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Temi dell'attività parlamentare

Istituzioni e diritti fondamentali
Affari costituzionali e ordinamento della Repubblica
Modifiche ai vitalizi e al trattamento economico dei parlamentari

Nella seduta del 26 luglio 2017 l'Assembla della Camera ha approvato, con modificazioni, la proposta di legge A.C. 3225-A/R volta a disciplinare la materia dei vitalizi e del trattamento pensionistico dei parlamentari e dei consiglieri regionali, disponendo in particolare l'applicazione del trattamento previdenziale contributivo e la rideterminazione dei trattamenti e vitalizi in essere.

 
Disciplina dei vitalizi e del sistema previdenziale dei parlamentari e dei consiglieri regionali
  • 4 dossier
26/07/2017

Il testo approvato dalla Camera - come risultante dalle modifiche approvate - prevede l'applicazione di un sistema contributivo ai membri del Parlamento analogo a quello vigente per i dipendenti pubblici che si può riassumere come segue:

  • viene definito un sistema previdenziale, interamente contributivo, per i parlamentari in carica e per quelli cessati dal mandato che già  percepiscono gli assegni vitalizi o il trattamento previdenziale;
  • ai fini della determinazione del trattamento previdenziale i parlamentari sono assoggettati al versamento di contributi previdenziali trattenuti d'ufficio sull'indennità parlamentare; nel caso in cui i parlamentari optino (ai sensi dell'articolo 68 del D.Lgs. 165/2001) per il trattamento economico in godimento presso l'amministrazione di appartenenza, in luogo dell'indennità parlamentare, gli stessi possano chiedere di essere ammessi al versamento di contributi, allo scopo di ottenere la valutazione del mandato parlamentare ai fini previdenziali. In tal caso, le trattenute si effettuano sulle competenze accessorie;
  • la determinazione del trattamento previdenziale viene effettuata con il sistema di calcolo contributivo vigente per la generalità dei lavoratori (moltiplicando il montante individuale dei contributi per i coefficienti di trasformazione in vigore per i lavoratori dipendenti e autonomi, di cui alla tabella A dell'allegato 2 della L. 247/2007, in relazione all'età del parlamentare al momento del conseguimento del diritto alla pensione);
  • il montante contributivo individuale è individuato applicando alla base imponibile contributiva l'aliquota pari a quella per i lavoratori pubblici (art. 2, co. 2, L. 335/1995);
  • il nuovo sistema previdenziale è esteso entro 6 mesi anche alle regioni (le regioni a statuto speciale e le province autonome si adeguano conformemente ai loro statuti).

 

Specifiche disposizioni riguardano inoltre la sospensione in caso di elezione o nomina ad altra carica pubblica; la rivalutazione dei trattamenti previdenziali; la rideterminazione, da parte delle Camere, dell'ammontare di tutti gli assegni vitalizi e pensioni attualmente erogate in modo da adeguarle alle nuove norme introdotte dal provvedimento in esame; in ogni caso, l'importo risultante dalla rideterminazione non può essere superiore a quello del trattamento già percepito al momento dell'entrata in vigore della presente legge e non può essere inferiore a quello risultante dal calcolo figurativo, secondo le modalità previste dalla proposta di legge, sulla base dell'importo dei contributi previdenziali (del membro del Parlamento e dall'organo di appartenenza) applicato nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della legge.

Per quanto riguarda a decorrenza del trattamento, è richiesto il raggiungimento di un'età pari a quella prevista per l'accesso alla pensione di vecchiaia dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti stabilita dalla legge Fornero (art. 24 del DL 201/2011); per i parlamentari che esercitano o hanno esercitato il mandato alla data di entrata in vigore della proposta di legge si applicano i requisiti anagrafici vigenti, in base alle determinazioni delle Camere, a quella data.

Ripercorrendo l'iter parlamentare, si ricorda che il 24 settembre 2015,  la I Commissione ha iniziato  l'esame di 5 proposte di legge ordinaria vertenti nella stessa materia (A.C. 1093, 2409, 2446, 3140 e 3225).  L'esame è proseguito il 10 dicembre 2015, con l'abbinamento di altri 3 progetti di legge: A.C.3276, 3323 e 3326. Successivamente, la Commissione ha proceduto ad una serie di audizioni informali svolte dal 19 gennaio 2016 al 26 maggio 2016.

L'esame in sede referente è ripreso il 16 maggio 2017: nel corso dell'esame della pdl A.C. 2354 Lombardi (adottata in precedenza come testo base per il proseguo dell'esame di diverse pdl concernenti il trattamento economico e previdenziale spettante ai membri del Parlamento, esaminata dall'Assemblea e rinviata in Commissione), la Commissione ha deciso di ridefinire il perimetro d'esame e di abbinare le proposte di legge sul trattamento economico dei parlamentari con quelle relative ai vitalizi. I due procedimenti legislativi, dunque, sono confluiti in un unico iter. Nella stessa seduta l'on. Lombardi ha rinunciato a svolgere la funzione di relatrice e il Presidente della Commissione ha conferito l'incarico di relatore all'on. Richetti che il 17 maggio ha proposto l'adozione - come testo base per il proseguimento dell'esame in sede referente - della pdl A.C. 3225 di cui è il primo firmatario. Nella seduta successiva, il 18 maggio, la Commissione ha adottato il testo base. Nella seduta del 25 maggio 2017 la Commissione ha approvato alcune modifiche al testo e il 30 maggio ha deliberato di conferire il mandato al relatore di riferire in senso favorevole all'Assemblea sul provvedimento.

Si ricorda inoltre che nel mese di settembre 2015 la I Commissione della Camera ha avviato altresì l'esame di due proposte di legge costituzionali A.C. 1978 e A.C. 3173  in materia di vitalizi e trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali.

In particolare, la proposta di legge cost. A.C. 1978 interviene sui requisiti soggettivi dei beneficiari, disponendo che possono accedere ai vitalizi i parlamentari che hanno ricoperto la carica di deputato o senatore per almeno 10 anni consecutivi o 15 anni non consecutivi e che hanno raggiunto l'età pensionabile prevista dalla normativa "di volta in volta vigente per la generalità dei cittadini". Analoghe disposizioni sono stabilite anche per i consiglieri regionali.La proposta di legge interviene anche in ordine alla disciplina dei tetti alle retribuzioni erogate dalle pubbliche amministrazioni sancendo, a livello di norma costituzionale, il principio in base al quale nessun incarico o ufficio ricoperto nella pa e nelle società partecipate possa avere un trattamento economico superiore a quello del Presidente della Repubblica.
La proposta di legge cost. A.C. 3173, a sua volta, novella l'articolo 69 della Costituzione, che stabilisce il diritto dei membri del Parlamento a percepire una indennità stabilita della legge. La modifica introdotta dalla proposta prevede che i parlamentari, una volta cessati dalla carica, ricevano un vitalizio, o altra forma di trattamento pensionistico, nei casi stabiliti dalla legge, nel rispetto dei   seguenti principi di carattere generale: contribuzione; ragionevolezza; proporzionalità alla durata della permanenza in carica. Come previsto per l'indennità parlamentare dal vigente art. 69 Cost., la proposta attribuisce dunque alla legge la disciplina del vitalizio o di altra forma di trattamento pensionistico dei parlamentari.

 

Dossier
 
Modifica della disciplina del trattamento economico dei deputati
  • 3 dossier,
  • 4 risorse web
26/07/2017

La proposta di legge A.C. 2354 (Lombardi) modifica la disciplina del trattamento economico dei parlamentari e, in parte, di quello dei componenti dei Consigli regionali.

 

L'esame in sede referente delle proposte di legge A.C. 495 Vaccaro, A.C. 661 Lenzi, A.C. 1137 Capelli, A.C. 1958 Vitelli e A.C. 2354 Lombardi è stato avviato dalla I Commissione Affari costituzionali nella seduta del 19 febbraio 2016.

Successivamente, la pdl A.C. 2354 Lombardi è stata inserita dalla Conferenza dei Presidenti di gruppo del 29 settembre 2016 nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dal 24 ottobre 2016.

Nella seduta del 6 ottobre 2016, la Commissione ha approvato la decisione dell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, presa nella riunione del 5 ottobre, di delimitare l'ambito dell'esame ai seguenti aspetti: determinazione dell'indennità spettante ai membri del Parlamento; disciplina del rimborso delle spese di soggiorno, di viaggio, spese generali e disciplina della diaria dei parlamentari; regime tributario; regime di trasparenza connesso alle suddette materie. Il perimetro oggettivo sopra indicato è considerato vincolante ai fini della predisposizione e dell'adozione del testo base per il prosieguo dell'esame e per la conseguente valutazione di ammissibilità delle proposte emendative ad esso riferite.

Nella seduta successiva, il 13 ottobre, la Commissione ha deliberato di adottare, come testo base per il prosieguo dell'esame, il testo unificato proposto dalla relatrice.

Il 19 ottobre 2016, l'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha convenuto che non sussistevano le condizioni per procedere alla discussione e alla votazione dei numerosi emendamenti presentati al testo unificato della proposta di legge, iscritta nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dal 24 ottobre 2016. Il Presidente della I Commissione, nella seduta del 20 ottobre, ha dunque comunicato che avrebbe riferito all'Assemblea, nel corso della discussione sulle linee generali, sull'esito dei lavori della Commissione e sulle ragioni per le quali non si è potuto procedere all'esame degli emendamenti e al conferimento del mandato al relatore.

Infine, a seguito della proposta avanzata dal gruppo del Movimento 5 stelle, nella medesima seduta del 20 ottobre, il Presidente della I Commissione ha disposto la revoca dell'abbinamento delle proposte di legge A.C. 495 Vaccaro, A.C. 661 Lenzi, A.C. 1137 Capelli e A.C. 1958 Vitelli. La discussione in Assemblea, iniziata il 24 ottobre, ha riguardato la proposta A.C. 2354 (Lombardi). Nella seduta successiva, il 25 ottobre 2016, la Camera ha approvato la proposta di rinvare in Commissione la proposta di legge.
 L'11 maggio 2017 la I Commissione ha adotatto un nuovo testo base proposto dalla relatrice nell'ambito dell'esame della proposta di legge A.C. 2354, riconfermando la delimintazione dell'ambito dell'esame agli aspetti già definiti in precedenza.

Nella seduta del 16 maggio 2017, la Commissione ha deciso di ridefinire il perimetro d'esame e di abbinare alle proposte in esame sul trattamento economico dei parlamentari con quelle relative ai vitalizi in corso di esame presso la medesima Commissione (A.C. 1093 e abb). I due procedimenti legislativi, dunque, sono confluiti in un unico iter. Nella stessa seduta l'on. Lombardi ha rinunciato a svolgere la funzione di relatrice e il Presidente della Commissione ha conferito l'incarico di relatore all'on. Richetti. Nella seduta del 17 maggio il relatore, on. Richetti, ha proposto l'adozione - come testo base per il proseguimento dell'esame in sede referente - della pdl A.C. 3225 in materia di vitalizi (si veda il paragrafo Disciplina dei vitalizi e del sistema previdenziale dei parlamentari e dei consiglieri regionali).

La proposta di legge C. 2354, in primo luogo, riduce l'importo dell'indennità parlamentare, sostituendo l'attuale parametro di riferimento, ossia il trattamento complessivo annuo lordo di presidente di Sezione della Corte di cassazione, con l'individuazione di un importo direttamente stabilito dalla legge (5.000 euro lorde mensili).

Tale modalità di determinazione dell'indennità viene estesa anche ai consiglieri regionali.

La proposta interviene anche sulle altre voci che concorrono, assieme all'indennità, a formare il trattamento economico complessivo dei parlamentari, quali il rimborso delle spese di soggiorno e di viaggio e il rimborso delle spese per l'esercizio del mandato.

Inoltre, vengono introdotte alcune misure (ulteriori rispetto a quelle vigenti) di trasparenza e di controllo (con la previsione, in determinati casi, di un intervento anche della Corte di conti) della corrispondenza tra spese e rimborsi; con la previsione altresì di specifiche sanzioni in caso di violazioni.

Altro tratto caratteristico della proposta di legge è quello della equiparazione, quanto più possibile, di alcuni istituti previsti per i parlamentari con quelli validi per il lavoro dipendente: tra questi, l'abolizione dell'assegno di fine mandato e la sua sostituzione con una indennità che ricalca il trattamento di fine rapporto (TFR); la disciplina del trattamento previdenziale; l'estensione a deputati e senatori della disciplina dei congedi parentali.

Infine, uno degli elementi caratterizzanti molte disposizioni recate dalla proposta in esame, risiede nel cambiamento della fonte normativa: sono ricondotte alla legge una serie di previsioni attualmente disciplinate per intero dai Regolamenti parlamentari o da decisioni degli Uffici di Presidenza.

Dossier
Documenti e risorse WEB
 
I collaboratori parlamentari
  • 1 dossier
26/07/2017

Sono in corso di esame, in sede referente, presso la XI Commissione Lavoro della Camera, alcune proposte di legge abbinate sulla regolamentazione del rapporto di lavoro dei collaboratori parlamentari (A.C. 1105 e abb.).

 Anche alcune delle proposte di legge in materia di trattamento economico dei parlamentari introducono una nuova disciplina per i colaboratori dei parlamentari.

Dossier
 
Riduzione del trattamento economico dei membri del governo
26/07/2017

Il decreto-legge n. 54 del 2013 (il c.d. decreto IMU) ha introdotto il divieto per i membri del governo, che sono anche parlamentari, di cumulare il trattamento stipendiale spettante in quanto componenti l'esecutivo con l'indennità parlamentare (o con il trattamento economico in godimento se dipendenti pubblici), con un risparmio di spesa previsto per il 2013 pari a € 1.209.375, al lordo degli oneri riflessi, con effetti in termini di indebitamento netto pari a € 604.687 (articolo 3). Tale risparmio, insieme con l'utilizzo di risorse di pertinenza del Ministero dell'economia e delle finanze, consentirà di coprire gli oneri in termini di interessi derivanti dall'incremento del ricorso alle anticipazioni di tesoreria conseguenti alla sospensione dell'IMU disposta dal decreto-legge. Nel corso dell'esame parlamentare, il divieto di cumulo tra il trattamento stipendiale e l'indennità parlamentare è stato esteso anche ai viceministri e ai membri del governo non parlamentari, i c.d. "tecnici", i quali percepiscono un trattamento economico sostanzialmente analogo a quello dei parlamentari, in quanto, oltre allo stipendio da ministro o sottosegretario, hanno diritto ad una speciale indennità, pari a quella dei parlamentari. In materia è intervenuta successivamente la legge di stabilità 2014 (L. 147/2013) che ha previsto che il trattamento economico del membro di Governo non parlamentare che ha optato per lo stipendio di dipendente pubblico non può superare, comprese le componenti accessorie e variabili della retribuzione, quello complessivamente attribuito ai membri del Parlamento, fatta salva in ogni caso la contribuzione previdenziale che resta a carico dell'amministrazione di appartenenza.

 
Gli interventi in materia di spese per i parlamentari nella XVI legislatura
  • 3 risorse web
26/07/2017
La riduzione del trattamento economico dei parlamentari

Il decreto-legge 78/2010 (art. 5, comma 1), in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, ha previsto, nell'ambito del contenimento della spesa pubblica, anche la riduzione delle spese degli organi costituzionali (Presidenza della Repubblica, Senato, Camera e Corte Costituzionale), rimettendone la concreta determinazione all'autonomia di ciascun organo. Gli importi corrispondenti alle riduzioni sono destinati al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.

Tra le diverse misure adottate dalla Camera in attuazione del decreto-legge, si ricorda la riduzione di 1.000 euro dei rimborsi spesa forfetari dovuti mensilmente a ciascun deputato: 500 euro decurtati dalla diaria di soggiorno e 500 dal rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori (deliberazione dell'Ufficio di Presidenza del 27 luglio 2010).

Successivamente, in attuazione dell'art. 13 del decreto-legge 138/2011, che prevedeva riduzioni di spesa per gli anni 2011, 2012 e 2013, è stato operato un taglio alla indennità dei deputati in misura pari al 10% per la parte eccedente i 90 mila euro annui e fino a 150 mila e al 20% per la parte eccedente i 150 mila (deliberazione dell'Ufficio di Presidenza della Camera del 28 settembre 2011).

Tra le altre misure adottate dalla Camera si ricordano:

  • introduzione di trattenute sulla diaria mensile in relazione al tasso di partecipazione ai lavori delle Commissioni, in aggiunta a quella già prevista in relazione ai lavori dell'Assemblea (ottobre 2011);
  • introduzione, in sostituzione del contributo eletto/elettori, del nuovo rimborso per l'esercizio del mandato, di pari importo, che prevede due quote distinte: per un importo fino a un massimo del 50% a titolo di rimborso per specifiche categorie di spese che devono essere documentate: collaboratori; consulenze, ricerche; ecc.; per il restante 50% forfetariamente (gennaio 2012);
  • abolizione dei vitalizi per gli ex deputati (gennaio 2012);
  • riduzione del 10 per cento degli importi delle indennità spettanti ai deputati titolari di incarichi istituzionali, come il Presidente della Camera, i Vicepresidenti, i Presidenti delle Commissioni (febbraio 2012);
  • proroga fino al 2015 di tutte le misure di riduzione relative al trattamento economico dei deputati e di blocco del meccanismo di adeguamento (agosto 2012).

Per un esame dettagliato di tutti gli interventi si veda Camera dei deputati, Le misure per la riduzione della spesa, 20 dicembre 2012.

Per le riduzioni di spesa adottate dal Senato si veda la pagina dedicata al Trattamento economico dei senatori sul sito del Senato.

L'adegumento delle indennità alla media europea

Il decreto-legge 98/2011 ha stabilito un tetto al trattamento economico omnicomprensivo corrisposto ai titolari di cariche elettive ed incarichi di vertice di diversi organismi pari alla media, ponderata rispetto al PIL, degli analoghi trattamenti economici percepiti dai titolari di omologhe cariche negli altri sei principali Stati dell'area euro (art. 1).

Il 1° settembre 2011 si è insediata una Commissione, presieduta dal Presidente dell'ISTAT, che avrebbe dovuto provvedere, entro il 1° luglio di ogni anno, alla ricognizione e all'individuazione della media dei trattamenti economici riferiti all'anno precedente. Il 31 marzo 2012 la Commissione ha trasmesso al Governo il rapporto finale per l'anno 2011, rimettendo il mandato affidatole, in quanto le criticità riscontrate hanno impedito di portare a compimento la ricognizione.

Successivamente, presso la I Commissione della Camera è iniziato l'esame della proposta di legge di iniziativa popolare A.C. 5105 finalizzata all'adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennità degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale, alla quale sono state poi abbinate altre proposte di legge di iniziativa parlamentare (A.C. 324 ed altre). La Commissione ha adottato come testo base il testo unificato proposto dai relatori il 20 dicembre 2012, senza tuttavia proseguire oltre l'esame.

Il testo base prevede che l'indennità parlamentare sia determinata, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali in misura pari all'indennità spettante ai membri del Parlamento europeo, ai sensi dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo adottato con la decisione 2005/684/CE, Euratom del Parlamento europeo, del 28 settembre 2005, e delle misure di attuazione del medesimo, adottate con la decisione 2009/C159/01 dell'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo, del 19 maggio e 9 luglio 2008.

La regolamentazione dei gruppi parlamentari

Con deliberazione del 25 settembre 2012, la Camera ha modificato il proprio regolamento introducendo una nuova disciplina dei gruppi parlamentari e del loro finanziamento.

Per la prima volta, è stata introdotta una definizione dei gruppi, indicati quali associazioni di deputati, ai quali, in quanto soggetti necessari al funzionamento della Camera, sono assicurate, a carico del bilancio della Camera, le risorse necessarie allo svolgimento della loro attività.

I gruppi devono dotarsi di uno statuto e i contributi loro spettanti devono essere destinati esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all'attività parlamentare.

Inoltre, viene introdotto l'obbligo per ciascun gruppo di presentare un rendiconto di esercizio annuale, pena la decadenza dai contributi. Allo scopo di garantire la trasparenza e la correttezza nella gestione contabile e finanziaria, si prevede il ricorso ad un'unica società esterna di revisione legale.

Il controllo sui rendiconti è effettuato a cura del Collegio dei Questori della Camera.

Analoghe misure sono state adottate dal Senato (deliberazione 21 novembre 2012).

I collaboratori parlamentari

Nella XVI legislatura, la Camera aveva approvato un testo unificato di due proposte di legge concernenti tale materia (A.C. 2438 e A.C. 5382). Il testo prevedeva, in particolare, che gli Uffici di presidenza definissero l'ammontare del contributo spettante ai parlamentari per la retribuzione dei collaboratori e disciplinassero il pagamento diretto da parte dell'amministrazione e l'assolvimento dei relativi oneri amministrativi, fiscali e previdenziali. 

Il testo della proposta di legge è stata trasmessa il 4 ottobre 2012 al Senato (A.S. 3508) che però non ne ha iniziato l'esame.

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