Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

INIZIO CONTENUTO

MENU DI NAVIGAZIONE DELLA SEZIONE

Salta il menu

Temi dell'attività parlamentare

Unione europea e governance economica
Unione europea: questioni istituzionali
Il Trattato di Lisbona

Il 1° dicembre 2009 è entrato in vigore il Trattato di Lisbona determinando una serie di novità relative alle competenze, alle procedure decisionali e alle Istituzioni dell'Unione europea.

 
Il Trattato di Lisbona in sintesi
09/05/2013

Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 dai Capi di Stato e di Governo, modifica il Trattato sull'Unione europea (TUE) - che mantiene il suo titolo attuale - e il Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE), che viene ridenominato Trattato sul funzionamento dell'Unione (TFUE).

Il Trattato è entrato in vigore martedì 1° dicembre 2009, in base all'articolo 6 del Trattato stesso, che stabilisce l'entrata in vigore nel primo giorno del mese successivo all'avvenuto deposito dello strumento di ratifica da parte dello Stato membro che avrà proceduto per ultimo.

Il Parlamento italiano ha concluso la ratifica del Trattato di Lisbona il 31 luglio 2008 (legge 130/2008). Il disegno di legge di ratifica è stato approvato all'unanimità sia al Senato sia alla Camera.

Le novità introdotte riguardano principalmente:

  • l'istituzione dell'Unione europea, cui viene attribuita la personalità giuridica unica, con conseguente unificazione degli attuali tre pilastri (I° pilastro, comunità europea; II°, politica estera e di sicurezza comune; III°, cooperazione giudiziaria e di polizia nel settore penale);
  • la ripartizione delle competenze tra Unione europea e Stati membri;
  • l'attribuzione del carattere giuridicamente vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
  • funzioni e composizione delle Istituzioni dell'UE;
  • gli atti giuridici dell'UE, introducendo la gerarchia tra le norme ed estendendo il ricorso alla procedura di codecisione;
  • il sistema di voto, che si fonderà sul principio della doppia maggioranza di Stati e di popolazione;
  • il ruolo dei Parlamenti nazionali;
  • la partecipazione dei cittadini, con l'introduzione dell'iniziativa legislativa popolare;
  • la procedura di revisione dei Trattati, che pur rimanendo analoga alla precedente istituzionalizza la partecipazione dei Parlamenti dell'Unione europea (metodo della Convenzione) ed introduce una procedura semplificata.

L'entrata in vigore del Trattato determina una prima serie di novità relative alle Istituzioni dell'Unione europea riguardanti, in particolare, le cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché la composizione del Parlamento europeo e la nomina della nuova Commissione europea.

 
Trattato di Lisbona: prime novita' istituzionali
09/05/2013
Nomina del Presidente del Consiglio europeo

Il Trattato di Lisbona prevede che il Consiglio europeo elegga a maggioranza qualificata un Presidente per un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una volta (fino ad oggi la Presidenza del Consiglio europeo era affidata allo Stato membro che esercitava il turno semestrale di·Presidenza dell'UE).

Il Presidente non può esercitare un mandato nazionale, presiede i lavori del Consiglio europeo, assicurandone la preparazione e la continuità, in cooperazione con il Presidente della Commissione europea, e si adopera per facilitare la coesione e il consenso il seno al Consiglio europeo; inoltre, assicura la rappresentanza esterna dell'Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune, fatte salve le attribuzioni dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Il Consiglio europeo straordinario del 19 novembre 2009 ha raggiunto un accordo politico, per consenso, sulla nomina alla carica di Presidente del Consiglio europeo del belga Herman Van Rompuy, ex Primo ministro del Belgio. La decisione formale su tale nomina è stata adottata, in coincidenza con l'entrata in vigore il Trattato di Lisbona, il 1° dicembre 2009.

Nomina dell'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Il Trattato di Lisbona rafforza il ruolo e le funzioni dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, designato a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo con l'accordo del Presidente della Commissione europea. L'Alto rappresentante guida la politica estera, di sicurezza e di difesa dell'Unione, contribuendo, con le sue proposte, all'elaborazione di detta politica e attuandola in qualità di mandatario del Consiglio; presiede il Consiglio "Affari esteri" dell‘UE e, nel contempo, è uno dei Vicepresidenti della Commissione. In tale funzione, assicura la coerenza e il coordinamento degli altri aspetti dell'azione esterna dell'Unione. Il Trattato di Lisbona prevede, inoltre, l'istituzione di un "Servizio europeo per l'azione esterna", con il compito di assistere l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Il Consiglio europeo straordinario del 19 novembre 2009 ha raggiunto un accordo politico, per consenso, sulla nomina alla carica di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune della britannica Catherine Ashton, attuale Commissario europeo per il commercio estero. La decisione formale su tale nomina è stata adottata , in coincidenza con l'entrata in vigore il Trattato di Lisbona, il 1° dicembre 2009.

Misure transitorie sul Parlamento europeo

Il Consiglio europeo del dicembre 2008 ha deciso che, in caso di entrata in vigore del Trattato di Lisbona dopo le elezioni del Parlamento europeo del giugno 2009, saranno adottate misure transitorie per aumentare il numero dei membri del Parlamento europeo degli Stati membri per i quali, nel quadro della Conferenza intergovernativa, è stato previsto un aumento. Pertanto, nella legislatura 2009-2014, a partire dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e fino al termine di tale legislatura, il numero complessivo dei membri del Parlamento europeo passerà transitoriamente da 736 - composizione prevista dai Trattati vigenti - a 754. Il Consiglio europeo ha auspicato che tale modifica entri in vigore, se possibile, nel corso del 2010.

Il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2009, richiamando la dichiarazione del Consiglio europeo del dicembre 2008 sulle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo, ha concordato la distribuzione dei 18 seggi supplementari (1 per l'Italia) che verranno aggiunti ai 736 previsti per le elezioni del PE svoltesi a giugno 2009.

Il Consiglio europeo ha previsto che spetterà agli Stati membri designare i rispettivi membri supplementari, nel rispetto del proprio ordinamento nazionale ed a condizione che siano stati eletti a suffragio universale diretto, con una elezione ad hoc, ovvero sulla base dei risultati delle elezioni per il Parlamento europeo appena svolte, ovvero attraverso la nomina da parte dei rispettivi Parlamenti nazionali al proprio interno (in tal caso si applicheranno le disposizioni europee relative all'incompatibilità della carica di parlamentare europeo con quella di membro di un Parlamento nazionale).

Nomina e composizione della Commissione europea

Il Trattato di Lisbona prevede che la prima Commissione nominata dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona sia composta da un rappresentante per ogni Stato membro. A partire dalla Commissione successiva, il Trattato di Lisbona stabilisce che la composizione è fissata ad un numero corrispondente ai due terzi degli Stati membri, a meno che il Consiglio europeo, deliberando all'unanimità, decida di modificare tale numero.

Il Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008, nell'ambito della definizione di una serie di garanzie giuridiche all'Irlanda per il proseguimento del processo di ratifica del Trattato di Lisbona, ha concordato che, in deroga rispetto a quanto previsto dal Trattato  di  Lisbona e purché questo sia entrato in vigore, sarà adottata una decisione, secondo le necessarie procedure giuridiche, affinché la Commissione europea continui a comprendere un cittadino di ciascuno Stato membro.

Il Parlamento europeo ha, intanto, approvato il 16 settembre 2009 – sulla base delle disposizioni vigenti del Trattato di Nizza - con 382 voti favorevoli, 219 voti contrari e117 astensioni, la designazione da parte del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2009 di Josè Manuel Durao Barroso a Presidente della Commissione europea per il periodo 2009-2014.

Il Trattato di Lisbona - riprendendo le vigenti disposizioni del Trattato di Nizza -prevede che il Consiglio, di comune accordo con il Presidente della Commissione europea e sulla base delle proposte presentate dagli Stati membri, adotti l'elenco delle personalità che propone di nominare membri della Commissione.

Il Presidente, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli altri membri della Commissione sono soggetti, collettivamente, al voto di approvazione del Parlamento europeo.

Il Parlamento europeo ha approvato la nomina della nuova Commissione europea il 9 febbraio 2010 con 488 voti favorevoli, 137 voti contrari e 72 astenuti.

 
Trattato di Lisbona: il ruolo dei Parlamenti nazionali
09/05/2013

Il Trattato di Lisbona introduce nel Trattato sull'Unione europea (TUE), nel titolo II "Disposizioni relative ai principi democratici", un nuovo articolo 12 che illustra il ruolo dei Parlamenti nazionali nel contesto europeo.

L'articolo recita come segue:

"I parlamenti nazionali contribuiscono attivamente al buon funzionamento dell'Unione:

a) venendo informati dalle istituzioni dell'Unione e ricevendo i progetti di atti legislativi europei in conformità del protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea;

b) vigilando sul rispetto del principio di sussidiarietà secondo le procedure previste dal protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

c) partecipando, nell'ambito dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ai meccanismi di valutazione ai fini dell'attuazione delle politiche dell'Unione in tale settore, in conformità dell'articolo 70 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ed essendo associati al controllo politico di Europol e alla valutazione delle attività di Eurojust, in conformità degli articoli 88 e 85 di detto trattato;

d) partecipando alle procedure di revisione dei trattati in conformità dell'articolo 48 del presente trattato;

e) venendo informati delle domande di adesione all'Unione in conformità dell'articolo 49 del presente trattato;

f) partecipando alla cooperazione interparlamentare tra parlamenti nazionali e con il Parlamento europeo in conformità del protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea."

Il ruolo dei Parlamenti nazionali è disciplinato essenzialmente nei due Protocolli - allegati al Trattato di Lisbona - sul ruolo dei Parlamenti nazionali e sui princìpi di sussidiarietà e proporzionalità; ulteriori disposizioni sono contenute nel Trattato.


Protocolli sul ruolo dei Parlamenti nazionali e sui princìpi di sussidiarietà e proporzionalità

I due protocolli prevedono:

  • la trasmissione diretta ai Parlamenti nazionali:

-  dei documenti di consultazione della Commissione;

-  di tutte le proposte legislative, nonché delle loro modifiche nel corso del procedimento;

-  del programma legislativo annuale, della strategia politica annuale e degli altri strumenti di programmazione della Commissione;

-  della relazione annuale della Commissione sull'applicazione dei princìpi fondamentali in tema di delimitazione delle competenze;

-  della relazione annuale della Corte dei conti.

  • Il vincolo di far intercorrere un periodo di otto settimane tra la data in cui si mette a disposizione dei parlamenti nazionali, nelle lingue ufficiali dell'Unione, un progetto di atto legislativo e la data in cui questo è iscritto all'ordine del giorno provvisorio del Consiglio ai fini della sua adozione o dell'adozione di una posizione nel quadro di una procedura legislativa. Nel corso di queste otto settimane non può essere constatato alcun accordo riguardante il progetto di atto legislativo e tra l'iscrizione di un progetto di atto legislativo all'ordine del giorno provvisorio del Consiglio e l'adozione di una posizione devono trascorrere dieci giorni. Sono ammesse eccezioni nei casi urgenti debitamente motivati;
  • la comunicazione diretta ai Parlamenti nazionali degli ordini del giorno e dei risultati dei lavori del Consiglio  compresi i processi verbali delle sessioni nelle quali il Consiglio delibera su progetti di atti legislativi europei - nello stesso momento in cui sono comunicati ai Governi degli Stati membri;
  • la  possibilità  per ciascun Parlamento nazionale (o  Camera) di sollevare obiezioni, entro un termine di otto settimane dalla data di trasmissione di un progetto, sulla corretta applicazione del principio di sussidiarietà (cosiddetto early warning o allerta precoce) in relazione alle proposte legislative.

L'obiezione assume la forma di un parere motivato da inviare ai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione nel quale sono esposte le ragioni per le quali si ritiene che la proposta in causa non sia conforme al principio di sussidiarietà.

Il Trattato di Lisbona prevede che qualora i pareri motivati rappresentino almeno un terzo dell'insieme dei voti attribuiti ai Parlamenti nazionali il progetto deve essere riesaminato (cosiddetto cartellino giallo). A tal fine ciascun Parlamento nazionale dispone di due voti, ripartiti in funzione del sistema parlamentare nazionale; in un sistema parlamentare nazionale bicamerale ciascuna delle due Camere dispone di un voto. Ciascun Parlamento nazionale o ciascuna Camera può consultare all'occorrenza i Parlamenti regionali con poteri legislativi. La soglia per l'obbligo di riesame è abbassata a un quarto, nel caso di proposte della Commissione o di una iniziativa di un gruppo di Stati membri che si riferiscono allo spazio di libertà sicurezza e giustizia.

Al termine del riesame il progetto in questione può essere – con una decisione motivata - mantenuto, modificato o ritirato.

Il Trattato di Lisbona attribuisce, inoltre, ai Palamenti nazionali un potere di attivare una procedura di intervento sul procedimento legislativo (cosiddetto cartellino arancione). In base a tale procedura qualora i pareri motivati sul mancato rispetto del principio di sussidiarietà da parte di una proposta di atto legislativo rappresentino almeno la maggioranza semplice dei voti attribuiti ai Parlamenti nazionali la proposta è riesaminata. Al termine di tale riesame, la Commissione può decidere di mantenere la proposta, di modificarla o di ritirarla. Qualora scelga di mantenerla, la Commissione spiega, in un parere motivato, perché ritiene la proposta conforme al principio di sussidiarietà. Il parere motivato della Commissione e i pareri motivati dei parlamenti nazionali sono sottoposti al legislatore dell'Unione affinché ne tenga conto nella procedura:

a) prima della conclusione della prima lettura, il legislatore (Consiglio e Parlamento europeo) esamina la compatibilità della proposta legislativa con il principio di sussidiarietà, tenendo particolarmente conto delle ragioni espresse e condivise dalla maggioranza dei parlamenti nazionali, nonché del parere motivato della Commissione;

b) se, a maggioranza del 55% dei membri del Consiglio o a maggioranza dei voti espressi in sede di Parlamento europeo, il legislatore ritiene che la proposta non sia compatibile con il principio di sussidiarietà, la proposta legislativa non forma oggetto di ulteriore esame.

  • La  facoltà  per ciascun Parlamento nazionale (o  Camera)  di presentare –  attraverso la trasmissione effettuata dai relativi Stati membri - un ricorso alla Corte di giustizia per violazione del principio di sussidiarietà;
  • l'organizzazione di una efficace e regolare cooperazione interparlamentare definita congiuntamente da Parlamento europeo e Parlamenti nazionali;
  • la possibilità per la Conferenza degli organismi specializzati negli affari comunitari ed europei (COSAC) di sottoporre all'attenzione delle istituzioni europee i contributi che ritiene utili; la Conferenza promuove inoltre lo scambio di informazioni e buone prassi tra i Parlamenti degli Stati membri e il Parlamento europeo, nonché tra le loro commissioni specializzate, e può altresì organizzare conferenze interparlamentari su temi specifici che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune e nella politica di sicurezza e di difesa comune.
Altre disposizioni del Trattato

L'articolo 48 del Trattato sull'Unione europea (TUE),  relativamente alla procedura di revisione ordinaria, stabilisce che:

  • i progetti di modifica del Trattato sono notificati ai Parlamenti nazionali;
  • nel caso in cui il Consiglio europeo decida di procedere nell'esame delle modifiche proposte, esso convoca una Convenzione composta da rappresentanti dei Parlamenti nazionali, dei Governi, del Parlamento europeo e della Commissione. La Convenzione esamina i progetti di revisione e adotta per consenso una raccomandazione alla Conferenza dei rappresentanti dei Governi, cui spetta di comune accordo di stabilire le modifiche da apportare al Trattato.

Sempre l'articolo 48 del TUE,  relativamente alla procedura di revisione semplificata, prevede che ogni iniziativa del Consiglio europeo volta ad estendere, deliberando all'unanimità, la procedura legislativa ordinaria ed il voto a maggioranza qualificata ai settori cui si applicano procedure legislative speciali o il voto all'unanimità (c.d. clausola passerella) sia trasmessa ai Parlamenti nazionali. In caso di opposizione di un Parlamento nazionale, notificata entro sei mesi dalla data di trasmissione, la decisione non è adottata.

L'articolo 49 del TUE,  relativo alla procedura di adesione all'Unione europea, prevede che i Parlamenti nazionali (e il Parlamento europeo) siano informati della domanda di adesione proveniente da uno Stato europeo che desideri diventare membro dell'Unione.

L'articolo 70 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) prevede che i Parlamenti nazionali siano informati dei risultati della valutazione dell'attuazione delle politiche dell'Unione relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

L'articolo 71 del TFUE  dispone che i Parlamenti nazionali siano informati dei lavori che si svolgono nel comitato permanente, istituito all'interno del Consiglio, per la promozione e il rafforzamento della cooperazione operativa in materia di sicurezza interna nell'ambito dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

Gli articoli 85 e 88 del TFUE prevedono che i Parlamenti nazionali siano associati rispettivamente alle valutazioni dell'attività di Eurojust ed al controllo delle attività dell'Europol. I Parlamenti nazionali sono inoltre tenuti informati dei lavori del Comitato politico istituito in seno al Consiglio dell'UE per promuovere e rafforzare la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna.

L'articolo  81 del TFUE prevede che i Parlamenti nazionali debbano essere informati in merito a proposte su aspetti del diritto di famiglia aventi implicazioni transnazionali. Se un Parlamento nazionale comunica la sua opposizione entro sei mesi dalla data di tale informazione, la decisione non è adottata.

Il nuovo art. 352 del TFUE prevede che se un'azione appare necessaria per realizzare obiettivi stabiliti dai Trattati, senza che questi abbiano previsto i poteri d'azione da parte dell'Unione, il Consiglio dei ministri può deliberare all'unanimità, su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo (clausola di flessibilità). In questo caso la Commissione europea deve richiamare l'attenzione dei Parlamenti nazionali, nel quadro della procedura di controllo del principio di sussidiarietà.

 

 
Trattato di Lisbona: il processo di ratifica
09/05/2013

Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 dai Capi di Stato e di Governo, è stato sottoposto alla ratifica di tutti i 27 Stati membri dell'Unione europea.

L'art. 6 del Trattato prevedeva che esso entrasse in vigore il 1° gennaio 2009, se entro tale data tutti gli Stati membri avessero depositato gli strumenti di ratifica; altrimenti, il primo giorno del mese successivo all'avvenuto deposito dello strumento di ratifica da parte dello Stato membro che avrà proceduto per ultimo.

Tutti i 27 Stati membri dell'UE - tra cui l'Italia - hanno completato la procedura di ratifica, da ultima il 3 novembre la Repubblica Ceca; dunque il Trattato entra in vigore il 1° dicembre 2009.

Il Parlamento italiano ha concluso la ratifica del Trattato di Lisbona il 31 luglio 2008 (legge 130/2008). Il disegno di legge di ratifica è stato approvato all'unanimità sia al Senato sia alla Camera.

In Irlanda si è svolto il 2 ottobre 2009 un secondo referendum sull'approvazione del Trattato che ha avuto esito positivo. Hanno votato a favore della ratifica del Trattato il 67,13 % dei cittadini (1.214.268 voti ), contro il 32, 87% (594.606 voti). La partecipazione al voto è stata del 59 % degli aventi diritto.

Un primo referendum si era svolto in Irlanda il 12 giugno 2008 ed aveva avuto esito negativo. A seguito delle garanzie giuridiche definite dal Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2009 a favore dell'Irlanda, è stato deciso lo svolgimento di un secondo referendum. Nel referendum del giugno 2008 aveva votato contro la ratifica del Trattato il 53,4% dei cittadini (862.415 voti), a favore il 46,6% (752.451 voti). La partecipazione al voto è stata di circa del 53% degli aventi diritto.

Il 3 novembre il Presidente della Repubblica ceca, Vaclav Klaus,  ha firmato la legge di ratifica approvata dal parlamento ceco.

Il Presidente Klaus aveva condizionato la sua firma alla realizzazione di due condizioni: il giudizio di conformità, da parte della Corte costituzionale ceca,  del Trattato di Lisbona alla costituzione ceca (la sentenza è stata emessa nello stesso giorno, il 3 novembre 2009); l'introduzione di una deroga, per la Repubblica ceca, sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che con l'entrata in vigore del Trattato assume valore giuridico vincolante. Tale deroga è stata concordata nel corso del Consiglio europeo del 29-30 ottobre 2009, nel quale i Capi di Stato e di governo dell'UE hanno convenuto che il protocollo sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'UE alla Polonia e al Regno Unito si applichi anche alla Repubblica ceca. Il protocollo in questione esclude la competenza della Corte per la verifica della conformità delle leggi e dei regolamenti dei tre Paesi ai diritti e ai principi contenuti nella Carta.

La Germania ha completato il processo di ratifica del Trattato il 23 settembre 2009. In tale data il Presidente della Repubblica Horst Köhler ha infatti firmato la legge di ratifica del Trattato di Lisbona. La Corte costituzionale tedesca, nella sentenza del 30 giugno 2009  ha affermato la compatibilità della ratifica del Trattato di Lisbona con la Costituzione tedesca a condizione che venisse approvata una legge volta a garantire al Parlamento tedesco adeguati diritti di partecipazione nel processo legislativo europeo e nella procedura di revisione dei Trattati. La Corte ha precisato che in mancanza di tale legge gli strumenti di ratifica del Trattato non avrebbero potuto essere depositati. Il Parlamento tedesco ha approvato definitivamente il 18 settembre 2009 gli strumenti legislativi richiesti dalla Corte costituzionale, consentendo quindi al Presidente della Repubblica di firmare la legge di ratifica del Trattato di Lisbona che il Parlamento tedesco aveva in precedenza approvato.

 
Trattato di Lisbona: principali novita'
09/05/2013

Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 dai Capi di Stato e di Governo, modifica il Trattato sull'Unione europea (TUE) - che mantiene il suo titolo attuale - e il Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE), che viene ridenominato Trattato sul funzionamento dell'Unione (TFUE).

A seguito del completamento del processo di ratifica da parte dei 27 Stati membri, che si è concluso il 3 novembre 2009, il Trattato entra in vigore il 1° dicembre 2009.

L'articolo 6 del Trattato prevede infatti che esso entri in vigore il primo giorno del mese successivo all'avvenuto deposito dello strumento di ratifica da parte dello Stato membro che avrà proceduto per ultimo (la Repubblica ceca ha ratificato il 3 novembre 2009).

Il Trattato di Lisbona riprende, con alcune modifiche, disposizioni già contenute nel Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, che non è mai entrato in vigore per il mancato completamento del processo di ratifica, a seguito dell'esito negativo dei referendum sulla ratifica del Trattato costituzionale in Francia e nei Paesi Bassi.


Struttura del Trattato

Il Trattato di Lisbona - a differenza del Trattato costituzionale - non prevede l'abrogazione dei Trattati vigenti e la loro sostituzione con un unico testo, ma modifica i trattati vigenti.

Preambolo

Il Trattato di Lisbona modifica il vigente Preambolo del TUE, in particolare facendo riferimento alle "eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della democrazia, dell'uguaglianza, della libertà e dello Stato di diritto".

Istituzione dell'Unione europea

Il Trattato di Lisbona prevede l'attribuzione della personalità giuridica unica all'Unione europea che assorbirà, sostituendola, la Comunità europea. Ciò comporterà l'unificazione degli attuali tre pilastri (Comunità europea, politica estera e di sicurezza comune, cooperazione giudiziaria e di polizia nel settore penale) e l'attribuzione all'Unione della soggettività giuridica internazionale, con la competenza di stipulare accordi con gli Stati terzi e le organizzazioni internazionali.

Ripartizione delle competenze

La ripartizione delle competenze tra Unione europea e Stati membri si fonda sul principio di attribuzione, per il quale l'Unione agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite dagli Stati membri nei trattati.

L'esercizio delle competenze è sottoposto a due princìpi: sussidiarietà, per cui l'Unione interviene nei settori che non sono di sua competenza esclusiva, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere sufficientemente raggiunti dagli Stati membri, sia a livello centrale, che regionale o locale (i parlamenti nazionali vigilano sul rispetto di tale principio secondo la procedura prevista nel protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità); proporzionalità, per il quale il contenuto e la forma dell'azione dell'Unione non vanno al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi dell'Unione.

Il Trattato di Lisbona riprende la ripartizione delle competenze, già previste dal Trattato costituzionale, in tre grandi categorie:

  • competenze esclusive (unione doganale; definizione di regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno; politica monetaria per l'area l'euro; conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca; politica commerciale comune): l'Unione è l'unica a poter legiferare e adottare atti giuridicamente obbligatori;
  • competenze concorrenti (mercato interno; politica sociale, per gli aspetti definiti nel Trattato sul funzionamento dell'UE; coesione economica, sociale e territoriale; agricoltura e pesca, tranne la conservazione delle risorse biologiche del mare; ambiente; protezione dei consumatori; trasporti; reti transeuropee; energia; spazio di libertà, sicurezza e giustizia; problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica): sia l'Unione, sia gli Stati membri hanno la facoltà di legiferare e adottare atti giuridicamente obbligatori;
  • azioni di sostegno, di coordinamento o di completamento (tutela e miglioramento della salute umana; industria; cultura; istruzione; gioventù, sport e formazione professionale; turismo; protezione civile; cooperazione amministrativa): l'Unione può condurre azioni che completano l'azione degli Stati membri, senza tuttavia sostituirsi alla loro competenza.

L'Unione ha, infine, competenza per promuovere e coordinare le politiche economiche e dell'occupazione degli Stati membri e per la politica estera e di sicurezza comune, compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune.

Carta dei diritti fondamentali dell'UE

La Carta dei diritti fondamentali assume – attraverso un apposito articolo di rinvio - carattere giuridicamente vincolante, anche se il testo della Carta non è incluso nei Trattati.

Parlamento europeo

Il Parlamento europeo esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e la funzione di bilancio ed elegge il Presidente della Commissione europea, su proposta del Consiglio europeo.

La rappresentanza dei cittadini è garantita in modo degressivamente proporzionale con una soglia minima di 6 seggi per Stato membro ed una soglia massima di 96 seggi.

In occasione dell'accordo complessivo raggiunto in sede di CIG il 19 ottobre 2007, è stato concordato di innalzare da 750 a 751 (750 membri, più il Presidente), la composizione del Parlamento europeo. Un'apposita dichiarazione prevede che il seggio supplementare sia attribuito all'Italia (che quindi avrà 73 seggi a partire della legislatura 2009 – 2014 del PE).

Consiglio europeo

Il Consiglio europeo - che, innovando rispetto ai trattati vigenti, è compreso tra le istituzioni dell'Unione - definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali dell'Unione, ma non esercita funzioni legislative.

Il Consiglio europeo elegge a maggioranza qualificata un Presidente per un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una volta (attualmente la Presidenza del Consiglio europeo è esercitata dallo Stato membro che esercita il turno semestrale di·Presidenza dell'UE). Il Presidente del Consiglio europeo non può esercitare un mandato nazionale, presiede ed anima i lavori del Consiglio europeo e assicura al suo livello la rappresentanza esterna dell'Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune (PESC).

Consiglio dei ministri

Il Consiglio si riunisce in varie formazioni, il cui elenco è adottato dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata. Il Trattato disciplina direttamente solo il Consiglio "Affari generali", che assicura la coerenza dei lavori di tutte le formazioni del Consiglio, prepara le riunioni del Consiglio europeo ed il Consiglio "Affari esteri", presieduto dall'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza elabora l'azione esterna dell'Unione.

La Presidenza delle formazioni del Consiglio è esercitata dagli Stati membri secondo un sistema di rotazione paritaria. La Presidenza sarà esercitata da gruppi predeterminati di 3 Stati membri (composti tenendo conto della diversità degli Stati membri e degli equilibri geografici in seno all'Unione) per un periodo di 18 mesi.

Commissione europea

Il Trattato di Lisbona prevede che la prima Commissione nominata dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona sia composta da un rappresentante per ogni Stato membro. A partire dalla Commissione successiva, il Trattato di Lisbona stabilisce che la composizione è fissata ad un numero corrispondente ai due terzi degli Stati membri, a meno che il Consiglio europeo, deliberando all'unanimità, decida di modificare tale numero. I membri dovranno essere scelti sulla base di un sistema di rotazione paritaria tra gli Stati e in modo da riflettere in maniera soddisfacente la molteplicità demografica e geografica degli Stati membri dell'Unione.

Il Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008, al fine di consentire l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona entro la fine del 2009, ha concordato per quanto riguarda la composizione della Commissione europea che, in deroga rispetto a quanto previsto dal Trattato di Lisbona e purché questo sia entrato in vigore, che sarà adottata una decisione, secondo le necessarie procedure giuridiche, affinché la Commissione europea continui in futuro a comprendere un cittadino di ciascuno Stato membro.

Il Presidente della Commissione europea è eletto dal PE, a maggioranza dei membri che lo compongono, sulla base di una candidatura proposta dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata, tenendo conto delle elezioni del PE e previe consultazioni appropriate.

Il Presidente, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli altri membri della Commissione sono soggetti, collettivamente, ad voto di approvazione del Parlamento europeo. In seguito a tale approvazione la Commissione è nominata dal Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata.

L'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza

L'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza è nominato dal Consiglio europeo, a maggioranza qualificata. L'Alto rappresentante guida la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione, in qualità di mandatario del Consiglio, presiede il Consiglio "Affari esteri" ed è uno dei Vicepresidenti della Commissione (cosiddetto "doppio cappello").

L'Alto rappresentante, in quanto membro della Commissione europea è soggetto al voto di approvazione del Parlamento europeo sull'intero collegio.

Si prevede, inoltre, l'istituzione di un "Servizio europeo per l'azione esterna", con il compito di assistere l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Atti giuridici dell'Unione

Il Trattato di Lisbona mantiene la denominazione vigente degli atti dell'Unione, introduce la gerarchia tra le norme mediante la distinzione tra atti di natura "legislativa", atti delegati ed atti di esecuzione ed introduce il nuovo strumento dei regolamenti delegati.

Il Trattato prevede una generale estensione del ricorso alla procedura di codecisione (di Parlamento e Consiglio dei ministri, su proposta della Commissione) con voto a maggioranza qualificata, che diventa la procedura legislativa ordinaria.

Tra gli atti giuridici dell'Unione è introdotta la nuova categoria degli atti delegati.

Gli atti legislativi possono, infatti, delegare alla Commissione il potere di adottare atti non legislativi di portata generale, che completano o modificano determinati elementi non essenziali dell'atto legislativo quadro, delimitando esplicitamente gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata della delega di potere.

Maggioranza qualificata

Il sistema di voto ponderato previsto dal Trattato di Nizza si applicherà fino al 1° novembre 2014; a decorrere da tale data, entrerà in vigore un sistema che si fonda sul principio della doppia maggioranza di Stati e di popolazione. La maggioranza qualificata è definita come il 55% degli Stati membri dell'Unione – con un minimo di 15 - che rappresentino almeno il 65% della popolazione.

Il Trattato di Lisbona contiene disposizioni che affievoliscono notevolmente l'impatto dell'introduzione del principio della doppia maggioranza, rispetto a quanto previsto dal Trattato costituzionale: nel periodo tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017 un membro del Consiglio può chiedere che le deliberazioni a maggioranza qualificata del Consiglio si svolgano secondo il sistema di voto ponderato previsto dal Trattato di Nizza. Inoltre, il Trattato di Lisbona ripropone il meccanismo previsto dal cosiddetto "compromesso di Ioannina".

Tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017, se un numero di membri del Consiglio che rappresenti almeno il 75% della popolazione, o almeno il 75% del numero degli Stati membri necessari per costituire una minoranza di blocco, manifesta l'intenzione di opporsi all'adozione da parte del Consiglio di un atto a maggioranza qualificata, il Consiglio discute la questione. Durante le discussioni, il Consiglio fa tutto il possibile per raggiungere, entro un tempo ragionevole e senza pregiudicare i limiti di tempo obbligatori stabiliti dal diritto dell'Unione, una soluzione soddisfacente che tenga conto delle preoccupazioni manifestate dai membri del Consiglio. Le stesse disposizioni si applicano in modo permanente, a decorrere dal 1º aprile 2017, se un numero di membri del Consiglio che rappresenti almeno il 55% della popolazione, o almeno il 55% del numero degli Stati membri, necessari per costituire una minoranza di blocco manifesta l'intenzione di opporsi all'adozione nel Consiglio di un atto a maggioranza qualificata.

Il Trattato di Lisbona estende notevolmente, rispetto ai Trattati vigenti, il campo di applicazione del voto a maggioranza qualificata. La maggioranza qualificata è la norma e l'unanimità si applica solo se prevista dai Trattati.

Partecipazione dei cittadini ed iniziativa legislativa popolare

Il Trattato introduce la previsione dell'iniziativa legislativa popolare: un milione di cittadini europei, provenienti da un rilevante numero di Stati membri possono invitare la Commissione a presentare una proposta legislativa.

Ratifica ed entrata in vigore

Il Trattato di Lisbona deve essere ratificato da tutti gli Stati membri dell'Unione, secondo le rispettive norme costituzionali e sarebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio 2009, se tutti gli strumenti di ratifica fossero stati depositati per tale data, altrimenti il primo giorno del mese successivo all'avvenuto deposito dello strumento di ratifica dello Stato che avrà proceduto per ultimo. Gli strumenti di ratifica sono stati depositati presso il governo della Repubblica italiana.

Procedura di revisione

La procedura di revisione dei Trattati rimane analoga a quella attualmente prevista: le modifiche devono essere ratificate da tutti gli Stati membri, in esito ad una Conferenza intergovernativa.

E' previsto però che la Conferenza intergovernativa sia preparata da una Convenzione composta di rappresentanti dei Parlamenti nazionali degli Stati membri, dei Capi di Stato o di governo degli Stati membri, del Parlamento europeo e della Commissione.

Il Consiglio europeo può decidere a maggioranza semplice, previa approvazione del Parlamento europeo, di non convocare una Convenzione qualora l'entità delle modifiche non lo giustifichi e, quindi, definire direttamente il mandato per una Conferenza intergovernativa.

Il Trattato prevede una procedura semplificata di revisione limitatamente alle disposizioni relative alle politiche interne dell'Unione ed a condizione che le modifiche non comportino ampliamento delle competenze attribuite all'Unione.

Tale procedura semplificata prevede la delibera all'unanimità del Consiglio europeo, previa consultazione del Parlamento europeo e della Commissione, senza la convocazione di una Conferenza intergovernativa, ma con la previsione della successiva la ratifica da parte di tutti gli Stati membri, secondo le rispettive procedure costituzionali.

E' stata mantenuta la clausola evolutiva generale (clausola "passerella") - già contenuta nel Trattato costituzionale - che consente al Consiglio europeo, deliberando all'unanimità, previa approvazione del Parlamento europeo, di estendere la procedura legislativa ordinaria ed il voto a maggioranza qualificata ai settori cui si applicano procedure legislative speciali o il voto all'unanimità – ad eccezione e limitatamente all'ipotesi di estensione del voto a maggioranza qualificata, delle decisioni che hanno implicazioni militari o rientrano nel settore della difesa – a condizione che nessun Parlamento nazionale presenti obiezioni entro sei mesi dalla trasmissione di una iniziativa in tal senso assunta dal Consiglio europeo.

Accedi per commissione