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Difesa e Forze armate
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La missione UNIFIL in Libano
informazioni aggiornate a martedì, 7 novembre 2017

L'Italia partecipa alla missione UNIFIL in Libano con 1.100 unità di personale militare, 298 mezzi terrestri e 6 unità aeree.
La partecipazione italiana alla missione è stata da ultimo prorogata, fino al 31 dicembre 2017, dalla deliberazione del Consiglio dei ministri del 14 gennaio 2017, concernente la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali ed alle iniziative di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. Con le risoluzioni 6/00290 e 6/00292 di identico contenuto dell'8 marzo 2017 la Camera ha approvato le autorizzazioni e le proroghe delle missioni internazionali deliberate dal Consiglio dei ministri il 14 gennaio 2017, confermando sia gli importi che il numero di personale impegnato.

La prima fase di UNIFIL

Il 14 marzo 1978, dopo un nuovo attacco in territorio israeliano ad opera di un commando palestinese, le forze armate di Israele hanno invaso il Libano, occupandone la parte meridionale dove si trovavano le postazioni da cui partivano gli attacchi. Il successivo 19 marzo, il Consiglio di sicurezza dell'ONU, in seguito alle proteste del Governo libanese, ha approvato le risoluzioni 425 e 426, con le quali ha invitato Israele alla cessazione delle azioni militari ed al ritiro delle truppe ed ha deliberato contemporaneamente l'immediata costituzione di una forza di interposizione nel Libano meridionale, al confine con Israele. È, stata, così, costituita la missione UNIFIL (United Nations Interim Force In Lebanon) con il compito di verificare il ritiro delle truppe israeliane, di ristabilire la pace e la sicurezza internazionale, nonché di assistere il Governo del Libano a ripristinare la sua effettiva autorità nella zona.
La partecipazione italiana alla missione è iniziata nel luglio 1979, con uno squadrone di elicotteri dell'Esercito, dotato di 4 velivoli e costituito da circa 50 militari, con compiti di ricognizione, ricerca e soccorso, trasporto sanitario e collegamento.
Dopo la nuova invasione israeliana del Libano, nel giugno 1982, che giunse quasi fino a Beirut, le attività di UNIFIL sono rimaste relegate dietro le linee israeliane, limitandosi a fornire protezione e assistenza umanitaria alla popolazione locale. Nel 1985, Israele ha proceduto ad un parziale ritiro, mantenendo, il controllo del Libano meridionale.
Nei quindici anni successivi sono proseguite le ostilità tra Israele e le forze ausiliarie, da un lato, e le milizie sciite filosiriane di Hezbollah, dall'altro lato, mentre UNIFIL ha continuato a svolgere, anche se parzialmente, il proprio compito, adoperandosi per limitare il conflitto e per proteggere la popolazione
dell'area. Il mandato della missione è rimasto infatti invariato, attraverso i rinnovi semestrali decisi dal Consiglio di sicurezza ONU.
A seguito del ritiro totale delle truppe israeliane, avvenuto tra maggio e giugno del 2000, UNIFIL ha svolto un importante ruolo nella fase di transizione, per il pattugliamento (insieme alle forze armate libanesi) e lo sminamento dell'area liberata, per la definizione della linea di confine (linea blu) e per l'assistenza ai libanesi che avevano fatto parte delle milizie filoisraeliane.
A partire dal 2000 la missione ha operato avvalendosi anche dell'assistenza degli osservatori militari della missione UNTSO (United Nations Truce Supervision Organization), istituita nel maggio 1948 per assistere il Mediatore delle Nazioni Unite e la Commissione per la tregua nella supervisione della tregua in Palestina. Al termine di questa fase la consistenza del contingente impegnato era ridotta a circa 2.000 unità (giugno 2006).

La nuova UNIFIL

A seguito di una offensiva missilistica di Hezbollah in territorio israeliano e dell'uccisione di alcuni soldati israeliani e la cattura di altri, nel luglio 2006, si è aperta una nuova fase del conflitto, durata 34 giorni, durante la quale Israele ha lanciato un'offensiva in territorio libanese ed ha imposto il blocco aeronavale sul Paese, mentre Hezbollah ha risposto con una intensa attività di guerriglia e con il lancio di razzi che hanno raggiunto anche città ritenute sicure come Nazareth, Haifa e Tiberiade. Le forze militari libanesi non sono intervenute nel conflitto.
L'11 agosto 2006 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, all'unanimità, la risoluzione n. 1701, che, tra l'altro, ha invitato alla completa cessazione delle ostilità (sia di ogni attacco da parte di Hezbollah sia di tutte le operazioni militari offensive da parte di Israele) ed ha previsto, a tregua avvenuta, il dispiegamento congiunto delle forze libanesi e di UNIFIL (il cui contingente è stato incrementato fino a un massimo di 15.000 unità) nel Libano meridionale, nonché il contestuale ritiro di Israele dalla regione. Il nuovo dispiegamento di UNIFIL, cui hanno contribuito in modo consistente e determinante l'Italia e la Francia, è stato avviato dopo il cessate il fuoco iniziato il 14 agosto. Nella guerra sono morti più di 1.100 libanesi, mentre oltre un milione sono stati costretti a lasciare le loro case. Sono stati danneggiati 150 ponti, 60.000 unità abitative, di cui almeno 15.000 completamente rase al suolo.
La risoluzione ha ridefinito i compiti di UNIFIL ed ha previsto la costruzione di una fascia di sicurezza a sud del fiume Litani, nella quale la missione, insieme all'esercito libanese, esercita una azione "cuscinetto" per prevenire la ripresa delle ostilità. La risoluzione impegna il Governo libanese "a sorvegliare i propri confini in modo da impedire l'ingresso illegale in Libano di armamenti e materiali connessi", e tutti gli Stati ad adoperarsi affinché armamenti, materiali bellici e assistenza tecnico-militare siano forniti "solo su autorizzazione del Governo libanese o dell'UNIFIL". Tra i nuovi compiti di UNIFIL vi sono anche quelli di monitorare l'effettiva cessazione delle ostilità, di "mettere in atto i provvedimenti che impongono il disarmo dei gruppi armati in Libano", nonché di prestare la propria assistenza per contribuire ad assicurare l'accesso umanitario alle popolazioni civili e il volontario e sicuro ritorno delle persone sfollate. UNIFIL è inoltre autorizzata a resistere a tentativi volti ad impedire ad essa con la forza l'esecuzione dei suoi compiti, e a proteggere il personale, i locali, le installazioni e il materiale delle Nazioni Unite, nonché gli operatori umanitari e i civili "esposti a una minaccia imminente di violenza fisica".
Lo scorso 30 agosto 2017 il Consiglio di Sicurezza ha approvato all'unanimità la risoluzione n. 2373 con la quale è stata disposta la proroga della missione UNIFIL fino al 31 agosto 2018. In relazione al rinnovo del mandato della missione Onu in Libano, l'ambasciatore Sebastiano Cardi, rappresentante permanente al Palazzo di Vetro, ha dichiarato che 'Italia è orgogliosa di essere membro di Unifil, una missione il cui eccellente lavoro è dovuto alla qualità, alla dedizione e al coraggio delle truppe fornite da 41 paesi contributori, tra i quali l'Italia figura ai primi posti". L'ambasciatore ha poi affermato "l'esigenza di mantenere separati i compiti che - secondo la risoluzione 1701 - competono al governo e ai peacekeeper. "Si tratta di responsabilità molto diverse, che vanno preservate come tali per assicurare la piena operatività di Unifil e per proteggere le prerogative sovrane delle autorità libanesi". "È importante che il CdS abbia seguito la sua lunga tradizione di unità e di consenso su Unifil - ha detto Cardi - Il sostegno di lunga durata che il Consiglio ha riposto sulla missione fin dalla sua nascita, e ancor più dal 2006, è un elemento fondamentale, ed e' fondamentale che sia mantenuto".

Il contributo italiano alla missione

Attualmente l'Italia partecipa alla missione UNIFIL con 1.100 unità di personale militare. La partecipazione italiana alla missione è stata da ultimo prorogata, fino al 31 dicembre 2017, dalla deliberazione del Consiglio dei ministri del 14 gennaio 2017, concernente la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali ed alle iniziative di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. Con le risoluzioni 6/00290 e 6/00292 di identico contenuto dell'8 marzo 2017 la Camera ha approvato le autorizzazioni e le proroghe delle missioni internazionali deliberate dal Consiglio dei ministri il 14 gennaio 2017, confermando sia gli importi che il numero di personale impegnato.

Per quanto concerne la composizione degli assetti secondo la scheda n. 12 allegata alla richiamata deliberazione fa espresso riferimento a 298 mezzi terrestri e 6 unità aeree.


L'Italia è il maggiore contributore di truppe di Unifil insieme all'Indonesia e ha fornito alla missione tre dei suoi ultimi cinque comandanti: I generali Claudio Graziano, Paolo Serra e Luciano Portolano.

Il Generale di Brigata dell'Esercito Rodolfo Sganga, dal 18 ottobre 2017 è al comando del Settore Ovest di UNIFIL (United Nation Interim Force in Lebanon - SW) e della Joint Task Force italiana in Libano (JTF-L), principalmente composta da militari della Brigata Folgore, di stanza in Livorno.

Il contributo italiano alla missione si estende anche alla componente navale di UNIFIL (Maritime Task Force), per il controllo delle acque prospicienti il territorio libanese richiesto dal Department of Peacekeeping Operations delle Nazioni Unite. Personale militare italiano è altresì impegnato nell'ambito dell'International Support Group for Lebanon (ISG), inaugurato a New York il 25 settembre 2013 alla presenza del Segretario generale delle Nazioni Unite. La costituzione dell'ISG consegue ad un appello del Consiglio di sicurezza per un forte e coordinato sostegno internazionale inteso ad assistere il Libano nei settori in cui esso è più colpito dalla crisi siriana, compresi l'assistenza ai rifugiati e alle comunità ospitanti, il sostegno strutturale e finanziario al governo, il rafforzamento delle capacità delle forze armate libanesi, chiamate a sostenere uno sforzo senza precedenti per mantenere la sicurezza e la stabilità, sia all'interno del territorio sia lungo il confine siriano e la Blue Line.


Nel dettaglio, nella Task Force sono presenti i seguenti assetti nazionali:

  • il Comando del Settore Ovest (SW) di UNIFIL (HQ) stanziato nella base "Millevoi" in Shama;
  • il Centro Amministrativo d'Intendenza (C.A.I.) di stanza nella base di Shama, il cui direttore Colonnello Giuseppe Tempesta dirige e coordina, nel rispetto degli obiettivi fissati dal comandante del contingenteda cui dipende, le attività logistico-amministrative del complesso di unità organiche alle quali il CentroAmministrativo d'Intendenza è di supporto. Il direttore del C.A.I. esercita i poteri di spesa nei limiti deifondi assegnati per la realizzazione di ciascun programma ed espleta la funzione di comandantedell'organismo logistico-amministrativo diretto;
  • una Task Force di manovra (ITALBATT), dislocata presso la base di Al Mansouri e siti operativiavanzati), su base Reggimento "Lancieri di Montebello" (8°) di stanza a Roma (UD) al comando delColonnello Massimo Crocco Barisano Colizza, composta da assetti del proprio Gruppo Squadroni,e dal 1° Battaglione "Assietta" del 1° Reggimento "Granatieri di Sardegna". ITALBATT contribuiscecon i Battle Groups delle altre nazioni al controllo della Blue Line e del territorio del sud del Libano inassistenza alle forze armate libanesi. Gli assetti di ITALBATT sono dotati di veicoli blindati, VTLM Lince e Blindo armata Centauro;
  • un Gruppo supporto d'aderenza (Combat Service Support Battalion - CSS BN dislocato presso la basedi Shama), su base Reggimento Logistico "Aosta" di Palermo, al comando del Colonnello Santo Saitta. Il CSS BN garantisce il sostegno logistico al settore ovest attraverso le proprie componenti trasporti,rifornimenti, mantenimento, assetti sanitari, nuclei di disinfezione e specialisti NBC;
  • un Battaglione di supporto alle attività operative (Combat Support Battalion - CS BN dislocato presso la base di Shama) al comando del Tenente Colonnello Massimiliano Berni, che garantisce il supportodiretto al settore ovest attraverso le unità tecnico – specialistiche fornite dal 11° Reggimento GenioGuastatori di Foggia, dal 2° Reggimento Trasmissioni di Bolzano e dal Reparto Comando eSupporti Tattici "Granatieri di Sardegna" di Roma;
  • un'unità di riserva (Sector Mobile Reserve – SMR - dislocata presso la base di Shama), costituita da uno squadrone esplorante del Reggimento "Lancieri di Montebello" (8°) di stanza a Roma, alcomando del Capitano Giancarlo Giacomozzi, dotata di VTLM Lince e Blindo Armata Centauro. Inoltre fanno parte del Contingente Nazionale una componente di Polizia Militare dell'Arma dei Carabinieri (dislocata presso la base di Shama).

Nell'ambito del Sector West, operano unità di Armenia, Brunei, Estonia, Finlandia, Ghana, Georgia, Irlanda, Malesia, Repubblica di Corea, Serbia, Slovenia, e Tanzania. La componente dell'aviazione dell'Esercito (Task Force "ITALAIR") su base 2° Reggimento AVES "Sirio" di stanza a Lamezia Terme al comando del Colonnello Giuliano Innecco, costituita da elicotteri AB-212, con compiti d'evacuazione sanitaria, ricognizione, ricerca, soccorso e collegamento, ha base a Naqoura, alle dipendenze dal comandante di UNIFIL. La JMOU, assetto nazionale, alle dipendenze dirette del National Contingent Commander di Naqoura. Tra gli assetti presenti, presso Naqoura, anche il Military Community Outreach Unit (MCOU) a leadership
28°reggimento Comunicazioni Operative "Pavia". Presso il Dipartimento per le Operazioni di Mantenimento della Pace (Department of Peacekeeping
Operations - DPKO) dell'ONU a New York, su decisione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, è stata istituita una Cellula di Direzione Strategica (Military Strategic Cell - MSC) della Missione UNIFIL con il compito di fornire le linee guida e la direzione strategico militare al responsabile della componente militare di UNIFIL.


(fonte:https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/UNIFIL/Pagine/ContributoNazionale.aspx)

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