TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 26 di Venerdì 13 luglio 2018

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro per il sud, per sapere – premesso che:

   notizie di stampa e dossier di centri studi specializzati in analisi della spesa d'investimento evidenziano una congiuntura particolarmente negativa in ordine alla capacità d'impegno e di rendicontazione facente capo ai programmi operativi nazionali e ai programmi operativi regionali discendenti dall'accordo di partenariato stipulato tra Italia e Commissione europea in merito all'utilizzo dei fondi strutturali nelle aree in ritardo di sviluppo;

   nel corso di una nota trasmissione televisiva del mese di aprile 2018, è stato rappresentato con dovizia di dettagli e di analisi, un quadro comparativo europeo estremamente favorevole ai Paesi dell'Est europeo e Visegrad, con una capacità di impiego di risorse della «Programmazione europea 2014-2020» e un tasso di ritorno estremamente vantaggioso rispetto al livello di contribuzione nazionale, al contrario dell'Italia, in forte passivo e in drammatico arretrato riguardo al cronoprogramma delle attività e dei livelli di spesa. Da tale comparazione emergono preoccupanti dati e valutazioni di tendenza marcatamente fallimentare delle politiche di coesione nazionale e del ruolo accentrato e inefficace dell'Agenzia per le politiche di coesione, che ha dato corpo ad un quadro strategico inadeguato alla reale situazione e ai bisogni prioritari del Paese, nonché tanto pletorico quanto inefficiente di autorità di gestione, nazionale e regionale;

   in particolare, si segnala il significativo scostamento tra gli obiettivi di rendicontazione indicati nei piani finanziari e l'effettiva capacità di spesa realizzata da ciascuna delle autorità di gestione responsabili dell'attuazione dei programmi, elemento che potrebbe determinare il parziale definanziamento dei programmi stessi;

   contestualmente, si è preso atto di un'accelerazione soltanto sul fronte degli impegni programmatici a valere sul fondo sviluppo e coesione, un montante di circa 54 miliardi di euro quasi completamente destinati dal Comitato interministeriale per la politica economica a piani operativi e patti per lo sviluppo e di fatto esauriti con le decisioni assunte dal Comitato interministeriale medesimo nella seduta del 22 marzo 2018, ben oltre la data di svolgimento delle elezioni politiche e in un contesto nel quale il Governo avrebbe dovuto assicurare la sola ordinaria amministrazione;

   i profili di cassa del fondo sviluppo e coesione appaiono del tutto incongrui con la tempistica di allocazione programmatica, palesando, ad avviso degli interpellanti, un'operazione demagogica di chiaro stampo elettoralistico;

   un'ingente massa di risorse – circa 3 miliardi di euro – è stata di fatto attribuita alla società Invitalia per il finanziamento di misure agevolative e contratti di sviluppo, senza che vi sia riscontro dell'avvenuta verifica di conformità alla normativa in materia di appalti pubblici e senza procedere ad una preventiva disamina dei risultati conseguiti dalla predetta società;

   non sono del tutto chiari i contorni dell'azione amministrativa e i modelli operativi del dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione e l'Agenzia per la coesione territoriale, né le dinamiche della loro interazione, in una prospettiva che avrebbe dovuto assicurare una gestione unitaria ed efficiente dei circa 100 miliardi di euro complessivamente destinati allo sviluppo;

   gli operatori del settore denunciano un disarmante scostamento dei tassi di esecuzione fisica e finanziaria degli interventi e dei piani fatti oggetto di un'estenuante e demagogica programmazione, evidenziando misure spacciate per «potenziamento e efficientamento» della governance, incentrate soltanto su progetti per incarichi e stipendi a consulenti, senza la necessaria semplificazione e lo snellimento effettivo delle procedure, metodologie e pratiche;

   lo spropositato e ingestibile aggravamento vincolistico del regime dei contratti pubblici, demandato al nuovo codice, avulso dai reali fabbisogni e distante dal comune senso pratico, e ad una serie innumerevole di norme, regolamenti attuativi, atti di indirizzo, direttive e altro, nonché la nuova normativa sulle «partecipate», che ha di fatto ingessato anche l'azione delle società sottoposte al controllo analogo delle amministrazioni pubbliche, secondo gli interpellanti sostanzia di fatto l'esistenza di una strategia implicita di congelamento della spesa pubblica, al contrario denotando la ponderosità e l'inadeguatezza delle stazioni appaltanti, il fermo totale di interventi e lavori nonché di avvio dei cantieri –:

   quali siano in ogni caso gli intendimenti del Governo in merito alle iniziative e ai provvedimenti urgenti da adottare con specifico riguardo alle questioni e agli aspetti della sua politica sul tema di cui in premessa;

   quali siano, al 31 dicembre 2017, le risultanze di impegno e rendicontazione di ciascuno dei programmi operativi, nazionali e regionali, cofinanziati dai fondi strutturali a valle della sottoscrizione dell'accordo di partenariato Italia-Commissione europea per il periodo di programmazione 2014-2020, evidenziando, su base annuale, gli scostamenti tra previsioni di spesa e somme effettivamente rendicontate;

   quali misure siano state adottate per promuovere un'accelerazione della spesa e una semplificazione delle procedure da parte dell'Agenzia per la coesione territoriale, del dipartimento per le politiche di coesione, delle singole autorità di gestione;

   quale sia lo stato di attuazione dei grandi progetti comunitari, ivi compresi quelli di competenza regionale o interregionale e traslati dalla programmazione 2007-2013 alla programmazione 2014-2020, con particolare riferimento ai grandi progetti di ripristino e risanamento ambientale allocati nelle regioni del Mezzogiorno;

   quale sia il quadro riepilogativo degli impegni del fondo sviluppo e coesione e lo stato di avanzamento dei piani operativi settoriali e dei patti per lo sviluppo stipulati con le regioni e le città metropolitane, con particolare approfondimento sulla realizzazione del progetto straordinario per la rimozione dei rifiuti stoccati in balle in regione Campania, per il quale è previsto uno stanziamento di oltre 400 milioni di euro;

   quale sia l'ammontare delle somme attribuite alla società Invitalia per il sostegno a misure agevolative e contratti di sviluppo e se si intenda rendere disponibile la relazione del soggetto esercente il controllo relativa al rispetto degli articoli 5 e 192 del decreto legislativo n. 50 del 2016;

   quali siano le risultanze delle attività dell'Agenzia per la coesione territoriale e del dipartimento per le politiche di coesione in ordine alla gestione e al coordinamento dei piani e dei programmi finanziati con risorse nazionali e comunitarie;

   se il Governo non ritenga, data la paralisi nazionale degli investimenti, di costituire una commissione finalizzata alla revisione della composita disciplina in materia di contratti ed appalti, regime delle partecipate e delle società in house e di altra regolamentazione in materia, per definire un complesso normativo organico, semplificato ed efficace che sia volano per l'iniziativa economica pubblica e privata;

   se i suddetti piani operativi e patti con le regioni del Sud e le città metropolitane siano stati definiti, in particolare rispetto alle priorità degli interventi infrastrutturali e dei servizi ambientali, con un preventivo e opportuno dibattito pubblico con i soggetti esponenziali rappresentativi degli interessi dei territori, delle università, degli ordini professionali, in specie di ingegneri ed architetti, delle parti economiche e sociali, delle primarie associazioni di sviluppo territoriale ed ambientalistiche;

   se sia vero che ancora latiti il patto con la città metropolitana di Roma capitale, che avrebbe dovuto essere tra i primi in ordine di priorità, stante la drammatica situazione infrastrutturale e logistica di Roma e del suo territorio, e che il quadro finanziario della programmazione 2014-2020 sia stato di fatto esaurito senza affrontare e riservare un proporzionato ed adeguato accantonamento di dovute disponibilità per la capitale.
(2-00019) «D'Ettore, Gelmini, D'Attis, Carrara, Bignami, Mugnai, Fiorini, Cannizzaro».

(8 maggio 2018)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:

   secondo quanto ripetutamente riportato dalla stampa nazionale e internazionale, nel marzo 2017 sarebbe stato sottoscritto, a Mosca, una sorta di contratto di collaborazione politica tra il segretario della Lega, Matteo Salvini, e il vicesegretario del partito Russia Unita, Sergey Zheleznyak;

   un documento in cui i due partiti si sarebbero impegnati a promuovere le relazioni tra le due parti, con seminari, convegni, viaggi e basato su un cosiddetto «partenariato paritario e confidenziale», nonché la condivisione di esperienze in attività legislative;

   detto accordo rappresenterebbe il suggello alla fitta rete di relazioni e incontri tra rappresentanti delle due forze politiche che avrebbero origine sin dal dicembre 2013, rispetto alle quali non sarebbero estranee anche forme di sostegno economico a favore del partito guidato dal segretario Salvini;

   nel dettaglio, l'articolo 1 dell'accordo dispone che «Le parti si consulteranno e si scambieranno informazioni su temi di attualità della situazione nella Federazione russa e nella Repubblica italiana, sulle relazioni bilaterali e internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera della struttura del partito, del lavoro organizzato, delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico, così come in altri campi di interesse reciproco», mentre negli articoli che vanno dal 2 al 5 si prevede che «le parti si scambieranno regolarmente delegazioni di partito a vari livelli», «promuovono attivamente le relazioni tra i partiti e i contatti a livello regionale», «promuovono la creazione di relazioni tra i deputati della Duma di Stato dell'Assemblea federale della Federazione russa e l'organo legislativo della Repubblica italiana», prevedendo anche «lo scambio di esperienze in attività legislative». Infine, l'articolo 6 recita: «le parti promuovono la cooperazione nei settori dell'economia, del commercio e degli investimenti tra i due Paesi»;

   tale accordo ha validità per cinque anni, prorogata automaticamente per successivi periodi di cinque anni, a meno che una delle parti notifichi all'altra parte, entro e non oltre 6 mesi prima della scadenza dell'accordo, la sua intenzione alla cessazione dello stesso;

   come è noto, si assiste ad una delicata fase dei rapporti tra la comunità internazionale e la Federazione russa, a seguito delle azioni che sono state messe in atto da quest'ultima per compromettere o minacciare l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina che hanno spinto anche l'Unione europea, attraverso il deliberato del Consiglio dei ministri dell'Unione europea, a prorogare di altri sei mesi, fino al 15 settembre 2018, le sanzioni nei confronti della Russia, in linea con quanto deliberato dagli Stati Uniti e dal Giappone;

   mentre possono apparire chiari gli obiettivi della Federazione russa consistenti, secondo gli interpellanti, nel creare le condizioni perché uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea si faccia promotore di una frattura all'interno del Consiglio europeo volta a interrompere il regime delle sanzioni per l'aggressione all'Ucraina, suscita preoccupazione la prospettiva che il nostro Paese, anche a seguito di atti negoziali di tale natura, possa radicalmente sovvertire il sistema delle alleanze internazionali che da decenni si è consolidato, sia nei confronti dei partner europei, sia nei rapporti atlantici, nonostante le rassicurazioni formali contenute nel programma di Governo;

   in tale prospettiva, destano particolare preoccupazione le anticipazioni in base alle quali, in sede Nato e Unione europea, alcuni partner stiano valutando l'opportunità di creare una sorta di «cordone sanitario» volto ad evitare che informazioni di intelligence particolarmente sensibili possano finire in mano al nuovo Governo italiano, anche alla luce del tenore del suddetto accordo –:

   quali siano le possibili conseguenze e ricadute sull'azione del Governo e sulla politica estera italiana dei contenuti del citato accordo e di eventuali forme di sostegno economico tra le due formazioni politiche;

   se non si ritenga che i termini della collaborazione confidenziale prospettata nel suddetto accordo politico mal si concilino con la delicatezza e la rilevanza delle competenze di un Ministero come quello dell'interno;

   quali iniziative intenda adottare il Governo al fine di rassicurare gli storici partner dell'Italia, europei ed atlantici, riguardo alla conferma del sistema delle alleanze geopolitiche.
(2-00026) «Fiano, Scalfarotto, Morani, Paita, Rizzo Nervo, Ceccanti, Cantini, Carnevali, Fragomeli, Enrico Borghi, Marco Di Maio, Zardini, Verini, Librandi, Incerti, Morgoni, La Marca, Braga, Ungaro, Pezzopane, Viscomi, Serracchiani, Gribaudo, Ascani, Annibali, Mancini, Andrea Romano, Giorgis, Fassino, Losacco».

(13 giugno 2018)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   il Ministro interpellato ha sollevato con grande forza il tema di censire cittadini e famiglie di etnia rom presenti in Italia;

   tale «censimento» sarebbe finalizzato a prevenire fenomeni di insicurezza dell'ordine pubblico, derivanti dalle attività e dalla presenza stessa dei rom nel territorio nazionale;

   tale iniziativa non appare, al momento, sorretta da alcun concreto provvedimento, ma si limita ad un generico annuncio che rischia di omologare la complessa realtà delle popolazioni rom ad una lettura negativa, foriera di sentimenti xenofobi da parte di larghe fasce di popolazione residente;

   nessuna concreta azione sembra, altresì, ravvedersi, tra gli annunci del Ministro interpellato in relazione al reale perseguimento di reati e alla concreta repressione di fenomeni criminali e illegali che si determinano soprattutto nelle grandi aree urbane anche in rapporto ad insediamenti rom o di clan che – come nel caso di Roma – pur legati a specifiche famiglie rom, non riguardano il complesso delle popolazioni, dei cittadini e delle famiglie nomadi;

   il problema della regolamentazione di molti insediamenti rom, dal punto di vista urbanistico e sociale, rappresenta nelle periferie di molte città un problema urgente e concreto per la sicurezza e la salute dei cittadini, ma anche per quella di molte famiglie e di minori rom;

   recenti indagini condotte da organi parlamentari hanno messo in luce il tema dei «roghi tossici» che si verificano dentro o ai margini dei campi rom in molte città, soprattutto a Roma, Napoli e Torino;

   tali fenomeni appaiono collegati a reti criminali di traffico illegale di rifiuti e materiale ferroso; all'interno del quartiere della Romanina (periferia sud di Roma), si sono recentemente verificati incresciosi fatti di cronaca come l'aggressione violenta da parte di elementi legati a clan criminali da tempo insediati nel quartiere e appartenenti alle famiglie Casamonica e Di Silvio (di origine rom) verso inermi cittadini e avventori del Roxy Bar di Via Barzilai;

   tale episodio, lungi dal rappresentare un caso isolato, si inserisce in un clima consuetudinario e stabile, presente nel quartiere dove larghe parti di territorio sono sottratte al controllo pubblico e delle forze dell'ordine e sottoposte a leggi informali e regole comportamentali, imposte dai clan a tutti i cittadini;

   tutto questo appare ancor più grave e costituisce una sfida verso le istituzioni se si considera la presenza, a poche centinaia di metri della sede nazionale della Direzione investigativa antimafia;

   presso la stessa Via Barzilai, intorno al 2010, a protezione della proprietà di una delle suddette famiglie (presumibilmente i Casamonica), è stato eretto un muro abusivo che occupa illegalmente ampie porzioni di suolo pubblico;

   tale residenza sarebbe priva anche di numero civico, la qual cosa rende incerta, a quanto pare, la stessa notifica di atti giudiziari che, come è noto, rappresenta elemento decisivo per un corretto svolgimento delle procedure giudiziarie –:

   quali concrete azioni di competenza intenda il Ministro interpellato mettere in atto, d'intesa tra enti locali e prefetture competenti sulla base degli ordinamenti in vigore, per contrastare i veri fenomeni di criminalità e illegalità collegati ad insediamenti rom, colpendo nello specifico i responsabili di tali fenomeni e non annunciando quelli che agli interpellanti appaiono generiche misure che mettono in cattiva luce l'intera comunità rom e che oltretutto prescindono dalla reale condizione delle singole persone e delle singole famiglie.
(2-00038) «Morassut, Fiano, Bazoli, Bordo, Melilli, Cardinale, Gavino Manca, Mor, Piccoli Nardelli, Pizzetti, Portas, Raciti, Marattin, De Filippo, Del Basso De Caro, Ferri, Fregolent, Gadda, Lepri, Lacarra, Giachetti, Gariglio, Orfini».

(3 luglio 2018)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   il Corpo nazionale dei vigili del fuoco rappresenta una delle realtà più importanti per la sicurezza e la salvaguardia dei cittadini e del nostro Paese, svolgendo un ruolo indispensabile nei compiti di prevenzione, vigilanza e soccorso tecnico urgente ai quali è preposto per legge, decisivo per la salvezza di numerose vite umane;

   tale ruolo è messo in seria discussione nella regione Veneto e in particolare nella città e nella provincia di Padova da una carenza drammatica di personale e mezzi. Si segnalano in particolare: un numero esiguo di personale in tutti i comandi del Veneto dovuto a scarse immissioni in ruolo, il taglio dei richiami del personale discontinuo e un riordino delle piante organiche, un parco automezzi (terrestri e nautici) ormai vetusto e inaffidabile, l'impiego di squadre ridotte rispetto alla composizione base con il conseguente abbassamento della risposta operativa e un aumento del rischio per il personale, l'impossibilità di avvicendamento delle squadre impegnate in interventi prolungati, innumerevoli problematiche legate alla mancata copertura Inail;

   in particolare, la situazione di Padova risulta grave per più motivazioni: dopo l'apertura del distaccamento di Abano Terme (2005), non si è provveduto ad assegnare le risorse umane necessarie allo scopo, si sono quindi sottratte 30 unità dalla sede centrale. Attualmente, si costringono le squadre di intervento a lavorare costantemente sotto la composizione minima, talvolta arrivando alla chiusura delle sedi periferiche (Abano Terme, Este, Cittadella e Piove di Sacco) per carenza di personale; nella provincia di Padova si è arrivati al rapporto soccorritore/cittadinanza pari a 1/30.000 (contrariamente alle indicazioni europee che prevedono un rapporto minimo di ½.000), rendendo gli interventi di emergenza particolarmente difficili e pericolosi, sia per i cittadini, che per i soccorritori, non potendo peraltro garantire l'avvicendamento durante interventi prolungati e di notevole complessità; dopo l'ultima revisione delle attrezzature (7-8 maggio 2018), sono stati «bocciati» e resi temporaneamente fuori servizio automezzi non più operativi per l'evidente stato di usura e vetustà, che ciclicamente vengono riparati per poter garantire il servizio, tornando però ad essere indisponibili nel giro di pochi giorni; si è davanti a una situazione ciclica di criticità dettata dall'età e dall'usura avanzata delle attrezzature di soccorso, che mette in pericolo costante gli stessi operatori;

   il comma 22 dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), esclude di fatto il Corpo dei vigili del fuoco, sebbene possa essere individuato in diverse categorie esposte al titolo I del decreto del Presidente della Repubblica stesso, dall'assicurazione Inail, circostanza che costringe da un lato gli appartenenti al Corpo ad anticipare qualsiasi tipo di spesa medica per infortuni sul lavoro, dall'altro nega al Corpo qualsiasi studio sulle malattie professionali, necessario per garantire un incremento sempre maggiore della sicurezza sul posto di lavoro e uno studio efficace in materia –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza della situazione di estrema criticità sopra esposta e quali iniziative intenda porre in essere per risolvere la grave carenza di personale, mezzi e risorse in cui versa il Corpo nazionale dei vigili del fuoco in Veneto e, in particolare, il comando di Padova e per estendere la copertura Inail al Corpo stesso.
(2-00042) «Zan, Cardinale, Di Giorgi, Piccoli Nardelli, Carnevali, Ascani, Paita, Ungaro, Nardi, Pezzopane, Fregolent, Gribaudo, Zardini, De Menech, Carla Cantone, Navarra, Viscomi, Pagani, Migliore, Portas, Romina Mura, Vazio, Scalfarotto, Marco Di Maio, Pini, Ermini, Andrea Romano, Serracchiani, Morassut, Verini, Bruno Bossio, Sensi, Cenni».

(9 luglio 2018)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   nella giornata del 6 luglio 2018 la procura di Matera ha disposto una serie di misure cautelari nei confronti di trenta persone, due delle quali arrestate in carcere, venti agli arresti domiciliari e otto con obbligo di dimora, nell'ambito di un'indagine sulla manipolazione di concorsi relativi ad assunzioni e di appalti truccati nel settore della sanità pubblica;

   a quanto si apprende dalle fonti di stampa il procuratore capo di Matera, dottor Piero Argentino, ha dichiarato che il sistema sanitario lucano sarebbe stato piegato a «interessi privatistici e logiche clientelari», con concorsi pubblici pilotati al fine di far ottenere incarichi apicali nella dirigenza sanitaria e amministrativa di strutture locali a persone segnalate;

   anche il giudice per le indagini preliminari, dottoressa Rosa Nettis, che ha accolto le richieste di misure cautelari ha sostenuto l'esistenza di «un sistema di corruzione e asservimento della funzione pubblica a interessi di parte di singoli malversatori (...) di pubblici poteri apicali che si interfacciavano tra loro, in uno scambio reciproco di richieste illegittime e promesse o dazioni indebite»;

   tra le persone oggetto delle misure cautelari, oltre al presidente della regione Basilicata Marcello Pittella, vi sono diversi dirigenti di strutture sanitarie locali, tra i quali il commissario straordinario dell'azienda sanitaria di Potenza, il direttore amministrativo dell'azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza e il direttore generale dell'azienda sanitaria locale di Bari;

   al di là delle responsabilità penali dei singoli indagati che spetterà alla magistratura accertare e provare, il quadro che emerge dall'inchiesta è estremamente preoccupante per quanto riguarda la gestione della sanità lucana dove nelle principali strutture sanitarie presenti in regione molte assunzioni, nomine e attribuzioni di appalti, sulla base delle indagini degli inquirenti, sarebbero state effettuate in base a criteri di natura politica e clientelare. Un ruolo fondamentale nel creare e gestire questa fitta rete di clientele sarebbe stato giocato da alcune figure ai vertici delle strutture sanitarie, vertici collegati da uno stretto legame con il potere politico;

   il forte potere che la politica esercita sulle nomine delle cariche apicali all'interno di aziende sanitarie locali e in aziende ospedaliere non è un fenomeno che riguarda purtroppo la sola regione Basilicata, ma con diversa modalità e livello di pervasività, a seconda dei casi, si manifesta in gran parte delle strutture sanitarie pubbliche presenti sul territorio nazionale;

   la forte influenza della politica all'interno del sistema sanitario italiano, se non necessariamente produce illegalità, sovente, ad avviso degli interpellanti, è una delle principali cause delle inefficienze del sistema italiano e degli alti costi che questo produce;

   proprio al fine di separare nettamente l'attività e il potere politico dall'attività delle strutture sanitarie, le forze politiche che costituiscono l'attuale maggioranza parlamentare, Movimento 5 Stelle e Lega, nel contratto di Governo al capitolo relativo alla sanità hanno inserito uno specifico obiettivo;

   il contratto di governo, come dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte nel discorso programmatico svolto alle Camere nell'ambito del dibattito fiduciario, è stato assunto come programma di governo sulla base del quale il Parlamento ha espresso la propria fiducia al Governo –:

   quali iniziative, per quanto di competenza e nel rispetto delle attribuzioni delle regioni in materia sanitaria, intenda porre in essere il Ministro interpellato al fine di individuare nuovi e trasparenti criteri di nomina per le cariche apicali delle strutture sanitarie, per garantire una gestione delle strutture sanitarie in cui l'attività degli amministratori sia valutabile in termini di raggiungimento degli obiettivi di salute e di bilancio, nonché per garantire a tutti i cittadini una maggiore efficienza e qualità del servizio sanitario nazionale.
(2-00046) «Liuzzi, Massimo Enrico Baroni, Bologna, Chiazzese, D'Arrando, Lapia, Lorefice, Mammì, Nappi, Nesci, Provenza, Sapia, Sarli, Sportiello, Trizzino, Troiano, Leda Volpi, Cillis, Rospi, Acunzo, Adelizzi, Davide Aiello, Piera Aiello, Alaimo, Alemanno, Amitrano, Angiola, Aprile, Aresta, Ascari».

(10 luglio 2018)

F)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   il servizio sanitario nazionale, istituito con la legge n. 833 del 1978, deve garantire ai cittadini l'universalità delle prestazioni in attuazione dell'articolo 32 della Costituzione, laddove si afferma che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti»;

   in realtà, soprattutto in questi ultimi anni, si assiste ad una sempre maggiore difficoltà nell'accesso alle prestazioni sanitarie e nell'erogazione degli stessi livelli essenziali di assistenza, con un progressivo aumento delle prestazioni a carico dei pazienti;

   vi sono purtroppo regioni, e tra queste la Calabria, dove il servizio sanitario pubblico è ormai incapace di rispondere in modo adeguato ed efficace al bisogno e al diritto di salute dei cittadini;

   il servizio sanitario nella regione Calabria non ha mai mostrato particolare efficienza e lo hanno dimostrato ampiamente sia la migrazione in altre regioni dei pazienti calabresi per accedere a prestazioni sanitarie migliori, sia la situazione di bilancio della spesa sanitaria di questa regione;

   in Calabria, così come in altre regioni italiane con deficit di bilancio sanitario, si è provveduto alla nomina di un commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, incarico ricoperto dall'ingegner Massimo Scura;

   mentre in altre regioni, con diligenza e professionalità, i commissari si sono comunque rapportati inevitabilmente con il governo regionale determinando spesso proficue attività congiunte, in Calabria si è instaurata una situazione di conflitto e scontro, producendo effetti dannosi per il servizio sanitario;

   la negligenza della politica di governo regionale, nell'offrire valide soluzioni e progettualità a lungo termine condivise con il commissario ad acta per il piano di rientro del debito sanitario, ha impedito che si ricreasse quella sinergia che aveva contraddistinto i positivi risultati conseguiti fino al 2014;

   la mancanza di condivisione e dialogo fra il commissario, Massimo Scura, e gli uffici regionali per le politiche sanitarie e gli scontri, anche di carattere giuridico, che si sono protratti fino ad oggi, hanno impedito quella necessaria sinergia ad affrontare le criticità di un sistema sanitario ormai in evidente difficoltà;

   i provvedimenti presi di recente dal commissario Scura sulla quantificazione della spesa sanitaria privata e pubblica hanno causato molteplici problemi al servizio regionale e soprattutto ai servizi resi ai cittadini: da 11 mesi non vengono pagate le strutture di specialistica ambulatoriale per le prestazioni effettuate, il budget assegnato alle strutture di specialistica ambulatoriale per il 2018 è stato già esaurito dalle medesime; ne consegue che le strutture di specialistica ambulatoriale sono state messe nelle condizioni di non poter più erogare prestazioni per il servizio sanitario nazionale e, quindi, possono effettuare solamente prestazioni a pagamento; a seguito dei mancati pagamenti degli arretrati quantificabili in 11 mesi, queste strutture presto dovranno ridurre il personale dipendente, con evidenti ripercussioni sull'occupazione;

   in realtà, l'aumento di patologie croniche necessiterebbe di un profondo riordino organizzativo e normativo che potenzi l'offerta sanitaria pubblica sul territorio attraverso le strutture poliambulatoriali che offrono l'assistenza domiciliare alle persone affette da malattie inguaribili e bisognose di cure specialistiche continuative, in continuità ed in sinergia con le cure ospedaliere e di reparto;

   l'aumento delle persone che non sono più in grado di pagarsi i farmaci, le carenze organizzative e gestionali che condizionano il buon funzionamento di servizi e strutture, l'esiguità delle risorse umane e finanziarie a causa del cattivo funzionamento del piano di rientro dal debito sanitario, il limitato uso del privato accreditato e il malfunzionamento del pubblico rappresentano il baratro del sistema sanitario pubblico calabrese, con la conseguente diminuzione dell'attività di prevenzione minima e l'incremento dell'emigrazione sanitaria verso altre regioni;

   le diseguaglianze nell'erogazione delle prestazioni sanitarie tra il Nord e il Sud del Paese offrono dati drammatici, vedendo i pazienti del Meridione quelli più svantaggiati;

   le strutture pubbliche restano deficitarie di servizi sanitari all'utenza calabrese, pur essendo state autorizzate assunzioni per primari, medici, sanitari, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari per alcune migliaia di unità da parte del commissario ad acta e pur avendo acquistato tecnologie di avanguardia;

   la regione Calabria ha manifestato più volte, anche con il precedente Ministro della salute ma senza ottenere esito alcuno, il proprio dissenso e malessere contro questa situazione conseguente al mancato collegamento fra il commissario Scura e gli uffici regionali del dipartimento tutela della salute, politiche sanitarie –:

   se non si ritenga necessario provvedere, alla luce delle evidenti e forti criticità esposte in premessa, alla sostituzione del commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della regione Calabria e, conseguentemente, alla nomina di un commissario e due sub-commissari con specifiche e adeguate caratteristiche professionali;

   se non si intenda prevedere una verifica al termine del primo anno dell'attività svolta dai nuovi commissari, ai fini della prosecuzione o meno dell'attività commissariale.
(2-00034) «Cannizzaro, Occhiuto».

(26 giugno 2018)

G)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   il commissariamento della regione Calabria per il rientro dal disavanzo sanitario è stato disposto con deliberazione del Consiglio dei ministri del 30 luglio 2010; il 12 marzo 2015 è stato nominato l'ingegnere Massimo Scura commissario ad acta nonché il dottor Andrea Urbani sub-commissario, poi dimessosi nell'agosto 2017 e non più sostituito;

   la normativa vigente in materia di nomina del commissario ad acta, introdotta dalla maggioranza di centrosinistra nella XVII legislatura, prevede che in caso di nuova nomina, a decorrere dal 1° gennaio 2017, l'incarico debba essere attribuito al presidente della regione e se questi risulta inadempiente il Consiglio dei ministri possa, secondo le modalità di cui al comma 84 dell'articolo 1 della legge n. 191 del 2009, nominare «uno o più commissari ad acta di qualificate e comprovate professionalità ed esperienza in materia di gestione sanitaria»;

   nell'interrogazione a risposta scritta n. 4-09821, presentata il 14 luglio 2015, è ricostruita la vicenda della – perdurante – mancata sottoscrizione del protocollo d'intesa, scaduto nel 2008, tra la regione Calabria e l'Università di Catanzaro per l'integrazione dell'assistenza sanitaria attraverso l'erogazione di prestazioni dell'azienda ospedaliero-universitaria Mater Domini, nonché del corrispettivo regionale alla medesima, tuttora erogato per milioni di euro oltre il dovuto, in difformità rispetto alle norme vigenti;

   il commissario ad acta Scura, a quanto consta agli interpellanti, non avrebbe ancora ottemperato alle sentenze definitive che hanno stabilito la riattivazione dei presidi ospedalieri di Praia a Mare e Trebisacce;

   il 15 maggio 2018 il deputato Sapia del MoVimento 5 Stelle ha trasmesso una nota al commissario Scura, avente ad oggetto «Intervento d'ufficio per decadenza, espressamente prevista dalla legge, dei direttori generali delle aziende del servizio sanitario regionale che non hanno raggiunto l'equilibrio di bilancio», invitandolo senza riscontro all'applicazione di quanto previsto dal comma 5 dell'articolo 12 del Patto per la salute 2014-2016, atteso che lo stesso Scura in una lettera alla stampa ha ricordato la medesima decadenza obbligatoria, su cui il governatore regionale in carica non è ancora intervenuto come invece d'obbligo, e che i direttori generali hanno perfino ottenuto un paradossale bonus di risultato, insieme ai rispettivi direttori sanitari e amministrativi;

   il dipartimento tutela della salute della regione Calabria, organismo tecnico della struttura commissariale, non ha al momento un dirigente generale effettivo e risulta smantellato per via del trasferimento di dirigenti non ancora sostituiti, il che complica il lavoro della stessa struttura commissariale;

   il commissario Scura ha consentito l'attività di punti nascita pubblici privi di requisiti, sul che si rinvia all'interpellanza urgente n. 2-01365, svolta il 13 maggio 2016, e su richiesta dei rispettivi titolari ha disattivato due punti nascita privati nella provincia di Reggio Calabria, con conseguente aumento del carico di lavoro dei restanti tre punti nascita pubblici; su tali questioni è stata presentata l'interrogazione n. 5-10872, svolta il 5 aprile 2017;

   a tale ultimo riguardo si rammenta che sul finire del mese di maggio 2018 a Polistena (Reggio Calabria) è deceduto un neonato dopo quattro ore dalla nascita, per carenza di assistenza neonatologica;

   il commissario Scura è obbligato alla revisione del decreto del commissario ad acta n. 64 del 2016, non avendo inserito nella rete dell'assistenza ospedaliera il presidio di Praia a Mare, per come invece previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 2576 del 2014;

   il commissario Scura ha dichiarato che «l'azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria è la peggiore d'Europa» e, dopo avere richiesto le dimissioni del direttore generale, oggi ne difende l'operato;

   il commissario Scura, a giudizio degli interpellanti, ha complicato i rapporti con strutture specialistiche private accreditate, per come risulta da un recente incontro in sede parlamentare;

   il commissario Scura ha consentito, pur senza i requisiti richiesti, la prosecuzione dell'attività cardiochirurgica del policlinico Mater Domini, come racconta un articolo di stampa;

   nel verbale della riunione congiunta, relativo alle sedute del 27 marzo e del 12 aprile 2018 del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, si legge, a pagina 34, dei «ritardi con cui il Commissario sta affrontando la questione dei pagamenti che costituisce specifico punto del proprio mandato»;

   ivi si evidenzia, a pagina 35, che «l'Italia è sotto procedura di infrazione per il ritardo nei tempi di pagamento»;

   nello stesso verbale si rammenta a pagina 38 che «nella precedente riunione si è chiesto di adeguare il programma operativo alle valutazioni sul fabbisogno di personale effettuate nel corso della riunione congiunta del 20 luglio 2017» e che «non risulta pervenuta documentazione»;

   ivi figura, con riferimento all'integrazione in ponte tra l'azienda ospedaliera e l'azienda ospedaliero universitaria di Catanzaro, che «tutti gli elaborati sopra menzionati si prevede che siano pronti per il 27 marzo 2018»;

   nelle pagine successive del verbale in predicato si legge di solleciti di «Tavolo e Comitato» per l'approvazione della rete oncologica, di ritardi sulla rete nefrodialitica, di questioni da risolvere sulla rete trapianti, di persistenti criticità in ordine ai Lea per le cure domiciliare integrale, le cure semiresidenziali e le unità complesse di cure primarie, di perduranti criticità in ordine alla sanità veterinaria, di richiami al «rispetto dei tetti di spesa farmaceutica previsti dalla normativa vigente, in particolar modo per quanto concerne la spesa farmaceutica ospedaliera», del «ritardo con cui la struttura commissariale sta procedendo all'implementazione del modello Casa della salute», del fatto che «la regione Calabria a IV trimestre 2017 presenta un disavanzo di 99,152 milioni di euro», contro i 31 milioni di euro al 31 dicembre 2013;

   infine, a pagina 70, relativamente al monitoraggio sui livelli essenziali di assistenza, si rappresenta «la persistenza di carenze nei vari settori, con particolare riferimento all'adesione agli screening, alla sanità veterinaria e alimenti, all'assistenza ai disabili ed alla qualità dell'assistenza» –:

   se il Governo non intenda assumere le iniziative di competenza per procedere con urgenza alla nomina del sub-commissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Calabria.
(2-00048) «Nesci, Sapia, Massimo Enrico Baroni, Bologna, Chiazzese, D'Arrando, Lapia, Lorefice, Mammì, Nappi, Provenza, Sarli, Sportiello, Trizzino, Troiano, Leda Volpi, Parentela, D'Ippolito, Dieni, Scutellà, Barbuto, Tucci, Melicchio, Misiti, Forciniti, Orrico, Brescia, Bruno, Buompane, Businarolo, Cabras, Cadeddu, Cancelleri, Luciano Cantone, Cappellani, Carabetta, Carbonaro, Carelli, Carinelli, Casa, Caso, Cassese, Cataldi, Maurizio Cattoi, Cimino, Ciprini, Colletti, Corda, Corneli, Costanzo, Cubeddu, Cunial, Currò, Dadone, Dall'Osso, D'Ambrosio».

(10 luglio 2018)

H)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:

   da quanto emerge dagli organi di stampa (la Repubblica) la Corte suprema israeliana ha autorizzato la demolizione del villaggio beduino Khan el-Ahmar (Cisgiordania) e della sua «Scuola di gomme», perché sono stati costruiti senza i necessari permessi. I giudici hanno respinto nei giorni passati gli appelli dei 200 abitanti che si oppongono al trasferimento nella vicina località di Abu Dis che li costringerebbe ad abbandonare la loro vita di nomadi;

   secondo l'Agenzia italiana per lo sviluppo e la cooperazione (ufficio di Gerusalemme), il campo beduino con annessa «Scuola di gomme» si trova in Cisgiordania, in una zona C, ossia una parte del territorio palestinese nella quale Israele vieta agli arabi di costruire case. Poco lontano sorge Maale Adumim, una delle colonie israeliane illegali più grandi e organizzate dei Territori palestinesi;

   la condanna da parte della Presidenza palestinese è stata ferma. Due settimane fa, i capi missione dell'Unione europea a Gerusalemme e Ramallah avevano lanciato un appello ad Israele a non procedere alle demolizioni a Khan el-Ahmar ed avevano espresso «profonda preoccupazione» per la sorte di quella comunità beduina;

   un segnale particolarmente incisivo è giunto nella stessa direzione, nell'aprile 2017, da parte dell'ambasciatore dell'Unione europea Lars Faaborg–Andersen: «Le pratiche quali trasferimenti forzati (...) e l'ostruzionismo verso l'assistenza umanitaria sono contrari agli obblighi di Israele in tema di diritto internazionale. Chiediamo quindi ad Israele, in quanto potenza occupante, di adempiere ai propri obblighi nei confronti della popolazione palestinese (...), di fermare completamente demolizioni e confische e consentire il pieno accesso agli aiuti umanitari»;

   si legge sul sito dell'organizzazione non governativa laica Vento di Terra, fondata dall'operatore umanitario Massimo Annibale Rossi e ora presieduta da Barbara Archetti, che nel settembre 2009 fu inaugurata la «Scuola di gomme», primo edificio pubblico realizzato per le comunità palestinesi. Si tratta di una struttura bioclimatica progettata dal gruppo ARCò (Architettura e cooperazione) di Milano, realizzata nel deserto di Gerico con pneumatici usati;

   sul profilo Facebook dell'organizzazione non governativa invece si legge che la scuola Khan al-Ahmar ha 160 alunni, provenienti da cinque comunità vicine alla scuola. Il sito individuato per il trasferimento, Jabal West, ad Azaria, è un ambiente urbano vicino alla discarica principale di Gerusalemme (ancora in uso), del tutto inadatto alla cultura desertica dei beduini;

   inoltre, l'organizzazione non governativa scrive: «La difesa del diritto allo studio degli alunni beduini di Khan al Ahmar è stata possibile grazie all'apertura di un ombrello diplomatico e mediatico sulla scuola. A partire dal settembre del 2009, sono giunti numerosi attestati di solidarietà e si sono moltiplicate le visite di delegazioni internazionali, politiche dei Paesi dell'Unione europea e dai vertici delle agenzie delle Nazioni Unite» –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti descritti e quali siano i suoi orientamenti in merito, considerato che il diritto allo studio è un diritto umano inalienabile e che tale realtà è diventata un punto di riferimento, oltre ad essere un esempio di edilizia;

   se intenda assicurare, per quanto di competenza, iniziative volte ad aprire un dialogo con i soggetti interessati a supporto del progetto, considerato anche l'intervento che finora c'è stato a sostegno di tale progetto ad opera della Cei, della cooperazione italiana, di alcune agenzie dell'Onu e dell'Unione europea.
(2-00021) «Speranza, Fornaro».

(5 giugno 2018)

I)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

   in data 7 aprile 2015, le società facenti parte del gruppo Mercatone Uno hanno presentato istanza al Ministero dello sviluppo economico per ottenere l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria;

   con decreto del 7 aprile 2015 il Ministero dello sviluppo economico ha disposto l'ammissione delle società alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, nominando i commissari straordinari i quali hanno successivamente presentato il programma, autorizzato in seguito dallo stesso Ministero;

   dopo due tentativi di disciplinare di gara, il Ministero ha autorizzato i commissari ad avviare la procedura di vendita a trattativa privata. Cosmo Spa ha presentato un'offerta di acquisto, accettata dai commissari, autorizzati dal Ministero dello sviluppo economico;

   la Cosmo Spa è un soggetto economico gestore di medie e grandi strutture di vendita, la cui attività si è focalizzata non solo sul commercio di beni prodotti da terzi, ma anche sulla produzione e sulla distribuzione di prodotti contraddistinti da marchi propri;

   nell'accordo sindacale una delle condizioni sospensive cui è subordinata l'efficacia del contratto di cessione è la seguente: «la trasformazione da full time a part time di rapporti di lavoro trasferiti è condizione essenziale per il funzionamento del nuovo modello organizzativo che la cessionaria intende adottare per perseguire, in termini di flessibilità, efficienza ed efficacia, il rilancio dei punti di vendita acquisiti, che opereranno con il marchio “Globo”»;

   laddove la ristrutturazione dei punti vendita non fosse ancora completata, la cessionaria dovrà fare ricorso al trattamento di integrazione salariale straordinario. Inoltre, il programmato trasferimento dei rami d'azienda non riguarderà tutti i lavoratori dipendenti addetti al perimetro di cessione, attualmente pari n. 566, ma interesserà complessivamente n. 196 rapporti di lavoro;

   dagli organi di stampa si apprende che, nel caso della Lucchesia, si teme il licenziamento di 91 lavoratori complessivamente tra i punti vendita di Altopascio e Lucca. Così da una settimana nel negozio sito ad Altopascio i dipendenti hanno impedito la svendita totale della merce del negozio e dato vita a un presidio ad oltranza che proseguirà fino a quando non sia prevista un'assemblea per decidere se intensificare la protesta contro gli annunciati tagli dei posti di lavoro. Lo stesso è accaduto anche nel comune di Colle Val d'Elsa, dove sono coinvolti 49 dipendenti;

   inoltre, si legge in una nota della Filcams Cgil di Genova che: «A seguito dell'avvenuta illustrazione da parte dei commissari straordinari al Ministero dello sviluppo economico in merito ai contenuti dell'autorizzazione ministeriale all'aggiudicazione dei compendi aziendali, che prospetta per il punto vendita genovese il passaggio alla società Cosmo Spa attraverso il marchio Globo, unico offerente, dichiara sciopero con presidio a sostegno dell'imminente trattativa nazionale» –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali siano i suoi orientamenti in merito; se intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, in relazione alla situazione in cui versano i lavoratori coinvolti a seguito dell'operazione di vendita, così come presentata, sia con riferimento alla continuità dei livelli occupazionali e alle competenze acquisite, sia con riferimento alla ricollocazione occupazionale dei dipendenti rimasti esclusi;

   se intenda adottare, per quanto di competenza, iniziative volte ad accertare le scelte compiute nella fase di vendita.
(2-00024) «Speranza, Fornaro».

(5 giugno 2018)

L)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

   il 23 giugno 2018 la direzione della multinazionale belga Bekaert ha annunciato la decisione di chiudere il sito italiano di Figline e Incisa Valdarno, dedicato alla produzione di rinforzi in acciaio per pneumatici (steel cord) e di sospendere le attività nella fabbrica per i 318 dipendenti;

   nel 2014 la società Pirelli aveva ceduto l'attività alla multinazionale belga Bekaert, che conta anche un centinaio di lavoratori occupati nell'indotto. L'operazione di acquisizione della produzione del cavo di acciaio di Pirelli, da parte di Bekaert, era stata approvata dalla Commissione europea che l'aveva dichiarata «compatibile col mercato e utile a creare sinergie positive per entrambi i soggetti»;

   il 23 giugno 2018, a soli 3 giorni dall'annuncio della chiusura dello stabilimento, l'azienda ha firmato il premio di risultato con i sindacati e nel 2017 la direzione della multinazionale aveva sottoscritto un accordo dove si prevedevano nuove assunzioni interinali, oltre a 910 mila euro di investimenti per il 2017 e 950 mila euro per il 2018. Inoltre, la comunicazione della chiusura della produzione di Figline è avvenuta il giorno dopo l'annuncio da parte della società di un investimento pari a 25 milioni di euro finalizzato all'apertura di un nuovo stabilimento in Brasile, precisamente, ad Itàuna;

   già nel 2017 il mancato rinnovo di 23 contratti a termine aveva destato apprensione da parte dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali, alle quali l'azienda aveva risposto confermando il buon andamento dei volumi produttivi, i rapporti di committenza con la Pirelli e i progressi dei 3 progetti innovativi precedentemente annunciati;

   all'inaspettata comunicazione della chiusura dello stabilimento, i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno reagito con la mobilitazione, l'assemblea permanente del sito produttivo e la richiesta dell'apertura di un tavolo di trattative;

   il 26 giugno 2018 è stato convocato un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico, al quale hanno partecipato il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, la sindaca del comune di Figline e Incisa Valdarno, Giulia Mugnai, le organizzazioni sindacali oltre ad alcuni parlamentari del territorio. Assenti i rappresentanti dell'azienda e del Governo, presente solo con funzionari del Ministero medesimo;

   il Ministro interpellato, pur trovandosi sabato 24 giugno 2018 nel vicino comune di Montevarchi, non ha ritenuto di incontrare una rappresentanza dei lavoratori, né di visitare lo stabilimento in questione –:

   quali iniziative il Governo intenda adottare affinché sia immediatamente sospesa la procedura di dismissione del sito produttivo della multinazionale Bekaert, a tutela dei 318 lavoratori dello stabilimento e degli oltre 100 lavoratori dell'indotto ad esso collegati;

   se non ritenga di dover immediatamente convocare un tavolo di trattative presso il Ministero dello sviluppo economico, alla presenza del Ministro o di un suo delegato, a tal fine facendo sì che l'azienda si impegni a partecipare al tavolo medesimo, anche in considerazione del fatto che l'assenza dei rappresentanti della direzione della società multinazionale Bekaert, convocati il 26 giugno 2018 presso il Ministero dello sviluppo economico, rappresenta, secondo gli interpellanti, un oltraggio alle istituzioni dello Stato ed ai lavoratori coinvolti dall'inaspettata ed immotivata procedura di licenziamento.
(2-00036) «Ermini, Lotti, Rotta, Cantini, Serracchiani, Moretto, Giachetti, Sensi».

(27 giugno 2018)

M)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:

   di recente è stata formalizzata l'intesa volta ad avviare il progetto European Intervention Initiative (EII) da parte di 9 Paesi (Francia, Germania, Belgio, Danimarca, Olanda, Estonia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna), con un'inspiegabile assenza del nostro Paese;

   tale progetto prevede la creazione di una forza militare comune d'intervento rapido che assicurerebbe il dispiegamento di soldati europei in zone di crisi all'estero o in caso di disastri naturali all'interno dell'Unione, mediante la cooperazione tra Stati in aree critiche che possono minacciare la sicurezza europea;

   è grave che l'Italia, Paese fondatore dell'Unione europea e da sempre impegnato nelle missioni internazionali, sia spettatore e non protagonista di un'iniziativa che potrebbe diventare il pilastro di una vera forza militare comune di difesa europea; tra l'altro, si tratterebbe dell'unica forma di sinergia militare europea con l'inclusione anche del Regno Unito nonostante la «Brexit»;

   l'assenza dell'Italia al progetto European Intervention Initiative è un preoccupante campanello di allarme che segnala il rischio di isolamento del nostro Paese, il cui ruolo è passato da protagonista dello scacchiere internazionale, con lo spirito di Pratica di Mare (dove Silvio Berlusconi fu il promotore dell'accordo tra Bush e Putin che consentì un allargamento del Consiglio della Nato alla Federazione russa), fino a diventare l'anello debole, con il pericolo di subire ed accettare decisioni altrui, condizione troppo spesso verificatesi negli ultimi anni –:

   quali siano le ragioni della mancata partecipazione del nostro Paese al progetto European Intervention Initiative e se non ritenga di doversi attivare per scongiurare un danno enorme in termini di credibilità, affidabilità e prestigio dell'Italia in ambito europeo e nello scacchiere internazionale.
(2-00035) «Maria Tripodi, Fascina, Gregorio Fontana, Perego Di Cremnago, Ripani, Vito, Occhiuto».

(27 giugno 2018)

N)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:

   la lingua italiana rappresenta l'identità della nostra Nazione, il nostro elemento unificante e il nostro patrimonio immateriale più antico, che deve essere opportunamente tutelato e valorizzato;

   la lingua e la letteratura italiana, il quarto idioma più studiato al mondo, costituiscono uno straordinario apporto dato dall'Italia alla cultura mondiale: di questo patrimonio, che l'Italia ha ricevuto in eredità dal passato e dalla storia, occorre essere consapevoli e si deve, in particolare, imparare a considerarlo un bene comune a tutti i cittadini italiani, che hanno di conseguenza il compito di custodirlo e di farlo conoscere;

   un patrimonio, infatti, non basta solo averlo, occorre saperne cogliere l'effettivo significato e valorizzarlo convenientemente;

   sono ormai anni che studiosi, esperti e istituzioni, come l'Accademia della Crusca, denunciano il progressivo scadimento del valore attribuito alla lingua italiana e segnalano l'importanza di una maggiore tutela dell'italiano e del suo utilizzo, anche nella terminologia amministrativa da parte dello Stato e delle sue articolazioni territoriali, e di strumenti di diffusione culturale pubblica e semipubblica;

   l'uso sempre più frequente di termini in inglese o derivanti dal linguaggio digitale è diventata una prassi comunicativa che, lungi dall'arricchire il patrimonio linguistico italiano, lo immiserisce e mortifica: secondo le ultime stime, infatti, dal 2000 ad oggi il numero di parole inglesi confluite nella lingua scritta italiana è aumentato del 773 per cento, quasi 9.000 sono gli anglicismi attualmente presenti nel dizionario della Treccani su circa 800.000 tra lemmi ed accezioni;

   il 14 marzo 2018 veniva pubblicato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca un documento per promuovere l'educazione all'imprenditorialità nelle scuole superiori denominato «Sillabo»;

   in tale documento programmatico, inviato a tutte le scuole secondarie, si sarebbe fatto un gran uso di termini inglesi tanto da attirare l'attenzione dell'Accademia della Crusca, intervenuta per bocciare impietosamente non solo la scuola ma anche i funzionari preposti al suo funzionamento e i dirigenti del Ministero che dovrebbero tutelare la formazione dei ragazzi;

   secondo la denuncia degli esperti dell'Accademia della Crusca, infatti, tale documento è stato redatto in una lingua che nulla ha a che fare con la missione della lingua italiana e compromette seriamente il ruolo dello stesso Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e la cosa è tanto più grave perché ciò «avviene nei programmi scolastici: la follia del Sillabo emanato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca equivale a una contraffazione paradigmatica della cultura e del patrimonio linguistico italiani»;

   questa anglicizzazione ossessiva rischia, nel lungo termine, di portare a un collasso dell'uso della lingua italiana, fino alla sua progressiva scomparsa che alcuni studiosi prevedono nell'arco di ottanta anni;

   da tempo la globalizzazione e il monolinguismo stereotipato che conduce all'inglese rappresenta un pericolo per le lingue locali. In Francia e in Spagna lo hanno capito e hanno adottato provvedimenti. In Italia ciò non è avvenuto;

   in Francia, ad esempio, la «legge Toubon» del 1994 ha reso obbligatorio l'uso della lingua francese nelle pubblicazioni del Governo, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, in ogni tipologia di contratto, nei servizi, nell'insegnamento nelle scuole statali, negli scambi; ogni cartello pubblicitario con uno slogan in inglese contiene per legge la traduzione francese; è la stessa Costituzione, a differenza di quella italiana, a sancire la difesa del francese quale lingua della Repubblica e a riconoscere al cittadino il diritto a esprimersi e a ricevere in francese ogni informazione;

   in Italia, invece, non esiste alcuna politica linguistica, anzi, il linguaggio della politica nel nuovo Millennio si è anglicizzato sempre di più, introducendo le parole inglesi nelle leggi, nelle istituzioni e nel cuore dello Stato;

   Fratelli d'Italia, proprio in un'ottica di salvaguardia nazionale e di difesa identitaria, ha presentato due proposte di legge, ordinaria e di riforma costituzionale, per la tutela del patrimonio idiomatico italiano nella fruizione di beni e di servizi, nell'informazione e nella comunicazione, nelle attività scolastiche e universitarie, nonché nei rapporti di lavoro e nelle strutture organizzative degli enti pubblici e privati;

   la funzione di una lingua internazionale ausiliaria è quella di rendere possibile la comunicazione tra persone di differenti nazioni che non condividono una stessa lingua, favorendo il dialogo e la cooperazione; essa dovrebbe essere proposta però come seconda lingua da apprendere e non come una lingua che sostituisca quella nativa;

   chi parla solo l'italiano oggi rischia «il flop» dell'incomunicabilità, ma il rischio ancora più grande è che si perda la bellezza di una lingua complessa e ricca come l'italiano o che l'inquinamento provochi una seria preoccupazione per il suo stato di salute;

   non è solo questione di moda, le mode passano, ma l'anglomania si riflette nelle scelte di istituzioni come la scuola e l'università, con riflessi sull'intera società –:

   quali iniziative intenda adottare il Ministro interpellato al fine di verificare l'adeguatezza e l'opportunità del documento «Sillabo», che sembrerebbe andare nella direzione opposta rispetto alla necessità di tutelare la lingua italiana quale elemento costitutivo dell'unità nazionale e quali iniziative intenda assumere per consolidare e promuovere la lingua e la cultura italiana in ambito scolastico e universitario.
(2-00040) «Lollobrigida, Frassinetti».

(4 luglio 2018)

O)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

   nel cuore del Parco nazionale del Pollino, tra Calabria e Basilicata, in territorio protetto a livello nazionale e dell'Unione europea in quanto zona di protezione speciale (ZPS), nonché patrimonio dell'Umanità tutelato dall'Unesco, è in funzione, da gennaio 2016, una mega centrale a biomasse dell'Enel della potenza di 41 megawatt, che brucia circa 350.000 tonnellate/anno di cippato di legno vergine;

   tale centrale è stata avversata fin dagli inizi degli anni Duemila dalle popolazioni della valle del Mercure, da loro rappresentanti istituzionali – i sindaci dei comuni di Viggianello (Potenza) e Rotonda (Potenza) – e da associazioni e comitati ambientalisti aderenti al Forum «Stefano Gioia», per il disastroso impatto sulla biodiversità del parco, ma anche per i rischi alla salute per le popolazioni residenti connessi all'immissione in ambiente dei prodotti tossici e cancerogeni liberati dalla combustione delle biomasse;

   a tale impatto ambientale va aggiunto quello dei gas di scarico dei 112 grossi camion (fonte Enel) che giornalmente percorrono le tortuose strade interne al Parco, determinando anche gravi disagi e rischi per il normale traffico veicolare;

   ad accrescere i rischi per la salute fin qui descritti si aggiunge la situazione microclimatica della valle del Mercure, caratterizzata da un debole regime di venti e dal fenomeno dell'inversione termica, che sinergicamente determinano una prolungata stagnazione degli inquinanti pericolosi per la salute nel fondovalle, con conseguente e grave nocumento per abitanti, flora e fauna, nonché delle catene alimentari;

   Enel, nella richiesta per l'apertura della centrale, ha presentato uno studio microclimatico non relativo alla valle del Mercure, come d'obbligo, bensì alla valle di Latronico, diversa e distante oltre 11 chilometri dalla prima;

   l'attuale autorizzazione che consente alla centrale di operare è, in realtà, la terza, concessa sempre dalla regione Calabria – per competenza territoriale –, dopo che le precedenti erano state annullate dal giudice amministrativo;

   con l'evidente scopo di superare l'opposizione all'esercizio della centrale, avverso cui anche il direttore del parco aveva espresso parere negativo, è stato costituito un tavolo di concertazione presso il Ministero dello sviluppo economico, promosso e sostenuto anche dal presidente in carica dell'Ente parco nazionale del Pollino, che, in data 14 gennaio 2014, ha portato a siglare un «accordo di compensazione» che prevedeva, tra l'altro, alla lettera m), punto i), misure specifiche per la «tutela e salvaguardia ambientale e della salute e sicurezza delle popolazioni anche attraverso la costituzione di uno specifico Osservatorio Ambientale»;

   si è previsto che tale Osservatorio, «specificamente finalizzato alla promozione di ricerche e studi in campo ambientale, a cura di esperti indipendenti, di provata competenza tecnico-scientifica, individuati dall'Osservatorio stesso», fosse finanziato direttamente ed esclusivamente da Enel, nella misura di 100.000 euro l'anno per otto anni, «con possibilità di ulteriore proroga»;

   ai sottoscrittori del suddetto accordo di compensazione Enel si impegnava a versare: 1.100.000 euro l'anno per otto anni ai comuni di Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Lauria, Laino Castello, Mormanno e Papasidero; 500.000 euro l'anno per otto anni all'Ente parco nazionale del Pollino; 750.000 euro ciascuna, una tantum, alla regione Calabria e alla regione Basilicata;

   a tali somme vanno aggiunti i 400.000 euro che Enel versa annualmente al comune di Laino Borgo sul cui territorio si trova ubicata la centrale;

   Enel ha, perciò, assunto un impegno a versare, per gli otto anni successivi all'apertura della centrale, la somma di 17.500.000 euro per «compensare» quelli che appaiono danni a salute, ambiente e territorio, certamente non compensabili e irreparabili;

   tali somme sono state più volte oggetto di contestazioni, in quanto evidentemente finalizzate ad acquisire l'acquiescenza di enti e istituzioni al distruttivo progetto della centrale del Mercure, e, per di più, esplicitamente proibite da tribunali amministrativi (TAR Puglia Sez. III 17137 15 novembre 2016) come è stato pubblicamente più volte denunciato dal Forum Stefano Gioia;

   il regolamento del già ricordato Osservatorio Ambientale prevede che tale organo venga governato da un consiglio di amministrazione presieduto dal presidente del Parco del Pollino, a giudizio degli interpellanti con un evidente e grave conflitto di interessi tra le due cariche, e che nei componenti di tale consiglio di amministrazione siano rappresentati tutti gli enti e le istituzioni firmatari del riferito accordo di compensazione del 14 gennaio 2014, il che non costituisce una garanzia di indipendenza decisionale;

   per tali motivi l'Osservatorio Ambientale appare agli interpellanti un organismo di parte, così concretizzandosi una situazione di clamoroso conflitto di interessi, eticamente grave e inaccettabile;

   l'Osservatorio Ambientale è stato per di più allocato nella sede del parco del Pollino, il che evidenzia una deprecabile e inaccettabile commistione;

   lo studio per valutare l'impatto degli inquinanti prodotti dalla centrale del Mercure sull'ambiente circostante avrebbe dovuto essere affidato dall'Osservatorio Ambientale, il cui consiglio di amministrazione è presieduto dal presidente del Parco del Pollino, a «esperti indipendenti, di provata competenza tecnico-scientifica», come riportato nell'accordo siglato al Ministero dello sviluppo economico;

   tale studio è stato affidato alla «Fondazione sviluppo sostenibile», che ha provveduto, a nome dell'Osservatorio Ambientale valle del Mercure alla presentazione della «Prima relazione di analisi dei dati ambientali»;

   tale Fondazione annovera tra i soci fondatori proprio Enel;

   quanto illustrato conferma e rafforza l'impressione di inaccettabili collegamenti e rapporti tra Enel, la presidenza dell'Ente Parco, l'Osservatorio Ambientale e la Fondazione sviluppo sostenibile, con tutto ciò che ne consegue –:

   se il Governo non ritenga opportuno assumere le iniziative di competenza volte a ripristinare legalità e giustizia nella valle del Mercure, a sostegno delle popolazioni che hanno visto negare i propri diritti;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per le attività dell'Osservatorio Ambientale, affinché la sua azione sia orientata prevalentemente alla tutela e salvaguardia dell'ambiente, della salute e della sicurezza delle popolazioni, come stabilito dall'accordo di compensazione di cui in premessa;

   se e quali iniziative si intendano adottare nei confronti del presidente del Parco, le cui scelte appaiono, a giudizio degli interpellanti, non coerenti con le finalità di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di un'area protetta, il cui perseguimento, in virtù del ruolo ricoperto, dovrebbe essere prioritario.
(2-00045) «Parentela, D'Ippolito, Vignaroli, Cillis, Daga, Deiana, Federico, Ilaria Fontana, Licatini, Alberto Manca, Nanni, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Traversi, Varrica, Vianello, Zolezzi, Barbuto, Dieni, Melicchio, Misiti, Nesci, Orrico, Scutellà, Tucci, Liuzzi, Azzolina, Baldino, Battelli, Bella, Berardini, Berti, Bilotti».

(10 luglio 2018)

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