CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 7 agosto 2018
XVIII LEGISLATURA
Fascicolo di seduta
A.C. 1041
QUESTIONI PREGIUDIZIALI
S. 648 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità (Approvato dal Senato).

N. 1.

Seduta del 6 agosto 2018

  La Camera,
   premesso che:
    dal sommario elenco dei temi affrontati è evidente innanzitutto come il contenuto del decreto-legge si caratterizzi per l'assenza dei presupposti di necessità ed urgenza chiaramente sanciti dall'articolo 77 della Costituzione, ponendosi pertanto in contrasto con le regole giuridiche, anche di rango costituzionale, che presiedono alla redazione dei provvedimenti d'urgenza;
    il rilievo dei requisiti di necessità e di urgenza, richiamati dall'articolo 77 della Costituzione, costituisce uno dei perni fondamenti sui quali la Corte costituzionale ha da ultimo fondato i percorsi argomentativi per la legittima adozione dei decreti-legge essendo altresì espressamente richiamati dall'articolo 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

    la puntuale giurisprudenza costituzionale in materia, con le sentenze della Corte nn. 171/2007 e 128/2008, ha stabilito che l'utilizzazione del decreto-legge e l'assunzione di responsabilità che ne consegue per il Governo secondo l'articolo 77 della Costituzione «non può essere sostenuta dall'apodittica enunciazione dell'esistenza delle ragioni di necessità e di urgenza, né può esaurirsi nella constatazione della ragionevolezza della disciplina che è stata introdotta» sottolineando che la valutazione della sussistenza dei presupposti di costituzionalità non può essere meramente soggettiva – riferita cioè all'urgenza delle norme ai fini dell'attuazione del programma di Governo o alla loro mera necessità – ma deve invece fondarsi anche su riscontri oggettivi, secondo un giudizio che non può ridursi alla valutazione in ordine alla mera ragionevolezza od opportunità delle norme introdotte;
    nello specifico con la sentenza n. 128/ 2008, la Corte ha precisato «richiamando una precedente decisione (sentenza n. 29 del 1995), che la preesistenza di una situazione di fatto comportante la necessità e l'urgenza di provvedere tramite l'utilizzazione di uno strumento eccezionale, quale il decreto-legge, costituisce un requisito di validità costituzionale dell'adozione del predetto atto, di modo che l'eventuale evidente mancanza di quel presupposto configura in primo luogo un vizio di illegittimità costituzionale del decreto-legge che risulti adottato al di fuori dell’àmbito applicativo costituzionalmente previsto.»;
    con particolare riferimento alle norme in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri, mancano del tutto i presupposti di necessita e urgenza sanciti dall'articolo 77 della Costituzione; si tratta di norme che sarebbe stato sicuramente più opportuno inserire all'interno di un disegno di legge destinato a seguire l'ordinario iter parlamentare così come stabilito dall'articolo 95 della Costituzione che affida chiaramente e puntualmente alla legge l'ordinamento della Presidenza del Consiglio, il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei Ministeri;
    il ricorso dello strumento del decreto-legge ha altresì compresso nonché stressato e finanche mortificato l'esame istruttorio svolto in Commissione, dettato da tempi molto limitati, a cui invece sarebbe stato più opportuno prevedere un dibattito più approfondito sul tema con la possibilità di valutare proposte alternative e promuovendo un ampio dibattito tra le forze politiche;
    in tale quadro sono quindi emerse rilevanti perplessità in merito al profilo della legittimità costituzionale del provvedimento in esame nonché in merito ad una attività legislativa, proposta dal Governo, in spregio alle prerogative delle Camere sulla funzione legislativa;
    il provvedimento desta forti perplessità riguardo all'evidente assenza dei presupposti costituzionali di necessità ed urgenza, alla inevitabile attività affrettata e superflua svolta in Commissione e in Aula, ma anche riguardo alla natura delle norme stesse;
    nello specifico all'articolo 1 è stabilito il trasferimento delle funzioni in materia di turismo, fino ad oggi esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, secondo quanto si legge nell'analisi tecnico-normativa, «nel favorire un rapido avvio di una politica integrata di valorizzazione del made in Italy»;
    la scelta appena indicata risulta assolutamente irrazionale poiché viene scisso il legame, fondamentale per il nostro Paese, tra turismo e cultura a cui si aggiungerebbe un caos normativo nonché un rallentamento nell'emanazione di politiche specifiche per il settore del turismo e direttamente – nonché inevitabilmente – collegate con quello della cultura;
    giova ricordare che il Ministero del turismo e dello spettacolo istituito con legge 31 luglio 1959 n. 617 è stato successivamente abrogato il 15 aprile 1993 a seguito di un referendum e la gestione del settore è stata trasferita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con la creazione di uno specifico Dipartimento;
    soltanto tra il 2009 e il 2011, il Governo Berlusconi IV ha provveduto alla nomina di un Ministro senza portafoglio a cui sono state delegate le sole funzioni del turismo, quando invece i Governi successivi hanno affiancato tale materia ad altri settori del Paese (durante il Governo Monti fu costituito il Ministero del turismo, sport e affari regionali e dal 2013 vi è il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo);
    piuttosto che dare seguito alla scelta illogica, intrapresa dal Governo, di trasferire le competenze del turismo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sarebbe stato più razionale, nonché strategico per il nostro Paese, prevedere l'istituzione di un Ministero ad hoc,

delibera

di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1041.
N. 1. Sisto, Calabria, Santelli, Milanato, Ravetto, Silli, Sorte, Tartaglione, Occhiuto.

  La Camera,
   premesso che:
    vi sono rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento in esame per l'assenza dei requisiti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione, non ricorrendo nel testo adottato dal Governo quei presupposti di necessità ed urgenza indispensabili per il legittimo utilizzo dello strumento del decreto-legge, e non essendo sufficiente, a questo scopo, la mera dichiarazione di necessità ed urgenza per giustificarne l'adozione;
    la puntuale giurisprudenza costituzionale in materia, infatti, in particolare con le sentenze della Corte n. 171/2007 e n. 128/2008, ha stabilito che l'esistenza dei presupposti di costituzionalità di cui all'articolo 77 della Carta fondamentale non possa evincersi «dall'apodittica enunciazione dell'esistenza delle ragioni di necessità e urgenza, ne può esaurirsi nella constatazione della ragionevolezza della disciplina introdotta», sottolineando che la valutazione della sussistenza dei presupposti di costituzionalità non può essere meramente soggettiva – riferita cioè all'urgenza delle norme ai fini dell'attuazione del programma di Governo o alla loro mera necessità –, ma deve invece fondarsi anche su riscontri oggettivi, secondo un giudizio che non può ridursi alla valutazione in ordine alla mera ragionevolezza od opportunità delle norme introdotte;
    nel decreto in esame, in particolare, non vi è nessun riscontro oggettivo sulla necessità ed urgenza delle disposizioni di cui ai primi tre articoli, che viene solo apoditticamente enunciata;
    con riferimento all'articolo 1, il presunto carattere di straordinaria necessità e urgenza del trasferimento al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali delle funzioni esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in materia di turismo risiederebbe, secondo quanto riportato nella relazione tecnico-normativa, «nel favorire un rapido avvio di una politica integrata di valorizzazione del Made in Italy», una motivazione questa del tutto estranea a ragioni di necessità ed urgenza e che mostra al contrario come tale trasferimento avrebbe potuto agevolmente essere contenuto in un disegno di legge ordinario;
    per quanto riguarda gli articoli 2 e 3 la necessità ed urgenza che dovrebbero giustificare l'inserimento delle norme nel decreto non è in alcun modo motivata, mentre per quanto riguarda l'articolo 4 i requisiti di necessità e urgenza non sono neanche enunciati, come evidenziato anche nel parere del Comitato per la legislazione;
    il riordino delle attribuzioni dei ministeri non è certo un evento straordinario, tanto che l'articolo 95, terzo comma, della Costituzione demanda alla legge il compito di determinare il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri, così riconoscendo nella legge, e nei tempi ordinari previsti per la sua approvazione, lo strumento normativo ordinariamente previsto in questi casi; appare del tutto evidente, pertanto, come anche nel caso di specie, nessun caso straordinario di necessità e di urgenza ha giustificato l'adozione del decreto-legge, che poiché non supportato dai necessari requisiti previsti dall'articolo 77 della Costituzione, finisce per determinare di fatto l'espropriazione del Parlamento dalle sue competenze legislative ordinarie;
    anche sul merito stesso del provvedimento emergono forti perplessità;
    appare del tutto opinabile il superamento della scelta strategica di legare il turismo alla cultura, che si fonda sulla consapevolezza che il futuro del nostro Paese non può che essere fortemente legato al suo sviluppo culturale, e al tempo stesso che, qualunque politica per il turismo in Italia, non può che essere intimamente legata alla sua politica culturale;
    al contrario, l'associazione della materia del turismo alle politiche agricole, alimentari e forestali risulta del tutto incomprensibile, trattandosi di un Ministero sicuramente importantissimo, ma che assai poco ha a che vedere con il tema del Made in Italy, se non per alcuni aspetti legati all'agro-alimentare, né tantomeno appare accettabile che la ragione più intima che ha portato ad attrarre la materia del turismo presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali risieda nelle personali competenze del Ministro pro tempore che certo non è ragione sufficiente a motivare una riorganizzazione così significativa del Ministero e della conseguente nuova allocazione delle risorse;
    con le modifiche apportate all'articolo 2 si attribuiscono al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i compiti in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche esercitati, nel corso della precedente legislatura, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri mediante un'apposita Struttura di missione. Sebbene restino ferme le funzioni di coordinamento interministeriale proprie della Presidenza del Consiglio dei ministri, la soppressione della struttura di missione sul dissesto idrogeologico e del previsto concerto tra essa e il Ministero dell'ambiente sottrae uno strumento essenziale per la pianificazione e la gestione degli investimenti finalizzati agli interventi di sistemazione idraulica dei corsi d'acqua, al fine di fronteggiare le situazioni di criticità ambientale delle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione, nata proprio per accelerare gli interventi di mitigazione del rischio;
    appaiono, inoltre, pericolose, nonché del tutto infruttuose, le disposizioni di cui all'articolo 3, comma 1, in materia di accorpamento delle funzioni relative alle persone con disabilità. Ad oggi infatti, tale materia afferisce alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro della salute, a quello del lavoro e delle politiche sociali o ancora al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con il chiaro intento di avere un approccio integrato, tra i diversi dicasteri, in una materia estremamente sensibile. Con l'accorpamento, quindi, si rischierebbe un pericoloso passo indietro rispetto all'impostazione fino ad oggi seguita, che ha posto al centro dell'attenzione di tutte le politiche statali, non la disabilità come problema, ma la persona come «soggetto», e non «oggetto», di cura. Un passaggio fondamentale che ha segnato un cambiamento culturale straordinario per le persone con disabilità e le loro famiglie. Le disposizioni in oggetto invece rischiano da un lato di ricondurre la disabilità ad una mera dimensione patologica, e dall'altro di determinare un vero e proprio caos normativo, e un rallentamento nell'erogazioni di risorse o nelle adozioni di politiche in una materia estremamente delicata;
    l'articolo 4 prevede la soppressione del Dipartimento istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri al fine di svolgere le funzioni di indirizzo e coordinamento dell'azione strategica del Governo connesse al progetto «Casa Italia»; le relative funzioni sono affidate alla Presidenza del Consiglio;
    la struttura di missione «Casa Italia» era stata istituita nel settembre 2016 per dare attuazione al progetto di cura e valorizzazione del patrimonio abitativo del territorio e delle aree urbane, con il compito di definire una policy generale di messa in sicurezza del Paese. Non si capisce la ratio di questa soppressione considerato che si tratta di una struttura di missione efficiente, «vicina» agli amministratori locali, che ha consentito il controllo sugli interventi svolti in un regime di assoluta trasparenza;
    l'articolo 4 prevede inoltre che la parte di risorse del Fondo da ripartire per accelerare le attività di ricostruzione a seguito degli eventi sismici del 2016 e 2017, specificatamente destinata al finanziamento delle verifiche di vulnerabilità degli edifici scolastici, confluisce nel Fondo unico per l'edilizia scolastica e può essere utilizzata (esclusivamente) per le verifiche di vulnerabilità degli edifici ricadenti nella zona sismica 1;
    risulta di tutta evidenza che la suddetta norma circoscrive l'ambito degli interventi per le verifiche di vulnerabilità degli edifici alla sola zona sismica 1, in palese e stridente contrasto con le politiche tanto annunciate di potenziamento di detti interventi, per i quali sono stati stanziati nella scorsa legislatura ben 10 miliardi di euro,

delibera

di non procedere all'esame del disegno di legge 1041.
N. 2. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Orfini, Pollastrini.

A.C. 1041
EMENDAMENTI
S. 648 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità (Approvato dal Senato).
Relatrice: DIENI.

N. 1.

Seduta del 6 agosto 2018

ART. 1.

  Sopprimerlo.

  Conseguentemente, al titolo, sostituire le parole da: dei Ministeri fino a: forestali e con le seguenti: del Ministero.
*1. 1. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan.

  Sopprimerlo.

  Conseguentemente, al titolo, sostituire le parole da: dei Ministeri fino a: forestali e con le seguenti: del Ministero.
*1. 3. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech, Moretto, Ascani, Benamati, Bonomo, Gavino Manca, Mor, Nardi, Noja, Zardini, Anzaldi, Ciampi, De Maria, Di Giorgi, Piccoli Nardelli, Prestipino, Rossi.

  Sopprimerlo.

  Conseguentemente, al titolo, sostituire le parole da: dei Ministeri fino a: forestali e con le seguenti: del Ministero.
*1. 2. Sisto, Milanato.

  Sostituirlo con il seguente:

Art. 1.
(Istituzione del Ministero dell'Agroalimentare).

  1. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) all'articolo 2, comma 1, il numero 7), è sostituito dal seguente: «7) Ministero dell'Agroalimentare»;
   b) al titolo IV, il Capo VII è sostituito dal seguente:

«Capo VII
MINISTERO DELL'AGROALIMENTARE

Art. 33.
(Attribuzioni).

  1. Il Ministro per le politiche agricole e il Ministero per le politiche agricole assumono rispettivamente la denominazione di Ministro dell'agroalimentare e Ministero dell'agroalimentare.
  2. Fatte in ogni caso salve, ai sensi degli articoli 1, comma 2, e 3, comma 1, lettere a) e b), della legge 15 marzo 1997, n. 59, le funzioni conferite dalla vigente legislazione alle regioni e agli enti locali, al Ministero sono attribuite:
   a) le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di agricoltura e foreste, caccia e pesca, ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 25 e 26 del presente decreto legislativo;
   b) le funzioni e i compiti già assegnati, alla data di entrata in vigore del presente capo, al Ministero dello sviluppo economico nelle materie che riguardano tutta la filiera dei settori dell'agroalimentare.

  3. Il Ministero svolge in particolare, nei limiti stabiliti dal predetto articolo 2 del decreto legislativo 4 giugno 1997, n.  143, le funzioni e i compiti nelle seguenti aree funzionali:
   a) agricoltura e pesca: elaborazione e coordinamento, di intesa con la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, delle linee di politica agricola e forestale, in coerenza con quella comunitaria; trattazione, cura e rappresentanza degli interessi della pesca e acquacoltura nell'ambito della politica di mercato in sede comunitaria ed internazionale; disciplina generale e coordinamento delle politiche relative all'attività di pesca e acquacoltura, in materia di gestione delle risorse ittiche marine di interesse nazionale, di importazione e di esportazione dei prodotti ittici, nell'applicazione della regolamentazione comunitaria e di quella derivante dagli accordi internazionali e l'esecuzione degli obblighi comunitari ed internazionali riferibili a livello statale; adempimenti relativi al Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia in Agricoltura (Feoga), sezioni garanzia e orientamento, a livello nazionale e comunitario, compresa la verifica della regolarità delle operazioni relative al Feoga, sezione garanzia; riconoscimento e vigilanza sugli organismi pagatori statali di cui al regolamento n.  1663/95 della Commissione del 7 luglio 1995;
   b) qualità dei prodotti agricoli e dei servizi: riconoscimento degli organismi di controllo e certificazione per la qualità; trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari come definiti dal paragrafo 1 dell'articolo 32 del trattato che istituisce la Comunità europea, come modificato dal trattato di Amsterdam, di cui alla legge 16 giugno 1998, n.  209; tutela e valorizzazione della qualità dei prodotti agricoli e ittici; agricoltura biologica; promozione e tutela della produzione ecocompatibile e delle attività agricole nelle aree protette; certificazione delle attività agricole e forestali ecocompatibili; elaborazione del codex alimentarius; valorizzazione economica dei prodotti agricoli, e ittici; riconoscimento e sostegno delle unioni e delle associazioni nazionali dei produttori agricoli; accordi interprofessionali di dimensione nazionale; prevenzione e repressione – attraverso l'ispettorato centrale repressione frodi di cui all'articolo 10 del decreto-legge 18 giugno 1986, n.  282, convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1986, n.  462 – nella preparazione e nel commercio dei prodotti agroalimentari e ad uso agrario; controllo sulla qualità delle merci di importazione, nonché lotta alla concorrenza sleale;
   c) Industria agroalimentare: elaborazione e attuazione di politiche ed interventi per lo sviluppo e la competitività dei settori del agroalimentare; partecipazione all'elaborazione di norme di settore e in materia di etichettatura in sede nazionale, dell'Unione europea e internazionale; rapporti con le altre Amministrazioni e con gli Organismi dell'Unione europea e internazionali attivi nei settori di riferimento; elaborazione e attuazione di azioni e di interventi per lo sviluppo e la competitività delle industrie dei settori di riferimento; organizzazione, partecipazione e supporto a tavoli settoriali; attività di raccordo con le Camere di commercio Industria artigianato e agricoltura per le funzioni trasferite dagli enti soppressi di cui all'allegato 2 al decreto-legge 31 maggio 2010, n.78; autorità competente per l'attuazione dei regolamenti dell'Unione europea nei settori di riferimento e in materia di etichettatura; autorità di vigilanza dei controlli nei settori di riferimento ove previsti dalla normativa dell'Unione europea; gestione e coordinamento del punto di contatto per le imprese per le attività di promozione e sostegno al settore agroalimentare, con particolare interesse per i temi connessi a eventi nazionali ed internazionali di settore; tutela del consumatore e normativa tecnica nelle materie d'interesse per settori dell'industria agroalimentare di riferimento; promozione di azioni ed interventi per la diffusione e valorizzazione dei marchi di qualità specifici per i comparti dell'industria agro-alimentare e tutela dei prodotti alimentari tipici e a denominazione di origine; rapporti con le altre Amministrazioni, con le Associazioni di categoria per i settori industriali di riferimento;
   d) valorizzazione delle produzioni di eccellenza agricole ed agroalimentari, e tutela all'estero dei marchi e delle certificazioni di qualità e di origine delle imprese e dei prodotti; sostegno alla penetrazione dei prodotti italiani nei diversi mercati, anche attraverso appositi accordi con le reti di distribuzione; realizzazione di campagne di promozione strategica nei mercati più rilevanti e di contrasto al fenomeno dell’italian sounding per quanto concerne i prodotti dell'agroalimentare.

Art. 34.
(Ordinamento).

  1. Il Ministero si articola in dipartimenti disciplinati ai sensi degli articoli 4 e 5. Il numero dei dipartimenti non può essere superiore al numero delle aree funzionali di cui all'articolo 33.
  2. Al Ministero sono trasferiti i relativi capitoli di bilancio, le risorse finanziarie, strumentali e di personale inerenti alle funzioni già attribuite al Ministero dello sviluppo economico nelle aree funzionali di cui all'articolo 33.
  3. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

  2. Per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1, al Ministero dell'Agroalimentare sono trasferite le risorse umane, strumentali e finanziarie, compresa la gestione dei residui, destinate all'esercizio delle funzioni oggetto del trasferimento.
1. 6. Paolo Russo, Nevi, Sarro, Sisto, Milanato.

  Sostituirlo con il seguente:

Art. 1.
(Istituzione del Ministero delle politiche turistiche e della promozione nazionale).

  1. È istituito il Ministero delle politiche turistiche e della promozione nazionale. Il ministero svolge le funzioni e i compiti nell'area funzionale del turismo: svolgimento di funzioni e compiti in materia di turismo, attraverso la promozione e la valorizzazione della filiera turistica nazionale, cura della programmazione, del coordinamento e della promozione delle politiche turistiche nazionali, dei rapporti con le Regioni e dei progetti di sviluppo del settore turistico, delle relazioni con l'Unione europea e internazionali in materia di turismo, fatte salve le competenze del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, e dei rapporti con le associazioni di categoria e le imprese turistiche.
  2. Al Ministero di cui al comma 1 sono trasferite le funzioni esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in materia di turismo. Al medesimo Ministero sono altresì trasferite, con decorrenza dal 1o gennaio 2019, le risorse umane, strumentali e finanziarie, compresa la gestione residui, della Direzione generale turismo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nonché quelle comunque destinate all'esercizio delle funzioni oggetto del trasferimento. A decorrere dalla medesima data è soppressa la Direzione generale turismo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
  3. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n.  300, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) all'articolo 2, comma 1, dopo il numero 13) è aggiunto il seguente: «14) Ministero delle politiche turistiche e della promozione nazionale;
   b) all'articolo 27, comma 3, le parole: “del Dipartimento del turismo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri”, sono soppresse;
   c) all'articolo 28, comma 1, lettera a), le parole: “; promozione delle iniziative nazionali e internazionali in materia di turismo” sono soppresse;

  4. La denominazione: “Ministero per i beni e le attività culturali” sostituisce, ad ogni effetto e ovunque presente, la denominazione: “Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”.
  5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle politiche turistiche e della promozione nazionale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione e il Ministro per i beni e le attività culturali, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di conversione in legge del presente decreto, si provvede alla puntuale individuazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie da trasferire al ministero di cui al comma 1, e alla definizione della disciplina per il trasferimento delle medesime risorse. Le risorse umane includono il personale di ruolo nonché il personale a tempo determinato con incarico dirigenziale ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, entro i limiti del contratto in essere, che risulta assegnato alla Direzione generale Turismo alla data del 1o giugno 2018. Dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al primo periodo, cessano gli effetti dei progetti in corso e delle convenzioni stipulate o rinnovate dalla Direzione generale turismo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la società in house ALES.
  6. Con la legge di bilancio per l'anno 2019 e per il triennio 2019-2021, le risorse finanziarie di cui al comma 2, sono trasferite ai pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero delle politiche turistiche e della promozione nazionale.
  7. All'articolo 16 del decreto-legge 31 maggio 2014, n.  83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n.  106, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) le parole: “Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: “Ministro delle politiche turistiche e della promozione nazionale”;
   b) le parole: “Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: “Ministero delle politiche turistiche e della promozione nazionale”.

  8. Nelle leggi 26 gennaio 1963, n.  91, e 2 gennaio 1989, n.  6:
   a) le parole: “Ministro per il turismo e lo spettacolo”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: “Ministro delle politiche turistiche e della promozione nazionale”;
   b) le parole: “Ministero per il turismo e lo spettacolo”, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: “Ministero delle politiche turistiche e della promozione nazionale”.

  9. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, lo statuto dell'ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo è modificato al fine di prevedere la vigilanza da parte del Ministero delle politiche turistiche e della promozione nazionale.
  10. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»
1. 5. Fidanza, Prisco, Donzelli, Lollobrigida, Acquaroli, Bellucci, Bucalo, Butti, Caretta, Ciaburro, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro delle Vedove, Frassinetti, Ferro, Foti, Gemmato, Lucaselli, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi.

  Sostituire il comma 1 con il seguente:
  1. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) all'articolo 2, comma 1, il numero 12) è sostituito dal seguente: «12) Ministero per i beni e le attività culturali» ed è aggiunto, in fine, il seguente numero: «14) Ministero del turismo»;
   b) all'articolo 27, comma 3, le parole: «del Dipartimento del turismo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri», sono soppresse;
   c) all'articolo 28, comma 1, lettera a), le parole: «; promozione delle iniziative nazionali e internazionali in materia di turismo» sono soppresse;
   d) al titolo IV è aggiunto, in fine, il seguente capo: «Capo XII-bis MINISTERO DEL TURISMO:

Art. 54-bis.
(Istituzione e attribuzioni del Ministero del turismo).

  1. È istituito il Ministero del turismo.
  2. Al Ministero sono attribuite le funzioni esercitate, alla data di entrata in vigore del presente Capo, dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in materia di turismo. Al medesimo Ministero sono altresì trasferite, con decorrenza dal 1o gennaio 2019, le risorse umane, strumentali e finanziarie, compresa la gestione residui, della Direzione generale turismo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nonché quelle comunque destinate all'esercizio delle funzioni oggetto del trasferimento.»;

  Conseguentemente:
   al comma 2:
    primo periodo, sostituire le parole da:
al Dipartimento del turismo fino alla fine del periodo con le seguenti: al Ministero del turismo;
    sopprimere il terzo periodo;
   sopprimere i commi 3 e 4;
   ai commi da 7 a 14, ovunque ricorrano, sostituire le parole: Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo con le seguenti: Ministero del turismo;
   al comma 9, sostituire le parole: sono adeguate con le seguenti: sono determinate;
    sostituire la rubrica con la seguente:

Art. 1.
(Istituzione del Ministero del turismo).
    al titolo, sostituire le parole da: di riordino fino a: e del mare con le seguenti: di istituzione del Ministero del turismo
1. 7. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan.

  Al comma 1, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: Sono fatte salve le competenze in materia di turismo riferite ai beni assoggettati alle disposizioni di tutela dei beni culturali che rimangono in capo al Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;

  Conseguentemente:
    al comma 3:
     lettera a), sostituire le parole:
Ministero per i beni e le attività culturali con le seguenti: Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;
     lettera d), dopo le parole: e della cooperazione internazionale, aggiungere le seguenti: e le competenze in materia di turismo riferite ai beni assoggettati alle disposizioni di tutela dei beni culturali del Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;
    al comma 5, sostituire le parole: Ministero per i beni e le attività culturali con le seguenti: Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;
     al comma 6:
     al primo periodo, dopo le parole:
competenze aggiungere le seguenti: in materia di turismo riferite ai beni assoggettati alle disposizioni di tutela dei beni culturali nonché quelle;
     al secondo periodo, sostituire le parole: Ministero per i beni e le attività culturali con le seguenti: Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;
     al comma 7:
     primo periodo, sostituire le parole:
Ministro per i beni e le attività culturali con le seguenti: Ministro dei beni, delle attività e del turismo culturali;
     sesto periodo, sostituire le parole: Ministero per i beni e le attività culturali con le seguenti: Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;
     al comma 8, sostituire le parole: Ministero per i beni e le attività culturali ovunque ricorrano, con le seguenti: Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;
     al comma 10, primo periodo, sostituire le parole: Ministero per i beni e le attività culturali ovunque ricorrano, con le seguenti: Ministero dei beni, delle attività e del turismo culturali;
    all'articolo 2, comma 2, lettera a), sostituire le parole: Ministro per i beni e le attività culturali con le seguenti: Ministro dei beni, delle attività e del turismo culturali;
1. 8. Sisto, Milanato.

ART. 2.

  Sopprimerlo.
2. 1. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech.

  Sopprimere i commi 1 e 2.
2. 2. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech.

  Sopprimere il comma 3.
2. 3. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech, Braga.

  Al comma 3, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: Al medesimo Ministero sono altresì trasferite le risorse umane, strumentali e finanziarie della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

  Conseguentemente, al comma 5, dopo le parole: risorse finanziarie aggiungere le seguenti: umane e strumentali.
2. 5. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan.

  Dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:
  3-bis. Ai fini di cui al comma 3 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è autorizzato a procedere all'assunzione di personale equivalente a quello in carica presso la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, mediante l'indizione di procedure concorsuali pubbliche per titoli ed esami.
  3-ter. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sono individuate le modalità di espletamento delle procedure concorsuali di cui al comma 3-bis».

  Conseguentemente,
   al comma 7, aggiungere, infine, le parole: fatta eccezione per le disposizioni di cui ai commi 3-bis e 3-ter.
   dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
  7-bis. Agli oneri di cui ai commi 3-bis e 3-ter pari a 50.000 euro per l'anno 2018 e 800.000 euro a decorrere dall'anno 2019 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini dei bilancio triennale 2018-2021, e sue proiezioni, nell'ambito del programma: «Fondi di riserva e speciali» della missione: «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero;

  Al comma 8, primo periodo. aggiungere, in fine, le parole: fatta eccezione per le disposizioni di cui ai commi 3-bis e 3-ter.
2. 6. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan.

ART. 3.

  Sopprimerlo.

  Conseguentemente, al titolo, sopprimere le parole:, nonché in materia di famiglia e disabilità.
3. 1. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan.

  Al comma 1, alinea, sopprimere le parole: al Presidente del Consiglio dei ministri ovvero.
3. 2. Sisto, Milanato.

  Al comma 1, alinea, sopprimere le parole: ovvero al Ministro delegato per la famiglia e le disabilità.
3. 3. Sisto, Milanato.

  Al comma 1, alinea, sostituire le parole: la famiglia con le seguenti: le famiglie.

  Conseguentemente:
    al comma 1:
     sostituire le parole:
la famiglia ovunque ricorrano, con le seguenti: le famiglie;
     sostituire le parole: della famiglia ovunque ricorrano, con le seguenti: delle famiglie;
     sostituire le parole: alla famiglia con le seguenti: alle famiglie;
    al comma 2, sostituire le parole: la famiglia con le seguenti: le famiglie;
    al comma 3:
     sostituire le parole:
la famiglia ovunque ricorrano, con le seguenti: le famiglie;
     sostituire le parole: della famiglia ovunque ricorrano, con le seguenti: delle famiglie;
    al comma 4:
     sostituire le parole:
la famiglia ovunque ricorrano, con le seguenti: le famiglie;
     sostituire le parole: della famiglia ovunque ricorrano, con le seguenti: delle famiglie;

  Conseguentemente, alla rubrica, sostituire la parola: famiglia con la seguente: famiglie.
3. 5. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Giorgis, Pollastrini, De Menech, De Filippo, Carnevali, Campana, Ubaldo Pagano, Pini, Rizzo Nervo, Schirò, Siani.

  Al comma 1, alinea, sopprimere le parole: e le disabilità.

  Conseguentemente:
    al medesimo comma, sopprimere la lettera
d);
    al comma 2, sopprimere le parole: e le disabilità.
    al comma 3:
     sopprimere la lettera
a);
     lettera b), sopprimere le parole: e le disabilità.
    sopprimere il comma 4.
    alla rubrica, sopprimere le parole:, disabilità
3. 10. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech, De Filippo, Carnevali, Campana, Ubaldo Pagano, Pini, Rizzo Nervo, Schirò, Siani.

  Al comma 1, sopprimere le lettere a), b) e c);

  Conseguentemente:
    sopprimere i commi 2, 3 e 6.
    alla rubrica sopprimere le parole:
famiglia, adozioni, infanzia e adolescenza,.
    al titolo, sopprimere le parole: famiglia e.
3. 4. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan.

  Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: nonché le funzioni di competenza statale attribuite al Ministero del lavoro fino a: crisi demografica;

  Conseguentemente:
    al medesimo comma:
     medesima lettera
a), sopprimere il numero 2);
     alla lettera d):
      sopprimere le parole da: nonché le funzioni di competenza statale attribuite al Ministero del lavoro fino a: loro autonomia;
      sopprimere i numeri 1) e 2).
    al comma 4, lettera c), sopprimere i numeri 1) e 2).
3. 7. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech, De Filippo, Carnevali, Campana, Ubaldo Pagano, Pini, Rizzo Nervo, Schirò, Siani.

  Al comma 1, sopprimere la lettera c);

  Conseguentemente:
    sopprimere i commi 3 e 6

    alla rubrica, sopprimere le parole: infanzia e adolescenza,.
3. 9. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan.

  Al comma 1, sopprimere la lettera d);

  Conseguentemente:
   sopprimere il comma 4.

    alla rubrica, sopprimere la parola:, disabilità.
    al titolo sopprimere le parole: e disabilità.
3. 12. Occhionero, Speranza, Fornaro, Muroni, Rostan. 

  Al comma 4, sopprimere la lettera b).
3. 13. De Filippo, Carnevali, Campana, Ubaldo Pagano, Pini, Rizzo Nervo, Schirò, Siani, Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech.

  Al comma 4, lettera f), capoverso comma 254, primo periodo, dopo le parole: per il sostegno aggiungere le seguenti: all'assistenza domiciliare degli italiani a basso reddito e riconosciuti destinatari dell'indennità di accompagno, nonché per il sostegno.

  Conseguentemente, al medesimo capoverso, secondo periodo, dopo le parole: interventi finalizzati aggiungere le parole: all'assistenza domiciliare degli italiani a basso reddito e riconosciuti destinatari dell'indennità di accompagno e.
3. 15. Silvestroni, Prisco, Donzelli.

  Al comma 4, lettera f), capoverso comma 254, terzo periodo, dopo le parole: 28 agosto 1997, n. 281, aggiungere le seguenti:, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia,.
3. 17. Sisto, Pedrazzini, Milanato.

  Al comma 4, lettera f), capoverso comma 254, terzo periodo, dopo le parole: 28 agosto 1997, n. 281, aggiungere le seguenti:, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,.
3. 18. Sisto, Pedrazzini, Milanato.

  Al comma 4-ter, alinea, sostituire le parole da: il Dipartimento a Ministero con le seguenti: la Presidenza del Consiglio dei ministri ovvero il delegato in materia di politiche antidroga e il Ministro.
3. 19. Bellucci, Prisco, Gemmato, Donzelli.

ART. 4.

  Sopprimerlo.
4. 2. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech, Ascani, Piccoli Nardelli, Anzaldi, Ciampi, De Maria, Di Giorgi, Prestipino, Rossi.

  Sopprimere il comma 1.
4. 4. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech, Braga.

  Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
  1-bis. La Presidenza del Consiglio garantisce la redazione semestrale del Rapporto sulla promozione della sicurezza dai rischi naturali del patrimonio abitativo finora redatto dal Dipartimento soppresso.
4. 5. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech.

  Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
  1-bis. La Presidenza del Consiglio prosegue ed implementa la sperimentazione dell'iniziativa «10 Cantieri», per sensibilizzare i territori ad intervenire sulla messa in sicurezza antisismica di edifici pubblici esistenti, in Comuni scelti su tutto il territorio nazionale.
4. 6. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech.

  Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
  1-bis. La Presidenza del Consiglio prosegue nell'aggiornamento della mappa dei rischi naturali dei Comuni italiani con cadenza annuale.
4. 7. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech.

  Sopprimere il comma 3.
4. 8. Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech, Ascani, Piccoli Nardelli, Anzaldi, Ciampi, De Maria, Di Giorgi, Prestipino, Rossi.

  Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
  3-bis. Gli importi complessivi degli spazi finanziari da parte degli enti locali per interventi di edilizia scolastica, sia per l'annualità 2018 sia per l'annualità 2019, nell'ambito della disciplina sui cosiddetti patti di solidarietà nazionale, come previsto dall'articolo 1, comma 874, legge n. 205 del 2017 nonché per interventi di impiantistica sportiva, sono confermati”.
4. 10. Ascani, Piccoli Nardelli, Anzaldi, Ciampi, De Maria, Di Giorgi, Prestipino, Rossi, Migliore, Ceccanti, Marco Di Maio, Fiano, Giorgis, Pollastrini, De Menech.

ART. 4-bis.

  Sostituirlo con il seguente:
  Art. 4-bis (Procedure per il riordino dell'organizzazione dei Ministeri). 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 30 giugno 2019, i regolamenti di organizzazione dei Ministeri, ivi inclusi quelli degli uffici di diretta collaborazione, sono adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
4-bis. 50. Butti, Foti, Prisco.

ART. 4-ter.

  Al comma 1, lettera b), capoverso comma 3, sostituire la lettera a) con la seguente:
   a) opera in raccordo con le amministrazioni competenti il monitoraggio sistematico e continuo dei programmi operativi e degli interventi della politica di coesione, anche attraverso specifiche attività di valutazione e verifica, ferme restando le funzioni di controllo e monitoraggio attribuite alla Ragioneria generale dello Stato;.
4-ter. 1. Occhiuto, Prestigiacomo, Sisto, Milanato.

  Al comma 1, lettera b), capoverso comma 3, sostituire la lettera d) con la seguente:
   d) svolge azioni di sostegno e di assistenza tecnica alle amministrazioni che gestiscono programmi europei o nazionali con funzioni specialistiche di tecnostruttura con obiettivi di rafforzamento della coesione territoriale sia attraverso apposite iniziative di formazione del personale delle amministrazioni interessate, sia con l'intervento di qualificati soggetti pubblici di settore per l'accelerazione e la realizzazione dei programmi, anche con riferimento alle procedure relative alla stesura e gestione di bandi pubblici;
4-ter. 2. Occhiuto, Prestigiacomo, Sisto, Milanato.

  Al comma 1, lettera b), capoverso comma 3, lettera e), aggiungere, in fine, il seguente periodo: Nei casi in cui i suddetti interventi dovranno tradursi in attività di accompagnamento che riguardino le competenze e le responsabilità dei comuni, sia come beneficiari dei programmi operativi della politica di coesione, sia nel ruolo di organismi intermedi ad essi delegato dalle autorità di gestione dei programmi, Invitalia spa, al fine di assicurare l'efficacia e l'efficienza degli interventi medesimi, definisce le relative azioni di supporto e assistenza d'intesa con l'ANCI.
4-ter. 50. Pella.

  Al comma 1, lettera b) capoverso comma 3, lettera g) sostituire la parola: promuove con le seguenti: vigila e assicura.
4-ter. 3. Occhiuto, Prestigiacomo, Sisto, Milanato.

  Al comma 1, lettera b), capoverso comma 3, lettera h), sostituire le parole: può assumere con la seguente: assume.
4-ter. 4. Occhiuto, Prestigiacomo, Sisto, Milanato.

  Al comma 1, lettera b), capoverso comma 3, dopo la lettera h) aggiungere la seguente:
   h-bis) costituisce la sede di confronto per la programmazione del Fondo di sviluppo e coesione tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nonché le Città metropolitane, per la definizione dei piani operativi per ciascuna area tematica nazionale, con l'indicazione dei risultati attesi e delle azioni e dei singoli interventi necessari al loro conseguimento, con relativa stima finanziaria, dei soggetti attuatori livello nazionale e regionale e dei tempi di attuazione e delle modalità di monitoraggio nonché, infine, dell'articolazione annuale dei fabbisogni finanziari.;

  Conseguentemente, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
  1-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge le funzioni della Cabina di regia di cui all'articolo 1, comma 703, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 sono trasferite all'Agenzia per la coesione territoriale.
4-ter. 5. Occhiuto, Prestigiacomo, Sisto, Milanato.

  Al comma 1, lettera b), capoverso comma 3, dopo la lettera h), aggiungere la seguente:
   h-bis) provvede alla programmazione e alla ripartizione della dotazione finanziaria del Fondo per lo sviluppo e la coesione tra le diverse aree tematiche nazionali in relazione ciclo il 2021-2027.;

  Conseguentemente, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
  1-bis) A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono trasferite all'Agenzia per la coesione territoriale le funzioni del Comitato Interministeriale per la programmazione economica (CIPE) di cui all'articolo 1, commi da 703 a 706 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 in relazione al quadro di programmazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per ciclo di programmazione 2021-2027.
4-ter. 6. Occhiuto, Prestigiacomo, Sisto, Milanato.

ART. 4-quater.

  Sopprimerlo.
4-quater. 1. Benamati, Moretto, Gavino Manca, Mor, Nardi, Noja, Zardini, Bonomo.

Doc. VIII, n. 2
ORDINI DEL GIORNO
Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2018.

N. 1.

Seduta del 6 agosto 2018

   La Camera,

   premesso che:

    l'uso della plastica per alimenti e in particolare il consumo dell'acqua in bottiglia ha generato una vera e propria emergenza per quanto riguarda lo smaltimento dei relativi rifiuti, che contribuiscono in modo significativo all'inquinamento dell'ambiente;

    il contributo alla riduzione dell'uso della plastica può essere un impegno condiviso anche dall'istituzione,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei deputati Questori

a valutare l'opportunità di ridurre al minimo l'uso bottiglie in plastica per il consumo di acqua all'interno delle sedi della Camera, individuando forme di consumo alternative e di minor impatto ambientale.
9/Doc. VIII, n. 2/1. Baldelli.

   La Camera,

   premesso che:

    la diffusione della conoscenza delle istituzioni e della cultura parlamentare non può non costituire un obiettivo prioritario per la Camera dei deputati, in quanto la stessa influisce positivamente, specie nell'età della formazione scolastica e universitaria, sulla maturazione consapevole di una cittadinanza responsabile;

    la Camera dei deputati partecipa a una pluralità di iniziative di formazione destinate a studenti di scuole superiori e università, con la convinzione che esperienze didattiche di questo tipo producano significative ricadute positive sul processo formativo degli studenti stessi;

    in questa prospettiva, nella XVII legislatura era stato sottoscritto un protocollo d'intesa fra la Camera dei deputati e il MIUR, al fine di diffondere i valori e i princìpi della democrazia rappresentativa attraverso la realizzazione di un piano di incontri nelle scuole,

invita, per quanto di rispettiva competenza, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di dare vita anche nella XVIII legislatura a iniziative finalizzate a confermare il suddetto protocollo per gli anni a venire realizzando un programma di incontri nelle scuole, con il coinvolgimento di deputati che abbiano maturato una particolare esperienza – quali i membri dell'Ufficio di Presidenza, e i Presidenti di Commissioni permanenti, bicamerali e d'inchiesta, anche cessati dal mandato – che possano trasmettere agli studenti le loro esperienze e competenze, in modo da avvicinare i giovani alle tematiche costituzionali e politiche e ad accrescere la loro conoscenza del funzionamento dell'istituzione parlamentare.
9/Doc. VIII, n. 2/2. Baldelli, Occhiuto.

   La Camera,

   premesso che:

    la diffusione della conoscenza delle istituzioni e della cultura parlamentare deve rappresentare un obiettivo prioritario per la Camera dei deputati;

    appare opportuno promuovere la diffusione e lo studio della cultura parlamentare nonché della conoscenza dell'ordinamento costituzionale del Paese anche attraverso iniziative che contribuiscano ad avvicinare alle istituzioni il mondo universitario, valorizzando le giovani intelligenze che più si impegnano per studiare e approfondire tale conoscenze nell'ambito dei corsi di istruzione superiore,

invita, per quanto di rispettiva competenza, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare l'opportunità di:

   prevedere, anche a fronte dei cospicui risparmi realizzati in questa e nelle precedenti gestioni, un apposito stanziamento di bilancio per il finanziamento di un congruo numero di borse di studio destinate a studenti particolarmente meritevoli che abbiano conseguito il diploma di laurea, il diploma di laurea magistrale o il dottorato di ricerca nell'ambito di corsi di diritto parlamentare, diritto pubblico o diritto costituzionale;

   definire le modalità per l'attribuzione annuale delle predette borse di studio, in modo tale da consentire la massima pubblicità e diffusione dell'iniziativa, che dovrebbe essere volta a premiare, da un lato, le migliori tesi elaborate nell'ambito nei predetti corsi, dall'altro i migliori percorsi di studio realizzati nell'ambito dei medesimi corsi.
9/Doc. VIII, n. 2/3. Baldelli, Occhiuto.

   La Camera,

   premesso che:

    da oltre dieci anni un elemento determinante per il controllo dell'andamento della spesa complessiva della Camera è costituito dalle misure di congelamento dell'indennità parlamentare e dei principali rimborsi spettanti ai deputati, sistematicamente prorogate dall'Ufficio di Presidenza nel corso della passata legislatura, con effetto sino al 31 dicembre 2020, misure che hanno determinato un minor onere, rispetto all'andamento tendenziale della spesa, pari ad oltre 40 milioni di euro annui;

    i dati riguardanti il trattamento economico dei deputati, comprensivi delle informazioni concernenti le misure di contenimento della relativa spesa, sono pubblicati sul sito internet della Camera, nel canale «Spese e trasparenza», voce «Trattamento economico dei deputati»;

    tale pubblicazione non garantisce peraltro un'adeguata evidenza della rilevanza finanziaria dello sforzo che è stato sin qui compiuto e che proseguirà anche nel corso dei prossimi anni;

    non appare sufficientemente chiaro, infatti, che, in seguito alle suddette misure di congelamento dell'indennità parlamentare, si opera una riduzione dell'indennità stessa di circa 2.500 euro netti mensili, per un totale netto di circa 30.000 euro all'anno, per ciascuno dei 630 deputati,

invita, per quanto di rispettiva competenza, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a individuare nuove e ulteriori modalità di presentazione sul sito della Camera delle informazioni relative alle misure che sono state adottate per ridurre la spesa per i deputati, in modo da rendere più facilmente individuabile e comprensibile per i cittadini quale sia l'ammontare delle risorse finanziarie alle quali i deputati hanno rinunciato nello sforzo di contenimento della spesa dell'istituzione.
9/Doc. VIII, n. 2/4. Baldelli, Occhiuto.

   La Camera,

   premesso che:

    la diffusione della cultura istituzionale e parlamentare deve rappresentare un obiettivo fondamentale per un organo costituzionale come la Camera dei deputati, in quanto connesso all'esigenza di contribuire allo sviluppo e alla maturazione di una cittadinanza consapevole e responsabile, in particolare da parte delle generazioni più giovani;

    la Camera dei deputati da tempo organizza varie iniziative di formazione destinate a studenti dei diversi ordini e gradi di istruzione, nella consapevolezza che esperienze didattiche di questo tipo producono importanti ricadute positive non solo sul processo formativo degli studenti stessi, ma anche sul loro sviluppo come cittadini consapevoli e responsabili;

    appaiono opportune ulteriori iniziative al fine di diffondere, in maniera sempre più capillare, i valori e i princìpi della democrazia rappresentativa tra i giovani,

invita, per quanto di rispettiva competenza, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di incrementare la predisposizione di pubblicazioni e materiali didattici, anche in formato digitale, adeguati a supportare incontri e iniziative di formazione, interne ed esterne all'istituzione, destinati a studenti dei diversi ordini e gradi di istruzione.
9/Doc. VIII, n. 2/5. Baldelli, Occhiuto.

   La Camera,

   premesso che:

    le nuove tecnologie e i social network costituiscono uno strumento sempre più largamente diffuso nella comunicazione politica ed istituzionale;

    i deputati, nell'esercizio del mandato, utilizzano tali strumenti per promuovere e far conoscere le iniziative assunte e le attività svolte negli organi parlamentari, le schede dedicate a ciascun deputato nel sito istituzionale della Camera contengono, da alcuni anni, link ai rispettivi canali social;

    la Camera dei deputati ha aperto propri profili istituzionali per diffondere la conoscenza delle attività parlamentari, delle iniziative di apertura ai cittadini, del proprio patrimonio storico-culturale;

    il Parlamento europeo ha pubblicato una piattaforma – www.epnewshub.eu – che aggrega i post pubblicati sui principali social dall'istituzione e dai deputati e che tale strumento consente di seguire in modo più facile e più ampio il dibattito politico, tale esperienza appare interessante e potrebbe completare utilmente il ventaglio degli strumenti di comunicazione a disposizione,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di dare luogo alla sperimentazione di un aggregatore dei contributi pubblicati dai deputati e dalla Camera sui principali social network.
9/Doc. VIII, n. 2/6. Baldelli, Occhiuto, Palmieri.

   La Camera,

   premesso che:

    a partire dal 2007, sulla base di uno specifico indirizzo formulato dai competenti organi di direzione politica, è stato applicato il blocco integrale del turn over del personale dipendente della Camera dei deputati;

    gli effetti di tale indirizzo hanno determinato, alla data odierna, una riduzione del personale in servizio pari a oltre 750 unità, corrispondente ad un decremento superiore al 40 per cento;

    la deliberazione dell'Ufficio di Presidenza dell'8 febbraio 2018, con cui è stata disposta la sospensione dell'accesso al pensionamento anticipato a domanda sino a tutto l'anno 2019, consente a un limitato contingente di personale di accedere a tale istituto, in relazione all'elevata anzianità contributiva o a determinate condizioni personali, determinando per tale via un'ulteriore riduzione del personale in servizio stimabile in almeno 40 unità;

    come evidenziato nelle relazioni sullo stato dell'Amministrazione presentate all'Ufficio di Presidenza, al fine di garantire il più efficace ed efficiente funzionamento dell'istituzione, in un contesto di progressiva ed eccezionale riduzione del personale in servizio e di contenimento delle risorse finanziarie, in tutti i settori dell'Amministrazione (dal supporto procedurale agli organi parlamentari alla documentazione, dalle funzioni amministrative all'apertura dell'istituzione ai cittadini) è stato realizzato un imponente processo di adattamento degli assetti organizzativi e funzionali, attraverso interventi di innovazione delle procedure di lavoro e di revisione delle modalità di impiego del personale, nonché attraverso un ricorso sempre più esteso alle integrazioni funzionali sia fra strutture interne ai singoli Servizi, sia fra strutture appartenenti a diverse articolazioni amministrative, sia – ancora – fra omologhe strutture della Camera e del Senato;

    nella fase presente, tuttavia, emerge con ogni evidenza come non sussistano ulteriori margini per preservare, attraverso interventi di revisione e razionalizzazione organizzativa e operativa, la funzionalità dell'Amministrazione della Camera al livello di eccellenza indispensabile per il migliore esercizio della funzione parlamentare in presenza di un decremento così significativo del personale dipendente;

    nella XVII legislatura, sulla base degli indirizzi ricevuti dall'organo di direzione politica, l'Amministrazione ha portato a conclusione il processo di ricognizione dei fabbisogni organici – che è stato messo a disposizione dei membri dell'Ufficio di Presidenza in occasione della riunione dell'organo dell'8 febbraio 2018 – che costituisce un presupposto necessario per la riattivazione dei reclutamenti, consentendo una esatta quantificazione dei fabbisogni per le diverse categorie professionali e l'individuazione delle relative priorità;

    al fine di avviare le procedure di reclutamento di personale i competenti organi di direzione politica delle due Camere, con il supporto delle Amministrazioni della Camera e del Senato, sono pervenuti, previo confronto con le organizzazioni sindacali dei dipendenti dei due rami del Parlamento, alla definizione della disciplina del trattamento giuridico unitario dei dipendenti del Parlamento e del Regolamento comune dei concorsi, i cui testi tuttavia, per il sopraggiungere della fine della legislatura, non sono stati sottoposti alla deliberazione conclusiva degli Uffici di Presidenza delle due Camere;

    nel contesto descritto, l'urgenza del riavvio delle procedure di reclutamento è stata evidenziata già da alcuni anni da specifici atti di indirizzo, accolti in occasione dell'esame dei bilanci di previsione nella scorsa legislatura, che hanno evidenziato l'esigenza di immettere nei ruoli dell'Amministrazione nuove generazioni professionali, il cui apporto in termini di conoscenze e competenze è necessario per mantenere e rinnovare nel tempo il patrimonio di elevata professionalità che ha sempre connotato il personale della Camera dei deputati;

    il riavvio delle procedure di reclutamento rappresenta pertanto oggi una necessità improcrastinabile al fine di preservare la funzionalità dell'istituzione,

invita l'Ufficio di Presidenza a valutare l'opportunità di:

   assumere tutte le iniziative necessarie al fine di pervenire sollecitamente all'approvazione della disciplina del trattamento giuridico unitario dei dipendenti del Parlamento e del Regolamento comune dei concorsi di cui in premessa;

   procedere comunque in tempi rapidi all'approvazione dei bandi di concorso e a dare avvio alle relative procedure per l'assunzione presso la Camera dei deputati del personale il cui reclutamento risulti indifferibile sulla base della ricognizione delle esigenze organiche, e delle relative priorità, effettuata dall'Amministrazione, anche applicando, ove necessario in via d'urgenza, le disposizioni del vigente Regolamento dei concorsi per l'assunzione del personale della Camera dei deputati di cui alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza n. 161 del 14 luglio 1999, e successive modificazioni e integrazioni.
9/Doc. VIII, n. 2/7. Baldelli, Zucconi, Boldrini, Fiano, Lupi, Schullian.

   La Camera,

   premesso che:

    negli ultimi anni la richiesta di trasparenza da parte dei cittadini ha portato alla definizione di un sistema normativo che consente l'accesso a un gran numero di informazioni e dati relativi all'attività e alla gestione economico-finanziaria di enti, amministrazioni e istituzioni locali e nazionali;

    la normativa che regola la trasparenza si basa principalmente sul decreto legislativo 14 marzo 2013 n. 33, recante «Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni», come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97;

    nell'ambito soggettivo di applicazione di tale normativa, che impone obblighi di trasparenza a qualsiasi amministrazione che riceva finanziamenti pubblici (anche un piccolo comune o un'associazione), il legislatore non ha considerato direttamente gli organi costituzionali;

    tuttavia, come affermato dall'ANAC nella Delibera n. 1310 del 28 dicembre 2016, «è auspicabile un progressivo autonomo adeguamento di detti organi alle disposizioni del decreto»;

    sul sito della Camera dei deputati le sezioni «Spese e Trasparenza» e «L'Amministrazione» contengono dati e informazioni molto più limitati rispetto alla sezione «Amministrazione Trasparente», il cui formato e contenuto è obbligatorio per tutte le amministrazioni pubbliche;

    uno dei cardini della normativa in materia di trasparenza è l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di garantire ai cittadini l'accesso – anche per via telematica tramite canali semplici e facilmente accessibili – agli atti e alle informazioni;

    sul sito della Camera, alla pagina «Rapporti con i cittadini», non sono previsti canali espressamente dedicati alla richiesta di documenti di gestione e amministrazione,

invita l'Ufficio di Presidenza:

   a valutare l'opportunità di applicare in tutta la sua estensione la normativa in materia di trasparenza alla Camera dei deputati, implementando sul sito web della Camera una sezione «Amministrazione Trasparente» completa, così come definita per tutte le amministrazioni pubbliche;

   ad attivare lo strumento dell'accesso civico e generalizzato, rendendolo facilmente accessibile a tutti.
9/Doc. VIII, n. 2/8. Magi.

   La Camera,

   premesso che:

    nelle scorse legislature gli organi competenti di Camera e Senato hanno provveduto a dettare alcune disposizioni relative ai rapporti che intercorrono tra i parlamentari e i loro collaboratori;

    tali misure, sebbene importanti, non sono risultate in grado di colmare l'enorme vuoto regolamentare nei confronti della figura del collaboratore parlamentare. Ad oggi, infatti, non esiste una voce di bilancio specifica e vincolata riferita ai collaboratori; non vi è alcun tipo di modello contrattuale al quale il parlamentare possa fare riferimento; non vi è alcuna relazione fra l'incarico ricoperto, il numero di ore lavorate e la retribuzione; non vi è alcuna chiarezza circa la titolarità del versamento dei contributi fiscali e previdenziali; non vi è trasparenza circa la gestione di tali rapporti di lavoro e le relative risorse a tal fine stanziate dalla Camera dei deputati;

    la mancata regolamentazione della figura professionale del collaboratore parlamentare, lascia quindi il rapporto di lavoro alla sola ed unica contrattazione fra le parti, con il rischio, ampiamente rilevato dai media, nonché dal rapporto 2014 dell'istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione (IRPA), titolato «I collaboratori dei parlamentari. Il personale addetto alla politica», di produrre distorsioni e irregolarità nel rapporto di lavoro;

    sebbene vi sia l'obbligo da parte del parlamentare di depositare presso gli uffici competenti il contratto del proprio collaboratore, permane il ricorso diffuso a contratti di lavoro atipici, in particolare co.co.co. partite iva e collaborazioni a progetto, nonostante il rapporto di lavoro abbia, nella maggior parte dei casi, le caratteristiche del rapporto di lavoro subordinato;

    con l'intento di meglio definire la figura del collaboratore, nella XVI legislatura venne approvata dalla Camera dei deputati e trasmessa al Senato il 4 ottobre 2012 la proposta di legge C. 5382, concernente la disciplina del rapporto di lavoro tra i membri del parlamento ed i loro collaboratori; tuttavia, la fine anticipata della legislatura non permise la sua discussione ed eventuale approvazione da parte del Senato;

    nella seduta dell'Assemblea del 6 novembre 2013, in occasione della discussione del Bilancio interno della Camera dei deputati, vennero approvati otto ordini del giorno (n. 2/38 Boccadutri; n. 2/46 Paolo Nicolò Romano; n. 2/47 Paolo Nicolò Romano; n. 2/54 Chaouki; n. 2/69 Cozzolino; n. 2/77 Fraccaro; n. 2/83 Mannino; n. 2/89 Speranza, Brunetta, Dellai) che, con diverse declinazioni, impegnavano l'Ufficio di Presidenza a definire la figura del collaboratore parlamentare. A tali ordini del giorno non è stato dato seguito;

    nella seduta dell'Assemblea del 3 agosto 2016, sempre in occasione della discussione del Bilancio interno della Camera dei deputati, sono stati approvati ulteriori ordini del giorno (n. 8/97 Di Salvo; n. 8/93 Melilla; n. 8/17 Caparini), che impegnavano l'Ufficio di Presidenza a regolamentare la figura dei collaboratori parlamentari. A tali impegni non è seguito alcun avanzamento concreto sulla questione;

    gli uffici del Parlamento nel tempo hanno trattato in modo analitico della condizione contrattuale dei collaboratori parlamenti sia dal punto di vista ordinamentale che economico (per tutti si veda «Trattamento economico dei deputati in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Parlamento europeo» a cura del Servizio per le Competenze dei parlamentari del 9 aprile 2013 e, con analisi anche della Spagna e gli Stati Uniti, le Note di lettura ed elementi di diritto comparato n. 399 ottobre 2012 a cura del Servizio Studi in riferimento agli atti Senato nn. 3508, 1355, 1515 recanti disegni di legge sul rapporto di lavoro tra i membri del parlamento ed i loro collaboratori) facendo emergere l'assoluta anomalia italiana di mancanza di regolazione e risorse comparabili con quelle delle altre realtà parlamentari;

    in molti Paesi europei, la figura del collaboratore parlamentare è stata riconosciuta attraverso una chiara definizione e una puntuale e trasparente disciplina della materia, nella quale sono esplicitati le diverse configurazioni del rapporto di lavoro (natura autonoma o subordinata), i vari tipi contrattuali, i tetti finanziari e il numero massimo di collaboratori e tirocinanti per parlamentare, il responsabile dell'erogazione della retribuzione nonché dei contributi fiscali e previdenziali, eventuali requisiti e incompatibilità, nonché le modalità di svolgimento e di risoluzione del rapporto di lavoro;

    il Parlamento europeo il 28 settembre 2005 ha adottato lo «Statuto dei parlamentari del Parlamento europeo» (2005/684/CE, Euratom), che all'articolo 21 stabilisce che i deputati hanno diritto ad essere assistiti da collaboratori personali da loro liberamente scelti e che il Parlamento copre le spese effettivamente sostenute per l'impiego degli assistenti e fissa le condizioni per l'esercizio di questo diritto; inoltre, con una decisione dell'Ufficio di Presidenza del Parlamento europeo del 19 maggio 2008 (GUCE C 159 del 13 luglio 2008) sono state adottate le Misure di attuazione dello Statuto, il cui Capitolo 5 è dedicato ai collaboratori personali dei deputati,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:

   a valutare l'opportunità di disciplinare tempestivamente in maniera completa e organica, avvalendosi del contributo delle associazioni maggiormente rappresentative costituite da collaboratori parlamentari e prendendo come modello le soluzioni individuate dai principali paesi europei e dal Parlamento europeo, il rapporto fra deputato e collaboratore, tenendo conto anche delle disponibilità di bilancio maturate a seguito dei risparmi conseguiti negli ultimi esercizi;

   a disciplinare le modalità del pagamento diretto della retribuzione dei collaboratori e di assolvimento dei relativi oneri previdenziali da parte dell'amministrazione della Camera, creando una voce di bilancio vincolata e riservata esclusivamente a quei parlamentari che intendono avvalersi di collaboratori, prevedendo una capienza idonea affinché la retribuzione del collaboratore corrisponda ad un equo compenso in conformità all'articolo 36 della Costituzione e, salvo diversa disposizione normativa più favorevole, non sia inferiore ai minimi tabellari dei CCNL più affini rispetto alla natura dell'attività svolta;

   a pubblicare nel mese di gennaio di ciascun anno sul sito della Camera i dati aggregati delle singole tipologie contrattuali dei collaboratori parlamentari depositati, elencando per ciascuna tipologia numero, durata e retribuzione media.
9/Doc. VIII, n. 2/9. Magi.

   La Camera,

   premesso che:

    nelle scorse legislature gli organi competenti di Camera e Senato hanno provveduto a dettare alcune disposizioni relative a rapporti che intercorrono tra i parlamentari e i loro collaboratori. Tuttavia, tali misure, sebbene importanti, non sono risultate in grado di colmare l'enorme vuoto regolamentare nel confronti della figura del collaboratore parlamentare;

    ad oggi, infatti, non esiste una voce di bilancio specifica e vincolata riferita ai collaboratori; non vi è alcun tipo di modello contrattuale al quale il parlamentare possa fare riferimento; non vi è alcuna relazione fra l'incarico ricoperto, il numero di ore lavorate e la retribuzione; non vi è alcuna chiarezza circa la titolarità del versamento dei contributi fiscali e previdenziali; non vi è trasparenza circa la gestione di tali rapporti di lavoro e le relative risorse a tal fine stanziate dalla Camera dei deputati;

    la mancata regolamentazione della figura professionale del collaboratore parlamentare, lascia quindi il rapporto di lavoro alla sola e unica contrattazione fra le parti, con il rischio, ampiamente rilevato dai media nonché dal rapporto 2014 dell'istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione titolato «I collaboratori dei parlamentari. Il personale addetto alta politica», di produrre distorsioni e irregolarità nel rapporto di lavoro;

    infatti, nonostante la natura del rapporto tra parlamentare e collaboratore richieda il ricorso al contratto subordinato, troppo spesso il rapporto viene regolato attraverso altre forme contrattuali non idonee;

    nel corso delle ultime legislature sono state presentate diverse proposte di legge volte a disciplinare il rapporto di lavoro fra membri del Parlamento e collaboratori, tuttavia nessuna di esse ha visto concluso il proprio iter;

    nella seduta dell'Assemblea del 6 novembre 2013 in occasione della discussione del Documento di bilancio interno della Camera dei deputati 9/Doc.VIII, sono stati approvati otto ordini del giorno che, con diverse declinazioni, impegnavano l'Ufficio di Presidenza a definire la figura del collaboratore parlamentare. A tali atti non è stato dato seguito;

    in ugual modo, nella seduta dell'Assemblea del 3 agosto 2016 e sempre in occasione della discussione del Documento di bilancio interno della Camera dei deputati 9/Doc. VIII, sono stati approvati ulteriori ordini del giorno che impegnavano l'Ufficio di Presidenza a regolamentare la figura dei collaboratori parlamentari. Anche a tali impegni non è seguito alcun avanzamento concreto sulla questione;

    gli uffici del Parlamento nel tempo hanno trattato in modo analitico della condizione contrattuale dei collaboratori parlamenti sia dal punto di vista ordinamentale che economico (per tutti si vedano «Trattamento economico dei deputati in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Parlamento europeo" a cura del Servizio per le Competenze dei parlamentari del 9 aprile 2013 e, con analisi anche della Spagna e gli Stati Uniti», le «Note di lettura ed elementi di diritto comparato n. 399 ottobre 2012 a cura del Servizio Studi in riferimento agli atti Senato nn. 3508, 1355, 1515 recanti disegni di legge sul rapporto di lavoro tra i membri del parlamento ed i loro collaboratori») facendo emergere l'assoluta anomalia italiana di mancanza di regolazione e risorse comparabili con quelle delle altre realtà parlamentari;

    in molti Paesi europei, la figura del collaboratore parlamentare è stata riconosciuta attraverso una chiara definizione e una puntuale e trasparente disciplina della materia, nella quale sono esplicitati le diverse configurazioni del rapporto di lavoro (natura autonoma o subordinata), i vari tipi contrattuali, i tetti finanziari e il numero massimo di collaboratori e tirocinanti per parlamentare, il responsabile dell'erogazione della retribuzione, nonché dei contributi fiscali e previdenziali, eventuali requisiti e incompatibilità, nonché le modalità di svolgimento e di risoluzione del rapporto di lavoro;

    il Parlamento europeo il 28 settembre 2005 ha adottato lo «Statuto dei parlamentari del Parlamento europeo» (2005/ 684/CE, Euratom), che all'articolo 21 stabilisce che i deputati hanno diritto ad essere assistiti da collaboratori personali da loro liberamente scelti e che il Parlamento copre le spese effettivamente sostenute per l'impiego degli assistenti e fissa le condizioni per l'esercizio di questo diritto, Inoltre, con una decisione dell'Ufficio di Presidenza del Parlamento europeo del 19 maggio 2008 (GUCE C 159 del 13 luglio 2008) sono state adottate le «Misure di attuazione dello Statuto», il cui Capitolo 5 è dedicato ai collaboratori personali dei deputati,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare l'opportunità di:

   disciplinare tempestivamente in maniera completa e organica, avvalendosi del contributo delle associazioni maggiormente rappresentative costituite da collaboratori parlamentari e prendendo come modello le soluzioni individuate dai principali paesi europei e dal Parlamento europeo, il rapporto fra deputato e collaboratore, tenendo conto anche delle disponibilità di bilancio maturate a seguito dei risparmi conseguiti negli ultimi esercizi;

   disciplinare le modalità del pagamento diretto della retribuzione dei collaboratori e di assolvimento dei relativi oneri previdenziali da parte dell'amministrazione della Camera, creando una voce di bilancio vincolata e riservata esclusivamente a quei parlamentari che intendono avvalersi di collaboratori, prevedendo una capienza idonea affinché la retribuzione del collaboratore corrisponda ad un equo compenso in conformità all'articolo 36 della Costituzione e, salvo diversa disposizione normativa più favorevole, non sia inferiore ai minimi tabellari dei contratti collettivi nazionali di lavoro più affini rispetto alla natura dell'attività svolta;

   pubblicare nel mese di gennaio di ciascun anno sul sito della Camera dei deputati i dati aggregati delle singole tipologie contrattuali dei collaboratori parlamentari depositati, elencando per ciascuna tipologia: numero, durata e retribuzione media.
9/Doc. VIII, n. 2/10. Pastorino.

   La Camera,

   premesso che:

    nella bozza di Bilancio triennale 2018-2020 al capitolo 3000 la previsione di spesa «Trattamento previdenziale dei deputati cessati dal mandato» per l'anno 2019 e 2020 riporta un ammontare complessivo superiore all'importo previsto per l'anno 2018, nonostante la delibera dell'Ufficio di Presidenza adottata il 12 luglio 2018, ha disposto una modifica sostanziale alla disciplina del suddetto trattamento, con un risparmio annunciato di oltre 40 milioni di euro,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di prevedere, nel bilancio di previsione triennale 2019-2021, una nuova voce analitica, in cui saranno accantonati ed evidenziati i risparmi di spesa derivanti dal ricalcolo dei trattamenti previdenziali, al fine di assumere le opportune iniziative per trasferire a partire dall'anno 2019 l'80 per cento dell'importo complessivo al Fondo per le pensioni minime, ove costituito secondo quanto preannunziato dal Vice Presidente del Consiglio-Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Di Maio. Il restante 20 per cento dell'importo verrà accantonato per eventuali correzioni e per le specificità previste dal comma 7 dell'articolo 1 della predetta delibera.
9/Doc. VIII, n. 2/11. Pastorino.

   La Camera,

   premesso che:

    la Camera dei deputati, già nella scorsa legislatura, ha compiuto atti e innovazioni al fine di promuovere politiche di genere sempre più all'avanguardia;

    il compito istituzionale del Parlamento deve essere anche quello di mettere in atto esempi di buone pratiche, al fine di sensibilizzare la società e la cultura del nostro Paese;

    in numerosi Parlamenti d'Europa, le prassi e le tradizioni formali sono state modificate negli anni, per garantire il principio fondamentale di uguali opportunità, anche per le Parlamentari neo madri,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di prendere in esame e studiare le possibili modalità per promuovere votazioni telematiche per madri in gravidanza e per genitori con bambini di pochi mesi, come avviene in altri parlamenti d'Europa, oltre all'accesso in aula dei bambini in età di allattamento.
9/Doc. VIII, n. 2/12. Pastorino.

   La Camera,

   premesso che:

    l'Allegato B nasce con l'articolo 5 comma 5, della Delibera dell'ufficio di Presidenza n. 227/2012 della XVI Legislatura, come risultante dalla sommatoria delle delibere che si sono succedute dalla 299/2001 alla 37/2008, nonché la 294/2006 e la delibera del Collegio dei Questori del 19 aprile 2006;

    nel corso della XVII Legislatura il collegio dei Questori e l'Ufficio di Presidenza sono intervenuti ripetutamente sulla delibera 227/2012;

    la Delibera dell'Ufficio di Presidenza n. 9 del 4 aprile 2013, articolo 2, comma 1, lettere b) e c), aveva disposto in capo al Collegio dei Questori, entro 15 giorni dall'approvazione della delibera medesima, l'incarico di «realizzare una verifica sistematica per ciascuno dei nominativi inseriti nell'Allegato B, dell'effettiva attivazione di uno o più contratti con i Gruppi parlamentari» (...) «e di predisporre una proposta complessiva di modifica della normativa vigente (...) in modo da limitarne la composizione ai soli nominativi (...) per le cui prestazioni professionali sia stato manifestato concreto e attuale interesse»;

    tale incarico non ha avuto seguito ma, con la Delibera dell'Ufficio di Presidenza n. 22 del 14 maggio 2013, è stata prevista una riduzione – a decorrere dalla XVIII legislatura – del rapporto unità Allegato B/numero di deputati appartenenti a ciascun Gruppo;

    tale deliberazione è stata poi superata con la Delibera n. 209/2017 del 22 febbraio 2017, che ha stabilito che, a decorrere dalla XVIII legislatura, 1) l'allegato B fosse composto dai nominativi di tutti coloro i quali, già inseriti nell'allegato medesimo a quella data, avessero manifestato per iscritto l'interesse a permanervi entro il termine perentorio di trenta giorni dalla data di inizio della XVIII legislatura, 2) l'allegato B sarebbe inoltre stato soggetto ad una revisione annuale curata dal Collegio dei deputati Questori e che sarebbero stati espunti dall'allegato medesimo i nominativi di coloro i quali avessero maturato i requisiti per l'accesso alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata, 3) il meccanismo del decalage degli obblighi di assunzione in capo ai Gruppi parlamentari fosse riportato al rapporto di un dipendente di allegato B ogni sei deputati iscritti al Gruppo medesimo e che tale dovesse rimanere anche nella XVIII legislatura;

    il Collegio dei deputati Questori, dando seguito all'ultima deliberazione intervenuta, il 13 marzo 2018 ha approvato il nuovo elenco dei 268 nominativi contenuti nell'allegato B a decorrere dalla XVIII legislatura, specificando che tale elenco sia la risultanza delle manifestazioni di interesse a permanere nell'elenco e che i Gruppi parlamentari che si sarebbero costituiti nella XVIII legislatura erano tenuti ad assumere tali nominativi nella misura di un dipendente per ogni sei deputati appartenenti al Gruppo medesimo, ai sensi del comma 1 dell'articolo 5 della citata deliberazione dell'ufficio di Presidenza n. 227 del 2012;

    all'inizio della presente legislatura la Delibera n. 2/2018 del 26 aprile 2018, invece, ha cambiato nuovamente la disciplina stabilendo 1) che ciascun Gruppo sia tenuto ad assumere un dipendente inserito in tale elenco ogni dieci deputati appartenenti al Gruppo stesso – anziché ogni sei – che tale rapporto sarebbe determinato in misura fissa e non verrebbe modificato nel passaggio tra legislature, 2) la riduzione delle sanzioni a carico del Gruppo che non adempia a tali obblighi di assunzione, soprattutto l'applicazione di tali misure a decorrere già dall'inizio della presente legislatura, 3) il venir meno degli obblighi di assunzione del personale inserito nell'elenco dell'Allegato B al termine del decimo anno successivo alla data di inizio della XVIII legislatura;

    in mancanza di una rivisitazione dei nominativi inseriti nel predetto Allegato B sulla base dell'effettivo rapporto di lavoro in essere presso i Gruppi parlamentari ovvero le segreterie degli Uffici di Presidenza e dei Presidenti di Giunte e Commissioni e, quindi, di un concreto interesse lavorativo nel loro riguardi, la predetta riduzione rischia di compromettere seriamente i livelli occupazionali di chi oggi può vantare un'esperienza professionale di lungo corso nell'istituzione della Camera dei deputati, ritrovandosi peraltro con un'età anagrafica che lo rende difficilmente ricollocabile al di fuori della medesima istituzione,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di procedere, entro la fine dell'anno solare in corso, ad una puntuale verifica dei nominativi inseriti nell'Allegato B, per limitarne la composizione ai soli che, sulla base dei criteri già stabiliti con la succitata DUP n. 9 del 4 aprile 2013, articolo 2, comma 1, lettere b) e c), abbiano ad oggi reale diritto ad essere ricompresi nel medesimo Allegato B in modo da consentire maggiori possibilità di ricollocazione nelle prossime legislature a tutti gli effettivi aventi diritto.
9/Doc. VIII, n. 2/13. Pastorino.

   La Camera,

   premesso che:

    in merito alle modalità concernenti il rilascio per i dipendenti e collaboratori dei Gruppi Parlamentari di autorizzazioni di accesso alle sedi della Camera si evidenzia di procedere ad una revisione delle stesse dettate da alcune criticità riscontrate;

    per i dipendenti degli uffici legislativi e stampa dei Gruppi Parlamentari i diversi spazi di Palazzo Montecitorio sono luoghi di riunioni con i parlamentari che si svolgono necessariamente anche nel corso delle brevi pause dei lavori delle Commissioni e dell'Assemblea;

    in particolare, il personale addetto agli uffici legislativi opera interagendo continuativamente con i deputati e con i diversi servizi della Camera (Commissioni, Assemblea, Studi);

    al fine di poter migliorare la qualità del lavoro complessiva anche in termini di risultati per ciascun Gruppo parlamentare e di poter svolgere in mondo maggiormente efficace la propria funzione,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di prevedere un commisurato aumento degli accrediti permanenti per l'accesso in Transatlantico e quelli relativi all'accesso agli uffici della Camera per ciascun Gruppo.
9/Doc. VIII, n. 2/14. De Maria.

   La Camera,

   premesso che:

    dalla XVI legislatura è stato avviato un ampio processo di dematerializzazione e di digitalizzazione dei processi di lavoro che coinvolgono i deputati;

    in particolare sono stati messi a disposizione dei deputati nuovi strumenti utilizzabili oltre che dal Portale Intranet anche dai dispositivi mobili (tablet e smartphone) al fine di consentire lo svolgimento delle attività connesse al mandato parlamentare anche in mobilità;

    il processo avviato è volto ad attivare processi virtuosi sia in termini economici sia in termini di rapidità e facilità di accesso agli strumenti;

    affinché tale processo possa dare pienamente i risultati attesi appare necessario, in modo specifico, estendere l'uso dell'applicazione geoCamera anche al personale dei Gruppi che opera a supporto dei deputati per l'esercizio delle funzioni parlamentari,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di estendere le funzioni di geoCamera ai Gruppi parlamentari affinché possano, anche nel nuovo contesto tecnologico, continuare ad assicurare in modo completo il necessario supporto ai deputati per l'esercizio delle loro attività.
9/Doc. VIII, n. 2/15. De Maria.

   La Camera,

   premesso che:

    nella XVII legislatura, a seguito di un complesso percorso di ricognizione dei fabbisogni organici, l'Amministrazione ha quantificato i fabbisogni di personale idonei a dare una risposta alle evidenti esigenze di funzionamento della Camera e di funzionalità dell'istituzione rappresentativa, che – come è noto – hanno portato, tra l'altro, al blocco dell'accesso al pensionamento anticipato a domanda sino a tutto l'anno 2019;

    tale ricognizione ha posto in risalto i fabbisogni delle diverse categorie professionali e l'individuazione delle relative priorità;

    sempre nella precedente legislatura, un impegnativo lavoro degli organi di direzione politica, con il supporto delle rispettive Amministrazioni, ha consentito di definire la disciplina del trattamento giuridico unitario dei dipendenti del Parlamento e del Regolamento comune dei concorsi;

    i provvedimenti citati, a causa della fine della legislatura, non hanno concluso il proprio iter e, dunque, non sono stati definitivamente approvati dai competenti organi delle due Camere;

    è innegabile l'impellenza dell'attivazione di procedure concorsuali che consentano di assicurare la migliore funzionalità del Parlamento,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di adottare ogni necessaria iniziativa finalizzata ad approvare in tempi brevi i provvedimenti di cui in premessa e, in ogni caso, a prevedere il sollecito avvio delle procedure concorsuali per il reclutamento del personale, sulla base della ricognizione delle esigenze organiche già realizzata.
9/Doc. VIII, n. 2/16. De Maria.

   La Camera,

   premesso che:

    nelle passate legislature gli organi competenti di Camera e Senato hanno dettato alcune disposizioni relative a rapporti che intercorrono tra i parlamentari e i loro collaboratori;

    le disposizioni dettate non bastano e resta necessario, quindi, affrontare complessivamente il problema della regolamentazione della figura del collaboratore parlamentare in modo da sanare le situazioni di irregolarità in cui versano i collaboratori,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

   a valutare l'opportunità di agire affinché siano approvate nuove disposizioni inerenti il rapporto di lavoro tra il collaboratore parlamentare e il parlamentare secondo i seguenti princìpi:

    a) ciascun deputato può chiedere di avvalersi di uno o più collaboratori utilizzando il «rimborso delle spese per l'esercizio del mandato»;

    b) nel caso il deputato intenda avvalersi di uno o più collaboratori il deputato è tenuto a formalizzare il o i rapporti di lavoro con i collaboratori utilizzando un contratto standard di lavoro dipendente come definito in collaborazione con l'associazione italiana collaboratori Parlamento (AICP);

    c) il contratto di lavoro intercorre esclusivamente tra il deputato e il collaboratore ma la Camera corrisponde a quest'ultimo la retribuzione, opera come sostituto d'imposta, in quanto soggetto erogatore di redditi da lavoro, e pone a carico del proprio bilancio gli oneri previdenziali.
9/Doc. VIII, n. 2/17. De Maria.

   La Camera,

   premesso che:

    nelle scorse legislature gli organi competenti di Camera e Senato hanno provveduto a dettare alcune disposizioni relative ai rapporti che intercorrono tra i parlamentari e i loro collaboratori;

    tali misure, sebbene importanti, non sono risultate in grado di colmare l'enorme vuoto regolamentare nei confronti della figura del collaboratore parlamentare. Ad oggi, infatti, non esiste una voce di bilancio specifica e vincolata riferita ai collaboratori; non vi è alcun tipo di modello contrattuale al quale il parlamentare possa fare riferimento; non vi è alcuna relazione fra l'incarico ricoperto, il numero di ore lavorate e la retribuzione; non vi è alcuna chiarezza circa la titolarità del versamento dei contributi fiscali e previdenziali; non vi è trasparenza circa la gestione di tali rapporti di lavoro e le relative risorse a tal fine stanziate dalla Camera dei deputati;

    la mancata regolamentazione della figura professionale del collaboratore parlamentare, lascia quindi il rapporto di lavoro alla sola ed unica contrattazione fra le parti, con il rischio, ampiamente rilevato dai media e, nonché dal rapporto 2014 dell'istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione (IRPA) titolato «I collaboratori dei parlamentari. Il personale addetto alla politica», di produrre distorsioni e irregolarità nel rapporto di lavoro;

    nonostante la disciplina del rapporto di lavoro tra parlamentare e collaboratore richieda, nella maggior parte dei casi, il ricorso al contratto subordinato, troppo spesso, il rapporto viene regolamentato attraverso altre forme contrattuali non idonee;

    nella seduta dell'Assemblea del 6 novembre 2013, in occasione della discussione del Documento di Bilancio interno della Camera dei deputati, vennero approvati otto ordini del giorno, che impegnavano l'Ufficio di Presidenza a definire la figura del collaboratore parlamentare. A tali ordini del giorno non è stato dato seguito;

    nella seduta dell'Assemblea del 3 agosto 2016, sempre in occasione della discussione del Documento di Bilancio interno della Camera dei deputati, sono stati approvati ulteriori tre ordini del giorno, che impegnavano l'Ufficio di Presidenza a regolamentare la figura dei collaboratori parlamentari. Tuttavia, anche a tali impegni non è seguito alcun provvedimento concreto sulla questione;

    gli uffici del Parlamento nel tempo hanno trattato in modo analitico della condizione contrattuale dei collaboratori parlamenti sia dal punto di vista ordinamentale che economico (per tutti si veda «Trattamento economico dei deputati in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Parlamento europeo» a cura del Servizio per le Competenze dei parlamentari del 9 aprile 2013 e, con analisi anche della Spagna e gli Stati Uniti, le Note di lettura ed elementi di diritto comparato n. 399 ottobre 2012 a cura del Servizio Studi in riferimento agli atti Senato nn. 3508, 1355, 1515 recanti disegni di legge sul rapporto di lavoro tra i membri del parlamento ed i loro collaboratori) facendo emergere l'assoluta anomalia italiana di mancanza di regolazione e risorse comparabili con quelle delle altre realtà parlamentari;

    il Parlamento Europeo il 28 settembre 2005 ha adottato lo «Statuto dei parlamentari del Parlamento europeo» (2005/684/CE, Euratom), che all'articolo 21 stabilisce che i deputati hanno diritto ad essere assistiti da collaboratori personali da loro liberamente scelti e che il Parlamento copre le spese effettivamente sostenute per l'impiego degli assistenti e fissa le condizioni per l'esercizio di questo diritto; inoltre, con una decisione dell'Ufficio di Presidenza del Parlamento europeo del 19 maggio 2008 (GUCE C 159 del 13 luglio 2008) sono state adottate le Misure di attuazione dello Statuto, il cui Capitolo 5 è dedicato ai collaboratori personali dei deputati,

invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di disciplinare tempestivamente in maniera completa e organica, avvalendosi del contributo delle associazioni maggiormente rappresentative costituite da collaboratori parlamentari e prendendo come modello le soluzioni individuate dai principali paesi europei e dal Parlamento europeo, il rapporto fra deputato e collaboratore, tenendo conto anche delle disponibilità di bilancio maturate a seguito dei risparmi conseguiti negli ultimi esercizi.
9/Doc. VIII, n. 2/18. Rizzetto.

   La Camera,

   premesso che:

    le spese correnti per l'anno finanziario 2018 riferibili all'espletamento del mandato di parlamentare dei membri della Camera, comprensivo di indennità e rimborsi a vario titolo ammontano a oltre 147 milioni di euro;

    negli ultimi anni si è assistito a numerosi dibattiti in ordine alla necessità di ridurre gli importi sia delle indennità sia dei rimborsi spese corrisposte ai deputati;

    sul piano normativo, nello scorso triennio si sono susseguiti interventi volti sia a ridurre le dotazioni economiche dei Gruppi parlamentari, sia ad abolire il meccanismo dei rimborsi elettorali pubblici ai partiti politici;

    nella complessiva riduzione dei cosiddetti costi della politica, appare necessario e doveroso intervenire, al fine di contenere anche le spese connesse all'espletamento del mandato parlamentare, attraverso l'applicazione di un meccanismo che permetta di legare tali importi all'andamento dei principali fattori macroeconomici nel Paese e, di conseguenza, alla reale situazione economica nella quale versa l'Italia, abolendo costosi quanto anacronistici privilegi;

    un simile impianto permetterebbe, peraltro, di mutuare dal settore privato il principio della redistribuzione della ricchezza generata dalla stessa azienda sulla base dei risultati di gestione conseguiti, fissando, anche rispetto all'attività svolta dai parlamentari, il principio della corrispondenza di tale attività ai reali bisogni del Paese e alla realtà economica rispetto alla quale opera, e remunerando lo svolgimento della stessa attività secondo il principio dell'efficienza di tale gestione,

invita per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori

a valutare l'opportunità di individuare i fattori macroeconomici ai quali parametrare le somme corrisposte ai parlamentari a titolo di indennità e di rimborso spese, e, conseguentemente, a rideterminare tali importi.
9/Doc. VIII, n. 2/19. Meloni, Lollobrigida.

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