TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 744 di Venerdì 17 febbraio 2017

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per gli affari regionali e il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   il consiglio regionale del Veneto ha approvato all'interno della legge n. 30 del 30 dicembre 2016 «Collegato alla legge di stabilità regionale 2017», l'articolo n. 112 «Modifica della legge regionale 27 novembre 1991, n. 29 «Disciplina dell'attività di estetista» e disposizioni relative all'attività di onicotecnico»;
   il provvedimento nella sostanza prevede, innanzitutto, l'abrogazione dell'esclusiva competenza in capo all'estetista di esercitare l'attività di onicotecnico. Inoltre, stabilisce che la giunta regionale debba disciplinare (senza fissare un termine di applicazione) i contenuti di un «corso di formazione relativo all'attività di onicotecnico». Infine, al comma 4 disciplina l'attività di onicotecnico prevedendo che questa possa intervenire nell'applicazione, ricostruzione e decorazione di unghie artificiali. Tali attività sono assoggettate ai requisiti igienico e sanitari previsti dalla regolamentazione vigente e dovranno essere inserite in un apposito elenco regionale;
   ciò premesso, con il provvedimento si ravvisa la regolamentazione da parte della regione Veneto di una nuova figura professionale, travalicando quindi i limiti di competenza in materia. Tale tesi è avvalorata anche da una comprovata giurisprudenza, che, in analoghi casi verificatisi in altre regioni italiane, ha visto il Governo impugnare tali atti, proprio in quanto non di competenza del livello legislativo regionale;
   la Corte costituzionale, infatti, ha costantemente affermato che la potestà legislativa regionale nella materia concorrente delle «professioni» deve rispettare il principio secondo cui l'individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti, è riservata, per il suo carattere necessariamente unitario, allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale e che tale principio, al di là della particolare attuazione ad opera dei singoli precetti normativi, si configura quale limite di ordine generale, invalicabile dalla legge regionale;
   ne deriva quindi che le regioni non possono, in nessun caso, dar vita a nuove figure professionali (sentenze n. 138 del 2009, n. 93 del 2008, n. 300 del 2007, n. 40 del 2006 e n. 424 del 2005);
   tra gli indici sintomatici della istituzione di una nuova professione, si configura quello della previsione di appositi elenchi, disciplinati dalla regione, connessi allo svolgimento della attività che la legge regionale regolamenta, e che questo già di per sé ha una funzione individuatrice della professione, preclusa alla competenza regionale (al pari delle sentenze n. 93 del 2008, n. 300 e 57 del 2007 e n. 355 del 2005), prescindendosi dalla circostanza che tale iscrizione si caratterizzi o meno per essere necessaria ai fini dello svolgimento dell'attività cui l'elenco fa riferimento –:
   quali iniziative di competenza, in ragione degli elementi riportati in premessa, il Governo abbia intenzione di intraprendere, anche alla luce delle richiamate sentenze della Corte costituzionale che, di fatto, ha giudicato illegittime proposte di legge similari a quella veneta relative all'istituzione di una nuova figura professionale.
(2-01635)
«Rostellato, Oliverio, Crimì, Rotta, Marco Di Maio, Donati, Tacconi, Impegno, Casellato, Iori, Crivellari, Zoggia, Moretto, Narduolo, Mucci, Sbrollini, Paola Boldrini, Camani, Mognato, Lavagno, Gnecchi, Galperti, Gandolfi, Zardini, Martella, D'Arienzo, Petrini, Fanucci, Parrini, Arlotti, Morani, Ermini, Lodolini, Patrizia Maestri, Bargero, D'Incecco, Rubinato».
(1o febbraio 2017)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
   il «piano lupo» è stato redatto in collaborazione con l'Unione zoologica italiana onlus e non con l'Ispra, come stabilito dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, articolo 7, comma 2, ed ora all'esame della Conferenza Stato-regioni prima della sua definitiva adozione;
   l'Unione zoologica italiana onlus è presieduta dal Professor Boitani il quale ha dichiarato, che non sono previsti gli abbattimenti selettivi dei lupi secondo gli interpellanti negando evidentemente quanto invece previsto e anche da lui indicato nel così detto «piano lupo», piano di conservazione e gestione del lupo in Italia del 22 dicembre 2015;
   il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha dichiarato in precedenza che nel piano lupo non è previsto il ricorso agli abbattimenti selettivi come da deroga prevista dall'articolo 16 della direttiva 92/43/CEE «Habitat», mentre in altre circostanze ha sostenuto che l'abbattimento di un massimo del 5 per cento degli esemplari «non mette a rischio la presenza del lupo in Italia. Se non facciamo questo, il bracconaggio diventerà lo strumento di tutela degli agricoltori. E allora davvero la sopravvivenza del lupo sarà a rischio» (fonte http://www.ilfattoquotidiano.it);
   in Italia non esiste un censimento dei lupi e il «piano lupo 2017» per stessa ammissione dei redattori non può utilizzare dati scientifici pubblicati poiché non ce ne sono, come riportato a pagina 13 del piano: «In mancanza di una stima formale basata su un programma nazionale di censimento del lupo (come già previsto dal Piano d'Azione 2002), la popolazione appenninica è stata stimata attraverso un metodo deduttivo»;
   lo stesso nuovo piano ammette di fatto il fallimento totale del precedente piano lupo – del 2002 – e il mancato rispetto della direttiva «Habitat» per quanto concerne la tutela dei lupi e del loro habitat, con il rischio dell'avvio di una procedura di infrazione –:
   quali siano i dati nazionali raccolti e pubblicati relativi all'uso dei deterrenti e dei sistemi dissuasivi in opera ad oggi su tutto il territorio italiano; in che modo siano valutati gli episodi di predazione sulle greggi e se questi siano verificati da esperti medici veterinari forensi;
   per quali motivazioni per la realizzazione del «piano lupo» si sia deciso di avvalersi dell'Unione zoologica italiana, e se, a tale riguardo, la consulenza sia stata decisa con affidamento diretto, se sia a titolo oneroso e, in tal caso, con quale impegno economico a carico dello Stato;
   per quale motivo l'Ispra, organo tecnico-scientifico del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, non sia stato ritenuto idoneo alla realizzazione del «piano lupo»;
   se il Ministro interpellato non ritenga di dover tenere conto delle reazioni negative e delle perplessità espresse da alcune regioni, i cui presidenti hanno dichiarato di non voler approvare un piano che, tra le altre criticità, preveda gli abbattimenti;
   per quale ragione il documento non sia presente e consultabile sul sito del Ministero, ma sia reperibile unicamente sul sito di una onlus (http://www.centrotutelafauna.org);
   come siano garantiti l'affidabilità e il carattere scientifico del piano, dal momento che è stato realizzato senza alcun dato pubblicato e senza conoscere la consistenza della popolazione di lupi in Italia;
   con quale metodo si dovrebbe stabilire la quota del 5 per cento egli abbattimenti selettivi previsti dalla direttiva «Habitat» all'articolo 16, visto che il piano lupo non sembra dare indicazioni sufficienti in tal senso;
   se si intenda confermare la relazione tra il bracconaggio e l'esigenza di concedere la deroga agli abbattimenti selettivi, come dichiarato dallo stesso Ministro;
   in che modo il Governo intenda procedere con la tutela del lupo, che appare invece ancora a rischio, tenendo conto che, ad esempio, secondo i dati pubblicati dal «progetto lupo Piemonte», su una popolazione di circa 80 lupi, 12 sono morti a causa di attività umane tra il 2011 e il 2012, mentre in Maremma nel 2014 almeno 13 lupi, su una popolazione di 30 individui, sono stati illegalmente uccisi;
   se il Ministro intenda fornire dati aggiornati sui sistemi di deterrenza messi in opera e quale sia attualmente il sistema più indicato per misurare il fenomeno della predazione;
   se le misure previste per i piani di monitoraggio, per la deterrenza e per garantire il riconoscimento degli indennizzi siano accompagnate da risorse congrue;
   in che modo il Governo intenda tutelare una specie particolarmente protetta e favorirne la convivenza con le attività antropiche, garantendo e sostenendo economicamente quindi l'applicazione e l'uso di tutti i deterrenti e di conseguenza la tutela degli habitat e più in generale la biodiversità.
(2-01657)
«Paolo Bernini, Ferraresi, Busto, Gagnarli, Massimiliano Bernini, Sibilia, De Rosa, Daga, Mannino, Micillo, Terzoni, Zolezzi, L'Abbate, Benedetti, Gallinella, Lupo, Parentela, Simone Valente, Fantinati, Sarti, Manlio Di Stefano, Tripiedi, Cominardi, Spessotto, Caso, Fico, Liuzzi, Castelli, Della Valle, Crippa».
(14 febbraio 2017)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   in data 12 gennaio 2017 si è svolto un incontro, in cui vi era l'assenza dei commissari, tra i rappresentanti dell'azienda ILVA di Taranto e le organizzazioni sindacali avente ad oggetto l'emergenza amianto;
   il 31 dicembre 2016 scadeva il termine entro il quale i commissari straordinari avrebbero dovuto trasmettere al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la mappatura dei rifiuti pericolosi o radioattivi e del materiale contenente amianto aggiornata al 30 giugno 2016 ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge n. 98 del 9 giugno 2016. Tale relazione è stata consegnata il 27 dicembre 2016;
   le organizzazioni sindacali – con particolare riferimento alla FIOM CGIL – hanno ripetutamente ravvisato la necessità che i commissari, all'interno della relazione, facessero riferimento non solo alla mappatura ed alle attività di bonifica già effettuate ma anche al piano di bonifica, al numero e ai dati anagrafici degli addetti, e alle caratteristiche degli eventuali prodotti contenenti amianto e alle misure adottate e in via di adozione ai fini della tutela della salute dei lavoratori e dell'ambiente. Questo al fine di verificare la necessità di allontanamento dei lavoratori dalle fonti di rischio presenti, nello stabilimento siderurgico;
   la necessità di cui sopra è rafforzata dai dati presenti nella relazione che i commissari hanno presentato a luglio 2016 in Parlamento, in ottemperanza all'articolo 1, comma 10-bis, del decreto-legge n. 191 del 2015. Nella relazione, infatti, si specifica come nello stabilimento siano ancora presenti circa 3820 tonnellate di amianto, di cui 3700 in matrice friabile e 120 in matrice compatta. Anche gli interventi di rimozione di materiale contenente amianto e lo smaltimento di rifiuti eseguiti negli anni 2013-2015 sono riferiti maggiormente a materiali in matrice friabile; sono infatti stati eseguiti 140 interventi in matrice compatta e 150 in matrice friabile; in riferimento allo smaltimento sono state smaltite 409 tonnellate in matrice compatta e 1324,883 in matrice friabile. I dati relativi al censimento del materiale contenente amianto, agli interventi di rimozione, allo smaltimento e ai campionamenti ambientali, al fine di verificare la dispersione di fibre di amianto in ambienti di lavoro, sono anche inviati alla asl e alla regione Puglia;
   durante il sopracitato incontro del 12 gennaio, l'azienda avrebbe opposto rifiuto di consegnare – o far visionare – alle organizzazioni sindacali la relazione dei commissari;
   a parere degli interpellanti sarebbe necessario – così come richiesto anche dalle organizzazioni sindacali – aprire un tavolo di confronto con il Governo, le istituzioni locali Asl e Arpa, la regione Puglia ed i commissari al fine di verificare la corretta attuazione di tutte le misure utili e necessarie alla tutela ed alla salvaguardia della salute e della sicurezza di tutti i dipendenti dello stabilimento ILVA –:
   se il Governo non intenda adoperarsi affinché sia immediatamente attivato il tavolo di confronto di cui in premessa, rendendo note le precise modalità con cui saranno affrontati gli interventi di bonifica durante la gestione commissariale – ivi compreso l'accesso per le organizzazioni sindacali alla relazione del 27 dicembre 2016 – in modo da dare pronta e positiva soluzione alla emergenza amianto dello stabilimento ILVA di Taranto.
(2-01660)
«Duranti, Pellegrino, Zaratti, Ricciatti, Ferrara, Piras, Scotto, Sannicandro».
(14 febbraio 2017)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
   Trenitalia nei giorni scorsi aveva lanciato i nuovi abbonamenti per l'alta velocità, immettendo sul mercato 4 tipi diversi di tagliandi, che si differenziano per costo e giorni di utilizzo;
   dal mese di febbraio 2017, infatti, i pendolari dei Frecciarossa avrebbero dovuto scegliere tra l'utilizzo di un abbonamento completo valido per tutta la settimana e a tutte le ore, o limitato per le corse nella fascia 9-17 e quindi fuori dall'orario di punta per i pendolari, un abbonamento valido solo dal lunedì al venerdì a tutte le ore o limitatamente alla fascia 9-17;
   i nuovi prezzi hanno comprensibilmente fatto infuriare i pendolari perché si sono ritrovati da un giorno all'altro a dover pagare abbonamenti in media più cari del 35 per cento. Una vera e propria stangata, ed è un eufemismo, per migliaia di famiglie e di lavoratori e lavoratrici pendolari;
   a parere degli interpellanti i prezzi erano davvero insostenibili per un gran numero di abbonati. Solo per fare qualche esempio, sulla tratta Roma-Napoli si sarebbe passati da 356 euro a 481 euro fino alla domenica e 427 euro fino al venerdì e così anche sulla Napoli-Salerno dove si andava dai 170 euro di oggi ai 230 euro dal lunedì alla domenica e 204 dal lunedì al venerdì;
   la decisione di Trenitalia di aumentare il prezzo degli abbonamenti mensili appare incomprensibile e immotivata soprattutto perché non si è assistito ad un aumento significativo dei collegamenti disponibili; i treni, in linea di massima sono sempre gli stessi dell'anno scorso. A fronte di un servizio rimasto sostanzialmente invariato il prezzo è salito e non di poco;
   la fascia introdotta che va dalle 9 alle 17 esclude, di fatto, chiunque debba raggiungere uffici, scuole, negozi e università e quindi i pendolari che, rimasti senza alternative, per spostarsi sono obbligati ad usufruire del Frecciarossa e quindi della tipologia di abbonamento alta velocità, in quanto quei pochi treni regionali veloci rimasti spesso non viaggiano in orari utili;
   in molte tratte del Paese l'alta velocità proprio alta non è e quindi si pagherebbe ancora di più per un servizio del quale non si può usufruire appieno;
   un'ulteriore beffa l'avrebbe subita chi lavora anche il sabato e la domenica proprio perché l'abbonamento che copre anche i weekend costa in media un 15 per cento più rispetto a quello valido solo dal lunedì al venerdì;
   secondo alcune stime i pendolari italiani raggiungerebbero i 3 milioni di persone che ogni giorno si spostano in treno per andare a lavorare e trascorrono almeno un terzo delle loro giornate per uscire da casa, prendere un mezzo per raggiungere la stazione di partenza (che ha un costo), prendere il treno (altro costo); poi una volta arrivati alla stazione di arrivo devono prendere un altro mezzo per raggiungere il luogo di lavoro (altro costo ancora) e la sera fanno il percorso inverso;
   probabilmente basterebbe intensificare i treni regionali veloci che, collocati in orari strategici, garantirebbero nel contempo, grandi risparmi per i viaggiatori pendolari, evitando loro di acquisire costosi abbonamenti alta velocità;
   il 25 gennaio 2017, dal confronto tra Governo, Trenitalia e la Commissione infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle regioni è spuntato un compromesso transitorio per il dimezzamento dei rincari fino ad una soluzione definitiva;
   le revisioni di prezzo saranno in vigore con gli abbonamenti di marzo 2017, acquistabili da metà febbraio e i viaggiatori che hanno già acquistato il titolo di viaggio per il mese di febbraio potranno chiedere un rimborso della differenza;
   tale soluzione temporanea consentirà una riduzione al 10 per cento della crescita del prezzo dell'abbonamento più richiesto, quello che copre dal lunedì al venerdì senza limiti di orario. Le altre tipologie di abbonamento erano già state diminuite del 15 per cento del 5 per cento;
   pur prendendo atto di questo primo risultato, si ribadisce, provvisorio, rimane il problema di avviare una seria riflessione e un approfondito confronto tra tutti i soggetti coinvolti vista la dimensione sociale che questo nuovo pendolarismo che utilizza l'alta velocità (anche per mancanza di valide alternative) va assumendo sempre di più. Anche perché, seppur del 10-15 per cento per una famiglia di impiegati e/o operai, tale aumento incide comunque in maniera consistente sul bilancio familiare;
   il 6 febbraio 2017 si scopre che per colpa di un algoritmo sbagliato, ai pendolari venivano imposti abbonamenti altissimi, con il risultato che per 10 anni gli abbonati di Trenitalia avrebbero pagato più del dovuto, con tariffe evidentemente falsate;
   si resta in attesa che dal tavolo tecnico appositamente costituito vengano individuate le soluzioni strutturali per il problema –:
   cosa intenda fare il Governo per evitare che il compromesso transitorio raggiunto per il dimezzamento dei rincari dei prezzi degli abbonamenti all'alta velocità rappresenti solo una soluzione «tampone» per differire di qualche mese il problema degli aumenti, che si potrebbe ripresentare dopo il mese di giugno 2017;
   quali iniziative intenda assumere il Governo per sostenere i pendolari dal punto di vista economico e dei servizi, visto che già oggi i costi per l'abbonamento ai mezzi di trasporto, in particolari ai treni, incide pesantemente sui bilanci familiari e rappresenta uno sforzo economico enorme e un danno materiale evidente;
   quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo al fine di porre rimedio alla problematica dell'algoritmo errato di cui in premessa che ha determinato, per i pendolari, dei costi di abbonamento più cari del dovuto, e affinché siano accertate tutte le relative responsabilità.
(2-01647)
«Ferrara, Franco Bordo, Scotto».
(8 febbraio 2017)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:
   si richiamano l'interpellanza n. 2-01477 in merito al concorso per dirigenti dell'Agenzia delle dogane e alle presunte irregolarità poste in essere (distribuzione, dalla segreteria del direttore generale delle dogane, di gazzette ufficiali e regolamenti europei contraffatti contenenti il tema d'esame svolto), la risposta del sottosegretario Baretta del 30 settembre 2016 (ritenuta ad avviso degli interpellanti insoddisfacente) e le relative indagini avviate dalle forze dell'ordine;
   la «vicenda» è riassunta da due articoli de «  Il Fatto Quotidiano» del 3 gennaio 2017, di Lillo e Pacelli: «La denuncia: sono due i dipendenti dell'Agenzia dei Monopoli e delle Dogane che si sono rivolti alla magistratura. Oltre ai concorsi ritenuti «truccati» sono state denunciate alcune irregolarità nella nomina di dieci dirigenti, incaricati anche se privi di diplomi di laurea – Accertamenti dell'Anac: i due si sono rivolti all'Autorità Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone per chiedere di far rispettare l'articolo 54-bis del decreto legislativo 165 del 2001, che introduce per la prima volta una disciplina del dipendente pubblico che segnala illeciti (il cosiddetto whistleblower)» oltre a ipotizzare il «tentato abuso d'ufficio: il pm Mario Palazzi indaga su due filoni: uno riguarda un concorso per 69 dirigenti ritenuto dai magistrati «truccato». Sette in totale gli indagati, tra questi il direttore dell'ente Giuseppe Peleggi per tentato abuso d'ufficio e il capo della sua segreteria, Paolo Raimondi. L'altro filone riguarda alcune nomine dirigenziali»;
   il 28 novembre 2016, Dirpubblica, la Federazione del pubblico impiego, pubblicava sul proprio sito la denuncia all'Anac in merito al procedimento avviato a carico della dottoressa Giacchetti Claudia: «...la dottoressa Claudia Giacchetti, inoltre, è componente della RSU eletta nella Dogana di Fiumicino, è il segretario della sezione Dirpubblica operante nel medesimo ufficio ed appartiene alla segreteria tecnica nazionale della predetta Federazione Dirpubblica. In tale veste, coerentemente con la linea sindacale di Dirpubblica, forte del successo ottenuto da Dirpubblica da un coacervo di favorevoli sentenze del Tar Lazio e del Consiglio di Stato sulle nomine dirigenziali taroccate nelle agenzie fiscali (1.200 casi complessivamente), avvalorate dalla oramai arcinota sentenza 37 della Corte Costituzionale del 17 marzo 2015, ha rilasciato la nota intervista a Report del 7 novembre scorso. In tale intervista non ha fatto altro che confermare quanto ha sempre sostenuto Dirpubblica e cioè che l'attuale sistema delle nomine dirigenziali nell'Agenzia delle Dogane determina lo stravolgimento delle finalità istituzionali dell'Ente (...) Quella di Giacchetti è un'opera civica ciclopica, di grande coraggio muliebre, di sincero amore per il proprio lavoro (...) Evidentemente, però, non è questa l'idea che è maturata nella mente del Direttore interregionale per il Lazio e l'Abruzzo, l'ing. Roberta De Robertis, la quale ignorando completamente l'articolo 54-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme sulla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti, tracciando motu proprio i limiti dell'attività sindacale, ordina al dirigente dell'Ufficio ove presta servizio la Giacchetti, di avviare un procedimento disciplinare a suo carico. Nel far questo cita a suo sostegno una lettera anonima di presunti ex colleghi (molto probabilmente si tratta degli indagati nell'azione penale promossa dalla Giacchetti) che si sentirebbero lesi dalle dichiarazioni della stessa Giacchetti, e pertanto ne invocano la punizione, finanche avvertendo, dalla loro vile posizione, che la mancata adozione di provvedimenti comporterebbe l'avvio di procedimenti penali e disciplinari (...)»;
   successivamente, il 9 dicembre 2016, Dirpubblica informava dal proprio sito che «Il 7 dicembre 2016 è stato depositato c/o il Tribunale di Civitavecchia il ricorso di Dirpubblica per la repressione dell'attività antisindacale posta in essere dalla Dogana di Fiumicino ai danni del dirigente sindacale Claudia Giacchetti per i contenuti dell'intervista concessa a Report»;
   sempre da Dirpubblica si apprende del contenuto della lettera di richiamo verbale che l'Agenzia delle dogane e dei monopoli ha inoltrato alla Giacchetti il 23 gennaio 2017 a conclusione della vertenza, e dell'opinione del sindacato sul fatto che «il procedimento costituisce un micidiale attacco alla funzione sindacale generale al cospetto della quale il caso in sé ne costituisce soltanto il pretesto»;
   circostanza questa confermata, a giudizio degli interpellanti, dalle forze scomodate per ottenere tale risultato: dai pareri delle direzioni regionali alla Avvocatura di Stato, nonostante le sentenze avverse, circa le procedure adottate per lo svolgimento del concorso in questione;
   nella memoria del 9 gennaio 2017, depositata dall'Avvocatura generale dello Stato in sede giurisdizionale del 12 gennaio 2017, emerge che altre risorse pubbliche vengono, ad avviso degli interpellanti, impunemente utilizzate per difendere diritti di dirigenti e altri indagati nel citato procedimento penale, chiedendo l'assunzione degli indagati per un concorso in cui è stato in più riprese accertata la violazione di norme e procedure;
   intanto, il 27 gennaio 2017 il Consiglio dei ministri ha deliberato, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, l'avvio della procedura per la proroga di sei mesi nell'incarico di rettore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli per Giuseppe Peleggi;
   il 2 febbraio 2017 la Conferenza unificata, ai sensi dell'articolo 67 del decreto legislativo n. 300 del 1999, ha espresso il suo parere favorevole alla proposta di rinnovo dell'incarico –:
   quali siano le motivazioni in base alle quali si ritenga opportuno rinnovare la fiducia a una dirigenza coinvolta nelle gravi vicende giudiziarie descritte in premessa, prorogando un incarico oramai giunto a scadenza di mandato;
   se intendano immediatamente attivarsi, per quanto di competenza, per far chiarezza in merito al procedimento per attività antisindacale avviato a carico della dottoressa Giacchetti e per garantire adeguate tutele per coloro che denunciano all'interno della pubblica amministrazione atti o attività illecite e irregolari.
(2-01658)
«Pesco, Alberti, Fico, Pisano, Ruocco, Sibilia, Villarosa, Agostinelli, Baroni, Basilio, Battelli, Nicola Bianchi, Bonafede, Brescia, Brugnerotto, Businarolo, Cancelleri, Cariello, Carinelli, Cecconi, Chimienti, Ciprini, Colletti, Colonnese, Corda, Cozzolino, Da Villa, Dadone, Dall'Osso, D'Ambrosio, De Lorenzis, Del Grosso».
(14 febbraio 2017)

F)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   i recenti provvedimenti economici approvati dal legislatore alla fine del 2016, con particolare riferimento al decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, (cosiddetto, «decreto fiscale») e alla legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), oltre ad aver introdotto importanti misure (quali, ad esempio, la così detto A.P.E. ovvero sostegni a scuola e famiglia), sono stati appesantiti da scelte, spesso aventi natura temporanea e non strutturale, nonché in qualche senso forse condizionate dalla allora imminente scadenza referendaria;
   il 21 dicembre 2016 sia la Camera dei deputati che il Senato della Repubblica hanno approvato a maggioranza assoluta la risoluzione di maggioranza sulla relazione presentata dal nuovo Governo che ha chiesto l'autorizzazione ad un nuovo indebitamento fino a venti miliardi di euro per interventi a sostegno del sistema bancario;
   la relazione al Parlamento è stata predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, il quale prevede che, qualora il Governo, al fine di fronteggiare eventi eccezionali, ritenga indispensabile discostarsi temporaneamente dagli obiettivi programmatici di finanza pubblica, presenti alle Camere una relazione con cui aggiorna gli obiettivi programmatici stessi, nonché una specifica richiesta di autorizzazione, che indichi la misura e la durata dello scostamento e definisca un piano di rientro;
   la relazione chiedeva al Parlamento l'autorizzazione al reperimento, fino ad un massimo di venti miliardi di euro, attraverso operazioni di emissioni di titoli del debito pubblico, nell'eventualità di esito negativo degli « stress test» europei sulle banche. In considerazione della finalità precauzionale cui è indirizzato, si precisava che «l'intervento non può essere al momento dettagliato nei tempi, nelle modalità e nei provvedimenti nei quali si articolerà, ma risulterà comunque finalizzato ad assicurare due obiettivi: un adeguato livello di liquidità del sistema bancario, anche mediante la concessione di garanzie dello Stato su alcune tipologie di passività delle banche, ed un rafforzamento patrimoniale delle banche medesime mediante operazioni di ricapitalizzazione, che prevedono la sottoscrizione di nuove azioni»;
   la flessibilità che ha potuto utilizzare l'Italia è stata stimata in circa 26 miliardi di euro, utilizzata con modalità prevalenti di spesa che avrebbero dovuto, nelle indicazioni prospettiche illustrate dal Governo allora in carica, aumentare i consumi e creare crescita;
   invece, il 17 gennaio 2017 scorso la Commissione europea inviava all'Italia la richiesta di riportare il deficit al livello concordato nella primavera 2016, censurando la recente legge di bilancio che l'avrebbe fatto salire al 2,3 per cento del prodotto interno lordo e richiedendo pertanto un piano di rientro di circa 3,4 miliardi di euro, prospettando in difetto la possibilità di una procedura di infrazione;
   già il 25 ottobre 2016 la Commissione europea aveva chiesto chiarimenti sulla bozza di bilancio 2017, ma il competente Ministro aveva assicurato gli organi europei ed italiani come non occorresse «nessuna modifica»;
   diversamente, il 2 febbraio 2017, a fronte delle confermate contestazioni di Bruxelles del 17 gennaio sul bilancio italiano 2017, il Governo prospettava, seppur del tutto genericamente, riforme strutturali, privatizzazioni, tagli alla spesa, lotta all'evasione, revisioni delle agevolazioni fiscali, nonché nuove accise e/o oneri fiscali, rimanendo pure non precisati i termini temporali di intervento, a causa di prospettate ipotesi di elezioni anticipate;
   il 3 febbraio il Ministro dell'economia e delle finanze, intervenendo sull'aggiustamento dei conti pubblici durante il question time al Senato, precisava che le misure verranno adottate entro fine aprile, presumibilmente anche prima della presentazione del documento di economia e finanza, indistintamente riferendosi anche a possibili ritocchi di accise e tassazione indiretta e rappresentando come «allarmante» la prospettiva di infrazione;
   nella giornata del 6 febbraio 2017 le borse europee hanno perso parecchio, soprattutto quella di Milano che ha registrato -2,21 per cento; lo spread è risalito oltre 200 punti raggiungendo il massimo livello da febbraio 2014 e creando allarme su banche e titoli di stato. A pesare sui mercati sono i timori per la tenuta dell'unione monetaria, l'economia dell'eurozona a due diverse velocità, l'incognita sull'esito delle elezioni in diversi Paesi europei (quali Olanda, Francia e Germania) e, per l'Italia, anche l'instabilità politica con l'incertezza sulle elezioni anticipate. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nel corso di un'audizione al Parlamento europeo è intervenuto in difesa della politica monetaria europea e del futuro dell'euro, definito «irrevocabile» e senza il quale sarebbe a rischio la stessa sopravvivenza del mercato unico –:
   se il Governo intenda presentare con urgenza alle Camere una più dettagliata proposta di interventi per evitare lo sforamento del livello concordato di disavanzo per l'esercizio finanziario 2017 e la conseguente procedura di infrazione, a tal fine scegliendo di privilegiare — in luogo di nuove misure dirette o indirette di imposizione fiscale – azioni volte all'applicazione rigorosa dei costi standard alla spesa pubblica, all'alienazione di beni pubblici, alle privatizzazioni, ad una radicale accelerazione della digitalizzazione della pubblica amministrazione e della misurazione delle performance del personale pubblico.
(2-01661)
«Monchiero, Menorello, Galgano, Matarrese, Molea, Oliaro, Dambruoso, Quintarelli, Catalano, Bombassei, Mucci, Vaccaro, Piso, Roccella, Gigli».
(14 febbraio 2017)

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