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Resoconti stenografici delle audizioni

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Commissione XIII
15.
Martedì 25 gennaio 2011
INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:

Russo Paolo, Presidente ... 2

Audizione del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, su questioni di competenza del suo Dicastero, con particolare riferimento a quelle concernenti la riforma della politica agricola comune (PAC), le opere irrigue, la situazione dei mercati delle sementi e degli agrofarmaci, l'UNIRE, la Federconsorzi e le importazioni di prodotti agroalimentari, a seguito del recente fenomeno della contaminazione da diossina di uova e carni provenienti da allevamenti tedeschi (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento):

Russo Paolo, Presidente ... 2 5 6 7 11 13 20 22
Beccalossi Viviana (PdL) ... 18
Brandolini Sandro (PD) ... 11
Callegari Corrado (LNP) ... 15
Cuomo Antonio (PD) ... 13 14
Delfino Teresio (UdC) ... 12
Dima Giovanni (PdL) ... 9
Galan Giancarlo, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ... 2 5 6 20
Nola Carlo (PdL) ... 13
Oliverio Nicodemo Nazzareno (PD) ... 17
Pepe Mario (PD) ... 7
Rainieri Fabio (LNP) ... 14
Servodio Giuseppina (PD) ... 15
Zucchi Angelo (PD) ... 8

ALLEGATO:Documentazione consegnata dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ... 23
Sigle dei gruppi parlamentari: Popolo della Libertà: PdL; Partito Democratico: PD; Lega Nord Padania: LNP; Unione di Centro: UdC; Futuro e Libertà per l’Italia: FLI; Italia dei Valori: IdV; Iniziativa Responsabile (Noi Sud-Libertà ed Autonomia, Popolari d'Italia Domani-PID, Movimento di Responsabilità Nazionale-MRN, Azione Popolare, Alleanza di Centro-AdC, La Discussione): IR; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MpA-Sud; Misto-Liberal Democratici-MAIE: Misto-LD-MAIE; Misto-Minoranze linguistiche: Misto-Min.ling.

[Avanti]
COMMISSIONE XIII
AGRICOLTURA

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di martedì 25 gennaio 2011


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PAOLO RUSSO

La seduta comincia alle 13,50.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, su questioni di competenza del suo Dicastero, con particolare riferimento a quelle concernenti la riforma della politica agricola comune (PAC), le opere irrigue, la situazione dei mercati delle sementi e degli agrofarmaci, l'UNIRE, la Federconsorzi e le importazioni di prodotti agroalimentari, a seguito del recente fenomeno della contaminazione da diossina di uova e carni provenienti da allevamenti tedeschi.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, su questioni di competenza del suo Dicastero, con particolare riferimento a quelle concernenti la riforma della politica agricola comune (PAC), le opere irrigue, la situazione dei mercati delle sementi e degli agrofarmaci, l'UNIRE, la Federconsorzi e le importazioni di prodotti agroalimentari, a seguito del recente fenomeno della contaminazione da diossina di uova e carni provenienti da allevamenti tedeschi.
Ringrazio il Ministro per la cortese disponibilità che più volte ci ha dato e per aver accolto questa richiesta della Commissione, che nasce dall'esigenza di avere un'occasione di confronto su una pluralità di temi dei quali ci siamo occupati negli ultimi tempi e dei quali ci stiamo tuttora occupando attraverso diversi strumenti procedurali.
Ricordo che, per ragioni organizzative, abbiamo ritenuto opportuno trattare in questa sede anche due temi che sono oggetto di specifiche indagini conoscitive, ovvero le opere irrigue e la situazione dei mercati delle sementi e degli agrofarmaci.
Do subito la parola al Ministro, al cui intervento faranno seguito eventuali domande dei colleghi e quindi la replica.

GIANCARLO GALAN, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Desidero intanto ringraziare la Commissione, che ha votato all'unanimità quel tentativo di introdurre l'agricoltura nelle vicende energetiche del Paese.
Sulla politica agricola comune, non so a che puntata siamo rimasti e quali siano state le ultime considerazioni. Il dibattito è andato avanti e ieri, in Europa, c'è stata l'ultima puntata in ordine di tempo (ma non in assoluto in quanto conclusiva).
Come sapete, sono due le maggiori preoccupazioni in vista dell'approvazione della nuova politica agricola comune. La prima è quella della dotazione finanziaria, perché nessuno ci ha finora assicurato che l'intervento finanziario dei vari Paesi sarà al livello degli anni precedenti.
Nessuno l'ha detto. È vero che le preoccupazioni sono andate via via scemando, però rassicurazioni su questo punto non ce ne sono. Se si passasse dall'1 anche solo allo 0,95 per cento degli stanziamenti complessivi e si riducessero anche di poco, per l'Italia sarebbe il peggiore dei momenti nell'ambito della politica comune.


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Il secondo aspetto che preoccupa è quello della ripartizione fra gli Stati membri, fra i quali aleggia un tentativo - capeggiato dalla Polonia evidentemente, ma sostenuto anche da altri Paesi - per ridistribuire il contributo PAC in base alla superficie agricola. Ciò sarebbe ingiusto per l'Italia e anche per l'Europa, a mio avviso, perché premierebbe non la qualità, ma allo stesso modo, tendenzialmente, portata all'estremo, semplicemente la superficie. Si tratta, quindi, di un criterio puramente quantitativo: un ettaro di pascolo scozzese, che ha bisogno di un intervento all'anno, sarebbe remunerato come un campo di radicchio chioggiotto, che ha bisogno di qualche cura in più, come è noto a tutti.
All'estremo opposto, il criterio più vantaggioso per l'Italia è invece il valore della produzione. Fra questi due estremi si collocano tutte le politiche possibili, e non è dato ancora sapere dove si fermerà l'asticella degli aiuti.
La posizione che ho tenuto per conto del mio Paese è che una riduzione del plafond, cioè della parte di PAC destinata all'Italia, è inaccettabile per il nostro Paese nel più assoluto dei modi, anche se fosse molto diluita nel tempo. È inaccettabile perché ricordo a chi ne sa più di me che l'Italia realizza il 12,5 per cento della produzione lorda vendibile e il 17 per cento del valore aggiunto nell'Unione europea. In cambio, riceve soltanto il 10 per cento della spesa agricola comunitaria, a fronte di un contributo italiano che è del 13,5, quindi con una contribuzione netta (si usa questo termine elegante) che registra una perdita secca di 3,5 punti. Qualsiasi riduzione quindi, anche se fosse dilazionata in una molteplicità di anni, è a mio avviso assolutamente inaccettabile.
L'ultima puntata, quella di ieri, riguardava invece l'incentivazione della politica del primo pilastro, di tutto ciò che è destinato alla tutela dell'ambiente vagamente inteso. Si era pensato, fatto cento ciò che va devoluto, di dare un contributo base per poi aggiungere un ulteriore contributo, qualora venissero rispettati particolari requisiti di tipo ambientale.
Non è che la proposta abbia visto una contrarietà assoluta da parte del Ministro italiano, ma unitamente ad altri Paesi è stata sollevata una grande eccezione. Infatti, una previsione simile contribuirebbe ad aumentare enormemente la burocrazia, perché sarebbero necessarie due domande al posto di una - detto volgarmente - e oltre a ciò, le misure per incentivare maggiormente quelle richieste ambientali che vengono rivolte all'agricoltura sono già contenute in tutte le altre misure europee del primo pilastro.
C'è quindi uno scetticismo sostanziale, ma abbastanza diffuso, nei confronti di questo tipo di incentivazione della parte ambientale. Certo, si è detto, anche da parte del sottoscritto, che all'agricoltura vengono chieste molte cose oltre a quella per cui è nata (e cioè quella di produrre il bene primario). Viene chiesta una tutela del paesaggio, una tutela idrogeologica del suolo, una tutela ambientale e una tutela della biodiversità. Tutto questo è giusto che abbia una sottolineatura, ma ciò non deve apportare nuovi carichi burocratici per le nostre imprese. Questa è la posizione maggioritaria che è emersa.
Qui, nella politica agricola, ci giochiamo la vita dell'agricoltura. Nonostante ciò tutto procede con tempi europei, con le lentezze, le lungaggini e le schermaglie. Ieri, l'attenzione era maggiormente spostata sulle questioni tedesche, ovviamente.
Vi avviso di una notevole noiosità del punto concernente le opere irrigue. Prima di tutto vorrei premettere che nelle regioni del centro-nord la gestione del piano irriguo nazionale è affidata agli uffici del Ministero, mentre nelle regioni del sud la competenza è del commissario ad acta, cioè dell'ex Agensud.
L'importo complessivo delle concessioni per la realizzazione degli interventi nelle aree settentrionali ammonta a 768 milioni 600 mila euro, a fronte dell'importo di 770 milioni di euro assegnato dalla delibera CIPE. Alla gestione commissariale sono stati invece assegnati fondi pari a 265 milioni e 870 mila euro, a fronte delle risorse originariamente destinate di 330 milioni.


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Le dotazioni finanziarie degli esercizi 2009-2010 hanno subìto una decurtazione complessiva di 81 milioni di euro. Queste riduzioni hanno colpito impegni già assunti con i decreti di concessione adottati nel 2007, imponendo una revisione assai complessa dal punto di vista amministrativo dei rapporti concessori.
Poiché il programma del sud aveva già subìto un'assegnazione ridotta, i tagli sono stati fatti gravare interamente sulle concessioni del centro-nord. È stato quindi necessario provvedere alla rimodulazione di tutti i quadri economici delle concessioni secondo gli esiti delle gare d'appalto per l'affidamento dei lavori. Inoltre, è stata concessa l'utilizzazione del solo 30 per cento dell'economia derivante dal ribasso d'asta ai concessionari che avessero manifestato la necessità di interventi urgenti.
Questa soluzione concordata con l'Ufficio centrale del bilancio ha consentito il pagamento dei crediti maturati dai concessionari sull'annualità del 2010, che diversamente non avrebbero potuto essere onorati a causa della mancanza di copertura.
A oggi, per le aree del centro-nord sono stati appaltati i lavori relativi a concessioni di opere per un importo di circa 692 milioni di euro. Restano pertanto da concludere le procedure di gara relative a concessioni per un importo complessivo di circa 76 milioni 500 mila euro, rispetto alle quali la rimodulazione potrà avvenire solo a seguito della chiusura delle procedure di appalto.
Complessivamente per la realizzazione del piano irriguo nazionale delle regioni centrosettentrionali è stata erogata la somma di 448 milioni 300 mila euro su un importo modulato di 695 milioni. Per le aree del sud Italia, invece, sono stati concessi interventi per 218 milioni 630 mila euro ed è stata erogata la somma di 52 milioni di euro.
Per quanto riguarda il nuovo piano irriguo nazionale, dal 2007 il Ministero ha riavviato il procedimento per l'individuazione dei progetti da finanziare a carico dei fondi statali. Nell'ambito del parco progetti, individuato in accordo con le regioni interessate, il Ministero ha eseguito una verifica concordata con le regioni sui vari strumenti programmatori, per utilizzare al meglio ogni fonte di finanziamento, in particolare quella recata dai fondi comunitari, di cui il rischio di disimpegno si verifica regolarmente.
Per quanto riguarda i progetti esecutivi e definitivi localizzati nel centro-nord d'Italia, sono stati individuati interventi per oltre 1 miliardo e 500 milioni euro, che in linea di principio potrebbero essere finanziati con i fondi statali, e per circa 9 milioni 200 mila euro finanziabili con risorse provenienti dai programmi di sviluppo rurale (PSR). Al sud, invece, gli interventi finanziabili con risorse statali ammonterebbero a 900 milioni 300 mila euro, mentre quelli finanziabili con i PSR ammonterebbero a 800 milioni 300 mila euro.
Nonostante l'imponenza del nuovo fabbisogno, lo stanziamento che avrebbe dovuto consentire la parziale copertura, già gravemente colpito dalla manovra economica del 2008, è stato ulteriormente decurtato dal taglio lineare del 10 per cento. Pertanto, agli originari 100 milioni di euro per quindici anni, a decorrere dal 2011, le singole annualità sono ridotte a 53 milioni 470 mila euro.
L'esiguità delle risorse ha imposto una nuova valutazione del programma di completamento già approvato nel 2006, al fine di rispettare i criteri di ripartizione propri della delibera CIPE, in applicazione dei quali il 70 per cento delle risorse è stato destinato al centro-nord e il 30 per cento alle regioni meridionali.
Preciso che le delibere CIPE avevano ammesso a finanziamento opere ricadenti esclusivamente nelle regioni del centro-nord per complessivi 500 milioni di euro e che le risorse disponibili, stanziate su quindici annualità, devono essere utilizzate attraverso mutui a carico del bilancio statale.
Pertanto, sulla disponibilità complessiva capitale di circa 595 milioni di euro, le assegnazioni CIPE in accordo con le regioni interessate sono state ricondotte al minor importo di 418 milioni 500 mila


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euro, corrispondenti a circa il 70 per cento delle risorse disponibili. La rimodulazione del programma del centro-nord, approvato dal CIPE del 22 luglio 2010, ha consentito il finanziamento di un nuovo programma relativo alle regioni meridionali dell'importo di 177 milioni di euro fatto proprio dalla delibera CIPE del 18 novembre 2010.
Al fine di accelerare la realizzazione di infrastrutture di importanza strategica per il settore agricolo e per l'assetto del territorio, per la prima volta le citate delibere hanno introdotto criteri di riprogrammazione automatica per le opere che non partiranno entro diciotto mesi dal finanziamento, creando inoltre le condizioni per realizzare impegni attraverso il recupero di risorse nel caso in cui le regioni decidano di spostare gli investimenti del piano irriguo sul rispettivo programma di sviluppo rurale.
Per quanto riguarda la necessità di adeguamento del quadro normativo, con particolare riferimento alla definizione e al coordinamento delle competenze istituzionali, ribadendo l'unitarietà della funzione programmatoria, il Ministero delle politiche agricole ne ha incardinato la competenza in capo al Dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità presso la Direzione generale della competitività per lo sviluppo rurale, deputata anche all'elaborazione delle linee di programmazione in materia di politiche strutturali, in coerenza con la PAC e con il coordinamento delle linee di politica di sviluppo rurale.
Questa infatti è la collocazione naturale, che consente una visione unitaria, ragionata su tutte le fonti di finanziamento offerte dal contesto europeo, apprezzata in sede di concertazione da tutte le regioni invitate ai tavoli tecnici nel lungo percorso concluso con le delibere CIPE di luglio e di novembre 2010.

PRESIDENTE. Il Ministro ci ha consentito anche di distribuire dati che credo siano utili per la comprensione di un aspetto tutto tecnico e fatto di numeri, per cui presto avrete anche questo documento, in modo tale da avere un quadro soprattutto più chiaro della vicenda. Passerei a trattare la situazione dei mercati delle sementi.

GIANCARLO GALAN, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Questo tema è ancora più tecnico, pertanto bisognerebbe distribuire una fotocopia. Se volete posso leggervi anche moltissimi numeri.

PRESIDENTE. Forse, Ministro, è utile averne una copia.

GIANCARLO GALAN, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Per quanto riguarda l'UNIRE, c'è più vivacità. Mi concentro sulla parte più rilevante, perché i numeri un po' li conoscete, un po' li troverete nelle tabelle che consegnerò. Si può riscontrare una nota positiva nel fatto che finalmente, nominato il commissario Varrone, l'ente ha ritrovato un punto di riferimento gestionale.
Il Governo, peraltro, ha garantito anche per il 2011 la disponibilità di 150 milioni di euro di trasferimento all'UNIRE. Quindi, le basi per avviare il risanamento ci sono e una nota positiva può essere un fatto magari non eclatante, che è passato sotto silenzio, come la riduzione del numero delle corse del 19 per cento, fatto assolutamente straordinario nel suo piccolo e mai avvenuto negli ultimi anni in Italia, in cui casomai la tendenza era esattamente opposta.
Visti questi aspetti positivi, credo che il tempo sia maturo per presentare un disegno di legge organico di rilancio dell'ippica e di riordino dell'UNIRE, che nelle prossime settimane dovrebbe essere pronto e che ha due linee guida essenziali. La prima è la modifica del meccanismo di finanziamento del settore, passando a un sistema di finanziamento del mondo ippico scollegato dalla diretta organizzazione delle scommesse.
Si tratta del modello CONI, che affida ai Monopoli dello Stato la gestione delle scommesse in cambio di un trasferimento stabile per l'organizzazione degli eventi sportivi. In connessione, è necessario riordinare


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il sistema delle scommesse ippiche, per un suo rilancio nell'ambito del complessivo comparto dei giochi e dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.
Per il finanziamento delle attività di rilancio del settore ippico nazionale, anche a compensazione della cessazione del gettito, lo Stato erogherebbe così un contributo stabile e certo all'UNIRE.
La seconda linea guida è costituita dal riordino dell'UNIRE, finalizzando meglio i compiti di promuovere l'incremento e il miglioramento qualitativo e quantitativo delle razze equine da competizione e da sella - compito per il quale è stato istituito l'UNIRE e per il quale per un periodo aveva perfino funzionato - concentrando le attività sulle azioni di rilievo nazionale e lasciando alle regioni lo svolgimento dei compiti più territoriali.
La nuova struttura dovrebbe essere meno costosa, più indirizzata verso compiti di regolazione del settore piuttosto che di gestione vera e propria, in un'ottica di vera sussidiarietà anche con i privati. In sostanza, non è pensabile assistere in Italia a un panorama di 43 ippodromi tutti sullo stesso livello. Sarebbe come assistere a un campionato di calcio non a sedici o a diciotto, ma a sessantaquattro o ottantasei squadre. Non è possibile per nessuno sport, neanche per il calcio: figuriamoci per l'ippica, che ha perso sia gli spettatori televisivi sia quelli diretti.
Il progetto dovrà correre un percorso lungo, complicato, ma concettualmente queste sono le due linee guida alle quali oggi si è voluta ispirare l'azione del commissario (e domani si ispirerà quella del disegno di legge): distacco del settore scommesse dal mondo dell'ippica e utilizzazione del sistema CONI; riordino dell'UNIRE con una diversa graduatoria degli ippodromi, concentrando gli avvenimenti più rilevanti, più di richiamo, di maggiore appeal anche per il mezzo televisivo in alcuni ippodromi, lasciando invece localmente la gestione e il mantenimento del resto delle corse.
Noi siamo al lavoro per realizzare quello che vi abbiamo annunciato. Mi fermo qui, perché credo che sia abbastanza, ma vi lascerò questa documentazione.

PRESIDENTE. Sarà anche oggetto delle sollecitazioni dei colleghi. Passiamo, adesso, alla vicenda Federconsorzi.

GIANCARLO GALAN, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. La vicenda Federconsorzi è ad avviso di qualcuno - e io sono fra quelli - lo scandalo maggiore del dopoguerra in Italia, peggio di quello della Banca Romana.
Quello che è successo è noto a tutti con le varie accentuazioni. Arriviamo a una conclusione: lo Stato deve al - e qui metto «puntini puntini» - mondo agricolo una cifra iperbolica, che si aggira sugli 800 milioni di euro più le rivalutazioni. Io credo che lo Stato debba tale cifra al mondo agricolo, altri dicono al sistema bancario, per cui ci sarà battaglia. Si tratta infatti di una cifra estremamente significativa.
Per dare certezza alla vicenda, visto che le cose semplici mi attraggono, ho sostituito il vecchio commissario, al quale vanno i miei ringraziamenti personali anche perché quando gli telefonai dall'Albania per comunicargli la mia decisione si comportò da signore vero e mi disse: «La ringrazio per avermi lasciato questa opportunità fino ad oggi, sono a disposizione di chi vorrà indicare per tutti gli aiuti del caso».
Non mi è capitato tante volte nella mia vita: lo dico perché questo è talmente raro che vale la pena di sottolinearlo. Quindi al generale Marrocco vanno i miei ringraziamenti.
Ho provveduto a nominare come commissario un giovane magistrato della Corte dei conti, Andrea Baldanza, affiancato dal commercialista di cui mi fido di più, che finora ha sempre fatto le dichiarazioni dei redditi del sottoscritto senza mai farmi incorrere in una penale. La vicenda è partita, ma è complicatissima, con riflessi di ogni tipo, in ogni campo e in ogni settore.
Dovranno rapidamente riuscire a fare una ricognizione - lasciatemelo dire - di


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quello che è rimasto e iniziare una vertenza che - immagino - sarà difficile con chi deve dare i soldi e chi aspira a ottenerli.
Il resto costituirà però, a mio avviso, una grande speranza per l'agricoltura italiana, perché con quella cifra si può davvero pensare di costruire qualcosa di serio e importante. Proprio perché c'è questa possibilità, credo che la prima battaglia debba essere quella per stabilire che i citati finanziamenti appartengono al mondo dell'agricoltura.
Lo so, non sarà facile, ma le battaglie facili sono anche scontate. Non spaventiamoci perché ci troviamo di fronte a una delle vicende più gravi, più complesse, più complicate e anche più lunghe della storia italiana.
Questo problema esiste ormai da mezzo secolo e alcuni crediti risalgono già ad allora. Piuttosto che andare a ricostruire quelle che erano le proprietà dei Consorzi che non ci sono più, è meglio valutare la consistenza del patrimonio attuale.
Anche sull'importazione di prodotti agroalimentari dovrei essere noioso e leggervi alcuni numeri che, almeno, danno l'idea, tuttavia preferisco consegnarvi i numeri e fare alcune considerazioni politiche perché ieri a Bruxelles la Germania ha indossato le vesti dell'imputato soprattutto nei confronti di alcuni Paesi nei quali l'esportazione di quei prodotti è stata più evidente.
La Germania si è difesa paradossalmente con la sua efficienza, perché ha dimostrato di aver svolto tutte le azioni possibili con grande decisione e che un sistema efficiente di controlli ha permesso nel giro di poche ore di stabilire esattamente quali fossero i 4.700 allevamenti che avevano ricevuto il mangime incriminato.
Tali allevamenti sono stati completamente bloccati. Si pensa a una loro ripartenza più avanti, ma in questo momento non ospitano alcun animale. È stata una manovra imponente di fronte alla quale, come rappresentante italiano che ha appena contribuito insieme a voi all'approvazione di una legge sulla tracciabilità e sull'etichettatura, mi sono permesso di consigliare ai tedeschi di copiare al più presto quella legge perché non soltanto quel settore sia sotto controllo, ma lo siano anche altri.
Credo di poter ampiamente rassicurare voi come italiani prima ancora che come componenti della Commissione agricoltura della Camera su una pressoché assoluta tranquillità per quel che riguarda i prodotti italiani, e mi sento anche di poter dare tale assicurare anche su quelli europei perché devo dire che l'azione è stata immediata.
Questo ci deve però anche insegnare qualcosa: che probabilmente è vero quanto qualcuno afferma e cioè che le grandi epidemie, quelle rischiose per l'umanità, con la capacità distruttiva di un'Ebola e la riproducibilità di un'influenza normale, probabilmente viaggeranno in aereo e saranno di origine animale.
Credo, quindi, che questo ci debba tenere costantemente impegnati in un controllo fatto di innovazione, ricerca e studio di altissima qualità. In Italia, vi sono professionisti in questa materia: molti istituti zooprofilattici sono di altissimo lignaggio.

PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro, anche per la documentazione consegnata di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico (vedi allegato).
Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti e formulare osservazioni.

MARIO PEPE (PD). Presidente, ho ascoltato una relazione del Ministro molto altalenante, sotto il profilo concettuale, poiché affrontava dal punto di vista tecnico-operativo e anche con qualche riflessione di rammarico storico le questioni che interessano, o meglio alcune patologie, del settore agricolo-agroalimentare. È stata una relazione molto soporifera, molto dolce, non chiassosa.
Vorrei porre una domanda al Ministro, sorvolando sugli altri argomenti. Poiché lei


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sta facendo questa esperienza dopo quella valida a livello regionale, vorrei chiederle all'interno della nuova politica agricola comune (PAC) quale disegno o progetto o programma abbia nella responsabilità del suo Dicastero e all'interno di un Governo che indubbiamente ha difficoltà, oscillando tra Scilla e Cariddi.
Lei è convinto della centralità delle agrofiliere e cita anche il risultato positivo da estendere nel quadro della politica europea sulle qualità delle agrofiliere.
Poiché lei viene dai territori e, quindi, è abituato a fare politiche concrete ed efficaci, tutto questo dovrebbe indurla a chiedersi quale ruolo debba avere l'agricoltura nella nuova PAC negli anni che verranno, si parla del 2020.
Desideravo ascoltare non la soluzione conclusiva, non un progetto completo del Ministro, ma una voglia, una passione, un percorso. Non so se è per l'età, ma vedo il Ministro lontano da un pathos ministeriale, che dovrebbe caratterizzarlo come lo caratterizzava quando aveva la responsabilità di essere il Presidente della Regione Veneto. Grazie.

ANGELO ZUCCHI. Faccio una brevissima considerazione perché mi rendo conto che il tempo a disposizione non è molto e devono intervenire altri colleghi, e poi porrò anche tre domande.
Sulla PAC, Ministro, che dire della sua relazione? Si fa anche fatica a intervenire, perché onestamente questa è la prima occasione che abbiamo di ascoltare il Ministro su quella che è la sfida più importante dell'agricoltura italiana nei prossimi anni e mi sarei aspettato che fosse uscita almeno un'idea di come l'Italia pensi di collocarsi dentro questa sfida e quali siano gli obiettivi che si pone.
Il Ministro ci ha rappresentato due temi che sono nel dibattito di questi giorni, e che sono condivisibili: difendiamo le risorse - se ce la facciamo - e difendiamo anche il modo in cui vengono ripartite fra gli Stati. Non possiamo accettare che vengano ripartite sulla base delle superfici, perché in quel caso l'Italia perderebbe circa 1 miliardo e 300 milioni di euro.
Tutto questo è legittimo, ma mi sarei aspettato che il Ministro ci avesse riferito cosa stiamo facendo per cercare di difendere questa posizione, quali rapporti e contatti stiamo cercando di instaurare in ambito europeo per portare a casa questo risultato, quali sono le effettive possibilità di raccogliere i risultati di questi obiettivi, e, ancora, come pensiamo di applicare questa PAC in Italia rispetto al fatto che, per esempio, saremo chiamati forse a sciogliere una volta per tutte il nodo di quali siano gli agricoltori attivi e, quindi, saremo stimolati anche a operare una distinzione tra i circa 1 milione 600 mila imprenditori agricoli italiani, fra le 900.000 partite IVA e le 200.000 imprese.
Si dovrà andare verso quella direzione, che non sarà sicuramente indolore.
Vorremmo inoltre sapere che cosa pensiamo di fare rispetto al fatto che probabilmente avremo bisogno di razionare meglio quelle risorse (e forse saremo chiamati a stabilire e a indicare dei tetti massimi di corresponsione dei premi unici agricoli e anche magari dei tetti minimi per evitare una dispersione di risorse) e che cosa pensiamo di fare rispetto a un tema come la volatilità dei prezzi, sollecitato oggi da Sarkozy, che all'interno della PAC non trova risposte adeguate, ma che sappiamo incide gravemente sul reddito degli agricoltori.
Ragioniamo di agricoltura e cerchiamo di capire che cosa possiamo mettere in campo non solo per tutelare il nostro Paese, ma anche per fare in modo che la PAC possa continuare in maniera utile rispetto alla situazione italiana dell'agricoltura.
Cosa possiamo fare per difendere le risorse? Forse quel tema, che ha toccato con una certa fretta sulle questioni di carattere ambientale, quindi sul ruolo dell'agricoltore e dell'agricoltura che riguarda tutte le tematiche ambientali, può essere la chiave di volta per difendere le risorse che devono essere assegnate all'agricoltura.
Forse è una chiave di volta cominciare a sostenere anche in ambito europeo che la politica agricola comune non è un sostegno a un settore, ma deve essere


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considerata un incentivo a un settore, perché questi sono gli elementi di fragilità da cui avrebbe dovuto uscire qualcosa di più.
Vorremmo sapere, Ministro: esiste una posizione italiana in Europa?
Sappiamo che le posizioni che arrivano in Europa sono diverse e in ordine sparso, per cui le vorremmo chiederle di farne una sintesi e di dirci se abbiamo intenzione di far sedere il mondo agricolo e i suoi interlocutori intorno a un tavolo, per cercare di capire se riusciamo a portare unitariamente in Europa un'idea dell'agricoltura italiana, se intendiamo fare uno sforzo politico oppure se intendiamo lasciare che le cose arrivino a Bruxelles in ordine sparso, puntando su una capacità negoziale naturalmente ridotta.
Mi sarei aspettato che nel parlare di PAC, per la prima volta qui con il Ministro, si fossero toccati questi temi, perché francamente mi sembra troppo riduttivo quello che il Ministro ci ha detto.
Per quanto riguarda la diossina, penso che noi facciamo bene a rimarcare il nostro disegno di legge sull'etichettatura, penso che possiamo giustamente usarlo come manifesto politico che apra una riflessione in ambito europeo, e penso che possiamo usarlo dicendo che l'Italia è due anni avanti rispetto all'Europa e che la sensibilità rispetto alla sicurezza alimentare italiana è diversa rispetto alla sensibilità europea. Tuttavia, il prossimo 14 febbraio, i Ministri europei della sanità si ritroveranno a Bruxelles e quel testo sull'etichettatura su tutti i prodotti agroalimentari, che fu bocciato nell'ultima riunione dei Ministri della sanità sarà riportato in quella sessione del Consiglio dei ministri, essendo stato ripescato per i capelli.
Vorrei sapere se il Governo italiano rispetto a quell'appuntamento si stia attrezzando per cercare di trovare un consenso più largo rispetto a questi temi o se andremo lì come ci ha detto il Ministro Fazio a dire no e a dire che ci siamo opposti.
Opporsi non basta, non è più sufficiente: se noi vogliamo tradurre le cose in relazione alle quali, unanimemente, il Parlamento italiano ha assunto una posizione, bisogna che costruiamo le condizioni perché quel percorso possa raccogliere quel consenso. Non basta venire a dirci che ci siamo opposti, perché non è quello il mestiere: il mestiere si sostanzia nel cercare di portare le altrui posizioni sulle nostre posizioni.
Vorrei inoltre sapere a che punto è la questione della Federconsorzi, perché il Ministro ci ha detto di aver sostituito il commissario con uno più efficiente. Peraltro, registro un miglioramento perché il Ministro si è portato il proprio commercialista, mentre abbiamo esperienza di Presidenti del Consiglio che si portano altre figure.
Vorrei capire però la ragione di nominare un nuovo commissario, quale lavoro abbia lasciato il vecchio commissario, quale sia lo stato dell'arte, quanti siano i crediti, dove e se siano esigibili, dove e come, ammesso e non concesso che questi 800 milioni dal Tesoro passino all'agricoltura, pensiamo di investirli e di spenderli.
Capisco che dobbiamo fare un passo alla volta e la prima questione è portare a casa le risorse, ma non sarebbe male se dicessimo con chiarezza cosa pensiamo di farne. Infatti, credo che su questa vicenda non solo la questione della Federconsorzi debba essere finalmente chiusa, ma si incrocino anche altri elementi che hanno caratterizzato in questi anni progetti che hanno in qualche modo definito la divisione del mondo agricolo.
Abbiamo bisogno di essere chiari da questo punto di vista e di sapere come useremo queste risorse e rispetto a quale obiettivo stiamo perseguendo questo impegno. Ritengo che queste risposte siano mancate e sollecito il Ministro a essere più chiaro nella sua replica.

GIOVANNI DIMA. Ringrazio il Ministro per la sua presenza. Ritengo che la giornata di oggi debba essere utilizzata fino in fondo. Ci capita raramente di incontrarci con il Ministro, ma soprattutto ci capita raramente di farlo per discutere di una serie di temi fondamentali per l'agricoltura


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italiana. Inoltre, questa volta, presidente Russo, abbiamo anche spazio a disposizione per discutere e fare delle proposte.
Ritengo, quindi, che la giornata di oggi debba essere riempita di proposte concrete soprattutto su alcuni temi, per immaginare di poter incidere in modo profondo e risolutivo nel mondo agricolo.
Non tratterò quindi alcuni temi, ma vorrei soffermarmi per qualche minuto sul tema della PAC e del sistema irriguo nazionale, dicendo in premessa - forse potrà essere considerata una battuta - che quella della Federconsorzi e dell'UNIRE è una storia talmente antica, articolata e fortemente fastidiosa che in alcuni momenti ha segnato le relative gestioni che dobbiamo anche affidarci alla divina provvidenza.
Su questo aspetto, dunque, rinvio un giudizio di merito e utilizzo invece questi pochi minuti per fare alcune valutazioni rispetto alla PAC. Ho cercato di inoltrarmi, signor Ministro, nei pochi numeri espressi in questa relazione, che letti in un certo modo possono anche darci un'idea precisa del rapporto dell'Italia con la Comunità europea e di quanto incida l'Italia sul sistema agricolo europeo.
Noi rappresentiamo il 12,5 per cento del prodotto lordo vendibile, cifra importante se rapportata al contesto europeo; addirittura arriviamo al 17 per cento come valore aggiunto dell'Unione. In questi due dati numerici si nasconde la forte specificità italiana del cosiddetto «valore raggiunto» in termini di capacità di produzione agricola e di trasformazione delle nostre produzioni.
All'interno della Comunità europea siamo forse - non ho i dati comparati degli altri Stati - il Paese che probabilmente riesce a fare di più e addirittura ad avere in termini assoluti il maggior valore aggiunto in Europa, considerando che l'Italia non rappresenta il 17 per cento della superficie dell'Europa unita e non è neanche in condizione di rappresentare il 17 per cento dell'economia europea.
Questo significa che l'agricoltura italiana incide in modo forte e intelligente non solo in termini di capacità produttiva, ma soprattutto in termini di trasformazione. Infatti, tra il 12,5 e 17 per cento il differenziale non è di poco conto.
È inoltre necessario considerare l'altra parte dei numeri: il 10 per cento relativo al ritorno dell'Unione europea per l'agricoltura italiana a fronte del 13,5 per cento relativo ai conferimenti che l'Italia dà all'Unione nel quadro della dotazione finanziaria del mondo agricolo europeo.
Anche su questo, presidente, avanzerei una proposta. Il differenziale è pari al 3,5 per cento, come è chiaramente scritto nella relazione del Ministro, per cui, se è vero che dobbiamo difendere queste risorse, cioè il 10 per cento, è giusto che il Ministro affermi che non possiamo minimamente immaginare che la distribuzione delle risorse comunitarie avvenga in base alla superficie agricola, non fosse altro che ovviamente le diverse caratteristiche territoriali dei Paesi europei ci pongono problemi non di poco conto.
Questa potrebbe essere però un'occasione di dialogo con l'Unione europea su come poter recuperare quel 3,5 per cento su misure complementari di aiuto al mondo agricolo. Penso, ad esempio, alla questione dei trasporti. L'Italia è in posizione periferica rispetto al centro e al nord dell'Europa, per cui si potrebbe immaginare di recuperare queste risorse pari al 3,5 per cento con agevolazioni al trasporto, soprattutto per quelle merci dirette al centro e al nord dell'Europa che devono viaggiare per migliaia di chilometri, magari partendo fresche dal sud Italia.
Al di là degli stretti confini della trattativa comunitaria per l'agricoltura, come sistema Italia, dobbiamo fare una sintesi più ampia per poter ragionare anche in termini di ritorno.
Per quanto riguarda i fondi destinati al sistema irriguo nazionale, mi permetto di sottolineare che ancora una volta ho fatto un brevissimo calcolo: in rapporto alle risorse assegnate e alle risorse spese c'è purtroppo ancora una volta la conferma del ritardo nelle regioni del sud nella spesa reale.


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Se non ho sbagliato a fare i calcoli, dei 218 milioni di euro stanziati per il sud sono stati spesi 52 milioni, ovvero il 25 per cento, mentre dei 695 milioni di euro previsti per il centro-nord (i due terzi del Paese sul piano territoriale) sono stati spesi 448 milioni, ossia quasi il 68 per cento. Sollecitiamo quindi i Governi regionali ad attivare le procedure per mettere a disposizione quelle risorse e rendere moderno e competitivo il sistema irriguo.

PRESIDENTE. Pregherei i colleghi di essere attenti ai tempi in modo tale da consentire a tutti di poter intervenire e, soprattutto, al Ministro di poter svolgere un'eventuale breve replica.

SANDRO BRANDOLINI. Signor Ministro, ritengo che abbiamo bisogno di andare oltre il gioco dell'oca, se mi permette. Infatti, in questa legislatura ci troviamo sempre a ritornare al punto di partenza e a ripartire da zero.
Posso capire che un nuovo Ministro abbia bisogno di rendersi conto dello stato dell'arte e, prima di muoversi, abbia necessità di monitorare molto bene la situazione come lei ha fatto, anche collocando le persone giuste soprattutto laddove sono necessarie per la criticità delle situazioni. Tuttavia nel caso dell'UNIRE ci troviamo ancora una volta di fronte a un nuovo commissario e all'impegno di passare alla fase in cui si dovranno operare delle scelte.
Abbiamo sentito più volte il precedente Ministro Zaia affermare che c'era un piano industriale pronto, un piano di intervento per la ristrutturazione e il rilancio del settore ippico; nel frattempo abbiamo dato all'UNIRE 150 milioni di euro per due anni e li stiamo dando - anzi li abbiamo già dati - per il terzo, ma, a quanto è dato sapere (non disponendo personalmente del bilancio), nonostante questa enorme quantità di risorse investite dallo Stato, la situazione non è minimamente migliorata, anzi per alcuni versi è peggiorata.
Ritengo fosse inevitabile andare rapidamente a un nuovo commissariamento, ma adesso chiedo al presidente di prevedere rapidamente un'audizione con il nuovo commissario dell'UNIRE perché considero necessario darci dei tempi certi e molto ravvicinati non solo per monitorare la situazione, ma anche per passare dalla diagnosi dello stato dell'UNIRE e del mondo ippico alla proposta e alla cura.
Il Ministro ha citato due questioni sulle quali non c'è una pregiudiziale di contrarietà, tuttavia voglio fare emergere in particolare sul sistema di finanziamento una considerazione: l'UNIRE non è il CONI, al quale anche in una situazione di difficoltà il Governo ridurrebbe con difficoltà le risorse perché abbraccia l'insieme dello sport italiano e ci sarebbe una mobilitazione, ragione per cui il Governo tenterebbe almeno di ridurre i danni qualora non riuscisse ad assicurare un finanziamento adeguato. Penso che per l'UNIRE non è così e che per passare da un sistema di finanziamento, che si è rivelato insufficiente nel tempo per il calo delle scommesse, a un altro sistema sia necessario che il nuovo sistema di finanziamento assicuri certezza al finanziamento sia sotto il profilo della quantità, sia nelle finalità, ossia la tutela, la valorizzazione e l'incentivazione della produzione del nostro patrimonio equino nonché il mantenimento dello strumento che consente di valorizzare fino in fondo il prodotto, ovvero le corse.
Le rivolgo un appello, signor Ministro, a far presto, perché penso che siamo già ben oltre il tempo che era necessario per assumere delle decisioni per avviare questo processo di ristrutturazione in un settore in profonda crisi.
Considero utile tenere ancora fermo al Ministero il regolamento sulle corse, inviato dal precedente commissario, e inserirlo nel contesto del piano di riorganizzazione e di riforma. Sicuramente, ci sarà il nostro impegno affinché questa riforma sia una riforma vera che salvaguardi il mondo dell'ippica in una prospettiva di rilancio e di consolidamento.
Per quanto riguarda la PAC, sono d'accordo con l'onorevole Zucchi. Siamo giunti al momento in cui su tale questione è


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necessario fare squadra e mettere insieme tutte le voci di questo Paese, sia politiche, sia istituzionali, sia associative. Purtroppo, al contrario, si continua ad andare in ordine sparso e a ragionare in una logica non di unità complessiva del sistema agricolo e agroalimentare di questo Paese, come invece sarebbe necessario per affrontare in Europa alcune questioni sia nel caso che le risorse siano adeguate, sia nel caso in cui dovessero venire ridotte e quindi a maggior ragione essere utilizzate al meglio.
Considero necessario, signor Ministro, che lei trovi la forma e il modo di mettere insieme tutto il mondo agricolo per definire alcuni obiettivi da portare a casa in quella che sarà la PAC del 2013, dalla quale dipende la possibilità di mantenimento e di rilancio dell'agricoltura.
Ritengo che in questo ambito oggi ci siano alcune priorità, una delle quali è affrontare le crisi di mercato che derivano dalla volatilità dei prezzi. Mi auguro che sia possibile affrontare rapidamente tali questioni, per dare un contributo per risolvere una situazione difficile come quella che l'agricoltura italiana sta attraversando.

TERESIO DELFINO. I temi che sono stati affrontati dal Ministro meriterebbero uno per uno un'analisi e un confronto, per cui mi riservo in successivi incontri di entrare nel merito delle varie tematiche specifiche. Poiché ritengo che il tema della PAC sia il tema del futuro della nostra agricoltura, sperando di rimanere nei limiti di tempo auspicati dal nostro presidente, mi limiterò ad affrontare solo questo tema su cui si gioca gran parte della nostra possibilità di interventi decisivi in agricoltura.
Questa volta ho avuto la sensazione di avere di fronte un Ministro sereno, non così combattivo come mi prefiguro sia il ruolo che certamente invece il Ministro Galan recita in Europa, rispetto ad altri ministri del passato talvolta fin troppo accondiscendenti verso altri interessi nazionali. Poiché noi siamo qui a difendere gli interessi nazionali agricoli, sollecito il Ministro a presentarsi in versione combattiva e decisiva rispetto ai temi che adesso solleverò, anche perché, se è vero che la partita delle risorse - come lei ha detto - è ancora tutta da giocare, è chiaro che questa si muove, da un lato, sulle risorse del bilancio europeo e, dall'altro, sulla distribuzione delle risorse comunque garantite dal bilancio europeo alla Comunità europea, ai diversi Stati e quindi all'Italia.
Poiché credo che l'obiettivo di confermare integralmente il budget o comunque il livello più alto di budget unisca tutto il nostro Paese (regioni, organizzazioni professionali e forze politiche), vorrei chiedere al Ministro quali siano rispetto all'iter oggi già percorso dalla PAC i nostri punti di consenso e i nostri punti di dissenso sugli attuali documenti. Ho infatti avvertito che tutto sommato non ci sarebbero rilevanti diversità di opinioni.
Ritengo che noi dovremmo valutare con molta attenzione questi documenti in alcuni punti e soprattutto garantirci quella flessibilità nazionale che considero indispensabile per la diversità dell'agricoltura italiana rispetto ad altre agricolture più continentali e anche più omogenee nella loro nella loro realtà nazionale. Si tratta quindi non di «rinazionalizzare» tanti elementi della PAC, ma di porre tale questione sul campo per capire quali sono i margini che noi abbiamo nell'utilizzo delle risorse assegnateci.
Abbiamo un grande problema per il futuro: sviluppare un'agricoltura molto competitiva e moderna. Riguardo questo punto, condivido il giudizio espresso nella sua relazione: infatti, in qualche dibattito sento che l'idea migliore sarebbe andare al superamento del sostegno all'agricoltura, mentre invece condivido la considerazione secondo cui questa aspirazione rischierebbe di desertificare intere aree e regioni.
Tenuto conto dell'esigua dimensione, della frammentarietà - da lei evidenziata in questa Commissione già a maggio - della nostra agricoltura dove il 73 per cento delle aziende - dato che ho ricavato da sue precedenti audizioni - ha una superficie inferiore ai 5 ettari, noi dovremo prepararci, da questo momento al


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2020, a favorire una larga ristrutturazione della nostra agricoltura, ad accompagnare con sostegni adeguati la fuoriuscita di diverse migliaia di aziende agricole, ma nello stesso tempo a perseguire quegli obiettivi di copertura umana e di presenza di aziende su tutto il territorio. Il venir meno di questo dato, infatti, arrecherebbe grande difficoltà sotto il profilo ambientale di gestione del territorio.
Oltre quello della flessibilità, questo è l'altro tema che abbiamo davanti, per cui è necessario chiedersi se il sostegno agli agricoltori debba essere prioritariamente destinato agli agricoltori attivi o anche rivolto a quelle realtà che dovrebbero essere accompagnate fuori dal mondo della produzione, garantendo però con misure adeguate l'utilizzo dei territori che si renderebbero disponibili.
Un'altra la questione da sottolineare è il costo rilevante della burocrazia che incide sul settore. È quindi opportuno chiedere che nella politica agricola comune si studi un sistema degli aiuti totalmente semplificato in modo da abbattere i costi della burocrazia.
Desidero evidenziare anche il dato relativo alla politica a sostegno dei giovani. Il numero dei capi azienda con meno di trentacinque anni - anche questo è stato detto da lei nelle varie audizioni - si è ridotto del 36 per cento. Abbiamo quindi una serie di aziende agricole che hanno un futuro molto limitato, per cui il ricambio generazionale non può non avvenire attraverso anche un privilegio o una priorità assegnati nell'utilizzo dei fondi della politica agricola comune.
Credo che questo tema possa effettivamente ridare speranza a una politica agricola che, seppur puntando sulla qualità e su tutti gli elementi positivi di cui dispone, ne ha bisogno in modo forte e incisivo.
L'ultimo elemento evidente, forse accennato anche oggi nella sua relazione, è la difficoltà della politica del credito, di una rete di sostegno alla disponibilità di accesso al credito, misure che dovrebbero essere presenti nella politica comunitaria in termini più incisivi a favore soprattutto di interventi finalizzati a sviluppare e a modernizzare le nostre aziende. Vorrei quindi conoscere lo stato dell'arte dell'iter della riforma attraverso i passaggi necessari da lei ricordati nei gruppi di lavoro, nel CSA, nel Parlamento europeo e poi nel Consiglio dei ministri, per avere rispetto a tante questioni importanti un'idea delle priorità che noi riteniamo fondamentale difendere per cambiare.
Da questo momento al 2020, infatti, la nostra agricoltura avrà bisogno di tanti cambiamenti e pertanto mi piacerebbe sapere quali elementi riteniamo imprescindibili per sviluppare e tutelare la nostra agricoltura italiana.

PRESIDENTE. Darei ora la parola all'onorevole Nola, ma sono costretto a imporre un limite di tempo.

ANTONIO CUOMO. Solo per sapere, quanti interventi mancano?

PRESIDENTE. Sette.

CARLO NOLA. Desidero limitare il mio intervento al tema dell'ippica e dell'UNIRE. Credo che ognuno di noi non possa che salutare con compiacimento l'intenzione di riordinare l'ente per riportarlo alla sua originaria funzione. Ciò è sicuramente un tema positivo.
Il tema sul quale vorrei però porre una domanda al Ministro è quello che affligge in questo momento soprattutto gli allevatori. Sono state ribadite, sia pur con metodologie diverse, le disponibilità di 150 milioni di euro di stanziamento all'UNIRE. Non sono in grado di quantificare il taglio rispetto alle aspettative, ma vorrei verificare che fine abbia fatto il piano triennale per le provvidenze agli allevamenti, che per la prima volta ha riconosciuto all'allevatore di cavalli la funzione di imprenditore.
Prima si parlava di provvidenze annuali; poi, nel 2009, è stato introdotto il piano delle provvidenze con cadenza triennale, con investimenti di 21 milioni e 25 milioni alla terza annualità. Gli allevatori temono che, a causa della carenza di risorse, esso venga azzerato, pur essendo


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la vera novità che ha permesso agli allevatori, nella veste di imprenditori, di programmare i propri investimenti.
Poiché è uno dei temi sollecitati in maniera prioritaria dagli allevatori, chiedo al Ministro se sia in grado, ora o in seguito, di farci avere questa notizia. Tale questione, infatti, è attualmente quella più scottante per gli allevatori.

FABIO RAINIERI. Sarò breve. Vorrei fare una considerazione ed eventualmente una proposta. Il Ministro nella sua relazione ha parlato della nuova politica agricola come una salvaguardia della qualità delle produzioni.
Sappiamo però purtroppo che fino ad oggi questo non è avvenuto, nel senso che la PAC non premia un Paese come il nostro, che ha produzioni qualitativamente elevate, e, come giustamente rilevato in un altro passaggio dal Ministro, bisogna cercare di fare in modo che questo avvenga in futuro con la nuova PAC.
Dobbiamo però stare attenti perché oggi in Italia pochi agricoltori prendono la stragrande quantità della PAC e purtroppo questo sistema premia non l'agricoltore vero, che produce e lavora la terra, ma i grandi proprietari terrieri.
Credo che questo sistema debba essere cambiato, altrimenti rischiamo che l'agricoltore non riesca a utilizzare in modo appropriato il premio PAC come contributo al reddito dell'azienda agricola, rischiando di chiudere l'attività in favore di chi ha grosse possibilità economiche e terreni e guadagna sulla PAC affittando a prezzi irrisori il terreno da altri agricoltori.
Proporrei, quindi, di costituire con il Ministero e alcuni membri della Commissione un gruppo di lavoro per portare una nostra proposta in sede europea, visto che i tempi non sono lunghissimi ma nemmeno ristretti, e ragionare insieme su come modificare questo nuovo regolamento per essere più vicini agli allevatori e agli agricoltori italiani.

ANTONIO CUOMO. Io intervengo di rado, ma credo che quella di oggi sia indubbiamente un'audizione importante perché avviene in un momento strategico del mondo dell'agricoltura, visto che il Ministro è reduce dall'incontro avuto a Bruxelles.
Mi aspetterei dal Ministro - che ho conosciuto nella veste di Governatore di una grande regione del nostro Paese, il Veneto, dove credo abbia ben operato, almeno analizzando i dati e leggendo quello che è successo nel nostro Paese - una proposta concreta di rilancio del mondo agricolo nella replica che farà o anche nei prossimi giorni.
Il Ministro ci ha presentato la situazione che ha visto e i dati, in riferimento ai quali desidero stimolarlo, perché da lui mi aspetto quanto ha fatto quando era Governatore. Se facesse ciò per il futuro, sarei fiducioso nel rilancio del settore agricolo del nostro Paese.
Credo dunque che nella replica, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, sia finalmente possibile porre mano ad una serie di piccole riforme, a cominciare dal mondo dell'ippica, della zootecnia e dell'ortofrutta, per dare un segnale di rilancio.
Tecnicamente sono il meno preparato, ma mi rendo conto che la politica ha anche il ruolo di stimolare e creare le condizioni per risolvere i problemi. Faccio un breve cenno storico, Ministro. Negli anni passati il Ministero dell'agricoltura era considerato dall'opinione pubblica, dai cittadini, dagli addetti ai lavori un Dicastero di serie A, per l'incidenza che aveva nell'economia del Paese e nella formazione del PIL.
Da qualche anno, forse dall'ultimo decennio, il Dicastero dell'agricoltura viene impropriamente considerato un Ministero di serie B. Ciò perché il nostro Paese è povero di materie prime, mentre agli occhi del mondo appare un grande Paese dell'industria della trasformazione, della creatività. Infatti, il made in Italy non è solo alimentare, ma comprende anche il modo di vivere e di vestire.
L'unico settore in cui probabilmente siamo i primi al mondo come materia prima è l'agricoltura laddove abbiamo dei


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prodotti eccellenti, di grande qualità, nonostante il declino della nostra forza politica nel settore. Infatti, grazie alla capacità autodidatta dei nostri produttori di stare sul territorio, riusciamo a mantenere questa forza e oggi i prodotti agroalimentari italiani sono ovunque i migliori del mondo; a Tokio, come a New York o a Los Angeles.
C'è un'unica proposta sensata che il Ministro deve cogliere nella sua replica al fine di rilanciare il settore. Poiché colgo le cose essenziali al di là del «politichese», credo l'onorevole Ranieri abbia fatto un'osservazione fondamentale che deve essere considerata dal Ministro. Si afferma infatti che ormai il mondo agricolo italiano, rispetto a quindici o venti anni fa, è nelle mani di pochissime persone e addirittura talvolta neanche più italiane e che è diminuita la forza lavoro italiana, motivo per cui il settore diviene meno forte.
Nel Mezzogiorno d'Italia decine di migliaia di lavoratori non sono più italiani. Questo intervento - ripeto - non è tecnico, ma vuole delineare una visione politica che stimoli, attraverso una struttura tecnica (potrebbero essere costituiti dei gruppi di lavoro per esaminare alcune particolari situazioni), il Ministro sollecitandolo con idee da tradurre in atti legislativi.
Sono favorevole a costituire all'interno della Commissione un gruppo di lavoro da affiancare ai tecnici del Ministero, per mettere in agenda da qui a qualche mese una serie di iniziative per potenziare il nostro lavoro e il settore agricolo all'esterno.
Invito il Ministro a recuperare quell'entusiasmo e quella capacità passionale che ha avuto, come Governatore della regione Veneto, all'interno del Consiglio dei ministri e come portavoce dell'agricoltura italiana a Bruxelles, perché è attraverso le battaglie politiche passionali che si raggiungono gli obiettivi.
Come è stato evidenziato dall'onorevole Ranieri, in Europa siamo sottostimati rispetto alle nostre potenzialità: diamo di più e otteniamo di meno. In una situazione di grande incertezza come quella che stiamo vivendo adesso un settore importante come quello agricolo va rispettato.
Consegno al Ministro questa mia riflessione politica, e mi aspetto dal Ministro uno scatto, uno scossone, perché auspichiamo che possa continuare a fare quanto ha già fatto nella sua attività politica in questo Paese nell'interesse della nostra agricoltura.

CORRADO CALLEGARI. Ringrazio il signor Ministro per averci dato una panoramica dei problemi che riguardano l'agricoltura. Vorrei soffermarmi brevemente sull'UNIRE, su cui continuo a nutrire le preoccupazioni da me già evidenziate in un'interrogazione fatta a suo tempo.
Mi risulta infatti che i fondi che erano stati previsti per gli allevamenti nel 2010 non siano stati erogati e che nel 2011 non siano previsti in nessun piano.
Nella relazione presentata si evidenzia il valore dei nostri cavalli, ma questo è il frutto di investimenti fatti precedentemente. Auspico dunque che nel rilancio indicato tra le righe - è infatti scritto che è il momento di rilanciare il settore - sia dato largo spazio a quanto evidenziato, visto che l'ente si chiama Unione nazionale incremento razze equine (UNIRE).
Comunico infine una notizia di cui, sicuramente, lei sarà già informato, ma forse non tutti conoscono: l'Irlanda ha recentemente realizzato un programma che prevede lo stanziamento di 450 milioni a favore degli allevamenti. Spero che in futuro il Ministro e l'ente dimostrino veramente interesse per i nostri allevamenti.

GIUSEPPINA SERVODIO. Due argomenti: UNIRE e PAC. Non dobbiamo sottovalutare che il passaggio sulla PAC sarà un passaggio difficile, perché è evidente che, essendo l'ultima spiaggia sulla quale si giocheranno le prospettive della politica in Europa, gli interessi e le differenze di cui gli Stati sono portatori peseranno sulla trattativa.
Il Ministro ci ha riportato una parte di questo dibattito svoltosi già ieri, per cui è


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evidente che, come anche gli altri colleghi hanno sottolineato, dobbiamo mettercela tutta per avere una posizione non solo unitaria, ma anche capace di portare il nostro mondo agricolo, a sua volta rappresentato da differenze territoriali, di culture e di rappresentanze, a ricercare un minimo comune denominatore.
In passato, alcuni governi e alcuni ministri si sono fatti portatori in Europa di questo o di quell'altro settore. Credo che invece abbiamo bisogno di andare uniti per cercare di fare innanzitutto sintesi delle differenze esistenti nel mondo agricolo italiano riguardo alle produzioni, ai territori, al grado di ammodernamento della nostra agricoltura. Noi non abbiamo un'agricoltura omogenea: abbiamo delle eccellenze, ma abbiamo anche un'esperienza che ci riporta a vecchi modelli agricoli.
Credo quindi, signor Ministro, che dobbiamo mettere subito a punto una strategia - a febbraio apriremo la discussione sulle mozioni presentate da ciascun gruppo sulla PAC - per tentare di tenere «gli stati generali» dell'agricoltura. La nostra forza, infatti, risiede nel ricercare e nel dimostrare all'Europa che l'agricoltura italiana è diversificata e che la differenziazione è un valore, atteso che in sede di Commissione europea il tema della diversificazione è da valorizzare e non da sconfiggere.
Da questo punto di vista, considero necessario trovare una modalità di dialogo e di confronto tra di noi, non solo in sede parlamentare, ma anche in sede di organizzazioni agricole, perché la battaglia per gli incentivi rapportati non alla grandezza del territorio, ma al comportamento e al valore aggiunto, sarà una battaglia difficilissima perché si scontra con gli interessi di altri Paesi dell'Unione europea.
Non vorrei quindi che alcune differenziazioni presenti nella rappresentazione di questo mondo possano pregiudicare un lavoro che deve essere unitario, se vogliamo veramente che si affermi il nostro modello agricolo, sul quale anche noi italiani dobbiamo riflettere per avviare una fase di riforma. Il codice agricolo è stato abbandonato, la sburocratizzazione si è fermata, la riforma degli enti non c'è.
Anche noi, Ministro, come dicevano alcuni colleghi, dobbiamo presentare la carta di identità sulla qualità dei nostri prodotti, e l'etichettatura ne è stata un esempio. La ringraziamo per l'intervista rilasciata in televisione questa mattina presto, che abbiamo apprezzato perché sintetizzava anche il nostro lavoro, il lavoro dell'opposizione.
Non dobbiamo però andare con la testa bassa rispetto al problema della mancata utilizzazione di tutti i fondi dell'Unione europea, anche perché penso che dobbiamo impegnare l'Europa a realizzare procedure che mirino più alla sostanza e alla difficoltà di procedere all'utilizzazione dei fondi stessi.
Anche la stessa Europa deve sburocratizzarsi rispetto a talune misure che rendono difficile l'utilizzazione sul territorio. Noi dobbiamo procedere a testa alta, signor Ministro, sapendo di dover fare la nostra parte, sburocratizzare questo mondo, affermare che il punto centrale è l'impresa agricola, l'agricoltura.
Da questo punto di vista, in questi mesi dobbiamo recuperare il tempo perduto, perché certe battaglie in Europa si vincono non solo quando si hanno gli obiettivi certi, ma anche quando si fanno alleanze all'interno della Comunità europea. Dobbiamo quindi capire con chi ci dobbiamo alleare affinché certi criteri possano passare. La nostra disponibilità c'è, e ci auguriamo di arrivare a una mozione comune sulla PAC, così come lo abbiamo fatto sullo scherma a cui lei faceva riferimento.
Per quanto riguarda l'UNIRE, siamo d'accordo sul rilancio dell'ippica, sulla valorizzazione del patrimonio equino, ma, se andiamo a leggere gli atti di tanti dibattiti parlamentari e in Commissione agricoltura, dell'UNIRE si parla da anni perché essa è in crisi da tantissimo tempo. Non vorrei che fosse proprio l'UNIRE l'ostacolo al rilancio dell'ippica e del patrimonio equino. Il problema risiede non in chi ha governato l'UNIRE, ma nel fatto che l'UNIRE abbia perso la sua missione principale,


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essendo nato per valorizzare il nostro patrimonio, per la ricerca, per l'ippica, ed essendosi poi trasformato in un'altra cosa. Apprezziamo la sua intenzione di voler portare al Consiglio dei ministri una proposta di ristrutturazione, forse di superamento, della logica dell'UNIRE attraverso le competenze regionali, attraverso un gioco più aperto e più liberale (nella relazione lei ha fatto riferimento ai privati). Non so se sarà necessario fare il solito riordino perché non abbiamo il coraggio di dire che dobbiamo superare la logica dell'ente UNIRE.
Quando nella penultima legge finanziaria è stato previsto il finanziamento di 150 milioni, ho sentito anche molti leghisti e molti rappresentanti dell'attuale maggioranza parlare dell'esigenza di essere più coraggiosi. Non si tratta di cambiare il commissario o di fare un organo di amministrazione più snello: si tratta di capire se quell'ente, creato per determinate ragioni tanti anni fa, oggi rappresenti ancora lo strumento per rilanciare l'ippica.
Sarei quindi un po' più coraggioso, signor Ministro, ma noi attendiamo la sua proposta legislativa, perché mi sembra di aver capito che lei intende presentarla in Consiglio dei ministri.
Questa volta non possiamo sbagliare e regalare 150 milioni per 2009 e il 2010 e altri 150 milioni per il 2011 senza capire quale sia il piano. Lo fanno i privati, lo ha fatto la FIAT e tante altre industrie, per cui non ho capito perché lo Stato non dovrebbe avere il coraggio di dire basta con certe forme di aiuti, che oggi diventano un peso, uno spreco, un utilizzo negativo dei fondi dei cittadini, se vogliamo raggiungere gli obiettivi che lei ha rappresentato e che condividiamo.

NICODEMO NAZZARENO OLIVERIO. Grazie, signor presidente, per questa occasione di audire il Ministro che ringraziamo perché in questo ultimo periodo la sua presenza in Commissione è più assidua.
Tanti sono stati i temi trattati nel corso dell'audizione a conferma del fatto che il settore da molto tempo è abbandonato. Da questo Governo, non solo per l'esperienza del Ministro Galan, l'agricoltura è stata sempre considerata la figlia di un dio minore. Mancano risorse come abbiamo sempre detto, ma manca soprattutto una politica agricola rivolta al futuro, che sappia coniugare la competitività con la produttività delle aziende, con la difesa dell'ambiente. Manca una politica vera per il ricambio generazionale: il fatto che nella relazione del Ministro venga disegnata un'agricoltura condotta da persone anziane è il quadro reale della situazione; ciò tuttavia ci deve imporre un'azione politica più forte a favore del ricambio generazionale.
I temi trattati sono state tanti, ma questo dipende proprio dal fatto che l'agricoltura è stata abbandonata da molto tempo.
Per quanto riguarda la posizione del Partito Democratico, noi abbiamo sempre lavorato costruttivamente; abbiamo dato il nostro contributo quando ci è stato richiesto e tentato sempre di valorizzare i nostri prodotti. Il voto favorevole sull'etichettatura era una carta di credito che volevamo dare, per far capire al Governo e al Ministro che, lavorando tutti insieme, potevamo esprimere una posizione unitaria più forte in Europa. Abbiamo appuntamenti importanti: il vicepresidente Zucchi ha citato quello del 14 febbraio. Noi siamo con l'Italia per dare più forza all'azione del Governo e per tentare in quell'occasione di dare una svolta sulla etichettatura dei prodotti.
I problemi qui emersi sono tanti, ma ne vorrei porre soltanto due. Il primo è l'UNIRE, di cui tutti hanno parlato. Forse è necessario, signor Ministro, convocare gli stati generali, che sono stati sempre promossi, ma mai convocati. Questi dovrebbero andare in tre direzioni diverse: la prima, verso una proposta legislativa che parta anche delle proposte fin qui avanzate; la seconda, verso la salvaguardia dei livelli occupazionali di quel settore; e la terza verso il miglioramento della razza equina, che in questa fase ancora tarda ad essere valorizzata.


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C'è bisogno inoltre di una Conferenza nazionale dell'agricoltura, che sappia portare una posizione unitaria dell'Italia sulla PAC, appuntamento importante a cui non possiamo presentarci separati, divisi, ognuno per proprio conto, perché questa è la svolta della politica italiana.
Chiederei quindi, signor presidente, di avviare una serie di audizioni sulla PAC, per condividere una posizione unitaria. Il Partito Democratico ha presentato una mozione, di cui il presidente Franceschini ha chiesto l'iscrizione nel calendario dei lavori di febbraio.
In attesa della discussione finale di questa mozione, vorrei chiedere dunque di avviare una serie di audizioni, invitando il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, tutte le parti sociali e tutti i soggetti della filiera affinché la posizione dell'Italia sulla PAC sia unitaria e comune, senza distinzioni tra centrosinistra e centrodestra.
Fin ad ora abbiamo dimostrato un grande senso di responsabilità, che vogliamo continuare a mettere in campo, ma vogliamo chiedere a lei, signor presidente, e a lei, signor Ministro, di dare maggiore disponibilità affinché sulla PAC si raggiunga una posizione condivisa da tutta la Commissione e da tutto il Parlamento italiano.
Dimostreremo con i fatti una grande attenzione e una grande disponibilità a individuare una posizione comune dell'Italia in Europa.

VIVIANA BECCALOSSI. Signor Ministro, sarò breve perché molte delle cose che sono state dette da chi mi ha preceduto sono assolutamente condivisibili proprio perché - riprendo quanto detto dal capogruppo del Partito democratico in Commissione - i problemi agricoli rimangono tali e non hanno colore politico.
Alcuni di questi giacciono da troppo tempo sul tavolo dei Ministri che si sono susseguiti (personalmente ne ho visti passare tanti) da Alemanno a Zaia, da Galan a Pecoraro Scanio, compreso De Castro.
La tematica dell'UNIRE, per non parlare dei nitrati, ha coinvolto tutti. Al termine di questa audizione, voteremo una mozione che mi auguro possa essere condivisa da tutti affinché si riaffermi il principio che è passato sull'etichettatura, cioè quello di posporre una visione politica di parte agli interessi di tutti, ovvero degli agricoltori.
Credo che l'opposizione abbia fatto un discorso estremamente responsabile, quello cioè di condividere parte delle responsabilità per quanto riguarda le future decisioni sull'agricoltura italiana. Infatti, sarebbe stato più facile aspettare e guardare ciò che fanno gli altri piuttosto che proporre di decidere insieme.
Come capogruppo del Popolo della Libertà, mi sento di proporre al Ministro di condividere questa scelta a partire dall'indizione della Conferenza nazionale dell'agricoltura, tematica di cui aveva cominciato a parlare il Ministro Alemanno, seguito poi dal Ministro Zaia. Tuttavia, essa non si è mai tenuta o per mancanza di tempo, o perché nel frattempo era caduto il Governo, o perché le organizzazioni agricole non erano d'accordo. Esse, infatti, non sempre sono unitarie nella visione delle cose non per ragioni di merito, ma perché a volte è più comodo distinguersi piuttosto che allinearsi.
Ritengo che una Conferenza nazionale sull'agricoltura oggi potrebbe essere assolutamente di attualità, scegliendo di mettere all'ordine del giorno non venti temi, ma uno, due o al massimo tre tematiche, sulle quali ciascuno si assuma la responsabilità di scegliere una strada che possa essere unanimemente condivisa, affinché l'Italia e quindi il Ministro siano più forti nel difendere le posizioni del nostro sistema agricolo in Europa, trovando necessariamente alleanze con altri Paesi simili al nostro.
L'unica strada percorribile è andare con una posizione unitaria del nostro Paese prima e, poi, trovare alleanze nuove o vecchie a Bruxelles, perché non prevalga la burocrazia.
Spesso leggo di alleanze politiche europee che sembrano organizzate da tempo, ma dopo qualche anno, trascorso occupandomi di agricoltura, ho invece l'impressione


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che chi vince sempre non è l'asse franco-tedesco o la Spagna con la Francia, ma è la burocrazia europea, che nel corso degli ultimi anni e in particolare, signor Ministro, con riguardo all'agricoltura, ha raggiunto un punto di distanza massimo tra la realtà delle cose e ciò che è dovuto.
Un esempio chiaro e sotto i nostri occhi è la questione dell'etichettatura: quando circa un anno e mezzo fa si è cominciato a parlare di una legge sull'etichettatura nel nostro Paese i tecnocrati europei tuonavano dicendo che non potevamo permetterci di legiferare in materia perché l'Europa non era pronta.
A distanza di qualche mese, il Commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori ha cominciato a cambiare parere, dicendo che forse l'Italia era due anni avanti rispetto agli altri Paesi. Credo quindi che sia venuto il momento che la politica faccia un passo avanti su tematiche importanti.
Più avanti si andrà a parlare di nitrati, e forse anche su questo troveremo una condivisione, ma dobbiamo smettere di accusarci a vicenda sugli errori di chi ci ha preceduto, perché credo non ci sia nessun Ministro che non abbia sbagliato; qualcuno in buona fede, qualcuno in cattiva fede, qualcuno perché era debole a Bruxelles, qualcuno perché era debole nel suo Governo, qualcuno perché era candidato alle europee mentre era Ministro e voleva ottenere consensi subito, qualcuno perché parlava a lungo termine.
Credo che nessuno, in ogni schieramento politico, sia immune da questo tipo di errori, ma nel frattempo il mondo agricolo ha pagato. A lui è stato chiesto di non più di coltivare i campi per produrre alimenti a uso umano e animale, ma di rispettare norme igienico-sanitarie prima ignorate e norme ambientali prima sconosciute. Una norma come quella dei nitrati grida vendetta, perché sappiamo che l'inquinamento da nitrati non è esclusivamente attribuibile alle colpe degli agricoltori, ma spesso è colpa di sindaci che non hanno investito su altre materie.
Non entro nel merito perché l'avete già fatto tutti, ma sull'UNIRE ho un'opinione personale, prima che politica, molto tranchant forse dovuta al fatto che sono bresciana. Se fosse stato un ente regionale della Lombardia, avrei già chiuso l'UNIRE perché fa acqua da tutte le parti, perché non ho ancora capito come e dove siano stati spesi i 100 milioni di euro stanziati recentemente, perché francamente mi dà fastidio un ente che dichiara di vivere solo di scommesse, salvo poi scoprire che le scommesse negli ultimi anni sono scese dell'80 per cento e che tutti gli ippodromi, sia redditizi, sia non redditizi, venivano considerati nello stesso modo.
Mi fa piacere che il nuovo commissario abbia adottato criteri che nessun altro aveva avuto il coraggio di adottare, ma mi domando: per quanto tempo dovremo avere a che fare con i Commissari dell'UNIRE? Per quanto tempo questi enti saranno commissariati?
Mi fa piacere che il Governo voglia presentare una proposta di legge e, ancor di più, che si voglia distinguere la questione vera, ossia l'allevamento dei cavalli, da quella che a me poco interessa, ossia le scommesse. Mi sento quindi di condividere assolutamente la proposta del Ministro.
Concludendo, credo che la tematica che stia più a cuore a tutti sia la questione delle risorse della PAC, perché è l'ossigeno che noi diamo ai nostri agricoltori per poter sopravvivere. Il dato più importante che ci ha fornito il Ministro nella sua relazione è che noi pesiamo per il 12 per cento a livello di PIL agricolo, ma ci viene corrisposto solo il 10 per cento in termini di risorse, a fronte del 13 per cento che noi diamo all'Europa, un po' come avviene per la formazione professionale.
Ritengo che l'obiettivo sia non ridurre assolutamente le risorse in materia agricola, perché - la diossina in Germania ne è ancora un esempio - gli agricoltori hanno un ruolo sempre più importante nel nostro continente. Non è più solo quello di produrre alimenti da portare in tavola: essi, infatti, si occupano del paesaggio, producono energia e si occupano soprattutto dell'ambiente.


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Proprio per queste ragioni, la voce di spesa nel bilancio europeo agricoltura, a mio avviso, nonostante quanto per la prima volta disse il rappresentante del Governo inglese, non deve essere assolutamente diminuita.
Ringrazio pertanto il Ministro per la relazione interessante e credo che dovrebbe cogliere ciò che da più parti è stato evidenziato: la disponibilità di parlare in maniera concreta dei reali problemi dell'agricoltura italiana.

PRESIDENTE. Questa Commissione nelle prossime settimane discuterà di UNIRE, come sollecitato anche dal collega Brandolini, di PAC, come sollecitato da più colleghi, quindi coglieremo anche le indicazioni che il Ministro vorrà fornirci come ulteriore elemento per i nostri approfondimenti nei prossimi giorni.
Sull'UNIRE voglio soltanto fare una riflessione che è totalmente in linea con le cose che tutti hanno detto, Ministro compreso. L'UNIRE viene considerato una sorta di carrozzone di inefficienze, di inadempienze, talvolta anche per i trascorsi clientelari, di risorse e spese non sempre giustificate.
Considero utile quindi modulare un intervento costruendo un'agenzia o una struttura snella, capace di garantire lo spettacolo, lo sport, in un quadro magari di sollecitazioni sulla formazione e sulla qualificazione degli operatori.
Emerge la necessità di un riordino di questo sistema, Ministro, e non possiamo non cogliere con particolare piacere l'indicazione secondo cui il Governo è al lavoro per realizzare un disegno di legge più che auspicato.
Do quindi la parola al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, per la replica.

GIANCARLO GALAN, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Sarò particolarmente breve nella mia replica. Dico subito che mi dispiace che qualcuno abbia ravvisato come elemento caratteristico, tipico del mio intervento, una certa noiosità, un torpore; anche perché il torpore proprio non c'è ed è difficile imputare ciò a un Ministro che in sei mesi qualche cosa, sia pur piccola, ha fatto.
Dell'esistenza del problema della Federconsorzi nessuno si era accorto: lo ha tirato fuori il sottoscritto e sono andato a vedermi gli atti. La crisi dell'UNIRE non è dell'anno scorso o di tre anni fa. Vorrei sapere cosa è stato fatto in dieci, dodici anni di costante, perverso declino di quell'ente; quali sono state le azioni intraprese dalla destra, dalla sinistra, da Pecoraro, da Alemanno.
Sarò quindi anche stato causa del vostro torpore, ma magari qualche minuto di riposo può esserci, anche perché vi assicuro che di riposo ce n'è stato poco.
Sarà anche vero che sulla PAC non c'è una posizione unitaria e che non abbiamo elaborato documenti comuni, ma sapete dirmi quale Paese in Europa abbia scoperto le sue carte e abbia detto quale PAC vuole? Nessuno, come è giusto che sia: mai vista una trattativa in cui uno si gioca immediatamente tutto quello che ha, mai vista una trattativa in cui ci si dichiara apertamente.
Noi abbiamo fatto alcune cose e io ho dichiarato pubblicamente che l'Italia non approverà mai una PAC che preveda il criterio dell'estensione della superficie, neanche se questo dovesse essere diluito in venti anni. L'attuale Ministro non farà quello che troppi ministri nel passato hanno fatto, ad esempio, con i nitrati, perché si sapeva già allora che sarebbe stata una tragedia per l'Italia. Lo stesso fu quando sono state approvate le nuove norme sulla pesca nel 2006 o quando si sono accettate quelle quote latte, perché tanto le nuove norme entrano in vigore fra sei anni e chi se ne frega: fra sei anni chissà chi sarà il Ministro!
Ecco, questo è stato lo schema di ragionamento dell'Italia in tutti gli anni passati a Bruxelles, ma non è più così: non so se possa andarvi bene o male, ma non è più così.
Credo che dovremo fare un lavoro importante per la PAC, ma io prima di scendere nei particolari vorrei che avessimo la sicurezza di un punto sul quale


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non è stata fatta alcuna chiarezza e sul quale non è stata chiesta chiarezza da nessuno: a quanto ammonterà la prossima PAC?
I Ministri di Italia, Francia, Inghilterra (che non paga tutto come sapete) e Spagna quanto metteranno nella prossima politica agricola comune? Elaboreremo questo e dopo affronteremo la questione di come ce lo distribuiremo nello Stato e dopo vengono le questioni più rilevanti.
Io -, e mi rivolgo al professor Pepe, all'onorevole Cuomo e all'onorevole Delfino - che avete posto il problema del torpore in modo più gradevole di altri, mi sto facendo un'idea dei mali dell'agricoltura italiana, e occorrerà discutere come sia possibile che in Italia noi distribuiamo la PAC a 1 milione 600 mila aventi diritto. Va bene questo? La PAC è fatta per aiutare l'agricoltura o per aiutare chi possiede un campo? Se il ministro dell'agricoltura comperasse 1 o 2 ettari di terreno, avrebbe diritto alla PAC?
Non ho una risposta, sto cominciando ad affrontare il tema. Si discute giustamente di certi grandi percettori di finanziamenti europei, quasi che la soluzione fosse quella di porre un limite in alto al contributo, ma è giusto? Se vogliamo dare un po' di lavoro in più ai commercialisti, basterà dividere l'impresa in due e si rientrerà nel limite. Questa sarebbe l'unica conseguenza.
Pongo un'altra domanda. È giusto svolgere pratiche per percepire un contributo PAC di 101 euro in Italia? Abbiamo il coraggio di affrontare tale questione e di dire che almeno dobbiamo obbligare gli agricoltori a consorziarsi fra di loro? Facciamo battaglie contro la burocrazia, ma poi ci vanno bene i moduli, gli esami, i questionari, e le pratiche per ottenere 101 euro. È questa una cifra che cambia qualcosa nella vita? Queste sono le domande che ci dovremmo porre.
Credo che sia stupefacente assistere a un settore in cui uno dei fattori produttivi - la terra - costa sempre di più perché è diventata oggetto di speculazione, perché il suo valore non ha più alcun nesso con il reddito che produce, mentre il reddito degli agricoltori - che è il vero, principale problema dell'agricoltura italiana - continua a calare e cala più che altrove: è possibile un'eresia di questo genere, una bestemmia economica come un bene che produce sempre meno, ma costa sempre di più? Ma dove si è visto? Che quantità di impresa c'è in una situazione di questo genere?
Occorre mettere più impresa nell'agricoltura, anche se riconosco che il settore agricolo ha fatto i maggiori passi verso un'effettiva realizzazione di un'impresa agricola. Bisogna proseguire.
Tutte queste sono domande importanti sulle quali non ho un'idea precisa, ma mi accorgo che qualcosa non funziona, che il problema fondamentale è quello di un'agricoltura che non produce reddito per l'agricoltura: produce probabilmente utile per un investitore, produce probabilmente sicurezza per i capitali che nella terra vengono investiti, ma non produce reddito per l'agricoltore. Allora, mi spiegate come volete convincere i giovani a restare in agricoltura quando sanno già che da essa non proviene reddito?
Questi sono temi sui quali non ho una posizione anche perché è molto difficile definire chi è agricoltore davvero: non sono questioni semplici. Chiunque abbia un minimo di visione più ampia si accorge però che nel settore non servono le riforme, non servono i piccoli interventi, non serve una correzione: serve una rivoluzione, una controriforma, una nuova riforma agraria, qualcosa che ci porti al livello di altri Paesi europei.
Abbiamo un prezzo da pagare, che deriva dalle dimensioni minime della nostra proprietà agricola, con tutte le conseguenze che da ciò derivano. Occorrerà trovare un rimedio attraverso un grande dibattito che non so se porterà a una soluzione unitaria (per altro, non ho mai visto in Europa delegazioni di Paesi che si presentano separate). Anche se dopo litigano, e fanno le filiere all'interno della filiera, i francesi non si presentano certo in tre o in quattro, divisi, a rappresentare il loro Paese. Le alleanze sono già fatte sulla base degli interessi. In un'Europa che


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punta alla qualità si schierano da questa parte italiani, francesi, spagnoli, portoghesi; dall'altra ci sono Polonia, Paesi del nord, Inghilterra.
Le alleanze sono già fatte, si sta lavorando per affinarle, per arrivare a quello che fra qualche mese sarà un documento comune.
Per discutere di questo, che è davvero l'essenza, il futuro, perché io sicuramente nel 2020 non sarò Ministro dell'agricoltura. Auguro a voi di essere ancora qui perché già sarebbe un buon segno, ma mi preoccupo di quello che accadrà fra dieci anni. E non è un ragionamento troppe volte usato in questo settore il dire: non importa di chi ci sarà domani, intanto prendiamo il consenso e diamo un po' di PAC a tutti.
Onorevole Cuomo, questo è un Ministero non di serie A, ma di serie A1 se potessi usare questa definizione, ma lo abbiamo distrutto. Ho contribuito anch'io a distruggerlo, lo ammetto, perché quel referendum per il quale mi sono battuto è stato disastroso, perché abbiamo perso pezzi. Non esistono altri Paesi in cui la zootecnia e la sicurezza sono devolute a un altro Ministero, in cui l'agroalimentare è competenza totale di un altro Ministero. Non esiste! E vi dico che durante il viaggio per arrivare dalla mia Venezia a Roma c'è stato anche chi ha tentato di portare via pure le foreste, così dal MIPAF si passava al MIPA.
Probabilmente, non è stato un bene devolvere tutta la materia agricola alle regioni, perché un potere di coordinamento doveva essere mantenuto: non è possibile che si rischi costantemente, ogni anno, a prescindere dal ministro, dall'assessore e dal presidente della regione, di perdere finanziamenti europei perché non c'è la possibilità di un coordinamento, di un vaso comune a livello nazionale.
Quello lo stiamo pagando, così come stiamo pagando probabilmente anche tanti altri conti per colpa nostra.
Credo che sia un Ministero di serie A1, se non altro per un motivo: tutto quello che mangiamo lo produce l'agricoltura. Quando sono arrivato mi sono accorto che dell'agricoltura non importava niente a nessuno, nessuno ne parlava e dovevo litigare con Tremonti per avere un articolo sul giornale, che pure di occasioni ne offre (questo non è elegantissimo).
La realtà è che mi è stato risposto che il settore dell'agricoltura vale il 2 per cento del PIL. Ci rimasi male e andai a leggere, ma è vero: vale poco più del 2 per cento. Se però ci aggiungiamo tutta la trasformazione, tutto l'agroalimentare, i dati sono totalmente diversi, per cui è un Ministero di serie A1. Tuttavia, noi dobbiamo lavorare per farcelo rientrare a pieno titolo. In fondo, anche le grandi squadre, tranne - ahimè - l'Inter, hanno vissuto l'onta di una retrocessione.
Noi ce la siamo data, adesso dobbiamo batterci non per giocare in serie A dove già giochiamo, ma per vincere lo scudetto (gli interisti mi perdoneranno!).

PRESIDENTE. Nel ringraziare il Ministro Galan, dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16.

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