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Temi dell'attività parlamentare

Politica economica e finanza pubblica
Politica economica e manovre finanziarie
Le privatizzazioni
 
Privatizzazioni e politiche di bilancio
06/02/2018

Le privatizzazioni  costituiscono uno degli strumenti che contribuiscono al processo di consolidamento dei conti pubblici, operando in particolare ai fini dell'azione di riduzione del debito pubblico. Si tratta di una funzione che ha connotato tale strumento fin dall'inizio, quando nei primi anni '90  esso fu adottato in presenza del progressivo deteriorarsi della situazione della finanza pubblica, con il prodursi di un debito pubblico sempre più consistente. Nel  1993 questa situazione, unita all'obiettivo di raggiungere i parametri di finanza pubblica richiesti per l'ingresso in quella che allora era l'Unione Monetaria Europea, diedero la spinta decisiva per l'avvio di un processo di privatizzazioni su larga scala, cui erano all'epoca affidati anche altri obiettivi di policy, quali la riduzione della presenza pubblica nell'economia, lo sviluppo del mercato dei capitali e, non da ultimo, l'incremento dell'efficienza delle imprese privatizzate. Come riportato nel sito del Ministero dell'economia, tra il 1992 e il 2005 questo programma ha interessato circa 30 aziende pubbliche e determinato introiti complessivi per lo Stato per circa 100 miliardi di euro. Tali proventi hanno contribuito nel periodo ad una consistente riduzione del debito – passato, in rapporto al PIL, dal 121 per cento del 1994 al 106,4 del 2005 –  che ha determinato una minore spesa per interessi dell'ordine di 30 miliardi in termini cumulati. Una più dettagliata ricognizione di tali risultati è rinvenibile nell'ultima Relazione sulle privatizzazioni, trasmessa alle Camere nel novembre 2016. Sul sito del MEF è inoltre pubblicata una tabella che riepiloga le privatizzazioni del Ministero dal gennaio 1994 al settembre 2016.

Si ricorda infine che dal 23 settembre 2016 è in vigore in Testo unico sulle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche (decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175), attuativo della delega recata dall'articolo 18 della legge  n.124/2015 di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. Il provvedimento mira alla semplificazione e ricomposizione delle regole finora vigenti sulle società partecipate, introducendo una disciplina organica finalizzata all'efficiente gestione delle partecipazioni stesse ed alla promozione della concorrenza e del mercato, nonché alla riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica.

 
Privatizzazioni e obiettivi di bilancio 2015-2019
06/02/2018

Come già previsto nei precedenti documenti programmatici, anche nel Documento di Economia e Finanza  2017 - ed in particolare Programma Nazionale di Riforma in esso contenuto - il programma di privatizzazioni continua a costituire uno degli strumenti che contribuiscono all'azione di consolidamento dei conti pubblici, operando in particolare ai fini della riduzione del debito pubblico. Il processo di privatizzazioni avviato negli ultimi anni - e, congiuntamente, anche quello delle dismissioni immobiliari - è pertanto previsto proseguire per tutti gli anni del periodo di previsione, vale a dire per gli anni dal 2017 al 2020,  per concorrere alla stabilizzazione del rapporto debito/PIL. Il processo risulta inoltre utile anche per aprire il capitale delle società al mercato e, per questa via, accelerare la modernizzazione di molte delle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche.

Ciò in linea con le Raccomandazioni del Consiglio europeo del luglio 2016, laddove nella prima delle stesse – relativa agli aggiustamenti di bilancio e la fiscalità – si chiede di "assicurare l'attuazione puntuale del programma di privatizzazioni e usare le conseguenti entrate straordinarie per accelerare la riduzione del debito pubblico". In tal senso nel quadro programmatico di finanza pubblica riportato nel DEF si prevedono proventi da privatizzazioni (ed ulteriori risparmi) pari allo 0,3% annuo (circa 5 miliardi) nel periodo 2017-2020. Da segnalare come tale obiettivo segni un ridimensionamento dei target previsti dalla Nota di aggiornamento del DEF 2016 dello scorso settembre, quando risultavano considerati nel quadro di finanza pubblica proventi da privatizzazioni per 0,5 punti di PIL per il biennio 2017-2018, e di 0,3 punti nel 2019.

Tale ridimensionamento sembrerebbe in parte da ricondurre ai limitati risultati conseguiti nel 2016, anno in cui sono stati registrati introiti pari allo 0,1% del PIL (0,4 nel 2015). Come rilevato nella Relazione della Commissione dello scorso 22 febbraio sulla conformità dell'Italia al criterio del debito, tale situazione si è determinata principalmente per i ritardi di alcuni importanti progetti di privatizzazione, come quello di Ferrovie dello Stato, inizialmente previsto per il 2016.

Nel 2016, infatti, considerando le attuali previsioni di crescita del PIL, i proventi realizzati dalle privatizzazioni di partecipazioni dirette e indirette sono stati pari a circa 0,1% del PIL. In tale anno, nel mese di luglio, è stata completata l'operazione riguardante l'ENAV: l'apertura del capitale della società ai privati ha complessivamente riguardato il 46,6% circa delle azioni, per un introito lordo pari a circa 834 milioni, affluiti al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. Nel 2015 era stata venduta una parte del capitale azionario di Poste Italiane: attualmente il MEF detiene una partecipazione residua nel capitale pari al 29% circa. In tale ambito il Governo intende continuare il processo di privatizzazioni attraverso la realizzazione di un piano triennale di valorizzazione degli asset strategici in relazione agli obiettivi di bilancio assegnati al processo di privatizzazione.



 
Le dismissioni immobiliari
06/02/2018

Al percorso di riduzione del debito prefigurato nel DEF 2017 per il quadriennio 2017-2020, concorrono anche i proventi dalle dismissioni immobiliari,

Per quanto riguarda la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, il Governo dichiara che nel periodo 2011-2015 le vendite di immobili di proprietà pubblica sono ammontate a circa 6,2 miliardi, di cui 625 milioni per immobili delle amministrazioni centrali e 5,6 miliardi per le vendite effettuate dagli enti territoriali e previdenziali. Nel corso del 2016 i proventi derivanti dalle dismissioni di immobili pubblici ammontano a 783 milioni, (29 milioni derivanti dalle vendite di immobili delle amministrazioni centrali e 754 milioni derivanti da dismissioni immobiliari di enti territoriali e previdenziali).

Le iniziative di valorizzazione e razionalizzazione degli immobili dello Stato in gestione all'Agenzia del Demanio hanno portato a un aumento, in termini di valore, del patrimonio dello Stato del 2,3% nell'ultimo biennio, a fronte di una diminuzione del numero di beni gestiti del 5,1%, in un'ottica di progressiva ottimizzazione del portafoglio. Al 31 dicembre 2016, 44.623 beni dello Stato erano in gestione all'Agenzia del Demanio, per un valore di circa 60 miliardi.

Per quanto concerne i beni in uso governativo, nel 2016 sono stati avviati progetti di razionalizzazione degli spazi pubblici - per interventi stimati in circa 1,4 miliardi - con l'attuazione di oltre 130 piani su tutto il territorio nazionale. Tra tali piani, 34 prevedono la creazione di Federal Building che consentiranno di concentrare nello stesso edificio gli uffici della PA centrali e territoriali, per offrire ai cittadini servizi più integrati e fruibili, generando risparmi per la finanza pubblica. Al 31 dicembre 2016, 9 progetti di Federal Building erano in corso o in fase di avvio e 25 in progettazione (di cui 14 per la realizzazione di Cittadelle della Giustizia).

I piani per la razionalizzazione degli spazi e la riduzione delle locazioni passive hanno portato risparmi per circa 11,8 milioni nel 2016. Ulteriori economie sono previste per il prossimo quinquennio (2017-2021), con una riduzione della spesa per locazioni passive dello Stato che passerebbe da 879,2 milioni nel 2016 a 709 milioni nel 2021.

Per quanto riguarda il federalismo demaniale, che comprende la procedura ordinaria e il federalismo demaniale culturale - dedicato ai beni di interesse storico-artistico - al 31 dicembre 2016 sono stati trasferiti agli enti territoriali, sulla base di specifiche finalità di utilizzo, ovvero per l'attuazione di programmi di rifunzionalizzazione e valorizzazione, 4.139 immobili per un valore di 1,5 miliardi. Il D.L. n. 210 del 2015 (milleproroghe) aveva riaperto i termini della procedura di trasferimento di beni immobili dallo Stato agli enti territoriali, prevedendo che gli enti territoriali possano fare richiesta entro il termine del 31 dicembre 2016: si sono registrate ulteriori 2.390 richieste di attribuzione di beni da parte di oltre 571 enti territoriali.

Il complesso degli asset gestiti da INVIMIT Sgr ha raggiunto, a marzo 2017, circa 670 milioni, a fronte dei quali sono state emesse quote che verranno successivamente collocate sul mercato. I proventi generati dal collocamento sul mercato potranno essere contabilizzati a riduzione dell'indebitamento netto negli anni in cui tali vendite saranno realizzate.