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Resoconto dell'Assemblea

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XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 366 di martedì 20 gennaio 2015

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO

  La seduta comincia alle 9,05.

  CLAUDIA MANNINO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

Sul processo verbale (ore 9,10).

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Grazie, Presidente, volevo precisare alcuni degli interventi che ieri ho svolto in Aula. Parto dall'ultimo, perché a mio avviso è quello più rilevante. Nel dibattito che c’è stato con il Presidente di turno Giachetti volevo segnalare che le nostre richieste di chiarimenti sul fatto che venisse messo in votazione un articolo aggiuntivo e venisse soltanto dichiarata la votazione per parti separate al momento conclusivo, cioè appena prima dell'espressione del voto da parte dell'Aula, segnalavano un problema per i deputati che in qualche modo volessero esprimere il loro dissenso o la loro diversità sulle due singole parti.
  Io sto precisando quanto riportato a pagina 130. Vorrei dire, però, che nonostante il collega Fraccaro in precedenza avesse già chiesto, inoltre, se avevamo o meno la possibilità di fare due dichiarazioni di voto, il Presidente anteriormente aveva dichiarato: «Le dichiarazioni di voto sono state fatte unitariamente sul complesso della proposta emendativa».
  Poco più tardi, lo stesso Presidente dice: «Se il problema viene posto in origine, tutti possono intervenire in un senso o nell'altro, ma ci sono alcuni che hanno già parlato per dichiarazione di voto sul complesso» e, quindi, riapre una discussione fatta in precedenza. Alla fine, è successo che, di fatto, è stata data la parola ad alcuni nostri colleghi anche sulla seconda parte. In precedenza, sulla prima parte, quindi, e poi sulla seconda parte.
  Io credo che fortunatamente il Presidente si sia ravveduto su quello che aveva espresso inizialmente con una sorta di diniego, ossia che di prassi si parla solo sul complesso della proposta emendativa, e, poi, di fatto in realtà ha dato la possibilità di esprimersi su entrambe le parti. Le precisazioni, quindi, che chiedevo, a pagina 130, nel senso che venisse data la possibilità ai gruppi parlamentari e ai singoli deputati di esprimere delle dichiarazioni di voto differenti sulle due parti, avevano sicuramente dei fondamenti, dato che di fatto poi ci si è espressi in questa maniera.
  Per quanto, invece, attiene ad alcune precisazioni fatte in precedenza, faccio riferimento a un intervento svolto a pagina 72. Circa la nostra richiesta che si riunisse il Comitato dei nove dopo gli interventi della collega Centemero e del collega Buttiglione, che, di fatto, hanno sottolineato come sia quantomeno auspicabile un miglioramento Pag. 2e un chiarimento di cosa effettivamente il Senato andrà a fare, noi lì avevamo chiesto l'intervento dei relatori per la maggioranza, il collega Fiano e il collega Sisto, che in qualche modo portassero avanti questa tesi e prendessero il tempo necessario per convocare un Comitato dei nove. Ahimè, volevo segnalare, precisando meglio, il fatto che il collega Buttiglione fa parte di questa neonata Area Popolare, che, in realtà, unisce il Nuovo Centrodestra e quello che era un pezzo della Democrazia Cristiana, che non manca mai. È, quindi, parte di una maggioranza che sostiene questo Governo e queste riforme costituzionali.
  Per di più, anche la collega Centemero è l'espressione di una minoranza, che oggi però si veste da maggioranza e sostiene queste riforme. Entrambi, avendo segnalato questa necessità, ovviamente portavano una riflessione all'Aula, riflessione che, purtroppo, non è stata presa in considerazione dai relatori e le riforme stanno andando avanti come se nulla fosse; in realtà, da più parti continuo ad avvertire un sentimento di necessità di chiarezza, anche da chi queste riforme le sta sostenendo. Anche la dichiarazione del collega Gigli di ieri in qualche modo va in questo senso.

  PRESIDENTE. Secondo la prassi, essendovi una pluralità di iscrizioni a parlare sul processo verbale, la Presidenza ha concesso cinque minuti al primo dei deputati che ha chiesto di intervenire ed un tempo inferiore, di un minuto, a tutti gli altri.

  PAOLA CARINELLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLA CARINELLI. Signor Presidente, vorrei intervenire in base all'articolo 32 del Regolamento per chiarire il mio pensiero sul processo verbale. Infatti, ieri sono intervenuta quando si stava parlando della riduzione del numero dei parlamentari, perché mi chiedevo se, viste le tante assenze dei parlamentari – sono andata a vedere sul sito del Parlamento – e viste le presenze, non fosse già in atto una riduzione di fatto del numero dei parlamentari e dicevo che ci sono molti parlamentari che hanno presenze bassissime. Volevo che rimanesse a verbale (e poi sono andata a controllare sul sito del Parlamento) che ci sono molti parlamentari che hanno delle presenze che sono al di sotto del 5 per cento e, quindi, delle assenze che superano il 95 per cento. Mi chiedo se in un posto di lavoro normale questo sia possibile o no, altrove uno sarebbe stato licenziato immediatamente.

  NICOLA BIANCHI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  NICOLA BIANCHI. Signor Presidente, anch'io intervengo per ratificare e concludere meglio il ragionamento iniziato ieri. Ad un certo punto, quando parlavo dell'abolizione del Senato, che la forza di maggioranza vuole attuare, dico che in realtà prende in giro i cittadini perché, alla fin fine, sappiamo benissimo che sarà un salvacondotto per i vostri consiglieri regionali che andate a candidare.
  Volevo ricordare anche che il MoVimento 5 Stelle è l'unica forza politica che non candida indagati. Ci tengo molto a precisarlo per una questione di chiarezza e di moralità.
  Infine, volevo concludere il discorso dicendo che il fatto di portare avanti questa riforma senza il Presidente della Repubblica e senza un Ministro che dà le giuste attenzioni, ci fa capire come il Governo continui a portare avanti questa riforma, senza neanche prestare un minimo di attenzione...

  PRESIDENTE. Grazie.

  DANILO TONINELLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DANILO TONINELLI. Signor Presidente, anch'io mi trovo costretto a rettificare Pag. 3e spiegare il mio pensiero quando ieri sono intervenuto ad indicare il significato della mia e della nostra contestazione sulle pluricandidature nell'emendamento che era in discussione. Quando feci l'esempio della signora Maria, quando affermavo che la signora Maria si recava alle urne intendevo ovviamente in senso generico, perché ho ricevuto alcuni contatti che volevano delle specifiche – anche sua madre, sì – e di conseguenza era un esempio per specificare come qualsiasi persona, anche anziana, non esperta di politica che si reca alle urne – anche la signora Giulia, ad esempio – che va a votare un determinato partito, perché all'interno di quel partito c'era come capolista quel determinato candidato, poi quel pluricandidato in altre circoscrizioni non sceglieva quella, ma ne sceglieva un'altra e là si pigliava il seggio. Quindi, la signora Giulia, Maria, Silvia e quant'altro buttavano via il voto...

  PRESIDENTE. Grazie.

  CHIARA GAGNARLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  CHIARA GAGNARLI. Signor Presidente, anch'io intervengo per chiarire meglio il pensiero espresso ieri durante il mio intervento sull'emendamento riguardante la riduzione del numero dei parlamentari.
  Avevo i miei dubbi sugli emendamenti presentati dai colleghi concernenti il dimezzamento del numero dei parlamentari per un problema di rappresentanza di tutti gli interessi dei cittadini. Quando mi riferivo al fatto che il Governo calpesta la rappresentanza, logicamente mi riferivo all'Italicum adesso in discussione, che cancella la capacità da parte dell'elettore di poter scegliere il proprio rappresentante. Quindi, la rappresentanza in Parlamento che tanto auspicheremmo viene di conseguenza cancellata con un meccanismo antidemocratico di liste bloccate e finte preferenze. Quindi, dimezzare il numero dei parlamentari in una condizione come quella della legge elettorale che questo Governo sta preannunciando non cambia niente.

  PAOLO PARENTELA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  PAOLO PARENTELA. Signor Presidente, intervengo anch'io sul processo verbale. Ieri ho fatto un intervento volevo appunto rettificare e scusarmi per i termini forti che ho utilizzato.
  Ho detto – e concludo – che noi vogliamo il dimezzamento dei parlamentari, con l'auspicio di dimezzare anche il numero di ladri in questo Parlamento. Magari, vorrei sostituire questo termine «ladri», visto che sono stato anche richiamato dal Presidente, e, magari, se possibile, sostituirlo con «diversamente onesti»: potrebbe essere un termine più appropriato e più elegante.
  Detto questo, Presidente, la ringrazio e le auguro una buona giornata.

  LUIGI GALLO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  LUIGI GALLO. Grazie, Presidente, siccome ieri, al termine del mio minuto, sono stato interrotto dal Presidente Giachetti, volevo chiarire il mio pensiero. Quando dico «capetto Renzi», in realtà, non sto dando un'investitura da leader a Matteo Renzi, perché per noi è semplicemente un passacarte di poteri economici e finanziari internazionali...

  PRESIDENTE. Collega, si rivolga con rispetto al Presidente del Consiglio, per favore.

  LUIGI GALLO. Penso che non ho detto nulla, sto raccontando i fatti così come sono evidenziati dagli atti del Governo. Quello che noi, quindi, riteniamo è che Renzi stia solo cercando di costruire un'altra struttura di potere, smantellando la Pag. 4stessa struttura di potere che, in questi vent'anni, hanno costruito il partito del PD e il partito di Forza Italia.

  FERDINANDO ALBERTI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FERDINANDO ALBERTI. Grazie, Presidente, intervengo anch'io per chiarire la mia posizione nel mio intervento di ieri. In merito al mio intervento sull'articolo aggiuntivo Toninelli 1.0204, ho premesso motivando e giustificando con la giustezza e la bontà di questo articolo aggiuntivo, ma, poi, ho aggiunto che, secondo me, mancava di una parte, cioè di quello che dovrebbe essere il cosiddetto vincolo di mandato temporale. Volevo precisare che parlavo a titolo personale e non a nome del gruppo.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  FERDINANDO ALBERTI. Mentre nell'altro intervento che ho fatto successivamente, sempre a titolo personale, ho manifestato la mia contrarietà in merito al limite d'età di 21 anni, dicendo che era più giusto mettere un limite d'età a 18 anni. Anche in questo caso, volevo precisare che intervenivo proprio a titolo personale e non a nome del gruppo.

  DANIELE PESCO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DANIELE PESCO. Grazie, Presidente, anch'io sono costretto a dover intervenire per rettificare e spiegare meglio ciò che ho inteso esporre ieri e mi riferisco ad una delle scuse della maggioranza e del Governo riferita a questa riforma costituzionale: la scusa è quella del risparmio. Sì, perché i deputati di maggioranza ci hanno brevemente spiegato che questa riforma è dovuta anche ad un risparmio economico per il fatto che, al posto di due Camere, ce ne sarà solo una a dover decidere per i cittadini e per conto dei cittadini. Secondo noi, invece, l'unico risparmio che c’è è un risparmio di democrazia: sì, perché, in questo momento, la democrazia sta venendo tagliata e questo non è assolutamente giusto nei confronti dei cittadini, che sempre hanno potuto esporre e scegliere i rappresentanti per due Camere.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  DANIELE PESCO. Il processo costituzionale di realizzazione delle leggi è garantito dal fatto che, appunto, le due Camere instaurano quasi un contraddittorio per scegliere la soluzione più adatta alle esigenze dei cittadini. Questo, purtroppo, non avverrà più, grazie ad una riforma voluta da questo Governo e da questa maggioranza.

  GIANLUCA VACCA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA VACCA. Grazie, Presidente, io volevo rettificare un intervento di ieri, quando ho dichiarato che intervenivo in dissenso dal gruppo. È ovvio, io stavo intervenendo per esprimere la mia posizione contraria rispetto ad una parte di un emendamento che andavamo a votare, cioè quella che riguardava l'elettorato passivo alla Camera, portando la soglia a 21 anni, sulla quale io non ero d'accordo. Però, poi, avendo votato favorevolmente su quell'emendamento, qualcuno mi ha chiesto: come è possibile ? Hai fatto un intervento in dissenso e, poi, hai votato favorevolmente ? Sì, perché sul complesso dell'emendamento io ero ovviamente favorevole, sul totale dell'emendamento: quindi, a parte quell'elemento, che è l'elettorato passivo, sul quale io dissentivo, sul resto ero sostanzialmente d'accordo e, quindi, ho votato insieme al mio gruppo favorevolmente sull'emendamento. Volevo chiarire solo questa posizione.

  RICCARDO FRACCARO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 5

  RICCARDO FRACCARO. Grazie, Presidente, intervengo per specificare alcune mie osservazioni nella seduta di ieri; alla ripresa della seduta pomeridiana è intervenuto un deputato del PD per cinque minuti su un emendamento, per quale motivo ? Perché l'Aula era quasi vuota e ha cercato, in qualche modo, di perdere tempo per fare entrare i suoi deputati e non far mancare il numero legale.

  PRESIDENTE. Deputato Fraccaro, deve chiarire il suo pensiero, non commentare fatti altrui...

  RICCARDO FRACCARO. Era per ricostruire lo scenario in cui sono intervenuto. Io sono intervenuto subito dopo perché la Boldrini ha lasciato correre un'argomentazione molto generica, poi è intervenuta sul deputato Cozzolino, richiamandolo al merito dell'emendamento.

  PRESIDENTE. Concluda, deputato Fraccaro.

  RICCARDO FRACCARO. Credo che, nell'ambito delle riforme costituzionali, il Presidente, in quel caso, la Presidente, debba lasciare ampia discrezionalità di argomentazione sulle riforme costituzionali, perché le motivazioni per un voto favorevole o contrario sull'emendamento in questo momento possono essere...

  PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Fraccaro.

  EMANUELE COZZOLINO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  EMANUELE COZZOLINO. Signor Presidente, intervengo per chiarire il mio intervento a pagina 106 in cui dicevo che fa piacere quanto meno che gli altri gruppi che fanno parte del Parlamento facciano dichiarazioni di voto sull'articolo 1. Poi chiudevo il periodo: abbiamo impiegato una settimana e mezzo per concludere l'articolo 1 – e non ci siamo ancora riusciti –, ma gli interventi della maggioranza sono stati pochissimi.
  Questo per ribadire il concetto che più volte è stato espresso in Commissione, ossia che si sarebbe dovuto discutere in Aula, perché molti emendamenti erano stati rimandati all'Aula, e in Aula non c’è stata la discussione. In più abbiamo avuto i tempi contingentati, perché avete voluto, come maggioranza, iscrivere le riforme costituzionali nel calendario di dicembre per poterle contingentare. Questo alla faccia della discussione ampia e condivisa con tutte le forze politiche.

  ANDREA VALLASCAS. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ANDREA VALLASCAS. Signor Presidente, intervengo in quanto ieri non sono riuscito a terminare il mio intervento e, quindi, potrei non avere espresso in modo chiaro il mio concetto. Lo esplicito ora e qui ne approfitto.
  Le tanto sbandierate riforme, in nome di un risparmio per le casse dello Stato, in realtà così non sono. Non porteranno un vero beneficio allo Stato, ma, anzi, celano altri interessi, che difficilmente sono a favore della collettività e, quindi, ritengo opportuno che questa riforma venga fermata.

  ALBERTO ZOLEZZI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ALBERTO ZOLEZZI. Signor Presidente, ieri non penso di essere stato chiaro, nel senso che ho spiegato che i cittadini stanno partecipando alla vita politica malgrado l'azione di questo Governo che, davvero, sta dando una svolta autoritaria alla politica italiana. Quindi, questo aumento del 1000 per cento degli accessi alla Web TV della Camera è un dato davvero importante; malgrado queste azioni assolutamente fuori luogo, queste Pag. 6riforme costituzionali fuori luogo, i cittadini si avvicinano e partecipano. Così come il nostro blog è passato da 10 mila a 100 mila accessi certificati e questo è un aumento del 1000 per cento e la nostra legge elettorale è stata giudicata da oltre 200 mila persone. Questa è una politica che comunque andrà avanti, nonostante, appunto, il piccolo uomo che abbiamo al Governo.

  CARLO SIBILIA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  CARLO SIBILIA. Grazie, Presidente, vorrei intervenire su una questione regolamentare che è stata posta ieri in merito alla designazione di un relatore di maggioranza proveniente da un gruppo di minoranza e quindi è una questione che abbiamo sollevato anche ai banchi della Presidenza e che però è stata chiarita. Quindi, volevo semplicemente annotare la questione del chiarimento; ringrazio gli uffici della Camera, che dimostrano sempre una grande disponibilità e spesso, anche, chiariscono le diatribe, che poi finiscono per far perdere del tempo anche all'Aula.
  La cosa che volevo aggiungere, però, è che, nonostante i chiarimenti effettivamente ottenuti, vorrei che la Presidenza, comunque, tenesse in conto, la prossima volta, nella distribuzione del contingentamento dei tempi che quando c’è un relatore di un gruppo di minoranza che viene designato come relatore di maggioranza, secondo me, si crea una sorta di squilibrio delle forze parlamentari sul provvedimento e sarebbe il caso che, a tutela delle minoranze, ci fosse una valutazione anche di questo, se possibile.

  GIUSEPPE BRESCIA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE BRESCIA. Presidente, ieri, nel mio intervento, facevo riferimento a delle riforme incostituzionali e ad una deriva antidemocratica che ne deriverebbe. Voglio chiarire meglio il mio pensiero, portando ad esempio un paragone tra il sistema elettorale che questi partiti vogliono instaurare e ciò che avviene in un altro Paese del mondo. L'Italicum darebbe, come sappiamo, il 55 per cento dei seggi ad un partito che, per esempio, potrebbe aver conquistato soltanto il 20 o il 15 per cento delle preferenze degli italiani; in Birmania, dall'altra parte del mondo, dove c’è un regime militare da un bel po’ di tempo, dagli anni Cinquanta, questo violento regime militare detiene per sé soltanto il 25 per cento dei seggi. Quindi, portando a confronto questi due sistemi, capiamo qual è la gravissima direzione che stiamo prendendo con queste riforme.

  COSIMO PETRAROLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  COSIMO PETRAROLI. Presidente, intervengo per specificare, per precisare un mio pensiero, perché ieri ho ricordato che, in virtù sempre delle pluricandidature, anche un illustre personaggio, come la Presidente Boldrini, è stata candidata sia nelle Marche sia nei collegi «Sicilia 1» e «Sicilia 2», e ho anche ribadito che magari alle prossime elezioni si sarebbe candidata anche in Tunisia. Però, non volevo dirlo in modo denigratorio. Sono molto convinto che l'abbia fatto per puro spirito solidale, esattamente come la Finocchiaro, che si è candidata a Taranto non per avere la certezza dell'elezione ma per puro spirito solidale verso i bambini di Taranto.

  MICHELE DELL'ORCO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MICHELE DELL'ORCO. Presidente, ieri sono intervenuto – spero di non sbagliarmi – sull'articolo aggiuntivo 1.05, di cui sono anche firmatario, che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, e ho fatto riferimento a delle dichiarazioni Pag. 7del nostro Presidente del Consiglio fatte a Palermo nel 2012, che, a grandi linee, affermava che per contrastare il MoVimento 5 Stelle ci vuole fin da subito un dimagrimento della politica. Almeno questa è stata una mia valutazione personale, non so dire con certezza se Renzi si riferiva al dimezzamento anche delle indennità dei parlamentari. Ieri ho fatto riferimento al fatto che tutte le persone, anche quelle che stanno arrivando adesso, non si sono tolte un euro di stipendio; ho citato un euro perché comunque è l'unità di misura...

  PRESIDENTE. La ringrazio.

  MASSIMILIANO BERNINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO BERNINI. Presidente, anch'io intervengo per una rettifica in merito al mio intervento. Ieri, rivolgendomi all'Aula, chiedevo di votare l'emendamento in quanto lo ritenevo di assoluto buon senso. Tra gli aspetti di buonsenso, le ricordo brevemente, c'era: la riduzione del numero dei deputati, l'eleggibilità da parte dei diciottenni, il fatto che non ci si potesse candidare in più circoscrizioni; e affermavo che questi principi erano largamente condivisi dalla stragrande maggioranza delle forze politiche all'interno di quest'Aula. In questo consiste la mia rettifica: in realtà, questi principi non sono affatto largamente condivisi, il voto contrario all'emendamento lo ha dimostrato. Questi principi sono largamente condivisi dalla stragrande maggioranza dei cittadini ma non dalla maggioranza delle forze politiche all'interno di questo Parlamento.

  VINCENZO CASO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  VINCENZO CASO. Presidente, volevo chiarire un attimo il mio intervento di ieri, in cui ho parlato di questa deriva autoritaria che sta prendendo piede grazie a queste modifiche costituzionali e ho detto che, in realtà, è una cosa che viene già dal passato, una cosa che da tempo sta avvenendo. Volevo chiarire questa mia posizione, in quanto mi riferivo non solo al Porcellum, che, guarda caso, è stato appunto dichiarato incostituzionale e che aveva già tolto la possibilità agli elettori di esprimere il proprio voto per le persone che dovevano ricoprire il ruolo di parlamentari.
  Mi riferivo anche all'atteggiamento che hanno avuto gli ultimi Governi, incluso questo, che è quello appunto di fare della decretazione d'urgenza il faro portante della propria azione e questo non fa nient'altro che svilire il ruolo del Parlamento.

  FEDERICO D'INCÀ. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FEDERICO D'INCÀ. Grazie Presidente, volevo anch'io intervenire sul processo verbale andando a sottolineare forse una parte che non è bene espressa all'interno del testo e riguarda il fatto che i 315 possibili deputati che sarebbero rimasti alla Camera dopo, appunto, quella che era la nostra volontà espressa nell'emendamento sul quale sono intervenuto dava l'importanza delle risorse che si sarebbero generate, che erano praticamente uguali, se non di più, rispetto all'eliminazione del Senato come vuole avvenire in questa riforma incostituzionale.
  Inoltre, ho identificato in questa situazione anche una possibile e strana valutazione sul fatto che due persone che stanno portando avanti queste riforme incostituzionali, cioè Berlusconi e Renzi, sono al di fuori del Parlamento e non parteciperanno all'elezione del Presidente della Repubblica il quale dovrebbe essere, in questo momento, garante di quello che sono queste riforme e la sua non presenza, di un Presidente effettivamente eletto...

  PRESIDENTE. La ringrazio.

  GIUSEPPE L'ABBATE. Chiedo di parlare.

Pag. 8

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE L'ABBATE. Grazie Presidente, ieri nel mio intervento ho parlato di coerenza nel PD ma purtroppo sono un inguaribile ottimista, quindi credo sempre che si possa riuscire ad ottenere qualcosa di buono. In effetti, non avevo pensato al fatto che l'attuale Premier ha colpito alle spalle il suo compagno di partito, ah no, il suo collega di partito – quindi correggo anche «compagno» – con un tweet. Quindi, effettivamente credo che in questo partito antidemocratico non c’è nessuna speranza di avere un briciolo di coerenza.

  FILIPPO GALLINELLA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FILIPPO GALLINELLA. Grazie Presidente, mi è stato chiesto un chiarimento. Io sono intervenuto più volte, ma insomma mi riferisco all'emendamento Dadone 1.116. Volevo ribadire il fatto che in questo emendamento si voleva che il Senato promuovesse la partecipazione dei cittadini per quanto riguarda le politiche dell'Unione europea riferendosi al fatto che si poteva trovare questo spazio appoggiandosi agli spazi previsti nel Regolamento del Senato. Mi è stata criticata questa parte, allora io sono andato a vedere per controllare e, proprio al capo VII, dagli articoli 52 a 63, si parla proprio dei lavori del Senato sui quali si può benissimo organizzare anche un tema che è la partecipazione. Tutto qui, era solo per questo chiarimento.

  MARCO BRUGNEROTTO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MARCO BRUGNEROTTO. Signor Presidente, semplicemente per definire meglio un concetto che ho espresso ieri, come risulta dal resoconto stenografico, a pagina 124. Io ho detto che, secondo me, il concetto di pluricandidatura in diversi seggi e di listini bloccati era sinonimo di paura, di un timore che il PD, che è il partito di maggioranza, potesse avere. In realtà, poi, ripensandoci, non è paura, perché penso che proprio il Partito Democratico non abbia paura, ma ho rigirato completamente il mio pensiero: è coraggio questo, è il coraggio che dimostra il Partito Democratico ad affrontare una riforma costituzionale così importante in queste condizioni, senza un Presidente della Repubblica che possa fare da garante, addomesticato e addestrato da due persone che non fanno parte di questo Parlamento e che sono invece fuori e che comandano a bacchetta ciò che accade qua dentro e con una serie di situazioni...

  PRESIDENTE. Grazie, deputato Brugnerotto.
  Se non vi sono ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
  (È approvato).

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Gioacchino Alfano, Alfreider, Amici, Boccia, Cominelli, Dambruoso, De Girolamo, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Fedriga, Ferranti, Ferrara, Fico, Fioroni, Gregorio Fontana, Fontanelli, Antonio Martino, Palma, Ravetto, Realacci, Scalfarotto, Schullian, Scotto, Sisto, Tabacci, Tofalo, Valeria Valente, Vargiu, Vignaroli, Villecco Calipari, Vitelli e Zolezzi sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
  I deputati in missione sono complessivamente novantanove, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

  Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Pag. 9

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,39).

  PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale: S. 1429 – Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato) (A.C. 2613-A); e degli abbinati progetti di legge costituzionale: D'iniziativa popolare; D'iniziativa popolare; Vignali; Cirielli; Cirielli; Cirielli; Causi; Pisicchio; Pisicchio; Pisicchio; Pisicchio; Giachetti; Scotto; Francesco Sanna; Peluffo ed altri; Lenzi; Lauricella ed altri; Bressa e De Menech; Caparini ed altri; Caparini ed altri; Vaccaro; Laffranco e Bianconi; Palmizio; Palmizio; Palmizio; Palmizio; Giancarlo Giorgetti ed altri; Giancarlo Giorgetti ed altri; La Russa ed altri; Abrignani ed altri; Toninelli ed altri; Gianluca Pini; Laffranco e Bianconi; Ginefra ed altri; Giorgia Meloni ed altri; Migliore ed altri; D'iniziativa del Governo; Bonafede e Villarosa; Pierdomenico Martino; Brambilla; Giancarlo Giorgetti ed altri; Cirielli e Giorgia Meloni; Valiante; Quaranta ed altri; Lacquaniti ed altri; Civati ed altri; Bossi; Lauricella e Simoni; Dadone ed altri; Giorgis ed altri; La Russa ed altri; Rubinato ed altri; D'iniziativa del consiglio regionale dell'Emilia-Romagna; Matteo Bragantini ed altri; Civati; Francesco Sanna ed altri (A.C. 8, 14, 21, 32, 33, 34, 148, 177, 178, 179, 180, 243, 247, 284, 329, 355, 357, 379, 398, 399, 466, 568, 579, 580, 581, 582, 757, 758, 839, 861, 939, 1002, 1259, 1273, 1319, 1439, 1543, 1660, 1706, 1748, 1925, 1953, 2051, 2147, 2221, 2227, 2293, 2329, 2338, 2378, 2402, 2423, 2441, 2458, 2462, 2499).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale, già approvato, in prima deliberazione, dal Senato, n. 2613-A: Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione; e degli abbinati progetti di legge costituzionale nn. 8, 14, 21, 32, 33, 34, 148, 177, 178, 179, 180, 243, 247, 284, 329, 355, 357, 379, 398, 399, 466, 568, 579, 580, 581, 582, 757, 758, 839, 861, 939, 1002, 1259, 1273, 1319, 1439, 1543, 1660, 1706, 1748, 1925, 1953, 2051, 2147, 2221, 2227, 2293, 2329, 2338, 2378, 2402, 2423, 2441, 2458, 2462, 2499.
  Ricordo che nella seduta di ieri è stato, da ultimo, respinto l'articolo aggiuntivo Dadone 1.05.

(Ripresa esame articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 1 – A.C. 2613-A)

  PRESIDENTE. Riprendiamo dunque l'esame degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 2613-A).
  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Matteo Bragantini 1.07. C’è qualcuno che intende intervenire per dichiarazione di voto ? Non mi pare. A questo punto, non essendo ancora decorso il termine di preavviso per lo svolgimento di votazioni elettroniche, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 10.

  La seduta, sospesa alle 9,40, è ripresa alle 10.

  PRESIDENTE. Ho già constatato che non c'erano interventi sull'articolo aggiuntivo Matteo Bragantini 1.07, alle pagine 79 e 80 del fascicolo.Pag. 10
  Passiamo dunque ai voti.
  Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Matteo Bragantini 1.07.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Colleghi, velocemente, per favore. Chi non riesce a votare ? Fanucci, Nardi, Famiglietti, Dell'Aringa, Nicoletti, Simone Valente, Lorefice, Santerini, Adornato, Fabbri, Pagano, Lombardi, Bianconi, Rizzetto, Buttiglione, Airaudo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  383   
   Votanti  382   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  192   
    Hanno votato   89    
    Hanno votato no  293.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Manfredi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Civati 1.0200, sul quale vi è un invito al ritiro della Commissione e del Governo e il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Civati. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE CIVATI. Signor Presidente, questo articolo aggiuntivo si ispira alla mia proposta di legge di riforma costituzionale presentata più di un anno fa e mira a riequilibrare la riduzione dei parlamentari, quindi portando contestualmente a una riduzione anche dei rappresentanti del popolo alla Camera dei deputati. Evidentemente per me si tratta di affermare il carattere elettivo anche del Senato. È una questione che è spesso tornata in queste ore all'attenzione dell'Aula, come nel successivo articolo aggiuntivo Civati 1.0201; il numero individuato si riferisce, per intenderci, al numero dei collegi del «Mattarellum», quindi è una proporzione con cui ci sembra di mantenere un equilibrio e una rappresentanza che, altrimenti, vedremmo messa in discussione da questa riforma. Evidentemente si tratta... È un po’ complicato parlare in queste condizioni, ma ci provo lo stesso. Si tratta di una proposta...

  PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di abbassare il tono della voce, per favore.

  GIUSEPPE CIVATI. Si tratta di una proposta che mira a ridurre considerevolmente il numero dei rappresentanti, ma nello stesso tempo a mantenerli come tali, cioè dei veri e propri rappresentanti del popolo e, se posso citare la Costituzione, anche della nazione.

  MATTEO BRAGANTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI. Signor Presidente, chiedo di valutare l'opportunità di fare una sospensione, in quanto alle 10,30 si riuniscono i due padri costituenti di questa riforma e, dunque, se alla fine dobbiamo ratificare le loro decisioni, vorremmo prima conoscere le loro decisioni (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie e Sinistra Ecologia Libertà). Dunque, aspetteremmo che facciano questa riunione al di fuori del Parlamento e ci dicano cosa dobbiamo fare. Pertanto, chiederei una sospensione fino alla fine di questa riunione.

  PRESIDENTE. Collega, chiedo scusa, lei ha formalizzato questa richiesta o lo devo ritenere un intervento ironico ? Mi dovrebbe anche dire fino a che ora e quali sono i termini.

  MATTEO BRAGANTINI. Fino alla fine della riunione.

Pag. 11

  PRESIDENTE. Come ben sa, non posso sapere quando finirà questa riunione e, in ogni caso, siccome non ci sono termini precisi, direi di andare avanti.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Sull'articolo aggiuntivo ?

  ARCANGELO SANNICANDRO. No, Presidente, sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, noi formalmente chiediamo che si vada al pomeriggio e che qualcuno, soprattutto il Presidente Renzi, venga in quest'Aula e ci dica che cosa hanno deciso (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie). È indegno che noi dobbiamo stare qui a far finta di deliberare quando potrebbe accadere che dall'incontro venga fuori una decisione, per esempio, contraria, per assurdo. È chiaro ? E noi stiamo facendo i balocchi e non mi sembra dignitoso. Tutti i giornalisti stanno davanti all'ingresso di palazzo Chigi ad aspettare che questo incontro si faccia. Allora, il buonsenso vuole, visto che siamo eterodiretti, e non lo possiamo negare, che è inutile che ci prendiamo in giro; rispettiamo almeno il ruolo di burattini (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie).

  MARIO MARAZZITI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MARIO MARAZZITI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che non vedo alcun motivo di non lavorare come siamo impegnati a dover fare dal senso civile (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Per favore, colleghi.

  MARIO MARAZZITI. Penso che questo Parlamento sostenga sempre, come è giusto, la centralità del Parlamento. Ritengo siano due partite connesse, ma diverse; noi dobbiamo fare le riforme.

  PRESIDENTE. Siccome mi è stata formalizzata una richiesta e per Regolamento bisogna concedere la parola ad un oratore a favore e ad uno contro, sulla richiesta formalizzata dal deputato Sannicandro chi intende parlare a favore ? Prego, deputato Guidesi.

  GUIDO GUIDESI. Grazie Presidente, a me, a differenza del collega Marazziti, sembra una richiesta assolutamente legittima. Questa riforma, collega, è stata scritta da un'altra parte, non dal Parlamento e siccome coloro i quali l'hanno scritta, stamattina pare che si ritrovino, credo che sia giusto aspettare l'esito, abituati come siamo ad aspettare l'esito di questi incontri, e vedere se cambia qualcosa, se c’è qualche indicazione. Noi voteremo a favore (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. C’è qualcuno che chiede di parlare contro ?

  ROCCO BUTTIGLIONE. Chiedo di parlare contro.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Grazie Signor Presidente, la proposta è chiaramente provocatoria (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi per favore !

  ROCCO BUTTIGLIONE. ... e cerca di dare per acquisita una cosa che è una leggenda metropolitana (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). La sede della decisione...

  PRESIDENTE. Scusi, collega Buttiglione, scusi se la interrompo. Scusatemi Pag. 12colleghi, non è assolutamente tollerabile. Facciamo parlare il collega Buttiglione, poi, dopo, potremo votare.

  ROCCO BUTTIGLIONE. La sede della decisione è il Parlamento. In tutti i Parlamenti del mondo e anche in Italia, fin dagli inizi della storia parlamentare italiana, anzi prima ancora degli inizi della storia parlamentare italiana, nella storia del Parlamento del Regno di Sardegna, le decisioni prese in Aula sono state preparate da incontri, da contatti, da messaggi, che avvenivano in Aula e fuori dell'Aula, sui giornali, nelle campagne di stampa e negli incontri tra i politici responsabili. Il criminalizzare il fatto che alcuni incontri di questo tipo avvengano mi sembra indebito. Il Parlamento, alla fine, prenderà atto del risultato di questo incontri, confermandolo con il suo voto, o cari colleghi, avendo il coraggio in Aula, di non confermarlo con il proprio voto e di prendere altre determinazioni. Questa è la logica che regola il funzionamento di un'istituzione parlamentare i cui membri hanno rispetto delle istituzioni che rappresentano e anche di se stessi.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di sospensione dei lavori fino alle ore 15.
  Folino, Catania, Dell'Aringa, Fanucci, Brunetta, Patriarca, Sorial, Ferranti, Placido, Cuperlo...

  (È respinta).

  La Camera respinge per 197 voti di differenza.

  ROBERTA LOMBARDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROBERTA LOMBARDI. Presidente, apprendiamo da notizie di stampa che questa notte c’è stata una esplosione di una palazzina a Roma e si segue la pista dolosa, in proposito legata all'emergenza abitativa. Nel biglietto che è stato rinvenuto si parla della disperazione di una persona che non può più godere della casa e che quindi per ritorsione avrebbe provocato l'esplosione. Anche vista l'audizione di ieri relativamente al provvedimento «milleproroghe» del prefetto di Roma, Pecoraro, che ha rappresentato a tutte le Commissioni riunite la drammatica situazione dell'emergenza abitativa, soprattutto nelle grandi città, Roma in primis (forse è stato triste profeta in patria, visto quello che è successo questa notte), chiediamo alla Presidenza di chiamare il Ministro Alfano per un'informativa urgente relativamente alla situazione dell'emergenza abitativa nel nostro Paese. La prego di farsi latore della presente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

  PRESIDENTE. La sua richiesta sarà trasmessa al Ministro Alfano.
  Adesso direi di andare avanti con gli interventi sul merito dell'articolo aggiuntivo Civati 1.0200. Non mi sembra che ci siano.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione...
  Revoco l'indizione della votazione.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Grazie Presidente, intervengo per dire che non solo siamo d'accordo con questa proposta emendativa del collega Civati, ma vorremmo consigliare ai parlamentari la lettura, oggi, sul Il Sole 24 ore, di un articolo di Roberto D'Alimonte, che illustra il meccanismo dei candidati bloccati, il modo in cui si calcoleranno praticamente i deputati bloccati e quelli invece eletti con le preferenze. Lui simula varie situazioni, in particolare 3: nella prima ipotesi, quella più favorevole alla sovranità popolare, c’è un 61 per cento dei deputati eletti in modo bloccato ed il 39 in modo libero; poi c’è un'altra ipotesi, ancora peggiore, del 70 per cento e del 30 per cento e lui invece si augura, attraverso i meccanismi delle opzioni dei Pag. 13capilista, un 50 per cento ed un 50 per cento.
  In ogni caso emerge che il nuovo Parlamento si ipotizza che non sarà più eletto sulla base di un voto libero, segreto ed uguale per tutti i cittadini e quindi la sovranità popolare è messa fortemente in discussione, in un principio costituzionale su cui l'alta Corte si è già pronunciata a proposito del Porcellum.
  Quindi io mi auguro che ci sia una riflessione seria sul valore di questa proposta emendativa del collega Civati.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Sì, per rispondere al collega Buttiglione che nel regno di Sardegna le cose non andavano proprio come lui dice, perché nel regno di Sardegna i senatori erano nominati dal re ed il Presidente del Senato ed il vicepresidente del Senato erano anch'essi nominati da re, quindi il Senato era eterodiretto.
  Sotto il fascismo, con la legge del 24 dicembre del 1925, quando si definirono i poteri di quello che divenne da Presidente del Consiglio Capo del Governo, era stabilito che nessun ordine del giorno poteva essere posto in discussione nelle due Camere, se non ci fosse stata – dice la legge – l'adesione del Capo del Governo.
  Noi siamo in una situazione analoga.
  Noi non stiamo contestando che ci debba essere un'interlocuzione tra i partiti politici ed i gruppi parlamentari. Noi siamo governati da un patto segreto, lo voglio dire a qualcuno che si atteggia da Alice nel paese delle meraviglie. Quindi è il patto segreto che noi non tolleriamo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) !

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Civati 1.0200, con parere contrario di Commissione e Governo e favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Folino, Carrozza, Capua, Tidei, Malisani, Manzi, Sereni, Bruno Bossio, Capezzone, Matarrelli, Rubinato, Manfredi ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  406   
   Votanti  403   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  202   
    Hanno votato   98    
    Hanno votato no  305.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Airaudo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Cozzolino 1.010.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cozzolino. Ne ha facoltà.

  EMANUELE COZZOLINO. Signor Presidente e colleghi, visto che questa riforma costituzionale...

  PRESIDENTE. Mi scusi: collega Bianconi, per favore, se può abbassare un po’ la voce, grazie. Siccome la sento anch'io, credo che i suoi colleghi la sentano ugualmente se abbassa un po’ la voce. Prego, deputato Cozzolino.

  EMANUELE COZZOLINO. Riprendo: visto che questa riforma costituzionale, almeno a parole, elimina l'attuale sistema di bicameralismo paritario ed elimina politicamente, elettivamente e legislativamente il Senato, ma allo stesso tempo lo lascia vivo e vegeto per quanto riguarda struttura, apparati e relativi costi, con questo emendamento proponiamo una riduzione cospicua del numero dei deputati di cui si compone la Camera.Pag. 14
  Essendo la Costituzione la legge delle leggi, la legge fondamentale, quando si pone mano alla sua revisione, se non è sbagliato, è quanto meno un approccio minimalista ragionare esclusivamente in una logica di un taglio dei costi, come si fa invece normalmente quando ci si occupa di legge ordinaria. Per quanto riguarda però la nostra architettura costituzionale, che ancora oggi prevede un esercito di quasi mille parlamentari, è innegabile che la cattiva volontà dimostrata dalla politica, in tutti questi anni, per intervenire seriamente per ridurre, in altri settori, quello che, a torto, si definisce il costo della democrazia, ma che in realtà è un costo della politica, ad iniziare dall'emolumento complessivo percepito dai parlamentari, ha fatto in modo che il numero stesso dei componenti delle Camere divenisse un obiettivo di riforma. Questo lo dicono i fatti degli ultimi anni e le varie bozze di riforma che via via sono state elaborate, senza mai vedere la luce. Se poi vogliamo essere precisi, chi, in maniera propagandistica, ha giocato la carta della riduzione dei costi della politica, al fine di legittimare questa riforma costituzionale, è stato proprio il Governo, ed in particolare Matteo Renzi, dando un po’ di numeri al lotto sul presunto risparmio che la riforma del Senato avrebbe prodotto.
  A fronte di ciò, e nel metter mano ad una riforma della Costituzione, riteniamo che non si possa prescindere anche da una revisione dell'attuale numero dei componenti di questa Camera, passando da 630 a quota 470, come dicevo ieri, il numero dei presenti, più o meno, ad ogni seduta. Una modifica che non proponiamo soltanto nell'ottica di una riduzione dei costi, ma anche con un occhio a quella che è la media dei presenti registrata durante le votazioni che svolgiamo ordinariamente, dove costituisce un caso estremamente eccezionale quando in Aula si arriva alla presenza di almeno 500 deputati.
  Quello che a nostro avviso conta, e che anche per questo riguarda il Senato, e vale la pena tutelare, sono le funzioni riconosciute dalla Costituzione alle Camere, e non il numero, oggi sicuramente pletorico, dei suoi componenti. È per questo che riteniamo che, per quanto concerne lo svuotamento delle funzioni operato da parte di questa riforma nei confronti del Senato, anche i 100 senatori previsti sono troppi. Così riteniamo e con questo emendamento proponiamo, che il numero dei deputati possa essere reso più agibile senza intaccare in alcun modo le funzioni politiche, legislative e democratiche che la Camera dei deputati sarà chiamata a svolgere.
  Quindi, non parliamo semplicemente del risparmio, ma di un riequilibrio tra le due Camere in modo che non ci sia una predominanza della Camera dei deputati, che, associata alla legge elettorale che Berlusconi e Renzi stanno discutendo qui accanto, non possa portare a una predominanza della maggioranza e quindi svuotare la funzione del Parlamento e quindi l'incisività dei parlamentari che si adeguano alla maggioranza e ai voleri del Governo.

  PRESIDENTE. Grazie Cozzolino. Ha chiesto di parlare il collega Bordo Franco, prego, ne ha facoltà.

  FRANCO BORDO. Si grazie Presidente, sull'ordine dei lavori. Il Gruppo Sinistra Ecologia Libertà, associandosi alla richiesta fatta dalla collega Lombardi, per l'informativa del Ministro Alfano sull'emergenza abitativa, chiede alla Presidenza che il Ministro possa riferire anche in merito ai gravissimi fatti accaduti domenica sera nella città di Cremona, dove una furiosa violenza politica a mano di un gruppo fascista, rifacentesi alla sede locale di Casa Pound, sostenuto probabilmente anche da gruppi esterni, ha proceduto ad un'aggressione fisica nei confronti di appartenenti ad un gruppo sociale autorizzato dal Comune di Cremona. Vittima oggi di questa aggressione, purtroppo in condizioni gravissime, pare che stia versando in condizioni di fine di vita, un appartenente dei centri sociali, che è stato sprangato alla testa. Noi pensiamo che sia un fatto gravissimo, che non si ripeteva da anni nel Pag. 15nostro Paese, la città è sconvolta, c’è un clima forte di tensione ed è annunciato un corteo di protesta antifascista per sabato.
  Noi chiediamo che, anche su questi episodi, su questi fatti, il Ministro riferisca all'Aula della Camera dei deputati. Grazie.

  PRESIDENTE. Senz'altro la richiesta sarà trasmessa al Ministro dell'interno.

  STEFANO ALLASIA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Collega Allasia, interviene sullo stesso tema, quindi ?

  STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, sì, intervengo sullo stesso tema. Questa notte, per l'ennesima volta purtroppo, i centri sociali, autorizzati dal sindaco Fassino, sostenuto da SEL e PD, hanno perpetrato danneggiamenti, in questo caso molto violenti, contro la sede della Lega Nord di Torino. Un atto veramente spiacevole al quale, purtroppo, nella nostra città siamo quasi abituati. Alla violenza non bisognerebbe mai abituarsi, ma bisognerebbe contrastarla. Spero che tutti prendano le distanze, dal sindaco Fassino in avanti. E chiedo l'intervento del Ministro dell'interno Alfano, che venga a relazionare su questi episodi, come tanti altri che sono avvenuti in questi ultimi mesi contro esponenti della Lega, contro militanti ai banchetti e contro le sedi che abbiamo sul nostro territorio.
  Chiedo, perciò, come è successo altre volte, che venga il Ministro dell'interno a relazionare sugli eventi e sugli episodi. Infatti, il terrorismo non è solo quello dei grandi eventi, ma lo notiamo anche nelle nostre città in questi piccoli episodi che vengono costantemente commessi – infatti sono già stati individuati – da esponenti dei centri sociali, da esponenti, cioè, di certo non facenti parte del centrodestra o della Lega, ma con idee molto differenti dalle nostre (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Grazie, colleghi. In ogni caso, adesso direi di andare avanti, anche perché di interventi sull'ordine dei lavori ne ho concesso uno per ogni gruppo che me l'ha richiesto. Adesso io andrei avanti. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Cozzolino 1.010, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  Carloni, Marti, Gribaudo...
  (Segue la votazione).

  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  421   
   Votanti  420   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  211   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  319.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Civati 1.0201, sul quale...

  ARCANGELO SANNICANDRO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Articolo ?

  ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, articoli 8 e 24.

  PRESIDENTE. Grazie. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Allora, alle ore 10,11 di questa mattina mi è stato fornito il riparto dei tempi. Vedo, nel totale, che, a differenza di ieri, alla maggioranza è attribuita una giornata, due ore e 50 minuti e all'opposizione una giornata, tre ore e 54 minuti. È giusto ? Ci troviamo ?

  PRESIDENTE. Stiamo verificando. È giusto.

Pag. 16

  ARCANGELO SANNICANDRO. Ora, lei ben ricorderà, comunque ricorderete, che ieri sera io sostenevo che il riparto era diverso e, in effetti, mi era stato fornito un riparto diverso e Giachetti mi aveva già ripreso dicendo che non era neanche quello il riparto giusto. Era un giorno, 17 ore, eccetera, eccetera. Ecco, caro Giachetti, non ci troviamo più neanche con quello...

  PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza di turno, non al Presidente tra gli scranni.

  ARCANGELO SANNICANDRO. No, io devo parlare rivolto alla Presidenza, ma non è che non posso interloquire...

  PRESIDENTE. Va bene, questa è un'interpretazione, andiamo avanti.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Va bene, lasciamo stare, anche questo va discusso in un'altra occasione. Dicevo, quindi, che è smentito Giachetti ed è smentito Sannicandro. Io ritengo, però, ancora una volta di insistere, perché ? Maggioranza: un giorno, due ore, come abbiamo già detto; opposizione: un giorno e tre ore. Poi c’è il gruppo Misto, che sta messo a parte: tre ore e 45 minuti. Giusto ? Ora, questa distinzione a proposito della ripartizione dei tempi tra maggioranza e opposizione non è prevista. Mi spiego, visto che il dottor Lasorella sta prendendo l'articolo 24 del Regolamento. L'articolo 24, prima ripartisce i tempi, poi, alla fine, conclude dicendo che per l'esame dei disegni di legge d'iniziativa del Governo, la Conferenza dei presidenti di gruppo riserva ai gruppi appartenenti alle opposizioni una quota del tempo disponibile più ampia di quella attribuita ai gruppi della maggioranza.
  È chiaro: la parte iniziale dell'articolo 24, cioè, parla del riparto generale dei tempi. Poi però, per quanto riguarda la specificità della discussione dei tempi attribuibili in caso di discussione di un progetto di legge di iniziativa governativa, come in questo caso, la minoranza deve avere più tempo della maggioranza e il gruppo Misto non c'entra. Altrimenti ci sarebbe l'espediente per il gruppo Misto che fa parte della maggioranza di avere tre ore e mezzo in più. Alla fine i conti risultano sfalsati.
  Ora vi prego di prendere in considerazione con calma questa discussione perché ripeto – non mi dite: «la prassi» – voi mi dovete citare il caso specifico e non dire: «la prassi», tanto per cominciare. E sorvoliamo per il momento su quella semplicistica conclusione del dibattito sulla posizione di Forza Italia come forza di maggioranza o forza di opposizione: quel problema l'abbiamo accantonato ieri con molta superficialità, ma credo che dovremmo riprenderlo. Ma almeno questo: pur considerando Forza Italia una forza di opposizione, credo che i conti non tornino.
  Inoltre, c’è un'altra cosa da dire: ammesso e non concesso che il gruppo Misto faccia parte del limbo, né dell'inferno né del paradiso, ammesso e non concesso questo, ma vi pare normale che per discutere la controriforma della Costituzione, la scrittura di un'altra Costituzione, alle opposizioni è data soltanto un'ora in più della maggioranza ? Ma stiamo veramente a scherzare ! Tra l'altro in una situazione in cui la maggioranza è composta da un numero di deputati abnorme rispetto al risultato elettorale, e allora, la legge va applicata cum grano salis. Questo è il punto. Io mi ribello al fatto che l'opposizione abbia una sola ora secondo questo riparto perché poi chi decide una sola ora in più, Presidente ? L'ha deciso lei ? Scusate, chi decide una sola ora in più ?

  PRESIDENTE. Deve concludere.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Ho concluso. Tuttavia gradirei, data la delicatezza dell'argomento, se non è in grado oggi, anche più tardi sarebbe opportuno, tuttavia...

  PRESIDENTE. Deputato Sannicandro, le rispondo. L'articolo in questione, che in questo caso sarebbe l'articolo 24, nel passaggio Pag. 17del comma 7, che riguarda il gruppo Misto e la ripartizione dei tempi, è interpretato dalla Presidenza come conseguenza, come vede, alla ripartizione dei tempi. Ieri c'era stato un errore, cioè il gruppo Misto era stato considerato nei tempi della maggioranza. La ripartizione dei tempi non la decido io, ma viene decisa dalla Presidenza ed io, in questo caso, sono esclusivamente un Vicepresidente di turno. Detto questo, è chiaro che se si vuole fare un'interpretazione differente da quella che attualmente fanno gli uffici e, quindi, la Presidenza della Camera, ovviamente si può pensare anche alla Giunta per il Regolamento. Tuttavia, in questo momento poiché l'articolo 24 esclude, scomputa i tempi del gruppo Misto, nell'interpretazione degli uffici, i tempi così come indicati – ieri c'era stata la stessa discussione con il deputato Fedriga – sono corretti e c'era un errore, invece, in precedenza.
  Detto questo, se lei ha bisogno di altri chiarimenti può sicuramente interpellare la Presidente che ha stilato in questo caso la ripartizione dei tempi. Direi di andare avanti perché ho già concesso un intervento sul Regolamento.

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, credo che la questione nuovamente posta dal collega Sannicandro necessiti una presa di posizione almeno della Presidenza di trasferire una richiesta alla Giunta per il Regolamento, perché, ahimè, anche secondo noi nel gruppo Misto ci sono delle compagini che da sempre nelle dichiarazioni di voto di fiducia danno il loro voto favorevole al Governo. Questa situazione deve far riflettere e soprattutto deve essere affrontata all'interno della Giunta per il Regolamento, perché, ahimè, mi corregga se sbaglio ma mi sembra di aver capito dalla discussione di ieri che il gruppo Misto esuli da questo tipo di ripartizione maggioranza-minoranza.
  Il problema è che, in realtà, sono chiaramente espressione della maggioranza quando gli stessi deputati del gruppo Misto hanno già espresso dei voti di fiducia governativi in maniera netta e chiara. Visto che la distinzione fra maggioranza e minoranza la Presidente ieri ci ha detto viene fatta sul voto di fiducia, a noi piacerebbe che il medesimo criterio venga applicato anche al gruppo Misto e che, di conseguenza, la ripartizione dei tempi dei gruppi di maggioranza e minoranza venga fatta sulla base dello stesso criterio, perché non può valere per la maggioranza, e per il gruppo Misto valere una regola diversa. Noi chiediamo che questo fatto venga portato alla Giunta per il Regolamento perché, secondo noi, prima o poi, bisogna dipanare questo problema (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Trasmetterò la sua richiesta alla Presidenza. Mi permetto solo di dire che il Regolamento considera il gruppo Misto non di questa legislatura, ma il gruppo Misto come concezione di «misto» e, quindi, per sua natura, variegato, al di là delle situazioni di fatto in un momento della legislatura.
  Detto questo, l'onorevole Zaratti aveva chiesto di intervenire per un richiamo al Regolamento, ma è già intervenuta la sua forza politica sul Regolamento: ho concesso un intervento sul Regolamento per gruppo. Quindi, direi di andare avanti, anche perché io ho trasmesso la richiesta di Crippa alla Presidente: ovviamente, se ci dovesse essere una convocazione della Giunta per il Regolamento sospenderemo la seduta.
  Eravamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Civati 1.0201.
  Passiamo, dunque, ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Civati 1.0201, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

Pag. 18

  Donati, Marti, Gutgeld. Chi altro non ha votato ?
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  429   
   Votanti  426   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  214   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  325.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Nuti 1.016.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fraccaro. Ne ha facoltà.

  RICCARDO FRACCARO. Signor Presidente, l'articolo aggiuntivo a prima firma Nuti si propone di sostituire l'articolo 56, modificando il numero dei deputati, il requisito dell'elettorato passivo ed eliminando la circoscrizione elettorale Estero, mentre le altre disposizioni sono fatte salve. Nello specifico, il numero dei deputati viene ridotto da complessivi 630 a 500; l'età minima per essere eletti viene ridotta da 25 a 18, mentre la circoscrizione elettorale Estero viene soppressa.
  La riduzione del numero dei deputati è da sempre oggetto di attenzione da parte di tutte le forze politiche, sia nella presente che nelle passate legislature, almeno a parole. Ciò è confermato dal fatto che molte delle proposte di legge costituzionale abbinate prevedono, appunto, riduzione del numero dei deputati, anche se non tutte nei medesimi termini, incluse le proposte provenienti dai rappresentanti del Governo.
  La riduzione contenuta in questo articolo aggiuntivo, ancorché rappresentante una consistente riduzione, non è tra le più radicali e, per questo, si presenta come un ragionato punto di incontro tra le varie proposte di legge abbinate. Lo spropositato numero dei deputati risalta ancor di più se comparato con il numero dei membri delle Camere base delle principali democrazie europee: in Francia, i membri dell'Assemblea nazionale sono 577; in Spagna, i membri del Congresso de los diputados sono 350; in Polonia, la Camera bassa è composta da 460 deputati.
  L'unico Stato che più si avvicina al nostro per numero di deputati è la Germania, il cui Bundestag è composto attualmente da 631 membri, in rappresentanza, però, di oltre 80 milioni di cittadini. Senza contare che la Camera alta tedesca, il Bundesrat, a differenza del nostro Senato, si compone di 70 rappresentanti, meno di 70.
  Per quanto concerne la riduzione dell'età minima per essere eleggibili alla Camera, si nota come questo progetto di riforma costituzionale si limita, tra l'altro in maniera indiretta, ad intervenire sull'elettorato attivo e passivo del Senato, portandolo a 18 anni, in quanto risulta coincidere con i requisiti vigenti per i rappresentanti degli enti locali e delle regioni che andranno a comporre, secondo il vostro e il loro disegno, il nuovo Senato. Nulla viene, invece, previsto per l'elettorato attivo e passivo della Camera dei deputati. Con questo emendamento si vuole, invece, ridurre l'età per essere eleggibile a 18 anni, facendo dunque coincidere elettorato passivo ed attivo in linea con altre proposte abbinate, anche provenienti dalla maggioranza. Ricordo la proposta di legge costituzionale atto Camera n. 2227, Civati ed altri, e la proposta di legge costituzionale atto Camera n. 1925, Giorgetti ed altri, che abbassano il requisito dell'età per l'elettorato passivo a 21 anni, similmente con quanto proposto da tutte le forze parlamentari nel corso della scorsa legislatura, quando il Governo di allora approvò un disegno di legge, abbinato a numerose proposte di legge di iniziativa di esponenti dell'attuale maggioranza di Governo.
  Infine, viene eliminata la circoscrizione elettorale Estero. Anche in questo caso le distorsioni democratiche che interessano il funzionamento della circoscrizione elettorale Estero sono sotto gli occhi di tutti. In particolare noto come gruppi di pressione senza alcuna proposta politica riescano ad ottenere un numero sufficiente di voti tra Pag. 19le bassissime percentuali di votanti che contraddistinguono l'affluenza elettorale in queste circoscrizioni, all'interno delle comunità italiane all'estero.

  PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

  RICCARDO FRACCARO. In altre parole, e concludo signor Presidente, si è trasformata da una circoscrizione espressione di tutti quegli italiani che da anni si sono trasferiti in altri Paesi, complice anche la crisi che da tempo ci interessa, a un mezzo tramite il quale associazioni e lobby riescono ad entrare facilmente in Parlamento. Non è ovviamente il caso di tutti, oggi, i rappresentanti in quest'Aula eletti in circoscrizione estero, ma è un tema che va affrontato proprio per le distorsioni democratiche che abbiamo appena denunciato.

  CELESTE COSTANTINO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  CELESTE COSTANTINO. Grazie Presidente, intervengo per farle una richiesta di voto per parti separate di questo articolo aggiuntivo, perché noi siamo favorevoli alla prima parte dell'articolo aggiuntivo, ma non siamo d'accordo, invece, proprio sull'ultima parte che illustrava l'onorevole Fraccaro, cioè sulla soppressione della circoscrizione elettorale Estero. Quindi, chiediamo che venga fatto un voto per parti separate...

  PRESIDENTE. Collega, quale sarebbe la prima parte per lei ?

  CELESTE COSTANTINO. La prima parte va da: «Art. 56 – La Camera (...)» fino a: «(...) alti resti». E poi chiediamo, invece, che venga votata a parte la soppressione, l'abrogazione del terzo comma all'articolo 48 della Costituzione.

  PRESIDENTE. Chiedo scusa, collega, mi dicevano dagli uffici, visto che c'erano altri Presidenti durante le altre votazioni, che queste due parti noi le abbiamo intese collegate, perché la ripartizione delle circoscrizioni estero è collegata al numero dei deputati, che è di 500. Quindi, non sarebbero divisibili queste due parti, proprio per le precedenti votazioni simili che abbiamo fatto. Quindi, non è possibile quello che lei richiede, secondo anche la prassi di queste votazioni.
  Il riferimento a «cinquecento» appare sia in quella che lei considera la prima parte che nella seconda.

  CELESTE COSTANTINO. Allora, a questo punto, potremmo separare almeno la parte che comprende le parole: «La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto». Questo è stato già fatto su altre proposte emendative.

  PRESIDENTE. Mi dicono che, siccome la prima parte l'abbiamo già votata, se votassimo la seconda parte, sarebbe preclusa la prima.

  CELESTE COSTANTINO. Ho capito.

  PRESIDENTE. Se non vi sono altri interventi, passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Nuti 1.016, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gregori, Greco, Fregolent, Roberta Agostini, Rizzetto, Fratoianni, Fantinati, Romano.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  431   
   Votanti  430   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  216   
    Hanno votato  100    
    Hanno votato no  330.    

Pag. 20

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'articolo aggiuntivo Colletti 1.0208.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Colletti. Ne ha facoltà.

  ANDREA COLLETTI. Presidente, in molte Costituzioni è presente un principio cardine, che poi va svolto nella conseguente legge elettorale. Proprio alla luce di ciò, abbiamo proposto questo articolo aggiuntivo, con cui andiamo a stabilire un futuro principio costituzionale per coloro che purtroppo adesso stanno votando la legge elettorale in Senato. Questo principio costituzionale è il sistema proporzionale, ovvero la proporzionalità, che è il vero principio collegato alla rappresentanza, ovvero alla rappresentanza popolare.
  Abbiamo visto, anche con la legge soprannominata «Porcellum», poi dichiarata incostituzionale con una sentenza abbastanza interlocutoria, per alcune parti, dalla Corte costituzionale, che uno dei principi della cosiddetta incostituzionalità era proprio la differenza che si poneva tra il voto dei cittadini e il risultato in seggi che concedeva la legge elettorale. Questo perché una legge di tipo maggioritario, ovvero quel tipo di legge elettorale che i contraenti del patto segreto del Nazareno vogliono fare, appare di più e nuovamente incostituzionale, ovvero va a rompere quel patto di rappresentanza che dovrebbe collegare gli elettori cittadini ai deputati e ai senatori.
  Noi vogliamo riannodare i fili di questo patto di rappresentanza, anche perché dobbiamo, con il sistema proporzionale, riannodare i fili della democrazia rappresentativa, che è stata violata dalla legge approvata dal centrodestra e che sta per essere violata dalla legge approvata dal centrodestra o centrosinistra, fate voi, come volete soprannominare questo Governo.
  Un altro punto è rappresentato dalle circoscrizioni elettorali plurinominali.
  Questo perché, facendo circoscrizioni elettorali troppo piccole, in realtà si prevede un discrimine tra coloro che possono entrare in un futuro Parlamento e coloro che non possono entrarvi in base all'ampiezza delle circoscrizioni elettorali. Questo perché, ad esempio, una circoscrizione elettorale con quattro seggi prevederebbe una soglia di sbarramento implicita più o meno al 15 per cento, in base a come vanno le elezioni, ma potrebbe essere anche superiore.
  Una soglia invece ancora più bassa di seggi, ovvero quasi due seggi, prevederebbe una soglia implicita quasi al 30 per cento. Ciò significa non dare rappresentanza, non ai piccoli partiti, perché appare ovvio che un partito o movimento del 10 per cento non può essere definito assolutamente un piccolo partito, ma significa non dare più rappresentanza al corpo elettorale e per ciò stesso aumentare ancora di più il paventato astensionismo, la lontananza tra politica e cittadino.
  Ebbene, questo semplice articolo aggiuntivo tende a riavvicinare la politica ai cittadini ed è proprio per questo che chiediamo il voto dell'Assemblea.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Con questo articolo aggiuntivo si cerca di costituzionalizzare un principio elettorale. Ora è ben noto che lo stesso principio si pensò di introdurlo nella Costituzione, ma poi per pochi voti non passò. Però, adesso diventa attuale la questione, perché ? Perché non stiamo parlando di bicameralismo, né stiamo strutturando la Costituzione in maniera armonica e proporzionata con l'equilibrio dei poteri.
  Ciò premesso, è evidente che, essendo di fronte ad un futuro monocameralismo di fatto – mi riferisco alla distribuzione del potere –, l'unico sistema elettorale che non stravolga in profondità la natura democratica del nostro assetto costituzionale è il sistema proporzionale.
  Per cui, pur consapevole del fatto che introdurre il principio della legge elettorale nella Costituzione è una formulazione Pag. 21abbastanza rigida, nel caso di specie, ritenendo che politicamente parlando si vada verso un monocameralismo, ancorché giuridicamente sia un bicameralismo, ritengo che si debba votare a favore per introdurre questo principio.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Toninelli. Ne ha facoltà.

  DANILO TONINELLI. Grazie, Presidente, intervengo per sottolineare, nel minuto che ho a disposizione, l'importanza di questo articolo aggiuntivo.
  Inserire in Costituzione il sistema proporzionale come cardine della legge elettorale, in un momento in cui questa riforma va a porre fine al bicameralismo e, quindi, crea una unica Camera che dà la fiducia politica, è di fondamentale importanza per la tenuta dell'ossatura democratica delle istituzioni che il sistema elettorale poggi su base proporzionale. Questo avviene evidentemente in Germania, dove c’è un'unica Camera che dà la fiducia al Governo e dove la legge elettorale è totalmente proporzionale. Un'unica Camera evidentemente può avere una rappresentazione in Parlamento data da un sistema proporzionale non certamente maggioritario, la cui conseguenza porterebbe, come abbiamo già detto, ad una dittatura della maggioranza.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zaccagnini. Ne ha facoltà.

  ADRIANO ZACCAGNINI. Presidente, la questione io credo valga anche per il Senato di cui stiamo affrontando le fasi finali emendative e, in particolare, c’è uno spezzettarsi in categorie di interessi nella riduzione dei componenti e portavoce di istanze disparate difficilmente componibili in un disegno unitario, contraddicendo lo stesso titolo «Senato delle autonomie», che si vuole attribuire. Chi dà infatti voce e chi compone in sistema unitario il discorso delle autonomie ? Senza questo elemento, diventa un luogo di negoziazione e di rivendicazione e non si comprende perché non si intervenga in maniera più seria senza costituzionalizzazione sulla Conferenza Stato-regioni.
  Non è forse meglio un Senato eletto direttamente dai cittadini e con una differenziazione funzionale costituzionalmente determinata, ovvero un Senato eletto con il proporzionale – e qui mi inserisco nel dibattito – e con funzioni specifiche veramente differenti ? Avremmo un recupero della capacità rappresentativa come fondamento del sistema, con un'integrazione dei cittadini e la garanzia del pluralismo: un'alternativa sicuramente migliore a quella di ora.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Franco Bruno. Ne ha facoltà.

  FRANCO BRUNO. Signor Presidente, intervengo per dire che si può benissimo pensare che ci sia un sistema elettorale che distribuisca i seggi in maniera proporzionale, bastano due candidati a collegio che le circoscrizioni elettorali diventano plurinominali, cioè il sistema maggioritario è tale per cui chi prende un voto in più viene eletto e l'altro non prende niente. Purtroppo, i sistemi elettorali che stiamo discutendo in questo periodo non sono così, ma sono sistemi elettorali in base ai quali i voti raccolti circoscrizione per circoscrizione, sommandosi sul collegio unico nazionale, fanno quorum.
  Altra cosa è il discorso di premio di maggioranza o quello che riguarda le soglie di sbarramento, ma io non voterò a favore di questo articolo aggiuntivo e, pur ammesso che passasse una proposta emendativa del genere, vi faccio osservare che la legge elettorale che sta discutendo il Senato in queste ore non è che non ha all'interno un profilo proporzionale o non ha le circoscrizioni elettorali plurinominali, non è così. Quindi, è sbagliato in sé questo articolo aggiuntivo.

  PRESIDENTE. Avverto che l'articolo aggiuntivo Lattuca 1.01 è stato ritirato dal Pag. 22presentatore prima dell'inizio della seduta; avevo omesso io di annunciarlo, saltando un pezzo dello speech.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Colletti 1.0208, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Gregori, Tidei, Rizzo, Milanato, Sandra Savino, Bolognesi, Saltamartini...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  429   
   Maggioranza  215   
    Hanno votato  101    
    Hanno votato no  328.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Matteo Bragantini 1.08.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Signor Presidente, è un articolo aggiuntivo in linea con altri che abbiamo appena discusso e che tende ovviamente anche in questo caso alla riduzione del numero dei deputati, anche perché guardi, Presidente, facendo un rapido confronto con le democrazie parlamentari a noi vicine, per esempio la Francia, in cui per 66 milioni di abitanti, quindi più o meno come l'Italia, vi sono 577 deputati presso l'Assemblea nazionale, oppure la Germania, dove nel Bundestag, che è quindi la Camera dei deputati, vi sono 630 rappresentanti, esattamente come in Italia, ma con una differenza sostanziale, cioè che in Germana gli abitanti superano di 20 milioni quelli in Italia, quindi vi sono più di 80 milioni rispetto ai 60 milioni qua in Italia, pare evidente come l'individuazione di 630 rappresentanti per la Camera dei deputati sia chiaramente sovradimensionata rispetto al numero dei cittadini e degli elettori.
  Facciamo anche un esempio classico, che in questi casi si cita, quello degli Stati Uniti d'America, dove vi sono più di 300 milioni di abitanti e la Camera dei rappresentanti conta 435 membri.
  Tra l'altro, vorrei ricordare, giusto per inciso, che negli Stati Uniti d'America vige un sistema bicamerale perfetto e pure mi sembra che lì le decisioni siano un po’ più rapide. È segno che, magari, il Governo, con il suo progetto di legge, avrebbe dovuto concentrarsi anche sulla forma di Governo e quindi rendere più agile, più svelto e più diretto quello, anziché concentrarsi unicamente sulla forma dedicata alle Camere rappresentative e quindi condannare in qualche modo il principio della rappresentatività a quello della governabilità.
  Comunque, l'articolo aggiuntivo che in questo caso chiediamo, come Lega Nord, di votare punta a una seria, chiara e inequivocabile riduzione del numero dei deputati, passando cioè da 630 a 500. Lo sappiamo tutti – anche chi ha un'esperienza parlamentare limitata come la mia, di poco meno di due anni – che effettivamente 630 deputati è un numero eccessivo. Quello che facciamo in 630 potremmo farlo tranquillamente in 500 e soprattutto, se va in porto – speriamo di no, ovviamente – la riforma costituzionale che è in discussione, visto che il ruolo del deputato sarà sacrificato in nome della governabilità all'altare del Governo, in 630 siamo effettivamente troppi.
  Chiediamo, pertanto, sia al Partito Democratico che a Forza Italia, un atto di coerenza: è inutile tenere 630 persone, elette peraltro con un sistema che – Dio non voglia che il Senato lo approvi – è quello del famoso Italicum; è inutile mantenere tutti questi rappresentanti, quando la Costituzione stabilirà un sottopotenziamento del nostro ruolo rispetto a quello che ha il Governo.
  Quindi, non è soltanto il classico discorso populista, ma è proprio anche un discorso di efficienza del sistema: 500 Pag. 23deputati significano un sistema che è più snello, per cui mi sembra anche che si vada nella direzione di quello che il nostro onnipotente Presidente del Consiglio continua a sventolare ai quattro venti, cioè di rendere più efficiente il sistema. Visto che siamo stati definiti, sempre dall'onnipotente Presidente del Consiglio, come un gruppo di persone da ricevere e che chi non la pensa come lui è sostanzialmente un gufo, un «rosicone» o chissà quale altra figura magari mitologica emergerà alla fine dell'incontro che ci sarà o che è già in corso in questi momenti, direi quindi di chiedere un atto di coerenza: eliminiamo tutti questi gufi e «rosiconi», eliminiamo tutte queste persone che ritengono di essere in quest'Aula perché hanno ricevuto un mandato chiaro dal popolo e magari fingono di voler rappresentare i loro elettori, non teniamone qui 630, ma teniamone qui semplicemente 500.
  In tal modo, ci sarà meno opposizione interna per il Presidente del Consiglio – e concludo, signor Presidente – e ci sarà meno opposizione interna per coloro che stringono i patti all'interno del Nazzareno o all'interno di palazzo Chigi. Saranno tutti più contenti e noi finalmente, magari, o quelli che saranno qui avranno la piena coscienza di quello che sono chiamati a fare, cioè a rispondere: sì, padrone.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, presumo che il tempo impiegato poco fa da me nell'intervento sia stato attribuito al mio gruppo. Io ritengo, invece, che debba essere attribuito a me come persona, anche se non l'ho detto, sempre ai sensi dell'articolo 24 del nostro Regolamento.
  L'articolo 24, da un lato, distribuisce i tempi ai gruppi, ma, dall'altro lato, si rende conto che, prima dei gruppi, vengono i singoli deputati: sono essi che rappresentano la nazione, i gruppi sono una creazione artificiale per l'organizzazione dei lavori.
  Quindi, è evidente che, nella distribuzione dei tempi, bisogna anche prevedere dei tempi per i singoli deputati, affinché possano intervenire con motivazioni proprie.
  È talmente ovvio quello che sto dicendo che nella ripartizione dei tempi in effetti, accanto ai tempi per i singoli gruppi, ci sono i tempi per gli interventi a titolo personale. Quando ho posto la questione – non ricordo in quale giornata – mi è stato riferito che, contrariamente a quanto io sostenevo, il Regolamento, all'articolo 85, comma 7, dice ben altro. Mi permetto di insistere nel dire che questa risposta è infondata, perché l'articolo 85, comma 7, dopo aver parlato del dibattito, parla della dichiarazione di voto. Si dice, lo leggo testualmente, così non sbagliamo: «Su ciascun articolo, emendamento (...) è consentita una dichiarazione di voto per non più di cinque minuti ad un deputato per Gruppo». Poi continua: «Il Presidente concede la parola ad un deputato per ciascuna delle componenti politiche costituite nel Gruppo misto e ai deputati che intendano esprimere un voto diverso rispetto a quello dichiarato dal proprio Gruppo, stabilendo le modalità e i limiti di tempo degli interventi».
  E noi stiamo andando avanti da più giorni in una interpretazione mista, diciamo così, cioè praticamente non stiamo facendo il dibattito sugli articoli di riforma della Costituzione, stiamo semplicemente facendo delle dichiarazioni di voto. Allora, da un lato, si alza qualcuno di noi a nome del gruppo e fa una dichiarazione veloce, poi parliamo noi teoricamente in dissenso. E poiché è inteso che parliamo in dissenso, ci viene attribuito un minuto, in quanto la dichiarazione di voto per l'intero gruppo sarebbe addirittura di cinque minuti. Allora, siccome è di cinque minuti per l'intero gruppo, è giusto che sia dato non più di un minuto ad un singolo deputato.
  In conclusione, voglio che resti alla storia che, dal mio punto di vista, noi non stiamo facendo alcun dibattito, come dice Pag. 24appunto l'articolo 85, che dopo aver distribuito i tempi ai sensi dell'articolo 24 dice: «Chiusa la discussione sulle linee generali si passa alla discussione sugli articoli. Questa consiste nell'esame di ciascun articolo e del complesso degli emendamenti e articoli aggiuntivi ad esso proposti». Poi continua: «Ciascun deputato può intervenire nella discussione una sola volta per non più di venti minuti, anche se sia proponente...» e così via. Poi aggiunge: «Il termine di venti minuti è raddoppiato per i progetti di legge costituzionale, di delegazione legislativa, in materia elettorale e di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali». E poi dice che: «È in facoltà del Presidente...» e così via. Quindi, praticamente noi avremmo la possibilità di parlare venti minuti, addirittura quaranta minuti, per dibattere intorno alla riforma della Carta costituzionale, e ci siamo ridotti a parlare, a prescindere dalla questione del contingentamento, solo a livello di dichiarazione di voto e dichiarazione di voto in dissenso. Poi, per generosità della Presidenza, questo dissenso ci viene addebitato non secondo le modalità di volta in volta stabilite dal Presidente, ma a carico degli interventi a titolo personale, le famose tredici ore e cinquanta minuti.
  Ora, perché dico questo ? Faccio un esempio pratico: se nessuno del mio gruppo parla, io non posso parlare ? Questo è il punto. Infatti, voi l'altro giorno mi avete detto: no, prima ci vuole la dichiarazione di qualcuno e poi puoi parlare. Questo è esatto soltanto in termini di dichiarazione di voto, ma come dibattito...

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Sì, signor Presidente, io vorrei che fosse attribuito a questa Camera – con un'interpretazione più aderente al testo e comunque alla sostanza di quello che stiamo discutendo, perché stiamo discutendo di una cosa che non è prevista nell'attuale Regolamento, cioè abbiamo un'Assemblea costituente con un Regolamento inesistente – un tempo più adeguato per poter dibattere di questa questione.

  PRESIDENTE. La ringrazio deputato Sannicandro, la sua è una richiesta alla quale ha risposto la Presidente lo scorso 13 gennaio, dicendo, come lei ricordava, che il primo intervento del gruppo è la posizione del gruppo e, quindi, viene attribuito al gruppo. Come lei ricordava, c’è una differenza tra il complesso degli emendamenti e la discussione del singolo emendamento e, comunque, rientra nella facoltà del gruppo parlamentare intervenire.
  In ultimo, vi è la questione per cui lei chiede un'interpretazione non prevista da questo Regolamento sulla base del fatto che questa è un'Assemblea, a suo dire, particolare, perché sta analizzando la Costituzione. Quindi, inoltrerò alla Presidenza la sua richiesta; ovviamente, fino ad ora, rimane la convenzione che, il primo che interviene, interviene per esporre la posizione del gruppo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Busin. Ne ha facoltà.

  FILIPPO BUSIN. Presidente, noi abbiamo già rilevato che questa è una riforma del Titolo V regressiva per quanto riguarda il percorso che si è intrapreso per la realizzazione di un federalismo nel nostro Paese, e, con questa sproporzione numerica che esiste fra i 100 componenti del Senato e i 630 della Camera, non si ottiene neanche una compensazione a questo intervento regressivo.
  È chiaro che un Senato che già viene limitato nei suoi poteri rispetto a prima e che ha una rappresentanza numerica così ridotta rispetto alla Camera non può compensare quella centralizzazione che è stata effettuata in questa riforma delle competenze dello Stato a scapito delle regioni, che, in questo modo, non hanno neanche il modo di essere compensate e di riprendere, in qualche modo, i loro poteri attraverso un Senato così sottodimensionato.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Borghesi. Ne ha facoltà.

Pag. 25

  STEFANO BORGHESI. Presidente, per sottolineare come questo articolo aggiuntivo sia non solo di buon senso, ma vada coerentemente nella direzione che da sempre la Lega ha auspicato. Ricordo, infatti, che la riforma, bocciata, purtroppo, della devolution già prevedeva una riduzione del numero dei parlamentari, e quindi quello che andiamo a votare adesso è un articolo aggiuntivo che prevede la riduzione dei deputati da 630 a 500, coerentemente con quanto noi da sempre abbiamo sostenuto.
  Ribadiamo, comunque, che questa è una riforma che assolutamente per noi è negativa, una riforma che assolutamente non ci piace e che andrà ancor più a peggiorare quella che è già una grave situazione di caos istituzionale che, purtroppo, il Paese sta vivendo. Riteniamo, comunque, che con l'approvazione di questo nostro articolo aggiuntivo si possa andare a migliorare, seppure in maniera lieve, una riforma che noi riteniamo essere sbagliata.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Matteo Bragantini 1.08, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Brunetta, Greco, D'Attorre, Malisani, Fanucci, Invernizzi, Dambruoso, Bray, Cozzolino...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  430   
   Votanti  429   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  215   
    Hanno votato  103    
    Hanno votato no  326.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Le deputate Paola Bragantini e Vezzali, hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo D'Attorre 1.02, sul quale vi è un invito al ritiro, altrimenti parere contrario, della Commissione e del Governo e il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Ha chiesto di parlare il deputato D'Attorre. Ne ha facoltà.

  ALFREDO D'ATTORRE. Grazie, Presidente. Vorrei brevemente illustrare le ragioni di questo articolo aggiuntivo, pur prendendo atto del parere espresso dai relatori per la maggioranza e dal Governo, e quindi accedendo, su questo punto, all'invito al ritiro.
  Io credo che la riduzione del numero dei deputati che è proposta in questo articolo aggiuntivo, come in altre proposte emendative, in varia misura (qui viene proposta una riduzione a 500), avrebbe corrisposto a un'esigenza anche di maggiore funzionalità della Camera politica, di cui da anni discutiamo, di cui abbiamo fatto esperienza in diverse legislature, che è un'esigenza largamente riconosciuta, che trova anche un riscontro in un confronto tra la dimensione del Parlamento italiano in rapporto alla popolazione e quello degli altri Parlamenti delle democrazie occidentali. Quindi, è una ragione innanzitutto di funzionalità del lavoro parlamentare.
  In secondo luogo, io credo che un numero più contenuto di membri della Camera avrebbe consentito un maggiore equilibrio nella composizione tra Camera e Senato. Sulla base dell'attuale testo della riforma costituzionale, noi avremmo una Camera dei deputati di 630 componenti e un Senato di 100, con i problemi che ne derivano e che stiamo provando ad affrontare, in ordine anche all'elezione comune di alcuni organi di garanzia come il Presidente della Repubblica, il CSM, la Corte costituzionale, laddove questi problemi sarebbero stati sicuramente più gestibili in presenza di una composizione più equilibrata.
  Avremmo, inoltre, raggiunto uno degli obiettivi di questa riforma che è quello di una riduzione dei parlamentari, e anche dei connessi costi della politica, dando un Pag. 26segno di impegno e di responsabilità attiva di questa Camera, di questo ramo del Parlamento, senza lasciare da solo il Senato in un'opera di autoriforma che ha avuto già una prima tappa con l'approvazione in prima lettura.
  La riduzione del numero dei deputati è un punto che figura da anni nel programma di tutte le principali forze politiche. Quindi, io spero che su questo ci possa essere nel seguito dell'iter del provvedimento un supplemento di riflessione e, in ogni caso, auspico che nel seguito dell'esame di questo provvedimento, a partire dall'articolo 2, ci possa essere poi una discussione parlamentare che ci consenta davvero, non di proseguire in un muro contro muro, ma di entrare nel merito e di migliorare il provvedimento, ad esempio sul punto della composizione del Senato, a partire dal lavoro che io reputo positivo che abbiamo svolto in Commissione.

  DANILO TONINELLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DANILO TONINELLI. La ringrazio, Presidente, intervengo per chiederle la possibilità di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo D'Attorre 1.02, appena ritirato, e se mi dà la possibilità anche di parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà, prego.

  DANILO TONINELLI. La ringrazio, Presidente. Interverrò brevemente, perché è un articolo aggiuntivo che ha un significato politico molto importante abbinato ad una portata normativa evidentemente più leggera, ovverosia riguarda esclusivamente la diminuzione del numero dei parlamentari.
  Noi siamo, ovviamente, concordi con questo articolo aggiuntivo. Non siamo sufficientemente soddisfatti dell'abbassamento che da 630 alla Camera passa a 500, e successivamente a 490 con una norma di coordinamento, ma riteniamo che sia comunque un passo avanti. Un passo avanti che ha anche una valenza politica, perché finalmente qualche membro del Partito Democratico – che nella campagna elettorale dell'elezione politica del 2013 portava avanti in maniera propagandistica, in particolar modo quello che è oggi il Presidente del Consiglio, la diminuzione, se non il dimezzamento, dei parlamentari e degli stipendi dei medesimi, quantomeno sul primo punto – sebbene l'articolo aggiuntivo sia stato ritirato, ha voluto depositare proposte emendative di questo tipo.
  Il significato normativo invece qual è ? Rappresenta quanto meno un riequilibrio, un abbassamento dei costi. Ovviamente la cosa dovrebbe essere apportata con un riequilibrio anche del numero dei senatori, perché un'eccessiva differenza tra gli uni e gli altri, fa sì che – è il principale problema della riforma del Governo – si verifichi lo strapotere della Camera. L'unica Camera politica i cui numeri sono talmente superiori a quelli del Senato da poter incidere, quasi essa solo, nella scelta di tutti gli organi di garanzia e in generale nelle scelte politiche. Ciò per dire che, oltre che a sottoscriverlo, ovviamente noi voteremo favorevolmente.

  PRESIDENTE. Toninelli, ovviamente, ho inteso che lei l'ha fatto proprio a nome del gruppo parlamentare, d'accordo con i rappresentanti del gruppo parlamentare, che adesso me lo confermano.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo D'Attorre 1.02, fatto proprio dal gruppo MoVimento 5 Stelle con il parere contrario di Commissione e Governo e favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Greco, Patriarca, Mantero, Ventricelli, Brunetta, Giordano, Fossati, Ruocco, Sberna, Valiante, Famiglietti ?
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 27
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  427   
   Votanti  426   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  214   
    Hanno votato  103    
    Hanno votato no  323.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Covello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Lombardi 1.011.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Lombardi. Ne ha facoltà.

  ROBERTA LOMBARDI. Signor Presidente, questo articolo aggiuntivo elimina dalla Costituzione la disposizione che fissa il numero dei seggi attribuiti alla circoscrizione estero per l'elezione dei rappresentanti alla Camera dei deputati.
  L'articolo 56, infatti, così come modificato dalla legge costituzionale n. 1 del 2001, attribuisce ai cittadini italiani residenti all'estero la possibilità di eleggere 12 deputati, pertanto alla circoscrizione estero sono attribuiti 12 seggi.
  Ma è l'articolo 48 della Costituzione che, al comma 3, dispone che: «La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge».
  Dunque l'articolo 56 stabilisce il numero di seggi da assegnare alla circoscrizione Estero, istituita dall'articolo 48, comma terzo, della Costituzione.
  La legge n. 459 del 27 dicembre 2001, che dispone norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero, ha dunque dato attuazione all'articolo 48, terzo comma, della Costituzione, stabilendo requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero ed istituendo la circoscrizione Estero, cui sono assegnati 12 seggi per la Camera dei deputati e 6 seggi per il Senato della Repubblica, detratti dal numero complessivo dei seggi costituzionalmente assegnati ai due rami del Parlamento.
  Con questo articolo aggiuntivo noi affermiamo che la circoscrizione Estero appare del tutto superflua, anzi potrebbe essere solo, come purtroppo è accaduto in questi anni, l'occasione per distribuire ulteriori poltrone e per consolidare traballanti maggioranze, che diversamente sarebbero ancora più fragili.
  Del resto, dobbiamo anche amaramente considerare che i parlamentari eletti all'estero sono stati spesso protagonisti di fenomeni migratori da un gruppo politico all'altro, sempre pronti, diciamo, ad offrirsi su un mercato particolarmente richiedente.
  Con questo articolo aggiuntivo cerchiamo di porre un freno a questa situazione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI. Signor Presidente, intervengo per comunicare il voto favorevole del gruppo della Lega Nord.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Simonetti. Ne ha facoltà.

  ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, è chiaro che noi sosteniamo questo articolo aggiuntivo, che prevede sostanzialmente l'eliminazione degli eletti cittadini italiani residenti all'estero. Questo ha anche, a mio avviso, una finalità etica, nel senso che i Parlamenti nazionali determinano – finché potranno, finché l'Unione europea glielo concederà – la redazione e la votazione dei bilanci, che prevedono ovviamente l'imposizione fiscale nel Paese.
  È chiaro che, quindi, chi fa da legislatore e impone le tasse agli altri è giusto Pag. 28che le paghi in misura proporzionale a quello che lui vota. Quindi, se uno è residente all'estero e non paga le tasse in Italia, è bene che non possa votare le tasse per gli altri, perché altrimenti si ingenererebbe un sistema per il quale chi produce una legge, che può anche essere impopolare, non ne subisce le conseguenze. Per lo meno noi, parlamentari, legislatori, tutto quello che votiamo lo subiamo direttamente e, pertanto, trovo corretto sostenere questa posizione, con l'eliminazione appunto dei residenti all'estero, quali elettori si, ma candidati no.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Prataviera. Ne ha facoltà.

  EMANUELE PRATAVIERA. Grazie, Presidente, per condividere l'orientamento del collega Simonetti, il parere positivo espresso dal mio gruppo, e avvalorarlo di un'ulteriore considerazione. Non esiste al momento per un'ampia fascia di nostri concittadini all'estero, la possibilità di votare. Mi riferisco in particolare alla generazione Erasmus, su cui vi è anche una convergenza di idee e di interessi tra diversi partiti, ed in modo trasversale, in particolare, di noi parlamentari giovani. Non capiamo perché, nel momento in cui viene negato a qualcuno, che è residente all'estero, di votare, qualcuno possa essere addirittura votato e determinare in alcuni casi, come si è verificato nel recente passato, determinare o no, la maggioranza e la fiducia data al Governo. Per cui, per questi motivi, che sono estremamente pragmatici, io sono assolutamente convinto dell'emendamento che vieta la possibilità di essere eletti all'estero e di rappresentare così, in questo modo, una maggioranza in questo Parlamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole Picchi. Ne ha facoltà.

  GUGLIELMO PICCHI. Grazie Presidente, giusto per lasciare agli atti qualche precisazione sulla circoscrizione estero. Intanto, ricordo che in questo Parlamento, gli unici ad essere eletti con preferenze sono i deputati eletti all'estero. Quindi, che un Parlamento di nominati, venga a fare la morale a chi, invece, si è conquistato, voto su voto, qualcuno di noi ha preso anche qualche decina di migliaia di preferenze, insomma, credo che sia estremamente ipocrita.
  Sull'argomento delle tasse, insomma, credo che si dica il falso, in quanto dobbiamo tenere presente che molti dei cittadini residenti all'estero, sono, per esempio, proprietari di casa, e su questa casa pagano delle tasse. Per cui, dal momento che uno come me, per esempio, ha pagato al suo comune 1.793 euro sull'unica casa di proprietà in Italia, dire, no taxation without representation è falso. Quindi, noi le tasse le paghiamo e abbiamo diritto a essere rappresentati in questo Parlamento.
  L'altro ulteriore punto, relativo al fatto che non ci possa essere l'eleggibilità di un residente all'estero, mi sembra onestamente ridicolo, perché, finché non si cambia la legge sulla cittadinanza, e, quindi, siamo tutti cittadini italiani, abbiamo tutti la stessa Costituzione, io posso essere residente in Mongolia, a Londra, a Canicattì, posso essere candidato in qualsiasi circoscrizione in Italia e pertanto non...
  Alla Lega, poi, ricordo che, dal momento che ha sempre presentato dei propri candidati all'estero, se non crede a questa circoscrizione estero, banalmente poteva, all'epoca, rinunciare ai rimborsi elettorali che ha sempre preso, quota parte, sulla circoscrizione estero, la quota parte è stata presa, e, soprattutto, poteva non esprimere i candidati (Applausi di deputati del gruppo Movimento 5 Stelle).
  Infine, sulla circoscrizione estero, questo Paese ha mandato all'estero, perché non è in grado di trovare lavoro ai propri giovani, un numero che adesso è effettivamente registrato intorno a quattro milioni e mezzo di cittadini, ma il numero di espatriati è molto superiore. Allora, se si va a vedere qual è la rappresentanza assegnata ad una regione che ha quattro milioni e mezzo di cittadini, vedrete che il Pag. 29numero è, per esempio prendiamo una regione come l'Emilia Romagna, che grosso modo ha questi numeri qua, vedrete che non ha dodici rappresentanti, ma ben di più. Pertanto, credo che ogni considerazione sull'abolizione della circoscrizione estero e tutto ciò che è stato detto in questa Aula sia estremamente falso, ed era giusto lasciare agli atti questa testimonianza.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Grazie Presidente, io, innanzitutto, inviterei i colleghi a non prenderla sul personale. Qui non stiamo discutendo dei deputati, delle persone e di quello che fanno, ma stiamo parlando di un sistema della Costituzione italiana che stiamo riformando. Non vedo il motivo per offendersi. Tra parentesi, perché resti agli atti, vorrei ricordare al collega che l'articolo aggiuntivo non l'ha presentato la Lega, ma l'ha presentato il MoVimento 5 Stelle e noi semplicemente lo appoggiamo. Ma, comunque, guardi, stiamo discutendo di una riforma costituzionale e per me non fa testo dire che siccome la Lega ha presentato propri candidati all'estero, adesso non può dire che sarebbe una circoscrizione da eliminare. Infatti, io vorrei ricordare che il Presidente del Consiglio attuale ha iniziato la sua carriera da presidente della provincia e uno dei primi atti che il suo partito, una volta diventato partito di maggioranza relativa in questa legislatura, ha fatto è stato proprio quello di abolire l'elezione popolare delle province.

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Concludo. Come vede, non penso, quindi, che Renzi all'epoca abbia appoggiato questo provvedimento perché aveva qualcosa di personale contro le province. Lo stesso discorso: la Lega Nord appoggia questo articolo aggiuntivo, non perché sia qualcosa contro i deputati all'estero, ma per una questione di economia di sistema generale.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Lombardi 1.011, con il parere contrario della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza di Sinistra Ecologia Libertà e con il parere favorevole dei relatori di minoranza del MoVimento 5 Stelle e della Lega Nord.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ravetto, Capezzone, Bergamini, Brescia, Marcon, Romele, Invernizzi, Grande, Di Lello, Tartaglione, Giuliani, Segoni, Zaccagnini, Baldassarre, Aiello, Ferranti, Vaccaro, Placido, Villarosa, Cominardi...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  444   
   Votanti  441   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  221   
    Hanno votato   86    
    Hanno votato no  355.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Giorgia Meloni 1.0203, sul quale vi è il parere contrario della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza della Lega Nord e il parere favorevole dei relatori di minoranza del MoVimento 5 Stelle e di Sinistra Ecologia Libertà.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, intervengo come relatore di minoranza semplicemente per cambiare il parere in favorevole.

  PRESIDENTE. Quindi, il parere del relatore di minoranza della Lega Nord diventa favorevole. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Pag. 30Giorgia Meloni 1.0203, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bossa, Galperti, Carloni, Luciano Agostini, Ravetto, Nicoletti...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  440   
   Votanti  438   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  220   
    Hanno votato  108    
    Hanno votato no  330.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Franco Bordo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Lombardi 1.012, con il parere contrario della Commissione del Governo e il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Bossa... Capua... Tancredi... Morani... Verini... Scotto...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  444   
   Votanti  441   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  221    
    Hanno votato  107    
    Hanno votato no  334.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Nuti 1.019 con il parere contrario della Commissione e del Governo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Petraroli. Ne ha facoltà.

  COSIMO PETRAROLI. Signor Presidente, l'articolo aggiuntivo interviene sull'articolo 56 della Costituzione relativo alla composizione e all'elettorato attivo e passivo della Camera dei deputati. In particolare, dopo il terzo comma, si aggiunge un nuovo comma che introduce i motivi di incandidabilità alla carica di deputato della Repubblica. Nello specifico si prevede che sono incandidabili tutti coloro che sono già stati membri del Parlamento, senza distinzione tra Camera e Senato, per due volte e quindi anche senza soluzione di continuità. Questa proposta emendativa vuole porre fine all'usanza tutta italiana di fare politica di professione arricchendosi sulle spalle dei contribuenti. Gli esempi di chi ha occupato questi scranni per decenni sono sicuramente innumerevoli. Un esempio su tutti è costituito da Giulio Andreotti il quale, complice anche la nomina di senatore a vita nel 1991, è stato ininterrottamente membro del Parlamento dalla I alla XVII Legislatura, ma anche i fautori di destra e di sinistra di questa riforma costituzionale rientrano a pieno titolo in questa categoria. Anna Finocchiaro è stata prima deputata ed ora senatrice ininterrottamente dalla X alla XVII Legislatura. Denis Verdini è stato anch'egli prima deputato ed oggi senatore ininterrottamente dalla XIV alla XVII Legislatura. Silvio Berlusconi, deputato, senatore ed oggi ex-senatore, è stato membro del Parlamento ininterrottamente dalla XII alla XVII Legislatura. Luigi Zanda, senatore ininterrottamente dalla XIV Legislatura fino ad oggi. Ugualmente i principali esponenti di partiti italiani da Bersani a Vendola, da Bossi a Maroni alla Mussolini, a Ignazio La Russa, Alfano, Rosy Bindi, eccetera.
  Questa proposta emendativa, come altre che abbiamo presentato, ricalca uno dei punti contenuti nella proposta di iniziativa popolare «Parlamento pulito», firmata da centinaia di migliaia di cittadini italiani e poi dimenticata da questi governanti nonostante il clamore e l'interesse suscitati. All'elezioni dell'aprile del 2008 Pag. 31sono state elette 70 persone che, al momento delle elezioni, risultavano essere condannati in via definitiva o non definitiva, prescritti, indagati o rinviati a giudizio per corruzione, tangenti, frode fiscale, peculato, evasione, estorsione, prostituzione minorile, finanziamento illecito, abuso d'ufficio, concorso esterno in associazione mafiosa, aggiotaggio, falso in bilancio, riciclaggio, diffamazione aggravata, frode fiscale, appropriazione indebita, traffico di droga, tangenti alla guardia di finanza. Bene, a fine legislatura, tale numero è aumentato fino a 110 parlamentari. Alle elezioni del febbraio 2013, solo grazie agli oltre 160 portavoce eletti tra le file del MoVimento 5 Stelle, l'esercito di condannati prescritti o indagati e rinviati è sceso, grazie a Dio, a 50 parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Quaranta. Ne ha facoltà.

  STEFANO QUARANTA. Grazie Presidente, io intervengo per motivare il nostro voto contrario a questo articolo aggiuntivo, però dicendo una cosa in premessa. Io penso che questo articolo aggiuntivo ponga una questione giusta, che è la questione del rinnovamento della politica e dei gruppi dirigenti che non possono essere sempre gli stessi, perché abbiamo visto che, laddove il potere si consolida, spesso, anziché essere poi reso a favore dei cittadini, diventa autopromozione di se stessi.
  Dopo di che, noi pensiamo che queste siano cose che andrebbero ragionate con regolamenti e statuti all'interno delle forze politiche e che non siano norme da inserire in Costituzione. Questo, però, Presidente, mi fa fare un'altra considerazione: nella nostra Costituzione esiste l'articolo 49 che riguarda la vita democratica del nostro Paese e, in particolare, le forze politiche.
  La nostra Costituzione ha deciso, e avrebbe potuto fare diversamente, che i partiti sono lo strumento della nostra democrazia e, però, si dice – mi permetto di leggere brevemente come recita l'articolo della Costituzione – «in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Ora, vede, il metodo democratico non è solo fare le campagne elettorali, presentarsi al voto: il metodo democratico ha anche a che fare con la vita interna delle forze politiche e, invece, questo articolo della Costituzione non è stato mai attuato, se non per questioni che riguardano il finanziamento pubblico.
  Io penso che sia giunto il momento di affrontare questo articolo della Costituzione e di attuarlo perché, vede, io ho una sventura: oltre ad essere relatore di minoranza di questa sottospecie di riforma costituzionale, sono anche cittadino genovese e ligure. Noi abbiamo attuato con le primarie, in questi ultimi anni, un metodo giusto di partecipazione democratica. Il problema è che, però, quando queste primarie non sono regolamentate, come tutto il resto della vita dei partiti politici, possono dare vita ad episodi incresciosi. Oggi sono state pubblicate le conclusioni della commissione presieduta da Fernanda Contri, che è la garante del Partito Democratico, che ci parla di foto nei seggi, schede prevotate, voti pagati, noti esponenti di centrodestra ai seggi.
  Visto che il dibattito politico di queste ultime ore si è molto diviso tra il fatto che Cofferati dovesse o meno restare nel Partito Democratico, mi piacerebbe che un po’ del nostro dibattito lo facessimo sulla qualità della nostra democrazia e sulla vita interna delle forze politiche (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Questo, infatti, non è un problema solo del Partito Democratico, perché se un certo candidato diventa il candidato alle elezioni regionali, è un problema della collettività e la tutela del rispetto delle regole è un problema democratico, non è da derubricare a problema interno alle forze politiche (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

Pag. 32

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gigli. Ne ha facoltà.

  GIAN LUIGI GIGLI. Signor Presidente, premetto che intervengo a titolo puramente personale su questo tema, come avevo fatto anche in Commissione. Resto profondamente convinto che, in qualunque organo o consesso, fosse pure la bocciofila, ma anche, certamente, il Parlamento, il termine di due mandati possa essere più che sufficiente per dare il proprio contributo di servizio al Paese. Il di più serve solo a trasformare la politica in una professione e, spesso, a fare in modo che rimangano, poi, anche incrostazioni di altro genere.
  È chiaro che potrebbero i partiti riformare tutto questo per conto loro, ma è altrettanto chiaro che anche lo statuto di un ente qualsiasi, ripeto, anche un'associazione, tanto più il Parlamento, potrebbe prevedere una norma di questo genere: una norma di buon senso, che mira a far sì che ci sia un reale cambio di energie al servizio di questo Paese. Pertanto, voterò indipendentemente, in dissenso dal mio gruppo, a favore di questo articolo aggiuntivo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Piras. Ne ha facoltà.

  MICHELE PIRAS. Grazie Presidente, io non credo che l'attitudine delle persone al rispetto della legge e alla moralità dipenda dal numero di mandati e dal vincolo del numero dei mandati che si possono svolgere qui alla Camera dei deputati. Non credo neanche che il tema del rinnovamento, che poneva correttamente il collega Quaranta, possa essere riferibile totalmente al numero dei mandati.
  E non si arricchisce necessariamente sulle spalle dei contribuenti chi sta in questa Camera. Questo è un elemento di demagogia inaccettabile. Si arricchisce alle spalle dei contribuenti chi evade il fisco, si arricchisce alle spalle dei contribuenti, certamente, chi fa della politica un'impresa, ma non necessariamente si arricchisce alle spalle dei contribuenti chi fa politica di professione.
  Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer, Alcide De Gasperi, Sandro Pertini, Pietro Nenni, erano politici di professione, vivaddio, e credo che sulla loro storia e sulla loro reputazione personale e politica in quest'Aula nessuno possa mettere una ombra di dubbio (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Toninelli. Ne ha facoltà.

  DANILO TONINELLI. Grazie Presidente, io penso che questo articolo aggiuntivo possa rappresentare uno dei principi fondanti, uno dei basamenti, una delle fondamenta per il ri-inizio di una nuova Repubblica, di una nuova, vera terza Repubblica. Io, Presidente, dopo due anni di Parlamento, ho chiara in mente una cosa: l'unico modo che può permettere a questo Paese di rinascere – e può rinascere evidentemente partendo dalla classe dirigente politica – è eliminando la possibilità che la politica possa essere una professione a vita. Due mandati sono una proposta, possono rappresentare dieci anni, in dieci anni noi riteniamo che una persona possa dare tutte le proprie competenze, tutto il proprio sé per il miglioramento del Paese, pensando al bene comune e non pensando al rinnovamento della poltrona, perché vedere la politica come una professione la fa vedere come un lavoro e un mantenimento di un posto, e non per la realizzazione del sogno e del bene comune (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Piepoli. Ne ha facoltà.

  GAETANO PIEPOLI. Grazie Presidente, aderisco anch'io all'indicazione, seppure a titolo personale, del collega Gigli, dicendo semplicemente che noi siamo in una fase che è il punto di arrivo di una parabola. Pag. 33Nei partiti ideologici si viveva per la politica, la fase attuale per molti versi è vivere di politica, questo articolo aggiuntivo vuole testimoniare che si può e si deve vivere la politica come un'esperienza. È chiaro che è una scorciatoia, ma è anche l'indicazione di un vuoto, non di un pieno, se pensiamo in fondo che con la stessa legge che noi abbiamo approvato sulla eliminazione dei rimborsi elettorali, abbiamo aperto un'enorme prateria rispetto a temi seri e talvolta drammatici che richiamano anche un accesso alla politica in mano a Paperon de’ Paperoni o, nel caso, molto spesso del sud, alla criminalità organizzata. È vero, questo è una proposta emendativa che è frutto piuttosto di una disperazione dell'emergenza, ma credo che ponga un problema che non possiamo eludere.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Manlio Di Stefano. Ne ha facoltà.

  MANLIO DI STEFANO. Grazie Presidente, questo è un po’ un articolo aggiuntivo che rappresenta una logica politica del MoVimento 5 Stelle che ci contraddistingue e che ci rende liberi di poter agire senza secondi fini. Quando si parla di mafia capitale, quando si parla di tutte le contraddizioni della politica e del mondo che lega la politica al malaffare, si arriva anche a questi concetti. Perché un deputato, un parlamentare che sa di dover campare di politica per tutta la vita sa di doversi creare delle amicizie, queste amicizie gli garantiranno poi, infatti, un pacchetto di voti, non per l'elezione con voto di preferenza, perché non ce la concedete, ma per avere un peso all'interno del suo partito.
  Oggi va via il deputato «x», il partito sa che si porta via un tot di voti e allora lo mantiene nelle liste. Quindi, questo è un meccanismo tutto correlato, è tutto un insieme di storture che fa sì che il rapporto tra eletto ed elettore sia viziato dalla voglia dell'eletto di rimanere più a lungo possibile in Parlamento. Allora, votare un emendamento di questo genere significa garantire al cittadino di avere eletti che vadano davvero nella direzione del bene comune, come diceva il mio collega Toninelli. Votatelo e una volta tanto dimostrate di non essere attaccati soltanto alla poltrona (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cominardi. Ne ha facoltà.

  CLAUDIO COMINARDI. Grazie Presidente, io so che per quanto riguarda il Partito Democratico all'interno del loro statuto c’è una regola nella quale si autoimpongono una limitazione dei mandati per la candidatura nel partito, cosa che comunque è sempre stata disattesa per qualcuno, come in passato è successo nei confronti di D'Alema, di Fassino, della moglie di Fassino, mi pare anche di Violante, della Bindi e così via.
  Io mi domando, a questo punto, e chiedo questa cosa perché stiamo discutendo di una proposta emendativa che va proprio in quel senso: qual è il pensiero del Partito Democratico rispetto alla possibilità di limitare la candidatura ? Perché, sappiamo bene che, nel momento in cui una persona sa e vuole fare politica a vita, lo fa per interesse personale, non lo fa più per la cittadinanza, perché dentro questi palazzi si cambia, ed è bene starci il meno possibile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Di Battista. Ne ha facoltà.

  ALESSANDRO DI BATTISTA. Presidente, il corridoio che sta dietro di lei, chiamato Transatlantico, qualcuno lo chiama il corridoio delle anime perdute. Si dice che chi cammini lì perda l'anima: qualcuno qui l'anima la persa o qualcun altro l'anima se l’è venduta. Ecco, noi reputiamo che stare in questo palazzo un tempo limitato consenta di impedire una contaminazione che molti politici hanno Pag. 34avuto proprio perché entrano in questo palazzo staccato dalla realtà, dove ci si sente onorevoli della Repubblica: vuole il filetto al pepe verde ? Vuole il prosecchino ? Siamo onorevoli della Repubblica ! E ci si dimentica delle necessità e dei bisogni dei cittadini, cose che vengono dichiarate in campagna elettorale. È per questo che noi siamo fieri di questa nostra regola e chiediamo che un politico debba essere un dipendente del popolo italiano pro tempore, con un contratto a progetto, cocopro, magari anche con le tutele crescenti: se sei bravo continui a starci, altrimenti te ne vai a casa, perché devi fare gli interessi del popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Presidente, volevo soltanto aggiungere qualcosa a quello che ha detto il mio collega Piras. Vorrei far presente che questo dibattito esiste soltanto nel nostro Paese. Negli altri Paesi del mondo, in Europa, non è così, perché non mi risulta che la Merkel faccia la commercialista; non mi risulta che Obama abbia uno studio d'avvocato; non risulta che i grandi leader e i politici d'oltralpe abbiano un'altra professione. Ci sono persone che dedicano la loro vita alla politica. Io ricordo una citazione di De Gasperi che dice: ho sognato per tutta la mia vita di servire il mio Paese e ho lavorato e studiato per fare questo. Penso che dovremmo prendere esempio dall'Europa su molte cose, anche sul fatto di uscire da questo provincialismo. Poi, penso che sia anche giusto che non si possa surrettiziamente mettere in Costituzione quello che i partiti al loro interno non riescono a fare. Che i partiti possano disciplinare con un mandato o due mandati il fatto di poter essere eletti è giusto e nell'ordine ormai delle cose, ma non possiamo imporre il fatto che tutte le volte questo Paese dovrebbe cambiare una classe dirigente ad ogni lustro. Credo che sia sbagliato.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cozzolino. Ne ha facoltà.

  EMANUELE COZZOLINO. Presidente, colleghi, il fatto di inserire due mandati magari può sembrare estremista. Qualche partito nel suo statuto inserisce tre mandati derogabili; la legge elettorale che stanno approvando in Veneto prevede dal 2025, quindi non subito, la possibilità di non ricandidarsi per i consiglieri. Il MoVimento 5 Stelle è l'unico partito, o meglio movimento, visto che partito non è, non ha una struttura, prevede massimo due mandati e poi a casa. Perché ? Perché se sto dieci o quindici anni nello stesso posto sono riconoscibile e possono venire da me a chiedermi favori. Quindi, se poi voglio modificare, migliorare, cambiare politica di un Paese, di un comune o di una regione, se sono sempre le stesse persone, quando mai potremo avere qualcosa di nuovo ? Quindi, un ricambio generazionale è necessario, e se non sono in grado i partiti lo scriviamo in Costituzione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Spadoni. Ne ha facoltà.

  MARIA EDERA SPADONI. Presidente, rispondo al mio collega di SEL, che diceva che non gli risulta che altrove vi fosse il limite dei due mandati. Bene, negli altri Paesi europei non credo che risulti che ci siano indagati per dissipazione post-fallimentare, per finanziamento illecito ai partiti, per associazione a delinquere, per truffa e falso, per abuso d'ufficio.
  Eppure non mi risulta che ci sia stato un Premier come Silvio Berlusconi che ha avuto due amnistie per falsa testimonianza per la P2, falso in bilancio per Macherio, una assoluzione per depenalizzazione del reato, tre processi in corso per frode fiscale Mediaset, intercettazioni Unipol, processo Ruby e 5 prescrizioni. Non mi risulta che negli altri Paesi e negli altri Parlamenti europei questo ci sia. Allora prendiamo esempio anche da loro in questo Pag. 35e che non ci siano indagati o condannati in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sibilia. Ne ha facoltà.

  CARLO SIBILIA. Grazie Presidente, io intervengo per dare un po’ di forza anche a questa battaglia che è del MoVimento 5 Stelle, per dire dei deputati che non hanno un limite di mandati e che noi abbiamo posto a due, ma si può discutere se qualcuno magari ha delle altre proposte all'interno del PD. Noi abbiamo posto questo limite perché naturalmente più dei due mandati favoriscono il consociativismo e il consociativismo è il nemico della democrazia, come dice chiaramente Ferdinando Imposimato, che è una delle persone che sicuramente difendono meglio la Costituzione di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Poi vorrei aggiungere anche che questo combinato disposto col fatto che non si possa scegliere un deputato con la preferenza cosa comporta ? Il fatto che due persone, magari un condannato per frode fiscale in via definitiva e un'altra persona condannata dalla Corte dei conti, vadano a decidere la composizione di un Parlamento, e questo non è accettabile in un Paese civile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Baroni. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ENRICO BARONI. Grazie Presidente, siamo in un momento storico molto chiaro, e io non credo che a seconda delle convenienze possiamo ruotarci per vedere se qualcuno può difendere le nostre o le vostre, in questo caso, poltrone perché siamo in un momento storico in cui l'ANAC, l'ente anticorruzione, prevede dei dirigenti di prima e di seconda fascia la rotazione degli incarichi al fine che questi non restino più di cinque anni, più di tot anni nello stesso incarico. Però non prevediamo che a livello parlamentare questo conflittualismo – non questo provincialismo, e qui mi rivolgo a SEL – venga normato ad alto livello.
  Io credo che ci sia una grandissima incoerenza e un grandissimo conflitto di interessi da parte dei membri della maggioranza. Per favore, guardatevi allo specchio, perché con più di due mandati diventate una marmellata.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole De Rosa. Ne ha facoltà.

  MASSIMO FELICE DE ROSA. Grazie Presidente, io credo che due mandati siano più che sufficienti, anche perché se in due mandati non si riesce a combinare niente forse veramente è meglio andarsene a casa e vergognarsi. Noi come MoVimento 5 Stelle, molti di noi, hanno iniziato da carriere che erano completamente diverse dall'attività politica, eppure in due anni abbiamo della produttività, la creazione di testi di legge e di proposte, molto più alta di politici di professione che sono qui da anni e non combinano assolutamente niente. Allora, forse bisognerebbe svegliarsi e fare entrare forze nuove in questo Parlamento, forze che possono portare la volontà dei cittadini e non gli interessi di pochi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vacca. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA VACCA. Grazie Presidente, essendo questi interventi in dissenso dal gruppo, anch'io vorrei esprimere il mio dissenso da questo emendamento, perché vede qui, con questo emendamento, noi non mettiamo in discussione la logica dei partiti e della politica come professione e come carriera, qui parliamo di un limite soltanto per il mandato parlamentare. Questo vuol dire che i partiti potranno continuare a far candidare i propri rampolli prima in comune, poi alla Regione, fargli fare due-tre mandati al comune, due-tre mandati alla regione, due mandati Pag. 36in Parlamento e poi magari spedirli o al CSM o al Parlamento europeo. Questo garantirebbe comunque a chi è in un partito di passare tutta la propria vita sulle spalle dei cittadini. Quindi, io invito i colleghi dei partiti a rivedere, non stiamo parlando di due mandati in assoluto, come facciamo noi del MoVimento 5 Stelle, ma soltanto di due mandati del mandato parlamentare.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE L'ABBATE. Grazie Presidente, voglio ricordare a me stesso e a questa Aula che nel 2007 ci fu una proposta di legge di iniziativa popolare che fu firmata da ben 350 mila cittadini che chiedeva tre cose semplicissime: via i condannati dal Parlamento, voto di preferenza e massimo due mandati per i parlamentari.
  Quelle 350 mila firme furono messe nel freezer, per poi essere buttate dopo cinque anni, adesso è il momento in cui ci si può prendere la rivincita. Quindi, se i partiti vogliono dare a seguito a 350 mila cittadini che hanno firmato quella proposta, possono votare questo emendamento e quindi introdurre questo limite di due mandati per i parlamentari.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, oggi e in questi giorni la Camera sta votando una norma che uccide la democrazia, purtroppo ci giunge notizia dalle agenzie di stampa che è stato inferto dalla Corte costituzionale, con un atto gravissimo, la fine per la gente, per il popolo e per gli elettori, di esprimersi sul referendum, quello sull'abrogazione della riforma Fornero, una decisione fuori da ogni precedente. La Lega ovviamente ritiene questo atto gravissimo per la democrazia di questo Paese, state modificando la Costituzione con una Camera dove la maggioranza è...

  PRESIDENTE. Onorevole Fedriga, le chiedo scusa...

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente !

  PRESIDENTE. Aspetti, non c’è bisogno di urlare.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Mi faccia finire il ragionamento !

  PRESIDENTE. Lei sa benissimo che le decisioni della Corte costituzionale non sono sindacabili e allo stesso tempo, le chiedo scusa, lei mi ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori e credevo che riguardasse i lavori che stiamo portando avanti, cioè questo emendamento. Quindi, io la invito a concludere, però senza continuare, perché per questo abbiamo gli interventi di fine seduta, ci sono per questo.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. No, Presidente, questo riguarda – se mi fa finire il ragionamento – direttamente i lavori odierni e quindi è sull'ordine dei lavori che voglio motivare, perché qui non viviamo in un modo parallelo, ma si sta togliendo alla gente la possibilità di votare e spero che indipendentemente dalle posizioni politiche di ogni partito, anche di chi ha difeso e votato la riforma Fornero, ci si renda conto della gravità della situazione nel Paese.
  Dunque, io chiedo formalmente che venga immediatamente sospesa l'Aula, perché fatti del genere mentre si stanno votando riforme costituzionali che prevedono anche il referendum abrogativo, e questa facoltà per la gente viene negata su pressioni politiche fortissime sulla Corte costituzionale, io credo abbia bisogno di una riflessione da parte dei colleghi, visto che proprio adesso stiamo votando delle riforme che riguardano la Costituzione. Ripeto, chiedo la sospensione, reputiamo Pag. 37questo fatto gravissimo e utilizzeremmo ogni mezzo, sia da Regolamento che fuori dal Regolamento, per sensibilizzare l'opinione pubblica su fatti che reputiamo inaccettabili in un Paese democratico e per un referendum previsto da Costituzione. Ogni precedente, ripeto, non andava in questa direzione, se si è utilizzata la Corte per un atto politico è inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. La ringrazio, collega. In ogni caso, lei sta inoltrando una richiesta di sospensione sulla scorta di una decisione di un altro organo costituzionale, tra l'altro senza delimitare quando dovrebbe riprendere la seduta. Quindi io credo che dovremmo andare avanti sull'emendamento in questione.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo formalmente la sospensione.

  PRESIDENTE. Sì ma deve essere motivata e circostanziata.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo la sospensione dei lavori, per lo meno fino all'inizio delle ore 14. Mi scusi, chiedo che adesso si sospendano i lavori, visto che la ripresa pomeridiana è prevista alle 15, e che quindi per la mattinata vengano sospesi i lavori.

  PRESIDENTE. La sospensione è stata già votata stamattina, l'abbiamo votato non più tardi di un'ora e mezza fa e non c’è una circostanza nuova in questo procedimento.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, non so se vi rendete conto che il referendum abrogativo è previsto da Costituzione e noi stiamo trattando della Costituzione, quindi per esempio (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore. È chiarissimo quello che mi ha chiesto.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Per esempio, immagino che un Governo e una maggioranza responsabile, vista la decisione della Corte, potrebbe decidere di presentate degli emendamenti dei relatori per andare a modificare questo vulnus gravissimo, per quello chiedo una riflessione, mi sembra più che motivata, perché qui stiamo dibattendo da giorni su minuti, ore che la maggioranza non vuole toccare...
  Qui si sta togliendo il diritto di democrazia nel Paese e sembra che nessuno abbia cara qualcosa che non riguarda le riforme costituzionali.

  PRESIDENTE. Collega Fedriga, se lei aggancia la sua richiesta agli emendamenti del relatore, allora è il relatore a cui devo chiedere conto.
  Relatore Fitto, le chiedo un parere. Chiedo scusa, volevo dire relatore Sisto – l'errore non è voluto, per carità – le chiedo un parere sulla questione che sollevava il collega Fedriga, cioè se una sospensione può essere utile a presentare emendamenti a questo provvedimento sulla questione connessa alla decisione della Corte costituzionale, ovvero su questioni riguardanti la Corte e l'indizione del referendum. Colleghi, per favore. Prego, collega Sisto.

  FRANCESCO PAOLO SISTO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, se il parere che viene richiesto è di caratura tecnica, come afferenza al provvedimento che stiamo discutendo, a me sembra che non ci sia alcun tipo di collegamento.
  Se la questione poi è puramente politica, ognuno è libero di porre i problemi che ritiene. Mi tocca soltanto aggiungere che sono molto gratificato dalla confusione che ha fatto il Presidente sul mio nome.

  PRESIDENTE. Le chiedo scusa, non era assolutamente voluta. Sbaglio spesso.

  DANIELE CAPEZZONE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su cosa ?

Pag. 38

  DANIELE CAPEZZONE. Signor Presidente, parlo a titolo personale, ma mi sia consentito, anche a nome della mia piccola storia referendaria e radicale, su questo tema posto dall'onorevole Fedriga, per segnalarle che, a mio avviso, c’è un'attinenza rispetto al tema della nostra discussione. Signor Presidente, vedrà, sarò molto rapido.
  Quale che sia l'opinione sul giudizio della Corte costituzionale su questo referendum e – ripeto – in base alla mia storia radicale, sono purtroppo tanti i casi in cui la giurisprudenza della Corte in materia referendaria è estremamente discutibile, io vorrei far presente un punto a questa Assemblea, che in questo momento è anche un po’ Assemblea costituente: nell'articolo 75 della Costituzione ci si limita a dire che non si possono fare referendum su poche materie: leggi tributarie e di bilancio, leggi di amnistia e indulto, leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali.
  Purtroppo, dagli anni Settanta ad oggi – e su questo mi associo alle riflessioni del collega Fedriga con l'unico emendamento di dire che la brutta storia non comincia oggi, ma viene da molto lontano –, si è andata costruendo una giurisprudenza della Corte costituzionale sulla quale – come loro sanno – anche i costituzionalisti...

  PRESIDENTE. Deve concludere.

  DANIELE CAPEZZONE. ... sono molto divisi. Sono stati cioè individuati una serie di criteri molto discutibili e assai lontani dall'articolo 75 della Costituzione. Ergo, a mio avviso, una riflessione: oltre alle proposte emendative già esistenti, io sono firmatario di alcune per difendere l'istituto del referendum, ma anche per evitare che si affastellino criteri che impediscano ai cittadini di esprimersi, una volta che sono state raccolte le firme, questo è, a mio avviso, signor Presidente, un punto su cui sarebbe opportuno riflettere (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Capezzone.
  Acquisito il parere del relatore, non ci sono i presupposti per una sospensione. Il collega Bonafede aveva chiesto di intervenire: su cosa ? La prego di non intervenire, nel senso che in questo momento non credo che ci sia da alimentare ulteriormente questo dibattito, ma credo che bisogna andare avanti su questo specifico articolo aggiuntivo, anche perché le eventuali proposte emendative in questione, ove il relatore dovesse cambiare parere, riguardano l'articolo 15 e quindi c’è tutto il tempo anche di poter concertare eventuali emendamenti in merito. Questo è l'unico motivo per cui si potrebbe chiedere una sospensione.
  Il deputato Fantinati aveva chiesto di parlare sulla questione...

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputato Fedriga, le ho già risposto, poi il resto del dibattito (Commenti del deputato Fedriga). .. Non possiamo aggiungere sempre argomenti nell'ambito degli interventi sull'ordine dei lavori, altrimenti non usciamo più da questo dibattito (Commenti del deputato Fedriga). Allora aspetti, perché se a questo punto...

  ALFONSO BONAFEDE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Poi ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, anche il deputato Scotto. Prego, Deputato Bonafede.

  ALFONSO BONAFEDE. Signor Presidente, su questa richiesta avremmo voglia di dire la nostra e vorremmo sollevare qualche riflessione. La prima: ovviamente è una richiesta che ci deve ricordare i nostri obblighi istituzionali, rispetto ai quali siamo inadempienti. Noi ricordiamo che manca ancora un giudice della Corte costituzionale, perché il patto del Nazareno su quel punto è andato in tilt (Applausi Pag. 39dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), il che, su decisioni così importanti, implicherebbe una riflessione che noi abbiamo completamente archiviato, anzi le altre forze politiche lo hanno fatto, non il MoVimento 5 Stelle.
  Aggiungo anche un'altra cosa: Presidente, qui c’è stato un precedente che non va dimenticato, perché oggi il PD urla e si straccia le vesti, dicendo che la richiesta non va presa in considerazione, però ricordo che, all'inizio della legislatura, Forza Italia chiese una sospensione dei lavori parlamentari motivandola con il fatto che a Silvio Berlusconi era stata anticipata un'udienza. Si trattava di un fatto esterno ai lavori parlamentari, che non aveva nulla a che fare con i lavori parlamentari...

  PRESIDENTE. Collega Bonafede, le chiedo scusa.

  ALFONSO BONAFEDE. Concludo, concludo.

  PRESIDENTE. Scusi se la interrompo, perché io non ho aperto il dibattito su questo tema. Se c’è una richiesta formale sull'ordine dei lavori, lei la faccia, altrimenti finiamo per fare una seduta su un altro ordine del giorno, con la scusa dell'ordine dei lavori. Quindi, se c’è una richiesta formale, lei me la faccia, dopodiché però io mi fermo. Non posso permettere che si svolgano interventi sull'ordine dei lavori che sembrano dichiarazioni di voto su non so quale argomento che non è all'ordine del giorno. Quindi, la pregherei di dirmi se c’è una richiesta formale. Le chiedo questo. Se la può fare, la ringrazio.

  ALFONSO BONAFEDE. Sì, Presidente, siccome secondo noi, a prescindere dal voto che daremo, è giusto che l'Aula su una richiesta di sospensione possa pronunciarsi, chiediamo che si pronunci sulla richiesta di sospensione. E concludo dicendo che sentivo applausi da parte di Forza Italia, sono applausi abbastanza incompatibili con il fatto che loro hanno votato per la «legge Fornero», quindi non capiamo ora cosa applaudono (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  ARTURO SCOTTO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputato Scotto, vale anche per lei, se c’è una richiesta formale, altrimenti eviterei di continuare questo dibattito. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, io non farò considerazioni di merito, né entrerò nel merito della sentenza, faccio mia però la richiesta di una pausa di riflessione da parte della Lega. Credo che sia giusto e opportuno, anche alla luce delle parole che lei ha utilizzato e delle questioni che lei ha sollevato in merito al provvedimento. Pertanto, penso che sia giusta una sospensione.

  GIORGIA MELONI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Vale anche per lei, se c’è una richiesta formale. Ne ha facoltà.

  GIORGIA MELONI. Signor Presidente, volevamo anche noi unirci alla richiesta del capogruppo Fedriga. Riteniamo che la questione non sia secondaria e ricordiamo che stiamo votando le modifiche alla Costituzione in un momento nel quale la vacatio del Presidente della Repubblica rende non presente la figura che garantisce la nostra Costituzione. Quindi, già diciamo che la prassi che noi stiamo utilizzando non è esattamente la migliore. Penso che anche questa vicenda che investe la Corte costituzionale meriti una riflessione e ci sarebbe molto da dire nel merito delle sentenze della Corte costituzionale, che continuano a colpirci, da quella che difende le pensioni d'oro di una Corte costituzionale composta da pensionati d'oro in poi, ma non entrerò neanche io nel merito della decisione. Voglio solamente sostenere la proposta di sospensione, perché penso che la questione meriti una riflessione.

Pag. 40

  PRESIDENTE. Aveva chiesto la parola il deputato Fedriga, ma la invito ad essere veramente telegrafico. Vorrei capire, dal momento che mi sembra che gli altri interventi stiano sostenendo la richiesta di una pausa di riflessione proposta dal gruppo Lega Nord, che chiede quindi la sospensione dei lavori per questa pausa, se ho capito bene: è questa la motivazione per cui mi chiede di mettere in votazione la sospensione ? Fatemi capire, perché vorrei chiudere velocemente questa vicenda. Prego, deputato Fedriga.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, io ho formalizzato già prima la richiesta di pausa addirittura alle 14, se lei ritiene opportuno di metterla ai voti, ovviamente da Regolamento bisognerebbe fare così.
  Se mi permette, utilizzo dieci secondi per dire soltanto una cosa ai colleghi, soprattutto ai colleghi del Comitato dei nove, della maggioranza: penso che sia indegno e vergognoso cominciare a mettersi a ridere quando si sta discutendo – mi riferisco, e faccio nomi e cognomi, all'onorevole Dorina Bianchi – di pensioni. Che si metta a ridere, se uno chiede una sospensione, è squallido e vergognoso, perché stiamo parlando della vita e della pelle delle persone (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Collega, la ringrazio.
  Siccome il collega Fedriga mi aveva semplicemente formalizzato una richiesta che era relativa ai lavori, ho chiesto il parere del relatore e il relatore si è espresso nel senso che non vi sono le condizioni, quindi andiamo avanti (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Fantinati. Ne ha facoltà.

  MATTIA FANTINATI. Grazie, Presidente. Ritorno un po’ sull'articolo aggiuntivo. Trovo intellettualmente scorretto che si parli di una professione vita natural durante di un politico. Posso capire che faccia gola, che molti privilegi facciano gola, ma si tratta proprio di (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  GIANCARLO GIORGETTI. È una vergogna !

  PRESIDENTE. Collega Giorgetti, per favore !

  MATTIA FANTINATI. Si tratta proprio di essere trasparenti (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi !

  GIANCARLO GIORGETTI. È una vergogna ! Limiti la libertà ! Ma dove c... siamo ?

  PRESIDENTE. Per favore, per favore, colleghi (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Vi prego.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, la Lega abbandona l'Aula sulle riforme costituzionali ! Vergognatevi !

  GIANCARLO GIORGETTI. Vergogna !

  PRESIDENTE. Collega Giorgetti, per favore, per favore. Per favore, collega Fedriga ! Colleghi (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Posso rispondervi, visto che state urlando ? Se vi fermate un attimo (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)... Va bene, se volete solo urlare, non ne usciamo. Se posso, voi mi avete formalizzato una richiesta di sospensione agganciata al parere del relatore.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. No ! No !

  PRESIDENTE. Voi mi avete chiesto gli emendamenti, mi avete chiesto...

  MASSIMILIANO FEDRIGA. No !

  PRESIDENTE. Collega Fedriga, se si legge il resoconto stenografico, vedrà che Pag. 41lei mi ha chiesto una sospensione legata alla possibilità di formulare emendamenti sul tema della sentenza della Corte costituzionale (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  NICOLA MOLTENI. Non lo abbiamo chiesto noi !

  PRESIDENTE. Ma la collega Meloni non può fare una richiesta per la Lega Nord, o sbaglio ? Si è solo associata alla vostra.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, forse non sono stato chiaro: ho detto più volte che potrebbe anche convincere i relatori a presentare... Ma è ovvio che la richiesta è formalizzata per tutti i parlamentari, compreso il gruppo della Lega Nord, che ritiene fondamentale fare una riflessione, perché penso che una riforma – e lo ribadisco – della Costituzione non possa...

  PRESIDENTE. Perfetto, la ringrazio, Fedriga. A questo punto, sulla richiesta di sospensione del collega... Onorevole Sannicandro, vuole intervenire per un richiamo al Regolamento ? Penso che non abbia intenzione più di intervenire, perché, se il collega Fedriga mi chiede una riflessione, una riunione del gruppo parlamentare, formalizzata la richiesta di sospensione, do la parola a un oratore a favore e ad uno contro.
  Ha chiesto di parlare a favore della richiesta di sospensione il deputato Crippa. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Presidente, sicuramente è una necessità che appoggiamo, perché da più parti spesso vengono richiesti degli approfondimenti da parte di alcuni gruppi parlamentari. Quindi, nel rispetto degli altri gruppi parlamentari, in questo caso i colleghi della Lega Nord chiedono di poter fare una riunione, visto che le notizie riferite a quello che ha sancito la Corte rispetto al referendum sulla «legge Fornero» sono sicuramente un tema non di poca rilevanza.
  Per questo, visto che, nell'arco delle riforme costituzionali, stiamo parlando della Costituzione e quindi stiamo parlando di un organo che all'interno della Costituzione ha un suo articolo ben specifico e dedicato, crediamo sia importante lasciare questo tipo di riflessione a un gruppo parlamentare che ne fa richiesta, al fine, eventualmente, di programmare poi interventi anche in Aula che possano aumentare il dibattito e, sicuramente, portare elementi magari aggiuntivi e nuovi all'interno di quest'Aula parlamentare.
  Per questo, noi appoggeremo questo tipo di richiesta con voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare contro la deputata Bini. Ne ha facoltà.

  CATERINA BINI. Grazie, Presidente. Noi troviamo francamente inaccettabile che ogni dieci minuti in quest'Aula si debba chiedere una sospensione (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Non è più possibile ! Pensiamo che sia diventata una presa in giro (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Colleghi ! Collega Giorgetti !

  CATERINA BINI. ... una strumentalità chiara a tutti, perché (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Aspetti, è inutile. Colleghi, per favore.
  Non è accettabile, io ho concesso la votazione, adesso per favore facciamo esprimere chi è contro, altrimenti questa è censura e basta (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Non c’è bisogno di urlare, io vi sento, siete qui, non c’è bisogno di urlare.

Pag. 42

  CATERINA BINI. Presidente, dicevo sulla questione delle pensioni che tutti noi abbiamo a cuore (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Collega Fedriga, lei è richiamato all'ordine.

  STEFANO ALLASIA. L'avete votata voi ! L'avete votata voi !

  CATERINA BINI. Noi siamo democratici, non siamo abituati a questo modo di fare, Presidente.

  PRESIDENTE. Collega Allasia, è richiamato all'ordine. Colleghi...

  CATERINA BINI. Presidente, se mi è consentito terminare il mio intervento, gentilmente.

  PRESIDENTE. Colleghi, se è consentito, altrimenti... Prego, deputata Bini.

  CATERINA BINI. Dicevo, nel merito della questione vorrei ricordare a tutti che la Corte costituzionale è un organismo indipendente e che non sta a noi valutarne l'operato. Ricordo anche che più volte la Corte costituzionale ha preso decisioni analoghe, un'altra volta, per fare solo un esempio, quando il nostro gruppo aveva presentato la richiesta di un referendum contro il «Porcellum» e mi pare che la Lega in quel caso non si sia stracciata le vesti e non abbia chiesto richieste di sospensione in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  CRISTIAN INVERNIZZI. Bravi ! Bravi !

  PRESIDENTE. Collega Allasia, è richiamato all'ordine per la seconda volta. Collega Giancarlo Giorgetti, la richiamo all'ordine. Colleghi Invernizzi, Grimoldi...

  GIANCARLO GIORGETTI. Ma come si fa !

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta del collega Fedriga di sospensione dei lavori.
  Sorial, Lo Monte, Folino, Magorno, Russo, Portas, La Forgia...
  (È respinta – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  La Camera respinge per 148 voti di differenza.

  GIANCARLO GIORGETTI. Ma come si fa ! Ma come si fa !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Fantinati sull'articolo aggiuntivo Nuti 1.019. Ne ha facoltà.

  MATTIA FANTINATI. Grazie, Presidente, un po’ di silenzio, grazie...

  PRESIDENTE. Colleghi, il tono delle voce, per favore.

  MATTIA FANTINATI. Io trovo che sia intellettualmente scorretto parlare di professione politica vita natural durante; capisco che a molti di noi qualche privilegio possa fare anche gola, ma quello che non capisco è perché ministri definiscano i nostri giovani choosy, che cambiano da un lavoro all'altro oppure che un ex Presidente del Consiglio... Scusi, Presidente, io non riesco a continuare...

  PRESIDENTE. Mi scuso, collega Fantinati, per favore, il tono della voce, per favore.

  MATTIA FANTINATI. Oppure che un Presidente del Consiglio dica che ormai il lavoro a tempo indeterminato non esiste più e sia quasi un bene saltare da un posto di lavoro all'altro. Io mi chiedo come mai i politici non vogliono dare loro il buon esempio ? Come mai i nostri giovani sono costretti a cambiare da un posto di lavoro all'altro, oppure ad aprire partite IVA che sono da di fatto delle finte partita IVA ? Pag. 43Perché in campagna elettorale non raccontate che volete queste cose, allora sì vedremmo quanti voti veramente prendereste ?

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Bruno. Ne ha facoltà.

  FRANCO BRUNO. Signor Presidente, intervengo per lasciare agli atti la mia contrarietà all'articolo aggiuntivo. Il limite di mandato ha un senso quando si tratta di cariche monocratiche, là rientra il gioco degli equilibri dei poteri e porre una limitazione a cariche monocratiche ha un senso; non ha senso all'interno di Assemblee di questo tipo, in particolare nel Parlamento, dove anzi il limite di mandato, introdotto così, non dico nemmeno in Costituzione, ma per legge, non farebbe altro che favorire, in un delicato gioco di equilibri tra poteri che esiste nelle società moderne, altri poteri. Far passare una norma del genere non sarebbe altro che fare un favore agli altri poteri, i cosiddetti poteri forti, che non hanno limite di mandato, guardate.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il presidente Baldelli. Ne ha facoltà.

Testo sostituito con errata corrige volante   SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, io sono contrario al testo di questo articolo aggiuntivo, che vuole inserire nella Costituzione il limite dei due mandati e credo che ci siano sfere anche del dibattito politico, giacché il numero dei mandati è diventato uno degli elementi di cui si discute nel dibattito quotidiano, che attengono più alla vita interna dei partiti che non alle regole di una Carta costituzionale. E trovo che sia un atteggiamento piuttosto integralista quello di voler imporre, neanche per legge, ma addirittura nella Costituzione, la convinzione propria o del proprio movimento o del proprio gruppo parlamentare.
  Quindi, credo che debba esserci un limite netto tra quelle che sono le regole che valgono in una comunità politica e quelle che devono essere invece regole che sottendono alla convivenza generale delle diverse opinioni. E fin qui, questa è la mia opinione sull'articolo aggiuntivo in esame.
  Ma io, Presidente, trovo francamente inaccettabile l'atteggiamento di coloro i quali, con un'ipocrisia che a mio avviso supera il muro del suono, sedendo in questo Parlamento, lo descrivono come un ambiente che corrompe a tal punto l'animo, la passione, lo spirito di servizio di chi ne fa parte, da rovinare la propria integrità ed il proprio mandato.
  Io credo che chi pensa questo, chi dice questo facendo parte di questo Parlamento abbia di fronte a sé una soluzione alta e nobile da affrontare, colleghi: se si crede che stare seduti in questo Parlamento un giorno in più possa corromperci nello spirito e nell'animo, rovinare la nostra integrità, fare di noi delle persone brutte, distanti dalle esigenze dei cittadini e cattive, chi pensa questo ci faccia la cortesia di trarne le debite conseguenze e di lasciarlo questo Parlamento, si dimetta.
  E allora, in questo caso, anche contrariamente a quella che è la linea storica del mio partito, di votare sempre contro le dimissioni di ciascun componente di questa Camera, io credo che personalmente potrei votare a favore di chi facesse questo gesto alto e nobile.
  Ma per cortesia, risparmiateci l'ipocrisia di affermare che stare qua dentro sia qualcosa che rovina l'integrità, la passione, il servizio di chi è eletto e che, in questa sede, rappresenta il proprio partito e le proprie idee senza vincolo di mandato (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Sinistra Ecologia Libertà).
  SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, io sono contrario al testo di questo articolo aggiuntivo, che vuole inserire nella Costituzione il limite dei due mandati e credo che ci siano sfere anche del dibattito politico, giacché il numero dei mandati è diventato uno degli elementi di cui si discute nel confronto quotidiano, che attengono più alla vita interna dei partiti che non alle regole di una Carta costituzionale. E trovo che sia un atteggiamento piuttosto integralista quello di voler imporre, neanche per legge, ma addirittura nella Costituzione, la convinzione propria o del proprio movimento o del proprio gruppo parlamentare.
  Quindi, credo che debba esserci un limite netto tra quelle che sono le regole che valgono in una specifica comunità politica e quelle che devono essere, invece, regole che sottendono alla convivenza generale delle diverse opinioni. E fin qui, questa è la mia opinione sull'articolo aggiuntivo in esame.
  Ma io, Presidente, trovo francamente inaccettabile l'atteggiamento di coloro i quali, con un'ipocrisia che a mio avviso supera il muro del suono, sedendo in questo Parlamento, lo descrivono come un ambiente che corrompe a tal punto l'animo, la passione, lo spirito di servizio di chi ne fa parte, da rovinare la propria integrità ed il proprio mandato.
  Io credo che chi pensa questo, chi dice questo facendo parte di questo Parlamento abbia di fronte a sé una soluzione alta e nobile da affrontare, colleghi: se si crede che stare seduti in questo Parlamento un giorno in più possa corromperci nello spirito e nell'animo, rovinare la nostra integrità, fare di noi delle persone brutte, cattive e distanti dalle esigenze dei cittadini ebbene, chi pensa questo ci faccia la cortesia di trarne le debite conseguenze e dimettersi.
  E allora, in questo caso, anche contrariamente a quella che è la linea storica del mio partito, di votare sempre contro le dimissioni di ciascun componente di questa Camera, io credo che personalmente potrei votare a favore di chi facesse questo gesto alto e nobile.
  Ma per cortesia, risparmiateci l'ipocrisia di affermare che stare qua dentro sia qualcosa che rovina l'integrità, la passione, il servizio di chi è eletto e che, in questa sede, rappresenta il proprio partito e le proprie idee senza vincolo di mandato (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bonafede. Ne ha facoltà.

  ALFONSO BONAFEDE. Signor Presidente, ovviamente il collega Baldelli è oggettivo: avendo lui 42 anni ed essendo già alla terza legislatura, non sta parlando perché è per sua storia personale contrario a questo emendamento.Pag. 44
  Il discorso è molto più semplice: noi non pensiamo che stare seduti qui dentro voglia dire corrompersi l'anima, se ci stai il tempo limitato, perché se ci stai più di 10 anni, se ci stai più di due legislature, arrivi ad un punto in cui non sai più cosa andare a fare nella vita reale ed il tuo interesse è continuare a mantenere la poltrona in cui stai seduto in quel momento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), fatto che è sotto gli occhi di tutti gli italiani tranne che sotto gli occhi di chi siede in questo Parlamento e fatto ulteriormente aggravato dalla legge elettorale che c’è stata fino ad ora e da quella che volete portare avanti, che implica un Parlamento di nominati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Brescia. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE BRESCIA. Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che io posso anche accettare un altro punto di vista come quello espresso dal collega Baldelli, nel senso che loro, i partiti, ritengono estremo il nostro tentativo di inserire nella Carta costituzionale i due mandati.
  Ma dal nostro punto di vista, invece, bisogna contestualizzare a quello che è il territorio italiano, a quello che è lo Stato italiano, a quello che è stato e a quello che hanno fatto i partiti per tanto tempo, cioè il fatto che per voi sia normale avere dei pregiudicati e dei corrotti tra le vostre fila, il fatto che per il Partito Democratico sia normale avere uno statuto che prevede 15 anni come limite massimo di mandato e poi prevedere anche delle proroghe che permettono a gente come la Bindi, Franceschini e tanti altri di andare benissimo oltre questi 15 anni...

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  GIUSEPPE BRESCIA. Per noi non è normale, quindi lo mettiamo in Costituzione che, dopo due mandati, ve ne dovete andare a casa.

  PRESIDENTE. Allora, il deputato Baroni mi aveva chiesto di parlare, ma non può intervenire, è già intervenuto. Siamo sempre sullo stesso articolo aggiuntivo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Giancarlo Giordano, Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORDANO. Solo per esprimere la mia contrarietà a quest'idea di moralità a scadenza, per cui se si sta dieci anni, si può essere corrotto, se si sta cinque mesi, no. Questo ha a che fare con la qualità delle persone che si eleggono.
  Però, vorrei dire anche che, in questo Paese, questa discussione è possibile perché ci sono le candidature bloccate e, quindi, il discrimine è il potere, quando invece, se non ci fossero le candidature bloccate, sarebbe il consenso che ognuno di noi è in grado di raccogliere dai cittadini.
  In questo senso, io invito ancora la maggioranza ad una riflessione, perché le candidature bloccate, i listini bloccati ci portano a queste discussioni, ed è evidente che quello è il punto che qualifica o non qualifica, come succede a noi, la qualità della rappresentanza.

  PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Filippo Gallinella. Ne ha facoltà.

  FILIPPO GALLINELLA. Grazie Presidente. Ora noi siamo venuti qui con un mandato elettorale, con un programma e stiamo facendo una battaglia compatibilmente con il nostro programma, diversamente da altri partiti, per i quali il mandato forse è un documento che mettono lì e poi chi si è visto si è visto.
  Noi siamo coerenti, ci riteniamo onesti, restituiamo i soldi e continuiamo la nostra battaglia proprio per i principi per cui i cittadini ci hanno eletto. Quindi, votando contro, voi volete fare carriera politica. Questo è un dato di fatto, c’è poco da dire.
  Io con questo concludo e rimetto alle coscienze il voto sulla questione dell'articolo aggiuntivo sui due mandati, perché Pag. 45due mandati, bene che vada, sono dieci anni. Io credo che poi si possa tornare a fare anche altro.

  PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Enzo Lattuca. Ne ha facoltà.

  ENZO LATTUCA. Presidente, intervengo su questo articolo aggiuntivo, cercando di attenermi al merito, che non è mai troppo di moda nella discussione di questi giorni. Io ritengo che inserire in Costituzione un limite tassativo di due mandati alla durata del percorso parlamentare dei cittadini sia una limitazione del diritto di elettorato passivo – che, oltre a non essere presente in nessun'altra democrazia occidentale, se non in qualche altro Paese che ogni tanto il collega Fraccaro ci ricorda, non può essere preso ad esempio nel nostro Paese –, e sia anche una limitazione del diritto di scelta da parte dei cittadini dei propri rappresentanti.
  Esistono tanti esempi, che spesso vengono ricordati in quest'Aula, di persone che hanno fatto la storia di questo Parlamento, la storia delle nostre istituzioni e sono state qui per tanti mandati e hanno fatto il bene delle istituzioni, non il male.
  Dopodiché, se vogliamo parlare, e verrà il momento in cui discuteremo di questo, di come garantire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, su questo ne possiamo davvero discutere e probabilmente vi possono essere opinioni diverse da quelle che si stanno manifestando in quest'Aula su questa riforma.
  Dal punto di vista costituzionale, prevedere questo limite credo che sia insensato e che non faccia nemmeno parte di quelle che sono le modifiche che in questo momento dobbiamo fare per migliorare le istituzioni.
  L'esperienza di qualcuno in quest'Aula serve, se poi i cittadini scelgono di voler cambiare e di fare come nell'ultima tornata elettorale in cui questa Camera ha visto un rinnovo della sua composizione pari ai due terzi, avranno la possibilità di farlo.
  Lavoriamo sugli strumenti elettorali, per consentire ai cittadini di scegliere se far proseguire un mandato parlamentare, oppure se interrompere e decidere di cambiare la classe dirigente nel proprio Paese.
  Non affidiamo alla Costituzione compiti che non sono propri della Costituzione ma che sono propri, invece, di un buon sistema elettorale.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato De Lorenzis. Ne ha facoltà.

  DIEGO DE LORENZIS. Grazie Presidente, il fatto che alcuni colleghi in questa Camera si ostinino a mentire è confermato da quello che hanno fatto in questi anni. Infatti, il problema non è soltanto delle liste bloccate nella legge elettorale, ma è la nuova riforma del Senato che avete previsto, dove dei nominati vengono mandati a ricoprire una poltrona e dove la riforma delle province prevede ancora che dei nominati da parte delle segreterie dei partiti ricoprano altri incarichi, per cui non è detto che questo processo sia meritocratico e sia frutto di un consenso elettorale. E qualora queste persone non riescano a ricoprire una carica per consenso elettorale, i cosiddetti trombati della politica, o perché perdono la poltrona, o perché non riescono ad arrivarci alla poltrona, li mettete come assessori, li mettete nei consigli di amministrazione delle municipalizzate (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  DIEGO DE LORENZIS. Questo è lo scempio che non esiste in nessun'altra parte del mondo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Silvia Giordano. Ne ha facoltà.

  SILVIA GIORDANO. Grazie Presidente, giusto per capire un attimo e fare il punto Pag. 46della situazione. Ho sentito prima il collega Baldelli. Invece di giustificare o almeno di contraddire quello che noi dicevamo sul fatto dei due mandati o del perché fossero fondamentali due mandati, visto che noi abbiamo detto che dopo due mandati questo posto rende corrotti perché si ha un distacco con la realtà, il collega Baldelli, cosa dice ? Che non è vero. E mica ci dà delle prove per dire che non è vero, che non è così, ma no, dice che visto che questo posto è corrotto, dovremmo essere noi ad abbandonare il nostro posto di lavoro e cercare di rendere meno corrotto e pulito questo posto. E mentre pensavo che avessi sentito l'impossibile oramai, sento un deputato del PD che dice che non è vero, che non è possibile, che limita la libertà di scelta dei cittadini limitare a due mandati, quando lo stesso PD ha bocciato il diritto alle preferenze e ha dato così origine ai listini bloccati. Veramente complimenti, siamo arrivati al limite del surreale. Il distacco dalla realtà è palese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Alberti. Ne ha facoltà.

  FERDINANDO ALBERTI. Grazie Presidente, vorrei fare una proposta allora alla maggioranza. Va bene, non facciamo il limite dei due mandati, ma introduciamo una bella cosa: facciamo un bel contratto a tutele crescenti per i parlamentari, facciamo recall, facciamo che ogni tre mesi rimettiamo il nostro mandato nelle mani degli elettori, ci facciamo valutare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e vediamo se abbiamo rispettato il nostro mandato, il nostro vincolo di mandato. Infatti, noi abbiamo un vincolo, siamo stati eletti grazie a un programma, grazie a delle votazioni, alla volontà dei cittadini. Vediamo se abbiamo rispettato il nostro patto con gli elettori, non quello del Nazareno, ma con gli elettori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e se abbiamo fatto le cose fatte bene, fatte giuste, potremo continuare a fare la nostra carriera politica ed essere ancora eletti. Accettate almeno questa cosa. Ma voi questa cosa non la volete fare perché siete attaccati alle poltrone (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Fraccaro. Ne ha facoltà.

  RICCARDO FRACCARO. Grazie Presidente, la ratio di questo articolo aggiuntivo è semplice: se il tuo obiettivo è quello di garantirti la poltrona anche per la legislatura successiva, cercherai di adoperarti per creare la cosa più semplice, una cricca, una lobby che ti garantisca un pacchetto di voti. E questa è la base della distorsione della democrazia. Ora, Presidente, io sono abbastanza turbato da quello che è successo poco fa perché, quando si percepisce questa distanza abissale, quando la richiesta dei cittadini di esprimersi in un dato argomento viene così affossata, anche se è una richiesta che proviene da un'altra forza politica, io sinceramente sento che si è inferto un altro colpo mortale alla democrazia di questo Paese. E questo articolo aggiuntivo cerca di recuperare uno slancio democratico e una visione futura per questo Paese.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Marco Meloni. Ne ha facoltà.

  MARCO MELONI. Grazie Presidente, io intervengo contro questo articolo aggiuntivo. Noi forse abbiamo dimenticato che dovremmo cercare di essere sempre di più eletti dal popolo. Il Parlamento è eletto dal popolo e dobbiamo capire quale modello cerchiamo. Se cerchiamo un modello in cui Esecutivo e Parlamento siano deboli, può anche andar bene quello che viene proposto. Ma noi dobbiamo avere un Esecutivo che decide e un Parlamento forte. E dove gli Esecutivi sono forti, i parlamentari sono eletti dal popolo e sono talvolta Pag. 47anche molto esperti e stanno anche decenni in carica quando se lo meritano e i cittadini li eleggono.
  Infine, il Partito Democratico ha uno statuto, delle norme con delle eccezioni limitate. I casi che sono stati citati sono stati sottoposti alle primarie. Noi abbiamo uno statuto, abbiamo organismi democratici e facciamo le primarie. Potremmo farle meglio, facciamole per legge, ma siamo un partito che si confronta sempre con la democrazia e con gli elettori.
  Per questo, per rafforzare il Parlamento e per restituire il potere di scelta dei parlamentari agli elettori abbiamo questa riforma e le prossime riforme e dobbiamo essere conseguenti con questo impegno. Per questo sono contrario a questo articolo aggiuntivo.

  CLAUDIO COMINARDI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. No, Cominardi, non può intervenire perché questo è lo stesso articolo aggiuntivo su cui è già intervenuto.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Colletti. Ne ha facoltà.

  ANDREA COLLETTI. Signor Presidente, in realtà vi è un errore concettuale nell'intervento di prima perché si è intervenuti dicendo che si vuole un Governo, un Parlamento debole. In realtà nella dottrina della scienza politica se si ha un Parlamento forte si ha un Governo debole, giustamente, perché il Parlamento deve legiferare e il Governo non è che deve decidere. Il Governo deve attuare le decisioni legittime del Parlamento. C’è proprio una differenziazione totale nel concetto di legalità costituzionale che noi portiamo avanti rispetto a quello che portate avanti voi, perché nella vostra ottica un Governo che decide significa che un Parlamento può essere anche abolito, come già state facendo con l'attuale Senato.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Luigi Gallo. Ne ha facoltà.

  LUIGI GALLO. Signor Presidente, qui in quest'Aula sembra che voi dimentichiate che fuori ci sono 51 milioni di italiani che vanno alle urne, decidono e votano. Allora, a me sembra strano che la sinistra, che tanto si riempie la bocca di partecipazione all'interno della democrazia, sia contraria ad una misura concreta che propone il MoVimento 5 Stelle per la partecipazione, cioè i cittadini che si fanno istituzione, che a rotazione, a staffetta costruiscono la democrazia del Paese a tutti i livelli. E, invece, c’è la solita ipocrisia dove la sinistra propone la partecipazione però poi dice: «no, pochi eletti, pochi notabili devono stare all'interno delle istituzioni per proteggere i cittadini che sono plebe e sono solo sudditi che devono obbedire».

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Parentela. Ne ha facoltà.

  PAOLO PARENTELA. Signor Presidente, per noi qui si capisce anche la differenza tra il MoVimento 5 Stelle e tutti gli altri partiti. Per noi il limite dei due mandati è fondamentale perché garantisce proprio il cambio generazionale all'interno delle istituzioni. Inoltre, praticamente intendiamo la politica non come un lavoro di mestiere ma come un servizio civile a tempo determinato. È questa la differenza.
  Volevo ricordare che nel 2011 ci fu una grande manifestazione qui a Roma. La chiamammo «Cozza day» proprio per ricordare la legge che abbiamo fatto per il Parlamento pulito. In quel giorno abbiamo depositato davanti a Montecitorio delle cozze sgusciate con dentro i nomi dei parlamentari. Ecco, se voi oggi non voterete questo articolo aggiuntivo, sarete ricordati come della cozze in cravatta che non vogliono scrollarsi dallo scoglio che sarebbero appunto le poltrone di questa Camera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato D'Incà. Ne ha facoltà.

Pag. 48

  FEDERICO D'INCÀ. Signor Presidente, per sottolineare il fatto che le uniche parole di ipocrisia che ho sentito durante questi interventi sono del collega Baldelli. Un esempio di ipocrisia collegata alla politica sono le modifiche alla legge regionale del Veneto in materia elettorale nel senso che, all'interno, vi sono delle modifiche che comportano i due mandati ma, in pratica, valgono soltanto da oggi in poi, in pratica dalle prossime elezioni del 17 maggio. Quindi, le persone che vengono elette in Veneto – vi sono alcuni consiglieri che hanno già quattro mandati – potranno fare ulteriori due mandati. La cosa divertente è che quindi entrerà in vigore dal 2025, ma è simpatica la cosa perché un candidato consigliere potrà fare due mandati come consigliere, due mandati come assessore, due mandati come presidente della regione Veneto. In tutto vuol dire fare trent'anni anche in regione Veneto, anche con le modifiche alla norma elettorale votate anche da Forza Italia di cui il collega Baldelli fa parte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Picchi. Ne ha facoltà.

  GUGLIELMO PICCHI. Signor Presidente, brevissimamente, sono orgoglioso di essere una cozza in cravatta finché i miei elettori continueranno a votarmi.
  Detto questo, mettere in Costituzione ciò che nessun Paese del mondo ha nella Costituzione, ossia il limite di mandati – prendiamo, ad esempio, gli Stati Uniti, dove ci sono persone che fanno il senatore da quarant'anni, il Regno Unito, dove ci sono persone elette nel proprio collegio da quarant'anni, in Germania ed in ogni altro Paese europeo –, mettere in Costituzione una cosa che, francamente, non ha senso, perché il libero elettore può scegliere o meno di votare un deputato, credo sia un errore fondamentale.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Mantero. Ne ha facoltà.

  MATTEO MANTERO. Grazie, Presidente, io, a differenza dei miei colleghi, sono un po’ preoccupato rispetto a questo articolo aggiuntivo, perché non vorrei che il limite dei due mandati fosse pericoloso. Se io, infatti, decido di farmi rieleggere, devo iniziare a coltivare le mie clientele sul territorio. In Liguria, noi abbiamo un sacco dei costruttori che, per lo più, sono in mano alla ’ndrangheta, però, comunque, quanti voti possono procurare ? Adesso, stiamo iniziando a prendere i primi contatti con le lobby del farmaco, con le lobby del gioco d'azzardo, con quelle del tabacco, che potranno dare soldi da utilizzare per la campagna elettorale e alle quali, in cambio, potrò fare emendamenti.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MATTEO MANTERO. Ora, non vorrei che, mettendo il limite dei due mandati, risultassimo, poi, non più appetibili a queste lobby, a queste clientele e che questo faccia saltare un po’ tutto il meccanismo. Quindi, pensiamoci molto bene e facciamo attenzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Liuzzi. Ne ha facoltà.

  MIRELLA LIUZZI. Grazie, Presidente, chissà se mettere un limite di due mandati equivale anche a rottamare, come piace dire a Renzi. Infatti, nel 2012, ecco cosa diceva: «Gli americani non hanno rottamato Obama, ma c’è un sistema, quello americano, che prevede l'autorottamazione: il Presidente degli Stati Uniti può svolgere il suo incarico solo per due mandati. Mi piacerebbe che l'Italia si adeguasse a quel tipo di esperienza, che, poi, è quella stessa dei sindaci, per dare un limite all'esperienza politica». Lo ha detto Matteo Renzi. «Tra quattro anni» – aggiunge Renzi – «Obama avrà 55 anni» – questo detto nel 2012, ovviamente – «potrà dedicarsi ad altro nella sua vita, avrà finito il suo impegno politico».

Pag. 49

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  MIRELLA LIUZZI. Renzi diceva anche che le primarie non hanno mai indebolito un partito: «Le primarie rafforzano uno schieramento» e, poi, conclude: «Spero che anche in Italia prevalgano le ragioni del coraggio rispetto alle ragioni della paura».

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Bossa. Ne ha facoltà.

  LUISA BOSSA. Grazie, Presidente, non è il tempo, credo, la discriminante in politica: un anno di impegno e sei onesto, due anni o tre e sei corrotto. Vorrei dire che io sono stata sindaco dieci anni della mia città e, come tanti altri qui, non ho mai – dico mai – rubato nulla. E, dunque, ne abbiamo sentito tante in questi giorni: che siamo mafiosi, omertosi, omissivi, oggi si parla perfino di moralità a un tanto al chilo. Non è il silenzio, cari giovani del MoVimento 5 Stelle, la morte delle parole: la morte delle parole sono le parole superficiali, mistificatorie, dette per dire. Altro che le parole sono pietre: mi pare che qui le parole somiglino tanto ad un gelato che si scioglie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ciprini. Ne ha facoltà.

  TIZIANA CIPRINI. Signor Presidente, ai fan della politica a vita, quindi, dei mandati illimitati, dico che gli italiani si sono stufati di vedere sempre le solite facce nei talk show televisivi. Quindi, noi siamo per i due mandati e, poi, a casa, tutti a casa, e si cambia volto.
  Inoltre, sottolineo una cosa: questi politici a vita, dopo appena cinque anni di legislatura, continuativa o frammentata, percepiscono la pensione a sessant'anni, mentre per tutti gli altri il tempo per andare in pensione non arriva mai: continuate a spostare il traguardo dei contributi sempre più in avanti. Bastava abolire con una legge del Parlamento la riforma Fornero e non avete voluto farlo. Altro che referendum (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, vorrei soltanto dire che sarebbe ora di lasciare in pace i nostri elettori. Da un lato, li si vuole privare del diritto di esercitare la preferenza, dall'altro lato, si dice che, qualora potessero esercitare questa preferenza, la debbano limitare a due mandati nei confronti del loro eletto. Io rivendico il diritto degli elettori di eleggersi chi gli pare e piace.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Nuti 1.019, con il parere contrario della Commissione e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del MoVimento 5 Stelle, mentre il relatore di minoranza della Lega Nord e Autonomie si rimette all'Assemblea e con il parere contrario del relatore di minoranza di Sinistra Ecologia Libertà.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Brescia, Catania, Terrosi, Capodicasa, Nicchi, Zoggia, Casati, Laffranco...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  435   
   Votanti  433   
   Astenuti    2   
   Maggioranza  217   
    Hanno votato   73    
    Hanno votato no    360.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

Pag. 50

  Chi sta urlando, scusate ?

  MAURO GUERRA. Stanno facendo delle foto (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico) !

  PRESIDENTE. Per favore colleghi...
  Passiamo all'articolo aggiuntivo Scotto 1.0202. Miccoli, per favore.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, questo articolo aggiuntivo – mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, a coloro che hanno sostenuto con forza questa riforma – dal nostro punto di vista è importante, ed è una proposta emendativa che prova a risolvere un nodo che ha attraversato la politica italiana nel corso degli ultimi vent'anni e che introduce, a mio avviso, una correzione positiva all'interno di una riforma che rischia di lasciare inevasi alcuni interrogativi che pendono sulla stessa riforma e soprattutto su coloro che l'hanno promossa e l'hanno sostenuta.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 12,55)

  ARTURO SCOTTO. Questo articolo aggiuntivo interviene sull'incandidabilità di coloro che detengono direttamente o indirettamente una partecipazione che comporti il controllo di società vincolate allo Stato per contratti di opera o di somministrazione, ovvero prova a risolvere quel nodo che da anni, nella politica italiana, nel dibattito culturale, nel dibattito giornalistico, nel dibattito tra gli operatori economici, è rimasto appeso: il tema degli innumerevoli conflitti di interessi.

  PRESIDENTE. Onorevole Scotto, deve concludere.

  ARTURO SCOTTO. E siamo di fronte, con questo articolo aggiuntivo, alla possibilità di produrre una svolta storica che chiuda una stagione, quella che ha avvelenato la politica, che ha prodotto una commistione vischiosa tra interesse pubblico e affari privati e che ha determinato, anche, mi si consenta il termine e concludo, il modo in cui – lo dicevamo prima, lo ha detto il collega Quaranta nel suo intervento – si sono costruite le classi dirigenti nel corso degli ultimi anni. Ora io non condivido la polemica sul professionismo della politica, vorrei evitare che però prevalesse, rispetto a una politica che nel corso degli ultimi anni è diventata sempre più collegata a interessi precisi, specifici del mondo economico, l'idea che basta che mettiamo una figura che nel mondo dell'impresa magari è molto spesso legata alla politica e alle concessioni pubbliche e si risolve il problema. Questo articolo aggiuntivo può produrre una svolta.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Quaranta. Ne ha facoltà.

  STEFANO QUARANTA. Signor presidente mi scusi, volevo insistere su questo punto perché credo che l'articolo aggiuntivo dell'onorevole Scotto sia molto importante. Qui stiamo cambiando 40 articoli della Costituzione, ma non troviamo il tempo per inserire un principio fondamentale che attiene alla cultura delle regole nel nostro Paese e cioè la questione del conflitto di interessi.
  Abbiamo già visto come quest'Aula non sia stata in grado di discutere e di votare una legge sul conflitto di interessi, perché dopo vent'anni era ancora troppo presto; ora modifichiamo 40 articoli della Costituzione in pochi mesi e non troviamo il modo di inserire un principio sacrosanto all'interno della nostra Costituzione ? Allora, concludo, ma mi riservo una piccola risposta all'onorevole Bossa. Onorevole, so benissimo che nel Partito Democratico ci sono tantissime persone oneste, il problema è che quando ci sono dei disonesti non bisogna voltare la faccia dall'altra parte, che si tratti di primarie o che si tratti di regole sul conflitto di interessi, perché la cultura delle regole non può essere sottomessa alla disciplina di partito Pag. 51(Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Costantino. Ne ha facoltà.

  CELESTE COSTANTINO. Presidente, ci siamo attardati a segnalare la necessità di intervenire su questo articolo aggiuntivo perché onestamente speravo, vista la quantità di interventi che sono arrivati dalla maggioranza sull'articolo aggiuntivo precedente, che ci fosse la voglia – ed è un invito che faccio al Governo e alla maggioranza – di spiegare il perché di un voto contrario a questo articolo aggiuntivo. Infatti, il conflitto di interessi è un tema che ci portiamo da tanti e tanti anni.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (ore 13)

  CELESTE COSTANTINO. Non ci si può nemmeno nascondere dietro ad una proposta di legge che, come sappiamo bene, è stata bloccata e che non si sa bene quando verrà ripresa, ma al netto anche del percorso che farà la proposta di legge, noi pensiamo che questo sia un principio generale che in Costituzione ci deve stare. Allora, da questo punto di vista, mi aspetto che, con la stessa abbondanza di interventi con cui è stato spiegato perché – e noi eravamo appunto dalla stessa parte – ci sono dei regolamenti interni dei partiti che possono risolvere il tema dei limiti di mandato, ci venisse spiegato perché non si sente l'esigenza di inserire questo principio di garanzia all'interno della Costituzione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Paglia. Ne ha facoltà.

  GIOVANNI PAGLIA. Presidente, è stato detto, nel corso del dibattito sull'articolo aggiuntivo precedente, che è sbagliato e impossibile inserire delle limitazioni a quello che è l'elettorato passivo in un Paese: non è così. Già nella nostra Costituzione distinguiamo età diverse per l'elettorato attivo e l'elettorato passivo. Si distingue. In Costituzione è normale che si stabilisca quali sono i criteri attraverso cui un Paese vuole dare rappresentanza a se stesso. Noi qui proviamo ad imporne uno molto semplice: che questa Camera, ed anche il Senato, fino a quando ci sarà, debbano non essere la casa del conflitto di interessi, cioè non il luogo in cui portatori di interessi privati possano venire a usare le istituzioni repubblicane per comporre quegli interessi, ma debba essere piuttosto il luogo in cui gli interessi privati non entrano, in cui piuttosto vengono negati e vengono ricomposti attraverso l'interesse generale di cui noi tutti siamo portatori. Per cui, dovrebbe essere interesse e volontà comune di tutti noi restituire alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica quella che è la funzione che la Costituzione ha disegnato per loro.

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  GIOVANNI PAGLIA. Presidente, concludo immediatamente. Introducendo una norma qui, in Costituzione, sul conflitto di interessi, credo si vada a fare quella che era la volontà originaria dei costituenti, che certo non si aspettavano una situazione come quella di oggi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Crippa. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Presidente, ringrazio i colleghi di SEL per aver proposto questo tipo di articolo aggiuntivo, perché da membro della Giunta per le elezioni lo ritengo di fondamentale importanza e necessità. Qui parliamo di incandidabilità di coloro che detengano, anche indirettamente o congiuntamente con altri, una partecipazione che comporti il controllo ovvero l'esercizio di un'influenza dominante su una società vincolata con lo Stato. Durante l'esame in Giunta per le elezioni, ovviamente poi sottoposto a un voto di vaglio della maggioranza, le considerazioni Pag. 52espresse dai colleghi di minoranza sono state ampiamente bocciate. Avevamo segnalato la necessità che per alcune aziende non si parlasse soltanto di essere presidenti del consiglio di amministrazione, ma che la titolarità e la proprietà pari al 100 per cento dell'azienda stessa, in qualche modo, desse un chiaro indirizzo di quale interesse economico avesse il deputato, essendo proprietario della medesima azienda ma non facendo parte del consiglio di amministrazione. Ovviamente il Partito Democratico si è guardato bene dal dare seguito a questo tipo di necessità ed interpretazione.
  Noi abbiamo segnalato anche la necessità di codificare, in maniera netta e chiara, i rapporti con lo Stato perché, ahimè, abbiamo anche all'interno di questa area del Parlamento deputati che sono in compartecipazione con Alitalia e, quindi, detengono proprietà di Alitalia, di Piaggio; abbiamo questioni legate a proprietari di aziende che hanno interessi edili, interessi di costruzione, di infrastrutture legate con lo Stato, con l'ANAS e, ovviamente, tutti dicono: «no, ma non è un appalto diretto perché, in realtà, si tratta di una successiva titolarità del contratto di appalto». Io credo che qui stiamo ancora cercando di nasconderci dietro quella che è l'esistenza reale di una chiara condizione di ineleggibilità.
  Vi sono addirittura rapporti che vanno ben oltre e cito, a titolo di esempio, sempre legata ad un deputato, la necessità di contratti di approvvigionamento di navi cacciamine con la Marina militare. Quindi, in qualche modo, vi è un diretto contatto con lo Stato e, allora, in questo caso, interviene un'interpretazione somma per cui l'interesse economico è minoritario rispetto al fatturato dell'azienda perché ce l'avete sempre una certa scusante pronta per poter salvare l'insalvabile.
  Ma andiamo oltre; ad un certo punto, arriviamo al tema di chi sia titolare di concessioni dirette di autorizzazioni nei riguardi dello Stato e scopriamo che, attenzione, ad esempio, alcune concessioni demaniali, nel corso del tempo, sono passate in capo alle regioni o ai comuni. Tuttavia, ai tempi, quando fu scritta quella norma, sulla quale veniva sancita l'ineleggibilità, era chiaro che le autorizzazioni demaniali fossero in capo allo Stato nella sua integrità. Poi, nel corso del tempo, sono state fatte delle riforme che hanno portato ad uno spacchettamento della responsabilità in capo alle regioni e ai comuni. Peccato che vi siano dei deputati che hanno delle concessioni demaniali, tra l'altro, da parte delle Autorità portuali, che sono, quindi, emanazioni dirette dello Stato ma, anche in questo caso, voi cercate di giustificare, dicendo che l'Autorità portuale è di per sé un'autorità che ha la sua indipendenza decisionale. Peccato che poi la nomina del capo dell'Autorità la fa il Ministero. Non è che l'indipendenza economica sia l'indipendenza decisionale, questo è un passaggio secondo me veramente importante.
  Altro fattore predominante, sempre durante questo lavoro lungo, di cui abbiamo chiesto anche degli approfondimenti: arriviamo ad esempio ad un altro deputato che, magari, in maniera minore, ripercorre ciò che fu in passato, quello che Silvio Berlusconi portò come caso all'interno della Giunta per le elezioni ovvero il fatto di possedere delle reti televisive ma di fatto di avere altri che gestivano per lui questo tipo di apparato. Ecco, oggi abbiamo un deputato che, nella più piccola dimensione, possiede anche delle concessioni radiotelevisive. Allora, in quel caso, c’è stato chi ha espresso chiaramente, la settimana scorsa nella Giunta per le elezioni, la necessità di non andare oltre, di non andare a considerare questa come una condizione di ineleggibilità e di non considerare il fatto che il soggetto possieda al 100 per cento la proprietà di questa società e che, di fatto, non essendo lui il presidente del consiglio di amministrazione della società stessa, di fatto, non è colui che controlla la società. Peccato che, durante la campagna elettorale, i mezzi televisivi siano utilizzati e quindi, se qualcuno si vanta anche di possedere quella rete televisiva, da un lato, è evidente che...

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

Pag. 53

  DAVIDE CRIPPA. ... questo conflitto di interessi c’è, eccome. Cari deputati del PD credo che possiate votare favorevolmente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.

  NICOLA FRATOIANNI. Grazie Presidente, ci saremmo aspettati, per la verità, che dai banchi della maggioranza, del Partito Democratico, del Governo arrivasse almeno una qualche interlocuzione, una proposta di modifica, una interlocuzione nel merito, non il silenzio assordante a cui stiamo assistendo perché il tema del conflitto di interessi – è stato ricordato in questa Aula e negli interventi che mi hanno preceduto – ha attraversato la politica italiana degli ultimi vent'anni. Qualcuno potrebbe obiettare che vi è, nei cassetti delle Camere, una legge specifica sul conflitto di interessi.
  Beh, noi rispondiamo che quella legge è lì, bloccata, come in tutti questi anni sono state bloccate tutte le iniziative che hanno provato a riorganizzare una materia che è obiettivamente materia che incide sull'efficacia, la trasparenza, la funzionalità dei nostri assetti democratici. Allora, oggi, di fronte a questo radicale cambio della Costituzione che, com’è noto, noi avversiamo, ma che è un dato di fatto nella discussione di queste ore, avremmo trovato naturale cogliere l'occasione per mettere mano a un punto che non solo è stato per anni – fin troppo, per la verità – la bandiera del Partito Democratico...

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, Fratoianni.

  NICOLA FRATOIANNI. ... di gran parte delle forze che oggi danno vita a questo Governo, ma che è obiettivamente un punto rilevante per la vita del Paese. Non capiamo e non accettiamo il silenzio che oggi circonda questa discussione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bruno. Ne ha facoltà.

  FRANCO BRUNO. Signor Presidente, ho difficoltà a discutere sul concetto di incandidabilità rispetto al conflitto di interesse per come mi viene presentato, nel senso che io capisco la ratio, ossia che uno non può fare il deputato perché da quella funzione può in qualche modo trarre un vantaggio per altri tipi di attività, ma perché incandidabile ? Ineleggibile, incompatibile, tutto ciò che viene previsto in un articolo successivo, nell'articolo 65. Perché è incandidabile una persona per bene e seria, che fa l'imprenditore ? Se estendiamo questo concetto, vale per i professionisti, per i giornalisti, per i sindacalisti, vale per tutti coloro i quali nella vita hanno fatto altro rispetto alla politica. Quindi, da questo punto di vista, secondo me, è proprio il concetto di incandidabilità che, rispetto al conflitto di interessi, legittimo, del quale possiamo anche discutere o meno, ha una sua debolezza intrinseca.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Fraccaro. Ne ha facoltà.

  RICCARDO FRACCARO. Signor Presidente, vede, io ho come l'impressione, che è maturata in questi mesi o anni ormai di attività parlamentare, che il Partito Democratico non voglia una legge sul conflitto di interesse. Lo dico perché, al di là delle legislature precedenti, quando Renzi perse le primarie contro Bersani accusò il Partito Democratico che non aveva fatto il conflitto di interessi e gli diede dei falliti, gli disse: avete fallito, in quella occasione. Quindi, mi aspettavo quanto meno che mantenesse la sua prima promessa elettorale una volta diventato Presidente del Consiglio, che incardinasse nei lavori parlamentari il tema del conflitto di interessi. Non lo fece. Ora, noi, con questo emendamento, mettiamo all'angolo, di fronte ai cittadini il Partito Democratico, può votare contro le sue promesse elettorali o può votare come ha sempre votato in questi anni, come un partito berlusconiano qualsiasi. Io temo, Presidente, scommetterei, Presidente, che la strada sia sempre la stessa e che non abbiano ancora cambiato verso.

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  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Alberti. Ne ha facoltà.

  FERDINANDO ALBERTI. Signor Presidente, io trovo veramente troppo facile e troppo comodo alzarsi in piedi, prendere in mano il microfono e dire: io ho fatto dieci anni, trent'anni, cinquant'anni di sindaco e non ho mai rubato e quindi sono onesto, perché l'onestà purtroppo non si valuta solo su queste dichiarazioni, l'onestà noi la valutiamo quando si vanno a votare questi emendamenti. Se siete onesti, votate favorevolmente ad emendamenti come questo, in cui si introduce il conflitto di interessi in Costituzione, votate favorevoli su questi emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), allora sì che crederemo alla vostra onestà. Se votate contrari, per noi non siete onesti, punto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

  LAURA CASTELLI. Signor Presidente, giusto per avvalorare la tesi del mio collega, perché c’è un altro punto, che di fatto è la complicità: uno può ritenere di non aver mai rubato, ma essere complice di un sistema che ruba, essere complice di un partito che fa accordi con un condannato è comunque una colpa e la complicità è comunque un aspetto da valutare. Quindi, io vorrei non sentire più certi discorsi in quest'Aula sulla propria pulizia dell'anima, perché forse i conti dovrebbe farli guardandosi allo specchio e cercando di vedere che cosa il suo partito ha sostenuto per anni.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato De Lorenzis. Ne ha facoltà.

  DIEGO DE LORENZIS. Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per rafforzare questo concetto, perché, non soltanto questo discorso relativo all'onestà intellettuale ed alla coerenza va fatto all'interno del medesimo partito, ma va fatto anche...

  PRESIDENTE. Le chiedo scusa. Collega Fiano, le chiedo se può liberare i banchi del Governo. Prego, collega De Lorenzis.

  DIEGO DE LORENZIS. ... va fatto soprattutto anche in concomitanza degli appuntamenti elettorali con i propri partner di coalizione, perché, se oggi SEL presenta questo articolo aggiuntivo, sul quale noi esprimeremo parere favorevole, ma poi in altre regioni, come al Parlamento italiano, si presenta in coalizione con il Partito Democratico, che affosserà questo articolo aggiuntivo come ha affossato tutte le leggi elettorali, come avete denunciato, allora, la coerenza e l'onestà intellettuale dove stanno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Baroni. Ne ha facoltà.

  MASSIMO ENRICO BARONI. Signor Presidente, una delle ragioni per le quali è opportuno alzare il tiro e inserire questo tipo di norme direttamente in Costituzione è data dal fatto che noi abbiamo una legge di 55 anni fa, anzi del 1953, la n. 60, che dispone che: «I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco, revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica amministrazione, ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente». Sa chi è competente per giudicare questo tipo di incompatibilità, signor Presidente ? Sono le Giunte per le elezioni. E sa quanti precedenti di incompatibilità sono stati valutati ? Zero, signor Presidente, zero, zero (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

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  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sanna. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SANNA. Grazie, Presidente. Nel dibattito che abbiamo avviato e anche concluso nell'ambito della discussione sulle linee generali sulle diverse proposte di legge sul conflitto di interessi – vorrei ricordare a tutti i colleghi che ce ne sono due del Partito Democratico – abbiamo precisato – e non sarebbe altrimenti possibile se non vi fosse già sufficiente copertura costituzionale – che il luogo della disciplina di una regola del rapporto tra le attività economiche e la possibilità di fare il rappresentante politico nelle istituzioni è la legge ordinaria, e non la Costituzione. Questo ce lo hanno detto anche i costituzionalisti che sono venuti in audizione nella Commissione affari costituzionali ed è una posizione assolutamente minoritaria quella che ritiene che noi dobbiamo mettere il tema del conflitto di interessi in Costituzione. Perché nella Costituzione c’è già questo tema quando, per esempio, si tratta di chi deve prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica; c’è quando costui deve adempiere al proprio esercizio di mandato essendo fedele alla Costituzione, ma soprattutto essendo fedele alla Costituzione quando ci richiama a svolgere il nostro mandato politico con dignità e onore; c’è quando la nostra Costituzione dice che la pubblica amministrazione – e, latamente, tutti i poteri dello Stato e della Repubblica – devono potersi esercitare con la trasparenza, l'efficienza e l'efficacia dello Stato quale principio generale del suo comportamento; c’è quando la libertà di impresa è garantita, da una parte, ma è garantita anche la sua utilità sociale come limite di esercizio della libertà di impresa; e c’è quando il diritto di elettorato è un diritto fondamentale del cittadino. Fondere insieme le tutele di tutti questi interessi costituzionalmente previsti è compito della legge, importantissima, che noi ci apprestiamo, dopo questa tornata, a riprendere a discutere e ad approvare. Ma essa è una legge ordinaria.
  Del resto, se voi leggete la proposta emendativa di SEL in essa non vi è scritto che sono incandidabili coloro che detengono il controllo di imprese, ma c’è scritto che: la legge dispone le incandidabilità di coloro che hanno un certo tipo di potere su imprese che hanno rapporti con la pubblica amministrazione. Quindi, implicitamente viene riconosciuto quello che io sto dicendo.
  Allora, per sgombrare ogni equivoco dalla nostra discussione, noi siamo per riprendere la discussione e l'approvazione di una legge sul conflitto di interessi, come abbiamo detto, immediatamente dopo la tornata che chiuderà la fase di approvazione delle riforme costituzionali e della legge elettorale nel nostro Paese. Lo riteniamo un capitolo fondamentale, non un tema di oggi, ma un tema che persiste da vent'anni. È cambiato il mondo, è cambiata in questi tempi (Commenti del deputato Baroni)...

  PRESIDENTE. Deputato Baroni...

  FRANCESCO SANNA. ... la penetrazione della società civile e, quindi, anche della società economica dentro la rappresentanza politica. Vent'anni, trent'anni fa non era così. La politica era dominio delle classi dirigenti forgiate dentro il partito. Voi avete parlato per un'ora, prima, dicendo che bisognava fare la rotazione rapida e sistematica delle rappresentanze istituzionali anche in questo Parlamento. Potete avere ragione o potete avere torto, ma sicuramente questa rotazione, questo ingresso fortissimo della società civile e della società economica nelle istituzioni, c’è già stata e c’è già stata in maniera potente vent'anni fa con la creazione del partito di Forza Italia e la Presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi. Quindi, questo non ce lo dimentichiamo e vogliamo porre rimedio, dopo tanto tempo, ad un capitolo mancante dello statuto della democrazia nel nostro Paese. Non è questo il momento, non è questa la sede, la revisione costituzionale, perché già la nostra Costituzione ci rende responsabili di questa legge, che noi dobbiamo discutere, Pag. 56concludere e approvare nei suoi contenuti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Franco Bordo. Ne ha facoltà.

  FRANCO BORDO. Signor Presidente, il tema del conflitto di interessi è uno dei temi più sentiti dal popolo italiano, la necessità appunto di adeguare il nostro sistema giuridico, il nostro sistema democratico, introducendo questo elemento, ma continuamente viene rinviato, c’è sempre un dopo. Il Presidente del Consiglio appena nominato ha detto: in cento giorni farò il conflitto di interessi. L'autunno scorso, a novembre, l'avete rinviato sine die, oggi con altre motivazioni, che non sono fra l'altro suffragate da niente di concreto, sostenete che non possa entrare in Costituzione. Se infatti avete fatto entrare in Costituzione il pareggio di bilancio, che è una aberrazione, possibile che non possa essere detto chiaramente in Costituzione come si può andare a essere rappresentanti del popolo italiano senza avere conflitti di interessi con le proprie attività, seppur legittime, che vanno a cozzare contro gli interessi di rappresentanza del popolo italiano ? Negate anche in questa occasione. Cari amici del Partito Democratico...

  PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

  FRANCO BORDO. Cari deputati del Partito Democratico, ancora una volta portate questo Parlamento a rinunciare ad adottare una decisione, un provvedimento, sul conflitto di interessi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Nicchi. Ne ha facoltà.

  MARISA NICCHI. Signor Presidente, ancora una volta si rimanda un tema che tutti consideriamo fondamentale e che ha una sua novità, si presenta in forme inedite in questa nostra epoca, visto che noi dobbiamo regolamentare in modo definitivo la separazione tra la politica e le lobby economiche e soprattutto – questo è il tema – tra la politica e le posizioni dominanti nel sistema di comunicazione di massa. Questa infatti è la grande questione democratica che attraversa il nostro Paese da decenni, ma naturalmente di questo tema si parla con le promesse delle campagne elettorali, mai quando ci sono i concitati cronoprogrammi del Governo né tanto meno quando si deve discutere nuove leggi, perché mai la maggioranza è pronta, mai per la maggioranza è il momento di affrontare questo nodo democratico.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Giancarlo Giordano. Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORDANO. Nel ringraziarla, Presidente, vorrei prendere per buona l'indicazione data dall'onorevole Sanna. Vorrei però una data certa, perché qui si lavora per date certe ormai, no ? Sulla riforma costituzionale lavoreremo ininterrottamente, perché si deve arrivare prima dell'elezione del Presidente della Repubblica.
  Sul conflitto di interessi siamo appesi ad una leggera, flebile promessa di «vedremo», «faremo», «legge ordinaria». Pretendiamo date certe, perché certe sono le vostre volontà su alcuni argomenti; su altri, tentennate un po’ troppo. Forse è il Patto del Nazareno che vi offusca la mente e la volontà.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cozzolino. Ne ha facoltà.

  EMANUELE COZZOLINO. Grazie, Presidente. Mi ricollego all'osservazione del collega di SEL: alla fine dell'anno scorso noi eravamo qui in Aula a discutere sul conflitto di interessi. Non si sa chi ha messo la manina, ma è stato rinviato in Commissione. Chiediamo una data certa ? Pag. 57Visto che c’è il Governo, considerato che ormai i lavori di quest'Aula li decide il Governo e non l'Aula, chiederei se ci può dare una data certa, visto che Renzi più volte ha promesso di affrontare questo tema, visto che è stato il vostro tema di campagna elettorale, che sarebbe stata fatta una legge sul conflitto di interessi, visto che vari istituti internazionali, che vigilano sulla nostra corruzione, la ritengono una riforma, anche questa, necessaria.
  Magari può telefonare direttamente a Renzi e chiedergli quand’è che ha previsto di discutere in Aula il conflitto di interessi. Magari mi fa un regalo: il 19 febbraio – le do una data così, è il mio compleanno – potremmo iniziare la discussione. Provi a sentire.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Manlio Di Stefano. Ne ha facoltà.

  MANLIO DI STEFANO. Grazie, Presidente. Il conflitto di interessi, negli ultimi trent'anni, è stato «il» problema di questo Paese, e il PD, complice, non ha voluto mai risolverlo. Perché dico complice ? Perché era già il 2003 quando il vostro Violante dichiarò che gli interessi di Berlusconi non sarebbero stati toccati ed erano stati garantiti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È sempre Silvio Berlusconi quello che, ad esempio, per capire quanto influisca il conflitto di interessi, garantì al fratello la vendita dei decoder per il digitale terrestre. È sempre Silvio Berlusconi che ha avuto una tassazione sulle sue aziende ridotta rispetto ai normali cittadini.
  Il conflitto di interessi crea un danno diretto ai cittadini italiani, che non sono più concorrenziali con chi, invece, ha la fortuna di avere santi in paradiso qui dentro. E allora, anziché rinviare sempre in Commissione, fare finta di non sapere, fare finta di risolvere, fatelo presto; potreste anche già oggi inserirlo in Costituzione, e, per una volta tanto, dimostrerete di essere dalla parte dei cittadini, che sono stanchi di vedervi rubare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Collega Di Stefano, la invito a rivolgersi con rispetto ai suoi colleghi, per favore.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Grazie, Presidente. Vi è una cosa che non ho mai sopportato: è quando una persona pone una questione e l'interlocutore, in modo presuntuoso, gli dice: no, il problema è un altro. Se permetti, il problema l'ho posto io e uno o entra nel merito del problema che io ho posto o, altrimenti, dovrebbe evitare di dire «no, il problema è un altro» e porre un'altra questione.
  Ora, noi qui stiamo discutendo una questione grande come una casa, che è il conflitto di interessi e l'intreccio tra politica ed economia, l'intreccio tra incarichi istituzionali e incarichi nel mondo degli affari economici. Vi sono democrazie che non si possono definire tali: penso, per esempio, alla Russia. Quando in Russia vi fu la liquidazione dell'Unione Sovietica, si creò uno straordinario intreccio tra i poteri economici e la politica che portò alla spoliazione economica di quel Paese da parte di chi in quel momento deteneva il potere politico.
  Ora, in Italia, vogliamo affrontare questo problema ? Sicuramente, non ha quegli spunti paradossali, vergognosamente paradossali, che sono di altri Paesi, come, ad esempio, la Russia, ma in Italia questo problema esiste. Quando il Parlamento doveva prendere in esame proposte di legge su questo argomento, sono state rinviate.

  PRESIDENTE. Melilla, dovrebbe concludere.

  GIANNI MELILLA. Oggi si dice: non è questo il provvedimento su cui incardinare questa vicenda. Ma quando volete affrontare questo problema ?

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  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Grazie Presidente, è diventato stucchevole da parte dei colleghi del Partito Democratico il fatto di dirci ogni volta che viene in discussione il problema del conflitto di interessi, che questo non è il momento e che questo non è il provvedimento; non è mai il momento e non è mai il provvedimento !
  Voglio ricordare, insomma, che, dal 2001 in poi, gli esponenti del Partito Democratico ci hanno riempito la testa, hanno riempito la testa al Paese, sul fatto che era necessario finalmente fare una legge sul conflitto di interessi e che il rammarico che la prima esperienza del Governo Prodi non avesse prodotto questa legge era diventato quasi un senso di colpa atavico.
  Ora che c’è la possibilità di fare una legge contro il conflitto di interessi, di far diventare questo Paese un Paese civile – perché voglio ricordare che c’è dappertutto una legge che disciplina il conflitto di interessi – i colleghi del Partito Democratico ci dicono che non è mai il momento, non è mai la questione, non è mai il provvedimento, che bisogna sempre rimandare.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  FILIBERTO ZARATTI. Allora, io chiederei ai colleghi del Partito Democratico che ci dicessero anche quello che è accaduto questa mattina nel confronto tra Renzi e Berlusconi, magari in quell'occasione hanno parlato di conflitto di interessi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie signor Presidente, voglio ricordare ai colleghi e alle colleghe del Partito Democratico che il conflitto di interessi è vissuto, da larghi strati dell'elettorato, come una vera e propria ferita alla democrazia ed è per questo che insistiamo e vi chiediamo di affrontare e risolvere il tema al più presto, abbiamo troppo aspettato.
  Lo dico alle colleghe e ai colleghi del PD: non vi proponiamo – lo sapete – una norma bolscevica, ma una norma che risolva l'incompatibilità che esiste tra il conflitto d'interessi e qualsiasi normale, oserei dire banale, idea liberale della politica, che consentirebbe al nostro Paese di essere in linea con i grandi Paesi europei. Per una volta, insomma, uno sforzo per essere considerati davvero un Paese civile. Noi dobbiamo approfittare di questa riforma, di questa riforma che non ci piace, che però potrebbe migliorare, almeno da questo punto di vista (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Sarti. Ne ha facoltà.

  GIULIA SARTI. Grazie Presidente, io vorrei ribadire una cosa, qui non c’è solo la questione di avere date certe, c’è anche la questione più importante del contenuto, cioè di come verrà scritta quella legge. Convengo pienamente con quanto detto dal mio collega Crippa, poco fa. Guardate, in questi due anni, in questa legislatura, nella Giunta delle elezioni, ci siamo ritrovati di fronte a tantissimi potenziali casi di incompatibilità e di ineleggibilità che, purtroppo, non possono essere definiti tali soltanto perché stiamo continuando ad applicare una legge degli anni Cinquanta, quando nemmeno le regioni c'erano. Quindi non è, come dicevo, solo una questione di avere date certe per discuterla, ma anche di contenuto...

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  GIULIA SARTI. ... perché una maggioranza, un partito, che hanno al proprio interno dei casi di potenziale conflitto di interessi, o di conflitti di interessi già certi, non possono ergersi a paladini di una legge quando purtroppo i casi sono proprio al proprio interno.Pag. 59
  Quindi, se volete votare una legge, se volete discuterla, partiamo come base da chi conflitti di interessi al suo interno non ce l'ha, dalla legge del collega Fraccaro e del MoVimento 5 Stelle.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Liuzzi. Ne ha facoltà.

  MIRELLA LIUZZI. Presidente, è incredibile come in quest'Aula si dicano delle cose contrarie a ciò che si è detto meno di un mese fa. Infatti, un mese fa, l'11 dicembre 2014, eravamo qui a parlare della proposta di legge sul conflitto di interessi e lo stesso collega, il collega Sanna – che ora è intervenuto dicendo che questo articolo aggiuntivo non va inserito in Costituzione, ma bisogna parlare di una proposta di legge più corposa – l'11 dicembre 2014 ha detto: a malincuore c’è la necessità del rinvio in Commissione del provvedimento sul conflitto di interessi. Ma di che cosa stiamo parlando ? C'era la possibilità e lo stesso deputato che è intervenuto ha chiesto la possibilità di rimandarlo in Commissione. Io trovo veramente assurdo questo dibattito (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Gallinella. Ne ha facoltà.

  FILIPPO GALLINELLA. Grazie Presidente, è chiaro che, al di là dell'innovazione che questo articolo aggiuntivo porta all'interno della Carta, c’è un contenuto politico importante che è quello che tutti noi dovremmo, in qualche modo, appoggiare, perché è chiaro che se uno ha un conflitto di interessi importante che farà qui dentro ? Farà delle leggi per i propri interessi.
  Ora io mi trovo a parlare di questo articolo aggiuntivo anche per la mozione che la settimana passata, con i colleghi di SEL, abbiamo portato qui contro Juncker, perché quello è un esempio del fatto che il Partito Democratico, a livello dell'Unione, ha appoggiato un personaggio che professa di combattere contro l'evasione fiscale e poi l'ha praticata praticamente dieci anni nel suo Paese, che è il Lussemburgo.
  Questi sono esempi con i quali noi dobbiamo purtroppo convivere, ma che non ci stancheremo mai di combattere.
  Per questo io vi chiedo assolutamente di appoggiare questo articolo aggiuntivo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Spadoni. Ne ha facoltà.

Testo sostituito con errata corrige volante   MARIA EDERA SPADONI. Su vent'anni, la sinistra ne ha governati otto. Il Partito Democratico, nel 1994, ha dichiarato eleggibile Silvio Berlusconi e proprio la Giunta per le elezioni lo ha dichiarato eleggibile. Allora, io mi chiedo: come possono questo Parlamento e la maggioranza pensare di fare una seria legge sul conflitto di interessi, quando voi siete responsabili di aver permesso l'eleggibilità di una persona che era titolare del gruppo Mediaset e aveva proprietà nel settore assicurativo, sportivo ed editoriale ed il cui fondatore del suo partito al momento è al «gabbio», a Parma, per associazione mafiosa (sto parlando di Marcello Dell'Utri) ? Come potete pensare di poter fare un conflitto di interessi ? Voi siete esattamente responsabili, siete responsabili attivamente.   MARIA EDERA SPADONI. Su vent'anni, la sinistra ne ha governati otto. Il Partito Democratico, nel 1994, ha dichiarato eleggibile Silvio Berlusconi e proprio la Giunta per le elezioni lo ha dichiarato eleggibile. Allora, io mi chiedo: come possono questo Parlamento e la maggioranza pensare di fare una seria legge sul conflitto di interessi, quando voi siete responsabili di aver permesso l'eleggibilità di una persona che era titolare del gruppo Mediaset e aveva proprietà nel settore assicurativo, sportivo ed editoriale ed il cui fondatore del suo partito al momento è al «gabbio», a Parma, per concorso esterno in associazione mafiosa (sto parlando di Marcello Dell'Utri) ? Come potete pensare di poter fare un conflitto di interessi ? Voi siete esattamente responsabili, siete responsabili attivamente.

  PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, collega Spadoni.

  MARIA EDERA SPADONI. Sì Presidente, mi rivolgo a lei per rivolgermi ai miei colleghi, molto gentilmente, ripetendo che i miei colleghi sono responsabili di questo conflitto di interessi e si dovranno prendere la responsabilità di quello che è successo, di come siamo arrivati in Italia in questi vent'anni. Voi siete responsabili (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

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  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Villarosa. Ne ha facoltà.

  ALESSIO MATTIA VILLAROSA. Grazie Presidente, non volevo intervenire, ma sinceramente rimango stupito: non capisco cosa non si possa votare all'interno di questo articolo aggiuntivo. Noi siamo in un Paese in cui il conflitto di interessi è palese e ricorrente.
  Io sono in Commissione finanze e vi prendo il caso di Banca d'Italia, la nostra banca, che dovrebbe essere nostra ma non è nostra, perché gli azionisti detengono le quote del capitale di Banca d'Italia. Qual è il problema ? Il problema è che si parla sempre di ingerenza all'interno del consiglio di Banca d'Italia. Perché c’è questa ingerenza ? Perché il consiglio superiore è composto dall'assemblea degli azionisti e l'assemblea degli azionisti, quindi il consiglio superiore, che cosa fa ? Nomina, anzi non nomina, ma indica il Governatore, che però è sempre stato scelto dal Consiglio dei ministri. E c’è un palese conflitto di interessi. Perché ? Perché il Consiglio poi cosa fa ? Dopo aver deciso chi è il Governatore della propria banca – quindi le banche private decidono il Governatore della propria banca – decide lo stipendio del Governatore, decide lo stipendio del direttore e decide lo stipendio del vicedirettore. Capite bene che facendo così...

  PRESIDENTE. La ringrazio collega.

  ALESSIO MATTIA VILLAROSA. Finisco, Presidente, dicendo che, se non votate questo articolo aggiuntivo, cari colleghi, sembrerà che siate voi in palese conflitto di interessi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Frusone. Ne ha facoltà.

  LUCA FRUSONE. Grazie Presidente, di fronte alla necessità – nemmeno alla bontà: alla necessità – di un articolo aggiuntivo del genere, io rimango veramente basito, perché ritengo che chi ora andrà a votare contro questo articolo aggiuntivo potrà presentarne un altro, di natura diversa, che andrà a modificare magari l'articolo 1 della Costituzione, dicendo appunto che l'Italia è una Repubblica democratica – potremmo cambiare anche questo, lo lasciamo solo per motivi affettivi, perché sappiamo che non siamo in democrazia – non più fondata sul lavoro, ma sul conflitto di interessi.
  Almeno siamo chiari su questo, diciamolo apertamente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Modifichiamo l'articolo 1, a questo punto, lo sappiamo e ci mettiamo l'anima in pace.
  L'Italia è una Repubblica, definiamola così, fondata sul conflitto di interessi, perché è così da 30, 40 o 50 anni e nessuno ha mai voluto intervenire su una roba del genere: ditelo chiaramente e votate ora (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Cominardi. Ne ha facoltà.

  CLAUDIO COMINARDI. Grazie Presidente, leggo il codice etico del PD: «Gli uomini e le donne del PD si impegnano in particolare a: rinunciare o astenersi dall'assumere incarichi o decisioni che abbiano una diretta incidenza specifica o preferenziale sul patrimonio personale, del proprio nucleo familiare o dei conviventi, ovvero dei parenti o affini; rinunciare o astenersi dall'assumere incarichi esecutivi nel partito qualora, a causa del ruolo ricoperto in imprese, associazioni, enti o fondazioni aventi scopo di lucro o titolarità prevalente di interessi economico-finanziari, possa configurarsi un conflitto di interessi tale da condizionare i propri comportamenti».
  Io, a questo punto, vorrei sapere chi ha scritto il codice etico del Partito Democratico, perché gli vorrei veramente stringere la mano. Peccato che questi principi non si vogliano applicare, soprattutto in Costituzione, soprattutto dopo questi venti Pag. 61anni di berlusconismo che hanno rincoglionito il cervello ad un Paese intero (Commenti dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) ed è vostra responsabilità. Grazie, Presidente.

  PRESIDENTE. Usi un linguaggio consono, Cominardi.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Alfonso Bonafede. Ne ha facoltà.

  ALFONSO BONAFEDE. Grazie Presidente. Entro nel merito della valutazione su cosa può entrare nella Costituzione e cosa no. E su questo punto voglio dire che, ogni Costituzione non è semplicemente un atto normativo di base, non va valutato soltanto come una conquista giuridica, ma come una conquista sociale. Tutte le Costituzioni risentono delle battaglie che sono state fatte in quel Paese e dei problemi che quel Paese ha avuto. È evidente che tutto l'assetto della nostra Costituzione è imperniato sulla necessità di non ripetere più un periodo come quello fascista.
  Ora, non ci sarebbe niente di male se, dopo il ventennio berlusconiano, lo Stato italiano recepisse quella esperienza come esperienza negativa ed indicasse nella sua Costituzione una conquista per il futuro, affinché non possano ripetersi situazioni di consociativismo tra i due partiti di maggioranza che portano ad assecondare una situazione di conflitto di interessi. Grazie.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato L'Abbate. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE L'ABBATE. Grazie, Presidente. Io voglio ricordare sempre le parole del Premier Renzi, quando si scontrava in TV, l'11 marzo 2014, con l'altro candidato alla Presidenza del PD Bersani, e incalzava Bersani dicendo che il conflitto di interessi non era stato fatto dai Governi di centrosinistra per colpa dei Premier precedenti e che andava fatto entro cento giorni.
  Oggi siamo qui e del conflitto di interessi non c’è traccia, è stato rinviato in Commissione. Non si vuole inserire in Costituzione. Questo significa, chiaramente, che al PD il conflitto di interessi non interessa.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato De Rosa. Ne ha facoltà.

  MASSIMO FELICE DE ROSA. Si, grazie Presidente. Oggi ci avete detto che non possiamo sospendere la seduta, aspettando di sapere cosa Renzi e Berlusconi decidano di fare di questo Paese, aspettando che si sviluppi meglio questo colpo di Stato, dolce, naturalmente, come diceva Grillo tempo fa, forse in modo profetico, che si sta avverando sotto i nostri occhi.
  Bene, io capisco benissimo che voi non potete, non potrete mai votare il conflitto di interessi, perché il conflitto di interessi fa parte del patto che avete fatto con Berlusconi. E se volete mantenere la vostra seggiola, se volete cambiare questo Paese in modo che sia in mano a Renzi, e non alla sinistra e non ad un partito, a Renzi, e a poche persone, state facendo la scelta giusta. Complimenti, continuate a non votarlo.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 13.40)

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Scotto 1.0202, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Catania, Fanucci, Bossa, Piepoli, Ferraresi...
  Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 62
  Comunico il risultato della votazione:
   Presenti  422   
   Votanti  416   
   Astenuti    6   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato   91    
    Hanno votato no    325.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (La deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita a esprimere voto contrario).

Nell'ottantesimo anniversario della nascita del giudice Antonio Scopelliti (ore 13,42).

  PRESIDENTE. Care colleghe e cari colleghi, vorrei un attimo di attenzione (Si leva in piedi e, con lei, l'intera Assemblea ed i membri del Governo). Colleghe e colleghi, ricorre oggi, 20 gennaio, l'ottantesimo anniversario della nascita del giudice Antonio Scopelliti, ucciso per mano della mafia il 9 agosto 1991.
  Entrato giovanissimo in magistratura, a soli 24 anni di età, nel corso della sua brillante carriera è stato impegnato in alcuni dei più importanti processi della nostra storia recente, tra i quali il primo processo Moro, il sequestro dell'Achille Lauro e i processi per le stragi di piazza Fontana e del treno rapido 904. Come sostituto procuratore generale presso la suprema Corte di cassazione avrebbe dovuto rappresentare l'accusa nel primo maxi processo contro Cosa Nostra quando cadde vittima di un agguato mafioso nella sua terra d'origine, la Calabria.
  Con il suo esempio di abnegazione, professionalità, integrità e rigore morale Antonio Scopelliti rappresenta per tutti noi un modello da seguire nella lotta alla criminalità organizzata e nello svolgimento delle funzioni pubbliche cui ciascuno è chiamato.
  A sua figlia e nostra collega, Rosanna Scopelliti, a nome mio personale e di tutta la Camera dei deputati, desidero esprimere la più sincera vicinanza e partecipazione nel commosso ricordo dell'uomo e del servitore dello Stato (Generali applausi, cui si associano i membri del Governo).
  Colleghi, essendo giunti intorno alle ore 14, direi di sospendere a questo punto la seduta che riprenderà, come sapete, alle ore 15.

  La seduta, sospesa alle 13,45, è ripresa alle 15,05.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI

Missioni.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Adornato, Alfreider, Amici, Bindi, Bonifazi, Michele Bordo, Brambilla, Brunetta, Capezzone, Catania, Dambruoso, Dellai, Di Lello, Ferranti, Gregorio Fontana, Fontanelli, Losacco, Mannino, Merlo, Pisicchio, Portas, Ravetto, Sanga, Sani, Scalfarotto, Scotto, Sisto, Speranza, Tabacci, Valeria Valente, Vargiu e Zolezzi sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
  I deputati in missione sono complessivamente centouno, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro.

  PRESIDENTE. Comunico che la Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro il deputato Fabio Lavagno in sostituzione del deputato Nazzareno Pilozzi, dimissionario.

Si riprende la discussione del disegno di legge costituzionale n. 2613-A.

(Ripresa esame degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 1 – A.C. 2613-A)

  PRESIDENTE. Avverto che gli emendamenti Russo 2.31, Brunetta 2.76 e 2.64 e Pag. 63Borghi 2.800 sono stati ritirati dai presentatori.
  Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato, da ultimo, respinto l'articolo aggiuntivo Scotto 1.0202.
  Dobbiamo dunque passare all'articolo aggiuntivo Nuti 1.018, alle pagine 89 e 90 del fascicolo degli emendamenti.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cozzolino. Ne ha facoltà.

  EMANUELE COZZOLINO. Signor Presidente, così do modo di rientrare in aula. L'articolo aggiuntivo interviene sull'articolo 56 della Costituzione relativo alla composizione e all'elettorato attivo e passivo della Camera dei deputati. In particolare, si aggiunge, infine, un nuovo comma che introduce motivi di incandidabilità alla carica di deputato. Nello specifico non possono candidarsi e non possono comunque ricoprire la carica di deputato tutti quei soggetti condannati in via definitiva per delitti non colposi ovvero per reati colposi con pene detentive superiori a 10 mesi e 20 giorni di reclusione.
  Si tratta di un importante articolo aggiuntivo con il quale si vuole vietare che tutti coloro per i quali è stata accertata la commissione di un reato di natura dolosa ovvero di un reato relativamente grave di natura colposa possano candidarsi alla massima carica elettiva della Repubblica.
  Anche se può sembrare a qualcuno una misura drastica, si tratta di una modifica che da anni i cittadini italiani stanno aspettando per ripulire il Parlamento dalla miriade di condannati in via definitiva che vivono a spese dei contribuenti e contribuiscono ad esercitare la funzione legislativa (vedi Galan).
  Il limite per i reati colposi di 10 mesi e 20 giorni è rappresentato dall'articolo 589, secondo comma, del codice penale che punisce l'omicidio colposo, quando il fatto è commesso con la violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, con la pena edittale della reclusione da due a cinque anni. Ciò vuol dire che nelle ipotesi più lievi il reo può essere condannato alla pena della reclusione di dieci mesi e giorni venti. Questo appare il limite di pena oltre il quale la condotta del reo, benché colposa, soggiace a un giudizio di riprovazione sociale che lo sottrae alla capacità di rappresentare rettamente la nazione.
  L'8 settembre 2007 furono raccolte centinaia di migliaia di firme per sostenere una legge di iniziativa popolare dal nome «Parlamento pulito», attraverso la quale si voleva proprio perseguire questo scopo. La proposta di legge successivamente rimase ampiamente inascoltata, nonostante l'importante successo riscosso tra la popolazione stanca di una classe politica corrotta.
  Alle elezioni dell'aprile 2008 furono elette 70 persone che, al momento delle elezioni, risultavano essere condannate in via definitiva o non definitiva, prescritti, indagati o rinviati a giudizio. A fine legislatura tale numero aumentò fino a oltre 110 parlamentari. Alle elezioni del 2013 solo grazie agli oltre 160 portavoce eletti tra le fila del MoVimento 5 Stelle l'esercito dei condannati, prescritti, indagati, rinviati è sceso a soli 50.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Daniele Farina. Ne ha facoltà.

  DANIELE FARINA. Signor Presidente, racconterò brevemente una storia e una realtà delle tante. Questa storia si svolge il 10 marzo 1950. È la storia di un figlio che descrive la storia del padre. Questa storia ha come sfondo le lotte contadine di quel periodo e di quelle terre. Un gruppo di carabinieri si avvicinò alla testa del corteo e tentò di strappare le bandiere dalle mani delle donne.
  Queste reagirono con vigore e nacque un tafferuglio: partì una sassaiola verso i carabinieri e il commissario Panico diede ordine di sparare. I contadini si dispersero e rimase a terra il bracciante Salvatore Catalano: un proiettile lo aveva colpito alla spina dorsale, rendendolo invalido per tutta la vita.
  Le cose non si fermarono lì e continuarono con scontri molto violenti e, alla Pag. 64fine, «mio padre» – ci racconta il figlio – «venne fermato insieme a centinaia di contadini e fatto salire su un camion. Giunse ammanettato nella piazza di Bisacquino e sul suo camion salì un tenente di polizia che fece accendere le luci e, puntandogli il dito contro, l'accusò di averlo colpito con un bastone. Alla smentita di mio padre, il tenente gli sputò contro e ordinò che gli venissero strette le manette. L'accusa era tentato omicidio. All'alba dell'11 marzo del 1950 fece il suo ingresso nel carcere dell'Ucciardone e, dopo le perquisizioni di rito, venne scortato in cella. Sarebbe uscito il 23 agosto del 1951».
  Il figlio che racconta questa storia è Franco La Torre, il padre è Pio La Torre (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). L'accusa di omicidio cadde, ma lui fu comunque condannato a molti mesi di pena; ne aveva fatti molti di più in carcerazione preventiva, tra l'altro. Pio La Torre, come voi sapete prima dei fatti tragici che tutti noi conosciamo, è stato nostro collega, nella VI, nella VII e nell'VIII legislatura. È uno dei casi, ce ne sono altri, io credo tutti egualmente nobili e luminosi. Se questo articolo aggiuntivo venisse approvato, un Pio La Torre non sarebbe abilitato, eleggibile e non ci accompagnerebbe nella nostra avventura.
  Io penso che ci sono reati e ci sono reati: far di tutto una notte grigia non serve a nessuno e, pertanto, è per questa ed altre ragioni – questo è un esempio, è solo un esempio, più luminosa, ovviamente, è la storia di ciascuno di noi – che Sinistra Ecologia Libertà voterà contro questo articolo aggiuntivo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.

  ALAN FERRARI. Grazie, Presidente, chiudiamo con questo articolo aggiuntivo l'articolo 1-bis – in realtà, la discussione è ruotata attorno all'articolo 1, che ha occupato già molte ore di questo nostro dibattito – e lo facciamo ancora una volta, e mi esprimo a nome del Partito Democratico, respingendo questa diversa formulazione dell'articolo stesso, queste aggiunte, che includono elementi che abbiamo ritenuto eccentrici; noi che abbiamo pensato ad un articolo 1 che, come abbiamo ricordato tante volte, era conseguente all'idea che occorresse fare questa riforma e occorresse con questa riforma superare il bicameralismo perfetto.
  Conseguente significa che al Senato si è deciso di affidare alcune funzioni, alcuni compiti, e, soprattutto, anche un significato, che era quello di provare ad immaginare che si mettesse mano ad uno dei temi che anche la Costituzione – pur avendo, poi, la Costituzione stessa, quella del 1946-1948, definito l'assetto attuale del bicameralismo perfetto – aveva considerato: un aspetto su cui, inevitabilmente, occorreva tornare e, cioè, il funzionamento delle istituzioni, il funzionamento della relazione tra le due Camere e il fatto che alle Camere fossero deferiti alcuni poteri che, inevitabilmente, sarebbero dovuti passare sotto il vaglio delle esperienze dei decenni successivi.
  Io penso che chiudere questo articolo, respingendo anche la proposta dell'articolo aggiuntivo, sia un modo per ribadire quello che abbiamo detto ieri, ovvero che sono legittime delle posizioni differenti su temi molto diversi, come anche quello che riguarda, come abbiamo discusso nelle ultime ore, l'incandidabilità, il tema del limite di mandato.
  Ma io penso che respingere queste proposte emendative significhi ribadire che esiste un progetto chiaro nella mente di questa maggioranza e di questo Governo, che con responsabilità noi vogliamo andare avanti. E io penso che siano diversi i punti, oltre questo articolo, che ci consentiranno di spiegare meglio qual è il passo avanti che pensiamo di far fare a questa Costituzione che, lo ribadisco, a nostro avviso, risulta migliorata proprio in diversi di quei punti che, appunto, sia nel dibattito costituente sia nel dibattito delle tre bicamerali che si sono susseguite, poi, Pag. 65nel corso della nostra storia repubblicana, erano stati segnalati come fianco a cui portare qualche rimedio.

  ARTURO SCOTTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, vorrei intervenire per chiedere, questa è una preoccupazione che io ho, una valutazione di tutta l'Aula rispetto al fatto che un gruppo parlamentare non sta partecipando ai lavori. È una scelta soggettiva che è stata presa all'indomani di un voto che quest'Aula ha fatto rispetto a una richiesta di sospensione, ma noi la riteniamo un fatto estremamente preoccupante, perché pensiamo che un provvedimento così importante non possa essere affrontato senza nessun parlamentare e, soprattutto, senza un gruppo parlamentare. Per cui, chiediamo una riflessione ulteriore.

  PRESIDENTE. Onorevole Scotto, condivido la sua preoccupazione, se le interessa la mia risposta; condivido la sua preoccupazione, ma, ovviamente, il Presidente non può obbligare nessuno a partecipare. Non c’è dubbio che la valutazione politica che spetta ai gruppi riguarda, dal punto di vista della sensibilità istituzionale, anche il Presidente. Però, ovviamente, io non posso, purtroppo, farci nulla, se non auspicare che i colleghi della Lega rientrino in Aula e continuino a partecipare al dibattito e al voto sul provvedimento sulle riforme costituzionali.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Spadoni. Ne ha facoltà.

  MARIA EDERA SPADONI. Grazie Presidente, vorrei veramente, senza nessun tipo di polemica, sentire il parere della maggioranza, cioè vorrei sentire un qualche deputato del Partito Democratico su questo articolo aggiuntivo. Questa, lo sappiamo tutti, è una lotta che il MoVimento 5 Stelle sta portando avanti da anni e il MoVimento 5 Stelle è nato anche per questo. Poiché si vedono colleghi al momento, deputati, parlamentari, senatori che sono stati condannati in via definitiva e anche per delle colpe atroci – perché essere condannati per peculato, essere condannati per concorso esterno in associazione mafiosa, essere condannati per determinati reati è un qualcosa veramente di atroce – chiedo che cosa pensino i colleghi della maggioranza, del Partito Democratico in particolare, su questo articolo aggiuntivo e la motivazione per cui questo articolo aggiuntivo non può essere votato.

  PRESIDENTE. Onorevole Spadoni, solo per informazione, prima di lei è intervenuto il collega del Partito Democratico, Alan Ferrari, che, forse, non era stato individuato come deputato del Partito Democratico.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Nuti 1.018, con il parere contrario della Commissione, del Governo, del relatore di minoranza della Lega Nord e Autonomie e del relatore di minoranza di Sinistra Ecologia e Libertà e con il parere favorevole del relatore di minoranza del MoVimento 5 Stelle.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Di Salvo, Giordano, De Lorenzis, Brescia, Dorina Bianchi, Ferraresi, Sarti, Bolognesi, Rizzetto, Romele, Capodicasa, Aiello, Fraccaro...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
   Presenti e votanti  377   
   Maggioranza  189   
    Hanno votato   62    
    Hanno votato no    315.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Le deputate Rossomando e Pellegrino hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto contrario).

Pag. 66

(Esame dell'articolo 2 – A.C. 2613-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A – A.C. 2613-A).
  Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Blazina. Ne ha facoltà.

  TAMARA BLAZINA. Presidente, sull'articolo 2 della riforma, che riguarda la composizione del Senato, è in corso un vivace dibattito e anche gli emendamenti presentati lo dimostrano.
  Io approfitto di questa opportunità per affrontare un tema specifico di cui si è discusso in quest'Aula anche nelle precedenti sedute, cioè il tema delle minoranze linguistiche. Ciò sia in merito alla loro rappresentanza istituzionale sia in merito alla futura funzione legislativa del Parlamento in tema di minoranze.
  Devo dire che nei diversi interventi che ho ascoltato se ne è parlato un po’ a sproposito e, per certi versi, in maniera inaccettabile. Mi riferisco, in particolare, all'intervento della collega Biancofiore. Vorrei, infatti, ricordare come nel nostro Paese ci siano diverse minoranze linguistiche riconosciute dal nostro ordinamento e tutelate dalla Costituzione e dalle diverse leggi nazionali, anche se i livelli di tutela rimangono tuttora differenziati.
  Inoltre, l'Italia è cofirmataria di trattati internazionali, documenti e convenzioni che riguardano appunto la tutela dei diritti delle minoranze linguistiche, tra i quali rientra anche il diritto alla rappresentanza istituzionale. Tali diritti non sono un optional di cui si può fare a meno, come è stato detto, ma rientrano a pieno titolo nel più ampio alveo dei diritti di cittadinanza.
  È vero, in questi anni c’è stata poca attenzione verso questo tema anche da parte del legislatore, visto che non siamo riusciti nemmeno ad approvare la legge di ratifica della Convenzione europea delle lingue minoritarie. Forse dovremmo dimostrare il nostro interessamento per le minoranze del nostro Paese impegnandoci concretamente, ad esempio approvando la ratifica, aumentando i fondi della legge n. 482 del 1999 e ripensando complessivamente la legislazione in vigore con un approccio che abbia come obiettivo una politica di integrazione nel rispetto reciproco. Ciò significa pensare alle minoranze non come ad un elemento di divisione, ma come elemento di arricchimento per tutti.
  Mi soffermerò brevemente sulla minoranza slovena del Friuli-Venezia Giulia rischiando di sembrare ripetitiva e logorroica, giacché ne avevo già parlato in occasione della discussione della nuova legge elettorale, come anche recentemente in Commissione. Ad ora, infatti, non è stata data attuazione alla legge di tutela n. 38 del 2001, che all'articolo 26 dispone che le leggi per l'elezione della Camera e del Senato dettano norme per favorire l'accesso alla rappresentanza di candidati appartenenti a tale minoranza.
  Mi rendo conto che il Senato, come disegnato da questa riforma, presenta effettivamente qualche difficoltà nell'applicare la norma citata, sia per l'esiguo numero di senatori previsti come anche per le modalità elettive e per l'equilibrio raggiunto tra le regioni in merito alla loro rappresentanza.
  Per questi motivi, ho ritenuto opportuno ritirare il mio emendamento – come ha fatto anche il collega Alfreider –, che prevedeva un ulteriore seggio per il Friuli-Venezia Giulia al fine di soddisfare tale disposizione.
  Auspico che nell'eventuale rivisitazione della composizione del Senato tale questione venga tenuta nel debito conto, e nello stesso tempo auspico, chiedendo al Governo di farsene carico, come d'altronde anche convenuto, che nella legge elettorale in discussione al Senato si trovi il modo per dare la soluzione a tale annosa questione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Brugnerotto. Ne ha facoltà.

  MARCO BRUGNEROTTO. Signor Presidente, articolo 2, sull'elettività e composizione Pag. 67del Senato, del nuovo Senato. L'articolo 2 di questo disegno di legge costituzionale modifica in maniera incisiva l'articolo 57 della Costituzione, stravolgendo la natura stessa del Senato e il sistema parlamentare per come lo abbiamo conosciuto noi fino ad oggi. Il Senato non sarà più composto da 315 senatori eletti democraticamente dai cittadini, ma da 100 senatori nominati...

  PRESIDENTE. Onorevole D'Alia, gentilmente. Grazie.

  MARCO BRUGNEROTTO. ...dai partiti a livello regionale, tra sindaci e consiglieri regionali; senza contare l'incognita dei senatori nominati direttamente dal Presidente della Repubblica.
  Ciò che contestiamo, ciò che contesta il MoVimento 5 Stelle sopra ogni cosa, è la mancata scelta democratica dei senatori da parte dei cittadini. Con questa norma, i senatori saranno nominati dalle segreterie regionali dei partiti, inseguendo quelle logiche che da sempre accompagnano le vostre scelte, degli eterni conflitti tra le vostre innumerevoli correnti interne, quando non tra i vari potentati e boss locali. Tutto ciò come sempre a danno di una strana rappresentanza territoriale e della meritocrazia. In altre parole, non vi sarà alcun controllo democratico diretto sui nominati: non ci sarà quindi da stupirsi se le vostre segreterie sceglieranno personaggi collusi, corrotti, indagati, condannati, mafiosi, più di quanto non facciano già adesso; come dimostra la presenza di molti di essi tra di voi, anche a causa di una legge elettorale incostituzionale che tra l'altro impedisce la scelta democratica tra i vari candidati.
  Ma non solo. Questo fattore assume una gravità ancor maggiore in quanto i nuovi senatori, nonostante ne venga cambiata profondamente la natura, mantengono l'immunità parlamentare: l'articolo 68 della costituzione rimane infatti immutato. Dunque, nel caso di un consigliere regionale o un sindaco che abbia qualche guaio con la giustizia, come troppo spesso accade ancora oggi, sarà sufficiente chiedere alla propria segreteria di essere nominato: come una specie di Grande fratello dell'impunità o dell'ingiustizia.
  Già adesso si può notare nei vari consigli regionali un consistente livello di assenteismo, che grazie a questa norma non potrà far altro che aumentare, paralizzando ulteriormente il lavoro delle regioni. Ciò è ancor più grave per i sindaci dei comuni, i quali, essendo organo di vertice di governo, si vedranno sottrarre tempo prezioso a scapito della gestione della propria città. In entrambi i casi, questi soggetti occuperanno buona parte del proprio tempo per occuparsi di un mandato non elettivo e non democratico, diverso da quello per il quale erano stati democraticamente eletti dai cittadini, con evidenti ricadute negative per la collettività, in termini di minore attenzione da parte delle istituzioni verso le problematiche locali.
  Un'altra assurdità, una delle tante relative al nuovo Senato, è che i nuovi senatori dovrebbero essere rappresentativi delle situazioni territoriali: dovrebbero, perché in realtà, come abbiamo già avuto modo di spiegare e come evidenziato anche da autorevoli costituzionalisti, i nuovi senatori non potranno per definizione essere rappresentativi delle istituzioni...

  PRESIDENTE. Onorevole Brugnerotto, mi scusi se la interrompo. Colleghi, ci sono un certo numero di iscritti a parlare: chi non è intenzionato ad ascoltare l'oratore, piuttosto che parlare in Aula ed impedire a chi lo vuole ascoltare di ascoltarlo, può anche gentilmente prendere qualche minuto e uscire fuori dall'Aula; ma chi è in Aula consenta a chi sta parlando di farlo nelle condizioni possibili, per favore. Prego, onorevole Brugnerotto.

  MARCO BRUGNEROTTO. Dicevamo che i nuovi senatori dovrebbero essere rappresentativi delle istituzioni territoriali: dovrebbero, perché in realtà, come abbiamo già avuto modo di spiegare e come evidenziato anche da autorevoli costituzionalisti, i nuovi senatori non potranno per definizione essere rappresentativi delle Pag. 68istituzioni territoriali. Per essere rappresentativi, il Senato dovrebbe essere composto da soggetti espressione degli esecutivi regionali, come avviene in Germania, per esempio.
  Dunque, questo nuovo Senato non potendo essere per definizione, come invece vi ostinate erroneamente a sostenere, rappresentativo delle istituzioni territoriali e non potendo neppure essere rappresentativo del territorio, in quanto non volete proprio sentir parlare di elezione diretta e democratica dei senatori, cosa dovrebbe rappresentare ? L'unica logica risposta è: i partiti, le correnti interne, le vostre correnti interne, e i boss locali. Non c’è inoltre alcuna certezza sul numero dei senatori che ciascun consiglio regionale potrà esprimere anche a causa dell'incertezza legata ai senatori di nomina presidenziale che neppure vengono nominati in questo articolo, ma in uno successivo senza peraltro specificarne il numero.
  Nella versione licenziata dal Senato perlomeno si sapeva con certezza che i senatori erano 95 scelti dai consigli regionali e 5 di nomina presidenziale. Dunque, ricapitolando, avremo un Senato composto da persone mediocri, scelte dalle segreterie di partito in base a incomprensibili logiche interne, non rappresentativi di nulla, senza neppure alcuna certezza del loro numero (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giorgis. Ne ha facoltà.

  ANDREA GIORGIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo in sede di discussione generale sul complesso degli emendamenti per esprimere alcune considerazioni di merito sull'articolo 2 e alcune considerazioni politiche più generali, nonché per anticipare il mio voto in dissenso dalle indicazioni del relatore su alcuni emendamenti e al tempo stesso per dichiarare il ritiro degli emendamenti 2.111 e 2.112 a mia prima firma.
  Nel merito: come ho più volte sottolineato in Commissione credo che la composizione del futuro Senato, ipotizzata dall'articolo 2, rischi di non garantire una adeguata ed efficace rappresentanza delle istanze dei territori e rischi di conseguenza di non essere in grado né di favorire la ricerca di soluzioni legislative condivise e improntate all'interesse generale, né di sostenere un processo di integrazione tra realtà territoriali, le regioni, che sono tuttora molto eterogenee.
  Se, ad esempio, non si instaurerà tra le forze politiche a livello nazionale e a livello regionale una convenzione in virtù della quale tutte le forze politiche garantiranno che tutti i presidenti di regione siano eletti in Senato, quest'ultimo faticherà ad assumere determinazioni davvero efficaci e in grado di prevalere sulla determinazione della Conferenza Stato-regioni, Conferenza che, a mio avviso, andrebbe superata o comunque chiamata a svolgere una funzione consultiva e di coordinamento sul piano esclusivamente amministrativo.
  Analogamente i sindaci: se non saranno individuati tra figure di alto profilo e riconosciute sia dai cittadini che dagli amministratori non saranno in grado di esprimere né il punto di vista degli enti locali né quello del territorio regionale. E un contributo alla piena ed efficace rappresentanza delle istituzioni territoriali, come recita il nuovo articolo 55, temo che fatichi ad arrivare dai cinque senatori nominati dal Presidente della Repubblica tra coloro che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
  Dal punto di vista più politico, vorrei sottolineare come la responsabilità del contenuto dell'articolo 2 non sia distribuita in ugual misura tra tutti i gruppi parlamentari che hanno votato il testo in esame al Senato e che analogamente voteranno qui alla Camera. Sia chiaro, credo che anche il mio partito abbia una parte di responsabilità e temo che stia facendo un errore di valutazione politica nel consentire che si chiuda definitivamente la questione della composizione. Se si approva l'articolo 2 senza alcuna modifica Pag. 69non sarà, infatti, più possibile né per il Senato né per noi, in seconda lettura, ritornare sul punto.
  Però vorrei anche che fosse chiaro che il PD ha proposto il modello tedesco e in via subordinata, in un quadro di un Senato eletto dai consigli regionali, ha proposto che i presidenti di regione fossero membri di diritto, ma Forza Italia si è opposta e continua ad opporsi e la contrarietà di Forza Italia nel contesto bicamerale dato rende difficile predisporre soluzioni maggiormente ragionevoli perché al Senato il Partito Democratico, purtroppo, non dispone dei numeri di cui dispone qui alla Camera.
  E a questo proposito vorrei svolgere due brevissime e ultime considerazioni. Innanzitutto, non si può trascurare che la seconda forza politica presente in Parlamento, il MoVimento 5 Stelle, ha deciso di sottrarsi a ogni responsabilità costruttiva e ha deciso, fin dal giorno successivo alle elezioni, di non contribuire alla formazione di alcun Governo e all'approvazione di alcuna riforma costituzionale, limitandosi a denunciare l'illegittimità delle Camere e di ogni loro significativa deliberazione. Il che, come è ovvio, contribuisce a rendere le posizioni delle altre forze politiche, e in particolare di Forza Italia, maggiormente condizionanti.
  Infine, una considerazione di metodo. Le modalità attraverso le quali si struttura il confronto e poi la decisione influenzano, e talvolta in modo rilevante, il contenuto della decisione medesima. Del resto, stiamo discutendo della riforma dell'assetto delle nostre istituzioni politiche proprio perché vorremmo porre le premesse per la definizione di scelte politiche migliori e maggiormente capaci di affrontare la crisi economica e superare le disuguaglianze, sempre più marcate, che si sono venute consolidando.
  Orbene, le modalità che stiamo seguendo per riformare il bicameralismo e il Titolo V, come molti da tempo avevamo sottolineato, non sono le più adeguate. L'articolo 138 e, in particolare, la netta separazione dei lavori delle due Camere, in presenza di un quadro politico frammentato e profondamente diviso, anziché favorire ostacolano la parlamentarizzazione del confronto. Saggia era stata la scelta di integrare la procedura di cui all'articolo 138 della Costituzione e di istituire un Comitato parlamentare bicamerale, che istruisse la discussione in sede referente, perché, in ultima analisi, se si fosse unificato e maggiormente parlamentarizzato il confronto forse le considerazioni di merito e le esigenze di coerenza avrebbero potuto trovare maggiore soddisfazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Saluto gli alunni e i docenti del liceo scientifico «Amedeo Avogadro» di Vercelli. Grazie di essere qui a seguire i nostri lavori (Applausi).
  Ha chiesto di parlare l'onorevole Pollastrini. Ne ha facoltà.

  BARBARA POLLASTRINI. Grazie, Presidente. Ho chiesto la parola sul complesso degli emendamenti all'articolo 2 perché, dal mio punto di vista, la futura composizione del Senato è una delle architravi della riforma. Io credo nell'urgenza di innovazioni anche radicali, dopo anni di fallimenti. Non è questo in discussione. Riconosco l'impulso del Governo, che si propone, anche in questo modo, di dare approdo a quella lunga, lunghissima transizione che oggi si intreccia con una crisi economica e morale, alimentando una sfiducia profonda nella democrazia.
  So anche che ogni riforma si concretizza in accordi politici e parlamentari. Ma ecco il punto. Non a caso la nostra Costituzione prevede uno spazio di tre mesi tra un passaggio e l'altro nelle Camere. Questo è il punto su cui chiedo la vostra attenzione. In questo illuminati e illuminanti sono stati i padri e le madri costituenti, quando hanno pensato a un tempo utile per levare la materia da contingenze e pressioni immediate e restituirla a uno sguardo più meditato e più lungo.
  Allora, proprio in nome della forza della riforma, mi chiedo se non sia possibile, come diceva or ora l'onorevole Giorgis, tenere aperto uno spiraglio su Pag. 70questo articolo, perché il Senato, nella prossima lettura, lo possa migliorare. Io non sono alla ricerca della perfezione e so che abbiamo compiuto dei passi in avanti e tendo a vedere, per mia natura, il buono di ogni giornata. Ma come è avvenuto in Commissione, quando anche all'interno del mio gruppo la convinzione di ognuno ha incontrato ascolto e disponibilità, abbiamo voluto e siamo riusciti a ottenere risultati migliorativi.
  E, allora, perché proprio adesso ridurre le nostre ambizioni ? Il traguardo di questa riforma è in un assetto rinnovato e stabile dello Stato, che consenta assieme il diritto o il dovere – meglio – alla governabilità con il dovere e il diritto della rappresentanza, in questo caso territoriale. Ma è esattamente su questo piano che il testo attuale, scegliendo la via di una composizione del Senato incompiuta, crea delle contraddizioni e appare fragile.
  Penso che quel Senato avrebbe una maggiore autorevolezza politica e di integrazione nazionale se al suo interno fossero previsti i presidenti delle regioni e i sindaci delle città capoluogo, delle città metropolitane, accelerando anche in questo modo il superamento della Conferenza Stato-regioni, evitando così il moltiplicarsi di contenziosi futuri. Questo mi pare lo spirito di alcuni emendamenti proposti da alcuni colleghi del mio gruppo, in nome di quella stessa ragionevolezza, cioè, che mi ha portato a votare in Commissione la modifica sui cinque senatori di nomina presidenziale. Il tema, dunque, era ed è, per quanto mi riguarda, non il mantenimento dello status quo, ma l'ambizione del cambiamento. Il punto è che solo così queste riforme, che attendiamo, che vogliamo, che difendiamo, possono ottenere il risultato che si sono proposte.
  D'altra parte, proprio in queste settimane, presidenti autorevoli, come Chiamparino, Zingaretti, Caldoro, ci pongono il tema di un ridisegno delle regioni, con il superamento delle attuali a statuto speciale. E allora anche lì non ci viene un suggerimento a tenere aperto uno spiraglio ? La realtà è mobile, ciò che oggi non è possibile può realizzarsi domani.
  In questo senso, gli accordi politici, che io rispetto, non possono essere vissuti, però, come una corazza. In quest'Aula non devono diventare uno scudo di incomunicabilità: da una parte, vedere vivere un ostruzionismo che io non accetto, toni offensivi che io non accetto, ma contemporaneamente anche da Forza Italia far vivere divieti che io pure non accetto. E allora io dico questo, guardate, proprio per come sono fatta io, cioè un'incorreggibile ottimista, continuiamo nelle ore che abbiamo davanti e nei giorni che abbiamo davanti a non rinunciare. Tentiamo di migliorare, perché il senso di questa riforma può davvero assumere un significato storico, se tutti insieme ricerchiamo quei miglioramenti che questa riforma nelle sue finalità merita. Ascoltiamoci e cerchiamo di produrre altri passi positivi guardando al futuro della Repubblica e di ciò che si attendono da noi le cittadine e i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bindi. Ne ha facoltà.

  ROSY BINDI. Signor Presidente, sottosegretari, colleghi, io penso che in Commissione abbiamo fatto un buon lavoro. Grazie alla determinazione di alcuni di noi e alla disponibilità dei relatori e del Governo, io penso che abbiamo migliorato il testo che ci è pervenuto dal Senato. Credo che possiamo ancora lavorare insieme e, attraverso quel metodo della parlamentarizzazione, che veniva invocato dal collega Giorgis, migliorare anche questo articolo 2, che è sicuramente un articolo centrale in questo progetto di riforma. Ribadisco ancora una volta che io ritengo una scelta giusta, doverosa, opportuna e necessaria quella di superare il bicameralismo paritario, così come ritengo che, dopo anni di applicazione del Titolo V, il nostro Paese necessiti della seconda Camera come espressione del sistema delle autonomie e delle regioni. È alla luce di questo che io credo che dobbiamo esaminare la composizione del Senato, composizione del Senato che – non dobbiamo nasconderci – Pag. 71è frutto di un compromesso avvenuto al Senato, in un clima di dibattito che forse non era il migliore, perché alcuni nostri colleghi, dei quali io ho apprezzato molto la battaglia per lo spirito costituzionale con il quale l'hanno condotta, si muovevano nell'ottica di un Senato delle garanzie e hanno fino in fondo lottato per un Senato elettivo, che avesse di fatto delle competenze politiche di portata nazionale.
  Ora, a me pare che, invece, si vada progressivamente consolidando l'idea che debba essere il Senato delle autonomie, e in questo senso noi abbiamo lavorato per quanto riguarda le funzioni e le competenze del Senato, sollevandolo, per esempio, da alcune funzioni che erano state previste, come quelle dei temi etici, delle minoranze linguistiche o quant'altro. Quindi, va profilandosi l'idea di un Senato delle regioni e delle autonomie.
  Allora, dobbiamo dare un modello coerente, perché l'obiettivo che ci siamo posti con questa riforma è quello di rendere il Parlamento più forte, più efficace, più razionale nella sua azione. Veniva ricordato dai colleghi che sono intervenuti prima che prevedere un Senato non elettivo, composto da consiglieri regionali, sicuramente appartenenti alle forze politiche di maggioranza o di minoranza che faranno parte dei consigli regionali, e prevedere che questi stessi consigli regionali eleggano 21 sindaci, essi stessi frutto di un patto politico fra le forze politiche, è una composizione che non dà a questa Camera l'autorevolezza per rappresentare i territori e per trovare, con la Camera dei deputati, un momento di sintesi nel rapporto di cooperazione istituzionale tra lo Stato centrale e le regioni.
  Con la complicazione che, restando in piedi la Conferenza Stato-Regioni, potrebbe verificarsi un conflitto tra le scelte che si operano nell'incontro tra i governi e quelle che potrebbero essere fatte con il voto all'interno del Senato composto da consiglieri regionali. Non ci vuole molto ad apportare alcune modifiche, in maniera particolare quella di rendere i presidenti delle regioni componenti di diritto del futuro Senato delle autonomie, per inserire, almeno, all'interno di questo Senato, un dibattito tra i governi e i rappresentanti dei consigli regionali, ma sempre e comunque prevalentemente finalizzato ad una cooperazione vera e forte tra l'istituzione statale e quelle regionali.
  Faccio appello a tutti, in maniera particolare al mio partito, al partito di Forza Italia, ma anche alle altre forze politiche. Mi daranno atto i colleghi di SEL e del MoVimento 5 Stelle che mi sono sempre adoperata perché questa riforma la facessimo insieme, pur riconoscendo il ruolo del Governo e non ignorando che questo processo è iniziato con un rapporto privilegiato tra due forze politiche, ma la Costituzione si scrive tutti insieme e noi possiamo migliorarla.
  Soprattutto, dobbiamo rispettare il metodo costituzionale, che, prevedendo quattro letture, ci chiede di non sbarrare le porte alle modifiche al Senato, perché hanno ragione l'onorevole Giorgis e l'onorevole Pollastrini: se noi non modifichiamo questo articolo 2, precluderemo la possibilità della terza e della quarta lettura, cioè noi negheremmo il metodo costituzionale nella modifica della Carta costituzionale.
  Questo non possiamo permettercelo, e dobbiamo anche avere fiducia nel Senato. I relatori ci hanno detto con molta schiettezza: se si riapre il Senato, la composizione del Senato, al Senato, non la reggiamo. Perché ? Come dicevo prima, credo che si sia superato quel clima di compromesso non proprio esemplare della prima lettura al Senato.
  Si va chiarendo l'ipotesi che ormai, anche con la modifica del Titolo V, il bicameralismo dovrà dare possibilità di rapporto tra i vari livelli istituzionali, e credo che il Senato, per primo, si renderà conto di questo e, abbandonando definitivamente l'idea di un Senato elettivo, potrà contribuire a migliorare la composizione del Senato, anche grazie al lavoro che noi avremo fatto.
  Quindi, io ritirerò alcuni emendamenti, in maniera particolare quelli nei quali prevedevo che i consiglieri regionali divenissero senatori nel momento in cui venivano Pag. 72eletti come consiglieri regionali, quindi dando, di fatto, agli elettori dei consigli regionali la possibilità di scegliere i senatori.
  Che sia chiaro, è un modello coerente con un Senato che ha funzioni politiche, ma se si sceglie definitivamente la via del Senato eletto in secondo grado, per cortesia si dia la rappresentanza ai governi e si dia la rappresentanza ai sindaci delle città metropolitane. Per cui io l'emendamento che prevede la partecipazione dei presidenti di regione al Senato futuro non lo ritirerò e vi inviterò a votare a favore, per una questione di merito e per una questione di metodo costituzionale, come prima è stato ricordato, perché noi possiamo rendere più razionale il Senato delle regioni e possiamo consentire al Senato della Repubblica, che leggerà per la terza volta questa riforma, di migliorare anche il lavoro che ha fatto in prima lettura. Faccio appello anche ai relatori perché lascino uno spiraglio aperto, in nome della razionalità del funzionamento del futuro Parlamento e in rispetto alla Costituzione, che va rispettata anche nel metodo della modifica che ci è stata consegnata dalla Costituzione stessa (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borghi. Ne ha facoltà.

  ENRICO BORGHI. Grazie Signor Presidente, noi siamo ad un passaggio molto importante, per alcuni versi, come hanno dimostrato anche gli interventi, delicati. Vorrei, innanzitutto, approfondire un tema, perché pare che questa trasformazione sia il frutto di una improvvisa invenzione. In realtà, non è così. La fine dell'idea della rappresentanza a livello complessivo, dallo Stato unitario allo Stato pluralista, era già dentro il dibattito della Costituente del 1946 che, non a caso, introdusse all'articolo 5 i presupposti e i principi fondamentali del decentramento e dell'autonomia, ed è stato ulteriormente rafforzato dal meccanismo di trasformazione del 2001, che ha introdotto nella nostra Carta costituzionale l'altrettanto fondamentale principio della sussidiarietà.
  Il nuovo Senato, quindi, avrà un compito delicatissimo, soprattutto all'interno di una realtà sociale in profonda trasformazione, quello di evitare che si crei nel nostro Paese quella che potremmo definire una cesura, una rottura, di cui, per alcuni versi, abbiamo già alcune indicazioni, tra quello che potremmo definire il riformismo dall'alto, la trasformazione istituzionale da parte delle centrali statuali, e i territori che, proprio a seguito di questo rischio di cesura, in alcuni casi, rischiano di andare incontro a meccanismi di desertificazione, se non addirittura di abbandono. Questa è l'esigenza chiara dei prossimi anni: rideclinare il senso della rappresentanza democratica all'interno di un contesto storico del tutto inedito, perché, colleghi, noi siamo stati per lo più abituati ad un ruolo trascendente, che era quello delle forze politiche dei partiti che ha ispirato e governato i primi decenni della nostra esperienza repubblicana e che oggi non c’è più in quei termini, con quelle modalità e con quella forza.
  Quindi, noi assegniamo oggi all'istituzione le esigenze del dovere riuscire a compiere al proprio interno quell'esigenza di sintesi, di compromesso, di equilibrio, che è l'essenza stessa della risposta democratica che in passato poteva essere attribuita ad altri luoghi della discussione e della definizione del processo politico. Da qui l'esigenza della composizione della Camera delle autonomie in maniera armonica, in maniera equilibrata, in maniera articolata, l'esigenza di corrispondere, non alle obbligatorie e necessarie linee di un potere statuale, ma alla rappresentanza di quello che emerge dai territori, dalle loro autonomie, dalle peculiarità, delle specificità, di un Paese così armonico, così complesso, così diverso, come è l'Italia.
  Ed è per questo che noi dobbiamo fare in modo che chi andrà a rappresentare questa nuova istituzione colga l'elemento fondamentale. Le regioni non potranno più essere concepite, e non dovranno più concepirsi, come una sorta di sottoproduzione del dibattito politico nazionale, ma nell'individuazione della loro classe dirigente, Pag. 73che manderanno nel Senato, dovranno immaginare quali sono le loro concettualità di autonomia, di originalità, la loro fisionomia specifica.
  Così pure i comuni dovranno, nell'ambito di un percorso che ha delle responsabilità di carattere statale, chiudere il loro complesso percorso di raggiungimento della loro autonomia impositiva e organizzativa e riuscire ad esprimere la peculiarità municipale del nostro Paese, che non è solo quella delle aree metropolitane, come fin qui ho sentito dire, ma che riguarda anche il tema delle realtà dei poli urbani e delle comunità territoriali.
  Signor Presidente, come lei senz'altro sa, nel Senato francese, che è l'omologo al quale in qualche misura ci ispiriamo, addirittura le zone rurali hanno uno spazio di rappresentanza superiore rispetto alla loro popolazione, perché si ha l'idea che il territorio, in quanto tale, non può essere legato esclusivamente ad una logica quantitativa – che porterebbe alla dittatura della maggioranza – e che, nel momento in cui si esprime un'esigenza di rappresentanza territoriale, bisogna tenere conto anche di questo tipo di peculiarità.
  Per motivi di percorribilità politica e per motivi di esigenza di spingere in avanti questo indispensabile processo di riforma, abbiamo acceduto all'idea che siano i consigli regionali ad esprimere questa rappresentanza. Oggi ai consigli regionali noi consegniamo questo tipo di responsabilità, la responsabilità cioè di essere all'altezza della loro autonomia e di essere in grado di rappresentare realmente la peculiarità dell'Italia per riuscire a consentire effettivamente che quei principi di sussidiarietà, di rappresentanza territoriale e di autonomia non restino parole vuote, ma diventino qualcosa di estremamente concreto per la vita delle nostre comunità (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SANNA. Grazie Presidente. Colleghi, rappresentanti del Governo, mi sembra che sia questo un dibattito, sull'articolo 2, molto dentro il Partito Democratico. Questo per noi non è un problema, ma credo la rivelazione di che cosa voglia dire essere un partito grande, grande nel pluralismo delle opinioni, grande nella rappresentanza dei territori e grande anche, se consentite, nelle esperienze e nelle storie che fanno di ciascuno di noi parlamentari, deputati in questa Camera e colleghi del Senato della Repubblica, dei portatori di una cultura, cultura dello Stato e cultura di Governo, e di una visione storica.
  Per questo motivo – consentite l'interlocuzione anche tra noi – parliamo tutti qui dentro a nome del Partito Democratico. Non c’è uno, più degli altri, che abbia l'esclusiva di un'idea ma, al tempo stesso, siamo capaci poi di una decisione finale, di un orientamento prevalente e, a volte, di una presa d'atto o di una necessità di presa d'atto di quello che è il sistema politico, la rappresentanza politica e la composizione del Parlamento. Insomma, è un'adesione vera al principio di realtà che ci porta a dire che, per fare le riforme, bisogna che vi siano gruppi parlamentari che poi esprimano un voto finale a favore di quelle riforme. Ebbene, il Partito Democratico è impegnato in questa responsabilità.
  Il Governo aveva presentato sulla sua proposta una formazione, una composizione del Senato completamente diversa, che è riecheggiata nelle parole di molti colleghi, i quali hanno annunciato un dissenso rispetto all'impostazione che è emersa, sia dal voto del Senato sia dal lavoro della Commissione.
  Il Governo aveva presentato un Senato composto certamente da una rappresentanza uguale, in Senato, a prescindere dalla composizione demografica delle regioni. Quindi, una regione piccola esprimeva sempre due senatori, come anche esprimeva due senatori una regione grande, con l'aggiunta poi della rappresentanza di diritto dei presidenti delle regioni. E questo è quello che abbiamo sentito riecheggiare, come un desiderio di ritorno a quel tipo di impostazione.Pag. 74
  Ma abbiamo anche visto che c’è un equilibrio politico oggi nel Parlamento – perché il Parlamento è fatto da entrambe le Camere – che ha rifiutato questo tipo di approccio. Lo ho rifiutato esplicitamente, così come ha rifiutato esplicitamente un sistema che ci avrebbe portati più vicino all'esperienza dell'unica grande democrazia presidenzialista che ha questo compito in capo al suo Senato, ovvero un sistema di Senato delle garanzie, che è funzione tipica solo del Senato degli Stati Uniti.
  Noi ci ispiriamo a un'esperienza di tipo continentale nel testo che abbiamo davanti, simile, come è stato detto, al Senato francese, eletto a suffragio indiretto. Come il Bundesrat, anche il nostro Senato sarà eletto a suffragio indiretto, come avviene pure in Austria. In Spagna l'elezione è parzialmente indiretta. Questo tema dell'elezione indiretta mi sembra definitivamente superato nel nostro dibattito.
  Devo anche dire che il fatto che noi abbiamo il bicameralismo paritario nel nostro Paese deriva da un preciso momento storico di cristallizzazione delle culture politiche e istituzionali in un compromesso costituzionale che noi dovremmo essere capaci di recuperare. Quando nell'Assemblea Costituente la posizione monocameralista del Partito Comunista e dei Socialisti fu sconfitta, nella logica del compromesso costituzionale e dell'accordo che doveva portare le grandi forze di massa a condividere lo stesso patto, l'idea di un'unica sede, di un'unica sovranità popolare degli elettori mutò e si trasferì da una sola Camera al Parlamento composto da due Camere con poteri uguali. Bella soluzione, che ci ha radicato nella nostra idea di sovranità popolare unica e unitaria, ma questa soluzione ha avuto il difetto di impedire e di colpire sia la composizione differenziata del Senato sia la differenziazione delle sue funzioni.
  Guardate che nella Commissione dei 75 la composizione del Senato prevedeva per un terzo la partecipazione di consiglieri regionali eletti dai consiglieri regionali stessi, come noi stiamo facendo oggi. E non tutti i cittadini potevano essere eletti negli altri due terzi di composizione del Senato, perché l'elettorato passivo veniva destinato solo ad alcune categorie di persone, non solo per età, e tra quelle categorie – titolo che dava diritto di elettorato passivo – vi era l'essere amministratore locale, come noi stiamo facendo in questa versione di composizione del Senato.
  Ecco perché alla fine io credo che noi nella composizione del Senato stiamo razionalizzando quello che poi faremo anche con il nuovo sistema delle competenze legislative delle regioni in relazione a quelle del Parlamento nazionale. Stiamo coinvolgendo le regioni e stiamo coinvolgendo le autonomie locali nel compito importante di dar forma alla legislazione statale, evitando che questa da opportunità diventi ragione di conflitto, come è avvenuto dal 2001 in poi, davanti alla Corte costituzionale, sul tema della legislazione concorrente.
  E ho sentito nel dibattito – molto spesso anche a sproposito – dire: «Che ci fanno i sindaci nel nuovo Senato ?» Ci fanno quel che ci fanno anche molti colleghi che siedono qui, anche in forze di opposizione, che hanno esponenti senatori, esponenti deputati, che fanno contemporaneamente i sindaci e lo fanno anche bene, a Costituzione vigente. Fanno il loro lavoro, il nostro lavoro parlamentare con molta dignità, con indici di presenza e ruolo sostanziale analoghi rispetto a chi tra noi non è amministratore comunale.
  Questa presenza non sarà un ornamento, vista nella prospettiva territoriale. Infatti, vi invito a vederla bene questa composizione del Senato. In dieci constituencies, in dieci regioni (la Valle D'Aosta, le due province autonome, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, l'Umbria, le Marche, l'Abruzzo, il Molise, la Basilicata) la rappresentanza del Senato sarà affidata ad un sindaco: la metà esatta della rappresentanza delle regioni sarà di un sindaco. In altre due regioni (la Sardegna e la Calabria) i sindaci saranno un terzo della rappresentanza regionale.
  Concludo, colleghi. Non è una bizzarria del sistema costituzionale questa che stiamo accingendoci a discutere e a votare. Pag. 75È un sistema che può funzionare, può funzionare ovviamente con le forze politiche che si piegano – e si piegheranno già dalle prossime elezioni – ad offrire nei consigli regionali la classe dirigente, la classe politica idonea a svolgere insieme un ruolo importante di legislazione regionale e di legislazione statale.
  In questo senso anche questa mi sembra una scelta ormai irreversibile, la scelta della rappresentanza politica dei consigli regionali. In questa rappresentanza politica c’è certamente lo spazio per le minoranze dei consigli regionali, ma c’è anche la possibilità di recupero delle esigenze che alcuni di noi hanno detto sino a qualche minuto fa. Io penso, cioè, che si creeranno convenzioni politiche, prassi politiche, specie tra le forze più grandi, per le quali alcuni presidenti di regione verranno eletti dai consigli regionali in Senato.
  Ma quando questo non fosse, siccome i presidenti regionali sono espressi nelle regioni da una maggioranza che si riflette nella composizione dei consigli regionali, i senatori consiglieri regionali saranno espressione di quella maggioranza e espressione anche del dialogo e dell'intreccio politico che c’è tra gli esecutivi e i consigli regionali nell'azione politica e istituzionale delle regioni. Per questo motivo, io credo che nella logica, del patto costituzionale, del compromesso costituzionale, che parte da posizioni diverse e molto distanti, noi possiamo serenamente affrontare la discussione e il completamento con il voto della composizione del Senato. Io credo che questi senatori in futuro, come li stiamo disegnando, saranno, non solo singolarmente boni viri, ma anche il Senato non sarà l'evocazione latina che completa il motto e, quindi, non sarà un brutto Senato, non sarà un Senato «bestia cattiva», ma sarà un pezzo buono della democrazia italiana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gigli. Ne ha facoltà.

  GIAN LUIGI GIGLI. Grazie Presidente, intervenendo a nome del mio gruppo sull'articolo 1 avevo già avuto modo di chiarire come, per quanto riguarda il gruppo Per l'Italia-Centro Democratico, ci fosse una sostanziale adesione al superamento del bicameralismo paritario, ci fosse, altresì, una sostanziale adesione ad un modello costituzionale che prevedeva la specializzazione della seconda Camera per farne, appunto, la Camera delle autonomie regionali e territoriali e ci fosse pure l'accettazione, anche se non obbligatoria, ma l'accettazione sostanziale di un meccanismo elettivo di secondo livello. Ecco, fatte queste premesse, riteniamo, però, ora la discussione attorno all'articolo 2 il punto nodale, vero, di tutto il dibattito affinché sia possibile davvero che questo Senato corrisponda nei fatti a ciò che nelle intenzioni vorrebbe essere, cioè la Camera delle autonomie territoriali.
  In altre parole, dobbiamo chiederci se il meccanismo con cui si prevede di identificare i futuri senatori è in grado, se non emendato, di garantire che essi rappresentino effettivamente le regioni ed i comuni. A nostro avviso, la risposta in questo momento è fortemente dubitativa. Se questo, infatti, era lo spirito, come per certi versi è stato testé richiamato dall'onorevole Sanna, dell'originario impianto presentato dal Governo, certamente questo tipo di modello si è profondamente trasformato durante il passaggio all'esame del Senato. È stato modificato, infatti, questo modello, prevedendo in buona sostanza che, sia i senatori provenienti dai consigli regionali, che i senatori sindaci, siano espressione del consiglio regionale. Ora, rimanendo per un momento soltanto sul tema dei sindaci, noi non riusciamo a vedere anzitutto come un consiglio regionale, per quanto ben disposto e ben orientato, possa avere la pretesa di individuare un sindaco che rappresenti il variegato mondo dei comuni. Comuni, come è stato richiamato poc'anzi dall'onorevole Borghi, grandi e piccoli, agricoli e post industriali, comuni di pianura e comuni di montagna, che non hanno certamente tutti le stesse esigenze e che, allora, finiranno per portare Pag. 76i consigli regionali ad eleggere i sindaci sulla sorta di un manuale Cencelli che riguarda questa parte dell'elezione.
  Pertanto, se per esempio in Lombardia sarà scelto un sindaco di Forza Italia di montagna, in Toscana avremo un sindaco di pianura del Partito Democratico, magari – chi lo sa ? – il senatore futuro Dario Nardella.
  Io non credo che sia così e che debba essere così, ma se questo vale per i sindaci, noi non riusciamo nemmeno a capire che cosa e chi, in realtà, i consiglieri regionali diventati senatori rappresentino.
  Non è infatti previsto, per questi senatori di espressione regionale, alcun vincolo di mandato.
  Ma senza mandato e senza responsabilità, non è possibile nemmeno che ci sia una rappresentatività: no representation without accountability, non è possibile l'esercizio della rappresentatività senza che ci sia anche un elemento di responsabilità.
  E allora, se è così, a chi – ci chiediamo – dovranno rispondere questi senatori di espressione dei consigli regionali ? Non certo agli elettori, perché abbiamo dato per scontato che stiamo lavorando con un meccanismo elettivo che è di secondo livello. Non certo alle giunte regionali ed ai governi regionali, che non li hanno espressi. Risponderanno forse ai consigli regionali ? Ma quale mandato e quali indicazioni possono dare i consigli regionali ai senatori consiglieri regionali ed ancor più ai senatori sindaci ?
  Se dunque essi non rispondono alle regioni, è chiaro che i senatori non li rappresentano, rispondendo soltanto al «dosaggio» elaborato dalle forze politiche che li hanno espressi.
  E allora, se questo è vero, difficilmente il nuovo Senato potrà essere il Senato delle autonomie territoriali.
  Noi avevamo immaginato un altro tipo di Senato, un Senato che si avvicinasse, per quanto possibile, al modello che noi riteniamo in qualche modo orientativo, un modello che è stato peraltro richiamato da tante forze politiche in quest'aula, durante il dibattito: il modello appunto del Bundesrat tedesco.
  Così non è stato, ma qualche correttivo resta tuttavia necessario, perché almeno ci si avvicini un po’ di più ad una reale rappresentatività e quindi ad una reale responsabilità.
  Ora vi sono alcuni emendamenti a questo articolo 2, in parte presentati dal nostro gruppo, in parte – è stato già richiamato – dal Partito Democratico, che vanno indubbiamente in questa direzione.
  Noi li manterremo per quanto ci riguarda, li sosterremo ed invitiamo tutti a sostenerli.
  Invitiamo – ci sia consentito – anche i relatori ed il Governo a prenderli in seria considerazione e se possibile ad accoglierli.
  È vero: alcuni colleghi, anche poc'anzi, hanno manifestato la preoccupazione che qualunque modificazione di questo tipo che si dovesse in qualche modo apportare, durante l'esame da parte di questa Camera, alla composizione del Senato uscita durante il passaggio al Senato, porterebbe a mettere in discussione, a rimettere in discussione l'impianto generale della riforma.
  Io credo onestamente che questo sia più uno spauracchio, un timore infondato che una realtà delle cose.
  Se davvero tutti i gruppi, come hanno detto in quest'aula, esprimendosi a favore – almeno la gran parte dei gruppi – del modello del Bundesrat tedesco, accogliessero almeno la presenza di diritto almeno dei presidenti delle regioni e delle province autonome, io credo che faremmo un grosso passo avanti, senza rimettere in discussione l'impianto generale della riforma ed avendo, da parte degli stessi gruppi, in qualche modo la garanzia che questa stessa riforma, così come da noi eventualmente modificata, possa trovare un avallo ulteriore durante il successivo passaggio del Senato.
  Ma se così non sarà, senatores boni viri, diceva l'amico onorevole Francesco D'Anna... Sanna ho pure un amico D'Anna ma l'amico questo era Sanna...

Pag. 77

  FRANCESCO SANNA. Senatus autem mala bestia !

  GIAN LUIGI GIGLI. Eh no, io invece ho paura proprio che non sia una mala bestia ma certamente questo Senato diventerà o meglio farà diventare l'impianto costituzionale una sorta di vero e proprio ircocervo cioè comunque una bestia, una bestia se vuoi mitologica ma una sorta di mostro che, alla fine, non rappresenterà nessuno e richiederà, come è già stato richiamato, l'obbligatoria permanenza in vita della conferenza Stato-regioni, un organo paracostituzionale, un organo certamente non immediatamente democratico, come luogo vero in cui gli interessi delle regioni verranno discussi. E se questo malauguratamente dovesse accadere, questa terza Camera informale che si andrà a realizzare genererà, in una Repubblica che certamente ha bisogno di semplificazione e non di complicare ulteriormente i suoi meccanismi istituzionali, genererà il rischio, invece, che questa complicazione si determini e che nuovi e più pesanti contenziosi possano essere per il futuro portati davanti alla Corte costituzionale. Allora certamente noi non avremo fatto un buon servizio al nostro Paese. Allora veramente noi avremmo portato la nostra Repubblica in una condizione di ulteriore difficoltà di manovra e, invece, di aver realizzato il funzionamento migliore delle nostre istituzioni alla luce dell'esperienza dei primi settant'anni ormai di vita della Repubblica, noi avremmo certamente prodotto un qualcosa che avrà bisogno di essere molto presto rivisitato come è già accaduto nel 2001 alle frettolose rivisitazione del Titolo V (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia – Centro Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Laffranco. Ne ha facoltà.

  PIETRO LAFFRANCO. Grazie Presidente, il complesso degli emendamenti all'articolo 2 mi offre l'occasione, utilizzando qualche secondo in più del solito cortesemente concessomi dal gruppo, per fare qualche veloce riflessione di carattere politico sul momento che stiamo vivendo in questo complicato percorso che dovrebbe condurre questo Parlamento a varare la riforma della Costituzione. Io reputo che oggi sia molto chiaro e si veda plasticamente come il percorso sia inciampato in alcuni errori particolarmente importanti. Il primo errore – l'ho segnalato in uno dei miei interventi – è il tentativo da parte del Presidente del Consiglio ed evidentemente della maggioranza del suo partito di voler condurre in porto una riforma della Costituzione purché sia cioè qualunque riforma è meglio che nessuna riforma. Mentre io lo ritengo un errore perché quando si riforma la Costituzione non si sta facendo una legge ordinaria sulle patate rosse di Colfiorito con rispetto per le patate rosse di Colfiorito.
  Il secondo errore deriva dal primo perché il primo obiettivo di questa riforma, cioè il superamento del bicameralismo perfetto, non viene colto o perlomeno non viene colto appieno e abbiamo cercato, insieme ad alcuni colleghi, di spiegare le motivazioni di questo errore. Il terzo errore è anch'esso la conseguenza del secondo perché il nuovo procedimento di formazione delle leggi che emergerebbe da questa riforma è lungi dall'essere un procedimento efficiente, è lungi dall'essere un procedimento chiaro ma, al contrario, è un procedimento per molti aspetti farraginoso, che condurrà anch'esso, proprio come la riforma del Titolo V varata una quindicina di anni or sono, ad un formidabile contenzioso dinanzi alla Corte costituzionale: proprio ciò che si dichiara di voler evitare con questa riforma. Ma, Presidente, mi consenta che l'errore più grave è quello di carattere politico, colleghi, e cioè l'errore di voler portare avanti questo processo di riforme costituzionali, in parallelo, in contemporanea con la riforma della legge elettorale e con l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
  Questo credo che sia un errore – e i fatti di oggi cominciano a dimostrarlo in maniera inequivocabile – assolutamente grave; un errore clamorosamente grave, perché, come è chiaro a tutti, l'elezione del Presidente della Repubblica porta con sé Pag. 78legittime ambizioni di carattere personale, obiettivi di carattere politico interni ai partiti, insomma tutta una serie di conseguenze che rischiano di incidere in maniera profondissima sul percorso di riforme costituzionali.
  Io ritengo che ogni forza politica, anzi, ogni singolo parlamentare abbia il dovere di dare il proprio contributo a questo tentativo di riformare in termini positivi la Costituzione; ma mettere insieme la riforma costituzionale, con la legge elettorale, per di più fatta come è fatta, con l'elezione del Presidente della Repubblica, rischia di trasformarsi in un boomerang, non tanto per il Presidente del Consiglio e per la maggioranza del suo partito, che sarebbe un fatto che riguarda lui e chi lo sostiene, ma per questa nazione, perché questa nostra Italia è un Paese che ha assoluto bisogno di buone riforme costituzionali. Non ha bisogno di una riforma purché sia, stiracchiata e portata innanzi...

  PRESIDENTE. Attenda, onorevole Laffranco. Colleghi, possiamo gentilmente abbassare un pochino il tono e, magari, garantire una condizione più umana per chi parla ? Onorevole Meloni, mi dà una mano anche lei ? Onorevole Saltamartini, ci aiutate ? Grazie. Onorevole Meloni, è semplicemente perché sta parlando un collega una fila avanti a lei, non volevo disturbarla. Prego, onorevole Laffranco.

  PIETRO LAFFRANCO. Grazie, Presidente, non c’è problema, l'importante è che rimanga agli atti che c’è chi, in qualche modo, cerca di sollecitare una riflessione, perché, come dicevo prima, dovere di ciascuno di noi è partecipare a questo processo riformatore; dovere di ciascuno di noi è dare a questa nazione una Carta costituzionale migliore di quella che abbiamo, non di dare comunque una nuova Carta costituzionale. E non può neppure essere oggetto di scambi di nessun tipo tra parlamentari singoli, gruppi parlamentari e obiettivi di carattere politico estranei a questa riforma.
  Noi pensiamo che questa Carta costituzionale debba essere riformata bene: ecco, perché io penso che sia stato un gravissimo errore quello di pretendere che, nello stesso momento fisico, si potesse procedere alla parte terminale della prima lettura da parte di questa Camera della riforma costituzionale, da parte del Senato la seconda lettura della legge elettorale, in contemporanea alle trattative che valgono per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
  Si rischia non solo di «incartare» una vicenda che già di per sé è complessa, ma si rischia di alimentare ulteriormente la sfiducia da parte dei cittadini, onorevoli colleghi; cittadini che ci chiedono altro in questo momento, che ci chiedono profonde riforme di carattere economico-sociale, che ci chiedono finalmente la crescita economica, che ci chiedono un fisco più giusto e più equo. Non ci chiedono in questo momento di arrovellarci e, in qualche modo, di ingabbiarci in un circuito non virtuoso, ma vizioso, in cui si profila uno scambio tra chi vota le riforme costituzionali, chi non vota la legge elettorale, chi propone emendamenti sui capitalista, chi esce dall'Aula, chi ne fa una baruffa interna.
  Ecco, io penso che, ad un certo punto, sarebbe necessario un momento di riflessione, cioè, sarebbe responsabile, da parte di chi in questo momento è maggioranza in questo Parlamento, immaginare che cosa sia più giusto per l'Italia, che cosa sia più giusto per i cittadini italiani: è più giusto tentare di portare a casa una riforma purché sia, oppure una legge elettorale che mantiene un sistema di nominati tra un terzo e due terzi, oppure è più giusto, invece, eleggere il garante della Costituzione, scevro da condizionamenti e, poi, recuperare il percorso di riforme costituzionali e anche della nuova legge elettorale, di cui certo c’è bisogno, e farlo, dunque, in una maniera più capace di produrre dei risultati positivi ?
  Io penso che questa sia una delle ultime occasioni, perché il tempo corre. La vicenda sta andando avanti, le difficoltà e le criticità stanno emergendo, alcune sono già emerse, altre emergeranno nelle prossime ore.Pag. 79
  Mentre, invece, le tante osservazioni critiche che sono state formulate in quest'Aula, oggi o nei giorni precedenti, meriterebbero un po’ di attenzione, sapendo che non ne va della credibilità di chi vuole a tutti i costi questa riforma, ma ne va, assolutamente, del futuro di questo Paese che avrebbe bisogno di riforme serie e non di scambi tra tre diverse questioni assolutamente distinte l'una dall'altra (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Mita. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE DE MITA. Signor Presidente, a questo punto della discussione credo che si possano grosso modo individuare alcune questioni che si sono sottratte all'animosità di questo dibattito parlamentare, alcune questioni, per così dire, trasversali che sono state poste un po’ da tutti i gruppi e direi che sarebbe molto utile se noi, nello svolgimento di questo dibattito, concentrassimo l'attenzione su queste questioni in maniera tale da aiutare l'individuazione di una soluzione più coerente, più razionale, una soluzione che, per certi versi, non mi pare ci sia ancora. Sarebbe utile questo sforzo senza manicheismi, senza distinzioni tra chi pone dubbi e viene imputato della responsabilità di non voler fare le riforme e chi cancella il dubbio e affida un po’ a una soluzione che resta ancora incerta l'organizzazione del nostro sistema istituzionale. Perché la questione di fondo, e quando dico questo penso ad alcune posizioni espresse da parlamentari del Partito Democratico, non è la legittimità o l'illegittimità di quello che stiamo facendo, ma la razionalità di quello che stiamo organizzando.
  Mi pare, grosso modo, che le questioni possano essere queste: la prima, la funzione del Senato. È vero che noi abbiamo approvato ieri l'articolo 1, c'erano alcuni emendamenti apprezzabili, penso a quello dell'onorevole D'Attorre, che sono stati ritirati e, ancorché noi abbiamo approvato l'articolo 1, restano alcune questioni da pulire, da definire sulla funzione del Senato. Credo che, nell'analisi degli articoli successivi, in particolare faccio riferimento all'articolo 10, si possa aiutare alla puntualizzazione della funzione del Senato che resta ancora un po’ incerta.
  L'altra questione è sul procedimento legislativo: non so se abbiamo considerato tutte le osservazioni fatte nei giorni scorsi dall'onorevole Buttiglione su questa carsica confusione che si potrebbe determinare in questo «rimbalzo di chiamate» sull'approvazione dei provvedimenti legislativi. È vero che noi mettiamo in discussione il bicameralismo perfetto perché il bicameralismo perfetto ha consumato la sua funzione storica, però, facciamo attenzione, perché noi immaginiamo che la cancellazione del bicameralismo perfetto possa comportare una rapida approvazione dei procedimenti legislativi. Non so se abbiamo fissato questa circostanza di fatto; ad oggi, signor Presidente, l'80 per cento dei provvedimenti che vengono approvati nasce come decreto-legge e, quindi, ha il termine fisso di 60 giorni, pure nel rimpallo di competenze. Viceversa, noi stiamo approvando una riforma che riperimetra, giustamente, la possibilità di ricorrere al decreto-legge e introduce un meccanismo che, in alcuni casi, potrebbe rilevarsi perverso nella chiamata di leggi tra una Camera e l'altra. Non vorrei che noi scoprissimo che, giustamente, cancelliamo il bicameralismo perfetto, ma l'introduzione di un bicameralismo diverso poi non ci porti ad avere una costruzione armonica nell'approvazione dei provvedimenti di legge.
  La terza questione che io temo resti aperta, nonostante alcune cose dette in questa discussione, oggi pomeriggio, è quella sulla composizione del Senato. Ho capito questo: che la diversità di legittimazione si fonda o si rafforza sostanzialmente in ragione del fatto della distinzione di competenze e si richiamano alcuni esempi soprattutto in ambito europeo.
  Però, il Senato, comunque si occupa di diritti, basta fare riferimento alla materia della sanità. E occupandosi di diritti al Pag. 80punto tale che, quando questi diritti intercettano la rilevanza dell'interesse nazionale, vengono chiamati dalla Camera dei deputati perché sia la Camera a decidere, rende impropria la circostanza che la composizione del Senato sia composta di secondo grado. Non perché l'elezione di secondo grado sia sbagliata. Non vorrei nemmeno richiamare la definizione schumpeteriana sul senso della democrazia, cioè che l'esercizio della funzione di Governo che incide sui diritti delle persone, se non passa dal voto, cancella la democrazia. Non mi interessa questo argomento, c’è la circostanza che, quando si discute di interessi delle persone che si qualificano come diritti, c’è l'esigenza che chi si carica di questa funzione sia legato in termini di rappresentanza alla volontà popolare. Un altro dato di fatto: io non sono preoccupato della circostanza che i senatori vengano qui a fare il dopolavoro; il problema è esattamente l'opposto, cioè che la funzione di rappresentanza degli interessi regionali nella regione, per le competenze che la regione ha, non coincide con la funzione di rappresentanza di interessi sul piano del Senato. Non è lo stesso lavoro ! Noi rischiamo di mettere in capo a una persona uno sforzo titanico di dividere la propria testa: un giorno rappresenta alcune cose, un giorno ne deve rappresentare altre. Questa combinazione, secondo me, non aiuta. Non è il banale ricorso all'elezione o l'aumento dei costi, per il quale poi basterebbe che riducessimo il numero dei consiglieri regionali per i senatori che vengono eletti, ma è la funzione propria di una persona che incarna le istituzioni e si fa carico di rappresentare quegli interessi.
  Poi, certo, possiamo ricorrere a una formula diversa che non è l'elezione, ma allora ha ragione l'onorevole Bindi: prima si dovrebbe definire meglio l'articolo 117 e non lasciarlo così, per il quale un po’ ci si occupa d'Europa e un po’ di sanità. L'altro aspetto è che o ci sono i governi regionali o noi introduciamo una quantità di conflitti che non rendono illegittima la riforma ma, peggio, la rendono irragionevole ! Allora, concentriamo lo sforzo su questi punti e facciamo in modo che la nostra discussione abbia un senso, costruendo la soluzione più utile. Anch'io mi aggrappo all'appello dell'onorevole Bindi: non cancelliamo il dubbio. La velocità non implica la cancellazione del dubbio. Corriamo, andiamo, ma non cancelliamo il dubbio. E la circostanza singolare che pure in un dibattito così, da tutti i gruppi, su questi tre come su alcuni altri temi, siano venute sollecitazioni a riflettere, è cosa che non va fatta passare in secondo piano.

  PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 2 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito i relatori ed il rappresentante del Governo ad esprimere i pareri, non prima di aver avvertito che l'emendamento Dorina Bianchi 2.53 è stato ritirato dalla presentatrice.
  Prego, onorevole Fiano, cominciamo da lei.

  EMANUELE FIANO, Relatore per la maggioranza. Presidente, per comodità dei colleghi, gli emendamenti riferiti all'articolo 2 cominciano nel fascicolo a pagina 90. Sull'emendamento Nuti 2.1 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Articolo aggiuntivo Toninelli 2.0201: vi è un invito al ritiro altrimenti il parere è contrario. Emendamento Lombardi 2.500: vi è un invito al ritiro altrimenti il parere è contrario. Se lei crede, Presidente, ovviamente, a sua insindacabile...

  PRESIDENTE. Su tutte le proposte vi è un invito al ritiro altrimenti il parere è contrario ?

  EMANUELE FIANO, Relatore per la maggioranza. Tranne uno.

  PRESIDENTE. Bene, allora ci dica la pagina e il numero.

  EMANUELE FIANO, Relatore per la maggioranza. Presidente, a pagina 119, sull'emendamento Rosato 2.202, il parere è favorevole. Noi, però, in sede di Comitato Pag. 81dei nove, abbiamo espresso i pareri – sono tutti invito al ritiro altrimenti parere contrario, a parte per quello che le ho appena citato – sulle proposte emendative sino a pagina 137, ossia fino all'emendamento Cozzolino 2.113, sul quale vi è, come già detto, un invito al ritiro altrimenti parere contrario. È l'ultimo emendamento su cui quest'oggi il Comitato dei nove ha formulato i pareri.

  PRESIDENTE. Sta bene. Allora, se siamo d'accordo, anche per i relatori di minoranza, si potrebbe procedere all'espressione dei pareri sugli emendamenti fino a pagina 137, ossia fino all'emendamento Cozzolino 2.113, ovviamente, partendo dalla pagina 90, con il primo emendamento, che è Nuti 2.1.

  FILIBERTO ZARATTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Signor Presidente, noi vorremmo i pareri, emendamento per emendamento: questo parere collettivo, da pagina 100 a pagina 150... Vorremmo che i relatori per la maggioranza e quelli di minoranza esprimessero il parere emendamento per emendamento.

  PRESIDENTE. Onorevole Zaratti, certe volte i desideri sono delle cose straordinarie, però poi la realtà cozza contro i desideri. Se vuole, le posso citare un milione e mezzo di precedenti nei quali i relatori, anche di minoranza, hanno dato i pareri su tutti gli emendamenti, dicendo che erano contrari tranne uno. Adesso non si preoccupi, ci sono tre relatori di minoranza che, uno per uno, daranno i pareri sugli emendamenti. Però, il relatore per la maggioranza ha diritto di esprimere i pareri come ritiene. Quando lei sarà relatore per la maggioranza, sicuramente potrà fare in modo diverso.
  Prego, onorevole Toninelli. Siamo a pagina 90.

  DANILO TONINELLI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, Nuti 2.1, parere favorevole. Toninelli 2.0201, parere favorevole; Lombardi 2.500, favorevole; Toninelli 2.4, favorevole; Lombardi 2.3, favorevole; Bianconi 2.5, 2.9, 2.7, 2.6, favorevole; Civati 2.203, favorevole; Bianconi 2.8, favorevole; Toninelli 2.10 e 2.11, favorevole; Bianconi 2.12, favorevole; Toninelli 2.19 e 2.15, favorevole; Bianconi 2.13, favorevole; Toninelli 2.16, favorevole; Giorgis 2.501, favorevole; Civati 2.200 e 2.201, favorevole; Borghi 2.800, contrario; Matteo Bragantini 2.2, contrario; Invernizzi 2.20, favorevole; Dieni 2.22, favorevole; Lombardi 2.25, 2.23 e 2.24, favorevole; Toninelli 2.26 e 2.27, favorevole; Sannicandro 2.28, favorevole; Bianconi 2.30, contrario; identici emendamenti Bianconi 2.29 e Toninelli 2.206, favorevole; identici emendamenti Bindi 2.35 e Toninelli 2.204, favorevole; Invernizzi 2.33, favorevole; identici emendamenti Bindi 2.36 e Toninelli 2.205, favorevole; Bindi 2.34, favorevole; Toninelli 2.37, favorevole; De Mita 2.42, favorevole; Toninelli 2.41, favorevole; Giorgis 2.111 e Giorgis 2.112, favorevole; Russo 2.31, contrario.

  PRESIDENTE. No, questo mi risulta ritirato, onorevole Toninelli. Siamo all'emendamento Costantino 2.801.

  DANILO TONINELLI, Relatore di minoranza. Costantino 2.801, contrario; Rosato 2.202, contrario; Quaranta 2.50, contrario; Lombardi 2.51 e 2.52, favorevole; Dorina Bianchi 2.53, favorevole.

  PRESIDENTE. È ritirato.

  DANILO TONINELLI, Relatore di minoranza. Gigli 2.65, favorevole; Lombardi 2.68, favorevole; identici emendamenti Bianconi 2.66 e Lombardi 2.67, favorevole; Colletti 2.209, favorevole; Fraccaro 2.69, favorevole; Matteo Bragantini 2.71, favorevole; Brunetta 2.76, favorevole.

  PRESIDENTE. Ritirati Brunetta 2.76 e Gigli 2.74. Ed anche l'emendamento Gigli 2.72: quindi mi deve dare il parere sull'emendamento Gigli 2.75.

Pag. 82

  DANILO TONINELLI, Relatore di minoranza. Sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Gigli 2.75 e 2.73 e Bindi 2.77.

  PRESIDENTE. L'emendamento Brunetta 2.64 risulta ritirato.

  DANILO TONINELLI, Relatore di minoranza. Sull'emendamento Quaranta 2.81 il parere è favorevole; sull'emendamento Gigli 2.84 il parere è contrario; sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Quaranta 2.85, Matteo Bragantini 2.87 e Quaranta 2.90; sull'emendamento Bianconi 2.91 il parere è contrario; sull'emendamento Toninelli 2.94 il parere è favorevole; sull'emendamento Biancofiore 2.95 il parere è contrario; sull'emendamento Lombardi 2.97 il parere è favorevole; sull'emendamento Matteo Bragantini 2.99 il parere è contrario; sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Toninelli 2.100 e 2.101, Quaranta 2.102 e 2.103; sui seguenti emendamenti il parere è contrario: Parisi 2.802 e 2.803; sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Toninelli 2.105 e 2.106; sull'emendamento Biancofiore 2.107 il parere è contrario; sull'emendamento Bianconi 2.110 il parere è contrario.

  PRESIDENTE. Gli identici emendamenti Blazina 2.108 e Plangger 2.109 risultano ritirati.

  DANILO TONINELLI, Relatore di minoranza. Sull'emendamento Cozzolino 2.113 il parere è favorevole.

  PRESIDENTE. Invito il relatore di minoranza Matteo Bragantini ad esprimere il parere.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Nuti 2.1, Toninelli 2.0201; sull'emendamento Lombardi 2.500 il parere è contrario; sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Toninelli 2.4, Lombardi 2.3, Bianconi 2.5, 2.9, 2.7 e 2.6, Civati 2.203 e Bianconi 2.8; sull'emendamento Toninelli 2.10 il parere è contrario; sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Toninelli 2.11, Bianconi 2.12, Toninelli 2.19 e 2.15, Bianconi 2.13, Toninelli 2.16...

  PRESIDENTE. L'emendamento Giorgis 2.501 è stato ritirato in questo momento, lo ha annunciato l'onorevole Giorgis mentre lei parlava.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Civati 2.200 e 2.201.

  PRESIDENTE. L'emendamento Borghi 2.800 è stato ritirato.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Matteo Bragantini 2.2, Invernizzi 2.20 e Dieni 2.22; sull'emendamento Lombardi 2.25 il parere è contrario; sui seguenti emendamenti il parere è favorevole: Lombardi 2.23 e 2.24, Toninelli 2.26 e 2.27, Sannicandro 2.28, Bianconi 2.30, gli identici emendamenti Bianconi 2.29 e Toninelli 2.206, gli identici emendamenti Bindi 2.35 e Toninelli 2.204, Invernizzi 2.33, gli identici emendamenti Bindi 2.36 e Toninelli 2.205, Bindi 2.34, Toninelli 2.37, De Mita 2.42 e Toninelli 2.41.

  PRESIDENTE. L'emendamento Giorgis 2.111 è stato ritirato. Così come anche l'emendamento Giorgis 2.112 e anche l'emendamento Russo 2.31.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. E l'emendamento Giorgis 2.112, a pagina 118 del fascicolo ?

  PRESIDENTE. Siamo all'emendamento Costantino 2.801, a pagina 118 del fascicolo.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. L'emendamento Giorgis 2.112 è stato ritirato ?

Pag. 83

  PRESIDENTE. Sono stati ritirati gli emendamenti Giorgis 2.112 e 2.111 nonché l'emendamento Russo 2.31.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Costantino 2.801. Esprimo parere contrario sull'emendamento Rosato 2.202. Il parere è favorevole sull'emendamento Quaranta 2.50 mentre mi rimetto all'Assemblea sull'emendamento Lombardi 2.51. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Lombardi 2.52.

  PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento Dorina Bianchi 2.53 è stato ritirato. Quindi siamo all'emendamento Gigli 2.65.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Gigli 2.65, Lombardi 2.68 e sugli identici Bianconi 2.66 e Lombardi 2.67. Il parere è altresì favorevole sugli emendamenti Colletti 2.209, Fraccaro 2.69 e Matteo Bragantini 2.71.

  PRESIDENTE. Ricordo che gli emendamenti Brunetta 2.76 e Gigli 2.74 sono ritirati. Quindi, passiamo all'emendamento Gigli 2.75, a pagina 126 del fascicolo.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Gigli 2.75. Sull'emendamento Gigli 2.72...

  PRESIDENTE. L'emendamento Gigli 2.72 è ritirato. Quindi siamo all'emendamento Gigli 2.73, nella pagina successiva del fascicolo.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Gigli 2.73 e Bindi 2.77.

  PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento successivo, Brunetta 2.64, è ritirato. Dobbiamo passare all'emendamento Quaranta 2.81.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Quaranta 2.81, Gigli 2.84, Quaranta 2.85, Matteo Bragantini 2.87, Quaranta 2.90, Bianconi 2.91, Toninelli 2.94, Biancofiore 2.95, Lombardi 2.97 e Matteo Bragantini 2.99. Mi rimetto all'Assemblea sull'emendamento Toninelli 2.100. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Toninelli 2.101 e Quaranta 2.102 e 2.103. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Parisi 2.802 e 2.803. Il parere è favorevole sugli emendamenti Toninelli 2.105 e 2.106. Esprimo parere contrario sugli emendamenti Biancofiore 2.107 e Bianconi 2.110.

  PRESIDENTE. Adesso dobbiamo passare all'emendamento Cozzolino 2.113 e ci fermiamo lì.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Gli identici emendamenti Blazina 2.108 e Plangger 2.109 sono ritirati ?

  PRESIDENTE. Gli emendamenti Blazina 2.108 e Plangger 2.109 sono ritirati.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Cozzolino 2.113.

  PRESIDENTE. Qual è il parere del relatore di minoranza Quaranta sugli emendamenti all'articolo 2 del provvedimento ?

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Grazie, Presidente...

  PRESIDENTE. Diamo soddisfazione all'onorevole Zaratti, onorevole Quaranta.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Con calma andrò a leggere tutti i pareri.
  Esprimo parere favorevole sull'emendamento Nuti 2.1 e sul testo alternativo del relatore di minoranza, Toninelli, 2.0201. Esprimo parere contrario sull'emendamento Lombardi 2.500. Il parere è favorevole sugli emendamenti Toninelli 2.4, Lombardi 2.3 e Bianconi 2.5, 2.9, 2.7 e 2.6. Pag. 84Esprimo altresì parere favorevole sugli emendamenti Civati 2.203, Bianconi 2.8 e Toninelli 2.10 e 2.11.
  Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Bianconi 2.12, Toninelli 2.19 e 2.15, Bianconi 2.13 e Toninelli 2.16.

  PRESIDENTE. L'emendamento Giorgis 2.501 è stato ritirato.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Civati 2.200 e 2.201.

  PRESIDENTE. L'emendamento Borghi 2.800 è stato ritirato.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Sugli emendamenti Matteo Bragantini 2.2 e Invernizzi 2.20 mi rimetto all'Assemblea. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Dieni 2.22, Lombardi 2.25, 2.23 e 2.24, Toninelli 2.26 e 2.27, Sannicandro 2.28, Bianconi 2.30, sugli identici emendamenti Bianconi 2.29 e Toninelli 2.206, sugli identici emendamenti Bindi 2.35 e Toninelli 2.204, sull'emendamento Invernizzi 2.33, sugli identici emendamenti Bindi 2.36 e Toninelli 2.205, sugli emendamenti Bindi 2.34, Toninelli 2.37, De Mita 2.42 e Toninelli 2.41.

  PRESIDENTE. Gli emendamenti Giorgis 2.111 e 2.112 e Russo 2.31 sono stati ritirati.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Costantino 2.801, mentre esprimo parere contrario sull'emendamento Rosato 2.202. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Quaranta 2.50.

  PRESIDENTE. Immaginavo.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Sull'emendamento Lombardi 2.51 mi rimetto all'Assemblea. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Lombardi 2.52.

  PRESIDENTE. L'emendamento Dorina Bianchi 2.53 è stato ritirato.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Gigli 2.65, Lombardi 2.68, sugli identici emendamenti Bianconi 2.66 e Lombardi 2.67, sugli emendamenti Colletti 2.209, Fraccaro 2.69 e Matteo Bragantini 2.71.

  PRESIDENTE. Gli emendamenti Brunetta 2.76 e Gigli 2.74 sono stati ritirati.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sull'emendamento Gigli 2.75.

  PRESIDENTE. L'emendamento Gigli 2.72 è stato ritirato.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Gigli 2.73 e Bindi 2.77.

  PRESIDENTE. L'emendamento Brunetta 2.64 è stato ritirato.

  STEFANO QUARANTA, Relatore di minoranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti Quaranta 2.81, Gigli 2.84, Quaranta 2.85 e Matteo Bragantini 2.87.
  Inoltre il parere è favorevole sugli emendamenti Quaranta 2.90, Bianconi 2.91 e Toninelli 2.94, contrario sull'emendamento Biancofiore 2.95, favorevole sugli emendamenti Lombardi 2.97, Matteo Bragantini 2.99, Toninelli 2.100 e 2.101 e Quaranta 2.102 e 2.103. Mi rimetto all'Assemblea sugli emendamenti Parisi 2.802 e 2.803, mentre il parere è favorevole sugli emendamenti Toninelli 2.105 e 2.106, contrario sugli emendamenti Biancofiore 2.107 e Bianconi 2.110, favorevole sull'emendamento Cozzolino 2.113.

  PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo ?

  IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Pag. 85Il parere del Governo è conforme a quello espresso dai relatori per la maggioranza.

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Nuti 2.1.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, oggi stiamo, e anche i colleghi hanno appena dato i pareri, su una riforma costituzionale. Riteniamo che oggi la democrazia sia morta; sia morta (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico – Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore ! Colleghi, per favore ! Prego, onorevole Fedriga, vada avanti. Lei sta intervenendo sull'ordine dei lavori, presumo.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Sì.

  PRESIDENTE. Prego.

  PRESIDENTE. ...sia morta perché, con una sentenza politica, la Consulta, dopo pressioni politiche verso la stessa, che ricordo formata da quello stesso Amato che qualcuno vorrebbe Presidente della Repubblica, ha impedito ai cittadini di questo Paese di esprimere liberamente la propria volontà. Tale fatto è stato aggravato dal voto, anche questa mattina, di una maggioranza assolutamente insensibile, non alle esigenze della Lega, ma alle esigenze di un Paese che voleva e doveva esprimersi, per la stessa Costituzione che oggi state «stuprando».
  E allora noi non possiamo stare zitti e non fare sentire la voce di questi milioni di persone. Sentiamo la responsabilità politica di dire che state derubando il Paese della democrazia. Siete dei ladri della democrazia ! Non avete nemmeno permesso di sospendere l'Aula (I deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie espongono cartelli recanti la scritta: «Ladri di democrazia») !

  PRESIDENTE. Colleghi della Lega, togliete, per favore, quei cartelli. Prego i commessi di aiutarmi (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente). Onorevole Fedriga, la prego.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Sono comportamenti indegni per sottostare alle esigenze di Renzi ai diktat...

  PRESIDENTE. Colleghi della Lega, per favore, leviamo i cartelli !

  MASSIMILIANO FEDRIGA. ...del Patto del Nazareno. Avete svenduto gli interessi dei cittadini di questo Paese ! Noi non stiamo zitti, noi non vi facciamo lavorare per svendere gli interessi degli italiani al Patto del Nazareno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Non ci azzittite ! Noi continuiamo a combattere. Abbiamo la forza della gente...

  PRESIDENTE. Per favore (Deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie espongono cartelli recanti la scritta: «Ladri di democrazia» e «Lavoratori fregati dal PD») ! Onorevole Caon, la richiamo all'ordine ! Onorevole Pini, la richiamo all'ordine !

  MASSIMILIANO FEDRIGA. ...e la gente ha il diritto di protestare anche con i loro rappresentanti in Parlamento. Non è una giornata come tutte le altre, non si può dire o dare la colpa a qualcuno di interrompere i lavori per qualche ora, come avevamo chiesto, ripeto, per un fatto gravissimo.
  Un fatto gravissimo, e anche chi ha votato quella drammatica e vergognosa riforma dovrebbe rendersi conto che è impedito ai cittadini di esprimersi. Quindi, annuncio che da oggi la Lega cambia il suo Pag. 86atteggiamento (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), non per contrastare...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Ogni tanto ci vorrebbe anche un pochino di... capisco che non è garantito, però...

  MASSIMILIANO FEDRIGA. ...non per contrastare qualcuno o qualche piccolo interesse di bottega che rimarca solo lo squallore dell'attuale situazione politica, come sta facendo la maggioranza. Noi questa battaglia la porteremo avanti, perché purtroppo siamo rimasti tra i pochi che ancora difendono l'interesse generale delle persone che hanno il diritto di andare in pensione, di vedersi riconosciuti i diritti sanciti dalla Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Siamo ancora fra i pochi che guardano all'interesse generale (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Purtroppo gli interessi particolari di qualche patto segreto, vedo, che per la gran parte dei membri seduti in quest'Aula vengono prima degli interessi dei cittadini. Non ci stiamo, la Lega continua la battaglia. Non ci fermiamo e non ci fermerete (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Onorevole Fedriga, mi consenta solo di dirle che non c’è un giudice della Corte costituzionale, c’è la Corte costituzionale, che ha assunto una decisione. Francamente la parte in cui lei attacca direttamente una persona, un giudice della Corte costituzionale, non posso che censurarla.
  Ora torniamo all'emendamento Nuti 2.1. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI. Signor Presidente, intervengo per comunicare il voto favorevole della Lega Nord.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Centemero. Ne ha facoltà.

  ELENA CENTEMERO. Grazie Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario di Forza Italia rispetto a questo emendamento. Questo emendamento è un emendamento che sopprime completamente l'articolo 2, nel quale è contenuta – sappiamo tutti – la composizione del Senato delle autonomie e insieme a questo le modalità, sostanzialmente i criteri, con il quale dovrà avvenire l'elezione del Senato delle autonomie. Siamo contrari proprio perché l'articolo 2, che noi sosteniamo, è una diretta conseguenza dell'articolo 1 di questa riforma, in cui noi abbiamo delineato un monocameralismo paritario. Forza Italia sostiene questa riforma a partire da quello che è stato il suo iter del percorso di riforme, iniziato e portato avanti con la riforma del 2005 e poi con la riforma del 2012. Lo sosteniamo con dignità e responsabilità. Questo articolo va a delineare conseguentemente la distinzione dei ruoli, delle funzioni, quella che è la composizione del Senato, così come indicato nell'articolo 1, secondo il monocameralismo paritario. Un Senato che fa riferimento agli organi locali e territoriali, quindi alle regioni e ai comuni, di conseguenza votiamo contro l'emendamento del MoVimento 5 Stelle.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quaranta. Ne ha facoltà.

  STEFANO QUARANTA. Grazie Presidente, io ho ascoltato delle parole, durante la discussione sul complesso degli emendamenti, che condivido nello spirito. Io credo però che, dopo l'espressione dei pareri dei relatori, venga a cadere qualsiasi alibi in quest'Aula. Vede Presidente, a fronte di interventi che ponevano questioni di merito molto serie, come quelle degli onorevoli Giorgis, Gigli, Pollastrini Bindi e così via, si è risposto dando parere contrario a tutti gli emendamenti e dando parere favorevole ad un unico emendamento, quello dell'onorevole Rosato, che va ripristinare l'unica modifica che liberamente aveva approntato la Commissione nel suo lavoro, cioè quella che eliminava Pag. 87l'assurdità dei cinque senatori di nomina presidenziale nel Senato delle autonomie, quello dei sindaci e dei consiglieri regionali. Ora questo è molto indicativo del clima dell'Aula, molto indicativo della volontà di dialogo e molto indicativo del fatto che sul merito delle questioni, mi pare, ci sia scarsissimo interesse.
  Allora, io voglio spiegare dal mio punto di vista perché, pur scegliendo di superare il bicameralismo perfetto e ipotizzando anche un Senato delle autonomie, anche questo articolo è pieno zeppo di contraddizioni, contraddizioni che sono anche rispetto a chi ha proposto questa riforma. Dopo avere votato un articolo 1 che sostanzialmente non dà nessun potere esclusivo al Senato, ora andiamo a realizzare un Senato che ha queste caratteristiche che vi vado ad elencare.
  Prima questione – l'ho già detto sul primo articolo e lo ribadisco qui –: voi avete stabilito che il procedimento legislativo ordinario, cioè quello monocamerale, preveda che il Senato abbia dieci giorni di tempo per impugnare una legge approvata dalla Camera. Vi faccio notare che lo squilibrio dei 630 deputati rispetto ai 100 senatori, di fatto, impedirà l'esercizio di questo ruolo. Infatti dovete spiegarmi nel lavoro di 14 Commissioni, in cui, facendo la proporzione al Senato, ci sarà il lavoro di sette senatori per ogni Commissione, come questi possano fare il loro lavoro di sindaci, magari di grandi città e di città metropolitane, e di consiglieri regionali e, in più, esaminare tutte le leggi della Camera, valutarle entro pochi giorni e raccogliere anche un consenso di un terzo del Senato per opporsi a quelle leggi. È una farsa ! Vuol dire che questo Senato non conta nulla !
  Seconda questione: voi introducete i sindaci in questo Senato. Scelta discutibile visto che rappresentano un potere amministrativo e non legislativo. Dopodiché, se inserite i sindaci, dovete spiegarmi perché c’è un sindaco per ogni regione, per cui in Liguria avremo un senatore sindaco e un consigliere regionale e in Lombardia avremo 13 consiglieri regionali e un sindaco. Perché non c’è una proporzione ? Che senso ha ? E, soprattutto, i sindaci, se servono perché devono rappresentare un livello istituzionale diverso da quello dei consiglieri regionali, non si capisce perché non siano liberamente scelti da un'assemblea dei sindaci stessi. Questa è una contraddizione inspiegabile, che però qualcuno ci deve spiegare altrimenti, appunto, è l'ennesima gaffe di una lunga serie, presenti in questa riforma costituzionale.
  E proseguo. Avete stabilito che ogni regione possa avere minimo due sindaci e che il resto, per così dire, debba essere distribuito in maniera proporzionale con il bell'effetto che ci saranno le regioni più piccole che non conteranno nulla e che ci sarà una sproporzione tra le grandi e le piccole regioni, Infatti in nessun Paese al mondo, regionalista o federalista, c’è un rapporto di 1 a 7 tra le piccole e le grandi regioni, per cui la Lombardia avrà quattordici senatori – e mi piacerebbe sapere come funzionerà il consiglio regionale della Lombardia – e la Liguria ad esempio ne avrà due.
  Anche per quanto riguarda la proporzione e la rappresentanza cittadini-senatori, abbiamo delle previsioni totalmente assurde, per cui in certe regioni avremo un senatore ogni 200 mila abitanti e in altre un senatore ogni 800 mila abitanti. Ce le volete spiegare queste contraddizioni o va tutto bene e bisogna sempre chiudere gli occhi e votare qualsiasi cosa ?

  PRESIDENTE. Deve proprio concludere, onorevole Quaranta.

  STEFANO QUARANTA. Infine – sto per concludere – siccome qualcuno ci ha fatto la morale rispetto al fatto che sarebbe stato incredibile essere deputati a 18 anni, vi informo che, siccome i senatori sono i consiglieri regionali, si potrà essere senatori a 18 anni...

  PRESIDENTE. Bene...

  STEFANO QUARANTA....quindi la Camera senior diventa inspiegabilmente la Camera dei diciottenni.

Pag. 88

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Quaranta...

  STEFANO QUARANTA. Complimenti, complimenti per la riforma (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dieni. Ne ha facoltà.

  FEDERICA DIENI. Signor Presidente, con questo emendamento noi chiediamo la soppressione dell'articolo 2. La soppressione richiesta è frutto della nostra ostilità all'intero provvedimento, che deforma il nostro ordinamento vigente. Siamo ostili soprattutto all'elezione diretta dei senatori per meglio dire alla nomina dei senatori interna ai consigli regionali, in sostanza l'applicazione allargata alla Costituzione della legge Delrio per la composizione delle province.
  Noi contestiamo il sistema di elezione indiretto, il criterio di scelta e appunto il numero dei senatori stesso. Queste contestazioni si acuiscono in particolare a fronte degli scarsissimi poteri che al Senato vengono riconosciuti e in particolare a fronte dell'assenza di funzione legislativa autonoma, se non in casi molto circoscritti. Le nostre proposte emendative ruotano intorno ai nostri punti fermi, quindi l'elettività del Senato – non ci stancheremo mai di dirlo che vogliamo sia espressione dei cittadini – in linea con la rappresentanza da parte dell'intero Parlamento della sovranità popolare.
  Il Senato che vogliamo è eletto a base regionale, a suffragio universale diretto, con sistema proporzionale. Sul numero dei componenti possiamo dire che non ne facciamo una questione di numeri, ma di metodo. La composizione del nuovo Senato risulta di natura e derivazione squisitamente politica, a ricalco della mappa del potere, con componenti part time, in quanto contemporaneamente all'interno degli organi legislativi regionali.
  Abbiamo presentato anche emendamenti integralmente sostitutivi del Capo I del presente provvedimento, che dispongono in sua vece la riduzione del numero dei parlamentari. Il Governo Renzi fin dall'inizio ha mascherato il nuovo corso costituzionale facendone una questione di costi, di numeri e di risparmi che sarebbero derivati. E allora riduzione sia, sia dei deputati che dei senatori. Riducendo entrambi i risparmi sarebbero più consistenti di quelli che saranno prodotti dalla trasformazione del nuovo Senato, organo meramente consultivo, sul quale c’è da dubitare perfino rispetto alla sua utilità: una sorta di Commissione per le questioni regionali.
  Quindi, i nostri obiettivi sono quelli di mantenere l'elezione diretta dei senatori da parte dei cittadini, su base regionale e a suffragio universale e diretto con sistema proporzionale; eleggere i senatori in concomitanza con le elezioni regionali; proporre una diversa ponderazione per l'assegnazione dei seggi senatoriali, assegnando un numero di senatori fisso per fasce di popolazione delle regioni (per esempio, 3 senatori per le regioni fino a un milione di abitanti, 22 per le regioni oltre i 6 milioni di abitanti); rimettere a una successiva legge dello Stato le modalità di elezione del Senato; aumentare il numero dei senatori; impedire la candidatura, e in generale l'assunzione delle cariche, alle persone che versano in determinate condizioni (per esempio, noi abbiamo proposto di impedire l'elezione delle persone sottoposte a procedimento penale e condannate per delitto non colposo o condannate per lo stesso delitto con sentenza definitiva); abbassare l'età per eleggere ed essere eletti senatori, sempre nell'ottica dell'elezione diretta; inserire nella Costituzione la garanzia della par condicio; sopprimere la nomina anacronistica dei 5 cittadini illustri da parte del Capo dello Stato, che nel testo risulta mal scritta e mal concepita. Anche se non più a vita, ma solo per sette anni, la presenza di questi cittadini e la loro nomina appaiono del tutto incongrue ed estranee rispetto alla funzione del nuovo Senato.
  Ecco cosa abbiamo proposto e chiediamo il voto favorevole di tutta l'Aula.

Pag. 89

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marcolin. Ne ha facoltà.

  MARCO MARCOLIN. Signor Presidente, certo che qui stiamo dando l'esempio un po’ su tutto. Stiamo dando l'esempio sui tagli magari agli stipendi dei commessi. Stiamo dando l'esempio su come si deve fare la politica. Stiamo dando l'esempio privando il popolo, ancora una volta, di potersi esprimere su un referendum.
  Noi non possiamo scegliere, perché ? Perché voi ci private della scelta. Ci avete rubato anche questo diritto. Certo che i lavoratori hanno il solo diritto di lavorare, non hanno il diritto di poter aver riconosciuto il proprio lavoro nel tempo, perché voi glielo avete cancellato.
  I diritti sono uguali per tutti, devo dire, da Treviso ad Agrigento. Sottolineo Agrigento anche perché, signor Presidente, noi non mangiamo riforme, noi mangiamo con i soldi che guadagniamo durante il mese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Noi ci dobbiamo guadagnare...

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Marcolin.

  MARCO MARCOLIN. Guardate, io sono qui e ho sempre lavorato prima di entrare qui e penso che tornerò a lavorare, anche perché voi mi permettete di fare solo questo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bianconi. Ne ha facoltà.

  MAURIZIO BIANCONI. Signor Presidente, la collega poco fa, parlando a nome del gruppo, ha ricordato opportunamente che l'articolo 2 è una diretta conseguenza dell'articolo 1. Io, per completezza di ragionamento, vorrei dire che l'articolo 2 viene dopo l'articolo 1, cioè è successivo, cioè consegue direttamente. E siccome io ho votato contro l'articolo 1, voterò anche contro l'articolo 2 e consegue a questo ragionamento che voterò a favore dell'emendamento soppressivo all'articolo 2. Scusate, era un po’ complicato, ma era per chiarezza.

  PRESIDENTE. Saluto gli alunni e i docenti dell'Istituto comprensivo statale di Castiglion Fiorentino (Arezzo), che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune. Vi ringraziamo (Applausi). Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, voi siete convinti che la lingua in bocca con Silvio Berlusconi vi consenta di calpestare sistematicamente i diritti dei cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia) ? Questa maggioranza è la stessa identica maggioranza...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

  DAVIDE CAPARINI. È la stessa identica maggioranza (Vivi commenti del deputato Rabino – Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi ! Onorevole Rabino ! Onorevole Rabino !

  DAVIDE CAPARINI. È la stessa identica maggioranza (Commenti del deputato Rabino – Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi, però, per favore, consentite all'onorevole Caparini di terminare.

  DAVIDE CAPARINI. È la stessa identica maggioranza che oggi nega i diritti e decide la Costituzione, quella che sarà, e in passato ha negato il futuro alle lavoratrici e ai lavoratori. E, allora, io vorrei sapere dagli esponenti, tra virgolette a questo punto, del «centrosinistra», come Pag. 90possono non difendere i diritti di coloro che sono venuti a decine di migliaia a firmare...

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Caparini.

  DAVIDE CAPARINI. ...sindacalisti, lavoratrici e lavoratori; per vedere difesi i loro diritti.

  PRESIDENTE. Grazie.

  DAVIDE CAPARINI. Io voglio vedere come voi oggi in questo momento siete...

  PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Caparini. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Capezzone. Ne ha facoltà.

  DANIELE CAPEZZONE. Signor Presidente, voterò a favore dell'emendamento per le ragioni illustrate poco fa dal collega Bianconi. Ma desidero in cinquanta secondi esprimere la mia solidarietà personale e politica al presidente Fedriga e ai colleghi (Commenti del deputato Rabino)...

  PRESIDENTE. Per favore ! Onorevole Rabino ! Onorevole Rabino, adesso la pregherei (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...colleghi della Lega, però dovete stare un attimo calmi. Dovete stare un attimo calmi ! Dovete stare calmi, c’è il Presidente che vede. Come voi interrompete tante volte, adesso ho richiamato l'onorevole Rabino, per favore, però, finiamola. Onorevole Rabino, la prego per favore, di non costringermi... grazie. Bene, prosegua, onorevole Capezzone.

  DANIELE CAPEZZONE. Grazie, signor Presidente. Per le ragioni spiegate «geometricamente» dal collega Bianconi io voterò a favore dell'emendamento. Ma nei cinquanta secondi che mi restano, la prego, signor Presidente, io vorrei esprimere la mia solidarietà personale e politica al presidente Fedriga e ai colleghi della Lega Nord (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Vede, signor Presidente, io non sono un firmatario del referendum leghista. Faccio appello per trenta secondi, signor Presidente...

  PRESIDENTE. No, deve stare in un minuto come tutti gli altri, onorevole Capezzone, quindi la prego di concludere.

  DANIELE CAPEZZONE. Sì, Presidente, concludo. Faccio appello alla sua e anche mia storia radicale referendaria. Quante volte è capitato, con decisioni molto controverse, che la Corte costituzionale abbia bocciato dei quesiti ? Leggeremo con attenzione e con rispetto...

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capezzone.

  DANIELE CAPEZZONE. ...la sentenza della Corte. Concludo, Signor Presidente. La prego, chiudo davvero.

  PRESIDENTE. Però deve chiudere, onorevole Capezzone.

  DANIELE CAPEZZONE. Sì, chiudo davvero, Signor Presidente, lei sa che non abuso mai.

  PRESIDENTE. Intanto stiamo andando avanti, onorevole Capezzone. Io poi tolgo la parola ai colleghi della Lega, non vedo perché a lei devo darle trenta secondi in più.

  DANIELE CAPEZZONE. Bene, Signor Presidente, prendo atto.

  PRESIDENTE. Venga incontro anche lei. Grazie, onorevole Capezzone. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Prataviera. Ne ha facoltà.

  EMANUELE PRATAVIERA. Grazie Presidente, è una giornata paradossale, vergognosa anche per certi versi. Manca il Presidente della Repubblica, si rincontrano il capo dell'opposizione e il capo della maggioranza, la Consulta boccia un referendum che ha raccolto legittimamente le firme di centinaia di migliaia di Pag. 91persone su una materia che le riguarda direttamente, cioè quella delle pensioni, e il PD, che è ignavo, non ha nemmeno la forza di commentare negativamente una scelta della Consulta che deve essere criticata e che deve essere condannata perché va contro gli interessi di un popolo che loro a parole hanno sempre cercato di difendere, il popolo dei lavoratori, il popolo delle persone oneste, il popolo delle persone che mettono tutta la loro vita all'interno delle fabbriche. E questo popolo viene sistematicamente tradito da dei parlamentari che non hanno nemmeno il coraggio di esporsi per condannare le persone che in campagna elettorale hanno letteralmente preso in giro. È una giornata vergognosa ! Una giornata vergognosa che noi ricorderemo giorno dopo giorno da oggi a tutti i nostri concittadini per condannarvi. Siete dei «fregatori» e dei ladri (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Onorevole Prataviera, la richiamo ad un maggiore rispetto. Si possono fare tutti gli attacchi politici, però stando nei limiti anche della buona educazione.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Simonetti. Ne ha facoltà.

  ROBERTO SIMONETTI. Grazie Presidente, l'emendamento è da votare proprio perché va nella direzione giusta che è quella di dire che questa è una riforma contro il popolo, contro le persone, contro gli elettori.
  Infatti voi volete togliere la democrazia, volete fare i consigli provinciali eletti indirettamente, volete un Senato indiretto, volete sostanzialmente togliere il diritto ai cittadini di potersi esprimere.
  E la vergognosa sentenza di oggi va in quel senso, nel solco che ha creato Renzi, quello di prendere in giro i cittadini, quello di farli solo lavorare ma di non dare loro i diritti acquisiti.
  Voi volete togliere tutti questi diritti di voto. Sono più di 500 mila firme certificate di cittadini italiani che hanno chiesto la possibilità di potersi esprimere su una cosa che per loro è fondamentale: quella di vedere riconosciuto un diritto.
  Ci sono persone che hanno firmato dei contratti che sono stati disattesi con un decreto-legge, con un disegno di legge di Monti, votato da chi oggi si trova – e non so se sia una lingua in bocca o qualcos'altro, anche di più, anche più pornografico...

  PRESIDENTE. Concluda onorevole.

  ROBERTO SIMONETTI. Quindi voglio dire che loro hanno tagliato la possibilità per i cittadini di potersi esprimere e lei sta continuando a difendere, Presidente, questa sentenza, che è vergognosa (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Onorevole Simonetti, io sto soltanto cercando di difendere la possibilità di quest'Aula di andare avanti nei suoi lavori. Poi ognuno di noi dal punto di vista politico può avere le proprie opinioni, anche il Presidente.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Guidesi. Ne ha facoltà.

  GUIDO GUIDESI. Presidente, è difficile oggi confrontarsi sulla riforma costituzionale, perché dovremmo confrontarci sulla democrazia, ma dovremmo anche confrontarci su un'interpretazione della democrazia che qualcuno, in maggioranza...perché vede, per il Partito Democratico è democratico mandare i propri tesserati alla presidenza della provincia senza farli votare; per il Partito Democratico è democratico arrivare alla Presidenza del Consiglio senza votare; per il Partito Democratico è democratico fare le primarie incassando i soldi da qualche elettore e versandoli a qualcun altro per far votare chi vogliono loro (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Ma per il Partito Democratico non è democratico far scegliere i cittadini se una riforma, se una legge è da abrogare o meno: questa è la condizione della democrazia Pag. 92in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Busin. Ne ha facoltà.

  FILIPPO BUSIN. Grazie Presidente, vede, oggi la Consulta non ha solo umiliato una forza politica che ha l'unico torto di essere antisistema e per questo dà fastidio; ha umiliato un intero popolo, un popolo fatto di lavoratori, di pensionati, che ha solo l'unico torto di fidarsi di una forza politica «sedicente» rappresentante dei lavoratori, ma che questi lavoratori ha costantemente tradito: ha tradito la loro fiducia, ha tradito il loro voto e si serve dei suoi strumenti, come la Consulta, per fare politica e per tradire la loro fiducia e la loro libertà di esprimersi (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

  STEFANO BORGHESI. Grazie Presidente, questo è un giorno triste, è un giorno grave per la democrazia di questo Paese. Quello che è successo con questa sentenza è assolutamente vergognoso e qui si cerca di minimizzare o addirittura di far finta di nulla. Ma la Lega non ci sta, la Lega coerentemente si schiera dalla parte degli esodati, la Lega coerentemente si schiera dalla parte di chi ingiustamente ha perso un lavoro, di chi ha visto violati i propri diritti.
  Non come il PD, che quando è stata approvata la legge Fornero è stato uno degli autori della legge Fornero; non come il PD, che in quest'aula fa finta di niente, ignora oltre mezzo milione di cittadini che hanno democraticamente firmato per poter votare un referendum per l'abrogazione di questa vergognosa legge. Noi non ci stiamo e diciamo a quelli del PD che si devono vergognare (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Molteni. Ne ha facoltà.

  NICOLA MOLTENI. Presidente, oggi viene scritta una delle pagine più tristi ed oscure della storia della democrazia di questo Paese. Oggi è stata tolta al popolo la possibilità di poter decidere. Oggi è stato messo un bavaglio al popolo ed al cittadino e grida vendetta l'indifferenza ed il silenzio compiacente e complice di una parte di questo Parlamento.
  Oggi il Partito Democratico, che ha voluto e sostenuto la legge Fornero, è complice di questa dittatura, una dittatura che ha tolto e che toglie al popolo la possibilità di vedersi riconosciuto un diritto, un diritto sacrosanto, che è il diritto di lavorare.
  I ladri della democrazia risponderanno al popolo, al popolo sovrano.
  Il PD è complice di questo ladrocinio (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Signor Presidente, pensavo che persone che anche in tempi recenti hanno vantato di appartenere ad uno dei più grandi partiti comunisti dell'Europa occidentale, il più grande partito comunista dell'Europa occidentale, hanno rivendicato con orgoglio questa storia che proviene, a detta loro dall'antifascismo, una storia che proviene da un partito fatto di donne e uomini che si erano sempre battuti per i diritti dei più deboli, per i diritti dei lavoratori, ecco queste persone oggi, anziché baloccarsi con una legge elettorale che non risolverà nulla e con una riforma costituzionale che nulla farà, oggi magari avrebbero dovuto indignarsi nel vedere milioni di cittadini esodati e poi pensionati che, a causa di un'interpretazione folle, si vedranno ancora gettati sul lastrico. Invece oggi sempre queste persone se ne fregano e sono contente che il loro leader abbia avuto – Pag. 93concludo – un bell'accordo con Berlusconi. Sono usciti e hanno detto: «Abbiamo trovato l'accordo sulla legge elettorale. Esodati, pigliatevela in quel posto perché tanto noi pensiamo alla legge elettorale !» Viva i comunisti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sannicandro. Ne ha facoltà (commenti del deputato Prataviera). Onorevole Prataviera, però deve stare tranquillo, sia gentile.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Pur condividendo l'amarezza della Lega su cui tornerò in un prossimo minutaggio, torno all'argomento più importante per il momento ed è sui «ceffoni» che alcuni deputati del PD hanno preso dai relatori di maggioranza. Questo è il punto vero. C’è stata un'apertura indubbiamente da parte di alcuni colleghi del PD che hanno detto: «Noi ritiriamo alcuni emendamenti, però miglioriamo il testo». Si sono mossi nel solco preciso fissato dalla maggioranza e hanno soltanto disperatamente inteso migliorare quel testo che indubbiamente è un testo da migliorare. Il risultato qual è ? Il risultato è: me ne frego ! È bene che ne prendiate coscienza, colleghi. Questo signore che ci governa dall'esterno in un accordo segreto sul quale non volete mai intervenire, questo va all'insegna del «me ne frego» di mussoliniana memoria. Come ve lo deve dire ? Allora...

  PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Signor Presidente, mi pare palese l'insufficienza di questo testo. Non c'era fretta di fare la riforma costituzionale. Avremmo avuto bisogno di tempo per riformarla come si vede. Invece c’è fretta che il Parlamento affronti immediatamente l'abrogazione della legge Fornero: quella legge che ha prodotto gli esodati, «quota 96», che non dà diritti ai pensionati. Questa sì che era un'emergenza e questo Parlamento la doveva affrontare da ora, subito e non fare una riforma costituzionale che si fa in cinque minuti con i pasticci che abbiamo detto e che ha esposto benissimo il collega Quaranta dove non si sa chi farà il senatore e quali competenza avrà. Si fa il senatore a diciotto anni quando non si può fare il deputato a quell'età. Ma vi rendete conto di quello che state combinando ? I diritti delle persone non contano, i diritti dei lavoratori e dei pensionati non contano e, invece, il pasticcio che state formulando ha la priorità su tutto (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Piras. Ne ha facoltà.

  MICHELE PIRAS. Signor Presidente, ho seri dubbi a definire questo un Senato delle autonomie. Credo che sia un grande pasticcio quello che si sta facendo. In questi ultimi vent'anni tra tagli enormi ai bilanci dei comuni noi abbiamo ridotto i sindaci, quelli particolarmente dei piccoli comuni che stanno su una linea di frontiera e che si confrontano quotidianamente con la rabbia, con la disperazione sociale. Li abbiamo ridotti ad esercitare una sorta di «vocazione» di fronte alla frustrazione delle persone e di fronte a quello che succede nella società. Non credo che, prevedendo ventuno sindaci, che sono già oberati di governare le province, che si occupano delle unioni di comuni, che stanno nell'ANCI e che stanno un po’ dappertutto e hanno mille e una funzione, non credo che mettendone ventuno in un Senato senza competenze si risolva qualcosa.
  In un Paese normale, un senatore fa il senatore...

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Piras.

  MICHELE PIRAS. ... e il sindaco fa il sindaco. Mettiamo i sindaci nelle condizioni di fare i sindaci.

Pag. 94

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Laffranco. Ne ha facoltà.

  PIETRO LAFFRANCO. Grazie, Presidente, intervengo per dire che anch'io voterò a favore di questo emendamento per le ragioni mirabilmente espresse dal collega Bianconi e anch'io per esprimere, cogliendo l'occasione, la solidarietà non soltanto agli amici della Lega, ma anche alle centinaia di migliaia di italiani che volevano usufruire di questo strumento di democrazia partecipativa, che è il referendum, e alle migliaia di esodati in cerca di giustizia sociale. La Corte si è confermata un organo politico e assai difficilmente voterò per qualche suo membro che ne fa parte come Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole D'Ambrosio. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Grazie, Presidente, siccome tutte le discussioni che ci sono in quest'Aula restano agli atti e sono atti parlamentari, atti importanti, io, all'inizio, sono rimasto un po’ confuso, però vorrei specificare, a nome del MoVimento 5 Stelle, quanto segue. I colleghi della Lega, il collega nello specifico diceva che oggi si sono incontrati il capo della maggioranza e il capo dell'opposizione: innanzitutto, prendiamo atto che la Lega, essendo all'opposizione, ha un capo, che è Berlusconi, e di questo ne siamo felici e ne prendiamo atto; poi, volevo specificare che il MoVimento 5 Stelle è all'opposizione, a questo punto, sia dell'opposizione che della maggioranza. Giusto per specificarlo ulteriormente: il MoVimento 5 Stelle sta a Berlusconi quanto Berlusconi all'onestà (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Scotto, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale, vi rinunzia.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, Area Popolare voterà contro questo emendamento per la banale ragione che, se passa questo emendamento, crolla l'intera riforma: noi crediamo che, invece, la riforma vada fatta. Ma ho visto che il dibattito non è tanto su questo emendamento, quanto sulle decisioni della Corte costituzionale. Devo dire che mi sembra un po’ irrituale che il Parlamento discuta in questo modo le decisioni della Corte costituzionale, però non vorrei che passasse agli atti che nessuna voce si è alzata in quest'Assemblea per difendere le ragioni della Corte costituzionale.
  Allora, vorrei leggervi molto brevemente l'articolo 75 della Costituzione, anzi, non tutto, semplicemente la parte nella quale vengono indicati gli ambiti nei quali non si può procedere a referendum: tra le altre cose, ci sono le leggi tributarie e di bilancio, per la banale ragione che, quando i cittadini sono chiamati a votare su di un vantaggio economico che potrebbero trarre direttamente, si può immaginare che la loro chiarezza di giudizio possa essere offuscata.
  Questo articolo c’è e la Corte costituzionale non può non tenerne conto. Se qualcuno vuole abrogare la legge Fornero padronissimo: lo faccia in quest'Aula, prendendosene la responsabilità e non scarichi questa responsabilità su di una Corte costituzionale innocente. Non è possibile inneggiare alla magistratura quando c’è la ragione e, poi, trattarli come se fossero dei traditori della patria quando, qualche volta, ci danno torto. Non è questo il modo in cui si comporta il Parlamento maturo di una nazione europea (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  DAVIDE CAPARINI. Vergognati !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole D'Uva. Ne ha facoltà.

Pag. 95

  FRANCESCO D'UVA. Grazie, Presidente...

  PRESIDENTE. Onorevole Caparini, gentilmente, sta intervenendo l'onorevole D'Uva, grazie.

  FRANCESCO D'UVA. Signor Presidente, semplicemente con questo emendamento noi chiediamo la soppressione dell'articolo e questo è abbastanza chiaro, perché non è possibile che noi stiamo facendo una riforma della Costituzione che non sta abolendo, in realtà, nulla: o manteniamo il sistema così com’è oppure andiamo veramente ad abolirlo questo Senato. A cosa serve fare questa pseudoriforma ? Soltanto per riempirci la bocca con i giornali e per accentrare tutto il potere in mano a pochi. E dov’è la democrazia, Presidente ? Io questo chiedo. Pertanto, chiedo cortesemente ai colleghi della maggioranza di pensarci e di votare favorevolmente su questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliore. Ne ha facoltà.

  GENNARO MIGLIORE. Grazie, signor Presidente, colleghe e colleghi, ho ascoltato con grande attenzione gli interventi che si sono ripetuti, anche piuttosto veementi, che si sono rivolti all'indirizzo della Corte costituzionale; interventi, per lo più, che hanno teso a minare un istituto fondamentale della nostra Costituzione e della nostra democrazia, ossia l'assoluta indipendenza dell'autorità costituita dalla Consulta, dalla Corte costituzionale.
  Io vorrei sottolineare, in particolare rivolgendomi a lei, ma parlando a tutta l'Aula e ai colleghi della Lega in particolare, che quando un referendum di questo tipo, il cui oggetto è assolutamente oggetto di una discussione, di una riflessione anche in quest'Aula – perché noi tutti siamo interessati al fatto che si possa modificare profondamente anche la legge Fornero, in particolare a partire dal dramma degli esodati – non possiamo ledere, non solo la prassi, ma anche la sostanza della Costituzione. Perché alcuni degli interventi che sono stati detti in quest'Aula tendono ad intimidire la Consulta e voi non ve lo potete permettere (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Siccome siamo...

  PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, onorevole Migliore, si rivolga alla Presidenza, per favore.
  Colleghi della Lega, onorevole Prataviera, per favore ! Colleghi della Lega quando avete parlato voi siete stati lasciati liberi... Colleghi della Lega ! Onorevole Fedriga, onorevole Fedriga, per favore !
  Prego, onorevole Migliore.

  GENNARO MIGLIORE. Siccome siamo in una delicata discussione sulla riforma costituzionale non potete (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie), ve lo dico...

  PRESIDENTE. Lei si deve rivolgere al Presidente.
  Onorevole Marcolin...

  GENNARO MIGLIORE. Lo dico al Presidente, non si può in quest'Aula usare, come è stato fatto in altre epoche storiche, lo strumento legislativo quando una sentenza non va bene. Non si fanno leggi ad personam e non si fanno modifiche costituzionali ad uso di (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Onorevole Prataviera, onorevole Prataviera ! È la terza volta che la richiamo. Onorevole Prataviera la richiamo formalmente all'ordine ! Onorevole Invernizzi, colleghi della Lega, non mi costringete per favore...

  GENNARO MIGLIORE. La Consulta non può essere messa in discussione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) !

  PRESIDENTE. Colleghi della Lega, per favore !

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  MATTEO BRAGANTINI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Onorevole Bragantini, ho cercato di spiegarle un concetto, siete massimo nove che potete intervenire in dissenso. In nove avete parlato, quindi, purtroppo, non posso iscriverne di più. Avete parlato in nove. Onorevole Bragantini, ma che interesse ho a non dare la parola a uno della Lega ? Abbia pazienza...

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori se possibile, altrimenti lo faccio successivamente alla votazione, come lei ritiene opportuno.

  PRESIDENTE. Se per lei non è un problema, completerei gli interventi a titolo personale, procederei con il voto e poi interviene. Se invece è urgente, lo facciamo subito.

  DAVIDE CRIPPA. Nessun problema, intervengo dopo.

  PRESIDENTE. La ringrazio molto per la collaborazione.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bonafede. Ne ha facoltà.

  ALFONSO BONAFEDE. Grazie Presidente, per evitare che vengano dette inesattezze, forse il collega Migliore è ancora in fase di transito da un gruppo all'altro e magari è un attimino spiazzato, però a noi risulta che le leggi ad personam esistano ancora oggi, solo che prima c'era Berlusconi che le faceva per se stesso, ora pensa a tutto il PD, la notte di Natale va con la manina e gli fa la legge ad personam a Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), il che mi sembra un dato oggettivo, tra l'altro rivendicato da Renzi che non ha bloccato il provvedimento, ma ha detto che chissà per quale motivo verrà fatto dopo, forse per tenere «sotto scacco» ancora Berlusconi. Quindi, in questo marasma io non rivendicherei situazioni di legittimità e di pulizia legislativa.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marzana. Ne ha facoltà.

  MARIA MARZANA. Grazie Presidente, volevo riprendere l'intervento del collega Buttiglione e ricordargli di guardare piuttosto che all'operato della Corte costituzionale, ancora di più a quello del Parlamento, visto che numerosi sono gli atti presentati per superare la riforma Fornero. Mi riferisco, per esempio, ai numerosi emendamenti, nonché anche ad una proposta di legge, non solo per abrogare la riforma Fornero, del MoVimento 5 Stelle, ma anche per correggere i numerosi errori contenuti in questa riforma. Quindi, vorrei dire che anche in questo caso è mancata la volontà politica, in particolare della maggioranza, nel rimediare a questa obbrobriosa riforma e a questi errori diabolici nei confronti dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Signor Presidente, forse questo è l'articolo più importante del disegno di legge costituzionale che stiamo discutendo.
  Il fatto che non si voglia ammettere nessun cambiamento, nessuna modifica, non attribuendo al Parlamento, in questo caso alla Camera dei deputati, nessuna sovranità, la dice lunga sul peccato originale di questo disegno di legge costituzionale, che non parte dal Parlamento, come è sempre successo nei sessant'anni di storia repubblicana, ma parte direttamente dal Governo, in particolare da un accordo tra due persone, Renzi e Berlusconi, che praticamente da soli vogliono cambiare la Costituzione. Mi dispiace, mi spiace veramente e mi amareggia che molti parlamentari non colgano il senso profondamente devastante di questo peccato originale.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Airaudo. Ne ha facoltà.

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  GIORGIO AIRAUDO. Presidente, la discussione che noi stiamo facendo su questo emendamento appare importante solamente a chi è distratto e troppo chiuso qui dentro, distante da come si può e si deve commentare anche una sentenza della Corte costituzionale come quella sul referendum promosso dalla Lega. E c’è una relazione, perché c’è una distanza enorme tra la discussione per dare a questo Paese un'efficacia nei suoi strumenti, nelle sue sedi parlamentari, e la realtà. Non ci si nasconde dietro la Corte costituzionale. Non si tratta né di offenderla né di difenderla. La realtà è che noi non abbiamo cambiato quell'orrenda riforma delle pensioni Fornero ! Neanche gli errori che avete riconosciuto avete consentito a questa Camera di approvare e modificare (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie) ! Ed è per questo che ha ragione l'onorevole Giorgis: attenzione a non commettere errori irreparabili !

  PRESIDENTE. Concluda.

  GIORGIO AIRAUDO. Perché se è vero – concludo, Presidente – che ciò che non modifichiamo qui oggi non è più modificabile nelle altre letture, si rischia di perseverare nell'errore e di allontanarci dal Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.

  WALTER RIZZETTO. Presidente, la ringrazio. Mi trovo costretto ad intervenire perché ho sentito delle vere e proprie oscenità. Ricordo, Presidente, che addirittura non dovrebbe esserci la proposizione di un referendum per abrogare la schifosa manovra Fornero, dovrebbe farlo un Parlamento quantomeno intelligente. Le ricordo, per il suo tramite, Presidente, che i compagni del Partito Democratico è circa un anno e mezzo che riconoscono gli errori di una legge da loro votata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Tra l'altro, ricordo, sempre per il suo tramite, all'onorevole Buttiglione che le pensioni tecnicamente non sono un vantaggio economico ma sono un diritto dei lavoratori, diritto che voi avete stralciato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Ricordo, altresì, sempre per il suo tramite, all'onorevole Migliore, candidato, se non ricordo male, senza primarie, in Campania, che lui può andare a dire quello che vuole ai suoi elettori, ma non può andare a fare un distinguo sulla sostanza della Costituzione. Andasse a dirlo a tutte le migliaia di esodati e di esuberati che questa schifosa manovra ha creato anche in regione Campania (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ricciatti. Ne ha facoltà.

  LARA RICCIATTI. Presidente, noi chiediamo di sopprimere l'articolo 2, che va ad affrontare il tema della composizione di questo nuovo Senato. Lo facciamo senza avere ancora ben chiaro in testa, però, quali saranno le competenze del nuovo Senato, considerati tutti gli emendamenti respinti all'articolo 1. Abbiamo capito che i sindaci dovranno farsi anche carico, quindi, di seguire i lavori d'Aula e delle Commissione di questo nuovo Senato. Io penso che siamo tutti concordi nel sostenere che i sindaci e le loro figure siano coloro che oggi affrontano anche in solitudine, soprattutto in una sorta di cortina di ferro, gli effetti di questa crisi che è straziante, perché è a loro che i cittadini si rivolgono per sopperire all'assenza di servizi. Io mi domando come farà un sindaco o una sindaca a svolgere bene il proprio lavoro nel doversi dividere facendo la spola fra il proprio territorio, Roma e l'Aula del Senato e delle Commissioni.

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ricciatti.

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  LARA RICCIATTI. Io penso che ognuno deve essere libero di poter esercitare nel modo migliore il proprio mestiere, quindi sarebbe bene andare a riscrivere ad hoc l'articolo 2.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Saltamartini. Ne ha facoltà.

  BARBARA SALTAMARTINI. Presidente, intervengo a titolo personale perché voglio esprimere anch'io la solidarietà al gruppo della Lega Nord (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Soprattutto, posto ancora che non si conoscono le motivazioni con cui la Corte si è espressa in senso negativo rispetto al referendum, voglio ricordare che io non ho votato la legge Fornero neanche la scorsa volta. Non l'ho votata e quindi non mi sento responsabile dei danni prodotti dalla riforma Fornero.
  Però voglio ricordare una cosa: questo Parlamento, per esempio, tra le tante cose che ha cercato di migliorare di quella legge, ancora non è riuscita a migliorarne una: per esempio, quota 96, su cui tutti noi avevamo firmato una risoluzione e, con riferimento alla quale, il Premier si era impegnato a risolverla, ma tale questione è rimasta lì dov'era, come quella di tanti esodati. E allora anche per questo credo sia giusto ricordare che, magari, noi, quando promettiamo le cose, forse dovremmo portarle a compimento (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazziotti Di Celso. Ne ha facoltà.

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Signor Presidente, noi voteremo contro l'emendamento, perché sosteniamo questa riforma e l'abbiamo condivisa. Per quello che è l'oggetto del dibattito di questi ultimi minuti, io ricordo che... Partecipo alla perdita di tempo che stiamo avendo, discutendo di questo argomento...Che c’è un partito, che è la Lega Nord, che ha fatto...che parla oggi (Commenti del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore ! Colleghi, dovete lasciare esprimere gli altri colleghi esattamente come vi siete espressi voi (Commenti del deputato Prataviera). Onorevole, l'ho già richiamata all'ordine una volta: la prego di consentire... Attenda un attimo, onorevole Mazziotti Di Celso ! Non è pensabile: se voi avete diritto di parlare, hanno diritto di parlare anche gli altri che portano le loro argomentazioni. Io difendo la possibilità anche per voi di parlare (Commenti del deputato Invernizzi)...Onorevole Invernizzi, la richiamo all'ordine. La richiamo all'ordine, onorevole Invernizzi. La richiamo all'ordine e stia tranquillo (Commenti del deputato Grimoldi) ! Onorevole Grimoldi, per favore ! Grazie.
  Prego, onorevole Mazziotti Di Celso.

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. La perdita di tempo di chi ha mandato militanti e ha chiamato persone (Commenti del deputato Melilla)...

  PRESIDENTE. Scusi, onorevole Mazziotti Di Celso. Onorevole Melilla, può dire «perdita di tempo» perché è un giudizio politico e ne ho sentiti di peggiori qui dentro. E penso che abbia diritto come tutti di esprimere un concetto politico. Va bene, onorevole Melilla ? Prego, onorevole Mazziotti Di Celso.

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Anche perché, giusto per chiarire, la perdita di tempo non è relativa al fatto di parlare in quest'Aula di esodati e di riforma Fornero: la perdita di tempo è mandare militanti e chiamare persone a firmare un referendum che, in base a due sentenze della Corte costituzionale di vent'anni fa e di quindici anni fa, non è ammissibile. Lo sapevano tutti (Commenti di deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Avete preso in giro tutti coloro che hanno firmato...

Pag. 99

  PRESIDENTE. Colleghi, che cosa ? Che cosa ? Ma volete... ma non potete stabilire voi... Onorevoli colleghi, vi prego ! Onorevole Prataviera ! Onorevole Simonetti ! Onorevoli colleghi ! Colleghi, per favore !

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Avete preso in giro tutti coloro che hanno firmato ! Perché sapevate che il giudizio sarebbe arrivato alla fine ! Lo sapevate perfettamente e volevate provocare questo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grillo. Ne ha facoltà.

  GIULIA GRILLO. Signor Presidente, poiché stiamo discutendo di una riforma che concentrerà il potere legislativo in una sola Camera, eletta con un premio di maggioranza abnorme a liste bloccate, quindi controllate, vorrei richiamare cosa disse Alexis de Tocqueville: Il Presidente Franklin (Commenti)... Presidente... Presidente...

  PRESIDENTE. Continui.

  GIULIA GRILLO. Il Presidente Franklin, trascinato dalle conseguenze logiche della sovranità del popolo, aveva stabilito un'unica Assemblea. Ma ben presto si fu costretti a modificare la legge e costituire le due Camere. Il principio della divisione del potere legislativo ricevette così la sua ultima consacrazione. Si può considerare ormai una verità dimostrata la necessità di suddividere l'azione legislativa fra due corpi. Questa teoria, pressoché ignorata nelle repubbliche antiche e introdotta nel mondo quasi per caso, come la maggior parte delle grandi verità, misconosciuta da diversi popoli moderni, è infine divenuta un assioma della scienza politica moderna». Ringrazio il presidente Imposimato per averci dato anche quest'altra perla di saggezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paglia. Ne ha facoltà.

  GIOVANNI PAGLIA. Signor Presidente, la riforma Fornero evidentemente è la prima legge dello Stato italiano ad essere diventata tale senza che nessuno l'abbia votata e a rimanere tale nonostante qui dentro tutti vogliano abrogarla (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Perché c’è un'universale disapprovazione per una norma che ha creato gli esodati, che ha creato «opzione donna», che ha lasciato i lavoratori, lascerebbe i lavoratori fino a 67 anni inchiodati in una catena di montaggio: tutti la vogliono abolire, nessuno lo fa. Noi vogliamo abolirla, di questo siamo certi.
  Un'ultima cosa. La Corte costituzionale, con la sua sentenza, non ha fatto un dispetto alla Lega Nord: ha sottratto una possibilità al popolo italiano, è una cosa molto diversa (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Io non ho niente in comune con la Lega Nord, non ce l'ho e non ce l'avrò, ma quel referendum l'avrei votato, l'avrei votato volentieri e avrei votato sì ! Avrei costituito comitati per il sì !
  Quindi, non è un dispetto alla Lega Nord, ditelo al popolo italiano che questa è una buona sentenza. Non è una buona sentenza quando si sottrae la possibilità di esprimersi (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Altieri. Ne ha facoltà.

  TRIFONE ALTIERI. Grazie signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento perché stiamo discutendo un disegno di legge costituzionale che recita, nel titolo, disposizioni per il superamento del bicameralismo e, invece, l'articolo 2 parla, appunto, di come eleggere, di come si deve comporre il Senato. Allora, negli slogan che la maggioranza usa, si parla spesso di coraggio, di osare. Io penso che, oggi, ci Pag. 100voglia il coraggio, e bisogna osare, di superare il bicameralismo, se davvero è questo quello che si vuole. L'Italia non ha bisogno di mezze riforme, non ha bisogno di altri bluff e, forse, oggi avrebbe bisogno di parlare del superamento della legge Fornero e non di un bicameralismo che poi nei fatti non si supera.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giancarlo Giordano. Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORDANO. Giusto per sottolineare che di questa discussione resterà un punto centrale, al di là del giudizio politico sulla perdita di tempo che c’è stata o meno in merito. Resterà il punto che c’è una confusione di priorità nella maggioranza e nel Governo. Perché è evidente che, se tra il lavorare al superamento della legge Fornero e lavorare con questa fretta al superamento del bicameralismo, avete scelto la seconda, qualche confusione di priorità di Governo ce l'avete. Perciò vi stiamo dicendo con insistenza: fermatevi, le priorità del Paese sono altre e il fatto che voi non le vediate non è solo sospetto ma è anche molto preoccupante. Fermatevi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Franco Bordo. Ne ha facoltà.

  FRANCO BORDO. È di oggi la pubblicazione del sondaggio sul Corriere della sera: il 67 per cento degli italiani attribuisce alla crisi economica la minaccia più grave per l'Italia. Non si parla di Senato, non si parla di Costituzione, non si parla di legge elettorale. Di crisi economica e dentro la crisi economica ovviamente ci sta anche la legge Fornero perché è uno dei motivi che ha messo in crisi il popolo italiano e tanti lavoratori italiani perché andare al lavoro fino a 65 anni non permette ai giovani di entrare nel mondo del lavoro, perché le donne le state condannando sulle catene di montaggio e non è giusto. Bisogna intervenire su questo, altro che su altre questioni che vi state inventando. Un Senato addomesticato serve soltanto a non portare le questioni sociali dentro il Parlamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bruno. Ne ha facoltà.

  FRANCO BRUNO. Signor Presidente, io ho molte perplessità su questo articolo e, quindi, voterò a favore della soppressione. Anche la discussione che c’è stata prima sul complesso degli emendamenti all'articolo, tutto interno alla cosiddetta maggioranza che sostiene questa riforma, ha dimostrato che, anche all'interno di quella maggioranza, le perplessità sono enormi. Non capisco come usciranno fuori dai consigli regionali queste elezioni; ci sono consigli regionali che hanno la soglia di sbarramento, altri che prevedono la parità di genere. Insomma, mi sembra una confusione eccessiva, anche la proposta di fare entrare i capi dell'esecutivo a legiferare; per quanto ne capisco, la ratio secondo me aggiunge confusione su confusione per cui credo che voterò per la soppressione.
  Un'altra cosa, Presidente, e concludo. Il Paese stava talmente male quando fu votata la legge Fornero, non per colpa della legge Fornero. I problemi che aveva il Paese, quando il Parlamento votò quella legge, gravissimi, sono stati creati dalla maggioranza dell'epoca. Oggi stracciarsi le vesti rispetto a quella riforma è così semplice e così semplificativo ma non è così. Fu un atto di grande coraggio dei parlamentari che la votarono, chiedendo sacrifici agli italiani perché il Paese era sull'orlo del collasso, c'era lo spettro Grecia a fianco a noi.
  E la maggioranza del tempo – chi partecipava, votando con quella maggioranza del tempo – dovrebbe avere almeno la buona decenza di ricordarlo. Poi, si può correggere, si potrà correggere, ma sicuramente, non esageriamo anche rispetto alla propaganda.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 101
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nuti 2.1, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza Toninelli, del relatore di minoranza Matteo Bragantini e del relatore di minoranza Quaranta.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Ne approfitto per salutare gli alunni e i docenti dell'istituto comprensivo statale «Malaspina-Staffetti» in provincia di Massa (Applausi). Grazie, ragazzi, di essere qui !
  Colleghi, abbiamo votato tutti ? Allora, acceleriamo. Onorevoli Magorno, Richetti, Invernizzi, Gianni Farina, Mantero, Guerini, Marotta. Ci siamo ? Non vedo mani alzate...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  475   
   Maggioranza  238   
    Hanno votato  122    
    Hanno votato no  353.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Carloni ha segnalato che non è riuscito a esprimere voto contrario e la deputata Nicchi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

  Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, Toninelli.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Grazie, Presidente. Preannunzio il voto favorevole della Lega Nord.

  DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Crippa. Va bene, onorevole Invernizzi. Prima di dare la parola per dichiarazioni di voto, do la parola all'onorevole Crippa, che aveva chiesto di parlare sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Grazie, Presidente. Io voglio ricordare a quest'Aula, visto che in precedenza ci sono stati numerosi riferimenti ad una sentenza della Corte costituzionale, che noi siamo in attesa di procedere all'elezione del quindicesimo giudice della Corte e, ahimè, è un'attesa che, da settembre, trova la sua lacuna nella Presidente Boldrini, nel senso che, nel momento in cui lei deve predisporre un calendario di votazioni, per il mese di gennaio, ci si è dimenticati di inserire la votazione per l'elezione del giudice della Corte costituzionale.
  Ora, vorrei cercare di dare anche delle responsabilità a chi ha delle facoltà, perché il Presidente ha la facoltà di inserire all'interno del calendario la votazione per il quindicesimo giudice. E ricordo che l'ultima votazione che è stata fatta – tra l'altro con esito positivo rispetto alle fumate nere fatte in precedenza, perché abbiamo eletto un giudice – risale ai primi di novembre e sono trascorsi ormai due mesi e mezzo, due mesi circa.
  Allora, credo sia importante, a questo punto, che, con urgenza, lei trasferisca alla Presidente Boldrini il messaggio che, all'interno delle modifiche del calendario, venga inserita al più presto la votazione in congiunta per l'elezione del giudice della Corte. È inutile che poi cerchiamo di dare a questo Parlamento una condizione di terzietà se poi, nei ricatti fra minoranza e maggioranza e, soprattutto, fra maggioranza e Patto del Nazareno, noi oggi non siamo ancora in grado di eleggere il quindicesimo giudice della Corte.
  Questa è una vergogna, cari colleghi del PD, e ve la dovete accollare come senso di responsabilità, in quanto, come partito di maggioranza, non avete mai posto la necessità di eleggere questo giudice e l'elezione di questo giudice è un compito istituzionale che il vostro Presidente Napolitano Pag. 102vi ha più volte e più volte richiamato e casualmente anche in questo caso è stato un monito caduto totalmente nel nulla.
  Allora, vi dovete assumere la responsabilità e, pertanto, chiedo formalmente a lei, Presidente, di trasmettere alla Presidente Boldrini il messaggio che urge convocare il Parlamento in seduta comune per l'elezione del giudice della Corte costituzionale.

  PRESIDENTE. Sarà fatto, onorevole Crippa.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Toninelli. Ne ha facoltà.

  DANILO TONINELLI. Signor Presidente, stiamo parlando del testo alternativo che presenta il MoVimento 5 Stelle, in particolare all'articolo 2. La nostra posizione politica, Presidente, non è inserita all'interno di questo testo alternativo, ma era espressa nell'emendamento precedente, che diceva semplicemente di sopprimerlo. La posizione politica del MoVimento 5 Stelle è per la soppressione, come lo era per l'articolo 1, anche per l'articolo 2. Noi riteniamo totalmente sbagliata la scelta, e la contestiamo ovviamente, della non elettività, dell'elezione indiretta dei nuovi senatori. Contestiamo e riteniamo completamente sbagliato il criterio di scelta dei cento nuovi senatori e contestiamo anche il numero stesso dei senatori. Siccome siamo qui ed abbiamo deciso – e non è stata semplice come decisione – di partecipare ugualmente a questo iter di riforme della Costituzione, abbiamo deciso di cercare di rettificare – ripeto rettificare – e non di migliorare questa riforma, perché non può essere migliorata, ma solo rettificata ed emendata in qualche suo punto, e cerchiamo di farlo in questo articolo alternativo. In primo luogo, ristabiliamo l'elezione diretta dei senatori, un'elezione a suffragio diretto su base regionale; ovviamente qui è il nostro passo avanti, anche se riteniamo che oggi non sia necessaria questa modifica del bicameralismo paritario, quindi un'elezione su base regionale a suffragio universale e diretto: i cittadini scelgono, con un listino all'interno delle elezioni dei consiglieri regionali, quelli che poi devono essere i nuovi senatori. Riteniamo che il numero di senatori pari a cento sia tecnicamente sbagliato, perché vi è una differenza eccessiva rispetto al numero dei deputati, che assumerebbero un ruolo preminente e preponderante nell'ambito del potere legislativo e del potere politico nei confronti di un Senato che sarebbe totalmente inutile. Riteniamo che questa scelta politica della maggioranza debba essere giustificata in alcuni punti che andremo a trattare dopo. Questo probabilmente è l'articolo su cui maggiori sono le contraddizioni da parte della maggioranza: un Senato evidentemente non eletto, abbiamo detto, un Senato che addirittura non contiene al proprio interno i presidenti delle regioni, che l'articolo 121 della Costituzione dice che rappresentano le regioni stesse. Quindi, se voi affermate che il Senato rappresenta le istituzioni territoriali e, quindi, le regioni e non inserite coloro che, a livello costituzionale, le rappresentano politicamente, create un problema enorme, ma di questo potremo parlare anche successivamente. Limitatamente al dibattito precedente, invece, mi permetto di fare un inciso relativo alla riforma Fornero. La riforma Fornero è evidentemente una delle riforme più inique che siano mai state approvate con il consenso della sinistra e con il consenso della destra in questo Parlamento. Io non mi scaglierei nei confronti della Corte costituzionale, ma mi scaglierei nei confronti della politica che, giustificandosi e nascondendosi dietro quello che era un ricatto, ricatto che arrivava dall'Europa, ricatto dello spread, ricatto delle pensioni che non potevano più essere pagate, che cosa ha fatto ? Ha fatto pagare i debiti privati che arrivano dai fallimenti delle banche ai cittadini. Ha salvato le banche, prendendo i soldi dalle tasche dei cittadini. E chi erano i cittadini in questo caso ? Erano i pensionati, perché li hanno mandati in pensione anni dopo. Ma mi permetto di dire un'altra cosa, signor Presidente: noi sapevamo, trattandosi di una Pag. 103materia di natura economica, che la Corte non avrebbe accettato il quesito, come sappiamo, con ogni probabilità, che non avrebbe accettato il quesito sul referendum per l'uscita dall'euro del MoVimento 5 Stelle. Ed è per questo che abbiamo deciso, a mio parere intelligentemente, di seguire un'altra strada: una legge costituzionale che viene portata in Parlamento attraverso una legge di iniziativa popolare. Questo è un percorso che noi faremo e che sicuramente, a differenza della scelta della Lega, andrà a buon fine.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Centemero. Ne ha facoltà.

  ELENA CENTEMERO. Signor Presidente, il mio intervento è volto a dichiarare il voto contrario di Forza Italia su questo Testo alternativo del relatore di minoranza Toninelli. Come ho già anticipato nell'intervento precedente, l'articolo 2 riguarda la composizione del Senato ed è legato strettamente a quello che abbiamo stabilito nell'articolo 1, cioè le funzioni e il ruolo di un Senato legato sostanzialmente alla rappresentanza territoriale, di un Senato sostanzialmente delle autonomie, che non ha una funzione politica e non ha un rapporto fiduciario rispetto al Governo.
  In base a questo, ovviamente, la composizione del Senato cambia, e cambia in modo che sia legata strettamente a quello che è il territorio: il nuovo Senato, sostanzialmente, è composto da consiglieri regionali e dai sindaci eletti dai consigli regionali a rappresentare i territori. Questo anche alla luce di altre esperienze: noi sappiamo come, sia in Germania sia in Austria sia in Francia, i Senati, nei diversi nomi che assumono nelle realtà tedesca e austriaca, ma anche in Francia, rappresentino il territorio, e, da questo punto di vista, per questo punto di vista, abbiano un'elezione di secondo livello.
  È chiaro che il Senato, secondo il testo che è oggetto dell'analisi di quest'Aula, non è più, quindi, il luogo della rappresentanza politica, ma è il luogo della rappresentanza dei territori. Non è un Senato di garanzia, ma un Senato di raccordo tra gli interessi nazionali e quelli locali. In questa ottica, l'elezione diretta o l'elezione indiretta, effettivamente, non diventano cruciali. Per questo, il gruppo di Forza Italia voterà contro questo Testo alternativo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grimoldi. Ne ha facoltà.

  PAOLO GRIMOLDI. Innanzitutto, Presidente, tramite lei, volevo portare un messaggio all'onorevole Buttiglione: nonostante nell'ultima settimana abbia fatto più interventi che dall'inizio della legislatura, leggendo i giornali, egli non risulta ancora tra i papabili alla candidatura alla Presidenza della Repubblica.
  Detto questo, quello che noi critichiamo al Partito Democratico non è che in campagna elettorale voi avete detto che avreste modificato la schifezza Fornero; noi non vi facciamo pesare che avete votato la schifezza Fornero; noi non vi facciamo pesare che non avete toccato, in questa legislatura, nonostante gli impegni a parole, la schifezza Fornero.
  Quello che denunciamo è che in quest'Aula, parlando tra di noi, a quattr'occhi, non vi è un solo parlamentare che non dica che la legge Fornero è una schifezza immonda; non ve n’è uno, a parte chi piglia l'uno per cento.

  PRESIDENTE. Concluda.

  PAOLO GRIMOLDI. Però, quello che vi critichiamo è che, dopo questa sentenza della Corte costituzionale, avreste dovuto avere il buon gusto di sospendere per un'ora i lavori (I deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie espongono cartelli recanti la scritta: «Ladri di democrazia» e «Lavoratori fregati dal PD»).

  PRESIDENTE. No, colleghi, per favore, togliete quei cartelli. I commessi, per favore, mi aiutino a far togliere quei cartelli (Gli assistenti parlamentari ottemperano Pag. 104all'invito del Presidente). Colleghi, è la seconda volta: è chiaro che non è possibile. Per favore, levate quei cartelli. Onorevole Bragantini, la prego.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rondini. Ne ha facoltà. Onorevole Prataviera, l'ho già richiamata all'ordine una volta; quindi, è bene che lei consegni quel cartello. Onorevole Rondini, intende parlare ? Altrimenti, passo al prossimo.

  MARCO RONDINI. Grazie, Presidente. Noi abbiamo dovuto anche ascoltare l'intervento di chi ritiene che la nostra sia un'inutile perdita di tempo, quella di soffermarsi intorno all'inaudita sentenza della Corte costituzionale. D'altro canto, le parole pronunciate dal collega eletto nelle file di Scelta Civica non potevano che andare in quella direzione: è merito del signor Monti se egli oggi è qui in Aula con noi.
  Oggi, per noi, è stata scritta una pagina triste per la democrazia: impedite di esprimersi a migliaia, a centinaia di migliaia di esodati, che avete creato con quel provvedimento, che è degno della peggiore macelleria sociale. Avete creato migliaia di esodati, ai quali avete allungato i tempi di permanenza nel mondo del lavoro; persone che domani non potranno esprimere il proprio parere...

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Rondini.

  MARCO RONDINI. ...intorno a una legge che non possiamo che definire una porcheria.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caon. Ne ha facoltà.

  ROBERTO CAON. Grazie, Presidente. Io non so come facciano in quest'Aula questi deputati che sono qui a farsi la barba o a lavarsi il viso al mattino; queste persone che si guardano allo specchio e che vanno in cerca di voti dicendo: «noi riformeremo la legge Fornero, noi rifaremo questo, noi siamo la vera sinistra».
  Voi di sinistra non avete più niente (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Voi noi di sinistra non avete più niente, anzi l'altro giorno ha detto che Berlusconi era il vicepremier, oggi mi accorgo che è Berlusconi il vostro Premier e Renzi è il vicepremier, questa è la verità (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). La Consulta vi ha dato l'indicazione e voi non avete mosso un dito per i vostri elettori siete dei traditori degli operai. Questa è la verità, siete i primi traditori (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Grazie onorevole Caon, è finito il tempo, continuerà sul prossimo emendamento, ce ne sono tanti. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Allasia. Ne ha facoltà.

  STEFANO ALLASIA. Grazie Presidente, noi non accettiamo le parole «state facendo una sceneggiata populista», perché i populisti siete voi sul territorio con i vostri parlamentari del PD che vanno ad ogni convegno, ad ogni incontro, in piazza, a dire che vogliono riformare la legge Fornero e non lo fanno. Fanno anche – ci assumiamo la responsabilità – pressione perché la Corte dia una sentenza totalmente contraria al buon esito dell'iniziativa di chi ha raccolto le firme, ovvero la Lega Nord. Noi non prendiamo le distanze dai problemi del Paese come fate voi. Voi continuate a prendere per il culo la gente italiana...

  PRESIDENTE. Onorevole Allasia, le tolgo la parola e la richiamo all'ordine formalmente (commenti del deputato Fedriga).
  Onorevole Fedriga ! Onorevole Fedriga, la prego di ascoltarmi: io sto usando una certa tolleranza, perché noi stiamo parlando di certi argomenti e gli interventi che vengono fatti vertono su tutt'altra materia. Ho intenzione di continuare ad avere un'elasticità, però se c’è da parte Pag. 105vostra un comportamento di questo tipo, io sono obbligato ad applicare il Regolamento e togliere la parola a chi non parla dell'emendamento. Quindi, cerchiamo di venirci incontro. Io capisco, come le ho detto prima, anche la questione politica, capisco anche che voi abbiate un atteggiamento di un certo tipo, però voi dovete essere rispettosi della Presidenza e dell'Aula. Quindi, vi prego di venirci incontro.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Costantino. Ne ha facoltà.

  CELESTE COSTANTINO. Grazie Presidente, io ritorno all'articolo 2, perché, come è stato detto da più colleghi, questo è un articolo centrale ed è talmente importante che, nella discussione sul complesso degli emendamenti a questo articolo, abbiamo ascoltato come anche tra le file del Partito Democratico siano emerse posizioni differenti. Chiaramente io questo lo sottolineo con grande rispetto nei confronti del dibattito interno del Partito Democratico e, quindi, non mi scandalizza, non credo affatto che bisogna urlare allo scandalo rispetto ad un partito grande che si confronta al proprio interno e che si esprime anche con posizioni diverse. Quello che trovo però inaccettabile è che nel momento in cui si prova a dare una risposta a quelle sollecitazioni si risponda come se si fosse dentro la sala della riunione della direzione del Partito Democratico. Mi riferisco alla risposta che ha dato l'onorevole Sanna, perché davanti a delle interrogazioni ben precise, a delle domande ben precise, per esempio sulla necessità di avere all'interno di questo Senato i presidenti delle regioni, la risposta non può essere quella che è stata data, cioè che il Governo aveva un altro impianto in cui addirittura erano presenti i presidenti delle regioni e che per equilibri che non ci vengono spiegati, ma il cui sottotitolo è «Forza Italia non ha voluto», si pensa di poter rispondere, ed esaurire queste domande, riportando tutto a questo benedetto patto del Nazareno. Non penso che si possa continuare una discussione su questo crinale. Se va bene questa risposta ai componenti del Partito Democratico che hanno sollevato questi problemi, sicuramente non può stare bene a Sinistra Ecologia Libertà. Noi chiediamo che davanti a delle domande legittime che questa opposizione sta facendo, che sono quelle di entrare nel merito del provvedimento, di entrare nel merito dell'impianto della riforma che voi ci state proponendo, la risposta debba essere un'assunzione di responsabilità fino in fondo, perché quando si fanno i patti, onorevole Sanna, quando si decide di arrivare a compromessi con delle forze politiche, significa che si sussume quel patto, che lo si fa proprio e che non si fa a «scaricabarile». Quindi, voi oggi avete deciso di portarci questa riforma qui e su questa riforma voi dovete dare delle risposte, a noi non ci sta bene dire che la colpa è di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Capezzone. Ne ha facoltà.

  DANIELE CAPEZZONE. Signor Presidente, voterò contro quest'emendamento e colgo l'occasione per completare il pensiero di prima sulla questione referendaria. Io non sono un firmatario del referendum, ma qui non si tratta di essere a favore o contro questo quesito oppure a favore o contro la legge Fornero. Qui c’è un punto di metodo. Io mi rivolgo ai colleghi che già sono certi dell'ineccepibilità della Corte. Io non so, e desidero leggere.
  Tuttavia, ad un'Aula che sta riformando la Costituzione, segnalo la grande distanza tra l'articolo 75 della Costituzione, che escludeva solo in pochi casi i referendum (leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e indulto, di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali), e invece una giurisprudenza della Corte, che da trent'anni li esclude su un numero molto più vasto di materie.
  Allora oggi solidarietà, non solo al referendum leghista, ma ai cittadini italiani tutti, favorevoli e contrari, a chi Pag. 106avrebbe votato «sì» e a chi avrebbe votato «no». La Costituzione ci ha dato due schede, quella elettorale e quella referendaria. Ogni volta che una scheda viene tolta ai cittadini italiani, è una brutta giornata per tutti, favorevoli e contrari (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e di deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Signor Presidente, cercherò di cogliere il suo invito.

  PRESIDENTE. Non ne dubito.

  GIANLUCA PINI. Ma, al netto di qualche secondo di battuta, la questione è assolutamente seria e va posta in questi termini. Una Consulta, non eletta dal popolo e non eletta da nessuno dei cittadini italiani, oggi boccia un referendum voluto dal popolo. Per abrogare un referendum che chiedeva cosa ? Di abrogare una legge voluta da una persona non eletta dal popolo !
  Allora io mi chiedo: questi Soloni della democrazia, che si riempiono sempre la bocca del concetto di Costituzione che recita che la democrazia appartiene al popolo, se non sono dei pagliacci, che cosa sono questi signori ? Se c’è una parte politica, cioè il Partito Democratico, e soprattutto un tal signor Taddei, o Tiddei – non so come cavolo si chiami – , un politico che esulta perché viene bocciato un referendum... guardi Presidente, mi ricorda la storiella del marito che si taglia i co...

  PRESIDENTE. No ! Onorevole Gianluca Pini, richiamo all'ordine anche lei.

  GIANLUCA PINI. È un sostantivo !

  PRESIDENTE. E la avevo già richiamata prima ! Le tolgo la parola. Proseguiamo.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guidesi. Ne ha facoltà.

  GUIDO GUIDESI. Signor Presidente, utilizzo questo minuto solo ed esclusivamente per chiedere a lei se il collega Migliore, che ha parlato prima, è lo stesso che, qualche tempo fa, sbraitava per gli operai e per i pensionati (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Se è lo stesso che non trovava nessuna giustificazione quando si andava contro dei diritti acquisiti. Vorrei capire se è lo stesso o se è un omonimo, Presidente.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

  STEFANO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo per ribadire che questo è un giorno assolutamente funesto per la democrazia di questo Paese, in quanto la pronuncia della Corte costituzionale ha negato un diritto sacrosanto al popolo, di potersi esprimere per abrogare una legge, che dire vergognosa è dire poco. Noi non possiamo stare in silenzio, come vedo qui tanti nostri colleghi che sono colpevoli nella passata legislatura di avere approvato una riforma vergognosa, come la riforma Fornero, che ha creato dal nulla decine e decine di migliaia di esodati, che stanno ancora aspettando oggi una risposta. Non possiamo rimanere qui impassibili, non possiamo stare zitti di fronte a quello che è uno scempio per la nostra democrazia.

  ROSY BINDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROSY BINDI. Signor Presidente, ho chiesto la parola perché giunge notizia che questo pomeriggio due ragazzi in motorino hanno sparato, per fortuna mancandolo, al capogruppo del Partito Democratico del comune di Barletta.Pag. 107
  Così come questa notte è bruciata la macchina del sindaco di Tropea, da poco eletta, dopo mesi di commissariamento.
  Credo che questi fatti ci debbano far riflettere, perché, accanto a straordinari risultati che ogni giorno i magistrati e le forze dell'ordine raggiungono nella lotta contro la mafia, c’è comunque una presenza violenta che continua, soprattutto con l'intimidazione, e che sta alzando il tiro soprattutto contro gli amministratori locali, i sindaci, i consiglieri comunali, gli assessori. Sappiamo che tra questi ce ne sono, purtroppo, alcuni, molti qualche volta, che cedono ai ricatti dei poteri mafiosi, ma ce ne sono molti che resistono, ai quali io credo debba andare tutta la nostra solidarietà e, insieme alla nostra solidarietà, un impegno che non può mai venire meno nella lotta ai poteri mafiosi (Applausi).

  PRESIDENTE. Volevo fare una proposta, se siamo d'accordo. Mi sono rimasti pochi interventi a titolo personale. Poiché presumo che l'argomento chiederà anche l'intervento delle altre forze politiche, io sarei intenzionato a dare la parola ad un oratore per gruppo. Però, per evitare di spezzare la votazione, concluderei con gli interventi a titolo personale e poi passiamo a questo argomento. Non vi sono obiezioni, quindi resta così stabilito.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Molteni. Ne ha facoltà.

  NICOLA MOLTENI. Presidente, a volte la forma è sostanza e io credo che su un dibattito così importante, come quello relativo alla bocciatura della riforma Fornero, a volte i toni, che sono i toni che rappresentano la pancia e il sentimento più vero del popolo, legittimano la possibilità di utilizzare linguaggi molto forti.
  E io credo – e lo dico convintamente – che dire in quest'Aula che criticare e contestare legittimamente una decisione da parte della Corte costituzionale, definendola una perdita di tempo, come alcuni nostri colleghi hanno poc'anzi affermato, sia un insulto all'intelligenza di questi colleghi.
  Non è accettabile, Presidente, che chi fa parte del partito che ha partorito questa infamia rappresentata dalla legge Fornero definisca perdita di tempo la critica...

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Molteni. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Melilla. Ne ha facoltà. È chiaro che se si iscrivono altre trenta persone a parlare a titolo personale io interrompo e passiamo all'argomento sollevato dall'onorevole Bindi. È chiaro che ho chiesto una cortesia a chi voleva intervenire su quell'argomento. Lo dico perché vedo che ci sono altre richieste. Ho chiesto se c'era un accordo. Se c’è un accordo, chiudiamo con questo voto e passiamo a quell'argomento. Se non c’è un accordo, come è giusto che sia, do la parola anche agli altri gruppi. Vorrei semplicemente capire se c’è una disponibilità a chiudere con questo voto e poi passare al resto oppure se devo interrompere adesso. È chiaro che un conto è se ci sono sei iscritti a parlare e un conto è se ce ne sono trenta, perché la cosa si sposta di mezz'ora. Prego, onorevole Melilla.

  GIANNI MELILLA. Signor Presidente, un collega, che stimo molto per le sue doti di equilibrio e anche per i contributi che ha sempre dato al dibattito parlamentare, prima ha parlato di perdita di tempo. Io penso che la perdita di tempo non è assolutamente quella di un partito che concorre alla politica nazionale, secondo quanto ci dice la Costituzione, raccogliendo le firme per un referendum.
  E non è assolutamente perdita di tempo il fatto che noi qui stiamo discutendo di una legge di modifica costituzionale. Il Regolamento è uno strumento giuridico che si alimenta del comportamento pratico, politico dei gruppi parlamentari e si gioca su un equilibrio abbastanza armonico tra i diritti dell'opposizione e i diritti della maggioranza.
  In questo caso non stiamo convertendo in legge un decreto, in questo caso stiamo modificando in modo radicale la Costituzione e lo facciamo contingentando i Pag. 108tempi: è un fatto assolutamente straordinario che non ha precedenti nella storia della Repubblica italiana.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cancelleri. Ne ha facoltà.

  AZZURRA PIA MARIA CANCELLERI. Grazie Presidente. Su questo disegno di legge è stato detto tanto, sono stati messi in luce gli aspetti inquietanti dell'assetto istituzionale che viene così disegnato. Ne sono stati illustrati le incoerenze e i risvolti incontrollabili, i tanti aspetti paradossali che incredibilmente si vorrebbero introdurre nel testo costituzionale. Ciononostante, con grande senso di responsabilità abbiamo ritenuto doveroso presentare alcune proposte emendative come questa, che punta a sanare delle contraddizioni che contiene questa riforma e che, tra l'altro, mira a ripristinare un livello di democrazia, prevedendo l'elezione a suffragio universale e diretto dei senatori.
  Se proprio la maggioranza non vuole ascoltare noi dell'opposizione, almeno ascolti gli interventi dei suoi rappresentanti che chiedono di lasciare la possibilità al Parlamento di compiere il suo lavoro in un atto così importante come quello della modifica costituzionale.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, io non vorrei che il Presidente del Consiglio andasse cercando l'incidente. Sta esasperando la situazione. E alcuni deputati della maggioranza pare che abbiano introiettato questo spirito guerriero. Quando si dice che si tratta di un progetto del Governo e praticamente si dice «no» ai propri colleghi di partito di discutere, di tentare almeno qualche modifica migliorativa, vuol dire che qua qualcuno cerca l'incidente. Infatti, non so fino a quando la pazienza dei deputati reggerà e non ci sarà un'insurrezione, come è giusto che ci sia, morale di fronte a questo atteggiamento ricattatorio.

  PRESIDENTE. Ecco, grazie, onorevole Sannicandro, limitiamoci a quella morale, se è possibile. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bianconi. Ne ha facoltà.

  MAURIZIO BIANCONI. Grazie Presidente. Nel votare contro, egualmente a quanto dichiarato dalla nostra rappresentante di gruppo, volevo peraltro precisare che il Senato ha una funzione politica, e non è che non ha una funzione politica perché è un'istituzione di natura politica, perché la Costituzione lo prevede come istituzione politica, perché è formato da uomini politici, che hanno un mandato politico e quello svolgono. Non è che vengono in Senato per svolgere corsi di enogastronomia, né di pubbliche relazioni. Fanno politica. È una politica diversa da quella della fiducia al Governo.
  La seconda annotazione che volevo fare è che non è vero che questo Senato è uguale a quello della Germania e a quello della Francia. Quello della Germania è un'altra cosa e quello della Francia è un'altra cosa ancora. Sarebbe come dire che un bambino che porta un disegno con il naso storto alla maestra, le dica, per difendersi dall'averlo fatto male, che era un Picasso. Picasso faceva le cose fatte perbenino.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fedriga. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie Presidente. Prendo atto che colleghi in quest'Aula che non sono intervenuti durante il dibattito, hanno preferito fare dei comunicati stampa vergognosi. Oltre al collega Taddei, responsabile economico del PD, che quindi rappresenta tutto quel partito che è seduto in quell'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie), che si è dichiarato soddisfatto che il popolo non possa votare sul referendum, Pag. 109anche l'onorevole Rosato ha fatto lo stesso discorso. Perlomeno, riconosco il coraggio dell'onorevole Migliore, che ha parlato in quest'Aula. Il coraggio del traditore, che non ha tradito soltanto il suo partito e non è seduto più là, ma ha tradito anche tutta quella gente che votava SEL (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) e adesso si trova schiavo di Renzi per garantirsi una poltrona, esattamente come Mazziotti Di Celso, rappresentante di un partito...

  PRESIDENTE. Onorevole Fedriga ! Onorevole Fedriga, la prego, un po’ di rispetto anche per i suoi colleghi.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. ...dello 0,5 per cento che deve dire che Renzi ha ragione soltanto...

  PRESIDENTE. Va bene, la ringrazio. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul Testo alternativo del relatore di minoranza Toninelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Scotto, Totaro, Paris, Taricco, Ventricelli, Lo Monte, Segoni, Fantinati, Bonomo...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  473   
   Maggioranza  237   
    Hanno votato  115    
    Hanno votato no  358.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Allora colleghi, io adesso farò questo rapido giro. Rivolgo una preghiera: stiamo parlando di una questione che ha una sua delicatezza e ce l'ha illustrata la presidente Bindi. Pregherei, ovviamente senza volere inibire minimamente la scelta politica di ciascuno e le proprie argomentazioni, di contenerla nell'ambito di un ragionamento che tenga conto della materia di cui stiamo parlando e cioè di un attentato nei confronti di una persona, anzi di due persone, un sindaco ed un consigliere comunale, e ovviamente penso a prescindere da quello che sia il colore politico, come sempre in quest'Aula abbiamo fatto.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. Grazie Presidente. Il MoVimento 5 Stelle – lo sottolineo – che condanna senza se e senza ma...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore !

  GIUSEPPE D'AMBROSIO. ...questo atto fatto da questi delinquenti nei confronti del capogruppo Ventura, del partito Democratico, a Barletta. Presidente però, sia nei confronti del presidente Bindi, che nei confronti del Governo, il MoVimento 5 Stelle ed il sottoscritto vogliono fare presente due semplici cose: in primo luogo è da mesi – da mesi Presidente, non da giorni – che continuiamo a lamentare, a scrivere, a chiedere interventi precisi e puntuali, perché la situazione in Puglia – ma non solo, però io parlo sicuramente per la Puglia, visto che comunque siamo al centro adesso di questo vortice, visto che ci sono le elezioni – sta diventando insostenibile.
  Ci sono ogni giorno più atti intimidatori nei confronti di cittadini, di amministratori, di sindaci, di chiunque e nulla viene fatto, Presidente, non ci risponde nessuno. C’è stato un solo incontro con Bubbico e basta. Non viene fatto nulla. E questa per me è una situazione gravissima, perché comunque inasprisce tutto ciò che è sul territorio, inasprisce una campagna elettorale, inasprisce il clima, non rende nulla sereno.Pag. 110
  Ma, Presidente, questo avviene anche per un motivo – e qui concludo – e questa è la chiave principale per la quale ci lamentiamo, e che abbiamo posto principalmente nei confronti del sottosegretario Bubbico: è compito della politica, è compito dei partiti tutti eliminare ormai ogni ombra di disonestà e di delinquenza dalla politica.
  Lo vogliamo capire che notizie come quella odierna, dell'arresto del sindaco di centrosinistra di Melfi, assieme alla giunta indagata, dell'arresto del sindaco di centrodestra di Trani, assieme alla giunta indagata e a consiglieri comunali, non fa altro che delegittimare la politica e rendere normali questi gesti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) anche agli occhi della cittadinanza, che invece dovrebbe essere vicina ai politici che subiscono questi gesti ?
  E allora, vi chiedo ancora una volta disperatamente: cacciate i delinquenti dai vostri partiti, soprattutto a livello locale, perché se non dimostrate questo, dimostrate quanto meno di essere o poco attenti o complici, nel migliore dei casi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Presidente, questo è quello che chiediamo e concludo dicendo una cosa: le elezioni in Puglia, ma in tante regioni, saranno ancora una volta il segnale chiaro per far capire quanto ancora i cittadini siano vicini a questa politica.
  E quando, il giorno dopo le regionali, vi verrete a lamentare dell'assenteismo dei cittadini, capirete che forse è anche vicino a questi gesti...

  PRESIDENTE. Concluda onorevole D'Ambrosio.

  GIUSEPPE D'AMBROSIO....perché vicino al capogruppo Ventura – e concludo Presidente – ci dovrebbe essere tutta la cittadinanza, non il Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  ANDREA VECCHIO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ANDREA VECCHIO. Signor Presidente, ogni azione di violenza, di prevaricazione della volontà dell'individuo è un'azione da condannare. Esprimiamo la solidarietà per le vittime delle quali parlava l'onorevole Bindi ma anche noi qua dentro non stiamo dando un esempio di democrazia compiuta. La violenza verbale che ci scambiamo tra di noi, le accuse, le invettive, il vocabolario osceno che alcuni di noi utilizzano non è un buon esempio per il Paese perché queste cose poi escono fuori e questa Camera, che dovrebbe essere la summa della qualità del popolo italiano, invece non oso dire che rappresenta il peggio ma lo rasenta. La solidarietà per le vittime è incontrastabile, assoluta ma riflettiamo qua dentro sui nostri comportamenti (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  ROCCO PALESE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROCCO PALESE. Signor Presidente, anch'io e il gruppo di Forza Italia ci associamo ad esprimere ferma condanna per quello che è accaduto a Barletta e grande solidarietà e vicinanza alla città, a Barletta, al sindaco perché rappresenta tutti gli abitanti di quella città. Ma è fin troppo evidente che l’escalation che noi riscontriamo in Puglia, probabilmente anche in altre parti del Paese, degli atti criminosi nei confronti di amministratori comunali che in particolare sono veramente numerosissimi e penso che la presidente Bindi abbia perfettamente ragione nel cercare di richiamare all'attenzione questo problema molto grave della penetrazione della criminalità organizzata delle cosche e delle associazioni mafiose all'interno delle amministrazioni comunali in particolare e comunque della politica. Ritengo che non possa sfuggire a nessuno che negli ultimi dieci anni in particolare c’è stato un mutamento culturale molto brutto, pesantissimo all'interno del nostro Paese: nell'opinione pubblica diffusa si è Pag. 111innestata una cultura perversa per la quale in politica non si entra perché uno decide di dare l'impegno di alcuni anni della propria vita rispetto all'incarico politico oppure per passione già dimostrata in quelle che sono state le esperienze anche precedenti di anni passati ma si entra in politica come se si entrasse in una Spa o in una società commerciale. Tale cultura è responsabile di questo sfascio e di questo schifo delle formazioni politiche che ci sono anche all'interno di questo Parlamento per non parlare dello spettacolo degradante. Ma qualcuno riflette un attimo su quello che è lo spettacolo di questi giorni ? Ma qualcuno pensa o consulta gli atti parlamentari della Costituente, di quando è stata fatta la Costituzione ? Si rende conto che se un giorno ci sarà la comparazione tra quello che erano quegli atti dell'Assemblea costituente e lo spettacolo di degrado che c’è all'interno oggi dell'aula in riferimento alle varie posizioni che sono assunte...

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Palese.

  ROCCO PALESE. ...è veramente una cosa gravissima. Quindi dovremmo cominciare da noi stessi a dare l'esempio. Forse solo in questa maniera daremo più forza alla legalità e alla parte sana del Paese che è tanta e che aspetta queste risposte di una politica assente e dissennata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  ARTURO SCOTTO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, abbiamo ascoltato con grande attenzione le parole della presidente Bindi. Ci uniamo alla solidarietà nei confronti di Pasquale Ventura e del sindaco di Tropea, Giuseppe Rodolico. C’è una politica sana che non fa compromessi con le mafie, che non scende a patti con le imprese che provano a corrompere, che non si rassegna al fatto che una questione morale non esista e che non vada combattuta in tutte le sue forme.
  Io lo voglio dire qui e chiudo, perché non voglio rubare troppo tempo. Ci sono amministratori locali lasciati soli, molto spesso, dai partiti, da tutti i partiti, che andrebbero difesi, che andrebbero portati avanti, perché il loro lavoro di frontiera talvolta è una forma di apostolato laico che si contrappone alla mala politica, che si contrappone alle ingerenze della criminalità organizzata, che si contrappone anche a un senso comune che porta a dire che tutti sono uguali. Signor Presidente, non sono tutti uguali e soprattutto coloro che vogliono affermare una diversità vanno difesi e vanno sostenuti.

  ROSANNA SCOPELLITI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROSANNA SCOPELLITI. Signor Presidente, io intervengo molto brevemente per esprimere la solidarietà del mio gruppo alle vittime di questi gravissimi e pesantissimi atti intimidatori. Siamo tutti compatti nel condannarli e nello schierarci ancora una volta con forza e con coraggio al fianco di questi amministratori che vengono pesantemente minacciati. Essere accanto agli amministratori significa essere accanto ai cittadini che hanno fatto sì che loro occupino quelle posizioni e, quindi, è un modo per far sentire anche a loro la nostra vicinanza, la vicinanza che va espressa senza se e senza ma, con forza e con convinzione, dalle istituzioni e da ognuno di noi chiamati a rappresentarle in Parlamento.
  Ci auguriamo che questi atti possano andare scemando e il nostro impegno, comunque, come parlamentari e per quanto riguarda me personalmente anche in seno alla Commissione antimafia con i miei colleghi, sarà sempre quello di trovare forza e coraggio per avere scatto di orgoglio e di dignità per essere accanto a queste persone e per dire di no con forza, nei fatti soprattutto, a questi atti intimidatori. Noi ribadiamo ancora una volta Pag. 112che siamo contro ogni tipo di mafie, contro ogni tipo di intimidazioni e contro ogni tipo di aggressioni che fanno sì che la libertà personale di ogni cittadino e di ogni amministratore sia limitata.

  GAETANO PIEPOLI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GAETANO PIEPOLI. Signor Presidente, a nome del gruppo Per l'Italia – Centro Democratico portiamo la nostra solidarietà a coloro che sono stati colpiti. Nello stesso tempo, al di là della retorica, credo che questi fatti sottolineino la necessità di battersi contro la rassegnazione ad una esperienza precisa, che ci sia una strutturale diversità del Mezzogiorno che, al posto del primato della legge, accetta di essere sottoposto, invece, al primato di spinte individuali e collettive, talvolta criminali o molto spesso criminali, capaci di inquinare la vita politica, economica ed amministrativa del Mezzogiorno. Questo è un dato che si accompagna ai dati gravissimi che il rapporto della Svimez ci ha già, nel mese di luglio, qui, indicato e che noi abbiamo già dimenticato. Quindi il problema serio è di non rimuovere questa condizione che poi per la politica significa prendere atto della morte dei partiti nel Mezzogiorno e della sostituzione dei medesimi con i comitati elettorali. Questo è un impegno che sta davanti a noi e non alle nostre spalle e in questo senso saremo misurati, non sulla solidarietà del momento, ma su una prassi che sia capace di invertire questa tendenza e questa rassegnazione.

  PRESIDENTE. Bene, torniamo allora all'ordine del giorno. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lombardi...
  Mi scusi, onorevole Molteni, nessuno mi ha detto che lei volesse parlare, non avrei avuto motivo ovviamente di non darle la parola. Prego, onorevole Molteni. Ha facoltà di parlare sull'ordine dei lavori.
  Mi scusi onorevole Lombardi, torniamo dopo alla dichiarazione di voto.

  NICOLA MOLTENI. Presidente, io credo che la lotta alla mafia, il contrasto alla mafia, anzi alle mafie, non abbia colore politico, e questo è il motivo per cui anche la Lega si associa alle manifestazioni di solidarietà al Partito Democratico e agli amministratori locali, in modo particolare al sindaco di Tropea e al capogruppo del Partito Democratico a Barletta, per i fatti gravi che si sono verificati. Credo, però, che va associata anche una parola di solidarietà rispetto agli atti vandalici e criminali che costantemente, come ad esempio oggi, si sono verificati a Torino ai danni di una sede della Lega. La lotta e il contrasto alla criminalità organizzata va fatta attraverso una sana politica e attraverso una sana cultura dell'onestà, attraverso una normativa e una legislazione antimafia idonea ed opportuna, attraverso la fiducia senza se e senza ma nei confronti di quella magistratura in prima linea, con serietà ed impegno, nel contrasto alla criminalità organizzata in tutto il Paese, da nord a sud, ma anche attraverso la possibilità di dare alle nostre forze dell'ordine, a cui rivolgiamo ovviamente un ringraziamento per il lavoro e per l'impegno, di tutti gli strumenti idonei per poter garantire, tra mille difficoltà, la sicurezza ai nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Quindi, rinnovo la solidarietà al Partito Democratico da parte del gruppo della Lega Nord (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Torniamo all'esame del provvedimento.
  Passiamo all'emendamento Lombardi 2.500.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lombardi. Ne ha facoltà.

  ROBERTA LOMBARDI. Presidente, tornando al provvedimento in esame, l'emendamento su cui intervengo è il numero 2.500, a mia prima firma, con il quale chiediamo di sostituire l'articolo 2 con il seguente: L'articolo 58 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 58. Pag. 113– I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori con le modalità stabilite dalla legge. Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di senatore coloro che hanno già ricoperto per due volte l'ufficio di sindaco, consigliere regionale, comunale, assessore comunale, presidente della giunta regionale o della provincia autonoma, consigliere regionale o assessore regionale».
  Il MoVimento 5 Stelle contesta – l'abbiamo già delineato prima – il nuovo Senato così come è stato delineato dal Governo. Ne contesta il sistema di elezione indiretto, quindi togliendo la voce ai cittadini, e il criterio di scelta, all'interno dei consigli regionali, che sono organi legislativi eletti per altre funzioni di presidio del territorio. Tale contestazione si acuisce in particolare a fronte degli scarsissimi poteri che al Senato vengono riconosciuti ex articolo 1 così come l'abbiamo affrontato in quest'Aula e in particolare a fronte dell'assenza di funzione legislativa autonoma, ex articolo 10, che affronteremo, se non in casi molto circoscritti. I nostri emendamenti ruotano intorno ai nostri punti fermi, quindi l'elettività del Senato, che vogliamo sia espressione di cittadini, e la linea diretta con la rappresentanza, da parte dell'intero Parlamento, della sovranità popolare. L'articolo 58 della Costituzione attualmente in vigore fissa i criteri validi per l'elettorato attivo e passivo del Senato: l'emendamento sostituisce tali previsioni e individua tutti i casi di incandidabilità e incompatibilità con la carica di senatore. Sostanzialmente, sono incandidabili e incompatibili quanti abbiano già ricoperto una carica elettiva o esecutiva a livello regionale o locale. Poiché, da molti illustri colleghi di questa Camera, ogni volta che cerchiamo di fare una citazione un pochettino più alta, soprattutto negli scorsi giorni, siamo stati tacciati di pochezza nella consistenza intellettuale delle nostre considerazioni, abbiamo deciso di alzare un pochettino il tono e quindi leggeremo dei pezzi dei lavori dell'Assemblea costituente, così che gli illustri intellettuali che siedono in questa prestigiosa assise troveranno pane per il loro livello culturale eccelso. Nella seduta pomeridiana del 9 ottobre, l'Assemblea costituente affronta l'ultima questione incandescente in tema di Senato e c’è il problema della sua composizione, a partire dall'esame di una proposta elaborata sulla base di un faticosissimo compromesso.
  All'epoca il Parlamento funzionava, ci si scontrava duramente, ma si arrivava ad un punto di sintesi da posizioni completamente diverse. Dapprima della II Sottocommissione, e quindi nella Commissione dei LXXV, contenuta negli articoli 56 e 58 che di seguito si riportano: «Articolo 56. Sono eleggibili a senatori gli elettori nati o domiciliati nella regione che hanno compiuto 35 anni di età e sono o sono stati decorati al valore nella guerra di liberazione del ’44-45, capi di formazioni regolari o partigiane con grado non inferiore a comandante di divisione, i Presidenti della Repubblica, ministri o sottosegretari di Stato, deputati dell'Assemblea costituente o alla Camera dei deputati, membri non dichiarati decaduti del disciolto Senato, membri per quattro anni comprensivi di consigli regionali e comunali, professori ordinari di università e di istituti superiori, membri dell'Accademia dei Lincei e dei corpi assimilati, magistrati e funzionari dello Stato o di altre pubbliche amministrazioni, membri elettivi per quattro anni di consigli superiori presso le amministrazioni centrali, consigli di ordini professionali, consigli di camera di commercio, industria ed agricoltura, ed altri, membri per quattro anni di consigli di amministrazione e di gestione di aziende private e cooperative con almeno 100 dipendenti o soci; e così via». Ovvero in quell'Assemblea si era pensato che all'interno del nuovo Senato dovesse rientrare tutta quella parte sana di una società che usciva da un momento drammatico come era quello dopoguerra, e che si era riunita in un'Aula, in una Commissione, nelle sue Sottocommissioni, per uno scontro parlamentare durissimo che aveva portato ad un progetto di Paese vincente. Questa era Pag. 114l'idea del Senato che noi vorremmo preservare anche all'interno di questa Camera dei deputati !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Centemero. Ne ha facoltà.

  ELENA CENTEMERO. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario di Forza Italia a questo emendamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI. Signor Presidente, annuncio il voto contrario della Lega Nord.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, sia chiaro che quello che è stato impedito al popolo italiano, ovvero il legittimo esercizio democratico in merito ad un referendum di abolizione della legge Fornero, non è un appannaggio esclusivo della Lega Nord, tutt'altro ! La Lega Nord è stata tra i promotori, di uno strumento attraverso il quale i militanti del Partito Democratico, i militanti della sinistra come quelli di Fratelli d'Italia o di 5 Stelle, tutti coloro che hanno individuato nello strumento referendario l'unica possibilità di ripristinare un minimo di equità e di equilibrio all'interno del sistema pensionistico italiano, hanno scelto di appoggiarlo. Allora, arrivati a questo punto, io chiedo che ci sia da parte dei colleghi un minimo di ravvedimento, di onestà intellettuale, di rispetto di quelli che sono i rapporti tra eletto ed elettore...

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Prataviera. Ne ha facoltà.

  EMANUELE PRATAVIERA. Signor Presidente, sono costretto nuovamente ad intervenire, perché non credo che quello che è successo oggi e che sta succedendo in questi momenti possa passare inosservato, che si possano continuare i nostri lavori d'Aula così, come se nulla fosse.
  E a maggior ragione perché siamo costretti a leggere le posizioni di alcuni rappresentanti del Partito Democratico dagli organi di stampa: non credo che questo sia il metodo ed il modo di un corretto confronto parlamentare, soprattutto dal momento in cui lei tra l'altro ci richiama ad una responsabilità, alla responsabilità di doverci confrontare con i metodi e i modi che ci sono dovuti. Quindi, cari colleghi, dover leggere che le nostre sono posizioni populiste ci sembra un insulto, non tanto a noi, parlamentari della Lega Nord, ma a tutti quei cittadini che vorrebbero cambiare e che vi hanno ridato la fiducia, nonostante sia da quattro anni che promettete di cambiare questa assurda riforma Fornero, che ha portato solo svantaggi ai nostri concittadini. Quindi il vero coraggio da parte vostra sarebbe riconoscere un mea culpa, e riconoscere subito e mettere subito sul piatto la riforma !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Busin. Ne ha facoltà.

  FILIPPO BUSIN. Grazie Presidente, quando sento certi interventi come quello che abbiamo ascoltato prima del Professor Buttiglione, mi rendo conto di quanto sia siderale, enorme la distanza fra il Palazzo e il cosiddetto mondo reale. Io vorrei che certe difese accademiche quasi aprioristiche, di maniera, della Consulta, il professore le riportasse e cercasse di spiegarle a quelle centinaia di migliaia di insegnanti della quota 96 che, dopo aver maturato il pieno diritto alla pensione, si sono visti allungare di quattro, cinque anni e hanno dovuto ricominciare un ciclo scolastico dalla prima elementare o dalla prima superiore. Vorrei che lo spiegasse a quelle persone che, oltre ad essere state ingannate Pag. 115ed essere state defraudate di un loro diritto, non hanno neanche più riconosciuto il diritto di esprimersi attraverso un legittimo referendum.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duranti. Ne ha facoltà.

  DONATELLA DURANTI. Grazie Presidente, soltanto per preannunziare il voto contrario di Sinistra Ecologia Libertà su questo emendamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rondini. Ne ha facoltà.

  MARCO RONDINI. Grazie Presidente, abbiamo letto dalle agenzie le dichiarazioni di noti esponenti del PD che si esprimono a favore della pronuncia della Corte costituzionale. Ci sarebbe però piaciuto anche sentire la voce di chi, sedendo nelle file del PD, magari arrivando da una esperienza maturata all'interno del Partito Radicale, dello strumento e dell'istituto del referendum aveva fatto uno strumento di rispetto della democrazia diretta. Noi, signor Presidente, non abbiamo letto ad esempio le sue dichiarazioni intorno alla sentenza della Corte costituzionale. Ci sarebbe piaciuto sentire le sue parole, visto che sappiamo che arriva da quel tipo di esperienza e che il Partito Radicale si è sempre battuto per la difesa di un istituto democratico quale è l'istituto del referendum. Un referendum che oggi impedite di far svolgere, impedendo e chiudendo e tappando la bocca a tutti coloro i quali si sono visti consegnati a questa sorta di macelleria sociale che porta il nome della riforma Fornero.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Signor Presidente, io dico: sa qual è l'assurdità ? Che non so quanti componenti può contare questa maggioranza; l'unica che se ne è uscita oggi, dicendo «sì, effettivamente, la legge Fornero va modificata», è l'onorevole Saltamartini dell'NCD; nessuno del Partito Democratico ha intenzione di prendere un impegno, tanto meno di fronte a quei cittadini che voi dite di voler tutelare, dicendo: «va bene, è stata bocciata dalla Consulta la possibilità di un referendum, tranquilli ci pensiamo noi che siamo in maggioranza».
  No, non lo fa nessuno. A questo punto, onorevole Presidente, a me viene seriamente il dubbio che la riforma, o meglio che la volontà di riformare la legge Fornero, non ci sia e che a coloro, gli esodati, quelle persone che sono rimaste inchiodate in questo vile atto compiuto dai propri rappresentanti, devono aspettarsi, quale unica risposta, quella della famosa «legge del menga», cioè il PD dice a queste persone: «chi ce l'ha in quel posto, se lo tenga».

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caon. Ne ha facoltà.

  ROBERTO CAON. Grazie Presidente, noi sentiamo sempre che l'Italia ha bisogno di riforme: riforme vuol dire andare ad agganciarsi a quei Paesi europei che oggi ci insegnano delle grandi democrazie. Invece, ogni qual volta si chiede qualcosa alla Consulta o a questo Governo, torniamo indietro al tempo del re, al tempo del dittatore. Le spiego: io vengo da una regione che è il Veneto e abbiamo chiesto un referendum per riconoscere il nostro popolo e puntualmente ci è stato impugnato.
  Oggi, dopo 500 mila firme, puntualmente è stato bocciato il referendum. Voglio dire, la Svizzera fa un referendum su ogni cosa; noi che diciamo che abbiamo la Costituzione più bella del mondo, che siamo i più bravi, siamo i più democratici, in realtà, facciamo, anzi, fate schifo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grimoldi. Ne ha facoltà.

Pag. 116

  PAOLO GRIMOLDI. Presidente, io voglio fare notare che, quando prima un collega ha detto che parlare di esodati è una perdita di tempo, buona parte degli esponenti del Partito Democratico ha applaudito. Ha applaudito ! Non mi riferisco a quelli più lungimiranti, politicamente capaci e, aggiungo, intelligenti. Certo, qualche scappato di casa c’è in ogni gruppo parlamentare...

  PRESIDENTE. Onorevole Grimoldi, la prego, la prego veramente...

  PAOLO GRIMOLDI. ...ma buona parte dei parlamentari del PD ha applaudito. Cioè, gli eredi del Partito Comunista, a difesa di pensionati e lavoratori, si mettono ad applaudire se qualcuno dice che parlare di esodati è una perdita di tempo ?
  E, quando è arrivata la notizia della sentenza della Corte costituzionale, qualche parlamentare del PD si è messo a ridere e ad applaudire. Si è messo a ridere e ad applaudire ! Ma dov’è il Partito Democratico ?

  PRESIDENTE. Concluda, onorevole Grimoldi.

  PAOLO GRIMOLDI. Dov’è ciò che avete raccontato in campagna elettorale circa la difesa di lavoratori e pensionati ? Ma stiamo scherzando ? Questo è il rispetto dei lavoratori...

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Grimoldi.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

  STEFANO BORGHESI. Scusi, Presidente, non l'avevo sentita.

  PRESIDENTE. Prego.

  STEFANO BORGHESI. Presidente, intervengo per ribadire il concetto già ampiamente espresso da alcuni miei colleghi, in quanto ciò che è avvenuto nella giornata di oggi è qualcosa di assolutamente grave e quello che continua ad avvenire, in questi minuti e in queste ore all'interno di quest'Aula, è altrettanto grave e non è che la precisa e chiara dimostrazione che il Partito Democratico non ha assolutamente a cuore quello che è il problema degli esodati.
  Infatti, dopo avere creato esso stesso il problema, con l'approvazione della «riforma Fornero», adesso il Partito Democratico gioisce a fronte della pronuncia della Corte costituzionale che ha negato, che ha negato, che negato – lo ribadisco – il diritto di voto a milioni di cittadini, dopo che, oltre mezzo milione di cittadini, ha democraticamente firmato per potere votare un referendum abrogativo di una legge che è una vergogna.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lorefice. Ne ha facoltà.

  MARIALUCIA LOREFICE. Grazie, Presidente. Con questo emendamento, a prima firma Lombardi, noi chiediamo che i senatori siano eletti a suffragio universale e diretto e che non possano essere candidati a ricoprire la carica di senatore coloro che hanno già ricoperto, per ben due volte, l'incarico o di sindaco o di consigliere regionale o comunale o assessore comunale o presidente della giunta regionale o della provincia autonoma, consigliere regionale o assessore regionale.
  Questo emendamento rientra, in realtà, nell'ambito del Senato che noi vorremmo salvaguardare e che prevede un Senato elettivo, che sia espressione dei cittadini, che sia eletto a base regionale, che sia a suffragio universale e diretto e con il sistema proporzionale.
  Contestiamo, invece, il Senato che è voluto da questo Governo. Contestiamo, quindi, nello specifico, un sistema di elezione indiretto e il criterio di scelta; ne contestiamo gli scarsi poteri che gli verranno attribuiti, l'assenza di funzione legislativa salvo in casi circoscritti.

  PRESIDENTE. Concluda.

Pag. 117

  MARIALUCIA LOREFICE. Questo Senato, in pratica, è un Senato di derivazione squisitamente politica, con componenti part-time, perché nel frattempo dovranno fare altro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA PINI. Grazie, Presidente. Siccome abbiamo, nella concitazione degli interventi precedenti, perso il conto, vorremmo capire se ci può dare il tabellino dei «cartellini gialli» che il gruppo...

  PRESIDENTE. Non si preoccupi, onorevole Pini. È tutto nella mia memoria !

  GIANLUCA PINI. Sì, ho capito, però anche noi... Capisce che anche noi...

  PRESIDENTE. E lei, per esempio, sicuramente ha già il «cartellino giallo».

  GIANLUCA PINI. Io ne ho uno, però non ricordo se ne ho uno o due...

  PRESIDENTE. L'onorevole Prataviera ne ha due: uno giallo e uno quasi vicino al rosso !

  GIANLUCA PINI. Se cortesemente potesse darci l'elenco dei cartellini...

  PRESIDENTE. Magari lo scoprirete quando sarete direttamente espulsi.

  GIANLUCA PINI. Però, questo non è corretto !

  PRESIDENTE. Onorevole Gianluca Pini (Commenti del deputato Laffranco)... Sì, è noto, onorevole Laffranco.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Molteni. Ne ha facoltà.

  NICOLA MOLTENI. Presidente, tra i giudici della Corte costituzionale, che oggi hanno bocciato il referendum sulla «legge Fornero», vi è un ex Presidente del Consiglio, noto per essere stato...

  PRESIDENTE. Onorevole Molteni, mi ascolti – poi le farò recuperare il tempo – io adesso sarei tenuto a dirle che l'ho lasciata parlare e sono stato molto flessibile fino a questo momento, ma, dal prossimo emendamento, applicherò molto più rigidamente il Regolamento, perché si deve stare sull'emendamento su cui discutiamo. Comunque sia, quello che ho detto prima all'onorevole Fedriga, dico ora a lei. Lei può fare delle considerazioni politiche e va benissimo. Io però non posso consentire che, in quest'Aula si chiamino in causa singoli membri della Corte costituzionale, perché stiamo parlando di un organo di garanzia esterno alla Camera, che non c'entra nulla con quello che sta accadendo qui. È un organo collegiale che ha assunto una decisione ed io non posso consentire che avvenga in quest'Aula una cosa come quella che è avvenuta prima, esplicitamente con l'onorevole Fedriga, e che lei sta facendo adesso. Quindi, la prego di venire incontro alla Presidenza e di concludere il suo intervento e prego anche l'intero gruppo di prendere atto che, dal prossimo emendamento, sarò molto più rigido sul contenuto degli emendamenti. Prego, onorevole Molteni, ha ancora quaranta secondi.

  NICOLA MOLTENI. Grazie Presidente, dicevo che, tra i giudici della Corte costituzionale, che oggi hanno bocciato il referendum sulla legge Fornero, vi è un ex Presidente del Consiglio, noto per il famoso prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani, figlio della prima Repubblica, colui il quale...

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 19,07)

  PRESIDENTE. Prego, continui con il suo intervento. Deputato Molteni, prego.

  NICOLA MOLTENI. Presidente, ripeto, se mi viene data la possibilità di ripetere. Pag. 118Dicevo, Presidente, che tra i giudici della Corte costituzionale, che oggi hanno bocciato il referendum sulla legge Fornero, vi è un ex Presidente del Consiglio, che ovviamente non citerò, Presidente, un ex Presidente del Consiglio, noto agli italiani per il famoso prelievo forzoso sui conti correnti del 1992, padre di questa Europa, colui il quale qualche forza politica vorrebbe candidare come Presidente della Repubblica. L'occasione ci porta a dire che la Lega non voterà mai al colle Giuliano Amato come Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Buttiglione. Ne ha facoltà.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Grazie Presidente, il gruppo di Area Popolare non voterà questo emendamento perché, evidentemente, se questo emendamento passasse, crollerebbe tutta la riforma e noi le riforme le vogliamo fare, mentre, se crolla questa riforma, noi le riforme non le faremo mai più. Ma, visto che il dibattito si è concentrato sulla recente decisione della Corte costituzionale e che qualcuno mi ha chiesto di spiegarla agli esodati, io la spiegherò agli esodati, perché ce ne sono tanti tra i miei elettori e anche nella mia famiglia, e io dirò loro che la Corte costituzionale non ha competenza per trattare questo argomento. La Corte costituzionale non può ammettere un referendum, il quale contiene delle norme come quelle che vogliono essere portate avanti con questo referendum. L'articolo 75 della Costituzione lo vieta. Non possiamo lodare sempre la Costituzione, viva la Costituzione, la Costituzione più bella del mondo, poi leggiamo quelle parti che ci piacciono e le altre ce le dimentichiamo. E perché lo vieta ? Perché, se noi chiediamo agli elettori di esprimersi su di una legge che dà loro dei soldi, è probabile che gli elettori votino a favore di quella legge a prescindere, mentre una classe politica responsabile, nel momento in cui dice: a questi vanno dati dei soldi, dice anche: a questi vanno tolti dei soldi, perché viviamo in un mondo di risorse scarse. Se qualcuno non vuole la legge Fornero, deve dire dove si prendono i soldi che sono stati presi attraverso la legge Fornero. Io, a suo tempo, feci un tentativo. Quelli di voi che hanno letto – spero ce ne sia qualcuno – il mio libro sulla crisi sanno che io proposi (Commenti dei deputati dei gruppi Lega Nord e Autonomie) una tassa sul capitale.

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore, fatelo parlare.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Chi non voleva la legge Fornero, poteva dire: prendiamo i soldi al 10 per cento più ricco della popolazione, approvando una tassa sui patrimoni. I colleghi di SEL dissero di sì, furono i soli. Allora, se vogliamo educare il popolo italiano alla responsabilità, questi sono i discorsi che dobbiamo fare. È facile gridare: diamo questo a questi. Bene, ma dove prendiamo i soldi ? Io allora un'idea ce l'avevo, se ci mettiamo a studiare assieme, forse ne troviamo una anche adesso.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Gagnarli. Ne ha facoltà.

  CHIARA GAGNARLI. Grazie, Presidente. Questo emendamento interviene sull'elezione del Senato e, mentre il Governo e la maggioranza cercano di trasformare il Senato in un dopolavoro per i loro consiglieri regionali, noi cerchiamo di modificare e, per quanto possibile, migliorare questo articolo, ribadendo che il Senato deve essere eletto a base regionale, e quindi a suffragio universale e diretto, con sistema proporzionale. Vogliamo che sia l'espressione diretta della volontà dei cittadini.
  Come per l'emendamento precedente, ribadiamo che vi è da modificare il numero dei senatori elettivi, una diversa ponderazione per l'assegnazione dei seggi. In questo caso specifico, nell'emendamento diciamo che non possono essere candidati e non possono ricoprire la carica Pag. 119di senatore coloro che hanno ricoperto, per due volte, l'ufficio di sindaco, consigliere regionale, comunale, assessore comunale, per evitare di rivedere sempre le solite persone nei soliti posti.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Presidente, non sono affatto intervenuto su questa questione della Corte costituzionale. Lo farò ora, limitandomi semplicemente a leggere l'articolo 75 della Costituzione. Lo leggo esattamente all'onorevole Buttiglione: non è ammesso il referendum solo per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
  Come è stato già ricordato questa mattina, la Corte in questi anni ha dilatato di molto le sue competenze. Per cui, giustamente, qualcuno ha detto: quando arriveremo a parlare di referendum, sarebbe opportuno che facessimo una riflessione, così come una riflessione è stata fatta a proposito dei decreti-legge.
  Voi sapete che sono disciplinati nelle loro modalità dalla Carta costituzionale, però vi è tutta una giurisprudenza che ha stabilito alcune cose, compresa una legge, la legge n. 400, che è stata recepita in questa riforma. Quindi, qualcuno suggeriva, giustamente, compresa la Lega, che si facesse una riflessione su questo, dato che è successa questa vicenda abbastanza deprimente della sentenza ultima della Corte costituzionale.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Grillo. Ne ha facoltà.

  GIULIA GRILLO. Presidente, mi permetto di osservare che oggi sono stati eletti la gran parte dei 58 rappresentanti delle regioni. Su cinque regioni in cui noi siamo presenti, abbiamo solo un deputato del MoVimento 5 Stelle. Mi permetto di far notare che queste sono le prove generali di questa elezione indiretta, e quindi della formazione di questo nuovo Senato, che, di fatto, non rappresenterà nulla, perché, da una parte, non rappresenterà la volontà popolare dei cittadini, visto che siamo solamente la seconda forza politica e avremo un solo elettore, fra i 58 deputati regionali, del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), ma non rappresenterà neanche le istituzioni territoriali, perché saranno frutto di inciuci, come è successo in Piemonte, dove un grande elettore di Forza Italia è stato eletto con i voti del PD.
  Questo Senato, così, non ha senso ! Avete una speranza, votando questo emendamento, che, perlomeno, garantisce il principio di rotazione delle cariche, cosa a voi aliena (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Scagliusi. Ne ha facoltà.

  EMANUELE SCAGLIUSI. Grazie, Presidente. Intervengo a sostegno di questo emendamento, poiché inserisce il limite massimo dei due mandati anche per i senatori, mutuando questo limite massimo dai principi del MoVimento 5 Stelle. Infatti, noi per primi abbiamo inserito questa nuova figura in politica: il cittadino che fa politica volontariamente, e non per arricchirsi, non per fare carriera. A noi piacerebbe che questo principio fosse inserito anche nel Senato.

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore !

  EMANUELE SCAGLIUSI. Gli ultimi secondi del mio intervento li voglio, invece, spendere contro chi in quest'Aula ha definito «perdita di tempo» la raccolta di firme per un referendum. Voglio ricordare che il referendum è l'unica forma di democrazia diretta inserita nella nostra Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Se il MoVimento fosse al Governo, farebbe una riforma costituzionale, ma per inserire i Pag. 120referendum propositivi e senza quorum (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Massimiliano Bernini. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO BERNINI. Grazie, signora Presidente. «Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di senatore coloro che hanno già ricoperto per due volte l'ufficio di sindaco, consigliere regionale, comunale, assessore comunale, presidente della giunta regionale o della provincia autonoma, consigliere regionale o assessore regionale». Ora, non comprendo cosa vi sia di così esecrabile in questo emendamento. Spiegateci i motivi della vostra contrarietà.
  Evitiamo di trasformare il Senato in un dopolavoro istituzionale, votiamo e votate questo emendamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Paglia. Ne ha facoltà.

  GIOVANNI PAGLIA. Grazie Presidente, l'onorevole Buttiglione ci ha giustamente fatto notare che rispetto alla possibilità di reperire risorse per abrogare finalmente la legge Fornero, una legge che andrà abrogata prima o poi, perché è, semplicemente, socialmente insostenibile, lui avrebbe già alcune idee. Anche noi avremmo alcune idee e sono convinto che molti altri gruppi avrebbero altre idee, sarebbe interessante confrontarle. Il problema è appunto quello che si diceva prima, che questa maggioranza, nonostante ci sia un tale fulgore di idee su come si possa abrogare quella norma, è qui a farci discutere di riforma costituzionale, in cui invece le idee sono poche e male indirizzate, come si vede anche dal dibattito che stiamo facendo sulla riforma del Senato che anziché riformarlo, introduce una Camera assurda. L'unica motivazione che mi pare l'onorevole Buttiglione abbia tirato fuori, ma sarebbe curioso, è che, mi pare di capire, la ragione dell'incostituzionalità del referendum starebbe nel pareggio di bilancio, ovvero in quella norma infame che è stata inserita in Costituzione, sempre in quella legislatura, in agosto, come i ladri di notte.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Presidente, stiamo discutendo di Costituzione e credo che la questione dell'istituto del referendum sia una delle questioni fondamentali che riguardano la Costituzione di un Paese. Vorrei ricordare al collega Buttiglione, tramite lei, Presidente, che la Corte in questo Paese si è espressa anche per altri referendum. Faccio l'esempio del referendum sulla scala mobile che incideva direttamente sulle buste paga dei lavoratori e in quel caso addirittura i cittadini votarono contro i loro stessi interessi economici strettamente intesi, secondo me sbagliando, ma quindi mettendo, in primo luogo, una visione d'insieme del Paese. Ora non si comprende per quale ragione il referendum sulla nefasta legge Fornero non dovrebbe essere celebrato, perché i cittadini non devono avere la possibilità di esprimere il loro giudizio per cercare di ovviare a quelle nefandezze che anche i colleghi del PD, coloro che hanno votato quella riforma, hanno più volte ho evidenziato, quota 96, gli esodati, tanto per fare due esempi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Businarolo. Ne ha facoltà.

  FRANCESCA BUSINAROLO. Grazie Presidente, con questa riforma della Costituzione voi avete voluto inserire in Costituzione un principio che, secondo me, dal vostro punto di vista è importante, cioè che una persona può tenere il sedere su due poltrone. Sostanzialmente con questo Senato una persona potrà essere consigliere in regione, ma anche senatore. Per Pag. 121noi questo inaccettabile, è assolutamente inaccettabile e perciò, per contropartita, chiediamo che venga inserito un altro principio, che per noi invece è fondamentale: che una persona non faccia della politica la propria professione. Di fatto, un consigliere regionale, un presidente della giunta regionale, che hanno già compiuto due mandati nella propria regione, non possono e non devono essere anche senatori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Paolo Bernini. Ne ha facoltà.

  PAOLO BERNINI. Grazie Presidente, vi siete mai domandati come mai il Governo sta portando avanti, a tutti i costi, questa riforma ? Il motivo è semplice, sta seguendo le indicazioni del documento di 16 pagine, sullo stato delle cose per quanto riguarda gli aggiustamenti dell'area euro, redatto dalla JP Morgan il 28 maggio 2013. Questa banca d'affari, che è una delle autrici della crisi economica, che vuole distruggere le Costituzioni dei Paesi del sud Europa, quando il PD, l'anno scorso, vinse le europee si espresse in questi termini sull'esito del voto, in un report dal titolo It's all about Italy: il PD e Renzi hanno significativamente superato le attese, il risultato elettorale apre all'Italia la possibilità di avere un ruolo più forte nella direzione generale della politica dell'eurozona. I risultati confermano la visione costruttiva sulla politica italiana che noi abbiamo sempre avuto dalla fine dello scorso anno. Fatevi delle domande, grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Simone Valente. Ne ha facoltà.

  SIMONE VALENTE. Presidente, vorrei fare notare che in questo Parlamento siedono persone da diversi anni, venti o trent'anni. Li definiamo i cosiddetti dinosauri della politica – mi passi il termine, Presidente –, persone che hanno instaurato molti rapporti ed una rete fitta di contatti in questi anni, spesso clientelari, che hanno accumulato privilegi e vitalizi ed hanno creato nuovi partiti solo per ripulirsi la faccia. Ebbene, queste persone continuano a essere qua. Nel 2007, 350 mila cittadini hanno sottoscritto la proposta di legge «Parlamento pulito» per inserire al massimo due mandati. Questo è un principio cardine che il MoVimento 5 Stelle porta avanti da sempre e vuole inserire anche in questa riforma costituzionale. Infatti pensiamo che la politica sia un servizio civile e non debba diventare una professione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Carinelli. Ne ha facoltà.

  PAOLA CARINELLI. Presidente, intervengo brevemente soltanto per dire che sottoscrivo, parola per parola, l'intervento fatto poco fa dal mio collega Simone Valente. Vorrei che rimanesse agli atti, grazie.

  PRESIDENTE. Sta bene. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Giancarlo Giordano. Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORDANO. Presidente, io intervengo, invece, per contrastare quest'idea, un'idea che è addirittura persecutoria, per cui avere esercitato funzioni di rappresentanza a livelli inferiori a quello del Parlamento possa essere una macchia, o interpretata come tale. Ho cercato di dirlo prima e lo ripeto adesso: il discrimine in democrazia è il consenso, non è la durata delle cariche nella loro qualità. Il tema che si propone e che, però, giustamente tenta di proporre per questa via il MoVimento 5 Stelle, è un tema che deve interrogare i partiti ed il sistema politico se siano in grado di auto-regolarsi e di auto-riformarsi. Questo è un tema interessante. Pag. 122Ma proporre il semplice esercizio di una carica elettiva per più di due anni, a qualsiasi livello, come elemento impeditivo per l'accesso successivo alla rappresentanza più alta mi sembra una cosa che non si tiene con la logica.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Spessotto. Ne ha facoltà.

  ARIANNA SPESSOTTO. Presidente, con l'emendamento Lombardi 2.500 sosteniamo che i senatori siano eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori con le modalità stabilite dalla legge. Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di senatore coloro che hanno già ricoperto per due volte l'ufficio di sindaco, consigliere regionale, comunale, assessore comunale, presidente della giunta regionale o della provincia autonoma, consigliere regionale o assessore regionale.
  Sostanzialmente, con quest'emendamento chiediamo di non vedere sempre le stesse facce a ricoprire i ruoli istituzionali più importanti e, quindi, di garantire anche un'adeguata rotazione in queste cariche e in questi ruoli. Quindi, vi chiediamo di votare favorevolmente quest'emendamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Di Benedetto. Ne ha facoltà.

  CHIARA DI BENEDETTO. Presidente, vorrei soffermarmi ancora sullo scenario che ci si sta presentando davanti, perché chi si collega in questo momento a seguire i lavori dell'Aula trova esattamente e vede in maniere palese qual è la differenza tra l'idea della politica che ha il MoVimento 5 Stelle e quella che invece ha la maggioranza di questo Parlamento ed i partiti in generale.
  Infatti, mentre noi proponiamo un modello che porta ad un'alternanza di chi ricopre le cariche istituzionali e ad un massimo di due mandati, invece questa maggioranza e il Governo Renzi propongono un Senato che non viene eletto dai cittadini, ma viene nominato dagli stessi consiglieri regionali e dai consiglieri comunali. Quindi le persone che andranno a ricoprire il ruolo di senatori sono proprio persone che già ricoprono un altro ruolo, esattamente tutto l'opposto dell'idea di politica che ha il MoVimento 5 Stelle, che non è quella di una carriera. Infatti le poltrone, qua dentro, noi non le vogliamo, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Agostinelli. Ne ha facoltà.

  DONATELLA AGOSTINELLI. Presidente, vorrei ricordare all'Aula, impegnata quasi distrattamente in questo dibattito che invece riguarda il futuro della nazione e della democrazia, le parole di un grande giurista, Gustavo Zagrebelsky.
  Che cosa dice ? Lui dice che la concentrazione del potere economico, l'andamento della finanza mondiale, l'impoverimento, il degrado del pianeta, le migrazioni delle popolazioni sono i veri problemi che dobbiamo affrontare. Noi, invece, ne stiamo subendo le conseguenze senza poter agire sulle cause.
  E che cosa sta facendo adesso la classe dirigente, che non dirige un bel niente ? Non tenta di mettere la testa fuori. Per far questo occorrerebbe avere idee politiche e almeno tentare di metterle in pratica. Invece, quello che si sta facendo adesso è soltanto un'operazione di facciata, un rifarsi il trucco apparente, senza andare ad affrontare le vere problematiche (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Pesco. Ne ha facoltà.

  DANIELE PESCO. Grazie Presidente. Con questo emendamento in pratica chiediamo solo che i senatori siano eletti come lo sono adesso, a suffragio universale, non Pag. 123come questa riforma vuol fare, ovvero attraverso una elezione di secondo livello, diciamo, cioè grazie ai consigli regionali.
  Capiamo benissimo cosa vogliono fare di questa riforma questa maggioranza e questo Governo. Vogliono fare in modo che ci siano alcuni posti con immunità parlamentare per persone che non si occuperanno di cose di cui oggi si occupa il Senato. Sì, perché cosa farà il Senato quasi non si sa, non si capisce. Però, avremo senatori che saranno coperti da immunità parlamentare. Questo è veramente uno scandalo. Infatti, potranno essere scelte alcune persone per fargli avere l'immunità e basta, perché non faranno nient'altro. È una vergogna.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Caso. Ne ha facoltà.

  VINCENZO CASO. Grazie Presidente. L'articolo 2 di questa riforma è la parte centrale. Infatti, è qui che si definiscono i ruoli del Senato. Siccome nella discussione sul complesso degli emendamenti abbiamo sentito gli interventi della Bindi, anche di altri esponenti del PD, anche di Scelta Civica e anche di De Mita, dietro di me, che dicevano che questo Senato non gli andava bene così come è stato scritto all'interno di questa riforma.
  Quindi, vorrei capire, siccome i pareri che sono stati dati dalla maggioranza sono favorevoli solo all'emendamento soppressivo di Rosato rispetto alla modifica fatta all'interno della Commissione, quali sono le intenzioni di coloro che si sono esposti per modificare questo articolo 2.

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore, è possibile non gridare? È veramente fastidioso sia per chi parla sia qui ai banchi della Presidenza.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Terzani...scusi, Terzoni. Ne ha facoltà.

  PATRIZIA TERZONI. Grazie per il Terzani, visto che è una grandissima persona. Volevo intervenire su questo emendamento perché dice – cito la prima frase testualmente –: «I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori con le modalità stabilite dalla legge». Questo è un punto fondamentale, che è stato tanto discusso in questi giorni all'interno di quest'Aula. E vorrei ricordare che qui chiunque, nessuno escluso, ha sempre detto che i propri elettori devono poter scegliere chi mandare qua su a rappresentarli.
  Ora, in questo momento si sta facendo l'esatto opposto. E io penso che ora non direte mai più una cosa del genere. Si può vedere anche dal fatto che, ad esempio, anche nella mia regione il PD non sta facendo neanche le primarie per eleggere il proprio presidente di regione, stanno in un limbo veramente molto grande.
  Quindi, mi stupisco del fatto che voi voterete in modo contrario a questo emendamento. Però c’è anche la seconda parte, che onestamente non è da sottovalutare, che afferma che non si possono ricoprire più di due cariche da parte di chi proviene già da un collegio...

  PRESIDENTE. Concluda, per favore.

  PATRIZIA TERZONI. Questo perché ? Perché si perde il contatto con la realtà e i rappresentanti che siedono...

  PRESIDENTE. Deve concludere, deputata. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato De Rosa. Ne ha facoltà.

  MASSIMO FELICE DE ROSA. Grazie Presidente. La Guardia di finanza questa mattina ha visitato sia il comune di Rozzano che la regione Lombardia e il consigliere regionale Massimo D'Avolio, ex sindaco del comune di Rozzano, in quota PD, è indagato per abuso di ufficio.
  Ecco, questa è la gente che rischiamo vada al Senato perché scelta da altri personaggi del PD. Questa è la gente che passerà da delinquere sul territorio a delinquere direttamente in Senato. Noi non ci stiamo a questo. Facciamo scegliere ai cittadini. Lasciamo la libertà ai cittadini Pag. 124di evitare questi scempi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Piras. Ne ha facoltà.

  MICHELE PIRAS. Presidente, questo emendamento, come altri che sono stati presentati, ipotizza che il rigore morale di una persona abbia una data di scadenza come uno yogurt. In altre parole, dopo dieci anni si diventa corruttibili e, pertanto, non bisogna più tornare in questo luogo di contaminazione. Io credo che questa sia una visione abbastanza singolare delle caratteristiche di una persona perché io sono fra quelli che pensano che se uno ha un rigore morale particolare, se uno ci tiene alla moralità, a quello che fa, se uno è mosso da passione, da intenti veri, non venga corrotto neanche dopo un'intera vita di esercizio della funzione politica. E questo emendamento ipotizza uno scenario nel quale un muratore che abbia svolto per dieci anni bene il suo lavoro non possa poi fare il capocantiere. Io, invece, sono fra quelli che pensano che chi ha avuto un'esperienza amministrativa di qualche anno in un comune, è stato un sindaco, è stato un amministratore, è stato un assessore regionale, sia un valore aggiunto in questo Parlamento e, perciò, sono profondamente in disaccordo con la sua seconda parte (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  FILIBERTO ZARATTI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputato Zaratti, non le do la parola, perché lei ha già parlato su questo emendamento.

  FILIBERTO ZARATTI. Non voglio parlare per dichiarazione di voto.

  PRESIDENTE. E su cosa vuole parlare ?

  FILIBERTO ZARATTI. Vorrei chiedere la votazione per parti separate.

  PRESIDENTE. Votazione per parti separate di questo emendamento ? Prego.

  FILIBERTO ZARATTI. Grazie Presidente, volevamo chiedere la votazione per parti separate di questo emendamento.

  PRESIDENTE. Dell'emendamento Lombardi 2.500 ?

  FILIBERTO ZARATTI. Dell'emendamento Toninelli 2.0201.

  PRESIDENTE. Ma adesso siamo sull'emendamento Lombardi 2.500.

  FILIBERTO ZARATTI. È l'emendamento che dice: «I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori con le modalità stabilite dalla legge». Chiediamo il voto su questo e, poi, sulla parte seguente, perché siamo d'accordo sulla prima parte dell'emendamento e non siamo d'accordo sulla seconda.

  PRESIDENTE. Guardi, penso che ci sia un errore, perché noi siamo sul testo dell'emendamento Lombardi 2.500. Lei si riferisce ad un altro testo, forse al Testo alternativo del relatore di minoranza Toninelli.

  FILIBERTO ZARATTI. È lo stesso, Presidente.

  PRESIDENTE. Scusate, colleghi, noi adesso stiamo sull'emendamento Lombardi 2.500.

  FILIBERTO ZARATTI. È quello che abbiamo elencato. È quello su cui abbiamo discusso finora. Presidente, l'ho chiamato male, ma ho letto bene il testo dell'emendamento. Mi scuso perché l'ho attribuito a Toninelli, ma, sì, è l'emendamento Lombardi 2.500.

  PRESIDENTE. È a questo, quindi, che si riferisce ? Lei chiede la votazione per parti separate ? Ecco, dovrebbe indicarci come vuole separare questo emendamento.

Pag. 125

  FILIBERTO ZARATTI. L'ho detto, Presidente. Prima votazione: «I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori con le modalità stabilite dalla legge». Per la parte seguente, una seconda votazione.

  PRESIDENTE. Un secondo che lo dobbiamo valutare, abbia pazienza.
  Allora, colleghi, dopo questa consultazione risulta che questo emendamento può essere votato per parti separate e ciascuna con la parte consequenziale.
  Quindi la prima parte è quella che è stata letta dal deputato Zaratti: «I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori con le modalità stabilite dalla legge», con la parte consequenziale.
  Quindi questa è la prima parte ed il resto, la seconda parte, con la consequenziale anch'essa. (Commenti del deputato Zaratti).
  Un attimo, onorevole Zaratti, se ce lo avesse detto prima... perché c’è tutta un'interpretazione da fare rispetto al testo e a come si inserisce, quindi lei capisce che c’è un lavoro interpretativo da fare.
  Allora, colleghi, siccome è importante interpretare nel modo più preciso questa richiesta di votazione per parti separate io sospendo la seduta per cinque minuti, fino alle 19,45, il tempo di chiarire ogni possibile interpretazione.
  Sospendo la seduta.

  La seduta, sospesa alle 19,40, è ripresa alle 19,50.

  PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo il seguito della discussione. Come già anticipato, la richiesta di votazione per parti separate dell'emendamento Lombardi 2.500 può essere accolta. Porrò pertanto in votazione la prima parte dell'emendamento costituita dal primo comma e, successivamente, la seconda parte dell'emendamento costituita dal secondo comma. La parte consequenziale deve intendersi riferita ad entrambe le parti poiché, essendo l'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 58 della Costituzione, l'approvazione di ciascuna parte comporta necessariamente la soppressione della disposizione che dispone l'abrogazione dell'articolo 58 stesso.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, come relatore semplicemente per cambiare il parere ed esprimere parere favorevole sul primo comma e parere contrario sul secondo.

  FILIPPO GALLINELLA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FILIPPO GALLINELLA. Signor Presidente, immagino che si faranno due dichiarazioni di voto, quindi anche per la seconda parte perché prima non ero intervenuto. Volevo intervenire, ed ho sentito che l'emendamento sarà votato in due parti ed ho quindi farò due dichiarazioni di voto. Era solo per chiarimento.

  PRESIDENTE. Per chiarire questo punto con riferimento alla questione dello svolgimento delle dichiarazioni di voto in caso di votazione di un emendamento per parti separate, premesso che i precedenti non sono univoci e, quindi, lasciano un ampio margine di discrezionalità all'apprezzamento della Presidenza, tuttavia dobbiamo anche darci una regola. Quindi avverto – d'altra parte il presidente Giachetti questo lo aveva già anticipato – che, anche al fine di dare ordine ai nostri lavori, sarà consentito lo svolgimento di interventi su ogni singola parte qualora la richiesta di votazione per parti separate sia avanzata e ammessa al momento di passare alla discussione dell'emendamento. Infatti è chiaro che se in quel momento si fa la richiesta dunque si può concedere. Diversamente, vale a dire nel caso in cui la relativa richiesta sia formulata dopo l'avvio delle dichiarazioni di voto, come in questo caso, si manterrà Pag. 126l'unitarietà della fase senza consentire lo svolgimento di dichiarazioni di voto separate sulle singole parti oggetto di votazione. Qui la richiesta è stata fatta successivamente e ci sono già state le dichiarazioni di voto, quindi a questo punto non si consentono dichiarazioni di voto per parti separate.

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, mi scusi, ma riguardo a quanto da lei adesso annunciato, visto che ha fatto riferimento al precedente di ieri del collega Giachetti, ci terrei a precisarle che ieri il collega Giachetti ha sollevato questa perplessità, poi però ha concesso di intervenire ai deputati che non erano intervenuti in precedenza. È accaduta la stessa cosa: prima si è fatta una discussione sull'emendamento nel suo complesso poi è stata chiesta e annunciata la votazione per parti separate e, a quel punto, è stata data la possibilità ai deputati che non erano intervenuti in precedenza sull'emendamento nel suo insieme di poter parlare sulle due parti, tant’è che ieri – cito un esempio – il collega Parentela si è espresso prima su una parte e poi sulla seconda parte. Quindi, credo che lei debba dare la possibilità a chi non si è già espresso sull'emendamento nella sua interezza, come è successo ieri, di potere esprimere il proprio parere sulle due parti dell'emendamento separatamente.

  PRESIDENTE. La situazione è diversa. Vedo che c’è il presidente Giachetti che chiede la parola e gliela do volentieri.

  ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, in realtà ieri la questione è stata generata da un mio errore, nel senso che in quell'occasione è stata chiesta precedentemente la votazione per parti separate.

  PRESIDENTE. Esatto.

  ROBERTO GIACHETTI. Io non l'ho comunicato subito e per riparare all'errore di non averlo detto subito, ho consentito in via straordinaria quel tipo di dichiarazione di voto. Questa è la ragione per cui in quel frangente e in quell'occasione c’è stata prima una serie di dichiarazioni di voto e poi l'ho concessa sulle due parti, non avendo io erroneamente comunicato subito la richiesta di votazione per parti separate.
  Invece, in questo caso, è stata comunicata dopo che le dichiarazioni sono state svolte.

  PRESIDENTE. Esatto. Dunque rimane per noi questa la regola.
  Il deputato Gallinella ha alzato la mano: deputato Gallinella, mi scusi ma ha già parlato su questo emendamento.  Ha già parlato, non posso darle la parola, mi dispiace.

  FILIPPO GALLINELLA. Presidente, io volevo fare la dichiarazione di voto...

  PRESIDENTE. Stiamo sullo stesso emendamento, deputato Gallinella, lei ha già parlato. Lei è intervenuto prima, mi chiedeva la spiegazione procedurale, io la spiegazione gliel'ho data.

  FILIPPO GALLINELLA. Volevo solo sapere se potevo fare due dichiarazioni di voto o dovevo farne una sola su tutte e due le parti.

  PRESIDENTE. È stata già fatta la sua dichiarazione di voto... No ? Va bene, allora, deputato Gallinella, prego.

  FILIPPO GALLINELLA. Grazie Presidente, in precedenza volevo solo sapere se dovevo fare una dichiarazione di voto o ne potevo fare due e quindi ora ne farò una sola come lei ha appena evidenziato.
  Noi chiediamo alla maggioranza di votare favorevolmente a questo emendamento perché riteniamo, innanzitutto, che il Senato debba essere eletto a suffragio universale e, in secondo luogo, che due Pag. 127mandati sono più che sufficienti. Ora capisco, dalla discussione, che i gruppi hanno chiesto la votazione per parti separate perché qualcuno ritiene giusto che il Senato venga eletto a suffragio universale e qualcun altro ritiene, invece, che due mandati non debbano essere un limite, perché c’è qualcuno che ritiene che l'esperienza pregressa, che sia da sindaco, da assessore o allo stesso modo da deputato, comporti un valore aggiuntivo per poter essere eletto. Noi siamo contro questa cosa, quindi, volevo dare questa spiegazione.

  CELESTE COSTANTINO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  CELESTE COSTANTINO. Signora Presidente, in realtà sono stata anticipata dall'intervento dell'onorevole Giachetti. Era per dire che noi abbiamo fatto una richiesta tardiva di votazione per parti separate di questo emendamento, però a questo punto approfitto per fare la mia dichiarazione di voto e per dire che noi voteremo a favore della prima parte dell'emendamento che abbiamo chiesto di votare separatamente che è quella relativa all'elezione a suffragio universale dei senatori, e, invece, voteremo contro alla seconda parte per i motivi che sono stati già argomentati dal mio gruppo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaccagnini. Ne ha facoltà.

  ADRIANO ZACCAGNINI. Signora Presidente, mi scusi se ho alzato la mano solo all'ultimo, ma sempre per tornare sul tema del Senato delle autonomie, sulla sua composizione e sulla riduzione dei componenti a portavoce di istanze disparate difficilmente componibili in un disegno unitario – contraddicendo il titolo di Senato delle autonomie, come detto prima – ci poniamo il quesito di come si componga in un sistema unitario il discorso delle autonomie nonché di chi gli dia voce. Perché così diventa un luogo di negoziazione, sostanzialmente, di particolarismi, e quindi forse l'opzione di un Senato eletto direttamente dai cittadini, come questa prima parte dell'emendamento propone, sarebbe più appropriata e più conforme a quella che è la necessità del Paese, con una differenziazione funzionale costituzionalmente determinata, ovvero, appunto, un Senato eletto con il proporzionale e con funzioni specifiche differenti.

  ELENA CENTEMERO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputata Centemero, mi dicono che ha già parlato. Ho qui l'elenco degli interventi.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Corda. Ne ha facoltà.

  EMANUELA CORDA. Grazie Presidente. Vorrei intervenire su questo emendamento anche perché il collega Piras ha criticato il discorso del limite dei due mandati che noi, invece, riteniamo fondamentale, perché questo permanere nelle istituzioni decenni e decenni ha fatto sì che si formasse una vera e propria gramigna, in certi casi, senza offendere nessuno, però purtroppo è vero. Quindi, non è un cattivo trattamento della persona, il collega lo paragonava addirittura allo yogurt che ha la sua scadenza, ma è semplicemente un principio, un principio che consentirebbe di mantenere le istituzioni più pulite.
  Poi, vogliamo ovviamente mantenere il suffragio universale, che è una cosa fondamentale per una questione di democrazia e per continuare ad impedire che vengano negati i diritti fondamentali dei cittadini, ovvero che possano eleggere liberamente i propri rappresentanti nelle istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Nicola Bianchi. Ne ha facoltà.

Pag. 128

  NICOLA BIANCHI. Signora Presidente, anch'io ci tenevo particolarmente ad intervenire su questo emendamento, anche per precisare perché siamo favorevoli alle due legislature. In primo luogo, per non rendere il politico schiavo dei consensi; questo consente al politico di svolgere veramente i suoi compiti senza scendere proprio a nessun tipo di compromessi. In secondo luogo, perché la politica, secondo noi, riguarda tutti i cittadini. Tutti i cittadini possono occuparsi di politica e quindi fare politica, ma fare politica per due legislature dopodiché ritornare al proprio lavoro. Concludo ricordando che, comunque, questa riforma costituzionale vede la rivisitazione di un Senato in maniera davvero vergognosa, perché rimangono intatti tutti i costi di manutenzione e di gestione dell'istituzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Basilio. Ne ha facoltà.

  TATIANA BASILIO. Presidente, anch'io intervengo su questo emendamento, che verrà votato per parti separate, in quanto, secondo noi, comunque è un emendamento di buon senso, e mi appello alla maggioranza affinché voti entrambe le parti, in quanto i senatori devono assolutamente essere eletti a suffragio universale e assolutamente dal popolo, in quanto è impensabile che ci siano delle cariche istituzionali così importanti non elette direttamente dai cittadini italiani. Inoltre, per quanto riguarda la seconda parte, cioè la carica di senatori per coloro che hanno già ricoperto per due volte l'ufficio di sindaco, consigliere regionale o comunale, assessore comunale, presidente della giunta regionale o della provincia autonoma, voglio sempre ricordare che questo non deve diventare un mestiere o un lavoro ma dovrebbe essere semplicemente una missione, un senso civico. Quindi, qualsiasi persona ricopra questa carica deve riportare il senso civico del dovere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  ARCANGELO SANNICANDRO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Deputato Sannicandro, non posso darle la parola, perché su questo emendamento lei è già intervenuto.
  Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla prima parte dell'emendamento Lombardi 2.500, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza del MoVimento 5 stelle e del relatore di minoranza della Lega Nord e il parere contrario delle relatore di minoranza di SEL. Anzi, mi comunicano che anche il relatore di minoranza di SEL ha cambiato il parere, che è quindi favorevole su questa prima parte.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Cassano, Paris, Lodolini, Valiante, Stumpo, Fusilli.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  471   
   Votanti  470   
   Astenuti    1   
   Maggioranza  236   
    Hanno votato sì  118    
    Hanno votato no  352.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Airaudo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e il deputato Boccia ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla seconda parte dell'emendamento Lombardi 2.500, con il parere contrario della Commissione e del Governo, il parere favorevole del relatore di minoranza del MoVimento 5 Stelle e il parere contrario dei relatori di minoranza di Lega Nord e SEL.
  Dichiaro aperta la votazione.Pag. 129
  (Segue la votazione).

  Coppola, Carella.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  471   
   Maggioranza  236   
    Hanno votato sì   79    
    Hanno votato no  392.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (I deputati Carella e Boccia hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

  Passiamo alla votazione dell'emendamento Toninelli 2.4, sul quale vi è il parere contrario di Commissione e Governo e il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Centemero. Ne ha facoltà.

  ELENA CENTEMERO. Grazie Presidente, per preannunciare il voto contrario del gruppo di Forza Italia su questo emendamento. In questo emendamento, oltre ad indicare che il Senato è eletto su base regionale, si interviene sul numero di senatori eletti nelle regioni in base alla popolazione, però indicando un numero fisso da tre a cinque fino a tredici. Voglio ricordare che, al Senato, questo articolo è già stato modificato così come era stato presentato nella versione originale da parte del Governo ed è stato proprio modificato nella parte che riguarda la composizione. In modo particolare, voglio ricordare che si tratta di una elezione di secondo grado e che, nella prima versione, erano previsti un minimo di due senatori per regione di diritto.
  Nella modifica che è stata apportata al Senato, oltre a diminuire il numero dei senatori che nella versione originaria erano 122 e qui invece sono 100, più i senatori di nomina presidenziale, si lega strettamente il numero di senatori alla popolazione di ogni singola regione. Quindi, già al Senato si è fatto un passo in avanti sulla composizione del Senato, quindi non riteniamo ulteriormente necessaria una modifica che vada, ancora una volta, ad aumentare il numero dei senatori.

  PRESIDENTE. Io non ho altri interventi su questo emendamento... onorevole Bragantini cosa c’è ?

  MATTEO BRAGANTINI. Ho consegnato una lista di interventi.

  PRESIDENTE. D'accordo. Me la passate per favore ? Scrive pure piccolo e io non ci vedo, ho una certa età, lei capisce bene. Lo fa apposta, è evidente...!
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caon. Ne ha facoltà.

  ROBERTO CAON. Solo per preannunciare che il gruppo Lega Nord e Autonomie voterà a favore di questo emendamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rondini. Ne ha facoltà.

  MARCO RONDINI. Grazie Presidente, è stato presentato questo emendamento per cercare di raddrizzare una riforma, che è una riforma che non ci convince assolutamente e, nonostante tutto, noi continuiamo a ritenere che proseguire il dibattito intorno ad una riforma costituzionale in un momento particolare come questo, in un momento in cui abbiamo appreso del pronunciamento della Corte costituzionale intorno alla possibilità di far svolgere un legittimo referendum su un obbrobrio di legge, come quella Fornero, noi riteniamo, al contrario di quanto sostenuto da qualche collega, che questa sia una vera e propria perdita di tempo. Noi riteniamo che sia importante invece magari prendersi del tempo e provare a ragionare intorno a questa iniqua decisione della Corte costituzionale.

Pag. 130

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Allasia. Ne ha facoltà.

  STEFANO ALLASIA. Grazie Presidente, indubbiamente, non è che ho da scusarmi sul precedente intervento in cui mi è stata tolta la parola perché ho utilizzato frasi poco piacevoli per l'Aula ma, indubbiamente, come ribadisco, sono nato e cresciuto in periferia a Torino e certi linguaggi sono di uso e costume, anche in ambiti lavorativi che ho sempre frequentato. Indubbiamente sarebbe piacevole per voi schiaffeggiarmi o sculacciarmi.
  È quello che state facendo e continuate a fare agli italiani, a prenderli in giro e a schiaffeggiarli con questa sentenza e con la «riforma Fornero» che avete votato, voi del PD, quelli che c'erano di Forza Italia e anche quelli di Scelta Civica per l'Italia.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI. Grazie, Presidente. Intervengo con i tempi del gruppo, per un minuto.

  PRESIDENTE. Prego.

  MATTEO BRAGANTINI. Presidente, anche a noi non piace questo metodo di parlare delle riforme costituzionali, ma è colpa vostra, della maggioranza, del PD e di Forza Italia, che non ha voluto ascoltare le legittime richieste della minoranza, quelle di potere fare una riforma costituzionale con i contenuti, discutendone e non in assenza del Capo dello Stato. Oggi, quando vi abbiamo chiesto due ore di tempo, perché c'era una sentenza della Corte costituzionale su un referendum molto importante, che va ad incidere sulla nostra discussione, perché in questa riforma costituzionale si andrà a parlare anche del referendum, voi ci avete bocciato anche questa possibilità.
  Dunque, è colpa vostra se, in futuro, ci saranno i nostri posteri che andranno a leggere come è stata portata avanti questa discussione. È colpa del PD che non vuole ascoltare e vuole fare le riforme costituzionali a colpi di maggioranza e senza ascoltare nessuno.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Grazie, Presidente. Visto che, con questa riforma costituzionale, stiamo dando vita a una patetica imitazione del Bundesrat e, soprattutto, visto che i proponenti di queste riforme sono, da una parte, una patetica imitazione di un partito di sinistra che dovrebbe interessarsi di esodati e di lavoratori e invece non lo fa (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) e, dall'altro, la patetica imitazione di un partito di opposizione che, invece, è sempre prono a inchinarsi ai voleri dello statista di Firenze – e mi riferisco, ovviamente, a Forza Italia –, con questo emendamento almeno rendiamo meno patetica, appunto, l'imitazione del Bundesrat, perché legare comunque il numero dei senatori all'effettiva popolazione delle regioni, nei quali questi vengono eletti o nominati, mi sembra quanto meno un'operazione di onestà intellettuale che non inficia, in generale, la riforma, purtroppo, ma che comunque, come ho detto, si avvicina almeno a un'immagine di un Senato effettivamente federale e delle autonomie.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Grimoldi. Ne ha facoltà.

  PAOLO GRIMOLDI. Presidente, ho sentito tanti che dicevamo, sulla questione del referendum sulla «legge Fornero», che si tratta di materia fiscale. Io vorrei solo ricordare una cosa, cioè che, prima di liquidare la questione, dicendo che è materia fiscale, dobbiamo ricordarci che parliamo di persone che hanno lavorato magari per quarant'anni e che hanno versato dei contributi; prima di liquidarla, dicendo che si tratta di materia fiscale, ricordiamo Pag. 131che noi, in quest'Aula, che rappresentiamo comunque la massima istituzione di questo Paese, viviamo in un Paese e in uno Stato, dove non vengono più pagati i contributi dei dipendenti pubblici. Noi, oggi, non stiamo pagando i contributi dei dipendenti pubblici e creiamo una guerra tra poveri, intesa tra dipendenti, a causa della «riforma Fornero», sbagliata, che ha creato questa situazione.
  Quindi, non è liquidabile, dicendo che è materia fiscale. È la vita delle persone, per buona parte delle quali oggi noi, in modo irresponsabile così come è stato, non paghiamo neanche più i contributi. Questa è la situazione e questa è la causa per cui siamo in queste condizioni.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie, Presidente. Ho cambiato posto ma il problema rimane sempre lo stesso, ovvero un'Aula e, soprattutto, una parte dell'Assemblea assolutamente insensibile, che, di fronte a ciò che è accaduto, oggi non dà segni di vita. È un'ignominia il fatto che nessuno qui si alzi e faccia il proprio dovere, svolga il proprio compito, rispetti il mandato che ha stretto solennemente con i propri elettori, perché qui sono in tanti che sono stati votati anche per cambiare la «legge Fornero» e anche per rendere più equo il rapporto tra cittadino contribuente e Stato.
  Cosa che ovviamente non è avvenuta, quando voi, questa stessa maggioranza, PD-Forza Italia, qualche anno fa avete votato questo vero e proprio stravolgimento del rapporto tra cittadino e Stato. Ancora, oggi che avreste avuto la possibilità per lo meno di interloquire con i vostri rispettivi sodali di partito all'interno della Corte costituzionale, perché non ditemi che Amato, Mattarella e company non hanno alcun tipo di collegamento con voi...

  PRESIDENTE. Concluda, per favore.

  DAVIDE CAPARINI. ...ecco avreste avuto la possibilità di fare qualcosa e non l'avete fatto.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Simonetti. Ne ha facoltà.

  ROBERTO SIMONETTI. Grazie Presidente, qui stiamo parlando della seconda parte della Costituzione, ma di fatto l'articolo, che è stato veramente modificato nei fatti dall'azione politica del Partito Democratico e di questa maggioranza, è l'articolo 1, quando afferma che l'Italia è una Repubblica democratica. Qui siamo in una Repubblica dittatoriale, perché, con la legge elettorale nuova, un solo partito, con un premio di maggioranza, potrà governare. E soprattutto avete modificato il secondo comma, in cui si afferma che la sovranità appartiene al popolo. Ma quale popolo ? Abbiamo avuto tre Presidenti del Consiglio non eletti che determinano la vita delle persone e oggi una sentenza vergognosa della Consulta ha tolto la possibilità al popolo di esprimersi, dopo aver raccolto più di 500 mila firme sottoscritte e autenticate nei vari gazebo da parte dei militanti. Quindi, questa è la vera vergognosa riforma del Partito Democratico, assieme a Forza Italia, che supinamente si inchina al Presidente Renzi per un esclusivo motivo: per avere un Presidente della Repubblica che possa dare la grazia a Berlusconi, perché non ha più il passaporto.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Da Villa. Ne ha facoltà.

Testo sostituito con errata corrige volante   MARCO DA VILLA. Grazie Presidente, questo è uno dei numerosi emendamenti che cercano di riportare delle attività all'interno del Senato in questa riforma che potremmo dire è una riforma della restaurazione. Dopo una rivoluzione, che è avvenuta nel febbraio 2013, anche con l'elezione del MoVimento 5 Stelle all'interno del Parlamento e con delle scelte che hanno anche portato il Partito Democratico a fare le primarie dei singoli candidati nelle liste, che, quindi, rispondevano ad una maggiore richiesta di democrazia da parte dei cittadini italiani, ecco che ci troviamo invece di fronte a una controriforma, Pag. 132oserei dire, ad una restaurazione, in cui si toglie il potere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti all'interno di un'istituzione così importante come quella del Senato. Quindi, è importante cercare di ribadire che il Senato deve rimanere elettivo, che i membri della Camera alta non possono essere dei nominati dei partiti, non possono essere delle persone che fanno un secondo lavoro, che sono sindaci, consiglieri regionali. È quindi veramente importante che tutta la Camera possa votare questo emendamento, che afferma che il Senato della Repubblica deve essere eletto a base regionale, con una ripartizione in base al numero di abitanti di ciascuna regione.   MARCO DA VILLA. Grazie Presidente, questo è uno dei numerosi emendamenti che cercano di riportare l'elettività all'interno del Senato in questa riforma che potremmo dire è una riforma della restaurazione. Dopo una rivoluzione, che è avvenuta nel febbraio 2013, anche con l'elezione del MoVimento 5 Stelle all'interno del Parlamento e con delle scelte che hanno anche portato il Partito Democratico a fare le primarie dei singoli candidati nelle liste, che, quindi, rispondevano ad una maggiore richiesta di democrazia da parte dei cittadini italiani, ecco che ci troviamo invece di fronte a una controriforma, Pag. 132oserei dire, ad una restaurazione, in cui si toglie il potere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti all'interno di un'istituzione così importante come quella del Senato. Quindi, è importante cercare di ribadire che il Senato deve rimanere elettivo, che i membri della Camera alta non possono essere dei nominati dei partiti, non possono essere delle persone che fanno un secondo lavoro, che sono sindaci, consiglieri regionali. È quindi veramente importante che tutta la Camera possa votare questo emendamento, che afferma che il Senato della Repubblica deve essere eletto a base regionale, con una ripartizione in base al numero di abitanti di ciascuna regione.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Chimienti. Ne ha facoltà.

  SILVIA CHIMIENTI. Grazie Presidente, la cosa che mi sconcerta di più in questa discussione è la fretta con cui il Governo sta obbligando il Parlamento ad approvare queste riforme costituzionali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Personalmente, trovo anche gravissimo il fatto che il calendario di domani non preveda lo svolgimento del question time in Aula. Visto che comunque domani è prevista l'interruzione dei lavori alle 16, credo si potesse prevedere l'interruzione alle 15 e garantire il regolare svolgimento del question time, che penso sia un diritto di tutti i parlamentari, ma soprattutto di quelli dell'opposizione. Ma, d'altra parte, siamo in una situazione del tutto anomala, in cui tutto è lecito, in cui si discute lo stravolgimento della Costituzione in mancanza del Presidente della Repubblica, che dovrebbe esserne il massimo garante. Quindi, facendo un bilancio, questo Governo, che da quando è insediato ha approvato decreti solo a suon di continue fiducie, ora sottrae ai cittadini la possibilità di eleggere il Senato e lo fa, commissariando il Parlamento e assoggettandolo ad un patto fatto in segreto con il signor Silvio Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Grande. Ne ha facoltà.

  MARTA GRANDE. Grazie, Presidente. Vorrei porre all'attenzione dell'Aula la modifica sostanziale che questo emendamento porta al testo di cui stiamo trattando. Mentre nel testo originario si parla del fatto che nessuna regione possa avere un numero di senatori inferiore a due, il nostro emendamento apporta una modifica sostanziale, in quanto vi è una ripartizione su base regionale, e quindi sul numero degli abitanti: tre senatori nelle regioni sino a un milione, quattro nelle regioni con più di un milione di abitanti e fino a due milioni, cinque senatori nelle regioni con più di due milioni di abitanti e fino a tre milioni, dieci senatori nelle regioni con più di tre milioni e fino a quattro milioni e 500 mila abitanti, 13 senatori nelle regioni con più di quattro milioni e 500 mila abitanti e fino a sei milioni, 22 senatori, addirittura, nelle regioni con più di sei milioni di abitanti, mentre la Valle d'Aosta e il Molise eleggono un senatore. Quindi, una modifica sostanziale del testo, che noi abbiamo portato perché crediamo che questo testo che stiamo affrontando vada totalmente rivisto.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Tripiedi. Ne ha facoltà.

  DAVIDE TRIPIEDI. Grazie, Presidente. Come membro della Commissione lavoro, non posso esitare dal dare un giudizio anche io alla vergognosa sentenza che oggi si è espressa alla Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Quasi tutti abbiamo ricordato i gravi danni che ha creato a milioni di futuri pensionati questa manovra vergognosa che è stata votata da quasi tutto il Parlamento, ma ci siamo dimenticati di un'altra cosa gravissima, che è la disoccupazione giovanile, che è causa di questa vergognosa manovra che porta, a pieno regime, in pensione un uomo a settant'anni.Pag. 133
  Quindi, è una vergogna che il Parlamento oggi non si esprima per dare un giudizio, perché ci troviamo innanzi a una disoccupazione giovanile mai vista nella storia della Repubblica e ci troviamo innanzi a un Parlamento che fa orecchie da mercante. Quindi, invito tutti i membri della Commissione lavoro, di cui faccio parte, a esprimersi e dare un giudizio. Invitiamo anche il Ministro Poletti a dare una risposta, non come ha fatto l'anno scorso, prendendo in giro...

  PRESIDENTE. Concluda, deputato.

  DAVIDE TRIPIEDI. ...i membri della Commissione lavoro, ma facendo i fatti, e questo Governo di fatti non ne fa proprio nessuno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rizzo. Ne ha facoltà.

  GIANLUCA RIZZO. Grazie, Presidente. Questo emendamento parla di elezione dei senatori. Nello specifico, fa delle precisazioni sul numero degli eletti e della ripartizione in virtù della densità di abitanti per singole regioni in base all'ultimo censimento generale. Ma, Presidente, vi è, in effetti, la grande volontà di lasciare l'attuale metodo elettivo del Senato.
  Presidente, senza se e senza ma, non possiamo permetterci di dare vita ad uno scenario a dir poco squallido e disgustoso, nel quale si prospetta la possibilità, ad esempio, per oscuri figuri, che già ricoprono una carica elettiva e che, magari, risultano già indagati, di poter ottenere l'immunità. Sarebbe un insulto immenso a tutti quei cittadini onesti che sperano, quanto meno, di poter essere rappresentati da altrettanti cittadini onesti, così come avviene adesso con noi portavoce del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Vallascas. Ne ha facoltà.

  ANDREA VALLASCAS. Grazie, Presidente. Quello che sta accadendo in quest'Aula è lo spettacolo indegno, anzi, è la farsa di un Governo e di una maggioranza che stanno riversando i mal di pancia dei rispettivi partiti sulla Carta costituzionale. Si stanno stravolgendo le regole democratiche, i principi fondamentali di questo Paese, grazie a un accordo sottoscritto con un signore che non si trova neanche nelle condizioni di entrare da cittadino libero in un'Aula del Parlamento.
  È una svolta autoritaria, che i colleghi di questa maggioranza anomala stanno sottovalutando, nonostante le inevitabili e gravi ripercussioni che tutto ciò avrà sul futuro del Paese. Dalle nostre società, dalle comunità, dalle collettività, giungono segnali e richieste anche forti di cambiamento, ma di un cambiamento nel senso di una maggiore apertura dei palazzi di Governo verso l'esterno, un'apertura che si manifesta soprattutto con una maggiore accessibilità e partecipazione dei cittadini alle scelte di Governo.
  Tutto questo avrebbe avuto bisogno, quanto meno, di un coinvolgimento, se non direttamente di cittadini, per quanto fosse auspicabile, almeno dei suoi rappresentanti che siedono nelle Camere.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Daga. Ne ha facoltà.

  FEDERICA DAGA. La ringrazio Presidente, talvolta capita di cadere nella trappola della ruota del criceto, perdendo di vista la causa della situazione nella quale ci si va a trovare. Ora la democrazia rappresentativa ha fallito il suo mandato, perché rappresenta unicamente le lobby nazionali e internazionali, e non più le necessità della popolazione. Questo dato di fatto però, non può essere risolto modificando la Costituzione, perché si tratterebbe solo di avallare il non rispetto della stessa che si protrae ormai da anni. Piuttosto, è utile ricominciare a fare buona politica, tornando ad essere strumento delle istanze cittadine. Questa classe politica è bravissima a non far funzionare ciò Pag. 134che di buono abbiamo, anche se perfettibile sul fronte dei diritti, per poterne poi giustificare la finta necessaria modifica. Immagino che si voglia arrivare alla creazione di uno Stato mondiale, lo dimostra il fatto che si siglano continuamente trattati che superano le leggi nazionali e la Costituzione, e mi chiedo: a quando un po’ di buona democrazia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giancarlo Giordano. Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORDANO. Grazie Presidente, intervengo solo per dichiarare il voto favorevole di Sinistra Ecologia Libertà.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Fantinati. Ne ha facoltà.

  MATTIA FANTINATI. Presidente, colleghi, mi immagino questo Senato a regime, non eletto da nessuno, ovvero molti componenti del quale eletti per fare altre cose, come il governatore della regione, come il consigliere, che non eletti vanno ad eleggere il Presidente della Repubblica. Tutti questi che abitano magari fuori verranno tutti a Roma, aspettiamoci pure una rimborsopoli due. Soprattutto aspettiamoci anche che il Senato durerà cinque anni, ma poi questi continueranno a cambiare con un tourbillon di gente che va e viene da questo Senato.
  Ma, soprattutto, io faccio un'osservazione: lo facciamo per velocizzare le leggi, anche se diciamo che di leggi ce ne sono troppe, dovremmo accorparle, dovremmo sfoltirle ? Ricordiamo che il lodo Alfano è stato fatto in sedici giorni, la legge Fornero in venti, la legge anticorruzione in più di milleseicento. Ma, allora, è il Senato il problema o i politici che lo compongono (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Pannarale. Ne ha facoltà.

  ANNALISA PANNARALE. Grazie Presidente, siamo chiusi in quest'Aula da un po’ di giorni a discutere di riforme costituzionali. Se diamo uno sguardo veloce ai siti dei principali giornali on-line di questo Paese, non c’è traccia di questo dibattito che stanno provando, peraltro, a reggere, solo le opposizioni, in quest'Aula. Ci avevate raccontato che questa fosse la priorità del Paese e che fosse, addirittura, necessario farla in maniera rapida e frettolosa, ma nessuno sa cosa sta accadendo in questi giorni in quest'Aula. Nessuno sa che si sta modificando, cambiando radicalmente, nella maniera più invasiva, la Carta che raccontava del bene comune più alto di questo Paese, quel bene che, in realtà, ha consentito al Paese di uscire dagli anni più bui del fascismo. Allora, forse siamo ancora in tempo per provare a dimostrare che una riforma costituzionale si possa fare soltanto guardando all'interesse generale e non, invece, per contarsi e dimostrare, nella maniera più bieca, la propria obbedienza al Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Segoni. Ne ha facoltà.

  SAMUELE SEGONI. Grazie Presidente, volevo richiamare l'attenzione sulla modalità con cui si sta conducendo questa riforma costituzionale che dovrebbe essere prioritaria, svolta nel massimo della tranquillità e della serenità, mentre invece viene utilizzata un po’ come un campo di battaglia, un terreno di scontro, come una prova di forza muscolare tra degli schieramenti politici che fanno il gioco delle parti, mentre la vera posta in gioco, magari, è il Presidente della Repubblica.
  È assolutamente una situazione deprecabile. Prendiamo atto che la maggioranza, con un atto di tracotanza, ha voluto procedere, come suo solito, con il piede schiacciato a tavoletta per andare verso delle riforme di cui probabilmente tra qualche anno ci pentiremo e che ci consegnano, tra l'altro, un Senato di secondo Pag. 135livello che sostanzialmente lascia l'elettorato smarrito. L'elettorato si chiede cosa ci sta a fare, se non ha più neanche voce...

  PRESIDENTE. Concluda, deputato Segoni.

  SAMUELE SEGONI. ...per eleggere la massima Camera del Parlamento.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Toninelli 2.4, con il parere contrario della Commissione e del Governo, e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lo Monte, Segoni non riesce a votare... Fregolent ha votato... Cariello, La Russa, Massimiliano Bernini... ecco, ha votato... chi altro ? Ci siamo ? No. Chi sta correndo qui ? Colleghi, veloci, siamo in votazione, forza... Valente, Gallinella, Gagnarli... ancora Valente, ecco, ha votato, ci sono tutti.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  455   
   Maggioranza  228   
    Hanno votato  111    
    Hanno votato no  344.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  ARTURO SCOTTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Signora Presidente, mentre stiamo qui a discutere della riforma di 40 articoli della Costituzione, la vita istituzionale e politica va avanti e accadono fatti che possono contribuire a cambiare persino il giudizio sulle cose che stiamo votando. Penso al voto del Senato, che in queste ore si sta consumando, dove probabilmente da stasera la maggioranza cambierà, con Renzi che imbarca definitivamente Forza Italia come attore organico del Governo e scarica una parte del suo partito.
  Mi domando se non ci troviamo oggettivamente di fronte ad un quadro politico nuovo e, se così fosse, se non si ritenga opportuno, o quanto mai corretto dal punto di vista istituzionale, che il Governo ci dica – visto che sono due giorni che non vediamo da queste parti la Ministra Boschi – se si stia già ragionando sul Renzi-bis (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Lombardi 2.3
  Ho qui una lunga lista di richieste di interventi. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Borghesi. Ne ha facoltà.

  STEFANO BORGHESI. Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole della Lega Nord.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Molteni. Ne ha facoltà.

  NICOLA MOLTENI. Presidente, in tutta la giornata odierna i parlamentari della Lega Nord sono intervenuti per denunciare la sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato il referendum sulla legge Fornero. Un voto, quello della Corte costituzionale, che rappresenta un vulnus gravissimo per la democrazia e per la possibilità dei cittadini di potere esprimere, con un libero voto, la possibilità di potere tutelare i propri diritti e, in modo particolare, quelli dei lavoratori e dei pensionati.
  Sarebbe gradevole e gradito, Presidente, da parte sua, da parte della Presidenza della Camera – che in questi mesi ha incontrato più volte i lavoratori e gli esodati, definendoli come vittime di una ingiustizia sociale – una voce contro questa ignobile sentenza da parte della Corte costituzionale.Pag. 136
  Credo che gli esodati, i pensionati e i lavoratori italiani gradirebbero sentire il pensiero del Presidente della Camera.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Prataviera. Ne ha facoltà.

  EMANUELE PRATAVIERA. Mi associo a quanto ha appena dichiarato il collega Molteni, anche perché, dovendo leggere le posizioni di molti esponenti del Partito Democratico via comunicati stampa, volevo registrare che alcuni parlamentari, tra cui l'ex Ministro Damiano, hanno sollecitato il Governo a prendere in seria considerazione con qualche forma di priorità la revisione della riforma Fornero.
  Ecco, noi vorremmo che il Governo si esprimesse. Oggi è una giornata di lutto, un lutto al quale noi non possiamo assistere in maniera passiva e abbiamo un dovere nei confronti dei cittadini che abbiamo deciso di rappresentare e abbiamo deciso di lottare perché qualche loro diritto non venga calpestato, compreso quello sacrosanto e inviolabile di andare in pensione tranquillamente, di poter provvedere al proprio sostentamento, senza dipendere da un Governo che è ladro (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Simonetti. Ne ha facoltà. Non essendo presente in Aula, si intende vi abbia rinunciato.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI. Grazie Presidente. Questo emendamento va a inserirsi nella modifica della composizione del Senato su base regionale, dando dei numeri e cambiando un po’ in confronto al testo che ci è pervenuto, soprattutto prevedendo che i senatori siano elettivi. Questo è importante perché noi crediamo nella democrazia.
  Dunque, noi metteremo in atto tutte quelle azioni, sia a livello emendativo sia a livello di interventi, perché noi non siamo dei ladri di democrazia come il PD, come Forza Italia, che sono contrari al fatto che i cittadini possano esprimersi su una tematica così importante come le pensioni.
  Questo è veramente uno schiaffo alla democrazia. Questa è la dimostrazione plastica di come il PD intende la democrazia in questo Stato. Vuole semplicemente che ci sia uno che comanda, tutti gli altri devono ubbidire e magari pagare le tasse, quelle che vuole lui, per mantenere i suoi privilegi.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Allasia. Ne ha facoltà.

  STEFANO ALLASIA. Grazie Presidente. Io voglio riprendere esclusivamente gli interventi che sono avvenuti qualche tempo fa, qualche intervento fa, di colleghi, di esponenti altolocati, baroni, che in quest'Aula hanno dichiarato che la Lega Nord ha imbrogliato i militanti che hanno raccolto le firme, perché tutti sapevano benissimo che il referendum sarebbe stato dichiarato inammissibile. Io vorrei capire come uno poteva sapere.
  Per di più citano che i referendum sulle pensioni non si possono svolgere. Allora, noi chiediamo a questi esponenti della maggioranza di legiferare, di poter fare delle leggi di riforma per cancellare la riforma Fornero. Dato che poi sui territori continuate a ribadire il concetto che questa è da riscrivere e dato anche che gli esponenti, come il presidente Damiano, continuano a ribadire il concetto che la riforma Fornero è da cancellare, a noi piacerebbe poter legiferare. Questo è un organo legislativo e potremmo tranquillamente superare questo ostacolo del referendum e discutere ampliamente della riforma e successivamente cancellare questa porcata (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rondini. Ne ha facoltà.

Pag. 137

  MARCO RONDINI. Grazie Presidente. Intervengo semplicemente per riprendere quello che hanno segnalato anche i miei colleghi, che giustamente continuano a ricordare a un'Aula che in buona parte ha applaudito al pronunciamento della Consulta che il loro applauso suona come uno schiaffo a quelle centinaia di migliaia di esodati e a quei milioni di persone che si aspettavano di poter andare in pensione. Uno schiaffo a persone che avevano l'unico torto di volersi esprimere intorno a una legge che è, come abbiamo già avuto modo di dire più volte, frutto di una vera e propria intenzione di macelleria sociale.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Busin. Ne ha facoltà.

  FILIPPO BUSIN. Grazie Presidente, noi siamo qui da giorni a celebrare quella che potrei definire la notte della Repubblica, visto che stiamo cambiando una Costituzione che è stata messa sul piatto di uno scambio di bassissimo lignaggio da parte di due persone che non fanno parte di quest'Aula, Aula che è stata per giorni e giorni umiliata da una riforma scritta male, con nessun effetto positivo. Un testo che non è stato adeguato a quelle che sono le esigenze di una società che cambia. Abbiamo perso una grande occasione. E a suggellare questo momento c’è stata anche questa contestabilissima decisione della Consulta di rendere incostituzionale un referendum legittimo che ci è costato sacrifici, tempo e denari che abbiamo raccolto perché ci siamo appellati all'ultimo strumento a nostra disposizione, che è quello di coinvolgere il popolo, di cui noi non abbiamo paura, e, quindi, la democrazia, di cui noi non abbiamo mai paura (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Caon. Ne ha facoltà.

  ROBERTO CAON. Grazie Presidente, io dico che oggi il Partito Democratico deve pensare a cambiare nome perché stona con quello che è successo: non difendete il vostro ex elettorato, l'elettorato che avevate. Infatti, di democratico oggi non c’è più nulla, perciò cominciate a pensare a un altro nome perché in qualsiasi piazza, in qualsiasi televisione, in qualsiasi posto dove io posso andare, io dirò che voi non meritate la parola «democratico» nel vostro partito (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Colleghi ! Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Grazie Presidente, gli esponenti del Partito Democratico addirittura urlano perché dà fastidio ricordare che mentre voi vi preoccupate delle banche e magari oggi festeggiate perché Monte dei Paschi di Siena è stata (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico)... è inutile continuare.

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore, non urlate in Aula. Prego.

  CRISTIAN INVERNIZZI. No, ma guardi, tanto siamo abituati. Urlano, abbaiano, ma non mordono (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Sono gli stessi deputati che, quando le loro colleghe sono stata accusate di essere delle prostitute, non si sono mossi per la paura di rovinarsi le unghie (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Pertanto, si figuri se mi fanno paura. Che urlino !

  PRESIDENTE. Per favore, si rivolga con rispetto verso le colleghe e i colleghi (Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Io ho richiamato i colleghi ! Ho richiamato i colleghi ! Onorevole Prataviera !

Pag. 138

  CRISTIAN INVERNIZZI. Presidente, mi rivolgo anche con rispetto, però vorrei ricordare ogni tanto alla maggioranza che capisco che dia fastidio che c’è qualcuno che fa opposizione, capisco che magari siamo anche noiosi, però ci facciano quantomeno parlare. Tutto qui.

  PRESIDENTE. Allora, vada avanti.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Sto andando avanti.

  PRESIDENTE. Prego, che sta per scadere il tempo.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Va bene, allora visto che il tempo sta per scadere, vorrei ricordare semplicemente che, al di là di aver sistemato le banche, mi piacerebbe sentire una parola dall'esternatore...

  PRESIDENTE. Concluda.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Come ?

  PRESIDENTE. Concluda.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Concludo. Sto appunto dicendo che il Presidente del Consiglio, oltre ad esultare per aver sistemato Monte dei Paschi di Siena, magari faccia un tweet dicendo che (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Longo. Ne ha facoltà.

  PIERO LONGO. Signora Presidente, io potrei aggiungermi all'urlata indignazione dei colleghi che stanno alla mia destra fisica sulla sentenza della Corte costituzionale, ma, ahimè, non conoscendone la motivazione, rinvio tutto a quel giorno, a meno che i colleghi non abbiano qualche cosa in più di conoscenza: la motivazione, non credo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bianconi. Ne ha facoltà.

  MAURIZIO BIANCONI. Grazie Presidente, in questo dibattito un po’ schizofrenico io ero rimasto indietro di una puntualizzazione. Io sono un firmatario del referendum della Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) e l'avevo firmato perché, a prescindere da tutto ed essendo le pensioni una forma di retribuzione differita, pensavo che il diritto al lavoro fosse prevalente su ogni motivo ostativo.
  Inoltre uno Stato di diritto si basa sul principio dell'affidamento e quelli che avevano fatto le pensioni e poi erano rimasti senza niente erano contrari al principio dell'affidamento.
  Così non è andata.
  Ripeto: siamo in uno Stato schizofrenico, dove la Corte costituzionale supplisce il Governo e dopo il Governo imbarca, come abbiamo visto oggi, nuove maggioranze.
  Poi bisogna scrivere come su Tex, «continua...», per vedere che succede dopo.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marcon. Ne ha facoltà.

  GIULIO MARCON. Grazie signora Presidente, annuncio il voto favorevole di Sinistra Ecologia Libertà a questo emendamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Come al solito in un minuto non potremo esprimere un ragionamento.
  Renzi oggi, nella conferenza stampa, ha detto: «Andiamo avanti nonostante i frenatori». Noi non siamo dei frenatori.
  L'Assemblea costituente, per scrivere la Carta costituzionale, impiegò 175 sedute, cioè da gennaio a dicembre, se mal non ricordo.Pag. 139
  A noi sono state attribuite 80 ore, se mal non ricordo e la fretta fa i figli ciechi (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Basta andarsi a leggere – ma su questo tornerò a rate, da domani – l'articolo appunto 57 rinnovato, restaurato, anzi danneggiato e sfido tutti a trovare un linguaggio che sia trasparente e comprensibile, che sia corretto, scusate, e comprensibile, specialmente nelle ultime tre parole del testo dell'articolo 57.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Lombardi. Ne ha facoltà.

  ROBERTA LOMBARDI. Grazie, volevo illustrare l'emendamento. È partita la discussione in velocità, prima che ne avessi modo.
  Con questo emendamento intendiamo sostituire il capoverso dell'articolo 57 con il seguente: «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale ed il numero dei senatori elettivi è di: tre senatori nelle regioni sino a un milione di abitanti; quattro senatori nella regione con più di un milione di abitanti e fino a due milioni; cinque senatori nelle regioni con più di due milioni di abitanti e fino a tre milioni; dieci senatori nelle regioni con più di tre milioni di abitanti fino a quattro milioni e cinquecentomila abitanti; tredici senatori nelle regioni con più di quattro milioni e cinquecentomila abitanti e fino a sei milioni; ventidue senatori nelle regioni con più di sei milioni di abitanti. La Valle d'Aosta e il Molise eleggono un senatore.»
  Ora questo criterio di rapportare in un certo qual modo la popolazione al numero di rappresentanti eletti aveva già vissuto, nell'Assemblea costituente, una legittimazione.
  Infatti giova rammentare l'originaria proposta dell'articolo 55, così formulata: «La Camera dei senatori è eletta a base regionale. A ciascuna regione è attribuito, oltre ad un numero fisso di cinque senatori, un senatore per duecentomila abitanti o per frazioni superiori a centomila. La Valle d'Aosta ha un solo senatore e nessuna regione può avere un numero di senatori maggiore di quello dei deputati che manda all'altra Camera». Anche qui, quindi, aveva avuto, nella discussione parlamentare, una valenza e c'era una sensibilità a far sì che esistesse un equilibrio numerico nei componenti delle due Camere.
  E continuava, questo articolo, con: «I senatori sono eletti per un terzo dai membri dei consigli regionali e per due terzi a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età».
  In questo comma veniva introdotto invece proprio un principio di rappresentanza anche dei consigli regionali, contemperato però da una quota frazionaria minoritaria, mentre aveva una forte valenza i due terzi dei senatori eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori.
  Su questo articolo si ha letteralmente una pioggia di emendamenti da parte di tutti i gruppi presenti all'Assemblea costituente, nonostante la formulazione proposta dell'articolo 55 fosse stata preceduta da una defatigante discussione della seconda sottocommissione che, proprio per il protrarsi del dibattito sul Senato, aveva terminato da ultimo i suoi lavori solo nel mese di febbraio del 1947, anziché nell'ottobre del 1946, come avrebbe dovuto essere secondo il calendario originariamente stabilito.
  Quando si tratta una materia così delicata come l'ordinamento costituzionale di uno Stato, che funziona da architettura di sostegno a tutte le forze politiche che sono l'espressione delle forze sociali che di quello Stato fanno parte, c’è anche la possibilità di posticipare i termini. Qualcuno glielo spiegasse al padre costituente 2.0 Renzi ! In particolare si confrontarono e si scontrarono sulla composizione, sull'elettorato attivo e passivo, sui sistemi elettorali le visioni dei diversi gruppi. Pensate viene quasi una voglia romantica di ritornare a quei tempi quando forze politiche che rappresentavano forze sociali contrapposte si incontravano all'interno delle aule parlamentari e facevano una cosa rivoluzionaria per un Parlamento moderno: parlavano, trovavano una mediazione Pag. 140a partire dai vari punti di vista da cui provenivano. E quindi dicevamo che in particolare si confrontano e si scontrano sulla composizione e sull'elettorato attivo e passivo sui sistemi elettorali le visioni dei diversi gruppi i quali trovano intorno a questo tema il precipitato delle loro più complessive visioni del modello di Stato e della forma di Governo da costruire. Al termine di questa prima fase particolarmente incandescente il presidente della Commissione della Costituzione farà il punto della discussione fin qui svoltasi e a questo punto, che dire, viene ancora di più una romantica nostalgia per i presidenti di una volta che sicuramente erano fatti di ben altra pasta rispetto a quelli attuali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Grazie Presidente, il legislatore ha cercato di blindare la revisione della Costituzione con l'articolo 138 ma a nessuno è venuto in mente di insistere più di tanto nel vedere anche a livello regolamentare come introdurre un meccanismo diverso rispetto alle leggi ordinarie quando si affrontavano le leggi di revisione costituzionale. Perché questo ? Perché nella Prima Repubblica – noi abbiamo ereditato un Regolamento che viene in gran parte da quell'impostazione – nessuno poteva avere un dubbio sul fatto che l'arco costituzionale cioè i partiti che si riconoscevano nella Costituzione potessero cambiare la Costituzione attraverso addirittura il contingentamento dei tempi come se in questo momento stessimo approvando la conversione in legge di un decreto-legge. Ma ci rendiamo conto di quale aberrazione: stiamo dando vita veramente ad una proposta di revisione costituzionale che è una bestemmia rispetto a quello che la Prima Repubblica ci ha trasmesso in modo lungimirante.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Signor Presidente, nella Repubblica italiana ante Renzi si usava che, quando cambiava la maggioranza, il Governo doveva tornare alle Camere per ottenere nuovamente la fiducia. Ora mi rendo conto che questo possa essere considerata, come diceva il presidente Giachetti, una prassi politica e che quindi non fa precedente. Non credo che questa cosa passi neanche per l'anticamera del cervello di Renzi. Di fronte ad una cosa come questa noi avremmo potuto appellarci al Presidente della Repubblica se al Quirinale ci fosse qualcuno. Questo per dire che le preoccupazioni che le opposizioni avevano nel chiedere di non andare avanti con questa discussione sulla Costituzione e sulle riforme elettorali in assenza del Presidente della Repubblica, quelle preoccupazioni erano fondate. Nella fattispecie che si sta realizzando abbiamo un'anomalia enorme cioè con un Governo che cambia maggioranza e che non ottiene la fiducia nuovamente delle Camere.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaccagnini. Ne ha facoltà.

  ADRIANO ZACCAGNINI. I rilievi di metodo e le contraddizioni nel proseguire questa discussione sono evidenti. Mi soffermerò ancora una volta su questa configurazione del Parlamento, sulla traduzione in termini normativi di accordi politici mirati alla garanzia di interessi dei contraenti del patto che vanno, al di là, dell'esigenza di governabilità. Ebbene credo che sia importante sottolineare ed evidenziare come la composizione del Senato sia in stretta correlazione con la nomina e l'elezione di figure di garanzia. Tali figure di garanzia rischiano di diventare e di essere compresse in una logica maggioritaria e non affidate ad una logica pienamente rappresentativa.
  Pensiamo all'elezione del Presidente della Repubblica o dei giudici della Corte costituzionale. Una logica, questa, che è più rispondente a equilibri politici ad uso Pag. 141e consumo della maggioranza, un comportamento che si confà di più ad una dimensione illegittima e che non rispetta il principio della sovranità popolare.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lombardi 2.3, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Lorenzo Guerini, Vallascas...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  419   
   Maggioranza  210   
    Hanno votato  102    
    Hanno votato no   317.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all'emendamento Bianconi 2.5, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Centemero. Ne ha facoltà.

  ELENA CENTEMERO. Grazie Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario del gruppo di Forza Italia a questo emendamento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caparini. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CAPARINI. Grazie Presidente, annuncio il voto favorevole della Lega Nord.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Allasia. Ne ha facoltà.

  STEFANO ALLASIA. Grazie Presidente, a differenza di tanti altri miei colleghi del gruppo della Lega, voglio entrare nel merito di questo emendamento, perché bisogna riconoscere che state «stuprando» la democrazia con questa riforma costituzionale, con la Consulta, con la Corte costituzionale che oggi ha dato un parere assolutamente negativo a una riforma necessaria che i cittadini italiani richiedevano e che voi, sul vostro territorio, nel territorio del PD e di Forza Italia, costantemente ogni giorno ribadite che deve essere riformata. Abbiamo sentito, non solo per mezzo della stampa, ma anche in quest'Aula, tanti di voi rivendicare che la legge Fornero, la legge di «Elsa la Belva» come viene definita a Torino, doveva essere cancellata. Oggi, purtroppo, chiudiamo una pagina spiacevole di questa storia della Repubblica con un esito negativo, ma abbiamo ancora aspettative che quelli che hanno volontà di emergere con la propria volontà politica e sociale pongano le condizioni per legiferare e cancellare questa porcata.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rondini. Ne ha facoltà.

  MARCO RONDINI. Grazie Presidente, torniamo con i nostri interventi a fare quello che qualche nostro collega ha definito una perdita di tempo e cioè ci soffermiamo, ancora, intorno a quell'iniqua sentenza che impedirà ai cittadini italiani di esprimersi democraticamente su una legge fiore all'occhiello del Governo Monti, votata dai parlamentari dei partiti che sostenevano quel Governo che obbediva agli ordini degli euroburocrati. I parlamentari che hanno votato quell'incredibile, allucinante riforma portano la responsabilità morale di esodati e di incazzati, perché è difficile definire altrimenti chi si è visto sottrarre un diritto che aveva maturato in tanti anni di lavoro.
  Per finire, mi permetta, signora Presidente, di citare il commento chiaro e schietto del nostro segretario federale: i giudici della Corte costituzionale hanno fottuto un diritto sacrosanto.

Pag. 142

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Guidesi. Ne ha facoltà.

  GUIDO GUIDESI. Presidente, la giornata di oggi è una giornata strana; alquanto a lutto per la democrazia, la definirei. E in quest'Aula c’è qualche deputato che parla di imbroglio da parte della Lega nei confronti dei propri cittadini. Il deputato Mazziotti Di Celso ha citato erroneamente i militanti della Lega Nord. Dico erroneamente perché innanzitutto bisognerebbe sapere, collega, cosa vuol dire militare in un partito; e noi lo sappiamo bene. Sappiamo di avere gente seria e onesta, che è stata ai banchetti alla domenica mattina, al freddo, per raccogliere le firme per i lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Per i lavoratori, ai quali voi avete dato uno schiaffo con il vostro Governo, che con quella legge ha distrutto comunità intere.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

  MATTEO BRAGANTINI. Presidente, questo è un emendamento, come gli altri, che va a prevedere l'elezione diretta del Senato. Veramente in un giorno come questo c’è stato uno schiaffo alla democrazia, ai cittadini, ai pensionati, a quelle persone che avevano lavorato 35-36 anni con un patto, un patto sociale che diceva che se avessero versato i contributi, ad una certa età finalmente avrebbero potuto ritirarsi dal lavoro attivo, diventare dei pensionati e magari poter dare una mano ai propri figli, fare i nonni, tenere i figli durante la giornata. Voi avete voluto, con il vostro riso, andare contro i lavoratori, la gente che ha lavorato per tutta la vita, per salvare i soliti burocrati e boiardi di Stato, che magari, per troppi anni, anche grazie a Monti, hanno preso degli stipendi spropositati.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Simonetti. Ne ha facoltà.

  ROBERTO SIMONETTI. Presidente, i temi sono importanti quando si parla di Costituzione, e già parlarne in vacanza di Presidenza è un'anomalia tipica di questo Paese. Ma le anomalie qui sono all'ordine del giorno, così come ci sono dei deputati che all'ordine del giorno dicono che parlare di lavoro, parlare di esodati, parlare di legge Fornero è una grandissima perdita di tempo. Sono gli stessi deputati che poi dicono che chi vuole cercare di modificare una legge vergogna, fatta da un Parlamento e da un Presidente non eletto, è anch'essa una presa in giro. Io credo che sia questa la grande presa in giro, quella di un Parlamento che non all'unisono vuole modificare delle norme senza avere il consenso dei cittadini, perché, guardi Presidente, le firme che sono state raccolte erano tutte firme vere, tutte firme di persone che volevano sostanzialmente poter dire la loro. E nessuno ha voluto prendere in giro nessuno se non cercare di avere quel diritto che, invece, dei Presidenti del Consiglio non eletti hanno tolto loro.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Caon. Ne ha facoltà.

  ROBERTO CAON. Presidente, in merito al discorso che sentivo prima, che i militanti non hanno fatto il loro lavoro, oppure che in qualche maniera li abbiamo presi in giro, forse tanti di voi deputati non sa cosa vuol dire essere militanti della Lega Nord, prima di tutto. Questo è importante. Voi siete solo dei chiacchieroni che aspettate solo che qualcuno vi porti qui. Militare nella Lega Nord è ben diverso e sicuramente quelle firme sono state tirate su con tanto cuore. C'erano tante persone che avevano votato per voi, sotto a quei banchetti che ci portavano le firme. Tantissime. E io sono convinto che queste persone non vi voteranno più.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Nicola Molteni. Ne ha facoltà.

Pag. 143

  NICOLA MOLTENI. Presidente, purtroppo, come è già stato più volte ribadito, la giornata di oggi è una giornata storica in negativo perché la sentenza della Corte costituzionale, che non smetteremo mai di condannare e di censurare nel merito, ha rappresentato l'impossibilità per il popolo di poter decidere in merito alla tutela dei propri diritti. Io credo sia superficiale e banalizzare questa giornata è un insulto nei confronti dei tanti lavoratori che da questo referendum attendevano delle risposte certe. Quindi, credo sia un segno di rispetto nei confronti dei lavoratori, dei pensionati e degli esodati che, da parte del Partito Democratico, qualcuno, in questo momento, anziché bollare la giornata di oggi con commenti o risi, anche abbastanza ironici e ipocriti, prenda la parola e giustifichi il proprio pensiero rispetto a queste categorie di lavoratori che riponevano grande fiducia e grandi speranze in questa riforma.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Grimoldi. Ne ha facoltà.

  PAOLO GRIMOLDI. Grazie Presidente, il dato di oggi è che noi vediamo un PD che sa far politica, che ha le idee chiare, che dice le proprie opinioni e noi le riconosciamo tra mille difficoltà di carattere economico, mi riferisco al presidente della Commissione lavoro Damiano, che purtroppo però è in minoranza. E vedo buona parte invece del PD, che è anche maggioranza, che, come minimo, ha qualche problema di connessione con la realtà perché si mette ad applaudire quando qualcuno dice che parlare di esodati è perdita di tempo, perché si mette a ridacchiare perché il popolo non andrà a votare sulla schifezza Fornero, perché si mette ad applaudire perché la Consulta boccia un referendum democratico e fa chiacchiericcio e scherno del voto del popolo. Un PD, che purtroppo oggi è maggioranza e che ha dimenticato le sue radici, al quale oggi dire comunista sarebbe fare un complimento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Invernizzi. Ne ha facoltà.

  CRISTIAN INVERNIZZI. Grazie Presidente, stavo pensando che obiettivamente forse noi abbiamo preso in giro i nostri militanti, chiedendogli di raccogliere firme che fossero valide, che corrispondessero effettivamente al volere dei cittadini. Avremmo dovuto fare probabilmente come in Liguria recentemente, dovevamo raccogliere firme false e mandare magari sotto gazebo cinesi, zingari e persone prezzolate. A quel punto magari il Partito Democratico avrebbe considerato la nostra raccolta firme, degna di essere presa in considerazione e non irrisa.
  Comunque, se qualcuno pensa che, dopo quello che è successo oggi con la Consulta, la Lega si fermi, e ovviamente concludo, voi sappiate che non è che ci si ferma a questo, tanto è vero che domani saremo davanti alla Consulta a protestare e lanceremo proprio domani un'altra campagna contro la legge Fornero. Sarebbe magari anche il caso che qualcuno che oggi occupa, e concludo, incarichi di Governo ci dicesse come uscire una volta per tutte dalla legge Fornero e come dare risposta alle centinaia di migliaia di esodati che ancora le aspettano.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Voteremo a favore dell'emendamento Bianconi 2.5 perché vuole salvare il principio del suffragio universale. Noi l'abbiamo conquistato appena nel 1946, ultimi in Europa, e oggi siamo i primi in Europa ad eliminarlo. Sia chiaro questo, io vorrei che i deputati contemporanei si ricordino quanto è costato arrivare nel 1946 a conquistare il suffragio universale senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione e di condizioni personali e sociali. Ci sono stati i morti, è stata una battaglia secolare di uomini e donne. Nel 1912, appena fu concesso il suffragio agli Pag. 144uomini e le donne restarono escluse, d'altra parte così come gli uomini nel periodo fascista, fino al 1946 ci sono stati anni di carcere che i nostri padri hanno subito, hanno sopportato e non si sono piegati, non di fronte a Renzi, di fronte a Mussolini.
  E noi ci pieghiamo di fronte a questa dittatura di provincia, di un caporale, di un caporale (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Questa è la verità, cari colleghi. Cari colleghi, sollevatevi ! Non è possibile ! Si vuole fare la riforma del Senato, la si faccia, ma la si faccia elettorale. Questo è il punto. Non guasta niente. La si può fare, la potete fare, sempre con il nostro dissenso, nei tempi in cui volete, perché questo è un argomento ormai che intendete sbandierare, scusate, che intende sbandierare soltanto a mo’ di slogan o di bandierina da portare in televisione per dire: «Ho fatto qualcosa».
  Qui il problema non è di fare qualcosa, ma è di fare qualcosa di buono, e non si può trattare la legge elettorale e l'istituzione statale come se fosse uno slogan pubblicitario di un detersivo, come lui osa fare in televisione con le nostre istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega Nord e Autonomie).
  Perciò, cari colleghi, non potremo tornare indietro se oggi noi voteremo questa robaccia ! Quando sarà andata al Senato così, come è stato ricordato da un giurista nostro collega, poi alla fine tutto precipiterà e quando i posteri, a cui chiedo clemenza, leggeranno gli atti o il resoconto stenografico di questo lavoro rideranno (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie), quando non saranno angosciati nel chiedersi: chi avevamo come nostri costituenti della Seconda Repubblica ?
  Perciò, compagni, compagni che ancora siete (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie), compagni che ancora parzialmente... non tutti siete... compagni che ancora siete...

  PAOLO GRIMOLDI. Schiavi ! Siete diventati schiavi !

  ARCANGELO SANNICANDRO. ... non dissipate l'eredità che avete ricevuto, non comportatevi come coloro i quali hanno avuto la fortuna di essere eredi, eredi fortunati di grandi battaglie, di grandi conquiste e alla fine dissipate questo patrimonio, perché ci stiamo comportando come dei dissipatori dei valori fondamentali della democrazia italiana (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà, MoVimento 5 Stelle e Lega Nord e Autonomie e di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

  PAOLO GRIMOLDI. Sono schiavi ormai !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Grazie, Presidente. Dopo l'intervento così appassionato e nei contenuti condivisibili del collega Sannicandro, io vorrei sottolineare un altro aspetto, cioè il fatto che, ancora una volta, in questo Parlamento, si consuma una pagina brutta, la pagina di un inciucio che una volta era vissuto clandestinamente e adesso è assurto a Patto del Nazareno e che determina il fatto che in questo Parlamento cambia una nuova maggioranza.
  Io vorrei chiedere ai colleghi del PD come si sentono rispetto al fatto che quel personaggio, che hanno combattuto per vent'anni in questo Paese, oggi è il loro principale alleato (Commenti del deputato Grimoldi). È colui che sta dando la maggioranza a questo Governo su una questione fondamentale, principale della nostra legislatura, che è la legge elettorale.
  Io penso che qualche ripensamento ci dovrebbe essere.

Pag. 145

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mazziotti Di Celso. Ne ha facoltà.

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Grazie, Presidente. Scelta Civica per l'Italia voterà contro questo emendamento. Vorrei rispondere rapidissimamente ai colleghi della Lega Nord. Io non ho affatto insultato né detto che hanno imbrogliato i militanti della Lega Nord. Io penso che ai militanti della Lega Nord nessuno abbia detto che la Corte costituzionale dice, da vent'anni, che i referendum sulle pensioni non si possono fare.
  E penso anche che non gli abbiate magari neanche detto che la riforma delle pensioni è stato un impegno preso per le conseguenze di ciò che aveva fatto un Governo, di cui la Lega Nord aveva fatto parte, ed è stato preso da un Ministro dell'economia che avete portato in Parlamento (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie)...

  DAVIDE CAPARINI. Ma dove l'hai visto !

  MATTEO BRAGANTINI. Ma che cosa stai dicendo !

  PRESIDENTE. Colleghi, lasciatelo parlare !

  ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Quindi, tutto questo discorso è pieno, pieno di bugie (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Colleghi, quando voi... Allasia, la richiamo !

  PAOLO GRIMOLDI. Sei vergognoso !

  PRESIDENTE. Quando voi parlate potete parlare. Lasciate parlare anche il collega, per favore !

  STEFANO ALLASIA. Ma se lui dice stronzate...

  PRESIDENTE. Non si esprima così ! La richiamo per la seconda volta, Allasia !
  Deputato Mazziotti Di Celso, lei ha terminato il suo intervento ?
  Allora ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gallinella. Ne ha facoltà.

  FILIPPO GALLINELLA. Grazie Presidente, vorrei intervenire ovviamente a favore dell'emendamento Bianconi 2.5, però, tramite lei, vorrei rispondere al collega Mazziotti Di Celso, perché sicuramente è colpa del Governo, dei Governi; è per colpa dell'euro che si è creata tutta questa situazione della riforma Fornero, come altre diaboliche strette sulla testa dei cittadini italiani. Comunque, noi appoggeremo l'emendamento Bianconi, perché parla di Senato a suffragio universale e ne indica anche una riduzione nel numero. Potevamo essere anche più incisivi: noi eravamo anche d'accordo per fare una riforma che prevedesse di chiuderlo del tutto, non questa banderuola che è stata paventata dal Premier. E poi faccio notare che si prevede anche una riduzione dei senatori per alcune regioni. Per esempio, io provengo dall'Umbria e, con la legge precedente, sono stati eletti sette senatori, con questa proposta se ne prevedono due di senatori, quindi credo che sia la direzione giusta da seguire. Io credo che, per chi ha coerenza con le parole che sono state dette durante la campagna elettorale da molti colleghi – faremo questo, faremo quell'altro –, sarebbe opportuno quanto meno essere un po’ credibili, anche per riprendere un po’ di credito rispetto ai propri elettori. Quindi, io vi invito a ragionare un attimo con la testa, a non tremare davanti a delle imposizioni del gruppo, di qualche caporale, perché secondo me la libertà è una qualità che noi dobbiamo difendere a prescindere.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Marcon. Ne ha facoltà.

  GIULIO MARCON. Grazie Presidente, io sostengo questo emendamento e penso Pag. 146che il valore del suffragio universale debba essere difeso sempre. Questa riforma elettorale di fatto svuota il valore del suffragio universale: due terzi dei componenti della Camera saranno nominati di fatto dai segretari di partito, perché capilista con la nuova legge elettorale, e i membri del Senato non saranno eletti. Quindi, noi ci troveremo in una situazione paradossale per cui, su 730 membri del Parlamento, in realtà solamente circa 200 potranno essere eletti direttamente dal popolo. Quindi, noi crediamo che il valore del suffragio universale vada difeso. Ecco perché questo emendamento è un emendamento che va votato e crediamo che questo sia, come dire, il principio fondamentale di una sana democrazia. In questi anni c’è stato uno svuotamento della rappresentanza, che purtroppo ha agito su tanti livelli delle istituzioni nazionali, europee ed internazionali. Noi dobbiamo difendere il principio della rappresentanza e della democrazia e, quindi, il suffragio universale è fondamentale per difendere questo principio e per sostenerlo in ogni sede (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Melilla. Ne ha facoltà.

  GIANNI MELILLA. Grazie Presidente, il presidente Sisto ha sostenuto nella sua relazione che noi siamo in presenza di un monocameralismo partecipativo. Io penso che, invece, siamo in presenza di un bicameralismo imperfetto e molto attenuato. E per questo motivo il Senato non può non essere eletto direttamente dai cittadini, perché ha ancora molte competenze importanti. Il fatto che, come ci ricordava adesso il collega Marcon, state per approvare al Senato una legge che blocca i cento capilista – oggi c’è un articolo di D'Alimonte, che ha simulato che il 70 per cento dei deputati saranno praticamente presi da questi cento capilista –, se anche il Senato non sarà eletto dai cittadini, ma sarà un affare di 800 consiglieri regionali, vorrà dire che alcune centinaia di persone si riuniranno in un pomeriggio e, tra di loro, si eleggeranno senatori. Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo facendo ?

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Costantino. Ne ha facoltà.

  CELESTE COSTANTINO. Grazie Presidente, mi permetta di rivolgere un ringraziamento, non solo a nome del mio gruppo, ma anche personale, all'onorevole Sannicandro, che in tutto questo provvedimento è stato una guida, una goccia che ci ha sempre riportato al percorso e all'importanza di questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà, MoVimento 5 Stelle e Lega Nord e Autonomie). Lo voglio fare perché, se prima è scappata a tutti una risata – non è per polemizzare, perché ho riso anch'io davanti all'appellativo «compagni» detto in questo contesto, non perché penso che qualcuno non debba essere appellato così – io penso però che non dobbiamo risolvere tutto con una risata.
  Siccome sono stati fatti dei richiami puntuali e sono state fatte delle domande, delle richieste, vorrei che questa maggioranza, qualunque essa sia, visto che in questo momento stiamo apprendendo che al Senato il Partito Democratico non ha più la maggioranza con cui è arrivato a governare questo Paese, sarebbe il caso, ancora una volta, lo ribadisco e faccio questo appello, che ad alcune domande fornisse delle risposte. Quindi, è per questo che lo ringrazio, ma non ringrazio questa maggioranza dei silenzi che sta continuando ad alimentare in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Franco Bordo. Ne ha facoltà.

  FRANCO BORDO. Grazie, Presidente. Ha ragione la collega Costantino: vi è poco Pag. 147da ridere, vi è molto da piangere. Stiamo costruendo, state costruendo una democrazia asserragliata, chiusa dentro un fortino, senza più vedere la gente in faccia, i suoi problemi, i suoi bisogni. Vi è bisogno di ben altro da portare qui dentro.
  Non vogliamo ascoltare i cittadini, i loro problemi, gli operai, i lavoratori, le partite IVA: ci chiedono tutt'altro, e invece no, ci si chiude, non vi è partecipazione. Volete un Senato di nominati, volete una Camera per un terzo, due terzi, alla fine nominata dai partiti. È una cosa veramente obbrobriosa quella che ci state proponendo. Alzatevi, svegliate le vostre coscienze parlamentari, svegliate le vostre coscienze, rompete questo patto di potere che è stato istituito. Ribellatevi (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Giancarlo Giordano. Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORDANO. Grazie, signora Presidente. Penso che sia arrivato il momento di uscire anche noi da questa ingenuità, dal chiedere, dal lanciare appelli. La verità è che state procedendo – lo dico in particolar modo agli amici del PD – con serena incoscienza alla manomissione definitiva della Costituzione, completando il lavoro iniziato dalla destra in questi ultimi vent'anni. Ora, l'incoscienza ve la concedo, perché può essere l'alibi dell'intelligenza, però, se uno vi avverte, quell'alibi poi cade, e allora l'incoscienza non c’è più; quindi, io non vi credo più (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Crippa. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Grazie, Presidente. Innanzitutto, mi spiace che non ci sia il collega Bianconi che possa esprimersi su questo emendamento, perché, in qualche modo, è stata forse un'unica voce piacevole alla nostra sinistra, che esprimeva del dissenso verso questa scellerata riforma della Costituzione. Ci terrei a sottolineare che alla fine il suo emendamento sottolinea la necessità di un Senato eletto a suffragio universale e con una riduzione del numero di senatori.
  Per di più, questo potrebbe andare a sanare quello che è il Senato dei nominati: quello che avete deciso è che un diciottenne eletto in un consiglio regionale o un sindaco possa, in qualche modo, diventare senatore e possa entrare a far parte di un'istituzione, quando alla Camera sono necessari, in realtà, 21 anni. Io credo che qui vi siano dei problemi, che sono netti e chiari, li abbiamo illustrati, e pertanto vi chiediamo di votare favorevolmente su questo emendamento.

  PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianconi 2.5, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei tre relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Tidei, Greco, Caruso...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti  420   
   Votanti  417   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  209   
    Hanno votato  110    
    Hanno votato no   307.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, mi risulta che coloro che hanno chiesto di parlare sul prossimo emendamento, calcolando Pag. 148i tempi, facciano palesemente sforare il calendario rigido, immodificabile, deciso dal Partito Democratico. Sforando quel tempo è palese che, come in moltissimi precedenti attuati dalla Presidenza, per esempio sulle dichiarazioni di voto in seduta notturna che permettevano di far calcolare un tempo entro il quale non si poteva votare, allo stesso modo, ovviamente, questo calcolo sia fatto nella seduta odierna e, quindi, sospendere immediatamente la seduta, in quanto non si potrebbero rispettare i tempi concordati nel calendario.

  PRESIDENTE. Come è già stato chiarito nella seduta di ieri, dalla presentazione di un numero elevato di iscrizioni, non discende l'obbligo della Presidenza di sospendere o di non rispettare il calendario, anche perché molti di questi interventi sono a titolo personale e possono durare al massimo per un minuto, ma magari anche trenta secondi, come lei sa dalla sua esperienza parlamentare. Poiché ancora mancano 35, quasi 40 minuti, direi che sarebbe prematuro adesso anticipare la conclusione dei lavori. Però, invito anche i presidenti dei gruppi a collaborare, per potere portare avanti un andamento ordinato dei lavori.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, prendo atto ovviamente della sua decisione. La invito su questo però a considerare i precedenti che le ricordavo, perché anche le dichiarazioni di voto finale non è detto che durino dieci minuti, non sono soltanto le dichiarazioni di voto a titolo personale che non è detto che durino un minuto. Visto che in quel caso, invece, il calcolo era stato fatto dalla Presidenza le direi di approfondire per usare uno stesso metro di misura per entrambi i casi. Non è che un intervento può durare meno di un minuto e gli altri non possono durare meno di dieci minuti.

  PRESIDENTE. No, l'intervento a titolo personale, come sa, è a discrezione della Presidenza, può essere anche meno del minuto, che è prassi dare.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Quindi, lei ha intenzione di dare meno di un minuto ?

  PRESIDENTE. Io ho intenzione di continuare i lavori e chiedo la collaborazione di tutti, specialmente dei presidenti di gruppo, per poter continuare in modo ordinato. Mi attengo anche alla decisione di ieri sera presa dal Presidente Giachetti, siamo in una situazione per cui la Presidenza si attesta sulle stesse decisioni. A questo proposito direi di continuare.

  FILIBERTO ZARATTI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  FILIBERTO ZARATTI. Grazie Presidente, visto quello che è accaduto anche nelle serate precedenti, ieri sera con il Presidente Giachetti, e anche l'altro ieri sera con la Presidente Sereni, penso che sarebbe opportuno forse utilizzare lo stesso metodo. Il metodo che è stato utilizzato era quello di mettere immediatamente al voto l'emendamento in questione, che poi era il cosiddetto «lodo Palese», e poi chiudere la seduta.

  ROCCO PALESE. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  ROCCO PALESE. Grazie Presidente, il collega ha sostanzialmente già anticipato che se lei consente di mettere al voto l'emendamento successivo, Bianconi 2.9, e se c’è l'accordo politico in questo senso, potremmo anche finire subito a seguito di votazione, invece che finire alle 22,10, alle 22,20, ottenendo lo stesso risultato.

  PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Palese, ma non c’è l'accordo di tutti i gruppi su questo. Il Partito Democratico ha già fatto segno che non è d'accordo.

Pag. 149

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Presidente, anzitutto anche noi aderiamo a quello che è stato il «lodo Palese», meglio specificato anche come «lodo Sereni», visto che poi è stata lei l'artefice di chi ha fatto una mediazione, come l'ha definita, politica, essendo in quel caso il Presidente della Camera facente funzioni.
  Io ci terrei a segnalarle, però, questo. Lei dice che per gli interventi a titolo personale potenzialmente il tempo può essere ridotto. Immaginiamo che siano trenta secondi. Ci sono più di 70 persone iscritte, fa 35 minuti, comunque andiamo oltre le ore 22. O anche la matematica non è un'opinione...

  PRESIDENTE. Deputato Crippa, non mancano dieci minuti. Se mancassero dieci minuti, magari lei avrebbe ragione, ma poiché mancano 35 minuti, lei capisce che non si può chiudere a piacere, quando qualcuno ha deciso di chiudere. Andiamo avanti così, magari riusciamo a portarci anche avanti con il tempo.

  GIULIO MARCON. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIULIO MARCON. Signora Presidente, io penso che il buon senso dovrebbe guidarci. Noi voteremo ancora un emendamento. Dobbiamo semplicemente scegliere se votarlo alle 21,30 o se votarlo alle 22,30. Siccome è stata una giornata lunga ed abbiamo cominciato alle 9 questa mattina, dobbiamo scegliere con un po’ di razionalità se questo emendamento che voteremo – perché ne voteremo uno – lo voteremo tra cinque minuti o lo voteremo tra un'ora. Io penso che sia ragionevole votarlo tra cinque minuti e lasciarci riposare per riprendere domani un'altra giornata.

  GIANCARLO GIORGETTI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  GIANCARLO GIORGETTI. Presidente, ho chiesto di intervenire al termine di questa giornata che io ora ritengo triste, triste per la democrazia, per una serie di ragioni, che vorrei riepilogare in modo sobrio, richiedendo l'attenzione – capisco al termine di questa giornata – anche dei colleghi.
  Ci sono stati dei colleghi – faccio riferimento al collega Buttiglione e al collega Mazziotti Di Celso – che hanno in qualche modo irriso alla richiesta di democrazia, che è passata attraverso il referendum in materia di legge sulla previdenza, dicendo in buona sostanza: ma non sapete voi, ignoranti, e in qualche modo avete imbrogliato i vostri militanti, coloro che lo hanno sottoscritto, che non si può sottoporre, ai sensi dell'articolo 75, la materia di bilancio a referendum ?
  Ai colleghi Buttiglione e Mazziotti Di Celso richiamo semplicemente la sentenza della Corte costituzionale del 6 febbraio 1985, quella in materia di scala mobile. Credo che qui dentro qualcuno, forse, si ricorderà della materia. Allora la Corte costituzionale, Presidente – lo ricordo – professore Leopoldo Elia –, così scriveva testualmente: Ciò mostra come tali disposizioni siano completamente estranee alla figura della legge di bilancio in senso tecnico, quale è desumibile dalle combinate previsioni degli articoli 75 e 81 della Costituzione. Né si può forzare il testo costituzionale fino al punto di affiancare alle leggi di bilancio le innumerevoli leggi comunque interessanti il bilancio medesimo: poiché una siffatta integrazione dell'articolo 75 sarebbe ovviamente inammissibile per la sua evidente esorbitanza dai limiti interpretativi.
  Colleghi, io non so le motivazioni, le sa il collega Mazziotti Di Celso e le sa il collega Buttiglione: io non le so. So soltanto che, se queste fossero le interpretazioni, il diritto al referendum dei cittadini di intervenire in base all'articolo 75 sarebbe di fatto eliminato. Per questo motivo noi abbiamo chiesto una sospensione, per ragionare. Per questo motivo, collega presidente Pag. 150Sisto ! Nel momento in cui qui, quando arriveremo a discutere del referendum, perché qui c’è un articolo che parla di questo, dovremmo porci questo problema.
  Certo – e lo dico magari a quei colleghi eletti nella Confederazione elvetica – noi non possiamo ambire agli spazi di democrazia e libertà che ci sono in Svizzera, laddove i referendum si fanno regolarmente in materia tributaria e si fanno i referendum anche quando il Parlamento approva una legge che istituisce un'imposta. Pensate un po’ come è maturo e responsabile il popolo svizzero. È capace anche di confermare quelle scelte e di non votare inesorabilmente, collega Buttiglione, per cancellare le imposte che vengono introdotte. Certo questo è un sogno, la Svizzera è un Paese democratico, libero, federalista.
  Evidentemente il popolo italiano, nella mente di tanti di quelli che sono presenti qui, non è sufficientemente maturo per fare questo tipo di scelta.
  Ma io vorrei ricordare a voi anche un altro elemento: quella legge, la legge Fornero, come pure il fiscal compact sono stati approvati da questo Parlamento, non so se legittimo o illegittimo, convalidato o no in base alla sentenza della Corte costituzionale, in un momento ben preciso della storia di questo Paese, sotto la pressione e sotto costrizione di quelle che erano forze che in qualche modo non democraticamente imponevano a questo Parlamento di approvare leggi che oggi tutti voi ripudiate.
  E anche questo deve essere considerato, perché se un Parlamento, illegittimo o invalido, approva una legge, al popolo deve essere riconosciuto uno spazio di democrazia per cancellarla (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Credo di avere cinque minuti, Presidente, non credo di averne abusato.

  PRESIDENTE. Ha un minuto. Prego, onorevole Giorgetti.

  GIANCARLO GIORGETTI. E più definitivamente, nel momento in cui, con una legge costituzionale come questa, con una legge elettorale come quella che state approvando al Senato, voi riducete lo spazio per il popolo per scegliere i propri rappresentanti non potete conculcare anche il diritto al popolo di intervenire con un referendum abrogativo. Su questo bisognerebbe riflettere, su questo vi abbiamo chiesto di riflettere, su questo il popolo correndo ha firmato sotto i nostri gazebo, andando a firmare in migliaia a Palermo – a Palermo – per l'eliminazione della legge Fornero.
  Questa era una lancia di libertà che è caduta nel disinteresse di partiti che sono nati per affermare la libertà, che si chiamano democratici e che oggi hanno totalmente dimenticato questi valori fondanti nel disinteresse a anche talvolta nell'irrisione. Vergognatevi (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord e Autonomie e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente) !

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il presidente Scotto. Ne ha facoltà.

  ARTURO SCOTTO. Grazie Presidente. Io farò soltanto una dichiarazione di voto a favore di questo emendamento, ma voglio fare anche una riflessione al termine di questa lunga giornata.
  La prima, l'ho detto nel mio intervento sull'ordine dei lavori e lo ripeto in dichiarazione di voto: c’è un'aria strana che stiamo avvertendo in queste ore sulla riforma costituzionale e sulla riforma elettorale. Vorremmo qualche risposta dal Governo, se sta cambiando in queste ore la maggioranza che sostiene il Governo Renzi.
  Secondo, vorremmo qualche elemento di trasparenza in più. Leggiamo addirittura su un quotidiano che a Palazzo Chigi hanno introdotto un nuovo codice etico che vieta ai dipendenti la possibilità di svolgere critiche nei confronti dell'organizzazione dei lavori della Presidenza del Consiglio e di avere alcuna relazione con la stampa.
  Vede, noi stiamo approvando una riforma costituzionale in cui stiamo nei fatti Pag. 151sbilanciando il rapporto tra i poteri, tra il potere legislativo e il potere esecutivo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Se è così, vogliamo capire che cosa si sta combinando e se questo non è il preludio di altre operazioni.
  Guardi, io non ho mai utilizzato espressioni come «deriva autoritaria» né altre che francamente trovo antistoriche, ma vorrei dirlo con molta pacatezza a tutti i colleghi, innanzitutto ai colleghi con i quali ho fatto la campagna elettorale provando a vincere le elezioni politiche due anni fa: qualche volta i regimi cominciano così (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega Nord e Autonomie – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, per favore, con calma. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sorial. Ne ha facoltà.

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. Questa Camera sembra diventare sempre di più una specie di mondo parallelo, un mondo completamente lontano dal mondo reale, perché mentre noi siamo qui continuiamo a sentire le urla delle persone che da fuori non ce la fanno più, di quelle persone che non hanno più un lavoro, di quelle persone che prendono una pensione minima, di quelle persone che sono costrette da voi a continuare a lavorare pur non essendo in condizioni di farlo perché continuate ad allontanare la fine dell'età lavorativa e, quindi, l'età pensionabile.
  Mentre noi ascoltiamo queste voci, vediamo le vostre facce che aprono e chiudono la bocca, ma in realtà non dicono niente, dicono solo il vuoto e raccontano sempre le stesse e solite bugie. Infatti, vedete, siamo tutti qua da ore praticamente a discutere di cosa ? Siamo qua a discutere di mettere il suffragio universale e diretto, di dimezzare il numero dei parlamentari, di limitare la professione politica a due mandati; e i deputati del PD cosa fanno ? I deputati del PD si giustificano dicendo di essere eletti, di poter in qualche modo essere qua a giustificare tutto quello che fanno. In realtà, sappiamo benissimo che i deputati del PD non sono eletti e tali non si possono nemmeno considerare. Sono sudditi. Sono sudditi dei partiti che sistematicamente scelgono liste, capilista, sudditi di chi fuori da quest'Aula decide le riforme costituzionali da fare e sudditi di tutti coloro che fuori da queste Aule, anche a livello europeo, decidono sulla vita dei cittadini italiani. Sono sudditi soprattutto della disonestà intellettuale che, non solo limita il pensiero, non solo li limita a pensare di essere la miglior politica che poteva avere il Paese oggi, non solo li limita in questo, ma sistematicamente li rinchiude nel pensare di essere veramente i migliori e non permette loro di ascoltare la voce dei cittadini che da fuori chiedono e hanno chiesto sistematicamente di abolire una legge infame come la Fornero, che chiedono – i cittadini fuori – di fare le riforme economiche che servono per la loro vita e per il Paese e che chiedono da subito un reddito di cittadinanza. Invece, cosa fanno i deputati della maggioranza ? Si chiudono in se stessi, nella loro bella vita politica e nel loro continuare a mantenere le proprie poltrone.
  Allora, se volete capire veramente cosa vuol dire essere un cittadino, se volete capire veramente cosa vuol dire onestà – parlate spesso di onestà, ma mi rendo conto che veramente non sapete cosa voglia dire – se volete sapere cosa vuol dire (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). .. si riscaldano, Presidente. Si scaldano perché ho detto «onestà». È una parola che vi fa bruciare, onestà, come l'acqua santa sui diavoli, brucia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico). Onestà ! Onestà ! Ma non ascoltate le mie parole, non arrabbiatevi. Non ascoltatemi, semplicemente fate qualche passo fuori da quest'Aula. Continuate ad urlare, bravi, ma fate qualche passo fuori da quest'Aula e dirigetevi verso piazza del Popolo, qua a Roma, non oggi, sabato 24 gennaio, e Pag. 152vedrete cosa vuol dire veramente l'onestà per la notte dell'onestà (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi, Presidente, saremo tutti lì perché sappiamo molto bene cos’è l'onestà e difendiamo l'onestà (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico). Vi aspettiamo...

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore !

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. ...e magari in qualche modo...

  PRESIDENTE. Colleghi !

  GIRGIS GIORGIO SORIAL. ...come degli esorcisti faremo uscire la disonestà dai vostri corpi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Colleghi, per favore, io capisco che sono molte ore di lavoro, però cerchiamo di mantenere tutti la calma. Per favore. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

  ETTORE ROSATO. Grazie Presidente. Io ho chiesto la parola dopo gli interventi del collega Giancarlo Giorgetti e del collega Scotto perché ritengo utile dare alcune risposte. Poi la pubblicità progresso che ha fatto il nostro collega Sorial sulla loro manifestazione lascia noi un po’ interdetti, perché continuano le offese da parte del MoVimento 5 Stelle, veramente gratuite in questa giornata. Noi le abbiamo ascoltate con grande pazienza, numerosissime. E io mi sento, Presidente, di ringraziare tutti i colleghi del mio gruppo che pazientemente hanno ascoltato per giornate intere delle offese che venivano gratuite da parte del MoVimento 5 Stelle, peraltro anche per tenere questo clima di collaborazione che noi abbiamo provato a tenere in tutto questo tempo. Riconosco che molti deputati di opposizione hanno contribuito a costruirlo, ma per il resto credo che sia veramente ingeneroso. Presidente, quindi, la pregherei in tal senso di tener conto anche della tenuta, della pazienza di tanti colleghi che si sentono attribuire il termine di disonesto. È un limite di pazienza che poi anche per noi non è un limite sempre raggiungibile (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Nel merito, però, io volevo dare una risposta...

  PRESIDENTE. Colleghi !

  ETTORE ROSATO. ...a Giancarlo Giorgetti che ha citato (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...

  PRESIDENTE. E, su, basta, per favore, colleghi ! Così poi perdiamo ancora più tempo se ci dobbiamo fermare ogni volta. Prego.

  ETTORE ROSATO. Non è un problema. Il collega Giorgetti ha citato... Oggi la Lega ha fatto una battaglia che noi rispettiamo molto. Noi la rispettiamo nei termini del confronto politico. Quando però sul confronto politico si innestano altri elementi, io credo che bisogna dare uno stop. E lo stop io mi permetto di darlo al collega Giorgetti, ricordando che la loro battaglia contro la riforma Fornero è una battaglia legittima. Poi anche il collega Mazziotti Di Celso ha ricordato che la riforma Fornero è frutto delle loro scelte, di anni di Governo che hanno portato questo Paese ad avere un tracollo nei conti economici (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia) e che il Ministro Tremonti una grande, grandissima responsabilità ce l'ha tutta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
  Però sul merito non è possibile citarci una sentenza del 1985, quando il collega Giorgetti, che è persona preparata ed esperta, sa che con la sentenza n. 2 del 1994 la Corte costituzionale ha chiarito in maniera assoluta nel merito. E qualsiasi parlamentare lo sa, anche quando andavano a raccogliere firme lo sapevano che quel referendum era inammissibile e Pag. 153quelle firme estorte a cittadini che credevano veramente di poter votare contro la riforma Fornero erano inaccettabili (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia – Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Colleghi ! Per favore ! Allora !

  ETTORE ROSATO. E l'ultimo passaggio, Presidente: mi dispiace che ai colleghi della Lega non piaccia sentire le risposte alle domande che pongono, mi dispiace che non piaccia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l'Italia – Proteste dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Onorevole Rosato... Per favore ! Colleghi !

  ETTORE ROSATO. E l'ultima risposta la devo al collega Scotto, Presidente, perché il collega Scotto, fa anche lui la sua battaglia, che è legittima, ma nella battaglia legittima non può non tener conto della realtà nella quale c’è una maggioranza politica solida che tiene in piedi questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) e la maggioranza politica solida non c'entra nulla con le riforme costituzionali, su cui noi abbiamo proposto più volte a SEL di collaborare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà), di collaborare sulla legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà), perché le riforme si fanno insieme e noi l'abbiamo proposto a tutti i partiti che siedono in questo Parlamento, anche a SEL, con cui abbiamo condiviso una battaglia elettorale, ma in questa battaglia elettorale sono loro che hanno tradito il mandato che gli elettori avevano dato loro, cioè di governare con noi per cambiare l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Proteste dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) e non di fare solo ostruzionismo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Proteste dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie) !

  PRESIDENTE. Adesso chiede di intervenire il deputato Fedriga per un richiamo al Regolamento: quale articolo ?

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, articolo 58. Noi non accettiamo che non venga richiamato il deputato Rosato, quando dice che la Lega ha estorto delle firme, da parte della Presidenza (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico).
  Lei deve richiamarlo e censurarlo, perché in quest'Aula i voti non legittimi sono solo quelli del PD, che si sono venduti al patto del Nazareno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico) ! Vergogna ! Vergogna ! Vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico) !

  PRESIDENTE. Basta ! A questo punto, visto che ognuno mi pare che si è rivolto le parole del caso, darei la parola al deputato Palese. Prego.

  ROCCO PALESE. Signora Presidente, io sono d'accordo con quello che poco fa il collega Rosato ha affermato, cioè che noi dobbiamo cercare di lavorare in Parlamento per far stare meglio il Paese. Quello che vorrei premettere è che, al di là delle posizioni che sono emerse anche all'interno del mio gruppo, sono fortemente... (I deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie mostrano cartelli recanti le scritte: «LA GUARDIA MUORE MA NON SI ARRENDE. MERDE !», «LADRI DI DEMOCRAZIA», «ELIMINATO IL DIRITTO DI VOTO», «LAVORATORI FREGATI DAL PD»).

Pag. 154

  PRESIDENTE. Colleghi, togliete questi cartelli ! Intervengano i commessi (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente) ! Intervengano i commessi ! Deputato Allasia ! Deputato Allasia ! Rondini ! Busin ! Deputato Busin ! Prendete Caon ! Colleghi ! Colleghi, abbiamo davanti ancora l'emendamento e quindi io chiederei al deputato Palese di continuare il suo intervento, che è stato interrotto.

  ROCCO PALESE. Sì, signora Presidente, se però c’è la possibilità di parlare, perché l'Aula è in subbuglio.

  PRESIDENTE. Allora colleghi, possiamo ripristinare delle condizioni minime di vivibilità ?
  Il collega Palese vorrebbe fare il suo intervento. Gli si può dare questa possibilità ?

  ROCCO PALESE. Signora Presidente, sono stato sempre convinto che modifiche così profonde della Costituzione dovessero essere varate (e sarebbe stato senza dubbio meglio per il Paese) dall'organo che ha prodotto la Costituzione madre e cioè dall'Assemblea costituente. Purtroppo se prima era una mia convinzione, queste giornate hanno dato una conferma drammatica di quanto sarebbe stato necessario sia per le precedenti riforme fatte e mi riferisco alla modifica del Titolo V sia anche per quella prodotta dal centrodestra, bocciata poi del referendum che determina di fatto una situazione di impasse, una situazione di conflitto. E penso che se l'obiettivo per fare le riforme e per far stare meglio il Paese e far funzionare meglio le istituzioni era quello di eliminare il bicameralismo perfetto, questa riforma, signora Presidente, tutto fa tranne che migliorare questo aspetto. Io non mi appassiono a questo emendamento sul quale voterò contro. Voterò contro perché il problema non è, se non in minima parte, Senato elettivo o non elettivo o quant'altro. Il problema vero è che si elimina il bicameralismo perfetto e se ne crea un altro molto peggiore per il Paese e per l'iter procedimentale delle leggi che dovrebbe essere fatte dal Parlamento perché si crea una Camera contrapposta a questa stessa Camera dei deputati e si crea una Camera che sarà in eterno conflitto. È questo che non si vuol capire e ci sarà il bicameralismo pasticciato del baratto e del ricatto, soprattutto quando dovranno essere approvate le leggi finanziarie. Il conflitto che finora c’è stato tra le regioni e lo Stato centrale, che la Corte costituzionale ha cercato di dirimere, sarà instaurato tra queste due Camere. Per questo motivo io ritengo che, così com’è stato fatto per le province, ci sia la necessità di fare le riforme ma di farle per bene. Sono convinto che se i protagonisti di questo famigerato accordo «eccetera, eccetera» che tanto viene chiamato continuamente, il Presidente del Consiglio e Berlusconi, fossero notiziati per bene su come è stata costruita questa riforma, sicuramente non sarebbero d'accordo. Per un motivo molto semplice: perché peggiora la situazione. Attualmente quando ci sono i decreti-legge in 60 giorni si pone la fiducia e almeno quelli vengono salvati. Con questo iter che è stato costruito non sarà così. Saranno allungati i tempi. Ci sarà un peggioramento in tutti i sensi. Volete o non volete capirlo oppure dobbiamo fare come per le province ? Ve lo abbiamo raccontato in tutte le maniere il disastro che sarebbe successo e non avete voluto ascoltare, ma volete ascoltarla o no la vostra coscienza ? C’è sì il potere della politica ma c’è anche il potere della coscienza in riferimento a questo. Questa riforma va corretta e va corretta con urgenza perché da questo punto di vista è un disastro continuo rispetto a questo dato. Concludo il mio intervento invitandola a dichiarare decaduto questo emendamento perché non ci sono i due presentatori e a chiudere la seduta (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente – Commenti dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Buttiglione. Ne ha facoltà.

Pag. 155

  ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, se lei vuole dichiarare decaduto l'emendamento e chiudere la seduta io rinuncio al mio intervento, altrimenti parlo.

  PRESIDENTE. No, continui, vada avanti.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Peccato. Ho sentito molte cose, ho sentito un appello all'onestà intellettuale. Non è possibile parlare della legge Fornero in modo intellettualmente onesto dimenticando che il Paese era sull'orlo della catastrofe e non per colpa dei cattivi banchieri europei: per colpa della montagna di debito che impediva di darci credito da parte dei nostri stessi cittadini che non compravano i nostri buoni del tesoro (Proteste di deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Colleghi, non gridate per favore.

  ROCCO BUTTIGLIONE. Se si dimentica questo punto di partenza, non siamo intellettualmente onesti. Questo è il dato di partenza.
  Erano necessarie misure straordinarie, io ne proposi di altre, la tassazione dei maggiori patrimoni italiani, era una alternativa, SEL, o quello che era allora Rifondazione comunista, era d'accordo, l'unico, la Lega non era d'accordo e io dico agli amici della Lega: guardate, se noi vogliamo essere un po’ come gli svizzeri, diventare un po’ come gli svizzeri – Giorgetti ha auspicato che diventiamo come gli svizzeri – la prima cosa è che in Svizzera, e non solo in Svizzera, ma anche in altri Paesi seri, non si propone una spesa dello Stato o una diminuzione delle entrate dello Stato senza indicare, contestualmente, dove si vanno a prendere i soldi per coprirle. L'articolo 81 della Costituzione, non quello riformato, quello originario, quello che volle Einaudi, dice anche in Italia la stessa cosa. Allora o entriamo in questo ordine di idee, oppure a fare politica dicendo: «bisogna dare questo a quello», tutti siamo bravi. Tutti quanti siamo contenti di sentirci dire: avresti diritto ad avere questo o quello. Il problema è dove si prendono i soldi. Se qualcuno vuole ragionare su questo, io sono disponibile. Qualcuno pensa che la riforma Fornero vada abolita ? Parliamone, ma parliamone seriamente, non in questo modo che, devo dire, è intellettualmente disonesto.
  Devo dire a lei Presidente, perché lo dica all'onorevole Giorgetti, che una cosa è la sentenza del 1985 che ha in mente una qualunque legge che abbia un elemento di spesa, una cosa è una legge la quale tocca decine di miliardi di euro e gli equilibri di bilancio italiani per le prossime generazioni. Io non so quali saranno le motivazioni della Corte costituzionale, ma almeno il dubbio che l'articolo 75 c'entri dovete averlo anche voi, se vogliamo essere intellettualmente onesti e, ancora di più, non è possibile scaricare sulla Corte costituzionale una responsabilità politica che è nostra. O si è capaci di prendersela in questo Parlamento o non la si può scaricare sulla Corte costituzionale. Non si può chiedere alla Corte costituzionale di far diventare maggioranza quella che in questo Parlamento è minoranza, minoranza perché tale voluta dagli elettori. I voti li avremo contati male ? Saranno stati votati male, ma che i partiti che sostengono questo Governo, le forze politiche che sostengono questo Governo siano comunque l'espressione della maggioranza dei voti espressi alle ultime elezioni, questa è una cosa indubbia e questo dà legittimità non solo giuridica, ma anche politica e morale a questo Governo.
  Allora, se vogliamo tornare sul terreno autentico e solido della politica, è necessario che tutti noi siamo capaci di applicare un minimo di autocontenimento delle proprie passioni. Questo vale per quelli che sono più appassionati e per qualcuno anche che magari tanto appassionato non è, ma ha imparato a fingere benissimo una passione che non prova.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Giancarlo Giordano. Ne ha facoltà.

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  GIANCARLO GIORDANO. Signora Presidente, intervengo giusto per non far passare sotto silenzio e nella distrazione generale l'acume e l'intelligenza con cui il Partito Democratico e il collega Rosato hanno inteso forzare o costringerci ad andare avanti nei nostri lavori legittimamente e anche per sottolineare insieme a questo, rivolgendomi a lui con molta educazione e garbo, alcune delle parole che ha usato anche verso SEL. Noi proposte di collaborazione mica ne abbiamo ascoltate tante in questi giorni; debbo dire che, ed è una differenza, un solco che si scava sempre più, è utile precisare che Sinistra Ecologia Libertà con Berlusconi e con la destra ha ancora qualche difficoltà politica di rapporto, a differenza del PD che si sta dimostrando un partito di bocca buona, mettiamola così (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Crippa. Ne ha facoltà.

  DAVIDE CRIPPA. Grazie Presidente, le volevo far notare, visto che adesso ho da fare un intervento a titolo personale, che sono le 10 meno tre minuti e che è consentito ai gruppi di fare al massimo un secondo intervento, perché poi sono, di fatto, le 10 ed è l'orario che era stato prestabilito per la chiusura. Vorrei anche far notare che i gruppi di maggioranza e la finta opposizione che sostiene le riforme, di fatto, hanno parlato in tre e pertanto ci sono tre di maggioranza e tre di opposizione.
  Lei, alle 9,30, questa situazione poteva prevederla. Di fatto siamo arrivati alle 10 e non è possibile, per i colleghi che volevano farlo, esprimere il proprio intervento, anche perché sono le 10 e non vedono anche l'ora, visto che siamo qui dalle 9 di questa mattina, di terminare i lavori e rimandarli a domani. Credo che lei una riflessione su questo punto la debba fare, visto che ha dato la parola a tre di maggioranza nonostante fossero iscritti molti più deputati di minoranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Manlio Di Stefano. Ne ha facoltà.

  MANLIO DI STEFANO. Presidente, tornando al merito, con questo emendamento si chiede una cosa di democratica normalità, ovvero che ci sia suffragio, quindi che si possano votare questi senatori e che li si dimezzi. Ma in questa situazione surreale, in cui sinceramente non capisco più qui dentro chi crede che questa riforma sia giusta e chi sbagliata, perché tra di voi vi state contraddicendo in continuazione, mi chiedo: davvero siete così intenzionati e ostinati a portare avanti una riforma nella quale non credete neanche voi ? Davvero quella poltrona e quel Renzi che avete eletto a padre-padrone del PD vale più dei vostri ideali e dei vostri valori ? Perché oggi mi sembra che li stiate svendendo completamente. Intanto vi comunico che, al Senato, ventinove persone più coraggiose di voi hanno già abbandonato Renzi e la sua dittatura con Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Presidente, io dovrei rispondere a parecchie persone, ma scelgo Buttiglione.

  PRESIDENTE. Lei parli con me, parli con me.

  ARCANGELO SANNICANDRO. Scelgo Buttiglione, per dirgli che la Corte costituzionale tantissime volte ha emesso sentenze che hanno arricchito – se così si può dire – i lavoratori, indipendentemente dalle questioni di bilancio. Faccio un esempio unico: era ministro Mastella, la Pag. 157Corte costituzionale fece una serie di sentenze con cui disse che i pensionati al minimo avevano diritto ad avere l'integrazione al trattamento minimo anche quando sono plurititolari, ossia hanno, per esempio, oltre la pensione propria anche quella ai superstiti. Sapete quanti miliardi dovette sborsare lo Stato in quell'occasione ? Addirittura lo Stato pagò gli arretrati ai pensionati in sei rate annuali ! Quindi, la Corte non fece questioni di bilancio, perché se l'interpretazione fosse quella che dice lei, come giustamente è stato ricordato da un collega della Lega, non ci sarebbe legge che possa arrivare alla Corte costituzionale quando è sostenuta da una spesa di bilancio (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord e Autonomie).

  PRESIDENTE. Colleghi, gli altri interventi sull'emendamento sono stati ritirati, dunque passiamo ai voti.
  Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianconi 2.9, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  D'Attorre, Invernizzi, Di Salvo, Caparini, Gasparini, Cassano.
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:

   Presenti e votanti  370   
   Maggioranza  186   
    Hanno votato  95    
    Hanno votato no  275.

  La Camera respinge (Vedi votazioni).

  (Il deputato Franco Bordo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

  Interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà, lo ricordo, nella seduta di domani a partire dalle ore 9.

Sull'ordine dei lavori e per la risposta a strumenti del sindacato ispettivo (ore 22).

  SIMONA FLAVIA MALPEZZI. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

  SIMONA FLAVIA MALPEZZI. Presidente, oggi ricorre il primo anno dalla scomparsa del maestro Abbado. Nei primi giorni immediatamente successivi alla morte del maestro, anche in quest'Aula sono stati molti gli attestati di stima e tanti i propositi affinché il suo messaggio morale e artistico potesse spingere ad un impegno a favore dell'arte e della bellezza, anche in quest'Aula e anche in questo Governo.
  Da qui molti parlamentari hanno dato vit