Il CPA (Comprehensive Peace Agreement), siglato tra l’SPLM (Sudan People’s Liberation Movement) e il Governo del Sudan nel 2005, aveva messo fine ad una guerra civile tra il nord e il sud del paese durata 22 anni e costata oltre milioni di morti. Il pacchetto di accordi comprendeva anche la fissazione di un referendum sull’indipendenza della regione del sud e un referendum sull’indipendenza di Abyei che, a causa del perdurare del conflitto, non è stato indetto.
Il referendum del 9-15 gennaio 2011 ha decretato l’indipendenza del Sud Sudan con il voto favorevole della quasi totalità dei votanti. Il fatto però che le due parti non abbiano ancora risolto definitivamente la questione dei confini, e la difficoltà ad attuare gli accordi sulla spartizione dei proventi del petrolio impedisce il ristabilimento della pace e ostacola il processo di riconciliazione e di stabilizzazione delle istituzioni.
Grazie all’intermediazione dell’Unione africana, il 4 agosto 2012 è stato raggiunto un accordo sulla spartizione delle rendite petrolifere, seguito da un’ulteriore round di incontri negoziali. Nonostante i progressi determinati da questi colloqui, restano dissensi su molte questioni che determinano la mancata applicazione dell’accordo. La produzione di greggio sud sudanese, che necessita del transito attraverso gli oleodotti sudanesi fino al Mar Rosso per la sua commercializzazione, non è ancora ripresa.
L’indipendenza del Sud Sudan e gli scontri tra nord e sud hanno messo in secondo piano l’altro fronte di crisi sudanese, il Darfur, anche se la situazione rimane sempre critica, soprattutto dal punto di vista umanitario. Non a caso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione 2063 del 2012 fino al 31 luglio 2013, ha esteso il mandato di UNAMID, la missione ONU/Unione Africana in Darfur che ha il compito principale di proteggere la popolazione civile.
La guerra civile tra il governo del Sudan e alcuni gruppi di miliziani, da un lato, e altri gruppi militari ribelli dall’altro, raggiunse il suo culmine nel 2003. L’accordo del 2006, importante pietra miliare del processo di pace, non ha posto fine al conflitto, non essendo stato firmato da tutti i gruppi di ribelli. In molte parti del Darfur si registrano ancora scontri tra le forze governative, le milizie filo governative e i movimenti armati che si pongono al di fuori del processo di pace, con devastanti conseguenze sulla popolazione civile.