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Le trivellazioni
informazioni aggiornate a mercoledì, 17 febbraio 2016

Il decreto-legge cd. "sblocca-Italia" (D.L. n. 133/2014) e la legge di stabilità 2015 hanno introdotto alcune norme finalizzate a rilanciare la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi in Italia. Le norme in questione - sulla cui legittimità costituzionale alcune regioni hanno sollevato ricorso presso la Corte costituzionale, e sulle quali è stata anche avanzata richiesta di referendum abrogativo - sono state modificate con la legge di stabilità 2016.

Il rilancio della produzione nazionale di idrocarbuti: lo "sblocca-Italia"e la legge di stabilità 2015. L'intervento correttivo della legge di stabilità 2016

Il decreto-legge 133/2014 è intervenuto su vari aspetti della disciplina della coltivazione, prospezione e ricerca di idrocarburi, con la finalità esplicita di una valorizzazione delle risorse energetiche nazionali (si richiama, in particolare, l'articolo 38 del citato D.L.).

Le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale sono state definite dal D.L. n. 133 come attività di interesse strategico, di pubblica utilità, urgenti e indifferibili.

Un'ulteriore modifica è stata l'inserimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi effettuate sulla terraferma tra i progetti di competenza statale sottoposti a procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA); tali attività - prima del D.L. n. 133/2014, erano di competenza delle regioni e delle province autonome.

Il D.L. n. 133 ha inoltre stabilito nuovi principi per il conferimento di titoli minerari, in modo da semplificare e ridurre i tempi necessari per il rilascio dei titoli abilitativi per la ricerca e la produzione di idrocarburi, prevedendo il rilascio di un titolo concessorio unico, accordato con decreto MiSE, a seguito di un procedimento unico svolto nel termine di centottanta giorni.

La legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190/2014, art. 1, comma 552) è poi intervenuta sulle competenze autorizzatorie dello Stato, da esercitarsi d'intesa con le regioni interessate, per determinati interventi qualificati strategici in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia (art. 57, comma 2, del D.L. n. 5/2012). Si tratta di materie di competenza legislativa concorrente tra lo Stato e le regioni, nelle quali l'avocazione allo Stato di specifiche funzioni amministrative - e della relativa disciplina normativa - sono realizzabili, per consolidata giurisprudenza costituzionale, ove la disciplina statale che opera tale avocazione preveda una intesa con la singola regione interessata.

L'articolo 57, comma 2, del D.L. n. 5/2012, nella sua formulazione originaria, ha disposto, per gli «interventi strategici» quali quelli inerenti gli stabilimenti di lavorazione e di stoccaggio, nonche' i depositi costieri di oli minerali, i depositi di carburante per aviazione siti all'interno del sedime aeroportuale, i depositi di stoccaggio di oli minerali, gli oleodotti, nonche' gli impianti per l'estrazione di energia geotermica, il rilascio dell'autorizzazione da parte del Ministero dello sviluppo economico (MISE), di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e trasporti (MIT), limitatamente agli impianti industriali strategici e relative infrastrutture, disciplinati dall'articolo 52 del Codice della Navigazione, d'intesa con le Regioni interessate.

La legge di stabilità 2015 ha esteso la competenza autorizzatoria del MISE, da esercitarsi d'intesa con la regione interessata, alle opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazione, disponendo contestualmente che, nel caso di mancato raggiungimento dell'intesa si provvedesse :

  • ai sensi di una procedura (art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239/2004), che contempla l'intervento sostitutivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri con la partecipazione della regione interessata (e senza intesa con essa)
  • nonchè, con le modalità più partecipative (che contemplano una intesa in via preliminare) tra Stato e regioni, di cui all'art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241/1990 (nuovo comma 3-bis dell'articolo 57 del D.L. n. 5/2012).

Sugli interventi in questione (articolo 38 del D.L. n.133/2014 e comma 3-bis nell'articolo 57 del D.L. n. 5/2012 introdotto dal comma 552 della legge di stabilità 2015) sono stati sollevati ricorsi innanzi alla Corte Costituzionale vertenti sui profili di legittimità da parte di alcune regioni (si vedano, in particolare, il ricorso della regione Marche n. 39 del 6 marzo 2015, della regione Lombardia n. 6 del 15 gennaio 2015, e della regione Campania n. 13 del 21 gennaio 2015).

Sulle richiamate disposizioni, inoltre, sul finire del 2015, i Consigli regionali delle Regioni Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise, hanno avanzato richiesta di referendum popolare abrogativo. In particolare, sono stati presentati sei distinti quesiti riguardanti alcuni frammenti di disposizioni del D.L.  n. 133/2014 (articolo 38), del D.L. n. 5/2012 (comma 3-bis dell'articolo 57), e della legge n. 239/2004 (comma 8-bis dell'articolo 1).

La legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015, articolo 1, comma 240-242) è successivamente intervenuta sulla normativa sulla quale è stato sollevato il contenzioso e richiesta di referendum abrogativo, apportandovi una serie di modifiche, che determinano:

  • l'eliminazione del carattere strategico, di indifferibilità e urgenza delle c.d. attività upstream, riconoscendo alle stesse il solo carattere di pubblica utilità, che costituisce uno dei requisiti per l'emanazione del decreto di esproprio (modifica del comma 1 dell'art. 38 del D.L. 133/2014 );
  • l'abrogazione della norma  che prevede l'emanazione, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di un piano delle aree in cui sono consentite le c.d. attività upstream (abrogazione del comma 1-bis del medesimo art. 38);
  • la previsione che le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi sono svolte con le modalità di cui alla legge n. 9/1991, o a seguito del rilascio di un titolo concessorio unico (modifica del comma 5 del medesimo art.38). Le attività continuano a svolgersi sulla base di un programma generale dei lavori articolato in una prima fase di ricerca della durata di sei anni la quale però non è più prorogabile come invece previsto dalla legislazione previgente. Alla fase di ricerca segue la fase di coltivazione della durata di 30 anni, fatto salvo l'anticipato esaurimento del giacimento. Viene soppressa la previsione che consente la prorogabilità della durata della fase di coltivazione per una o più volte per un periodo di 10 anni in caso di adempimento degli obblighi concessori e di coltivabilità, come invece disponeva la legislazione previgente;
  • la soppressione, per le infrastrutture energetiche strategiche, in caso di mancato raggiungimento delle intese con le Regioni, del richiamo al potere sostitutivo della Presidenza del Consiglio da esercitarsi (senza intesa con le regioni) ai sensi del comma 8-bis dell'articolo 1 della legge n. 239/2004.
  • la limitazione dell'ambito di intervento del predetto potere sostitutivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri (esercitabile senza intesa con le regioni).

Si segnala che la legge di stabilità 2016 è intervenuta anche sul divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in alcune zone di mare (vale a dire all'interno del perimetro delle aree marine e costiere protette e nelle zone di mare poste entro 12 miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette). La legge ha soppresso le disposizioni contenute nel secondo e nel terzo periodo del  comma 17 dell'art. 6 del D.Lgs. 152/2006, che consentivano una serie di deroghe al divieto, anch'esse oggetto di richiesta di quesito referendario abrogativo. La legge di stabilità ha confermato solo la parte della disposizione che fa salvi i titoli abilitativi già rilasciati specificando però che essi operino per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

In ragione delle modifiche apportate dalla legge di stabilità 2016, l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, con ordinanza emessa il 7 gennaio 2016, ha dichiarato che non hanno più corso le operazioni concernenti cinque delle sei richieste di referendum popolare presentate.

L'unico quesito referendario che prosegue l'iter è quello relativo al divieto di attività di prospezione e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro dodici miglia marine, finalizzato all'abrogazione del sopra citato articolo 6, comma 17, terzo periodo, del D.Lgs. 152/2006, come modificato dalla legge di stabilità 2016 (articolo 1, comma 239), limitatamente alle seguenti parole  "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale" (denominazione: divieto di attività di prospezione e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro dodici miglia marine. Esenzione da tale divieto per i titoli abilitativi già rilasciati. Abrogazione della previsione che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento).

Il quesito è stato riformulato dall'Ufficio centrale della Corte di Cassazione, nel modo sopra esposto, ed è stato dichiarato ammissibile dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 17/2016.

Con D.P.R. del 15 febbraio 2016 il referendum popolare è stato indetto per il 17 aprile 2016.

In un recente comunicato del 5 febbraio 2016, il MISE ha informato del rigetto di tutte le istanze di permesso di ricerca e concessione di coltivazione di idrocarburi - tra cui Ombrina mare - in virtù delle modifiche alla disciplina apportate dalla Legge di Stabilità 2016.
Nel dettaglio, sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse Anno LX- N.1 del 31 gennaio 2016 sono stati pubblicati in estratto i 27 provvedimenti di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi ricadenti nelle aree precluse a nuove attività. Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate. Le 18 istanze parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente.

Infine, si ricorda che, in accordo con la Strategia energetica nazionale, il D.L. n. 133/2014  introduce, nelle attività di ricerca o coltivazione di idrocarburi rilasciate dallo Stato il divieto della ricerca e dell'estrazione di shale gas e shale oil e il rilascio dei relativi titoli minerari.

Il cd. collegato ambientale (legge n. 122/2015, articolo 70, lettera l)) tra i criteri di delega al Governo per l'introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA), include infine quello di ritenere precluse le attività di stoccaggio di gas naturale in acquiferi profondi.

Documenti e risorse WEB
Vedi anche
Titoli minerari vigenti in Italia

Sul sito istituzionale del Ministero dello sviluppo economico è fornito l'elenco completo dei titoli minerari vigenti alla data del 31 dicembre 2015.

Secondo tali dati, risultano vigenti sul territorio italiano:

per gli idrocarburi

  • n. 83 permessi di ricerca in terraferma  per complessivi 23.161,79 Kmq. In Sicilia sono vigenti n. 7 permessi per complessivi 4501,18 Kmq
  • n. 24 permessi di ricerca nel sottofondo marino per complessivi 8.110,66 Kmq.
  • n. 119 concessioni di coltivazione nella terraferma per complessivi 8.455,12 Kmq. In Sicilia sono vigenti n. 14 concessioni di coltivazione per complessivi 596,85 Kmq.
  • n. 69 concessioni di coltivazione nel sottofondo marino per complessivi 9150,19 Kmq
  • n. 15 concessioni di stoccaggio nella terraferma per complessivi 933,34 Kmq

Le Regioni con il maggior numero di titoli minerari in terraferma, per la maggior parte inattivi e in attesa di autorizzazioni, sono Emilia Romagna, Lombardia e Basilicata.

per le risorse geotermiche

  • n. 43 permessi di ricerca di risorse geotermiche in terraferma per complessivi 3681,93 Kmq
  •  n. 11 concessioni coltivazione di risorse geotermiche in terraferma per complessivi 638,34 Kmq

In Sicilia, per la sola terraferma, in virtù dello statuto speciale della regione, la competenza normativa e amministrativa relativa ai titoli minerari è completamente autonoma. I dati riportati sono stati forniti al MISE dal competente ufficio regionale.

Qui le FAQ  sulle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi e le FAQ sullo stoccaggio di gas naturale disponibili sul sito del Ministero dello sviluppo economico.

Attività parlamentare

In data 6 agosto 2014, le Commissioni riunite VIII Ambiente e X Attività produttive della Camera hanno approvato una risoluzione (8-00074 risultante dal testo unificato delle risoluzioni 7-00034 Mariastella Bianchi e 7-00086 Cominelli) nella quale tra l'altro si impegna il Governo

  • a valutare le linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale ai fini del divieto entro le 12 miglia delle attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare;
  • a non mettere a rischio e a non pregiudicare, neanche potenzialmente, lo stato delle aree di reperimento di parchi costieri e marini e di aree marine protette così come definite dall'articolo 31 della legge n. 979/82, e dagli articoli 34 e 36 della legge 394/91, nonché i beni individuati ai sensi delle leggi n. 184/77, n. 77/2006 e n. 689/1994;
  • a prevedere la sospensione delle attività in zone di elevato rischio sismico, vulcanico, tettonico, così come indicato da indagini scientifiche, preventive di supporto effettuate dagli enti di ricerca INGV, ISPRA e CNR, nonché a prevedere il blocco del rilascio di autorizzazioni in zone di particolare ripopolamento ittico, così come opportunamente indicato da indagini scientifiche preventive di supporto effettuate dagli enti di ricerca INGV, ISPRA e CNR, prevedendo altresì adeguate compensazioni economiche nel caso di danni arrecati agli stock ittici esistenti;
  • ad adottare le necessarie iniziative volte a una revisione del sistema delle autorizzazioni per le trivellazioni prevedendo il coinvolgimento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare anche redigendo apposite griglie di valutazione in grado di recepire in modo oggettivo specifici punti di criticità quali ad esempio la presenza di falde acquifere o elevati rischi sismici e rilevanti fragilità geologiche dei territori interessati dall'ipotesi di ricerca, esplorazione e coltivazione di idrocarburi, supportate dal contributo delle analisi di ISPRA, INGV e CNR, così come il coinvolgimento degli enti locali e una maggiore trasparenza e pubblicizzazione dei risultati;
  • a incrementare per le nuove concessioni di coltivazione le aliquote delle royalty fino al 50 per cento rispetto a quelle attualmente vigenti in funzione della produttività degli impianti, anche per individuare misure compensative a favore delle comunità rivierasche o comunque interessate, mutuando schemi quali quello dell'articolo 16 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1;
  • a verificare la sussistenza dei requisiti economici e tecnici delle società titolari di permessi di ricerca in modo da garantire efficienza tecnica, sicurezza e pieno rispetto di tutte le prescrizioni e dei vincoli stabiliti dalle autorità competenti: non solo degli obblighi – stabiliti dal Ministero dello sviluppo economico – per la gestione degli impianti e la sicurezza mineraria – ma anche, in particolare, dei vincoli disposti dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dagli enti locali per gli aspetti di compatibilità ambientale nella realizzazione e gestione di impianti e pozzi, tenuto conto delle tecniche e delle conoscenze più avanzate per il «buon governo» dei giacimenti;
  • ad assumere ogni iniziativa, anche normativa, volta a prevedere il divieto della tecnica della fratturazione idraulica, dando così seguito alla Risoluzione 8-00012 approvata il 18 settembre 2013 dalla Commissione VIII della Camera, che ha impegnato il Governo a escludere proprio l'utilizzo della fratturazione idraulica nel territorio italiano;
  • a prevedere in maniera chiara ed univoca che il parere degli enti locali sulle installazioni da assoggettare a VIA sia acquisito e vagliato nell'ambito dello stesso procedimento di VIA al fine di assicurare la previsione e la conseguente valutazione del parere degli enti locali in relazione alle istanze di rilascio di titoli minerari.