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Temi dell'attività parlamentare

Operazione Triton
informazioni aggiornate a giovedì, 12 marzo 2015

Il 1° novembre 2014 Frontex, l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne, ha avviato l'operazione congiunta Triton, diretta al supporto dell'Italia per la gestione dei flussi migratori che attraversano il Mediterraneo centrale. La Commissione europea ha garantito il proseguimento dell'operazione almeno fino a tutto il 2015.

 

Triton ha sostituito la missione "Mare nostrum" avviata dal Governo italiano il 14 ottobre 2013, all'indomani dei primi naufragi al largo delle coste di Lampedusa di imbarcazioni di migranti con centinaia di vittime. Mare nostrum è consistita in un'operazione militare ed umanitaria volta al rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare utilizzando diversi mezzi navali ed aerei, anche delle Forze armate. Il dispositivo navale predisposto ha operato contestualmente sia in attività di assistenza umanitaria sia di sicurezza marittima. Le persone soccorse e messe in salvo dall'inizio di Mare nostrum in un anno di attività sono state più di 91 mila. Sono state rinvenute 499 persone decedute e 1.800 sono quelle che risultano essere disperse. Inoltre, sono stati arrestati oltre 728 scafisti (Comitato parlamentare Schenge, Audizione del ministro dell'interno, 19 novembre 2014). Il Ministro della difesa Pinotti ha quantificato i costi dell'operazione in 9,3 milioni di euro al mese, di cui 7 per il funzionamento e la manutenzione dei mezzi e 2,3 per gli oneri relativi alle indennità del personale (Camera dei deputati, seduta del 23 luglio 2014). Si tratta di cifre medie, che tengono conto del maggiore o minore flusso di migranti, legate quindi alle condizioni meteorologiche ed al numero di assetti navali e aerei che conseguentemente è stato necessario impiegare di volta in volta. Il Ministro ha precisato che tale onere è stato sostenuto in toto dall'amministrazione della difesa sui capitoli del bilancio ordinario.

 

La Commissione europea ha più volte precisato che la nuova missione congiunta di Frontex presenta caratteri ben diversi dell'operazione italiana Mare nostrum: l'obiettivo principale di Triton non è la ricerca e il salvataggio delle imbarcazioni dei migranti in pericolo bensì la sorveglianza delle frontiere esterne dell'Unione europea; inoltre, rispetto alle attività di Mare nostrum (che si si sono spinte fino al mare aperto ai fini del salvataggio delle imbarcazioni dei migranti in difficoltà), il raggio d'azione di Triton è sensibilmente arretrato (non oltre le trenta miglia). La Commissione europea ha tuttavia aggiunto che ove necessario le squadre impegnate nelle attività di Triton non si sottrarranno agli obblighi del diritto internazionale e di quello europeo, intervenendo ove necessario, in soccorso dei migranti in pericolo di vita.

Il bilancio mensile dell'operazione è stimato a circa 3 milioni di euro. Allo stato partecipano all'operazione congiunta 21 Stati membri, mettendo a disposizione risorse umane (65 agenti distaccati) e mezzi tecnici (12 mezzi: due aeromobili ad ala fissa, un elicottero, due navi di pattuglia in mare aperto, sei navi di pattuglia costiera, una motovedetta. A supporto dell'attività di pattugliamento, vengono impiegati cinque joint debriefing team per lo svolgimento delle interviste ai migranti sui luoghi di sbarco e due screening team per i primi accertamenti sulla nazionalità dei migranti.

Secondo l'Agenzia dall'inizio dell'operazione sono tratte in salvo circa 22 mila persone.

Il Ministro dell'interno Alfano, in occasione della sua audizione dinanzi al Comitato parlamentare Schengen, ha fornito alcuni dettagli tecnici dell'operazione Triton (19 novembre 2014).

Per quanto riguarda l'area interessata, l'operazione si dispiega nel Mediterraneo centrale e nello Jonio. La sua area operativa oltre al canale di Sicilia, comprende nel quadrante est la parte ionica della Calabria, estendendosi parzialmente anche alla Puglia, mentre nel settore ovest abbraccia la Sardegna meridionale.

La linea di pattugliamento si attesta per gli assetti marittimi a circa 30-40 miglia dalle isole di Lampedusa e Malta. Il dispositivo aereo, invece, si spinge sino al limite dell'intera area operativa.

Per quanto riguarda l'Italia, il nostro Paese ha messo a disposizione un aereo della Guardia di finanza, un pattugliatore d'altura della Marina militare con elicottero a bordo e due pattugliatori costieri, rispettivamente della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza.

Per l'espletamento del mandato l'agenzia si avvarrà del Centro di coordinamento internazionale istituito a Pratica di Mare, presso il comando aeronavale della Guardia di finanza, dove saranno distaccati i rappresentanti della stessa agenzia e di tutti i Paesi partecipanti.

Nell'ambito delle disponibilità complessive offerte dagli Stati, la scelta degli assetti aeronavali da impiegare è stata demandata a Frontex, le cui determinazioni operative rimangono ovviamente vincolate al budget europeo a disposizione.

Gli assetti forniti da Malta provvedono anche alla distruzione delle imbarcazioni lasciate alla deriva dopo il salvataggio dei migranti, che, oltre a costituire un rischio per la navigazione, potrebbero essere recuperate dalle stesse organizzazioni criminali e riutilizzate per successivi viaggi.

Nel Consiglio di ministri dell'interno dell'UE di Varsavia del 13 luglio 2017 si è, in particolare, convenuto di rivedere l'operazione Triton istituendo un gruppo di lavoro per identificare ed elaborare gli aspetti da rivedere nell'operazione.

Il 1° novembre 2014 Frontex, l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne, ha avviato l'operazione congiunta Triton, diretta al supporto dell'Italia per la gestione dei flussi migratori che attraversano il Mediterraneo centrale. La Commissione europea ha garantito il proseguimento dell'operazione almeno fino a tutto il 2015.

 

Triton ha sostituito la missione "Mare nostrum" avviata dal Governo italiano il 14 ottobre 2013, all'indomani dei primi naufragi al largo delle coste di Lampedusa di imbarcazioni di migranti con centinaia di vittime. Mare nostrum è consistita in un'operazione militare ed umanitaria volta al rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare utilizzando diversi mezzi navali ed aerei, anche delle Forze armate. Il dispositivo navale predisposto ha operato contestualmente sia in attività di assistenza umanitaria sia di sicurezza marittima. Le persone soccorse e messe in salvo dall'inizio di Mare nostrum in un anno di attività sono state più di 91 mila. Sono state rinvenute 499 persone decedute e 1.800 sono quelle che risultano essere disperse. Inoltre, sono stati arrestati oltre 728 scafisti (Comitato parlamentare Schenge, Audizione del ministro dell'interno, 19 novembre 2014). Il Ministro della difesa Pinotti ha quantificato i costi dell'operazione in 9,3 milioni di euro al mese, di cui 7 per il funzionamento e la manutenzione dei mezzi e 2,3 per gli oneri relativi alle indennità del personale (Camera dei deputati, seduta del 23 luglio 2014). Si tratta di cifre medie, che tengono conto del maggiore o minore flusso di migranti, legate quindi alle condizioni meteorologiche ed al numero di assetti navali e aerei che conseguentemente è stato necessario impiegare di volta in volta. Il Ministro ha precisato che tale onere è stato sostenuto in toto dall'amministrazione della difesa sui capitoli del bilancio ordinario.

 

La Commissione europea ha più volte precisato che la nuova missione congiunta di Frontex presenta caratteri ben diversi dell'operazione italiana Mare nostrum: l'obiettivo principale di Triton non è la ricerca e il salvataggio delle imbarcazioni dei migranti in pericolo bensì la sorveglianza delle frontiere esterne dell'Unione europea; inoltre, rispetto alle attività di Mare nostrum (che si si sono spinte fino al mare aperto ai fini del salvataggio delle imbarcazioni dei migranti in difficoltà), il raggio d'azione di Triton è sensibilmente arretrato (non oltre le trenta miglia). La Commissione europea ha tuttavia aggiunto che ove necessario le squadre impegnate nelle attività di Triton non si sottrarranno agli obblighi del diritto internazionale e di quello europeo, intervenendo ove necessario, in soccorso dei migranti in pericolo di vita.

Il bilancio mensile dell'operazione è stimato a circa 3 milioni di euro. Allo stato partecipano all'operazione congiunta 21 Stati membri, mettendo a disposizione risorse umane (65 agenti distaccati) e mezzi tecnici (12 mezzi: due aeromobili ad ala fissa, un elicottero, due navi di pattuglia in mare aperto, sei navi di pattuglia costiera, una motovedetta. A supporto dell'attività di pattugliamento, vengono impiegati cinque joint debriefing team per lo svolgimento delle interviste ai migranti sui luoghi di sbarco e due screening team per i primi accertamenti sulla nazionalità dei migranti.

Secondo l'Agenzia dall'inizio dell'operazione sono tratte in salvo circa 22 mila persone.

Il Ministro dell'interno Alfano, in occasione della sua audizione dinanzi al Comitato parlamentare Schengen, ha fornito alcuni dettagli tecnici dell'operazione Triton (19 novembre 2014).

Per quanto riguarda l'area interessata, l'operazione si dispiega nel Mediterraneo centrale e nello Jonio. La sua area operativa oltre al canale di Sicilia, comprende nel quadrante est la parte ionica della Calabria, estendendosi parzialmente anche alla Puglia, mentre nel settore ovest abbraccia la Sardegna meridionale.

La linea di pattugliamento si attesta per gli assetti marittimi a circa 30-40 miglia dalle isole di Lampedusa e Malta. Il dispositivo aereo, invece, si spinge sino al limite dell'intera area operativa.

Per quanto riguarda l'Italia, il nostro Paese ha messo a disposizione un aereo della Guardia di finanza, un pattugliatore d'altura della Marina militare con elicottero a bordo e due pattugliatori costieri, rispettivamente della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza.

Per l'espletamento del mandato l'agenzia si avvarrà del Centro di coordinamento internazionale istituito a Pratica di Mare, presso il comando aeronavale della Guardia di finanza, dove saranno distaccati i rappresentanti della stessa agenzia e di tutti i Paesi partecipanti.

Nell'ambito delle disponibilità complessive offerte dagli Stati, la scelta degli assetti aeronavali da impiegare è stata demandata a Frontex, le cui determinazioni operative rimangono ovviamente vincolate al budget europeo a disposizione.

Gli assetti forniti da Malta provvedono anche alla distruzione delle imbarcazioni lasciate alla deriva dopo il salvataggio dei migranti, che, oltre a costituire un rischio per la navigazione, potrebbero essere recuperate dalle stesse organizzazioni criminali e riutilizzate per successivi viaggi.

Nel Consiglio di ministri dell'interno dell'UE di Varsavia del 13 luglio 2017 si è, in particolare, convenuto di rivedere l'operazione Triton istituendo un gruppo di lavoro per identificare ed elaborare gli aspetti da rivedere nell'operazione.