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Resoconto dell'Assemblea

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XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 832 di mercoledì 12 luglio 2017

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI

La seduta comincia alle 12,35.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

VALERIA VALENTE, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

  (È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati D'Ambrosio, De Menech, Marotta, Merlo e Turco sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente centoquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,39).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A (A.C. 4565-A) (ore 12,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 4565-A: Conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A.

Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo approvato dalla Commissione (Per l'articolo unico del disegno di legge di conversione, nel testo della Commissione, e per le proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione, vedi l'allegato A al resoconto della seduta dell'11 luglio 2017).

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia – Articolo unico – A.C. 4565-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Oreste Pastorelli. Ne ha facoltà.

ORESTE PASTORELLI. Grazie, signora Presidente e onorevoli colleghi. La situazione delle banche venete mette in luce soprattutto la debolezza della classe dirigente che per decenni le ha condotte, una classe dirigente superficiale, spesso sfacciata, che ha guidato gli istituti di credito sotto esame in maniera scellerata e senza alcuna prudenza. Questi soggetti devono pagare il conto dei danni che hanno causato ai cittadini e all'intero territorio del Veneto. Adesso, però, è il momento dell'emergenza ed è necessario che i conti delle famiglie vengano messi in sicurezza.

Accogliamo con favore, dunque, la decisione del Governo di intervenire con un decreto-legge. È, infatti, evidente a tutti l'urgenza e la necessità di un provvedimento che possa risolvere una questione che altrimenti sarebbe potuta degenerare. Siamo consapevoli dei dubbi espressi dai cittadini riguardo alla grossa spesa che lo Stato dovrà affrontare per salvaguardare Veneto Banca e Popolare di Vicenza; allo stesso tempo, però, c'è da sottolineare come l'unico modo per salvare i dipendenti, i correntisti e i piccoli azionisti sia attraverso una azione decisa delle istituzioni. Certo è che la soluzione intrapresa oggi non può diventare un'abitudine, è urgente mettere in campo un sistema di controllo e monitoraggio rinnovato su tutti gli istituti di credito, che possa garantirne solidarietà e trasparenza. Ciò premesso, la componente socialista voterà la fiducia al Governo, che bene ha fatto a intervenire in questa vicenda. Grazie, signora Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Massimo Artini. Ne ha facoltà.

MASSIMO ARTINI. Grazie, Presidente e onorevoli colleghi. I problemi della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca sono conclamati da più di un anno; pertanto, le evidenti iniquità che sono contenute in questo provvedimento non possono essere semplicemente giustificate con il poco tempo disponibile per la scrittura della norma. Infatti, il progetto di legge che ci accingiamo ad esaminare stanzia fino a circa 17 miliardi di euro per il salvataggio di questi due istituti di credito, senza neppure tutelare integralmente i risparmiatori.

Come se non bastasse, avete tolto la previsione, che era stata introdotta in Commissione, della interdizione perpetua dai pubblici uffici per gli amministratori che hanno portato queste banche al disastro. Io credo, noi riteniamo, che con una tale somma di denaro si potrebbe fare una vera battaglia alla lotta di povertà, ma voi avete preferito e preferite, con questo provvedimento e con questa modalità operativa, salvare banche e banchieri, mentre i nostri giovani continuano a fuggire dall'Italia per mancanza di prospettive per il futuro. Questa non è politica fatta nell'interesse della collettività, questo è puro servilismo nei confronti della comunità finanziaria.

Per questi motivi, Alternativa Libera annuncia il suo voto contrario alla questione di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alternativa Libera-Tutti Insieme per l'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Daniele Capezzone. Ne ha facoltà.

DANIELE CAPEZZONE. Grazie, signora Presidente. Signori del Governo, non solo non avrete la nostra fiducia e avrete, invece, un pieno e convinto voto contrario, ma, se è consentito, fiducia è proprio l'unica parola, è l'unico concetto che, in materia bancaria, prima il Governo Renzi e poi il Governo Gentiloni non possono né articolare, né pronunciare, né chiedere ad altri di avere. Ve lo diciamo da questi banchi, dove non urliamo, non alziamo la voce e nel nostro piccolo, con umiltà, dall'opposizione cerchiamo di fornire argomenti liberali.

Per tre anni, su questa materia, vi abbiamo fornito non insulti, come altri, ma vi abbiamo fornito una possibile serie di passi da compiere: liberali, ragionevoli, praticabili, nell'interesse dei contribuenti. Avete sempre e solo detto “no”. Li ricapitolo.

Da liberali, favorevoli al bail-in e contrari al bail-out, ai vecchi salvataggi di Stato, vi avevamo però suggerito un percorso di preparazione all'arrivo del bail-in; ci diceste di no al grido di “le nostre banche stanno bene”. Vi chiedemmo, allora, almeno il minimo sindacale, cioè una campagna di informazione sulla RAI, il servizio pubblico, Pubblicità Progresso - cose di questo genere le avete fatte perfino sugli orari delle discoteche –, ve lo chiedevamo per informare i risparmiatori e i contribuenti di quello che poteva accadere, dei rischi del nuovo regime e anche, diciamo, di quanto previsto a pagina 1 del Manuale del risparmiatore, cioè l'opportunità di suddividere risparmi e investimenti, di non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Ci avete detto “no” perfino su questo.

Quando cominciò la crisi delle prime quattro banche – Etruria e il resto -, vi suggerimmo di ricorrere - allora era d'accordo anche l'ABI, l'Associazione bancaria italiana - al Fondo interbancario di tutela dei depositi, denaro privato e non denaro pubblico, quindi evitando di bruciare il denaro dei contribuenti. Ci diceste anche lì di “no”, adducendo ipotetiche contrarietà dell'Unione europea, contrarietà che c'erano e non c'erano, ma la verità è che Matteo Renzi era impegnato a pietire presso l'Unione europea gli zero virgola per le sue mancette elettorali, anziché cercare di battersi per una soluzione intelligente di questo.

Quando promuoveste i Fondi Atlante 1 e Atlante 2, li criticammo due volte, una prima volta per principio, perché erano privati solo per nome, ma in realtà era un'operazione pubblica; in secondo luogo, perché era un cerotto che sarebbe saltato, troppi pochi soldi. Vi suggerimmo una soluzione strutturale, di bussare con intelligenza, con preveggenza, come aveva fatto la Spagna, alla porta dell'ESM, per una grande ricapitalizzazione. Certo, sarebbero state chieste delle condizioni all'Italia, ma almeno valutarle, almeno ragionare.

Chiudo, signora Presidente. Avete detto “no” su tutto. Ora rischiamo di bruciare 17, forse oltre, miliardi dei cittadini italiani; finiranno questi soldi, ci saranno altre crisi. Concludo, signora Presidente.

L'ultima cosa per un pezzo di opposizione, però, dopo avere criticato voi, perché un pezzo di opposizione, che oggi strilla, vi ha dato mandato, sbagliando, contro il nostro parere per usare quei 20 miliardi al buio e, allora, dico anche all'opposizione: troppo comodo nei giorni pari dare una pistola carica al Governo e nei giorni dispari lamentarsi perché il Governo, sbagliando, la usa. Siete uniti nel bruciare il denaro dei cittadini. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Direzione Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bruno Molea. Ne ha facoltà.

BRUNO MOLEA. Grazie, signora Presidente, onorevoli colleghi. Il provvedimento in esame introduce disposizioni urgenti per facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A., che rappresentano un punto di riferimento per le comunità del Veneto, e per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio.

In data 23 giugno 2017 la Banca centrale europea ha accertato che i suddetti istituti versano in situazioni di rischio di dissesto; anche il Comitato di risoluzione unico ha accertato l'assenza di misure alternative che permettano di superare la situazione medesima in tempi adeguati.

L'articolo 107, paragrafo 3, della lettera b), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea consente agli Stati membri di effettuare interventi pubblici, ritenuti aiuti compatibili con il mercato interno, quando questi siano volti a porre rimedio ad un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro.

L'Italia, in tale contesto, ha ritenuto che la liquidazione delle due banche potesse avere un forte impatto sull'economia reale delle regioni in cui esse sono maggiormente operative. Abbandonare al fallimento le due banche del Nord-Est avrebbe procurato conseguenze disastrose; in primo luogo, parliamo di una regione, il Veneto, che ha un PIL paragonabile a quello della Grecia e del Portogallo, senza contare che le imprese che girano intorno ad essa sono circa 20.000 e, più o meno, danno da lavorare a 200.000 persone. Lo shock sistemico - come ha osservato il vicedirettore generale di Bankitalia, Fabio Panetta - sarebbe stato assai grave; le due banche avrebbero dovuto rimborsare 10 miliardi di depositi in sette giorni; invece, oltre 50 miliardi di risparmi, 30 miliardi di credito all'economia e 2 milioni di clienti sono stati messi in sicurezza. È stato, dunque, necessario per il Governo, di fronte al rischio di fallimento del sistema Veneto, con effetti devastanti per l'economia italiana, applicare la normativa del testo unico bancario che prevede l'avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa e, contestualmente, adottare misure di aiuto pubblico, volte a sostenere una gestione ordinata della crisi delle due banche, nel contesto di una speciale procedura di insolvenza.

Si osserva, infine, che l'Esecutivo ha evitato con questo decreto di ricorrere al cosiddetto bail-in, cioè al meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie entrato in vigore da tre anni, che scarica il peso del fallimento di una banca sugli obbligazionisti senior e junior, ma anche sui depositanti sopra i 100.000 euro. Sarebbe stato sanguinoso e dirompente per l'economia italiana, oltre che molto costoso. Chi si oppone a questo provvedimento esprime critiche generiche e non propone soluzioni alternative. Per queste ragioni, la componente di Civici e Innovatori voterà convintamente la fiducia al Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rampelli. Ne ha facoltà.

FABIO RAMPELLI. Presidente, colleghi deputati, sottosegretario Amici, non vorrei essere nei suoi panni, sinceramente, poi lei è una persona particolarmente cordiale, disponibile, non merita, non avrebbe meritato di essere lasciata sola dal suo Governo, oggi; poi comparirà magicamente qualcun altro nell'atto decisivo in cui bisognerà fare, magari, un po' di propaganda, però, intanto, si beccherà, come già è capitato in qualche intervento che mi ha preceduto, i primi strali da parte di un'opposizione che non capisce, non può capire la ragione per la quale ci sia questo iperattivismo, da parte del Governo, e non da oggi, sulle banche, tanto da suggerire, al Governo stesso, di farsi sostituire non già dal sottosegretario Sesa Amici, ma dal consiglio d'amministrazione delle banche di turno che, di volta in volta, ogni due mesi circa, si trovano ad essere beneficiate dall'attività, sempre del Presidente di turno, insomma; da Letta, che è stato il primo, targato Partito Democratico, se qualcuno, casomai, si fosse distratto, anche se accoltellato alla schiena da Matteo Renzi, attuale segretario del Partito Democratico, già Capo del Governo e, poi, sostituito, in corso d'opera, da Gentiloni, anche egli ex Ministro del Governo Renzi e, comunque, noto personaggio del Partito Democratico. È questo il punto; si sono create nel corso del tempo e si sono sedimentate una convivenza e una complicità assolute, tra il sistema del credito italiano e la sinistra italiana, il Partito Democratico italiano. Eravamo abituati, per chi viene un po' dalla mia storia o, comunque, per chi la conosce, a ben altre frequentazioni.

Insomma, la sinistra voleva rappresentare, quando un minimo di gloria aveva ancora in pancia, la causa dei soggetti più deboli della società, gli operai, i proletari, gli emarginati, le persone in difficoltà, poi, improvvisamente, forse, prendendo lo spunto da ciò che è diventata la sinistra nelle regioni rosse dove non ha mai conosciuto la democrazia dell'alternanza e ha sempre governato, governando si è letteralmente immedesimata nel potere, ha gestito il potere, è diventata potere e non ha avuto la capacità di mantenere in vita uno straccio di identità differenziata rispetto al potere in quanto tale. E così, quando si è trovata al Governo della nazione, è stata chiamata come una calamita a rispondere, dai poteri forti, dai poteri finanziari, dal sistema bancario italiano che, appunto, ha potuto beneficiare fin qui di decine e decine di provvedimenti.

Io la prima domanda che voglio porre per interposta persona, attraverso lei, che pazientemente ci ascolta, al capo del Governo Gentiloni, è: perché in questi anni non avete trovato la concentrazione, la sensibilità per fare analoghi decreti - lo dico a voce bassa - per categorie produttive italiane che stanno letteralmente in ginocchio? Perché non ci convocate un giorno, qui, a Montecitorio, per approvare o disapprovare un decreto-legge per i commercianti, un decreto-legge per le partite IVA, un decreto-legge per gli artigiani, un decreto-legge per le piccole e medie imprese, un decreto-legge per i liberi professionisti, un decreto-legge per i disoccupati, un decreto-legge per i pescatori, un decreto-legge per gli agricoltori, un decreto-legge per gli allevatori, per tutte quelle persone, per tutte quelle famiglie che soffrono, che non ce la fanno più e, spesso e volentieri, non ce la fanno proprio perché voi dite di non avere le risorse necessarie per poter, per esempio, diminuire la pressione fiscale, per poter fare politiche di inclusione per questi settori che io ho citato e molti altri che non ho citato, ma che sono evidenti, che aspettano, aspettano un soccorso.

Se non ci sono risorse, non ce ne sono per nessuno, e questo è il punto; invece, voi trovate risorse a gogò per i banchieri e non trovate mai la giusta sensibilità per poter mettere in campo delle iniziative energiche che vadano a sostenere l'economia reale. Voi trovate risorse a gogò per andare a ripianare la pessima gestione del sistema del credito italiano e non volete saperne nulla di istituire una Commissione d'inchiesta sul funzionamento del sistema del credito. Per tentare di non farla in questa legislatura, vi siete inventati una Commissione bicamerale, diversamente da quella che è stata la proposta originaria, la prima depositata da parte di Fratelli d'Italia, il gruppo che mi onoro di rappresentare e guidare, che chiedeva una Commissione monocamerale proprio per non prendere in giro gli italiani e provare, comunque, a tirare fuori uno straccio di credibilità da parte delle istituzioni repubblicane tutte, Parlamento e Governo, perché ce ne sarebbe stata per chiunque di gloria, se avessimo avuto la capacità, per esempio, di individuare coloro i quali si sono approfittati della buona fede dei risparmiatori, per individuare coloro i quali sono scappati con il bottino, amministratori delegati, consiglieri d'amministrazione, coloro i quali hanno preso, persino, la buona uscita; sono scappati via dopo aver fatto fallire le banche e aver prosciugato i risparmi dei cittadini e hanno avuto il cattivo gusto di andarsene via con centinaia di milioni in tasca, lo ripeto, centinaia di milioni in tasca! E, allora, visto che in galera non ci vanno, perché non ce li mandate, che almeno ci sia il buon gusto di affiancare un'attività di sostegno sussidiaria, da parte del Governo, su queste banche, con l'elenco di coloro i quali hanno beneficiato dei crediti e non li hanno restituiti, l'elenco di coloro i quali sono stati responsabili della mala gestione delle banche fino a portarle al fallimento.

Certo, sarebbe un elenco abbastanza lungo e corposo, probabilmente voi non volete saperne di fare luce in questa materia, perché avete le mani in pasta, non lei, sottosegretario, ci mancherebbe, ma la sinistra, la sinistra italiana, che è letteralmente incistata dentro la mala gestione del sistema del credito. Abbiamo discusso già del Monte dei Paschi di Siena, della sua natura, della sua provenienza, della sua appartenenza culturale, prima anche delle interconnessioni con il Partito Democratico, con il Partito Democratico della Sinistra, con i DS, con il Partito Comunista Italiano.

Monte Paschi Siena, all'interno del proprio consiglio d'amministrazione e poi nella Fondazione, aveva addirittura dei consiglieri, dei componenti, degli elementi che erano notoriamente indicati dal comune di Siena e dalla regione Toscana che, altrettanto notoriamente, sono stati sempre governati da voi, da voi, dalla sinistra italiana. Voi non avete interesse a fare l'elenco dei nomi e dei cognomi, perché dentro ci sono i vostri riferimenti, gente che ha la tessera in tasca del Partito Democratico, che non si è dimostrata all'altezza di difendere e rappresentare gli interessi deboli e diffusi dei risparmiatori e che ha giocato a quel gioco perverso a cui gioca la finanza internazionale, in alcuni casi, per interessi speculativi e, in altri, come accade in Italia, per futili motivi, cioè per foraggiare la filiera dei finanziamenti che finiscono per essere utilizzati dagli amici degli amici o addirittura dal circuito delle associazioni e delle clientele care alla sinistra italiana.

È così che si è dissipato questo patrimonio, è questa la ragione per la quale, a intervalli regolari, un Parlamento intero diviene ostaggio, in questo caso, della Banca Intesa. Io ho qui un elenco allucinante di favori che sono stati resi, con questo decreto-legge, a Banca Intesa. Non riesco a leggerlo, lo darò agli atti della Camera, ma ci sono delle deroghe inaccettabili, secondo le quali anche un semplice cittadino che sta in un appartamento di proprietà di una banca, che poi trasferirà questa proprietà alla Banca Intesa, non vedrà neanche riconosciuto il proprio diritto, in caso di vendita, alla prelazione. Vengono, di fatto, liquefatte tutte quelle norme di tutela e di garanzia per l'utente finale, per consentire quella che era e resta una inaccettabile speculazione. Chi è che ha fatto questa trattativa? Perché qui ci sono gli estremi per procedere all'indagine per circospezione di incapace. Come si fa a dare alla Banca Intesa San Paolo questi privilegi, questi favori, senza chiedere nulla in cambio?

E concludo, Presidente - e la ringrazio per la cortesia -, con un'ultima battuta: abbiamo un debito pubblico di 2 miliardi e 230 milioni di euro, di cui si parla in lungo e in largo in tutti i talk show televisivi; voi ci convocate qui per approvare questa vergogna e, nella trattativa con Banca Intesa, che acquista a un euro...

PRESIDENTE. Concluda.

FABIO RAMPELLI. ...come sapete e come si è parlato, tutto l'acquistabile, ovviamente ciò che conviene a Banca Intesa, e non vi ricordare di mettere sull'altro piatto della bilancia lo sconto sul debito? C'è una rinegoziazione? A che gioco giocate?

PRESIDENTE. Grazie, deputato Rampelli.

FABIO RAMPELLI. Noi voteremo contro la fiducia, perché siete indegni di rappresentare il popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bruno Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signora Presidente, signora sottosegretaria del Governo, onorevole Sesa Amici, noi parlamentari del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico ribadiamo la fiducia a questo Governo, al Governo Gentiloni, si intende, quello della prossima legislatura si vedrà. Intanto non vorremmo che questo Governo si facesse trascinare in pericolose polemiche preelettorali.

Desidero su questo punto essere molto chiaro, con riferimento al dibattito politico di queste ore: la questione non è tanto la discussione astratta sul fiscal compact nella Costituzione. Senza quella scelta, neppure Draghi avrebbe potuto assumere la linea della BCE, che ha salvato l'euro, ma soprattutto ha impedito che il nostro debito facesse esplodere i mercati.

La discussione vera riguarda la proposta di Renzi di stressare per cinque anni il rapporto deficit-PIL fino al 2,9 per cento, senza preoccuparsi della ricaduta sul debito. Proposta incoerente, superficiale e pericolosa, che il Governo Gentiloni, che ha recuperato credibilità presso i partner europei, non potrà e ci si augura non vorrà far propria.

Lo sviluppo non riprende dilatando la spesa a pioggia, come dimostra la vicenda degli 80 euro, quanto riprendendo la politica degli investimenti, sulla quale si può correttamente richiedere una piena condivisione dell'Europa.

Sulle banche si poteva fare meglio e per tempo, ma per mesi il Governo Renzi è stato distratto dal referendum costituzionale. La soluzione adottata forse poteva essere diversa, ma la perdita del tempo più adatto ha molti padri e non riguarda solo il Governo, l'avevo già detto in occasione della discussione in quest'Aula sulla questione di costituzionalità.

Dopo il 23 giugno, quando la vigilanza unica ha dichiarato le due banche venete a rischio di dissesto, non ci sono più alternative: se il Parlamento non dovesse convertire il decreto, si assumerebbe la responsabilità di un fallimento secondo le regole del bail-in, con effetti traumatici a cascata sull'intero sistema bancario e sull'economia.

Dico questo anche ai colleghi di MDP: non è che noi stiamo decidendo sotto ricatto, è una decisione basata sul realismo delle cose.

Il Parlamento non è chiamato a discutere solo sulle cose desiderabili, ma anche a fare fronte a delle crisi che potrebbero avere degli effetti devastanti sul contesto economico e sociale del Paese. Gli oppositori del decreto-legge contestano il bail-in - e si può capire -, ma anche l'intervento della fiscalità generale, quindi contestano anche il bail-out, quindi vorrebbe dire che in sostanza “abbaiano alla luna”: tutto e il suo contrario.

Si parla della tutela degli azionisti, tra cui coloro che sono stati indotti ad acquistare azioni delle banche in connessione con la sottoscrizione di un mutuo o di un prestito, ma questi non possono essere tutelati; casomai, servono procedure giudiziarie efficaci, con il riconoscimento delle responsabilità e con decisioni che siano conseguenti al riconoscimento delle responsabilità.

La storia delle popolari venete è punteggiata da episodi corruttivi di mala gestio. Evidentemente, il gioco della sopravvalutazione delle azioni era la copertura per dare soldi e prestiti a chi non li meritava. Quindi, si gonfiava il presupposto della serietà, della competenza, della stabilità e, poi, questo serviva per dirottare i finanziamenti in direzioni non appropriate.

Si poteva fare diversamente? Forse! Probabilmente le banche venete non erano al tracollo patrimoniale, ma la questione del tempo è stata decisiva, perché avevano una crisi di liquidità che richiedeva, comunque, una radicale ristrutturazione, come impostata dal piano industriale Viola, che prevedeva una fusione tra i due istituti.

Se i numeri dati dalla relazione tecnica sono corretti - e non dubito che siano corretti -, poteva bastare una ricapitalizzazione precauzionale di 6 miliardi, di cui 4,8 dallo Stato e 1,2 dai privati, così l'investimento del Tesoro sarebbe stato recuperabile, se le cose, com'è auspicabile, fossero andate a buon fine. Ma serviva una fusione tra le banche venete, che probabilmente avrebbe comportato minori tagli occupazionali. Un conto è eliminare tra le due venete le sovrapposizioni, che può essere relativamente semplice, un altro è eliminare tali sovrapposizione tra le due banche venete e Banca Intesa: è chiaro che qui ci sono delle complicazioni ulteriori.

Ma, a questo punto, il Presidente del Veneto, Zaia, e molti ambienti di quella regione hanno frapposto ostacoli alla fusione, determinando, tra l'altro, la perdita secca di 3,5 miliardi del Fondo Atlante, che doveva aiutare la ricapitalizzazione stessa.

Mi verrebbe da dire: tornano i banchieri padani, poveri noi! Non sono bastate le esperienze di questi anni, c'è ancora chi soffia sulla presunta qualità superiore dei banchieri padani.

Così, la divisione tra i soci e le incertezze dei regolatori e dei vigilanti europei hanno impedito una soluzione parzialmente di mercato: non era totalmente di mercato, era parzialmente di mercato. Ora tornare indietro sarebbe disastroso e la soluzione, allo stato delle cose, non ha alternative.

Lunedì scorso, il 23, le banche venete non avrebbero riaperto gli sportelli. Certo, le contraddizioni sono palesi: MPS, sotto l'egida del Tesoro e con il sostegno della Banca centrale, cede i suoi crediti in sofferenza al 20,5 per cento del loro valore lordo al Fondo Atlante e, nel caso delle venete, la liquidazione dovrebbe recuperare quasi il 47 per cento delle sofferenze, cioè più del doppio. È evidente che si scommette sul fatto che questa ripresa si consolidi e che, avendo di fronte un lasso di tempo più lungo, la potenzialità del recupero sia maggiore, però questi dati dovranno essere verificati nella pratica.

È vero che i contesti sono diversi, ma queste cose devono comunque essere spiegate. Ma un conto è richiedere delle spiegazioni - ecco il punto: se i colleghi che intervengono stessero sul merito della questione, avrebbero molte ragioni per chiedere tante spiegazioni al Governo -, ma un altro conto è bocciare il decreto, aprendo una crisi bancaria dagli effetti disastrosi.

Per queste ragioni, il nostro gruppo esprime il voto di fiducia al Governo e anticipa il voto favorevole alla conversione del decreto-legge in questione (Applausi dei deputati del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Galati. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GALATI. Grazie, Presidente. Il provvedimento in esame sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia introduce disposizioni urgenti per facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Come è noto, proprio lo scorso 23 giugno, la BCE ha dichiarato failing or likely to fail, cioè in condizione di dissesto, le due banche venete. Successivamente, il Comitato di risoluzione ha confermato l'impossibilità di dichiarare la risoluzione secondo la direttiva europea per i salvataggi bancari. Ciò in quanto tra i requisiti necessari per far ricorso a tale modalità non sussiste il requisito dell'interesse pubblico. Di conseguenza, il Governo ha ritenuto di fare ricorso alla normativa nazionale e, in particolare, al Testo unico bancario per l'avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa.

Siamo, dunque, qui a convertire, senza possibilità alcuna di intervento, un pacchetto di misure comprendente aiuti compatibili con il mercato interno ritenuti ammissibili dalle regole europee, in quanto volti ad evitare danni economici più ampi, che evita il ricorso al cosiddetto bail-in, cioè alla risoluzione della crisi bancaria tramite l'esclusivo e diretto coinvolgimento dei suoi azionisti, obbligazionisti e correntisti. Ma detto meccanismo, come tutti ricordiamo, è già stato dolorosamente sperimentato nel 2015 sulle quattro banche - Etruria, Marche, Ferrara e Chieti -, con la successiva necessaria previsione di un piano dei rimborsi per i piccoli risparmiatori ed obbligazionisti colpiti da quell'intervento.

Oggi il provvedimento in esame si inserisce, certo, in un quadro complessivo di una procedura economica delicata e deve tenere conto di una duplice esigenza - da una parte, evitare effetti destabilizzanti sull'economia finanziaria, dall'altra parte, tutelare il risparmio e gli investimenti degli obbligazionisti coinvolti -, tuttavia, il testo risulta carente sotto molteplici profili sia di metodo che di merito.

Sul metodo, il testo transita per la Camera uscendone identico a quello proposto dal Governo, rispettando soltanto formalmente il criterio democratico del necessario vaglio parlamentare e la questione di fiducia, oltretutto, sopravviene dopo la cassazione, in sede di conversione, di tutti gli emendamenti presentati e del ritiro degli stessi emendamenti, nonostante lo sforzo positivo del relatore.

Interventi che, seppur marginalmente, avrebbero potuto rafforzare le forme di tutela dei risparmiatori coinvolti dalla vicenda attraverso misure come, a titolo esemplificativo, la proroga dei termini per l'acquisto di obbligazioni subordinate e rimborsabili, la facoltà per i giudici, nei casi di responsabilità civile avviati dai commissari liquidatori nei confronti degli amministratori, di comminare l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle imprese e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. Del resto, questa era una proposta del relatore fortemente condivisibile, ma, poi, ritirata.

Dunque, il Governo che dimostra in tal caso? Una mancanza di coerenza e di coraggio: coerenza, perché c'è indecisione ed incertezza nella modalità di gestione di questa criticità, indecisioni ed incertezze evidenziate nel corso dell'iter parlamentare di conversione, i ripensamenti, i cambi di passo. Ma manca di coraggio perché perde un'altra opportunità importante di affermare con decisione, mediante la sanzione interdittrice sancita nel nostro sistema penale, un principio fondamentale, elementare, ma essenziale nella gestione e nella tutela del credito e del risparmio, cioè quello della responsabilità professionale nella gestione del credito, in ossequio, coerentemente, alla più stringente aderenza ai criteri civilistici della correttezza della diligenza professionale.

Affermare questo principio in modo trasversale alle attività degli istituti che operano nel settore dell'intermediazione finanziaria, della gestione del risparmio, dell'esercizio del credito appare la priorità per la tutela del risparmio e per la stabilità di un sistema bancario, quello italiano, che ben sappiamo è esposto a rischi sistemici e con forme di vigilanza che, a volte, non paiono sufficienti a garantire la sicurezza delle operazioni.

Appare opportuno dover ricordare che la tutela pubblica del risparmiatore e la salvaguardia della solidità economica e finanziaria passano prioritariamente attraverso la regolazione e la supervisione sia dell'attività degli intermediari finanziari sia di quella degli emittenti degli strumenti finanziari sia del funzionamento delle piattaforme di mercato. Con queste valutazioni, riteniamo che il gruppo parlamentare Scelta Civica-ALA non voterà a favore della fiducia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marcon. Ne ha facoltà.

GIULIO MARCON. Grazie, Presidente. Signora Presidente, signora sottosegretaria, colleghi e colleghe, noi non voteremo la fiducia al Governo su questo provvedimento. Non voteremo, perché riteniamo che per l'ennesima volta si sia fatto uno strappo al Parlamento: uno strappo su un provvedimento molto importante, molto delicato, un provvedimento che ha un'attesa nel Paese, sul quale non è stato possibile per il Parlamento intervenire.

La Camera dei deputati ha visto scorrere il provvedimento nel corso della sua elaborazione e discussione senza poter fare nessun emendamento; gli emendamenti sono stati fatti ovviamente, ma nessun emendamento è stato accolto.

C'è una sordità, un'arroganza, c'è un modo di fare da parte dell'Esecutivo che non è accettabile, perché lede la dignità, appunto, del Parlamento, lede la dignità delle forze politiche e delle minoranze; lede anche la dignità delle forze di maggioranza che avevano presentato emendamenti e che non sono stati approvati. Credo che questo sia un fatto molto grave, che è accaduto anche per altri provvedimenti, per altri decreti, per altre misure che il Governo ha proposto.

È l'ennesima fiducia, l'ennesima fiducia su un decreto, l'ennesima fiducia su un decreto che riguarda il sistema bancario, la questione bancaria. Non è la prima volta che questo Parlamento se ne occupa, se ne è occupato già in diverse occasioni. Ricordo che, in realtà, la fiducia è stata già messa su questo provvedimento, è stata già votata: l'ha messa l'ABI, l'Associazione delle banche del nostro Paese. L'ABI che, questa mattina, nella sua assemblea, ha dichiarato tutto il suo entusiasmo per questo provvedimento che, ovviamente, interviene nel salvataggio di due banche, rispetto alle quali la situazione di crisi era nota da tempo.

Infatti, la situazione di crisi e di sofferenza drammatica di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza era nota da tempo. Ricordo che già un anno fa era intervenuto il Fondo Atlante: 3 miliardi e mezzo di soldi pubblici per cercare di coprire le sofferenze di queste due banche. Questo non è bastato, non è stato sufficiente per fermare la crisi e oggi siamo arrivati a questa situazione dopo tante ispezioni che ha fatto Banca d'Italia, e qui c'è da interrogarsi sul ruolo, sulla capacità di Banca d'Italia di intervenire. Questo dovrebbe essere il compito di Banca d'Italia: vigilare, dovrebbe essere un compito importantissimo, prevenire le crisi e il Governo e il Parlamento dovrebbero essere in grado di raccogliere gli avvertimenti e i segnali che arrivano da Banca d'Italia per cercare di non arrivare ad una situazione come quella che ha interessato Veneto Banca e la Popolare di Vicenza e di evitare che si creino situazioni così drammatiche e così emergenziali.

Qui le questioni sono due: o Banca d'Italia non ha fatto bene il suo lavoro, non ha vigilato bene, non è intervenuta con i consigli giusti quando, nel corso degli anni, ha avuto modo di ispezionare le due banche o il Governo non ha raccolto le indicazioni che Banca d'Italia gli aveva dato, o gli avrebbe dovuto dare, nel corso di questi mesi.

Adesso noi abbiamo un provvedimento, un decreto, che mette altri soldi: mette soldi per coprire, per intervenire sulle sofferenze.

Parliamo di molti miliardi; parliamo di un decreto che metterà soldi per licenziare, per mettere fuori un terzo dei lavoratori che sono dipendenti di Veneto banca e della Popolare di Vicenza (ben 4.000 su 12.000), e consegniamo queste banche ripulite: ripulite dai debiti, ripulite dalle sofferenze, da tutti quei crediti inesigibili che sono nella pancia di queste due banche. Mettiamo soldi per poter licenziare, quindi far scattare tutti i meccanismi della mobilità e della gestione della fuoriuscita dalle due banche, e consegniamo queste due banche ripulite al costo di 1 euro sostanzialmente a Banca Intesa, con un atteggiamento e con un comportamento da parte del Governo e delle istituzioni che ovviamente noi critichiamo molto duramente.

Ciò perché questo è un decreto che, nonostante qualcuno dica il contrario, è stato scritto sotto ricatto, perché Banca Intesa ha detto chiaramente che se ci fosse stato un cambiamento, qualsiasi tipo di cambiamento in questo provvedimento, non avrebbe accettato l'offerta di gestire e di intervenire nei nuovi assetti proprietari delle due banche. Quindi, è un decreto che non potrà essere modificato, e non poteva essere modificato perché un soggetto privato aveva detto che se fosse stato modificato non ci sarebbe stata più la disponibilità di Banca Intesa ad intervenire. Questo è inaccettabile, ed è il secondo motivo di inaccettabilità rispetto a come è stato gestito e come è stato promosso alla Camera questo decreto. Tra l'altro, ricordo che siamo in prima lettura, quindi non c'era tutta questa urgenza, già dalla prima lettura, di blindare questo provvedimento, perché ci sarebbe stata poi una seconda lettura al Senato ed eventualmente una terza lettura di nuovo qui alla Camera. Insomma, che un provvedimento sia blindato già dalla prima lettura, anche questo è un altro elemento che vogliamo criticare molto, molto duramente.

Chiudo dicendo questo: ovviamente noi non daremo la fiducia al Governo, e voteremo contro, non solo perché siamo duramente ostili a questo decreto e non solo perché siamo stati duramente ostili agli altri provvedimenti che il Governo ha preso e ha promosso sul sistema bancario - tra l'altro, dimostrando l'incapacità di intervenire in modo organico, strategico, su un tema così delicato per il nostro Paese, perché riguarda il risparmio di decine di milioni di cittadini -, ma perché nel corso del tempo, oltre al fallimento che riguarda la politica del credito, la politica del risparmio, la politica delle banche, sulle quali si sarebbe dovuto intervenire con maggiore consapevolezza - fino a tre, quattro anni fa, si diceva che il nostro sistema bancario era un sistema sostanzialmente sano, ma abbiamo visto quale grado di salute questo sistema aveva e ha - riteniamo che le politiche fatte dal Governo italiano, dapprima dal Governo Renzi e poi dal Governo Gentiloni, testimoniano in qualche modo come queste politiche sul sistema del credito e delle banche si inseriscano in una fallimentare gestione della politica economica più complessiva. Venivano già ricordati negli interventi precedenti i dati sulla disoccupazione, i dati che riguardano la capacità del nostro sistema produttivo, i dati che riguardano la povertà, i dati che riguardano la condizione materiale e sociale di questo Paese, che ci dicono che non siamo usciti dalla crisi; ci dicono che queste politiche non hanno avuto effetto; ci dicono che queste politiche hanno aumentato le diseguaglianze nel nostro Paese: ancora più dell'11 per cento di persone sono disoccupate, c'è il 37 per cento di disoccupazione giovanile, abbiamo perso il 25 per cento della capacità produttiva rispetto al 2007, e potrei citare tanti altri dati che ci dà l'ISTAT, che ci danno i più importanti istituti di ricerca.

Ecco perché pensiamo che di fronte a questa fallimentare politica del Governo sul credito e sulle banche, ma più in generale sui temi dell'economia e del lavoro, non vogliamo dare la fiducia e vogliamo dire che di fronte a questo fallimento serve un'alternativa. Auspichiamo che le elezioni arrivino il prima possibile, per poter testimoniare in questo senso la proposta di un'iniziativa anche delle forze che si oppongono a Renzi e che pensano che il lavoro, gli investimenti pubblici e i risparmi vadano messi al centro, e che è possibile costruire una diversa politica, che abbia al centro questi tre principi fondamentali: lavoro, giustizia, diritti (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà-Possibile).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Simonetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO SIMONETTI. Presidente, il Governo oggi viene in Aula, in un'Aula deserta, a chiedere l'ennesima fiducia su un provvedimento delicato; fiducia che tipicamente dovrebbe essere utilizzata, per lo meno a livello costituzionale, quando l'Esecutivo chiede l'approvazione di un provvedimento di largo respiro, di inizio di legislatura, quando vi è la volontà di avere un forte mandato parlamentare su determinate mete politiche e istituzionali di largo respiro, come dicevo. Invece, questa maggioranza utilizza la fiducia squisitamente per zittire il Parlamento, quindi l'esatto contrario: al posto di ricevere un ampio mandato, utilizza la fiducia per ridurre il mandato parlamentare degli eletti democraticamente, mentre questo Governo ha avuto persone non elette a rappresentarlo. Quindi, un utilizzo fraudolento dell'istituzione della fiducia, fatto per zittire l'Aula parlamentare, per zittire le Commissioni, e soprattutto portando in Aula un testo che non è quello del dibattito delle Commissioni, in quanto è il testo del Governo. A questo punto, fate una modifica costituzionale, in cui si dice che il decreto-legge, così come esce dall'Esecutivo, non ha più necessità dell'avallo parlamentare, non ha più necessità della ratifica entro sessanta giorni e diventa legge automaticamente. Se questo è lo spirito con il quale il Partito Democratico vuole utilizzare l'attività parlamentare, quindi andare a calpestare i diritti costituzionali, lo faccia, non abbia più velleità di mandati fiduciari, cambi la Costituzione e dica che tutto quello che fa uno solo, l'uomo al comando di stampo renziano, diventa automaticamente legge.

Perché dico questo? Dico questo perché la situazione del testo identico a quello che è uscito dal Consiglio dei ministri puzza, perché all'epoca Intesa San Paolo disse: se si cambia il testo, addio all'accordo. Non vorrei che tutto nasca da questa dichiarazione stampa fatta dalla banca: non modificare il testo, non andare incontro all'aumento delle platee dei rimborsati, non andare incontro agli azionisti subordinati, non andare incontro a tutta una serie di richieste che in Commissione finanze erano state comunque avallate, che erano state comunque accettate. Quindi, a noi questa corsa all'ennesima fiducia puzza, ed è anche per questo motivo che non daremo il nostro appoggio alle vostre richieste. Il mondo delle banche è sotto scacco da molto tempo, ma vi è stata l'inerzia di questa maggioranza, che dal 2014 avanza senza essere mai stata eletta. Addirittura, questa è una maggioranza, quella del Partito Democratico, che appoggia Governi non eletti già dal lontano 2012, periodo storico in cui tutti gli altri Paesi d'Europa aiutavano il settore bancario, mentre in Italia si facevano le riforme delle pensioni, si andavano a tagliare le pensioni, si andavano a tagliare tutte quelle ricchezze che erano intrinseche alla cittadinanza, invece di aiutare il settore bancario, come avvenne in Germania, che nell'anno 2014 spese più di 200 miliardi in aiuti al settore (la Spagna 52 miliardi, l'Irlanda 42 miliardi, la Grecia 40, l'Olanda 36 miliardi), mentre l'Italia non fece nulla. Quindi, la vostra inerzia ha fatto scoppiare questi bubboni, che hanno creato delle grandi difficoltà. All'epoca non c'era il bail-in, ora c'è il bail-in, quindi avete costretto i risparmiatori, gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati ad intervenire con i loro patrimoni (versati inconsapevolmente) in misure tali per cui sono ritenuti solidali nel dissesto bancario, per una legge che è nata successivamente. Tutta l'Europa si è messa a posto, nessuno applica il bail-in altrove, mentre in Italia non avete fatto delle politiche economiche di sostegno al settore creditizio, avete applicato il bail-in e, a valle dell'applicazione del bail-in, avete fatto scoppiare i problemi del settore creditizio.

I crediti deteriorati sono aumentati, attraverso la vostra inerzia: nel 2008 viaggiavano sui 100 miliardi, fino ad arrivare, ai giorni nostri, a superare i 360 miliardi di euro, 200 miliardi di sofferenze e almeno 160 miliardi di incagli.

Quindi, una situazione certamente esplosiva, che è nata tutta, come dico, dall'inerzia di questa maggioranza, alla quale noi non possiamo dare la nostra fiducia.

Nel dibattito che viene oggi cancellato, nel dibattito serio che poteva essere migliorativo del testo, viene tolta la disponibilità del tempo da parte dei deputati, perché questo Parlamento, vedete, ha la necessità di discutere altro, cose certamente importanti, ma certamente meno importanti rispetto all'oggetto del tema. Il Parlamento oggi dovrà dedicare del tempo a questa legge Fiano, ridicola, sul reato di propaganda del regime fascista, che è sostanzialmente l'ampliamento del reato di opinione. Su queste cose, al Parlamento, Presidente, mi scusi, diamo spazio; alle sciocchezze diamo spazio infinito, mentre sui temi che toccano centinaia di famiglie, migliaia di imprenditori, decine di migliaia di piccoli investitori, il Parlamento non ha tempo di discutere e il Governo mette la fiducia, cancella ogni possibilità di miglioramento del testo; sull'altra sciocchezza di Fiano, sì, avanti a perdere tempo e a dedicare minuti e attività parlamentare su questi temi.

Noi, su questo tema, avevamo posto una questione che è fondamentale: la natura stessa delle due banche venete è una natura del tutto autonoma rispetto alle altre realtà, perché queste erano due banche popolari; prima erano soci, poi, per legge, per una vostra legge, per un vostro obbligo, sono diventati azionisti. Diventando azionisti, sono diventati solidali nel debito della banca. Quindi, sarebbe stata interessante e meritevole di attenzione la nostra proposta di arrivare all'ampliamento della platea dei salvaguardati, arrivare a un accordo migliore rispetto a quello previsto dal testo del decreto, in modo tale che vi fosse la possibilità di salvaguardare delle platee sempre più alte. Vi è una disparità notevole fra i risparmiatori subordinati delle banche venete rispetto a quelli del Monte dei Paschi. Al Monte dei Paschi gli azionisti sono diventati, di fatto, titolari di azioni che il MEF gli ha comprato; qua invece no, devono tutti rientrare all'interno del ristoro del fondo, sempre che il fondo sia capiente, un fondo che tra l'altro viene alimentato non da soldi pubblici, ma dai soldi dei privati.

Noi abbiamo chiesto molte altre migliorie, come quella legata all'impossibilità di assoggettare all'Irpef i proventi, diciamo così, dell'accordo transattivo, perché l'Agenzia delle entrate va a considerare una trattativa privata, quindi non un rimborso di un danno, quella frutto dell'accordo fra risparmiatori e clienti della banca e banca stessa - tra l'altro un accordo al 15 per cento del valore iniziale, quindi già penalizzante e riduttivo nella natura stessa dell'accordo -, addirittura questi si vedranno assoggettati a Irpef questi importi, in modo tale che la beffa sarà completa. Non avete voluto accettarla questa modifica, non avete voluto accettare altre modifiche.

Non avete voluto ampliare le norme del codice penale che vanno a colpire tutta quella dirigenza del settore bancario che, in maniera fraudolenta, porta al dissesto i propri istituti governati. Non avete voluto avere delle norme più stringenti sull'accertamento delle responsabilità dei dissesti patrimoniali e bancari imputabili, come dicevo, alla dirigenza, per sanzionarli con pesanti pene pecuniarie di natura amministrativa, introdurre il divieto assoluto di coprire qualsiasi tipo di ruoli dirigenziali negli istituti. La Commissione bicamerale sul settore bancario stenta a decollare.

Addirittura voi, però, ci chiedete la fiducia non solo, di fatto, su questo decreto, ma su tutto il complesso dei provvedimenti che avete in essere. Noi non potremmo mai dare la fiducia a un Governo che porta il reato di tortura non contro i rei, non contro i criminali, ma un reato di tortura contro le forze di Polizia. Noi non potremo mai dare la fiducia a un Governo che sottoscrive un accordo - l'accordo di Triton -, in cui firma lui stesso l'utilizzo dei propri porti come approdo naturale e unico dell'invasione extracomunitaria.

Noi non potremo mai dare la fiducia a tutte quelle vostre iniziative che, sul tema della sicurezza, portano a una riduzione della sicurezza, non percepita, ma di fatto: gli svuota-carceri, tutti i reati di fatto indultivi…

PRESIDENTE. Concluda deputato.

ROBERTO SIMONETTI. …tutte le depenalizzazioni, la legittima difesa fatta solo di notte. Sostanzialmente è un Governo allo sfascio, un Governo che poggia le sue basi sulla lite interna ed esterna all'interno del Partito Democratico e del suo leader, Renzi, il quale vuole sostanzialmente governare senza essere Presidente. C'è una lotta intestina all'interno di questa maggioranza, che porta il Paese allo sfascio (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con SalviniCongratulazioni).

PRESIDENTE. La ringrazio.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giovanni Mottola. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CARLO FRANCESCO MOTTOLA. Presidente, sottosegretari, colleghi, il gruppo parlamentare di Alternativa Popolare voterà a favore della fiducia posta sul decreto-legge concernente disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, un provvedimento fondamentale e determinante, perché riguarda la crisi di istituti sistemici, una crisi che, se non risolta bene e presto, avrebbe comportato drammatiche conseguenze sul sistema bancario globale per investitori, risparmiatori, azionisti e dipendenti. Il provvedimento è, infatti, volto ad assicurare la continuità dell'accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché a favorire la gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione.

Come considerazione di natura generale, si può chiaramente dire che i casi di crisi bancarie nel nostro Paese sono complessivamente pochi, che il sistema bancario italiano risulta nel complesso sano, anche se non del tutto efficiente. Negli stress test della European Banking Authority hanno superato il test Unicredit, UBI Banco Popolare, mentre è stata promossa a pieni voti Intesa San Paolo. Tuttavia, a causa della crisi, le banche italiane hanno circa 300 miliardi di euro di crediti deteriorati, 200 miliardi dei quali sono costituiti da vere e proprie sofferenze. Questi crediti, che costituiscono il 30 per cento circa del totale dei crediti deteriorati europei, pesano per il 17 per cento sul totale degli impieghi delle banche italiane, contro una media europea del 6 per cento.

Con questo decreto-legge si dispone, quindi: a) un'azione di liquidità pari a 4,8 miliardi di euro; b) la concessione di garanzie statali per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro sul finanziamento della massa liquidatoria degli istituti da parte di Intesa San Paolo. Per i creditori subordinati delle banche viene previsto un meccanismo simile a quello stabilito dal decreto-legge n. 59 del 2016 per gli istituti posti in risoluzione nel novembre 2015; le prestazioni sono a carico del Fondo interbancario di tutela dei depositanti.

Si tratta, pertanto, di un provvedimento fondamentale per l'economia di una regione come il Veneto, che costituisce un importante punto di riferimento per l'intera economia nazionale. Intesa è una banca con un marchio forte, che potrà riprendere i prestiti in Veneto. In un comunicato, infatti, la banca ha già annunciato un plafond aggiuntivo di 5 miliardi di prestiti nel territorio. Tra l'altro, le due banche avevano tra i loro clienti moltissime imprese artigiane, che costituiscono il tessuto economico produttivo di un'intera regione, che, come già detto, rappresenta una fondamentale risorsa per lo sviluppo economico e sociale dell'intero Paese.

Il provvedimento, in questo quadro, acquisisce anche un valore emblematico, oltre a essere la soluzione che è stata ampiamente apprezzata anche in Europa. Una liquidazione pura e semplice delle due banche avrebbe prodotto gravi ripercussioni sui lavoratori del settore interessato ed avrebbe comportato gravi disagi per i correntisti, i depositanti ed i risparmiatori, che hanno investito in obbligazioni di quelle banche. Per questo si è deciso che la liquidazione fosse assistita da aiuti di Stato, secondo precise regole, che sono state rispettate. Infatti, gli aiuti di Stato hanno reso possibile l'acquisto da parte di Banca Intesa di un complesso aziendale che salva migliaia di posti di lavoro e garantisce le linee di credito per famiglie ed imprese. La stessa Commissione ha riconosciuto la correttezza e la congruità dell'intervento pubblico.

Anche in questo caso il Governo ha seguito una prassi corretta, positiva nei suoi effetti non solo pratici, confrontandosi con la Commissione, utilizzando gli strumenti giuridici più appropriati, dialogando in modo lineare con le istituzioni europee, le quali, come è già stato detto, hanno riconosciuto la correttezza ed il valore dell'intervento.

L'Esecutivo, in sostanza, si è trovato nella necessità di risolvere una crisi complessa e dai possibili esiti drammatici e lo ha fatto intervenendo con strumenti adeguati e idonei, perché il decreto-legge del quale stiamo discutendo consente di salvaguardare le categorie già indicate, impedendo, altresì, il fallimento dei due istituti bancari, scongiurando, quindi, conseguenze drammatiche per l'intero sistema.

La stessa crisi economica che ha colpito l'Italia - al di là del fatto specifico, nel quale risulta con chiarezza come l'amministrazione dei due istituti di credito non sia risultata, quanto meno, adeguata - ha senza dubbio aggravato la situazione e, infatti, ha provocato effetti negativi su alcuni istituti di credito, con la presenza di sofferenze e di crediti deteriorati che sono cresciuti a dismisura, elevando in termini rilevanti il rischio e l'eventualità di pericoli ben più pesanti per l'area in cui sono collocate e per l'intero Paese.

La procedura adottata, in ogni caso, con la selezione dell'acquirente, Banca Intesa Sanpaolo, risulta essere la migliore da tutti i punti di vista, risultando la banca stessa una delle più solide a livello europeo.

Per quanto riguarda gli aiuti di Stato, come detto, la Commissione ha ritenuto che tali misure siano in linea con la regolamentazione europea in materia di aiuti di Stato alle banche e, in particolare, con la comunicazione della Commissione del luglio 2013 sugli aiuti di Stato al settore bancario, in quanto gli attuali possessori di azioni e di obbligazioni subordinate hanno pienamente contribuito ai costi di risanamento, riducendo in questo modo il costo dell'intervento per lo Stato.

Pertanto, entrambi gli istituti destinatari degli aiuti saranno liquidati in modo ordinato, usciranno dal mercato e le attività trasferite a Intesa Sanpaolo verranno ristrutturate e ridotte significativamente. Queste misure, pertanto, limiteranno le distorsioni della concorrenza che vengono da tali aiuti; tutte le decisioni prese sono, pertanto, in linea, come detto, con le regole esistenti sugli aiuti di Stato e dell'unione bancaria. Inoltre, le risorse messe a disposizione per l'intervento non incideranno sul rispetto del Patto di stabilità.

Si tratta, pertanto, di un provvedimento equo, che ha sostanzialmente evitato la chiusura degli sportelli bancari e, quindi, garantito la continuità dell'attività degli istituti. Inoltre, attraverso il decreto-legge, si evitano ripercussioni sul personale delle stesse banche, salvaguardando l'occupazione dei dipendenti; ci saranno, peraltro, 4.000 esuberi volontari e si tratterà, in gran parte, di prepensionamenti.

Ripeto un concetto per noi fondamentale: l'emanazione di questo decreto, proprio in presenza delle circostanze maturate, alle quali abbiamo accennato all'inizio, risulta l'unica strada percorribile. Questo non significa giudicare in termini negativi e polemici le critiche e le valutazioni contrarie a queste nostre considerazioni; significa, semplicemente, apprezzare l'unica soluzione fornita - e, aggiungo, da noi positivamente valutata -, perché nessun altro, a parte eventuali negativi, ha avanzato specifiche proposte.

Peraltro, mi chiedo quali alternative avesse il Governo, anche in considerazione del fatto che - e lo abbiamo anche ampiamente affermato in sede di Commissione europea - stiamo parlando di istituti sistemici. Gli effetti di una nuova crisi irrisolta avrebbero comportato un dramma vero e pericoli ancora maggiori sul sistema bancario globale, con danni estremamente rilevanti per investitori, azionisti, dipendenti e risparmiatori.

Per i motivi esposti e per le considerazioni addotte, Alternativa Popolare voterà convintamente a favore di questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Luisa Bossa. Ne ha facoltà.

LUISA BOSSA. Signora Presidente, signori del Governo, colleghi, decretare d'urgenza, quindi, legiferare, e poi mettere la fiducia sul disegno di legge di conversione del decreto significa, di fatto, espropriare il Parlamento della funzione legislativa. Noi, qui, oggi, siamo sostanzialmente messi di fronte a un muro; dovremmo esercitare la funzione di legislatori, ma non possiamo neppure fiatare, neppure proporre una modifica, neppure immaginare un intervento; possiamo giusto parlare, ma solo per dire “sì” o per dire “no”, prendere o lasciare, ci dice il Governo con questa ennesima questione di fiducia.

Questa tagliola, questo doppio passo con decreto e poi fiducia mi sembra avere le caratteristiche di una stretta insopportabile alla discussione, alla elaborazione, al diritto alla proposta, che questa Assemblea, come depositaria e rappresentante della volontà popolare, ha per diritto e Costituzione.

Ma non è solo una questione giuridica e di principio; il merito stesso del decreto ci chiede una riflessione nella complessità e avrebbe avuto bisogno di ben altro approccio. Ci sono moltissimi interessi in campo, molte preoccupazioni, molte spine nel fianco degli italiani, a partire da quelli dei correntisti, dei risparmiatori, della gente comune, degli stessi lavoratori, di chi ha avuto fiducia e poi è stato tradito.

Nessuno discute l'importanza di intervenire e di farlo presto; fare, certo, ma fare bene; fare, certo, ma fare la cosa giusta; c'è, per esempio, il discorso sulle responsabilità, che si intreccia con il lavoro che dovrà fare la Commissione d'inchiesta sul sistema bancario. Possibile che a pagare siano sempre i cittadini, sia come risparmiatori, sia come contribuenti, e che mai si faccia una riflessione sulle cause e sulla responsabilità? C'è il tema di che fine ha fatto quell'originario e paventato interesse di alcuni fondi di investimento esteri, poi spariti nel nulla; c'è il tema, enorme, risarcitorio; c'è quello della ricaduta sul territorio, da cui, in queste ore, provengono voci contraddittorie e critiche.

Il nostro dissenso, quindi, sul merito del provvedimento è netto, ma la strada politica appare, in questa fase, stretta, anche sulla fiducia al Governo, tema politico più generale; su questo tema c'è necessità di una chiarezza di base. Ma, pur dentro un quadro di responsabilità istituzionale, abbiamo noi il diritto di dire la nostra, di segnare una strada, di indicare priorità, idee e progetti. Se un Governo svolta a sinistra, non può averci a bordo; le politiche di destra si sostengono con i voti della destra, non con quelli della sinistra. I voti della sinistra ci sono se si fanno politiche di sinistra. Mi pare un discorso addirittura elementare nella sua semplicità e nella sua franchezza.

Per questo, chiediamo con forza al Governo una svolta, un cambio di passo. Stamane, è evidente, ci viene chiesto molto, ancora una volta molto, davvero, nel dare la fiducia a un progetto politico che manca dell'ossigeno che chiediamo.

Non sorprenderà, quindi, se comunico, innanzitutto, ancora una volta, la nostra difficoltà, la nostra sofferenza. E, tuttavia, come sempre, non faremo mancare il voto sulla fiducia alla maggioranza. Non ci manca il senso della responsabilità, non ci manca la capacità di mediazione, non ci manca, certo, la cultura del dialogo, ma chiediamo, nel rispetto dei toni, radicalità sui temi e radicalità sulle idee.

Voteremo questa fiducia, certo, ancora una volta, ma il nostro giudizio sul provvedimento resta negativo. Non vogliamo venir meno a un dovere di responsabilità verso il Paese, ma non possiamo neppure, troppo a lungo, contravvenire alle nostre stesse ragioni costitutive, cioè promuovere, sostenere e valorizzare politiche e azioni di sinistra.

È necessario, lo ripeto, un cambio di passo netto, chiaro. I voti di sinistra si ottengono facendo politiche, azioni e proposte di sinistra. Per le politiche di destra, per favore, bussate a destra (Applausi dei deputati del gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rocco Palese. Ne ha facoltà.

ROCCO PALESE. Signora Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui, ancora una volta, a esaminare l'ennesimo decreto sul sistema bancario, giudicato, quest'ultimo, da tutti tardivo, perché era evidente fin dall'inizio che il Governo è intervenuto tardi e male, dato lo stato di salute degli istituti bancari coinvolti. Si sarebbe dovuti arrivare prima e non a questo punto.

Trattasi di un enorme danno di credibilità e fiducia per tutto il nostro sistema bancario, per via dei danni ingenti prodotti su risparmiatori, famiglie e imprese. Non c'è dubbio che, in riferimento alle crisi bancarie che, a partire dal 2008, hanno investito pressoché tutti gli istituti finanziari, esteri e italiani, ci siano fattori esterni che hanno provocato questo stato di crisi, ma la percezione, signora Presidente, anzi, direi proprio la certezza, è che, oltre a quelli, il Governo ci abbia messo veramente del suo per peggiorare la situazione.

Relativamente alla lunga lista degli istituti italiani finiti in stato di crisi, in maniera molto sintetica, sarebbe sufficiente citare la liquidazione delle quattro banche popolari del Centro Italia, Etruria, Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti. Una vicenda diventata l'emblema di tutto quello che non bisognerebbe fare per gestire, bene, una banca.

Per non parlare dello scandalo MPS: un trattato pedagogico, una enciclopedia di errori e di cose da non fare, la cui vicenda è finita sulla grande stampa finanziaria internazionale. Peggio ancora: le modalità di intervento del Tesoro, anche in questo caso, tardivo e dannoso. Non parliamo, poi, delle riforme in corso, necessarie sicuramente, in particolare quella delle banche popolari, ma anche queste fatte in maniera sbagliata, nonostante i tanti interventi dei colleghi di opposizione e di maggioranza: emendamenti, audizioni con proposte correttive e un Governo sordo e chiuso nel non voler mai modificare il testo.

Il fallimento e la responsabilità del Governo, anche in questa riforma, sono dimostrate dalla recente bocciatura del testo da parte del Consiglio di Stato e dalla fase di stand by, nella quale la riforma è entrata in attesa di una pronuncia definitiva da parte della Corte costituzionale.

Dulcis in fundo, oggi siamo arrivati alla liquidazione delle due banche venete, decisa dal Tesoro con estremo ritardo. Da questo punto di vista grida vendetta il tentativo sbagliato del Fondo Atlante 1 di effettuare la ricapitalizzazione precauzionale di 3,5 miliardi, di cui, signora Presidente, 500 milioni attinti da Cassa depositi e prestiti, ovvero dal risparmio postale dei cittadini. Le responsabilità, gravissime, del Governo emergono, purtroppo, con estrema chiarezza anche in questo caso, perché, a differenza di quanto è avvenuto in altri Paesi della zona euro, né il Tesoro, né gli istituti preposti alla vigilanza, Banca d'Italia e Consob, si sono fatti promotori di provvedimenti legislativi tempestivi ed efficaci, mentre manca del tutto una legislazione quadro, con la quale si sarebbe dovuto dar vita a regole base procedimentali, per cui, in caso di insolvenza, si proceda in via automatica, dando certezza ai risparmiatori, al sistema, ai mercati, all'Europa; e oltre a intervenire in via automatica, poi, caso per caso, signora Presidente, si dovrebbe valutare in maniera specifica istituto per istituto.

Siamo rimasti basiti, nel caso dei salvataggi di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, nel vedere l'accelerazione improvvisa alla quale questi sono stati sottoposti, con l'emanazione d'urgenza di un decreto-legge fatto di domenica pomeriggio e dal vorticoso giro di atti formali, che ha occupato ufficialmente non più di una settimana, ma a cui evidentemente si lavorava da mesi e che ha portato all'approvazione del cosiddetto Piano Banca Intesa.

Per queste ragioni, riteniamo indispensabile, signora Presidente e autorevoli esponenti del Governo, istituire una struttura ad hoc presso il MEF, costituita da persone super specializzate, ingegneri finanziari, professionisti del diritto bancario e commerciale, di diritto internazionale e scienze bancarie. Ormai è ineludibile attrezzarsi in questa maniera, che affianchi la presenza, ancorché indispensabile di advisor esterni e a volte, o quasi sempre, internazionali. Non c'è dubbio che urge che ci sia questa struttura presso il MEF, signora Presidente: un costo, cioè, non superiore a 5 milioni di euro all'anno, ma quanto sarebbe utile, quanto sarebbe a tutela dello Stato, delle casse pubbliche e dei risparmiatori una struttura del genere? Perché, ricordiamoci sempre, che gli advisor sono indispensabili, non c'è dubbio, per come funziona il sistema dell'alta finanza, ma sono pur sempre in conflitto, pur sempre di parte. Occorre una struttura dello Stato, che giuri fedeltà allo Stato, alla Repubblica, ai cittadini italiani, che intervenga e faccia una valutazione, sia sulla situazione dei salvataggi bancari, sia per quello che riguarda l'emissione di titoli di Stato del debito pubblico e sia per la oscura vicenda dei derivati.

Finora, la crisi del sistema bancario è costata all'Italia 31 miliardi di euro di risorse pubbliche, 31 miliardi di euro di risorse dei cittadini. I danni immediati, causati dalle responsabilità del Governo nell'emanazione di questo specifico decreto, ammontano a 5 miliardi, ma una stima complessiva dei danni provocati alle finanze pubbliche la avremo soltanto nel medio, lungo periodo, forse dieci anni.

A tutto ciò bisogna aggiungere la garanzia dello Stato, sottoscritta per una somma di oltre 12 miliardi di euro, la valutazione delle sofferenze deteriorate, con cui si prevede di realizzare il 55 per cento del loro valore. Signora Presidente, si segnala, non possiamo farne a meno, che per Mps il valore degli Npl è fissato al 17 per cento, c'è troppo squilibrio.

Un comportamento assurdo da parte del Governo, nel momento in cui sia Governo che maggioranza hanno strozzato completamente il dibattito in Commissione, senza che possa esserci, su un problema così importante, uno straccio di audizione, quanto meno della Banca d'Italia e di Consob, che sono state costrette, in fretta e furia, a dare un contributo scritto, venendo meno così all'impegno assunto, il 21 dicembre 2016, da parte del Governo, con il Parlamento, quando è stata approvata la risoluzione con ampia condivisione. C'era scritto che si risolveva, questa risoluzione, con ampia condivisione con le forze politiche rispetto ai provvedimenti relativi alle banche. Nulla di tutto questo: un Governo che, su un problema così importante, tradisce - tradisce! - l'espressione da parte del Parlamento. La vicenda, grottesca, degli emendamenti del relatore e del Governo: incredibile, sono stati prima presentati e, poi, dalla stessa maggioranza ritirati per dissidi interni. Non si capisce bene questo aspetto, è stato solamente approvato un emendamento al testo che è uscito dal Governo, che è quello di accorpamento dell'altro decretino che riguardava sempre la situazione delle banche.

La richiesta di Forza Italia, e non solo di Forza Italia, formalizzata durante la discussione con appositi emendamenti era quella di allargare la platea dei beneficiari dei rimborsi, spostando la data dei subordinati, sottoscritti nel 2014, al 2016. C'è stato un “no” completamente immotivato da parte del Governo. Noi, invece, riteniamo che anche quei risparmiatori debbono essere tutelati, così come sono stati tutelati quelli di Mps, perché c'è una differenza di trattamento tra le due situazioni. Vi è una responsabilità del Governo e della maggioranza nel non aver scelto di tutelare i risparmiatori, le famiglie e le imprese fino in fondo, perché costretti a sottostare ai diktat di Banca Intesa! Abbiamo assistito attoniti, signora Presidente, tutti - tutti, maggioranza e opposizione - a prese di posizione pubbliche dei vertici di Banca Intesa, con cui annunciavano che qualsiasi modifica che il Parlamento avrebbe fatto al testo base, avrebbe potuto comportare il ritiro di Banca Intesa dal salvataggio delle banche venete: un vero e proprio commissariamento del Governo e del Parlamento, un esproprio della democrazia ed autonomia parlamentare, mai cosa accaduta finora nella storia della Repubblica!

Forza Italia ha assunto un atteggiamento responsabile sul provvedimento, sia in Commissione, sia in Aula, ma non connivente (Applausi del deputato Brunetta), come il presidente del gruppo continuamente rimarca, ma non connivente! La gestione delle crisi bancarie da parte dei Governi di sinistra è stata sbagliata e deleteria fin dal primo momento. Forza Italia è stata e sarà sempre dalla parte dei risparmiatori, e per questo motivo non voterà la fiducia al Governo, che la chiede su questo decreto che non tutela né il risparmio, né il sistema Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Simone Valente. Ne ha facoltà.

SIMONE VALENTE. Come possiamo darvi fiducia? Avete usato una domenica di fine giugno, durante i ballottaggi delle elezioni amministrative, per giocarvi 17 miliardi dei soldi degli italiani. Così come, in una domenica di novembre del 2015, avete azzerato decine di migliaia di risparmiatori delle banche del centro Italia. E così come, con una ghigliottina notturna, avete regalato 7,5 miliardi del Tesoro di Bankitalia agli azionisti privati, cioè sempre le banche. Sì, certo, si dice sempre che queste operazioni vanno fatte a mercati chiusi, ma la verità è che voi stessi vi vergognate dei vostri provvedimenti in favore dei banchieri e per questo cercate di farli passare il più possibile inosservati.

Come possiamo darvi fiducia? Avete messo sul piatto 17 miliardi in un Consiglio dei ministri durato appena diciotto minuti, in pratica vi siete giocati un miliardo al minuto di soldi nostri: nostri! Risultato? Banca Intesa si è scelta, pezzo dopo pezzo, la parte buona dei due istituti veneti, che sono spariti dalla circolazione. Si perderanno circa 4 mila posti di lavoro, mentre centinaia di migliaia di risparmiatori stanno urlando la loro disperazione, come sta avvenendo qua fuori da Palazzo Montecitorio.

Come possiamo darvi fiducia? Avete accettato il ricatto di Intesa, la prima banca italiana, senza colpo ferire; avete firmato un contratto con la grande finanza italiana e avete umiliato il Parlamento, costringendolo ad allinearsi a quel contratto senza nessun margine di manovra.

Finora avevamo sempre denunciato al Parlamento un Parlamento zerbino del Governo e dei suoi decreti, ma la verità è che voi siete complici di certi poteri forti e avete reso i cittadini italiani lo zerbino di certi poteri forti, esattamente come l'Italia è diventata lo zerbino d'Europa, quando Renzi ci ha svenduto, piegandosi ad accettare di rendere l'Italia il porto d'Europa per tutti i migranti in cambio di qualche mancetta elettorale. È esattamente la stessa logica.

E, così, questo decreto passa senza modifiche per non dare un disturbo al padrone, senza nemmeno le migliorie che voi stessi avreste voluto fare: per esempio, l'allargamento della platea degli obbligazionisti da risarcire, perché, quando la finanza-padrona chiama, la politica-maggiordomo-complice risponde con prontezza. Così regalate 5 miliardi subito a Intesa e altri 12 miliardi di garanzie sono messi a rischio di una bad bank che ha preso in carico i crediti deteriorati delle banche venete a un valore arbitrario.

Eh sì, perché le regole complicate, che avete accettato e votato, si prestano agli abusi e sono perfette per le vostre interpretazioni arbitrarie. Difatti, nel 2015, per le quattro banche avete utilizzato la risoluzione; qui, la liquidazione e avete fatto delle stime diverse sui crediti deteriorati. Eppure, sapete bene che la direttiva sul bail-in dice di utilizzare il sistema che crea minor danno anche agli azionisti e agli obbligazionisti.

Presidente, noi abbiamo le prove che Banca d'Italia dice che, se aveste utilizzato la liquidazione anche per le quattro banche, i crediti deteriorati avrebbero fruttato il 25 per cento. Oggi la stessa Banca d'Italia, per reggere questo decreto, dice che i crediti simili valgono il 55 per cento. Non possiamo avere una Banca centrale che, a proprio piacimento, un giorno dice una cosa e un altro giorno dice l'esatto contrario. Sono soldi dei cittadini e il risparmio va tutelato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Qui, in sostanza, avete fatto una valutazione del tutto diversa per giustificare una liquidazione coatta, che sospende lo Stato di diritto, sospende il testo unico bancario, la legge fallimentare, le norme urbanistiche ambientali; offende persino la libertà sulla concorrenza. Come possiamo darvi fiducia? Prima vi votate il Fiscal compact e ora, a chiacchiere, fate finta di attaccarlo e di volerlo far decadere.

Votate il pareggio di bilancio in Costituzione - Lega compresa - e, poi, dite che è una regola che uccide l'economia. Votate i trattati sull'immigrazione, come Dublino 2, Dublino 3, e, poi, dite, solo quando sentite il fiato sul collo del MoVimento 5 Stelle, che vanno rivisti. Votate in favore dello sciagurato bail-in e, poi, fate di tutto per evitarlo.

Allora, ci sono solo tre ipotesi: o siete politicamente bipolari o siete complici quando vi passano le peggiori schifezze sotto il naso o siete in malafede e schiavi dei poteri forti. In ogni caso, per noi è impossibile darvi fiducia e non possono darvi fiducia neanche i cittadini.

Dai tempi di Monti ad ora, i regali alle banche hanno raggiunto la cifra mostruosa di 85-90 miliardi di euro o, forse, di più. Ogni volta ci venivate a dire che era tutto a posto, tutto in ordine. All'inizio del 2016, Renzi ci raccontava: MPS è una banca risanata ad oggi, investire è un affare. E lo abbiamo visto come era messa!

Il Ministro Padoan e il Governatore Visco ci hanno sempre detto che era tutto a posto, che con il provvedimento “salva banche” del 2015 abbiamo spento l'unico focolaio di crisi. Ma, poi, l'anno scorso, sotto l'albero di Natale, abbiamo trovato altri 20 miliardi di soldi nostri stanziati per tenere a bada una crisi del credito enorme, una crisi anche di panico e di fiducia, che voi avete causato.

Come possiamo darvi fiducia? Avete lasciato fare ai banchieri i criminali per anni, per decenni, perché faceva comodo ai vostri sistemi clientelari e alle macchine di creazione di consenso che avete messo in piedi a livello nazionale e a livello locale. Il caso del PD e Siena è quello più eclatante, ma altri sistemi di potere e altri partiti hanno soffiato dentro la bolla delle banche venete, che ha inquinato il sistema imprenditoriale, ha ucciso molte aziende e ha mandato sul lastrico tantissimi piccoli investitori.

Avete lasciato carta bianca ai banchieri per scrivere questo decreto che fa della crisi delle banche venete l'unico pretesto per regalare alla vostra amica Banca Intesa 17 miliardi di soldi pubblici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Come possiamo darvi fiducia?

Ora non volete accendere un faro sul disastro che voi avete generato: infatti, la Commissione d'inchiesta sul sistema bancario ancora non compare in Gazzetta Ufficiale dopo oltre venti giorni dalla sua approvazione.

Allora, chi è che sta tardando? Ci date delle risposte su questo? Pensiamo che stiate facendo slittare i tempi così da arrivare a settembre: in questo modo, non ci sarà il tempo necessario, prima della fine legislatura, neanche per il nominare il presidente della Commissione. Sostenete a parole di volere a tutti i costi questa Commissione, ma non prendeteci in giro e non prendete in giro i cittadini: è chiaro che state bluffando e che siete pienamente consapevoli di come la vostra politica sia diventata schiava e complice del sistema bancario!

Ma noi non ci fermiamo qui. Il MoVimento 5 Stelle, da sempre a difesa dei risparmiatori, continuerà ad impiegare tutte le risorse che ha a disposizione per fare piena luce sulle precise responsabilità di chi ha generato questa crisi bancaria e di chi la sta utilizzando per trarre vantaggi per sé e per i soliti grandi gruppi bancari. Chi ha sbagliato deve andare in galera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! E i cittadini non devono avere più paura di essere truffati dai soliti ladri di risparmi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT. Grazie, signora Presidente. Rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, in queste settimane che ci hanno separato dall'approvazione del “decreto banche venete” abbiamo udito tante parole abbastanza scontate. È da quando siamo qui che le sentiamo e quasi viene da dire che alle solite urla abbiamo fatto il callo. Ma, visto che quelle urla vengono da chi ci accusava di aver fatto un decreto sulle banche popolari sbagliato, che quelle realtà erano sane, erano legate al territorio, non come le banche commerciali, ecco che si è svelato l'inganno e la collusione sistematica in chi lo diceva. Come la storia recente ha dimostrato, quelle banche non erano sane e lo stanno dimostrando nei fatti. Quindi, lasciamo le urla ai buffoni e cerchiamo di rimettere in ordine la verità dei fatti.

Oggi mi rivolgo al Paese che rappresentiamo, parlando di responsabilizzazione nel significato profondo di senso di responsabilità riguardo alla vicenda sulla quale siamo chiamati ad esprimere un voto, riguardo, cioè, alla vicenda delle banche venete. Procederò ordinatamente ad una disamina per punti, disamina che di questo senso di responsabilità darà elementi tecnici e, in parte, politici, ricordando a noi tutti e a quella parte dell'Aula che sembra non averne chiari i dettagli l'iter, concentrando tutti gli attori, gli adempimenti, le ricadute economiche, i gravi rischi scongiurati e gli scenari futuri. Ha coinvolto soggetti finanziari, analisti legali, risparmiatori e imprese: in una parola, ha coinvolto persone, ha coinvolto cittadini.

Oggi siamo qui a votare la conversione del decreto-legge n. 99, approvato dal Consiglio dei ministri del 25 giugno 2017, con il quale sono state introdotte disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca e per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio.

Corre l'obbligo ricordare che tale decisione segue la dichiarazione, datata 23 giugno, da parte della Banca centrale europea della condizione di dissesto delle due banche, condizione insussistente nel campo di MPS; pertanto, ogni parallelo risulta pretestuoso, in quanto privo di onestà intellettuale; così come insussistente è il parallelo con le quattro banche del Centro Italia, per le quali si sono applicate norme europee. Né mi spingo a fare considerazioni sul Banco Popular, che sono troppo diverse in ordine di grandezza del mercato di riferimento, come, invece, nelle dichiarazioni in quest'Aula sono state fatte da alcuni colleghi.

Cosa è successo in questi giorni? Il Single Resolution board ha valutato le due banche non sistemiche, cioè non abbastanza grandi da generare, in caso di fallimento, conseguenze significative sull'intero sistema bancario. Tale valutazione ha escluso la risoluzione in base alle regole del BRRD e, quindi, al bail-in, lasciando la soluzione alla normativa italiana e al testo unico bancario.

Il 24 giugno, il Governo italiano notifica alla Commissione europea le misure contenute nel decreto-legge per le previste autorizzazioni. Le autorizzazioni arrivano puntualmente il giorno seguente, precisando che il soggetto acquirente, cioè Intesa San Paolo, è stato scelto con una procedura aperta, equa e trasparente.

Ora guardiamo i numeri: è stato detto che abbiamo regalato alle banche e, in particolare, a Intesa San Paolo, 5,185 miliardi di euro dallo Stato.

Nel dettaglio e solo perché la verità resti agli atti: 3,5 miliardi di euro sono in copertura a impatti sui coefficienti patrimoniali di Intesa San Paolo; 1,285 miliardi sono a copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione conseguenti all'acquisizione, in altri parole misure a salvaguardia dei posti di lavoro, nonché l'applicazione del fondo di solidarietà per l'uscita su base volontaria di circa 3.900 persone dal gruppo Intesa San Paolo. I circa 400 milioni di euro rimanenti sono a garanzia di contenziosi già in essere con i relativi fondi accantonati. Solo qualora tali fondi non fossero sufficienti, la banca potrà attingere a quel tesoretto.

Appare, quindi, evidente che la colorita espressione “regalo”, tanto cara alle opposizioni, in particolare al presidente Brunetta e agli onorevoli pentastellati, altro non è che un contributo statale volto alla tutela della solidità del sistema bancario intero - che non avrebbe retto il fallimento delle banche venete -, nonché del lavoro delle persone e dei cittadini.

Voglio, a questo punto, sottolineare un aspetto: grazie a questo decreto, con questa operazione, nessuna persona perderà il proprio posto di lavoro, nessuno verrà lasciato indietro, ed è per questo che voglio ringraziare pubblicamente il sottosegretario Baretta, per aver detto in quest'Aula che il tema lavoro è stato il punto chiave nella ricerca di una soluzione, e che questo è stato uno dei punti di forza della proposta fatta da Intesa San Paolo.

Ritorniamo ai numeri. Come si arriva ai 17 miliardi, a proposito dei quali si è dibattuto su tutti gli organi di informazione e ci si è ripetutamente interrogati in quest'Aula? Ci si arriva aggiungendo 12 miliardi, corrispondenti al valore nominale di sofferenze, incagli e crediti ad alto rischio, che complessivamente, ma solo potenzialmente, potrebbero pesare sulle casse dello Stato. Saranno, infatti, sottoposti ad un'operazione di recupero affidato alla SGA. Quindi, soldi che sono recuperati, che non vanno a debito.

Pertanto, quando l'onorevole Di Battista sostiene che questi soldi potevano essere usati per il reddito di cittadinanza, dice due falsità: in primo luogo, questi soldi, ammesso che si arrivi alla somma di 17 miliardi, sono dati una sola volta, mentre si presume che il reddito di cittadinanza, ammesso che costi 17 miliardi, non è dato una volta sola, ma diventa sistemico, quindi ogni anno si dovrebbe trovare tale somma; in secondo luogo, parte della somma verrà recuperata, mentre si spera che i soldi dati per il reddito di cittadinanza rimangano ai cittadini e non gli vengano richiesti indietro.

Un ultimo numero che non possiamo non richiamare: l'intervento di Intesa San Paolo ha evitato che, in caso di fallimento delle due banche, lo Stato perdesse 10 miliardi di euro di garanzie sui titoli obbligazionari emessi in questi ultimi mesi dalle banche venete per gestire la mancanza di liquidità.

Signora Presidente, mi accingo a concludere con poche valutazioni politiche. Il Governo, la maggioranza, il partito che qui rappresento, si sono assunti la responsabilità, d'intesa con l'Unione europea, di effettuare un intervento a favore del risparmio, delle imprese, dell'occupazione, in quello che viene unanimemente considerato il territorio più dinamico d'Italia dal punto di vista imprenditoriale. Questo con l'obiettivo di restituire fiducia e sicurezza alle famiglie, alle persone, ai lavoratori, e di scongiurare effetti negativi a cascata su tutta l'economia italiana. Il fatto che al termine di una procedura aperta, equa e trasparente si sia arrivati ad affidare alla banca più solida del nostro sistema bancario il rilancio dell'attività creditizia del Nord Est garantisce il sostegno economico al tessuto sociale e imprenditoriale di quell'area.

Allo Stato resta il compito di garantire la solidità del sistema, risanandone la parte in sofferenza, perché solo una divisione dei compiti così strutturata rende possibile la soluzione positiva di un sistema così complesso e ricco di incognite. È una scelta che demagogicamente è stata subito bollata come contraria all'interesse collettivo, onerosa per i cittadini e generosa per il sistema bancario. Non so dove l'onorevole Valente abbia trovato i 95 miliardi che sono stati dati alle banche dallo Stato; io ricordo - ma soltanto a me stessa – che, dal 2008 ad oggi, la Germania, per esempio, ha dato 360 miliardi, e noi, ad oggi, 10. Però, i numeri sono numeri, e ognuno si scelga i numeri che vuole. Ma facili formule che sono inclini al populismo, proclami gridati con lo scopo di far presa sull'emotività piuttosto che condividere dei ragionamenti, devono lasciare il posto a dati, a riflessioni di ampio respiro, al senso del ruolo politico come l'abbiamo definito, cioè senso della società e del futuro, fatto di lavoro e prospettiva, anche perché chi pronuncia questi insulti, come i colleghi 5 Stelle, nella mia città, Torino, dopo aver fatto tutta la campagna elettorale contro le nomine eseguite alla Compagnia di San Paolo, una volta al Governo della città hanno drasticamente cambiato opinione: le loro urla sono solo di facciata e non di sostanza.

Al Governo e alla maggioranza è toccato ancora una volta trovare soluzioni a problemi che sono stati ereditati dal passato e da Governi di centrodestra, perché tutto si può dire tranne che in Veneto governi il PD. Ripercorrendo: dal 1995 al 2010, abbiamo avuto come presidente Galan; dal 2010 ad oggi, Zaia. In questi vent'anni si è parlato di “modello Veneto”, e di voglia di indipendenza da Roma; sorprende come il modello imprenditoriale veneto, che pure aveva beneficiato e aveva gestito in parte le banche venete, non si sia sentito in obbligo di intervenire direttamente quando era ancora in tempo per farlo. È toccato a questo Parlamento trovare la soluzione, insomma è toccato a Roma salvare il Veneto. Si spera di non sentire, almeno per i prossimi anni, parlare di “Roma ladrona”, almeno per un po' di tempo. Questi sono gli argomenti che portano il Partito Democratico a riconfermare con un voto favorevole la fiducia al Governo Gentiloni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.

Poiché in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo è stato stabilito che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 14,25, sospendo la seduta fino a tale ora. Ma prima procediamo all'estrazione a sorte del nome del deputato da cui comincerà la chiama.

( S egue il sorteggio ).

La chiama avrà inizio dal deputato Bobba.

La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 14,15, è ripresa alle 14,25.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Adornato, Ferrara, Fraccaro, Lorenzo Guerini, Speranza, Tofalo e Villecco Calipari sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana dalla seduta.

I deputati in missione sono complessivamente centodieci, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione.

(Votazione della questione di fiducia – Articolo unico – A.C. 4565-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.

Indìco la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo approvato dalla Commissione, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Avverto che, come da prassi, al fine di garantire l'ordinato svolgimento della votazione, la Presidenza accoglierà un numero di richieste di anticipazione del voto fino ad un massimo del 3 per cento della consistenza numerica di ciascun gruppo.

Per agevolare le operazioni di voto, invito i deputati ad avvicinarsi al banco della Presidenza, seguendo il proprio turno di votazione, che è evidenziato sul tabellone elettronico, evitando quindi di stazionare nell'emiciclo e di rendere così più difficoltosa l'espressione del voto.

Ricordo che, prima della sospensione della seduta, la Presidenza ha già provveduto ad estrarre a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama. La chiama avrà inizio dall'onorevole Bobba. Invito i deputati segretari a procedere alla prima chiama.

  (Segue la chiama).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti………... 497

Votanti………... 496

Astenuti…………. 1

Maggioranza…... 249

Hanno votato sì…….. 318

Hanno votato no……. 178.

La Camera approva (Vedi votazioni).

Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.

Hanno risposto sì:

Agostini Luciano

Agostini Roberta

Aiello Ferdinando

Albanella Luisella

Albini Tea

Alfano Gioacchino

Alfreider Daniel

Amato Maria

Amici Sesa

Antezza Maria

Anzaldi Michele

Argentin Ileana

Arlotti Tiziano

Ascani Anna

Barbanti Sebastiano

Baretta Pier Paolo

Bargero Cristina

Baruffi Davide

Basso Lorenzo

Bazoli Alfredo

Becattini Lorenzo

Benamati Gianluca

Beni Paolo

Bergonzi Marco

Berlinghieri Marina

Bernardo Maurizio

Berretta Giuseppe

Bersani Pier Luigi

Bianchi Stella

Bindi Rosy

Bini Caterina

Biondelli Franca

Blazina Tamara

Boccadutri Sergio

Bocci Gianpiero

Boccia Francesco

Boccuzzi Antonio

Boldrini Paola

Bolognesi Paolo

Bombassei Alberto

Bonaccorsi Lorenza

Bonifazi Francesco

Bordo Michele

Borghi Enrico

Borletti Dell'Acqua Ilaria Carla Anna

Bosco Antonino

Bossa Luisa

Braga Chiara

Bragantini Paola

Brandolin Giorgio

Bratti Alessandro

Bressa Gianclaudio

Bruno Bossio Vincenza

Bueno Renata

Burtone Giovanni Mario Salvino

Camani Vanessa

Campana Micaela

Capelli Roberto

Capone Salvatore

Capozzolo Sabrina

Carbone Ernesto

Cardinale Daniela

Carella Renzo

Carloni Anna Maria

Carnevali Elena

Carocci Mara

Carra Marco

Carrescia Piergiorgio

Carrozza Maria Chiara

Caruso Mario

Casati Ezio Primo

Casellato Floriana

Cassano Franco

Castiglione Giuseppe

Cenni Susanna

Censore Bruno

Chaouki Khalid

Cicchitto Fabrizio

Cimbro Eleonora

Coccia Laura

Colaninno Matteo

Cominelli Miriam

Coppola Paolo

Coscia Maria

Costa Enrico

Cova Paolo

Covello Stefania

Crimi' Filippo

Crivellari Diego

Culotta Magda

Cuomo Antonio

Cuperlo Giovanni

Curro' Tommaso

D'Agostino Angelo Antonio

D'Alia Gianpiero

Dallai Luigi

Dal Moro Gian Pietro

Dambruoso Stefano

Damiano Cesare

D'Arienzo Vincenzo

Del Basso De Caro Umberto

Dellai Lorenzo

Dell'Aringa Carlo

De Maria Andrea

De Menech Roger

De Micheli Paola

Di Lello Marco

Di Maio Marco

D'Incecco Vittoria

Di Salvo Titti

Di Stefano Marco

Donati Marco

D'Ottavio Umberto

Epifani Ettore Guglielmo

Ermini David

Fabbri Marilena

Falcone Giovanni

Famiglietti Luigi

Fanucci Edoardo

Farina Gianni

Fauttilli Federico

Fedi Marco

Ferranti Donatella

Ferrari Alan

Ferro Andrea

Fiano Emanuele

Fiorio Massimo

Fioroni Giuseppe

Fontana Cinzia Maria

Fontanelli Paolo

Formisano Aniello

Franceschini Dario

Fregolent Silvia

Fusilli Gianluca

Gadda Maria Chiara

Galli Giampaolo

Galperti Guido

Gandolfi Paolo

Garofalo Vincenzo

Garofani Francesco Saverio

Gasparini Daniela Matilde Maria

Gebhard Renate

Gelli Federico

Ghizzoni Manuela

Giacomelli Antonello

Gigli Gian Luigi

Ginato Federico

Ginefra Dario

Ginoble Tommaso

Giorgis Andrea

Gitti Gregorio

Giuliani Fabrizia

Giulietti Giampiero

Gnecchi Marialuisa

Gozi Sandro

Grassi Gero

Greco Maria Gaetana

Gribaudo Chiara

Guerini Giuseppe

Guerini Lorenzo

Guerra Mauro

Gutgeld Itzhak Yoram

Iacono Maria

Iannuzzi Tino

Impegno Leonardo

Incerti Antonella

Iori Vanna

Kronbichler Florian

Lacquaniti Luigi

Laforgia Francesco

La Marca Francesca

Lauricella Giuseppe

Lavagno Fabio

Lenzi Donata

Leva Danilo

Librandi Gianfranco

Lodolini Emanuele

Losacco Alberto

Lupi Maurizio

Madia Maria Anna

Maestri Patrizia

Magorno Ernesto

Malisani Gianna

Malpezzi Simona Flavia

Manciulli Andrea

Manfredi Massimiliano

Manzi Irene

Marantelli Daniele

Marazziti Mario

Marchetti Marco

Marchi Maino

Marguerettaz Rudi Franco

Mariani Raffaella

Mariano Elisa

Marrocu Siro

Marroni Umberto

Martella Andrea

Martino Pierdomenico

Marzano Michela

Massa Federico

Mattiello Davide

Mauri Matteo

Mazziotti Di Celso Andrea

Mazzoli Alessandro

Melilli Fabio

Meloni Marco

Meta Michele Pompeo

Miccoli Marco

Migliore Gennaro

Minnucci Emiliano

Miotto Anna Margherita

Misiani Antonio

Misuraca Dore

Molea Bruno

Monaco Francesco

Monchiero Giovanni

Mongiello Colomba

Montroni Daniele

Morani Alessia

Morassut Roberto

Moretto Sara

Moscatt Antonino

Mottola Giovanni Carlo Francesco

Mura Romina

Naccarato Alessandro

Nardi Martina

Narduolo Giulia

Nicoletti Michele

Oliverio Nicodemo Nazzareno

Orfini Matteo

Orlando Andrea

Pagani Alberto

Palma Giovanna

Paris Valentina

Parrini Dario

Pastorelli Oreste

Patriarca Edoardo

Pelillo Michele

Peluffo Vinicio Giuseppe Guido

Pes Caterina

Petrini Paolo

Piazzoni Ileana Cathia

Piccione Teresa

Piccoli Nardelli Flavia

Piccolo Giorgio

Piccolo Salvatore

Piccone Filippo

Piepoli Gaetano

Pilozzi Nazzareno

Pini Giuditta

Pinna Paola

Pisicchio Pino

Pizzolante Sergio

Plangger Albrecht

Pollastrini Barbara

Porta Fabio

Portas Giacomo Antonio

Preziosi Ernesto

Prina Francesco

Quartapelle Procopio Lia

Quintarelli Giuseppe Stefano

Raciti Fausto

Ragosta Michele

Rampi Roberto

Realacci Ermete

Ribaudo Francesco

Richetti Matteo

Rigoni Andrea

Rocchi Maria Grazia

Romanini Giuseppe

Romano Andrea

Rosato Ettore

Rossi Paolo

Rossomando Anna

Rostellato Gessica

Rotta Alessia

Rubinato Simonetta

Rughetti Angelo

Sanga Giovanni

Sani Luca

Sanna Francesco

Sanna Giovanna

Santerini Milena

Sberna Mario

Sbrollini Daniela

Scalfarotto Ivan

Schirò Gea

Schullian Manfred

Scopelliti Rosanna

Scuvera Chiara

Senaldi Angelo

Simoni Elisa

Speranza Roberto

Stumpo Nicola

Tabacci Bruno

Tacconi Alessio

Taranto Luigi

Taricco Mino

Tartaglione Assunta

Tentori Veronica

Terrosi Alessandra

Tidei Marietta

Tinagli Irene

Tullo Mario

Valente Valeria

Valiante Simone

Vazio Franco

Vecchio Andrea

Velo Silvia

Venittelli Laura

Ventricelli Liliana

Verini Walter

Vignali Raffaello

Villecco Calipari Rosa Maria

Zampa Sandra

Zan Alessandro

Zardini Diego

Zoggia Davide

Hanno risposto no:

Abrignani Ignazio

Agostinelli Donatella

Airaudo Giorgio

Alberti Ferdinando

Allasia Stefano

Altieri Trifone

Archi Bruno

Artini Massimo

Baroni Massimo Enrico

Basilio Tatiana

Battelli Sergio

Benedetti Silvia

Bernini Massimiliano

Bernini Paolo

Bianchi Nicola

Biancofiore Michaela

Biasotti Sandro

Bonafede Alfonso

Borghese Mario

Borghesi Stefano

Bossi Umberto

Bragantini Matteo

Brescia Giuseppe

Brignone Beatrice

Brugnerotto Marco

Brunetta Renato

Busin Filippo

Businarolo Francesca

Busto Mirko

Calabria Annagrazia

Cancelleri Azzurra Pia Maria

Caparini Davide

Capezzone Daniele

Carfagna Maria Rosaria

Cariello Francesco

Carinelli Paola

Caso Vincenzo

Castelli Laura

Castiello Giuseppina

Catanoso Genoese Francesco detto Basilio Catanoso

Cecconi Andrea

Centemero Elena

Cesaro Luigi

Chiarelli Gianfranco Giovanni

Chimienti Silvia

Ciprini Tiziana

Cirielli Edmondo

Civati Giuseppe

Colletti Andrea

Colonnese Vega

Cominardi Claudio

Corda Emanuela

Corsaro Massimo Enrico

Cozzolino Emanuele

Crimi Rocco

Crippa Davide

Dadone Fabiana

Daga Federica

D'Alessandro Luca

Dall'Osso Matteo

Da Villa Marco

De Girolamo Nunzia

Del Grosso Daniele

Dell'Orco Michele

Di Battista Alessandro

Di Benedetto Chiara

Dieni Federica

D'Inca' Federico

Distaso Antonio

Di Stefano Fabrizio

Di Vita Giulia

D'Uva Francesco

Fantinati Mattia

Farina Daniele

Fassina Stefano

Fedriga Massimiliano

Ferraresi Vittorio

Fontana Gregorio

Fraccaro Riccardo

Fratoianni Nicola

Frusone Luca

Furnari Alessandro

Gagnarli Chiara

Galati Giuseppe

Gallinella Filippo

Gallo Riccardo

Garnero Santanche' Daniela

Gelmini Mariastella

Giammanco Gabriella

Giordano Silvia

Giorgetti Alberto

Gregori Monica

Grillo Giulia

Grimoldi Paolo

Guidesi Guido

Gullo Maria Tindara

Iannuzzi Cristian

Invernizzi Cristian

L'Abbate Giuseppe

Laboccetta Amedeo

Labriola Vincenza

Laffranco Pietro

Latronico Cosimo

Liuzzi Mirella

Lombardi Roberta

Longo Piero

Lupo Loredana

Maestri Andrea

Mantero Matteo

Marcolin Marco

Marcon Giulio

Marti Roberto

Martino Antonio

Micillo Salvatore

Milanato Lorena

Minardo Antonino

Molteni Nicola

Mucci Mara

Murgia Bruno

Nesci Dalila

Nuti Riccardo

Occhiuto Roberto

Paglia Giovanni

Palazzotto Erasmo

Palese Rocco

Palmieri Antonio

Palmizio Elio Massimo

Pannarale Annalisa

Parentela Paolo

Parisi Massimo

Pesco Daniele

Petrenga Giovanna

Picchi Guglielmo

Placido Antonio

Polverini Renata

Prataviera Emanuele

Prestigiacomo Stefania

Prodani Aris

Rampelli Fabio

Rizzetto Walter

Roccella Eugenia

Romano Francesco Saverio

Romano Paolo Nicolo'

Romele Giuseppe

Rondini Marco

Rotondi Gianfranco

Ruocco Carla

Russo Paolo

Saltamartini Barbara

Sarro Carlo

Sarti Giulia

Savino Elvira

Savino Sandra

Scagliusi Emanuele

Secco Dino

Segoni Samuele

Sibilia Carlo

Simonetti Roberto

Sisto Francesco Paolo

Sorial Girgis Giorgio

Spadoni Maria Edera

Spessotto Arianna

Squeri Luca

Taglialatela Marcello

Toninelli Danilo

Totaro Achille

Tripiedi Davide

Turco Tancredi

Vacca Gianluca

Valente Simone

Valentini Valentino

Vallascas Andrea

Vargiu Pierpaolo

Vella Paolo

Vignaroli Stefano

Villarosa Alessio

Vito Elio

Zolezzi Alberto

Si sono astenuti:

Lainati Giorgio

Sono in missione:

Adornato Ferdinando

Alfano Angelino

Alli Paolo

Amendola Vincenzo

Amoddio Sofia

Baldelli Simone

Bellanova Teresa

Bianchi Dorina

Bobba Luigi

Boschi Maria Elena

Brambilla Michela Vittoria

Buttiglione Rocco

Casero Luigi

Catania Mario

Causin Andrea

Costantino Celeste

D'Ambrosio Giuseppe

Di Maio Luigi

Faraone Davide

Ferrara Ciccio

Fico Roberto

Garavini Laura

Gentiloni Silveri Paolo

Giachetti Roberto

Giorgetti Giancarlo

Locatelli Pia Elda

Lorenzin Beatrice

Lotti Luca

Mannino Claudia

Marotta Antonio

Merlo Ricardo Antonio

Ravetto Laura

Rossi Domenico

Rostan Michela

Scanu Gian Piero

Sereni Marina

Sottanelli Giulio Cesare

Terzoni Patrizia

Tofalo Angelo

PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 4565-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

L'onorevole Sibilia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/35.

CARLO SIBILIA. Presidente, mi fa piacere constatare che, ancora una volta, quando si tratta di fare l'ennesimo regalo alle banche, il Governo è tutto compatto e, ancora una volta, la fiducia non manca mai. Vorrei parlare anche in presenza del Governo, Presidente.

PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione, ma il Governo è presente, c'è il sottosegretario Baretta.

CARLO SIBILIA. Sono felice. Non so quanto cambi, però ci proviamo lo stesso, era per una questione regolamentare. Dicevo che questo regalo, ancora una volta fatto alle banche, viene fatto attraverso i soldi dei cittadini, soldi che, purtroppo per loro, saranno solo esborsati, e non tornerà nulla indietro. In quest'ordine del giorno, chiediamo una cosa molto semplice: siamo stanchi di vedere il Sud che brucia, il Nord…

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Sibilia. Per favore, cominciamo a capirci: i banchi del Governo devono essere lasciati liberi. Grazie. Prego, onorevole.

CARLO SIBILIA. È un'Italia che brucia da Nord a Sud. Al Sud brucia tecnicamente, nel senso che ci sono proprio degli incendi continui, al Nord si bruciano le risorse degli italiani. È un Governo che non ha saputo affrontare nessuna delle tematiche, che è riuscito attraverso questo decreto a far gestire i risparmi dei cittadini italiani da gente condannata, o meglio rinviata a giudizio per manipolazione del mercato e falso in bilancio.

Cioè, stiamo parlando di questo: stiamo parlando dell'ennesimo regalo che viene fatto a questo sistema, con il beneplacito di tutti senza che alcuno della maggioranza parlamentare si sia alzato e abbia detto di cambiare qualcosa. Ci avete provato: avete provato a dare un ristoro agli azionisti o, meglio, ai risparmiatori che sono stati esclusi dal decreto-legge cioè persone che hanno comprato obbligazioni dopo il 12 giugno 2014, gente che ha comprato un'obbligazione il 13 giugno 2014 e avete cercato di ristorarla con un emendamento presentato dal Partito Democratico e del quale non vediamo più traccia: è sparito nei meandri parlamentari per un motivo molto semplice, per il fatto che non si può modificare il decreto dal momento che, nel contratto firmato da Banca Intesa, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, c'è scritto che non si deve effettuare alcuna modifica al decreto e così avete venduto la sovranità parlamentare a delle banche private. Ripeto: a delle banche private (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Le stesse banche delle quali siete complici perché, insieme a loro, la politica, da destra a sinistra, dalle estreme destre, ai centri, dovunque è stata connivente con quel sistema, dove oggi fate finta di volerne trovare le responsabilità. Ancora stiamo cercando dove sia la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge con la quale abbiamo istituito la Commissione di inchiesta sul sistema bancario: che fine ha fatto? L'abbiamo votata e la Commissione d'inchiesta non ha ancora avuto avvio perché non è stata pubblicata la legge nella Gazzetta Ufficiale. Ma a cosa siamo arrivati? Qui questo sistema bancario italiano si è disintegrato, si è distrutto, è collassato sotto la scure dei vostri continui regali agli amici, ai vostri amici banchieri. Vogliamo ricordare i finanziamenti che ha preso il Partito Democratico da esponenti delle banche in Veneto per fare la campagna elettorale. Vogliamo dimenticarci che Consoli andava a braccetto con Zaia in Veneto: ma di cosa parliamo, signori? Come può questo arco costituzionale, che è invischiato con questo problema, risolvere il problema: siete voi che lo create, non siete la soluzione, voi siete il problema. È questo il vero dramma: non sarete mai la soluzione di questo problema (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Se oggi dobbiamo regalare, letteralmente far fare un affare - io lo volevo far fare al sottosegretario Baretta, lo volevo far fare a Padoan l'affare - se tutti i giornali dicono che Intesa ha fatto l'affare, perché lo Stato gli ha regalato 17 miliardi per prendersi la parte buona delle banche ovvero la parte che i cittadini che restituiscono il prestito, le imprese che funzionano, quella che hanno i correntisti, si è cioè presa la parte buona, ma dico io: se Intesa ha preso la parte buona di queste banche con soldi dello Stato ma perché l'affare non lo poteva fare lo Stato, perché non lo poteva fare Padoan, non lo poteva fare Baretta quest'affare? E dobbiamo invece lodare l'azione di una banca privata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Quante cose voi, deputati della maggioranza, che dovreste essere quelli più arrabbiati per il decreto-legge…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sibilia.

CARLO SIBILIA. …quante cose avreste dovuto mettere apposto con questi 17 miliardi se fossero andati nell'economia reale e per la prevenzione e per la sicurezza di questo Paese? È una cosa vergognosa e indegna e dobbiamo combattere in tutte le sedi questo asservimento della politica al potere finanziario (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Daga ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/80.

FEDERICA DAGA. Grazie, Presidente. Il mio ordine del giorno credo esprima un concetto molto semplice e comprensibile e spero sinceramente che venga approvato in sede di dichiarazione dei pareri del Governo che avremo l'occasione di ascoltare più tardi alla fine di questa esposizione. Focalizzo l'attenzione sull'articolo 2 del decreto-legge, che stiamo trattando in Aula, che consente al Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta della Banca d'Italia, di attivare una serie di punti che elenco: sottoporre Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca ad una procedura di liquidazione coatta amministrativa; disporre la continuazione d'esercizio d'impresa; prevedere la cessione dell'azienda bancaria o di rami di essa ad un acquirente; attuare misure di intervento pubblico a sostegno della cessione. Inoltre successivamente nell'articolo 3 è previsto: autorizza i commissari liquidatori nominati da Banca d'Italia a cedere l'azienda delle banche venete poste in liquidazione ad un soggetto selezionato su una base di una procedura aperta di tipo concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell'offerta di acquisto più conveniente.

E quanto sta accadendo con il decreto-legge in esame dimostra che, quando si vuole, si possono forzare regole che in realtà poi non sono utili alla collettività. Il Governo, secondo noi, sta intervenendo tardi e male dopo aver vigilato in modo un po' distratto e si sta attivando con provvedimenti che, come si dice qui a Roma, stanno mettendo una pezza ma il risultato finale non risulta avere una visione di insieme. Noi avremmo preferito procedere con una nazionalizzazione degli istituti in difficoltà, facendo una reale analisi dei crediti deteriorati, e avremmo promosso azione di responsabilità a carico dei banchieri che hanno distrutto gli istituti e avremmo preferito dedicarci di conseguenza a un risanamento paziente delle banche anche con valorizzazione e recupero, senza fretta però, di crediti deteriorati. Siamo coscienti che su questo punto il Governo sta provando timidamente a copiarci. Voi state inserendo dei commissari liquidatori indicando che, attraverso il decreto-legge, sia in atto una classica liquidazione coatta. Però, se lo diciamo con parole più semplici, qui siamo di fronte a un fallimento. Di solito, quando ci si trova di fronte ad un fallimento, il giudice dovrebbe verificarne le ragioni e imputare gli amministratori per bancarotta fraudolenta. Per me è un po' particolare mettermi a parlare di concorrenza, mercato, vendite e acquisizioni, liquidazioni e fallimenti. Ricordo giusto una banca straniera che si chiama Deutsche Bank che nel 2011 suggeriva, con una lettera al Ministero dell'economia e finanze, di aprire al mercato i servizi pubblici locali che abbiamo qui in Italia perché questi rappresentavano in quell'anno un asset finanziario di ben 150 miliardi di euro. Preferisco dire di avere una sensibilità diversa e di preferire la difesa del bene comune alla promozione di operazioni finanziarie fantasiose. Qui si sta facendo la solita finanza creativa. E avremmo fatto molto di più con i fondi che vengono oggi destinati dal Governo a questa operazione. Noi abbiamo bisogno di affrontare la crisi idrica data dalla siccità e della mala gestione del ciclo integrale dell'acqua. Mancano miliardi da destinare alle infrastrutture idriche di depurazione e fognature per le quali sono quindici anni che siamo sotto procedure di infrazione europee; abbiamo bisogno di fondi veri e certi per contrastare il fenomeno del dissesto idro-geologico; abbiamo bisogno di proteggere l'ambiente dagli incendi che in questi giorni e ancora adesso continuano a distruggere ettari di boschi e rimettere in piedi un sistema di controllo ambientale che non c'è più a causa dello scellerato decreto Madia che ha fatto a pezzi il Corpo forestale dello Stato. Ma torniamo all'ordine del giorno: considerata la complessità dell'operazione, anche con il fine di evitare ogni genere di conflitto d'interesse e distorsione della concorrenza a nostro avviso sarebbe opportuno che i commissari liquidatori fossero persone diverse dai componenti del Parlamento. L'impegno infatti recita: “impegna il Governo ad assumere ogni genere d'iniziativa, anche di carattere normativo, volta a nominare commissari liquidatori che non ricoprano incarichi nel Parlamento”. Infatti crediamo che non ci debbano essere né conflitti di interessi né distorsione della concorrenza in un ambito imponente come quello bancario e anche perché riteniamo che, quando si ricoprono più cariche, alla fine non si faccia bene tutto ciò per il quale si è stati chiamati ad operare. Per fare del bene a qualcuno e per farlo bene tale bene, riteniamo fondamentale fare una cosa alla volta. Sicuramente farlo una alla volta permetterà di fare il proprio dovere in modo chiaro per quello che siamo chiamati ad agire. Come dicevo all'inizio del mio intervento, spero che il mio ordine del giorno venga accettato ed esprimo un concetto molto semplice e chiaro e spero che venga approvato alla fine di questa esposizione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Villarosa ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/37.

ALESSIO MATTIA VILLAROSA. Grazie, Presidente. Con l'ordine del giorno in esame chiediamo semplicemente una cosa molto, molto semplice ovvero cercare di ristorare tutti gli obbligazionisti allo stesso identico modo e non ci siamo fermati esclusivamente agli obbligazionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza ma parliamo anche degli obbligazionisti delle quattro banche. Noi, caro Presidente, conosciamo abbastanza bene il gioco che si sta mettendo in atto e volevo informare i colleghi di concentrare le loro attenzioni più che altro sulla vigilanza. Cercherò di non prendermela con voi anche se credo che non abbiate proprio capito dove sta andando il sistema bancario perché con il decreto-legge state semplicemente facilitando ciò che il sistema bancario, insieme alla vigilanza, pongono in atto. Io accuso anche Banca d'Italia, accuso Consob, accuso anche l'Antitrust, Agcom e l'AGCM. Perché accuso anche l'AGCM, Presidente?

L'Autorità garante della concorrenza e del mercato si è permessa nei giorni scorsi con il suo presidente Pitruzzella, che avrei il piacere di incontrare e vorrei incontrarlo proprio per confrontarmi con lui e per cercare di capire come si può presentare un comunicato stampa, un bollettino statistico dichiarando che non c'è bisogno di accertare se le Popolari venete, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, entrando all'interno del capitale di Intesa Sanpaolo, questo non comporti concentrazione nel mercato che viola la libera concorrenza.

Presidente, raccontiamo a tutti, che probabilmente non ne hanno la minima idea in quest'Aula, di come sia formato il sistema bancario, perché ne ho sentite di tutti i colori. Il sistema bancario italiano è formato da circa 600 banche; sono un po' meno, ma circa 600 banche. Presidente, lo sa che la prima e la seconda banca hanno attivi più di tutte le altre banche esistenti in Italia? Quindi parliamo di 600 banche, e ci sono 598 banche che messe insieme non fanno gli attivi di Intesa Sanpaolo e di UniCredit! E allora l'Autorità garante della concorrenza e del mercato mi viene a dire che non fanno un'istruttoria per una cosa così importante, perché? Non fanno l'istruttoria perché nelle località, nelle zone provinciali del Veneto questo raggruppamento non formerebbe più del 30 per cento del mercato. Ma Presidente, le sembra serio valutare solo ed esclusivamente il Veneto? Cioè, valutare solo ed esclusivamente cosa Intesa Sanpaolo diventerà nel Veneto? Intesa Sanpaolo in Italia non deve acquistare più nessuna banca! Questo dev'essere chiaro. UniCredit e Intesa Sanpaolo insieme, ripeto, fanno quasi il doppio delle altre 598 banche.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARINA SERENI (ore 16,05)

ALESSIO MATTIA VILLAROSA. Quello che sta avvenendo in Italia è quindi molto, molto chiaro. UniCredit è la prima banca nazionale, Intesa è la seconda banca nazionale; MPS l'avete fatta fallire con i vostri interventi stupidi, perché sono stati interventi stupidi i Tremonti-bond, i Monti-bond; è stato un intervento stupido la ricapitalizzazione precauzionale, perché quella banca va totalmente rivoltata, come vi hanno insegnato altri Paesi più avanti di noi sotto questo aspetto: l'America, l'Inghilterra oggi hanno delle banche super solide ma dopo il 2008, invece, si trovavano in crisi come le nostre attuali, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Ebbene, quello che lo Stato deve fare per evitare che all'interno del mercato bancario ci sia un monopolio unico di queste due banche, è evitare che nuove banche, anche se nella percentuale provinciale non arrivano al 30 per cento, possano andare a questi due colossi, perché è ovvio che si limita la libertà concorrenziale del mercato bancario! Credo sia abbastanza ovvio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Continuiamo però. Come è composto il sistema bancario? Le prime due banche, Intesa Sanpaolo e UniCredit, hanno, ripeto, più delle 598 banche restanti; ma sotto Intesa e UniCredit ci sono una quindicina di banche che hanno attivi che probabilmente insieme, escludendo Intesa Sanpaolo e UniCredit, superano anch'esse tutte le restanti 500 banche. Quindi dare la possibilità a Intesa Sanpaolo o a UniCredit di acquistare all'interno di queste altre 15 banche subito sotto loro, è una limitazione della libertà concorrenziale del mercato! Quindi, sapendo che avete emanato il decreto-legge delle popolari venete raccontando che avrebbero avuto più possibilità di ricapitalizzare, e quindi di ottenere soldi dal mercato, avete fallito: perché quando Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno chiesto un miliardo in più, come la BCE chiedeva, per la ricapitalizzazione precauzionale, nonostante le aveste già trasformate in Spa non hanno ottenuto quel miliardo. Quindi avete fallito, questo è chiaro: è un altro fallimento. Subito dopo, avendole trasformate in Spa, cosa succede? Che queste banche falliscono. Ma guarda caso, non è che le avete trasformato in Spa per far sì che questa operazione potesse essere attuabile? Perché io vorrei vedere nello stesso identico caso Veneto Banca e Popolare di Vicenza come popolari, quindi non come società per azioni…

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Villarosa.

ALESSIO MATTIA VILLAROSA. …se potevano interessare Intesa Sanpaolo. Sì, Presidente?

PRESIDENTE. Deve concludere. Ha finito il tempo.

ALESSIO MATTIA VILLAROSA. Va bene. Tanto ne ho, di tempo, per continuare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato Alberti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/39.

FERDINANDO ALBERTI. Presidente, con questo ordine del giorno, che in realtà è ripresentato in altre versioni (quindi mi riferisco al mio, ma anche a quello a prima firma Pisano e a prima firma Fico), chiediamo una cosa molto, molto particolare, e pregherei veramente che il sottosegretario mi ascoltasse. So che in Commissione abbiamo avuto un po' di difficoltà di comunicazione tra noi, però forse sono io che non riesco a spiegarmi bene. Noi sappiamo che nel momento in cui un'azienda va in fallimento si applica la legge fallimentare; e nel caso in cui ci sia un soggetto che sia al tempo stesso creditore e debitore verso il fallito, si applica l'articolo 56 della legge fallimentare, che prevede la compensazione di debiti e crediti.

Nel caso delle banche non si applica in toto la legge fallimentare, ma in realtà si applicano gli articoli dall'80 in poi del TUB, del testo unico bancario, che appunto prevedono la liquidazione coatta amministrativa. In particolare, nel caso di compensazione, si applica il nuovo comma 3-bis dell'articolo 83 del TUB, comma 3-bis che è stato guarda caso inserito proprio a novembre del 2015, quindi recentemente. Cosa dice questo articolo? Dice che la compensazione ha luogo solo se i relativi effetti siano stati fatti valere da una delle parti prima che sia posta la liquidazione coatta amministrativa: quindi, in sostanza, una delle due parti (quindi immaginiamo il debitore, cioè il soggetto che è sia debitore che creditore nei confronti della banca fallita, che sta fallendo, o meglio che è posta in liquidazione) abbia avviato un'azione giudiziale di merito prima della liquidazione coatta amministrativa. Sappiamo tutti benissimo che queste due banche sono state oggetto delle cosiddette “azioni baciate”, dove veniva proposto l'acquisto di azioni in cambio di un credito, di un'apertura di credito. Quindi, ad esempio, con un'apertura di 5 milioni di euro, se ti servivano 4 milioni di euro te ne davano uno in più perché con quell'uno in più ti compravi le azioni. Questa procedura è illegittima!

Tutti coloro che hanno comprato azioni, e che prima ovviamente della liquidazione coatta amministrativa se le son viste azzerare, e hanno avviato una procedura non giudiziale, ma semplicemente hanno mandato una raccomandata, una posta certificata alla banca chiedendo che quel contratto venisse rivisto, e fosse quindi nullo; ecco, tutte queste persone con la liquidazione coatta amministrativa praticamente non vedranno nulla, o meglio, non potranno accedere alla cosiddetta compensazione.

Quindi, sottosegretario, io le chiedo veramente di considerare quest'ordine del giorno, perché consente di tutelare quelle persone, quegli azionisti che sono stati “fregati” dalle due banche. Voi vi riempite tanto - mi riferisco anche al partito di maggioranza - la bocca di aver tutelato e salvato milioni di risparmiatori: è falso, se andiamo a vedere i casi nel merito, i casi specifici, vediamo che ci sono tantissimi casi di persone che rimarranno “fregate”.

Presidente, io vorrei dare una visione anche un po' di qual è stato l'iter di questo decreto-legge: è arrivato in Commissione, ed è stata la prima volta credo in questa legislatura in cui un decreto-legge in prima lettura non abbia visto nemmeno un'audizione. Non abbiamo potuto chiedere nulla a nessuno: né a Banca d'Italia, né a Consob, né a Intesa, a nessuno! Avremmo voluto sapere, capire com'è stata selezionata Intesa Sanpaolo, quali erano gli altri concorrenti, quali proposte hanno fatto; e invece che cosa abbiamo? Abbiamo un'audizione in contumacia, quattro paginette di Banca d'Italia, in cui dice semplicemente: signori, state sereni, io la selezione l'ho fatta, l'ho fatta anche trasparente, e ha vinto Intesa. Non ci accontentiamo, Presidente, non possiamo accontentarci ancora delle parole di Banca d'Italia; Banca d'Italia, lo ripetiamo, è un soggetto fallito, o meglio che può fallire, fallimentare, nel senso che quello che dice oggi domani lo contraddice: lo ha fatto con le quattro banche, lo ha fatto con il Fondo Atlante, lo ha fatto con MPS, lo ha fatto con le due venete e continua a farlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi non ci accontentiamo di quattro paginette della Banca d'Italia: la Banca d'Italia doveva venire e presentare i numeri e le prove di quello che sostiene in queste quattro paginette. Quando sarà istituita questa benedetta Commissione sulle banche, e invito la Presidente Boldrini, invece di scandalizzarsi delle reazioni del MoVimento 5 Stelle che reagisce all'ennesimo regalo alle banche, io le chiedo di indignarsi di fronte al fatto che dopo 20 giorni una proposta di legge votata da questa Assemblea, dal Parlamento, non sia ancora in Gazzetta Ufficiale. Questo è vergognoso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Il deputato Fico ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/40.

ROBERTO FICO. Presidente, l'articolo 6 del decreto-legge del 25 giugno 2017, n. 99, in corso di conversione; come sappiamo, introduce misure di ristoro per i detentori di strumenti finanziari di debito subordinato emessi da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, consentendo loro l'accesso alle prestazioni del Fondo di solidarietà, di cui all'articolo 1 comma 855 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ed in particolar modo l'erogazione dell'indennizzo forfettario, di cui al comma 6 dell'articolo 9 del decreto-legge 3 maggio 2016 n. 59, convertito con modificazioni dalla legge 30 giugno n. 119. L'indennizzo forfettario, di cui al citato articolo, è limitato agli strumenti finanziari di debito subordinato acquistati entro il 12 giugno 2014, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea, della direttiva per il risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie (Direttiva 2014/59/UE) e all'80 per cento del relativo valore di acquisto.

Le stesse condizioni sono previste anche per le misure di ristoro, predisposte per i risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. È doveroso, però, precisare che la problematica del misselling dei prodotti finanziari, distribuiti a risparmiatori retail privi di un adeguato profilo di rischio, prescinde da ogni genere di presunzione di conoscenza degli strumenti finanziari, che si fa risalire, quindi, alla data del 12 giugno 2014, soprattutto se la prescrizione dei servizi di investimento viene posta in essere dagli addetti del settore in violazione della normativa di riferimento.

Per tal motivo le limitazioni dell'indennizzo forfettario previsto agli articoli 8 e 9 del decreto-legge 3 maggio 2016 n. 59, convertito con modificazioni dalla legge 30 giugno n. 119, rappresentano un'irragionevole violazione dell'articolo 47 della Costituzione preposto alla tutela del risparmio in tutte le sue forme, soprattutto se gli strumenti finanziari siano stati sottoscritti in violazione delle disposizioni in materia di servizi di investimento.

Ai sensi delle disposizioni di cui al comma 3-bis dell'articolo 83 del Testo unico bancario si dispone che, in deroga all'articolo 56, primo comma, della legge fallimentare, la compensazione ha luogo solo se i relativi effetti siano stati fatti valere da una delle parti, prima che sia disposta la liquidazione coatta amministrativa, salvo che la compensazione sia prevista da un contratto di garanzia finanziaria, di cui al decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170, da un accordo di netting, come definito dall'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2014/59, o da un accordo di compensazione ai sensi dell'articolo 1252 del codice civile.

Al fine così di assicurare una maggiore tutela dei risparmiatori, sarebbe opportuno precisare che l'istanza di compensazione, di cui al comma 3-bis dell'articolo 83 del Testo unico bancario, possa essere esercitata anche dagli azionisti delle banche poste in liquidazione.

Detto questo, vogliamo che il Governo si impegni, quindi, ad assumere ogni genere di iniziativa, anche di carattere normativo, volta a prevedere che l'istanza di compensazione, di cui al comma 3-bis dell'articolo 83 del Testo unico bancario, possa essere esercitata anche dagli azionisti delle banche poste in liquidazione, perché questo ordine del giorno si riferisce appunto - ho un minuto? - all'articolo 6, le disposizioni di cui all'articolo 6, che disciplinano le misure di ristoro a favore degli investitori detentori di strumenti finanziari subordinati, emessi dalle banche in liquidazione.

E, quindi, crediamo che ci sia anche per questi soggetti, delle banche che poi sono messe in liquidazione, la tutela, perché se riusciamo a tutelare i soggetti più deboli e le banche messe in liquidazione, che hanno comprato, che hanno investito in titoli, credo che facciamo un favore a tutti i risparmiatori e in questo modo possiamo far sì che loro si sentano tutelati e non sempre ed esclusivamente le banche, perché come ha detto, anche oggi, il mio collega, capogruppo Simone Valente, sono state salvate sempre le banche con soldi pubblici, investendo più di 80 miliardi di euro negli ultimi anni, e molto poco, invece, verso tutti i risparmiatori italiani.

PRESIDENTE. Deve concludere.

ROBERTO FICO. Allora, iniziamo dai risparmiatori italiani, li tuteliamo, anche votando quest'ordine del giorno, fino ad arrivare poi alla ristrutturazione totale del sistema bancario. E cerchiamo di investire in un altro modello bancario, in un'altra idea culturale di banca e di riuscire così a risolvere la situazione per il meglio, partendo sempre dai più deboli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La deputata Ruocco ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/41.

CARLA RUOCCO. Grazie. Ci troviamo di fretta e di furia ad approvare qualcosa, si pensa per il nostro Paese; guardando l'Italia si vede un Paese che brucia, arso dalle fiamme, incendi che divampano dovunque, gente in pericolo, giovani che devono scappar via senza speranza, senza un reddito di cittadinanza cui potere appigliarsi per poi inserirsi nel mondo del lavoro, quindi si immagina che, con questo livello di emergenza, il Governo, in alcune ore, e subito dopo il Parlamento, a colpi di fiducia, possa adoperarsi per fare in modo che, non dico tutte, ma almeno una delle emergenze del Paese possa, non dico essere risolta, ma quantomeno che ci sia il tentativo di affrontarla.E, invece, da quando sono qui in Parlamento, devo riscontrare che, giorno e notte, quando siamo stati qui anche di notte, lo abbiamo fatto, purtroppo, per dover bloccare dei provvedimenti scellerati, folli, che finiscono di distruggere definitivamente l'Italia e lo Stato italiano. Ci si domanda perché: la gente perbene, che soffre, si domanda come mai la pressione fiscale alla fine sia un pozzo senza fondo, dove vadano a finire quelle centinaia di miliardi di euro, che di volta in volta vengono a decurtare i nostri redditi e i patrimoni degli italiani, strozzando le attività di impresa, con le famose clausole di salvaguardia che pendono sul capo degli italiani, che prevedono addirittura l'aumento dell'aliquota dell'IVA ordinaria fino al 25 per cento. E poi le risposte si trovano qui, qui dentro, in un Parlamento che, come dicevo, piuttosto che aiutare tutto questo, decide di dare un colpo definitivo, ovviamente facendo semplicemente da passacarte ad un'attività di Governo già distruttiva di per sé. Quindi semplicemente da passacarte, di fretta e di furia, si trova ad approvare zitto e muto, come dicevamo, senza neanche potere lavorare su questi decreti in Commissione, senza neanche sentire e ascoltare i soggetti che, peraltro, sono responsabili di questi dissesti finanziari delle banche, di fretta e di furia, si approvano ad occhi chiusi questi decreti.

È una vergogna, è veramente una vergogna. Noi con quest'ordine del giorno chiediamo soltanto un qualcosa che dovrebbe essere naturale, quello di aggravare le pene, le sanzioni penali, per coloro che si macchiano irresponsabilmente di questi delitti. Perché di delitti si tratta: tutto viene generato da una scellerata gestione del credito.

Queste due banche sono ridotte sul lastrico, perché il sistema di capitalismo di relazione, piuttosto che dare ossigeno, come dovrebbe fare l'attività creditizia, alle imprese e alle attività produttive, invece pensa a coprire gli interessi degli amici degli amici e, quindi, a fare andare zampe all'aria le banche.

E vi sono questi stessi gestori, questi stessi manager delle banche, che hanno cointeressenze all'interno del Governo, pieni zeppi di conflitti di interesse. Abbiamo chiesto in Commissione che venissero in qualche maniera identificati i conflitti di interesse di queste persone e che venissero privati della possibilità, sia coloro che sono coinvolti in procedimenti penali, che quelli che sono all'interno di attività politica, abbiamo cioè chiesto che non potessero in qualche maniera essere coinvolti nella gestione e nella liquidazione di queste banche. Nulla ci è stato consentito.

Questo decreto viene qui, davanti ad un Parlamento inerte, totalmente esautorato, regala - e questo lo voglio dire prima che mi venga tolta la parola - a Banca Intesa 5,2 miliardi subito e il resto, fino ad arrivare a 17 miliardi, con molta probabilità nel futuro prossimo, mentre, come dicevo, l'Italia chiede giustizia. I cittadini vorrei che lo sentissero dalla vostra stessa voce - vorrei che andaste nelle piazze a raccontare questo - e i cittadini aspettano risposte per affrontare le emergenze quotidiane.

PRESIDENTE. Il deputato Brugnerotto ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/43.

MARCO BRUGNEROTTO. Grazie, Presidente. Prima di tutto un doveroso abbraccio ai 200 mila risparmiatori truffati dalle banche venete, truffati dalle banche, truffati dal sistema di controllo che doveva controllare, un sistema connivente, con destra e sinistra, banche e politica legate assieme. Chi doveva tenere aperti gli occhi li ha tenuti chiusi. Questo lo si vede con le banche, lo si è visto con l'ambiente - con i Pfas che stanno inquinando il Veneto -, lo si è visto col sistema MOSE e lo si vede un po' dappertutto. Il Veneto sta cadendo a pezzi, pezzo dopo pezzo. Quindi, un abbraccio alle famiglie e siamo qui per dire loro che noi siamo con loro e non molliamo di un centimetro la nostra lotta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Detto questo, con la conversione di questo decreto, che è l'ennesimo decreto su cui è stata posta la fiducia - il numero 94, credo; ci avviciniamo al traguardo dei 100 -, si introducono misure di ristoro per i detentori di strumenti finanziari di debito subordinato emessi, appunto, da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, consentendo loro l'accesso alle prestazioni del Fondo di solidarietà, di cui all'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e, in particolar modo, all'erogazione dell'indennizzo forfettario di cui al comma 6 dell'articolo 9 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59. Tale indennizzo forfettario è limitato agli strumenti finanziari di debito subordinato acquistati entro il 12 giugno 2014 - la data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea - e all'80 per cento del relativo valore d'acquisto. Le stesse condizioni sono previste anche per le misure di ristoro predisposte per i risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

È doveroso precisare che la problematica dei prodotti finanziari distribuiti ai risparmiatori, ai piccoli risparmiatori, ai risparmiatori comuni, per lo più pensionati o piccolissimi imprenditori privi di un adeguato profilo di rischio, prescinde da ogni genere di presunzione di conoscenza degli strumenti finanziari che si fa risalire quindi alla data del 12 giugno 2014, soprattutto se la prestazione dei servizi di investimento viene posta in essere dagli addetti del settore in violazione della normativa di riferimento. Le suddette limitazioni dell'indennizzo forfettario scaturenti dal combinato disposto e previste dagli articoli 8 e 9 del decreto-legge n. 59 del 2016 rappresentano, a nostro parere, un'irragionevole violazione dell'articolo 47 della Costituzione, che è preposto alla tutela del risparmio in tutte le sue forme, soprattutto se gli strumenti finanziari sono stati sottoscritti in violazione delle disposizioni in materia di servizi di investimento.

Poiché con la conversione di questo decreto che vi accingete ad effettuare si dispone l'avvio e lo svolgimento della procedura della liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e considerato che questo decreto è stato iscritto in maniera per così dire truffaldina, ovvero non si rinvengono i termini di insolvenza e bancarotta - mancano proprio le due parole: non esistono le parole “insolvenza” o “bancarotta” in questo decreto - che rappresenterebbero il presupposto per arrivare a condanne certe per i responsabili e, quindi, avere i risarcimenti in sede civile per i soci truffati e visto anche che non è prevista l'istituzione di un fondo specifico per i risparmiatori truffati, con questo ordine del giorno noi chiediamo di assicurare una maggiore tutela dei creditori delle banche poste in liquidazione e di prevedere e precisare, assumendo ogni genere di iniziativa normativa, che la decorrenza degli effetti di cui al citato comma 3-bis si determinino anche a seguito dell'invio di un'istanza di compensazione a mezzo di posta elettronica certificata o raccomandata da parte dei soggetti interessati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La deputata Castelli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/44.

LAURA CASTELLI. Presidente, grazie. Sottosegretario Baretta, in questi giorni in Commissione l'abbiamo sentita dire che non si può fare diversamente e che questo era l'unico modo che per voi era considerabile, come da buon padre di famiglia, da buona mamma responsabile.

Ebbene io, sottosegretario, le vorrei ricordare che questa è la terza volta che utilizzate regole diverse da quelle della vostra mamma Europa per la quale dite che non si può mai sgarrare, per la quale quando il MoVimento 5 Stelle vi chiede di utilizzare maggiori spazi dite di no perché non è possibile e quando, invece, riguarda gli amici che mettete dentro le banche allora lì si può fare. Addirittura, questa è la terza volta che modificate lo strumento che questo Parlamento ha voluto purtroppo approntare non con la nostra approvazione, cioè quello strumento dannato del bail-in che adesso ovviamente non piace neanche a voi, tant'è che non l'avete ancora utilizzato, grazie al cielo aggiungerei.

Io credo che voi oggi dobbiate dire agli italiani che non siete in grado di gestire la finanza di questo Paese, non siete in grado di gestirla perché vi è scappata di mano, non siete più capaci di controllare ciò che succede quando istituti di credito che hanno i risparmi degli italiani danno il giro e lo danno per motivazioni che voi conoscete benissimo. Sapete perfettamente perché questi istituti di credito sono arrivati a questo punto, così come sapevate degli altri istituti di credito perché queste storie si conoscono. Si possono nascondere, si può impedire che qualche giornalista le scriva sui giornali, si possono impedire le trasmissioni televisive che le raccontano, potete impedire tutto quello che volete ma la verità è che le storie che stanno dietro a questi scandali le conoscono tutti.

Ora, c'è una questione di merito rispetto al vostro atteggiamento, rispetto al fatto che voi avete utilizzato - e lo ribadisco - per la terza volta un metodo diverso rispetto a quello che avete voluto recepire dall'Europa e che oggi considerate l'unica soluzione per salvare alcuni risparmiatori. E poi c'è un'altra questione che è quella di metodo ed è quella più politica sulla quale io veramente mi sento di dirvi: siete sicuri di essere in grado di gestire perfettamente il sistema finanziario? Perché qui - e mai come in questi ultimi anni - ci si è resi conto (e spero che l'abbiate fatto anche voi) che sbagliamo se continuiamo a dire che non si devono separare tutte quelle cose che sono speculazioni finanziarie e cattiva gestione per speculazione, appunto, dalla gestione dei soldi dei cittadini, quelli che hanno semplicemente bisogno di un istituto di credito per un mutuo, per potersi comprare una macchina, per fare un finanziamento per ristrutturare casa, cose normali che non so neanche se qualcuno di voi sa ancora che cosa sono, visto che per qualcuno la vita non è normale come quella delle persone che ci sono fuori.

Questo ordine del giorno chiede semplicemente di provare a fare un passo in più, perché la nostra forza politica quattro anni fa vi ha sottoposto un metodo che è quello della compensazione, che questo Parlamento e il Governo prima non conoscevano. Voi, oltre a non rendere la compensazione una cosa automatica in tanti ambiti, avete però utilizzato in questo decreto uno strumento similare, cioè avete detto: “Va bene, facciamo la compensazione tra creditori delle banche - quindi gli obbligazionisti - e i propri debiti contratti”. Il problema è che non considerate questa compensazione fattibile anche per i debiti sorti successivamente alla liquidazione coatta amministrativa. Quindi, vi chiedo un'azione di coraggio, visto che giorno dopo giorno continuate, per fortuna, anche a copiarci nelle idee e nelle metodologie. Vi chiedo di approvare questo ordine del giorno che va nella linea che adesso state sposando, che è quella del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato Caso ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/45.

VINCENZO CASO. Grazie, Presidente. Banche; parliamo ancora di banche. L'Italia sta bruciando e noi parliamo di banche. Non abbiamo abbastanza mezzi per spegnere gli incendi ma abbiamo altri 17 miliardi da dare alle banche. Abbiamo perso il conto dei provvedimenti sulle banche approvati in questa legislatura ed abbiamo, di conseguenza, imparato che a quest'Aula stanno più a cuore le banche che la gran parte dei problemi reali e concreti dei cittadini. Eppure, abbiamo constatato che ogni volta che si interviene su queste questioni lo si fa troppo tardi e con strumenti inadeguati.

Verrebbe da pensare che il puntuale ritardo con cui si interviene sia dettato dalla volontà di spazzare via le banche più piccole e lasciare spazio esclusivamente ad un modello oligarchico in cui tutto il potere si concentri nelle mani di pochi. Sapete cosa significa? Significa che si rischia che una manciata di grandi banche multinazionali tenga in pugno il nostro intero sistema economico. D'altronde, il progetto è chiaro già da tempo, da molto prima che il caro Draghi pronunciasse la fatidica frase: in Europa ci sono troppe banche. E il decreto sulle banche popolari e il credito cooperativo approvato l'anno scorso, solo per fare un esempio, ne è stata l'ennesima prova. Provvedimenti su provvedimenti, continui interventi sulle banche, eppure, come in un déjà-vu, ci ritroviamo di nuovo qui, oggi, con migliaia di risparmiatori che bussano alle nostre porte e ci inviano appelli; sono risparmiatori giustamente arrabbiati, perché sono rimasti fregati - concedetemi questo termine da strada, ma la sostanza è questa - perché hanno sottoscritto delle obbligazioni subordinate dopo il 12 giugno 2014, la fatidica data in cui la direttiva europea cosiddetta BRRD entra in vigore.

Questi risparmiatori sono rimasti completamente esclusi dal cosiddetto ristoro; eppure, in Commissione avevamo iniziato a farvi ragionare su questo punto, ma avete avuto fretta di chiudere i lavori per il weekend lungo e poi è arrivata l'accetta della fiducia. Eppure la nostra Costituzione ci impone di tutelare il risparmio dei cittadini, non di darlo in pasto alla speculazione finanziaria. Al posto di tutti questi provvedimenti, un numero spropositato di provvedimenti, e sempre in tutta fretta, al posto di adottare regole europee assurde come il bail-in, che infine e per fortuna nemmeno si è avuto il coraggio di applicare, sarebbe bastato fare una cosa, fatta con calma in Parlamento e senza forzature, una sola cosa, per dare un segnale di svolta e riformare davvero il sistema bancario, stando dalla parte dei cittadini: separazione delle banche commerciali dalle banche di investimento.

Questo chiede il mio ordine del giorno, questo chiedono i cittadini che vogliono vedere tutelati i propri risparmi. Questo eviterebbe il problema alla sua origine, in questo modo i piccoli risparmiatori potrebbero collocare il proprio risparmio in istituti di credito preposti all'erogazione del solo credito all'economia reale, escludendo ogni forma di collocamento di strumenti finanziari complessi, altamente speculativi e connotati da un grado di rischio totalmente incongruo rispetto al profilo personale di rischio dei piccoli risparmiatori. Bisognerebbe ritornare al modello del Glass-Steagall Act di Roosevelt: da una parte le banche tradizionali, che svolgono solo attività di supporto all'economia reale, godendo della garanzia statale, dall'altra le banche di investimento, che continuano a fare le loro attività speculative senza la garanzia pubblica, e quindi libere di fallire, senza salvataggi fatti con i soldi dei contribuenti. I soldi dei contribuenti, le tasse pagate con tanto sacrificio da cittadini onesti devono servire a pagare i servizi, a favorire una redistribuzione della ricchezza, a garantire dignità e benessere a tutti. Non possono essere il bancomat per banche, banchieri e amici degli amici, che, per giunta, quando sbagliano, molto raramente pagano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato Cariello ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/46.

FRANCESCO CARIELLO. Grazie, Presidente. Inquadriamo questo provvedimento in quella che è la situazione attuale e come si è giunti a questa situazione. Il Governo ha sempre detto che con questo decreto evitiamo che intervenga il bail-in, cioè una direttiva europea dove per “Europa” si intende anche lo Stato italiano; quindi, c'è da chiedersi, e i cittadini ci chiedono, scusate, ma chi ha voluto il bail-in? Lo ha voluto l'Europa, lo ha voluto la comunità di Stati europei, quindi anche l'Italia.

E oggi lo stesso Stato italiano dice al Parlamento che vorremmo evitare che intervenga il bail-in, e quindi facciamo un decreto per il salvataggio delle banche venete. Quindi, già questo motivo potrebbe essere sufficiente per giustificare un'azione politica di una forza come la nostra, ma, assodato che il provvedimento - ormai lo avete palesemente detto sia in Commissione che anche in Aula -, vista la posizione della questione di fiducia, non si può modificare, perché c'è un accordo dietro per cui non va modificata una virgola e tutte le deroghe inserite in questo decreto, che è stato richiesto dalla banca che ha promosso questo accordo, quindi non si può modificare, veniamo agli ordini del giorno.

Gli ordini del giorno sono l'ultimo strumento in mano ad una forza di opposizione per impegnare il Governo a delle azioni future almeno che limitino gli effetti di questo decreto…

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cariello. Colleghi, scusate, ma in cinque fate un bel rumore. Prego, onorevole Cariello.

FRANCESCO CARIELLO. Grazie. Cosa chiede l'ordine del giorno a mia prima firma? Intanto c'è un accesso al fondo di solidarietà per tutti quegli investitori che hanno comprato degli strumenti finanziari subordinati, che poi sono un'invenzione del sistema finanziario, perché poi, alla fine, che cosa sono questi strumenti finanziari subordinati? Hanno praticamente la stessa valenza e lo stesso valore di rischio di un'azione, ma, in questo caso, c'è una direttiva che pone un limite: se hai sottoscritto quel tipo di strumento prima dell'emissione del famoso bail-in, hai la possibilità di accedere ad un indennizzo, e c'è un articolo, l'articolo 9 del decreto-legge n. 59 del 2016, che definisce nei dettagli le modalità con cui un investitore può chiedere un indennizzo a fronte di uno strumento subordinato di cui è in possesso.

Ma pone dei requisiti, delle indicazioni dettagliate; quindi, cosa chiedo con questo ordine del giorno, il n. 46, a mia prima firma? Chiedo semplicemente che il Governo si impegni a fornire un esame dettagliato di tutti i richiedenti accesso al fondo di solidarietà, perché, se leggiamo l'articolo 9, si fa riferimento a quegli investitori che possono, appunto, chiedere l'indennizzo, ma che non abbiano un patrimonio mobiliare di proprietà superiore ai 100 mila euro; quindi, cominciamo a capire quanti dei sottoscrittori. Se il Governo andrà a fare una scansione, un chiaro monitoraggio di tutti gli aventi diritto a questo indennizzo, il Parlamento, perlomeno, ne vorrà avere evidenza.

E chiediamo, semplicemente, che il Governo si impegni a fornire questa relazione alle Commissioni parlamentari competenti; perché, sono irrilevanti gli impatti sociali, economici e sul sistema produttivo del nostro Paese? Anche avere una chiara visione di dove siamo andati con questo “salvataggio”, dove si è andati ad operare, quali effetti potrà avere nel tessuto produttivo, nel tessuto economico. E vorremmo, almeno in questo, che il Parlamento abbia un ruolo di primo piano, di discussione, che possa almeno avere una chiara idea di che cosa si sta andando a fare con gli effetti di questo decreto.

Quindi, è l'ultimo baluardo, con gli ordini del giorno vi stiamo dando delle possibilità di correggere il tiro. Questo non significa che noi siamo d'accordo sul decreto, ma significa che, perlomeno, limitiamo i danni su quello che si può agire. Ripeto, non sono degli emendamenti, sono degli ordini del giorno, ed è l'ultima arma a disposizione di una forza di opposizione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato D'Incà ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/47.

FEDERICO D'INCA'. Grazie, Presidente. Prima, a mezzogiorno e trenta, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo fatto un incontro importante: abbiamo incontrato l'associazione dei consumatori che oggi manifestano o che manifesteranno tra qualche minuto al di fuori di Montecitorio.

Persone che rappresentano centinaia di migliaia di azionisti, di famiglie venete, che, di fatto, hanno visto scomparire la parte più importante di quello che è il capitale delle nostre famiglie. Il risparmio è stato divorato in questi anni. Due banche, la banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, hanno divorato questi risparmi che appartenevano a chi, con tanta fatica, li aveva messi da parte: queste famiglie, questi azionisti. Queste persone hanno voluto con noi condividere anche un percorso che vogliamo affrontare nei prossimi mesi insieme perché a queste famiglie noi del Movimento intendiamo dare voce sempre di più all'interno delle Aule del Parlamento. Mi hanno dato anche questo, Presidente, che è storico ormai, questo è un… (Il deputato D'Incà mostra un cartello recante la scritta: Veneto Banca – Banca Popolare di Vicenza - Risparmio rubato – Recuperiamo i nostri risparmi - Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)…

PRESIDENTE. Onorevole D'Incà, lo sa che non si può esporre, adesso lo chiuda. Abbiamo capito.

FEDERICO D'INCA'. Lo so, mi sospenderete come al solito (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Non la sospendiamo, però deve togliere il cartello. Chiedo agli assistenti parlamentari di togliere il cartello dalle mani dell'onorevole D'Incà (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito della Presidente)…

FEDERICO D'INCA'. Non si preoccupi gentile commesso…

PRESIDENTE. Adesso lo consegni all'assistente parlamentare.

FEDERICO D'INCA'. Non glielo do, non si preoccupi, lei rimane là e rimanga gentile.

Non c'è nessuna possibilità diversa di poter dar voce alle persone anche con un piccolo striscione. Ma diversamente, Presidente, le farò vedere anche un'altra cosa, questa, lo vede Presidente, sono due euro; ma cosa faccio con due euro io in questo bellissimo Paese? Se vado al bar della buvette bevo due caffè e risparmio ancora 40 centesimi. Invece se vado da Giolitti prendo un cono piccolo, forse. Ma di fatto con 1 euro, invece, con un solo euro - cavolo - potrei comprarmi due banche, perché 0,50 più 0,50 di fatto fa due banche in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora se qualcuno ha in tasca un euro, possiamo metterci anche d'accordo, io ne metto 0,20, chi metterà 0,30, e alla fine compreremo due banche. Ma questo è possibile in un Paese normale, in un Paese dove Banca Intesa con 1 euro compra due banche e a noi rimangono 17 miliardi di euro come contribuenti a cui dover pensare, a cui dover porre rimedio, Presidente?

Non c'è scritto all'interno di questo decreto, non vi è nulla sulle azioni di responsabilità nei confronti dei dirigenti. Lo abbiamo chiesto in mille modi diversi. Abbiamo chiesto anche, ed è tema del mio ordine del giorno, il ristoro per gli obbligazionisti dopo il 12 giugno 2014. Chi sono quelli? Chi sono queste persone, questi obbligazionisti che avevano la valutazione magari quasi di tripla A su queste banche e di fatto hanno deciso di poter comprare, magari facendo riferimento a qualche consiglio malaugurato, queste obbligazioni? Persone qualunque, persone normali, potevano essere i miei genitori, o suo padre, sua madre o qualsiasi altra persona qui dentro; di fatto, persone che non conoscevano la materia e che sono state ingannate e che meriterebbero un ristoro oggi.

Ma non solo, mancano due parole all'interno di questo decreto. Mancano le parole stato di insolvenza. Mancando quelle parole, Presidente, manca la possibilità di dichiarare formale dissesto delle due banche e poter procedere penalmente nei confronti delle persone che hanno gestito le banche. Non si può parlare, senza stato di insolvenza, di bancarotta fraudolenta e questo è un danno nei confronti di un intero territorio, del territorio veneto, che di fatto è stato dimenticato dalla politica, è stato lasciato in mano a degli squali. Il Veneto ha avuto gli squali è stata una vasca da bagno, un po' come la laguna veneta, con dentro degli squali che si sono accaparrati il Veneto, divorato. Lo hanno divorato a colpi di Galan, quel signore che era Presidente della Commissione cultura e che ci abbiamo messo due anni per poterlo mandare a casa, Presidente; pazzesco! Ma Galan non è che governava da solo, perché vi sono poi opposizioni e opposizioni, ci governava con la Lega in Veneto. Poi nel MOSE non dimentichiamo che è scomparso un miliardo di euro. Un miliardo di euro in corruzione sempre in quel Veneto che di fatto ha continuato a lavorare e tacere come sta facendo adesso perché non viene ascoltato. Una locomotiva senza guidatore, senza nessuno che possa essere capace di potergli far prendere una direzione. Lasciato a se stesso da una classe dirigente che è impegnata andare alla sagra dell'asparago o del prosecco invece di pensare alla sua gente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È questo il problema. Si devono vergognare le persone che oggi governano il Veneto. Vi è il fallimento di tutta la classe dirigente politica, ma non solo anche di quella che appartiene alle vecchie conf, da Confindustria a Confartigianato, in Veneto. Hanno fallito tutti e hanno lasciato in mutande un'intera regione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Cecconi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/48.

ANDREA CECCONI. Grazie, Presidente. Io credo che si incominci a capire la portata di quello che voi maggioranza state cercando di portare a votazione in quest'Aula prima qui e poi al Senato. Che questo decreto è invotabile, è irricevibile, credo che ormai sia stato molto ben esplicitato dai miei colleghi. Così come è molto chiaro che in questa legislatura si sono fatti decine di decreti per tutelare, per salvare, per mascherare, i danni creati dal sistema bancario nel nostro Paese e tutte le magagne del sistema politico che in questo sistema bancario ha sempre mangiato, ha sempre attinto soldi, ha sempre in qualche modo tutelato e mascherato. È impossibile credere che in Veneto, regione governata dalla Lega ormai da tanti anni, nessuno si sia accorto di quello che stava succedendo in Veneto Banca e in Banco Popolare di Vicenza.

Ma quello che è più allarmante è che tutte le volte che si fa un decreto per tutelare il sistema bancario (non è che si mette in discussione il fatto che una banca non possa essere salvata o messa in sicurezza), mentre si fa questa operazione, chi ci rimette i quattrini è sempre la povera gente. Ci sono quelli che sicuramente avranno speculato con le azioni, che avranno fatto delle operazioni finanziarie spericolate, ma la maggior parte di queste operazioni con le obbligazioni subordinate sono sottoscritte da persone che si sono affidate al loro direttore di banca in quei piccoli sportelli rurali in cui il pensionato ha messo i soldi del suo TFR per fare un investimento per il futuro o i ragazzi in acquisti di mutuo per la prima casa e sono stati obbligati a comprare azioni o obbligazioni subordinate. Le dinamiche sono sempre state queste qui. Sono state queste qui l'anno scorso quando, con un decreto fatto la domenica sera, il Governo ha deciso di salvare quattro banche gestite malissimo, alcune molto male, soprattutto quella toscana, altre meno peggio, e buttate dentro il calderone mandando all'aria attraverso il bail-in milioni di euro di soldi di cittadini italiani. E si è fatto questa volta non con un bail-in, perché il bail-in vi ha fatto schifo anche a voi (è un'operazione veramente deprecabile), ma è stato fatto facendo saltare completamente tutto senza garantire nulla a nessuno.

Ormai dalle quattro famosi banche, a cui si aggiungono queste due banche, più Mps, di tempo incomincia a passarne e uno storico in questo Paese l'abbiamo. Lo storico che non abbiamo è sapere quanti cittadini effettivamente sono investiti da questo dramma, quanti effettivamente sono i cittadini che sono stati truffati e hanno perso i soldi in queste operazioni bancarie, perché i dati queste banche li hanno. Chi sta controllando, chi avrebbe dovuto controllare, Consob che ne ha “toppata” una dietro l'altra, Bankitalia che avrebbe dovuto vigilare, ma non ha mai vigilato nulla, questi dati li ha e sono attualmente inaccessibili per questo Parlamento. Questo Parlamento che poi deve fare le leggi, deve fare questi decreti per determinare anche un supporto, un sostegno a queste persone che hanno perso tutto, quando i grandi manager bancari hanno fatto operazioni scellerate. È un po' come trovarsi la propria casa svaligiata, chiamare la polizia, e quando la polizia viene con i ladri a fianco, e la refurtiva al seguito, non ridà la refurtiva al padrone di casa, ma invita il ladro a continuare a derubare e tirare via tutto quello che è rimasto. È quello che sta succedendo a questi cittadini, non avranno nulla, non hanno avuto nulla e con questo decreto avranno ancora meno di nulla.

Ecco io non so come voi della maggioranza e del Partito Democratico possiate votare tranquillamente un decreto del genere e non capisco neanche come sia possibile per alcuni di voi alzarsi in quest'Aula e puntare il dito contro i cittadini nel dire che fare speculazione ovviamente non garantisce il capitale investito. Questa non è stata speculazione. Chi ha speculato sono state le banche sulla pelle della povera gente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E poi come succede in questo Paese: la povera gente rimane senza una lira, mentre i grandi dirigenti, che dovrebbero essere indagati, che dovrebbero essere messi sotto la lente della magistratura (cosa che ovviamente avviene, ma siccome le indagini sulle operazioni finanziarie sono tremendamente lunghe e complesse, spesso incappano in rogatorie internazionali che richiedono tantissimo tempo), hanno commesso dei reati che vengono tutti prescritti, sempre, regolarmente.

Questa gente la fa sempre franca ed è questa la cosa più intollerabile di questo dramma e di questi decreti, che ormai da quattro anni e mezzo facciamo in questo Parlamento: chi deve pagare la fa sempre franca e chi paga è sempre la povera gente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato Danilo Toninelli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/49.

DANILO TONINELLI. Allora, Presidente, proviamo a fare un ragionamento analitico che parte dai soldi pubblici, o meglio da come il Partito Democratico dei Renzi, dei Gentiloni e di questa maggioranza utilizza i soldi pubblici, e proviamo a farlo per capire, alla fine di questo ragionamento, se siamo di fronte ad un Renzi, ad un Gentiloni, ad un Partito Democratico che è totalmente improvvisato ed incapace a gestire situazioni complesse e di sistema oppure se è semplicemente in malafede, oppure tutte e due: se è in malafede e se è totalmente incapace.

Allora, i soldi pubblici: 17 miliardi di euro dati in diciotto minuti di un Consiglio di ministri domenicale per salvare le banche. Noi, come hanno già ripetuto tanti dei miei colleghi, non siamo ovviamente contro il salvataggio delle banche, dei dipendenti delle banche, dei correntisti, gli obbligazionisti, della brava gente che ha investito, ma siamo contro i manager che hanno gestito in maniera criminale i soldi dei loro clienti, che sono stati salvati, che non sono stati toccati, e siamo contro un Governo che utilizza i soldi pubblici nostri, dello Stato, e non diventa proprietario delle banche che sono salvate con i soldi pubblici. Questo è un primo passaggio.

Dopo, siamo di fronte ad un artefice, diciamo, di una scelta di questo tipo, il Partito Democratico, che di fronte ad una crisi economica che dura da dieci anni - ci rendiamo conto che stiamo festeggiando i dieci anni in cui chi ci ha governato ha sempre e solo parlato di una crisi economica come di qualcosa che era ingestibile, che arrivava da fattori esterni e che ha sempre gestito in maniera incapace e truffaldina questa cosa - oggi, a distanza di dieci anni, il debito pubblico è aumentato, a distanza di dieci anni la disoccupazione giovanile è rimasta lì, se non addirittura aumentata, a distanza di dieci anni la disperazione è aumentata, a distanza di dieci anni si è creata una categoria di inoccupati, che non cerca lavoro, che è scoraggiata, che ha perso la fiducia negli altri e in se stessa e che non rientra neanche nelle categorie dei disoccupati e quasi vi dà una mano nel gestire le percentuali disastrose di disoccupazione che avete creato. Questo è il secondo punto.

Poi abbiamo, dall'altra parte, sempre parlando di soldi pubblici, perché io non voglio sforare dall'argomento dell'ordine del giorno, che riguarda un limite alle agevolazioni fiscali che voi governatori folli di questa gestione di soldi pubblici date alle banche, e che sono i soldi pubblici che noi diamo all'Europa. Vi ricordate il Fiscal compact, vi ricordate i circa 17 miliardi di euro di soldi pubblici, anzi 20 miliardi, che diamo per rimanere all'interno dei 28 o 27 Paesi dell'Unione europea? Quei soldi pubblici che, oggi, un certo segretario del Partito Democratico dice: non diamoli più all'Europa. Lo scrive addirittura in un libro, quello lo scrive ovviamente con l'aiuto connivente dalla stampa - “Basta Fiscal compact”, scrivono sulle prime pagine di tutti i giornali -, quando lo stesso partito, pochi mesi fa, in legge di bilancio che ha fatto? Ha già stanziato 20 miliardi e più 2017, 20 miliardi e più 2018 e la stessa cosa per il 2019, di soldi pubblici.

Questo partito poi, in questi minuti, in questi giorni, ma anche in questi minuti, è in Europa, a fare che cosa? A – dovrebbe, usiamo il condizionale ovviamente - fare gli interessi degli italiani. Sto parlando del problema immigrazione e della gestione di un problema che è epocale, che non è iniziato oggi, che si sapeva già vent'anni fa che ci sarebbe stato e che non è mai stato gestito da una classe politica incapace e dolosamente connivente, è quel problema che oggi i Paesi europei… I “macronisti” ci sono nel Partito Democratico, sono straordinari, come si può trovare un Macron in Europa? Il Macron che dice: sì, noi siamo solidali con voi, continuate a darci i soldi, siamo solidali con voi, però ve li tenete voi, i nostri porti col cavolo che li apriamo alle ONG straniere di bandiera francese, col cavolo che li apriamo, al limite vi possiamo dare una mano su quelli che non sono i migranti economici, ben sapendo che la maggior parte sono migranti economici.

Poi – concludo, Presidente - la chicca che fa capire che, oltre che incapaci a governare, siete in malafede: è stata tolta la norma che permetteva l'interdizione dai pubblici uffici e da incarichi pubblici e anche all'interno degli stessi CdA delle banche, di chi? Di quegli amministratori, come il papà della - cos'è? Sottosegretario, mi sembra, quindi è cresciuta, ha fatto i disastri, ha fallito nella sua riforma costituzionale, ha fatto ‘sto casino di conflitto di interessi su Banca Etruria - Maria “Etruria” Boschi, che fa? Fa cancellare quella norma con l'emendamento proposto dal Governo che dice che c'è una punizione in più, una pena accessoria per chi butta via i soldi. Complimenti per l'incompetenza e la malafede! Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il deputato Cozzolino ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/50.

EMANUELE COZZOLINO. Grazie, Presidente. Come veneto, diciamo, acquisito - non sono sempre vissuto in Veneto - mai avrei pensato, fino a qualche anno fa, di intervenire in quest'Aula per parlare nell'ambito della crisi di due istituti molto importanti, come Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

Questi due soggetti venivano ritenuti da tutti degli enti di rispetto, due giganti che, sebbene non avessero la dimensione di altre banche più conosciute in ambito nazionale e, magari, anche internazionale, potevano determinare la vita o la morte di famiglie o imprese, due pilastri che fino ai primi anni 2000 hanno consentito la crescita del territorio nell'epoca del miracolo del Nord Est - la locomotiva, ricordate? - Considerando quanti sono stati travolti dalla loro crisi, credo di non essere il solo a non aver mai esplorato l'eventualità di questa ipotesi.

Tuttavia, qualcuno se ne sarebbe dovuto accorgere e non mi riferisco solo alla vigilanza, che ha peccato di superficialità e l'hanno detto i miei colleghi nel corso dei loro interventi. In questo caso, a essere responsabile è anzitutto la politica. Monte dei Paschi di Siena, Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti ed ora Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, in questo lungo elenco di banche coinvolte allo stesso modo in scenari di crisi in questi anni c'è un filo conduttore che le tocca tutte ed è la commistione tra un certo sistema di potere economico-finanziario territoriale e la politica. E va detto con chiarezza: da questo sistema nessun partito può chiamarsi fuori, eccetto il MoVimento 5 Stelle.

Nel caso delle banche venete, nello specifico, non può dirsi innocente il centrosinistra, che per lunghi anni ha guidato la citta di Vicenza con Achille Variati e ora ha gestito l'evolversi delle vicende della crisi tramite il Governo nazionale. Non si può tirare in disparte il centrodestra, che da decenni controlla il Veneto e, nel centrodestra, non può far finta di nulla neppure la Lega Nord (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che esprime il Governatore della regione e che ha intessuto una complessa ragnatela di gestione del potere, intrecciata con tutto il mondo economico, amministrativo, sociale e finanziario a quello politico e che ricorda da vicino quello che ha instaurato il PCI, ormai PD, nelle vicine Emilia Romagna e Toscana.

La storia recente delle banche è fatta di politica ed alta imprenditoria e vorrei che restassero agli atti, con questi interventi, i nomi di coloro che hanno approfittato di una gestione padronale delle banche, che privilegiava, secondo precisi meccanismi di potere, amici e amici degli amici. Si tratta di personaggi noti, che sono stati riportati da inchieste di cui si è occupata anche la carta stampata. Citarli in questa sede non ha il senso di esporre le persone ad una gogna, ma serve a restituire la distanza tra coloro che ci hanno guadagnato, in forza della loro posizione nel sistema di potere politico-economico che si è costruito in Veneto, e coloro che invece adesso sono chiamati a ripagare. Mi riferisco ai correntisti, obbligazionisti, ma anche - e non vorrei che si dimenticasse – a tutti gli italiani, visto che si è deciso di mutualizzare le perdite derivanti da una gestione dissennata, che ha dato ai ricchi per togliere ai poveri, un po' come è successo con Alitalia: quindi, regaliamo la parte buona alle banche e nazionalizziamo le perdite.

Il credito facile di Veneto Banca è andato a beneficio di nomi celebri come Alitalia, Gruppo Boscolo, l'Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone, la Lotto Sport, nonostante avessero situazioni finanziarie traballanti. Poi, magari, quando un cittadino va a chiedere un prestito, non gli viene concesso. Tra i politici hanno avuto fidi l'ex governatore del Veneto e Ministro Giancarlo Galan, nel 2012 ben 7,6 milioni di euro a Denis Verdini, coi quali l'allora deputato di Forza Italia aveva potuto coprire temporaneamente i debiti delle sue società editoriali e immobiliari. Consoli, presidente della banca, non ha dimenticato la famiglia: nel 2005 la moglie ha acquistato in Sardegna una villa dalla società di Gino Zoccai, l'imprenditore orafo di Thiene, protagonista del crac della compagnia aerea Volare, che aveva avviato un'iniziativa immobiliare finita poi male, finanziata per 8,5 milioni di euro proprio da Veneto Banca.

Allo stesso modo è andata per Banca Popolare di Vicenza. Attraverso operazioni chiamate “baciate” anche Gianni Zonin finanziava i clienti disposti a sottoscrivere le azioni degli aumenti di capitale. Fin dal 2008 i clienti storici, noti imprenditori come Fratelli Ravazzolo, Piergiorgio Cattelan, Ambrogio Dalla Rovere, Francesco Rigon, avevano credito e remunerazioni garantite in cambio di acquisto titoli.

Il meccanismo si è subito esteso fuori dal Veneto, quando Zonin apre una filiale qua vicino, in piazza Venezia a Roma. I nuovi clienti sono i nomi che, a molti, dovrebbero far rizzare le antenne; il gruppo Degennaro, Bufacchi, Torzilli e il gruppo Marchini, riconducibile ad Alfio Marchini, candidato sindaco a Roma, le cui società hanno ricevuto ben 130 milioni di euro, di cui 75 iscritti come incagli e difficili da recuperare.

Anche Zonin non si risparmia per la famiglia ed elargisce somme ingenti a società riconducibili a lui o alla sua famiglia che, complessivamente, ricevono, tra il 2013 e il 2015, finanziamenti per 181,4 milioni. Non vengono dimenticati neanche i consiglieri; a Nicola Tognana prestiti per 81,3 milioni; 45,8 milioni a Giovanni Fantoni, 33,1 a Giuseppe Zigliotto e 30 a Giovanna Dossena.

Per questo il mio ordine del giorno, dopo anni di opacità che stiamo fatalmente pagando, va nella direzione di promuovere, almeno per ora, un po' di trasparenza e impegna il Governo ad assumere ogni genere di iniziativa, anche di carattere normativo, volta a presentare alle competenti Commissioni parlamentari una relazione con la quale si rappresenta il valore complessivo delle prestazioni erogate dal Fondo di solidarietà istituito per i risparmiatori di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. In un Paese decente, a pagare sarebbero gli amministratori e coloro che si sono accomodati alla mensa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La deputata Dadone ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/52.

FABIANA DADONE. Grazie, Presidente. Quando usciamo fuori da questo palazzo e parliamo con le persone normali, quasi sempre veniamo interrogati e ci vengono proposte varie idee da portare all'interno di quest'Aula; la gente chiede lavoro, chiede detassazioni, chiede agevolazioni per assumere i giovani; i giovani chiedono la modifica del sistema universitario per riuscire a entrare più agilmente nel mondo del lavoro, si chiedono soldi per la sicurezza, si chiedono soldi per qualsiasi cosa e che cosa tocca rispondere a noi che siamo all'opposizione? Non oso immaginare cosa rispondiate voi che siete la maggioranza. Purtroppo, i soldi sono pochi e qua dentro la maggioranza li gestisce come meglio crede ed ecco che cosa capita con questo decreto.

Voi questo avete fatto; avete, di fatto, regalato 17 miliardi a Banca Intesa, voi avete gestito così il denaro pubblico come meglio credete, mettendovi una mano sulla coscienza. Non so se avete aperto il computer, in questi giorni, se vi siete dilettati a guardare i video con i quali si spiega questo decreto facilmente alle persone, ma quella che ha fatto il mio collega D'Incà, con la monetina da un euro, è una delle ironie più grandi che viene fatta, cioè, se ci mettiamo assieme, io e la mia collega Colonnese, tiriamo fuori almeno 3 euro e mezzo, in questo momento, e ce le potevamo comprare noi queste due banche, la parte attiva di queste due banche. Rendiamoci conto di come state facendo i legislatori.

Banca Intesa, con un euro, ha rilevato la parte attiva della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Come? Con 5 miliardi di fondi pubblici dati dallo Stato e altri 12 di garanzie pubbliche per coprire rischi, obbligazioni e così via: 17 miliardi! Lo dirò fino a che avrò fiato nei polmoni, perché per IMU-Bankitalia, che erano solo 7 miliardi e mezzo di rivalutazione, eravamo scesi fino a dove sta lei, sottosegretario, Sesa Amici, ben se lo ricorderà; avremmo dovuto fare minimo altrettanto su questi 17 miliardi, perché sono ancora più scandalosi e io non so come facciate a dormire la sera.

Su questo, Banca d'Italia vi ha chiesto pure la copertura normativa, quindi, arriva il decreto. In un Paese che non ha soldi per fare nulla, voi ci sbattete in faccia la novantaquattresima fiducia, se non sbaglio è la novantaquattresima, alla faccia del Parlamento svilito, e la sbattete in faccia alle 200.000 famiglie di risparmiatori che hanno perso tutto, alla faccia dei cittadini che vengono sviliti pure loro.

Che cosa c'è in questa parte buona delle banche? Ci sono le obbligazioni emesse negli ultimi sei mesi da queste due banche venete che sono coperte da garanzie statali; sono state valutate, se non erro, sugli 8 miliardi. Allora, tenuto conto che questo decreto già fa un regalo ingentissimo - con soldi con cui avremmo potuto coprire, noi diciamo, il reddito di cittadinanza, ma di idee dovreste averne di migliori anche voi, per cui vi avrei invitato a valutarle, ma direi che tanto non vi importa -, oltre a questi 17 miliardi, si danno le strutture, i bancomat, qualsiasi cosa, voi date pure le garanzie statali.

Allora, quello che chiediamo con questo ordine del giorno è semplicemente che le garanzie decadano nel momento in cui Banca Intesa viene ad acquisire queste due banche. Tutto qui; è una cosa semplicissima, già gli regaliamo bancate di soldi che sarebbero potute andare in servizi reali ai cittadini italiani e io non so come alle altre opposizioni - che, solitamente, si danno fuoco in quest'Aula su altri argomenti, come la sicurezza - in questo caso, forse perché riguarda le banche venete, non gliene importa assolutamente nulla; però, io spero che il Governo si metta una mano sulla coscienza e dia un parere positivo, quanto meno su questo, che è un ordine del giorno, tenuto conto che già ci avete tolto la possibilità di fare di tutto, e che questa maggioranza, che chiede a noi di essere costruttivi, di metterci una mano sulla coscienza, di essere responsabili, almeno ci permetta di avere un parere favorevole e di votare favorevolmente a questo ordine del giorno.

Visto che già sapete che sono praticamente poco utili, non vi chiedo di non votare in favore della sfiducia a questo Governo, non vi chiedo di buttare nel water il decreto, anzi, in verità ve lo chiederei, ma tanto so che la coscienza bisogna averla per riuscire a mettercisi una mano sopra; quanto meno, votate a favore di questo ordine del giorno, tenuto conto che sarebbe una limitazione a un regalo spropositato, che, in questo periodo, non ci possiamo permettere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La deputata Colonnese ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/105.

VEGA COLONNESE. La mia collega Dadone diceva che eravamo, probabilmente, alla novantaquattresima fiducia e, soprattutto, siamo a un ennesimo decreto-legge che dovrebbe comportare urgenza. Beh, ci sono delle urgenze in questo momento in Italia e la cosa strana è che, voi, per novantaquattro volte non ne avete presa, neanche una volta, una, di reale urgenza.

In questo momento l'Italia sta bruciando e, dato che io ho delle segnalazioni, sono convinta che anche voi abbiate le stesse segnalazioni; per dirne soltanto una, il Parco Nazionale del Vesuvio sta bruciando, mentre noi siamo qui a parlare, per l'ennesima volta, di banche e, per l'ennesima volta, non stiamo centrando una reale questione che interessi i cittadini.

Ci saranno altre questioni di fiducia che arriveranno nei prossimi giorni, su altri argomenti che non interessano il benessere dei cittadini e, ancora una volta, sarete lì a giustificare perché salvare una banca, perché parlare di altri argomenti e, ancora una volta, non saprete dare delle risposte, butterete altri provvedimenti che non c'entrano nulla con la questione, per distruggere il nemico, e il nemico è il MoVimento 5 Stelle. Caso strano, il MoVimento 5 Stelle corrisponde ai cittadini, quindi, il vostro nemico sono, ancora una volta, i cittadini.

Ma entriamo nel merito della questione; le regole si fanno e, poi, si possono sempre interpretare o, addirittura, aggirare e la politica rimane l'arte del possibile. È questo il primo messaggio che arriva con questo decreto per la liquidazione delle banche venete e il passaggio delle parti buone dei due istituti a Intesa Sanpaolo.

L'accordo raggiunto con l'Unione europea dimostra, come sostenuto dal MoVimento 5 Stelle in sede di presentazione del suo piano per il salvataggio del Monte Paschi, che non c'è disciplina sugli aiuti di Stato, divieto di finanziare imprese o attività private da parte dei bilanci pubblici, se il sostegno distorce la concorrenza. Inoltre, il Governo italiano ha fatto leva sull'importanza sistematica del territorio, il Nord-Est, che doveva essere il polmone economico, che adesso stiamo cercando di distruggere, perché è importante che siano tutti affamati, tutti, tutta l'Italia unita soltanto nel fatto di arrivare più presto alla soglia di povertà, territorio in cui insistono le due banche venete che vengono incorporate da Banca Intesa.

Così come il MoVimento 5 Stelle aveva sottolineato, le circostanze eccezionali previste dall'articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea consentono una deroga al divieto degli aiuti di Stato, ex articolo 107 dello stesso Trattato. Dunque, si può fare tutto, quando c'è la volontà politica, anche elargire oltre 5 miliardi di fondi pubblici a un colosso come Intesa, che intanto fa cherry picking e si sceglie dal cesto delle banche venete ciò che preferisce.

Di che cosa parla questo provvedimento? Intesa San Paolo rileva, al prezzo simbolico di un euro - e questo è stato ampiamente ripetuto in quest'Aula e spero che ripetendolo più volte, magari, arrivi a qualcuno di voi - le attività buone di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che praticamente vengono inglobate dal primo gruppo italiano del credito, e il colosso di Ca'de Sass lo fa chiedendo allo Stato di svenarsi per non vedere intaccati i propri ratios patrimoniali e la propria politica dei dividendi ai soci.

Cosa si prende Intesa? Crediti in bonis, non ad alto rischio, per 26,1 miliardi, 25,8 miliardi di debiti verso la clientela, 8,9 miliardi di attività finanziaria e partecipazioni in Banca Apulia, Banca Nuova e delle banche con sede in Croazia, Albania e Moldavia, se autorizzata, attività fiscali per circa 1,9 miliardi, 11,8 miliardi di obbligazioni senior, raccolta indiretta per circa 23 miliardi, di cui circa 10,4 miliardi di risparmio gestito.

Nasce un gruppo con 47 miliardi di patrimonio, 433 miliardi di raccolta indiretta, quasi 410 miliardi di impieghi alla clientela, 6.100 sportelli.

Le banche venete vedono chiudere 600 sportelli su circa 960 e oltre 100.000 lavoratori, tutto il resto finisce in una badbank di Stato, che viene creata in un week-end dopo mesi e mesi di sterili dispute tra il Governo italiano e la stessa Commissaria, magicamente convinta ad accettare questa soluzione perché l'aiuto di Stato è necessario per evitare turbolenze economiche del Veneto. Questo è il copione di un disastro, l'ennesimo disastro. È una legislatura lunghissima, non si sa a cosa potrete arrivare, ma la gente veramente sta col fiato sospeso aspettando la prossima vostra mossa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Di Battista ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/4565-A/62.

ALESSANDRO DI BATTISTA. Presidente, esponenti del Governo, falsi compagni che parlate nel 2017 di fascismo e antifascismo e regalate miliardi di quattrini nostri alle banche private, falsi liberisti sovvenzionati dai Fondi e dallo Stato italiano, il MoVimento 5 Stelle è qui a fare ostruzionismo all'ennesimo regalo appunto statale alle banche private e a denunciare, di fronte al Paese intero, la trasformazione di quella che un tempo era una Repubblica passata dalla partitocrazia alla “bancocrazia”. Voi stessi siete ormai diventati vittime di un determinato sistema perché non avete più la minima libertà di opporvi appunto al capitalismo finanziario. Perché? Perché la “bancocrazia” di fatto ha piazzato i suoi uomini all'interno delle istituzioni, ed è per questo che soltanto negli ultimi quattro anni sono stati approvati decine di decreti a favore delle banche private e nessun decreto a favore dei cittadini che soffrono.

Oggi l'Italia va in fiamme, non si parla più di terremoti, i pensionati minimi non campano, ma i quattrini per le banche d'