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Comunicazioni del Governo (ore 10,16).
(Discussione)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo.
È iscritto a parlare l'onorevole Nicco, al quale ricordo che ha otto minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
ROBERTO ROLANDO NICCO. Signor Presidente, signori membri del Governo, la regione autonoma Valle d'Aosta è un collegio uninominale. L'eletto, seppur espressione diretta di una parte, deve perciò necessariamente cercare di farsi interprete in quest'Aula dell'intera comunità regionale, di quello che noi, riferendoci alla sua storia, amiamo definire «le Pays d'Aoste»: onore ed onere che anche in questa XVI legislatura mi è stato affidato.
Siamo innanzitutto interessati alle riforme brevemente evocate dal Presidente del Consiglio. Nel recente incontro con il Capo dello Stato, che anche in questa occasione ha voluto dimostrare una specifica attenzione istituzionale ai rappresentanti delle minoranze linguistiche, abbiamo sottolineato il nostro apprezzamento per l'intervento fatto in quest'Aula dal Presidente Fini, il quale, all'atto del suo insediamento, riprendendo proprio una sollecitazione più volte avanzata dal Capo dello Stato, ha auspicato che questa legislatura possa assumere un ruolo costituente, procedendo a quelle riforme che già erano state delineate, con una larga condivisione, dalla Commissione affari costituzionali della Camera. Mi riferisco in particolare alla differenziazione delle funzioni tra Camera e Senato al fine di rendere più rapido ed incisivo l'iter legislativo, alla trasformazione del Senato in un'ottica federalistica, quale espressione, a nostro avviso, delle regioni e delle province autonome, alla riduzione del numero dei parlamentari in funzione di istituzioni più snelle e del taglio dei costi della politica.
Allora facciamole queste riforme. Passiamo una buona volta dalle parole ai fatti. La Valle d'Aosta, anche se è la più piccola regione del Paese, per la sua storia politica che si è sviluppata attorno ai temi dell'autonomia e dell'autogoverno, dalle franchises medievali fino allo statuto speciale del 1948, ha svolto in passato un ruolo importante nella trasformazione regionalista dell'Italia, ed intende portare anche oggi il suo contributo nella discussione sulla riforma dello Stato, essendo il federalismo tema che ha avuto in Valle d'Aosta sin dagli anni Trenta del secolo scorso - quando l'Italia era fascista e monarchica - significativi interpreti e propugnatori. Un federalismo che nel senso proprio del termine, di foedus, a nostro avviso non può che essere, in primo luogo, politico. Da lì occorrerebbe partire perPag. 10declinarne correttamente le conseguenze, in particolare per quanto concerne il cosiddetto federalismo fiscale, una questione su cui, peraltro, per le regioni a statuto speciale e le province autonome un proficuo confronto è già stato compiuto nella scorsa legislatura ed ha portato ad un sostanziale accordo nella formulazione dell'articolo 19 del disegno di legge A.C. 3100, che ci auguriamo possa costituire una condivisa base per la futura attività legislativa in materia.
Nel quadro delle riforme vorrei poi richiamare due questioni per noi nodali su cui la componente delle minoranze linguistiche ha presentato specifiche iniziative nella scorsa legislatura, già riproposte anche in questa. La prima riguarda l'intesa Stato-regione per la modificazione degli statuti speciali, già inserita - ricordo - con votazione pressoché unanime nel progetto di riforma costituzionale del 2005, norma poi riapprovata, a seguito dell'esito negativo del referendum, in Commissione affari costituzionali della Camera nel luglio 2007. La seconda riguarda un seggio al Parlamento europeo per ogni regione e provincia autonoma, questione su cui pure la Commissione affari costituzionale della Camera aveva indicato un positivo punto di intesa, proponendo di ridefinire nella legge elettorale le circoscrizioni su base regionale.
Sul piano economico-sociale è per noi essenziale, in quanto regione interamente montana, una nuova legge sulla montagna. Occorre una normativa specifica che meglio definisca il concetto di montagna, tenendo conto dei maggiori costi sostenuti da chi vive ed opera in territori montani, effettivamente montani, e che consenta un'adeguata qualità della vita assicurando la presenza sul territorio dei servizi essenziali. Anche in questa materia nella scorsa legislatura era stato predisposto un testo largamente condiviso che riteniamo possa rappresentare una concreta base di lavoro.
Richiamo infine due questioni specifiche di particolare rilievo nelle relazioni tra lo Stato e la regione Valle d'Aosta.
La prima è la commissione paritetica di cui auspichiamo una rapida ricostituzione. Alcune norme di attuazione di primaria importanza erano in discussione al momento della crisi. Ricordo quelle relative al trasporto ferroviario, su cui già vi era intesa tra le parti; quelle relative all'attuazione dell'articolo 14 dello statuto speciale riguardante l'istituzione nel contesto europeo attuale di una zona franca; quelle relative all'energia elettrica, all'ordinamento linguistico e altre ancora.
La seconda riguarda le infrastrutture, sia quelle ferroviarie sia quelle stradali. Un primo significativo intervento per la trasformazione della ottocentesca linea ferroviaria, che collega la nostra regione alla rete nazionale e internazionale, è stato infine avviato con il contratto di programma 2007-2011 tra Ministero delle infrastrutture e RFI ma è stato solo il primo passo.
Per la rete stradale siamo in attesa di importanti appalti, su fondi già resi disponibili dai contratti di programma 2007-2008 tra Ministero delle infrastrutture e Anas, sia per la galleria di sicurezza del traforo internazionale del Gran San Bernardo, sia per interventi sulla via di accesso. Queste alcune delle principali questioni su cui riteniamo necessario un concreto e puntuale confronto con il Governo e all'interno del Parlamento con un approccio molto pragmatico e per niente ideologico, nell'interesse unico della comunità regionale.
Sul piano generale attendiamo di conoscere i provvedimenti che il nuovo Governo proporrà per tradurre concretamente gli impegni assunti, dalla riduzione della pressione fiscale all'incremento di salari e pensioni, dall'abolizione dell'ICI al carovita, dalla sicurezza dei cittadini alla giustizia, agli interventi a sostegno della famiglia, con le relative coperture finanziarie, e ci riserviamo di valutare quegli interventi nel merito.
Con ciò auguriamo a questo Governo un proficuo lavoro auspicando che abbia come riferimento costante nella sua azione i principi di libertà, tolleranza, solidarietà, laicità dello Stato e sappia operare perPag. 11una politica estera di pace, di multilateralismo, senza egemonie, in un'Europa che sia meno degli Stati e dell'economia e, invece, più dei cittadini, dei popoli e delle regioni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Minoranze Linguistiche e di deputati del Partito Democratico).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Nicco, anche per il rigoroso rispetto del tempo a sua disposizione.
È iscritto a parlare l'onorevole Buonanno. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha nove minuti di tempo.
GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, colleghi deputati, il risultato elettorale è stato molto chiaro: il popolo ha fatto una scelta ben precisa, ci chiede di cambiare e ci chiede di restituire fiducia ad un'Italia che non ne ha più, che ha bisogno di cambiamenti radicali soprattutto al nord, dove tali cambiamenti sono necessari.
Il nord è la locomotiva del Paese e ha bisogno di infrastrutture, di poter competere con i Paesi più importanti del mondo, altrimenti le cose non potranno andare per il verso giusto. Diciamo, dunque, che bisogna innanzitutto fare in modo che la distanza tra i palazzi e la gente diminuisca. Oggi è una distanza abissale: oggi veramente la gente vede i politici in maniera non certo positiva. Per questo dobbiamo - con la capacità di questo Governo - fare in modo di cambiare le cose.
Sembrerà un po' assurdo, ma questa rivoluzione democratica è stata fatta con una legge che sino al giorno prima delle elezioni veniva denigrata: si diceva che non si doveva andare alle elezioni perché era tempo perso e che andare alle elezioni era comunque un danno per l'Italia. Invece i cittadini italiani, il popolo, ha deciso con il voto di essere più avanti di tanti palazzi, di tanti burocrati che pensano di sapere tutto, quando magari sanno poco. Con un voto ben preciso abbiamo avuto questa maggioranza che deve essere usata per fare ciò che la gente si aspetta.
Cosa si aspetta la gente? Innanzitutto che si intervenga sul tema della sicurezza. Oggi in maniera paradossale un delinquente è più tutelato di chi si comporta bene. Oggi, in maniera paradossale, chi non ha niente da perdere è più tutelato di chi si comporta bene. Vogliamo che chi si comporta male resti in galera fino a quando non ha finito di scontare la sua pena. Chi si comporta bene deve essere tutelato. Vediamo magistrati che per decorrenza dei termini fanno uscire mafiosi, camorristi e delinquenti di ogni specie: non va bene.
Abbiamo bisogno di una giustizia che funzioni e che sia veramente tale.
Quindi, per andare avanti, dobbiamo realizzare anche il federalismo, un federalismo che faccia in modo che chi si comporta bene, anche negli ambiti pubblici, abbia più premi, sia più tutelato. Se ci sono regioni che vogliono ventimila o venticinquemila dipendenti pubblici, se li tengano, però non è giusto che tali costi e tale modo di lavorare vada poi ad incidere su altre regioni, su altri comuni, su altre città o su altre province che, magari, si comportano bene e tirano avanti la «baracca» che, in questo momento, purtroppo è il nostro Paese.
Cito, ad esempio, un concetto che avrebbe dovuto esprimere la sinistra - ma che non ha detto e naturalmente nemmeno ha fatto -, una frase del nostro Ministro Tremonti, in cui sottolinea che bisogna cominciare a far fare sacrifici non ai cittadini, ma ai banchieri e ai petrolieri, che sono i primi a cui dobbiamo chiedere di fare sacrifici. Si tratta di una delle frasi che avrebbe dovuto pronunciare la sinistra e che non ha detto, oltre a non aver fatto. Dunque, considerato che siamo diventati ormai i veri difensori dei lavoratori e delle classi deboli, ci faremo carico anche di questo, perché giustamente al Nord molti lavoratori e numerosi appartenenti alle classi deboli hanno votato la Lega. Essi hanno votato la Lega perché noi stiamo in mezzo alla gente, siamo amministratori che stanno tutto il giorno a lavorare per ascoltare tutti e cercare di portare avanti le istanze del popolo.
Come si evince anche dalle trasmissioni televisive, parecchia gente ripone maggiormentePag. 12altrove la sua fiducia: addirittura ha più fiducia nel «Gabibbo»! Affermo ciò per ribadire che a volte un pupazzo è più credibile di un personaggio politico, perché non vi è più vicinanza tra politica e i cittadini, e noi dobbiamo colmare tale distanza.
Sicuramente, si dovranno compiere probabilmente anche scelte impopolari, ma è meglio compierle subito: la gente poi capirà, perché è meglio dire una brutta verità che continuare a dire tante fandonie, per poi non fare mai ciò che la gente vuole.
È giusto dire la verità, dire a tutto il popolo italiano come è sistemata l'Italia, quali sono i veri problemi, quali sono gli obiettivi veri e il Presidente Berlusconi lo ha detto ben chiaro.
Ecco, noi siamo qui per cambiare. Vi sono anche tanti giovani in mezzo noi, e ne siamo contenti, soprattutto nella Lega: significa che occorre rispondere a molti sindaci - io sono sindaco da 15 anni - che vogliono più potere sul territorio, perché chi sta in trincea veramente, dal punto di vista politico, sono i sindaci, di ogni colore politico. Quando si chiede di avere più aiuti, quando si chiede di avere una mano più forte da parte dello Stato, è perché i sindaci hanno realmente il termometro della situazione. Ciò si può capire anche riguardo ai problemi con gli extracomunitari, sul tema della sicurezza: ma vi rendete conto che oggi, in Italia, purtroppo abbiamo le Forze armate, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di finanza che, spesso, non hanno nemmeno i soldi per la benzina! Non ci sono soldi per riparare le automobili! Queste non sono barzellette, è realtà!
Allora, se vogliamo un'Italia che funzioni meglio, è evidente che bisogna aiutare le forze dell'ordine, bisogna stare loro vicino, bisogna fornire loro ciò che serve per andare avanti. Non possiamo avere una giustizia in cui, per un processo, si va avanti quindici o venti anni. Non possiamo avere una giustizia dove vi sono i giudici che chiedono ai sindaci di comprare il toner piuttosto che la fotocopiatrice, perché non vi sono i soldi per andare avanti nelle preture italiane, anche del nord.
Altro punto importante: tutti parlano della questione del petrolio. Se vogliamo svecchiare l'Italia, una riforma importante da operare è l'eliminazione di questi balzelli: chiamiamoli con un altro nome, togliamo i riferimenti alla guerra in Abissinia, al problema del canale di Suez, all'alluvione di Firenze, alla tragedia del Belice, dell'Irpinia, e così via. Siamo nel 2008, sono passati decenni! È una cosa che fa impressione e fa ricordare che comunque dobbiamo cambiare; dobbiamo davvero essere coloro che vogliono cambiare lo Stato, dicendo la verità.
Signor Presidente del Consiglio, la ringrazio di essere presente e la esorto, a nome della Lega e a nome di noi della Padania: diciamo le cose come stanno, facciamo le cose che servono; non diciamo bugie, diciamo anche amare verità, e proseguiamo su questa strada, perché la gente ha bisogno di fiducia e, per infonderle fiducia, dobbiamo portare risultati concreti, che possano convincere anche i giovani (parola che viene sempre pronunciata da molti).
Perché oggi in Italia nascono sempre meno bambini? Perché quando si mette su famiglia, prima di fare un figlio, ci si pensa cento volte, per i costi che comporta e per il fatto che la stessa famiglia non riesce neanche ad andare avanti anche se è composta solo di marito e moglie.
Pertanto, per poter incentivare ciò, occorre una politica sui giovani - ma bisogna attuarla veramente! - così come occorre realizzare una politica sulle pensioni. Certo, oggi, si discute sulle pensioni attuali, sul fatto che sono basse e che molte non vanno bene. È vero. Ma proviamo a immaginare le pensioni di chi appartiene alla mia generazione, o addirittura pensiamo a chi, come mio figlio, ha cinque anni: quando mai vedrà una pensione? La vedrà col binocolo! Occorre dunque pensare alle generazioni future! Occorre pensare ad un nord dell'Italia sempre più all'avanguardia e ad un'Italia, insieme, tutta protratta ad ottenere un futuro migliore!Pag. 13
In conclusione, signor Presidente del Consiglio dei ministri, credo che lei potrà diventare, insieme al suo Governo e a tutti noi, il vero rivoluzionario italiano degli ultimi quarant'anni! Infatti, se lei attuerà ciò che ha detto, insieme a noi, certamente verrà ricordato come un Presidente del Consiglio dei ministri che, oltre a dire, fa! Così come ha fatto ciò nella sua vita privata, con le sue aziende, allo stesso modo si comporti anche per l'azienda Italia! Noi del Nord siamo con lei e diciamo: viva la Valsesia, viva la Padania, viva la Lega Nord Padania (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Fassino, per quindici minuti. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO. Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghi, tutti avvertiamo che quella che si apre in queste settimane è una legislatura di straordinaria importanza. Avvertiamo tutti l'esigenza di essere all'altezza delle aspettative dei cittadini, in anni in cui la politica è spesso apparsa ai cittadini distante e sorda. Avvertiamo tutti l'esigenza di restituire certezze ad una società inquieta e percorsa da mille febbri e insicurezze. Avvertiamo tutti la necessità di dare al Paese quella crescita che consenta ad ogni cittadino di guardare alla propria vita con maggiore serenità e sicurezza, avendo più opportunità. Avvertiamo tutti l'esigenza di dare finalmente all'Italia un sistema politico moderno, capace di guidare il Paese nel tempo reale della società di oggi.
Per questo motivo, onorevole Berlusconi, non ho imbarazzo a dirle che abbiamo apprezzato il tono del suo discorso. Un tono lontano dall'aggressività degli anni passati e anche da quella spesso usata in campagna elettorale. Il suo è stato un discorso dal tono sobrio e rispettoso delle opinioni di tutte le forze politiche, comprese quelle dell'opposizione.
Apprezziamo, quindi, la consapevolezza che l'Italia non abbia bisogno di guerre civili, ma di uno sforzo da parte di tutti, che richiami la responsabilità di ciascuno, per mettere al centro della politica le attese, le ansie, le aspettative e le domande degli italiani.
Si tratta di un clima a cui il Partito Democratico ha dato un contributo decisivo, in primo luogo proprio con la creazione del Partito Democratico stesso, che ha innescato quel processo di riforma del sistema politico, che ci ha consentito di lasciarci alle spalle un Parlamento - come quello precedente - in cui sedevano trentanove partiti, e consegna al Paese un Parlamento in cui siedono oggi sei gruppi parlamentari. Si tratta di un Parlamento certamente più rappresentativo della realtà del Paese, un Parlamento più capace di corrispondere, con la propria azione, alle esigenze e alle domande degli italiani, un Parlamento più in grado di interloquire con il Governo concorrendo ad una governabilità più efficace.
Rivendico il contributo che il PD ha dato a questo nuovo clima con i nostri toni di campagna elettorale, i quali mai sono trascesi nell'aggressione degli avversari politici. Ci siamo sforzati ogni giorno e per questo motivo, talora, siamo stati anche rimproverati. Qualcuno ha detto che eravamo «noiosi», perché ci siamo sforzati di mettere al centro dalla campagna elettorale i problemi e le soluzioni che prospettavamo.
E rivendico il nostro contributo anche con le scelte di questi giorni; la scelta di costituire un Governo ombra per dare alla nostra opposizione una maggiore efficacia in termini propositivi (e apprezziamo anche che lei, signor Presidente, abbia voluto apprezzare questa scelta) è indicativa di un modo di guardare ai doveri e al compito della politica che continuerà a ispirare le nostre azioni anche da domani.
Naturalmente ai toni deve corrispondere anche la sostanza e una reale disponibilità a misurarsi davvero con le proposte che l'opposizione avanzerà intorno ai problemi del Paese. Proprio per tale motivo ritengo che occorra sottolineare la necessità di misurarsi davvero fino in fondo con i problemi del Paese per quelloPag. 14che sono, nella loro complessità e nel loro spessore, senza semplificazioni e fughe populistiche. La società italiana è percorsa da diffusi sentimenti di inquietudine: il malessere di quei tanti pensionati che sono costretti a vivere con 500 euro al mese; il disagio di quell'ottanta per cento dei lavoratori dipendenti italiani che ogni giorno portano a casa una busta paga che non supera i 1100-1200 euro; l'inquietudine di chi guarda al proprio lavoro con preoccupazione, stante i tanti livelli di precarizzazione che incidono sulla vita di molti; il fastidio di tanti imprenditori che si sentono vessati da uno Stato vissuto come ostile e lontano, la preoccupazione di chi ha paura e di chi vede negli immigrati - e non soltanto in quelli clandestini, ma spesso anche in quelli legali - un competitore nelle proprie condizioni di vita per l'assegnazione di un alloggio, piuttosto che per un posto per il proprio figlio in un asilo nido. Tutte queste inquietudini, hanno avuto il loro punto di unificazione in un fastidio verso tutto ciò che è Stato, istituzioni e politica.
Ad un Paese inquieto e insicuro lei ha proposto un messaggio semplice e di una qualche suggestione, tant'è vero che ha vinto le elezioni. Ha proposto uno Stato più leggero e, al tempo stesso, uno Stato che protegge di più. È un binomio attrattivo e difatti ha raccolto il consenso di una larga parte del corpo elettorale. Vorrei, tuttavia, sottolinearle che lo slogan «uno Stato leggero che protegga di più» è efficace per vincere le elezioni, ma è di più complessa applicazione per governare il Paese. La vorrei mettere in guardia dalle semplificazioni che in qualche modo anche nel suo discorso di oggi, sia pure dai toni nuovi, ho registrato.
Certamente uno Stato più leggero significa uno Stato che riduca fortemente i troppi adempimenti burocratici che assillano la vita dei cittadini; uno Stato più leggero è uno Stato che deve semplificare il proprio rapporto con la società e con i mille interessi che maturano ogni giorno; uno Stato più leggero è uno Stato che deve alzare il livello di efficienza, di produttività e di qualità dei servizi che offre ai cittadini. Tutto questo però non significa - questo è quanto vorrei richiamare alla sua attenzione - uno Stato che debba fare di meno. Noi abbiamo bisogno di sostenere la competitività delle imprese in un'economia globale che ogni giorno pone loro sfide nuove; abbiamo bisogno di mettere in campo un processo di modernizzazione infrastrutturale ancora più accelerato; abbiamo bisogno di spendere molto di più per la scuola e l'università di quanto non si sia speso in tanti anni; abbiamo bisogno di mettere in campo ammortizzatori sociali senza i quali il mercato del lavoro flessibile rischia di essere esposto a rischi di precarietà inquietante per tanti. Ebbene, tutto questo richiede una quantità significativa di risorse, a cui si deve aggiungere il fabbisogno di risorse necessario per continuare nell'opera di riduzione del debito pubblico e del deficit volta a mettere a posto i conti pubblici. Lei si accorgerà presto che la politica di rigore che il Governo Prodi ha realizzato in questi venti mesi, e che in campagna elettorale voi avete messo fortemente sotto accusa, in realtà è stata una politica necessaria al Paese e di cui lei si avvantaggerà.
Lei, infatti, eredita uno Stato nel quale il deficit pubblico è rientrato in parametri accettati dall'Europa - mentre prima non lo era - lei eredita uno Stato nel quale il debito pubblico ha cominciato a scendere - mentre, precedentemente, era tornato a salire - lei eredita un avanzo primario che non le sarà davvero inutile in quelle politiche di investimento che qui ha voluto indicare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). E una politica di riduzioni fiscali - che tutti auspichiamo - quando sarà portata in Aula troverà un atteggiamento non ostile, non pregiudiziale da parte dell'opposizione. Ma lei e il suo Governo dovete essere consapevoli che quei provvedimenti di riduzione fiscale - ai quali lei ha affidato molto, in termini simbolici, di quel messaggio «Stato più leggero, Stato che protegge di più» - in realtà non potranno mai prescindere dalle necessarie risorse alla politica di modernizzazione e di investimenti così come dal fabbisogno per la riduzione del debitoPag. 15pubblico e del deficit di bilancio. Per questo dico: attenzione alle semplificazioni che possono far credere che sia facile ciò che facile non è.
Questo sarà dunque uno dei banchi di prova: una crescita vera non può che essere fondata su una politica più alta di investimenti, su una politica di conti pubblici in equilibrio, su una politica di rigore a cui anche il suo Governo sarà chiamato.
E non minore rigore ed equilibrio richiederà l'altro corno del binomio che lei ha proposto agli italiani: la politica di protezione. Anche qui attenzione a non evocare scelte illusorie che possano ritorcersi contro i cittadini e contro l'azione del suo stesso Governo. Non credo davvero che i tanti rischi e le tante sfide di fronte alle quali le imprese sono messe ogni giorno dalla globalizzazione potranno essere adeguatamente risolte con i dazi.
Credo che evocare l'Europa come un rischio più che come un'opportunità, come spesso avete fatto - lei non l'ha fatto oggi ed anche questo è un tono nuovo, ma ancora in campagna elettorale voi avete appunto evocato costantemente l'Europa più come un rischio, più come un gravoso fardello, più come un impaccio di cui non si può fare a meno che come un'opportunità - rischi di essere un errore.
Allo stesso modo, il tema dell'immigrazione è un tema complesso che non va semplificato e va affrontato in tutte le sue sfaccettature vedendo bene cosa significa costruire una società che sia effettivamente capace di accogliere e di integrare, perseguendo e realizzando una politica che liberi l'immigrazione dalla paura che l'immigrazione stessa porta con sé. Il che sconsiglia di cavalcare, invece, la paura dell'immigrazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Anche il tema della sicurezza su cui lei ha insistito e che giustamente deve essere considerato da chiunque una priorità assoluta - perché essere sicuri non è un'esigenza di destra o di sinistra, ma è l'esigenza di qualsiasi cittadino che voglia guardare la propria vita con serenità - richiede serietà, equilibrio e rigore. E per non dilungarmi eccessivamente la invito a leggere l'intervista che questa mattina l'ex Ministro dell'interno Pisanu ha rilasciato ad un grande quotidiano per richiamarla ad una maggiore sobrietà di toni su questo tema rispetto a quelli che ancora nei giorni scorsi sono stati usati da alcuni esponenti del suo Governo. Anche questi saranno banchi di prova su cui noi misureremo la vostra azione.
Infine, sarà un banco di prova mettere mano alle riforme che portino a compimento la transizione da troppo tempo incompiuta e qui, ancora di più, si misurerà se ai toni corrisponde la sostanza. Sappiamo tutti che mettere mano alle riforme istituzionali è un'urgente esigenza per dare a questo Paese un sistema politico moderno, in sintonia con la società italiana. Proprio per questo, però, le riforme istituzionali non possono essere figlie soltanto di una maggioranza di Governo e noi vogliamo sperare che ai toni che lei ha usato in questa sede corrisponda la consapevolezza di ricercare, sulle riforme istituzionali, quelle convergenze e quelle intese in Parlamento e con l'insieme delle forze politiche che sono necessarie per dare efficacia alle riforme stesse. E ad un'intesa istituzionale che sia capace di modernizzare il sistema politico italiano e di dare al Paese assetti istituzionali moderni ed efficaci noi, come abbiamo più volte dichiarato, siamo pronti.
Concludendo, noi non le daremo la fiducia che lei ha richiesto qui, al termine del suo discorso. Ma questo non significa che vi sia in noi alcuna ostilità pregiudiziale, né che ci arroccheremo in un'opposizione sorda e miope. Abbiamo fatto il Partito Democratico per dare al Paese una forza riformista, moderna, ispirata sempre ad una moderna cultura di governo che vogliamo praticare sia dall'opposizione sia quando avremo responsabilità di governo.
Al centro, in ogni caso, della nostra cultura di governo e del nostro modo di fare opposizione noi mettiamo l'Italia e le sue aspettative. La nostra opposizione muoverà dai problemi del Paese, dalle ansie, dalle aspettative, dalle esigenze degli italiani. E aver voluto dare forma alla nostra opposizione con il Governo ombraPag. 16ha voluto esattamente sottolineare questa scelta: quella di volerci dare uno strumento con cui accrescere la capacità di ispirare la nostra azione quotidiana a proposte e progetti che siano in sintonia con le domande e le aspettative del Paese e si confrontino con l'azione che il suo Esecutivo metterà in campo ogni giorno. Ogniqualvolta da questo confronto risulterà la possibilità di una convergenza, stia sicuro che noi non avremmo imbarazzi a dichiararlo. Ogniqualvolta non vi sarà intesa, non avremo timidezza a contrastare provvedimenti che riterremo errati per il Paese.
In ogni caso, di qui comincia un cammino: e si vedrà lungo il percorso chi avrà il passo più spedito e più sicuro. La politica - questo è l'augurio che faccio al suo Governo e alla nostra opposizione - sia all'altezza delle aspettative del Paese. Mi auguro che il suo Esecutivo lo sia; noi, dall'opposizione, faremo la nostra parte, sempre mettendo al centro della nostra azione l'Italia e le esigenze, le aspettative, le speranze degli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Unione di Centro e Misto).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Saltamartini. Ne ha facoltà.
BARBARA SALTAMARTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, è con grande emozione che prendo per la prima volta la parola in quest'Aula.
Il risultato elettorale ci consegna la responsabilità e l'orgoglio di governare l'Italia: una responsabilità tanto maggiore perché conseguenza di una vittoria netta, che ci mette nella condizione - ma anche nel dovere - di garantire la governabilità necessaria per mettere in moto quel processo di cambiamento di cui il Paese ha oggi assoluto bisogno. Il nuovo Governo, a mio giudizio, segna già il passo del rinnovamento: è un Governo coeso; è un Governo giovane, fra i più giovani nello scenario europeo; è un Governo snello e che da subito potrà lavorare per attuare il nostro programma elettorale, così come enunciato questa mattina dal Presidente Berlusconi. È inoltre un Governo che ha saputo valorizzare la presenza femminile, secondo il nostro progetto politico e culturale, teso a sostenere e a promuovere il ruolo delle donne non solo secondo una logica della rappresentanza in termini quantitativi, ma soprattutto in termini qualitativi. Si è infatti voluto affidare alle donne che siedono tra i banchi del Governo temi importantissimi quali quelli dell'ambiente, dell'istruzione, delle politiche giovanili, delle pari opportunità: temi che sono tanto importanti quanto centrali nella realizzazione di un nuovo modello sociale da consegnare alle nuove generazioni. Ed è infatti soprattutto ai giovani che noi dobbiamo guardare e che questa maggioranza deve dare risposte: è a loro che occorre ridare fiducia. Poiché la situazione che ci troviamo ad affrontare - triste eredità di due anni di non governo - è quella della riduzione della competitività del nostro sistema produttivo, della crescita di precarietà nella vita quotidiana delle famiglie, dell'assenza di una seria politica demografica e soprattutto del mancato riconoscimento della maternità come grande valore sociale e come un bene per l'intera comunità nazionale.
E ancora: della precarietà del mondo del lavoro e del reddito, dell'emergenza di sicurezza e della grande richiesta - sempre maggiore - di legalità, di rispetto delle regole, perché vi sia veramente una società dove, oltre ai diritti, siano ben esplicitati i doveri di ognuno di noi.
Di fronte a tale scenario siamo chiamati a lavorare con coraggio, con determinazione e con onestà, ad una profonda riforma del sistema del welfare italiano al fine di garantire, finalmente, l'attuazione di politiche sociali, economiche e fiscali a sostegno della famiglia, vera cellula fondamentale della nostra società, e soprattutto della maternità, perché in Italia finalmente avere un figlio non sia più un bene di lusso ma una possibilità per tutti, con l'aiuto dello Stato a realizzare quelloPag. 17che costituisce un sogno per tutte le donne e per tutte le famiglie, anche con un sostegno economico e sociale.
Ovviamente dobbiamo lavorare per poter realizzare nuove e concrete politiche sulla sicurezza, per vedere finalmente garantito il diritto di ognuno di noi a vivere e lavorare in città sicure. Ma si tratta di un obiettivo che deve essere perseguito con un intervento congiunto dello Stato, delle forze dell'ordine a cui finalmente dare mezzi e risorse necessarie e anche e soprattutto delle amministrazioni locali, rifiutando il principio di delegare al singolo cittadino, alla singola donna - dotandola magari di un braccialetto elettronico - il compito di provvedere autonomamente alla propria incolumità.
Pertanto, il Governo - lo voglio ribadire soprattutto come donna - dovrà anche dimostrare che è finita l'epoca in cui una sola parte politica deteneva il monopolio della rappresentanza sulle politiche e sulle tematiche femminili. Le donne del centrodestra, con il loro impegno, dimostreranno che i pregiudizi degli avversari sul presunto «velinismo» della nostra coalizione attengono ad una mentalità maschilista e saranno ribaltati e rispediti al mittente dalla nostra capacità, come donne, di fare squadra e di sapere ascoltare i reali problemi del mondo femminile, al contrario di quanto è stato forse fatto fino ad oggi da una certa parte politica che probabilmente si è resa portavoce soltanto di minoranze fanatiche. Con tale augurio, signor Presidente, rinnovo l'impegno a rappresentare con orgoglio l'Italia ma anche una nuova classe dirigente che sia veramente intenzionata a far passare il senso di antipolitica che pervade la nostra nazione (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e di deputati del gruppo Unione di Centro).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, viste le blandizie rivolte all'opposizione anche in tale occasione ella non ha mancato di dimostrare le sue doti di imbonitore peraltro ampiamente riconosciutele da Indro Montanelli che, per la verità, usava un altro termine, più crudo.
Non sono iscritto al partito dei buonisti. Italia dei Valori non concederà la fiducia al suo Governo per motivi etici, politici e programmatici. Infatti, un Governo trae la sua credibilità in primo luogo dal comportamento presente e passato di colui che lo presiede, una credibilità che deve trovare riscontro non solo all'interno dei confini del Paese, ma anche e soprattutto nella comunità internazionale. Sotto questo profilo, non è difficile comprendere che con il suo ritorno al Governo saremo nuovamente di fronte ad un'emergenza etica. Sarebbe come sparare sulla croce rossa prendere a riferimento le pagine di quella sorta di enciclopedia che documenta le tante e gravi inchieste giudiziarie nella quale ella risulta ancora coinvolto e dalle quali, grazie alle numerose leggi ad personam (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) che ella è riuscita a far approvare, lei è sinora riuscito in larga parte a sfuggire. Sfuggito, ma non assolto, per lo più salvato dalle prescrizioni ora dimezzate grazie sempre ad una di tali leggi.
Poiché in relazione a tali indagini lei invoca continuamente l'idea di una fantomatica persecuzione politica, voglio risalire più indietro nel tempo, a momenti antecedenti alla sua discesa in campo, a tempi non sospetti, quando cioè il richiamo alla persecuzione politica sarebbe apparso del tutto ridicolo.
Eppure, già allora era evidente una delle principali caratteristiche del suo agire: il ricorso alle false promesse, delle quali io stesso fui diretto testimone, ad esempio al tempo in cui l'Università della Calabria le conferì la laurea honoris causa in ingegneria gestionale (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Quel metodo un giorno la portò, Presidente, in un tribunale ad alzare la mano destra e dire «giuro davanti a Dio e agli uomini di dire la verità», salvo poi rendere una falsa testimonianza, reato accertato anche se estinto per amnistia.Pag. 18
Con un simile precedente penale in nessun Paese veramente democratico, ad esempio in quella grande democrazia che sono gli Stati Uniti, ella avrebbe mai potuto accedere ad una carica pubblica. Immaginiamoci alla massima delle cariche pubbliche! Ma Lutero e Calvino vissero e predicarono al di là delle Alpi e, purtroppo per noi italiani, prevalentemente al di là delle Alpi si è diffusa quell'etica protestante che là e negli Stati Uniti hanno informato e continuano ad informare la gestione della res publica.
Qualche giorno fa lei ha pronunciato davanti al Capo dello Stato un giuramento con il quale si è impegnato ad agire nell'interesse dell'intera nazione, ma di una cosa possiamo essere certi: nei periodi in cui lei ha governato a stare molto meglio di prima sono state le sue aziende, che hanno avuto risultati eccezionali (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Eppure, nel momento in cui lei ricevette l'incarico di formare il suo primo Governo, il suo gruppo industriale era sull'orlo del fallimento. Molti italiani, però, stanno oggi peggio di allora e per metà degli ultimi quattordici anni è lei che ha governato il Paese.
Sono questi i motivi sufficienti a togliere ogni credibilità alle nuove promesse che lei ha fatto agli italiani in campagna elettorale e che qui ha puntualmente ripetuto oggi e per le quali non ha spiegato ancora dove troverà le risorse necessarie a finanziarle.
L'Italia dei Valori non le darà la fiducia poiché, anche più che in passato, lei ha costruito una compagine di Governo obbligata a dire sempre sì a qualunque cosa lei dovesse proporre ed è sintomatico che la questione dell'informazione, basilare per la democrazia, venga oggi nascosta dentro un altro Ministero.
Siamo certi che lei si guarderà bene, sia dal dare applicazione alla nota sentenza della Corte costituzionale, sia dal dare adeguata risposta alla condanna dell'Unione europea contro la legge Gasparri, ancora una volta da lei voluta per avvantaggiare le sue aziende editoriali e televisive. Alla faccia del pluralismo dell'informazione!
E la giustizia? Ci mancherebbe che un nuovo Minculpop di mussoliniana memoria (Commenti di deputati del gruppo Popolo della Libertà ) impedisca alla rete di far circolare il bacio del Ministro Alfano a Croce Napoli, capomafia di Palmi di Montechiaro. Ogni italiano ha il diritto di saperlo, di vederlo e di valutarlo, così come ha il diritto di giudicare l'intervento dello stesso Ministro in solidarietà e difesa di Totò Cuffaro dopo la condanna a cinque anni per favoreggiamento di un mafioso.
Con queste premesse meglio sarebbe parlare sin d'ora di Ministero dell'ingiustizia. Oppure le do un suggerimento: lo nasconda come l'informazione, per esempio celandolo nel Ministero delle infrastrutture; chissà, forse ne potrebbero fare un nuovo porto delle nebbie sul tipo di quello che il suo fido Cesare Previti, con lei Ministro della difesa in attesa di una condanna a sei anni per corruzione di un giudice, ben conosceva.
Mi dispiace per qualche anima candida come la Ministra Meloni e qualcun altro. La compagnia non appare proprio cristallina. Noi dell'Italia dei Valori dubitiamo che da un tale Governo possa venire il bene per il Paese, soprattutto nei campi più delicati per il salvataggio della democrazia, come l'informazione, la giustizia, la legalità, l'assenza del conflitto di interesse, argomenti da lei neppure sfiorati.
Nondimeno, qualora dovesse arrivare in Aula qualche provvedimento per la sicurezza dei cittadini, per il federalismo vero - ma su questo ultimo punto esprimiamo forti dubbi che ciò avvenga -, siamo pronti a passare dall'opposizione dura alla proposta e, nel caso, alla condivisione. Così sarà per le riforme istituzionali e per la legge elettorale, a condizione che vada nel senso di ripristinare in capo agli elettori il potere di decidere chi li debba rappresentare e a condizione che preveda adeguate cause di ineleggibilitàPag. 19per i condannati con sentenza passata in giudicato e per chi si trovasse in palese conflitto di interessi con lo Stato.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ANTONIO BORGHESI. Con queste motivazioni e con le ulteriori che saranno specificate da altri colleghi del gruppo, Italia dei Valori dichiara la non fiducia nei confronti del suo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà, per undici minuti.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, le riconosco garbo e gentilezza, ma ciononostante le debbo spiegare perché non posso votarle la fiducia. Infatti, sono parte di una opposizione minoritaria di centro che lei in fondo fatica a riconoscere, perché pensa di rappresentarla. Forse preferisce quella ombra di Veltroni.
Lei passerà alla storia per aver superato l'impianto parlamentare della nostra democrazia, facendoci però correre il rischio di una deriva un po' sudamericana. Un sistema presidenziale senza contrappesi istituzionali: questo è il suo nuovo parlamentarismo, già sperimentato in questi anni con l'elezione diretta dei presidenti delle regioni. Invito i colleghi ad andare ad accertare come si svolge il processo legislativo all'interno delle assemblee regionali: si esalta la funzione di governo e la funzione legislativa diventa ornamentale. Questa è la sua dialettica istituzionale.
Per questo oggi, forte del risultato elettorale, riconosce finalmente il ruolo del Capo dello Stato e ribadisce la subalternità del Parlamento rispetto al suo Governo e, magari, si sceglie pure l'opposizione.
Io mi inchino rispetto al risultato elettorale, ma rivendico il dovere di segnalare la vera natura del suo Governo. Il suo discorso di oggi è stato indubbiamente abile, glielo riconosco. Ma noi la conosciamo altrettanto bene. In questi quattordici anni, il Paese, invece di andare avanti, è purtroppo andato indietro, non è cresciuto, ha perso speranza, si è attorcigliato nelle corporazioni, ha creduto più nella furbizia, che nel senso del dovere e della responsabilità.
Leggendo il suo programma di Governo - non quello che lei ha rappresentato oggi, che era un discorso carico di abilità parlamentare -, si vede la mano di Tremonti, emerge un rigurgito di colbertismo: più Stato per difenderci dalla globalizzazione. Si offre protezione. È il pensiero debole degli amici leghisti, i quali hanno fra l'altro hanno invece delle opinioni molto aggressive in altri campi: più quote e dazi per difendere le nostre produzioni dalla concorrenza asiatica. Tutto ciò si salda con il suo stile gentilmente monopolista.
Tuttavia, l'Italia ha bisogno di uno Stato più forte per battere le corporazioni e le rendite diffuse, creando più concorrenza. Non si tratta certo di sostituirsi al mercato, ma di esaltare la sua funzione di misuratore di efficienza, per creare risorse da destinare ai più deboli. Si ripropone anche nel programma uno scetticismo pericoloso nei confronti dell'Europa. Se non fossimo stati stimolati dall'Europa, saremmo ancora più un fanalino di coda e quel poco di concorrenza che c'è in Europa la si deve alle iniziative di Bruxelles e alla positiva esperienza del commissario Monti sul versante dell'apertura ai mercati.
Per fortuna abbiamo l'euro in tasca, altrimenti correremmo il rischio jugoslavo. Ma se il nuovo Berlusconi non avesse perso né il pelo e né il vizio e fosse rimasto quello del 1994, cioè un finto liberalizzatore, un po' monopolista (Crozza direbbe: «ma anche monopolista»), deciso a difendere lo spazio degli interessi particolari con le unghie e con i denti, contagiando su questa strada magari anche l'idea del Governo ombra, vorrebbe che il duopolio dell'informazione televisiva diventasse il canovaccio del bipartitismo all'italiana. Berlusconi venda una rete Rai e tolga il tetto e il canone e apra il mercato pubblicitario come si deve!Pag. 20
Non è un caso se sull'altro fronte il programma di Veltroni e del Governo ombra per molti aspetti appare analogo o «copiato», come direbbe lei. Ecco perché c'è bisogno di un centro riformatore che spieghi agli italiani che senza riforme strutturali non si va da nessuna parte. Questo dovrà fare l'Unione di Centro sul piano parlamentare.
Lei cerca di rassicurare il suo blocco sociale con la protezione, così, invece di prospettare al Paese una fase coraggiosa, ne prospetta una difensiva.
Quando l'Italia ha adottato quelle politiche, si è ritirata dalla sfida mondiale; l'esempio della FIAT è emblematico: quando chiedeva protezione è uscita dal mercato, quando ha accettato la regola del mercato è diventata un elemento di raffronto della moderna politica industriale. Ora, per fortuna, vi è un tessuto solido di imprese che ha scelto di rischiare nella competizione mondiale: è questa la grande speranza! Il diritto di crescere economicamente e socialmente è unitamente connesso al dovere di rischiare e di mettere in discussione le nostre presunte certezze.
Ora, lei indica la necessità di avere ottimismo e di dimostrare uno spirito di missione, ma più che dell'usato sicuro della furbizia abbiamo bisogno del nuovo, costruito sul sacrificio della sfida, dell'innovazione e della responsabilità personale.
Io, pur non votandole la fiducia, giudicherò il suo Governo dalle questioni concrete. Il caso di Alitalia - che lei oggi ha sorvolato - è un elemento che non può non creare un grande imbarazzo: lei ha affermato che, da un lato, non la vuole svendere, dall'altro, non la vuole ripubblicizzare, ma Alitalia deve essere risanata; il prestito ponte a cui ha fatto riferimento avrebbe avuto una sua ragione di essere se fosse stato legato a una richiesta di amministrazione straordinaria da presentare in Europa ai sensi della cosiddetta legge Marzano, così come si è fatto per il caso Parmalat. Ciò avrebbe reso possibile una ristrutturazione industriale, togliendo il potere di veto alle nuove sigle sindacali che oggi ancora dominano Alitalia.
Riguardo alla sicurezza e all'immigrazione, non vorrei che quello che state proponendo fosse un manifesto: il reato penale di immigrazione clandestina va messo in connessione con il reato penale di organizzazione del lavoro sommerso; non si sfugge da questa regola (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico)! Quando in un Paese vi sono 3 milioni e 500 mila lavoratori in nero, di cui tre quarti sono extracomunitari, a nessuno è consentito di tenerli a lavorare in nero, pagandoli quattro euro all'ora e, magari, alla sera di andare al bar a pontificare sul perché dobbiamo liberarcene! Ma liberarci di cosa? Se questi lavoratori se ne andassero, l'economia sarebbe in ginocchio il giorno dopo! Quindi, non scherziamo su tali questioni; separiamo il tema della sicurezza (per cui i delinquenti vanno messi in condizione di non nuocere) dalla demagogia intorno alle problematiche del lavoro.
E così sull'ICI, le tasse e il federalismo fiscale. Lei ha fatto un accenno al problema dell'evasione, ma in questi anni, in alternanza, Visco e Tremonti non hanno neppure lontanamente scalfito tale evasione: il 30 per cento dell'economia italiana è in nero e le attività quotidiane sono prevalentemente in nero. Se non si introduce il principio del contrasto di interessi - non un finanziere sulla testa di ognuno di noi! - è impensabile che si riesca a incidere su quella montagna di sommerso che è all'origine della riduzione della base imponibile del Paese, se la base imponibile del Paese determina condizioni di ricchezza che vanno a danno dei più e provoca un allargamento delle fasce di povertà.
La vorrò vedere all'opera sulle liberalizzazioni e sul nuovo capitalismo municipale. Ho letto delle interviste un po' preoccupanti al Ministro dell'interno sul neostatalismo localista: cosa vuol dire? Vuol dire che ciò che si è privatizzato al centro, ora si ripubblicizza in periferia? Che senso ha che province e i comuni gestiscano le autostrade: lo fanno come lo fanno i Benetton, sono dei nuovi monopolisti.Pag. 21È questa la logica con cui si pensa di affrontare il nodo del capitalismo locale?
Riguardo alle riforme istituzionali e alla legge elettorale: non vada avanti sulla strada di questo schema bipartitico, potrebbe essere un elemento sul quale inciamperà!
Quando in una realtà economica e sociale come la nostra i migliori rendimenti sono conseguiti grazie a posizioni di rendita, dovute a regolazioni restrittive, a privilegi clientelari, all'evasione fiscale, alla corruzione o alle relazioni politiche, possiamo aspettarci che aumentino gli investimenti per padroneggiare e perfezionare abilità e competenze che producono i più abili speculatori, mediatori, lobbisti, evasori e corruttori.
Come mai nel tessuto del Paese non c'è la tendenza a mettere in un angolo, ad esempio, coloro che si sono arricchiti attraverso la strada dell'insider trading, ma è anzi diventato un gesto di furbizia? Chi ha fatto i soldi aggirando la legge o facendo un uso strumentale di informazioni riservate, magari di società quotate, è diventato un furbo, un esempio da seguire, un elemento al quale guardare con una sorta di ammirazione. Questo è il Paese che non voglio e che ha di sé un'idea sbagliata.
La sua missione sarebbe quella di ripristinare l'equilibrio tra diritti e doveri, ma per farlo occorre la credibilità necessaria.
Mi permetto di avvertirla con la stessa gentilezza con cui lei ha parlato: non le basterà guardare a sinistra, non sarà sufficiente riconoscere il ruolo di Veltroni (lo affermo senza nessuna invidia). Dovrà cambiare il passo in maniera radicale rispetto agli altri sei anni dei suoi Governi (non è per la prima volta, infatti, che lei è alla guida di un Governo). Se lei farà bene - lo vedremo - noi glielo riconosceremo e lei potrà dar colpo alla spina nel fianco di cui è riuscito a liberarsi. Se invece andrà male - e mi dispiacerebbe molto per il mio Paese -, forse la spina nel fianco avrà avuto ragione e si aprirà una fase diversa (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori - Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento, in questi giorni, si appresta a votare la fiducia al nuovo Governo. Queste sono giornate dal significato politico intenso, ma dobbiamo essere consapevoli che la vera fiducia a questa maggioranza è già stata ampiamente attribuita dagli elettori il 13 e il 14 aprile scorsi: è questa l'investitura senz'altro più significativa.
Il nostro programma di Governo è stato apprezzato; i cittadini, con il loro voto, ci impegnano al rispetto di quanto proposto, soprattutto su temi quali la sicurezza, il controllo dell'immigrazione, il rilancio delle opere pubbliche, il federalismo fiscale e la semplificazione burocratica e amministrativa dello Stato.
È di tutta chiarezza la difficile situazione in cui versa il Paese dopo due anni di Governo del Presidente Prodi: due anni passati più a discutere sui Dico e sull'indulto piuttosto che ad occuparsi del fatto che il Paese si stava sempre più impoverendo. Per questo motivo serve subito un nuovo Governo che si occupi dei veri problemi di interesse generale e non settoriale.
La situazione del Paese, ad oggi, è questa: mancano le materie prime; abbiamo poca energia elettrica di nostra produzione; vi sono solo cinque regioni in attivo, mentre le altre quindici incrementano continuamente un debito pubblico che ha raggiunto 1.623 miliardi di euro. Sul punto, un interessante studio proposto da Unioncamere del Veneto sui costi del mancato federalismo fotografa in modo imparziale la necessità inderogabile di cambiamento in senso federalista per il Paese, al fine di evitarne il fallimento.
La pubblica amministrazione è da riformare, assorbe metà del prodotto interno lordo e, da erogatrice di servizi, si è trasformata - complici anche i sindacati -Pag. 22in uno «stipendificio», dove gli operatori meritevoli sono spesso trattati peggio di chi lavora poco e male. Le tasse sul lavoro sono pari al 60 per cento; quelle sulle imprese raggiungono il 52 per cento; la pressione fiscale, con il Governo Prodi, è cresciuta di oltre due punti in due anni, nei quali il Presidente Prodi ha chiesto agli italiani ben 40 miliardi di euro di tasse in più. Gli studi di settore introdotti dal Ministro Visco hanno aumentato le tasse del 30 per cento: questo spiega l'aumento delle entrate fiscali, non - come vogliono farci credere - la lotta all'evasione fiscale, che infatti è rimasta in linea con gli anni precedenti.
L'INPS incassa settantacinque e spende cento, con le solite poche regioni in regola con i conti. Per contenere il debito pubblico, il Presidente Prodi ha seguito la via dei tagli agli enti locali, così, oltre ad aumentare le tasse in senso generale, ha di fatto costretto i comuni ad aumentare anche quelle locali di un buon 10 per cento.
A queste negatività aggiungiamo il blocco degli investimenti e degli appalti pubblici, che, grazie al partito del «non fare», sono crollati del 70 per cento, allontanando anche gli investitori stranieri. Con il patto di stabilità imposto ai comuni, il Governo Prodi ha fatto crollare del 50 per cento anche gli appalti dei lavori locali. Non a caso, l'ISTAT e l'Unione europea ci ricordano che l'Italia è ultima per crescita nell'area euro. Con questi numeri, il Governo Prodi è riuscito anche a portare i rifiuti di Napoli in Germania. Da non crederci o, meglio ancora, semplicemente incredibile!
Ricordo questi aspetti perché è ripreso il martellamento mediatico tendente a magnificare i risultati del Governo di centrosinistra, mentre è all'evidenza di tutti che l'unico risultato ottenuto nei due anni scorsi è stato l'impoverimento generale del Paese. L'Eurispes ricorda che oggi ben un terzo delle nostre famiglie non arriva alla fine del mese: gli interessati sono solo 15 milioni di cittadini italiani. D'altronde, cosa ci si poteva aspettare da Ministri come Pecoraro Scanio, che esordì nel nome della redistribuzione della ricchezza, promettendo aumenti del bollo auto ai possessori delle Porsche Cayenne, finendo poi per aumentarlo solo ai possessori delle utilitarie euro 0 degli operai (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Se questo era l'inizio, purtroppo abbiamo visto anche come è andata a finire. Ora soprattutto questi cittadini più poveri si attendono un cambio di marcia per la nuova guida del Paese. Noi pensiamo che una prima proposta potrebbe essere quella di trasferire i sistemi di Governo delle regioni virtuose, che spendono meno e meglio le risorse pubbliche e offrono buoni servizi, alle regioni con i conti in passivo. In sostanza, si tratta di lavorare per un federalismo solidale, ma soprattutto responsabile. In caso contrario, il pericolo sarà quello di distribuire a piene mani povertà per tutti, sia a chi è bene amministrato, sia a chi non lo è.
Oltre agli interventi economici, fiscali e di nuova impronta federalista, questo Governo deve affrontare il problema della sicurezza e governare il fenomeno dell'immigrazione. Per questo ci hanno dato un preciso mandato popolare, che bisogna esercitare con fermezza, essendo chiari nella gestione dei ruoli fin da subito: chi rappresenta il popolo approva le leggi, mentre la giustizia le applica. Non dovrà ripetersi, ad esempio, quello che è accaduto nella XIV legislatura: mentre in Parlamento si discuteva ancora del provvedimento Bossi-Fini, vi erano già notizie di agenzia che riportavano le contrarietà di alcuni giudici e di membri della Corte costituzionale a tale legge.
Centinaia furono le contestazioni dopo l'approvazione del provvedimento per bocciarne i contenuti. Piuttosto che boicottarla occorreva applicare norme civili, quali quelle che prevedevano, ad esempio, aggravi di pena da cinque a quindici anni per chi trae profitti, schiavizzando donne e bambini immigrati, ma probabilmente questo non era nell'intento di quella parte della magistratura (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Non è neanche più tollerabile, signor Presidente, che il Consiglio superiore della magistraturaPag. 23non eserciti quasi più il controllo sulle responsabilità di alcuni giudici. Proprio in questi giorni abbiamo assistito alle scarcerazioni di stupratori di minorenni, di responsabili di assalti violenti in villa, di responsabili di decine di rapine ai danni dei piccoli commercianti e artigiani, a causa di negligenze o per mancate priorità operative da parte di certi tribunali. Le responsabilità devono emergere, altrimenti sarà inutile approvare nuovi pacchetti sicurezza, se continueremo ad assistere alla messa in libertà dei delinquenti arrestati dagli agenti della pubblica sicurezza (Applausi del deputato Torazzi).
Se questi gravi problemi della giustizia dovessero persistere, oltre alle riforme costituzionali in termini di federalismo e di nuovo assetto dello Stato, dovremmo rivedere anche le funzioni, i compiti e le responsabilità sia del Consiglio superiore della magistratura sia della Corte costituzionale, se non altro per riportarli nei ruoli che gli stessi organi hanno negli altri Paesi dell'Unione europea. Ciò perché ad esercitare il mandato popolare, anche in questo Paese, deve essere il Parlamento e non la magistratura, peggio ancora se questa non è né terza né imparziale. Con queste riflessioni il gruppo parlamentare della Lega nord Padania garantirà fiducia e collaborazione al nuovo Governo del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bressa al quale ricordo che ha a disposizione dieci minuti di tempo. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, le elezioni di aprile hanno cambiato davvero lo scenario della politica italiana: vi è stata una drastica semplificazione del quadro politico nazionale e una riduzione della frammentazione della rappresentanza parlamentare da 14 a 6 gruppi. L'immediata conseguenza di questa rivoluzione elettorale è stata quella di consegnare al Paese un Governo in tempi brevi, con una larga maggioranza, con uno schema di alleanze semplificato (il tempo della politica ci dirà se e quanto questa maggioranza sarà anche coesa). Questa rivoluzione elettorale ha prodotto anche una nuova opposizione composta da tre partiti, di cui uno largamente maggioritario con 217 deputati, solo uno in meno rispetto al gruppo dell'Ulivo della passata legislatura che pur godeva del premio di maggioranza.
Il giorno in cui si insedia il nuovo Governo la domanda vera da fare è se questa svolta politica sia la novità del giorno delle elezioni - l'unico secondo Rousseau in cui cittadini sono veramente liberi di scegliere e di contare - oppure se si tratti di una novità capace di influenzare politicamente l'intera legislatura. Competerà all'intelligenza degli avvenimenti politici e alla conseguente responsabilità che ogni parte intenderà assumersi, misurare la capacità di cambiamento, anche se il pericolo prefigurato da Bauman, ovvero che il potere si misura in base alla velocità con cui si fugge dalle responsabilità, resta sempre in agguato. Si tratta di un agguato tanto più attuale quanto più la politica resta sempre più schiacciata sul presente, un rischio tanto più grande quanto più il marketing politico si orienta sul bisogno del consenso immediato, su un'urgenza esistenziale, certamente drammatica, che rischia però di schiacciarsi sui sintomi, ignorando la gravità della malattia. Comprendo che questa sia la pressione maggiore per chi ha il compito di governare, ma non può e non deve essere la cultura dell'opposizione. Per effetto di quegli strani labirinti in cui si muove la nostra politica, noi oggi abbiamo un Parlamento in cui l'opposizione, o perlomeno la principale forza d'opposizione, può esercitare quella che, per primo Bagehot nella seconda metà dell'ottocento, intravide essere la funzione propulsiva dell'opposizione ovvero la sua funzione ciclica alternativa. Il carattere alternativo dell'opposizione - questo noi vogliamo essere, sicuramente con garbo e gentilezza, ma alternativi - comporta il superamento definitivo della concezione passiva nel suo profilo astensionista (il dissenso dal Governo)Pag. 24e in quello ostativo (il limite alla maggioranza). L'opposizione viene caratterizzata da una concezione attiva, in quanto è la sua stessa dinamicità che ne consente una definizione. La funzione politica dell'opposizione viene concepita, sostanzialmente, come formulazione di un indirizzo politico alternativo e potenzialmente sostitutivo rispetto a quello di Governo portato avanti anche tramite l'attività di controllo svolta in sede parlamentare, mentre le forze politiche che si insediano nel concetto organizzativo di opposizione parlamentare si presentano come potenziale partito di Governo.
Per quanto ci riguarda, se vi saranno le condizioni politiche per poterlo fare, siamo pronti a collaborare alle riforme costituzionali e regolamentari, ma da subito noi autoriformiamo il ruolo e il potere dell'opposizione che non vuole essere, né sarà, pregiudiziale o ammiccante, ma costituzionale e democratica. Un'opposizione democratica presuppone la costruzione, attraverso il ruolo parlamentare, quindi attraverso una ritrovata centralità del Parlamento, di una cultura di Governo alternativa. La responsabilità dell'opposizione non si misura nel numero dei «sì» o dei «no», ma si misura sul tessuto coerente delle proprie proposte originali, alternative, modificative e integrative a quelle di Governo. Da questa nuova cultura d'opposizione nasce l'idea e la concretezza del Governo ombra, che non è un'espressione mediatica, ma un modo esigente di ripensare il valore democratico dell'essere minoranza in Parlamento.
La nostra sarà anche un'opposizione costituzionale, nel senso di un'opposizione politica che non tanto difende, ma piuttosto attua i principi costituzionali, a cominciare dal principale problema che un consigliere parlamentare, in un delizioso saggio breve: La democrazia al cinema, ha così efficacemente sintetizzato: quello che è in crisi nella nostra Costituzione è il riconoscimento di come i sacri diritti e doveri individuali abbiano necessariamente una proiezione istituzionale e necessitino di un ordinamento di poteri che sia funzionale alla loro garanzia.
Noi immaginiamo il nostro essere opposizione come un potere che sa essere garante dei diritti e dei doveri individuali, e sappiamo di poterlo fare perché riconosciamo alla Costituzione italiana, rispetto ad altre carte fondamentali dei diritti, una originalità culturale che, nel linguaggio a me più familiare, viene definita in termini di personalismo e pluralismo, e nel linguaggio internazionale sarebbe tradotta in termini di interpretazione dignitaria dei diritti, incentrata sulla persona, un essere umano concreto, un «io» che scaturisce da un «noi», da una comunità.
È una tradizione in cui i diritti sono, oltre che inviolabili, anche indivisibili, in cui vi è spazio per i limiti a tali diritti, perché essi formano un tutt'uno e vanno bilanciati l'uno con l'altro.
È una tradizione in cui alcuni diritti presentano l'ambivalente natura di diritti - doveri. Questa è la nostra cultura, che deve tornare a vivere nel vivo dell'attività parlamentare. Dobbiamo avere la capacità di riflettere su cosa significhi legiferare secondo i principi costituzionali e non solo per regole, perché il diritto positivo che non avanza né esplicitamente né implicitamente una pretesa di giustizia, e che oltrepassa il limite categoriale dell'ingiustizia, non è diritto.
La retorica delle radici e della sicurezza, infarcita di condanna del relativismo culturale e basata sull'esistenza di una verità assoluta e sulla morale che ne deriva, di cui sono intrisi i vostri discorsi politici e i vostri programmi, non ci lascia molta speranza, ma soprattutto non ne lascia al Paese che, snervato ed insicuro, anche per nostri errori e presunzioni politiche di governo, non potrà riscattarsi e cambiare solo con la retorica.
Essere sensibili al rischio presente ma indifferenti rispetto al destino futuro significa avere politicamente il fiato corto, e con il fiato corto si corre veloci per un breve tratto ma poi si scoppia.
Aldo Moro nel marzo del 1976 scriveva che tra il realismo della preoccupazione ePag. 25l'idealismo delle forze dei diritti emergenti non c'è contraddizione; sono le due facce di una stessa realtà, nella quale la ricchezza del nuovo e dell'umano che avanza non deve essere soffocata ma composta.
Noi non siamo chiamati a fare la guardia alle istituzioni e a preservare un ordine semplicemente rassicurante, ma siamo chiamati a raccogliere, con sensibilità popolare e con consapevolezza democratica, tutte le invenzioni dell'uomo nuovo a questo livello dello sviluppo democratico. Questa sensibilità e questa cultura ci possono consentire di vincere la sfida del cambiamento. Questa è la sfida che il Partito Democratico, da questo Parlamento, lancia al Paese, e lo fa dall'opposizione, incarnando così un nuovo potere, il potere delle idee.
Non sottovalutatelo, non sottovalutateci, perché cinque anni possono essere più lunghi per voi che per noi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Calderisi, al quale ricordo che ha a disposizione dieci minuti. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CALDERISI. Signor Presidente, colleghe e colleghi deputati, signor Presidente del Consiglio, nel discorso di insediamento il Presidente della Camera - come già quello del Senato - ha affermato con forza che la XVI legislatura dovrà essere una legislatura costituente.
L'ammodernamento del nostro sistema istituzionale è stato oggi alla base del suo intervento, signor Presidente del Consiglio, e della sua volontà e ricerca di dialogo con l'opposizione per un nuovo e diverso rapporto tra maggioranza e opposizione, per giungere finalmente a quella legittimazione reciproca degli schieramenti essenziale in una democrazia bipolare. Il mio intervento vuole essere un contributo al dibattito in questa direzione.
L'affermazione di una dinamica bipolare, con l'alternanza tra le diverse coalizioni politiche e con l'indicazione preventiva del capo della coalizione - di fatto un'investitura diretta del Premier - hanno mutato profondamente il sistema politico istituzionale italiano. Le elezioni del 13 aprile hanno rappresentato una svolta ulteriore; hanno plasmato e riformato il sistema politico - come lei ha sottolineato, signor Presidente del Consiglio - in direzione di una bipolarizzazione semplificata, basata essenzialmente su due grandi partiti a vocazione maggioritaria. Ci siamo finalmente incamminati verso la realizzazione di un bipolarismo maturo di tipo europeo, ma la transizione verso un modello di democrazia decidente non è ancora compiuta. Occorre tradurre e consolidare i risultati ottenuti sul piano politico in una modifica degli assetti del nostro sistema istituzionale.
Occorrono modifiche della Costituzione volte a rafforzare il ruolo dell'Esecutivo e contestualmente quello dell'opposizione, insieme ai poteri di indirizzo e controllo del Parlamento, a superare il bicameralismo paritario e a realizzare un federalismo unitario e solidale.
Il testo elaborato nella scorsa legislatura dalla I Commissione può certamente costituire, come ha già affermato il Presidente Fini, una base di partenza che però va integrata nella parte relativa ai poteri del Premier, in particolare per quanto riguarda i meccanismi di stabilizzazione dell'Esecutivo che sono del tutto assenti.
Al riguardo - porto il mio contributo alla riflessione - eviterei meccanismi troppo macchinosi, inesistenti negli altri ordinamenti, come la cosiddetta norma antiribaltone che caratterizzava la riforma della Casa delle Libertà, per seguire invece la strada maestra che caratterizza il sistema parlamentare, non solo in Inghilterra ma in tutte le maggiori democrazie, in Francia, Spagna, Svezia e anche Germania (mi riferisco all'articolo 68 della Costituzione tedesca), vale a dire una disciplina del potere di scioglimento che consenta al Capo dell'Esecutivo di esercitare un potere di deterrenza contro i possibili fattori di destabilizzazione della maggioranza.
Al riguardo la proposta avanzata dal senatore Tonini già nel 2002 (A.S. 1662),Pag. 26ispirata al sistema svedese, soluzione prospettata anche dal professor Cheli nell'audizione presso la Commissione bicamerale D'Alema, potrebbe costituire una valida base di discussione.
Per consolidare i passi avanti compiuti con le elezioni del 13 aprile occorre certamente intervenire anche sulle leggi elettorali, a partire da quella per le elezioni europee, per evitare che la patologica frammentazione che le recenti elezioni hanno cacciato dalla porta sia reintrodotta dalla finestra. Sono lieto che da parte dei vertici del Partito Democratico sia stata avanzata una specifica proposta in tal senso.
Bisogna, poi, intervenire ovviamente sulla legge elettorale nazionale anche in vista del referendum.
Vi è, però, anche un altro piano di intervento, la riforma dei regolamenti parlamentari, su cui voglio concentrare il mio intervento. Infatti essi incidono in modo più sotterraneo ma assai più penetrante, per taluni aspetti, delle stesse previsioni costituzionali. Lo ha sottolineato anche il professor Lippolis, già consigliere giuridico del Presidente della Camera Pierferdinando Casini: «In un quadro costituzionale caratterizzato da una disciplina della forma di Governo a maglie larghe, i regolamenti parlamentari costituiscono un elemento importante per la definizione del regime politico. Vi sono margini di intervento attraverso i regolamenti parlamentari per orientare l'assetto della forma di Governo in senso maggioritario che non appaiono del tutto esplorati o comunque esauriti con le riforme della fine del secolo scorso».
Si può e si deve pertanto agire anche sui regolamenti parlamentari. Tre sono, a mio avviso, i filoni di una strategia riformatrice: rafforzare la posizione del Governo in Parlamento, definire lo statuto dell'opposizione, impedire la frammentazione parlamentare.
Per quanto riguarda il primo aspetto: ad oggi, nonostante i miglioramenti introdotti nei regolamenti nel corso degli anni Ottanta e Novanta, permane una marcata debolezza del Governo nell'ambito delle dinamiche parlamentari, in generale, e del procedimento legislativo, in particolare. La posizione del Governo italiano in Parlamento rimane forse la più debole del panorama europeo. Due sono gli aspetti dove tale carattere si manifesta con maggiore evidenza: la fissazione dell'ordine del giorno e il governo dei tempi della decisione.
Si tratta naturalmente di due aspetti cruciali, il potere di determinare l'oggetto e i tempi della decisione rappresenta un elemento decisivo nella concreta configurazione degli equilibri di un sistema istituzionale. Occorre assicurare al Governo una funzione di guida del procedimento legislativo, di vero comitato direttivo della maggioranza, come avviene, ad esempio, in Francia e in Inghilterra. A tal fine non c'è bisogno di modifiche costituzionali.
Cito ancora il professor Lippolis: «Non vedo alcun ostacolo a stabilire che i programmi e i calendari siano stabiliti in primo luogo, anche se non esclusivamente, sulla base delle indicazioni del Governo, così come nulla impedisce che ad esso si attribuisca la potestà di indicare i disegni di legge valutati come essenziali per l'attuazione del programma per i quali sia fissato un termine certo e ovviamente congruo per la votazione finale. Risultato che potrebbe anche essere ottenuto, continua il professor Lippolis, anche attribuendo al Governo la potestà di chiedere la votazione preliminare di un testo per ciascun articolo in discussione». Tralasciata la descrizione analitica della proposta. «L'attribuzione al Governo di una tale potestà dovrebbe essere accompagnata dalla previsione di termini certi per il suo esercizio, in modo che l'Assemblea conosca per tempo il testo che il Governo chiede di porre in votazione e sia messa in condizione di discuterne adeguatamente». Un intervento del genere consentirebbe di porre fine finalmente ai fenomeni degenerativi ai quali assistiamo impotenti da anni: abuso della decretazione d'urgenza, maxi-emendamenti e ricorso frequente alla questione di fiducia, talvolta abbinati, ai quali i Governi hanno fatto ricorso inPag. 27mancanza di altri strumenti procedurali idonei ad ottenere decisioni tempestive.
Definire lo statuto dell'opposizione: molto può esser fatto attraverso la modifica dei regolamenti anche per quanto riguarda la definizione di uno statuto dell'opposizione.
Significativamente, negli attuali Regolamenti non è nemmeno contemplata la categoria dell'opposizione, al singolare: tutta la dialettica parlamentare si svolge tra i gruppi parlamentari e non fra maggioranza, o meglio Governo, e opposizione.
L'inadeguatezza dell'assetto attuale è quanto mai evidente: infatti, la funzione dell'opposizione, in una compiuta democrazia dell'alternanza, non si limita alla mera rappresentanza delle tante posizioni non coincidenti con quella della maggioranza di Governo, ma trova la sua principale ragione d'essere nell'obiettivo di divenire maggioranza di domani.
In una compiuta democrazia dell'alternanza - cito in questo caso il professor De Vergottini - l'opposizione è una vera e propria «istituzione costituzionale», una sorta di «Governo potenziale in attesa» e la sua aspirazione non può essere, ovviamente, né quella alla co-legislazione, di tipo consociativo, né quella all'ostruzionismo, ma il suo status va costruito mirando a realizzare le condizioni di visibilità del confronto tra indirizzi alternativi.
Pertanto, occorre innanzitutto un riconoscimento formale della minoranza maggiormente rappresentativa come opposizione, intesa come controparte organizzativa e funzionale del Governo in Parlamento, distinguendola rispetto ad eventuali altre minoranze ed attribuendo ad essa una serie di prerogative e facoltà.
Numerosi sono gli interventi che possono essere immaginati in questa prospettiva, che non ho il tempo di elencare in questa sede, a partire dall'introduzione della figura del capo o portavoce dell'opposizione, al quale riservare una posizione privilegiata rispetto agli altri capigruppo di opposizione, con la finalità di attivare alcuni strumenti di garanzia e di controllo. E nulla vieta, nei Regolamenti, di prevedere una serie di prerogative e facoltà anche per i componenti del Governo ombra, riconoscendone la funzione.
A proposito del Governo ombra, voglio anche fare chiarezza sul piano politico: se si vuole che esso abbia un carattere di serietà e non sia solo una trovata propagandistica, che non ha nulla a che vedere con lo shadow cabinet inglese, deve essere chiaro che si può parlare seriamente di Governo ombra solo se esso esprime la posizione unitaria dell'opposizione in Parlamento e nel Paese. Per essere chiari: qualora, alla posizione espressa dai componenti del Governo ombra, si affiancasse una posizione diversa di responsabili del partito e magari una ancora diversa dei responsabili in Commissione, e il partito mettesse poi in atto una politica delle alleanze non su basi programmatiche, ma solo per mettere insieme tutti coloro che sono contro il Governo, a prescindere dalla loro posizione di merito, allora evidentemente avremmo solo una parodia del Governo ombra, uno strumento che non servirebbe ad affermare il principio di responsabilità politica, ma, al contrario, proprio a negarlo. Tuttavia, mi auguro che non sia così.
Vi è poi la questione della frammentazione dei gruppi parlamentari (riduco il mio intervento perché sono quasi al termine): occorre intervenire anche su tale aspetto, perché il risultato conseguito con le elezioni potrebbe non essere un risultato definitivo. Vi è la proposta Franceschini, che può essere assunta come base di discussione, rendendola compatibile con l'articolo 67 della Costituzione.
Infine, un ulteriore, indispensabile e urgente profilo di intervento - sto per terminare, signor Presidente - riguarda anche la legge finanziaria e la sessione di bilancio: non ho il tempo per affrontare l'argomento, segnalo solo la proposta dell'onorevole Leone, risalente alla scorsa legislatura, che oltre a modificare gli aspetti della legge di contabilità prospetta anche alcune modifiche del Regolamento.
Signor Presidente del Consiglio, l'Italia ha bisogno di profonde e incisive riforme sul piano economico, sociale e istituzionale.Pag. 28Realizzare il programma presentato agli elettori per rimettere in piedi il Paese e rilanciare il suo sviluppo sarà un'impresa dura e difficile, ma sono fiducioso e certo che lei e il suo Governo possiate riuscire a realizzarla.
A lei e al suo Governo esprimo l'augurio di buon lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà, per sei minuti.
FRANCESCO BARBATO. Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, voglio subito rimarcare il mio disaccordo con l'onorevole Veltroni nel punto in cui, parlando dei primi passi del Governo Berlusconi, afferma che ha cominciato proprio male.
Non sono d'accordo sul fatto che l'onorevole Berlusconi abbia cominciato proprio male, perché mercoledì scorso, a Napoli, ho partecipato ad un incontro con il commissario per l'emergenza rifiuti, il dottor De Gennaro, insieme con i comitati civici, i sindaci, gli amministratori comunali e gli enti territoriali, per quanto riguarda la nuova discarica che vorrebbero aprire in una cava di tufo dismessa a Chiaiano, a Napoli. In quell'occasione, ovviamente, il commissario per l'emergenza rifiuti, operando in nome e per conto del Governo, ha ribadito con fermezza e con determinazione la volontà di aprire una discarica in una cava dove si trovano da un lato una falda acquifera, a pochi metri dal suolo, e dall'altro lato, a 800 metri di distanza, gli ospedali del nuovo policlinico ed il Monaldi (preciso che è un ospedale dove si trattano malattie dell'apparato respiratorio e i flussi dei venti che sono stati studiati andrebbero proprio in quella direzione, portando i miasmi e le esalazioni della costituenda discarica).
Ebbene, tale discarica si trova in un quartiere - Chiaiano Soccavo Fuorigrotta - ad altissima densità popolare, con circa 250 mila abitanti, se sommati insieme all'altro versante su cui si affaccerebbe tale discarica, ossia sui comuni di Marano e Mugnano.
Il commissario De Gennaro prendeva direttive - com'era giusto che fosse - dall'onorevole Berlusconi appena eletto e, dunque, Presidente del Consiglio dei ministri ancora in pectore. Ecco, pertanto, la ragione per cui non sono d'accordo con l'onorevole Veltroni.
Infatti, non è vero che l'onorevole Berlusconi ha cominciato male, e basta. È vero, invece, che l'onorevole Berlusconi ha cominciato male, ancora prima di cominciare! Non è infatti possibile dare indicazioni al commissario straordinario del Governo per l'emergenza rifiuti di aprire una discarica a Chiaiano. L'onorevole Berlusconi ha cominciato male ancora prima di cominciare, quando lì, a Napoli, il suo deputato segretario di Forza Italia, alcuni giorni fa, parlava di realizzare un grande piano Marshall, in cui fosse previsto non solo di aprire una discarica a Chiaiano, ma di occupare anche le altre due, tre cave dismesse e, quindi, aprire altre discariche.
Questa è la vecchia politica per cui, praticamente, le discariche adesso vengono lottizzate e spartite, perché sono diventate un grande business: non sono un'occasione per dare risposte serie ai cittadini, ma sono semplicemente una spartizione, come se si trattasse della presidenza di una ASL o di un IACP. Questa è la vecchia politica che non condividiamo!
Si tratta dello stesso deputato che, a Montecitorio, durante la scorsa legislatura, la mattina si trovava a Montecitorio e la sera «armeggiava» con i camorristi! Si tratta del deputato che invitava il camorrista (che oggi si trova a Poggioreale) a «cambiare i connotati» a terzi cittadini perché non lo avevano votato! Questa è l'aria che si respira Napoli! Ma è questa, forse, l'aria di cui l'onorevole Berlusconi ci vuol far riempire i polmoni?
Questa è un'aria che non vogliamo, onorevole Berlusconi! Non vogliamo queste zone grigie tra le istituzioni e la camorra, tra le istituzioni e la mafia! Ecco perché non ci sarà solo un Marco Travaglio, ma ci saranno cento, mille, milioni diPag. 29Marco Travaglio (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! In Italia, ci saranno tanti cittadini che vogliono istituzioni libere! Vogliamo un Paese pulito!
Pertanto, in termini propositivi, ci riuniremo nel fine settimana, a Napoli, dove parteciperò ad un consiglio interistituzionale formato da sindaci, comitati civici, enti territoriali, consiglieri comunali e circoscrizionali, ed insieme vi forniremo le proposte e le soluzioni per il problema emergenza rifiuti, il quale deve essere risolto in Campania!
Infatti noi, con la nostra dignità e il nostro orgoglio, terremo in Campania i nostri rifiuti, compresi quelli che ci avete mandato dalla Lombardia e dal Veneto, quei tanti rifiuti tossici, velenosi e industriali che ci avete mandato da lassù! Per la verità, su questo, saremo molto ma molto attenti, perché siamo uomini del fare bene, siamo uomini che hanno una cultura di Governo, siamo uomini che vogliono indicarvi le soluzioni alternative che abbiamo anche in Campania, e lo proporremo al prossimo Consiglio dei ministri che l'onorevole Berlusconi terrà a Napoli.
Tuttavia, come Italia dei Valori, saremo molto attenti e vigili: non solo cercheremo di fornirvi proposte e soluzioni al problema, ma soprattutto cercheremo di essere vigili e molto attenti. All'immondo banchetto della munnezza in Campania, infatti, hanno partecipato gli uomini berlusconiani e gli uomini bassoliniani, e non vogliamo che continui più questo banchetto immondo che è andato avanti senza vergogna per quattordici anni!
Pertanto, saremo molto attenti perché, soprattutto in Campania, si avvii a soluzione un problema che ci fa veramente molto male, ma soprattutto saremo molto attenti e vigileremo affinché, in Campania (per la verità, anzi, a Napoli), non accada che venga qualcuno - come si dice a Napoli - a fa' 'o gall' ngopp 'a munnezz' (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Sardelli, per cinque minuti. Ne ha facoltà.
LUCIANO MARIO SARDELLI. Signor Presidente, il Movimento per l'Autonomia condivide l'analisi dei problemi e delle necessità del Paese che lei ha significato all'Assemblea nel suo intervento. Apprezziamo l'impronta riformatrice, la disponibilità al dialogo e l'invito ad un confronto aperto e non pregiudiziale rivolto all'opposizione.
Emerge con chiarezza dal suo intervento la consapevolezza delle difficoltà che il Paese attraversa e la necessità di innescare un grande processo riformatore delle istituzioni, della pubblica amministrazione e del sistema Paese nel suo complesso.
Le riforme non sono virtuali costruzioni del migliore dei mondi possibili, ma spesso e quasi sempre sono difficili e conflittuali processi di modernizzazione del Paese, processi che incontrano resistenze e interessi consolidati, lobby e corporativismi che in questi anni si sono arricchiti sulla pelle della gente. Voglio ricordare che, mentre i titoli delle società dell'energia volavano in borsa, i pensionati, i giovani e la povera gente pagavano i costi più alti in Europa per i servizi. Non a caso il Ministro Tremonti ha già detto che bisogna tagliare le unghie a questi poteri forti.
Il lavoro che attende il Governo è complesso. Il processo riformatore a cui s'intende dare corso deve avere due linee guida: la giustizia sociale e la modernizzazione del Paese. In un mondo sempre più globalizzato la competizione non è più tra le Nazioni, ma tra i territori. Ci sono due miliardi di cittadini della Cina e dell'Estremo oriente pronti a lavorare il doppio di noi per avere la metà del nostro benessere.
Ci rendiamo conto che ci attende una sfida difficile e allora le comunità devono adeguarsi rapidamente alle trasformazioni che la competizione internazionale richiede e hanno bisogno di strumenti di azione amministrativa snelli ed efficaci. Il federalismo è la possibilità che dobbiamoPag. 30offrire ad ogni cittadino e ad ogni territorio per partecipare a tali processi, conservando una forte identità storica e culturale.
Il Movimento per l'Autonomia ha portato in Parlamento non solo un'area geografica, il Sud, ma una più estesa area sociale e culturale: i giovani costretti ad emigrare, le donne penalizzate nel lavoro e gli anziani impoveriti dai costi insostenibili dei servizi pubblici e dall'inefficienza dello Stato sociale.
Signor Presidente, se il nord urla di dolore il sud non ha più voce per urlare, non ha più lacrime da versare! Non è enfasi, purtroppo, ma una drammatica verità. Noi sediamo in quest'Aula in seno alla maggioranza e all'interno del Governo per tutelare e rappresentare gli interessi del sud.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE (ore 13,05).
LUCIANO MARIO SARDELLI. La novità più importante della coalizione di centrodestra è la presenza accanto ad un grande partito nazionale, il Popolo della Libertà, di due movimenti territoriali che trovano ragione del loro essere nel rapporto quotidiano e costante col territorio.
Per il sud chiediamo allora che il degrado economico e sociale non si trasformi in un irreversibile declino. Ci preoccupano le forme di ribellione aperta che si sono verificate sul territorio campano come protesta ad una situazione emergenziale non più tollerabile. Il dramma economico vissuto da centinaia di migliaia di giovani e di anziani del sud sono una minaccia pronta a prender fuoco.
Rispetto a tali emergenze le risposte devono essere straordinarie. Perciò le chiediamo, signor Presidente, di riaffermare all'inizio di questa legislatura l'impegno suo e del Governo verso alcuni punti programmatici qualificanti per il risanamento del Mezzogiorno; chiediamo che si affermi con forza in sede europea la necessità di introdurre nelle aree svantaggiate del Paese una fiscalità compensativa e di vantaggio; chiediamo grandi investimenti in infrastrutture materiali ed immateriali che uniscano il Paese. Il Governo acceleri la realizzazione del ponte sullo stretto, la consideri la cartina di tornasole della sua efficienza ed efficacia nella realizzazione di opere pubbliche, ma non trascuri l'alta velocità e una rete ferroviaria più sicura e moderna nel Mezzogiorno e nel Paese in generale.
Signor Presidente, noi ci collochiamo nel solco storico tracciato da Gaetano Salvemini, da Giustino Fortunato e da Luigi Sturzo, quello di un meridionalismo antistatalista che si fonda sulla responsabilità dei territori.
Lei che è un appassionato di calcio mi permetta di chiudere con una metafora, che è un po' la metafora di questo Paese: ci aspetta un campionato difficile, molto difficile.
Lei è un grande e vincente motivatore e anche un leader visionario.
Siamo certi che saprà giocare questa partita fino in fondo con coraggio e che, alla fine, riusciremo a vincerla. Noi del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia saremo accanto a lei (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Movimento per l'Autonomia e Popolo della Libertà).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Delfino al quale ricordo che il tempo a sua disposizione è di dodici minuti. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, signori Ministri, onorevoli colleghi, con le dichiarazioni programmatiche rese questa mattina lei, signor Presidente del Consiglio dei ministri ha, tra l'altro, compiuto un'importante apertura al dialogo tra Governo ed opposizione e si è impegnato ad un nuovo modo di governare. Il tempo è galantuomo e dirà se questo impegno sarà onorato: noi ovviamente lo speriamo.
Con le elezioni del 13 e 14 aprile i cittadini italiani hanno aperto, nei suoi confronti e per la sua coalizione, una corposa linea di credito che deve essere onorata. Siamo convinti anche noi che èPag. 31finita l'epoca delle contrapposizioni ideologiche, che è finita la stagione di una contrapposizione frontale che ha compromesso per anni la coesione della società ed ha distrutto e messo in ginocchio il Paese. Oggi lei può partire sfruttando questo nuovo clima che si respira.
L'UdC, pur nella polarizzazione del voto, ha dimostrato di essere radicato nella società per lo specifico dei valori che rappresenta e che ha tradotto in programma elettorale. Avremmo ascoltato volentieri, signor Presidente, una sua forte sottolineatura dei temi della vita, della famiglia, della libertà di educazione, di un sistema di valori che è profondamente radicato nella nostra comunità nazionale. Comunque oggi vogliamo convertire il patto che abbiamo stretto con i nostri elettori esercitando il ruolo di un'opposizione attenta e non alternativa, critica ma non ideologica, disponibile a votare con la maggioranza quei provvedimenti in linea con il nostro programma, facendoci sempre portatori di proposte a tutela degli interessi generali.
Per questo chiediamo con forza che, con il Governo Prodi, venga archiviata anche la stagione della legislazione d'urgenza restituendo al Parlamento - autentica espressione del popolo sovrano - il ruolo che la Costituzione ad esso attribuisce.
L'Italia ha urgente necessità di invertire la rotta in campo economico, sociale, educativo, sui temi etici e nell'assetto istituzionale.
Oggi in campo economico la principale emergenza - lei lo ha ricordato - è quella legata ai redditi da lavoro dipendente dei pensionati e dei nuclei familiari sempre più colpiti dal continuo rialzo del costo della vita. Si tratta di una difficoltà a vivere ancora maggiore per la famiglia che è impegnata a condividere la presenza di familiari diversamente abili.
L'idea di sottrarre alla progressività fiscale del prelievo tutte le parti variabili del salario - incluse le gratificazioni di metà e fine anno attraverso una tassazione agevolata contenuta nel documento «Liberare il lavoro» - è una delle idee che condividiamo, ma non può essere l'unica via per dare fiato ai salari dei lavoratori dipendenti e per dare risposta alle famiglie.
Occorrono scelte coraggiose sul fronte della famiglia: il Presidente Napolitano lo ha ricordato proprio in questi giorni chiedendo un rinnovato impegno sulle politiche della famiglia. A questo riguardo noi, signor Presidente del Consiglio dei ministri, siamo certi che lei procederà con decisione sul «quoziente familiare» per il quale, per la stagione di Governo 2001-2006, questa forza politica ha sempre ricevuto un rifiuto all'interno della coalizione.
Per quanto riguarda il lavoro, lei può certamente contare anche su un clima positivo nelle relazioni industriali.
L'unità raggiunta fra le organizzazioni sindacali sulla questione della riforma del modello contrattuale è una di queste premesse positive: ma potrebbe essere l'ultima occasione per modernizzare un Paese che, diversamente, si avvierebbe verso una crisi sistemica assai più pericolosa di quella sfiorata nel 1993, quando fu firmato in extremis il patto di luglio sotto il Governo Ciampi. Oggi il mondo è ulteriormente cambiato, e possono essere affrontati tabù sindacali quali la contrattazione unica, fino ad immaginare anche il ripristino, con attente modalità, di articolazioni salariali fra nord e sud, alla luce del diverso costo della vita e della differente produttività nelle varie aree del Paese.
Oggi nel Paese manca - e lei lo ha sottolineato - l'ottimismo necessario a far ripartire un ciclo virtuoso. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, i nostri figli temono che li aspetti una vita meno agiata o più disagiata di quella dei loro padri. Si avverte così quella che Samuelson chiama «la cultura della ansietà»: un fenomeno che l'economista e premio Nobel considera destabilizzante per la democrazia, e che ogni Governo ha il compito di combattere. Così come la paura - come ammonisce uno dei più grandi pensatori contemporanei, il polacco Bauman - è il più sinistro dei tanti demoni che si annidano nelle societàPag. 32aperte del nostro tempo. Oggi, signor Presidente, è indispensabile dare fiducia ai giovani, valorizzando la loro vitalità e il loro entusiasmo: occorre dunque riscoprire il valore del merito ed incentivarlo al fine di superare una cultura nichilista e spesso edonista, scommettendo invece sulla qualità dei nostri giovani e sulla loro disponibilità ai valori.
Noi siamo convinti che il futuro del sistema economico italiano risieda in modo particolare nella capacità di innovazione continua e sistematica dei prodotti e dei processi produttivi delle nostre aziende. Vogliamo inoltre evidenziare che, in questi anni difficili, la tenuta del nostro sistema economico sia da attribuirsi alla piccola e media impresa agricola, commerciale ed artigianale, nei confronti della quale chiediamo e proponiamo una particolare attenzione, sia in termini di scelte politiche mirate (quali la semplificazione burocratica, il sostegno alla competitività, la revisione degli studi di settore e delle norme per l'apprendistato), sia in termini di dotazioni infrastrutturali materiali ed immateriali.
Occorre inoltre incentivare l'innovazione, poiché è grazie ad essa che è possibile migliorare la qualità dell'offerta ed i vantaggi competitivi delle nostre imprese, oltre che la produttività e il valore aggiunto del capitale tecnico ed umano. Proprio con riguardo al capitale umano, è urgente prevedere la creazione di meccanismi che consentano nuove opportunità lavorative e di mobilità per quel personale over 40 che, malgrado un'alta professionalità, fatica oggi a trovare lavoro per mancanza di incentivi alle imprese, che preferiscono invece puntare sui dipendenti più giovani. Riteniamo perciò indispensabile promuovere ogni iniziativa formativa per le risorse umane utile, al fine di migliorare, attraverso sistemi snelli ed efficienti, la produttività ed il vantaggio competitivo delle imprese; così come auspichiamo che il Governo si impegni a facilitare l'accesso al mondo imprenditoriale dei giovani e delle donne.
In campagna elettorale, così come nei giorni scorsi, abbiamo sentito l'espressione: «sarà una legislatura di riforme istituzionali». Il nostro contributo collaborativo non mancherà, sia per una riforma del sistema elettorale che sappia coniugare stabilità e rappresentatività, sia per la riforma dello Stato in senso federale. Siamo infatti con Cattaneo quando diceva che l'Italia è fisicamente e storicamente federale, ma ribadiamo che il federalismo deve avere una connotazione di solidarismo, di responsabilità e di operatività. Siamo dunque lontani dall'opinione di quanti affermano che è meglio vivere amici in più case che discordi in una sola casa: poiché vi sono doveri e necessità che lo Stato deve saper ordinare ed organizzare affinché al pastrocchio di oggi non si sostituisca un localismo deregolato.
Noi vogliamo, signor Presidente, un federalismo forte insieme ad uno Stato capace di decidere: per questo va allora chiarito il nodo del Titolo V, anche prima di muoverci lungo la strada del federalismo fiscale che dovrebbe allocare le risorse anche in base ad una puntuale ripartizione delle competenze.
Onorevole Presidente, il suo Governo parte oggi, forte di una solida maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, ma non pensi per questo di avere sconti particolari dall'opposizione e dai cittadini che l'hanno eletta. I cittadini saranno meno tolleranti con le bugie e con i balletti dei comunicati e delle smentite, e su questo punto l'esordio del Ministro Tremonti - me lo consenta - non mi sembra incoraggiante. Non si possono cioè fare annunci su interventi importanti come l'ICI - che lei ha qui ribadito - e sulla detassazione degli straordinari che pure noi condividiamo, e poi dire che non esiste nessuna risorsa e che non esiste il «tesoretto».
Si chiedono dunque sacrifici, ma come si potrà far fronte a queste forti promesse ed a questi forti impegni senza aver fatto comunque una due diligence approfondita, che ci faccia veramente conoscere la realtà dei fatti? Tali iniziative devono inoltre essere assolutamente coerenti anche con le «antenne» di Bruxelles, che solo pochi giorni fa ha cancellato la procedura diPag. 33infrazione per deficit eccessivo nei confronti del nostro Paese. Su questi, come su altri punti che sono nell'agenda del Governo, ci confronteremo, assicurando certamente un'opposizione nuova e seria, votando i provvedimenti a seconda che questi siano in linea o meno con il nostro programma. Signor Presidente, l'Italia ha bisogno di risposte urgenti e puntuali sui temi che sono stati discussi in campagna elettorale e sui temi che lei ha in questa sede proposto. Noi siamo e saremo attenti all'azione del Governo e della sua maggioranza, per misurare soprattutto l'equità di tutti i provvedimenti, inclusi quei sacrifici che da parte sua e di qualche suo esponente sono stati evidenziati come necessari, perché la situazione è certamente molto difficile. Il nostro «no» alla fiducia è coerente con l'esito elettorale, ma la nostra presenza e la nostra azione concreta e costante saranno incalzanti nell'interesse del Paese. Buon lavoro, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e della deputata D'Ippolito Vitale)!
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Santelli, che ha a disposizione dieci minuti. Ne ha facoltà.
JOLE SANTELLI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghi, lei - Presidente del Consiglio - non ha mai celato dinanzi agli italiani la gravità della situazione attuale nel nostro Paese. È una situazione seria - forse non grave, ma comunque seria - tanto dal punto di vista economico, quanto forse da un punto di vista che ancora di più tocca la situazione e la vita reale di tutti i cittadini, e cioè il grande deficit di sicurezza che in questo momento sembrano avvertire i cittadini italiani.
Lei, signor Presidente, oggi ha detto una cosa che potrebbe essere quasi ovvia in un Paese politicamente maturo e democraticamente avanzato, e cioè che la sicurezza è sinonimo di libertà. Si tratta di una frase ovvia, che però ovvia non è quando tale affermazione viene pronunciata in Italia, dove per troppi anni sicurezza e libertà - sicurezza, quindi, di tutti i cittadini e libertà dell'individuo singolo - sono stati considerati due termini in contraddizione, e dove quell'equilibrio perfetto che bisognerebbe trovare tra l'esigenza di garantire la libera espressione di tutti i cittadini e il non imprimere un'eccessiva forza sulla libertà del singolo ha finito per essere, nel nostro Paese, estremamente sbilanciato da un lato, trascurando un dato importante, ossia il fatto che il sentimento di insicurezza colpisce tutti e, soprattutto, i più deboli.
Colpisce chi non è in grado, per propria parte, di garantirsi degli strumenti di sicurezza effettivi ma deve ricorrere direttamente allo Stato. Lo Stato italiano è in debito soprattutto nei confronti di tali cittadini. Si tratta di un debito pesante, importante ma - lo ripeto - è in maggior parte un debito di natura culturale e politica. Il superamento di tale steccato e il riconoscimento che finalmente si può parlare di sicurezza nel Paese senza dover subire, per tale ragione, le nubi di un passato storico forse eccessivamente pesante, rappresenta già un passo di qualità notevole con cui il Governo inizia a camminare, ma è anche il frutto di tutta l'elaborazione della discussione che si è sviluppata sul tema nei due anni precedenti. Oggettivamente, occorre riconoscere che il grande dibattito svolto nel centrosinistra e nella sinistra su tale punto ha visto delle posizioni estremamente divaricate, ma anche la possibilità di interloquire oggi su tali temi in maniera assolutamente naturale e coerente.
Signor Presidente, credo che su questi temi servono misure urgenti ma anche molto più strutturali, determinate e più allargate di settore. Su tali temi occorre un riordino e una riorganizzazione delle forze dell'ordine, una rivalutazione della dignità e dell'onore degli operatori di pubblica sicurezza; inoltre è necessario rimodellare alcuni strumenti processuali e ridare efficienza ed efficacia al sistema delle pene, rivedere gli attuali limiti e gli ambiti fra sicurezza e giustizia. Mi spiego meglio: occorre rivedere l'intero sistema - ed è una riforma importante e strutturale -Pag. 34delle forze dell'ordine. Rivalutare le due polizie generaliste, l'Arma dei carabinieri e la Polizia di Stato, sottolineando la specificità delle altre forze dell'ordine. Abbiamo moltissimi operatori - è vero - e se ne quantifichiamo il numero paragonandolo agli altri Paesi europei sembra che addirittura ne abbiamo in esubero, ma in realtà non è così. Soprattutto, corriamo un rischio: il blocco delle assunzioni comporterà, fra vent'anni, forze dell'ordine vecchie. Su questo bisognerà riflettere, ovviamente tenendo in considerazione le esigenze economiche, ma sapendo che non possiamo distruggere delle professionalità ed è necessario costruire anche per l'Italia che verrà tra dieci e vent'anni.
Dobbiamo assolutamente procedere al riordino delle carriere degli operatori di polizia. Vi è un problema puramente economico ma soprattutto, signor Presidente, vi è il fatto che lo Stato deve essere orgoglioso di chi lo rappresenta in divisa. Non è possibile procedere e continuare su un percorso per cui chi sulla strada difende lo Stato con una divisa non si sente tutelato poi dallo Stato stesso. Si tratta di una grave lacuna politica che il Paese e il Governo riusciranno - ne sono certa - a superare.
Dal punto di vista dei collegamenti fra la sicurezza e la giustizia - parlo anche al Ministro della giustizia che vedo presente - sarà importante ristabilire un rapporto reale sicuramente in termini processuali, revisionando urgentemente il sistema delle pene, urgentemente. Non sempre il carcere è una misura efficace ed efficiente, ma a volte esso è necessario e la durata della carcerazione deve essere quella stabilita per legge. Occorre accorciare i tempi, la burocrazia e tutto ciò che in astratto potrebbe sembrare garanzia, ma che si risolve invece in una mancanza di garanzia per il cittadino e sicuramente in una sofferenza per tutti. Concludo su tale punto che ritengo il tema forse più delicato. Bisogna rivedere, nel nostro Paese, la distanza e la differenza fra le due aree: la giustizia e la sicurezza. La giustizia è troppo avanzata come area, arriva subito. Tutto ciò che è sicurezza si occupa di un fenomeno mentre la giustizia non può che occuparsi del caso singolo.
Noi dobbiamo spostare assolutamente questo confine, recuperando anche l'intervento dei poteri della polizia giudiziaria, revisionando quel sistema che nel 1989 è stato in qualche modo incrinato. Ciò comporterà sicuramente una migliore prevenzione e una maggiore efficacia del trattamento delle forze di polizia, ma soprattutto, signor Ministro della giustizia, comporterà una decurtazione circa del 70 per cento del carico della giustizia penale che oggi non riesce ad avere fiato e che da alcune di queste misure potrebbe recuperare efficienza.
Il quadro è largo e, ovviamente, quando si affronta il tema della sicurezza non può non parlarsi anche di immigrazione. Si è detto, in quest'Aula, che dal centrodestra si è alzata la paura dell'immigrazione in collegamento alla sicurezza. L'immigrazione può essere, in un Paese - onorevole Tabacci - scelta, gestita, o può essere esclusivamente subita. Purtroppo, l'impressione è che per molti anni l'immigrazione, da questo Paese, è stata esclusivamente subita. Oggi possiamo decidere di gestirla, sapendo che esiste e che chi viene in Italia lo fa per avere dei diritti, ma anche che gli viene richiesto di assolvere a doveri e che chi viene in Italia in primo luogo deve essere grato a questo Paese del lavoro, della sicurezza e della libertà che lo stesso Paese gli offre. L'immigrazione deve essere gestita sapendo che questo non è il Paese che deve solo dare, ma deve anche ricevere e, soprattutto, che dalla gestione dell'immigrazione - uno dei temi più delicati per la convivenza del domani - deriverà negli anni l'effettiva integrazione della società italiana. Possiamo scegliere un qualsiasi modello di integrazione, ma occorre sceglierlo.
Concludo dicendo che, ovviamente, si tratta di sfide estremamente delicate che, tuttavia, non sono esclusivamente del Presidente del Consiglio o di un Governo. Le sfide sulla sicurezza e la sfida sull'integrazione riguardano sicuramente il Governo e la sua maggioranza, la politica, laPag. 35credibilità dello Stato nei confronti dei cittadini e, soprattutto, la dignità dello Stato italiano (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Brigandì, che ha dieci minuti per svolgere il suo intervento. Ne ha facoltà.
MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, nella sua esposizione ho sentito tutto ciò che mi aspettavo di sentire perché ha parlato del programma che ci ha uniti nella lotta che ha portato alla campagna elettorale. Tuttavia, né in tema di riforme, né in tema di progetti, ho sentito parlare di un elemento che reputo importantissimo: la giustizia. Ricordo a me stesso che il precedente Governo, che lei riteneva dovesse andar giù con una spallata (giustamente), è caduto per un'iniziativa di carattere giurisdizionale; se vogliamo essere maligni, di una iniziativa di carattere giurisdizionale che, comunque, ha avuto un effetto politico, ossia far diventare il partito di plastica (il Partito Democratico) un partito reale rappresentato adesso in Parlamento.
Pertanto, quello della giustizia è un problema sul quale, nella sua replica, mi aspetterei di sentire qualche parola, perché deve essere affrontato in maniera seria. La magistratura è andata via via delegittimando il Parlamento e i ministri. Lo si vede dal fatto che tanti anni fa il Dicastero della giustizia era il più ambito e oggi viene dato - non mi riferisco, ovviamente, a quello attuale - a partiti minori, come è accaduto sia nella legislatura scorsa, sia due legislature fa. Questo ci crea grossi problemi in ogni campo, anche in quello dell'economia, signor Presidente del Consiglio. Infatti, lei che ha fatto l'imprenditore sa bene che avere un credito, in presenza di un sistema giudiziario che garantisce il rientro in poco tempo, è molto diverso dall'avere un credito, con un sistema giudiziario che non glielo garantisce.
Quindi, oggi le nostre imprese in campo internazionale - forse il punto di vista economico è certamente più pesante del problema penalistico - sono totalmente prive di giustizia civile, cioè della possibilità di intraprendere senza che vengano garantiti crediti. Dico questo, signor Presidente, perché lei deve decidere una cosa fondamentale: la natura giuridica della magistratura.
Questo Governo, che tutti hanno riconosciuto - maggioranza e opposizione - essere fondante e propositivo, dovrà dire se la magistratura ha una natura giuridica come potere o come ordine. Nel primo caso deve essere eletta dal popolo, mentre se ha una natura giuridica come ordine, allora deve essere sottoposta alla legge e la legittimazione gli viene data dal Parlamento.
Se così è, signor Presidente, noi dobbiamo dire e affermare dei principi importantissimi. La magistratura-potere deve essere in grado sempre di obbligarsi all'esercizio dell'azione penale. In questo caso, non è una magistratura-dovere, ma una magistratura-potere e il potere deriva dal popolo. Quindi, se la magistratura non è in grado di rispondere al principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, dovrà risponderne qualcun altro, ma non certo la magistratura, il cui esercizio non è legittimato dal popolo. Questo è un dato. Dopodiché, un elemento - credo fondamentale, che la sinistra sbandiera a tutto campo e che condivido - è quello dell'indipendenza dalla magistratura. La magistratura deve essere indipendente. Tutti sono scandalizzati al solo pensiero che la magistratura o una parte di essa o gli inquirenti siano sottoposti al Governo.
Sono d'accordo: il magistrato con le sue conoscenze e la sua cultura universitaria deve fornire una risposta in termini giurisdizionali, deve cioè emettere una sentenza senza essere vincolato dal Governo. Questo è un discorso pacifico. Ma, signor Presidente, non deve essere neanche vincolato dalle proprie correnti. Se qualcuno è in grado di indicarmi un posto di direzione all'interno della magistratura che sia svincolato dalla lottizzazione dellePag. 36correnti, vuol dire che la magistratura è indipendente. Ma siccome allo stato non è così, i magistrati nel momento in cui vogliono fare carriera si legano alle loro correnti e, quindi, i risvolti giurisdizionali sono legati alle decisioni delle loro correnti e all'attività politica. Lei, signor Presidente del Consiglio, è la persona che direttamente e sulla propria pelle ha sperimentato questo principio.
Quindi, occorre riflettere sul risultato, su come risolvere tale questione. Un primo provvedimento a costo zero è molto semplice. La Costituzione dice che i magistrati sono tutti uguali davanti alla legge, si differenziano solo per le funzioni, quindi evitiamo i partiti e sorteggiamo i membri del CSM. Così si risolverebbe la questione: tutti i magistrati potranno semplicemente pronunciarsi senza nessun problema, perché saranno indipendenti.
In secondo luogo, in Italia dall'epoca delle dodici tavole si è stabilito che vi sono alcuni valori, il primo dei quali è la certezza del diritto. Infatti, la gente deve sapere a che cosa va incontro quando compie il comportamento «A» o il comportamento «B». Attualmente i magistrati - è da poco che vige un codice disciplinare - vengono promossi in base a delle circolari interne che mutano di volta in volta. Quindi, avremo che una volta il più bravo è quello con i capelli bianchi e gli diamo una certa procura generale, un'altra volta...
È un meccanismo importantissimo anche dal punto di vista dell'efficienza.
Chi può stabilire se una sentenza è giusta o sbagliata? È evidente: il grado d'appello. Chi è il più bravo fra i magistrati, che quindi avrà diritto a un posto di dirigente superiore? È semplice: è colui le cui sentenze sono state meno riformate; assunto che le sentenze siano cento, se al giudice «A» gliene riformano novantanove perché deve fare politica e al giudice «B» ne riformano cinque perché si è attenuto alla prassi, sapremo che il giudice «B» è più bravo. Avremo così la certezza del diritto e, soprattutto, dei magistrati che concorrono ad emettere sentenze che poi - considerato che in caso di appello sarebbero confermate - non sarebbero impugnate, con la conseguente riduzione del carico di lavoro. Infatti, se si guarda al rapporto tra il numero dei magistrati e la quantità di lavoro che svolgono ci si mette le mani nei capelli! Se non ci fossero quei «poveracci» che svolgono lo stesso lavoro dei togati - l'articolo 36 della Costituzione in questo caso non vale! - e che reggono in sostanza la giurisdizione in Italia... È evidente che si tratta di una questione che crea problemi non da poco.
Credo che nel momento in cui stabilissimo questi due principi, arriveremmo a risolvere il 50 per cento dei problemi; si tratta di principi culturalmente basati sulla Carta costituzionale, ovviamente ineccepibili dal punto di vista intellettuale. Il potere della magistratura.
Signor Presidente, l'articolo 68 della Costituzione è stato svuotato dalla Corte costituzionale: ormai, di fatto, non esiste l'insindacabilità. Tutta l'Europa ha l'immunità, mentre l'Italia ha l'insindacabilità, ma non viene mai riconosciuta l'insindacabilità nei confronti dei consiglieri regionali. Abbiamo approvato una legge con la quale si prevede di staccare i dirigenti da un'area specifica e, dopo un certo numero di anni, di trasferirli per evitare di avere dei concatenamenti sul territorio; ebbene, il procuratore generale della Repubblica di Torino - tanto per non fare nomi: Caselli (e se avesse dei dubbi per via di un'omonimia, mi riferisco a colui che ha scritto il libro nel quale si afferma che è compito istituzionale della magistratura fare politica) - dal momento che doveva staccarsi dal territorio è diventato procuratore della Repubblica. È come se ad un ammiraglio si dicesse che per restare nello stesso porto deve fare il comandante di vascello: ma quali ragazze deve trovare Caselli in quel porto? Peraltro, sul caso, il CSM ha votato all'unanimità e non vi è stato Ministro della giustizia che abbia potuto affermare queste cose.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
MATTEO BRIGANDÌ. Concludo, signor Presidente. Pensiamo all'ipotesi di un MinistroPag. 37della giustizia togato e diamogli i soldi affinché risolva economicamente i problemi della giustizia. Il tempo è tiranno. Auguri, Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Colaninno. Ne ha facoltà, per dieci minuti.
MATTEO COLANINNO. Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, è con profonda emozione che per la prima volta prendo la parola in quest'Aula, fondamento supremo di democrazia e altissimo luogo di confronto e di dialettica politica, di proposta e costruzione delle soluzioni e delle risposte che l'Italia chiede.
La XVI legislatura, che si è appena aperta, è segnata da un quadro politico fortemente semplificato nella rappresentanza parlamentare e potenzialmente mutabile nella dinamica tra maggioranza e opposizione. Signor Presidente del Consiglio, lei, in questo quadro, può oggi confidare su una larga maggioranza parlamentare; il programma da voi presentato agli elettori, abbandonati i toni - l'abbiamo ascoltato felicemente questa mattina - e gli audaci sogni del passato, sarà ora messo alla prova di governo e, finalmente, alla prova delle attese suscitate e moltiplicate in campagna elettorale.
Il Partito Democratico non potrà votare la fiducia al suo Governo perché è convinto che molte delle ricette da voi indicate e delle proposte non corrispondano, in realtà, ai pesanti bisogni di sviluppo e di solidarietà che l'Italia reclama.
Il Partito Democratico è portatore di una propria visione dei problemi in atto e di una propria proposta di soluzione, non identificabile né con l'attuale maggioranza né, in buona parte, con il vecchio centrosinistra. Anche noi, come principale opposizione rappresentata nel Parlamento, abbiamo assunto di fronte agli italiani una precisa responsabilità: indicare, tracciare e rendere concreta una soluzione alternativa e più rispondente ai bisogni dell'Italia, ogni qual volta il suo Governo metterà in campo una strategia che riterremo migliorabile, non congrua o insufficiente. Si tratta di una responsabilità che abbiamo materializzato e reso evidente con l'istituzione del Governo ombra, di cui mi onoro di essere parte. Signor Presidente, mi fa piacere sentire nelle sue parole un tono nuovo - finalmente nuovo - che probabilmente aprirà una fase politica diversa.
L'iniziativa del Governo ombra ha proprio lo scopo di rendere più capillare ed incisivo il nostro compito di opposizione, dando un valore costruttivo alla nostra attività di controllo e non escludendo anche, laddove possa esserci un margine di confronto alto, di contribuire direttamente e positivamente alla soluzione dei problemi particolarmente gravosi per i cittadini.
Il momento di crisi economica internazionale che stiamo vivendo, in questa curva strettissima della nostra storia, non autorizza nessuno a sogni velleitari o ad atteggiamenti dissennati o disfattisti. Penso che la corretta autonomia e indipendenza tra la maggioranza e l'opposizione non possano tradursi in una solitaria autocrazia del Governo, né in un estremo isolazionismo dell'opposizione. Non mi riferisco esclusivamente alle grandi riforme istituzionali e costituzionali - che certamente richiedono un confronto comune -, ma anche ai grandi temi della visione strategica della politica interna e di quella estera, ai grandi temi dell'economia, della finanza pubblica e dello sviluppo economico, che necessitano finalmente di una discussione aperta, forte e chiara tra le parti.
Su questi temi la funzione del Governo ombra - e, in particolare, il ruolo che vorrei svolgere con riferimento allo sviluppo economico - è quella di un'opposizione libera e severa, ma, se possibile, costruttiva e propositiva. Non sarò mai protagonista di un'opposizione pregiudiziale e sterilmente ideologica. Contribuiremo facendole un'opposizione serrata, ma attenta alle aperture che lei vorrà offrire, esaltando la straordinaria fertilità del Parlamento.Pag. 38
Stiamo tutti vivendo un momento difficile e complesso: stiamo entrando nella seconda era globale, paradossalmente caratterizzata dal trionfo degli interessi nazionali, dal sorgere di nuove barriere erette dalle fragilità politiche dei Paesi avanzati, dal pericoloso disorientamento nei rapporti tra mercato e politica e dall'evidente debolezza delle istituzioni globali.
Di fronte a questo scenario, si moltiplicano e si rafforzano le aggregazioni regionali e le intese bilaterali che ormai coprono la metà del commercio mondiale. I nuovi muri non sono più le barriere della guerra fredda: finita l'era delle divisioni ideologiche, siamo entrati nell'era delle alleanze per lo sfruttamento comune delle risorse scarse che marginalizzano e rendono impotenti gli esclusi. L'Italia è chiamata oggi, quindi, a definire una propria mappa degli interessi, capace di guidare a medio termine le sue strategie politiche, diplomatiche e commerciali nel mondo, per non limitarsi più a subire scelte maturate altrove.
In questo scenario, la dimensione nazionale è palesemente insufficiente a tutelare una parte rilevante degli interessi strategici italiani. Il futuro dell'Italia è legato al futuro dell'Unione europea: si illude profondamente chi pensa di poter rinunciare a questo potenziale di oltre mezzo miliardo di cittadini e consumatori. Non è quindi la globalizzazione a doverci preoccupare, ma la debolezza della sua governance.
In questo contesto così complesso, il sistema economico e produttivo italiano - seppure tra grandi difficoltà - ha saputo superare la prima fase dell'integrazione economica, durissima e in gran parte imprevista, caratterizzata dalla caduta delle barriere che proteggevano dai concorrenti low cost del lontano est. Le imprese italiane hanno saputo superare parte della propria debolezza cogliendo la sfida dell'innovazione, della crescita e dell'internazionalizzazione, riuscendo in una difficile mutazione che necessariamente dovrà proseguire con più forte convinzione, investendo in ricerca e innovazione e ricercando filiere a più alto valore aggiunto.
La nostra cultura, quella del Partito Democratico, traguarda il rilancio dell'economia insieme al grande problema della giustizia sociale e della necessità di un'unità di intenti di tutti i protagonisti del sistema economico, puntando sui giovani e sulle donne, veri giacimenti nascosti del nostro Paese.
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, concludo il mio intervento con un augurio a tutti noi, a lei, signor Presidente del Consiglio, al suo Governo, a quest'Aula e alla politica italiana. L'Italia sente un forte bisogno di un ceto politico che sia guida morale, che sappia rialzare la temperatura etica del Paese, che sappia finalmente cancellare il sentimento qualunquista dell'antipolitica e annullare quei comportamenti irresponsabili di calcolatori interessati che, anche per tornaconto personale, tentano di delegittimare la politica e le sue istituzioni in modo squallido e inqualificabile. La politica deve ritrovare e ritornare alla nobiltà della sua ragion d'essere, recuperando soprattutto piena dignità. Un'altra politica è possibile: una politica responsabile, capace di ascoltare il respiro profondo dei propri cittadini, di recuperare il suo posto insostituibile di moltiplicatore di interessi sociali, di infondere aspettative e creare opportunità di benessere e felicità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Popolo della Libertà).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Granata. Ne ha facoltà.
BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, si apre una nuova fase della vita politica italiana straordinariamente delicata ed importante. Vi sono, infatti, tutte le condizioni in questo Parlamento, nel corpo vivo della Nazione, per fuoriuscire finalmente dalla interminabile fase della transizione italiana. Signor Presidente, una grande semplificazione del quadro politico e soprattuttoPag. 39la stessa rapidità, quasi futurista, nella formazione del suo Governo mi sembrano elementi coerenti, che vanno in questa direzione.
Onorevole Berlusconi, nel suo programma, come d'altra parte nel programma dell'opposizione, c'è una grande presenza dell'esigenza delle piccole, grandi e medie infrastrutture per l'Italia. Quest'esigenza non può negarsi, ma, servono anche la piena valorizzazione e la piena consapevolezza soprattutto della più grande infrastruttura italiana: un'infrastruttura immateriale, che non è di cemento, né d'acciaio o d'asfalto, ma che è rappresentata dalla più grande stratificazione storica, paesaggistica, culturale e ambientale dell'intero pianeta.
Questa straordinaria infrastruttura, questa consapevolezza, deve servire a far superare il declino all'Italia, ma per contrastare questo declino serve anche un nuovo clima politico, al quale lei oggi, Presidente Berlusconi, ha dato un contributo importante. Occorre un clima che riesca a ricucire il tessuto strappato dell'identità nazionale, che è un'identità dinamica sin dalle origini, sin dal Rinascimento, resa unica proprio dalla varietà, dalle differenze, dalle qualità e dalle specificità.
È un'identità ricchissima, che è il nostro patrimonio e che deve tornare a unirci come italiani. È un patrimonio del quale dobbiamo essere all'altezza e, come diceva Faust di Goethe, non esiste un'eredità dei padri che non possa essere riconquistata attraverso il pieno possesso della stessa e la piena consapevolezza di ciò che rappresenta. Occorre unire le differenze, quindi, acquisendo la piena consapevolezza che proprio queste differenze, come quelle straordinarie delle cento città e dei mille campanili - che proprio lei ha citato nel suo intervento di presentazione del suo programma questa mattina - rappresentano tasselli imprescindibili dello straordinario mosaico dell'identità italiana.
Presidente Berlusconi, si tratta, quindi, di costruire un'identità nazionale condivisa. Questo è il traguardo più alto del suo Governo e del nostro Parlamento. Bisogna costruirla sul senso dello Stato, sul rispetto delle istituzioni, sulla difesa del patrimonio ambientale, sul contrasto radicale alla mafia e a tutte le organizzazioni criminali, sulla tutela e la piena valorizzazione del patrimonio culturale, sulla qualità della storia italiana, dalle origini greche e romane, passando per il Rinascimento e arrivando al made in Italy.
Su questi punti, su queste precondizioni della politica, si costruisce il senso della Nazione. Si tratta di un nuovo clima politico che dobbiamo costruire in Parlamento e che ha avuto nel sapiente discorso del Presidente Fini, all'atto della sua nomina a terza carica dello Stato, un punto alto dal quale occorre partire tutti insieme.
Ritengo, infine, che la fiducia da parte della sua maggioranza vada assicurata non soltanto al programma, che contiene elementi importanti di innovazione e novità, ma soprattutto all'appello da lei rivolto alla nazione di rialzarsi, di tornare ad essere consapevole di sé. Un racconto antico è quello della nostra nazione, che contiene in sé già i semi di un futuro possibile e straordinario. Per questo, signor Presidente, il suo Governo ha la nostra fiducia.
Al di là del programma, parafrasando l'indimenticabile Leo Longanesi, la nostra fiducia va data anche alle facce che lo rappresentano: la sua, signor Presidente, innovativa e, al di là del dato anagrafico che lei sempre ci ricorda del tutto irrilevante, assolutamente giovane e quella dei suoi Ministri. Mi si consentirà una citazione particolare, che non è di appartenenza geografica, ma di condivisione di percorsi; mi riferisco in particolare all'onorevole Giorgia Meloni, che rappresenta per i militanti e dirigenti della destra politica giovanile italiana (anche se da parte nostra questa fase è anagraficamente superata) un tassello intelligente e dinamico di identità politica, ed a due suoi Ministri siciliani come me: Stefania Prestigiacomo e Angelino Alfano. Questi ultimi due Ministri, per la loro storia, per la loro onestà, la loro già importante cultura di Governo, rappresentano, in modo particolarePag. 40per noi siciliani, l'affermazione della «faccia al sole» della nostra isola che, proprio sulla giustizia e sulla tutela ambientale, ha subito spesso, in questo interminabile dopoguerra, vulnera molto gravi e che invece vuole tornare ad essere pensata per quella che è: la culla della Grecia d'Occidente, la terra di Federico II e la patria di Paolo Borsellino.
Per questo, Presidente del Consiglio, dopo Longanesi, sono certo che terrà bene a mente nella sua azione di Governo - so che a lei sono molto care le letture dei classici - l'insegnamento di Seneca. Contro i troppi profeti di sventura che in questi anni hanno voluto far credere che l'Italia fosse ingovernabile e irredimibile sarà invece la volontà politica a dare senso e direzione di marcia, poiché, come Seneca diceva: «Non esiste vento favorevole per chi non sa dove vuole andare».
Dal suo programma, dal suo intervento, dalla direzione di marcia che lei ha delineato, il futuro dell'Italia si può veramente ricostruire (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare a titolo personale l'onorevole Barani, al quale ricordo che ha a disposizione cinque minuti di tempo. Ne ha facoltà.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, è con grande piacere e con soddisfazione personale e politica che le porto il sostegno e l'abbraccio di tutti i Socialisti Riformisti del Nuovo PSI, che è parte integrante del Popolo della Libertà. Signor Presidente, il suo programma e quello del suo autorevole Governo è il programma dei Socialisti Riformisti, dei figli di Turati, Saragat, Pertini, e sarebbe stato anche quello del suo amico Bettino.
Nel Popolo della Libertà si è riconosciuto oltre il 95 per cento di quel popolo socialista che negli anni Novanta votava PSI, e il suo Governo rappresenta le speranze, anzi le certezze che, dopo due anni di ombre, si ritorni al sereno, con protagonista anche il seme del nostro garofano, simbolo nel mondo e in Italia di riforme e progresso. È necessario non dimenticarlo.
Il suo è stato un intervento da leader riformista e liberale; è stato un discorso di chi guarda al futuro per cambiare e riformare la politica e la società. È stato importante il richiamo alla centralità della persona e del valore del capitale umano che è l'elemento di partenza per costruire una società più giusta. Infine, è stata di importante rilievo politico la forte e sincera apertura all'opposizione per una nuova stagione costituente alla quale nessuno potrà sottrarsi.
Auguri di buon lavoro e grazie ancora, signor Presidente, per aver voluto che i Socialisti Riformisti continuassero a sedere su questi scranni. Noi la sosterremo lealmente (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, lei non me ne vorrà, ma non posso perdere l'occasione, avendo lei assunto oggi per la prima volta la Presidenza della Camera da quella postazione ...
PRESIDENTE. Non gliene ho mai voluto.
ROBERTO GIACHETTI. Vorrei rivolgerle - penso a nome di tutti i colleghi - i migliori auguri di buon lavoro. La sua esperienza sarà sicuramente utilissima ai nostri lavori (Applausi).
PRESIDENTE. Grazie.
ROBERTO GIACHETTI. Tuttavia, per parafrasare una parte delle affermazioni svolte dal Presidente del Consiglio, il quale rilevava giustamente che i nostri padri costituenti non hanno in passato esitato ad usare l'ironia e magari l'umorismo, mi lasci anche dire che il passaggio dall'onorevolePag. 41Meloni a lei in quest'Aula, dal punto di vista estetico, non è di pari gradevolezza.
PRESIDENTE. Sempre di «melone» si parla esteticamente. La ringrazio.
Il seguito della discussione è rinviato alla ripresa pomeridiana.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15,30.
La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15,35.
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