Arte al Punto Camera
Il seguente articolo, a cura di Daniela Fonti, ripercorre la storia della scoperta del dipinto murale di Gino Severini ed è tratto dalla pubblicazione "Montecitorio e la bella pittura".
La decorazione del negozio di moda Giampaoli.
Un episodio poco noto dell'attività di Gino Severini nel secondo dopoguerra
Che sorpresa, e quanto piacevole, è stata il rinvenimento a Roma - nel febbraio di quattro anni fa - di una grande decorazione murale dipinta da Gino Severini! Con una certa meraviglia degli addetti ai lavori, la parete di un montacarichi inserito quasi al centro di una serie di ampi locali con affaccio su via del Corso - liberata da pannellature e sovrastrutture - aveva restituito una tempera murale di notevoli dimensioni (310 x 210 cm) con la sigla inconfondibile del maestro cortonese: «GS.».
Abbastanza indecifrabile, a prima vista, il soggetto: un «montaggio» alla maniera cubista di un macchinario con cingoli, alberi di trasmissione e ruote dentate; la tecnica veloce per ampie campiture e la chiave cromatica tenuta su toni scuri di verde e rosso associati al nero e al grigio, se faceva pensare alla stagione storica del cubismo tuttavia sembrava riferirsi alla tavolozza utilizzata dall'artista verso la seconda metà degli anni trenta. La destinazione affatto privata e commerciale di quegli eleganti locali di palazzo Theodoli poneva infine qualche interrogativo su una commissione comunque abbastanza impegnativa, considerata la notorietà dell'artista che nel 1935 aveva vinto a Roma il Gran premio della Pittura e che nei secondi anni trenta aveva assolto importanti incarichi pubblici in ogni parte del paese con grandi cicli decorativi in pittura e a mosaico.