TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 62 di Venerdì 12 ottobre 2018

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   nel comune di Padova, nel corso dell'estate 2018 e in particolare dal mese di agosto, è stata registrata una escalation di crimini ai danni di esercizi commerciali che tuttora perdura, in particolare nelle zone centrali e pedonali;

   tali crimini consistono in «spaccate», ovvero effrazioni contro vetrine di negozi, bar e ristoranti nelle ore notturne di chiusura, al fine di infiltrarsi nei locali degli esercizi e trafugare il fondo cassa, strumenti di lavoro, mobilio e attrezzatura di pertinenza dell'esercizio stesso;

   il numero di tali episodi, al 3 ottobre 2018, è quantificato in 33 dall'agosto 2018, un numero, a parere degli interroganti, che delinea un serio problema di ordine pubblico e di sicurezza non solo degli esercenti, ma anche di tutti i cittadini;

   al grave danno economico, è necessario aggiungere il danno all'immagine di tutta la città, a vocazione fortemente turistica, che deriva necessariamente dalle notizie divulgate dagli organi di stampa su questi crimini;

   è dovere del Ministero dell'interno provvedere alla sicurezza dei cittadini e degli esercenti e all'ordine pubblico, che, a parere degli interpellanti, potranno essere ristabiliti solo con un potenziamento urgente di uomini e mezzi in forza ai corpi di polizia di Padova e attraverso un coordinamento diretto con l'amministrazione comunale della città, al fine di mettere in atto un efficace piano di controllo del territorio urbano;

   in questa direzione si è mossa la volontà del precedente Governo di innalzare il livello della questura di Padova, da questura di fascia B a questura di fascia A, per consentire l'arrivo in città di maggiori risorse economiche e umane destinate alla sicurezza, data la sua posizione baricentrica nel nordest; una decisione, peraltro, confermata dal capo della polizia Franco Gabrielli in data 20 giugno 2018, durante la firma del protocollo d'intesa per lo spostamento della sede della questura di Padova –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intenda porre in essere per contrastare urgentemente questi dilaganti episodi di criminalità;

   quali tempistiche il Ministro interpellato preveda per l'innalzamento della fascia di classificazione della questura di Padova.
(2-00129) «Zan, De Menech, Zardini, Schirò, Lacarra, Navarra, Nardi, Incerti, Morassut, La Marca, Topo, Ungaro, Pezzopane, Viscomi, Verini, Buratti, Ceccanti, Cantini, Portas, Gribaudo, Carla Cantone, Paita, Sensi, Serracchiani, Rizzo Nervo, Fregolent, Vazio, Bruno Bossio, Braga, Marattin, Bordo, Fiano».

(4 ottobre 2018)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   nel cosiddetto «contratto per il governo del cambiamento», sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle, un capitolo è dedicato a trasporti, infrastrutture e telecomunicazioni; non vi sono riferimenti alle «grandi opere» infrastrutturali se non l'affermazione – che appare agli interpellanti preoccupante – che «con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia»;

   tale impostazione è stata confermata dalla scelta del Ministro interpellato, che ha dato seguito all'annunciata intenzione di rivedere le decisioni in merito ad alcune infrastrutture strategiche, ad avviso degli interpellanti usando a pretesto una «verifica su costi e benefìci» già ampiamente realizzata in sede di decisione dell'investimento;

   in tal senso, è stata istituita una struttura tecnica di missione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che ha il compito di analizzare il rapporto costi-benefìci delle grandi opere;

   al riguardo, una grave preoccupazione suscita il sostanziale blocco o l'allungamento dei tempi nella realizzazione di alcune grandi opere di rilevanza nazionale ed internazionale, tra cui l'alta velocità ferroviaria Brescia-Padova, opera fondamentale, prevista e finanziata, con valutazione di impatto ambientale già predisposta nel tratto Verona-Padova e in via di conclusione nel tratto Brescia-Verona. Essa rappresenterebbe un grande vantaggio in termini ambientali a motivo della pesante riduzione del trasporto su gomma;

   il 2 ottobre 2018, nel corso di un'audizione presso la IX Commissione trasporti alla Camera, l'amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (Rfi), Maurizio Gentile, ha dichiarato: «A mio parere l'alta velocità così come l'abbiamo realizzata ad oggi basta, si ferma con la realizzazione del collegamento Brescia-Padova, ed è sufficiente». Tale affermazione chiarisce, senza dubbio alcuno, che i lavori sulla tratta veneta vanno conclusi, soprassedendo su ulteriori interventi;

   nello stesso giorno, il consiglio regionale del Veneto ha approvato a maggioranza e con il voto contrario del Movimento 5 Stelle una mozione che «impegna la giunta regionale a intervenire con il Governo per il completamento della Tav». Nel testo, inoltre, si specifica anche l'impegno della giunta regionale ad assicurare, senza ulteriori ritardi, il proseguimento dell’iter per il quadriplicamento della linea;

   l'opera è fondamentale per disinnescare il crescente traffico autostradale, favorendo il trasporto merci su rotaia e agevolando quello dei passeggeri per i pendolari;

   la velocità della ripresa economica e la competitività del Paese dipendono anche dalla realizzazione di investimenti pubblici e privati nel settore. Sulle grandi opere si misura la capacità di guardare al futuro e di dotare il Paese di un sistema connesso, capace di creare crescita e di evitare l'isolamento del Paese dal resto dell'Europa;

   estremamente grave sarebbe la decisione di fermare la realizzazione di opere in corso di realizzazione o già finanziate, per le quali sono state impegnate e spese ingenti risorse economiche; in alcuni casi, oltretutto, si tratta di opere che investono la responsabilità internazionale del nostro Paese sulla base di accordi internazionali –:

   se intenda rendere nota la data in cui si concluderà l'esame avviato dalla struttura tecnica chiamata a valutare il rapporto costi-benefìci delle opere infrastrutturali già avviate e se siano stati valutati i danni economici provocati fino ad oggi dall'interruzione dei progetti in corso.
(2-00134) «Rotta, De Menech, Moretto».

(9 ottobre 2018)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   nel 1993 Ambiente s.p.a. e Nuova Solmine s.p.a. (consociate Eni) presentano un progetto per trasformare una linea di arrostimento della pirite presente nella piana di Scarlino (Grosseto) in un impianto di termodistruzione di rifiuti solidi urbani e rifiuti assimilabili agli urbani;

   nel 1995 si completa l’iter di approvazione del progetto per la trasformazione di una delle tre linee in cogeneratore per la produzione di energia elettrica;

   Scarlino Energia s.p.a., società proprietaria dell'impianto, richiede la prima autorizzazione nell'anno 2008: la richiesta riguardava l'ammodernamento della centrale elettrica, alimentandola con biomasse e combustibile ricavato bruciando i rifiuti (CdR);

   dal momento della concessione delle autorizzazioni per il funzionamento dell'impianto si è instaurato un contenzioso che ha visto protagonisti molti cittadini e i comuni di Follonica e Scarlino;

   nel corso degli anni si sono susseguite le autorizzazioni: tre concesse dalla provincia di Grosseto e a seguire, dal 2015, dal nuovo ente preposto, la regione Toscana. Di contro, il contenzioso relativo all'inceneritore ha visto per due volte esprimersi il Tar e il Consiglio di Stato sulla illegittimità dei provvedimenti concessi dalla provincia di Grosseto, mentre relativamente all'autorizzazione concessa dalla regione Toscana si è finora pronunciato solamente il Tar (sentenza n. 921/2017), accogliendo in parte il ricorso promosso dai comuni di Follonica e Scarlino e dai comitati ambientalisti, che si sono nuovamente appellati al Consiglio di Stato per le parti respinte dal Tar;

   nel 2017, Scarlino Energia ha chiesto una nuova autorizzazione al funzionamento dell'impianto: la conferenza dei servizi, conclusa a luglio 2018, ha rilasciato parere favorevole e la Giunta regionale ha deliberato per il rilascio dell'autorizzazione;

   il termovalorizzatore è locato nella Piana di Scarlino, dove è ubicato il polo chimico-industriale del Casone di cui fanno parte anche gli impianti di Nuova Solmine e Huntsman Tioxide. L'area risulta già evidentemente compromessa da un'attività industriale ultradecennale, dove le bonifiche delle acque di falda non hanno trovato concreta esecuzione;

   in base ai dati di esercizio 2013-2014, registrati nei rapporti Arpat, i forni producono inquinanti in materia tale da compromettere la salute dei cittadini;

   da una relazione dell'Asl (pubblicata nel marzo 2018), sulla salute degli abitanti della zona di Follonica e Scarlino, emergono dati allarmanti circa un aumento di patologie neoplastiche della prostata, della vescica e del colon retto per gli individui di sesso maschile, cardiopatie ischemiche per la popolazione femminile, nonché malattie dell'apparato respiratorio. Meritano inoltre monitoraggio e particolare attenzione le nascite premature e i neonati sotto peso;

   l'inquinamento dell'area della Piana di Scarlino, oltre a compromettere la salute e l'ambiente, comporta danni evidenti nell'agricoltura e nell'allevamento del bestiame, nonché danni economici anche al settore turistico, in una zona nota per la bellezza delle sue coste e del territorio interno. Nel corso delle sedute delle conferenze di servizi convocate nel procedimento di valutazione di impatto ambientale dell'inceneritore, i comuni di Follonica e Scarlino hanno richiesto lo svolgimento della Vis (valutazione di impatto sanitario) per verificare l'incidenza sulla salute della popolazione, valutazione mai esperita nel procedimento in questione;

   gli esiti della consulenza tecnica del Cnr di Napoli, utilizzata nel contenzioso civile n. 1994/2013 pendente presso il tribunale di Grosseto (nell'ambito di causa collettiva promossa da associazioni ambientaliste e da soggetti privati), sono confermati anche dalla relazione peritale dei componenti del Collegio dei consulenti tecnici d'ufficio nel procedimento civile ed evidenziano la necessità di apportare modifiche costruttive all'impianto, risultando esso non conforme alla normativa sulla sicurezza delle emissioni (comma 3, articolo 237-octies del decreto legislativo n. 152 del 2006):

    «la zona principale di combustione dei forni della Scarlino Energia presenta caratteristiche geometriche e condizioni di esercizio che non rispecchiano le tipiche condizioni fluido dinamiche e di processo dei combustori a letto fluidizzato bollenti. Ne consegue che i forni risultano essere fortemente sovraccaricati dal punto di vista termico e, di conseguenza, sono non adeguati ad operare. (...)»;

    «La zona di postcombustione dei forni della Scarlino Energia, anche se fosse caratterizzata da un tempo medio di permanenza superiore ai 2 secondi (assenza di volumi morti nella regione sovrastante l'uscita dal reattore), non ottempera alla norma in virtù del fatto che il flusso gassoso in tale regione non è né controllato, né permane in maniera omogenea»;

   a seguito della chiusura del termovalorizzatore di Pisa e del parere contrario del Consiglio di Stato alla realizzazione del nuovo inceneritore a Firenze, si avverte il timore che l'impianto possa trasformarsi in centro di stoccaggio e smaltimento di tutta la Toscana;

   l'11 luglio 2018 la conferenza di servizi ha approvato la valutazione di impatto ambientale e rilasciato l'autorizzazione integrata ambientale per l'inceneritore di Scarlino, nonostante gli esiti delle relazioni del Cnr di Napoli e dei consulenti tecnici d'ufficio della Class Action;

   il 30 luglio 2018 la giunta regionale ha deliberato di «esprimere pronuncia positiva di compatibilità ambientale», autorizzando l'avvio dell'impianto;

   si è prossimi alla sentenza del Consiglio di Stato in merito al ricorso promosso dagli enti comunali e dai comitati sulla parte del ricorso respinta dal Tar che riguarda le carenze impiantistiche, prevista per ottobre 2018;

   la mozione presentata dal capogruppo PD in regione Toscana, Leonardo Marras, ed approvata dall'Aula impegna la giunta regionale, in ossequio al principio di precauzione, a mettere in atto ogni azione al fine di verificare in maniera completa ed esaustiva le ricadute dell'attività dell'impianto di Scarlino sulla salute dei cittadini, valutando anche una revisione del proprio orientamento, con l'eventuale annullamento in autotutela di quanto già deliberato –:

   quali iniziative intendano intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze e in coordinamento con gli enti territoriali interessati, al fine di garantire la tutela dell'ambiente e della salute pubblica;

   se non intendano comunque promuovere, per quanto di competenza, l'avvio di un serio ed efficace monitoraggio e studio epidemiologico sullo stato di salute della popolazione dell'area interessata dall'inceneritore.
(2-00135) «Ripani, Mugnai, Mazzetti, Cortelazzo, Casino, Gagliardi, Giacometto, Labriola, Ruffino, Occhiuto, Silli, D'Ettore, Carrara».

(9 ottobre 2018)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, il Ministro dell'interno, il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, per sapere – premesso che:

   come noto, con il decreto legislativo n. 177 del 19 agosto 2016, nell'ambito dell'attuazione della riforma con la quale il precedente Governo ha disciplinato la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (legge n. 124 del 7 agosto 2015), è stato sancito l'assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell'Arma dei carabinieri, con la relativa attribuzione delle funzioni, delle risorse strumentali e finanziarie e il transito del personale in organico al già menzionato Corpo;

   non sono state mai fornite conferme ufficiali dell'auspicato risparmio di circa 100 milioni di euro in tre anni derivante dal provvedimento, ma più volte ribadite dal Ministro pro tempore, di contro la stima di un milione di euro di costo per l'assorbimento del Corpo è stata chiaramente sottodimensionata, considerato che: la rete informatica dell'Arma dei carabinieri necessita di restare separata da quella dell'ex Corpo forestale dello Stato e dunque ogni struttura forestale dei carabinieri deve esser dotata di ulteriori computer collegati sia alla rete Arma che alla rete dell'ex Corpo; ad ogni carabiniere, poliziotto, finanziere o vigile del fuoco transitato dal Corpo forestale dello Stato è stata assegnata la nuova uniforme ordinaria completa, l'uniforme operativa ed i dispositivi di protezione individuale; sono state fornite armi individuali alle circa 800 unità provenienti dal Corpo forestale dello Stato che prima non ne avevano in dotazione e sono stati dichiarati fuori uso automezzi di servizio idonei al servizio extra-urbano in zone impervie per l'alto chilometraggio che dovranno essere reintegrati;

   a ciò si aggiunge il fatto che l'attività di spegnimento aereo che assicurava la flotta elicotteri del Corpo è stata demandata dalle regioni a soggetti privati, con costi lievitati fino a 20 volte, come per la Sicilia e, inoltre, vi è stata un'espansione dei costi di manutenzione degli aeromobili, che nella precedente organizzazione veniva parzialmente svolta dai tecnici abilitati del Corpo, mentre oggi viene svolta interamente da ditte private;

   la riforma citata ha penalizzato l'efficienza e l'efficacia degli interventi, un esempio lampante è stata la gestione dei recenti incendi sul Monte Serra, nel pisano, in quanto la catena di comando che doveva essere accorciata e razionalizzata in realtà è stata allungata e replicata oltremisura: il vertice del Corpo forestale dello Stato era posto alle dirette dipendenze del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, si avvaleva di un vice capo del Corpo e di 21 dirigenti superiori a capo dei sei servizi centrali e dei comandi delle 15 regioni a statuto ordinario;

   l'attuale assetto organizzativo prevede che il comandante del comando unità forestali ambientali ed agroalimentari sia alle dipendenze dello Stato Maggiore del comando generale dell'Arma dei carabinieri, si avvalga di un vice comandante e di uno staff che ha alle dipendenze quattro diverse aree: il comando biodiversità e parchi, il comando tutela forestale, il comando tutela ambiente, il comando tutela agroalimentare, con la conseguente creazione ridondante delle branche dello staff;

   il Corpo forestale dello Stato, all'atto della soppressione, contava su circa 7.600 unità a fronte delle 9.360 previste dalle dotazioni organiche di legge. Al netto dei transiti nelle altre amministrazioni, sono confluite nell'Arma dei carabinieri circa 6.400 unità, che tra l'altro non sono tutte impiegate all'interno del comando unità forestali ambientali e agroalimentari in quanto si devono sottrarre le unità impiegate presso le scuole forestali e quelle impiegate presso il raggruppamento aeromobili carabinieri. Poiché la linea territoriale dell'Arma e gli altri reparti specialistici non si occupano di tutela ambientale, eccezion fatta per le poche centinaia di unità del comando tutela ambiente e del comando tutela agroalimentare è chiaro che il compito prima svolto dal Corpo forestale è rimasto appannaggio dei soli poco più di 6.000 carabinieri forestali;

   i Corpi forestali delle regioni e delle province autonome sono stati esonerati dalla «riforma Madia» e dunque l'attività di tutela ambientale è diversificata tra regioni dello stesso Stato e sovrapposta rispetto a quella nazionale; sarebbe sicuramente stato più razionale accorpare a quello dello Stato i Corpi forestali regionali e le polizie provinciali per creare una grande polizia ambientale statale;

   non si può non ricordare che il provvedimento ha causato grave perdita di professionalità e competenze per la costrizione imposta ad una parte del personale di indossare divise differenti (polizia di Stato, Guardia di finanza, carabinieri, vigili del fuoco) e di spogliarsene completamente per transitare nella pubblica amministrazione –:

   quali siano gli orientamenti dei Ministri interpellati in merito alla riforma di cui in premessa;

   se i Ministri interpellati non ritengano opportuno assumere iniziative volte a ripristinare, almeno in parte, la situazione preesistente con gli obiettivi di porre fine allo spreco di danaro pubblico e tornare agli elevati standard precedenti.
(2-00136) «Battilocchio, Occhiuto, Sisto, Calabria, Milanato, Ravetto, Santelli, Silli, Sorte, Tartaglione, Maria Tripodi, Fascina, Gregorio Fontana, Perego Di Cremnago, Ripani, Vito, Nevi, Anna Lisa Baroni, Brunetta, Caon, Fasano, Sandra Savino, Spena, Gagliardi, Mazzetti, Ruffino, D'Ettore, Cannizzaro, Labriola, Paolo Russo, Vietina».

(9 ottobre 2018)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

   Poste Italiane s.p.a. è una società partecipata dallo Stato, con quota del 29,26 per cento controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze e del 35 per cento da Cassa depositi e prestiti;

   Poste Italiane è concessionaria del servizio postale universale. Qualificata giuridicamente dall'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con sentenza n. 13 del 2016 che gli ha riconosciuto la funzione di organismo di diritto pubblico, rientra nel novero delle amministrazioni aggiudicatrici ai sensi di quanto previsto dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 50 del 2016, in funzione del quale dovrebbe adeguarsi al rispetto del decreto-legge n. 87 del 2018, cosiddetto «decreto Dignità», contenente «disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese» in quanto tale decreto-legge è diretto a tutelare la dignità dei lavoratori, a garantirli maggiormente e a ridurne il precariato;

   da diversi anni la politica di riduzione del costo del lavoro promossa da Poste Italiane è proseguita senza limitazione. In particolare, negli ultimi 5 anni la forza lavoro occupata è costantemente diminuita. Dal 2012 ad oggi sono 7000 in meno i lavoratori impiegati; i contratti di lavoro a tempo indeterminato sono scesi da 144 mila del 2012 ai 135 mila del 2016; i lavoratori a termine sono aumentati sino a superare la soglia di 6 mila occupati;

   in data 13 giugno 2018, Poste Italiane ha sottoscritto con i principali sindacati del settore un accordo per le politiche attive del lavoro con il quale l'azienda, a fronte di una riduzione del personale di circa 15 mila unità entro il 2020, si è impegnata a sviluppare «politiche attive per almeno 6000 FTE complessivi», anche mediante l'assunzione a tempo indeterminato dei dipendenti che hanno lavorato e che lavorano per Poste Italiane con contratti a tempo determinato;

   in data 23 luglio 2018, la redazione del quotidiano on line Il Desk, a quanto consta agli interpellanti, sarebbe stata contattata da numerosi lavoratori assunti da Poste Italiane con contratto a tempo determinato che avrebbero segnalato il clima di tensione presente in azienda poiché, in molte filiali, sarebbe stato comunicato verbalmente a migliaia di lavoratori titolari di contratti scaduti l'impossibilità del rinnovo degli stessi a causa del «decreto Dignità»;

   la strumentalizzazione del «decreto Dignità» effettuata da Poste Italiane veniva messa in luce dal giornalista del quotidiano Il Desk che pubblicava, il 24 luglio, un articolo dal titolo «Siluro contro il decreto dignità, Poste Italiane licenzia 8 mila precari», i quali attualmente lavorano con contratti a tempo determinato nonostante circa 30 mila lavoratori delle Poste, che a settembre diventeranno circa 40 mila, attendano l'assunzione con contratto a tempo indeterminato;

   in data 18 settembre 2018, in Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni alla Camera, si è svolta l'audizione dell'amministratore delegato di Poste Italiane, dottor Matteo Del Fante, sulle attività e sulle prospettive del gruppo. Del Fante ha illustrato l'esercizio del 2017 che ha avuto ricavi pari a 10,6 miliardi di euro, in linea con il precedente esercizio, e un utile netto di circa 700 milioni, in crescita dell'11 per cento rispetto al 2016. La raccolta finanziaria dai clienti è arrivata, a fine 2017, a 506 miliardi di euro e al 30 giugno 2018 era già a 510,3 miliardi. Una nota negativa risulta essere la perdita di 1 miliardo annuo per il servizio di posta;

   nonostante i bilanci complessivamente più che in positivo, Del Fante ha spiegato che il gruppo non sta licenziando lavoratori ma che, anzi, sono previste circa 10 mila assunzioni nel periodo 2018-2022. Non ha però risposto alla domanda specifica riguardante le segnalazioni di numerosi lavoratori di Poste Italiane sugli avvisi ricevuti, da parte dell'azienda, dei licenziamenti conseguenti all'introduzione del decreto-legge «Dignità»;

   nel corso della stessa audizione è stata rilevata la mancanza di un contratto collettivo nazionale unitario per la categoria dei postali, facendosi riferimento per il settore postale al contratto collettivo nazionale di lavoro Poste Italiane, al contratto collettivo nazionale di lavoro Servizi postali in appalto e al contratto collettivo nazionale di lavoro Distribuzione, recapito e servizi postali. Ulteriori contratti utilizzati dalle imprese del settore sono: contratto collettivo nazionale di lavoro Servizi ausiliari, fiduciari e integrati, il contratto collettivo nazionale di lavoro servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi, il contratto collettivo nazionale di lavoro Logistica, trasporto merci e spedizioni e il contratto collettivo nazionale di lavoro Servizi ausiliari. La mancanza di una cornice contrattuale unitaria genera rischi di precarizzazione del lavoro, dumping e difetti di concorrenza –:

   se il Governo sia a conoscenza delle sopraindicate segnalazioni, espresse da molti lavoratori di Poste Italiane, riguardanti gli avvisi di licenziamenti in relazione all'emanazione del decreto-legge «Dignità» e quali spiegazioni abbiano fornito in merito i dirigenti della società;

   nel caso, quali siano gli orientamenti del Governo circa la condotta, ad avviso degli interpellanti intollerabile, dell'azienda che, in funzione del fatto di essere una società partecipata dallo Stato, dovrebbe ancor più assicurare il perseguimento dell'interesse pubblico rinvenibile anche nella tutela del diritto all'occupazione stabile dei lavoratori, non ponendosi in netta opposizione rispetto alle direttive dettate dal decreto-legge «Dignità»;

   quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, il Governo intenda intraprendere nei confronti dell'azienda per far sì che la stessa si adegui al rispetto del dettato normativo volto alla tutela dei lavoratori mediante la loro stabilizzazione e alla loro piena occupazione;

   se non si ritenga opportuno promuovere l'apertura di un tavolo di confronto per la stesura di un contratto collettivo nazionale di lavoro di settore applicabile alla categoria degli operatori postali.
(2-00138) «De Lorenzo, Davide Aiello, Amitrano, Ciprini, Bilotti, Costanzo, Cubeddu, Giannone, Invidia, Pallini, Perconti, Segneri, Siragusa, Tripiedi, Tucci, Vizzini, Del Sesto, Di Lauro, Di Sarno, D'Incà, D'Ippolito, Donno, Dori, D'Orso, D'Uva, Ermellino, Faro, Federico, Ficara, Flati, Ilaria Fontana, Frate, Frusone, Gagnarli, Galantino, Galizia, Gallinella, Gallo, Trano, Barbuto, Barzotti, Luciano Cantone, Carinelli, De Girolamo, De Lorenzis, Grippa, Liuzzi, Marino, Raffa, Paolo Nicolò Romano, Scagliusi, Serritella, Spessotto, Termini».

(9 ottobre 2018)

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