TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 98 di Lunedì 10 dicembre 2018

 
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE ALLA TUTELA DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI ITALIANI PROPRI DELLA DIETA MEDITERRANEA, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AD UNA PROPOSTA DI RISOLUZIONE IN DISCUSSIONE PRESSO L'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU IN MATERIA DI NUTRIZIONE E SALUTE

   La Camera,

   premesso che:

    a luglio 2018 l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), al fine di ridurre di un terzo entro il 2030 i casi di morte per diabete, cancro e malattie cardiovascolari, avevano dichiarato che nelle diete era necessario ridurre i grassi saturi, il sale, gli zuccheri e l'alcol il cui consumo oltre misura potrebbe avere effetti dannosi per la salute;

    l'obiettivo sarebbe stato raggiunto disincentivando l'uso dei suddetti prodotti, adottando, da un lato, una tassazione simile a quella sull'alcol, sul tabacco e su altre sostanze nocive e, dall'altro, apponendo sulle confezioni «avvisi di pericolo»;

    all'uopo, durante l'incontro di alto livello delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili del settembre 2018, venne discussa una bozza preliminare di risoluzione che prevedeva misure fiscali penalizzanti ed etichettature per disincentivare l'acquisto di alcuni prodotti del settore agroalimentare;

    dopo un lungo negoziato, il 27 settembre 2018 i Capi di Stato e di Governo dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno approvato la dichiarazione politica «Time to Deliver: Accelerating our response to address NCDs for the health and well-being of present and future generations» dal testo molto bilanciato, asciutto, di ampia portata e senza toni prescrittivi, in linea con gli interessi italiani di tutela della salute e delle eccellenze del made in Italy nel settore agroalimentare;

    il 12 novembre 2018 sette Paesi, guidati da Brasile e Francia, hanno presentato, alla seconda commissione dell'Assemblea generale dell'Onu, nell'ambito dell'iniziativa «Global health and foreign policy», una risoluzione contenente, sostanzialmente, le misure punitive già proposte nella bozza preliminare. Se approvate, esse danneggerebbero pesantemente il made in Italy agroalimentare, le nostre tradizioni gastronomiche, il nostro export, la nostra agricoltura e la reputazione dei prodotti tipici italiani;

    qualora il nuovo testo presentato fosse approvato, andrebbe a vanificare l'intento della dichiarazione del 27 settembre 2018 e tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite sarebbero sollecitati ad applicare tasse, etichette dissuasive all'acquisto – come per le sigarette – e restrizioni alla pubblicità e al marketing su gran parte dei prodotti alimentari tipici del made in Italy, i quali verrebbero classificati come nocivi per la salute;

    sembra impensabile che si vada a ridiscutere un principio che era stato approvato e chiarito ai massimi livelli dei Capi di Stato e di Governo all'Onu. Inoltre, un organismo politico come l'Onu non può approvare indicazioni prescrittive come quelle indicate nel documento del 12 novembre 2018, nel quale viene esplicitamente riportata la seguente locuzione «è urgente che gli Stati membri approvino»;

    nelle prossime settimane cominceranno i negoziati sulla risoluzione, per cercare di individuare una posizione comune ed entro il 7 dicembre 2018 dovrà essere finalizzato un testo definitivo che sarà poi presentato il 13 dicembre 2018 all'Assemblea generale dell'Onu, per essere votato dagli Stati membri;

    la filiera agroalimentare italiana, tra produzione, trasformazione, distribuzione al dettaglio e ristorazione, con un valore di oltre 130 miliardi di euro l'anno, costituisce il 9 per cento del prodotto interno lordo nazionale, occupa 3,2 milioni di lavoratori – vale a dire il 13 per cento del totale in Italia – e coinvolge 1,3 milioni di imprese, pari al 25 per cento del totale delle aziende iscritte nei registri camerali;

    secondo i dati diffusi da «Nomisma Agrifood Monitor», nel 2017 l’export agroalimentare italiano ha superato la cifra record di 40 miliardi di euro, trainato soprattutto da prodotti quali: vini, formaggi e salumi, vale a dire categorie merceologiche che verrebbero colpite dai provvedimenti proposti dal gruppo guidato da Francia e Brasile;

    l'applicazione, a livello globale, dei provvedimenti proposti dai citati sette Paesi condurrebbe a una forte contrazione delle vendite dei prodotti agroalimentari italiani all'estero, con la conseguenza di ridurre i margini positivi della bilancia commerciale, nonché di mettere a serio rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e la stessa sopravvivenza di tantissime piccole e medie imprese, tenuto conto che solo il 2 per cento delle aziende alimentari italiane supera i 50 addetti;

    una ricerca Nomisma del 2015 sugli effetti delle «etichette a semaforo» nel mercato inglese ha evidenziato un significativo calo nelle vendite e nelle quote di mercato proprio dei prodotti tipici italiani, con perdite addirittura del 14 per cento per quanto riguarda il Parmigiano reggiano Dop porzionato;

    le produzioni italiane, per la loro intrinseca peculiarità, sono poste alla base della «dieta mediterranea», riconosciuta dall'Unesco «Patrimonio immateriale dell'umanità» quale modello alimentare sano ed equilibrato, fondato prevalentemente su cibi di origine vegetale e sul consumo diversificato e bilanciato;

    la scienza ha dimostrato che la dieta mediterranea è una dieta salubre che aiuta a prevenire malattie croniche, come patologie cardiovascolari, diabete e obesità;

    grazie, infatti, alle abitudini alimentari fondate sulla dieta mediterranea e a uno stile di vita attivo, l'Italia rappresenta il secondo Paese più longevo del pianeta, il terzo meno obeso di tutta l'area Ocse e il più sano al mondo secondo la classifica «Bloomberg Health Index» stilata nel 2017, malgrado condizioni economiche meno favorevoli rispetto ad altre nazioni;

    secondo i dati del sistema di sorveglianza «OKkio alla salute», coordinato dal Ministero della salute, l'Italia è tra i pochissimi Paesi il cui tasso di obesità infantile è in calo, con una riduzione del 13 per cento a partire dal 2009;

    provvedimenti coercitivi, come quelli suggeriti dalla risoluzione presentata all'Assemblea generale dell'Onu deresponsabilizzano, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, il consumatore e ne condizionano le scelte, senza indirizzarlo verso una dieta più salutare;

    si ritiene di dover scongiurare la diffusione di sistemi di valutazione dei prodotti agroalimentari unicamente basati sui profili nutrizionali oppure su rappresentazioni grafiche che pongono ingiustificatamente l'accento sulla composizione del singolo prodotto, a prescindere dalle modalità e dalla frequenza di consumo;

    la modifica degli ingredienti dei prodotti finalizzata a sostituire il sale, i grassi o gli zuccheri e avviata dalle aziende agroalimentari dei Paesi, che hanno applicato provvedimenti simili a quelli invocati dalla risoluzione presentata all'Assemblea generale, ha condotto alla riduzione delle componenti naturali dei prodotti in favore di additivi chimici;

    la posizione assunta dall'Oms e dall'Onu rischia di avvantaggiare unicamente i produttori di alimenti dietetici e di sostituti chimici per alimenti;

    l'applicazione di tasse o etichette discriminanti, ove già in vigore, non ha condotto ad alcun miglioramento dei trend relativi alla diffusione dell'obesità e delle malattie non trasmissibili;

    le imprese del settore agroalimentare e le associazioni di agricoltori hanno manifestato forte preoccupazione per le disposizioni contenute nella risoluzione in discussione all'Assemblea generale dell'Onu,

impegna il Governo:

1) a difendere, con la massima determinazione, il settore agroalimentare italiano in tutte le sedi politiche e diplomatiche internazionali, in particolare all'Onu (e nelle sue agenzie come Oms e Fao) e nell'ambito dell'Unione europea;

2) a porre in essere una pronta e decisa azione diplomatica volta al ritiro o ad una rilevante modifica della risoluzione presentata nell'ambito dell'iniziativa «Global health and foreign policy» in discussione all'Assemblea dell'Onu, al fine di scongiurare le inique conseguenze che l'approvazione di tale documento avrebbe per il settore agroalimentare italiano e, in particolare, per le esportazioni italiane;

3) ad avviare un confronto, nelle opportune sedi, al fine di chiarire quali siano le finalità che hanno portato la Francia a promuovere questa iniziativa in collaborazione con Paesi extra Unione europea senza un preventivo accordo con gli altri Stati membri europei, nonostante sia un Paese che, in maniera del tutto analoga all'Italia, vanta numerosi prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall'Unione europea e che con l'approvazione senza modifiche di questo documento rischia di essere essa stessa pesantemente penalizzata.
(1-00083) «Molinari, D'Uva, Viviani, Sabrina De Carlo, Formentini, Ehm, Bubisutti, Cabras, Coin, Cappellani, Gastaldi, Di Stasio, Golinelli, Emiliozzi, Liuni, Olgiati, Lo Monte, Romaniello, Lolini, Gallinella, Vallotto, Cillis, Grimoldi, Di San Martino Lorenzato Di Ivrea, Comencini, Ribolla, Caffaratto, Billi, Zoffili».

(29 novembre 2018)

   La Camera,

   premesso che:

    nel giugno 2018 l'Organizzazione mondiale della sanità ha presentato il report «Time to deliver», contenente una serie di raccomandazioni agli Stati membri per ridurre l'impatto negativo di alimenti ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri e migliorare la regolamentazione degli stessi;

    il report dell'Organizzazione mondiale della sanità, fra le altre raccomandazioni, sostiene la necessità di:

     a) accelerare l'attuazione degli impegni presi nel 2011 e 2014 per ridurre l'abuso di tabacco e di alcol, per evitare stili di vita malsani determinati, in particolare, da una scorretta alimentazione e dall'inattività fisica, tenendo conto, a seconda dei casi, di una spesa più attenta e consapevole e di altri interventi raccomandati per la prevenzione e il controllo di malattie non trasmissibili, nonché le priorità degli Stati membri;

     b) attuare interventi efficaci ed efficienti e basati su dati oggettivi per arrestare il sovrappeso e l'obesità infantile entro il 2025, tenendo conto delle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità;

     c) attuare politiche e misure legislative e regolamentari che riducano al minimo il consumo di prodotti nocivi per la salute e promuovano stili di vita sani;

     d) impiegare i pieni poteri legali e fiscali per attuare politiche e misure legislative e regolamentari che riducano al minimo il consumo di prodotti nocivi per la salute e promuovano stili di vita sani e forniscano un flusso di entrate per il finanziamento dello sviluppo;

     e) promuovere sistemi di produzione, distribuzione e somministrazione di alimenti attenti alla salute dei cittadini, al fine di ridurre l'insorgenza di malattie non trasmissibili e contribuire a promuovere un'alimentazione sana ed equilibrata;

    tali raccomandazioni, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, hanno la finalità di contrastare il diabete, il cancro e le malattie cardiovascolari e l'obiettivo di ridurre di almeno un terzo entro il 2030 i morti per le malattie non trasmissibili, anche riducendo nella dieta l'apporto di grassi saturi, sale, zuccheri e alcol;

    pur essendo le finalità condivisibili, la strada inizialmente scelta non appariva, tuttavia, adeguata alle finalità stesse e ai modelli alimentari della tradizione mediterranea;

    in detto documento, redatto dalla Commissione indipendente, volto a raccomandare linee di azione agli Stati membri per il raggiungimento di tale obiettivo, venivano utilizzate espressioni generiche nell'ambito dell'analisi delle possibili azioni a contrasto delle malattie non trasmissibili, riferendosi genericamente ad effetti che su tali malattie possono avere i cibi «non salutari» (al pari, peraltro, di inquinamento, fumo di sigaretta, stile di vita sedentario) e si accennava all'opportunità di utilizzare etichette che contenessero segnali di allarme sulle confezioni di tali prodotti alimentari, per scoraggiarne il consumo;

    in seguito alle polemiche che tale approvazione aveva suscitato, l'Organizzazione mondiale della sanità chiariva che la propria posizione non «criminalizza specifici alimenti», ma fornisce indicazioni e raccomandazioni per una dieta sana e che si adoperava, in particolare, per promuovere la riduzione del consumo di sodio, zuccheri e grassi saturi. L'Organizzazione mondiale della sanità affermava di non volere criminalizzare determinati alimenti, ma di raccomandare politiche che promuovessero un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi;

    il 27 settembre 2018 i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri delle Nazioni Unite hanno approvato la dichiarazione «Time to Deliver: Accelerating our response to address NCDs for the health and well-being of present and future generations», tenendo conto delle molte osservazioni pervenute, e che veniva incorporata nella risoluzione dell'Assemblea generale del 10 ottobre 2018;

    il 12 novembre 2018 sette Paesi (Brasile, Francia, Indonesia, Norvegia, Senegal, Sudafrica e Thailandia) hanno nuovamente presentato, alla seconda commissione dell'Assemblea generale dell'Onu, una risoluzione nell'ambito dell'iniziativa «Global health and foreign policy», contenente, sostanzialmente, le dannose e non utili misure punitive originarie;

    la nuova proposta pare voglia colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale, attraverso la mera apposizione di etichette nutrizionali e la riformulazione delle ricette. Tali misure, slegate da ogni qualsiasi considerazione in merito a sane ed equilibrate abitudini alimentari, consumo consapevole e prevenzione, non considerano la peculiarità delle produzioni made in Italy" e delle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di nostri agricoltori e produttori dell'intera filiera agroalimentare, che si sono impegnati a mantenere altissimi livelli di varietà, sicurezza e qualità;

    la suddetta scelta rischia di minare un patrimonio riconosciuto nel mondo che è alla base della dieta mediterranea; l'Italia rappresenta il 7 per cento della popolazione europea, ma ha conquistato il primato della percentuale più alta di ultraottantenni, davanti a Grecia e Spagna, e può vantare anche un'aspettativa di vita che è tra le più alte a livello mondiale (pari a 80,6 anni per gli uomini e a 85 anni per le donne);

    la qualità del modello alimentare italiano, tra l'altro, è stata riconosciuta con l'iscrizione della dieta mediterranea nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco il 16 novembre 2010;

    tra le priorità del nostro Paese, vi è quella di favorire politiche e misure efficaci per tutelare e garantire le eccellenze italiane nel settore agroalimentare in Italia e nel mondo. Tale obiettivo si può raggiungere attraverso la realizzazione e il rafforzamento di programmi in grado di promuovere stili di vita salutari e la prevenzione delle malattie croniche, nonché attraverso l'implementazione di strategie multisettoriali a livello nazionale e locale,

    le politiche da sempre perseguite nel nostro Paese considerano prioritario contrastare i fattori di rischio e promuovere una politica di sana e corretta alimentazione, attraverso investimenti significativi in prevenzione, educazione e informazione, nonché in interventi multisettoriali che coinvolgano le amministrazioni pubbliche, il mondo della comunicazione e la società civile;

    in linea con i più consolidati orientamenti scientifici e attraverso il contributo di prestigiosi istituti di ricerca, quali, ad esempio, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea), l'Italia ha sempre considerato fondamentale l'interezza e la complessità della dieta e non certo il singolo alimento, evitando di classificare i prodotti «in buoni e cattivi»; tale valutazione nasce dalla considerazione che la composizione della dieta deve essere commisurata alle specifiche esigenze del singolo individuo e non giudicata nell'ambito di una mera valutazione standardizzata;

    a questo si aggiunge il caso della Gran Bretagna che, con l'adozione dell'etichetta a semaforo sui prodotti, non accompagnata con percorsi educativi, potrebbe portare ad escludere dalle scelte dei cittadini alimenti sani che da secoli sono presenti sulle nostre tavole; tali etichette nei fatti rappresentano misure protezionistiche, barriere non tariffarie, utilizzate non tanto e non solo per tutelare i consumatori, quanto per limitare in modo surrettizio il libero commercio;

    nel 2015 l'Italia ha ospitato Expo 2015, che è stata occasione per discutere di questi temi a livello globale; nella XVII legislatura il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali pro tempore, Maurizio Martina, a nome del Governo e di tutta la filiera agroalimentare italiana, ha più volte portato in discussione a livello comunitario la questione dell'etichettatura a semaforo, proposta dalla Gran Bretagna, sollecitando la Commissione europea ad assumere una «posizione chiara e forte» sulla questione;

    alla fine del 2017 è stato istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un tavolo di lavoro a cui partecipano amministrazioni (Ministero della salute, Ministero dello sviluppo economico e Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo) ed associazioni di categoria, finalizzato alla definizione di una posizione nazionale sulle espressioni sintetiche delle informazioni nutrizionali in grado di considerare le peculiarità dei prodotti nazionali e bilanciare le informazioni sugli elementi nutrizionali, con un più ampio riferimento al contesto generale della dieta e dello stile di vita mediterraneo;

    il tavolo ha ipotizzato una proposta di modello supplementare di etichettatura nutrizionale, che si configura quale contributo da offrire alla discussione degli altri Paesi membri dell'Unione europea per assicurare un'applicazione corretta ed uniforme delle disposizioni del regolamento europeo n. 1169/2011;

    tale modello si differenzia rispetto agli altri sistemi già in atto (etichetta nutrizionale semplificata, semaforo), poiché non individua una classificazione degli alimenti sulla base della loro formulazione in termini di energia e nutrienti negativi e positivi;

    nelle prossime settimane cominceranno i negoziati sulla risoluzione, per cercare di individuare una posizione comune ed entro il 7 dicembre 2018 dovrà essere predisposto un testo definitivo che sarà poi presentato il 13 dicembre 2018 all'Assemblea generale dell'Onu, per essere votato dagli Stati membri;

    il contributo italiano dovrà essere finalizzato al raggiungimento di un sistema di etichettatura nutrizionale «front of pack» chiara, comprensibile, realmente informativa e, soprattutto, non discriminatoria del made in Italy;

    nel contempo, si dovrà, con decisione, contrastare l'applicazione di tassazioni maggiorate, poiché tale approccio, privo di alcuna componente educativa verso sane abitudini alimentari, rischia di determinare un possibile spostamento dei consumi verso prodotti di scarsa qualità nutrizionale;

    l'educazione del consumatore è ben più efficace della criminalizzazione di certi prodotti e le aziende italiane sono pronte a fare la propria parte attraverso la trasparenza delle etichette e un'autoregolamentazione del marketing verso i bambini che, a livello europeo, sta dando risultati molto importanti. Misure di distorsione del mercato, come la tassazione o etichette discriminanti, non fanno altro che deprimere l'economia attraverso la riduzione del gettito fiscale e dei posti di lavoro, consentendo anche ad alcuni Paesi di lanciare pratiche protezionistiche ai danni del made in Italy camuffate da provvedimenti volti a perseguire la salute pubblica;

    non esistono cibi sani o insalubri, ma solo diete più o meno sane. Le posizioni emerse nell'ambito dell'Onu e dell'Organizzazione mondiale della sanità rischiano di produrre in tutto il mondo informazioni e posizioni che, come nel caso del Cile, iniziano a marchiare con il bollino nero, sconsigliandone di fatto l'acquisto, prodotti come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi, andando ad incidere pesantemente sulle esportazioni del made in Italy agroalimentare, crollate nel caso di cui sopra del 12 per cento nei primi sette mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. A questo si aggiunge il caso della Gran Bretagna, che prevede l'adozione di un'etichetta a semaforo con la quale si escludono dalla dieta alimenti sani e naturali che, da secoli, sono presenti sulle tavole, «per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta»;

    il settore agroalimentare italiano nel 2018 ha messo a segno un nuovo record delle esportazioni, con un aumento del 3 per cento nei primi sei mesi, dopo il valore di 41,03 miliardi del 2017, proprio grazie al traino delle denominazioni di origine (Dop) con quasi l'85 per cento in valore del made in Italy, che le istituzioni europee e quelle internazionali dovrebbero tutelare e non discriminare,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi con una decisa e concertata azione diplomatica in ambito europeo, affinché sia respinta o significativamente cambiata la risoluzione di cui in premessa, al fine di evitare le scorrette, inutili e dannose conseguenze che l'approvazione di un tale documento riverserebbe sulla salute, sulla qualità dell'alimentazione, sulla ricchezza delle tradizioni ed anche sul settore agroalimentare italiano, in particolare per le prospettive del nostro export;

2) ad assumere le iniziative di competenza, in tutte le sedi opportune, per la tutela e la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane, al fine di evitare che ad esse vengano applicate sovrattasse o etichette che ne scoraggino il consumo presso il più vasto pubblico;

3) a sostenere tutte le amministrazioni coinvolte, ciascuna negli ambiti di rispettiva competenza e avvalendosi degli strumenti previsti dalla normativa vigente, affinché si adoperino per rendere pienamente efficace la tutela dei prodotti di qualità italiani all'estero, imprimendo incisività e determinazione al ruolo dell'Italia in tutti i fori internazionali in cui vengono definite le politiche della salute con potenziale impatto sulla produzione e sulla commercializzazione dei prodotti alimentari, a cominciare dall'Organizzazione mondiale della sanità.
(1-00087) «Gadda, Cenni, Cardinale, Critelli, Dal Moro, D'Alessandro, Incerti, Portas, Scalfarotto, De Filippo, Quartapelle Procopio».

(7 dicembre 2018)

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