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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 37 di giovedì 2 agosto 2018

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ALESSANDRO AMITRANO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Benvenuto, Bitonci, Claudio Borghi, Brescia, Buffagni, Castiello, Colucci, Cominardi, Davide Crippa, D'Uva, De Micheli, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Gregorio Fontana, Fugatti, Galli, Gebhard, Gelmini, Giachetti, Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Manzato, Micillo, Morelli, Pastorino, Rixi, Ruocco, Schullian e Scoma sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente settantuno, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,09).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 9,30. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 9,10, è ripresa alle 9,30.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese (A.C. 924-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 924-A: Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.

Ricordo che nella seduta di ieri è stato da ultimo respinto l'emendamento Ascani 4.323 e sono stati accantonati gli emendamenti Gelmini 1-bis.013, Baldelli 2-bis.302 e 2-bis.304.

E' stato inoltre convenuto che le dichiarazioni di voto finale avranno luogo alle ore 21, con ripresa televisiva diretta.

Avverto che fuori dalla seduta gli emendamenti Occhiuto 5.15 e 5.16 sono stati ritirati dal presentatore.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Riprendiamo, dunque, l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione, e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Chiedo al relatore Tripiedi come intenda procedere nell'esame del provvedimento.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Presidente, chiederei di andare avanti con gli articoli.

PRESIDENTE. Perfetto, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 05.01 Mollicone, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e sul quale le relatrici per i gruppi del Partito Democratico e di Forza Italia si rimettono all'Assemblea.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.6 Moretto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Buongiorno Presidente e grazie della parola. Allora, stiamo affrontando l'articolo 5, che riguarda le delocalizzazioni. Anche qui, come è accaduto ieri per gli interventi che hanno riguardato gli articoli 1, 2 e 3 sul lavoro, non è un problema di principio, perché sul principio siamo tutti d'accordo - la lotta alla precarietà - così come siamo d'accordo nel lottare contro le delocalizzazioni fraudolente o anche dette selvagge.

Quello che ci preoccupa - e lo diciamo fin dalla premessa - è che il modo con cui sono scritti gli articoli sulla delocalizzazione sono articoli che, per la genericità e per la confusione che creano, spesso confondono la delocalizzazione con l'internazionalizzazione.

L'emendamento 5.6 è uno di quegli emendamenti nei quali questo accade in modo abbastanza visibile, per cui noi abbiamo chiesto, con questo emendamento, di poter modificare l'articolo sulle delocalizzazioni e su chi sono le imprese beneficiarie dei contributi pubblici, proprio per fare chiarezza.

Questa chiarezza la chiediamo, chiedendo al Governo di far proprio questo emendamento, perché riteniamo che, così come è stato scritto, l'articolo 5 ingeneri una confusione che va a colpire anche quegli imprenditori che utilizzano correttamente gli investimenti pubblici, senza contare che la stessa definizione di investimento pubblico non è chiara. Infatti, parliamo di aiuti di Stato che hanno già una disciplina propria e che riguarda le notificazioni all'Unione europea e l'utilizzo di fondi a parte, e dall'altra ci sono dei fondi pubblici, spesso fondi regionali, che già hanno una bandistica rispetto alla quale ci sono dei limiti e delle condizioni che inquadrano il sistema delle localizzazioni in modo da restringere le ipotesi cosiddette - come le definisce il Ministro Di Maio - di prenditori, cioè di quegli imprenditori che utilizzano i fondi pubblici senza creare occupazione.

Quindi, l'emendamento 5.6 va in questa direzione e noi chiediamo che il Governo lo faccia proprio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Moretto. Ne ha facoltà.

SARA MORETTO (PD). Grazie, Presidente. L'articolo 5, che stiamo iniziando ad esaminare, disegna plasticamente quanto questo Governo si spinga nella pura propaganda e metta in atto scelte poco innovative, pur fregiandosi del termine ‘cambiamento' nel nomignolo che si è dato e questo emendamento vuole smascherare questa ipocrisia.

Perché parlo di propaganda, Presidente? Perché in un articolato che è denominato “misure per il contrasto alla delocalizzazione”, ci si aspetterebbe di leggere misure condivisibili, che evitino la delocalizzazione, che evitino lo spostamento di attività aziendali italiane all'estero. E invece no: qui ci sono solo punizioni, solo sanzioni per chi se ne è già andato e, in più, si colpiscono solo le imprese che hanno utilizzato fondi pubblici.

Ebbene, io informo l'Aula che una legge che sanziona e prevede la restituzione dei fondi pubblici c'è già: è il decreto legislativo n. 123 del 1998, legge che il Governo conosce bene perché ha letteralmente copiato e inserito all'articolo 5.

PRESIDENTE. Concluda.

SARA MORETTO (PD). Questo emendamento intende riportare a quella legge che esiste già - lo ripeto - e che qui viene solo riproposta in maniera ridondante (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega D'Alessandro. Ne ha facoltà.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Grazie, Presidente. Questo è un tema importante, perché interviene su casi regali di cui il Ministro si sarebbe dovuto e si dovrebbe occupare. Io testimonio qui, in quest'Aula, per esempio, alcuni casi di delocalizzazione in cui questo decreto non solo non risolverebbe, ma neanche si inserirebbe nelle procedure.

Il Ministro dovrebbe avere sul suo tavolo, per esempio, il caso molto importante della Honeywell, nella provincia di Chieti, in Val di Sangro, di Atessa. Ebbene, se hanno delocalizzato in uno dei Paesi dell'Europa, questo decreto non interviene e non può fare assolutamente nulla.

Quindi, va chiarito che il tema delocalizzazione è un tema delicato e che questo decreto non interviene nella stragrande maggioranza dei casi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.6 Moretto, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole della relatrice di minoranza del PD e su cui la relatrice di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.33 Tabacci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole della relatrice di minoranza del PD e sul quale si rimette all'Aula la relatrice di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.8 Moretto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Benamati. Ne ha facoltà.

GIANLUCA BENAMATI (PD). Grazie, Presidente. Dopo questa partenza un po' stentata, stamattina, colgo l'occasione di questo primo emendamento del mio gruppo - ce ne sono altri che cercheranno di fare un po' di chiarezza su molti aspetti di questo decreto, nel settore che riguarda lo spostamento dei sistemi produttivi dall'Italia ad altri Paesi e da una localizzazione italiana ad altre localizzazioni sul territorio nazionale o fuori dal territorio nazionale - come elemento per alcune riflessioni e chiarimenti sulla nostra posizione.

È già stato detto che questo decreto nasce con buone intenzioni, ma rischia di produrre pessimi risultati. Lo abbiamo visto ieri sul tema importante del rinnovo dei contratti di lavoro. Invito i colleghi a leggere la stampa di oggi, con casi concreti di risposta preventiva - cosa quasi mai vista, in questo Paese - alle misure che si stanno annunciando - anzi, che sono già in pratica - in tema di crescita della disoccupazione e riduzione del numero di occupati. Lo abbiamo visto sulla scuola, ieri sera in un dibattito accalorato, dove non si risolvono dei problemi importanti.

Qui siamo a un altro aspetto, siamo a un altro aspetto di questo decreto che ha un'impostazione, come diceva la collega Moretto, per noi sbagliata; sbagliata, perché ha una impostazione completamente e solamente repressiva verso il lavoro, verso i corpi sociali e verso le realtà che producono lavoro.

Si tratta di un decreto che vede nell'impresa e in chi crea lavoro quasi un nemico, una persona da tenere lontana e da controllare.

Qui, voglio subito chiarire un dubbio che non desidero aleggi in quest'Aula; sul tema delle delocalizzazioni, noi siamo con il Governo per combattere tutti i comportamenti scorretti, le furbizie, le realtà, diciamo così, taroccate, le persone che non si comportano correttamente.

Però, lo ripeto, non si può fare di ogni erba un fascio, perché quello che a noi sembra è che questo Governo e questa maggioranza - spiace dirlo, visto che molti componenti di questa maggioranza rappresentano anche il Nord produttivo - non abbiano chiarissima la differenza fra una delocalizzazione e una internazionalizzazione d'impresa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ovverosia una differenza fra chi sposta la sua realtà produttiva in altri Paesi per lucrare un vantaggio competitivo scorretto, guadagnando sul costo del lavoro, speculando sul costo del lavoro o speculando sulle condizioni dei lavoratori - ricordo anche quei terribili incidenti in Bangladesh in cui erano coinvolte aziende italiane - o sul rispetto delle norme ambientali; comportamenti da combattere, comportamenti che non vanno assolutamente perdonati.

Ma ci sono realtà diverse in questo mondo in cui la competizione è un fattore essenziale, aziende che vivono anche grazie alle realtà che hanno all'estero, aziende che hanno sedi produttive direttamente proprie, filiali, perché devono essere presenti su mercati lontani o perché hanno una catena del valore che le rende competitive in questa maniera.

Guardate, oggi, sui giornali, ci sono degli esempi eclatanti di questo; c'è un'azienda del nord, un'azienda molto importante nel settore dell'abbigliamento che ha 50 operai nel Triveneto, non faccio i nomi, non si fa pubblicità, e alcune centinaia di dipendenti in Albania; questa azienda ha delocalizzato o sta difendendo il lavoro italiano e il valore italiano?

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

GIANLUCA BENAMATI (PD). Mi avvio a concludere, Presidente. Allora, su questo, il decreto è impreciso, non colpisce le differenze - dirò poi in successivi interventi - e questo essere impreciso e opaco, crea il rischio di contenziosi e di allontanare gli investimenti e la creazione di lavoro. Per questo vi invito a riflettere su questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.8 Moretto, con il parere contrario di Commissioni e Governo, con il parere favorevole della relatrice di minoranza del PD e sul quale si rimette all'Aula la relatrice di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.5 Noja.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Noja. Ne ha facoltà.

LISA NOJA (PD). Grazie, Presidente. Questo emendamento, così come tutti gli altri che, con spirito costruttivo, il Partito Democratico ha presentato è volto a rendere l'articolo 5 comprensibile e, quindi, funzionale al suo scopo dichiarato. Siamo tutti d'accordo, infatti, sul fatto che non siano ammissibili delocalizzazioni selvagge e scorrette da parte di chi beneficia di contributi pubblici, ma già il decreto legislativo n. 123 del 1998, prevede disposizioni sul punto. Allora, il Governo avrebbe potuto intervenire su tale normativa che ha il pregio di definire un quadro chiaro; invece, con l'articolo 5, si muove da un approccio fortemente ed esclusivamente punitivo per arrivare a un testo pasticciato e foriero di enormi contenziosi.

Del resto che la norma, così come è scritta, presenti problemi di interpretazioni è stato riconosciuto anche dal parere favorevole della maggioranza in Commissione attività produttive, che ha svolto due osservazioni. La prima, ha chiesto di valutare le modifiche necessarie proprio a distinguere i fenomeni di delocalizzazione selvaggia dai casi di internazionalizzazione; la seconda, ha chiesto di valutare le modifiche necessarie a specificare quali tipologie di contributi pubblici di sostegno rientrino della nozione di aiuti di Stato utilizzata dal decreto.

Ora, il nostro emendamento va esattamente nelle direzioni indicate dalle osservazioni della vostra maggioranza. Anzitutto perché, richiamando proprio il decreto legislativo n. 123, aiutiamo a chiarire che cosa si intenda per aiuti di Stato. E su questo punto consentitemi una notazione tecnica: non è necessario essere degli esperti di diritto della concorrenza, bastava leggere il dossier del Servizio studi per capire che, ai sensi dell'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, un provvedimento pubblico agevolativo è definito aiuto di Stato se ha un impatto sulla concorrenza e se incide sugli scambi tra Stati membri. Ora questo decreto, che dovrebbe inasprire la disciplina sulle delocalizzazioni selvagge, usando l'espressione “aiuti di Stato” senza specificazioni, mutua un'espressione del diritto europeo che creerà infinite dispute interpretative, perché si discuterà se il beneficio erogato incida o non incida sulla concorrenza, incida o non incida sullo scambio intracomunitario. Quindi, è l'ennesimo regalo che questo decreto non fa alle imprese, ma fa a noi avvocati.

Offriamo anche l'occasione di specificare meglio e di distinguere cosa sia delocalizzazione e cosa sia, invece, spostamento di attività all'estero, appunto, per andare incontro a necessità di internazionalizzazione delle nostre aziende.

Questo nostro emendamento mira anche a chiarire alcune espressioni. Voi scrivete che i cinque anni previsti dall'articolo 5 decorreranno dalla data di conclusione dell'iniziativa. Ora io sfido un'impresa a capire che cosa si intenda. Noi vi chiediamo, per esempio, di fissare un termine preciso, che può essere la data di erogazione del contributo.

Presidente, io per il suo tramite mi rivolgo al Ministro Di Maio, che in queste settimane ripetutamente e giustamente ha detto che noi dobbiamo distinguere gli imprenditori dai prenditori. Allora, il miglior modo per farlo è scrivere norme chiare e corrette, perché, guardate, nella confusione e nell'indeterminatezza, i mascalzoni sguazzano e trovano sempre il modo di aggirare le norme. Chi invece ci rimetterà sono gli imprenditori perbene, che lavorano, creano valore e danno lavoro a tanti cittadini e che vogliono rispettare le regole, ma, per farlo, meritano da parte nostra un quadro normativo chiaro. Allora, siamo ancora in tempo, siete ancora in tempo, per correggere le storture dell'articolo 5 e, guardate, non c'è nulla di più dignitoso che correggere gli errori prima che siano irreparabili, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fregolent. Prego, ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Signora Presidente, come ha detto giustamente la mia collega, che ringrazio, Lisa Noja, per il suo bell'intervento, bisogna distinguere gli imprenditori dai prenditori. Stiamo vivendo un periodo abbastanza strano, dove c'è una globalizzazione di fatto, dove ci sono mercati aperti, ma chissà perché in questo periodo tutti parlano di dazi e di chiudere i mercati. È proprio in un periodo come questo che gli imprenditori, che trasferiscono un pezzo di produzione per ampliare le proprie imprese all'estero, hanno ragione d'essere.

Io vengo da Torino, c'è una grande fabbrica ancora che ha un nome importante, per cui abbiamo ricordato un grande manager scomparso da poco. Bene, quella industria, quella fabbrica, ha aperto nei secoli, negli anni e continua a farlo adesso, filiali all'estero, non per delocalizzare la produzione di auto che non vuole più fare in Italia, ma per mettere in quel mercato la produzione. Oggi se può ancora produrre in America, nell'America di Trump che a voi piace tanto, è perché lì ha delle industrie. Con queste norme punite gli industriali italiani: se siete contenti così.

PRESIDENTE. Ha chiesto parlare il relatore Tripiedi. Prego.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione.

Grazie Presidente, noi con questa norma non vogliamo punire gli industriali italiani, vogliamo solo chiarire che chi delocalizza e, soprattutto, licenzia qua in Italia i nostri lavoratori e soprattutto ricevono dei finanziamenti pubblici, devono restituire il malloppo sostanzialmente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). In caso di internazionalizzazione, dove le aziende aprono altre attività e non riducono il personale qua in Italia, quelle aziende non devono avere timori. Quindi, sostanzialmente si sta andando a delineare un principio che aspettano tantissimi lavoratori, grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a titolo personale il collega Scalfarotto. ne ha facoltà.

IVAN SCALFAROTTO (PD). Soltanto per dire che è evidente, dall'intervento del relatore, che il relatore non ha mai messo piede in un'azienda (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È proprio un dato di fatto: confondere le delocalizzazioni predatorie con l'internazionalizzazione. Per esempio, l'idea di aprire uno stabilimento, un punto produttivo, in un altro mercato, significa non conoscere la nostra economia.

Signora Presidente, noi viviamo di esportazioni e spesso, per poter esportare, dobbiamo produrre in loco. Ci sono Paesi nei quali, di fatto, non è possibile esportare, se non si apre un'azienda di diritto di quel Paese. Purtroppo, l'intero decreto è stato fatto da persone che non hanno mai messo piede in un'azienda e abbiamo messo il Paese nelle mani di queste persone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Porchietto. Ne ha facoltà.

CLAUDIA PORCHIETTO (FI). Grazie Presidente, mi permetto di intervenire perché credo che su questo tema delle delocalizzazioni sia stata fatta una grande confusione. E aggiungo anche che, probabilmente, per costruire un decreto come questo, ci vorrebbe conoscenza, esperienza e competenza. E sono tre cose che noi non troviamo dentro questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché il tema che ha appena evidenziato sia il relatore e, poi successivamente, il collega del PD evidenziano un passaggio, ed è stato molto chiaro: che si parla soltanto dei lavoratori.

Io mi permetto, tramite il Presidente, di dire al Ministro che, senza imprese, i lavoratori il lavoro non ce l'hanno (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Quindi, voi non dovrete pensare ad un reddito di dignità soltanto per chi oggi non ha lavoro, ma fra poco dovrete pensare al reddito di dignità per tutta l'Italia, perché le imprese, rispetto a quello che c'è scritto qua, non vedono politica industriale, vedono soltanto un accanimento su quel tessuto produttivo, che è quello delle piccole e medie imprese e non delle grandi, che non hanno bisogno dei contributi pubblici, ma delle piccole e medie imprese. Allora, Presidente, dico al Ministro: competenza, conoscenza ed esperienza. Mi faccia vedere se nel suo curriculum queste cose ci sono, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Colletti. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI (M5S). Grazie Presidente, ho ascoltato ciò che hanno detto i colleghi in precedenza, però inviterei i colleghi, magari, a farsi un giro nei distretti industriali slovacchi, rumeni, serbi e anche nei nostri distretti industriali ormai dismessi. E guardate che non si tratta solo di tutela dei lavoratori, che è primaria, ma anche di tutela degli imprenditori che vogliono fare impresa in Italia e tutelare loro dal dumping sociale (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier) e dei prezzi di quelli che, invece, se ne vanno all'estero, prendendo fondi europei italiani, mettendo invece i macchinari di notte fuori in Slovacchia. Quelli noi dobbiamo tutelare: gli imprenditori italiani, i lavoratori italiani (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fusacchia. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-+E-CD). Grazie Presidente, io volevo approfittare della presenza del Ministro, per rivolgere una domanda e cioè se è stato valutato appieno l'impatto di queste misure sulle delocalizzazioni, su un segmento molto particolare della nostra economia, a cui credo che la maggioranza - o almeno una parte della maggioranza che rappresenta il Ministro Di Maio - tiene particolarmente, che è quello delle start-up e delle start-up innovative, perché una parte significativa di queste realtà partecipano a bandi pubblici e a richieste di finanziamento. E penso, in particolare, a un pezzo significativo, rappresentato da Invitalia rispetto a questo. Quindi, la mia domanda molto serena è se è stato valutato l'impatto, perché non vorrei che stiamo creando una serie di vincoli, per cui o le start-up non chiedono più sostegno e accesso allo Stato, attraverso una serie di programmi, oppure, al momento in cui lo chiedono, si stanno tagliando completamente fuori da alcuni mercati internazionali e da possibilità di investitori internazionali che vengano, perché se l'investitore internazionale che vuole investire in una start-up italiana rischia di dover pagare poi, nel caso di alcune operazioni, il quadruplo di quello che pagherebbe con la stessa start-up in Francia, potrebbe avere delle implicazioni. Quindi, sarebbe utile avere un chiarimento in quest'Aula su questo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a titolo personale il collega Colaninno. Ne ha facoltà.

MATTEO COLANINNO (PD). Presidente, intervengo perché nel dibattito vi sono stati interventi che dimostrano la totale ignoranza di alcuni sistemi imprenditoriali e del lavoro. Vedete, confondere la delocalizzazione con il fatto che aziende, non messe di fronte a norme che generano incertezza, si rechino sui mercati internazionali con presenze verticali, aprendo stabilimenti, presidiando mercati e clienti, significa non avere capito nulla. Se le nostre aziende non investono, se le nostre piccole, medie e grandi aziende non vanno nei mercati internazionali, quei clienti e quei mercati non stanno ad aspettare il decreto Di Maio. Quei clienti se li prendono altri concorrenti e le nostre aziende chiudono (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Chiudono là e chiudono qua! Perdiamo occupazione qua in Italia, perché non capiamo che molte di quelle aziende devono andare sui mercati internazionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a titolo personale il collega Fragomeli. Ne ha facoltà. prego.

GIAN MARIO FRAGOMELI (PD). Noi abbiamo tentato di farvi capire che i processi sommari alle imprese e al sistema imprenditoriale italiano non serve. Voi avete utilizzato degli indizi, ma non avete nessuna prova, anzi sostanzialmente non avete capito che, nel momento di crisi maggiore del sistema, molti imprenditori italiani hanno mantenuto, hanno potuto mantenere la loro impresa, solo diversificando e internazionalizzando. Noi vi abbiamo chiesto solo di specificare in quest'articolo le condizioni di vere delocalizzazioni selvagge, di non essere sommari. Voi continuate ad essere sommari, a non capire che molti imprenditori con l'incertezza non investiranno più. Noi crediamo che gli imprenditori italiani meritino qualche riga in più, qualcosa in più, per quello che fanno e investono nel nostro Paese; invece, voi li censurate in pochissime parole, senza specificare nulla. Questo è un grande limite e fa il paio con quello che sta accadendo sull'occupazione. Molti non riassumeranno i tempi determinati, molti andranno non molto lontano, andranno in Austria, andranno in Slovenia, dove l'impresa viene favorita e incentivata, e avremo solo l'effetto di perdere tante imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a titolo personale il collega Marin. Ne ha facoltà.

MARCO MARIN (FI). Signor Ministro, lei presenta un decreto che noi bocciamo. Lei lo sa, ormai glielo abbiamo detto in tutti i modi, ma mi permetta: gli interventi del gruppo del MoVimento 5 Stelle non la aiutano mica. Io sento parlare di imprenditori che prendono il malloppo e scappano. Gli imprenditori italiani non sono mica dei nemici del Governo, del nostro Paese e dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

Signor Ministro, io le riconosco, guardi, grande capacità politica, per il risultato elettorale, e anche la coerenza, voi portate avanti delle cose. Però tre cose. Guardi Ministro, le aziende non vengono in Italia e se ne vanno, perché la giustizia amministrativa è lenta, perché le infrastrutture non ci sono - bravi, non fate la TAV, vedrete quanti verranno in Italia con la no TAV (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! - e perché la burocrazia uccide queste aziende. Allora, il Governo dovrebbe porsi la domanda, non come sento dal MoVimento 5 Stelle, che questi imprenditori sono dei nemici. Non la aiutano, signor Ministro, questi interventi. Bisogna porsi la domanda: come si fa a farli venire e come si fa a tenerli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)? Il problema non è di punirli, il problema è di aiutarli, perché se le imprese italiane vanno bene, ci sono più posti di lavoro, c'è più occupazione, ne guadagna il nostro Paese e ne guadagnano i lavoratori. Signor Ministro, la prego, cambi la visuale di questo decreto, lo fermi, ha ancora poche ore per fermarsi, bisogna vederla diversamente. Qua non ci sono i nemici, qua c'è gente che crea lavoro in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a titolo personale il collega Novelli. Ne ha facoltà.

ROBERTO NOVELLI (FI). Grazie signor Presidente, ma questa fase iniziale del dibattito in Aula è allucinante, noi ci troviamo in una condizione pazzesca. Uso questi termini che sono termini, secondo me, adatti alla discussione per come si è voluta impostare da parte della maggioranza. L'ha già detto il collega Marin, abbiamo interventi che parlano degli imprenditori che devono restituire il malloppo. Gente che produce ricchezza, che nelle difficoltà di un mercato globale cerca di produrre lavoro, cerca di fare in modo che ci sia lavoro anche con le multi-localizzazioni, e noi ci troviamo in quest'Aula a trattarli come dei delinquenti.

Questo non è accettabile, non è accettabile perché il sistema produttivo italiano avrà molti difetti, ma certamente le persone che creano economia in questo Paese hanno assolutamente bisogno di sostegno da parte dello Stato e da parte del Governo, non hanno bisogno di trovarsi nelle condizioni di essere considerati dei paria e dei delinquenti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Crosetto. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO (FDI). Grazie Presidente. Io mi rivolgo tramite lei al Ministro Di Maio, senza alcun intento polemico, ma mi pare che nessuno in quest'Aula abbia voglia di punire le aziende italiane. Partiamo da questo presupposto: ognuno di noi, ognuno in quest'Aula, vorrebbe aiutare aziende e lavoratori italiani. Allora il tema, per rimanere all'emendamento, è: questo decreto consente di farlo? C'è il dubbio nell'Aula che l'individuazione, che voi avete fatto per combattere le aziende che delocalizzano, non internazionalizzano, e la definizione che avete data di delocalizzazione, sia foriera di problemi? Cioè non sia interpretabile successivamente, perché non è stato predisposto un testo, che consenta inequivocabilmente di punire le aziende che delocalizzano e non quelle che internazionalizzano. Allora, gli altri gruppi politici stanno cercando in qualche modo di aiutarvi in questa definizione. Probabilmente è sbagliato il modo con cui l'hanno fatto, ma il dubbio che questo decreto non raggiunga l'obiettivo che vi siete dati c'è ed è evidente, al di là del tema strumentale, del fatto di fare opposizione. Esiste un tema che è quello che questo decreto non individua e non riesce a discernere aziende che fanno delocalizzazione da quelle che fanno internazionalizzazione e rischia di creare problemi successivi al Governo e a quelle aziende.

Per cui, se il tema è questo, abbiamo la certezza che sia stato scritto nel modo corretto per evitare a voi e a noi come Paese successivamente dei problemi? Perché altrimenti questo renderebbe inutile tutto questo decreto e vi obbligherebbe a un successivo intervento normativo. Per cui questo non è neanche un emendamento di Fratelli d'Italia, ma in momenti come questi forse sarebbe più opportuno accantonare l'emendamento, sentire gli uffici legislativi, vedere se dal punto di vista normativo, così come è stato scritto il decreto, è il modo migliore e poi decidere. Questo è quello che vi stanno chiedendo i partiti non di maggioranza in questo momento, null'altro che un po' di buonsenso per discernere - chiamiamoli in altro modo, non malfattori - tra quelli che abusano della possibilità e lasciano e licenziano operai in Italia, per trasferire la stessa produzione all'estero, e quelli che invece necessariamente, come ha richiamato il collega Colaninno, devono aprire sedi all'estero, perché altrimenti non possono produrre o vendere in quei Paesi.

Questo decreto oggi, secondo noi, non dà questa garanzia al sistema industriale e al sistema produttivo di questo Paese, nulla di più. Consiglierei quindi di accantonare l'emendamento, fare una verifica legislativa per ottenere il miglior risultato possibile, non una vittoria dell'opposizione. Non ci interessa la vittoria di un emendamento che passa, ci interessa una legge che alla fine persegua gli obiettivi che voi stessi vi siete dati (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Grazie. Collega, formalizza la richiesta di accantonamento?

GUIDO CROSETTO (FDI). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Il parere del relatore?

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Contrario, Presidente.

PRESIDENTE. Grazie. A questo punto, procediamo con un intervento a favore e uno contro. Chi vuole intervenire contro l'accantonamento? Del Grosso, prego. Ne ha facoltà.

DANIELE DEL GROSSO (M5S). Grazie Presidente, solo per dichiarare il nostro voto contrario all'accantonamento, grazie.

PRESIDENTE. Chi interviene a favore? Rotelli, prego. Ne ha facoltà.

MAURO ROTELLI (FDI). Grazie Presidente, l'intervento è perché in questo caso mi associo anche alle preoccupazioni del collega Fusacchia. A favore, non è soltanto perché alcuni giovani startupper o imprenditori vanno all'estero, perché così utilizzano una serie di agevolazioni, ma anche perché attraverso queste operazioni non si va spesso e volentieri a cercare lavoro, ma a creare lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quindi, questo aspetto della delocalizzazione e internazionalizzazione, che non sembra essere chiaro, ci porta a dovere sostenere assolutamente l'accantonamento del provvedimento.

PRESIDENTE. Dell'emendamento, ovviamente, collega.

Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di accantonamento dell'emendamento 5.5 Noja.

Dichiaro aperta la votazione,

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (per 86 voti di differenza).

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Librandi. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO LIBRANDI (PD). Grazie Presidente, conosco bene queste situazioni di produzione agevolate in Serbia, Slovacchia e anche in Paesi tipo l'Austria, la Francia, al contrario del relatore Tripiedi, che ha detto in Commissione che conosce un'azienda che fa i materassi e, quindi, questi hanno spostato l'azienda e, quindi, lui fa questo attacco a tutte le aziende. Gli vorrei dire che le aziende non sono tutte così, sono diverse. E vorrei dire un'altra cosa, che le aziende che avevano delocalizzato in questo momento stanno tornando in Italia, per due motivi. Prima di tutto, perché si sono accorti che i nostri dipendenti sono più produttivi e, secondariamente, perché la XVII legislatura li ha messi di fronte ad una situazione migliore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico): sono diminuite l'IRES, l'IRAP e, quindi, si sono create delle situazioni diverse.

Adesso, con il vostro intervento, ho già sentito queste nazioni che si stanno veramente fregando le mani, perché gli imprenditori cominceranno a riguardare di là. E soprattutto gli imprenditori esteri, che stavano venendo in Italia, vedendo le vostre facce anche un po' arroganti di gente che non conosce la situazione delle aziende, andranno volentieri di più in questi Paesi rispetto che in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Viscomi. Ne ha facoltà.

ANTONIO VISCOMI (PD). Grazie Presidente, poco fa abbiamo sentito il relatore dire che l'interesse del decreto, l'obiettivo del decreto, è colpire le imprese che delocalizzano, licenziando i lavoratori italiani. Credo che sia opportuno suggerire al relatore di leggere il decreto, perché l'articolo 5 non prevede per nulla questa condizione del licenziamento dei lavoratori, prevede semplicemente la decadenza dal beneficio di un aiuto di Stato per l'effettuazione di investimenti produttivi per il solo fatto della delocalizzazione. È solo l'articolo 6 che prevede in un caso specifico la considerazione del personale licenziato, ma l'articolo 5 non prevede questa considerazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie Presidente, vorrei provare a riportare la discussione sull'articolo di cui stiamo parlando, perché a me pare che si sia andati decisamente oltre rispetto all'oggetto. Come ho provato a dire anche nella discussione in Commissione, il rischio molto elevato di questo articolo è l'irrilevanza, l'oggetto dell'articolo è assolutamente circoscritto. L'oggetto dell'articolo non sono le imprese che vogliono venire in Italia, non sono le start-up e il capital venture che vuole venire a investire in Italia. L'oggetto dell'articolo è molto delimitato e indica quelle imprese beneficiarie di aiuti di Stato che, nel periodo dei cinque anni dalla data di conclusione del beneficio ricevuto, delocalizzano. Quindi, stiamo parlando di un insieme molto ristretto.

Ho scoperto in questa discussione che esiste la categoria di “delocalizzazione selvaggia” ovvero di “delocalizzazione scorretta”. L'impresa fa il suo dovere: delocalizza quando gli conviene, non è che è selvaggia o scorretta. Se le norme gli consentono di fare un'operazione che massimizza i profitti lo fa, non perché è cattiva, ma perché funziona così. Questo emendamento interviene sugli effetti e non sulle cause - perché purtroppo intervenire sulle cause è molto più complicato -, effetti di un mercato squilibrato, che in questi trent'anni ha determinato una regressione delle condizioni del lavoro che non si era mai vista nel corso del Novecento, e prova a mettere un qualche freno.

A me pare che, anche dalla discussione di ieri, in quest'Aula, ci sia irritazione per il fatto che qualcuno tenta, in modo anche approssimativo, anche impreciso, anche errato, ma tenta di andare controtendenza, rispetto a trent'anni in cui le regole sono state modificate, sempre a svantaggio delle condizioni del lavoro. Si considera questo un fatto inaccettabile. Ecco, io credo che bisogna tornare al testo, poi gli emendamenti per migliorarne la scrittura vanno bene, per carità, potrebbero essere accolti, ma qua siamo di fronte a un altro problema.

Io vorrei che qualcuno di voi parlasse, ad esempio, con i 1.666 lavoratrici e lavoratori di Almaviva, dove lo stabilimento ha chiuso a Roma ed è andato in Slovacchia. Vi faccio presente che Almaviva non c'è andata perché l'imprenditore è selvaggio, ci è andata perché là il lavoro costa un terzo di quello che costa in Italia e, quindi, quando deve fare gli appalti, può fare prezzi più bassi, perché là il lavoro costa un terzo. Ma non è selvaggio, non è scorretto, ha fatto semplicemente l'interesse della sua impresa e dei suoi azionisti, funziona così. Se questo imprenditore avesse preso anche degli aiuti di Stato, li dovrebbe restituire. Qual è il problema? A meno che uno pensa che il principio debba essere: lasciamo fare tutto quello che si vuole, perché prima o poi qualche beneficio arriverà.

Ma vi siete chiesti perché a un certo punto i dazi tornano di moda? Perché all'improvviso è arrivato Trump? No, perché il quadro di regole che abbiamo costruito, che è stato costruito a livello globale e a livello di mercato unico europeo - poi tornerò con il nostro emendamento su questo -, è un quadro regolativo che colpisce e svaluta il lavoro in modo fisiologico, non in modo patologico per le delocalizzazioni selvagge. Allora, chiederei a tutti di tornare al merito. Questo emendamento è molto, molto minimale rispetto al problema che abbiamo di fronte (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

Nel trentottesimo anniversario della strage di Bologna (ore 10,25)

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lei, l'intera Assemblea e i membri del Governo). Colleghi, come sapete, ricorre oggi il trentottesimo anniversario della strage della stazione di Bologna. Quella spaventosa deflagrazione ha lasciato una ferita dolorosa nel nostro Paese e nell'esistenza di tutti coloro che persero i propri cari in quell'occasione: uno degli eventi più drammatici della storia dell'Italia repubblicana.

L'orologio della stazione di Bologna, fermo sulle 10,25 da quel 2 agosto, ci ricorda il tragico destino delle 85 vittime e dei 200 feriti, dei loro parenti e conoscenti. La città di Bologna, le istituzioni, così come l'intera comunità nazionale, seppure fortemente provate, seppero però reagire alla follia e alla violenza terrorista, dimostrando come la nostra democrazia fosse più forte di chi pensò e mise in atto quella strage.

Dopo trentotto anni da quella mattina, tuttavia, restano ancora troppi gli interrogativi e le zone d'ombra, troppe le aspettative di giustizia ancora insoddisfatte, di fronte alle quali lo Stato deve, con determinazione e senza ulteriori esitazioni, perseguire la verità. È questo lo spirito che ha sostenuto il prezioso impegno in tutti questi anni del Comitato di solidarietà alle vittime delle stragi e dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna. Un cammino che non si è mai interrotto, malgrado i depistaggi, le complicità e le omissioni.

L'odierna ricorrenza e il ricordo di quella terribile strage e del sacrificio di molti nostri concittadini devono costituire uno stimolo, in particolare per le giovani generazioni, per comprendere che la democrazia non può considerarsi acquisita una volta per tutte, ma è invece esposta a ricorrenti minacce e necessità per questo di essere alimentata attraverso una consapevole partecipazione e un costante impegno.

Per questo invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).

Grazie. Ha chiesto di parlare la collega Giulia Sarti. Prego

GIULIA SARTI (M5S). Grazie Presidente. Sono passati trentotto anni da quel giorno. Soprattutto grazie all'indomita caparbietà dell'Associazione delle vittime, prima con l'opera indimenticabile di Torquato Secci, poi con la determinazione e la trasparenza di Paolo Bolognesi, è grazie a loro se noi oggi sappiamo chi ha fatto quell'atto infame, sappiamo che fu una strage fascista. Non conosciamo i suoi mandanti, però, e ancora una volta, grazie a quel coraggio dei familiari di cui parlavo, una promettente inchiesta della procura generale di Bologna speriamo potrà raccontarci le trame oscure ordite contro la libera dialettica democratica. Perché, finché non avremo compreso il perché di quell'atto orribile, non potremo comprendere la natura delle forze che hanno interferito nelle nostre scelte e nella nostra sovranità. Dobbiamo avere bene in mente la forza e il ruolo dei familiari delle vittime delle stragi, perché spesso vengono lasciati troppo soli nella loro opera di sensibilizzazione della società, nella loro richiesta di verità e giustizia. La magistratura, per fortuna, è sempre stata sensibile nel corso di questi anni e non si è fermata. La politica stessa in questi anni non si è fermata, ma non è non è ancora abbastanza. Non è ancora abbastanza, perché ci sono tanti documenti che potranno essere utili. Il disvelamento di documenti importanti per capire che cosa sia celato anche dietro quella strage è un'opera che è importantissima, è da fare. Non è abbastanza la direttiva Renzi, che ha avviato questo percorso durante la scorsa legislatura, e dobbiamo potenziare questo tipo di percorso e lavorare tutti insieme, senza distinzioni, per fare in modo che la verità possa essere patrimonio, non solo di tutti noi parlamentari e operatori del settore, ma davvero di tutti i cittadini e di tutta la società civile.

Quindi, stringiamoci oggi intorno ai familiari delle vittime, ma soprattutto ricordiamoci che quest'opera di disvelamento dei documenti può partire e può continuare soprattutto anche da questo Parlamento, grazie all'opera di questo Governo (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la collega Cavandoli. Ne ha facoltà.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie Presidente, anche per avere dedicato questo minuto di silenzio alle vittime della strage della stazione di Bologna.

Il 2 agosto 1980 era un sabato di una giornata cruciale per il traffico ferroviario delle vacanze. Bologna era e resta il nodo essenziale di collegamento nord-sud e est-ovest, nella circolazione dei treni a lunga percorrenza. Molti di noi ci passano e si fermano settimanalmente. Una bomba, posta nella sala d'aspetto della seconda classe, squarciò l'intera ala sinistra della stazione, quella che affaccia su piazzale delle Medaglie d'Oro. Le immagini dei giornali di allora, oggi riprese dai siti internet, erano in bianco e nero, ma sono e restano profondamente vivide e toccanti, come il senso di sgomento, che è e resta sempre attuale, di fronte a 85 vittime innocenti, fra cui 7 bambini, oltre 200 feriti, alcuni mutilati che portano e porteranno sempre con loro i segni di quel folle gesto.

Lo strazio e il dolore dei feriti e dei familiari è stato mitigato solo dall'intervento tempestivo, nonostante il sabato d'agosto, di vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili, volontari viaggiatori e anche gli stessi bolognesi che con ogni mezzo prestarono soccorso a feriti e superstiti circondati dalle macerie e dal suono delle ambulanze mentre un autobus mestamente trasportava via i corpi delle vittime. I soccorsi coinvolsero gli ospedali di tutta la regione con una sinergia di instancabile solidarietà tipica della gente emiliana. Oggi è il giorno della commemorazione e non delle polemiche. Pertanto, anche fra depistamenti e strane complicità, come lei ha citato, ancora oggi, deve essere dato lo spazio giusto alle vittime dei terroristi. Lo Stato e le istituzioni, come noi, oggi vogliono testimoniare la loro vicinanza ai familiari per essere in prima fila nella lotta al terrorismo, nella prevenzione, così come nella repressione. In questo possiamo affermare che lo Stato ha fatto suo il motto dei comitati e delle associazioni dei familiari e cioè che si deve ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Critelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO CRITELLI (PD). Grazie signora Presidente. Colleghi, il 2 agosto di 38 anni fa una bomba fascista (Commenti di deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e Fratelli d'Italia) esplosa alla stazione di Bologna ha provocato 85 morti e oltre 200 feriti.

C'è una sentenza passata in giudicato; a qualcuno non piacerà, ma ieri in quest'Aula abbiamo sentito che le sentenze si rispettano e noi rispettiamo una sentenza passata in giudicato che ha condannato tre esecutori materiali di quella strage. Ed è una sentenza passata in giudicato che ha dovuto superare anni difficili, anni di depistaggi, anni di tentativi di distogliere l'attenzione del Paese dalla verità dei fatti. Si era partiti dall'esplosione di una caldaia, ma vi è stata la determinazione dei miei concittadini - che anche questa mattina sono scesi in piazza a migliaia in un bellissimo corteo che si raduna davanti il palazzo del Comune che attraversa Via Indipendenza e che arriva davanti piazza delle Medaglie d'Oro dove quell'orologio segna sempre ogni giorno dell'anno la stessa ora, le 10:25 del mattino - e solo grazie all'impegno dell'Associazione dei familiari delle vittime, a cui va il saluto e la vicinanza di tutto il gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) che, anche se oggi non è la giornata delle polemiche, a differenza di altri, non ha mai fatto mancare sostegno e vicinanza anche nei momenti, come quelli di queste ore, in cui si discute. Ma il 2 agosto non serve a fare polemica politica; il 2 agosto è il giorno del ricordo della strage peggiore, della strategia della tensione di questo Paese; il 2 agosto è la giornata della dignità e dell'orgoglio dei cittadini bolognesi. Ne cito uno: il signor Melloni che era in servizio a bordo dell'autobus 37 - e concludo signora Presidente – e fino alle tre del mattino ha trasportato i cadaveri straziati delle vittime per consentire alle ambulanze di potersi occupare dei feriti.

Quella è la risposta della Bologna democratica, antifascista, di cui siamo e saremo orgogliosi e siamo contenti se il Governo, raccogliendo l'invito dei deputati del Partito Democratico, ha rinnovato il compito del Comitato per arrivare fino in fondo perché vogliamo scoprire chi sono stati i mandanti di quella strage e di tutta quella stagione di tensione (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Bignami. Ne ha facoltà.

GALEAZZO BIGNAMI (FI). Grazie Presidente. Io non ho di quei giorni immagini in bianco e nero, ma le ho a colori, ben presenti, perché se spesso capita che a dei bambini le prime immagini e i primi ricordi si associno a eventi lieti e familiari, l'evento volle che il sottoscritto il 2 agosto 1980 sentì, insieme ai propri familiari, un boato squarciare l'aria di Bologna che in quel momento era caratterizzato dal cicaleggio che ogni estate bolognese riserva. E sentimmo un boato provenire dalla stazione e immediatamente si parlò di altro. Io non ho le certezze che hanno caratterizzato gli interventi di alcuni colleghi che mi hanno preceduto; le stesse certezze che aveva il Partito comunista quando immediatamente nei giorni successivi accusò di strage fascista gli esecutori di quella infame e vergognosa azione e che portò il Presidente della Repubblica Cossiga anni dopo a chiedere scusa a Giuseppe Tatarella, “Ministro dell'armonia”, per quelle stesse dichiarazioni (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia) e che ancora oggi rappresentano una ferita aperta. Non avrei mai creduto, Presidente, che a 38 anni da quegli eventi mi sarebbe stato dato l'onore di poter ricordare le 85 vittime. Non avrei mai creduto, signor Presidente, che a 38 anni ci fossero ancora due processi aperti, finalizzati a sapere chi aveva commesso quella strage e i mandanti, soprattutto i mandanti.

Ieri abbiamo sentito le parole del Ministro Fraccaro, che ho visto poco fa in Aula.

Io chiedo solo una cosa al Governo: desecretate tutto, ma non desecretate come ha fatto il Governo Renzi! Desecretate dando a chiunque abbia un interesse a vedere che cosa è successo quei documenti in cui ancora è nascosta la verità dei fatti perché è quello che vogliamo: verità, verità, verità (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Frassinetti. Ne ha facoltà.

PAOLA FRASSINETTI (FDI). Presidente, onorevoli colleghi, nella ricorrenza della strage di Bologna del 2 agosto 1980 il nostro pensiero commosso va alle 85 vittime e ai 200 feriti.

La strage più grave mai avvenuta in Italia ci induce, a 38 anni di distanza, a riflettere e, purtroppo, la riflessione è amara. È amara perché, a distanza di così tanto tempo, non è stata fatta ancora chiarezza. A distanza di così tanto tempo, troppe ombre, troppi misteri aleggiano su questa terribile vicenda. Bisogna avere il coraggio di dire che, nonostante lunghissimi iter processuali, la verità non si è ancora affermata e che i veri colpevoli non sono stati ancora condannati. Bisognerebbe avere il coraggio di dire che i giudici, a Bologna, sono sempre stati prigionieri di logiche ideologico-giudiziarie, con lo scopo non di ricercare la verità, ma di riuscire a tutti i costi ad arrivare alla conclusione che la matrice fosse nera per ragion di Stato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Bisognerebbe avere lo stesso coraggio che ha avuto il Presidente Cossiga quando, nel 1991, ebbe l'onestà di ammettere che si era sbagliato e che la strage non era addebitabile ad ambienti di estrema destra, chiedendo anche scusa (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Bisognerebbe avere lo stesso coraggio (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico – Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Zitti!Zitti!”)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Prosegua.

PAOLA FRASSINETTI (FDI). Bisognerebbe avere lo stesso coraggio che hanno avuto tanti esponenti di sinistra che hanno firmato appelli, scritto articoli, aderito a comitati, affermando che i veri colpevoli non erano stati ancora trovati.

Invece, a livello giudiziario, è stato un continuo districarsi tra prove inquinate, seguendo piste false con testimoni poco credibili. Anche il nuovo processo, iniziato a Bologna in Corte d'Assise a marzo, è un'altra occasione perduta. Invece di approfondire la pista che porta a verificare l'ipotesi dell'esistenza di una ritorsione del terrorismo palestinese o di accertare i motivi della presenza a Bologna (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Collega Fiano! Concluda, per cortesia.

PAOLA FRASSINETTI (FDI). È davvero preoccupante che non ci sia la volontà di fare chiarezza su questa pagina oscura. Noi continueremo a batterci affinché venga trovata la verità, continueremo a pretendere di conoscere i nomi dei veri colpevoli. Lo facciamo da patrioti, per il bene dell'Italia…

PRESIDENTE. Collega concluda.

PAOLA FRASSINETTI (FDI). Lo facciamo perché non c'è verità finché non ci sarà giustizia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e vive proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico che scandiscono: “Vergogna! Vergogna!” - Dai banchi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia: “Zitti, zitti, a casa!” – Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Colleghi non costringetemi a interrompere la seduta in questa fase, per cortesia. Ha chiesto di intervenire il collega Bersani, prego.

ALESSIA MORANI (PD). E' una vergogna!

PRESIDENTE. Collega Morani, per cortesia (Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Li cacci, Presidente, a casa!”)! Colleghi! Ha chiesto di intervenire il collega Bersani, prego.

PIER LUIGI BERSANI (LEU). Signora Presidente, io arrivai lì appena prima di mezzogiorno, trafelato. Ero giovane ed ero da pochi giorni assessore ai servizi sociali della regione, quindi avevo qualche compito. La prima cosa che vidi lì, che vidi io stesso, fu una cosa che poteva succedere solo in quel posto lì, cioè centinaia di bolognesi che resistevano alla tentazione, alla curiosità ad andare a vedere dove c'era stato il grande scoppio e si misero invece a far cordone, mano nella mano, per far passare le ambulanze, per far passare i mezzi di soccorso, per far passare gli autobus urbani che già caricavano centinaia di feriti (i primi cadaveri, sette bambini, l'ha ricordato la collega, in mezzo agli 85 morti). Centinaia di feriti: un'apocalisse senza disordine. Bologna: una apocalisse senza disordine.

Qualche giorno dopo, una piazza strapiena, stracolma, plumbea, tesissima, rabbiosa, che pensavi “qui può succedere di tutto” e Zangheri, il sindaco, che cattura questa piazza, la tiene, con delle parole semplici, vere, sobrie. La mano di Pertini sul leggìo. Un fatto di parole giuste, sì ma non solo un fatto di parole giuste: un fatto di istituzioni rispettate e credibili, e di persone che le incarnavano, rispettate e credibili (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico).

E delle parole come democrazia, Costituzione, cara collega: democrazia, Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico - Deputati del gruppo Fratelli d'Italia scandiscono: verità, verità! – Vive proteste del deputato Donzelli)!

PRESIDENTE. Collega dovrebbe concludere.

PIER LUIGI BERSANI (LEU). Nel cuore di quella gente! Parole piene di senso per quella gente (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Deputati del gruppo Fratelli d'Italia scandiscono: “Verità, verità!”)!

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi, per cortesia!

PIER LUIGI BERSANI (LEU). E forze del lavoro di ogni colore che si sentivano presidio di quelle parole…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

PIER LUIGI BERSANI (LEU). Ho concluso. 1969-1984: bombe da tutte le parti! Non ci sono riusciti a portarci dove non volevamo andare: per quelle forze lì (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Grazie, collega (Proteste dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia).

Colleghi! Colleghi!

Ha chiesto di intervenire il collega Tasso. Ne ha facoltà. Colleghi, non costringetemi a interrompere la seduta in questa fase, per cortesia. Il collega Tasso vorrebbe intervenire. Grazie.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Presidente, i giovani colleghi di questa legislatura, o perché non ancora nati, o perché in tenerissima età, avranno appreso dei tragici eventi del 1980 qualche anno più tardi, ma per chi, giovane studente come il sottoscritto, o comunque in età in cui talvolta la consapevolezza mette a dura prova i sentimenti, quel 2 agosto di trentotto anni fa rappresenta una tragedia di cui è impossibile - ve lo assicuro - quantificare orrore e rabbia.

Alle 10,25 - come lei ha ricordato, Presidente - l'orologio della stazione centrale di Bologna si fermò, come la vita di 85 persone.

Un'esplosione, provocata da mani infami, causando anche più di 200 feriti, segnò per sempre la vita di tante famiglie e di una città, quella stessa città che 36 giorni prima aveva duramente sofferto per l'esplosione nei cieli di Ustica di un aereo partito, per ironia della sorte, proprio dall'aeroporto “Marconi” di Borgo Panigale.

Troppe verità sono state artatamente costruite per evitare che si conoscesse l'unica verità vera, come denuncia da tempo l'associazione delle vittime della strage della stazione di Bologna. Oggi, come ulteriore segno di rinascita e di speranza torna a marciare autonomamente anche il bus della linea 37, che in quella sciagurata giornata fu distolto dal servizio per essere utilizzato, dapprima per trasportare alcuni feriti all'ospedale, poi come mezzo per trasportare purtroppo i corpi esanimi in una triste e interminabile spola fino a notte fonda tra la stazione e gli obitori cittadini. Concludo, citando il Presidente Pertini che, nella sua nobile semplicità, arrivando a Bologna, disse commosso: “Non ci sono parole”. È vero, non ci sono parole: forse è giunta l'ora della verità e della giustizia Grazie (Applausi).

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Grazie, Presidente. Io credo che con gli animi surriscaldati ci sia stato un equivoco in quest'Aula. Vorrei un chiarimento da parte di Bersani perché non credo che realmente volesse, indicando noi, dire che queste forze erano responsabili delle stragi.

PRESIDENTE. Collega, come può immaginare, non possiamo dar luogo a un dibattito in questo momento.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). No, io chiedo a lei…

PRESIDENTE. Se avete qualcosa da dirvi credo sia il caso di dirvelo tra di voi.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Sarebbe una ferita, Presidente. Se in quest'Aula qualcuno pensa che c'è una forza democraticamente eletta che ha causato le stragi, deve dirlo, perché altrimenti sarebbe come se io (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali )

PRESIDENTE. Collega!

GIOVANNI DONZELLI (FDI). …accusassi la forza di Bersani di aver rapito Moro (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Collega, questo non è un richiamo al Regolamento. Non è un richiamo al Regolamento. La invito a concludere.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Non è un richiamo al Regolamento, ma un intervento sull'ordine dei lavori: chiedo a lei di chiedere chiarimenti a Bersani o di verificare (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali)

PRESIDENTE. Colleghi!

GIOVANNI DONZELLI (FDI). …se è corretto il comportamento di Bersani in quest'Aula perché noi non accusiamo le forze di sinistra di essere dei brigatisti (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali)

PRESIDENTE. Collega la invito a concludere.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Quindi, chiedo a lei un chiarimento (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Colleghi! Collega concluda. Ha concluso?

GIOVANNI DONZELLI (FDI). No, concludo se l'Aula mi permette di concludere. Quando avrò ottenuto il silenzio in Aula, concluderò (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Colleghi del Partito Democratico, per cortesia! Colleghi, fate concludere il collega! Colleghi, c'è il vostro collega Fiano che sta chiedendo di intervenire. Vi chiedo di far concludere il collega e poi faccio intervenire il vostro delegato. Concluda (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Se c'è il silenzio in Aula, concludo. In queste condizioni, Presidente, non si può concludere (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Concluda.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Non ci sono le condizioni per concludere. Quando ci saranno le condizioni, concluderò (Proteste).

PRESIDENTE. Colleghi (Il deputato Stumpo si dirige verso i banchi del Governo protestando all'indirizzo della Presidenza)! Collega Stumpo, la richiamo all'ordine. La richiamo all'ordine! Collega Donzelli, le chiedo di concludere.

GIOVANNI DONZELLI (FDI). Quindi, io credo che per il rispetto di quest'Aula, sia necessario il riconoscimento reciproco.

PRESIDENTE. La sua richiesta l'ha già fatta. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

EMANUELE FIANO (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO (PD). Mi rivolgo a lei ai sensi dell'articolo 8…

PRESIDENTE. Quindi, è un richiamo al Regolamento, collega?

EMANUELE FIANO (PD). Sì.

PRESIDENTE. Prego.

EMANUELE FIANO (PD). …sul quale evidentemente la sua persona ed io non abbiamo la stessa interpretazione. A prescindere dal fatto che non ho capito a quale articolo del Regolamento si riferisse il collega che ha appena parlato, veda, le ho sentito prima dire - a proposito dello scambio di parole che c'è stato tra alcuni colleghi di Fratelli d'Italia e i banchi di questo partito, anche durante l'intervento dell'onorevole Bersani -, ho sentito a lei dire: “parlatevene tra di voi”. Io credo, Presidente, che non sia questo il suo ruolo. Se io voglio parlare privatamente con i colleghi di Fratelli d'Italia, lo faccio privatamente; ma in quest'Aula, signora Presidente, nel giorno del ricordo della strage di Bologna, la quale strage ha avuto sentenze passate in giudicato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali), che hanno sentenziato la mano fascista di quella strage (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali – Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), sentenze passate in giudicato! Non è consentito, non solo a loro, Presidente, ma anche a lei, permettere che quelle sentenze siano infangate (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali). In quest'Aula, signora Presidente, ai sensi del Regolamento, per merito dei padri costituenti è consentito…

PRESIDENTE. Collega, questo però non è un richiamo al Regolamento, lo sa.

EMANUELE FIANO (PD). Sì, è un richiamo al Regolamento, a ciò che in quest'Aula si dice. In quest'Aula, ai sensi della Costituzione, è certo consentito essere fascisti…

PRESIDENTE. Collega, questo però non è un richiamo al Regolamento.

EMANUELE FIANO (PD). …ma non è consentito calpestare le sentenze che dichiarano la mano di quella strage. E, dunque, io la invito a rispettare l'articolo 8, perché un corretto e regolare svolgimento della nostra discussione non può consentire le parole che noi abbiamo sentito proferire ai colleghi nei confronti del Partito Democratico (I deputati del gruppo Fratelli d'Italia scandiscono: “Verità, verità!”) che semplicemente chiedevano il rispetto e l'onore di quelle sentenze (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico eLiberi e Uguali).

Si riprende la discussione (ore 10,55).

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Riprendiamo con l'esame dell'emendamento 5.5 Noja.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Ferri. Ne ha facoltà.

COSIMO MARIA FERRI (PD). Grazie, signora Presidente. È difficile intervenire dopo questo clima. Volevo solo evidenziare come anche questa norma sia una norma slogan e come questo decreto sia contro l'impresa, ma anche contro i lavoratori, e non analizzi le profondità dei problemi e non voglia risolverli, perché anche in questo tema sulla delocalizzazione non si affrontano i motivi e, quindi, non si segue la strada, quella della logica, quella di una politica seria, che guarda invece al taglio del cuneo fiscale. Infatti, oggi l'impresa per assumere necessita di un taglio del costo del lavoro e deve seguire su questo tema quello che è stato fatto dai precedenti Governi. Tra l'altro, l'unica norma, che è in linea con la politica che è stata fatta e che dà ragione agli investimenti che sono stati fatti, riguarda proprio l'articolo 1-bis

PRESIDENTE. Collega, concluda.

COSIMO MARIA FERRI (PD). … che estende la misura che è stata introdotta nella legge di bilancio del 2018, che guarda proprio all'esonero contributivo…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

COSIMO MARIA FERRI (PD). …per favorire l'occupazione civile. Quindi, quella è la strada per tagliare il costo del lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Toccafondi. Ne ha facoltà.

GABRIELE TOCCAFONDI (MISTO-CP-A-PS-A). Grazie, Presidente. Su alcuni temi non si può che stare dalla stessa parte ed è il caso del contrasto alla delocalizzazione, soprattutto a quella cosiddetta selvaggia. Però, vede, Presidente, c'è differenza tra governare, trovare soluzioni, magari di buonsenso, e fare propaganda, sbraitare e urlare.

All'articolo 5, voi scrivete, sul contrasto alla delocalizzazione: fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali e fatti salvi i vincoli derivanti dalla normativa europea. Le faccio un caso, che lei, Ministro, conosce molto bene, quello della chiusura immediata, entro tre mesi, dello stabilimento Bekaert di Figline Valdarno. Lo conosce molto bene perché coincide, come crisi aziendale, con la nascita del vostro Governo. Licenziati immediatamente 318 dipendenti, chiusura immediata dello stabilimento, per spostarsi in Romania. Le chiedo, alla luce di quanto ho letto dal vostro articolo: è delocalizzazione spostarsi in Romania? Scattano le penali? Come vede, la differenza tra governare, usare buonsenso, trovare soluzioni reali e governare davvero, e dall'altra parte sbraitare e urlare, è molta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Musella. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MUSELLA (FI). A me dispiace molto osservare che, di fronte al ricordo di…

PRESIDENTE. Collega, intervenga sull'emendamento, grazie.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Sì, d'accordo, difficile dopo quello che è successo. Comunque, io ritengo che il decreto abbia una grande necessità di essere completamente rivisto, lo ritengo aberrante sotto un certo profilo. La delocalizzazione obiettivamente è un elemento del mercato globale, quindi bisogna porsi il problema di come vincere la delocalizzazione. Abbiamo visto degli esempi, per esempio in America, Trump ha dato degli input in questo senso: da una parte, certamente, l'aspetto di punizione per chi delocalizza, però, dall'altra parte, evidentemente, un grande processo di riduzione delle tasse, che è un processo di cui ha bisogno anche il nostro Paese.

PRESIDENTE. Concluda.

GRAZIANO MUSELLA (FI). Quindi - e concludo - la delocalizzazione, se non ha, dall'altra parte, la possibilità di diminuzione della tassazione e della burocrazia nel nostro Paese, di fatto, creerà ancor più fuga di imprese dall'Italia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega D'Ettore. Ne ha facoltà.

FELICE MAURIZIO D'ETTORE (FI). Grazie, Presidente. Tramite lei, mi rivolgo al Ministro Di Maio. Questo provvedimento reca disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese. Questo è il primo provvedimento che porterà il suo nome, Ministro, sarà il decreto Di Maio. Abbiamo sentito dalla maggioranza un'interpretazione delle intenzioni del legislatore e della maggioranza, con riguardo all'interpretazione di questa norma dell'articolo 5, che fissa i limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti. Forse sarebbe opportuno che chiarisse lei l'intenzione, perché, se è quella interpretazione perplessa e di natura sostanzialmente punitiva o sanzionatoria, forse non si rende conto di quello che è il testo, in realtà, così come è scritto, rispetto al nostro emendamento.

Lei farebbe bene, Ministro, proprio perché questo provvedimento porterà il suo nome ed è il primo provvedimento che incide sull'ordinamento a sua firma, a chiarire qual è l'intenzione del legislatore su questo tema, viste le interpretazioni un po' assurde, per non dire confuse, da parte della maggioranza e, in particolare, dei Cinquestelle (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Deidda. Ne ha facoltà.

SALVATORE DEIDDA (FDI). Grazie Presidente, membri del Governo, colleghi, negare che ci siano delle imprese in Italia, che si sono calate nel territorio, hanno assunto decine e centinaia di persone, hanno anche inquinato i nostri territori e poi se ne sono andate senza le adeguate bonifiche è mentire o fare un'opposizione cieca, che di certo non aiuta l'opposizione stessa. Fratelli d'Italia ritiene questo decreto sicuramente insufficiente, per aiutare le imprese a rimanere in Italia, perché le imprese vanno aiutate solamente togliendogli i costì del lavoro, aiutandole a pagare gli stipendi e aiutandole a rimanere in Italia. Voi in questo decreto non lo avete fatto ed è per questo che non lo voteremo, ma vi invitiamo a farlo, perché così smentiremo anche chi vi va contro solamente per il gusto di farlo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Pettarin. Ne ha facoltà.

GUIDO GERMANO PETTARIN (FI). Grazie, Presidente. Tengo moltissimo a sottolineare alcuni aspetti e, tramite suo, mi permetto di rivolgermi al Ministro. Ministro, è molto difficile riuscire ad addentrarci esattamente nei temi che questo decreto tocca. Io sottolineo: carenze importanti nella conoscenza del diritto comunitario e dei suoi principi fondamentali; il principio del legittimo affidamento, che in questo decreto non è conosciuto; i principi di rispetto della libertà di concorrenza, che qui non vengono nemmeno toccati; i concetti di azienda e di impresa che non vengono delineati, né ai sensi del diritto privato nazionale, né di quello comunitario; la individuazione nell'impresa di un soggetto che delinque, dimenticando che, invece, l'organizzazione dell'azienda e dell'impresa è un tutt'uno, che serve a produrre e non certo a predare. E quindi, a fronte di questo, io evidenzio che i delinquenti del nostro sistema non sono certamente gli imprenditori e che situazioni come quelle delle delocalizzazioni e delle multilocalizzazioni non sono un vulnus, ma sono il vantaggio del nostro Paese.

PRESIDENTE. Concluda.

GUIDO GERMANO PETTARIN (FI). E quindi chiedo veramente un ripensamento sui concetti fondamentali di diritto, su cui questo decreto si basa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.5 Noja, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole della relatrice di minoranza del PD e su cui la relatrice di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.7 Benigni. Ha chiesto di parlare il sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico, Davide Crippa. Ne ha facoltà.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento per spiegare alcune delle considerazioni che sono state avanzate dai colleghi in precedenza e che non ci trovano assolutamente d'accordo. Vi spiego il perché. C'è proprio un'idea politica diversa alla base.

L'idea è, in primis, imprenditoriale e, di conseguenza, di ricaduta sui lavoratori. Quindi, non stiamo distinguendo lavoratori e imprenditori, separandoli. Noi stiamo cercando di far presente alcune questioni e questo credo sia un nostro dovere, alla luce delle numerosissime crisi industriali che sono sul tavolo anche al Ministero dello Sviluppo economico, anche per ragioni spesso legate a procedimenti di delocalizzazione; poi, per qualcuno la delocalizzazione è virtuosa, per qualcun altro, come noi, qualche perplessità ovviamente la desta, soprattutto perché per noi non è in discussione il procedimento di internazionalizzazione di un'impresa. Quindi, se un'impresa giustamente vuole andare in un mercato estero e vuole aprire una sede produttiva in un altro Paese e, quindi, di conseguenza, anche generare delle ricadute positive per il nostro Paese, su quella ci sono degli strumenti e gli strumenti sono operativi.

È evidente che stiamo parlando di un'altra cosa. Esemplifico: qualcuno, qualche collega del Partito Democratico in precedenza citava l'intervento del relatore in Commissione rispetto a una ditta di materassi, così l'ha definita. Mi permetto soltanto di definire che, pur finendo sempre con la “x”, in realtà noi stavamo parlando della K-Flex, che è un'azienda che produce isolamenti termici e acustici, per cui l'altra azienda che fa materassi finisce sempre per “x”, ma non era quella che riguardava l'intervento del collega. Perché? Perché quella è stata un'azienda simbolo, secondo noi, di un processo che ha portato il nostro Paese a dare dei sostegni finanziari per l'acquisto di macchinari, ricerche, investimenti cospicui e oggi, anzi ormai qualche anno fa, un annetto fa, quell'azienda ha deciso di chiudere i battenti, trasferendo quei beni - oggetto delle tasse dei cittadini italiani con cui abbiamo finanziato procedimenti di acquisizione di macchinari, di linee, di procedimenti di ricerca e di tutto - in un altro Paese.

Questo è il problema: le tasse dei cittadini italiani possono servire a un'azienda per prendere i soldi, acquistare ed avere benefici nell'acquisto di linee produttive, macchinari, e poi delocalizzare quella realtà, oggetto degli interventi, in un altro Paese? Secondo la nostra azione, no. Se lo vuole fare, lo faccia, ma senza l'intervento e il sostegno da parte dello Stato.

Faccio un esempio: nel procedimento in cui abbiamo un'azienda che ha e ottiene un finanziamento per una linea di confezionamento di prodotti ad altissima automazione, viene dato un finanziamento, sotto qualsiasi forma e natura, scegliete voi; è inimmaginabile che, a un certo punto del suo procedimento produttivo, trasferisca la linea di confezionamento in un altro Paese. Questo, perché? Perché, evidentemente, se lo Stato italiano le ha dato un contributo per l'acquisto di quella linea e per l'automazione della stessa, sembra un po' un controsenso che qualcuno possa trasferirla da un'altra parte per generare anche occupazione in un altro Paese, non nel nostro.

Quindi, qui, c'è il collegamento tra quello che noi vediamo nel procedimento di delocalizzazione, anche di macchinari, di realtà incentivate con i soldi dei cittadini italiani, rispetto a un procedimento giusto e corretto di internazionalizzazione dei mercati che, però, non può prescindere dal fatto che, oggi, noi stiamo avendo delle realtà produttive in fortissima difficoltà sul nostro territorio italiano e, quindi, io credo che sia corretto immaginare che chi oggi prende delle linee di finanziamento per acquistare linee o prodotti in Italia, non possa poi trasferire quel pezzo da un'altra parte.

Perché, è vero che possono cambiare le condizioni di mercato, per cui, dopo due anni, la linea produttiva mi conviene, imprenditorialmente, spostarla in un altro Paese; però, è evidente, anche, che se io ho ricevuto da questo Paese, con le tasse dei cittadini, un contributo per quella linea, la devo mantenere qui.

Questa è la visione politica che credo ci veda spesso contrastanti con alcuni gruppi che sono intervenuti in precedenza. Però, credo che sia un momento storico - il nostro, quello attuale - in cui bisogna dire “basta”. Basta al sostegno di procedimenti che danno soldi per procedimenti industriali che poi svuotano le nostre realtà produttive.

E, allora, chiudo con un esempio, se mi consente, Presidente. E' stato citato, in precedenza, anche un altro caso dove lo Stato, con la partecipazione di Simest, in un processo di internazionalizzazione, ha creato dei problemi al nostro Paese: è il caso di Almaviva.

Lì c'è un procedimento per cui, da un punto di vista letterale, di quello che chi ci ha preceduto ha inserito nelle norme di regolamentazione dei fondi elargiti dalla Simest per le partecipazioni sociali, ad un certo processo viene detto che tu, se perdi delle unità produttive e, di conseguenza, diminuisci il numero degli occupati all'interno del suolo italiano, per partecipare a procedimenti di internazionalizzazione… come è stato nel caso di Almaviva do Brasil, che di fatto ha svuotato l'Italia, non per rispondere ai call center dal Brasile, ma perché, evidentemente, ha cambiato il suo business plan per rendere più remunerativa un'attività in Brasile rispetto a una in Italia, non per svolgere lo stesso servizio. Quindi, lì non ha delocalizzato il call center, quello che rispondeva dall'Italia, e lo ha spostato in Brasile. Però, è evidente che ci sono delle risposte che noi dobbiamo dare agli imprenditori che ci chiedono di rimanere in Italia a produrre e vogliono avere certezza che un Governo li difenda da questi procedimenti di finta internazionalizzazione. Perché, a un certo momento noi, qui, stiamo consentendo alle nostre realtà di prendere i soldi e di andare in altri lidi, migliori, che per loro sono più convenienti, ma, contribuendo lo Stato in questo processo, evidentemente, non possiamo permetterci di utilizzare i soldi delle tasche dei cittadini italiani per consentire procedimenti che svuotano le nostre realtà produttive (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle eLega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Gelmini. Ne ha facoltà.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Grazie, Presidente. Io ho ascoltato con attenzione le parole del sottosegretario e dico che, in linea astratta, credo che tutti noi indipendentemente dall'appartenenza politica siamo d'accordo nel distinguere le delocalizzazioni selvagge e i comportamenti opportunistici dalle scelte legate a normali processi di internazionalizzazione. Il problema qual è? È che, da come avete scritto le norme, che questo provvedimento fosse un provvedimento profondamente illiberale l'avevamo già capito, che fosse un provvedimento teso a irrigidire le regole del mercato del lavoro era altrettanto chiaro, ma con riferimento alle norme sulla delocalizzazione, per come sono scritte e per gli errori che contengono, voi dimostrate la pretesa e, scusate, l'arroganza di sostituirvi alle scelte aziendali, perché, qui, non siete in grado di distinguere fra le scelte opportunistiche e le scelte, magari, obbligate e introducete una discrezionalità pericolosa.

Certo nella vostra narrazione queste norme dovrebbero penalizzare le multinazionali. Peccato che le multinazionali e le grandi aziende hanno fior di studi legali capaci di interpretare e di piegare ai propri interessi le norme che avete scritto. Le piccole e medie imprese che, magari, si giocano la pelle sul mercato globale e che sono costrette a processi difficili di internazionalizzazione da queste norme verranno profondamente penalizzate (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Sapete perché? Banalmente per un motivo; voi avete sbagliato la definizione di delocalizzazione, ma la cosa che fa ancora più sorridere è che, in un tempo in cui tutta la politica parla di semplificazione, voi lasciate la definizione del concetto di delocalizzazione ad ogni singola amministrazione, alla faccia della semplificazione! Una povera e piccola impresa sarà costretta a pagare uno studio legale per capire l'amministrazione con la quale ha a che fare in che modo interpreta il concetto di delocalizzazione e già questo è un problema, ma quello che è peggio è che non andate a definire la penalizzazione cosa deve riguardare, perché non parlate del bene agevolato, voi ci buttate dentro il processo produttivo; il rischio è che se bisogna restituire, per una scelta aziendale che voi ritenete opportunistica, il contributo ricevuto e quello non è riferito al singolo bene, non è definito a cosa si riferisca, no, può andare ad interferire con le scelte aziendali, con dei processi produttivi. E lì entra la discrezionalità, perché come si fa a sapere se un'azienda delocalizza perché effettivamente scappa dall'Italia, perché non ci sono le condizioni, o, magari, perché ha trovato un equilibrio e attraverso un investimento estero, una produzione in un altro Paese riesce a sostenere il costo di una produzione italiana che non rende?

Allora, vedete che il diavolo sta nei dettagli e, per come avete scritto queste norme, rendete la vita agli imprenditori impossibile, dopodiché, guardi, io ho ascoltato le parole del relatore e, come dire, si commentano da sole. Giustamente, già i colleghi hanno evidenziato che quando si parla di imprenditori che scappano col malloppo all'estero, beh il giudizio non è sicuramente edificante, ma le parole che il Ministro Di Maio ha utilizzato nella discussione generale suonano come un'excusatio non petita, perché quando lei dice che gli imprenditori sono onesti fino a prova contraria, in qualche modo, ecco, noi le ricordiamo che tutti i cittadini sono onesti fino a prova contraria e se lei ha avuto bisogno di specificarlo è perché si è reso conto che dentro questo provvedimento lei tratta gli imprenditori come imputati e, allora, noi di Forza Italia chiediamo scusa per voi agli imprenditori che stanno fuori e che producono ricchezza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), vergognatevi per questo atteggiamento giustizialista e anti impresa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Benamati. Ne ha facoltà.

GIANLUCA BENAMATI (PD). Sì Presidente, allora ma giusto perché per rifare un po' di chiarezza per parte nostra e anche su questo dibattito. Innanzitutto voglio precisare, ancora una volta, che l'obiettivo della difesa del lavoro è un obiettivo che per noi è prioritario e dovrebbe accomunare tutti, maggioranza e opposizione, in quest'Aula e lo dico in senso costruttivo non per una polemica politica. Però fra il lavoro dobbiamo annoverare anche i tanti imprenditori, spesso molto piccoli, che mandano avanti con fatica e aziende, che creano posti di lavoro. Si diceva ieri, la dignità dei lavoratori e la dignità delle imprese, cosa che questo decreto, permettetemi, nonostante il nome mette un po' in discussione. Quindi lasciamo perdere i termini sul malloppo, lasciamo perdere i termini sulle fughe e andiamo al concreto perché ho sentito elencare alcuni casi di delocalizzazione selvaggia, tipicamente aziende che hanno avuto incentivi per la realizzazione di un sito produttivo, poi l'hanno dismesso e hanno trasferito la produzione. Benissimo, era la fattispecie che citavamo prima, su cui siamo d'accordo nel combattere, e su cui c'erano già anche norme di legge. Quello che non vediamo chiaro, lo diciamo in maniera la meno polemica possibile, ma la più forte possibile, è il contesto di questo decreto. L'articolo 5, ai commi 1 e 2, crea una confusione oggettiva sui termini di delocalizzazione e internazionalizzazione. Ma siccome voglio andare nel concreto, perché rischiamo di parlare per slogan, quando prendo il 1, che riguarda lo spostamento di aziende al di fuori dell'Unione europea e al di fuori dello spazio europeo, con buona pace della Slovacchia dove, signor Ministro, la battaglia da fare è un'altra, perché all'interno dell'Unione europea, se andiamo a prendere il comma 1 cosa vediamo? Che incappano nel problema del, diciamo così, ritiro di questi incentivi e della penalizzazione tutte le aziende che beneficino di un aiuto di Stato, quindi stiamo parlando di un mondo variegato di incentivazioni che vanno dal credito d'imposta agli incentivi in conto capitale e in conto interessi, che riguardano naturalmente le garanzie dirette e indirette che il pubblico fornisce, e anche i prestiti. Un mondo complesso che poi viene definito beneficio, che viene a cessare, che si vuole fare cessare quando l'attività economica interessata da questo beneficio, che è già complesso di suo, viene a mutare, venga delocalizzata.

L'attività economica, è stato già detto in precedenza, con il termine “attività economica” si ha uno spettro amplissimo delle attività delle aziende che possono non riguardare il diretto bene oggetto dell'investimento assistito. In più, signor Ministro, per aumentare la confusione che già grande è sotto il cielo, i responsabili, coloro i quali devono valutare, eventualmente ritirare e comminare le sanzioni, non sono un'unica fonte, un'unica entità, il Ministero, no! Sono gli eroganti di quei benefici. Il che apre una discussione francamente surreale perché non si ha la certezza di quali saranno le condizioni applicate a due aziende che operano in situazioni identiche che abbiano due benefici, così definisce la legge, benefici uguali. Ora non vi stiamo dicendo che le delocalizzazioni non vanno combattute ma vi stiamo dicendo di combattere le delocalizzazioni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) non danneggiando l'impresa sana che produce reddito e lavoro in Italia e che ha all'interno del nostro Paese, e finisco Presidente, la sua testa e il suo lavoro. Per cui noi faremo anche delle proposte. Questo emendamento va in quella direzione, successivamente faremo delle proposte di merito ma, signor Ministro, accolga qualche modifica che è solo costruttiva per migliorare l'impresa nell'interesse dei lavoratori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Grazie signora Presidente. Questo è uno dei capitoli più ambigui dal decreto “Di Maio” perché getta un'ombra, anche i giornali di oggi ne parlano, la sottovalutazione della protesta degli imprenditori veneti, ma potrebbe essere uguale per quelli dell'Assolombarda che viene sottovalutata. Un errore clamoroso. Voi in questo decreto confondete le questioni della delocalizzazione con quelli della internazionalizzazione e quindi negate il lavoro fatto in questi decenni. È dal 1980 che si parla di queste cose, a me era capitato di presiedere i quattro motori d'Europa con la Lombardia legandola al Baden Württemberg, alla Baviera, alla Catalogna, al Rodano Alpi. E già allora il tema di fondo era come rispondere alle sfide che si sarebbero aperte. Ebbene una generazione di imprenditori lombardi, veneti ma anche in altre aree del Paese hanno seguito queste indicazioni scegliendo l'internazionalizzazione. Pensate a quel che hanno fatto i distretti, pensate alle cosiddette multinazionali tascabili. Ora voi fatto di ogni erba un fascio, non distinguete queste cose perché vi ricordo che Treviso era indicata” Trevisoara” pensando che Timisoara fosse la ottava provincia dal Veneto e quindi c'erano indicazioni precise che andavano in quella direzione e questi imprenditori ci hanno creduto, hanno scommesso, hanno pensato di consolidare il loro export anche trasferendo forme produttive e legandole a un network che era fatto di designer, di tecnici, di ingegneri di professionisti con i quali si integravano in ogni parte del mondo. Ora voi queste cose le cancellate, le cancellate come messaggio. Il discorso che ha fatto il sottosegretario Crippa ci dice alla lunga come la pensate, è una filosofia di fondo che è totalmente sbagliata. Capisco che abbiamo opinioni diverse ma le spingete verso queste opinioni diverse. Gli imprenditori coraggiosi che si sono impegnati a costruire un futuro per l'industria italiana oggi rischiano di pagare il prezzo di una riduzione dei margini di libertà nel commercio internazionale e voi non per nulla siete tifosi di Trump e nella fattispecie in Italia portate avanti delle politiche che sono distruttive di un'esperienza che è stata la forza della nostra ripresa. Senza le esportazioni noi non saremmo andati da nessuna parte (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa-Centro Democratico e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale il collega Cortelazzo. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO CORTELAZZO (FI). Grazie Presidente, io ho ascoltato l'intervento del sottosegretario che tra le varie cose citava SIMEST. Conosciamo bene noi veneti SIMEST, FINEST, che hanno finalità di finanziare e accompagnare, in talune occasioni addirittura partecipare all'azionariato delle società. Vede sottosegretario se bisogna essere coerenti dovete uscire da SIMEST che è partecipata per oltre il 70 per cento Cassa depositi e prestiti (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico).

Vi invito quando ci sarà lo spoil system di non fare le nomine perché SIMEST nasce per questa finalità. No, perché non si può dire così molto semplicemente come il relatore “noi siamo contro chi si porta via il malloppo”, ma questo vale per tutti, è troppo facile, facciamo l'amore non facciamo la guerra, non è questo il tema signor sottosegretario perché…

PRESIDENTE. Concluda.

PIERGIORGIO CORTELAZZO (FI). Sì concludo per cui dopo concluderò nella successiva discussione dell'emendamento. Perché il problema perché scappano le imprese poi voi non distinguete Regioni contermini che confinano con Stati esteri, come il Friuli, come il Trentino e quant'altro, un calderone per non far scappare l'imprenditore, e chiudo signora Presidente. Bisogna diminuire il costo del lavoro, le energie, le materie prime, quello è il significato e il significativo intervento che deve fare il Governo. Su questo molto probabilmente ci saremmo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Zucconi. Ne ha facoltà.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Io vorrei rassicurare, signor Presidente, il sottosegretario Crippa che qui non è in discussione un principio che in tutta l'Aula non ho sentito contravvenire e cioè che chi riceve degli aiuti di Stato, dei finanziamenti, da un paese poi deve continuare a operare in quel paese, è un principio di buon senso naturalmente. Ma chiediamoci perché intanto le imprese localizzano in Italia. Sicuramente per acquisire il marchio made in Italy che, come sappiamo, insieme a Visa e Coca cola è uno dei più conosciuti; perché trovano una manodopera specializzata in Italia e un know how di livello; per acquisire un mercato nazionale italiano ma anche europeo cioè entrano in Europa attraverso l'Italia, sono cose importanti. Perché non vengono in Italia o perché vogliono andarsene? Perché il sistema giudiziario non è un sistema efficace, le controversie legali in Italia durano anni e questo non fa bene all'impresa, perché il costo del lavoro e la tassazione sono diventati inconvenienti ormai, perché le infrastrutture sono insufficienti, e richiami in generale alle grande opere sono importanti, perché ha necessità oggettive di portare la produzione altrove. Ecco, in questo caso il sistema Paese non può fare un granché; se l'esigenza produttiva di quell'azienda, di quell'impresa è di delocalizzare non ci sono modalità per interrompere questo. Quindi alcune cause possono essere rimosse altre no. Ora il principio abbiamo detto che è sacrosanto, è ben chiaro, non vogliamo che si passi come quelli che voglia andare contro questo principio: chi riceve aiuti finalizzati dallo Stato deve restituirli in caso di uscita dal sistema Paese. Però c'era già una norma, è stato ricordato, io la voglio riaccennare, era al decreto legislativo che addirittura risale al 1998, il 123: in caso di assenza di uno o di più dei requisiti ovvero di documentazione incompleta o irregolare, quindi se non si tiene fede ai patti, il soggetto competente provvede alla revoca degli interventi e in caso di revoca del bonus fiscale ne dà immediata… e poi c'erano le sanzioni da due a quattro volte. Quindi è un principio non eccessivamente innovativo ma che è sempre stato presente nel Paese. Però c'è un problema: che l'impronta repressiva che contraddistingue un po' tutto il decreto fa danni anche in questa parte perché, praticamente, se si parte dall'idea che l'imprenditore, le imprese vanno puniti a prescindere, il decreto anche in questa parte diventa inefficace perché non distingue in modo concreto fra delocalizzazioni e internalizzazione, non mette in atto provvedimenti generali per favorire il permanere e le rilocalizzazione, perché parla, come giustamente faceva notare la collega Gelmini, di processi produttivi, perché dalla titolarità in merito a varie amministrazioni statali ingenerando una confusione generale. Allora non si può procedere dicendo, come ho sentito dire, che le imprese o gli imprenditori prendono il malloppo e scappano, perché le imprese e gli imprenditori non sono la Banda Bassotti, il mondo non è Topolinia. Bisogna cercare di affrontare questi problemi complessi alla radice. Allora, sottosegretario Crippa, voglio farle un esempio preciso: ci sono delocalizzazioni occulte delle quali non si occupa questo decreto, le cito il lapideo; spesso i blocchi di marmo, come lei sa, vengono venduti a Paesi esteri i quali li lavorano all'estero, li riportano in Italia praticamente lavorati, ci mettono un bollino e lo vendono come made in Italy. Non solo danneggiano l'ambiente in questo caso ma fanno tutto il processo di lavorazione all'estero. Non solo questo: nelle aziende spesso arrivano molti semilavorati che tornano in Italia solo per acquisire bollino del made in Italy. Allora altre aziende vengono in Italia, acquisiscono il know how e poi tornano all'estero. Allora ci chiediamo: ma non sarebbe stato meglio inserire in questo decreto anche una normativa che riguardasse la protezione dei marchi e dei brevetti in Italia? E l'altra domanda è: visto che era stato presentato da Fratelli d'Italia un emendamento in questo senso sul marchio Italia, perché l'avete cassato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale il collega Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (PD). Grazie Presidente. E' difficile essere originale, è già stato detto tutto però faccio una domanda perché qui si sta creando un filo rosso, un filo giallo se preferite, cioè è da ieri che si sta notando una divaricazione fra l'obiettivo che voi dite di una particolare norma e quello che scrivete nei decreti.

Allora, la mia domanda è: intendete andare avanti così cinque anni, cioè salvarvi la faccia enunciando un obiettivo generalmente condivisibile ma poi scrivendo il contrario? Ieri avete detto, per tutto il giorno, che facevate norme sul lavoro per ridurre la precarietà, e poi nella relazione tecnica c'è scritto che i precari aumentano. Avete detto tutto il giorno che salvavate la scuola; questa è la stessa cosa, voi state propagandando fuori che punite le aziende che riducono l'occupazione; quello è l'articolo 6; nell'articolo 5 scrivete che se uno riceve soldi in genere per potenziare l'attività produttiva e poi potenzia la sede all'estero, anche aumentando l'occupazione in Italia, li andate a punire lo stesso. Allora, la mia domanda è: intendete andare avanti cinque anni, salvando un'immagine pubblica, un principio generale e poi scrivendo nelle norme il contrario di quello che enunciate nell'obiettivo? Perché questo non fa gli interessi del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Donina. Prego, ne ha facoltà.

GIUSEPPE CESARE DONINA (LEGA). Grazie, Presidente. A noi oggi ci sembra di vedere che state puntando, con questi emendamenti, su una visione un po' sbagliata, leggermente sbagliata perché l'imprenditore oggi… noi fortunatamente viviamo in un Paese rappresentato per l'80-90 per cento da piccole e medie imprese; ecco, credeteci, a queste imprese interessa poco della delocalizzazione, interessa poco della internazionalizzazione, interessano alcuni punti fondamentali, che sono il lavoro in questo momento, perché è da anni che non ce l'hanno, e la riduzione della tassazione (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

Le nostre imprese vogliono essere competitive con quello che succede al di fuori dei confini italiani ed è questa la direzione in cui dobbiamo andare ed è questa qui la direzione. Ci sono degli imprenditori, con cui parliamo costantemente, che sono i piccoli e medi imprenditori che loro vorrebbero solo toglierci un po' di quel peso, di quella burocrazia che c'è in Italia oggi e lasciarle decollare che poi loro, con la loro competenza, la professionalità che contraddistingue l'imprenditoria italiana, sanno fare il mercato. Anzi, noi dovremmo attrarre le aziende straniere per venire in Italia, quello sì dobbiamo farlo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier) e non lo facciamo puntandoci su dei finanziamenti o delle delocalizzazioni. Chiaramente poi, la volontà di questo Governo è chiara: che chi investe e apre un'azienda qui e prende un finanziamento per rimanere in Italia è giusto che rimanga in Italia; chi apre da un'altra parte è giusto che non lo chieda a questo Governo, il finanziamento. Ma è una cosa basilare, semplice (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

Io porto solo un esempio di rammarico di un'azienda, sul bresciano che, per farvi capire quanto gli imprenditori davvero sono attaccati al nostro territorio; era rammaricato perché, dopo 25 anni di lavoro in Italia, non avendo mai chiesto neanche un contributo, e non gli è stato dato ovviamente, l'unico contributo che ha ricevuto dal Governo italiano è stato per spostare le produzioni nell'Est Europa. Ecco, è questo il vero scandalo e questa è la direzione che noi dobbiamo modificare, perché dobbiamo tenere il lavoro in Italia, agevolando gli imprenditori che investono in Italia. Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Grazie, Presidente. È stata già citata la norma che esiste in questo Paese contro le delocalizzazioni, la legge n. 123 del 1998, Governo Prodi, quindi cosa pensa il PD delle delocalizzazioni lo dice questa legge del Governo Prodi. Con questa legge la K-Flex, per mezzo suo, rispondo all'onorevole Crippa, allo Stato italiano ha restituito un milione ottocento mila euro perché si è trasferita all'estero e, nonostante le trattative, non è voluta rimanere in questo Paese. Io auguro al ministro Di Maio che quando farà anche il Ministro dello sviluppo economico possa affrontare con successo le 12.500 crisi che hanno affrontato il Ministro Calenda e la sottosegretaria Bellanova e allora forse, per parlare di norme chiare, scriverà forse all'epoca, dopo averle fatte, delle norme chiare che non facciano aggravare la burocrazia dell'impresa che, come diceva il collega, chiedono più semplificazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Cattaneo. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CATTANEO (FI). Grazie Presidente. Questa mattina ci stiamo dividendo sul tema della delocalizzazione e internazionalizzazione, sentiamo diverse lezioni su queste differenze. Noi di Forza Italia siamo convinti che, con questo decreto e con queste norme, state rendendo più difficile la vita alle imprese che vanno all'estero e l'abbiamo detto contestualizzando degli emendamenti molto ben argomentati, l'ha fatto prima il nostro capogruppo, Gelmini. Ma se non credete a noi, se non credete a Forza Italia, noi vi suggeriamo di chiederlo a chi è in prima linea: andate a chiederlo all'imprenditore Zoppas (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) che guida gli imprenditori del Nord-Est, andate a chiederlo ai piccoli artigiani sotto casa, alle medie imprese che in questi anni hanno cercato, con fatica, di sviluppare una vocazione estera.

Ma soprattutto consegnerete, da quando questo decreto sarà legge, un Paese dove torna la contrapposizione tra datore di lavoro e dipendente e dove è più difficile l'internazionalizzazione: un errore grave. Fermatevi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Moschioni. Ne ha facoltà.

DANIELE MOSCHIONI (LEGA). Grazie, Presidente. Io non volevo intervenire perché pensavo che il sottosegretario Crippa fosse stato abbastanza chiaro, già nei tre giorni di Commissione e anche oggi, con il suo intervento. Stiamo parlando di punire le imprese che delocalizzano e che hanno avuto fondi statali e io non vedo dov'è il problema.

Mi rivolgo ai colleghi di Forza Italia, che ci chiamano sempre in causa, in questi giorni, sulle nostre decisioni. I colleghi di Forza Italia sono sempre stati d'accordo con noi con l'idea di sostenere le attività produttive del territorio, e mi spiego. Non riesco a capire come potete essere contro questo: mi riferisco alla regione Friuli Venezia Giulia dove c'è Finest finanziata da Friulia al 73 per cento, la quale ha finanziato imprese per delocalizzare. Per delocalizzare hanno preso i macchinari….

PRESIDENTE. Concluda.

DANIELE MOSCHIONI….i contributi e i fondi dalla regione Friuli-Venezia Giulia e sono andate via. Questi fondi, ci sono imprese che non li hanno mai restituiti. L'ultima cosa, ma veramente l'ultima, mi rivolgo ai colleghi del PD, in questi giorni si sono sempre preoccupati del contratto a tempo indeterminato: dove eravate….

PRESIDENTE. Collega, deve concludere. È oltre trenta secondi, collega, per favore…

DANIELE MOSCHIONI….italiani dagli anni Ottanta ad oggi, a difesa dei dipendenti (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle)? Un dipendente prende 1.300 euro al mese…

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Scalfarotto. Ne ha facoltà.

IVAN SCALFAROTTO (PD). Grazie Presidente, intervengo soltanto per chiarire, in modo io spero il più semplice e lineare possibile, che le finalità che il sottosegretario Crippa ha delineato in quest'Aula sono condivise da tutta l'Aula: il comportamento predatorio va sicuramente sanzionato. Il problema è che, come accade nei provvedimenti – pochi, anzi pochissimi - che arrivano in Aula da parte di questo Governo, quello che loro dicono poi non c'è scritto nella legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quello che c'è scritto in questa legge è che se tu sposti un pezzo della tua attività economica da qualche altra parte vieni colpito come il fulmine dalle sanzioni, naturalmente non nell'Unione europea. Per esempio mi piacerebbe chiedervi che cosa farete nei confronti della Commissione europea per evitare le delocalizzazioni, perché se la nostra politica all'interno dell'Unione europea è di litigare con tutti, quando avremo bisogno di alzare la voce non ci sentirà nessuno. Un Governo sovranista…

PRESIDENTE. Concluda.

IVAN SCALFAROTTO….chiuso in se stesso, che si relaziona con l'Unione europea come fate voi, quando si tratterà di andare a discutere con la Slovacchia il caso Embraco resterà drammaticamente da solo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Fragomeli. Ne ha facoltà.

GIAN MARIO FRAGOMELI (PD). Abbiamo capito che questo è diventato il “decreto K-Flex” e quindi non è più un decreto che riguarda tutti gli imprenditori, perché il sottosegretario ci ha ribadito di questa finta internazionalizzazione in Polonia. Però ci dica, sui 30 milioni ricevuti con la legislazione vigente, di cui 23 sull'internazionalizzazione e 7 sul bando innovazione, quanti sono stati restituiti? Perché a noi risulta che, tranne la gravissima gravità – ripeto, gravissima gravità- dell'applicazione di un interesse del solo 0,38 per cento, quasi interamente sono stati restituiti. La più grande tranche il Ministro Calenda l'ha bloccata nell'ultimo finanziamento sull'innovazione e un'altra quota è stata poi restituita.

Quindi, tutto questo discorso per farci capire che stiamo colpevolizzando l'imprenditoria italiana per il caso K-Flex, che merita la giusta attenzione, per quei 187 dipendenti che hanno perso lavoro, su 240, ma non deve processare il sistema imprenditoriale italiano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Emanuela Rossini. Ne ha facoltà.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Ministro, le chiedevo se era possibile un segnale di attenzione e di impegno ad affrontare, a partire da settembre, un settore che sarà toccato da questo decreto e che è un settore strategico. Parlo del settore delle industrie culturali e creative che vivono molto di sostegno pubblico e hanno un carattere fortemente transnazionale. Si tratta di uno dei settori in crescita nel nostro Paese e in Europa, dai dati è il terzo settore che contribuisce al PIL a livello europeo, e soprattutto attrae tutte le nuove generazioni nel nostro Paese.

Le chiedo, quindi, se potessimo da settembre affrontarlo con la giusta attenzione, un po' per mitigare gli effetti, ma anche per il bisogno che ha di vedere riconosciuta la sua specificità anche a livello normativo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Ermini. Ne ha facoltà.

DAVID ERMINI (PD). Grazie signora Presidente, ha già detto Scalfarotto della sostanziale banalità dell'intervento del sottosegretario Crippa che ha detto una cosa su cui siamo evidentemente tutti d'accordo. Ma il decreto che cosa dice? La paura è che noi andiamo a punire gli imprenditori piccoli e invece salviamo le grandi multinazionali.

Ministro Di Maio, io e lei ci siamo visti al MISE per il caso Bekaert appena ricordato: una multinazionale che ha tantissimi stabilimenti nel mondo con il vostro decreto non subirà alcuna sanzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Quei 318 dipendenti di Figline e Valdarno rimarranno a casa perché voi in questa legge avete fatto molti slogan, ma non avete trovato la soluzione al vero problema. È inutile fare un'azione punitiva contro i piccoli, quando invece i grandi non si toccano. Le chiedo semplicemente: un altro caso Bekaert con il suo decreto che soluzione avrebbe (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Santelli. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI (FI). Grazie Presidente, sembra che il leitmotiv di questo decreto sia: domande giuste e legittime, risposte completamente sbagliate. Signor Ministro, purtroppo la strada dell'inferno spesso è lastricata di buone intenzioni e così rispondo anche al collega della Lega: è chiaro, noi siamo assolutamente contrari a chi sfrutta, dopo aver preso i fondi pubblici, la delocalizzazione in maniera arbitraria. Il tema però è che con questo decreto noi facciamo diventare in tutti i campi la patologia una fisiologia. Non c'è la sanzione vera per chi effettivamente delinque in termini economici, ma sostanzialmente è una punizione generalizzata per tutti. Questo è il dramma di questo decreto. Mi auguro che i colleghi della Lega su questo facciano maggiore attenzione, come il Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Pettarin. Ne ha facoltà.

GUIDO GERMANO PETTARIN (FI). Grazie Presidente, intervengo solamente per puntualizzare, lo abbiamo detto tutti, ma ricordiamolo: nessuno di noi contesta la ratio, ciò che si contesta è la tecnica. Questo provvedimento è tecnicamente sbagliato, il legislatore deve creare norme generali ed astratte. Queste norme non sono generali, non sono astratte, sono solamente confusionarie. Il legislatore deve dare un criterio per poter differenziare situazioni diverse, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione. Non lo fa, questo legislatore fa confusione tra gli strumenti di contribuzione e gli strumenti di finanziamento, pensa che gli aiuti di Stato siano tutto, dimentica le Camere di commercio, dimentica Informest, dimentica Finest, dimentica le contribuzioni, dimentica le tassazioni agevolate. Non siamo di fronte a un provvedimento errato per la ratio, ma per la tecnica. Per questo è indispensabile un ripensamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.7 Benigni, con il parere contrario di Commissioni e Governo, e con il parere favorevole delle relatrici di minoranza dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gelmini 5.14.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Porchietto. Ne ha facoltà.

CLAUDIA PORCHIETTO (FI). Grazie, Presidente. In primis volevo scusarmi se eventualmente la veemenza manifestata precedentemente nei confronti del Governo sia stata interpretata come azione ostile. Ma io penso che il Governo si sia ampiamente convinto - spero - che in realtà quello che a noi preoccupa è un impianto dove alla base potrebbe anche esserci una condivisione rispetto ad alcuni - e sottolineo alcuni - casi di imprese che hanno fatto della delocalizzazione selvaggia il loro modo di vivere. Il tema, però, è che in realtà la maggior parte delle imprese italiane non ha mai pensato ad una delocalizzazione selvaggia, ma pongo un tema.

Pongo il tema di quando vado a guardare le filiere delle grandi imprese italiane, a partire da FIAT, Dainese, Geox, OMSA, Rossignol, Magneti Marelli, Michelin, che hanno internazionalizzato le loro linee produttive. Io vorrei sapere dal Governo secondo loro se la filiera dei fornitori deve immaginare di chiudere i battenti o se deve accompagnare nei processi di delocalizzazione e di internazionalizzazione le grandi imprese, perché questo è uno dei temi salienti. E spero che il sottosegretario Crippa, anziché suggerire al Ministro, che credo possa tranquillamente seguire i lavori senza suggerimenti, mi ascoltasse un secondo. Ci sono alcuni temi che voi avete male interpretato perché, ribadisco, non siete a conoscenza di ciò che è accaduto.

Embraco, che è stato riportato precedentemente dai colleghi, è un'azienda che non ha ricevuto un centesimo di fondi pubblici, ma il tema è un po' più complesso. Noi vi abbiamo presentato emendamenti che parlavano di anti-cannibalizzazione delle nostre imprese e non avete voluto accogliere perché ritenevate non pertinenti al tema. Allora, noi non possiamo immaginare di parlare di delocalizzazione e poi di non affrontare dei temi importanti come: che cosa farete con Impresa 4.0? Continuerete a finanziarla oppure no (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico)? La formazione 4.0, le politiche energetiche. Allora, se noi vogliamo immaginare di affrontare questi temi, alle imprese non possiamo dare il bastone e dimenticarci della carota perché forse è un po' più importante la carota. Allora, noi vogliamo immaginare di non obbligare le imprese a rimanere in Italia, perché io vorrei ricordarvi un numero che è importante ed è un numero di questi tempi: il 79 per cento dell'export delle imprese italiane è realizzato dall'industria. Quindi significa che le nostre industrie vogliono ancora produrre in Italia. Allora, vogliamo provare ad aiutarle a rimanere in Italia? C'è una cosa che io riconosco fatta bene e, guardate, lo dico da imprenditore e da rappresentante delle imprese. Impresa 4.0 è servita (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico). La formazione è servita. Io sono onesta intellettualmente e riconosco le cose.

Ma è possibile che questo Governo, anziché tirare fuori queste cose, non abbia voluto dare un segnale di fiducia al sistema delle imprese in Italia? Ma vi rendete conto che li stiamo sfiduciando? Vi rendete conto della filiera produttiva, quella che nel nord-est nel nord-ovest? E guardo i colleghi della Lega che la conoscono molto bene e guardo alcuni dei colleghi che erano con me in regione quando combattevamo per tenere aperte le imprese, quelle aziende che hanno bisogno di tavoli di crisi seri e non delle pagliacciate dell'ILVA. Guardo queste persone e gli dico: ma vi rendete conto che con una cosa di questo genere noi stiamo bloccando l'impresa? Allora, Ministro, io continuo a dire una cosa, ma lo dico con grande rispetto, perché io riconosco il fatto che lei rimanendo qui per tre giorni di seguito abbia dato comunque all'Aula rispetto. Ce ne dia ancora di più e si renda conto che per fare il Ministro del lavoro e dello sviluppo economico ci vuole conoscenza, competenza ed esperienza. Laddove lei non le ha, si faccia aiutare, siamo qua per quello. Noi non vogliamo creare problemi, non siamo ostruzionistici, ma vogliamo che si renda conto che in una condizione come questa costruire un decreto dignità dove sulla delocalizzazione stiamo segnando un passaggio negativo rispetto a quello che fa il resto del mondo significa accompagnare le nostre imprese a non investire o aver paura di investire, mentre invece le grandi industrie, quelle che non sono toccate dai fondi pubblici perché non ne hanno bisogno, utilizzeranno altri strumenti e li utilizzeranno per andare fuori dall'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fidanza. Ne ha facoltà.

CARLO FIDANZA (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, membri del Governo, ma personalmente ritengo questo articolo una delle poche cose da salvare di questo decreto. Noi abbiamo fatto un'opposizione nel merito a tutto l'impianto di questo decreto che, in effetti, in tante parti, ne abbiamo discusso negli scorsi giorni, manifesta un retrogusto ideologico anti-impresa; noi che anti-impresa non siamo e abbiamo combattuto in Aula per cercare di eliminare lacci e lacciuoli che sono stati introdotti a carico delle imprese negli altri articoli di questo decreto, siamo ovviamente consapevoli del fatto che il tema della permanenza di aziende sul territorio nazionale, il tema dell'attrazione di investimenti esteri sul nostro territorio nazionale si debba affrontare innanzitutto agendo sulle condizioni strutturali del mercato, agendo sul fisco, sulla giustizia, sulla burocrazia, sulle infrastrutture. E su tutti questi temi noi riteniamo che l'azione del Governo fino ad ora sia stata confusa e carente e anche il decreto dignità continua ad andare in questa direzione. Anche le dichiarazioni sulle infrastrutture vanno in questa direzione. Quindi su questo aspetto siamo preoccupati. Ma ciò non ci impedisce di cogliere un messaggio che tutti a parole dicono di condividere in quest'Aula, un messaggio semplice se vogliamo: se prendi i soldi pubblici, dallo Stato o da sue arterie derivate, che siano le regioni o le società partecipate dallo Stato e/o dalle regioni, e utilizzi questi soldi per spostare la produzione o una parte di essa all'estero, lasciando a casa dipendenti italiani per assumerne altrove, il minimo che possa accadere è che tu non percepisca più questo beneficio dallo Stato. È un principio di assoluto buonsenso; i colleghi del PD addirittura rivendicano di averlo fatto loro due lustri fa e oggi ci dicono che non va bene se lo fanno gli altri. Io non credo che facciano un buon servizio all'opposizione; credo che facciano un grande favore al Governo nell'apparire come quelli che invece in qualche modo strizzano l'occhio alle imprese che delocalizzano utilizzando i soldi degli italiani. Noi non ci ascriviamo a questo novero; riteniamo che chi prende soldi pubblici e li utilizza per spostare la produzione all'estero debba restituire quei soldi. È banale, lo avete scritto e forse si poteva scrivere meglio, si potevano utilizzare accorgimenti tecnici migliori, si poteva scrivere, siamo d'accordo, invece di aiuti di Stato che richiama categorie del diritto comunitario, una formulazione diversa, si poteva sicuramente fare meglio, ma il principio è giusto e sacrosanto. Noi come Fratelli d'Italia da sempre ci battiamo contro le delocalizzazioni in quest'Aula ridefinite selvagge. Quando ci sono degli operai in presidio che lamentano la depredazione della loro impresa che di notte sposta i macchinari e li porta in Romania e Slovacchia, noi siamo lì con quegli operai e conseguentemente non possiamo non guardare con favore un articolo che va in questa direzione.

Devo anche dire che mi sembra che in realtà la confusione tra l'internazionalizzazione e la delocalizzazione, più che farla il testo, pur perfettibile di questo articolo, la si faccia qui nel dibattito parlamentare. Io penso che la delocalizzazione sia un qualcosa di molto chiaro. Si poteva scrivere meglio ma, insomma, è abbastanza definito: sappiamo di cosa stiamo parlando. L'internazionalizzazione è altrettanto chiara e non è oggetto di questo decreto. Io penso che non sia il messaggio giusto dire, fuori da qui, alle piccole e medie imprese, che noi insieme stiamo difendendo dall'accanimento fiscale e burocratico degli altri articoli di questo decreto, che non potranno più internazionalizzare, perché questo non è scritto in questo decreto, cari colleghi. I piccoli e medi imprenditori, che generalmente non usufruiscono di risorse pubbliche per i loro investimenti, non saranno quelli che verranno verrà privati della possibilità di internazionalizzare. Bisogna invece intervenire per contrastare le delocalizzazioni cosiddette selvagge. Io penso che si debba anche intervenire per una ragione etica, di confronto tra chi, tutti i giorni, imprenditore italiano, subisce l'accanimento fiscale, burocratico, giudiziario di questo nostro Stato, che impedisce loro di fare impresa come vorrebbero, da chi invece - scusate il termine - se ne frega, prende i soldi e scappa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ci dovrà pur essere una differenza tra un imprenditore che tutti i giorni si sottopone al massacro del fare impresa in Italia - chiudo Presidente - e chi invece fa altro? Allora, con tutte le differenze del caso, i miglioramenti che sicuramente si potranno fare, si va nella giusta direzione. Ultime due riflessioni, poi mi taccio. Dove è che è incompleto questo articolo, Ministro? È incompleto su un tema che, forse, è quello più….

PRESIDENTE. Collega deve concludere.

CARLO FIDANZA (FDI). È incompleto, cioè, su chi i contributi pubblici non li prende. Sulle grandi multinazionali, che non hanno bisogno di prendere contributi dallo Stato o da sue derivate, che prendono pezzi di produzione e li spostano.

PRESIDENTE. Deve concludere.

CARLO FIDANZA (FDI). Noi su questo vi invitiamo a ragionare con maggior forza. L'ultimo tema…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere! Non ci sono ultimi temi, non mi faccia chiudere il microfono, per cortesia.

CARLO FIDANZA (FDI). Le delocalizzazioni all'interno dell'Unione europea: questo è il tema vero del nostro tempo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gavino Manca. Ne ha facoltà.

GAVINO MANCA (PD). Grazie signora Presidente, onorevole colleghi e colleghe, membri del Governo. Presidente per suo tramite mi rivolgo al Ministro Di Maio. Ministro, per definire questo decreto avete usato una parola molto impegnativa, molto delicata: dignità. L'avete usata per dire che avreste ridato dignità ai lavoratori e dignità alle imprese, invece è sempre più chiaro che la dignità dei lavoratori e delle imprese in questo decreto la state calpestando. La calpestate quando non ascoltate quasi nessuno dei suggerimenti e degli emendamenti migliorativi che questa minoranza, che quest'Aula mette a vostra disposizione. Le conseguenze sono evidenti. Ministro, io penso che anche lei stamattina abbia letto i giornali (lo dico non parlando da giornali di parte). Io penso che lei abbia letto tranquillamente il Sole 24 Ore, che in modo molto preoccupato dice in maniera evidente che sui contratti a termine, il 21,8 per cento non sarà rinnovato. Il Gazzettino, giornale veneto, sicuramente non una ragione di sinistra, dove l'associazione degli industriali, preoccupatissima, dice: decreto dignità, cancellato il 22 per cento dei posti flessibili. La parola dignità in questo decreto riecheggia quattro volte, Ministro Di Maio. Neanche i nostri padri costituenti avevano osato tanto, se vi voleste togliere una curiosità, nella Costituzione è citata solo due volte: nell'articolo 3 e nell'articolo 4.

Ministro, sempre tramite lei, Presidente, le faccio notare questo perché davvero mi piacerebbe che una parola di così alto valore, di così grande significato, sprecata per questo decreto, la usaste in futuro, quando si parlerà di intolleranza, di odio, di razzismo, quando si cercherà di dare voce alle persone più deboli e indifese, per difendere la loro dignità.

Mi sarebbe piaciuto che l'aveste usata in queste ore, per esprimere solidarietà, per ridare, appunto, dignità alle tante persone oggetto di aggressioni e violenze solo per avere un diverso colore della pelle.

Presidente, per suo tramite, ricordo al Ministro, per il futuro, di pensare e, specialmente, di pesare le parole prima di usarle. Ritornando all'articolo 5 - questo è un esempio - noi voteremo a favore dell'emendamento 5.14, presentato dalla presidente Gelmini come prima firmataria, perché propone una cosa semplicissima: cerca di dare un contributo, cerca di specificare meglio il riferimento su cosa deve essere delocalizzato per decadere dal beneficio, in modo da evitare che la genericità del testo attuale possa far decadere dal beneficio anche imprese che delocalizzano parti di aziende, che però non sono state interessate dagli aiuti. Bisogna stare attenti nell'azione punitiva, per non penalizzare quelle aziende che, con grandi sacrifici, sono riuscite a conquistare fette di mercato estero. Non possiamo creare confusione e diffidenza rispetto al nostro sistema produttivo. Ministro, mi rivolgo a lei tramite il Presidente: siamo all'articolo 5 e ha ancora il tempo di migliorare questo decreto. Abbiamo ancora il tempo di mettere a disposizione emendamenti che sicuramente fanno fare un passo in avanti a questo decreto. Io la esorto ad ascoltare. Apprezzo la sua presenza in Aula, apprezzo la sua attenzione, ma non basta. C'è necessità, veramente, di un'attenzione a emendamenti che migliorerebbero in maniera efficace questo decreto. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Saltamartini. Ne ha facoltà.

BARBARA SALTAMARTINI (LEGA). Grazie, Presidente. Ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi che ci sono stati questa mattina sull'articolo 5, l'articolo che più di altri la Lega sostiene e ha sostenuto all'interno di questo decreto. Ho ascoltato tante critiche, così come ho ascoltato - glielo voglio riconoscere - anche dal collega Fidanza di Fratelli d'Italia, invece, l'esatta interpretazione di quello che dice questo articolo. Un articolo che non mira a punire, a sanzionare le migliaia di tantissime imprese che lavorano e operano in Italia, perché questo Governo, questa maggioranza - così sgombriamo il campo da qualsiasi demagogica e strumentale bugia - non vuole colpire le imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)!

Non vuole colpire chi dà lavoro in Italia, ma vuole colpire chi, in maniera strumentale e un po' furbesca, pensa di utilizzare i soldi dei contribuenti italiani unicamente per il proprio tornaconto personale, neanche per difendere il livello occupazionale dei suoi dipendenti. Questo lo dico perché - vedete - quando poi sento tanti autorevoli colleghi che erano qui anche nella passata legislatura, rimproverare l'attuale Governo di non mettere in campo misure idonee e necessarie - quelle sì - per risolvere il problema delle imprese italiane, per risolvere il problema del lavoro in Italia, vorrei dire sommessamente a quei colleghi che se siamo in questa situazione, se forse qualcuno è oggi all'opposizione, è proprio perché di quei temi non ve ne siete mai occupati negli ultimi dieci anni (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)!

Se oggi devo sentirmi dire e raccontare la favola per cui con questo decreto avremmo dovuto risolvere il problema delle imprese in Italia oggi, vi vorrei sommessamente ricordare che avevate modo e tempo di farlo quando governavate voi, ma non l'avete fatto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)!

Oggi pretendere che questa maggioranza, che questo Governo, dopo quello che avete fatto negli ultimi anni, possa risolvere con il suo primo decreto, che affronta una parte del problema - una piccolissima parte del problema - risolva tutto quello che voi avete creato, risolva tutti i danni che voi avete creato, vuol dire, cari signori, che siete caduti in quella trappola mediatica con cui pensate e attraverso la quale pensate di voler recuperare oggi, con la discussione di queste giornate, i milioni di voti che non avete ottenuto alle scorse elezioni politiche (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)!

Lo voglio dire, Presidente, per il suo tramite, anche al collega Scalfarotto che accusare questo Governo di essere antidemocratico, ebbene, c'è una Costituzione, quella che voi spesso e volentieri sbandierate e tirate fuori come se fosse un orpello da regalare a quei pochi elettori che vi rimangono (Commentidel deputato Scalfarotto). Mi permetto di dire Presidente, per il suo tramite, al collega Scalfarotto che i partiti che compongono questo Governo hanno ottenuto un consenso popolare che fa sì che, unendosi con un contratto di governo, oggi possano governare l'Italia. Capisco che questa cosa dà fastidio (Commentidel deputato Scalfarotto), capisco che questa cosa vi crea un po' di difficoltà, però vi posso assicurare che, se la Lega e il MoVimento 5 Stelle oggi governano la nazione, è perché nei loro programmi c'era scritto chiaro cosa avremmo fatto. Quel programma noi lo porteremo avanti, la Lega sosterrà in ogni sede, in ogni luogo e in ogni provvedimento le imprese italiane, ma lo faremo portando avanti i provvedimenti che servono alle imprese italiane (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremiere MoVimento 5 Stelle): il fisco, la giustizia, incentivi giusti per poter operare e per poter dare lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremiere MoVimento 5 Stelle). E poi, in ultimo, ho sentito citare “industria 4.0” …

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

BARBARA SALTAMARTINI (LEGA). …da qualche imprenditore. Anche qui sommessamente vorrei ricordare che, se si facesse un'indagine seria sui risultati prodotti da “industria 4.0” si capirebbe che quel provvedimento si ferma ad una parte del Paese e che non è ancora arrivato nel resto del Paese, nel Sud del Paese. Utilizzare quello strumento bene allora farebbe bene al Paese e non invece utilizzarlo come è stato fatto in passato. E spiace che i colleghi di Forza Italia abbiano pensato di utilizzare anche l'argomento industria 4.0 (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremiere MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Vorrei dare un contributo alla discussione provando a riportarla alla dimensione effettiva del testo, perché, nonostante qualche tentativo, a me pare che ancora prevalga una valutazione un po' approssimativa, che porta a generalizzare una norma che invece ha un portato molto circoscritto.

Innanzitutto, sulla cultura anti-impresa: chi vi parla non ha una cultura anti-impresa, né anti-imprenditore; credo che però dovremmo riconoscere che nell'ultimo trentennio c'è stata una assolutizzazione dell'interesse della proprietà dell'impresa e, quando si prova a fare qualche timido tentativo per ricordare che c'è anche l'interesse del lavoratore, questo viene interpretato come un'offensiva anti-impresa. Non lo è: è semplicemente riconoscere il fatto che si è andati molto oltre, che c'è un drammatico disequilibrio e che è necessario riequilibrare i rapporti di forza tra gli interessi in campo. Sento citare Zoppas, sento citare Il Sole 24 Ore: Zoppas è persona degnissima, un grande imprenditore, massimo rispetto per lui, ma quando parla Zoppas non rappresenta l'interesse generale, rappresenta il suo legittimo interesse di imprenditore, che non necessariamente coincide al 100 per cento con l'interesse di chi lavora per lui: Il Sole 24 Ore è il giornale di Confindustria e che attacchi un decreto che prova a fare qualche timido tentativo per riequilibrare i rapporti di forza tra gli interessi in campo è assolutamente legittimo. Non devono essere considerate come verità assolute e mi stupisce che, chi viene da una storia nella quale una volta erano chiare le distinzioni tra gli interessi in campo, disconosca completamente l'interesse della parte più debole.

Secondo e ultimo punto: è stata richiamata più volte la legge n. 123 del 1998, non so se chi l'ha richiamata l'ha letta, ma quella legge non è una legge anti-delocalizzazioni, non è una legge che prevede sanzioni contro le delocalizzazioni. Quella è una legge, che all'articolo 9, commi 1 e 3, interviene per contrastare comportamenti fraudolenti (Commenti del deputato Scalfarotto).

PRESIDENTE. Collega Scalfarotto!

STEFANO FASSINA (LEU). È esattamente questo il punto! Come ho provato a dire prima, è assolutamente corretto, non è selvaggio, non è un comportamento patologico, se uno ha la possibilità, prevista dalla legge, di prendere i contributi in Italia e poi delocalizzare in un altro Paese. Non è cattiveria, è semplicemente massimizzazione dei profitti, che è l'obiettivo di chi fa l'imprenditore, della proprietà dell'impresa. Quindi, qui non stiamo parlando di comportamenti fraudolenti, perché i commi 1 e 3 dell'articolo 9 della legge n. 123 del 1998 puniscono e sanzionano chi ha presentato documenti falsi o non ha presentato i documenti, oppure ha alienato i beni per i quali ha avuto delle agevolazioni. L'articolo 5 - piaccia o no - in misura molto timida e circoscritta affronta un altro comportamento, che oggi, a legislazione vigente, è assolutamente legittimo e non è cattiveria o perfidia di chi è proprietario di un'impresa; che si prenda i contributi e se ne vada è legittimo, non è selvaggio. Quindi, questo articolo - come ho detto prima e come dirò dopo - ha il limite di essere molto, molto, molto ristretto perché ha una fattispecie molto, molto limitata. Quindi, vi invito a tornare sulla terra e a considerare che ci sono migliaia, decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori che hanno perso il lavoro a causa di comportamenti legittimi, che però li hanno drammaticamente penalizzati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Grazie, Presidente. Mi rivolgo per suo tramite all'onorevole Saltamartini. Io sono d'accordissimo con il suo intervento, soprattutto quando dice che questo provvedimento cerca di punire gli imprenditori selvaggi che prendono i soldi dall'Italia e scappano e mortificano così i lavoratori. Chiedo solo, tramite lei sommessamente, all'onorevole Saltamartini dove è scritto questo passaggio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché invece qui state punendo la qualunque, non state punendo quello che voi volete punire. In secondo luogo, dico all'onorevole Fidanza: si metta d'accordo con l'onorevole Crosetto e con quelli del suo partito che sono intervenuti prima, rammentando come convintamente tutti contrari alle delocalizzazioni, qui ci sono degli elementi di preoccupazione che puniscono l'impresa in quanto tale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Moretto. Ne ha facoltà.

SARA MORETTO (PD). Grazie, Presidente. Anch'io evidenzio come sia il Governo che la presidente Saltamartini sono costretti ad intervenire su questioni che in questo decreto non sono scritte. In questo decreto non vi sono misure per aiutare le imprese italiane, non vi sono incentivi che aiutino le imprese italiane a proseguire la loro attività qui. Anzi, questo decreto avrà un potenziale effetto boomerang perché nell'incertezza e nel caos che crea probabilmente molte imprese saranno disincentivate a investire qui in Italia e, se è il giudizio popolare - come diceva la presidente - che poi darà la sentenza finale, io li richiamo al giudizio che è proprio delle regioni che questa mattina sono state più volte richiamate, e che anche dal mio Veneto sta arrivando forte e chiaro. Non è solo Zoppas a parlare contro questo decreto, sono seicento piccoli e medi imprenditori, sono i sindacati, c'è un appello del Paese perché questo decreto venga cambiato. Ragionate! Siete ancora in tempo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Noja. Ne ha facoltà.

LISA NOJA (PD). Grazie, Presidente. Per il suo tramite, mi rivolgo al sottosegretario Crippa, che prima ha parlato di due visioni politiche, come se in quest'Aula ci fosse una parte che vuole la delocalizzazione selvaggia e una parte che vuole contrastarla. Se fosse così, noi avremmo chiesto di sopprimere l'articolo 5. Noi abbiamo presentato - tutte le opposizioni - emendamenti di merito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e io vi chiedo: Per una volta, in questi tre giorni, potete rispondere nel merito, dirci perché quell'emendamento non va bene, invece di continuare a spiegarci quali sono i vostri obiettivi? E vorrei anche dire che il collega di Forza Italia – scusate di Fratelli d'Italia - che mi ha preceduto, ha detto che si poteva fare meglio. Ma, scusate, cosa ci impedisce di fare meglio? Siamo qui per fare meglio, siamo qui per migliorare le leggi. Cosa ci impedisce oggi di intervenire per scrivere meglio questa legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Potete spiegarcelo, perché io non l'ho ancora capito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fusacchia. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-+E-CD). Grazie, Presidente. Io credo che stiamo riproducendo un tipico errore storico, cioè condividiamo tutti la necessità di andare a intervenire su una percentuale - probabilmente piccola, ma significativa e importante - che rappresenta la patologia. E credo che quest'Aula stia dimostrando molta sensibilità a questo riguardo e quindi l'intenzione è di collaborare su questo. C'è un'enorme preoccupazione, però, che per colpire questa patologia noi in realtà colpiamo il sistema produttivo italiano. Allora io continuo con le domande, per il suo tramite, al Ministro Di Maio.

Dal 2013 esiste una norma, Presidente, che è stata già applicata dal Ministero dello Sviluppo economico per recuperare finanziamenti pubblici in caso di delocalizzazioni fuori dall'Unione europea. La domanda che pongo è molto semplice: in che misura il Ministro non può esercitare la sua autorevolezza, come dire, e la sua discrezionalità per applicare direttamente nei contratti di finanziamento pubblico con le imprese delle clausole che prevedono anche fino a quattro volte la restituzione dei fondi erogati in caso di delocalizzazioni di un certo tipo, che non ci piacciono, e per quale ragione questo non può essere valutato caso per caso nel concreto, direttamente nell'attività che il Ministro svolge in quanto capo di un Dicastero e serve questa norma in cui per fare esattamente quella cosa noi andiamo, in realtà, a colpire tanti altri casi che noi non possiamo prevedere? Quindi, la mia domanda è: c'è davvero bisogno di questa norma per ottenere l'obiettivo che il Ministro si pone e che il Governo si pone su questa tipologia per andare a colpire quei casi specifici che non ci stanno particolarmente bene?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la collega Morani. Ne ha facoltà.

ALESSIA MORANI (PD). Grazie Presidente, ho ascoltato con molto interesse l'intervento della collega Saltamartini, soprattutto quando si è riferita agli ultimi dieci anni di Governo. Io vorrei capire: la Saltamartini si riferiva a quando era al Governo con Berlusconi, a quando era al Governo con Alfano o quando oggi è al Governo con Salvini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Perché io faccio fatica a capire a che cosa si riferisce. E vorrei anche ricordare alla collega che la Lega governa perché ha fatto un atto di “voltagabbanismo”, chiamiamolo così, perché governa coi voti dei grillini, il 17 per cento hanno preso, meno del tanto vituperato PD.

Dopodiché vorrei dire, sempre alla Lega, di aprire i giornali, non magari i siti di fake news russi e di leggere Il Sole 24 Ore e l'appello che fanno gli imprenditori. E magari vorrei chiedere al Ministro Di Maio, che è qui in Aula, se ha fatto i conti: con 49 milioni, quanti incentivi si possono fare per le assunzioni? Quanto reddito di cittadinanza ci esce (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)?

PRESIDENTE. Colleghi. Collega, deve concludere, ha concluso, benissimo. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Mancini. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MANCINI (PD). Grazie, Presidente. Io voglio dare atto al sottosegretario Crippa, che, intervenendo in Aula e motivando le ragioni del Governo, ha comunque consentito un dibattito tra le forze politiche. Devo dire finalmente, perché erano due giorni che le proposte del Governo venivano spiegate all'Aula solo dal collega Fassina e quindi mi sembra bene che adesso il Governo le difenda direttamente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.14 Gelmini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole delle relatrici di minoranza del PD e di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.300 Benamati.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Benamati. Ne ha facoltà.

GIANLUCA BENAMATI (PD). Grazie, signora Presidente, cerchiamo di riportare la questione, al di là degli ideologismi, alla sua vera consistenza, perché, se continuiamo a dividerci sulle cose non necessarie… noi siamo tutti per l'impresa, siamo tutti - lo dico anche al collega Fassina - per la tutela del lavoro, noi specialmente. Vediamo, però, anche nel rafforzamento dell'impresa italiana un modo per difendere e fare crescere il lavoro (Applausi del deputato Scalfarotto).

Quello che non ci appare congruo, in questo articolo 5, non è il principio - lo voglio ribadire - di combattere i comportamenti scorretti, ma, come bene ha detto un collega, la tecnica con cui questo si vuole fare. Ho già avuto modo di articolare, nel mio precedente intervento, alcune di quelle che considero, ma non solo io, tutte le rappresentanze datoriali e anche sindacali, dei termini e delle applicazioni che possono creare problemi alle aziende, ottenendo il risultato contrario di quello che il Governo si aspetta.

Con l'emendamento 5.300 noi andiamo nel concreto di piccole, ma significative modifiche a questo decreto per migliorarlo, riducendo le possibili ambiguità che sorgono con la scrittura attuale. Nello specifico, sui commi 1 e 2, che riguardano sia la delocalizzazione tout court, sia lo spostamento di un insediamento produttivo (al comma 2) localizzato e incentivato per un dato sito, noi chiediamo di precisare in maniera migliore che non si tratta dell'attività economica in senso lato dell'azienda, ma l'investimento produttivo o il bene oggetto dell'investimento. Perché il termine attività economica è troppo vasto e foriero di equivoci.

Proponiamo anche una modifica del comma 6 e lo dico in maniera molto semplice: è già stata accolta in parte in Commissione questa tesi, perché il Governo ha già accolto un emendamento nel quale si indica come delocalizzazione lo spostamento dell'attività specifica, perché vi siete resi conto del problema.

Allora, signor Ministro, io la invito veramente su questo emendamento a fare una riflessione, lo dico perché il contenzioso che può nascere, il disorientamento del ‘chi deve investire', investitori italiani e imprenditori italiani, può essere lesivo dell'occupazione, può essere lesivo dello sviluppo. Lo dico in un momento in cui abbiamo dati - e qui vorrei che fossimo chiari tutti - in cui l'economia e il PIL mostrano dei segnali di arretramento. Lo dico in un momento in cui, in questo Paese, in quest'Aula, abbiamo discusso, alcuni giorni orsono, una mozione sul rientro delle imprese dall'estero, che ci ha dimostrato come l'Italia, a fronte di un fenomeno di delocalizzazione, stia vivendo una fase di ritorno delle aziende, attirate da una situazione di ambiente economico migliore, da un tema di investimenti sul made in, da un tema di investimenti sulle rilocalizzazioni, da un tema di incentivazioni sull'innovazione tecnologica, la Nuova Sabatini, Industria 4.0, la formazione professionale, è già stato detto. In questo momento, signor Ministro - e lo dico costruttivamente, nel senso migliore del termine - non facciamo un decreto che induce confusione alle aziende, perché la confusione delle aziende si paga in termini di occupati, si paga in termini di lavoro. Allora, da questo punto di vista, io credo che questo sia un primo emendamento sul quale vi invito caldamente a riflettere, magari anche accantonandolo, ma cominciamo a ragionare in maniera molto seria e molto chiara: i colpevoli, i comportamenti sleali, i comportamenti scorretti sono da bandire, ma dobbiamo tutelare le impresa e il lavoro italiano, veramente, non con le parole, ma con i fatti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Brunetta. Ne ha facoltà.

RENATO BRUNETTA (FI). Grazie, signora Presidente. Signor Vicepresidente Di Maio, mi rivolgo a lei e al suo collega Vicepresidente Salvini, non so se tra le tante vostre attività abbiate potuto vedere gli andamenti dei mercati questa mattina; glieli dico io, in molta sintesi: gli spread in aumento e i rendimenti dei nostri Btp poliennali e decennali in aumento, si avvicinano pericolosamente verso il 3 per cento. Scontiamo, dicono tutti gli analisti, circa 150 punti base in più dei nostri fondamentali, il tutto in ragione della non credibilità di questa fase politica che vive il nostro Paese.

Vede, signor Vicepresidente, io ho sempre considerato questa maggioranza e questo Governo illegittimi, dal punto di vista politico, ma certamente legittimi, dal punto di vista parlamentare; una maggioranza che si è formata dopo le elezioni, frutto di due movimenti, di due partiti che si erano presentati con programmi diversi, combattendosi alle elezioni, si è messa d'accordo - qualcuno direbbe: hanno fatto l'inciucio - dopo le elezioni. Questo, dal punto di vista politico, almeno per la mia parte politica, è stato considerato disdicevole, illegittimo, però, in una democrazia parlamentare, succede; quindi, non è questo il punto, il punto è: per cosa fare? Cioè, questa maggioranza si è messa insieme, questi due partiti si sono messi insieme per evitare le elezioni, la sindrome delle elezioni una dopo l'altra e per realizzare un programma; il problema sta proprio qui, il programma, il contratto, come lo chiamate voi.

Ebbene, il dibattito che è venuto dopo la formazione della vostra maggioranza, dalla seconda metà di maggio in poi, ha prodotto un'enorme apprensione a livello internazionale.

Signor Vicepresidente, qui, non viviamo in una bolla chiusa, noi, qui, stiamo dando dei messaggi, dei messaggi molto importanti, molto gravi, anche oggi, ieri, nei giorni scorsi, stiamo dando dei messaggi al Paese, ma non solo al Paese, a livello globale. E i messaggi che vengono dati dalla vostra maggioranza, con il vostro contratto, dal vostro Governo, ormai da più di 60 giorni, sono messaggi caotici, sono messaggi di incertezza, sono messaggi di autarchia, sono messaggi populisti, sono messaggi contro l'impresa e contro il mondo del lavoro. Ora, uno potrebbe dire: che problema c'è? Viviamo dentro il nostro Paese, dentro il nostro Paese c'è un Governo parlamentarmente legittimo e decide quello che crede. Esattamente l'atteggiamento che avete voi in quest'Aula, bocciando tutti gli emendamenti, non ascoltando nessuno, andando avanti per la vostra strada. Ma, vede, questo atteggiamento, questi segnali che vengono da quest'Aula dai vostri comportamenti e dai comportamenti di maggioranza del vostro Governo incidono sulle aspettative a livello internazionale.

Ora lei sa, signor Vicepresidente, che il mese di agosto è un mese molto delicato, dal punto di vista della finanza pubblica, perché è un mese in cui gli scambi sono rarefatti, il mercato è sottile, come si suol dire, e bastano pochi acquisti o poche vendite sui mercati finanziari, in particolar modo sui nostri titoli del debito sovrano, che gli spread schizzano verso l'alto.

PRESIDENTE. Collega, mi scusi, le ricordo che siamo sull'emendamento 5.300. Le chiedo, almeno, di parlare del provvedimento.

RENATO BRUNETTA (FI). Sì, certo, lei non si preoccupi, è tutto legato al provvedimento e agli emendamenti specifici.

PRESIDENTE. Continui, grazie.

RENATO BRUNETTA (FI). Lei faccia bene il suo mestiere e io faccio il mio, signora Presidente (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Credo di farlo, lei continui, prosegua e abbia rispetto della Presidenza.

RENATO BRUNETTA (FI). Non si preoccupi, non si preoccupi…

PRESIDENTE. Continui. Prosegua, grazie.

RENATO BRUNETTA (FI). Certo che continuo, è mio diritto e terremo conto anche di queste sue sospensioni. Allora, le stavo dicendo, prima delle interruzioni della Vicepresidente della Camera, che il mercato è sottile nel mese di agosto e noi rischiamo una crisi finanziaria, proprio in questo mese di agosto. Quindi, i messaggi che noi diamo oggi, domani, nei prossimi giorni, in quest'Aula, sono messaggi molto importanti, molto rilevanti e, se sono nel senso sbagliato, molto pericolosi.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

RENATO BRUNETTA (FI). Voi vi state assumendo, signor Vicepresidente del Consiglio, una responsabilità enorme rispetto a una possibile crisi finanziaria che non travolgerà solo il vostro Governo, ma rischia di travolgere la democrazia nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente. Interverrò soltanto una volta, rispetto a tutte queste proposte emendative, perché, vede, Ministro Di Maio, se ci fosse stato soltanto questo articolo o questi argomenti rispetto al decreto stesso, è molto probabile che noi avremmo votato “sì”; ma ci sono delle altre mancanze gravi che noi, come opposizione, abbiamo sollevato. Però, vede, in questo dibattito, quello che io sento mancare, di fondo, è che si parla di aziende, si parla di mercato, si parla di multinazionali, si parla di prodotto interno lordo, ma non ho sentito una sola volta parlare, nessun collega, degli effetti rispetto a tutto questo e quando parlo di effetti, Presidente, rispetto a tutto questo, parlo di famiglie, parlo di operai, parlo di gente che resta a casa dopo che una multinazionale, ad esempio, va a delocalizzare.

Prima, abbiamo ricordato e qualcuno simpaticamente diceva che abbiamo trasformato questo decreto nel decreto K-flex, forse i colleghi non ricordano che oltre a K-flex ci sono altre decine di aziende che dopo avere svenduto e dopo aver depredato il nostro tessuto socio-economico se ne sono andate in una notte. La collega, prima, ricordava che K-flex, rispetto ad un provvedimento del Governo Prodi, ha restituito poco meno di 2 milioni, ma a fronte di quanto? A fronte di più di quarantacinque milioni che questa azienda ha preso, di fatto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È questo il problema!

Vedete, poi, tra l'altro, tra le pieghe di questi ragionamenti, è interessante leggere come, molto spesso, questo accade rispetto ad aziende, soprattutto multinazionali, perché se è vero ed è vero che più dell'87 per cento delle aziende italiane sono piccole o medie imprese che mai hanno visto contributi pubblici da parte dello Stato, è altrettanto vero che le altre aziende, ovvero aziende molto importanti, da qualche migliaio di dipendenti, hanno visto questi soldi, ma, Ministro, le faccio questa domanda, vada a scavare rispetto a questi contributi, ovvero, questi contributi, addirittura, sono stati utilizzati da queste multinazionali per far restare il lavoro in Italia e per creare posti di lavoro in Italia o per essere spesi in altre zone d'Europa o del mondo? Anche questo è un tema, ovvero, questi soldi che lo Stato, che la collettività, Presidente, ha dato sono rimasti qui oppure se ne sono andati anch'essi? Secondo me, più di una buona parte se ne sono andati. Allora, per non parlare, colleghi, soltanto del caso K-flex, possiamo parlare della Saeco, possiamo parlare, l'ex presidente Serracchiani lo ricorderà, del caso Electrolux, salvata in extremis, salvata in extremis rispetto ad una delocalizzazione in Polonia, perché una lavatrice in Polonia costa 40 euro in meno rispetto che non a farla a Porcia in provincia di Pordenone? Vogliamo parlare della Candy, della Honeywell, voglio parlare di Almaviva, vogliamo parlare di Ideal Standard, vogliamo parlare della Micron Technology, 4 miliardi di fatturato, lo ripeto 4 miliardi di fatturato, più 150 milioni di euro donati dalla collettività, attraverso il Ministero dello Sviluppo economico, per poi andare a delocalizzare a Singapore? Parliamo anche di questo non soltanto di K-Flex.

Allora, Ministro secondo noi, e vado a concludere Presidente, ci sono due temi: il tema dell'Europa al netto, voglio dire, di un mercato globale entro il quale anche tutte le aziende italiane e non italiane sono immerse. Ma c'è un problema europeo, perché se è vero che un'azienda, friulana ad esempio o di confine, riesce a pagare sino a 60-65 per cento di tasse e nella vicina Slovenia queste tasse sono ridotte al 25 per cento o in Carinzia sono al 22,3 per cento nei primi cinque anni, allora è chiaro che c'è un problema di delocalizzazioni all'interno della stessa Europa. Questo secondo me noi dobbiamo andare a dire in Europa, dobbiamo andare a dire che la tassazione deve essere equivalente almeno per tutti gli Stati membri, perché altrimenti un imprenditore, ci mette poco, ci mette qualche giorno ad andare dall'altra parte di quello che una volta era il confine per andare a trovare condizioni evidentemente i migliori. E su questa base secondo noi abbiamo presentato una proposta emendativa e ci dispiace non l'abbiate presa, sottosegretario, in considerazione che è l'emendamento del gruppo di Fratelli d'Italia il 4.015 che dice che in conformità all'articolo 46 della Costituzione serve uno statuto partecipativo che preveda piani di intervento dei lavoratori dipendenti nella gestione e negli utili dell'impresa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Soltanto facendo collaborare i dipendenti alle aziende attraverso uno statuto partecipativo, chiudo Presidente, noi potremmo evidentemente cercare di andare contro le delocalizzazioni.

Chiudo Presidente dicendo una cosa, la dico chiara e forte: tra un turbo liberismo spinto, tra un mercato, tra un prodotto interno lordo almeno per quanto mi riguarda io scelgo sempre di tutelare posti di lavoro di famiglie, di operai, di madri e padri di famiglia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che dopo selvagge delocalizzazioni sono andati tutti per strada e tutti qua dentro siamo andati politicamente a portar loro e a porgere loro il fianco affinché una legalità ed un Governo del cambiamento dovrà necessariamente fare qualcosa. Per adesso non ci siamo ancora, confidiamo in voi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Grazie, collega. Ha chiesto di intervenire il collega Scalfarotto, a titolo personale. Prego. Che succede? Rinuncia Scalfarotto.

Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Melilli. Prego, ne ha facoltà.

FABIO MELILLI (PD). Presidente, mi rivolgo per il suo tramite al Vicepresidente Di Maio. Io vengo da una terra dove la delocalizzazione, la scomparsa delle multinazionali che si insediarono molti anni fa è stata davvero un evento difficile per la caduta occupazionale per la crisi alla quale poi si è aggiunto il dramma del terremoto. E ho lavorato, in qualche maniera, per tentare insieme ai colleghi, insieme agli amministratori locali, per tentare di sostenere il sistema industriale. Dentro questo sistema ci sono imprenditori brillanti che hanno esercitato una leadership mondiale su alcuni settori e decidono improvvisamente di andar via e di collocare una parte della produzione all'estero. Noi stiamo lavorando da mesi, ministro, glielo dico con la sincerità che sa che mi è propria, stiamo lavorando per tentare di dire “ma investite in Italia!” e facciamo gli accordi di programma, facciamo operazioni di costruzione di incentivi che convincano questi imprenditori. Chiudo davvero subito è l'unico intervento che faccio Presidente non me ne voglia.

A un certo punto stiamo chiudendo un accordo per cui il raddoppio dell'occupazione potrebbe avvenire una metà fuori dall'Italia e una metà in Italia. Con l'emendamento Benamati a cui voglio aggiungere la firma forse questa trattativa va avanti. Le posso assicurare Ministro che con la norma così come era costruita questa trattativa si ferma (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Fatuzzo. Prego, ne ha facoltà.

CARLO FATUZZO (FI). Signor Presidente, sono d'accordo con questo emendamento sulla delocalizzazione e sono favorevole e d'accordo col tentativo che il Governo sta facendo di mantenere in Italia le imprese che invece delocalizzano dopo avere avuto dei benefici.

Preferirei che si riuscisse a migliorarlo ancora di più, determinando il fatto che le imprese non delocalizzeranno da decisione propria della impresa, senza essere costretti da questi provvedimenti, così come vorrei che anche i pensionati che si delocalizzano loro stessi, andando in Tunisia, andando in Bulgaria, andando in Portogallo, abbassando le tasse a tutti i pensionati, zero tasse ai pensionati, zero tasse ai pensionati, zero tasse ai pensionati, viva i pensionati, Presidente, pensionati all'attacco (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.300 Benamati, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, e con il parere favorevole delle relatrici di minoranza di PD e Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 5.25 Zan e 5.30 De Luca.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD). Grazie, signora Presidente. Io guardate credo che noi dobbiamo chiarire alcuni aspetti relativi al dibattito in corso. Innanzitutto chiarire che i Governi a guida PD, anche per rispondere a alcuni colleghi, il lavoro l'hanno creato, l'hanno incentivato, l'hanno tutelato e l'hanno garantito davvero e non consentiamo a nessuno di dire il contrario. Se il tasso disoccupazione, negli ultimi anni, è sceso all'11 per cento e il tasso di occupati è arrivato a 23 milioni, tra i più alti da decenni, se il PIL è ritornato positivo, dopo decenni di disastri, dopo anni disastri coi Governi ai quali alcuni colleghi qui hanno partecipato, se c'è stata un'inversione di tendenza forte delle delocalizzazioni in Italia e l'Italia, nel 2015, è stato il primo Paese in Europa e il secondo al mondo per decisioni di back reshoring cioè di rientro in Italia di aziende che avevano delocalizzato i propri asset organizzativi e industriali, questo è stato possibile solo perché i Governi a guida PD hanno messo in campo una serie di misure serie e forti a tutela delle aziende e degli investimenti nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). E ne cito alcune, qualcuna potrebbe essere interessante anche recuperarla e sostenerla, così come avete dichiarato di continuare a sostenere, giustamente, il Jobs Act. Penso alla riduzione dell'IRAP, dell'IRES, all'iper-ammortamento, al super-ammortamento, alla nuova Sabatini, al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, al credito d'imposta per ricerca sviluppo e formazione, ai contratti di sviluppo, al patent box. Tutta una serie di misure che hanno dato fiducia alle aziende e alle imprese nel nostro Paese e credo che sia valido e opportuno tenerle in considerazione e riprenderle.

Certo, noi siamo consapevoli e convinti quanto voi, quindi alcune affermazioni riteniamo anche inutili e superflue farle, che è evidente che gli abusi debbano essere perseguiti, gli abusi debbano essere contrastati, gli abusi di coloro i quali ricevono fondi pubblici e poi delocalizzano davvero i siti industriali. Però, davvero vi chiediamo uno sforzo importante e mi associo a quanto hanno detto altri colleghi, guardate che la norma non raggiunge per nulla questo obiettivo, leggetela bene, leggetela in dettaglio, state parlando di un film diverso. Il primo comma dell'articolo 5 non si riferisce alla delocalizzazione di siti produttivi e industriali, ma condanna, penalizza e sanziona solo le attività di spostamento, di ampliamento e di internazionalizzazione delle attività economiche delle imprese, a prescindere dalla presenza o meno dello stabilimento produttivo del nostro Paese. Noi dobbiamo condannare e penalizzare, semmai, coloro i quali davvero abusano e spostano lo stabilimento, il sito produttivo dopo aver ricevuto finanziamenti o sgravi fiscali, ma non le aziende che decidono di ampliare e investire, di internazionalizzare la propria attività d'impresa. La norma non raggiungere questo obiettivo, ma condanna, sanziona e penalizza tutte le imprese che vogliono invece ampliarsi sui mercati internazionali, che noi dobbiamo invece sostenere e incentivare.

Allo stesso modo, la norma non lega le sanzioni e le penalizzazioni alla riduzione dei livelli occupazionali dello stabilimento, questo è il tema reale; non potete continuare a fare propaganda o spot, questa norma non condanna e non sanziona le imprese che riducono i livelli occupazionali, non ha nulla a che vedere con tutto ciò, non tiene conto del mantenimento del numero di occupati negli stabilimenti italiani.

E allora, noi abbiamo proposto, e davvero vi invitiamo ad analizzare con dettaglio, l'emendamento di modificare il riferimento all'attività economica con riferimento al sito produttivo interessato, perché è l'unico modo per evitare di sanzionare e penalizzare aziende che, con grande sacrificio e sforzi, producono lavoro, crescita e sviluppo nel nostro Paese e che noi dobbiamo sostenere e incentivare, senza se e senza ma, perché sono loro che producono occupazione.

Con questa norma, voi state condannando tanti nostri giovani a non trovare più lavoro in Italia anche e soprattutto nel Mezzogiorno, caro signor Ministro, perché lei sa bene quanto sono importanti i contributi e gli incentivi nel nostro Mezzogiorno per recuperare i ritardi di crescita e di sviluppo rispetto ad altre aree del Paese. Tutti questi incentivi e questi sgravi, questi contributi hanno bisogno, però, di serietà e hanno bisogno di non mettere in condizioni le multinazionali di non poter più investire negli anni futuri e negli anni a seguire anche nei loro Paesi di origine e in altri Paesi non dell'Unione europea, caro signor Ministro, ma extra Unione europea.

Questa norma non tocca le delocalizzazioni all'interno dell'Unione europea, questa è un'altra cosa che va chiarita e va smontata dallo spot e dalla propaganda che state facendo. Il dumping sociale e salariale che voi volete combattere all'interno dell'Unione europea non è minimamente toccato da questa norma.

Vi invitiam, dunque, a prendere in considerazione con attenzione gli emendamenti che abbiamo presentato, perché sono volti a tutelare la crescita, lo sviluppo e questi sì, davvero l'occupazione nei nostri territori e, soprattutto, nel Mezzogiorno d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Baratto. Prego, ne ha facoltà.

RAFFAELE BARATTO (FI). Grazie, signor Presidente. Io credo che, da sempre, fare impresa in Italia è stata una doppia impresa, per cui io credo che sia importante agevolare le nostre imprese, aiutare le nostre imprese, perché creano posti di lavoro e, di conseguenza, anche chi ci lavora all'interno sicuramente va ad avere meno problematiche. Credo che, però, con questo decreto noi andiamo davvero a creare un'impresa titanica per poter fare impresa in questo nostro Paese. Non bisogna fare demagogia, bisogna dare una mano alle imprese. Noi purtroppo siamo un Paese che non ha le materie prime, siamo sempre stati un Paese che trasformiamo. La nostra forza è stato il made in Italy, questo è sempre stata la nostra forza. Allora, credo che un Governo serio come prima cosa dovrebbe difendere il made in Italy, come fa un'azienda quando ha un marchio di valore, difende quel marchio, e il marchio di valore del nostro Paese è il made in Italy. Allora, io voglio dire ai sottosegretari che ho sempre visto molto attenti in Commissione, anche se purtroppo, Ministro, non ci avete passato neanche un decreto però… un emendamento chiedo scusa, un emendamento, però l'attenzione l'avete avuta.

Allora, credo che meriti l'attenzione per il nostro Paese perché noi quello che proponiamo è per dare un incentivo forte perché le imprese rimangano in questo Paese e non dobbiamo fare confusione, mettere lacci o lacciuoli a chi va a internazionalizzare, a chi va fuori di questo Paese per portare il proprio prodotto, perché credo davvero sia importante, perché crea posti di lavoro anche in questo Paese e questo è dimostrato da tantissime imprese che sono in questo Paese nel Nord-Est e in tutta Italia perché lo meritano.

Allora, io dico che già abbiamo fatto una scelta scellerata quando purtroppo c'è stato imposto l'embargo russo che anche voi, da quei tavoli, che eravate su questi tavoli, avete sempre contestato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e ha creato solo enormi magazzini alle nostre imprese e ha bloccato il mercato per aziende che esportavano in quel territorio.

Io credo che bisogna guardare avanti, credo che… io non ho condiviso tante scelte del Governo passato, ma, per esempio, la scelta che era stata fatta sull'iper-ammortamento credo che davvero era una scelta che andava giusta per le nostre imprese, fatta dal Ministro Padoan. Quelle scelte, anche se da un'altra parte politica, però andavano per il verso giusto.

Noi dobbiamo dare incentivi alle nostre imprese perché… Il sottosegretario, prima, diceva che non bisogna dare le tasse di nostri cittadini perché le aziende delocalizzano, e questo siamo tutti pienamente d'accordo, ma noi dobbiamo diminuire le tasse, facciamo uno choc fiscale per le nostre aziende e vedrete che arriveranno anche aziende straniere a investire qui in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Di questo ne siamo assolutamente sicuri.

Allora, davvero io ve lo chiedo col cuore aperto, diamo una mano perché le risorse delle nostre imprese… è la nostra manodopera, è la nostra gente, perché la tecnologia e il know-how delle aziende italiane non ce l'hanno neanche i giapponesi e neanche i tedeschi, perché vengono nelle nostre fiere a tentare di copiarci.

Allora, io credo che questo il Governo deve difendere e noi saremo i primi a darvi sponda per quanto riguarda questo. Io credo che noi abbiamo creato un gran Paese, merito delle aziende, merito dunque di chi lavora all'interno delle nostre aziende. Non facciamo un altro errore, purtroppo, che abbiamo fatto nel passato, io credo che questo Paese purtroppo abbia già, e soprattutto – e concludo – il Nord-Est, avuto un disastro per merito del credito, non facciamo un altro disastro con una legge che non ci porta da nessuna parte.

Io credo che questo decreto debba dare dignità come voi tenete, non togliere dignità alle imprese e a chi lavora all'interno di quelle imprese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Il collega Zan rinunciato a intervenire, mi conferma? Sta bene.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Dara. Prego, ne ha facoltà.

ANDREA DARA (LEGA). Buongiorno Ministro, Presidente. Io semplicemente voglio intervenire sull'andamento delle cose in questi giorni. Sembra che da una parte, ci siano quelli bravi e quelli che hanno le soluzioni in tasca per le nostre imprese e a favore delle nostre imprese, da un'altra parte, quindi al Governo, ci siano quelli meno capaci e quelli che sono contro le imprese. Ecco, io vorrei dire come stanno le cose e vorrei ritornare sul mondo normale, nel senso che vorrei ricordare con numeri alla mano quello che è successo negli ultimi sette anni. Io voglio ricordare che negli ultimi sette anni quelli che sono amici delle imprese e quelli che naturalmente sono bravi hanno creato oltre 3 milioni di disoccupati in Italia, siamo passati dal 7 per cento all'11 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier). Sono chiuse 100 mila imprese negli ultimi sette anni e altrettante hanno dislocato all'estero; abbiamo negli ultimi sette anni avuto purtroppo oltre 1.400 suicidi da parte di imprenditori italiani (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Il debito pubblico è aumentato dal 115 per cento al 130 per cento. Quindi, per concludere, effettivamente gli italiani hanno capito che siete capaci e vi hanno relegato in quella zona.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.25 Zan e 5.30 De Luca, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole della relatrice di minoranza PD, mentre la relatrice di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.3 Fassina.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente, questo emendamento prova a dare un po' più di efficacia a un articolo come l'articolo 5 che, come ho sottolineato negli interventi precedenti, ha una portata estremamente limitata. Prima di entrare nel merito però faccio una brevissima premessa: è evidente che tutti in quest'Aula vogliamo tutelare il lavoro, non ho dubbi su questo, tutti condividiamo questo obiettivo. Quello che ci divide - un tempo si diceva tra destra e sinistra, ora è un po' più complicato - quello che divide la politica è come tutelare il lavoro: c'è chi pensa che per tutelare il lavoro vadano minimizzati i diritti delle persone che lavorano perché gli animal spirits degli imprenditori possano dispiegarsi al meglio, produrre più ricchezza e quindi poi avere questa ricchezza distribuita; c'è chi pensa che la flat tax è utile perché il mercato remunera meglio i più produttivi e così i più produttivi sono più incentivati a essere più produttivi e con il trickle-down, cioè con lo sgocciolamento, poi questa maggiore ricchezza arriverà a tutti. C'è chi, invece, pensa che servano i diritti delle persone, perché sono anche una argine che consente all'impresa di investire in tecnologie innovative e c'è chi pensa che siano necessari investimenti pubblici per sostenere la domanda in un periodo in cui la domanda aggregata è molto scarsa. Quindi, la differenza tra noi e questa: c'è chi pensa che difendere l'interesse legittimo della proprietà dell'impresa sia sufficiente, e chi pensa che invece vada riequilibrato l'interesse legittimo di chi è proprietario dell'impresa con l'interesse del lavoratore.

Vorrei anche dire al collega Mancini, che ha una grande capacità di spirito, nonostante la fase decisamente poco brillante, vorrei dire che non è colpa mia se il governo del Partito Democratico ha fatto provvedimenti che hanno colpito il lavoro e per arrivare a dei provvedimenti che provano in modo contraddittorio, modesto, parziale, confuso a recuperare c'è voluto un altro Governo. Purtroppo è andata così e io non posso che prenderne atto.

Ma veniamo al merito. L'emendamento 5.3 propone di estendere le sanzioni previste dall'articolo 5 nell'ambito del mercato unico europeo cioè dei Paesi europei. Prima è stato fatto riferimento, dal collega Ermini, giustamente alla Beckaert di Figline Valdarno, che appunto non verrebbe investita da questo provvedimento perché delocalizza in Slovacchia.

Dato che la stragrande maggioranza delle delocalizzazioni avviene nel mercato unico, che funziona sulla base del dumping sociale, sulla base della concorrenza al ribasso sulle condizioni del lavoro, ritengo che sia decisamente rilevante estendere la portata del provvedimento anche ai Paesi dell'Unione europea.

Dato che la stragrande maggioranza delle delocalizzazioni avviene nel mercato unico, che funziona sulla base del dumping sociale, sulla base della concorrenza al ribasso sulle condizioni del lavoro, ritengo che sia decisamente rilevante estendere la portata del provvedimento anche ai Paesi dell'Unione europea. È evidente che questo può incorrere in un rischio di contenzioso perché vige dai Trattati di Roma del ‘57 l'articolo 43 sulla libertà di stabilimento. Ma bisogna considerare che sono vigenti anche altri principi, tra i quali quello della coesione territoriale, sebbene i Trattati europei li subordino al principio della libera concorrenza.

Sarebbe interessante per il Governo italiano, una volta approvato un emendamento che estende le sanzioni anche nell'ambito del mercato unico europeo, aprire una discussione con la Commissione, eventualmente anche in Corte di giustizia, per ribilanciare i due principi, quello della coesione territoriale, che è anche poi coesione sociale, e quello della libertà di stabilimento. Questo emendamento è l'occasione per dare ad un articolo, che ha una portata assolutamente limitata, una qualche rilevanza in più e di affermare un principio che è quello della coesione sociale, un principio residuale dell'Unione economica europea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Librandi. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO LIBRANDI (PD). Grazie Presidente, illustrissimi colleghi, illustrissimo Ministro, questo emendamento mi permette di fare una riflessione sulla tanto discussa delocalizzazione. È giusto che chi accede agli aiuti di Stato delocalizzando all'estero debba essere penalizzato, e la legge c'è già, e come già sottolineato dal PD deve essere penalizzato per la parte incentivata. Però la delocalizzazione a volte permette la sopravvivenza delle aziende, permette alle aziende di avere un catalogo di prodotti più completo e più adatto alle esigenze del mercato. Soprattutto permette di sviluppare le vendite di tutto il catalogo sul mercato estero, laddove viene attivata la delocalizzazione, questo è importantissimo. Di conseguenza, dal mio punto di vista, nel caso in cui entro tre anni dalla delocalizzazione si registrassero dei benefici per le vendite dell'azienda con aumento rilevante del fatturato e di imposte pagate in Italia, l'azione dell'impresa deve essere ritenuta positiva.

Inoltre molti nostri imprenditori delocalizzano in parte per essere presenti dove aziende straniere importanti producono prodotti complicati, come ad esempio auto, moto, attrezzature professionali e industriali. Come giudichiamo questa delocalizzazione? Strategica, secondo il mio punto di vista, direi positiva, in quanto aumenta la possibilità di vendita delle nostre aziende, maggiori economie di scala e posti di lavoro.

Rivediamo quindi questa disciplina, agevolando perfino gli investimenti esteri quando queste strategie permettano di aumentare la dimensione delle nostre aziende. Attenzione a non scoraggiare gli imprenditori che finora ci permettono ancora di essere la seconda potenza industriale europea. Ora abbiamo 140 tavoli di emergenza lavoro, quanti ne avremo a fine anno? Quanti ne avremo nel 2019? Vedremo con quale dignità saprete guardare negli occhi gli imprenditori e i lavoratori nei prossimi mesi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.3 Fassina, con i pareri contrari delle Commissioni, del Governo e delle relatrici di minoranza di PD e Forza Italia-Berlusconi Presidente.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo alla votazione dell'emendamento De Luca 5.31.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fassino. Ne ha facoltà.

PIERO FASSINO (PD). Signor Presidente, grazie. Mi rivolgo al Ministro e al sottosegretario che prima è intervenuto perché io penso che in realtà le norme che stiamo discutendo sono state concepite essenzialmente come un manifesto. E come è già stato detto da moltissimi interventi se le si verifica nella loro concreta attuabilità, si dimostrano molto inefficaci. A me preme sottolineare in questo momento però il fatto che queste norme sono fondate su una sovrapposizione e anche una semplificazione del tema delocalizzazione e internazionalizzazione. Intanto, quando si parla di delocalizzazione bisognerebbe sapere perché le imprese delocalizzano. Le imprese possono delocalizzare perché cercano un regime fiscale più conveniente, perché cercano contesti economici dove ci sono maggiori incentivazioni, perché cercano contesti dove variabili fondamentali nei costi come l'energia sono più favorevoli. Allora, tutto questo, forse, bisognerebbe esaminare. Allora, se si vuole evitare la delocalizzazione, più che mettersi in una logica di carattere punitivo, bisognerebbe mettersi in una logica di carattere positivo e propositivo vedendo quali sono gli interventi e le misure che possono accrescere i fattori di convenienza per un'impresa e quindi indurla a mantenere le proprie produzioni qui, piuttosto che portarle altrove laddove appunto ci sono convenienze maggiori. E quindi questo richiama misure di politica industriale più che misure di carattere punitivo. Questa è la prima considerazione. La seconda considerazione che voglio fare riguarda il rapporto tra delocalizzazione e internazionalizzazione. C'è un aspetto del sistema economico e industriale italiano da cui non si può prescindere. Noi siamo un grandissimo Paese esportatore, esportiamo in tutto il mondo, siamo il quinto o sesto Paese esportatore del mondo. Siamo però un Paese che ha un bassissimo tasso di investimenti diretti all'estero. Questo in virtù del fatto che gran parte del sistema industriale italiano è costituito da imprese di piccole e medie dimensioni che hanno più facilità a esportare che non a localizzarsi sui mercati. Ma questa divaricazione, che è molto più larga in Italia rispetto a tutti gli altri Paesi industriali nostri concorrenti, tra forza esportativa e debolezza di investimenti all'estero, sta diventando il vero tallone d'Achille per la nostra presenza sui mercati internazionali perché i Paesi che comprano prodotti da noi non si accontentano più di comprare prodotti, ma vogliono tecnologie e vogliono capitali. E questo si fa soltanto se si va a investire su quei mercati. Quindi, andare sui mercati non è soltanto la ricerca di una convenienza, è la ricerca di un presidio più forte dei mercati. Vi faccio un esempio molto concreto: noi siamo, insieme alla Francia, il più grande produttore ed esportatore di vino al mondo. Ce la battiamo con la Francia: un anno siamo davanti noi e un anno sono davanti loro. C'è una piccola differenza che sta diventando sempre più forte tra noi e i francesi: i francesi, su un mercato nuovo per il vino come la Cina, stanno comperando milioni e milioni di ettari di terreno per piantare vitigni e produrre in loco; noi continuiamo soltanto a esportare. Il risultato è che essere produttori in loco del vino sta favorendo anche maggiormente le esportazioni francesi, oltre che presidiare il mercato maggiormente di quanto lo possa presidiare il vino italiano soltanto con le esportazioni. Allora, usciamo dalle semplificazioni. C'è un rapporto tra delocalizzazioni e investimenti all'estero perché spesso la delocalizzazione è un modo per rafforzare una presenza su un mercato ed essere su un mercato non soltanto in termini esportativi ma anche in termini di produttori diretti.

Allora, dico tutto questo perché il tema che stiamo affrontando ha una sua complessità, non lo semplifichiamo alla ricerca soltanto dell'imprenditore predatorio. Siamo tutti d'accordo che colui che se ne va soltanto con un intento predatorio va sanzionato, ma il sistema industriale ha una sua complessità che richiede di essere governato in positivo. E noi abbiamo come tema fondamentale della crescita del Paese l'incremento, l'aumento, l'espansione del tasso di internazionalizzazione del nostro Paese. E noi dobbiamo aiutare le imprese in questa direzione e non in senso opposto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento De Luca 5.31, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, favorevole della relatrice di minoranza PD, mentre la relatrice di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Tabacci 5.4.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Pella. Ne ha facoltà.

ROBERTO PELLA (FI). Signor Presidente, signor Ministro, cari colleghi, io sono nato e vivo in uno dei più importanti distretti industriali italiani, in modo particolare quello tessile di Biella, dove ci contraddistingue il made in, la moda, ma soprattutto la piccola e media impresa. Credo di essere anche cresciuto in azienda in quanto mia mamma, così come tantissimi imprenditori, dalle sei alle venti di ogni giorno della settimana e qualche volta anche il sabato vivono l'attività proprio per quello che è l'importanza del ruolo centrale che l'industria deve avere. E queste ragioni mi portano a fare tre considerazioni che rivolgo a lei Presidente come tramite per parlare direttamente con il Vicepremier Di Maio. In primo luogo, io credo che in tutte queste aziende la lotta tra guelfi e ghibellini è ormai terminata da tantissimi anni, anzi molte volte oggi le maestranze vedono nell'imprenditore un padre di famiglia, una madre di famiglia. E soprattutto in questa gente c'è la collaborazione totale per quello che è il risultato finale non solo nell'interesse dell'imprenditore ma soprattutto nell'interesse dell'azienda, perché l'azienda dà lavoro, l'azienda dà occupazione, l'azienda aiuta a crescere tante famiglie. In secondo luogo, la delocalizzazione, voglio dirlo, in molte piccole aziende, soprattutto in parti settoriali di quella che è la lavorazione totale, ha fatto sì di poter mantenere oggi quella produttività, quella competenza e soprattutto anche quella competitività che ha permesso magari di sacrificare una minima parte di lavoratori ma soprattutto ha fatto sì che in questi territori molti lavoratori potessero continuamente avere alla fine del mese un proprio stipendio.

PRESIDENTE. Collega Sgarbi, collega Sgarbi. Grazie.

ROBERTO PELLA (FI). Ed in terzo luogo vorrei dire che è vero che probabilmente l'1 per cento degli imprenditori non è come dovrebbe essere e molti portano in paradisi fiscali il vantaggio esclusivamente personale. Ma voglio anche dire che il 99 per cento degli imprenditori italiani lo fa con passione, con devozione, con amore, molte volte sacrificando non solo la propria famiglia ma anche il patrimonio personale con tutti i rischi in cui ogni giorno si incorre. E allora vorrei dire ai colleghi della Lega Saltamartini, Donina, Dara e Moschioni che sono intervenuti, che noi siamo completamente d'accordo su quello che voi dite perché quando parliamo di burocratizzazione, quando parliamo di fiscalizzazione, quando parliamo di giustizia, che sono i temi che sono stati scritti da Berlusconi, da Salvini e da Meloni, noi voteremo sempre a favore di quelle proposte (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché noi rimaniamo in quella che è la casa naturale del centrodestra.

Se è vero che molti di noi siamo qui grazie ai vostri voti, ma anche molti di voi che siete eletti nei collegi uninominali siete tali grazie ai voti di Forza Italia e di Fratelli d'Italia, e questa è l'alleanza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Quindi su questi temi noi saremo completamente funzionali. Se vogliamo migliorare l'utilizzo dei fondi della 4.0, noi vi seguiremo, noi vi voteremo, perché questo è il vantaggio di una grande alleanza.

Concludo rivolgendomi a lei, Presidente, e in modo particolare a lei, Vicepremier Di Maio. Io credo che oggi lei abbia dimostrato in questi giorni una grande attenzione nei confronti di quest'Aula, perché stare per tre giorni consecutivi ad ascoltare i vari interventi, di ciò le va sicuramente dato merito. Sicuramente ha un grande fiuto politico, sicuramente è molto attento perché segue quotidianamente, in maniera repentina tutto quello che succede nei social. Ebbene, le voglio lanciare una proposta, costruttiva naturalmente. La vorrei invitare, ma le preannuncio senza televisioni, dalle 8 del mattino fino alle 20 di sera con il sottoscritto e con chi lei vorrà a girare in tutte le aziende tessili biellesi, in quelle che lei riterrà, per parlare sia con le maestranze, sia con i piccoli imprenditori per capire veramente quello che è il termometro, veramente quello che si sta chiedendo. Se oggi la maggior parte di noi, se una buona parte di imprenditori, se le associazioni di categoria non sono concordi su questo decreto, io credo che una ragione ci sarà, perché la parte della ragione non sta mai solo da una parte ma molte volte sta al centro. Allora la invito, Vicepremier Di Maio, a venire a visitare queste aziende e, visto che oggi ormai abbiamo capito che andremo al termine e voteremo questo decreto, che naturalmente porta il suo nome, io però sono convinto che potrà ravvedersi con questa conoscenza personale e, probabilmente, nei prossimi mesi riproporre un qualcosa di migliorativo, soprattutto su quelle che sono le vere necessità e su ciò che oggi le chiedono gli imprenditori, le maestranze, ma soprattutto il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.4 Tabacci, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo, favorevoli le relatrici di minoranza dei gruppi PD e di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.20 Moretto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moretto. Ne ha facoltà.

SARA MORETTO (PD). Grazie Presidente, con i nostri emendamenti - questo ovviamente compreso - stiamo tentando di aiutare il Governo ad essere coerente tra quello che dice, che afferma dentro quest'Aula - ma soprattutto fuori - con quello che scrive, perché se è vero che oggi sugli slogan che racconta può ottenere consenso, poi verrà misurato sull'inefficacia di queste misure su quello che è stato scritto in questo decreto.

Se sentiamo dire più volte, sia – ripeto - dentro quest'Aula, sia fuori - che queste misure intendono aiutare le imprese italiane e che intendono punire i furbi, cioè coloro che prendono dei fondi, delle agevolazioni e li utilizzano per usi diversi, è necessario che il Governo accetti qualcuno dei nostri emendamenti, che cambi il testo, perché nel decreto, così come è scritto, non c'è alcuna distinzione nei casi di delocalizzazione e internazionalizzazione.

I motivi delle della delocalizzazione - lo ricordava anche qualche collega intervenuto prima di me - sono diversi. Si intende, invece, con questo decreto, irrigidire le scelte aziendali in uno schema preconcetto: chi va all'estero intende approfittare dei fondi pubblici, intende depauperare il sistema produttivo italiano, intende creare disoccupazione. Non è sempre così. A volte, la scelta di internazionalizzare serve proprio per mantenere i siti produttivi italiani, serve proprio per mantenere il livello occupazionale dei propri stabilimenti. In quale parte di questo decreto si fa la distinzione tra i casi che ho appena citato e i casi di chi, invece, se ne va, lasciando il vuoto in Italia? Non c'è questa distinzione. È per questo che abbiamo proposto questi emendamenti, per aiutare il Governo ad essere coerente con se stesso, coerente con quello che dice. Se effettivamente ci sono delle norme che già esistono, posto che in questo articolo 5 si prende tale e quale il decreto legislativo n. 123 del 1998 e si prevedono le stesse misure di revoca, prevedendo la sanzione dell'interesse aumentata del 5 per cento e le sanzioni aggiuntive della restituzione della misura, dalle due alle quattro volte (quindi, si copia una norma che già c'è), se si voleva fare un passo avanti, si sarebbero dovuti specificare meglio i casi di questa delocalizzazione.

Questo decreto è come una mannaia: interviene in maniera generica su tutte le nostre imprese italiane, anche su quelle che si internazionalizzano per garantire l'occupazione e la produzione in Italia. Questa norma, così scritta, creerà caos, confusione, incertezza e potrà essere un boomerang, ovvero farà in modo che le imprese siano disincentivate fin dall'inizio ad investire. Le pesanti sanzioni che si prevedono rischiano di far chiudere anche quel poco che le imprese manterrebbero in Italia. Ecco perché vi chiediamo di intervenire e di migliorare la norma, di essere chiari, di essere coerenti con voi stessi, ma anche e soprattutto di evitare l'approvazione di una norma slogan, scritta male ed ambigua, per incominciare invece a parlare alle imprese con il linguaggio del futuro, il linguaggio che si è utilizzato in questi ultimi anni, il linguaggio che riguarda lo stimolo degli investimenti, della formazione.

Nella relazione introduttiva al decreto - qui si vede anche l'approssimazione con la quale questo è stato scritto - si afferma che in queste ultime ore molte imprese - vi invito ad andare a rileggerlo - scelgono di delocalizzare. È evidente che il Governo è rimasto indietro di qualche anno. Nelle ultime ore forse qualche azienda decide di ritornare in Italia, proprio perché quegli schemi che voi pensate rigidi e preconcetti non sono così. Ci sono altri elementi che attraggono le imprese in Italia e che consentono alle imprese italiane di essere davvero competitive nel mondo. Sono gli strumenti previsti da Industria 4.0, sono le scelte che riguardano il sistema Paese. Ecco, con questa norma vi riducete ad un mero slogan, che sarà del tutto inefficace e, non accettando i nostri emendamenti, date un messaggio sbagliato, che gli imprenditori hanno già colto e che vi hanno già dimostrato con le paginate di giornale che in questi giorni vi trovate contro questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.20 Moretto, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo, e con i pareri favorevoli delle relatrici di minoranza del gruppo PD e del gruppo Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo alla votazione dell'ultimo emendamento della mattinata, 5.42 Ungaro.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Ungaro. Ne ha facoltà.

Collega, forse è meglio se cambia il microfono, ho la sensazione che quello abbia dei problemi.

MASSIMO UNGARO (PD). Grazie, Presidente. L'intento di questo emendamento è quello di escludere dal campo delle sanzioni di questo decreto quelle aziende che si trovano in zone terremotate o comunque affette da calamità naturali. Qui si vuole migliorare il testo - e mi sembra un emendamento di buonsenso - e qualificare quel motivo oggettivo che include il decreto. Ma se posso, Presidente, vorrei un attimo ribadire il senso di fondo dei nostri emendamenti di questa mattina. È assolutamente sacrosanto chiedere a quelle aziende italiane od estere - che con una mano prendono contributi statali e con l'altra spostano produzione e posti lavoro fuori dall'Italia - di rendere conto. Infatti, erano già previste delle norme in questo senso, non soltanto dalla legge del 1998, ma dalla legge di stabilità del 2014.

Il problema è che questo testo non è chiaro, non è assolutamente chiaro, c'è troppa discrezionalità e con troppa discrezionalità manderemo un messaggio confuso, di incertezza, che porterà le aziende a non investire. E se le aziende non investono, non assumono, e se non assumono, l'occupazione non potrà aumentare.

È per questo che noi vogliamo fare delle proposte di modifica e di merito per migliorare questo testo. Per esempio, quello delle calamità naturali: escludere quelle aziende che sono in zone terremotate o anche il periodo di cinque anni è troppo lungo, troppe poche aziende hanno la visibilità necessaria per valutare se è meglio o no accettare un contributo statale. Dovremmo anche di chiedere il rimborso del libero ammortamento a quelle aziende che spostano beni agevolati solo temporaneamente all'estero: un'azienda ligure che si sposta in Francia con macchinari e dipendenti italiani per costruire un pezzo di strada per un anno o due non dovrebbe essere sanzionata.

E, inoltre, questo decreto non è soltanto il testo, è il messaggio che manda: avremmo dovuto aggiungere un piano strategico per gli investimenti dall'estero nel territorio nazionale, ma non soltanto capitali, anche capitale umano, ci sono milioni di italiani all'estero, non soltanto cervelli, ma anche braccia e cuore che non aspettano altro che venga loro chiesto un contributo.

E infine, lo dicevano già la collega Moretto e il collega Benamati, la definizione stessa di localizzazione è troppo generica e qui vorrei un attimo sottolineare il caso delle piccole e medie imprese. Il collega Fusacchia parlava già delle start-up, ma non soltanto quelle tecnologiche, ci sono anche tante piccole e medie aziende d'Italia, la colonna portante della nostra economia, che verranno sanzionate ingiustamente. Faccio un esempio, e mi scuso con i miei colleghi in Commissione, io sono molto affezionato all'esempio di una camiceria di Nola, per esempio, che ha dieci dipendenti, che magari per sopravvivere alla crisi ottiene un credito agevolato secondo un fondo di garanzia; dopo due, tre, quattro anni, un'era geologica intera, cerca di aprire un punto vendita a Lugano o a Zurigo, in Svizzera, un Paese che non fa parte lo spazio economico europeo. Ebbene, con questo decreto quella stessa azienda, se invia due o tre dei suoi dipendenti in Svizzera dovrà rimborsare una quota del credito agevolato che aveva ottenuto. Insomma, è ovvio che la camiceria di Nola ci penserà due volte prima di perseguire quella opportunità che i mercati esteri le danno. Quindi, qual è il senso, Presidente? È che, se non miglioriamo questo testo, il messaggio di incertezza che mandiamo agli operatori italiani ed esteri li porterà ad investire di meno e il nostro Paese ha una sete estrema di investimenti, soprattutto in un momento come questo, in cui il nostro debito pubblico dovrà camminare sulle proprie gambe l'anno prossimo, quando la BCE, la Banca centrale europea, cesserà di comprare i nostri titoli di Stato e magari comincerà, avvierà un rialzo dei tassi. State rischiando di gettare l'Italia in una stretta del credito e quindi qui è il messaggio: state mandando il messaggio sbagliato nel momento peggiore, ve ne pentirete (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Presidente, solo per cambiare il parere in favorevole.

PRESIDENTE. D'accordo. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.42 Ungaro, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole delle relatrici di minoranza del PD e di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Sospendiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà alle ore 15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,35, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ETTORE ROSATO

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Benvenuto, Brescia, Colucci, Cominardi, Davide Crippa, D'Uva, Luigi Di Maio, Durigon, Gregorio Fontana, Galli, Gebhard, Gelmini, Giachetti, Grande, Guerini, Lorefice, Losacco, Lupi, Manzato, Micillo, Ruocco e Valente sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente settantuno, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 924-A: Conversione in legge del decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese. Le Commissioni sono state sconvocate? Sì, bene.

Ricordo che, nella parte antimeridiana della seduta, è stato, da ultimo, respinto l'emendamento 5.42 Ungaro.

Avverto che gli emendamenti 9.5 e 9.6 Osnato sono stati ritirati dal presentatore.

Quindi, passiamo alla votazione degli identici emendamenti 5.68 Gelmini e 5.41 Benamati, a pagina 190 del fascicolo.

Si stanno ancora chiudendo alcune Commissioni, ho fatto una verifica.

Consentiremo che tutti i colleghi arrivino, ma, nel frattempo, ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Mugnai.

STEFANO MUGNAI (FI). Grazie, Presidente. Abbiamo capito, in questi due giorni e mezzo di dibattito, che è evidente la volontà che sottende questo decreto; è stato spiegato bene dai colleghi, penso a Marco Marin, alla Porchietto o alla presidente Gelmini e a tutti i colleghi di opposizione; in questo decreto si nasconde una visione che è legittima, però non è la nostra; è una visione che guarda al mondo dell'impresa e del lavoro con gli occhi della matrigna.

Vi è una presunzione di colpevolezza, rispetto a tutto ciò che fa impresa, senza capire che lo sviluppo, la crescita, la solidità di un Paese passano dalla capacità delle imprese di potersi espandere, di potersi sviluppare e di creare opportunità di crescita, a meno che il disegno non sia un altro, non sia quello di lavorare per la decrescita. Se n'è sentito parlare di questa leggenda della decrescita felice. Nella storia di decrescite ce ne sono state tantissime. Nessuna di queste è mai stata felice; ma invece profondamente infelici, soprattutto per le fasce più fragili di quelle comunità e di quelle popolazioni.

Ma se non c'è una volontà politica di andare a realizzare un obiettivo, non so se è previsto nel contratto per il cambiamento, certamente, vi è una cultura politica che trova ampia rappresentanza dentro quest'Aula, però, evidentemente, vi è tutta una serie di scelte che, allora, sono frutto di incapacità, del non saper cogliere gli aspetti anche tecnici di certe norme che, anziché aiutare la crescita, la vanno a deprimere.

C'è, certamente, una visione, come dire, ostile, rispetto al mondo della grande impresa, ma vi è anche rispetto al mondo delle piccole e medie imprese; poi, tutti si riempiono la bocca con un esercizio retorico che trova, però, fondamenta concrete e solide rispetto a dover difendere i piccoli imprenditori che, magari, si tolgono i soldi di tasca per mantenere, per poter pagare lo stipendio ai dipendenti, però, se poi si vanno a leggere le norme così come sono state scritte si va a…

PRESIDENTE. Collega Mugnai, scusi se la interrompo, cortesemente i colleghi in Aula, anche quelli lì, ecco, non li cito, ma hanno capito che devono abbassare il volume.

STEFANO MUGNAI (FI). Io stoicamente cercavo di coprire, con il volume della voce, il brusio, ma va bene, è normale, essendo il primo intervento del pomeriggio. Con questo emendamento si cerca di ovviare, ma in maniera molto puntuale e responsabile, senza voler far polemica, la polemica l'ho appena fatta, quella politica; semplicemente si vuol dare un suggerimento per far sì che si vadano ad escludere dalle sanzioni relative agli aiuti di Stato, tutti quei finanziamenti che vengono concessi sotto forma di garanzia alle piccole e medie imprese, perché, se così non fosse, tutte le piccole e medie imprese che possono ottenere i finanziamenti sotto forma di garanzia, non avrebbero vita facile, perché, in realtà, non rientrando nelle regole di Basilea, la propensione delle banche a dare questi finanziamenti sarebbe certamente molto più bassa e il costo stesso di questi finanziamenti andrebbe ad aumentare.

Allora, anche questo è un esempio puntuale di come si può correggere in positivo un decreto che nasce male, perché è mal pensato e mal scritto e questo è ciò che compete a una forza politica che sia di maggioranza o che sia d'opposizione. Noi sono due giorni e mezzo che cerchiamo di portare un contributo in positivo, qualche risultato l'abbiamo ottenuto, penso al lavoro fatto da Simone Baldelli e dai colleghi delle Commissioni competenti per vedere inserita nel decreto la compensazione tra debiti e crediti. Questo è ciò che fa un legislatore che ha a cuore il futuro del Paese, ma se così non è, se tutto questo lo si fa per marcare una posizione politica, per alzare lo stendardo, per fare una legge di bandiera che, comunque produrrebbe danni, lo si fa, però, sulla pelle del Paese, si fa carne da macello del Paese, dell'impresa e dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. Se domandassimo a un numero x di imprenditori: cosa vorreste dallo Stato? Ci risponderebbero, più o meno, tutti queste cose: infrastrutture efficienti, con un minimo di manutenzione in grado di permettere lo spostamento delle merci, dei prodotti, delle persone, dei lavoratori; un fisco equo, giusto, che impedisse alle imprese di dover essere attive per più della metà dei mesi dell'anno solo per pagare le tasse allo Stato, magari ricevendo in cambio scarsi servizi e, poi, per il resto, cercare di guadagnare o dare altro ai propri dipendenti; un costo del lavoro basso; norme sul lavoro semplici e chiare e una giustizia in tempi rapidi. Noi alla fine di questo provvedimento proviamo a tirare un bilancio su ciascuno di questi punti e scopriremo che stiamo facendo l'esatto contrario di quello che gli imprenditori, in Italia, chiedono allo Stato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Moretto. Ne ha facoltà.

SARA MORETTO (PD). Grazie, Presidente. Anche l'emendamento in discussione ora, come i precedenti, mirano a chiarire il testo di questo decreto così ambiguo e, anche, a fare in modo che questo decreto, come abbiamo già detto nei precedenti interventi, non finisca per colpire soprattutto le piccole e medie imprese che sono la linfa vitale del nostro tessuto produttivo e che, con le misure contenute in questo decreto, rischiano di essere penalizzate e penalizzate più di altre. Lo si è detto più volte questa mattina, le piccole e medie imprese sono, spesso, le imprese che accedono di più alle misure di incentivazione e di sostegno pubblico, anche e soprattutto, sotto forma di garanzia al credito o di garanzia agli investimenti che intendono fare. Ed è ovvio che deve essere chiarito anche questo aspetto nel decreto, se anche le forme di garanzia al credito delle piccole e medie imprese siano oggetto della revoca prevista da questo decreto e se queste revoche, quindi, finiscano per colpire gli imprenditori onesti, quelli che guardano al futuro, quelli che cercano di sopravvivere, nonostante le difficoltà degli ultimi anni.

Ecco, noi abbiamo presentato questo emendamento e chiediamo al Governo di prenderlo in esame, perché non vorremmo che tra gli effetti nefasti di questo decreto, vi fosse anche e soprattutto la penalizzazione e la morte delle piccole e medie imprese italiane.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Grazie, Presidente. Se noi approvassimo questo emendamento i lavoratori della K-Flex sarebbero molto delusi. Perché dico questo Presidente? Perché la K-Flex è una piccola e media impresa che ha meno di 250 dipendenti e di conseguenza, se noi permettiamo a un'azienda come quella di ricevere finanziamenti pubblici, per poi delocalizzare, abbiamo fallito nell'intento. Quindi, io voglio solo essere chiaro e specificare che questa norma è fatta per chi viola il principio sacrosanto che chi prende finanziamenti pubblici e delocalizza da questo Paese, deve restituire il denaro che gli è stato versato tramite le tasse dei cittadini italiani.

Non volevo ricordare solo il caso della K-flex, perché ci sono tanti casi, ma lo voglio ricordare proprio perché io, insieme a quei lavoratori, ho vissuto quel dramma. Ho vissuto quel dramma fuori dai cancelli; per più di un mese i lavoratori sono stati fuori dai cancelli. Se approvassimo questo emendamento, questa norma non varrebbe per i casi, come quei casi che ho citato. Quindi, ovviamente ribadisco il mio “no” a questo emendamento e il parere contrario (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)..

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Benamati. Ne ha facoltà, per un minuto.

GIANLUCA BENAMATI (PD). Presidente, io adesso approfitto ancora di questo intervento di questo emendamento, per cercare di chiarire una questione, perché qui siamo alle grida manzoniane, poi dirò il perché. Il comma 1 dell'articolo 5 e il comma 2 hanno delle valenze particolari. Nel comma 1 si tratta la delocalizzazione verso Paesi al di fuori dello spazio europeo e della Commissione europea. Quando insistiamo nel dire che la Slovacchia, la Croazia e la Slovenia sono parte di questa discussione, diciamo un'inesattezza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Possiamo discutere di questo a Bruxelles, se siamo capaci, ma non ne possiamo discutere qui. Allora su questo dico - e mi fermo - che una grida manzoniana questo provvedimento. Non spaventerà i bravi, ma farà del male ai cittadini onesti, che si vedranno caricati di tanti problemi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, signor Ministro, ho ascoltato con attenzione tutto il dibattito di questa mattina. Se vi devo dire esattamente come la penso su questa parte del decreto, la metto in questo modo. È difficilmente contestabile, anche come sentir comune, il principio in base al quale, se tu prendi dei soldi pubblici, investi in Italia e te ne vai dopo due anni, tu questi soldi non li debba restituire. Ma, detto questo, se tra l'obiettivo che la norma si prefigge e gli strumenti che tu metti in campo, non li determini in maniera coerente, il rischio non è quello di raggiungere l'obiettivo, il rischio è di avere un contenzioso complicatissimo, che alla fine corre il rischio di non produrre nessun risultato.

Perché non è che tutto sia uguale. Io, ad esempio, non ho capito perché si mette sullo stesso piano l'Unione europea, lo Stato nazionale, i Paesi fuori dall'Unione europea, come avviene al secondo punto. Non è così, devi differenziare! Faccio un esempio. Se a me dici: “prendo soldi per un investimento a Torino e una parte di quell'investimento magari me lo sposti a Milano”, io in ragione di quello ti chiedo di restituirmi i soldi. Io dico no! Se io prendo i soldi per Torino e una parte dello stabilimento lo porti a Milano, perché mi devi ridare indietro i soldi? Altro sarebbe se lo stesso ragionamento lo applico in Europa o fuori dall'Europa. Se noi non distinguiamo, creiamo un mostro per cui nella notte tutte le vacche sono grigie e non si capisce più niente (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico).

E questo secondo me è il vero problema di questa cosa. Perché ho usato questo argomento? Perché mi vale esattamente per questo articolo. Qui stiamo parlando di garanzie nei confronti delle piccole e medie imprese. Perché debbo, nel caso sono costretto andar via, anche su una forma di garanzia, che serve unicamente per far partire la piccola impresa...Noi dobbiamo combattere l'uso fraudolento, che spesso qualcuno può fare, o dobbiamo combattere qualsiasi tentativo di fare impresa? Qui non è la stessa cosa, l'una o l'altra cosa, perché, se li mettiamo assieme, alla fine facciamo un calderone, in cui non può essere che tutto sia uguale.

Allora, io non ho obiezioni sul principio generale, credo che sia condivisibile. Se però gli strumenti, le norme, gli articoli, sono scritti in questo modo il rischio è che si crei un clamoroso pasticcio, come poi vedremo, purtroppo, nei prossimi mesi (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.68 Gelmini e 5.41 Benamati, i pareri sono contrari di Commissioni e Governo, favorevoli dei relatori di minoranza

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Colleghi, abbiamo oltre cento voti, più gli ordini del giorno, quindi inviterei a stare seduti nelle fasi di votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.47 Zan, parere contrario di Commissioni e Governo, favorevole del relatore del PD, si astiene il relatore di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Epifani 5.49.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, questo emendamento tende a dire che, se un'azienda delocalizza nella maniera diciamo scorretta, così come il titolo del testo richiama, i lavoratori di quell'azienda abbiano diritto di poter accedere alla cassa integrazione e agli strumenti di tutela del loro salario, perché talvolta questo non è possibile.

Allora, abbiamo dedicato tanta attenzione al tema dell'impresa, io vorrei che dedicassimo anche un minimo, un minuto, al tema della fine che fanno quei lavoratori, in imprese che delocalizzano da un minuto all'altro e si ritrovano senza strumenti oppure con strumenti, che bisogna poi trovare in deroga e via dicendo. Quindi, è una norma di salvaguardia semplice, che onestamente non capisco perché il Governo e la maggioranza non abbiano voluto raccogliere (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.49 Epifani, con parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e dei relatori di minoranza

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.55 Carrara.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Carrara. Ne ha facoltà.

MAURIZIO CARRARA (FI). Grazie, Presidente. Questo emendamento intende restituire il giusto significato al concetto di delocalizzazione, per cercare di dare qualità ed efficacia all'articolo di questo provvedimento.

Dobbiamo sottolineare e precisare le differenze sostanziali che intercorrono tra la delocalizzazione e la scelta dei nostri imprenditori di rendere internazionali le loro aziende, ma sgombriamo subito il campo: ci sono aziende che vengono in Italia, acquisiscono know-how e quote di mercato, utilizzano gli aiuti di Stato per poi chiudere, licenziare e trasferirsi all'estero. Questo significa delocalizzare e, badate bene, questi sono i casi che tutti noi vogliamo condannare con forza, perché pongono in essere un comportamento sleale da contrastare. Noi osteggiamo “i prenditori”, come piace definirli al Ministro Di Maio. Tutt'altra cosa però, Presidente, è il percorso virtuoso dei nostri imprenditori al fine di aprire mercati internazionali per le loro aziende. È necessario capire che ci sono imprese italiane, italianissime, che producono e pagano le tasse in Italia ma il cui fatturato si basa quasi totalmente sull'export. Per queste aziende la possibilità di avere operatività all'estero risulta determinante e diventa elemento imprescindibile per garantire un futuro in termini occupazionali e di crescita anche in Italia.

Il richiamo all'articolo 2359 del codice civile estenderebbe troppo il concetto di delocalizzazione e questo non è accettabile. Bisogna fare molta attenzione. Come testualmente riportato, infatti, rifacendosi all'articolo, verrebbero compresi anche quei casi di rapporti contrattuali di natura commerciale posti in essere con altre imprese e società estere sulle quali si venga a costituire un'influenza dominante. E cosa vuol dire? Vuol dire che alle nostre aziende verrebbe preclusa la possibilità di interagire con aziende estere che, attraverso commesse o forniture, possano rappresentare un partner di riferimento. Appare allora evidente che unendo la nozione generica di attività economica incentivata con la portata normativa dell'articolo 2359 del codice civile si viene a produrre una fattispecie paradossale, che impedirebbe, di fatto, qualsiasi forma di internazionalizzazione per le nostre imprese. È necessario, allora, stabilire un perimetro preciso e ristretto entro il quale si possa parlare di delocalizzazione. Non si deve, infatti, rischiare di cadere in interpretazioni estensive che potrebbero avere ripercussioni negative sulle nostre imprese virtuose.

Sulla base di quanto detto e con la volontà unica di migliorare il provvedimento, chiediamo al Governo che venga accolto il nostro emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.55 Carrara, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.52 Tabacci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico mentre il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente si astiene.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 5.03 Fregolent.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scalfarotto. Ne ha facoltà.

IVAN SCALFAROTTO (PD). Grazie, Presidente. Devo dire che, come persona e cittadino che si interessa molto alle vicende economiche del Paese, in questi due mesi in cui il Governo è stato in carica sono stato attento a verificare quali fossero i processi decisionali, cioè se si potesse individuare un modus operandi nelle decisioni del Ministro Di Maio per comprendere come avrebbe impostato la sua politica economica. In realtà, nella maggior parte dei casi non decide e, per esempio, c'è il dossier Alitalia che sta aspettando, c'è il dossier Ilva e ogni giorno che passa perdiamo un milione di euro e non si decide niente e, infatti, i commissari hanno già detto che a settembre la cassa sarà azzerata. Però, quando il Ministro Di Maio decide segue sempre un percorso logico molto chiaro, che è fatto di tre fasi: la prima fase è la fase che io chiamo la “fase del radar”; cioè, il Ministro guarda in giro e cerca di capire se ci sono dei problemi che misteriosamente sono lì da anni e che nessuno misteriosamente ha mai risolto. La seconda fase io la definisco la “fase della bacchetta magica”, perché è a questo punto che il Ministro Di Maio trova finalmente la misura salvifica che da anni il Paese aspettava e con un tocco di bacchetta magica il bubbone che era apparso sul radar viene risolto. A questo punto, però, c'è la fase tre: è la fase nella quale, poiché il Ministro Di Maio, secondo me, non è in grado di comprendere la complessità e le ramificazioni dei problemi che vuole risolvere, arriva la fase del danno collaterale, che io chiamo anche la “fase del fungo atomico”.

L'abbiamo visto subito. Appena ha preso possesso dell'incarico ha detto: “Sul radar c'è il bubbone dei rider. Chiamiamoli subito. Bacchetta magica e li assumo tutti a tempo indeterminato”. Fungo atomico: il giorno dopo chiama il CEO di un'azienda e dice: “Noi chiudiamo e ce ne andiamo”. Questo è stato lo stesso metodo di tutte le decisioni, quando decide il Ministro Di Maio. In questo decreto, per esempio, che cosa ha fatto? Sul radar ci sono i tempi determinati. Bacchetta magica e li rende difficilissimi; danno collaterale, cioè il fungo atomico, perché si scopre - e lo dice oggi anche Assindustria Veneto - che il 60 per cento dei rapporti di lavoro sono a rischio e che il 21 per cento potrebbero non essere riconfermati. E lo fa anche sulle delocalizzazioni: c'è il bubbone che appare sul radar e, quindi, bacchetta magica: sanzioni. E qual è, alla fine, l'effetto collaterale, cioè il fungo atomico? Che gli investitori se ne scappano dall'Italia, perché questo è il vero punto di politica economica di questo Governo: state facendo fuggire gli investitori, perché portate incertezza e perché non si sa esattamente qual è il vostro atteggiamento, anzi lo si sa: è un atteggiamento punitivo nei confronti delle aziende. Portate incertezza e l'abbiamo visto con il contratto di governo: non vogliamo restituire 250 miliardi alla BCE. Poi, ci stupiamo che abbiamo 100 punti di spread e 5 miliardi da pagare in più per le cose che dite senza stare attenti. Fate fuggire gli imprenditori quando Toninelli cambia idea ogni giorno sulle grandi opere. Questo non è più un Paese che sa tenere la parola e chi deve investire in questo Paese lo capisce e va via. E questo lo state facendo anche con questo provvedimento, perché voi confondete i trasferimenti e le delocalizzazioni predatorie con delle iniziative che servono a tenere in piedi le aziende, che servono a migliorare il loro conto economico, che servono ad aprire nuovi mercati e, invece, penalizzate tutti.

Ma ci dite qual è l'obiettivo? Avete detto che l'obiettivo è quello di punire quelli che vanno via col malloppo. Ma che brutta frase, signor Presidente. E, invece, punite anche i bravi imprenditori che, magari, portano lavoro anche all'Italia attraverso le loro filiali estere.

Allora, quello che voglio dire è che questo atteggiamento punitivo che fa scappare gli investitori deve cessare. Lo dico come uno che si è sicuramente molto preoccupato, con il Governo precedente, dei posti di lavoro: noi abbiamo avuto 175 tavoli con 77.000 posti di lavoro salvati; abbiamo fatto - e quella è servita - una norma sui callcenter, che è servita ad evitare la delocalizzazione dei callcenter. Voi dovete potenziare l'attrazione investimenti, a questo serve questo emendamento. Se fosse qui, al Ministro Di Maio direi: non mi faccia sapere quanto costa l'aereo, mi dica quante missioni internazionali ha fatto per portare i nostri imprenditori all'estero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Il precedente sottosegretario allo sviluppo economico con delega al commercio internazionale, in ventiquattro mesi ha fatto 46 missioni, visitando ventinove Paesi: quante missioni avete fatto dal 1° giugno? Quante volte si è riunito il comitato attrazione investimenti? Ve lo dico io: mai!

PRESIDENTE. Grazie, collega Scalfarotto.

IVAN SCALFAROTTO (PD). Il problema è che voi creerete un grande effetto collaterale al Paese. Voi siete il fungo atomico di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.03 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole del relatore del Partito Democratico, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.2 Moretto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moretto. Ne ha facoltà.

SARA MORETTO (PD). Presidente, anche qui, per l'ennesima volta, ci troviamo di fronte ad una norma slogan che il Ministro Di Maio ha cercato di trovare per smarcarsi, per emergere in questo Governo Salvini. All'articolo 6 si parla di tutela dell'occupazione, ma anche in questa norma non vi è alcuna tutela per i lavoratori delle imprese italiane. Nessuna tutela! Si parla di sanzioni, ancora una volta, di restituzione di fondi pubblici, ancora una volta, nel caso in cui questi benefici pubblici siano stati giustificati o motivati da impatti occupazionali. Anche qui, quindi, non andiamo a colpire - come si dice e si vuol far credere - le imprese “furbe”, lo dico tra virgolette, che, con il malloppo, scappano, lasciando il Paese impoverito, ma si vanno a circostanziare gli interventi a casi molto specifici. E nel nostro lavoro generoso che stiamo facendo con questi emendamenti di aiuto a questo Governo che ha perso la rotta da un pezzo, abbiamo provato, con questo emendamento, a dare uno spunto, sperando che questo Governo fosse in grado di coglierlo, proponendo quindi di prendere ad esempio una norma che già esiste in altri Paesi, cioè la “norma Florange”, in Francia, norma famosa che è andata alla ribalta della stampa, che abbiamo rielaborato in questo emendamento, e che prevede semplicemente che le imprese, che intendono spostare la loro produzione in un altro sito, prima di spostarsi, devono aprire un percorso che consenta di trovare un'altra impresa, un altro acquirente in grado di garantire il livello occupazionale del sito produttivo che lasciano. Mi pare che questa sia una proposta positiva, che vada davvero nel senso del titolo di questo articolo, che sia veramente utile a garantire i livelli occupazionali nel nostro Paese e che, quindi, possa interpretare davvero gli annunci che fuori da qui questo Governo continua a fare ma che, in questo decreto, non trovano sostanza. Io invito davvero il Governo a riflettere su questo emendamento, a provare a rileggerlo, a ritrovare qui gli strumenti veri per raggiungere gli obiettivi che racconta.

Questo è un emendamento serio, che ha avuto già dei riscontri all'estero. Forse il Governo si potrebbe prendere qualche minuto per approfondire le normative e per provare a capire se, approvando questo emendamento, riuscirà davvero a raggiungere gli scopi che annuncia ma che, invece, continuano ad essere mortificati in questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 Moretto, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 6.3 Gelmini e 6.4 Benamati, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.7 Viscomi.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nobili. Ne ha facoltà.

LUCIANO NOBILI (PD). Presidente, l'emendamento in questione, che è stato presentato dai colleghi del gruppo PD in Commissione lavoro, si muove con lo stesso spirito degli altri tentativi che abbiamo fatto in questi giorni sul “decreto disoccupazione”, che sono tutti andati a vuoto, o quasi tutti. La nostra ferma opposizione, i nostri contributi tutti nel merito, gli emendamenti che sono arrivati dal nostro gruppo sono stati improntati, Presidente, ad un criterio preciso: la riduzione del danno, la limitazione dei danni, perché sono tre giorni ormai che, dalla mattina alla sera, il grido che arriva dai banchi di tutte le opposizioni presenti in Aula si muove in questo spirito: cercare di impedirvi di fare danni al Paese, che è tutto ciò che siete riusciti a produrre da inizio legislatura, in particolare con questo provvedimento.

Volevate cancellare il JobsAct, che ha dato opportunità di occupazione a centinaia di migliaia di giovani e che ha portato il numero dei nostri occupati e gli indici di disoccupazione ai livelli migliori dell'ultimo decennio, invece volete fare solo danni: danni alle imprese, che vogliono investire e creare lavoro; danni alle famiglie; danni ai lavoratori, di cui pretendereste di difendere la dignità. Nello specifico dell'emendamento, non si vede perché non estendere l'esclusione delle sanzioni alle imprese che dovessero avere una riduzione del personale nei limiti del 10 per cento, non solo per giustificato motivo oggettivo ma anche per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, in particolare laddove questo giustificato motivo fosse riconosciuto dal giudice. È un aiuto che vogliamo darvi, è un altro tentativo di limitare i danni, invece niente. Invece la risposta è sempre negativa, il Ministro del lavoro non è più presente in Aula.

E in questo che avete chiamato “decreto dignità” avreste dovuto scrivere nero su bianco e di vostro pugno, nella vostra relazione tecnica, che l'Italia perderà come minimo 80 mila posti di lavoro. In questo decreto licenziate 7 mila insegnanti, in questo decreto minacciate le imprese con sanzioni senza fare alcuna distinzione oggettiva tra onesti e disonesti. Eppure in campagna elettorale avete raccontato ben altro: avete raccontato e sparso bugie di ogni tipo, bugie gravissime perché create ad arte per sfruttare e incidere sulla disperazione di chi è senza lavoro. Avete promesso un reddito di cittadinanza che non esiste e non esisterà perché voi stessi, ieri, in quest'Aula avete ammesso che non c'è copertura possibile per il reddito di cittadinanza, eppure le vostre bugie purtroppo continuano a circolare e continuano a illudere i più fragili come accade, ad esempio, sulla prima pagina di questo giornaletto che da ieri è in diffusione nelle edicole della capitale, Roma lavoro: «Reddito di cittadinanza- Indennità € 780 al mese - I requisiti - Cosa bisogna fare». All'interno in allegato - è una preoccupazione, che dovreste avere per primi voi della maggioranza, di far sparire dalla circolazione provvedimenti simili e materiali simili - oltre a numerose pagine di pubblicità del MoVimento 5 Stelle, è anche allegato il decreto che stiamo votando, lasciando intendere in maniera chiara che il decreto provvederebbe o preluderebbe all'introduzione del reddito di cittadinanza: è una vergogna assoluta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Si prendono in giro i ragazzi e le ragazze del nostro Paese: evidentemente gli editori di questo giornaletto devono aver pensato che se le vostre bugie hanno funzionato il 4 marzo, forse, oltre che voti, ci si possono far soldi sopra. Però, il Ministro Di Maio, che non ci onora della sua presenza, e il MoVimento 5 Stelle e il Governo del cambiamento, prima o poi dovranno rispondere di tutto questo, dovranno rispondere di aver lucrato sulla disperazione per quattro voti e dovranno risponderne, visto che le parole sono importanti come ci ammoniva Nanni Moretti, proprio in virtù e in nome di una parola che il Ministro Di Maio sembra avere molto a cuore: la dignità. Ma in questo caso è in ballo non la dignità di un decreto che crea disoccupazione, ma la dignità della politica e la dignità delle persone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.7 Viscomi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, il parere favorevole del relatore di minoranza del PD e il parere contrario del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.11 Zan, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.15 Fragomeli.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fragomeli. Ne ha facoltà.

GIAN MARIO FRAGOMELI (PD). Questo, signor Presidente, è chiaramente un emendamento provocatorio nel senso che la percentuale del 30 per cento serve sostanzialmente a porre una questione. L'articolo 6 toglie o riduce il beneficio solo in base ad una percentuale: noi pensiamo di misurare le strategie dell'internazionalizzazione dell'impresa in base ad una percentuale di dipendenti. Noi abbiamo chiesto a più riprese in questi giorni al Governo chiaramente di introdurre distinzioni ma, secondo voi, tra una micro-impresa con meno di dieci dipendenti, una piccola impresa e una media impresa il trasferimento di due persone o di quattro persone in un'altra società all'estero, dove si vuole intervenire e aprire un nuovo mercato, è la stessa cosa di una società di 250 persone oppure di una società che fa utile o che fa perdite, secondo voi è la stessa cosa? Lo dico, per suo tramite, ai colleghi della Lega quando torneranno sul loro territorio, in Lombardia e in Veneto, e guarderanno in faccia gli imprenditori e gli diranno: non crediamo alla vostra buona fede che avete investito magari in Romania per poter tenere aperta a Venezia o in Brianza la vostra impresa, per poter creare le economie che consentono di tenere aperta l'impresa. Infatti l'emendamento serve a creare distinzioni che sono fondamentali.

Cosa succederà alla politica dell'internazionalizzazione? Nella precedente legislatura abbiamo promosso export manager, politiche per le PMI: dove finirà tutto questo? E ancora di più: a monte, come ha detto Rete Imprese Italia in audizione e ce l'ha ribadito più volte, c'è un problema forte di garanzie cioè chi finanzierà il Fondo di garanzia delle piccole imprese che, a seguito di un cavillo o di un piccolo trasferimento di personale all'estero per una piccola impresa, rischiano di perdere quel finanziamento? Quindi vi è una discrezionalità enorme e tale aspetto crea incertezza. Ma la cosa ancora più grave è il fattore dell'attrazione del finanziamento per investimenti esteri. Solo l'altro giorno il Bollettino economico della Banca d'Italia di luglio titolava che c'è un disinvestimento molto forte delle banche e delle finanziarie estere sui titoli di Stato: siamo già a quota 33,4 miliardi di disinvestimento. Che non sia questo un segnale premonitore rispetto al fatto che gli stranieri smettano di investire anche nelle imprese italiane e si verifichi quel sudden stop che molti stanno evidenziando cioè il fatto che non ci sia più nessuno che vuole investire in Italia? A mio avviso il problema è molto grosso ed è impensabile trattare le imprese allo stesso modo: bisogna creare delle distinzioni, voi non avete voluto farlo e, secondo noi, ciò creerà quel sistema di incertezza che farà molto male alle imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Grazie al collega Fragomeli a cui facciamo gli auguri per il compleanno (Applausi).

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.15 Fragomeli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.19 Mollicone.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente. Veramente in modo molto, molto breve per sostenere e per spiegare l'emendamento del collega Mollicone. Ovvero alla fine, mi pare, delle proposte emendative chiediamo, di fatto, una valutazione: è una proposta emendativa - mi rivolgo al Governo - che non necessita di alcuna copertura. Sono semplicemente dati che chiediamo direttamente rispetto all'impatto occupazionale e, tra l'altro, su una cosa che dite voi, una cosa che storicamente è gestita dall'Esecutivo ovvero gli accordi di programma intercorsi tra impresa, parti sociali, amministrazione centrale e locale. Quindi, semplicemente chiediamo dei feedback di ritorno dopo il decreto, dopo l'applicazione del decreto stesso ovvero laddove e quando il provvedimento va a calarsi, come in precedenza abbiamo ascoltato molte volte, nella pura realtà imprenditoriale delle aziende e dei lavori.

E quindi chiediamo, in seconda battuta, una valutazione, tra l'altro non mettendovi neanche nessun tipo di tempistica; cioè, quando volete voi, una valutazione successiva rispetto ai livelli occupazionali, non soltanto a cura di qualche illustre istituto di statistica, che ogni trimestre, ogni semestre, ci fornisce evidentemente questi dati, ma semplicemente andando sul riferimento degli accordi di programma. Noi, e chiudo, ci siamo sempre astenuti rispetto alle votazioni di queste proposte emendative, altri partiti non hanno così fatto, però, in questo caso, sui dati mi chiedo anche e mi interrogo sull'astensione degli altri gruppi, perché, lo rinnovo e chiudo, noi qui, Presidente, chiediamo soltanto dei dati per valutare l'impatto di questo provvedimento su quello che è l'aspetto del mondo lavorativo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.19 Mollicone, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo e su cui si sono astenuti i relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.6 Fragomeli, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico e sul quale il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.9 Gelmini e 7.10 Benamati, con i pareri contrari delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 7.12 Gelmini e 7.13 Benamati.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Benamati. Ne ha facoltà.

GIANLUCA BENAMATI (PD). Presidente, grazie. Intervengo brevemente perché questa è una fattispecie particolare all'articolo 7. Nel mio intervento precedente mi sono permesso di dire che siamo nelle grida, nelle grida che il Manzoni citava, che dovevano spaventare i bravi, ma, nella realtà, complicavano semplicemente la vita alle persone oneste.

Questo articolo ha un'impostazione che è altamente condivisibile: quando si ottiene un bene in maniera agevolata, con un credito di imposta - qui si fa riferimento agli iper-ammortamenti che noi abbiamo avviato nella scorsa legislatura, operazioni di grande successo, peraltro, per il rinnovamento del parco attrezzature dell'industria italiana, che non era mai stato così vecchio -, questi devono essere utilizzati in Italia. E anche qui siamo nella concretezza e, come diceva il grande filosofo televisivo Catalano, è meglio così, che è meglio essere giovani e sani che in condizioni diverse e ammalati. Però nasce un problema, signor Presidente: lo voglio dire al Ministro, ma in questo caso penso che non avrò la risposta sperata, ma lo voglio ancora sottolineare una volta. Cosa succede, sempre per dire la differenza fra la delocalizzazione e l'attività internazionale di un'azienda, quando noi assistiamo, siamo in presenza di un'azienda che è un'azienda italiana, è un'azienda che opera nel mondo, che ha sedi operative proprie, quindi non ha altre società, ha delle sedi proprie in altri Paesi nelle quali svolge attività? Può, in quelle condizioni, portare nella sua realtà produttiva, che genera ricchezza, che stabilizza quell'azienda, che porta tasse in Italia, che, come dicevo stamattina, spesso contribuisce al mantenimento dell'occupazione in Italia, anche temporaneamente, questi beni? No, non lo può fare; non lo può fare, perde, ovviamente, il credito agevolato. Questo è non distinguere fra internazionalizzazione, secondo noi, e delocalizzazione. Un'azienda che paga le tasse in Italia, che è sparsa e che ha attività nel resto del mondo non può utilizzare gli strumenti che sono messi a disposizione delle aziende proprio italiane.

Da questo punto di vista, credo che sia anche - lo dico onestamente - un vulnus rispetto agli accordi internazionali sulla doppia imposizione fiscale. Però qui, e vado a concludere, si può, mantenendo il profilo - lo dico al Ministro - di impostazione dell'articolo, fare specifico riferimento ad un'eccezione per le aziende italiane che operano nel mondo. Questo aiuterebbe, in maniera non discriminatoria, non penalizzante, queste aziende, che sopravvivono e tengono la loro testa nel nostro Paese, a condurre una battaglia di competizione nel mondo globale, che sta diventando sempre più difficile. Aziende, piccole, medie e grandi, che esistono, invito il Ministro a controllare oggi su un giornale, su un giornale nazionale di grande tiratura, proprio le parole di un imprenditore del Nord Est, del Friuli, che si trova in una situazione di questa fattispecie. Fornendo impianti chiavi in mano all'estero nel settore siderurgico, dice: questa norma ci uccide. Allora, chiedo ancora una volta una riflessione, e mi rendo conto che sarò inascoltato, ma fino a questo punto vogliamo aiutarvi a non rendere troppo complesso il sistema produttivo italiano. Io lo farò, fate un'eccezione, guardate esattamente di cosa stiamo parlando quando parliamo di aziende che hanno una sede operativa all'estero, ma sono aziende italiane a tutti gli effetti, che pagano le tasse in Italia e portano ricchezza e occupazione nel nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signor Presidente, caro Ministro, vorrei che per un secondo ascoltasse il ragionamento che vorrei fare, partendo da una premessa: condivido l'obiettivo di questo articolo. Lo condivido in generale per quanto riguarda gli articoli precedenti, ma a maggior ragione quando, come in questo caso, siamo in presenza di un iper-ammortamento, cioè di una facilitazione fiscale che arriva al 150 o al 250 per cento, spalmata su diversi anni. Cioè, tanto aiuto che ritorna nelle tasche degli imprenditori che investono. Benissimo. Allora, se noi, però, non stiamo attenti nel rapporto tra confine nazionale e impresa che può essere chiamata a intervenire all'estero, secondo me commettiamo qualche errore. Il collega Benamati faceva riferimento all'industria siderurgica. Ho letto del caso, ad esempio, di una grande impresa di costruzioni italiana, che compra, acquista investimenti finanziati con Industria 4.0, perché quella macchina complessa ha dentro intelligenza artificiale, software, per cui può avere questa facilitazione.

Se questo grande macchinario di scavo, di costruzione, viene utilizzato in Italia quando serve in Italia e, se c'è una commessa in Turchia, la stessa macchina mi va in Turchia e poi ritorna in Italia, in quel caso questo investimento può essere tenuto o va invece restituito? Questo è un problema che, o attraverso il testo, o attraverso la circolare, va chiarito, se no le imprese poi fan fatica, sto parlando di una fattispecie specifica.

Poi Ministro, io trovo, però, anche una contraddizione. Lei non c'era prima quando parlavamo dell'altro articolo relativo alle delocalizzazioni. Allora, nella norma è previsto che - norma dentro il Paese, quindi non in Europa, non fuori dall'Europa - se io investo a Milano, con fondi specifici e aiuti di Stato e delocalizzo a Torino, sulla base della norma io devo restituire l'aiuto che ho avuto. Perché nel caso del super-ammortamento no? Perché se io, costruttore, investo milioni e milioni in uno stabilimento e poi sposto quello stabilimento da un'altra parte, sull'iper-ammortamento non è previsto affatto questo meccanismo di restituzione? Come può essere che io faccio restituire chi deve restituire meno e quello che, invece, dovrebbe restituire di più non lo può fare? Questo perché avviene? Perché non c'è stata una distinzione tra nazione, Europa, extra Europa e tra i diversi strumenti di agevolazione finanziaria non si è fatto il raccordo necessario. Quando dico che va bene la norma, va bene l'obiettivo, ma se gli strumenti che poi si propongono sono strumenti non coerenti tra di loro, noi determiniamo fonte di problemi di interpretazione, che, alla fine, determinano per chi investe o per chi opera dei problemi crescenti. Tutto qua. Spero di essere stato chiaro nella spiegazione di come si dovrebbe correggere il testo e chiedo al Governo di rifletterci nell'interesse stesso dell'obiettivo che ci si propone (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali)..

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.12 Gelmini e 7.13 Benamati, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.300 Giacomoni.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Sì, Presidente. Non devo cambiare il parere, questa volta. Siccome questo è un emendamento importante per le imprese italiane che operano anche all'estero e soprattutto non è oneroso, insistiamo nella sensibilità già dimostrata dal Ministro su questa materia per chiedere magari l'accantonamento ed un approfondimento per arrivare, magari, se possibile ad un'espressione di parere da parte dei relatori di maggioranza e del Governo favorevole. Quindi, era soltanto una richiesta di accantonamento.

PRESIDENTE. Bene. Ho visto che anche il relatore Centemero aveva chiesto la parola, probabilmente per questo. Prego, collega Centemero.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Sì, chiediamo l'accantonamento.

PRESIDENTE. Bene. Sappiamo che sono accantonamenti molto brevi perché il tempo è poco. Allora accantoniamolo. Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 7.02 Gadda.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (PD). Grazie, Presidente. La proposta emendativa 7.02 è una proposta emendativa di buonsenso e attraverso il suo tramite vorrei ricordare alla presidente Saltamartini che il buonsenso è cosa ben diversa dal consenso. Il consenso è quello che vi consente oggi di avere una responsabilità di Governo pro tempore, il buonsenso è quanto compete a ciascuno di noi nel valutare riga per riga, nel valutare emendamento per emendamento, con saggezza e devo dire che questa saggezza, ormai perduta, ben se la ricordava Fedro, quando diceva che spesso c'è più buonsenso in uno solo che in tutta una folla. Ministro Di Maio, provi ad essere uno e a non essere folla.

Ecco, ritorno alla proposta emendativa 7.02. L'intervento del sottosegretario Crippa questa mattina mi ha molto turbata ed è stato anche illuminante per certi versi. Io trovo anomalo che si possa pensare di scrivere norme pensando alla patologia. Le norme, soprattutto quando si parla di impresa e quando si parla di lavoro, devono essere scritte per favorire il lavoro e questo dovrebbe essere il decreto n. 87, il decreto Di Maio; e si dovrebbe pensare alle imprese che ogni giorno faticano a competere sul mercato nazionale e soprattutto nel mercato internazionale; e soprattutto non si scrivono le norme non ascoltando le imprese.

Ecco, la discussione di questa giornata, che dura da diverse ore, credo che manchi di alcuni aspetti. Le norme, soprattutto gli articoli 5 e 7, così come sono scritte, introducono una presunzione legale assoluta, senza possibilità di prova contraria. Questo è un punto molto importante e la proposta emendativa 7.02 vi dà la possibilità di dire a chi produce che non vedete in loro soltanto la patologia. La proposta emendativa fa una cosa molto semplice: dice che in questo provvedimento manca del tutto una clausola di salvaguardia, volta a consentire alle imprese di poter giustificare all'amministrazione competente le ragioni alla base del trasferimento, perché in questo provvedimento le ragioni alla base del trasferimento sono indipendenti dalla creazione della ricchezza, sono indipendenti dal livello occupazionale che si fa in questo Paese. E creare una clausola di salvaguardia è una norma di buonsenso. E come si fa? Semplicemente con un interpello, per disapplicare volta per volta le disposizioni contenute negli articoli 5 e 7. E guardi, questi casi, signor Ministro, si ripetono tante volte.

Pensiamo, come ha ricordato l'onorevole Epifani nel suo intervento precedente, alle tantissime imprese italiane che operano nel settore edile, nel settore delle costruzioni, che costruiscono dighe, impianti, strade in tutto il mondo grazie ai nostri ingegneri, grazie ai nostri operai e grazie alle misure introdotte dal Governo Renzi-Gentiloni: Industria 4.0 - anche questo, per suo tramite, lo ricordo all'onorevole Saltamartini - non è caduta dal cielo, è un provvedimento che è stato inserito nella legislatura precedente e che a voi compete implementare, che a voi compete mettere in atto. Ecco, queste imprese non delocalizzano, non spostano i macchinari perché vogliono frodare i contribuenti, ma li spostano perché è connaturato alla loro attività di impresa. E quindi non concedere a queste imprese, così come a tutte le altre imprese di cui abbiamo ampiamente discusso in quest'Aula, di interpellare semplicemente l'amministrazione per approfondire in modo puntuale le ragioni che portano a delocalizzare fasi del processo produttivo, insomma, questo è semplicemente una proposta emendativa di buonsenso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.02 Gadda, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico e su cui il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo alla votazione degli identici articoli aggiuntivi 8.06 Gadda, 8.09 Paolo Russo e 8.012 Ferro. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paolo Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO RUSSO (FI). Grazie, Presidente. Tutti a ritenere l'agricoltura un asset strategico per il nostro Paese, credo che anche dalle parti del Governo alberghi questa convinzione e abbiamo suggerito, abbiamo proposto un credito di imposta da utilizzare in compensazione per gli investimenti effettuati in agricoltura in beni materiali strumentali nuovi, entro il 31 dicembre 2019, pari al 24 per cento dall'ammortamento teorico o all'uno e mezzo per cento degli investimenti in beni materiali strumentali.

La stragrande maggioranza delle imprese agricole soggette a tassazione, in base alle regole catastali, non può avere accesso alle nuove disposizioni sul super e iper ammortamento per l'acquisto dei beni strumentali materiali nuovi, considerato il sistema di determinazione del reddito che non prevede la rilevanza dei costi e dei ricavi effettivi.

Al fine di superare tale limitazione e per consentire agli imprenditori agricoli di sfruttare anche le opportunità offerte dagli incentivi per gli investimenti innovativi, previsti dal Piano nazionale Industria 4.0, in modo particolare per quanto riguarda il settore Agrifood, si ipotizza, con la norma che abbiamo suggerito, di tradurre il vantaggio dell'iper ammortamento, 250 per cento, e del super ammortamento, 140 per cento, dell'investimento, in un equivalente credito di imposta per le aziende agricole.

Ricorderei che le aziende agricole, le imprese agricole non campano solo di passione e di sentimento, di quelle meravigliose immagini che vediamo sulle copertine dei giornali patinati, ma l'impresa agricola ha come obiettivo e si alimenta dell'utile d'impresa, dell'utile! L'utile, anche in agricoltura, è lo strumento essenziale e necessario per generare quell'appeal capace di alimentare attrazione non solo di nuovi e giovani lavoratori e giovani imprenditori, ma anche quell'attrazione necessaria sui prodotti.

È evidente che se si vuole che quell'impresa faccia utile, bisogna anche, a quell'impresa, garantire e consentire una serie di opportunità che, mi pare, attraverso il suggerimento dell'emendamento proposto, possono, in qualche modo, rendere ragione di quell'impegno che sento da più parti preso nei confronti dell'agricoltura e delle imprese agricole.

Per questa ragione ci permettiamo di sottoporre alla vostra valutazione, al Governo tutto e alla maggioranza, l'approvazione di questo emendamento che riteniamo utile e strategico per far sì che quell'asset che noi vogliamo, davvero, strategico per il nostro Paese, non soltanto come modello produttivo, ma anche come modello di sviluppo ecosostenibile, diventi prevalente e abbia la capacità di fare quell'utile d'impresa necessario ad alimentare le imprese stesse, ma, soprattutto, ad alimentare l'italianità nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Carlo. Ne ha facoltà.

LUCA DE CARLO (FDI). Grazie, Presidente. Per il suo tramite, volevo ringraziare il Ministro Di Maio perché, se non è un cartonato, è sicuramente uno meritevole, perché sono due giorni che rimane in Aula, anche se lo sentiamo poco, ma, oggettivamente, la sua presenza ci fa piacere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Aggiungo poco rispetto a quello che ha già illustrato il mio collega, ma intervengo solo per dare due dati relativi agli investimenti in agricoltura e, quindi, per supportare l'emendamento e questo supporto all'agricoltura.

L'agricoltura è quel settore nel quale gli investimenti crescono meno; se l'economia ha subito, dal 2007 ad oggi, minori investimenti del 23 per cento, l'agricoltura ne paga 32; negli ultimi tre anni, cioè dal 2016 ai giorni nostri, in agricoltura, gli investimenti sono aumentati solo dell'1.7, mentre nel totale dell'economia sono aumentati del 3.8.

Quindi, è un emendamento che punta a riequilibrare questa forma di aiuto che lo Stato bene ha fatto ad introdurre con Industria 4.0; è indubbiamente un sistema che, per una fascia di investitori e di imprenditori, è stato utile; peccato che fosse la fascia, forse, che aveva meno bisogno, la fascia più alta; per le medie e piccole imprese è ancora una forma di aiuto che incide poco, forse per la burocrazia che c'è intorno a questo provvedimento, però, il senso è buono, tant'è che noi stessi abbiamo chiesto che venga riproposta al Governo questa misura, e che venga posta, vicino a questa misura, anche una misura che si occupi di quelle imprese, specialmente quelle agricole, che da questa forma di supporto sono escluse (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alessandro. Ne ha facoltà.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Grazie, Presidente. Anche il gruppo del Partito Democratico ha ritenuto di presentare questo emendamento che, come vede e vedrà il Ministro, è simile, anzi, identico, tant'è che viene sottoposto ad un'unica votazione, perché rappresenta un'esigenza straordinaria, ma, io aggiungo, anche, Ministro, un'opportunità straordinaria.

Cerchiamo di fare un focus su ciò di cui stiamo parlando; noi stiamo parlando di un comparto straordinariamente importante, che, però, è caratterizzato da diverse realtà: da un lato, realtà molto evolute, che molto spesso coincidono con la grandezza dell'azienda agricola capace di fare investimenti; dall'altro, abbiamo realtà più piccole, ma che consentono reddito e occupazione, dalla famiglia in poi, e che però hanno più difficoltà a mettere in campo investimenti, investimenti di qualità che consentano una raccolta di qualità, la trasformazione dei prodotti agricoli, la capacità di stare sul mercato e di essere competitivi.

La difficoltà di fare investimenti passa attraverso l'assenza di uno strumento che il Governo ha introdotto, e che voi, oggi, tutti quanti riconoscete come straordinario, con l'Industria 4.0; non è che è calato dall'alto, è calato da un pensiero, questo pensiero è diventato un provvedimento e, ora, dobbiamo mettere lo stesso pensiero e la stessa attenzione sull'agricoltura.

Le voglio fare un esempio: se noi agevoliamo, Ministro, la possibilità, attraverso il credito d'imposta, di consentire nuovi investimenti, per esempio, le faccio un esempio, sulla raccolta, è evidente che noi miglioreremmo la riduzione dei costi per la raccolta dei prodotti, dove c'è un'alta intensità di manodopera e, dove si annida, per esempio, il rischio del caporalato, e ciò per abbattere anche il rischio di un utilizzo di persone non idoneo e per il quale noi abbiamo fatto una legge che spero voi non cambierete (perché lo avete annunciato, ma non sappiamo ancora che cosa volete fare).

Noi sicuramente abbiamo saputo che cosa dovevamo fare, evitare lo sfruttamento delle persone in agricoltura, soprattutto di quelle che sono più sfruttabili, a cui voi dichiarate guerra ogni giorno.

Ebbene, per evitare anche questo fenomeno, oltre alla legge, serve la possibilità per le aziende di realizzare degli investimenti; investimenti che, per esempio, consentano una raccolta più veloce, a minori costi e a minore uso di manodopera. Questo significa anche immaginare il credito di imposta in agricoltura; se fossi in lei, Presidente, io la farei una riflessione – Presidente, Vicepresidente, però, insomma, è di buon auspicio -, io la farei una riflessione, perché diventa un fatto fondamentale questa possibilità data agli agricoltori.

Anche perché, altrimenti, noi dovremmo fare un ragionamento opposto: perché no? Il tema è questo, perché no? Non avete opposto né nelle Commissioni competenti né, qui, in Aula un problema di copertura finanziaria. Dunque, il tema qual è? Perché no? Perché non consentire ad un settore prevalente come questo di poter fare degli investimenti; investimenti che sono di straordinaria importanza.

La realtà produttiva del mondo agricolo è una realtà complessa, complicata, difficile, che serve, come dire, a organizzare una produzione di qualità, il made in Italy. Vedete, voi state proponendo una trasformazione dei ministeri, sui quali diremo - agricoltura, turismo, eccetera - ma sono chiacchiere se voi non consentite al made in Italy e cioè ai prodotti agroalimentari che caratterizzano in prevalenza il nome “Italia” nel mondo, se voi non consentite alle aziende agricole di fare una produzione di maggiore e di migliore qualità per conquistare la sfida dei mercati. Non basta solo dire “prodotto italiano”; significa anche introdurre la possibilità di ridurre i costi, di fare gli investimenti e di stare sul mercato.

Ora, sarebbe opportuno, visto che il Governo - concludo Presidente - oltre a esprimere un Ministro in quest'Aula, ha un presidente di Commissione, capire perché “no” rispetto ad una proposta che da tutte le opposizioni, ma soprattutto dal mondo agricolo, viene fortemente richiesta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 8.06 Gadda, 8.09 Paolo Russo e 8.012. I parere sono contrari di Commissioni e Governo, e favorevoli i relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.2 Crosetto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Bellucci. Ne ha facoltà.

MARIA TERESA BELLUCCI (FDI). Grazie Presidente. Rappresentanti del Governo, Ministro Di Maio, noi abbiamo desiderato e sperato che questo decreto fosse un decreto dignità. E siamo qui da oltre quaranta ore - e lei anche ci ha permesso di pensare che le nostre proposte potessero arrivare ad un obiettivo - perché vorremmo che questo provvedimento non fosse una drammatica occasione persa. Una drammatica occasione persa, perché la sua sensibilità, quella di proporre all'interno di questo decreto una attenzione al gioco d'azzardo ci ha fatto pensare, forse illudere, che questa attenzione fosse autentica. Lei stesso nella sua pagina Facebook scrive che ci sono 1 milione di persone che hanno un problema di gioco d'azzardo. Sappiamo bene quanto il numero di slot machine in Italia sia il più alto d'Europa. Sappiamo quanto l'erario incassa dal gioco d'azzardo, come nessuno in Europa, neanche come la Francia, il Regno Unito, la Spagna. Sappiamo come l'Organizzazione mondiale della sanità le dà un monito. E per questo lei, in campagna elettorale, in mille momenti, ci aveva detto e immaginato che ci fosse una serie di misure da dover introdurre.

Quella che è arrivato in Commissione, purtroppo, Ministro Di Maio, è stata un'unica misura, quella del divieto. Lei così facendo ha negato se stesso e ha dimostrato che ha azzardato, ha azzardato le sue dichiarazioni in campagna elettorale. Ma in temi come questi, Ministro Di Maio, in temi che riguardano la fragilità delle persone, non si può azzardare, non si può azzardare in nome di un decreto che diventa il decreto dell'apparenza. Non si può azzardare, perché lei così ha annullato la sostanza della bellezza di un decreto, che avrebbe potuto portare delle risposte.

Lei, nel suo intervento in Aula, ci ha spiegato bene quelli che sono i compiti dell'opposizione e del Governo, il fatto che si hanno giustamente delle idee diverse. Su questo articolo, l'articolo 9, lei aveva un'opposizione che era unita, nel poter combattere il gioco d'azzardo patologico. Noi saremmo stati al suo fianco, se lei avesse osato di più, se lei avesse introdotto quelle misure che aveva promesso e che sono manchevoli. Ci abbiamo provato, pensando che magari il suo fosse un errore di fretta, troppa fretta, per apparire prima dell'estate. Abbiamo lavorato, abbiamo proposto emendamenti, ma quello che ci hanno detto i suoi sottosegretari era che nel contenuto i nostri emendamenti erano giusti, ma che sarebbero stati fatti poi. Poi? Ma, se di urgenza si tratta, Ministro Di Maio, se non ora quando (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Noi saremmo stati al suo fianco, perché voi siete il Governo del cambiamento! Saremmo stati al vostro fianco, non soltanto per i divieti, ma anche per la cura delle persone che hanno problemi di gioco d'azzardo patologico, perché un decreto non può essere fatto di divieti, deve essere fatto di opportunità, deve essere fatto di occasioni, di risposte date, e noi saremo stati al suo fianco. Se lei avesse avuto più coraggio, se lei fosse stato veramente dignitoso e avesse così fatto meritato il rispetto di noi italiani, l'avremmo fatto per il bene della nostra Italia, perché quando il Governo fa una cosa giusta, Fratelli d'Italia ha promesso di esserci e ci sarebbe stata. Purtroppo, invece, stiamo constatando che non è così, almeno fino adesso. Le chiediamo che in questi ultimi articoli, quelli dedicati proprio all'articolo 9 e agli emendamenti quindi che verranno, lei possa essere coerente prima di tutto con se stesso, con le sue affermazioni, con quelli che non vogliono essere degli azzardi.

Ci dia ancora l'occasione di pensare che non è tutto perso, che c'è una risposta per la nostra Italia, che c'è una risposta per quelle milioni di persone che, a fronte dell'usura, a fronte di una famiglia distrutta, a fronte dei debiti, a fronte del problema in cui versano, trovano una risposta in lei. Glielo chiediamo perché voi siete il Governo del cambiamento, perché, ricordando le parole di Sepulveda, vola solo chi osa farlo. E, allora, se voi siete il Governo del cambiamento, osate, osate cambiare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.2 Crosetto, parere contrario delle Commissioni, del Governo, della V Commissione (Bilancio) e dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.31 Rostan.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Rostan. Ne ha facoltà.

MICHELA ROSTAN (LEU). Grazie Presidente. Questo emendamento contiene una serie di proposte migliorative al testo del decreto-legge, perché intanto interveniamo cancellando, laddove ancora viene utilizzato, il termine ludopatia, Perché ormai lo sappiamo tutti: la ludopatia non esiste. Di fronte all'azzardo, noi parliamo di una vera e propria patologia, il gioco inteso come svago, in questo caso, non c'entra nulla, lo abbiamo rilevato più volte.

L'emendamento si propone, inoltre, anche di vietare tutte le forme di pubblicità o di promozione, relative ad apertura ed esercizio di nuove sale da gioco o scommesse, quindi non solo il gioco in sé, ma anche l'attivazione di nuovi punti vendita.

La parte, che, però, riteniamo e consideriamo più rilevante dell'emendamento e su cui chiediamo il voto, è quella che propone di aggiungere al comma 4 l'indicazione di uno stanziamento per una serie di cosiddette pubblicità progresso. Nel dettaglio chiediamo che sia stanziata una quota non inferiore ad 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019, 2020, da destinare nel corso della durata dei contratti pubblicitari in corso di esecuzione, di cui al comma 5, all'adozione di una campagna di comunicazione televisiva, volta a sensibilizzare i cittadini sui problemi derivanti dal gioco patologico.

Ovviamente, Ministro, questo è vero ed è valido se, come lei più volte ha ricordato, noi dobbiamo scoraggiare il gioco, dobbiamo aprire gli occhi alle persone e dobbiamo soprattutto sensibilizzarle. Ora è evidente anche che, però, il giro d'affari è tale, che nessuno vuole davvero allontanare le persone dal gioco d'azzardo. Il prezzo che, però, si paga è che la gente si rovina ed è vittima di una patologia che alimenta, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, nelle regioni dalle quali lei stesso proviene, fenomeni criminali. Mi riferisco all'usura, al riciclaggio e allo strozzinaggio.

In questo decreto - spiace constatarlo - purtroppo avete fatto il contrario, di quanto era stato previsto nel contratto di Governo, perché in quel contratto avete inserito il tema tra le questioni di ordine pubblico. Avete parlato di una strategia di uscita dalla machine gambling, di una tracciabilità dei flussi, del controllo dell'evasione, di un controllo sulle infiltrazioni mafiose, di imposizioni dei limiti di spesa e avete anche affrontato il tema delle distanze.

Quindi, occorreva costruire un piano complessivo che, nel tempo, portasse alla cancellazione di tutte quelle che sono vere e proprie macchine infernali e che stanno rovinando la vita ad intere famiglie. Insomma, un testo unico che intervenisse con decisione sulla materia nella direzione della tutela dei cittadini e, soprattutto, dei soggetti più deboli. Tutto questo - e lo diciamo con rammarico, ovviamente - non è avvenuto. E, allora, quanto meno noi vi chiediamo un supplemento di riflessione, un supplemento di riflessione per accogliere tutte quelle proposte migliorative che possano dare maggiore efficacia e, soprattutto, maggiore incisività al provvedimento. È per questo che chiediamo il voto favorevole su questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Grazie, signor Presidente. La collega Rostan ha espresso, diciamo, la delusione che abbiamo avuto nel leggere con attenzione la parte dei giochi, perché rispetto al proclama “norme contro il gioco d'azzardo” poi ci siamo trovati un espletamento del testo e del titolo fuori tema - sa come si faceva una volta? Tema, oggetto e poi lo svolgimento e lo svolgimento rispetto al titolo andava un po' fuori tema - perché, tranne qualche piccolo ritocco, poi su alcune cose, profonde, come le slot machine, sul come andare incontro a quanto previsto dall'intesa Stato-regioni e a ciò che riguarda una profonda cultura nei confronti di chi ha una malattia così grave come quella di chi ha l'azzardopatia, ci siamo trovati un po' spiazzati nel trovare questo testo vuoto.

Non lo diciamo soltanto noi perché siamo cattiva opposizione, che deve sempre fare polemica, perché c'è un Governo altrui, perché abbiamo perso le elezioni, eccetera, eccetera, come da qualche parte della maggioranza oggi ci è stato detto. Lo diciamo perché, quando noi abbiamo fatto questi rilievi, in Commissione la stessa Viceministra Castelli ci ha detto: “Avete ragione. Ci sarà un provvedimento futuro più ampio, più completo e più organico”. La domanda viene spontanea: se ci sarà un provvedimento più ampio e più organico nel futuro, perché non lo facciamo già adesso? Perché non espungere questa parte, facendo un provvedimento organico? Perché così facendo si colpisce un po' qua e un po' la, ma, alla fine, non si va veramente contro quello che è il gioco d'azzardo e non lo diciamo - ripeto – noi, che siamo l'opposizione cattiva e brutta. Non ce lo dice soltanto la Viceministra Castelli, ma ce lo dice quella terribile relazione tecnica, che evidentemente ha letto solo l'opposizione e non ha letto la maggioranza, a pagina 17, dove dice che sulle slot questo provvedimento è praticamente inutile, e a pagina 18, dove dice che quelle norme sul divieto della pubblicità on line determinano il gioco illegale e spostano il gioco legale al gioco illegale.

Quindi, visto che lo dice la Viceministra Castelli, che non si può ascrivere alla mia maggioranza, e lo dice la relazione tecnica, perché non riflettete e, quanto meno, cercate di accogliere quegli emendamenti che dicono di riorganizzare la materia in modo organico? Ve lo chiedono i cittadini, ve lo chiedono i vostri amministratori. Ci sono amministratori della vostra parte che hanno fatto delle norme più severe, molto più severe di quelle che sono contenute in questo articolo 9 e che voi non avete minimamente premiato, perché tutti gli emendamenti che le opposizioni, e in particolare il Partito Democratico, hanno presentato in favore di quegli enti locali che hanno fatto delle scelte molto più coraggiose di questo articolo 9 sono state tutte bocciate.

Quindi, accogliete non dico un emendamento del Partito Democratico, che è cattivo, ma quanto meno l'emendamento della collega Rostan, che nei vostri confronti è un po' più benevola, per dare un senso, un senso vero a questo articolo 9.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.31 Rostan, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il parere del relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico è cambiato, come abbiamo sentito, mentre il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprime parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

L'emendamento successivo, 9.5 Osnato, come detto nello speech iniziale, è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.300 Rostan.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Rostan. Ne ha facoltà.

MICHELA ROSTAN (LEU). Grazie, Presidente. Intervengo per dire che c'è un rischio nell'approvare l'articolo 9, comma 1, così come è. È un rischio al quale il nostro emendamento intende rimediare, perché dire che il divieto di pubblicità è conforme con i divieti contenuti nell'articolo 1, commi da 937 a 940, significa rischiare o un depotenziamento del divieto stesso oppure una contraddizione. Quindi, va detto, a nostro giudizio, con chiarezza che ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione dalla data di entrata in vigore del decreto-legge fino alla loro scadenza e, comunque, per non oltre un anno è applicabile la normativa previgente al decreto. Dopo il termine stabilito, si passa a quanto disposto dalla legge in esame, come emendata attualmente. Quindi, si passa al divieto assoluto.

Ora, noi ovviamente lo abbiamo detto e ripetuto già più volte: questo divieto di pubblicità è una misura francamente blanda e debole. Il tema è molto più complesso e andrebbe articolato con azioni più radicali e più complessive di settore. Diciamolo, questo è un provvedimento simbolico ed evidenzia, ancora di più, tutta la sua contraddizione, la contraddizione anche dello Stato in questa vicenda che, da un lato, pone il divieto di pubblicità e, dall'altro lato, però aumenta il prelievo erariale unico. Quindi, significa avere la garanzia dell'esistenza di queste macchine infernali, quindi di videolottery e slot.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO (ore 16,35)

MICHELA ROSTAN (LEU). E, allora, noi diciamo che sul tema dobbiamo condurre una battaglia di civiltà, che significa coniugare il diritto al gioco con il diritto, però, di tante famiglie a non vedersi spogliate dei propri beni e dei propri averi e se si vuole fare veramente un divieto almeno lo si faccia bene e, soprattutto, senza il rischio di una falla nella norma. Dunque, lo si faccia approvando questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.300 Rostan, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico si rimette all'Aula e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprime parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.30 Butti.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Butti. Ne ha facoltà.

ALESSIO BUTTI (FDI). Presidente, grazie. Due premesse prima di illustrare questo emendamento. La prima: io sarei tentato di scommettere con il Ministro Di Maio circa l'inutilità di porre divieti sulla pubblicità del gioco e delle scommesse al fine di contrastare l'azzardo. Però, Presidente, lei mi insegna che il merito del provvedimento e il contesto non rendono opportuna la scommessa.

La seconda cosa - ma è stata brillantemente esaustiva la collega Bellucci - è per chiarire inequivocabilmente che il gruppo di Fratelli d'Italia lotta ed è impegnato a contrastare non solo la ludopatia ma ogni tipo di dipendenza. Personalmente vorrei che trattare il tema del disturbo del gioco d'azzardo - così come, tirandovi un po' le orecchie, vi ha corretto la XII Commissione (Affari sociali), perché questo articolo 9 era titolato nel contrasto alla ludopatia e non parlava del gioco d'azzardo - non si facesse per decreto, così come un ragionamento sulle dipendenze, perché per affrontare temi così importanti non bisogna essere superficiali, non bisogna essere pressappochisti, bisogna dare il tempo al Parlamento di discutere, bisogna valutare quelle che sono le indagini e le statistiche, i dati, che pure esistono, anche se spesso in contraddizione tra loro.

Allora è singolare, ad esempio, che in questo decreto si inserisca la lotta - come la chiamavate - alla ludopatia, quando, citando il CNR, quindi dati, signor Ministro, assolutamente attendibili, la dipendenza dal gioco è solo all'ottavo posto. Colleghi, pensate - non so per chi possa essere interessante questa informazione -, addirittura, prima viene la dipendenza dal sesso, e ancora prima la dipendenza da socialnetwork e dagli smartphone, che sono due dipendenze che stanno preoccupando particolarmente i pediatri e i neuropsichiatri infantili, per gli effetti devastanti che possono avere sui giovani e sugli adolescenti. Quindi, la ludopatia è all'ottavo posto. Noi speriamo che con un provvedimento organico e globale si possano affrontare anche gli altri argomenti. Allora, questo emendamento introduce tre questioni importanti: la prima, il limite di affollamento all'interno dei cluster pubblicitari per tutti gli spot che promuovono le scommesse e che promuovono la pubblicità; la seconda, trasmettere questi spot in fascia non protetta, quindi dalle 23 alle 7, così come si conviene anche in altri settori; la terza - importante -, introduciamo delle pesanti limitazioni alle sponsorizzazioni, che pure sono previste. Perché, signor Ministro e signor Presidente, noi avanziamo queste proposte? Perché il divieto assoluto della pubblicità su questi giochi impedisce agli operatori che hanno acquistato una regolare concessione in Italia di poter fare comunicazione, lasciando però indisturbati tutti gli operatori che la licenza internazionale l'hanno presa in Paesi off-shore, magari anche a Curaçao. Basta digitare su Google, signor Ministro, le parole chiave “casinò online”, per capire che sono spariti tutti gli annunci dei concessionari italiani e sono comparsi invece gli annunci di concessionari appunto con sedi off-shore. Questo emendamento tenta anche di evitare una pesante discriminazione, perché, colleghi, è bene saperlo, non c'è un Paese europeo dove vi sia un divieto alla pubblicità sui giochi e sulle scommesse. Signor Ministro, lei annuisce, ma un motivo ci sarà. Quindi, voi non state combattendo il disturbo da gioco d'azzardo ma state mettendo seriamente in difficoltà il mondo del broadcasting, il mondo dell'editoria, il mondo dell'advertising, il mondo della comunicazione e anche il mondo dello sport, non solo lo sport ricco, quello professionistico, signor Ministro, ma anche lo sport dilettantistico. Ripensateci (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.30 Butti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, si rimette all'Aula il relatore di minoranza del Partito Democratico, e il parere favorevole di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.15 Martino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, il relatore di minoranza del Partito Democratico si rimette all'Aula, parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.40 Pastorino.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Rostan. Ne ha facoltà.

MICHELA ROSTAN (LEU). Presidente, intervengo a nome del gruppo per sottoscrivere l'emendamento Pastorino 9.40, un emendamento che individua un tema che già prima ho provato a spiegare, e che riprende parte dell'emendamento presentato. Ripeto, bisogna ampliare il divieto di pubblicità e promozione anche all'apertura e all'esercizio di nuove sale. Quindi, non solo il gioco ma anche il luogo; non solo l'azzardo, ma anche le sale. Questa è una precisazione necessaria, Presidente, perché molto spesso le sale sono multifunzionali, hanno varie caratteristiche commerciali, e bisogna essere certi e sicuri che non ci siano falle nelle quali si possa infilare quello che, invece, si è ritenuto di vietare. Allora vi chiediamo e vi diciamo che quanti più elementi di cautela, quanti più elementi di deterrenza noi mettiamo in campo, tanto maggiore sarà il nostro lavoro, e tanto più il nostro lavoro avrà avuto un senso. Per cui, chiedo al Ministro Di Maio di valutare attentamente questo emendamento e, a nome del gruppo Liberi e Uguali, ne chiediamo l'accantonamento.

PRESIDENTE. Relatore Centemero, c'è una richiesta di accantonamento sull'emendamento 9.40 Pastorino.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Presidente, accettiamo la richiesta di accantonamento.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.28 Bellucci. Se nessuno chiede di parlare, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.28 Bellucci, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, del relatore di minoranza del Partito Democratico, del relatore di minoranza di Forza Italia e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.50 Giacomoni, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, il relatore di minoranza del Partito Democratico si rimette all'Aula, parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 9.25 Fregolent, 9.43 Mandelli e 9.44 Tabacci.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mandelli. Ne ha facoltà.

ANDREA MANDELLI (FI). Presidente, è un emendamento semplice nella sua formulazione perché sostanzialmente chiede di aggiungere tra le manifestazioni escluse dal divieto anche la pubblicità per le Case da Gioco pubbliche italiane. Dunque stiamo parlando sostanzialmente dei quattro casinò gestiti da società per azioni interamente in mano pubblica, soggetti a rigorosissimi controlli, che hanno 2.500 dipendenti diretti e indiretti senza contare l'indotto che procurano. Sono i quattro casinò municipalizzati, ovviamente in unione con i comuni dove trovano sede, che hanno una loro logica, cioè avere il modo di controllare in maniera certa chi gioca d'azzardo e che quindi ha diritto di trovare un posto dove in sicurezza svolgere questa attività, che io non amo ma che sicuramente non posso vietare. Ora il tema è molto semplice, secondo me: l'emendamento 9.43 da me presentato che non richiede copertura, che non turba assolutamente il vostro articolato ma solamente aiuta i lavoratori che prestano la loro opera in tali strutture e che chiaramente non potrebbero neanche beneficiare della pubblicità di queste realtà che sono in grandissima difficoltà (i dati sono molto chiari: abbiamo il 45 per cento in meno di introiti negli ultimi anni e nel 2017 hanno avuto il meno 3 per cento). È di questi giorni la notizia della chiusura del casinò di Campione d'Italia, quindi a testimonianza della crisi di un settore. Non consentire ad essi neanche di fare pubblicità vorrà dire sostanzialmente, dopo aver condannato con l'articolo 1 una tipologia di lavoratori vasta come quelli a tempo indeterminato, dopo avere penalizzato i lavoratori delle scuole, ora penalizzare i 2.500 addetti e quindi sostanzialmente sancire la volontà di una decrescita felice, di una certezza che con il provvedimento andremo a intralciare chi lavora e a sopprimere posti di lavoro. Credo in realtà che in questo caso si smascheri il Governo perché siamo di fronte a un emendamento che davvero è solo di buonsenso e che tutto sommato aiuta le attività soggette all'autorità del Ministero dell'interno. Non consentire neanche questo emendamento che è di una banalità assoluta, di una logicità reale e di aiuto a questi lavoratori che stanno soffrendo di una grande crisi del comparto, credo che voglia dire per davvero che, al di là della facciata, di là della volontà di cercare di aprirsi al dialogo, quello che è certo è che voi non avete alcuna volontà di starci a sentire, che avete un'idea chiara di come disegnare il futuro della nostra Italia ma che su questa idea chiara noi non ci staremo e non ci saremo e continueremo a fare un'opposizione seria. Non è un emendamento che può darvi fastidio, però è un emendamento che dimostra che voi avete un'idea e che non volete assolutamente confrontarvi: è la prova provata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 9.25 Fregolent, 9.43 Mandelli e 9.44 Tabacci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza del PD e del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 9.53 Bergamini, 9.70 Tabacci e 9.72 Butti.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Bergamini. Ne ha facoltà.

DEBORAH BERGAMINI (FI). Grazie, Presidente. Per suo tramite, vorrei chiedere l'attenzione del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico perché negli emendamenti in esame c'è un'occasione per lei: quindi cerchiamo di non farvela sprecare. C'è un'occasione perché qui si tocca un tema spinoso del decreto-legge “dignità”, un tema che lei nelle settimane che sono trascorse non ha esitato a rendere un tema visibile: ha difeso fortemente il divieto di pubblicità che viene imposto al gioco d'azzardo dall'articolo 9. Tuttavia, siccome noi non rinunciamo al nostro ruolo di opposizione, non rinunciamo all'esercizio del buonsenso, non rinunciamo alla pratica del realismo e anche un po' dell'intelligenza, ci permettiamo di insistere sul fatto che l'atteggiamento che mostrate con l'intervento in oggetto è sbagliato. Avete fatto un provvedimento draconiano, cercando di nascondere - io invece la svelo perché è chiara a tutti - la grandissima ipocrisia di Stato che giace intorno al gioco d'azzardo. Qualcuno di noi è a favore della patologia del gioco d'azzardo? No. Qualcuno di noi non vuole combattere tale grave patologia che peraltro ha costi pesanti per lo Stato e costi pesanti per decine di migliaia di famiglie? No. Però facciamo pace con il cervello. Lo Stato italiano prende 10 miliardi di euro, fa cassa con 10 miliardi di euro dal gioco d'azzardo: è un dato. Lo Stato italiano gestisce il gioco d'azzardo. Voi addirittura prevedete di coprire finanziariamente alcune ricadute del provvedimento in esame con i proventi dal gioco d'azzardo e poi che fate? Dite: sì, però noi siamo contro; noi vogliamo assolutamente impedirne la pubblicità nel modo più assoluto e appunto draconiano. Mettete mele con pere, tutto insieme - le schedine, le lotterie nazionali, le slot, i gratta e vinci - con un divieto assoluto. Una modalità, una metodologia che attraversa tutto il perimetro del provvedimento. Castigate l'economia, castigate i settori merceologici, castigate le imprese, castigate la pubblicità ma io dico: ma se non volete cambiare idea nell'interesse degli italiani ma cambiate almeno idea nel vostro interesse o pensate che nessuno si accorga di quel che state facendo, che rimanga tutto dentro l'ologramma a cui state consegnando il Parlamento con l'atteggiamento di totale incomunicabilità che state mantenendo? Dunque, guardiamo le cose come stanno: ci fate dei bei soldi dal gioco d'azzardo e poi stabilite di vietarne la pubblicità ma allora perché non vietate il gioco d'azzardo: vietatelo, no (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)? No, i soldi servono però ci puliamo la coscienza e facciamo un provvedimento spot: mai parola fu più azzeccata perché stiamo parlando di pubblicità.

Nell'emendamento in esame proviamo a darvi l'occasione di fare per davvero il cambiamento: ma quel cambiamento che volete fare al Paese se non lo fate tra di voi, come pensate di produrlo? Guardate le cose per quello che sono e non per quello che credete che siano. Qui ci sono proposte migliorative che dicono che è conclamato che l'assenza di pubblicità non fa smettere di giocare ma spinge verso il gioco illegale perché questo è quello che accade (oppure sono tutti rimbecilliti in Europa perché in Europa la pubblicità è consentita e noi non la vietiamo). Ci sono studi che dimostrano che, laddove si vieta la pubblicità di un'attività che pure è lecita, perché lo Stato italiano la ritiene lecita, noi spingiamo verso l'illegalità, quindi indirettamente verso tutto quel sottobosco malavitoso e camorristico che ci guadagna dal gioco d'azzardo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Allora perchè, perché questa ipocrisia? Vi faccio un esempio: le slot machine pesano per il 50 per cento del mercato del gioco d'azzardo e per il 70 per cento delle abitudini di gioco dei ludopati: eppure non fanno pubblicità perché si vede che non ne hanno bisogno.

Allora va cambiato l'atteggiamento e voi dovreste apprezzare l'atteggiamento delle opposizioni in quest'Aula, voi che l'opposizione l'avete fatta in modo ben diverso quando eravate all'opposizione e ce lo ricordiamo, offendendo, minacciando, criticando, i tetti, i sit-in, tutto avete fatto. Noi ci ricordiamo di voi quando siete entrati qui in Parlamento, zainetto e giubbotto: volevate aprire i palazzi del potere come una scatoletta del tonno, ma in quella scatoletta vi ci siete chiusi e il tonno vi piace, eccome se vi piace (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! E vi piace talmente tanto, ora, inamidati, incravattati, eleganti…

PRESIDENTE. Concluda.

DEBORAH BERGAMINI (FI). …pettinati, lucidati, vi piace talmente tanto che adesso avete deciso che non vi piace neanche più la democrazia rappresentativa. Lei è stato occasionalmente affiancato in questi giorni …

PRESIDENTE. Ha finito il tempo.

DEBORAH BERGAMINI (FI). …da un Ministro per i rapporti con il Parlamento - sto finendo, Presidente, mi faccia dire le cose - che ha detto bellamente che la democrazia…

PRESIDENTE. Ha finito.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Butti (Proteste dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente - Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ha finito il tempo, ha avuto tutto il suo tempo. Deputata, ha avuto il tempo che le spettava. Prego, deputato Butti.

ALESSIO BUTTI (FDI). Presidente, grazie. Cerco di proseguire il ragionamento della collega Bergamini, ovviamente molto più modestamente, evitando di ripetere ciò che ha già detto in modo brillante.

Questo è un emendamento finalizzato ad escludere dal divieto general generico, Ministro Di Maio, alcuni giochi che non solo rappresentano un aspetto della nostra cultura, intesa nell'accezione più ampia del termine, dei nostri usi, dei nostri costumi, della nostra tradizione, che nemmeno creano quella dipendenza compulsiva che tutti quanti noi vorremmo combattere. Parliamo delle lotterie a estrazione differita, del lotto, del Superenalotto e similari. Questo è un emendamento che introduce, oltre al tetto di affollamento pubblicitario, di cui ho parlato poco fa, anche il divieto - vede, signor Ministro, credo che su questo lei possa essere solidale con la nostra opinione - di utilizzare quale testimonial i personaggi di una certa notorietà che facilitano - noi lo sappiamo - l'emulazione e l'imitazione secondo consolidate tecniche della comunicazione.

Si tratta per lo più di artisti in disarmo, diciamo sulla via del crepuscolo, che per due soldi, a volte anche per quattro soldi, rinunciano ai loro principi etici, dei quali si fingono prima, ovviamente, dei paladini.

Questo emendamento certifica anche un'altra cosa che la collega ha cercato di spiegarle, e cioè che c'è un mondo di portatori di interessi che è assolutamente disponibile a combattere con voi ogni tipo di dipendenze. Sono gli operatori, sono quelli che vorrebbero, attraverso questo emendamento, signor Ministro, un'operazione trasparenza. Tutti gli stakeholder sono disposti ad avvertire l'utente in tutti i modi, ad esempio circa le caratteristiche del concessionario, ad esempio a pubblicare il logo dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, a indicare sul sito web tutti i dati statistici delle vincite. Insomma, massima trasparenza nel contenuto della pubblicità. Questo per dirvi che, quando avrete voglia veramente di combattere tutte le dipendenze, ci sarà un mondo che potrà supportarvi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

FEDERICA ZANELLA (FI). Grazie, Presidente. Di quanto riteniamo poco proficuo per il contrasto alla ludopatia, che pure sosteniamo, questo provvedimento è stato detto.

Vorrei porre, invece, l'attenzione sul fatto che si evince un malcelato compiacimento al pensiero di ledere qualche emittente nazionale privata, ma non si pensa al fatto che con questo provvedimento si va a ledere anche un comparto come l'emittenza privata locale, che già sconta una crisi profonda, che andrebbe a perdere quasi un terzo del suo fatturato.

Ed è un comparto che dà da lavorare a migliaia di persone, che rischiano di andare ad aggiungersi agli 8 mila posti di lavoro all'anno che viene calcolato si potrebbero perdere con questo provvedimento.

A questo si aggiunge anche l'inammissibilità che lei, Presidente Fico, ha dichiarato in relazione ad un emendamento, va detto, su proposta del PD, che riguardava proprio il comparto dell'emittenza locale, che era stato presentato dalla Lega, che noi avremmo convintamente supportato, perché il centrodestra ha sempre supportato l'emittenza locale.

Per questo chiedo ai nostri amici e colleghi della Lega di continuare a combattere questa battaglia per l'emittenza locale, perché noi conteniamo le fattispecie lesive per quanto concerne la ludopatia, però diamo respiro a questo comparto. Quindi, vi chiediamo, cari colleghi, di continuare a combattere la battaglia per l'emittenza locale con noi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 9.53 Bergamini, 9.70 Tabacci e 9.72 Butti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza del Partito Democratico e di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.54 Martino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, su cui si rimette all'Aula il relatore di minoranza del Partito Democratico e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.71 Martino, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.58 Martino.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI (FI). Noi abbiamo sentito, onorevole Presidente e onorevoli colleghi, parlare per una lunga parte di questo dibattito, che sarebbe ispirato alla dignità, di una umanità degradata che andrebbe protetta da se stessa, per la quale occorrono divieti di ogni natura. Ed è evidente che le tante cose maligne che possono fare danno all'uomo non sono soltanto nel gioco, che nella parola stessa indica una componente ludica. L'homo ludens ha una dignità letteraria, da Huizinga, che va rispettata. La lettura di Huizinga sarebbe suggerita a chi si occupa di vietare insistentemente, vietare la pubblicità nella piena contraddizione di casinò di Stato che incassano quello che serve allo Stato per riparare alcuni buchi del suo bilancio.

Ma mi sembra interessante accostare questa tematica del divieto a un divieto più grave, che è un divieto della intelligenza, della conoscenza e della formazione: mentre noi stiamo qui parlando, il Ministro dei beni culturali ha vietato le aperture gratuite dei musei la domenica (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico), quando è proprio in quei musei e in quella cultura che c'è la risposta alla ludopatia: nella conoscenza, nel sapere, nel correre, non nelle discoteche, ma nelle pinacoteche, non nei casinò, ma nei musei, e andarci gratis, sempre, tutti i giorni, attraverso una formazione lenta, che porta gli uomini all'uso della ragione. Non posso pensare di dover andare in biblioteca e pagare, entrare in un luogo di gioco: il luogo del maggiore piacere è una biblioteca, lì c'è l'homo ludens che agisce, e io non prendo Machiavelli in mano per imparare quello che dovrei sapere in quest'Aula, pagando un biglietto. Perché devo pagare il biglietto per la Primavera di Botticelli?

Allora, invece che vietare, perché non suggeriamo, non apriamo e non facciamo sì che le persone che vanno al casinò… Quando ci vanno? Di notte, non di mattina, salvo quelli talmente gravi che io ho conosciuto che vanno anche di mattina. Erano casi umani interessanti. Ricordo “Artiglio” Monti, il proprietario de Il Resto delCarlino, de La Nazione, un uomo di destra potente, ma calmierato: quando perdeva 3 milioni e mezzo, di lire, abbandonava il campo. O Ljuba Rizzoli, la moglie del grande editore, che, invece, perdeva anche 200 milioni in una sola serata. Ebbene, quello era vizio, ma ognuno ha diritto anche ai propri vizi, ha diritto a poter fare quello che vuole dei suoi danari e della sua follia. Non possiamo vietare i vizi: perché diceva bene Butti, il primo caso di dipendenza è quello sessuale, quelli sessuali di ogni tipo. Dobbiamo vietare anche il sesso, impedire a lei di essere omosessuale, se volesse mai esserlo? Non cercheremo di impedirglielo, io non vorrei vietare nulla!

PRESIDENTE. Deputato Sgarbi, rimaniamo sull'emendamento.

VITTORIO SGARBI (FI). Beh, l'emendamento è questo, che io la induco ad andare a vedere il Museo di Arezzo, il Museo di Castelfiorentino, il Museo di Benozzo Gozzoli: la induco a fare questo, per educarsi a non perdere di vista il vero gioco.

Allora, quando vedo divieti, televisione vietata, mettere no slot in un bar: ma un demente che va in un bar a giocare, occorre indurlo a continuare finché non perderà la testa e la ritroverà in qualcosa di diverso, che dev'essere quel museo aperto che voi volete chiudere! 5 Stelle vuole chiudere i musei gratis, per farli pagare! E allora, se io non apro i musei dalle sei di sera a mezzanotte, che alternativa avrò a quei giochi in cui vanno quei ragazzi disperati a cui vietiamo tutto? Apriamogli i luoghi del piacere dell'intelligenza, mettiamo ristoranti, bar, luoghi, e perfino anche una piccola macchina per il cretino che vuole giocare con la slot machine: mettiamola lì, a fianco di Botticelli. Ma non vietiamo, esaltiamo, incitiamo alla conoscenza: vietare è un crimine, se avete letto Foucault, se avete letto i grandi. Leggete Bataille, leggete, voi di una sinistra colta, che siete più colti di tanta destra armata, quelli che dicono: vietato vietare, e smettetela di rompere i coglioni, vietando inutilmente!

PRESIDENTE. Deputato Sgarbi…

VITTORIO SGARBI (FI). E i coglioni sono i miei…!

PRESIDENTE. Usi un linguaggio consono. È la seconda volta, questa.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D'Uva. Ne ha facoltà.

FRANCESCO D'UVA (M5S). Presidente, solo per ristabilire un attimo la verità di quanto ha detto il Ministro, perché il Ministro non ha mai detto che bisogna vietare l'apertura gratuita dei musei: anzi, ha detto che quella è stata un'ottima iniziativa, è stato un ottimo lancio pubblicitario. Effettivamente anche il MoVimento 5 Stelle, nella scorsa legislatura, non ha mai detto nulla contro questa (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente)

PRESIDENTE. Deputato D'Uva, rimanga sull'emendamento.

FRANCESCO D'UVA (M5S). Perché è effettivamente molto importante combattere l'azzardopatia attraverso la cultura. Per questo siamo contenti che il Ministro Bonisoli abbia deciso di eliminare piuttosto l'obbligo a questo…

PRESIDENTE. Deputato D'Uva…

FRANCESCO D'UVA (M5S). …e non quello di costringerli a chiudere. È diverso, solo questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.58 Martino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, nonché del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.60 Martino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico si è rimesso all'Aula e il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.57 Martino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico si è rimesso all'Aula e il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.51 Martino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo nonché del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 46).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.52 Martino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo nonché del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 47).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.74 Fregolent.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Con questo emendamento eleviamo le sanzioni, perché a noi non tornano i conti: se questo decreto-legge e se questo articolo sono veramente contro il gioco d'azzardo, come mai nella relazione tecnica si parla di invarianza di entrate e come mai tutti gli emendamenti che avete fatto e che avete accettato sono stati coperti con il gioco? Ricordiamo la decontribuzione under 35, le coperture le avete trovate con i giochi e in gran parte di questo decreto le coperture sono state trovate con i giochi.

Delle due, l'una: o voi non credete che le vostre misure siano effettivamente misure importanti, che faranno ridurre la ludopatia, o invece, così come avete impostato l'intero articolato, in realtà aumentate il prelievo sui giocatori, quindi è una tassa sui giocatori, mettete la pubblicità sui giochi legali e così fate i giochi illegali, e alla fine entreranno quelle entrate che vi servono per la copertura di un provvedimento, che tra l'altro è sbagliato anche negli altri contenuti, quelli sul lavoro e sulle aziende.

Quindi, penso e temo che se volete veramente, invece, essere efficaci, questo emendamento che prevede un innalzamento delle sanzioni forse vi potrebbe essere utile per punire effettivamente il gioco illecito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.74 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza di Forza Italia, e con il parere favorevole del relatore di minoranza del PD.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 48).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.68 Braga.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD). Grazie, Presidente. Illustro brevemente il contenuto dell'emendamento 9.68, che chiede al Governo di chiarire in maniera definitiva, con una formulazione più precisa, i contenuti del comma 2.

In particolare, così come abbiamo già avuto modo di spiegare nel corso della discussione in Commissione, l'attuale formulazione del comma 2 non chiarisce in maniera sufficiente a quale soggetto viene addebitata la sanzione per il mancato rispetto del divieto di cui al comma 1 e questa condizione rischia di creare non soltanto uno stato di incertezza rispetto all'applicazione della sanzione, ma anche un rischio molto elevato di ricorsi rispetto, invece, ad un tema, che, proprio per la natura e la delicatezza della norma che viene proposta, necessiterebbe di un chiarimento, che mi sembra del tutto di buonsenso.

Noi chiediamo che si chiarisca, nella formulazione del comma 2, che le sanzioni sono applicate sia a carico del committente sia a carico del proprietario. Credo che sia interesse di tutti, soprattutto del Governo, che ci ha spiegato - relativamente poco con i suoi interventi in quest'Aula, ma nella discussione e, soprattutto, attraverso la comunicazione che è stata fatta sui contenuti di questo articolo 9 - la volontà di contrastare, attraverso il divieto di pubblicità, una proliferazione e anche le conseguenze negative legate alla ludopatia.

Io credo che chiarire in maniera del tutto ragionevole questo aspetto vada nell'interesse dell'applicazione di una norma che non può essere soltanto venduta in termini propagandistici o, comunque, di comunicazione, ma che deve essere pienamente applicabile e controllabile. Penso che sia una delle tante questioni che noi abbiamo posto in chiave assolutamente costruttiva nella discussione con il relatore e con il Governo, sulla quale non abbiamo neanche avuto la possibilità di avere una risposta che ci togliesse un dubbio e che ci fa pensare, appunto, come, alla fine, in questo intervento, ci sia molta voglia di raccontare qualcosa e poca, invece, decisione a scrivere in maniera corretta e precisa una norma utile a contrastare i comportamenti di un eccesso nell'esercizio del gioco, con tutto quello che ne deriva (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.68 Braga, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del PD e su cui il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 49).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.69 Bellucci.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Su questo emendamento cambiamo parere da contrario a favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio. Ne ha facoltà.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Presidente, l'emendamento 9.69 Bellucci sostanzialmente aumenta l'importo della sanzione pecuniaria per chi non rispetta il divieto di pubblicità relativo al gioco scommesse e passa dal 5 al 20 per cento. È un emendamento che viene proposto dai deputati di un gruppo di opposizione, ma ci trova totalmente favorevoli anche perché da una ricerca Caritas è chiaro che il 90 per cento di chi gioca d'azzardo in Italia finisce in questo vortice a causa della pubblicità TV e online.

Noi non solo vogliamo vietare la pubblicità in TV e online del gioco d'azzardo, ma siamo d'accordo ad inasprire le sanzioni. Quindi, anche per noi il parere è favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Lega-SalviniPremier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Trancassini. Ne ha facoltà.

PAOLO TRANCASSINI (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, grazie. Grazie perché ha accolto un nostro emendamento su un argomento così importante. Perché noi stiamo parlando di un'epidemia, stiamo parlando di qualcosa che uccide nel nostro Paese, non stiamo parlando di gioco, stiamo parlando di un argomento estremamente serio e vi va dato atto di averlo portato in quest'Aula.

Per questo, come rappresentante delle istituzioni, come sindaco di un territorio, per davvero vi ringrazio. C'è una precisazione che, però, vorrei fare, perché in quest'Aula molto spesso si gioca anche un po' con le parole e si rivendicano posizioni che in realtà non si hanno. Sulla ludopatia è stato portato un unico emendamento, chiaro, che prendeva le distanze per davvero da questa brutta piaga di questa epoca: era il primo emendamento e l'ha votato soltanto Fratelli d'Italia, solo Fratelli d'Italia ha dichiarato in maniera chiara e netta che questo non è un modo per fare economia, è un modo per uccidere l'economia, per uccidere la gente e per uccidere le nostre aziende.

Vede, io nel mio paese, nel 2009, ho vietato l'uso delle slot machine. Noi ci siamo arrivati prima, ma non perché siamo più intelligenti. Ci siamo arrivati prima perché nelle piccole comunità ci si incontra tutti i giorni e abbiamo capito subito che ci stavamo ammalando, era evidente che un virus era entrato nella nostre case, nella nostra gente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Abbiamo tentato in tutti i modi di farlo capire, ma sa, un sindaco di un paese di 2800 abitanti non lo ascolta nessuno.

Hanno impugnato la mia ordinanza, dopo tre giorni siamo andati al TAR, dopo quattro giorni era tutto finito. Mi permetta di dire che ho avuto anche il mio momento di notorietà; sono andato in televisione con Rocco Casalino che - all'epoca, era un noto sostenitore del gioco d'azzardo, perché lavorava per “Betting Blog” - si prese gioco di me, ci sono le registrazioni e tentò di spiegarmi come quello che io pensavo fosse evidente, cioè che ci si ammalava, in realtà, non fosse vero. Ecco, io, oggi, sono veramente contento, come italiano, come patriota, che abbiamo capito tutti che abbiamo un problema. La ludopatia è un grande problema, cominciamo a lavorarci insieme, cominciamo a lavorarci subito; noi siamo a disposizione, perché ce l'abbiamo nel DNA, perché queste cose le abbiamo vissute e perché sappiamo, anche, come fare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (PD). Grazie, Presidente. Ringrazio naturalmente il Ministro Di Maio per il suo intervento; l'emendamento è sicuramente utile; ce n'è uno, successivo, nostro, della collega Braga, che pone un tema molto attinente, che riguarda il rinnovo della concessione, quando ci arriveremo la collega lo illustrerà senz'altro; devo dire però che mi trovo un po' poco a mio agio, oggi, primo, perché non mi piacciono le concessioni, cioè questa ricerca spasmodica… non sono favori, l'opposizione non vuole favori, un emendamentino, se ci date l'emendamento, però, sei interventi, se ce ne date due, sono tre interventi, non ci interessa. Guardate, non ci interessa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi! Per favore…

ETTORE ROSATO (PD). Secondo, mi trovo un po' a disagio perché sembriamo un po' avulsi… sembriamo un po' avulsi (Proteste del deputato Rizzetto)… Collega Rizzetto, abbia pazienza…

PRESIDENTE. Deputato Rizzetto…

ETTORE ROSATO (PD). Non ce l'avevo con lei… Sembriamo un po' avulsi da un contesto, da quello che accade. In quest'Aula abbiamo già avuto episodi, lo sa bene, signor Presidente, di atteggiamenti del Governo inaccettabili, a mia memoria, ne ho viste tante, in quest'Aula, poi, quando c'eravate voi il numero delle cose viste è aumentato in maniera esponenziale, ma un Governo che minaccia i parlamentari, non mi era mai capitato e l'abbiamo visto in quest'Aula nelle prime settimane di legislatura…

EDMONDO CIRIELLI (FDI). Sei abituato a chi se li compra i parlamentari!

PRESIDENTE. Cirielli… Cirielli!

ETTORE ROSATO (PD). Così come non mi è mai capitato di vedere il filmato di quello che è accaduto al Senato, oggi, col Ministro Bonafede che descrive come circolo ricreativo per i partiti l'Aula del Senato. E poi, il Ministro Di Maio, che ha contribuito allo show al Senato, viene qui e fa l'istituzionale, dando un emendamentino. Signori, noi siamo qui nell'interesse degli italiani, facciamo la nostra parte nell'interesse degli italiani, come la facevate voi quando eravate all'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Per favore, per favore…

ETTORE ROSATO (PD). E nessuno di noi ha mai negato, anche nello scontro più duro, che voi rappresentavate gli interessi degli italiani e il mancato rispetto di questo è una cosa inaccettabile. Io sono meravigliato che persone che hanno l'onore di servire la Repubblica nei ruoli più alti delle istituzioni, come i Ministri, si permettano di trattare così le istituzioni. Io penso che su questo ci confronteremo, prima che sugli emendamenti. Gli emendamenti sono un dovere di quest'Aula, confrontarsi sul merito, ma le regole, le regole che si fanno insieme vanno rispettate, prima di tutto, da chi ha responsabilità più alte (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cirielli. Ne ha facoltà.

Cerchiamo anche di tornare alla questione dell'emendamento.

EDMONDO CIRIELLI (FDI). Presidente, mi scusi, ma questo è un emendamento presentato dal nostro gruppo, come tanti gruppi presentano gli emendamenti; io sono da qualche anno in queste Aule e, oggettivamente, mi è capitato tante volte di vedere approvati degli emendamenti anche nel corso, magari, di provvedimenti ben diversi, perché questo non è un provvedimento distributivo, è un provvedimento ordinativo, nel senso che si danno disposizioni di carattere generale. Insomma, io ho vissuto durante finanziarie con governi spesso di guida del PD, ma anche di altre maggioranze, con veramente un mercimonio che poteva far anche inalberare qualche parlamentare più sensibile…

PRESIDENTE. Collega, lei è intervenuto a titolo personale, deve concludere.

EDMONDO CIRIELLI (FDI). Il collega Rosato era parlamentare come me, non capisco perché allora non si sia rinzelato; quello che voglio dire è che mi sembra scorretto che, rispetto a un semplice “sì”, su un emendamento che non ha nessuna valutazione finanziaria, un gruppo possa criticare in maniera così aspra; non soltanto il Ministro, ma anche un gruppo. Questo offende il ruolo dei gruppi parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI (FI). Non so se per parte di questo gruppo, ma voglio esprimere la mia personale e assoluta adesione alle parole dell'onorevole Rosato rispetto alla dignità del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico) e voglio, anche, sottolineare che, per un decreto che si chiama “dignità”, mi appare indegno che, dopo tre giornate, l'unico emendamento accolto sia quello degli amici di Fratelli d'Italia, di cui sento la distanza dal “grande fratello”, c'è fratello e fratello, però non è sufficiente a dare, all'onorevole Di Maio, l'unica concessione, con tante più importanti proposte di emendamenti, a questa, modesta e punitiva, ancora una volta, e inutile multa del venti per cento. Non è con le multe che risolverete l'educazione degli italiani, ma con la civiltà, la cultura e la bellezza e con il rispetto del Parlamento. E lei, caro onorevole Di Maio, non faccia il delicato che concede una cosa, conceda tutto quello che è giusto e, allora, apra anche ad altri emendamenti. Questo è soltanto l'inizio di una allargata coalizione, dalla Lega ai 5 Stelle ai grandi fratelli, forse, si parte di qua e si arriva lontano, che lei fosse di destra, d'altra parte, lo sapevamo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.69 Bellucci, con il parere favorevole di Commissioni e Governo, sul quale si rimette all'Aula la relatrice di minoranza del PD e con il voto contrario della relatrice di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 50) (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.67 Braga, con il parere contrario di Commissioni e Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza…

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD). Presidente, devo dire che l'intervento del Ministro Di Maio mi ha sollecitato a illustrare anche questo emendamento, perché, accolto da scroscianti applausi di quest'Aula, abbiamo visto come il Governo abbia deciso di accogliere un emendamento dei colleghi di Fratelli d'Italia che innalza, così come peraltro avevamo proposto anche noi ripetutamente in Commissione, la percentuale della sanzione. Con il mio emendamento, il 9.67, propongo, invece, al Governo, di graduare l'entità della sanzione e di prevedere che in caso di reiterata violazione del divieto di cui al comma 1 si provveda alla revoca della concessione.

Io sfido il Ministro e il Governo a dirci per quale motivo, su questa proposta assolutamente di buonsenso che, peraltro, risponde anche a un criterio generale di gradualità dell'applicazione della sanzione, ci sia una chiusura totale. Perché il dubbio che mi viene, vede, Presidente, è che alla fine questo contrasto al gioco lo si voglia fare, sì, a parole, e si voglia anche fare un po' cassa con questo contrasto al gioco, anziché contrastare effettivamente i comportamenti negativi; se l'obiettivo è quello di diminuire la pubblicità, in caso di reiterata violazione di un divieto che voi stabilite, per quale motivo non si intende accettare questa proposta che propone una soluzione, se vogliamo, radicale in chi continuamente non rispetta un divieto che voi stessi ponete (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.67 Braga, parere contrario di Commissioni e Governo, favorevole il relatore di minoranza del PD, contrario il relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.76 Fregolent.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Scusi Presidente, non mi aveva visto, perché c'era una persona che mi copriva, cioè il mio capogruppo, sì, il mio capogruppo mi copriva.

Con questo emendamento, visto che appunto l'intero articolo 9 è contro il gioco, non comprendiamo perché mettere in questo articolo la possibilità, per chi subisce una multa, di avere un'agevolazione, come avviene per il guidatore che paga entro un tot la propria multa e, quindi, gli viene di fatto ridotta. Non capiamo perché l'esercente che riceve una multa del gioco d'azzardo, non per guida veloce, debba poi invece, se paga entro un tot di tempo, ricevere un favorevole trattamento, rispetto a quello che invece magari probabilmente non lo fa.

Infatti, così, a nostro avviso, ovviamente si crea quel circolo vizioso, per cui, se poi alla fine basta pagare in tempi recenti e brevi la multa, tutto sommato si supera quel divieto di pubblicità, che dovrebbe essere insito nella norma. Quindi, noi con questo emendamento chiediamo di abrogare le facilitazioni che vengono consentite.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.76 Fregolent, parere contrario di Commissioni e Governo, relatore minoranza PD favorevole, contrario il relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 52).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.77 Butti.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto Butti. Ne ha facoltà.

ALESSIO BUTTI (FDI). Grazie Presidente. Innanzitutto questo è un dibattito utile, perché ci ha fatto comprendere la resipiscenza della sinistra in Parlamento, perché, amici miei, voi siete gli epigoni di quelli che hanno fondato lo Stato biscazziere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Infatti, nel 1997, fu il Governo Prodi a introdurre la doppia scommessa sul lotto enalotto e, nel 1999, D'Alema inondò il Paese di sale bingo. Adesso siamo felici che abbiate scoperto il dramma della ludopatia e della dipendenza da gioco.

Con questo emendamento, Presidente, noi introduciamo e spieghiamo anche il concetto di comunicazione responsabile. Addirittura, Presidente, Ministro, vorremmo fosse accompagnata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, a cui affidiamo addirittura la redazione delle linee guida di questa comunicazione responsabile.

Quindi, fermo restando per noi il pericolo di tutte le dipendenze patologiche, abbiamo pensato di scrivere un emendamento, raccogliendo anche i suggerimenti dell'Unione europea e del Parlamento europeo, in quanto chiediamo che questa comunicazione non sia eccessiva per presenza. Chiediamo che avverta chiaramente dei rischi della dipendenza dal gioco d'azzardo e che non appaia - lo ripetiamo e lo ripeteremo anche in futuro - nei programmi dedicati ai minori.

Attenzione, colleghi, perché il concetto di dipendenza è un terreno scivoloso, così come quello della pubblicità nociva. Vogliamo parlare della promozione degli alcolici, siamo forse un popolo di ubriaconi o possiamo spiegare che un uso eccessivo degli alcolici fa male? Vogliamo parlare dei prodotti tecnologici per i bambini e per gli adolescenti, che tanto, come ho detto prima, preoccupano neuropsichiatri infantili e pediatri? Vogliamo allora abolire la Play Station o vogliamo spiegare come si può utilizzare intelligentemente la Play Station? Esempio lampante, che sconfessa anche quanto scritto nel parere della XII Commissione (Affari sociali) dove si dice che il divieto di pubblicità è strumento essenziale per contrastare il gioco d'azzardo. È una fake, è una bugia colossale e vi spiego perché. Vede, signor Ministro, la pubblicità sul fumo è stata vietata nel 1962, non eravamo nati, lei sicuramente, ma nemmeno io ero ancora nato. Eppure esponenzialmente l'aumento della vendita dei tabacchi era straordinariamente evidente, fino al 2003. Che cosa è accaduto, colleghi, nel 2003? È accaduto che un signore, che si chiamava Sirchia, decise di impedire il fumo nei locali pubblici e intelligentemente accompagnò quel provvedimento con una promozione culturale nelle scuole, negli enti locali e nelle regioni. Noi dobbiamo insistere sul problema culturale, non sul divieto, signor Ministro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D'Alessandro. Ne ha facoltà.

CAMILLO D'ALESSANDRO (PD). Grazie Presidente. Mentre ascoltavo l'intervento del collega di Fratelli d'Italia, non so perché, mi è venuto in mente un cognome che pure è stato in questa Aula. Mi pare si chiamasse Laboccetta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico, che, insieme a Corallo, furono arrestati, sempre mi pare di ricordare - i social in questo caso aiutano, in altri casi distruggono - proprio per slot machine e per i vari casinò che avevano anche ai Caraibi. Poi l'inchiesta riguardò anche altri. Ho sentito tante parole, tanti nomi e cognomi dai colleghi della nuova destra. C'era una vecchia destra, che è uguale alla nuova destra che aveva un cognome che si chiamava Laboccetta, che pare abbia fatto soldi proprio con i giochi e le slot machine. Un po' di dignità e un po' di ricordo farebbe bene (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Grazie signor Presidente. Devo dire che queste ultime battute, che hanno visto comunque le opposizioni, impegnate in un decreto dignità che parla di ludopatia, che parla del mondo delle imprese, forse sta segnando qualche caduta di stile di troppo, perché all'interno di Fratelli d'Italia non ci risulta che i nomi, che sono stati citati dal collega del PD, abbiano mai fatto parte di questo nostro movimento, che non accettiamo e respingiamo al mittente. Devo dire sulle tante cadute di stile, che sono arrivate negli ultimi interventi, abbiamo dimostrato di non venderci neanche per una poltrona. Abbiamo dimostrato la dignità e la serietà di chi fa da sempre politica, sempre dalla stessa parte, e certamente la fa a schiena dritta e a testa alta.

PRESIDENTE. Concluda, è finito il tempo.

WANDA FERRO (FDI). Concludo, Presidente. Io le faccio un invito, rispetto sicuramente ad altri emendamenti di altre forze politiche, che probabilmente potranno essere accettati dal Governo, io credo che alla fine doveva esserci un applauso corale, perché, se l'opposizione riesce, tra virgolette, a portare avanti qualche idea, fa parte di questo Parlamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.77 Butti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico si rimette all'Aula e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprime parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 53).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.104 Fregolent.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Ungaro. Ne ha facoltà.

MASSIMO UNGARO (PD). Grazie, Presidente. Questo emendamento si propone di mettere i proventi delle sanzioni appunto a beneficio di quelle amministrazioni comunali che possono proporre progetti di recupero e reinserimento delle persone affette dal disturbo del gioco d'azzardo. Questo va all'insegna di un approccio più olistico e più organico di contrasto a questa grave piaga sociale, perché pensiamo che il divieto della pubblicità, per quanto sia, possa non essere sufficiente, anzi la relazione tecnica al decreto ricordava il documento della Commissione, come ricordava la collega poco fa, che paradossalmente il solo divieto, almeno nel settore on line, può paradossalmente aiutare gli operatori illegali a scapito di quelli legali. Quindi, qui vogliamo aggiungere e rendere l'approccio più organico, appunto valorizzando le esperienze degli amministratori locali e dei sindaci. Poco fa, appunto, abbiamo avuto un collega sindaco che parlava della sua esperienza, per metterla a beneficio, con progetti di recupero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.104 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprimono parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 54).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.113 Fregolent.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Morani. Ne ha facoltà.

ALESSIA MORANI (PD). Grazie, Presidente. Vorrei sottoscrivere l'emendamento 9.113 Fregolent. Quindi, le chiedo se, per cortesia, può aggiungere la mia firma a questo emendamento che io reputo fondamentale, perché in questo emendamento si parla della dotazione del Fondo per il gioco d'azzardo patologico, che è un Fondo particolarmente importante perché finanzia i progetti di reinserimento sociale delle persone con problematiche correlate al gioco d'azzardo patologico.

Oggi tanti colleghi sono intervenuti per dire quanto lo Stato debba occuparsi di questo problema e di quanto, quindi, quest'Aula, questo Parlamento ed il Governo devono farsi carico di questo gravissimo problema, che ci portiamo dietro, peraltro, da molto tempo. E, allora, nel mio intervento, in cui, appunto, ho voluto sottoscrivere con convinzione questo emendamento, vorrei fare anche una proposta al Governo che è qui in Aula, perché la collega Fregolent, che ringrazio perché ha presentato insieme ad altri colleghi questo emendamento, ha proposto per questo Fondo un incremento della dotazione di 35 milioni di euro per il 2018, di 70 milioni di euro per l'anno 2019 e di 35 milioni di euro per l'anno 2020. Immagino che il parere negativo del Governo rispetto a questo emendamento sia dovuto alla mancanza di coperture

Però, Presidente, nella mia proposta, che naturalmente è quella di un incremento non solo di 35 milioni per il 2018 perché io proponevo una cifra di 49 milioni per il 2018 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), si dice che questi 49 milioni per il 2018 possono essere tranquillamente reperiti attraverso un'azione di legalità, come più volte abbiamo detto in quest'Aula, attraverso il recupero di somme che la magistratura ha detto che devono essere restituite da un partito che si chiama Lega: 49 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier – Dai banchi del gruppo della Lega-SalviniPremier si espone un cartello). Se questo Governo ha il coraggio di mettere in pratica quello che dice, cioè di voler combattere…

PRESIDENTE. Deputata, vada sull'emendamento.

ALESSIA MORANI (PD). …il gioco d'azzardo e di individuare le coperture, faccia dare dalla Lega i 49 milioni che deve agli italiani e il Fondo per i malati patologici del gioco d'azzardo…

PRESIDENTE. Grazie…

ALESSIA MORANI (PD). …può essere tranquillamente aumentato già a partire da quest'anno, perché altrimenti sono solo parole al vento, Presidente. Quando si dice che ci vuole la legalità, quando si dice che si vuole combattere la patologia del gioco d'azzardo, quando servono i fondi per combattere quelle patologie e quando abbiamo un partito che deve 49 milioni allo Stato italiano, si chiedano a quel partito i soldi…

PRESIDENTE. Deputata, rimanga sull'emendamento.

ALESSIA MORANI (PD). …e li restituisca immediatamente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.113 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprimono parere favorevole. La V Commissione (Bilancio) esprime parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 55).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.116 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprimono parere favorevole. La V Commissione (Bilancio) esprime parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 56).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.110 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico e il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprimono parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 57).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.123 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico esprime parere favorevole, mentre il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprime parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 58).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.119 Braga, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 59).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.127 Tabacci.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Presidente, io non sono particolarmente fortunato con gli emendamenti, ma non è che questo mi scompone più di tanto; è capitato anche nelle altre legislature. Però, c'è una questione che vorrei segnalare ai relatori e anche al Vicepresidente, perché è molto curiosa. Riguarda il peso del Preu - che è il prelievo erariale unico - sul totale dei miliardi complessivi che riguardano la raccolta da gioco. La raccolta complessiva dei giochi leciti è pari a 101 miliardi, che originano esattamente 10 miliardi di tasse; il Preu, che ha 25 miliardi di giocato, contribuisce con 4,7 miliardi, che è pari al 47 per cento del totale.

Io vorrei capire: ma se la base è 100, e chi contribuisce con il 25 per cento in realtà soggiace a un prelievo di quasi il 50, dove va l'altro 50? Perché non pensiamo che si debba riequilibrare? Questo perché c'entrano anche i concessionari. È un discorso sul quale sarebbe bene ragionare un po', perché, visto che questo è il Governo del cambiamento, se si potesse cambiare e, invece di essere forti con i deboli e debole con i forti, si riequilibrasse, non sarebbe male. A buon intenditor, poche parole (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa-Centro Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.127 Tabacci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre si rimettono all'Aula i relatori di minoranza, e il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 60).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.125 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 61).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.128 Fregolent.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Brunetta. Ne ha facoltà.

RENATO BRUNETTA (FI). Signor Presidente, ho apprezzato molto l'accorato appello del collega sindaco di Fratelli d'Italia rispetto alla sua esperienza di amministratore locale contro le slotmachine.

Personalmente, non amo il gioco, non amo le slot machine, non amo le schedine, non amo il lotto, non amo certamente i casinò e tutto quel mondo che vive attorno a queste forme di gioco d'azzardo, amo però ancor meno l'ipocrisia, signor Ministro e signor Presidente. E qui mi viene alla mente un dato storico.

Io sono veneziano, la mia città è Venezia, la Serenissima Repubblica. La Serenissima Repubblica, nei secoli del suo grande splendore, tra le tante cose straordinarie - l'arte, la cultura, la potenza militare, i commerci - aveva un'altra caratteristica: aveva il più grande mercato di prostituzione del mondo allora conosciuto; erano operanti a Venezia più di 10.000 prostitute codificate e certificate. E la Repubblica formalmente combatteva la prostituzione, ma in realtà la tassava, perché le multe che la Repubblica di Venezia infliggeva a questo mercato, che era, ripeto, il mercato più espanso al mondo in quel momento, era in realtà una forma ipocrita di tassazione. La Repubblica tassava la prostituzione, facendo finta di combatterla, di multarla. Poi, i turisti lo sanno, la distinzione tra multa, cioè sanzione penale, e sanzione amministrativa, non era così chiara in termini teorici e di diritto; sta di fatto che la Repubblica tassava la prostituzione e ne ricavava un grande, enorme gettito.

Allora, io non vorrei, a prescindere dalla volontà del legislatore, del Governo, che noi, in questo versante, in questa deriva della sanzione, in realtà non facciamo l'operazione della Venezia del Seicento e del Settecento: in realtà, non combattiamo un fenomeno che io voglio combattere, la ludopatia, ma semplicemente lo tassiamo. Io non amo il gioco, ma ancor meno amo l'ipocrisia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.128 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza di Forza Italia, e il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 62).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.133 Martino, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del PD, con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia e con il parere contrario della Commissione V (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 63).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.135 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del PD e con il parere contrario del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 64).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 9.150 Cattaneo e 9.151 Tabacci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del PD si rimette all'Aula e con il parere favorevole del relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 65).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.142 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza PD e del relatore di minoranza di Forza Italia e con il parere contrario della Commissione V (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 66).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.06 Carnevali con parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza del PD.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Carnevali. Ne ha facoltà.

ELENA CARNEVALI (PD). Grazie, Presidente. Noi stiamo discutendo da quasi due ore dell'articolo 9 che introduce il divieto di pubblicità sul gioco d'azzardo. Devo dire che peraltro, anche prima di questo Governo, ci sono stati interventi. Ci pensò, ad esempio, il Ministro Balduzzi che vietò la pubblicità sui minori; ci pensò anche per le formule di avvertimento; ci pensarono anche quelli del Governo precedente che introdussero il divieto di pubblicità dalle 22 alle 7 di sera. Qual è il punto che emerge? Lo dice la relazione tecnica, quando appunto la famosa manina dice che l'impatto che ha l'intervento sulla pubblicità degli apparecchi da divertimento, in particolare delle slot che è il settore ritenuto più a rischio in particolare per il gioco d'azzardo patologico, è pari a zero, esattamente come avviene sulle attività che riguardano la pubblicità del Bingo.

Ma perché abbiamo l'accortezza di che cosa stiamo parlando, parliamo, per quel che riguarda in particolare le slot machine, di un volume di attività pari a 24 miliardi di euro per le AWP – riguardo alle quali, sempre rispetto a chi rappresenta il Partito Democratico, nell'anno 2017, abbiamo avuto una riduzione del 5 per cento - e per le VLT qualcosa come 23,5 miliardi. Il 53 per cento del mercato, cioè, viene praticamente occupato dall'attività che riguarda le slot. Bene, l'impatto dell'intervento della pubblicità è praticamente pari a zero. Assolutamente nulla.

PRESIDENTE. Deputato Vallascas, un po' di silenzio che sta parlando la collega.

ELENA CARNEVALI (PD). La ringrazio, Presidente. Quindi, con questo intervento, di cui lei peraltro Vicepresidente ha avuto l'impudenza di andare in televisione a dire: se mi lasciano, anzi se i partiti delle lobby non presentano gli emendamenti… Infatti, glielo abbiamo sentito dire molte volte e lei non si è preso neanche la fatica di leggere gli emendamenti del Partito Democratico che di favore alle lobby qua non ne stanno facendo neanche uno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Anzi, le dirò di più: non solo non abbiamo fatto favori, abbiamo fatto anche qualcosa di molto scomodo dove servivano risorse, dove soprattutto serviva volontà. Abbiamo riproposto di fatto tutto ciò che era contenuto nell'intesa Stato-regioni del 7 settembre che stava proprio ad indicare la volontà precisa di proseguire su quello che noi abbiamo già iniziato a fare, in particolare riducendo le VLT del 35 per cento e con una riduzione dei punti gioco e, quindi, dei volumi di attività che voi non avete scalfito neanche di un millimetro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Lei non si è preoccupato invece di andare in televisione a dire che forse c'è un'altra di lobby a cui invece siete stati condiscendenti e di quella non ne parla: si chiama lobby delle armi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Dunque, bisogna avere il coraggio che non avete avuto perché il provvedimento sicuramente fa qualcosa di concreto, io non lo banalizzo: ho fatto parte dell'intergruppo sul gioco d'azzardo e conosco le posizioni dell'associazione “Mettiamoci in gioco”. Ma non si fermano lì, quello che dice in particolare quell'associazione.

Ma lei ha la coda talmente di paglia che siete riusciti a fare una cosa talmente bizzarra che avete introdotto in un decreto-legge praticamente i contenuti di un ordine del giorno perché scrivete - neanche fosse una delega: qui c'è una bizzarria parlamentare che non si è mai vista - che entro sei mesi, cioè delegate voi stessi in un decreto che in realtà non è una delega, farete di fatto tutto quello che qui non avete fatto. Ma pensate che tutti noi qua abbiamo le fette di salame sugli occhi, che vi siete preoccupati anche di scrivere che la cassa che vi serve - cioè continuate a fare un'operazione di cassa - dovrà essere comunque garantita.

Il risultato qual è, Viceministro? Che di fatto ho il grande timore che non c'è un secondo atto di cui lei si è preoccupato di andare già a dire e di mettere le mani avanti. Ma se quel secondo atto anche ci fosse, voi non lo farete mettendoci…

PRESIDENTE. Deve concludere.

ELENA CARNEVALI…. qualche soldino in più per fare in modo che i sindaci, quelli che parlavano prima, non debbano agire con le ordinanze da sole, non debbano stabilire quali sono le distanze. Questo avete deciso di non fare, respingendo tutti i nostri emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.06 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico, sul quale il relatore di minoranza di Forza Italia si rimette all'Aula e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 67).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.011 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Carnevali. Ne ha facoltà.

ELENA CARNEVALI (PD). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo facciamo quell'operazione che è assolutamente necessaria, e peraltro congruente, che è relativa a una delle cose buone che vi riconosciamo, che è stata quella dell'accettazione dell'emendamento con l'introduzione della tessera sanitaria. Ma perché quell'emendamento abbia efficacia, ma, soprattutto, abbia efficacia il fatto che noi vogliamo non solo tutelare i minori, ma che quello strumento diventi uno strumento per fare altre buone cose e cose necessarie, che sono, in particolare, quelle relative al quanto giocato, quindi alle modalità di avvertimento che possono arrivare alle persone - soprattutto quelle che hanno gli atteggiamenti compulsivi, che non si rendono conto di quanto stanno giocando e di quanto si stanno impoverendo - ecco, noi introduciamo con questo articolo aggiuntivo quello che è esattamente previsto nell'intesa, che è un'anticipazione delle rottamazioni con il passaggio dalle AWP alle VPR, ciò con il passaggio da remoto.

Credo che con esperti di informatica quali siete voi sia assolutamente non necessario che io spieghi quanto sia importante introdurre in particolare questa anticipazione delle rottamazioni. L'unica cosa è che purtroppo già è accaduto in Commissione, questo emendamento lo avete bocciato, e spero che questo non si ripeta anche in quest'Aula, perché allora significa non solo che dell'ammodernamento non abbiamo interesse, perché il problema, e lei lo sa bene, non è tanto ammodernare il sistema. Il problema è avere la possibilità, innanzitutto, di fare due cose: sconfiggere il riciclaggio, perché qui lo sappiamo tutti, basta mettere dentro una bella banconota da 500 e tu ti giochi un euro e ne pulisci 499, e quindi l'unico modo per poter fare questo controllo avviene con le macchine da remoto.

Quindi, o qui si dimostra che c'è veramente interesse a sconfiggere le cosche, a sconfiggere l'illegalità, a sconfiggere il denaro sporco e a sconfiggere tutto quello che sta avvenendo dentro questo mercato, quando questo mercato non ha la possibilità di essere controllato, o noi stiamo facendo veramente ed esclusivamente attività di propaganda, ma di sostanza, nel contrasto vero e proprio dell'illegalità, che a livello mondiale vale 140 miliardi di dollari, noi non stiamo facendo assolutamente niente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Novelli. Ne ha facoltà.

ROBERTO NOVELLI (FI). Grazie, signor Presidente. Con questo decreto, che qualcuno ha definito un decreto omnibus, siete riusciti, o il Governo è riuscito, a dare delle soluzioni semplicistiche a problemi complessi; e questo lo ha fatto su ogni argomento che è stato trattato. Purtroppo le conseguenze le vedremo a posteriori, e questo sarà un danno in generale per il Paese. Di questo noi non siamo contenti; non siamo nemmeno contenti che tutti i suggerimenti che sono stati dati attraverso emendamenti motivati e soppesati siano stati rigettati, come se fossero dell'acqua fresca da buttare in una pianta per evitare che appassisca. Credo che, quando si affronta un problema come quello della ludopatia, sia necessario affrontarlo in modo complessivo e corale. Affrontarlo in modo frammentato non serve, sono stati molti gli interventi che lo hanno sottolineato.

Non serve a tal punto che voi stessi nel decreto, al comma 6-bis dell'articolo 9, dite che entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Governo propone una riforma complessiva in materia di giochi pubblici, in modo da assicurare - attenzione - l'eliminazione dei rischi connessi al disturbo da gioco d'azzardo - l'eliminazione, le parole pesano - e contrastare il gioco illegale, e comunque tale da garantire almeno l'invarianza delle corrispondenti entrate. Ora, come farlo ce lo spiegherete entro sei mesi, ma questa è un'incongruenza forte, perché potevate aspettare ancora del tempo e fare una norma strutturata e una norma unica che affrontasse il problema in termini complessivi. In undici anni circa - questi sono dati elaborati dal Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza - gli italiani hanno perso circa 181 miliardi al gioco d'azzardo, e nel 2017, è stato già ricordato, sono stati giocati circa 100 miliardi di euro, ma, in realtà, la perdita per le famiglie è stata di circa 20 miliardi di euro.

Le entrate dello Stato sono state di 10 miliardi. Abbiamo visto che voi volete mantenere anche in questo provvedimento successivo l'invarianza delle entrate, eliminando - lo dite voi - il problema del gioco d'azzardo, ma c'è un altro problema, che è stato più volte toccato, e sono quei 300 mila, circa, ammalati di gioco che stanno occupando il Servizio sanitario nazionale per cercare una soluzione in termini sanitari e di prevenzione, e che ha un costo per lo Stato, oltre in termini etici e morali, anche di qualche miliardo di euro. Allora, non ci dobbiamo fermare, però, a questo: dobbiamo anche ricordare che non sono solo le slot machine quelle che creano la dipendenza, ma ci sono anche i gratta e vinci; e sappiamo che i gratta e vinci, tutti quanti noi li abbiamo visti appesi nei tabacchini, hanno importi, tagli anche da 20 euro. E, guarda un po', sono proprio i millennials quelli che preferiscono i gratta e vinci e le scommesse sportive.

Allora, di questo emendamento apprezzo il fatto che sia prevista una tecnologia di arresto del gioco e dissuasori quali le tessere giocate, ma voglio sottolineare che in Italia vengono comprati ogni minuto 3.600 gratta e vinci, e sono in buona parte riconducibili a questi giovani ragazzi, 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno. Allora, perché ho fatto questo intervento? Perché ritengo, e poi ci sarà un ordine del giorno che spero venga accolto, Ministro, che la dissuasione, cioè l'utilizzo del codice fiscale o della tessera sanitaria, possa essere pensata anche come dissuasione, non come divieto, per qualunque tipo di gioco, anche per i gratta e vinci, perché il giovane che mette lì i suoi risparmi e incomincia ad ammalarsi di ludopatia potrebbe trovare un freno iniziale nel dover strisciare il codice fiscale…

PRESIDENTE. Concluda, ha finito il tempo.

ROBERTO NOVELLI (FI). … ed avere anche - sto concludendo - quel blocco che è legato all'età, perché, attraverso il codice fiscale, si potrebbe individuare immediatamente l'età del potenziale giocatore (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.011 Carnevali, con il voto contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico ha espresso parere favorevole e il relatore di minoranza di Forza Italia si è rimesso all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ETTORE ROSATO (ore 18,32)

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 68).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.013 Carnevali.

Darei la parola prima al relatore, che l'ha chiesta. No?

Ha chiesto allora di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzo Nervo. Ne ha facoltà.

LUCA RIZZO NERVO (PD). Presidente, sarebbe utile che il relatore, se ha chiesto la parola e se intende cambiare parere, ce ne desse comunicazione.

PRESIDENTE. Gli ho dato la parola, non posso imporre. Signor relatore Centemero, prego. Arriverà.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Ho atteso perché pensavo la prima firmataria volesse esprimere la propria opinione. Tuttavia su questo articolo aggiuntivo cambiamo parere: esprimiamo parere favorevole (Applausi).

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Presidente, semplicemente per esprimere un parere conforme al relatore di maggioranza, e dire che siamo d'accordo con l'impostazione di questo articolo aggiuntivo perché applica sostanzialmente la disciplina che si applica anche nella questione delle sigarette, indicando un preciso messaggio, sia sulle lotterie istantanee e sia sulle macchine slot, che nuocciono gravemente alla salute. Siamo d'accordo con la collega Carnevali, quindi parere conforme favorevole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Rizzo Nervo. Ne ha facoltà.

LUCA RIZZO NERVO (PD). Presidente, ovviamente è motivo di soddisfazione, dopo tanti giorni, dopo tanto lavoro, dopo tanto insistere sulla volontà di dare un contributo migliorativo da parte delle opposizioni a questo decreto-legge, di cui pure non abbiamo mancato di segnalare la parzialità e gli elementi di contraddizione, è sicuramente motivo di soddisfazione il recepimento di questo articolo aggiuntivo. E lo dico per suo tramite al Governo: se con più disponibilità si fossero letti, approfonditi con laicità gli emendamenti che lungo queste giornate abbiamo portato all'attenzione del Governo, non solo non si sarebbero trovati favori alle lobby del gioco in questo caso, come un po' volgarmente è stato detto, ma si sarebbero trovati tanti elementi di favore per voi, Vicepresidente Di Maio, per voi e per vostro tramite per tutti quegli italiani che hanno l'aspettativa di una legislazione che si faccia pienamente carico di contrastare gli affetti devastanti del gioco patologico.

Noi abbiamo portato lungo questi giorni elementi di concretezza, di efficacia, di organicità, che sono quelli che crediamo servano per affrontare questo tema. Lo abbiamo detto, lo ripetiamo: crediamo servisse, crediamo serva un piano complessivo, una strategia radicale, che andasse oltre la parzialità del solo divieto di pubblicità. Un obiettivo che meritava un trattamento in un provvedimento autonomo, organico, anche come conseguenza diretta del fatto che questo tema negli anni scorsi, nella scorsa legislatura ha visto l'inserimento delle patologie per gioco d'azzardo all'interno dei livelli essenziali di assistenza, e quindi un'attenzione che è cresciuta anche dal punto di vista sanitario.

È stata fatta una scelta diversa, una scelta a nostro avviso di minima, che fa esplodere la contraddizione fra un titolo che invece pareva raccogliere quell'ambizione radicale, “misure contro il contrasto del disturbo dal gioco d'azzardo”, e un contenuto che in parte delude le aspettative non del PD, non delle opposizioni, che sarebbe cosa minore, ma di molti cittadini, di molte famiglie devastate, di molti operatori che agiscono ogni giorno nell'ambito delle dipendenze patologiche, e che chiedono da tempo con forza una legislazione sul tema in grado di farsi carico dell'incedere drammatico e devastante dell'emergenza sociale conseguente al gioco compulsivo e patologico. Purtroppo in parte quelle attese sono andate deluse: siamo di fronte, a nostro avviso, ad un'occasione persa. Certo però con questo emendamento il nostro obiettivo era ed è quello di rafforzare almeno in parte l'efficacia e la concretezza e l'organicità, torno a dire, che servirebbero nell'affrontare questi temi.

Nello specifico, come veniva in parte già ricordato, si vuole dare una rafforzamento a una strategia che non parte oggi, che vede ad esempio già nel decreto-legge cosiddetto Balduzzi il divieto della pubblicità che manchi di formule di avvertimento sul rischio di dipendenza, sul rischio connesso al gioco d'azzardo. La pubblicità per essere lecita deve avvertire i giocatori sui rischi in modo chiaro, e lo deve fare perché la consapevolezza del gioco, del rischio, è elemento fondamentale per la gestione dentro una dimensione ludica e non patologica dello stesso, e la non consapevolezza di conseguenza è invece l'anticamera di atteggiamenti compulsivi e infine patologici.

E allora, se le formule di avvertimento (e concludo, Presidente) svolgono un ruolo insieme a molti altri fattori che abbiamo richiamato in altri emendamenti, le immagini, gli standard di arredo, gli spazi, nella costruzione di questa consapevolezza, allora noi dobbiamo assicurarci dell'efficacia e non della ritualità retorica di queste formule di avvertimento, che sono appunto elemento fondamentale. E la proposta, come veniva richiamata, è quella che i tagliandi delle lotterie debbano contenere messaggi che coprano il 20 per cento almeno della superficie dei tagliandi stessi; e inoltre che vi sia una formula netta, assertiva: “questo gioco nuoce alla salute”, che superi il rischio anche di un…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rizzo Nervo.

LUCA RIZZO NERVO (PD). Di un messaggio - e concludo - ingannevole, che talvolta c'è e che parla ad esempio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Presidente, voteremo a favore, e siamo felici di votare a favore di questa proposta emendativa. Se dovessi, Presidente, applicare un sillogismo, sulla scorta di quanto ascoltato una mezz'ora fa dal collega Vittorio Sgarbi, a questo punto anche il Partito Democratico entra in maggioranza, e ne siamo felici, assieme a Fratelli d'Italia a questo punto. Le indico, Presidente, anche su quanto ascoltato prima, rinnovando che noi siamo assolutamente felici e contenti di votare questa proposta emendativa, che con pazienza, lei mi insegna, la mediazione politica dà dei risultati a tutte le forze politiche, anche in questo caso e fortunatamente alle opposizioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. Noi voteremo contro questo emendamento, ma ci fa piacere almeno che il Governo, in qualche misura, dimostri attenzione - anche se su temi che noi condividiamo fino a un certo punto - agli emendamenti che vengono presentati dall'opposizione. In questo caso, in questi emendamenti, in questo testo dell'emendamento si prevede di scrivere “nuoce gravemente alla salute” piuttosto bello grande, insomma, sui gratta e vinci.

Ora, io penso che, siccome abbiamo a che fare con un movimento politico di maggioranza il cui leader e fondatore sostiene la tesi del sorteggio dei parlamentari, io credo che, se dovessimo mai trovarci a dover sorteggiare i senatori col gratta e vinci, rischieremmo di trovare, su questi gratta e vinci, “nuoce gravemente alla salute”.

Allora, l'appello che faccio ai colleghi del MoVimento 5 Stelle e al Governo è a che almeno non ce lo facciano ritrovare sulla scheda elettorale per l'elezione del Parlamento, perché a questo ancora siamo parecchio affezionati e crediamo che, invece, la democrazia, così come la conosciamo, non nuoccia affatto alla salute e all'intelligenza dei cittadini.

Se Grillo si è stufato dei suoi eletti e dei suoi elettori è un problema suo, ma alla nostra salute certamente non nuoce (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI, Relatrice di minoranza per la XI Commissione. Sì, grazie, Presidente. Primo perché confermo il parere contrario come relatrice, ma in dissenso dal gruppo io voterò a favore. La seconda questione è che volevo chiedere, per suo tramite, di dire all'onorevole Rosato se anche questa è una marchetta.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Polverini. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.013 Carnevali.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 69).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.04 Bellucci, su cui c'è il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e su cui i relatori di minoranza si rimettono all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 70).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.07 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Pagano. Ne ha facoltà.

UBALDO PAGANO (PD). Grazie, Presidente. Per lanciare un appello, tramite lei, al Governo e alla maggioranza, affinché, come abbiamo visto nel corso dell'esame di questo articolo, nello specifico l'articolo 9, si prosegua questo tentativo di provare a dare una dimensione e una soluzione che sia quanto più condivisa possibile. Perché, a nome del Partito Democratico ma penso di tutte le opposizioni, penso che abbiamo dimostrato di non avere alcuna acrimonia e nessuno spirito di rivalsa, ma solo una concreta e sincera voglia di collaborare.

Perché guardi Presidente, guardi onorevole Ministro, la “azzardopatia”, come abbiamo avuto modo di ridefinirla nel corso del dibattito su questo decreto, non è una patologia come tutte le altre, che rientra nelle dipendenze, perché è più subdola, fonda la sua azione non su sostanze psicotrope, ma sul convincimento fasullo che agisce sulla psiche dell'essere umano e finisce per indurlo ad avere uno smarrimento sensazionale, che provoca con cause ben più gravi.

Ed ecco perché, di fronte a un giro d'affari che nel giro di pochissimi anni ha raggiunto valori enormi, più di 100 miliardi - stimano - nel 2017, le slot machine, bingo e altre diavolerie online hanno prodotto di fatto un impoverimento sostanziale di moltissime famiglie.

E allora, nello stesso momento in cui il giocatore pensa che il suo comportamento compulsivo lo porti a un fenomeno di miglioramento della sua condizione, in realtà sta alienando la propria coscienza. Ecco perché, apprezzando l'attenzione che si è data con questo decreto al problema, chiediamo di utilizzare questa straordinaria opportunità per affrontare l'emergenza, che, come peraltro abbiamo potuto ribadire in più passaggi nell'esame di questo decreto, forse solo questo argomento veramente giustifica la decretazione di urgenza, perché è uno di quei problemi la cui straordinaria efficacia che ha nel deprimere la capacità delle famiglie, di moltissime famiglie, di poter affrontare la quotidianità ne giustifica la decretazione d'urgenza.

Ma allora andiamo fino in fondo, proviamo a rendere obbligatorie e a finanziare le campagne periodiche informative ed educative per accrescere la conoscenza dei fattori di rischio legati al gioco d'azzardo. Mettiamoci al fianco dei comuni per sensibilizzare le famiglie ad utilizzare i programmi di filtraggio e di blocco dei giochi online. Diamo sostanza mediatica al logo identificativo “No Slot”, in maniera che diventi un marchio distintivo di qualità per chi lo adotti. Insomma, onorevole Ministro, proviamo a contrastare il problema e non ci limitiamo a fare quanto previsto dall'articolo 27 del Codice della Real Marina Borbonica, che testé recita nel titolo Facite ammuina, quando in realtà, per dirla alla Totò, qui occorre che facessimo ambress(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.07 Carnevali, su cui vi è il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 71).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 9.0302 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega De Filippo. Ne ha facoltà.

VITO DE FILIPPO (PD). Presidente, Ministro, collega, al di là della positiva valutazione sull'accoglimento di un emendamento, il nostro giudizio sull'articolo 9 è ampiamente negativo, perciò tentiamo in questo scorcio di dibattito, ancora, di convincere il Governo ad accogliere ulteriori emendamenti migliorativi.

Se dovessimo dare un giudizio su questo provvedimento, la tecnica più comunicativa, direi, legislativa che è stata messa in campo su tutto il provvedimento ha raggiunto il suo acme proprio con l'articolo 9, un esordio - come sanno bene tantissimi colleghi, soprattutto del MoVimento 5 Stelle - veramente azzardato su questo tema. Io ho l'eco molto nitida nella mia memoria del dibattito che c'è stato anche nella scorsa legislatura di come si doveva affrontare la questione in termini sistemici e, anche, dei tanti importanti tentativi che sono stati, anche qui, comunicati, che fanno parte della storia legislativa della precedente legislatura, a partire dall'inserimento permanente nei livelli essenziali di assistenza di questo tipo di questione, e che a tutti erano apparsi ancora insufficienti. Mi pare veramente importante far rilevare come quell'eco della discussione sia stata totalmente travolta e deturpata, perché l'esordio soltanto fondato su una comunicazione, che era quello dell'azzeramento della propaganda e della pubblicità, sia stato sufficiente come impianto su una questione che, invece, merita assolutamente, come tanti colleghi, anche in questa sede, hanno saputo far rilevare.

È veramente un esordio azzardato, meritevole di una sorta di Minculpop casalingo che abbiamo potuto notare essere alla base di molte parti di questo provvedimento. Forse qualche collega, soprattutto, che sta di fronte a me, del gruppo di Fratelli d'Italia, non ha notato come, soprattutto nella relazione della collega Fregolent, era stato già ampiamente sottolineato che non il gruppo del Partito Democratico, ma la relazione tecnica che accompagna questo provvedimento clamorosamente annota, in maniera molto puntuale, come il provvedimento, mi riferisco soprattutto alla pagina 17, non produce nessun effetto perché le slot e i bingo, non sono sostanzialmente sanzionati e non sono sostanzialmente ridotti, con questo tipo di provvedimento, e per una sorta di eterogenesi dei fini sul gioco online questo provvedimento produce, addirittura, un effetto distorsivo, favorendo ancora di più il gioco online non ufficiale e non legale.

Siamo, quindi, ancora una volta, a comunicarvi che, anche questo emendamento che vi proponiamo, sicuramente, può aiutare molto di più e sta nella direzione di non rinviare a un provvedimento successivo; già con questo provvedimento occorre provare a dare una ampia compilazione sistemica a favore di un'attività che deve essere incisiva su questo tipo di problema e produrre gli effetti di riduzione di una patologia che sta diventando epidemica, soprattutto in alcune zone del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.0302 Carnevali.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 72).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.0300 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carnevali. Ne ha facoltà.

ELENA CARNEVALI (PD). Grazie, Presidente. Vicepremier, mi scuso, innanzitutto, per il ridimensionamento del ruolo con cui l'ho chiamata prima in un attimo di disattenzione. Invece, vengo al punto; innanzitutto, credo che sia un po' sfuggito all'attenzione dell'Aula, nel concitato intervento di prima, che abbiamo, ahimè, devo dire con dispiacere, prima, votato contro a un emendamento che prevedeva l'eliminazione del ticket per le prestazioni, in particolare, per le persone che si rivolgono ovviamente ai servizi ambulatoriali con il riconoscimento di questa patologia del gioco d'azzardo patologico. Questo mi è dispiaciuto molto, perché come voi sapete, spesso le famiglie si trovano praticamente dissanguate e molte non si rivolgono ai servizi nemmeno per ragioni di natura economica. E ciò, come dire, mi dispiace molto che sia andato così.

Nel merito, invece, dell'articolo aggiuntivo 9.0300, non credo di essere graziata per una seconda volta, però, ci tengo in questo, nei suoi confronti e soprattutto dell'Aula, a cercare di mettere un po' di attenzione, perché se noi vogliamo veramente contrastare il gioco d'azzardo patologico – che è una delle recriminazioni più forti che io faccio, rispetto all'articolo 9, che non va, di fatto, ad incidere sulla vera ciccia, con i numeri che le dicevo prima - sarebbe necessario fare in modo che non si utilizzassero banconote o qualsiasi altro tipo di moneta, quindi solo il pagamento con carta elettronica; eliminare, quindi, per le videolotterie l'inserimento di banconote superiori a 100, strumenti di autolimitazione in termini di tempo e di spesa, messaggi automatici durante il gioco che evidenziano la durata dello stesso, l'abbassamento degli importi minimi delle giocate e, anche, l'introduzione degli strumenti nel rispetto della privacy che fanno in modo di avere sotto controllo il grado di partecipazione al gioco.

Ebbene, perché tutto questo si possa realizzare, la precondizione è che noi dobbiamo rottamare quelle che ci sono e fare in modo che si inserisca la tessera del giocatore o la tessera sanitaria che abbiamo introdotto, di fatto, per le nuove macchine, tra l'altro voi l'avete scritto anche nel vostro programma, è quindi uno degli impegni che vi siete peraltro assunti per riuscire a sconfiggere appunto il gambling.

Ma dobbiamo fare nostro quel sacrosanto impegno che è scritto e, peraltro, sottoscritto, da tutte le regioni, io sono lombarda, io non vedo qui il viceministro Garavaglia, vorrei ricordare come in particolare per una parte di questo Governo, al tavolo della Conferenza Stato-regioni, la Lombardia è stata tra quelle in cui il benaltrismo era qualcosa che andava oltre, non bastava mai quello che avevamo messo in quel testo della Conferenza unificata e peraltro al tavolo sedeva anche la Beccalossi; la cosa che mi sorprende è che so già che su questo emendamento farete un bel pollice verso e la cosa che mi amareggia di più, Vicepremier, sa cos'è? È che con questo decreto, avendo bocciato gli emendamenti, noi abbiamo decretato di fatto la morte degli impegni che tutte le regioni avevano sottoscritto in Conferenza unificata, insieme a tutti i comuni. Io credo che l'alternanza democratica non voglia dire e non debba essere l'abbattimento, l'annullamento di tutto ciò che di positivo è stato fatto da chi veniva prima di voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Migliore. Ne ha facoltà.

GENNARO MIGLIORE (PD). Grazie, signor Presidente. Vorrei rivolgere un ulteriore appello, dopo quello che è stato appena fatto dalla collega Carnevali, per sensibilizzare il Governo rispetto ad una materia che mi pare di assoluta sensibilità. In particolare, la possibilità di escludere l'utilizzazione di banconote nei punti di gioco d'azzardo e di qualsiasi altra forma di moneta elettronica non ha solo una valenza, come quella che ha ben spiegato la collega Carnevali relativamente alla patologia della ludopatia, ma rappresenta anche un serio contrasto alle possibilità di riciclaggio di denaro che, come ben sa il Ministro e Vicepremier, sono assolutamente veicolate anche dalle sale gioco, dove la grande disponibilità di contante può essere un elemento molto pericoloso anche per la diffusione di questo tipo di iniziativa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.0300 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico esprime parere favorevole, mentre il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente esprime parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 73).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.0301 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo. Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico esprime parere favorevole, mentre il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente si astiene. La V Commissione (Bilancio) esprime parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 74).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.024 Fregolent.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 75).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.023 Fregolent.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 76).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.018 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rizzo Nervo. Ne ha facoltà.

LUCA RIZZO NERVO (PD). Grazie, Presidente. Visto l'esito positivo di accoglimento dell'emendamento che ho presentato prima ci riprovo (sai mai). Questo emendamento fa parte, come il precedente che, ahinoi, è stato appena bocciato, di una serie di emendamenti che abbiamo presentato nel segno e nell'obiettivo di dare attuazione agli obiettivi, come è stato ricordato prima dalla collega Carnevali, contenuti nell'intesa della Conferenza unificata del 7 settembre 2017, per due ordini di motivi: perché nel merito quell'intesa della Conferenza ha messo in evidenza una strategia complessiva di tutto il sistema degli enti locali e per riconoscere anche, appunto, lo sforzo che gli enti locali, comuni e regioni, hanno messo in campo in questi anni. Enti locali, regioni e comuni, che vivono la concretezza delle conseguenze dell'azzardopatia senza avere spesso le leve per poter intervenire. Quell'intesa segnala soprattutto - una conferenza a cui partecipano comuni e regioni di ogni segno politico - come ci sia la necessità di andare avanti senza ripartire sempre dal via. C'è anche il riconoscimento della bontà delle scelte già fatte dai precedenti Governi e, in particolare, ciò che è stato fatto all'interno della legge di stabilità 2016, cioè la riduzione di almeno il 30 per cento delle macchinette, l'upgrade tecnologico delle macchine da gioco, la riduzione degli spazi pubblicitari, l'innalzamento del PREU e c'è anche, in quel lavoro precedente, l'obiettivo di una concentrazione e di una riduzione delle sale e dei corner per le scommesse e per il gioco.

Ecco, in questo emendamento si propone di dare attuazione a quell'obiettivo, segnalando e facendo nostro un obiettivo ambizioso che fissa il dimezzamento dei punti gioco dagli attuali 98.600 - fatti da 69.000 bar e tabaccherie e i restanti, invece, sale da gioco - a 55.000 punti gioco, evidenziando l'esigenza di introdurre, per fare questo, criteri oggettivi condivisi dai comuni, attraverso, appunto, il parere della Conferenza, per garantire un'effettività, perché non rimangano premesse teoriche, un'omogeneità su tutto il territorio nazionale e un'equa distribuzione ed affidando al MEF il compito di decretare in questa direzione. È un emendamento che fissa un obiettivo e dà strumenti per una concreta riduzione della presenza di sale gioco e, quindi, per questo speriamo e crediamo che possa vedere l'accoglimento da parte della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.018 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio). Il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico esprime parere favorevole, mentre il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 77).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.026 Fregolent, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 78).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.016 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico, mentre si rimette all'Aula il relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 79).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.010 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Filippo. Ne ha facoltà.

VITO DE FILIPPO (PD). Presidente, anche questo emendamento è nel tentativo estremo di convincere il Governo. Chi si è occupato della questione del gioco d'azzardo patologico - e vedo sempre, alla mia sinistra, molti membri di questo Parlamento che sono stati intrepidi protagonisti di questa materia - sa bene che anche questo emendamento è in perfetta sintonia con una discussione e con un dibattito che su questo tema, quello del gioco d'azzardo, ha provato, nel corso degli ultimi anni, a costruire una strategia sistemica.

Io ho capito che voi avete scelto la scorciatoia comunicativa - come dire, la dopamina dei like è più piacevole di un'organizzazione normativa, programmatica, sistemica, fatta su tutti i livelli della Repubblica, dallo Stato alle regioni, per non lasciare i comuni in iniziative che possono apparire certe volte coraggiose, altre volte temerarie, nella mancanza di un'organizzazione di sistema - e avete travolto in un sol colpo, come vi è stato fatto notare, sia una decisione della Conferenza Stato-regioni, della quale decisione sono stati protagonisti autorevoli membri del Governo in carica, sia una discussione che fa parte della storia e degli atti di questo Parlamento. Questo emendamento è un'ulteriore possibilità che noi vogliamo offrire affinché la secca formulazione di quell'articolo 9, che già è stato parzialmente migliorato nell'accoglimento di alcuni emendamenti in questa sede, possa continuare virtuosamente ad essere ulteriormente migliorato. Noi siamo speranzosi che questo colpo di ragionevolezza penetri fra qualche secondo anche la testa del Vicepresidente del Consiglio di modo che possa accogliere questo nostro ulteriore emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.010 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, del relatore di minoranza di Forza Italia e della V Commissione (Bilancio), e il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 80).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.039 Ungaro, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 81).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.02 Bellucci.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Bellucci. Ne ha facoltà.

MARIA TERESA BELLUCCI (FDI). Presidente, rappresentanti del Governo, Ministro Di Maio, mi rivolgo di nuovo a lei, sperando che possa accogliere questo emendamento. Lei sa bene che l'Erario incassa dal gioco d'azzardo 10 miliardi di euro, e sa anche sicuramente che vengono destinati alla cura e al trattamento delle persone con disturbo di gioco d'azzardo 50 milioni di euro l'anno, cioè lo 0,5 per cento. Lei comprende benissimo quanto sia indignitoso, quanto sia impossibile prendersi cura delle persone con questo disturbo destinando una pochezza di tale percentuale. Noi, in questo emendamento, crediamo di fare giustizia, destinando alla cura di queste persone almeno il 5 per cento di quanto lo Stato incassa dal gioco d'azzardo.

Questo glielo chiedo - glielo chiedo sommessamente, Ministro Di Maio -, perché i nostri servizi sono al collasso. Lei saprà benissimo che i servizi che si occupano di gioco d'azzardo patologico sono i Serd, i servizi per le dipendenze patologiche, e saprà anche, come Ministro che si occupa degli affari sociali, che quei servizi si occupano delle tossicodipendenze, delle alcol-dipendenze, dei disturbi da dipendenza comportamentali; si occupano del mare magnum delle dipendenze e, dal 2017, anche del gioco d'azzardo patologico inserito nei LEA. Quegli stessi servizi hanno visto, in dieci anni, raddoppiare la propria utenza, e in dieci anni hanno visto una dotazione di personale rimasta sempre uguale.

Non ce la fanno più, non possono dare quelle risposte che i LEA prevedono, non possono dare quelle risposte di cura che certamente nelle sue intenzioni forse c'erano, ma che oggi nel decreto non compaiono in alcun modo. Allora le chiedo di poter accogliere questo emendamento, per supportare quelle centinaia, migliaia di operatori - che sono dei medici, sono degli psicologi, degli assistenti sociali, degli operatori sanitari - che in questi anni, in questi venti anni, con grande sforzo, si stanno prendendo cura dei più fragili. Glielo chiedo anche per non dimenticarsi di quelle associazioni di promozione sociale, di volontariato, di quelle migliaia di associazioni sul territorio che vicariano uno Stato che non ce la fa anche perché non ha risorse.

Il blocco del turnover dei dipendenti, soprattutto del comparto sociale, fa sì che non ci siano persone, quindi che non ci sia personale. Allora, come lei sa bene, le associazioni del Terzo settore entrano in gioco, e spessissimo le comunità terapeutiche che si occupano di tossicodipendenza o di alcol-dipendenza danno risposte anche a questa problematica, non avendo alcun tipo di sostegno dallo Stato.

Allora non si può essere così ciechi, non si può pensare che sulla buona volontà di operatori dello Stato e sulla buona volontà di quel mondo del volontariato che è in grande parte etico possa reggersi lo Stato sociale della nostra Italia: uno Stato sociale è uno Stato che dà prima di tutto anche le risorse per poter far sì che i valori di difesa dei più fragili possono trovare una risposta. Dunque le chiedo di poter pensare che l'articolo aggiuntivo in esame, che in fondo non distrarrebbe nulla e non aumenterebbe la spesa dello Stato, possa essere approvato per destinare il 5 per cento di ciò che l'erario si mette in tasca legato al gioco d'azzardo proprio alla cura di queste persone. Infatti uno Stato che promuove il gioco d'azzardo e che promuove, come dice lei, un milione di persone con disturbo da gioco d'azzardo non può essere uno Stato che, con l'altra mano, almeno non si prende cura di quelle persone: non sarebbe giusto, non sarebbe adeguato, non sarebbe comunque un Governo che pensa alla difesa degli ultimi, di chi ha indispensabile bisogno di tali risposte. Quindi glielo chiedo sentitamente di pensare di accogliere l'articolo aggiuntivo 9.02 Bellucci.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.02 Bellucci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del PD si rimette all'Aula, e il relatore di minoranza di Forza Italia esprime parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 82).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.0303 Rostan.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Rostan. Ne ha facoltà.

MICHELA ROSTAN (LEU). Grazie, Presidente. Purtroppo dispiace constatare che non si è riusciti a dare la giusta importanza alla grande questione sociale. Noi tuttavia vogliamo ribadire che il fatto di aver detto che il divieto di pubblicità per noi è una misura blanda ed insufficiente, non è legato alla difesa di qualche emittente televisiva ma è legato essenzialmente al fatto che noi vorremmo dire qualcosa di serio alle tante famiglie che sono vittime di azzardopatia nel nostro Paese. Ma lei lo sa, Ministro Di Maio, che ci sono un milione e mezzo di malati di ludopatia nel nostro Paese? Lei lo sa che purtroppo l'Italia, con un volume di affari di 86 miliardi l'anno, è diventata la più grande sala da gioco d'Europa ed è quarta nel mondo dopo gli Stati Uniti d'America, dopo la Cina e dopo il Giappone? E lei sa anche quindi che la questione non può essere banalizzata e che il disturbo da gioco d'azzardo è una patologia riconosciuta dal nostro Servizio sanitario nazionale ed anche dall'Organizzazione mondiale della sanità e se lo ricorda, Ministro, il giovane diciannovenne di Ischia che nel 2013 si tolse la vita perché aveva terminato tutti i soldi a disposizione a causa delle scommesse online? Dunque pensiamo anche a quei poveri ragazzi che, mentre giocano, pensano contemporaneamente al suicidio e qui voglio ritornare al testo della proposta emendativa che abbiamo presentato.

Con l'articolo aggiuntivo in esame chiediamo di vietare l'installazione di terminali che consentano il prelievo di valuta sia all'interno dei luoghi in cui si gioca sia nel raggio di cento metri. Pensiamo che possa essere una misura di buonsenso e una misura a costo zero e allora crediamo che con l'approvazione di questo semplice articolo aggiuntivo, che vieta appunto la presenza di bancomat laddove si gioca o comunque nel raggio di 100 metri, potremmo provare a mettere su un piccolo disincentivo, una piccola misura che però può iniziare a scardinare un sistema. Vorrei dirle anche un'altra cosa, perché nelle settimane scorse sono emerse diverse agenzie, una fra tutte l'AGICAI che è un'associazione dei gestori e costruttori degli apparecchi di intrattenimento. Anche tali associazioni stanno mettendo in evidenza che purtroppo il Governo evidentemente è stato avvicinato ancora una volta da alcuni personaggi vicini alle multinazionali e allora, se è vero come è vero e lo ripeto e lo ribadisco ancora un'altra volta anche se profondamente scoraggiata, provi a dare qualche segnale ed accolga l'articolo aggiuntivo 9.0303 da me presentato (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.0303 Rostan, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 83).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.09 Carnevali.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Rotta. Ne ha facoltà.

ALESSIA ROTTA (PD). Presidente, chiedo di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo 9.09 Carnevali che trovo importante perché ci riporta ad una questione di giustizia sociale di cui dovrebbe occuparsi anche il decreto-legge e mi dà l'occasione anche di una riflessione brevissima nei minuti che mi sono consentiti a proposito del tema. Abbiamo affrontato in queste ore il tema della giustizia sociale, della dignità evidentemente e anche del gioco d'azzardo tra cui il gioco del lotto. Dunque viene da chiedersi quale forma di dignità vi sia sotto il fatto e quale terno al lotto abbia preso la famiglia Foa, dove il figlio è assunto per la propaganda di Salvini e il padre, Marcello, è presidente bocciato dalla Commissione Rai (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

Qualcuno lo chiama familismo morale, allora siamo perfettamente in tema. Paul Ginsborg lo chiama familismo amorale: prima il figlio raccomandato che poi aiuta il lancio in orbita del padre e poi chissà magari favorirà negli accessi favoriti in RAI…

PRESIDENTE. Collega Rotta, andiamo sull'emendamento.

ALESSIA ROTTA (PD). Allora viene da chiedersi però e approfitto della presenza, Presidente, del Ministro Di Maio in Aula: quale dignità? Il Ministro Di Maio a proposito di Foa ha detto appunto che voleva che in RAI si occupasse di raccomandati. Questo decreto…

CRISTIAN INVERNIZZI (LEGA). Presidente!

PRESIDENTE. Se c'è qualcuno che vuole presiedere al posto mio lo può dire. Sto usando lo stesso criterio con tutti! Sto usando lo stesso criterio con tutti! Collega Rotta, torniamo sulla proposta emendativa.

ALESSIA ROTTA (PD). L'articolo aggiuntivo parla appunto di giustizia sociale e qui stiamo parlando di un decreto che dovrebbe aiutare a riportare la giustizia sociale e la trasparenza nelle regole per i giovani occupati e allora che cosa diciamo a quei ragazzi che trovano che qualcuno ha una corsia preferenziale in questo Paese o la vogliamo chiamare diversamente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)? La vogliamo chiamare diversamente: questi sono raccomandati o parassiti o che cosa, Ministro Di Maio? Come vogliamo chiamare questo ragazzo che evidentemente ha avuto un santo in paradiso o un paradiso fiscale nella Lega (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.09 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 84).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.012 Carnevali, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole del relatore di minoranza del Partito Democratico e sul quale si rimette all'Aula il relatore di minoranza di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 85).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 9.0304 Rostan.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Rostan. Ne ha facoltà.

MICHELA ROSTAN (LEU). Grazie, Presidente. Anche qui, fare riferimento alla TV generalista significa ignorare che ormai i contenuti audiovisivi transitano per vie molto più ampie, perché ci sono canali tematici e ci sono anche canali telematici. Allora, se divieto deve essere, questo va fatto con riferimento non solo alla TV generalista, ma anche alle altre emittenti. E, inoltre, noi immaginiamo come fascia di protezione per i minori quella che termina alle 22, ma che non fa i conti con la realtà, perché oramai i minori restano incollati alla televisione ben oltre, e quindi un divieto protettivo verso di loro deve spingersi almeno fino alle ore 24, Ministro Di Maio.

Questo credo che possa essere di buonsenso, mi pare che si possa condividere il senso di questa doppia proposta, perché noi abbiamo il dovere di tenere lontani i nostri ragazzi da questi giochi. Però per i minori la nostra responsabilità deve essere doppia. Opportunamente, allora, si è introdotto l'utilizzo della tessera sanitaria per l'accesso ai giochi, ma non basta, non basta. E allora c'è bisogno di un'opera capillare di informazione, c'è bisogno che noi mettiamo in campo tutti gli strumenti utili. Noi non dobbiamo risparmiarci nessuno strumento. Per questo poniamo questa obiezione: non solo le TV generaliste, non solo lo stop alle 22, ma almeno sino alle ore 24 (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.0304 Rostan, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e sul quale i relatori di minoranza si rimettono all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 86).

GIULIO CENTEMERO , Relatore per la maggioranza per VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIO CENTEMERO , Relatore per la maggioranza per VI Commissione. Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, vorrei tornare sull'articolo 7, e in particolare l'emendamento 7300 a prima firma Giacomoni, 7.300. Vorremmo esprimere parere favorevole con la modifica di alcuni refusi. In particolare, riformuleremmo così: al comma 4, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Le disposizioni del comma 2 non si applicano altresì nei - invece che ai - casi in cui i beni agevolati siano per loro stessa natura destinati all'utilizzo in più sedi produttive e pertanto - senza che - possano essere oggetto di temporaneo utilizzo anche fuori del territorio dello Stato, e non dal territorio del territorio dello Stato, evidente anacoluto. Quindi, se il collega Giacomoni vuole intervenire.

PRESIDENTE. Il collega Giacomoni mi sembra accetti la riformulazione. Prego, collega Giacomoni.

SESTINO GIACOMONI (FI). Caro Presidente, ovviamente accetto la riformulazione. Colgo anche l'occasione…

PRESIDENTE. Aspetti, collega Giacomoni, sentiamo il parere del Governo; dopo dirà quello che ritiene.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Presidente, il parere è conforme al relatore di maggioranza, anche perché siamo d'accordo sul fatto che nel caso in cui, per quanto riguarda la norma sulle delocalizzazioni, lo Stato contribuisca all'utilizzo o all'acquisto di beni che per loro stessa natura sono destinati all'utilizzo in più sedi produttive dell'azienda, quindi mezzi che servono in varie sedi produttive dell'azienda, allora è giustificato un temporaneo trasferimento del bene anche sul territorio non nazionale, con tutti i casi di temporaneo utilizzo e beni agevolati per loro stessa destinazione all'utilizzo in più sedi produttive. Quindi, c'è uno stringente richiamo al carattere temporaneo e alla natura del bene, e quindi su questo siamo d'accordo ed è parere favorevole.

PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro. Onorevole Giacomoni, lei ha parlato sul complesso degli emendamenti, e quindi sul suo emendamento non può parlare. Ha già detto che accetta la riformulazione. Lo ha detto prima, può ridirlo, onorevole Giacomoni, ma è già a verbale; se vuole ridire che accetta la riformulazione, può ridirlo.

SESTINO GIACOMONI (FI). Caro Presidente, accetto la riformulazione, però vorrei anche ringraziare lei, perché ha pronunciato correttamente il mio cognome, visto come abbiamo iniziato la seduta, però oggettivamente…

PRESIDENTE. È per la lunga frequentazione.

SESTINO GIACOMONI (FI). …vorrei anche ringraziare il Ministro Di Maio per la sua presenza costante in Aula e anche perché, finalmente, a fine seduta, vedo che di fatto sta esaminando seriamente i nostri emendamenti. L'unica gentilezza, Presidente…

PRESIDENTE. No, onorevole, non approfittiamoci. Lei non può parlare: non è una decisione mia, è regolamentare; quindi mi dispiace, non può parlare. Però il collega Baldelli sono certo che riprenderà tutto il suo ragionamento. Prego, onorevole Baldelli.

SIMONE BALDELLI (FI). Mi unisco al ringraziamento del collega Giacomoni, non solo per il cognome, anche per il merito della questione che è stata sottoposta. Una precisazione, però: a differenza di quanto sosteneva il relatore, l'emendamento, e mi ha fatto un po' balzare sulla sedia quando l'ho sentito, non è il 7300, perché non sono 7 mila gli articoli di questo provvedimento, ma è un unico articolo di conversione.

L'emendamento è il 7.300, e i punti negli emendamenti hanno un senso perché, lo dico anche a beneficio dei colleghi e di chi ha la perversione di seguire i nostri lavori anche attraverso la radio o attraverso la TV, e segue il fascicolo, anche gli zeri si pronunciano, e si pronunciano i punti, perché ciascuna punteggiatura e ciascuna numerazione ha un senso proprio perché riguarda la collocazione dell'emendamento in ordine alla distanza dal testo e all'articolo a cui è riferito.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Baldelli. Non ha nessuna pietà.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.300 Giacomoni, nel testo riformulato, su cui i pareri sono tutti favorevoli.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 87).

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Tornerei all'articolo 2-bis, e in particolare agli emendamenti 2-bis.302 Baldelli…

PRESIDENTE. A pagina 93 del fascicolo.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. …esatto, pagina 93, e 2-bis.304 sempre Baldelli. Sul primo esprimeremmo parere favorevole a una riformulazione dello stesso, che recita: “al comma 1, lettera f), sostituire le parole ‘la prestazione lavorativa inserita nella procedura informatica è consolidata' con le seguenti: la dichiarazione relativa alla prestazione lavorativa inserita nella procedura informatica è divenuta irrevocabile”.

Mentre per quanto concerne il 2-bis.304 Baldelli va bene così com'è.

PRESIDENTE. Sta bene. Onorevole Baldelli, prego.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, per dire che accetto la riformulazione, e credo che con questi due emendamenti ridurremo almeno tecnicamente una parte del contenzioso che questa nuova normativa inevitabilmente produrrà.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Presidente, intervengo solo per dire che il parere è conforme a quello espresso dal relatore di maggioranza, e siamo d'accordo su questo perfezionamento della norma perché, come diceva il presidente Baldelli, ci consentirà di chiarire definitivamente l'utilizzo di questi strumenti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.302 Baldelli, nel testo riformulato, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico ha espresso parere contrario e il relatore…No, c'è un parere contrario. Ebbene, è legittimo cambiare il parere, in caso soprattutto di cambio del testo. Si rimette dunque all'Aula, mentre il relatore di minoranza di Forza Italia ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 88).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-bis.304 Baldelli, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo nonché del relatore di minoranza di Forza Italia, mentre il relatore di minoranza del Partito Democratico ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 89)

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, vorrei passare all'articolo 1-bis, in particolare all'articolo aggiuntivo 1-bis.013 a prima firma Gelmini. Invito i presentatori al ritiro dello stesso.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Occhiuto, i presentatori accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore?

ROBERTO OCCHIUTO (FI). Ma quale ritiro? Ma come si fa a invitare al ritiro, e in alternativa esprimere parere contrario, su questo articolo aggiuntivo, che vorrei dirlo all'Aula, è l'unica proposta emendativa che consentirebbe di scrivere la parola “Sud” nel decreto-legge che state chiedendoci di approvare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)? In questo decreto-legge - mi rivolgo per il tramite del Presidente a lei, onorevole Ministro - in questo decreto-legge che, lei dice, dovrebbe creare lavoro. Ma lei viene da una regione del Sud come il sottoscritto: è possibile che non sappia che se c'è una parte del Paese dove è più necessario e urgente creare lavoro, questa parte è il Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)? Possibile che non si renda conto del fatto che se c'è una parte del Paese dove i tassi di disoccupazione giovanili sono ancora più insostenibili, questa parte è il Mezzogiorno?

E voi che fate? Voi su questo articolo aggiuntivo… Che guardate, non è niente di particolare, perché è un articolo aggiuntivo che si poneva come obiettivo quello di prorogare il bonus per le assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno anche per i prossimi due anni. C'era questo bonus, era in vigore fino a quest'anno, voi di fatto lo state cancellando! Voi state facendo ancor peggio del Governo della sinistra, che questo bonus mise: fece poco per il Mezzogiorno, ma voi state facendo ancor di meno, nulla! Come si fa a chiedere il ritiro di questo articolo aggiuntivo?

La verità… Onorevole Di Maio, vorrei la sua attenzione. La verità, Ministro Di Maio (mi rivolgo a lei per il tramite del Presidente), è che voi pensate di chiudere la partita con i giovani del Mezzogiorno attraverso il reddito di cittadinanza, attraverso la promessa del reddito di cittadinanza che poi nemmeno introducete. Abbiamo assistito in quest'Aula qualche giorno fa alla provocatoria richiesta di approvare il vostro reddito di cittadinanza, quello che voi scriveste quando eravate all'opposizione: l'ha avanzata il collega Germanà. Avete votato contro, avete detto che era qui inammissibile, in Commissione senza copertura! La verità è che voi ritenete che basti promettere ai giovani del Sud il reddito di cittadinanza, per dimostrare che voi siete diversi rispetto a quelli che hanno governato prima. Lo promettete ma non lo introdurrete, il reddito di cittadinanza.

E soprattutto ritenete che i giovani del Sud vogliano assistenzialismo, vogliano l'assistenzialismo proprio per esempio attraverso il reddito di cittadinanza. In una parola: voi ritenete che giovani del Sud siano dei parassiti che non vogliono lavoro, perché non ve ne occupate nel decreto-legge che adottate perché dovrebbe creare lavoro, ma vogliono invece il reddito di cittadinanza. Ebbene, glielo dico, Ministro Di Maio: i giovani del Sud vorrebbero proprio lavoro, vorrebbero dignità, quella dignità che solo attraverso il lavoro si ottiene (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). E per cercarlo, questo lavoro, per conquistarla, questa dignità, lasciano le loro regioni, vanno nelle regioni del Nord.

Voi avete rubato la fiducia dei giovani del Sud il 4 marzo, e ora vi comportate ancor peggio di chi ha governato prima di voi.

Ecco, per due mesi, in questi mesi, quando noi contestavamo le vostre dichiarazioni – a proposito, anche su questo il Ministro del Mezzogiorno, il Ministro Lezzi, ha detto, solo qualche giorno fa, che avrebbe utilizzato il decreto dignità per prorogare il bonus Sud – quando noi contestavamo le vostre dichiarazioni ci dicevate: “Lasciateci lavorare, fateci fare le prime cose poi nel caso ci contesterete”. Ecco, oggi voi cominciate, con questo decreto, a fare le prime cose e noi, come pensavamo, abbiamo ottime ragioni per contestarle, perché avete cominciato oggi, è vero, ma avete cominciato nel peggiore dei modi. Avete cominciato, se è possibile, ancor peggio di chi ha governato prima di voi, altro che Governo del cambiamento, complimenti, Ministro Di Maio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la collega Pezzopane. Ne ha facoltà.

STEFANIA PEZZOPANE (PD). Grazie, Presidente, il collega Occhiuto ha ragione quando, nell'illustrazione, nella presentazione degli emendamenti da questi spalti, dall'Aula è venuta forte la richiesta di un accantonamento e la richiesta è stata accolta e noi l'abbiamo appoggiata. Abbiamo sperato che questo accantonamento servisse a far prendere coscienza al Governo e alla maggioranza che in un decreto che brandisce la parola “dignità” non può mancare la parola “Mezzogiorno” e che in un decreto di questa natura, in cui si vuol mettere al centro la parola “lavoro”, non possono mancare delle risposte alle giovani generazioni e alle popolazioni del Mezzogiorno.

Questa mattina, Ministro Di Maio, sulle edicole di tante città d'Italia c'è un bando, un giornale che promuove addirittura una prossima iniziativa del Governo, il reddito di cittadinanza, con la promessa dell'indennità di 780 euro al mese; una bufala istituzionale, una cosa che non c'è, già propagandata, e invece, con questo emendamento, che noi sosteniamo, si proroga una cosa che c'è, una cosa che sta funzionando, che sta creando posti di lavoro e voi invece ritenete che questa iniziativa, importante e positiva, che oggi è utile prorogare, non si debba fare e si debbano fare le promesse e si debba illudere un'intera generazione di giovani, e non solo, che c'è una cosa pronta che in realtà non c'è. Noi non vogliamo tornare al Sud di Silone, a quarant'anni dalla sua morte, ai cafoni di Fontamara, e rivendichiamo, con il lavoro fatto dal nostro Governo, delle misure importanti per il Sud, ivi compresa questa. Vi chiediamo, almeno su questo, di prorogare una cosa che ha funzionato, e non ci spieghiamo perché dobbiate dare uno schiaffo al popolo del Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché ci dobbiate tradire, perché dovete dire agli abruzzesi, ai molisani, ai campani, ai calabresi, ai pugliesi, al popolo della Basilicata, alla Sardegna, alla Sicilia: vi abbiamo detto le menzogne, vi abbiamo illusi, vi abbiamo detto che facevamo delle cose e ora che abbiamo l'occasione di farle non le facciamo, nemmeno con una modesta proroga di una cosa che già c'è, di una cosa che è giacente e che oggi, prorogando, dia la speranza a dei giovani di entrare nel mercato del lavoro, di entrarci nella forma giusta, non con una promessa, non con un favore, ma esercitando un diritto, perché voi state nella logica dei favori. Anche sugli emendamenti pensate di farci dei favori; questi non sono favori che fate alle forze dell'opposizione, queste sono prese di coscienza di problemi che ci avviavamo a risolvere e che oggi voi, con questa decisione, stoppate.

Non lo chiedete, ripensateci, ripensateci perché è una buona proposta, è una buona cosa. Non tradite il Sud. Ministro Di Maio, lei qualche giorno fa, al Giornale di Sicilia, in un'intervista, ha detto che avreste messo risorse per assumere a tempo indeterminato i giovani del Sud; bene, fatelo; fatelo subito, fatelo ora, fatelo adesso, fatelo oggi, in questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Con lo spirito con cui abbiamo affrontato tutti i passaggi emendativi francamente, mi rivolgo a lei Presidente Rosato e, per il suo tramite, al Viceministro Di Maio, non capiamo questa posizione, non la capiamo rispetto a un dato che è incontrovertibile all'interno di una dimensione preoccupante di disoccupazione giovanile che tutti noi conosciamo e credo tutti noi, in quest'Aula, vogliamo combattere. Esiste anche un tema doloroso, di una disoccupazione nel Meridione d'Italia, dei giovani nel Meridione d'Italia, molto elevata, al punto che si può parlare quasi di una generazione perduta e leggiamo tutti i giorni di persone e di giovani che emigrano dalle regioni meridionali per andare a cercare lavoro. Quindi, da questo punto di vista, questa norma che veniva proposta dal gruppo di Forza Italia andava nella direzione giusta, va nella direzione giusta perché, lo ricordo rileggendo il testo, sostanzialmente consente e consentirebbe ai PON cofinanziati dal Fondo sociale europeo di poter introdurre anche per l'anno 2019, nell'ambito di specifici obiettivi previsti dalla relativa programmazione, misure complementari volte all'assunzione di giovani entro i 35 anni di età, eccetera, cioè sostanzialmente non eravamo di fronte a una di quelle norme su cui c'è il problema della cosiddetta copertura. Era una misura di buonsenso, che andava nella giusta direzione. Francamente non abbiamo capito e se la collega Gelmini, prima firmataria, è d'accordo, le colleghe e i colleghi del gruppo di Liberi e Uguali chiedono di poter sottoscrivere questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Grazie, Presidente. È doveroso, ovviamente, associarmi a quanto è stato già ampiamente detto dai colleghi che mi hanno preceduto, in particolare con l'intervento dell'onorevole Occhiuto e rispetto alla posizione del gruppo di Fratelli d'Italia, ovviamente, tendiamo a fare un appello agli amici della Lega, a quella Lega che è stata ampiamente premiata rispetto ad impegni assunti prima, durante e subito dopo, in campagna elettorale con devo dire la presenza più volte del ministro Salvini che, da Rosarno a Castrovillari, ha girato tutte e cinque le province consorelle, per esempio, della Calabria, ma delle regioni meridionali tutte. E ovviamente un appello alla Lega che altrettanto è stata premiata nel Mezzogiorno d'Italia e che, troppo spesso, in qualche modo, ha visto l'impegno di tanti parlamentari oggi presenti qui sia da parte della Lega che del Movimento 5 Stelle, assumere degli impegni. La politica chiede credibilità, si ha credibilità quando gli impegni vengono onorati.

Nella parte che riguarda questo provvedimento, voglio ricordare che si parla di regioni a ex obiettivo 1, oggi di convergenza e, quindi, ancor di più, con l'utilizzo del Fondo sociale europeo, che non andrebbe a caricare ovviamente sul bilancio di risorse che non ci sono.

E, allora, è solo una scelta, una scelta di campo se Bankitalia, che ieri è stata confermata anche dal dato della Svimez, dove, in sedici anni, oltre 2 milioni di persone hanno abbandonato il nostro Paese, per lo più, dei 2 milioni, la maggioranza sono delle regioni meridionali e la metà di questi 2 milioni sono dei giovani che non hanno opportunità di lavoro, che non emigrano più con la valigia e lo spago, ma con il master, le lauree, io credo che questo dovrebbe essere quell'impegno che troppo spesso, dalla questione del Mezzogiorno in poi, dopo le elezioni diventa una forma di assistenzialismo. Non abbiamo bisogno di assistenzialismo, siamo un popolo dalle radici e dalla cultura profonda, abbiamo la volontà di avere pari dignità.

Non ci può essere un'Italia a due velocità: ci deve essere un'Italia che parte dal Mezzogiorno e che certamente dia al Mezzogiorno le possibilità che tutti quanti ovviamente vogliamo.

Io sinceramente dico che saremo attenti, saremo vigili e sono convinta che su questo il Governo debba fare in qualche modo una giusta riflessione, perché lo vogliamo come deputati che in qualche modo, come il Ministro Di Maio, apparteniamo ad un'area del Mezzogiorno, ma credo che lo vuole tutto il Parlamento, perché con un'Italia che possa avere uguale velocità sicuramente si può fare sviluppo.

Ministro Di Maio, a lei io faccio questo appello, come lo faccio ai colleghi della Lega. Ci sono colleghi della mia regione che mi auguro possano associarsi a questa cosa anche lasciandole un po' un testimone, quel testimone di un Mezzogiorno non fatto più di popoli che intendono diventare una colonia, che non intendono più subire impegni che non vengono onorati e che certamente in quel senso di appartenenza, di orgoglio e di onore, nel termine più nobile, guarderanno alla politica dei fatti e non agli impegni presi per scippare qualche consenso in più come fosse un film che deve battere i botteghini per vendere maggiori biglietti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Forgiuele. Ne ha facoltà.

DOMENICO FURGIUELE (LEGA). Grazie, Presidente, Furgiuele.

PRESIDENTE. Mi scusi.

DOMENICO FURGIUELE (LEGA). Il lavoro è una cosa seria, l'impresa è una cosa serissima e non so se tutti coloro che mi hanno preceduto e si sono arrovellati nel voler ostacolare questo decreto-legge si siano mai alzati alle sei del mattino, abbiano mai visto un cantiere, abbiano mai visto un'officina o un'azienda agricola. Abbiamo preso un po' di polvere e noi l'abbiamo fatto per raccogliere i dati, per costruire questo decreto-legge. Non abbiamo fatto altro che prendere le istanze di un mondo che è stato fatto a pezzi negli ultimi anni e non eravamo noi, non eravamo noi a governare (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle).

Siamo vicini al settore produttivo e lo dicono i fatti. A proposito di Sud, soltanto nelle ultime due settimane sono stati sbloccati, solo con una circolare, 6,4 miliardi di euro per il credito di imposta. Questo serve alle imprese (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle). Ma che soprattutto siamo vicini ai settori produttivi lo dicono gli articoli contenuti in questo decreto, dove ci sono atti come la cancellazione dello split payment(Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), che significa più liquidità nelle mani dei professionisti e, quindi, più ossigeno. Ma ci sono anche provvedimenti, in un momento nel quale le imprese muoiono di credito, che vanno a portare la compensazione delle cartelle esattoriali per quelle imprese che sono creditrici verso la pubblica amministrazione. Questi sono i fatti (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle)! Cose anomale per chi ci ha preceduto, gli amici del centrodestra, l'opposizione del centrosinistra; cose normali, cose semplici per chi, come noi, viene dal lavoro e dalla pratica e che non fermeranno il Governo del cambiamento (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Furgiuele. È split payment, però.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mulè. Ne ha facoltà.

GIORGIO MULE' (FI). Grazie, Presidente. Intervengo per la prima e ultima volta nella discussione di questo decreto, perché tanta è l'indignazione che provoca quando si parla di sud a sproposito. Come diceva bene il collega Occhiuto, l'avete proprio dimenticato. Lasciamo perdere i dati del PIL: il sud cresce la metà rispetto al nord e nel 2018 e nel 2019 addirittura sarà lo 0,7 per cento. Ci sarebbe un modo per ovviare - e sarebbe un modo immediato - con investimenti infrastrutturali, ma se aspettiamo il Ministro Toninelli, che per decidere i costi-benefici del suo giardino impiega dieci anni, stiamo freschi e non costruiremo mai nulla. Si potrebbe, allora, sperare nel caldo e, infatti, il Ministro Lezzi sta al sud e prega che i 43 gradi contribuiranno ad aumentare il PIL. Servirebbe soltanto dare gli sgravi per le assunzioni. Questo ve l'ha detto chiaramente lo Svimez, ve lo ha scritto tre giorni fa. I posti stanno venendo meno e sono al lumicino per gli effetti positivi degli sgravi contributivi per le nuove assunzioni al sud. Sono esiziali e voi li state togliendo. Voi state spegnendo anche questa piccola fiammella e vi apprestate, se avrete anche l'appoggio di questa Camera, a poter essere definiti con un termine: politicamente siete persone capaci delle peggiori azioni…

PRESIDENTE. Grazie, collega Mulè.

GIORGIO MULE' (FI). …nel vocabolario della Treccani corrisponde a una parola: farabutti (Commenti).

PRESIDENTE. Collega Mulè, suggerirei, anche da parte sua, un linguaggio consono all'Aula.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Germanà. Ne ha facoltà.

ANTONINO GERMANA' (FI). Grazie, Presidente. Se non fosse perché abbiamo assistito a tutto il dibattito su questo provvedimento, ci sarebbe davvero da pensare che c'è un accanimento contro il Sud e contro le regioni del Sud. Però, abbiamo visto qual è stato l'atteggiamento del Governo su tutti gli emendamenti e, quindi, abbiamo la consapevolezza che siete contro il Sud, contro il Centro e contro il Nord. Insomma, siete contro tutti.

Il Mezzogiorno ha bisogno di norme che favoriscono le assunzioni a tempo indeterminato e questo è un emendamento che agevola le assunzioni dei giovani entro i 35 anni, a condizione, ovviamente, che non abbiano un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, ovviamente nelle regioni del sud. Ma abbiamo chiaro che delle regioni del Sud non ve ne frega nulla, tant'è vero che ieri abbiamo presentato su un piatto d'argento la vostra proposta emendativa, come ricordava il collega Occhiuto, che era quella del reddito di cittadinanza e…

PRESIDENTE. Grazie, collega. Grazie molte.

ANTONINO GERMANA' (FI). …abbiamo visto cosa avete fatto delle vostre promesse elettorali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega D'Attis. Ne ha facoltà.

MAURO D'ATTIS (FI). Grazie, Presidente. Presidente, Ministro Di Maio, abbiamo presentato in queste ore e in questi giorni proposte lontane da ogni contenuto demagogico che hanno rappresentato per noi un punto importante in campagna elettorale, proposte che hanno la garanzia della sostenibilità economica.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO (ore 20,08)

MAURO D'ATTIS (FI). In Aula il Ministro Savona, rispondendo al question-time, ci ha detto che il Fondo sociale europeo non può essere utilizzato per politiche passive del lavoro, può essere sostanzialmente utilizzato solo per le politiche attive del lavoro e non può essere utilizzato per sostenere il reddito di cittadinanza. Allora, Ministro Di Maio, quale migliore occasione c'è di prevedere l'introduzione, con il Fondo sociale europeo, di misure a sostegno per i giovani e per gli under 35 nelle regioni a obiettivo 1? Quale migliore occasione di questa? Io veramente rimango basito dalla volontà di, prima, accantonare questo emendamento e, poi, addirittura di prevederne la bocciatura. Mi appello alla volontà e alla disponibilità del Vicepremier…

PRESIDENTE. Concluda.

MAURO D'ATTIS (FI). …per integrare con una misura che non costa questo decreto...

PRESIDENTE. Concluda, perché è oltre il tempo.

MAURO D'ATTIS (FI). …dando risposte ai giovani del Sud e dando risposte all'economia del Sud (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Labriola. Ne ha facoltà.

VINCENZA LABRIOLA (FI). Grazie, Presidente. Non voglio tornare sul buon senso di questo emendamento, perché già ampiamente lo hanno fatto i miei colleghi. Però, penso che sia necessario, alla luce anche dei dati ieri emersi dallo Svimez, così come per l'imminente pausa estiva, che qualcuno del Governo o della maggioranza si alzi a spiegarci che intenzioni si hanno per dare ossigeno all'economia del Mezzogiorno e ai giovani del Mezzogiorno.

Mi aspetterei anche un po' di attenzione, perché l'accantonamento di questo emendamento, che ha portato sicuramente a un ragionamento, fa pensare che forse su determinati temi si hanno le mani legate: non possiamo fare niente al Sud se non sblocchiamo qualcosa al Nord. Questa logica, in questo Paese così diviso, non può essere condivisa. Quindi, auspico, per la dignità del popolo del Mezzogiorno e dei cittadini del Mezzogiorno, che qualcuno abbia il buonsenso di alzarsi e di dire in prospettiva che intenzioni si hanno…

PRESIDENTE. Concluda. È un minuto.

VINCENZA LABRIOLA (FI). …per il Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Santelli. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI (FI). Presidente, signor Ministro, questo è un decreto che sul lavoro dice tanti “no”, mette tanti limiti, mette tanti blocchi; ora lei ha avuto l'occasione, con l'accantonamento di questo emendamento, di aprire a un minimo di bilanciamento, quindi di dire: “no al lavoro precario, ma aiutiamo i ragazzi che possono dare un contratto a tempo indeterminato”.

Signor Ministro, lei ha ventott'anni, è di Pomigliano, lei rappresenta esteticamente e simbolicamente un ragazzo del Meridione; ai ragazzi dell'Abruzzo, del Molise, della Campania, della Basilicata, della Sicilia, della Puglia, della Calabria e della Sardegna cosa andrà a dire in questi giorni? Dirà che blocca - e non capisco veramente perché - anche un minimo di spiraglio. Il segnale è: voglio darvi un lavoro stabile e vi do anche la possibilità di averlo. Cos'è che lascia a questi ragazzi? Solo la delusione?

Signor Ministro, forse per noi dell'opposizione va anche bene questo comportamento, avremo facilità a parlare contro il Ministro Di Maio, contro il MoVimento 5 Stelle, contro la Lega che ha preso i voti al Sud, ma sinceramente ci dispiace, da cittadini del Sud e da italiani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (PD). Presidente, volevo soltanto rispondere a una sonora sciocchezza pronunciata dal rappresentante della Lega poco fa, che ha detto che il Governo ha sbloccato 6,4 miliardi di credito d'imposta: è riuscito a dire più balle che parole, in questa frase (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

In primo luogo, non sono 6,4 miliardi, ma sono 2,2 i miliardi di credito di imposta: un conto è il credito d'imposta e un conto sono gli investimenti che mobilita! Secondo: non è un provvedimento che avete fatto voi, viene dal restyling dell'aprile 2017, fatto dal nostro Governo, che ha funzionato talmente bene che arriviamo alla terza balla, cioè che, siccome tanta gente ha fatto domanda, le prefetture non riuscivano a star dietro alle richieste per rilasciare il certificato antimafia e quindi la circolare si limita a dire: i finanziamenti possono partire anche senza il certificato antimafia, che ve lo diamo dopo. Impara, prima di parlare (Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier) e smettetela di raccontare balle agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché solo questo avete dimostrato di saper fare! Ignoranti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)!

PRESIDENTE. Con calma (Commenti del deputato Marattin)! Si rivolga a me, non indichi, si rivolga a me!

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Carfagna. Ne ha facoltà…. (Commenti del deputato Marattin). Per favore! La richiamo! Prego.

MARIA ROSARIA CARFAGNA (FI). Spero che mi farà recuperare il tempo perso. Presidente, mi rivolgo per il suo tramite al Ministro Di Maio. Ministro, il suo parere contrario è una delusione e fa il paio con l'inammissibilità che ha colpito un emendamento, che noi avevamo presentato, che prevedeva sgravi per quelle aziende che al Sud assumono donne (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Questo non fa altro che confermare ciò che noi avevamo denunciato quando nel contratto di Governo non avevamo riscontrato la presenza della parola “Sud”. In questo Governo c'è chi guarda al Sud con disprezzo e chi guarda al Sud con pietismo e opportunismo, cavalcando la rabbia e l'angoscia per trasformarla in voti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Oggi lei ha perso un'opportunità, quella di trasformare quella rabbia in speranza, lavoro e dignità. C'è chi vuole il Sud piegato e succube e schiavo del vostro reddito di cittadinanza, noi lo vogliamo libero e orgoglioso, per questo continueremo a portare avanti le nostre battaglie e vi chiederemo di rispondere dei vostri errori (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cannizzaro. Ne ha facoltà.

FRANCESCO CANNIZZARO (FI). Presidente, Ministro Di Maio, pagina 52, esattamente nel corpo dell'emendamento lei può leggere: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, cioè un agglomerato di popolazione che l'ha fatta sedere al Governo, a lei e ai suoi compagni di partito, e oggi ha l'occasione per dimostrare che non sta tradendo il Sud. Ha una grande opportunità, ha una grande occasione, quella di dare il primo forte segnale al Sud, ma dobbiamo forse pensare che per un capriccio nei confronti di Forza Italia, che in maniera saggia e puntuale sta pensando alle sorti dei nostri giovani, questo emendamento doveva essere accantonato e quindi bocciato? Allora posi un attimo il cellulare, metta la mano destra sulla sua coscienza, rifletta un attimino, convinca, da capo politico del suo movimento, i suoi colleghi e voti questo emendamento, per amore dei calabresi…

PRESIDENTE. Grazie.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cantalamessa. Ne ha facoltà.

GIANLUCA CANTALAMESSA (LEGA). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, da napoletano cito il rapporto SVIMEZ di due giorni fa: 1 milione e 800 mila meridionali - 1 milione e 800 mila! - hanno lasciato il Meridione negli ultimi quindici anni; 920 mila ragazzi hanno lasciato il Meridione per mancanza di lavoro. Non accettiamo lezioni da chi ha costretto 920 mila ragazzi a lasciare il Meridione (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier). Solo una cosa, a chi ha ridotto il Sud in queste condizioni, a partire dal PD: vergognatevi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cirielli. Ne ha facoltà.

EDMONDO CIRIELLI (FDI). Presidente, io ovviamente non sono sorpreso dalle dichiarazioni dei colleghi della Lega, che in questi sedici anni hanno avuto sempre una linea molto chiara a bocciare qualunque cosa che riguardasse il Meridione. Negli ultimi sedici anni, ha governato per tanti anni il PD, ma hanno governato tanti anni il Centrodestra e anche la Lega, ma il tema è un altro. Quello che mi sorprende è il fatto che, anziché insultare chi chiede spiegazioni, c'è qualcuno della maggioranza che ci spiega perché bisogna votare contro? Se qualcuno ce lo spiega, voto anch'io contro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Ferri. Ne ha facoltà.

COSIMO MARIA FERRI (PD). Presidente, chiedo di sottoscrivere questo emendamento, perché è ragionevole, guarda al Sud e dà delle risposte concrete. Mi meraviglio che questo Governo, che dice di puntare sul Sud e che ha istituito anche un Ministero, non dia delle risposte concrete. Quindi, davvero invito tutti a sottoscriverlo, e il Governo a cambiare parere, perché è una risposta per il Sud, per i giovani e guarda al futuro con una risposta concreta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Versace. Ne ha facoltà.

GIUSEPPINA VERSACE (FI). Presidente, mi rivolgo tramite lei al Ministro Di Maio, che è del Sud, come sono del Sud anch'io, seppure cittadina del mondo. Oggi non ho capito bene una cosa, perché secondo me tra un po' arriva qualcuno con il cartello con scritto “scherzi a parte”, e allora ridiamoci su e ditemi che è uno scherzo: voi siete quelli che avete istituito il Ministero del Sud e adesso state eliminando l'unico emendamento di tutto il decreto che parla del Sud (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

Dovrò chiedere un aggravamento della mia invalidità, perché sto diventando anche cieca: io non vedo più la coerenza che da mesi, da anni continuate a vantare. Scusate, illuminatemi. Ministro, la prego, mi illumini (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Miceli. Ne ha facoltà.

CARMELO MICELI (PD). Presidente, affinché rimanga a verbale, vorrei che il Ministro ascoltasse cosa recita questo emendamento, che chiedo di sottoscrivere, e vorrei che lo sentissero pure quei tanti deputati che sono stati eletti al Sud, quelle centinaia di deputati eletti al Sud. L'emendamento chiede la proroga anche per il 2019 dello sgravio di almeno il 50 per cento degli oneri contributivi per i contratti, per 36 mesi, per i nuovi contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti; e prevede che lo sgravio diventi totale - con esonero totale - se gli assunti sono due under 35 senza impiego da sei mesi e residenti nelle regioni del Sud, e tra queste regioni c'è pure la Sicilia, onorevole Di Maio, quella che lei ha girato in lungo e in largo, frequentando le pizzerie e mettendo le mani nella pasta, dicendo che da quel momento sarebbe stato accanto ai pizzaioli; quella che lei ha frequentato nei lidi dicendo che sarebbe stato accanto ai lavoratori dei lidi.

PRESIDENTE. Grazie.

CARMELO MICELI (PD). Presidente, io chiedo soltanto di ricordare la vostra provenienza…

PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Pagano. Ne ha facoltà.

UBALDO PAGANO (PD). Presidente, anch'io vorrei sottoscrivere l'emendamento, anche perché oggi abbiamo compreso che le politiche di questo Governo saranno un pendolo tra un po' di contentini al Nord ed un po' di contentino al Mezzogiorno, da quello che è stato l'intervento del collega della Lega, che evidentemente ha dimenticato le sue origini e si rende più fedele al nuovo padrone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Conte. Ne ha facoltà.

FEDERICO CONTE (LEU). Presidente, approfitto del dibattito che si è accesso tardivo e nervoso per rivolgerle una personale preghiera e una richiesta a nome del mio gruppo. Credo che la discussione che riguarda la questione meridionale, che è per l'Italia la questione delle questioni, non possa svolgersi in un clima di stanchezza dovuto a tre giorni di intenso lavoro parlamentare nel canovaccio e nell'occasione di un provvedimento che indubitabilmente ha obiettivi diversi e che sia resa sfilacciata e tesa rispetto alle tensioni dei vari gruppi parlamentari. La richiesta che avanzo quindi, Presidente, è che lei possa indire e convocare una sessione straordinaria dedicata esclusivamente al dibattito sul Mezzogiorno, nella quale il Governo ci venga a riferire quali sono le sue reali intenzioni di politica economica e sociale che riguardano il sud del Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Paolo Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO RUSSO (FI). Grazie, Presidente. Il Governo dà parere contrario su un emendamento in genere per tre ragioni: o perché c'è un problema di procedura normativa, un problema di difficoltà dal punto di vista procedurale, o perché manca la copertura o perché non condivide le finalità. Presidente, attraverso il suo tramite, avrei piacere di sapere dal Ministro o magari anche dalla maggioranza di Governo: di quale di queste questioni si tratta? È la finalità che è sbagliata? È la copertura, ma sapete che la copertura è ampia, o la procedura? Semmai si tratta di un proposta emendativa e di una misura insufficiente: dovremmo fare dell'altro, Ministro. Lei sa che la stimo: chi cambia opinione spesso dimostra di più la sua capacità di valutazione e la sua intelligenza. Ci aiuti a rafforzare questa nostra considerazione cambiando opinione e con uno scatto di orgoglio a indicare il Paese tutto insieme da che parte sta: dalla parte dei giovani del Sud.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Critelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO CRITELLI (PD). Grazie, Presidente. Capisco la reazione rabbiosa dei deputati della Lega Nord dopo l'intervento del collega Marattin ma la verità per quanto faccia male rimane sempre tale. Si tratta dell'ennesima proroga di un provvedimento varato dai Governi del centrosinistra ma, per il suo tramite, Presidente mi rivolgo ai tantissimi deputati meridionali del MoVimento 5 Stelle perché tra quei 1.800.000 meridionali ci sono tante persone che hanno percorso l'Italia in lungo e largo per cercare una vita migliore e mi rivolgo a loro perché la speranza che hanno suscitato nelle giovani generazioni del sud merita rispetto e mi rivolgo a loro perché gli interessi dei giovani del Mezzogiorno d'Italia non li può certo rappresentare un partito politico il cui leader pochi mesi fa, qualche anno fa cantava: Vesuvio, lavali con il fuoco (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! E quindi nessun deputato di quel partito politico si può degnare di parlare del Mezzogiorno d'Italia e dei tanti ragazzi che hanno percorso migliaia di chilometri in cerca di una vita migliore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD). Grazie. Da deputato del sud e della Puglia sono sconcertato dal fatto che i miei colleghi della maggioranza siano in silenzio. Voi siete stati eletti per garantire e tutelare gli interessi della Puglia e del Meridione e siete in silenzio di fronte a un emendamento che serve a mantenere una misura per consentire l'assunzione di giovani che hanno riposto tanta fiducia nel voto e hanno votato in massa per voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Chiedo, suo tramite, Presidente, al Ministro Di Maio se il problema è che questa è una misura che è stata proposta ed approvata dal Governo del PD perché, se è questo lo schema con il quale intende affrontare i prossimi mesi di Governo, cioè quello di asfaltare e cancellare tutto ciò che di buono ha fatto il Governo di centrosinistra in questi anni, ebbene, noi faremo resistenza e sarà una resistenza durissima perché noi crediamo in quello che abbiamo fatto…

PRESIDENTE. Grazie.

MARCO LACARRA (PD). …in questa misura come in tanti provvedimenti che il Governo di centrosinistra ha fatto in questi anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D'Uva. Ne ha facoltà.

FRANCESCO D'UVA (M5S). Grazie, Presidente. Ritengo che qualsiasi discussione che riguarda il Mezzogiorno sia importante e gradita dalla maggioranza come da tutte le persone in quest'Aula. La discussione riguarda un articolo aggiuntivo che proroga disposizioni che sono previste e sono già state approvate nella legge di bilancio dello scorso anno, nel 2017, quindi al momento siamo coperti per tutto il 2018 per quanto riguarda tali disposizioni riguardanti le assunzioni per gli under 35 nel meridione. Ora l'emendamento intende prorogarle per il 2019: è una cosa molto bella (Commenti dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) ma abbiamo modo di farlo sicuramente… attenzione, scusate colleghi, scusate… avremo modo di farlo più avanti con un provvedimento ad hoc perché il meridione merita molto più, come è stato detto, di un articolo fatto a fine serata e in questo modo. Con molta tranquillità lo faremo tutti assieme, maggioranza e opposizione, e in un dibattito parlamentare per il Meridione perché siamo tutti per il bene dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (FI). Intervengo da donna del Nord accanto ai colleghi del Sud di tutti gli schieramenti e chiedo al Ministro Di Maio con che coraggio alle elezioni europee vi ripresenterete ai cittadini del Sud e ai giovani del Sud chiedendo i voti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Voi avete fatto campagna elettorale accanto ai miei colleghi del Sud. Se questo è un buon provvedimento, se questo è un segnale importante, votatelo: non ci interessa che ci si limiti al 2018 sulla base di ciò che hanno fatto altri. Mandate un segnale alle famiglie e ai giovani del Sud: votate questo articolo aggiuntivo o non avrete più la faccia di mostrarvi a quell'elettorato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Signor Presidente, molto brevemente vorrei ricordare all'onorevole D'Uva - il quale ci suggerisce l'opportunità di affrontare un tema così delicato con un intervento ad hoc - che noi è tre settimane che lavoriamo sul tema: sono tre settimane, quindi non ci può prendere in giro e venirci a raccontare che adesso non c'è tempo. Guardi che noi sono tre settimane che siamo qua a lavorare: è tre settimane che ci confrontiamo…

PRESIDENTE. Si rivolga a me.

PAOLO ZANGRILLO (FI). …dando per scontato che l'interlocutore è in buona fede e che ci tratta con dignità. Quindi uno che ci viene a raccontare che adesso non c'è tempo e che l'argomento è importante e che quindi lo tratteremo, ma che non possiamo trattarlo negli ultimi minuti, ci sta prendendo in giro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Un po' di dignità per favore per questa istituzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Rospi. Ne ha facoltà.

GIANLUCA ROSPI (M5S). Volevo solo raccontare in quest'Aula - io sono nuovo come deputato, però sono un ragazzo del Sud - che il Sud non ha bisogno di elemosina: il Sud ha bisogno di infrastrutture, di ricerca e innovazione; vent'anni di politiche del PD e di Forza Italia (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente) e l'Italia è ultima in investimenti e infrastrutture, ultima in Europa in investimenti, ricerca e innovazione, siamo gli ultimi! Di questo ha bisogno il Sud d'Italia…

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.

GIANLUCA ROSPI (M5S). … non chiacchiere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Anzaldi. Ne ha facoltà.

MICHELE ANZALDI (PD). Mi scusi, Presidente, poiché il dibattito è molto seguito, secondo me non possiamo non chiarire agli italiani perché non viene accolto l'articolo aggiuntivo 1-bis.013 Gelmini, sicuramente non per una mancanza di tempo. C'è la copertura o non c'è la copertura? Se c'è la copertura perché non viene accolto: dobbiamo spiegarlo alle persone, altrimenti anche noi rimaniamo così senza capire. Se c'è la copertura, perché non viene accolto?

COSIMO MARIA FERRI (PD). Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha già parlato prima, deputato Ferri. Ne ha facoltà.

COSIMO MARIA FERRI (PD). Mi richiamo all'articolo 8 e seguenti. Voglio segnalare una cosa gravissima: il capogruppo D'Uva, dopo che è intervenuto il suo collega, l'ha redarguito a non prendere la parola. È una cosa grave perché il Regolamento consente a ogni deputato di parlare a titolo personale e penso che sia gravissimo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente) che un capogruppo si permetta di sgridare e di limitare la libertà di parola ad un deputato: è gravissimo! Solidarietà a quel deputato che è stato mortificato nella sua dignità (I deputati del Partito Democratico scandiscono: “Dignità”) di deputato, mortificato dal capogruppo D'Uva: si vergogni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Un po' di silenzio.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.013 Gelmini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole dei relatori di minoranza del Partito Democratico e di Forza Italia e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

C'è stato un mal funzionamento tecnico del sistema, si deve rivotare. La precedente votazione è annullata, quindi votiamo di nuovo.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.013 Gelmini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, con il parere favorevole dei relatori di minoranza del Partito Democratico e di Forza Italia e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 90) (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi PresidenteIdeputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente scandiscono: “Vergogna!” – Il deputato Germanà espone un cartello recante la scritta: “Vergogna” – Commenti).

PRESIDENTE. Deputato Germanà, abbassi il cartello, grazie, abbassi il cartello.

Avverto che sono state ritirate dai presentatori le seguenti proposte emendative: Bignami 11-bis.255 e 11-bis.250; Giacomoni 12.6; Baldelli 12-bis.302. Avverto, inoltre, che tutte le restanti proposte emendative a prima firma dei deputati del gruppo del Partito Democratico sono state ritirate, ad eccezione dell'emendamento Fregolent 12.5.

EMANUELE FIANO (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO (PD). Sto parlando di una cosa che riguarda questo gruppo, che ho l'onore di rappresentare come delegato d'Aula. Lei ha detto che avrebbe chiesto, in un colloquio privato con me sotto il suo banco, a quest'Aula, convenientemente, a seguito di accordi già presi nella Conferenza dei presidenti di gruppo…

PRESIDENTE. Stavo finendo infatti di…

EMANUELE FIANO (PD). Sì, però, se questo gruppo deve ritirare degli emendamenti, vuole dire perché li vuole ritirare al microfono, per quale ragione, e vorrei anche chiarire che questo per noi non può costituire un precedente. Quindi, volevo dirlo io: sono venuto a chiedere se lei avrebbe chiesto…

PRESIDENTE. Ha ragione, ha perfettamente ragione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Ha perfettamente ragione e chiedo, siccome è già arrivata una lista, visto l'orario, che sono le 20,35, i gruppi che intendono ritirare gli emendamenti, per concedere i lavori sugli ordini del giorno e poi la diretta televisiva.

EMANUELE FIANO (PD). Presidente, siccome noi siamo donne e uomini di parola e siccome abbiamo svolto un lavoro nel corso di questi tre giorni, insieme a molti altri colleghi di altri gruppi di opposizione, sempre sul merito, senza mai attuare nessun tipo di pratica ostruzionistica, ci è stato concesso un parere favorevole dalla maggioranza e dal Governo su un emendamento, vorremmo essere chiari: noi intendiamo il lavoro parlamentare, pur da posizioni minoritarie, come un lavoro di costruzione comune. È vero, il Ministro, il Vicepresidente del Consiglio, ha avuto un comportamento molto degno nei confronti di quest'Aula, essendo sempre stato qui presente.

Il rapporto tra maggioranza e minoranza non può ridursi alla sola presenza in Aula, che, peraltro, ovviamente, è un dovere civico e istituzionale. Noi ritireremo, meno uno, gli emendamenti che sono fin qui rimasti, meno il 12.5. Lo facciamo, Presidente, perché noi vogliamo differenziarci da quello che abbiamo visto in quest'Aula nei cinque anni trascorsi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), nei quali chi occupava i banchi dell'opposizione e della minoranza non intendeva questo come il luogo del confronto e dell'arricchimento tra tesi diverse, ma come quello della battaglia contro gli avversari a qualsiasi costo, anche al costo di occupare le poltrone dove siedono ora il Ministro Di Maio e i colleghi sottosegretari. Non è il modo in cui noi intendiamo il dialogo parlamentare e l'apporto costruttivo alla costruzione di una legge per il Paese. Ne abbiamo dato prova, adesso, perché manteniamo la parola: ritireremo tutti gli emendamenti, meno il 12.5, per permettere, come convenuto, che all'ora fissata si possano svolgere le dichiarazioni di voto.

Non sarà questo un comportamento che possa costituire precedente, perché, ovviamente, dipenderà da come questa maggioranza, qui, dentro quest'Aula, e nel Paese, intenderà esercitare la propria carica temporanea a favore della democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

FEDERICO FORNARO (LEU). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Il nostro gruppo aveva ancora un solo emendamento, il 9-ter.250 a prima firma della collega Rostan, e, aderendo all'invito del Presidente, ritiriamo questo nostro ultimo emendamento. Mi sia consentito - lo dico qua pubblicamente - di esprimere un rammarico: credo che in questo dibattito, in questi tre giorni, il nostro gruppo abbia sempre, in ogni momento, in ogni intervento, cercato di rimanere al merito delle questioni, evitando richiami demagogici, evitando una prosecuzione di una campagna elettorale che credo non faccia bene al Paese. È un rammarico, lo dico ai relatori e, per il suo tramite, al Governo, che alla fine di tutto questo neppure un emendamento del nostro gruppo, e penso a diversi emendamenti a prima firma Epifani su interventi correttivi, sia stato accolto.

Ne prendiamo atto da questo punto di vista: siamo persone, donne e uomini, che rispettano gli impegni. Il capogruppo aveva preso l'impegno di garantire la chiusura entro le ore 21; questo impegno noi lo manteniamo. La nostra speranza è che in futuro ci sia una maggiore attenzione nei confronti di tutti i gruppi dell'opposizione, e non soltanto dei gruppi più grandi. Da questo punto di vista, credo che ci sia questo rammarico di fondo, e le nostre valutazioni, evidentemente, che farà il collega Epifani in dichiarazione di voto, terranno conto, nella valutazione complessiva, anche del fatto che nessun emendamento è stato accolto dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Deputato Fornaro, c'è un altro emendamento, 9.40 Pastorino, che era stato accantonato.

FEDERICO FORNARO (LEU). A questo momento non abbiamo ufficialmente il parere del Governo. Per le vie informali c'è stato detto che non è stato accolto, non è stato possibile accoglierlo, e quindi io non intervenivo su quello, perché formalmente ero in attesa. Se viene confermato da un punto di vista formale, comunque rimaniamo fermi e ritiriamo anche quell'emendamento.

PRESIDENTE. Il relatore?

GIULIO CENTEMERO, Relatore per la maggioranza per la VI Commissione. Invitiamo al ritiro.

PRESIDENTE. Deputato Fornaro, prego.

FEDERICO FORNARO (LEU). Questo però è uno di quei casi che fa anche un po' arrabbiare, anche se siamo alle 9 meno 20. Almeno, almeno il bon ton istituzionale di spiegare, e magari dire che il Governo si fa carico di questo problema (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali, Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Ma ci vuole così tanto? È così difficile? Avete vinto, però la ragione non è sempre tutta da una parte.

PAOLO RUSSO (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO RUSSO (FI). Presidente, per le ragioni di cui sopra che abbiamo ascoltato, ritiro l'emendamento 11.5 Paolo Russo.

TOMMASO FOTI (FDI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI (FDI). Signor Presidente, al di là di quelli che abbiamo segnalato, anche noi ritiriamo tutti i restanti emendamenti, tenendo presente che siamo il gruppo che probabilmente in questo momento rinuncia a più emendamenti di tutti per mantenere la parola data. Non ce la rimangiamo; diciamo però che un equilibrio d'Aula diverso sarebbe stato auspicabile, perché è ovvio che abbiamo compresso in un modo esagerato alcuni emendamenti che i nostri deputati desideravano discutere. Ciò nonostante, torno a ripetere, non ci rimangiamo la parola e lasciamo soltanto alla sua attenzione i tre emendamenti che abbiamo segnalato.

PRESIDENTE. Emendamenti 10.5 e 12.11?

TOMMASO FOTI (FDI). E anche l'emendamento 12.10 Rizzetto.

PRESIDENTE. Emendamenti 10.5 Delmastro Delle Vedove e 12.11 Osnato.

WALTER RIZZETTO (FDI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Mi permetta, Presidente, il collega Foti ha detto tre proposte, tra cui anche la 12.10 Rizzetto.

PRESIDENTE. Sta bene.

Passiamo quindi alla votazione dell'emendamento 10.5 Delmastro Delle Vedove.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Presidente, nel cosiddetto decreto-legge dignità, ispirato ad una sorta di dirigismo economico che credo sia superato anche presso le sedi della CGIL, vi era una sola promessa che aleggiava a favore delle cosiddette categorie produttive, di quelle categorie che guardano con orrore ad un decreto-legge che ingessa nuovamente il mondo del lavoro, di quelle categorie che si vedono riproposte le causali nei contratti a tempo determinato, di quelle categorie che vedono aumentato il costo del lavoro, ed era l'abolizione del redditometro. Ecco, io lo dico da avvocato, da colpito dal redditometro: è uno strumento che interpretiamo e riteniamo essere uno strumento di diabolica tortura fiscale, uno strumento diabolico, penetrante, velenoso, che per il tramite di accertamenti sintetici e induttivi ricostruirebbe il mio presunto reddito, salvo poi costringermi all'onere della prova qualora voglia salvarmi dalle maglie di un fisco vorace, rapace e inquisitoriale.

Ecco, quell'inversione dell'onere della prova criticata del redditometro, perché contrasta con lo statuto del contribuente, ma soprattutto perché mortifica il cittadino e lo trasforma in un suddito, ecco noi credevamo, io credendo alle promesse di questo Governo ero convinto che oggi mi sarei confrontato con l'abolizione del redditometro.

Diceva un comico che in quest'Aula molti dovrebbero conoscere: voglio io sapere come lo Stato spende i miei soldi, non lo Stato sapere come spendo i pochi spiccioli che mi rimangono in tasca. Diceva Salvini al Festival del lavoro di Milano: mai più redditometro! Diceva Di Maio, diceva il Vicepresidente che oggi ci onora della sua presenza in Aula, e lo ringrazio: il redditometro è uno strumento che ha reso schiavo chi crea valore in Italia. E noi ci abbiamo creduto! E oggi voi ci presentate viceversa non l'abolizione del redditometro: voi semplicemente introducete nuovi strumenti, un nuovo redditometro. È come dire che noi dovremmo ringraziare il boia perché non usa più la sega, ma usa il martello per massacrare le categorie produttive di questa nazione! Mi auguro che vogliate recedere dal proposito di introdurre un nuovo redditometro, e mi auguro che vogliate veramente approvare questo emendamento che chiede, in coerenza con le vostre promesse elettorali, l'abolizione del redditometro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD). Presidente, c'è una questione che è rimasta in sospeso, e lo dico al Presidente e per suo tramite al Governo, non so se per un'incomprensione. Ieri abbiamo sollevato una questione legata all'entrata in vigore del decreto-legge. Io non ho più avuto una risposta su questo, il tema esiste, oggi lo trovate scritto anche su alcuni quotidiani nazionali, ed è legato al fatto (Commenti)… Scusate, so che è noioso, però cercate di capire perché è un fatto importante: c'è una vigenza che va da quando è entrato in vigore il decreto-legge, che è il 14 luglio con la sua pubblicazione, a quando il decreto-legge verrà convertito in legge. Questo momento oggi vede l'attuazione della disciplina così come licenziata nel decreto-legge originario, e non come emendata invece, perché il testo emendato entrerà in vigore soltanto con la conversione in legge. Quindi bisogna che si trovi una soluzione; noi abbiamo avanzato delle proposte al Governo, il Governo in questo senso una risposta non ce l'ha data. Io non so se addirittura si deve - lo dico al Presidente, e per il tramite del Ministro - inserire una norma ad hoc che preveda come funziona la vigenza. Se mi dà un secondo e mezzo gliela leggo: “Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 2, in materia di rinnovi e proroghe dei contratti a tempo determinato si applicano anche ai contratti cessati nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del presente decreto-legge e la data di entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto”. Questo è l'unico modo per risolvere questa questione; dopodiché valutate voi, noi ve l'abbiamo detto. Abbiamo tutto l'interesse a risolvere i problemi delle aziende che in questo periodo bloccano il rinnovo e le proroghe dei contratti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

RENATA POLVERINI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI (FI). Presidente, solo a rafforzamento di quanto ha già detto la collega Serracchiani: il Governo ieri ha ammesso in sede di Comitato dei nove che esisteva questo problema, che è un problema reale, perché a noi può sembrare magari un dettaglio, ma per i lavoratori a cui non viene rinnovato il contratto sicuramente non lo è, e per le imprese che non possono avvalersi o continuare ad avvalersi di manodopera magari già conosciuta e specializzata è un problema oggettivamente reale e concreto. Quindi, visto che abbiamo il Ministro in Aula e anche i sottosegretari che ieri hanno partecipato al Comitato dei nove, magari avere un orientamento rispetto a quello che il Governo intende fare per eliminare questo problema può essere di aiuto. È veramente un fatto non formale ma sostanziale, proprio perché, come è stato spiegato ieri, nella data del decreto-legge non è stata messa una data di entrata in vigore, nel momento in cui è stato pubblicato in Gazzetta: come di solito si fa, perché poi nel percorso parlamentare può subire dei cambiamenti. Quindi sollecito anche io il Governo a dare su questo un cenno di risposta.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Sì, velocemente. Noi, dopo l'approfondimento che avete fatto ieri in Comitato dei nove, abbiamo fatto i nostri approfondimenti.

Come avevo detto quando ho dato la disponibilità alla discussione del Governo nel Comitato dei nove - anche se non in presenza mia, perché ero in audizione - la norma per noi va bene così ma, in ogni caso, abbiamo anche verificato e utilizzeremo una circolare ministeriale per chiarire l'applicazione della norma. Quindi, per noi va bene la norma così, ma, allo stesso tempo, utilizzeremo anche una circolare ministeriale e prendo l'impegno davanti al Parlamento per riuscire a chiarire ulteriormente i dubbi che sono emersi durante la discussione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 StelleCommenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.5 Delmastro Delle Vedove, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo, il relatore di minoranza del gruppo del PD si rimette all'Aula, parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo di Forza Italia e parere contrario della V Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 91).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 10.9 Mandelli e 10.12 Rizzetto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mandelli. Ne ha facoltà.

ANDREA MANDELLI (FI). Grazie Presidente, il tempo purtroppo comprime il dibattito su alcuni temi molto importanti. Questa, in particolare, è una opportunità che davamo al Governo, di mantenere una promessa, quella promessa che è stata fatta in campagna elettorale e che ho visto anche sfruttare in qualche kermesse di importanti confederazioni, Confcommercio, Confartigianato, nella quale il Governo prometteva di abrogare il redditometro. Ebbene, allora, quale migliore occasione oggi dalle opposizioni per fare quel nodo al fazzoletto al Governo e dargli l'opportunità di abrogare il redditometro, di abrogare uno strumento che tutti pensiamo non serva, che non serve ai contribuenti, anzi è un po' un fattore che opprime.

Io spero che gli amici della Lega, che con noi spesso hanno condiviso questa battaglia, ci diano una mano. Abolire il redditometro vuol dire far fare un passo avanti a questo Paese, è stato promesso più volte dai membri del Governo, è stato promesso da tutti in campagna elettorale, basta un «sì, lo approviamo» e siamo tutti coerenti con quello che abbiamo letto in questi momenti di campagna elettorale.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 10.9 Mandelli e 10.12 Rizzetto, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo e della V Commissione (Bilancio), mentre il relatore di minoranza del gruppo Partito Democratico si rimette all'Aula, e con il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 92).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.5 Fregolent.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (PD). Presidente, con questo emendamento noi vorremmo ripristinare lo split payment. È una procedura che riguarda i fornitori che lavorano con le Pubblica amministrazione, per cui la pubblica amministrazione paga direttamente l'IVA allo Stato, è un modo per evitare le frodi dell'IVA ed e per evitare l'evasione e l'evasione purtroppo è una malattia di questo Paese. Vede, Ministro l'ho sempre sentita parlare di: noi siamo contrari ai grandi evasori e siamo, invece, favorevoli a che i cittadini onesti abbiamo un rapporto più sereno con il fisco. E chi è che non è contrario a essere contro i grandi evasori e sereni con quelli che pagano il fisco? Solo che lei non ha quantificato cosa sono i grandi evasori. Che cosa vuol dire, rispetto ai pensionati e dipendenti che le tasse le pagano tutte, in che cosa consiste questi grandi evasori? Con questa norma voi sprecate 4 miliardi, i soldi che servivano all'emendamento del Sud, i soldi che servivano a stabilizzare i giovani, i soldi che servivano per stabilizzare i lavori a tempo determinato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Voi fate una marchetta a chi? A chi? All'avvocato del popolo che ha 27 mila euro di Equitalia? A chi, A quali persone? Ai comici genovesi che si facciano pagare in nero? Quali favori state facendo con questo emendamento? Mi dispiace, questo è un emendamento pro evasione, con i cittadini onesti non ha niente a che fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fregolent 12.5, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del gruppo Forza Italia, e con il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo del Partito Democratico.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 93).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rizzetto 12.10.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Sì, grazie Presidente. Prendo atto che ci abbiamo provato veramente sino all'ultimo rispetto questa proposta emendativa, che andava ad ampliare l'esclusione, lo split payment rispetto ad una più ampia categoria di professionisti. Lo rinnovo, prendo atto ringraziando il sottosegretario Durigon, anche se abbiamo provato sino all'ultimo; ahimè, non è andata bene, quindi ritiro la proposta, grazie.

PRESIDENTE. Sta bene. L'emendamento 12.10 Rizzetto è ritirato.

Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 12.11 Osnato. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Osnato. Ne ha facoltà.

MARCO OSNATO (FDI). Grazie, Presidente. In modo molto conciso, noi su questo emendamento ci teniamo molto, perché evidentemente già nella passata legislatura abbiamo posto diverse volte il tema dell'abolizione dello split payment. Lo abbiamo posto soprattutto sul versante delle piccole e medie imprese quindi, come abbiamo detto, ci compiacciamo quando altri soggetti politici vengono sulle nostre posizioni, però riteniamo che quella compresa in questo decreto sia un'abolizione troppo ristretta, che non serve a combattere l'evasione, ma anzi probabilmente colpisce in modo indiscriminato. Quindi, riteniamo che bisogna allargare la platea dell'abolizione come minimo alle piccole e medie imprese, questo perché evidentemente lo splitpayment ha prodotto troppa ristrettezza nelle casse di troppe imprese e quindi bisogna porre rimedio (Applausidei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Osnato 12.11, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo, del relatore di minoranza del gruppo del Partito Democratico e della V Commissione (Bilancio), e con il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo di Forza Italia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 94).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 12-bis.301 Baldelli.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. Avrei voluto ritirarli, ma per una questione di rispetto nei confronti dei colleghi degli altri gruppi delle opposizioni, che li hanno sottoscritti, non mi sono preso la briga di togliere loro il diritto almeno a porli in votazione o a discuterli. Credo che sia un tema noto. Abbiamo raggiunto una vittoria di buonsenso in Commissione attraverso il meccanismo della compensazione tra cartelle esattoriali e crediti nelle pubbliche amministrazioni per imprese e professionisti. Questa era una proposta emendativa che rendeva strutturale la cosa. Mi pare di capire che il Governo non sia pronto in questa fase ad accogliere questa proposta emendativa, ma se in questo ramo dell'Assemblea il Ministro, Presidente, si prende l'impegno a fare ciò che noi chiediamo, anche con un ordine del giorno specifico che a questo punto chiederei ai colleghi di sottoscrivere, io credo di poter ritirare questo emendamento e il successivo, anche con il consenso degli altri gruppi di opposizione che hanno sottoscritto questo emendamento. Ritirerei questi due emendamenti con, a questo punto, la preghiera, però, che ci sia un intervento del Governo.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI DI MAIO, Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Per rispondere velocemente al collega Baldelli, questa sensibilità della stabilizzazione di questa misura della compensazione tra crediti e debiti è una sensibilità del Governo e c'è tutta la volontà di stabilizzarla. Quindi, discuteremo dopo, immagino, l'ordine del giorno e c'è tutta la volontà di accoglierlo, qualora sia discusso. Allo stesso tempo, dico anche che per quanto riguarda la questione, come ripeto, il Governo è d'accordo. Quindi, si va in quella direzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Deputato Baldelli?

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie. Mi fa piacere l'applauso del gruppo dei colleghi del MoVimento 5 Stelle che credo sia anche, diciamo, da dividere tra coloro che questa cosa l'hanno proposta e non l'hanno trovata nel decreto. Comunque, grazie Ministro. Ritiro questo emendamento e il successivo e a questo punto…

PRESIDENTE. Perfetto, sono ritirati…

SIMONE BALDELLI (FI). …immagino, essendoci il parere favorevole sull'ordine del giorno, ci rivediamo sulla legge di bilancio per il 2019.

PRESIDENTE. Sono ritirati gli emendamenti 12-bis.301 Baldelli e 12-bis.300 Baldelli.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.13 Marin.

Ha chiesto di parlare per il deputato Marin. Ne ha facoltà.

MARCO MARIN (FI). Grazie, Presidente. Intervengo in merito e per rispetto all'accordo sui tempi che ha preso il nostro gruppo, il mio gruppo. Gli emendamenti 13.13, 13.14, 13.15 e 13.16 sono quattro emendamenti che riguardano le associazioni sportive dilettantesche non a scopo di lucro. Io li ritiro non prima di aver osservato che il mondo dello sport è il mondo più numeroso del volontariato italiano e vede 4.500 atleti iscritti alle federazioni sportive che fanno capo al CONI e che se voi volete combattere la ludopatia, che dovrebbe colpire molto spesso i giovani – ne ho sentito parlare - non aver accolto questi quattro emendamenti, che aiutano le associazioni sportive dilettantistiche non a scopo di lucro e che hanno 4 milioni 500 mila ragazzi che le frequentano, è la conferma che questo decreto di dignitoso non ha nulla. Ritiro i quattro emendamenti perché tanto li boccereste, Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Tit. 300 Vito.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Vito. Ne ha facoltà.

ELIO VITO (FI). Signor Presidente, grazie. Questo è un emendamento al titolo del decreto. Non è sicuramente la prima volta che i titoli dei decreti non corrispondono ai contenuti dei provvedimenti stessi. Ricordiamo tutti il caso della riforma costituzionale di Renzi che aveva un titolo autocelebrativo che non corrispondeva, poi, al contenuto proprio della riforma ed anche per questo fu bocciata dagli elettori. Ma è sicuramente il primo caso che viene utilizzato un termine di natura morale in un testo di legge. Dallo Stato di diritto allo Stato etico? No! Dallo Stato di diritto alla pretesa di uno Stato morale.

Il Governo, lo Stato riconosce ai lavoratori diritti e non dignità. La dignità appartiene all'individuo, alle persone (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e non può essere gentilmente concessa dal Governo per decreto. A questo, per fortuna, non siamo ancora arrivati. È la storia dell'umanità che insegna che è il rispetto dell'individuo per se stesso e per le altre persone che ci dà la dignità di essere umano, avendo coscienza di essere un essere umano e di pretendere che questa nostra dignità sia riconosciuta dagli altri. Quando la propaganda utilizza i termini di legge, i termini più alti per delle finalità così basse, io credo che davvero si sia raggiunto un punto di non ritorno. Mi dispiace che le belle parole che da anni sentiamo pronunciare sulla tecnica legislativa, sul fatto che i termini devono corrispondere a chiarezza e proprietà delle norme, non sia stato riconosciuto nemmeno dal Comitato per la legislazione.

Il mio emendamento di buonsenso e di correttezza - e concludo - propone semplicemente che il titolo del decreto sia: “Disposizioni in materia di lavoro e di imprese”, come in cinquant'anni di Repubblica sono sempre stati fatti i titoli delle norme. Scordatevi in questo modo di conquistare dignità, dignità che state perdendo utilizzando la legge per fare propaganda (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tit. 300 Vito, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e del relatore di minoranza del Partito Democratico. Favorevole il relatore di minoranza del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 95).

Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma dopo l'esame degli ordini del giorno si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che è in distribuzione la nuova versione degli ordine del giorno n. 9/924-A/5 Deidda e n. 38/924-A/38 Molinari.

Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi articolo 89, comma 1, del Regolamento, i seguenti ordini del giorno, in quanto del tutto estranei rispetto alle materie trattate dal provvedimento in esame: n. 9/924-A/5 Deidda, n. 9/924-A/8 Delmastro Delle Vedove, n. 9/924-A/12 Baratto, n. 9/924-A/14 Morani, n. 9/924-A/15 Miceli, n. 9/924-A/17 Emanuela Rossini, n. 9/924-A/25 Paolo Russo, n. 9/924-A/30 Lattanzio, n. 9/924-A/32 Vallascas, n. 9/924-A/35 Murelli, n. 9/924-A/37 Locatelli, n. 9/924-A/40 Latini, n. 9/924-A/43 Viviani, n. 9/924-A/54 Sozzani, n. 9/924-A/56 Fatuzzo, n. 9/924-A/60 Della Frera, n. 9/924-A/64 D'Attis, n. 9/924-A/68 Giarrizzo, n. 9/924-A/70 L'Abbate, n. 9/924-A/102 Rizzetto e n. 9/924-A/115 Lollobrigida.

Deputato Fatuzzo, il suo ordine del giorno è inammissibile e, quindi, non lo può illustrare.

Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

Deputato Fatuzzo, non può illustrare l'ordine del giorno perché è inammissibile. Mi dispiace. Governo, prego.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Grazie, Presidente. Per semplicità illustrerei tutti i favorevoli: 4, 6, 10, 16, 19, 20, 21, 27, 28, 29, 31, 33, 34, 36, 38, 39, 41, 42, 44, 48, 49, 51, 52, 53, 55, 59, 61, 65, 66, 67, 68, 69, 70 e 71.

Nonché gli ordini del giorno n. 9/924-A/72, n. 9/924-A/73

PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/924-A/70 è inammissibile.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Ordine del giorno n. 9/924-A/73, n. 9/924-A/74, n. 9/924-A/75, n. 9/924-A/76, n. 9/924-A/78, n. 9/924-A/100, n. 9/924-A/102, n. 9/924-A/103, n. 9/924-A/104 e n. 9/924-A/107.

Adesso le elencherei gli accolti come raccomandazione, espunte tutte le premesse. Ordini del giorno n. 9/924-A/1, n. 9/924-A/2, n. 9/924-A/7, n. 9/924-A/9, n. 9/924-A/14, n. 9/924-A/15, n. 9/924-A/22, n. 9/924-A/26, n. 9/924-A/45

PRESIDENTE. Gli ordini del giorno n. 9/924-A/14 e n. 9/924-A/15 sono inammissibili.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Ordine del giorno n. 9/924-A/45, n. 9/924-A/46, n. 9/924-A/50, n. 9/924-A/57, n. 9/924-A/58, n. 9/924-A/62, n. 9/924-A/63, n. 9/924-A/77, n. 9/924-A/79, n. 9/924-A/80, n. 9/924-A/83, n. 9/924-A/85, n. 9/924-A/87, n. 9/924-A/88, n. 9/924-A/89, n. 9/924-A/90, n. 9/924-A/93, n. 9/924-A/94, n. 9/924-A/96

PRESIDENTE. Sottosegretario Crippa, servirebbe, soprattutto sugli ordini del giorno accolti come raccomandazione, anche il nome.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Presidente, mi è stato detto, per semplicità, di elencare soltanto il numero. Adesso il nome lo dovrei andare a riprendere singolarmente, per cui, se possiamo almeno finire l'elenco degli ordini del giorno accolti come raccomandazione, poi magari…o quanto meno leggo gli ordini del giorno con parere contrario, anche quelli senza il firmatario. Ordini del giorno con parere contrario: n. 9/924-A/3, n. 9/924-A/11, n. 9/924-A/13

PRESIDENTE. I nomi.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Presidente, allora non possiamo farlo…

PRESIDENTE. Ripartiamo dall'inizio, non c'è nessun problema.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Grazie. Presidente, probabilmente la prossima volta sarebbe meglio coordinarsi, perché mi è stato detto di dare solo i numeri (Commenti). Andiamo avanti.

Ricordo sempre che gli ordini del giorno con riformulazione e accolti come raccomandazione sono senza le premesse: ordine del giorno Epifani n. 9/924-A/1, accolto come raccomandazione; Fornaro n. 9/924-A/2, accolto come raccomandazione; Mandelli n. 9/924-A/3, parere contrario; Foti n. 9/924-A/4, parere favorevole; Fidanza n. 9/924-A/6, parere favorevole; Frassinetti n. 9/924-A/7, accolto come raccomandazione; Ciampi n. 9/924-A/9, accolto come raccomandazione; Magi n. 9/924-A/10, parere favorevole; Bond n. 9/924-A/11, parere contrario; Caiata n. 9/924-A/13, parere contrario; Gebhard n. 9/924-A/16, parere favorevole; Rostan n. 9/924-A/18, parere favorevole; Pastorino n. 9/924-A/19, parere favorevole; Boldrini n. 9/924-A/20, parere favorevole; Fassina n. 9/924-A/21, parere favorevole; Cenni n. 9/924-A/22, accolto come raccomandazione; Schullian n. 9/924-A/23, accolto come raccomandazione; Tabacci n. 9/924-A/24, parere contrario…

Scusate sull'ordine del giorno Schullian n. 9/924-A/23 il parere è contrario, non vorrei aver sbagliato. Poi, ordine del giorno Paolo Russo n. 9/924-A/25, inammissibile; Polverini n. 9/924-A/26, accolto come raccomandazione; Andreuzza n. 9/924-A/27, parere favorevole; Colla n. 9/924-A/28, parere favorevole; Lucchini n. 9/924-A/29, parere favorevole; Maggioni n. 9/924-A/31, parere favorevole; Lorenzoni n. 9/924-A/33, parere favorevole; Martinciglio n. 9/924-A/34, parere favorevole; Covolo n. 9/924-A/36, parere favorevole; Molinari n. 9/924-A/38, parere favorevole; Paternoster n. 9/924-A/39, parere favorevole; Moschioni n. 9/924-A/41, parere favorevole; Caffaratto n. 9/924-A/42, parere favorevole; Pini n. 9/924-A/44, parere favorevole; Rizzo n. 9/924-A/45, accolto come raccomandazione; Schirò n. 9/924-A/46, accolto come raccomandazione; Siani n. 9/924-A/47, parere contrario; De Filippo n. 9/924-A/48, parere favorevole; Pagano Ubaldo n. 9/924-A/49, parere favorevole; Carnevali n. 9/924-A/50, accolto come raccomandazione; Campana n. 9/924-A/51, parere favorevole; Currò n. 9/924-A/52, parere favorevole; Giacomoni n. 9/924-A/53, parere favorevole; Savino n. 9/924-A/55, parere favorevole; Benigni n. 9/924-A/57, accolto come raccomandazione; Baldelli n. 9/924-A/58, accolto come raccomandazione; Porchietto n. 9/924-A/59, parere favorevole; Germanà n. 9/924-A/61, parere favorevole; Novelli n. 9/924-A/62, accolto come raccomandazione; Aprea n. 9/924-A/63, accolto come raccomandazione; Carbonaro n. 9/924-A/65, parere favorevole; Marzana n. 9/924-A/66, parere favorevole; Melicchio n. 9/924-A/67, parere favorevole; Gagnarli n. 9/924-A/69, parere favorevole; Gallinella n. 9/924-A/71, parere favorevole; Segneri n. 9/924-A/72, parere favorevole; Amitrano n. 9/924-A/73, parere favorevole; Ciprini n. 9/924-A/74, parere favorevole, Giannone n. 9/924-A/75, parere favorevole; Perconti n. 9/924-A/76, parere favorevole; Orfini n. 9/924-A/77, accolto come raccomandazione; Bonomo n. 9/924-A/78, accolto come raccomandazione; Nardi n. 9/924-A/79, accolto come raccomandazione; Moretto n. 9/924-A/80, accolto come raccomandazione; Noja n. 9/924-A/81, parere contrario; Zardini n. 9/924-A/82, parere contrario; Benamati n. 9/924-A/83, accolto come raccomandazione; Gavino Manca n. 9/924-A/84, parere contrario; Morra n. 9/924-A/85, accolto come raccomandazione; Fragomeli n. 9/924-A/86, parere contrario; Ungaro n. 9/924-A/87, accolto come raccomandazione; Colaninno n. 9/924-A/88, accolto come raccomandazione; Librandi n. 9/924-A/89, accolto come raccomandazione; Fregolent n. 9/924-A/90, accolto come raccomandazione; Topo n. 9/924-A/91, parere contrario; Del Barba n. 9/924-A/92, parere contrario; Ascani n. 9/924-A/93, accolto come raccomandazione; Nardelli n. 9/924-A/94, accolto come raccomandazione; Rossi n. 9/924-A/95, parere contrario; Di Giorgi n. 9/924-A/96, accolto come raccomandazione; De Maria n. 9/924-A/97, parere contrario; De Luca n. 9/924-A/98, accolto come raccomandazione; Raciti n. 9/924-A/99, parere contrario; Berlinghieri n. 9/924-A/100, parere favorevole; Sensi n. 9/924-A/101, parere contrario; Fratoianni n. 9/924-A/103, parere favorevole; Carfagna n. 9/924-A/104, parere favorevole; Serracchiani n. 9/924-A/105, accolto come raccomandazione; Gribaudo n. 9/924-A/106, accolto come raccomandazione; Viscomi n. 9/924-A/107, parere favorevole; Zan n. 9/924-A/108, accolto come raccomandazione; Lepri n. 9/924-A/109, parere contrario; Lacarra n. 9/924-A/110, parere contrario; Mura n. 9/924-A/111, parere contrario; Cantone n. 9/924-A/112, parere contrario; Butti n. 9/924-A/113, accolto come raccomandazione; Mollicone n. 9/924-A/114, parere contrario; ordine del giorno Lollobrigida n. 9/924-A/115, inammissibile; Pagani n. 9/924-A/116, accolto come raccomandazione; Gadda n. 9/924-A/117, parere contrario; Mancini n. 9/924-A/118, parere contrario.

PRESIDENTE. Grazie, sottosegretario Crippa. Poiché vi era un'intesa tra tutti i gruppi per iniziare le dichiarazioni di voto con ripresa televisiva diretta alle ore 21, chiedo ai presentatori degli ordini del giorno su cui il Governo ha espresso parere contrario di non insistere comunque per la votazione dei medesimi.

ENRICO BORGHI (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO BORGHI (PD). Presidente, a nome del gruppo Partito Democratico ritiriamo gli ordini del giorno sul quale è stato espresso un parere negativo; accogliamo le raccomandazioni, ringraziamo la Presidenza per avere messo ordine a questa formulazione degli ordini del giorno e facciamo appello che per il futuro la discussione degli ordini del giorno non si trasformi in un gioco dalla tombola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

ROBERTO OCCHIUTO (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO (FI). Signor Presidente, noi non ritiriamo gli ordini del giorno sui quali il Governo ha espresso parere contrario; li manteniamo, non ne chiediamo la votazione, ma prendiamo atto della contrarietà del Governo sui testi dei nostri ordini del giorno senza chiedere li metterli in votazione.

FEDERICO FORNARO (LEU). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Presidente, noi abbiamo alcuni ordini del giorno con raccomandazione: accogliamo il parere del Governo.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA (FDI). Presidente, noi ci associamo a quanto ha appena rappresentato dal collega di Forza Italia, quindi non ritiriamo i nostri ordini del giorno e accettiamo il parere contrario, denunciamo però il fatto che, su una materia così importante come quella della scuola, da parte della maggioranza ci siano stati zero ordini del giorno accolti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), anche quello che chiedeva meramente un tavolo di confronto e che ne garantiva lo svolgimento.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Presidente, prendo atto del parere contrario, non ritiro l'ordine del giorno, e vorrei suggerire alla Presidenza che la prossima volta, invece di fissare l'orario per la diretta televisiva, si consenta un ordinata chiusura dei lavori, perché questo di stasera non è uno spettacolo al quale ci possiamo abituare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa-Centro Democratico, Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

SIMONE BALDELLI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Semplicemente per prendere atto che di fronte al Ministro, che ha detto che accoglieva un ordine del giorno, il sottosegretario lo ha accolto con raccomandazione: va bene così, ci vediamo in un'altra occasione.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE CRIPPA, Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico. Il Governo accetta l'ordine del giorno Baldelli n. 58 (Commenti).

PRESIDENTE. Credo che ci sia stato uno sbaglio nella lettura: questo è il punto. Non è stato accettato così: c'è stato uno sbaglio nella lettura.

WALTER RIZZETTO (FDI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente. Sicuramente in maniera conforme a quanto dichiarato dal capogruppo, onorevole Francesco Lollobrigida, rivolgo soltanto un appunto, per suo tramite, al Ministro e al sottosegretario: avete dichiarato inammissibile un ordine del giorno che parla dell'articolo 46 della Costituzione…

PRESIDENTE. Le inammissibilità sono dichiarate dalla Presidenza, non dal Governo.

WALTER RIZZETTO (FDI). Perfetto. Allora lei si prenda questa responsabilità, Presidente,…

PRESIDENTE. Certo, me la prendo, l'ho dichiarato inammissibile.

WALTER RIZZETTO (FDI). … lei ha dichiarato inammissibile l'articolo 46 della Costituzione che parla di soluzioni partecipative da parte dei lavoratori presso le aziende e di utili (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia): allora questa roba qui non è una cosa che lei può dichiarare inammissibile, questa è la nostra Carta costituzionale e già prima io mi ero sorpreso rispetto al fatto che questa proposta non fosse stata inserita tra le ammissibilità degli emendamenti. È ancora peggio oggi e adesso…

PRESIDENTE. Concluda.

WALTER RIZZETTO (FDI). …non ammettere questo tipo di proposta almeno agli ordini del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Se fosse stato attinente al decreto in esame sarebbe stato ammissibile, purtroppo non lo era e ho dovuto dichiararlo inammissibile.

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ricordo che è stata disposta la ripresa televisiva diretta delle dichiarazioni di voto dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti del gruppo Misto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Signor Presidente, la questione politica che emerge dalla conversione del decreto-legge cosiddetto dignità, ma le parole del collega di prima…signor Presidente…

PRESIDENTE. Un po' di silenzio. Tabacci, continui prego.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Si può anche uscire dall'aula ma il problema è che deve essere fatto in maniera ordinata, ecco perché queste cose devono essere organizzate bene, perché uno deve sapere quando parla e se c'è la ripresa televisiva decide se stare dentro o stare fuori ma è evidente che in questa condizione si espone chi deve intervenire ad una operazione che è del tutto inaccettabile.

PRESIDENTE. In questo momento può parlare perché c'è silenzio.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Grazie. Stavo dicendo che la questione politica che emerge dalla conversione del decreto-legge, impropriamente detto dignità, conferma che il contratto di Governo è una somma di capitoli che per ora vengono svolti per aree di influenza. Il coordinamento della Presidenza del Consiglio non c'è ma, anche se ci fosse, sarebbe considerato una fastidiosa ingerenza e così la politica della sicurezza, fatta coincidere impropriamente con la questione dell'immigrazione, è tutta nelle mani di Salvini che può rendere spettacolare il suo cattivismo senza necessità di coperture finanziarie e di bilancio. In questa logica subdola anche il caporalato finirà per apparire attività di beneficenza. Diversamente Di Maio, in attesa di una manovra finanziaria autunnale che tiene tutti con il fiato sospeso e in particolare allarma i mercati, è costretto a fare le nozze con i fichi secchi. Avrebbe bisogno di risorse per defiscalizzare il costo dei contratti a tempo indeterminato ed è costretto a fingere di credere che sia sufficiente ridurre i periodi di lavoro a tempo determinato per crescere i posti di lavoro a tempo indeterminato e così, invece di semplificare, introduce causali che daranno occasioni di lavoro ad avvocati e giuslavoristi per l'esplodere di incertezza e contenziosi. La Lega si adegua, anche se gli industriali del Nord-Est protestano, perché per ora rispetta le aree di influenza del contratto di Governo, avendo monetizzato sui barconi. E così Di Maio rilancia sullo sbandierato contrasto alle delocalizzazioni selvagge che in realtà mette in allarme giustamente gli imprenditori più intraprendenti che hanno investito sulla internazionalizzazione, puntando a considerare il nostro export che è stato il vero punto di forza della nostra economia in anni difficili.

Allo stesso modo nel contrasto al gioco d'azzardo, non si vede che c'è un problema di educazione, di formazione, di esempi positivi specie per i più giovani senza i quali la scorciatoia destabilizzante di affidarsi alla fortuna come scelta di vita prevale. Nel decreto-legge si introduce come qualificante il cambio della denominazione da ludopatia ad azzardopatia: non si può dire nient'altro. E che dire della conduzione politico-parlamentare? Concludo. Si è eretto un muro al confronto parlamentare: nessun intervento in Aula di sostanza né del Ministro a lungo silente né di altri esponenti della coalizione giallo-verde. Nessun emendamento proposto dalla maggioranza: è come se avessimo votato la fiducia al Governo trecentocinquanta volte.

PRESIDENTE. Concluda.

BRUNO TABACCI (MISTO-+E-CD). Ho concluso. Questo è stato il senso di due giorni di votazioni che non possono cambiare per l'elargizione di un paio di contentini: una prova muscolare per nascondere la fiducia mascherata rispetto alla quale il mio dissenso è totale così come il mio voto contrario alla conversione del decreto-legge e ciò vale per i rappresentanti del gruppo Misto-+Europa-Centro Democratico (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa-Centro Democratico, Partito Democratico e di deputatiForza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Toccafondi. Ne ha facoltà.

GABRIELE TOCCAFONDI (MISTO-CP-A-PS-A). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la maggioranza doveva riscrivere la storia, doveva fare la rivoluzione, essere il cambiamento. Iniziate la vostra attività di Governo con un decreto-legge che prevede una sanatoria sulla scuola, tra l'altro scritta particolarmente male e che porterà molti contenziosi; una visione dell'imprenditore come padrone ottocentesco e l'idea del lavoro come un affare di Stato ma nel senso che decide tutto lo Stato. In pratica avete iniziato la decrescita felice. Il lavoro non lo crea lo Stato né lo crea per decreto-legge. Non si può partire con la cultura del sospetto applicata all'impresa: facendo così si rischia di dare un colpo non al precariato ma all'occupazione. Di sicuro qua siamo di fronte a un cambiamento ma il cambiamento non è detto che sia per forza e per sua natura positivo. Il cosiddetto “decreto dignità” poggia su una convinzione di fondo profondamente sbagliata: tutto ciò che è lavoro temporaneo, a tempo determinato, non è vero lavoro, non è dignitoso. Ci sono due conseguenze quando questa convinzione entra in una legge: il bollino di dignità al lavoro lo stabilisce il Ministro del lavoro e la sua maggioranza ed è lo Stato che decide per legge che l'unica forma contrattuale vera deve essere il lavoro a tempo indeterminato. Farebbe piacere fosse così ma questo la realtà lo rigetta; lo rigetta nei fatti; lo rigetta da secoli e lo rigetta in tutto il mondo. Sarà bene ricordare che esistono tipologie contrattuali differenti dal tempo indeterminato e sono lavori retribuiti, regolari, con versamento dei contributi, quindi dignitosi. Tutti i lavori regolari sono dignitosi: una cosa è dire auspichiamo e lavoriamo per dare a tutti un lavoro stabile, altra cosa è dire che per legge tutti devono avere un lavoro a tempo indeterminato. Chi parte da questa convinzione molto ideologica, come sta facendo la maggioranza, non conosce la realtà del lavoro e il decreto-legge diventa quindi la bacchetta magica che trasforma tutti i contratti in stabili e duraturi nel tempo ma sappiamo bene che la realtà è ben diversa. Il decreto-legge non è la bacchetta magica e lei, Ministro Di Maio, non è la fata Turchina e la realtà sarà quella, ahimè, che descrivono da settimane…

PRESIDENTE. Concluda.

GABRIELE TOCCAFONDI (MISTO-CP-A-PS-A). …tutte le associazioni, i sindacati, le associazioni che si occupano di lavoro e che, in parte, ci aveva già descritto la Ragioneria generale dello Stato e il Ministero dell'Economia e delle finanze - altro che manine - ovvero che diminuiranno gli occupati: alla faccia della dignità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Civica Popolare-AP-PSI-Area Civica)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.

RENATE GEBHARD (MISTO-MIN.LING.). Il decreto-legge in esame prevede una serie di disposizioni che toccano un ampio numero di temi: dal lavoro, al gioco d'azzardo e alle norme fiscali.

In parte sono misure anche condivisibili, come, ad esempio, quelle per contrastare la ludopatia, che noi approviamo. Punto critico e decisivo del provvedimento sono, tuttavia, le disposizioni sul lavoro. Condividiamo l'obiettivo di principio di aumentare i rapporti contrattuali a tempo indeterminato, ma riteniamo che la strada scelta con questo decreto sia sbagliata. I rapporti di lavoro stabile si realizzano con incentivi reali e non introducendo vincoli che complicano i contratti a tempo determinato, con norme che inevitabilmente avranno l'esito di aumentare il contenzioso nei tribunali. Inoltre, riteniamo del tutto insufficiente la normativa che riguarda il lavoro occasionale. In particolare, giudichiamo un errore il fatto che non sia prevista, come noi abbiamo proposto, l'applicazione dei voucher anche agli enti non commerciali e alle organizzazioni senza scopo di lucro che operano nell'ambito dei servizi sociali e assistenziali, residenziali e semiresidenziali, nonché dei servizi, anche estivi, di assistenza ai bambini o che organizzano manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritative.

Queste Onlus offrono dei servizi mirati fondamentali per le famiglie e le comunità, e spesso, per esigenze temporanee o eccezionali, hanno bisogno di uno strumento semplice come il voucher per operare. Non riconoscere le loro esigenze significa ridurre l'offerta di servizi essenziali sui territori. Prendiamo comunque atto e apprezziamo che è stato accolto un nostro ordine del giorno sulle tematiche di cui sopra. Per tutte queste ragioni, noi, come deputati del Südtiroler Volkspartei e del PATT, esprimeremo un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (MISTO-NCI-USEI). Grazie, signor Presidente. Chiunque ci stia ascoltando e ha la pazienza di ascoltarci può vedere scorrere sotto il televisore in questo momento il titolo del decreto che stiamo convertendo in legge. Il titolo è: Disposizioni per la dignità del lavoro e delle imprese. È evidente, quindi, che dietro questo decreto, dietro al decreto dignità, c'è una chiara concezione del lavoro, dello Stato, della società civile e del ruolo delle imprese, che è quella del fondatore del MoVimento 5 Stelle, Beppe Grillo, e che il Ministro Di Maio si è incaricato di tradurre in norma. Non a caso, novità importante e assoluta, il Ministro dello Sviluppo economico è anche il Ministro del Lavoro.

Economia e sviluppo economico e lavoro sono un'unione strettamente inscindibile. Bene, dietro l'efficace slogan della lotta al precariato, che, purtroppo, resta solo uno slogan, c'è l'idea che il lavoro lo dà lo Stato per decreto, e non la volontà di riattivare e combattere questo precariato in una rinnovata e forte alleanza tra lavoro e impresa. I primi ad essere precari, signor Ministro, per definizione, sono le imprese, perché non hanno nulla di garantito, vivono del rapporto con il mercato, della capacità dei loro lavoratori, della bontà dei loro prodotti.

E vi prego, non leggete immediatamente in chiave moralistica e pauperistica questa mia affermazione. So bene che il disoccupato non sa come arrivare alla fine del mese, ma, se è vera la mia solidarietà nei suoi confronti, devo aiutare, per la responsabilità che ho, chi può veramente aiutarlo, chi può dargli lavoro. Devo riconoscere il ruolo sociale dell'impresa, che non è quello di creare il profitto - il profitto è solo un indice dell'efficienza dell'impresa -, ma, appunto, di creare lavoro, di preparare quella torta che diciamo di voler dividere. Imprese sane, imprese coscienti della loro funzione sociale sono i migliori alleati dei loro dipendenti, che costituiscono il loro più grande investimento e il loro capitale più prezioso.

Il decreto dignità ci riporta indietro di anni luce rispetto a queste conquiste, che sono diventate patrimonio anche di buona parte del sindacato. Questo decreto ci riporta al conflitto sociale tra padroni e operai che ha bloccato lo sviluppo dell'Italia per decenni. Ci riporta, abbinato all'utopia del reddito di cittadinanza, alla svalutazione del significato del lavoro, del lavoro come alienazione; all'assistenzialismo di Stato, per cui è meglio stare a casa con 800 euro che avere anche un lavoro a tempo determinato.

Ma la dignità del lavoro passa anche attraverso un lavoro a tempo determinato: meglio quella strada piuttosto che stare a casa ed essere assistito dallo Stato. Non c'è nulla di dignitoso in tutto questo, non c'è nulla di dignitoso nel rendere più difficile assumere la gente o confermarla nel posto di lavoro. Non c'è nulla di dignitoso nel considerare più degno…

PRESIDENTE. Concluda.

MAURIZIO LUPI (MISTO-NCI-USEI). …stare a casa che, invece, a una persona e a un lavoratore dargli l'opportunità di poter lavorare, anche a tempo determinato.

PRESIDENTE. Deve concludere.

MAURIZIO LUPI (MISTO-NCI-USEI). Concludo, signor Presidente, mi faccia dire. Noi con l'Italia-USEI voterà contro, voterà contro proprio perché noi non abbiamo l'idea, signor Presidente, che la dignità passi attraverso l'assistenzialismo. La dignità passa attraverso il protagonismo delle persone, la libertà delle imprese e la dignità di uno Stato che aiuta imprese e lavoratori a vivere la loro dignità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Borghese. Ne ha facoltà.

MARIO ALEJANDRO BORGHESE (MISTO-MAIE). Grazie Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghe, colleghi, il MAIE, Movimento associativo espressione degli italiani nel mondo in questo Parlamento, apprezza e testimonia lo sforzo di questo Governo di cambiare rotta e di avviare riforme strutturali per il Paese. Noi del MAIE riteniamo che il “decreto dignità”, questo primo atto del Governo, si muova coerentemente con le promesse fatte in campagna elettorale e realizzi concretamente delle misure condivisibili e comprensibili dai cittadini, che da più di due decenni combattono con una crisi economica e del lavoro. È necessaria e benvenuta la semplificazione degli adempimenti in materia fiscale a carico di professionisti e imprese. Anche, in particolare, troviamo apprezzabile l'intervento per combattere la precarizzazione del lavoro dei nostri giovani. Il lavoro rimane priorità principale degli italiani. Condividiamo anche la norma del decreto-legge rivolta a scoraggiare la delocalizzazione delle imprese che ricevono un aiuto statale. Questo è un provvedimento che anche la maggioranza degli italiani comprende e approva, perché sanziona le imprese che delocalizzano dopo avere ricevuto agevolazioni dallo Stato, che sono soldi degli italiani e degli imprenditori. Per ultimo, pensiamo che sia giusto abolire gli spot pubblicitari per il gioco d'azzardo. La ludopatia distrugge le famiglie e causa danni individuali e sociali gravissimi. In chiusura, Presidente, per questi motivi dichiaro il voto favorevole del MAIE a questo decreto-legge “dignità” (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-MAIE-Movimento Associativo Italiani all'Estero, MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Epifani. Ne ha facoltà.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, questa vicenda del decreto si svolge in quattro atti. Il primo atto è quello dell'attesa, quello dell'annuncio. Il Governo dice: intendiamo, come primo atto della nostra attività, occuparci della dignità del lavoro e della dignità delle imprese. Da parte nostra, che guardiamo con attenzione ai problemi della condizione dei diritti dei lavoratori e alla funzione dell'impresa, guardiamo con grande attenzione questo annuncio. Secondo atto: dopo l'annuncio, la lettura del testo. Il testo, in realtà, arriva un po' in ritardo. Viene annunciato una settimana prima; poi, problemi, probabilmente, ne ritardano la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

E dalla lettura escono fuori già delle questioni che non tornano. La prima: il decreto non si occupa dei veri precari. I veri precari sono quelli che hanno lavori grigi, lavori al nero, i dipendenti delle false cooperative, coloro che hanno o subiscono i contratti privati, i rider che sono costretti a lavorare senza dignità, in condizioni terribili. Di questo il decreto non si occupa. Il decreto non si occupa del lavoro femminile, il decreto non si occupa del Mezzogiorno. Ma, se tu vuoi dare dignità al lavoro e non ti occupi del lavoro femminile e del lavoro nel Mezzogiorno, qualche problema c'è.

Poi, vediamo che anche le cose che vanno, il tempo determinato che si riduce da 36 mesi a 24, il fatto che le proroghe si riducono da cinque a quattro; e poi ti accorgi, però, che la causale, che giustamente si rimette, non la metti dall'inizio del rapporto di lavoro a tempo determinato, ma dopo il primo rinnovo a dodici mesi, e ci aggiungi anche un aggravio di costo. Il risultato è che noi passiamo non da 36 mesi a 24: passeremo da 36 mesi a 12. Io sono contro un tempo determinato troppo lungo, ma sono anche contro un tempo determinato troppo breve, perché non dai al lavoratore neanche la possibilità di maturare esperienza e competenza, e, magari anche per questo, avere più possibilità di avere un contratto a tempo indeterminato.

E la stessa cosa avviene con le indennità di licenziamento: bene aumentarla per i licenziamenti illegittimi, ma perché non aumentarla anche per i licenziamenti che sono frutto di una conciliazione? E perché non aumentare anche i licenziamenti che sono frutto di errori formali? Se mi alzi un'indennità e non alzi le altre due, è evidente che poi intervieni nel campo dei licenziamenti creando problemi in mezzo ai lavoratori.

E cosa dire degli insegnanti? Ora, è evidente che qui il discorso si faceva difficile: una sentenza del Consiglio di Stato che interviene su un tema che è semplice e complicato allo stesso tempo. Perché parliamoci chiaro: questi insegnanti hanno insegnato per tre anni, hanno superato l'anno di prova, lo Stato si è assunto una responsabilità nei loro confronti, sia pure con riserva; lo stesso Stato dopo la sentenza dice: no, tu non potevi insegnare. Ma l'insegnamento c'è stato! Il ruolo c'è stato! È responsabilità dello Stato se questo è avvenuto, non puoi poi scaricare con un licenziamento nella legge, e poi con l'impossibilità, sia pure con un concorso dove parteciperanno decine di migliaia di persone: queste persone come si devono sentire rispetto allo Stato, rispetto alla pubblica amministrazione, cioè rispetto al diritto di tutti?

Infine il terzo atto: il lavoro della Commissione, il lavoro in Parlamento di questi giorni, tanti colleghi che onestamente e seriamente hanno provato a migliorarlo, il testo. Noi abbiamo presentato pochissimi emendamenti per scelta, solo quelli che andavano al cuore dei problemi. Non abbiamo fatto filibustering, non abbiamo fatto ostruzionismo, lo abbiamo fatto seriamente, provando a migliorare; e però non ci siamo riusciti, non un solo nostro emendamento è stato accolto, anche quelli che invece potevano servire a rendere il testo più fruibile, più logico. E invece che cosa ci siamo trovati? Ci siamo trovati la reintroduzione dei voucher. Non solo cioè da una parte non miglioravi, dall'altra poi addirittura peggioravi! Tanto è vero che se tu in agricoltura estendi il periodo da tre a dieci giorni, è chiaro che aumenta il lavoro nero. Se poi quei dieci giorni consenti solo quattro ore di lavoro, è chiaro che si tratta di 20-30 minuti al giorno di lavoro: ma ha senso tutto questo? E se me li allarghi al commercio con quelle modalità, dove va a finire il lavoro stagionale? Guardate che nei campi o anche nel commercio abbiamo il lavoro intermittente, il lavoro a chiamata, il lavoro occasionale, abbiamo il part-time verticale, il part-time orizzontale: non è che non ci sono strumenti! Quando si vuole utilizzare un voucher vuol dire che si vuole utilizzare uno strumento che ha come connotato meno dignità e meno diritti per la condizione dei lavoratori, altro che dignità del mondo dei lavori (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali)!

E cosa dire dell'articolo 18? Noi abbiamo chiesto, come ho detto, per un doppio risarcimento, intellettuale e morale; ora, io capisco le difficoltà del Governo, ma posso dire che mi aspettavo almeno di capire perché no? Che qualcuno ci spiegasse perché no a questa richiesta? E aggiungo: e se non c'erano le condizioni di dire sì a questa richiesta, si poteva ad esempio fare qualche altro intervento? Si poteva togliere ad esempio quella norma introdotta nel Jobs Act che introduce la rimozione dell'articolo 18 sui licenziamenti collettivi, cosa che nessun imprenditore nella mia vita di sindacato mi ha mai chiesto? Si poteva intervenire sul demansionamento? Si poteva intervenire cioè su questioni che attenevano alla condizione e alla dignità del lavoro?

E infine l'ultimo atto, oggi: gli emendamenti non sono stati accolti, il Governo ci ha detto in un Comitato dei nove “sono rimasti 200 emendamenti, non ne accogliamo nessuno”. Io ho avuto modo di dire, con grande sincerità: ma se non ne accogliete uno, qual è la funzione dei parlamentari dell'opposizione? Ma in realtà qual è la funzione del Parlamento, siamo solo una funzione derivata dalle scelte del Governo? O il Parlamento è anche la sede nella quale si deve dialogare, si deve parlare?

Vede, signor Ministro, io le do atto, lo dicevo anche adesso ai miei colleghi, di aver seguito per tre giorni ininterrottamente questi lavori: non è mai capitato nel passato in questo modo, glielo voglio riconoscere. Però vede, quando il provvedimento nasce in questo modo e finisce in quest'altro modo, quando tutti i sindacati confederali, i grandi, e quelli dei lavoratori dell'agricoltura e quelli dei lavoratori del commercio esprimono contrarietà e dissenso nei confronti di queste norme, quando gran parte del mondo dell'impresa fa lo stesso, se io fossi il Governo, mi chiederei perché. Perché può capitare che nell'azione del Governo tu scontenti, ma se scontenti proprio tutti, e scontenti le forze fondamentali dell'attività del lavoro, che sono quelle che poi i processi reali fanno partire, è chiaro che si apre un problema.

E qual è il problema? Come ho avuto modo di dire, in realtà questo decreto-legge è un'occasione persa. E di fronte a un'occasione persa, io credo che sia giusto da parte del nostro gruppo, che si è comportato con assoluta lealtà e con assoluta responsabilità, esprimere un voto negativo all'approvazione di questo decreto-legge (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO (FDI). Presidente, anch'io parto come il collega Epifani ringraziando il Ministro in modo formale: è capitato raramente di vedere un Ministro presente per tre giorni al dibattito; e i membri del Governo, così come ringrazio i relatori di maggioranza e di opposizione, che hanno seguito il provvedimento.

Anche noi, quando abbiamo visto che il Governo partiva dal lavoro, e usava, scomodava un termine come “dignità”, abbiamo sperato che si potesse avviare in quest'Aula una discussione seria, importante. Non ci credevamo molto, visto che era un decreto-legge, e il decreto-legge comprime i tempi, ma il lavoro è il tema fondamentale di questi tempi, sarà il tema dei prossimi anni: difendere la possibilità di creare lavoro in questa nazione sarà il luogo in cui la politica dovrà confrontarsi nei prossimi 10-15 anni. Il dato più preoccupante che ho letto nelle ultime settimane è stato che l'intelligenza artificiale farà perdere, entro il 2038, 25 milioni di posti di lavoro nella sola Germania! Cioè nella nazione in cui la manifattura è più evoluta. Noi dovremmo partire, ragionando sul tema che affrontiamo oggi, da questi dati: dall'evoluzione del mondo e di come noi in quest'Aula possiamo aiutare questo Paese a sopravvivere in un'evoluzione del mondo che mangerà spazi di lavoro, spazi di competitività, spazi di manifattura. Questo è il tema alto che la politica deve porsi oggi per i prossimi anni.

E abbiamo iniziato con un provvedimento che raccontava di dover dare dignità ai lavoratori e alle imprese, e che alla fine uscirà con qualche complicazione in più, qualche difficoltà in più per gli imprenditori, e probabilmente qualche licenziamento in più per i dipendenti a tempo determinato. La volontà di garantire un reddito giusto, che non esistano imprenditori che possano sfruttare la manodopera, che il lavoro sia tutelato nella sua dignità, nella giusta paga, è un tema che coinvolge quest'Aula; e difatti tutti i gruppi hanno cercato di collaborare per migliorare la base che voi avete portato in Aula. Non è stato possibile dialogare. Io mi auguro che si tratti soltanto del fatto che era il primo grande provvedimento, e che questo provvedimento avesse in realtà un significato politico: era la risposta dell'altro uomo forte del Governo al fatto che Salvini tutti i giorni fosse sul giornale a bloccare una nave o un carico di immigrati. È più facile, facendo il Ministro dell'interno, in una situazione di questo tipo, avere visibilità politica, è più difficile quando si è Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali.

Con questo decreto-legge lei ha cercato di riprendersi la scena politica. Dobbiamo constatare che il risultato non è stato… Guardi, io mi auguro che la tabella che è stata criticata, stilata dalla Ragioneria, che dice che questo decreto-legge farà perdere 8 mila posti al mese, sia falsa. Mi auguro che questo decreto-legge faccia crescere il lavoro. Mi auguro che sia vero quello che ho sentito dire da un nostro collega, che creeranno 64 mila nuovi posti di lavoro; oggi l'ho visto in Transatlantico, gli ho detto: potevi dire 164 mila, perché tanto, in un decreto-legge in cui danno i numeri tutti, si può anche aumentare, si può osare di più. Io mi ricordavo 1 milione di posti di lavoro, da lì in poi si può dire qualunque cosa, qualunque cosa.

Però non fa ridere perché la cosa è seria. E la cosa è seria quando vediamo che le idee per affrontare problemi come il lavoro e la precarietà del lavoro, la delocalizzazione, sono idee vecchie, sbagliate. Le aziende italiane vanno via perché non ci sono le condizioni per rimanere in Italia, lo sappiamo tutti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Basta attraversare…Non è colpa vostra, io non sto dando… Dio mi scampi dallo scaricare sulle spalle di questo Governo responsabilità che hanno decenni, che tutti noi abbiamo contribuito a creare; ma basta uscire dai confini per trovare una fiscalità che è la metà, una burocrazia che non esiste, un'energia che costa meno, una giustizia che funziona: questo è quello che distrugge la possibilità del lavoro in Italia, perché distrugge quello che genera il lavoro, cioè la possibilità di impresa in Italia.

Lo sappiamo tutti! E la risposta non è semplice, non si trova in un decreto, la risposta è molto più complessa perché fiscale, perché riguarda la parte della giustizia in questo Paese, riguarda la parte burocratica riguarda lo Stato. Noi siamo riusciti, abbiamo affrontato, avete cercato di affrontare, in questo decreto, due esempi di come noi abbiamo pensato di dare risposte. Con lo split payment, cioè quando lo Stato non ce la fa più su chi scarica le sue difficoltà? Sulla impresa, sui piccoli lavoratori, sugli artigiani e i commercianti, mai sulla grande. Lo split payment è un esempio, il redditometro un altro esempio, lo spesometro un altro ancora: non riesco a controllarti, allora cosa faccio? Dico quanto guadagni e poi sta a te dimostrarmi che non è vero. Non esiste un Paese al mondo nel quale un contribuente debba dover dimostrare che non guadagna quanto lo Stato ha deciso che guadagna! Non esiste (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E, poi, fate attenzione, quel contribuente che deve dimostrarlo non è mica mai, uso il cognome perché non è più vivo, Agnelli, no, è l'artigiano, il commerciante, l'avvocato l'impiegato, una persona che deve giustificare perché ha comprato una macchina, magari comprata con 5, 10, 6 anni di spese non fatte. Allora, siamo un Paese così.

Avete promesso in campagna elettorale, come molti noi, che avreste tolto queste storture. Rimangono, rimangono ancora, ma la più grave di tutte, e non mi sono mai occupato della materia e quella che riguarda le maestre, 7 mila maestre non da 3 anni, da 10, da 15 anni che da 10, da 15 anni insegnano ai nostri figli, che hanno fatto il loro dovere con dignità e con serietà, rischiano di trovarsi a casa per una sentenza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e tutti noi che, in campagna elettorale, siamo andati sotto il Ministero di Valeria Fedeli a dire: come mai, Ministro non rispondi alle urla di queste maestre, tutti noi ci siamo trovati in questi giorni a dire: beh, abbiamo dato la nostra promessa, non possiamo abbandonarle, dobbiamo dare una risposta, voi anche le avete promesse queste cose. Non siamo riusciti a darla, è complessa la risposta; certo che è complessa; certo che so che lei non può darla, Ministro Di Maio, come non posso darla io, perché tecnicamente non tocca a noi, ma abbiamo centinaia di migliaia di burocrati pagati per dare risposte ai temi politici che noi riteniamo principali. Sono i vostri legislativi, sono i vostri consiglieri di Stato che devono dare la risposta al problema. Se è come pensate, come me, che 7 mila maestre che da 15 anni sono regolarmente a servizio dello Stato, non possono essere licenziate, chiedete ai vostri legislativi come si può fare per salvarle (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Vivaddio, facciamolo, e le altre 43 mila che sono nella stessa condizione. Non ci vuole fantasia io non chiedo a ognuno di noi di essere Superman, noi non siamo Superman, io sorrido quando qualcuno pensa che il politico debba sapere tutto; no, deve avere l'umiltà di sapere di non sapere e di servirsi delle persone che sanno, dei tecnici, dei burocrati che da anni studiano una cosa, ma dare l'indirizzo politico. L'anima di un provvedimento è l'indirizzo politico, l'intendenza seguirà, devono scrivere quello che uno dice, quello che uno vuole, ma uno deve sentire, deve avere una via, una strada. Quello che questo Paese chiede, nel lavoro nell'industria è una strada. Voi avete vinto perché questo Paese è disperato, perché questo Paese non vedeva più futuro, perché questo Paese si è sentito, negli ultimi anni più povero, si è sentito abbandonato dalle istituzioni e dallo Stato e tutti noi siamo qui per ridare dignità a questo Paese che si è sentito abbandonato, cioè il nostro compito è dire: abbiamo tutti dei limiti, grandi limiti, ma siamo qui per cercare di far sì che il futuro per voi, come per noi, sia migliore, che i nostri figli, i bambini che devono crescere, possano trovare in questo Paese ancora un'opportunità per lavorare, per studiare, per poter avere dei figli, far crescere i propri figli. Questo è il compito della politica. Noi pensiamo ancora che la politica sia qualcosa di alto, che si declina attraverso azioni legislative, ma è qualcosa che va al di là della nostra capacità, della nostra bassezza, della nostra incapacità per certe cose.

Voi, con questo primo passo, non avete raggiunto l'obiettivo. Va bene, noi voteremo contro, l'abbiamo comunicato, perché ci sono cose che non ci piacciono, ma ci auguriamo, se la spinta era vera, quella che ha portato ognuno di noi qui, che ci sia un'altra fase, questa la chiuderemo stasera. Dovremo tornare a parlare di lavoro, dovremo tornare a parlare di impresa, dovremo tornare a parlare di futuro. Io do atto a tutti i gruppi della Camera di aver cercato, con gli emendamenti in questo decreto, di tirare fuori il meglio di noi, di aiutare il Governo. Capite che c'è stato un confronto diverso, fatene tesoro, perché abbiamo bisogno, tutti noi, che da quest'Aula esca il meglio che può uscire (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente e di deputati del gruppoPartito DemocraticoCongratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gelmini. Ne ha facoltà.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Grazie, Presidente. Ministro Di Maio, onorevoli colleghi, chi di noi non vorrebbe ridurre il precariato, migliorare le condizioni di vita dei lavoratori? Astrattamente, l'obiettivo di questo decreto poteva raggiungere un'ampia condivisione, ma le ricette che avete messo in campo sono ricette, a nostro avviso, profondamente sbagliate, a partire dai termini, dalle parole che avete scelto: dignità. Come ha detto poc'anzi il collega Vito, ai lavoratori e alle imprese, in uno Stato di diritto, non in uno Stato etico, si devono garantire diritti e anche doveri, non la dignità, perché la dignità appartiene ad ogni persona per il fatto di essere nata, non viene data dallo Stato e, per fortuna, appartiene a tutte le persone e non può essere né concessa per decreto, né può essere tolta.

E allora, io ringrazio i deputati di Forza Italia, tutti i colleghi della Commissione lavoro, della Commissione finanze, dalla Polverini, da Giacomoni, Zangrillo, tutti coloro che sono intervenuti perché abbiamo fatto una battaglia importante, abbiamo presentato emendamenti, li abbiamo spiegati, ce l'abbiamo messa tutta per cambiare la rotta a questo provvedimento. Tutto ciò perché abbiamo avvertito la responsabilità e il dovere di dare voce a chi la voce non ce l'ha in quest'Aula, mi riferisco alle molte categorie che hanno espresso più di una critica a questo provvedimento, agli imprenditori, agli artigiani, ai commercianti, ai liberi professionisti. Ma voi avete scelto la strada dell'autoreferenzialità, voi che avete sempre attaccato il Palazzo, avete preferito chiudervi nelle vostre stanze e non ascoltare le parole di chi il lavoro lo conosce, di quell'Italia che produce e fatica ogni giorno per costruire il benessere di questo Paese.

Se c'è una definizione al provvedimento che avete messo in campo, l'ha trovata il collega Zangrillo, l'ha definita il manifesto della decrescita. Io dico di più, questo provvedimento non è solo un manifesto programmatico, è il primo passo verso la decrescita, ma è anche una ricetta sbagliata, capace di bruciare posti di lavoro, di aumentare il lavoro sommerso, di mettere a rischio la produttività e la competitività delle nostre imprese. È un provvedimento improntato ad una visione statalista, ad un approccio illiberale e punitivo, che temo possa riguardare in futuro anche altri ambiti, come quello della giustizia o delle grandi opere, alla faccia del cambiamento. State cambiando l'Italia in peggio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), altro che Governo del cambiamento! E state assumendovi la responsabilità di pronunciare troppi «no»: «no» alla TAV e alle grandi opere, «no» al TAP, «no» all'Ilva, «no» allo sviluppo, anche a costo di lasciare per strada migliaia di lavoratori. Del resto, siete rimasti i soli a credere nel conflitto di classe. Per noi, aziende e lavoratori sono parte di un unico destino e ci sorprendiamo che un Ministro giovane come lei, Ministro Di Maio, possa avere ancora una visione novecentesca del lavoro e pensare ai lavoratori e alle imprese come realtà contrapposte, glielo abbiamo detto più volte in quest'Aula: per gli imprenditori il capitale umano è il capitale più importante di un'azienda e certamente a costruire il lavoro non è lei o la politica, ma sono le imprese, gli imprenditori che rischiano e che investono.

Ma se dobbiamo analizzare il perché di questo provvedimento - lo ha detto prima anche il collega Crosetto - non c'era bisogno forse dell'ennesima riforma del lavoro. Già tanti errori li aveva fatti il Jobs Act e pensare di costruire ancora un sistema regolatorio e complicato forse non era, come dire, l'obiettivo più importante di questo Governo. Bastava costruire un efficace sistema di politiche attive di aiuto ai lavoratori e, invece, avete preferito un manifesto perché, come lei ha detto nella discussione sulle linee generali, la vostra lotta è alla flessibilità cattiva. Ma se voi conosceste dall'interno il sistema delle imprese, avreste chiaro il fatto che la flessibilità è un qualcosa di concreto che rende le imprese performanti e capaci di produrre ricchezza. È giusto aumentare le garanzie, ma incentivando una competitività virtuosa e non con un approccio punitivo e sospettoso nei confronti delle imprese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

E, invece, qual è la risposta che voi evidenziate con questo provvedimento? È la riduzione della durata dei contratti a termine? È la reintroduzione delle causali per aumentare il contenzioso? È l'irrigidimento del sistema regolatorio? È l'aumento del costo del lavoro? Ma davvero pensate che sia questa la strada per ridare lavoro agli italiani? C'è un unico tipo di lavoro che riuscirete davvero a far crescere con questo provvedimento e si chiama lavoro nero, lavoro sommerso, si chiama disoccupazione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Io capisco il tentativo di nascondere il vuoto di idee con la teoria del complotto, perché molte volte ricorrete alla teoria del complotto. E, allora, l'iter di questo decreto è cominciato con uno scontro, uno scontro sui numeri. E, allora, noi ci siamo chiesti: ma chi sono questi complottisti? Poi, abbiamo scoperto che è la Ragioneria dello Stato, la Ragioneria generale, da un lato; dall'altro, è l'INPS, salvo che i numeri sono stati poi confermati dal Ministero dell'Economia e delle finanze, cioè il vostro Ministro li ha confermati. E, allora, il problema qual è? Che la relazione che dice che, con questo provvedimento bruciate 80.000 posti di lavoro in dieci anni, probabilmente è una relazione benevola, che non stima esattamente i danni che voi state facendo con questo provvedimento, altro che complotto.

E, allora, veniamo alle battaglie di Forza Italia, a partire dalla proposta, che abbiamo depositato con la collega Bernini, di reintroduzione dei voucher. Perché siamo convinti che si debbano reintrodurre? Perché rappresentano uno strumento per contrastare il lavoro nero e perché la conversione del lavoro temporaneo e occasionale in lavoro a tempo indeterminato, Ministro Di Maio, è impossibile. Ma quel che è peggio è che voi avevate dato la disponibilità a reintrodurli, avevate dato un'apertura all'opposizione e a Forza Italia. Ma alla fine, come spesso accade, la montagna ha partorito il topolino. I voucher non li avremo e avremo qualche correttivo non idoneo a sanare questo vulnus. In compenso lei, signor Ministro, si è preso a cuore il destino dei rider. Ha fatto bene, perché sono ragazzi che svolgono un lavoro faticoso e poco tutelato. Peccato che i risultati siano pari a zero, perché in questo provvedimento dei rider, come le ha ricordato persino Epifani, non c'è traccia. L'unico gesto concreto a favore di questi ragazzi sa da dove viene? Da una regione virtuosa come la Lombardia, dove c'è un governatore della Lega (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), come Attilio Fontana, e un assessore di Forza Italia, come Melania Rizzoli, che, insieme, hanno raggiunto un accordo - non chiacchiere! - con le principali imprese di food delivery per garantire ai lavoratori più tutele e welfare. Questa è la nostra cultura del fare, non chiacchiere e promesse vuote (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

E vengo alle misure di delocalizzazione. Al netto di un emendamento importante che voi avete accolto del collega Giacomoni che va in qualche modo a ridurre il danno, certamente voi non sapete distinguere fra le delocalizzazioni selvagge e quelle necessitate, oppure i processi faticosi di internazionalizzazione ai quali le piccole e medie imprese cercano di adeguarsi per stare sul mercato e per poter competere. Questo provvedimento voi lo presentate come un provvedimento contro le multinazionali ma, nei fatti, voi state ammazzando le piccole e medie imprese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Avete anche bocciato un emendamento relativo all'accesso al credito per le piccole e medie imprese. Certo, avete approvato un emendamento - e ne siamo lieti - del collega Baldelli che è a sostegno della compensazione fra le cartelle esattoriali e i debiti della pubblica amministrazione. È un fatto importante, ma voi lo avete approvato solo con riferimento al 2018. Noi vogliamo, Ministro, che la compensazione sia strutturale e che non ci siano più imprenditori destinati a fallire perché lo Stato non paga i propri debiti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e per fare questo, mi spiace dirlo, la strada è ancora lunga. Non bastano gli spot o le photo opportunity con un imprenditore come Bramini. Bisogna poi fare le norme giuste e bisogna approvare le leggi che vanno nella direzione degli imprenditori. E vengo al tema della ludopatia, perché c'è un'involontaria ironia in questo provvedimento che, da un lato, pone norme severe - apparentemente, no? - per ridurre il gioco; dall'altro, però, queste norme rischiano di alimentare il gioco illegale, quello più pericoloso gestito dalla criminalità. Ma dov'è questa ironia?

PRESIDENTE. Concluda.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Sta nel fatto che, da un lato, a parole voi dite che questo provvedimento è contro la ludopatia; dall'altro, però, sapete come lo finanziate questo provvedimento? Attraverso il gioco d'azzardo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), attraverso il provvedimento del PREU, che è il prelievo erariale sulle slot machine.

E allora, signori, io credo che non c'è una parola sulla flat tax. Avete reso inammissibile un emendamento della collega Carfagna sulla flat tax e di Germanà che provocatoriamente vi sfidava a votare il reddito di cittadinanza. Avete preferito renderlo inammissibile. E, poi, nessuna parola sul Sud. Avete bocciato tutti gli emendamenti sul Mezzogiorno, che è una parola che non compare in questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), forse perché la disoccupazione del Mezzogiorno è per voi solo un trascurabile dettaglio.

PRESIDENTE. Deve concludere.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Concludo. Ma se c'è una distanza tra noi e il MoVimento 5 Stelle penso, invece, che sia giusto rivolgere un appello ai colleghi della Lega. Io mi domando se non sentite il disagio di chi ci ha dato la fiducia il 4 marzo, se non percepite la delusione crescente degli imprenditori, degli artigiani e dei commercianti che, con questo decreto, finirete per penalizzare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Non è questo il centrodestra che noi vogliamo. Altro che asse Forza Italia - PD. Molti emendamenti hanno visto una strana maggioranza: da un lato, la maggioranza gialloverde dentro questo decreto e, dall'altro, il Partito Democratico, non certo Forza Italia che si è opposta a un provvedimento sbagliato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

E, allora, noi voteremo orgogliosamente “no”…

PRESIDENTE. Deputata, deve concludere.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Concludo. Voteremo orgogliosamente “no” su questo decreto. Continuiamo a credere nel centrodestra e lo ha ribadito anche oggi il Presidente Berlusconi. Per questo invitiamo gli amici della Lega a remare tutti nella stessa direzione. Noi siamo pronti sempre al confronto, ma non accettiamo imposizioni perché in democrazia si discute ma non esistono diktat e ci auguriamo che questo Governo, nemico del lavoro e dell'impresa, vada a casa il prima possibile (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Martina. Ne ha facoltà.

MAURIZIO MARTINA (PD). Grazie, Presidente. Manca il Paese reale in questo decreto, Presidente, manca il Paese reale, mancano le imprese, mancano le famiglie, mancano i lavoratori, mancano i giovani, mancano le donne, manca il nord, manca il sud. Le ragioni del nostro dissenso profondo, rispetto a quello che abbiamo vissuto in quest'Aula e al merito del decreto che abbiamo cercato di discutere in questi giorni, sono radicali e sono radicali perché questo è un decreto ideologico, propagandistico purtroppo per il Paese.

È un decreto figlio di una necessità politica di un pezzo della maggioranza, in particolare il MoVimento 5 Stelle che, nella rincorsa quotidiana alla competizione con l'altro pezzo della maggioranza, la Lega, ha cercato di inventarsi un provvedimento per fare la rivoluzione, ma sta creando un danno incalcolabile al Paese.

Non lo diciamo solo noi, lo dicono tanti, fuori di qui, che hanno cercato, anche in queste settimane, dopo gli annunci roboanti nella presentazione di questo decreto, di avvertirvi sugli effetti concreti, quotidiani, reali, di quello che avete proposto a quest'Aula. C'è un radicale dissenso di metodo, innanzitutto perché noi non ci aspettavamo in quest'Aula un Governo muto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Non mi basta la presenza del Vicepremier! Quando si utilizzano parole come quelle della dignità, si ha la dignità di aprire la bocca in quest'Aula e di dire chiaramente, alle forze di opposizione, che in quest'Aula hanno provato a suggerirvi miglioramenti, perché sì, perché no; perché si prendono degli indirizzi, per quale ragione non si ascoltano alcune proposte.

Non basta la presenza, non mi accontento di questo, perché lo trovo, da questo punto di vista, un atto d'ufficio. Ci mancherebbe altro, che un Ministro della Repubblica che utilizza parole come queste non venga in quest'Aula a discutere il problema, che non ha discusso! Non ha discusso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

Questo è un provvedimento che creerà problemi al Paese, e io vorrei che ci fosse almeno la possibilità di discutere dentro quale momento collochiamo queste scelte. Guardiamo l'Italia, in Europa e nel mondo, e avvertiamo i rischi economici, finanziari, di stabilità che l'Italia corre nel cuore dell'Europa, nel cuore di alcune partite internazionali delicatissime come la vicenda dei dazi, la fine di alcuni strumenti fondamentali sul fronte europeo, un mercato del lavoro che in questi anni, per fortuna, ha ripreso e che adesso dovrebbe essere spinto in là, più avanti, verso una qualità del lavoro superiore, invece qui ci sono solo i segnali di un pericoloso ritorno al passato. Ci sono i segnali di un irrigidimento che creerà problemi per le imprese e per i lavoratori. Domandatevi se alla fine di questo provvedimento il potere contrattuale dei lavoratori e dei precari esce più rafforzato: la parola è “no”, la risposta è “no” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Ne esce più debole la persona, il lavoratore, il precario, ma ne esce più debole anche l'imprenditore, perché, dentro la competizione che sta vivendo, di fronte ai provvedimenti, alle scelte di questo decreto, ne uscirà più debole anche l'imprenditore.

E se non vi convincono le nostre parole, perché non vi convincono le parole di tanti fuori di qui? Perché non vi convincono le parole di Mario, che è un insegnante disabile di Milano e ha scritto una lettera accorata a voi e a tutti noi per dire chiaramente che rischia, non solo il posto di lavoro ma una prospettiva familiare? E voi non avete saputo rispondere a quella domanda (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Perché non vi convince Laura, che è una lavoratrice che rischia di non avere il contratto a tempo determinato rinnovato per la vostra follia ideologica? Perché non vi convincono tanti imprenditori, non solo del Nord-est - innanzitutto dal Nord-est, ma di tutto il Paese -, che vi hanno scritto e detto che così rischiano di non assumere e di vedere le prospettive delle loro imprese sostanzialmente ridimensionate? Perché non vi convincono le loro parole, non le nostre? Ci sta, che in una dinamica tra maggioranza e opposizione decidiate di fare scena muta, anche se per me è un grandissimo errore, su un tema come questo, ma davanti a loro, almeno di fronte alle loro richieste! Non so per chi abbiano votato, probabilmente hanno votato per voi, ma sono sicuro che da oggi in poi penseranno due volte a quel voto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Penseranno due volte alle parole roboanti che avete utilizzato per propagandare un cambiamento che non c'è, e, se c'è, è peggiorativo, non è migliorativo di una condizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Avrei voluto, avremmo voluto, una discussione all'altezza del problema. Sappiamo anche noi che c'è ancora, il problema; abbiamo fatto delle cose in questi anni, siamo i primi a domandarci come fare di più, come fare meglio. Avete raccontato che avreste scardinato completamente l'impianto fondamentale delle nostre scelte: non è vero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il contratto a tutele crescenti rimane il pilastro - per fortuna, almeno questo - degli strumenti del mercato del lavoro italiano. Avete promesso mari e monti - abolizioni di articoli, reintroduzioni di articoli -, salvo poi smentire tutto e tutti. Ma guardate che questa politica si inserisce dentro una strategia che mi preoccupa, perché tiene insieme una serie di scelte che hanno sostanzialmente una sola ragione: l'ansia distruttiva per tutto quello che in qualche modo è stato generato con fatica dal Paese, non dal Governo precedente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Dal Paese, in questi anni durissimi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! L'ansia distruttiva è l'ansia distruttiva del decreto, è l'ansia distruttiva del blocco delle grandi infrastrutture, è l'ansia distruttiva che misuriamo su una vicenda delicatissima come quella dell'Ilva di Taranto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! È l'ansia distruttiva che porta, sempre voi, ad utilizzare parole che appunto meriterebbero quanto meno una riflessione più accorata, proprio perché siamo in un tempo complicato, e non è consentito al Paese giocare su queste scelte.

Io sono preoccupato, non solo per la discussione che abbiamo vissuto in questi tre giorni. È vero, le opposizioni hanno fatto fino in fondo, nella loro pluralità, uno sforzo vero, propositivo. Voi no! Voi no (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Voi avete deciso di alzare un muro, silenzioso, di gomma. E mi dispiace, perché tra un po', quando discuteremo insieme degli effetti di quello che andrete a votare tra poco, discuteremo di dati, discuteremo di tendenze che avranno indebolito il Paese. Abbiamo provato a costruire controproposte, su tutto, a cominciare dalla questione delicatissima degli insegnanti: altro che dignità, li avete schiaffeggiati nella loro dignità! Da quella questione alla questione fondamentale di centrare tutto lo sforzo possibile delle istituzioni, oggi, a sostegno del lavoro a tempo indeterminato, a sostegno del lavoro stabile. Una proposta abbiamo fatto innanzitutto: portiamo tutte le energie che abbiamo, finanziamenti e non solo, per fare in modo che il tempo di lavoro indeterminato, il tempo di lavoro stabile, costi meno del tempo di lavoro determinato, ma non avete preso neanche questo.

Allora, caro Presidente - mi rivolgo a lei, ma mi rivolgo in particolare ai rappresentanti del Governo -, voi non avete costruito la Waterloo del precariato, questa è la Caporetto della vostra propaganda (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! E' la Caporetto della vostra propaganda! Ma il peggio è che rischia di pagarla il Paese, questa sconfitta. Io non sono contento, perché sento, come sentite voi, che il Paese ha bisogno, invece, di qualche segnale di certezza in più, in ragione di quello che ho provato a dire anche prima.

Allora un ultimo appello: io mi aspetterei, caro Ministro Di Maio, che lei, alla fine di questo percorso parlamentare, abbia almeno l'umiltà di chiedere scusa agli italiani, per la propaganda fatta su un valore come quello della dignità della persona (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Non si scherza con una questione come quella della dignità delle persone. La dignità non si dà per decreto! Abbia almeno il coraggio di riconoscere che l'ansia di propaganda che l'ha portato a titolare questo provvedimento dannoso per l'Italia in quel modo non è uno schiaffo alle opposizioni, è uno schiaffo agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Molinari. Ne ha facoltà.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, prima di tutto un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno cercato di lavorare seriamente in queste settimane al provvedimento più importante della nuova legislatura perché occupa e tratta un tema al centro del contratto di Governo tra Lega e Cinquestelle, ma soprattutto si occupa di affrontare il problema che costituisce la principale emergenza del Paese. Quindi ringrazio in particolare i deputati del mio gruppo che hanno cercato in queste settimane di intensi lavori di apportare miglioramenti, di risolvere alcune problematiche legate al decreto-legge e di dare un contributo importante per dare le risposte che il Paese si aspetta. Inoltre voglio ringraziare, per suo tramite, Presidente Fico, il Vicepremier Di Maio che ha dimostrato restando in quest'Aula per tutta la discussione del provvedimento e per tutto il tempo delle votazioni molto più rispetto dell'istituzione parlamentare di chi in questi giorni l'ha accusato e ha accusato il Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle), soprattutto considerato che sono stati gli esponenti del partito che ha governato l'Italia con un Premier che si presentava nell'altro ramo del Parlamento, il Senato, e con atteggiamento sprezzante diceva ai nostri colleghi che non ci sarebbero più stati dopo il referendum costituzionale. Sappiamo tutti com'è andata a finire: per fortuna il Senato ancora c'è e non c'è più quel Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle).

Ma, entrando nel merito del provvedimento, cari colleghi di Forza Italia vi tranquillizzo: siamo molto convinti della conversione in legge del decreto dignità perché da anni la Lega si oppone alla precarizzazione della vita degli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle), da anni la Lega si oppone alle politiche ordoliberiste, un asse che c'è sempre stato e che il Partito socialista europeo e il Partito popolare europeo hanno sempre portato avanti insieme nelle sedi internazionali, e la Lega si è opposta con forza all'approvazione del Jobs Act. Ma voglio ricordare anche che la Lega si opposta ad altri aspetti della precarizzazione della vita degli italiani come la riforma Fornero; si è opposta alla precarizzazione della vita degli italiani sul fronte della tenuta dei conti pubblici, quando è stata svenduta la sovranità monetaria del Paese e ricordiamo che, se oggi abbiamo tanti problemi sulla sicurezza dei diritti sociali e sulla garanzia dei lavoratori, questo problema nasce dalle scelte sbagliate di chi oggi ci punta il dito e ci fa la morale (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle).

Soprattutto approviamo con coraggio, con forza, con determinazione il provvedimento perché partiamo dall'analisi della realtà. In quest'Aula abbiamo sentito snocciolare in questi giorni i dati che sono stati pubblicati su tutti i quotidiani nazionali, che sono i dati economici dell'ultimo trimestre - li avrete letti tutti - dati che sono stati usati per attaccare con forza il Governo. Che cosa dicono? Che nell'ultimo trimestre in Italia c'è una stagnazione economica, c'è una riduzione dell'occupazione, c'è una diminuzione dei contratti a tempo indeterminato e un lieve aumento dei contratti precari. Ebbene la domanda che pongo visto che vogliamo parlare di realtà e che rivolgo a chi ci ha attaccato in queste settimane è la seguente: cari colleghi, mi potete spiegare come un provvedimento che stiamo approvando questa sera possa avere creato questi danni nel trimestre passato (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle)? Cari colleghi, mi volete spiegare com'è possibile che sia colpa di questo Governo se in Italia è aumentato il precariato? Ma con quale faccia voi potete dire agli italiani che è colpa di chi c'è oggi se in Italia non c'è lavoro? Partiamo dalla realtà, onorevole Martina, ha ragione: partiamo dalla realtà dei fatti, dalla situazione di adesso (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle).

La situazione di adesso è una situazione che dimostra il fallimento del duo Renzi-Calenda, il fallimento del Jobs Act(Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico) e quindi quando qualcuno ci dice che con il provvedimento riportiamo indietro il Paese a logiche novecentesche perché abbiamo la colpa di provare finalmente a fare una legge che guardi al diritto del lavoro dalla prospettiva della parte più debole, dei lavoratori e in particolare dei lavoratori della mia generazione che sono quelli che il precariato hanno sentito come una piaga sociale più di tutti e che forse qualcuno non conosce perché parla con altre generazioni, parla con altri lavoratori, parla con altri mondi produttivi, allora io vi dico che se tornare a logiche novecentesche significa rimettere al centro l'azione della politica che tuteli i diritti sociali e le parti deboli, ben venga il Novecento perché mi pare che l'ordoliberismo degli anni duemila ci abbia riportati indietro alla prima rivoluzione industriale con pochi ricchi e tanti lavoratori schiavi alla mercé dei più forti (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle)!

Ben venga il ritorno al Novecento se il ritorno al Novecento vuol dire difendere l'articolo 1 della Costituzione che dice che la Repubblica è fondata sul lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle).

Ma non siamo ingenui: sappiamo benissimo che questi ambiziosi obiettivi - la lotta al precariato, il ritorno alla sovranità nazionale, il ritorno al lavoro stabile - non passano solo dal provvedimento in esame. Questo è innegabile, è evidente a tutti ma sarà o non sarà positivo quanto meno dire a tutti i precari che ci ascoltano da casa e che ci aspettano al ritorno sul territorio che finalmente abbiamo dato un segnale (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Finalmente non si possono rinnovare i contratti a tempo determinato all'infinito…

PRESIDENTE. Per favore… per favore…

RICCARDO MOLINARI (LEGA). …ma si possono rinnovare soltanto per ventiquattro mesi. Sarà o non sarà un buon segnale dire a chi viene licenziato ingiustamente che prende un'indennità più dignitosa rispetto a quella che è stata data dal Governo precedente? Sarà o non sarà un segnale che va in questa direzione (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 StelleCommenti della deputata Gribaudo)? Sarà o non sarà un segnale di buonsenso, visto che ci siamo sentiti dire in quest'Aula, qualcuno che contesta il provvedimento ci ha detto addirittura che noi dobbiamo incentivare l'esodo delle nostre aziende perché per inseguire l'export e aumentare l'export dobbiamo sostenere le aziende che vanno a produrre altrove dove costa meno per entrare in quei mercati (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Per favore! Per favore!

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Ma io mi chiedo se siamo pazzi o se forse chi è a casa è convinto invece che chi ha preso soldi pubblici, ha licenziato i dipendenti in Italia e ha spostato le produzioni all'estero, ha fatto dumping sociale debba essere sanzionato e ridare indietro i soldi agli italiani. Penso che il Paese reale pensi questo, cari colleghi (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Deputata Morani… deputata Rotta…

RICCARDO MOLINARI (LEGA). E, cari colleghi, ci è chiarissima la distinzione tra internazionalizzazione e delocalizzazione ma leggetevelo bene il provvedimento, che è chiaro: chi prende contributi e delocalizza e chi chiude la fabbrica che c'è, dopo aver preso i contributi, e la sposta. L'internazionalizzazione è un'altra cosa, è completamente un'altra cosa (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico) e non fingiamo di non sapere che di aziende così ce ne sono tutti i giorni e ricattano dei lavoratori, ogni santo giorno!

Con il decreto-legge diamo un segnale diverso che non è la panacea di tutti i mali: lo sappiamo perfettamente. Non ci siamo fatti solo carico, come Lega, di difendere i diritti delle parti più deboli, dei lavoratori. Sono d'accordo con i colleghi di Forza Italia quando dicono che lavoratori e imprese, soprattutto le imprese piccole e medie sono sulla stessa barca, anzi molto spesso le imprese sono messe molto peggio perché conosciamo tanti imprenditori eroi che si tolgono il pane di bocca per assistere, aiutare e continuare a dare un'occupazione ai propri dipendenti. Ebbene noi abbiamo cercato di farci portavoce e interpreti anche delle esigenze delle piccole e medie imprese nel provvedimento (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quelli sono i correttivi di cui parlavo. Il reinserimento dei voucher, cari colleghi del Partito Democratico, non è un ritorno al passato ma abbiamo semplicemente risolto un problema che avete creato voi (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle) perché voi avete inserito i voucher permettendone l'uso in tutti i settori per aziende con numeri altissimi, non solo per le piccole e medie imprese. Poi, sotto un ricatto della CGIL, per paura del referendum, avete cancellato tout court i voucher e ora noi li abbiamo inseriti per quel tipo di aziende che riteniamo che ne abbiano bisogno, non li abbiamo reinseriti in maniera indiscriminata. Li abbiamo reinseriti per i lavoratori stagionali, li abbiamo reinseriti per le aziende agricole, li abbiamo reinseriti per le attività turistico-alberghiere, li abbiamo reinseriti per gli enti locali per permettere di fare quei lavori di pubblica utilità di cui il nostro territorio ha bisogno e che i sindaci ci chiedono. Ci sarebbe piaciuto poterli reinserire anche per il commercio: non è stato possibile, ne parleremo. Ma non è che non abbiamo tenuto in considerazione le esigenze delle imprese ma un conto sono i voucher per questo tipo di attività e per questo tipo di lavori, un conto è fare del precariato a buono il sistema di lavoro su cui costruire il futuro del Paese: a questo diciamo no e siamo ben contenti di non essere andati in quella direzione, cari colleghi.

Ebbene, per concludere, signor Presidente, credo che il provvedimento non risolverà i problemi dell'Italia, non risolverà i problemi del lavoro ma ci permetterà di tornare a casa tutti quanti, soprattutto noi che abbiamo l'onere di sostenere questo Governo e la responsabilità di dare risposte ai cittadini e guardare con serenità negli occhi tutti quei disoccupati, quei precari, quelle persone che sono state umiliate dalle politiche del lavoro portate avanti dall'asse Partito Socialista Europeo-Partito Popolare Europeo (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), e potremo dirgli che quanto meno adesso sulla difesa dei più deboli, sulla difesa dei diritti sociali, sulla tutela del lavoro, finalmente qualcosa sta iniziando a cambiare, o, quanto meno, ci stiamo provando con tutte le nostre forze. Per questo, signor Presidente, la Lega voterà convintamente sì alla conversione in legge del decreto dignità (Applausi dei deputati dei gruppiLega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle - I deputati dei gruppi Lega-SalviniPremier e MoVimento 5 Stelle si alzano in piedi – La deputata Morani mostra un cartello recante la scritta: 49 milioni)

PRESIDENTE. … Deputata Morani! Deputata Morani, il cartello, per favore, lo abbassi (Il deputato Belotti mostra un cartello recante la scritta: MPS - 20 mld!, che viene rimosso dagli assistenti parlamentari).

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Ciprini. Ne ha facoltà.

TIZIANA CIPRINI (M5S). Colleghi deputati e onorevoli cittadini, innanzitutto ringrazio Martina del PD per le sue preoccupazioni a scoppio ritardato: avrebbe dovuto preoccuparsi prima, quand'era al Governo a combinare disastri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Nel merito del provvedimento, il decreto dignità, che stiamo per approvare, persegue due principali e fondamentali obiettivi: aggredire la precarietà e rilanciare l'economia del Paese attraverso il lavoro stabile e qualificato. Che ci sia in Italia un'emergenza precariato a causa dell'utilizzo selvaggio dei contratti a termine, e quindi la necessità e urgenza di intervenire con un decreto, sono gli stessi dati Istat a denunciarlo.

È record storico di lavoratori a termine: 3 milioni e 105 mila nel giugno 2018 contro i 2 milioni e 280 mila del giugno 2008. Quindi, in dieci anni quasi un milione di lavoratori in più sono entrati nel circolo vizioso del precariato. Nel 2017 l'84 per cento dei nuovi contratti sono stati a tempo determinato: questo significa che attualmente in Italia abbiamo un mercato del lavoro completamente fuori legge. Perché dico questo? Perché, se quattro contratti su cinque sono a termine e solo uno a tempo indeterminato, vuol dire che siamo in piena violazione persino del vostro Jobs Act, che all'articolo 1 afferma che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro.

Ma avere un mercato del lavoro fuorilegge non è degno di un Paese civile come il nostro, dove negli anni si è assistito a liberalizzazioni da Selvaggio West, che hanno finito per togliere diritti e ricchezze sia individuali che collettive. Ecco perché riteniamo civile, degno e democratico intervenire con una legge d'urgenza per ricondurre il contratto a termine nell'alveo fisiologico di utilizzo, in linea con le direttive europee. La direttiva europea n. 1999/70, per esempio, ha condannato l'abuso dei contratti a termine per coprire esigenze strutturali e ha chiesto agli Stati membri di adottare misure preventive.

Tra queste ci sono proprio le ragioni oggettive. Il decreto Poletti contrastava, invece, apertamente la direttiva, rendendo incontrollato il ricorso alle assunzioni a termine. Con il decreto dignità restiamo, quindi, al passo con gli altri Paesi europei. In Europa il contratto a termine dura massimo ventiquattro mesi, in Italia il decreto dignità lo riduce, appunto, da 36 a 24 mesi. In Europa il numero dei rinnovi in media è di tre, in Italia con il decreto dignità lo si riduce da cinque a quattro. In Europa la causale per il contratto a termine esiste quasi dappertutto. Per esempio, in Germania c'è una causale attenuata simile a quella introdotta con il decreto dignità, in cui prevediamo, in sostanza, dodici mesi di periodo di prova per il lavoratore.

Ma non è solo questione di direttive o di rimodulare le statistiche.

È anche questione di dignità delle persone, perché con le norme non si creano né si distruggono posti di lavoro, ma si creano o si tolgono i diritti, e il decreto va proprio nella direzione di ridare i diritti e si riallinea al buonsenso. Perché? Perché è di buonsenso il voler creare una comunità di persone che possano finalmente progettare il loro futuro. Una comunità di questo tipo è la condizione ideale per fare impresa. Come si può garantire qualità della vita alle persone quando i lavoratori sono costretti a passare per 4 o 5 contratti nell'arco di undici mesi? Come si può anche solo pensare di mettere su famiglia o chiedere un mutuo per una casa quando non si sa nemmeno se si avrà il lavoro il mese successivo? Quindi, questa non è una vita di qualità, questa non è vita; questi sono frammenti di vita.

Ogni buon imprenditore sa che un popolo di precari non fa bene né alle imprese né al tessuto produttivo, perché lavoratore e consumatore sono la stessa cosa: impoverendosi il primo, scompare il secondo. Quindi, smentiamo con forza la tesi secondo la quale con questo decreto andiamo ad alimentare il conflitto lavoratori-imprenditori. È falso (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier)! Come è falso che il decreto porterà un aumento del contenzioso per avere semplicemente reintrodotto le causali, ovvero le ragioni per le quali si sceglie il contratto a termine per esigenze extra business o per picchi di attività, perché decade ogni rischio di contenzioso se non si abusa dello strumento, spacciando come temporanea una necessità che, invece, perdura nel tempo.

D'altronde, solo in un mondo senza diritti si può pensare di non avere contenziosi. La verità è che in Italia il contenzioso è crollato perché non ci sono più i diritti da difendere (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier). Per questo non accettiamo lezioni di moralità sull'articolo 18 da parte del PD e dei vari cespugli della sinistra che questi diritti hanno cancellato quando erano maggioranza di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier - Premier – I deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier si alzano in piedi). Il decreto dignità è solo il primo passo per restituire valore democratico del lavoro, come indicato nel primissimo articolo della Costituzione, ma non ci fermeremo di certo qui.

I lavoratori hanno capito perfettamente che in poche settimane abbiamo fatto di più per loro che il centrosinistra negli ultimi due decenni (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Con che faccia parlamentari come Roberto Speranza, in prima fila nel 2014 per abolire l'articolo 18, oggi usano strumentalmente quell'articolo per attaccare un decreto che finalmente inverte la rotta della precarietà totale seguita dal Partito Democratico (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier)? E a chi dice che il nostro decreto produrrà un calo di posti di lavoro rispondiamo con le stime accolte pochi giorni fa dalla Ragioneria dello Stato: solo grazie agli sgravi per le assunzioni stabili degli under 35 il decreto creerà 13.200 nuovi posti di lavoro nel 2019 e altrettanti nel 2020 (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). E non ho visto montare nessun caso mediatico su queste stime…

PRESIDENTE. Per favore!

TIZIANA CIPRINI (M5S). …a differenza di altre stime significativamente, scientificamente discutibili, che hanno sollevato, invece, un cinico e inutile polverone. Per i lavoratori, naturalmente, c'è dell'altro. Grazie al decreto garantiremo maggiori tutele ai lavoratori in somministrazione, cioè a coloro che hanno contratti con agenzie interinali, e li proteggiamo dalla somministrazione fraudolenta. Andiamo a semplificare l'utilizzo dei PrestO, gli ex voucher, per i lavori occasionali, senza riaprire una nuova stagione di “voucheropoli”, che fu aperta proprio da Renzi (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), quando i voucher esplosero a 134 milioni nel 2016.

E dopo la quasi completa abolizione nel marzo 2017, il fenomeno si è ridotto. Quindi, siamo andati a intervenire su un fenomeno limitato a settori molto ristretti e che tale rimarrà, perché non abbiamo aumentato le categorie che possono usufruirne, ma solo semplificato la normativa e garantito all'imprenditore agricolo e turistico un maggiore margine di tempo per usufruire del buono singolo da tre a dieci giorni massimi. Quindi, il decreto è tutto questo, ma anche molto altro. Abbiamo iniziato una lotta più ampia, che metta al bando altri abusi, colpevoli di avere danneggiato in questi anni milioni di cittadini e imprese.

Poniamo uno stop alle delocalizzazioni selvagge, spesso e volentieri condotte da multinazionali che hanno comprato le nostre aziende per un tozzo di pane, per poi spostarne la produzione all'estero, desertificando i nostri territori, magari dopo aver ricevuto aiuti pubblici con la promessa di rimanere e di arricchire il Paese. D'ora in poi chi si comporterà così con lo Stato, con i lavoratori e con le imprese oneste che rimangono in Italia dovrà restituire tutto quanto ha ricevuto; e se delocalizza fuori, dovrà prendersi anche le sanzioni. Non c'è più spazio per quelli che giustamente il Ministro Di Maio ha chiamato “prenditori”.

E ancora, siamo intervenuti sull'azzardopatia, e abbiamo introdotto il divieto totale alla pubblicità e alle sponsorizzazioni del gioco d'azzardo, così da contrastare quella che è una vera e propria piaga sociale. Perché va detto una volta per tutte che l'azzardo è non solo un problema sociale che distrugge le famiglie, ma anche un problema economico, perché sottrae ricchezza al nostro Paese. Da una ricerca Caritas di Roma emerge proprio che l'80 per cento dei minori azzarda dopo uno spot TV, e il 68 per cento online: con questa legge diciamo “basta” a questi fiumi di danaro che, da 15 anni, drogano sport, informazione, società e anche la sanità (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier). Lo chiamiamo con il suo nome, disturbo da gioco d'azzardo, perché di ludopatia, di ludico non ha proprio niente. Ebbene, riteniamo che sia iniziato uno nuovo percorso importante: la crescita di un Paese si costruisce con il merito e l'impegno, non tentando la sorte.

Infine c'è il capitolo semplificazione fiscale: abbiamo iniziato subito a bonificare la foresta di burocrazia e scartoffie che imprigiona le energie produttive delle imprese italiane.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

TIZIANA CIPRINI (M5S). Con il decreto-legge “dignità” - concludo, Presidente - disattiviamo spesometro, redditometro, split payment alle partite IVA che voi avevate introdotto. Per tutti questi motivi voteremo convintamente a favore di questo decreto-legge, che avvia la stagione di un vero cambiamento nel panorama del lavoro in Italia, convinti che il Governo continuerà a ben operare per favorire le assunzioni stabili, per ridurre il costo del lavoro e creare nuove opportunità occupazionali con gli investimenti (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier - I deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier si alzano in piedi).

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto svolti con ripresa televisiva diretta.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Carlo Fatuzzo. Ne ha facoltà. Ascoltiamo il deputato Fatuzzo.

CARLO FATUZZO (FI). Ho pochi secondi, sessanta secondi, quindi spero di poter dire qualcosa di serio, ce la metterò tutta. Questo decreto-legge “dignità” ha come principale obiettivo quello di aumentare i posti di lavoro, possibilmente, oltre che trasformarli da tempo determinato a tempo indeterminato. Ma c'è un modo molto semplice, immediato, a costo zero per aumentare subito i posti di lavoro: è dare il diritto di anticipare facoltativamente la pensione ai tanti lavoratori che lascerebbero volentieri il lavoro ai giovani, che potrebbero essere i loro figli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Si farebbero contenti gli anziani, che potrebbero finalmente godere la giusta e meritata pensione, e i giovani che troverebbero lavoro. E poi ci sono coloro che riscuotono la indennità di accompagnamento, che sono quelli che danno lavoro come datori di lavoro ai propri familiari, come previsto dalle leggi sul pagamento dei contributi, e che si aspettano di avere un aumento della indennità di accompagnamento.

PRESIDENTE. Grazie.

CARLO FATUZZO (FI). Io sono certo che tutti in quest'Aula sono d'accordo in cuor loro su quello che sto dicendo. Mi auguro che questo lo si faccia, e lo si faccia al più presto…

PRESIDENTE. Grazie, deputato.

Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Correzioni di forma – A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, ai sensi dell'articolo 90, comma 1, del Regolamento, la presidente della Commissione finanze, la deputata Ruocco. Ne ha facoltà.

CARLA RUOCCO, Presidente della VI Commissione. Ai sensi dell'articolo 90, comma, 1 del Regolamento, a nome del Comitato dei nove propongo le seguenti correzioni di forma, riferite agli articoli del decreto-legge in esame.

All'articolo 2-bis, comma 1, lettera e), numero 1, capoverso d), le parole “se imprenditore agricolo, azienda alberghiera o struttura ricettiva che opera nel settore del turismo o ente locale” sono sostituite dalle seguenti: “se si tratta di imprenditore agricolo, di azienda alberghiera o struttura ricettiva che opera nel settore del turismo o di ente locale”.

All'articolo 9, comma 1, le parole “e i canali informatici, digitale e telematici” sono sostituite dalle seguenti: “e i canali informatici, digitali e telematici”.

Presidente, vorrei cogliere anche l'occasione per ringraziare tutti gli uffici, che hanno lavorato incessantemente giorno e notte. E un ringraziamento particolare al Ministro Di Maio, che è stato sempre presente nelle attività delle Commissioni (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, le correzioni di forma proposte dalla relatrice si intendono approvate.

(Così rimane stabilito).

(Coordinamento formale - A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per un minuto.

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Presidente, volevo ringraziare innanzitutto i due presidenti di Commissione Finanze e Lavoro. Volevo ringraziare tutto lo staff che ha dato una mano per far sì che questo decreto-legge venisse portato in porto: innanzitutto il dottor Cerreto, la dottoressa Bonacci, la dottoressa Minervini.

PRESIDENTE. Per favore…

DAVIDE TRIPIEDI, Relatore per la maggioranza per la XI Commissione. Volevo ringraziare di cuore anche il Ministro Luigi Di Maio, che ha voluto dare la possibilità a un lavoratore di essere il relatore di un provvedimento così importante (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). E, Presidente, volevo un attimo…

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 924-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 924-A: “Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Sottosegretario Durigon, per favore niente foto. Vi chiedo di non fare foto ai banchi del Governo e a tutti gli altri deputati qui presenti, grazie.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 96) (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier - I deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier si alzano in piedi).

Non è uno stadio!

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Stefania Segnana. Ne ha facoltà.

STEFANIA SEGNANA (LEGA). Presidente, colleghi onorevoli, l'articolo 37 della Costituzione in riferimento alla donna lavoratrice recita: “Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Faccio questo intervento in quanto ho due bambini, di cui uno di un anno che viene con me a Roma ogni settimana.

PRESIDENTE. Per favore, colleghi, sta parlando una vostra collega, per favore.

STEFANIA SEGNANA (LEGA). So quindi quali difficoltà vi siano per trovare un nido o una babysitter fidata, a cui poter affidare con tranquillità il bambino, soprattutto trovare un nido o una babysitter che possa seguire gli orari dell'Aula e delle Commissioni. La mia fortuna è quella di avere mia sorella che abita qui a Roma e di essermi potuta appoggiare a lei, ma non tutte le deputate hanno questa fortuna.

Da qui parte l'idea di realizzare un nido aziendale all'interno della Camera dei deputati. Questa legislatura è caratterizzata da una forte presenza femminile, molte deputate sono già mamme, altre sono in dolce attesa. Il fatto che vi siano sempre più donne che partecipano alla vita politica e a tutti i livelli è un fattore positivo e molto importante, ed è per questo motivo che la Lega, all'interno dell'Ufficio di Presidenza, ha chiesto uno studio di fattibilità per la realizzazione di un asilo nido vero e proprio…

PRESIDENTE. Deputati, non potete fare foto, per favore.

STEFANIA SEGNANA….dotato di tutte le attrezzature necessarie a tale scopo, nel quale possano accedere, dietro pagamento di una retta, i bambini fino a tre anni di età, figli dei deputati, dei dipendenti della Camera, di quelli dei gruppi parlamentari e delle segreterie degli Uffici di Presidenza e dei Presidenti di Giunte e Commissioni, al fine di poter usufruire dei vantaggi che comporta l'utilizzo di una struttura interna al proprio posto di lavoro, migliore soluzione per conciliare adeguatamente attività lavorativa e impegni familiari.

Gli orari dell'Aula non sono compatibili con gli orari dei nidi pubblici e privati. Per una deputata, che molto probabilmente viene da fuori Roma, avere la possibilità di potersi appoggiare ad una struttura interna e fidata sarebbe la cosa migliore per poter affrontare al meglio i lavori in Aula e in Commissione, per non parlare del servizio ritenuto molto utile per i dipendenti e collaboratori.

Auspichiamo, dunque, che vi possa essere un risultato positivo in tal senso. Altre strutture ministeriali hanno al loro interno dei nidi aziendali che danno sostegno alle donne che lavorano. Questo Governo ha già dato un segnale forte di vicinanza alla famiglia e alle donne, istituendo il Ministero per le politiche della famiglia e ha intenzione di attivarsi per creare le condizioni affinché vi possa essere un incremento delle nascite. La realizzazione di un nido interno sarebbe, dunque, un segnale importante nei confronti delle donne che hanno la voglia e l'interesse ad impegnarsi nelle e per le istituzioni, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pretto. Ne ha facoltà.

ERIK UMBERTO PRETTO (LEGA). Gentile Presidente, onorevoli colleghi, nel periodo estivo in molti comuni italiani vengono organizzate manifestazioni e momenti di celebrazione in memoria dei tanti emigranti che, in epoche diverse, hanno dovuto abbandonare il nostro Paese per motivi legati alle contingenze economiche. I nostri connazionali si sono spesso visti costretti ad abbandonare tutto, le loro famiglie, le loro comunità, il loro territorio, per ricercare migliori prospettive future per loro stessi e per i propri cari, sapendosi inserire ed integrare nelle società ospitanti, accettandone le regole e contribuendo allo sviluppo delle stesse.

Come ben sappiamo, il nostro Paese ha visto concretizzarsi questo fenomeno in tre grandi periodi storici: negli anni successivi all'Unità d'Italia, nel secondo dopoguerra e, recentemente, in seguito alla recessione economica iniziata nel 2007, un terzo fenomeno emigratorio questo che ha una consistenza numerica certamente inferiore rispetto agli altri due, ma particolarmente importante perché interessa i giovani, spesso i laureati, che dovrebbero rappresentare una risorsa irrinunciabile.

Questi momenti di ricordo, preziosi in quanto consentono alle rispettive comunità locali di riscoprire il valore dei legami umani fra chi è partito e chi è rimasto, devono servirci anche per riflettere sulle possibili soluzioni che ci consentano di trattenere sul nostro territorio nazionale queste preziose risorse umane, eccellenze che spesso hanno raggiunto obiettivi formativi prestigiosi e che vorrebbero giustamente poter costruire una carriera lavorativa dignitosa nel nostro Paese, ma sono momenti in cui dobbiamo stringerci attorno alle comunità italiane residenti all'estero che, per motivazioni diverse, esprimono il forte desiderio di ritornare in Italia. Penso, ad esempio al caso del Venezuela, che il gruppo Lega in Commissione esteri sta monitorando attentamente. Sono certo che il Parlamento e tutto il Governo sapranno essere vicini a questi nostri connazionali che si trovano a vivere situazioni di difficoltà quotidiana, anche semplificando e velocizzando la trafila burocratica che ne consenta il rimpatrio, perché in queste Aule, in fin dei conti, si deve prima pensare agli italiani, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fatuzzo. Ne ha facoltà.

CARLO FATUZZO (FI). Ho fatto trenta, faccio trentuno…

PRESIDENTE. Non avevo dubbi.

CARLO FATUZZO (FI). Ho la sensazione di portare fortuna ai nostri giocatori di tennis. Otto giorni fa, in una dichiarazione di fine seduta, sottolineai l'importanza, e applaudimmo tutti, della vittoria di due nostri noti tennisti che stanno crescendo in graduatoria, Fognini e Cecchinato. Sembra che si siano rincuorati anche altri tennisti, perché domenica scorsa, in un altro torneo in Svizzera ha vinto, per la prima volta nella sua carriera di tennista il nostro Berrettini che, facendo onore al suo nome, ha lanciato il berrettino in segno di giubilo. Ecco, i pensionati tutti che anche loro sono tifosi di tennis, si sono rincuorati, quindi viva i pensionati, pensionati all'attacco (Applausi)!

PRESIDENTE. Non può diventare un rito, questo, vi avverto. Ha chiesto di parlare la deputata Rotta. Ne ha facoltà.

ALESSIA ROTTA (PD). Presidente, per portare l'attenzione di quest'Aula ai fatti che sono accaduti a Milano ai danni di un artista, di un intellettuale qual è Enrico Nascimbeni, veronese di nascita, appunto milanese di residenza. È stato accoltellato al grido di «sporco comunista». E, allora, oltre ad esprimere solidarietà, io penso che dovremo portare un attimo di riflessione a questo, perché essere colpito per le sue idee è un atto che ricorda i tempi più bui della nostra Repubblica. Noi non possiamo permettere, Presidente, che questo accada nel nostro Paese nel silenzio. Proprio oggi, nell'anniversario della strage di Bologna, c'è chi compie gesti violenti, in nome dell'ideologia e questo non può che destare il nostro sdegno, la nostra preoccupazione. È per questo che colgo questa occasione per chiedere al Ministro dell'Interno, Salvini di attivarsi per far luce al più presto sul caso e anche per rivalutare, se del caso e lo ritiene opportuno, il proprio linguaggio e le proprie posizioni, nel rispetto di tutti, prima che sia troppo tardi (Applausi dei deputati del Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gemmato. Ne ha facoltà.

MARCELLO GEMMATO (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, le cronache pugliesi estive ci consegnano un fatto di cronaca molto grave. Nel pronto soccorso di Manduria, un popoloso paese della provincia di Taranto, un sovrintendente della Polizia di Stato, Giovanni Maiorano, viene aggredito da un pregiudicato, il quale gli sferra due pugni, lo butta per terra, lo prende a calci, sostanzialmente provocandogli una frattura facciale e una prognosi di trenta giorni. Il nostro uomo in divisa si alza, arresta, con calma, con professionalità l'aggressore, lo consegna alle patrie galere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Il giorno dopo il giudice provvede all'arresto, però lo libera immediatamente. Questo episodio non può non farci fare alcune considerazioni. La prima, il clima di pericolosità nel quale i nostri operatori sanitari, medici, infermieri operano al Sud e, immagino in tutta Italia. La seconda, ignominiosa, il fatto che un uomo in divisa corra pericoli di vita e che un giudice metta in libertà immediatamente lo stesso dopo un aggressione così grave. L'aggressore ventottenne, pregiudicato, l'uomo in divisa cinquantotto anni, servitore dello Stato. Mi accingo alla conclusione. Altra considerazione, un encomio assoluto nei confronti di questo uomo in divisa che, con professionalità, con rigore riesce ad assicurare, senza mettere in pericolo la vita delle persone che affollavano il pronto soccorso e che poi viene trattato in questo modo dallo Stato.

Ritengo che quest'Aula debba esprimere parole di apprezzamento e ritengo che tutti quanti noi dobbiamo fare un applauso ideale a Giovanni Maiorano, un servitore dello Stato che in questo momento è in prognosi di trenta giorni, mentre il suo aggressore e libero, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Annunzio di questioni pregiudiziali.

PRESIDENTE. Avverto che, a norma dell'articolo 96-bis, comma 3, del Regolamento, sono state presentate le seguenti questioni pregiudiziali: Magi e Schullian n. 1 riferita al disegno di legge n. 1004 di conversione del decreto-legge n. 84 del 2018, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici; Sisto ed altri n. 1 e Migliore ed altri n. 2 riferite al disegno di legge n. 1041 di conversione del decreto-legge n. 86 del 2018, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità.

Tali questioni pregiudiziali saranno esaminate e poste in votazione nella seduta di lunedì 6 agosto, prima di passare al seguito dell'esame dei provvedimenti a cui sono riferite.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Venerdì 3 agosto 2018 - Ore 10:

1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

S. 624 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici (Approvato dal Senato).

(C. 1004)

Relatore: ZOFFILI.

2. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

S. 648 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità (Approvato dal Senato).

(C. 1041)

Relatrice: DIENI.

3. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015, con Scambio di Note fatto ad Abu Dhabi il 27 novembre 2017 e il 17 gennaio 2018; b) Trattato di mutua assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati arabi uniti, fatto ad Abu Dhabi il 16 settembre 2015. (C. 344-A)

e dell'abbinata proposta di legge: VERINI e QUARTAPELLE PROCOPIO. (C. 492)

Relatore: COLLETTI.

4. Discussione congiunta sulle linee generali dei documenti:

Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2017. (Doc. VIII, n. 1)

Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2018. (Doc. VIII, n. 2)

La seduta termina alle 23.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 la deputata Bonomo ha segnalato che non è riuscita ad astenersi dal voto;

nelle votazioni dalla n. 1 alla n. 5 e n. 70 la deputata Gribaudo ha segnalato che non è riuscita ad astenersi dal voto;

nella votazione n. 1 il deputato Raduzzi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni dalla n. 1 alla n. 4 e nn. 27 e 28 il deputato Borghese ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni dalla n. 2 alla n. 5 la deputata Bonomo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 3 il deputato Angiola ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 3, 51 e 80 il deputato Nobili ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 8 la deputata Fitzgerald Nissoli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 11 il deputato Rotelli ha segnalato che non è riuscito ad astenersi dal voto;

nelle votazioni nn. 13 e 14 la deputata Alaimo ha segnalato che non è riuscita a votare;

nella votazione n. 14 i deputati Federico e Troiano hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 16 il deputato Marco Di Maio ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 16, 17 e 71 il deputato Cataldi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 17 e 18 il deputato Massimo Enrico Baroni ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 17, 18 e 38 il deputato Francesco Silvestri ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 19, 82 e 90 la deputata Emiliozzi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 27 la deputata Papiro ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 31 il deputato Saitta ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 33 e 87 la deputata Pini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 37, 46 e 47 e dalla n. 62 alla n. 68 la deputata Gribaudo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 38 i deputati Fitgerald Nissoli e Mollicone hanno segnalato che non sono riusciti ad astenersi;

nella votazione n. 41 il deputato Zicchieri ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 41 e 42 il deputato Baratto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 42 il deputato Luca De Carlo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 45 i deputati Galantino e Tuzi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 50 il deputato Fornaro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 51 il deputato Galantino ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 52, 69 e 80 la deputata Gribaudo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 53 la deputata Zanella ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 58 la deputata Papiro ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni dalla n. 62 alla n. 66 e n. 80 il deputato Enrico Borghi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 69 il deputato Mariani ha segnalato che ha erroneamente votato contro mentre avrebbe voluto astenersi dal voto;

nella votazione n. 76 la deputata Covolo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 77 il deputato Zoffili ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 78 il deputato De Girolamo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 78 il deputato Scalfarotto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 80 il deputato De Filippo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 86 il deputato Nobili ha segnalato che non è riuscito ad astenersi dal voto;

nella votazione n. 90 i deputati Adelizzi, Del Monaco e Perconti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 92 la deputata Latini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale Ddl 924-A - em. prem. 05.01 453 308 145 155 24 284 57 Resp.
2 Nominale em. 5.6 485 380 105 191 99 281 55 Resp.
3 Nominale em. 5.33 486 382 104 192 96 286 54 Resp.
4 Nominale em. 5.8 495 382 113 192 99 283 54 Resp.
5 Nominale em. 5.5 501 386 115 194 97 289 52 Resp.
6 Nominale em. 5.7 522 497 25 249 191 306 47 Resp.
7 Nominale em. 5.14 517 488 29 245 191 297 48 Resp.
8 Nominale em. 5.300 522 482 40 242 188 294 46 Resp.
9 Nominale em. 5.25, 5.30 518 394 124 198 103 291 45 Resp.
10 Nominale em. 5.3 512 391 121 196 11 380 46 Resp.
11 Nominale em. 5.31 506 403 103 202 97 306 46 Resp.
12 Nominale em. 5.4 511 487 24 244 177 310 46 Resp.
13 Nominale em. 5.20 509 474 35 238 179 295 46 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale em. 5.42 478 452 26 227 162 290 46 Resp.
15 Nominale em. 5.68, 5.41 483 452 31 227 176 276 58 Resp.
16 Nominale em. 5.47 481 366 115 184 88 278 57 Resp.
17 Nominale em. 5.49 485 364 121 183 10 354 55 Resp.
18 Nominale em. 5.55 498 460 38 231 176 284 54 Resp.
19 Nominale em. 5.52 500 382 118 192 98 284 54 Resp.
20 Nominale art. agg. 5.03 513 391 122 196 104 287 54 Resp.
21 Nominale em. 6.2 516 392 124 197 101 291 53 Resp.
22 Nominale em. 6.3, 6.4 512 476 36 239 185 291 53 Resp.
23 Nominale em. 6.7 516 491 25 246 113 378 52 Resp.
24 Nominale em. 6.11 517 401 116 201 102 299 52 Resp.
25 Nominale em. 6.15 521 396 125 199 101 295 50 Resp.
26 Nominale em. 6.19 521 322 199 162 28 294 50 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale em. 7.6 517 404 113 203 115 289 49 Resp.
28 Nominale em. 7.9, 7.10 519 506 13 254 215 291 49 Resp.
29 Nominale em. 7.12, 7.13 521 519 2 260 228 291 48 Resp.
30 Nominale art. agg. 7.02 514 409 105 205 99 310 46 Resp.
31 Nominale art. agg. 8.06, 8.09, 8.012 505 505 0 253 218 287 45 Resp.
32 Nominale em. 9.2 510 509 1 255 28 481 46 Resp.
33 Nominale em. 9.31 509 505 4 253 107 398 45 Resp.
34 Nominale em. 9.300 512 384 128 193 96 288 46 Resp.
35 Nominale em. 9.30 514 503 11 252 105 398 46 Resp.
36 Nominale em. 9.15 509 415 94 208 110 305 45 Resp.
37 Nominale em. 9.28 498 496 2 249 41 455 44 Resp.
38 Nominale em. 9.50 510 390 120 196 82 308 44 Resp.
39 Nominale em. 9.25, 9.43, 9.44 509 497 12 249 208 289 43 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale em. 9.53, 9.70, 9.72 502 415 87 208 123 292 42 Resp.
41 Nominale em. 9.54 500 377 123 189 92 285 42 Resp.
42 Nominale em. 9.71 500 495 5 248 110 385 42 Resp.
43 Nominale em. 9.58 525 497 28 249 86 411 43 Resp.
44 Nominale em. 9.60 528 400 128 201 98 302 42 Resp.
45 Nominale em. 9.57 519 491 28 246 101 390 43 Resp.
46 Nominale em. 9.51 519 491 28 246 88 403 43 Resp.
47 Nominale em. 9.52 529 523 6 262 114 409 43 Resp.
48 Nominale em. 9.74 525 496 29 249 109 387 42 Resp.
49 Nominale em. 9.68 513 400 113 201 108 292 42 Resp.
50 Nominale em. 9.69 530 503 27 252 497 6 40 Appr.
51 Nominale em. 9.67 520 492 28 247 116 376 40 Resp.
52 Nominale