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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 36 di mercoledì 1° agosto 2018

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ETTORE ROSATO

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANNA RITA TATEO, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Benvenuto, Bitonci, Brescia, Buffagni, Castiello, Colucci, Cominardi, Davide Crippa, D'Uva, Del Re, Delrio, Luigi Di Maio, Gregorio Fontana, Fugatti, Galli, Gebhard, Gelmini, Giachetti, Grande, Lollobrigida, Lorefice, Lorenzin, Losacco, Micillo, Pastorino, Rixi, Ruocco, Sarti e Spadafora sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente settantuno, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,05).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Annunzio di petizioni.

PRESIDENTE. Invito la deputata segretaria a dare lettura delle petizioni pervenute alla Presidenza, che saranno trasmesse alle sottoindicate Commissioni.

ANNA RITA TATEO, Segretaria, legge:

Francesco Di Pasquale, da Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:

che non siano previste quote di candidature obbligatorie riservate alle donne (47) - alla I Commissione (Affari costituzionali);

interventi per garantire il diritto alla casa per le famiglie in cui sono presenti minori o anziani (48) - alla VIII Commissione (Ambiente);

la revisione della disciplina in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti in Campania (49) - alla VIII Commissione (Ambiente);

interventi per la manutenzione delle strade e delle reti idriche e fognarie nella provincia di Caserta, e in generale nel Mezzogiorno (50) - alla VIII Commissione (Ambiente);

interventi per la manutenzione delle opere di bonifica nella provincia di Caserta (51) - alla XIII Commissione (Agricoltura);

Antonio Minardi, da Rende (Cosenza), chiede:

la modifica dell'articolo 10 della Costituzione, volta a introdurre norme di principio sull'ingresso e la condizione dei cittadini stranieri in territorio italiano (52) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

l'introduzione di una disciplina più restrittiva in materia di identificazione e controllo dei cittadini stranieri immigrati (53) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

Iole Natoli, da Milano, e altri cittadini chiedono nuove norme in materia di diritto al nome e di cognome dei coniugi e dei figli (54) – alla II Commissione (Giustizia);

Carlo Morganti, da Roma, e altri cittadini chiedono iniziative per la rescissione del Trattato di pace fra l'Italia e le Potenze Alleate ed Associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 (55) - alla III Commissione (Affari esteri);

Massimiliano Valdannini, da Roma, chiede:

misure per garantire il rispetto delle prescrizioni relative all'utilizzo di uniformi, distintivi e autoveicoli da parte del personale degli istituti di vigilanza privata (56) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

misure per l'unificazione delle Forze di polizia (57) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

il rafforzamento dei sistemi di rilevamento automatico della velocità sul grande raccordo anulare di Roma e sulla strada statale 148 Pontina (58) – alla IX Commissione (Trasporti);

che le attività di carico e scarico di merci, di raccolta dei rifiuti e di pulizia delle strade siano effettuate solo nelle ore notturne (59) – alla VIII Commissione (Ambiente);

l'estensione delle nuove tabelle delle malattie professionali industriali e agricole a tutti i lavoratori pubblici e privati (60) – alla XI Commissione (Lavoro);

l'installazione di cassonetti dell'immondizia a scomparsa nel territorio della città di Roma (61) - alla VIII Commissione (Ambiente);

l'abrogazione degli articoli 81, 82 e 83 della legge n. 121 del 1981, in materia di comportamento politico, diritti sindacali e sindacati delle Forze di polizia (62) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

iniziative per l'attivazione dei fondi di previdenza complementare per il personale del comparto sicurezza e difesa (63) – alla XI Commissione (Lavoro);

Giacomo Pierini, da Firenze, chiede l'introduzione dell'obbligo di fornire le biciclette di una targa identificativa e l'innalzamento delle sanzioni per le infrazioni al codice della strada commesse dai ciclisti (64) - alla IX Commissione (Trasporti);

Cristiana Fiamingo, da Milano, e numerosi altri cittadini chiedono iniziative per garantire che la politica del Governo in materia di migrazioni sia rispettosa dei princìpi fondamentali in materia di rispetto della diversità culturale, di diritto d'asilo e di diritto all'integrazione (65) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

Mirko Antonio Spampinato, da Motta Sant'Anastasia (Catania), chiede:

modifiche alle modalità di presentazione delle petizioni, anche tramite la realizzazione di un'apposita piattaforma on line(66) – alla Giunta per il Regolamento;

interventi per garantire l'applicazione agli uomini delle misure assistenziali previste per le vittime di violenze domestiche (67) - alla XII Commissione (Affari sociali);

Carmine Lombardo, da Bonifati (Cosenza), chiede che tutti i lavoratori possano andare in pensione con 40 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica (68) - alla XI Commissione (Lavoro);

Raffaele Iglio, da Santa Maria a Vico (Caserta), chiede che le sedute dei consigli comunali e provinciali siano integralmente registrate e rese disponibili via internet(69) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

Fulvio Fiorentini, da Civita Castellana (Viterbo), chiede nuove norme di tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico nelle procedure di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti territoriali (70) - alla VI Commissione (Finanze);

l'introduzione dell'obbligo di indicare negli annunci immobiliari la presenza di eventuali vincoli storico-artistici o paesaggistici (71) – alla X Commissione (Attività produttive);

modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio e al testo unico dell'edilizia per il rafforzamento della tutela dei centri storici e dei borghi antichi (72) –alle Commissioni riunite VII (Cultura) e VIII (Ambiente);

norme per assicurare il controllo e l'accertabilità di tutti gli interventi realizzati sul patrimonio forestale e sulle acque sotterranee e superficiali (73) – alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e XIII (Agricoltura);

Anna Maria Bruzza e Elvira Anna Iannitelli, da Corvino San Quirico (Pavia), chiedono iniziative a tutela delle famiglie che hanno avviato pratiche per l'adozione di bambini polacchi (74) – alla III Commissione (Affari esteri);

Cosmo Giacomo Sallustio Salvemini, da Fonte Nuova (Roma), chiede:

una riforma costituzionale volta a prevedere che le cariche pubbliche nazionali e locali siano assegnate mediante sorteggio tra cittadini in possesso di particolari requisiti, tra cui la frequenza di un'apposita Alta scuola di formazione etico-politica (75) – alla I Commissione (Affari costituzionali);

misure diverse, in materia fiscale e nei settori dei trasporti e sanitario, per la riduzione del costo della vita (76) – alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VI (Finanze);

Cristina Rampini, da Roma, chiede che il lavoro svolto nei call center sia riconosciuto come lavoro usurante (77) – alla XI Commissione (Lavoro);

Massimo Vitturi, da Roma, e altri cittadini chiedono:

l'introduzione del divieto della pratica della caccia e altre iniziative a tutela della fauna selvatica (78) – alla XIII Commissione (Agricoltura);

Maurizio Munda, da Limbiate (Monza Brianza), chiede misure a tutela dei sofferenti psichici (79) – alla XII Commissione (Affari sociali).

PRESIDENTE. Grazie, collega Tateo.

DARIO BOND (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Collega Bond, a che titolo?

DARIO BOND (FI). Per un fatto personale.

PRESIDENTE. Diciamo che i fatti personali vanno a fine seduta.

DARIO BOND (FI). Sì, ma trovi lei la forma giusta in base al Regolamento, perché non la conosco.

PRESIDENTE. Visto che siamo in questa fase particolare, le consento di parlare.

DARIO BOND (FI). Mi sono scomparsi i documenti, non nei portacarte, ma sotto il tavolo. Sono completamente scomparsi i documenti, non solo dell'attività politica, ma anche personali e faccio una protesta ufficiale, perché non possono scomparire dei documenti personali e voglio riaverli.

PRESIDENTE. Collega Bond, approfondiremo. È evidente che il personale qui non sottrae nessun documento, al massimo avrà fatto pulizia, come accade ogni sera. Può essere che ci sia stato un equivoco e proveremo, nelle prossime ore, a capire cosa è accaduto.

Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle 9,25, con immediate votazioni.

La seduta, sospesa alle 9,10, è ripresa alle 9,25.

PRESIDENTE. Intanto diamo la buona notizia che i documenti del collega Bond sono stati ritrovati e ringraziamo i collaboratori parlamentari.

PAOLO RUSSO (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

PAOLO RUSSO (FI). Presidente, sull'ordine dei lavori, per segnalarle che è accaduto un brutto, spiacevole e speriamo irripetibile…

PRESIDENTE. Scusi, collega Russo, i banchi del Governo, cortesemente. Colleghi, i banchi del Governo, se avete bisogno di parlare col Governo allontanatevi un momento, entriamo in silenzio. Collega Russo, prego.

PAOLO RUSSO (FI). Grazie, Presidente. Per segnalarle che è accaduto un brutto, spiacevole e speriamo irripetibile episodio in Commissione agricoltura, Commissioni congiunte Camera e Senato, riunite per audire il Ministro dell'agricoltura.

Il Ministro ha silenziato, offeso, attaccato un parlamentare, lo ha fatto nel modo più volgare e inusitato possibile, tanto che il gruppo di Forza Italia, i colleghi della Camera e quelli del Senato hanno dovuto e ritenuto di abbandonare la seduta della Commissione.

Chiederei al suo alto ufficio di farsi promotore a che le funzioni, le prerogative, le responsabilità e anche le sensibilità di ogni singolo parlamentare vengano rispettate e ancor di più lo siano quando ad essere oltraggiate e offese siano queste prerogative da parte di un autorevole esponente del Governo. Noi non vogliamo speculare sulla scarsa sensibilità istituzionale del Ministro in questione, vogliamo però che il Parlamento, i singoli parlamentari siano posti nella condizione di esercitare al meglio il proprio lavoro, senza essere né zittiti, né minacciati. Sono certo che la sua sensibilità e la sensibilità della Presidenza saprà intervenire sul Governo perché simili episodi non solo siano stigmatizzati, ma anche e soprattutto non si ripetano più.

PRESIDENTE. Grazie, collega Russo, naturalmente lei sta dando delle notizie su cui noi non abbiamo elementi, quindi ci sarà sicuramente l'attenzione del Presidente Fico a quanto lei ha riportato in quest'Aula.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese (A.C. 924-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 924-A: Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.

Avverto che l'emendamento Moschioni 4.304 è stato ritirato dal presentatore.

Ricordo che nella seduta di ieri sono stati accantonati gli identici emendamenti Murelli 1.154 e Polverini 1.300, l'articolo aggiuntivo Gelmini 1-bis.013, l'emendamento Pagani 2.7 e gli identici emendamenti Paita 2.8 e Pastorino 2.40 ed è stato, da ultimo, respinto l'articolo aggiuntivo Gelmini 1-bis.0302.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione, e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Chiedo al relatore se intende riprendere del provvedimento a partire dalle proposte emendative riferite all'articolo 2 o se preferisce recuperare gli emendamenti accantonati riferiti all'articolo 1. Prego, relatore.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Preferirei andare avanti e aspetterei un altro pochino per gli accantonati.

PRESIDENTE. Se lei preferisce andare avanti, andiamo avanti. Siamo a pagina 56, colleghi pregherei maggior silenzio e, naturalmente, avendo davanti circa 300 emendamenti e 300 votazioni, se il silenzio aiuta i lavori dell'Aula, probabilmente i nostri lavori saranno più spediti.

Passiamo dunque alla votazione degli identici emendamenti 2.2 Rizzetto, 2.3 Soverini e 2.6 Zangrillo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Grazie, Presidente. Il nostro gruppo ha proposto un emendamento soppressivo dell'articolo 2 del “decreto dignità”. L'articolo 2 equipara la disciplina della somministrazione al contratto a tempo determinato. Ora, io credo che sia opportuna una un'attenta riflessione sul contenuto di questo articolo. Il contratto a tempo determinato assolve ad una finalità ben diversa rispetto al contratto di somministrazione.

PRESIDENTE. Colleghi, liberiamo i banchi del Governo cortesemente, e continuo ad invitare ad un maggior silenzio in Aula, altrimenti bisognerà sospendere la seduta così ci tranquillizziamo e dopo riprendiamo.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Grazie, Presidente. La distinzione tra contratto a tempo determinato e contratto di somministrazione è sancita in modo chiaro anche dalla Comunità europea, che con due diverse direttive sottolinea come si tratti di due discipline differenti. Ora…Presidente, io però così non riesco a parlare, cioè scusi, come si fa… Ora, io vorrei soffermarmi un attimo sulla realtà delle agenzie per il lavoro. In Italia noi abbiamo 2.500 agenzie per il lavoro, che occupano stabilmente 10.500 addetti. Queste agenzie del lavoro sono composte da personale che per il 75 per cento è personale femminile, ha un'età che è al di sotto dei trent'anni e per il 95 per cento sono laureati. In Italia i lavoratori in somministrazione, negli anni 2015, 2016 e 2017 sono stati circa 400 mila, una media di 400 mila. Insomma, io credo - Presidente, mi rivolgo a lei e, per il suo tramite, al Ministro del lavoro, che è qui presente - che sia opportuna una riflessione sulla realtà delle agenzie per il lavoro. Io ho sentito parlare il Ministro del lavoro sulla somministrazione equiparandola al caporalato, penso che realmente questa affermazione sia un'affermazione fuori luogo. Io invito di nuovo il Governo a riflettere sul merito del contenuto del decreto dignità: l'equiparazione della somministrazione al contratto a tempo determinato rischia di compromettere l'attività di un'eccellenza italiana.

Peraltro, vorrei rivolgere un accorato appello al Ministro del lavoro: siccome il Ministro del lavoro ha, nel suo programma di Governo, l'introduzione del reddito di cittadinanza e ci ha spiegato che il presupposto per avviare il reddito di cittadinanza è una rivisitazione dell'organizzazione e del funzionamento dei centri per l'impiego, ecco, probabilmente il Ministro del lavoro potrebbe trovare un buono spunto sulla riorganizzazione dei centri per l'impiego andando a visitare qualcuna delle 2.500 agenzie per lavoro, che sono delle realtà che funzionano e che offrono alle nostre imprese un servizio essenziale.

Nella mia precedente vita professionale io ho utilizzato molto spesso le agenzie di somministrazione e le ho utilizzate tutte le volte in cui l'azienda si accingeva ad una riorganizzazione, all'avvio di nuovi processi e aveva bisogno di competenze specialistiche. Le agenzie del lavoro mi hanno sempre consentito di poter disporre praticamente in real time di competenze adeguate per assolvere ai bisogni.

Quindi, ripeto, credo che il contenuto dell'articolo 2 sia un grossolano equivoco e invito il Governo, di nuovo, con uno spirito collaborativo, di nuovo, con la volontà di affrontare queste delicate tematiche nel merito, a riflettere sulle conseguenze di queste scelte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà. Colleghi, invito nuovamente a maggior silenzio… Prego, onorevole Serracchiani.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Grazie, Presidente. Si tratta, anche qui, di un emendamento soppressivo; è stato presentato dalle altre forze politiche e il Partito Democratico, su questo, ha già espresso la propria opinione negli interventi fatti in Commissione; io voglio, qui, però, ribadirlo, perché, purtroppo, c'è un errore tra l'ideologico e il formale, nel senso che viene ritenuto un contratto a tempo determinato o, comunque, un contratto a termine, il contratto di somministrazione. Sono due cose diverse; se, poi, ideologicamente, si vuole lottare contro la precarietà, pensando che la somministrazione è il contratto, tra virgolette, più brutto, allora bisogna tener conto del fatto che, negli anni, la somministrazione ha assunto una valenza e anche una qualità formale notevolmente diversa da quella che, all'inizio, faceva urlare, tanti di noi, allo scandalo. Oggi, la somministrazione non ha nulla a che fare con la precarietà; si tratta di una flessibilità di lavoro che viene utilizzata in particolari settori, che costa molto di più del contratto a termine e di ogni altra forma di contratto ordinario e che viene utilizzata nelle regole stabilite, regole anche molto restrittive, per le agenzie del lavoro di somministrazione che sono, ormai, regolamentate, hanno dei controlli molto forti e che, oggettivamente, nel momento in cui vengono disciplinate nella stessa forma del contratto a termine da questo decreto, semplicemente, rischieranno di non essere più utilizzate come forme contrattuali. E, purtroppo, per la tipologia e per i settori nei quali la somministrazione viene utilizzata sarà molto probabile che rientreremo nell'ipotesi di lavoro irregolare.

Quindi, un appello che faccio al Governo, per suo tramite, Presidente, è di tener conto del fatto che l'estensione del decreto, attraverso l'articolo 2, anche alla somministrazione è estremamente pericolosa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.2 Rizzetto, 2.3 Soverini e 2.6 Zangrillo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole delle relatrici di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Colleghi, adesso, per facilitare le votazioni, vi pregherei di restare al vostro posto.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.300 Polverini.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Grazie, Presidente. Volevo brevemente commentare questo emendamento, perché specifica semplicemente che i lavoratori somministrati che sono assunti a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro non devono rientrare, in quanto lavoratori già stabilizzati, nelle categorie che sono definite dal decreto dignità per il computo del 30 per cento, rispetto al complessivo dei lavoratori occupati. Quindi, è un emendamento la cui finalità è quella di offrire un po' più di flessibilità agli imprenditori, non considerando – quindi, non computando – tra i lavoratori a tempo determinato quelli che vengono utilizzati dall'azienda in somministrazione, ma che sono lavoratori a tempo indeterminato per l'agenzia per il lavoro che li destina all'azienda utilizzatrice.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.300 Polverini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole della relatrice di Forza Italia e su cui si è astenuta la relatrice del PD.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.14 Gelmini.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Mi dispiace, Presidente, mi dovrà sopportare, stamattina. Allora, l'emendamento 2.14 Gelmini ritorna sulla diversa natura del contratto a tempo determinato e del contratto di somministrazione e, quindi, sostanzialmente, prevede l'applicabilità di quanto previsto dall'articolo 1 in tema di durata, di proroghe, di rinnovi e di causalità dei contratti a termine solo limitatamente a ciascun utilizzatore.

In particolare, questo emendamento si concentra sulla causalità e rileva che le causali che sono previste nell'articolo 1 del decreto dignità per rinnovi e proroghe non si possono applicare al contratto di somministrazione, essendo per sua natura il contratto di somministrazione un contratto che risponde ad un'esigenza temporanea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.14 Gelmini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole delle relatrici di Forza Italia e del PD.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.22 Caon, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo, favorevoli dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.10 Lacarra.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD). Grazie Presidente. Mi rivolgo al Ministro Di Maio, per il suo tramite. Con questo emendamento, in realtà, si cerca di porre rimedio a una sovrapposizione, che, tra l'altro, ha dei dubbi di legittimità particolarmente profondi, del lavoro a termine con il lavoro di somministrazione. È evidente che i due istituti sono ontologicamente differenti e, peraltro, ritengo che questo provvedimento violi la normativa europea sul tema. Non solo, ma si va a colpire uno strumento di accesso al lavoro - quello del lavoro di somministrazione - che è efficace e che peraltro costa anche di più alle imprese e al quale le stesse imprese si rivolgono più spesso. Che dire? Con questo emendamento noi proviamo almeno a mitigare gli effetti del provvedimento, evitando che vengano applicate le causali anche al contratto di somministrazione.

Per quanto riguarda il provvedimento, signor Ministro, io credo che bisognerebbe cambiarne il titolo. A parte il fatto che mi auguro che non venga più chiamato - che non vogliate continuare a chiamarlo - dignità e che, magari, lo chiamiate con il nome del suo principale ispiratore, cioè lei, signor Ministro, ma soprattutto credo che dobbiate cambiare anche il sottotitolo: credo sia più corretto chiamarlo come “misure per il contrasto al lavoro” perché, da un lato, comprimete la possibilità di utilizzare lo strumento del lavoro a tempo determinato, dall'altro, non avete accolto gli emendamenti diretti a incentivare il lavoro stabile. Non è che avevate l'idea di procurare disoccupazione, per intervenire con il reddito di cittadinanza? Ieri abbiamo scoperto - noi lo sapevamo, per la verità, da molto tempo - che non ci sono coperture finanziarie per il reddito di cittadinanza, quindi non mi resta che augurarvi buon lavoro, ma mi sembrerebbe ironico. Mi viene, invece, da dire “buona disoccupazione”, non certo agli italiani ma, spero presto, al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.10 Lacarra, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo, favorevoli dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.9 Lacarra.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD). In realtà, intervengo in linea con il mio precedente intervento. Mi riferisco sempre alla esclusione delle causali, con il precedente emendamento. Insomma, i nostri emendamenti hanno la funzione, come dire, anche la pretesa, secondo me assolutamente infondata visto l'atteggiamento anche del Governo e della maggioranza, di provare a mitigare gli effetti negativi e nefasti che questo decreto avrà, nella sua applicazione. Assistere a un atteggiamento di assoluta e intransigente chiusura credo che sia insensato ma anche scorretto da un punto di vista giuridico. Io vorrei che voi approfondiste, soprattutto da un punto di vista giuridico, la bontà e la fondatezza degli emendamenti che stiamo proponendo, che hanno solo la funzione - ripeto - di attenuare il più possibile gli effetti negativi che questo decreto produrrà sul lavoro e sul nostro Paese.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Lacarra, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo, favorevole del relatore di minoranza del PD, mentre si rimette all'Aula il relatore di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.16 Gelmini.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie Presidente. Questo emendamento è sostanzialmente volto a esentare dalla questione delle causali i contratti a tempo determinato stipulati dalle agenzie di somministrazione, che poi a loro volta portano lavoratori a somministrazione presso altri datori di lavoro. Quello delle agenzie di somministrazione è un tema che, inspiegabilmente, è finito nelle maglie di questo decreto perché, in realtà, essendo forse la prima tra le forme di flessibilità che, alla fine degli anni Novanta, fu messa in campo dal cosiddetto pacchetto Treu, è anche quella che ha avuto più tempo per essere rodata, perfezionata, migliorata, adeguata alle esigenze di mercato e, onestamente, non si comprende per quale ragione ci siano stati interventi nell'ambito del mondo della somministrazione dove, oggettivamente, non erano mai emerse criticità di alcun tipo, se non quella di mettere in campo norme bandiera che, in qualche modo, rischiano di riverberarsi negativamente su questo settore. Essendo un settore che ha caratteristiche tripolari, nel senso che si prevede, da un lato, la società di somministrazione, dall'altro ci sono i lavoratori che sono assunti da questa società di somministrazione, da un altro lato ancora ci sono le aziende che chiedono lavoro e che, quindi, hanno bisogno di lavoratori somministrati presso le loro aziende, in realtà il rischio è che, andando a complicare e a irrigidire queste normative, si abbia non solo una riduzione della domanda di lavoro somministrato, ma anche una riduzione del fatturato delle aziende di somministrazione, quindi una riduzione dei posti di lavoro anche in quel settore tra i dipendenti strutturali delle aziende di somministrazione.

Sarebbe un vero capolavoro, in un settore in cui effettivamente non c'era bisogno di un intervento, mettere in campo un intervento in cui si riduce il tasso di occupazione dei lavoratori somministrati e il tasso di fatturato delle aziende che forniscono lavoro in somministrazione. Complimenti!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gelmini 2.16, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore del Partito Democratico si rimette all'Aula e il relatore di Forza Italia esprime un parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pittalis 2.301, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore del Partito Democratico si rimette all'Aula e il relatore di Forza Italia esprime un parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Osnato 2.24, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore del Partito Democratico, mentre si astiene il relatore di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Lucaselli 2.26 e Polverini 2.41.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Grazie Presidente. Questi identici emendamenti hanno la loro ratio nel cercare di ribadire di nuovo la diversa finalità del contratto a tempo determinato rispetto alla somministrazione e, quindi, prevede l'esclusione del limite dei 24 mesi e, superati 24 mesi, della trasformazione del contratto a tempo determinato a contratto a tempo indeterminato per l'ipotesi dei contratti in somministrazione. Di nuovo invitiamo qui il Governo a una riflessione proprio sul merito della questione: che senso ha impedire a un lavoratore che ha che ha fornito una prestazione per 24 mesi di non potere continuare a lavorare in un'altra azienda utilizzatrice?

Quindi diciamo che di nuovo la ratio del limite dei 24 mesi per il contratto a tempo determinato è chiara: si vuole evitare l'abuso da parte dell'azienda del contratto a tempo determinato e quindi può essere corretto prevedere la trasformazione a tempo indeterminato. Ma siccome la ratio del contratto di somministrazione è diversa e, cioè, quella di fornire, in misura temporanea, una competenza, una risorsa ad un'azienda, veramente impedirne la riutilizzabilità oltre 24 mesi significa di nuovo privare il lavoratore di un'opportunità di impiego e l'azienda dell'opportunità di poter disporre di una competenza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Lucaselli 2.26 e Polverini 2.41, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore del Partito Democratico, mentre il relatore di Forza Italia esprime un parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Soverini 2.20.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Viscomi. Ne ha facoltà.

ANTONIO VISCOMI (PD). Grazie Presidente. A titolo personale, ovviamente, per segnalare come questo è il dodicesimo emendamento su cui siamo chiamati a votare che riguarda la sottrazione del contratto di somministrazione rispetto alla disciplina del contratto a termine. Ci sarà pure una ragione se abbiamo presentato - le varie opposizioni - ben 12 emendamenti sul punto. E non è soltanto una questione di diversità ontologica tra contratto di somministrazione e contratto di lavoro a tempo determinato. È che questa norma, com'è formulata nel decreto, avrà un effetto perverso, cioè quello di spingere i datori di lavoro verso lo staff leasing, cioè verso la somministrazione a tempo indeterminato, che è uno dei veri motivi di precarietà del sistema organizzativo nell'ambito delle aziende. Allora, ancora una volta, proponiamo al Governo un ripensamento sul punto perché troppa iper-regolazione può determinare effetti perversi. In questo modo, stiamo stringendo la somministrazione sul contratto a tempo determinato; avremo l'effetto di aprirla sul contratto a tempo indeterminato e quindi sullo staff leasing.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soverini 2.20, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre si astengono i relatori del Partito Democratico e di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Gli emendamenti successivi, Pagani 2.7 e gli identici emendamenti Paita 2.8 e Pastorino 2.40 sono accantonati. Restano accantonati per il relatore? Sì, bene, grazie relatore.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rotondi 2.30, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore del Partito Democratico, mentre il relatore di Forza Italia è favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 2.39 Epifani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Ministro, anche questo emendamento rientra nel novero della discussione degli emendamenti precedenti. Mi pare abbastanza evidente quale sia il punto: se tu individui sostanzialmente una identità tra le condizioni e le caratteristiche del contratto a tempo determinato e la somministrazione tu fai un duplice errore, perché il contratto a tempo determinato rientra in un ordine, la somministrazione rientra in un altro ordine. La somministrazione è un contratto di lavoro che dà più garanzia al lavoratore, il tempo determinato a seconda delle modalità con le quali lo svolgi. Se tu inserisci l'uno sull'altro crei confusione.

Siccome anche io penso che la cosa che vada evitata è la crescita del contratto a somministrazione a staff leasing, perché vuol dire che intere parti di lavorazione di aziende e di imprese di servizi possono essere gestite fuori, allora è evidente che tu devi usare con criterio il rapporto tra il tempo determinato e la somministrazione.

La somministrazione per di più serve, come vedremo nel caso dei porti, se mai ne parleremo, a utilizzare personale di qualità nei picchi stagionali o di fronte a imprevisti che solo la somministrazione è in grado di poter fare. Per questo è stata così utilizzata dalle imprese, anche se costa di più alle imprese. Quindi, si tratta di un rapporto di lavoro che ha la sua funzione e che è bene, secondo me, non mettere in discussione (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.39 Epifani, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 2.014 Epifani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, signor Ministro, qui passiamo al tema delicato e conosciuto che va sotto la dizione di “articolo 18”, in realtà riguarda più propriamente la tutela reale nei casi di licenziamenti illegittimi. Voglio fare un ragionamento molto pacato, ma a mio modo di vedere anche molto convincente. Non vogliamo fare un atto di testimonianza, non vogliamo fare un atto di propaganda, ma riproporre questo emendamento risponde, secondo me, a due fondamentali questioni: la prima che potremmo chiamare di risarcimento intellettuale, la seconda che potrei chiamare di risarcimento morale nei confronti di una narrazione duplice. Il risarcimento intellettuale è verso una narrazione che per vent'anni ci ha spiegato che i contratti a tempo indeterminato e gli investimenti privati non si sviluppavano in ragione del fatto che i lavoratori potevano godere di una tutela reale in caso di licenziamento illegittimo. Peccato che questa narrazione, alla prova dei fatti dopo che con il Jobs Act è stata tolta la tutela reale, non ha funzionato: i contratti a tempo indeterminato sono aumentati in funzione del loro costo, lo sgravio contributivo, finito il quale ritorna la tendenza solita. La stessa cosa vale per quanto riguarda il rapporto con il mondo del lavoro. Poi c'è una questione di risarcimento morale perché è evidente che se tu dici che la tutela reale, il diritto pieno dei lavoratori a vedersi riconoscere la dignità quando sono licenziati illegittimamente, viene ad essere un ostacolo alla crescita del lavoro, dell'occupazione e del reddito degli altri, metti il diritto di questi lavoratori contro le aspettative e i diritti degli altri lavoratori. Ma anche questa è una narrazione che non esiste, tanto è vero che tolta la tutela reale questo fenomeno non c'è. I dati di ieri che cosa ci dicono? Che crescono i rapporti di lavoro a tempo determinato e per la prima volta flette la crescita dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato: questo dimostra che non è questo l'ostacolo allo sviluppo degli investimenti, non è questo l'ostacolo alla crescita dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

Questa cosa va detta e va detta con forza per due motivi: primo, perché ridà dignità piena ai lavoratori e ai loro diritti, e in secondo luogo perché ricostruisce una verità dei fatti che è diversa dalla narrazione che è stata fatta da vent'anni in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Signor Presidente, intervengo in primo luogo per cambiare l'indicazione di voto, da contrario ad astenuto, e anche per motivare il perché Forza Italia ha deciso di cambiare il proprio voto. Abbiamo deciso di cambiare il nostro voto perché, al di là del merito, vogliamo ricordare che il Movimento 5 Stelle ha fatto, nella scorsa legislatura, in Commissione e in Aula, una battaglia fortissima contro le modifiche apportate all'articolo 18 dal Governo Renzi nella legge delega denominata Jobs Act e ne ha fatto un baluardo nella campagna elettorale, quando lo stesso Ministro Di Maio parlava di precarietà rivolto in particolare alle giovani generazioni. Ecco allora noi non ci stiamo a coprire con un nostro voto contrario la propaganda del Ministro, dei sottosegretari, dei relatori di questo provvedimento. Se questo provvedimento si chiama dignità, se il Ministro Di Maio è così convinto che, come ha detto in campagna elettorale, la reintroduzione dell'articolo 18 è l'unico elemento garante di un rapporto di lavoro sicuro, allora lo voti, si assuma la responsabilità di votarlo. Altrimenti chiedo all'Aula di lasciare esprimere con un voto contrario soltanto il Movimento 5 Stelle, perché si abbia la plastica rappresentazione di quello che è il comportamento tra quando si fa propaganda in campagna elettorale e quando poi ci si assume la responsabilità di varare provvedimenti in quest'Aula. Quindi per queste ragioni, al di là del merito, Forza Italia dichiara un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie Presidente, l'emendamento che proponiamo è un'occasione per tutti coloro che vogliono, in buona fede, manifestare coerenza, come nel caso dei colleghi dei 5 Stelle, oppure fare un atto correttivo, come nel caso dei colleghi del Partito Democratico e di quanti hanno votato il Jobs Act.

La propaganda degli ultimi vent'anni ha raccontato che il problema dell'occupazione a tempo indeterminato era l'articolo 18: l'articolo 18 è stato eliminato ed è esplosa l'occupazione a tempo determinato. Con questo emendamento si vuole riparare a una campagna ideologica che ha avuto effetti negativi sulle condizioni del lavoro ripristinando una tutela fondamentale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Grazie Presidente, il Partito Democratico prende atto che queste due pagine del decreto sono la fotografia plastica del fatto che il Movimento 5 Stelle, e aggiungo anche la Lega, non cambiano assolutamente il Jobs Act, che rimane esattamente quello che è stato approvato dal Governo Renzi e poi portato avanti dal Governo Gentiloni.

Non lo cambiate, lo lasciate esattamente come era, dopo che avete fatto un'intera campagna elettorale dove ci avete raccontato, e soprattutto avete raccontato alle lavoratrici e ai lavoratori italiani, che avreste reinserito l'articolo 18, che avreste drasticamente cambiato, anzi se non ricordo male, abolito il Jobs Act perché era stato dannoso e non aveva creato posti di lavoro, non aveva dato certezze all'economia italiana, non aveva dato garanzie agli imprenditori.

Bene, oggi prendiamo atto, e lo facciamo plasticamente, esattamente come vi ricordava anche l'onorevole Polverini, che voi il Jobs Act non avete nessuna intenzione di toccarlo e che vi va bene, tant'è che nell'unico articolo in cui riducete il costo del lavoro, e lo fate con la decontribuzione, parlate espressamente dei contratti di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) che sono quelle del Partito Democratico, quelle inserite nel Jobs Act! Quindi prendete atto che avete mentito agli italiani raccontando loro che avreste cambiato drasticamente il Jobs Act perché non l'avete fatto. Non l'avete assolutamente fatto, anzi lo lasciate com'è, lo utilizzate com'è e se possibile, con questo decreto, ve l'abbiamo spiegato in mille modi, continueremo a farlo oggi e nei prossimi giorni, voi peggiorate il mercato del lavoro del sistema Italia nel momento più delicato nel quale questo Paese stava con difficoltà tentando di ricrescere e rilanciare la propria economia. Nel momento più delicato state facendo esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare: intervenite sul contratto a termine, lo fate costare di più, reintroducete le causali, lasciate stare, lo mettete da parte, il taglio del cuneo fiscale. Oggi ho letto su alcuni giornali che lo farete, lo farete nella legge di stabilità, non si capisce con quali fondi e vorrei anche chiedervi: ma della sterilizzazione dell'IVA quando inizieremo a parlare? Perché probabilmente i soldi che voi volete utilizzare nella legge di stabilità prima di tutto verranno messi, mi auguro, per non aumentare l'IVA come è stato detto a Confcommercio, come è stato ripetuto a Confartigianato, come è stato detto a Coldiretti, come è stato detto a Confindustria (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Perché questi, prima o poi, il conto ve lo presenteranno e allora, Presidente per suo tramite al ministro, il Partito Democratico su questo provvedimento, su questo articolo, si asterrà. Si asterrà perché noi abbiamo un'idea ben precisa. La nostra idea era contenuta all'interno del Jobs Act, oggi ce lo riproponete tale e quale rifiutandovi ogni modifica, noi ne prendiamo atto e ci asteniamo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Grazie, collega Serracchiani. Ci sono altre richieste di intervento? Collega Speranza, a titolo personale, un minuto.

ROBERTO SPERANZA (LEU). Grazie Presidente. Attraverso lei vorrei provare a portare una riflessione al Ministro Di Maio. Mi farebbe piacere, tra l'altro, sentire la sua opinione perché ricordo con molta chiarezza le parole della campagna elettorale quando si diceva che uno dei primi provvedimenti del futuro Governo a cinque stelle sarebbe stato cancellare il Jobs Act e ripristinare l'articolo 18. Su questo tema sono stati presi i voti. Quando questo provvedimento è stato annunciato, da sinistra in tanti sia nelle forze politiche che nelle forze sociali hanno dato segnali di attenzione e addirittura è stato detto: “Sarà la Waterloo del Jobs Act”. Bene, Ministro, questa è la grande occasione, dica al gruppo del MoVimento 5 Stelle di votare a favore di questo emendamento e sarà davvero la Waterloo del Jobs Act , altrimenti difendete le politiche fatte da Renzi in questi anni (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali e di deputati del Partito Democratico).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Speranza. Onorevole Fornaro, sempre a titolo personale, prego.

FEDERICO FORNARO (LEU). Signor Presidente, credo che questo emendamento che abbiamo presentato, non in maniera strumentale, consenta di fare una riflessione: la riflessione è che l'articolo 18 è stato usato in questi anni come un'arma, come un simbolo ideologico, mentre nella pratica i risultati sono quelli che ha ricordato prima il collega Epifani. E soprattutto abbiamo prodotto, con il Jobs Act si è prodotto, un doppio binario del mercato del lavoro. Noi vogliamo ritornare ad avere un piano di diritti dei lavoratori uguali attraverso l'articolo 18. Questo obiettivo è a portata di mano (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Grazie onorevole Fornaro. Ci sono altre richieste di intervento? No.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.014 Epifani. I pareri delle Commissioni e del Governo sono contrari. I relatori di minoranza lo hanno modificato durante il loro intervento.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14) (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e di deputati di Liberi e Uguali).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 2.0300 Rizzetto.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. La prego relatore, è un piacere ascoltarla.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Su che cosa relatore?

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Sull'applauso del PD…(Applausi).

PRESIDENTE. No, signor relatore, nonostante il suo illustre ruolo, lei non può parlare sull'applauso. Siamo sull'articolo aggiuntivo 2.0300 Rizzetto; se vuole parlare sul 2.0300 le do la parola senz'altro.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. No, Presidente, io non accetto questa strumentalizzazione sulla pelle dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 StelleProteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Collega Tripiedi, non mi metta in difficoltà..

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Dal partito che ha distrutto i diritti dei lavoratori non accetto queste critiche, grazie (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier– Commenti dei deputatidei gruppi Partito Democratico, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia - Il deputato Paolini mostra un cartello recante la scritta : “Tanto avete perso! (e di brutto!!)”).

PRESIDENTE. Collega, metta via quel manifesto. Collega Paolini, metta via quel manifesto! I commessi tolgano il manifesto al collega Paolini (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente).

PRESIDENTE. Grazie, riprendiamo la votazione. Colleghi inviterei a calmare gli entusiasmi. Siamo sull'articolo aggiuntivo 2.0300 Rizzetto.

Colleghi, colleghi, inviterei i colleghi ad accomodarsi. Colleghi…

EMANUELE FIANO (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Prego collega Fiano sull'ordine dei lavori. Colleghi, c'è una zona cuscinetto lì…

EMANUELE FIANO (PD). Presidente, se potesse invitare i colleghi del MoVimento 5 Stelle magari a sfogare la loro frustrazione nelle votazioni alla Commissione di vigilanza della RAI invece che qui in Aula (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)…a prescindere da questo…

PRESIDENTE. Collega, colleghi…

EMANUELE FIANO (PD). A prescindere da questo (Commenti del deputato Tripiedi)….

PRESIDENTE. Onorevole Tripiedi!

EMANUELE FIANO (PD). Relatore guardi, per il tramite del Presidente mi rivolgo a lei. Mi perdonerà, ho grande amicizia e stima per il relatore però se lei consente …

PRESIDENTE. Se è sul regolamento consento.

EMANUELE FIANO (PD). È sul Regolamento. Il relatore interviene qui non per dare giudizi politici sull'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Interviene qui per dare pareri sugli emendamenti e sull'andamento di merito degli emendamenti. Non è qui per farci comizi politici sul fatto che noi abbiamo una espressione diversa da lui. La ringrazio Presidente.

PRESIDENTE. Grazie collega Fiano. Del resto il collega Tripiedi in due giorni ha parlato per un minuto, quindi il comizio risulta difficile.

ELIO VITO (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Su che cosa collega Vito se non c'è il collega Rizzetto sul merito?

ELIO VITO (FI). Sull'ordine dei lavori signor Presidente. Io ho qui l'elenco degli intervenuti durante la discussione di ieri. Sono tutti colleghi - Boldrini, Leo, Borghi (PD), Fiano (PD), Fregolent, Gelmini (Forza Italia), Germanà (Forza Italia), Giachetti (PD), lo potete consultare tutti - di opposizione.

Ora io non vorrei che l'attitudine e l'abitudine alle votazioni solitarie compiute da casa davanti al computer (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico), che si vorrebbe sostituissero la democrazia parlamentare…

PRESIDENTE. Collega Vito…

ELIO VITO (FI). Sì, sto arrivando….

PRESIDENTE. Arrivi rapidamente.

ELIO VITO (FI). …Che è confronto, cioè discussione fra idee diverse, dopodiché si può anche votare in maniera conforme…

PRESIDENTE. Bene, questo è un intervento sul merito collega Vito, la ringrazio.

ELIO VITO (FI). No Presidente, mi faccia concludere.

PRESIDENTE. Parli sul Regolamento, però, sono le regole, che valgono per tutti.

ELIO VITO (FI). Poco fa abbiamo ascoltato il primo intervento in due giorni di un esponente della maggioranza, il relatore: è un evento da celebrare, se non fosse che l'unico intervento è stato fatto in qualità di relatore, ma per polemizzare (Commentidei deputati del gruppoLega-SalviniPremier) con le opposizioni e se non fosse che, come anche adesso i coretti dimostrano, questo ha scatenato un clima da stadio in Parlamento, che è esattamente l'opposto del confronto. Allora, Presidente, il Parlamento è la sede dove si compongono i confronti che ci sono nel Paese; se, in quest'Aula, c'è un'intolleranza maggiore ancora di quella che si sta registrando nel Paese, evidentemente si sta verificando un decadimento delle istituzioni che porterà ancora di più a un clima di intolleranza e odio nel Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico). Quindi, invito i colleghi di maggioranza, i capigruppo, gli esponenti del Comitato dei nove a…

PRESIDENTE. Scusi collega Vito, c'è il collega Crippa che, dai banchi del Governo, vuole dirigere l'Aula.

ELIO VITO (FI). …permetterà l'approvazione del decreto, favorirà il confronto e il rispetto delle istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Grazie, collega Vito, il richiamo al ruolo del relatore è pertinente al Regolamento. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie Presidente. Mi sembra il clima più corretto per parlare della proposta emendativa sui voucher. Allora questa nostra, Presidente Rosato, e, per suo tramite, Ministro Di Maio, è una proposta che facciamo fondamentalmente su di un tema, su di un alveo ovvero quello del turismo, perché riteniamo completamente insufficiente quanto proposto da questo Governo, con un tira e molla piuttosto… anzi, forse più mediatico che non nei temi di Commissione, proprio sul tema dei buoni lavoro, sul tema voucher. Abbiamo letto, e mi rivolgo al Governo, molto spesso in queste settimane posizioni contrapposte, vorrei dire in pancia alla stessa maggioranza; posizioni che, almeno per quanto ci riguarda e per quanto mi riguarda, ritenevo sicuramente più solide come quelle espresse dal gruppo della Lega, posizioni sicuramente molto più deboli rispetto a quelle espresse dal Movimento 5 Stelle, ma non è stata trovata, a nostro avviso, una sintesi reale rispetto al tema dei buoni lavoro. Mi spiego ancora meglio. Andare a modificare l'attuale strumento normativo vigente che si chiama PrestO, il libretto famiglia, è una buffonata. È una buffonata in origine, la genesi del PrestO è una buffonata, per quanto ci riguarda. Innanzitutto perché il PrestO è uno strumento che non funziona; lo dicono i dati, e, in seconda battuta, perché, Presidente, lei si ricorderà, era in quest'Aula, quando questo Parlamento, lo scorso Parlamento, ha abolito i voucher, aggirando lo strumento dei buoni lavoro, poiché una certa parte di questo Parlamento che parla molto di diritti era sub iudice rispetto ad un sindacato che si chiama CGIL (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Di fatto, per paura di un referendum che avrebbe spazzato via qualsiasi convinzione di una sinistra, voglio dire di un certo tipo, che non c'era e non c'è ancora in seno al Partito Democratico, che tutto si può dire tranne che sia un partito di sinistra, allora noi, sulla spinta mediatica di quei giorni, abbiamo concluso l'iter legislativo che ha portato fondamentalmente all'abolizione dei voucher e andando a suggellare questo patto con i sindacati su uno strumento che si chiama PrestO.

Allora Presidente, il risultato che la politica di maggioranza in quei giorni ha ottenuto è stato uno ed uno soltanto: l'aumento del lavoro nero, perché il lavoro nero è di fatto esploso in quei mesi, è esploso nel periodo di vacatio quando non c'era nessuno strumento e quindi noi abbiamo cercato, anche in questa legislatura, di porre rimedio, stiamo cercando di darvi una mano sotto questo punto di vista. Lo strumento del libretto famiglia, che qualcuno decantava molto in termini di tutele, recava in suo seno delle tutele? No. Lo strumento attuale, il libretto famiglia, non ha ferie, non ha malattia, non ha maternità; anzi, ha decapitato ogni tutela considerato che, probabilmente lo sapete; sono crollati i contributi INAIL rispetto al libretto famiglia. Prima con i voucher classici, normali diciamo, si pagava di INAIL il 7 per cento, adesso, con lo strumento del PrestO, si paga di INAIL il 2,08 per cento.

Quindi, Presidente noi iniziamo con questa proposta emendativa che parla di turismo perché siamo completamente insoddisfatti rispetto alla proposta di maggioranza che, di fatto, va a dire: utilizziamo lo strumento dei voucher laddove, e faccio un esempio, c'è un villaggio turistico e, all'interno di questo villaggio turistico, c'è una pizzeria all'interno di queste mura, ma la stessa pizzeria a duecento metri fuori dal villaggio turistico non può utilizzare i voucher. Questa, secondo noi, è; a) una concorrenza sleale; b) semplicemente una pezza che fa molto peggio del buco che effettivamente una certa maggioranza, durante la scorsa legislatura, aveva fatto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Concludo, Presidente, invitando l'Aula semplicemente - è una paginetta - a leggere la nostra proposta 2.0300 o per lo meno, ed in questo caso chiudo Presidente, di accantonare la proposta, visto che ieri sera alle 21,30 siamo riusciti ad accantonare una proposta, forse, dico forse, c'è speranza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, signor Ministro, prima di una sfilza di emendamenti che intervengono sulle prestazioni occasionali, sui simil-voucher e così via, per dare una valutazione generale del nostro gruppo ora bisogna essere chiari su tre punti: primo, non si può essere culturalmente e ideologicamente contrari ai voucher quando questi rispondono a delle logiche precise: il lavoro familiare, piccoli lavori come quando nacquero i voucher, ad esempio la vendemmia e l'agricoltura.

Cos'è che non può essere tollerato? L'abuso di queste forme di lavoro, l'abuso. E quando c'è l'abuso? Quando invece di utilizzare istituti contrattuali, contratti che esistono e che hanno diversi nomi, si ricorre fraudolentemente a questo tipo di contratto che, a differenza degli altri, non ha per i lavoratori le garanzie, non ha la possibilità di accedere, finito questo lavoro, alla Naspi o ad altre forme di integrazione di reddito e quindi determina una situazione nella quale anche una parte del lavoro nero trova poi una sua sistemazione negativa. Quindi, sia per quanto riguarda l'agricoltura l'allungamento da tre a dieci giornate per consentire la regolarizzazione, vuol dire avere nove giorni di lavoro nero questo vuol dire, non altro, tanto più se in quei dieci giorni devi fare quattro ore di lavoro. Ma ci rendiamo conto dell'assurdità che la norma prevede? La stessa cosa vale per gli alberghi e per il turismo. E' chiaro che se la allarghi alla struttura ricettiva, domani ti diranno scusa ma perché tutte le mense tutte le trattorie tutte le attività non ne devono restare fuori? Ma è ovvio che a quel punto allarghi, ma quando allarghi non avrai più le altre forme di contratto che tutelano di più un lavoratore, soprattutto nei casi della stagionalità nel turismo, nel commercio e nell'agricoltura e alla fine rendi il lavoratore onestamente privato di diritti minimi ma essenziali. Questa è la nostra contrarietà a tutti questi emendamenti e questa sarà la contrarietà che esprimeremo sul testo del decreto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Crosetto. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO (FDI). Molto semplicemente io vorrei che il Governo mi spiegasse perché - la domanda fatta dall'onorevole Rizzetto - una pizzeria all'interno di un villaggio turistico deve essere trattata in modo diverso da una pizzeria su una strada principale di una località turistica.

Se qualcuno mi spiega la logica, anche costituzionale, di una norma di questo tipo, una differenza così all'interno dello stesso lavoro, se qualcuno me lo spiega, magari posso votare contro questo emendamento, perché mi sfugge la ratio, cioè non capisco la logica di un intervento di questo tipo che divide la stessa attività a seconda di dove si trovi, non a seconda delle dimensioni o di altre caratteristiche, ma a seconda della localizzazione, lo stesso tipo di attività. Io lo trovo surreale, per cui il tentativo di correggere questa cosa mi sembra il minimo da fare per arrivare a una legge che dia a tutti gli stessi diritti, almeno (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polverini. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI (FI). Grazie, Presidente. Mi rivolgo, per suo tramite, al Governo, ma anche al relatore, al sottosegretario Cominardi in particolare, che è stato insieme a me componente della Commissione lavoro nella scorsa legislatura, entrambi all'opposizione. Nell'ultima fase della legislatura abbiamo lavorato molto per raggiungere un testo equilibrato che tenesse conto delle varie necessità che pure ci sono state raccontate dalle associazioni che rappresentavano appunto il settore del turismo, dell'agricoltura, le casalinghe, le famiglie. Abbiamo ascoltato tutti con grande pazienza ed eravamo arrivati prima che il Governo Gentiloni cancellasse, per la paura - chiamiamola così - del referendum promosso dalla CGIL, la questione dei voucher. Abbiamo fatto tanto lavoro, eravamo arrivati ad un testo equilibrato, che teneva conto comunque delle necessità che sono reali e concrete, avevamo escluso - perché chiesto anche dall'associazione che li rappresenta - gli imprenditori edili, mantenendo però la possibilità nei settori, laddove avevamo ravvisato la necessità, di poter reintrodurre uno strumento che tirava via dal lavoro nero tanti lavoratori e che dava una situazione di stabilità a piccole imprese, a settori molto delicati che hanno a che fare con la stagionalità, con i picchi di produttività, con lavori non sempre programmabili. Qui addirittura non soltanto li rintroduciamo - si fa per dire - in agricoltura, li rintroduciamo nel settore del turismo, ma addirittura li limitiamo alle imprese ricettive. È stato già detto prima bene dal collega Rizzetto, che anche lui era nella scorsa legislatura con noi in Commissione lavoro: ma, insomma, come è possibile che un ristorante, una pizzeria all'interno di un villaggio turistico possa utilizzare il voucher - teniamo conto che parliamo di otto dipendenti e anche questa è una forte criticità se parliamo di impianti grandi - e un ristorante che magari è proprio lì vicino sulla strada non li possa utilizzare?

Allora, io ridico quello che ho detto in Commissione: provate ad accantonare uno di questi emendamenti che reintroducono comunque in maniera più sensata la possibilità di utilizzare i voucher, ragioniamoci ancora un po', cerchiamo di dare uno strumento che abbia delle tutele e delle garanzie per i lavoratori, ma che sia veramente usufruibile dalle imprese, eliminiamo questo elemento di concorrenza sleale che state mettendo in campo, eliminiamo la possibilità di abusare dello strumento, perché i piccoli imprenditori dovranno fare i conti - e lo sapete, ce lo raccontate sempre - con carte, leggi, norme, regolamenti, dovranno andare a vedere se sono nelle condizioni di usarli oppure no, perché il loro settore ci rientra, ma magari la loro tipologia o la grandezza della loro impresa no. E allora, che ci vuole ad utilizzare il buonsenso e soprattutto ad utilizzare un lavoro che pure insieme nella scorsa legislatura avevamo fatto? Ma soprattutto evitiamo - e mi riferisco in particolare ai piccoli lavori domestici, alla questione che sta tanto a cuore all'associazione delle casalinghe e delle famiglie - che si debba ricorrere al lavoro nero, perché guardate anche l'attuale normativa impedisce un utilizzo sereno dello strumento, comunque messo a disposizione. Quindi, io continuo a fare, come ho fatto in Commissione, un appello al buonsenso e su questo penso che tutte le opposizioni si siano ritrovate, seppur provenienti - come ho già detto ieri - da storie e anche da programmi diversi. Ma come è possibile che la ragione stia sempre e solo dalla vostra parte?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Grazie, Presidente. Guardi, noi interverremo dopo nel merito su una parte di queste disposizioni, perché meritano ovviamente un chiarimento. Volevo fare, però, una valutazione generale.

Presidente, per suo tramite, vorrei chiedere al Ministro di cosa stiamo parlando. Siccome le parole hanno un peso - ce lo siamo detto anche ieri su fatti molto gravi che sono avvenuti in questo Paese - e anche in quest'Aula le parole hanno un peso, siccome ho capito che l'alleanza di Governo per alcuni è inciucio e per altri è un contratto, siccome ho capito che la pace fiscale è un condono, chiedo: le disposizioni per favorire il lavoratore nell'ambito delle prestazioni occasionali perché non le chiamiamo voucher? Perché mi ricordo che lei ha detto che, contro i voucher, il MoVimento 5 Stelle avrebbe alzato un muro di cemento armato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il muro di cemento armato, di fronte alle insistenze della Lega, è crollato perché probabilmente era poco più che un muretto a secco. Lo ritiri su, se ci crede, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0300 Rizzetto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della relatrice di minoranza del Partito Democratico e su cui la relatrice di minoranza del gruppo di Forza Italia si è astenuta.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 2.0301 Rizzetto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente Rosato, pochi secondi per illustrarlo. È un po' come sopra, nel senso che prima noi abbiamo fatto una proposta emendativa: a questo proposito, vado un po' a respingere quanto ascoltato in quest'Aula da una certa parte perché, leggendo l'articolato della nostra proposta, si va evidentemente a capire quanto effettivamente questo tipo di strumento, con questo tipo di proposta e anche rispetto alla prossima che andremo a definire, nelle nostre idee sia normato e non dia possibilità ad alcun tipo di abuso. Però, se prima parlavamo di voucher o di “buoni lavoro turismo”, in questo momento parliamo di voucher rispetto al lavoro domestico, rispetto alle famiglie e non ho visto moltissimi gruppi che si sono spesi rispetto a questo argomento. Allora, noi riteniamo - o per lo meno pensiamo - di fare cosa gradita nell'illustrare questa proposta emendativa, che dice una cosa molto semplice: dice che le famiglie, ad un certo punto, sino a dieci giornate lavorative al mese – quindi, senza porre limiti in eccesso rispetto ad eventuali abusi - possono utilizzare, così come comunemente definiti sino a qualche mese fa, i cosiddetti voucher, che qualcuno assimila ad una vera e propria porcheria. Ebbene, noi non la pensiamo in questo modo. Vorrei capire come fanno le famiglie, ad oggi, ad utilizzare e a continuare ad utilizzare, visto che non trattate questo tema, lo strumento del “libretto famiglia”, c'è stato un décalage importante rispetto all'utilizzo stesso (i dati INPS sono drammatici sotto questo punto di vista), non si usa questo tipo di strumento, ma si agevola in questo modo soltanto il lavoro nero. Quindi, una famiglia che ha qualche ora diciamo di ripetizione da far fare al figlio, o qualche lavoro di giardinaggio, o ha bisogno rispetto alla persona che non sta bene nell'ambito familiare, di una persona che per tre, quattro, cinque, sei ore al mese vada di fatto a dare loro una mano, ecco non può farlo.

Non può farlo, perché attualmente, con lo strumento vigente, spesso serve addirittura un consulente del lavoro per poter firmare una sorta di contratto, così come nel libretto famiglia e le famiglie stesse che di fatto non sono degli imprenditori, non hanno un'azienda, non hanno una struttura per poter far fronte a questo tipo anche di burocrazia ecco che allora pagano le 5, 6, 7 euro all'ora a nero: questo è il risultato. Il problema è che voi non ci avete messo mano e quindi questo è un risultato che si protrarrà nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Dopo però - e concludo, Presidente - tutti qui dentro si alzano con la mano sul cuore, quando succedono degli incidenti sul lavoro, rispetto al lavoro nero. Allora, gli incidenti sul lavoro rispetto al lavoro nero sono dovuti anche a questa vacatio in termini di normativa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E ricordiamocelo tutti, quando ci alziamo qui dentro a fare i post, piuttosto che qualcosa del genere, mediaticamente, sulle morti bianche. Le morti bianche, ad oggi, in Italia sono una tragedia di classe, perché muore l'operaio, non muore il grande industriale, muore l'operaio schiacciato da un muletto, muore quello che ha un contratto da tre giorni e che viene schiacciato da una lastra di marmo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E allora Presidente, io anche per cercare, e noi per cercare di regolamentare un passo in più, forse non sarà lo strumento migliore, lo strumento principe per poter risolvere tutti i problemi, ma anche un minimo per cercare di regolamentare questo tipo di lavoretti, chiamiamoli così, saltuari, senza nessun tipo di abuso, perché, lo rinnovo, se uno legge l'articolato capisce e si evince evidentemente che questo è un articolato duro, serio e che rientra nei canoni della legalità e non dell'abusivismo, allora noi chiediamo, Presidente, una riflessione seria su questa proposta emendativa e ovviamente chiediamo il voto dell'Aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bendinelli. Ne ha facoltà.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Grazie, Presidente. L'argomento che stiamo trattando mi sta particolarmente a cuore, non esclusivamente per ragioni di carattere politico o amministrativo, ma perché io ho investito tutta la mia vita nel settore del turismo, sono un operatore turistico, un imprenditore turistico. Credo, senza timore di essere smentito, che se c'è un settore che ha consentito all'Italia di sopravvivere negli ultimi anni dal punto di vista economico sia sicuramente il settore del turismo.

Vede, l'obiettivo che ci siamo prefissi noi - e non parlo della rappresentanza di associazioni di categoria di cui faccio parte, parlo a titolo personale, ma dopo aver ascoltato attentamente anche i miei colleghi - è quello di fare che cosa? Di allungare anche la stagione turistica nelle varie località italiane, perché vedete ci sono località a vocazione turistico-culturale, le città d'arte, i cui alberghi, le cui strutture ricettive rimangono aperte durante tutto il tempo dell'anno, ma ci sono la maggior parte delle località turistiche italiane che sono località turistiche stagionali. E allora, l'obiettivo che ci siamo prefissi noi è quello di accogliere i turisti non solo durante l'apice della stagione turistica, ma di allungare la stagione turistica, per dare l'opportunità ai lavoratori di trovare sicuramente un importante impiego per maggiori mensilità annuali, è quello di creare un maggiore indotto, e questo lo vogliamo fare rispettando le regole, lo vogliamo fare con un occhio di riguardo alla normativa.

Noi come possiamo fare questo, se non possiamo trovare un riscontro nella flessibilità, nel mettere in regola le persone che lavorano nelle nostre strutture? Perché ci sono dei mesi durante i quali non possiamo permetterci di assumere i dipendenti regolarmente tutto l'arco dei trenta giorni di un mese, lo possiamo fare saltuariamente, quando la stagione ci richiede o gli appuntamenti stagionali ci richiedono di aprire le nostre strutture.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO (ore 10,50)

DAVIDE BENDINELLI (FI). Allora, vede, Presidente, mi aspettavo da voi, o meglio mi aspettavo dal Governo del cambiamento una maggiore flessibilità, un maggior buonsenso, mi aspettavo che potessero accogliere quelli che sono emendamenti non strumentali, ma quegli emendamenti che sono volti e rivolti ad aumentare l'occupazione, a ridurre il lavoro nero, a mettere in regola i dipendenti, a dare l'opportunità agli imprenditori intraprendenti di farlo, sicuramente rispettando le regole, tutelando i lavoratori e lavorando per creare un maggiore indotto, non esclusivamente al settore del turismo, ma a tutte quelle centinaia di migliaia di imprese turistiche ed imprese che ruotano attorno al comparto del turismo.

In questo modo ci avete tolto questa opportunità, dimostrando una miopia unica che sicuramente è qualcosa per la quale dovrete rendere conto in futuro ai rappresentanti di un settore, i quali hanno contribuito a far sopravvivere l'economia durante il corso degli anni, ma che sicuramente, negli ultimi decenni, hanno contribuito a far crescere un'economia importante, l'economia turistica, che ha reso grande l'Italia nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, solo per cambiare il parere da astenuto a favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Ad integrazione di quanto ha detto, in relazione al precedente emendamento, il collega Epifani, vorrei provare a ricordare a quest'Aula la legislazione vigente, perché da tanti interventi sembra di vivere in un mondo, in un'Italia, dove c'è un mercato del lavoro ingessato, con un'unica tipologia contrattuale, quella del contratto di lavoro a tempo indeterminato con l'articolo 18.

Vorrei ricordare che il decreto legislativo del 24 aprile 2017, all'articolo 54-bis, prevede la possibilità di prestazioni occasionali per tutti i settori, a proposito della pizzeria che sta fuori dal complesso turistico, con i limiti dei cinque dipendenti ed esclusa l'edilizia e l'agricoltura, che hanno una disciplina ad hoc. Quindi, cerchiamo di dare una rappresentazione reale del mercato del lavoro, che in Italia ha un eccesso di precarietà, ha un eccesso di strumenti che agevolano la precarietà.

Per i picchi di lavoro, per le stagionalità, cioè il contratto di lavoro a tempo determinato, che rimane senza causali per i primi 12 mesi, c'è il contratto di somministrazione, nonostante le modifiche che sono state introdotte, ci sono i contratti di lavoro occasionale per le imprese fino a cinque dipendenti.

Allora di che cosa stiamo parlando? Di che cosa stiamo parlando? Diciamo la verità: si vuole uno strumento per allargare le possibilità di ridurre le condizioni e il costo del lavoro, per continuare a fare competizione di costo e svalutazione del lavoro come variabile di competitività. Questo è il punto, non raccontate le favole, le modalità per assumere e per lavorare in modo flessibile, con qualunque tipo di variazione dell'attività produttiva, esistono in abbondanza. Per favore, riduciamo la discussione ai suoi termini di realtà (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0301 Rizzetto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 2.022 Germanà.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marin. Ne ha facoltà.

MARCO MARIN (FI). Grazie, Presidente. Intanto mi permetta di ringraziare il collega Germanà e gli estensori di questa proposta emendativa, che è una proposta emendativa - come tutte quelle che il gruppo di Forza Italia sta presentando al decreto - concreta, pragmatica che mira a migliorarlo, a stravolgerlo, per la verità.

E poi mi rivolgo al Ministro Di Maio, che ringrazio per la sua presenza: questo emendamento propone l'istituzione di un fondo di 30 milioni per due anni, a sostegno delle imprese che assumeranno over-35 che non ricevano già un reddito garantito o altre forme di sostegno o di reddito. Ma vede, Ministro Di Maio, questa proposta emendativa - di cui, ripeto, ringrazio gli estensori e il collega Germanà - mi permette di richiamare la sua attenzione su un'intervista di oggi del presidente di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas. Confindustria Veneto rappresenta 11 mila imprese e 320 mila addetti. È la parte produttiva di questo Paese.

Il titolo virgolettato di questa intervista è: “Il decreto dignità per noi è un cappio al collo”. Allora siccome io, guardi, glielo ho già detto, il nome dignità è bellissimo, e noi riteniamo che questa legge sia pessima, ma io le concedo la buona fede e le chiedo, come viene chiesto in quest'intervista, mi faccio portatore delle istanze del mio territorio, io sono un veneto, degli industriali e delle imprese, e chiedo, a lei e al Governo, di fermarsi, prima di votarlo, domani; questo è un cappio al collo per le imprese, non c'è più la lotta di classe in Veneto, ci sono le piccole e medie imprese. Per la crisi economica - sono i dati che ci dice il presidente di Assindustria Veneto, di Confindustria Veneto - alcune piccole e medie imprese hanno ridotto il loro fatturato, la loro produzione del 30, del 40 o del 50 per cento in alcuni casi. Le causali, i voucher, il lavoro a tempo determinato; è, questo, un provvedimento che non va incontro alle imprese.

Le riconosco, le voglio riconoscere onestà intellettuale, ma le chiedo di fermarsi. Non solo, mi rivolgo a lei per fermare questo decreto che è profondamente sbagliato, ma non sappiamo più come dirglielo in quest'Aula, lei se vuole, è suo diritto, non ascolti le voci dell'opposizione, continuate a bocciare tutti i nostri emendamenti che, lo ripeto, sono emendamenti di buonsenso e di responsabilità, ma le chiedo di fare attenzione a quello che dicono le categorie economiche.

Mi rivolgo, con quest'appello, dopo averlo fatto al Ministro, ai colleghi parlamentari del Nord, soprattutto del Nord, del mondo produttivo; Confindustria Veneto, dichiara Zoppas, tramite la regione Veneto, a presidenza Lega, ha chiesto di portare queste istanze al Governo, le è stato detto che sono state portate e che verranno recepite. Chiedo ciò ai parlamentari del Veneto e della Lombardia, perché noi ci faremo carico di far sapere a tutti la responsabilità del voto che si esprime in quest'Aula.

Chiedo a tutti di fermare un decreto sbagliato, perché poi si torna a casa, si torna sui territori e se questo è un decreto che ammazza le imprese, aumenterà la disoccupazione e tutti, soprattutto le forze politiche che magari hanno il nome “Nord” nel loro nome o che l'avevano o che l'hanno cambiato a livello nazionale, ma che lo tengono a livello territoriale, tutti, devono assumersi la responsabilità. Noi lo stiamo facendo; siamo con chi crea lavoro, con chi produce, perché siamo contrari a quelle lotte di tanto tempo fa, allo statalismo, al dirigismo. Se vanno male le piccole e medie imprese del nostro territorio, vanno male anche i lavoratori. Diminuirà la produzione, diminuirà anche l'occupazione.

Questo decreto, Ministro Di Maio, va in questo senso. Lei ha ancora qualche ora per fermarlo, le viene fatta una richiesta forte dalle categorie economiche; Forza Italia, dalla parte dei lavoratori e delle imprese, gliele fa in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.022 Germanà, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere contrario della relatrice di minoranza del PD e con il parere favorevole della relatrice di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'emendamento 2-bis.7 Schullian.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gelmini. Ne ha facoltà.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Grazie, Presidente. Volevo illustrare l'emendamento. È l'emendamento 2-bis.252?

PRESIDENTE. No, è l'emendamento 2-bis.7 Schullian.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Scusate, pensavo fosse il 2-bis.252.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.7 Schullian, con il parere contrario di Commissioni e Governo, sul quale le relatrici di minoranza del PD e di Forza Italia si rimettono all'Aula, e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'emendamento 2-bis.252 Zangrillo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gelmini. Ne ha facoltà.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Grazie, Presidente. constatiamo che il confronto con il Governo, come ha sottolineato prima il collega Vito, è molto difficoltoso; non mettiamo in discussione l'onestà intellettuale di chi si schiera, come il MoVimento 5 Stelle, contro il mercato, contro l'impresa, ma confidiamo che il Governo possa abbandonare un approccio ideologico, per abbracciare un principio di realtà, almeno sul tema dei voucher, che rappresentano una battaglia importante di Forza Italia. Con la collega Bernini, la prima proposta di legge che abbiamo depositato riguarda proprio la reintroduzione dei voucher, perché riteniamo che siano uno strumento formidabile per contrastare il lavoro nero, per garantire trasparenza e tracciabilità. Avevamo avuto rassicurazioni, almeno da una parte del Governo, rispetto a un'apertura su questo tema, ma constatiamo che, come spesso accade, tra le parole e i fatti, tra le dichiarazioni, la propaganda e gli atti normativi c'è una distanza oceanica.

Allora, speriamo, confidiamo che ci possa essere un'apertura almeno su questo punto, perché, come ha detto anche il collega di Fratelli d'Italia, l'abolizione dei voucher è stato un atto profondamente ipocrita, che ha aiutato il lavoro nero e che non ha certamente consentito quello che la realtà non può consentire, cioè di trasformare in ambito agricolo, in ambito turistico, il rapporto di lavoro occasionale in un contratto a tempo indeterminato; questo non è possibile, ci vorrebbe un miracolo, che in natura non può accadere. Allora, l'abolizione dei voucher è semplicemente un atto, una scelta ideologica sbagliata.

Noi, attraverso una serie di emendamenti, come hanno sottolineato prima il collega Zangrillo e la collega Polverini, vogliamo ricondurre alla trasparenza i rapporti di lavoro e non ci accontentiamo del fatto che ci sia stata una debole e flebile apertura in materia di turismo, apertura che riguarda solo, però, le strutture ricettive con otto dipendenti, perché lasciare fuori i bar, gli esercizi commerciali, i ristoranti vuol dire creare una disparità di trattamento, vuol dire penalizzare le piccole e medie imprese e vuol dire fare un danno all'economia.

Allora, noi chiediamo con forza che il nostro emendamento venga accantonato, venga preso in considerazione, perché altrimenti dite con chiarezza che non siete per la reintroduzione dei voucher. È inutile fare delle azioni a metà (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Prendete una direzione, perché voi, da un lato, siete contro il Jobs Act e, dall'altro, però, non votate a favore dell'aumento dell'indennità di licenziamento illegittimo; da un lato, dite che siete a favore dei voucher, ma, poi, bocciate gli emendamenti che vogliono reintrodurli.

Allora, delle due l'una, non è possibile usare solo la propaganda, dite al Paese di che pasta siete fatti, prendete una posizione e abbiate il coraggio di mantenerla, non di raccogliere consenso sui social raccontando la qualunque, perché il tempo della propaganda, il tempo della campagna elettorale è ampiamente finito. Oggi, tocca a voi governare questo Paese, non potete sempre prendervela con chi è arrivato prima. Oggi, se l'occupazione diminuisce, se il contratto a tempo determinato costa di più, se i voucher potrà utilizzarli solo qualcuno, la colpa sarà soltanto vostra (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bignami. Ne ha facoltà.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Grazie, Presidente. Intervengo a titolo personale, solo per sottolineare l'importanza di quanto affermato dalla presidente Gelmini. L'introduzione, con settori limitati ad agricoltura e turismo, e, tra l'altro, con una forte limitazione nel settore turistico alle mere strutture ricettive, colpisce quelle realtà - penso in primo luogo alle nostre coste - a forte vocazione turistica, che si troveranno escluse, per attività come ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari, attività ricreative, che si svolgono sulla costa medesima, dall'applicazione di questo strumento che noi, invece, riteniamo dovesse essere esteso. Anche l'introduzione di un limite a solo otto persone, di fatto, costituisce una preclusione, perché basta semplicemente una struttura ricettiva a gestione familiare a raggiungere quel tetto di otto persone che, di fatto, è una negazione dell'applicazione dello strumento dei voucher alle strutture turistiche, che costituiscono, per il nostro sistema, certamente uno dei volani principali, anche vista la forte vocazione di stagionalità che li caratterizza. In questo senso riteniamo che, pertanto, si sia persa un'occasione preziosa per poter dare respiro e ossigeno a questo tipo di strumento.

PRESIDENTE. Grazie. La deputata Gelmini aveva chiesto l'accantonamento: insiste sulla proposta di accantonamento? Il relatore Tripiedi? C'è una proposta di accantonamento.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Assolutamente no, Presidente.

PRESIDENTE. Posso porre in votazione la proposta di accantonarlo. Ha chiesto di parlare a titolo personale l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, non a titolo personale, semplicemente per chiedere alla Presidenza, visto che c'è una proposta su cui l'Aula deve esprimersi, di dare la parola a un oratore a favore e un oratore contro.

PRESIDENTE. Sì, certamente, ed è quello che stiamo facendo.

SIMONE BALDELLI (FI). No Presidente, lei mi ha chiesto se intervenivo a titolo personale. Io sono intervenuto e le ho spiegato qual è la richiesta. Se lei dà la parola a un oratore contro e a un oratore a favore…

PRESIDENTE. Va bene, andiamo avanti.

SIMONE BALDELLI (FI). Io attendo che lei dia la parola all'oratore contro e, nel caso, mi riservo di chiedere la parola a favore.

PRESIDENTE. Grazie, Baldelli. Quindi, sulla richiesta di accantonamento, chi vuole intervenire contro?

DAVIDE TRIPIEDI (M5S). Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Presidente abbiamo predisposto un testo sui nuovi PrestO - o i voucher, come li chiamano - e mi sembra superfluo andare avanti e accantonare un discorso che è già nel testo. Di conseguenza, chiedo proprio di votare contro e di non accantonare l'emendamento.

PRESIDENTE. Baldelli, a favore, prego.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, trovo singolare che il relatore sia quello che interviene dopo aver dato, da relatore, il parere contrario, perché immagino che ci sia un componente della maggioranza - uno, su 345 che sono! - in grado di motivare per cinque minuti un parere contrario alla richiesta di accantonamento (Applausi dei deputati dei gruppiForza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico).

Se ci fosse, io mi auguro di poter ascoltare delle motivazioni, dopodiché mi riservo d'intervenire a favore. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. La pongo in votazione. Allora, prego.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie Presidente. Allora, noi abbiamo qui una proposta emendativa che, sostanzialmente, riscrive la norma che è stata approvata e che è uscita dalla Commissione, norma che, tra l'altro, ha anche dei problemi applicativi - lo dico al di là della questione di contenuto e prego che il Ministro faccia attenzione su questo -, nel senso che non è scritta bene. Tuttavia, al di là di questo, è stata sollevata, prima dai colleghi Zangrillo e Polverini, poi dal capogruppo, presidente Gelmini, una questione relativa alla disparità di trattamento tra tutta una quantità di soggetti che, con una soglia di dipendenti e a certe condizioni, hanno la facoltà di applicare questa norma in strutture anche di ristorazione purché ricettive. Si è fatto presente, in diversi interventi, che le stesse strutture, magari di ristorazione, che però non abbiano carattere ricettivo, sarebbero diversamente discriminate nel non poter usare questo strumento, che a nostro avviso è assolutamente importante; per permettere - a chi? - ai prenditori di sfruttare i giovani? No, semplicemente per permettere a tanti ragazzi, che lavorano nei ristoranti in cui nelle domeniche o nei sabati si fanno matrimoni o nelle strutture che hanno dei picchi di esigenze di personale, di svolgere questo lavoro non in nero, pagati sottobanco alla fine della giornata lavorativa, con una manciata di soldi dati sottobanco e messi in tasca, ma alla luce del sole, in piena trasparenza, attraverso uno strumento che per quello nasce.

Allora, di fronte a un emendamento che ridisegna questa cosa, evidentemente correggendo tutto questo, noi vogliamo offrire al Governo e alla maggioranza la possibilità non di riscriverla totalmente, ma almeno di accantonare questo emendamento per fare una valutazione anche di natura tecnica, perché di fronte a questa norma il rischio è che il ristoratore che non ha il ristorante dentro il villaggio turistico - come citava il collega Crosetto - o dentro l'albergo, si metta a fare un ricorso nei confronti della normativa e che il ricorso lo vinca, e che questo aumenti ancora una volta il contenzioso. Allora, qual è la proposta? Quella di stravolgere tutto questo? No, la proposta è, visto che sono le undici e un quarto di una mattina, in cui abbiamo già fatto un numero x di emendamenti - poco meno di 30, se non vado errato, e mi perdoni, Presidente, se non so il numero preciso -, quella di tenere questo emendamento accantonato, per fare in modo che il Governo si prenda qualche ora per svolgere una valutazione anche di tipo tecnico e per capire se su questo tema c'è la possibilità non di avere un muro di silenzio o un relatore che si pronunci soltanto per dire che il PD ha distrutto l'occupazione di questo Paese….(Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Borghi, Borghi! Crippa! Non si rivolga….

Fiano! Deputato Fiano! Borghi! Allora, Borghi, io le dico che ogni volta che si avvicina qualcuno ai banchi del Governo, si rivolga a me, e non urli ai banchi del Governo (Commenti)!

Di conseguenza, io farò allontanare dai banchi del Governo. Ma ci vuole un'educazione nel modo di gestire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

Dopo, se lei si rivolge a me, farò allontanare dai banchi del Governo, e vedrà che il Governo non si rivolgerà ai banchi del PD: funziona così (Commenti del deputato Fiano)! Esatto, iniziamo a rispettare…deputato Fiano! Borghi! Morani! Vi sto dicendo…(Commenti del deputato Fiano). Fiano, prego, sul Regolamento… Mi scusi, facciamo prima terminare l'onorevole Baldelli. Prego.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, non mi era sfuggita la circostanza che ci fosse una qualche tensione nel lato sinistro dell'emiciclo, e anche questo probabilmente è frutto del fatto che non si registra nessuna possibilità da parte della maggioranza e del Governo di riuscire a interrompere quel muro, che c'è in questo momento nel dibattito, tra le opposizioni e il Governo (Applausi dei deputati dei gruppiForza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico)

Io credo, al di là del fatto che possano più o meno passare, davanti o dietro, i sottosegretari, il che fa parte delle dinamiche d'Aula, che se però ci fosse la volontà di dare risposte concrete, dai relatori, dai componenti della maggioranza…..

Guardate che non si è mai assistito a questo, è la prima legislatura in cui succede che c'è un dialogo unilaterale, un monologo unilaterale delle opposizioni verso il Governo e verso la maggioranza. Almeno in Commissione, ogni tanto, un relatore della maggioranza, per sbaglio, o il Governo, insomma, qualcuno prendeva la parola per spiegare quali potevano essere le questioni, magari anche dicendo delle corbellerie pazzesche. Pazienza, ci passeremo sopra, ne abbiamo ascoltate tante di corbellerie! Diteci qualche corbelleria, ma qualcosa ditecelo, perché è l'unica circostanza in cui, su un tema come quello del lavoro - un tema centrale, il punto più importante per questo Paese -, stiamo facendo un monologo! Le opposizioni contro il Governo!

Io ho apprezzato, onestamente, il fatto che il Ministro del lavoro abbia voluto partecipare alla discussione generale, sia intervenuto e oggi sia anche presente. La presenza del Ministro del lavoro è certamente lodevole, però, se il Ministro del lavoro sta qui silente e non ci offre nessuna risposta, che ci sia o non ci sia ci cambia poco (Applausi dei deputati dei gruppiForza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico)!

Faccia intervenire un sottosegretario, faccia intervenire uno dei relatori! Ci dica per quale ragione una questione che noi poniamo trasversalmente, e che poniamo tutti, da destra a sinistra, come una questione importante, debba essere ignorata e non meriti, non dico un accoglimento, ma un accantonamento per una riflessione.

Poi magari, fra tre ore, ci dite: i nostri uffici tecnici hanno detto che questo problema non si pone, che la norma non può essere riscritta, arrivederci e grazie.

PRESIDENTE. Concluda.

SIMONE BALDELLI (FI). Ma almeno è un dialogo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidentee Partito Democratico).

EMANUELE FIANO (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Votiamo prima e poi le do la parola.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di accantonamento dell'emendamento Zangrillo 2-bis.252.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge [per 61 voti di differenza].

Aveva chiesto di parlare per un richiamo al Regolamento il deputato Fiano. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO (PD). La ringrazio, Presidente, con molta calma e molto rispetto del suo lavoro e del suo ruolo istituzionale. Come vede noi, il Partito Democratico, ma anche le altre opposizioni, stiamo procedendo in maniera ordinata sul lavoro di questo decreto (Commenti).

PRESIDENTE. Per favore!

EMANUELE FIANO (PD). Volete vedere, invece, com'è una procedura non ordinata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Presidente, quando noi chiediamo, come ha appena detto giustamente il collega Baldelli, che la presenza in Aula del più autorevole rappresentante del MoVimento 5 Stelle del Governo o degli altri esponenti del Governo non sia qui una presenza muta, non ci riferivamo al fatto che un sottosegretario del Governo si alzi dai suoi banchi, venga verso i banchi dell'opposizione e col ditino alzato ci dica cosa pensa dei nostri interventi, perché questa, oltre che una mancanza di rispetto verso i colleghi dell'opposizione, è una mancanza di rispetto verso di lei (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). I rappresentanti del Governo devono parlare al microfono di quello che pensano del merito delle nostre critiche al decreto; non devono venire qui a minacciarci, perché io ho ancora nell'orecchio, come lei, Presidente, le urla che il collega Crippa, nella scorsa legislatura, aveva fatto e avrebbe fatto se un sottosegretario dei Governi Renzi e Gentiloni si fosse permesso, non solo quello che le ho appena raccontato, ma anche prima, quando presiedeva il Vicepresidente Rosato, si fosse permesso di voltarsi e di dire al Presidente pro tempore della Camera se quello che avveniva era un intervento ai sensi del Regolamento o meno, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Voi siete su quella poltrone - e mi rivolgo a lei e, per il suo tramite, al Governo - non perché siete diventati padroni di quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Voi rappresentate i cittadini, in quest'Aula!

PRESIDENTE. Deputato Migliore, non faccia gesti.

EMANUELE FIANO (PD). Avete il dovere di rispondere, Presidente, per rispetto a lei, alla carica che lei esercita, alle domande che noi facciamo. E, infine, Presidente, siccome lei ci ha rivolto una critica, che io accetto, quando lei dice che noi le segnaliamo in malo modo che vi sono dei colleghi che parlano al Governo mentre noi interveniamo; è semplicemente perché in quel momento non abbiamo il microfono. Se lei avesse la cortesia di accorgersene da solo, non ci sarebbe bisogno del nostro intervento. La ringrazio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Visto che, giustamente, accetta la critica che le faccio, è nel momento in cui si sta per avvicinare ai banchi del Governo che voi urlate: “banchi del Governo”. Allora, l'importante, è vero… se non me ne accorgo subito, lo sa deputato Fiano, come sempre, basta segnalare e, con sapienza e gestione equilibrata e ordinata, chiedo di allontanarsi dai banchi dall'Aula. Se questo poi provoca anche delle reazioni che vanno criticate, è giusto criticarle.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Pettarin. Ne ha facoltà.

GUIDO GERMANO PETTARIN (FI). Grazie Presidente. Intervengo a titolo personale sull'emendamento 2-bis.252. Tengo moltissimo a sottolineare quanto altri colleghi già prima hanno evidenziato.

La cancellazione dei voucher fu uno sbaglio evidentissimo. Il rifiuto da parte dell'attuale compagine di Governo di reintrodurli con le modalità che noi abbiamo ulteriormente proposto è un altro errore (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). La disparità di trattamento l'abbiamo evidenziata. La lesione del principio di uguaglianza l'abbiamo evidenziata. La sottolineatura che questo silenzio, che qualche collega ha evidenziato come imbarazzante, si sta riproponendo l'abbiamo messa in rilievo. Ciò che io intendo sottolineare sono ancora due cose. Prima cosa: non vorrei che ciò a cui stiamo assistendo sia semplicemente una lotta di classe fuori tempo massimo. La seconda cosa, che gli imprenditori sono, come altri colleghi hanno detto, una risorsa, non un nemico. E la terza cosa, che su un importante quotidiano economico di stamani il titolo dice: “Primo calo degli occupati dopo tre mesi: meno 49 mila posti”. Che sia un caso, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (PD). Grazie, Presidente. Io penso che questo emendamento ponga un tema reale, che è quello del lavoro precario, saltuario e di come può essere regolamentato. Ci sono visioni diverse su questo ed è evidente che ciò sia su un tema così delicato. Per questo, per i temi che affronta questo decreto, noi lo consideriamo un decreto assolutamente dannoso per il Paese, e non solo inadeguato. Ma perché i temi affrontati sono temi veri, abbiamo acconsentito, cosa che nella passata legislatura non avevamo il vantaggio di ottenere, che ci fosse un dibattito vero in quest'Aula, quello che potesse mettersi a confronto, a verificare se ci sono le condizioni per convincere il Governo che anche piccole correzioni al testo potessero essere recepite, per collaborare nel rispetto dei ruoli tra maggioranza e opposizione. E abbiamo rinunciato a un diritto a cui chi oggi è in maggioranza non ha mai rinunciato nella passata legislatura, che è quello di impedire i lavori dell'Aula. Siamo qui, discutiamo del merito. Sono passate circa 12-14 ore di discussione sugli emendamenti. Il relatore ha parlato due volte , oltre che nel dare il parere, per un totale di circa 35 secondi; il Governo non ha mai parlato; le richieste di accantonare gli emendamenti non hanno avuto nessun effetto. Possiamo dire che era meglio che mettevate la fiducia: Mettevate la fiducia, risparmiavate tutta questa lunga scena, perché se la vostra intenzione era quella di non toccare nulla di questo provvedimento, tenervi tutti gli errori, perfino quelli che risultano evidenti anche a voi, che capite che è uno sbaglio, che capite che non c'è niente da fare e basterebbe un piccolo accorgimento, insomma se la vostra intenzione era di lasciare tutto così, potevate mettere la fiducia, risparmiavate un po' di ore di questa di questa lunga discussione. E ricordatevi che noi siamo qui senza fare ostruzionismo, parlando del merito sulle questioni.

Io penso che il vostro atteggiamento sia veramente inaccettabile, veramente inaccettabile sotto il profilo parlamentare. Non è serio, non basta stare seduti sulla sedia, la presenza non è sufficiente. O c'è un dibattito con il Parlamento e si utilizza questa discussione per arricchire il provvedimento - anche dirci che non siete d'accordo, anche dire che non va bene quello che diciamo -, ma se il vostro è un silenzio muto, che vuole solo far passare le ore, beh non è proprio un grande contributo alla democrazia questo; è proprio nessun contributo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). E, soprattutto, non è un contributo al merito, non è un contributo al lavoro, non è un contributo alla lotta alla disoccupazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). È semplicemente l'ipocrisia di una discussione finta. Le discussioni ipocrite che avete iniziato in questo Parlamento credo che non servano veramente a nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zangrillo 2-bis.252,con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia è favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'emendamento 2-bis.214 Rizzetto, con parere contrario di Commissioni e Governo, parere contrario del relatore di minoranza del PD, parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zucconi. Ne ha facoltà.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Ho ascoltato con attenzione, signor Presidente, l'intervento del collega Bendinelli perché nel suo intervento si è sentita la competenza di una persona che lavora e che ha lavorato nel settore del turismo, cosi ha detto. Concordo ed esprimo piena solidarietà con quello che ha detto naturalmente, però gli faccio anche notare amichevolmente che sono parole al vento, dette qui oggi. Oggi, e anche ieri, dell'interesse dei lavoratori e delle imprese non credo che interessi più di tanto, si sta facendo un altro tipo di politica, quella mediatica, quella di battere un colpo e quella di dare l'impressione che si sta intervenendo nel mercato.

I dati sulla disoccupazione, che sono freschi di ieri, ci dimostrano che si sta andando nella strada sbagliata, ma anche questo sembra che non comporti alcun tipo di modifica nell'atteggiamento del Governo. Al contrario, si affermano cose sbagliate in quest'Aula: non c'è abuso dei contratti di lavoro a tempo determinato, ci sono delle esigenze che l'economia di questo Paese attiva con degli strumenti consentiti dalla legge. Non è che gli imprenditori cattivi assumono a tempo determinato perché non vogliono assumere a tempo indeterminato. Mi dite tecnicamente qual è il vantaggio per un'azienda ad adottare una forma di lavoro invece che l'altra? Qual è? Per non parlare del fatto che il sistema dei contributi penalizza semmai l'impresa che assume a tempo determinato. C'è soltanto una stagionalità che è legata all'economia di questo Paese dove, forse non ve ne siete accorti, ci sono molte imprese turistiche, e che quindi si risponde a questi criteri. A tutti piacerebbe un'economia come quella della Germania che va verso la piena occupazione, ma in Italia al momento non c'è e voler vedere nel sistema delle imprese un sistema perverso che sfrutta i lavoratori non corrisponde alla realtà, prima di essere una imposizione ideologica e non fattuale.

Ecco perché l'intervento del collega Bendinelli è fuori luogo: qui stiamo parlando di cose che non sono conosciute. Anche lei, onorevole Fassina, parlava di possibilità già esistenti per aziende sotto i cinque dipendenti. Se lei trova un ristorante qui a Roma che ha meno di cinque dipendenti io le offro una cena per un mese (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non ci sono aziende in piena stagione sotto i cinque dipendenti nel campo alberghiero, della ristorazione, non esistono e quindi quelle norme che si voleva utilizzare non verranno usate, non è possibile. Tutte le aziende hanno in stagione più di cinque dipendenti.

Lo stesso discorso vale anche per i voucher. Non dite che avete reintrodotto i voucher, non è vero, perché sono gli stessi voucher del Governo Gentiloni che non sono stati usati. A fronte dei milioni di voucher che venivano usati prima, oggi 6.000-12.000 lavoratori li hanno usati nel periodo utile 2017: nulla. Perché anche quelli, come il contratto PrestO, come il libretto di famiglia, non sono usabili.

Allora noi stiamo qui a parlare, e potremo rimanerci ancora giorni, perché siamo in presenza di un fenomeno di tanatosi che ha colpito il Governo (voi sapete che la tanatosi è quello strumento che usano alcune specie animali quando vengono attaccate e che si fingono morte) e che continuerà ancora per giorni. Non possono darci risposte, non ce l'hanno! Non hanno fatto un decreto finalizzato a risolvere i problemi, hanno fatto un decreto per far vedere che esistono: è una cosa diversa (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Quindi non ci daranno risposte, non ce le darà nessuno, nemmeno il collega Borghi che è seduto qui vicino al mio fianco e con il quale ho avuto l'onore di fare alcuni passaggi di campagna elettorale. Mi ricordo in particolare una sera in Versilia quando siamo andati a incontrare le categorie economiche: non so se questo sarebbe ancora possibile, non credo (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Grazie Presidente, intervengo per alcune precisazioni. Il dibattito nell'ambito della Commissione si è svolto con la massima collaborazione, abbiamo discusso i temi in maniera approfondita e accolto molte delle istanze delle opposizioni e questo anche per agevolare in qualche maniera il dibattito d'Aula. Ringrazio anche le colleghe dell'opposizione che più volte si sono complimentate per l'andamento dei lavori all'interno della Commissione, svolto in modo da agevolare il dibattito d'Aula, proprio perché determinati argomenti sono stati affrontati e risolti in quel contesto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Baratto. Ne ha facoltà.

RAFFAELE BARATTO (FI). Grazie Presidente, intervengo solo per dire alla nostra Presidente di Commissione che a questo punto io credo di aver partecipato ad un'altra Commissione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Perché è vero che all'interno c'era un clima di collaborazione, però da parte della maggioranza non c'è stata nessuna collaborazione perché mi sembra che ogni emendamento sia stato stracciato. Allora se questo è il clima di collaborazione per un problema importante come quello del lavoro credo che davvero sia un altro il punto da cui partire, ma soprattutto un altro l'obiettivo da raggiungere per la questione che tutti abbiamo a cuore, il lavoro, ma non mi sembra che da parte della maggioranza sia preso davvero così in considerazione. Grazie Presidente.

SILVIA FREGOLENT, Relatrice di minoranza per la VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT, Relatrice di minoranza per la VI Commissione. Grazie Presidente, io volevo confortare la Presidente della Commissione Finanze Ruocco: i ringraziamenti fatti dalla collega Serracchiani durante la discussione generale nei confronti del lavoro svolto dalla collega Ruocco e dal presidente della Commissione lavoro erano autentici: con il loro modo di fare hanno garantito una sana e pacata interlocuzione. Anche lì il Governo è stato un po' silente, ahimè, avremmo voluto sentire un po' più di risposte. E quando ha parlato, in effetti, era per dire che avrebbero rimandato ad altro provvedimento le soluzioni alle opportune proteste ed emendamenti che noi proponevamo. Quindi sugli emendamenti accolti abbiamo un altro ricordo. È vero che c'è stato accolto qualcosa, ma non di così straordinario da stravolgere quello che per noi è un decreto profondamente sbagliato nella sua totalità. Però i ringraziamenti alla collega erano autentici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie Presidente, torno ad intervenire perché a me pare che, nonostante qualche affermazione, si continua ad ignorare lo status della legislazione vigente. I voucher esistono già, esistono per tutti i settori nei limiti di cinque dipendenti a impresa. Segnalo che le imprese sotto i cinque dipendenti sono il 95 per cento delle imprese italiane. Segnalo che i contratti a tempo determinato continuano ad esistere: le causali prevedono espressamente la stagionalità, prevedono espressamente la possibilità di sostituire lavoratori che mancano. Quindi, riconduciamo il dibattito alle sue dimensioni reali. Diciamo invece che c'è un problema di competitività per le nostre imprese, che è un problema vero: le nostre micro e piccole imprese soffrono una condizione di competitività che dipende anche da come è organizzata la moneta unica.

Questo è vero, ma non può continuare ad essere scaricato sulle condizioni del lavoro, perché insistere per allargare l'utilizzabilità dei voucher vuol dire regolarizzare una ulteriore riduzione delle condizioni e le retribuzioni del lavoro, perché tutti gli strumenti normativi per affrontare la stagionalità, per affrontare la flessibilità, per affrontare i picchi di produzione, esistono già. Esistono prima di questo decreto e questo decreto li ampia, va in direzione esattamente opposta a quella che viene qui denunciata da tanti colleghi. Le opposizioni, in quest'Aula, hanno posizioni diverse, finanche opposte rispetto a quelle che sono le caratteristiche e le esigenze del mercato del lavoro in Italia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie Presidente, io sono uno di quelli che è riuscito a inserire un emendamento nel testo della Commissione, in Commissione. Ho dovuto urlare per fare inserire quel testo, perché le motivazioni che il Governo, dopo tre giorni di accantonamento, mi ha presentato, per le quali avrebbe voluto bocciare il mio emendamento, erano esattamente l'opposto della realtà. E alla fine, il Governo, che mi aveva detto che voleva una norma strutturale sulla compensazione tra debiti e crediti sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni, ha proposto a me un emendamento che vale solo per l'anno in corso. Questo per capirci come è andato il dibattito in Commissione.

Sulla scorta di questo, sui giornali di oggi, la Presidente della Commissione, Ruocco si vanta che nel decreto c'è la compensazione debiti e crediti delle pubbliche amministrazioni. Presidente Ruocco, non è che l'abbiamo trovata nel decreto, ce l'abbiamo messa noi. E ce l'abbiamo messa noi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), avendola proposta noi, perché nel decreto non c'era, perché tutte le opposizioni hanno messo la firma e perché alla fine, dopo 40 interventi, il Governo ha capito che era un tema dal quale non avrebbe potuto sottrarsi e abbiamo dato la possibilità a tutti i commissari della Lega e del MoVimento 5 Stelle di sottoscrivere questa proposta perché, nello spirito di portare a casa una cosa insieme, per tutte le persone a cui serve, abbiamo voluto approvarla all'unanimità, convinti di dare un contributo trasversale, costruttivo e unanime. Questo è lo spirito con cui una parte, almeno, dell'opposizione, ma in questo caso tutte le opposizioni, si sono poste di fronte al decreto.

Allora, non venite a raccontarci che sono state accolte modifiche. Siamo in una fase aperta, perché altrimenti il risultato è lo stesso della posizione della questione di fiducia.

Se intervenite, cercate di intervenire dando dei contenuti o motivando effettivamente perché ritenete che alcune proposte non vadano accolte. Altrimenti, risparmiateveli, guardate io posso utilizzare gli interventi a titolo personale che il Regolamento mi mette a disposizione, al netto degli interventi del mio gruppo, per cercare di motivare, con le ragioni della maggioranza se la maggioranza deciderà di stare silente, farò una ventina di interventi, portando avanti io le ragioni della maggioranza, almeno fate più bella figura con qualcuno che queste ragioni, in quest'Aula, decide di esplicitarle al Parlamento della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Grazie Presidente, circa una settimana fa, nel corso dei lavori delle due Commissioni, apprezzate le circostanze, mi ero permesso di dire che forse sarebbe stato necessario ricorrere al voto di fiducia, per una ragione molto semplice. Quello che stiamo facendo qui sembra una prova muscolare perché, vede, Fassina, è vero che le opposizioni possono avere anche delle opinioni diverse, ci mancherebbe altro, il punto però e che siamo di fronte a un dibattito parlamentare nel quale c'è un voto di fiducia mascherato perché la maggioranza è entrata in Aula e non vuole toccare nulla. Questo non aiuta il dibattito parlamentare. Almeno io non ho un ricordo di questa natura. Io ricordo che quando si discute di un provvedimento e c'è la volontà di discutere davvero, non solo c'è un'interlocuzione tra i membri del Governo e il Parlamento, ma i relatori aiutano un'operazione di questa natura, portano un contributo positivo perché è nell'interesse generale di mettere insieme opinioni, come in questo caso, che sono state molto costruttive, perché non mi pare ci sia stata un'azione opportunistica, strumentale. Io tra l'altro non le conosco neanche queste forme. Mi riferisco solo alla sostanza di un percorso legislativo che ha bisogno di essere molto ordinato. Vede, Ministro Di Maio, il punto è molto semplice: se lei, l'altro giorno, ha fatto, come se fosse un proclama, quell'accenno ai cittadini dicendo che con questa esperienza di decreto i cittadini cominciavano a governare, lei capisce che c'è qualcosa che non quadra, perché quest'Aula non può essere ridotta a un bivacco (Applausi dei deputati dei gruppiMisto–+Europa-Centro Democratico e Partito Democratico). È chiaro come concetto, visto che ogni tanto si vuole ricordare parole del passato. Questo non può essere un bivacco, non lo può essere nella sostanza e neanche nella forma. Deve essere un luogo nel quale il confronto si fa con serietà. Voi non date, non state dando questa dimostrazione e questo io lo dico con grande rammarico, non è che sono contento di questa cosa. Vedo uno svilimento delle istituzioni, in un contesto di questa natura. Voi siete giovani, benissimo, date pure queste prove muscolari, non ricaverete nulla; tra l'altro, Ministro Di Maio, lei unisce le opposizioni, ma prima o poi questo movimento si determinerà anche nella società perché le lune di miele non sono infinite e, procedendo così, si va nella direzione sbagliata (Applausi dei deputati dei gruppiMisto–+Europa-Centro Democratico e Partito Democratico).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Grazie Presidente, solo per confermare quanto diceva la presidente Ruocco, nel senso che noi abbiamo apprezzato il grande lavoro che hanno dovuto fare i presidenti delle Commissioni per porre rimedio, l'ho già detto nel mio intervento in relazione a questo provvedimento, rispetto all'inadeguatezza del Governo e alla incapacità di trovare punti di mediazione in Commissione. Vorrei ribadire perché per quanto riguarda gli emendamenti di Forza Italia, al di là di quanto ha già rappresentato il collega Baldelli, che, pure accolto dal Governo, un provvedimento strutturale è stato reso temporaneo, non è stato accolto nulla nel merito e nel cuore del provvedimento. Parliamo dell'emendamento Baldelli, che comunque è un emendamento aggiuntivo su un articolo aggiuntivo. Il cuore del provvedimento non è stato minimamente toccato, nessun suggerimento arrivato dalle file di Forza Italia è stato considerato in termini positivi dal Governo. Quindi, al di là dello sforzo fatto dai presidenti delle Commissioni, per quanto mi costa, avendo partecipato ai lavori per quindici giorni senza mai mancare, non c'è stato da parte del Governo alcun accoglimento. Quindi, siamo in Aula a ripetere quello che abbiamo già ripetuto in Commissione: noi facciamo emendamenti di buonsenso nel merito e il Governo continua a tacere oppure qui addirittura, non a straparlare, come ha fatto pure in Commissione, ma a gesticolare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ciprini. Ne ha facoltà.

TIZIANA CIPRINI (M5S). Intervengo per spiegare a quest'Aula cosa abbiamo fatto in materia di PrestO. Allora, non c'è alcuna intenzione di introdurre “voucheropoli”, non c'è un ritorno alla liberalizzazione selvaggia di renziana memoria dei voucher, tutt'altro, nessuna sostituzione quindi dei normali contratti di lavoro con i voucher, soprattutto per quanto riguarda i lavori stagionali, ma semplicemente una semplificazione nell'utilizzo dello strumento dei PrestO e un massimo controllo per contrastarne gli abusi. Come? L'impianto della normativa, cioè la legge n. 50 del 2017, viene interamente mantenuto.

PRESIDENTE. Concluda.

TIZIANA CIPRINI (M5S). Quindi, semplicemente andiamo a mantenere le tre categorie che, sole e uniche, possono utilizzare questi strumenti, portando dei miglioramenti, come andare in posta per farsi pagare, farsi aiutare da un intermediario dell'utilizzo dei PrestO, dato che le categorie degli utilizzatori avevano dimostrato difficoltà nell'utilizzo dello strumento. Quindi, non si fa proprio a liberalizzare un bel nulla, è semplicemente una norma di semplificazione dell'utilizzo di questi strumenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Cortelazzo. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO CORTELAZZO (FI). Presidente, nella profonda convinzione di non sortire alcuna reazione da parte della maggioranza e del Governo, ci tenevo a sottolineare non so quanti dei colleghi hanno mai attivato fattivamente un voucher.

Da qualche intervento penso che nessuno, o quanto meno gran parte, non abbia mai visto o attivato la procedura. È una procedura per cui - cinque dipendenti, sopra, under, up, cambia poco - ci sono dei momenti della giornata di un'attività ricettiva commerciale, di qualsiasi natura, in cui si può verificare un afflusso più elevato rispetto all'ordinario. In quel caso lì, molto spesso si applicava la formula del voucher, instaurandosi anche una fidelizzazione tra datore di lavoro e dipendente. L'esclusione, la limitazione eccessiva di questo strumento, genererà, né più né meno, che l'imprenditore, il datore di lavoro, si affiderà ancora a quel dipendente in una situazione di nero. Ecco, questo è il risultato finale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO (FDI). Presidente, io vorrei porre il tema in modo non ideologico. Dove sono finiti i 116 milioni di voucher venduti nel 2016? Perché la domanda è quella. Cioè noi dobbiamo disciplinare in modo tale che quei 116 milioni di voucher che sono scomparsi nel 2017 riemergano, perché sono finiti nel nero. Erano uno strumento che non piaceva, che poteva avere degli errori, ma abbiamo venduto 116 milioni di voucher nel 2016! Questo vuol dire che qualcuno li ha pagati, pagando i contributi relativi, dichiarando delle ore di lavoro e sono scomparsi. Noi dobbiamo fare in modo che riemergano dal nero, non riscompaiano, rendendo sempre più difficile l'utilizzo per un lavoro saltuario come quello. È questo il tema che sta ponendo l'opposizione, non per fare opposizione, ma per affrontare un tema che esiste nel Paese, per dare dei suggerimenti, nulla di più, nulla di ideologico (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Bendinelli.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Presidente, sa di cosa dobbiamo prendere atto con grande tristezza? Che dopo settimane di discussione in Commissione, dopo un ampio dibattito che si è sviluppato tra ieri e oggi in Aula, ci sono parecchi colleghi parlamentari che non hanno ancora capito la differenza tra contratto a tempo determinato e voucher, e questa è una cosa drammatica! Drammatica, perché l'applicazione del contratto a tempo determinato mi serve in determinati periodi turistici, non mi serve quando devo aprire con grande flessibilità la struttura ricettiva alberghiera ed extralberghiera. Se mi serve un week-end in particolare, o se servono altre situazioni che sono favorevoli allo sviluppo dell'impresa turistica in generale, come faccio ad applicare il contratto a tempo determinato? Soprattutto, possiamo considerare piccole e medie imprese quelle imprese che hanno un massimo di otto dipendenti?

PRESIDENTE. Concluda.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Non esiste, perché io ho un albergo con 10 dipendenti, una piccolissima impresa, che l'anno scorso ho aperto durante il ponte dell'8 dicembre, ma quest'anno non lo farò più, grazie a voi...

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Mancini. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MANCINI (PD). Presidente, la presidente della Commissione, Ruocco, ha rappresentato all'Aula un clima della discussione, nelle Commissioni finanze e lavoro, che si è prodotto positivamente, dopo che però, sia nell'ufficio di presidenza che in Commissione, abbiamo dovuto far valere le ragioni dell'opposizione, perché anche in Commissione abbiamo avuto il sottosegretario Crippa che, come in Aula, ha aggredito la minoranza dai banchi del Governo; abbiano avuto un collega che ha offeso con accuse sessiste le colleghe Serracchiani e Fregolent perché argomentavano i propri emendamenti sull'articolo 9; abbiamo dovuto, come ha ricordato il collega Baldelli, alzare la voce per ottenere che si discutessero nel merito alcuni emendamenti.

PRESIDENTE. Concluda.

CLAUDIO MANCINI (PD). Concludo, Presidente, in attesa comunque che lei richiami il Governo e il sottosegretario Crippa per il suo comportamento in Aula, cosa che prima non ha fatto. Concludo dicendo che, come avvenuto in Commissione, a un certo punto bisogna che il Governo parli e interloquisca, anche per argomentare i propri “no” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Cattaneo.

ALESSANDRO CATTANEO (FI). Presidente, i voucher sono purtroppo un tema su cui ogni volta si consuma una battaglia politica. Nella passata legislatura ci eravamo trovati dalla mattina alla sera a vederli scomparire perché c'era un prezzo politico da pagare dell'allora maggioranza renziana all'ala sinistra a matrice CGIL, e anche in questa legislatura purtroppo sui voucher si gioca lo scontro politico tra MoVimento 5 Stelle e Lega Nord. Noi vorremmo come Forza Italia tornare a parlare del merito della questione. I voucher sono uno strumento utile sì o no? La nostra risposta, nell'altra legislatura e in questa, è sempre la stessa: sì, sono utili e sono utili ai lavoratori! Sono utili per permettere l'emersione del nero, sono utili ai ristoratori, in agricoltura, ma non solo. Avete fatto un primo timido passo in avanti sull'agricoltura e sul turismo, ma non basta. Con questa scelta fate un danno al Paese, create lavoratori di serie A, B e anche di serie C. Abbiate il coraggio, lo dico ai colleghi della Lega…

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Presidente, per non trasformare questo dialogo così come si sta virtuosamente facendo, chiederei per suo tramite un intervento del Ministro Di Maio sul tema, perché mi pare evidente ci sia un problema. Il problema qual è, Ministro? Il problema è che noi, in una settimana circa di lavori in Commissione, 10-12 ore di Commissione al giorno, siamo stati rassicurati molto spesso da parte della maggioranza rispetto ad alcune proposte che potevano essere allargate. Lei stesso, in Commissioni riunite nella sala del mappamondo, disse: “A me farà piacere se il Parlamento andrà a definire, emendamento su emendamento, ogni proposta che anche le opposizioni giustamente e legittimamente faranno”. Sulla base di questo principio, sulla base del fatto che - lo rinnovo - abbiamo avuto qualche rassicurazione soprattutto rispetto a questo strumento, sul tema, chiedo, Presidente - dopo avere sentito anche la deputata Ciprini, che di fatto va contro la linea politica della Lega su questo tema - che questa proposta venga accantonata. Quindi, chiedo al relatore l'accantonamento di questa proposta emendativa e, qualora il relatore non si rendesse disponibile all'accantonamento, chiedo un voto dell'Aula.

PRESIDENTE. Grazie. Tripiedi, si chiede l'accantonamento dell'emendamento 2-bis.214.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. No, Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Musella.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Molto brevemente, ho sentito parlare prima di voucher

PRESIDENTE. Musella, su che cosa parla? Vuole parlare contro? Perché adesso stiamo andando in fase di votazione: un parere favorevole e uno contrario all'accantonamento. Dobbiamo ascoltare un parere contrario e un parere favorevole all'accantonamento dell'emendamento.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Parere favorevole.

PRESIDENTE. Sì, però lei parla a nome dell'opposizione, quindi.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Sì, in questo caso. Allora, prima ho sentito parlare di “voucheropoli”: è una cosa vergognosa. Noi abbiamo una necessità oggettiva di riprendere in mano l'occupazione nel nostro Paese, in modo serio e importante. I voucher erano uno strumento, e gli interventi che mi hanno preceduto hanno definito anche la quantità dell'utilizzo di questo strumento, quindi occorre, di fatto, semplicemente modificare e salvaguardare i nostri lavoratori, i nostri cittadini, dagli abusi di questo tipo di utilizzo, non certo dall'utilizzo del voucher stesso. Quindi, di fatto, per quanto ci riguarda, è un intervento importante e che serve al nostro Paese, per la ripresa del nostro Paese. Questo è un punto fondamentale. Non c'entra la precarizzazione, perché quando abbiamo visto togliere i voucher non abbiamo visto aumentare l'occupazione, abbiamo visto semplicemente diminuire le casse contributive all'INPS, e questo non fa bene evidentemente anche a chi deve prendere la pensione. Quindi, penso che questo sia un emendamento che debba essere assolutamente accantonato, importante, e che noi, in responsabilità, tutti insieme, dobbiamo cercare di approvare.

PRESIDENTE. Chi parla contro? Ciprini, prego.

TIZIANA CIPRINI (M5S). Siamo contrari all'accantonamento anche perché la proposta dell'emendamento, a prima firma Rizzetto, appunto va a contenere l'abuso di questo strumento, che già abbiamo previsto abbondantemente con il nostro intervento normativo, quindi già c'è nel decreto dignità.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di accantonamento dell'emendamento 2-bis.214 Rizzetto.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 74 voti di differenza.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2-bis.214 Rizzetto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Pini. Ne ha facoltà.

GIUDITTA PINI (PD). Grazie, Presidente. Mi scusi, sono di bassa statura e quando si alza il collega Romano non mi si vede.

PRESIDENTE. No, no, era seduta. Adesso si vede bene.

GIUDITTA PINI (PD). La ringrazio. Sempre sull'emendamento, ma soprattutto per la richiesta che è stata fatta più volte di dialogo all'interno di quest'Aula, sia da parte delle opposizioni, ma anche durante il dibattito in Commissione. Io ho partecipato per un breve periodo alla discussione sull'articolo 9 e c'era molta necessità di dibattito. Ora, questa mattina, prima di venire qui, mentre facevo colazione, ho sentito dire al telegiornale che il Ministro Di Maio sarebbe venuto oggi in Aula, esattamente come è venuto ieri in Aula, e avrebbe riferito al Parlamento. Sicuramente era una fake news - io non metto in dubbio questa cosa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) - ma la richiesta è questa, la seguente, sempre perché io ho necessità di capire qual è la posizione del Governo. Visto che c'è stata una fitta rete, un fitto scambio di messaggi tra il Ministro Di Maio e i vari componenti - alcuni addirittura li hanno direttamente letti -, per me va benissimo, ma la prossima volta se, per favore, ci può mandare un messaggio vocale, così almeno possiamo ascoltare la sua voce in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis. 214 Rizzetto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza per il gruppo del Partito Democratico e con il parere favorevole del relatore di minoranza per il gruppo di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis. 254. Zangrillo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza per il gruppo del Partito Democratico e con il parere favorevole del relatore di minoranza per il gruppo di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

Revoco l'indizione della votazione.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Mi scusi, Presidente. Ho atteso di essere certo che non vi fossero altri interventori. È evidente che questo è un emendamento a carattere ripristinatorio. Serve a ricondurre a ragionevolezza questo provvedimento e a provare a introdurre, non soltanto un discorso sul merito, ma anche sul metodo, perché assistere in silenzio a questi lavori è un vantaggio. Qualche anno fa, nel 1690, un tale Locke, che immagino sarà noto all'Aula, quando faceva riferimento all'appello al cielo, diceva delle cose molto sensate.

Sostanzialmente John Locke fa riferimento a quattro passaggi di appello al cielo: la conquista, l'usurpazione, la tirannide e la dissoluzione del Governo. Mi voglio fermare su questo ultimo passaggio, perché quello a cui si assiste in quest'Aula è l'abuso dell'esecutivo sul legislativo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) ed è intollerabile verificare come il Governo voglia impadronirsi del Parlamento, evitando qualsiasi tipo di dibattito.

Presidente, l'appello al cielo non è casuale, perché un qualsiasi parlamentare, indipendentemente dall'appartenenza e assistendo ad uno spettacolo di questo genere, in cui il mutismo diventa eloquente, in cui non parlare è peggio che gridare e la gestualità dell'inerzia rispetto ad una presenza soltanto di stile - e certamente c'è stile nella presenza, ma non c'è affatto stile nel mutismo - deve reagire. L'appello al cielo va indirizzato ad alcuni soggetti determinati. Innanzitutto un appello al Parlamento, un appello alla democrazia e - mi sia consentito - un appello ai compagni di viaggio della Lega, perché io vorrei capire davvero come si possa rimanere inerti di fronte ad un atteggiamento del MoVimento 5 Stelle così irriverente nei confronti del Parlamento. Qui siamo di fronte al convincimento che il mondo a 5 Stelle sia il mondo, ma non è così! Voi subirete la ribellione della democrazia rispetto a questo atteggiamento, che non è un atteggiamento soltanto di numeri, è un atteggiamento irragionevole e che mortifica il popolo italiano.

Allora, Presidente, noi, con questo emendamento, cerchiamo di tornare alla ragionevolezza di un mondo reale, di un mondo fatto di lavoratori, di un mondo senza discriminazioni. Ho ascoltato sempre in silenzio, ma con attenzione, la violazione costante dell'articolo 3 della Costituzione, allorquando si creano pesi e misure differenziati in modo del tutto ingiustificato, allorquando il “piccio”, la scelta meramente di consenso, quello che voi avete rimproverato nella scorsa legislatura a chi ha governato nei cinque anni precedenti, voi lo state esaltando – a 12 mila volt, se fosse possibile – riportando il dibattito parlamentare su un'inaccettabile binario morto per la democrazia. Allora, il parlamentare che ascolta in silenzio, indipendentemente dalle appartenenze, questo surreale dibattito di omicidio della democrazia non può far altro che invitarvi ad ascoltare quello che diceva John Locke nel 1690: alla fine, il governo che abusa del legislativo è un governo che sarà dissolto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cortellazzo. Ne ha facoltà, per un minuto.

PIERGIORGIO CORTELAZZO (FI). Presidente, mi avevano spiegato che l'attività parlamentare era un momento, anche quando c'erano i provvedimenti, di dibattito acceso anche tra parlamentare e Governo. Io mi sono segnato - ho un minuto e cerco di essere rapidissimo - da quando è iniziata la mia brevissima e modestissima attività parlamentare che nel decreto terremoto praticamente non è mai intervenuto il Governo, tranne che sugli ordini del giorno finali e nel provvedimento sul tribunale di Bari, se non si fosse presentato il problema contingente dell'immobile, non avremmo avuto il piacere di ascoltare il Ministro della giustizia. Io apprezzo tutti gli apprezzamenti - scusate il bisticcio di parole - riferiti al Ministro Di Maio sulla presenza da ieri, però il Ministro è molto silente, anzi solamente silente.

PRESIDENTE. Concluda.

PIERGIORGIO CORTELAZZO (FI). Comprendo anche che ci si annoi spesso nell'ascoltare se stessi e nel parlare a se stessi…

PRESIDENTE. Deve concludere.

PIERGIORGIO CORTELAZZO (FI). Ma servirebbe… Concludo, Presidente. Basterebbe…

PRESIDENTE. Grazie.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Bendinelli. Ne ha facoltà.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Grazie, Presidente. Vede, io riprendo la parola dopo aver parlato pochi minuti fa, sempre a titolo personale, per ribadire un concetto. Abbiamo presentato, tutti assieme, 400 emendamenti, emendamenti che non sono di carattere ostruzionistico, sono di carattere sostanziale, perché siamo fermamente convinti che, grazie alla nostra attività, oggi in Parlamento e prima in Commissione, siamo in grado di poter modificare e migliorare questo provvedimento, o meglio, questo decreto, chiamato decreto dignità, che di degno non ha proprio nulla.

Lo dico perché mi rivolgo, tramite lei, al collega Tripiedi, relatore del decreto in Aula, facendo presente che siamo orgogliosi di essere qui oggi, siamo orgogliosi di dare battaglia per ciò in cui crediamo fermamente e noi siamo disposti a rimanere qui a tempo indeterminato perché vogliamo migliorare questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Non accettiamo di dialogare con persone che vengono a lamentarsi che 400 emendamenti sono troppi, sono troppo pochi…

PRESIDENTE. Concluda.

DAVIDE BENDINELLI (FI). …vista la miopia del Governo di fronte alle nostre proposte e alle nostre richieste (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.254 Zangrillo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2-bis.290 Musella.

CLAUDIO COMINARDI, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti). Non c'è bisogno di fare questo sibilo, grazie.

CLAUDIO COMINARDI, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Grazie Presidente e ringrazio tutti i deputati presenti anche per gli interventi fatti sin d'ora. Per noi ovviamente è doveroso spendere due parole per la questione dei PrestO, prestazione occasionale, che purtroppo impropriamente vengono chiamati voucher. Perché dico questo? Perché noi interveniamo sulla disciplina che è stata fatta dal precedente Governo Gentiloni, che è la legge n. 50 del 2017. Questa disciplina dà un nuovo nome ai voucher e ne dà altre modalità di intervento e di utilizzazione su questa materia. Innanzitutto è giusto e doveroso ricordare che noi partivamo da 1 milione 800 mila percettori di voucher, che ovviamente erano degli abusi, che drogavano anche i dati sull'occupazione e che veramente si prestavano a dello sfruttamento nei confronti di lavoratori e quando si parla di nero, a mio avviso, bisogna fare attenzione, perché spesso purtroppo, per come erano concepiti i voucher, venivano utilizzati per coprire fenomeni di nero e quindi c'era un problema anche legato alle procedure. Quindi noi cosa abbiamo fatto intervenendo sulla legge n. 50 del 2017? Giusto per completezza di dati e di informazioni, noi siamo passati da 1 milione e 800 mila percettori di voucher a circa 60 mila percettori di PrestO, abbiamo le prestazioni occasionali da un lato per le imprese e abbiamo il libretto famiglia per le famiglie.

Cosa facciamo? Cerchiamo di rendere questo strumento più fruibile e più semplice dal punto di vista burocratico - mi son preso degli appunti -, per esempio per quanto riguarda la registrazione sulla piattaforma INPS: il lavoratore, in questo caso, può essere aiutato anche da un intermediario; per quanto riguarda invece la parte datoriale, il documento di pagamento inserito dall'imprenditore, sempre sulla piattaforma INPS, potrà essere stampabile e pagabile anche in posta, perché in determinate situazioni, quando non si può intervenire con carta di credito, la posta diventa quella postazione fisica che può agevolare il pagamento per quelli che sono i percettori.

Inoltre, sempre in relazione alla maggiore fruibilità dei nuovi PrestO, una volta attivato il PrestO, si passa dai 3 giorni per poterne fruire, da parte dell'azienda attivatrice, ai 10 giorni, perché? Perché, per fare un esempio, l'agricoltura su tutte, vi sono delle variabili non calcolabili, come le variabili meteorologiche, per cui risultava problematico avere un arco temporale così limitato, di 3 giorni, nel momento in cui ci sono dei problemi di carattere climatico meteorologico e variabili di altro genere; quindi, da questo punto di vista, si passa dai 3 ai 10 giorni. Poi, ancora, per quanto riguarda il turismo, limitatamente però, anche in questo caso, alle strutture alberghiere e alle strutture ricettive turistiche, si passa ad un ampliamento - per le imprese che possono utilizzare i nuovi PrestO - dai 5 agli 8 dipendenti. E, come ha ricordato qualche collega qui presente, non vi è una questione di concorrenza sleale perché i ristoranti non possono utilizzare i pubblici servizi e non possono utilizzare i PrestO, perché sono già utilizzabili, però limitatamente ai 5 dipendenti.

Il pilastro centrale, dal nostro punto di vista, per evitare ogni abuso è la limitazione - in questo caso per le tre categorie, ma anche per le strutture ricettive alberghiere - alle tre categorie di cosiddetti lavoratori, perché non so se è corretto definire un lavoratore che lavora per poche ore con prestazione occasionale lavoratore a tutti gli effetti (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)…no, no, è un lavoratore! Io vi posso rispondere tranquillamente, so benissimo cosa significa lavorare perché lavoro da quando avevo quindici anni e ne vado fiero e quindi so di cosa sto parlando, non è una materia a me estranea (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commentidei deputati del gruppo Partito Democratico).

Quello che voglio dire - non ho alcuna intenzione di fare polemica, ma voglio rispondere puntualmente (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Facciamolo concludere.

CLAUDIO COMINARDI, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. La limitazione a tre categorie è fondamentale. Quali sono queste tre categorie: i pensionati, gli studenti under 25 e i disoccupati percettori di Naspl direi anche entro determinati limiti di reddito. È importante, perché cosa è avvenuto, cosa avviene? Quando si è liberalizzato il voucher, sono crollati gli stagionali. Quindi noi rischiamo, se si va nella direzione di liberalizzare, di sfruttare i lavoratori in modo tale che i contratti subordinati con determinate tutele vengano meno e si trasformino in prestazioni occasionali. Questo è un rischio, questo è un rischio, perché comunque, per fare un esempio, il pensionato che va a fare la vendemmia ha già un reddito da pensione. Quello che noi dobbiamo evitare - ed è stato fatto con questo tipo di intervento - è che si arrivi a degli abusi e soprattutto che dei contratti, da un certo punto di vista stabili e che siano anche stagionali di tipo subordinato, si trasformino in un'altra forma molto più precaria e, quindi, devono essere limitati. Quando è nato, all'epoca, il voucher, era nato con determinate finalità per un certo tipo di lavori. Sono stati abusati e noi non vogliamo ritornare ai tempi in cui si arrivava a 150 milioni di voucher, perché per noi il lavoro ha una dignità, come hanno una dignità anche tutte le realtà imprenditoriali che necessitano degli strumenti necessari per operare al meglio e noi pensiamo di averlo fatto nel migliore dei modi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Dunque, Presidente, io ho 32 anni di contributi, quindi, Cominardi, penso di avere anch'io titolo a parlare, no? Lei ha riportato dei dati che sono corretti: nel 2016 l'utilizzo dei voucher è stato per 1 milione e 600 mila lavoratori e nel 2017 per 1 milione e 700 mila. Dopodiché, con l'introduzione della nuova disciplina Gentiloni, quindi post abrogazione dei voucher, si è passati, alla fine del 2017, a più o meno 36 mila prestazioni occasionali e altre 40 mila nei primi mesi del 2018. Allora la domanda che io le pongo è: ma la differenza tra il milione e 800 mila e i 60 mila è tutto lavoro nero? Cioè, si rende conto di cosa sta dicendo? È tutto lavoro nero (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)?

Bisogna avere un po' di senso della realtà e, di nuovo, la disciplina che proponete voi, con le restrizioni che voi state introducendo, è una disciplina che non risponde alle reali esigenze della realtà del Paese. Lei non ci ha convinto. Un ristorante che sta fuori da una struttura ricettiva ha lo stesso diritto del ristorante che sta dentro l'albergo a utilizzare i voucher, ma di che sta parlando? Ma di cosa state parlando? Ma abbiate un minimo di senso dalla realtà. Noi siamo qua da due giorni e ci aspettiamo delle risposte, non di essere presi in giro. Lei ci ha fatto un bel racconto di tanti dati, ma la sintesi è che non muovete di un millimetro da quello che avete deciso di fare.

Allora la mia domanda è: quanto deve durare ancora questa sceneggiata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bendinelli. Ne ha facoltà.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Presidente, ho ascoltato con grande attenzione le affermazioni dell'esponente del Governo; mi pare di capire che non abbia ancora chiara in mente la differenza tra strutture ricettive e strutture alberghiere; le strutture alberghiere sono anche strutture ricettive, ma, tra le strutture ricettive, ci sono anche le strutture extra alberghiere, alle quali credo sia giusto estendere, ovviamente come per le strutture alberghiere, la possibilità di adottare lo strumento dei voucher. Ma la cosa che mi preme sottolineare ancora nel mio intervento - e lo dico non perché io voglia fare polemica inutile e sterile, ma perché mi auguro che possiate recepire un messaggio che vi viene dalla base di coloro che lavorano nel settore del turismo e che rappresentano la categoria degli imprenditori turistici - è che porre il limite dell'utilizzo dei voucher a quelle strutture che hanno massimo otto dipendenti vuol dire tagliare fuori almeno il 95 per cento delle strutture turistiche e ricettive che ne possono beneficiare. Quindi, è come dire: vi abbiamo preso in giro, non vogliamo fare niente (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Novelli. Ne ha facoltà.

ROBERTO NOVELLI (FI). Signor Presidente, dopo un silenzio imbarazzante - come è stato detto da tutti gli intervenuti dell'opposizione - da parte del Governo, noi abbiamo ascoltato il sottosegretario che gentilmente ha voluto interloquire con i parlamentari seduti in questi scranni, facendoci una lezioncina. Noi non abbiamo bisogno di una lezioncina su quelli che sono i contenuti di questo sciagurato decreto; noi abbiamo bisogno di sentirci dare delle risposte, delle risposte che non vogliamo per noi stessi, ma delle risposte che noi vogliamo, perché sono le categorie economiche che ci chiedono delle risposte e che hanno sottolineato in modo chiaro come questo provvedimento…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ROBERTO NOVELLI (FI). Andrà ad incrinare ulteriormente quel rapporto di necessità che c'è tra i cittadini che hanno bisogno di lavorare e il lavoro che, in realtà, possono ottenere (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (PD). Grazie, Presidente. Da oggi, dopo l'intervento del sottosegretario Cominardi abbiamo alcune certezze in più, che questo è il Governo della retorica e della mistificazione. Sicuramente, avete un buon uso delle parole; usare la parola “dignità” è importante e la prima dignità che si deve a quest'Aula e al Paese è dire la verità; peraltro, nei banchi del Governo siede anche il sottosegretario Manzato; mettetevi il cuore in pace con la coscienza, perché il Ministro Centinaio è da settimane, da giorni che parla di voucher e lei ha appena detto che è improprio chiamarli voucher. Quindi, mettete in pace la vostra coscienza con questo mostro a due teste, decidete che cosa volete fare.

Tuttavia, sono state dette anche tante imprecisioni. Lei ha citato dei numeri, ma noi, oggi, vogliamo parlare della proposta che viene fatta a questo Parlamento e nei prossimi interventi avremo modo di darvi qualche misura di redenzione con un emendamento soppressivo. È saggezza tornare indietro, cancellate tutto e ripensateci, perché le cose che il sottosegretario Cominardi ha detto non sono state condivise con chi poi lavora ogni giorno, con gli imprenditori agricoli, con le associazioni di categoria che non sono state nemmeno sentite, in audizione. Quindi, lo strumento che voi avete pensato non risponde a queste esigenze; voi, di fatto, avete destrutturato la norma sul lavoro accessorio che è stata approvata nella precedente legislatura, ma avete fatto un gran pasticcio. Voi avete pensato di strizzare l'occhio agli imprenditori, voi agitate la bandiera della burocrazia e della semplificazione; per suo tramite, Presidente, lo dico anche all'onorevole Ciprini, non avete fatto nulla di tutto ciò che lei ha letto e che le è stato probabilmente inviato da qualche ufficio, che non è l'ufficio delle associazioni di categoria. Diteci come è migliorata la procedura di incontro tra la domanda e l'offerta nel lavoro accessorio, perché in questo non siete entrati nel dettaglio. Cosa è cambiato? L'azienda e il lavoratore si iscrivono alla piattaforma, l'azienda deve fare il pagamento con l'F24, bene, avete introdotto qualche lieve modifica, bisogna aspettare sette giorni prima che l'INPS conceda e accetti la richiesta; avete, però, creato anche un gravissimo campo di discrezionalità alle aziende, pericolosissimo.

Lei ha citato l'ampliamento dai tre ai dieci giorni per le dichiarazioni delle ore di lavoro. Ecco, questo è l'unico cambiamento che voi avete fatto ed è un cambiamento pericoloso, perché crea una pericolosissima zona d'ombra in cui si può insinuare e stabilizzare il lavoro nero. Questo avete fatto con questo decreto; non avete fatto altro, non avete semplificato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Voi avete creato, in modo indegno, una zona d'ombra. Voi, siete quelli dei muri, li volete alzare molto alti; voi avete creato il muro dell'opacità.

Le aziende non vi chiedono questo, non vi chiedono di creare degli strumenti per nascondere il lavoro nero; vi chiedevano degli strumenti di semplificazione e vi chiedevano di andare ad approfondire le loro esigenze vere. Ma lo sapete voi che cosa significa lavoro occasionale, lavoro accessorio? Non glielo avete chiesto. Avete elaborato uno strumento che crea pasticci e crea delle zone d'ombra e avete fatto qualcosa in più, voi che siete dei lavoratori, come se in quest'Aula non ce ne fosse nessun altro, ed è inutile che il Governo faccia delle facce, io ho studiato e lavorato forse tanto quanto voi, abbiate rispetto anche di quest'Aula. Voi avete spostato il tema della responsabilità sulle denunce fallaci al lavoratore. Ma vi rendete conto di quello che avete fatto?

Sottosegretario Manzato, visto che è intervenuto anche il sottosegretario Cominardi, intervenga e porti un po' di ragionevolezza in quest'Aula, perché lei, che il mondo agricolo lo conosce molto di più del sottosegretario Cominardi, probabilmente avrà qualcosa di più utile e intelligente da dire a quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Zucconi. Ne ha facoltà.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Allora, il sottosegretario ha citato le cose positive nell'introduzione dei voucher, però, parte con un'affermazione sbagliata, il milione e 800 mila lavoratori coinvolti nell'ultimo anno applicativo dei voucher, nel 2016, non erano un abuso, perché lei deve sapere sottosegretario che era già intervenuta una serie di modifiche nella normativa che aveva eliminato molti degli abusi. Per esempio… signor sottosegretario, se mi può ascoltare, così, magari, apprende qualcosa involontariamente…. Come dicevo, per esempio andavano trasmessi nome, cognome, codice fiscale, orario di inizio e di termine del lavoro all'Ispettorato del lavoro, all'Inail e all'INPS. Questo metteva sicuramente la prestazione del voucher a riparo dagli abusi che c'erano stati, è vero, precedentemente. Quindi, già, queste tutele nei confronti dei lavoratori c'erano, quindi non si possono definire abusi.

Il fatto poi che il contratto PrestO sia stato usato da 60 mila è un'affermazione un po' esagerata, 60 mila sono stati quelli che si sono iscritti alla piattaforma, ma quelli che poi ne hanno usufruito realmente sono molti, molti meno, cioè praticamente vicini allo zero. Allora, se uno deve attivare uno strumento che poi non viene utilizzato, il ragionamento viene da sé, la cosa non è. Il fatto che si possa pagare alla posta, va beh, non mi sembra una rivoluzione, comunque sarà apprezzabile. Sul fatto, poi, che si vedano le categorie turistiche, insistendo sul concetto degli otto dipendenti, non ci siamo ancora, non è utile; noi nella proposta di legge ne abbiamo indicati 15 a titolo cautelativo che riscontrano la media che nei picchi stagionali, nei picchi di utilizzo dei voucher hanno queste aziende.

Ma io volevo farle presente un'altra cosa, perché l'onorevole Fassina, prima, ha parlato di altre tipologie lavorative, esistono i lavori a chiamata, per esempio, è uno strumento abbastanza duttile, ma non viene usato spesso, sa perché? Perché il dipendente, spesso, in quel periodo usufruisce di un trattamento di disoccupazione che perde se viene assunto, anche per due giorni, ecco perché a volte i voucher sono utili anche per il lavoratore. Non guardateli sempre in negativo, guardatele anche in positivo le cose (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente. Vorrei l'attenzione dell'Aula su di una proposta di legge, perché qui, forse, ci stiamo prendendo in giro, rispetto ad una proposta di legge depositata l'11 maggio 2017, questa proposta dice che viene esteso l'utilizzo dei voucher all'assistenza domiciliare della cura ai bambini, compresi i baby-sitting, all'assistenza domiciliare della cura del benessere delle persone, dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, di piccoli lavori di giardinaggio nonché di pulizia dell'abitazione e così via. Presidente, questa proposta l'hanno presentato i deputati Ciprini, Cominardi, Lombardi Tripiedi l'11 maggio del 2017! Diteci dove stiamo sbagliando (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Diteci dove non stiamo ripercorrendo esattamente la proposta di legge che voi avete presentato l'11 maggio del 2017: la rete non perdona, dicevano! Basta fare una ricerca su Internet e scrivere “legge Ciprini sui voucher 11 maggio 2017” e vediamo normati, così come anche noi vogliamo, questi strumenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA (FI). Grazie Presidente. Colleghi voglio dire subito al sottosegretario Cominardi che non mi ha convinto - non è riuscito a convincermi - innanzitutto perché gli abusi, sottosegretario, si colpiscono con i controlli e con le ispezioni, non cambiando le leggi. Io ho vissuto al Nord e al Sud; al nord sono stata anche assessore al lavoro di una grande regione (regione Lombardia), ma non voglio parlare del modello lombardo poiché avremo sicuramente modo di apprezzarlo e di richiamarlo in altri contesti. Voglio parlarvi da donna del Sud, Presidente Fico e Ministro Di Maio. Da donna del Sud voglio parlare, perché so che cosa significa cominciare a lavorare con le mance e le mancette, Ministro Di Maio. I giovani e i giovanissimi cominciano così, soprattutto al Sud più che al Nord. Lei sta dando alibi a chi da il lavoro con mance e mancette!

PRESIDENTE. Concluda!

VALENTINA APREA (FI). Se lo ricordi! Un giorno ritorneremo in quest'Aula a porre rimedio a questo che è un grave, grave danno (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Grazie Presidente, per confermare, ovviamente, quello che è stato già detto dai tanti colleghi rispetto alle dichiarazioni, per suo tramite, al Ministro e al sottosegretario, che non ci ha sicuramente convinto, non soltanto per quanto riguarda le modifiche rispetto alle unità lavorative ma, soprattutto, ai tempi e ai voucher per quei settori trainanti per la nostra Italia - e per il Mezzogiorno in modo particolare - che sono il turismo e l'agricoltura. Riteniamo ci debba essere una riflessione se tutte le opposizioni, se le associazioni di categoria, da giorni vi chiedono, ovviamente, di fermarvi a riflette, ad ascoltare in qualche modo quelli che sono i suggerimenti, gli emendamenti e le nostre proposte perché, probabilmente, questo passerà come un decreto alla storia che ha solo accentuato il problema della disoccupazione.

PRESIDENTE. Concluda.

WANDA FERRO (FDI). Ritengo che un po' avete interpretato nella scorsa legislatura quello che diceva Sant'Agostino: la volontà di dare speranza. Le chiedo perdono, Presidente, solo per dire che avete dimostrato di sapere in qualche modo che c'è il coraggio di cambiare le cose, ma voi non volete cambiarle.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Colucci. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO COLUCCI (MISTO-NCI-USEI). Grazie Presidente. Io credo che la sensazione più forte stanno vivendo i colleghi quest'oggi in Aula sia il totale disinteresse a delle proposte, come quella ad esempio del voucher, per cui mi sembra che nel dibattito sia abbastanza emerso come hanno avuto una profonda utilità nel mondo del lavoro, sia per i lavoratori che per le imprese. La sensazione forte è quella per cui oggi c'è solo l'interesse che venga convertito in legge un decreto legislativo, che viene chiamato “dignità” ma che purtroppo produrrà solo due effetti principali. Uno è quello di creare più lavoro nero. È stato ben ricordato: 116 milioni di voucher che, se non verranno convertiti in lavoro dipendente, come è avvenuto, evidentemente, da qualche parte, questi lavoratori si stanno impegnando e probabilmente non all'interno delle regole. L'altro aspetto è quello che, purtroppo, creerà disoccupazione. Ci saranno molti milioni di italiani che non potranno usufruire di strumenti utili e la stessa cosa accadrà agli imprenditori. Allora, l'effetto vero non sarà quello di creare dignità perché la dignità si ha con il lavoro.

L'effetto vero sarà quello di levare dignità perché tanti italiani, purtroppo, anche per l'assenza dello strumento del voucher, non avranno la soddisfazione di poter impegnare il proprio tempo in un'attività produttiva e il mondo dell'impresa, purtroppo, non potrà usufruire della loro collaborazione, perché l'imprenditore considera i lavoratori suoi collaboratori e non suoi sudditi, ma credo che questo concetto il Governo non l'abbia ancora compreso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bond. Ne ha facoltà.

DARIO BOND (FI). Al di là del fatto che non è tutta colpa dell'attuale maggioranza sui voucher, perché la questione parte dall'aprile del 2017, quando la legge n. 50 pone una sorta di uccisione, di tagliola sui voucher, creando una sorta di non uso degli stessi. Però non voglio intervenire su questo. Ne approfitto per la presenza del sottosegretario. C'è, a mio avviso, un errore sulla lettera d dell'articolo 2 bis, quando si parla di “imprenditore agricolo” e poi si continua con “azienda alberghiera o struttura ricettiva”. Bisognerebbe specificare meglio il concetto di imprenditore agricolo perché, le faccio un esempio sottosegretario - ho visto che lei capisce le cose - se io le dico società agricola, ci guardiamo in faccia e non è più prevista perché la società agricola può anche non avere essenzialmente la figura dell'imprenditore agricolo.

PRESIDENTE. Concluda.

DARIO BOND (FI). È una questione tecnica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Bagnasco. Ne ha facoltà

ROBERTO BAGNASCO (FI). Grazie Presidente. Intanto, ovviamente la soddisfazione per avere sentito la voce del nostro sottosegretario - un fatto importante - e la soddisfazione evidentemente - non ero intervenuto chiedendo al Vicepresidente Di Maio di intervenire, ma sapevo che la sua presenza in quest'Aula sarebbe stata utile - per il fatto che sono convinto che se lui non fosse stato qui presente questa mattina il sottosegretario non sarebbe intervenuto. Nel merito, 1.800.000 voucher usati l'ultimo anno in cui si è potuto usufruire di questa metodologia per dare del lavoro.

PRESIDENTE. Concluda.

ROBERTO BAGNASCO (FI). Non ho sentito questi 1.800.000 lavoratori che tipo di impiego potranno avere nel prossimo anno e, soprattutto, un'ultima cosa Presidente….

PRESIDENTE. Deve concludere, mi dispiace. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fornaro. Ne ha facoltà

FEDERICO FORNARO (LEU). Ringrazio il sottosegretario Cominardi per il suo intervento e, nello spirito, credo costruttivo, di un dialogo in quest'Aula, mi permetto di fargli osservare che, se le cose stessero come lui ha detto, cioè che gli interventi sullo strumento fossero stati semplicemente semplificatori, come lui ha descritto sostanzialmente, quindi rispondenti ad esigenze materiali dei lavoratori dell'impresa, per semplificare, non si capirebbe, per esempio, la nostra contrarietà. Mi permetto di dire che non si capirebbero i presidi che sono stati fatti l'altro giorno dai lavoratori agricoli, dai tre sindacati confederali. Non si capirebbe il presidio che in questo momento qui di fronte c'è da parte dei sindacati confederali del turismo. In realtà voi siete intervenuti pesantemente, da questo punto di vista, ad ampliare e pericolosamente - io concordo con l'osservazione che ha fatto poc'anzi la collega Gadda - perché avere portato da tre a dieci giorni lo spazio, la spalmatura possibile delle quattro ore che il lavoratore agricolo può fare, in realtà rappresenta oggettivamente - quindi passo per la buona fede - e può essere di fatto una sorta di salvacondotto in caso di controlli, cioè invece di restringere le possibilità che i voucher possano essere uno strumento e un abuso, di fatto, voi state ampliando questo.

E ampliate - vorrei sottolinearlo - in agricoltura che storicamente e giustamente e oggettivamente ha una struttura contrattuale molto più flessibile. Esiste il lavoro non solo stagionale, ma anche il lavoro giornaliero. Da questo punto di vista, quindi, ampliare e riaprire la valvola dei voucher in agricoltura e nel turismo, come voi avete prospettato, rischia in realtà di aggravare la situazione e non di migliorarla. Quindi, da questo punto di vista noi convintamente voteremo contro questi emendamenti su questo tema e più in generale richiamiamo al Governo alla coerenza. Se si chiamava decreto dignità, questo decreto dignità non avrebbe dovuto avere al suo interno un ampliamento della possibilità di lavoro attraverso voucher o simil-voucher(Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cassinelli. Ne ha facoltà.

ROBERTO CASSINELLI (FI). Grazie cittadino deputato, Presidente dei deputati Fico. Io innanzitutto mi rivolgo alla sua cortesia e le chiederei, quando cortesemente mi concede la parola, se non ritiene di utilizzare il termine onorevole, di non utilizzare il termine deputato. O mi chiama avvocato che è un titolo che ho conquistato…

PRESIDENTE. Deputato, deputato.

ROBERTO CASSINELLI…o eventualmente signore, se ritiene che io meriti questa qualifica. Le ne sarò grato. Io mi rivolgo per suo tramite al Vicepresidente del Consiglio e Ministro del lavoro e dello sviluppo economico per segnalare, come lui ben sa, che questo è un provvedimento che innanzitutto ha purtroppo un vizio di incostituzionalità in quanto assolutamente si è abusato dello strumento del decreto-legge, in quanto non può essere utilizzato questo strumento se non in presenza dei due requisiti della necessità e dell'urgenza. Io credo che la necessità e l'urgenza su questo tema fossero presenti solo eventualmente per quanto riguarda la continuità didattica nelle scuole in vista dell'inizio dell'anno scolastico.

PRESIDENTE. Deputato concluda, ha finito il tempo.

ROBERTO CASSINELLI (FI). Riprenderò più tardi, grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Mugnai. Ne ha facoltà.

STEFANO MUGNAI (FI). Grazie Presidente. Io sono francamente stupefatto rispetto alla capacità di essere così impermeabili, non solo e non soltanto rispetto alle sollecitazioni e ai consigli del tutto presentati con senso di responsabilità dalle opposizioni, ma soprattutto rispetto a ciò che viene da fuori da quest'Aula. Ci sono intere categorie che hanno fatto un appello sincero, forte, vigoroso rispetto alla necessità di andare a modificare in maniera puntuale, permettendo di poter sbandierare fuori da quest'Aula questo risultato del decreto dignità - vabbè poi ognuno battezza le cose come meglio ritiene - come un risultato acquisito. Però cercare di migliorare onde evitare effetti assolutamente nefasti.

PRESIDENTE. Concluda.

STEFANO MUGNAI (FI). E voi vi comportate con un atteggiamento che è di un'arroganza francamente indisponente, perché si può essere impermeabili rispetto alle sollecitazioni che vengono all'interno dell'Aula, ma, guardate, di ciò che avviene qui dentro, prima o poi fuori ve ne sarà traccia e vi saranno interi pezzi della nostra economia e della nostra società che chiederanno conto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)

PRESIDENTE. Grazie. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.290 Musella, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia è favorevole.

Revoco l'indizione della votazione.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Musella. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Prima di entrare nel merito di questo emendamento, vorrei fare una premessa e cioè che siamo qui da due giorni a votare emendamenti di merito, e, in molti casi, assolutamente migliorativi del provvedimento, tutti regolarmente respinti. Il fatto è che ci sono migliaia di lavoratori e di imprese che aspettano una decretazione che gli risolva i problemi, che sburocratizzi i rapporti di lavoro e non li complichi e che dia premialità alle imprese che assumono. Oggi abbiamo dei dati che ci devono far riflettere: la disoccupazione tende ad aumentare e la produzione industriale comincia a perdere colpi.

PRESIDENTE. Concluda.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Occorrerebbe veramente del buonsenso al Governo di questo Paese per riprendere a crescere. Invece, abbiamo visto che un Governo che si dice…

PRESIDENTE. Grazie. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.290 Musella, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, e con il parere favorevole del relatore minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Ferro 2-bis.16 e Paolo Russo 2-bis.255.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Luca De Carlo. Ne ha facoltà.

LUCA DE CARLO (FDI). Grazie, Presidente. Per il suo tramite volevo fare alcune considerazioni al Ministro Di Maio, che ringrazio intanto per la pazienza. Non posso ringraziarlo per l'attivismo perché non ha mai preso la parola, ma lo ringrazio sicuramente per la pazienza. Questa notte ho dormito poco; ho dormito poco non per il caldo, ma perché ho cercato di capire quale fosse la ratio di questo decreto, quali fossero le ragioni per cui un Ministro appena insediato si affrettasse ad emanare un decreto che di fatto scontenta tutti: tutte le categorie produttive, Confcommercio, Confagricoltura, gli industriali. Un decreto che parla di lavoro e di fatto scontenta tutti quelli che il lavoro lo fanno. Però io sinceramente non trovo malafede in ciò che fa il Ministro Di Maio, primo perché, secondo me, è armato appunto da buoni propositi e, secondo, perché non avrebbe senso che il primo decreto fosse un decreto alla Tafazzi, che noi conosciamo tutti essere un operatore un po' diciamo così masochista.

E, quindi, mi sono chiesto il perché e mi sono dato questa spiegazione: la fretta di voler in qualche maniera accontentare il suo elettorato di riferimento l'ha portato a fare una serie di scelte che sono incomprensibili ai più. E qual è l'elettorato a cui forse Di Maio, in assoluta buona fede, voleva rivolgersi? Beh, forse è quell'elettorato a cui noi parliamo poco - e faccio autocritica -, quello dei giovani. Si è rivolto però a loro e gli ha dato una risposta sbagliata rispetto a quello che è l'interesse di questo Paese. Anch'io vorrei che mio figlio e i nostri figli avessero dal giorno in cui finiscono gli studi un lavoro a tempo indeterminato, ma non è così. In questo Paese solo il 15 per cento ha un lavoro a tempo indeterminato e non è giovane perlopiù. È in linea con quelle che sono le percentuali degli altri Paesi europei.

E allora bisogna essere realisti e, a volte, quando si amministra bisogna rischiare anche di essere impopolari e questo lo sa bene chi amministra a tutti i livelli; bisogna uscire dalle campagne elettorali dove diamo ragione a tutti, dove mettiamo due forestali a ogni albero, dove promettiamo tutto a tutti ed entriamo laddove invece si amministra. E lì dobbiamo farlo con la diligenza del buon padre di famiglia; lì dobbiamo trovare le soluzioni che facciano bene al Paese oggi ma che facciano bene al Paese anche domani. Noi non possiamo continuare a creare una classe di giovani debosciati; noi dobbiamo - e qui lo so che il messaggio potrebbe essere fuorviante e addirittura controproducente, ma non è così noi - garantire alle prossime generazioni una tempra migliore della nostra.

E possiamo farlo solo attraverso il lavoro, garantendo loro la possibilità di farsi le ossa, di dimostrare quanto valgono, di utilizzare anche strumenti precari ma che possono diventare stabili grazie alla bravura dei giovani che dimostrano il loro lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), non tutto pronto e tutto subito perché indeboliamo la nostra società.

Pertanto le faccio un appello, per il tramite del Presidente: Ministro riveda questo decreto, non abbia fretta, ha una maggioranza solida. Noi non siamo un'opposizione a prescindere, noi saremo qua a votare tutto quello che è nell'interesse di questo Paese, ma riveda questo decreto perché non aiuta nessuno, nemmeno quei giovani a cui lei si è rivolto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caon. Ne ha facoltà.

ROBERTO CAON (FI). Grazie Presidente, mi rivolgo naturalmente al Governo e al Ministro, penso di avere titolo a dire certe cose perché ho fatto tutta la trafila, da orfano, apprendista, operaio, artigiano, fino ad avere una piccola e media industria. Perciò conosco molto bene la parte dei diritti del lavoratore e conosco, purtroppo, la parte dell'imprenditore, zero diritti. Il vero capitale sociale dell'azienda, si deve ricordare al Ministro, sono il portafoglio ordini, il portafoglio clienti e il capitale sociale delle maestranze, vere risorse umane. Voi, facendo così, non create quelle risorse umane nelle aziende, anzi le perdiamo e le spiego il perché, io le ho vissute le cose e le vivo.

Lei deve considerare che quando arriva una persona nel proprio posto di lavoro l'imprenditore si attiva come un grande padre di famiglia: gli da tutto lo spazio possibile perché se lo ha assunto è perché ne ha bisogno. Ma si deve anche avere la possibilità, se una persona diventa una mela marcia, di lasciarla casa. Perché lo stalking nei confronti di questa persona non è il titolare che lo va a fare, ma sono i propri compagni di lavoro, perché capiscono che questa persona sta diventando un problema. Allora, se lei non ci dà la possibilità, anzi ha irrigidito l'uscita del dipendente - e lei sa benissimo che davanti a qualsiasi giudice l'imprenditore ha sempre torto e l'operaio ha sempre ragione - con tre anni che si può arrivare dopo il licenziamento, le ferie e tutto quello che avanza, se ti capitano tre persone in una piccola azienda l'azienda fallisce, perché non ha la possibilità, in questo momento, di poter liquidare.

Signor Ministro, è vero, bisogna regolamentare l'entrata per creare un'economia più solida e a tempo determinato non si crea un'economia più solida, però bisogna anche capire che per un imprenditore in Italia è più facile divorziare che licenziare.

Vi dico un'altra cosa, quando parlate di voucher qui dentro mi sembra che tutti si siano dimenticati una cosa: ma nelle campagne elettorali quei ragazzi e quei giovani che utilizzate con cosa li pagate? (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Con cosa li pagate? Questo vuol dire che qui dentro siamo degli ipocriti, siamo i primi a fare leggi sbagliate anche ben sapendo quando c'è il problema.

Con questo finisco, Ministro, mi raccomando: lei non sta facendo il bene del lavoratore, non sta facendo il bene dell'azienda, non sta facendo il bene dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Musella. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Molto brevemente: io credo che ci sia stata una grave dimenticanza nell'ambito del decreto così detto dignità: il buco, sostanzialmente, è proprio quello sulla pubblica amministrazione. Io mi rivolgo prevalentemente agli amici della Lega: dovremo prevedere l'utilizzo dei voucher anche per le pubbliche amministrazioni, cosa che era prevista e poi è improvvisamente scomparsa, io mi chiedo perché, lo chiedo soprattutto agli amici della Lega. Perché è scomparso questo aspetto importante? Le pubbliche amministrazioni, attraverso questo strumento, potrebbero dare risposte immediate, recuperando il disagio sociale, facendo eseguire lavori urgenti e necessari per i propri cittadini. Quindi, ritengo che questo elemento sia fondamentale e che debba essere assolutamente ribadito nel decreto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2-bis.16 Ferro e 2-bis.255 Paolo Russo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.256 Paolo Russo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.253 Zangrillo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

CATELLO VITIELLO (MISTO-MAIE). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATELLO VITIELLO (MISTO-MAIE). Signor Presidente, intervengo per rappresentarle che ritiriamo l'emendamento 2-bis.8 Caiata e che presenteremo un ordine del giorno sul punto, grazie.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 2-bis, 250. Gelmini.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis, 250. Gelmini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2-bis, 305, Lollobrigida.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Luca De Carlo. Ne ha facoltà.

LUCA DE CARLO (FDI). Grazie, l'emendamento di fatto aumenta la possibilità per i comuni di aumentare la spesa per sostenere contratti di prestazioni occasionali. Voi sapete che sono stati utilizzati nell'ambito di progetti sociali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di pensione, di tossicodipendenza o che fruiscono di ammortizzatori sociali, o per lo svolgimento i lavori di emergenza, quali terremoti e quant'altro, per l'attività di solidarietà con altri enti pubblici o semplicemente per le attività di organizzazione di manifestazioni sociali e sportive. Questo punta sostanzialmente ad avere uno strumento in più per intercettare situazioni di disagio temporaneo e dare la possibilità a questi di emanciparsi attraverso il lavoro e dare la possibilità alle amministrazioni pubbliche, che ne abbiano spazio all'interno della loro spesa storica, di poter aumentare la valutazione da 5 a 12 mila euro, grazie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Musella. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Io ribadisco il ragionamento che facevo prima, soprattutto nei confronti della Lega che so che ha molti rappresentanti delle amministrazioni locali in loro seno. Qui si gioca una partita fondamentale, anche dal punto di vista dell'efficientazione e dell'efficientamento delle pubbliche amministrazioni, soprattutto quelle del Nord e i comuni virtuosi. Utilizzando i voucher si può chiaramente dare delle risposte ai nostri cittadini in modo molto serio e in modo molto puntuale. Possiamo garantire, da una parte, l'occupazione, equiparare il modello pubblico al modello privato e dare funzionalità ai nostri enti pubblici.

Voi, lo so, avete fatto una battaglia insieme a noi, all'interno del centrodestra, proprio per arrivare a questo punto e a migliorare la situazione degli enti locali, soprattutto del Nord, in questa situazione, con queste caratteristiche.

Io mi auguro che per questo motivo, ovviamente noi voteremo a favore, come Forza Italia, su questo emendamento, che anche gli amministratori della Lega che soffrono insieme a tutti gli altri che hanno la responsabilità del proprio comune e del proprio ente locale e sanno che cosa vuol dire gestire un'amministrazione pubblica, possano darci una mano e votare questo emendamento.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che siamo all'emendamento 2-bis.305.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Sì, sì era infatti per cambiare il parere perché erroneamente avevo detto “Aula” invece è “favorevole”.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale il deputato Silli. Ne ha facoltà.

GIORGIO SILLI (FI). Grazie, Presidente, pochi secondi semplicemente, per trasmettere all'Aula un grandissimo timore. Negli ultimi giorni in cui stiamo dibattendo il decreto dignità sui social appare sempre più spesso la parola padrone, come se dei fantasmi del passato, grazie a questa maggioranza, fossero stati riesumati. Siamo nel 2018, non esiste più la lotta di classe, padrone o operaio, o il reddito da redistribuire (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Noi vogliamo creare ricchezza, non livellare tutti sulla soglia di povertà. Quindi, io invito tutti i colleghi, e sui social e sulla stampa, a dimenticare la parola padrone, che farebbe arrossire anche Epifani, per assurdo. Io veramente vi prego in ginocchio, signor Ministro, consideri quello che sta succedendo nel Paese perché, per dare un contentino a poche migliaia di persone, lei rischia di fare un arrosto che se lo ricorderà a vita (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Deidda. Ne ha facoltà.

SALVATORE DEIDDA (FDI). Grazie, Presidente, solamente per ringraziare anche il collega De Carlo che, come sindaco di un comune montano, di un piccolo comune montano, ha portato in Parlamento un grosso problema. È un problema che si vive anche in Sardegna dove i comuni montani – esiste anche la montagna, in Sardegna – si stanno spopolando, dove i privati non hanno più interesse ad investire. Lì lo Stato deve fare lo Stato e bisogna dare degli strumenti, faccio appello a voi e al Governo, a dargli degli strumenti di poter utilizzare l'avanzo di bilancio e permettere nuove assunzioni, permettere anche l'utilizzo e dare un futuro ai giovani, affinché questi luoghi non diventino un deserto, e qui le montagne della Sardegna sono unite alle Dolomiti e a quelle del Nord Italia da questo grande fenomeno.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.305 Lollobrigida, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico, e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2-bis.251 Musella.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Ringrazio il Ministro per la sua presenza, siccome ho appena letto su Facebook che dice che “nelle Commissioni parlamentari abbiamo migliorato ancora il decreto dignità, eccetera” eviterei di rispondere su Facebook e chiedo la parola qui, per dire questo: in questo momento esattamente ora, noi stiamo creando un problema enorme nell'applicazione del decreto perché, come ben sanno i colleghi, il testo del decreto originario è in vigore dal 14 luglio. Il testo emendato, che prevede la decorrenza con il termine 31 ottobre 2019, entrerà in vigore soltanto nel momento della conversione in legge. In questo momento, quindi, ci arrivano, ci stanno arrivando, sono tantissime, le richieste di aiuto da parte di lavoratori e di aziende perché in questo momento, applicandosi la vecchia disciplina, non si stanno rinnovando, prorogando contratti, stipulando contratti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Allora, siccome è un problema di coordinamento delle norme di legge, io chiedo che venga riunito il Comitato dei nove, magari anche alla presenza del Ministro, perché questa cosa si può risolvere se viene scritta meglio grazie all'intervento del Parlamento, tutto insieme, non solo delle opposizioni, questa norma nell'interesse dei lavoratori, delle lavoratrici, delle imprese italiane. (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Musella. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Vorrei far presente visto che potrebbero esserci delle confusioni, in tal senso, a livello interpretativo, che nel decreto si fa riferimento ai voucher per chi lavora con le pubbliche amministrazioni, non è il soggetto pubblica amministrazione che può utilizzare il voucher. È una cosa molto diversa e chi amministra, come me, che sono sindaco, e ci sono molti amministratori presenti qui (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), lo sanno molto bene, quindi sarebbe opportuno che fosse approvato questo emendamento.

ENRICO BORGHI (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO BORGHI (PD). Grazie signor Presidente, siccome mi sembrava che stesse per mettere in votazione l'emendamento e non ho sentito la risposta della presidente della Commissione, le sottolineature e le questioni sono state qui portate all'attenzione dall'Aula da parte dell'onorevole Serracchiani mi sembrano molto doviziose, soprattutto preoccupanti rispetto agli effetti che questo provvedimento rischia di avere e sarebbe opportuno che la presidente di Commissione, a fronte di questo tipo di rilievi e di fronte a una richiesta specifica di convocazione del Comitato dei nove, si esprimesse.

PRESIDENTE. È chiaro che le modifiche di un provvedimento entrano in vigore dopo, quindi questa è la normalità per ogni provvedimento.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marin. Ne ha facoltà.

MARCO MARIN (FI). Grazie, Presidente, sempre attento. Mi rivolgo al Ministro Di Maio, glielo dico con spirito… Io ho sentito, Ministro, amministratori imprenditori, colleghi, portare le loro esperienze personali, io non riesco a capire perché questi emendamenti vengono bocciati, davvero non capisco la ratio. Allora, Ministro, siccome lei, glielo dico, ripeto, con spirito come scherzava anche qualche collega prima, anche se l'argomento è tremendamente serio, invece di fare come Nerone, lei può fare così e la maggioranza si adegua, ci fa sentire una voce che ci spiega perché questi emendamenti sui voucher non vanno bene, una spiegazione, una, perché gli interventi (Applausidi deputati del gruppo Partito Democraticoe di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), Ministro, sono di tutta l'Aula, di tutte le forze di opposizione.

Probabilmente noi non riusciamo a capire, ci dia una spiegazione logica per cui le esperienze personali che vengono portate da parlamentari colleghi che sono di opposizione ma sono colleghi imprenditori e lavoratori e amministratori locali non devono essere accettate (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato D'Alessandro. Ne ha facoltà.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Grazie Presidente. Io credo che non sia il caso di fare cadere così, nella inutilità di un dibattito che a volte sembra non raggiungere chi deve raggiungere, l'intervento dell'onorevole Serracchiani. Noi stiamo proponendo da ieri, oggi la possibilità a trecentosessanta gradi, di molto migliorare il provvedimento. Ora, di fronte alla possibilità di migliorare, c'è anche la necessità di fermarsi a ragionare e ragionare non è un'onta, capita che si può ragionare, si può ragionare e poi si può votare. La onorevole Serracchiani ha posto un tema che credo su questo punto sia fondamentale. Perché lei, Presidente, ha detto un'ovvietà, che le norme “scattano” dalla pubblicazione, però c'è un problema di coordinamento tra ciò che c'era prima e ciò che accadrà dopo, tra ciò che c'era prima e ciò che c'è e accadrà e che genera una conseguenza.

PRESIDENTE. Concluda.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Concludo. Che la cattiva interpretazione genera, da un lato, contenzioso, dall'altro, disoccupazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD). Grazie. Il tema è squisitamente giuridico, io non a caso prima invocavo un approfondimento, Presidente, perché qui tutto nasce dalla forma errata in cui questo provvedimento è giunto in Aula. Il decreto ha efficacia immediata e stabilisce, quindi, delle conseguenze giuridiche evidenti, come ha sottolineato la collega Serracchiani. Quando lei fa riferimento all'applicazione della norma, che è quella di conversione, è un provvedimento che è in itinere e che avrà validità evidentemente dal momento dalla sua approvazione ma nel frattempo sono maturate delle posizioni giuridiche che devono essere disciplinate in qualche modo e che è indispensabile che siano oggetto di intervento in questo provvedimento all'esame dell'Aula. Quindi chiedo e ribadisco la richiesta formulata dalla collega Serracchiani, che ci si fermi un attimo e si ragioni sulla disciplina transitoria, che è fondamentale per l'applicazione di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Il relatore per la maggioranza vuole intervenire?

Siamo sull'emendamento, non vedo una disponibilità nella richiesta della deputata Serracchiani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Fassino. Ne ha facoltà.

PIERO FASSINO (PD). Anch'io per chiedere, per favore, che si utilizzi la ragione. Lei, Ministro, è qui da due giorni e tutti le hanno dato atto, però da due giorni qui ogni intervento, non figlio di pregiudizio, sta ponendogli delle domande, delle questioni, avanza delle proposte con delle ragioni. Allora, lei ha scritto su Facebook, adesso, un messaggio che la collega Serracchiani ha citato; io le chiedo di avere verso questo Parlamento lo stesso rispetto che ha verso i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Non è possibile che in due giorni, con la discussione di merito che non è viziata da nessuna volontà ostruzionistica, perché siamo tutti qui a proporre, a discutere e a votare, lei non senta il dovere di alzarsi e di interloquire con noi. Io trovo questo davvero straordinario. Tra l'altro, l'ultima proposta è assolutamente ragionevole, si tratta di evitare di approvare una norma che domani mattina sarà contestabilissima dal punto di vista degli effetti giuridici che può provocare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Santelli. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI (FI). Grazie, Presidente. Sono tanti i temi che sono stati esposti in questi giorni su cui il Governo, a quanto pare, non ha nessuna intenzione di approfondire, ma il tema che da ultimo ha proposto la collega Serracchiani e che, vi ricordo, ieri ha proposto in maniera molto tecnicamente adeguata il collega D'Ettore, è un tema che, signor Ministro, esula da discussioni politiche o ideologiche, è un tema di attualità. C'è palesemente un'incomprensione, tanto, Presidente Fico, che anche lei, in questa Aula, ha dimostrato prima di non aver perfettamente compreso il tema che stiamo affrontando: o il Governo ci spiega cosa noi stiamo sbagliando, che non c'è un problema di applicazione della legge…qui abbiamo delle cose che vanno in vigore subito…

PRESIDENTE. Concluda.

JOLE SANTELLI (FI). Un emendamento che mette un termine diverso, cosa accade nelle situazioni che sono già costituite o il signor Ministro ci dice: “avete sbagliato l'interpretazione autentica di questo decreto” e, mi perdoni, sarebbe anche importante ai fini della giurisprudenza…

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Ermini. Ne ha facoltà.

DAVID ERMINI (PD). Semplicemente, signor Presidente, per confermare e ribadire la richiesta dell'onorevole Serracchiani. Guardate, qui non si tratta di modificare una norma, si tratta di dare un coordinamento. Se il decreto-legge è entrato in vigore il 14 luglio, chi ha scadenza di contratto a tempo determinato fino a quando non entrerà in vigore con la legge di conversione, si crea un periodo in cui gli imprenditori non rinnoveranno i contratti a tempo determinato. Facendo così, avremo delle persone che perderanno il lavoro, perché non abbiamo fatto una semplice norma di coordinamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). È questo che vi chiediamo, non di cambiare il testo del decreto. Avremo persone che avevano la scadenza prima della legge di conversione e saranno licenziati.

PRESIDENTE. Concluda.

DAVID ERMINI (PD). Chi lo avrà dopo non sarà licenziato. Ma volete nomi e cognomi delle persone che rimarranno a casa grazie a voi, per non voler fare alcuna norma di coordinamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Riunite il Comitato dei nove, per favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Polverini. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI (FI). Sì grazie, Presidente, solo per confermare quanto è già stato detto dai colleghi. Non entro nel merito perché penso che, al di là dell'esperienza, qui serve solo intelligenza, e ne siete sicuramente molto dotati. Chiediamo semplicemente di riunire il Comitato dei nove, magari alla presenza dei sottosegretari e del Ministro, così proviamo a ragionare, in un ambiente magari un pochino più ristretto, nel merito visto che in un'Aula così vasta il Ministro non intende prendere parola. Chiediamo ai presidenti delle Commissioni, chiediamo ai relatori, cerchiamo, non dico di modificare il testo, perché mi pare che su questo non riusciamo ad avere la benché minima apertura, proviamo almeno a renderlo esigibile dentro un quadro giuridico certo per le imprese e per i lavoratori. Soltanto questo vi stiamo chiedendo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (PD). Grazie, Presidente. Io volevo solo rimarcarle lo stile diverso che abbiamo noi. Vede, perché noi dovremmo fregarcene, noi dovremmo fare come facevate voi, quando c'era un dibattito voi eravate interessati allo sfascio, cioè importante è che ci sia lo sfascio. Noi stiamo cercando di impedire che ci sia qualcuno che venga danneggiato da questo e stiamo suggerendovi come non danneggiarlo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Guardate, che non sono persone che dopo ci voteranno perché abbiamo risolto il loro problema, è semplicemente per cercare di fare quello che, in questo luogo, bisognerebbe fare, interessarsi degli italiani non della propria prosopopea e della propria arroganza in cui non si è neanche capaci di dire: “beh, forse una cosa spiegata così, merita un attimo di sosta e merita un attimo di riflessione” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Ecco, io penso che questo meriterebbe un po' di maggiore attenzione da parte di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Mi rivolgo a lei in quanto Presidente. Di solito, in questi giorni c'è questo siparietto di rivolgersi al Governo tramite lei, invece mi rivolgo proprio a lei in quanto lei è napoletano e penso che in certe regioni del sud dove voi avete preso tanti voti voi siete andati lì dicendo: “il Governo non ha mai fatto molto per il Sud”. Bene, la Nestlé di Benevento che lascia a casa venti lavoratori non le dice niente? Non le fa sembrare un po' stridente il fatto che voi, per mesi, anni, avete detto che noi eravamo chiusi nelle stanze del potere che non ascoltavamo i cittadini? I cittadini, i lavoratori stanno dicendo che stanno perdendo il lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Lo stanno dicendo a voi! Come ve lo devono dire? Come ve lo devono dire? Non vengono rinnovati i contratti per una norma scritta male, scritta male! Come devono dirvelo? Devono venire a sceneggiare di incatenarsi, devono fare che cosa? Lo stanno scrivendo imprenditori, ce lo stanno scrivendo con le mail. Insomma, il potere vi ha rovinato, in neanche due mesi, voi che vi sentivate così partecipi del popolo.

Lei, signor Ministro, ha detto che il popolo è sovrano, dove è sovrano, è una norma scritta male, che sta facendo perdere posti di lavoro alle persone, non ai deputati del PD, alle persone! Dove? Sveglia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Soverini. Ne ha facoltà.

SERSE SOVERINI (MISTO-CP-A-PS-A). Sì, Presidente, come capogruppo del gruppo Misto in Commissione lavoro e membro del Comitato dei nove, mi associo alla richiesta dell'onorevole Serracchiani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, caro Ministro, ieri, in uno dei miei interventi, avevo sollevato esattamente questo problema dell'assenza di un riferimento temporale nel corpo del decreto, cosa che sta stabilendo in una serie di attività produttive il fatto che lavoratori che hanno già maturato una determinata anzianità di contratto a termine, non viene né prorogato né rinnovato. Per onestà, vi dico anche che nessuno conosce bene le cifre, sappiamo di tanti esempi, io ho incontrato adesso fuori, in piazza Montecitorio, tutti i sindacati, che mi hanno confermato essere, però, dell'ordine di qualche migliaia.

Allora, siccome stiamo parlando di persone in carne e ossa, che hanno l'unica responsabilità di avere il rinnovo del loro contratto proprio in presenza di vigenza di questo decreto, io dico - ma in punta di piedi, non voglio fare altre polemiche -: possibile che, da parte della maggioranza e del Governo, non si colga il bisogno di avere una minima norma di raccordo tra il vecchio ordinamento e il nuovo ordinamento, che consenta di svolgerlo in maniera efficace e tale da non mettere a pregiudizio i diritti di qualche centinaia di persone, che, senza alcuna responsabilità, in queste ore il perdono il lavoro. Quindi, per questo insisto.

La collega Serracchiani ha fatto una proposta, il Governo ne può inventare un'altra, ma si trovi il modo di dare risposta a questo problema. Dico che è un problema che riguarderebbe chiunque, in qualsiasi fase: quando passi da un regime, da un sistema, da una norma a un altro sistema, hai bisogno, tra l'uno e l'altro, di avere un tempo di compensazione, per evitare che il nuovo uccida il vecchio, uccidendo anche qualche lavoratore che, senza alcuna responsabilità, si trova in quell'intervallo temporale. Quindi, soprattutto chi vuole che la nuova norma diventi subito legge dovrebbe avere a cuore che non lasci sul terreno qualche morto e qualche ferito. Direi che è nell'interesse del Governo e della maggioranza avere un'attenzione verso questo problema (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Mi chiedo: se noi andiamo avanti ora con la votazione degli emendamenti e, alla sospensione, il Comitato dei nove decide se riunirsi e abbiamo alle 15 il question time fino alle 16, non si deve riunire adesso, perché non è l'emendamento specifico di cui state parlando?

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Si propone un accantonamento, in modo tale che si possa discutere durante la pausa pranzo.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Presidente, solo per chiarire, non è un emendamento. Il mio era un intervento sull'ordine dei lavori per dire: guardate, che c'è questo problema…

PRESIDENTE. Ho capito perfettamente, perciò sto dicendo…

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. È ovvio che intendevo dire di andare avanti in questo momento e poi di ridiscuterne durante la pausa.

PRESIDENTE. Allora, il punto è: non va accantonato l'emendamento. Noi dovremmo andare avanti con la votazione, perché noi stiamo parlando dell'emendamento specifico rispetto alla questione che ha sollevato la Serracchiani, ma è una questione che possono affrontare nel Comitato dei nove durante la pausa.

EMANUELE FIANO (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO (PD). Scusi, Presidente. Basta una frase semplice da parte della presidente Ruocco: lo convochi nella pausa. Dica: “abbiamo ascoltato le ragioni, intendo convocare il Comitato dei nove nella pausa”, non dirci “ne discuteremo”, perché “ne discuteremo” non è né “sì” né “no”. La deputata Serracchiani ha chiesto, insieme a molti altri deputati di altri gruppi, che, per venire incontro alla dissociazione tra le norme presenti nel decreto e ciò che esce con le modifiche di Commissione, si riunisca il Comitato dei nove, per coordinare le norme. Non lo si vuole fare adesso? Concordo, perché si svolgono i lavori fino alle 13,45, ma dica una frase che vuol dire: “ho intenzione di Convocare il comitato dei nove” o “non ho intenzione di convocare il Comitato dei nove”, perché rimanere nel mezzo in politica non aiuta.

RENATA POLVERINI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI (FI). Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Sì, volevo aggiungere soltanto, Presidente, che io chiederei un passo in più oltre alla convocazione del Comitato dei nove alla fine della parte antimeridiana della seduta: chiederei la presenza del Governo, in grado di decidere, perché se dobbiamo riproporre lo schema con cui abbiamo lavorato in questi giorni, dove non abbiamo potuto fare nessun passo avanti, oggettivamente andiamo a pranzo, perdiamo meno tempo e rimaniamo dove siamo; se invece c'è la volontà, per esempio, da parte del Ministro Di Maio, di partecipare, anche per pochi minuti, al Comitato dei nove, secondo me, con un po' di ragionevolezza, forse il coordinamento riusciamo a farlo.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Intanto io ripropongo la possibilità di andare comunque avanti a votare, per l'economia dei lavori. Dopodiché, esorto a non mettermi parole in bocca, non seguo istruzioni francamente da chi, tra l'altro, non è stato presente neanche ai lavori della Commissione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

ROBERTO GIACHETTI (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (PD). Presidente, il dibattito è evoluto. In qualche modo, avevo chiesto di poter intervenire prima, però, siccome mi rivolgo a lei, dico, visto che in questi giorni stiamo facendo dei dibattiti che si allargano magari e che si sarebbero potuti risolvere in pochi minuti, come quello che abbiamo fatto su una richiesta sull'ordine lavori della collega Serracchiani, mi pare che ne abbiamo parlato per un quarto d'ora, venti minuti e, se non ho capito bene, rischiamo di parlarci per altri quaranta minuti. Suggerirei a lei, Presidente - ovviamente, mi sarebbe anche più facile suggerirlo direttamente al Ministro Di Maio, visto che ci conosciamo da un po' di tempo -: in talune occasioni, Presidente, atteso che il problema mi sembra abbastanza evidente, le cose si possono risolvere in trentasei secondi. Adesso la presidente si offende perché qualcuno le ha detto che non l'ha detto esattamente, ma c'è un tema e questo tema si può risolvere soltanto attraverso un'iniziativa o del Governo o della Commissione - nella fattispecie il Comitato dei nove, che, per risolverlo deve riunirsi, al di là del fatto se ci sia il Ministro Di Maio, che si è fatto già quarantotto ore qui e adesso si potrebbe fare pure altre quarantotto ore nel Comitato dei nove -, del Governo che deve effettivamente dare la disponibilità a un intervento che risolva questo problema. Il problema esiste o non esiste?

Non credo che lo risolviamo qui, però adesso la presidente della Commissione, non è importante che si alzi o non si rialzi, ma durante la pausa deve riunirsi il Comitato dei nove e, se il Governo in quella sede dice che tutto quello che è stato sollevato qui è assolutamente infondato, la presidente ritornerà in Aula – la presidente – e dirà che il problema si è risolto perché non esiste - spero che non sia così - ovvero nel Comitato dei nove si troverà la soluzione a questo. Se no, noi diversamente adesso andremo avanti per altri venticinque minuti, non vorrei dire che scatta il «piano 3», Presidente, però abbiamo venticinque minuti, utilizziamoli magari più direttamente sul merito del provvedimento, assumendo un impegno che mi sembra naturale, mi sembra ovvio.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Se parla Giachetti allora inizio a parlare anch'io, la ringrazio anche per i suggerimenti dati, solo una battuta per l'amicizia di questi anni che ci ha anche accompagnato alla Presidenza di quest'Aula. Io sono disponibile a discutere di ogni questione che viene posta, ma noi siamo consapevoli che la norma affronti la questione che viene posta dalle opposizioni e quindi la norma, così come inserita nella legge di conversione del decreto, secondo noi è in grado di affrontare anche la transitorietà di questa questione. Non sta a me, ovviamente, autorizzare la convocazione del Comitato dei nove, è auspicabile e lo dico anche per una questione di economia dei lavori che lo si convochi durante la pausa, soltanto che i vostri colleghi senatori, nella Commissione che si occupa di telecomunicazioni, mi hanno convocato per l'audizione sulle telecomunicazioni durante la pausa dei nostri lavori qui alla Camera.

Quindi, quello che chiede la deputata Serracchiani è una richiesta legittima, potrei partecipare con molta facilità, soltanto che sto dall'altra parte. Quindi, o si sconvoca la Commissione al Senato su questa audizione oppure ci sono i sottosegretari che potranno partecipare e ne discutiamo. Detto questo, colgo l'occasione, consapevole di intervenire in un momento in cui si interveniva sull'ordine dei lavori e non su un emendamento, quindi non riapro nessuna discussione, credo dal punto di vista regolamentare…

PRESIDENTE. Esattamente.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Che è anche la ragione per cui, a volte, permettetemi, il Governo interviene di meno e, quindi, evita di riaprire la discussione e il dibattito, ma, quando ce n'è bisogno, non mi sottrarrò al dibattito. Noi abbiamo affrontato tre grandi argomenti, fino ad ora, e uno, su cui stiamo intervenendo adesso, è quello sugli emendamenti sui voucher. Vorrei dare soltanto una nota metodologica, non entrando nel merito degli argomenti. È legittimo, e per carità, che ci siano due intenzioni da parte delle opposizioni, una è quella di manifestare, anche con fermezza e con forza - e non lo devo dire io, è un diritto sacrosanto che sancisce il Regolamento parlamentare -, di dire che non si è d'accordo con questo provvedimento, un altro diritto - che porta stamattina al numero di 213 emendamenti, che abbiamo iniziato a discutere da stamattina e che ci separano dalla fine, anche di più, probabilmente - è quello di provare a stravolgere il provvedimento del Governo. L'ho sentito anche dalle parole di chi è intervenuto dall'opposizione e ha detto: noi riteniamo questo decreto indegno - perché si chiama “dignità”, qualcuno dice che è indegno, ci sta, è un'opinione – e, quindi, lo vogliamo stravolgere. Come è nostro diritto, diritto della maggioranza, difendere il decreto da questo stravolgimento, ma non perché ci sia una guerra in atto in Parlamento, io non la vedo così, anzi faccio i complimenti a tutte le opposizioni per il livello del dibattito che hanno portato avanti e anche per lo spirito propositivo con cui hanno portato avanti questo dibattito, fino ad ora (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Non è che ci sia l'intenzione di fare una guerra su questo, è che ci sono anche due visioni diverse. Magari, la nostra per voi è sbagliata, come, la vostra, per noi, è sbagliata, altrimenti non stavamo qui.

Quindi, portiamo avanti il dibattito e lo portiamo avanti anche, come dire, proponendomi di intervenire di più se servirà, però, sapete bene, perché la maggioranza delle opposizioni sono state in maggioranza, che l'obiettivo di una maggioranza e di un Governo è portare il provvedimento a casa, quello delle opposizioni è modificarlo, il punto d'incontro può fare un buon risultato (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola ad altri deputati e deputate, sempre sul Comitato dei nove, che si può riunire nella pausa con la presenza dei sottosegretari.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Ebbene, convoco il Comitato dei nove durante la pausa pranzo.

PRESIDENTE. Se i prossimi interventi sono su questa questione chiedo se possono essere ritirati, così procediamo con le votazioni…

OSVALDO NAPOLI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OSVALDO NAPOLI (FI). Grazie, Presidente. Io avrei fatto lo stesso intervento che ha fatto il collega Giachetti, però mi ha stupito moltissimo, Ministro, quello che lei ha risposto; lei ha detto testualmente: ma, se me lo chiede Giachetti, intervengo. Lei è rimasto due giorni in silenzio in quest'Aula, senza mai parlare, perché lo chiede Giachetti, lei interviene... Eh, no, le chiedo scusa Ministro (Commenti)

PRESIDENTE. Per favore, facciamo parlare il vostro collega. Facciamo parlare il collega.

OSVALDO NAPOLI (FI). Le chiedo scusa, Ministro, ma lei avrebbe dovuto parlare quando altre sollecitazioni sul provvedimento arrivavano e lei sulle sollecitazioni, anche di Forza Italia, non ha mai aperto bocca; due pesi e due misure che non mi stanno bene. Io credo, invece, che sarebbe stato molto più interessante che lei intervenisse.

Vede, lei ha vissuto in questo periodo la politica piena di slogan, lei l'ha vissuta parlando di vitalizi, parlando di aerei, non parlando di lavoro, come invece avrebbe dovuto essere in questo provvedimento. Non si è reso conto che il tasso di disoccupazione è al 10,9 e che il prodotto interno lordo del prossimo anno è calcolato all'1,1.

Ebbene, io credo che siano questi i problemi che ci sono e mi chiedo rispetto al provvedimento, al lavoro e a quella che è l'occupazione: no TAV, no TAP, no Ilva, no Terzo Valico, no Asti-Cuneo, no Pedemontana, parliamo di 80 mila lavoratori e voi parlate di lavoro? Beh, forse lei si rivolge al Presidente, perché quello che le dico è la verità e le fa male. Guardi che riguarda molto il Sud; legga i giornali di oggi, cosa lei, oggi, almeno stando ai sondaggi, specialmente al no TAP, riceve in contropartita. Ministro; sia più concreto e faccia meno slogan, gli slogan della campagna elettorale sono finiti, vada meno per televisione e faccia più atti- Qua in quest'Aula è il primo provvedimento che arriva e, combinazione, è il primo provvedimento sbagliato. Veda lei…

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Non vorrei mettere il Ministro Di Maio di fronte a un'altra sollecitazione di un ex collega, per poi riavere un altro intervento, però, Presidente, un paio di cose credo che sia opportuno sottolinearle. La prima…

PRESIDENTE. Sì, però, rimaniamo nell'ambito dell'emendamento.

SIMONE BALDELLI (FI). Esatto, siamo nell'ambito di questa discussione, Presidente, non mi estraneo dalla questione che ci riguarda. Allora, la vicenda su cui ci siamo pronunciati prima e su cui si riunirà il Comitato dei nove è una vicenda che è stata affrontata nella giornata di ieri. Quindi, l'intervento del Ministro giunge un giorno dopo che questa questione è stata posta. Io mi auguro che il Comitato dei nove, con la presenza del Governo, riesca a valutare concretamente, senza pregiudiziali, e anche a porre rimedio, eventualmente con un emendamento della Commissione se dovesse essere necessario, a questa questione sulla transitorietà dell'entrata in vigore della norma rispetto al decreto che è già in vigore. Quindi, da questo punto di vista, io mi aspetto un salto qualitativo….

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

SIMONE BALDELLI (FI). …e non è - lo dico alla presidente Ruocco – l'accantonamento di una discussione possibile. È un fatto che su questo tema si riunirà il Comitato dei nove. Un'altra cosa…

PRESIDENTE. Grazie, deputato Baldelli.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Morani. Ne ha facoltà.

ALESSIA MORANI (PD). Grazie, Presidente. Sarei voluta intervenire, dopo le dichiarazioni del Ministro, sul merito di questo provvedimento che, oggi, stiamo discutendo e che ha visto per la prima volta intervenire il Ministro Di Maio in quest'Aula, anche su alcune questioni di merito, perché ha fatto riferimento ai voucher, non ha fatto banalmente riferimento alla questione del Comitato dei nove. Per cui, io credo che gli interventi che seguono l'intervento del Ministro Di Maio debbano, come dire, avere rispetto del fatto che, essendo entrato nel merito del provvedimento e non solamente sul Comitato dei nove, a questo punto, si possa anche intervenire, come da Regolamento, naturalmente, dopo le dichiarazioni del Ministro.

Perché io credo che, oggi, Presidente, in quest'Aula, si sia compiuto un fatto politico molto importante e molto rilevante, perché noi abbiamo discusso, negli ultimi quattro anni, cioè dal 2014 in poi, di una riforma del lavoro, denominata Jobs Act, che oggi è stata, di fatto, confermata per la sua bontà da quest'Aula. E le dirò perché. Perché, quando è stato proposto, da parte di una delle opposizioni, il ripristino dell'articolo 18 e, quindi, il superamento di un impianto della nostra riforma, questa maggioranza che ha dichiarato, in altri momenti, che avrebbe ripristinato l'articolo 18 - in particolare il Ministro Di Maio disse che voleva ripristinare l'articolo 18 - ha visto votare in senso contrario rispetto a questa volontà.

Per cui io mi auguro che, da oggi in poi, i dibattiti che ci hanno occupato in questi anni, circa il fatto che si dovesse cancellare una riforma del lavoro che, invece, ha creato oltre un milione di posti di lavoro, da oggi in poi questa discussione abbia fine, perché, di fatto, oggi, in quest'Aula, si è confermata la bontà di una riforma.

Io ho anche altri quesiti per il Ministro che è in Aula e approfitto della sua presenza, perché non si è confermato solo il contratto a tutele crescenti, ma si è confermata anche la bontà degli incentivi alle assunzioni che sono stati introdotti, ad esempio, dall'ultimo Governo Gentiloni; non sono stati solo confermati, ma la loro bontà è stata addirittura ampliata ad un range di età più ampio rispetto a prima e questo ci conforta ancora di più rispetto alle affermazioni che ho fatto prima, cioè tutele crescenti e incentivi alle assunzioni sono cose buone che hanno fatto bene al Paese. Sono contenta: meglio tardi che mai. Finalmente il Ministro Di Maio ha ammesso che il Jobs Act, l'impianto del Jobs Act era una buona riforma.

Però io ho altre domande da rivolgere al Ministro Di Maio perché, vede, io mi sono segnata alcune dichiarazioni che ha fatto qualche tempo fa, riguardo, ad esempio, la reintroduzione dei voucher. Si prova a dire che non c'è la reintroduzione dei voucher cambiandogli nome ma, di fatto, si reintroducono i voucher e il Ministro Di Maio li definì una forma di schiavismo, una umiliazione per i lavoratori e disse anche, qualche settimana fa, che se il tema dei voucher deve essere introdotto per sfruttare la gente, troverà un muro di cemento armato del Movimento 5 Stelle: un muro che non era neanche di pongo, Presidente, perché di fatto il Ministro Di Maio si è piegato alla volontà di Salvini, che è il vero dominus di questa maggioranza (Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

Dal muro di cemento armato si è passati a “ben vengano i voucher”. Voglio però intervenire su quello che secondo me è il fatto politico più rilevante, cioè il fatto che ieri, da parte di Forza Italia, come c'è stato detto in maniera provocatoria, è stato proposto anche un emendamento per l'introduzione del reddito di cittadinanza, che questa maggioranza ha rifiutato. Quindi noi siamo di fronte non al Governo del cambiamento, mal Governo del cambiamento di idea, perché oggi noi qui abbiamo confermato che il Jobs Act era buono, che i nostri incentivi erano buoni, che contrariamente a quanto detto dal Ministro Di Maio sono stati reintrodotti quei voucher, che lui ha definito un'umiliazione per i lavoratori, ed è stato rifiutato il reddito di cittadinanza: questo è il punto vero.

Oggi in quest'Aula si è compiuto un fatto politico e su questo il Ministro ci deve dire che cosa pensa e perché ha cambiato idea. Vede, è legittimo cambiare idea, però per amore di verità io vorrei che il Ministro si alzasse in quest'Aula e dicesse finalmente perché ha cambiato l'idea rispetto ad alcune cose che noi riteniamo fondamentali, perché il Paese lo deve sapere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.251 Musella, con i pareri contrari delle Commissioni, del Governo, del relatore di minoranza Pd e il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo FI.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.300 Polverini, con i pareri contrari delle Commissioni, del Governo, del relatore di minoranza Pd e il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo FI.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

GUIDO CROSETTO (FDI). Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO (FDI). Presidente, un richiamo al Regolamento. Prima lei ha visto - gliel'hanno segnalato - avevo chiesto di intervenire sul punto su cui si è espressa l'Aula. Lei ha deciso di non darmi la parola, cosa che non è prevista dal Regolamento, cosa che non è mai successa in quest'Aula. Nonostante lei abbia visto, sia stato richiamato, si sia segnato ciò, ha deciso di non dare la parola a un parlamentare che l'ha chiesta: è un precedente che non posso fare passare in silenzio e la richiamo ai suoi doveri di Presidente e di rispetto verso la democrazia in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Era un intervento tecnico, non aveva nulla di politico, ma lei non può permettersi un atto di questo tipo nei confronti di chiunque qui dentro e sarebbe stupido se io lo facessi passare senza dirlo. Grazie.

PRESIDENTE. A quale emendamento si riferisce?

GUIDO CROSETTO (FDI). Alla discussione aperta sulla proposta della deputata Serracchiani. Le è stato segnalato. Quando prima si è aperta la discussione sono intervenuti tutti i gruppi, avevo chiesto intervenire anch'io, non è stato possibile e non è un problema per me, ma è un precedente che non posso tollerare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.400 Gelmini, con i pareri contrari di Commissioni, del Governo, del relatore di minoranza del gruppo PD e il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo FI.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Replico al deputato Crosetto, dicendo che non trovo segnato, forse per colpa mia, il suo nome qui nell'ordine degli interventi. Detto questo io, a un certo punto, ho chiesto di ritirare gli interventi perché pensavo che si era raggiunto un accordo sul fatto che si facesse il Comitato dei nove, quindi chi non si era iscritto a parlare magari non l'ho rivisto e non l'ho risegnato nuovamente. Tutto qui: mi dispiace.

GUIDO CROSETTO (FDI). Grazie Presidente, vuol dire che la dieta funziona se non mi vede!

(Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia ).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2-bis.301 Gribaudo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD). Grazie, Presidente. Guardate, anche su questo emendamento, prima la collega Gadda l'aveva anticipato nel suo intervento, noi proviamo con questa proposta a farvi ragionare perché, di nuovo, sul tema del lavoro occasionale - è già stato detto da chi mi ha preceduto - voi non siete stati in grado di mettervi d'accordo: che cosa avete provocato? Continuate a provocare dei danni pesanti, non semplificate gli strumenti che ci sono oggi, andate a destrutturare il contratto di lavoro occasionale senza fornire delle adeguate risposte, anzi io sono molto preoccupata ed è per questo che abbiamo presentato questo emendamento, su cui mi auguro che ci sia una riflessione da parte del Governo, perché con questo emendamento noi vi diciamo di riflettere sulle modifiche che avete inserito: altro che dignità del lavoratore! Voi spostate, con l'autocertificazione, tutta l'attenzione sul lavoratore, estendete le giornate - si passa da tre a dieci giornate - rispetto alle quali il lavoratore potrà, forse, riuscire a stare in una discussione complicata, perché nell'ambito delle quattro ore di lavoro che vengono riconfermate all'interno di questo provvedimento, sappiamo benissimo che ci potrebbero essere degli abusi. Sappiamo benissimo che le autocertificazioni potrebbero indurre il lavoratore che è in difficoltà a fare delle dichiarazioni che vanno verso il falso, quindi voi state creando le condizioni per favorire il lavoro nero. Ora, io non posso continuare a sentire parlare di questo provvedimento come di un provvedimento che parla di dignità del lavoro perché con questo strumento voi spostate tutta l'attenzione sui lavoratori, deresponsabilizzate le aziende e, soprattutto, guardate, non sposterete di una virgola i numeri che sono stati citati in quest'Aula rispetto al tema della piattaforma dell'INPS. Non c'è alcuna semplificazione, rispetto alla quale, peraltro, il Partito Democratico sarebbe stato assolutamente favorevole e disposto a parlare.

Io vedo invece le premesse per continuare con l'altro passaggio dell'altro pezzo di maggioranza che sostiene questo Governo, cioè di andare a rivedere la legge sul caporalato, perché anche su questo io vedo delle dichiarazioni pericolose. Allora, noi non possiamo permettere che in agricoltura venga abbandonato il lavoro che è stato fatto, un lavoro prezioso di riduzione degli strumenti, evitando di andare ad appesantire certe situazioni. Ma facciamo attenzione perché con queste norme noi non risolviamo nessun problema alle aziende e soprattutto non aiutiamo i lavoratori e non facciamo emergere il lavoro sano, ma creiamo le condizioni perché il lavoro nero venga sdoganato. E non venite a parlarci di dignità perché anche su questo davvero non potete più permettervelo. Fate attenzione. Chiedo al relatore, che conosco, di fare una riflessione ulteriore. Tripiedi non mi sente. Chiedo, per tramite suo sempre, Presidente, all'onorevole Tripiedi di riflettere, visto che poi verrà convocato il Comitato dei nove, anche su questo tema. Ci sia una riflessione più adeguata da parte vostra perché, ripeto, i danni che ne deriveranno dall'approvazione di questo emendamento che avete proposto voi senza mettervi d'accordo all'interno della maggioranza mettono in difficoltà il settore agricolo e soprattutto i lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, caro Ministro, effettivamente qui c'è un passaggio di cui abbiamo parlato in Commissione e devo dire che anche a me aveva colpito, che è la rubrica del sottotitolo del titolo del testo che dice sostanzialmente “per aiutare l'inserimento del lavoratore nel processo produttivo”. Per aiutare il lavoratore la prima cosa che gli si fa si mette in capo al lavoratore l'autocertificazione della propria condizione. Fino a oggi la certificazione, se sei studente, se sei iscritto, non si è iscritto, toccava all'impresa, oggi tocca al lavoratore con questo decreto. Quindi, in realtà si sposta la responsabilità, tant'è vero che poi in un articolo successivo si dice che naturalmente la responsabilità delle dichiarazioni false è del lavoratore. Allora uno può decidere di fare una cosa, ma per cortesia non mettiamo un titolo che è una beffa rispetto a quello che si fa perché se vuoi aiutare il lavoratore a inserirsi, non gli carichi la responsabilità solo su di lui, sulla certificazione della propria condizione. Questo è il punto, però uso questo argomento per sollevare un problema un po' più vasto in quest'Aula: io ho ascoltato con assoluta attenzione tutto il dibattito. Sapete qual è la cosa che a me colpisce? L'ho detta anche fuori ai sindacati perché non ho niente da nascondere. A me colpisce che si parli solo e unicamente di impresa, di imprenditore, di artigiano, di commerciante e non si parli mai - e non come un tempo di centralità - di soggettività anche del lavoratore. Non c'è un'impresa senza il lavoratore; non c'è un'attività senza il lavoro; non c'è dignità dell'imprenditore se non c'è dignità del lavoro. Quando si recupera nella cultura anche di questa rappresentanza politica? Io non sono per una lotta del lavoratore contro l'impresa ma sono perché partendo da una soggettività del lavoratore, dalla sua dignità, si faccia un contratto, un accordo, un'intesa con l'azienda, si cooperi ma non si cooperi perché il lavoro è funzione dell'impresa. Il lavoratore è funzione di se stesso, è una persona, ha una sua dignità, ha un suo rigore. Chiedo rispetto e anche un cambiamento di cultura perché se no su questa strada noi ci perdiamo, non solo un pezzo di insediamento e rappresentanza sociale, ma ci perdiamo anche un senso compiuto di come funziona una società moderna in cui il lavoratore è la parte per molti casi più debole ed è esattamente la parte che andrebbe in qualche modo tutelata, valorizzata e difesa (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Ugualie di deputati del gruppoPartito Democratico).

PRESIDENTE. Relatrice Polverini?

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, per cambiare il parere perché erroneamente avevamo detto che ci rimettevamo all'Aula e invece è un parere favorevole. Del resto eravamo intervenuti anche in Commissione su questo tema molto delicato perché per coloro che si richiamano quotidianamente al lavoro e ai lavoratori come parte debole, effettivamente lascia molto perplesso quanto il decreto riporta in capo ai lavoratori rispetto all'autocertificazione. Non ci dimentichiamo poi che parliamo di lavoratori che probabilmente non hanno, non per loro volontà naturalmente, nemmeno un livello culturale tale da consentirgli poi in qualche modo di autocertificarsi rispetto ad una condotta che anche per errore può poi risultare sbagliata. Quindi, con questo commento volevo cambiare il parere, grazie.

PRESIDENTE. Quindi, il parere diventa favorevole.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Caon. Ne ha facoltà.

ROBERTO CAON (FI). Per fatto personale. Forse il deputato Epifani non ha ascoltato bene il mio intervento.

PRESIDENTE. Titolo personale, non fatto personale.

ROBERTO CAON (FI). Sì. Io ho detto la cosa più importante per un'azienda, il capitale sociale, è composto dalle maestranze, dalle risorse umane. Qui non è che si vada a senso unico, che si parla solo di impresa. Io ho ben specificato le due cose, cosa deve fare il dipendente, chi è il dipendente in questo caso e chi è l'impresa. E invece certe volte certi deputati cercano di fare di tutta l'erba un fascio per portare solo l'acqua dalla loro parte. Non è così, la buona politica si fa esattamente cercando di trovare l'accordo tra le parti e non portando sempre al soggetto che in questo caso dicono di essere più debole. In realtà davanti al giudice quel soggetto debole la vince sempre (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gribaudo 2-bis.301, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza PD e Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

La seduta è sospesa, riprende alle ore 15.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Posso darle la parola dopo, perché la seduta è sospesa? La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15.

La seduta, sospesa alle 13,55, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.

(Iniziative del Governo in attuazione di direttive per la declassifica e il versamento di documenti all'Archivio centrale dello Stato, in sintonia con le istanze delle associazioni dei familiari delle vittime di stragi e terrorismo – n. 3-00120)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno, De Maria n. 3-00120 (Vedi l'allegato A).

Il deputato Walter Verini ha facoltà di illustrare l'interrogazione, di cui è cofirmatario, per un minuto.

WALTER VERINI (PD). Presidente, quattro anni fa, con una direttiva di grande valore, l'allora Presidente del Consiglio Renzi dispose che tutte le Amministrazioni dello Stato avrebbero dovuto mettere a disposizione materiali e atti per far luce sulle stragi che hanno insanguinato l'Italia dal 1969 al 1984 per cambiare in peggio il corso della democrazia. Sulla base di questa direttiva, fu insediato un comitato, del quale fanno parte anche i rappresentanti delle associazioni, come quelli di Ustica o della strage di Bologna, di cui domani ricorre l'anniversario. Il Comitato ha lavorato, anche in mezzo a difficoltà e a pigrizie, trovando archivi non forniti ed è stato reinsediato all'inizio di quest'anno dal Governo Gentiloni prima del passaggio al Governo Conte.

Chiediamo che cosa vuole fare la Presidenza del Consiglio per convocare il Comitato, per farlo funzionare, per far collaborare tutte le strutture, tenendo conto che il Comitato dura in carica fino al 31 dicembre, per dover essere poi rinnovato. Quindi, chiediamo cosa il Governo intenda fare per contribuire a far luce su ferite ancora aperte del nostro Paese.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, ha facoltà di rispondere.

RICCARDO FRACCARO, Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Sulla base degli elementi acquisiti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, rispondo all'interrogazione a risposta immediata di De Maria ed altri sulle iniziative che il Governo intende intraprendere con riferimento al Comitato consultivo sulle attività di versamento della documentazione afferente le stragi che hanno interessato il nostro Paese tra gli anni Settanta e Ottanta, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tale comitato, originariamente costituito con decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 28 dicembre 2016 per la durata di un anno è stato successivamente rinnovato, nella medesima composizione, con decreto del Segretario generale dello scorso 3 maggio. Il Comitato ha lo scopo di prendere cognizione dell'attività di declassificazione e versamento di documentazione riguardante i tragici eventi di piazza Fontana a Milano, di Gioia Tauro, di Peteano, della Questura di Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, dell'Italicus, di Ustica, della stazione di Bologna e del rapido 904.

Il Comitato, in attuazione della suddetta direttiva, ha collaborato al riversamento dagli Archivi di Stato di documenti di diverse amministrazioni tra cui le agenzie di sicurezza, la Presidenza del Consiglio, i Ministri degli affari esteri, della difesa, dell'interno, delle infrastrutture e dei trasporti. Secondo il prospetto riepilogativo del Comitato, tra il 2014 e il 2017 sono state acquisite, con 77 versamenti, 1.822 unità archivistiche relative a documentazione declassificata.

Il Comitato, a conclusione del primo anno di attività, ha segnalato molte criticità, tra cui, in particolare, la frammentarietà, la disorganicità e in taluni casi l'incompletezza dei nuclei documentali versati, in relazione alle quali ha anche formulato alcune proposte. Il Governo si impegna a valutarle attentamente, con l'obiettivo di rendere la documentazione realmente trasparente e accessibile.

Le istituzioni hanno il dovere di garantire in ogni modo l'accertamento della verità sulle stragi che hanno turbato il normale andamento della vita democratica di questo Paese. Il Governo ha massimamente a cuore questo tema e intende promuovere, con maggiore impegno rispetto al passato, per rispondere alle legittime istanze delle famiglie delle vittime al fianco delle quali lavorerà incessantemente. Ciò lo si farà proprio in piena collaborazione e sinergia con le associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo, i cui rappresentanti siedono nel Comitato stesso. Infine, segnalo che è stato già chiesto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al coordinatore del Comitato di riconvocarlo al più presto presso Palazzo Chigi, per dare nuovo impulso allo svolgimento di compiti tanto delicati quanto cruciali per il nostro Paese e per la collettività tutta.

PRESIDENTE. Il deputato Andrea De Maria ha facoltà di replicare, per due minuti.

ANDREA DE MARIA (PD). Presidente, signor Ministro, prendiamo atto di quanto ha detto e seguiremo con attenzione le azioni successive che il Governo assumerà per verificare l'effettiva convocazione del Comitato e anche la messa in atto di azioni, come è stato detto qui, che ne consentano una migliore funzionalità e mettano a disposizione in modo più celere ed efficace tutta la documentazione a cui il comitato deve potere accedere.

Segnaliamo che comunque la notizia di questa convocazione avviene dopo questa nostra iniziativa parlamentare, che siamo contenti abbia avuto questo esito.

Voglio dire con chiarezza che non faremo mai dell'impegno per il diritto alla verità e alla giustizia delle vittime del terrorismo occasioni di polemica o di schieramento di parte. Non lo abbiamo fatto nei numerosi atti parlamentari assunti nella scorsa legislatura, quando eravamo maggioranza di Governo, e non lo faremo in questa. Continueremo a batterci con la massima determinazione perché tutte le istituzioni siano impegnate, senza ambiguità, a mettere in campo ogni iniziativa utile perché sia fatta piena luce in sede giudiziaria, politica, storica, su quanto accaduto in Italia negli anni tragici del terrorismo e della strategia della tensione, anni caratterizzati da deviazione degli apparati dello Stato, intrecci tra terrorismo politico e organizzazioni criminali, pesanti condizionamenti della libera dialettica democratica, violazioni della nostra stessa sovranità nazionale.

Domani a Bologna ricorderemo la strage fascista alla stazione, del 2 agosto 1980, un attentato terribile di cui si conoscono gli esecutori materiali, ma non i mandanti. Per tante altre stragi, per la tragedia di Ustica, non si è ancora fatta, in alcun modo, giustizia. Per questo la direttiva Renzi per la desecretazione degli atti ha avuto ed ha un grande valore. Si prosegua in questa legislatura un lavoro attento e rigoroso per la sua applicazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Iniziative di competenza volte ad assicurare la trasparenza dei processi di interlocuzione tra strutture amministrative e gruppi di pressione, a salvaguardia del patrimonio naturalistico e della salubrità ambientale – n. 3-00121)

PRESIDENTE. La deputata Caterina Licatini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Daga n. 3-00121 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

CATERINA LICATINI (M5S). Premesso che, come è noto, il nostro Paese ad oggi non si è ancora dotato di una specifica legislazione a livello nazionale per prevenire efficacemente i fenomeni di corruzione e conflitto di interessi, in modo da rendere trasparente l'attività di tali gruppi e delle lobby sul processo decisionale, lei signor Ministro, durante la relazione sulle linee programmatiche presso le competenti Commissioni di Camera e Senato, ha indicato tra gli obiettivi del suo mandato la necessità di rendere trasparenti i processi di interlocuzione tra strutture amministrative e gruppi di pressione, annunciando una trasformazione del proprio Dicastero in una casa di vetro, in cui sia possibile per qualsiasi cittadino conoscere gli interessi che interloquiscono con il Ministero e capire, di conseguenza, come si formi la decisione pubblica.

Le chiediamo se e quali siano le attività puntuali che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare intende attuare per promuovere la trasparenza delle lobby e la conoscibilità della propria attività politica e amministrativa e come intende favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali, con l'obiettivo della buona amministrazione, aperte al servizio del cittadino.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, ha facoltà di rispondere.

SERGIO COSTA, Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie all'interrogante. Noi sappiamo che nell'Unione europea esiste il registro sulla trasparenza, che registra appunto tutti i portatori di interesse, gli stakeholders, i cosiddetti lobbisti, che intervengono presso le strutture dell'Unione europea. Sappiamo anche che statisticamente il 52 per cento di questi soggetti si rivolgono all'Unione europea per tematiche riguardanti l'ambiente, nella sua più vasta accezione. Bene, considerato che esiste un registro di trasparenza nell'Unione europea, e che esiste anche una particolare attenzione verso l'ambiente di questi soggetti, io ho deciso che la medesima cosa si può fare anche nel Ministero che presiedo, il Ministero dell'ambiente, del territorio e della tutela del mare.

Proprio oggi pomeriggio, perché stamattina l'abbiamo definito, appena terminata questa interrogazione ritornerò al Ministero e firmerò il decreto ministeriale che costituisce il decreto trasparenza: tutti coloro che vorranno interloquire con il Ministro, i sottosegretari, il capo di gabinetto, il capo del legislativo, tutti i direttori generali, che siano portatori di interesse dei cittadini o che siano altri soggetti di aziende private o di aziende pubbliche, di comitati, di cittadini semplici, verranno registrati: quando sono venuti, a che ora sono venuti e che cosa hanno riportato. Per sintesi, ovviamente: in modo tale che la casa di vetro si apre col Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Io mi auguro e spero che poi vengano rilanciati, questi decreti, da ogni Ministro. So che anche il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, del MIT, lo ha annunciato, quindi sarà prossimo anche il suo decreto. Perché? Perché tutto il Governo è il Governo della trasparenza.

PRESIDENTE. La deputata Ilaria Fontana, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.

ILARIA FONTANA (M5S). Presidente, signor Ministro, colleghi deputati, la trasparenza nell'informazione ambientale è un tema molto sentito da tutte quelle comunità che si battono ogni giorno, da anni, per la difesa del territorio: siamo quindi pienamente soddisfatti della risposta, e riteniamo che l'accesso ad una completa informazione ambientale sia alla base di tutte le scelte condivise.

Le lobby industriali, i gruppi di interesse economici e finanziari hanno dettato l'agenda in campo ambientale da sempre, annullando di fatto il ruolo di un Ministero che deve sempre difendere il capitale naturale e i valori ambientali, non certo i profitti dell'industria. L'antidoto della trasparenza dev'essere un modus operandi da testare e da esportare anche in altri contesti. Viviamo in un tempo in cui dobbiamo ambire a raggiungere la più alta consapevolezza del nostro Stato, per garantire un sistema di sviluppo in cui nessuno potrà più confondersi nell'essere contemporaneamente legislatore e lobbista. In Italia è da circa cinquant'anni che si prova a regolamentare il rapporto tra decisori pubblici e lobby, e in questi cinquant'anni – cinquanta – sono stati depositati più di settanta progetti di legge, nessuno dei quali è stato mai portato a termine perché probabilmente per troppo tempo la politica ha avuto quei suggeritori attenti solo agli interessi di pochi.

Signor Ministro, la sfida che ci ha annunciato non può che renderci felici, e ci fa ben sperare che la strada che stiamo tracciando è quella di giungere all'orizzonte della piena rispondenza tra un sistema normativo e i principi fondanti, percorsa sempre con l'unica grande consapevolezza che porta il cittadino al centro delle nostre azioni. Una vera riforma culturale alla base del cambiamento di questo Paese, in cui sono gli esempi a descrivere l'operato, non più le parole. Questo è il momento dei fatti, signor Ministro, e saremo orgogliosi e onorati di portare avanti con dedizione e fermezza uno dei principi cardine della nostra politica, ad ogni livello, quello della trasparenza, sperando che questa bellissima iniziativa possa servire da esempio anche ad altri ambiti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative di competenza volte ad assicurare elevati standard qualitativi nel servizio di trasporto ferroviario, con particolare riferimento all'offerta per le famiglie che viaggiano con bambini – n. 3-00122)

PRESIDENTE. La deputata Emanuela Rossini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00122 (Vedi l'allegato A), per un minuto.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Ministro, l'interrogazione che le presento oggi, e che ho condiviso insieme alla mia collega, l'onorevole Gebhard, affronta un problema molto reale e di grande attualità, che diventa però strategico se lo affrontiamo, perché è una prospettiva importante per il nostro Paese. Sto parlando del problema che è sentito dalle famiglie che viaggiano con i bambini piccoli sui nostri treni. Il problema è quello di non trovare ancora sui treni della compagnia ferroviaria italiana luoghi idonei e piccoli, ma indispensabili servizi che gli permettano di affrontare il viaggio in modo confortevole e anche sicuro e piacevole per il bambino. Quindi, sono qui a chiederle se lei ritenga opportuno intervenire con i gestori della rete ferroviaria italiana, al fine di integrare l'offerta con un vagone apposito dedicato alle famiglie, come sta già succedendo in molti Paesi europei.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, ha facoltà di rispondere.

DANILO TONINELLI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Io vi ringrazio particolarmente per la sensibilità della tematica: capita anche al sottoscritto di viaggiare spesso in treno con i miei figli, e quindi recepisco, prima ancora che da Ministro, come cittadino la sua istanza.

Come saprete, abbiamo anche appena rinnovato i vertici del gruppo Ferrovie dello Stato, e penso che la scelta sia un'ottima scelta, perché abbiamo scelto alle prime e principali due cariche persone che avevano molta esperienza all'interno, che arrivavano dall'interno della struttura e che quindi hanno quell'esperienza per potere inserire anche le sue richieste.

Venendo al tema delle esigenze delle famiglie che viaggiano con i bambini, Trenitalia – e questi sono alcuni aggiornamenti di stati di avanzamento già presenti – negli ultimi anni ha già lavorato per introdurre sui propri treni molti nuovi servizi dedicati. Infatti, su tutti i treni Frecciarossa e Frecciargento i clienti in viaggio con i propri figli possono usufruire di numerosi vantaggi, a partire da prezzi agevolati e di ulteriori comfort che non starò qui ad elencare nel dettaglio, ma che prevedono, ad esempio, un accompagnamento che consente di far viaggiare i propri bambini a partire dai sette anni, con l'assistenza di personale dedicato.

Tuttavia, nell'ottica di agevolare sempre di più i viaggi delle famiglie e per le famiglie con i bambini piccoli, Trenitalia ha anche avviato un progetto per dedicare uno spazio specifico su ogni treno e consentire un viaggio più confortevole alle esigenze dei genitori con bambini molto piccoli, in carrozzina. Le dico che è una cosa che ho saputo anch'io oggi stesso nell'interlocuzione con il nuovo amministratore delegato, e che personalmente cercherò di accompagnare nel modo più veloce possibile. Grazie di questa interrogazione.

PRESIDENTE. La deputata Emanuela Rossini ha facoltà di replicare, per due minuti.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Mi fa molto piacere che accolga questa proposta, questo suggerimento, perché veramente è una cosa che tutti noi viviamo. Paradossalmente, nel passato i treni erano più per le famiglie: c'erano i vagoni più grandi, si faceva casetta. Noi ricordiamo viaggi, molto lunghi anche, dove la mamma poteva cambiare il proprio bambino facendo scivolare i due sedili; oggi invece manca anche la possibilità di accedere con un passeggino, di poter trovare uno spazio dove scaldare il biberon, o dove anche poter far fare due passi a un bambino tra gli uno e i tre anni. È veramente ostile l'ambiente del treno. E, quindi, è veramente una sensazione che provano, e che sta diventando un deterrente per molte famiglie.

Tra l'altro, migliorare i trasporti e renderli anche più accessibili ci permetterebbe di arrivare, nel 2030, ad attuare uno dei 17 obiettivi dell'Agenda europea, che è proprio questo, le infrastrutture e la mobilità.

Aggiungo anche un'altra cosa: diventerebbe anche uno degli interventi, tra i tanti, per contrastare il calo della natività. Recentemente, una ricerca scientifica ha dimostrato che il vivere senza problemi i primi anni con i propri bambini, e anche vedere intorno a sé una società amica dei bambini, in un certo senso abbatte un po' le paure che stanno anche frenando molti ad avere famiglia.

Quindi, la ringrazio e seguirò con attenzione gli interventi che verranno decisi.

(Elementi e iniziative di competenza in ordine alla disponibilità ed alla pubblicità dei dati relativi alle imbarcazioni transitate nel tratto di mare interessato dalla vicenda denunciata da Open Arms circa il tragico ritrovamento di un gommone e di alcuni corpi senza vita di migranti – n. 3-00123)

PRESIDENTE. Il deputato Erasmo Palazzotto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00123 (Vedi l'allegato A), per un minuto.

ERASMO PALAZZOTTO (LEU). Signora Presidente, signor Ministro, il 17 luglio, subito dopo il ritrovamento dei corpi di una donna e di un bambino di cinque anni e di una donna sopravvissuta, Josepha, da parte della nave di Open Arms su cui io stesso ero imbarcato, abbandonati in mezzo al mare dalle motovedette che questo Governo ha regalato alla guardia costiera libica, il capo politico del suo Governo, il Ministro Salvini, ha bollato quella come una bufala, difendendo l'operato della guardia costiera libica e dando inizio a quella che è stata una vera e propria campagna di mistificazione istituzionale, irrispettosa della tragedia e indecente per un Ministro della Repubblica.

Ora, noi siamo qui a chiederle se può gentilmente rendere pubblici i dati sulle imbarcazioni che sono transitate nel tratto di mare dove è avvenuto il ritrovamento, in modo tale che possiamo mettere fine a queste buffonate e restituire verità e decenza alle nostre istituzioni.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, ha facoltà di rispondere.

DANILO TONINELLI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Presidente, colleghi, in premessa vorrei dire che ogni morto in mare è una sconfitta per tutti, dal punto di vista umano e lo è per tutti noi. Ecco perché dobbiamo, prima di tutto, evitare che i barconi dalla morte prendano il largo.

L'Italia, però, è da sempre una faro di solidarietà, grazie soprattutto all'operato della nostra guardia costiera, che negli ultimi quattro anni ha salvato, come diciamo spesso, ben 600 mila vite umane. Mentre il Governo italiano è finalmente impegnato, da una parte a ridurre le partenze, e, dall'altra a condividere con l'intera Unione Europea - e fatemi sottolineare, finalmente con l'intera Unione europea - questa emergenza umanitaria che fino a prima dell'arrivo di questo Governo gravava esclusivamente sulle spalle dall'Italia.

Dall'altra parte, la Libia ha ottenuto il riconoscimento di una propria area SAR, search and rescue, e di un centro di coordinamento dei soccorsi. La Guardia costiera libica si è formata ed è stata incoraggiata ad operare in base a un progetto dell'intera Unione europea, ripeto, la Guardia costiera libica esiste su istanza dell'intera Unione europea, che il precedente Governo ha condiviso e promosso. Le sono stati forniti i mezzi per presidiare le proprie acque e il nostro Governo gliene fornirà ancora - e questa è una buona notizia - per renderla via via più preparata ed efficiente.

Inoltre, devo comunicare ai colleghi interroganti che le informazioni riportate nel loro atto risultano inesatte, in quanto il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto informa che l'evento segnalato è avvenuto in posizione latitudine 34 gradi e 13 primi nord, longitudine 13 gradi e 54 primi est e in quella riportata nell'atto in discussione a circa 84 miglia nautiche dalle coste della Tripolitania. Ciò significa - e scusate tutti questi dati tecnici - che eravamo nel mare di responsabilità libica.

L'intero evento è stato coordinato e portato a termine dalle autorità libiche, salvando 108 migranti, senza alcun coinvolgimento della Guardia costiera italiana nel coordinamento e nell'azione di recupero. Pertanto, il diritto del mare internazionale non è stato violato.

Quanto alla richiesta di conoscere le navi che sono transitate in quel tratto di mare nella notte tra il 16 e 17 luglio scorso, rispondo rendendo pubblici gli atti richiesti. A questo fine, depositerò in questa sede gli atti e l'elenco - e questo è l'estratto di tutti i sistemi di monitoraggio - di quelle navi che hanno percorso quel tratto, come da voi richiesto. Ovviamente lo depositerò alla Presidenza della Camera.

PRESIDENTE. Il deputato Erasmo Palazzotto ha facoltà di replicare per due minuti.

ERASMO PALAZZOTTO (LEU). Grazie, signor Ministro. Osserveremo e guarderemo i dati che lei ci ha fornito e scopriremo così se è vero che una motovedetta della Guardia costiera libica ha effettuato quel salvataggio, dove evidentemente ha dimenticato i corpi di una donna e di un bambino e di una donna ancora viva.

Noi siamo qui a ricordarle che le Nazioni Unite, non una ONG, hanno definito l'operato della Guardia costiera libica spregiudicato e violento e quello che noi abbiamo testimoniato con il ritrovamento di quei cadaveri ne è la prova provata. Purtroppo oggi, qui, lei ci conferma che la scelta di questo Governo è quella di continuare nella strada di affidare e di riconsegnare quelle persone - che fuggono da condizioni di guerra, di miseria, di disperazione, e che fuggono da i centri di detenzione e dai campi di concentramento che fanno parte di quegli accordi che questo Governo ha sottoscritto con la Libia - ai propri carnefici e di farlo utilizzando mezzi e risorse dell'Italia.

Ora, voi potrete anche festeggiare che avete ridotto gli sbarchi, facendo finta di non sapere, di non chiedervi dove sono finite le persone che non arrivano, sono finite nei campi di concentramento, sono finite in mano a quegli aguzzini e ai trafficanti di esseri umani con cui voi avete fatto quegli accordi, perché sempre i rapporti delle Nazioni Unite ci dicono come spesso i capi della Guardia costiera, quelli a cui voi avete fornito le motovedette, sono gli stessi organizzatori del traffico di esseri umani e della vendita di essere umani nel mercato degli schiavi. Questa è la verità che voi continuate a far finta di non vedere, raccontando, sì, voi, delle bugie al popolo italiano per potervi vantare di avere risolto un problema, che in realtà non avete risolto ma che avete solo peggiorato. Ecco, noi saremmo qui ad opporci a questa scelta drammatica che ci fa perdere la nostra umanità e che consegna alla storia la civiltà giuridica di questo Paese e dell'Europa intera (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

(Intendimenti in merito alla realizzazione della linea ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione – n. 3-00124)

PRESIDENTE. La deputata Augusta Montaruli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00124 (Vedi l'allegato A) per un minuto.

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Grazie, signor Presidente. Ministro, da quando lei siede su quella poltrona, sull'alta velocità/alta capacità della Torino-Lione regna l'incertezza assoluta.

Che cosa dice agli operai e agli imprenditori che attendevano quest'opera come occasione di sviluppo? Che cosa dice alle persone che quotidianamente fanno il Fréjus e sanno che tale traforo ha dei problemi non migliorabili?

Ma soprattutto, dopo le sue dichiarazioni di stamattina, in cui ci dice che non ha ricevuto Foglietta, perché sarebbero stati dei dati assolutamente parziali, che cosa ha detto al sindaco Appendino, quando ha ricevuto il suo dossier? Allora il suo è un problema politico, signor Ministro, ci risponda con un “sì” o con un “no”, la volete fare l'alta velocità, “sì” o “no”?

PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, ha facoltà di rispondere.

DANILO TONINELLI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Grazie Presidente, colleghi, sulla realizzazione e completamento delle opere pubbliche di rilievo nazionale ho avuto modo di esprimermi in più occasioni fin dall'avvio del mio mandato e proprio in questi giorni sto illustrando le linee programmatiche del mio Ministero presso le competenti sedi parlamentari, con l'intento di fare chiarezza sul lavoro svolto e su quello che faremo in futuro.

In particolare, per le maggiori opere figlie della legge obiettivo, l'intendimento è quello di sottoporre ad un'attenta analisi costi-benefici, analisi attraverso la quale vengono previsti gli effetti di un progetto, di un programma o di un investimento, verificando se, con la realizzazione dell'intervento, la società ottenga un beneficio o un costo netto. Infatti, intendiamo massimizzare gli effetti positivi delle opere pubbliche in termini di sviluppo economico e di diritto alla mobilità, riducendo al minimo quelli negativi.

Sulla linea ferroviaria alta velocità Torino-Lione non posso non tornare a ribadire quanto abbiamo sottoscritto nel contratto di Governo, ovvero il nostro impegno a ridiscutere integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia. Ci sono tanti documenti, tanti progetti, tante analisi da parte di chi investe, di chi lavora, di chi ci può guadagnare, però molti di questi sono di parte. Non ci sono pregiudizi ideologici nei confronti di quest'opera, ma solo l'interesse di valutarla correttamente con analisi, studi finanziari, progettuali e tecnico-giuridici, che saranno resi pubblici, così come saranno resi pubblici nomi e membri della struttura tecnica di missione che sono già al lavoro.

Non possiamo nasconderci, come ha confermato di recente anche la Corte dei conti europea, un'anomalia inaccettabile: il costo delle nostre linee TAV, comprese quelle in costruzione, sta superando in media i 30 milioni di euro per chilometro, contro, ad esempio, i 13 milioni della Germania e i 14 milioni della Spagna, un gap da definire a dir poco vergognoso: è questo il motivo per cui stiamo facendo queste analisi, che avrebbero dovuto essere fatte anni fa.

Ma mai darò mandato ad una struttura, ad un supertecnico o ad un super consulente di fare un'analisi scientifica sulla base di un indirizzo politico, cosa che è sempre stata fatta, ahimè, nel passato. Si fa pro veritate e il compito dei tecnici dovrà essere svolto con totale indipendenza e spirito di terzietà, solo dopo si trarranno le conclusioni.

Concludo anch'io: la nostra azione è del tutto analoga a quella del Governo francese all'esito delle elezioni del 2017. Abbiamo avviato un piano di revisione delle infrastrutture sulla base della situazione di contesto e anche in relazione alla valutazione politica dello stato delle finanze pubbliche. Non vi è, pertanto, alcuna ragione per la quale l'Italia non ridiscute integralmente il progetto, pur nell'applicazione dell'accordo tra i due Paesi.

PRESIDENTE. La deputata Augusta Montaruli ha facoltà di replicare per due minuti.

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Signor Ministro, apprendiamo oggi che lei, che questo Governo mette in dubbio un'opera e la paralizza senza ancora avere neanche i dati e senza ancora averli neanche analizzati. Prima si analizzano i dati e poi, eventualmente, si mette in dubbio qualcosa, voi fate esattamente il contrario: prima mettete in dubbio e poi, per giustificarvi del fatto che state paralizzando un'intera regione e un intero Paese, dite che dovete andare a cercare i dati.

Apprendiamo in tutto questo suo atto di assoluta irresponsabilità che lei non sa dire né “sì”, né “no”. Guardi, dalle nostre parti si dice una cosa e lei lo dovrebbe saper bene, visto che il movimento no-TAV lo usa come slogan: sarà dura! Glielo ribadisco io da questi banchi, signor Ministro, sarà dura se vi metterete ancora nella situazione di gettare incertezza su quest'opera, aizzando, peraltro, quelli che ancora oggi a distanza di tempo vanno davanti al nostro cantiere di Chiomonte a gettare fango, per non dire altro, alle nostre forze dell'ordine e agli operai che sono lì per difenderlo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Dalle sue parole ci saremmo aspettati assolutamente altro. Ministro, glielo dico io: da sì-TAV, ora e sempre, sì-TAV, sarà dura (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

(Chiarimenti e intendimenti in relazione a recenti dichiarazioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sulle prospettive della linea Torino-Lione – n. 3-00125)

PRESIDENTE. Il deputato Giorgio Mulè ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00125 (Vedi l'allegato A) per un minuto.

GIORGIO MULE' (FI). Grazie, Presidente. Vorrei iniziare con il fare gli auguri al Ministro Toninelli, che oggi compie due mesi di Governo e ha prodotto un bel nulla, che come regalo non c'è niente di male (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Dunque, ogni giorno, oggi è mercoledì, si cambia idea sulla TAV; oggi giorno dispari, magari, ci dice “sì”; il 24, era ieri, giorno pari, invece, è andato a Radio Uno, in veste istituzionale, e ha detto che si farà, si farà con l'obiettivo di migliorarla; poi, nel pomeriggio, ha indossato l'ambito dell'Avatar, è andato su Facebook, è diventato Toninelli Avatar e ha cominciato a scrivere: mai l'alta velocità! Ha detto che dovrà essere ridiscussa integralmente dall'inizio alla fine. Guardi, tra migliorare e ridiscutere integralmente, c'è il mare; c'è un mare in cui lei deve decidere che cosa fare. Soprattutto, si deve rendere conto che lei è Ministro e, quindi, ha una veste istituzionale, non può travestirsi da Avatar, perché quello che dichiara sui social, poi, ha degli effetti devastanti, non solo in Italia, non solo i suoi troll, le fake news dei 5 Stelle, ma, soprattutto, in Europa. Ci dica qual è il vero Toninelli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, ha facoltà di rispondere.

DANILO TONINELLI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Ringrazio il collega, anche per la simpatia dell'intervento, ma volevo ricordare, non a lui, ma in generale e a tutti, che ha ricordato anche i sessanta giorni, grazie, questo compleanno di sessanta giorni, ma la Torino-Lione nasce venticinque anni fa. Io non so venticinque anni, sessanta giorni, che rapporto abbiano, ma so che 25 anni meno sessanta giorni del passato non hanno portato alla conclusione di un'opera e se qualcheduno deve guardare a delle responsabilità, non deve guardare al sottoscritto, ma deve tirarsi indietro dei 25 anni e sessanta giorni che precedono. A quanto appena espresso su come intendiamo procedere per le grandi opere, aggiungo le mie rassicurazioni sui timori riguardo ai possibili effetti negativi che potrebbero derivare da questo programma di elementare razionalità. Le preoccupazioni esternate non hanno alcun fondamento, in quanto l'analisi sarà condotta nell'ambito della situazione di contesto e del quadro normativo vigente, oltre che, come detto, dell'applicazione dell'accordo tra l'Italia e la Francia.

Per poter assumere queste decisioni in modo consapevole, non dobbiamo necessariamente difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa; è chiaro, infatti, che il contesto di partenza è differente e che l'attuale analisi costi-benefici dovrà, necessariamente, tener conto, dovrà necessariamente valutare, chiedo scusa, il contesto specifico di ogni situazione a livello di avanzamento, sia materiale che tecnico-giuridico. Le risultanze del lavoro in corso di analisi costi-benefici finanziari e la valutazione tecnico-giuridica di tutti gli atti esistenti saranno rese note, come detto nell'interrogazione precedente, più avanti, nei prossimi giorni.

Sulla base di questi risultati, il Governo potrà agire, una volta verificata l'utilità delle singole opere e la loro sostenibilità nel contesto attuale e potrà, anche, valutare l'eventuale vantaggio e gli eventuali costi di tutte le alternative che saranno ipotizzate, compresa quella di recedere dalla prosecuzione dell'opera. Concludo, Presidente, sperando di avere ancora qualche secondo; in Francia, collega Mulè, nessuno si è stupito, scandalizzato o stracciato le vesti quando il neo eletto Presidente Macron ha dato mandato alla mia omologa, era il giugno 2017, di fare una seria revisione progettuale analisi costi-benefici delle grandi opere in corso. Giugno 2017, e a febbraio 2018 queste analisi sono arrivate sulla scrivania del Presidente Macron. Mulè, io lo farò molto prima e lo farò senza alcun pregiudizio.

PRESIDENTE. Il deputato Giorgio Mulè ha facoltà di replicare, per due minuti.

GIORGIO MULE' (FI). Presidente, la Francia vi piace a giorni alterni; c'è il giorno in cui dichiarate guerra a Macron e il giorno dopo vi piace, quindi, anche lì, si metta d'accordo.

Giochiamo con i numeri? Però non giochiamo con quelli bugiardi che sono nella palude della disinformazione. Parliamo di numeri che sono scolpiti nella pietra; cominciamo a dire, allora, che ci sono stati 14 ricorsi amministrativi che sono stati tutti respinti, ci sono state quattro indagini di enti di controllo, una europea, due verifiche dell'ex Agcom e una dell'ANAC. Lei sa perfettamente che ci sono state, a proposito di fandonie che continua a raccontare, di antimafia o di criminogena, 1.184 verifiche antimafia e sa cosa hanno prodotto, soltanto in quella zona? La chiusura di un bar dove vendevano i cornetti, Ministro Toninelli. Quante ne vuole fare ancora di verifiche antimafia?

A proposito sempre di numeri: sette accordi internazionali; l'opera è stato oggetto di sette accordi ratificati nel 1996, 2001, 2012 e 2015, anche da quella Francia lì. L'Italia ha fatto 268 sedute, 400 audizioni per valutare i costi; l'ultimo rapporto è del 2017. Ministro Toninelli, è l'altro ieri. Cosa ci viene a dire, ancora, che ha bisogno di mesi per valutare? Lei si deve sbrigare e, ogni tanto, tra un Avatar e un abito da Ministro, si ricordi che i poliziotti, lì, vengono presi a pietrate, gli ritirano le bombe carta! Lei non dice una parola, neanche oggi! Lei si deve vergognare! Lì la gente rischia la vita; lei e Di Maio continuate a soffiare su quel fuoco, prima o poi vi brucerete e la TAV la farete, così come dovrete fare l'Asti-Cuneo e le altre grandi opere, perché questo Paese non si ferma, davanti alla vostra inettitudine, vuole andare avanti. Auguri, per i due mesi del nulla (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

(Iniziative per il completamento del collegamento autostradale Asti-Cuneo, anche al fine di evitare il contenzioso con la società concessionaria – n. 3-00126)

PRESIDENTE. Il deputato Flavio Gastaldi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00126 (Vedi l'allegato A), per un minuto.

FLAVIO GASTALDI (LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, è con grande emozione che, nel mio primo intervento in Aula, affronto un tema molto importante per il mio territorio, il tema delle infrastrutture.

La mia provincia di Cuneo accusa da anni enormi problemi, dai valichi alle infrastrutture, dalle tangenziali alle grandi incompiute, con particolare riferimento, ed è l'oggetto dell'intervento, al completamento dell'autostrada Asti Cuneo, nel tratto da Roddi a Cherasco. Negli anni sono state previste tre soluzioni per questo tratto e per costi e tempi di realizzazione è stato scelto il passaggio esterno alla collina di Verduno. In data 27 aprile è stata formalizzata la decisione della Commissione europea a favore dell'operazione di cross financing con la concessionaria. Il prossimo passaggio dovrebbe essere l'approvazione da parte del CIPE che permetterà finalmente la cantierizzazione dell'opera e il completamento del collegamento tra i due capoluoghi di provincia, con beneficio per tutto il sud Piemonte. La mia domanda è come il Ministro competente intenda attivarsi affinché vengano messe in atto tutte le procedure che permettono il completamento di un'opera che risolva definitivamente il problema del collegamento autostradale Asti Cuneo, evitando il contenzioso con la società competente che potrebbe risultare molto oneroso per l'erario.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, ha facoltà di rispondere.

DANILO TONINELLI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Grazie, Presidente, ringrazio i colleghi. La storia dell'Asti Cuneo è una storia di quasi vent'anni, è nel settembre del 1990 che fu stipulato il contratto con cui l'allora concessionaria ottenne l'autorizzazione dello Stato per realizzarla. Dopo varie vicissitudini e processi nei confronti dell'allora concessionaria, l'iter procedurale attuale per la realizzazione dell'opera, con una nuova gara pubblica, aggiudicata da ANAS nel 2005, ha visto un allungamento dei tempi e un incremento significativo dei costi, infatti, la spesa originaria prevista nella convenzione di concessione pari a 988 milioni di euro, nella configurazione originaria, è arrivata addirittura a una cifra di circa 2.450 milioni di euro. Quindi, le maggiori previsioni di spesa e la domanda di traffico inferiore alle attese hanno determinato l'esigenza di procedere a una revisione del progetto originario, rendendolo anche maggiormente aderente alle esigenze del territorio.

Quasi dieci anni dopo, nel febbraio 2014, l'allora Ministro Lupi ha promesso il termine delle tratte ancora mancanti e dei tunnel programmati, con uno stanziamento di 500 milioni di euro. Nulla, tuttavia, si è mosso, finché, nel 2016, il Ministro delle Infrastrutture ha annunciato che il progetto del lotto II.6, che originariamente si sviluppava attraverso un tratto di galleria sotto la collina Verduno, non sarebbe stato più realizzato per insostenibilità economica e che si sarebbe dovuta individuare una soluzione più leggera e di superficie.

L'ipotesi progettuale ritenuta oggi maggiormente sostenibile prevede, infatti, lo sviluppo in esterno, così da assicurare continuità ai lavori eseguiti e risolvendo le problematiche di collegamento di un territorio che, da tempo, attende risposte.

Dopo il via libera dell'Unione europea, arrivato nei mesi scorsi, il Ministero, nelle ultime settimane, ha richiesto e successivamente sollecitato l'attuale concessionario a prospettare le soluzioni più adeguate. Le valutazioni attualmente in corso presso i nostri uffici per procedere sono valutazioni integrative, finalizzate a rilevare le ipotesi operative maggiormente convenienti e per assicurare il completamento dell'infrastruttura, ciò anche per valorizzare le risultanze di tutte le verifiche tecniche, i rilievi e le interlocuzioni pregresse con i rappresentanti del territorio.

Parallelamente all'ipotesi di revisione del rapporto concessorio, è stata anche valutata un'ottimizzazione del progetto che garantisce significative economie, senza alterare o compromettere lo sviluppo del tracciato originario e senza, in alcun modo, sollevare dubbi sulla volontà di completamento dell'opera, i cui lavori contiamo di far partire nei prossimi mesi, per arrivare, finalmente, al completamento, dopo tanti anni di fermo.

Vanno, quindi, ancora una volta, smentite tutte le affermazioni provenienti, tra l'altro, da istituzioni locali, le quali affermano di avere fonti affidabili all'interno del Ministero, circa una presunta volontà di non completare l'opera o di declassarla, essendo tali affermazioni totalmente prive di fondamento. Rassicuro, quindi, ancora una volta, in questa sede, le istituzioni e i cittadini tutti delle province di Asti e di Cuneo circa la ferma intenzione di portare a completamento l'infrastruttura, attraverso l'individuazione in tempi rapidi della miglior soluzione, sia sotto il profilo economico che sotto profilo della realizzabilità.

PRESIDENTE. Grazie, ha facoltà di replicare il deputato Flavio Gastaldi per due minuti. Prego.

FLAVIO GASTALDI (LEGA). Sì, grazie Presidente. Mi dichiaro molto soddisfatto della risposta, non solo al sottoscritto ma a tutto un territorio che - si immagini - attende quest'opera, insieme a tantissime altre opere infrastrutturali, da prima che io nascessi. Un'opera indubbiamente necessaria e urgente più che mai per lo sviluppo economico della provincia di Cuneo e del sud del Piemonte, per iniziare finalmente ad uscire dall'isolamento infrastrutturale nel quale siamo piombati per cause imputabili a molti fattori e dal quale, con queste sue affermazioni, signor Ministro, stiamo cercando faticosamente di uscire. Mi dispiace, Presidente, che negli ultimi giorni sul nostro territorio si sia fomentato tutto un tessuto amministrativo, associativo ed economico esasperato dai continui tira e molla a cui chi ha governato prima di noi ci aveva abituato per meri scopi elettoralistici (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

Tutto questo basandosi su - cito testualmente - fonti affidabili del Ministero delle infrastrutture e parlando di decisione assunta dal Governo, tanto insensata quanto dannosa, addirittura arrivando a paventare declassamento dell'opera. Allora, siamo seri, per favore. Sono contento che si sia fugato ogni dubbio circa la volontà del Governo, fatti salvi i temi tecnici, di prorogare nella direzione del completamento della A33 Asti-Cuneo, con la soluzione migliore in termini di rapidità, efficienza e sostenibilità finanziaria, perché tutto sarà in assenza di ulteriori contributi pubblici a carico dello Stato. Ciò consentirà di contenere gli aumenti tariffari sull'autostrada A4 per i prossimi anni e riducendo a vent'anni le concessioni per l'Asti-Cuneo, ciò permetterà la messa in gara del blocco autostradale del nord-ovest in un'unica concessione, molto più appetibile per il mercato. Non abbiamo bisogno di ulteriori allarmismi infondati su un tema, quello delle infrastrutture in Granda, molto delicato e su cui il Governo ha dimostrato di iniziare con il piede giusto. Continuiamo insieme su questa strada. Il nostro territorio ne ha un gran bisogno (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendiamo a questo punto la seduta che riprenderà alle ore 16.

La seduta, sospesa alle 15,45 è ripresa alle 16,05.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Benvenuto, Brescia, Castiello, Colucci, Cominardi, Davide Crippa, D'Uva, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Gregorio Fontana, Gebhard, Gelmini, Giachetti Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Manzato, Micillo, Pastorino, Rixi, Rizzo e Ruocco sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente settantadue, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente .

PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla I Commissione (Affari costituzionali):

S. 648. – “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018 n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglie e disabilità” (1041) - Parere delle Commissioni II, V, VII, VIII, X, XI, XII, XIII e XIV.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 924-A: “Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018 n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”.

Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato, da ultimo, respinto l'emendamento Gribaudo 2-bis.301.

Passiamo all'emendamento Baldelli 2-bis.302, a pagina 93 del fascicolo. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. Questo è un emendamento di natura strettamente tecnica, con il quale si punta a sostituire la parola “consolidata” in relazione alla prestazione lavorativa con “perfezionata”, perché è vero che “consolidata” viene utilizzato specie dall'INPS in diverse circolari interne, tuttavia dal punto di vista tecnico, non credo sia una terminologia appropriata. Purtuttavia, Presidente, se il relatore o il Governo su questo danno garanzia all'Assemblea che la terminologia utilizzata dalla lettera dell'emendamento è comunque incontrovertibile, ritiro l'emendamento 2-bis.302, da me presentato.

PRESIDENTE. Il relatore Tripiedi o il presidente Ruocco sull'emendamento 2-bis.302 Baldelli? Il deputato Baldelli chiede se la parola che chiede di sostituire, è invece incontrovertibile così come definita e, di conseguenza, se date tale garanzia, l'emendamento viene ritirato. Deputato Baldelli?

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, non voglio mettere in difficoltà su questo il relatore ma, se ci fosse necessità di fare un approfondimento tecnico con gli uffici, possiamo accantonare sia questo sia l'emendamento successivo - non immediatamente successivo, che non è il mio 2-bis.304 Baldelli che riguarda un'altra parte che manca nel testo per completare la norma e poi, quando avranno avuto il conforto degli uffici, capire se per la completezza e la linearità del testo tali emendamenti debbano o possano essere accolti o no. Quindi, l'ipotesi potrebbe essere quella di accantonarli per qualche minuto.

PRESIDENTE. Relatore Tripiedi?

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Presidente, accantoniamo, per una valutazione tecnica.

PRESIDENTE. Sta bene. Gli emendamenti 2-bis.302 Baldelli e 2-bis.304 Baldelli sono accantonati. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 2-bis.303 Losacco.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Borghi. Ne ha facoltà.

ENRICO BORGHI (PD). Presidente, noi abbiamo svolto il nostro lavoro cercando di esprimere osservazioni puntuali ed evitando di perdere tempo. Credo sarebbe ulteriormente proficuo se lei potesse richiamare il relatore a una esigenza abbastanza banale: la prima è che deve ascoltare gli interventi dell'Aula, in maniera tale da evitare di perdere tempo come accaduto in precedenza sulla proposta del collega Baldelli e poi magari che si dotasse, in maniera permanente, di un fascicolo degli emendamenti così che non sia obbligato, come accaduto pochi istanti fa, a farselo prestare da un vicino per poter esprimere poi un parere che evidentemente non è stato in grado di poter dare e quindi costringendoci ad accantonare una cosa che avremmo potuto proficuamente votare.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.303 Losacco, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza di Forza Italia, e con il parere favorevole del relatore di minoranza del PD.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.2 Rizzetto e 3.16 Zangrillo, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 3.11 Zangrillo e 3.14 Tabacci.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Mi scusi, Presidente, io intervengo, ahimè, sui due emendamenti che sono stati appena votati: a me non pare che lei abbia neanche detto “è aperta la votazione” però magari ho sentito male, però sia io sia il collega Zangrillo avevamo chiesto per tempo di poter intervenire. Ci dispiace che lei non ci abbia visto.

In ogni caso, intervengo perché su questo articolo, sul quale il Partito Democratico ha espresso un voto di astensione, desidero spiegare anche le motivazioni che sono dietro a questa nostra scelta. Anzitutto, il Partito Democratico, nel Jobs Act ha fatto un lavoro organico ed è il motivo per cui noi siamo assolutamente in disaccordo con il metodo con cui il decreto Di Maio è stato portato avanti. Siamo in disaccordo con il metodo, perché sono interventi assolutamente spot, privi di organicità, che stanno creando problemi in primo luogo ai lavoratori, alle lavoratrici e alle imprese di questo Paese, oltre che mettere in crisi gli investimenti. Qual era l'organicità che c'era prima? L'abbiamo detto fin dall'inizio. Noi siamo intervenuti soprattutto sul contratto a tempo indeterminato: facendo costare di meno il contratto a tempo indeterminato, abbiamo rivisto il tema delle indennità di licenziamento e, rispetto alle indennità di licenziamento, abbiamo raggiunto un obiettivo, che era quello di inserire il nostro Paese dentro l'alveo delle decisioni e delle previsioni dei maggiori Paesi europei.

Ricordo questo per quanto riguarda l'indennità di licenziamento: molti hanno detto che l'indennità di licenziamento prevista dal Jobs Act nel limite di 24 mensilità fosse troppo poco e troppo bassa rispetto alle medie europee. Allora, voglio ricordare che l'indennizzo in caso di licenziamento illegittimo massimo non ha rivali in Europa nella misura in cui viene riconosciuta ora dal decreto dignità, nella misura di 36 mesi: si tratta, infatti, di 18 mesi per la Germania, per la Spagna e l'Irlanda, 24 mesi, per la Francia, 20. Noi arriviamo a 36 mesi nell'indennità di licenziamento, ma il problema, signor Presidente e, per il suo tramite, chiedo al Ministro e ai sottosegretari di riflettere, è che questo intervento arriva laddove si innalza il costo del contratto a termine, si riduce la durata del contratto a termine, ma, allo stesso tempo, si innalza fino a 36 mensilità l'indennità di licenziamento. Noi ci siamo astenuti perché ovviamente non è il principio in sé che ci preoccupa, signor Presidente e signor Ministro e Governo: quello che ci preoccupa è che ci sia una totale assenza di visione rispetto a quelli che sono gli effetti di queste decisioni.

Innalzare le indennità di licenziamento senza ridurre il costo del lavoro del contratto a termine, come abbiamo chiesto e come avevamo previsto, significa creare ulteriori possibilità per le imprese e per gli imprenditori di non assumere e di non investire in questo Paese.

Aggiungo anche un'altra cosa: bisogna fare chiarezza sui tempi dell'indennità di licenziamento a 36 mesi, perché nessuno ha spiegato ai lavoratori che l'indennità di licenziamento promessa nella misura dei 36 mesi non verrà mai – mai – percepita da alcun lavoratore finché il lavoratore non ha almeno 12 anni di servizio e di anzianità. Il che significa che, se tutto va bene, un lavoratore che ha iniziato nel 2015, e che quindi gli si risolve il rapporto di lavoro successivamente con questo decreto, potrà percepire più di 24 mensilità, se tutto va bene, dal 2027 in poi. Questo non gliel'avete spiegato, semplicemente perché voi il Jobs Act non l'avete toccato e non avete toccato il coefficiente dell'indennità di licenziamento, che fissa in due mensilità per ogni anno di lavoro l'indennità stessa. L'avete lasciata uguale. E, per dare un contentino ai lavoratori e dire che siete dalla parte dei lavoratori, avete semplicemente innalzato le indennità, da 4 a 24 le avete portate da 6 a 36, ma vi siete dimenticati di raccontare che non solo siamo fuori dagli schemi europei – e pazienza, tanto non vi interessa – ma vi siete dimenticati di raccontare al lavoratore che è solo una promessa, perché da qui al 2027 non possiamo sapere quello che succede a questa disciplina, non possiamo sapere quello che succede anche per gli effetti del Jobs Act, e sicuramente quei lavoratori 36 mensilità non le vedranno neanche in cartolina.

Quindi, ancora una volta serietà, correttezza e non mentite agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Presidente, questa mattina su due quotidiani nazionali, il Corriere della Sera e IlSole 24 Ore, abbiamo appreso alcune notizie nefaste. Nel mese di giugno abbiamo avuto un meno 56 mila contratti stabili e un più 16 mila contratti a tempo determinato; in più si è confermato un trend in discesa della crescita del nostro PIL.

Allora, di fronte a queste notizie, il primo pensiero che ho avuto è per il Governo, è per questa maggioranza che ha proposto il decreto dignità. Allora, la domanda che io vorrei rivolgere al Governo, in modo accorato è: ma siete veramente ancora convinti che la formula contratti a termine, più onerosi, contratti a termine meno accessibili uguale più contratti a tempo indeterminato uguale l'inizio della fine della precarietà? Ve lo chiedo con vigore, ve lo chiedo: analizzate i dati economici.

Ora, questo decreto dignità è un decreto che ha un minimo comune denominatore: il minimo comune denominatore è cercare di sanzionare le imprese. Io credo che l'approccio debba essere esattamente l'opposto. Come qualcuno ha ricordato questa mattina, in Aula, in un'economia sana, in un sistema Paese che funziona, le imprese e i lavoratori stanno dalla stessa parte.

Perché? Perché sono consapevoli che il successo delle une, le imprese, è la garanzia della migliore stabilità per gli altri, i lavoratori. Allora quello che io mi aspetto da questo Governo è che sia capace di esprimere un piano per il Paese che dia fiducia agli imprenditori, che dia agli imprenditori il coraggio di poter credere nel nostro territorio, di investire!

Ho girato la seconda pagina del Corriere della Sera e ho appreso che il Presidente degli Stati Uniti ha convinto il professor Conte sulla bontà del TAP. Allora, mettetevi d'accordo: noi abbiamo Toninelli, che ci racconta che bisogna fare le analisi costi-benefici, il Premier che va negli Stati Uniti e si fa convincere dal Presidente degli Stati Uniti che il TAP, il gasdotto va fatto: ma come pensate di convincere gli imprenditori ad avere fiducia in questo Paese? Ma è possibile che un giorno la dite in un modo e il giorno dopo in un altro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)?

E allora, vengo all'articolo 3 e al comma che disciplina le indennità di licenziamento. Non mi soffermo su quello che ha detto la collega Serracchiani: noi abbiamo già un livello di indennizzo che è nelle migliori pratiche europee. Francamente alzare l'indennità di ulteriori 12 mesi mi sembra di nuovo un approccio che vuole essere un atto ostile nei confronti delle imprese. Quindi, questo riproporre la dicotomia impresa e lavoratori, che vi consente di andare in piazza a raccontare che ancora una volta vi siete battuti per i lavoratori: voi state raccontando ai lavoratori delle balle! State raccontando ai lavoratori che, attraverso il decreto dignità, ci saranno più posti di lavoro, ci saranno migliori diritti!

Allora, io vi riporto una frase di un mio maestro, di una persona con la quale ho lavorato, Marchionne, che dice che i diritti sono importanti, bisogna combattere per i diritti, però di diritti si muore, perché ogni tanto dobbiamo pensare anche alle cose che dobbiamo fare, ai doveri che abbiamo. Allora, il dovere del Governo è quello di individuare delle iniziative che facciano vedere agli imprenditori che questo è un Paese sul quale si può investire: in questo modo noi tuteliamo la dignità dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), in questo modo noi possiamo parlare di dignità; altrimenti parliamo soltanto di vuote parole da spendere in piazza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, noi ci siamo lasciati per la pausa del pranzo con un Comitato dei nove che si è riunito, le opposizioni hanno rappresentato tutte le loro perplessità sulla questione della quale avevamo già discusso in Aula, cioè la norma transitoria; ora arrivo in Aula e apprendo che il Governo ha distribuito un eventuale testo di ordine del giorno solo ad alcuni partiti delle opposizioni, tra i quali non risulta esserci Forza Italia. Allora, io chiedo, se possibile, la riconvocazione del Comitato dei nove, perché se si è trovata una soluzione, dobbiamo condividerla; se, invece, voi pensate di andare avanti come avete fatto nelle Commissioni facendo una volta una, chiamiamola… Ecco, “marchetta”, una volta si chiamavano così, ad uno, un'altra volta all'altro, così non andiamo da nessuna parte. Noi, con grande senso di responsabilità, vi abbiamo indicato un possibile percorso; se avete una soluzione ditecela, ma non è più questo il modo di andare avanti.

Guardi, Presidente, le dico: sono stanca di lavorare con questo livello di approssimazione e di inadeguatezza, che veramente fa spavento (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico). Siamo legislatori, e allora, per cortesia, se ci sentiamo tali convochiamo, presidenti delle due Commissioni, il Comitato dei nove e cerchiamo di capire se su quel punto possiamo fare un passo avanti. Se no lasciamo perdere, lasciamo perdere. Assumetevi la responsabilità, convocate il Consiglio dei ministri, chiedete la fiducia e andiamocene a casa: è molto meglio per tutti, è più dignitoso! Questo sì che è più dignitoso! Sono stanca di lavorare in questo modo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico)!

WALTER RIZZETTO (FDI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

WALTER RIZZETTO (FDI). Presidente, si figuri noi, che lo scopriamo non tanto dal Governo ma, in questo caso, dalla collega Polverini. Nel senso che non mi pare un modo modus operandi corretto, Presidente. Noi arriviamo in Aula, abbiamo terminato - e lo rinnovo - una settimana di lavori di Commissione pesanti, dove anch'io mi sono accorto che c'erano queste trattative, tra i vari cespugli, direttamente con il Governo.

Siamo stati - e ritengo che tutte le opposizioni qui dentro lo siano state - assolutamente proattivi e propedeutici, non tanto all'ostruzionismo quanto al dialogo. Ora, se dopo aver fatto una riunione di circa 20 minuti - se non ricordo male - del Comitato dei nove, circa un'ora fa, arriviamo in Aula e io e il mio gruppo scopriamo, neanche dalla maggioranza, ma dalla collega Polverini, che c'è un documento che è stato condiviso soltanto con parte delle opposizioni, effettivamente, a questo punto, non posso che dare atto a quanto prima affermato dalla collega: abbiate il coraggio di chiedere la fiducia, perché così non si può andare avanti, sotto questo punto di vista.

Allora, o si fa una pausa tecnica di qualche minuto o si riconvoca il Comitato dei nove, perché a noi - ma mi pare di capire anche al gruppo di Forza Italia, attraverso i capigruppo di Forza Italia - non è arrivato nessun tipo di documentazione. Non so se la collega Serracchiani è a conoscenza di questa proposta emendativa, mi pare di sì, tanto per essere chiari, quindi la collega Serracchiani conferma che è a conoscenza di questa soluzione. Noi non ne siamo a conoscenza. È un modo di fare piuttosto vergognoso, vergognoso perché qui tutti i deputati, dai gruppi più piccoli ai gruppi più grandi devono avere pari dignità (Applausi dei deputati dei gruppo Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente e di deputati del gruppo Partito Democratico).

Questo non lo state facendo, nei confronti di un Parlamento dove - e ricordo le parole del Vicepresidente della Camera, Rampelli - il Governo è ospite e dovrebbe trattare tutti allo stesso modo, e in Commissione e al Comitato dei nove e in Aula. Quindi, per cortesia, datevi una regolata, perché siete nell'entropia più completa, rispetto a quanto sta accadendo. O prendete una decisione o ne prendete un'altra, perché dalla nostra parte, dalla parte delle opposizioni, la nostra sana e virtuosa decisione l'abbiamo già presa: non abbiamo presentato un emendamento - uno - in termini di ostruzionismo. E permettetemi di dirlo: se qualcuno fosse all'opposizione al posto nostro, avrebbe occupato i banchi del Governo giorno su giorno, rispetto a questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente). Concludo ringraziando la presidente. Considero tutti gli interventi e tutti gli argomenti che vengono trattati qui in Aula, però, per cortesia, non venite qui - ho visto qualcuno che alza la mano - con le solite scuse che gli uffici non hanno fatto il loro lavoro, perché non è colpa degli uffici. Prendetevi la responsabilità di quello che state facendo, perché così non si va avanti (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Presidente, Ministro, nel Comitato dei nove abbiamo discusso il tema che ci eravamo proposti, cioè quello di dare soluzione a quei lavoratori che, sulla base del fatto che il decreto non contenesse il punto di partenza, sono stati lasciati a casa dalle aziende, senza proroghe né rinnovi dei loro contratti a tempo determinato. Nel corso della Comitato dei nove ho suggerito di dedicarci esattamente a questa parte qui, perché lo so che possono essere solo qualche migliaia, ma fosse anche un solo lavoratore, in qualche modo è un lavoratore che ha avuto leso un diritto per una dimenticanza del decreto. In quella discussione si è aperta la possibilità di seguire due strade: la prima, quella di un intervento nel corpo del decreto, in una delle norme transitorie, ad esempio nell'articolo 13, credo; l'altra, con un ordine del giorno. Non so niente altro più di quello che abbiamo visto in quell'occasione. Secondo me sarebbe utile venire a sapere esattamente che cosa Governo e maggioranza hanno deciso, se ordine del giorno o decreto, in quel caso perché e con quale testo, in modo tale che possiamo tutti farci una ragione del lavoro che abbiamo fatto e dei risultati.

PRESIDENTE. Intervengo un attimo su questo tema, perché il tema di cui stiamo parlando è materia dell'articolo 1. Ora abbiamo tantissimi emendamenti su altre tipologie di materie, per i quali possiamo andare avanti con il voto.

Nel frattempo, se il Comitato dei nove e i presidenti di Commissione si vogliono riunire alla fine dei voti, o anche domani, e cercare una norma transitoria, che comunque non potrebbe essere inserita qui, perché materia dell'articolo 1, ma alla fine dell'articolato, allora se ne può parlare, però dobbiamo andare avanti, perché non stiamo parlando più neanche nel merito degli emendamenti.

GABRIELE TOCCAFONDI (MISTO-CP-A-PS-A). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELE TOCCAFONDI (MISTO-CP-A-PS-A). Presidente, due ore fa il Ministro Di Maio, proprio in quest'Aula, ha fatto la seguente affermazione: noi siamo pronti a discutere ogni proposta che viene posta. A me, già due ore fa, mi pareva ardita, adesso ne abbiamo la certezza. Capisco la sua proposta, ma se è circolato un documento, all'interno del Comitato dei nove, solo a una parte del Comitato dei nove, la invito ad intervenire, e a intervenire magari anche rispetto al Governo, che si può alzare e far chiarezza ora, non dopo. L'onorevole Tabacci, poco fa, ha parlato di fiducia mascherata: concordo, ma devo dire che è una fiducia mascherata, e mascherata anche male, questo atto ne è la riprova.

RENATA POLVERINI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Deputata Polverini, lei è già intervenuta sull'ordine dei lavori (Commenti della deputata Polverini)…Ma io rispondo di questo, non posso intervenire all'interno del Comitato dei nove.

RENATA POLVERINI (FI). Lei deve garantire anche le opposizioni, in quest'Aula, che sono tutte uguali.

PRESIDENTE. Le sto dicendo che ciò di cui stiamo parlando, la materia per la quale ha sollevato la questione la deputata Serracchiani, è una materia per cui si è riunito il Comitato dei nove, alla presenza dei sottosegretari, ed è una materia che non stiamo affrontando in questo emendamento, in questo articolo, è materia dell'articolo 1.

Quindi, il Comitato dei nove si può ancora riunire, a più riprese, come meglio crede, anche con i sottosegretari e con il Ministro, per trovare, se si riesce - perché questo non lo so, e non è mia competenza -, una norma transitoria, che potrebbe andare, però, sempre alla fine dell'articolato, mai in questo articolo 2. Questo è il punto. Abbiamo fatto un giro sull'ordine dei lavori, che a questo punto ritengo concluso per poter procedere.

SIMONE BALDELLI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, lei ha esattamente fatto il punto di come si procede su questa vicenda. Aggiungo, a completezza delle informazioni per tutti i colleghi, che noi, avendo respinto, su questo tema, quattro emendamenti nella giornata di ieri, non possiamo presentare ordini del giorno che rappresentino lo stesso concetto di emendamenti che sono stati respinti in Assemblea. Quindi, è di tutta evidenza che sarà compito del Comitato dei nove - speriamo senza figli e figliastri - quello di elaborare una norma il più possibile condivisa per dar vita ad una norma transitoria, che va alla fine del percorso emendativo, su questo tema, se si vuole cercare di trovare una soluzione. Se non si vuole cercare di trovare una soluzione, è di tutta evidenza che il Comitato dei nove e la maggioranza sono liberi di procedere come credono.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Presidente, solo per dire che su come il Governo si rivolge alle opposizioni è un tema che riguarda il Governo e ovviamente non può riguardare questa parte delle opposizioni, che chiedono ovviamente un trattamento paritario di tutti.

Colgo nelle parole del Presidente Fico la volontà di trovare una soluzione a un tema che tecnicamente esiste. Intanto, voglio precisare che il Partito Democratico non ha nessun accordo, parziale o totale, di nessuna natura, con il Governo. Lo voglio dire per correttezza, perché non c'è nessuna trattativa che riguarda solo il Partito Democratico e non le altre opposizioni. Non c'è nessuna trattativa aperta. Il Partito Democratico ha sollevato una questione tecnica e formale, che, a mio parere, deve trovare una soluzione, se - come dice lei - non qui, con il Comitato dei nove, ma lo si faccia. Però vorrei precisare, anche per la correttezza nei confronti dei colleghi delle opposizioni, del Governo e della maggioranza, che non c'è nessuna intesa parziale sulla quale abbiamo trattato soltanto noi, ma c'è un tema sul quale credo tutti si devono impegnare a trovare una soluzione, e il Partito Democratico ha fatto la sua parte sollevandola, questa questione, perché credo che sia di fondamentale importanza per tante persone.

PRESIDENTE. Deputata Serracchiani, su questo argomento non accetto più interventi, perché sono stato esaustivo ed è chiaro. Questa è una competenza del Comitato dei nove, che deciderà quando si riunirà, perché è autonomo nelle sue decisioni, nella collaborazione con il Governo, che sarà presente.

A questo punto, ritorniamo sul merito degli emendamenti, non più sul merito di questa questione, e andiamo avanti con gli interventi sugli emendamenti. Non accetterò altro tipo di interventi.

Andiamo avanti con l'emendamento…

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Su che cosa? Sull'emendamento? Se è sulla stessa questione, non le do la parola. Se è su questa questione, non le do la parola. Il suo gruppo ha già parlato.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Presidente, mi dispiace…

PRESIDENTE. Il suo gruppo ha già parlato, quindi, se è sull'ordine dei lavori per lo stesso argomento, non le do la parola. Dobbiamo andare avanti: se vuole, può intervenire sull'emendamento successivo.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Chiedo di intervenire sull'emendamento.

PRESIDENTE. A titolo personale, perché Forza Italia ha già parlato.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Intervengo sull'emendamento, permettendomi di rappresentare alla Presidenza che, in una qualche maniera, dovrebbe tutelare tutte le opposizioni. Forza Italia, Presidente Fico, rispettosamente, l'ha votata…

PRESIDENTE. Quindi, non è sull'emendamento.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Entro sull'emendamento, lei non può immaginare la traiettoria del mio ragionamento.

PRESIDENTE. Non è sull'emendamento. Se non è sull'emendamento, ho detto che non accetto interventi.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.11 Zangrillo e 3.14 Tabacci, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico, e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.300 Epifani.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Articolo 8, che le cito, così lei non potrà dire che non c'entra: il Presidente rappresenta la Camera. Assicura il buon andamento dei suoi lavori, facendo osservare il Regolamento, e dell'amministrazione interna. Sovrintende, a tal fine, alle funzioni attribuite, eccetera. Quindi, Presidente, mi duole rappresentare che rientra nelle sue funzioni verificare che non vi siano esclusioni nel coinvolgimento dei lavori anche degli organi che rientrano nella composizione collegiale della Camera che lei rappresenta e a cui noi ci affidiamo, Presidente, e che il rilievo mosso dall'onorevole Polverini non è estraneo alle sue funzioni, perché il Comitato dei nove, le Commissioni e tutto ciò che compone l'architettura istituzionale della Camera che lei presiede deve essere da lei garantito, Presidente.

Pertanto, in questo senso, purtroppo riteniamo sia fragile la sua posizione, laddove lei dice: noi non possiamo entrare nel merito del Comitato dei nove. Lei non solo può, lei deve; deve perché questa forza politica, anche se il Governo ha ritenuto di porre un veto nei confronti di Forza Italia, invece l'ha votata. Chi parla ha scritto il suo nome, e non mi è parso che lì ci sia stata tanta schizzinosità nel dire che quei voti non andavano bene: li ha presi, li ha portati a casa, siede sullo scranno più alto. Oggi lei deve dare tutela a tutti i parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), e ritengo che Forza Italia meriti, da parte sua, questo tipo di attenzione sul richiamo che ha svolto l'onorevole Polverini.

PRESIDENTE. Meritano tutti…

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Il richiamo che lei ha fatto al dato che non rientrano nelle competenze della Presidenza i lavori del Comitato dei nove, mi permetta, Presidente, non mi trova concorde (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. In merito, le dico per l'ennesima volta che io qui tutelo tutti i parlamentari e tutti i gruppi politici nello stesso modo.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Deve dirlo e farlo!

PRESIDENTE. Entrare nel merito del Comitato dei nove è un'altra questione rispetto all'ordinamento e al buon funzionamento anche del Comitato dei nove. Ho già risposto: ho detto che si devono possibilmente riunire, anche con il Governo, e riprendere da dove hanno lasciato, perché si sono riuniti poche ore fa. E, quando non le ho dato la parola, non le ho dato la parola proprio perché devo garantire il buon funzionamento anche rispetto al Regolamento, tutto qui. Adesso le ho spiegato anche come è la questione, ovvero che, se ci sarà mai una norma transitoria, deve andare alla fine, perché questa riguarda l'articolo 1. Quindi, se il Comitato dei nove vorrà, si riunirà con il Governo e andrà avanti anche nella questione che ha sollevato la deputata Polverini.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. L'emendamento 3.300 interviene su una delle norme più qualificanti del decreto, ossia la sanzione non per i licenziamenti in generale, ma per i licenziamenti ingiustificati, vorrei sottolineare. E sarei anche un po' più cauto a richiamare la normativa europea. La normativa europea, ad esempio, include anche la normativa tedesca, che ancora contiene la possibilità di reintegro, sebbene in casi circoscritti, per il licenziamento ingiustificato. La normativa europea indica che la durata del contratto a termine è in generale sotto i 24 mesi e il numero delle proroghe dei rinnovi è da tre o quattro.

Quindi, la normativa europea è una normativa che ha aspetti diversi e che andrebbero tutti considerati, ma qui il punto è un altro: come abbiamo detto in discussione sulle linee generali, la quantità di lavoro dipende dal livello dell'attività produttiva; dipende, quindi, dal livello degli investimenti pubblici e privati, dipende dalla domanda. Mentre, in assenza di questi elementi che generano un innalzamento del livello dell'attività produttiva, siamo in una sorta di gioco delle sedie: il numero dei posti rimane lo stesso. Cambiando le regole, cambiano i giocatori che si siedono, ma il numero dei posti rimane lo stesso. Questo è il punto di fondo. Era evidente anche ieri, quando abbiamo discusso della decontribuzione.

Vi è una valanga di dati che dimostrano che incentivare fino a una fascia di età, ad esempio sotto i trentacinque anni, rende più complicato trovare lavoro a quelli che stanno sopra. In effetti, nella fascia di età, che va da trentasei a quarantanove anni, ad esempio, c'è stato un fortissimo calo dell'occupazione, perché, nella coda della distribuzione anagrafica, c'è la legge Fornero e poi, invece, all'inizio della distribuzione anagrafica ci sono gli incentivi, ma il numero di posti rimane lo stesso. E trovo davvero preoccupante che, anche da parte del Partito Democratico, non venga riconosciuto un punto fondamentale: che la quantità di lavoro dipende dal livello degli investimenti e dal livello dell'attività produttiva. Allora che cosa fa questo emendamento? Questo emendamento prende sul serio l'obiettivo del decreto, cioè disincentivare non i licenziamenti in generale, perché licenziare per ragioni organizzative o per il calo di attività produttiva è possibile.

L'articolo 3 del decreto interviene sul licenziamento ingiustificato, e noi vogliamo dare efficacia a quell'intervento previsto nell'articolo 3. Ora, quell'intervento non ha un'efficacia sostanziale, perché uno dei decreti attuativi del Jobs Act prevede che, in caso di licenziamento senza motivazioni, quindi per vizi di forma, le sanzioni sono da due a dodici mesi. Allora, vogliamo scommettere, colleghi, che, dopo l'approvazione della legge di conversione del decreto, avremo una marea di licenziamenti per vizi di forma, che avranno sanzioni molto ridotte rispetto alle sanzioni previste per il licenziamento ingiustificato?

Allora l'emendamento propone di innalzare le sanzioni anche per i licenziamenti senza motivazioni che hanno vizi di forma, perché siamo in un sistema di vasi comunicanti. Se tu intervieni da una parte, ma poi lasci l'altro canale libero, è evidente che il flusso si sposta. Allora invito il Governo e i colleghi della maggioranza, per dare efficacia alla norma che hanno introdotto e che condividiamo, a sostenere e votare a favore di questo emendamento, altrimenti quella norma è assolutamente irrilevante (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Signor Presidente e, tramite lei, all'onorevole Fassina, perché, sia in discussione generale, che oggi, continua a richiamare il Partito Democratico al fatto di non aver compreso che i posti di lavoro si creano se si aumenta la domanda, quindi con grandi investimenti, e che il costo del lavoro e come viene regolamentato il lavoro è meno importante.

Il Partito Democratico sa benissimo quanto sono importanti gli investimenti, perché nei cinque anni che ci hanno preceduto abbiamo cercato di mettere in moto una serie di investimenti, sia cercando di favorire quelli che vengono dalla pubblica amministrazione, che, per esempio, le grandi opere. Noi non ci concentriamo, in questa discussione, sugli investimenti, perché in questo decreto investimenti non ci sono. Sembra dire una banalità, ma è così: non c'è nulla che sembri aumentare gli investimenti per creare domanda. Si modifica il mercato del lavoro, lo si irrigidisce e non si crea un aumento di domanda.

Ma non solo. Tramite lei, Presidente, l'onorevole Fassina contestava i numeri di Boeri, dicendo: non ha tenuto conto della possibilità che i famosi 8 mila licenziati non ci siano, perché in realtà, se ci fosse la domanda, se ci fosse la ripresa, gli investimenti, Boeri non lo può sapere, queste 8 mila persone non ci sarebbero. Vede, Presidente, volevo purtroppo sconfortare l'onorevole Fassina. A parte che l'INPS deve dare il parere su cosa c'è scritto in un decreto e quindi non può vedere cosa c'è oltre, ma, anche se noi andassimo a vedere quello che c'è oltre nell'azione del Governo, di investimenti ne vedremmo pochi.

Nel contratto non c'è molto e in questi giorni - lo dico a lei, Presidente, perché lo dica all'onorevole Fassina - mi devo alzare ogni mattina sapendo e sperando che parlino membri del Governo che siano favorevoli alla TAV, piuttosto che quelli che sono contrari: un giorno mi rassicurano i componenti del Governo leghista che nulla cambierà e il giorno dopo, ahimè, sento che l'opera è già finita, quando ancora, invece, è iniziata e sta scavando. Così sulla TAP, così sull'ILVA. Quindi io capisco che lei continui a sostenere che noi dobbiamo vedere la domanda e che, purtroppo, la domanda, nel contratto giallo verde e nelle azioni di questo Governo, non riusciamo a vederla. Per questo noi non facciamo riferimento a quella che è la domanda che crea lavoro, perché la domanda che crea lavoro in questo Governo non c'è (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.300 Epifani, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza di Forza Italia e su cui il relatore di minoranza del PD si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.20 Epifani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. L'emendamento ha lo stesso obiettivo dell'emendamento precedente, e cioè quello di dare efficacia all'articolo 3 del decreto, e cioè l'innalzamento delle sanzioni, ripeto, non per i licenziamenti in generale, ma per i licenziamenti ingiustificati.

Oltre al canale che ho indicato prima, quello dei vizi formali, che ha sanzioni molto più contenute rispetto alle sanzioni previste per licenziamento ingiustificato, il decreto n. 50 del 2015 ha anche un altro canale, che è il canale delle conciliazioni, sulle quali si è intervenuti in Commissione, è stato approvato un emendamento che ha innalzato le sanzioni previste, ma rimangono inferiori a quelle previste per il licenziamento ingiustificato. Allora, l'emendamento 3.20 prova a riequilibrare - sempre per la ragione dei vasi comunicanti - le sanzioni, in modo che non vi sia un canale preferenziale, dovuto al fatto che le sanzioni sono di importo minore, per aggirare le sanzioni previste per il licenziamento ingiustificato.

Dopodiché, a me è evidente, credo come a tutti noi, che nel decreto non si parla di investimenti, nel decreto viene assunto, in modo abbastanza esplicito, lo stesso paradigma che ho ribadito prima, e cioè l'idea - che è stata qui legittimamente riproposta dalla stragrande maggioranza dei colleghi che sono intervenuti - che si precarizza il lavoro, aumentano gli investimenti e aumenta, poi, la crescita. Purtroppo, questa impostazione è drammaticamente smentita dai fatti. La precarizzazione ha portato più precari, più occupati part-time e una crescita che rimane stentata e alla metà di quello che è il tasso di crescita medio dell'eurozona.

Dopodiché, anche qui - lo dico a lei, Presidente - segnalo che negli ultimi cinque anni il livello degli investimenti pubblici in Italia è dimezzato e rimane al livello più basso della storia repubblicana per tutto il periodo di previsione del Documento di economia e finanza. Quindi, trovo abbastanza contraddittorio che si faccia ora riferimento agli investimenti pubblici, quando sono stati dimezzati nel corso della legislatura che abbiamo alle spalle.

Quindi, questo emendamento - e concludo - prova a recuperare una qualche efficacia per l'articolo 3 e davvero chiedo ai colleghi della maggioranza che hanno a cuore l'efficacia di quella norma di valutare e di votare questo emendamento, perché, ripeto, quella norma, in assenza di correzioni delle sanzioni previste per gli altri canali, è una norma che risulterà assolutamente inefficace (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (PD). Presidente, molto brevemente, sono stato abituato fuori di qui a impostare i ragionamenti e le discussioni sulla base non dello slogan che risulta più orecchiabile o dell'argomento che risulta più funzionale alla propria volontà, ma sulla base di dati e numeri chiari, e quando ho avuto l'onore di entrare in quest'Aula per la prima volta avevo l'ambizione di trovarmi in un posto in cui si facesse la stessa cosa.

Vorrei soltanto, a beneficio del dibattito, smentire un dato appena pronunciato dall'onorevole Fassina, che dichiara che nella fascia di età dai 35 ai 49 anni il tasso di occupazione è diminuito e, quindi, all'interno della sua teoria secondo cui i posti di lavoro erano fissi, c'era stata soltanto una redistribuzione fra classi di età. Se andate sul sito dell'Istat - io l'ho appena fatto - e prendete la fascia 35-49 anni, la stessa a cui si riferisce l'onorevole Fassina, e prendete il tasso di occupazione del marzo 2015, quando è entrato in vigore il Jobs Act, era il 71,7 per cento, prendete l'ultimo dato disponibile, giugno 2018, il tasso di occupazione è il 73,5 per cento: quindi dal 71,7 al 73,5 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Se anche in quest'Aula si ha la libertà di sparare numeri a caso strumentalmente alle proprie tesi, allora io credo che sia la dignità stessa di quest'Aula ad esserne sminuita (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.20 Epifani, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza di Forza Italia e su cui il relatore di minoranza del PD si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bendinelli. Ne ha facoltà.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Grazie, Presidente. Colgo l'occasione sulla presentazione di questo emendamento, per fare un po'…

PRESIDENTE. Di quale emendamento, parla, mi dice il numero?

DAVIDE BENDINELLI (FI). L'emendamento 3.36 Zangrillo.

PRESIDENTE. Non siamo a quello, votiamo prima un altro emendamento. È un “fuori sacco” della Commissione bilancio. Interverrà sul prossimo, non si preoccupi, quando arriva il suo.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). È quello che ci hanno distribuito il primo giorno… Presidente, stavo dicendo alla collega che l'emendamento era stato distribuito ieri.

Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento dei relatori, il 3.600, e cerco di motivare la gioia di questo emendamento, perché, vede, voi richiamate, in questo emendamento, lo leggo, perché così, tutti sappiate che cosa avete proposto, ossia che un emendamento del Partito Democratico è approvato, ma come condizione deve avere quella del rispetto dell'articolo 81 della Costituzione. Lo voglio dire, perché nei cinque anni precedenti, guardo i miei colleghi, ogni volta che da quei banchi, in seguito ad emendamenti che venivano dai vostri, noi li accettavamo con questa formula, qualcuno di voi ci ricordava che l'articolo 81 era lo stupro della Costituzione, perché con quell'articolo si era previsto il pareggio di bilancio. Io detesto utilizzare questo termine in occasione di leggi, perché, invece, riguarda un atto molto più vile, ma dai vostri banchi arrivava questa affermazione. Allora, mi fa piacere che una volta che siete seduti lì, al posto di comando, anche voi sappiate che non si può sforare il bilancio e che l'articolo 81 della Costituzione va rispettato nei provvedimenti, nei decreti. Quindi, mi fa ben sperare che le parole che oggi il Ministro Salini ha detto, che la flat tax si farà, con o senza parametri europei, è un altro degli spot che ha detto fuori di quest'Aula e che quando sarà seduto, anche lui – bontà sua, avrà finito le vacanze – e verrà in quest'Aula, seduto in questi banchi, anche lui saprà che l'articolo 81 della Costituzione va rispettato anche dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito DemocraticoCommenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.600, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della relatrice di minoranza del PD e sul quale si rimette all'Aula la relatrice di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 37).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 3.36 Zangrillo, 3.37 Lucaselli e 3.38 Gribaudo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Delrio. Ne ha facoltà.

GRAZIANO DELRIO (PD). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi l'abbiamo attesa per un confronto serio, qui, in Parlamento, un confronto serio, perché, quando parliamo di lavoro, parliamo della vita delle nostre famiglie, parliamo della possibilità di sentirsi utili nella società, parliamo dell'articolo 1 della Costituzione. Lei, purtroppo, nei giorni scorsi, ci ha parlato della sovranità, esiste questa parola nell'articolo 1, ma nell'articolo 1 c'è scritto che la Repubblica è fondata sul lavoro e il lavoro vuol dire che il nostro compito, in quest'Aula, è quello di ragionare del lavoro, di ragionare, per esempio, della piena occupazione. Dobbiamo avere una grande ambizione, una piena occupazione, non dobbiamo avere nessuno senza lavoro e dobbiamo pensare, anche, come diceva un grande economista che, oltre alla piena occupazione, l'altra grande ambizione della politica sia quella di redistribuire la ricchezza, di redistribuire la ricchezza che viene prodotta, perché la ricchezza può essere ridistribuita, ma solo se viene prodotta.

Per questo, io mi aspettavo, da parte sua, una visione diversa, come lei ha detto. Ma io non l'ho trovata e, allora, vorrei riassumerle quella che abbiamo noi di visione, quella che ci ha guidato in questi anni, perché da lei ho trovato solo una visione contro le imprese. In questo emendamento, noi le proponiamo di sopprimere l'aumento della tassazione alle imprese. Noi troviamo una mentalità antica; i lavoratori, noi vogliamo parlare di tutti i lavoratori, sono coloro che lavorano nelle aziende e coloro che dirigono le aziende, hanno la stessa dignità questi lavoratori, fanno la stessa cosa, contribuiscono allo sviluppo morale ed economico del Paese. Metterli gli uni contro gli altri è un gravissimo errore che voi state commettendo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Avete scelto una strada sbagliata; parlate del Jobs Act, ma non l'avete nemmeno letto, secondo me, perché il Jobs Act nasce esattamente per superare la frammentazione dei contratti di lavoro esistenti, per dare un lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, per superare i co.co.co. e i co.co.pro.; voi potreste fare meglio, sì, potevate fare meglio, cominciando meglio, con l'unica misura che è necessaria per abbattere l'incremento che c'è stato ultimamente del tempo determinato. Il tempo determinato cresce ovunque, in tutto il mondo, è una formula che non è in crescita solo in Italia, l'Italia ha meno del 12 per cento di contratti a tempo determinato. L'emergenza, se mai c'era, e non c'è, da un punto di vista numerico, stava solo in questi ultimi mesi in cui abbiamo osservato un anomalo incremento del tempo determinato, ma non è come qualcuno ha detto in quest'Aula a causa del Jobs Act, ma piuttosto a causa della mancanza di una prospettiva per gli imprenditori, di regole certe e di riduzione fiscale del tempo stabile, del lavoro a tempo stabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quella era l'unica, necessaria misura di cui questo Paese ha bisogno, perché ha il cuneo fiscale più alto dopo alcuni Paesi, è su quello che bisognava lavorare e non con un leggero allargamento, dopo le nostre pressioni, rispetto alla versione originale.

Quindi, io non capisco quale sia la sua visione del mondo del lavoro o, meglio, spero di non avere capito bene, perché come le hanno ricordato qui dentro molti esperti, professori del diritto del lavoro, sindacalisti, questo decreto produrrà un solo effetto: di aumentare la diffidenza delle imprese verso il Governo e verso le leggi della Repubblica; produrrà un solo drastico effetto, che già sta avvenendo: aumentare il numero dei disoccupati.

Voi avrete sulla coscienza, per la propaganda che avete voluto fare per combattere la preminenza di Salvini sull'immigrazione, non una riforma da discutere, ma uno slogan che determinerà più precarietà e meno posti di lavoro, perché questa è l'unica certezza che ci date (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Allora, signor Ministro, mi permetta di dire che lei poteva venire qui e proporre una diminuzione del cuneo fiscale per un anno per i prossimi quattro anni, il salario minimo, una buonuscita per i lavoratori che venivano licenziati dopo il tempo determinato, gli incentivi alla stabilizzazione per coloro che passavano al tempo indeterminato dal tempo determinato; queste sono le misure veramente urgenti di cui avevamo bisogno, non di aumentare le tasse alle imprese, di aumentare le causali, di aumentare il contenzioso, di aumentare la precarietà e di aumentare il lavoro nero. Di questo avevamo bisogno, non di una discussione inutile e totalmente ininfluente sul mercato del lavoro italiano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

E mi lasci finire con una cosa. Presidente, questo è un problema anche nostro però. È un problema nostro, nel senso che, se siete il Governo del cambiamento e se noi abbiamo sbagliato, allora cambiate: cambiate, cambiate in meglio! Se l'Aula è sovrana, se il Parlamento è sovrano, bisogna che queste visioni della società, queste visioni, questo aspetto per cui i sindacati e gli imprenditori sono contro questo decreto, queste visioni della società devono essere confrontate in quest'Aula.

In quest'Aula noi abbiamo sentito dei grandi silenzi e la cortesia verso Giachetti non può superare questi silenzi. Noi vogliamo discutere con il Governo, vogliamo capire perché ha fatto queste scelte e se il Governo avesse avuto la pazienza di discutere, di ascoltare e di pensare insieme a noi, forse gli errori come quello appena denunciato dal Comitato dei nove non sarebbero successi. Avremo un mucchio di problemi per questi provvedimenti e solamente per un motivo, perché non c'è stata la pazienza e l'umiltà di un confronto serio in quest'Aula.

Se lei vuole ridare centralità a quest'Aula, chieda al Governo, per favore, di ritrovare la parola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bendinelli. Ne ha facoltà.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Grazie Presidente. Poi mi spiegherà come ha fatto a prenotarsi prima di me il collega onorevole Delrio, visto che io avevo già iniziato….

PRESIDENTE. Si era iscritto prima. Non ha alzato la mano ma era venuto un componente del gruppo sotto i banchi….

DAVIDE BENDINELLI (FI). Io avevo iniziato a parlare dell'emendamento 3.36 prima. Mi aveva dato la parola, ma nel frattempo si vede che….

PRESIDENTE. C'era stata una iscrizione!

DAVIDE BENDINELLI (FI). Prendiamo atto di questa ennesima imperfezione nella conduzione dei lavori in Aula….

PRESIDENTE. Giusto per informazione, onorevole, sul tempo: ci si può iscrivere anche prima sugli emendamenti.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Le farò sapere su quali emendamenti intenderò iscrivermi già a partire dalla settimana prossima, grazie.

PRESIDENTE. Come vuole.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Allora, Presidente, per entrare nel merito della discussione di questo emendamento vorrei fare un breve riassunto di questa due giorni che assieme stiamo vivendo qui a Montecitorio.

Ieri alle 11 ci siamo ritrovati per iniziare a discutere degli emendamenti presentati, a proposito del decreto dignità. Sono stati presentati 400 emendamenti circa; non sono emendamenti ostruzionistici; sono emendamenti che noi non condividiamo totalmente, ma che hanno comunque l'intento e l'obiettivo, in ogni caso, di migliorare o di modificare quelle parti del decreto che noi riteniamo essere, diciamo, non perfette. Ne abbiamo discussi 110 circa. Possiamo trarre la conclusione che su questi due giorni di lavoro non abbiamo avuto l'onore di ascoltare alcun intervento da parte dei rappresentanti e dei colleghi del Movimento 5 Stelle e della Lega. Abbiamo mendicato un intervento da parte del Ministro Di Maio che, dopo varie richieste che si sono succedute da parte dei colleghi di tutti gli schieramenti politici - ovviamente tranne che del Movimento 5 Stelle e della Lega - ha rilasciato, dal mio punto di vista, una dichiarazione che non è stata assolutamente incisiva e che non è entrata nel merito dei contenuti di cui abbiamo discusso per due giorni in Aula.

Abbiamo appreso il pensiero del Ministro Di Maio leggendo che cosa? Leggendo le proprie dichiarazioni e considerazioni su Facebook. Fino a qui nulla di nuovo, caro Presidente, perché siamo abituati. Oggi ci ritroviamo qui ad analizzare una situazione che non è finita. Alle 15 si presenta in Aula il Ministro Toninelli. Durante il question time ci spiega che ha deciso di rivedere, probabilmente, tutte quelle opere che erano state previste dal punto di vista infrastrutturale….

PRESIDENTE. Stiamo parlando di un altro Ministro, un'altra materia. Deve rimanere sull'emendamento però, altrimenti allarghiamo troppo il discorso e non va bene.

DAVIDE BENDINELLI (FI). Arrivo al contenuto dell'emendamento, Presidente. Stiamo vivendo in un clima di contrazione economica, se non addirittura di recessione. L'ISTAT ha spiegato chiaramente - dobbiamo analizzare i dati - che ciò che ha confortato l'occupazione negli ultimi periodi è stato l'utilizzo dei contratti a tempo determinato.

Oggi noi ci ritroviamo qui a discutere di alcune tematiche e ci rendiamo conto di che cosa? Che noi vogliamo cercare di stimolare il mercato dell'economia e dell'occupazione attraverso un incremento della tassazione nei confronti di quegli imprenditori che, magari, in maniera temeraria o quasi folle, oggi decidono di assumere dei nuovi dipendenti. Quindi, ad ogni rinnovo è previsto un incremento dello 0,5 per cento di tassazione per gli imprenditori che decidono di assumere questi dipendenti. Se ciò non bastasse abbiamo deciso anche di incrementare l'indennità di licenziamento. Era prevista oggi da 4 a 24 mensilità e l'abbiamo portata da 6 a 36 mensilità. Allora, io non mi rivolgo più ai colleghi del Movimento 5 Stelle che hanno scritto questo provvedimento a braccetto con la CGIL, ma agli amici della Lega: non possono rivolgere un appello, loro che assieme a noi hanno sempre rappresentato su tutto il territorio nazionale il mondo delle partite IVA, il mondo delle piccole e medie imprese? Non dobbiamo e non possiamo dimenticare, cari colleghi, che le piccole e medie imprese sono state quelle che hanno consentito all'economia di salvarsi. Allora, come e con che coscienza voi potete non dire nulla in merito a ciò che il Governo ha presentato? Che compromessi avete raggiunto assieme al Movimento Cinquestelle per accettare supinamente delle proposte che vanno contro il programma che anche voi, assieme a Forza Italia e Fratelli d'Italia, avevate sottoscritto in campagna elettorale? Queste sono le domande che io mi pongo e alle quali gradirei avere una risposta, o dai sottosegretari presenti in aula, ma soprattutto da alcuni colleghi che mi hanno lasciato basito. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie Presidente, per sostenere anche una nostra proposta emendativa a prima firma della collega Lucaselli, nel senso che noi, con questa proposta, Presidente, chiediamo la soppressione rispetto all'incremento, da 1,4 a 1,9, in termini di punti percentuali rispetto al contributo previdenziale. È corretto quanto hanno appena citato alcuni colleghi, sulla scorta anche di ciò che ha detto il collega - mi pare di Forza Italia - che ha appena parlato, nel senso che - immagino - qui dentro, Presidente, penso di riconoscere anche la buona fede del Ministro del lavoro Luigi Di Maio, quando sicuramente, nelle pieghe di questo decreto, non vuole aumentare le spese per le aziende, il costo del lavoro, il cuneo fiscale. Però il problema è sempre quello, ovvero la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, quindi, probabilmente, in termini di conseguenze, rispetto a ciò che sarà il proseguo di questo provvedimento, ebbene ci saranno dei problemi. Ora, Presidente, questo mio intervento è chiaro ed è volto a seguire - lo rinnovo - l'emendamento da noi presentato. Però, in coda a questo intervento, vorrei semplicemente ricordare una cosa a tutta l'Aula. Mi è venuta in mente mentre sentivo parlare l'onorevole Delrio, del Partito Democratico. Vorrei fare, attraverso il suo tramite, Presidente, una domanda, umilmente, al Partito Democratico, senza che in questo caso ci sia da parte mia alcuna captatio benevolentiae nei confronti dell'attuale Esecutivo, ma vorrei chiedere dove stavano quelli del Partito Democratico rispetto a tutti questi temi, visto che hanno governato per cinque anni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), visto che molti economisti del Partito Democratico sostengono ancora la legge Fornero, visto che lo Svimez, oggi, ci indica che è 1.800.000 persone dal sud Italia se ne sono andate anche e soprattutto nei cinque anni di Governo del Partito Democratico, visto, Presidente (prima abbiamo toccato il tema dell'articolo 18), che di fatto coloro che hanno aggirato l'articolo 18 qui, dentro quest'Aula, sono stati proprio quelli del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

Non è stato l'attuale Esecutivo, senza che nessuno - ripeto - voglia difendere in questo caso e in termini di opposizione l'attuale Esecutivo. Vorrei capire dal presidente Delrio chi ha votato i licenziamenti collettivi in seno alla scorsa legislatura, mandando a casa migliaia e migliaia di persone, quindi, voglio dire: un minimo, un minimo di correttezza!

PRESIDENTE. Rimanga sull'emendamento e chiuda.

WALTER RIZZETTO (FDI). Un minimo di correttezza deve essere, secondo noi, trasversale perché quando sento parlare qualcuno di abbattimento del cuneo fiscale da fare, di posti di lavoro da preservare, ecco, io vorrei semplicemente ricordare che negli ultimi cinque o sei anni non ci siamo stati al Governo noi, né quelli che attualmente sono alla guida di questo Esecutivo, ma c'è stato un partito che si chiama Partito Democratico: benvenuti nella realtà! Finalmente vi siete accorti di avere commesso degli errori grossolani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole D'Alessandro. Ne ha facoltà.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Grazie Presidente. Noi capiamo che alcuni rappresentanti dell'opposizione sono imbarazzati e alcune volte imbarazzanti perché vogliono fare l'opposizione e vogliono fare finta di stare in maggioranza e quindi hanno solo modo di attaccare il Partito Democratico. Guardate che se ci sono state misure per la stabilizzazione (Commenti del deputato Rizzetto)

PRESIDENTE. Deputato Rizzetto… deputato Rizzetto…

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). È agitato…

PRESIDENTE. Faccia finire il suo collega.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Grazie, Presidente. Se ci sono state misure della stabilizzazione hanno un nome e cognome che si chiama Partito Democratico. Però il presidente del gruppo Delrio vi ha detto un'altra cosa molto più semplice e banale ma straordinariamente rivoluzionaria: non vanno bene le norme, cambiatele; portate in Aula nuove norme. Non vanno bene le misure adottate? Cambiatele. La verità sul decreto-legge con le opposizioni che fanno finta di fare opposizione è che non hanno portato né un miglioramento nel decreto né le misure di cambiamento delle norme precedenti…

PRESIDENTE. Concluda.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Concludo, Presidente. Quindi aspettiamo al varco il Governo e le opposizioni che veramente fanno l'opposizione a fare in modo che arrivino norme nuove se ce le avete (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Grazie, Presidente. Mi rifaccio a quanto già detto dal collega di Fratelli d'Italia che mi ha preceduto e sinceramente non siamo né imbarazzanti né imbarazzati perché l'imbarazzo appartiene a chi ha governato in qualche modo facendo ovviamente quello che è stato ampiamente sottolineato dal collega Rizzetto e in parte anche a questo a parte di Governo che ha fatto tante promesse elettorali che mi pare siano state ampiamente tradite. Sulla posizione di Fratelli d'Italia rispetto al provvedimento e rispetto agli emendamenti chiedo che ci sia una chiarezza non soltanto nel mantenere con impegno e con onore quello che abbiamo detto in campagna elettorale ma quello che appartiene ad un partito radicato sui territori e tra la gente.

PRESIDENTE. Concluda.

WANDA FERRO (FDI). Quindi sinceramente mi sento di respingere al mittente una caduta di stile dicendo che c'è chi ha il coraggio di cambiare le cose e c'è chi sa essere soltanto il padrone dello sdegno ma lo sdegno non è sufficiente a fare una rivoluzione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Noi voteremo a favore degli emendamenti in esame per le ragioni che abbiamo provato ad illustrare nei nostri interventi e che ho ripercorso nei precedenti interventi. L'impostazione del decreto-legge per quanto riguarda i contratti a tempo determinato è quella che ne vuole per così dire riorientare l'attivazione alla fisiologia e quindi introduce delle causali. Se questo è il principio-guida per l'utilizzo dei contratti a tempo determinato, è chiaro che una norma che introduce un aggravio contributivo è una norma contraddittoria ed è una norma che poi avrebbe anche un'efficacia molto relativa perché stiamo parlando di una decina di euro al mese. Concludo l'intervento, Presidente, chiedendo a lei di comunicare al collega Marattin, che prima è intervenuto richiamando i dati dell'Istat, che il sottoscritto non ha parlato di tasso di occupazione ma il sottoscritto ha parlato di occupati. Ebbene i dati dell'Istat consultabili da tutti dal 1° gennaio 2015 al giugno 2018 per la classe di età 35-49 anni sono i seguenti: 10.054.000 occupati al 1° gennaio 2015; 9.686.000 occupati al giugno 2018 ossia meno 368.000 occupati. Segnalo che è l'unica classe di età che registra un calo degli occupati perché invece aumentano di 129.000 per la classe di età 15-24; di 74.000 per la classe di età 25-34; di 1.184.000 per la classe di età superiore ai cinquant'anni “grazie” alla legge Fornero. Questi sono i dati che L'Istat comunica (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.36 Zangrillo, 3.37 Lucaselli e 3.38 Gribaudo, con parere contrario delle Commissioni e del Governo e della V Commissione (Bilancio) e con il parere favorevole del relatore di minoranza del Pd e del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.67 Osnato con parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere contrario del relatore di minoranza del Pd e il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.68 Osnato.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Francamente stiamo davvero - mi permetto di dire il termine - esagerando e approfitto della sua presenza perché, per il suo tramite o il tramite dell'onorevole Giachetti, ci ascolti anche il Ministro Di Maio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). In Commissione lavoro avevamo avuto un accordo di natura politica con la maggioranza che riguardava il lavoro dei portuali. C'era stato chiesto di ritirare l'emendamento e ripresentarlo in Aula perché la maggioranza su esso avrebbe preso una decisione di natura diversa. Mi viene sottoposto un emendamento riformulato che è esattamente il contrario di quello che mi era stato proposto cioè non di fare nostro l'emendamento 2.7 Pagani e riformulare tutti gli altri, ma viene fatto esattamente il contrario. Aggiungo che pochi minuti fa il Viceministro Castelli ha fatto una dichiarazione alla radio dove parla del lavoro dei portuali. Dunque le chiedo, vi chiedo il rispetto di quest'Aula nella quale siamo qui da ore a cercare di capire come si può migliorare un testo che è entrato in quest'Aula pieno zeppo di errori e di incongruenze: ditemi se parlate con i capigruppo oppure se andate a parlare con le radio oppure se trovare accordi diversi con gli altri gruppi. Il Partito Democratico a questo punto chiede che si faccia chiarezza perché onestamente mi pare che stiamo andando nella direzione sbagliata.

PRESIDENTE. Deputato Serracchiani, questi emendamenti erano stati accantonati e alla fine dell'articolo torneremo su questi emendamenti che sono stati accantonati e ci sarà probabilmente una riformulazione. Questo le sto dicendo.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.68 Osnato.

Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.68 Osnato, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo nonché del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.64 Lepri.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Lepri. Ne ha facoltà.

STEFANO LEPRI (PD). Presidente, penso sia utile anche in questo emendamento fare un esempio concreto, di modo che possiamo aiutare anche il Ministro a comprendere meglio la portata dell'emendamento. Noi siamo di fronte ad una proposta che è una sorta di uno-due, una sorta di KO nei confronti delle imprese: da una parte mettiamo le causali, dall'altra aumentiamo il costo dei rinnovi dei contratti a tempo determinato. Bene, abbiamo già argomentato la nostra contrarietà ferrea a questo incremento non sostenibile da parte delle imprese per ogni rinnovo, ma evidenziamo come questo costo aggiuntivo per ogni rinnovo, tra l'altro anche prima di un anno trascorso, sia particolarmente odioso e determini degli effetti assurdi nel campo dei lavori stagionali. Ecco l'esempio: un imprenditore agricolo vuole rinnovare dei lavoratori che ha conosciuto e che hanno lavorato nella stagione precedente, non lo può fare se non aumentando dello 0,5 per cento il costo del lavoro e del contratto. Quale sarà l'effetto verosimile? Tanto più si andrà avanti negli anni, magari il primo anno sostiene lo 0,5 in più, poi è l'1, poi l'1,5, poi è il 2: succederà che quell'agricoltore deciderà di sostituire quella persona di fiducia, che raccoglie la frutta, che l'aiuta in mille altre attività, con altri lavoratori. Un effetto indiretto, lo dico anche ai colleghi della Lega che sono almeno su questo particolarmente interessati: ci sarà un turnover verosimile anche di lavoratori stranieri, con un effetto attrattivo che forse loro non hanno compreso pienamente.

Dunque questo è l'effetto che si produrrà: noi avremo dei lavoratori che saranno continuamente turnati, come effetto incredibile di un emendamento assurdo. Quindi noi precisiamo con questo emendamento e proponiamo almeno questo: che questo assurdo incremento dello 0,5 non venga applicato almeno nel caso delle attività stagionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (PD). Io non vorrei annoiare, ma ritengo la questione di quante persone lavorino nel nostro Paese una questione troppo seria per essere lasciata alle schermaglie di due economisti. La ragione per cui il dato a cui si deve guardare per capire se il nostro mercato del lavoro sta messo bene o sta messo male è il tasso di occupazione e non gli assoluti, è che dobbiamo prescindere dalle dinamiche demografiche: il tasso di occupazione è una frazione fra quanti lavorano e la popolazione di riferimento, quindi quante persone fra i 35 e i 49 anni lavorano diviso quante persone in Italia esistono fra i 35 e i 49 anni. Perché dobbiamo guardare questa frazione, che è salita, e non il numero di occupati? Perché il numero di occupati, cioè il numeratore di quella frazione, risente dell'andamento demografico.

PRESIDENTE. Concluda.

LUIGI MARATTIN (PD). Cioè succede che la dinamica sfavorevole demografica del nostro Paese fa sì che ci siano meno persone fra i 35 e i 49 anni in Italia; e quindi essendoci meno persone, il denominatore di quella frazione cala di più di quanto non cali il numeratore.

PRESIDENTE. Grazie.

LUIGI MARATTIN (PD). Quindi non è il risultato di persone che non lavorano, ma è il risultato del fatto che la dinamica demografica è peggiore, quindi il dato a cui guardare…

PRESIDENTE. Grazie. E' a titolo personale, è un minuto.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.64 Lepri, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo nonché del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole, e su cui la V Commissione (Bilancio) ha formulato parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.63 Lepri.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D'Alessandro. Ne ha facoltà.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Presidente, facendo seguito agli interventi dei colleghi precedenti, intervengo per segnalare a quest'Aula l'incomprensibile atteggiamento del Governo, della maggioranza: una maggioranza composita, diversa, ma che più o meno si è rivolta all'elettorato allo stesso modo, garantendo, quasi come con una bacchetta magica, abbattimento delle tasse, più occupazione, meno disoccupazione, meno precariato. E arrivano gli emendamenti che cercano di introdurre delle formule correttive al decreto-legge, all'impostazione da voi data, e puntualmente arriva la bocciatura come negli emendamenti precedenti.

Ora, più di un collega ha salutato con favore la presenza del Ministro Di Maio, che in qualche maniera ha preso anche la parola per rappresentarci il punto di vista su uno dei problemi che abbiamo sollevato. Ecco, io penso che il Ministro non vada sensibilizzato, ma vada combattuto: combattuto in quest'Aula, combattuto nel Paese. Non combattuto lei, combattute le sue proposte, perché credo che stia trascinando il Paese in una spirale pericolosa.

Perché vede, Presidente, e tramite lei il Ministro, c'era un carico di aspettative straordinario. Io non so come fate a dormire la notte con le aspettative che avete generato tra gli italiani, e tra gli italiani quelli che avevano più bisogno e che hanno più bisogno. Io non so come fate a dormire la notte quando avete la consapevolezza, la certezza che l'Italia che aveva più bisogno si è affidata a voi. E rispetto a questo affidamento del bisogno, che è più di un voto (affidarvi il bisogno è più di un voto!), voi avete reagito e agito con provvedimenti bufale che non danno risposte né alla disoccupazione né alla precarietà, e soprattutto pongono le imprese in una condizione di difficoltà, cioè di compiere un atto drammatico per la vita di migliaia di imprenditori. Gli imprenditori non è che gioiscono quando licenziano le persone: il peggiore atto che può capitare ad un imprenditore è quello di licenziare un proprio dipendente, casomai dopo averci investito, casomai dopo avere lavorato a fianco a lui, perché si tratta per esempio di piccoli artigiani, di piccoli imprenditori, si tratta di coloro i quali si sentono loro stessi operai. E quando non avranno la possibilità di rinnovare il contratto, non l'avranno perché costa di più e soprattutto perché temono che, rinnovando il contratto, andranno di fronte a contenzioso, e il contenzioso genera danno all'impresa.

Vede, Presidente Fico, e tramite lei il Ministro: quando penso alle parole dette prima, alle parole dette durante, alle parole dette durante il Governo e ai post che si scrivono anche in questi minuti ed ore passati da parte del Ministro, mi viene in mente un'immagine di una scrittrice americana, che, secondo me, rappresenta il rapporto tra una parte d'Italia, quella del bisogno, e lei, Ministro Di Maio. Si ricordi questa frase se le va, ne riparleremo: quando l'ascia venne nel bosco, gli alberi dissero: il manico è uno di noi.

L'hanno confusa con uno di noi, poi gli alberi sono stati abbattuti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.63 Lepri, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.62 Gelmini, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico e il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.45 Zan.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Zan. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO ZAN (PD). Sempre tramite lei, Presidente, cerchiamo di attirare ancora una volta l'attenzione del Ministro Di Maio. Abbiamo capito che a questo Governo il lavoro somministrato non piace, però estendere la disciplina dei contratti a tempo determinato anche al lavoro somministrato - l'abbiamo detto più volte - ha come effetto quello di danneggiare i lavoratori. Perché? Perché il lavoro somministrato, per sua natura, è fatto di contratti contigui tra loro, perché a un'alta professionalità, a un tecnico viene fatto il contratto per essere poi mandato in aziende diverse; pensiamo ad un professionista, ad un tecnico. Se voi estendete la disciplina del contratto a tempo determinato anche a quello somministrato, introducendo ovviamente un'interruzione tra un contratto e l'altro, verrà meno questo tipo di contratto. Per cui, che effetti avremo? Avremo gli spezzettamenti dei contratti per i professionisti appunto, che dovranno attendere, tra un contratto e l'altro, esattamente come se fossero a tempo determinato, e avremo che l'imprenditore, di fronte a questa omologazione, praticamente, non avrà né interesse ad assumere il lavoratore a tempo determinato né ad assumerlo con il contratto di somministrazione, per cui, di fatto, si azzererà qualsiasi effetto virtuoso, sia dei contratti a tempo determinato che dei contratti di somministrazione. In più, applicate - e con questo emendamento noi vogliamo impedirlo - l'aumento contributivo dello 0,5 per cento per ogni rinnovo contrattuale: capite bene che questo indurrà l'imprenditore, il datore di lavoro, a non rinnovare il contratto al professionista o a colui che appunto aveva un rapporto con l'agenzia di lavoro.

Per cui, veramente non si capisce come mai ci sia un approccio ideologico che ha come effetto quello di penalizzare i lavoratori, perché o date un'alternativa e dite che incentivate il contratto a tempo indeterminato, favorite il fatto che anche per il lavoro somministrato non ci sia questa penalità attraverso un incremento tra un contratto e l'altro, oppure, veramente, state facendo un'azione nefasta, perché i lavoratori, solo i lavoratori, ci rimetteranno, da questo vostro atteggiamento, da questo vostro decreto. Noi cerchiamo veramente di fare il possibile, stiamo gridando ai quattro venti cercando di dare dei contributi, di darvi delle soluzioni, ma voi continuate imperterriti a non capire che questa strada è una strada contro i lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.45 Zan, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, il parere favorevole dei relatori di minoranza e il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.65 Polverini e 3.70 Lucaselli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico, il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia e il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.69 Lucaselli, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico, il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia e il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 46).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.301 Gribaudo, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 47).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.302 Murelli, con il parere contrario del Governo, delle Commissioni e del relatore di minoranza del Partito Democratico, sul quale il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 48).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.59 Gelmini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, sul quale il relatore di minoranza del Partito Democratico si rimette all'Aula, con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 49).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.56 Zangrillo, 3.74 Soverini e 3.79 Tabacci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, sul quale il relatore di minoranza del Partito Democratico si rimette all'Aula, con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 50).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.71 Silvestroni, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Silvestroni. Ne ha facoltà.

MARCO SILVESTRONI (FDI). Grazie, Presidente. Onorevole Ministro, sull'Istat ormai è stato già detto tutto. Possiamo dire che questa mattina anche Zoppas, che è il presidente di Confindustria Veneto, ha detto che questo decreto dignità è un cappio al collo per le aziende. Cito Zoppas non perché il movimento di cui faccio parte, Fratelli d'Italia, sia notoriamente un movimento legato a Confindustria o alle grandi aziende, ma semplicemente perché, come è stato detto da tutti in quest'Aula, è di buonsenso capire che, se si aiutano le aziende, si crea lavoro. E allora l'equazione è facile: questo emendamento, presentato sul turismo, è un emendamento di buonsenso, che avrebbe rappresentato intanto per i settori indicati un punto dirimente.

Si trattava, infatti, di evitare l'applicazione dell'aumento dello 0,5 per cento del contributo previsto dalla legge Fornero al rinnovo dei contratti a tempo determinato sottoscritti per ragioni di stagionalità, peraltro già impropriamente gravati dall'adozione dell'1,4 per cento. C'è un'occasione, quindi, di dare una prima spallata, se è vero quello che avete detto, che volevate abolire la Fornero, a questa odiosa legge Fornero, con la quale, ripeto, vi siete riempiti la bocca in questi anni. Inoltre, Presidente e onorevole Ministro, dal momento che i rinnovi dei predetti contratti stagionali non soggiacciono alle limitazioni previste dal decreto legislativo n. 81 del 2015, l'applicazione dell'aumento in oggetto in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato avrebbe l'effetto paradossale di moltiplicare senza alcun limite tale incremento contributivo, che, invece, per altri contratti non supera il 2 per cento.

Ora, concludo, Presidente dicendo che abbiamo detto e tutti sappiamo che il turismo è il petrolio dell'Italia, sappiamo che le imprese turistiche, quelle termali, quelle agroalimentari sono l'ossatura, la spina dorsale di questo Paese. E allora, siccome so, come qui sappiamo tutti, che intanto voterete contro questo emendamento di buonsenso, come avete votato contro tutti gli emendamenti, devo dire, di buonsenso e migliorativi che sono stati presentati in questi giorni e che verranno ancora presentati e su cui continuerete a votare contro, perché ormai è chiaro che applicate il famoso articolo quinto, e quindi con l'articolo quinto voi siete maggioranza e voi vi approvate, come ha detto anche lei questa mattina, Ministro, le vostre cose che ritenete appunto giuste.

Allora, concludendo, dico che voterete contro, ma non state votando contro un emendamento di buonsenso presentato da Silvestroni o presentato da Fratelli d'Italia, e concludo. Ricordatevi che state votando contro, in questo caso, le imprese turistiche, contro i lavoratori, e quindi vi ricordo che in Italia c'è sofferenza, che c'è disoccupazione. I lavoratori, o meglio, nella disoccupazione si ha fame. Per loro rappresentate il cambiamento, una speranza, e quindi gli state votando contro. Prendetevi ancora, con questo voto contrario, questa responsabilità, ed è un peccato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.71 Silvestroni, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico e con il parere favorevole del relatore di minoranza…

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Scusi, Presidente, lei è molto veloce e noi a volte non riusciamo a seguirla perfettamente. L'emendamento 3.302 che abbiamo votato poc'anzi è l'emendamento a firma Murelli, quindi della maggioranza, che è stato votato contro da tutti, compresa la maggioranza stessa?

PRESIDENTE. Quale emendamento?

DEBORA SERRACCHIANI (PD). L'emendamento 3.302. È stato votato, è stato votato da tutti, compresa la maggioranza, che si è autovotata contro al suo emendamento. Volevo solo capire se avevamo capito bene quello che è successo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Questo intervento non è sull'ordine dei lavori, però, Serracchiani. È un commento su un voto passato.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.71 Silvestroni, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia, e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.72 Osnato, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD e su cui il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula, e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 52).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.60 Carla Cantone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Carla Cantone. Ne ha facoltà.

CARLA CANTONE (PD). Sì, mi ero un po' stancata di ripetere sempre le solite cose, però volevo (Commenti)… Sì, mi ero stancata di vedere le cose che fate perché vi state incasinando da soli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), nel senso che non vi rendete conto di quello che sta succedendo, perché quando si arriva, per esempio, a dire di “no” ad un emendamento come questo, che è di una semplicità incredibile, basta saper leggere e - aggiungo - scrivere, no? Perché fra 30 e 60 c'è una motivazione e la motivazione è quella che c'è bisogno di dare più spazio alle imprese e ai lavoratori, di sburocratizzare, ma voi no, fate anche degli autogol. È da ieri che vi diciamo che gli emendamenti vi danno una mano, pure a questo votate contro! Guardate, se volete fare più bella figura, Presidente, lo dico anche al Ministro ma ovviamente mi rivolgo a lei, perché se no poi lei si offende: mettete la fiducia, così evitate di sbagliare e di fare le figure che state facendo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commentidei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremiereMoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.60 Carla Cantone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del PD e su cui il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula, e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 53).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.76 Epifani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Presidente, signor Ministro, con questo emendamento vogliamo accendere un po' di attenzione su un istituto che è molto utilizzato dai giovani, che è l'istituto del tirocinio. Il tirocinio non è un rapporto di lavoro, come è evidente; ha sostanzialmente un contenuto formativo. Ora, capitano talvolta alcuni casi, non sempre fortunatamente, dove l'uso del tirocinio non corrisponde, in realtà, a questa premessa e il tirocinio viene utilizzato per sostituire lavoratori in malattia, donne in gravidanza e, quindi, con altri scopi rispetto a quelli per cui il tirocinio è nato e ha una funzione.

Allora noi proponiamo di accentuare le sanzioni amministrative per questo tipo di abuso, perché? Ma perché in realtà, se noi ci riflettiamo bene, in questo decreto le vere figure più esposte al precariato non sono toccate: penso a coloro che lavorano, ovviamente, in nero o in grigio, ai dipendenti delle false cooperative, ai lavoratori di quelle catene di subappalti dove si applicano i contratti privati e anche all'uso distorto del tirocinio. Quindi vogliamo richiamare l'attenzione su una figura, su una tipologia, che ha senso se risponde alla legge e viene rispettata, altrimenti diventa un abuso che finisce, poi, per togliere dignità a tanti giovani del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.76 Epifani, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e su cui i relatori di minoranza del PD e di Forza Italia si rimettono all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 54).

L'emendamento 3.77 Murelli è ritirato.

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 3.01 Lupi.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Presidente, scusi, per la regolarità dei lavori volevo approfittare solo per chiedere a lei e, per suo tramite, al Governo: mi sorge un dubbio, se il 3.302 è quell'emendamento che potremmo definire Tafazzi, cioè quello presentato dalla maggioranza e su cui la maggioranza poi ha votato contro…

PRESIDENTE. Ma non è…

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Aspetti, l'emendamento Murelli, scusi, ha ragione, l'emendamento Murelli 3.302, siccome quell'emendamento lì serviva…

PRESIDENTE. Serracchiani la faccio parlare, però siamo sull'articolo aggiuntivo 3.01 Lupi. Lei chiede di intervenire su questa proposta emendativa?

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Va bene, intervengo su questa proposta emendativa e aggiungo, intervenendo su questa proposta emendativa, che se quella precedente, 3.302, serviva come fondo…

PRESIDENTE. No, non può funzionare così, non può funzionare così, perché se no, poi, si interviene in un modo… questa è una dichiarazione di voto…

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Presidente, è importante, sull'ordine dei lavori, le sto dicendo…

PRESIDENTE. Deputata Serracchiani, però, non può funzionare così. Se vuole intervenire nel merito, ma non può funzionare così (Commenti della deputata Serrachiani). Io non è che non voglio farla parlare, è chiaro, sta parlando, quindi… però non può funzionare così. Siamo alla proposta emendativa 3.01. Lei che tipo di intervento vuole fare?

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Allora, intanto lo faccio mio, così mi fa parlare sul 3.01 e aggiungo anche un'altra cosa che volevo dire, Presidente, se posso…

PRESIDENTE. Non c'era bisogno, non c'è bisogno di farlo proprio…

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Va bene. Presidente, pongo una questione, credo, di ordine e regolarità dei lavori, perché l'emendamento precedente riguardava la copertura finanziaria di un emendamento importante che è quello della decontribuzione, tutto qui. Cioè, si è votato contro all'emendamento con il quale la maggioranza tirava fuori i soldi per la decontribuzione under 35 che è all'articolo 1, perché è quello relativo alle macchinette…

PRESIDENTE. Deputata Serracchiani, c'è il parere contrario della V Commissione e, infatti, è stato votato contro.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Bene, allora, sappiamo che non è coperto, dal punto di vista finanziario, l'articolo sulla decontribuzione.

PRESIDENTE. C'è il parere contrario della V Commissione, è agli atti, è sugli emendamenti, è chiaro. La Commissione bilancio deve dare il parere su tutti gli emendamenti.

Siamo all'articolo aggiuntivo 3.01 Lupi. Parere contrario di Commissioni e Governo, relatrice di minoranza PD…

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tondo. Ne ha facoltà.

RENZO TONDO (MISTO-NCI-USEI). Grazie, Presidente. Questo, da parte del gruppo Noi con l'Italia-USEI, è un ultimo tentativo di far capire all'Aula o provare a far capire all'Aula, un tentativo disperato, che probabilmente la flessibilità nel posto di lavoro è una cosa che conviene sia all'impresa che al dipendente. Vorrei chiedere al Ministro Di Maio se si è assicurato dei collaboratori che gli hanno preparato la legge, anche perché mi sembra che alcune cose siano assolutamente fuori tema. Stamattina si è parlato a lungo di pizzerie, ristoranti, luoghi di ristorazione pubblica o di ricettività alberghiera, io voglio porre una domanda molto semplice: chi sa come stanno queste cose se non le prova da vicino? In poche parole, è più importante la flessibilità per chi sta all'interno di un villaggio turistico che conosce già, più o meno, quanti sono i clienti o è più importante per chi sta fuori ed è soggetto a un mercato che cambia continuamente? Io credo che sia molto più importante per chi sta fuori; quindi, chiedere la flessibilità per chi sta dentro e limarla per chi sta fuori credo che sia esattamente l'opposto di ciò che si deve fare.

Dico questo perché voglio rispondere anche all'intervento del collega Epifani che stamattina ha parlato con molta passione e io lo conosco da quando si occupava di cartai in quel di Tolmezzo della Carnia e ho apprezzato la passione con cui ha difeso il lavoro, ma io credo che la stessa passione debba essere messa per difendere i lavoratori autonomi, i tanti lavoratori autonomi che si sono suicidati, che hanno perso il lavoro, che si sono trovati in difficoltà per pagare gli stipendi o le tredicesime o il TFR dei propri dipendenti. Ecco, allora, noi, oggi, proponiamo modifiche, con questo emendamento, al contratto di lavoro a orario ridotto e a quello interinale, perché siamo convinti che la flessibilità sia un valore aggiunto per tutti e non solamente per qualcuno e, soprattutto, che sia una risposta forte al lavoro nero.

Prendo atto e concludo con due cose: il Ministro Di Maio non è il Ministro che ho ascoltato alla Confartigianato, all'assemblea nazionale, il Ministro Di Maio è un'altra cosa e quello che più mi dispiace è che gli amici della Lega Nord, io continuo a pensare che ci sia qualcuno che pensa ancora al Nord all'interno della Lega, avranno difficoltà a presentarsi ai propri elettori, agli artigiani, ai commercianti e ai piccoli imprenditori del Nord-Est che sono un asse portante del nostro Paese, dopo aver votato questa legge (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Vorrei cambiare il parere in favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01 Lupi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere contrario della relatrice di minoranza del PD, con il parere favorevole della relatrice di minoranza di Forza Italia e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 55).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 3.02 Lupi, con il parere contrario di Commissioni e Governo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Colucci. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO COLUCCI (MISTO-NCI-USEI). Grazie, Presidente; anche noi abbiamo apprezzato la presenza, in questi giorni, del Ministro in Aula e che ci auguriamo non sia solo di circostanza ma che sia di sostanza, perché abbiamo presentato pochi emendamenti, cercando di dare degli spunti che possano essere il più possibile utili al momento di difficoltà che vive il mondo del lavoro.

Nello specifico, l'emendamento affronta il tema del lavoro intermittente e, quindi, l'applicazione delle possibilità di utilizzo di questa tipologia di lavoratori. Il nostro obiettivo è quello di dare una mano rispetto ai dati che in questi giorni sono circolati rispetto all'occupazione. Vediamo una diminuzione nel mese di giugno di 83 mila unità di lavoratori a tempo indeterminato e un incremento di 394 mila unità di lavoratori a termine. Ciò, evidentemente, fa comprendere quanto è necessario avere diverse tipologie di contratto e di formule che possano coinvolgere le risorse umane all'interno delle imprese e, allora, chiedo veramente una presenza di sostanza al Governo, perché possa valutare questo emendamento, l'utilità che ne può dare, per dimostrare che il MoVimento 5 Stelle, a livello di Governo, oggi, non sta facendo una cosa tanto per fare, ma sta facendo qualcosa perché vuole veramente dare una mano alla nostra società, al mondo del lavoro italiano.

Non ci auguriamo che sia, quello di oggi, un provvedimento orientato solo a dimostrare che, oltre a Salvini, al Governo c'è anche il MoVimento 5 Stelle, ma ci auguriamo si possano fare cose veramente molto utili. È per questo che mi appello anche agli amici della Lega che sanno bene quali sono le istanze del mondo economico e produttivo e sanno che un emendamento come questo può essere di vero aiuto al mondo delle imprese. Ovviamente gli imprenditori - e concludo Presidente - hanno bisogno di aiuto e di sostegno, del taglio del costo del lavoro, credo che questo emendamento possa essere un vero aiuto per poter contribuire a definire questo provvedimento un provvedimento dignità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.02 Lupi, con il parere contrario di Commissioni e Governo, con il parere contrario della relatrice di minoranza del PD e sul quale si rimette all'Aula la relatrice di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 56).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 3.014 Serracchiani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Grazie, Presidente. Questo emendamento è, per il Partito Democratico, qualificante di quella che è la nostra proposta rispetto non soltanto al decreto Di Maio, ma anche rispetto a quella che è, dal nostro punto di vista, la qualità e la dignità del lavoro. Noi abbiamo molto insistito, fin dall'inizio e, devo dire, fin dalla nostra campagna elettorale, sulla necessità di intervenire sul cuneo fiscale. Questa è una proposta concreta, è una proposta che prevede la riduzione del cuneo fiscale di un punto percentuale ogni anno per i prossimi quattro anni, quindi, quattro punti percentuali in quattro anni, è una cosa alla portata, non è certamente quello di cui abbiamo appreso dai giornali cioè la volontà, la possibilità, con il decreto, di ridurre di dieci punti percentuali il cuneo fiscale. Questo non solo non è possibile, ma richiede molte, molte, ma molte più risorse di quante non ne siano previste nel decreto Di Maio. Quindi, noi riteniamo che l'unica soluzione per creare posti di lavoro, dare stabilità e cercare davvero di accompagnare la seppur timida crescita economica che il nostro Paese sta affrontando nel contesto europeo, l'unico modo sia quello di far costare di meno il rapporto di lavoro che vale di più e il rapporto di lavoro che vale di più è il rapporto a tempo indeterminato. Noi vi abbiamo chiesto, fin dall'inizio, una riflessione su questo, perché riteniamo che questa sia la scelta sulla quale si qualifica il lavoro di qualunque Governo. Noi siamo riusciti a farlo solo in parte, perché siamo intervenuti su altre emergenze, siamo partiti dai rapporti a termine, abbiamo fatto all'interno del Jobs Act riduzioni importanti, siamo intervenuti sulla riforma degli ammortizzatori sociali ma il tema del cuneo fiscale, sul quale siamo riusciti ad intervenire seppure in parte, è l'indirizzo sul quale invitiamo anche questo Governo a muoversi. Quindi chiediamo una maggiore attenzione da parte del Governo sull'articolo aggiuntivo in esame che è davvero qualificante e una maggiore attenzione da parte dell'Aula: è una proposta emendativa sulla quale invito ad una riflessione, anche perché ci sono accostamenti che mi è capitato di leggere anche poco fa che dal punto di vista economico non sono corretti. Non è che se il contratto a termine costa di più automaticamente verranno assunti lavoratori con il contratto a tempo indeterminato: purtroppo non funziona così. L'unico modo per ottenere maggiori assunzioni con il contratto a tempo indeterminato è facendolo costare di meno. Quindi, Ministro, la invitiamo rispetto…

PRESIDENTE. Un po' di acqua… le blocco il timer come al basket.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Grazie, Presidente. Quindi l'unico modo che abbiamo per far accompagnare tale crescita, come abbiamo ripetuto, è ridurre il cuneo fiscale. Quindi, per favore, vi invitiamo a riflettere perché questa è una proposta concreta e alla portata del Paese e del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Grazie, Presidente. Intervengo per cambiare il parere: avevamo detto che ci rimettevamo all'Aula, invece esprimiamo parere favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, Ministro, effettivamente anche l'esperienza degli ultimi anni conferma che se tu riduci i costi attraverso sgravi di natura contributiva o parafiscale sul rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ciò ha una funzione positiva nel definirne la moltiplicazione. Quindi, da questo punto di vista, anche nella modalità che la collega Serracchiani propone, noi siamo intenzionati a sostenere e votare l'articolo aggiuntivo 3.014 Serracchiani. Aggiungo però un punto, sempre per quell'amore di chiarezza che credo in discussioni come queste debba restare ben presente. Noi dobbiamo a un certo punto - mi riferisco a noi sinistra, centro-sinistra, Paese - decidere sugli sgravi: se vogliamo avere sgravi uguali per tutti; se vogliamo avere sgravi differenziati in funzione dei ritardi tra le aree - penso al Mezzogiorno e a quello che già oggi c'è - se vogliamo avere sgravi ancora differenziati per quanto riguarda l'occupazione giovanile, perché, come è evidente, abbiamo un problema drammatico di dualismo del mercato del lavoro in Italia. I dati medi che l'Istat ci propone non sono veritieri perché lo sappiamo che sono la media tra due o tre realtà che sono tanto diverse tra di loro. Io preferirei avere un minimo sgravio contributivo per tutti, uno zoccolo minimo, sopra il quale però agirei attraverso sgravi più forti e mirati per sostenere quelle fasce del mercato del lavoro che, per l'età che hanno o per le condizioni territoriali nelle quali operano, hanno maggior bisogno di un sostegno pubblico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD). Grazie, Presidente. Mi rivolgo, suo tramite, al Ministro. Questo è l'articolo aggiuntivo che può in qualche modo aggiustare sia pure parzialmente il provvedimento. In buona sostanza, se da un lato, avete compromesso la possibilità per le aziende di assumere a tempo determinato, l'unica possibilità per provare a rilanciare in qualche modo il mercato del lavoro o, quanto meno, non procurare ad esso danni è approvare la proposta emendativa in esame. Consentire la diminuzione del costo del lavoro a tempo indeterminato è l'unico modo per incentivare l'occupazione, altrimenti il provvedimento sarà distruttivo. Io vi prego di assumervi la responsabilità quantomeno di accogliere l'articolo aggiuntivo 3.014 Serracchiani che segna un limite rispetto alla possibilità che il decreto-legge possa o meno creare danni secondo me incalcolabili al lavoro e alla dignità del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà per un minuto.

CHIARA GRIBAUDO (PD). Grazie, Presidente. Ministro Di Maio, lei ha vissuto in teoria la precarietà come l'ho vissuta io, come l'abbiamo vissuta molti di noi che poi siamo arrivati in Parlamento con l'ambizione di provare a cambiare proprio le regole ed introdurre i meccanismi che la flexsecurity aveva in qualche modo introdotto, favorendo però la flessibilità e meno la sicurezza ed è in questa direzione che è andato il tanto bistrattato Jobs Act perché ha ridotto e ha eliminato le forme più precarie di assunzione, ha concesso incentivi per favorire l'occupazione stabile e, ancora una volta, il Partito Democratico torna con questa proposta emendativa per mettere al centro di una ricetta corretta l'occupazione stabile come risposta alla lotta alla precarietà. Trovo davvero incomprensibile per questa ragione il vostro rifiuto all'articolo aggiuntivo 3.014 Serracchiani del Partito Democratico che, come già bene è stato illustrato dalla collega Serracchiani, va in una direzione di buonsenso. Se per davvero si vuole favorire la dignità per le imprese, per i lavoratori, per l'occupazione stabile non bisogna partire dai tagli previsti…

PRESIDENTE. Grazie, deputata Gribaudo, ha finito il tempo.

CHIARA GRIBAUDO (PD). …bisogna partire dal favorire l'occupazione stabile, tagliando il cuneo fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente. Noi siamo d'accordo con la proposta emendativa in esame. L'unica cosa su cui poniamo un punto interrogativo sono le coperture nel senso che qui in quattro anni diciamo che potrebbero essere necessarie tra 25 e 30 miliardi di coperture, se leggo bene, derivanti dalla razionalizzazione e revisione della spesa pubblica, dalla spending review. Obiettivamente tutto si può fare nel senso che possiamo fare qualsiasi tipo di provvedimento e qualsiasi tipo di proposta qui dentro: 50, 60, 150 miliardi. Però obiettivamente, anche se siamo d'accordo con la ratio dell'intervento, perché anche noi abbiamo presentato proposte rispetto al cuneo fiscale, tuttavia ci sembrano coperture abbastanza ampie da poter essere coperte entro i prossimi quattro anni. Noi umilmente - mi avvio a concludere, Presidente - rispetto al tema ma non soltanto ad esso e allargando un po' lo steccato rispetto al ragionamento che stiamo facendo in questo momento, abbiamo proposto, ad esempio, per quanto riguarda le aziende, un provvedimento e un passaggio che noi abbiamo chiamato flat tax incrementale che poteva già essere un piccolo aiuto, in questo caso non in termini di cuneo fiscale, ma già un piccolo aiuto alle aziende virtuose che magari nell'anno dopo facessero o avessero realizzato qualche fatturato in più rispetto all'anno precedente. Non è stato accettato neanche quello, comunque confermiamo la buona intenzione dell'articolo aggiuntivo 3.014 Serracchiani che ci sembra poco realistico e, quindi, ci asterremo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Viscomi. Ne ha facoltà.

ANTONIO VISCOMI (PD). Grazie, Presidente. Avremmo voluto scrivere norme per un buon lavoro: ci avete consegnato i buoni lavoro; avremmo voluto scrivere norme per promuovere l'occupazione stabile e di qualità: ci avete consegnato norme che provocheranno comportamenti opportunistici per evitare le assurde prescrizioni che avete introdotto; abbiamo solo un modo per promuovere l'occupazione: la qualità delle imprese e la riduzione del costo del lavoro di un punto percentuale fino ad arrivare a 4 punti percentuali all'anno, una riduzione generale, signor Presidente, uguale per tutti, uomini, donne, di base e soprattutto uguale su tutto il territorio nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.014 Serracchiani, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza PD e del relatore di minoranza di Forza Italia e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 57).

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Presidente, a seguito di un accordo raggiunto tra i gruppi parlamentari propongo che l'emendamento 2.7 Pagani e gli identici emendamenti 2.8 Paita e 2.40 Pastorino, nonché gli identici emendamenti 1.154 Murelli e 1.300 Polverini siano riformulati in questa maniera: “all'articolo 2, al comma 01 premettere il seguente: all'articolo 29, comma 2, lettera b), dopo le parole: ‘i rapporti per l'esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a tre giorni nel settore del turismo e dei pubblici esercizi nei casi individuati dai contratti collettivi', sono inserite le seguenti parole: nonché quelli instaurati per la fornitura di lavoro portuale temporaneo di cui all'articolo 17 della legge 28 gennaio 1994, n. 84”.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Paita. Ne ha facoltà.

RAFFAELLA PAITA (PD). Presidente e colleghi, naturalmente concordo sull'idea di riformulare questi emendamenti per trovare un'intesa comune, al fine di correggere una stortura che io reputo molto grave: perché noi rischiavamo, con l'impostazione che il decreto-legge aveva sul tema della portualità, di far venir meno un requisito fondamentale che è quello della fornitura del lavoro portuale. Ora qui dobbiamo intenderci, perché la materia richiede anche un minimo di tecnicalità. Noi stiamo parlando, nell'ambito della portualità italiana, di una movimentazione di TEU intorno ai 10 milioni e mezzo: questo Paese fa una movimentazione di TEU di 10 milioni e mezzo. La regione dalla quale provengo, la Liguria, da sola (è il 2,5 per cento della popolazione italiana) movimenta circa 4 milioni di TEU. È una cifra enorme, si tratta di un'economia enorme, che ha un'importanza strategica per il Paese.

Ora, la portualità è per sua natura il paradigma della flessibilità, perché è del tutto evidente che le merci non arrivano costantemente allo stesso modo; e quando c'è bisogno di avere un maggiore afflusso di lavoratori, dobbiamo essere in grado di utilizzare quella flessibilità in termini positivi per dare lavoro, per concretizzare economia e per consentire ai nostri porti di crescere.

Quando i terminalisti hanno raggiunto un picco alto utilizzano le cosiddette compagnie all'interno dei porti, ma quando - così parlano i camalli - ci sono i picchi dei picchi, cioè dentro quel lavoro c'è ancora una maggiorazione, una forza in più, allora si utilizzano le forze interinali. Ecco perché è importante garantire che ci sia questo strumento, e credo che sia anche - fatemi dire - la prova, la controprova del fatto che poi i decreti-legge vanno compresi e vanno interpretati nella realtà del mondo del lavoro. Se noi non avessimo corretto con questo emendamento, che ovviamente mi fa molto piacere sia stato condiviso anche da altre forze, noi avremmo avuto una sofferenza importantissima del mondo del lavoro portuale e una ricaduta sull'intero ciclo economico.

Per questa ragione ovviamente accettiamo la riformulazione, e ovviamente accettiamo anche il fatto che ci sia una condivisione larga, della quale voglio ringraziare chi ha lavorato all'interno del Comitato dei nove; però credo anche che sia importante che voi capiate da questa vicenda che, intorno al tema della portualità e del lavoro, un conto è parlare in astratto, un conto è ragionare in concreto. Questa concretezza, che noi abbiamo consentito appunto attraverso l'emendamento di correggere, avrebbe potuto essere una catastrofe dal punto di vista della vocazione portuale e marittima di questo territorio, e credo che questo non avrebbe certamente giovato al nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Quindi, deputata Paita, lei ritira il suo emendamento 2.8, giusto?

RAFFAELLA PAITA (PD). Accetto la riformulazione, credevo di essere stata chiara.

PRESIDENTE. Certo, però è mio obbligo chiedere il ritiro per accettare la riformulazione. Sta bene così.

Ha chiesto di parlare il deputato Pastorino. Ne ha facoltà.

LUCA PASTORINO (LEU). Presidente, anch'io, anche a nome del gruppo, accetto la riformulazione, che è arrivata finalmente. Diciamo che ha avuto un periodo di gestazione un po' lungo, perché anche il gruppo di LEU aveva presentato, forse per primo, a prima firma Epifani, un emendamento finalizzato alla correzione del testo nel senso già spiegato dalla mia collega Paita, che appunto mi ha preceduto, perché sostanzialmente la realtà dei porti vive una peculiarità ambientale dal punto di vista lavorativo che si basa su un equilibrio fatto di picchi, fatto di chiamate, fatto comunque di un equilibrio che c'è, che sta in piedi, e le norme sono state costruite nel tempo in questo modo. Per cui accettiamo la riformulazione.

Siamo anche contenti, con avevamo chiesto in Commissione, che questo dibattimento avvenga in Aula, perché insomma, nel travaglio all'interno della Commissione si è arrivati al venerdì sera con una riformulazione un po' tardiva, sulla quale noi abbiamo preteso il rispetto degli impegni e delle richieste che il Governo aveva avanzato a noi gruppi di opposizione, di ritirare gli emendamenti per poi portarli all'Aula: siamo in Aula, quindi ringrazio per avere portato l'emendamento qui e poi per aver risolto una questione che poteva essere decisamente molto, molto problematica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cassinelli. Ne ha facoltà.

ROBERTO CASSINELLI (FI). Presidente, anch'io con soddisfazione posso prendere nota di questa riformulazione che viene accolta. C'è evidentemente soddisfazione, la collega Polverini è tra le colleghe che hanno sottoscritto questo emendamento. È certamente una grande opportunità per il lavoro portuale: il lavoro portuale in tutte le realtà, ma in particolare nella città di Genova da cui io provengo, ha avuto lunghi periodi di grande sofferenza. Stiamo faticosamente uscendo da questo, con una grande collaborazione tra tutti quelli che sono i soggetti, tutti quelli che sono gli operatori del porto, col massimo coinvolgimento anche di quelle che sono le realtà dei lavoratori portuali.

È una possibilità di sviluppo che va colta, che potrà dare un grande incremento, che potrà quindi creare occupazione, e che potrà creare quindi anche ricchezza.

Per i porti però dobbiamo dirlo, c'è un tema fondamentale che è quello che poche ore fa il ministro Toninelli ha maltrattato, e che è quello delle infrastrutture. Speriamo che su questo tema il Governo aumenti la sensibilità e si renda conto che le prospettive di sviluppo di un Paese sono strettamente collegate alle infrastrutture.

Concludo dicendo: spero che anche altri emendamenti che sono stati proposti vengano esaminati con lo stesso spirito e vengano accolti.

PRESIDENTE. Chiedo ora, perché ve lo devo chiedere di nuovo formalmente, ai presentatori degli identici emendamenti 1.154 Murelli e 1.300 Polverini, nonché 2.7 Pagani e 2.40 Pastorino, se accolgano la complessiva proposta di riformulazione avanzata dal relatore sulla quale, come appena comunicato, vi è l'accordo dei rappresentanti di tutti i gruppi nel Comitato dei diciotto.

WANDA FERRO (FDI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Presidente, solo per sottolineare che noi sottoscriviamo ovviamente l'emendamento in questione.

PRESIDENTE. Sta bene.

Chiedo al rappresentante del Governo e ai relatori di minoranza il parere su tale proposta di riformulazione.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Presidente, va benissimo.

PRESIDENTE. Deputata Fregolent?

SILVIA FREGOLENT, Relatrice di minoranza per la VI Commissione. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore per la maggioranza.

PRESIDENTE. Avverto che, a seguito della riformulazione proposta dal relatore, gli identici emendamenti 1.154 Murelli e 1.300 Polverini si intendono rinumerati come 2.700 Murelli e 2.701 Polverini. Se non vi sono interventi, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.7 Pagani, 2.40 Pastorino, 2.700 Murelli e 2.701 Polverini, nel testo riformulato, con il parere favorevole delle Commissioni, del Governo e dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 58) (Applausi).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.1 Epifani, a pagina 152 del fascicolo, sul quale vi è il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza di Forza Italia.

VALENTINA APREA (FI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA (FI). Presidente, adesso cominciamo a discutere - e mi auguro ad approvare - emendamenti o comunque l'articolo che riguarda la scuola.

Con tutto il rispetto per i membri del Governo che sono seduti qui davanti a noi, credo che sarebbe opportuno che ci fosse il Ministro dell'Istruzione o almeno un sottosegretario dell'istruzione. Ciò perché, Ministro Di Maio, lei ha voluto inserire in questo provvedimento cosiddetto “dignità” - che, come ha detto bene l'onorevole Giacomoni, “lo chiamavano dignità”, perché penso che ormai abbiamo abbandonato da parecchio la dignità delle norme che sono in questo provvedimento -, anche (così, tanto per metterci un peso in più) tutta una questione che riguarda i precari della scuola, l'insegnamento nella scuola dell'infanzia, nella scuola primaria e altre norme, come ora vedremo.

Quindi, con tutto il rispetto per lei, noi abbiamo bisogno - tra l'altro, lei è anche Vicepresidente del Consiglio - di avere un'interlocuzione, anche indiretta - vogliamo parlare almeno noi, visto che gli insegnanti non riescono a farlo, cioè gli interessati e i controinteressati -, con un membro del Governo, del MIUR.

Poi, certamente andiamo avanti, Presidente, però segnalo come sia già gravissimo che in un decreto - gestito con quale complessità, come abbiamo visto, dalla Commissione lavoro e dalla Commissione finanze - ci sia una parte delicatissima che riguarda contenziosi e il futuro dell'insegnamento e dell'apprendimento per i nostri bambini e non ci sia nessuno del MIUR. Siamo stati già mortificati, come Commissione cultura della Camera, e la stessa sorte l'avrà la Commissione cultura del Senato, pretendiamo anche interlocutori diretti rispetto alle nostre materie.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Presidente, sempre sull'ordine dei lavori, mi unisco a quanto richiesto dalla collega Aprea. Riteniamo che affrontare un tema così sensibile, che ha visto una vera e propria battaglia sociale e un confronto in Commissione - per quanto riguarda Fratelli d'Italia, anche audizioni delle rappresentanze - senza la presenza del Ministro specifico, che addirittura è venuto in Commissione con la risposta vecchia, senza neanche presentare l'intervento emendativo dei relatori, ci sembra veramente un ulteriore atto di insensibilità nei confronti di quello che sta accadendo, e lo vedremo nel corso del dibattito.

In più, ovviamente gioiamo del fatto che vi sia stato un emendamento a favore dei portuali, che è una categoria che Fratelli d'Italia difende da tempo, tra i primi; però, faccio un primo appello a tutta l'Aula, soprattutto alla maggioranza: forse anche sulla scuola ci dovrebbe essere una simile unanimità.

ANNA ASCANI (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Presidente, sempre sull'ordine dei lavori, per unire la mia richiesta a quelle degli altri colleghi dell'opposizione, perché in Commissione è successo che, da un testo di poche righe che di fatto sospendeva l'efficacia di una sentenza, si sia passati a qualche pagina di decreto che tocca la vita quotidiana di decine di migliaia di persone.

Allora, mi auguro che il Governo qualcuno degli emendamenti li voglia recepire, se non altro perché sono quegli stessi insegnanti ad aver fatto notare al Governo che c'è un problema, ed è importante che per il Governo, oltre al Ministro Di Maio, ci sia chi è competente in materia di istruzione - un sottosegretario, meglio sarebbe il Ministro, visto che sarà lui poi a doversi far carico di spiegare a chi sta fuori le decisioni che avete preso -, perché altrimenti questa discussione rischia di diventare una discussione che resta tra di noi.

Invece io credo che, se serve a qualcosa non aver messo la fiducia, deve servire a risolvere i problemi che sono evidenti, che ci sono in questo testo, e che con alcuni emendamenti possono essere risolti. Però, per far questo, è importante che ci sia o il Ministro o un sottosegretario che faccia capo al Ministero dell'Istruzione.

STEFANO FASSINA (LEU). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Presidente, mi associo alla richiesta che è stata fatta dai miei colleghi, data la delicatezza del tema e delle conseguenze, perché parliamo di scuola, parliamo di possibili soluzioni per evitare uno scenario drammatico, che è quello del licenziamento di circa 7 mila insegnanti. Quindi, credo che vada messa la massima attenzione da parte del Governo nella valutazione degli emendamenti che verranno proposti.

PRESIDENTE. A questo punto, visti tutti gli interventi che ci sono stati sull'ordine dei lavori, come da intese intercorse per le vie brevi, sospendo la seduta per quindici minuti. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 18,45, è ripresa alle 19,05.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.1 Epifani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Incominciamo a discutere gli emendamenti all'articolo 4, che, come abbiamo anticipato prima brevemente con la richiesta del Ministro della pubblica istruzione, riguardano la scuola in generale, sebbene la norma che è stata inserita nel decreto abbia un ambito più circoscritto, ma questo è proprio uno dei problemi.

La norma si riferisce agli effetti di una sentenza del Consiglio di Stato che è intervenuta sulle insegnanti e sugli insegnanti con diploma magistrale… Presidente, è un po' complicato.

PRESIDENTE. Colleghi!

STEFANO FASSINA (LEU). Credo che la rilevanza e anche la drammaticità delle norme che stiamo discutendo richiedano attenzione o, quanto meno, per chi non è interessato, di lasciare la possibilità agli altri di ascoltare e di potere intervenire.

Dicevo che l'articolo 4 del decreto interviene sulla sentenza del Consiglio di Stato della fine di dicembre dell'anno scorso che ha riguardato gli insegnanti e le insegnanti con diploma magistrale ante anno scolastico 2001-2002.

PRESIDENTE. Scusi, collega, un attimo. Colleghi, è possibile rientrare in Aula in silenzio, magari senza passare davanti al collega Fassina, che sta intervenendo? Prego.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Noi abbiamo proposto anche altri emendamenti, che hanno un ambito, un perimetro circoscritto agli effetti della sentenza, come l'articolo 4, ma è evidente, ed è questo il senso dell'emendamento 4.1, che, per affrontare in modo sistematico il problema che si è aperto a seguito della sentenza e che l'articolo 4, introdotto dal Governo nel decreto, si limita a rinviare al 30 giugno, per affrontare in modo adeguato quel problema, bisogna alzare il tiro e guardare alla carenza, alla drammatica carenza di insegnanti nella scuola.

Allora, l'emendamento che proponiamo è per rispondere alle persone, alle lavoratrici e ai lavoratori, alle insegnanti direttamente interessate dalla sentenza del Consiglio di Stato, e per tenere conto delle altre figure professionali che vivono una condizione di precarietà nella scuola, nell'emendamento le citiamo.

Sono coloro che hanno la laurea in scienze della formazione, il percorso abilitante speciale, il tirocinio formativo attivo e così via, in quell'universo molto ingarbugliato che è il quadro dei percorsi formativi che porta all'insegnamento.

Noi proponiamo con il nostro emendamento un piano assunzionale pluriennale, che ha come riferimento uno sblocco integrale del turnover, cioè la possibilità di sostituire tutti gli insegnanti che vanno in pensione, la possibilità di arrivare a un numero adeguato di insegnanti in rapporto agli studenti, la possibilità di avere un numero adeguato di insegnanti di sostegno e di personale amministrativo e tecnico ausiliario, che è un altro comparto importante che spesso viene dimenticato.

Il nostro piano, che ha una copertura, ovviamente, e che ha anche una gradualità - perché siamo consapevoli anche dei limiti di finanza pubblica - prevede un percorso assunzionale pluriennale, prevede la possibilità di coprire il fabbisogno assunzionale nel 50 per cento con le graduatorie di merito e per il restante 50 per cento attingendo alle graduatorie ad esaurimento, nelle quali riconosciamo in modo esplicito le insegnanti e gli insegnanti muniti di diploma magistrale ante anno scolastico 2001-2002.

PRESIDENTE. Concluda.

STEFANO FASSINA (LEU). Vado a concludere. Riconosciamo i laureati e le laureate in scienza della formazione, quelli con percorso abilitante speciale e tirocinio formativo attivo, e coloro che hanno svolto più di 36 mesi di lavoro a tempo determinato. Insomma, un piano sistematico.

Per questo avremmo voluto anche confrontarci con il Ministero della pubblica istruzione e non solo con il Ministro del lavoro, per dare una soluzione graduale, ma una soluzione sistematica, organica, a un problema grave, che, ovviamente, pesa su chi è precario, sugli insegnanti precari, ma pesa sulla qualità della didattica, e quindi sul futuro degli studenti.

VALENTINA APREA (FI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA (FI). Presidente, solo per ringraziare il sottosegretario Giuliano, che ci ha raggiunto, e ringraziare prima ancora la Presidenza, che ha provveduto a fare arrivare il MIUR nella persona del sottosegretario. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Epifani, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico, il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 59).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 4.22 Paolo Russo e 4.300 Fassina, per quanto riguarda le parti ammissibili.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paolo Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO RUSSO (FI). Grazie, Presidente. Questo decreto tratta, peraltro anche in modo parziale, la vicenda dei diplomati magistrali retrocessi dalla sentenza del Consiglio di Stato. Però, non si interessa - e lo abbiamo rilevato con una serie di emendamenti presentati già in Commissione - di altre vicende che hanno lo stesso profilo di intensità e anche la stessa criticità e, se volete, anche la stessa ragione. Penso ai tanti giovani, devo dire sempre meno giovani perché ovviamente il tempo passa e diventano precari sempre meno giovani, risultati idonei al concorso docenti del 2016, a seguito della loro ammissione all'espletamento delle prove concorsuali in forza di una specifica ordinanza cautelare del Consiglio di Stato. A distanza di due anni diversi uffici regionali scolastici competenti per territorio non hanno ancora provveduto nell'immissione degli idonei nelle graduatorie di merito. È evidente che la discrezionalità dei vari uffici regionali presenti sul nostro territorio si è atteggiata in modo diseguale rispetto all'inserimento in graduatoria, il che ha determinato una sorta di roulette delle immissioni. A fronte di situazioni analoghe - oserei dire uguali - vi è stata un'irragionevole diversità di trattamento, in violazione evidente dei principi fondamentali di eguaglianza e di parità di trattamento.

Ovviamente, tutto questo sta dando origine ad un costoso ed inutile fronte di contenzioso proprio con il Ministero che, da un lato, comporta costi inutili per l'amministrazione e, dall'altro, costringe i cittadini, già docenti precari al servizio dello Stato, a sostenere ulteriori oneri a tutela di un diritto conseguito con il superamento di un pubblico concorso. L'emendamento, che stiamo per votare nella parte ammissibile, recita esattamente questo, cioè la possibilità per questi docenti di ottenere le stesse condizioni nel panorama nazionale e non spezzettati o discriminati in ragione della provenienza geografica. Ma l'emendamento si occupava, prima di essere sanzionato, prima di essere valutato per una parte inammissibile, di altre due vicende: una è quella che riguarda gli aspiranti docenti, più o meno 759 aspiranti dirigenti scolastici, incappati nelle maglie di una burocrazia anche su questo fronte impari. Mentre i ricorsisti dei ricorsi del 2004 e quelli del 2006 hanno beneficiato della legge n. 107 del 2015, gli aspiranti dirigenti del concorso del 2015, che per varie ragioni hanno un contenzioso aperto con il Ministero, pur se hanno superato la prova selettiva - e taluni hanno anche superato le prove scritte - non hanno, chissà perché, potuto beneficiare di questa norma. È evidente che si ingenera una condizione di tale criticità dal punto di vista della diseguaglianza di trattamento - e non solo nel merito delle questioni, ma anche in ragione della provenienza geografica - che lascia tutti allibiti e credo che solo il legislatore, come è giusto che sia, può provare a risolvere una vicenda e una vertenza che ormai è datata nel tempo ma che diventa sempre più urgente nella sua risoluzione. Poi, vi sarebbe un'ulteriore vicenda, anche questa sanzionata dalla inammissibilità - e concludo -, sugli aspiranti dirigenti scolastici che hanno addirittura superato tutte le prove del 2011, tranne la preselettiva. Ricorderei ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che il programma recitava più o meno così (non smentito dal contratto): censire i precari ancora presenti nelle varie graduatorie, soprattutto nelle classi di concorso in esubero, ai fini di attuare una programmazione il più possibile rispondente al fabbisogno ed inserire gli idonei nelle graduatorie di merito del concorso 2016. Quindi, ci sono tutte le condizioni…

PRESIDENTE. Concluda.

PAOLO RUSSO (FI). … istituzionali, politiche e normative per sanare questa vicenda. Basta approvare questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega D'Attis. Ne ha facoltà.

MAURO D'ATTIS (FI). Grazie, Presidente. Quando è stato presentato alla Camera questo decreto, il “decreto dignità”, pensavo che si cogliesse l'occasione per dare anche dignità a una categoria abbastanza complessa qual è quella degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Con i colleghi abbiamo presentato questi emendamenti. Per la verità, la collega Aprea ha ringraziato il sottosegretario Giuliano per la presenza. Io non dovrei ringraziare il Ministro, perché attendo ancora una risposta, da oltre un mese, a una interrogazione.

Risulta inspiegabile perché non si sia colta l'occasione per dare dignità a delle categorie, come i ricorrenti del 2011, e si sia lasciato fare alla giustizia amministrativa. Io credo nel primato della politica e se il legislatore ha creato confusione in passato…

PRESIDENTE. Concluda.

MAURO D'ATTIS (FI). …è bene che il legislatore ponga una soluzione e la soluzione la possiamo dare, approvando questi emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.22 Paolo Russo e 4.300 Fassina, per la parte ammissibile, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e del relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico e con il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 60).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3 Ascani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Grazie, Presidente. Questo articolo è il segno chiaro della differenza che c'è tra il fare propaganda e campagna elettorale e il governare perché, come tutti qui dentro sanno, durante la campagna elettorale le forze che oggi sono al Governo sono andate dalle diplomate magistrali, così come da tutti gli altri soggetti coinvolti in questo articolo, a promettere che li avrebbero assunti, avrebbero fatto una grande sanatoria e che i problemi si sarebbero risolti una volta arrivati al Governo. Peccato che, poi arrivati al Governo, fanno esattamente l'opposto.

Cos'è che succede, a beneficio dei colleghi che non sono stati presenti in Commissione a discutere con noi? Che nel primo testo di questo decreto, che per quel che riguarda la scuola davvero non può essere chiamato “dignità” ma va chiamato “disoccupazione” perché di fatto licenzia delle persone, si scriveva semplicemente che una sentenza sarebbe stata sospesa per 120 giorni. Poi, il Governo si è accorto che era un po' poco per dare risposta al tema della continuità didattica e allora che ha fatto?

Ha preso da un cassetto “proposte ed altri”, le ha copiate male e ha tirato fuori una soluzione pasticciata, che, di fatto, scontenta tutti. Perché scontenta tutti? Perché i diplomati magistrali, secondo il testo che avete scritto, saranno licenziati il 30 giugno 2019, ripeto licenziati, lo avete scritto voi. Ci fate lezioni sui contratti a tempo indeterminato, sulle stabilizzazioni, addirittura ci spiegate che questo decreto serve a stabilizzare, noi di insegnanti ne abbiamo stabilizzati più di 100 mila, non vi chiedevamo di fare altrettanto, ma almeno di evitare che il primo decreto fosse un decreto licenziamenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché questo effettivamente è insopportabile.

Quindi, i diplomati magistrali li licenziamo, ai laureati in scienze della formazione primaria cosa diciamo? Che faranno un concorso non selettivo, insieme a tutti gli altri, a tutti i diplomati magistrali, in una graduatoria permanente, che diventerà una nuova graduatoria a esaurimento che non si esaurirà mai, e quindi non entreranno mai in ruolo di fatto. E poi che diciamo a quelli che oggi stanno studiando nelle nostre università scienze della formazione primaria, che vorrebbero fare gli insegnanti? Gli spieghiamo che per loro non c'è posto, perché per partecipare a questo concorso non selettivo bisogna avere due anni di servizio e chi oggi è nelle nostre università per forza di cose due anni di servizio non ce li ha. Quindi noi stiamo dicendo a decine di migliaia di persone, che hanno la legittima aspirazione di insegnare e anche le competenze per farlo, che possono dare tanto ai nostri bambini e ragazzi, che per loro non c'è posto.

Noi con questo emendamento presentiamo una soluzione alternativa, noi vi diciamo che c'è la possibilità di dare risposta a tutti nel migliore dei modi, non aggirando una sentenza, ma facendo un concorso vero, cercando soprattutto di non licenziare, il 30 giugno 2019, delle persone che fino a prima della sentenza erano in ruolo e cercando di evitare soluzioni pasticciate, che trasformano la vostra propaganda da campagna elettorale in un disastro vero, che poi si riflette sulla vita delle persone. Perché a quelle maestre, che oggi hanno un lavoro e che dal primo luglio del prossimo anno non ce l'avranno, voi cosa andrete a dire, dopo aver fatto campagna elettorale sulla loro pelle (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

Presidente, io mi rivolgo al sottosegretario, che è qui e che viene dal mondo della scuola, quindi sa bene di cosa stiamo parlando. Questa non è una soluzione, lo sappiamo bene. Siccome noi, avendo governato, abbiamo anche affrontato problemi difficili, potevate migliorare quel lavoro, potevate stabilizzare più insegnanti, potevate aumentare i posti soprattutto al Sud, perché questo tipo di soluzione con concorsi regionali dice agli insegnanti del Sud che non c'è posto per loro nella scuola italiana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), dopo aver promesso loro in campagna elettorale che li avreste assunti!

Allora facciamo così: deponiamo le armi e cerchiamo di trovare una soluzione possibile. Noi con questo emendamento ve ne diamo una, con gli emendamenti a seguire vi daremo altre possibilità di migliorare il testo che avete scritto, ma non chiudiamo questa discussione come la stiamo aprendo, perché stiamo mettendo in discussione il lavoro di decine di migliaia di persone e soprattutto la formazione e la crescita dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, che dovrebbero essere per tutti, a prescindere dal colore politico, la priorità di questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA (FI). Presidente, sottosegretario Giuliano, colleghi, la scelta del Governo di ricercare una soluzione normativa al complesso contenzioso - perché di questo si tratta - dei diplomati magistrali era da noi ed è da noi condivisa, tanto che all'inizio della legislatura avevamo, come Forza Italia, presentato una mozione, a firma presidente Gelmini, per chiedere al Governo di risolvere il contenzioso con una norma, che è diventata l'emendamento 4.23 di questo fascicolo.

Dunque, sottosegretario, non si discute né la necessità, né l'urgenza di intervenire sul piano legislativo, ma le scelte effettuate dal Governo: ora che l'iter si sta concludendo, come ha anticipato l'onorevole Ascani, quelle sì non configurano percorsi né efficaci e né condivisi, neppure dagli stessi interessati, e, come se non bastasse, creano premesse per nuovi e più pesanti contenziosi.

A dire il vero, già la scelta iniziale del Governo di inserire la norma in un provvedimento del lavoro per affrontare la delicata questione dei diplomati magistrali è sembrata subito sbagliata, soprattutto perché ha impedito un vero confronto di merito, che sarebbe dovuto avvenire in Commissione cultura. E, sottosegretario, gliel'abbiamo già detto nelle Commissioni riunite lavoro, finanza et cultura: che non succeda più! Non possiamo mortificare e sacrificare, faccia un decreto per la scuola, il Governo! Se c'è necessità e urgenza, ci sono i decreti anche con una norma specifica di un Ministero, come avete fatto peraltro per altri settori. Perché volete sacrificarci in questo modo?

Ma la nostra opposizione è motivata ora da almeno tre grandi questioni, che le consegniamo, che si aprono con l'approvazione di questo articolo di legge.

Prima questione: l'elevato numero di contro interessati a questa norma, ne vogliamo citare alcuni? Alcune migliaia, colleghi, migliaia: gli stessi diplomati magistrali che si aspettavano di entrare nelle GaE, gli insegnanti di sostegno specializzati, gli insegnanti delle scuole paritarie che hanno maturato i due anni di supplenza nelle scuole non statali e che sono esclusi dai concorsi non selettivi, pensate, colleghi, hanno trovato la formula del concorso non elettivo, le sanatorie, loro non sono il primo Governo e purtroppo non saranno l'ultimo Governo a proporre a quest'Aula delle sanatorie, ma scrivere concorso non selettivo è un insulto alla Costituzione! Non ci sono concorsi non selettivi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), non è possibile, è una selezione manovrata e costruita da una norma, perché la Costituzione parla di concorso ed è un'altra questione. E allora vediamo, ecco, tutte queste categorie, è già scritto, sottosegretario Giuliano, presenteranno nuovi ricorsi, alimenteranno il business dei contenziosi amministrativi, determineranno nuove scelte in materia di reclutamento, che saranno dettate ancora una volta dalla giustizia amministrativa e non da criteri di qualità e di merito.

Lo dico subito: io manco da quest'Aula da sei anni, ho visto riforme fatte dal centrosinistra e noi abbiamo fatto tante riforme, speravo che qualcosa fosse cambiato o che cambiasse ancora e invece no, mi ritrovo ancora con le sanatorie, ma che Paese è questo? Quale giustizia ci sarà per i docenti e i giovani che chiedono di poter insegnare da giovani e per merito, e non perché noi qui decidiamo che, insomma, bisogna risolvere questo contenzioso e quindi dobbiamo dare una risposta? E quindi per favore, per favore, sottosegretario Giuliano, che il Governo non ci proponga nuove norme di reclutamento, dobbiamo risolvere alcune questioni prima di far varare nuove norme per il reclutamento dei docenti.

Seconda questione: l'elevato numero di contenziosi tuttora pendenti presso il Ministero, che riguardano, abbiamo detto, centinaia se non migliaia di docenti, dirigenti, personale ATA, che meritano di essere presi in considerazione per una ragione di giusta causa e per il funzionamento della scuola.

Vedete, negli articoli precedenti cosa abbiamo detto, colleghi? Che si arricchiranno quelli che fanno le cause del lavoro? Bene, qui con questa norma stiamo prevedendo profitti per quelli che fanno le cause amministrative, complimenti ancora una volta!

Terza questione, ma ritorno su questo, poi, Presidente, negli interventi successivi, ho colto l'occasione dell'emendamento Ascani per introdurre, ovviamente, la nostra posizione e lo vediamo dopo - sarà la questione del ricambio generazionale - al prossimo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fusacchia. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-+E-CD). Presidente, io voglio intervenire su questo emendamento, ma dirò alcune cose che riguardano tutto questo articolo. Vede, qui siamo partiti - io non posso non apprezzare le parole delle due colleghe che mi hanno preceduto - con un articolo che prevedeva di dare tempo ad un Ministero per poter attuare una sentenza o capire come gestirla e siamo finiti a mettere in un decreto-legge un altro decreto-legge, sostanzialmente. Perché questo non è un articolo, il contenuto di questo articolo è di una vastità e di una complessità e potenzialmente di un impatto tale che io non credo possa essere gestito non sulla base di un criterio di urgenza, ma sulla base di questo criterio di fretta, ora c'è differenza tra la fretta e l'urgenza.

Nel merito voglio dire tre cose: questo è un Paese abituato, purtroppo, a vedere le politiche scolastiche fatte - dico percentuali non troppo distanti dalla realtà - al 40 per cento dal MIUR, al 40 per cento dalla giustizia amministrativa e al 20 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze, perché è una materia complessissima, però, qui, abbiamo delle storie molto diverse che stiamo cercando di forzare dentro un qualcosa che è un articolo e non un disegno complessivo delle politiche di reclutamento per la scuola, scordandoci che il beneficiario principale deve essere lo studente, deve essere il bambino, deve essere l'alunno.

Noi abbiamo casi, che stiamo trattando, di persone a cui lo Stato ha detto, negli ultimi dieci anni: devi aiutarmi a fare le supplenze, io non ti faccio un concorso, ti tratto in maniera precaria e così via. E queste persone stanno dicendo allo Stato: adesso, forse è il caso che, però, mi dai un quadro di stabilità. E, dall'altro lato, abbiamo dei ragazzi, degli studenti che sono all'università e che si vedranno negato l'accesso all'insegnamento in maniera stabile per anni a venire.

Tutti questi emendamenti e queste misure non sono chiari rispetto all'impatto; noi stiamo costruendo indipendentemente e a prescindere, mi verrebbe da dire, da quanto selettivo o non selettivo faremo questo concorso o da quanto sarà una sanatoria o da quanto saremo duri, invece. Stiamo ipotecando, per anni, le assunzioni e succederà una cosa molto semplice: nella scuola si assume - lo dico a tutti i colleghi, fortunatamente per loro, meno avvezzi e meno esperti di questa materia - al 50 per cento da concorso e al 50 per cento da queste graduatorie, ma la storia di questo Paese insegna che quando hai delle graduatorie che bollono, perché sono piene di migliaia e migliaia di persone che legittimamente aspettano di entrare nella scuola, il Paese concorsi non li fa più, perché c'è talmente tanta pressione su questo sistema…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-+E-CD). Arrivo, Presidente, grazie. Il mondo della scuola è pieno di controinteressati. Io invito solo il Governo - e mi appello al sottosegretario chi è qui in Aula e al Ministro che è qui in Aula - a valutare che il contenzioso giuridico che può nascere da questo può essere molto superiore alla misura che stiamo cercando di sistemare, con questa norma. Ci sono tanti insegnanti visibili o aspiranti tali, ci sono ancora più aspiranti insegnanti invisibili. Quindi, facciamo attenzione, perché fare un concorso non selettivo rischia di portarci, fra un anno o due anni, a un ricorso che non andrà davanti alla giustizia amministrativa, ma davanti alla Corte costituzionale e ci ritroveremo con un grande pastrocchio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa-Centro Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Ascani, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), con il parere favorevole della relatrice del Partito Democratico e sul quale si rimette all'Aula la relatrice di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 61).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.315 Mollicone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente. Siamo arrivati, vedo che anche il Ministro Bussetti ci ha raggiunto e, quindi, lo ringrazio, perché con più partiti avevamo evidenziato la sua assenza; noi, come Fratelli d'Italia, abbiamo seguito quella che potremmo definire come una vera e propria Via Crucis di questo decreto dignità, un decreto che è più un decreto omnibus che un decreto su specifiche iniziative e che ha messo tutto in un grande calderone, dai portuali a iniziative sul lavoro che creeranno precariato, invece di creare lavoro, che creeranno licenziamenti, fino ad arrivare al famigerato, ormai, famigerato articolo 4.

Ora, nello specifico, questo emendamento è per il posticipo dell'aggiornamento delle GaE, per la possibilità e la necessità di garantire per i docenti che parteciperanno al concorso di avere assunzioni al 100 per cento e per le GaE storiche di avere anche il ruolo nella provincia che hanno già scelto.

Ma siamo qui per chiedervi il motivo di una questione; al Ministro Bussetti l'abbiamo già fatto in audizione, al Ministro Di Maio, anche Vicepremier, quindi, rappresentante in pieno di questo Governo, io vorrei leggere solo alcune parole: voglio esprimere la mia vicinanza alle maestre diplomate magistrali che, in questi giorni, stanno vivendo l'angoscia di un possibile licenziamento di massa, per noi, chi ha dedicato decenni della propria vita alla scuola non può essere sbattuto fuori con un grazie e arrivederci. Ebbene, a dirlo non è Fratelli d'Italia o Forza Italia o le forze d'opposizione, a dirlo è Massimo Di Maio in campagna elettorale…

PRESIDENTE. Luigi…

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Luigi De Maio…

PRESIDENTE. Luigi Di Maio.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Di Maio, sono disnomico, chiedo scusa. Luigi, detto Massimo, Di Maio, scusate la mia disnomia.

Come dicevo, è stato Luigi Di Maio, attuale Vicepremier che oggi, insieme al Ministro Bussetti, porta in Aula un decreto che creerà licenziamenti di massa, forse il primo licenziamento di massa dello Stato. Noi riteniamo che ci fosse urgenza, ma che le sentenze, certo, si rispettano, Ministro Bussetti, lei è un tecnico, ma i tecnici, quando diventano ministri, sono politici e rappresentano la nazione e devono rappresentare anche un potere indipendente dalla magistratura; devono avere la capacità, l'intelligenza e la sensibilità di ascoltare le categorie sociali e questo voi non lo avete fatto!

Avete aperto dei vecchi dossier, con vecchie audizioni e vi siete rifatti a posizionamenti storici dei sindacati, delle categorie e, intanto, le maestre stavano per strada, le maestre e anche gli studenti in scienze della formazione, perché noi lo abbiamo detto e lo ribadiamo ancora: noi non vogliamo la guerra dei prof. Perché sulla guerra del prof voi governate e governate nel mettere gli uni contro gli altri. Noi difendiamo sia i diplomati magistrali, sia le GaE storiche, sia, anche, gli studenti di scienze della formazione su diversi piani.

Noi riteniamo che non si possa procedere con questo decreto, che l'articolo 4 vada riscritto secondo gli emendamenti che stiamo presentando, sia noi sia gli altri partiti d'opposizione, che dobbiate ascoltare le maestre, perché quelli non sono numeri, ma sono persone, sono vite, sono famiglie che restano nella disperazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e, qualche volta, la politica dovrebbe avere la capacità dell'ascolto, la capacità della soluzione dei problemi. Vedete, voi vi fate belli di qualche post e di qualche conferenza stampa, ma questo provvedimento creerà disperazione, la sta già creando, come la sta creando anche la sentenza della magistratura; ci sono già dei licenziati in tronco, persone che hanno affittato camere in città lontane centinaia di chilometri e che, invece, adesso, perderanno proprio il lavoro. E che cosa avete fatto voi? Avete fatto un decreto che, invece, di creare posti di lavoro, invece, finalmente, di affrontare il problema senza alimentare la guerra tra i prof, creerà disperazione, creerà disoccupazione e creerà l'insoddisfazione della società civile nei confronti di una politica che non ascolta (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Solo per dire che non so se il collega Mollicone ha fatto un errore, ma evidentemente aveva ragione, perché quello in campagna elettorale non può essere lo stesso Luigi Di Maio che ha fatto l'articolo di questo decreto; quindi, non so se si chiamasse Massimo o in qualche altro modo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico eFratelli d'Italia), di certo le promesse che hanno fatto in campagna elettorale sono il contrario di quello che scrivono in questo decreto.

Quindi, signor Ministro, una volta finita l'approvazione di questo decreto, torni da quelle maestre, torni a spiegargli che quelle che gli ha detto erano solo ed unicamente bugie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.315 Mollicone, con il parere contrario di Commissioni e Governo, sul quale si rimettono all'Aula le relatrici di minoranza del Partito Democratico e di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 62).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.2 Epifani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Questo emendamento è davvero minimale: in termini logici la numerazione l'avrebbe dovuto porre più avanti dopo l'altro emendamento per noi centrale che prevede la stabilizzazione delle insegnanti e degli insegnanti travolti - perché questo è il termine da utilizzare - dalla sentenza del Consiglio di Stato. L'emendamento 4.2 Epifani si limita a prolungare la scadenza prevista nel testo da 120 a 320 giorni e a dare un po' più di tempo al Governo e alla maggioranza per intervenire su una situazione che è drammatica. Ringrazio il Ministro per la sua presenza qui e ringrazio anche il sottosegretario. Speriamo di avere qualche vostra valutazione in questa sede: non abbiamo avuto questo onore in Commissione. Ci è stato letto l'emendamento ma ai nostri interventi non è stata data alcuna risposta e credo che invece sarebbe utile per quest'Aula avere qualche risposta nel merito dei problemi che stiamo sollevando. Non voglio fare appello alla coerenza: sarebbe troppo facile, l'hanno fatto altri colleghi. Abbiamo visto quanto vale stamattina sull'articolo 18 che ha avuto un percorso analogo a quello del provvedimento in esame. Vorrei fare appello al senso di responsabilità di ciascuno di noi: guardate, queste persone si sono trovate in mezzo ad un ginepraio giuridico creato dal legislatore. I tribunali e poi, alla fine, il Consiglio di Stato è intervenuto su un quadro normativo che voi avete ereditato, per carità, ma un quadro normativo contraddittorio e ambiguo che ha dato adito a sentenze di segno diverso e poi alla mannaia del Consiglio di Stato a fine dicembre. Ora qual è il punto? La responsabilità della situazione che si è venuta a creare nell'ultimo ventennio con interventi caotici, con interventi strumentali, con interventi improvvisati, con interventi contraddittori non può essere scaricata sulle spalle delle insegnanti e degli insegnanti: questo è il punto politico. Noi non possiamo come legislatori nasconderci dietro una sentenza del Consiglio di Stato. Dobbiamo assumerci la nostra responsabilità. Il legislatore ha creato il problema e il legislatore lo deve risolvere. È inaccettabile che lo scarichiamo sulle spalle delle insegnanti e degli insegnanti che, vorrei sottolineare, in questi anni hanno insegnato. Le circa 7.000 insegnanti donne e insegnanti uomini che verranno licenziati al 30 giugno 2019 - infatti di questo si tratta: il primo licenziamento di massa dalla scuola pubblica - hanno superato l'anno di prova, sono state valutate dall'amministrazione adeguate a svolgere il loro ruolo. Se non è questo emendamento, valutiamo i prossimi, ce ne sono tanti utili quantomeno a prendere tempo, a non decretare una catastrofe sociale così rilevante, che riguarda le dirette e i diretti interessati e riguarda la scuola. Ma come si fa a dire continuità didattica, ma come pensate che andranno in classe a settembre le insegnanti e gli insegnanti che sanno che verranno licenziati dopo pochi mesi, come potranno essere in grado di dare l'energia necessaria a fare buona didattica?

Allora fermatevi, fermatevi, prendiamo tempo, rinviamo agli effetti della sentenza e prendiamo tempo, affrontiamo questo capitolo nell'ambito adeguato che è quello del Ministero della pubblica istruzione, della Commissione cultura che approfondisce, definisce un percorso e porta a una soluzione sistematica che evita il conflitto tra insegnanti che si sta producendo oggi nelle piazze e sui social. Domani sarà nei tribunali e il problema verrà ingigantito. Davvero rivolgo un appello a ripensarci, a prendere tempo, non decidiamo ora e prendiamo il tempo necessario a una soluzione adeguata (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO (FDI). Grazie, Presidente. Accolgo l'appello del collega Fassina: questo non è un emendamento che cambia la normativa ma allunga soltanto i tempi e può essere un segnale. Dunque per dare un segnale che questa non è una battaglia politica ma di buon senso, chiedo di sottoscrivere l'emendamento Fassina e dichiaro il voto favorevole di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati di Liberi e Uguali)

PRESIDENTE. Collega, ovviamente intendeva dire che sottoscrivere l'emendamento 4.2 Epifani.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Epifani, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, del relatore di minoranza del Partito Democratico e del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 63).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.302 Ciaburro.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie Presidente, purtroppo per il Governo e per la maggioranza dovrete sentire di frequente la mia e la nostra voce. L'emendamento 4.302 Ciaburro è presentato anche insieme a emendamenti simili perché, come un martello, vogliamo farvelo capire, vogliamo ricordare che esiste un modo per migliorare il provvedimento. Lo abbiamo visto anche rompendo gli schemi d'Aula e sostenendo l'emendamento del collega Fassina. Lo faremo anche con quelli degli altri partiti d'opposizione quando saranno finalizzati alla difesa di una categoria che in questi anni è stata massacrata. Anche nell'emendamento in esame torniamo a chiedere di nuovo l'apertura delle GAE per tutte le categorie e richiediamo relativamente ai contratti da assegnare che nelle supplenze annuali si preveda l'inserimento nelle GAE dei docenti in possesso di uno o più requisiti elencati nell'emendamento che vedete. Ma, al di là di questo, è il concetto che vi deve entrare in testa, signori del Governo, per il suo tramite, signor Presidente, il concetto è semplice e riguarda la categoria dei docenti, tutti i diplomati magistrali. Ciò anche al fine di stemperare e tagliare la punta di un argomento polemico che spesso vediamo nei social e vediamo anche pubblicamente sui portali e sui blog di settore. Molti diplomati magistrali, seppure con altri titoli, sono laureati, sono specializzati: quindi non è giusto discriminarli e lo stesso vale per i laureati in scienza della formazione e ancora di più per quelli specializzati di cui c'è grande richiesta.

Quindi, signori del Governo, ma per quale ragione voi che siete il Governo del cambiamento, quando andate al Governo pensate bene di fare un provvedimento raffazzonato in pochi giorni che dà solo 120 giorni di proroga rispetto a una sentenza su cui mi sono confrontato anche con molti studenti di scienze formazione, anche sui social, anche fino a notte fonda, anche sabato e domenica perché noi abbiamo accettato con Fratelli d'Italia audizioni e incontri con tutte le categorie. E abbiamo spiegato che non è mettendosi gli uni contro gli altri che si ottengono i risultati: la guerra dei prof va superata, e questo Governo aveva la straordinaria occasione di fare un tavolo speciale, di mettere tutti intorno a questo tavolo, di riprendere i problemi storici e incancreniti, di prendere anche le nuove categorie che hanno ovviamente i loro legittimi e sacrosanti diritti. Ma non lo avete fatto, avete preferito continuare a fare annunci, avete preferito inserire… E poi ci spiegherete perché non avete parlato del precariato nella pubblica amministrazione: abbiamo presentato, io ho presentato altri emendamenti anche sul precariato della pubblica amministrazione, e ci sarebbe dovuta essere anche la Bongiorno seduta lì, e invece avete preferito isolare il tema e affrontarlo in maniera separata. Perché di quel precariato non vi volete occupare, e lì sì che ce ne sono di precari col contratto a tempo determinato.

Ma alla fine anche i DM, anche i docenti già storicizzati, anche chi è in ruolo da 2, 4, 5, 15 anni: voi state spazzando via con un provvedimento approvato in pochi giorni intere vite, e questo lo dovete capire, e ve lo ripeteremo fino all'ossessione. Anche sbagliando i nomi se necessario, perché quello che conta, Di Maio e signori del Governo, quello che conta è la sostanza, e la sostanza è che voi, o per imperizia o per incapacità complessiva o per volontà, state creando precariato, stata licenziando chi rappresenta lo Stato ogni giorno, in ogni aula, in ogni paese, di montagna fino alle aree più marginali e periferiche. E ve lo dobbiamo ricordare noi, ma a fare campagna elettorale in mezzo ai diplomati magistrali vi ho visto anche io, e ho visto le vostre dichiarazioni!

Anche agli amici della Lega, a cui ci uniscono tante esperienze di governo positive, anche in Lombardia. Amici della Lega, come si fa a pensare di governare con un Governo bicefalo, senza occuparsi di quello che fa una testa? Ma ce la volete mettere una toppo? Avete l'ottimo Pittoni, che ha provato a mettere una toppa, non c'è riuscito, ci dispiace. Ha provato ad accontentare tutti, ma non c'è riuscito.

E allora abbiamo questa possibilità, abbiamo l'orgoglio d'Aula. Anche ai colleghi dei 5 Stelle, e concludo: ci sono presidi, ci sono rappresentanti sindacali, anche al Governo. Vi chiedo: lo sapete, sono le maestre dei vostri figli. Dovete…

PRESIDENTE. Concluda.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Le incontrate per strada, davanti alle vostre scuole: ma con quale faccia, dopo aver votato con il vostro dito questo provvedimento, le incontrerete? Abbiate un sussulto di orgoglio, anche…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). …di dignità, questa sì, d'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Donzelli. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Presidente, colleghi, la battaglia Fratelli d'Italia non la fa in difesa delle maestre: la battaglia Fratelli d'Italia la fa in difesa dei nostri figli. Perché avere la maestra licenziata non dà serenità al bambino che è a scuola, avere una maestra che è schiava perché è precaria a vita non fa bene alla crescita dei nostri figli. Non è una battaglia per la difesa soltanto, che comunque è importante, del lavoro di una categoria: è una battaglia per la crescita serena dei nostri figli. Siamo riusciti a trovare un accordo, a modificare questo decreto-legge per i porti: se ci siamo riusciti per i porti, è possibile riuscirci anche per il futuro dei nostri figli.

Concludo. Non si tratta soltanto di quanto è stato promesso in campagna elettorale: in queste ore alle maestre che protestavano qui fuori si sono presentati il Presidente della Camera e il Ministro Salvini.

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Concludo. Salvini e Fico hanno garantito che avremmo trovato una soluzione e salvato le maestre. Poche ore fa, guardando negli occhi le maestre,…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). …è stata data una garanzia. Vi prego, in Aula rispettate la parola data in queste ore (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Presidente, intanto per, ahimè, esprimere il grande rammarico di un'ottusità politica, che in qualche modo ha visto (e ringraziamo la presenza del Ministro) nessuna conclusione positiva rispetto ad una delle agenzie educative più importanti.

È un pilastro del nostro Paese, per il quale ci dovrebbero essere sempre maggiori investimenti, e invece si minano giorno dopo giorno le fondamenta della scuola e di coloro che ne costituiscono l'ossatura.

Cosa dire? Noi ovviamente continueremo a far sentire la nostra voce. L'altro giorno il Ministro Bussetti ha dichiarato sulla stampa che la buona scuola ha creato dei danni irreparabili. Mi sento soltanto di porre al Ministro una domanda: ovviamente sulla buona scuola la posizione di Fratelli d'Italia è stata sempre chiara e netta, non ha paura che questo decreto-legge “dignità” passerà alla storia come una buona scuola, però ancor di più in negativo?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ciaburro. Ne ha facoltà.

MONICA CIABURRO (FDI). Mi rivolgo a tutta l'Aula chiedendo proprio di trovare quel punto di incontro di cui ha parlato nel suo intervento il Ministro Di Maio. Questo è un tema che ci deve vedere coinvolti tutti con la mano sulla coscienza, rispetto sicuramente ad una questione che questo Governo ha ereditato, di una scuola che è stata umiliata negli anni, e per cui via via si sono sempre trovate delle non soluzioni e si tirava un po' a campare. Siamo al 1° agosto, tra poco più di un mese e mezzo la scuola riprende: come riprenderà? Il ruolo dell'insegnante è un ruolo molto delicato, e noi alle insegnanti tutte diamo il nostro bene più prezioso, che sono i nostri figli: dobbiamo cercare insieme di trovare una soluzione oggi, perché domani è già tardi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Presidente, questo emendamento, che è molto simile all'emendamento che segue, presentato dal nostro gruppo, prova appunto a definire un percorso per sanare una grave ferita. Ora, io non voglio ritornarci, lo farò quando parleremo del nostro emendamento; però davvero un appello a considerare… Mi rivolgo anche ai presidenti delle Commissioni competenti: a considerare la possibilità di accantonare questo emendamento e l'altro nostro che è molto simile a questo, per avere una pausa di riflessione ulteriore. Con la bocciatura di questi emendamenti, stiamo dando l'approvazione al licenziamento di massa che in un decreto-legge “dignità” è piuttosto contraddittorio.

Allora ritorno sul punto che ho provato a svolgere prima: prendiamoci un po' di tempo! I presidenti della Commissione lavoro e della Commissione finanze, a loro chiedo di accantonare questo emendamento e l'emendamento che abbiamo proposto, il 4.251 Fassina, affinché si possa, magari nelle prossime ore insieme al Ministro, trovare una soluzione intermedia che eviti i licenziamenti e che consenta di tornare, nell'anno che abbiamo di fronte, ad una soluzione che possa essere una soluzione adeguata.

PRESIDENTE. Collega, quindi lei sta chiedendo un accantonamento del 4.302 Ciaburro e del 4.251 Fassina.

Relatore? C'è stata una richiesta di accantonamento.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Esprimo parere contrario, Presidente.

PRESIDENTE. A questo punto, visto che c'è stata una richiesta di accantonamento e il relatore è contrario, io darà la parola ad un oratore a favore ed uno contro e metteremo in votazione la richiesta di accantonamento.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Chiedo di parlare a favore.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Presidente, collega Fassina, noi ci siamo ripromessi, perché siamo persone perbene, di non fare ostruzionismo, ma siete voi che state facendo ostruzionismo a voi stessi, perché non si capisce che senso abbia un dibattito imperniato su questa discussione. Voi avete preso i vostri rappresentanti - voi Governo, intendo -, i vostri rappresentanti e li avete inchiodati lì per giorni a votare emendamenti ai quali non possono apportare alcuna modifica. Siete dei golem, per chi ha letto Meyrink: siete delle persone che stanno lì e hanno l'indicazione di eseguire un comando che viene dall'alto.

Siccome io invece credo nell'individuo, credo nella vostra capacità discernente, credo nella capacità dei singoli di autodeterminarsi nella libertà di pensiero, rinnovo questo appello: l'accantonamento serve a riaprire una speranza, è un segno di rispetto. Lo chiederemo anche noi su altri emendamenti, quelli più importanti, quelli che vanno a interessare la difesa dei ruoli, ma è la dimostrazione dell'orgoglio di essere deputati, di essere rappresentanti del popolo, e chi, più di voi, amici dei Cinque Stelle, può amare questa rappresentanza? Colleghi dei Cinque Stelle, chi, più di voi, che giustamente avete esaltato la retorica dei cittadini? Adesso, questi cittadini vi stanno chiedendo di difendergli il lavoro, di difendere il futuro dei vostri figli, quindi avere l'obbligo costituzionale di decidere in piena libertà, al di là delle indicazioni del Governo! Per questo siamo favorevoli all'accantonamento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Chi vuole intervenire contro l'accantonamento? Deputata Ruocco, prego. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO (M5S). Presidente, siamo contrari perché dell'argomento abbiamo diffusamente parlato nell'alveo della Commissioni, trovando una sintesi e portando in Aula l'argomento già ampiamente trattato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di accantonamento degli emendamenti 4.302 Ciaburro e 4.251 Fassina.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 61 voti di differenza.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, sull'emendamento 4.302 Ciaburro, la collega Vietina. Ne ha facoltà.

SIMONA VIETINA (FI). Presidente, sono convinta che la scuola abbia bisogno di maggiore attenzione, di rispetto, di tavoli, di confronto, di parlare con chi la scuola la vive tutti i giorni, con chi a scuola ci va, con gli insegnanti; che abbia bisogno di maggiore riflessione e non di decreti raffazzonati che evidenziano soltanto quanto questo Governo non capisca niente di istruzione, non capisca niente di cultura (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

La scuola prepara la società, la società del domani, e noi avremo quello che stiamo facendo; quello che stiamo facendo alla scuola l'avremo indietro, con l'educazione e con la cultura dei nostri figli e della società del domani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Presidente, non so se il Ministro può ascoltarci, perché vedo che sta parlando con il sottosegretario: mi auguro che sia, in realtà, un modo per valutare e accogliere qualcuno degli emendamenti dell'opposizione. Infatti, non è un caso che, persone che hanno visioni diverse sulla scuola - non l'abbiamo mai nascosto -, oggi all'unanimità vi stiano dicendo che questa soluzione è sbagliata, ed è sbagliata per tutti i soggetti a cui questa soluzione si rivolge.

L'ho detto prima: è sbagliata per le diplomate magistrali, che vengono licenziate; è sbagliata per i laureati in scienze della formazione primaria, che finiscono in un calderone immenso, una graduatoria che non finirà mai, perché lo scrivete voi stesso: quella graduatoria si chiuderà soltanto una volta esaurita. E noi sappiamo bene che le graduatorie ad esaurimento spesso provocano prima l'esaurimento di chi ci sta dentro piuttosto che essere esaurite loro e dar lavoro a chi ci sta. Non soddisfa quelli che oggi studiano per diventare insegnanti.

Ministro, lei è venuto in audizione a spiegarci che aveva un'idea della scuola aperta, a spiegarci che avrebbe ascoltato il Parlamento e che avremmo lavorato insieme. Ora, tutte le opposizioni mi stanno dicendo, con voci diverse, perché diverse sono le nostre opinioni, che questa soluzione è sbagliata: dimostrateci che oltre alle parole siete in grado di fare qualche fatto, cioè che i rilievi delle opposizioni le ascoltate, che non siete lì semplicemente simbolicamente per dimostrare che ci siete, ma che siete disposti ad ascoltare e accogliete qualcuna delle modifiche che vi suggeriamo.

Non fatelo per noi, non fatelo per farci un favore, fatelo per chi qui fuori si spetta che ai problemi vengano date soluzioni, non pasticci, perché l'anno scolastico che inizierà, con 6 mila persone che sanno di avere un contatto in mano che dura soltanto fino al 30 giugno 2019 - e sono 3 mila maestre, 3 mila persone che vanno davanti ai nostri bambini -, è un anno scolastico a rischio, lei, Ministro, lo sa benissimo. Allora, correggete le storture, lavoriamoci insieme, ma andiamo avanti a votare questo articolo come se niente fosse, perché magari per lei sarà niente, magari passeremo oltre, a parlare d'altro, ma per quelle maestre e per i nostri bambini sarà davvero un disastro senza fine. Correggete questo pasticcio, fatelo per il bene dei nostri bambini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Prestipino. Ne ha facoltà.

PATRIZIA PRESTIPINO (PD). Presidente, mi pare che fosse Flaiano a dire: poche idee e ben confuse. Beh, penso che su questo articolo, e non solo su questo, le idee siano poche e ben confuse. Parlate di dignità, ma dov'è la dignità per la scuola? Qual è la dignità? Voi siete una contraddizione in termini: la dignità per la scuola non mantenendo la continuità didattica e mettendo a rischio la pedagogia stessa e la formazione dei nostri bambini? Dov'è la dignità, quando comprimete una materia delicata, quale la scuola, in un articolo di legge, invece di dedicargli uno spazio più adeguato e più appropriato? Avete scatenato una guerra tra poveri? Passatemi la metafora - sono un'insegnate, me lo posso permettere -: non siete il Governo del cambiamento, siete il Governo del combattimento, se avete messo una categoria di precari storici contro una categoria di laureati. Da ultimo, e ancora più importante, avete copiato pezzi a caso, quà e là, della “buona scuola”: non siete il Governo del cambiamento ma del copia e incolla, e anche male (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Bond. Ne ha facoltà.

DARIO BOND (FI). Presidente, il mio intervento sarà di un minuto, perché non ho altro tempo, però l'appello che faccio - l'ho fatto prima al Vicepremier, lo faccio al Ministro dell'istruzione, che considero persona preparata, leggendo quello vuole fare - è che si rischia di non accontentare nessuno, ma soprattutto si rischia di non dare continuità didattica all'interno di un mondo che è delicato, che è quello dei bambini. Si rischia di fare delle graduatorie a scorrimento e ad esaurimento che non accontentano nessuno! Si rischia soprattutto di non dare certezza neanche a quelli che studiano, il rischio è quello! Che poi, alla fine, quelle persone saranno le maestre del futuro. Cambiate, siete ancora in tempo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.302 Ciaburro, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), mentre si rimettono all'Aula i relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 64)

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.23 Aprea.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA (FI). Presidente, Ministri Di Maio e Bussetti, Governo tutto, abbiamo già dichiarato che la nostra opposizione, in questo momento, si concentra su tre questioni gravissime: l'elevato numero di controinteressati, l'elevato numero di contenziosi non risolti e, soprattutto, Ministro Di Maio, lei che dice che sta dalla parte dei giovani, e giustamente lei appartiene ancora a quella generazione che può sperare in un mondo migliore e soprattutto in una concezione del lavoro, come dice lei, come direbbe lei, dignitosa, ma allora perché questa sanatoria, che è in grado di alterare, se non di azzerare, il necessario ricambio generazionale nella scuola italiana?

Solo con questa norma stiamo immettendo nei ruoli della scuola dell'infanzia e della primaria docenti che, avendo conseguito il titolo almeno un decennio fa, si parla di questo tempo, avranno un'età che va dai 35 ai 45 anni, ma non escludiamo anche docenti di cinquant'anni. Non solo…

PRESIDENTE. Collega, mi scusi. È possibile liberare i banchi del Governo?

VALENTINA APREA (FI). Non solo, Ministro Di Maio e sottosegretario Giuliano, che non vedo più, ma c'era. Ah, ecco, c'è. Voi siete esponenti autorevoli della classe dirigente del Sud. Bene, vi farà piacere sapere che i beneficiari di questa norma sono prevalentemente del Sud e nel Sud. Per molti decenni, colleghi, non ci saranno più in quella parte d'Italia posti vacanti e disponibili per le nuove generazioni di docenti. Questo comporterà squilibri didattici. Lo vogliamo dire? Lo dico: le nonne nella scuola dell'infanzia, tutte nonne. La nonna ha un grande valore, ma se è una, non se sono tutte. Dove saranno le mamme, le giovani, i giovani insegnanti nella scuola dell'infanzia, con squilibri didattici, e occupazionali non ne parliamo?

Non avevamo detto che volevamo smetterla con i trasferimenti da Nord a Sud, da Sud a Nord? E, invece, le nuove generazioni di docenti, formati prevalentemente al Sud, dovranno trasferirsi al Nord per insegnare, con buona pace dei concorsi regionali di cui parla il Ministro Bussetti, e mi riferisco alla Lega, perché quella è anche una mia battaglia, e la rivendico, delle autonomie regionali e della selezione regionale. La rivendico, ci credo e mi batterò per questo, ma, se continuerete a votare questi decreti, sarà ben difficile. Però vede, Ministro Di Maio, lei ha fatto insieme ai 5 Stelle della rete la nuova modalità del consenso.

Bene, le leggo quello che ha scritto una docente giovane, Luisa: nella scuola pubblica dovrebbero insegnare i migliori maestri possibili come garanzia di qualità. La Costituzione prevede che al pubblico impiego si acceda tramite concorsi, paghiamo le tasse anche perché gli alunni possano crescere…salto alcuni passaggi. Il MoVimento 5 Stelle si era proposto come il paladino della meritocrazia; invece, ha promosso un emendamento che permette a chi, fino a due anni fa, faceva altri lavori di improvvisarsi quale insegnante. A questo punto le famiglie non sapranno più a che santo rivolgersi e porteranno i figli altrove. Purtroppo a rimetterci saranno i bambini, che non potranno essere guidati da insegnanti selezionati giovani e il divario tra le classi sociali si farà più marcato.

Questa sanatoria scelta dalla maggioranza di Governo - vi assumete tutta la responsabilità - segna il confinamento della didattica e della pedagogia ai margini della scuola. Ministro, Ministri, oggi in piazza Montecitorio ho visto qualcosa di incredibile. Pietro Lucisano, autorevole professore e docente di pedagogia, con 150 laureati e studenti della facoltà di scienze della formazione primaria, insieme a una rappresentanza delle GAE, storiche vincitrici di un concorso, in ginocchio per dimostrare una scuola prostrata da una politica che promette onestà e meritocrazia, ma che attua ingiuste sanatorie. Ho visto altre cose che non vi dico. Ho visto insegnanti esasperate, superate da chi ha ottenuto un posto in graduatoria. Ormai viene da chiedersi, e concludo, cosa insegneranno agli studenti: forse che conviene farsi furbi per aggirare la legge o che la legge è uguale per tutti? Ministro Di Maio, le giro questa domanda, risponda lei a Luisa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega De Filippo. Ne ha facoltà.

VITO DE FILIPPO (PD). Grazie, Presidente. L'impianto che ha proposto il Governo, sia nella prima che nella seconda formulazione, è un impianto, come è stato fatto notare, evidentemente e chiaramente molto ma molto confuso. È l'effetto di una propaganda che doveva avere conseguenze con scelte che produrranno una grandissima questione nel mondo della scuola del nostro Paese. Vorrei stare per qualche secondo nella testa del Ministro dell'istruzione, dello stesso sottosegretario, che hanno cognizione, io spero, almeno tecnica della materia, per cogliere tutto l'imbarazzo, tutta la critica che loro sicuramente, io spero, conservano gelosamente nella loro testa su questa materia.

Ma c'è - lo voglio dire al Ministro Di Maio - un grandissimo omissis in questo vostro impianto, che noi abbiamo scoperto facilmente e che, ancora una volta, soprattutto il sottosegretario all'istruzione, che è un uomo del Sud, dovrebbe dichiarare con molta nettezza a quest'Aula. Lo voglio dire soprattutto ai parlamentari del Sud, ma lo voglio dire ai parlamentari che sono in quest'Aula senza vincolo di mandato, anche geografico: il grande omissis che c'è in questo vostro impianto è che l'effetto licenziamento che è stato ampiamente dimostrato si produrrà immediatamente e più velocemente soprattutto a partire dal Mezzogiorno, perché lì le graduatorie ad esaurimento sono ancora graduatorie lunghe, e quindi quell'effetto dell'impianto nel giugno del 2019 produrrà licenziamenti soprattutto nel Mezzogiorno.

E quindi sposteremo un'ampia platea di docenti in un'altra platea che poteva essere quella del reddito di cittadinanza, ma, visto il destino che anche questa seconda politica ha avuto nella discussione di oggi, si troveranno in mezzo ad una strada soprattutto i docenti del Sud. Il grande omissis, tra i tanti difficili e complicati effetti negativi di questo vostro impianto, è che questo impianto produce l'effetto più devastante, più nocivo, più incivile soprattutto al Mezzogiorno, e il sottosegretario Giuliano, se ha conoscenza e se sa, come sa sicuramente, questi elementi, perché all'interno degli uffici che lui amministra gli potrebbero dare i dati in trenta secondi, dovrebbe ammetterlo e correggere insieme a noi questo impianto. Spero che avrete un sussulto di dignità su questo punto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Palmieri. Ne ha facoltà.

ANTONIO PALMIERI (FI). Grazie, gentile Presidente Spadoni. Mi rivolgo, tramite lei, al Ministro Di Maio, che saluto, sono qua, per dire questo: Ministro, lei questa mattina, nel suo intervento in Aula, ha fatto un discorso sul metodo assolutamente cartesiano nella sua chiarezza. Ho l'onore di essere in quest'Aula dal 2001, ho passato dieci anni in maggioranza, sto passando questi ultimi anni da parlamentare all'opposizione, e quindi comprendo le ragioni che lei ha indicato questa mattina.

Però, Ministro Di Maio - so che adesso è disturbato dal sottosegretario Giorgetti, mi spiace questo, Presidente, salutiamo il sottosegretario - però, Ministro Di Maio, volevo dirle questa parola.

Lei, che è anche - rispettando il suo discorso di questa mattina - appassionato di agenda digitale e di quello che riguarda il digitale - e concludo, Presidente -, tenga conto che stiamo facendo uno straordinario esercizio di intelligenza collettiva. L'emendamento della collega Aprea…

PRESIDENTE. Collega, concluda.

ANTONIO PALMIERI (FI). …ma tutti gli emendamenti su questo tema - e concludo - sono questo sforzo di aiutarla a fare la cosa migliore. Ecco, ne tenga conto su questo emendamento e sui successivi…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

ANTONIO PALMIERI (FI). …perché ne vale veramente la pena. Concludo e la ringrazio, Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.23 Aprea, con il parere contrario della V Commissione (Bilancio), delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico si rimette all'Aula e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprime parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 65).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.303 Ascani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Grazie, Presidente. Il tema è sempre lo stesso e l'appello al Governo è sempre lo stesso. Qui, però, c'è un emendamento specifico, anzi ci sono 2 questioni specifiche. Veniamo alla prima. Ho detto che nell'articolo che voi scrivete voi mettete nero su bianco che i contratti di 6.000 persone scadranno tassativamente il 30 giugno 2019. Queste persone, dal 1° luglio del prossimo anno, saranno di fatto licenziate, di fatto senza lavoro.

Ce lo avete spiegato con l'emendamento, perché poi di fatto la voce del Governo sul merito non l'abbiamo mai sentita. In Commissione abbiamo chiesto al Governo di spiegarci il senso dell'emendamento e il sottosegretario Giuliano ci ha letto l'emendamento. Per carità, apprezziamo la lettura (l'avevamo letto anche da soli, a dire il vero). Ma il punto è: cosa pensate di fare per quelle persone che, dal 1° luglio del prossimo anno, saranno di fatto licenziate? Cioè, che fine faranno? Ci dite che faranno il concorso non selettivo. Sì, ma nel frattempo, mentre aspettano di entrare in ruolo, che gli succede? E, soprattutto, chi ce lo dice che il ruolo sarà lo stesso dal quale vengono allontanate il 30 giugno? Ovviamente, è impossibile.

Allora, noi qui scriviamo una cosa che pare ovvia: tenetele lì fino a che non entrano effettivamente in ruolo. Non potete licenziare, da un giorno all'altro, 6.000 persone senza avere la certezza di dargli una risposta, perché noi questo decreto l'abbiamo chiamato “decreto disoccupazione” per la relazione tecnica scritta, secondo il Ministro Di Maio, da una manina che parlava di nuovi disoccupati, ma qui c'è la manina del Governo chi di fatto licenzia, dal 1° luglio del prossimo anno, 6.000 persone e quella relazione non l'ha scritta qualcun altro: l'avete scritta voi, nero su bianco, con il vostro articolo. Allora, diciamo: non fatelo. È una modifica semplice. Teneteli lì fino all'effettiva immissione in ruolo per concorso.

C'è un altro pezzetto in questo emendamento, perché non solo voi fate un concorso non selettivo ma voi stabilite che all'interno di questo concorso il servizio valga il 50 per cento del punteggio. Questo significa che chiunque è giovane, chiunque ha poco servizio, il minimo che serve per accedere a questo che non è un concorso - e forse non dovremmo neanche chiamarlo concorso - rimarrà semplicemente fuori.

Allora, noi vi chiediamo: abbassate il punteggio del servizio. Sono due cose facili: semplicemente, non lasciate per strada 6.000 persone da un giorno all'altro, senza dargli nessuna soluzione, e fate in modo che i giovani, che aspirano legittimamente perché hanno studiato, perché hanno seguito il percorso che il legislatore prevede, perché hanno fatto tutto quello che la legge prevede, possano effettivamente diventare insegnanti.

Fatelo, di nuovo, non per noi, non per le altre opposizioni, che ve lo stanno chiedendo continuamente ormai da un bel po' di tempo; fatelo per quei bambini e per quei ragazzi che hanno bisogno di avere davanti insegnanti motivati, perché chi entra in cattedra a settembre, sapendo che a luglio non avrà più un lavoro, come pensate che si rivolgerà a quei bambini? Allora, la dignità di quei bambini non ha diritto d'asilo in questo vostro “decreto dignità”? Io credo di sì, Ministro Di Maio. Ci dimostri che quello che ha detto oggi è vero e che sa ascoltare il Parlamento. Modifichi questo articolo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Piccoli Nardelli. Ne ha facoltà.

FLAVIA PICCOLI NARDELLI (PD). Grazie, Presidente. Credo che tutta quest'Aula abbia ben chiaro che noi stiamo parlando di un tema molto significativo, che è quello del reclutamento degli insegnanti. E devo dire che quello che appare evidente a chi ci ascolta è che è improprio il modo di intervenire su un tema che, evidentemente, è molto complesso e molto delicato, che è impropria la modalità prevista per l'inserimento delle diplomate magistrali non laureate oggetto della sentenza del Consiglio di Stato, ma è anche impropria la formula di soluzione proposta di un concorso, così come previsto, in cui la valutazione dei titoli che vengono riconosciuti alle categorie interessate, che sono naturalmente, come noi sappiamo, le diplomate magistrali ma anche i laureati in scienza della formazione primaria, vede un evidente squilibrio…

PRESIDENTE. Concluda.

FLAVIA PICCOLI NARDELLI (PD). …a vantaggio delle prime rispetto ai secondi.

Quello che noi chiediamo è di riequilibrare, Presidente, questo rapporto, perché questo è fondamentale per avere un reclutamento degli insegnanti che sia credibile per oggi ma anche per il futuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega De Maria. Ne ha facoltà.

ANDREA DE MARIA (PD). Grazie, Presidente. E' stato detto molto bene da chi mi ha preceduto e lo vogliamo porre, come Partito Democratico, con molta forza. Parliamo di 6.000 persone, parliamo di 6.000 famiglie, ma parliamo anche di 6.000 professionalità, competenze e capacità che rischiamo di perdere e che, invece, sono un grande patrimonio per la nostra scuola, per i nostri bambini, per la nostra qualità del sistema formativo.

Si vede una cosa molto chiara: una cosa è la propaganda elettorale, una cosa è comunicare bene un decreto, un'altra cosa è fare provvedimenti realmente seri ed efficaci e, purtroppo, questo provvedimento non lo è. Non lo è in altri articoli e non lo è in questi articoli. Avete di fronte un'opposizione che vuole dare una mano. Aiutateci almeno a migliorare le tante sciocchezze che avete messo in questo decreto. Lavoriamoci seriamente per il bene dei cittadini e del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.303 Ascani, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 66).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.305 Mollicone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente…

DANIELE MOSCHIONI (LEGA). Presidente, avevo chiesto di parlare.

PRESIDENTE. Collega, mi scusi. C'è un suo collega dietro che vuole intervenire.

DANIELE MOSCHIONI (LEGA). Grazie, Presidente. Intendo intervenire riguardo al ritiro del mio emendamento 4.304.

PRESIDENTE. È ritirato, collega.

DANIELE MOSCHIONI (LEGA). Sì, è ritirato, ma do le motivazioni. Lo hanno fatto ieri e lo faccio oggi anche io. Ieri è stato fatto.

PRESIDENTE. Collega, non si danno le motivazioni su un emendamento ritirato. L'emendamento è ritirato.

DANIELE MOSCHIONI (LEGA). Ieri comunque in Aula anche il collega qui avanti ha dato le motivazioni su un emendamento ritirato.

PRESIDENTE. Collega, le spiego. Se lei l'avesse ritirato adesso, avrebbe potuto dare delle motivazioni, ma, visto che è già stato ritirato precedentemente, al momento ormai è ritirato. Quindi, proprio non ha senso motivare un ritiro. Capisce?

DANIELE MOSCHIONI (LEGA). Posso farlo mio in questo momento oppure no, per dare le motivazioni?

PRESIDENTE. No, perché è ritirato.

DANIELE MOSCHIONI (LEGA). Va bene, grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.305 Mollicone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie Presidente. Questo intervento vale anche per l'emendamento 4.319, perché sono consequenziali, cioè è la stessa modifica in due parti diverse. Il tema è molto semplice e riguarda la sostituzione della parola: “conseguito” con le seguenti: “e relativi indirizzi sperimentali conseguiti”.

Questo perché sostanzialmente ci sono delle fattispecie nei diplomati magistrali storici, anche l'indirizzo linguistico, il cosiddetto Brocca, che non vengono specificati e, quindi, rischiano di essere ambigui. Per questa ragione, anche per la parte relativa ai titoli di accessi e per poter partecipare al concorso straordinario, chiediamo che venga fatta questa modifica, che è una modifica tecnica in questo caso. Quindi, non è un emendamento di natura politica, è solo l'ampliamento dello spettro. E, poiché il testo del Governo è generico, si tratta di specificare bene che in quella fattispecie c'è anche quello degli indirizzi speciali, compresi il Brocca. Senza questa aggiunta si rischia che parte degli aventi diritto perda la possibilità di concorrere, per dare nuovamente vita a contenziosi.

Quello dei contenziosi, colleghi, è il prossimo futuro, perché da una parte ci sono i licenziamenti - e da quelli non ci scappa, c'è anche un giudizio di tipo morale che dovete subire e politico -dall'altra ci sono i contenziosi, che invece di sanare, andando a intervenire in maniera legislativa, come potere indipendente, su una sentenza su cui ci sarebbe molto da dire e su cui molto è stato detto… Basti pensare che il MIUR ha lasciati inappellati 4 mila ricorsi dei diplomati magistrali. Quindi, evidentemente, tutte queste sacre ragioni, questi totem, che il Ministro Bussetti, da ex provveditore ha innalzato quando è venuto in audizione sulla sentenza, come se fosse neanche a manifestazione dell'XI comandamento, non ci sono.

Quindi, fate attenzione colleghi. E mi rivolgo all'Aula, mi rivolgo a voi, nel massimo rispetto della difficoltà che avete nel dover prendere questa decisione, soprattutto domani, quando ci sarà il voto finale. Fate attenzione. Adesso capisco che è l'obbligo, avete il Governo davanti, avete quella che è la filiera gerarchica politica da rispettare. Ma domani sul voto finale ci sarà solo la vostra coscienza e ci saranno solo - andatevele a leggere stanotte le storie, perché io l'ho fatto e ci ho ha passato le notti - le storie di quelle maestre che rimangono, a cui distruggiamo la vita. Perché noi qui - e basta alzare lo sguardo sempre per rispettare lo spirito del luogo - noi qui dobbiamo ispirarci alle virtù. Guardatele le virtù: la giustizia, la costanza, la forza! Queste sono le virtù che dobbiamo seguire nell'attività legislativa. E domandiamoci se domani, votando quest'atto, noi le avremo rispettate (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Sul tema contenziosi, che adesso ha sollevato il collega Mollicone, perché non so come la Commissione bilancio abbia esaminato, giustamente nelle sue prerogative, questo articolo 4, ma, al netto delle coperture che servono per i concorsi per assumere gli insegnanti, qui bisogna trovare delle coperture per i contenziosi che ci saranno. Perché il pasticciaccio che mettete in piedi fa sì che, oltre ad avere tre categorie di scontenti, avremo tre categorie di persone che, un minuto dopo l'approvazione di questo decreto, faranno ricorso.

E molte di queste persone, siccome questo testo è scritto male, siccome questo testo da un lato sospende l'effetto di una sentenza, dall'altro licenzia 6 mila persone, dall'altro ancora fa un concorso che però non è un concorso e, quindi, non si può fare, poi dà punteggi che non si capiscono, dà criteri di accesso che sono assolutamente inventati, queste persone molto probabilmente avranno ragione e, quindi, costeranno allo Stato in termini di ricorsi.

Io vi dico: fermatevi un minuto prima. Evitiamoli i contenziosi, evitiamo che si aprano quelle trafile immense, per cui nessuno ha più la certezza di quello che succede nel mondo della scuola e, non solo si finisce in graduatorie ad esaurimento, che non si esauriscono mai, ma si finisce nel turbinio di ricorsi, che poi alla fine pagano i ragazzi, che si vedono cambiare gli insegnanti, sulla base di quello che il TAR o il giudice di turno stabilisce. Se vi fermate un attimo prima, correggete il testo e lo scrivete in modo che nessuno si senta legittimato a fare ricorso, riusciamo anche ad evitare un costo aggiuntivo, che secondo me la Commissione bilancio dovrebbe valutare e il costo, in termini di qualità dell'apprendimento, che invece, purtroppo, così come avete scritto il testo, pagheranno i nostri bambini e i nostri ragazzi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Pettarin. Ne ha facoltà.

GUIDO GERMANO PETTARIN (FI). Grazie Presidente. Tengo moltissimo a sottolineare un quadro, anche sulla scorta della mia esperienza professionale. Il diritto è una cosa radicalmente diversa dall'equità. Non pensate - soprattutto Governo - che la soluzione giurisdizionale a questo tema sia la soluzione. Ci troveremo in un guazzabuglio di carattere contenzioso, che avrà solamente vittime e non avrà nessun vincitore. Prendete atto di questa situazione, tornate sui vostri passi, riconducete ad equità, tenendo presente che, appunto, l'equità è qualcosa di molto più importante del diritto, perché altrimenti le vittime di questa situazione, come altri colleghi hanno evidenziato, non saremo noi, non saranno gli insegnanti, ma saranno i bambini (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.305 Mollicone, contrari Commissione e Governo, si rimettono all'Aula i relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 67).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.12 Mollicone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Frassinetti. Ne ha facoltà.

PAOLA FRASSINETTI (FDI). Grazie Presidente. Quest'emendamento lo definirei l'emendamento del buonsenso, quindi, prego il sottosegretario e il Governo di prestare attenzione.

Avete garantito l'avvio ordinato, come si legge dall'articolo, dell'anno scolastico. Ma non basta, va garantita anche la continuità didattica, questo termine che incombe. Continuità didattica più semplicemente significa la tranquillità dei bambini, degli alunni, di potere apprendere e di potere vivere serenamente il loro primo approccio con la scuola.

Ci sono i contenziosi, ci sono i ricorsi. Ecco, noi, con questo emendamento, chiediamo che non sia interrotto il rapporto contrattuale del docente, del maestro, durante l'anno scolastico. Nell'articolo si dice, infatti, in 120 giorni dalla comunicazione, che darà il MIUR alla decadenza del contratto in caso di ricorso. Noi chiediamo che venga garantita la completezza e la chiusura dell'intero anno scolastico, per permettere che non ci sia la girandola degli insegnanti, per permettere che i bambini e gli alunni possano avere una loro continuità.

Penso proprio che non approvare questo emendamento sarebbe sicuramente un segno davvero di superficialità, quindi invito il Governo a intervenire sul punto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Grazie, Presidente. Questo emendamento dei colleghi di Fratelli d'Italia, in realtà, riprende un pezzo dell'emendamento che avevamo presentato prima e ribadisce una cosa che dovrebbe essere semplice ed immediata, cioè che non si può stabilire una data di licenziamento e tanto meno si può stabilire una decorrenza per la validità di una sentenza che interviene nel mezzo di un anno scolastico, perché cosa succede se si sta al termine dei centoventi giorni che si è dato il Governo? Succede che nel bel mezzo dell'anno scolastico cioè mentre vanno avanti le lezioni, mentre va avanti la vita della scuola, così come sempre si svolge, arriva una sentenza e, secondo quella sentenza, voi stabilite che da un momento all'altro la continuità didattica viene interrotta. Allora, quello che noi tutti stiamo cercando di dirvi è: almeno fate concludere un anno scolastico. Voi evitate di stabilire una data di licenziamento, cioè stabilite che nel momento in cui, visto che avete fatto una sanatoria pasticciata, ma pur sempre sanatoria è, queste persone saranno effettivamente messe in ruolo secondo le regole, allora in qualche modo si passerà al nuovo ruolo, ma non le si licenzi da un giorno all'altro, perché, ripeto, il problema non sono semplicemente quei 6 mila che aggiungerete ai disoccupati. Altro che decreto che favorisce il lavoro, il problema sono quelli che quei 6 mila ce l'hanno per insegnanti, sono le famiglie dei bambini che mandano a scuola i loro bambini e che sanno che l'insegnante che hanno davanti da un momento all'altro sarà licenziato.

Allora siccome queste cose io le ho sentite dire milioni di volte in campagna elettorale, adesso che siete al Governo ce la fate ad essere conseguenti, ce la fate a raccogliere un emendamento di una riga, che è migliorativo rispetto al vostro testo? Ammettete che il vostro testo, in questo punto, fa un pasticcio disastroso? Volete mantenere il resto dell'impianto, siamo contrari, ma fatelo, ma almeno questo cercate di risolverlo, perché altrimenti noi avremo una situazione nella scuola che sarà paradossale, che penalizzerà la qualità dell'apprendimento della scuola.

Io mi rivolgo per suo tramite, Presidente, al sottosegretario Giuliano; lui è un uomo della scuola, sa quanto conta la continuità didattica, sa quanto conta poter contare su insegnanti motivati, appassionati, che sanno qual è il loro destino e il loro futuro, poter investire sulle loro competenze. Quello che voi state facendo è il contrario, è demotivare anche quelli che sono motivati, è dirgli: da domani il tuo destino è ignoto, non so che fine farai, non so neanche se per tutto l'anno scolastico resterai al tuo posto. Modificate questo pezzo del decreto, davvero ne va della qualità della nostra scuola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Viscomi. Ne ha facoltà.

ANTONIO VISCOMI (PD). Grazie. Approfitto della presenza del sottosegretario per ripetere quanto abbiamo già detto in Commissione. Qui il Governo è caduto in una trappola cognitiva, perché ha fatto ricorso ad una norma che era prevista per i debiti fuori bilancio, per la regolarizzazione dei decreti ingiuntivi che fissi in 120 giorni il periodo di tempo che un'amministrazione ha per attuare una procedura di liquidazione di un pagamento. L'aver assunto quella norma a pietra di paragone per risolvere un problema organizzativo ha portato all'applicazione dei 120 giorni. Bastava semplicemente non fare riferimento a quella norma e dire che la sentenza sarà eseguita dopo ics numero di giorni, è semplice, una trappola cognitiva che parte dall'uso improprio di una norma di legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Brevemente, solo per sottolineare anche l'appello della collega Ascani. Io penso che su questo almeno, sulla proroga, cioè date un segnale di sensibilità, come giustamente è stato ricordato anche da un punto di vista tecnico, il richiamo a 120 giorni è stato un richiamo automatico che la giurisprudenza ha fatto, ma in questo caso stiamo parlando di anno scolastico, bisogna far concludere l'anno scolastico e, magari, perché tanto lo dovrete fare, magari avremo anche il tempo di riparare a questo scempio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega De Filippo. Ne ha facoltà.

VITO DE FILIPPO (PD). Grazie, Presidente. Io, francamente questa ostinazione a non voler ascoltare nemmeno uno degli elementi che noi stiamo proponendo è veramente sorprendente. Vorrei dire al Vicepremier e anche al sottosegretario, questa coazione a ripetere ha qualcosa di maniacale che veramente fa bene al dibattito in discussione in quest'Aula.

Questo piccolo elemento che viene proposto in questo emendamento corregge almeno uno dei punti più delicati, ovviamente è una piccola cosa rispetto ad un impianto che è così negativo ed è così devastante. Io spero che almeno su alcuni punti ci sia la volontà di non arrivare a posizioni così drastiche, così negative e direi addirittura così maniacali, a non ascoltare le nostra riflessioni e i nostri consigli, che sono nell'interesse della scuola e dei ragazzi del nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Voteremo a favore di questo emendamento perché ogni emendamento come quello che abbiamo presentato anche noi prima, che prova a ridurre il danno e a prendere tempo, è davvero… Io ho ascoltato stamattina con grande attenzione l'intervento del Ministro Di Maio, quando ha ricordato quali sono le funzioni di chi è maggioranza e sostiene il Governo e di chi è all'opposizione, ma qui non stiamo parlando di uno stravolgimento del testo, qui stiamo parlando di spostare un termine che, come è stato ricordato, aveva ben altre ragioni nella sua definizione, qui stiamo provando a spostare in avanti un termine che non cambia la sostanza, ne siamo consapevoli, è un intervento minimale, ma consente di avere un po' più di tempo fino alla fine dell'anno scolastico.

Ora, davvero, che senso ha fare questo passaggio in Aula dedicare ore e ore a una discussione quando, di fronte a un emendamento, ripeto assolutamente minimale, che mantiene l'impianto dell'articolo non c'è disponibilità ad ascoltare un amplissimo arco di voci che chiedono tutte lo stesso obiettivo? Può essere utile anche alla maggioranza avere un po' più di tempo. Davvero, l'invito è a riconsiderare il parere negativo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.12. Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 68).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.14 Foti.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI (FDI). Signor Presidente, questo decreto è stato analizzato sotto vari aspetti. Abbiamo sentito parlare di mercato del lavoro, di mercimonio del lavoro, di sfruttamento del lavoro. Ebbene, debbo dire che sono vicende di questi tempi.

In altri tempi si preferiva parlare della carta del lavoro, di carta, di principi e di valori e, quando si parlava della scuola, si parlava di riforme epocali. Vedete, è abbastanza strano nel momento in cui si presta tanta attenzione al mondo della scuola non ricordare uno dei più grandi filosofi italiani che hanno contribuito alla realizzazione di quella che fu una monumentale riforma della scuola: Giovanni Gentile (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Dunque mi permetto di dire che la scuola che abbiano in mente non può essere una scuola dove si lascia il posto della lotta di classe alla lotta per il posto di lavoro tra gli insegnanti. Infatti chi è impegnato nel mondo della scuola, non è in primo luogo un lavoratore, è in primo luogo un educatore, è in primo luogo una persona che esercita una missione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), è in primo luogo una persona che molto spesso si sostituisce alla famiglia, alle carenze della famiglia. Presidente, io provengo da una famiglia nella quale mia madre è stata una vecchia maestra, come si suol dire, ma non è stato un caso che alle sue esequie vi fossero tanti suoi alunni con i capelli bianchi perché chi lavora nel mondo della scuola lascia una traccia, lascia una traccia negli studenti e lascia una traccia nelle famiglie e allora noi non possiamo accettare un decreto-legge che invece mette insegnanti contro insegnanti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questo è il capolavoro del vostro cambiamento: se questo è il cambiamento, viva la restaurazione (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle-Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.14 Foti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e della relatrice del PD, mentre la relatrice di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 69).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.307 Ciaburro.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rampelli. Ne ha facoltà.

FABIO RAMPELLI (FDI). Grazie, Presidente. Colleghi deputati, Ministri, sottosegretario, mi è scappato di dire “Ministri” perché ero convinto che di fronte a una discussione così profonda, giustamente anche così animata, a fianco del Vicepremier Di Maio potesse stazionare e magari di norma in queste circostanze anche lasciare un segno del proprio passaggio, il Ministro Bussetti: c'è stato, è andato via, non ha lasciato traccia appunto e non è un buon segnale. Ve lo dico, Ministro Di Maio, con tutta l'umiltà possibile perché ci sono molte questioni che si possono trattare guardando i molteplici punti di vista, esprimendo compiutamente le proprie idee e poi, come è stato già detto - non solo originale nel dirlo - da altri colleghi che mi hanno preceduto, ci sono questioni che intervengono anche e soprattutto sulla vita delle persone, rischiando di modificarla peggiorandola.

Ebbene, siamo di fronte al rischio licenziamento che non è un rischio purtroppo, stando a come è stato pensato il vostro articolato nelle due formulazioni ma si tratta di una certezza: c'è solo un problema di calcolare bene i numeri. Però noi sappiamo, l'Aula oggi sa che con l'approvazione del provvedimento in esame in ordine all'articolo 4 alcune migliaia di diplomate magistrali verranno espulse dalla scuola, non avranno la possibilità di esercitare la loro professione, non avranno uno stipendio da portare a casa. Quindi noi stiamo di fatto consegnando alla disperazione un certo numero di maestre. Però siamo qui, vivi e vegeti, abbiamo ancora un margine per poter intervenire, possiamo farlo soprattutto se siamo consapevoli - Ministro Di Maio, lo racconti anche al Ministro Bussetti - dell'oggetto del contendere perché le maestre che rischiano di essere espulse dalle scuole e, quindi, di essere licenziate - vorrei che fosse chiaro a tutti - sono esattamente le maestre precarie e i maestri precari che hanno tenuta aperta la scuola italiana, hanno consentito l'erogazione dei servizi alle famiglie italiane su richiesta dello Stato, pur abilitate nel corso degli ultimi anni, talvolta nel corso di decenni (sottolineo il plurale). Infatti nella frequentazione delle manifestazioni di mobilitazione di queste settimane ho conosciuto maestri che per vent'anni hanno racimolato, raccolto, confermato, subìto il titolo di precarie. Ora nella già citata guerra tra poveri che voi avete voluto manifestare e rappresentare con una formulazione non adeguata del vostro articolato, ritengo che non si possa prescindere da ragionamenti, Ministro Di Maio - non so che cosa ci sia da sghignazzare ma è patetico anche questo obiettivamente - penso che non si possa non partire dalle discussioni che abbiamo insieme celebrato in quest'Aula nella Legislatura XVII quando si commentava e si battagliava sulla riforma della scuola. Ho ascoltato non solo gli interventi all'epoca del Partito Democratico - comunque erano interventi su questa materia specifica della riforma della cosiddetta buona scuola - sofferti perché consapevoli di una criticità, ma anche gli interventi dei rappresentanti del MoVimento 5 Stelle, gli interventi dei rappresentanti della Lega: ricordo di aver fatto delle manifestazioni clamorose ed efficaci con il senatore e attuale Ministro Centinaio della Lega, persona che peraltro mi ha insegnato molte cose sulla materia.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

FABIO RAMPELLI (FDI). Mi avvio a concludere e quindi penso che ci siano, Ministri e maggioranza, tutte le condizioni…

PRESIDENTE. Concluda.

FABIO RAMPELLI (FDI). …proprio perché - concludo - abbiamo ascoltato quel dibattito per lanciare un segnale di salvaguardia di coloro i quali hanno tenuto aperte le scuole e sono tuttora maestre precarie che rischiano…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

FABIO RAMPELLI (FDI). … se non viene approvato l'emendamento in esame, di essere buttate fuori dalla scuola. Penso che ciò sia intollerabile (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA (FI). Presidente, Ministro Di Maio, Governo tutto, colleghi, di fatto la batteria di emendamenti che ora passiamo a valutare e credo fatalmente a respingere perché mi par di capire che questo sia più o meno il destino di tutte le proposte emendative, ci fanno entrare nell'esame di un'altra questione che è quella legata per esempio ai docenti di sostegno.

Guardate, noi stiamo facendo sforzi incredibili con la normativa che è stata regolamentata con le riforme: anche la buona scuola, ma prima c'è stata la riforma Gelmini, la riforma Moratti, e tutta una serie di norme che hanno prestato attenzione alla specializzazione degli insegnanti di sostegno; e abbiamo messo nelle università a studiare, e abbiamo selezionato e poi abbiamo messo a studiare tanti docenti. Ministro Di Maio, tutto tempo perso, risorse che abbiamo sprecato!

Io, ancora una volta, mi ostino a leggerle una e-mail che gira, un documento che gira sulla rete e che dice: “Gentile onorevole”… L'avrete ricevuta tutti, collega, ma voi forse l'avete cancellata. “Le scriviamo per portare alla sua attenzione la nostra situazione. Siamo insegnanti di scuola primaria e dell'infanzia specializzate sul sostegno. Ci siamo specializzate tra maggio e giugno 2018 con il TFA terzo ciclo, e quindi non abbiamo avuto modo di maturare i due anni di servizio per accedere al concorso riservato”, quello di cui stiamo oggi parlando. “Secondo il nostro punto di vista questo è ingiusto e discriminante. Per poter accedere al TFA abbiamo sostenuto tre prove selettive tutt'altro che semplici, abbiamo speso soldi, influendo pesantemente sul ménage familiare solo in previsione di un lavoro certo e gratificante, ci siamo impegnate nello studio, spendendo molto tempo nella frequenza dei corsi obbligatoria. Stavamo all'università quasi tutti i giorni dalle 15 alle 20, nel periodo natalizio tutta la giornata, molte di noi arrivavano all'università dopo aver lavorato a scuola durante la mattinata”, perché era previsto il tirocinio obbligatorio, aggiungo io. “Abbiamo sostenuto esami, frequentato laboratori con una grave pressione psicologica oltre che fisica, e adesso vediamo vanificato tutto il nostro impegno e delle nostre famiglie attraverso un emendamento”, quello del Governo, “che non ci considera. Noi chiediamo di poter partecipare al concorso riservato anche senza aver maturato il servizio. C'è carenza di insegnanti di sostegno specializzati, ci siamo noi: dateci la possibilità di svolgere il nostro lavoro, date ai bambini la possibilità di avere l'insegnante specializzato, visto che è un loro diritto. Date ai bambini la possibilità di avere la stessa insegnante per tutta la durata del ciclo scolastico. Non stiamo chiedendo niente di impossibile: vogliamo solo essere considerate in virtù del nostro titolo e dell'impegno da noi profuso”.

Sa perché, Ministro Di Maio, io provo disagio, un profondo disagio quando ricevo queste lettere, queste e-mail, queste richieste di aiuto? Perché le abbiamo scritte noi quelle leggi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Quest'Aula ha varato questi percorsi formativi, quest'Aula ha detto a questi giovani insegnanti: se vuoi insegnare e diventare insegnante di sostegno devi fare questo, questo e questo. E oggi che diciamo? No, scusa, il TAR ha detto un'altra cosa; tu mettiti lì, quando arriverai a trenta, quarant'anni, cinquant'anni andrai ad insegnare al Nord, forse. No, io non ci sto! Ma neanche lei, perché è il Ministro del lavoro!

Lei dovrebbe fare più attenzione quando arrivano da altri Ministeri proposte di queste norme (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Altrimenti lei sta portando avanti una legge solo per bloccare il lavoro privato, ma il lavoro pubblico sta peggio del lavoro privato! Lei sta rovinando molto di più, se possibile, il lavoro pubblico, e nelle scuole. Lei starà punendo gli imprenditori, ma lei sta rovinando - e per sempre, per almeno vent'anni (perché prima l'hanno fatto altri ministri) - il lavoro di insegnante nella scuola dell'infanzia e primaria. Mi spiace, Ministro, non meritava questo, così giovane, quest'infamia e tutto quello che ora capiterà. Mi spiace (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI (FI). Gentile Presidente, onorevoli colleghi, ci sono argomenti che dividono e argomenti che uniscono. La politica è fatta per identificare posizioni e idee diverse, a destra come a sinistra, e come nel non luogo dove stanno oggi una parte di quelli che governano.

Ma argomenti come quelli che io ho visto trattare negli ultimi due decreti-legge, quello sul terremoto e sui luoghi terremotati, con interventi di grande intelligenza, e questo, in cui si investe un tema importante come quello della formazione, della scuola e degli insegnanti, dovrebbero indurre a rispettare quello che il decreto-legge indica come sua identità: dignità. Dignità! Discussione, dialettica, scuola, vogliono che…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

VITTORIO SGARBI (FI). Come devo fare?

PRESIDENTE. Deve concludere. Aveva un minuto, collega.

VITTORIO SGARBI (FI). Perché, ho appena aperto e devo chiudere?

PRESIDENTE. Deve concludere.

VITTORIO SGARBI (FI). E, allora, sì.

PRESIDENTE. Conclude?

VITTORIO SGARBI (FI). Temevo la deriva autoritaria di questo Governo; ne sono certo adesso (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Soverini. Ne ha facoltà.

SERSE SOVERINI (MISTO-CP-A-PS-A). Un breve intervento per dirvi che da neodeputato, caro Ministro, sono molto depresso. Io ho partecipato a un Governo, ma provvedimenti così al ribasso non li ho mai visti, come questo decreto-legge.

Io vorrei dire che forse voi avete raccolto tutte le promesse o le cose che vi hanno suggerito in campagna elettorale in questo decreto-legge, ma io mi chiedo quale Paese voi avete visto in campagna elettorale.

Io voglio chiedere qui, in quest'Aula, dov'è finito il Paese della Montessori, dov'è finito il Paese degli asili di Reggio Emilia, dov'è finito il Paese degli asili invidiati in tutto il mondo. Io faccio questo mestiere e vendo educazione 0-6 nel mondo, in Brasile, negli Emirati, e qui stiamo umiliando la scuola. E abbiamo, con questo decreto-legge, umiliato la creatività della piccola-media impresa che fa del nostro Paese il secondo Paese manifatturiero d'Europa, che crea e inventa lavoro, e voi gli avete messo le catene, a questa creatività.

Come state umiliando la storia pedagogica di questo Paese con il trattamento che riservate a questi insegnanti, con ricorsi e corsi al ribasso, alla scadenza. Dov'è finito il Paese in questo decreto-legge, quale dignità ha il Paese nel vostro decreto-legge? Quale Paese avete incontrato in campagna elettorale? Non quello che ho visto io (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Civica Popolare-AP-PSI-Area Civica).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.307 Ciaburro, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre le relatrici di minoranza del Partito Democratico e di Forza Italia si rimettono all'Aula, e su cui la V Commissione (Bilancio) ha formulato parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 70).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.251 Fassina.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Presidente, Ministro, membri del Governo, onorevoli colleghi, questo è l'ultimo degli emendamenti di Liberi e Uguali all'articolo 4. Abbiamo presentato pochi emendamenti, perché non abbiamo inteso far perdere tempo: abbiamo provato a proporre delle soluzioni ragionevoli, alcune minimali, altre un po' più ambiziose.

Questo emendamento interviene nell'ambito del percorso proposto dall'articolo 4, sebbene riconosciamo tutti i problemi che sono stati richiamati dai colleghi e dalle colleghe, in particolare l'esplosione di contenziosi che seguirà all'articolo 4. E voglio, però, rapidamente richiamare l'attenzione di tutti – sono state giornate molto lunghe e faticose - sulla portata sociale dell'articolo 4.

In queste settimane, lei, Ministro - oltre ad essere Ministro del lavoro è anche il Ministro dello sviluppo economico - sta affrontando una partita complessa, che è quella dell'Ilva: 12.000 lavoratori coinvolti, un quartiere, una città, un pezzo di territorio importante investito dalle conseguenze di quella fabbrica. Ebbene, la portata sociale dell'articolo 4 vale quanto quattro Ilva; è coinvolto direttamente un numero di persone, lavoratrici e lavoratori, che nel complesso valgono quattro Ilva. Non sono concentrate tutte in uno stesso posto, non stanno dentro un'enorme fabbrica, non generano conseguenze negative, ma, al contrario, nel loro lavoro determinano effetti positivi sulle generazioni più giovani, eppure hanno la stessa portata. Lo sottolineo, perché dobbiamo essere tutti consapevoli delle conseguenze sociali di un voto favorevole a un decreto che contiene l'articolo 4.

Allora vengo al punto, Ministro, sottosegretario. In questi giorni ho incontrato per l'ennesima volta, qui davanti, le insegnanti che sono direttamente investite da questo provvedimento. Le ho conosciute nel corso degli ultimi mesi, alcune di loro prima, nelle manifestazioni contro “la buona scuola”, ma in questi ultimi mesi le abbiamo incontrate spesso, prima delle elezioni le incontravamo anche con tanti colleghi che stanno nella maggioranza, anche se qui fuori ce n'erano un po' di meno nei giorni scorsi, ma comprendiamo le difficoltà. Allora, nei giorni scorsi, qui davanti - ci saranno ancora domani pomeriggio, in occasione del voto finale -, Elena, Silvia, Nadia, tanti di loro, mi hanno fatto una domanda: perché l'articolo 4? Perché non accolgono gli emendamenti che proponete per la salvaguardia e per la stabilizzazione di chi ha avuto, per responsabilità dell'amministrazione, un contratto di lavoro, è entrato di ruolo, ha superato l'anno di prova? Perché no? Perché no alla stabilizzazione?

Colleghi, Ministro Di Maio, sottosegretario Giuliano, io non sono stato in grado di dare una risposta. Perché no? Perché vi chiudete a riccio di fronte a delle proposte ragionevoli? Siamo abituati tutti, in quest'Aula, quando qualcosa non può essere approvato, a rispondere: perché i soldi non ci sono; perché i vincoli di finanza pubblica ce lo impediscono. Ma questa risposta non va bene in questo caso. Questa risposta non è la risposta giusta. Allora vi chiedo, non per noi, lo chiedo per quelle persone per le quali quest'Aula decreta un licenziamento a partire da fine giugno: dategli una risposta. In Commissione non avete parlato, né il Governo né i colleghi della maggioranza. Dategli una risposta, rispondete a quella domanda, spiegategli perché non è possibile approvare un emendamento che prevede la stabilizzazione, che prevede la salvaguardia di quegli insegnanti. Intervenite, dategli una risposta, un segno di rispetto. Intervenga qualche collega della maggioranza, se non vuole intervenire il Governo, ma date una risposta (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Su quale articolo?

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Articolo 116.

PRESIDENTE. Prego, ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Intervengo con un richiamo al Regolamento, quindi mi sia consentito di citare il Frassica: vado a regolamento. Il tema è molto semplice. L'articolo 116 contiene la norma che prevede la posizione della questione di fiducia - ho visto presente anche il Ministro Fraccaro prima -, io credo che sia veramente assurdo quello che si sta verificando. Cioè, noi siamo parlamentari legati a quest'Aula per assistere, senza nessuna possibilità, neanche di replica, alla mortificazione e alla tortura del Parlamento.

PRESIDENTE. Collega, mi scusi, ma questo non è un richiamo al Regolamento.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Articolo 116, Presidente.

PRESIDENTE. L'articolo 116 prevede la questione di fiducia, ma non stiamo parlando di fiducia, in questo momento.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Presidente, sto chiedendo io di porre la questione di fiducia.

PRESIDENTE. Ma lei non può chiedere la fiducia, collega. E non è questo un richiamo al Regolamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Allora, Presidente, se non è un richiamo al Regolamento, intervengo sull'emendamento. Va bene?

PRESIDENTE. Quindi sta intervenendo sull'emendamento.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Intervengo sull'emendamento per segnalare il metodo con cui viene affrontato questo emendamento dal Governo. È un metodo, Presidente, che mortifica e tortura il Parlamento, perché noi siamo tenuti qui, ore ed ore, semplicemente per assistere, senza nessuna possibilità, alla reiezione muta della democrazia parlamentare. Si doveva porre, nel metodo parlamentare, la questione di fiducia. Io mi chiedo, proprio questo Governo, che fa dell'economia di spesa un suo punto di riferimento, comporta e costringe il Parlamento a delle spese inutili (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Noi siamo qui ore ed ore spendendo risorse per colpa vostra, che non siete disponibili ad un mutamento! Questo è indegno! È da Corte dei conti politica, se mi fate passare questo termine, e non per colpa grave, per dolo! Voi ci costringete in Aula ore ed ore perché non volete mettere la fiducia, ma questo è peggio di una fiducia! Questo è un modo di affrontare gli emendamenti non consentito e di cui risponderete! E mi meraviglio dei vostri compagni di Governo, che non dicono una parola su questo! Non dicono una parola (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico)! Non dicono una parola sul metodo! Un metodo che ci offende, un metodo che non è giusto che sia applicato!

PRESIDENTE. Collega, le ricordo che sta parlando sull'emendamento 4.251 Fassina.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Ho finito Presidente. Questo emendamento, come ha detto il collega Fassina, meritava molta più attenzione. Molta più attenzione! Questa è una vergogna parlamentare, che io mi auguro il Parlamento stigmatizzi (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

E non potrete, con i mugugni, impedire il giudizio di chi assiste a questi lavori, sapendo che tutti i vagiti, tutte le logiche, le ragioni, le assurdità che qualcuno rappresenta sono destinate alle vostre risate, ai vostri sorrisini.

PRESIDENTE. Deve concludere.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Ho cinque minuti, Presidente.

PRESIDENTE. Cinque minuti sull'emendamento, collega.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Presidente, scusi, ma noi siamo persone che sono qui, legate ad un'Aula parlamentare in modo del tutto inutile. Affrontare gli emendamenti con questo spirito - mi creda -, per chi ha a cuore il Paese, è veramente molto difficile. Di questo credo che davanti agli italiani risponderete (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.251 Fassina, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, delle relatrici di minoranza e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 71).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.308 Ciaburro.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Bucalo. Ne ha facoltà.

CARMELA BUCALO (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questa proposta di emendamento si cerca di dare dignità a 7 mila docenti e alle loro famiglie, che hanno creduto fino all'ultimo…

PRESIDENTE. Mi scusi, collega. Colleghi! Sta intervenendo una collega, per cortesia.

CARMELA BUCALO (FDI). …che hanno creduto fino all'ultimo di riuscire ad avere, dopo una lunga odissea, dopo anni di onorato servizio, finalmente giustizia. Hanno creduto in questo Governo del cambiamento, in questo decreto dignità. Peccato che di dignitoso avranno solo di ritornare ad essere docenti a tempo determinato e la loro dignità di lavoratori nuovamente calpestata. Dignità che è stata ancora pochi minuti fa calpestata, quando si è rifiutato l'accantonamento, giustificandolo solo nel dire “abbiamo raggiunto una sintesi”. Sì, signor sottosegretario, la sintesi: la sintesi è il licenziamento. E per giustificare questo scempio di licenziamenti dite a gran voce che le sentenze vanno rispettate. Allora bisogna ancora una volta ribadire che ci sono 4 mila docenti con sentenze di merito passate in giudicato, quindi non appellate dal MIUR (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che hanno garantito a questi maestri l'inserimento in GAE a pieno titolo.

E gli altri? Allora mi viene da dire: fortuna o è l'ennesima ingiustizia? Mentre oggi si dà attuazione ad un decreto dignità che non fa altro che applicare una sentenza che non fa che contraddire la certezza sia del diritto e la stessa fonte che ha legiferato precedentemente. Sentenza plenaria che ha, temo, solo valore politico, per tutelare chissà quali interessi. Mi rivolgo a lei, sottosegretario Giuliano, e anche al signor Ministro Bussetti: voi, voi che siete e siete stati uomini di scuola, che conoscete, quindi, cosa significa insegnare, cosa vuole dire anni 10, 15, in giro per l'Italia da precari.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO (ore 21,30)

CARMELA BUCALO (FDI). E poi finalmente arriva il ruolo, firmarlo, anche se dite che non vale il ruolo di questi docenti perché c'è una clausola rescissoria. Mi rivolgo proprio a voi: ma capite cosa significa perdere questo ruolo?

Non è una soluzione per questa ferita istituzionale prevedere un concorso straordinario, nel quale voi lo sapete che non vengono tutelati tutti i ruoli, perché può accadere che esista in alcune province, che sono con organici ridotti, che non si può garantire questi ruoli. E allora cosa si dà? Si dà l'unica possibilità di essere precari a vita. E non parliamo dei controinteressati, anch'essi parte lesa da una politica che è da vent'anni che ha nascosto la polvere sotto il tappeto, creando, di fatto, cosa solo? Una guerra tra i poveri! Ma la situazione più grave, sottosegretario, è che in questi 7 mila docenti ci sono docenti disabili, docenti che, se saranno licenziati, non hanno la possibilità di poter dichiarare…

PRESIDENTE. Concluda.

CARMELA BUCALO (FDI). …il proprio diritto in un eventuale concorso. E lo sa perché? Perché gli viene preclusa l'iscrizione nelle liste di collocamento mirate per loro.

PRESIDENTE. Grazie, deve concludere, ha finito il tempo.

CARMELA BUCALO (FDI). E allora concludo dicendo: oggi il Ministro…

PRESIDENTE. Per favore, un po' di silenzio.

CARMELA BUCALO (FDI). …ha dichiarato che la scuola non ha bisogno di nuovi stravolgimenti, ma solo di serenità, di fiducia. E allora date dignità a questi docenti che hanno lavorato per vent'anni per lo Stato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

PRESIDENTE. Grazie, però deve concludere.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Azzolina. Ne ha facoltà.

LUCIA AZZOLINA (M5S). Grazie Presidente, grazie ai rappresentanti del Governo che sono qui stasera con noi, grazie a tutti i colleghi che sono intervenuti sinora. Cogliamo tutte le vostre proposte, tutto quello che è stato detto, e ci tengo a fare un discorso che attiene l'eredità che noi abbiamo avuto. Il contenzioso sulla questione della scuola primaria e dell'infanzia va avanti dal 2014. Noi abbiamo ereditato una sentenza ad adunanza plenaria del Consiglio di Stato: per chi in quest'Aula ha detto che le sentenze sostanzialmente potrebbero essere anche bypassate, ricordo che l'adunanza plenaria si è riunita a sezioni unite proprio per dare un'interpretazione che fosse univoca per tutti. Penso che qui possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che le sentenze in questo Paese dovrebbero essere rispettate, e credo che siamo anche tutti d'accordo nel dire che la Costituzione vada rispettata e, soprattutto, gli interessi degli studenti.

Noi abbiamo mantenuto i docenti che saranno oggetto di sentenze nei prossimi mesi per tutto l'anno scolastico 2018-2019, al fine di garantire la continuità didattica per i nostri studenti. Nessuno verrà licenziato a metà anno, perché non è questo il nostro obiettivo (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier), e questo deve essere assolutamente chiaro a quest'Aula, perché di inesattezze ne sono state dette tante. Quindi, in primis l'interesse dei nostri bambini, la continuità didattica, che è fondamentale. Dopodiché, nel rispetto assoluto dell'articolo 97 della Costituzione, abbiamo pensato a fare il concorso, che è quello per il quale si entra nella pubblica amministrazione; un concorso straordinario per 12 mila posti, che sono di più rispetto a 7 mila, che in quest'Aula oggi questo numero l'abbiamo sentito tante e tante volte. Parliamo di 12 mila posti, quindi di più, nel quale concorso stiamo valorizzando in particolar modo il servizio di quei docenti che hanno lavorato per anni all'interno della scuola primaria e dell'infanzia.

E questo è fondamentale da ricordare; dopodiché, espletate le procedure di questo concorso straordinario, si è pensato ad un concorso ordinario, sempre per la scuola primaria e per la scuola dell'infanzia, nel quale potranno partecipare sostanzialmente tutti, anche coloro i quali non hanno i 24 mesi di servizio. Tengo anche a sottolineare che le procedure che abbiamo pensato sono procedure che rispettano le diversificazioni territoriali che ci sono all'interno di questo Paese, perché noi abbiamo delle GAE storiche al Sud stracolme, vincitori di concorso del 2016 ancora da assumere e idonei, e abbiamo un Nord Italia, invece, vuoto, dove i diplomati magistrali avranno tutta la possibilità di entrare di ruolo, perché entreranno di ruolo, tutti, grazie al concorso straordinario che stiamo facendo.

Il nostro obiettivo primario era garantire la continuità didattica, ma nel rispetto, attenzione, della sentenza del Consiglio di Stato, perché le sentenze in questo Paese si rispettano - per anni non sono state rispettate, vanno rispettate - e, nel rispetto della Costituzione, ci siamo mossi soltanto all'interno di un principio, che è quello di legalità, che quest'Aula credo dovrebbe condividere indubbiamente, con tutti noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Volevo solo dire questo. Ringrazio per gli interventi che sono stati fatti, chiaramente ne prendiamo atto, e spero, comunque, che l'emendamento che abbiamo presentato possa comunque alla fine convincervi, perché era l'unica soluzione rispetto all'eredità che quest'Aula ci ha lasciato (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Squeri. Ne ha facoltà.

LUCA SQUERI (FI). Grazie, Presidente. A mio avviso, il peggio che quest'Aula ha prodotto negli ultimi anni è stata, durante il Governo Monti, la categoria degli esodati: cioè, a leggi vigenti, a un certo punto, il Parlamento commissariato dal salvatore della patria - all'epoca si pensava così di Monti -, modificò le leggi e ci fu questa categoria, che si trovò senza lavoro e senza nemmeno la pensione.

Voi siete riusciti a fare di peggio: avete creato la categoria degli esodati di quei giovani che, dopo un lungo percorso di formazione, non potranno entrare nel mondo del lavoro. Almeno Monti aveva la giustificazione che non era stato eletto, che non si era presentato con un programma e si era trovato per necessità esogena a guidare il Paese. Voi avete chiesto il consenso ai cittadini e li avete ingannati, perché creare la categoria dei giovani esodati è quello che di peggio potevate fare e siete riusciti a farlo. Complimenti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Grazie, Presidente. Abbiamo ascoltato finalmente una voce della maggioranza che ci ha spiegato il senso di questo emendamento. Ringrazio la collega Azzolina: toccherebbe al Governo, ma va bene così.

Prendiamo atto di qual è la volontà che sta dietro a questo articolo che avete scritto come emendamento votato in Commissione. Però, mi permetto di contraddire la collega Azzolina su alcune delle cose che ho sentito. La prima: il fatto che non licenziate a metà anno non è esattamente una nota di merito, considerando che licenziate il 30 giugno 2019 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Cioè, quelle 7.000 persone non è che faranno bene il proprio mestiere sapendo che non saranno licenziate tra quattro mesi, ma il 30 giugno sì. Cioè, vi rendete conto che questa cosa non si regge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? È evidente e ve lo sta dicendo tutto quanto il Parlamento. Vi stiamo chiedendo tutti di modificare almeno questa cosa, ma su questo ci avete detto di no.

La collega ha detto: “Prendo atto”. Oltre a prendere atto, bisognerebbe modificare le cose che non vanno, ma intanto ci accontentiamo della presa d'atto. Aspettiamo che il secondo momento sia la modifica di cose sbagliate.

Vengo alla seconda cosa. Parlate di un concorso ma la parola “concorso” significa che si concorre per arrivare a un premio o, comunque, per arrivare al ruolo, in questo caso. Voi fate un concorso che non è selettivo, al quale sapete benissimo che non parteciperanno 12.000 persone, che sono i posti che mettete a concorso, ma ne parteciperanno molte e molte di più. Per questa ragione voi prevedete che quella graduatoria del concorso non si esaurisca mai, di fatto impedendo, a chi oggi non partecipa, di fare l'insegnante in futuro, impedendo a chi oggi studia per fare l'insegnante di fare l'insegnante in futuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Infatti, se uno ha la sfortuna di essere nato qualche anno dopo, pagherà il prezzo di quello che voi avete scritto.

Questo non è un concorso: questa è una sanatoria fatta male (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), peraltro una sanatoria che per ora tocca solo 12.000 persone, lasciando tutte le altre persone - che sono molte di più e questo lo sapete, perché sono tutti laureati in scienze della formazione primaria che hanno almeno due anni di servizio - di fatto a piedi, senza certezza le diplomate magistrali e senza certezze i laureati in scienze della formazione primaria, ma con l'unica certezza, chi studia oggi per diventare insegnante, che insegnante non lo diverrà.

Terza cosa che avete detto: le regioni. Presidente, mi rivolgo a lei, perché anche lei è un uomo del Sud, esattamente come il sottosegretario. Ma voi davvero volete far credere a quest'Aula che questo provvedimento rispetta la differenza che c'è tra Sud e Nord?

Voi sapete benissimo che, siccome ci sono più cattedre al Nord e più professori al Sud, fare concorsi regionali di fatto condanna gli insegnanti del Sud o a spostarsi o a non insegnare mai, che è il contrario di quello che avete promesso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Avete parlato a noi di deportazioni. Voi fate licenziamenti! Allora, non diteci che fate concorsi regionali per rispettare le differenze tra le regioni.

Io capisco che governate con la Lega, lo capisco bene che dovete rispondere agli elettori del Nord della Lega, ma prima o poi dovrete rispondere anche ai vostri elettori del Sud e spiegargli che quelle che avete detto sono semplicemente bugie.

Concludo con una battuta: non venite in quest'Aula a dire a noi che le sentenze si rispettano. Governate con un partito che ha una sentenza che dice che 49 milioni li deve restituire e non la rispetta (Proteste dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier - Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Deputati del gruppo Partito Democratico scandiscono la parola “onestà”).

PRESIDENTE. Andiamo avanti. Per favore; andiamo avanti.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente…

PRESIDENTE. Facciamo parlare il deputato Fassina? Grazie.

STEFANO FASSINA (LEU). Colleghe e colleghi, proviamo a tornare al merito. Credo che lo dobbiamo alle decine di migliaia di donne e uomini coinvolti in questa vicenda. Apprezzo davvero - e lo dico sinceramente - l'intervento dell'onorevole Azzolina. È stata la prima, diciamo, a metterci la faccia, come va di moda affermare di questi tempi, perché in Commissione né il Governo né le colleghe e i colleghi della maggioranza sono intervenuti. Lei ha dato delle spiegazioni. Allora, anch'io vorrei provare a fare qualche considerazione sulle spiegazioni, perché a me pare che non tengano.

Il primo punto - lo ha appena sottolineato la collega - è la continuità didattica. Ma davvero qualcuno pensa - e lei, Presidente Fico, so che negli scorsi giorni ha incontrato una delegazione delle insegnanti - che vi possa essere quel minimo di serenità necessaria a garantire una qualche continuità didattica nel momento in cui chi va in quelle classi e in quelle scuole sa che il 30 giugno verrà licenziato? Non a metà anno, ma il 30 giugno. La differenza è sostanziale: avere tre mesi in più, ma arrivare al licenziamento.

E, poi, il concorso. Qui stiamo parlando di una platea che, soltanto per rimanere alle diplomate e ai diplomati magistrali ante 2001 e 2002, è di circa 50.000 persone. Quindi, le graduatorie saranno lunghissime, in particolare nel Mezzogiorno.

E, poi, c'è un punto che mi sta molto a cuore, sul quale credo dovremmo riflettere tutti: la legalità. Ritengo che la magistratura abbia fatto il proprio dovere su questa vicenda, perché è intervenuta in un ginepraio dove ha dovuto valutare…

PRESIDENTE. Per favore, per favore. C'è troppo movimento. Se potete almeno tornare ai posti oppure non parlare. Prego, collega Fassina.

STEFANO FASSINA (LEU). …ha dovuto valutare, dicevo, norme contraddittorie.

La magistratura ha fatto il proprio dovere. Il punto è che non lo sta facendo il legislatore il suo dovere. Noi dobbiamo fare il nostro dovere ed assumerci noi la responsabilità, perché parlare di legalità, in un quadro in cui si è stratificato un percorso normativo contraddittorio e ambiguo, non può essere la scusa per evitare di assumersi le responsabilità. E ricordate: legalità va insieme anche a giustizia sociale e sono due facce della stessa medaglia. Chi è legislatore ha anche il dovere di cambiare le leggi, riuscendo a tenere insieme, appunto, anche il principio della giustizia sociale.

Allora, non cercate una copertura dalla sentenza del Consiglio di Stato. La magistratura ha fatto il proprio dovere. Ora è responsabilità del legislatore.

Con l'articolo 4 questo Parlamento scarica i costi del proprio malfunzionamento e delle norme ambigue e contraddittorie che si sono succedute sulle spalle delle insegnanti e poi, alla fine, degli studenti e degli alunni che subiranno le conseguenze di una drammatica discontinuità didattica (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Morani. Ne ha facoltà.

ALESSIA MORANI (PD). Sì. intervengo, Presidente, perché noto la grande passione delle colleghe, che si sono occupate o che si occupano oggi di scuola, perché l'appello che fanno è un appello molto serio nei confronti del Governo, perché si ponga davvero in quest'Aula una soluzione al problema dei diplomati magistrali, a cui durante la campagna elettorale sono state fatte mille promesse.

E, allora, siccome noi abbiamo governato prima di voi e conosciamo anche quali sono i problemi di chi governa e che principalmente i problemi di chi governa riguardano le coperture, allora io mi faccio una domanda, Presidente. Vorrei sapere, ad esempio, con 49 milioni di euro, quanti insegnanti si possono assumere in Italia? Vorrei una risposta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sasso. Ne ha facoltà.

Prego, un po' di silenzio per favore. Deputato Sasso, prego.

ROSSANO SASSO (LEGA). Grazie signor Presidente. Onorevoli colleghi, va bene tutto. Va bene veramente tutto. Abbiamo ereditato una situazione pazzesca (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), dopo anni e anni di legislazione allucinante, raffazzonata, contenziosi e centinaia di migliaia di ricorsi, sentire dire che chi vuole regionalizzare i concorsi, per poter dare la continuità didattica agli alunni, per fare in modo che chi prende il ruolo a Milano o a Palermo poi non debba, o con l'assegnazione provvisoria o col trasferimento, andare via e lasciare i proprio alunni…ma sentire parlare un esponente del PD accusare noi di volere sradicare i docenti meridionali… ma l'algoritmo della legge n. 107, ve lo siete dimenticati, che pure avendo punteggio (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle)?

Ma siamo ammattiti? Ci sono centinaia di ricorsi, per cui, con il vostro algoritmo, pur avendo diritto ad avere una sede più vicina a casa, con un punteggio alto, li mandavate a mille chilometri! Noi, la Lega, con i propri ricorsi li ha fatti tornare a casa.

E poi cortesemente continuiamo a parlare di scuola, di diritto scolastico, anche in maniera appassionata. Non parliamo di banche, però, perché tra Banca Etruria e Monte dei Paschi di Siena mi sembra veramente assurdo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle - Deputatidel gruppo Lega-SalviniPremierscandiscono “buffoni”).

PRESIDENTE. Per favore, per favore, per favore, deputata Polverini, per favore. Ha chiesto di parlare la deputata Polverini. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI (FI). Scusi Presidente, io ho sentito diversi “vaffa” in quest'Aula (Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier), provenienti da quei banchi. Io la pregherei di prendere una posizione. Non siamo al mercato, manteniamo la dignità di quest'Aula, non è possibile che lei non li abbia ascoltati!

PRESIDENTE. Deputata Polverini, deputata Polverini! Io da qui non sono riusciti a sentirli. Ma credo, perché probabilmente (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente)… Non si sono riusciti a sentire da qua ? Sicuro! È sicuro! Ho sentito cosa vi siete detti, non ho sentito quella parola. Perché in ogni caso io credo a quello che lei ha detto chiaramente. E, quindi, chiunque abbia detto queste parole, porti rispetto per i colleghi e per l'Aula.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.308 Ciaburro, con parere contrario di Commissione e Governo, il relatore di minoranza Pd si rimette all'Aula, il relatore di minoranza Forza Italia si rimette all'Aula, parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 72).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.309 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Carnevali. Ne ha facoltà.

ELENA CARNEVALI (PD). Presidente, Viceministro e colleghi, dai tanti omissis che non sono stati raccontati- e qui ne abbiamo raccontati alcuni - e anche alle storture e, se posso definirlo, in particolare, all'effetto paradosso, che contiene in particolare una parte relativa all'articolo 4, è che la clava di questo decreto, con tanta dignità, non va solo sulla testa e si abbatte su studenti, su docenti e su lavoratori, non risparmia nessuno del licenziamento di massa, ma in particolare fa una cosa, Viceministro: si abbatte anche sugli insegnanti con disabilità.

Voi poi avete anche una storia, sono storie di persone in carne umana. Ho sentito la collega Azzolina prima, che ci veniva a raccontare e a spiegare come, nella situazione in cui vi siete trovati, voi avete avuto la necessità di valorizzare il personale. Bene, la storia è una storia di una persona disabile, insegnante, docente, undici anni, undici anni che è stato all'interno della scuola, che ha avuto la possibilità di essere un maestro a tempo indeterminato, ma con riserva. E c'è poco da ridere, sai collega, perché questo insegnante, di cui molto probabilmente non te ne può fregare di meno e me ne dispiace molto, perché voi siete un Governo che ha voluto il Ministero della disabilità e poi, con questo decreto, voi state licenziando gli insegnanti disabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Ma questo è il paradosso di quello che sta avvenendo! E non avete neanche la spudorata vergogna di quello che sta succedendo. Io vi chiedo un minimo, un minimo davvero, di dignità. Accantonate un attimo questo emendamento, valutate quello che state facendo. Non è un appello del Partito Democratico, è un appello che deve essere fatto almeno per il rispetto di chi non avrà la possibilità di poter usufruire della quota riservata alle persone che usufruiscono del collocamento mirato, perché il collocamento mirato pone due questioni: una, che devi avere una disabilità che sta sopra il 46 per cento e, l'altra, che non devi avere un reddito di oltre 8 mila euro all'anno. Quel povero docente e quei poveri docenti, che hanno insegnato prima, non potranno quindi beneficiarne e saranno esclusi. Chi è stato assunto all'interno delle liste del collocamento mirato non potrà più utilizzare la parte relativa al collocamento mirato.

Io vorrei riuscire a capire se è intenzione di questo Governo porre rimedio, non solo al fatto che questo possa arrivare ad essere un atteggiamento punitivo, ma questo diventa un effetto persecutorio, persecutorio nei confronti delle persone con disabilità. E soprattutto diventa una discriminazione e voi non avete fatto un fondo per tutti i contenziosi che avrete. E non ci sarà nessuna moneta che risparmierà e soprattutto darà la possibilità, a chi ne viene escluso, di potere essere riconosciuto con la dignità che si deve (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

VITTORIO SGARBI (FI). Chiedo di parlare sull'ordine del lavoro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI (FI). Sull'ordine dei lavori, onorevole Presidente, perché ho sentito cose di grande interesse, che evocano una necessità da parte del Governo, di accogliere una parte degli emendamenti, che invece vengono respinti, portandoci a questo ruolo che non dà dignità.

Ma mi pongo un problema genetico, che riguarda la sua persona, in quanto, al richiamo dell'onorevole Polverini, che ha sentito cose che io non ho sentito e che ha, però, evocato una parte del corpo, che forse in questo Parlamento è bene non pronunciare, io ho sentito che lei ha indicato la necessità di rigore e di ordine. Mi chiedo, ma non siete voi il partito che è nato dal Vaffanculo! Dal Vaffanculo! Dal Vaffanculo! E adesso lei (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Presidente, mi dispiace che non riusciamo a tenere uno standard tra di noi adeguato a quest'Aula e alla portata dei temi che stiamo discutendo, poi è chiaro che ciascuno di noi ha le sue opinioni, però credo che dovremmo rispettare noi stessi quest'Aula e le persone coinvolte nei provvedimenti che affrontiamo. Il gruppo Liberi e Uguali sottoscrive l'emendamento proposto dalla collega Carnevali. Anche qui torno su un appello. Abbiamo passato due giorni, tante ore, sostanzialmente senza aver prodotto alcun risultato. Prima, il collega Sisto ha fatto un intervento molto chiaro, che ho condiviso. Si sarebbe potuto risparmiare denaro, tempo, energie mettendo la fiducia, il risultato politico sarebbe stato lo stesso. Diamo un senso a queste lunghe ore di lavoro, facciamo un'operazione anche qui minimale che però è di straordinaria rilevanza per quelle persone che prima la collega ha ricordato. Non viene stravolto l'articolo 4, non viene stravolto il decreto. Quella legalità che è stata invocata prima dalla collega Azzolina applichiamola con un minimo, minimo di giustizia sociale, salvaguardiamo queste persone che, oltre ad avere la sciagura di essere licenziate a fine anno scolastico 2018-2019, partono con delle condizioni particolari che li hanno portati al collocamento mirato, salviamo almeno queste, non cambia nulla, non è nessuna marcia indietro, la legalità è salva. Voglio vedere chi può contestare che, in nome di una condizione particolare, vengono salvaguardate persone che hanno avuto la sfortuna del collocamento mirato. Almeno questo a due giornate di lavoro che senso non politico non ce l'hanno, perché non avete avuto attenzione a nessuno degli emendamenti che abbiamo prodotto. Qui si può fare un'operazione di giustizia sociale minimale, facciamola non cambia nulla della sostanza del decreto applausi (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Laura Boldrini. Ne ha facoltà.

LAURA BOLDRINI (LEU). Signor Presidente (Commenti)

PRESIDENTE. Per favore, silenzio.

LAURA BOLDRINI (LEU). Signor Presidente, noi stiamo parlando di un decreto, come ho avuto modo di dire, che non ha una riga, una, sull'occupazione femminile, su come appunto incentivare l'occupazione femminile. Adesso stiamo parlando dell'articolo 4, che si occupa delle insegnanti che saranno penalizzate. Ebbene, io volevo dire, in questo minuto che ho a disposizione, che non mi meraviglia questa cosa, perché è da stamattina che ho davanti a me la vista dei banchi del Governo e la composizione di genere del banco del Governo è eloquente non c'è una donna (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico). Ma, Presidente, in che anno siamo? In che Paese siamo? Vi sembra normale la composizione del Governo? E poi ci meravigliamo che le insegnanti vengano penalizzate? Io penso che veramente questa fotografia ci riporti almeno trent'anni indietro, lo volevo segnalare a quest'Aula, la ringrazio, Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, per errore abbiamo espresso un parere sbagliato, su questo emendamento è favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Grazie, Presidente. Semplicemente per dire che, al netto delle opinioni diverse sul passato, è normale che si abbiano opinioni diverse. Noi siamo l'opposizione voi oggi, però, siete maggioranza. Il problema è che non potete limitarvi a dire quello che non va di quello che è stato fatto fin qui e i colleghi che si occupano di scuola, io la sento quella frustrazione, lo sanno benissimo che quello che state facendo è sbagliato, è sbagliato da ogni punto di vista. Allora, l'ha detto adesso bene il collega Fassina, non volete mettere in discussione l'impianto dell'articolo 4, anche se sapete, voi che vi occupate di scuola, che è sbagliato. Andate pure avanti, ma almeno una cosa dimostrate di averla ascoltata: non potete licenziare gli insegnanti disabili dicendo loro che il 30 giugno 2019 saranno fuori dal sistema scolastico e sottoponendoli a una roulette russa nella quale sapete benissimo non troveranno posto.

Allora, io chiedo una cosa, la chiedo formalmente; chiedo l'accantonamento di questo emendamento perché il Governo dia almeno il segnale di aver capito che è un piccolo passo di civiltà si può fare, almeno accantoniamolo, spero che i relatori, almeno in questo, ci ascoltino (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Relatore Tripiedi, c'è una richiesta di accantonamento.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Contrario, Presidente.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Chiedo di parlare a favore.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Sì, Presidente, grazie. Solo per sottolineare il nostro accordo su questo, sulla richiesta di accantonamento che faremo anche sul 4.321, perché analogo argomento. Riteniamo che almeno su questo, almeno sui docenti specializzati per il sostegno, di cui c'è grande richiesta, è veramente folle non accettare questa opportunità. Quindi, chiediamo l'accantonamento e chiederemo ovviamente all'Aula anche il voto favorevole sul nostro e anche l'accantonamento sul nostro.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare contro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Ribadisco quanto ho già espresso. L'argomento è stato ampiamente trattato in Commissione, per cui siamo contrari all'accantonamento.

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSI BARTOLOZZI (FI). È la seconda volta che sento la presidente Ruocco dire la stessa cosa. Allora, il parere della Commissione, io sono alla mia prima Legislatura e mi corregga, Presidente se sbaglio, anzi mi rivolgo a lei, perché anche in questo caso sbaglierei, ma il parere della Commissione non dovrebbe essere vincolante. Cosa stiamo a fare qui se ogni volta la presidente Ruocco, invece di motivare il perché e parlare contro, dice ne abbiamo già discusso in Commissione? È l'ennesima schifezza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Io lo valuto come parere contrario.

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Ma non è motivato, Presidente. Allora, io vorrei sapere quali sono le motivazioni…

PRESIDENTE. A favore e contro, appunto.

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Cosa stiamo a fare noi, seicento persone in Aula da quattordici ore se la presidente Ruocco non ci spiega il perché… io non c'ero in Commissione, me lo vuole spiegare, la presidente? Ma che modo è (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Partito Democratico e Fratelli d'Italia)?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 4.309 Carnevali.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 79 voti di differenza.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.309 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza del Partito Democratico e di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 73).

ELENA CARNEVALI (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELENA CARNEVALI (PD). Grazie Presidente, cerco di ritornare ancora un attimo sul punto che abbiamo appena affrontato anche perché - qui mi rivolgo al Vicepresidente Di Maio - l'emendamento propone una cosa molto semplice che di fatto non pone alcun problema di merito dell'articolo 4 ma che compie un atto di giustizia sociale che credo a tutti noi in quest'Aula dovrebbe interessare. Dice semplicemente che le disposizioni di quel comma “…non si applicano ai docenti che sono stati assunti in ottemperanza del collocamento mirato…”.

PRESIDENTE. Ma sta parlando del nuovo emendamento 4.310 Mollicone?

ELENA CARNEVALI (PD). Dell'emendamento 4.312 da me presentato: siamo arrivati a quello.

PRESIDENTE. L'emendamento in esame è il 4.310 Mollicone.

ELENA CARNEVALI (PD). Allora mi riservo di parlare in seguito.

PRESIDENTE. Ci sono altri colleghi che intendono intervenire sull'emendamento 4.310 Mollicone? Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie Presidente, per la sensibilità. Citando il collega Sisto, quando un Governo affronta una battaglia d'Aula può fare due cose: o mette la fiducia o affronta la battaglia d'Aula. Ora vi potremmo tenere qua tranquillamente tutta la notte perché abbiamo emendamenti presentati, lo faremo anche domani, lo abbiamo fatto ieri, ma siccome siamo persone perbene e ovviamente non rinunciamo ad alcuna delle nostre richieste e quindi le metteremo tutte in votazione, tuttavia riassumeremo gli interventi dei nostri prossimi emendamenti sul tema intervenendo solo su tre su otto e metteremo in votazione gli altri perché non recediamo su alcuna posizione. Ogni emendamento è una simbolica postazione da cui difendere il destino non solo dei diplomati magistrali, non solo degli studenti di scienze della formazione e quindi non solo di chi perde il passato di anni e anni di umiliazioni, di deportazioni perché ci sono state anche quelle, di stanze prese in affitto, di solitudini da familiari e quindi per l'amore dell'insegnamento, per la necessità di dover lavorare, per la volontà di donarsi ai propri bambini e alla propria classe ma anche di chi perde il futuro pur avendo studiato perché ha la vocazione per insegnare, perché in Italia oggi, Ministro Di Maio, insegnare è una vocazione. Voi in campagna elettorale, proprio lei Ministro, ha dichiarato che una delle prime iniziative sarebbe stata di portare gli stipendi dei docenti italiani all'altezza delle retribuzioni dei colleghi europei e, invece, che cosa state facendo? Il primo atto che fate è esattamente di licenziarli. Inoltre permettetemi un'altra considerazione: l'emendamento 4.310 Mollicone è un po' un emendamento bandiera per questo li riassume tutti a difesa dei ruoli, a difesa quindi del lavoro svolto, a difesa degli incarichi e permettetemi una considerazione sottile ma che prego i colleghi di maggioranza, in particolare della Lega, di ascoltare. Abbiamo dato una splendida prova del Parlamento sostenendo insieme e colorando di verde la questione dei portuali: battaglia che Fratelli d'Italia ha iniziato in piena solitudine quando c'era qualcuno che li voleva umiliare, li voleva isolare e li voleva massacrare socialmente. Ebbene abbiamo dato prova che è possibile che il Parlamento faccia un provvedimento a favore di una categoria importante, questa sì dignitosa, che più o meno è stimata intorno ai 22.000 appartenenti. Ebbene, Ministro Di Maio, a me dispiace che il Ministro Bussetti sia scappato: so che il Ministero è rappresentato anche con persona degna che conosce la scuola. Però qui stiamo parlando di una platea di 200.000 persone ci sono i 50.000 diplomati magistrali, i 140.000 laureati in scienze della formazione, ci sono le GAE storiche.

Sono centinaia di migliaia le persone, i docenti che hanno insegnato o che vorrebbero farlo e sono persone fisiche, con un impatto sociale di un milione di persone e allora ci chiediamo perché, se abbiamo votato giustamente per difendere 22.000 portuali, adesso chiudete gli occhi di fronte a un impatto sociale così ampio per 200.000 docenti e un milione di persone e di famiglie, perché? Ci dovete rispondere, anzi non dovete rispondere a noi ma alle vostre coscienze che voteranno il provvedimento, a chi lo ha scritto, a chi lo ha pensato, a chi lo ha voluto. Concludo con un pensiero a una persona importante della mia vita che non era mia madre, che sicuramente lo è stata, ma alla mia maestra. Io ho un ricordo delle figure di riferimento. Si chiamava Clara e a voi che piace lo story-telling, ho l'onore di ricordarlo perché, quando avevo dieci anni e dovevo andare a scuola da solo perché i miei erano impiegati e uscivano alle sette di casa, la mia maestra, senza che le fossa retribuito, mi accompagnava a scuola. Questa è la vita vera e questo è l'impegno dei maestri e questa è la storia che noi andiamo a difendere casa per casa, storia per storia, insegnante per insegnante, è questo ciò che voi avete detto…

PRESIDENTE. Grazie, deve concludere.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Concludo. Ciò che avete detto in campagna elettorale. Collega Azzolina, io sono venuto da lei, mi sono inginocchiato (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ho detto mi sono inginocchiato in senso metaforico…

PRESIDENTE. Deputato, il tempo è scaduto… il tempo è scaduto.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Concludo. Ma lei non può dire così. Lei ha la responsabilità di dover accettare almeno una delle nostre richieste: di difendere i docenti non per noi, ma per quello che voi avete detto in campagna elettorale. Ora governate e risolvete i problemi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.310 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del Pd, mentre la relatrice di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula e con il parere contrario della Commissione V (Bilancio).

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 74).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.312 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Carnevali. Ne ha facoltà.

ELENA CARNEVALI (PD). Grazie Presidente, il Viceministro Di Maio in quanto Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha con sé, poiché stiamo guardando anche al decreto-legge sui Ministeri, la delega sulla legge 12 marzo 1999, n. 68, che è proprio sua. Quindi il problema che stiamo affrontando è che l'emendamento in esame cerca di risolvere la questione con una soluzione che mi sembra assolutamente ragionevole: non applicare le disposizioni che sono presenti nell'articolo 4 ai docenti che sono stati assunti con il collocamento mirato. Ritengo che sia doveroso almeno risparmiarli dalla furia che vi sta prendendo: una furia incomprensibile e una sordità incomprensibile anche quando possiamo offrire un briciolo di giustizia sociale almeno a una parte dei lavoratori che verranno licenziati. Francamente non si capisce perché non avete accolto - io ve lo ripropongo - la proposta di accantonare l'emendamento 4.312 da me presentato perché non c'è una ratio neanche politica, Viceministro.

Io non riesco a capire qual è il guadagno politico che pensate di poter avere non usando un briciolo di disponibilità e di ascolto e cercare di risparmiare i docenti disabili, che a questo punto saranno nell'impossibilità di accedere, tramite i benefici del collocamento mirato, alla possibilità quindi del prossimo bando di concorso. Io credo che francamente non è solo incomprensibile: veramente siamo al punto non solo di essere ad un atto di discriminazione, ma di persecuzione che non ha alcuna ragionevolezza politica se non la scelta deliberata di voler in qualche cosa individuare una categoria, dentro le categorie che avete già individuato di tutti i lavoratori, dei docenti, di prendersela in particolare con le persone con disabilità. E credo che contraddistingua - e qui vedo che anche i colleghi della Lega, che hanno fortemente voluto, con le preoccupazioni che abbiamo, perché non si capisce più a quanti ministri ci dovremo rivolgere per poter poi avere una… Non solo una coerenza, ma a chi saranno in capo... Peraltro, l'esempio: l'applicazione delle norme come quella che stiamo discutendo adesso. Avete voluto un Ministero apposta sulla disabilità, e poi questo è il risultato che stiamo ottenendo.

Ecco, io chiedo quindi di poter avere l'accantonamento. Credo che a questo non cambi una virgola anche dell'irragionevolezza che comunque c'è in questo decreto-legge, ma risparmiate almeno una parte delle persone che francamente credo possano essere, come dire?, almeno non afflitte da questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Deputata Carnevale, quindi conferma la richiesta di accantonamento?

Il relatore?

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Esprimo parere contrario, Presidente.

PRESIDENTE. Do la parola ad un intervento contro e uno a favore.

ENRICO BORGHI (PD). Chiedo di parlare a favore.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO BORGHI (PD). Questo silenzio imbarazzato tradisce evidentemente tutto quello che è accaduto in queste ore. Noi ci permettiamo attraverso l'esercizio di questo voto di fare ancora un ennesimo appello alla sensibilità e alla responsabilità: le questioni che sono state portate dalla collega Carnevali non hanno un colore politico e non vogliono essere una bandiera di schieramento ideologico, e per questo motivo facciamo appello all'Aula affinché si possa accantonare questa tematica. Abbiamo ancora domani tutta una giornata di lavoro: esattamente come abbiamo trovato un punto di convergenza su altri punti lo possiamo fare anche su questo, che è un tema di grande ed estrema delicatezza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di accantonamento dell'emendamento 4.312 Carnevali.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 88 voti di differenza.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.312 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico ha espresso parere favorevole e il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 75).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.311 Ciaburro, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico ha espresso parere contrario e il relatore di minoranza di Forza Italia si è rimesso all'Aula, e su cui V Commissione (Bilancio) ha formulato parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 76).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.313 Ciaburro, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico ha espresso parere contrario e il relatore di minoranza di Forza Italia si è rimesso all'Aula, e su cui la V Commissione (Bilancio) ha formulato parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 77).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.314 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre i relatori di minoranza del Partito Democratico e di Forza Italia si sono rimessi all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 78).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.316 Aprea.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA (FI). Presidente, il tempo per noi è scaduto: Ministro e Governo tutto, abbiamo cercato con quest'ultimo emendamento di limitare i danni. Se vi ritroverete da domani con tanti problemi, provate a rileggere le soluzioni che sono state studiate per limitare i danni al vostro emendamento e per riequilibrare la questione tra vecchia e nuova generazione di docenti.

L'ultimo pensiero e l'ultima raccomandazione della sera, data l'ora: Ministro Di Maio, lei ha usato due pesi e due misure tra lavoro pubblico e lavoro privato. Io mi aspetto di vedere anche il Ministro Bongiorno prima o poi nella nostra Aula, non abbiamo avuto ancora modo di conoscerla e di capire cosa ne pensa, da quando è Ministro. Però lei non può prevedere di limitare le proroghe nel lavoro privato e di cancellare una norma della buona scuola (quindi non era una nostra norma), dei 36 mesi dei precari. Che cosa significa, che volete lasciare ancora per anni e anni i docenti a fare supplenze, mentre poi nel privato dopo dodici mesi o rischiano il licenziamento, e quindi sono disoccupati, o non si sa cosa?

Allora mi raccomando: tutto quello che avete fatto creerà problemi, lo sappiamo.

Noi saremo qui a vigilarvi, poca cosa. Ci rivedremo sicuramente in un'altra sede, con gli atti ispettivi, e quando usciranno i vari rapporti Istat e non solo del lavoro pubblico e privato.

Per la scuola, credo che il Ministro Bussetti, che è ancora assente stasera, dovrà impegnarsi ancora di più. Per parte nostra, il Governo è rimandato a settembre, se non bocciato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.316 Aprea, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza del Partito Democratico.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 79).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.317 Mollicone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Bucalo. Ne ha facoltà.

CARMELA BUCALO (FDI). Presidente, come deputata siciliana do voce ad un Sud sempre più fanalino di coda, preoccupato da questo decreto, che ricalca purtroppo la vecchia politica degli ultimi anni, che ha provocato ferite profonde, con riforme che hanno solo provocato lo spopolamento di territori resi ancora più fragili dalla crisi economica.

Le reali esigenze del nostro territorio sono sempre state sbandierate in campagna elettorale, ma poi puntualmente dimenticate. E adesso, senza aver previsto il potenziamento degli organici, senza aver previsto il tempo pieno, il tempo prolungato - e stiamo parlando di regioni come la Sicilia, la Calabria, la Puglia -, allora veramente il nostro timore è che questo concorso straordinario non sarà mai bandito. Non sarà mai bandito e, ancora una volta, i docenti del Sud saranno discriminati, perché non vedranno mai la possibilità di avere un futuro.

Allora, dovete avere il coraggio di dire chiaramente, ai docenti del Sud, che non possono più tornare nella loro terra; ai vincitori di concorso presenti nelle graduatorie, che non possono più avere il ruolo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, per cambiare l'indicazione di voto in favorevole.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.317 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza del Partito Democratico.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 80).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.319 Mollicone.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, cambiamo il parere in favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.319 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza del Partito Democratico.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 81).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.320 Mollicone.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma immagino che sia per il parere favorevole.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Sì.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Presidente, velocissimamente, un minuto vero. (Commenti dei deputati del MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Per favore, continui tranquillamente.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Colleghi, questo è un tema importante, che riguarda i 180 giorni. Ovvero, anche il Governo alla fine è venuto sui due anni consecutivi d'esperienza, tra i requisiti per accedere al concorso; noi abbiamo presentato un emendamento che va incontro al grandissimo consenso della categoria, di tutte le categorie, e cioè che i 180 giorni non siano consecutivi, perché molti, i diplomati magistrali, ma anche gli altri rappresentanti, hanno molte esperienze frammentarie, ovviamente, quindi metterle consecutive crea uno sbarramento. Noi siamo perché non siano consecutivi i 180 giorni.

Concludo, colleghi - perché non sono riuscito ad intervenire sull'emendamento 4.314, ma era importante -, e vorrei solo fare questa sottolineatura: è stato bocciato l'emendamento 4.314, però era la rappresentazione della nostra coerenza. Cioè, noi abbiamo sempre detto - lo abbiamo detto anche a loro e glielo continueremo a dire - che noi non siamo, è il caso di dirlo, per la lotta di classe, tra classi; noi siamo perché i diplomati magistrali, i laureati in scienze della formazione e le GAE storiche abbiamo tutti visti i propri diritti difesi.

Per questa ragione abbiamo presentato, con l'emendamento 4.314, l'accesso alle GAE sia dei diplomati magistrali sia dei laureati in scienze della formazione, tutelando ovviamente anche le GAE storiche. Questo perché rimanga agli atti, perché rimanga agli atti la coerenza di Fratelli d'Italia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.320 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza del Partito Democratico.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 82).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.321 Mollicone..

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Sì, colleghi, per illustrarlo. Penso che questo (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)…scusate, non ho sentito. Non per me, io non lo merito, ma almeno per le maestre.

PRESIDENTE. Deputati, per favore!

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Per le maestre almeno un po' di rispetto, perché noi perdiamo qualche minuto, ma loro stanno perdendo il lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allora, dicevo, questo è il nostro ultimo emendamento e lo abbiamo tenuto per ultimo non a caso. Ci sono stati già altri colleghi che hanno presentato un emendamento simile. Noi lo abbiamo presentato perché questo è dedicato a quei maestri, di cui c'è grande richiesta, che si occupano dei bambini fragili, chiamiamoli così, che è un modo poetico e lirico per definirli. Su questo non solo chiediamo all'Aula un minimo di pietas, perché non c'è problema per loro, perché sono molto richiesti, ma diamo continuità a una categoria difficile da assistere. Già è un lavoro gravoso, almeno su questo chiederemo non solo il voto, ma anche l'accantonamento.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). Noi riteniamo che in quest'Aula si poteva giungere anche a cercare di accelerare i tempi, se c'è il rispetto dei relatori di opposizione, che stanno segnalando delle problematiche importanti, che riguardano il mondo del lavoro, che riguardano il mondo della scuola, a cui quest'Aula, fuori da qui, quando fa i comizi, sembra tenerci in maniera attenta e sufficiente. Invece ci accorgiamo, ce ne siamo accorti dall'intervento del nostro collega Mollicone, che una parte di quest'Aula fuori fa i comizi, parla al mondo della scuola, si dice attenta e adesso ha fretta.

Invece noi riteniamo che, se i toni sono quelli del rispetto, si ascoltano le nostre posizioni e si analizzano gli emendamenti con attenzione, si può riuscire ad accelerare e a comprendere il senso delle parole dei nostri colleghi. Se invece il clima cambia, se invece ci sono alcuni esagitati, che provengono dalle file del suo movimento, noi riteniamo che dobbiamo passare più tempo qui per approfondire ancora meglio gli argomenti e riconnettere la piazza con gli argomenti che in quest'Aula sembrano voler essere evitati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Partito Democratico). Quindi, Presidente, o richiama lei al contegno dei comportamenti…

PRESIDENTE. Ho già richiamato, ho già richiamato.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). …oppure noi qui ci dormiamo insieme a lei, mentre gli altri continuano a parlare.

PRESIDENTE. Ho già richiamato al silenzio mentre interveniva il deputato Mollicone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Sì, Presidente. L'emendamento Mollicone è emendamento significativo, importante, che interviene su un aspetto che lo stesso collega Mollicone ha dichiarato essere un aspetto di pietas. È un aspetto che riguarda la stabilizzazione, la possibilità che all'interno della procedura concorsuale possano parteciparvi i docenti abilitati, purché in possesso dello specifico titolo di specializzazione, allorquando si tratta di misure di insegnanti di sostegno. Non possiamo accettare che in quest'Aula vi sia la necessità di andare a dormire al posto di parlare degli insegnanti di sostegno che intervengono a dare continuità didattica a chi è più fragile e a chi più ne ha bisogno.

Ora, l'emendamento può anche essere bocciato per una sordità politica nei confronti del mondo della scuola, ma è inaccettabile che in quest'Aula si abbia fretta perché Giolitti sta per chiudere…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). …e quindi i deputati 5 Stelle non mangeranno il gelato perché a noi, prima del gelato, interessano i ragazzi che hanno bisogno degli insegnanti di sostegno (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI (FDI). Signor Presidente, il collega Mollicone penso abbia fatto uno sforzo notevole, assieme alla collega Bucalo e a tutti gli altri nostri componenti della Commissione cultura, per cercare di spiegare le ragioni con pacatezza e con dovizia di particolari. Spiace dover assistere ad una insofferenza inusuale, peraltro, in quest'Aula, perché altre volte è capitato non solo in occasione dei decreti-legge.

Lei sa benissimo, quando c'è la legge di stabilità, che è una tradizione concludere i lavori a tarda sera. Non si vede un motivo e una ragione per cui si debba sbuffare. Forse sarebbe stato meglio spiegare le ragioni per cui si respingono gli emendamenti; quello sarebbe stato un comportamento accettabile sotto il profilo parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Donzelli. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Grazie, Presidente. Credo che non si possa in questo momento sottovalutare l'impatto di questo emendamento, l'impatto di questa discussione in Aula, perché, come dicevamo prima, va a toccare i nostri ragazzi, e in questo caso va a toccare anche i ragazzi più deboli, i ragazzi disabili. Dispiace che la sensibilità di una parte di quest'Aula sia quella di ululare contro chi se ne occupa, invece che di affrontare il tema seriamente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). È una questione solo di sensibilità umana, di sensibilità politica.

Dispiace perché altre volte, quando erano all'opposizione, magari da casa, perché non ero parlamentare, provavo anche simpatia quando facevano quell'opposizione forte al renzismo e a quel sistema degenerato, ma poi, quando si trovano al Governo, sembrano comportarsi uguale e ululano contro chi vuole difendere i disabili (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Mi sembra oggettivamente insostenibile ed è una grossa delusione per chi ha creduto in una forte opposizione a un sistema chiuso, che era quello di Renzi, e poi, quando si trova al Governo, si comporta con la stessa arroganza nella gestione del potere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Osnato. Ne ha facoltà.

MARCO OSNATO (FDI). Grazie, Presidente. Anche io, che pure ho partecipato con molta serenità ai lavori della Commissione e nel mio intervento nella discussione sulle linee generali ho dato atto che nelle diversità di vedute, nelle diversità di posizioni e anche nelle diverse necessità che ognuno di noi ha posto all'interno di quella Commissione c'è stato un lavoro sicuramente serio, sono molto sorpreso che oggi, dopo aver ascoltato gli interventi di molti, aver poco compreso anche le scarse motivazioni rispetto ai dinieghi che abbiamo tutti quanti subito in quest'Aula, ci troviamo a dover sentire che un intervento di un nostro collega su un tema importante come la scuola e su un tema ancora più specifico, che era quello della fragilità e dell'assistenza alla fragilità all'interno della scuola stessa, venga deriso in questo modo. Credo che probabilmente bisognava fare un lavoro diverso se si aveva necessità di avere una velocità più efficace…

PRESIDENTE. Grazie, ha finito il tempo, era a titolo personale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ascani. Ne ha facoltà.

ANNA ASCANI (PD). Grazie, Presidente. Intanto per esprimere la solidarietà al collega Mollicone, che sta parlando di insegnanti, di fragilità (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Fratelli d'Italia), e si sente ululare dai banchi della maggioranza, che, evidentemente, raggiunta una certa ora, vogliono andare a casa. Ho sentito stamattina dire il Ministro Di Maio…Presidente, c'è una collega che mi si rivolge. Non so se lei l'ha vista, visto che non vede da lì. Le faccio notare che c'è una collega che mi sta non so se insultando, mentre io cerco di parlare. Comunque oggi ho sentito..

PRESIDENTE. Cosa c'è?

ANNA ASCANI (PD). No, era distratto, va bene così, Presidente. Ho sentito il Ministro Di Maio dire che siamo qui per trovare un punto d'incontro tra visioni diverse. Con questo emendamento si chiede una cosa piccola, di nuovo di civiltà. Noi vi abbiamo chiesto di stravolgerlo questo articolo 4. Avete detto di no. Vi abbiamo chiesto di fare piccole correzioni. Avete detto di no. Sulle cose di civiltà ci riuscite a venirci incontro? Non stiamo chiedendo la luna; vi stiamo dicendo: sulle questioni di civiltà, sui più fragili, su chi ha più difficoltà, riuscite a dire un sì? Dal punto di vista dei tempi non vi cambia niente. Dimostrate che questa intenzione di venirci incontro è reale, altrimenti davvero facevate prima a mettere la fiducia, era più rispettoso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Grazie, Presidente. Solo per ritornare a quanto è stato l'intervento oggi del Ministro Di Maio, che credo in qualche modo dovrebbe essere di esempio alla parte politica dello stesso Ministro, nel ribadire qual è il gioco della maggioranza e il gioco dell'opposizione, seppur non si tratta di un gioco, perché parliamo di ragazzi disabili, parliamo, ovviamente, di assistenti e di insegnanti di sostegno. Forse l'amarezza più grande è che quella che dovrebbe essere la palestra delle idee, che, magari, possano diventare azioni e buone azioni, non ha visto in qualche modo la volontà di accogliere neanche questa forma di emendamento che credo sia alla base di una civiltà da terzo millennio.

Chiudo dicendo che non ci interessa avere ragione tra qualche settimana, perché sarà per tutti noi la più magra consolazione.

Avremmo voluto questa sera che soprattutto questo documento, su cui si arriverà ad approvazione…

PRESIDENTE. Concluda.

WANDA FERRO (FDI). …a colpi di maggioranza, avesse la semplicità ma soprattutto la condivisione più ampia, perché stiamo parlando del nostro popolo e della nostra nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Prisco. Ne ha facoltà.

EMANUELE PRISCO (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo soltanto per fare una proposta, visto che probabilmente la fretta della sera che avanza ha portato molti colleghi a sottovalutare la portata di questo emendamento. Visto anche il tema, che mi sembra assolutamente delicato, propongo di poterlo accantonare al fine di poterlo rivedere con attenzione. Penso che sia il modo migliore per recuperare una brutta figura che altrimenti il Parlamento italiano rischia di fare su questo tema (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. C'è una proposta di accantonamento dell'emendamento 4.321 Mollicone.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Esprimo parere contrario, Presidente.

PRESIDENTE. Darò ora la parola per un intervento a favore e uno contro.

Ha chiesto di parlare a favore il deputato De Filippo. Ne ha facoltà.

VITO DE FILIPPO (PD). Presidente, ci rendiamo conto che tutte le argomentazioni che abbiamo portato, anche le più ragionevoli - sarà per la stanchezza ma anche per una ostinazione che ho già giudicato maniacale -, non vengono considerate? Questo emendamento sarebbe, se voi lo leggete con serenità d'animo, un emendamento che dovrebbe essere accettato da tutti all'unanimità e immediatamente. Ma ci rendiamo conto che anche il più piccolo grammo di ragione ormai non l'avete più in questa discussione? Noi siamo ampiamente e totalmente delusi, ma tant'è. Quindi, accogliamo l'invito, che è stato fatto dal collega, e ci dichiariamo favorevoli all'accantonamento (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare contro la deputata Casa. Ne ha facoltà.

VITTORIA CASA (M5S). Presidente, abbiamo letto e discusso la proposta e siamo contrari all'accantonamento.

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Però, non è un intervento a favore o contro. Se fa un intervento a favore o contro non posso darle la parola, perché altrimenti la devo dare a tutti. Prego.

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Presidente, per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Perfetto. Quali articoli?

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Presidente, gli articoli 8 e seguenti. Per l'ennesima volta io probabilmente devo ricorreggere il tiro, perché ho letto, appena adesso, un tweet della presidente Ruocco che dice che le spiegazioni del perché ci ritroviamo qui a discutere sulle modifiche migliorative apportate a questo decreto le andremo a leggere sul sito. Clicchiamo su Twitter, andiamo a vedere e lo leggeremo lì.

Io in Commissione non c'ero. Io voglio sapere oggi e voglio avere motivato il parere contro…

PRESIDENTE. Però, questo non è un richiamo al Regolamento…

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Presidente, è un richiamo al Regolamento, perché altrimenti stiano zitti e non parlino contro.

PRESIDENTE. Non è un richiamo al Regolamento e questo non può giudicarlo lei.

GIUSI BARTOLOZZI (FI). Presidente, Presidente…

PRESIDENTE. Questo non è un richiamo al Regolamento! Grazie.

Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 4.321 Mollicone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 83 voti di differenza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Deidda. Ne ha facoltà. Silenzio per favore, ascoltiamo. Prego.

SALVATORE DEIDDA (FDI). Presidente, signor Ministro e sottosegretari, solitamente prendo la parola per attaccare il PD. Devo dire, però, che per il comportamento che obiettivamente avete avuto verso un mio collega mi convincete e siete riusciti a farci votare con LEU, siete riusciti a farci votare con il PD e mi dispiace obiettivamente perché noi vi diamo sempre il rispetto, il rispetto anche sulle castronerie, perché noi rispettiamo i nostri avversari e li abbiamo sempre rispettati senza mai usare parole fuori dai toni. Allora, se voi non ci rispettate, se voi non rispettate anche chi dimostra collaborazione allora ditecelo chiaramente, perché questo è un tema a cui noi teniamo abbastanza. Ho capito una risatina, va bene un sorriso, però non prendete in giro un collega che si sta facendo in quattro per un tema che è a noi caro. Ricordatevi di questo e meritatevi il nostro rispetto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori, articoli 8 e seguenti.

PRESIDENTE. No, sull'ordine dei lavori e non a titolo personale.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Quali articoli?

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Articoli 8 e seguenti, Presidente. Per fare questo tipo di attività, ragazzi e colleghi, Governo, ci vuole coraggio. Il coraggio non l'avete avuto…

PRESIDENTE. Non è un richiamo al Regolamento.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Sì, e lo sto dicendo.

PRESIDENTE. Non è…

FEDERICO MOLLICONE (FDI). …nel mettere la fiducia. È lo stesso coraggio che un famoso film, l'Attimo fuggente, citava con un gesto simbolico di cui mi assumo la responsabilità…

PRESIDENTE. No, non è un richiamo al Regolamento. Mi dispiace.

Dunque, passiamo ai voti (Il deputato Mollicone sale in piedi sul sedile della propria postazione, agitando un fascicolo e scandisce le parole: “Ci vuole coraggio”). Si segga, si segga, si segga! La richiamo all'ordine. Si segga, la richiamo all'ordine! Le faccio un primo richiamo verbale. Si segga, si segga! Possono intervenire gli assistenti parlamentari, grazie (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente). Deputato Mollicone, deputato Mollicone, deputato Mollicone si segga, finiamola con questa buffonata.

Passiamo, dunque, ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.321 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo mentre i relatori di minoranza del gruppo Partito Democratico e del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente si rimettono all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

CLAUDIO MANCINI (PD). Presidente…

PRESIDENTE. Revoco l'indizione della votazione.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Mancini. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MANCINI (PD). Presidente, dichiaro a titolo personale il sostegno a questo emendamento…

PRESIDENTE. L'indizione della votazione è revocata, deputato Brunetta. Sta parlando il deputato Mancini e poi rivotiamo. Prego.

CLAUDIO MANCINI (PD). Grazie, Presidente. Io ho preso la parola a titolo personale per sostenere questo emendamento, apprezzando il lavoro che ha fatto il collega Mollicone su questo emendamento e su altri e la pregherei che fosse ben riportato nel verbale dell'Assemblea che gli ululati di scherno non sono venuti dall'Aula, ma sono venuti dai banchi della maggioranza e, specificatamente, del gruppo del MoVimento 5 Stelle. Quindi, che questo sia messo chiaramente a verbale e rimanga agli atti della seduta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Fratelli d'Italia).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, non volevo disturbare perché stava andando tutto bene prima…

PRESIDENTE. Prego.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Visto che però ci siamo fermati, cambio il parere in positivo.

PRESIDENTE. Sta bene. È un momento positivo.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.321 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico si rimette all'Aula e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprime parere favorevole.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 83).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.322 Ascani.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ciampi. Ne ha facoltà.

LUCIA CIAMPI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi del Governo, questo è un emendamento relativo al concorso, il concorso straordinario che si intende far svolgere per queste categorie di esclusi o di lavoratori che hanno avuto dei problemi legali e che hanno bisogno di essere riconvertiti. Allora, noi crediamo che il concorso, come tutti i concorsi, debbano essere selettivi e non “non selettivi”, anche se riguardano categorie particolari, che legittimamente rivendicano i loro diritti. Ma il concorso deve essere selettivo e, quindi, noi proponiamo con questo emendamento una rimodulazione del punteggio, un punteggio che non attribuisca ai titoli fino a 50 punti su 100, ma fino a 36. Questo dice l'emendamento, proprio per valorizzare il merito, il merito che è una parola chiave nella scuola e che riguarda sia i docenti che gli studenti. Io ho passato la vita nella scuola e oggi, ora, ci stanno guardando molti insegnanti, prima di tutto quelli che noi, che voi, state bistrattando, non accettando ragionevolmente i nostri emendamenti, gli emendamenti di tutte le opposizioni che ragionevolmente hanno voluto aiutarvi, perché a noi preme la scuola e preme che passino dei provvedimenti che siano a favore della scuola.

E sono emendamenti di ragionevolezza. Guardate, la scuola è un mondo estremamente complesso. È un mondo delicato anche, delicato perché, come si va a toccare qualcosa dell'organizzazione, scatta sempre qualche criticità. Ma è anche un mondo straordinariamente bello. Io ho fatto l'insegnante e credo di essere stata privilegiata a fare l'insegnante, perché la scuola dà molto a chi con passione si dedica alla scuola. Non avrei mai immaginato, anche se tante volte ne abbiamo parlato tra i colleghi: ma i legislatori lo sanno cos'è la scuola? Ma la scuola è conosciuta da chi fa le leggi? Io credo proprio di no. Mi dispiace dirlo, mi dispiace, ma siamo sempre pronti a correggere e a collaborare. La richiesta è di fare un percorso insieme, per cercare con ragionevolezza di rimediare agli errori, che purtroppo avete fatto, perché, quando si governa, si sbaglia. Si sbaglia e si può correggere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.322 Ascani, con parere contrario di Commissione e Governo, relatore di minoranza PD favorevole, relatore minoranza Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 84).

Passiamo all'emendamento 4.323 Ascani.

Ha chiesto di parlare per richiamo al Regolamento il deputato Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Richiamo al Regolamento, articolo 58. Io vorrei soltanto segnalarle, nei pochi secondi che mi restano - non di vita ovviamente, ma di Aula - la impossibilità di tollerare quello che è successo oggi nell'Aula con un turpiloquio inaccettabile. Io su questo la invito a essere molto severo, perché la qualità dei lavori parlamentari passa anche attraverso la consapevolezza che non ci sia nessuno che possa pensare che impunemente pronunci parolacce in quest'Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico).

Io credo che questo sia un presupposto perché i nostri lavori possano essere correttamente gestiti. Ho voluto fare questo intervento a fine seduta, perché rimanesse traccia, non ex tunc, ma ex nunc. Da questo momento in poi la invito davvero ad evitare che chiunque possa scambiare quest'Aula come qualche cosa di diverso da quello che è, un nobile luogo dove si scrivono le leggi (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Partito Democratico e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. L'articolo 58, però, è sul fatto personale. Dico solo questo, però è chiaro il concetto che ha espresso.

LAURA BOLDRINI (LEU). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAURA BOLDRINI (LEU). Presidente (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)…

PRESIDENTE. No, non è possibile questo!

LAURA BOLDRINI (LEU). Colleghi, solo per aderire a quanto detto dal deputato Sisto.

PRESIDENTE. Per favore, nessuna foto.

LAURA BOLDRINI (LEU). Anche io ritengo che in quest'Aula si debba tenere un contegno, un decoro. Abbiamo già visto nella precedente legislatura fare di tutto, Presidente, in quest'Aula come lei potrà ricordare, e ci sono state delle sanzioni, perché non è ammissibile che in quest'Aula si usi turpiloquio e si manchi di rispetto. Quindi, mi permetto, con tutta umiltà, Presidente, di sollecitarla, in questo senso, di sanzionare chi non ha dimostrato rispetto per quest'Aula. La ringrazio (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Attis. Ne ha facoltà.

MAURO D'ATTIS (FI). Grazie Presidente, mi rivolgo direttamente a lei. Ho capito che non è riuscito a farci avere le risposte dal Governo durante la discussione dell'argomento scuola. Bene, le chiedo, visto che c'è un'interrogazione sul tema anche di questo emendamento, che giace da oltre un mese…

PRESIDENTE. Ma se è un sollecito all'interrogazione, va sollecitata a fine seduta, non può farlo adesso sull'emendamento che stiamo andando a votare.

MAURO D'ATTIS (FI). Sì però, solo per una questione di metodo, perché non c'è una risposta in Aula. Devo sollecitare una risposta all'interrogazione per il rispetto del Parlamento.

PRESIDENTE. La risposta non può sollecitarla qui, la sollecita magari dopo che abbiamo votato, a fine seduta.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.323 Ascani, con parere contrario di Commissioni e Governo, relatore di minoranza PD favorevole, relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 85).

Interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 9. Secondo le intese intercorse tra i gruppi le dichiarazioni di voto finale avranno luogo nella seduta di domani, a partire dalle ore 21, con ripresa televisiva diretta.

Sul conferimento della medaglia Fields ad Alessio Figalli.

PRESIDENTE. Colleghi e colleghe, come sapete, oggi, in occasione del XXVIII Congresso internazionale dei matematici, è stata conferita ad Alessio Figalli, matematico italiano, attualmente professore ordinario al Politecnico di Zurigo, la medaglia Fields, per i suoi contributi al trasporto ottimale, alla teoria delle equazioni derivate parziali e alla probabilità.

Si tratta del massimo riconoscimento internazionale per i matematici che non abbiano superato i 40 anni di età. L'ultima volta che esso era stato attribuito ad un matematico italiano risale al 1974, quarantaquattro anni fa.

Esprimo, a nome della Camera dei deputati, le più vive congratulazioni al professor Figalli per questo prestigioso premio (Applausi).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pettarin. Ne ha facoltà.

GUIDO GERMANO PETTARIN (FI). Presidente, la giornata piuttosto difficile rende necessario stringere questo intervento. Intervengo per ricordare un fatto.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI (ore 23,05).

GUIDO GERMANO PETTARIN (FI). Lo scorso 21 luglio veniva pubblicato sulla versione on line del il Corriere della Sera un articolo, che riportava questo titolo: «Fiume, ritrovata fossa comune di italiani uccisi dai partigiani di Tito» e che raccontava riportando come fonte diretta Onorcaduti, organismo che tutti quanti noi sappiamo fare capo al Ministero della difesa e che si occupa proprio della ricerca delle vittime di guerra, i risultati di una ricerca storica avviata addirittura negli anni Novanta, per volontà della Società di studi fiumani e dalle associazioni degli esuli giuliano-dalmati e delle vittime delle foibe e culminata appunto con la scoperta descritta nel titolo, avvenuta precisamente nella località di Castua, a una decina di chilometri da Fiume. Si tratta dell'ennesima sanguinosa, anzi sanguinosissima ferita che si riapre sulla storia del confine orientale, lacerato a fine guerra dalla barbarie dell'esercito titino e dalla disumana violenza con cui condannò a morte, a morti terribili, una serie di persone solo per la colpa che avevano di essere italiani e sentirsi figli della nostra patria. In questo articolo si segnala che i corpi apparterrebbero a un ex podestà, forse il podestà Gigante, a un carabiniere e ad altri italiani trucidati il 4 maggio del 1945 e mai più ritrovati.

Le analisi stanno continuando, per poter individuare le persone e la loro individualità, ma c'è un punto importante: agli scavi hanno partecipato le autorità croate e questo ci dà speranza, ci dà speranza che finalmente, dopo settant'anni, anche il nostro Governo possa togliere tutti i sigilli di segretezza a queste vicende e si possa finalmente far luce sulla verità di ciò che sui confini orientali è drammaticamente accaduto a guerra finita (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Constato l'assenza in Aula del collega Fusacchia, che aveva chiesto di parlare. Si intende che vi abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare la collega Bruno Bossio. Ne ha facoltà.

VINCENZA BRUNO BOSSIO (PD). Grazie. In un'epoca di fake news non dovremmo più sorprenderci, però quello che ha riguardato l'ospedale di Reggio Calabria dovrebbe indurre tutti a una attenta riflessione. Nella giornata di martedì e anche oggi, nonostante le smentite dei sanitari, non c'è stato una testata giornalistica on line, cartacea, social network che non abbia attenzionato il caso della frattura contenuta con cartone. La reazione emotiva di primo impatto è stata di indignazione, invece dopo la vicenda ha assunto contorni inquietanti. Il primario dell'ospedale di Reggio Calabria, insultato nelle sue funzioni, ha fornito subito una dettagliata ricostruzione del caso: nessuna mancanza di gesso, nessun'armadietto chiuso, nessuna chiusura del reparto alle venti. In base agli elementi forniti dalla struttura ospedaliera, il paziente fotografato è stato immobilizzato con cartone sul luogo dell'incidente. Abbiamo gesso e garze a volontà, hanno dichiarato i sanitari a Il Sole 24 Ore, e, in particolare, il direttore generale dell'ospedale, Frank Benedetto, ha spiegato che l'unità di ortopedia è una delle migliori della Calabria, operativa 24 ore su 24, e il pronto soccorso ha dei parametri migliori di quelli nazionali; un reparto modello, un ospedale modello che hanno gessi e garze a volontà, ma in cui sicuramente, come dice il direttore generale, le risorse umane utilizzate debbono far fronte a tutte le necessità ortopediche afferenti a quella provincia.

Il Sole 24 Ore ha meritoriamente smontato questa bufala, ma quanto è stato fatto quale danno ha provocato ai professionisti, a tutto il personale sanitario e soprattutto ai cittadini calabresi? Nessuno vuole nascondere i problemi e le carenze della sanità del sud e, in particolare, tutti quanti noi abbiamo denunciato, in primis il presidente della regione, una scellerata gestione commissariale che ha aumentato i costi e abbassato il livello dei servizi, ma proprio la gravità della situazione non può essere affrontata con delle bufale. C'è un disegno dietro questa fotografia, c'è l'utilizzo di un'arma di distrazione di massa.

PRESIDENTE. Collega, concluda.

VINCENZA BRUNO BOSSIO (PD). Come mai ieri il Vicepresidente Di Maio, che pure non rispondeva in Aula alle questioni sul decreto dignità, postava, alle 18,30, la fotografia della persona ingessata con il cartone? E, guarda caso, quella foto è stata proprio messa in rete da un attivista calabrese del MoVimento 5 Stelle.

PRESIDENTE. Deputata, deve concludere.