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Allegato A
Seduta n. 41 di mercoledì 23 luglio 2008
DISEGNO DI LEGGE: CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE 25 GIUGNO 2008, N. 112, RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI PER LO SVILUPPO ECONOMICO, LA SEMPLIFICAZIONE, LA COMPETITIVITÀ, LA STABILIZZAZIONE DELLA FINANZA PUBBLICA E LA PEREQUAZIONE TRIBUTARIA (A.C. 1386-A)
A.C. 1386-A - Ordini del giorno
ORDINI DEL GIORNO
(Non sono compresi quelli ritirati)
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca disposizioni urgenti per la competitività del Paese;
il turismo rappresenta un settore di fondamentale importanza per l'economia italiana che occorre sostenere con ogni misura possibile;
con la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) è stato abrogato l'aumento, precedentemente previsto nella misura del 300 per cento, dei canoni demaniali, con piena soddisfazione degli operatori commerciali le cui attività insistono in suddette aree;
nel contempo, la medesima legge finanziaria 2007 ha introdotto al capoverso 2.1 dell'articolo 251 un aumento esponenziale del canone che grava sulle pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzioni di beni e servizi;
secondo la disposizione di legge succitata il canone deve essere determinato «moltiplicando la superficie complessiva del manufatto per la media dei valori mensili unitari minimi e massimi indicati dall'Osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento. L'importo ottenuto è moltiplicato per.un coefficiente pari a 6,5»;
tale disposizione normativa ha determinato aumenti assolutamente insostenibili per le imprese interessate e causato l'avvio di un complesso contenzioso giudiziario in tutta Italia, perché gli importi richiesti dallo Stato sono comprensibilmente considerati fuori da ogni logica di mercato;
solo lungo la costa maremmana, dove sono presenti numerose attività commerciali a servizio dei turisti, si sono registrati casi di imprese che da 2.600 euro annui di canone hanno subito un incremento della tariffa che ha raggiunto i 77.000 euro;
tale calcolo è stato effettuato dalle singole imprese e dalle associazioni di categoria anche in alcune strutture pertinenziali, poste all'interno di stabilimenti balneari e considerate, pertanto, a finalità commerciale e non a carattere turistico-ricreativo;
la situazione, unita al già difficile andamento della stagione turistica lungo la riviera, sta mettendo in forte rischio l'intero comparto e le imprese in esso operanti, con gravi ripercussioni sulla stessatenuta dei posti di lavoro, causa il carico sempre più elevato di tassazione a cui non corrisponde un soddisfacente andamento del settore;
il turismo rappresenta una delle voci più importanti dell'intero sistema economico italiano e richiede politiche di sostegno a chi rischia propri capitali per offrire servizi di qualità e una minore pressione tributaria e fiscale;
le associazioni del commercio, dei servizi e del turismo hanno manifestato fortissima preoccupazione per questo stato di cose e per una disposizione che colpisce ulteriormente il settore con conseguenze drammatiche,
impegna il Governo
a intraprendere le necessarie iniziative normative al fine di giungere alla sospensione dei pagamenti a carico delle pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi e ad avviare una radicale modifica della normativa in vigore per venire incontro alle legittime aspettative degli imprenditori del settore turistico, che hanno bisogno di essere sostenuti attraverso politiche di alleggerimento del carico fiscale e tributario.
9/1386/1. Faenzi, Vignali, Versace, Beccalossi, Gottardo, De Camillis, fogliato, Negro, Rainieri, Nastri.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca disposizioni urgenti per la competitività del Paese;
il turismo rappresenta un settore di fondamentale importanza per l'economia italiana che occorre sostenere con ogni misura possibile;
con la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) è stato abrogato l'aumento, precedentemente previsto nella misura del 300 per cento, dei canoni demaniali, con piena soddisfazione degli operatori commerciali le cui attività insistono in suddette aree;
nel contempo, la medesima legge finanziaria 2007 ha introdotto al capoverso 2.1 dell'articolo 251 un aumento esponenziale del canone che grava sulle pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzioni di beni e servizi;
secondo la disposizione di legge succitata il canone deve essere determinato «moltiplicando la superficie complessiva del manufatto per la media dei valori mensili unitari minimi e massimi indicati dall'Osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento. L'importo ottenuto è moltiplicato per.un coefficiente pari a 6,5»;
tale disposizione normativa ha determinato aumenti assolutamente insostenibili per le imprese interessate e causato l'avvio di un complesso contenzioso giudiziario in tutta Italia, perché gli importi richiesti dallo Stato sono comprensibilmente considerati fuori da ogni logica di mercato;
solo lungo la costa maremmana, dove sono presenti numerose attività commerciali a servizio dei turisti, si sono registrati casi di imprese che da 2.600 euro annui di canone hanno subito un incremento della tariffa che ha raggiunto i 77.000 euro;
tale calcolo è stato effettuato dalle singole imprese e dalle associazioni di categoria anche in alcune strutture pertinenziali, poste all'interno di stabilimenti balneari e considerate, pertanto, a finalità commerciale e non a carattere turistico-ricreativo;
la situazione, unita al già difficile andamento della stagione turistica lungo la riviera, sta mettendo in forte rischio l'intero comparto e le imprese in esso operanti, con gravi ripercussioni sulla stessa tenuta dei posti di lavoro, causa il caricosempre più elevato di tassazione a cui non corrisponde un soddisfacente andamento del settore;
il turismo rappresenta una delle voci più importanti dell'intero sistema economico italiano e richiede politiche di sostegno a chi rischia propri capitali per offrire servizi di qualità e una minore pressione tributaria e fiscale;
le associazioni del commercio, dei servizi e del turismo hanno manifestato fortissima preoccupazione per questo stato di cose e per una disposizione che colpisce ulteriormente il settore con conseguenze drammatiche,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di intraprendere le necessarie iniziative normative al fine di giungere alla revisione dell'imposizione a carico delle pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi e ad avviare una radicale modifica della normativa in vigore per venire incontro alle legittime aspettative degli imprenditori del settore turistico, che hanno bisogno di essere sostenuti attraverso politiche di alleggerimento del carico fiscale e tributario.
9/1386/1. (Testo modificato nel corso della seduta) Faenzi, Vignali, Versace, Beccalossi, Gottardo, De Camillis, fogliato, Negro, Rainieri, Nastri.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame, all'articolo 70, comma 1, reca norme concernenti l'esclusione di trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di servizio;
ciò avrà forti ripercussioni sulle pensioni delle categorie più esposte ad una vita di servizio usurante al cui congedo è stata riconosciuta una grave perdita di idoneità al servizio,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di introdurre, in sostituzione della cosiddetta «pensione privilegiata», soppressa dall'articolo 70, comma 1, del testo in esame, altri sistemi previdenziali integrativi, che non necessariamente vadano ad insistere sulle casse statali, in favore dei soggetti cui è riconosciuta una grave perdita di idoneità di servizio.
9/1386/2. Cassinelli, Scandroglio.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca norme in materia di perequazione tributaria che favoriscono anche i nuclei familiari;
la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), ha esteso le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, previste dall'articolo 1, comma 1324, ai lavoratori ed alle lavoratrici residenti all'estero limitatamente agli anni 2007, 2008 e 2009, a condizione che gli stessi dimostrino che le persone alle quali tali detrazioni si riferiscono non possiedano un reddito complessivo superiore, al lordo degli oneri deducibili, al limite previsto dall'articolo 12, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblilca 22 dicembre 1986, n. 917, compresi i redditi prodotti fuori dal territorio dello Stato, e di non godere, nel Paese di residenza, di alcun beneficio fiscale connesso ai carichi familiari;
tale limite temporale è ripreso dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 2 agosto 2007, n. 149, ponendo gli italiani residenti all'estero, che producono un reddito assoggettabile ad IRPEF in Italia, in una condizione di sostanzialedisparità nei confronti dei residenti nel territorio nazionale,
impegna il Governo
a tenere in dovuta considerazione l'opportunità di sopprimere i limiti temporali previsti per le detrazioni fiscali per carichi di famiglia ai residenti all'estero.
9/1386/3. Di Biagio, Picchi.
La Camera,
premesso che:
nel corso del 2008 si sono riscontrati aumenti sia nel costo dei materiali, sia delle materie prime comunque occorrenti nel ciclo produttivo assai consistenti, aumenti che se non opportunamente compensati determinerebbero situazioni di gravissima difficoltà per le imprese operanti nel settore dei lavori pubblici;
la disciplina di cui all'articolo 133, commi 4, 5, 6 e 7 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, appare non rispondente alle concrete esigenze della categoria degli operatori economici del settore dei lavori pubblici sia perché richiede che l'adeguamento del prezzo dei materiali abbia luogo soltanto a seguito di circostanze eccezionali, sia perché presuppone che la variazione abbia luogo nell'anno successivo alla presentazione dell'offerta, laddove ben potrebbe verificarsi il diritto all'adeguamento per aumenti avvenuti nell'ambito dello stesso anno di presentazione dell'offerta;
risulta, pertanto, indispensabile razionalizzare la predetta disciplina in modo da assicurare agli operatori economici un reale ed immediato meccanismo di riequilibrio del corrispettivo contrattuale rispetto ai maggiori costi dei materiali e delle materie prime,
impegna il Governo
a ricercare le opportune soluzioni per ovviare al grave problema sopra evidenziato e a tal fine, con il terzo decreto correttivo, a modificare la disciplina dell'articolo 133, commi da 4 a 7 del codice dei contratti pubblici, ispirandosi ai seguenti principi:
svincolare il diritto dell'impresa all'adeguamento dal carattere di eccezionalità dell'evento, facendolo derivare esclusivamente dal superamento del 10 per cento del prezzo del materiale rispetto al prezzo dello stesso al momento dell'offerta;
prevedere una rilevazione mensile delle variazioni con decreti semestrali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
prevedere il diritto dell'impresa all'adeguamento, nell'unico presupposto del superamento del 10 per cento, a prescindere dall'anno di presentazione dell'offerta (e cioè senza porre la condizione, oggi prevista, che l'anno di presentazione dell'offerta sia antecedente a quello in cui ha luogo l'aumento del prezzo dei materiali).
9/1386/4. Stradella, Lupi, Iannuzzi.
La Camera,
premesso che:
il documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013 e la risoluzione approvata dalla Camera impegnano il Governo alla definizione di un sistema di federalismo fiscale e alla costituzione di un codice delle autonomie;
i provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2011 sono: il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria; il disegno di legge recante disposizioni aventi analoga finalità (A.C. 1441); il disegno di legge concernente l'attuazione del federalismo fiscale; un ulteriore disegno di legge recante norme volte alla costituzione di un codice delle autonomienonché alla realizzazione di interventi per Roma capitale; il disegno di legge recante delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico (A.S. 847);
per quanto concerne il disegno di legge in materia di federalismo fiscale, come definito dalla risoluzione al DPEF, impegna il Governo a definire, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, le regole del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, in modo da garantire la completa autonomia finanziaria delle regioni e degli enti locali e, al tempo stesso, assicurare il concorso di tali enti al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti a livello comunitario; a individuare tributi propri e compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al proprio territorio sui quali fondare l'autonomia finanziaria delle regioni e delle autonomie locali; a stabilire altresì meccanismi di perequazione a vantaggio dei territori con minore capacità fiscale e a prevedere la destinazione da parte dello Stato di risorse aggiuntive e l'effettuazione di interventi speciali rivolti a finalità di coesione e solidarietà sociale e di promozione dello sviluppo economico; ad assicurare che l'attuazione del federalismo fiscale non dia luogo a incrementi della pressione fiscale né della spesa pubblica e contribuisca a rafforzare la responsabilità degli amministratori nei confronti dei cittadini,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità, anche in sede di riforma in senso federale e del codice delle autonomie, di inserire un particolare status per la città di Firenze e la sua area metropolitana, in quanto città capoluogo contraddistinta da un rilevante patrimonio artistico e culturale e per questo meta di notevoli flussi turistici.
9/1386/5. Bonciani, Toccafondi, Verdini, Massimo Parisi, Tortoli, Picchi.
La Camera,
premesso che:
all'articolo 66, comma 13, del decreto in esame sono contenuti limiti del 10 per cento di assunzioni rispetto al personale cessato dal servizio e conseguentemente riduzioni delle dotazioni finanziarie per il finanziamento ordinario delle università: 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, 190 milioni di euro per l'anno 2010, 316 milioni per l'anno 2011, 417 milioni di euro per l'anno 2012 e 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013;
considerare tutti gli atenei allo stesso livello non aiuta, soprattutto coloro che hanno amministrato bene e che risultano virtuosi;
il taglio «indiscriminato» non aiuta a migliorare la didattica, la ricerca e in generale le università. Tagliare a tutti commette, alla rovescia, lo stesso errore che si vuole combattere, cioè l'assenza nell'attuale sistema di meccanismi premianti la qualità e il merito delle università. Non tutti gli atenei possono essere trattati allo stesso modo;
per questo, fermo restando che le minori risorse sono un dato oggettivo per tutti i comparti pubblici,
impegna il Governo:
a istituire un tavolo di confronto tra Governo e università per individuare criteri di valutazione, in base ai quali apportare riduzioni delle dotazioni finanziarie diversificate a seconda della virtuosità degli atenei;
nel corso dell'anno a valutare la possibilità di comprimere le riduzioni delle dotazioni finanziarie all'Università.
9/1386/6. Toccafondi, De Girolamo.
La Camera,
premesso che:
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 387 del 1989, ha riconosciuto la natura «risarcitoria/non reddituale» dellepensioni privilegiate «tabellari» e, pertanto, si rende giustizia alle pensioni privilegiate ordinarie del personale «di carriera»;
il nostro ordinamento giuridico, peraltro, riconosce varie esenzioni ed agevolazioni ad altri tipi di pensione omologhe, a sussidi e cespiti della stessa natura;
continua comunque a sussistere difformità di trattamento per le pensioni privilegiate ordinarie;
da parte del Governo sono state evidenziate priorità politiche in ordine a sicurezza pubblica, efficienza dell'organizzazione statale, ruolo delle forze armate,
impegna il Governo
a valutare tempestivamente l'opportunità di conferire carattere risarcitorio alle pensioni privilegiate ordinarie (integrate dall'aumento del decimo per l'invalidità) concesse ai dipendenti civili e militari dello Stato e degli enti locali di cui all'articolo 1 della legge 29 aprile 1976, n. 177, e con ciò far sì che, ai fini dell'imponibile Irpef, concorrano nella misura del 90 per cento annuo.
9/1386/7. Bianconi.
La Camera,
premesso che:
la legge 24 dicembre 2007, n. 244, legge finanziaria 2008, ha riformato il settore del vending, prevedendo per i soggetti che operano nel commercio al minuto, in relazione alla cessione di beni tramite distributori automatici, l'obbligo di memorizzare su supporto elettronico, distintamente per ciascun apparecchio, le singole operazioni;
le disposizioni, di cui all'articolo 1, commi da 363 a seguire, prevedono, per il completamento della riforma, l'emanazione di un provvedimento dell'Agenzia delle entrate con cui vengono stabilite le modalità di memorizzazione delle singole operazioni, nonché i criteri e i tempi per la trasmissione in via telematica delle informazioni relative alle medesime operazioni;
la norma si applica a decorrere dal 1o gennaio 2009 e, limitatamente agli apparecchi già immessi nel mercato alla predetta data, dal 30 luglio 2009;
in attesa della piena operatività delle disposizioni, il comma 366 della citata legge finanziaria prevede che, già a decorrere dal 1o gennaio 2008, l'Agenzia delle entrate e il Corpo della guardia di finanza destinano una quota della propria capacità operativa all'effettuazione di accertamenti mirati nei confronti dei soggetti interessati;
la disciplina penalizza fortemente le imprese che operano nel settore, anche a causa degli eccessivi costi a cui le stesse sono sottoposte, risultando, poi, contraria agli obiettivi dell'attuale Governo, che mirano a restituire sviluppo e competitività al nostro apparato produttivo,
impegna il Governo
ad adottare immediate iniziative legislative al fine di ripristinare la precedente disciplina di settore, garantendo lo sviluppo e la competitività delle imprese che vi operano.
9/1386/8. Fedriga, Reguzzoni, Pini, Comaroli, Vanalli.
La Camera,
premesso che:
la legge 24 dicembre 2007, n. 244, legge finanziaria 2008, ha riformato il settore del vending, prevedendo per i soggetti che operano nel commercio al minuto, in relazione alla cessione di beni tramite distributori automatici, l'obbligo di memorizzare su supporto elettronico, distintamente per ciascun apparecchio, le singole operazioni;
le disposizioni, di cui all'articolo 1, commi da 363 a seguire, prevedono, per il completamento della riforma, l'emanazione di un provvedimento dell'Agenzia delle entrate con cui vengono stabilite le modalità di memorizzazione delle singole operazioni, nonché i criteri e i tempi per la trasmissione in via telematica delle informazioni relative alle medesime operazioni;
la norma si applica a decorrere dal 1o gennaio 2009 e, limitatamente agli apparecchi già immessi nel mercato alla predetta data, dal 30 luglio 2009;
in attesa della piena operatività delle disposizioni, il comma 366 della citata legge finanziaria prevede che, già a decorrere dal 1o gennaio 2008, l'Agenzia delle entrate e il Corpo della guardia di finanza destinano una quota della propria capacità operativa all'effettuazione di accertamenti mirati nei confronti dei soggetti interessati;
la disciplina penalizza fortemente le imprese che operano nel settore, anche a causa degli eccessivi costi a cui le stesse sono sottoposte, risultando, poi, contraria agli obiettivi dell'attuale Governo, che mirano a restituire sviluppo e competitività al nostro apparato produttivo,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare immediate iniziative legislative al fine di ripristinare la precedente disciplina di settore, garantendo lo sviluppo e la competitività delle imprese che vi operano.
9/1386/8. (Testo modificato nel corso della seduta) Fedriga, Reguzzoni, Pini, Comaroli, Vanalli.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame, all'articolo 79-bis, comma 1, modifica l'articolo 8-sexies, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni introducendo nuovi criteri per la determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie, in ragione della prevista abrogazione del decreto ministeriale 15 aprile 1994;
tale disposizione non contiene i criteri per la scelta del campione di strutture da utilizzare come base per la determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie;
tale disposizione, inoltre, non tiene conto, per le strutture private accreditate, tra gli elementi di determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie, del giusto utile d'impresa;
il provvedimento in esame, all'articolo 79-bis, comma 3, modifica l'articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni. Le modifiche riguardano l'accreditamento delle strutture sanitarie in rapporto al fabbisogno ed alla funzionalità della programmazione regionale. Viene aggiunto quale ulteriore criterio di valutazione la soglia minima di efficienza, ovvero la verifica del rapporto tra quantità, qualità e costo delle prestazioni sanitarie;
tale disposizione, non prevede nella determinazione della soglia minima di efficienza le differenze tra le diverse tipologie organizzative delle strutture sanitarie e le diverse realtà geografiche;
il provvedimento in esame, all'articolo 79-bis, comma 3, modifica l'articolo 8-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni introducendo il seguente comma 2-quinquies: «in caso di mancata stipula dei contratti di cui al presente articolo, l'accreditamento istituzionale di cui all'articolo 8-quater delle strutture e dei professionisti eroganti prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale interessati è sospeso»;
tale disposizione, a fronte della sospensione dell'accreditamento in caso di mancata stipula dei contratti di cui all'articolo 8-quinquies non prevede specifiche procedure per la programmazione del fabbisogno di prestazioni sanitarie e per la stipula dei contratti di cui all'articolo 8-quinquies;
l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, tra l'altro, con segnalazione AS451 del 24 aprile 2008, inviata al Governo e al Parlamento il 2 maggio 2008, ha censurato la determinazione di limiti di spesa per singola struttura accreditata basati sul fatturato storico,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative, anche normative, al fine di:
introdurre precisi criteri per la determinazione del campione di strutture da utilizzare come base per la fissazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie, prevedendo che il campione sia formato da strutture a gestione pubblica, strutture equiparate, strutture private accreditate e che sia statisticamente rappresentativo della realtà nazionale;
tenere conto tra gli elementi per la determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie il giusto utile d'impresa, costituzionalmente garantito, nonché ad introdurre ulteriori criteri di determinazione delle tariffe;
introdurre per la determinazione della soglia minima di efficienza criteri che tengano conto delle differenze tra le diverse tipologie organizzative delle strutture sanitarie nonché delle diverse realtà regionali, in termini di territorio, demografia e orografia;
introdurre nell'articolo 8-quinquies ulteriori e specifici criteri per la corretta programmazione dei volumi di prestazioni, i cui limiti di spesa siano coerenti con il fabbisogno assistenziale e siano determinati per ogni branca specialistica, e non per singole strutture accreditate, anche alla luce delle indicazioni dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato.
9/1386/9. Cesaro, Gioacchino Alfano.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame, all'articolo 79-bis, comma 1, modifica l'articolo 8-sexies, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni introducendo nuovi criteri per la determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie, in ragione della prevista abrogazione del decreto ministeriale 15 aprile 1994;
tale disposizione non contiene i criteri per la scelta del campione di strutture da utilizzare come base per la determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie;
tale disposizione, inoltre, non tiene conto, per le strutture private accreditate, tra gli elementi di determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie, del giusto utile d'impresa;
il provvedimento in esame, all'articolo 79-bis, comma 3, modifica l'articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni. Le modifiche riguardano l'accreditamento delle strutture sanitarie in rapporto al fabbisogno ed alla funzionalità della programmazione regionale. Viene aggiunto quale ulteriore criterio di valutazione la soglia minima di efficienza, ovvero la verifica del rapporto tra quantità, qualità e costo delle prestazioni sanitarie;
tale disposizione, non prevede nella determinazione della soglia minima di efficienza le differenze tra le diverse tipologie organizzative delle strutture sanitarie e le diverse realtà geografiche;
il provvedimento in esame, all'articolo 79-bis, comma 3, modifica l'articolo 8-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni introducendo il seguente comma 2-quinquies: «in caso di mancata stipula dei contratti di cui al presente articolo, l'accreditamento istituzionale di cui all'articolo 8-quater delle strutture e dei professionistieroganti prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale interessati è sospeso»;
tale disposizione, a fronte della sospensione dell'accreditamento in caso di mancata stipula dei contratti di cui all'articolo 8-quinquies non prevede specifiche procedure per la programmazione del fabbisogno di prestazioni sanitarie e per la stipula dei contratti di cui all'articolo 8-quinquies;
l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, tra l'altro, con segnalazione AS451 del 24 aprile 2008, inviata al Governo e al Parlamento il 2 maggio 2008, ha censurato la determinazione di limiti di spesa per singola struttura accreditata basati sul fatturato storico,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative, anche normative, al fine di:
introdurre precisi criteri per la determinazione del campione di strutture da utilizzare come base per la fissazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie;
tenere conto tra gli elementi per la determinazione delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni sanitarie il giusto utile d'impresa, costituzionalmente garantito, nonché ad introdurre ulteriori criteri di determinazione delle tariffe;
introdurre per la determinazione della soglia minima di efficienza criteri che tengano conto delle differenze tra le diverse tipologie organizzative delle strutture sanitarie nonché delle diverse realtà regionali, in termini di territorio, demografia e orografia;
introdurre nell'articolo 8-quinquies ulteriori e specifici criteri per la corretta programmazione dei volumi di prestazioni, i cui limiti di spesa siano coerenti con il fabbisogno assistenziale e siano determinati per ogni branca specialistica, e non per singole strutture accreditate, anche alla luce delle indicazioni dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato.
9/1386/9. (Testo modificato nel corso della seduta) Cesaro, Gioacchino Alfano.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame prevede consistenti riduzioni delle risorse per i comparti della Sicurezza e della Difesa, che appaiono del tutto incoerenti con l'impostazione della sicurezza pubblica, assurta ad emergenza nazionale per il Governo e per l'attuale maggioranza;
contemporaneamente ad altri provvedimenti appena approvati, il Governo ha assegnato alle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e alle Forze Armate un maggiore impegno nell'attività di controllo del territorio, di prevenzione del crimine e di repressione, traducendosi tale potenziamento dei compiti in prolungamenti di orario, maggiore mobilità e più elevata flessibilità di impiego;
tale situazione è aggravata dai tagli disposti al personale che si troverà ad affrontare nuove e delicatissime funzioni nella gestione dell'ordine pubblico, senza avere né le risorse economiche necessarie a coprire i nuovi e ulteriori compiti loro attribuiti, né le risorse umane atte a garantire un'efficace copertura delle nuove funzioni,
impegna il Governo
ad adottare tempestivamente successivi provvedimenti normativi atti a garantire ulteriori risorse finalizzate allo svolgimento dei compiti assegnati alle forze di polizia e delle forze armate, anche in relazione agli accresciuti compiti di pubblica sicurezza a queste ultime assegnati.
9/1386/10. Garofani.
La Camera,
premesso che:
la manovra finanziaria approvata con il decreto in esame dispone interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico;
il comma 3 dell'articolo 64 prevede la predisposizione di un piano programmatico che, modificando le disposizioni legislative vigenti, riveda l'attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico ai fini di una migliore qualificazione dei servizi e per incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente e allinearsi ai relativi standard europei;
l'attuazione del piano dovrà attenersi ai seguenti criteri:
a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti;
b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;
c) revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;
d) rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria;
e) revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi;
f) ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa;
una quota dell'economia di spesa di cui al comma 6 del citato articolo 64 del decreto in esame è destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriere del personale della scuola;
il decreto prevede altresì al comma 3, dell'articolo 64, il termine di 45 giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto per la predisposizione del piano programmatico;
le Commissioni parlamentari di merito sono chiamate ad esprimere il parere sul piano entro il suddetto termine, che include anche il periodo della pausa estiva di almeno 30 giorni,
impegna il Governo
a portare a centoventi giorni il termine di predisposizione del piano programmatico di interventi, anche al fine di consentire un esame più approfondito da parte del Parlamento, e comunque ad interpretare con la dovuta elasticità il termine fissato, che non ha natura perentoria, e compatibilmente con la complessità delle materie trattate.
9/1386/11. Granata.
La Camera,
premesso che:
la manovra finanziaria approvata con il decreto in esame dispone interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico;
il comma 3 dell'articolo 64 prevede la predisposizione di un piano programmatico che, modificando le disposizioni legislative vigenti, riveda l'attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico ai fini di una migliore qualificazione dei servizi e per incrementare,gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente e allinearsi ai relativi standard europei;
l'attuazione del piano dovrà attenersi ai seguenti criteri:
a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti;
b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;
c) revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;
d) rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria;
e) revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi;
f) ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa;
una quota dell'economia di spesa di cui al comma 6 del citato articolo 64 del decreto in esame è destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriere del personale della scuola;
il decreto prevede altresì al comma 3, dell'articolo 64, il termine di 45 giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto per la predisposizione del piano programmatico;
le Commissioni parlamentari di merito sono chiamate ad esprimere il parere sul piano entro il suddetto termine, che include anche il periodo della pausa estiva di almeno 30 giorni,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di portare a centoventi giorni il termine di predisposizione del piano programmatico di interventi, anche al fine di consentire un esame più approfondito da parte del Parlamento, e comunque ad interpretare con la dovuta elasticità il termine fissato, che non ha natura perentoria, e compatibilmente con la complessità delle materie trattate.
9/1386/11. (Testo modificato nel corso della seduta) Granata.
La Camera,
premesso che:
la manovra finanziaria approvata con il decreto in esame, dispone riduzioni progressive del fondo per il finanziamento ordinario delle università di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 147 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013;
il settore universitario riveste un'importanza strategica per il Paese, atteso che l'alta formazione e l'attività di ricerca scientifica che si svolgono nelle università costituiscono un fattore di crescita della competitività;
in particolare, un adeguato sostegno finanziario del sistema universitario è necessario per la formazione delle nuove generazioni, le quali devono essere preparate ad affrontare il confronto a livello internazionale;
l'Italia si è impegnata a livello internazionale a destinare risorse adeguate per realizzare gli obiettivi della cosiddetta «strategia di Lisbona» in particolare ponendo la conoscenza e l'innovazione al servizio della crescita economico-sociale e, quindi, l'istruzione e la formazione al centro dei processi di crescita e modernizzazione;
gli interventi finanziari nel campo dell'istruzione e della formazione costituiscono spese di investimento e, in definitiva, un volano per l'economia;
gli impegni assunti a livello internazionale al fine di garantire elevati livelli di qualità della formazione ed il costante progresso della conoscenza, mediante la ricerca scientifica e l'innovazione non possono essere disattesi,
impegna il Governo
a riassegnare, con i prossimi provvedimenti legislativi in tema di finanza pubblica, al sistema universitario le risorse finanziarie ridotte con il decreto in esame, compatibilmente con le condizioni della finanza pubblica, al fine di migliorare e rilanciare la funzionalità didattica e scientifica degli atenei.
9/1386/12. Aprea, Goisis, Frassinetti, Caldoro.
La Camera,
premesso che:
la manovra finanziaria approvata con il decreto in esame, dispone riduzioni progressive del fondo per il finanziamento ordinario delle università di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 147 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013;
il settore universitario riveste un'importanza strategica per il Paese, atteso che l'alta formazione e l'attività di ricerca scientifica che si svolgono nelle università costituiscono un fattore di crescita della competitività;
in particolare, un adeguato sostegno finanziario del sistema universitario è necessario per la formazione delle nuove generazioni, le quali devono essere preparate ad affrontare il confronto a livello internazionale;
l'Italia si è impegnata a livello internazionale a destinare risorse adeguate per realizzare gli obiettivi della cosiddetta «strategia di Lisbona» in particolare ponendo la conoscenza e l'innovazione al servizio della crescita economico-sociale e, quindi, l'istruzione e la formazione al centro dei processi di crescita e modernizzazione;
gli interventi finanziari nel campo dell'istruzione e della formazione costituiscono spese di investimento e, in definitiva, un volano per l'economia;
gli impegni assunti a livello internazionale al fine di garantire elevati livelli di qualità della formazione ed il costante progresso della conoscenza, mediante la ricerca scientifica e l'innovazione non possono essere disattesi,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di riassegnare, con i prossimi provvedimenti legislativi in tema di finanza pubblica, al sistema universitario le risorse finanziarie ridotte con il decreto in esame, compatibilmente con le condizioni della finanza pubblica, al fine di migliorare e rilanciare la funzionalità didattica e scientifica degli atenei.
9/1386/12. (Testo modificato nel corso della seduta) Aprea, Goisis, Frassinetti, Caldoro.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 1, comma 337, della legge finanziaria per il 2006 (legge 23 dicembre 2005, n. 266) introduce il così detto istituto del 5 per mille che consente al contribuente di destinare parte delle proprie imposte a soggetti del terzo settore, ad enti di ricerca, enti sanitari ed enti locali;
i risultati della introduzione del 5 per mille dimostrano la bontà del provvedimento, con oltre il 60 per cento deicontribuenti che decide di esprimere la propria preferenza in sede di dichiarazione dei redditi;
l'istituto del 5 per mille viene reintrodotto nelle leggi finanziarie per il 2007 e per il 2008, pur modificato rispetto alla previsione per il 2006, sia negli importi di copertura sia nella definizione dei beneficiari;
la stabilizzazione dell'istituto del 5 per mille rappresenta una concreta attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, così come previsto dal testo costituzionale,
impegna il Governo
a provvedere entro l'anno 2009 all'introduzione dell'istituto del 5 per mille garantendone la stabilità negli anni e salvaguardando il principio di sussidiarietà e di libertà di scelta che caratterizza la peculiarità dell'istituto.
9/1386/13. Lupi, Sposetti, Bersani, Letta, Ravetto, Jannone, Aprea, Vignali, Renato Farina, Albonetti, Polledri, Realacci, Saglia, Toccafondi, Palmieri, Bocciardo, Rosso, Versace, Paroli, Gioacchino Alfano, Volontè, Vannucci, Caparini.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 prevede che sia detraibile dall'IRPEF il 19 per cento delle «spese per la frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali»;
pertanto, chi manda i figli in una scuola non statale, oltre a sostenerne il costo, vede tale costo solo parzialmente detraibile dalle imposte, nei limiti degli importi dei contributi alle scuole statali,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità che nella prossima legge finanziaria le spese per la frequenza di corsi di istruzione siano inserite tra le spese interamente deducibili dai redditi delle persone fisiche o detraibili per l'intero importo o per un importo comunque superiore al 19 per cento.
9/1386/14. Paroli, Lupi, Toccafondi, Renato Farina, Vignali, Saglia, Palmieri, Volontè, Pagano, Rosso, Caparini.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 1, comma 8, della legge n. 62 del 2000 recita: «Alle scuole paritarie, senza fini di lucro, che abbiano i requisiti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, è riconosciuto il trattamento fiscale previsto dallo stesso decreto legislativo n. 460 del 1997, e successive modificazioni». Tale comma, inserito dal legislatore nella legge di parità al fine di rendere possibile il riconoscimento dello statuto di ONLUS alle scuole paritarie, è stato invece interpretato dal Ministero del tesoro in senso restrittivo, intendendo che il trattamento ONLUS sia applicabile solo a quelle scuole paritarie in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 10 del suddetto decreto legislativo n. 460 del 1997, fra i quali è compreso quello di prestare attività esclusivamente o prevalentemente a soggetti in condizioni di svantaggio fisico, psichico o sociale. Così praticamente tutte le scuole vengono in realtà escluse, perché offrono un servizio che si rivolge per sua natura a tutti (e la stessa legge n. 62 del 2000, all'articolo 1 comma 4, prevede che le scuole paritarie consentano «l'iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta»);
le norme in materia di parità scolastica sono successive a quelle del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e introducono una tipologia di enti che lo stesso decreto legislativo non poteva considerare in quanto non ancora esistenti; il comma 8 dell'articolo 1 della legge n. 62del 2000 deve pertanto essere interpretato alla luce di quanto disposto dal comma 4 dello stesso articolo e, in particolare, dalle lettere d) ed e) ;
vi sono soggetti che gestiscono scuole (come le cooperative sociali) che sono ONLUS di diritto, ai sensi articolo 10, comma 8, della legge n. 460 del 1997,
impegna il Governo:
ad interpretare il comma 8 dell'articolo 1 della legge n. 62 del 2000 nel senso che tutte le scuole paritarie gestite da enti senza scopo di lucro o da cooperative siano considerate ONLUS, senza che le stesse debbano essere in possesso dei requisiti posti dal decreto legislativo n. 460 del 1997 per le altre ONLUS
9/1386/15. Renato Farina, Lupi, Palmieri, Toccafondi, Vignali, Rosso, Pagano.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 1, comma 8, della legge n. 62 del 2000 recita: «Alle scuole paritarie, senza fini di lucro, che abbiano i requisiti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, è riconosciuto il trattamento fiscale previsto dallo stesso decreto legislativo n. 460 del 1997, e successive modificazioni». Tale comma, inserito dal legislatore nella legge di parità al fine di rendere possibile il riconoscimento dello statuto di ONLUS alle scuole paritarie, è stato invece interpretato dal Ministero del tesoro in senso restrittivo, intendendo che il trattamento ONLUS sia applicabile solo a quelle scuole paritarie in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 10 del suddetto decreto legislativo n. 460 del 1997, fra i quali è compreso quello di prestare attività esclusivamente o prevalentemente a soggetti in condizioni di svantaggio fisico, psichico o sociale. Così praticamente tutte le scuole vengono in realtà escluse, perché offrono un servizio che si rivolge per sua natura a tutti (e la stessa legge n. 62 del 2000, all'articolo 1 comma 4, prevede che le scuole paritarie consentano «l'iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta»);
le norme in materia di parità scolastica sono successive a quelle del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e introducono una tipologia di enti che lo stesso decreto legislativo non poteva considerare in quanto non ancora esistenti; il comma 8 dell'articolo 1 della legge n. 62 del 2000 deve pertanto essere interpretato alla luce di quanto disposto dal comma 4 dello stesso articolo e, in particolare, dalle lettere d) ed e) ;
vi sono soggetti che gestiscono scuole (come le cooperative sociali) che sono ONLUS di diritto, ai sensi articolo 10, comma 8, della legge n. 460 del 1997,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di interpretare il comma 8 dell'articolo 1 della legge n. 62 del 2000 nel senso che tutte le scuole paritarie gestite da enti senza scopo di lucro o da cooperative siano considerate ONLUS, senza che le stesse debbano essere in possesso dei requisiti posti dal decreto legislativo n. 460 del 1997 per le altre ONLUS
9/1386/15. (Testo modificato nel corso della seduta) Renato Farina, Lupi, Palmieri, Toccafondi, Vignali, Rosso, Pagano.
La Camera,
premesso che:
nel provvediemtno in esame è contenuta, all'articolo 39, comma 10, lettera g) , l'abrogazione della legge n. 8 del 1979;
in conseguenza di tale abrogazione viene praticamente abrogata anche la disciplina di una figura professionale tipica, operante nel mondo dello spettacolo, comeil rappresentante di artisti che agisce sulla base di una procura speciale conferita dagli artisti solisti;
la questione di fiducia non ha consentito l'esame di un emendamento rivolto a salvaguardare la posizione di tali figure professionali,
impegna il Governo
ad adottare in tempi brevi, anche in via interpretativa, provvedimenti rivolti a sanare la situazione di difficoltà in cui rischiano di trovarsi i lavoratori interessati.
9/1386/16. Cazzola.
La Camera,
premesso che:
nel provvediemtno in esame è contenuta, all'articolo 39, comma 10, lettera g) , l'abrogazione della legge n. 8 del 1979;
in conseguenza di tale abrogazione viene praticamente abrogata anche la disciplina di una figura professionale tipica, operante nel mondo dello spettacolo, come il rappresentante di artisti che agisce sulla base di una procura speciale conferita dagli artisti solisti;
la questione di fiducia non ha consentito l'esame di un emendamento rivolto a salvaguardare la posizione di tali figure professionali,
invita il Governo
ad adottare in tempi brevi, anche in via interpretativa, provvedimenti rivolti a sanare la situazione di difficoltà in cui rischiano di trovarsi i lavoratori interessati.
9/1386/16. (Testo modificato nel corso della seduta) Cazzola.
La Camera,
premesso che:
la legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), al comma 566, istituisce un fondo di 10 milioni di euro per il sostegno alla promozione degli eventi sportivi internazionali calendarizzati in Italia nei prossimi anni;
tale Fondo nel 2007 ha già cofinanziato ben cinquantadue eventi contribuendo significativamente a promuovere una cultura della programmazione e del cofinanziamento;
i fondo è intervenuto, nella misura del 15 per cento del costo totale degli eventi, contribuendo a stimolare la raccolta di fondi locali e privati e la promozione di una cultura dell'investimento sul riutilizzo degli impianti e sull'indotto turistico degli eventi sportivi,
impegna il Governo
a considerare tra le proprie priorietà il sostegno allo sport, provvedendo, anche nel corso del prossimo esercizio finanziario, allo stanziamento di ulteriori fondi volti a promuovere e sostenere nel Paese inportanti eventi sportivi.
9/1386/17. Rossa, Lolli, Antonino Russo, Ghizzoni, Pes, Ginefra, Mazzarella, Nicolais, Bachelet, Picierno, De Pasquale, De Torre, Coscia, De Biasi, Levi, Siragusa, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
la legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), al comma 566, istituisce un fondo di 10 milioni di euro per il sostegno alla promozione degli eventi sportivi internazionali calendarizzati in Italia nei prossimi anni;
tale Fondo nel 2007 ha già cofinanziato ben cinquantadue eventi contribuendo significativamente a promuovere una cultura della programmazione e del cofinanziamento;
i fondo è intervenuto, nella misura del 15 per cento del costo totale degli eventi, contribuendo a stimolare la raccolta di fondi locali e privati e la promozione di una cultura dell'investimento sul riutilizzo degli impianti e sull'indotto turistico degli eventi sportivi,
impegna il Governo
a considerare tra le proprie priorietà il sostegno allo sport, valutando l'opportunità di provvedere, anche nel corso del prossimo esercizio finanziario, allo stanziamento di ulteriori fondi volti a promuovere e sostenere nel Paese inportanti eventi sportivi.
9/1386/17. (Testo modificato nel corso della seduta) Rossa, Lolli, Antonino Russo, Ghizzoni, Pes, Ginefra, Mazzarella, Nicolais, Bachelet, Picierno, De Pasquale, De Torre, Coscia, De Biasi, Levi, Siragusa, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il centro storico di Napoli nel 1995 è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità ed in quella circostanza il Governo italiano si impegnò ad adottare una serie di provvedimenti tendenti a favorire la riqualificazione dei 700 ettari di territorio individuati dall'organizzazione internazionale;
ad oggi gli interventi sono stati insufficienti al suddetto fine anzi, anche il danno causato dall'emergenza rifiuti ha contribuito allo stato di degrado del territorio, per cui è lecito temere che l'Unesco possa rivedere la propria decisione;
l'impegno di provvedere alla riqualificazione del centro storico di Napoli trae origine anche da una normativa di carattere internazionale e precisamente dall'articolo 151, paragrafo 2 del Trattato che istituisce la Comunità europea, che prevede la conservazione e la salvaguardia da parte degli stati membri, del patrimonio culturale di rilievo europeo,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare iniziative dirette a dare impulso nei lavori di riqualificazione del centro storico di Napoli, patrimonio dell'umanità ed in primis del Paese.
9/1386/18. Di Caterina.
La Camera,
premesso che:
la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), ha esteso le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, previste dall'articolo 1, comma 1324, ai lavoratori ed alle lavoratrici residenti all'estero limitatamente agli anni 2007, 2008 e 2009, a condizione che gli stessi dimostrino che le persone alle quali tali detrazioni si riferiscono non possiedano un reddito complessivo superiore, al lordo degli oneri deducibili, al limite previsto dall'articolo 12, comma 2, compresi i redditi prodotti fuori dal territorio dello Stato, e di non godere, nel paese di residenza, di alcun beneficio fiscale connesso ai carichi familiari;
il Ministero dell'economia e delle finanze ha emanato, con decreto 2 agosto 2007, n. 149, recante regolamento concernente le detrazioni per i carichi di famiglia ai soggetti non residenti, di cui all'articolo 1, comma 1324, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le norme applicative della legge;
il limite temporale 2007, 2008 e 2009 ha posto e pone i residenti all'estero, che producono un reddito assoggettabile ad IRPEF in Italia, in una condizione di sostanziale disparità nei confronti dei residenti nel territorio nazionale fissando un limite temporale ingiusto per coloro i qualinon godono, nel paese di residenza, di benefici connessi ai carichi famigliari,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di predisporre un'apposita norma tesa a superare il limite temporale 2007, 2008 e 2009 e prevedere la definitiva estensione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia ai residenti all'estero, nonché a semplificare le procedure previste dal decreto 2 agosto 2007 n. 149.
9/1386/19. Fedi, Bucchino, Gianni Farina, Narducci, Porta, Garavini.
La Camera,
premesso che:
la manovra di bilancio per il 2009 segna una svolta nei metodi, nei tempi e nei contenuti rispetto alle precedenti;
per la prima volta la presentazione del DPEF 2009-2013 si unisce direttamente alla presentazione di strumenti che realizzano la manovra triennale di stabilizzazione della finanza pubblica centrata sui grandi obiettivi di interesse nazionale in una prospettiva di medio periodo:
a) la riduzione della spesa pubblica e il pareggio di bilancio nel 2011 in un quadro di piena compatibilità con gli impegni assunti dai governi della Repubblica a livello comunitario;
b) organiche misure di rilancio dello sviluppo in una prospettiva di medio periodo e in una ottica nazionale;
la seconda fase riguarda la messa in opera degli interventi di carattere ordinamentale attraverso norme di delega dirette medesimi obiettivi, nonché attraverso l'adozione di misure strutturali rivolte:
a) al riordino della legislazione, alla velocizzazione e all'efficienza del sistema giurisdizionale per rimuovere uno dei più gravi ostacoli alla competitività del sistema paese;
b) alla riforma della legge n. 468 del 1978 nel senso di definire una nuova legge di coordinamento della finanza pubblica come fondamento e cornice del federalismo fiscale;
la terza fase - altrettanto innovativa - sarà costituita dall'approvazione del bilancio e della legge finanziaria da riconfigurare alla luce delle disposizioni del presente decreto di cui agli articoli 1, sul contenuto della legge finanziaria per il 2009 e 60, in materia di riduzione della spesa e conseguente rimodulazione delle dotazioni dei programmi nell'ambito delle missioni relative a ciascuno stato di previsione insieme alle relative forme di flessibilità all'interno degli strumenti di bilancio:
a) alla legge finanziaria sono riservati gli eventuali interventi per l'ulteriore rafforzamento degli obiettivi di contenimento della finanza pubblica e dunque anche le norme necessarie al consolidamento degli interventi operati nell'ambito del bilancio per assicurare la flessibilità degli stanziamenti all'interno di ciascuna missione di spesa;
b) al bilancio sono assegnati specifici e impegnativi obiettivi per assicurare flessibilità e la revisione di ogni voce di spesa nell'ambito delle missioni di ciascuno stato di previsione;
c) alla autonomia e alla responsabilità di ciascun Ministro è affidato il compito più impegnativo consistente in una integrale revisione della spesa nell'ambito di ciascuno stato di previsione nel nuovo quadro di missioni e programmi da ristrutturare in funzione di obiettivi prioritari. Assume quindi rilevanza politica e istituzionale nel rapporto tra Parlamento e Governo e tra le diverse amministrazioni e le competenti Commissioni parlamentari la relazione che ciascun Ministro dovrà presentare entro il prossimo 30 settembre, ai sensi del comma 4 dell'articolo 60, con la quale motivare le ragioni per la razionalizzazione del sistema delle missioni e dei programmi per accrescere economicità ed efficienza delle gestioni di competenza.Per mettere a frutto ampi spazi di flessibilità, rimuovere resistenze e ad assicurare concreti progressi sul terreno del controllo della spesa è infatti indispensabile una migliore allocazione delle risorse, che privilegi le esigenze primarie in relazione ai servizi prestati ai cittadini;
le novità intervenute aprono una fase nuova per l'approfondimento delle prospettive di riforma delle procedure di bilancio e richiedono uno sforzo di innovazione e di aggiornamento altrettanto grande dei comportamenti e delle prassi amministrative insieme al mutamento dell'assetto normativo quanto alla ripartizione dei compiti tra Stato, autonomie e Unione europea, alla impostazione e gestione del bilancio dello Stato ed ai rapporti tra bilancio e legislazione, essendo oramai evidente che la vigente disciplina non riesce più a riflettere i complessi rapporti tra centro e autonomie e tra legislazione, decisioni di spesa e gestione contabile e finanziaria,
impegna il Governo:
1) a cooperare con il Parlamento per l'immediato avvio della riforma dell'ordinamento finanziario e contabile nel senso del federalismo fiscale e del coordinamento della finanza pubblica in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione nonché dell'attuazione delle norme dei trattati e dei regolamenti comunitari in materia di patto di stabilità, individuando modalità idonee ad assicurare il coinvolgimento e la responsabilizzazione degli enti territoriali a perseguire le finalità primarie di contenere la spesa pubblica e di accrescere la qualità dei servizi per i cittadini;
2) ad accrescere la trasparenza, la effettività e la chiarezza della decisione parlamentare in materia di bilancio in modo da consentire al Parlamento di valutare l'efficacia della spesa e i risultati della gestione finanziaria;
3) a restituire al bilancio dello Stato la funzione di stabile, sistematico e trasparente strumento per l'allocazione delle risorse in un quadro unitario e comparabile, superando le logiche inerziali prevalse sino ad oggi e le incertezze nella classificazione della natura delle spese obbligatorie, inderogabili, discrezionali e da fattore legislativo;
4) a utilizzare l'insieme delle procedure legislative e di bilancio per procedere nel corso del triennio al lavoro di progressivo affinamento delle missioni e dei programmi nonché di revisione della spesa di ciascun ministero, con l'individuazione di precisi indicatori di risultato per ciascun programma oltre che di un responsabile amministrativo per il suo coordinamento;
5) ad avviare immediatamente, in vista della predisposizione del bilancio per il 2009, il lavoro istruttorio per la elaborazione delle relazioni di cui al comma 4 dell'articolo 60, anche attraverso uno stretto raccordo con il Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico e il Servizio studi della Ragioneria generale dello Stato e per la coerente rimodulazione quantitativa tra i programmi di ciascuna missione di spesa, rispettando le finalità stabilite dalle disposizioni legislative, ma modulando gli importi annuali in relazione alle effettive priorità;
6) a cooperare con le competenti Commissioni parlamentari, sulla base delle relazioni di cui al comma 4 dell'articolo 60, per introdurre nella legge finanziaria disposizioni utili a coordinare le rimodulazioni di spesa effettuate nei singoli stati di previsione con quelle contenute nelle tabelle allegate alla legge finanziaria medesima.
9/1386/20. Giancarlo Giorgetti, Zorzato, Conte, Caparini.
La Camera,
premesso che:
nel decreto fiscale n. 93 del 2008 l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa è stata coperta con i fondi destinati, dopo il definanziamento del progetto del ponte sullo Stretto di Messina, ad una serie diinfrastrutture fondamentali in Sicilia e Calabria (circa 1,5 miliardi di euro), nonché con i fondi già assegnati ad infrastrutture stradali e viarie nelle stesse due regioni (circa 500 milioni di euro);
il finanziamento di un adeguato e coerente programma di modernizzazione della dotazione infrastrutturale nel Mezzogiorno è questione di prioritario e rilevante interesse nazionale per tutto il Paese;
in particolare, al fine di garantire il finanziamento integrale del progetto di ammodernamento e messa in sicurezza delle autostrade A3 Salerno-Reggio Calabria, è necessario acquisire, secondo le dichiarazioni rese dal Ministero delle infrastrutture in Commissione ambiente-lavori pubblici e del presidente dell'ANAS in più occasioni, almento altri 2,1 miliardi di euro;
assicurare tale finanziamento di 2,1 miliardi di euro è imprescindibile per consentire di ultimare l'intera autostrada in questa legislatura,
impegna il Governo
ad adottare tutte le iniziative di propria competenza volte a garantire il finanziamento integrale del progetto relativo alla A3, infrastruttura prioritaria per il Mezzogiorno e per tutto il Paese, stanziando i fondi a tal fine occorrenti (circa 2,1 miliardi di euro) a cominciare dalla manovra finanziaria che sarà decisa per l'anno 2009 e dalle prossime scelte che competono al CIPE in ordine al riparto dei fondi della cosiddetta legge-obiettivo.
9/1386/21. Iannuzzi, Mario Pepe (PD).
La Camera,
premesso che:
nel decreto fiscale n. 93 del 2008 l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa è stata coperta con i fondi destinati, dopo il definanziamento del progetto del ponte sullo Stretto di Messina, ad una serie di infrastrutture fondamentali in Sicilia e Calabria (circa 1,5 miliardi di euro), nonché con i fondi già assegnati ad infrastrutture stradali e viarie nelle stesse due regioni (circa 500 milioni di euro);
il finanziamento di un adeguato e coerente programma di modernizzazione della dotazione infrastrutturale nel Mezzogiorno è questione di prioritario e rilevante interesse nazionale per tutto il Paese;
in particolare, al fine di garantire il finanziamento integrale del progetto di ammodernamento e messa in sicurezza delle autostrade A3 Salerno-Reggio Calabria, è necessario acquisire, secondo le dichiarazioni rese dal Ministero delle infrastrutture in Commissione ambiente-lavori pubblici e del presidente dell'ANAS in più occasioni, almento altri 2,1 miliardi di euro;
assicurare tale finanziamento di 2,1 miliardi di euro è imprescindibile per consentire di ultimare l'intera autostrada in questa legislatura,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare tutte le iniziative di propria competenza volte a garantire il finanziamento integrale del progetto relativo alla A3, infrastruttura prioritaria per il Mezzogiorno e per tutto il Paese, stanziando i fondi a tal fine occorrenti (circa 2,1 miliardi di euro) a cominciare dalla manovra finanziaria che sarà decisa per l'anno 2009 e dalle prossime scelte che competono al CIPE in ordine al riparto dei fondi della cosiddetta legge-obiettivo.
9/1386/21. (Testo modificato nel corso della seduta) Iannuzzi, Mario Pepe (PD).
La Camera,
premesso che:
l'articolo 11 «Piano Casa» del decreto in esame, con l'obiettivo di fornireuna risposta organica al disagio abitativo presente in molte aree del Paese, prevede l'attivazione di un Piano nazionale per la casa i cui destinatari sono prevalentemente soggetti a basso reddito nonché studenti fuori sede e immigrati regolari;
lo stesso articolo 11 prevede che il piano si attua attraverso:
a) la costituzione di fondi immobiliari;
b) l'alienazione di alloggi di edilizia pubblica ed il reinvestimento dei proventi;
c) le agevolazioni in favore di cooperative edilizie;
d) la promozione da parte di privati di interventi in project financing;
e) la realizzazione di programmi integrati di promozione di edilizia sociale e nei sistemi metropolitani di programmi di riqualificazione urbana. A tal fine, possono essere stipulati appositi accordi di programma promossi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che prevedano una quota di alloggi non inferiori al 60 per cento (degli alloggi previsti da ciascun programma) da destinare alla locazione a canone convenzionato (stabilito secondo criteri di sostenibilità economica) e all'edilizia sovvenzionata, unitamente alla realizzazione di interventi di rinnovo e rigenerazione urbana. Anche a tali interventi si applicano le norme sul project financing. Per promuovere questi programmi sono previsti, inoltre, numerosi incentivi tra i quali:
a) trasferimento diritti edificatori in favore di promotori degli interventi per la locazione a canone agevolato;
b) riduzione della fiscalità comunale;
c) costituzione di fondi immobiliari;
l'attuazione del Piano è realizzata secondo le modalità del codice degli appalti concernenti i «lavori relativi a infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi»; per quanto riguarda invece i programmi integrati di promozione di edilizia sociale e i programmi di riqualificazione urbana nei sistemi metropolitani occorre fare riferimento all'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977;
l'articolo 13, recante misure per valorizzare il patrimonio residenziale pubblico, al fine di semplificare le procedure di alienazione degli immobili di proprietà degli ex IACP, prevede la stipula di appositi accordi di programma con regioni ed enti locali;
i principali criteri alla base degli accordi di programma, previsti dall'articolo 13, dovranno essere:
a) determinazione del prezzo di vendita delle unità immobiliari in proporzione al canone di locazione;
b) riconoscimento del diritto di opzione all'assegnatario;
c) destinazione dei proventi alla realizzazione di interventi volti ad alleviare il disagio abitativo,
impegna il Governo:
a chiarire come intende fronteggiare l'imminente emergenza casa per le fasce sociali più deboli interessate dal problema degli sfratti visto il taglio, previsto nel decreto-legge di cui sopra, di 550 milioni di euro destinati al recupero di 12.000 alloggi per gli sfrattati su tutto il territorio nazionale, che annulla di fatto lo stanziamento già operativo presso le Regioni per alloggi da destinare prioritariamente a cittadini sfrattati rappresentandolo come uno storno di fondi da destinare al futuro Piano casa;
ad esplicitare quali provvedimenti concreti intende adottare, al di là delle metodologie proposte nel decreto-legge che, in prima battuta, sembrano richiedere tempi lunghi di realizzazione a causa dei sicuri problemi attuativi che si presenteranno prima di entrare a regime, per risolvere, a breve termine, le esigenzeabitative delle fasce sociali più deboli e per affrontare urgentemente il tema della casa in locazione ed il caro affitti;
a valutare se non sarebbe più opportuno, a fronte dell'emergenza casa per le fasce più deboli, dare seguito, in via prioritaria e nelle more di attuazione del nuovo Piano casa, agli stanziamenti già effettuati ed operativi presso le Regioni, in modo da togliere dall'incertezza e dalla precarietà centinaia di famiglie, su cui pende un imminente sfratto esecutivo e che rischiano di finire in strada, alimentando ulteriori tensioni sociali;
a valutare l'opportunità, per una corretta programmazione dell'intervento finanziario privato, di definire, in primo luogo, dei protocolli metodologici contenenti i requisiti fondamentali da rispettare nell'accordo pubblico-privato in modo da tracciare esattamente il meccanismo dei trasferimenti dei diritti edificatori e, in secondo luogo, di porre in atto progetti-pilota in modo da progettare interventi sulla base di strumenti già collaudati attraverso procedure di feed-back;
a chiarire il funzionamento dei fondi immobiliari previsti nel decreto-legge ed i ruoli rispettivi della parte pubblica e di quella privata all'interno di essi;
a definire, esattamente, il ruolo che avranno gli Istituti autonomi case popolari all'interno del decreto-legge di cui sopra.
9/1386/22. Mario Pepe (PD), Iannuzzi.
La Camera,
premesso che:
la quantità e la farraginosità delle norme e degli organismi che vigilano sulle imprese comportano una forte discrezionalità da parte degli enti e degli uffici, nonché dei singoli funzionari degli stessi, minando in tal modo la certezza del diritto;
tale incertezza di norme e procedure comporta per le imprese tempi lunghi che sono ormai incompatibili con la rapidità imposta dalla globalizzazione;
questi tempi lunghi si traducono in costi aggiuntivi inutili che gravano sulla competitività e sulla produttività delle nostre imprese;
tutte queste condizioni costituiscono il principale freno agli investimenti esteri nel nostro Paese,
impegna il Governo
a provvedere con successivi atti amministrativi, in accordo con le regioni, gli enti locali e gli enti preposti, all'emanazione di standard minimi per ciascuna tipologia di impresa al fine di realizzare la certezza del diritto eliminando, nello stesso tempo, qualunque forma di discrezionalità da parte della pubblica amministrazione.
9/1386/23. Vignali, Lupi, Toccafondi, Renato Farina, Palmieri, Paroli.
La Camera,
premesso che:
in seguito alle campagne reddituali del 2002 e 2004-2005 effettuate dall'INPS nei confronti dei pensionati residenti all'estero allo scopo di verificare la sussistenza del diritto a prestazioni legate al reddito e di aggiornare eventualmente i relativi importi pensionistici, sono state rilevate decine di migliaia di situazioni debitorie;
tali indebiti, che variano da poche centinaia a migliaia di euro, sono stati determinati di norma dalla sporadicità delle campagne reddituali effettuate dall'INPS all'estero (come è noto invece in Italia vengono effettuate annualmente) e dai ritardi e dalla farraginosità del sistema adottato dall'Istituto previdenziale per la gestione della rilevazione e del recupero degli indebiti formatisi sulle pensioni erogate all'estero;
gli indebiti in genere gravano su pensionati emigrati i quali sono titolari diprestazioni legate al reddito e che si trovano quindi in uno stato di disagio economico;
per le considerazioni suesposte si può escludere la presenza di dolo da parte dei pensionati interessati nella formazione degli indebiti;
l'INPS non ha ancora approntato un sistema di verifica reddituale annuale per i pensionati residenti all'estero;
nella stragrande maggioranza dei casi l'INPS è tenuto a garantire il trattamento minimo ai pensionati interessati dalla situazione debitoria e non può comunque effettuare una trattenuta della pensione superiore al quinto,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare i provvedimenti necessari volti a sanare la situazione degli indebiti pensionistici a carico di pensionati residenti all'estero in assenza di dolo e in presenza di determinati limiti reddituali.
9/1386/24. Bucchino, Gianni Farina, Fedi, Garavini, Narducci, Porta.
La Camera,
premesso che:
all'articolo 66, comma 13, del decreto-legge in esame sono contenuti limiti del 20 per cento di assunzioni rispetto al personale cessato dal servizio e conseguentemente riduzioni delle dotazioni finanziarie per il finanziamento ordinario delle università: 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, 190 milioni di euro per l'anno 2010, 316 milioni per l'anno 2011, 417 milioni di euro per l'anno 2012 e 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013;
all'articolo 66, comma 7, del medesimo decreto-legge sono contenute le seguenti disposizioni: «il comma 102 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è sostituito dal seguente: "Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell'anno precedente"»;
l'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1995 «predispone interventi per l'istituzione di nuove università» quali ad esempio: Università del Sannio, Università di Varese, Università Piemonte Orientale, Università della Magna Grecia di Catanzaro, Università Milano Bicocca, Università di Foggia;
considerare tutti gli atenei allo stesso livello non aiuta, soprattutto coloro che hanno amministrato bene e che risultano virtuosi;
il taglio «indiscriminato» non aiuta a migliorare la didattica, la ricerca e in generale le università. Tagliare a tutti commette, alla rovescia, lo stesso errore che si vuole combattere, cioè l'assenza nell'attuale sistema, di meccanismi premianti la qualità e il merito delle università. Non tutti gli atenei possono essere trattati allo stesso modo;
le minori risorse sono un dato oggettivo a tutti i comparti pubblici,
impegna il Governo:
a verificare l'impatto della norma e ad individuare iniziative derogatorie, al fine di consentire la crescita di università nuove e virtuose;
a valutare nel corso dell'anno la possibilità di comprimere le riduzioni delle dotazioni finanziarie alle università.
9/1386/25. De Girolamo, Toccafondi.
La Camera,
premesso che:
i comuni interessati dal recente evento alluvionale hanno subito gravi danni idrogeologici e ambientali;
la manovra finanziaria non permette a questi comuni di utilizzare i fondi a loro destinati poiché tali fondi devono essere per legge inseriti nei loro bilanci come spesa straordinaria e il loro utilizzo li porterebbe al mancato rispetto del patto di stabilità,
impegna il Governo
a definire una soluzione che consenta ai comuni interessati di utilizzare le somme loro destinate per riparare i gravi danni subiti dal loro territorio.
9/1386/26. Osvaldo Napoli, Esposito, Ghiglia, Giorgio Merlo.
La Camera,
premesso che:
il corpo dei Vigili del Fuoco soffre da tempo di forti carenze di pianta organica;
la rete dei distaccamenti nel territorio non sempre corrisponde all'esigenza ed agli obiettivi del progetto «soccorso in venti minuti»;
il turn-over non è rispettato ed il corpo perde progressivamente operatori con carenze in particolare tra capi squadra e capi servizio;
il provvedimento esaminato reca norme ancora insufficienti a corrispondere alle esigenze di sicurezza del Paese;
esistono nella legislazione norme che premetterebbero, in presenza di adeguate risorse, di provvedere alle coperture di organico con assoluta tempestività e conseguente aumento della presenza nel territorio;
gli idonei del concorso pubblico a 184 posti di Vigile del Fuoco (la cui validità è stata prorogata al 31 dicembre 2008) vedono una graduatoria con disponibilità di alcune centinaia di aspiranti vigili selezionati e preparati;
misure di stabilizzazione di vigili discontinui sono previste nelle leggi finanziarie precedenti;
le risorse che sarebbero dovute affluire al dipartimento dei Vigili del Fuoco a seguito del comma 1328 della finanziaria 2007, che ha incrementato, per lo scopo, l'addizionale sul diritto d'imbarco degli aeromobili, non risultano trasferite che marginalmente alla competenza dei Vigili del Fuoco,
impegna il Governo
ad utilizzare le risorse programmate all'articolo 61 complessivamente per vari comparti e da norme precedenti con particolare attenzione alle carenze di organico del corpo dei Vigili del Fuoco ed alla sua diffusione nel territorio nonché a velocizzare la messa in disponibilità dei fondi di cui al comma 1328 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
9/1386/27. Vannucci, Rosato, Samperi.
La Camera,
premesso che:
il corpo dei Vigili del Fuoco soffre da tempo di forti carenze di pianta organica;
la rete dei distaccamenti nel territorio non sempre corrisponde all'esigenza ed agli obiettivi del progetto «soccorso in venti minuti»;
il turn-over non è rispettato ed il corpo perde progressivamente operatori con carenze in particolare tra capi squadra e capi servizio;
il provvedimento esaminato reca norme ancora insufficienti a corrispondere alle esigenze di sicurezza del Paese;
esistono nella legislazione norme che premetterebbero, in presenza di adeguate risorse, di provvedere alle coperture di organico con assoluta tempestività e conseguente aumento della presenza nel territorio;
gli idonei del concorso pubblico a 184 posti di Vigile del Fuoco (la cui validità è stata prorogata al 31 dicembre 2008) vedono una graduatoria con disponibilità di alcune centinaia di aspiranti vigili selezionati e preparati;
misure di stabilizzazione di vigili discontinui sono previste nelle leggi finanziarie precedenti;
le risorse che sarebbero dovute affluire al dipartimento dei Vigili del Fuoco a seguito del comma 1328 della finanziaria 2007, che ha incrementato, per lo scopo, l'addizionale sul diritto d'imbarco degli aeromobili, non risultano trasferite che marginalmente alla competenza dei Vigili del Fuoco,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di utilizzare le risorse programmate all'articolo 61 complessivamente per vari comparti e da norme precedenti con particolare attenzione alle carenze di organico del corpo dei Vigili del Fuoco ed alla sua diffusione nel territorio nonché a velocizzare la messa in disponibilità dei fondi di cui al comma 1328 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
9/1386/27. (Testo modificato nel corso della seduta) Vannucci, Rosato, Samperi.
La Camera,
premesso che:
dal 1o gennaio 2008 è cessato per le regioni Umbria e Marche lo stato di emergenza proclamato a seguito della crisi sismica che ha colpito le due regioni nel settembre 1997;
ciò non significa che la ricostruzione sia terminata, ma solo che si è conclusa per le due regioni la possibilità di usufruire degli istituti normativi particolari previsti per gli stati di emergenza;
la stima del danno per le due regioni, determinata formalmente subito dopo il sisma, ammontava a 8.442 milioni di euro per l'Umbria e a 4.374 milioni di euro per le Marche;
il fabbisogno stimato dopo la crisi sismica non è mai aumentato nel corso degli anni, e, se si prendesse a riferimento tale stima, occorrerebbero ancora 3.219 milioni di euro per l'Umbria e 1.514 milioni di euro per le Marche per completare la ricostruzione di monumenti, opere pubbliche e seconde case;
le due regioni, nella consapevolezza della significativa entità dei finanziamenti ancora occorrenti, sono disponibili a ridefinire tale fabbisogno nell'ambito delle risorse occorrenti a chiudere gli interventi di ricostruzione ritenuti indispensabili;
al fine di definire congiuntamente il percorso di fuoriuscita dall'emergenza e di completamento della ricostruzione, è stato istituito nelle precedenti legislature un tavolo nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, del quale fanno parte, oltre ai rappresentanti del Governo, i rappresentanti delle regioni Marche e Umbria, dei comuni interessati, nonché quelli delle forze economiche e del sindacato,
impegna il Governo
ad adottare le opportune iniziative affinché venga rapidamente riconvocato il tavolo nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di definire congiuntamente l'entità delle risorse necessarie per consentire alle due regioni di continuare, senza soluzione di continuità, l'opera di ricostruzione e, sulla base di questa quantificazione del fabbisogno, costruire una ipotesi pluriennale di finanziamentoda formalizzare nella legge finanziaria per il 2009 o in altro provvedimento utile.
9/1386/28. Sereni, Vannucci, Agostini, Bocci, Cavallaro, De Torre, Giovanelli, Gozi, Merloni, Pistelli, Trappolino, Verini, Favia.
La Camera,
considerato l'ottimo andamento negli ultimi anni della gestione separata dell'artigianato presso l'INAIL, nonché gli evidenti risultati positivi dell'impegno delle imprese artigiane per garantire la sicurezza sul lavoro, del quale è testimonianza la costante flessione della dinamica infortunistica,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ogni utile misura che garantisca - per le imprese artigiane in regola con gli adempimenti previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 - una riduzione dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali in presenza di un avanzo della gestione separata dell'artigianato presso l'INAIL.
9/1386/29. Saglia, Antonino Foti, Di Biagio, Cazzola, Pelino.
La Camera,
premesso che:
la Basilicata contribuisce per oltre il 74 per cento alla produzione nazionale di idrocarburi;
più del 70 per cento del territorio regionale è interessato da estrazioni o da permessi di ricerca;
di conseguenza nei prossimi anni le produzioni di idrocarburi aumenteranno notevolmente con ulteriori benefici per la bolletta petrolifera nazionale;
è trascorso ormai un decennio dall'inizio della fase estrattiva senza che le popolazioni abbiano ricevuto una ricaduta concreta in termini di sviluppo dei territori;
la Basilicata continua anzi a subire processi di indebolimento del suo apparato produttivo, economico e sociale, come confermano tutti gli indicatori socio economici e di degrado del contesto ambientale;
è pertanto necessario garantire con ogni urgenza alle popolazioni lucane un ristoro diretto, in termini di abbattimento del prezzo dei prodotti petroliferi, anche per ottenere il necessario consenso sociale per il proseguimento dei programmi estrattivi utili all'interesse nazionale;
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di assumere con ogni urgenza i provvedimenti necessari per destinare almeno l'uno per cento del valore delle produzioni annue, ottenute dalle concessioni di coltivazioni minerarie, alla costituzione ed al finanziamento di un fondo per la riduzione del prezzo alla pompa della benzina, del gasolio e del GPL per i soli cittadini residenti in Basilicata e per le imprese che abbiano sede legale nel territorio della Regione.
9/1386/30. Taddei, Moles.
La Camera,
premesso che:
con il varo del decreto-legge in esame, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, il Governo ha provveduto ad emanare norme tese al miglioramento dell'efficienza dell'amministrazione finanziaria al fine di garantire maggiore efficacia all'attività della stessa in ordine al corretto adempimento degli obblighi di natura fiscale; l'efficienza dell'amministrazione finanziaria va perseguita anche assicurandola chiarezza delle disposizioni finanziarie applicative della normativa primaria, finalizzata all'ottimale recupero dell'imposta;
con l'articolo 1, commi 81 e seguenti della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è stata definita la natura tributaria del prelievo erariale unico (PREU) sulla raccolta del gioco realizzato tramite apparecchi da intrattenimento ex articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;
è necessario continuare l'azione di contrasto al gioco illegale nonché di potenziare e garantire le entrate erariali derivanti dal comporto del gioco lecito,
impegna il Governo:
ad assicurare che la liquidazione del PREU dovuto per i periodi contabili e per l'anno solare sulla base dei dati correttamente trasmessi dai concessionari, quali soggetti passivi tenuti al pagamento dell'imposta medesima, considerato tributo solo a far data dal 1o gennaio 2007, venga effettuata nei termini previsti dall'articolo 39-bis del decreto-legge n. 269 del 2003 (come convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modifiche ed integrazioni);
a chiarire, in via applicativa, che i predetti concessionari, non essendo esattori d'imposta e/o agenti di riscossione, né in alcun modo equiparabili agli stessi, sono tenuti al versamento integrale dell'imposta per la quale assumono il ruolo esclusivo di soggetti passivi d'imposta, imposta che rimane ad esclusivo carico dei concessionari medesimi titolari del residuo della raccolta.
9/1386/31. Laboccetta.
La Camera,
premesso che:
con il varo del decreto-legge in esame, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, il Governo ha provveduto ad emanare norme tese al miglioramento dell'efficienza dell'amministrazione finanziaria al fine di garantire maggiore efficacia all'attività della stessa in ordine al corretto adempimento degli obblighi di natura fiscale; l'efficienza dell'amministrazione finanziaria va perseguita anche assicurando la chiarezza delle disposizioni finanziarie applicative della normativa primaria, finalizzata all'ottimale recupero dell'imposta;
con l'articolo 1, commi 81 e seguenti della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è stata definita la natura tributaria del prelievo erariale unico (PREU) sulla raccolta del gioco realizzato tramite apparecchi da intrattenimento ex articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;
è necessario continuare l'azione di contrasto al gioco illegale nonché di potenziare e garantire le entrate erariali derivanti dal comporto del gioco lecito,
impegna il Governo:
ad assicurare che la liquidazione del PREU dovuto per i periodi contabili e per l'anno solare sulla base dei dati correttamente trasmessi dai concessionari, quali soggetti passivi tenuti al pagamento dell'imposta medesima, considerato tributo solo a far data dal 1o gennaio 2007, venga effettuata nei termini previsti dall'articolo 39-bis del decreto-legge n. 269 del 2003 (come convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modifiche ed integrazioni);
a chiarire che i predetti concessionari, non essendo esattori d'imposta e/o agenti di riscossione, né in alcun modo equiparabili agli stessi, sono tenuti al versamento integrale dell'imposta per la quale assumono il ruolo esclusivo di soggetti passivi d'imposta, imposta che rimanead esclusivo carico dei concessionari medesimi titolari del residuo della raccolta.
9/1386/31. (Testo modificato nel corso della seduta) Laboccetta.
La Camera,
premesso che:
il Presidente del Consiglio dei ministri e il Governo intendono promuovere la famiglia come «nucleo di spinta dell'intera organizzazione sociale»;
promuovere la famiglia, significa riconoscere che essa svolge una insostituibile funzione al servizio dell'intera società;
un corretto utilizzo della leva fiscale deve consentire alla famiglia, e in modo particolare alle famiglie numerose, di essere poste in condizione di rispondere ai propri bisogni e di far fronte alle proprie necessità;
il Governo Prodi, con la finanziaria per l'anno 2007, ha cancellato il sistema delle deduzioni fiscali per i familiari a carico, la cosiddetta «Family area», in vigore dal 2005, reintroducendo il meccanismo delle detrazioni familiari e peggiorando in tal modo la situazione delle famiglie italiane,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di stabilire, nei provvedimenti economici previsti per i prossimi mesi, la reintroduzione a parità di costo del sistema delle deduzioni fiscali, in luogo dell'attuale sistema delle detrazioni e degli assegni familiari, come tappa del percorso che porterà alla piena realizzazione di un fisco a misura di famiglia.
9/1386/32. Palmieri, Lupi, Toccafondi, Caparini.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 26-ter del decreto-legge 1o ottobre 2007, convertito, con modificazioni, dalla 29 novembre 2007, n. 222, che prorogava i nuovi affidamenti dei servizi idrici al 31 dicembre 2008, testualmente recita ai commi 1 e 2:
«Art. 26-ter. - (Disposizioni in materia di servizi idrici). - 1. Al fine di assicurare la razionalizzazione e la solidarietà nell'uso delle acque, fino all'emanazione delle disposizioni adottate in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308, integrative e correttive del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati, e comunque entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non possono essere disposti nuovi affidamenti ai sensi dell'articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
2. Nell'ambito delle procedure di affidamento di cui al comma 1 sono ricomprese anche le procedure in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, fatte salve le concessioni già affidate»;
il Governo, delegato ad operare dalla citata legge delega 15 dicembre 2004, n. 308, non ha prodotto alcuna modifica rispetto alla fattispecie di cui all'articolo 26-ter, recante disposizioni in materia di servizi idrici;
è opportuno salvaguardare le gestioni di cui trattasi fino all'effettiva modifica della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a non prevedere nuovi affidamenti ai sensi dell'articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per le gestioni di impianti di fognatura e depurazione di acque reflue urbane a carattere prevalentemente industriale, per i quali sono operanti specifici accordi di programma che prevedono finanziamenti congiunti tra pubbliche amministrazioni e privati, sino al 31 dicembre 2010.
9/1386/33. Mazzoni, Toccafondi.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 26-ter del decreto-legge 1o ottobre 2007, convertito, con modificazioni, dalla 29 novembre 2007, n. 222, che prorogava i nuovi affidamenti dei servizi idrici al 31 dicembre 2008, testualmente recita ai commi 1 e 2:
«Art. 26-ter. - (Disposizioni in materia di servizi idrici). - 1. Al fine di assicurare la razionalizzazione e la solidarietà nell'uso delle acque, fino all'emanazione delle disposizioni adottate in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308, integrative e correttive del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati, e comunque entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non possono essere disposti nuovi affidamenti ai sensi dell'articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
2. Nell'ambito delle procedure di affidamento di cui al comma 1 sono ricomprese anche le procedure in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, fatte salve le concessioni già affidate»;
il Governo, delegato ad operare dalla citata legge delega 15 dicembre 2004, n. 308, non ha prodotto alcuna modifica rispetto alla fattispecie di cui all'articolo 26-ter, recante disposizioni in materia di servizi idrici;
è opportuno salvaguardare le gestioni di cui trattasi fino all'effettiva modifica della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a non prevedere nuovi affidamenti ai sensi dell'articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per le gestioni di impianti di fognatura e depurazione di acque reflue urbane a carattere prevalentemente industriale, per i quali sono operanti specifici accordi di programma che prevedono finanziamenti congiunti tra pubbliche amministrazioni e privati, sino al 31 dicembre 2010.
9/1386/33. (Testo modificato nel corso della seduta) Mazzoni, Toccafondi.
La Camera,
premesso che:
nel nostro Paese l'occupazione femminile è ferma al 46,6 per cento con un forte ritardo rispetto all'obiettivo del 60 per cento stabilito dalla Strategia di Lisbona, con una frattura tra Nord e Sud, dove l'impiego femminile è al 34 per cento;
in Italia il lavoro di cura, svolto per la famiglia, è ancora per la maggior parte a carico delle donne, vere e proprie acrobate nel conciliare il lavoro domestico con quello extradomestico; ciò accade non solo a causa di fattori culturali che rendono non diffusa e praticata una equa ripartizione dei compiti uomo-donna nella gestione della vita familiare ma anche a causa di un sistema sociale ancora non in grado di aiutare e sostenere le donne lavoratrici;
i maggiori ostacoli all'ingresso, alla permanenza e alla crescita professionale delle donne nel mercato del lavoro sono costituiti dalla scarsa disponibilità di servizi che riducano i problemi di conciliazione fra lavoro e cura della famiglia, dalla poca attenzione delle imprese alla necessità di valorizzare e gestire le differenze di genere e dalle scarse risorse dedicate all'interno del welfare alla maternità, ai servizi per i bambini e al sostegno alle madri sole,
impegna il Governo:
a concorrere agli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona, individuando misure di intervento e promozione in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, di servizi per l'infanzia, per l'assistenzaagli anziani, alle persone non autosufficienti e alle persone portatori di handicap;
a potenziare, conformemente agli obiettivi europei, le politiche attive per l'occupazione e per l'inclusione sociale, con una particolare attenzione alla condizione femminile e alla discriminazione delle donne nel campo sociale e lavorativo, verificando la possibilità di prevedere incentivi per sostenere le imprese che assumono donne, specialmente nel Mezzogiorno;
a rilanciare una strategia di sostegno e incentivo all'imprenditorialità femminile, che non disperda l'esperienza positiva dimostrata in anni di applicazione della legge n. 215 del 1992.
9/1386/34. Saltamartini.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 83, comma 23, del decretoin esam modifica l'articolo 19 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;
tale modifica è coerente con la possibilità di velocizzare le entrate fiscali derivanti dalle rateizzazioni delle somme iscritte a ruolo;
a tale obiettivo concorre altresì la necessità di poter introdurre nel processo di rateizzazione anche gli interessi di mora del debito fiscale dei contribuenti,
impegna il Governo
ad emanare disposizioni all'Agenzia delle entrate per consentire alle società di riscossione di accogliere le rateizzazioni degli interessi di mora afferenti alle somme iscritte al ruolo.
9/1386/35. Catone.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame contiene disposizioni volte a rafforzare l'azione di contrasto all'evasione fiscale e il controllo sull'attività di accertamento e di riscossione dei tributi;
vi è l'esigenza di un maggiore coinvolgimento degli organismi parlamentari rispetto al monitoraggio di tali processi,
impegna il Governo
a favorire un'informazione puntuale e periodica dell'organismo parlamentare, di cui all'articolo 2 della legge 27 marzo 1976, n. 60, competente a verificare il rispetto delle norme che prevedono l'accesso da parte degli enti locali ai dati e alle informazioni disponibili presso il sistema informativo dell'Agenzia delle Entrate, con particolare riferimento all'andamento dell'attività di riscossione effettuata da parte delle società preposte alla riscossione dei tributi degli enti locali.
9/1386/36. Leo.
La Camera,
premesso che:
nel corso della passata legislatura, dopo denunce e sollecitazioni provenienti dalle organizzazioni sindacali di ogni orientamento politico e ideale, il Parlamento varò con una amplissima maggioranza, la legge 17 ottobre 2007, n. 188, volta a porre rimedio alla riprovevole pratica dell'estorsione, contestualmente al fatto dell'assunzione, della sottoscrizione di una lettera di dimissioni su cui apporre, in una seconda fase e a pieno piacimento del datore di lavoro, una data di vigenza;
la suddetta legge affrontava il problema, di cui non si può disconoscere la sussistenza, con una procedura che poneva il lavoratore in condizione di non dover soggiacere a tale meccanismo ricattatorio, attraverso il semplice ricorso a moduli rilasciati, anche in via telematica, dal Ministero del lavoro e con una validità limitata nel tempo;
nel provvedimento in esame, il Governo, senza alcuna procedura concertativa con le parti sociali interessate, ma recependo solo le richieste dei settori meno avanzati del mondo imprenditoriale, ha proceduto alla cancellazione di tale disposizione, così contraddicendo parti consistenti della sua stessa maggioranza e autorevoli esponenti di essa - alcuni, attualmente, con incarichi di Governo - che solo pochi mesi orsono appoggiarono tale legge;
peraltro, tale cancellazione per decreto-legge nulla sembra possa aver attinenza con le finalità dichiarate dal provvedimento stesso, laddove all'articolo 1, comma 1, lettera b) , si prefigurano misure di «semplificazione dei rapporti di lavoro tali da determinare effetti positivi in termini di crescita economica e sociale»,
impegna il Governo
ad avviare tempestivamente un confronto con le parti sociali per addivenire, nel rispetto delle prerogative parlamentari e non limitandosi a disconoscere la sussistenza del problema, una soluzione normativa che assicuri la piena tutela dei lavoratori e la prevenzione di pratiche riconducibili alle cosiddette «dimissioni in bianco».
9/1386/37. Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Schirru, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipando i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, si prefigge l'obiettivo di creare le condizioni economiche finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività, del sistema produttivo italiano;
il problema della stagnazione economica, unita ad una ripresa consistente del inflazione è stato autorevolmente segnalato dal Governatore della Banca d'Italia, quale vincolo strutturale verso il quale indirizzare ogni sforzo e risorsa pubblica e privata;
tra i principali nodi che caratterizzano la debolezza del sistema economico nazionale rientra certamente il basso livello di produttività del fattore lavoro, elemento che rischia di accentuarsi se, come evidenziato dallo stesso DPEF, la dinamica dell'occupazione registrerà un'ulteriore flessione degli occupati nel settore industriale e delle costruzioni in un contestuale incremento del settore dei servizi, senza che al riguardo si siano approntate misure specifiche né in questo provvedimento né negli altri assunti in questi primi mesi di azione del Governo;
a tal riguardo, in linea con quanto già avviato nella scorsa legislatura dall'allora Governo, appaiono più efficaci gli interventi volti a riconoscere sgravi contributivi e la detassazione degli incrementi retributivi legati alla contrattazione di secondo livello, che hanno un nesso più diretto con i livelli di produttività conseguiti o concordati, nonché un riflesso immediato in termini di sostegno dei redditi dei lavoratori;
anche con riferimento alla definizione dì misure di tale rilevanza per il sistema produttivo, appare di primaria evidenza la necessità di un proficuo confronto con le parti sociali, anche ai fini di una attenta verifica delle misure sin qui adottate,
impegna il Governo:
a fornire al Parlamento, già in occasione della prossima sessione di bilancio, i dati relativi agli effetti prodotti dalle misure adottate in materia di incremento della produttività del lavoro e complessivamente del prodotto interno lordo, nonché con riferimento al reddito dei lavoratori interessati, evidenziandone l'eventualecaratterizzazione su base territoriale, per genere, per classi di età e di reddito;
ad individuare, d'intesa con le parti sociali maggiormente rappresentative su base nazionale, le forme di sostegno più efficaci per favorire la produttività contrattata.
9/1386/38. Damiano, Bellanova, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Schirru, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
con l'approvazione della legge 24 dicembre 2007, n. 247, si è provveduto a dare attuazione al protocollo del 23 luglio 2007, frutto di un lungo e complesso lavoro che ha visto la partecipazione attiva di milioni di lavoratori che sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione tramite apposito referendum;
tra le misure di cui ancora mancano le norme attuative vi è il delicato problema dei lavori usuranti, per il quale la legge di attuazione del Protocollo prevede il conferimento di una delega legislativa da esercitarsi entro il 31 maggio 2008;
in fase di conclusione del suo mandato il Governo Prodi ha emanato uno schema di decreto legislativo, il cui parere è stato espresso dalla Commissione competente per materia alla alla Camera dei Deputati, mentre il Senato, causa la fine anticipata della legislatura, non ha potuto terminare l'iter per l'espressione del parere;
in occasione della discussione sulle mozioni concernenti iniziative relative alla delega legislativa in materia di lavori usuranti, recentemente svoltasi presso la Camera dei deputati, il Governo si è impegnato a far si che la delega possa essere esercitata entro il 31 dicembre 2008;
a tutt'oggi manca la disposizione che renda praticabile la delega legislativa nei prossimi mesi,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a dare piena attuazione ai principi ed alle finali previste in materia di lavori usuranti, entro e non oltre il 31 dicembre 2008.
9/1386/39. Gatti, Damiano, Schirru, Bellanova, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
con l'approvazione della legge 24 dicembre 2007, n. 247, si è provveduto a dare attuazione al protocollo del 23 luglio 2007, frutto di un lungo e complesso lavoro che ha visto la partecipazione attiva di milioni di lavoratori che sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione tramite apposito referendum;
tra le misure di cui ancora mancano le norme attuative vi è il delicato problema dei lavori usuranti, per il quale la legge di attuazione del Protocollo prevede il conferimento di una delega legislativa da esercitarsi entro il 31 maggio 2008;
in fase di conclusione del suo mandato il Governo Prodi ha emanato uno schema di decreto legislativo, il cui parere è stato espresso dalla Commissione competente per materia alla alla Camera dei Deputati, mentre il Senato, causa la fine anticipata della legislatura, non ha potuto terminare l'iter per l'espressione del parere;
in occasione della discussione sulle mozioni concernenti iniziative relative alla delega legislativa in materia di lavori usuranti, recentemente svoltasi presso la Cameradei deputati, il Governo si è impegnato a far si che la delega possa essere esercitata entro il 31 dicembre 2008;
a tutt'oggi manca la disposizione che renda praticabile la delega legislativa nei prossimi mesi,
impegna il Governo
ad adoperarsi per esercitare la delega entro il 31 dicembre 2008.
9/1386/39. (Testo modificato nel corso della seduta) Gatti, Damiano, Schirru, Bellanova, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge di conversione in legge del decreto in oggetto, prevede all'articolo 73, una misura tesa a ridurre il ricorso al part time per i lavoratori, limitandone l'applicazione, al fine di subordinarne la concessione alla valutazione discrezionale dell'amministrazione, effettuata in relazione alle esigenze del buon funzionamento della medesima amministrazione;
come è noto, sono soprattutto le donne lavoratrici che ricorrono all'alternativa, dell'orario di lavoro a tempo parziale, al fine di conciliare l'onere del lavoro di cura e del lavoro domestico con la presenza sul luogo di lavoro. In assenza di un'adeguata rete di sevizi sociali, infatti, il lavoro in famiglia, con particolare riguardo all'infanzia e alle persone anziane, ricade quasi interamente sulle donne;
le donne lavoratrici che richiedono il part time all'amministrazione di competenza, risultano essere in numero assolutamente superiore rispetto agli uomini;
secondo uno studio dell'Ires CGIL, infatti, sebbene il dato medio sia ancora inferiore a quello di molti altri paesi europei a più alto tasso di attività femminile quasi il 40 per cento delle mamme occupate tra trentacinque e quarantaquattro anni è impegnato part-time; superata la soglia dei quarantacinque anni, vale a dire con figli più grandi, chi continua a lavorare opta tendenzialmente per un impegno a tempo pieno, In Italia, dunque, una parte considerevole delle famiglie affronta il problema della cura dei figli riducendo l'impegno lavorativo della madre, d'altra parte il part-time maschile in Italia, soprattutto in età adulta, è solo residuale,
impegna il Governo
a vigilare affinché le misure normative previste all'articolo 73 sul ricorso al lavoro part-time non si traducano in una ulteriore limitazione alla possibilità di accedere e permanere sul mercato del lavoro per le donne, le quali, in assenza di una rete socio-assistenziale adeguata, optano spesso per l'orario di lavoro a tempo parziale al fine di conciliare l'attività lavorativa con la vita familiare.
9/1386/40. Codurelli, Schirru, Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge di conversione in legge del decreto in oggetto, all'articolo 39, comma 12 interviene sulla disciplina in materia di sicurezza del lavoro di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;
la norma in oggetto, infatti, dispone la modifica dell'articolo 55, comma 4, lettera h) , del decreto legislativo n. 81 del 2008, in materia di sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente conseguenti alla violazione delle norme sulla salute e sicurezza dei lavoratori. In particolare, dalla previsione sanzionatoria di cui alla menzionata lettera h) , viene espunto il riferimentoche impone ai datori di lavoro e ai dirigenti, nell'ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto, di munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro;
la lunga serie delle morti sul lavoro ha assunto negli ultimi anni dimensioni drammatiche: solo nei primi mesi di quest'anno, fonti sindacali, registrano circa 200 morti, mentre, se per il 2007 le stime approssimative indicano, soltanto nell'industria e nei servizi, che i morti siano stati 1.050, il 2006 si è chiuso con 1.341 decessi;
nel Paese la cultura della sicurezza e della prevenzione è ancora oggetto di scarsi investimenti da parte delle imprese che investono nel settore risorse assolutamente insufficienti. Anche lo sviluppo di una vera e propria cultura della prevenzione e della sicurezza, tramite adeguati corsi di formazione, è ancora troppo poco sostenuta nei luoghi di lavoro in particolare tra gli addetti alle mansioni potenzialmente più pericolose;
la norma in oggetto che il provvedimento ha inteso eliminare, al contrario, trova maggiore applicazione proprio in quei settori, quali le costruzioni e l'edilizia, dove più alta è la possibilità che si ricorra all'appalto ed al subappalto, dove più alta è la concentrazioni di incidenti sul lavoro e dove spesso si ricorre all'impiego di lavoratori migranti non regolarizzati;
la legge 3 agosto 2007, n. 123, recante misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e ha riforma della normativa in materia, e il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, di attuazione dell'articolo 1 della legge medesima, rappresentano due testi importanti che finalmente riordinano la legislazione sulla sicurezza sul lavoro, ponendo mano, tra l'altro, alla riformulazione e all'adeguamento del sistema delle sanzioni, al rafforzamento del ruolo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale, alla razionalizzazione e coordinamento delle strutture centrali e territoriali di vigilanza e all'applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza a tutti i settori e a tutti i lavoratori, indipendentemente dal rapporto di lavoro subordinato o autonomo che li lega all'imprenditore. Con questo provvedimento l'esecutivo del governo Prodi, ha iniziato a dare corso alla battaglia sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che è battaglia di civiltà,
impegna il Governo
a prevedere forme di tutela per i lavoratori che operano in regime di appalto e subappalto circa la effettiva e diretta identificazione del lavoratore, le mansioni svolte, ed il responsabile dei lavori cui i lavoratori medesimi dipendono, al fine anche di individuare con certezza ed immediatezza le responsabilità dei datori di lavoro e dei dirigenti in caso di accertata violazione delle norme sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
9/1386/41. Boccuzzi, Schirru, Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipando i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, si prefigge l'obiettivo di creare le condizioni economiche e finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività del sistema produttivo italiano;
il problema della stagnazione economica, unita ad una ripresa consistente dell'inflazione è stato autorevolmente segnalato dal Governatore della Banca d'Italia, quale vincolo strutturale verso il quale indirizzare ogni sforzo e risorsa pubblica e privata;
tra i principali nodi che caratterizzano la debolezza del sistema economico nazionale rientra certamente il basso livello di produttività del fattore lavoro, elemento che rischia di accentuarsi se, come evidenziato dallo stesso DPEF, la dinamica dell'occupazione registrerà un'ulteriore flessione degli occupati nel settore industriale e delle costruzioni in un contestuale incremento del settore dei servizi, senza che al riguardo si siano approntate misure specifiche né in questo provvedimento né negli altri assunti in questi primi mesi di azione del Governo;
per quanto riguarda il mercato occupazionale uno studio recente dell'IRES CGIL ha evidenziato due punti critici dell'universo femminile: il basso livello di partecipazione al lavoro delle donne italiane, ancora lontano da quello medio dell'Europa dei 15, ed il rischio crescente di svolgere un lavoro instabile;
considerando soltanto il lavoro dipendente, le più recenti statistiche Istat, hanno evidenziato che più di una donna su sei aveva nel 2006 un contratto a tempo determinato. Le tendenze recenti dimostrano che le donne rappresentano ancora la componente più dinamica dell'occupazione ma con il baricentro spostato sul lavoro dipendente a termine. A fronte di un numero complessivo di 425 mila posti di lavoro creati tra il 2005 ed il 2006, infatti, ben 196 mila (107 mila donne e 89 mila uomini) sono dipendenti a tempo determinato e soltanto 186 mila permanenti;
d'altra parte l'ultimo rapporto Excelsior del 2007 segnala come i contratti a tempo indeterminato continuino a perdere peso nelle preferenze degli imprenditori e siano passati dal 60 per cento del 2001 al 45,4 per cento delle assunzioni previste nell'ultimo anno (Unioncamere, 2007): un orientamento che riguarda in particolare proprio le donne;
all'interno del provvedimento in oggetto non vi è una sola previsione normativa tesa ad affrontare il problema dell'occupazione delle donne, anzi, la limitazione del ricorso all'orario di lavoro a tempo parziale, prevista dall'articolo 73, contribuisce a rendere più difficile la permanenza delle donne all'interno del mercato del lavoro, poiché è noto che su di loro grava, in misura maggiore, la necessità di conciliare i tempi di lavoro con i tempi dedicati alla cura ed al lavoro domestico,
impegna il Governo
a stabilire misure urgenti al fine di sviluppare l'occupazione femminile, anche tramite la previsione di incentivi specifici che contribuiscano ad aumentare il tasso di occupazione delle donne ed avvicinarlo alla media europea, ed invertire la tendenza che vuole le lavoratrici sempre più occupate con contratti di lavoro a tempo determinato in luogo di una occupazione più stabile garantita da contratti a tempo indeterminato.
9/1386/42. Mosca, Schirru, Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Rampi, Santagata.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame giustificato dal Governo da condizioni di urgenza e necessità risulta essere, invece, un provvedimento ricco di contraddizioni e incoerenze;
nel decreto-legge n. 112 del 2008 si fissa, dal 2009, la riduzione del 10 per cento delle risorse già attribuite per finanziare i fondi integrativi, cioè destinati alla produttività delle amministrazioni e nello stesso tempo tutte le risorse aggiuntive destinate per legge ad incrementare i fondi di produttività sono sospese. Fino ad oggi, nonostante la scarsità di risorse, di strumentazioni adeguate e obsolete, il blocco del turn over ed una formazione non sempre rispondente alle reali necessità, il lavoro di tanti impiegati ha consentito al cittadino di fruire di un servizioin alcuni casi eccellente e comunque di qualità anche a detta degli organismi internazionali competenti;
attraverso l'approvazione di questo decreto, che prevede il taglio delle risorse finalizzate alla produttività, sarà ancora più difficile ed in qualche caso addirittura impossibile assicurare al cittadino le prestazioni di cui ha bisogno. Il decreto introduce forti penalizzazioni dei lavoratori pubblici rispetto a quelli privati, svuotando di contenuti il secondo livello di contrattazione, già detassato per il settore privato e differenziando la disciplina relativa alle assenze per malattia. Tra l'altro sono tutti da valutare gli eventuali effetti reali sul fenomeno dell'assenteismo, laddove questo esista davvero. Tutto ciò proprio in un periodo in cui viene pubblicizzata la contrattazione integrativa come unica possibilità di migliorare la produttività aziendale;
il decreto-legge n. 112 del 2008 contiene disposizioni che investono le persone con disabilità e le loro famiglie. Dopo la campagna contro i fannulloni, lo stesso trattamento economico in caso di malattia viene pesantemente ed in modo allarmante peggiorato. Si riduce la retribuzione in caso di malattia di non meno del 30 per cento. Vi sono delle approssimazioni che finiscono per danneggiare i lavoratori della pubblica amministrazione che assistono un familiare con handicap grave. La fruizione dei permessi e i congedi di cui questi hanno diritto, incide negativamente nella loro busta paga, quasi che il ricorso a quel diritto sia un indicatore utile ad individuare un lavoratore fannullone;
il Governo mette le mani in tasca ai dipendenti pubblici e ne peggiora le condizioni normative, per esempio con la fissazione del tasso di inflazione programmata per il 2008 all'1,7 per cento, con una inflazione reale al 3,8 per cento che significa la perdita secca di potere di acquisto delle retribuzione di almeno 600 euro per ogni anno. Quello che nel decreto viene presentato come un possibile stanziamento aggiuntivo per i rinnovi contrattuali da confermare nella legge finanziaria, se rapportato al solo settore delle amministrazioni centrali e della scuola significherebbe un rinnovo per il biennio 2008-2009 pari al 3,2 per cento: meno di quanto sarebbe necessario per il solo 2008. In sostanza si arriverebbe mediamente a circa 70 euro per il biennio, a fronte di 91 euro per il solo 2008 in relazione all'inflazione reale (3,8 per cento). Il tutto comunque non disponibile prima del 1o gennaio 2009, dimenticando così la motivazione dell'urgenza del decreto;
si programma poi la perdita costante delle retribuzioni e si indebolisce la funzione del contratto nazionale. A ciò si aggiunge la riduzione delle retribuzioni derivante dal taglio del 101 per cento dei fondi per la contrattazione integrativa con una perdita secca annua di risorse da 300 euro fino a 1.300 euro. Si bloccano per il 2009 i fondi integrativi derivanti dalle leggi speciali e per 2010 li si riducono del 20 per cento. Ciò significa complessivamente perdite retributive medie di 1.000 euro con punte per tutti i settori interessati fino ai 3.000 euro e per alcuni Ministeri ed Enti pubblici fino a 6.000-10.000 euro. Dal 2010 ci sarà per circa 200.000 lavoratori un danno permanente di almeno 1.000 euro medi annui. Le risorse per il contratto nazionale non coprono il potere di acquisto; si tagliano le risorse per la contrattazione e si fa sparire la retribuzione di produttività così come si fanno sparire i risparmi destinati alla produttività conseguenti alla trasformazione in part time;
contrariamente agli obiettivi dichiarati di sostegno allo sviluppo economico, la vera conseguenza della manovra sarà una minore capacità di spesa per tre milioni e mezzo di famiglie di dipendenti pubblici, con ricadute pesantissime sui consumi e dunque sull'economia del Paese,
impegna il Governo:
ad avviare un proficuo confronto con le rappresentanze dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni al fine di definireun percorso virtuoso che privilegi realmente la premialità, il merito e la produttività senza invece tagliare le risorse necessarie;
ad introdurre elementi di semplificazione amministrativa anche nel farraginoso ambito dell'accertamento, della verifica e del controllo delle invalidità civili e dell'handicap, un settore in cui sono numerose le immotivate ridondanze, gli sprechi, i disagi.
9/1386/43. Schirru, Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento prevede numerose misure di intervento nel settore delle politiche del lavoro, ed interviene in più punti a modifica di norme che erano state varate in tempi recenti dal Governo Prodi;
in particolare, il Governo precedente aveva avviato un processo di assorbimento, con le sue due leggi finanziarie, del personale precario cosiddetto «storico»;
per quanto attiene agli interventi sulle assunzioni di personale, che si sostanziano in un complessivo ridimensionamento delle possibilità di assumere per le amministrazioni, si stabilisce, tra l'altro: l'obbligo per le medesime amministrazioni, di rideterminare, entro il 31 dicembre 2008 la programmazione triennale del fabbisogno di personale, introdotta dall'articolo 39, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, (provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 1998) in relazione alle misure di razionalizzazione, di riduzione delle dotazioni organiche e di contenimento delle assunzioni previste dal provvedimento in esame;
le stesse amministrazioni, dunque; che avevano previsto la stabilizzazione di un certo numero di unità di personale precario entro quest'anno, dovranno tornare sulle decisioni già assunte,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di prevedere specifiche misure volte a dare certezza al personale con contratto a tempo determinato, che avrebbe potuto avvalersi entro la fine dell'anno in corso, delle norme relative all'avvio del processo di stabilizzazione previsto dalla legge finanziaria per il 2007.
9/1386/44. Rampi, Schirru, Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Santagata.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento prevede numerose misure di intervento nel settore delle politiche del lavoro, intervenendo in più punti a modifica di norme ne che erano state varate in tempi recenti dal Governo Prodi;
il Governo precedente aveva avviato un processo di assorbimento, con le sue due leggi finanziarie, del personale precario cosiddetto «storici»;
in particolare la legge finanziaria per il 2007, all'articolo 1 comma 562, ha previsto delle limitazioni per gli enti minori sia nel totale della spesa del personale, prendendo a riferimento come limite il totale dell'anno 2004, sia fissando limiti molti stretti per procedere all'assunzione di personale;
successivamente la legge finanziaria per il 2008 all'articolo 3, comma 121, ha introdotto delle deroghe al comma 562 consentendo agli enti che rispettavano le seguenti condizioni - cioè volume complessivo della spesa per il personale in servizio non superiore al parametro obiettivo valido ai fini dell'accertamento della condizione di ente strutturalmente deficitarioridotto del 15 per cento e rapporto medio tra dipendenti in sevizio e popolazione residente non superiore a quello determinato per gli enti in condizioni di dissesto ridotto del 20 per cento - di mettere in atto una procedura di stabilizzazione di personale già dipendente con contratto a tempo determinato e di procedere all'assunzione di personale presente nella pianta organica approvata dalla Giunta comunale con riferimento alla necessità organizzativa dell'ente e nel rispetto della riserva del 50 per cento dei posti ad assunzioni esterne mediante selezione;
l'articolo 76, comma 2, nel testo dell'emendamento all'articolo unico del disegno di legge di conversione, sospende le deroghe previste dall'articolo 3, comma 121, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
al momento dell'entrata in vigore del presente decreto diversi comuni, soprattutto di piccole dimensioni, in regola con le disposizioni sopra descritte, avevano avviato le procedura di stabilizzazione, che risultano dunque, bloccate,
impegna il Governo
ad adottare le opportune iniziative volte a prevedere, nel decreto previsto al comma 6 dell'articolo citato in premessa, delle forme di garanzia per i comuni che si trovano nelle condizioni sopradescritte, e cioè che si trovano in una situazione di basso rapporto personale-popolazione, con i bilanci in situazione di equilibrio finanziario e gestione, al fine di consentire il prosieguo delle procedure di stabilizzazione del personale a tempo determinato già avviate al momento dell'entrata in vigore del presente decreto.
9/1386/45. Miglioli, Schirru, Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Mosca, Rampi, Santagata.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento interviene in maniera specifica sul contratto di apprendistato stabilendo che la durata del contratto di apprendistato professionalizzante, prevista nei contratti collettivi stipulati dalle associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o regionale, non possa essere superiore a sei anni;
viene contestualmente eliminato il limite minimo di durata, pari a due anni, previsto dalla disciplina previgente in modo che le parti sociali sono ora libere di determinare una durata anche inferiore, se funzionale alle esigenze del settore o alle caratteristiche del percorso formativo;
si rischia in tal modo che le aziende abusino il ricorso al contratto di apprendistato, senza la possibilità da parte dello Stato di esercitare alcun controllo, dato che, nel caso di apprendistato professionalizzante, le regioni non possono intervenire per la regolamentazione dei profili formativi del contratto stesso,
impegna il Governo
ad adottare le opportune iniziative volte a prevedere forme di controllo sul regolare svolgimento della formazione dei lavoratori tramite contratto di apprendistato, con particolare riferimento alla formazione esclusivamente aziendale, al fine di prevenire qualsiasi forma di applicazione inidonea alla specifica formazione del lavoratore ivi prevista.
9/1386/46. Madia, Schirru, Bellanova, Damiano, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipando i contenuti della manovra economica e finanziariaper il prossimo triennio, tra le misure volte al contenimento della spesa ripropone in forma sommaria e approssimativa il tema della soppressione di enti pubblici non più rispondenti alle esigenze istitutive o le cui funzioni possono opportunamente essere affidate ad altre amministrazioni pubbliche;
salvo alcune limitate eccezioni, la disposizione in oggetto prevede la soppressione, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge, degli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle cinquanta unità;
tale previsione appare troppo generica e grossolana, non tenendo conto delle specificità funzionali delle diverse amministrazioni, nonché dei gradi di efficienza organizzativa conseguita, per cui potrebbe prodursi il paradossale risultato di penalizzare proprio quegli enti che, in virtù di una efficiente e razionale amministrazione sono riusciti a gestire le funzioni assegnate, senza gonfiare a dismisura gli organici;
tale paventata ipotesi sembra potersi applicare, ad esempio, alle Camere di commercio laddove - si veda il caso delle Camere di commercio di Vercelli, Biella e Verbania - pur in presenza di un tessuto economico-imprenditoriale particolarmente dinamico e numericamente consistente, sono riuscite ad offrire un adeguato svolgimento delle funzioni istituzionali, con una dotazione organica contenuta, inferiore alla richiamata soglia di cinquanta unità,
impegna il Governo
nell'emanazione del decreto ministeriale attuativo, inerente l'individuazione di eventuali deroghe all'obbligo di soppressione, ad adottare le opportune iniziative volte a tenere in considerazione, con particolare riguardo alle Camere di Commercio, il contesto socio-economico di riferimento, il numero di imprese iscritte alla relativa struttura camerale nonché il livello di efficienza organizzativa conseguito.
9/1386/47. Bobba.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame è fortemente penalizzante per i medici dipendenti, per il loro ruolo professionale di tutela di un bene costituzionalmente garantito come il diritto alla salute, per i diritti dei cittadini alla qualità e alla sicurezza delle cure;
l'articolo 41, comma 13, prevede per il personale delle aree dirigenziali degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale il venir meno del diritto al riposo compensativo di undici ore e della settimana lavorativa non più limitata ad un massimo di quarantotto ore comprensive del lavoro straordinario, eliminando così gli standard minimi di sicurezza validi in tutta Europa e privando questi lavoratori del diritto alla tutela della propria integrità psico-fisica;
le strutture sanitarie pubbliche, in particolare i DEA, vengono caricate di compiti impropri come la certificazione di malattia per i dipendenti pubblici, con prevedibile aggravamento dei carichi di lavoro e con pesanti conseguenze, anche medico legali, nella gestione dei pazienti;
le risorse economiche destinate al biennio 2008-2009, calcolate su una inflazione programmata, ben lontana da quella reale, destinano ai medici un aumento medio di 70 euro al mese, che non consente nemmeno il recupero del tasso di inflazione del solo 2008;
la preventiva riduzione delle piante organiche è un ulteriore colpo alla sopravvivenza del sistema sanitario,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di rivedere la sua linea politica in materia sanitaria e diassicurare risorse economiche e strumenti adeguati in particolare per ciò che attiene il rapporto con i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
9/1386/48. Grassi.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame è fortemente penalizzante per i medici dipendenti, per il loro ruolo professionale di tutela di un bene costituzionalmente garantito come il diritto alla salute, per i diritti dei cittadini alla qualità e alla sicurezza delle cure;
l'articolo 41, comma 13, prevede per il personale delle aree dirigenziali degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale il venir meno del diritto al riposo compensativo di undici ore e della settimana lavorativa non più limitata ad un massimo di quarantotto ore comprensive del lavoro straordinario, eliminando così gli standard minimi di sicurezza validi in tutta Europa e privando questi lavoratori del diritto alla tutela della propria integrità psico-fisica;
le strutture sanitarie pubbliche, in particolare i DEA, vengono caricate di compiti impropri come la certificazione di malattia per i dipendenti pubblici, con prevedibile aggravamento dei carichi di lavoro e con pesanti conseguenze, anche medico legali, nella gestione dei pazienti;
le risorse economiche destinate al biennio 2008-2009, calcolate su una inflazione programmata, ben lontana da quella reale, destinano ai medici un aumento medio di 70 euro al mese, che non consente nemmeno il recupero del tasso di inflazione del solo 2008;
la preventiva riduzione delle piante organiche è un ulteriore colpo alla sopravvivenza del sistema sanitario,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di assicurare risorse economiche e strumenti adeguati in particolare per ciò che attiene il rapporto con i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
9/1386/48. (Testo modificato nel corso della seduta) Grassi.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 79, comma 1-bis, subordina l'accesso delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano all'integrale finanziamento del Fondo sanitario nazionale, per gli anni 2010 e 2011, alla sottoscrizione, tra Stato regioni e province autonome, di una nuova intesa entro il 31 luglio 2008;
tale intesa deve contenere: misure atte alla riduzione dei posti letto e allo shift dal ricovero al day hospital e da questo all'ambulatorio nonché alla riduzione degli organici per poi procedere al ridimensionamento, dei fondi per la contrattazione integrativa; paletti rigorosi per l'individuazione dei ruoli di vertice nonché la previsione dell'introduzione automatica dei ticket anche sugli esenti a qualsiasi titolo non appena si delinei uno squilibrio di bilancio del settore sanitario;
la revisione anticipata del «Patto per la salute» è destinata a porre fine a quella politica di «governo condiviso» che ha consentito di recuperare il controllo sulla spesa sanitaria apertosi negli anni 2000-2006 combinando un adeguamento ex ente delle risorse a disposizione del Servizio sanitario nazionale e la loro stabilizzazione in quota di Pil con un insieme di misure atte alla riduzione delle spese e soprattutto con un rafforzamento dei vincoli di bilancio regionali in termini di copertura di spese non programmate e automatismi fiscali a carico delle regioni stesse;
il semplice taglio dei finanziamenti a disposizione delle regioni non implica di per sé un'equivalente riduzione di spesa edi indebitamento netto. Affinché ciò accada, occorre che la manovra di taglio del finanziamento si accompagni con la specificazione di misure precise su singole voci di spesa e di entrata del Servizio sanitario nazionale,
impegna il Governo
a valutare le conseguenze applicative della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative volte a confermare gli stanziamenti previsti per gli anni 2010 e 2011 al settore sanità senza subordinarli alla stipula di una nuova intesa con le regioni e le province autonome ed a rispettare la scadenza del Patto della salute che deve essere aggiornato dalle parti nel corso del 2009 in vista di una nuova programmazione del settore sanitario per il triennio 2010-2012.
9/1386/49. Livia Turco, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
la legge finanziaria per il 2007 ha introdotto all'articolo 1, comma 796, lettera p) , il ticket da 10 euro sulla ricetta per le prestazioni specialistiche ambulatoriali;
con il decreto-legge n. 23 del 2007 e la legge finanziaria per il 2008 il Governo di allora reperì i finanziamenti necessari alla copertura del provvedimento, sollevando così le regioni dalla necessità di trovare le risorse alternative per rimuovere tale aggravio sui cittadini;
in assenza di una specifica norma che abroghi definitivamente l'articolo 1 comma 796, lettera p), della legge finanziaria per il 2007 o, in assenza di ulteriori risorse per l'anno 2009, il ticket sulla diagnostica scatta automaticamente a partire dal 1o gennaio prossimo, tagliando di fatto alle risorse regionali ben 834 milioni dal budget per il prossimo anno;
il provvedimento in esame prevede all'articolo 61, comma 19, l'abolizione per gli anni 2009, 2010 e 2011 del ticket sull'assistenza specialistica ambulatoriale per gli assistiti non esentati;
al comma 20 del medesimo articolo, lo Stato, a fronte di una copertura necessaria per l'abolizione totale del ticket di cui sopra pari a 834 milioni di euro, stanzia solo 400 milioni di euro demandando poi alle regioni il compito dì reperire gli ulteriori finanziamenti necessari, indicando anche tra le misure possibili la riapplicazione in misura integrale o ridotta da parte della regione stessa della quota di partecipazione abolita dallo Stato,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di individuare tutte le risorse finanziarie necessarie affinché anche per gli anni 2009, 2010 e 2011 il ticket sulla diagnostica di cui all'articolo 1, comma 796, lettera p) , della legge n. 296 del 2006 non gravi né sui cittadini né sulle regioni.
9/1386/50. Calgaro, Livia Turco, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
il finanziamento del Sistema sanitario nazionale non si valuta soltanto in valori assoluti ma sulla base della relazione tra bisogni di salute e rapporto tra PIL e spesa sanitaria;
il settore sanitario ha già dato un contributo significativo al riequilibrio dei conti pubblici nel 2007 visto il contenimento complessivo fatto registrare dalla spesa sanitaria nel corso dell'anno, con un tasso di incremento pari allo 0,9 per cento e una riduzione del rapporto tra spesa sanitaria pubblica e PIL dal 6,85 per cento nel 2006 al 6,66 per cento nel 2007, come si evidenzia dalla tabella 4.2 della Relazioneunificata del marzo scorso e dalla tabella III. 1 del DPEF appena pubblicato;
si tratta di una frenata molto significativa, rispetto al 7 per cento di incremento medio annuo, registrato nel periodo 2000-2006, quando la spesa era salita di oltre un punto percentuale in rapporto al PIL;
il DPEF appena pubblicato, pur scontando un rimbalzo nel 2008 in parte dovuto agli slittamenti contrattuali, indica comunque una sostanziale stabilizzazione della spesa in rapporto al PIL tra il 6,8 e il 6,9 per cento nel triennio 2009-2011, un dato inferiore a quello dei nostri principali partner europei;
la spesa va tenuta sotto controllo e vanno ridotti gli sprechi e le inefficienze, vanno però mantenuti finanziamenti adeguati affinché le prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza siano effettivamente erogate su tutto il territorio nazionale e non subordinate come previsto dall'articolo 79, comma 1-bis, del provvedimento in esame alla stipula, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, di una nuova intesa,
impegna il Governo
a valutare le conseguenze applicative della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative volte ad adottare una politica nel settore sanitario in cui vi sia certezza, oltre che dei tagli imposti, anche delle risorse che lo Stato deve erogare alle regioni senza imporre a queste ultime una modifica anticipata e precipitosa del Patto per la salute siglato nel settembre 2006 la cui scadenza è prevista nel 2009.
9/1386/51. Burtone, Livia Turco, Calgaro, Mosella, Pedoto, Sbrollini.
La Camera,
premesso che:
il decreto in esame prevede l'istituzione di un fondo destinato agli acquisti di generi alimentari e al soddisfacimento delle esigenze primarie per le categorie più disagiate;
i dati che incidono direttamente sulle dinamiche economiche e sociali dei giovani e delle famiglie italiane sono allarmanti. L'ISTAT ha rilevato che l'inflazione è al 3,8 per cento, mai così alta dal 1996, con i prezzi dell'energia che crescono del 14,8 per cento su base annua, i generi alimentari di prima necessità che aumentano del 6,1 per cento, con punte di oltre il 20 per cento per la pasta. A questi indici negativi, fa da corollario la caduta della fiducia delle famiglie che ha generato una decisa contrazione della domanda interna;
stime parlano di circa 7 milioni e mezzo di nostri concittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà con punte particolarmente elevate nel Mezzogiorno;
le criticità che gravano sulle giovani generazioni e sulle famiglie sono molteplici, come emerso nel corso dell'indagine conoscitiva sulla famiglia condotta nella XV legislatura dalla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati: la perdita del potere di acquisto dei redditi, la precarietà del lavoro, i limiti di un sistema fiscale non commisurato alle esigenze delle famiglie con figli, le carenze nella rete di servizi di assistenza, le difficoltà nella conciliazione tra i tempi di lavoro e la vita affettiva o familiare;
l'attenzione per i giovani e le famiglie italiane deve procedere di pari passo con l'impegno in favore delle popolazioni migranti che vivono regolarmente sul territorio italiano, che sono integrate e contribuiscono in misura non irrilevante alla crescita del nostro Paese;
un moderno sistema di welfare sociale e familiare deve procedere secondo politiche integrate e coordinate capaci di incidere strutturalmente sulle criticità esistenti, piuttosto che adottare misure discarso peso e per di più con effetti umilianti per coloro che ne sono destinatari,
impegna il Governo
a valutare l'adozione di misure di sistema in linea con la necessità di costruire politiche di sostegno per i giovani e le famiglie, tanto italiane quanto migranti, che prendano in considerazione, in maniera organica ed integrata, sia forme di provvidenze economiche sia lo sviluppo della rete dei servizi sul territorio, a partire dai consultori familiari e dagli asili nido.
9/1386/52. Mosella, Livia Turco, Calgaro, Burtone, Pedoto, Sbrollini.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame all'articolo 40, comma 5, abolisce la necessità di una certificazione da parte di imprese che partecipano ad appalti pubblici circa il rispetto delle norme in materia di collocamento dei diversamente abili, previste dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, e, quindi, al posto della vecchia attestazione rilasciata dai Centri per l'impiego da oggi è necessaria solo una dichiarazione del legale rappresentante dell'impresa stessa;
anche in sede di Consiglio regionale del Lazio, è stata approvata con voto unanime una mozione che invita il Governo e il Parlamento ad un atto di responsabilità chiedendo la cancellazione di quello che potrebbe rappresentare un vero e proprio passo indietro nelle politiche di inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della disposizione citata in premessa al fine di adottare ulteriori iniziative, volte a una revisione della norma medesima, la quale, indebolendo il potere di controllo sulle imprese, espone a grave pregiudizio il diritto al lavoro di tutte le persone diversamente abili e rischia di vanificare gli importanti risultati raggiunti con fatica nel corso di questi anni.
9/1386/53. Argentin, Livia Turco, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame all'articolo 40, comma 5, abolisce la necessità di una certificazione da parte di imprese che partecipano ad appalti pubblici circa il rispetto delle norme in materia di collocamento dei diversamente abili, previste dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, e, quindi, al posto della vecchia attestazione rilasciata dai Centri per l'impiego da oggi è necessaria solo una dichiarazione del legale rappresentante dell'impresa stessa;
anche in sede di Consiglio regionale del Lazio, è stata approvata con voto unanime una mozione che invita il Governo e il Parlamento ad un atto di responsabilità chiedendo la cancellazione di quello che potrebbe rappresentare un vero e proprio passo indietro nelle politiche di inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di valutare gli effetti applicativi della disposizione citata in premessa al fine di adottare ulteriori iniziative, volte a una revisione della norma medesima, la quale, indebolendo il potere di controllo sulle imprese, espone a grave pregiudizio il diritto al lavoro di tutte le persone diversamente abili e rischia di vanificare gli importanti risultati raggiunti con fatica nel corso di questi anni.
9/1386/53. (Testo modificato nel corso della seduta) Argentin, Livia Turco, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
uno degli obiettivi immediati del Governo è quello di contrastare l'assenteismo nella pubblica amministrazione e le misure adottate sono di varia natura come, ad esempio, il prolungamento dell'orario delle visite fiscali e la possibilità che queste vengano eseguite anche per assenze di un giorno, il fatto che i certificati medici per malattia superiore ai dieci giorni non potranno più essere rilasciati dal medico di famiglia, ma dall'ASL;
tra le misure adottate per contrastare l'assenteismo ci sono anche quelle atte a disincentivare economicamente le assenze;
l'articolo 71 del provvedimento in esame dispone che l'assenze dal servizio dei dipendenti pubblici non possono essere equiparate alle presenze ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione collettiva se non nei casi specifici riportati dallo stesso articolo in cui si equipara l'assenza dal servizio alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa;
tra i casi elencati non rientrano né il congedo retribuito di due anni (anche frazionato) previsto dall'articolo 42, comma 5, del decreto legislativo n. 151 del 2001 per l'assistenza ai figli con grave handicap, o ai fratelli o le sorelle conviventi, o al coniuge né i permessi lavorativi ex articolo 33 della legge n. 104 del 1992 (commi 1, 2 e 3), cioè quelli che spettano ai genitori, ai parenti e ali affini delle persone con handicap grave,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa, al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative volte ad estendere l'equiparazione tra l'assenza di servizio e la presenza anche a queste due ulteriori categorie vista anche la difficoltà che queste persone incontrano nell'accudire quotidianamente un familiare disabile stante anche la carenza della rete e i servizi e la sua non unitarietà ed omogeneità su tutto il territorio nazionale.
9/1386/54. Murer, Livia Turco, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
nel decreto-legge in esame, all'articolo 81 si affronta la questione sociale relativa alla perdita del potere d'acquisto di pensioni e salari istituendo un Fondo apposito ed una carta prepagata del valore approssimativo di 400 euro annui per i cittadini italiani residenti richiedenti che versino in condizione di maggior disagio economico, per l'acquisto prioritariamente di genere alimentari e successivamente di servizi di carattere energetico e sanitario;
si tratta di una misura paternalistica ed invasiva che riguarda circa 1,2 milioni di persone le quali riceveranno, una volta approvato il decreto attuativo, una carta prepagata spendibile solo per queste categorie merceologiche;
per le categorie economicamente più svantaggiate, ed in particolar modo per i pensionati, non è previsto nessun intervento strutturale che migliori le loro condizioni sia sul versante del reddito che su quello dell'assistenza, ad esempio promuovendo e migliorando la rete dei servizi sulla non autosufficienza,
impegna il Governo
ad adottare una politica di sostegno dei redditi più bassi non solo attraverso incentivi economici, ma implementando anche le politiche socio-sanitarie attraverso una maggiore e più efficace integrazione dei servizi sociali e di cura specialmente per ciò che attiene ad rapporto tra servizi socio-sanitari e territorio in direzionedello sviluppo generale delle azioni per la domiciliarità.
9/1386/55. Bossa, Murer, Livia Turco, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
all'articolo 63, comma 7, si prevede un incremento di 300 milioni di euro per l'anno 2009 del Fondo per le politiche sociali di cui all'articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328;
il Fondo in questione è il principale strumento di finanziamento delle politiche sociali italiane, strumento per superare la logica delle singole leggi di settore e concepire gli interventi di politica sociale come azioni integrate in un quadro di coerenza con le politiche sanitarie e socio lavorative;
tale fondo a sua volta finanzia un sistema articolato di piani sociali regionali e piani sociali di zona, che descrivono, per ciascun territorio, una rete integrata di servizi alla persona rivolti all'inclusione dei soggetti in difficoltà, o comunque all'innalzamento del livello di qualità della vita;
il Fondo di cui alla legge n. 328 del 2000 viene ripartito annualmente tra lo Stato e le regioni e, a partire dal 2003, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, questa ripartizione avviene senza vincolo di destinazione,
impegna il Governo
a considerare tra le sue priorità le politiche sociali nonché a reperire le risorse finanziarie necessarie affinché il Fondo in oggetto insieme a quello sulla non autosufficienza istituito dall'articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possano ridisegnare un nuovo sistema di welfare.
9/1386/56. Binetti, Murer, Livia Turco, Calgaro, Burtone, Mosella, Pedoto, Sbrollini.
La Camera,
premesso che:
la legge finanziaria per il 2008, al fine di consentire l'utilizzo dei cospicui avanzi di gestione cumulati da alcuni enti previdenziali, primo fra tutti l'INAIL, senza appesantire l'indebitamento netto, ha previsto che gli enti stessi potessero procedere a investimenti in forma indiretta entro il limite del 7 per cento delle somme disponibili;
l'articolo 22-quater del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, ha modificato il disposto della legge finanziaria di cui sopra, consentendo la possibilità di realizzare investimenti immobiliari anche in forma diretta, nel caso in cui tali investimenti traggano origine da piani di impiego già approvati dai Ministeri vigilanti;
il precedente Governo, in sede di revisione delle stime per gli anni 2008-2011 per la Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica ha autorizzato investimenti in forma diretta da parte del complesso degli enti previdenziali pari a 700 milioni per ciascuno degli anni 2008-2010 e a 670 milioni per il 2011;
l'INAIL, dopo tre anni, si è trovato finalmente nella possibilità di poter effettuare, in forma diretta, tutti gli investimenti deliberati nel 2005, per un totale di 3.618 milioni di euro, di cui 876 concernenti la sanità, 1.027 il pubblico interesse, 1.715 l'università;
in particolare, l'INAIL ha recentemente comunicato al Ministero vigilante di voler procedere, in via prioritaria, alla realizzazione dell'istituto neurologico «Carlo Besta» in Milano e dell'Istituto tumori in Milano, del Centro polifunzionale della Polizia di Stato di Napoli, nonché a una serie di investimenti, di fatto in stato avanzato, in residenze per studenti nelle Università di Milano, diBenevento, di Catanzaro, di Enna, di Bari e di Bologna,
impegna il Governo
ad individuare tra le sue priorità la possibilità di ricorso alla forma diretta per gli investimenti già deliberati dall'INAIL sulla base della considerazione che, allo stato attuale, l'Istituto effettua investimenti a tasso di rendimento agevolato in considerazione delle finalità e della rilevanza sociale degli stessi specialmente per ciò che attiene alla realizzazione di nuove strutture ospedaliere e di ricerca nel campo della medicina, nonché di nuove opere di edilizia universitaria.
9/1386/57. D'Incecco, Livia Turco, Binetti, Murer, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
all'articolo 80 del decreto-legge in esame si prevede un Piano straordinario di verifica delle invalidità civili che riguarderà circa 200.000 accertamenti di verifica, da parte dell'Inps, nei confronti dei titolari di benefici economici di invalidità civile, da attuarsi tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2009;
nel caso di accertata insussistenza dei prescritti requisiti sanitari, si applicherà l'articolo 5, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 21 settembre 1994, n. 698, disponendo quindi la sospensione dei pagamenti e informando la Corte dei conti per eventuali azioni di responsabilità per danno erariale;
dalla relazione tecnica che accompagna il provvedimento si stima possa derivare un beneficio per le casse dello stato pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011,
impegna il Governo
a destinare le maggiori entrate derivanti dall'adozione del Piano di verifica di cui all'articolo 80 del provvedimento ad aumentare le pensioni d'invalidità.
9/1386/58. (versione corretta) Lenzi, Binetti, Murer, Livia Turco, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
all'articolo 80 del decreto-legge in esame si prevede un piano straordinario di verifica delle invalidità civili che riguarderà circa 200.000 accertamenti di verifica, da parte dell'INPS, nei confronti dei titolari di benefici economici di invalidità civile, da attuarsi tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2009;
nel caso di accertata insussistenza dei prescritti requisiti sanitari, si applicherà l'articolo 5, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 21 settembre 1994, n. 698, disponendo quindi la sospensione dei pagamenti e informando la Corte dei conti per eventuali azioni di responsabilità per danno erariale;
dalla relazione tecnica d'accompagnamento al provvedimento si stima possa derivare un beneficio per le casse dello Stato pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di destinare le maggiori entrate derivanti dall'adozione del piano di verifica di cui all'articolo 80 del provvedimento in esame al Fondo per le politiche sociali di cui all'articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328.
9/1386/59. Sbrollini, Livia Turco, Binetti, Murer, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame tace sui capitoli fondamentali degli strumenti di contrasto del disagio giovanile, a partire da droga ed alcol;
l'investimento nella educazione giovanile in forma di prevenzione non è una semplice voce di costo ma una forma di investimento per la crescita sana e consapevole delle nuove generazioni;
in tale ottica l'articolo 2, comma 564, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, aveva istituito il Fondo per lo sport di cittadinanza, assegnando 20 milioni di euro per il 2008, 35 milioni di euro per il 2009, 40 milioni di euro per il 2010;
tali risorse erano destinate a promuovere il diritto di tutti allo sport, come strumento per la formazione della persona e per la tutela della salute;
tali risorse sono state, di fatto, azzerate dall'articolo 5 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93,
impegna il Governo
a voler riconsiderare la materia del sostegno allo sport sociale come strumento di educazione e di sostegno alle dinamiche di crescita della popolazione giovanile, per invogliarla sulla via della partecipazione alla vita democratica, della solidarietà, della convivenza civile, ed in tale obiettivo destinare allo scopo specifiche risorse.
9/1386/60. Gianni Farina, Bucchino, Miotto, Pedoto, Sbrollini, Livia Turco, Binetti, Murer, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame tace sui capitoli fondamentali degli strumenti di contrasto del disagio giovanile, a partire da droga ed alcol;
l'investimento nella educazione giovanile in forma di prevenzione non è una semplice voce di costo ma una forma di investimento per la crescita sana e consapevole delle nuove generazioni;
in tale ottica l'articolo 2, comma 564, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, aveva istituito il Fondo per lo sport di cittadinanza, assegnando 20 milioni di euro per il 2008, 35 milioni di euro per il 2009, 40 milioni di euro per il 2010;
tali risorse erano destinate a promuovere il diritto di tutti allo sport, come strumento per la formazione della persona e per la tutela della salute;
tali risorse sono state, di fatto, azzerate dall'articolo 5 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di voler riconsiderare la materia del sostegno allo sport sociale come strumento di educazione e di sostegno alle dinamiche di crescita della popolazione giovanile, per invogliarla sulla via della partecipazione alla vita democratica, della solidarietà, della convivenza civile, ed in tale obiettivo destinare allo scopo specifiche risorse.
9/1386/60. (Testo modificato nel corso della seduta) Gianni Farina, Bucchino, Miotto, Pedoto, Sbrollini, Livia Turco, Binetti, Murer, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
il comma 10 dell'articolo 20 del decreto in esame prevede che gli aventi diritto all'assegno sociale previsto dalla legge n. 335 del 1995 debbano dimostrare, a partire dal 1o gennaio 2009, di aver soggiornato e lavorato continuativamente, con un compenso superiore all'assegno sociale, per almeno dieci anni;
a seguito di tale innovazione, cambia la natura dell'assegno che diventerebbe una prestazione previdenziale;
se gli aventi diritto dovessero dimostrare di aver svolto una attività lavorativa verrebbero escluse dal beneficio le donne casalinghe che spesso sono invece prive di reddito e di contributi previdenziali;
si ritiene necessario evitare che la applicazione della norma ora emendata, comporti di fatto una esclusione dall'assegno sociale delle persone che sono economicamente più in difficoltà,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della disposizione citata in premessa, al fine di assumere le opportune iniziative affinché l'applicazione delle nuove norme non comporti il cambiamento della natura assistenziale della prestazione ed inoltre, come previsto dalla legge n. 335 del 1995, non sia richiesto agli aventi diritto di dimostrare di aver lavorato per almeno dieci anni, al fine di non escludere dall'assegno sociale i soggetti, in particolare donne, che non hanno avuto esperienza lavorativa o non hanno aturato il trattamento previdenziale minimo.
9/1386/61. Miotto, Pedoto, Sbrollini, Livia Turco, Binetti, Murer, Calgaro, Burtone, Mosella, Bitonci, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 60, comma 11, del decreto-legge in esame prevede una riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 26 febbraio 1981, n. 7 e alla legge 26 febbraio 1987, n. 49 relative all'aiuto pubblico ai paesi in via di sviluppo pari a 170 milioni di euro annui a partire dall'anno 2009, una misura che allontana il nostro paese dagli obiettivi concordati a livello internazionale del raggiungimento di un ammontare di risorse pari allo 0,51 per cento del PIL entro il 2010 e che pregiudica in modo quasi definitivo la possibilità di allinearsi agli altri partner occidentali;
tale misura va ad aggiungersi a quella già disposta dal decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, recentemente convertito in legge, che all'articolo 5, comma 7, lettera d) aveva previsto una copertura di 985,8 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010, mediante riduzione lineare del 6,78 per cento degli stanziamenti di parte corrente relativi alle autorizzazioni di spesa come determinate dalla tabella C della legge 24 dicembre 2007, n. 244, aggravando in modo in sostenibile la situazione complessiva dei fondi destinati alla cooperazione ai paesi in via di sviluppo e rischiando di compromettere molti dei progetti già avviati o in corso di approvazione;
nonostante i ripetuti tagli alle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo, nei diversi provvedimenti di recente approvati o in corso di approvazione, in seno all'ultimo vertice del G8 tenutosi a Tokyo il Presidente del Consiglio ha dichiarato di avere già impegnato un miliardo di dollari per gli aiuti a favore dell'Africa, senza però specificare né quando né con quale provvedimento;
il precedente Ministero degli esteri dopo aver rilanciato la cooperazione come parte centrale della politica estera del nostro paese, aveva varato nel 2007 un piano di incremento degli aiuti tale da consentire, se confermato dall'attuale esecutivo, il raggiungimento dell'obiettivo fissato in sede di Unione europea dello 0,51 del PIL entro il 2015; mentre i tagli previsti, in decisa controtendenza, appaiono particolarmente dannosi per l'immagine dell'Italia all'estero, che risulterebbe nuovamente ridimensionata dal rinnovato mancato rispetto degli impegni internazionali, anche in considerazione della Presidenza italiana del G8 che, tra pochi mesi e per tutto il 2009, coordinerà il tavolo dei paesi più industrializzati e diquelli emergenti sui temi dello sviluppo e della sostenibilità,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della disposizione in esame, al fine di ipristinare nel più breve tempo possibile, e comunque non oltre l'assunzione italiana della Presidenza del G8, le risorse tagliate con la disposizione in esame, anche valutando un possibile ulteriore incremento tale da garantire il pieno rispetto di tutti gli impegni internazionali assunti dall'Italia e, in particolare, il raggiungimento dell'obiettivo del 0,51 per cento del PIL entro il 2015 come concordato in sede di Unione europea.
9/1386/62. Fassino, Corsini, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 60, comma 11, del decreto in esame prevede una riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 26 febbraio 1981, n. 7 e alla legge 26 febbraio 1987, n. 49 relative all'aiuto pubblico ai paesi in via di sviluppo pari a 170 milioni di euro annui a partire dall'anno 2009;
sempre l'articolo 60 prevede una riduzione di dotazioni finanziarie del Ministero degli affari esteri di 195 milioni per l'anno 2009, 215 per il 2010 e 378 milioni per il 2011, non indicando analiticamente l'oggetto dei tagli e riferibile, quindi, alla Missione onnicomprensiva denominata «L'Italia in Europa e nel mondo»;
pertanto potrebbero venir decurtate risorse indispensabili per garantire il puntuale rispetto da parte dell'Italia dei versamenti dovuti ai fini della partecipazione al Fondo per 1'Aids e le pandemie, che ha già visto negli scorsi anni un ritardo del conferimento dei fondi dovuti dal nostro Paese e l'accumulo di un debito poi sanato dal precedente Governo;
solo qualche giorno fa, l'Italia si è impegnata nel corso del G8 a portare il proprio contributo finanziario alla lotta alle pandemie a cinquecento milioni di dollari l'anno, pari circa 320 milioni di euro, mentre già nel vertice ONU sull'AIDS, tenutosi il 10 e 11 giugno, l'Italia aveva ribadito il suo impegno al raggiungimento dell'obiettivo dell'Accesso universale ai farmaci per quanti ne hanno bisogno entro il 2010,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di stanziare quanto prima le risorse impegnate nell'ultimo vertice del G8 per la lotta all'AIDS, la tubercolosi e la malaria e le altre pandemie in favore dei paesi in via di sviluppo, aumentando l'impegno finanziario per il sostegno ai sistemi sanitari dei paesi più colpiti dalla pandemia e definendo un piano nazionale, con obiettivi e scadenze precise, per il raggiungimento di tale obiettivo.
9/1386/63. Barbi.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 60 prevede una riduzione di dotazioni finanziarie del Ministero degli affari esteri di 195 milioni per l'anno 2009, 215 per il 2010 e 378 milioni per il 2011, non indicando analiticamente l'oggetto dei tagli e riferibile, quindi, alla Missione onnicomprensiva denominata «L'Italia in Europa e nel mondo»;
il Ministero degli Esteri aveva già provveduto nel corso della precedente Amministrazione ad adottare misure di riorganizzazione delle sue strutture, con particolar riferimento alla rete diplomatico-consolare e di semplificazione delle procedure, riguardo alle quali aveva anche trasmesso una relazione sullo stato della spesa e sull'efficacia nell'allocazione delle risorse in data 12 giugno 2008;
nell'ambito di tale riorganizzazione erano previste la chiusura di alcuni uffici diplomatici e consolari, il rafforzamento di altri e comunque una razionale e approfondita analisi dei risparmi possibili ma compatibili con un livello adeguato di servizi da prestare ai nostri cittadini all'estero, alle imprese italiane e in generale con la dignitosa rappresentanza del nostro Paese all'estero;
tuttavia tali ulteriori tagli mettono in discussione il rispetto di standard qualitativi adeguati per la nostra rete diplomatica e consolare,
impegna il Governo
ad adottare le opportune iniziative anche normative volte a stanziare ulteriori risorse finanziarie nel prossimo provvedimento idoneo a tale finalità, atte a garantire il funzionamento della rete diplomatico-consolare e il livello dei servizi forniti a cittadini e imprese italiane all'estero.
9/1386/64. Narducci, Ricardo Antonio Merlo.
La Camera,
premesso che:
all'articolo 26, comma 1, in materia di taglio degli enti, il Governo prevede la soppressione di una serie di Enti, facendo salvi quelli confermati con decreto dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa;
la soppressione di un congruo numero di enti non più attivi e le cui funzioni hanno perso di attualità era già stata prevista dall'ultima Finanziaria ed è giustificata dalle esigenze di razionalizzazione e risparmio della spesa pubblica;
tuttavia, occorre procedere con giudizio nella individuazione degli enti da sopprimere evitando di privare lo Stato di istituzioni di valore e in grado di apportare un contributo importante all'attività della Pubblica Amministrazione;
in particolare, l'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (Is.IAO) e l'Istituto Agronomico per l'Oltremare (IAO), tra gli enti potenzialmente toccati dalla norma in oggetto, appaiono enti di ricerca e di studio di grande valore sul piano politico, economico e culturale, animatori di un vivace contesto culturale, ricco di iniziative e di numerosi incontri e iniziative, come si evince dalla relazione trasmessa dal ministero degli Affari esteri sulla attività svolta;
in particolare la possibile cancellazione dell'Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente ha provocato sorpresa e critiche nel mondo accademico ed ha perfino condotto a una petizione, firmata da centinaia di studiosi e ricercatori, e ad una lettera aperta al Presidente della repubblica per scongiurare la chiusura di un Ente di studio e di ricerca così apprezzato,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della disposizione in esame al fine di escludere l'Isiao e l'Iao dall'applicazione della suddetta norma, prevedendo, in occasione del decreto ministeriale di individuazione delle deroghe, di cui all'articolo 26, comma 1 del presente provvedimento, ovvero in altro specifico atto idoneo, la loro esclusione dall'elenco degli Enti da sopprimere.
9/1386/65. Colombo, Vernetti, Baretta.
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge di conversione in legge del decreto in esame non contempla alcun intervento in grado di ridurre le discriminazioni tra uomini e donne nel mercato del lavoro e che le condizioni di disparità retributive, insieme al basso livello occupazionale femminile, costituiscono una delle cause di mancato sviluppo del nostro Paese;
il provvedimento in esame rischia di peggiorare tale disparità, prevedendouna misura tesa a ridurre il ricorso al part-time per i lavoratori, limitandone l'applicazione, al fine di subordinarne la concessione alla valutazione discrezionale dell'amministrazione;
sono soprattutto le donne lavoratrici che ricorrono all'alternativa dell'orario di lavoro a tempo parziale, al fine di conciliare l'onere del lavoro di cura e del lavoro domestico, con la presenza sul luogo di lavoro. In assenza di un'adeguata rete di servizi sociali, infatti, il lavoro in famiglia, con particolare riguardo all'infanzia e alle persone anziane, ricade quasi interamente sulle donne;
le donne lavoratrici che richiedono il part-time all'amministrazione di competenza, risultano essere in numero assolutamente superiore rispetto agli uomini, come conferma uno studio dell'Ires CGIL, secondo il quale, sebbene il dato medio sia ancora inferiore a quello di molti altri paesi europei a più alto tasso di attività femminile, quasi il 40 per cento delle mamme occupate tra 35 e 44 anni è impegnato part-time; superata la soglia dei 45 anni, vale a dire con figli più grandi, chi continua a lavorare opta tendenzialmente per un impegno a tempo pieno;
il nostro Paese sul tema dell'occupazione femminile e delle disparità retributive uomo-donna, è in evidente ritardo rispetto agli standard raggiunti in sede UE. La manovra economica nel suo complesso rischia di allontanare il nostro Paese dagli obiettivi indicati dalla Strategia di Lisbona e dai risultati concreti da raggiungere entro il 2010, ossia un tasso di crescita economica pari al 3 per cento, un tasso di occupazione del 70 per cento, un tasso di partecipazione della forza femminile al lavoro pari al 60 per cento;
l'Italia è ferma al 46,6 per cento di occupazione femminile, 27esima in Europa, dietro di noi solo Malta. Un ritardo italiano che appare ancora più grave se si considerano gli standard raggiunti nella gran parte dei paesi nel mondo (vedi l'ultimo Rapporto Global Gender Gap, indicante il divario tra la condizione femminile e quella maschile nel mondo, che posiziona l'Italia all'84o posto della graduatoria dei Paesi europei); mentre la questione dell'equità di genere è diventata una delle priorità delle politiche comunitarie e considerata un elemento irrinunciabile del processo di integrazione europea,
impegna il Governo:
a concorrere agli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona, varando misure straordinarie di intervento in materia di conciliazione familiare, asili nido, incentivi al lavoro femminile, con riduzione selettiva dell'imposta sul reddito di lavoro femminile, specialmente nel Mezzogiorno;
a favorire interventi strutturali dello Stato, in coordinamento con le Regioni e gli enti locali, per le pari opportunità fra donne e uomini, per superare le discriminazioni e gli ostacoli sia per quanto concerne l'accesso al mondo del lavoro delle donne, sia per quanto riguarda la loro crescita professionale e l'avanzamento in carriera;
a vigilare affinché le misure normative previste dal provvedimento in esame in materia di part-time non si traducano in una ulteriore limitazione alla possibilità di accedere e permanere sul mercato del lavoro per le donne, le quali, in assenza di una rete socio-assistenziale adeguata, optano spesso per l'orario di lavoro a tempo parziale alfine di conciliare l'attività lavorativa con la vita familiare;
a rilanciare una strategia di sostegno e incentivo all'imprenditorialità femminile.
9/1386/66. Garavini, Mogherini Rebesani, Zampa, Mosca, Letta.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipando i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, si prefigge l'obiettivodi creare le condizioni economiche finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitivi, del sistema produttivo italiano, l'immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca, efficentamento e diversificazione delle fonti di energia;
tra le priorità che una moderna e competitiva economia deve assumere, il tema delle politiche ambientali rappresenta una opportunità non più rinviabile sia in termini di occasione di miglioramento della condizione di vita, di tutela dell'ecosistema e di contrasto ai mutamenti climatici, sia in termini di prospettiva di sviluppo di produzioni innovative ad alto valore aggiunto;
al contrario, il provvedimento in esame o ne ignora le potenzialità o, come nel caso della cancellazione della previsione delle disposizioni in materia di certificazione energetica degli edifici fa tre un passo indietro all'attenzione, sul risparmio energetico e all'efficentamento delle costruzioni edilizie, in linea con i migliori standard previsti dalla normativa comunitaria;
nella scorsa legislatura furono adottate molteplici misure volte a favorire la domanda di prodotti ad alta efficienza energetica e comportamenti ecocompatibili,
impegna il Governo
a proseguire nell'azione di sostegno di misure volte a favorire il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni climalteranti tanto nei comportamenti dei singoli cittadini, delle amministrazioni pubbliche e del sistema delle imprese.
9/1386/67. Realacci, Bratti, Mariani, Bocci, Braga, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Viola, Zamparutti.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame, all'articolo 28 comma 10, ridefinisce la composizione della commissione di valutazione degli investimenti e di supporto alla programmazione e gestione degli interventi ambientali di cui all'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90;
nel provvedimento si cita che «Tale commissione sarà composta da ventitré membri di cui dieci tecnici, scelti fra ingegneri, architetti, biologi, chimici e geologi, e tredici scelti fra giuristi ed economisti, tutti di comprovata esperienza, di cui tre scelti fra magistrati ordinari, amministrativi e contabili»;
il nuovo testo a cui si fa riferimento specifica e definisce le professionalità e le categorie tecniche che potranno far parte della commissione stessa;
l'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 1997 attribuisce a tale commissione le seguenti funzioni:
esprimersi in merito alla valutazione di fattibilità tecnico-economica con particolare riferimento all'analisi costi-benefici in relazione alle iniziative, piani e progetti di prevenzione, protezione e risanamento ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
svolgere funzioni di consulenza tecnico-giuridica al Ministro ed alle strutture ministeriali sugli interventi, iniziative e programmi di competenza del Ministero;
svolgere funzioni di nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblicai sensi della legge 17 maggio 1999, n. 144;
essendo tutte queste funzioni svolte anche dalla categoria professionale deidottori in scienze agrarie, dei dottori agronomi e dai dottori in scienze forestali,
impegna il Governo
a valutare gli effetti della richiamata disposizione affinché vengano recuperate le professionalità e le competenze maturate dai dottori in scienze agrarie, dai dottori agronomi e dai dottori in scienze forestali ai fini della scelta dei membri della Commissione di valutazione degli investimenti di supporto alla programmazione e gestione degli interventi ambientali.
9/1386/68. Motta, Bratti.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge n. 93 del 2008 dal titolo «Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie», ha azzerato i finanziamenti a diversi interventi di notevole rilevanza infrastrutturale e ambientale;
in particolare il decreto citato ha cancellato il fondo per la ristrutturazione e l'ammodernamento della rete idrica nazionale che prevedeva risorse pari a 70 milioni di euro in 3 anni;
i fondi che sono stati cancellati erano finalizzati ad interventi di carattere risolutivo rispetto ad un'emergenza nazionale, quale l'insufficienza idrica che, soprattutto nei mesi estivi, provoca disagi notevoli ai cittadini e alle attività agricole;
notoriamente, la rete idrica nazionale è assolutamente deficitaria e produce perdite che raggiungono oltre il 40 per cento del volume d'acqua trasportato;
questo dato non può che far riflettere gli autori di questo «scempio», che si caricano di una responsabilità enorme nei confronti dell'intero popolo italiano;
nel decreto in esame, che si propone di disporre misure urgenti per lo sviluppo economico, non si fa cenno in alcun modo al problema della rete idrica nazionale che, soprattutto al sud produce danni ingenti al settore agricolo e ne limita fortemente le possibilità di sviluppo,
impegna il Governo
ad intraprendere iniziative urgenti al fine di dotare il nostro sistema idrico delle risorse economiche necessarie per far fronte non solo all'emergenza legata all'insufficienza dell'acqua nei mesi estivi, ma anche ad affrontare l'urgenza di una ristrutturazione complessiva della rete idrica nazionale.
9/1386/69. Mariani, Bocci, Braga, Bratti, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Realacci, Viola, Zamparutti, Agostini, Brandolini, Marco Carra, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Lusetti, Marrocu, Oliverio, Mario Pepe (PD), Sani, Servodio, Trappolino, Zucchi, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipando i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, si prefigge l'obiettivo di creare le condizioni economiche finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività del sistema produttivo italiano, l'immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca, efficentamento e diversificazione delle fonti di energia;
il decreto n. 93 del 2008, di cui è appena terminato l'iter di conversione, ha azzerato i finanziamenti a molti interventi di notevole rilevanza infrastrutturale e ambientale;
in particolare sono state soppresse le risorse del fondo per la forestazione e la riforestazione al fine di ridurre le emissioni dì anidride carbonica che ammontavano a 150 milioni di euro in 3 anni e sono state ugualmente aboliti gli stanziamentiper il fondo a favore del ripristino del paesaggio, destinati alla demolizione degli ecomostri pari a 45 milioni in 3 anni;
i fondi falcidiati dal decreto erano destinati a due interventi non sopprimibili, se non si vuole stravolgere radicalmente la politica ambientale del paese e se si vuole tener fede agli impegni del protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica;
tra le priorità che una moderna e competitiva economia deve assumere, il tema delle politiche ambientali rappresenta una opportunità non più rinviabile sia in termine di possibilità per il miglioramento della condizione di vita, di tutela dell'ecosistema e di contrasto ai mutamenti climatici, sia in termini di prospettiva di sviluppo di produzioni innovative ad alto valore aggiunto;
al contrario, il provvedimento in esame o ne ignora le potenzialità o, come nel caso della cancellazione della previsione delle disposizioni in materia di certificazione energetica degli edifici fa fare un passo indietro all'attenzione sul risparmio energetico e all'efficientamento delle costruzioni edilizie, in linea con i migliori standard previsti dalla normativa comunitaria;
nessuna previsione normativa, infine, è disposta sul tema del dissesto idrogeologico anche la fine di prevenire le sciagure ambientali che puntualmente si abbattono sul nostro paese in occasione di forti piogge ed eventi metereologici particolarmente negativi, come recentemente è accaduto in Valtellina,
impegna il Governo
ad intervenire in maniera tempestiva al fine di ripristinare, già in occasione della prossima manovra di bilancio, le risorse finanziarie necessarie per intervenire in maniera responsabile su temi legati alla politica ambientale con particolare riferimento al problema della prevenzione del dissesto idrogeologico.
9/1386/70. Ginoble, Bratti, Mariani, Bocci, Braga, Esposito, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Realacci, Viola, Zamparutti.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipando i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, si prefigge l'obiettivo di creare le condizioni economiche finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività del sistema produttivo italiano, l'immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca, efficentamento e diversificazione delle fonti di energia;
il decreto n. 93 del 2008, di cui è appena terminato l'iter di conversione, ha azzerato i finanziamenti a molti interventi di notevole rilevanza infrastrutturale e ambientale;
in particolare sono state soppresse le risorse del fondo per la forestazione e la riforestazione al fine di ridurre le emissioni dì anidride carbonica che ammontavano a 150 milioni di euro in 3 anni e sono state ugualmente aboliti gli stanziamenti per il fondo a favore del ripristino del paesaggio, destinati alla demolizione degli ecomostri pari a 45 milioni in 3 anni;
i fondi falcidiati dal decreto erano destinati a due interventi non sopprimibili, se non si vuole stravolgere radicalmente la politica ambientale del paese e se si vuole tener fede agli impegni del protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica;
tra le priorità che una moderna e competitiva economia deve assumere, il tema delle politiche ambientali rappresenta una opportunità non più rinviabilesia in termine di possibilità per il miglioramento della condizione di vita, di tutela dell'ecosistema e di contrasto ai mutamenti climatici, sia in termini di prospettiva di sviluppo di produzioni innovative ad alto valore aggiunto;
al contrario, il provvedimento in esame o ne ignora le potenzialità o, come nel caso della cancellazione della previsione delle disposizioni in materia di certificazione energetica degli edifici fa fare un passo indietro all'attenzione sul risparmio energetico e all'efficientamento delle costruzioni edilizie, in linea con i migliori standard previsti dalla normativa comunitaria;
nessuna previsione normativa, infine, è disposta sul tema del dissesto idrogeologico anche la fine di prevenire le sciagure ambientali che puntualmente si abbattono sul nostro paese in occasione di forti piogge ed eventi metereologici particolarmente negativi, come recentemente è accaduto in Valtellina,
impegna il Governo
ad intervenire in maniera tempestiva al fine di ripristinare, già in occasione della prossima manovra di bilancio, le risorse finanziarie necessarie per intervenire su temi legati alla politica ambientale con particolare riferimento al problema della prevenzione del dissesto idrogeologico.
9/1386/70. (Testo modificato nel corso della seduta) Ginoble, Bratti, Mariani, Bocci, Braga, Esposito, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Realacci, Viola, Zamparutti.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipa i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio;
tra gli obiettivi indicati nel testo come prioritari si individua l'efficentamento e la diversificazione delle fonti di energia;
l'assunzione di politiche ambientali ed in particolare energetiche in linea con gli obiettivi del protocollo di Kyoto e dell'Unione europea rappresenta una necessità non più rinviabile, sia nella prospettiva globale di tutela dell'ecosistema del pianeta e di contrasto ai mutamenti climatici, sia nella dimensione nazionale di una politica innovativa della ricerca scientifica, di produzioni competitive ad alto valore aggiunto e di promozione sul territorio, tra i cittadini e gli attori sociali ed economici, dei prodotti e delle tecnologie più avanzate nel campo dell'efficienza e del risparmio energetico e della riduzione di produzione dei rifiuti;
nella legislazione attuale sono presenti molteplici misure volte a favorire la domanda di prodotti ad alta efficienza energetica e a promuovere comportamenti ecocompatibili, misure che hanno innescato un circolo virtuoso nei settori economici coinvolti, favorendo non solo un miglioramento dello standard delle costruzioni ma anche occupazione ed emersione del lavoro nero nelle aziende del settore,
impegna il Governo
a mantenere e a sviluppare ulteriormente tali misure, in particolare la detrazione del 41 per cento per le ristrutturazioni edilizie e la detrazione del 55 per cento per gli interventi di risparmio energetico nelle abitazioni.
9/1386/71. Bocci, Bratti, Mariani, Braga, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Realacci, Viola, Zamparutti, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipando i contenutidella manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, pur enunciando gli obbiettivi della creazione di condizioni economiche finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività del sistema produttivo italiano, l'immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca, efficentamento e diversificazione delle fonti di energia, disconosce il ruolo delle politiche ambientali quali opportunità non più rinviabili, sia in termini di occasione di miglioramento della condizione di vita, di tutela dell'ecosistema e di contrasto ai mutamenti climatici, sia in termini di prospettiva di sviluppo di produzioni innovative ad alto valore aggiunto;
al contrario, invece, riproponendo disposizioni già tentate in occasione dell'esame del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, recante misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile, si interviene sul assetto degli organismi e delle strutture tecniche statali operanti nel settore della ricerca e della tutela dell'ambiente e del mare, con una impropria riaggregazione affidata ad una indeterminata decretazione ministeriale;
in particolare si prevede l'istituzione, sotto la vigilanza del Ministro dell'ambiente, dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISRPA), cui sono trasferite le funzioni e le inerenti risorse finanziarie, sementali e di personale, dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), dell'istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS) e dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICRAM);
la disposizione in esame non offre garanzie in termini di assicurazione della necessaria autonomia gestionale e finanziaria, terzietà di valutazione, capacità di svolgimento di attività operative e di servizio, nonché rappresentatività delle realtà territoriali,
impegna il Governo
a dare attuazione alla suddetta disposizione, adottando ulteriori iniziative volte ad assicurare alla costituenda amministrazione una struttura organizzativa rispondente ad un modello di tipo federale, la terzietà rispetto al binomio pubblico-privato, la multi-referenzialità nei confronti dei diversi soggetti istituzionali afferenti il campo dei controlli e della tutela ambientale e della salute, nonché l'autonomia scientifica di gestione e di programma.
9/1386/72. Bratti, Mariani, Bocci, Braga, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Realacci, Viola, Zamparutti, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura inedita, anticipa i contenuti della manovra economico-finanziaria per il prossimo triennio, prefiggendosi l'obiettivo di creare le condizioni per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività del sistema produttivo italiano;
tra le misure urgenti da adottare sono state inserite all'articolo 13 quelle per valorizzare il patrimonio residenziale pubblico e interventi per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo economico;
il patrimonio urbanistico degli oltre ottomila comuni italiani rappresenta un bene inestimabile, ammirato da tutto il mondo, da preservare e difendere come ricchezza del Paese e fulcro della storia e dell'identità nazionale;
di contro, le periferie di molte città sono sorte negli ultimi decenni spesso disordinatamente, senza un piano regolatore e senza criteri urbanistici;
le politiche dei passati governi di centrosinistra hanno individuato alcuni strumenti idonei a incentivare interventi direcupero e riqualificazione dei centri storici e delle periferie,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a proseguire nell'azione di finanziamento di misure volte alla riqualificazione urbana dei centri storici e a mantenere ed incrementare fuso dello strumento dei contratti di quartiere, che ha già dimostrato nel corso degli ultimi anni una grande efficacia nel migliorare l'estetica e la vivibilità in particolare dei quartieri periferici delle città.
9/1386/73. Esposito, Bocci, Bratti, Mariani, Braga, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Margotta, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Realacci, Viola, Zamparutti, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura anticipando i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, si prefigge l'obiettivo di creare le condizioni economiche finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività del sistema produttivo italiano, l'immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca, nell'ambito dei quali riveste una rilevanza cruciale il tema del potenziamento del sistema infrastrutturale;
tra le principali opere di interesse nazionale rientra, senz'altro il sistema autostradale Pedemontano Lombardo, il cui progetto preliminare è stato approvato dal CIPE nell'ambito della procedura della legge obiettivo (decreto legislativo n. 163 del 2006) con deliberazione n. 77 del 29 marzo 2006 e finanziato da risorse pubbliche in ragione di 1.028.062.000 euro (inferiore al 30per cento) a fronte di un impegno complessivo di euro 4.114.905.000;
le risorse pubbliche attribuite al progetto fanno riferimento:
a) per euro 61.564.000,00 alla legge n. 295 del 1998 e alle successive leggi n. 448 e 449 del 1998 e n. 388 del 2000;
b) per euro 51.640.000,00 all'articolo 144, comma 7, lettera b) della legge n. 388 del 2000;
c) ad un contributo quindicennale di euro 3.300.000,00 a decorrere dall'anno 2007, rinveniente dall'articolo 1, comma 78, lettera e della legge n. 266 del 2005;
d) ad un contributo quindicennale di euro 10.00.000,10 a decorrere dall'anno 2007 rinveniente dall'articolo 1, comma 79, della legge n. 296 del 2006;
e) ad un contributo quindicennale di euro 30.000.000,00 a decorrere dall'anno 2008 rinveniente dall'articolo 1, comma 79 della legge n. 296 del 2006;
f) ad un contributo quindicennale di euro 40.000.000,00 a decorrere dall'anno 2009 rinveniente dall'articolo 1, comma 79, della legge n. 296 del 2006;
secondo quanto prescritto dalla citata delibera CIPE, tale piano finanziario non comprende i secondi lotti delle tangenziali di Varese e Como, delle quali non è prevista la tariffazione (euro 655.000.000,10) che costituiscono peraltro parti integranti del sistema autostradale e che la concessionaria è tenuta a progettare a livello definitivo ed avviare ad approvazione, sospendendone la realizzazione sino a che non siano reperite le risorse pubbliche necessarie al relativo integrale finanziamento, tale da garantire la stabilità del piano finanziario complessivo dell'opera, che non ha potuto essere conseguito in sede di approvazione del progetto preliminare in ragione dell'indisponibilità di sufficiente contributo pubblico;
il progetto definitivo dell'opera è in fase di avanzata redazione e se ne prevede la sottoposizione al CIPE per l'approvazione definitiva entro il primo semestre del 2009, si rende opportuno disporrel'appostazione finanziaria occorrente a garantire la realizzazione dell'opera nel suo complesso, in quanto l'eventuale posticipazione della realizzazione dei secondi lotti delle tangenziali di Varese e Como si tradurrebbe in una riduzione del servizio al territorio e nel rischio che il progetto approvato debba essere successivamente revisionato in ragione del variare delle norme di progettazione, ovvero che le risorse necessarie lievitino a causa del costante aumento del costo delle materie prime,
impegna il Governo
ad adottare le ulteriori iniziative normative, già in occasione della prossima legge finanziaria, volte a reperire le opportune risorse finanziarie complessivamente necessarie alla realizzazione del sistema autostradale Pedemontano Lombardo.
9/1386/74. Marantelli, Fiano, Braga, Misiani, Codurelli.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento, con procedura anticipando i contenuti della manovra economica e finanziaria per il prossimo triennio, si prefigge l'obiettivo di creare le condizioni economiche finanziarie per lo sviluppo economico e l'incremento della competitività del sistema produttivo italiano, l'immediato avvio di maggiori investimenti in materia di innovazione e ricerca, nell'ambito dei quali riveste una rilevanza cruciale il tema del potenziamento del sistema infrastrutturale;
tra le principali opere di interesse nazionale rientra, senz'altro il sistema autostradale Pedemontano Lombardo, il cui progetto preliminare è stato approvato dal CIPE nell'ambito della procedura della legge obiettivo (decreto legislativo n. 163 del 2006) con deliberazione n. 77 del 29 marzo 2006 e finanziato da risorse pubbliche in ragione di 1.028.062.000 euro (inferiore al 30per cento) a fronte di un impegno complessivo di euro 4.114.905.000;
le risorse pubbliche attribuite al progetto fanno riferimento:
a) per euro 61.564.000,00 alla legge n. 295 del 1998 e alle successive leggi n. 448 e 449 del 1998 e n. 388 del 2000;
b) per euro 51.640.000,00 all'articolo 144, comma 7, lettera b) della legge n. 388 del 2000;
c) ad un contributo quindicennale di euro 3.300.000,00 a decorrere dall'anno 2007, rinveniente dall'articolo 1, comma 78, lettera e della legge n. 266 del 2005;
d) ad un contributo quindicennale di euro 10.00.000,10 a decorrere dall'anno 2007 rinveniente dall'articolo 1, comma 79, della legge n. 296 del 2006;
e) ad un contributo quindicennale di euro 30.000.000,00 a decorrere dall'anno 2008 rinveniente dall'articolo 1, comma 79 della legge n. 296 del 2006;
f) ad un contributo quindicennale di euro 40.000.000,00 a decorrere dall'anno 2009 rinveniente dall'articolo 1, comma 79, della legge n. 296 del 2006;
secondo quanto prescritto dalla citata delibera CIPE, tale piano finanziario non comprende i secondi lotti delle tangenziali di Varese e Como, delle quali non è prevista la tariffazione (euro 655.000.000,10) che costituiscono peraltro parti integranti del sistema autostradale e che la concessionaria è tenuta a progettare a livello definitivo ed avviare ad approvazione, sospendendone la realizzazione sino a che non siano reperite le risorse pubbliche necessarie al relativo integrale finanziamento, tale da garantire la stabilità del piano finanziario complessivo dell'opera, che non ha potuto essere conseguito in sede di approvazione del progetto preliminare in ragione dell'indisponibilità di sufficiente contributo pubblico;
il progetto definitivo dell'opera è in fase di avanzata redazione e se ne prevede la sottoposizione al CIPE per l'approvazione definitiva entro il primo semestre del 2009, si rende opportuno disporre l'appostazione finanziaria occorrente a garantire la realizzazione dell'opera nel suo complesso, in quanto l'eventuale posticipazione della realizzazione dei secondi lotti delle tangenziali di Varese e Como si tradurrebbe in una riduzione del servizio al territorio e nel rischio che il progetto approvato debba essere successivamente revisionato in ragione del variare delle norme di progettazione, ovvero che le risorse necessarie lievitino a causa del costante aumento del costo delle materie prime,
invita il Governo
ad adottare le ulteriori iniziative normative, già in occasione della prossima legge finanziaria, volte a reperire le opportune risorse finanziarie complessivamente necessarie alla realizzazione del sistema autostradale Pedemontano Lombardo.
9/1386/74. (Testo modificato nel corso della seduta) Marantelli, Fiano, Braga, Misiani, Codurelli.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame opera dei tagli insopportabili al bilancio del Ministero dell'Interno dei prossimi tre anni; i tagli sono aumentati, rispetto al decreto legge vigente, con il maxiemendamento presentato dal Governo e su cui è stata posta la questione di fiducia: il bilancio del ministero dell'Interno ha una riduzione di 413.727 milioni di euro nel 2009, 462.231 milioni di euro nel 2010 e 798.914 milioni di euro nel 2011. Alla missione «ordine pubblico e sicurezza» si opera un taglio che ammonta a più di un miliardo così suddiviso: 263.497 milioni di euro nel 2009, 283.089 milioni di euro nel 2010 e 492.728 milioni di euro nel 2011;
anche per il ministero della Difesa sono previste riduzioni di 503.735 milioni di euro nel 2009, 478.099 milioni di euro nel 2010 e 834.508 milioni di euro nel 2011. È di un miliardo di euro è il taglio che si registra in tre anni alla missione «difesa e sicurezza del territorio»;
la missione ordine pubblico e sicurezza subisce insopportabili tagli di risorse anche nei Ministeri dell'Economia e delle Finanze, dei Trasporti, e delle Politiche agricole;
da questi tagli non si salva nessuno: dalla Polizia ai Carabinieri, dalla Forestale alla Penitenziaria, dalla Guardia di Finanza alla Stradale fino alla Polizia ferroviaria;
le conseguenze nefaste sulla sicurezza dei cittadini sono inevitabili e ciò appare più grave se si pensa che la sicurezza era tra le priorità del programma di Governo; si tradisce così la fiducia dei cittadini che avranno sulle strade meno agenti e meno auto di servizio;
si mortifica il personale del Comparto Sicurezza e Difesa a cui non viene riconosciuta la specificità del comparto, subisce una riduzione dell'adeguamento automatico della retribuzione, vede diminuite le risorse per gli straordinari,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi delle norme citate in premessa al fine di adottare le ulteriori iniziative normative, già, in occasione della predisposizione della prossima legge finanziaria, volte a ripristinare le risorse che assicurino le condizioni minime sul piano finanziario e organizzativo per il necessario esercizio delle funzioni istituzionali proprie dei Corpi di Polizia, nonché a riferire al Parlamento, in concomitanza alla presentazione del medesimo provvedimento, sugli effetti che isuddetti tagli hanno determinato sull'organizzazione e sulla funzionalità del comparto.
9/1386/75. Minniti, Amici, Zaccaria, Bressa, Naccarato, Giovanelli, Fontanelli, D'Antona.
La Camera,
considerato che:
il provvedimento in esame opera dei tagli insopportabili al bilancio del Ministero dell'Interno dei prossimi tre anni; i tagli sono aumentati, rispetto al decreto legge vigente, con il maxiemendamento presentato dal Governo e su cui è stata posta la questione di fiducia: il bilancio del ministero dell'Interno ha una riduzione di 413.727 migliaia di euro nel 2009, 462.231 migliaia di euro nel 2010 e 798.914 migliaia di euro nel 2011. Alla missione «ordine pubblico e sicurezza» si opera un taglio che ammonta a più di un miliardo così suddiviso: 263.497 migliaia di euro nel 2009, 283.089 migliaia di euro nel 2010 e 492.726 migliaia di euro nel 2011;
anche per il ministero della Difesa sono previste riduzioni di 503.735 migliaia di euro nel 2009, 478.099 migliaia di euro nel 2010 e 834.508 migliaia di euro nel 2011. È di un miliardo di euro è il taglio che si registra in tre anni alla missione «difesa e sicurezza del territorio»;
la missione ordine pubblico e sicurezza subisce insopportabili tagli di risorse anche nei Ministeri dell'Economia e delle Finanze, dei Trasporti, e delle Politiche agricole;
da questi tagli non si salva nessuno: dalla Polizia ai Carabinieri, dalla Forestale alla Penitenziaria, dalla Guardia di Finanza alla Stradale fino alla Polizia ferroviaria;
le conseguenze nefaste sulla sicurezza dei cittadini sono inevitabili e ciò appare più grave se si pensa che la sicurezza era tra le priorità del programma di Governo;
si tradisce così la fiducia dei cittadini che avranno sulle strade meno agenti e meno auto di servizio;
si mortifica il personale del comparto Sicurezza e Difesa a cui non viene riconosciuta la specificità del comparto, subisce una riduzione dell'adeguamento automatico della retribuzione, vede diminuite le risorse per gli straordinari;
considerato, in particolare che:
il Governo Prodi aveva mantenuto le risorse finanziarie per avviare un progetto di riordino delle carriere del personale del comparto,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi delle norme citate in premessa al fine di adottare le ulteriori iniziative normative, già, in occasione della predisposizione della prossima legge finanziaria, volte a prevedere lo stanziamento delle risorse necessarie per avviare un progetto, da concludere nella XVI legislatura, di riordino delle carriere del personale del comparto Sicurezza e Difesa.
9/1386/76. Naccarato, Minniti, Amici, Zaccaria, Bressa, Giovanelli, Fontanelli, D'Antona.
La Camera,
premesso che:
fin dal 1994, con l'ammissione dei COCER ad una pratica di concertazione - un procedimento che si sviluppa parallelamente alla contrattazione, prevista per le Forze di Polizia ad ordinamento civile, sindacalizzate e contrattualizzate fin dal 1980 - si è costituito presso la Funzione Pubblica, il comparto «sicurezza- difesa» che da allora comprende anche le Forze di polizia ad ordinamento militare e le Forze Armate;
con questa soluzione i contenuti del rapporto d'impiego del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e delle Forze Armate sono stati mantenuti nell'ambito della pubblica amministrazione ma è stata riconosciuta a tale personale una peculiarità nel procedimento e nella sede di confronto con il Governo, individuata nel «Ministero della pubblica amministrazione e l'Innovazione»;
appare necessario istituire, con la prossima legge finanziaria uno specifico fondo, presso il Ministero della Pubblica amministrazione e l'innovazione, a disposizione del procedimento di concertazione e contrattazione per il comparto Difesa e sicurezza;
l'entità delle risorse può essere annualmente rideterminata, d'intesa con le rappresentanze del personale delle Forze Armate e delle Forze di polizie ad ordinamento civile e militare;
considerato che:
il concreto sviluppo del procedimento di «concertazione-contrattazione» ha evidenziato, nel tempo, con sempre maggiore chiarezza la necessità di riconoscere e valorizzare nei confronti del resto del pubblico impiego la specificità delle funzioni svolte dal personale delle Forze Armate e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare;
tenuto conto che:
i contenuti di tale specificità possono essere meglio definiti:
rendendoli concretamente esigibili con l'assegnazione al comparto sicurezza e difesa, di risorse aggiuntive adeguate la cui entità iniziale sia pari ad almeno 300 milioni di euro;
decidendo la destinazione di tali risorse, d'intesa con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze militari, nell'ambito del procedimento di contrattazione e concertazione;
rivalutandone nel tempo l'importo nell'ambito del medesimo procedimento, all'atto del rinnovo di ciascun contratto,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a istituire, con la prossima legge finanziaria, uno specifico fondo, presso il Ministero della pubblica amministrazione e l'innovazione, a disposizione del procedimento di concertazione e contrattazione per il comparto difesa e sicurezza al fine di valorizzare la specificità delle funzioni svolte dal personale delle Forze armate e dei Corpi di polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e ad evitare ingiustificati disallineamenti retributivi tra gli operatori del comparto.
9/1386/77. Villecco Calipari, Minniti, Amici, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, La Forgia, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Recchia, Rosato, Rugghia, Sereni, Tocci.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame opera dei tagli insopportabili al bilancio del Ministero dell'interno dei prossimi tre anni; i tagli sono aumentati, rispetto al decreto-legge vigente, con il maxiemendamento presentato dal Governo e su cui è stata posta la questione di fiducia: il bilancio del ministero dell'interno ha una riduzione di 413.727 migliaia di euro nel 2009, 462.231 migliaia di euro nel 2010 e 798.914 migliaia di euro nel 2011. Alla missione «ordine pubblico e sicurezza» si opera un taglio che ammonta a più di un miliardo così suddiviso: 263.497 migliaia di euro nel 2009, 283.089 migliaia di euro nel 2010 e 492.726 migliaia di euro nel 2011;
anche per il ministero della Difesa sono previste riduzioni di 503.735 migliaia di euro nel 2009, 478.099 migliaia di euro nel 2010 e 834.508 migliaia di euro nel 2011.È di un miliardo di euro è il taglio che si registra in tre anni alla missione «difesa e sicurezza del territorio»;
la missione «ordine pubblico e sicurezza» subisce insopportabili tagli di risorse anche nei Ministeri dell'economia e delle finanze, dei trasporti, e delle politiche agricole;
da questi tagli non si salva nessuno: dalla Polizia ai Carabinieri, dalla Forestale alla Penitenziaria, dalla Guardia di Finanza alla Stradale fino alla Polizia ferroviaria;
le conseguenze nefaste sulla sicurezza dei cittadini sono inevitabili e ciò appare più grave se si pensa che la sicurezza era tra le priorità del programma di Governo;
si tradisce così la fiducia dei cittadini che avranno sulle strade meno agenti e meno auto di servizio;
considerato, in particolare che:
si mortifica il personale del comparto sicurezza e difesa a cui non viene riconosciuta la specificità del comparto, subisce una riduzione dell'adeguamento automatico della retribuzione, vede diminuite le risorse per gli straordinari;
il 60 per cento del personale del comparto sicurezza e difesa ha una retribuzione mensile inferiore ai 1.200 euro mensili,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi delle norme citate in premessa al fine di adottare ulteriori iniziative normative, già in occasione della predisposizione della prossima legge finanziaria, volte a prevedere lo stanziamento di risorse adeguate: per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro del comparto sicurezza e difesa per il biennio 2008/2009, il mantenimento della contrattazione integrativa e l'adeguato finanziamento degli straordinari.
9/1386/78. Bressa, Minniti, Amici, Zaccaria, Naccarato, Giovanelli, Fontanelli, D'Antona.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame opera dei tagli insopportabili al bilancio del Ministero dell'interno dei prossimi tre anni; i tagli sono aumentati, rispetto al decreto legge vigente, con il maxiemendamento presentato dal Governo e su cui è stata posta la questione di fiducia: il bilancio del ministero dell'interno ha una riduzione di 413.727 migliaia di euro nel 2009, 462.231 migliaia di euro nel 2010 e 798.914 migliaia di euro nel 2011,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi delle norme citate in premessa al fine di adottare le ulteriori iniziative normative, già, in occasione della predisposizione della prossima legge finanziaria,volte a prevedere lo stanziamento di risorse adeguate per un piano di riorganizzazione che assegni alle funzioni proprie gli agenti attualmente impegnati in compiti di amministrazione civile, anche provvedendo alla risoluzione dei problemi di «precariato» che interessano centinaia di operatori del comparto sicurezza e difesa.
9/1386/79. Amici, Minniti, Zaccaria, Bressa, Naccarato, Giovanelli, Fontanelli, D'Antona.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame, all'articolo 76, comma 6-bis, riduce di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011 i trasferimenti erariali a favore delle comunità montane;
tale misura, introdotta nel corso dell'esame in Commissione e confermata nel maxiemendamento su cui il Governoha posto la fiducia, contraddice l'accordo sancito tra Governo, regioni e autonomie locali in sede ufficiale;
grazie alle misure previste dalla legge finanziaria per il 2008 le comunità montane sono già nel pieno di un processo di riorganizzazione che comporta una riduzione di trasferimenti erariali di 30 milioni di euro nel 2008, di 60 milioni di euro nel 2009 e di altri 60 milioni di euro nel 2010;
questo ulteriore taglio di 90 milioni di euro nel triennio 2009-2011 crea i presupposti per una pesante ripercussione sulla quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini in area montana,
impegna il Governo
a valutare le conseguenze applicative della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative, già con la prossima legge finanziaria, volte a restituire i 90 milioni di euro alla montagna italiana alimentando il Fondo per la montagna di cui alla legge n. 97 del 1994, secondo le modalità già stabilite dalla legge finanziaria per il 2008.
9/1386/80. Quartiani, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame, all'articolo 76, comma 6-bis, riduce di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011 i trasferimenti erariali a favore delle comunità montane;
tale misura, introdotta nel corso dell'esame in Commissione e confermata nel maxiemendamento su cui il Governo ha posto la fiducia, contraddice l'accordo sancito tra Governo, regioni e autonomie locali in sede ufficiale;
grazie alle misure previste dalla legge finanziaria per il 2008 le comunità montane sono già nel pieno di un processo di riorganizzazione che comporta una riduzione di trasferimenti erariali di 30 milioni di euro nel 2008, di 60 milioni di euro nel 2009 e di altri 60 milioni di euro nel 2010;
questo ulteriore taglio di 90 milioni di euro nel triennio 2009-2011 crea i presupposti per una pesante ripercussione sulla quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini in area montana,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di valutare le conseguenze applicative della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative, già con la prossima legge finanziaria, volte a reintegrare i 90 milioni di euro alla montagna italiana alimentando il Fondo per la montagna di cui alla legge n. 97 del 1994, secondo le modalità già stabilite dalla legge finanziaria per il 2008.
9/1386/80. (Testo modificato nel corso della seduta) Quartiani, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
all'articolo 44 del provvedimento in esame si prevede un riordino dei criteri di erogazione dei contributi diretti per tutti gli aventi diritto secondo la legge n. 250 del 7 agosto 1990, tenendo conto delle somme complessivamente stanziate nel bilancio dello stato per il settore, che costituiscono limite massimo di spesa;
le somme complessivamente stanziate dallo Stato nella scorsa finanziaria per l'anno 2008 per i contributi diretti e indiretti a favore dei giornali, delle radio e delle agenzie di stampa corrispondono a 414 milioni, a fronte dei 589 di fabbisogno reale;
l'assestamento di bilancio non è intervenuto in questo grave squilibrio tra disponibilità e risorse necessarie, e la situazione sembra aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni;
il provvedimento in esame prevede ulteriori tagli alla Voce 015 - Comunicazioni,Ministero dell'economia e delle finanze, allegato 1, con una decurtazione di 80 milioni per l'anno 2009, di 96 milioni per 112010 e di 170 milioni per l'anno 2011;
gli stanziamenti per l'editoria cooperativa, no profit, di partito, e le emittenti radiofoniche sono assolutamente insufficienti e verranno ripartiti percentualmente fra gli aventi diritto, il che equivale, nella sostanza, a non ottenere alcun contributo;
gli unici soggetti ad essere esclusi dal riparto percentuale e ad avere quindi diritto al pieno contributo, sono le imprese radiofoniche private che svolgono attività di interesse generale;
tali imprese radiofoniche si identificano con Radio radicale, che riceve un cospicuo contributo annuale e continuerà a riceverlo anche nel momento di grave deficit che sta vivendo il settore dell'informazione, grazie alla convenzione stipulata fra il Ministero delle comunicazioni e il Centro di produzione Spa, società editrice di Radio radicale;
tale convenzione, stipulata ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1998, n. 224 è stata rinnovata con la legge finanziaria per il 2007, comma 1242, in cui si prevedeva la proroga fino al 2009 e un contributo di 10 milioni annui;
il contributo a tale emittente nasceva dall'esigenza di garantire la trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari, che oggi viene assicurata anche attraverso la trasmissione sui canali satellitari;
non è chiara la ratio per cui si garantisca il pieno finanziamento esclusivamente ad una emittente radiofonica, escludendo nel contempo tutti gli altri organi di informazione, che svolgono un servizio indispensabile per la cittadinanza per garantire il pluralismo di informazione,
impegna il Governo
a considerare, a decorrere dall'anno 2010, data di scadenza della convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e il Centro di produzione Spa di cui in premessa, l'opportunità di non procedere al rinnovo della convenzione medesima, in un'ottica di contenimento della spesa pubblica, tenuto conto che l'essenzialità del servizio di trasmissione delle sedute parlamentari può comunque essere garantita anche su canali satellitari in via esclusiva.
9/1386/81. Comaroli.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame provvede al riordino degli enti di ricerca tra cui il CNR, che è stato in questi ultimi anni in prima fila per quel che riguarda il progetto internazionale SHARE (Stations at High Altitude for Research on the Enviroriment) , il quale rappresenta con le sue stazioni in Italia, Asia e Africa un punto di eccellenza e unicità di competenze italiane integrate in progetti scientifici e ambientali internazionali per quel che riguarda monitoraggio climatico e ambientale per lo studio degli impatti e la definizione delle politiche di contrasto e gestione dei cambiamenti climatici;
SHARE è promosso e attuato dall'organizzazione Ev-K2-CNR in collaborazione con enti di ricerca italiani e internazionali, in accordo con l'agenzia per l'ambiente delle Nazioni Unite - UNEP;
il progetto SHARE risponde all'esigenza promossa dalle Nazioni Unite, dalla WMO, dal G8 e dall'UE, di contribuire, nell'ambito dei programmi ABC, GAW, GLIMS, GEWEX/CEOP, AERONET, ILTER, UE EUSAAR all'indispensabile attività di monitoraggio climatico e ambientale anche delle regioni montane del pianeta, che rappresentano più del 25 per cento delle terre emerse, definite dalle recenti risoluzioni UN: «Piattaforme privilegiate per lo studio dell'atmosfera e del clima». Tali progetti hanno infatti ampiosviluppo in aree antropizzate, ma scarso nelle regioni montane in Europa e Nord America e pressoché nullo, fatta eccezione per le stazioni SHARE, nel resto del mondo;
il progetto SHARE, adeguatamente potenziato e diffuso anche sul territorio nazionale, in misura di una stazione per regione, oltre che fornire importanti dati alle reti che si occupano di clima e trasporto degli inquinanti atmosferici nell'area mediterranea e a livello internazionale, così come auspicato dall'EEP, potrà avere una ricaduta in termini concreti nelle risposte che gli enti nazionali e regionali saranno chiamati a fornire, in vista dell'adozione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla: «qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa», in tema di monitoraggio climatico e ambientale delle aree extraurbane e rurali, ivi comprese quelle montane che rappresentano il 40 per cento del territorio nazionale;
tale progetto rappresenta anche un contributo allo sviluppo tecnologico industriale competitivo, in considerazione dello studio e dell'ingegnerizzazione di strumenti e applicazioni tecnologiche innovative a basso consumo energetico e per l'acquisizione e la trasmissione di dati da aree remote;
SHARE gode di un indubbio vantaggio competitivo scientifico nel panorama dei programmi internazionali dei progetti scientifici ambientali sia per la carenza d'interesse che in passato hanno ricevuto le regioni montane, atteggiamento oggi in totale controtendenza, sia per l'esperienza scientifica e tecnologica pressoché unica acquisita dai ricercatori Ev-K2CNIT/SHAKE in questi venti anni di impegno nelle regioni montane. Cogliere l'opportunità di consolidare per l'Italia la leadership in questo rilevante settore della ricerca scientifica ambientale sempre più riconosciuto, risponde quindi anche ad un'esigenza di razionalizzazione, in termini di costi/benefici, degli investimenti e della spesa;
SHARE-Everest poi, che ha rappresentato una delle attività di punta della celebrazione dell'Anno Internazionale del Pianeta Terra proclamato dalle Nazioni Unite, ha recentemente ottenuto, oltre all'Alto Patronato, anche il plauso per l'attività svolta e l'incoraggiamento per un suo potenziamento da parte del Presidente della Repubblica Italiana e del Presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite; ha ricevuto in dotazione il patrocinio dell'Expo 2015 e ambisce ad essere uno dei progetti rappresentativi in tema ambientale,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di garantire, già a partire dal 2008, l'adeguato supporto economico al progetto SHARE, attraverso il CNR riformato, mantenendo gli impegni pluriennali da esso assunti per il progetto Ev-K2-CNR e utilizzando, per l'implementazione del progetto SHARE, le risorse allocate negli stati di previsione del Ministero dell'ambiente o del Ministero degli esteri o del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca scientifica, finalizzate alla ricerca scientifica e al monitoraggio climatico e ambientale in campo nazionale e internazionale anche in vista dell'Expo 2015.
9/1386/82. Stucchi, Caparini.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 6 prevede misure finanziarie per il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese;
il comma 1 stabilisce, in particolare, che le iniziative delle imprese italiane dirette alla loro promozione, sviluppo e consolidamento sui mercati diversi da quelli dell'Unione Europea possono fruire di agevolazioni finanziarie esclusivamente nei limiti ed alle condizioni previsti dal Regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione Europea dei 15 dicembre 2006;
ai fini dei consolidamento sui mercati esteri delle nostre imprese nazionali appare opportuno in primo luogo tutelare quelle imprese che commerciano prodotti realizzati sul territorio italiano,
impegna il Governo
a valutare l'impatto della disposizione di cui all'articolo 6, al fine di adottare ulteriori iniziative anche normative volte ad escludere dai benefici finanziari di cui al comma 1 del citato articolo quelle imprese che si consolidano all'estero mediante attività di delocalizzazione della produzione.
9/1386/83. Simonetti.
La Camera,
premesso che:
il crescente fenomeno dell'immigrazione ha modificato sensibilmente il modello organizzativo del sistema scolastico italiano;
l'elevata presenza di alunni stranieri nelle singole classi della scuola dell'obbligo determina difficoltà oggettive d'insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti;
il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela quindi un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell'offerta didattica», a causa dei rallentamenti degli insegnamenti, dovuti alle specifiche esigenze di apprendimento degli studenti stranieri;
tale situazione è ancora più evidente nelle classi che vedono la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi, le cui specifiche esigenze personali sono anche caratterizzate dalle diversità culturali del Paese di origine, tanto da indurre gli insegnanti ad essere più tolleranti e meno rigorosi in merito alle valutazioni volte a stabilire i livelli di competenza acquisiti dagli alunni stranieri e italiani sulle singole discipline;
i dati forniti dal Ministero dell'istruzione, mostrano una crescita degli alunni stranieri pari a circa 500.000 unità, con un'incidenza del 5 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva;
rispetto alle nazionalità di provenienza di questi studenti, si confermano ai primi posti i gruppi provenienti dai Paesi dell'Est europeo, per esempio la Romania che, nell'arco di soli due anni, è passata dal 9,7 per cento al 12,4 per cento (52,821 alunni), ma anche l'Ucraina e la Moldavia; l'Albania e il Marocco, pur avendo avuto una leggera flessione, continuano ad attestarsi ai primi posti nella classifica delle cittadinanze, rispettivamente con circa 70 mila e 60 mila presenze;
la disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana, molto concentrata al centro-nord e scarsa al Sud e nelle isole, interessa circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale. È evidente il divario esistente tra i primi e i secondi, determinato dalla necessità per i primi di adeguare gli aspetti organizzativi e didattici all'attività di integrazione degli alunni stranieri;
la più elevata consistenza di alunni stranieri si trova nella scuola primaria e secondaria di I grado;
l'area del Paese con l'incidenza più elevata di presenze si conferma il nord-est che, rispetto agli anni scolastici precedenti è in crescita, raggiungendo l'8,4 per cento, il nord-ovest è al 7,8 per cento, il centro al 6,4 per cento, il sud all'1,2 per cento e le isole all'1,0 per cento; la maggiore concentrazione a livello regionale si registra in Emilia Romagna con una percentuale del 9,5 per cento;
le scuole si trovano ad affrontare molte sfide: dall'insegnamento della lingua italiana ai bambini emigrati a percorso scolastico già iniziato, alla concentrazionedi alunni stranieri in poche scuole, che crea una fuga dei bambini italiani, per la preoccupazione dei genitori di un abbassamento del livello di istruzione;
le scuole si trovano ad affrontare in maniera discrezionale tale problema, cercando di applicare una didattica improntata alla pedagogia interculturale, dal momento che il Ministro della pubblica istruzione si limita a emanare circolari e linee guida, la cui applicazione è lasciata all'iniziativa dei singoli istituti scolastici, in possesso di esigue risorse per attuare interventi strutturali nell'insegnamento, tra cui, per esempio, la riforma dei curricula che non dovrebbero contemplare esclusivamente l'insegnamento, pur fondamentale, dell'italiano o la presenza del mediatore nei casi difficili da gestire, ma consentire di realizzare un autentico arricchimento interculturale, basato anche sullo studio delle tradizioni popolari della comunità di nuova appartenenza del bambino straniero;
le disposizioni ministeriali eludono, per certi versi, uno dei principi fondamentali dell'accoglienza, che presuppone «l'inserimento» dello studente straniero nei «canali dell'integrazione». Al riguardo è sufficiente citare l'S.O.S lanciato da alcune scuole del quartiere San Salvario di Torino, che hanno denunciato la «fuga degli scolari italiani dalle classi multietniche», con la conseguenza di non poter formare alcune classi prime con bambini italiani, (che sono almeno un centinaio in età da debutto alle elementari), o addirittura di averne persa qualcuna, a vantaggio del numero di iscrizioni alle scuole paritarie;
nei quartieri delle città, caratterizzate dalla concentrazione abitativa di famiglie straniere, l'utenza italiana nella scuola dell'obbligo si è assottigliata, diventando inaspettatamente «omogeneamente non italiana», vista la «fuga silenziosa» dei bambini italiani, a causa dei pregiudizi delle famiglie sul carente livello di didattica;
secondo un sondaggio svolto dall'Istituto Demos, il 27 per cento di veneti e friulani chiede aule separate per gli studenti stranieri, la cui media nazionale è del 18,3 per cento. L'indagine evidenzia che nel nord-est le percentuali dei bambini che frequentano il primo e il secondo ciclo della scuola dell'obbligo si attestano all'11 e al 9 per cento, a fronte del 7 per cento della media nazionale. In alcune città del Veneto, quali Vicenza e Treviso, la percentuale di alunni stranieri oscilla tra il 12 e il 16 per cento, fino a superare, in alcune realtà, il 44 per cento;
in merito alle iscrizioni alla scuola dell'obbligo, il precedente Governo ha suggerito di promuovere patti con gli enti locali per distribuire gli alunni stranieri sul territorio, senza però attuare una valutazione oggettiva sul livello occupazionale: difficilmente le scuole dei quartieri ad alta densità di immigrazione accettano di cedere ad altre scuole vicine studenti stranieri, sapendo di non poterli sostituire con altrettanti studenti italiani, rischiando di dover addirittura licenziare alcuni insegnanti,
impegna il Governo:
nell'ambito degli interventi volti a modificare l'organizzazione delle classi, anche in deroga ai parametri previsti dal decreto ministeriale del 24 luglio 1998, n. 331, a valutare l'opportunità di rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell'obbligo, autorizzando il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione, disciplinate dalle singole regioni interessate, così come previsto dal terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione, provvedendo all'istituzione di classi di inserimento temporaneo, che consentano agli studenti stranieri che presentano un livello di alfabetizzazione della lingua italiana molto basso, di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, nonché gli insegnamenti di base previsti dai vigenti programmi scolastici, preparatori e propedeutici all'ingresso nelle classi permanenti;
ad attuare la riforma dei curricula - di cui all'articolo 64 del provvedimento inesame - prevedendo attività didattiche e linguistiche di maggiore integrazione interculturale con la nuova comunità territoriale di «nuova appartenenza» dello studente straniero;
a formare ed assegnare alle predette «classi d'inserimento temporaneo» una quota del personale docente in soprannumero che si intende assorbire, al fine di creare da un lato un «progetto ponte d'integrazione» per l'inserimento definitivo degli studenti stranieri nelle classi con bambini italiani, dall'altro lato di evitare le cosiddette «fughe multietniche» dei bambini italiani dalle scuole del quartiere di residenza.
9/1386/84. Goisis, Caparini.
La Camera,
premesso che:
la legge 23 dicembre 2005, n. 266, legge finanziaria per il 2006, ai commi 485 e 486, prevede la proroga di dieci anni delle grandi concessioni di derivazione idroelettrica ed il versamento di un canone aggiuntivo, un quinto dei quale in favore dei piccoli Comuni interessati;
la Corte costituzionale, con sentenza 14-18 gennaio 2008, n. 1, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio 2008, n. 4, ha dichiarato l'illegittimità della norma che prevede la corresponsione di un canone aggiuntivo da parte delle società concessionarie;
le società interessate hanno avviato procedure di richiesta dì restituzione delle somme già versate per gli anni 2006 e 2007 nei confronti di molti comuni montani, mettendo a rischio gli esigui bilanci degli stessi;
i Comuni sono stati fortemente danneggiati da alcune misure di natura finanziaria adottate nel presente provvedimento,
impegna il Governo
ad adottare opportune misure compensative in favore dei piccoli Comuni di montagna interessati dalla normativa di cui in premessa, avviando la descritta vicenda ad una soluzione definitiva.
9/1386/85. Gidoni.
La Camera,
premesso che:
la legge 23 dicembre 2005, n. 266, legge finanziaria per il 2006, ai commi 485 e 486, prevede la proroga di dieci anni delle grandi concessioni di derivazione idroelettrica ed il versamento di un canone aggiuntivo, un quinto dei quale in favore dei piccoli Comuni interessati;
la Corte costituzionale, con sentenza 14-18 gennaio 2008, n. 1, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio 2008, n. 4, ha dichiarato l'illegittimità della norma che prevede la corresponsione di un canone aggiuntivo da parte delle società concessionarie;
le società interessate hanno avviato procedure di richiesta dì restituzione delle somme già versate per gli anni 2006 e 2007 nei confronti di molti comuni montani, mettendo a rischio gli esigui bilanci degli stessi;
i Comuni sono stati fortemente danneggiati da alcune misure di natura finanziaria adottate nel presente provvedimento,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare opportune misure compensative in favore dei piccoli Comuni di montagna interessati dalla normativa di cui in premessa, avviando la descritta vicenda ad una soluzione definitiva.
9/1386/85. (Testo modificato nel corso della seduta) Gidoni.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 63, comma 4, prevede uno stanziamento di 300 milioni di euro per il 2008, per far fronte alle esigenze del Gruppo Ferrovie dello Stato;
la medesima disposizione prevede che con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da emanarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è definita la destinazione del contributo;
tra gli interventi prioritari vi è la realizzazione dell'Interconnessione di Novara est (Punto 2 del Protocollo di Intesa Quadro sull'Assetto Ferroviario del Nodo di Novara del 28 luglio 2004) e della nuova stazione ferroviaria AV/AC. (Punto 4 del Protocollo di Intesa Quadro sull'Assetto Ferroviario del Nodo di Novara del 28 luglio 2004);
il progetto 2 del Protocollo di intesa quadro consente di collegare Novara centrale al sistema AV tramite due rami ferroviari che sboccano a raso dalla linea ad alta velocità Torino-Milano ed entrano nel nodo ferroviario attraverso lo scalo Boschetto sfruttando i nuovi binari del collegamento diretto Novara-Malpensa. L'intervento consente inoltre il completamento della bretella Santhià/Vercelli/Novara garantendo l'innesto sul tratto AV/AC in corrispondenza dell'intersezione di Novara;
il progetto 4 del Protocollo di Intesa Quadro consente di realizzare in un'unica soluzione una zona di interscambio tra il sistema autostradale, il sistema ferroviario AV e di collegamento con l'aeroporto della Malpensa nonché con il sistema viario locale;
i sopracitati interventi rivestono particolare rilevanza nella prospettiva dì EXPO 2015, garantendo la completa integrazione del sistema Piemonte con le aree di Rho Pero e Malpensa;
il costo previsto alla data del 28 luglio 2004 è pari ad euro 115 milioni comprensivo anche dell'intervento n. 4 del protocollo d'intesa quadro sull'assetto ferroviario del Nodo di Novara del 28 luglio 2004 che ammonta a circa 5 milioni di euro. Le opere propedeutiche (circa 55 milioni di euro) sono state finanziate a carico della tratta AV/AC TO-MI, la copertura finanziaria del residuo potrà essere assicurata nell'ambito del contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture ed RFI, previa definizione degli altri interventi connessi alla fermata di linea e dei relativi finanziamenti, per un importo di euro 72 milioni (comprensivo di aggiornamento medio prezzi pari al 20 per cento dell'importo previsto alla data del 28 luglio 2004);
il progetto 4 è stato oggetto di ulteriore approfondimento nell'ambito del piano integrato territoriale della Regione Piemonte, i cui studi di fattibilità sono stati depositati lo scorso 30 giugno 2008, con lo specifico obiettivo di completare le previsioni di configurazione del sistema delle stazioni in linea anche in considerazione delle nuove prospettive indotte da EXPO 2015. Il costo previsto è pari ad euro 50 milioni di cui circa 15 milioni già reperiti attraverso altre modalità di finanziamento. L'importo atteso ammonta perciò ad ulteriori euro 35 milioni,
impegna il Governo
ad assicurare che nella definizione della destinazione del contributo di cui al citato articolo 63, comma 4, venga garantito il finanziamento per la realizzazione dell'interconnessione di Novara Est in considerazione della sua importanza strategica, tanto per il collegamento veloce con l'aeroporto di Malpensa, quanto per le prospettive legate all'EXPO 2015.
9/1386/86. Cota.
La Camera,
premesso che
le disposizioni a carattere fiscale introdotte dal decreto in esame, dal presentatorevalutate positivamente, sicuramente, produrranno decisivi effetti sui conti pubblici, ma anche importanti semplificazioni degli adempimenti a carico delle imprese e dei contribuenti;
tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento sono concordi almeno nel dichiarare necessaria ed inderogabile una riforma strutturale ed organica del nostro sistema fiscale in senso federalista;
la Lega Nord è stato il primo movimento a portare all'attenzione dell'opinione pubblica, fin dall'inizio degli anni 90, la «questione settentrionale» e si è battuta in tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee per vedere concretamente affermati i principi del federalismo;
il programma di governo con cui la coalizione che ha sostenuto il Presidente del consiglio ha vinto le elezioni politiche 2008 pone tra i suoi punti principali quello della rapida attuazione del federalismo fiscale,
impegna il Governo
a sottoporre all'attenzione del Parlamento in tempi rapidi e, comunque, entro la fine del 2008, la proposta di riforma del sistema fiscale in senso federalista.
9/1386/87. Fava, Caparini.
La Camera,
premesso che:
la predisposizione degli studi di settore su base regionale e comunale contribuisce a dare allo strumento degli studi maggiore aderenza alle diverse realtà economiche e sociali del territorio nazionale;
appare fondamentale l'obiettivo di arrivare, già nell'autunno di quest'anno, alla definizione di una riforma organica del nostro sistema fiscale in senso federalista, che avvicini il più possibile il cittadino ai centri di spesa, garantendo maggior controllo delle uscite e che garantisca un rapporto direttamente proporzionale tra ricchezza prodotta dalle regioni e trasferimenti fiscali;
l'elaborazione base regionale e comunale degli studi di settore deve essere concepita come azione successiva alla ridefinizione del sistema fiscale complessivo, di cui deve essere un elemento,
impegna il Governo
stante l'applicazione graduale degli studi di settore su base regionale e/o comunale prevista dall'articolo 83, a fare in modo che l'elaborazione degli stessi avvenga successivamente alla complessiva riforma del sistema fiscale in senso federalista, di cui dovrà necessariamente costituire un elemento.
9/1386/88. Polledri, Caparini.
La Camera,
premesso che:
l'obiettivo della lotta all'evasione fiscale è pienamente condiviso e deve essere perseguito strenuamente;
i controlli della Guardia di Finanza devono costituire un deterrente all'evasione, devono riguardare tutte le categorie economiche e devono essere diffusi uniformemente su tutto il territorio nazionale;
l'articolo 1, comma 8 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 286, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, ha introdotto, quale sanzione per la violazione dell'obbligo di emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale, anche la sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività;
tale sanzione appare eccessivamente penalizzante soprattutto per i piccoli esercizi commerciali, magari a conduzione familiare, che, in caso di chiusura, mettono a rischio la loro stessa sopravvivenza;
il provvedimento in esame accoglie le richieste di varie parti del mondo produttivo ed economico concernenti una drastica semplificazione della normativa e degli adempimenti tributari,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a far sì che, tra le sanzioni conseguenti alla violazione dell'obbligo di emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale, venga eliminata quella della sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività e vengano inasprite le sanzioni pecuniarie.
9/1386/89. Fugatti, Caparini.
La Camera,
premesso che:
le variabili macroeconomiche hanno fortemente ridotto il potere di acquisto delle famiglie e la carta acquisti è sicuramente uno strumento efficace nell'aiutare i cittadini meno abbienti a far fronte all'acquisto dei generi alimentari e al pagamento delle bollette energetiche;
l'utilizzo di una tessera particolare può essere per il cittadino imbarazzante o addirittura discriminatorio e può indurre la persona a non utilizzarla;
in molti comuni è diffusa la carta d'identità elettronica, già idonea a diventare mezzo di pagamento e che è volontà del Governo allargare all'intero territorio l'utilizzo di detta carta,
impegna il Governo
ad adottare le opportune iniziative, anche normative, volte a far sì che nei comuni dove già si adotta la carta d'identità elettronica si utilizzi la medesima carta anche con le funzioni di carta acquisto, in modo da favorirne l'utilizzo.
9/1386/90. Bragantini.
La Camera,
premesso che:
la gestione del fenomeno immigratorio verso il nostro Paese comporta per lo Stato italiano costi ingentissimi, sia per ciò che attiene alla gestione delle pratiche per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno da parte degli sportelli unici immigrazione istituiti presso le Prefetture, sia soprattutto per il contrasto all'immigrazione clandestina, anche sotto il profilo dei costi per la gestione e per l'allestimento di nuovi centri di identificazione ed espulsione;
appare opportuno che la copertura di questi costi non si scarichi integralmente sulla fiscalità generale, ma veda piuttosto una compartecipazione degli stessi immigrati che intendono lavorare e stabilirsi sul territorio italiano;
è necessario istituire nello stato di previsione del Ministero dell'interno un apposito fondo principalmente destinato alla realizzazione alle iniziative e all'ammodernamento di mezzi e strutture per il contrasto all'immigrazione irregolare e clandestina,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di istituire un Fondo presso il Ministero dell'interno destinato alle citate spese connesse alla gestione dell'immigrazione, nonché ad adottare le opportune iniziative normative volte ad istituire una tassa di concessione governativa di 50 euro annui sul rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini stranieri, i cui introiti vadano integralmente ad alimentare detto Fondo.
9/1386/91. D'Amico.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 78 dispone, al comma 8, un prestito pari 500 milioni di euro a favore del comune di Roma, sotto formadi anticipazione da restituire a valere su futuri trasferimenti erariali a favore del comune medesimo;
la norma non individua l'ammontare dei suddetti trasferimenti da decurtare, né indica una scadenza temporale di restituzione;
ciò suscita dubbi sull'effettiva natura dell'anticipazione,
impegna il Governo
ad adottare, anche in sede di applicazione della disposizione citata in premessa, provvedimenti che chiariscano la natura una tantum dell'anticipazione e che individuino i trasferimenti da decurtare.
9/1386/92. Forcolin.
La Camera,
premesso che:
le disposizioni a carattere fiscale introdotte dal provvedimento in esame, positivamente valutate dal presentatore, sicuramente produrranno decisivi effetti sui conti pubblici, ma anche importanti semplificazioni degli adempimenti a carico delle imprese e dei contribuenti;
il presentatore valuta positivamente anche i primi provvedimenti adottati dal Governo in queste prime settimane di azione, volti a restituire alle famiglie quel potere di acquisto che alcuni fattori macroeconomici e alcune scelte di politica fiscale adottate dal precedente Governo hanno eroso, con riferimento alla detassazione dei redditi da lavoro dipendente, alla rinegoziazione dei mutui e all'abolizione dell'ICI sulla prima casa;
i bilanci dei comuni non devono subire minori entrate complessive a causa dei minori introiti derivanti dall'abolizione dell'ICI sulla prima casa;
il Governo ha stabilito precisi meccanismi di rimborso del minor gettito ICI per le casse comunali;
un trasferimento minore rispetto al gettito ICI comporterebbe un inevitabile aumento delle addizionali comunali per salvaguardare l'equilibrio dei bilanci comunali,
impegna il Governo
a verificare il gettito dell'imposta comunale sugli immobili che riguarda la prima casa e ad assicurare l'adeguata copertura, in modo che le minori entrate per i comuni derivanti dall'abolizione dell'ICI sulla prima casa siano totalmente compensate.
9/1386/93. Bitonci, Caparini.
La Camera,
premesso che:
i comparti della Sicurezza e della Difesa hanno bisogno di risorse crescenti in relazione alla domanda che proviene dal Paese;
in forza di altri provvedimenti normativi appena approvati, il Governo ha assegnato alle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e alle Forze Armate un maggiore impegno nell'attività di controllo del territorio, di prevenzione del crimine e di repressione, traducendosi tale potenziamento in un aggravio di compiti e funzioni, in assenza di adeguate risorse e attribuzioni di qualifiche per suddetto personale;
nel provvedimento in esame è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un apposito fondo con dotazione di 100 milioni per il 2009 e le risorse di predetto fondo sono finalizzate al potenziamento della sicurezza e la tutela dell'ordine pubblico,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di prevedere, anche mediante successivi provvedimenti di attuazione, che parte della quota prevista dall'apposito fondo destinata alla sicurezzapubblica sia finalizzata alla realizzazione e allo svolgimento di appositi corsi per il personale militare impegnato in compiti di pubblica sicurezza equivalenti, per contenuti e qualifica, a quelli previsti per gli agenti della Polizia di Stato.
9/1386/94. Rugghia, Villecco Calipari, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, La Forgia, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Recchia, Rosato, Sereni, Tocci, Laganà Fortugno.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 65, ai commi 1 e 2 apporta un taglio ai fondi destinati al reclutamento dei volontari pari al 7 per cento per l'anno 2009 e del 40 per cento a decorrere dall'anno 2010, con la precisazione che da queste misure dovranno conseguire economie di spesa per un importo non inferiore a 304 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010;
considerato:
il modello professionale è alimentato con ferme annuali e ferme poliennali e vede in questo momento in servizio, nei ruoli della truppa, soldati che sono già nelle Forze Armate da 5-6 anni e che quindi hanno maturato, per aver prestato servizio sia in Italia che all'Estero con abnegazione e spirito di sacrificio, la legittima aspettativa a transitare nel servizio permanente;
questo personale, per i criteri con cui è stato selezionato e per l'esperienza acquisita è legittimato, sulla base delle norme in vigore, anche a transitare nei corpi di polizia ad ordinamento civile e militare,
impegna il Governo:
a garantire al personale sopra indicato la continuità del rapporto di impiego nella forza armata di appartenenza o nella forza di polizia per la quale è stato ritenuto idoneo;
a reperire i fondi eventualmente necessari anche attraverso risparmi da realizzare in altri settori di spesa del Ministero della difesa.
9/1386/95. La Forgia, Villecco Calipari, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Recchia, Rosato, Rugghia, Sereni, Tocci, Laganà Fortugno.
La Camera,
premesso che:
una norma introdotta con il provvedimento in esame (articolo 60-bis) dispone che le somme di denaro sequestrate nell'ambito di procedimenti penali o per l'applicazione di misure di prevenzione di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, o di irrogazione di sanzioni amministrative, anche di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, affluiscono ad un unico fondo. Allo stesso fondo affluiscono altresì i proventi derivanti dai beni confiscati nell'ambito di procedimenti penali, amministrativi o per l'applicazioni di misure di prevenzione di cui alla legge 575, e successive modificazioni, nonché alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o di irrogazione di sanzioni amministrative, anche di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni. Per la gestione delle predette risorse può essere utilizzata la società di cui all'articolo 1, comma 367 della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
la stessa norma prevede la devoluzione di tali somme, in quota parte per la tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, al potenziamento dei servizi istituzionali del Ministero della giustizia, e per la restante parte il versamento all'entrata del bilancio dello Stato;
la legge 22 dicembre 1999, n. 512 ha istituito il Fondo di rotazione per le vittime dei reati di tipo mafioso alimentato da un contributo annuo dello Stato e dai proventi derivanti dalla confisca dei benimafiosi stabilendo che le dotazioni del fondo sono destinate al pagamento delle somme liquidate con sentenza a titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di reati di tipo mafioso;
all'alimentazione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso concorrono i rientri dalle confische, disposte ai sensi della legge n. 575 del 1965 e dell'articolo 12-sexies del decreto-legge n. 306 del 1992, convertito dalla legge n. 356 del 1992, e successive modificazioni;
a tali fini il legislatore, nell'istituire il Fondo, ha modificato l'articolo 2-undecies della medesima legge n. 575 del 1965, con disposizioni finalizzate non soltanto a stabilire che all'alimentazione dello stesso concorrono tutti i beni confiscati, ma, altresì, a sancire la precedenza della finalità del risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso, rispetto alle altre destinazioni;
è pertanto assolutamente necessario riconoscere nelle vittime della mafia i soggetti privilegiati da risarcire con le risorse individuate dalle norme soprarichiamate,
impegna il Governo
a garantire la continuità della piena applicazione della legge n. 512 del 22 dicembre 1999 e della legge del 31 maggio 1965 n. 575, rispettando la precedenza del diritto ai risarcimenti delle vittime dei reati di tipo mafioso rispetto a qualunque altra destinazione.
9/1386/96. Laganà Fortugno, Villecco Calipari, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, La Forgia, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Recchia, Rosato, Rugghia, Sereni, Tocci.
La Camera,
premesso che:
una norma introdotta con il provvedimento in esame (articolo 60-bis) dispone che le somme di denaro sequestrate nell'ambito di procedimenti penali o per l'applicazione di misure di prevenzione di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, o di irrogazione di sanzioni amministrative, anche di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, affluiscono ad un unico fondo. Allo stesso fondo affluiscono altresì i proventi derivanti dai beni confiscati nell'ambito di procedimenti penali, amministrativi o per l'applicazioni di misure di prevenzione di cui alla legge 575, e successive modificazioni, nonché alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o di irrogazione di sanzioni amministrative, anche di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive modificazioni. Per la gestione delle predette risorse può essere utilizzata la società di cui all'articolo 1, comma 367 della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
la stessa norma prevede la devoluzione di tali somme, in quota parte per la tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, al potenziamento dei servizi istituzionali del Ministero della giustizia, e per la restante parte il versamento all'entrata del bilancio dello Stato;
la legge 22 dicembre 1999, n. 512 ha istituito il Fondo di rotazione per le vittime dei reati di tipo mafioso alimentato da un contributo annuo dello Stato e dai proventi derivanti dalla confisca dei beni mafiosi stabilendo che le dotazioni del fondo sono destinate al pagamento delle somme liquidate con sentenza a titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di reati di tipo mafioso;
all'alimentazione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso concorrono i rientri dalle confische, disposte ai sensi della legge n. 575 del 1965 e dell'articolo 12-sexies del decreto-legge n. 306 del 1992, convertito dalla legge n. 356 del 1992, e successive modificazioni;
a tali fini il legislatore, nell'istituire il Fondo, ha modificato l'articolo 2-undecies della medesima legge n. 575 del 1965,con disposizioni finalizzate non soltanto a stabilire che all'alimentazione dello stesso concorrono tutti i beni confiscati, ma, altresì, a sancire la precedenza della finalità del risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso, rispetto alle altre destinazioni;
è pertanto assolutamente necessario riconoscere nelle vittime della mafia i soggetti privilegiati da risarcire con le risorse individuate dalle norme soprarichiamate,
impegna il Governo
a garantire la continuità della piena applicazione della legge n. 512 del 22 dicembre 1999 e della legge del 31 maggio 1965 n. 575, rispettando la precedenza del diritto ai risarcimenti delle vittime dei reati di tipo mafioso.
9/1386/96. (Testo modificato nel corso della seduta) Laganà Fortugno, Villecco Calipari, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, La Forgia, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Recchia, Rosato, Rugghia, Sereni, Tocci.
La Camera,
premesso che:
il processo di trasformazione professionale del nostro strumento militare definisce un modello di Forze annate composte di 190 mila militari;
il passaggio al modello professionale è regolato da norme di legge, entrate in vigore dopo un dibattito parlamentare che si è concluso al Senato nel novembre del 2000, approvate a larghissima maggioranza da entrambi i rami del Parlamento;
la manovra finanziaria in esame prevede tagli ai fondi destinati al reclutamento dei volontari delle Forze Armate, pari al 7 per cento per l'anno 2009 e del 40 per cento a decorrere dall'anno 2010;
la riduzione rimetterà in discussione tutto il quadro di alimentazione del nostro strumento militare sia per quanto riguarda nuove assunzioni, sia per la possibilità di transito in servizio permanente degli attuali volontari in rafferma da 5/7 anni (VFB) e di quelli di cui ne era pianificata la stabilizzazione a partire dal 2012 (VFP4),
impegna il Governo
a garantire comunque l'attuazione delle norme contenute nella legge 14 novembre 2000, n. 331, rimettendo alla discussione parlamentare le eventuali revisioni sugli assetti organici e operativi del modello di difesa attraverso la presentazione di una specifica proposta di legge.
9/1386/97. Recchia, Villecco Calipari, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, La Forgia, Laganà Fortugno, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Rosato, Rugghia, Sereni, Tocci.
La Camera,
premesso che:
il processo di trasformazione professionale del nostro strumento militare definisce un modello di Forze annate composte di 190 mila militari;
il passaggio al modello professionale è regolato da norme di legge, entrate in vigore dopo un dibattito parlamentare che si è concluso al Senato nel novembre del 2000, approvate a larghissima maggioranza da entrambi i rami del Parlamento;
la manovra finanziaria in esame prevede tagli ai fondi destinati al reclutamento dei volontari delle Forze Armate, pari al 7 per cento per l'anno 2009 e del 40 per cento a decorrere dall'anno 2010;
la riduzione rimetterà in discussione tutto il quadro di alimentazione del nostro strumento militare sia per quanto riguarda nuove assunzioni, sia per la possibilità di transito in servizio permanente degli attuali volontari in rafferma da 5/7 anni (VFB) e di quelli di cui ne erapianificata la stabilizzazione a partire dal 2012 (VFP4),
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di garantire comunque l'attuazione delle norme contenute nella legge 14 novembre 2000, n. 331, rimettendo alla discussione parlamentare le eventuali revisioni sugli assetti organici e operativi del modello di difesa attraverso la presentazione di una specifica proposta di legge.
9/1386/97. (Testo modificato nel corso della seduta) Recchia, Villecco Calipari, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, La Forgia, Laganà Fortugno, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Rosato, Rugghia, Sereni, Tocci.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 71 del provvedimento in esame prevede, per i primi dieci giorni di malattia, l'attribuzione del solo trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo nonché di ogni altro trattamento accessorio;
tale disciplina, relativa ai disincentivi economici per l'assenza per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, si applica anche alle Forze armate, Vigili del fuoco e Forze di polizia ad ordinamento civile e militare;
le limitate eccezioni introdotte nella norma per il comparto della sicurezza e della difesa sono tali da risultare irrilevanti rispetto la casistica generale e comunque non tali da evitare nella applicazione concreta ingiustificate differenze di trattamento rispetto alla globalità dei pubblici dipendenti;
la retribuzione degli operatori del Comparto difesa e sicurezza e dei Vigili del fuoco rispetto a quella del pubblico impiego è formata in parte rilevante da indennità specifiche di impiego, di funzione e d'istituto che possono arrivare fino al 60 per cento della retribuzione e quindi la norma avrà un effetto oltremisura e in maniera ingiustificata punitivo in questi settori;
al fine di evitare in sede di applicazione della norma sperequazioni che determinerebbero un contenzioso diffuso,
impegna il Governo
a valutare l'impatto delle disposizioni richiamate in premessa sulle retribuzioni delle citate categorie, al fine di emanare per il personale delle Forze armate, inclusi i volontari nei primi anni di ferma, delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e del Corpo dei Vigili del fuoco disposizioni che evitino che l'applicazione della norma produca effetti moltiplicatori nelle misure sanzionatone, prevedendo un'apposita deroga in sede regolamentare.
9/1386/98. Rosato, Villecco Calipari, Beltrandi, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Fioroni, La Forgia, Laganà Fortugno, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Recchia, Rugghia, Sereni, Tocci.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 33 del disegno di legge in esame reca norma in materia di applicabilità degli studi di settore ed elenco clienti fornitori;
l'articolo 33 assorbe soltanto una delle disposizioni contenute nella proposta di legge Ceccuzzi ed altri (A.C. n. 3087), presentata il 27 settembre 2007 nel corso della XV legislatura, incardinata in Commissione Finanze il 15 novembre 2007 ed il cui esame non è proseguito a causa della interruzione anticipata della legislatura, e la proposta di legge Ceccuzzi «Disciplina degli accertamenti a mezzo degli studi di settore» (A.C. n. 434) presentata il 29 aprile 2008);
l'articolo 83, comma 19, del disegno di legge in esame prevede che dal 2009 glistudi di settore vengano elaborati anche su base regionale o comunale e con criteri di gradualità entro il 31 dicembre 2013;
nel corso dell'esame del provvedimento le Commissioni riunite V Bilancio e VI Finanze hanno approvato un emendamento, riprodotto dall'emendamento del Governo presentato all'articolo unico del disegno di legge di conversione, che vincola l'elaborazione su base territoriale degli studi di settore alla consultazione delle associazioni di categoria, in coerenza con quanto già previsto dal protocollo d'intesa sugli studi di settore sottoscritto, il 14 dicembre 2006, dalle associazioni di categoria, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ed il Ministero dello Sviluppo economico;
è necessario dare continuità all'azione di riforma relativa alla definizione ed all'applicazione degli studi di settore, quale strumento atto a facilitare la ricostruzione induttiva dei redditi d'impresa e da lavoro autonomo, attraverso la determinazione di funzioni di ricavo e compenso per gruppi omogenei di contribuenti operanti nello stesso settore di attività;
occorre concepire l'azione di accertamento a mezzo di studi di settore quale strumento di reciproca collaborazione tra l'amministrazione finanziaria, le associazioni di categoria e gli ordini professionali, rafforzando gli elementi di certezza e di perequazione del prelievo nel rapporto fra fisco e contribuente e tra fisco ed impresa;
occorre dare piena attuazione ai contenuti ed ai principi introdotti nel suddetto protocollo d'intesa. Tale protocollo, riconfermando la volontà di non modificarne la natura per evitare di trasformarli in uno strumento automatico con azione indiscriminata, ritiene prioritaria l'esigenza di migliorare la capacità di intervento selettivo degli studi di settore ribadendo tra l'altro la necessità di una continua collaborazione con le organizzazioni di categoria nelle diverse fasi di costruzione e definizione degli studi stessi;
l'articolo 1 della legge 26 gennaio 1983, n. 18, disciplina l'obbligo da parte di determinate categorie di contribuenti dell'imposta sul valore aggiunto di rilasciare uno scontrino fiscale mediante l'uso di speciali registratori di cassa;
le aspettative dei contribuenti, degli intermediari e delle associazioni professionali vanno nella direzione delle misure contenute nelle proposte di legge soprarichiamate,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di elaborare un testo unico sugli accertamenti condotti a mezzo di studi di settore, al fine di rendere più chiara ed efficace la normativa in materia - oggetto di una ormai copiosa produzione legislativa che rimanda a dieci leggi - e di semplificare la consultazione ed il rispetto delle norme da parte dei contribuenti, degli intermediari e dell'amministrazione finanziaria - assolvendo così anche agli obiettivi contenuti all'articolo 25 (Chiarezza dei testi normativi) del disegno di legge atto Camera 1441 collegato al provvedimento in esame - nonché contribuire alla delegificazione di cui tratta l'articolo 24 (Disposizioni abrogate) sempre del provvedimento medesimo;
a valutare l'opportunità, in tale testo unico, di prevedere una disposizione in base alla quale le attività cui si applicano gli studi di settore, di cui all'articolo 62-bis, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993 n. 427, sono esenti dall'obbligo di rilasciare lo scontrino fiscale mediante registratori di cassa o terminali elettronici;
a valutare l'opportunità di disporre che la revisione degli studi di settore, disciplinata dal comma 1 dell'articolo 10-bis della legge 8 maggio 1998, n. 146, e successive modificazioni, avvenga di norma ogni quattro anni anziché ogni tre per dare riferimenti più stabili ai contribuenti e semplificare il lavoro dell'amministrazione finanziaria;
a valutare l'opportunità di riaffermare che gli indicatori di normalità economica, che vengono inseriti nel corso delle revisioni degli studi di settore, costituiscano delle mere presunzioni semplici prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza di cui agli articoli 39, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre n. 600, e 55 del decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni e che gli stessi possano essere utilizzati in sede di accertamento solo se corroborati da ulteriori elementi probatori tesi ad evidenziare la concretezza dell'anomalia riscontrata;
a valutare l'opportunità di riconoscere la congruità ai soggetti che dichiarano un volume di ricavi di importo superiore al ricavo minimo che emerge dall'intervallo di confidenza stabilito dall'applicazione degli studi di settore;
a valutare l'opportunità di sostituire la possibilità diretta dell'applicazione degli studi di settore per i soggetti che, per opzione o per obbligo, sono in contabilità ordinaria, con la possibilità comunque vincolata alla dimostrata inattendibilità della contabilità ed in tal caso di integrare i criteri stabiliti per individuare quando la contabilità è inattendibile con un apposito decreto che intervenga sul regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 570 del 1996;
a valutare l'opportunità che i criteri selettivi per l'attività di accertamento, compresa quella a mezzo degli studi di settore, siano rivolti prioritariamente nei confronti dei soggetti diversi dalle imprese che abbiano sede legale nei comuni ricompresi dai criteri indicati all'art 1, comma 2, lettera f) della legge n. 323 del 24 ottobre 2000 nei quali si registri un rapporto posti letto residenti pari o superiore all'1,5, e nei quali negli ultimi 15 anni si sia registrato un decremento di presenze termali, documentato dai rimborsi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, pari o superiore al 30 per cento.
9/1386/99. Ceccuzzi, Sanga, Peluffo, Cenni, Nannicini, Sani, Vannucci.
La Camera,
premesso che:
nella scorsa legislatura in data 15 dicembre 2007 fu approvato l'ordine del giorno 9/3256/85 che impegnava il Governo a convocare per la crisi del sito industriale della Valbasento (Matera) un tavolo di confronto con le parti sociali e le istituzioni nell'ambito del tavolo nazionale per il rilancio del settore chimico;
la fine prematura della legislatura non consentì la possibilità di dare seguito all'impegno assunto in Aula;
l'attualità di quell'ordine del giorno nelle sue motivazioni è assolutamente presente;
dal 2003 ad oggi presso il sito industriale della Valbasento in provincia di Matera si sono persi circa settecento posti di lavoro, con la definitiva smobilitazione di importanti gruppi industriali della chimica italiana: Dow Chemical, Snia, Enichem che arrivarono in Valbasento ad inizio degli anni 90 per sostituire la progressiva e definitiva andata via dell'Eni dalla Valle;
in provincia di Matera la crisi del comparto della chimica si associa ad una più ampia situazione di crisi dell'economia che investe anche altri settori a partire da quello del mobile imbottito;
i vari progetti di rilancio che si sono susseguiti nel tempo (Accordo di programma Valbasento e il bando Treviso) non hanno affatto portato i risultati sperati rivelandosi del tutto inefficaci a fronteggiare una crisi strutturale di tale portata; è mancata la prospettiva di un rilancio che andasse ben oltre l'accesso agli ammortizzatori sociali;
per le centinaia di famiglie estromesse dai cicli lavorativi è del tutto insufficiente per vivere quanto erogato attraverso casse integrazioni e mobilità; ciò determina una situazione delicatissima di esclusione sociale, di marginalità e di lavoro sommerso che mortifica un intero territorio. La richiesta di lavoro è pressante,il numero dei disoccupati e degli inoccupati è spesso sottostimato e le statistiche ufficiali non fotografano la vera emergenza che il territorio materano si trova ad affrontare; è purtroppo ripreso il fenomeno migratorio sia dei giovani e sia dei 40/50enni;
questa è la triste fotografia della più importante e infrastrutturata area industriale dell'intera regione Basilicata,
appare opportuno convocare, entro il prossimo autunno, come avvenuto per altre aree industriali del comparto chimico (Priolo, Gela, Manfredonia) un «tavolo», presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con le parti sociali territoriali e nazionali, con la Regione e gli Enti Locali, per il rilancio dell'area industriale della Valbasento sulla base della presenza di quest'area nell'ambito del piano nazionale per il rilancio della chimica («Tavolo della chimica») ed inserire la Valbasento tra le aree d'intervento, cui applicare le misure previste per il sostegno alle attività produttive,
impegna il Governo
a dare seguito a quanto indicato in premessa.
9/1386/100. Gaglione, Burtone.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 23-bis del provvedimento in esame, per le modalità di affidamento dei servizi pubblici locali, oltre a stabilire in via ordinaria la regola delle procedure ad evidenza pubblica, ha fortemente derogato tale principio, pur nel rispetto della normativa comunitaria,
impegna il Governo
all'atto dell'emanazione dei regolamenti governativi previsti dal comma 10, ad escludere espressamente il cosiddetto affidamento a società a capitale misto per il quale la normativa comunitaria esclude la possibilità di deroga alla regola della procedura ad evidenza pubblica.
9/1386/101. Beltrandi.
La Camera,
premesso che:
ai fini della tutela dei consumatori sono state disposte norme che impongono agli operatori economici il divieto di aumentare i prezzi dei prodotti, per evitare una parziale traslazione delle imposte stesse ai consumatori finali;
a questo scopo, all'Autorità per l'energia elettrica ed il gas sono stati affidati ulteriori poteri e funzioni di controllo e di vigilanza, per garantire il rispetto delle norme in esame ed assicurando una effettiva tutela preventiva a beneficio del consumatore finale,
impegna il Governo:
per consentire l'effettivo e puntuale adempimento delle ulteriori funzioni e poteri attribuiti all'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, ad adottare le opportune iniziative normative volte a dotare di venti unità aggiuntive il personale impiegato e, al fine di conferire la necessaria stabilizzazione al personale impiegato a tempo determinato, senza depauperare il patrimonio di conoscenze acquisito, a riproporzionare il rapporto tra il contingente di ruolo ed il contingente a tempo indeterminato, pur mantenendo la necessaria flessibilità, avvalendosi perciò di personale a tempo determinato per l'espletamento di particolari funzioni;
a valutare l'opportunità di stipulare, inoltre, una apposita convenzione con la Guardia di Finanza che consenta all'Autorità di avvalersi di personale particolarmente qualificato per lo svolgimento delle ulteriori, specifiche incombenze, che il competente personale di tale Forza dipolizia, eventualmente collocato in posizione fuori ruolo, possiede in massimo grado.
9/1386/102. Maurizio Turco.
La Camera,
premesso che:
il Governo, ha sino ad ora affrontato il tema della realizzazione dell'EXPO 2015, con l'articolo 14 del decreto in esame;
al comma 1 di tale articolo, vengono stanziati 30 milioni di euro per l'anno 2009, 45 milioni di euro per l'anno 2010, 59 milioni di euro per l'anno 2011, 223 milioni di euro per l'anno 2012, 564 milioni di euro per l'anno 2013, 445 milioni di euro per l'anno 2014 e 120 milioni di euro per l'anno 2015;
in tale articolo è nominato Commissario straordinario del Governo per l'attività preparatoria urgente ai fini di cui al comma 1 del medesimo articolo, e cioè, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015 in attuazione dell'adempimento degli obblighi internazionali assunti dal governo italiano nei confronti del Bureau International des Expositions (BIE), il Sindaco di Milano pro tempore, Letizia Moratti, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica;
entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Presidente della regione Lombardia e sentiti i rappresentanti degli enti locali interessati, sono istituiti gli organismi per la gestione delle attività, compresa la previsione di un tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali e sovra regionali presieduto dal presidente della regione Lombardia pro tempore e sono stabiliti i criteri di ripartizione e le modalità di erogazione dei finanziamenti,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di adottare le opportune iniziative volte a:
valutare nel DCPM una diversa distribuzione nel tempo dei finanziamenti previsti, aumentando la quota prevista per i primi tre anni, onde favorire la rapida partenza delle opere necessarie.
prevedere una formula di governance degli organismi per la gestione delle attività previste che sia rispettosa della dignità di tutte le istituzioni milanesi e lombarde che hanno lavorato di comune accordo per ottenere l'assegnazione dell'Esposizione Universale.
9/1386/103. Fiano.
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge in esame ha abrogato la legge n. 188 del 2007 la quale imponeva a tutti i lavoratori - che intendessero volontariamente risolvere il rapporto di lavoro - di rassegnare le dimissioni avvalendosi di un modulo numerato e di validità limitata nel tempo, allo scopo dichiarato di combattere il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco;
condivisa tale abrogazione in quanto la legge citata finiva per sottoporre tutti i lavoratori dimissionari ad adempimenti burocratici pensati per contrastare casi e comportamenti scorretti, limitati ed eccezionali;
ritenuto che l'ordinamento legislativo vigente prevede idonei strumenti normativi e processuali atti a tutelare pienamente le lavoratrici e i lavoratori eventualmente costretti a subire le succitate pratiche scorrette;
valutata l'inutilità di ricorrere ad ulteriori interventi legislativi che finireb bero per ripetere i medesimi inconvenientidenunciati e risolti con l'abrogazione della legge n. 188 del 2007,
impegna il Governo
ad impartire specifiche direttive affinché le direzioni provinciali del lavoro protocollino e conservino, garantendo la riservatezza verso terzi dei dati sensibili e dei fatti in essa contenuti, gli eventuali atti di autocertificazione, inviati tramite raccomandata postale con avviso di ricevimento AR, con i quali le lavoratrici e i lavoratori dichiarino di aver dovuto sottoscrivere atti di dimissione in bianco e restituiscano copia di tali atti debitamente certificata dagli uffici preposti alla conservazione, a semplice richiesta del dichiarante, o di un suo delegato, come documentazione di prova, affinché questi sia - eventualmente - in grado di difendere i propri diritti in sede giudiziale e stragiudiziale.
9/1386/104. Antonino Foti, Cazzola, Saglia.
La Camera,
premesso che:
la strategia di Lisbona, in materia di mercato del lavoro, ha indicato una serie di obiettivi tra cui «accrescere il tasso di occupazione attuale da una media del 61 per cento a una percentuale che si avvicini il più possibile al 70 per cento entro il 2010» e «aumentare il numero delle donne occupate dall'attuale media del 51 per cento a una media superiore al 60 per cento entro il 2010»;
l'occupazione femminile in Italia è ormai una vera emergenza: l'Italia è attestata sul piano nazionale al 46,6 per cento (dato Istat 2007), penultima in Europa e ben lontana anche dall'obiettivo intermedio, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, del 60 per cento posto dalla Strategia di Lisbona;
il nostro, anche sul tema dell'occupazione femminile, è un Paese spaccato: al Nord la quantità di lavoro femminile è in linea con il resto d'Europa, mentre nel Sud siamo a livelli più vicini all'altra sponda del Mediterraneo, livelli così bassi da porre i tassi d'occupazione italiani al penultimo posto nell'Europa a 27: peggio di noi c'è solo Malta. Nel Mezzogiorno il tasso d'occupazione delle donne di età tra i 25 e i 34 anni è del 34,7 per cento contro il 74,3 per cento del Nord. I fenomeni di scoraggiamento al Sud sono sempre più diffusi: 110.000 inattive in più solo nel primo semestre del 2007;
ogni anno l'Italia, come tutti i Paesi europei, deve dare conto alla Commissione UE degli sforzi fatti per raggiungere gli obiettivi di Lisbona;
dati preoccupanti sulle cifre di inattività femminile suggeriscono un cambio di passo per rimettere sul mercato del lavoro almeno 3,4 delle 6 milioni di donne inattive in Italia, attraverso incentivi fiscali alle imprese che assumono lavoratrici e la creazione di più strutture come asili nido e servizi di assistenza e cura;
è in tale contesto dell'occupazione che la Commissione europea ha avviato contro l'Italia una procedura d'infrazione (2005/2114) giunta ormai allo stadio di ricorso in Corte di Giustizia (causa C-46/07,) per incompatibilità con il diritto comunitario, ed in particolare con il principio di parità retributiva fra uomini e donne, della normativa italiana che prevede età pensionabili di vecchiaia diverse per uomini e donne, considerato anche che la maggioranza degli ordinamenti degli Stati membri dell'Unione europea prevedono un'identica età pensionabile per uomini e donne. La procedura d'infrazione riguarda il regime previdenziale per i dipendenti pubblici. L'articolo 5 del decreto legislativo n. 503 del 1992 e l'articolo 2, par. 21, della legge n. 335 del 1995 dell'ordinamento italiano prevedono infatti un'età pensionabile di 60 anni per i dipendenti pubblici di sesso femminile e di 65 anni per i dipendenti pubblici di sesso maschile. La direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 in materia di pari opportunitàe parità di trattamento fra uomini e donne e in materia di occupazione e impiego richiama nell'articolo 9 il divieto di discriminazione retributiva, in particolare nello «stabilire limiti di età differenti per il collocamento a riposo»;
la Commissione europea manifesta, infatti, una particolare preoccupazione sul tema delle pensioni in Italia affermando la necessità per il nostro Paese di «proseguire il processo destinato ad armonizzare l'effettiva età del pensionamento per gli uomini e le donne», garantendo così una progressiva riduzione del divario fra i generi in termini di prestazioni pensionistiche e per incentivare l'incremento del tasso d'occupazione dei lavoratori più anziani;
molti ricercatori ed esperti in materia economica e lo stesso Istat hanno più volte sottolineato la necessità di adeguare i requisiti minimi italiani di accesso al pensionamento ai livelli europei tenuto conto degli andamenti demografici in essere e attesi;
tenuto tuttavia conto che in Italia ricade prevalentemente sulle donne il lavoro domestico e familiare sia per quanto riguarda la crescita dei figli sia per l'assistenza degli anziani ed ai parenti portatori di handicap o non auto-sufficienti;
il tasso di occupazione femminile presenta un quadro differenziato tra territori ed in particolare è ulteriormente basso nel mezzogiorno d'Italia dove l'ingresso nel mercato del lavoro avviene in età avanzata;
l'introduzione dell'età pensionabile equiparata tra uomo e donna deve essere accompagnata da misure che favoriscano una effettiva parità di impresa nel mercato del lavoro,
impegna il Governo:
a preparare adeguatamente il passaggio a un'economia europea competitiva e dinamica, come auspicato dal Consiglio europeo, modernizzando «il modello sociale europeo, investendo nelle persone e combattendo l'esclusione sociale», varando nuove politiche attive per l'inclusione sociale e la modernizzazione dei sistemi previdenziali, guardando alle buone pratiche europee;
a favorire, anche con interventi di pensionamento flessibile, il prolungamento della vita attiva, tenendo conto dell'andamento demografico italiano e del progressivo invecchiamento della popolazione, per garantire la sostenibilità finanziaria del welfare e per assicurare prestazioni pensionistiche capaci di garantire prestazioni e servizi soddisfacenti e capillari;
a superare il rischio di sanzioni da parte della Corte di giustizia che ha giudicato non conforme al diritto comunitario; infatti le pensioni erogate dallo Stato agli ex dipendenti pubblici costituiscono «retribuzione» ai sensi dell'articolo 141 ogniqualvolta siano corrisposte esclusivamente in virtù di un rapporto di lavoro;
a provvedere dunque, prima della prevedibile condanna da parte della Corte di Giustizia, ad una armonizzazione del sistema pensionistico italiano e ad un adeguamento agli standard europei, equiparando l'età pensionabile tra uomini e donne;
a promuovere il riequilibrio della spesa per il welfare ampliando quella dedicata all'assistenza sociale e al sostegno dei carichi familiari e del lavoro di cura;
a monitorare, in modo vincolante e continuo, la realizzazione del Piano nazionale per i servizi socio-educativi previsto dalla legge finanziaria per il 2007, per raggiungere l'obiettivo europeo di offrire un servizio di asilo nido, o equivalente secondo precisi standard pubblici di qualità del servizio, ad almeno il 33 per cento dei bambini da uno a tre anni entro il 2010;
ad agevolare l'imprenditoria per asili nido privati, con allargamento delle quote partecipative dello Stato e dei comuni al pagamento delle rette, quando questi non siano dotati di sufficienti asili nido pubblici;ad incentivare la diffusione degli asili nido aziendali, dei micro asili condominiali e delle imprese e delle organizzazioni non-profit di servizi socio-educativi (tagesmutter e simili) e l'utilizzo di voucher spendibili direttamente dagli utenti in servizi di assistenza ed attività educative per l'infanzia (doposcuola, attività ricreative e sportive);
ad introdurre la riduzione delle rette o altre forme di facilitazione all'accesso ai servizi socioeducativi di cui al punto precedente per le famiglie a basso reddito e per le donne single;
ad incentivare l'offerta di lavoro femminile con l'incremento dei sostegni già esistenti al reddito delle lavoratrici, soprattutto in entrata, anche attraverso riduzioni fiscali;
a promuovere l'utilizzo dei permessi e dei congedi di paternità, anche attraverso incentivi e piani concordati con il singolo lavoratore e attraverso la trasformazione degli attuali congedi parentali in congedi di paternità non cedibili alle consorti, affinché la genitorialità diventi un valore di cui tutta la società si fa carico;
a migliorare, anche sul piano procedurale, il ricorso al part time tenendo conto che, nelle esprienze della UE, il tasso di occupazione femminile è elevato laddove vi è un ampio utilizzo del lavoro a tempo parziale.
9/1386/105. Bernardini, Saltamartini, Zamparutti, Cazzola, Pelino, Mistrello Destro, Lo Presti, Mariarosaria Rossi, De Girolamo, Bernini Bovicelli, Polidori, Ravetto, Aprea, Tabacci, Della Vedova, Santelli, Portas, Maurizio Turco, Mecacci, Beltrandi, Farina Coscioni, Lehner.
La Camera,
premesso che:
per completare la riforma Biagi del mercato del lavoro è necessario «disporre anche in Italia di un nuovo assetto della regolazione e del sistema di incentivi e ammortizzatori, che concorra a realizzare un bilanciamento tra flessibilità e sicurezza»;
è necessario riformare integralmente il sistema delle integrazioni al reddito dei disoccupati con un sistema universale di ammortizzatori sociali che assicuri il lavoratore nel momento in cui passa dallo stato di occupazione a quello di disoccupazione, come è stato ripetutamente ribadito dallo stesso Marco Biagi in numerose pubblicazioni;
l'attuale sistema di ammortizzatori, infatti:
è iniquo, perché solo il 28,5 per cento delle persone in cerca di lavoro e solo 22,5 per cento dei disoccupati riceve una integrazione al reddito. In Italia, su cento disoccupati poco meno di un quarto riceve un sussidio mentre tre quarti devono arrangiarsi come possono. Ma anche fra quanti hanno il privilegio di ricevere un sussidio di disoccupazione, si registra un'ulteriore ingiustizia fra chi appartiene alle categorie privilegiate che riceve un sussidio che copre l'80 per cento dell'ultima retribuzione per un periodo che può essere prorogato anche fino a sei anni, mentre la maggioranza, i meno rappresentati, deve accontentarsi per sei mesi del 50 per cento dell'ultimo stipendio e per il settimo mese del 40 per cento;
non compensa la maggiore flessibilità del lavoro con maggiore sicurezza, perché non offre alcuna tutela significativa ai lavoratori non standard, quelli che passano da un'attività all'altra con frequenti periodi di disoccupazione (2,7 milioni). Fra questi vi sono:
2 milioni di dipendenti a tempo determinato che possono beneficiare solo della modesta indennità di disoccupazione per 8 mesi al 60 per cento dello stipendio;
un po' meno di 700.000 co.co.co e co.co.pro, apprendisti e occasionaliche sono completamenti esclusi da qualsiasi forma di copertura per i periodi di disoccupazione;
6 milioni di autonomi in gran parte privi di alcuna tutela contro la disoccupazione;
tutela il posto di lavoro non i lavoratori, perché costituito in gran parte dalle due casse integrazione - istituti sconosciuti negli altri paesi industrializzati - che prevedono, solo per alcune categorie privilegiate, la conservazione formale del posto di lavoro anche quando la crisi è irreversibile e, in alcuni casi, quando la fabbrica è chiusa e la prosecuzione del sussidio con l'indennità di mobilità, possibilmente fino al pensionamento. La rigidità del mercato e l'uso distorsivo dei sussidi è un ostacolo alla mobilità, emargina definitivamente i lavoratori dal mercato del lavoro e impedisce di assicurare loro le condizioni per trovare più facilmente e velocemente un altro impiego, anche attraverso una migliore qualificazione professionale;
deresponsabilizzante e inefficiente, perché gli ammortizzatori, in alcuni casi troppo generosi per l'entità del sussidio e la sua durata, disincentivano la ricerca del lavoro e favoriscono il lavoro nero, non sono vincolati a misure per il reinserimento lavorativo, all'impegno di ricerca attiva del lavoro da parte del disoccupato (patto di servizio) e di fatto non consentono di sanzionare chi si sottrae a questo impegno non accettando le offerte di lavoro proposte dai servizi pubblici e privati per l'impiego;
è disorganico e basato sull'abuso delle deroghe, perché costituito da un numero eccessivo di misure e di eccezioni per singole categorie, con una stratificazione normativa che produce abusi, diversamente dagli altri paesi europei dove sono previsti al massimo tre livelli: assicurativo, assistenziale e d'inserimento;
è dispendioso a causa del buco nero dell'agricoltura, perché mentre tutti i trattamenti d'integrazione al reddito previsti per il sistema industriale e per i servizi si autofinanziano interamente (prestazioni e coperture figurative) attraverso i contributi di imprese e lavoratori, i diversi sussidi per l'agricoltura producono un saldo passivo di 1,3 miliardi di euro a fronte di contributi pari a 86 milioni, distribuendo a pioggia sussidi a quasi 600 mila lavoratori agricoli su 990 mila (60 per cento);
l'articolo 28 della legge 24 dicembre 2007 n. 247 delega il Governo ad adottare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare la materia degli ammortizzatori sociali per il riordino degli istituti a sostegno del reddito, nel rispetto dei principi e criteri definiti dalla stessa legge,
impegna il Governo
ad adottare le opportune iniziative volte ad attuare la delega prevista dalla legge 24 dicembre 2007 per la riforma degli ammortizzatori sociali al fine di creare «uno strumento unico indirizzato al sostegno del reddito e al reinserimento lavorativo dei soggetti disoccupati senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratti di lavoro», integrato, sulla base del modello di welfare to work, alle politiche attive del lavoro e a un regime sanzionatorio dei comportamenti elusivi dell'impegno a una ricerca attiva del lavoro da parte del disoccupato.
9/1386/106. Farina Coscioni, Aprea, Nannicini, Tabacci, Portas, Zamparutti, Maurizio Turco, Beltrandi, Mecacci, Bernardini.
La Camera,
premesso che:
per completare la riforma Biagi del mercato del lavoro è necessario «disporre anche in Italia di un nuovo assetto della regolazione e del sistema di incentivi eammortizzatori, che concorra a realizzare un bilanciamento tra flessibilità e sicurezza»;
è necessario riformare integralmente il sistema delle integrazioni al reddito dei disoccupati con un sistema universale di ammortizzatori sociali che assicuri il lavoratore nel momento in cui passa dallo stato di occupazione a quello di disoccupazione, come è stato ripetutamente ribadito dallo stesso Marco Biagi in numerose pubblicazioni;
l'attuale sistema di ammortizzatori, infatti:
è iniquo, perché solo il 28,5 per cento delle persone in cerca di lavoro e solo 22,5 per cento dei disoccupati riceve una integrazione al reddito. In Italia, su cento disoccupati poco meno di un quarto riceve un sussidio mentre tre quarti devono arrangiarsi come possono. Ma anche fra quanti hanno il privilegio di ricevere un sussidio di disoccupazione, si registra un'ulteriore ingiustizia fra chi appartiene alle categorie privilegiate che riceve un sussidio che copre l'80 per cento dell'ultima retribuzione per un periodo che può essere prorogato anche fino a sei anni, mentre la maggioranza, i meno rappresentati, deve accontentarsi per sei mesi del 50 per cento dell'ultimo stipendio e per il settimo mese del 40 per cento;
non compensa la maggiore flessibilità del lavoro con maggiore sicurezza, perché non offre alcuna tutela significativa ai lavoratori non standard, quelli che passano da un'attività all'altra con frequenti periodi di disoccupazione (2,7 milioni). Fra questi vi sono:
2 milioni di dipendenti a tempo determinato che possono beneficiare solo della modesta indennità di disoccupazione per 8 mesi al 60 per cento dello stipendio;
un po' meno di 700.000 co.co.co e co.co.pro, apprendisti e occasionali che sono completamenti esclusi da qualsiasi forma di copertura per i periodi di disoccupazione;
6 milioni di autonomi in gran parte privi di alcuna tutela contro la disoccupazione;
tutela il posto di lavoro non i lavoratori, perché costituito in gran parte dalle due casse integrazione - istituti sconosciuti negli altri paesi industrializzati - che prevedono, solo per alcune categorie privilegiate, la conservazione formale del posto di lavoro anche quando la crisi è irreversibile e, in alcuni casi, quando la fabbrica è chiusa e la prosecuzione del sussidio con l'indennità di mobilità, possibilmente fino al pensionamento. La rigidità del mercato e l'uso distorsivo dei sussidi è un ostacolo alla mobilità, emargina definitivamente i lavoratori dal mercato del lavoro e impedisce di assicurare loro le condizioni per trovare più facilmente e velocemente un altro impiego, anche attraverso una migliore qualificazione professionale;
deresponsabilizzante e inefficiente, perché gli ammortizzatori, in alcuni casi troppo generosi per l'entità del sussidio e la sua durata, disincentivano la ricerca del lavoro e favoriscono il lavoro nero, non sono vincolati a misure per il reinserimento lavorativo, all'impegno di ricerca attiva del lavoro da parte del disoccupato (patto di servizio) e di fatto non consentono di sanzionare chi si sottrae a questo impegno non accettando le offerte di lavoro proposte dai servizi pubblici e privati per l'impiego;
è disorganico e basato sull'abuso delle deroghe, perché costituito da un numero eccessivo di misure e di eccezioni per singole categorie, con una stratificazione normativa che produce abusi, diversamente dagli altri paesi europei dove sono previsti al massimo tre livelli: assicurativo, assistenziale e d'inserimento;
è dispendioso a causa del buco nero dell'agricoltura, perché mentre tutti i trattamenti d'integrazione al reddito previsti per il sistema industriale e per i servizi si autofinanziano interamente (prestazioni e coperture figurative) attraverso i contributi di imprese e lavoratori, i diversisussidi per l'agricoltura producono un saldo passivo di 1,3 miliardi di euro a fronte di contributi pari a 86 milioni, distribuendo a pioggia sussidi a quasi 600 mila lavoratori agricoli su 990 mila (60 per cento);
l'articolo 28 della legge 24 dicembre 2007 n. 247 delega il Governo ad adottare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare la materia degli ammortizzatori sociali per il riordino degli istituti a sostegno del reddito, nel rispetto dei principi e criteri definiti dalla stessa legge,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare le opportune iniziative volte ad attuare la delega prevista dalla legge 24 dicembre 2007 per la riforma degli ammortizzatori sociali al fine di creare «uno strumento unico indirizzato al sostegno del reddito e al reinserimento lavorativo dei soggetti disoccupati senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratti di lavoro», integrato, sulla base del modello di welfare to work, alle politiche attive del lavoro e a un regime sanzionatorio dei comportamenti elusivi dell'impegno a una ricerca attiva del lavoro da parte del disoccupato.
9/1386/106. (Testo modificato nel corso della seduta) Farina Coscioni, Aprea, Nannicini, Tabacci, Portas, Zamparutti, Maurizio Turco, Beltrandi, Mecacci, Bernardini.
La Camera,
premesso che:
l'intendimento del Governo di introdurre tra gli obiettivi della «strategia energetica nazionale», prevista all'articolo 7 del decreto-legge in esame, la realizzazione di centrali nucleari comporta una seria questione di adeguamento dei soggetti che operano nel settore;
nel corso degli oltre venti anni trascorsi dalla chiusura degli impianti nucleari italiani, tali soggetti hanno inevitabilmente ridotto, anche se in taluni casi in modo eccessivo rispetto alle esigenze ancora presenti, l'impegno e le risorse destinate al settore stesso. Ciò è avvenuto nelle imprese, nelle aziende pubbliche, nell'amministrazione, nelle università;
in questo quadro, un rilievo del tutto particolare va dato all'ente cui è affidata la funzione chiave dell'esercizio dei controlli di sicurezza e di protezione sanitaria. La competenza, l'autorevolezza e la credibilità di quell'ente sono infatti elementi essenziali non solo per l'oggettiva garanzia della sicurezza nucleare e della radioprotezione della popolazione, dei lavoratori e dell'ambiente, ma anche perché la scelta nucleare possa trovare e mantenere il consenso necessario alla sua effettiva attuazione;
anche in tal senso non può non suscitare preoccupazione la soppressione dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, prevista dall'articolo 28 del decreto-legge medesimo;
a quella Agenzia la legge n. 61 del 1994, istitutiva del sistema dei controlli ambientali, aveva infatti affidato anche i compiti di controllo nucleare, risolvendo finalmente la questione, che si era già troppo a lungo trascinata, della convivenza delle funzioni di controllo e di quelle di promozione, ricerca e sviluppo in un medesimo soggetto, l'Enea, e sotto la medesima amministrazione vigilante, l'allora Ministero dell'Industria, un caso eclatante di controllore-controllato;
la soppressione dell'Agenzia e la sua eventuale sostituzione con un istituto di ricerca rende plausibile, per l'evidente eterogeneità delle funzioni, uno scorporo dei controlli nucleari, operazione questa di estrema, potenziale criticità;
esiste oggi, certo, un sottodimensionamento dell'unità preposta nell'Apat ai controlli nucleari, soprattutto se la si commisura alle esigenze che deriverebbero dalrilancio del nucleare. Si tratta tuttavia dell'ultimo presidio di competenza specifica ancora esistente in Italia, costituito da elementi in molti casi di livello eccellente. È da quello che si deve ripartire. Disperderlo in un nuovo ente che si voglia da subito portare a 400, 500 persone, quante erano quelle in dotazione all'omologa unità dell'Enea, significherebbe cancellare quella filosofia dei controlli, quella obiettività e quel rigore che l'Agenzia è riuscita a conquistarsi, in linea con lo spirito della legge che, quasi quindici anni fa, aveva sancito il distacco dall'Enea;
al di là di ogni questione sull'opportunità e sulla convenienza della scelta nucleare, allontanarsi dai principi di competenza e di indipendenza dell'ente di controllo costituirebbe certamente il modo sbagliato per avviare quella scelta,
impegna il Governo:
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di adottare le opportune iniziative volte a riconsiderare la scelta di sopprimere l'Agenzia per la protezione dell'ambiente che, oltre a fare dell'Italia l'unico dei grandi paesi europei privo di un'agenzia ambientale, farebbe sorgere rilevanti problemi per la collocazione dei controlli ambientali;
a salvaguardare comunque l'indipendenza e la separazione delle funzioni di controllo e del soggetto che le esercita, rispetto a ogni altro compito connesso alle attività nucleari e ad altri soggetti operanti in quel settore. Questo principio fa ormai parte di tutti gli standard internazionali ed è presente in diverse convenzioni che l'Italia ha sottoscritto e ratificato.
9/1386/107. Zamparutti, Realacci, Braga, Motta, Mariani, Bernardini, Maurizio Turco, Beltrandi, Farina Coscioni, Mecacci, Giachetti, Ria.
La Camera,
premesso che:
secondo quanto stabilito dall'articolo 7 del decreto-legge in esame, il Consiglio dei ministri definirà entro sei mesi, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, la «Strategia energetica nazionale» indicando le priorità per il breve ed il lungo periodo;
all'interno dello stesso decreto, il Governo ha inserito una serie di disposizioni che anticipano la ripresa di un programma nucleare;
questa anticipazione rovescia la decisione politica che nel 1987 bloccò il programma nucleare italiano a seguito di una controversia decennale e di un referendum popolare;
in tutti i paesi occidentali, in regime di libero mercato dell'energia e in assenza di consistenti sussidi statali, i programmi nucleari ristagnano;
la fonte nucleare non può attenuare la vulnerabilità del sistema energetico italiano, non foss'altro perché l'intero settore dei trasporti è ancora totalmente dipendente dal petrolio;
la mancanza di una strategia energetica sia in campo nazionale che europeo è condizione da superare con urgenza ed è resa ancora più drammatica dalla crisi petrolifera mondiale in atto;
gli obiettivi europei fissano scadenze non prorogabili e impellenti per il raggiungimento delle quote assegnate al nostro paese per l'utilizzo delle fonti rinnovabili, per l'aumento dell'efficienza energetica, per l'abbattimento delle emissioni di CO2;
è opinione comune degli esperti che il futuro energetico sarà garantito dalle fonti rinnovabili, ma tuttavia non sono ancora disponibili soluzioni tecnologiche atte a sostituire in misura significativagli idrocarburi nella produzione di energia,
impegna il Governo:
a varare un piano di investimenti straordinari in ricerca e sviluppo delle fonti rinnovabili, perché la sfida energetica si deciderà sull'innovazione scientifica e tecnologica o non avrà una soluzione positiva;
a fare dell'efficienza e del risparmio energetico, intesi nel senso più ampio di innovazione del sistema produttivo, una priorità politica in quanto, nel breve periodo, è proprio da queste politiche che possono essere tratti i maggiori benefici;
a porre al centro della politica energetica l'obiettivo di una rivoluzione tecnologica nel settore dei trasporti, con scadenza al 2030;
sul piano europeo, a sollecitare e promuovere un forte programma dell'UE a supporto della diffusione delle tecnologie pulite del carbone nelle aree emergenti del pianeta, con particolare attenzione per il sequestro della CO2;
sul piano nazionale, ad affrontare il periodo di transizione che ci aspetta, prevedendo un effettivo bilanciamento dei tre principali combustibili per la produzione di energia elettrica, rivalutando la quota del carbone, utilizzato con le tecnologie più avanzate e con particolare impegno nel sequestro della CO2;
a procedere tempestivamente al completamento dei rigassificatori necessari per ridurre la rigidità dei nostri approvvigionamenti.
9/1386/108. (versione corretta) Mecacci, Zamparutti, Bernardini, Maurizio Turco, Farina Coscioni, Beltrandi.
La Camera,
premesso che:
all'emendamento Dis. 1.1, all'articolo 11, comma 4, il Governo attribuisce una significativa priorità alla situazione di accordi di programma per la risoluzione, tra l'altro, dei problemi di mobilità urbana;
la situazione di grave crisi derivante dalle complesse problematiche del traffico e della mobilità suscettibili di compromettere la qualità della vita della collettività messinese ha indotto il Presidente del Consiglio dei Ministri a dichiarare lo stato di emergenza ambientale emanando un proprio decreto in data 8 settembre 2006;
alcuni quartieri popolari ad alta densità abitativa del comune di Messina, oltre ad essere caratterizzati da un'alta vulnerabilità sismica, insistono in aree strategiche per la mobilità urbana con conseguenti possibili ripercussioni sull'efficacia di soccorsi in casi di emergenza;
la situazione di pregiudizio è stata ritenuta tale da richiedere l'adozione di provvedimenti straordinari ed urgenti al fine di consentire l'esecuzione di interventi necessari al superamento dell'attuale stato di criticità emergenziale;
risulta necessario ed urgente predisporre e realizzare un programma di interventi di emergenza;
il Presidente del Consiglio dei Ministri, con proprio decreto del 5 dicembre 2007, ha nominato il Prefetto di Messina quale commissario delegato per l'attuazione degli interventi volti a fronteggiare la sopra dichiarata emergenza;
il commissario delegato, come indicato nel dispositivo dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri deve provvedere, tra l'altro, a:
adeguare la strada di collegamento tra il viale Gazzi e l'approdo F.S. (molo Norimberga) attraverso via Don Blasco;
progettare e realizzare la piattaforme intermodale Tremestieri con annesso scalo portuale;
realizzare il raddoppio degli svincoli-galleria di Giostra Annunziata - Collettore Nord e al completamento dei primi tre lotti;
progettare e realizzare la metropolitana del mare - tratto stazione marittima - Torre Faro,
impegna il Governo
nell'ambito delle proprie competenze, ad adottare ulteriori iniziative normative volte a ripristinare le risorse finanziarie strettamente necessarie alla realizzazione degli interventi urgenti di protezione civile indicati in premessa diretti a fronteggiare l'emergenza ambientale determinata nel settore del traffico e della mobilità nella città di Messina a causa del gravoso disagio che da sempre la città di Messina subisce per garantire il trasporto delle merci e delle persone tra la Sicilia e il resto del territorio nazionale al fine di consentire un miglioramento significativo e rapido della situazione in atto e favorire il ripristino delle normali condizioni di vita.
9/1386/109. Garofalo, Germanà, Stagno d'Alcontres, Torrisi, Marinello, Fallica, Pagano, Minardo, Gibiino.
La Camera,
premesso che:
all'emendamento Dis. 1.1, all'articolo 11, comma 4, il Governo attribuisce una significativa priorità alla situazione di accordi di programma per la risoluzione, tra l'altro, dei problemi di mobilità urbana;
la situazione di grave crisi derivante dalle complesse problematiche del traffico e della mobilità suscettibili di compromettere la qualità della vita della collettività messinese ha indotto il Presidente del Consiglio dei Ministri a dichiarare lo stato di emergenza ambientale emanando un proprio decreto in data 8 settembre 2006;
alcuni quartieri popolari ad alta densità abitativa del comune di Messina, oltre ad essere caratterizzati da un'alta vulnerabilità sismica, insistono in aree strategiche per la mobilità urbana con conseguenti possibili ripercussioni sull'efficacia di soccorsi in casi di emergenza;
la situazione di pregiudizio è stata ritenuta tale da richiedere l'adozione di provvedimenti straordinari ed urgenti al fine di consentire l'esecuzione di interventi necessari al superamento dell'attuale stato di criticità emergenziale;
risulta necessario ed urgente predisporre e realizzare un programma di interventi di emergenza;
il Presidente del Consiglio dei Ministri, con proprio decreto del 5 dicembre 2007, ha nominato il Prefetto di Messina quale commissario delegato per l'attuazione degli interventi volti a fronteggiare la sopra dichiarata emergenza;
il commissario delegato, come indicato nel dispositivo dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri deve provvedere, tra l'altro, a:
adeguare la strada di collegamento tra il viale Gazzi e l'approdo F.S. (molo Norimberga) attraverso via Don Blasco;
progettare e realizzare la piattaforme intermodale Tremestieri con annesso scalo portuale;
realizzare il raddoppio degli svincoli-galleria di Giostra Annunziata - Collettore Nord e al completamento dei primi tre lotti;
progettare e realizzare la metropolitana del mare - tratto stazione marittima - Torre Faro,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità, nell'ambito delle proprie competenze, ad adottare ulteriori iniziative normative volte a ripristinare le risorse finanziarie strettamente necessarie alla realizzazione degli interventi urgentidi protezione civile indicati in premessa diretti a fronteggiare l'emergenza ambientale determinata nel settore del traffico e della mobilità nella città di Messina a causa del gravoso disagio che da sempre la città di Messina subisce per garantire il trasporto delle merci e delle persone tra la Sicilia e il resto del territorio nazionale al fine di consentire un miglioramento significativo e rapido della situazione in atto e favorire il ripristino delle normali condizioni di vita.
9/1386/109. (Testo modificato nel corso della seduta) Garofalo, Germanà, Stagno d'Alcontres, Torrisi, Marinello, Fallica, Pagano, Minardo, Gibiino.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 2 del decreto-legge in esame mira a conseguire l'obiettivo dello sviluppo delle reti di comunicazione di nuova generazione, che consentono la diffusione della larga e larghissima banda sul territorio nazionale con evidenti riflessi sull'economia e sulla crescita del Paese;
si prevede, in particolare, che gli interventi di installazione di reti ed impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica sulle infrastrutture civili già esistenti di proprietà pubblica o in regime di concessione pubblica, siano realizzabili mediante denuncia di inizio attività e senza alcun onere da parte dell'operatore della comunicazione;
le regole europee in materia di telecomunicazioni non prevedono, come per le autostrade, un meccanismo di «concessioni», ma, al fine di realizzare le priorità proprie del provvedimento, quali la crescita del tasso di incremento del PIL, sarebbe opportuno sia regolamentare la materia delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga, sia disporre che tale posa nei cavidotti avvenga solo con un corrispondente costo di licenza e una relativa procedura e non invece senza oneri,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative normative recanti una disciplina finalizzata alla celere realizzazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga al fine di sviluppare un sistema di reti aperto alla concorrenza, nel rispetto dei principi e delle norme comunitarie e, in particolare, a regolamentare le modalità di utilizzazione da parte degli operatori della comunicazione delle infrastrutture civili già esistenti, disponendo che la relativa posa della fibra nei cavidotti avvenga solo in modo regolamentato o a fronte del pagamento di un corrispettivo.
9/1386/110. Barbareschi.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 2 del decreto-legge in esame mira a conseguire l'obiettivo dello sviluppo delle reti di comunicazione di nuova generazione, che consentono la diffusione della larga e larghissima banda sul territorio nazionale con evidenti riflessi sull'economia e sulla crescita del Paese;
si prevede, in particolare, che gli interventi di installazione di reti ed impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica sulle infrastrutture civili già esistenti di proprietà pubblica o in regime di concessione pubblica, siano realizzabili mediante denuncia di inizio attività e senza alcun onere da parte dell'operatore della comunicazione;
le regole europee in materia di telecomunicazioni non prevedono, come per le autostrade, un meccanismo di «concessioni», ma, al fine di realizzare le priorità proprie del provvedimento, quali la crescita del tasso di incremento del PIL, sarebbe opportuno sia regolamentare la materia delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga, sia disporre che tale posa nei cavidotti avvengasolo con un corrispondente costo di licenza e una relativa procedura e non invece senza oneri,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative recanti una disciplina finalizzata alla celere realizzazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga al fine di sviluppare un sistema di reti aperto alla concorrenza, nel rispetto dei principi e delle norme comunitarie e, in particolare, a regolamentare le modalità di utilizzazione da parte degli operatori della comunicazione delle infrastrutture civili già esistenti, disponendo che la relativa posa della fibra nei cavidotti avvenga solo in modo regolamentato o a fronte del pagamento di un corrispettivo.
9/1386/110. (Testo modificato nel corso della seduta) Barbareschi.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge n. 223 del 2006, meglio noto come decreto «Bersani-Visco», convertito con modificazioni dalla legge n. 248 del 2006 aveva introdotto, per incrementare gli strumenti di controllo e di contrasto all'evasione fiscale nei confronti di tutti i soggetti tenuti alla comunicazione annuale dei dati Iva, l'obbligo di presentare ogni anno, esclusivamente per via telematica, l'elenco dei clienti (cioè, soggetti nei confronti dei quali sono state emesse fatture) e l'elenco dei fornitori (cioè, dei soggetti dai quali sono stati effettuati acquisti) del periodo d'imposta precedente;
l'omessa presentazione degli elenchi, o l'invio di elenchi con dati incompleti o falsi, comportava l'applicazione della sanzione amministrativa in misura fissa (da un minimo di 258 ad un massimo di 2.065 euro), con possibilità, per il contribuente,di avvalersi del ravvedimento operoso;
l'articolo 33, comma 3 del decreto-legge in esame, ha eliminato l'obbligo di presentazione degli elenchi clienti e fornitori, inserendo così un elemento di deregolamentazione che potrebbe essere utilizzato per favorire l'evasione fiscale ed minor gettito nelle casse dello Stato con conseguenze allarmanti per gli equilibri della finanza pubblica;
il decreto-legislativo n. 231 del 2007 aveva inserito nella legislazione italiana un importante gruppo di disposizioni dirette a limitare l'uso del contante e dei titoli al portatore, nonché ulteriori restrizioni alla libera circolazione degli assegni, allo scopo di assicurare una migliore tracciabilità degli scambi finanziari;
anche queste disposizioni si inserivano in un panorama complessivo di interventi normativi tra cui anche il citato decreto-legge n. 223, voluti dal Governo di centro sinistra per contrastare il riciclaggio dei proventi di attività illecita;
nella stessa logica era stato anche disposto l'abbassamento della soglia di utilizzo di denaro contante da 12.500 euro a 5.000 euro;
l'assegno è uno strumento di pagamento che non va demonizzato, ma va piuttosto modernizzato: reso più sicuro e più trasparente ed il decreto-legislativo suddetto aveva raggiunto tale finalità anche tutelando le fasce di persone maggiormente esposte alle truffe assicurando l'incasso del titolo di credito allo sportello bancario;
il decreto-legge in esame ha rivisto come detto anche la disciplina del decreto-legge n. 223 il quale aveva introdotto l'obbligo dei professionisti di incassare i pagamenti esclusivamente tramite strumenti finanziari «tracciabili», come assegni non trasferibili, bonifici, sistemi elettronici e altre modalità di pagamento bancario o postale tale normativa contrastaval'evasione fiscale e i pagamenti «a nero» a favore dei liberi professionisti,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare le adeguate iniziative al fine di monitorare che le nuove disposizioni introdotte dall'articolo 32 del decreto-legge in esame non favoriscano l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro ed a valutare l'opportunità di adottare le adeguate iniziative normative volte a monitorare gli eventuali abusi, come ad esempio l'emissione di fatture false, dovuti dall'abrogazione del cosiddetto elenco fornitori.
9/1386/111. Cambursano.
La Camera,
premesso che:
la questione energetica è una priorità per il «sistema Paese», essendo un nodo strategico che coinvolge aspetti strutturali del sistema produttivo e la vita delle famiglie, quindi la qualità della nostra esistenza;
un futuro migliore dipende dalla capacità di rispondere alle sfide energetico-ambientali, fronteggiando i cambiamenti climatici e trovando soluzioni alternative al petrolio ed agli altri combustibili fossili;
la crisi climatica, prodotta da un forte incremento di emissioni inquinanti di gas serra, in particolare dell'anidride carbonica, generata dal massiccio uso di combustibili fossili, si prospetta ormai come vera e propria emergenza ambientale globale;
il decreto in esame, dà attuazione a strategie energetiche nazionali al fine di ridurre le emissioni CO2;
tra i diversi atti di indirizzo emanati dall'Unione europea in materia di politica energetica, particolare rilevanza hanno assunto negli ultimi anni quelli relativi all'utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili con l'obiettivo di garantire una strategia europea per la sicurezza dell'approvvigionamento energetico sempre più sostenibile e coerente con la necessità di riduzione delle emissioni di gas inquinanti;
i rifiuti, il loro utilizzo e la loro gestione rappresentano in questo quadro una risorsa importante, particolarmente utile ad un paese come l'Italia sostanzialmente privo di risorse energetiche e costretto ad acquistare energia;
il piano d'azione europeo stabilisce altresì la necessità di aumentare l'efficienza energetica nell'UE, in modo da raggiungere l'obiettivo di risparmio dei consumi energetici del 20 per cento rispetto alle proiezioni per il 2020, e adotta un obiettivo vincolante che prevede una quota del 20 per cento di energie rinnovabili nel totale dei consumi energetici dell'UE,
impegna il Governo
a creare le condizioni necessarie affinché si possano potenziare le azioni che esortino la crescita dell'energia rinnovabile, sia nelle applicazioni civili che in quelle industriali, unica risposta reale al sempre crescente bisogno di energia elettrica e ai gravi problemi del riscaldamento globale effetto serra.
9/1386/112. Barbato.
La Camera,
premesso che:
nel nostro paese esiste da tempo la necessità di interventi strutturali finalizzati ad un sostanziale riequilibrio tributario;
in Italia il sistema tributario tende fisiologicamente a perdere quella progressività che dovrebbe invece essere la sua connotazione fisiologica;
nel nostro paese si registra una costante tendenza all'evasione fiscale, cherende il nostro sistema tributario più pesante ed ingiusto per quei cittadini che assolvono il loro dovere di onesti contribuenti e l'eccessiva pressione fiscale resta uno dei principali problemi da affrontare e risolvere anche nella prospettiva di rilanciare i consumi;
bisogna ricordare che in Italia il sistema di welfare è particolarmente complesso e capillare e tuttavia non se ne possono tacere i costi;
è stato ricordato che l'attuale Governo ha intenzione di rispettare gli impegni assunti dall'Italia in Europa, anche di quelli assunti dal Governo precedente sostenuto da una diversa maggioranza e tra questi impegni vi è quello di ridurre il deficit non aumentando le tasse;
questo obiettivo può essere perseguito e raggiunto nel nostro Paese solo procedendo ad un'effettiva perequazione tributaria: in particolare appare necessario riferirsi a settori e soggetti particolarmente forti, capaci di produrre enormi utili; bisogna evitare che questi soggetti possano cedere alla tentazione della speculazione, tentazione particolarmente forte soprattutto in alcuni settori produttivi, economici e finanziari;
incrementare la base imponibile e di aliquota sui soggetti operanti nel settore bancario, assicurativo e petrolifero appare una scelta condivisibile;
non appare condivisibile l'idea che le imposte in questi settori siano sostanzialmente inutili perché possono essere, anzi, vengono comunque traslate sul consumatore finale: il fenomeno della traslazione è possibile certo ma anche evitabile, con gli accurati accorgimenti e controlli;
il Ministro dell'economia e delle finanze durante la discussione generale sul decreto alla nostra attenzione ha affermato che il Governo decidendo di tassare l'industria petrolifera esclude: «che avvengano fenomeni di traslazione, anzi, assumiamo che ci saranno fenomeni di ulteriore contribuzione»: tale affermazione è interpretata dal presentatore come un impegno, con la consapevolezza che tale può essere esclusivamente se ci saranno i controlli necessari affinché la traslazione effettivamente non avvenga;
nel caso del petrolio, dell'energia e del gas, si interviene con il decreto alla nostra attenzione con un'addizionale all'Ires del 5,5 per cento che, tra le altre cose, per questo settore, annulla quella riduzione dell'aliquota di tale imposta dal 33 al 27,5 per cento, operata dal governo precedente. La maggiore aliquota non si applica agli extraprofitti, ma a tutti gli utili delle imprese del settore con ricavi maggiori di 25 milioni di euro nell'anno precedente e comunque a tutte le aziende con ricavi superiori a 10 milioni;
le misure previste si riferiscono all'anno in corso e sono affiancate da un irrobustimento delle royalties sulle estrazioni nazionali di idrocarburi e dalla ricontabilizzazione delle scorte ai fini fiscali, per sottoporre a Ires le plusvlanze realizzate grazie al caro petrolio;
alle misure sul settore petrolifero si aggiungono quelle sul settore bancario ed assicurativo delineando l'area degli interventi della cosidetta Robin tax;
appaiono, comunque, criteri di discrezionalità evidenti nelle scelte operate: si è deciso di intervenire solo in alcuni settori evitando di estendere le medesime misure anche a quelle imprese che in altri settori hanno realizzato particolari aumenti nei ricavi in virtù dell'aumento dei prezzi di questi ultimi mesi;
prendendo a riferimento i ricavi, e non i profitti, tra l'altro i ricavi relativi a un esercizio diverso da quello in cui si applica, si potrebbero colpire anche profitti ordinari, alzando il costo del capitale delle imprese coinvolte, con effetti potenzialmente negativi sugli investimenti interni e dall'estero;
alcune riflessioni di fondo restano comunque da fare rispetto alla volontà redistributiva dichiarata dal Governo: in particolare il «Fondo di solidarietà per i cetimeno abbienti», che dovrebbe finanziare una carta acquisti per alleggerire l'onere di acquisto dei beni alimentari e il costo delle bollette per i cittadini che versino in stato di bisogno è alimentato per il solo 2008 e per soli 200 milioni di euro, meno del 10 per cento del gettito atteso dalla Robin tax in quell'anno;
il rischio di traslazione non è questione di scuola, ma costituisce un rischio reale, specie in condizioni di oligopolio come quelle che caratterizzano i mercati dell'energia;
come ha ricordato l'Autorità sull'energia, bisogna evitare che le misure adottate nei confronti delle imprese petrolifere, delle banche e delle assicurazioni, si traducano in nuovi aumenti delle tariffe per i cittadini;
appare comunque ineludibile, per contenere i costi, riflettere sulla necessità di rimodulare gli oneri sulla fiscalità generale, in particolare con riferimento alla voce più consistente tra questi oneri, ovvero quella riguardante gli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili ed assimilate, rispetto ai quali bisogna precisare che attualmente sono a carico dei cittadini che li pagano in bolletta, senza tra l'altro che si sia sufficientemente chiarito ai contribuenti cosa si intende con la voce assimilate;
sempre nell'ottica di un contenimento dei costi per i cittadini è necessario riflettere sulla gestione del mercato del gas, che potrebbe essere aperto ad un maggiore livello di concorrenza;
con riferimento al divieto di traslazione potrebbe essere utile il coinvolgimento, anche in coordinamento con l'Autorità sull'energia, dell'Antitrust, che utilizzando il concetto di dominanza collettiva, cioè di collusione tacita in ambiente oligopolistico ed osservando l'andamento dei prezzi e dei margini di profitto può tentare di sanzionare comportamenti volti a traslare l'imposta,
impegna il Governo
ad attuare costantemente tutti i necessari controlli affinché non si verifichi nessun tentativo di traslazione a carico dei cittadini dei costi relativi all'ampliamento di elementi della base imponibile e di aliquota sui soggetti operanti nel settore bancario, assicurativo e petrolifero, ed in particolare a vagliare l'opportunità di estendere alla fase dei controlli la partecipazione dell'Antitrust.
9/1386/113. Borghesi.
La Camera,
premesso che:
i previsti tagli alle risorse e il programma di razionalizzazione proposto dal Governo, rischiano di mettere in serio pericolo la tenuta dell'intero sistema scolastico pubblico italiano, e questo anche se l'Italia è tra i Paesi europei che investono di meno nella scuola (meno del 2 per cento del Pil);
con il provvedimento al nostro esame, il settore scuola subisce un taglio di circa 8 miliardi di euro in quattro anni. Si taglia il numero dei docenti (attraverso l'incremento del rapporto alunni/docente) e il contingente del personale ATA, amministrativo, tecnico, ausiliario (attraverso la riduzione del 17 per cento dell'attuale consistenza), passando attraverso la revisione dei piani di studio e degli orari, specialmente riguardo agli istituti tecnici e professionali; dei criteri di formazione delle classi; dell'organizzazione didattica della scuola primaria; dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali;
gli istituti tecnici e professionali vengono inoltre penalizzati anche attraverso la riduzione del numero degli indirizzi e delle ore di lezioni teoriche;
questo piano di riorganizzazione avrà tra l'altro, come conseguenza, lachiusura delle scuole poste nelle aree più marginali del Paese, che spesso non riescono a rispettare gli standard numerici richiesti per mantenere il presidio scolastico. Va considerato peraltro che i piccoli comuni al di sotto dei 5000 abitanti sono oltre il settanta per cento dei comuni italiani;
il decreto in esame riduce le risorse complessive a disposizione del settore scolastico, compromette seriamente la funzionalità delle scuole, e va in direzione opposta al programma di assunzioni avviato dal precedente Governo, che aveva autorizzato l'immissione in ruolo di 150.000 docenti e di 30.000 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliare (ATA) nel triennio 2007-2009, oltre alla previsione di misure per la stabilizzazione dei precari nella P.A., e quindi anche nella scuola;
a pagarne maggiormente le conseguenze rischiano peraltro di essere le categorie più deboli della popolazione, quali i ragazzi con disabilità, in quanto al significativo taglio al comparto scuola contribuisce un ridimensionamento degli insegnanti di sostegno,
impegna il Governo:
a rafforzare le politiche scolastiche e ad assumere tutte le iniziative necessarie per incrementare, fin dalla prossima legge finanziaria, le risorse per il diritto allo studio, al fine di valorizzare gli organici del personale docente ed ATA, anche precario, con particolare riguardo agli insegnanti di sostegno e alle figure professionali a supporto degli stessi;
a verificare gli effetti conseguenti alle previste disposizioni relative alla chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, prevedendo l'eventuale esonero da detta chiusura o accorpamento, per specifiche realtà, al fine di garantire a chiunque il diritto allo studio.
9/1386/114. Di Giuseppe.
La Camera,
premesso che:
l'evasione fiscale costituisce uno dei punti più critici del nostro sistema economico e produttivo, un freno allo sviluppo ed alla competitività del Paese, ed una delle principali ragioni dell'impoverimento complessivo del Paese, riduce il gettito fiscale, produce disparità di trattamento tra soggetti con uguale capacità contributiva, altera le condizioni di concorrenza sui mercati;
l'evasione fiscale è un grave fenomeno economico e sociale che, giustamente, deve essere contrastato e debellato: è necessario al riguardo sviluppare nel Paese una cultura che faccia dell'evasione una ragione di emarginazione sociale;
viene occultata al fisco una quota elevatissima del reddito prodotto, il 33 per cento dell'imponibile IVA sfugge a tassazione, gli evasori totali (coloro cioè che pur avendo redditi non li dichiarano affatto, neanche parzialmente) sono molto più numerosi di quanto si ritiene;
dovunque ci siano dei controlli e un sistema di riscossione efficiente ed efficace, si riesce a combattere il fenomeno;
nel 2007, Equitalia è riuscita a incassare 859 milioni di euro da 606 evasori-vip, ovvero quelli con un debito fiscale superiore ai 500 mila euro come ha dichiarato l'amministratore delegato di Equitalia, specificando che si tratta del 18 per cento dell'intero incasso del totale dei ruoli erariali;
è ovvio, per migliorare il rapporto con i cittadini far capire che pagare le imposte è un dovere, deve essere certo che ricevere una cartella per tributi non pagati è il primo passo di un iter che porta inevitabilmente alle procedure cautelari ed esecutive questo per garantire equità nei confronti di quei cittadini che le tasse e tributi li pagano spontaneamente;
nel decreto al nostro esame si interviene sulla disciplina della riscossione,prefigurando un aggiornamento del suo sistema e funzionamento, in un panorama complessivo nel quale appiano poco coerenti alcune scelte riguardo la lotta all'evasione fiscale,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare le adeguate iniziative normative al fine di incrementare la lotta all'evasione fiscale, ampliando il personale di Equitalia spa addetto alla riscossione, facendo ricorso al personale in esubero degli enti pubblici soppressi dal decreto-legge in esame.
9/1386/115. Di Pietro.
La Camera,
premesso che:
il Parlamento ha recentemente approvato la legge 17 ottobre 2007, n. 188, che prescrive l'adozione di un modulo per le dimissioni volontarie dei lavoratori onde evitare abusi;
tale approvazione è avvenuta pressoché all'unanimità: nella seduta della Camera del 5 luglio 2007, in sede di dichiarazione di voto finale si erano espressi favorevolmente, a nome dei rispettivi gruppi, anche gli onorevoli Lo Presti (AN), Compagnon (Lega Nord) e Luigi Fabbri (Forza Italia);
il provvedimento è stato varato per neutralizzare una vessazione illegale, eppure diffusa: l'assunzione con licenziamento incorporato. È il ricatto che chiede alla lavoratrice ed al lavoratore, nel momento dell'assunzione, quando i datori di lavoro hanno un potere decisivo, la sottoscrizione di una lettera di licenziamento volontario in bianco: è una spada di Damocle che graverà sulla vita dei soggetti coinvolti, messi in soggezione permanente. Esso rappresenta un intollerabile prezzo pagato al bisogno di lavoro: un diritto si trasforma così in un ricatto che diventerà effettivo in caso di maternità o in occasione di una malattia o di infortunio;
questo comportamento lesivo di diritti e dignità è molto più diffuso di quanto emerga, seppure i dati di cui disponiamo, che sappiamo essere sottostimati - parlano di circa 18.000 casi all'anno -, rappresentino una realtà significativa;
la legge n. 188 del 2007 vuole prevenire il compiersi di questo arbitrio, vincolando la lettera di dimissioni volontarie all'uso di un modulo facilmente reperibile, numerato e a scadenza. Qualsiasi atto scritto al di fuori di questo modulo è nullo. Così si previene l'insorgere dell'abuso, andando oltre la legislazione precedente (il testo unico a sostegno della maternità e paternità del 2001 e il Codice per le pari opportunità del 2006) che già si era posta il problema, riguardo al contratto di lavoro subordinato, prevedendo una verifica ex post della veridicità delle dimissioni sospette date durante la gravidanza o entro il primo anno di matrimonio;
la verifica successiva si infrange spesso con la difficoltà della lavoratrice e del lavoratore a sottrarsi al ricatto che perdura per il bisogno di lavoro e la paura di non trovarlo più. Essi, che hanno l'onere della prova, anche nel caso in cui riescano a dimostrare l'illegittimità delle dimissioni, spesso preferiscono una buonuscita rispetto al reintegro in un posto di lavoro ove pagherebbero, in mille modi, l'atto di ricorso alla magistratura;
successivamente sono intervenuti, in attuazione della legge citata, il decreto interministeriale del 21 gennaio 2008, entrato in vigore il 5 marzo 2008, nonché la circolare del Ministero del lavoro e della previdenza sociale del 4 marzo 2008;
approfittando di alcuni eccessi burocratici contenuti nei documenti ministeriali, partiva una campagna di stampa ben orchestrata volta all'abrogazione della legge;
l'attuale Ministro del lavoro prometteva alle associazioni imprenditoriali, che pure, in un primo momento, si erano dichiarate favorevoli al provvedimento,l'abrogazione della legge n. 188, il che è avvenuto con l'articolo 34, comma 10, alla lettera l) , del decreto in esame,
impegna il Governo
ad adottare le opportune iniziative, anche normative, per garantire l'effettiva volontarietà delle dimissioni dei lavoratori dipdendenti ferme restando le competenze riservate al Parlamento.
9/1386/116. Donadi.
La Camera,
premesso che:
una delle principali priorità per quanto concerne la situazione abitativa è quella di dare alle oltre 600.000 famiglie collocate nelle graduatorie comunali la possibilità di accedere ad alloggi popolari a canone sociale;
esiste la necessità di rallentare la crescita dei prezzi del mercato della locazione che ha raggiunto livelli insostenibili come è dimostrato dal fatto che da anni in Italia la motivazione di sfratto largamente maggioritaria (80 per cento) è quella per morosità;
il piano casa delineato dal presente decreto non interviene specificatamente in relazione a queste due priorità;
per evitare che il nuovo «piano casa» delineato nel decreto in sede di conversione riferendosi genericamente a «prima casa» si risolva essenzialmente in alloggi costruiti per la vendita con la consapevolezza invece che l'unico modo per calmierare il mercato dell'affitto e per creare condizioni sostenibili di mobilità lavorativa è lo sviluppo di edilizia in locazione a canone sociale e agevolato,
impegna il Governo
a rafforzare la scelta verso interventi che sviluppino l'offerta di alloggi in locazione, sia a canone sociale, definito per le case popolari dalle regioni, che a canone agevolato ai sensi dell'articolo 2 comma 3 legge n. 431 del 1998.
9/1386/117. Evangelisti.
La Camera,
premesso che:
la commissione di massimo scoperto è applicata dalla stragrande maggioranza delle banche del nostro Paese, e non trova riscontro negli altri sistemi bancari;
detta commissione pretesa dalle banche, altro non è che il corrispettivo pagato dal correntista per il mantenimento dell'apertura di credito, indipendentemente dall'utilizzazione dell'apertura di credito stessa, e rappresenta un iniquo e odioso balzello nei confronti degli utenti-consumatori;
la medesima commissione, oltre a penalizzare indistintamente tutti i correntisti, è stata recentemente oggetto di critiche anche da parte del governatore della Banca d'Italia e del presidente dell'Antitrust, il quale ha tra l'altro affermato che la commissione bancaria di massimo scoperto è «prassi iniqua» e «deve essere abolita»,
impegna il Governo
ad adottare, nell'ambito delle proprie competenze, le opportune iniziative, anche normative volte a rendere nulle le clausole di massimo scoperto e le clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del correntista, indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dalla effettiva durata del prelevamento della somma.
9/1386/118. Favia.
La Camera,
premesso che:
a seguito della approvazione della legge 8 febbraio 2007, n. 9 recante interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali si è dato vita ad interventi specifici per affrontare le difficoltà abitative in cui versano molti nostri concittadini;
presso il Ministero delle infrastrutture è stato istituito, durante i mesi passati, un apposito tavolo nazionale di confronto che ha visto la partecipazione dei diversi soggetti interessati che hanno poi firmato un documento nel quale si indicavano al Governo le priorità;
tra le priorità è stata segnalata la necessità in primo luogo di un piano straordinario finalizzato ad affrontare l'emergenza sfratti; a seguito dell'intervento immediato e straordinario si prevedeva il passaggio ad una fase strutturale con un apposito «piano strutturale»;
con le misure del presente decreto si decide che il finanziamento previsto per il piano straordinario debba diventare invece il sostegno a quello strutturale decidendo così, di fatto, di non procedere alla conclusione del piano straordinario;
il 15 ottobre prossimo scade la proroga sfratti e molti cittadini, tanti di questi anziani, rischiano di ritrovarsi senza la propria casa, in una situazione di fortissimo disagio sociale,
impegna il Governo
ad intervenire affinché si dia corso, come previsto, al piano straordinario per l'emergenza sfratti ed affinché siano assegnate a quest' ultimo le risorse previste, programmando soltanto dopo un piano strutturale, che avrebbe bisogno per essere tale di finanziamenti pluriennali.
9/1386/119. Aniello Formisano.
La Camera,
premesso che:
il Fondo aree sottoutilizzate (FAS) costituisce, dal 2003, lo strumento generale di governo della nuova politica nazionale-regionale per la realizzazione di interventi nelle aree sottoutilizzate;
l'adozione di una strategia unitaria nella programmazione degli interventi e la flessibilità nell'allocazione delle risorse, che caratterizzano tale Fondo, consentono di impostare una politica nazionale-regionale coerente con i principi e le regole di politica comunitaria;
la strategia resa possibile dal FAS permette, inoltre, di conseguire una maggiore capacità di spesa in conto capitale, condizione essenziale per soddisfare anche il principio di addizionalità, scaturito dagli impegni assunti dall'Italia con l'Unione europea;
il CIPE, con delibera del 21 dicembre 2007, ha definito la ripartizione finanziaria e le procedure di utilizzo del FAS, stabilendo che l'utilizzo di tali fondi aggiuntivi avverrà attraverso la elaborazione di programmi con valenza 2007-2013, omologhi ai programmi attuativi delle politiche comunitarie;
l'impianto del decreto in esame conferma ciò che è già emerso negli ultimi anni con l'approvazione delle ultime leggi finanziarie, cioè la tendenza del Parlamento a decidere l'assegnazione delle risorse del FAS, che è e dovrebbe essere invece di specifica competenza del CIPE;
questo comportamento contraddice la funzione del Fondo, che è quella di consentire una gestione unitaria e flessibile delle risorse, in relazione alla capacità effettiva di utilizzazione;
decisioni prese per legge, senza una visione precisa delle risorse effettivamente disponibili, tenuto conto anche di quelle già bloccate attraverso decisioni del CIPEriferite ad un arco di tempo pluriennale, ostacolano la programmazione finanziaria che attraverso le delibere del CIPE si tende a costruire;
definendo per le regioni meridionali una ripartizione delle risorse del FAS al di sotto dell'85 per cento, si inciderebbe negativamente sulle politiche di sviluppo e sui servizi sociali che le regioni del Sud realizzano non con risorse determinate da proprie entrate come accade in Lombardia o in Veneto, ma solo grazie al trasferimento di fondi stanziati dal Governo centrale e dall'Unione europea;
la legge 27 dicembre 2007, n 296 ha disposto l'assegnazione di nuove risorse al Fondo e deciso di finanziare nuovi interventi per le aree sottoutilizzate, prevedendo altresì tagli di stanziamenti precedentemente previsti;
le regioni meridionali sono state già penalizzate dal Governo al fine di reperire la necessaria copertura finanziaria per le misure contenute nel decreto legge n. 93 del 2008,
impegna il Governo
a monitorare costantemente la ripartizione delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate in favore delle regioni del Mezzogiorno ed in particolare a confermare che l' 85 per cento di tali risorse venga effettivamente destinato alle aree meridionali come stabilito dall'articolo 6 bis del decreto in esame.
9/1386/120. Misiti.
La Camera,
premesso che:
la crescita dello stato di indigenza, di povertà o comunque di malessere sociale, nel nostro Paese colpisce con maggior intensità le fasce già più deboli della popolazione;
sempre più italiani non riescono più a differenza del recente passato ad acquistare la propria casa;
è sempre più alta la percentuale di chi rimane in affitto perché non in grado di acquistare il proprio alloggio;
i giovani in particolare, patiscono questa situazione non riuscendo, anche a causa di un lavoro spesso instabile, a fare fronte alle spese necessarie per l'acquisto della prima casa;
si registrano sempre più frequentemente e costantemente condizioni particolarmente onerose dei mutui praticati dagli istituti di credito;
siamo oramai in presenza di un mercato immobiliare sostanzialmente fuori controllo caratterizzato da prezzi altissimi e tendenze marcatamente speculative, nella totale assenza di un intervento coerente a sostegno dell'edilizia pubblica;
il diritto alla casa resta uno dei più sentiti dai nostri concittadini, ma appare assai difficile comprendere come possa in questo momento un giovane poterlo realizzare in particolare in presenza di un sistema che rimanendo sostanzialmente identico nel suo impianto di ammortizzatori sociali, richiede però una forte flessibilità per il singolo lavoratore;
il decreto-legge in esame, dà attuazione al cosiddetto «piano casa» proponendo misure specifiche ma non sufficienti per superare il disagio sociale e il degrado urbano;
in particolare la prevista istituzione di un fondo per l'acquisto della prima casa per le giovani coppie presente nel decreto alla nostra attenzione appare misura sostanzialmente inefficace per la esiguità delle risorse a questo destinate ed anche, in linea di principio, discriminatoria in quanto riferita alle così dette giovani coppie, senza tra l'altro che si precisino elementi chiarificatori per individuarle;
appare necessario su questa materia un intervento organico ed un impegnopiù chiaro destinato con maggiore precisione ad una platea di eventuali beneficiari non così indefinita,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare le opportune iniziative per la realizzazione di misure di recupero del patrimonio abitativo esistente ed alla costruzione di nuovi alloggi di edilizia pubblica, nonché per l'istituzione di uno specifico fondo di sostegno per l'acquisto della prima casa, da istituirsi con il contributo anche di soggetti privati come gli istituti bancari, e rivolto in particolare ai lavoratori con contratti di collaborazione coordinata a progetto, iscritti alla gestione separata dell'INPS
9/1386/121. Monai.
La Camera,
premesso che:
in Italia lo stato dell'amministrazione della giustizia è, a dir poco, allarmante: personale scarso e fondi insufficienti sono purtroppo caratteristiche strutturali del nostro sistema giudiziario, su molti del 1.592 uffici giudiziari potrebbe apparire il cartello «chiuso per inagibilità»;
molti degli edifici che ospitano gli uffici ed i tribunali sono obsoleti e, a causa della mancanza di fondi, sono addirittura impossibilitati a rispettare la normativa antincendio prevista da un decreto del Viminale che, nel 2005, ha fissato all'aprile 2009 la data ultima per mettersi in regola;
il personale giudiziario sopravvive in una situazione del tutto particolare come fosse una «sorta di personale ad esaurimento». Il blocco delle assunzioni e la mancata sostituzione del turn over ha precipitato le presenze dalle 44.027 del 2001 (picco massimo) alle attuali 40.517, inoltre i magistrati in organico risultano dal 1o marzo 2008 in numero di 9.153, con 956 posti che risultano a tutti gli effetti scoperti, una percentuale pari a oltre il 10 per cento, che però dovrebbe essere colmata entro la primavera 2010 grazie ai concorsi espletati, già banditi o in via di indizione;
le somme dovute per i cosiddetti consumi intermedi che consentono agli uffici di «vivere» (acqua, luce, gas, benzina, autovetture) hanno subìto nel corso degli anni «una radicale riduzione», passando dagli oltre 202 milioni stanziati nel 2002 ai 107 del 2006, con un saldo negativo del 48 per cento. Nel 2007 era arrivata una boccata d'ossigeno: +40 per cento circa. Ma nel 2008 si è tornati sull'orlo del baratro: - 30 per cento;
particolarmente preoccupante risulta essere la situazione delle spese di cancelleria e per il funzionamento degli uffici, ed il radicale taglio degli investimenti per l'informatica, scesi dai 47 milioni del consuntivo 2002 ai 27 milioni del 2008. Un salasso: quasi il 58 per cento in meno;
in un Paese civile deve essere garantita la forza dissuasiva della legge, non si può accettare che si affermi una cultura dell'impunità, si deve convivere con la certezza che comportamenti delittuosi siano vengano comunque perseguiti e che a questi corrisponda una sanzione commisurata; per radicare tale consapevolezza è necessario investire le giuste risorse affinché il corso della giustizia il suo funzionamento sia tanto rapido quanto efficace;
il decreto alla nostra attenzione, determina tagli di risorse considerevoli per il settore giustizia complicando inevitabilmente il suo corretto funzionamento contribuendo così ad avvallare nel nostro Paese una cultura dell'impunità che va invece combattuta con convinzione,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare con urgenza le adeguate iniziative normative volte a potenziare gli stanziamenti per il corretto funzionamento degli uffici giudiziari per procedere agli incrementi dipersonale necessari ed alla stabilizzazione di quello esistente, nonché per l'ammodernamento degli uffici e dei tribunali.
9/1386/122. Palomba.
La Camera,
premesso che:
la cosiddetta class action sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dal 30 giugno 2008; finalmente si sarebbe potuta mettere alla prova la reale efficacia dell'azione collettiva risarcitoria, introdotta nel Codice del Consumo dalla legge Finanziaria per il 2008, all'esito di una intensa stagione di dibattito che ha interessato gli studiosi ed entrambi i rami del Parlamento nell'arco di due legislature;
nei mesi di attesa si erano alternati gli annunci di un rinvio per via delle molte perplessità dei giuristi e degli addetti ai lavori evidenziando alcuni dubbi sulla capacità del neonato istituto di svolgere la sua funzione: riequilibrare la posizione di debolezza del consumatore ogniqualvolta - e l'osservazione della realtà dimostra che accade sempre più frequentemente - egli patisce la lesione di un diritto di scarso valore economico tale da indurlo a rinunciare alla tutela in giudizio perché antieconomica rispetto al danno subito;
il Governo con il decreto al nostro esame ha deciso di prorogare al 1o gennaio 2009 l'entrata in vigore del suddetto istituto, così assumendosi una responsabilità di fronte ai cittadini: il rinvio deve essere un «arrivederci», non può essere un «addio». I cittadini non lo perdonerebbero perché la class-action era e rimane un'istanza sociale, nonché un necessario strumento di governo del mercato,
impegna il Governo
a dare piena attuazione, entro e non oltre il 1o gennaio 2009, all'istituto della class action: un ulteriore rinvio non consentirebbe infatti di verificare sul campo se il processo collettivo avrebbe funzionato.
9/1386/123. Piffari.
La Camera,
premesso che:
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella riunione del 9 giugno 2008, ha approvato una segnalazione al Governo e al Parlamento nella quale vengono esaminati i settori economici più importanti per il Paese ed evidenziati gli aspetti limitativi della concorrenza nei diversi mercati;
nella segnalazione vengono indicati i settori dove mancanza di concorrenza e lentezza del processo decisionale pubblico rappresentano un freno per la crescita del Paese: infrastrutture, energia, servizi pubblici locali, trasporti, distribuzione commerciale, carburanti, professioni e servizi finanziari costituiscono per l'Antitrust i comparti dove occorre intervenire;
per quanto riguarda, il difficile argomento dei carburanti, appare necessario riflettere sull'utilità della circostanza che anche il regime di disciplina della loro distribuzione possa essere liberalizzato in un contesto di coerente liberalizzazione dell'intero sistema produttivo italiano;
per l'Autorità vanno quindi eliminati i vincoli relativi alle distanze minime, alle superfici minime e agli standard qualitativi; occorre inoltre liberalizzare gli orari massimi di apertura e rafforzare la competitività degli operatori di impianti di distribuzione non integrati a monte con la raffinazione e la logistica;
le misure adottate dal decreto alla nostra attenzione, pur riguardando i diversi comparti ed ambiti citati, con particolare riguardo ad nuova gestione delle accise sui carburanti non paiono rispondere a pieno, nel loro complesso, all'esigenza di una maggiore liberalizzazione della distribuzione dei carburanti;
a tal fine vanno valutati interventi normativi che obblighino i titolari di infrastrutture logistiche a riservare a terziuna quota della capacità complessiva dei rispettivi depositi e inducano i soggetti che controllano gli impianti di raffinazione di prodotti petroliferi a cedere quantitativi di prodotto, in particolare ad operatori di minori dimensioni che non siano in grado di approvvigionarsi sul mercato internazionale,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare le adeguate iniziative normative al fine di incentivare la libera concorrenza in settori economico-produttivi come quello della distribuzione di carburanti di cruciale importanza per lo sviluppo complessivo del sistema.
9/1386/124. Pisicchio.
La Camera,
premesso che:
la piena efficienza dei diversi comparti dello Stato appare come l'obiettivo principale per rilanciare la competitività del sistema-Italia;
i due principali aspetti su cui è necessario intervenire sono da un lato il miglior utilizzo delle tante capacità e professionalità a disposizione della Pubblica amministrazione dall'altro l'eliminazione di qualsiasi forma di spreco;
in una situazione economica contrassegnata da evidenti difficoltà con il rischio di una stagnazione dell'economia nazionale appare fondamentale riuscire a mantenere adeguate a livello internazionale le capacità concorrenziali del nostro sistema produttivo;
la lotta agli sprechi deve essere un obiettivo costante;
il decreto alla nostra attenzione interviene in più punti rispetto all'organizzazione ed al funzionamento della macchina statale ed in particolare della pubblica amministrazione;
è fondamentale valutare la P.A. rispetto agli obiettivi che le sono posti: in particolare, i dirigenti devono assumersi la responsabilità del loro perseguimento e del loro effettivo raggiungimento;
la meritocrazia resta un criterio fondamentale per ottenere sia la riduzione degli sprechi che la selezione delle professionalità,
impegna il Governo
ad attuare le misure necessarie affinché il trattamento economico accessorio di cui all'articolo 24 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 sia riconosciuto al personale con qualifica di dirigente solo dopo la puntuale verifica dei risultati conseguiti e degli obiettivi effettivamente raggiunti nell'attivita' amministrativa e di gestione.
9/1386/125. Porcino.
La Camera,
premesso che:
esiste oramai da anni nel nostro Paese la necessità di regolamentare coerentemente la disciplina dei lavori usuranti;
tale disciplina deve tener conto della relazione che esiste tra lavori usuranti ed il pericolo concreto di incedenti sul lavoro;
è fondamentale investire le risorse necessarie per far crescere e per radicare definitivamente una diffusa cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro;
i controlli, vanno intensificati e contemporaneamente andrebbero adottate tutte quelle misure necessarie per evitare la pericolosa, quanto inutile, sovrapposizione di competenze tra regioni e Stato, proprio nella fase dei controlli, lasciando che per omogeneità e, dunque, efficacia di intervento sia, soprattutto, il Governo nazionale ad assumersene la maggiore responsabilità;
nel decreto alla nostra attenzione si interviene in più modi ed in maniera profonda sulla regolamentazione del mercato del lavoro anche in relazione ad aspetti squisitamente contrattuali,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di intervenire sulla disciplina dei lavori usuranti, comunque entro il 2008, recependo, in particolare, in materia di lavoro notturno le definizioni più favorevoli ai lavoratori già presenti in alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro.
9/1386/126. Razzi.
La Camera,
premesso che:
garantire il diritto alla salute resta uno degli obblighi principali di uno stato moderno e civile;
nel nostro Paese esiste da tempo la necessità di intervenire sul comparto sanitario organizzandolo in maniera più efficace, in particolare appare necessario attivare i necessari controlli affinché i meccanismi che ne regolano il funzionamento siano resi efficaci ed efficienti;
proprio nel settore sanità nei suoi diversi comparti si registrano i maggiori costi e probabilmente i maggiori sprechi della macchina organizzativa statale;
lo sviluppo della sanità è inevitabilmente legato al sostegno della ricerca scientifica e tecnologica;
lo sviluppo scientifico è evidentemente connesso ad elevati investimenti a fronte dei quali nell'ottica del miglior funzionamento della sanità nel suo complesso risultano particolarmente gravi e dannosi sprechi di risorse di vario genere;
il nostro Paese vanta un sistema di welfare particolarmente esteso e capillare all'interno del quale la sanità riveste un ruolo di primo piano;
si deve affermare la consapevolezza che proprio la sanità ed il suo corretto funzionamento comportano cospicui costi di gestione per l' amministrazione pubblica;
lo sviluppo di un sistema sanitario moderno comporta la crescita di un indotto enorme: la sanità infatti nel suo complesso investe una serie complessa e variegata di professioni ed attività produttive, anche per questo appare particolarmente difficile gestirla in maniera coerente;
resta evidente come proprio il settore sanitario sia di fatto molto spesso uno dei settori più critici dell'amministrazione pubblica in tutti i suoi livelli, anche alla luce di questa considerazione appare utile ragionare sul rapporto esistente tra sanità pubblica e privata e quanto la seconda incida sul funzionamento e sul costo della prima e del sistema nel complesso, costi da valutare nell'ottica del reale miglioramento del servizio ottenuto a fronte degli sprechi e distorsioni che spesso si generano proprio nella gestione del rapporto tra sanità pubblica e privata;
nel decreto alla nostra attenzione sul rapporto tra sanità pubblica e privata, si insiste meno del dovuto, mentre sarebbe invece necessario intervenire anche urgentemente per organizzare e controllare meglio i meccanismi di tale rapporto;
si interviene invece riducendo una serie di costi legati alle indennità dei dirigenti sanitari, una riduzione che sarebbe potuta essere anche maggiore, ed a cui si sarebbe dovuto affiancare l'affermazione del principio di un reale controllo, non solo dei ragioni di nomina, che sono cosa diversa dai requisiti richiesti, ma soprattutto dei metodi di gestione e dei reali risultati ottenuti a fronte dell'incarico ricevuto dai dirigenti stessi;
nel medesimo alla nostra attenzione si interviene altresì abolendo il finanziamento per le prestazioni di assistenza specialistica per determinati assistiti, quelli non esenti, di cui all'articolo 1comma 796, lettera p) primo periodo della legge 27 dicembre 2006 n. 296, una disposizione questa che comporta un costo non indifferente e la cui attuazione rimane però sostanzialmente a carico delle regioni;
tale meccanismo potrebbe dare corso a decisioni differenti tra le varie regioni, con il risultato di una disomogeneità nel servizio tra una e l'altra,
impegna il Governo
a monitorare gli effetti di tale soluzione ed intervenire nel caso di evidenti e troppo marcate differenziazioni nel servizio, a garanzia del mantenimento di un adeguato livello minimo di prestazione, omogeneo in tutto il territorio nazionale ed a individuare un percorso che, con il coinvolgimento del Parlamento, possa prefigurare un intervento organico, innovativo, più efficiente e meno costoso, nella gestione del rapporto tra sanità pubblica e privata.
9/1386/127. Scilipoti.
La Camera,
premesso che:
la possibilità che il nostro Paese rimanga nei prossimi anni su livelli di competitività adeguati ai partner europei e mondiali dipende in buona parte dalla capacità di mantenere alto il livello dei consumi;
è fondamentale perché questo avvenga che soprattutto le giovani generazioni riescano a sostenere la crescita investendo sul proprio futuro e sul quello del Paese;
in tutti i più importanti paesi l'inflazione sta continuando a salire ed appare necessario intervenire affinché non si consideri questa crescita come un fenomeno permanente, una costante di sistema;
anche in Italia la crescita dell'inflazioneproduce una evidente contrazione dei redditi;
appare necessario intervenire attraverso una politica mirata di sostegno del reddito: tale intervento è la colonna portante di un più generale intervento a sostegno del rilancio dei consumi;
la deregolamentazione del mercato del lavoro, appare un elemento particolarmente destabilizzante, capace di aumentare gli effetti negativi della diminuzione dei redditi e del calo dei consumi;
le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti non sono oggi molto al di sopra del livello raggiunto 15 anni fa come ha ricordato di recente il Governatore della Banca d'Italia;
appare sempre più diffusa nel Paese una generale sensazione di insicurezza economica ed instabilità lavorativa che sono le principali ragioni di ristagno;
nel decreto alla nostra attenzione si interviene in più punti modificando e deregolamentando il mercato del lavoro ed i contratti che lo regolano,
impegna il Governo
ad intervenire anche con il ricorso a strumenti legislativi, nel rispetto delle competenze parlamentari, per regolamentare in maniera organica il mercato del lavoro, sostenendo una politica dei redditi capace di aumentare le retribuzioni soprattutto dei lavoratori dipendenti e rilanciare dunque i consumi.
9/1386/128. Zazzera.
La Camera,
premesso che:
egli ultimi anni nel nostro Paese si è verificato un continuo e costante innalzamento dei prezzi; dall'estate del 2007 tale fenomeno si è evidentemente acutizzato;
parallelamente abbiamo assistito e continuiamo ad assistere ad una crisi generalizzata dei mercati finanziari mondiali;
i redditi delle famiglie italiane sono stati direttamente colpiti da tali fenomeni;
dal 2007 a oggi, come ha ricordato la Banca di Italia, l'accelerazione dei prezzi ha comportato una minore crescita del reddito disponibile di oltre un punto percentuale che arriva addirittura a 3 punti percentuali se si considerano anche le perdite di valore della ricchezza finanziaria;
il ristagno dei consumi è diventato una costante del nostro sistema economico ed il rialzo dei prezzi continuerà a far diminuire i consumi anche nel prossimo futuro;
mentre il costo del lavoro continua a crescere il potere d'acquisto dei lavoratori italiani diminuisce sempre più;
nel decreto-legge in esame in più punti si interviene con norme finalizzate ad una progressiva deregolamentazione del mercato del lavoro, secondo l'ipotesi che tale deregolamentazione dovrebbe intervenire abbassando i costi del lavoro e spingendo la produzione e dunque la ricchezza complessiva del Paese: il rischio, tuttavia, è quello di sostenere solo speculazioni di breve periodo;
il sostegno ai salari e una regolamentazione efficace delle nuove tipologie contrattuali che contraddistinguono oggi il mercato del lavoro, appaiono gli strumenti principali per ridare fiducia soprattutto ai giovani lavoratori e dunque slancio ai consumi,
impegna il Governo
ad intervenire con urgenza per mettere a punto ulteriori strumenti, adeguati e finanziariamente compatibili, a sostegno del reddito e dei salari dei lavoratori italiani.
9/1386/129. Rota.
La Camera,
premesso che:
la competitività del nostro Paese e la sua capacità di reggere il confronto con gli altri partners europei si misura principalmente sulla capacità di produrre e gestire energia;
tale capacità ha assunto oggi un rilievo strategico ancora più decisivo rispetto agli ultimi decenni;
l'energia, la sua produzione, la sua distribuzione e controllo, è la questione del nuovo millennio: i destini, non solo del nostro Paese, ma del mondo intero, sono legati alla questione energetica;
sappiamo quanto sia rilevante l'apparizione sullo scenario mondiale di nuovi potenti ed aggressivi protagonisti, basti pensare a due nazioni come l'India e la Cina, più sub-continenti che nazioni vere e proprie: proprio questi nuovi protagonisti richiedono quantità di energia enormi per sostenere il loro sviluppo;
recentemente a livello internazionale è emersa chiaramente l'impossibilità di arrivare ad un accordo generale proprio per l'indisponibilità dei nuovi protagonisti asiatici;
l'Europa è nata proprio nell'ottica di salvaguardare la competitività dei suoi membri di fronte ad un mercato mondiale troppo vasto perché ognuno di essi singolarmente possa riuscire a competere;
oggi il processo di integrazione europeo sta drammaticamente rallentando: mentre si estendono i confini, si marcano però tra i partners storici le differenze e le caratterizzazioni nazionali; manca tra le altre una politica comune sull'energia, mancano investimenti e progetti comuni;
l'Italia non ha proprie risorse energetiche sufficienti, compra energia, ed è in ritardo anche culturalmente sull'utilizzo delle energie rinnovabili; in luogo di investimenti sullo sviluppo di nuove fontienergetiche, si rispolverano e si propongono, a fasi alterne, interventi sullo sviluppo del carbone e del nucleare;
è fondamentale chiedersi quale sia il ruolo del nostro Paese nel nuovo scenario mondiale: quest'ultima non può essere una domanda retorica. Come costruire una nuova prospettiva energetica per l'Italia è una domanda a cui la politica deve saper dare una risposta concreta e realmente praticabile;
enormi flussi di ricchezza e, dunque, di potere di scelta, si stanno muovendo in questi anni: non si tratta sempre di un movimento coerente; lo stesso allargamento dei confini della democrazia comporta costi enormi, sacrifici necessari su cui bisogna riflettere perché sarà soprattutto l'occidente e le sue aeree più deboli a pagarli;
l'affermazione del potere, del diritto-dovere di scelta per i «nuovi cittadini» che acquisiscono oggi tale dimensione comporta, non possiamo dimenticarlo, anche una redistribuzione della ricchezza e della sua gestione; produzione e consumi si stanno diversificando, si stanno «spostando», trovando nuovi luoghi di creazione e di gestione;
l'aumento dei consumi, dei livelli di istruzione, ed anche, come detto, l'affermazione del metodo democratico, a cui non sempre si accompagna fisiologicamente l'affermazione della cultura della democrazia, nonché l'estensione della rivendicazione della capacità di scelte responsabili in Paesi dall'enorme potenziale di crescita, determina una nuova cartina geografica delle forze e degli interessi ed inevitabilmente una nuova distribuzione delle energie disponibili;
in Parlamento recentemente è stato affermato, da un importante esponente del Governo, che il mondo sta cambiando, è stata fatta una panoramica estesa ed articolata di questi cambiamenti, senza precisare però, rispetto alla questione energetica, intendimenti sufficientemente chiari rispetto al ruolo del nostro Paese in questo mutato scenario;
nel decreto alla nostra attenzione è stata proposta una riforma per l'Autorità dell'energia: la modifica prospettata ne avrebbe fatto un ibrido, una sorta di via di mezzo tra un organo di regolamentazione e una specie di supervisore per il ritorno al nucleare; successivamente, a quanto pare, questa proposta di modifica, dopo essere stata approvata, è di fatto scomparsa;
in materia energetica non è accettabile procedere per approssimazioni, con confusione, e senza una strategia chiara, basata su obiettivi certi e concretamente raggiungibili;
le autorità di controllo operano e devono operare in piena autonomia ed indipendenza; se vengono meno tali requisiti, viene meno il loro stesso significato, la loro ragion d'essere;
la legge garantisce l'indipendenza delle autorità di controllo, non solo dagli operatori economici, ma anche dai soggetti politici,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di rispettare, anche per il futuro, le scadenze naturali per le cariche delle Autorità sull'energia ed a intervenire, nel rispetto delle proprie competenze, per salvaguardarne e garantirne la piena autonomia ed indipendenza, nonché ad adottare le iniziative di competenza per provvedere alla nomina dei membri mancanti dell'Autorità, ponendo fine ad una inadempienza tanto inaccettabile quanto immotivata, data anche la rilevanza strategica dei suoi compiti.
9/1386/130. Cimadoro.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame ha istituito la Banca del Mezzogiorno, ovvero un Istituto bancario che ha la funzione di raccogliere denaro al Sud e reinvestirlolocalmente come facevano il vecchio Banco di Napoli e il Banco di Sicilia;
si parte dall'assunto che le aeree depresse necessitino di un nucleo imprenditoriale stabile che ponga le basi dello sviluppo. Ovviamente per fare impresa sono necessari i capitali. Il Ministero dell'economia ritiene che questo denaro debba essere reperito proprio in queste aeree, per essere certi che venga impiegato in quelle aeree, fecondando così il tessuto economico locale;
la storia del meridione italiano, non manca di esempi importanti di istituti bancari meridionali, con una chiara connotazione territoriale;
nel nostro Paese non manca la propensione al risparmio, anzi, quest'ultima è abbastanza marcata da farne quasi un elemento caratteristico ed in alcune fasi patologico;
non pare coerente fondare una politica di sviluppo sul risparmio, almeno non esclusivamente; contemporaneamente appare necessario anche riflettere sul modo di concepire il risparmio, nell'ambito di un sistema Paese considerandolo anche e soprattutto in funzione della sua produttività;
il risparmio può essere una molla di sviluppo, anche molto importante; certo le modalità della sua gestione devono essere progressive, fondate anche sul coraggio di chi lo gestisce, sulla capacità di considerare il risparmio come fonte di investimento: proprio la mancanza di coraggio e la scarsa propensione all'investimento sono due delle principali caratteristiche del nostro sistema di risparmio che spesso declina verso forme di semplice ed immediata speculazione, principale fonte questa di ristagno;
tutte le caratteristiche del nostro sistema bancario si acutizzano proprio nelle aree meridionali del paese; i difetti le mancanze del nostro sistema bancario, il suo carattere spesso familiaristico privo di iniziativa è una delle ragioni costanti della questione meridionale;
appare difficile ipotizzare sviluppo pensando di fondarlo sul risparmio; è quasi un controsenso pensare ad un simile meccanismo proprio nel sud del nostro Paese, dove come detto la gestione del risparmio ha sempre avuto una forte inclinazione alla speculazione, principale fonte di ristagno;
manca, non è certo questione di oggi, nel nostro meridione quella cultura di impresa che ha cambiato nel XVIII secolo la storia dell'Europa;
le radici di questa mancanza affondano a loro volta nel passato, come qualcuno ricordava, e, non dovremmo dimenticarlo, il meridione d'Italia ha conosciuto la controriforma senza conoscere né avvertire gli effetti della riforma, ha vissuto per anni la permanenza di vecchi modelli feudali e baronali, scoprendo con enorme ritardo gli effetti della rivoluzione industriale, non ha conosciuto per tempo quel ricambio della classe dirigente che avrebbe fatto nel XIX secolo della borghesia la classe dominante del panorama europeo, non ha vissuto l'affermazione della fabbrica che come luogo nuovo della produzione avrebbe dato vita ad un nuovo mondo, ed ad un nuovo epocale confronto; la questione meridionale è intrinsecamente questione paradossale, il suo paradosso, consiste nella sua attualità, nell'attualità della mancanza nel sud d'Italia di una classe imprenditoriale e ancora di più di un idea e dunque di un sistema di impresa che sia parte integrante del confronto con il moderno;
non pare coerente rispetto a tutto ciò pensare di poter rilanciare lo sviluppo e l'impresa attraverso il risparmio, tra l'altro di natura statale;
sarà, come sempre, lo Stato a fondare la Banca. E i principali partecipanti saranno le Regioni, le varie Camere di Commercio, i Comuni e gli Enti Locali. Soltanto in un secondo momento si prevede l'apertura ai privati che dovrebbero diventare i principali azionisti di questo nuovo soggetto bancario;
nel decreto in esame si prevede che il Ministero dell'economia e delle finanze conferisca come forma di partecipazione una quota iniziale di capitale sociale pari a 5 milioni di euro. Tale conferimento dovrà rientrare nelle casse dello Stato entro cinque anni dall'entrata in funzione della Banca. Contemporaneamente, lo Stato rimetterà alla Banca tutte le azioni in suo possesso, tranne una. In altre parole, non si tratterà di un vero e proprio conferimento, ma di un prestito iniziale;
sui 5 milioni iniziali, si prevede di recuperarne 2,5 dall'accantonamento in favore del Ministero dei Beni Culturali e altri 2,5 da un fondo relativo al Ministero della Salute,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare le adeguate iniziative al fine di privatizzare in tempi rapidi la Banca del Mezzogiorno, affinché l'Istituto bancario sia a totale partecipazione di capitale privato senza alcun genere di sostegno o aiuto economico pubblico, vincolandolo all'iniziativa d'impresa locale e predisponendolo all'investimento e non alla semplice speculazione.
9/1386/131. Messina.
La Camera,
premesso che:
la cosiddetta «questione sicurezza» è stato uno dei principali motivi di confronto dell'ultima campagna elettorale;
al di là di approcci di carattere propagandistico è evidente come nel nostro Paese esista effettivamente una richiesta ed un'esigenza legittima da parte della collettività, e cioè che siano difesi e garantiti livelli adeguati di sicurezza pubblica;
siamo consapevoli, è innegabile, che l'impatto dei flussi migratori abbia influito sulla flessione dei giusti livelli di sicurezza pubblica, siamo convinti che ai diritti dei migranti sia necessario affiancare senza sacrificare i diritti dei residenti;
il Governo è di recente intervenuto con provvedimenti specifici, in alcuni casi particolarmente pubblicizzati, proprio sulla questione sicurezza, e sono state prese iniziative che hanno suscitato non poche perplessità, anche a livello europeo;
è la legge, l'affermazione del principio secondo cui tutti i cittadini siano sottoposti al suo rispetto, il principale strumento affinché nel Paese si riesca a garantire il giusto livello di sicurezza e di integrazione sociale;
sarebbe auspicabile che tutti i cittadini, anche quelli chiamati a rivestire ruoli di particolare rilievo istituzionale e di rappresentanza, anzi quest'ultimi più degli altri, avvertano il dovere di rispettare la legge, senza utilizzare il proprio ruolo per cercare di aggirarla;
resta fondamentale garantire il potere dissuasivo della legge, mantenere la certezza comune secondo cui chi infrange la legge è destinato ad assumersene le responsabilità, per questo è fondamentale investire su quei comparti che garantiscono quotidianamente con il loro lavoro la sicurezza dei nostri concittadini; è necessario investire su quelle professionalità che a rischio spesso della propria incolumità e della propria vita si impegnano a garantire la sicurezza delle nostre città e dei nostri paesi; verso questi uomini e donne abbiamo tutti un debito di riconoscenza morale;
la polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri, la Guardia di finanza, e con loro tutte le forze dell'ordine, sono corpi formati da uomini e donne capaci, impegnati tutti i giorni sul territorio; a loro dobbiamo rispetto, non è accettabile mortificarli, non si può ricorrere a continui richiami retorici, servono interventi seri che dimostrino concretamente l'impegno ed il sostegno delle istituzioni nei loro confronti, servono investimenti concreti non il richiamo all'istituzione di fondi generici;
nel decreto-legge in esame, le misure prese nei confronti delle forze dell'ordine e della sicurezza pubblica comportano tagli per i prossimi tre anni per quasi tre miliardi di euro, prevedendo al contempo l'istituzione di fondi di carattere troppo generico;
da una parte si varano provvedimenti specifici sulla sicurezza, dall'altra contemporaneamente si tagliano i fondi alle forze dell'ordine;
i tagli previsti porteranno alla diminuzione di 40mila unità nell'organico complessivo delle forze dell'ordine e difesa, ci saranno problemi immediati per la manutenzione dei mezzi, per l'acquisto della benzina, nonché per l'acquisto delle divise ed anche dei giubbotti antiproiettile,
impegna il Governo
ad intervenire in tempi rapidi, per individuare interventi concreti ed efficaci a sostegno delle Forze dell'ordine, delineando un piano organico di misure volte al potenziamento di uomini e strutture, indicando in maniera chiara le risorse economiche da mettere a disposizione delle forze dell'ordine medesime.
9/1386/132. Paladini.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame, definisce gli obiettivi finanziari del patto di stabilità interno per le regioni e gli enti locali per il triennio 2009-2011, fissando il concorso delle autonomie territoriali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per gli anni 2009-2011;
nel complesso, dall'applicazione del nuovo Patto di stabilità interno per gli enti territoriali, dovranno derivare risparmi complessivi per 3.150 milioni di euro nel 2009, 5.200 milioni di euro nel 2010 e 9.200 milioni di euro nel 2011;
l'Anci valuta in 1.340 milioni di euro gli oneri a carico dei soli comuni;
un contributo consistente al controllo dei saldi di bilancio viene richiesto agli enti locali, a cui si chiedono riduzioni di spese finali, tagli agli investimenti; si operano, inoltre, minori trasferimenti, riduzioni di personale, riduzione di servizi ai cittadini (a cominciare dai servizi sanitari);
agli enti locali si chiede di tenere in equilibrio le minori entrate previste e di continuare a garantire i servizi ai cittadini, creando loro problemi enormi;
si tratta di una manovra economica quindi, fortemente restrittiva che rischia di deprimere la domanda interna incidendo pesantemente ed indiscriminatamente sulla spesa pubblica, e che si traduce in un salasso insostenibile per gli enti locali;
in queste condizioni gli enti locali rischiano di vedersi costretti a ridurre i servizi ai cittadini, o a dover aumentare tasse e tariffe. In entrambi i casi a pagarne le conseguenze saranno ancora una volta i cittadini-utenti,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di affiancare al previsto invio trimestrale da parte degli Enti locali al Ministero dell'economia di informazioni concernenti la loro gestione di cassa e di competenza per gli adempimenti relativi al patto di stabilità interno, anche tutti i dati utili al fine di monitorare sotto l'aspetto sociale, gli effetti conseguenti al rispetto del suddetto Patto di stabilità, in termini di servizi resi ai cittadini, qualità degli stessi, andamento della pressione tributaria e delle tariffe, prevedendone inoltre l'invio annuale al Parlamento.
9/1386/133. Porfidia.
La Camera,
premesso che:
la competitività del nostro Paese si fonda oggi più che mai sulla sua capacitàdi innovazione e progresso scientifico e tecnologico; viviamo l'epoca della tecnologia e sappiamo che nuovi orizzonti si stanno continuando ad aprire ai progressi scientifici: in questo contesto appare fondamentale investire soprattutto con interventi mirati sulla ricerca scientifica;
da ormai diversi anni il nostro Paese ha sviluppato una tendenza cronica a sacrificare la ricerca tecnologica e scientifica: sono sempre di meno infatti le risorse destinate a tale scopo;
parallelamente l'ambito di sviluppo principale della ricerca, vale a dire l'Università, ha visto più volte modificati i propri assetti costitutivi ed organizzativi, in una sorta di continua riforma che ne ha reso confusi i confini e ne ha indebolito l'organizzazione;
particolarmente critico si è rivelato il rapporto tra le università private e quella pubbliche: si è radicalizzato una sorta di scontro ideologico tra le due opportunità, quando, invece, si sarebbe dovuto lavorare per potere integrare le sinergie tra queste due dimensioni;
il decreto in esame interviene ancora sulla materia da un parte disponendo la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni, dall'altro riducendo le missioni di spesa per il Ministero dell'università;
siamo di fronte ad una situazione nella quale il quadro generale dell'organizzazione delle università italiane risulta confuso e di difficile comprensione;
l'università deve invece rappresentare un'area strategica fondamentale su cui costruire le basi del rilancio del sistema-Italia: è infatti dalla connessione funzionale tra università e mondo del lavoro che si può creare un volano virtuoso per il nostro paese, per creare sviluppo e rilanciare produzione e consumi;
in una fase che si preannuncia difficile, lo stesso Ministro dell'economia e delle finanze ha richiamato l'imminenza di una prossima crisi economica; proprio l'investimento sul capitale umano sulle capacità delle nuove generazioni può rappresentare lo strumento per sostenere lo sviluppo del Paese;
è fondamentale però proseguire con decisione sulla strada della eliminazione progressiva di sprechi ed inefficienze anche con riguardo a settori come quello delle università;
proprio in settori strategici come quello universitario vanno focalizzate le risorse, concentrati gli sforzi, evitando qualsiasi forma di spreco; bisogna affinare i criteri di selezione, puntando alla effettiva valorizzazione del merito;
è necessario procedere alla razionalizzazione delle risorse senza affermare criteri che non tengono nel debito conto differenze e meriti,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di procedere alla individuazione dei criteri necessari per una verifica puntuale ed ad una differenziazione sostanziale tra i vari atenei ed università, individuando principi attraverso cui selezionare le università virtuose, anche in relazione alle risorse economiche utilizzate, al numero di laureati, alla durata media del corso di studio per singolo studente, alla media dell'abbandono scolastico, alle ricerche ed agli studi condotti nelle proprie strutture, in modo da modulare i tagli previsti secondo principi chiari e riferibili a criteri meritocratici.
9/1386/134. Palagiano.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 23-bis del disegno di legge in esame interviene sui servizi pubblici locali di rilevanza economica, disciplinandone l'affidamento e la gestione;
il settore dei servizi pubblici locali vale, nel nostro sistema produttivo, un fatturato di circa 42 miliardi di euro, impiega 170 mila addetti, e dunque ne rappresenta una parte consistente; e soprattutto è un comparto rilevante della nostra spesa pubblica;
la norma come approvata dalle Commissioni nel corso dell'esame in sede referente prevedeva tra l'altro, che in deroga alle modalità di affidamento ordinario, l'affidamento potesse avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipate dall'ente locale, che avessero i requisiti per la gestione in house, e in favore di società a partecipazione mista pubblica e privata;
in seguito, con il maxiemendamento del Governo si stabilisce che l'affidamento potrà avvenire «nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria»;
tale espressione è simile a quella di una precedente disposizione vigente negli anni scorsi, che fu la chiave con cui è stato introdotto e dilatato il sistema dell'in house. Quando però si ammette implicitamente che nell'in house possa essere in qualche modo coinvolta una società per azioni quotata, siamo fuori dalla disciplina comunitaria;
la disciplina comunitaria è stata elusa perché nessuna autorità è stata in grado, salvo talvolta il Consiglio di Stato, di costringere le amministrazioni locali a rimanere dentro la tipologia che la disciplina comunitaria delinea come in house, e cioè un'organizzazione direttamente sotto il controllo dell'amministrazione locale, qualcosa molto simile alla vecchia municipalizzata;
nel testo in esame non si rinviene una disciplina dell'in house; sopprimendo l'intero comma 3, viene anche eliminata la disposizione in cui si prevedeva il passaggio presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che avrebbe comunque avuto un effetto moralmente inibitorio di pratiche anomale rispetto a una configurazione in house effettivamente coerente con la disciplina comunitaria;
la norma riguardante i servizi pubblici locali va dunque in direzione opposta rispetto alla necessità di aprire alla liberalizzazione del mercato di questi servizi, con effetti che rischiano di essere negativi per gli utenti in termini di tariffe;
peraltro, l'esperienza mostra come negli ultimi anni gli enti locali hanno spesso costituito migliaia di società a partecipazione pubblica, spesso con lo scopo, nemmeno tanto occulto, di moltiplicare i posti di consigliere di amministrazione, favorendo apparati politici e azionisti pubblici,
impegna il Governo
a prevedere forme di monitoraggio, con conseguente relazione annuale da presentare al Parlamento, circa gli effetti della norme indicate in premessa relative all'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riguardo agli effetti in termini di efficienza e di tariffe conseguenti alla gestione dei servizi resi dalle società pubbliche e quelle private.
9/1386/135. Costantini.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 8 del disegno di legge in esame, prevede la possibilità di riaprire la possibilità di sfruttamento dei giacimenti di gas naturale dell'Alto Adriatico, attualmente vietato dalla legge 9 del 1991, a condizione che si accerti la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste;
l'attuale divieto alle prospezioni e alla ricerca di idrocarburi nelle acque del Golfo di Venezia, è motivato dai rischi evidenziati da diversi studi, circa gli effetti negativi delle perforazioni sui fenomeni di subsidenza;
la norma contenuta nel decreto al nostro esame, prevede inoltre che l'eventuale permesso alle prospezioni e alla ricerca di idrocarburi, sia subordinato anuovi studi presentati, non da una Commissione neutrale di esperti, ma dagli stessi titolari di permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione, sollevando così legittime perplessità circa l'obiettività e l'imparzialità di detti studi, visto anche gli interssi economici sottesi allo sfruttamento dei suddetti giacimenti;
a supporto delle suddette perplessità, ricordiamo che il 3 ottobre 1996, l'Agip depositò presso il ministero dell'Ambiente e la regione Veneto, un suo studio di impatto ambientale relativamente al progetto «Alto Adriatico». Ebbene, su tale studio si pronunciò in termini negativi il gruppo di lavoro allora istituito dal Comune di Venezia, tanto che - a seguito di detta pronuncia negativa - venne emanato il decreto del Ministero dell'ambiente del 3 dicembre 1999, con il quale venne vietata l'attività di coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in quell'area, e nel quale venivano evidenziate «alcune importanti limitazioni presenti nella impostazione degli studi dell'Agip», e la necessità di «un modello di analisi diverso e più dettagliato di quello utilizzato dall'Agip»,
impegna il Governo:
ad introdurre idonee misure di verifica e monitoraggio ambientale da parte dei soggetti competenti, nell'ipotesi di riapertura dello sfruttamento dei giacimenti di gas naturale dell'Alto Adriatico;
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a prevedere un parere definitivo e vincolante dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), relativo ai risultati degli studi presentati dai titolari di permessi di ricerca e delle concessioni delle coltivazioni.
9/1386/136. Leoluca Orlando.
La Camera,
premesso che:
il contrasto alla contraffazione è un impegno doveroso da assumere;
il Governo ha disposto la validità di 10 anni per le attuali carte d'identità in formato cartaceo nonostante, per queste ultime, sia stata già prevista la loro scomparsa a decorrere dal 1o gennaio 2006. ai sensi dell'articolo 7-viciester della legge 31 marzo 2005 n. 43 poiché facilmente soggette a falsificazione, come peraltro già denunciato e documentato da alcune trasmissioni televisive;
con la disposizione del presente decreto si è stabilito che, a partire dal 2010, le carte di identità dovranno essere munite di fotografia e delle impronte digitali del titolare;
tale disposizione, così formulata, si applicherebbe anche alle carte d'identità già emesse procurando gravi complicazioni e criticità di natura pratica e rallentando o addirittura posticipando di ben 5 anni il processo di modernizzazione della Pubblica Amministrazione (e-government);
infine, dall'approvazione del testo, così come proposto dal Governo, si verrebbe a creare un vuoto di ben un anno e mezzo, per la precisione da luglio 2008 alla fine del 2009, entro il quale non è prevista la rilevazione delle impronte con conseguente disparità di trattamento per i cittadini,
impegna il Governo
ad adottare le opportune misure affinché la validità della carta d'identità di 10 anni sia limitata esclusivamente alle carte di identità in formato elettronico, onde consentire la sostituzione di quelle cartacee nel più breve tempo possibile in modo da proseguire anche nell'attuazione del piano di informatizzazione della Pubblica Amministrazione.
9/1386/137. Mazzocchi, Gioacchino Alfano.
La Camera,
premesso che:
il contrasto alla contraffazione è un impegno doveroso da assumere;
il Governo ha disposto la validità di 10 anni per le attuali carte d'identità in formato cartaceo nonostante, per queste ultime, sia stata già prevista la loro scomparsa a decorrere dal 1o gennaio 2006. ai sensi dell'articolo 7-viciester della legge 31 marzo 2005 n. 43 poiché facilmente soggette a falsificazione, come peraltro già denunciato e documentato da alcune trasmissioni televisive;
con la disposizione del presente decreto si è stabilito che, a partire dal 2010, le carte di identità dovranno essere munite di fotografia e delle impronte digitali del titolare;
tale disposizione, così formulata, si applicherebbe anche alle carte d'identità già emesse procurando gravi complicazioni e criticità di natura pratica e rallentando o addirittura posticipando di ben 5 anni il processo di modernizzazione della Pubblica Amministrazione (e-government);
infine, dall'approvazione del testo, così come proposto dal Governo, si verrebbe a creare un vuoto di ben un anno e mezzo, per la precisione da luglio 2008 alla fine del 2009, entro il quale non è prevista la rilevazione delle impronte con conseguente disparità di trattamento per i cittadini,
impegna il Governo
ad adottare le opportune misure affinché siano sostituite nel più breve tempo possibile le carte di identità cartacee con quelle elettroniche, anche nell'attuazione del piano di informatizzazione della Pubblica Amministrazione.
9/1386/137. (Testo modificato nel corso della seduta) Mazzocchi, Gioacchino Alfano.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 79-ter ha lo scopo dichiarato di «rafforzare gli strumenti di programmazione delle regioni nel settore sanitario» e di «meglio definire il ruolo degli erogatori privati al fine di inquadrare le attività e le funzioni da questi svolte, con oneri a carico del servizio sanitario nazionale, nell'ambito della programmazione regionale delle attività sanitarie e dei conseguenti costi»;
le disposizioni proposte intendono «meglio definire», attraverso la modifica di alcune disposizioni del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, il ruolo degli ospedali classificati e dei presidi ospedalieri, ivi compresi quelli che hanno ottenuto il riconoscimento del carattere scientifico, gestiti da Istituti ed enti religiosi, ivi comprese le istituzioni evangeliche ed israelitiche, che si caratterizzano, come le strutture pubbliche, per non avere finalità lucrative;
in sostanza gli ospedali equiparati (ossia gli ospedali classificati e presidi), dopo quaranta anni dalla scelta da loro operata (ai sensi della legge cosiddetta Mariotti del 1968) di essere inseriti a pieno titolo nella programmazione ospedaliera pubblica con tutte le conseguenze che ciò ha comportato, perderebbero il loro status particolare per essere assimilati, per legge, alle case di cura private;
l'estrema gravità della decisione del Governo è manifesta laddove si consideri che la motivazione dell'intervento di modifica del «ruolo» non può trovare giustificazione nell'esigenza del potenziamento degli strumenti di programmazione in quanto l'assoggettamento alla programmazione regionale non è stato mai (né poteva essere) posto in discussione da parte degli ospedali classificati;
gli ospedali classificati, i presidi ospedalieri e gli IRCCS sono, per legge, strutture dell'azienda sanitaria (USL) incui sono ubicati: essi sono quindi parte essenziale del sistema ospedaliero pubblico;
non avrebbe alcun senso, né giuridico né pratico, imporre a detti enti obblighi ed oneri incidenti sulla organizzazione e sulla strutturazione, senza una correlata implicazione di ordine positivo, senza, cioè, considerarne le effettiva posizione quali elementi integranti le strutture del Servizio sanitario nazionale;
il superamento di questo principio finisce così non solo per rinnegare una storia quarantennale di collaborazione diretta con le istituzioni pubbliche e di inserimento totale degli stessi nel sistema pubblico, ma, soprattutto, finisce per penalizzare, in nome della programmazione, strutture che hanno a suo tempo scelto volontariamente e di essere sottoposte proprio alla programmazione e che si sono assunte oneri rilevanti nell'organizzazione dei servizi e del personale;
deve essere altresì tenuto nella dovuta considerazione il fatto che, solo presso gli ospedali associati all'ARIS (classificati, ivi compresi quelli riconosciuti IRCCS, e i presidi) lavorano circa 26.000 dipendenti, di cui 4.373 medici e 21.762 non medici; altre migliaia di dipendenti lavorano nelle strutture degli enti federati,
impegna il Governo:
ad adottare tutte le misure necessarie affinché possa essere risolta in via definitiva la posizione degli ospedali classificati all'interno del Servizio sanitario nazionale senza che questi vengano penalizzati o possa aggravarsi la loro attuale situazione di crisi, in quanto ciò metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa degli ospedali classificati che da sempre sono quelli più vicini ai cittadini per la qualità e umanità dell'assistenza e spesso rappresentano la storia ospedaliera di alcune città;
a non penalizzare gli ospedali cattolici, per non compromettere un servizio indispensabile alle popolazioni.
9/1386/138. Pedoto, Sbrollini, Livia Turco, Binetti, Murer, Calgaro, Burtone, Mosella.
La Camera,
premesso che:
in sede di erogazione dei contributi relativi all'esercizio 2006, gli uffici del Dipartimento informazione ed editoria stanno provvedendo a trattenere i conguagli relativi all'esercizio 2002;
ciò avviene in applicazione di una norma di legge che non appare dotata di carattere di sistematicità: i contributi verrebbero liquidati per gli esercizi 2002, 2004 e 2005 sulla base della media dei costi, mentre per il solo esercizio 2003 sulla base dei costi di esercizio delle imprese editrici;
detta situazione, oltre a non avere alcuna ratio, crea - ad avviso dei presentatori - criticità finanziarie e di bilancio per numerose imprese editrici;
il precedente Governo ha accettato un ordine del giorno, presentato in aula 21 novembre 2007, durante la conversione del decreto-legge n. 159 recante interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale, sullo stesso argomento,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative volte a rideterminare nell'esercizio finanziario 2008 i contributi di cui all'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, relativi agli esercizi 2002, 2004 e 2005, sulla base dei costi di esercizio e a non provvedere ad eventuali recuperi di somme laddove vi fossero differenze a carico delle imprese editrici.
9/1386/139. Barani, Caldoro, Nucara.
La Camera,
premesso che:
in sede di erogazione dei contributi relativi all'esercizio 2006, gli uffici del Dipartimento informazione ed editoria stanno provvedendo a trattenere i conguagli relativi all'esercizio 2002;
ciò avviene in applicazione di una norma di legge che non appare dotata di carattere di sistematicità: i contributi verrebbero liquidati per gli esercizi 2002, 2004 e 2005 sulla base della media dei costi, mentre per il solo esercizio 2003 sulla base dei costi di esercizio delle imprese editrici;
detta situazione, oltre a non avere alcuna ratio, crea - ad avviso dei presentatori - criticità finanziarie e di bilancio per numerose imprese editrici;
il precedente Governo ha accettato un ordine del giorno, presentato in aula 21 novembre 2007, durante la conversione del decreto-legge n. 159 recante interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale, sullo stesso argomento,
impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative volte a rideterminare nell'esercizio finanziario 2008 i contributi di cui all'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, relativi agli esercizi 2002, 2004 e 2005, sulla base dei costi di esercizio.
9/1386/139. (Testo modificato nel corso della seduta) Barani, Caldoro, Nucara.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 26 denominato «taglia-enti» prevede che gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità, nonché quelli di cui al comma 636 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con esclusione degli ordini professionali e le loro federazioni, (...), sono soppressi al sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del decreto-legge;
fanno eccezione quelli confermati con decreto dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, da emanarsi entro quaranta giorni dall'entrata in vigore del decreto, e di quelli le cui funzioni sono attribuite, con lo stesso decreto, ad organi diversi dal Ministero che riveste competenza primaria nella materia; in tale condivisibile scelta del Governo tesa a tagliare spese ed oneri a carico dello Stato di enti spesso costosi ed inutili, si inserirebbe anche la Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani», sita a Gardone Riviera (BS), storica e gloriosa cittadella della cultura nella quale sono conservate le donazioni effettuate dallo scrittore Gabriele D'Annunzio;
il Vittoriale è la cittadella monumentale che il grande scrittore allestì dal 1921 al 1938 e che egli scelse non solo come abitazione ma anche come un insieme di edifici, vie piazze, teatri e giardini a testimonianza del genio dell'artista;
la Cittadella, amministrata e gestita dalla Fondazione «Il Vittoriale», vede la presenza di migliaia di turisti ogni anno i quali, tra l'altro, hanno la possibilità di consultare bibliografie e archivi di straordinaria importanza culturale nonché di assistere ad eventi teatrali,
impegna il Governo
in considerazione della importanza storica e culturale e del meritorio lavoro di testimonianza storica condotto dalla Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani», ad adottare ulteriori iniziative normative al fine di escludere la suddetta Fondazione dai tagli previsti dall'articolo 26.
9/1386/140. Beccalossi, Saglia, Corsaro.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 26 denominato «taglia-enti» prevede che gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità, nonché quelli di cui al comma 636 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con esclusione degli ordini professionali e le loro federazioni, (...), sono soppressi al sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del decreto-legge;
fanno eccezione quelli confermati con decreto dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, da emanarsi entro quaranta giorni dall'entrata in vigore del decreto, e di quelli le cui funzioni sono attribuite, con lo stesso decreto, ad organi diversi dal Ministero che riveste competenza primaria nella materia; in tale condivisibile scelta del Governo tesa a tagliare spese ed oneri a carico dello Stato di enti spesso costosi ed inutili, si inserirebbe anche la Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani», sita a Gardone Riviera (BS), storica e gloriosa cittadella della cultura nella quale sono conservate le donazioni effettuate dallo scrittore Gabriele D'Annunzio;
il Vittoriale è la cittadella monumentale che il grande scrittore allestì dal 1921 al 1938 e che egli scelse non solo come abitazione ma anche come un insieme di edifici, vie piazze, teatri e giardini a testimonianza del genio dell'artista;
la Cittadella, amministrata e gestita dalla Fondazione «Il Vittoriale», vede la presenza di migliaia di turisti ogni anno i quali, tra l'altro, hanno la possibilità di consultare bibliografie e archivi di straordinaria importanza culturale nonché di assistere ad eventi teatrali,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità, in considerazione della importanza storica e culturale e del meritorio lavoro di testimonianza storica condotto dalla Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani», ad adottare ulteriori iniziative normative al fine di escludere la suddetta Fondazione dai tagli previsti dall'articolo 26.
9/1386/140. (Testo modificato nel corso della seduta) Beccalossi, Saglia, Corsaro.
La Camera,
premesso che:
il presente decreto-legge al Capo II del Titolo III reca disposizioni volte al contenimento della spesa per il pubblico impiego, alcune delle quali rivolte anche al personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001, compreso quello delle Forze armate e di polizia;
al personale delle Forze armate e di polizia sono attribuite particolari e gravose funzioni che comportano, tra l'altro, l'esposizione a concreti pericoli per l'incolumità personale;
si tratta dell'impiego sul territorio nazionale in aree anche disagiate, spesso distanti dalle regioni d'origine, dell'assoggettamento a mutevoli esigenze operative e ad una conseguente elevata mobilità, dello svolgimento di compiti usuranti - senza soluzione di continuità nell'arco dell'anno e delle 24 ore - in stato di costante tensione emotiva e, spesso, in condizioni climatiche avverse, dello svolgimento di attività lavorative in situazioni operative spesso imprevedibili nonché dell'assoggettamento ad una peculiare disciplina ordinamentale;
tutto ciò implica per il personale delle Forze armate e di polizia condizioni lavorative del tutto diverse da quelle degli altri dipendenti pubblici;
ritenuto pertanto che al citato personale debba essere riconosciuta una suaspecificità, anche sotto il profilo del trattamento economico-normativo,
impegna il Governo
ad adottare ogni utile iniziativa, anche di carattere legislativo, per il riconoscimento della «specificità» del Comparto difesa-sicurezza nell'ambito del pubblico impiego, con lo scopo di definire, per il relativo personale, un peculiare trattamento giuridico, economico e previdenziale.
9/1386/141. Cirielli, Cicu, Ascierto, Paglia, Gregorio Fontana, Bocchino.
La Camera,
premesso che:
il presente decreto-legge al Capo II del Titolo III reca disposizioni volte al contenimento della spesa per il pubblico impiego, alcune delle quali rivolte anche al personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001, compreso quello delle Forze armate e di polizia;
al personale delle Forze armate e di polizia sono attribuite particolari e gravose funzioni che comportano, tra l'altro, l'esposizione a concreti pericoli per l'incolumità personale;
si tratta dell'impiego sul territorio nazionale in aree anche disagiate, spesso distanti dalle regioni d'origine, dell'assoggettamento a mutevoli esigenze operative e ad una conseguente elevata mobilità, dello svolgimento di compiti usuranti - senza soluzione di continuità nell'arco dell'anno e delle 24 ore - in stato di costante tensione emotiva e, spesso, in condizioni climatiche avverse, dello svolgimento di attività lavorative in situazioni operative spesso imprevedibili nonché dell'assoggettamento ad una peculiare disciplina ordinamentale;
tutto ciò implica per il personale delle Forze armate e di polizia condizioni lavorative del tutto diverse da quelle degli altri dipendenti pubblici;
ritenuto pertanto che al citato personale debba essere riconosciuta una sua specificità, anche sotto il profilo del trattamento economico-normativo,
impegna il Governo
ad adottare idonei provvedimenti legislativi per il riconoscimento della «specificità» del Comparto difesa-sicurezza nell'ambito del pubblico impiego, con lo scopo di definire, per il relativo personale, un peculiare trattamento giuridico, economico e previdenziale.
9/1386/141. (Testo modificato nel corso della seduta) Cirielli, Cicu, Ascierto, Paglia, Gregorio Fontana, Bocchino.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 60, commi 1 e 10, del decreto-legge in esame, riducendo in modo significativo le risorse dello stato di previsione del Ministero della difesa, non consentirà al Dicastero stesso di svolgere tutte le attività programmate, anche di carattere prioritario;
tra tali attività rientrano quelle connesse alle celebrazioni relative al 4 novembre, 90o anniversario della fine della Prima guerra mondiale, ricorrenza di altissimo valore morale, civile e militare nonché una delle più significative per la storia nazionale, posto che tale ricorrenza è riconosciuta come «Giornata delle Forze armate» dall'articolo 132 del Regolamento sul servizio territoriale e di presidio delle Forze armate, adottato nel 1973, e che l'articolo 1, comma 4, della legge 7 marzo 2001, n. 78, prevede, in particolare, che nella citata ricorrenza, sia promossa la riflessione storica sulla Prima guerra mondiale e sul suo significato;
la celebrazione del 4 novembre e del 90o anniversario della fine della Prima guerra mondiale assume carattere prioritario e di eccezionalità e rientra nei compiti del Ministero della difesa quello diorganizzare una serie di eventi, all'interno ed all'esterno delle strutture militari, con appositi programmi, iniziative e manifestazioni nelle principali città, mostre, altre attività culturali, nonché cerimonie militari nelle maggiori città e nei luoghi maggiormente significativi;
gli oneri relativi allo svolgimento delle citate attività non troveranno più capienza nell'ambito delle risorse iscritte nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa, a causa delle riduzioni ad esse apportate dal citato articolo 60 del presente decreto-legge;
il medesimo articolo 60, al comma 8-bis, prevede che nello stato di previsione del Ministero della difesa sia istituito un fondo con una dotazione pari a 3 milioni di euro per l'anno 2008, da utilizzare per far fronte alle esigenze prioritarie del Ministero stesso;
il predetto fondo potrebbe essere utilizzato per far fronte agli oneri derivanti dalle attività relative alla celebrazione del 4 novembre e del 90o anniversario della fine della Prima guerra mondiale,
impegna il Governo
ad utilizzare il fondo di cui all'articolo 60, comma 8-bis, del decreto-legge in esame per provvedere agli oneri derivanti dallo svolgimento delle attività programmate dal Ministero della difesa per le celebrazioni del 4 novembre e del 90o anniversario della fine della Prima guerra mondiale.
9/1386/142. Paglia, Cirielli, Cicu, Gregorio Fontana, Ascierto.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame reca disposizioni inerenti alle assunzioni di personale e alla stabilizzazione del personale precario di pubbliche amministrazioni, volte a contenere ulteriormente il turn over presso le pubbliche amministrazioni;
le citate disposizioni comporteranno per le Forze armate e di polizia maggiori difficoltà nel fronteggiare le esigenze operative a causa delle carenze che si verificheranno negli organici;
per quanto riguarda l'Arma dei carabinieri, l'articolo 24, comma 6, del decreto legislativo n. 215 del 2001 prevede la possibilità per l'amministrazione di prolungare la ferma prefissata degli ufficiali in ferma prefissata entro i limiti di spesa corrispondenti al contingente massimo di ufficiali da mantenere in servizio come Forza media nell'anno di riferimento, sulla base delle necessità operative;
alla luce delle citate carenze di organico e delle conseguenti necessità operative che si verificheranno già a partire dal prossimo anno, sussistano i presupposti per il prolungamento della ferma degli ufficiali in ferma prefissata che ultimeranno il periodo di ferma nel corso del 2008;
dovrebbero essere comunque assunte iniziative per la stabilizzazione del citato personale analogamente a quanto avvenuto con la finanziaria 2007,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di prolungare, ai sensi dell'articolo 24, comma 6, del decreto legislativo n. 215 del 2001, la ferma degli ufficiali in ferma prefissata che ultimeranno il periodo di ferma nell'anno 2008;
ad assumere iniziative, anche di carattere legislativo, per la stabilizzazione del citato personale nell'anno 2009.
9/1386/143. Ascierto, Cirielli, Cicu, Gregorio Fontana, Paglia.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame reca disposizioni inerenti alle assunzioni di personale e alla stabilizzazione del personaleprecario di pubbliche amministrazioni, volte a contenere ulteriormente il turn over presso le pubbliche amministrazioni;
le citate disposizioni comporteranno per le Forze armate e di polizia maggiori difficoltà nel fronteggiare le esigenze operative a causa delle carenze che si verificheranno negli organici;
per quanto riguarda l'Arma dei carabinieri, l'articolo 24, comma 6, del decreto legislativo n. 215 del 2001 prevede la possibilità per l'amministrazione di prolungare la ferma prefissata degli ufficiali in ferma prefissata entro i limiti di spesa corrispondenti al contingente massimo di ufficiali da mantenere in servizio come Forza media nell'anno di riferimento, sulla base delle necessità operative;
alla luce delle citate carenze di organico e delle conseguenti necessità operative che si verificheranno già a partire dal prossimo anno, sussistano i presupposti per il prolungamento della ferma degli ufficiali in ferma prefissata che ultimeranno il periodo di ferma nel corso del 2008;
dovrebbero essere comunque assunte iniziative per la stabilizzazione del citato personale analogamente a quanto avvenuto con la finanziaria 2007,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di: prolungare, ai sensi dell'articolo 24, comma 6, del decreto legislativo n. 215 del 2001, la ferma degli ufficiali in ferma prefissata che ultimeranno il periodo di ferma nell'anno 2008; assumere iniziative, anche di carattere legislativo, per la stabilizzazione del citato personale nell'anno 2009.
9/1386/143. (Testo modificato nel corso della seduta) Ascierto, Cirielli, Cicu, Gregorio Fontana, Paglia.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 71 prevede che la contrattazione collettiva del comparto pubblico definisca i termini e le modalità di fruizione dei permessi retribuiti stabiliti ex lege, con l'obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente ad ore di quelli che possono essere goduti alternativamente ad ore ed a giorni;
con tale norma si tende a voler scoraggiare l'utilizzo dei congedi nelle giornate lavorative che prevedono un orario lavorativo più lungo, e dunque, nel caso di una previsione contrattuale non particolarmente favorevole, il lavoratore con handicap o il familiare che assiste una persona con handicap si troverà a non poter stabilire liberamente e in base alle esigenze personali/familiari in quali giorni godere dei congedi previsti dall'articolo 33 della legge 104/92;
inoltre tale norma rischia di ledere il diritto primario dell'assistenza alla persona con handicap, soprattutto in caso di urgenze, come previsto dalla sopracitata legge n. 104 del 1992,
impegna il Governo
ad emanare idonei provvedimenti attuativi della norma summenzionata che consenta di salvaguardare i termini e le modalità di fruizione dei permessi, già in vigore perché attuativi della legge n.104 del 1992, tutelando così il principio della parità di condizioni di lavoro tra lavoratori con handicap del settore privato e pubblico, come tutelata dal decreto legislativo n. 216 del 2003, emanato in attuazione della direttiva 2000/78/CE.
9/1386/144. Delfino.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 71 prevede che la contrattazione collettiva del comparto pubblico definisca i termini e le modalità di fruizione dei permessi retribuiti stabiliti ex lege, con l'obbligo di stabilire una quantificazioneesclusivamente ad ore di quelli che possono essere goduti alternativamente ad ore ed a giorni;
con tale norma si tende a voler scoraggiare l'utilizzo dei congedi nelle giornate lavorative che prevedono un orario lavorativo più lungo, e dunque, nel caso di una previsione contrattuale non particolarmente favorevole, il lavoratore con handicap o il familiare che assiste una persona con handicap si troverà a non poter stabilire liberamente e in base alle esigenze personali/familiari in quali giorni godere dei congedi previsti dall'articolo 33 della legge 104/92;
inoltre tale norma rischia di ledere il diritto primario dell'assistenza alla persona con handicap, soprattutto in caso di urgenze, come previsto dalla sopracitata legge n. 104 del 1992,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di emanare idonei provvedimenti attuativi della norma summenzionata che consenta di salvaguardare i termini e le modalità di fruizione dei permessi, già in vigore perché attuativi della legge n.104 del 1992, tutelando così il principio della parità di condizioni di lavoro tra lavoratori con handicap del settore privato e pubblico, come tutelata dal decreto legislativo n. 216 del 2003, emanato in attuazione della direttiva 2000/78/CE.
9/1386/144. (Testo modificato nel corso della seduta) Delfino.
La Camera,
premesso che:
nel mese di luglio dello scorso anno il territorio del Gargano ha subito gravissimi danni a causa di numerosi incendi boschivi divampati nella zona, in particolare nelle città di Peschici, Vieste e Vico del Gargano;
lo sviluppo delle fiamme ha compromesso 4500 ettari di natura protetta che sono andati in fumo e causato ingenti danni sia umani con la morte di 4 persone, sia a tutta l'economia del territorio colpito fortemente nel pieno della stagione turistica da questa tragica vicenda;
successivamente, tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, il territorio è stato colpito da un ulteriore evento calamitoso con fortissimi alluvioni che si sono susseguiti per più giorni, mettendo ancora di più in ginocchio l'intera comunità e provocando ulteriori ingenti danni ambientali, infrastrutturali ed economici;
in occasione di quei tragici eventi il Governo in carica a quel tempo ha provveduto a proclamare lo stato di calamità nazionale per fronteggiare l'emergenza e dato seguito all'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri al fine di introdurre uno stanziamento di 5 milioni di euro per sovvenzionare la copertura dei danni ai beni e servizi delle zone colpite da eventi calamitosi, tra cui i comuni del Gargano interessati dalle calamità;
si è, inoltre, attivato per fare ottenere l'utilizzazione dei fondi di solidarietà europei, estendendo tale beneficio anche a quelle regioni particolarmente colpite da fenomeni incendiari ma per un vizio di forma nella presentazione della domanda, però, la domanda non è stata accettata e non è stato possibile attingere ai fondi in questione;
allo stato attuale, per non si sa quali imprecisate ragioni di carattere burocratico, delle misure sopra citate nessun beneficio al momento è stato effettivamente concesso e ad oggi l'intero territorio del Gargano e i suoi cittadini non sono a conoscenza di eventuali nuove iniziative in merito e non vedono destinarsi risorse che potrebbero risollevare un territorio che oltre ad aver subito gravissimi danni ambientali, economici e sociali, ha pagato anche un tributo salatissimo in termini di vite umane;
le zone fortemente compromesse dalle calamità necessitano di un progettodi rivalutazione del territorio che preveda un piano di infrastrutture per la messa in sicurezza delle zone divenute pericolanti dopo gli eventi calamitosi, nonché di un piano di compensazione economica per i cittadini che hanno subito enormi danni dagli eventi calamitosi,
impegna il Governo
a verificare le ragioni della mancata erogazione dei benefici previsti e a valutare ulteriori misure per la destinazione di risorse in favore dei territori del Gargano da destinare, in particolar modo, al finanziamento delle opere infrastrutturali necessarie alla messa in sicurezza delle aree colpite e a meccanismi di sovvenzioni per la copertura degli ingenti danni subiti dagli abitanti e dagli operatori economici presenti nel territorio.
9/1386/145. Cera.
La Camera,
premesso che:
il decreto in esame ha fortemente penalizzato il settore della sicurezza e della difesa;
sono stati infatti previsti per il triennio 2009-2011 tagli di oltre tre miliardi di euro, riduzioni di spesa e nessuna forma di investimento;
ciò impedirà l'acquisto di autovetture, mezzi, strumenti utili per svolgere il servizio, armi, divise, nonché la possibilità di avere risorse sufficienti e necessarie per le attività addestrative, per i corsi di formazione, per rinnovare le armi in dotazione, per l'acquisto di munizioni, delle divise e per la ordinaria manutenzione degli uffici e delle infrastrutture, in particolare quelle di accesso al pubblico, che diventeranno sempre più fatiscenti;
il decreto in esame, che sottrae oltre un miliardo di euro alle forze di polizia, porterà ad un collasso della parte operativa del sistema sicurezza, con il dimezzamento delle volanti sul territorio e la chiusura di oltre un terzo dei commissariati, limitando sensibilmente la capacità di fronteggiare la minaccia che viene dalla criminalità diffusa e soprattutto da quella mafiosa;
viene confermata la tendenza dell'esecutivo a ridimensionare le forze dell'ordine, al fine di trasferire alcune funzioni agli enti locali (100 milioni di euro sarebbero infatti destinati al potenziamento della sicurezza urbana) ed alla sicurezza privata;
dopo una campagna elettorale giocata quasi interamente sul tema della sicurezza stupiscono fortemente questi provvedimenti restrittivi, dal momento che le Forze dell'ordine hanno bisogno di risorse certe, ben quantificate e di sicura copertura,
impegna il Governo:
a valutare l'impatto delle disposizioni citate in premessa, al fine di adottare con urgenza le opportune misure normative finalizzate all'incremento delle risorse per il rinnovo dei contratti, attraverso la riduzione dell'entità dei tagli alle assunzioni e agli scatti di anzianità previsti ed il riconoscimento anche dello sconto fiscale sugli straordinari, introdotto due mesi fa soltanto per i lavoratori privati;
a riconoscere un trattamento economico speciale a quanti prestano servizio nelle Forze dell'ordine e nelle Forze armate, in considerazione dei disagi e dei rischi affrontati quotidianamente.
9/1386/146. Rao, Vietti, Compagnon, Tassone, Mannino, Volontè.
La Camera,
premesso che:
in nome del principio sancito dall'Unione europea in materia di concorrenza, il decreto-legge in esame dispone che l'installazione e l'esercizio degli impianti non siano più subordinati alla chiusura di impianti esistenti e a contingentamentinumerici, né al vincolo delle distanze minime tra impianti ed esercizi commerciali;
nell'applicazione della normativa in oggetto deve essere consentito alle regioni e agli enti locali un congruo periodo di tempo in modo da uniformare le singole normative regionali e locali anche al fine di evitare la naturale confusione normativa ed operativa nelle singole realtà regionali,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative volte a prevedere una dilazione della decorrenza del piano di razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti a partire dal 1o gennaio 2009 al fine di evitare un frettoloso adeguamento della normativa e probabili conflitti tra i diversi livelli di governo.
9/1386/147. Pisacane, Formisano.
La Camera,
premesso che:
il dibattito collegato alla introduzione della Robin tax, ossia di un prelievo addizionale sui profitti delle compagnie operanti nel settore petrolifero e dell'energia, ha fatto riemergere il tema della mancata attuazione delle disposizioni contenute nell'articolo 37 dello Statuto autonomista siciliano che impone il pagamento delle tasse relative a produzioni realizzate in Sicilia direttamente alle casse della Regione Siciliana;
si stima che il valore del comparto energetico in Sicilia ammonti a circa trenta miliardi di euro che, se versati nelle casse della Regione Sicilia, potrebbero consentire la realizzazione delle condizioni necessarie a far decollare lo sviluppo dell'intera regione;
alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo la pausa estiva, il Governo ha ribadito in più-di una occasione che inizierà il dibattito sulla introduzione del federalismo fiscale,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di prevedere, nell'ambito dei provvedimenti che saranno discussi in tema di federalismo fiscale, per quanto di competenza, la possibilità di stabilire per la Sicilia, meccanismi perequativi che consentano di realizzare pienamente il dettato dell'articolo 37 del proprio statuto, a cominciare proprio dalle accise gravanti sui carburanti venduti nella regione.
9/1386/148. Romano, Mannino, Drago, Naro, Ruvolo.
La Camera,
premesso che:
l'offerta dei servizi garantiti da Ferrovie dello Stato, per quanto riguarda i collegamenti regionali risulta inadeguata alle esigenze degli utenti in termini di pulizia, comfort, sovraffollamento delle carrozze e rispetto degli orari;
tali disservizi, che si riscontrano sulle quasi totalità delle tratte regionali servite da Ferrovie dello Stato, sono inammissibili, dal momento che si tratta di vagoni adibiti al trasporto di persone e non di merci o bestiame;
il trasporto regionale interessa utenti abituali, per la maggior parte i pendolari che utilizzano il treno quotidianamente per motivi di lavoro o di studio;
si registra anche la soppressione di stazioni importanti su tratte a intenso traffico e riguardanti anche comuni di capoluogo;
per elevare la qualità del servizio non basta informare per tempo i viaggiatori di un ritardo o di un disguido anche se questi fanno parte dei punti segnalati dai viaggiatori;
è necessario garantire agli utenti, e soprattutto ai pendolari un servizio che raggiunga standard qualitativi assimilabili a quelli riscontrabili negli altri paesi europei;
l'articolo 63 del decreto- legge autorizza la spesa di 300 milioni di euro per l'anno 2008 per far fronte alle esigenze del gruppo Ferrovie dello Stato;
la destinazione di tale contributo sarà, però, definita successivamente con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di prevedere nel decreto di prossima pubblicazione l'assegnazione di una quota consistente di tale contributo al miglioramento della qualità del servizio offerto dalle Ferrovie dello Stato sulle tratte regionali maggiormente utilizzate dai pendolari.
9/1386/149. Compagnon, Ciccanti, Drago, Pionati, Tassone, Formisano.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 7, comma 1, del presente decreto legge indica tra gli obiettivi da perseguire nell'ambito della «Strategia energetica nazionale» la promozione delle fonti rinnovabili di energia e dell'efficienza energetica;
la difficoltà nell'accesso al credito, unitamente agli alti costi necessari per investimenti per interventi di efficienza energetica e produzione di energia da fonti rinnovabili e alla carenza di risorse disponibili, costituisce uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti nel nostro Paese;
non vi sono ancora nel sistema bancario strumenti finanziari rivolti ad un settore in forte espansione come quello dell'efficienza energetica,
impegna il Governo
a valutare la possibilità di prevedere l'istituzione di un fondo di garanzia destinato agli interventi di efficienza energetica e alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di consentire nel Paese l'avvio e lo sviluppo di nuovi strumenti finanziari e agevolativi destinati a questo settore.
9/1386/150. Pionati, Libé.
La Camera,
premesso che:
il comma 10 dell'articolo 20 del decreto-legge in esame prevede la corresponsione dell'assegno sociale di cui all'articolo 3, comma 6, della legge n. 335 del 1995 nei confronti di tutti i soggetti aventi diritto, a condizione che abbiano soggiornato legalmente in via continuativa, per almeno cinque anni nel territorio nazionale;
attualmente l'assegno sociale viene corrisposto ai cittadini italiani che hanno compiuto il sessantacinquesmo anno di età, che risiedono effettivamente ed abitualmente in Italia e sono sprovvisti di reddito, ovvero possiedono redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge, nonché, alle stesse condizioni di età e di reddito, anche ai cittadini di Stati membri dell'Unione Europea, residenti in Italia, indipendentemente dal possesso della qualifica di lavoratori e gli stranieri titolari di permesso di soggiorno;
la finalità della disposizione di cui al citato comma 10 è quella di porre rimedio al fenomeno dell'aumento consistente del numero delle prestazioni assistenziali erogate per effetto soprattutto dei ricongiungimenti familiari «forzati» da parte di cittadini stranieri;
nel corso dell'iter parlamentare, sono state approvate alcune modifiche con le quali è prevista l'introduzione anche del requisito di aver lavorato legalmente con un reddito almeno pari all'importo dell'assegno sociale ed l'innalzamento del periodo di riferimento da cinque a dieci anni;
la funzione dell'assegno sociale è di sussidio nei confronti delle fasce deboli della popolazione, essenzialmente, disoccupati, casalinghe, lavoratori senza una storia contributiva pregressa che al compimento del sessantacinquesimo anno di età siano sprovvisti di reddito;
l'introduzione dell'ulteriore requisito di aver lavorato legalmente con un reddito almeno pari all'importo dell'assegno sociale, in via continuativa, di fatto determinerebbe la conseguenza paradossale che proprio le fasce più deboli della popolazione soprattutto italiane potrebbero in futuro non beneficiare della provvidenza in esame,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative volte a rimuovere gli effetti negativi prodotti dall'attuale formulazione del comma 10 dell'articolo 20, che di fatto vanifica lo scopo sociale della provvidenza in esame, ledendo anche diritti dei cittadini italiani e dei soggetti equiparati che l'istituto dell'assegno mira a tutelare.
9/1386/151. Ruggeri, Cesa, Poli, Delfino.
La Camera,
premesso che:
il comma 10 dell'articolo 20 del decreto-legge in esame prevede la corresponsione dell'assegno sociale di cui all'articolo 3, comma 6, della legge n. 335 del 1995 nei confronti di tutti i soggetti aventi diritto, a condizione che abbiano soggiornato legalmente in via continuativa, per almeno cinque anni nel territorio nazionale;
attualmente l'assegno sociale viene corrisposto ai cittadini italiani che hanno compiuto il sessantacinquesmo anno di età, che risiedono effettivamente ed abitualmente in Italia e sono sprovvisti di reddito, ovvero possiedono redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge, nonché, alle stesse condizioni di età e di reddito, anche ai cittadini di Stati membri dell'Unione Europea, residenti in Italia, indipendentemente dal possesso della qualifica di lavoratori e gli stranieri titolari di permesso di soggiorno;
la finalità della disposizione di cui al citato comma 10 è quella di porre rimedio al fenomeno dell'aumento consistente del numero delle prestazioni assistenziali erogate per effetto soprattutto dei ricongiungimenti familiari «forzati» da parte di cittadini stranieri;
nel corso dell'iter parlamentare, sono state approvate alcune modifiche con le quali è prevista l'introduzione anche del requisito di aver lavorato legalmente con un reddito almeno pari all'importo dell'assegno sociale ed l'innalzamento del periodo di riferimento da cinque a dieci anni;
la funzione dell'assegno sociale è di sussidio nei confronti delle fasce deboli della popolazione, essenzialmente, disoccupati, casalinghe, lavoratori senza una storia contributiva pregressa che al compimento del sessantacinquesimo anno di età siano sprovvisti di reddito;
l'introduzione dell'ulteriore requisito di aver lavorato legalmente con un reddito almeno pari all'importo dell'assegno sociale, in via continuativa, di fatto determinerebbe la conseguenza paradossale che proprio le fasce più deboli della popolazione soprattutto italiane potrebberoin futuro non beneficiare della provvidenza in esame,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative volte a rimuovere gli effetti negativi prodotti dall'attuale formulazione del comma 10 dell'articolo 20, che di fatto rischia di vanificare lo scopo sociale della provvidenza in esame, ledendo anche diritti dei cittadini italiani e dei soggetti equiparati che l'istituto dell'assegno mira a tutelare.
9/1386/151. (Testo modificato nel corso della seduta) Ruggeri, Cesa, Poli, Delfino.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 67, comma 2, del decreto-legge in esame prevede per l'anno 2009 che, nelle more di un generale riordino della materia concernente la disciplina del trattamento economico accessorio, ai sensi dell'articolo 45 del decreto legislativo 165 del 2001, rivolta a definire una più stretta correlazione di tali trattamenti alle maggiori prestazioni lavorative e allo svolgimento di attività di rilevanza istituzionale che richiedono particolare impegno e responsabilità , tutte le disposizioni speciali di cui all'allegato B, che prevedono risorse aggiuntive a favore dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa delle amministrazioni statali sono disapplicate;
tra le amministrazioni destinatarie di tale previsione vi è l'Istituto Nazionale della Previdenza sociale, per il quale sulla base dell'articolo 18 della legge 9 marzo 1989, n. 88, (richiamato nel succitato allegato B), sono previsti compensi incentivanti la produttività, mediante una quota non superiore allo 0,10 per cento delle entrate indicate nel bilancio di previsione dell'Istituto per finanziare progetti speciali finalizzati principalmente alla realizzazione di programmi per la lotta e il recupero delle omissioni ed evasioni contributive e per l'erogazione delle prestazioni corrisposte dall'Istituto;
l'Istituto, fin dal 1983, primo tra le altre Pubbliche amministrazioni, ha realizzato e applicato sistemi di misurazione della produttività;
attraverso la contrattazione collettiva sono stati stabiliti criteri per la corresponsione dei compensi incentivanti la produttività stessa, subordinati al raggiungimento di obiettivi programmati;
la corresponsione dei trattamenti in questione è avvenuta non «a pioggia» bensì sulla base di parametri che tengono conto dell'apporto individuale al raggiungimento degli obiettivi stessi;
i progetti speciali di cui al citato articolo 18 hanno consentito il raggiungimento degli anzidetti obiettivi, in tempi sempre più brevi, nonostante la limitata disponibilità di risorse umane, determinata dal blocco del turn-over previsto da varie leggi finanziarie, e gli accresciuti adempimenti posti a carico dell'Ente con varie disposizioni di legge;
le finalità che si intendono perseguire con il riordino della materia concernente la disciplina del trattamento accessorio nelle pubbliche amministrazioni sono state già da anni realizzate all'INPS;
il provvedimento sta creando viva apprensione tra i lavoratori dell'Istituto, che hanno deliberato iniziative di protesta, che potrebbero comportare pesanti ricadute sulla funzionalità dell'Ente, con conseguenti ritardi nell'erogazione di prestazioni di servizi di primaria necessità,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di adottare, nelle more di un generale riordino della materia, ulteriori iniziative normative per porre in essere misure volte a non penalizzare i lavoratori dell'INPS, sottraendo risorse finalizzate al raggiungimentodi obiettivi effettivamente raggiunti, con soddisfazione dell'utenza e a trovare idonee misure compensative delle risorse non utilizzabili nel 2009.
9/1386/152. Poli, Ruggeri.
La Camera,
premesso che,
l'articolo 73 del decreto-legge in esame ha apportato sostanziali modifiche alla materia del part-time, eliminando il diritto soggettivo del dipendente pubblico ad utilizzare tale strumento previsto dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662;
il ricorso al part-time viene effettuato, per inderogabili esigenze di cura della famiglia e per sopperire alla nota e cronica carenza di strutture e servizi sociali;
tale istituto non costituisce un privilegio per il pubblico dipendente, ma unicamente un mezzo per fronteggiare le difficoltà di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro;
il part-time viene chiesto prevalentemente dalle lavoratrici dipendenti e quindi la modifica introdotta dal predetto decreto rischia di penalizzare, ancora una volta, la fascia più debole dei lavoratori;
la fruizione del part-time comporta per il dipendente penalizzazioni sia sotto il profilo retributivo e previdenziale, sia in relazione agli sviluppi di carriera;
al contrario, mediante il part-time si realizzano significativi risparmi per le amministrazioni e quindi per la spesa pubblica in generale,
impegna il Governo
al fine di non penalizzare il riconosciuto apporto e valore delle donne lavoratrici, a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa allo scopo di adottare ulteriori iniziative normative volte a ripristinare la disposizione contenuta nel primo e secondo periodo del comma 58 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
9/1386/153. Cesa, Ruggeri, Poli.
La Camera,
premesso che:
nel programma del Popolo della Libertà è prevista, nell'ambito delle politiche fiscali per la famiglia, una «graduale e progressiva tassazione separata dei redditi da locazione»;
tra gli interventi previsti dall'articolo 11 del decreto in esame, volti alla promozione ed all'incremento del patrimonio abitativo, cosiddetto «Piano Casa», non sono stati inseriti strumenti di incentivazione del mercato della locazione;
nel corso di un dibattito sul taglio dell'ICI, nelle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera il sottosegretario di stato all'economia e alle finanze ha accennato nuovamente al progetto della cedolare secca sugli affitti, che, è bene ricordarlo, se da una parte comporta degli oneri iniziali, producendo un notevole risparmio fiscale per i contribuenti ed evitando che il reddito da immobili sia soggetto alla progressività dell'imposta, dall'altra favorirà l'emersione di una parte degli affitti in nero, incentivando la stipula di contratti regolari;
l'introduzione della tassazione separata dei redditi da locazione avrebbe anche il pregio di rilanciare il settore della locazione immobiliare;
l'affitto rappresenta una possibile alternativa alla crisi dei mutui, ma affinché riprenda slancio il suo mercato è necessario che torni anche la convenienza, la redditività dell'affitto, oggi annullata dalla imposizione fiscale locale ed erariale,
impegna il Governo
a provvedere in tempi rapidi, così come previsto dal programma del Popolo dellaLibertà, alla predisposizione degli atti necessari ad introdurre la tassazione separata dei redditi da locazione, in quanto unica misura in grado di coniugare l'emersione di contratti illegali con il ripristino della redditività della locazione.
9/1386/154. Dionisi, Galletti.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 45 del provvedimento in esame prevede la soppressione del Servizio consultivo ed ispettivo tributario (Secit) a decorrere dalla data entrata in vigore del presente decreto-legge ed il trasferimento delle relative funzioni al Dipartimento delle finanze;
il medesimo articolo dispone altresì la restituzione del personale amministrativo alle amministrazioni di appartenenza o l'assegnazione, se del ruolo del Ministero dell'economia e delle finanze, al Dipartimento delle finanze;
le funzioni di analisi, elaborazione e valutazione delle politiche economiche e fiscali attribuite al Secit sono svolte anche da esperti estranei alle amministrazioni pubbliche immessi in servizio a seguito di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri,
impegna il Governo
data l'esperienza e la professionalità acquisita e per evitare costosi contenziosi, a valutare la possibilità di mantenere in servizio tale personale fino alla scadenza dell'incarico, assegnandolo al Dipartimento delle finanze.
9/1386/155. Zinzi, Tassone.
La Camera,
premesso che:
la manovra di bilancio, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, ha fortemente penalizzato il settore della giustizia;
il decreto prevede blocco del turn- over, tagli del 10 per cento al personale amministrativo che lavora nei tribunali, riduzioni d'organico del 20 per cento per gli uffici dirigenziali e del 15 per cento per quelli di livello, nonché un tetto massimo del 10 per cento per le assunzioni (un neoassunto ogni dieci cancellieri, segretari o giudici che andranno in pensione);
il testo in questione, nel calare la scure del risparmio sui vari ministeri, impone un limite annuale ai «consumi intermedi» (spese di ufficio, acqua, luce, gas, cancelleria, fotocopie, assistenza informatica, benzina, auto, arredi vari) anche del Ministero della giustizia, del 22 per cento nel 2009, che diventerà del 23 per cento nel 2010 e addirittura di oltre il 40 per cento nel 2011;
sui vari organici ministeriali, nello specifico, il decreto in esame prevede una nuova riduzione del 10 per cento (che peraltro pare non contemplare deroghe anche per i magistrati, con ciò vanificando l'auspicato maxiconcorso per 500 nuovi posti),
impegna il Governo
a reperire con urgenza ulteriori e specifiche risorse, al fine di non compromettere seriamente l'efficienza della macchina giudiziaria, in linea anche con quanto previsto dai progetti di accelerazione del processo civile annunciati nel disegno di legge in materia.
9/1386/156. Tassone, Vietti, Rao, Compagnon.
La Camera,
premesso che:
il bilancio della Difesa denuncia una drammatica riduzione delle risorsesin dal 2004 che ha provocato un forte squilibrio tra le voci del personale, dell'esercizio e dell'investimento;
il decreto in esame purtroppo conferma questa politica di forte compressione delle disponibilità generali;
gli effetti dei tagli sono quantificabili sopratutto nella riduzione dei livelli di addestramento e prontezza dello strumento militare, nella riduzione del livello di efficienza e della disponibilità operativa di mezzi e sistemi quali automezzi, unità navali e assetti aeronautici, nell'incremento della situazione debitoria delle spese necessarie ed obbligatorie;
tutto questo si traduce nell'impossibilità di poter contare su un numero sufficiente di personale e assetti adeguatamente addestrati da impiegare sia nelle missioni internazionali, sia in prontezza operativa, correndo così il rischio di uscire dagli standard della NATO;
il comparto difesa ha dimostrato, nonostante tutto, di saper rispondere egregiamente alle esigenze ed a tutti i compiti affidatigli in tema di sicurezza interna e di missioni internazionali,
impegna il Governo
ad informare il Parlamento, alla luce dei fatti suesposti, su quale modello organizzativo delle Forze Armate voglia realizzare, in tema di organi operativi, di formazione e addestramento del personale, di armamenti e logistica in generale, tutto ciò tenendo conto degli impegni internazionali in ambito NATO, ONU e Unione Europea, e degli accordi bilaterali liberamente sottoscritti dall'Italia.
9/1386/157. Bosi, Compagnon.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 60, comma 1, del decreto legge in esame riduce per il triennio 2009-2011 le dotazioni finanziarie della missione «015 Comunicazioni» del Ministero dell'economia e delle finanze per un importo pari a 83.094 euro per l'anno 2009, a 100.445 euro per l'anno 2009 e a 173.805 euro per l'anno 2011;
tagli di questa misura, che si riferiscono ai contributi diretti all'editoria, ridurrebbero ulteriormente la dotazione di un fondo attualmente notevolmente inadeguato rispetto al fabbisogno di un settore così delicato per la vita democratica del Paese;
già il decreto-legge n. 93 del 2008 ha apportato, con un taglio lineare del 6,85 per cento per il 2010 di tutte le voci della Tabella C della legge n. 244 del 2007, una riduzione di circa 26 milioni di euro per il medesimo anno degli stanziamenti a sostegno dell'editoria;
il Parlamento molte volte è stato sensibile su questo tema ed ha varato con il concorso di tutte le forze politiche provvedimenti di salvaguardia dei contributi diretti all'editoria, a tutela del pluralismo, della democrazia dell'informazione e della libertà di stampa,
impegna il Governo
a valutare gli effetti derivanti dalla riduzione delle dotazioni finanziarie di cui all'articolo 60, comma 1, del presente decreto, allo scopo di adottare ulteriori iniziative volte a reintegrare gli stanziamenti a sostegno dell'editoria.
9/1386/158. Vietti.
La Camera,
premesso che:
negli ultimi anni, per cause diverse, si è assistito al collasso o al forte ridimensionamento del sistema bancario meridionale, basato sui grandi istituti di Napoli, Sicilia, Calabria e Sardegna, attivi per lungo tempo non solo nel Mezzogiorno ma anche nel Nord e all'estero;
come dimostra l'esperienza europea, la presenza di un sistema finanziario efficiente è certo necessaria per lo sviluppo, ma è solo il territorio con il suo capitale umano che, usando le risorse finanziarie, può produrre lo sviluppo;
per effetto delle normative comunitarie in materia di aiuti di Stato e della sempre maggiore attenzione riservata alle regole sulla concorrenza nei diversi mercati e con la trasformazione delle banche pubbliche in società per azioni, ivi comprese le casse di risparmio, sono mutati i rapporti fra il mercato ed il sistema bancario, ed è sempre più crescente il tasso di concorrenza nel rapporto tra le banche;
con l'avvento del modello della banca universale, i rapporti fra banca e clienti migliorano quanto più l'impresa bancaria intensifica i suoi rapporti con il cliente e cresce la quantità di informazioni in possesso su di essa, sulla sua solvibilità, sulla onestà e sulla capacità dell'imprenditore di portare a compimento il progetto finanziato;
l'esperienza della Cassa per il Mezzogiorno, di cui la Banca del Sud rappresenta la versione aggiornata, dimostra come il progresso economico e sociale dell'Italia meridionale non possa unicamente poggiarsi sull'istituzione di una banca;
vi è il fondato timore, pertanto, che la creazione della Banca del Sud risponda più a criteri propagandistici che a fornire uno strumento in grado di supportare l'imprenditoria meridionale;
il nostro Mezzogiorno, infatti, non sfugge alle regole che governano il mercato; al Sud serve più concorrenza, ma servono anche più investimenti pubblici che creino quelle strutture ritenute essenziali per le imprese, servono meno incentivi e più investimenti, una maggiore tutela della legalità e della giustizia, più scuola e università,
impegna il Governo:
a fornire i chiarimenti necessari a definire l'esatta mission del costituendo istituto di credito e le modalità con le quali opererà per il raggiungimento delle finalità per le quali è stato istituita;
a valutare l'opportunità di coinvolgere nel progetto di creazione della Banca del Mezzogiorno la fruttuosa esperienza del sistema dei Confidi.
9/1386/159. Occhiuto, Tassone, Ruggeri, Cera, Zinzi, Pionati, Pisacane, Romano, Drago, Mannino, Ruvolo, Naro.
La Camera,
premesso che:
secondo l'indice Ismea nel mese di giugno 2008 i costi di produzione agricoli sono aumentati dello 0,9 per cento rispetto al mese di maggio, e del 10,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2007, mentre non registrano variazioni i salari e le spese varie, che includono assicurazioni e lavori in conto terzi;
l'incremento congiunturale più significativo tra i vari prodotti impiegati dalle aziende per la coltivazione è quello riguardante i fertilizzanti i cui prezzi hanno segnato una crescita dell'8,6 per cento;
il quadro è certamente preoccupante, se si tiene anche conto dei dati presentati nel corso dell'assemblea nazionale della Coldiretti durante la quale è stato evidenziato che le scorte di pane e pasta in Italia possono durare al massimo sette mesi e che per superare la crisi non è sufficiente l'aumento della produzione agricola;
nonostante, infatti, l'aumento considerevole della produzione nazionale, la disponibilità limitata di scorte ci mette di fronte ad un quadro veramente serio e preoccupante con la chiusura delle frontiere e con le limitazioni delle esportazionida parte di molti paesi produttori di fronte all'emergenza cibo mondiale,
impegna il Governo
ad adottare soluzioni tempestive per tutelare la produzione agricola italiana quale fattore rilevante per la promozione di uno sviluppo sostenibile e prevedere gli investimenti necessari all'aumento della produzione alimentare per la soddisfazione delle necessità primarie del Paese.
9/1386/160. Ruvolo.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca diverse disposizioni per ridurre la spesa pubblica che destano preoccupazione per le attività degli enti e le istituzioni nazionali di ricerca;
in particolare l'articolo 74 prevede una serie di norme per la riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni dello Stato, la cui applicazione agli enti nazionali di ricerca potrà creare gravi problemi compromettendone la funzionalità;
tali enti, il cui finanziamento è da tempo insufficiente, operano in un quadro estremamente critico senza azioni efficaci di coordinamento. L'ultimo Programma nazionale della ricerca (PNR) previsto dall'articolo 1 del decreto legislativo n. 204 del 1998 è scaduto il 31 dicembre 2007 e non è stato aggiornato dal Governo precedente nei termini di legge; persistono duplicazioni e ridondanze nelle attività dei suddetti enti;
negli ultimi due anni le risorse disponibili nei vari Ministeri sono state erogate alimentando tali sovrapposizioni e a livello regionale gli interventi hanno risentito della mancanza di un indirizzo unitario;
l'instabilità e i tagli uniti alle dispersioni derivanti dalla mancanza di un quadro di governo multi livello che renda coerenti tutte le azioni rischia di compromettere irrimediabilmente la capacità degli enti e dei gruppi di ricerca italiani di partecipare in maniera coordinata al VII Programma quadro per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione dell'Unione europea;
tale situazione rende altresì difficile per gli enti di ricerca programmare attività in collaborazione con il mondo produttivo per poter partecipare alle azioni previste dal Programma operativo nazionale (PON) per la ricerca, dai Programmi operativi regionali (POR) e dai programmi finanziati con il Fondo aree sottosviluppate (FAS). Le risorse disponibili nell'ambito del quadro comunitario di sostegno per gli anni 2007-2013, oltre venti miliardi di euro di cui buona parte a carico del bilancio comunitario, rischiano di andare perse in quanto richiedono la capacità di programmare attività complesse,
impegna il Governo
ad intervenire per compensare i problemi derivanti dall'applicazione delle nuove disposizioni agli enti e alle istituzioni nazionali di ricerca, avviando azioni di coordinamento a livello centrale e nell'ambito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e valutando eventuali interventi per ridurre l'impatto delle disposizioni sulla riduzione della spesa.
9/1386/161. Ciocchetti, Capitanio Santolini.
La Camera,
premesso che:
il decreto in esame prevede pesanti penalizzazioni sui diritti acquisiti e le norme contrattuali mettendo a rischio l'operatività delle amministrazioni, oggetto di forti tagli sulle risorse, riducendo gli organici, bloccando le assunzioni, bloccando i rinnovi contrattuali;
non sfugge a questo pericoloso scenario l'Amministrazione penitenziaria che vedrà acuirsi le criticità già presenti, incidendo negativamente sul mandato istituzionale nella sua complessità;
si ritiene che il provvedimento metterà definitivamente in ginocchio l'Amministrazione penitenziaria e la Giustizia minorile e quindi tutte le realtà operative presenti sul territorio: istituti penitenziari, uffici di esecuzione penale esterna (UEPE) e provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria (PRAP), rendendo, con l'inasprimento del blocco delle assunzioni, irrimediabile la carenza di personale (Polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali, contabili, collaboratori amministrativi) che ammonta a circa 8000 unità nel suo complesso;
il taglio delle risorse inciderà negativamente sul nuovo contratto integrativo nella misura del 10 per cento per quanto riguarda il Fondo unico di amministrazione (FUA), con una riduzione media pro capite di 640 euro, sulle progressioni economiche e professionali previste dal CCNL, sull'organizzazione e sul funzionamento stesso del sevizio;
il taglio di circa 55 milioni di euro sull'edilizia penitenziaria, già operato con il decreto ICI, vanificherà ogni intervento di ammodernamento delle strutture, che per oltre il 20 per cento risalgono a epoche datate,
impegna il Governo
a predisporre le opportune iniziative affinché si possa garantire al sistema penitenziario, che ad oggi conta oltre 54.000 detenuti a fronte di una capienza di 42.000 con un aumento mensile di 1.000 detenuti, condizioni operative degne della difficile missione cui è demandato.
9/1386/162. Ciccanti, Vietti, Rao, Compagnon.
La Camera,
premesso che:
il CIPE ha definito i criteri e gli indicatori per l'individuazione delle «zone franche urbane»;
sulla base delle richieste dei comuni, saranno le regioni, ovvero il Ministero dello sviluppo economico ad operare la selezione delle varie candidature che intendono beneficiare delle agevolazioni previste per le «zone urbane franche»;
nell'ambito delle norme finalizzate alla valorizzazione delle aree in ritardo di sviluppo, bene si inseriscono le esenzioni fiscali e contributive previste per le «zone urbane franche», che servono a recuperare il declino industriale determinatosi con la delocalizzazione all'estero di industrie multinazionali che avevano beneficiato, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, di contributi agevolati;
i benefici contributivi e fiscali previsti dai comuni da 340 a 343 della legge finanziaria per il 2007 riguardano le imprese con meno di 50 dipendenti dislocate in comuni con almeno 25.000 abitanti che abbiano registrato, oltre ad altri parametri, un tasso di disoccupazione (riferito al sistema locale) superiore alla media nazionale registrata dall'ISTAT nel 2005;
in tali parametri - quantunque la norma sia stata definita nel 2008 - non si tiene conto della involuzione economica e sociale che si è registrata dal 2005 al 2008,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di rivedere i parametri previsti dal CIPE per l'ammissione delle richieste dei comuni alle agevolazioni previste per le «zone franche urbane» di cui ai commi da 340 a 343 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, affinché siano aggiornati al 2008;
a valutare la possibilità di prevedere maggiori risorse finanziarie per il 2009 con proseguimento fino al 2013.
9/1386/163. Naro, Ciccanti.
La Camera,
premesso che:
il decreto in esame sottrae risorse essenziali alla sanità attraverso una stretta sui finanziamenti dello Stato al Servizio sanitario nazionale, sulle esenzioni sanitarie e sulle prestazioni - come le degenze - realizzate tanto dalle strutture pubbliche quanto da quelle private in convenzione;
tutte le regioni, comprese quelle più efficienti e quelle che hanno sempre tenuto i conti in ordine, hanno già espresso le loro riserve, perché temono che la gestione di un settore complesso qual è quello sanitario possa comportare effetti negativi anche sui bilanci extrasanitari;
il fondo sanitario per il 2009 non verrebbe teoricamente toccato, ma a partire dal 2009 l'incremento del fondo sanitario viene in pratica dimezzato con risparmi per 2 miliardi l'anno, che diventerebbero 3 nel 2011 e, a giudizio delle regioni, il taglio effettivo potrebbe essere maggiore di almeno 7 miliardi, con evidente sottostima da parte del Governo del livello di spesa;
nonostante il Governo abbia fornito la copertura degli oneri connessi alla soppressione del ticket sull'assistenza specialistica, per 400 milioni di euro su base annua per il triennio, sugli 834 milioni di gettito annuale previsto alle regioni spetta, dunque, il compito di trovare la parte restante, sia tagliando le retribuzioni dei dirigenti sanitari, sia realizzando altre economie di bilancio;
le regioni che hanno accumulato un deficit nel corso degli anni dovranno far fronte al duplice problema di tagliare la spesa per rientrare dal debito pregresso e di tagliare ulteriormente per il ridimensionamento del fondo sanitario,
impegna il Governo
ad intraprendere ogni utile iniziativa, con particolare riguardo per le regioni che presentano già situazioni contabili critiche, atta ad evitare ulteriori penalizzazioni del settore sanitario che finirebbero per gravare sui cittadini.
9/1386/164. Nunzio Francesco Testa, De Poli, Oppi.
La Camera,
premesso che:
nel corso della discussione del provvedimento nelle Commissioni riunite Bilancio e Finanze è stato ripristinato il finanziamento per il 2009 del «5 per mille»;
il «5 per mille» rappresenta uno strumento, utilizzato da oltre 16 milioni di contribuenti, che riconosce e favorisce l'autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale secondo il principio di sussidiarietà;
tale strumento si è rivelato un formidabile moltiplicatore orizzontale di coesione sociale e di sana cultura civica, a patto che i soggetti destinatari garantiscano la massima trasparenza nella gestione e nell'uso delle risorse per obiettivi di solidarietà;
è, tuttavia, necessario fornire agli operatori che si avvalgono di tale strumento certezze riguardo alla continuità e alla stabilizzazione delle risorse disponibili e non affidare annualmente a leggi finanziarie la reiterazione della misura;
contribuenti ed enti del terzo settore hanno, inoltre, più volte lamentato i ritardi con i quali il Ministero dell'economia e delle finanze ha predisposto le quote fiscali del 5 per mille assegnate in sede di dichiarazione dei redditi, già del 2006;
a riguardo occorre segnalare che sono pendenti presso le Commissioni competenti iniziative legislative che propongono una stabilizzazione della disposizione citata,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di giungere finalmente, a partire dal prossimo anno,alla trasformazione dell'agevolazione in parola, nata in forma sperimentale, in una misura stabile e strutturale in virtù del consenso che ha riscosso tra i contribuenti e della sua già manifestata utilità in termini di servizi resi alla comunità;
a porre una particolare attenzione alla identificazione dei soggetti che hanno avanzato la richiesta dell'agevolazione evitando abusi e benefici illegali attraverso accurati controlli al fine di non disperdere le già esigue risorse.
9/1386/165. Galletti, Pezzotta, De Poli, Volontè, Compagnon.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 71 del decreto in esame, relativo alle assenze per malattia e permesso retribuito dei dipendenti della pubblica amministrazione, non estende ai dipendenti pubblici, che si assentino dal lavoro per donare il sangue ad uso trasfusionale o le cellule staminali ad uso trapianto emopoietico, la distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa;
ciò creerebbe una disparità di trattamento con i dipendenti di altre amministrazioni, penalizzando, anche notevolmente a livello retributivo, i donatori nell'esercizio del diritto di cui all'articolo 8 della legge 21 ottobre 2005, n. 219, recante la nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione degli emocomponenti;
quale conseguenza di tale previsione normativa, i donatori si troverebbero obbligati a donare unicamente in giorni di ferie o festivi, incompatibilmente con un regolare e adeguato funzionamento delle attività di raccolta del sistema trasfusionale nazionale;
il sistema trasfusionale nazionale risulterebbe fortemente condizionato in termini di reperimento degli emocomponenti e, conseguentemente, sarebbe gravemente minata l'autosufficienza nazionale a causa della paradossale circostanza per cui il donatore, a fronte di un gesto di solidarietà con valenza assistenziale strategica, si troverebbe svantaggiato a livello stipendiale,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della disposizione citata, al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare questa evidente penalizzazione a livello retributivo dei donatori di sangue ad uso trasfusionale e i donatori di cellule staminali ad uso trapianto emopoietico, senza i quali risulterebbe gravemente minata l'autosufficienza nazionale del sistema sangue a causa della paradossale circostanza per cui il donatore, a fronte di un gesto di solidarietà con valenza assistenziale strategica, si troverebbe penalizzato a livello stipendiale.
9/1386/166. De Poli, Galletti.
La Camera,
premesso che:
una violenta ondata di maltempo ha colpito recentemente la Lombardia, riportando la paura in Valtellina a 21 anni dalle disastrose frane e alluvioni che proprio in un luglio di piogge torrenziali provocarono disastri e lutti;
nel conto dei danni provocati si registrano frane, allagamenti, 300 evacuati dalle loro abitazioni e la strada statale 38 interrotta;
gli eventi atmosferici hanno colpito un'area geografica che parte dalla provincia di Sondrio, passando per le province di Como e Lecco, hanno attraversato l'Oltrepò pavese arrivando a Brescia, facendo seguito agli eventi calamitosi dei mesi di maggio e giugno;
secondo le associazioni di categoria, le piogge hanno causato allagamenti nei terreni agricoli e nelle strutture aziendali con smottamenti e frane;
a causa delle forti grandinate, la maggior parte dei vigneti, anche di pregio, ha subito conseguenze preoccupanti che mettono a serio rischio la prossima vendemmia e lo stesso discorso dicasi per i frutteti e per gli ortaggi,
impegna il Governo
a prevedere, nei prossimi provvedimenti, idonei interventi in favore delle popolazioni colpite dalla violenza degli eventi atmosferici in Lombardia, valutando l'opportunità di dichiarare lo stato di calamità naturale.
9/1386/167. Volontè.
La Camera,
premesso che:
l'approvazione del comma 29-bis dell'articolo 82, comporta la soppressione di ogni forma di vigilanza sulle società cooperative che non superano il milione di euro di volume d'affari;
le cooperative con volume d'affari non superiore ad un milione di euro rappresentano circa l'80 per cento delle cooperative italiane;
la soppressione della vigilanza per dette cooperative favorisce l'uso illecito della forma cooperativa;
venendo meno i controlli, viene meno anche la possibilità di applicare le sanzioni specifiche previste per le cooperative, come la nomina del commissario governativo e l'adozione della liquidazione coatta amministrativa;
la soppressione della vigilanza senza la previsione di coordinamento con le altre norme comporta che le cooperative di lavoro che non adottino il regolamento previsto dalla legge n. 142 del 2001 non possono essere sanzionate;
le cooperative che vogliono trasformarsi in società lucrative, oggi obbligate alla previa revisione, potrebbero trasformarsi senza controllo alcuno, favorendo così il compimento di atti speculativi non accertabili e quindi non censurabili;
la vigilanza sulle cooperative è stata prevista già nel 1947 con la prima legge di attuazione dell'articolo 45 della Costituzione e successivamente confermata fino ad oggi in quanto espressione del controllo necessario per evitario l'uso di agevolazioni non spettanti,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della disposizione di cui in premessa, al fine di adottare tempestivamente ulteriori iniziative normative volte al ripristino delle forme di vigilanza sulle società cooperative antecedenti l'approvazione del provvedimento in esame.
9/1386/168. Gibiino, Laffranco, Ciccioli, Beccalossi, Saglia, Garofalo.
La Camera,
premesso che:
l'approvazione del comma 29-bis dell'articolo 82, comporta la soppressione di ogni forma di vigilanza sulle società cooperative che non superano il milione di euro di volume d'affari;
le cooperative con volume d'affari non superiore ad un milione di euro rappresentano circa l'80 per cento delle cooperative italiane;
la soppressione della vigilanza per dette cooperative favorisce l'uso illecito della forma cooperativa;
venendo meno i controlli, viene meno anche la possibilità di applicare le sanzioni specifiche previste per le cooperative, come la nomina del commissario governativo e l'adozione della liquidazione coatta amministrativa;
la soppressione della vigilanza senza la previsione di coordinamento con le altre norme comporta che le cooperative di lavoro che non adottino il regolamento previsto dalla legge n. 142 del 2001 non possono essere sanzionate;
le cooperative che vogliono trasformarsi in società lucrative, oggi obbligate alla previa revisione, potrebbero trasformarsi senza controllo alcuno, favorendo così il compimento di atti speculativi non accertabili e quindi non censurabili;
la vigilanza sulle cooperative è stata prevista già nel 1947 con la prima legge di attuazione dell'articolo 45 della Costituzione e successivamente confermata fino ad oggi in quanto espressione del controllo necessario per evitario l'uso di agevolazioni non spettanti,
impegna il Governo
a valutare gli effetti applicativi della disposizione di cui in premessa, al fine di adottare, se del caso, iniziative normative volte all'eventuale ripristino delle forme di vigilanza sulle società cooperative antecedenti l'approvazione del provvedimento in esame.
9/1386/168. (Testo modificato nel corso della seduta) Gibiino, Laffranco, Ciccioli, Beccalossi, Saglia, Garofalo.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame prevede diverse misure fortemente penalizzanti per l'università, a partire dalla riduzione progressiva nel quinquennio delle dotazioni finanziarie fino al sostanziale blocco del turn-over stabilito dall'articolo 66;
alle misure di riduzione della spesa, che incidono su un sistema già gravemente in crisi, si aggiunge la previsione di una radicale e sostanziale riforma del sistema universitario con la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni (articolo 16);
tali disposizioni, come rilevato dalla Conferenza dei rettori delle università italiane in un documento sulla manovra economica adottato il 3 luglio scorso, rischiano di compromettere un serio rinnovamento dell'università e di creare gravi difficoltà per il funzionamento stesso degli atenei, con ripercussioni ancora più incisive su alcune realtà universitarie non in grado di sostenere tagli e riforme;
in particolare le misure previste, che non sono solo di carattere finanziario e che investono tutti i soggetti della realtà universitaria (docenti, personale, studenti), calate in contesti particolari come il Lazio meridionale possono disperdere e vanificare quel patrimonio culturale e di innovazione proprio del contesto territoriale che un ateneo come l'Università di Cassino rappresenta oramai da anni,
impegna il Governo
ad adottare ogni possibile iniziativa a salvaguardia del sistema universitario valorizzando in particolare quei luoghi di alta formazione e di progettualità di eccellenza in tutti i settori scientifici che rappresentano oggi un importante motore della competitività territoriale come l'Università di Cassino.
9/1386/169. Anna Teresa Formisano.
La Camera,
premesso che:
le disposizioni in materia di organizzazione scolastica di cui all'articolo 64 del decreto in esame, così come prevede il comma 1 dell'articolo stesso, sarebbero effettuate ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione del personale docente;
la suddetta esigenza di valorizzazione del personale docente è ormai diffusamente percepita dall'opinione pubblica, dagli studiosi e dal Governo stesso,così come risulta anche dalle dichiarazioni del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
è parimenti diffusa la consapevolezza che il basso livello del trattamento economico goduto da tale personale sia fra le cause principali dello scadimento dell'offerta dei servizi scolastici;
il citato articolo 64 prevede l'innalzamento di un punto, entro l'anno scolastico 20011-2012, del rapporto alunni/docente al fine di realizzare economie di spesa pari ad almeno 7.800 milioni di euro entro l'anno 2012, destinando però solo il 30 per cento di tali economie per le iniziative contrattuali dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola;
le cifre disponibili per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, così come comunicato dall'Agenzia ARAN, garantirebbero soltanto la copertura dell'inflazione corrente;
il decreto ministeriale n. 61 del 2008 darà luogo ad un numero di immissioni in ruolo di docenti notevolmente inferiore a quello necessario ad eliminare significativamente la condizione di precarietà di molti insegnanti, con la conseguenza di non arrecare alcun contributo positivo alla qualità del servizio scolastico,
impegna il Governo
ad adottare ogni utile iniziativa atta a conseguire, in prospettiva, un reale miglioramento della condizione della classe docente italiana e della qualità del servizio scolastico.
9/1386/170. Drago, Ciocchetti, Capitanio Santolini.
La Camera,
premesso che:
l'articolo 60, comma 11, del decreto in esame riduce di 170 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2009, l'autorizzazione di spesa della cooperazione internazionale con i Paesi in via di sviluppo;
nell'agenda del G8, che l'Italia si appresta a presiedere, è ben evidente l'importanza della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e dell'Africa;
nel corso dell'ultimo vertice G8 di Toyako gli otto Paesi industrializzati hanno ribadito il loro impegno al raddoppio dell'aiuto all'Africa entro il 2010, nel quadro di un aumento generalizzato dell'aiuto di 50 miliardi di euro;
al G8 giapponese l'Italia si è impegnata nella lotta alle pandemie per circa 500 milioni di dollari l'anno per cinque anni ed ha dichiarato di aver raddoppiato le risorse per l'aiuto alimentare;
l'aiuto italiano a favore dei Paesi in via di sviluppo è stimato attorno allo 0,22 per cento del PIL e in ambito europeo l'Italia ha sottoscritto l'impegno a destinare nel 2010 almeno lo 0,51 per cento del PIL;
nonostante i miglioramenti quantitativi e qualitativi, a meno di un anno dal G8 italiano, la quantità di aiuto italiano è ancora lontana dalla media dell'Unione europea (0,40 per cento del PIL);
le disponibilità al 31 dicembre 2007 del «Fondo rotativo» per la concessione di crediti agevolati (ex articolo 6 della legge n. 49 del 1987), al netto di quelli approvati, ammontano a 1.200 milioni di euro, tutti ancora da impegnare;
il ruolo italiano complessivo nel G8 rischia di ridursi anche su altri dossier come quello energetico, del cambiamento climatico e dell'economia globale, a causa dei limitati stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo, senza poter sfruttare appieno il peso politico che il Paese ospitante può esercitare;
la ritrovata legittimità in termini di cooperazione darebbe all'Italia la piena credibilità per fare avanzare il dibattito internazionale su alcune questioni importanti, quali la valutazione dell'efficaciadell'aiuto o le speculazioni finanziarie che stanno danneggiando i Paesi in via di sviluppo privi di materie prime,
impegna il Governo:
ad impegnare i finanziamenti esistenti nel fondo rotativo di cui all'articolo 6 della legge n. 49 del 87;
a valutare gli effetti derivanti dall'articolo 60, comma 11, allo scopo di adottare ulteriori iniziative volte a reintegrare gli stanziamenti in favore dei Paesi in via di sviluppo, ridotti dal decreto in esame;
a valutare modalità e tempi per definire le misure di cui ai precedenti punti, comunque non oltre il 31 dicembre 2008.
9/1386/171. Pezzotta, Ciccanti.
La Camera,
premesso che:
da quanto emerge da alcuni dati sull'energia nucleare in Europa, l'utilizzo di centrali nucleari soddisfa mediamente il 35 per cento del fabbisogno energetico interno europeo;
sono 15 i Paesi dell'Unione europea che producono energia nucleare, oltre alla Svizzera, per una produzione che rappresenta il 18,2 per cento del totale di energia prodotta;
recentemente i forti cambiamenti climatici in atto e il caro petrolio stanno facendo avvicinare all'energia nucleare anche i paesi occidentali precedentemente contrari al suo utilizzo all'interno del territorio nazionale, come la Finlandia, dove è in cantiere la costruzione di una nuova centrale di terza generazione;
l'Italia presenta un notevole ritardo strutturale e, per allinearsi ai maggiori paesi europei, necessita di uno strumento di indirizzo programmatico complessivo della politica energetica che preveda la possibilità di realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione nazionale, anche nucleari;
nel Paese vige una situazione dove il permanere di elevate barriere all'entrata e una scarsa spinta concorrenziale, insieme all'eccesso di domanda, provocano la conseguente pressione al rialzo dei prezzi all'ingrosso dell'energia;
la rigidità dei costi per il predominante ricorso agli idrocarburi, inoltre, provoca una forte dipendenza dall'import che raggiunge l'84,4 per cento di energia importata a fronte di una media europea pari al 52,4 per cento;
l'articolo 7 del provvedimento in esame prevede la messa in atto, da parte del Governo, di un piano energetico strategico nazionale che prevede il ricorso al nucleare di terza generazione e la promozione anche della ricerca su quello di quarta generazione o da fusione;
seppur apprezzabile in termini di principio, il piano previsto risulta quanto meno vago e non dettagliato in quanto privo di dati certi e di uno scadenzario delle opere da mettere in atto e, inoltre, dell'impegno di spesa che si prevede di destinare,
impegna il Governo
a presentare al Parlamento, entro tre mesi dalla data di approvazione del disegno di legge di conversione del decreto in esame, un piano dettagliato sull'attuazione del piano strategico di indirizzo della politica nucleare, che preveda una stima delle centrali che si intendono realizzare, i tempi previsti per la realizzazione delle infrastrutture e i fondi da destinare al progetto.
9/1386/172. Libè.
La Camera,
premesso che:
in tema di sistema sanitario, ed in particolare sui rapporti con la rete ospedaliera a gestione privata, gli interventi di parziale modifica del decreto legislativo n. 502 del 1992 non sembrano risolutivi dei molti problemi e dell'esigenza di risponderealle aspettative di operatori e cittadini in termini di rispetto delle regole, contenimento della spesa, qualità delle prestazioni, terzietà dei controlli, requisiti per l'accreditamento, appropriatezza dei ricoveri,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di istituire una Commissione per l'elaborazione entro l'anno di un testo unico sulla legislazione in materia.
9/1386/173. Oppi, Vietti.
La Camera,
premesso che:
il decreto-legge in esame reca norme in materia di lavoro;
è necessario procedere ad elevare il numero degli ispettori del lavoro in relazione alle esigenze relative alla prevenzione degli infortuni e delle morti sul lavoro;
è opportuno provvedere all'assunzione definitiva dei 310 ispettori del lavoro risultanti idonei al concorso indetto dal Ministero del lavoro nel 2004 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 23 novembre 2004,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di dare seguito, in tempi brevi, a quanto esposto in premessa, al fine di potenziare l'attività di prevenzione e di controllo degli infortuni sul lavoro.
9/1386/174. Ceroni.
La Camera,
premesso che:
relativamente all'attività specialistica ambulatoriale attualmente è prevista, solo per i laboratori privati, l'applicazione di uno sconto del 2 per cento sulle prestazioni generali specialistiche e del 20 per cento sulla diagnostica di laboratorio;
tale disposizione ha dato luogo a un cospicuo contenzioso ed ha subito la bocciatura da parte di numerosi tribunali amministrativi regionali, tra cui il TAR della Puglia, sezione di Lecce, e il TAR del Lazio i quali hanno rilevato che la previsione di uno sconto sull'attività di specialistica ambulatoriale applicato solo ai laboratori privati rappresenta una discriminazione nonché un vero e proprio abuso;
in seguito alla pronuncia della magistratura amministrativa si è determinata l'invalidazione dei deliberati relativi ai tariffari e, conseguentemente, di quelli relativi all'applicazione degli sconti previsti nell'area del privato con gravi ripercussioni sulle prestazioni sanitarie dei cittadini,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di intervenire in materia con misure che non risultino penalizzanti per il settore privato, anche al fine di evitare che siano i cittadini a fare le spese della situazione di incertezza determinata dai ricorsi alla magistratura amministrativa e dalle relative pronunce.
9/1386/175. Fucci, Di Virgilio, Barani, Bocciardo.
La Camera,
premesso che:
il presente provvedimento dispone riguardo le Forze dell'ordine;
il livello di sicurezza dei cittadini, pur in miglioramento netto, soprattutto per effetto dei provvedimenti inseriti nel cosiddetto «pacchetto sicurezza», ed in particolare dal decreto n. 92 del 2008 recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, necessita di un ulteriore sforzo per contrastare con sempre maggiore efficacia sia la grande che la piccola criminalità, ed in particolare per preveniree reprimere i reati violenti che tanta inquietudine hanno generato nella popolazione;
da una graduatoria recentemente diffusa le province con il più basso rapporto tra popolazione e personale delle Forze dell'ordine risultano essere concentrate nelle regioni settentrionali, ed in particolare nelle province di Bergamo (che risulta la peggiore d'Italia), Vicen