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Speciale Provvedimenti

Agricoltura, caccia e pesca
Commissione: XIII Agricoltura
Agricoltura, caccia e pesca
Agricoltura sociale
informazioni aggiornate a domenica, 9 agosto 2015

E' stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'8 settembre 2015, la legge n. 114 del 18 agosto 2015, che contiene norme in materia di agricoltura sociale.

Il provvedimento era stato approvato in via definitiva in terza lettura in sede legislativa il 5 agosto scorso dalla Camera (A.C. 303 e abb.-B), dopo essere stato approvato in prima lettura dall'Assemblea di questo ramo del Parlamento il 15 luglio 2014 (A.C. 303 in T.U. con le proposte di legge A.C.760, A. C. 903, A.C. 1019, A.C. 1020) e approvato con modificazioni dall'Assemblea del Senato in seconda lettura l'8 luglio 2015 (A.S. S.1568 che ha assorbito l'A.S.205).

L'agricoltura sociale nel quadro europeo e nelle norme regionali

In assenza di riferimenti normativi specifici, le attività di agricoltura sociale si sono sviluppate per l'affermarsi di forme di collaborazione tra agricoltori e mondo del sociale.
Il fenomeno ha trovato una prima sommaria definizione nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale attivati con il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che, con la nuova programmazione dei Fondi europei, trova nell' Accordo di partenariato la definizione degli obiettivi strategici e le azioni da realizzare 2014-2020. Le risorse europee assegnate a tale Fondo ammontano complessivamente a circa 10 miliardi e 430 milioni (ai quali va ad aggiungersi una corrispondente quota di cofinanziamento nazionale) e risultano, in parte, assegnate a misure di inclusione sociale e riduzione del divario economico e sociale delle zone rurali, interessando direttamente le attività di agricoltura sociale.
Nonostante ciò, manca a livello europeo una definizione di agricoltura sociale tant'è che il 12 dicembre 2012 il Comitato economico e sociale europeo ha espresso un parere chiedendo che la Commissione europea intraprendenda un'iniziativa normativa al riguardo, considerata la diffusione del fenomeno nei principali Paesi europei e la necessità di fornire criteri omogenei per favorire lo sviluppo del settore.

In Italia, prima della legge n. 141/2015, che ora interviene quale normativa statale quadro sulla materia, numerose regioni hanno introdotto specifiche norme per regolare tale attività. Si tratta, in particolare,

  • la legge della regione Toscana 26 febbraio 2010, n.24, recante disposizioni in materia di agricoltura sociale;
  • la legge della regione Marche del 14 novembre 2011, n.21, recante disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell'azienda agricola e diversificazione in agricoltura;
  • la legge della regione Abruzzo 6 luglio 2011, n.18, recante disposizioni in materia di agricoltura sociale;
  • la legge della regione Campania n.5 del 30 marzo 2012, recante norme in materia di agricoltura sociale e disciplina delle fattorie e degli orti sociali;
  • la legge della regione Liguria 21 novembre 2013 n.36, recante disposizioni in materia di agricoltura sociale;
  • la legge della regione Veneto 28 giugno 2013, n.14, recante disposizioni in materia di agricoltura sociale.

Tali provvedimenti normativi recano un quadro disomogeneo in ordine ai requisiti soggettivi ed oggettivi necessari per svolgere l'attività di agricoltura sociale, e mettevano in risalto la necessità, pur nel rispetto delle competenze regionali in materia, di una norma quadro statale in materia che delineasse i principi fondamentali dell'attività.

Documenti e risorse WEB
Il contenuto della legge n. 141/2015 in materia di agricoltura sociale

Già dalla scorsa Legislatura la Commissione agricoltura della Camera si era occupata della tematica relativa all'agricoltura sociale, ravvisando un vuoto legislativo in materia sul versante europeo e nazionale. Al fine di meglio approfondire i diversi aspetti legati allo svolgimento di tale attività, aveva svolto un'indagine conoscitiva in forma seminariale approvando un documento conclusivo nel quale sono state approndite le diverse realtà già operanti nel settore e le esigenze di inquadramento normativo ai fini di un'implementazione della capacità di crescita del settore.
La Commissione aveva, quindi, iniziato l'esame di talune proposte di legge presentate in materia; la conclusione della Legislatura non ha consentito l'ulteriore prosieguo dell'iter legislativo.
All'inizio della Legislatura in corso, la XIII Commissione della Camera ha deciso di proseguire il cammino intrapreso inserendo in calendario una serie di proposte di legge presentate in materia, alcune delle quali aventi un contenuto equivalente a quello che era stato il lavoro già svolto.

Dopo l'esame istruttorio in Commissione, il 15 luglio 2014 l'Assemblea della Camera ha approvato in prima lettura la proposta di legge in materia di agricoltura sociale (A.C. 303 in testo unificato con le proposte di legge A.C.760, A. C. 903, A.C. 1019, A.C. 1020 ). Il provvedimento è stato poi approvato con modificazioni dall'Assemblea del Senato l'8 luglio 2015 (A.S. S.1568 che ha assorbito l'A.S.205). Il testo è stato poi approvato in via definitiva in XIII Commissione agricoltura della Camera in sede legislativa il 5 agosto scorso (A.C. 303 e abb.-B).



La multifunzionalità e la definizione di attività connesse

Come è noto, la nozione di imprenditore agricolo è andata nel corso degli anni definendosi in un'accezione più ampia rispetto a quella tradizionale, legata alla coltivazione dei campi ed all'allevamento del bestiame.
L'articolo 2135 del codice civile, come modificato dal decreto legislativo n.228/2001, che ha recato norme per l'orientamento e l'ammodernamento dell'agricoltura, definisce come attività connesse a quella agricola quelle esercitate dall'agricoltore, dirette:

  • alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali;
  • alla fornitura di beni e servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità.

Con tale nuova definizione nuove forme di attività - seppur con i limiti individuati di volta in volta dai regolamenti che hanno delimitato il campo di applicazione, declinando il termine prevalente in specifici limiti, considerata l'applicazione alle attività connesse della normativa fiscale speciale applicabile all'agricoltore - sono entrate a far parte del mondo agricolo. L'imprenditore del settore è tale anche se svolge attività di trasformazione dei prodotti, di corretta gestione del territorio e di ricezione ed ospitalità, attraverso l'attività di agriturismo.

La legge n. 141/2015 in materia di agricoltura sociale arrichisce tale panorama, inserendo ulteriori forme di attività definite di agricoltura sociale che, secondo l'articolo 2,  si sostanziano:

  • nelle attività dirette all'inserimento socio lavorativo di lavoratori con disabilità e di lavoratori svantaggiati.
Il testo fa riferimento ai lavoratori con disabilità e di lavoratori svantaggiati, definiti ai sensi dell'articolo 2, numeri 3) e 4), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del TFUE.
Viene, inoltre, richiamato l' art. 4 della legge n.381/1991, legge di disciplina delle cooperative sociali, che definisce persone svantaggiate, gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all'esterno. Nelle cooperative sociali le persone svantaggiate devono costituire almeno il trenta per cento dei lavoratori della cooperativa e, compatibilmente con il loro stato soggettivo, essere socie della cooperativa stessa.
Si richiamano inoltre i minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale.
  • nelle prestazioni ed attività sociali e di servizio, volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili alla collettività locale, svolte attraverso l'utilizzazione delle risorse materiali ed immateriali dell'agricoltura;

  • nelle prestazioni di servizi di affincamento e supporto a terapie mediche psicologiche e riabilitative per il miglioramento delle condizioni di salute e delle capacità sociali, emotive e cognitivi dei soggetti beneficiari delle prestazioni;

  • nei progetti finalizzati all'educazione ambientale ed alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio, anche attraverso l'organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali le iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.
Si demanda ad un Decreto del MipAAF da adottarsi previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti Stato-Regioni e Province autonome e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, la definizione dei requisiti minimi e le modalità delle sopra citate attività.

Salvo
che per l' inserimento socio-lavorativo dei soggetti svantaggiati, tutte le altre attività di agricoltura sociale sono definite, dal citato articolo 2, come attività connesse all'attività agricola ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile.

Quanto ai soggetti legittimati a svolgere tale attività, il Legislatore, facendo seguito anche a quanto emerso nel corso dell'indagine conoscitiva, ha voluto mantenere ferma la centralità dell'agricoltura tenendo, altresì, in considerazione anche altre realtà consolidate nel tempo ed espressione della cooperazione sociale.

Al riguardo, la legge prevede (articolo 2) che, oltre all'imprenditore agricolo, possono svolgere le attività  sopra menzionate anche le cooperative sociali disciplinate dalla legge 381 del 1991, purchè:

  • il fatturato derivante dall'esercizio delle attività agricole svolte sia prevalente;
  • o, nel caso in cui lo stesso fatturato sia superiore al 30 per cento di quello complessivo, le medesime cooperative sono considerate operatori di agricoltura sociale in misura corrispondente al fatturato agricolo.

Resta, comunque, che le attività di agricoltura sociale possano essere svolte in associazione con:

  • le stesse cooperative sociali di cui alla L. n. 381/1991;
  • con le imprese sociali di cui al D.L.gs 155/2006;
  • con le associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale di cui alla L. n.383/2000;
  • nonché con i soggetti pubblici, con gli organismi che operano nel mondo della cooperazione, con le organizzazioni di volontariato, con le fondazioni, con gli enti di patronato e con altri soggetti privati elencati dall'art. 1, co.5, della L. n.328/2000.

Viene, quindi, previsto (articolo 3) che le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano - nell'ambito delle proprie attribuzioni, secondo la precisazione introdotta al Senato - adeguano, qualora necessario, le proprie disposizioni in materia al fine di consentire il riconoscimento degli operatori dell'agricoltura sociale presso gli  enti preposti alla gestione dei servizi prima elencati.

In base alle linee guida che saranno elaborate dall'Osservatorio sull'agricoltura sociale (istituito, senza la previsione di nuovi oneri e con l'utilizzo delle risorse umane e strumentali già disponibili, presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e costituito da rappresentanti delle amministrazioni dello Stato competenti - agricoltura, lavoro e politiche sociali, istruzione, università e ricerca, salute e giustizia- delle regioni e province autonome, dalle organizzazioni professionali agricole, delle reti nazionali di agricoltura sociale, delle organizzazioni del terzo settore, delle associazioni di promozione sociale e della cooperazione) i soggetti competenti per il riconoscimento sono chiamati a monitorare e valutare i servizi e le prestazioni svolte (articolo 7).

    Gli interventi di sostegno

    Il testo dispone che mantengono il requisito della ruralità i fabbricati o le porzioni di fabbricati rurali esistenti nel fondo, destinati all'esercizio dell'agricoltura sociale (articolo 5). Le regioni possono promuovere il recupero del patrimonio edilizio esistente ad uso degli imprenditori agricoli ai fini delle attività di agricoltura sociale. Viene, a tal fine, richiesto il rispetto delle specifiche caratteristiche tipologiche ed architettoniche nonché delle caratteristiche paesaggistico-ambientali dei luoghi.

    L'articolo 6 reca poi taluni interventi di sostegno, che si sostanziano:

    • nella facoltà per le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche ed ospedaliere, di inserire come criteri di priorità per l'assegnazione delle gare di fornitura, la provenienza dei prodotti agroalimentari da operatori di agricoltura sociale;
    • per i comuni, nella previsione di specifiche misure di valorizzazione dei prodotti in esame nel commercio su aree pubbliche;
    • per gli enti pubblici territoriali e non, di prevedere criteri di priorità per favorire l'insediamento e lo sviluppo delle attività in esame nell'ambito delle procedure di alienazione e locazione dei terreni pubblici agricoli;
    • per gli enti pubblici territoriali, di poter dare in concessione a titolo gratuito anche agli operatori dell'agricoltura sociale i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata.

    Viene inoltre previsto che, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e con il Ministro del lavoro, previa intesa in sede di Conferenza permanente Stato regioni e province autonome, siano definiti i criteri ed i requisiti per l'accesso ad ulteriori agevolazioni ed interventi di sostegno, nell'ambito delle risorse previste a legislazione vigente.

    Infine, possono essere riconosciute organizzazioni di produttori (OP) per i prodotti dell'agricoltura sociale (articolo 4).