLI. Sì, concludo subito. La disposizione in questione prevede, al comma 5-bis, che l'avvio della procedura di identificazione avvenga, fin dall'ingresso in carcere, da parte del questore del luogo, il quale procederà all'espulsione dei cittadini su richiesta della direzione dell'istituto penitenziario. Contraddittoriamente, il successivo comma 6...

  PRESIDENTE. Onorevole Agostinelli, deve avere la cortesia di chiudere.

  DONATELLA AGOSTINELLI. Un minuto...

  PRESIDENTE. No, un minuto non è possibile. Sono già 40 secondi oltre.

  DONATELLA AGOSTINELLI. Finisco subito.
  Guardi perché la contraddizione qua è evidente. In sostanza, penso, come già illustrato ieri, che la contraddizione sia evidente e chiedo, pertanto, all'Aula di votare in senso favorevole all'ordine del giorno in questione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Agostinelli n. 9/1921-A/R/48, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  461   
   Votanti  423   
   Astenuti   38   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato   94    
    Hanno votato no   329.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Bonafede n. 9/1921-A/R/49, con il parere contrario del Governo.

  ALFONSO BONAFEDE. Signor Presidente, in questo caso non abbiamo nessuna proposta di riformulazione da parte del Governo, nessuna richiesta di stralcio delle premesse, nessun suggerimento di trasformazione in raccomandazione che pure servono a molto poco. Però abbiamo un no secco, che ha un solo significato: l'indulto mascherato non si tocca, l'indulto deve andare avanti.
  L'ordine del giorno a mia firma, lo ripeto anche oggi, visto che ieri l'ho illustrato ad un'Aula che, ad esclusione del gruppo del MoVimento 5 Stelle, era praticamente deserta, chiede in parole povere che il beneficio della liberazione anticipata speciale, quello che comunemente in realtà verrebbe chiamato indulto, sia concesso a ragion veduta, senza automatismi. Votare favorevolmente a questo ordine del giorno vuol dire limitare, almeno in parte, il meccanismo per cui un detenuto che dal 2010 abbia già usufruito della liberazione anticipata, se ha continuato a dare prova di partecipazione all'opera di rieducazione, possa ricevere un bonus e, cioè, un ulteriore sconto di pena di 30 giorni per ogni semestre scontato. Ma come potrà il magistrato valutare questa partecipazione all'opera di rieducazione ? Su quali basi di diritto e di fatto si concederà questo beneficio aggiuntivo ? Nessuna. Non c’è...

  PRESIDENTE. Un attimo, onorevole Bonafede, la prego. Mi rivolgo a tutti i Pag. 88delegati d'Aula, gentilmente. Vedo con piacere che si è delineato un percorso che potrebbe farci lavorare bene. Questo percorso non tiene conto del fatto che, se continua questo brusio, io sospendo la seduta e la riprendo soltanto quando è possibile almeno parlare ed essere ascoltati in quest'Aula. Che piaccia o non piaccia, cari colleghi, per quanto mi riguarda, finché sto qua io è così. O si abbassa il brusio o io sospendo la seduta. Prego, onorevole Bonafede.

  ALFONSO BONAFEDE. Grazie, Presidente. Dicevo che non c’è nessuna base di diritto e di fatto per concedere questo beneficio e, allora, tutti fuori. Non lo diciamo solo noi, ce l'ha detto il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria audito in Commissione: «In questi casi la liberazione anticipata speciale sarà concessa per il 100 per cento dei casi». Bel filtro questa maggioranza ha pensato di apporre, un filtro che praticamente non serve a nulla perché ne usufruirà praticamente il 100 per cento dei detenuti.
  Io non riesco a comprendere, colleghi della maggioranza, come possano aver sostenuto un decreto-legge del genere, come possano rendersi complici di un indulto mascherato che attenta alla sicurezza dei cittadini. Ma è ancora più incredibile come i deputati della maggioranza si siano prestati in Commissione ad avallare la gestione antidemocratica della Presidenza che non ha esitato a mettere fine alla discussione degli emendamenti facendo cadere la ghigliottina sull'esame del decreto-legge. Si vede che ormai lo stile «ghigliottina Boldrini» va di moda. Senza emendamenti, tagliati dalla fiducia, senza il tempo necessario per esaminare il decreto-legge in Commissione, senza le garanzie del Regolamento parlamentare, ridotto a carta straccia proprio da chi dovrebbe garantirne l'applicazione, in quest'Aula ci rimane solo lo strumento spuntato degli ordini del giorno.
  E voglio anche chiarire – visto che, dalla maggioranza e dai colleghi in Commissione giustizia, sono state distribuite menzogne ai cittadini italiani come quella per cui il testo è arrivato in Aula così perché il MoVimento 5 Stelle avrebbe impedito la discussione – che giovedì 30 gennaio, la mattina, eravamo tutti nell'auletta dei gruppi ed è stata una scelta della presidenza non permettere la discussione. Voglio chiarire anche che lunedì, quando siamo ritornati in Commissione, avevamo dato anche disponibilità ad individuare solo alcuni emendamenti ed è stata una scelta della maggioranza limitare la discussione solo agli emendamenti scelti dalla maggioranza.
  Voglio chiarire anche, visto che ieri il capogruppo del PD in Commissione giustizia ha specificato che noi avremmo fatto schiamazzi in Commissione giustizia, cosa non vera, che quando la presidenza ha deciso di non farci parlare in Commissione giustizia lui, il deputato Verini, uscendo, ha detto, fuori dai microfoni ovviamente, a noi del MoVimento 5 Stelle: «Quando uscite spegnete la luce». Io...

  PRESIDENTE. Onorevole Bonafede, siamo arrivati alla conclusione dell'intervento, si ricordi che parliamo anche dell'ordine del giorno in questione.

  ALFONSO BONAFEDE. Certo, Presidente, l'iter che ha portato a questo provvedimento è fondamentale per il mio ordine del giorno e aggiungo che, mentre il deputato Verini ci consigliava di spegnere la luce, non si accorgeva che il suo partito in quel momento stava spegnendo la luce della democrazia in questo Paese ed è una luce che noi continueremo a proteggere sempre secondo le dinamiche della democrazia, quella democrazia che ormai voi avete dimenticato anche cos’è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morani. Ne ha facoltà.

  ALESSIA MORANI. Signor Presidente, intervengo su quello che ha descritto Bonafede come il merito del suo emendamento. Ma il merito del suo emendamento Pag. 89non c'entra nulla con le affermazioni false che ha fatto riguardo alla tenuta della Commissione giustizia. Ma questo lo dirò alla fine.
  Rispetto al merito, cioè all'indulto mascherato di cui sta parlando Bonafede (e mi dispiace dirlo perché il suo cognome contraddice quello che vorrei dire), o non conosce la materia o Bonafede è in malafede. Quindi l'onorevole Bonafede, prima di parlare di automatismi quando si tratta di liberazione anticipata, forse dovrebbe andare ad aprire i libri di scuola e studiare un po’ come funziona la liberazione anticipata visto che è un istituto che esiste in questo Paese da decenni, su cui nessuno ha mai fatto un appunto; e, quindi, dire queste cose è assolutamente falso.
  Rispetto, invece, alla tenuta dell'aula e alla gestione antidemocratica della nostra presidente, io, invece, la ringrazio per il lavoro che ha fatto faticoso, difficile, in quei giorni folli, quando il MoVimento 5 Stelle ha occupato l'aula e ha occupato la Commissione per ben due giorni.

  PRESIDENTE. Onorevole Morani, la prego...

  ALESSIA MORANI. No, perché bisogna dire la verità, Presidente.

  PRESIDENTE. Le verità... indubbiamente ognuno ha la sua, però qui stiamo discutendo dell'ordine del giorno Bonafede n. 9/1921-AR/49. Onorevole Ferranti, sia serena (Proteste dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega Nord e Autonomie) ! Colleghi, che cosa vogliamo realizzare ? Concluda la sua dichiarazione di voto sull'ordine del giorno Bonafede n. 9/1921-AR/49, onorevole Morani.

  ALESSIA MORANI. Presidente ci tengo a riportare a verità tutto quello che è avvenuto in Commissione perché l'occupazione della Commissione da parte del MoVimento 5 Stelle ha impedito la gestione democratica della Commissione. Siete stati voi a non voler discutere e vi prendete la responsabilità (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Anche alla luce di questo intervento, comunico all'Assemblea che, mio malgrado, come è successo altre volte, ora ovviamente sarò molto più rigido sullo stare alla materia, all'ordine del giorno, e quindi prego tutti coloro che interverranno di essere attinenti all'ordine del giorno di cui parliamo.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bonafede n. 9/1921-A/R/49, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Latronico... Lo Monte... Folino... Farina... Cassano... Catania...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  459   
   Votanti  417   
   Astenuti   42   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no   307    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Alberti n. 9/1921-AR/50 sul quale il Governo ha espresso parere contrario.
  L'onorevole Alberti ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

  FERDINANDO ALBERTI. Grazie, Presidente. Vorrei spiegare un attimo questo ordine del giorno e andrò letteralmente a leggerlo perché è scritto talmente bene che non c’è da spiegare nulla.
  Premesso che: il decreto-legge in oggetto, come precisava il Consiglio dei ministri nel licenziarlo – e cito – «nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dell'ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività», ed ha come obiettivo quello di – cito ancora – «diminuire in maniera selettiva e non indiscriminata il numero delle persone Pag. 90ristrette in carcere»; per la seconda volta in un anno il Governo in carica ricorre alla decretazione d'urgenza per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri.
  Un primo tentativo era stato fatto all'inizio di luglio con il decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, convertito con legge 9 agosto 2013, n. 94. Il decreto-legge n. 146 del 2013 – cosiddetto «svuota carceri» – reca un vero e proprio indulto mascherato estraneo alla Costituzione, omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri.
  L'articolo 4 del decreto introduce la liberazione anticipata speciale, caratterizzata da una detrazione di 75 giorni ogni sei mesi di pena scontata, anziché di 45 giorni come nella liberazione anticipata ordinaria, di cui all'articolo 54 dell'Ordinamento penitenziario. La nuova misura si caratterizza, innanzitutto, per il suo carattere temporaneo: essa infatti è destinata ad operare solo per un periodo di due anni dalla data di entrata in vigore del decreto.
  La norma prevede poi che ai condannati che abbiano già usufruito della liberazione anticipata per il periodo in esame sia riconosciuta un'ulteriore detrazione di 30 giorni per ogni singolo semestre di pena espiata. Come specificato, però, tale ulteriore sconto non si applica automaticamente, dovendosi accertare che il condannato abbia continuato a dare prova di partecipazione all'opera di rieducazione, anche durante il periodo di esecuzione della pena successivo alla concessione del beneficio. La maggiore detrazione si applica retroattivamente a partire dai semestri di pena in corso di espiazione alla data del 1o gennaio 2010.
  L'articolo 4, se applicato, è in grado di far uscire di prigione già quest'anno circa 1.700 detenuti. La retroattività della norma comporta inoltre uno sconto di pena di 280 giorni a chi è stato già condannato e realizza così un indulto mascherato, rimesso alle valutazioni dei giudici di sorveglianza che, salvo il caso di motivi gravi, applicheranno gli sconti con regolarità.
  Il MoVimento 5 Stelle pertanto impegna il Governo a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni citate in premessa, al fine di intervenire normativamente affinché la detrazione di pena non abbia luogo, se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dal comma 4 dell'articolo 99 del codice penale, o di delinquenti abituali, professionali o per tendenza.
  Se ho ancora qualche secondo, vorrei anche spiegare l'articolo 4 oggetto del contendere. Il comma 1 introduce la liberazione anticipata speciale, caratterizzata da una detrazione di 75 giorni ogni sei mesi di pena scontata anziché 45 giorni come nella liberazione anticipata ordinaria di cui all'articolo 54 dell'Ordinamento penitenziario. La nuova misura si caratterizza innanzitutto per il carattere temporaneo; essa infatti è destinata ad operare solo per un periodo di due anni dalla data di entrata in vigore del decreto. Il comma 2 prevede che ai condannati che abbiano già usufruito della liberazione anticipata per il periodo in esame sia riconosciuta un'ulteriore detrazione di 30 giorni per ogni singolo semestre di pena espiata.
  Come specificato, però, tale ulteriore sconto non si applica automaticamente, dovendosi accertare che il condannato abbia continuato a dare prova di partecipazione all'opera di rieducazione anche durante il periodo di esecuzione della pena successivo alla concessione del beneficio.
  Il comma 3 definisce il carattere retroattivo della norma: la maggiore detrazione si applica, infatti, a partire dai semestri di pena in corso di espiazione alla data del 1o gennaio 2010.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  FERDINANDO ALBERTI. Il comma 4 prevede che la liberazione anticipata si applichi anche ai condannati per i reati di cui all'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario – terrorismo, evasione, eccetera Pag. 91– per i quali, tuttavia, è necessario un presupposto soggettivo più pregnante, rappresentato dalla prova, nel periodo di detenzione, di un concreto recupero sociale desumibile da comportamenti rivelatori del positivo evolversi della personalità.

  PRESIDENTE. Deve concludere, gentilmente.

  FERDINANDO ALBERTI. Grazie, ho concluso.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Alberti n. 9/1921-AR/50, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ventricelli. Affrettatevi gentilmente, colleghi. De Micheli, Causi. Ci siamo ? Abbiamo votato tutti ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  453   
   Votanti  416   
   Astenuti   37   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato  94    
    Hanno votato no 322.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gasbarra ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Passiamo all'ordine del giorno Artini n. 9/1921-AR/51, su cui vi è il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Artini. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ARTINI. Signor Presidente, io cercherò di seguire il consiglio che ha dato la Presidente Boldrini, ovvero che l'opposizione dovrebbe cercare gentilmente di convincere la maggioranza a seguire un percorso diverso nella gestione di quella che è l'opposizione. In particolare, proprio con questo ordine del giorno, ho già avuto un'espressione di parere contrario da parte del Governo, quindi, vorrò riesporre nuovamente per cercare di convincere i colleghi a cambiare opinione, anche rispetto a quella espressa dal Governo.
  Questo decreto è stato emanato per un motivo ben noto, e lo dice il titolo stesso, cioè la riduzione controllata della popolazione carceraria: talmente controllata che, come anche indicato nelle audizioni in Commissione, questo provvedimento non aiuterà a ridurre il problema del sovraffollamento delle carceri, perché comporterà una riduzione dei carcerati di solo circa 1.700 unità rispetto alle 17 mila presenze oltre la capienza regolare delle nostre carceri.
  Considerato, poi, che l'articolo 4 si applica più favorevolmente verso coloro che hanno pene detentive più lunghe, si scopre – e si è scoperto analizzandolo e studiandolo – che saranno liberati, per la maggior parte, coloro che già oggi non soffrono di situazioni insostenibili, ovvero detenuti che oggi sono reclusi in situazioni non sovraffollate.
  Anche in questo caso, Presidente, ci ritroviamo con un provvedimento scritto con i piedi, che ha forza di legge da subito e che ha già fatto danni in abbondanza. Dobbiamo – e spero lo possa riportare anche alla Presidente Boldrini – non solamente a parole, ma veramente nei fatti, smetterla di affrontare problemi cercando di risolverli con i decreti-legge. Già quest'anno, cioè l'anno scorso, nel 2013, come altri colleghi hanno detto, con il decreto-legge n. 78 era stato affrontato questo problema. A cosa è servito ? A niente. Questo decreto che presupposti ha di urgenza, se già nell'anno abbiamo cercato di risolvere questo problema con un altro decreto ? Invece di fare un altro decreto, tendenzialmente, dovreste semplicemente rimettere il mandato e ripresentarvi qui.
  Con questo ordine del giorno cerchiamo di ridurre ragionevolmente il danno che viene fatto da questo articolo, ovvero riconoscere trenta giorni in più di Pag. 92sconto di pena a coloro che abbiano partecipato all'opera di rieducazione, anche durante il periodo di esecuzione della pena successivo alla concessione del beneficio. Ora, qui, all'occhio del profano, si potrebbe dire: bravi questi carcerati, sono stati bravi, premiamoli ancora di più. Questo, in realtà, non è altro che fumo negli occhi davanti ai cittadini, che nasconde, però, fatti ben noti, e mi riferisco anche all'intervento della collega Morani di prima. Lei ha detto che non si tratta di un automatismo, perché, comunque, c’è una valutazione da parte del magistrato di sorveglianza: in realtà, prendendo a caso il primo testo su Internet che parla non della liberazione anticipata speciale, ma di quella ordinaria, Perotti ci dice che: È da rilevare, però, che il giudizio sul comportamento del detenuto varia a seconda dell'offerta e degli strumenti di rieducazione che gli sono forniti dall'amministrazione penitenziaria.
  Nel caso in cui questi strumenti siano più modesti o insufficienti, l'interessato può accedere più facilmente al beneficio, poiché l'effettiva partecipazione all'opera di rieducazione coincide, di fatto, con l'assenza di negativi rilievi disciplinari. Viceversa, qualora gli strumenti di rieducazione siano presenti ed efficaci, il detenuto deve dimostrare di aver usufruito con successo delle opportunità offertegli. Il giudizio sull'effettiva partecipazione all'opera di rieducazione, quindi, deve basarsi sulle condizioni di vita in carcere del detenuto in funzione degli interventi in concreto attuati dall'amministrazione penitenziaria.
  Questo significa che, per quello che anche il direttore del DAP ha detto, il 100 per cento dei casi usufruirà di questa liberazione anticipata speciale. Da ciò se ne deduce che il Governo ha deciso di scaricare con un artificio legislativo solo sul magistrato di sorveglianza la responsabilità formale di una decisione che politicamente è già stata presa, ovvero quello di scarcerare i detenuti senza valutare la reale opportunità per ogni singolo carcerato.
  Per questo motivo, l'ordine del giorno che ho presentato è necessario per ridurre e contrastare questo automatismo di scarcerazione. Quest'ordine del giorno, infatti, cerca di limitare i giorni aggiuntivi che questa liberazione anticipata speciale aggiunge alla liberazione anticipata ordinaria riducendoli da 75 a 50. È solo una piccola parte, colleghi, ma, a differenza da quanto fatto dal Governo, vi chiedo di esprimere un voto favorevole su questo ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Artini n. 9/1921-AR/51, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Brandolin, Zolezzi, Duranti, Incerti, Scuvera, Rostan.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  452   
   Votanti  405   
   Astenuti   47   
   Maggioranza  203   
    Hanno votato   94    
    Hanno votato no   311.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).
  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Barbanti n. 9/1921-AR/52, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

  SEBASTIANO BARBANTI. Signor Presidente, ovviamente chiedo che l'ordine del giorno sia posto in votazione e intervengo per dichiarazione di voto. Il 29 luglio 2006 il Parlamento approvò, con un'ampia maggioranza trasversale, la legge n. 241 del 2006, che introdusse un provvedimento di indulto per i reati commessi fino al 2 maggio. In particolare, fu concesso un indulto non superiore a tre anni per le pene detentive e fino a 10 mila euro per Pag. 93le pene pecuniarie. La votazione sull'indulto fu accompagnata da polemiche e critiche, all'interno e fuori dalle sedi della politica. In particolare, oltre alle accuse di aver strumentalizzato l'appello dell'allora Papa Giovanni Paolo II, le controversie riguardavano l'ampiezza del provvedimento, che comprendeva anche reati gravi, ad esempio l'omicidio volontario, ma non alcuni reati minori.
  Il CSM, cinque mesi dopo l'approvazione della legge, denunciò che il provvedimento di indulto, azzerando la pena senza estinguere il reato, appunto, rendeva comunque necessario il completamento dell'iter processuale, distogliendo le risorse degli uffici giudiziari da altri processi, sui quali non di rado gravavano concreti rischi di prescrizione.
  Inoltre, si stigmatizzò l'indebolimento del principio di certezza del diritto, che instillerebbe una maggiore propensione a compiere attività criminose. Tra l'altro, alcune analisi, tra le quali quelle di Giovanni Mastrobuoni e di Alessandro Barbarino, smentirono l'ottimismo di alcuni resoconti del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, mostrando un repentino aumento di alcune tipologie di reati, tra i quali le rapine in banca, nei mesi successivi alla concessione del provvedimento di clemenza.
  Infine, ad ottobre 2007 il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Ettore Ferrara, affermò che entro la prima metà del 2009, se non fosse accaduto qualche fatto nuovo e senza interventi strutturali, avrebbe potuto ripresentarsi la situazione di sovraffollamento carcerario precedente all'indulto, così come in effetti è stato: sostanzialmente abbiamo visto in tre anni riempirsi di nuovo tutte quante le carceri.
  Il decreto-legge n. 146 del 2013, il cosiddetto «svuota carceri», reca un vero e proprio indulto mascherato, estraneo alla Costituzione, omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri. Siamo in pratica nella stessa situazione del 2006: l'articolo 4, in particolar modo, introduce la liberazione anticipata speciale, caratterizzata da una detrazione...

  PRESIDENTE. Onorevole, però mi è complicato riprendere i colleghi, perché come lei può notare non stanno soltanto nei banchi di fronte a lei.

  SEBASTIANO BARBANTI. Speravo che con il mio attimo di silenzio tacessero un attimo.

  PRESIDENTE. Mi rendo conto.

  SEBASTIANO BARBANTI. Dicevo, caratterizzata da una detrazione di 75 giorni ogni sei mesi di pena scontata, anziché di 45 giorni, come nella liberazione anticipata ordinaria di cui all'articolo 54 dell'ordinamento penitenziario. La norma prevede poi che ai condannati che abbiano già usufruito della liberazione anticipata per il periodo in esame sia riconosciuta un'ulteriore detrazione di 30 giorni per ogni singolo semestre di pena espiata.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  SEBASTIANO BARBANTI. Come specificato, però, tale ulteriore sconto non si applica automaticamente, dovendosi accertare che il condannato abbia continuato a dare prova di partecipazione all'opera di rieducazione.
  La maggiore detrazione si applica retroattivamente a partire dai semestri di pena in corso di espiazione alla data del 1o gennaio 2010. L'articolo 4, quindi, se applicato è in grado di far uscire di prigione già da quest'anno circa 1.700 detenuti. La retroattività della norma comporta inoltre uno sconto di pena di 280 giorni a chi è stato già condannato, e realizza così un indulto mascherato, rimesso alle valutazioni dei giudici di sorveglianza, che, salvo in casi di gravi motivi, applicheranno sconti con regolarità.
  Concludo dicendo che con l'approvazione di questo ordine del giorno si vuole riconoscere quindi ai condannati che abbiano già usufruito della liberazione anticipata Pag. 94una detrazione di 15 giorni, e non di 30 per ogni singolo semestre di pena espiata, fatta salva la verifica della partecipazione del detenuto all'opera di rieducazione.

  PRESIDENTE. Ne approfitto, prima di procedere con la votazione, per salutare gli alunni e i docenti del liceo classico «Giosuè Carducci» di Comiso, in provincia di Ragusa, che sono presenti, e li ringraziamo di seguire i nostri lavori (Applausi).
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Barbanti n. 9/1921-A-R/52, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Malisani, Ventricelli, Oliaro, Frusone, Colaninno, D'Ambrosio, Casellato...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  437   
   Votanti  403   
   Astenuti   34   
   Maggioranza  202   
    Hanno votato   92    
    Hanno votato no   311.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Oliverio e Pagani hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Baroni n. 9/1921-A-R/53, non accettato dal Governo.

  MASSIMO ENRICO BARONI. Signor Presidente, nella dichiarazione di voto di questo ordine del giorno noi chiediamo una cosa molto semplice. La recito tale e quale: «ad intervenire sulla normativa in modo da evitare il rilascio di provvedimenti in forma orale facendo invece in modo che l'affidato abbia a disposizione una documentazione cartacea con cui poter dimostrare alle forze dell'ordine» – e poter anche mantenere all'interno di un proprio eventuale curriculum, che magari volesse conservare – «di aver ottenuto oralmente dal magistrato di sorveglianza un'autorizzazione».
  Con questo cosa voglio dire, Presidente ? Noi con questo ordine del giorno ci stiamo occupando di bagattelle. Cosa sono le bagattelle, Presidente ? Le bagattelle sono, dal punto di vista etimologico, una robicciuola da nulla, qui i nostri studenti del liceo classico sicuramente capiranno meglio di quel che è riuscito a capire il Presidente, il Governo, di che cosa ci stiamo occupando.
  Perché la richiesta del nostro ordine del giorno di fatto è una semplice richiesta che si evince, come è possibile vedere nel resoconto stenografico del 9 gennaio 2014, nel parere dell'associazione nazionale dei magistrati. In questo parere... Ricordiamo che l'associazione nazionale magistrati non è proprio la «tana delle tigri» del MoVimento 5 Stelle, ecco per cui quando poi il Governo e la maggioranza si lamentano del fatto che noi battiamo i palmi delle mani sul banco del Governo o sui banchi delle Presidenze forse dimentica di dire che effettivamente un cittadino nel proprio sviluppo, nell'arco di una vita giustamente ha fiducia nelle istituzioni che si trova, perché magari viene educato in questo modo. Dopo che sommessamente, in maniera corretta, continua a suggerire, di voler cambiare ciò su cui è competente a un certo punto si ritrova come abbiamo detto a battere i palmi sui banchi del Governo. Allora recito con esattezza cosa disse l'associazione nazionale magistrati, che è il nostro ordine del giorno: dovete considerare infatti che nei nostri uffici di sorveglianza praticamente ogni giorno ci sono da emettere almeno 20 autorizzazioni che sono le deroghe temporanee per motivi di giustizia, di lavoro, di salute nell'arco delle ventiquattr'ore e che richiedono un immediato intervento del magistrato di sorveglianza. Si è quindi previsto Pag. 95questo meccanismo – che mi sembra un po’ farraginoso – della autorizzazione orale in caso di urgenza che tra l'altro attribuisce a un organo giurisdizionale un improprio potere di autorizzazione orale senza che l'affidato possa avere una documentazione cartacea con cui dimostrare alle forze dell'ordine di aver ottenuto oralmente dal magistrato di sorveglianza tale autorizzazione. Questa comunque non configura alcun beneficio per gli uffici di sorveglianza perché implica in ogni caso una trasmissione di richiesta da parte del UEPE – che ricordiamo è l'ufficio di esecuzione penale esterna – al magistrato di sorveglianza con autorizzazione scritta, se c’è tempo, orale se non c’è, e comunicazione all'affidato che allunga i tempi.
  Quindi, sempre Marcello Bortolato componente della giunta dell'associazione nazionale magistrati, alla fine arriva a dire che praticamente in questo caso ottenere questa deroga temporanea per le minime cose, le bagattelle, sgrava completamente gli uffici di sorveglianza di questa incombenza attribuendola all'UEPE alla quale l'affidato viene completamente rimesso, prassi già consolidata da molti uffici di sorveglianza e che aveva già dato un'ottima prova.
  Quindi, sommessamente, e nuovamente ricominciamo, chiediamo al Governo di lasciare che la votazione si esprima liberamente su questa bagattella.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Baroni n. 9/1921-A-R/53, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Bossa, Carfagna, Rughetti, Giammanco, Garofani, Fossati, Giacomelli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  437   
   Votanti  389   
   Astenuti   48   
   Maggioranza  195   
    Hanno votato  94    
    Hanno votato no  295    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Battelli n. 9/1921-A-R/54, non accettato dal Governo.

  SERGIO BATTELLI. Signor Presidente, l'articolo 4 del decreto-legge in esame disciplina l'istituto della liberazione anticipata speciale. La liberazione anticipata è già disciplinata dall'articolo 54 della legge n. 354 del 1975, che prevedeva una detrazione di quarantacinque giorni dalla pena inflitta per ogni semestre scontato. Praticamente per ogni anno di carcere vengono decurtati novanta giorni di pena, praticamente tre mesi. Questo non bastava più al Governo, perché il decreto-legge in esame prevede un aumento di tale sconto di pena, infatti per ogni semestre scontato vengono decurtati settantacinque giorni e non più quarantacinque, ma ancora ciò non basta, infatti il provvedimento ha effetto retroattivo dal 1o gennaio 2010 e si applica anche a tutti i detenuti che hanno già usufruito di tale sconto della pena. Di fatto questo decreto-legge prevede che allo sconto già previsto dalla legge n. 354 del 1975 si applichi un'ulteriore detrazione di trenta giorni per ogni semestre di pena scontato.
  Sono queste le soluzione innovative che ha approvato questo Governo, che si definisce «del fare» ? Siamo all'assurdo totale, per ogni anno di carcere ai detenuti vengono abbonati ben cinque mesi di pena. Naturalmente ciò non può avvenire in via automatica, come un semplice calcolo matematico, ma è necessario che il detenuto dimostri di aver realizzato un concreto recupero sociale, desumibile dalla sua partecipazione all'impegno rieducativo. Ma chi effettuerà questo tipo di Pag. 96valutazione ? Naturalmente sarà il giudice a decidere se i detenuti potranno fruire di questo beneficio e dovrà esaminare caso per caso il comportamento del detenuto. Vi chiedo: quale sarà la conseguenza più immediata secondo voi ? Lo capirebbe chiunque: un ulteriore aggravio delle competenze dei giudici, con il risultato di rendere ancora più lenta la giustizia italiana.
  Inoltre questo meccanismo di riduzione della pena, proporzionale alla pena stessa, si traduce in un vantaggio soprattutto per i detenuti a cui sono state inflitte le pene più pesanti, sono quindi i detenuti più pericolosi, quelli che si sono macchiati dei reati peggiori e più gravi, che si avvantaggeranno di questo intervento normativo, mafiosi e delinquenti in pratica. Non possiamo mettere a rischio la sicurezza sociale perché le carceri sono affollate, ma evidentemente è necessario intervenire in modo più logico e strutturale. Affrontare con tanta leggerezza questo problema ne creerebbe di molti e molti altri. Sono necessarie riforme strutturali lunghe e complesse, che scaturiscano da un serio confronto nella Commissione competente e poi in Aula.
  Risolvere il problema del sovraffollamento carcerario in modo opportuno è nostro preciso dovere e non possiamo accettare di affrontare questo argomento con un decreto-legge, l'ennesimo decreto-legge, con l'ennesima vostra apposizione della fiducia. In questo modo non risolviamo il problema, ma semplicemente si tenta di curare un sintomo mettendo in libertà dei delinquenti e dei mafiosi, con una legge che consente un indulto mascherato. La storia recente, quella dell'indulto del 2006, ci insegna quanto inutile e dannoso sia stato.
  Sulla base quindi di queste considerazioni vi invitiamo a votare favorevolmente il nostro ordine del giorno finalizzato ad impegnare il Governo affinché preveda una norma che sottragga i condannati che abbiano già fruito dell'istituto della liberazione anticipata a beneficiare di un'ulteriore riduzione della pena (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Battelli n. 9/1921-A-R/54, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Murer, Biasotti, Folino, Borghi, Scuvera, Martino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  442   
   Votanti  410   
   Astenuti   32   
   Maggioranza  206   
    Hanno votato  108    
    Hanno votato no  302    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Brugnerotto n. 9/1921-A-R/55 accettato dal Governo, purché riformulato.
  Deve togliere quel fazzoletto dal microfono, onorevole Brugnerotto, e anche rapidamente, se è possibile.

  MARCO BRUGNEROTTO. Signor Presidente, non è un fazzoletto, ma è il bavaglio.

  PRESIDENTE. Non fa niente, comunque non deve stare sul microfono. Vada avanti.

  MARCO BRUGNEROTTO. Parliamo di misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria.
  Il decreto-legge in oggetto, come precisava il Consiglio dei Ministri nel licenziarlo, nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dell'ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività ed ha come obiettivo quello di Pag. 97diminuire in maniera selettiva e non indiscriminata il numero delle persone ristrette in carcere.
  Per la seconda volta in un anno, il Governo in carica ricorre alla decretazione d'urgenza per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri. Un primo tentativo era stato fatto all'inizio di luglio con il decreto-legge del 1o luglio 2013 n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, convertito poi con la legge del 9 agosto 2013, n. 94.
  Come nel precedente decreto, anche in questa occasione, viene sottolineata l'urgenza dell'adozione della misura. Nulla quaestio sul fatto che il problema del sovraffollamento vada affrontato e possibilmente risolto in tempi brevi, sia per l'ormai imminente scadenza dei termini della nota sentenza Torreggiani, che per le espressioni in tal senso provenienti da più parti, motivate da ragioni etiche e umanitarie, ma anche finalizzate a ripristinare il rispetto della legalità all'interno degli istituti di pena. È il caso di osservare che ormai dal 2006, anno in cui venne promulgato il provvedimento di indulto, noto come indultino, il sovraffollamento delle carceri è un dato costante e nulla è stato fatto per affrontare la questione con la dovuta ponderazione e sistematicità.
  Il decreto-legge n. 146 del 2013 «svuota carceri», recante un vero e proprio indulto mascherato estraneo alla Costituzione è omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri, politiche che non sono ispirate dal senso di responsabilità istituzionale teso a salvaguardare il principio della funzione rieducativa della pena, bensì essenzialmente volte all'unico fine di evitare allo Stato le gravose ripercussioni economiche derivanti dall'applicazione della sentenza Torreggiani, quantificabili in almeno 15 mila euro per ciascuno dei già 3 mila detenuti che dal 28 maggio potranno nuovamente essere ammessi ad adire la Corte europea dei diritti dell'uomo per farsi risarcire dallo Stato le inumane condizioni detentive cui sono sottoposti.
  Uno dei più gravosi problemi che affligge la giustizia italiana concerne patologicamente la mancanza di un'effettiva volontà di razionalizzazione e rilancio del comparto giustizia sia dal punto di vista quantitativo, in termini di mancanza di adeguati investimenti nelle strutture e infrastrutture, sia dal punto di vista qualitativo a causa della mancanza di strumenti volti ad una pianificazione della formazione e valorizzazione della professionalità delle risorse umane impiegate negli uffici giudiziari.
  Chiediamo pertanto al Governo che si impegni ad adottare provvedimenti normativi relativi alla risoluzione delle problematiche concernenti la materia del personale dell'amministrazione sia penitenziaria, sia dell'UEPE, che è l'ufficio di esecuzione penale esterna.

  PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Brugnerotto non accetta la riformulazione del suo ordine del giorno proposta dal Governo.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Brugnerotto n. 9/1921-A-R/55, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lavagno, Kronbichler, Paris, Giancarlo Giordano. Hanno votato tutti ? Chi è che dice no ? Kronbichler adesso è riuscito a votare. Ci siamo colleghi ? Hanno votato tutti ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  430   
   Votanti  373   
   Astenuti   57   
   Maggioranza  187   
    Hanno votato  109    
    Hanno votato no  264    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 98

  Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Colonnese n. 9/1921-A-R/56.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, intervengo per comunicare che il parere su questo ordine del giorno è contrario.

  PRESIDENTE. Allora, c’è la correzione del Governo. L'ordine del giorno Colonnese n. 9/1921-A-R/56 non è più accolto, purché riformulato, ma su tale ordine del giorno il Governo esprime parere contrario.
  Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Colonnese n. 9/1921-A-R/56, non accettato dal Governo.

  VEGA COLONNESE. Signor Presidente, chiedo comunque che il mio ordine del giorno sia posto in votazione e vorrei esporre la mia dichiarazione di voto.
  Il decreto-legge in oggetto nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno del sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività, ed ha come obiettivo quello di diminuire, in maniera selettiva e non indiscriminata, il numero delle persone ristrette in carcere.
  È la seconda volta che il Governo, per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri, ricorre al decreto-legge. Il primo tentativo, infatti, è stato fatto lo scorso luglio con il decreto-legge n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, convertito con la legge 9 agosto 2013, n. 94.
  È chiaramente una questione che va affrontata per due ordini di motivi: il primo riguarda le condizioni purtroppo inumane nelle quali sono costretti a vivere ogni giorno i detenuti e l'esigenza, quindi, di ripristinare il rispetto della legalità all'interno degli istituti di pena per una questione etica; il secondo riguarda le pressioni della sentenza Torreggiani, con la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha giudicato le suddette condizioni dei detenuti una violazione degli standard minimi di vivibilità che determinano una situazione di vita degradante, condannando l'Italia a risarcire i detenuti.
  Purtroppo, però, il decreto-legge n. 146 del 2013, il cosiddetto «svuotacarceri», determina un vero e proprio indulto mascherato, estraneo alla Costituzione, omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri, politiche che non sono ispirate dal senso di responsabilità istituzionale teso a tutelare il principio della funzione rieducativa della pena ma sono essenzialmente volte all'unico fine di evitare al Paese le gravose ripercussioni economiche derivanti dall'applicazione della sentenza Torreggiani, consistenti in più di 15 mila euro per ciascuno dei 3 mila detenuti che il 28 maggio potranno nuovamente essere ammessi dinanzi la Corte europea dei diritti dell'uomo per farsi risarcire dallo Stato per le inumane condizioni detentive a cui sono sottoposti.
  L'ordine del giorno che vi chiedo di votare in modo favorevole riguarda l'articolo 2 che va a modificare la legge n. 309 del 1999, cioè la cosiddetta Fini-Giovanardi, in maniera che si rende autonoma la fattispecie di reato per fatti di lieve entità e si abbassano le sanzioni penali, nel massimo, da 6 a 5 anni. Va subito detto che insieme alla legislazione sull'immigrazione clandestina la legge Fini-Giovanardi, che ha notevolmente inasprito le pene per il consumo di droghe senza distinguere tra leggere e pesanti, è uno dei maggiori responsabili dell'affollamento delle nostre carceri e tra qualche settimana la Consulta potrebbe dichiararla incostituzionale, supplendo per l'ennesima volta all'incapacità della politica.
  Ma l'intervento sulla Fini-Giovanardi apportato in questo decreto è veramente inconsistente, è una presa in giro, anche alla luce del fatto che se veramente ci fosse stata da parte di questo Governo la volontà di alleggerire le pene connesse al consumo di droghe sarebbe bastato apportare Pag. 99una modifica strutturale alla legge Fini-Giovanardi, senza ricorrere a indulti mascherati che liberano mafiosi.
  È attualmente in atto un dibattito sul tema riguardante la regolamentazione e la depenalizzazione di coltivazione, cessione e consumo di cannabis, con riguardo al quale il PD sembra spaccato. Infatti, mentre Renzi chiude il discorso circa la legalizzazione delle droghe leggere, affermando di essere contrario, il PD presenta la proposta di legge Scalfarotto-Farina, che prevede il superamento della Fini-Giovanardi, lasciando poi aperti parecchi interrogativi in merito all'introduzione o meno di una regolamentazione sulla produzione.
  Il MoVimento 5 Stelle, invece, è concreto: ha pubblicato e sottoposto al vaglio dei cittadini una proposta di legge sul blog che parte dalla regolamentazione della produzione, per cui uno dei passi importanti nella direzione della regolamentazione potrebbe essere prevedere una tassa di concessione governativa ad un numero massimo consentito di piante di marijuana per la coltivazione domestica, come previsto nei Paesi Bassi.
  La posizione del MoVimento 5 Stelle è chiara, dunque: abbiamo presentato anche l'emendamento finalizzato ad inserire la cannabis in tabella 2, ossia tra le sostanze a blando effetto stupefacente, che hanno un trattamento sanzionatorio più basso, differenziando anche le fattispecie di lieve entità e prevedendo pene più lievi.
  Concludo. Con questo ordine del giorno quindi chiedo che il Governo si adoperi affinché si proceda ad attuare finalmente la revisione dell'impianto normativo e la depenalizzazione dei reati connessi alla coltivazione, cessione e consumo della cannabis, il che mi sembra molto ragionevole e sensato, perché la criminalizzazione del consumo è un regalo alle associazioni criminali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccagnini. Ne ha facoltà.

  ADRIANO ZACCAGNINI. Signor Presidente, io non prenderò tanto tempo, ma intervengo soltanto perché voglio manifestare il mio supporto a questo ordine del giorno e a tutta la battaglia antiproibizionista che si sta attuando in queste settimane in vista della decisione della Consulta. È importante soprattutto ribadire come il proibizionismo ha fallito. Ha fallito e non abbiamo più nessuna intenzione di tornare a quel sistema lì, anzi ci ritroviamo in una situazione molto difficile, in cui le carceri sono piene anche di persone, di ragazzi, che hanno subito spesso violenze anche psicologiche, come ad esempio Michele – che voglio ricordare e a cui voglio dare la mia solidarietà – ultimamente a Roma. È un ragazzo idraulico a cui è stata tolta addirittura la cassetta degli attrezzi per lavorare. È una situazione indicibile. È stato rinchiuso per due notti a via Genova. È una persona che utilizzava psicofarmaci e che è uscito dal tunnel degli psicofarmaci proprio grazie all'utilizzo terapeutico della marijuana.
  Quello che vorrei ricordare – e concludo Presidente – è che sabato c’è una manifestazione di piazza, perché non basta soltanto portare le istanze dei cittadini qua, ma bisogna partecipare attivamente nei territori, altrimenti non si è nessuno. Non si è nessuno se non si sta nei territori e non si riesce a portare il conflitto sociale e la mobilitazione nelle piazze. E questo è importante. È importante che tutti coloro che si dichiarano antiproibizionisti siano sabato per le strade di Roma a dichiarare questa legge illegale, in vista della decisione della Consulta che arriverà a breve.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Colonnese n. 9/1921-A-R/56, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Molteni, Romele...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 100
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  428   
   Votanti  396   
   Astenuti   32   
   Maggioranza  199   
    Hanno votato  123    
    Hanno votato no  273    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Airaudo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e il deputato Marcon ha segnalato che avrebbe voluto astenersi).

  Passiamo all'ordine del giorno Cominardi n. 9/1921-A-R/57, con il parere contrario del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cominardi.

  CLAUDIO COMINARDI. Signor Presidente, insisto per la votazione, ovviamente. Il decreto-legge in oggetto, come precisava il Consiglio dei Ministri nel licenziarlo, nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dell'ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività, ed ha come obiettivo quello di diminuire in maniera selettiva e non indiscriminata il numero delle persone ristrette in carcere.
  Per la seconda volta in un anno, il Governo in carica ricorre alla decretazione d'urgenza per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri. Un primo tentativo era stato fatto all'inizio di luglio con il decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, convertito con legge 9 agosto 2013, n. 94. Il decreto-legge n. 146 del 2013, «svuota carceri», reca un vero e proprio indulto mascherato estraneo alla Costituzione, omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri.
  L'articolo 4 del decreto introduce la liberazione anticipata speciale, caratterizzata da una detrazione di 75 giorni ogni sei mesi di pena scontata, anziché di 45 giorni, come nella liberazione anticipata ordinaria di cui all'articolo 54 dell'ordinamento penitenziario. La nuova misura si caratterizza, innanzitutto, per il suo carattere temporaneo: essa, infatti, è destinata ad operare solo per un periodo di due anni dalla data di entrata in vigore del decreto.
  La norma prevede, poi, che ai condannati che abbiano già usufruito della liberazione anticipata per il periodo in esame sia riconosciuta un'ulteriore detrazione di 30 giorni per ogni singolo semestre di pena espiata. Come specificato, però, tale ulteriore sconto non si applica automaticamente, dovendosi accertare che il condannato abbia continuato a dare prova di partecipazione all'opera di rieducazione, anche durante il periodo di esecuzione della pena successivo alla concessione del beneficio. La maggiore detrazione si applica retroattivamente a partire dai semestri di pena in corso di espiazione alla data del 1o gennaio 2010.
  L'articolo 4, se applicato, è in grado di far uscire di prigione, già quest'anno, circa 1.700 detenuti. La retroattività della norma comporta, inoltre, uno sconto di pena di 280 giorni a chi è già stato condannato, e realizza, così, un indulto mascherato, rimesso alle valutazioni dei giudici di sorveglianza, che, salvo il caso di gravi motivi, applicheranno gli sconti con regolarità.
  Questo ordine del giorno, che ho chiesto di votare, impegna il Governo a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni citate in premessa al fine di intervenire normativamente affinché la maggiore detrazione di pena di cui al comma 2 dell'articolo 4 del presente decreto non si applichi retroattivamente.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cominardi n.  9/1921-A-R/57, con il parere contrario del Governo.Pag. 101
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ravetto, Carfagna, Brescia, Paola Bragantini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  413   
   Votanti  380   
   Astenuti   33   
   Maggioranza  191   
    Hanno votato  97    
    Hanno votato no  283    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Daga n. 9/1921-A-R/59, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato.

  FEDERICA DAGA. Signor Presidente, non accetto la riformulazione. Con questo ordine del giorno si impegna il Governo ad una depenalizzazione sia sul fronte del reato di clandestinità che sugli inasprimenti dei reati sugli stupefacenti introdotti dalla legge cosiddetta Fini-Giovanardi. Depenalizzare il reato di clandestinità vorrebbe anche dire favorire la smilitarizzazione della gestione del fenomeno delle migrazioni. Vorrei invitare il Governo, con tale provvedimento, a garantire la libertà di movimento delle persone attraverso una revisione della politica dei visti, delle quote di ingresso, del legame tra soggiorno e possesso di un contratto di lavoro e dei vincoli imposti ai ricongiungimenti familiari; vincoli che hanno creato l'enorme processo di clandestinizzazione delle persone.
  Ricordo che noi Paesi occidentali siamo la causa di queste migrazioni, essendo coloro che vanno a prendere le materie prime nei vari Paesi, diciamo, con la forza, magari con accordi governativi che vanno contro il diritto degli abitanti locali ad una sana qualità della vita.
  L'obiettivo di tale provvedimento dovrebbe essere quello di garantire la libertà personale, attraverso l'abrogazione della detenzione amministrativa e la chiusura dei centri in cui essa avviene e di tutte le strutture di accoglienza contenitiva. Tale provvedimento dovrebbe prevedere invece strutture di accoglienza diffuse su tutto il territorio, nelle quali si sviluppi un nuovo modello di solidarietà internazionale fatto di nuovi modi di intendere il diritto al lavoro e all'abitare, il diritto alle cure e l'accesso al welfare, il diritto all'istruzione e il diritto alla preservazione del proprio nucleo familiare e affettivo, il diritto alla partecipazione politica e sociale, costruendo nuove forme di cittadinanza veramente inclusive.
  Mi chiedo sempre quale sia il motivo per il quale le merci hanno libertà di movimento nel globo, mentre gli esseri umani questa libertà non ce l'hanno.
  Per la seconda parte l'invito è ad introdurre quanto prima un provvedimento che preveda l'abolizione della legge n. 49 del 21 febbraio 2006, la cosiddetta legge «Fini-Giovanardi» sulle droghe, sulla quale il prossimo 11 febbraio si pronuncerà la Corte costituzionale, una legge che fu approvata convertendo un decreto che riguardava un altro argomento, le Olimpiadi invernali di Torino 2006, e senza che vi fosse motivo di urgenza, una legge che insieme alla «Bossi-Fini» in otto anni ha prodotto decine di migliaia di arresti, migliaia di anni di galera per la somma...

  PRESIDENTE. Onorevole Berretta, gentilmente riprenda posto. Grazie. Prego, onorevole Daga.

  FEDERICA DAGA. ...migliaia di anni di arresto per la somma delle condanne, sovraffollamento delle carceri, costi esorbitanti per la macchina repressiva e giudiziaria, crescita dei profitti delle narcomafie, troppe persecuzioni e vittime, e troppi morti che reclamano verità.
  Inoltre, l'equiparazione delle sanzioni per droghe pesanti e leggere viola la normativa europea a tal proposito. Questo provvedimento dovrebbe prevedere la depenalizzazione Pag. 102dell'uso personale di sostanze...

  PRESIDENTE. Onorevole Marazziti ! Onorevole Marazziti ! Onorevole Marazziti, il Governo deve ascoltare.

  FEDERICA DAGA. ... iniziando dalla cannabis e dalla sua autoproduzione, come d'altronde già sta avvenendo in altri Paesi del mondo, e sostenere la ricerca sugli effetti positivi di alcune sostanze in essa contenute nella cura e nella terapia del dolore di diverse malattie.
  Tale provvedimento, disciplinando l'uso personale e la distinzione tra droghe pesanti e leggere, e avviando la sperimentazione terapeutica sotto controllo medico, dovrebbe essere uno strumento ulteriore per garantire il contrasto al miliardario monopolio del commercio di stupefacenti da parte delle narcomafie. Questo provvedimento dovrebbe prevedere l'abrogazione della pena detentiva da uno a sei anni, qualora il giudice ritenga opportuno applicare alla violazione dell'articolo 73 e seguenti della normativa antidroga, l'attenuante per fatti di lieve entità, cioè quando, nel caso di piccole coltivazioni domestiche di cannabis per uso personale, le caratteristiche qualitative e quantitative della sostanza, nonché la condotta stessa dell'imputato consentano di giudicare il reato come scarsamente offensivo. Inoltre, dovrebbe prevedere l'abrogazione delle sanzioni amministrative che limitano la libertà personale, che di fatto costituiscono misure cautelari coercitive analoghe a quelle previste in caso di reati penali.
  Io aspiro ad una evoluzione culturale della nostra società, e con una volontà politica chiara e determinata sono sicura che si possa ottenere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, mi sembra di avere ancora un minuto a disposizione sugli ordini del giorno, avendo fatto io un solo intervento.

  PRESIDENTE. Si, onorevole Caparini.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie, molto gentile. Ecco, qui siamo in presenza di uno dei due ordini del giorno del MoVimento 5 Stelle che invitano a modificare, in questo caso, depenalizzare il reato di clandestinità. Noi ovviamente siamo contrari a questa visione mondialista e anche colpevolista di coloro che tendono ad assumersi, a prendersi carico dei problemi del globo intero, poi dimenticando invece quelli reali della propria gente. Comunque, anche i Paesi tradizionalmente colonialisti – cito Francia o Inghilterra – hanno delle rigide politiche migratorie e soprattutto il reato di clandestinità. Addirittura in Inghilterra non c’è limite di detenzione per il clandestino finché non viene identificato e, ovviamente, espulso, e vengono fatte anche delle politiche per incentivare l'identificazione e l'espulsione dei clandestini.

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Caparini.

  DAVIDE CAPARINI. Quindi invito i miei colleghi a non votare questo ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piepoli. Ne ha facoltà.

  GAETANO PIEPOLI. Signor Presidente, a titolo personale io mi astengo sull'ordine del giorno del MoVimento 5 Stelle, perché «il mondo è bello perché è avariato», diceva quel tale.

  PRESIDENTE. Onorevole Piepoli, lei sta parlando per il suo gruppo, quindi non a titolo personale.

  GAETANO PIEPOLI. No, a titolo personale.

  PRESIDENTE. No, a titolo personale lei non può parlare, perché prima ci sono le dichiarazioni del gruppo. Quindi abbiamo preso atto comunque delle sue opinioni.Pag. 103
  Onorevole Piepoli, così ci intendiamo: lei non parla a titolo personale perché siamo su un decreto-legge, quindi lei può parlare tranquillamente cinque minuti, come chiunque ha diritto a un intervento di cinque minuti, ma non a titolo personale. Va bene, ci siamo capiti, comunque. Ci sono altri interventi ? L'onorevole Marazziti ? Ha rinunciato.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Daga n. 9/1921-AR/59, con il parere contrario del Governo, perché non è stata accolta la riformulazione.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gallinella ? Crippa ? Russo ? Folino ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
   Presenti  432   
   Votanti  389   
   Astenuti   43   
   Maggioranza  195   
    Hanno votato  115    
    Hanno votato no  274    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Petitti ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Dall'Osso n. 9/1921-AR/60, accettato dal Governo, purché riformulato.

  MATTEO DALL'OSSO. Signor Presidente, chiedo di porla in votazione e chiedo di fare la mia dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Prego, ne ha facoltà.

  MATTEO DALL'OSSO. Presidente, Governo e colleghi, nell'ambito della tutela dei detenuti e dell'essere umano in tutte le sue forme, benché privato della libertà personale, non dovrebbe mai venire meno la tutela della persona, appunto, della sua dignità e della sua integrità, come si evince dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. E per chi non se la ricordasse vorrei appunto ricordarla.
  Articolo 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
  Articolo 2: l'articolo 2 è composto da due ulteriori sottoarticoli, è una specie di semigruppo, spero che mi capiscano.
  Articolo 1 dell'articolo 2: Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
  Articolo 2 dell'articolo 2: Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene.
  Articolo 3: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
  Ma tutto questo viene rispettato dalla nostra amata, cara nazione Italia ? No, e per questo: vergogna !
  Quanti sono stati i suicidi in carcere ? Quante le violenze subite dalla popolazione carceraria ? Quanti i soprusi ? E per di più un Ministro che aiuta gli amici degli amici. Vergogna ! Un Ministro che sicuramente è un dotto esperto giurista, che ben conosce le strutture dell'amministrazione penitenziaria, ma che utilizza due pesi e due misure, non è un Ministro e non si fa. Non si fa. Chissà dov’è adesso ? Chissà dov’è ? Non lo vedo nei banchi, chissà a chi telefona. Mah (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
  L'ordine del giorno volge alla richiesta di ristrutturazione e ampliamento delle strutture esistenti al fine di garantire l'espiazione della pena in un luogo consono e la rieducazione, ma questo Governo, invece di lasciare aperti i CIE, ad esempio, non ha ancora pensato, magari utilizzando le direttive espresse dal cosiddetto «Progetto Convert», di riconvertire, Pag. 104appunto, i siti militari dismessi ed adibirli a strutture penitenziarie. Questa potrebbe essere un'ottima idea, senza dover continuare a cementificare e a spendere inutilmente soldi pubblici. Questo vi chiediamo da parte del MoVimento 5 Stelle, questo vi chiede il 25 per cento di elettori italiani che hanno votato.
  E, poi, Presidente, sottovoce, mi raccomando non la senta nessuno: si ricorda quando eravamo bambini che giocavamo a nascondino, che arrivava quello più furbo e sottobosco arrivava nell'albero e faceva così: «tana libera tutti» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Dall'Osso n. 9/1921-AR/60, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Ventricelli, Sibilia, Spessotto, Turco, Silvia Giordano, Marco Di Stefano...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  426   
   Votanti  423   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  212   
    Hanno votato  103    
    Hanno votato no  320    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno D'Ambrosio n. 9/1921-AR/61, accettato dal Governo, purché riformulato. Onorevole D'Ambrosio, prima di darle la parola provo a farle un ragionamento. Qua dentro tutti abbiamo capito che tutti voi portate il fazzoletto, anzi non è un fazzoletto, ma è un «bavaglio». Ho pregato il collega che le sta vicino di toglierlo dal microfono. Adesso io non penso che convenga a nessuno che si trovi una forma per farsi gioco della Presidenza. Quindi, io la prego semplicemente, in modo collaborativo, atteso che tutti abbiamo compreso. L'hanno sentito gli ascoltatori che ascoltano la radio, l'hanno visto i telespettatori che guardano la televisione. Questa, però, è una forzatura che si fa gioco della Presidenza. Senza che io le dica altro, quindi, la pregherei di togliere il «bavaglio» da dove ce l'ha e di fare il suo intervento collaborando se è possibile. Può fare quello che vuole, ma non prendersi gioco della Presidenza. Non penso che convenga neanche a lei, onorevole D'Ambrosio. E la ringrazio molto, veramente grazie. Prego.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Grazie, Presidente, credo che mi abbia dato un tocco di eleganza adesso maggiore senza la cravatta. Sempre con il sorriso sulle labbra a proposito di bavaglio, Presidente, volevo far presente che una parte rilevante di chi è attualmente detenuto nelle carceri italiane è di origine e cittadinanza straniera. Comunque la si pensi sul tema dell'immigrazione, che genera anche fenomeni di sovraffollamento negli istituti penitenziari, penso che vadano rispettati i diritti dei detenuti, anche di coloro che non sono cittadini italiani. Uno Stato civile, come noi diciamo di essere e siamo, dovrebbe insegnare questo, soprattutto a chi ha sbagliato. Penso, però, che l'Italia debba farsi sentire con voce ferma ed autorevole con i Paesi stranieri che potrebbero ospitare nelle loro carceri i loro concittadini. Auspico la stessa autorevolezza e lo stesso fascino con cui il Presidente Letta è andato in Kuwait a strappare investimenti per oltre 500 milioni di euro.
  Ecco, con questo ordine del giorno, Presidente, esprimo un desiderio: vorrei che il Presidente Letta e il Governo tutto si impegnasse a garantire che siano messi in atto accordi o protocolli tali da poter permettere ai cittadini stranieri, fermi restando i diritti, di poter concludere le loro pene carcerarie nei loro Paesi. Spero che al Presidente non venga, invece, la tentazione di apprendere qualcosa sulla materia di cui stiamo discutendo dal Presidente Pag. 105Putin, visto che non ci risulta, soprattutto negli ultimi tempi, che le galere russe brillino per ospitalità.
  Alle prossime olimpiadi invernali a Sochi, vista l'assenza di illustri altri ospiti internazionali come Hollande, Obama, Merkel, probabilmente il nostro Presidente sarà l'unico ospite rilevante, assieme probabilmente ad Al Bano e Toto Cutugno. Sono preoccupato del tempo che avrà a disposizione per conversare con loro sullo stesso argomento, anche perché queste amicizie, oramai abbiamo visto, risultano alla fine sempre bipartisan e dato che il Presidente Letta sarà troppo impegnato probabilmente a conversare, tra un calice di vodka e le diapositive delle tigri di Putin, vorrei far presente che, secondo Il Giornale, il quotidiano che tanto piace ai partner vostri di questa legge elettorale, pare che gli ambasciatori italiani percepiscano una remunerazione netta più che doppia rispetto agli omologhi tedeschi. E allora, Presidente, mi chiedo perché non otteniamo il triplo dei risultati della diplomazia tedesca ? Perché non otteniamo risultati su questo tema ? Possiamo aspettarci soluzioni diplomatiche al riguardo ? Svuotare le carceri sembra essere la priorità di questo Governo, visto che siamo al secondo provvedimento di questo genere in poco tempo, ma quando ci occupiamo di svuotare anche le liste di disoccupazione ? Del resto Il Sole 24 Ore ci dice che sono quasi 3 milioni gli scoraggiati. il Fatto Quotidiano aggiunge che nel 2013 c’è stato quasi il 34 per cento in più di domande di disoccupazione rispetto al 2012. Presidente, preoccupa questo interesse così vivido, così acceso per i detenuti, anzi per alcuni detenuti italiani. Preoccupa questo interesse per svuotare le carceri soprattutto visto che non si interviene radicalmente sulle cause che portano al sovraffollamento. Non vorrei che, con questo fiorire di potenziali stupratori che leggo nel blog di Beppe Grillo, questi fascisti inconsapevoli, questi eversori a 5 Stelle che tanto preoccupano il nostro Presidente della Camera, si sia tentati di far posto nelle carceri per mettere dentro appunto questi.
  Presidente, quando con la stessa foga, con la stessa passione, con la stessa fretta, mi chiedo, cominceremo a parlare di rilancio dell'economia, di lavoro, di abolizione dell'IRAP e soprattutto, visti i continui suicidi, di reddito di cittadinanza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno D'Ambrosio n. 9/1921-A/R/61, con il parere contrario del Governo in quanto è stata rifiutata la riformulazione.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Brandolin... Borghi... Locatelli... Librandi... Ermini... L'Abbate...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  424   
   Votanti  406   
   Astenuti   18   
   Maggioranza  204   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no  296    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno De Rosa n. 9/1921-AR/62. Chiedo all'onorevole De Rosa se accetti la riformulazione proposta dal Governo.

  MASSIMO FELICE DE ROSA. Signor Presidente, non accettiamo la riformulazione. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Prego, onorevole De Rosa.

  MASSIMO FELICE DE ROSA. Grazie, Presidente. Il decreto-legge in oggetto, come precisava il Consiglio dei ministri nel licenziarlo «nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dell'ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza Pag. 106della collettività», ed ha come obiettivo quello di «diminuire, in maniera selettiva e non indiscriminata, il numero delle persone ristrette in carcere».
  Per la seconda volta in un anno il Governo in carica ricorre alla decretazione d'urgenza per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri. Un primo tentativo era stato fatto all'inizio di luglio con il decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, convertito con legge 9 agosto 2013, n. 94.
  Come nel precedente decreto, anche in questa occasione viene sottolineata l'urgenza dell'adozione della misura: nulla quaestio sul fatto che il problema del sovraffollamento vada affrontato (e, possibilmente, risolto) in termini brevi, sia per l'ormai imminente scadenza dei termini della nota sentenza Torreggiani, che per le pressioni in tal senso provenienti da più parti motivate da ragioni etiche ed umanitarie, ma anche finalizzate a ripristinare il rispetto della legalità all'interno degli istituti di pena.
  È appena il caso di osservare che ormai dal 2006, anno in cui venne promulgato il provvedimento di indulto, noto come «indultino», il sovraffollamento delle carceri è un dato costante, e nulla è stato fatto per affrontare la questione con la dovuta ponderazione e sistematicità. Il decreto-legge n. 146 del 2013 «svuota carceri», recante un vero e proprio indulto mascherato, estraneo alla Costituzione, è omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri italiane.
  Politiche che non sono ispirate dal senso di responsabilità istituzionale teso a salvaguardare il principio della funzione rieducativa della pena, bensì sono essenzialmente volte all'unico fine di evitare allo Stato le gravose ripercussioni economiche derivanti dall'applicazione della sentenza Torreggiani, quantificabili in almeno 15.000 euro per ciascuno dei già tremila detenuti che dal 28 maggio potranno nuovamente essere ammessi a adire alla Corte europea dei diritti dell'uomo per farsi risarcire dallo Stato le inumane condizioni detentive cui sono sottoposti.
  Uno dei più gravosi problemi che affligge la giustizia italiana concerne patologicamente la mancanza di un'effettiva volontà di razionalizzazione e rilancio del comparto giustizia, sia dal punto di vista quantitativo, in termini di mancanza di adeguati investimenti nelle strutture ed infrastrutture, sia dal punto di vista qualitativo, a causa della mancanza di strumenti volti ad una pianificazione della formazione e valorizzazione della professionalità delle risorse umane impiegate negli uffici giudiziari.
  Detto questo, chiediamo che il Governo si impegni ad adottare le opportune iniziative normative volte a far sì che il Garante per i diritti dei detenuti sia concretamente slegato e indipendente, sia sul piano formale che sostanziale, dall'Esecutivo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno De Rosa n. 9/1921-AR/62, con il parere contrario del Governo (non è stata accettata la riformulazione proposta).
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lavagno ? Folino ? Nicchi ? Galgano ? Dellai ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  422   
   Votanti  391   
   Astenuti   31   
   Maggioranza  196   
    Hanno votato  105    
    Hanno votato no  286    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Del Grosso n. 9/1921-AR/63, su cui vi è una proposta di riformulazione.Pag. 107
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Grosso. Ne ha facoltà.

  DANIELE DEL GROSSO. Signor Presidente, vorrei provare a far cambiare idea al Governo, perché è vero che sul nostro ordine del giorno, soprattutto in premessa, diciamo che il decreto-legge n. 146 del 2013 reca un vero e proprio indulto mascherato estraneo alla Costituzione, omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri; politiche che non sono ispirate dal senso di responsabilità istituzionale teso a salvaguardare il principio della funzione rieducativa della pena, bensì essenzialmente volte all'unico fine di evitare allo Stato le gravose ripercussioni economiche derivanti dall'applicazione della sentenza Torreggiani.
  È anche vero, Presidente, che, allo stesso modo, all'interno delle premesse, diciamo che, come nel precedente decreto, anche in questa occasione viene sottolineata l'urgenza dell'adozione della misura: nulla da dire al riguardo sul fatto che il problema del sovraffollamento vada affrontato in tempi brevi, sia per l'ormai imminente scadenza dei termini della nota sentenza Torreggiani sia per la pressione proveniente da più parti.
  Quindi, come potete vedere, in realtà, sentiamo anche noi l'esigenza di dover fare un'azione pesante per dare una mano alle carceri italiane. Dopo di che, non posso dire altro che, in realtà, io credo che, all'interno di una premessa di un ordine del giorno, quanto meno, debba essere lasciata la possibilità di espressione, di lasciare una traccia da parte del gruppo politico che la presenta.
  L'impegno che noi chiediamo non è altro che quello di assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l'organico degli operatori, compresi psicologi ed educatori, previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che oltretutto credo sia stata ben accetta dal Governo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villarosa. Ne ha facoltà.

  ALESSIO MATTIA VILLAROSA. Signor Presidente, anch'io volevo parlare sull'ordine del giorno presentato dal collega Del Grosso, che mi trova completamente d'accordo, anche perché il presente ordine del giorno impegna il Governo ad assumere iniziative per lo stanziamento di fondi necessari per completare l'organico degli operatori, compresi psicologi ed educatori, previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
  Questo ordine del giorno fa presente anche a chi ci ha lavorato, a chi lo ha presentato che i problemi del sovraffollamento delle carceri non si limitano agli articoli presenti all'interno di questo decreto. Questo è un problema che necessitava – e lo sappiamo tutti qui dentro – di una discussione molto, molto più ampia, perché il sovraffollamento delle carceri passa anche da altri aspetti, non solo dai braccialetti elettronici o dalla riduzione della pena da sei a cinque anni per quanto riguarda la questione degli stupefacenti: semmai, bisognava toccare la pena minima, non la pena massima.
  Comunque, nell'ordine del giorno, leggo che uno dei più gravosi problemi che affligge la giustizia italiana concerne, appunto, patologicamente, la mancanza di un'effettiva volontà di razionalizzazione e rilancio del comparto giustizia. Questo perché ? Perché l'intero sistema penitenziario italiano, ad oggi, appare impotente nel gestire questi eventi, che possono pregiudicare l'integrità fisica nonché mentale dei poliziotti penitenziari e di tutti gli operatori che lavorano all'interno dei predetti istituti.
  Numerosi sono gli eventi critici – e ora ve li elenco – verificatisi negli istituti detentivi e negli OPG, che denotano un allarmante fenomeno riportato da diverse testate giornalistiche. Nel 2012, un internato dell'OPG, l'ospedale psichiatrico giudiziario del mio paese, di Barcellona Pozzo di Gotto, stacca con un morso la Pag. 108falange della mano destra di un ispettore di polizia penitenziaria; nel 2012, sempre un detenuto, nel carcere di Parma, prende a pugni un agente di polizia penitenziaria, colpendolo al volto: prognosi dieci giorni; nel 2013, un detenuto del carcere di Poggioreale aggredisce due agenti di polizia penitenziaria; sempre nel 2013, un giovane detenuto del carcere di Udine aggredisce un agente di polizia penitenziaria con calci e pugni; un'intera famiglia, con un detenuto, nel 2013, durante un colloquio nell'area verde del carcere di Roma «Rebibbia», aggredisce un agente di polizia penitenziaria. Ebbene, i detentori, autori o responsabili di tali atti subiscono dei processi penali, questo è vero, ma frequentemente, anche per la loro condizione, non sono in grado di risarcire il danno causato, poiché nullatenenti.
  Invece, l'agente di polizia – questo è molto importante –, a differenza, porterà con sé, per sempre, il ricordo e le cicatrici di questi atti violenti, così com’è accaduto, purtroppo, all'ispettore di polizia penitenziaria dell'OPG di Barcellona, che ha perso la falange della mano destra; tengo a precisare questo avvenimento. Ciò che mi preme quindi sottolineare è come il seguente ordine del giorno sia frutto di una attenta analisi effettuata dal MoVimento 5 Stelle. Io personalmente ho già visitato tre istituti penitenziari e cercherò di visitare tutti quelli della mia regione. In ogni istituto penitenziario abbiamo sempre – dico sempre – riscontrato almeno dei problemi di organico; vari problemi, ma sicuramente, in ogni istituto penitenziario, abbiamo riscontrato dei problemi di organico. Tali problemi creano un'inefficienza nella gestione e vanno assolutamente sanati. Naturalmente, se in voi c’è una reale voglia di risolvere questo problema basta votare questo ordine del giorno, in caso contrario, purtroppo, continuerete a dimostrare che le vostre iniziative legislative non sono frutto di un'attenta analisi, ma semplicemente frutto di meri accordo sottobanco che oggi ci hanno portato a diventare purtroppo – lo ripeto – l'esempio negativo di tutti i Paesi europei (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Del Grosso n. 9/1921-AR/63, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Cani, Gallinella, Fossati, Gregori, Giuliani...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  430   
   Votanti  372   
   Astenuti   58   
   Maggioranza  187   
    Hanno votato  105    
    Hanno votato no  267    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Cardinale ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Manlio Di Stefano n. 9/1921-A/64, accettato dal Governo, purché riformulato.

  MANLIO DI STEFANO. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e vorrei illustrare il mio ordine del giorno, per poi porlo in votazione.

  PRESIDENTE. Colleghi, gentilmente. Prego.

  MANLIO DI STEFANO. Signor Presidente, abbiamo detto in tutte le salse che riteniamo questo decreto semplicemente una forma di indulto mascherato e non voglio insistere su questo, in particolare, ma voglio porre l'attenzione sulle dinamiche che portano poi all'approvazione – in questo caso con voto di fiducia – dei decreti-indulto. Sono stato la settimana Pag. 109scorsa al Consiglio d'Europa a Strasburgo, dove, riunendoci tutti noi delegati al Consiglio d'Europa, abbiamo avuto un incontro con il nostro ambasciatore a Strasburgo, che ci ha spiegato la situazione dei rapporti tra Italia e Consiglio d'Europa e tutte le sanzioni che riceviamo per la problematica relativa alle carceri. Sostanzialmente, il nostro ambasciatore ci incitava – per carità, facendo il suo lavoro, non dico che stesse scavalcando il suo ruolo – a cogliere il messaggio di Napolitano e ad andare in quella direzione. Per carità, tutto lecito, se non fosse che questo è un messaggio secondo me chiaro. Cioè, dopo anni di immobilismo, che normalmente vi sono tra un indulto e l'altro, ci troviamo a inseguire l'esito o meglio le indicazioni della Corte dei diritti umani che ci dà come scadenza maggio, ad esempio, e ci troviamo a pochi mesi da maggio – perché fra pochi mesi saremo già lì – a discutere di come evitare la sanzione. Quindi, ammettiamo di fatto, e ce lo facciamo dire quasi come rimprovero da un ambasciatore, la nostra incapacità del sistema di risolvere il problema alla radice.
  Scusate, ho sbagliato: non la nostra, la vostra, noi siamo qui da questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)..., a risolvere realmente il problema delle carceri.

  PRESIDENTE. Colleghi !

  MANLIO DI STEFANO. Questo problema, che sappiamo va avanti da sempre, tra un indulto e l'altro, in Europa ci costa caro: non soltanto per le sanzioni che prenderemo da maggio in poi, ma ci costa caro anche a livello di immagine, perché quando io, nuovo lì al Consiglio d'Europa, mi confronto con colleghi di altri Paesi, le statistiche del mio Paese sono paragonabili a quelle della Russia. Noi siamo i secondi in termini di infrazioni in Europa, e inseguiamo le corti per mettere un limite a queste infrazioni. Riusciremo mai ad uscire da questo loop ?
  Io non credo: non credo se continuiamo in questa direzione, perché questo decreto-legge di oggi ci risolverà un po’ di problemi, perché magari avremo qualche caos in meno nelle carceri, ma, oltre a creare quello che già i miei colleghi hanno spiegato in modo abbastanza chiaro, quindi uscita di delinquenti da carceri, stupratori, mafiosi, e chi più ne ha più ne metta, creerà anche un loop nuovo, cioè quello del ritornare fra qualche anno probabilmente ad affrontare questa questione perché non la risolviamo in modo strutturale. Noi abbiamo detto diverse volte: ce ne sarebbero di modi, ci sarebbe la depenalizzazione di alcuni reati minori. Noi in Italia sostanzialmente siamo i leader nel mettere in carcere persone che hanno fatto dei reati neanche paragonabili ai reati dei colletti bianchi, ad esempio, o della mafia, o reati veramente di impatto sociale; e questa gente va in carcere e non esce mai, normalmente, perché abbiamo delle regole così stringenti su questi reati minori che ci ingolfano le carceri di fatto. Quando invece andiamo sui reati di entità maggiore, probabilmente per una sorta di autoconservazione della classe politica, rimaniamo perfettamente in linea sul concetto che quelli in carcere non vanno mai.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MANLIO DI STEFANO. Noi non siamo d'accordo con questo. Onestamente provo vergogna quando vado a parlare con colleghi europei della nostra situazione carceraria, ma soprattutto del modo in cui provate a risolverla.
  Con questo ordine del giorno, in particolare, chiediamo una cosa che abbiamo già detto tante volte: si rende effettivo il principio di certezza della pena, con lo scopo di garantire che attraverso l'irrogazione della sanzione penale possano essere recisi i legami con le organizzazioni criminali. L'abbiamo detto diverse volte: le organizzazioni criminali hanno messo i tentacoli, lo sappiamo tutti (tranne probabilmente Maroni, chi se lo vuole ricordare), in tutte le istituzioni politiche, dalle regioni ai comuni al Parlamento stesso. Ricordiamo che questo è un problema purtroppo ormai endemico in Italia, e lo Pag. 110Stato secondo noi dovrebbe avere come primo obiettivo e come orientamento generale e collettivo di tutto il Parlamento quello di risolvere questo problema. Non credo che stiamo andando in questa direzione, e quindi vi chiedo di approvare questo ordine del giorno, che verte proprio a risolverla.

  PRESIDENTE. Ho anche iscritto l'onorevole Della Valle, che non c’è. Quindi si intende che vi abbia rinunziato.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Manlio Di Stefano n. 9/1921-AR/64, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Marazziti, Galperti, Gigli, Nicchi, Silvia Giordano, Vacca...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  428   
   Votanti  394   
   Astenuti   34   
   Maggioranza  198   
    Hanno votato  102    
    Hanno votato no  292    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Pes ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Di Vita n. 9/1921-AR/65, accettato dal Governo, purché riformulato.

  GIULIA DI VITA. Signor Presidente, l'ordine del giorno in questione che vi chiedo di votare favorevolmente si pone come preciso obiettivo quello di impegnare il Governo ad assumere ogni iniziativa normativa tesa al potenziamento degli strumenti di lotta alla criminalità organizzata di tipo mafioso, non soltanto sotto il profilo della certezza della pena, ma anche mediante l'effettiva applicazione delle misure di prevenzione.
  La mia posizione su tale ordine del giorno, in particolare muove dalla piena condivisione di quanto recentemente dichiarato alla stampa dal noto sostituto procuratore della DDA di Palermo, dottor Nino di Matteo, in merito al decreto svuotacarceri quest'oggi all'esame dell’ Aula. Queste le parole del PM: «Anche per i mafiosi, il decreto svuotacarceri prevede una riforma dell'istituto della liberazione anticipata, nel senso che, invece, di uno sconto di 45 giorni ogni 6 mesi, è previsto uno sconto di pena di 75 giorni ogni 6 mesi. Quindi, un abbattimento in fatto della pena nei confronti del mafioso già giudicato colpevole che, a mio parere, rischia di dare un vantaggio alle organizzazioni mafiose. E questo è ancor più inaccettabile se si considera che, purtroppo ce ne rendiamo conto nelle indagini di ogni giorno, molto spesso a riprendere le fila delle organizzazioni mafiose sul territorio sono gli stessi soggetti che hanno scontato una pena. Oggi consentirgli di abbattere ancora in maniera così significativa il periodo in cui scontano la pena definitiva rischia di contribuire a rafforzare Cosa Nostra».
  Di Matteo non è stato il solo giudice a valutare del tutto negativamente gli effetti che la conversione in legge del presente decreto provocherebbe nel nostro sistema giudiziario e penitenziario. È infatti dello stesso avviso perfino il Procuratore nazionale antimafia che ha così dichiarato: «Ritengo che le mie valutazioni possano dirsi coincidenti con quelle espresse dal collega Sebastiano Ardita (procuratore aggiunto di Messina) in Commissione Giustizia alla Camera, con tutte le preoccupazioni che potrebbero conseguire dalla eventuale scarcerazione di boss mafiosi come peraltro già avvenne nel 2006 con l'indulto».
  Rinfresco un po’ la memoria, ricordando che il Procuratore aggiunto di Messina, Ardita, nell'audizione in Commissione giustizia ha seccamente bocciato il decreto in questione dichiarando in particolare Pag. 111che: «Si parla di un indulto mascherato, ma è peggio. L'indulto opera in maniera generalizzata, uguale per tutti, invece con il meccanismo previsto dal decreto lo sconto cresce con il crescere della pena» e «non essendovi sbarramento, vi è la possibilità di far uscire i soggetti più pericolosi sul piano criminale».
  Se non bastassero gli interventi di cui sopra aggiungiamo che il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, dott. Nicola Gratteri si è espresso in senso contrario alla approvazione del decreto svuotacarceri: «Sono assolutamente contrario alle misure che aiuterebbero i mafiosi. La certezza della pena deve essere garantita, non mercanteggiata. Il sovraffollamento carcerario si può risolvere in due modi. Con la realizzazione in tempi brevi di nuove strutture penitenziarie, o di nuovi “bracci” in aggiunta a quelli esistenti. E con l'introduzione del modello americano che prevede una distribuzione più razionale degli spazi».
  Di fronte alla prospettiva di un pasticcio impossibile da giustificare all'opinione pubblica la presidente della Commissione giustizia e la maggioranza hanno deciso di riportare il testo in Commissione per votare 5-6 emendamenti. Indipendentemente da quale sia l'esito della vicenda - ci si chiede infatti se i detenuti già scarcerati potranno essere di nuovo ristretti -, rimane una considerazione amara: non si può continuare a chiudere la stalla quando i buoi sono già fuggiti. Purtroppo mai proverbio fu più appropriato per questo Governo incompetente, distratto e arrogante.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare anche l'onorevole De Lorenzis. Ne ha facoltà.

  DIEGO DE LORENZIS. Signor Presidente, io prendo la parola, in qualche modo, per esprimere sorpresa nel sapere che il Governo ovviamente esprime parere favorevole per quanto riguarda l'impegno di questo ordine del giorno, ma disconosce le premesse dello stesso.
  Questo ordine del giorno ovviamente riguarda la conversione in legge del decreto-legge fatto giusto il 23 dicembre, quindi evidentemente un bel regalo di Natale per i tanti che dal 24 dicembre ad oggi hanno usufruito, senza quei limiti che oggi la Commissione prova a porre chiudendo la stalla quando i buoi sono già scappati. Ancora, Presidente, io voglio far notare all'Aula che questo decreto-legge è uno dei pochi, anzi forse il solo a parte il decreto-legge che riguarda le missioni, che ha carattere di omogeneità della materia, tuttavia questo provvedimento non riesce a superare il problema per il quale ovviamente è stato emanato. Lo dico perché nelle premesse che il Governo disconosce c'era anche appunto citato il testo licenziato dal Consiglio dei Ministri, dove si dice appunto che questo decreto-legge viene emanato per la necessità di affrontare il fenomeno endemico del sovraffollamento carcerario nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività.
  Eppure, dicevo, nonostante il Governo disconosca queste premesse, in esse si enunciano semplicemente dei fatti, come per esempio il fatto che questo Governo interviene per la seconda volta sulla stessa materia, sullo stesso tema, tentando di affrontare evidentemente in maniera incompleta il problema e quindi affrontandolo, ma senza appunto mettere in campo delle soluzioni strutturali. Ancora, non si capisce perché il Governo non riconosca le altre premesse. Quali sono queste premesse ? Ebbene, questo decreto-legge in realtà serve «per un risparmio» per andare incontro alle sanzioni a seguito della sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell'uomo dell'8 gennaio 2013. Questo decreto-legge segue evidentemente la linea del Governo su questo tema e questa azione ovviamente non è ispirata dal senso di responsabilità istituzionale.
  Quindi, io invito ovviamente il resto dell'Aula a considerare non soltanto l'impegno che ovviamente è assolutamente condivisibile, quello appunto ricordato dalla mia collega Di Vita, cioè che il Governo in qualche modo debba assumere ogni iniziativa normativa tesa al potenziamento degli strumenti di lotta alla criminalità Pag. 112di tipo mafioso, non soltanto sotto il profilo della certezza della pena, ma anche mediante l'effettiva applicazione delle misure di prevenzione, ma chiedo all'Aula di riconoscere, quindi di votare a favore, anche per le premesse che in questo ordine del giorno sono enunciate. Ovviamente lo dico senza alcun pregiudizio, perché mi aspetto che tutti i colleghi di quest'Aula, nell'atto di votare nella loro attività di parlamentari, riescano a scindere le ideologie e le considerazioni di partito dalla votazione su questioni di assoluto buon senso, idee e premesse assolutamente condivisibili, perché, concludo Presidente, è evidente che questo decreto-legge non è altro che un indulto mascherato che ha favorito non soltanto le persone che vengono detenute in condizioni miserevoli, ma anche tutti coloro, come mafiosi, assassini e stupratori, che ne hanno potuto beneficiare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Di Vita n. 9/1921-AR/65, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Murer, Latronico, Galperti, Basilio, Simoni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  421   
   Votanti  361   
   Astenuti   60   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato  106    
    Hanno votato no  255.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Onorevole Fantinati, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1921-AR/66, accettato dal Governo ?

  MATTIA FANTINATI. Signor Presidente, interviene il collega Cozzolino.

  PRESIDENTE. Bene, ne ha facoltà.

  EMANUELE COZZOLINO. Signor Presidente, siamo cofirmatari. Insisto comunque per la votazione e chiedo di illustrarlo.
  Su un ordine del giorno come questo che stiamo trattando ritengo doveroso che l'Aula si esprima con un voto e per due motivi.
  Il primo riguarda noi deputati e la Camera: sul decreto-legge del Governo infatti – non è un provvedimento emergenziale – ci siamo divisi su due posizioni contrapposte, una largamente maggioritaria, che è favorevole a questo decreto-legge, l'altra minoritaria rappresentata dal MoVimento 5 Stelle e dalla Lega, che è contraria. Ognuno di noi legittimamente pensa di avere ragione, ma altrettanto oggettivamente non si può negare che, sia nelle tesi della maggioranza, che in quelle delle opposizioni, vi siano delle posizioni almeno in parte condivisibili.
  Questo ordine del giorno, al di là della sua natura di semplice atto di indirizzo, a differenza del decreto-legge, prospetta una soluzione strategica e di lungo periodo, sulla quale credo che tutti oggi siamo d'accordo, ovvero il superamento dell'emergenza carceraria e la creazione di un sistema penitenziario degno di un Paese civile. Infatti, abbiamo proposto un Piano carceri attuabile in pochissimo tempo in maniera economica.
  Dunque, con il voto dell'Aula, le varie forze politiche esprimeranno in maniera chiara quale sia la visione non di oggi e su un provvedimento di emergenza, ma sulla strategia da perseguire proprio per evitare di trovarsi periodicamente a litigare sul fatto che i diritti umani di chi sconta una pena detentiva vengano prima della certezza della pena e del doveroso rispetto delle vittime dei reati.
  L'altro motivo, per cui è opportuno che l'Aula si esprima con un voto su questo ordine del giorno, sta nel conferire un mandato politicamente chiaro e cogente al Pag. 113Governo in tema di razionalizzazione del Piano carceri.
  Poiché dal 2010 ad oggi, ovvero nell'arco di quattro anni e con l'avvicendarsi di tre Governi, nulla è stato fatto, il Governo deve essere considerato inaffidabile su questo tema, per lasciarlo agire di moto proprio. Al contrario, c’è quanto mai bisogno di un pronunciamento politico, forte e trasversale che renda complicato per questo Governo e per quelli che seguiranno continuare a gettare la polvere sotto il tappeto sulle carceri e, quando sotto il tappeto si crea una montagna, chiedere che ciascuna ne porti via un sacchettino, quindi indulti perenni.
  È per questo che mi auguro che, al di là delle posizioni politiche che ciascuno di noi ha assunto su questo decreto e al di là del parere espresso dal Governo sull'ordine del giorno, ci sia la possibilità di leggere il dispositivo e la buona volontà di votarlo perché l'ordine del giorno propone quella che è la classica quadratura del cerchio su un problema su cui ci stiamo contrapponendo oggi, ovvero carceri degne di un Paese civile e rispettose dei diritti di chi in esse è chiamato a scontare una pena e, allo stesso tempo, certezza della pena e dello Stato di diritto.
  Altro elemento, fino ad oggi troppo dimenticato, ma che con questo ordine del giorno non vogliamo dimenticare, riguarda un organico della Polizia penitenziaria, almeno in parte adeguato ad assolvere alle gravose esigenze a cui è chiamato nel suo ruolo perché, se i detenuti passano un periodo della loro vita in carcere per aver commesso un reato, non si deve dimenticare che le guardie carcerarie fanno 30 o 40 anni di carcere per lavoro per far campare le proprie famiglie.
  È per questi motivi, colleghi, che chiedo all'Aula un voto favorevole e mi auguro davvero che possa arrivare.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fantinati n. 9/1921-AR/66, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lavagno, Paris...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  395   
   Votanti  380   
   Astenuti   15   
   Maggioranza  191   
    Hanno votato  367    
    Hanno votato no  13.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  (La deputata Rotta ha segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole).

  Colleghi, vorrei solo informarvi che nel corso delle votazioni mi è capitato di ritirare la tessera da una postazione dove risultava un voto senza il deputato che votava. Ovviamente trasmetterò la segnalazione all'Ufficio di presidenza per le determinazioni che sono da assumere. Era giusto che lo lasciassi agli atti dell'Assemblea.
  Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno Fraccaro n. 9/1921-AR/67, con il parere contrario del Governo. Se non ho richieste di intervento lo pongo in votazione.
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fraccaro n. 9/1921-AR/67.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Turco, Abrignani. Hanno votato tutti ? No. Ci siamo, colleghi ? Mi pare di sì.
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 114
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  402   
   Votanti  371   
   Astenuti   31   
   Maggioranza  186   
    Hanno votato  107    
    Hanno votato no  264.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Tripiedi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Frusone n. 9/1921-AR/68, accettato dal Governo, purché riformulato.

  LUCA FRUSONE. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo che venga votato così come è. Naturalmente chiedo di intervenire per dichiarazioni di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  LUCA FRUSONE. Signor Presidente, io non capisco, appunto, il motivo della riformulazione, anche perché le premesse sono più che condivisibili. Sinceramente nel primo capoverso della premessa semplicemente si spiega, in poche parole, che cosa è questo decreto-legge e non vedo problemi. Nel secondo capoverso si dice semplicemente che questa è la seconda volta in un anno che si utilizza un decreto-legge per svuotare le carceri e, quindi, anche qui non vedo problemi. Nel terzo capoverso si parla del perché c’è questa urgenza. Naturalmente, da una parte vi è la dignità dei detenuti e dall'altra la sentenza Torreggiani, che ci porterà a pagare delle multe molto salate. Alla fine, il quarto capoverso parla sempre di questa sentenza e di questi 15 mila euro per ciascuno dei già 3 mila detenuti.
  Quindi, sinceramente non vedo perché vi sia motivo di una riformulazione, anche perché questo ordine del giorno è molto importante, anche perché chiede semplicemente al Governo di adoperarsi al fine di assicurare che i detenuti provenienti da Paesi extra Unione europea possano scontare la pena nel loro Paese di origine favorendo, in tal modo, una significativa diminuzione della popolazione carceraria, quindi, effettivamente riducendo il sovraffollamento delle carceri senza, però, mettere in libertà mafiosi o altri criminali, ma semplicemente riportandoli nei loro Paesi. Questo obiettivo, infatti, non è facilmente raggiungibile se non con un piano carceri strutturato e ben definito e, quindi, non raggiungibile attraverso lo strumento di un frettoloso decreto-legge, l'ennesimo decreto-legge.
  Inoltre, come previsto dal decreto-legge, l'espulsione come pena alternativa è prevista solo in caso di condanna per alcuni tipi di reato. Dunque, coloro i quali devono scontare pene detentive più severe e anche più lunghe continueranno ad affollare le carceri italiane, laddove ben potrebbero, invece, a condizione naturalmente che non siano violati i diritti dell'uomo, fare ritorno al Paese di origine e lì essere detenuti. Non è pensabile che questi siano semplicemente espulsi, naturalmente in quanto vi potrebbe essere il rischio di aggiungere al danno la beffa. L'Italia si sobbarca l'onere di un processo, poi espelle i condannati rei di gravi delitti per poi vederli rientrare nel lasso di poco tempo sul nostro territorio.
  Si fa notare che l'attuale situazione costituisce innegabilmente per l'Italia un duplice costo.
  Il primo perché appunto comporta che il detenuto sia mantenuto nelle carceri italiane, con aggravio della spesa pubblica in termini di personale penitenziario, vitto, spese mediche e quant'altro; in secondo luogo, vi è un costo indiretto legato alle procedure di infrazione in cui si incorre – la famosa sentenza Torreggiani – inevitabilmente da parte dell'Unione europea per le condizioni in cui versano i carcerati del nostro Paese. Quindi, questo ordine del giorno, se accolto, finirebbe per avere un duplice effetto positivo e consentirebbe oltretutto di non dover ricorrere a decreti-legge come quello in oggetto, dettati dalla fretta e che fanno pagare agli italiani un Pag. 115costo troppo alto in termini di spesa pubblica e di sicurezza, non dimentichiamocelo. Anzi il rischio grave è proprio che si va incontro, da qui a poco, come già annunciato in occasione dell'indulto di qualche anno fa, alla necessità di intervenire nuovamente con altri provvedimenti per tamponare la grave situazione in cui ci si andrà a ritrovare. Inoltre, il danno che gli italiani pagano proprio per questo provvedimento d'urgenza ha ripercussioni in termini di sicurezza pubblica.
  Quindi, di fronte ad un ordine del giorno più che condivisibile, io vi chiedo semplicemente di votare a favore, anche perché sicuramente molto spesso, quando andate tra i cittadini, tra la gente, una delle soluzioni che molto spesso – se ci andate naturalmente – vi vengono suggerite è proprio questa. Quindi, semplicemente basterebbe votare a favore di questo ordine del giorno, semplicemente, non chiedo di più (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Governo. Prego, onorevole Berretta.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, per ribadire il nostro parere favorevole all'ordine del giorno, che è di buonsenso e rientra pienamente nelle nostre politiche, politiche poi non semplicissime da attuare, però sicuramente è un obiettivo che ci prefiggiamo quello di tentare di far scontare la pena nei Paesi di origine. Dopodiché, però, è chiaro che nelle premesse si ribadisce questo giudizio sul decreto-legge oggi all'esame, definendolo. Quindi, basterebbe, se c’è la volontà di trovare un'intesa, omettere il capoverso riferito al giudizio sul decreto-legge. Le altre premesse le potremmo accettare, così troveremmo un momento di sintesi e tutti esprimeremmo un auspicio comune. Mi riferisco soltanto al capoverso relativo al decreto-legge in esame, per il resto potremmo tenerlo così com’è e approvarlo con il parere favorevole del Governo.

  PRESIDENTE. Allora, onorevole Frusone c’è una ulteriore riformulazione del Governo. Lei ha esaurito il tempo e può solo dirmi se accetta questa riformulazione del Governo oppure no. Se lei accetta questa riformulazione, c’è il parere favorevole.

  LUCA FRUSONE. L'accetto e insisto per la votazione.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti dell'ordine del giorno così come riformulato da ultimo dal Governo e, quindi, con il parere favorevole del Governo.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Frusone n. 9/1921-AR/68, nel testo riformulato.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Gadda, Paris, Locatelli, Zan...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  407   
   Votanti  401   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  201   
    Hanno votato  390    
    Hanno votato no  11    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Luigi Gallo n. 9/1921-AR/69, su cui c’è una proposta di riformulazione. Prego, onorevole Gallo.

  LUIGI GALLO. Signor Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Prego, ne ha facoltà.

  LUIGI GALLO. Signor Presidente, riconosciamo che i colleghi del PD, i colleghi di Forza Italia e di tutti gli altri partiti si dicono esperti, si dicono tecnici, eppure non sono riusciti a fare un decreto-legge meglio di questo.Pag. 116
  Se credessimo alla vostra buona fede, queste sarebbero le conclusioni, ma noi non ci crediamo, non abbiamo le fette di prosciutto davanti agli occhi. In questo decreto si continuano a dare soldi alla Telecom, dove lavora il figlio della Cancellieri, per i braccialetti elettronici, i cosiddetti «braccialetti d'oro». Vi sono nove milioni all'anno che dal 2001, confermando l'appalto, diamo alla Telecom senza alcun bando, e questo appalto è stato dichiarato illegittimo per sentenza del Consiglio di Stato.
  Per ora, pare che di questi braccialetti ne siano stati usati undici, che, quindi, costano alla collettività una cifra abnorme. Ma quello che non risolve questo decreto-legge è la nostra giustizia a doppia velocità. Chiunque ha la possibilità di parlare con persone che lavorano nella polizia penitenziaria si può facilmente far raccontare come all'interno delle carceri la stragrande maggioranza della popolazione carceraria sia costituita dai poveracci, perché è sempre difficile per un colletto bianco, nonostante commettano tanti reati, entrare nelle carceri.
  Avremmo preferito delle soluzioni che prevedessero di risolvere l'endemico sovraffollamento delle carceri cercando di intervenire in maniera selettiva, e non con misure indiscriminate, come avviene in questo decreto-legge. Il MoVimento 5 Stelle ha presentato un piano serio per la risoluzione di questo problema, ha presentato il piano carceri, lo ha presentato a Napolitano, lo ha presentato alla Cancellieri, ma, evidentemente, i deputati del MoVimento 5 Stelle lavorano a vuoto e a voi fa piacere andare in TV a dire che noi non abbiamo proposte, ma, in realtà, le nostre proposte le cestinate, nonostante siano delle proposte di buonsenso, che non sono certamente queste «porcate» che sono scritte all'interno del decreto-legge (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Il sovraffollamento delle carceri è un dato costante, sistematico: non si può risolvere con l'indulto mascherato, perché fra uno o due anni ci troveremo di nuovo nella stessa situazione. Ma tanto a voi che importa ? Farete un altro decreto, avrete un altro motivo per regalare soldi ad altri. In particolare, l'ordine del giorno chiede di assumere iniziative per abrogare d'urgenza l'articolo 10-bis del Testo unico sull'immigrazione, il cosiddetto reato di clandestinità, e di intervenire sul Testo unico in materia di stupefacenti, come da ultimo modificato dalla legge cosiddetta Fini-Giovanardi – una legge su cui, peraltro, pende una pronuncia della Corte costituzionale – che prevedono artificiali risposte penali.
  Questa è una delle possibili soluzioni che ha proposto il MoVimento 5 Stelle per intervenire su quei reati che non sono pericolosi per la società e che portano ingiustamente delle persone in carcere per cose che, naturalmente, non mettono in pericolo la collettività. Invito a riflettere sulla votazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Busin. Ne ha facoltà per due minuti e 15 secondi.

  FILIPPO BUSIN. Signor Presidente, intervengo solo per ribadire che il reato di clandestinità non ha alcuna connotazione ideologica, ma risponde a un'etica ben precisa, che è quella della responsabilità di chi, come noi, vuole gestire questo fenomeno importante e non lasciarlo alla spontaneità, solo per aderire a dei principi che, poi, si disinteressano del problema reale e fanno ricadere, ancora una volta, sugli ultimi, sulle periferie, sulla persone più povere, le conseguenze nefaste di un fenomeno così grande, lasciato spontaneamente svolgersi.
  Ricordo che è uno strumento previsto in tutti i Paesi civili e che Paesi più civili e abituati alla democrazia prima del nostro, come l'Inghilterra, recentemente hanno previsto misure che addirittura inaspriscono le pene per contrastare questo fenomeno. Ricordiamoci anche – voglio sottolinearlo in questo frangente – che le ricadute negative del lasciare un fenomeno svolgersi in modo spontaneo e non gestito, Pag. 117andranno anche sulle spalle degli immigrati regolari che già vivono nel nostro Paese.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fedriga. Ne ha facoltà. Ha 45 secondi. Mi raccomando non li consumi tutti.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, sarò velocissimo. È solo per dire che non è vero che l'eliminazione del reato di immigrazione clandestina diminuirà la popolazione carceraria, semplicemente perché il reato non prevede il carcere. I clandestini che sono in carcere, sono in carcere perché hanno commesso altri tipi di reato. L'unica cosa che comporterà l'eliminazione del reato è l'impossibilità di espellere gli immigrati clandestini, perché la direttiva europea del 2008, all'articolo 2, lettera b), prevede che l'espulsione forzosa possa avvenire soltanto in caso di condanna penale o sanzione penale. Approvare questo ordine del giorno – e concludo – vuol dire semplicemente tenere le porte aperte del nostro Paese a tutti gli immigrati clandestini.

  PRESIDENTE. La ringrazio anche per la puntualità assoluta: 45 secondi.
  Ha invece due minuti e 45 secondi l'onorevole Guidesi, che ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

  NICOLA MOLTENI. Due minuti e 46 secondi !

  PRESIDENTE. È il più parsimonioso, onorevole Molteni.

  GUIDO GUIDESI. Signor Presidente, io credo innanzitutto che, al di là del tempo utilizzato dal collega del MoVimento 5 Stelle, è giusto dire e certificare che oggi il MoVimento 5 Stelle, insieme a qualcun altro, chiede l'abrogazione del reato di clandestinità, a differenza invece delle politiche dal punto di vista immigratorio e dei fermi dal punto di vista immigratorio che mettono e stanno mettendo altri Paesi. La domanda che noi poniamo oggi, lo dico anche da commissario della Commissione bilancio, è: nel momento in cui l'abrogazione del reato di clandestinità provocherà un aumento dei flussi migratori – come mi sembra naturale possa essere –, visto che questo Paese non è in grado di offrire occupazione ai nostri cittadini, come farà e come sarà in grado di sostenere dal punto di vista del sussidio economico e dal punto di vista umano nuovi immigrati ? Questa è una domanda alla quale tanti perbenisti dovrebbero rispondere.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rondini. Ne ha facoltà. Ha un minuto e 19 secondi.

  MARCO RONDINI. Signor Presidente, premettiamo che è singolare l'atteggiamento e il voto di Forza Italia sul precedente ordine del giorno, che in sostanza chiedeva lo stesso impegno al Governo, teso ad adottare ogni atto di competenza per attuare la revisione normativa per depenalizzare il reato di clandestinità. Speriamo sia stato un errore, anche se va stigmatizzato. La lotta all'immigrazione clandestina era uno dei cardini su cui ha sempre poggiato l'alleanza con Forza Italia e con il PdL, e ci auguriamo – ma se lo augurano soprattutto i loro elettori – che non abbiano cambiato idea.
  Ebbene, invece, questo ordine del giorno voluto dal MoVimento 5 Stelle quanto meno denuncia un comportamento quasi schizofrenico: da un lato si chiede maggiore sicurezza e si stigmatizza il provvedimento come uno «svuota carceri», e dall'altro invece si va a minare una delle basi su cui si garantisce perlomeno il controllo di un fenomeno che altrimenti rischia di travolgerci.
  Ricordo infine che il reato di clandestinità è previsto nei maggiori Paesi occidentali fra i quali la Francia, l'Inghilterra e la Germania. È previsto addirittura in Olanda, che è la patria della tolleranza, ed è previsto negli Stati Uniti e in Australia.
  Quindi, noi chiediamo e pretendiamo che, per dovere nei confronti della nostra Pag. 118comunità e della sicurezza della nostra comunità che va salvaguardata, non si arrivi a percorrere questa strada.

  PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcolin (Deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie espongono cartelli recanti la scritta: «Clandestino è reato»). Gentilmente, leviamo quei cartelli. Grazie ! Chiedo agli assistenti parlamentari di intervenire (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente). Grazie. Rapidamente per favore. Però, diciamo, che oggi abbiamo dato... Mi pare che la nostra dose di «stadio» l'abbiamo già fatta.

  GIANLUCA BUONANNO. Io ho l'alibi, scusi Presidente.

  PRESIDENTE. Onorevole Buonanno, resti vicino a me.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcolin. Ne ha facoltà.

  MARCO MARCOLIN. Signor Presidente, è chiaro che togliere il reato di clandestinità è regalare alla criminalità, è un grosso regalo alla criminalità organizzata. Campi di partenza a questo punto magari li andiamo noi ad organizzare, così diamo l'opportunità a questi criminali di sfruttare la tratta degli schiavi, di nuovi schiavi. Credo sia un pessimo servizio alla società, in nome di un buonismo esasperato. Credo che questo reato di clandestinità debba rimanere ed anche potenziato (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castelli. Ne ha facoltà.

  LAURA CASTELLI. Signor Presidente, intervengo perché c’è anche la mia firma su questo ordine del giorno e perché una cosa vorrei che venisse lasciata agli atti, perché un giorno qualcuno la possa leggere e possa verificare che quell'atto di coerenza che i cittadini chiedono ai rappresentanti in Parlamento non tutti lo esercitano. Infatti io ho sentito dire in quest'Aula la parola «verità».
  Ora, per verità è necessario dire che in quest'Aula siedono eletti, nelle file del PD, del Partito Democratico o partito della dittatura, come vogliamo chiamarlo in questi giorni, dei deputati che si sono fatti sostenere e fatti eleggere da associazioni antimafia, come per esempio «Libera».
  Questo discorso mi dispiace perché l'ho già fatto, ma mi tocca rifarlo, perché chi è qui ed è magari anche mio coetaneo e per anni è stato di fianco ad associazioni antimafia come «Libera», ripeto, oggi non può stare seduto in quest'Aula e non capire e non indignarsi perché abbiamo già fatto uscire dalle nostre carceri dei mafiosi d'oro, io li chiamerei.
  E queste persone non si sono stracciate le vesti, non le ho viste da nessuna parte, sulle televisioni o sui giornali, a denunciare che cosa il proprio partito stesse portando avanti.
  Mi dispiace, perché io, da giovane deputata, sono veramente molto indignata.

  PRESIDENTE. Onorevole Castelli, veniamoci incontro...

  LAURA CASTELLI. Chiudo...

  PRESIDENTE. No, no, scusi un attimo: lei ha ancora tre minuti, possibilmente da dedicare all'ordine del giorno.

  LAURA CASTELLI. Sì, adesso ci arrivo.

  PRESIDENTE. Grazie.

  LAURA CASTELLI. Quelle stesse persone però le ho viste, durante le conferenze dedicate alla denuncia di grossi fatti gravi riguardanti atti mafiosi, riguardanti commemorazioni di uomini uccisi dalla mafia...

  DONATELLA FERRANTI. Le tolga la parola Presidente !

Pag. 119

  PRESIDENTE. Onorevole Ferranti, il Presidente lo faccio io qui. Grazie.
  Prego, onorevole Castelli.

  LAURA CASTELLI. Signor Presidente, torno all'ordine del giorno: io credo che per dignità queste persone dovrebbero intanto denunciare quello che per coerenza il suo cervello gli ha sempre detto che è il motivo per cui oggi sono seduti qua...

  PRESIDENTE. Onorevole Castelli, adesso però basta, cioè o lei parla sull'ordine del giorno oppure le tolgo la parola: decida lei come preferisce.

  LAURA CASTELLI. Va bene: in ogni caso voterò favorevolmente a questo ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marazziti. Ne ha facoltà.

  MARIO MARAZZITI. Signor Presidente, prendo la parola su questo ordine del giorno perché, nonostante le motivazioni contorte e sostanzialmente infondate della premessa, da parte dei colleghi del MoVimento 5 Stelle – che ovviamente hanno ribadito esserci un vero e proprio indulto mascherato estraneo alla Costituzione e così via, cosa che non è, in quanto stiamo parlando assolutamente di altro: stiamo parlando di un dispositivo, in altri punti del decreto-legge, che è assodato dentro il percorso riabilitativo da decenni e addirittura da secoli di cultura giuridica, cioè che chi si comporta bene può accedere ad uno sconto, quindi noi stiamo lavorando solo su un'aggiunta di questo –, nonostante le motivazioni che sono state addotte fino adesso siano confuse, contraddittorie e nulla hanno a che vedere con il dispositivo, però quello che si invoca, cioè assumere iniziative per abrogare l'articolo 10-bis del Testo unico sull'immigrazione, il cosiddetto reato di clandestinità, e poi provvedere a dei cambiamenti della legge Fini-Giovanardi, su cui pende una pronuncia della Corte costituzionale, perché amplifica eccessivamente il ricorso al carcere come soluzione, non è una cosa da mettere da parte.
  Infatti, noi abbiamo, da un lato, il cosiddetto reato di clandestinità che è un reato addirittura dell'esistenza in vita e della colpa di essere sopravvissuti, come abbiamo visto dopo Lampedusa, e, dall'altro lato, abbiamo la cosiddetta legge Fini-Giovanardi la quale da sola produce circa il 20 per cento di incongrui ingressi nel carcere italiano, di permanenze nel carcere italiano e recidive, con l'impossibilità quindi, di accedere ai benefici, perché legati proprio al tipo di reati, quando Francia e Gran Bretagna sono, per quel tipo di reati, al 20 per cento in meno. Per questo motivo io, con i miei colleghi di Popolari per l'Italia, riteniamo che l'Aula potrebbe astenersi nel caso in cui non venisse accettata una riformulazione o, se riformulata senza la prima parte in premessa, potrebbe essere votato favorevolmente (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chaouki. Ne ha facoltà.

  KHALID CHAOUKI. Signor Presidente, solo in riferimento al famigerato reato di immigrazione clandestina, volevo dire che prima di noi l'ha bocciato già la Corte costituzionale. Cito qui quello che è stato detto in relazione a questo reato introdotto (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  NICOLA MOLTENI. È l'aggravante quella !

  PRESIDENTE. Onorevole Molteni ! Onorevole Molteni ! Onorevole Molteni ! Onorevole Molteni, la prego ! Onorevole Molteni e colleghi della Lega, vi prego di consentire di parlare agli altri esattamente come voi avete parlato senza che gli altri abbiano avuto le vostre urla. Prego, onorevole Chaouki.

Pag. 120

  KHALID CHAOUKI. La Corte costituzionale dice che «la legislazione italiana presenta squilibri, sproporzioni e disarmonie tali da rendere problematica la verifica di compatibilità con i principi costituzionali di uguaglianza e di proporzionalità della pena e con la finalità rieducativa della stessa». Si dice che negli altri Paesi europei c’è questo reato. Bisogna dire anche che in quei Paesi non c’è l'obbligatorietà dell'azione penale dei magistrati, per cui nella stragrande maggioranza dei casi l'immigrazione clandestina è declassificata solo a sanzione amministrativa, come appunto sarà qui da noi. Il reato di immigrazione clandestina è stato oltretutto un fallimento totale perché, se noi vediamo anche i dati dopo l'introduzione di questo reato, che è una bandiera ideologica che non ha risolto nulla, vediamo appunto che solo uno su cinque sono stati effettivamente rimpatriati rispetto invece al 2008 in cui i rimpatriati erano 4.320 su 10.539. Quindi un danno, oltre che alla lesione dei diritti delle persone, come hanno detto tutte le massime istituzioni italiane ed europee, anche economico perché trattenere persone per diciotto mesi ha portato solo ad appesantire i nostri tribunali e ad appesantire quello che sono state le carceri e i CIE che speriamo chiudano al più presto. Solo per dire un fatto di verità e ribadire che questa bandierina ideologica ha fallito totalmente ed è un bene che sia stato, prima al Senato e speriamo qui da noi al più presto, eliminato finalmente questo reato che è stato inutile e fallimentare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franco Bruno. Ne ha facoltà.

  FRANCO BRUNO. Signor Presidente, l'ordine del giorno è quello che è, con la premessa che conosciamo. Tra l'altro, essendo io in qualche modo propenso a un atto di clemenza nel Paese e a ragionare su indulto e amnistia, sulle premesse avrei qualche difficoltà. Così come lo stesso dispositivo non è del tutto coerente con il decreto-legge esame. Tuttavia, se si guarda il dispositivo nell'ottica del sovraffollamento delle carceri, io penso che prima o poi il Parlamento, la classe politica, il Paese dovranno cominciare ad interrogarsi seriamente sulla possibilità di prendere in cura in luoghi diversi dal carcere chi si macchia di reati legati all'immigrazione e chi si macchia di reati legati alla tossicodipendenza. Prima o poi questo è un argomento che dovremo necessariamente affrontare se non vogliamo retrocedere dal grado di civiltà al quale il nostro Paese ci ha abituato. Per tali motivi mi asterrò su questo ordine del giorno.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Governo. Prego, signor sottosegretario.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, io mi limito a precisare che in ordine al tema del reato di clandestinità c’è già un ordine del giorno che è stato accolto nella sua interezza che è l'ordine del giorno Zampa e Verini n. 9/1921-A-R/7. Inoltre, in ordine al tema della rivisitazione della legge Fini-Giovanardi, c’è un altro ordine del giorno, Turco n. 9/1921-A-R/28, anch'esso accolto con riformulazione.
  Quindi si tratta di temi che già sono stati affrontati, è chiaro che ribadiamo il nostro parere contrario alla luce della complessiva formulazione dell'ordine del giorno, ripeto, pur essendo impregiudicata la valutazione in ordine alle questioni che sono poste nell'impegno conclusivo, rispetto al quale invece avevamo dato una disponibilità.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Gallo n. 9/1921-A-R/69, con il parere contrario del Governo non essendo stata accolta la riformulazione.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino... Porta.... Lainati....Pag. 121
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  412   
   Votanti  384   
   Astenuti   28   
   Maggioranza  193   
    Hanno votato  94    
    Hanno votato no  290.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Invernizzi ha segnalato di aver espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario).

  Onorevole Silvia Giordano, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1921-A-R/70, accettato dal Governo, purché riformulato ?

  SILVIA GIORDANO. No, non l'accetto e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  SILVIA GIORDANO. L'ordine del giorno che ho presentato è in relazione agli interventi attraverso cui il Governo dovrebbe impegnarsi per adeguare maggiormente gli organici di tutte le figure che operano negli istituti di pena. Sostanzialmente però è utile far memoria all'Aula dell'articolo 27 della nostra amata e non sempre rispettata Costituzione che sancisce, al terzo comma, due fondamentali principi da cui non si dovrebbe mai prescindere nell'esercizio del compito affidatoci dal popolo italiano.
  In particolare, mi riferisco ai principi di umanità e di educazione che sono espressi a chiare lettere. Testualmente la Carta costituzionale recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte». Nelle carceri italiane ci sono 43.117 posti regolamentari e quasi 64 mila detenuti stipati uno sull'altro. Il personale sotto organico è costretto a lavorare in condizioni di pesante disagio e tensione. In questa situazione viene meno anche la dignità e l'umanità delle persone detenute. Nelle sovraffollate carceri italiane le persone che dovrebbero iniziare un percorso graduale di reinserimento nella società sono, invece, sempre più spesso rinchiuse nelle celle a non far niente. Dopo l'enunciazione di dati, probabilmente già a conoscenza di alcuni colleghi in quest'Aula, è necessario illustrare anche l'articolo 5 della legge n. 395 del 1990 in materia di ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria che recita in particolare al comma 2: «Il Corpo di polizia penitenziaria tende ad assicurare l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale; garantisce l'ordine all'interno degli istituti di prevenzione e di pena e ne tutela la sicurezza». Sarebbero insufficienti questi pochi minuti a disposizione se volessi enunciare tutte le altre leggi, i regolamenti, le circolari e le sentenze a tutela dei principi costituzionali precedentemente menzionati. Però non posso non ricordare numerosi episodi che hanno visto detenuti gravemente malati morire per pessime cure o, addirittura, in alcuni casi, per mancanza totale di assistenza. È per questo motivo che ho voluto ricordare anche la negazione della pena di morte in Italia. Se è vero che nessuna pena di morte può essere inflitta in questo Paese, è altrettanto indispensabile evitare la morte per pena. Nessuno può tollerarla ancora in questo Stato di diritto che intende far parte a pieno titolo della Comunità europea. Si rende quindi necessaria una ristrutturazione complessiva delle funzioni dell'organico di polizia penitenziaria attraverso riforme che garantiscano loro maggiore qualità nell'esercizio delle proprie funzioni affinché possano garantire maggiormente il rispetto del principio di rieducazione che è un diritto costituzionalmente riconosciuto ai detenuti di questo Paese. Questo Governo potrebbe trasformare le carceri italiane in luoghi di formazione per i detenuti. In tal modo potrebbe garantire loro quei diritti negati dalla detenzione stessa per il rientro nella società a pieno titolo e con maggiore consapevolezza della propria posizione Pag. 122nella comunità, diminuendo forse anche il tasso di reiterazione del reato.
  Negli istituti devono essere favorite ed organizzate attività culturali, sportive e ricreative ed ogni altra attività volta alla realizzazione della personalità dei detenuti. Ogni istituto penitenziario dovrebbe essere dotato di servizio medico e di servizio farmaceutico rispondenti alle esigenze di profilassi e di cura della salute dei detenuti.
  Per questo ed altri numerosi motivi vorrei che il Governo si impegnasse ad intervenire sugli organici interni ed esterni agli istituti penitenziari, affinché adeguamento e assunzione di personale sia maggiormente congruo ai nuovi compiti che la legislazione va gradualmente affidando. Vorrei che per questo motivo la Camera votasse a favore di questo ordine del giorno. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo...

  FRANCO BRUNO. Presidente !

  PRESIDENTE. Onorevole Bruno, le chiedo scusa. Mi ero dimenticato... anzi, mi stava distraendo l'onorevole Bonanno, però non fa niente. Le ricordo che ha quattro minuti, ha facoltà di parlare.

  FRANCO BRUNO. Fa niente, Presidente.
  Io credo che questo sia un ordine del giorno tutto sommato di buonsenso. Chi non vorrebbe intervenire sugli organici... Però questo ordine del giorno mi consente di fare un ragionamento che mette in luce anche altre questioni perché dagli stessi banchi arrivano – secondo me – input differenti. Guardate, io penso – onestamente, non so di gare d'appalto, di gestione....- che gli strumenti tipo telecamere, GPS, braccialetti elettronici saranno indispensabili anche nel campo dell'espiazione della pena. Cito a supporto di tutto ciò l'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario che è ancora più stretto rispetto alla questione sollevata: il numero dei detenuti e degli internati negli istituti e nelle sezioni deve essere limitato e comunque tale da favorire l'individualizzazione del trattamento. Guardate, con i numeri che abbiamo di detenuti ed agenti, questo articolo, e tutta l'impostazione della sicurezza all'interno degli istituti di pena, non è più applicabile, non sarà più applicabile. Il vecchio sistema di controllo individuale – lo dico al sottosegretario – del tipo uomo a uomo è da tempo fuori della discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria. Se non si riforma profondamente anche questo aspetto e si innova investendo in tecnologia della sicurezza, nella progettazione, nell'architettura, nella costruzione e nell'amministrazione delle carceri, molte risorse rischiano di essere mal utilizzate, anche quelle che questo ordine del giorno vorrebbe sostanzialmente rafforzare. Guardate che la questione dell'architettura e della cultura che sottende all'espiazione della pena non è neutrale. Per un lungo periodo nel nostro Paese, nei nostri territori, le carceri – vi faccio solo questo esempio, così risparmio un po’ di tempo – venivano costruite all'interno delle città, al centro delle città, un po’ come gli ospedali, perché rispondevano ad una concezione dell'uomo e della comunità per cui i più sfortunati non dovevano essere dimenticati. Guardate cosa sta avvenendo. Se non si inverte questa tendenza, se non si scommette sulla tecnologia, sulla cultura, se non si mobilitano gli intellettuali intorno alla questione dell'espiazione della pena – che è fondamentale per definire un Paese e la propria civiltà – possiamo fare i decreti che vogliamo, il problema lo affronteremo sempre parzialmente. Grazie, Presidente.

  PRESIDENTE. La ringrazio. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giordano n. 9/1921-A-R/70, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.Pag. 123
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (ore 19.55)

  Giacomelli ? De Mita ? Del Grosso ? Scagliusi ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  404   
   Votanti  342   
   Astenuti   62   
   Maggioranza  172   
    Hanno votato  83    
    Hanno votato no  259.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'ordine del giorno Liuzzi n. 9/1921-A-R/71, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.

  MIRELLA LIUZZI. Signor Presidente, chiedo che venga votato e chiedo di intervenire per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MIRELLA LIUZZI. Questo decreto-legge nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno ormai noto del sovraffollamento carcerario, un problema da fronteggiare e risolvere oltre che in virtù della sentenza Torreggiani, anche per ragioni etiche ed umanitarie che vadano a ripristinare il rispetto della legalità all'interno degli istituti di pena. Nonostante il provvedimento dell’ «indultino», adottato otto anni fa, il fenomeno è rimasto sostanzialmente invariato e nulla è stato fatto per affrontare la questione con la dovuta ponderazione e serietà. In questo momento, la giustizia italiana è afflitta dalla mancanza di razionalizzazione e rilancio del comparto della giustizia.
  Infatti, mentre ancora si continua a vociferare di indulto e amnistia, l'Italia spende un miliardo all'anno per tenere nelle galere detenuti stranieri che, in buona parte, potrebbero scontare la pena nei loro Paesi d'origine. Il piano è pronto da decenni. Gli accordi per lo scambio ci sono con quasi tutti i Paesi del mondo. Attualmente, è materialmente impossibile avere un dato su quanti abbiano usufruito di questa possibilità e diritto, come prevede la Convenzione di Strasburgo del 1983, che l'Italia ha ratificato ed inserito nel proprio ordinamento a partire dal 1989 e, via via, allargato con una serie di accordi bilaterali. Una beffa, perché questa strada avrebbe potuto, almeno sulla carta, segnare una svolta sulla questione carceri prima che diventasse emergenza nazionale.
  Attualmente, nelle celle italiane, secondo i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ci sono 22.770 stranieri, un terzo della popolazione carceraria. Lo Stato, nel 2013, ha speso, dunque, 909 milioni di euro, quasi un miliardo l'anno. Ma quanto risparmierebbe se desse seguito agli accordi di rimpatrio ? Per saperlo, bisogna moltiplicare quel costo unitario per 12.509 detenuti che scontano una pena già definitiva, perché solo su questi potrebbe ricadere l'ipotesi di trasferimento. Il costo reale del mancato rimpatrio, se si vuole il conto del risparmio virtuale, arriva a 568 milioni di euro.
  L'Italia ha aderito alla Convenzione di Strasburgo, come già detto, nel 1983, insieme a sessanta Paesi: gli ultimi sono la Russia e il Messico nel 2007. Ha, poi, stretto accordi bilaterali con altri sette, che erano rimasti fuori dalla Convenzione, ma, attenzione, non con quelli che pesano di più sulle carceri. Mancano all'appello – e questo è l'argomento dell'ordine del giorno che ho presentato – proprio i Paesi che per nazionalità affollano maggiormente le nostre celle: in primis, su tutti, il Marocco, visto che con 4.249 detenuti occupa il primo posto nella classificazione delle presenze straniere, il 18,7 per cento; la Romania, che occupa il secondo posto, con 3.674 detenuti, il 16,1 per cento; e la Pag. 124Tunisia, al terzo posto, con 2.774 detenuti, il 12,2 per cento.
  I trasferimenti autorizzati sulla base degli accordi sottoscritti sono irrilevanti al punto che non vengono neppure monitorati a fini statistici. Sapere, infatti, quanti siano è un'impresa praticamente impossibile: ci sono state tantissime interrogazioni parlamentari, che hanno cercato di far luce su questo fenomeno, ma c’è stato sempre un muro che ha fatto rimbalzare, un mistero, in realtà.
  Per vent'anni, lo stesso ceto politico che oggi alza la voce sull'emergenza carceri non è stato capace di utilizzare lo strumento del rimpatrio, appunto, per alleggerirle. Anche oggi sembrate bloccarvi con fantomatici piani carceri, «svuota carceri» – chiamiamoli come vogliamo –, per i quali non si riescono a reperire le risorse e, alla fine, messo con le spalle al muro della condizione ipertrofica delle celle, si affida ad un decreto, anche in questo caso, relativo allo «svuota carceri».

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MIRELLA LIUZZI. Quanto mi resta, Presidente ?

  PRESIDENTE. Quaranta secondi.

  MIRELLA LIUZZI. Allora concludo, dicendo che, dopo quanto detto, con questo ordine del giorno, vogliamo impegnare il Governo ad attivarsi con urgenza per sottoscrivere quegli accordi bilaterali che lo stesso decreto prevede con Albania, Marocco, Tunisia e Romania, al fine di estendere ai detenuti di quelle nazionalità gli effetti della Convenzione di Strasburgo del 1983 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Liuzzi n. 9/1921-AR/71, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Marazziti, Malisani, Sibilia, Brescia, Paola Bragantini, Folino, Giuliani, Di Battista, D'Uva.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  407   
   Votanti  402   
   Astenuti    5   
   Maggioranza  202   
    Hanno votato  127    
    Hanno votato no  275.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Lombardi n. 9/1921-AR/72, sul quale il parere del Governo è contrario.

  NICOLA BIANCHI. Signor Presidente, il decreto-legge in oggetto, come precisava il Consiglio dei ministri nel licenziarlo, nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dell'ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività, ed ha come obiettivo quello di diminuire, in maniera selettiva e non indiscriminata, il numero delle persone ristrette in carcere. Per la seconda volta in un anno il Governo in carica ricorre alla decretazione d'urgenza per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri. Un primo tentativo era stato fatto all'inizio di luglio con il decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena, convertito con legge 9 agosto 2013, n. 94.
  Come nel precedente decreto, anche in questa occasione viene sottolineata l'urgenza dell'adozione della misura. Nulla quaestio sul fatto che il problema del sovraffollamento vada affrontato, e possibilmente risolto, in tempi brevi, sia per Pag. 125l'ormai imminente scadenza dei termini della nota sentenza Torreggiani che per le pressioni in tal senso provenienti da più parti motivate da ragioni etiche ed umanitarie, ma anche finalizzate a ripristinare il rispetto della legalità all'interno degli istituti di pena. È appena il caso di osservare che ormai dal 2006, anno in cui venne promulgato il provvedimento di indulto noto come «indultino» (legge 31 luglio 2006, n. 241) il sovraffollamento delle carceri è un dato costante, e nulla è stato fatto per affrontare la questione con la dovuta ponderazione e sistematicità.
  Il decreto-legge n. 146 del 2013, «svuotacarceri», reca ad avviso del presentatore un vero e proprio indulto mascherato estraneo alla Costituzione, omogeneo alle politiche messe in atto sino ad oggi dal Governo per alleggerire la densità all'interno delle carceri. Politiche che non sono ispirate dal senso di responsabilità istituzionale teso a salvaguardare il principio della funzione rieducativa della pena bensì essenzialmente volte all'unico fine di evitare allo Stato le gravose ripercussioni economiche derivanti dall'applicazione, appunto, della sentenza Torreggiani, quantificabili in almeno 15 mila euro per ciascuno dei 3 mila detenuti che dal 28 maggio potranno nuovamente essere ammessi a adire alla Corte europea dei diritti dell'uomo per farsi risarcire dallo Stato le inumane condizioni detentive cui sono sottoposti.
  Quindi noi con questo ordine del giorno vogliamo impegnare il Governo ad assumere iniziative per inserire nei precedenti accordi apposite disposizioni volte al riconoscimento automatico, anche senza il consenso del detenuto, delle sentenze emesse all'estero ed al rimpatrio di tutti i detenuti stranieri condannati in via definitiva.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lombardi n. 9/1921-AR/72, parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Ravetto, Polverini, Giuditta Pini, Galperti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  401   
   Votanti  399   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  200   
    Hanno votato  133    
    Hanno votato no  266.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Signor Presidente, a nome del MoVimento 5 Stelle chiediamo che vengano messi in votazione tutti i nostri ordini del giorno, indipendentemente da quelli che sono i pareri del Governo: sia riformulazioni che pareri favorevoli, li mettiamo tutti in votazione. E quindi non accettiamo i pareri del Governo: mettiamo in votazione indipendentemente e senza dichiarazioni di voto.

  PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lorefice n. 9/1921-AR/73, parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dellai, Vignaroli, Folino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  406   
   Votanti  389   
   Astenuti   17   
   Maggioranza  195   
    Hanno votato  114    
    Hanno votato no  275.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 126

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lupo n. 9/1921-AR/74, parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Palese, Colletti, Dellai...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  399   
   Votanti  363   
   Astenuti   36   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato  86    
    Hanno votato no  277.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Amoddio ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE BERRETTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, anche con riferimento all'ordine del giorno Mannino n. 9/1921-AR/75, il parere è favorevole a condizione che vengano omesse le premesse.

  SILVIA BENEDETTI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  SILVIA BENEDETTI. Signor Presidente, non accetto e chiedo che sia messo ai voti.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mannino n. 9/1921-AR/75, con parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gregori, Folino, Latronico...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  411   
   Votanti  379   
   Astenuti   32   
   Maggioranza  190   
    Hanno votato  99    
    Hanno votato no  280.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mantero n. 9/1921-AR/76, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Marazziti, Dellai...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  403   
   Votanti  342   
   Astenuti   61   
   Maggioranza  172   
    Hanno votato  82    
    Hanno votato no  260.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Prodani n. 9/1921-AR/77, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Folino, Marotta, Latronico, Cassano, D'Uva...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  365   
   Astenuti   45   
   Maggioranza  183   
    Hanno votato  104    
    Hanno votato no  261.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 127

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rizzetto n. 9/1921-AR/78, con il parere favorevole Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Lavagno, Locatelli, Pes, Grassi, Malisani, Miotto, Palma...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  409   
   Votanti  393   
   Astenuti   16   
   Maggioranza  197   
    Hanno votato  374    
    Hanno votato no  19    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Paolo Nicolò Romano n. 9/1921-AR/79, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Dell'Orco, Frusone, Biffoni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  409   
   Votanti  380   
   Astenuti   29   
   Maggioranza  191   
    Hanno votato  131    
    Hanno votato no  249    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Segoni n. 9/1921-AR/80, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevoli Mongiello, De Mita, Galperti, Segoni, Sbrollini, Sorial...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  411   
   Votanti  363   
   Astenuti   48   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato  84    
    Hanno votato no  279    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spessotto n. 9/1921-AR/81, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Onorevole Marzana...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  365   
   Astenuti   45   
   Maggioranza  183   
    Hanno votato  336    
    Hanno votato no  29    

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Dadone n. 9/1921-AR/82, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Oliaro, Di Salvo, Grillo, Gasparini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  413   
   Votanti  363   
   Astenuti   50   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato  112    
    Hanno votato no  251.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 128

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rizzo n. 9/1921-AR/83, con il parere favorevole del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Zoggia, Giorgis, Garavini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  360   
   Astenuti   50   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato  355    
    Hanno votato no   5.

  La Camera approva (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mucci n. 9/1921-AR/85, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Vitelli...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  412   
   Votanti  376   
   Astenuti   36   
   Maggioranza  189   
    Hanno votato   85    
    Hanno votato no  291.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Marzana n. 9/1921-AR/86, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Manfredi, Tripiedi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  405   
   Votanti  357   
   Astenuti   48   
   Maggioranza  179   
    Hanno votato  106    
    Hanno votato no  251.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Spadoni n. 9/1921-AR/87, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Simoni, Locatelli, Fedriga...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  411   
   Votanti  362   
   Astenuti   49   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato  107    
    Hanno votato no  255.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Grillo n. 9/1921-AR/88, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Milanato, Lavagno, Giammanco...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  411   
   Votanti  357   
   Astenuti   54   
   Maggioranza  179   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  256.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 129

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Grande n. 9/1921-AR/89, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rizzetto, Albanella...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  354   
   Astenuti   56   
   Maggioranza  178   
    Hanno votato   83    
    Hanno votato no  271.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Gallinella n. 9/1921-AR/90, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lavagno.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  409   
   Votanti  369   
   Astenuti   40   
   Maggioranza  185   
    Hanno votato  115    
    Hanno votato no  254.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Gadda ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fico n. 9/1921-AR/91, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Scagliusi, Cera, Luigi Gallo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  413   
   Votanti  362   
   Astenuti   51   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato   87    
    Hanno votato no  275.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno D'Uva n. 9/1921-AR/92, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Marti, Fanucci, Stumpo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  415   
   Votanti  383   
   Astenuti   32   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato  103    
    Hanno votato no  280.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno D'Incà n. 9/1921-AR/93, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  408   
   Votanti  377   
   Astenuti   31   
   Maggioranza  189   
    Hanno votato  121    
    Hanno votato no  256.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 130

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Dieni n. 9/1921-AR/94, con il parere contrario del Governo.

  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tancredi, Malpezzi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  412   
   Votanti  367   
   Astenuti   45   
   Maggioranza  184   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no  257.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Luigi Di Maio n. 9/1921-AR/95, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Paris, Marzana, Caparini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  414   
   Votanti  382   
   Astenuti   32   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato  125    
    Hanno votato no  257.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Di Benedetto n. 9/1921-AR/96, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Cariello ha votato. Hanno votato tutti ? De Micheli. Sembra che abbiano votato tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  413   
   Votanti  368   
   Astenuti   45   
   Maggioranza  185   
    Hanno votato  111    
    Hanno votato no  257.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Di Battista n. 9/1921-AR/97, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Sembra che abbiano votato tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  408   
   Votanti  361   
   Astenuti   47   
   Maggioranza  181   
    Hanno votato  104    
    Hanno votato no  257.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Taglialatela n. 9/1921-AR/98, accolto dal Governo come raccomandazione.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Terzoni n. 9/1921-AR/99, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Vignali, Tancredi. Tancredi ancora non riesce a votare. Brugnerotto ancora non riesce a votare. Pag. 131Siamo all'ordine del giorno Terzoni n. 9/1921-AR/99. chi non riesce ancora a votare ? Sembra che abbiano votato tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  381   
   Astenuti   29   
   Maggioranza  191   
    Hanno votato  106    
    Hanno votato no  275.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Tacconi n. 9/1921-AR/100, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Locatelli. Chi non riesce a votare ? De Micheli ancora non riesce a votare; ecco, adesso ha votato. Richetti, ancora non riesce a votare. Rughetti ancora non riesce a votare; ecco, adesso ha votato. Sembra che abbiano votato tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  410   
   Votanti  363   
   Astenuti   47   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no  253.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Da Villa n. 9/1921-AR/101, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ruocco, Kronbichler. Chi altro non riesce a votare ? Kronbichler ancora non riesce a votare; adesso ha votato. Sembra che abbiano votato tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  409   
   Votanti  363   
   Astenuti   46   
   Maggioranza  182   
    Hanno votato  111    
    Hanno votato no  252.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Currò n. 9/1921-AR/102, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Chi non riesce a votare ? Piccoli, Gandolfi. Chi altro non riesce a votare ? Sembra che abbino votato tutti. No, Gandolfi ancora non riesce a votare. Qualcun altro non riesce a votare ? Grillo ancora non riesce a votare. Provi a votare; tolga il segnavoto, magari. Ecco, sembra che abbiano votato tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  411   
   Votanti  383   
   Astenuti   28   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato  130    
    Hanno votato no  253.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Ricordo che tutti gli ordini del giorno dall'ordine del giorno Crippa n. 9/1921-AR/103 all'ordine del giorno Brescia n. 9/1921-AR/115 sono stati ritirati.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cirielli n. 9/1921-AR/116, accettato dal Governo.
  Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del Pag. 132giorno Rampelli n. 9/1921-AR/117, accolto dal Governo come raccomandazione purché riformulato.
  Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Maietta n. 9/1921-AR/118 accede all'invito al ritiro formulato dal Governo e non insiste per la votazione.
  Prendo atto che il presentatore non accede all'invito al ritiro dell'ordine del giorno La Russa n. 9/1921-AR/119 formulato dal Governo.
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno La Russa n. 9/1921-AR/119, con il parere contrario del Governo.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  405   
   Votanti  399   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  200   
    Hanno votato   38    
    Hanno votato no  361    

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  L'ultimo ordine del giorno è Totaro n. 9/1921-AR/120, su cui il Governo ha espresso parere favorevole con riformulazione. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione.
  È così esaurito l'esame degli ordini del giorno.
  Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori il collega Rosato. Ne ha facoltà.

  ETTORE ROSATO. Signor Presidente, essendo esaurita la fase degli ordini del giorno, volevo informare la Presidenza di un'intesa che si è raggiunta tra i gruppi per il prosieguo dei nostri lavori nei prossimi giorni. È un'intesa che prevede che domani, su richiesta dei gruppi – e in questo senso mi appello alla sua valutazione e alla valutazione della Presidenza – si passi direttamente, con una dichiarazione di voto per gruppo, e convocare l'Aula alle ore 12 con la diretta televisiva, cosa che consentirà a tutti i gruppi di esprimersi comunicando in maniera chiara le loro posizioni, per chiudere quindi le dichiarazioni di voto indicativamente intorno alle 14 e poi procedere all'esame delle due pregiudiziali, rinviando ad una seduta della prossima settimana, da definire in Conferenza dei presidenti di gruppo, le mozioni che erano in calendario, per poi procedere nella giornata di giovedì con la discussione sulle linee generali del decreto-legge «destinazione Italia», che andrebbe votato con gli emendamenti e gli ordini del giorno nella giornata di venerdì, per poi chiudere le dichiarazioni di voto la mattina di martedì prossimo, per consentire poi, come programmato dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, di iniziare l'esame della legge elettorale nella giornata di martedì pomeriggio o a fine mattinata. La definizione degli orari, poi, naturalmente. Questa è l'intesa politica raggiunta da tutti i gruppi e mi sembrava corretto informare la Presidenza per gli adempimenti e le considerazioni che la Presidenza vorrà fare.

  PRESIDENTE. Prendo atto dell'intesa politica ed è chiaro che ci aggiorniamo alla Conferenza dei presidenti di gruppo di domani, poi i giorni successivi li coordineremo domani in Conferenza dei presidenti di gruppo insieme. Quindi, se i gruppi non hanno obiezioni, resta stabilito che domani la seduta inizierà alle ore 12 per lo svolgimento di una dichiarazione di voto per gruppo e componente politica del gruppo Misto con ripresa televisiva diretta. Seguirà il voto finale attorno alle ore 14. Si procederà quindi all'esame delle questioni pregiudiziali presentate ai due decreti-legge in materia di rientro dei capitali e di proroga termini. Avrà quindi luogo la discussione sulle linee generali del decreto-legge «Destinazione Italia». Le mozioni in materia di IVA sono rinviate alla settimana successiva.
  Questa sera, essendo esauriti gli ordini del giorno sul decreto-legge, l'Assemblea Pag. 133passerà alla discussione sulle linee generali del provvedimento in materia pensionistica. Se non vi sono obiezioni, così rimane stabilito.
  Per accordi presi con l'altro Vicepresidente – credo – chiede di intervenire il deputato Buonanno. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, solo per una precisazione...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore se abbassate un po’ la voce.

  GIANLUCA BUONANNO. È solo una questione tecnica, che comunque ho messo per iscritto: nell'intervento di stamani ho detto «li comanda», è riferito al segretario del Partito Democratico, in realtà è «vi comanda». Qui l'ho messo per iscritto e lo voglio consegnare affinché rimanga nel resoconto stenografico dell'Assemblea. Perché cambia nella sostanza quello che era il mio pensiero.

  PRESIDENTE. Resta nel resoconto stenografico. Lo scritto ovviamente alla Presidenza.

Discussione della proposta di legge: Giorgia Meloni ed altri: Disposizioni in materia di pensioni superiori a dieci volte l'integrazione al trattamento minimo INPS (A.C. 1253-A) (20,35).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 1253-A: Disposizioni in materia di pensioni superiori a dieci volte l'integrazione al trattamento minimo INPS.
  Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).

(Discussione sulle linee generali – A.C. 1253-A)

  PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
  Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari Scelta Civica per l'Italia e Partito Democratico ne hanno chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
  Avverto, altresì, che la XI Commissione (Lavoro) si intende autorizzata a riferire oralmente.
  Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Gnecchi.
  Chiedo ai colleghi solo un po’ di silenzio. So che molti si stanno allontanando dall'Aula; quindi, per favore, lo facciano in silenzio. Soprattutto alle spalle della relatrice, evitiamo di parlare. Grazie.

  MARIALUISA GNECCHI, Relatore. Signor Presidente, racconto un po’ la storia della Commissione e di questi ultimi due mesi. All'esame dell'XI Commissione vi erano varie proposte di legge. La prima è la proposta di Giorgia Meloni, che ha chiesto che si iniziasse il dibattito in Aula come quota destinata alla minoranza. In Commissione abbiamo provato ad abbinare le varie proposte, abbiamo anche organizzato il Comitato ristretto e abbiamo cercato di arrivare ad una proposta che potesse essere una proposta unificata. Il problema che abbiamo avuto è stato un problema fondamentale di mancanza di dati.
  Tutti sappiamo che nella legge di stabilità è stato istituito un nuovo contributo di solidarietà. Quindi, praticamente, rispetto alle pensioni alte – questa proposta è nota come «pensioni d'oro», come una proposta contro le «pensioni d'oro»...

  PRESIDENTE. Chiedo di liberare i banchi del Governo, per favore ! Se è possibile liberare i banchi del Governo. Prego, relatrice.

  MARIALUISA GNECCHI, Relatore. Nella legge di stabilità, dicevo, si è istituito un contributo di solidarietà e ci tengo a ricordare le misure di questo contributo: a decorrere dal 1o gennaio 2014, per un periodo di tre anni, sugli importi dei trattamenti pensionistici corrisposti da Pag. 134enti gestori di forme di previdenza obbligatorie complessivamente superiori a 14 volte il trattamento minimo INPS – ricordo che il trattamento minimo INPS nel 2014 è di euro 501,38 al mese, e quindi, per 13 mensilità, per 14 volte, diventa euro 91.251,16 all'anno – è dovuto un contributo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali obbligatorie, e quindi all'interno del sistema previdenziale...

  PRESIDENTE. Colleghi, si può abbassare un po’ il tono della voce, per favore ? Collega Palese, chiedo scusa, se si può abbassare un po’ il tono della voce. Grazie.

  MARIALUISA GNECCHI, Relatore. ... un contributo di solidarietà del 6 per cento della parte eccedente il predetto importo lordo annuo fino a 20 volte il trattamento minimo INPS, nonché pari al 12 per cento per la parte eccedente l'importo lordo annuo di 20 volte il trattamento minimo INPS e al 18 per cento per la parte eccedente l'importo lordo annuo di 30 volte il trattamento minimo INPS.
  Quindi è evidente che già nella legge di stabilità, e per tre anni, si è intervenuti in un modo significativo. In Commissione noi abbiamo continuato la discussione su queste proposte di legge, la discussione di tali progetti di legge era già iscritta nel calendario dei lavori dell'Assemblea di gennaio in quota opposizione, gruppo Fratelli d'Italia, e questa sera è oggetto di discussione e quindi, ovviamente, iniziamo il dibattito generale. Dobbiamo dire che, all'unanimità, in Commissione lavoro, abbiamo chiesto al presidente della Commissione di chiedere all'INPS i dati, perché sappiamo che già con la legge di stabilità precedente era stato stabilito un contributo di solidarietà che poi la Corte costituzionale ha bocciato per almeno due motivi fondamentali: il primo, perché questo contributo riguardava solo le pensioni, e il secondo, perché non era esplicitato che questo contributo trattenuto sulle pensioni alte tornasse o rimanesse nel sistema pensionistico generale.
  Con questa legge di stabilità, invece, questo lo si precisa in modo molto esplicito, però è vero che ancora si interviene solo sulle pensioni. Allora, quello che abbiamo cercato di fare e di ottenere era di riuscire ad ottenere dall'INPS delle quantificazioni precise rispetto alle platee alle quali si fa riferimento. Quindi, è evidente che abbiamo veramente cercato di poter intervenire in un modo il più equo possibile. Purtroppo, i dati non li abbiamo avuti. Abbiamo anche cercato di sottolineare in continuazione che l'INPS ha già un tetto pensionistico. Quindi, non si tratta mai di pensioni liquidate direttamente dall'INPS, quelle che sono le famose «pensioni d'oro», cioè la famosa pensione da 90 mila euro, sono pensioni di fondi speciali. I fondi speciali (telefonici, volo e altri fondi) non hanno un tetto. Quindi, quelle sono pensioni che possono arrivare ad importi molto alti.
  Purtroppo però, nel frattempo, si è scatenata una grandissima discussione sulle pensioni retributive e sulle pensioni contributive e si è attivato uno scontro generazionale profondo che è quello che ci spaventa di più. Noi siamo spaventati dallo scontro generazionale che si è attivato e dallo scontro sui vari sistemi di calcolo. È ovvio che allo scontro generazionale noi dobbiamo rispondere solo dicendo in modo chiaro che per i giovani, per le future generazioni, avere una pensione dignitosa può essere solo la conseguenza di un lavoro dignitoso, con retribuzioni dignitose e con versamenti contributivi costanti. Questo è l'unico modo vero per garantire la pensione ai giovani, non togliendola a chi sta per andare in pensione, come è drammaticamente successo con la «manovra Fornero», tutti i risparmi contro il sistema previdenziale, che sono serviti solo ed esclusivamente per coprire il debito pubblico e non per dare la pensione ai giovani. Vorrei ricordare che gli unici interventi veri per tener conto del futuro pensionistico dei giovani li abbiamo avuti con la famosa «riforma Damiano», con la legge n. 247 del 2007 che prevedeva esplicitamente un tasso di sostituzione del 60 per cento anche con il sistema contributivo. Come vale la pena ricordare che la famosa quattordicesima ai pensionati deboli, Pag. 135alle pensioni basse, è stata una misura del Governo Prodi e, facendo fatica ogni anno, dal 2007 siamo riusciti a riconfermare le quattordicesime, che nel 2012 hanno avuto un costo, per il bilancio dello Stato, di un miliardo.
  Bene sarebbe riuscire a raddoppiare o triplicare, semmai, quelle quattordicesime, ovviamente, però sappiamo che servono tante risorse.
  E poi vogliamo ovviamente sottolineare e ridire fino allo sfinimento che il problema del sistema previdenziale nel nostro Paese sono le pensioni basse. Noi vogliamo lavorare per alzare le pensioni basse, che sono il 92 per cento delle pensioni.
  Dopodiché, ridiciamo con la stessa forza che noi siamo contro le «pensioni d'oro», noi siamo contro il cumulo dei vitalizi, ma noi vogliamo rispettare chi ha deciso di fare un risparmio previdenziale, chi ha deciso di iniziare con la previdenza complementare dopo il 1995, chi ha deciso di avere una vecchiaia più tranquilla e più sicura anche accendendo assicurazioni private, e purtroppo la proposta Meloni metteva insieme la pensione obbligatoria, la pensione integrativa e la pensione complementare per andare ad individuare i 5 mila euro.
  È vero che la collega Meloni ha poi dato la disponibilità a dei cambiamenti e ad accettare gli emendamenti che il PD aveva proposto, però l'urgenza di arrivare in Aula non ci ha permesso di avere tutti i dati di cui avevamo bisogno e di poter approfondire realmente tutte le proposte di legge che avevamo in Commissione.
  Quindi anticipo già la nostra richiesta, richiesta di lavoro di serietà, richiesta di lavoro per poter lavorare con un impegno vero, contro le vere «pensioni d'oro»; ricordiamo che comunque le pensioni superiori a 5 mila euro sono 38 mila in tutto il Paese e quindi è vero che si può intervenire e si deve intervenire sulle pensioni alte, ma comunque noi non riteniamo che una pensione che vada sui 2.800, 3 mila, 3.200, 3.300 euro netti possa essere considerata una «pensione d'oro».
  Vogliamo colpire le «pensioni d'oro», i cumuli dei vitalizi e, così come stiamo agendo ormai da anni, sia per quanto riguarda il Parlamento, sia per quanto riguarda i consigli regionali, ovviamente vogliamo arrivare a riforme profonde rispetto a questi sistemi, che, cumulando varie forme, possono comunque dare delle rendite pensionistiche troppo elevate.
  Precisiamo anche che nella proposta Meloni originaria i vitalizi non erano per niente compresi, mentre noi vogliamo agire anche su quelli.
  Quindi, nella sostanza, ci teniamo a dire che la scelta sofferta di votare l'emendamento soppressivo dell'unico articolo di cui è costituita la proposta di legge Meloni, è stata – lo ribadisco – una decisione sofferta, ma sofferta soprattutto perché ci rendiamo conto che, con i tempi che corrono, i messaggi che passano non sono mai messaggi di volontà di approfondimento, ma sono messaggi facili per cui, siccome quell'articolo è stato soppresso, si può dire che tutti sono a difesa delle «pensioni d'oro». Noi neghiamo questo nella maniera più assoluta.
  Diciamo che però vogliamo intervenire in un modo giusto ed ineccepibile, perché abbiamo già visto tanti errori, purtroppo, sul sistema previdenziale: stiamo lavorando dal 6 di dicembre del 2011 solo ed esclusivamente per la riduzione del danno della «manovra Fornero» e vorremmo che questo calore contro le «pensioni d'oro» ci fosse anche per gli esodati e per tutte persone che sono senza pensione, senza lavoro e senza ammortizzatori sociali (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà).
  E questo calore contro le «pensioni d'oro» lo vorremmo anche per le pensioni di vecchiaia delle donne (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà), che in una sola notte, dal 31 dicembre 2011 al 1o gennaio 2012, si sono viste innalzare di due anni il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia.
  E siccome nessuna donna compie due anni in una notte, è evidente che tutte le donne nate nel 1952, che avrebbero aspirato a una pensione di vecchiaia media di 546 euro, si sono viste spostare l'attesa Pag. 136della pensione di sei o sette anni. Io mi auguro che tutta l'attenzione della stampa, dei media e di tutto il popolo anche parlamentare si renda conto che esistono dei problemi reali sulle pensioni che vogliamo affrontare. È assolutamente evidente, quindi, e su questo sottolineo che sulle pensioni di vecchiaia delle donne non si legge una riga, né si sente una parola nei vari talk show, né ci si accorge che ci sia una passione unanime per correggere queste storture. Mi auguro che anche questo sia un passetto avanti e, quindi, che questa proposta, insieme alle altre, in Commissione abbia la possibilità di essere discussa seriamente, come vorremmo, e su tutto il sistema previdenziale si discutesse con dati alla mano seriamente e non con le platee che aumentano o diminuiscono, che da 65 mila da proteggere siamo arrivati a 160 mila e 390 mila consegnati il 20 e il 21 giugno in quest'Aula e in Senato dalla Ministra Fornero rispetto alle persone da salvaguardare.
  Quindi, noi vogliamo serietà, cerchiamo di lavorare con serietà sulle pensioni da sempre. Possiamo vantarci delle cose che i nostri Governi hanno fatto rispetto al sistema previdenziale e possiamo denunciare fortemente tutto quello che è stato fatto contro i sistemi previdenziali. Pensiamo anche solo alle ricongiunzioni onerose, alla legge n. 122 del 2010. Quindi, noi possiamo fare tutte le gare possibili sul sistema previdenziale, siamo disponibili ad affrontare chiunque e siamo tranquilli di avere dalla nostra parte la serietà e l'impegno rispetto a tutto il sistema di welfare e in particolare delle pensioni. E su questo siamo disponibili a discutere fino in fondo, ma per fare finalmente delle cose giuste per il sistema previdenziale, per i cittadini e le cittadine del nostro Paese e, noi sì, per garantire una reale pensione ai giovani e alle future generazioni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo.

  CARLO DELL'ARINGA, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il Governo è d'accordo e apprezza questa relazione appassionata sullo stato attuale del nostro sistema pensionistico su cui il Governo è già intervenuto con la legge di stabilità. Per quanto riguarda le pensioni oltre una certa soglia, si rende conto che ulteriori interventi possono essere previsti dopo una discussione, come è stato detto dal relatore, che raccolga tutte le informazioni necessarie e utili per la produzione delle quali il Governo si è impegnato in Commissione e ha dato all'INPS l'incarico di predisporre la disponibilità di queste informazioni, come già il Governo si era impegnato in una mozione che quest'Aula aveva approvato non più tardi di qualche settimana fa.
  Il Governo presume che sulla base di queste ulteriori informazioni sarà possibile prendere delle decisioni a ragion veduta, con una base conoscitiva adeguata, che non vuole dilazionare i tempi degli interventi, ma fornire a quest'Aula gli strumenti necessari per intervenire in modo equo, corretto e consapevole, dopo – e su questo sono completamente d'accordo e il Governo si associa – che per tanto tempo si è intervenuto in questo settore risolvendo alcuni problemi, ma anche creandone degli altri, in modo tale che oggi il nostro sistema pensionistico soffre di lacune su molti aspetti che vanno certamente riparati.
  Quindi, il Governo condivide questo approccio di ragionevolezza e sensibilità, ma anche di forte impegno e, quindi, opererà in modo tale per far sì che il Parlamento e, in particolare, la Commissione, abbia tutti gli strumenti conoscitivi per prendere decisioni con piena consapevolezza degli effetti che da queste decisioni deriveranno.

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Giorgia Meloni. Ne ha facoltà.

  GIORGIA MELONI. Signor Presidente, comprendo l'imbarazzo della relatrice del provvedimento su questa posizione francamente incomprensibile da parte mia e immagino da parte di gran parte degli italiani che porta a fare una relazione che Pag. 137presenta, da una parte, il tentativo di distogliere l'attenzione dal problema di cui trattasi e dall'altra elementi di strumentalità – me lo consenta collega Gnecchi – per tentare di giustificare una posizione presa soprattutto da chi viene, dal mio punto di vista, da una determinata storia che, francamente, non ha molti alibi.
  Allora facciamo mezzo passo indietro perché vale la pena di raccontarla bene questa storia. Io non sarò lunga ma credo che alcune cose vadano dette per come sono accadute. In Italia le pensioni minime sono attualmente di 495 euro al mese e l'assegno sociale è di 447 euro. Lo Stato italiano ritiene che le persone possano sopravvivere con una somma di questo tipo e quello stesso Stato elargisce nello stesso momento in questa stessa nazione, pensioni che sono di 20 volte più alte, di 30 volte più alte, di 40 volte più alte, di 50 volte più alte. E questo è qualcosa che in un'Italia come quella nella quale viviamo, che è l'Italia della crisi, che è l'Italia nella quale non ci sono risorse per fare nulla, che è l'Italia nella quale c’è una disoccupazione giovanile altissima, insomma sono qualcosa su cui vale la pena forse di interrogarsi. Allora noi come Fratelli d'Italia da qualche tempo ci interroghiamo su questa materia, ci siamo interrogati con serietà. Risponderò all'accusa francamente patetica di demagogia o di voler fare della demagogia su questo tema, perché ? Perché quando noi abbiamo depositato una proposta di legge, lo abbiamo fatto dopo avere approfondito il tema, aver studiato quel tema per diversi mesi. Che cos’è che noi vogliamo dire ? Vogliamo dire che se in Italia oggi esiste una disparità di trattamento così ampia bisogna dire in ragione di che cosa quella disparità di trattamento si è prodotta. Vogliamo capire se chi prende oggi una pensione da ventimila euro al mese, da trentamila euro al mese, da novantamila euro al mese, da diecimila euro al mese a fronte di quello che ci siamo detti, che il 75 per cento dei pensionati italiani non arriva a mille euro... Vogliamo capire se quelle pensioni vengono prese perché effettivamente si sono versati dei contributi per poter prendere quelle pensioni cioè esattamente quello che verrà chiesto a noi di fare e quello che verrà chiesto e che viene chiesto oggi a tutte le giovani generazioni, di «riavere indietro»: sistema, per carità, lo dobbiamo dire, non vuol dire creare una differenza tra il sistema retributivo e contributivo, è un dato di fatto che sono due sistemi diversi il retributivo e il contributivo e che il contributivo probabilmente non è generoso come lo è stato il retributivo. È colpa dei pensionati che prendono la pensione con il sistema retributivo ? No, però è possibile che nelle pieghe del sistema retributivo, se oggi ci sono pensioni così alte, ci sia qualcosa che non ha funzionato. Allora noi che cosa chiediamo banalmente perché questo dice il testo della proposta di legge ? Noi chiediamo di verificare se quelle pensioni siano effettivamente frutto dei contributi che si sono versati sopra una determinata soglia o se quelle pensioni siano il risultato di leggi «infami» che si sono fatte durante la Prima Repubblica e di gente che si è infilata nelle pieghe della legge per aver dei privilegi.
  Perché i privilegi non sono diritti, perché i privilegi, soprattutto se li paga qualcun altro, che magari non avrà mai neanche dei diritti, non sono da confondere con i diritti. Allora noi abbiamo fatto una proposta semplice, a mio avviso giusta e – sottolineo – molto seria. E quella proposta è: stabiliamo un tetto. Per noi, quel tetto è un tetto di parametro: dieci volte la pensione minima. Abbiamo detto 495 euro al mese: quindi, 4.950 euro al mese ? È un tetto alto, perché quello stesso Stato che dice che un italiano può campare con 495 euro al mese, difficilmente può sostenere la tesi che non può campare con 4.950 euro al mese. No ? Fino a quel tetto noi non chiediamo niente, perché, effettivamente è molto difficile andare a ricostruire tutta la storia pensionistica di questi pensionati ed è ingiusto, diciamo così, produrre delle disparità troppo grandi tra il trattamento che si è avuto fino ad oggi e il trattamento che si potrebbe avere domani.Pag. 138
  Ma sopra quel tetto, si considera la parte che eccede quel tetto. Quindi, attenzione, perché questa è la proposta contro la quale avete votato: fino a 5 mila euro al mese non si tocca niente, ma, per la parte che eccede, possiamo calcolare i contributi che si sono versati ? Cioè, possiamo chiederlo a quegli italiani che prendono una pensione, ad esempio, da 30 mila euro al mese, che, magari, non hanno versato i contributi per prendere quella pensione ? Segnalo sommessamente che nessuno prenderà quelle pensioni con il sistema contributivo, perché sia chiaro, perché, magari, sono poco rispetto a me stesso, ma sono tanto se mi paragono, è sempre lo stesso tema.
  Noi non possiamo far finta che non esistano, oggi, due Italie: allora, magari, non hai versato i contributi per prendere quella pensione e prendi una pensione da 30 mila, 40 mila, 50 mila, 10 mila, 90 mila euro al mese, a fronte di gente che non prenderà mai una pensione di questo tipo e che, segnatamente, lavorerà molto di più di quanto si lavorava prima: perché noi sappiamo che, di media, quelli che sono giovani oggi andranno in pensione, se va bene, a settant'anni, se va bene con il 40 per cento delle ultime retribuzioni.
  Allora attenzione, collega Gnecchi, quando si dice lo scontro generazionale: nessuno vuole aprire uno scontro generazionale, nessuno vuole aprire una disparità, uno scontro tra chi è andato in pensione con il sistema retributivo e chi ci andrà con il sistema contributivo. Ma, certo, non possiamo far finta di non vedere che alcune persone hanno un trattamento enorme, che, casomai, stanno pagando altri che non avranno mai neanche un trattamento dignitoso. Non possiamo far finta di vedere che questo problema non esiste, perché questo rischia di generare uno scontro sociale. Io non voglio generare nessuno scontro, né sociale né generazionale. Voglio, però, dire che, se ci sono delle ingiustizie macroscopiche, sarebbe bene che l'Italia cominciasse a metterci mano. E non c’è sempre un'altra ingiustizia macroscopica da andare a sanzionare, ce n’è una per volta: intanto, guardiamo questa. Io ho posto all'attenzione questa, non vuol dire che non mi occupi degli esodati, per intenderci, perché questa francamente – questa sì – è demagogia. Significa che cerco di portare all'attenzione del Parlamento un tema che altri non hanno portato, dopodiché il Parlamento giudica la proposta. Non è che non si fa, perché ci sono altri problemi, perché questo benaltrismo lo conosciamo bene.
  Allora, noi, banalmente, abbiamo chiesto di fare questo: stabiliamo un tetto e, per la parte che eccede quel tetto, calcoliamo i contributi versati. Se hai versato contributi per prendere la tua pensione da 7 mila, 8 mila euro, continui a prenderla; se non avessi versato i contributi, che vuol dire che questa pensione macroscopica te la sta pagando qualcun altro, allora, forse, è il caso di chiederti di fermarti a 5 mila euro di pensione e, magari, con quello che ci si risparmia tagliando la parte eccedente si può fare qualche buona azione nei confronti di qualcuno che dovesse essere meno fortunato. Questa è la proposta vergognosa, demagogica – perché questi sono i commenti che ho letto su questa proposta – che è stata bocciata dalla stragrande maggioranza dei partiti in Commissione lavoro.
  Perché, tra le varie proposte che sono state presentate, io prediligo il ricalcolo secondo il sistema contributivo rispetto al contributo di solidarietà, rispetto alla tassazione sulle pensioni e sui redditi, che è stata proposta da qualcun altro ? Perché ? Intanto, perché il ricalcolo con il sistema contributivo, dopo una determinata soglia, è un provvedimento strutturale. Qui vale la pena segnalare all'Aula e a chi dovesse ascoltarci che tutte le altre proposte sono proposte che fanno riferimento ad un periodo di tempo temporaneo: il contributo di solidarietà che il Governo ha introdotto è un contributo di solidarietà che vige per tre anni. Altre proposte che altri colleghi hanno fatto erano proposte sperimentali, che duravano un anno, due anni, tre anni.
  Ma a me non interessa tanto fare cassa con la questione delle pensioni d'oro, a me Pag. 139interessa stabilire un principio. Io non voglio un provvedimento transitorio, io vorrei un provvedimento strutturale, perché vorrei passasse in Italia il principio che è finita l'Italia nella quale qualcuno ha tantissimo – e non corrisponde a quello che è dato – e qualcuno non ha neanche la metà di quello che ha dato. Semplice. A me interessa dire che se tu non hai versato i contributi per prendere una pensione da 90 mila euro, non la puoi prendere ! Sono folle ? Sarò folle, che cosa vi devo dire. Sono demagogica ? Sono una demagoga ! Sono fiera di essere demagoga, se questa è demagogia ! Ma io vorrei un'Italia nella quale gli italiani cominciassero a credere, e perché questo accada gli italiani vorrebbero vedere anche dei provvedimenti giusti di tanto in tanto.
  Allora, il ricalcolo con il contributivo sopra una determinata soglia è un provvedimento di carattere strutturale e definitivo ed è un provvedimento che non rischia di colpire alla stessa maniera chi avesse versato i contributi e chi non li avesse versati, perché segnalo che con le tassazioni e i contributi di solidarietà si colpiscono tutti alla stessa maniera. E anche questo è ingiusto, perché tra due persone che prendono una pensione mediamente alta ce n’è una che ha versato i contributi per prenderla e ce n’è una che non li ha versati. Bisogna saper distinguere, sì, proprio perché non vogliamo colpire alla cieca, proprio perché la nostra proposta è una proposta seria e più incisiva di quella del Governo. Non me ne vorrà il sottosegretario e anche la collega Gnecchi, che vantava questo grande risultato, ma io considero il prelievo di solidarietà, che ha scelto di applicare il Governo, una misura ridicola, a fronte della proporzione del problema. È un modo per dire che si è fatto qualcosa senza davvero incidere e senza davvero risolvere e affrontare il problema.
  Questa è la proposta che Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, Nuovo Centrodestra e Forza Italia hanno deciso di bocciare in Commissione. Perché la proposta è stata bocciata ? Io sento quello che dice la collega, ho letto quello che hanno dichiarato sui giornali, so quello che è stato detto in Commissione: uno dei temi per i quali questa proposta di Fratelli d'Italia sarebbe stata bocciata è che il tetto immaginato dalla nostra proposta è un tetto troppo basso perché 5 mila euro al mese sono da intendersi lordi. Io ho detto che noi abbiamo scritto «dieci volte la pensione minima», e la pensione minima è di 495 euro netti, ma ho anche detto in Commissione che ero d'accordo sul tetto a 5 mila euro netti, perché su questo si è tentato di fare un po’ di speculazione di comunicazione dicendo che Fratelli d'Italia voleva colpire le pensioni del ceto medio. Non è così. Chi ha un minimo di onestà intellettuale sa benissimo che io ho detto che ero favorevole a specificare nella proposta di legge che il tetto era da considerarsi di 5 mila euro netti, quindi questa motivazione non regge, colleghi.
  Allora si è detto che io escludevo le pensioni complementari e integrative: il mio punto di vista è che, trattando la proposta sul tema del calcolo con il sistema retributivo, le pensioni integrative e complementari erano da considerarsi escluse, ma ho detto in Commissione che ero d'accordissimo a scriverlo meglio. Infatti, il dibattito parlamentare, signori, serve a questo: magari ci sono dei colleghi che hanno delle idee migliori di quelle che si presentano; e sapete cosa si fa in questi casi ? Si emenda il testo, si approvano degli emendamenti per migliorarlo. La collega Gnecchi dice e in alcuni casi ho letto – anche qui con un certo grado, consentitemelo, di disonestà intellettuale – che la proposta della Meloni e di Fratelli d'Italia non si può approvare perché non prevede il tema dei vitalizi; ma segnalo sommessamente che gli unici due emendamenti con i quali questo tema è stato messo nero su bianco – Fratelli d'Italia, con una proposta emendativa che dice che questo tema riguarda anche gli organi costituzionali, e Massimiliano Fedriga, della Lega Nord, che fa ulteriore specifica molto chiara sul tema dei vitalizi – sono i nostri. Nessuno del Partito Democratico, nessuno dei partiti che hanno bocciato Pag. 140questa proposta hanno effettivamente tentato di normare la questione dei vitalizi. Ci abbiamo provato noi. Anzi, all'interno della Commissione qualcuno ha posto il problema di dire – qualcuno non del mio partito, per intenderci – che forse bisognava fare due calcoli distinti tra il vitalizio dei parlamentari e la pensione INPS. Quindi, non venite a raccontarmi che voi l'avete bocciata perché la questione non riguarda i vitalizi, perché siamo noi che abbiamo provato a normare i vitalizi e voi avete detto che non si poteva fare o che comunque bisognava pensarci bene perché rischiava di essere ingiusto.
  Avete detto che la proposta non si può approvare perché è incostituzionale, io non penso che sia incostituzionale. Perché ? Perché se la Corte costituzionale non ha dichiarato incostituzionale l'entrata in vigore del sistema contributivo, cioè di un sistema che effettivamente rispetto al retributivo poteva anche violare l'articolo 3 della Costituzione, difficilmente può dichiarare incostituzionale il ricalcolo di una parte di quella pensione sopra una determinata soglia abbastanza alta con il sistema contributivo.
  Sicuramente non può essere più incostituzionale di quello che ha fatto il Governo, riproponendo un contributo di solidarietà identico a quello già dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale ! Me ne vorrete, ma almeno tentare di immaginare una proposta diversa può essere più efficace di ripresentare una proposta uguale a quella già bocciata per incostituzionalità.
  Avete detto che non sì può approvare la proposta di Fratelli d'Italia perché mancano i dati dall'INPS, e che il motivo per cui voi votate contro è che volete avere del tempo per studiare la proposta e farne una migliore. Colleghi, io devo segnalare che come gruppo di Fratelli d'Italia sono otto mesi che ho presentato questa proposta di legge, per diversi mesi ho lavorato per calendarizzarla, e questa proposta di legge è stata in Commissione da fine novembre. Siamo a febbraio: dicembre, gennaio, ci sono stati due mesi per studiare la proposta, due mesi per approfondire i dati. Se volessimo calcolare solamente il momento in cui la proposta di legge di Fratelli d'Italia, grazie alla richiesta di Fratelli d'Italia è stata incardinata in Commissione, perché il tema è stato posto da ben prima... Quindi, se il Partito Democratico e gli altri partiti che hanno bocciato la proposta davvero volevano affrontare e risolvere questo problema, perché davvero, come dice con veemenza la collega Gnecchi, sono contro le pensioni d'oro, potevano lavorarci. Io segnalo che questo non è accaduto: siamo stati fermi due mesi in Commissione, e nessuno ha tentato di fare niente per cercare di avere maggiori dati; né si può dire che io non abbia dato la disponibilità a cercare un testo condiviso, perché anche questo non si può negare.
  Perché sono colpita ? Sono colpita perché veramente non riesco a capire il voto in Commissione. Perché una cosa è dire: non sono d'accordo su alcuni profili della legge, ma quando ci si trova di fronte l'estensore della legge che ti dice: ok, sono d'accordo con te, modifichiamo, e tu invece di dire: va bene, allora siamo arrivati ad un testo unico, voti un emendamento soppressivo all'unico articolo della legge, questo a casa mia significa che il tema non si vuole trattare. Questo a casa mia significa che, come si dice dalle mie parti, si predica bene e si razzola male. Significa che si fa, qui sì, demagogia, andando a dire che si è contro le pensioni d'oro, però poi quando c’è qualcuno che tenta di normare una proposta decente, quella proposta viene ammazzata ! Mi volete dire davvero che non avete i numeri per renderla migliore ?
  I partiti che hanno bocciato la proposta complessivamente insieme contano il 75 per cento di questo Parlamento: noi abbiamo un gruppo parlamentare di 9 rappresentanti. Potevate riscriverla, potevate farla cento volte meglio, se eravate così bravi. Invece sapete che cosa avete fatto ? Avete votato un unico emendamento all'unico articolo della legge, che dice: l'articolo 1 è soppresso, la legge è soppressa. Questo è quello che è accaduto in Commissione ! E quindi tutte le vostre belle Pag. 141parole non sono credibili, perché avevate i numeri e gli strumenti per intervenire, perché state al Governo da ormai due anni, perché in Commissione avete i numeri e la stragrande maggioranza, perché il relatore era un relatore di maggioranza, perché in Aula avete il 75 per cento dei voti se vi mettete tutti insieme. Potevate intervenire !
  Ma voi non siete intervenuti. Non siete intervenuti con gli stessi numeri con i quali, non più tardi di un anno e mezzo fa, avete votato tutti insieme appassionatamente il blocco dell'indicizzazione delle pensioni da 1.400 euro. Io non lo capisco ! Sinceramente non lo capisco ! Lo vedo come lo vedrebbe un qualunque italiano al di fuori di questo palazzo ! Perché non si poteva fare ? Perché ? Perché tutti i temi che voi avete posto purtroppo hanno una risposta talmente banale da non essere credibili. Perché ho visto parlamentari venire in Commissione a raccontarmi la loro situazione pensionistica, contestando il provvedimento. E se c’è qualcuno che quando vota delle leggi invece di preoccuparsi di chi sta fuori del palazzo si preoccupa di se stesso, c’è qualcosa che non va in questo Parlamento. Sono demagoga ? Sono demagoga, ne sono fiera. Ne sono fiera, se voi ritenete che questa sia demagogia. Ma io ho tentato semplicemente, noi abbiamo tentato semplicemente di normare una vergogna, che voi invece avete difeso: fine della discussione.
  Allora gli italiani giudicheranno. Perché poi, sapete, gli slogan funzionano fino ad un certo punto; ma poi quando si vede la maggioranza che difende le pensioni d'oro e i vitalizi ai parlamentari, che vota l'esenzione delle slot machine dal pagamento del credito che hanno con lo Stato per evasione fiscale.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  GIORGIA MELONI. Che svende Bankitalia alle banche private, che fa tutti questi bei provvedimenti. Beh, insomma non so se gli italiani davvero considereranno che quello che dite è anche quello che fate, Presidente, e concludo.
  A me dispiace perché insomma questa è la proposta che è stata dichiarata demagogica, io voglio dire che sono contenta che si voglia più tempo perché continueremo a fare come Fratelli d'Italia questa battaglia per dare semplicemente un segnale di giustizia. Perché che questa proposta sia demagogica lo pensano probabilmente molti politici, alcuni giornalisti, qualche magistrato, qualche burocrate di Stato, tutti pensionati d'oro. Ma forse non la pensano così gli oltre 11 milioni di italiani che prendono la pensione più bassa di mille euro e quelle centinaia di migliaia di ragazzi che non prenderanno forse mai una pensione decente perché con il loro lavoro stanno pagando anche una parte delle pensioni d'oro.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Miccoli. Ne ha facoltà.

  MARCO MICCOLI. Signor Presidente, è sempre bene contestualizzare nel momento in cui noi affrontiamo le discussioni in questa Aula con quello che succede sugli argomenti che sono frutto della nostra discussione. Oggi noi affrontiamo la discussione su questo provvedimento nel giorno in cui l'INPS ci dà i dati sulle pensioni liquidate nel 2013 che scendono del 43 per cento rispetto all'anno precedente e che scenderanno di un ulteriore 50 per cento l'anno prossimo. È bene ricordarlo perché questi numeri significano esodati che non prenderanno la pensione, significano lavoratori che dovranno allungare il loro lavoro senza percepire appunto la pensione, significa che qualcuno questo riequilibrio, questo aggiustamento rispetto al sistema previdenziale lo sta pagando.
  Quindi è bene ricordare che ci vogliamo occupare di pensioni d'oro ed è bene ricordare che questo confronto in Commissione, su questo provvedimento, è stato, è vero, serrato ed è altrettanto vero che si è confermato complicato così come ognuno di noi lo immaginava. Quando si interviene sui diritti acquisiti è sempre complicato, c’è da dire però, onorevole Pag. 142Meloni, che non è vero che sia stato un percorso completo. No, questo non si può dire.
  La forzatura sulla calendarizzazione non ha aiutato; avevamo bisogno di dati soprattutto dall'INPS che non sono arrivati, come è stato ricordato, e mi permetto di dire al Sottosegretario che noi ci auguriamo che con la nuova dirigenza si possa collaborare meglio con il Parlamento di come è avvenuto in questa fase a guida del dottor Mastrapasqua. Avevamo bisogno di scegliere dei dubbi sull'efficacia degli strumenti che andavamo ad utilizzare e sulla loro legittimità e non siamo arrivati al punto di sciogliere questi dubbi.
  Si era detto che vista la possibilità concreta di ricavarne nel compresso cifre non sbalorditive, più vicine al simbolico che al pratico, potevamo prevedere l'aggiunta di altri tagli a situazioni simili di privilegio. Per questo è stata bocciata la proposta, per questo si è votato quell'emendamento soppressivo e per questo si è chiesto di ritornare a discutere in Commissione e l'unico strumento possibile, vista anche la rigidità della collega Meloni sull'utilizzo dello strumento del ricalcalo – poi ci torneremo – era quella appunto di votare l'emendamento soppressivo e darci modo di continuare la discussione.
  Parliamoci chiaro, non è facile trovare gli strumenti che mettano al riparo il provvedimento da ricorsi e quant'altro. E senza dati certi è impossibile decifrarne e prevederne gli effetti. Qui mi permetto di affermare che non c’è qui una forza politica o delle forze politiche o qualcuno che vuole tagliare le pensioni d'oro e chi invece non vuole farlo. Qui semmai c’è chi vuole farlo utilizzando strumenti certi, legittimi, che diano risultati e chi invece rincorre un titolo sui giornali magari per un giorno e magari perché stanno arrivando le elezioni amministrative e quelle europee (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
  La proposta Meloni ha evidenti limiti, contiene errori grossolani, con un livello di confusione che la rendono difficilmente emendabile, questa è la verità. L'ha ricordato la collega Gnecchi. La proposta del ricalcolo dal sistema retributivo a quello contributivo per le pensioni di 5 mila euro lordi non regge, non avrebbe retto, a parte il considerare d'oro pensioni di 3.200 euro o di 2.800 euro netti. Permangono dei dubbi di legittimità. Il 5 giugno del 2013, è bene ricordarlo, la Corte costituzionale con la sentenza n. 116 ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà sulle pensioni più elevate, per la Corte il prelievo non può essere applicato solo ai pensionati senza violare gli articoli 3 e 53 della nostra Costituzione sull'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ma la questione per noi più rilevante è l'efficacia del ricalcolo così proposto. Intanto va detta una cosa: con questo strumento non si fa cassa facilmente, alcune simulazioni portano a credere che la gallina dalle pensioni d'oro non esiste ed è difficile aspettarsi un gettito alto senza intaccare il grosso delle pensioni che d'oro non sono.
  Ma è chiaro di cosa stiamo parlando ? Ma vogliamo fotografare la realtà su cui vorremo andare a incidere ? Secondo i dati dell'INPS a percepire una pensione d'oro, almeno di 20 mila euro al mese, cioè quella che significa quarantuno-quarantadue volte il minimo, quindi 259 mila euro l'anno circa, sono solo 882 pensionati in Italia. Stiamo parlando appunto di 882 pensionati sui 16 milioni 530 mila pensionati in totale, di cui, come hanno ricordato sia la collega Gnecchi che la collega Meloni, la stragrande maggioranza percepisce meno di 1.400 euro al mese, che è l'importo di una pensione che, compresa la tredicesima, è di circa 16.300 euro l'anno. Fra questi 882 pensionati milionari ce ne sono soltanto 291 che superano i 390 mila euro l'anno, cinquanta volte il minimo. C’è poi una fascia che riguarda quelli che prendono fra i 10 mila e i 20 mila euro di pensione al mese, che sono ottomila. Il grosso di quelli che, secondo la proposta della collega Meloni, percepiscono una pensione d'oro – parliamo di 179 mila pensionati – stanno in una fascia che va dai 4.800 euro lordi al mese ai 10.000, ma dobbiamo dire che queste sono pensioni d'oro ? La maggior parte di questi ovviamente è più vicina ai 4.800 euro al mese.Pag. 143
  Per questo parliamo di intervento vicino al simbolico, perché questi sono i numeri. Vorrei dire che il fatto di eliminare il demagogico non dipende solo dal fatto di essere magistrati o quant'altro, io sono un operaio, ho 23 anni di contributi versati e ritengo questa proposta demagogica. Per questo parlavamo di intervento più vicini al simbolico, dicevo, perché tagliare le pensioni d'oro è cosa giusta, ci mancherebbe altro. Lo facciamo perché all'epoca della crisi serve equità, ma non ci facciamo cassa, non ci riequilibriamo il sistema a favore dei giovani, come qualcuno ha ipotizzato, e non risolviamo il problema di quei pensionati appunto che prendono 400 euro al mese, ma c’è un tema che in Commissione ha trovato – credo giustamente – ancora più preoccupazione, che risponde alla domanda: ma con il ricalcolo della proposta Meloni, chi ne pagherebbe di più le conseguenze ? Bene, secondo alcuni analisti è certo che pagherebbero di meno quelli che hanno una pensione più vicina ai 10 mila euro, addirittura rischierebbero di non pagare nulla o di vedersi aumentata la pensione, perché lo squilibrio tra il retributivo e il contributivo penalizzerebbe, penalizza di più le fasce di reddito vicine ai 4.000-5.000 euro e andrebbe via via decrescendo fino appunto a non penalizzare se non a premiare chi sta a 10.000 o più euro di mensili.
  Ed è anche logico che sia così perché chi ha una carriera lavorativa che inizia dall'apprendistato, per poi diventare lavoratore specializzato, impiegato, poi quadro e poi dirigente ha una disomogeneità di versamenti che, nel caso si passi dal retributivo al contributivo, vede una penalizzazione, mentre chi ha fatto una carriera stabilmente con qualifiche alte da dirigente sempre, con quel ricalcalo, non vedrebbe alcuna penalizzazione.
  Quindi avremmo fatto un capolavoro, una sorta di provvedimento alla «Superciuk», come qualcuno prima di me citò un noto personaggio dei fumetti, una sorta di supereroe che toglieva ai poveri per dare ai ricchi.
  Ma c’è un altro punto che ci ha convinto a tornare in Commissione: è vero che ci sono le «pensioni d'oro», ma ci sono anche i «vitalizi d'oro» e allora abbiamo proposto di tagliare anche quelli. Quindi, noi, il Partito Democratico e le altre forze che con noi hanno condiviso questo passaggio, chiedono di tornare in Commissione perché vogliamo tagliare di più e colpire anche altri privilegi. Certo, anche qui ci sono gli stessi elementi di difficoltà. Per questo – vado a chiudere – è strumentale dire: potevate fare un emendamento. Ma di cosa parliamo ?

  PRESIDENTE. Colleghi !

  MARCO MICCOLI. A noi – lo ripeto – non interessa il titolo sui giornali; interessa colpire i privilegi. A noi interessa l'equità. Il Partito Democratico sta definendo una proposta sui vitalizi e, per spiegare che non è così semplice, voglio spiegare alla collega Meloni, anche per andare incontro a quello che fanno le regioni, che qui noi non prendiamo lezioni da nessuno perché sono le regioni governate dal centrosinistra che stanno togliendo i vitalizi (Commenti della deputata Giorgia Meloni).

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore, l'Aula è vuota e ogni cosa che si dice fa eco. Quindi, per favore.

  MARCO MICCOLI. Le regioni ci chiedono di intervenire anche sul regresso perché loro ovviamente su questo punto non possono intervenire.
  Quindi, abbiamo cercato di dire che volevamo trovare a tutti i costi una proposta che rendesse giustizia anche su questo punto e sui vitalizi è complicato agire perché abbiamo una serie di interventi da fare perché ci sono i vitalizi in corso di erogazione che hanno delle distorsioni e delle degenerazioni, perché mancano i tetti ai vitalizi nella giungla che si è creata a livello regionale, perché non c’è un divieto di cumulo dei vitalizi e vorremmo intervenire anche su quello e perché non sarà prevista, per esempio, nessuna sospensione Pag. 144dei vitalizi quando si ha una carica elettiva che prevede un emolumento, e non c’è nessun limite d'età: si accede ai vitalizi anche a cinquant'anni, mentre si aumenta l'età pensionabile dei lavoratori.
  Ecco, per concludere, Presidente, perché abbiamo votato quell'emendamento soppressivo: noi ci sentiamo in dovere di elaborare e proporre un impianto nel segno dell'equità. Lo dobbiamo a quelle persone e a quei soggetti che sono state le vittime sacrificali delle riforme del sistema previdenziale: i giovani. Lo dobbiamo a quegli anziani e a quei pensionati che non arrivano a fine mese perché prendono meno di mille euro e, per questo, però, serve serietà. Per questo, non si può illudere nessuno con proposte demagogiche e inefficaci.
  Allora, non si capisce il perché non voler tornare ad un lavoro più completo. Noi vogliamo tagliare e la fretta con cui si è tentato di imporre questo passaggio ci lascia il sospetto di aver tentato di utilizzare un argomento facile da offrire ai media e non vorremmo che fossero state proprio le elezioni a dettare questi tempi...

  GIORGIA MELONI. Siete molto disonesti !

  PRESIDENTE. Collega Meloni, per favore !

  MARCO MICCOLI. ... e soprattutto suggeriscono, appunto, questi approcci demagogici e inconcludenti.
  Noi, invece, lanciamo una sfida: torniamo in Commissione ! È la sfida della concretezza, della legittimità e dell'equità. Tutto il resto, tutto quello che è polemica, tutto quello che è spicciola propaganda lo lasciamo agli altri.
  Se invece interessa dare un bel segnale di giustizia, se si vuole dimostrare che oltre a saper assaltare le Presidenze, si fa anche un lavoro serio dentro le Commissioni, allora il Partito Democratico è a disposizione di questo lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Placido. Ne ha facoltà.

  ANTONIO PLACIDO. Signor Presidente, anche noi, pur non avendo affatto considerato scandalosa la proposta avanzata dalla collega Meloni in Commissione abbiamo, tuttavia, manifestato alcune perplessità, perplessità che sono di impianto complessivo della proposta e che hanno a che vedere con – credo - un ragionevole dubbio relativo all'efficacia del provvedimento ipotizzato e al suo effettivo impatto sul sistema così come esso oggi si configura, con i suoi squilibri certi e anche con la sua configurazione obiettiva che è il risultato obiettivo della sovrapposizione di due sistemi che nel tempo si sono giustapposti ed avvicendati.
  Abbiamo, quindi, condiviso la proposta di chi ha ritenuto di dovere, prima di entrare nel merito di ciascuna delle ipotesi avanzate, valutare, nella maniera più rigorosa possibile, gli effetti concreti ed obiettivi di questa misura sulla situazione data. La richiesta, quindi, di ottenere i dati dell'INPS prima di procedere ad un esame che potesse anche partire da un testo emendandolo ci era parsa una proposta ragionevole e onesta anche intellettualmente. Così come ci pare onesto e ragionevole che si possa, a questo punto, tornare in Commissione per riavviare la proposta, acquisiti quei dati ed eventualmente anche acquisiti i dati dall'INPS relativi alla valutazione di impatto del contributo di solidarietà introdotto dalla legge di stabilità, si possa poi procedere nella maniera più razionale ed eventualmente condivisa possibile, perché non c’è chi non voglia mettere mano alle «pensione d'oro», come è ovvio, al di là delle ragioni di fazione e propagandistiche.
  È noto a tutti che l'attenzione dell'opinione pubblica, in una fase di crisi sociale drammatica qual è questa, è assai acuta, al modo in cui il Parlamento affronta queste questioni e, più in generale, al rigore con cui il Parlamento e le forze politiche si misurano con il tema di ripristinare quel tanto di equità e di correggere quel tanto di squilibri che obiettivamente e rapidamente è possibile correggere.
  Tuttavia, io condivido alcuni degli argomenti che sono stati offerti alla discussione Pag. 145di questa sera dalla relatrice, onorevole Gnecchi, e dal collega Miccoli prima di me. Insomma, non è indifferente stabilire se il ricalcolo avviene al lordo o al netto. Non è indifferente stabilire se si calcolano gli apporti da previdenza integrativa perché, come è stato ricordato, sarebbe assai disdicevole che animati dalle migliori intenzioni e, cioè, da quelle che puntano a colpire in alto si finisca, poi, per sparare nel mucchio e, in qualche caso, di colpire assai in basso. Come è stato ricordato prima, 2.800 euro è il minimo di reddito netto da prestazioni previdenziali a cui si potrebbe pervenire se si applicasse in una certa maniera la proposta Meloni.
  È altrettanto ragionevole dubitare del fatto – anche questo è stato pochi minuti fa ricordato – che sia possibile ottenere effetti di equità procedendo puramente e semplicemente al ricalcolo in termini di sistema contributivo, per così dire, in maniera indifferenziata e radicale. Potrebbero determinarsi degli effetti distorsivi assai curiosi e singolari, uno dei quali è appunto quello che chi si trova collocato in alto rispetto alla forbice potrebbe, per effetto di questo ricalcolo, addirittura guadagnarci qualcosa. Inoltre – e qualche esperto in questi giorni l'ha scritto – è assai complicato utilizzare il meccanismo di trasformazione del contributivo applicandolo al vecchio retributivo in maniera indifferenziata, perché, per esempio, non è detto che sia applicabile ai lavoratori pubblici in maniera tale da poterne prevedere gli effetti.
  E in ogni caso noi non vorremmo che il discorso sul piano del principio finanche comprensibile, non voglio dire condivisibile, almeno in sede di prima simulazione degli effetti, che svolge la collega Meloni, introducesse una sorta di grimaldello, per effetto del quale si ritorna puramente e semplicemente a discutere di retributivo e si prova a metter mano su questo sistema, per così dire, retroattivamente. Noi riteniamo che sia da evitare e da bloccare sul nascere ogni tentativo di questo genere, sebbene animato dalle migliori intenzioni, perché il sistema previdenziale, complesso come pochi altri, è il prodotto di un equilibrio dinamico fra principi solidaristici e principi mutualistici e non c’è dubbio che il sistema retributivo, dal punto di vista dell'efficacia in termini solidaristici, funzionava in maniera assai più rilevante di quanto non funzioni oggi quello contributivo. Intendo dire più esplicitamente che sulle fasce basse del sistema previdenziale, quello dei lavoratori dipendenti che non hanno avuto carriere professionali brillanti, perché non ne hanno avuto probabilmente la possibilità, lì grazie al sistema retributivo si è nel corso dei decenni stratificato un risultato che noi continuiamo a considerare, per la stragrande maggioranza dei pensionati italiani, che non sono pensionati d'oro, un risultato in termini di equità e giustizia distributiva rilevante.
  Dunque, noi che abbiamo contestato e che contestiamo gli effetti che il sistema contributivo produce, per esempio, sui giovani e giovanissimi precari, che sono tanta parte del mercato del lavoro di questo Paese e che a maggior ragione contestiamo gli effetti assolutamente inconcepibili prodotti dalla torsione Fornero, innestata sul sistema contributivo a partire dal numero imprecisato di esodati, in relazione ai quali, con sempre maggiore fatica, si prova a mettere pezze, piuttosto che adottare soluzioni strutturali, noi non tifiamo per nessuna misura, nessun tentativo, che anche solo indirettamente alluda all'idea che si possa metter mano a tutto ciò che si è consolidato in termini di diritti acquisiti con il sistema retributivo.
  Aggiungo, in conclusione, pur comprendendo che su questo tema la Commissione e il Parlamento possano e debbano tornare, mettendo a fuoco le misure più efficaci e facendo le valutazioni più razionali ed opportune, che noi continuiamo a ritenere che la via maestra sia quella del ripristino; che, quando si vogliano colpire le sacche di privilegio, quando si voglia ripristinare quel tanto di uguaglianza e solidarietà che è necessario conservare nel sistema, quando si voglia far fronte a quelli che sono i dati obiettivi che connotano la situazione sociale di questo Paese, Pag. 146a partire dalla sua distribuzione del reddito, la via maestra sia quella di agire attraverso la reintroduzione di elementi di progressività nel sistema fiscale, dal momento che questo è un Paese – e sarebbe opportuno che non lo dimenticassimo mai – nel quale il 59 per cento dell'IRPEF è pagato dai lavoratori dipendenti, il 30 per cento dai pensionati, il rapporto tra aliquote IRPEF basse ed alte è passato, dagli anni Ottanta ad oggi, da 1,7 a 1,2, un Paese nel quale l'aliquota sulle fasce medie e basse è passata dal 10 al 23 per cento, ma su quelle alte è scesa dal 72 al 43 per cento.
  Dunque, se noi agissimo attraverso la leva fiscale, probabilmente otterremmo, senza alterare in misura significativa con effetti ad oggi imprevisti ed imprevedibili, i risultati più efficaci, probabilmente quei risultati che possono apparire oggi meno utilizzabili, in termini demagogici ed elettoralistici, per comparire, per un giorno, per un mese o per una settimana, su un giornale come paladino della lotta contro le «pensioni d'oro».
  Aggiungo, anche in risposta alla vis polemica, a mio giudizio immotivata, con la quale, in una dichiarazione di questa mattina, la collega Meloni ha bollato la posizione di SEL, che vi sono alcuni sospetti in relazione alle modalità con cui si è scelto di fare avanzare questa iniziativa, proponendola all'Aula prima che fosse matura, che sono rimbalzati anche nella discussione di questa sera, perché la collega Meloni è stata, non molto tempo fa, ministro di un Governo che avrebbe potuto efficacemente intervenire su questi temi e che non mi pare sia intervenuto (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico).
  E quindi, la foga, la passione con cui difende, come è legittimo, le sue tesi, qui, questa sera, avrebbe potuto riservarle anche ad altre occasioni, quantomeno per evitare che alcuni malpensanti, fra i quali noi, a pieno titolo, ci annoveriamo, possano immaginare che la precipitazione con cui si è chiesta la calendarizzazione in Aula sia soltanto il prodotto di necessità estranee al merito delle questioni delle quali è giusto che il Parlamento si occupi in maniera appropriata e rigorosa (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico).

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Tinagli. Ne ha facoltà.

  IRENE TINAGLI. Signor Presidente, io volevo semplicemente dire che pur facendo parte, come partito di Scelta Civica, della maggioranza, noi non abbiamo votato insieme alla maggioranza a favore dell'emendamento soppressivo della proposta di legge dell'onorevole Meloni. Il motivo per cui noi non abbiamo votato per la soppressione è semplicemente che noi avevamo una proposta analoga a quella dell'onorevole Meloni che si basava su un principio, il principio del ricalcolo sulla base del sistema contributivo, ma che si differenziava poi nella modalità con cui si andava ad intervenire sulle eventuali distorsioni tra metodo contributivo e retributivo. Quindi, anziché adottare un tetto, avevamo proposto di partire da una soglia oltre la quale applicare una tassazione, una sorta di contributo di solidarietà sulla distorsione o sul differenziale tra pensione erogata con il retributivo e pensione che sarebbe stata erogata con il contributivo. Il motivo per cui noi abbiamo sempre sostenuto questo tipo di approccio alle cosiddette pensioni d'oro, non è una questione di far gettito, ma una questione innanzitutto di trasparenza, perché è importante secondo noi che si sappia, che i cittadini sappiano, quale parte delle pensioni che ricevono e delle pensioni che paghiamo ogni anno corrisponde a dei contributi effettivamente versati. Vorrei anche ricordare che in Italia la spesa pensionistica pesa per oltre il 16 per cento del PIL, che è la misura più alta di tutta Europa. Quindi, vogliamo capire quanto questa spesa pensionistica è sostenuta dai contribuenti e quanto invece è davvero, come avrebbe detto la Corte, una retribuzione differita e quindi, in quanto tale, legittima e anche non tassabile, perché qui si inserisce un altro discorso che noi avevamo fatto: il principio del contributo Pag. 147di solidarietà così come è stato concepito fino ad oggi e come è stato riproposto anche nella legge di stabilità, si presta a questo tipo di critica, cioè è un contributo che colpisce in maniera completamente indifferenziata persone che magari la pensione se la sono pagata con i contributi o persone che invece la pensione elevata che possono avere, l'hanno, in larga parte, non legata ai contributi versati.
  Quindi, anche legandosi a questa criticità nei confronti delle misure adottate fino ad oggi, noi avevamo avanzato questa proposta. L'idea è quindi di introdurre un criterio di trasparenza e l'idea è anche di introdurre un criterio di maggiore equità rispetto a chi le pensioni se le è, tra virgolette, «pagate» e chi no. Non è una questione di scontro fra generazioni. Mi dispiace che la si ponga in questi termini. Non c'entra niente lo scontro tra generazioni. Moltissimi giovani di 20-30 anni si sono già rassegnati a che magari neanche ce l'avranno mai, la pensione. Non sono loro che si pongono il problema di punire. Io penso che invece siano proprio i pensionati minimi che chiedono una giustizia. È una disparità che è anche tra le persone della stessa generazione ed è anche a loro che noi dovremmo dare un segnale, un segnale che si cerca di intervenire sulle distorsioni di un sistema che ha avvantaggiato delle persone in maniera non giustificata. Non in modo punitivo. Da qui la nostra proposta, per esempio, di intervenire non con un tetto che taglia tutto alla stessa maniera e che, oltretutto, rischia anche di incorrere in ulteriori ricorsi e in problemi di costituzionalità, ma di introdurre, su queste distorsioni, un sistema di contributo di solidarietà o di tassazione, così come si voglia dire, per non essere demagogici, ma semplicemente per ristabilire un criterio di maggiore equità e per dare questo segnale.
  Poi sulla questione del tetto sono state dette molte cose. La soglia che noi avevamo proposto oltre la quale applicare questo limite è analoga a quella dell'onorevole Meloni. Avevamo proposto 5 mila euro al mese, 60 mila euro l'anno.
  Ci può essere disponibilità a discuterne. Io francamente non so dire se 5 mila euro di pensione al mese siano così pochi, come è stato detto da vari colleghi, anche del Partito Democratico e di SEL, e non sono in grado di dirlo anche perché, francamente, anche sommando tutte le pensioni della mia famiglia, dei miei genitori e dei miei nonni, a quella cifra non ci arriviamo.
  Quindi mi sarebbe sembrata una cifra consona, ma se ne può anche discutere.
  Però, detto questo, noi pensiamo che un intervento di trasparenza sia necessario, sia dovuto ai cittadini, non solo ai giovani, ma a tutti i cittadini, anche ai pensionati che oggi, invece, vivono con pensioni minime, sia dovuto al nostro sistema pensionistico per capirne ed apprezzarne l'effettiva sostenibilità e per valutare degli interventi più mirati e più equi rispetto a quelli che abbiamo fatto, in maniera a volte un po’ approssimativa, fino ad oggi.
  Quindi noi, pur avendo contribuito in sede di Commissione e anche in comitato ristretto, quando si discuteva della possibilità di convergere, di far convergere le varie proposte su un testo unico – quella dell'onorevole Meloni, la nostra di Scelta Civica e quella della Lega – abbiamo cercato di dare un contributo, trovando delle soluzioni alternative e dei modi per venirci incontro. Poiché questo non è stato possibile, noi pensiamo che si possa anche discutere in aula la proposta dell'onorevole Meloni, che certamente presenta degli elementi migliorabili, certamente presenta dei punti, come è stato sollevato, su cui si può intervenire, ma pensiamo che possa essere emendata tranquillamente anche in aula. Lo pensavamo in Commissione ed è per questo che noi non abbiamo votato a favore dell'articolo soppressivo.
  Detto questo, se però la volontà di tutto il resto della maggioranza è, come è stato ripetutamente detto, di riportare questa legge in Commissione, per fare degli approfondimenti, degli studi, per capire meglio i punti di caduta di un intervento di questo genere, ma ci mancherebbe altro. Noi siamo i primi ad appoggiare e a Pag. 148sostenere un approfondimento di questo genere, però ci terrei a ricordare che noi avevamo già chiesto questo tipo di approfondimento.
  Quando anche a dicembre, in fase di discussione sulle mozioni relative alle pensioni d'oro, ci siamo incontrati anche con la maggioranza per riuscire a far convergere le nostre mozioni su una mozione unitaria, io ho chiesto con molta forza e con molta energia di almeno impegnare il Governo ad avviare un percorso di studio e di approfondimento per capire se e in quali termini potesse essere fattibile un ricalcolo delle pensioni e come si sarebbe potuti intervenire in maniera corretta sulle distorsioni tra sistema contributivo e retributivo.
  E purtroppo ho riscontrato molta resistenza su questo tipo di approfondimento. Quindi il timore – ed io mi auguro di essere smentita dai fatti quando torneremo in Commissione – è che ci sia una resistenza non tanto a toccare le pensioni d'oro; per carità, io sono convinta che i colleghi siano in buona fede e che ci credano quando dicono che vogliono tagliare le pensioni d'oro, non è quello il punto. Il problema è che non ci sia la volontà di fare uno studio approfondito sulla possibilità di questo metodo, cioè di fare un'operazione di trasparenza con il metodo del ricalcolo delle pensioni.
  Quindi io mi auguro invece di essere smentita dai fatti e che, quando si torna in Commissione, ci siano davvero tutte le misure che si possono prendere per approfondire questo strumento e per trovare delle soluzioni anche a delle difficoltà tecniche che ci possono essere, ma che penso possano essere risolvibili nel raggiungere questo tipo di risultato, ovvero un ricalcolo del sistema delle pensioni, per capire quanto grava sulla fiscalità generale e quanto invece corrisponde a contributi. Quindi ringrazio i colleghi e il Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Tripiedi. Ne ha facoltà.

  DAVIDE TRIPIEDI. Signor Presidente, oggi ci troviamo a discutere una delle leggi più importanti che questo Parlamento si accinge ad affrontare. Una volta che l'opposizione, le minoranze cercano di costruire qualcosa in aula, vengono subito stroncate da questa maggioranza, che non fa altro che difendere i propri interessi.
  Infatti, questi sono i vostri interessi. Abbiamo altre urgenze perché si continua a fare decreti d'urgenza e d'emergenza. Per voi questa non è un'urgenza, per voi l'urgenza è regalare i 7 miliardi e mezzo di euro alle banche...

  PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, per favore.

  DAVIDE TRIPIEDI. ... oppure fare gli sconti di pena ai mafiosi. Queste sono le vostre esigenze e la vostra fretta. Ma torniamo al tema delle pensioni. Io vi voglio citare l'articolo 3 della Costituzione e cito testualmente: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono lo sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale». Quindi, è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli sociali. Ricordiamocelo.
  Quasi otto pensionati su dieci percepiscono assegni con un valore medio mensile inferiore ai 1.000 euro, uno su due addirittura sotto i 500 euro, mentre chi riceve meno sono le donne destinatarie degli importi medi inferiori a quelli degli uomini. È quanto riferisce l'INPS nel rapporto annuale del 2011. Voi parlate di diritti acquisiti, ma questo non vale per le migliaia di persone diversamente penalizzate che la manovra Fornero, votata da voi – e ricordo: votata da voi –, ha creato, con diverse categorie penalizzate. Faccio un esempio: i ferrovieri, i macchinisti delle Pag. 149ferrovie, che hanno un'aspettativa di 64 anni di vita e che voi intelligentemente costringete ad andare in pensione a 67 anni, quindi, di fatto negando loro il diritto alla pensione. Bravi, questa è la vera faccia del Partito Democratico. Noi avevamo presentato un emendamento alla legge di stabilità per far sì che queste persone ritornassero veramente a prendere una pensione e avere una dignità. Questo non l'avete fatto perché Fassina chiedeva i dati. I dati lo sapete dove sono, ci sono i dati, quindi cercate di avere rispetto per la dignità dell'uomo. Almeno questo, un po’ di rispetto.
  La manovra Fornero ha colpito i più deboli, devastando le persone più fragili, per difendere le lobby logicamente. Io voglio anche parlare del procedimento, della discussione della legge in Commissione. La realtà è che nel Comitato ristretto si è cercato proprio di dimostrare agli italiani che tutto il Parlamento volesse veramente dare uno stop a questa vergogna, a questi regali di Stato. Questo non è stato possibile perché non avete trovato l'accordo con il Nuovo Centrodestra e addirittura chiedete i dati. Voi chiedete i dati delle persone che percepiscono un tot di pensione e voglio ricordare a tutti che non c’è dato migliore di quello di vedere i pensionati rovistare nei mercati per cercare di sopravvivere. Questo è il dato che vi deve colpire di più. Qua si capisce che il Partito Democratico è lontano dai bisogni dei cittadini, lontano. Quindi, voglio non sostenere la proposta Meloni, perché avevamo anche della alternative, avevamo la possibilità di mettere 5 mila euro di tetto, senza andare a fare il ricalcolo, e il resto si andava a redistribuire per le pensioni minime... Ma voi non l'avete fatto. Questa è la vostra credibilità. Questo è il vero Partito Democratico, la vera faccia, Presidente, del Partito Democratico.
  Io spero che si andrà avanti in Commissione con una bella discussione, ma credo proprio di no, credo che il Partito Democratico non ha il coraggio di farlo perché è a rischio questo Governo, perché non riescono a trovare l'accordo con il Nuovo Centrodestra.

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  DAVIDE TRIPIEDI. Svegliatevi, cittadini, svegliatevi e capite qual è la vera faccia del Partito Democratico. È quella faccia che difende i pensionati come Amato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Rossi. Ne ha facoltà.

  DOMENICO ROSSI. Signor Presidente, colleghi, credo che ormai sia stato detto molto, se non quasi tutto, su questo provvedimento.
  Non voglio iniziare dicendo che sposo in pieno la relazione iniziale, ma mi sembra necessario richiamare, a mio avviso, un concetto che deve essere importante per tutto il Parlamento e questo concetto è la coerenza dei nostri atti, la coerenza dei nostri atti verso noi stessi e verso i cittadini che ci guardano. Allora non possiamo dimenticare che l'8 gennaio è stato approvato un ordine del giorno che diceva: «impegna il Governo a monitorare gli effetti e l'efficacia delle citate misure introdotte con la legge di stabilità e a valutare, agli esiti di questo monitoraggio, l'adozione di interventi normativi che...» eccetera eccetera. Personalmente a me non risulta che il Governo (chiedo di essere smentito eventualmente dal rappresentante del Governo, ma non credo), non mi risulta che il Governo abbia fornito ancora questi elementi di monitoraggio e mi sembra essenziale se vogliamo andare ad operare nell'ambito di questa proposta di legge con dei dati di fatto, se vogliamo essere credibili, ma soprattutto se vogliamo essere concreti perché un conto è fare demagogia, un conto è parlare solo per chi ci ascolta e un conto è tirare fuori una legge che concretamente dia risposta a vari quesiti.
  Anzitutto il gruppo Per l'Italia evidentemente sposa la tesi della relatrice, evidentemente Pag. 150chiede di conoscere il monitoraggio da parte del Governo per capire quali risultati abbia prodotto e, terzo, sposa anche il fatto che, per fare delle simulazioni reali, per capire dove determinati meccanismi possono portare, evidentemente si ha bisogno di dati certi dall'INPS che, anche qui, mi sembra non siano a disposizione ancora né del Governo né della Commissione. Allora ci troviamo di fronte a un quadro talmente variegato dove dovremmo anzitutto, perché nessuno l'ha definito, dire quali sono le pensioni d'oro, se per pensioni d'oro intendiamo un limite e una soglia finanziaria, se per pensioni d'oro tout court intendiamo tutti quelli che sono andati in pensione o andranno in pensione con il retributivo, eccetera, eccetera, eccetera. Ma questo lo dico solamente perché il campo normativo che ha regolato le pensioni sinora è talmente diverso e ha prodotto degli effetti talmente diversi, che è evidente che occorrono tutte le cautele del caso per poter fare una legge che sia giusta nei confronti di tutti i destinatari. E allora io credo che lo spirito che ha animato la relatrice, lo spirito che ha animato altri colleghi non sia uno spirito di opposizione a un criterio giusto, ad un'aspirazione giusta, ad un obiettivo comune che è quello evidentemente di andare incontro alle persone che si trovano ancor più in difficoltà. Non è questo e non vogliamo essere strumentalizzati da nessuno. Nessuno ci può venire a dire che noi non vogliamo questo perché qua dentro tutti quanti stiamo lavorando evidentemente per una ragione che è quella di regolare il sistema pensionistico e in primis per tutti coloro che prendono delle pensioni evidentemente al di sotto, ben al di sotto di quelle che sono le necessità.
  Però con questo richiamo al fatto che nessuno di noi voglia essere strumentalizzato, ribadisco che noi ci riconosciamo nella relazione iniziale e ribadisco soprattutto la volontà di ritornare in Commissione per cercare di essere sicuri di fare una legge giusta, concreta e sicuramente in termini di tempo accettabile perché questo sì il Paese ce lo chiede.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fedriga. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, se mi permette, io sono esterrefatto, sconvolto e deluso per le parole che ho sentito in quest'Aula anche da colleghi che reputavo, e reputo, persone competenti e consapevoli di come funziona l'attività parlamentare. Sentire dire che il testo dell'onorevole Meloni, che la stessa maggioranza ha voluto scegliere quale testo base per venire in Aula, è sbagliato e che, quindi, la norma per tagliare le pensioni d'oro non si può fare, ebbene tutti devono sapere che è una balla colossale.
  L'attività di questo Parlamento viene fatta da una norma che, poi, può essere emendata. Anche noi avevamo presentato una proposta di legge a mia prima firma per tagliare le pensioni d'oro. Credo che alcuni passaggi di quella norma che avevo sottoscritto migliorassero la norma Meloni e, per questo, avevo presentato degli emendamenti che andavano in tal senso: l'esempio su tutti, andare a toccare anche i vitalizi; e credo che altri passaggi della proposta di legge Meloni fossero interessanti e, per questo, avevo deciso, e avevamo deciso come gruppo della Lega Nord, di arrivare ad una soluzione condivisa – bastava emendare il testo o in Commissione o in Aula – per cercare di affrontare realmente il problema.
  Ebbene, ho sentito dire diverse inesattezze, non voglio chiamarle falsità, Presidente, per il rispetto che porto per quest'Aula, però, quando sento dire dai colleghi, come il collega Miccoli del PD, che, va bene, tanto con questa norma non si fa cassa, ebbene, ma cosa ci interessa ? Nessuno è interessato a fare cassa con questa norma. Questa norma serve per portare un principio di equità per quei casi che non hanno utilizzato la loro pensione per andare, come tutti – le normali pensioni – pagando i propri contributi a percepire quanto hanno versato, ma hanno utilizzato falle della norma per acquisire un privilegio ingiusto. Chi prende 90 mila euro al mese con il metodo retributivo, oltretutto, magari, avendo avuto la promozione Pag. 151per raggiungere quella pensione nell'ultimo mese di lavoro, non è una persona che giustamente percepisce quella determinata pensione: è una persona che ha sfruttato le norme esistenti per acquisire un privilegio.
  Ho sentito dire che non bisogna intervenire troppo sulle pensioni, perché già troppo si è intervenuti. E noi su questo, sulle persone normali, siamo d'accordissimo. Peccato, però, che è stato lo stesso PD a votare la riforma Fornero, non è stata la Lega Nord. E quando sento dire in quest'Aula: perché non sento questo vigore nel battersi contro la riforma Fornero, contro gli esodati ? Ma lo dicono gli stessi che hanno votato quella norma e che hanno creato gli esodati ! E se qualcuno – e non voglio sentirlo dire – dice che ce lo chiedeva l'Europa, che è colpa del precedente Governo che aveva ridotto il Paese al lastrico e, quindi, l'Europa ci chiedeva di intervenire sulle pensioni: cosa potevamo fare ? Potevano fare quello che ha fatto la Lega Nord. Quando è arrivata la lettera dall'Europa, che chiedeva di toccare le pensioni, ed era ancora in carica Berlusconi, la Lega, al tempo, aveva detto: se tu tocchi le pensioni – quelle basse, quelle normali – noi facciamo cadere il Governo. Il PD, invece, ha votato quella norma, ha votato la riforma Fornero: il PD ha creato gli esodati. Almeno tutti si prendano le proprie responsabilità.
  Ma non solo, Presidente. Sono state sollevate delle questioni sul testo base Meloni riguardo a parti che non vanno bene e noi condividiamo che non vanno bene. Non a caso, erano stati presentati degli emendamenti per migliorare quel testo. Sulle pensioni integrative, siamo d'accordo a specificare che le pensioni integrative che uno si paga non devono essere toccate. Bastava un emendamento: avete la maggioranza, avete il relatore e avevate anche i voti dell'opposizione se volevate introdurre una specifica di questo tipo.
  Avete detto che non ci sono i vitalizi: c’è un emendamento della Lega Nord che prevedeva di inserire nel testo i vitalizi. Qual è il problema ? Qual è il problema per cui bisogna votare un emendamento soppressivo di tutta la norma e così bloccare l’iter del provvedimento ? Bastava votare l'emendamento della Lega Nord, magari se lei, relatore, voleva specificarlo meglio, poteva farlo, bastava riformulare l'emendamento, ed era tutto a posto.
  È stato detto, poi, che, non essendoci i calcoli, bisogna stare attenti, perché, addirittura, c’è un rischio per qualcuno con il ricalcolo. La norma, infatti, prevede che sopra i 5 mila euro – e siamo d'accordo a prevederli netti, anche quello è un emendamento presente – bisogna calcolare con il metodo contributivo.
  Ci è stato detto che, non essendoci i dati, il rischio era che magari con un ricalcolo qualcuno addirittura potesse prendere di più. Io sono convinto che questo rischio non ci fosse, però ero favorevolissimo a votare un emendamento – anche questo presentato – che diceva chiaramente che se con il ricalcalo la pensione aumentava, si percepiva la pensione precedente, ovvero quella che attualmente si prende. Non c'era nessun rischio che qualcuno prendesse di più. Era chiarissima la norma. E dice una balla colossale chi dice che c'era il rischio di aumentarla a chi già prende pensioni alte. Una balla colossale. Noi dobbiamo dirci con chiarezza che queste sono scuse per difendere chi, faccio un esempio, è iscritto alle casse speciali e, immagino, gli alti gradi della Corte costituzionale, quella stessa Corte che ha bloccato il contributo di solidarietà e i cui membri hanno avuto l'aumento di stipendio, quindi l'aumento di mansione, negli ultimi sei mesi di mandato e, guarda caso, quei mesi sono valsi migliaia di euro in più di pensione. Quelli si vogliono salvare ! Li vuole salvare il PD, li vuole salvare SEL – drammaticamente, drammaticamente –, e li vuole salvare anche – ho sentito – il gruppo Per l'Italia.
  Si può intervenire ? Io domando: siete riusciti a far tornare in Commissione il provvedimento che abbiamo trattato quest'oggi sullo «svuota carceri» per correggerlo, giustamente, e non potete emendare un testo dell'opposizione, se avete qualche dubbio ? Dovete bloccare tutta la norma e Pag. 152quindi andare a non colpire le pensioni d'oro ? È questo il vostro obiettivo. Ma pensate veramente che quei pochi che ci ascolteranno a quest'ora da casa siano dei pazzi squinternati che non capiscono che è chiaramente una manovra per non andare a colpire le pensioni d'oro ?
  E quando ho sentito dire da qualcuno: «Beh, ma cosa ha fatto il Governo precedente ? Potevate farlo prima». Ricordo anche al collega di SEL che noi siamo stati la prima maggioranza che è andata a colpire veramente le pensioni d'oro. Guardi che il contributo di solidarietà non viene dal cielo, viene dal precedente Governo di centrodestra, cosa che la Corte costituzionale, ovvero coloro che prendono le pensioni d'oro, ha bocciato. Da là viene. Se questa volta abbiamo presentano un testo che addirittura, dal mio punto di vista, è migliorativo – è migliorativo – ed anche più equo, non vedo perché bisogna bloccarlo, devo dire, Presidente, con quelli che sono stupidi e irrazionali pretesti.
  Allora io dico: se intenzione dei colleghi di maggioranza è veramente di seguire questa strada, come hanno dichiarato – cioè, hanno dichiarato una cosa sostenendo dopo l'esatto opposto; però va bene, ne prendiamo atto –, se veramente quello è l'intento, c’è tempo la prossima settimana, nella quale noi abbiamo in Aula questo provvedimento. I deputati di maggioranza che sono intervenuti anche quest'oggi propongano i loro emendamenti. Non vedo il problema. Discutiamone insieme.
  La proposta che era venuta dalla discussione che avevamo avuto nel comitato ristretto era perfetta, come ho avuto modo di spiegare nel mio intervento. Non c'era assolutamente il rischio di colpire le pensioni basse, come ho sentito dire quest'oggi, perché tutti eravamo convinti che il limite era di 5 mila euro netti, che non mi sembra una pensione bassa. Al di sotto nessuno veniva toccato e nessuno verrà toccato. Non facciamo del terrorismo per chi prende 1.000, 1.500, 2.000 euro al mese dicendo che verrà toccato; perché questo è terrorismo per difendere dei privilegi, perché nessuno ha mai detto che quelle pensioni saranno toccate e mai lo dirà. Non inventiamo delle panzane, perché il lavoro lo abbiamo fatto nel comitato ristretto, lo abbiamo fatto in Commissione e nessuno ha mai detto una cosa del genere. E nessuno ha mai detto, per esempio – anzi, abbiamo presentato un emendamento –, che i vitalizi non vogliamo toccarli. Abbiamo presentato noi della Lega Nord l'emendamento ! Il PD non l'ha presentato, noi sì. Mi domando quest'oggi come qualcuno abbia il coraggio di dirci: nella proposta non si toccano i vitalizi. Comunico alla maggioranza che basta dare parere favorevole sull'emendamento della Lega Nord e i vitalizi sono ricompresi, esattamente come prevedeva la nostra proposta di legge.
  Mi sorprende che deputati da diverse legislature non sappiano ancora che un emendamento approvato va a modificare il testo – migliorarlo, nel caso – e quindi va a ricomprendere anche quella fattispecie, ovvero quella dei vitalizi, alla quale noi teniamo in modo particolare. E sono solo quelli dei deputati i vitalizi, ma anche quelli di tutti gli organi costituzionali. Insomma, Presidente, quindi io vedo una totale presa in giro di questa Camera – devo dire – e dei cittadini. C'era possibilità di intervenire e forse dare una risposta vera all'antipolitica, facendo un provvedimento di equità sociale.
  È iniquo che chi non ha versato i contributi... Perché nessuno vuole fare l'esproprio proletario: se uno ha versato i contributi e ha pagato i contributi è giusto che ce li abbia; ma chi non ha versato i contributi, è iniquo che prenda pensioni stellari quando il Paese vive uno stato di dramma sociale che nessuno può negare. Perché è un privilegio ingiusto, perché non ha versato abbastanza soldi per riceverlo.
  E quindi per quello avranno a disposizione ancora pochi giorni: la prossima settimana va in Aula.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Faccio un appello affinché anche le accuse che ho sentito – e concludo –, che questo provvedimento Pag. 153è solo per fare campagna elettorale: guardate, sminate subito quel terreno. Basta che tutta l'Aula sia d'accordo su questo provvedimento, e nessuno, o tutti, potranno fare campagna elettorale su quello. Quindi nessuno avrà il vantaggio competitivo.
  E vi prego: meglio un vantaggio competitivo in più – e guardi, parlo di una proposta di legge che non è del mio partito – a un altro partito, se riusciamo però a portare a casa una cosa giusta ed equa per i cittadini, piuttosto che dire: no, visto che lo fa un altro io devo bloccarlo. Vi prego di riflettere, perché stiamo parlando di situazioni indegne, che anche se fosse soltanto una in tutto il Paese – pensioni da 90, 100 mila euro al mese – sono da bloccare: perché il Paese non può sostenere più un sistema per il quale c’è chi facendo il furbo prende tanto, e chi faticando e lavorando magari arriva ad una pensione a 500-600-700 euro al mese.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Pizzolante. Ne ha facoltà.

  SERGIO PIZZOLANTE. Signor Presidente, colleghi, voglio dire in premessa di questo mio intervento che sono contrario ad ogni manifestazione palese di demagogia. Io sono contrario alla proposta Meloni, perché la considero semplicemente un pessimo spot elettorale: legittimo per la collega Meloni fare gli spot elettorali in questo modo, ma penso che sia legittimo anche per me e per le altre forze politiche non aderire agli spot elettorali della Meloni, mi sembra che questo sia assolutamente legittimo.
  Ma, parlando di demagogia, però non posso non dirlo, e mi dispiace, che trovo anche demagogico l'argomentare di qualche esponente del Partito Democratico, secondo il quale noi vogliamo rimandare questa proposta in Commissione: siamo contrari a questa proposta – han detto – perché noi in realtà vogliamo tagliare di più, perché vogliamo tagliare i vitalizi, perché vogliamo fare come in Emilia. No, come in Emilia no: un velo pietoso, visti i procedimenti giudiziari aperti sull'Emilia-Romagna e sul consiglio regionale dell'Emilia Romagna. Questo atteggiamento è un atteggiamento falso, è un atteggiamento menzognero, che fa il pari con la demagogia della Meloni.
  Detto questo, entrando nel merito, bisogna dire agli italiani delle cose chiare, precise. Noi soltanto un mese fa abbiamo approvato la legge di stabilità, e nella legge di stabilità abbiamo inserito un prelievo di solidarietà delle pensioni più alte verso le pensioni più basse che è un prelievo cospicuo. È un prelievo per esempio che aggiunge una percentuale di imposizione in più pari al 18 per cento per i redditi alti e altissimi, che complessivamente per la parte accessoria arrivano ad una pressione fiscale superiore al 71 per cento. Non mi sembra poca cosa ! Non mi sembra poca cosa !
  Poi abbiamo detto due settimane fa, quando abbiamo discusso sulla questione delle pensioni qui in Aula, la mozione firmata dall'onorevole Gnecchi e dal sottoscritto, che noi confermavamo l'impostazione del prelievo di solidarietà che avevamo deciso nella legge di stabilità, che era previsto per i prossimi tre anni; che noi con la mozione prendevamo anche in considerazione di andare oltre i tre anni, e davamo mandato al Governo di predisporre uno studio sulle pensioni per vedere come si potevano andare a colpire alcune distorsioni che ci sono nel sistema e alcuni privilegi che ci sono del sistema, e per avere una base di dati sulla quale fare un lavoro serio, scientifico.
  Ora io aspetto che il Governo faccia questo lavoro per poterci permettere di lavorare su delle basi serie, su delle analisi serie e per vedere anche l'effetto che fa, diciamo, questa decisione che abbiamo preso sul prelievo di solidarietà che, ripeto, non è poca cosa.
  E veniamo alla proposta della Meloni la quale dice che sopra i 5 mila euro lordi comprensivi sia della pensione ma sia anche della pensione integrativa privata, che uno si è pagato per intero, noi andiamo a fare il ricalcolo della pensione. Intanto bisogna dire che questa cosa, per essere seri, non c'entra nulla con le «pensioni Pag. 154d'oro», non c'entra nulla con lo scandalo che abbiamo visto nei mesi passati delle pensioni di 90 mila euro al mese o di 50 mila euro al mese, non c'entra nulla. Qui stiamo parlando di pensioni che stanno intorno ai tremila euro al mese che, per carità, non è poca cosa ma riguarda centinaia di migliaia di persone, riguarda come dire il quadro intermedio che poi è diventato dirigente e magari prima era impiegato, riguarda il medico, riguarda il professionista, riguarda il dirigente della pubblica amministrazione, riguarda il giornalista, riguarda il magistrato, riguarda il ceto medio italiano e, quindi, una popolazione molto ampia non riguarda i ricconi da 90 mila euro al mese. Questi signori sono già coinvolti nel prelievo di solidarietà di cui parlavamo prima; cioè sono già soggetti che pagano sino al 70 per cento di tasse sulla parte accessoria della propria pensione; sono già toccati, siamo già intervenuti, abbiamo già fatto cose importanti su questi progetti.
  Poi noi non possiamo legiferare al buio, abbiamo bisogno dei dati che appunto abbiamo chiesto al Governo e i dati potrebbero riservare delle sorprese. Alcuni studiosi che non appartengono alla mia parte politica ma che appartengono, per esempio, a Lavoce.info, studiosi della sinistra italiana, sostengono che il ricalcolo, come vuole la Meloni e come vuole – mi dispiace dirlo – la collega Tinagli ed altri, delle pensioni avvantaggerebbe le pensioni alte-altissime a dispetto delle pensioni medie le cui cifre sono quelle di cui ho parlato prima. Allora vogliamo fare questi calcoli ? Perché la fretta di legiferare subito al buio prima di fare questi calcoli ? Noi abbiamo detto in Commissione «andiamo a fare questi calcoli», vediamo di avere una base di lavoro, di ragionamento, di numeri che ci permettono di non legiferare al buio.
  Poi c’è un problema che per me è il problema centrale per il quale io sono contrario a questa proposta: io non sono disponibile a rompere un principio. Cioè quando lo Stato ha fatto un patto con il cittadino lo Stato non può venire retroattivamente meno al patto che ha fatto con il cittadino. Questo è un principio che riguarda chi guadagna 5 mila euro come chi guadagna mille euro e se noi rompiamo questo principio con il meccanismo del ricalcolo ci inoltriamo in una via che è molto pericolosa che oggi riguarda chi guadagna 3 mila euro al mese e domani riguarda chi guadagna 800 euro al mese, mille euro al mese perché la «bestia» della demagogia – noi lo sappiamo – è sempre affamata, molto affamata.
  Allora io questo principio non lo voglio rompere, oltre agli altri argomenti questa è la questione centrale sulla quale io baso il mio ragionamento e anche la mia scelta. E poi diciamoci la verità, se passasse il principio per il quale – non dico per il futuro perché è già così, ma per il passato – uno prende la pensione in base a tutti i contributi che ha versato, ripeto, per il futuro è già così perché l'abbiamo corretto ma io guardo e ragiono sul passato, se passasse questo principio milioni di pensioni sotto i mille euro o intorno ai mille euro verrebbero tagliate da un provvedimento di questo tipo, da una iniziativa di questo tipo. Questo riguarda, ripeto, il passato, ma penso alle pensioni di 800 euro, di mille euro, di 1.200 euro. Come dire, si creerebbe il panico nel sistema pensionistico e lo Stato non farebbe bene il suo mestiere perché non mantiene i patti con i cittadini.
  Devo dire anche un'altra cosa, un'altra demagogia, mi riferisco ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che oggi, come dire, parlano degli anziani che rovistano nell'immondizia, fanno demagogia al cubo e parlano dei redditi alti, delle pensioni alte.
  Ma loro hanno presentato una mozione parlamentare che noi abbiamo bocciato quando quindici giorni fa abbiamo discusso le mozioni parlamentari sulle «pensioni d'oro» che prevedevano prelievi anche per le pensioni sopra i 1.000 euro. Diciamoci la verità. Proporzionale certo, ma comunque partiva da quelle cifre lì, quindi quando io dico che la bestia della demagogia è sempre affamata mi riferisco a voi, per essere chiaro.

Pag. 155

  PRESIDENTE. Colleghi, cerchiamo di non fare dibattiti.

  SERGIO PIZZOLANTE. Mi riferisco a voi. Ora noi sulle pensioni abbiamo molti problemi e quindi – concludo – noi abbiamo il problema che le pensioni sono troppo basse e quindi superato questo momento di crisi spero che noi sapremo mettere mano alle pensioni molto basse e all'adeguamento delle pensioni troppo basse. Abbiamo un problema che con la Fornero noi siamo diventati il Paese che manda le persone in pensione all'età più tarda, nell'arco di pochi giorni siamo passati dal Paese che mandava le persone in pensione a un'età troppo bassa e poi di colpo passiamo da un eccesso all'altro come spesso succede in questo Paese, e anche questa cosa quando ci saranno le condizioni per farlo è una cosa che va corretta. Io penso che non bisogna inserire un terzo elemento rispetto a questi due che ho detto prima, pensioni troppo basse e si va in pensione troppo tardi, e con l'attuale sistema i nostri ragazzi andranno in pensione prendendo meno del 50 per cento di quanto guadagnavano prima.
  Questi sono i veri grandi problemi del sistema pensionistico, se noi a questi problemi aggiungiamo una cosa di questo tipo, aggiungiamo il principio del ricalcolo e facciamo saltare il patto fra il cittadino e lo Stato creiamo un terzo enorme problema, creeremmo un meccanismo di panico sociale e di insicurezza che noi non ci possiamo permettere.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mottola. Ne ha facoltà.

  GIOVANNI CARLO FRANCESCO MOTTOLA. Signor Presidente, colleghi, il sistema previdenziale italiano ha subito negli ultimi anni dei duri colpi che ne hanno messo in serio pericolo la sicurezza. Ancora oggi è sui giornali l'allarme per i conti andati pesantemente in rosso dopo l'aggravio derivato dalla confluenza dell'INPDAP nell'INPS. Di questo penso sarebbe giusto occuparci per dare maggiore sicurezza a tutti i pensionati che per anni e anni hanno affidato i loro contributi allo Stato.
  Ma negli ultimi tempi, e di questo si occupa la proposta di legge a firma Meloni, che vedo che però ha pensato bene di sentire soltanto tre interventi, poi evidentemente aveva qualcosa di meglio da fare (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Partito Democratico), mentre noi siamo qua da stamattina alle 9, e volevo anche dire alla collega Meloni che forse c’è qualche giornalista, io per primo, che non è d'accordo con il suo atteggiamento e con il suo modo di presentare questa proposta di legge, però evidentemente non tutti, perché oggi il Fatto Quotidiano ha dedicato due articoli con due foto, due ampi articoli, alla Meloni, e in campagna elettorale tutto questo un peso ce l'ha. Ma continuiamo a parlare di questa proposta.
  Partendo quindi da questa sacrosanta richiesta della collega Meloni, ma non solo della collega Meloni, di porre fine alle anomalie che hanno permesso questo fenomeno, si chiede di intervenire sulle pensioni cosiddette d'oro con provvedimenti molto discutibili e, a mio avviso, in alcuni casi incostituzionali. È giusto ribadire ancora una volta che l'importo di quelle pensioni è scandaloso e che tutti – come ho detto e come tutti quanti hanno ripetuto fino adesso – siamo impegnati a trovare un modo per ridurle e soprattutto per evitare che possano ripetersi casi simili. Va però ricordato che queste anomalie sono quasi sempre legate al cumulo di varie pensioni e non a distorsioni nel conteggio dei contributi dovute al sistema retributivo.
  Si è cercato invece in alcuni casi demagogicamente di dar vita a un vero e proprio conflitto generazionale, padri contro figli per ridistribuire i redditi. Si è prospettata la creazione di un tetto insuperabile in un momento così economicamente difficile per milioni di italiani. In realtà, questo conflitto generazionale è solo un tema da talk show usato a fini propagandistici da campagna elettorale. Pag. 156Nella realtà che abbiamo verificato e che verifichiamo tutti i giorni molti nonni e molti genitori stanno sostenendo con le loro pensioni figli e nipoti, che stentano ad entrare nel mondo del lavoro. Io sfido la signora Meloni a trovare un nipote che vuole a tutti i costi tagliare la pensione del nonno. Se ci riesce, penso che sia molto indicativo per tutti noi, ma non credo che sia molto facile trovarlo. D'altro canto la Corte costituzionale ha giustamente sancito che se si vuole intervenire per creare un fondo di solidarietà non si possono colpire solo i pensionati ma si dovrebbero toccare anche redditi da lavoro e ogni forma di reddito.
  Questa sarebbe però una nuova pesante tassa e non è né fattibile né auspicabile da tutti noi. Si continua inoltre a criminalizzare chi percepisce una pensione di reversibilità, avendo pagato per 40 anni, senza considerare tutti quelli che percepiscono una baby pensione avendo versato contributi solo per 16 anni, sei mesi e un giorno.
  Io penso che per tutti debbano valere le stesse regole, altrimenti si arriva al puro arbitrio che non è una legge che può valere per uno Stato civile.
  L'operazione di ricalcolo, secondo il sistema contributivo, si scontra, inoltre, con un ostacolo praticamente insormontabile che non è stato ancora detto chiaramente in quest'Aula: si può effettuare infatti soltanto nel settore privato, perché l'INPS dispone delle posizioni contributive individuali solo a partire dal 1974. È preclusa, invece, per i dipendenti statali (proprio laddove si annidano le pensioni più elevate: quelle di magistrati, superburocrati, alti gradi militari e membri delle authority) dato che per questi dipendenti delle amministrazioni statali è stata istituita – in realtà solo sulla carta – una gestione pensionistica informatizzata soltanto a partire dal 1996. In precedenza, le amministrazioni pagavano le pensioni in proprio, alla stregua degli stipendi. E non erano nemmeno tenute ad accantonare contributi !
  Occorre tener conto anche di un altro aspetto: mentre nel retributivo, l'anzianità di servizio utile per definire l'importo della pensione è bloccata a un massimale di 40 anni, nel contributivo valgono anche i versamenti versati per un numero maggiore di anni. Ne deriva che quanti fossero rimasti più a lungo al lavoro potrebbero guadagnarci con il ricalcolo.
  Si è detto anche, per giustificare la rottura del patto tra cittadini e Stato che avverrebbe con il ricalcolo delle pensioni, che i diritti acquisiti non valgono più perché, come nel caso degli esodati, con la legge Fornero, lo Stato ha violato il principio dei diritti acquisiti. Mi sembra un principio stravagante: non è che se una volta lo Stato ha fatto una porcheria, una porcheria alla, peraltro, quale siamo tutti impegnati a cercare di rimediare bene e al meglio possibile, allora diventa il principio dello Stato di fare porcherie per tutti; non credo che ne trarremmo un grosso vantaggio. Non credo che ne trarrebbero un grosso vantaggio tutti cittadini.
  D'altro canto, se passasse il principio che lo Stato può continuare a cambiare il sistema pensionistico a suo arbitrio e con effetti retroattivi, non capisco perché oggi un lavoratore dovrebbe continuare a versare i contributi all'INPS. Il sistema previdenziale si sfascerebbe immediatamente con effetti devastanti.
  Siamo tutti consci che in questo momento nel nostro Paese vi sono dei privilegi per alcuni e per altri no. Vi sono delle generazioni che hanno avuto la possibilità di percepire pensioni dignitose, mentre per i giovani di oggi questo sembra impossibile. A me però hanno insegnato quando a 16 anni entrai nella Gioventù Liberale, che se alcuni hanno un privilegio ed altri no, bisogna impegnarsi tutti in ogni modo per far ottenere quei benefici anche a chi non li ha. Ridurre tutti in povertà, violando ogni diritto, non mi sembra un buon principio !
  Quella che stiamo discutendo oggi, e concludo, non può rappresentare la soluzione al problema della sperequazione tra pensionati e non ha nemmeno fondamenti economici avvalorati dall'evidenza dei fatti. Il sistema pensionistico è sempre la risultante di un contratto sociale tra Stato Pag. 157e cittadini e non sarebbe assolutamente corretto romperlo unilateralmente. Non si può pensare di risolvere i problemi sociali mettendo le mani nelle tasche di alcuni, soprattutto di quelli che per questo Stato hanno lavorato per 40 anni, per 40 anni hanno affidato a lui i loro contributi e ora pretendono che quello stesso Stato li lasci in pace nella loro vecchiaia.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Damiano. Ne ha facoltà.

  CESARE DAMIANO. Signor Presidente, anch'io noto che la passione dall'onorevole Meloni per le «pensioni d'oro» è a corrente alterna: si vede che il dibattito non le interessa. Comunque, io vorrei entrare nel merito – l'hanno già fatto altri colleghi – della proposta in quanto tale perché giustamente l'onorevole Meloni ha detto che si tratta di una proposta seria, una proposta seria vuol dire che è argomentata ed è stata studiata a lungo.
  Io temo che, più che di una proposta seria, si tratti di una proposta che tradisce la fretta, forse legata alla propaganda e alla comunicazione. Io capisco che oggi la politica non è più fatta di contenuti, ma è fatta solo di comunicazione – vince il tweet sul documento – ma io purtroppo sono abituato a leggere i documenti.
  Allora, la prima domanda che mi faccio è: dietro a tutto questo fumo, vogliamo colpire le «pensioni d'oro» o i pensionati ?
  Io ho paura che alla fine noi corriamo il rischio di colpire i pensionati, di colpirli un'altra volta. Quando si dice che la proposta si può sempre emendare mi domando se l'architettura di questa proposta non contenga errori così grossolani che noi dovremmo lasciare soltanto la buccia; dovremmo svuotare il melone e mettere un altro contenuto. Come si fa, in modo così superficiale, a passare dalla definizione della soglia, 5 mila euro, prima lordi e poi netti ? Sono due concetti profondamente diversi. Ho sentito due esponenti dello stesso partito, Fratelli d'Italia, sostenere appunto dall'oggi al domani che «forse volevamo dire netto e non lordo» (penso all'onorevole Crosetto). Noi sappiamo che ovviamente 5 mila euro lordi vogliono dire 3.200 euro netti mensili.
  Ma, c’è un secondo errore. Chi si intende di pensioni come può commettere questo errore ? È quello della sommatoria. L'onorevole Meloni ha progettato una proposta seria, argomentata, meditata, nella quale somma le pensioni integrative e complementari alla pensione pubblica. Forse, l'onorevole Meloni dovrebbe studiare un po’ di più la previdenza perché, come tutti sanno, un operaio metalmeccanico che ha avuto l'avventura di iscriversi al fondo Cometa dei metalmeccanici, al Fonchim dei chimici oppure di mettere i suoi risparmi in una banca con un fondo previdenziale, si vedrebbe tassato impropriamente quel risparmio o quella rendita che lui spera di ricavare e di aggiungere alla pensione pubblica. Quello che mi fa specie è che noi vogliamo difendere i giovani a parole, ma questi giovani per avere una pensione dignitosa, come abbiamo detto più volte, dovrebbero sommare la pensione pubblica a quella integrativa e noi proponiamo di tassare la pensione integrativa perché si fa questo sforzo di risparmio. Che cosa c'entra il risparmio con l'erogazione di una pensione ?
  Non si parla di vitalizi nella proposta dell'onorevole Meloni. Anche qui dobbiamo fare un emendamento ? Si parla di ricalcolo. Io sono contrario al ricalcolo. Io credo che sia una misura sbagliata, pericolosa. Noi abbiamo proposto un'altra misura. L'onorevole Meloni ha detto di «no»: «voglio il ricalcolo». Sarà costituzionale questo ? Io non lo so, perché siamo davvero dentro a un terreno abbastanza complesso. Però, noi sappiamo che alcuni studiosi, alcuni cosiddetti esperti, stanno proponendo un ricalcolo delle pensioni da 2 mila euro lordi in su e questo significa, purtroppo, che se questo andazzo del ricalcolo dovesse farsi strada noi avremmo una sorta di tosatura delle pensioni in essere. Mi riferisco a quei 15 milioni di pensionati i quali potrebbero non con le «pensioni d'oro», ma neanche con quelle d'argento e forse neanche con quelle di bronzo, vedersi chiedere una restituzione Pag. 158di quello che hanno con fatica, magari con 35, 40 anni di lavoro, saputo costruire per il proprio futuro.
  Io su questa strada non ci voglio andare e mi batterò contro. Mi batterò contro perché mi è bastata la prima tosatura, il primo salasso che si è perpetrato, purtroppo, con la riforma delle pensioni del Ministro Fornero, perché io vorrei ricordare all'Aula che tra il 2020 e il 2060, nel quarantennio che verrà, verranno prelevate dalle pensioni cifre che sono superiori ai 300 miliardi di euro, il 15 per cento del totale del debito pubblico italiano, a seguito di riforme che hanno innalzato repentinamente a 67 anni – primi in Europa, prima dei tedeschi e dei francesi – l'età pensionabile.
  Sicuramente risaniamo i conti dello Stato a carico dei pensionati. Adesso vorremmo di nuovo risanare i conti dello Stato a carico dei pensionati o delle «pensioni d'oro», che possono contribuire in quota parte minima ?
  Io sono per colpire le pensioni d'oro, ma allora bisogna ritornare in Commissione, dobbiamo chiedere all'Aula di tornare in Commissione per scrivere una proposta che sia fondata su argomentazioni di merito, che non confonda il lordo con il netto, non sommi delle cose che non hanno niente di omogeneo, come una pensione pubblica e un risparmio privato. Del resto, qualcuno diceva – lo diceva l'onorevole Fedriga – noi siamo stati l'unico Governo che è intervenuto. Beh il fondo di solidarietà poi è stato bocciato. Direi che il Governo Prodi è intervenuto prima, perché nel 2007 – non ci facciamo dare lezioni su questo punto – noi abbiamo bloccato l'indicizzazione delle pensioni otto volte il minimo e non ce la siamo fatta bocciare dalla Corte costituzionale, anzi con quei soldi abbiamo contribuito a dare a tre milioni e mezzo di pensionate e pensionati che stavano fino a 700 euro netti mensili una quattordicesima di 400-500 euro nel mese di luglio, una misura coperta fino a tutto il 2017. Quindi noi abbiamo delle buone carte da esibire. Purtroppo – e qui sono ammaestrato, come si dice, da quello che già è capitato, quando parlo di ricalcolo mi riferisco a quello che è già capitato, quel blocco otto volte il minimo è diventato con il Ministro Fornero un blocco da tre volte il minimo, e qui abbiamo colpito le pensioni degli operai, sì di quel metalmeccanico della FIAT che alla catena di montaggio, dopo trentacinque o quarant'anni ha una pensione che vale ben 1.200 euro netti mensili, alla quale è stata bloccata l'indicizzazione, con una perdita di potere d'acquisto.
  Al 2014 abbiamo spostato, con una battaglia che il Partito Democratico ha fatto, quella soglia oltre sei volte il minimo. Cosa facciamo con il ricalcolo ? Restituiamo l'indicizzazione ? Oppure non ne teniamo conto ? Quindi i nostri interrogativi sono interrogativi fondati. Noi pensiamo che per scrivere una legge bisogna essere preparati, avere argomenti, scriverla bene, non in modo approssimativo, non scambiando il netto con il lordo. E quindi ribadisco: noi siamo per colpire le pensioni d'oro, con una misura strutturale, che non sia il ricalcolo, che sia in grado quindi di effettuare un prelievo che – si badi, lo dico con chiarezza – nel momento in cui c’è quel risparmio deve essere restituito al sistema pensionistico per le pensioni più basse e non per coprire nuovamente il debito. E poi, se vogliamo aiutare i giovani, non inganniamoli con la storia del contributivo e del retributivo diciamogli la verità: cari figli nostri, cari nipoti, voi avete una pensione bassa perché, a differenza dei vostri padri, che cominciavano a lavorare a quindici, se figli di operai, a venti, se figli di impiegati, a venticinque, se figli di avvocati che facevano l'università, voi cominciate a lavorare a trenta-trentacinque anni, avete il lavoro discontinuo, versate pochi contributi e tutto questo vi porterà una pensione bassa.
  Io vorrei chiedere al Ministro Meloni, che tanto si interessa ai giovani: quando era Ministro dei giovani del Governo Berlusconi, come mai ha cancellato il fondo di solidarietà e di rotazione di 150 milioni che io avevo istituito da Ministro, che consentiva di dare ai lavoratori giovani che Pag. 159perdevano il lavoro precario la possibilità di avere un prestito pluriennale di 600-700 euro al mese ? Ha badato in quel momento alla questione dei giovani ? Allora, ritorniamo ai contenuti, abbandoniamo gli slogan e la propaganda, torniamo in Commissione facciamo rapidamente una proposta che questa volta abbia una solida architettura, basata sulla conoscenza dei dati e dei fatti e colpiamo le pensioni d'oro. Guai a noi se dessimo al Paese di nuovo l'idea che vogliamo andare oltre la soglia delle pensioni d'oro, colpendo ancora una volta quelli che hanno faticato una vita per avere una giusta e dignitosa pensione in un momento di fine vita che sia, come si dice, all'altezza della situazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Cominardi. Ne ha facoltà.

  CLAUDIO COMINARDI. Signor Presidente, io sono basito. Mi conceda questo sfogo, perché sentire ancora una volta...

  PRESIDENTE. Colleghi !

  CLAUDIO COMINARDI. ... dai banchi – mi sto rivolgendo a lei – del PD parlare e indignarsi della riforma Fornero, dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, quando la riforma Fornero l'hanno votata loro, ma che andassero a specchiarsi e si indignassero con loro stessi, una volta tanto ! Detto ciò, voglio entrare nel merito della questione. Noi ne facciamo un problema di equità sociale, che non c’è. Ma non c’è non solo in Italia: non c’è a livello globale.
  E vi sono anche dei dati che un istituto recentemente ha reso noti: secondo l'Oxfam, l'1 per cento della popolazione mondiale possiede circa 110 trilioni di dollari, ovvero 65 volte la ricchezza totale della metà più povera della popolazione. Sono dati inquietanti ! Qual è il problema ? Si parla molto anche di problemi di carattere economico, del fatto che l'economia non va avanti, non gira.
  Lo scopo di ridistribuire queste ricchezze è proprio volto ad aumentare, a creare una propensione maggiore al consumo per le fasce di reddito medio-basse; ricchezze che sarebbero sicuramente immesse, nell'immediato, nel mercato, per un consumo anche più etico e più sostenibile, per i bisogni essenziali. Il cittadino che non riesce ad arrivare, con 500 euro, nemmeno alla fine del mese, ovviamente, le prime cose che acquisterà, sicuramente, saranno generi alimentari, vestiti e cose di questo tipo. Quindi, ne beneficerebbe tutta l'economia.
  Vorrei poi dare un po’ di dati rispetto alla situazione italiana: secondo un recente rapporto ISTAT, i pensionati che percepiscono fino a 500 euro sono due milioni, fino a mille euro sono cinque milioni, fino a 1.500 euro sono quasi quattro milioni. Considerato il numero complessivo dei pensionati in Italia, che sono circa 16 milioni, oggi il 68 per cento dei pensionati non arriva a 1.500 euro al mese e il 40 per cento non arriva nemmeno a mille euro.
  Con i tagli allo Stato sociale, per regalare i soldi all'Europa ed alle banche, e i 60 miliardi di euro di mazzette dovute alla corruzione, i pensionati sono destinati alla povertà. Qui mi ricollego con un discorso precedente, perché ho parlato di Europa: la riforma Fornero così come altre riforme di carattere sociale, ci sono state imposte dall'Europa; ce lo dice l'Europa, ce lo chiede l'Europa.
  Allora, io vorrei leggervi quello che ci dice il Consiglio europeo, proprio pochi giorni fa. Secondo un rapporto del Comitato per i diritti sociali del Consiglio d'Europa, pubblicato alla fine di gennaio, pochi giorni fa, insomma, che prende in esame il periodo che va dal 1o gennaio 2008 al 31 dicembre 2011, le pensioni minime in Italia sono inadeguate per sopravvivere ed è assente una legislazione che garantisca agli anziani un livello di vita pari a quello del resto della popolazione europea.
  Il Governo italiano, in sostanza, ha violato in più punti la Carta sociale europea. In sostanza, questo Parlamento non intende, e non lo ha fatto in passato, Pag. 160legiferare per ridurre le disuguaglianze sociali. Quindi, anche in questo caso ce lo chiede l'Europa. La nostra proposta è semplice: è quella di porre un tetto di 5 mila euro, netti, per tutti, considerando i cumuli di pensione, volto a ridistribuire risorse alle fasce di reddito sotto i mille euro. Il nostro obiettivo è di portare a un reddito di pensione di dignità, ovvero di mille euro al mese.
  Secondo noi, è un obiettivo raggiungibile. È raggiungibile anche se, magari, il tetto di 5 mila euro non è sufficiente, proprio per gli effetti macroeconomici. Si potrà sicuramente, in futuro, arrivare a questa soglia e, sicuramente, andare a tagliare dove si può tagliare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Rostellato. Ne ha facoltà.

  GESSICA ROSTELLATO. Signor Presidente, colleghi, dispiace vedere che, anche in questa occasione, il Governo e la maggioranza abbiano perso un'occasione per dimostrare quel minimo di impegno che i cittadini ci chiedevano sul tema delle «pensioni d'oro». L'esistenza delle «pensioni d'oro» è una distorsione della situazione pensionistica italiana; distorsione che, purtroppo, si affianca a molte altre, sia in eccesso che in difetto. Pensioni baby per cui non sono stati versati sufficienti contributi e che peseranno sulla collettività ancora per decenni, pensioni minime e di invalidità che non permettono una vita dignitosa, pensioni d'argento e d'oro che, in questo periodo di grandi difficoltà economiche del nostro Paese e dei nostri cittadini, gridano vendetta davanti a coloro che oggi non ce la fanno a vivere in maniera dignitosa.
  Con questa proposta di legge, e con le altre presentate in Commissione lavoro, si voleva tentare di dare una risposta a questo errore normativo ed erano state proposte le modalità più diverse: il ricalcolo, il tetto, il prelievo tramite contributo di solidarietà. Speravamo che questa volta la maggioranza e il Governo sarebbero venuti incontro alle richieste che vengono dalla gente. Ma no, sono stati avanzati mille problemi per poi arrivare a questo risultato: un foglio bianco. Sì, perché siamo qui a discutere di un foglio bianco, perché questa proposta di legge è stata completamente stralciata dagli emendamenti soppressivi presentati da Nuovo Centrodestra e SEL. Riteniamo inoltre gravissimo che per l'ennesima volta l'INPS non abbia fornito alla Commissione i dati necessari per fare le corrette valutazioni del caso. Dico «per l'ennesima volta» perché la stessa situazione si è creata anche sui provvedimenti di salvaguardia degli esodati, E ci chiediamo: è accettabile che un istituto pubblico quale l'INPS non risponda alle richieste della Commissione lavoro della Camera ? Come possiamo noi fare scelte oculate senza dati certi e precisi ? Non ci sembra certo il modo corretto di lavorare questo, e riteniamo che l'intera Commissione lavoro dovrebbe porsi su una posizione netta e precisa su questo tema, proponendo maggiore responsabilizzazione da parte dell'INPS e valutando anche eventuali sanzioni in caso di mancata collaborazione da parte dell'istituto. Al di là di questo, ribadisco, rimane l'amaro in bocca per l'ennesima mancata risposta alle richieste di giustizia del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Il deputato Rizzetto, che era iscritto a parlare, mi ha avvisato che avrebbe rinunciato all'intervento. È iscritto a parlare il deputato Baldassarre. Ne ha facoltà.

  MARCO BALDASSARRE. Signor Presidente, per fare un po'contenti gli oratori che mi hanno preceduto il mio intervento sarà abbastanza populista, ma congruo, perché di pensioni d'oro se ne sente parlare ormai da tanto tempo.
  Sul tetto temporaneo a 5.000 euro netti avete detto che è una proposta populista, che è demagogia. Per noi il taglio delle pensioni d'oro non è demagogia, ma è un traguardo. Traguardi che attualmente mancano. Perché se mi guardo intorno, qui, più che un traguardo vedo un trip. È Pag. 161tutto al contrario ! È tutto totalmente distaccato dalla realtà che c’è fuori dal Parlamento, dove ci sono le persone che si vedono stravolgere la vita dalle scelte fatte qui dentro. Non traguardi a lungo termine ma trip. Ad esempio come quello che pensavo di aver preso nel momento in cui mi sono visto accreditare il primo stipendio da parlamentare. Prima di essere eletto lavoravo le mie otto ore al giorno in un'azienda del ramo dell'elettronica, con un contratto da operaio metalmeccanico di terzo livello e guadagnavo i miei 1.120 euro al mese. Poi, arrivo qui, si vota solamente dal martedì al giovedì, solitamente, si preme un bottone tutto il giorno e si guadagnano dodicimila euro al mese (noi no, perché ce lo riduciamo) Questo è un trip (Commenti di deputati dei gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Colleghi ! Vada avanti...

  MARCO BALDASSARRE. Se non vi bastano quelli... (Commenti di deputati dei gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Colleghi, siamo in dieci ! Devo richiamare all'ordine qualcuno, stasera ? Prego, onorevole Baldassarre.

  MARCO BALDASSARRE. Anche per quel che riguarda le pensioni. Io vedo mio padre, che ha lavorato tutta la vita, che ha sempre fatto dei sacrifici per la propria famiglia, che non ha mai fatto mancare nulla ai propri figli e che percepisce una pensione al di sotto dei mille euro. E poi penso a chi percepisce pensioni a quattro zeri, a chi ci è andato dopo qualche anno in Parlamento, o dopo essere stato messo nel CdA di qualche grossa azienda, magari pubblica. Oppure penso a chi cumula pensioni su pensioni, o poltrone su poltrone. In questi giorni mi viene da chiedermi sempre una cosa: ma che pensione avrà Mastrapasqua ? Questa è una domanda che ci facciamo in tanti e me la sono fatta anche io, perché mi riferisco ad Antonio Mastrapasqua, l'ex Presidente di INPS, l'ex vicepresidente di Equitalia, l'ex Presidente di IdeaFimit sgr, l'ex Sindaco di Coni Servizi. E sempre in tema di pensioni d'oro: che pensione avrà la moglie di Antonio Mastrapasqua ? Sì, proprio lei, «Miss ventisei poltrone», perché addirittura ha superato il marito, con il quale da anni si passano il testimone in decine di aziende..., e anche con il fratello Pietro. E sempre in tema di pensioni d'oro, mi chiedo: che pensione avrà Pietro Mastrapasqua, il fratello di Antonio ? Dev'essere un difetto di famiglia, perché anche lui siede in sedici poltrone. Questi Mastrapasqua sono ovunque: INPS, Equitalia, nella Roma, in RAI, nelle società controllate da Finmeccanica, nelle concessionarie delle slot machine, assicurazioni, in ACI, nelle aziende che vincono gli appalti di INPS. Questa è una «Dinasty», un impero ! Sono ovunque ! E chi glielo ha permesso ? Gli stessi che oggi mantengono i privilegi ai percettori di pensioni d'oro. Ora finalmente abbiamo l'opportunità di legiferare nel merito della questione senza l'intervento del Governo con l'ennesimo decreto d'urgenza e nei prossimi giorni potremo vedere chi parla e chi invece realmente vuole ridurre le pensioni d'oro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Chimienti. Ne ha facoltà.

  SILVIA CHIMIENTI. Signor Presidente, la volontà emersa in questi giorni durante i lavori della Commissione lavoro in tema di pensioni d'oro è chiara, come nella migliore tradizione di questo Governo: rimandare, procrastinare a data da destinarsi decisioni fondamentali richieste a gran voce dai cittadini, in attesa di nuovi eventi che occupino le prime pagine dei giornali e consentano di dimenticare per qualche giorno l'emergenza sociale che vive il nostro Paese.
  Ancora una volta, tra proposte di contributi di solidarietà provvisori sulle pensioni di importo elevato e ipotetiche addizionali IRPEF, il disegno di legge sulle pensioni d'oro rischia di insabbiarsi e di ritornare mestamente in Commissione lavoro. E, parallelamente, la politica rischia di perdere l'ennesima occasione.Pag. 162
  C’è chi vorrebbe rilanciare l'idea di una patrimoniale, chi chiede più tempo per studiare a fondo la problematica in attesa dei dati ISTAT, come se l'emergenza in cui versa il nostro Paese potesse consentire ulteriori dibattiti, tavole rotonde e riflessioni.
  Purtroppo, il tempo è scaduto.
  I cittadini non possono più attendere e il Governo non può più nascondersi dietro al perenne temporeggiare di chi, come il suo segretario, si riempie la bocca di meravigliose dichiarazioni da dare in pasto al proprio elettorato e alla stampa salvo poi, alla prova dei fatti, mostrare di non avere alcuna intenzione di cambiare realmente la situazione, di imprimere una svolta effettiva a un sistema di privilegi che non può più essere giustificato. Non oggi, non in questo tragico scenario di divari sociali e di disparità che gridano vendetta.
  L'emendamento soppressivo della proposta di legge esaminata in Commissione, votato quasi all'unanimità dalle forze politiche, e il parere negativo formulato dal relatore di maggioranza delineano al meglio il progetto di questo Governo, che assembla una destra liberale solo a parole e la sinistra più conservatrice d'Europa, incredibilmente assente sul fronte dei diritti e su tutti i temi cari al suo elettorato. Il progetto è chiaro: non decidere, vivacchiare, lanciare slogan vuoti a cui non seguano mai azioni concrete.
  Anzi, qualche azione concreta, quando volete, la fate e anche molto celermente ! Già, perché giusto tre giorni fa il consiglio regionale del Piemonte ha approvato in extremis, di notte, un emendamento al bilancio che consente ai consiglieri di riscattare da subito i contributi previdenziali già versati, rinunciando ai vitalizi futuri. La norma rende possibile il riscatto anche dei contributi versati nelle passate legislature. Ci sembra giusto: una ciliegina sulla torta, giusto qualche giorno dopo che 40 di questi consiglieri, tra cui il governatore Cota, sono stati rinviati a giudizio per spese folli e ingiustificate effettuate con soldi pubblici.
  E allora, siccome inizia ad esserci il sentore che la pacchia sta finendo e che inizia il tempo delle vacche magre, i nostri leali ed onesti consiglieri piemontesi hanno optato per la strategia «prendi i soldi e scappa», che costerà 7 milioni di euro solo per questa legislatura.
  È pur vero che l'emendamento è stato votato solo dal centrodestra, è giusto dirlo, quindi i cittadini italiani penseranno che il PD, il centrosinistra, faccia la guerra ai privilegi, ai vitalizi, alle pensioni d'oro. Sì, certo, il PD la fa questa guerra, la fa da sempre: con le parole, in TV e durante il periodo elettorale soprattutto, perché poi, alla prova dei fatti e dei voti, il PD non c’è. Rinvia, latita, perde tempo e lo fa su ogni tema, non solo su questo: è da quando siamo arrivati qui che assistiamo a questo spettacolo.
  Il risultato dei continui rinvii e dei tragici compromessi al ribasso di queste larghe intese si ripercuote anche su uno degli obiettivi che il Partito democratico del suo nuovo segretario Matteo Renzi dovrebbe avere maggiormente a cuore e che invece continua a risultare lettera morta alla prova dei fatti: la giustizia sociale.
  Noi del MoVimento 5 Stelle non ci stiamo e vogliamo lottare per un Paese migliore, in cui, preso atto della fase emergenziale in cui siamo immersi, chi ha di più si sacrifichi in un'ottica di redistribuzione e di solidarietà.
  La nostra proposta è molto semplice: chiediamo di fissare un limite massimo all'erogazione delle pensioni di importo superiore a 5 mila euro netti per il triennio 2014-2016, sia sulle pensioni in corso di erogazione sia su quelle che verranno liquidate dall'entrata in vigore della norma e tenendo conto dei cumuli.
  Tutto ciò per giungere a garantire un reddito minimo di dignità a tutti i cittadini. Il primo passo da compiere è proprio questo: opporci con la forza dei fatti e delle proposte al dramma sociale che tocchiamo con mano ogni giorno e a cui non possiamo più restare indifferenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ciprini. Ne ha facoltà.

Pag. 163

  TIZIANA CIPRINI. Signor Presidente, la proposta del MoVimento 5 Stelle sulle pensioni d'oro nasce dall'evidenza di una palese diversità e iniquità sociale, ovvero l'esistenza di una piramide con in cima il 5 per cento di pensionati ricchi, quelli d'oro, che da soli assorbono 45 miliardi di euro della spesa pensionistica. Alla base della piramide, invece, c’è il 44 per cento di pensionati poveri, i pensionati di latta. I pensionati di latta prendono meno di 1.000 euro di pensione al mese, ma, d'altronde, il vertice di una qualsiasi piramide è stretto e c’è posto solo per alcuni eletti.
  Con la nostra proposta vogliamo, invece, trasformare le piramidi in trapezi e mettere un tetto di 5 mila euro netti al mese alle pensioni d'oro per tre anni perché siamo in emergenza e dobbiamo applicare lo spirito di comunità e solidarietà sancito dalla Costituzione. E, poi, vogliamo redistribuire l'eccedenza alle pensioni minime, quelle da 500 euro al mese, anzi abbiamo anche proposto di portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese perché le pensioni sono il vero ammortizzatore sociale dell'Italia. Con le pensioni di nonni e genitori si mantengono intere famiglie.
  Siamo in emergenza, non ci sono più scuse, signori, chi ha di più deve dare a chi ha di meno. Nessuno deve rimanere indietro. Si tratta delle pensioni di quegli italiani che per vent'anni ricostruirono questo Paese in macerie dopo la guerra. Poi no, non più, nessuno si è più impegnato in favore della comunità e gli italiani sono diventati un popolo di perdenti e infami, diceva Mario Monicelli, un popolo che ha disimparato a guardare e ad agire nell'ideale della patria e che ha preso a guardare e ad agire soltanto per il particolare, per la propria mera piccola situazione. Chi si fa i fatti suoi vive cent'anni, per questo siamo tra le popolazioni più longeve del mondo. E l'Italia ha preso ad ammalarsi di mutui immobilismi diventando il Paese che ha rubato di più alle generazioni future. Le generazioni future, infatti, non andranno nemmeno in pensione, non l'avranno una pensione, a causa dei contributi pensionistici frammentati, frutto di un mercato del lavoro a singhiozzo e precario.
  L'equità sociale deve essere il valore morale e civile fondante che deve guidare l'azione politica. Diceva Adriano Olivetti che il principio ispiratore deve essere la giustizia e non la carità, perché chi opera secondo giustizia apre la strada al progresso; chi opera, invece, secondo il senso di carità, non elimina le cause del male che trovano luogo nell'umana ingiustizia. Dobbiamo essere una comunità: chi ha di più deve dare a chi ha di meno. Il concetto di comunità deriva da cum munus, «con dono», inteso, non solo come quello che si riceve, ma anche come quello che si dà perché non si può fare altrimenti. Comunità intesa come insieme di persone unite non da una proprietà, ma da un dovere, da un debito; non da un più, ma da un meno, da una mancanza. I membri di una comunità sono uniti da un dovere in cui devono qualcosa agli altri, a chi ha di meno. È il debito, il dono, che porta ciascuno ad uscire da se stesso per andare incontro all'altro. Nella partecipazione operosa e nella consapevolezza di tutti c’è il senso di comunità. Il senso di comunità è il principio ispiratore della nostra proposta e la consapevolezza che il valore dell'essere umano non è misurabile in cifre (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche del relatore e del Governo – A.C. 1253-A)

  PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Gnecchi.

  MARIALUISA GNECCHI. Relatore. Signor Presidente, ringrazio i colleghi che sono intervenuti. Ovviamente, noto anch'io che la collega Meloni non è rimasta in Aula ad ascoltare il dibattito. Ovviamente, noi sottolineiamo di nuovo che la nostra richiesta di rinvio in Commissione è una richiesta per poter lavorare seriamente su Pag. 164una proposta di legge che agisca realmente contro le pensioni d'oro e, quindi, non in situazioni nelle quali si mettono insieme pensione integrativa, pensione complementare ed altro.
  Quindi ciò che noi vogliamo richiamare a tutti i colleghi e le colleghe è che la materia pensionistica e la materia previdenziale in generale sono materie sulle quali bisogna assolutamente intervenire con cognizione di causa. Pertanto chiedere i dati e avere i dati per poter fare proposte realmente giuste, non è perder tempo, è meglio impiegare del tempo in più per fare cose giuste.
  Ormai di situazioni sbagliate, di improvvisazioni, di errori, ne abbiamo visti troppi. È vero, la manovra Fornero è stato il primo provvedimento «salva-Italia» nel dicembre 2011. È anche vero che uscivamo da anni di Governo di centrodestra che avevano portato il Paese sull'orlo del baratro. Noi abbiamo da subito detto che non si poteva intervenire in modo così massiccio solo sulle pensioni. Il collega Damiano ha richiamato quello che è il risparmio atteso dalla manovra Fornero e noi è su quello che vogliamo cercare di agire. È evidente che risorse nuove, fresche purtroppo non ce ne sono. Però probabilmente agire rispetto ai risparmi e diluirli eventualmente nel tempo o cercare per alcuni versi di azzerare possibili risparmi può realmente portare a miglioramenti rispetto al sistema pensionistico, soprattutto pensando alle future generazioni.
  Ripetiamo anche che comunque l'unico modo vero per garantire una pensione ai giovani è creare posti di lavoro, permettere che i giovani trovino un lavoro, che abbiano regolari retribuzioni o possano svolgere una reale attività autonoma per scelta e non con partite IVA spontanee, come le chiamiamo noi, e quindi non partite IVA per scelta ma partite IVA spesso spinte dalla necessità di trovare comunque una forma di sostentamento.
  Quindi è chiaro che per noi è agire in modo complessivo rispetto all'occupazione, rispetto alle retribuzioni, a una contribuzione reale e quindi anche nel sistema pensionistico vedere realmente quali siano gli interventi giusti da fare.
  Sottolineo anche una cosa che forse non si nota e che forse non è stata sottolineata abbastanza. Della manovra Fornero vanno fatte sicuramente delle correzioni fondamentali. Pensare che il comma 7 dell'articolo 24 preveda che, se non si arriva almeno ad una volta e mezzo l'assegno sociale, si debba andare in pensione a settant'anni, è evidente che è una delle tante cose che dobbiamo modificare e correggere. Così come è evidente che ci sono veramente delle situazioni sulle quali bisogna agire perché il calcolo contributivo per tutti dal 1o gennaio 2012 non vedendo più nessun limite sulle 2080 settimane e i quarant'anni di contributi, vedrà alcune categorie che possono lavorare fino a settanta anni, avere una retribuzione del 135 per cento rispetto alla pensione. Questo vi dimostra e dimostra come si debba agire tenendo conto di tutto e non solo in modo demagogico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo.

  CARLO DELL'ARINGA, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, più che replicare il Governo conferma che darà il proprio contributo per rendere le future riflessioni su alcuni aspetti del sistema pensionistico le più fruttuose possibili. L'ha già fatto in sede di legge di stabilità, prevedendo un contributo di solidarietà consistente per le pensioni oltre una certa soglia. L'ha fatto in occasione dell'approvazione di una mozione che impegna il Governo a svolgere un monitoraggio sulla evoluzione del sistema pensionistico e lo farà se il Parlamento, in particolare la Commissione, intenderà continuare a riflettere su questo argomento delle pensioni oltre una certa soglia dalla quale in poi il Parlamento ritenga di dover ulteriormente intervenire.

  PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Pag. 165

Annunzio della sostituzione di un membro supplente del Comitato parlamentare per i procedimenti d'accusa (ore 23,08).

  PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Camera, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, del Regolamento parlamentare per i procedimenti d'accusa, ha inserito nell'elenco dei deputati ai fini delle eventuali sostituzioni di cui all'articolo 3, comma 3, del medesimo Regolamento, il deputato Alessandro Pagano, in luogo del deputato Carlo Sarro, dimissionario.

Ordine del giorno della seduta di domani.

  PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

  Giovedì 6 febbraio 2014, alle 12:

  1. – Seguito della discussione del disegno di legge:
  Conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, recante misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria (C. 1921-A/R).
  Relatori: Ermini, per la maggioranza; Molteni e Colletti, di minoranza.

  2. – Discussione del disegno di legge (per l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali presentate):
  Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2014, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero, nonché altre disposizioni urgenti in materia tributaria e contributiva e di rinvio di termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi (C. 2012).

  3. – Discussione del disegno di legge (per l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali presentate):
  S. 1214 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (Approvato dal Senato) (C. 2027).

  4. – Discussione del disegno di legge (per la discussione sulle linee generali):
  Conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, recante interventi urgenti di avvio del Piano «Destinazione Italia», per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015 (C. 1920-A).
  Relatori: Gutgeld (per la VI Commissione) e Vignali (per la X Commissione), per la maggioranza; Pesco (per la VI Commissione), Crippa e Allasia (per la X Commissione), di minoranza.

ERRATA CORRIGE

  Nel resoconto stenografico della seduta del 4 febbraio 2014:
   a pagina 33, seconda colonna:
    prima riga, il nome «D'Ambruoso» si intende sostituito dal seguente: «D'Ambrosio»;
    seconda riga, il numero «29» si intende sostituito dal seguente: «61».

  La seduta termina alle 23,10.

Pag. 166

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. Ddl 1921 A/R - odg n. 8 358 358 180 61 297 68 Resp.
2 Nom. odg 9/1921 A/R/9 375 375 188 89 286 67 Resp.
3 Nom. odg 9/1921 A/R/10 392 392 197 100 292 67 Resp.
4 Nom. odg 9/1921 A/R/11 394 394 198 102 292 66 Resp.
5 Nom. odg 9/1921 A/R/12 419 418 1 210 113 305 63 Resp.
6 Nom. odg 9/1921 A/R/13 415 413 2 207 114 299 62 Resp.
7 Nom. odg 9/1921 A/R/14 426 426 214 114 312 62 Resp.
8 Nom. odg 9/1921 A/R/15 440 439 1 220 122 317 62 Resp.
9 Nom. odg 9/1921 A/R/16 449 449 225 124 325 62 Resp.
10 Nom. odg 9/1921 A/R/17 449 449 225 129 320 62 Resp.
11 Nom. odg 9/1921 A/R/18 452 452 227 136 316 60 Resp.
12 Nom. odg 9/1921 A/R/19 424 424 213 127 297 60 Resp.
13 Nom. odg 9/1921 A/R/20 444 444 223 138 306 60 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. odg 9/1921 A/R/21 445 445 223 139 306 60 Resp.
15 Nom. odg 9/1921 A/R/22 470 470 236 148 322 61 Resp.
16 Nom. odg 9/1921 A/R/23 468 383 85 192 64 319 61 Resp.
17 Nom. odg 9/1921 A/R/24 469 383 86 192 64 319 62 Resp.
18 Nom. odg 9/1921 A/R/25 451 385 66 193 115 270 62 Resp.
19 Nom. odg 9/1921 A/R/26 467 434 33 218 113 321 62 Resp.
20 Nom. odg 9/1921 A/R/28 rif. 469 453 16 227 399 54 62 Appr.
21 Nom. odg 9/1921 A/R/29 459 423 36 212 137 286 62 Resp.
22 Nom. odg 9/1921 A/R/30 468 430 38 216 106 324 62 Resp.
23 Nom. odg 9/1921 A/R/31 451 408 43 205 98 310 62 Resp.
24 Nom. odg 9/1921 A/R/32 453 451 2 226 142 309 62 Resp.
25 Nom. odg 9/1921 A/R/33 453 422 31 212 110 312 62 Resp.
26 Nom. odg 9/1921 A/R/34 454 419 35 210 101 318 62 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nom. odg 9/1921 A/R/35 452 449 3 225 440 9 62 Appr.
28 Nom. odg 9/1921 A/R/36 448 429 19 215 115 314 61 Resp.
29 Nom. odg 9/1921 A/R/37 450 438 12 220 435 3 61 Appr.
30 Nom. odg 9/1921 A/R/38 443 436 7 219 134 302 61 Resp.
31 Nom. odg 9/1921 A/R/39 439 404 35 203 130 274 61 Resp.
32 Nom. odg 9/1921 A/R/40 408 361 47 181 354 7 62 Appr.
33 Nom. odg 9/1921 A/R/41 430 385 45 193 111 274 68 Resp.
34 Nom. odg 9/1921 A/R/42 427 393 34 197 374 19 68 Appr.
35 Nom. odg 9/1921 A/R/43 442 401 41 201 397 4 69 Appr.
36 Nom. odg 9/1921 A/R/44 460 417 43 209 412 5 67 Appr.
37 Nom. odg 9/1921 A/R/45 458 411 47 206 121 290 67 Resp.
38 Nom. odg 9/1921 A/R/46 465 434 31 218 120 314 67 Resp.
39 Nom. odg 9/1921 A/R/47 462 422 40 212 108 314 67 Resp.
INDICE ELENCO N. 4 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nom. odg 9/1921 A/R/48 461 423 38 212 94 329 67 Resp.
41 Nom. odg 9/1921 A/R/49 459 417 42 209 110 307 67 Resp.
42 Nom. odg 9/1921 A/R/50 453 416 37 209 94 322 67 Resp.
43 Nom. odg 9/1921 A/R/51 452 405 47 203 94 311 67 Resp.
44 Nom. odg 9/1921 A/R/52 437 403 34 202 92 311 66 Resp.
45 Nom. odg 9/1921 A/R/53 437 389 48 195 94 295 66 Resp.
46 Nom. odg 9/1921 A/R/54 442 410 32 206 108 302 66 Resp.
47 Nom. odg 9/1921 A/R/55 430 373 57 187 109 264 66 Resp.
48 Nom. odg 9/1921 A/R/56 428 396 32 199 123 273 66 Resp.
49 Nom. odg 9/1921 A/R/57 413 380 33 191 97 283 66 Resp.
50 Nom. odg 9/1921 A/R/59 432 389 43 195 115 274 65 Resp.
51 Nom. odg 9/1921 A/R/60 426 423 3 212 103 320 64 Resp.
52 Nom. odg 9/1921 A/R/61 424 406 18 204 110 296 64 Resp.


INDICE ELENCO N. 5 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 65)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
53 Nom. odg 9/1921 A/R/62 422 391 31 196 105 286 64 Resp.
54 Nom. odg 9/1921 A/R/63 430 372 58 187 105 267 64 Resp.
55 Nom. odg 9/1921 A/R/64 428 394 34 198 102 292 64 Resp.
56 Nom. odg 9/1921 A/R/65 421 361 60 181 106 255 64 Resp.
57 Nom. odg 9/1921 A/R/66 395 380 15 191 367 13 64 Appr.
58 Nom. odg 9/1921 A/R/67 402 371 31 186 107 264 64 Resp.
59 Nom. odg 9/1921 A/R/68 407 401 6 201 390 11 64 Appr.
60 Nom. odg 9/1921 A/R/69 412 384 28 193 94 290 63 Resp.
61 Nom. odg 9/1921 A/R/70 404 342 62 172 83 259 63 Resp.
62 Nom. odg 9/1921 A/R/71 407 402 5 202 127 275 62 Resp.
63 Nom. odg 9/1921 A/R/72 401 399 2 200 133 266 62 Resp.
64 Nom. odg 9/1921 A/R/73 406 389 17 195 114 275 62 Resp.
65 Nom. odg 9/1921 A/R/74 399 363 36 182 86 277 62 Resp.
INDICE ELENCO N. 6 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 66 AL N. 78)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
66 Nom. odg 9/1921 A/R/75 411 379 32 190 99 280 62 Resp.
67 Nom. odg 9/1921 A/R/76 403 342 61 172 82 260 62 Resp.
68 Nom. odg 9/1921 A/R/77 410 365 45 183 104 261 62 Resp.
69 Nom. odg 9/1921 A/R/78 409 393 16 197 374 19 62 Appr.
70 Nom. odg 9/1921 A/R/79 409 380 29 191 131 249 62 Resp.
71 Nom. odg 9/1921 A/R/80 411 363 48 182 84 279 61 Resp.
72 Nom. odg 9/1921 A/R/81 410 365 45 183 336 29 61 Appr.
73 Nom. odg 9/1921 A/R/82 413 363 50 182 112 251 61 Resp.
74 Nom. odg 9/1921 A/R/83 410 360 50 181 355 5 61 Appr.
75 Nom. odg 9/1921 A/R/85 412 376 36 189 85 291 61 Resp.
76 Nom. odg 9/1921 A/R/86 405 357 48 179 106 251 61 Resp.
77 Nom. odg 9/1921 A/R/87 411 362 49 182 107 255 61 Resp.
78 Nom. odg 9/1921 A/R/88 411 357 54 179 101 256 61 Resp.


INDICE ELENCO N. 7 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 79 AL N. 91)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
79 Nom. odg 9/1921 A/R/89 410 354 56 178 83 271 61 Resp.
80 Nom. odg 9/1921 A/R/90 409 369 40 185 115 254 61 Resp.
81 Nom. odg 9/1921 A/R/91 413 362 51 182 87 275 61 Resp.
82 Nom. odg 9/1921 A/R/92 415 383 32 192 103 280 61 Resp.
83 Nom. odg 9/1921 A/R/93 408 377 31 189 121 256 61 Resp.
84 Nom. odg 9/1921 A/R/94 412 367 45 184 110 257 61 Resp.
85 Nom. odg 9/1921 A