TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 202 di Martedì 14 luglio 2009

INTERPELLANZE ED INTERROGAZIONI

A) Interpellanza ed interrogazione

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
il 29 luglio 2008 sul sito Anp-Associazione nazionale dirigenti ed alte professionalità della scuola veniva pubblicata la graduatoria per il conferimento di nuovi incarichi agli idonei della fase interregionale delle procedure concorsuali;
il 30 luglio 2008 sul medesimo sito appariva la seguente comunicazione: «La direzione generale del personale della scuola del Miur ha informato, con una nota diramata per le vie brevi questa mattina, che è stata sospesa la pubblicazione degli elenchi dei candidati idonei alle procedure concorsuali per dirigente scolastico da assumere per l'anno scolastico 2008-2009 su base interregionale. L'ufficio si riserva di fornire al più presto ulteriori informazioni»;
nella graduatoria «consolidata» successivamente pubblicata sul sito del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rientravano candidati idonei di procedura concorsuale diversa da quella del 22 novembre 2004 (candidati graduati oltre il 10 per cento recuperati ed ammessi al concorso di formazione di cui al decreto ministeriale del 3 ottobre 2006);
la circolare, protocollo n. 11439 dell'8 luglio 2008, «Conferimento nuovi incarichi ai dirigenti scolastici idonei del concorso ordinario e dei concorsi riservati - anno scolastico 2008-2009 del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ufficio II - dipartimento per l'istruzione - direzione generale per il personale scolastico» testualmente prevede: «I beneficiari delle citate nomine sono nell'ordine: i candidati idonei del concorso ordinario compresi nelle categorie di cui ai punti 1.1, 1.2, 1.3 dell'allegato 1 alla circolare ministeriale 40/2007 e dei candidati idonei nei concorsi riservati di cui ai punti 2.1, 2.2, 3, 3.1.»; ed inoltre dispone che: «I candidati idonei alle procedure concorsuali (...) ai sensi della legge n. 31 del 28 febbraio 2008 potranno presentare istanza al fine di essere nominati presso gli urs che abbiano ulteriori posti disponibili e vacanti in organico. (...) L'Amministrazione valuterà le diverse istanze pervenute per mezzo dei diversi urs e stilerà una graduatoria regionale sulla base della circolare ministeriale n. 40 del 26 aprile 2007»;
conseguentemente, risulta che l'ordine delle operazioni di nomina della fase interregionale, così come previsto nell'allegato 1 della circolare ministeriale n. 40 del 26 aprile 2007 - protocollo n. a00DGPER.8568 - sia stato, secondo l'interpellante, arbitrariamente disatteso nella graduatoria «consolidata» pubblicata sul sito del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca -:
se il Ministro interpellato intenda garantire il rispetto di quanto previsto nella circolare ministeriale 40 del 26 aprile 2007 - protocollo n. a00DGPER.8568 - e conseguentemente annullare la graduatoria «consolidata» dei candidati idonei a dirigente scolastico da nominare ai sensi del decreto-legge n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 31 del 2008, anno scolastico 2008-2009, pubblicata sul sito del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, anche al fine di tutelare le legittime aspettative dei candidati risultati idonei al concorso;
se il Ministro interpellato non ritenga opportuno ripristinare quanto prima la legittima graduatoria per il conferimento di nuovi incarichi agli idonei della fase interregionale delle procedure concorsuali, già pubblicata il 29 luglio 2008 sul sito Anp, con l'esclusione degli idonei dei concorsi riservati, e comunque nel rispetto del disposto normativo vigente.
(2-00226)«Zazzera».
(14 novembre 2008)

BORGHESI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
con nota n. 12738 del 29 luglio 2008 la direzione generale del personale della scuola del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca comunicava alle direzioni regionali i nominativi dei neo dirigenti scolastici da nominare in ruolo in entrata presso i diversi uffici scolastici regionali per l'anno scolastico 2008-2009, secondo le 157 disponibilità comunicate con nota specifica del 16 luglio 2008;
la mattina del 30 luglio 2008 la direzione generale del personale della scuola del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca informava, con una nota diramata per le vie brevi, che era stata sospesa la pubblicazione degli elenchi dei candidati idonei alle procedure concorsuali per dirigente scolastico da assumere per l'anno scolastico 2008-2009 su base interregionale. L'ufficio si riservava di fornire al più presto ulteriori comunicazioni;
senza le preannunciate ulteriori comunicazioni (e doverose spiegazioni), il 31 luglio 2008 ricomparivano sui vari siti, con immutato protocollo, detti elenchi «opportunamente riveduti e corretti», in quanto tutti i malcapitati idonei del II settore del concorso ordinario erano stati scalzati da candidati idonei del I settore dei concorsi riservati del 2006 e 2002 -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra riportati e come si spieghi questo cambiamento delle regole a gioco già iniziato, cioè a pubblicazione già avvenuta della primitiva graduatoria;
come intenda procedere al fine di regolare tale situazione.(3-00357)
(9 febbraio 2009)

B) Interrogazione

VOLONTÈ. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la norma contenuta nel decreto ministeriale n. 231 del 1997 stabilisce che possono accedere all'insegnamento solo coloro che hanno conseguito la laurea in scienze politiche entro l'anno accademico 2000-2001, escludendo dalla professione di insegnanti tutti gli studenti che si sono laureati successivamente;
appare arbitraria la decisione di stabilire che un termine temporale generi un'evidente disparità di trattamento tra laureati ante e post 2001, sebbene si tratti di studenti appartenenti al medesimo ordinamento e aventi lo stesso identico piano di studi;
la guida all'università del ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica anno 2000-2001 enuncia, tra le altre, la possibilità, per i laureati in scienze politiche, di insegnamento nelle scuole secondarie;
molti studenti hanno continuato ad iscriversi alla facoltà di scienze politiche, con la convinzione, confortata da quanto scritto nelle guide ufficiali, che tra gli sbocchi professionali ci fosse anche l'accesso all'insegnamento secondario -:
quali provvedimenti urgenti intenda prendere per sanare una palese penalizzazione e tutelare i diritti dei laureati in scienze politiche.(3-00056)
(23 giugno 2008)

C) Interrogazione

GOISIS. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il programma televisivo delle rete Rai 3 Presa diretta ha realizzato l'8 febbraio 2009 un servizio dal titolo «La scuola tagliata»;
il predetto servizio ha fatto una cronaca diretta sui mali cronici della scuola;
l'inchiesta condotta dal giornalista Domenico Iannacone in Campania ha portato alla luce alcune sconcertanti verità che riguardano una sorta di «compravendita di master» intercorrente tra alcune prestigiose università telematiche del Centro-Sud (tra cui la «Guglielmo Marconi» e la «Pegaso») e precari storici, che cercano di collezionare il maggior numero di «titoli aventi valore legale» ai fini dell'acquisizione di maggior punteggio per una buona collocazione in seno alla «famigerata graduatoria provinciale a esaurimento»;
i predetti titoli (il cui costo, a carico dell'aspirante insegnante di ruolo, è di circa 1.000 euro l'uno) sarebbero rilasciati dalle predette università telematiche previ «corsi di breve durata» concernenti le «metodologie didattiche», il cui svolgimento avviene ovviamente con modalità on line o cartacee;
la modalità cartacea consisterebbe nell'invio a domicilio di qualche dispensa e di test contenenti, in alcuni casi, i medesimi quesiti oggetto dell'esame sostenuto per il rilascio del diploma;
uno degli intervistati ha esibito una «borsa» zeppa di titoli «aventi valore legale», ottenuti sin dal lontano 2004 e attestanti la conoscenza delle «metodologie didattiche» di merito;
in Campania si registrano circa 80 mila precari storici, la maggior parte dei quali si sottoporrebbe alle ingiuste regole di «caporalato» esercitate da molte scuole paritarie di ogni ordine e grado della provincia di Salerno, prestando la propria opera gratuitamente, in cambio di un contratto che preveda il pagamento dei contributi e l'attribuzione di 12 punti per il servizio reso, in forma continuativa, per la durata di un anno;
si tratta evidentemente di un esercito di «nuovi schiavi», sfruttati da dirigenti scolastici senza scrupoli che costruirebbero falsi ideologici e materiali nella «compravendita» di diplomi «aventi valore legale», al prezzo di 4.500 euro l'uno;
in sede di conversione del decreto-legge «Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università», è stata inserita un'apposita norma che salvaguarda le aspettative di alcune categorie di docenti attualmente esclusi dalle graduatorie a esaurimento, compresi i docenti della provincia di Salerno;
detta disposizione consentirà l'inserimento, in occasione dell'aggiornamento biennale delle graduatorie ad esaurimento da effettuarsi per gli anni scolastici 2009-2010 e 2010-2011, agli abilitati delle scuole di specializzazione all'insegnamento secondario del IX ciclo, agli abilitati che hanno frequentato i corsi biennali abilitanti di secondo livello a indirizzo didattico (Cobaslid) attivati nell'anno scolastico 2007-2008 e ai docenti che si abilitano a seguito della frequenza del I corso biennale di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di educazione musicale e di strumento musicale;
analogo inserimento a pieno titolo viene garantito a coloro che nell'anno accademico 2007-2008 erano iscritti al corso di laurea in scienze della formazione primaria e ai corsi quadriennali di didattica della musica, in occasione dell'aggiornamento biennale successivo al conseguimento del titolo di abilitazione;
la citata norma prevede che i predetti docenti siano inseriti a domanda nella graduatoria a esaurimento in coda a coloro che risultano già inclusi;
il precedente Governo, con una norma inserita nella legge finanziaria per il 2007, ha trasformato, con decorrenza 1o gennaio 2007, le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, consentendo l'aggiornamento della propria posizione e il trasferimento dei docenti ad altra provincia, in posizione subordinata a tutte le fasce per l'anno scolastico 2009/2010, nonché l'iscrizione in coda a tutte le fasce per l'anno scolastico 2010/2011;
l'iscrizione in coda, prevista dalla legge finanziaria per il 2007, ha prodotto il ricorso n. 4629 del 2007, proposto dall'Anief - Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione, dall'Anp - Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, per l'annullamento o la sospensione del sotto citato decreto direttoriale del ministero della pubblica istruzione, con cui gli esponenti deducono, in diritto, i seguenti motivi: «Violazione e falsa applicazione dell'articolo 1 della legge n. 124 del 1999, degli articoli 3, 51, comma 1, e 97 della Costituzione, nonché eccesso di potere sotto i profili dell'illogicità manifesta e della disparità di trattamento», ritenendo che la modifica della natura giuridica delle graduatorie avrebbe «cristallizzato e salvaguardato» le posizioni di coloro che vi erano stati inseriti secondo la precedente regolamentazione;
il tribunale amministrativo regionale del Lazio, con le sentenze nn. 10728 e n. 10809 del 2008, ha disposto l'annullamento del decreto del direttore generale del ministero della pubblica istruzione, direzione generale per il personale della scuola, del 16 marzo 2007, nelle seguenti parti:
a) nella parte in cui, in premessa, considera che «ai sensi dell'articolo 1, comma 607, della legge n. 296/06 (omissis) dall'a.s. 2009/10 è consentito solo l'aggiornamento della propria posizione e il trasferimento ad altra provincia, in posizione subordinata a tutte le fasce»;
b) nella parte in cui l'articolo 3, comma 2, dispone che non è possibile spostare 124 punti aggiuntivi spettanti per il conseguimento dell'abilitazione ssis da una graduatoria a un'altra;
recentemente il Consiglio di Stato ha emanato una nuova ordinanza a favore dello spostamento del punteggio da una classe concorsuale a un'altra;
conseguentemente, in vista delle nuove immissioni in ruolo e delle nuove supplenze annuali, si determinerà la possibilità di «estendere a tutti» la facoltà di spostare i punteggi già dichiarati;
i docenti in parola sono venuti meno alla «funzione docente» che dovrebbe garantire il servizio alla persona e alla comunità e, in quanto tale, non dovrebbe essere assoggettabile, nei suoi aspetti fondamentali, a contrattazione tra le parti, a scopo di reciproca utilità;
il diritto al libero esercizio della cultura e del suo insegnamento da parte dei docenti campani in parola non si è coniugato con l'uguale diritto da parte degli studenti delle scuole paritarie citate di fruire di essa nella prospettiva del miglior apprendimento possibile, in linea con l'evoluzione della ricerca didattica, delle scienze cognitive e dello sviluppo tecnologico -:
se non ritengano opportuno attivare immediatamente un accesso ispettivo nei confronti delle citate università telematiche del Centro-Sud e delle scuole paritarie della provincia di Salerno, per verificare la veridicità dell'inchiesta condotta nel programma Presa diretta (dichiarazioni, registrazioni con telecamera nascosta di incontri simulati con dirigenti scolastici di scuole paritarie ed altro);
se, alla luce dei fatti che riguardano i docenti della provincia di Salerno, non ritengano quanto mai opportuno sospendere temporaneamente con effetto immediato l'iscrizione dei docenti in parola nella graduatoria di merito della provincia di Salerno, nonché l'eventuale trasferimento dei punteggi da una graduatoria provinciale all'altra;
se il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca non ritenga ormai improrogabile attuare criteri e meccanismi di controllo degli standard di formazione iniziale e di accesso alla professione;
se, infine, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca non ravvisi l'opportunità di creare un albo regionale, al quale debbano obbligatoriamente iscriversi tutti gli insegnanti abilitati, rendendo l'iscrizione condizione necessaria e indispensabile per esercitare la professione in tutte le scuole pubbliche, sia statali che paritarie, dell'ambito territoriale, in condizione di ruolo o di supplenza.(3-00382)
(12 febbraio 2009)

D) Interrogazione

FARINONE. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nonostante la recente legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, e nonostante le più incisive norme e la maggiore attenzione riservata alla prevenzione, i dati del secondo semestre 2008 e dei primi mesi del 2009 relativi alle vittime sul lavoro sono poco confortanti, in quanto essi rappresentano ancora un dramma evidente, sociale e familiare;
in Italia, dal 1o gennaio 2008 al 31 dicembre 2008 i morti sul lavoro sono pari a 639: di questi il 15 per cento è rappresentato da stranieri; se si considerano quelli deceduti nel comparto agricolo si arriva al 22 per cento, mentre nel 2007 i decessi totali sono stati 986, calcolando solo quelli avvenuti entro 24 ore dall'infortunio;
in Brianza in nove mesi e mezzo, quindi da aprile del 2008, il bilancio delle morti bianche è pari a sette vittime: Raimondo Casati, Moussa Campare, Davide Martis, Patrizio Gugliemana, Paolo Garavaglia, Otokiti Ikwealtoy e Wade Savonhibou, tutti con un'età compresa tra i 22 e i 47 anni;
la morte di Otokiti Ikwealtoy, in particolare, ha fatto emergere una realtà inquietante: il nigeriano, infatti, aveva fornito false generalità e si era fatto assumere sotto altrui nome, appartenente a O.A., un connazionale, rimasto in Nigeria;
diversi sarebbero gli stranieri che si muniscono di identità, relativa ad un'altra persona, residente nello stesso Stato di provenienza o deceduto, e sotto false generalità, apparentemente «regolari» e non riscontrabili dalle nostre istituzioni, ottengono il permesso di soggiorno e, nel migliore dei casi, anche un posto di lavoro, fino a quando non si verifica il decesso o un grave incidente;
non si esclude, a tal proposito, il fenomeno del racket sui permessi di soggiorno relativo all'immissione nel comparto lavorativo;
in Brianza sono 11.000 i lavoratori stranieri registrati l'anno scorso nel mercato dell'occupazione locale, di cui un sesto cittadini romeni e bulgari;
il 60 per cento dei cittadini non appartenenti a Stati dell'Unione europea, residenti nel territorio brianzolo, ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato; il 40 per cento è a tempo determinato, in controtendenza rispetto ai lavoratori locali che per il 40 per cento hanno posti fissi e per il 60 per cento risultano impiegati a tempo;
gli stranieri impiegati nei settori più disparati del mercato locale, dalla meccanica al tessile, risultano per il 34 per cento laureati, per il 40 per cento diplomati e solo per il 26 per cento non hanno raggiunto un'istruzione superiore -:
quale strategia, visto il reiterarsi su tutto il territorio nazionale e, in particolare, in Brianza degli infortuni e dei decessi sui posti di lavoro, i Ministri interrogati intendano porre in essere al fine di garantire la rigorosa applicazione della legge vigente, ma soprattutto di eliminare il fenomeno delle morti bianche;
se i Ministri interrogati non ritengano doveroso attuare una politica del lavoro, con particolare attenzione ai cittadini provenienti da Stati non membri dell'Unione europea, orientata ad estendere la cultura della sicurezza e, soprattutto, in grado di garantire la trasparenza del mercato occupazionale.(3-00398)
(19 febbraio 2009)

E) Interpellanza

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
allo stato attuale il dislocamento di risorse umane e mezzi di soccorso in dotazione al corpo dei vigili del fuoco in provincia di Foggia, in base ai parametri individuati a livello nazionale, risulta essere di circa 220 unità impiegate nel capoluogo e divise tra i distaccamenti di Manfredonia, Cerignola, San Severo, Vico del Gargano e Lucera e quello temporaneo di San Giovanni Rotondo;
la dotazione organica operativa risulta di sole 35 unità da impiegare a copertura delle emergenze sull'intero territorio provinciale, rappresentando solo lo 0,85 per cento dell'intero Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e pertanto con una copertura di 1 vigile ogni 3.000 abitanti e per 35 chilometri quadrati di territorio;
la zona interessata è altamente conosciuta per la presenza di un vasto territorio boschivo, che si sviluppa nella più grande comunità montana presente nel territorio italiano nel Parco nazionale del Gargano e con la presenza di particolari tipologie di alti arbusti, che rendono inaccessibili alcune zone, trasformandole in fittissima foresta;
il notevole numero di incendi boschivi divampati negli anni scorsi, in particolare quelli del 2007 a Peschici, hanno evidenziato come sia carente la dotazione e la distribuzione di presidi sul territorio della provincia, tale da determinare una risposta tardiva per l'intervento tecnico di soccorso; in particolare, la zona garganica, che da sola si estende per quasi quanto l'intero territorio molisano e abitata da una popolazione di 200.000 abitanti che si raddoppiano nella stagione estiva, presenta notevoli problematiche rispetto alle richieste di soccorso;
recentemente è stato attivato a carattere temporaneo un presidio dei vigili del fuoco integrativo nel comune di San Giovanni Rotondo, con l'impiego, a rotazione bimestrale da altre sedi provinciali, di 12 unità di personale di Foggia, con impegno al comando di relazionare sull'effettiva esigenza di mantenere lo stesso presidio, che, dalla data di attivazione, ha svolto più di 100 interventi;
appare quantomeno deficitario il dislocamento in loco in un territorio, che presenta le caratteristiche sopra descritte, che si espone, in particolare durante la stagione estiva, a possibili eventi incendiari e che, inoltre, è interessato da una cospicua presenza di turisti che in alcuni periodi dell'anno raggiunge la quota di un milione di accessi, il quale richiederebbe una presenza più massiccia delle forze di protezione civile e di tutela del territorio;
risulterebbe opportuno potenziare l'intero comando dei vigili del fuoco in provincia di Foggia e, in particolare, quello di Vico del Gargano e mantenere il presidio permanente di San Giovanni Rotondo, in quanto la loro collocazione territoriale risulta essere equidistante dal centro del Parco nazionale del Gargano e, in caso di emergenza, potrebbe favorire l'impiego immediato e la copertura di tutto il comprensorio -:
come intenda attivarsi per far fronte alla problematica in questione e se non ritenga opportuno mettere in atto ogni iniziativa in suo potere per attivare un vero piano di potenziamento della presenza dei vigili del fuoco nel territorio del Gargano, che preveda il rafforzamento delle unità di Foggia, Vico del Gargano e degli altri presidi presenti nel territorio e l'attivazione fissa del distaccamento di San Giovanni Rotondo.
(2-00066)«Cera».
(25 giugno 2008)

F) Interpellanza

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere - premesso che:
degli incendi si riparla puntualmente ogni estate, quando bisogna mobilitare le forze in una situazione sempre più difficile e delicata, proprio perché carente di una rete di prevenzione;
incendi di vaste proporzioni hanno distrutto ampi territori di molte regioni, in particolar modo quelli calabresi, e più drammatiche conseguenze, soprattutto per le abitazioni, sono state evitate per l'opera dei vigili del fuoco, del Corpo forestale dello Stato, della protezione civile regionale e nazionale, dei volontari dell'azienda forestale della Calabria;
ormai è acquisito il dato che tali incendi sono di origine dolosa. Vi è, quindi, un chiaro disegno criminoso, volto alla distruzione di un patrimonio boschivo di grande pregio, come quello della Sila calabrese;
è giusto rilevare che l'ingegner Vincenzo Caracciolo, comandante regionale del Corpo forestale, cogliendo nel segno, ha chiesto l'intervento degli agenti della speciale struttura investigativa del Corpo forestale -:
quali iniziative il Governo intenda assumere con urgenza, anche al fine di predisporre un piano di prevenzione, attraverso il coordinamento delle forze di polizia e del Corpo forestale dello Stato con un chiaro e forte supporto investigativo, al fine di fronteggiare una situazione che non può essere tollerata anche per corrispondere agli impegni assunti nel tempo dai Governi, che, nell'immediatezza degli eventi criminosi, hanno assunto precisi obblighi, di cui però, trascorsa «la stagione degli incendi», non resta nessuna traccia.
(2-00120)«Tassone».
(16 settembre 2008)



MOZIONI CONCERNENTI MISURE A FAVORE DEL SETTORE AGROALIMENTARE E DELLA PESCA

La Camera,
premesso che:
l'agricoltura in Italia può contare su un tessuto produttivo di oltre un milione di imprese (il 16 per cento del totale delle imprese italiane), mentre circa 70.000 sono quelle dell'industria alimentare;
se si considerano anche l'industria alimentare, la distribuzione e i servizi, il settore agroalimentare del made in Italy vale oltre 220 miliardi di euro e si conferma, dopo il manifatturiero, come il secondo comparto in termini di contributo all'economia nazionale, con un'incidenza pari circa al 15 per cento del prodotto interno lordo;
l'economia e le imprese agroalimentari sono sottoposte, al pari di ciò che sta accadendo al sistema economico nazionale, in modo diretto e indiretto alle gravissime conseguenze della crisi mondiale economico-finanziaria, i cui segnali sono ben manifesti:
a) i costi produttivi e gli oneri sociali sono raddoppiati. Nell'ultimo anno, per l'acquisto dei fattori produttivi (concimi, sementi, gasolio, energia elettrica) che incidono sulla gestione aziendale per oltre il 70 per cento, si sono avuti aumenti medi del 7 per cento, mentre i prezzi all'origine, dopo una fase di rialzo della prima metà del 2008, sono scesi in media del 7 per cento con punte del 35-50 per cento per il mercato dei cereali;
b) i redditi degli agricoltori, dopo l'aumento fatto registrare nel 2008, sono ovunque in calo e le imprese agricole, costrette sempre più spesso all'indebitamento, stanno incontrando difficoltà crescenti in termini occupazionali e di strumenti di accesso al credito;
c) il clima di fiducia dell'industria alimentare, misurato attraverso un indice predisposto dall'Ismea su un panel di circa 1.200 operatori, ha fatto segnare, nel quarto trimestre del 2008, un netto peggioramento, scendendo a meno 13,6 per cento, da meno 0,7 per cento del trimestre precedente;
durante i numerosi cicli di audizioni che si sono svolti nelle commissioni parlamentari, tutte le organizzazioni professionali, produttive e sindacali del settore hanno espresso il forte disagio che, in seguito alla crisi internazionale, sta colpendo fortemente il comparto agroalimentare e della pesca;
la crisi internazionale ha avuto ripercussioni sull'intero sistema agricolo europeo, tanto da indurre la Commissione europea a pubblicare una comunicazione «a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica», che consente agli Stati membri di attivare misure rilevanti ed urgenti nel contesto dell'allentamento pur parziale e inadeguato dei vincoli comunitari;
i principali Paesi europei hanno adottato manovre anticrisi, includendo misure specifiche per il rilancio competitivo del comparto, come accaduto in Francia, dove il Ministro dell'agricoltura Barnier ha varato un piano di 250 milioni di euro per sostenere i redditi degli agricoltori;
complessivamente, nei suoi primi nove mesi, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, il Governo si è contraddistinto esclusivamente per i vistosi tagli operati a sfavore del comparto agroalimentare e per la mancanza di misure efficaci necessarie per invertire la sfavorevole congiuntura economico-finanziaria: infatti, la cosiddetta manovra estiva, di cui al decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e la legge finanziaria per il 2009 hanno totalizzato complessivamente una riduzione di 682 milioni di euro a sostegno dell'agricoltura; il cosiddetto decreto «milleproroghe» ha abrogato alcune disposizioni a sostegno dell'agricoltura e della pesca molto attese dal comparto e approvate in un provvedimento immediatamente precedente il «milleproroghe»; infine, la manovra anticrisi, di cui al decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, non ha previsto alcuna misura direttamente riconducibile alla risoluzione della crisi del comparto agroalimentare;
in un momento in cui gli elementi di debolezza del settore sono amplificati dalla volatilità dei prezzi, dalle difficoltà di accesso al credito e da un ruolo sempre meno incisivo del sostegno pubblico, sono urgenti misure straordinarie, che, da un lato, scongiurino un possibile arretramento del settore agroalimentare e della pesca e, dall'altro, sappiano rilanciarne la competitività,

impegna il Governo:

ad adottare, nell'immediato, i seguenti quattro interventi necessari per la tenuta competitiva del settore agroalimentare e della pesca, nel quadro della crisi internazionale economica e finanziaria:
a) attivazione ed utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali necessari per governare la crisi che sta interessando le imprese del settore e, nello specifico, quelle della pesca, particolarmente esposte alla congiuntura sfavorevole;
b) conferma biennale degli sgravi contributivi, al fine di contenere il costo del lavoro in agricoltura nelle zone svantaggiate e garantire stabilità fiscale per gli agricoltori, e attivazione del credito d'imposta in agricoltura;
c) conferma del sistema assicurativo e rifinanziamento del fondo di solidarietà nazionale, al fine di dare piena attuazione ai meccanismi di gestione del rischio in agricoltura e di potenziare il ruolo delle polizze assicurative per far fronte alle crescenti emergenze climatiche;
d) incentivazione degli strumenti necessari per attuare una politica che favorisca l'accesso al credito degli imprenditori agricoli e ittici, sempre più alle prese con problemi di liquidità;
ad adottare, altresì, con risolutezza quattro misure straordinarie per garantire al settore agroalimentare e della pesca il necessario rilancio produttivo, affinché la difficoltà diventi un'opportunità per attrarre e motivare l'ingresso di giovani figure imprenditoriali e, quindi, occasione per un ricambio generazionale, attraverso:
a) l'incentivazione, anche mediante una rinegoziazione in sede comunitaria della normativa sugli aiuti di Stato in agricoltura, della concentrazione dell'offerta agricola, prevedendo un rafforzamento dell'assetto dimensionale o di forme di aggregazione di funzioni, nonché dell'innovazione organizzativa dell'impresa di filiera, affinché i produttori possano governare e accompagnare più in profondità le fasi della catena alimentare, riducendo le intermediazioni dalla fase produttiva alla vendita ai consumatori;
b) aiuti straordinari e mirati al processo di internazionalizzazione della rete distributiva del comparto, perché l'agroalimentare italiano, fortemente caratterizzato da tipicità e valori territoriali, possa accelerare la sua capacità d'inserimento nei mercati esteri, attraverso nuove partnership commerciali, nuove relazioni bilaterali, assetti societari volti al radicamento e al controllo del prodotto italiano nei Paesi esteri;
c) aiuti straordinari per l'innovazione indirizzati ad imprese impegnate in nuovi processi produttivi, tesi, da un lato, all'autoriduzione dei costi di produzione, attraverso il risparmio energetico, il risparmio idrico, le razionalizzazioni logistiche, le innovazioni gestionali, e, dall'altro, a creare incrementi di valore del prodotto attraverso strategie di rafforzamento identitario e territoriale e a conseguire il valore aggiunto dato da contenuti di servizio più rispondenti alla domanda di mercato, a nuovi stili di vita, a nuove esigenze di tutela della salute alimentare, anche avviando concretamente l'insediamento dell'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare al pari degli altri Paesi europei;
d) il finanziamento di piani speciali di riconversione basati su rigorosi piani industriali pluriennali per il rilancio di alcune filiere produttive, che, nella sovrapposizione degli effetti della crisi economica generale e dei recenti cambiamenti delle regole della politica agricola comunitaria, risultano particolarmente in sofferenza, essendo esposte a processi di indebitamento, e, pur avendo potenzialità e valore, non hanno sufficienti possibilità immediate per affrontare l'urgenza della concorrenza internazionale.
(1-00196) «Oliverio, Zucchi, Agostini, Brandolini, Marco Carra, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Lusetti, Marrocu, Mario Pepe (PD), Sani, Servodio, Trappolino».
(24 giugno 2009)

La Camera,
premesso che:
il settore dell'agricoltura in Italia nella sua natura di comparto appartenente a varie filiere, siano esse filiere produttive, come l'agroalimentare, o filiere territoriali, rappresenta, come è noto, uno degli asset chiave e prioritari dell'economia nazionale, contribuendo in maniera determinante e positiva alla composizione del prodotto interno lordo;
con quasi 7.000 imprese e 270 mila dipendenti, l'industria agroalimentare italiana si conferma, infatti, settore strategico dell'economia nazionale, con una dimensione economica della filiera agroalimentare, che a un mercato interno da 175 miliardi di euro affianca un export di quasi 20 miliardi di euro, presentando in prospettiva notevoli margini di crescita;
il made in Italy del settore agroalimentare rappresenta, come è noto, il «cuore strategico dello sviluppo», consentendo al nostro Paese di conservare la leadership internazionale nella qualità;
nonostante l'attuale crisi finanziaria ed economica, il comparto agricolo ha le potenzialità per superare la fase recessiva, mantenendo una buona performance del ritorno degli investimenti, anche grazie ai benefici rappresentati dagli importanti e significativi interventi introdotti dal Governo a sostegno delle imprese del settore;
infatti, a differenza di altri settori che hanno subito evidenti e gravi ripercussioni, l'agricoltura è la sola cosiddetta «tigre» dell'economia italiana, che registra una crescita annuale del 2,4 per cento, come confermato anche dalla Coldiretti, che indica come le imprese agricole italiane siano in grado di produrre un valore aggiunto per il sistema produttivo nazionale;
risulta necessario, inoltre, porre in evidenza l'interesse che l'attività della pesca riveste per l'economia nazionale e di chi concretamente la esercita, nonché l'esigenza della valorizzazione dei prodotti della pesca come parte integrante del patrimonio agroalimentare e delle tradizioni enogastronomiche del Paese;
appare, inoltre, prioritario affrontare questioni di fondamentale importanza, quale la tutela della sicurezza alimentare e, in particolare, dei prodotti agroalimentari del made in Italy, avviando un confronto, anche a livello europeo e mondiale, su problematiche essenziali che riguardano il settore agricolo, i cui interessi di natura economica, sociale ed ambientale sappiano rapportarsi lealmente in un libero mercato, favorendo un equilibrio dei prezzi che rispetti e salvaguardi i costi di produzione per garantire margini di guadagno per le imprese agricole, sufficienti ad investire in nuove tecnologie ed in metodi di trasformazione dei prodotti nel rispetto dell'ambiente e della salute dei consumatori;
l'obiettivo etico di tutelare la sicurezza alimentare costituisce un obbligo per il comparto agroalimentare e va perseguito con la massima determinazione;
in definitiva, risulta utile, in considerazione dell'attuale fase economica del Paese, cogliere le opportunità della crisi in atto, nella consapevolezza che opportune riforme a sostegno del comparto agricolo costituiscono un'occasione per il rilancio delle aziende del settore,

impegna il Governo:

ad adottare incisivi interventi per il settore agroalimentare e della pesca, strategici per l'economia italiana, affinché le imprese siano sostenute e non gravate da oneri aggiuntivi, che ne limiterebbero la competitività, e, in particolare:
a) la detassazione parziale dei redditi e la sospensione degli oneri previdenziali, per almeno sei mesi, al fine di consentire agli operatori agricoli e della pesca di poter sostenere costi minori e per garantirne, quindi, una maggiore competitività;
b) la stabilizzazione degli oneri contributivi per le aree montane e svantaggiate e la ridefinizione del regime del credito d'imposta per favorire le attività di internazionalizzazione;
c) l'introduzione di ulteriori interventi a sostegno della filiera agricola e, in particolare, per la competitività nel settore agroalimentare e nella pesca dei prodotti del made in Italy;
d) il miglioramento dei meccanismi di gestione del rischio in agricoltura e il potenziamento del ruolo delle polizze assicurative nei riguardi delle emergenze climatiche;
e) l'introduzione di incentivi volti a garantire interventi per l'innovazione degli strumenti e dei macchinari utilizzati dalle imprese agricole per la lavorazione dei prodotti agroalimentari;
f) l'adozione di apposite iniziative normative, aventi l'obiettivo di incentivare l'innovazione al fine di rendere le imprese agricole consapevoli della stretta connessione tra innovazione e competitività, consentendo la possibilità di un migliore accesso ai mercati internazionali, in particolare a quelli orientali;
g) l'incremento del fondo di solidarietà nazionale, con particolare riferimento agli interventi compensativi di cui all'articolo 1, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102;
h) l'introduzione di misure fiscali a sostegno delle produzioni agroalimentari a lunga stagionatura;
i) l'introduzione di misure a sostegno della ristrutturazione dei debiti delle aziende agricole.
(1-00197) «Beccalossi, Bellotti, Biava, Catanoso, De Camillis, De Girolamo, Di Caterina, Dima, D'Ippolito Vitale, Faenzi, Renato Farina, Gottardo, Nastri, Nola, Romele, Rosso, Taddei, Sardelli».
(25 giugno 2009)

La Camera,
premesso che:
l'agricoltura ha sempre rappresentato una questione centrale per lo sviluppo socio-economico del nostro Paese, assicurando qualità, sicurezza alimentare e valorizzazione dei nostri territori;
il settore agroalimentare italiano è il secondo comparto, dopo quello manifatturiero, in termini di contributo all'economia nazionale, con un'incidenza del 15 per cento circa sul prodotto interno lordo, e il made in Italy di questo comparto raggiunge un valore di oltre 220 miliardi di euro;
le imprese agricole e agroalimentari italiane sono sottoposte, al pari di ciò che sta accadendo al sistema economico nazionale, in modo diretto e indiretto alle conseguenze della crisi economico-finanziaria mondiale, subendo una forte compressione dei prezzi dei prodotti agricoli, dovuta alle inefficienze della distribuzione commerciale ma anche alle incertezze congiunturali di norme agevolative, che dovrebbero, invece, essere puntuali e trasparenti, al fine di dare sicurezza agli operatori del settore;
durante le diverse audizioni svoltesi presso le commissioni parlamentari competenti, è stato messo in evidenza che in Italia il settore agroalimentare è caratterizzato da un aumento dei prezzi determinato, oltre che da fattori strutturali (eccessiva lunghezza delle filiere produttive, scarsa propensione all'associazionismo tra i produttori, inadeguatezza e arretratezza delle infrastrutture logistiche e di trasporto, scarsa informazione dei consumatori), anche dalla proliferazione di comportamenti speculativi e monopolistici messi in atto da alcuni operatori dell'intermediazione e della grande distribuzione commerciale;
i produttori agricoli sono costretti dalle crescenti difficoltà - aumento dei costi produttivi e contribuivi, calo dei prezzi dei prodotti, conseguente riduzione dei redditi - a crescenti indebitamenti e al rinvio di investimenti, che inevitabilmente riducono la competitività delle loro imprese;
in particolare, la carenza di un efficace sistema di controllo e di monitoraggio sui prezzi e la fragilità del sistema ispettivo e sanzionatorio aumentano la sfiducia verso il settore agricolo e agroalimentare, come è testimoniato dai dati dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), con un netto peggioramento nel quarto trimestre del 2008;
a fronte di una situazione che vede oramai moltissime imprese agricole indebitate al punto di incontrare serie difficoltà a continuare la loro attività, i tagli effettuati dal Governo nel settore agroalimentare hanno sicuramente aggravato la situazione, tenuto anche conto che, con il cosiddetto decreto «mille proroghe», sono state soppresse misure a sostegno dell'agricoltura e del settore ittico, che erano state già approvate;
nonostante le difficoltà sopra citate e malgrado l'azione del Governo nel settore non abbia garantito, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, interventi finanziari e normativi adeguati e puntuali, il comparto agricolo e agroalimentare è, comunque, una realtà da primato a livello internazionale, perché dispone di risorse imprenditoriali e capacità professionali altissime, in grado di produrre un valore aggiunto per il nostro sistema economico nazionale;
risulta, pertanto, necessaria una forte iniziativa del Parlamento e del Governo per accompagnare la straordinaria capacità produttiva di questo comparto e di quello ittico, che rivestono per l'economia nazionale un valore rilevante, sia sotto il profilo quantitativo, sia, soprattutto, perché danno concretezza e rafforzano il patrimonio di qualità del made in Italy nel mondo;
questa consapevolezza, largamente condivisa, richiede misure urgenti ed incisive da parte del Parlamento e del Governo, mirate a sostenere la tenuta e la crescita di questi settori produttivi, a tutelare la qualità e la sicurezza alimentare, a garantire un equilibrio reale fra costi di produzione e prezzi dei prodotti, tali da assicurare margini economici adeguati per le imprese agricole, agroalimentari ed ittiche, e, in particolare, ad affrontare le attuali emergenze congiunturali per un vero rilancio delle aziende dei predetti settori,

impegna il Governo

ad adottare provvedimenti atti a:
a) utilizzare e attivare tutti gli ammortizzatori sociali necessari per governare la crisi delle imprese del settore;
b) mettere a regime le agevolazioni previdenziali e fiscali esistenti a sostegno dei produttori agricoli ed ittici;
c) rifinanziare il fondo di solidarietà nazionale, al fine di dare piena attuazione ai meccanismi di gestione del rischio in agricoltura per far fronte ai sempre più frequenti e devastanti cambiamenti climatici;
d) approntare gli strumenti necessari per realizzare una politica che possa favorire l'accesso al credito degli imprenditori agricoli e del settore ittico sempre più in difficoltà economica, riattivando il credito d'imposta e introducendo misure specifiche a sostegno delle produzioni e della ristrutturazione dei debiti;
e) incentivare e motivare l'ingresso dei giovani nell'imprenditoria del settore e, quindi, favorire un auspicato ricambio generazionale;
f) promuovere, con adeguati strumenti e aiuti, l'innovazione sia nei processi produttivi che nella valorizzazione dei prodotti, nonché delle attrezzature utilizzate dalle imprese agricole, agroalimentari ed ittiche;
g) accelerare il pieno ed efficiente utilizzo degli stanziamenti previsti nel piano irriguo nazionale per il miglioramento delle infrastrutture, nonché degli investimenti sostenuti dalle risorse assegnate all'Istituto per lo sviluppo agroalimentare spa e a Buonitalia spa;
h) prevedere aiuti straordinari e mirati al processo di internazionalizzazione della rete distributiva del settore agricolo e alimentare italiano, affinché esso possa accedere con maggior facilità nei mercati esteri, attraverso anche nuove collaborazioni commerciali;
i) prevedere interventi strutturali che procurino un'inversione di tendenza nel caro-prezzi, che sta mettendo a dura prova i bilanci di molte famiglie e la stabilità di numerosissime aziende, anche introducendo ulteriori interventi a sostegno delle diverse filiere per la commercializzazione;
l) assumere, infine, tutte le necessarie iniziative per attuare le misure a sostegno delle agroenergie, così come previsto dal pacchetto europeo «clima-energia».
(1-00205) «Delfino, Ruvolo, Cesa, Naro, Compagnon, Tabacci, Poli, Occhiuto, Galletti, Ciccanti».
(6 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
lo stato di difficoltà in cui, da tempo, si trova la nostra agricoltura ha la sua più evidente rappresentazione nella squilibrata distribuzione del valore all'interno delle filiere agroalimentari che, per ogni euro speso per il consumo di beni alimentari, vede 60 centesimi andare a retribuire la fase della distribuzione, 23 quella dell'industria alimentare e appena 17 la fase agricola;
l'attuale squilibrata distribuzione del valore all'interno delle filiere agroalimentari è, in parte, da considerare come diretta ed inevitabile espressione di processi fisiologici, conseguenti allo sviluppo economico, che, nel corso del tempo, hanno determinato una sorta di «terziarizzazione» delle filiere medesime, evidenziando la differente evoluzione dell'organizzazione economica realizzata dalle imprese, in esse operanti e, in specie, acuendo il contrasto tra il sostanziale mantenimento del modello produttivo agricolo, fondato su imprese di piccola dimensione a conduzione familiare, e la tendenza alla concentrazione delle componenti industriali e distributive, che, a monte e a valle, hanno stretto l'agricoltura in una morsa di progressivo peggioramento delle ragioni di scambio, che, a sua volta, ha dato luogo ad un crescente squilibrio di forza contrattuale che è, poi, alla base della sfavorevole distribuzione del valore di cui sopra;
il carattere strutturale degli squilibri all'interno delle filiere agroalimentari è confermato dall'evoluzione di medio-lungo periodo dell'andamento dei redditi agricoli, che, nei nove anni compresi tra il 2000 ed il 2008, nonostante il dato positivo segnato nel 2008 (+2,1 per cento sul 2007), ha mostrato pesanti segni di cedimento, facendo registrare, in termini reali, una flessione del 18,5 per cento;
il superamento, o almeno l'attenuazione, delle già evidenti, nonché crescenti, difficoltà dell'agricoltura ad ottenere livelli di reddito sufficienti per remunerare adeguatamente la propria fase produttiva è strettamente legato alla possibilità che la stessa agricoltura riesca ad accrescere il proprio peso contrattuale e, quindi, riesca a migliorare la propria organizzazione economica, all'interno delle filiere agroalimentari;
il rafforzamento della componente agricola all'interno delle filiere agroalimentari è da considerare una priorità di politica economica generale, in quanto l'agricoltura è la componente centrale di un sistema socio-economico complesso, che include l'insieme delle attività economiche che vanno dalla fornitura dei fattori produttivi agricoli al consumo finale dei prodotti agroalimentari e che vale circa 240 miliardi di euro, pari al 15 per cento del prodotto interno lordo;
l'accordo sull'health check ha costituito l'atto conclusivo del lungo processo di revisione della politica agricola comune, che era stato avviato, nel 1992, con la riforma Mac Sharry e che ha condotto ad un nuovo assetto della stessa politica agricola comune, nella quale sono state, di fatto, smantellate tutte le tradizionali misure a sostegno dei mercati ed è stata, per contro, realizzata una nuova articolazione fondata su due sole linee di intervento, destinate, rispettivamente, al pagamento di aiuti diretti al reddito degli agricoltori ed alle cosiddette politiche di sviluppo rurale;
nell'attuale contesto di difficoltà economiche generali e di riforme delle politiche comunitarie, il Governo ha fornito le risposte necessarie, non solo per fare fronte alle emergenze, ma anche per impostare una politica di sviluppo di lungo periodo, realizzando importanti accordi in sede europea ed internazionale (accordo su health check, G8 agricolo) e rafforzando e conferendo stabilità ad importanti strumenti di politica agricola nazionale (il potenziamento dei controlli sulla sicurezza alimentare, la stabilizzazione dell'aliquota irap);
anche a seguito del nuovo assetto dell'intervento comunitario a sostegno dell'agricoltura, appare necessario rafforzare il già rilevante impegno di questo primo anno di legislatura ed avviare un profondo ripensamento delle politiche agricole nazionali e regionali, che, ancor più che in passato, dovranno essere particolarmente attente a modulare i loro interventi, in funzione della necessità di cogliere la dimensione territoriale dell'agricoltura e di creare le condizioni necessarie, affinché le diverse forme di agricoltura presenti sul territorio nazionale possano avviare e sostenere processi di sviluppo fondati sulla valorizzazione delle loro risorse endogene e, quindi, in forma coerente rispetto alle loro esigenze e potenzialità,

impegna il Governo:

ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, mirate a favorire il miglioramento dell'organizzazione economica delle imprese agricole all'interno delle filiere agroalimentari e, in specie, ad accrescerne il ruolo ed il peso contrattuale all'interno delle filiere medesime, nonché a ridurre le distanze tra la fase produttiva agricola ed il consumo finale;
ad adottare tutte le iniziative necessarie per valorizzare l'origine agricola dei prodotti agroalimentari e per evidenziare, anche attraverso specifiche campagne di comunicazione, l'importanza del rapporto che lega l'attività agricola al territorio ed alla qualità dei prodotti alimentari;
a rafforzare ulteriormente le politiche di tutela e di controllo della qualità dei prodotti agricoli e di contrasto alla contraffazione ed all'«agropirateria» sui mercati interni ed esteri;
a sostenere l'internazionalizzazione delle imprese, anche attraverso il rafforzamento delle politiche di promozione dei prodotti agroalimentari italiani sui mercati esteri;
ad adottare le iniziative necessarie a consentire la piena applicazione della nuova politica agricola comune, esercitando, con la massima tempestività, le opzioni previste nell'ambito del recente accordo sull'health check;
ad avviare un profondo ripensamento del complesso delle agevolazioni (fiscali, contributive e tariffarie) di cui beneficia il settore agricolo, al fine di passare da un sistema di sovvenzioni indiscriminate - quale è adesso - ad un regime di sostegno finalizzato, che, in coerenza con il principio di condizionalità, già da tempo acquisito nell'ambito della politica agricola comune, subordini il riconoscimento delle agevolazioni all'assunzione, da parte dei beneficiari, di comportamenti funzionali al perseguimento di obiettivi di interesse collettivo e, quindi, tali da rendere socialmente giustificabile l'onere che il contribuente è chiamato a sostenere per la concessione delle medesime agevolazioni;
a valorizzare, nell'ambito di ogni provvedimento di politica economica, la componente agricola e rurale, tenendo conto dell'importanza dell'agricoltura nelle dinamiche di sviluppo territoriale e, in specie, del ruolo che la stessa è in grado di svolgere nell'ambito delle politiche energetica (energie da fonti rinnovabili), di rivitalizzazione delle aree interne, montane e svantaggiate in genere, di recupero delle zone peri-urbane e, più in generale, delle zone colpite da fenomeni di degrado ambientale.
(1-00207) «Fogliato, Rainieri, Callegari, Negro, Fava, Allasia, Reguzzoni, Torazzi, Fugatti, Forcolin».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
l'agricoltura è l'unico settore che non crolla davanti ad una crisi incalzante. Sia il dato congiunturale che quello tendenziale del valore aggiunto registrano una sostanziale tenuta, anche se i problemi delle imprese restano alquanto difficili e i produttori continuano ad essere sempre più stretti dai costi produttivi, dai gravosi oneri contributivi e dalla mancanza di una politica realmente efficace e concreta;
dopo un anno di crescita, seppur lieve, il settore primario registra nei primi tre mesi del 2009 un calo del valore aggiunto, rispetto al quarto trimestre del 2008, dell'1,3 per cento e un leggero incremento (più 0,1 per cento) nei confronti dello stesso periodo del 2008. Questo non significa, però, che la crisi è passata e che i problemi siano scomparsi. Sono dati che mettono in evidenza tutte le difficoltà e le pressanti questioni che oggi sono costretti ad affrontare gli imprenditori agricoli del nostro Paese;
il trend dell'agricoltura non è in linea con il rallentamento generalizzato e pesante dell'economia nazionale. Infatti, nel primo trimestre del 2009 la flessione congiunturale è ben più ridotta di quella del valore aggiunto dell'industria in senso stretto (meno 7,7 per cento), del settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici servizi, trasporti e comunicazioni, del settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (meno 1,4 per cento);
nonostante ciò, i problemi del settore, come più volte denunciato, rischiano di aggravarsi ulteriormente se non si interviene in maniera efficace e tempestiva. L'agricoltura italiana mostra ancora evidenti segni di affanno. Un panorama che ha bisogno di una scossa, di una politica nuova di svolta;
la scelta obbligata e vincente per la nostra agricoltura per superare la crisi è che le produzioni agroalimentari siano di qualità;
questa scelta non nasce solo dalla difficoltà, per le imprese, di competere sul fronte dei costi, ma anche dal crescente ruolo dei consumatori nel sistema economico e dalla centralità che le tematiche della salute e del benessere dei cittadini hanno giustamente assunto nelle valutazioni e nelle scelte private e pubbliche;
la qualità, quindi, non va intesa come un fatto limitato, confinato in nicchie di mercato o in situazioni di eccellenza; essa va, invece, considerata come tratto distintivo di un sistema al quale ogni operatore contribuisce nell'affermazione di marchi legati all'origine e ad altri tratti distintivi di identità e nella costruzione di filiere di qualità differenziate sia per processo che per prodotto;
la strategia della qualità deve riuscire a coniugare efficacemente il rispetto per la tradizione produttiva con lo sviluppo dell'innovazione, attraverso adeguate strategie di marketing, di comunicazione e di organizzazione;
le principali strategie di valorizzazione della qualità legata al territorio percorrono la strada delle denominazioni di origine registrate e tutelate a livello comunitario: le dop e le igp. L'importanza di queste strategie è nota, ma sono note anche le difficoltà che molte denominazioni incontrano prima di essere attivate, commercializzate e valorizzate;
nell'ultimo periodo vi è stata una forte crescita di riconoscimenti di denominazioni a marchio dop ed igp italiane, che hanno raggiunto quota 148, consentendo così al nostro Paese di collocarsi in testa alla graduatoria europea davanti alla Francia,
quella delle dop ed igp non è l'unica strada percorribile; ci sono, anche se riguardano un segmento limitato di imprese italiane, le strategie legate alla vendita diretta degli agricoltori, negli agriturismi, a consumatori locali o a soggetti qualificati (ristoranti, catene specializzate);
anche le produzioni biologiche, a tal proposito, risultano essere molto valorizzate in questi segmenti, in special modo attraverso il canale delle mense scolastiche, che distribuiscono ormai 920 mila pasti biologici al giorno in circa 600 mense. Se si considera che questo segmento di consumo è stato da sempre alimentato da produzioni indistinte, ci si può rendere conto di quale potenziale esso rappresenti per le produzioni di qualità;
la particolare vocazione del nostro Paese (per le condizioni pedoclimatiche che lo distinguono) alla produzione biologica di molte colture e allevamenti di pregio e la particolare perizia dei nostri agricoltori possono fare del biologico italiano un punto di forza notevole per la nostra agricoltura di qualità;
le strategie di valorizzazione della qualità legata all'origine o ai processi produttivi non escludono, anzi possono essere in sinergia con quelle legate all'affermazione di marchi commerciali. È comunque necessario che l'intero processo di filiera sia valorizzato, a partire dal prodotto agricolo che ne è la base e la cui qualità rende la marca competitiva;
per quanto riguarda la pesca, l'aumento del prezzo del greggio ha danneggiato enormemente il settore, con conseguenze devastanti su tante famiglie, che hanno fondato la loro economia su questo particolare settore;
la speculazione esasperata delle compagnie petrolifere sta mettendo a dura prova il comparto ittico. Questo significa aumento dei prezzi e conseguente diminuzione dei consumi,

impegna il Governo:

ad adottare interventi per il rilancio del settore agricolo che mirino al sostegno e alla valorizzazione della produzione biologica, come:
a) il rafforzamento del sistema delle dop-igp, favorendo la capacità di aggregare i diversi soggetti della filiera e di concentrare il maggior quantitativo di prodotto possibile;
b) incentivare la crescita di servizi che orientino e sostengano le imprese agricole nella scelta di strategie di qualità;
c) potenziare e razionalizzare il sistema di certificazione ed accreditamento, favorendo ed accelerando la creazione dell'ente unico di accreditamento, partecipato da tutti i ministeri interessati e dalle organizzazioni di rappresentanza del mondo imprenditoriale;
ad adottare misure volte a risolvere i problemi del settore pesca come:
a) la ristrutturazione e il salvataggio delle imprese in crisi, nonché la rimodulazione degli investimenti strutturali del Fondo europeo per la pesca;
b) introdurre ammortizzatori sociali anche per il settore della pesca e far rientrare l'attività dei lavoratori del settore ittico nella categoria dei lavori usuranti.
(1-00217) «Di Giuseppe, Rota, Zazzera, Donadi, Evangelisti, Borghesi».
(13 luglio 2009)



MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE A SOSTENERE IL PROCESSO DI RICONCILIAZIONE NAZIONALE IN SOMALIA

La Camera,
premesso che:
nel mese di gennaio 2009 si è concluso il ritiro dalla Somalia delle truppe etiopi, chiamate ad intervenire alla fine del 2006 per difendere il debole Governo di transizione dalle milizie delle corti islamiche;
il ritiro dei circa tremila soldati di Addis Abeba, la cui presenza per la verità non ha condotto a risultati apprezzabili, pone fine ad una presenza percepita dalla popolazione locale come forza di occupazione e potrebbe facilitare la formazione di un nuovo Governo che includa anche le forze islamiche, pur aumentando, nel contempo, le preoccupazioni su una possibile escalation dei conflitti interni tra le diverse fazioni;
i segnali di un'importante svolta, suscettibile di imprimere un rinnovato impulso al processo di pacificazione della Somalia, trovano conferma nella positiva conclusione della sessione del Parlamento allargato somalo, riunitasi a Gibuti il 31 gennaio 2009, che ha portato all'elezione del nuovo presidente, Sheik Sharif Ahmed, esponente moderato delle corti islamiche, accolto dalla comunità internazionale come l'unico in grado di portare la pace in un Paese devastato da quasi 20 anni di guerra;
la sua nomina va nella direzione del percorso indicato dall'accordo di pacificazione di Gibuti, firmato nel mese di agosto 2008, che faceva perno proprio su un coinvolgimento della componente moderata delle corti islamiche, al fine di ottenere un maggior consenso popolare e allontanare la minaccia di Al Qaeda, processo ora favorito da un cambio di atteggiamento della nuova Presidenza americana, più incline a riconoscere la natura composita e differenziata delle corti islamiche;
la Somalia resta, tuttavia, un Paese instabile e dilaniato dallo scontro fra le forze laiche e le forze integraliste, le quali non hanno riconosciuto l'elezione del nuovo Presidente e rimangono intenzionate ad assumere la leadership del Paese e a continuare il conflitto per imporre la ferrea legge islamica della sharìa;
la condizione di instabilità viene purtroppo confermata dalle recenti notizie stampa (febbraio e marzo 2009) che riferiscono della ripresa degli scontri, scatenati dai miliziani fondamentalisti shebab per prendere il controllo di Mogadiscio volti a impedire l'insediamento del nuovo Governo nella capitale, scontri che coinvolgono anche le truppe dell'Amison, African union mission in Somalia, e che potrebbero anche condurre a un ritorno delle truppe etiopiche nel Paese;
all'instabilità politica interna si affiancano poi numerosi altri elementi di preoccupazione: le vittime della guerra civile sono oltre 16 mila civili e 4 mila combattenti; l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha lanciato un campanello d'allarme sulla presenza in Etiopia di circa 16 mila somali, in particolare donne e bambini, alla ricerca di asilo politico; il Paese è diventato zona franca per la pirateria internazionale che opera lungo le rotte commerciali tra Europa e Asia; la presenza di Al Qaeda e comunque di formazioni politiche e combattenti di stampo integralista, in un'area all'ingresso del Mar Rosso e vicino al Golfo Persico, non può che suscitare inquietudine e altrettanta preoccupazione è suscitata dal contagio dell'instabilità dal Corno d'Africa alla regione interna dei grandi laghi africani;
mentre la crisi somala e la situazione del Corno d'Africa meriterebbe un maggiore livello di attenzione, l'interesse a livello mondiale sembra invece essersi fortemente ridimensionato; gli sforzi della comunità internazionale e delle Nazioni Unite degli ultimi anni, volti ad accompagnare il processo di stabilizzazione, sono apparsi deboli e spesso in ritardo rispetto alla realtà in mutamento;
in considerazione dei legami storici dell'Italia con la Somalia ed anche in vista del nuovo ruolo che il nostro Paese dovrà assumere sulla scena internazionale, in qualità di presidente del prossimo G8 - che dovrebbe assumere l'Africa e il Corno d'Africa come le aree su cui incentrare interventi e risorse - si pone con urgenza un'iniziativa tempestiva del Governo italiano, in grado di imprimere un cambiamento nella crisi somala;
l'Italia potrebbe essere l'attore determinante per la ripresa del dialogo fra gli attori regionali del Corno d'Africa, anche in considerazione del ruolo di primo piano svolto dal nostro Paese durante la conferenza di Nairobi, come presidente dell'Ipf, l'organizzazione dei Paesi donatori che ha sostenuto l'Igad (Intergovernamental authority on development, un'autorità intergovernativa subregionale per lo sviluppo dell'Africa orientale), nella gestione del processo di pace e come co-presidente dell'Ipf - Igad partners forum (che riunisce i Paesi membri dell'Igad con i Paesi partner, composto da Paesi occidentali e da numerosi organismi internazionali);
nel vertice di Nairobi, svoltosi nel mese di ottobre 2008, i Capi di Stato Igad hanno dichiarato di voler tornare ad esercitare un ruolo di leadership nella gestione della crisi somala e l'assunzione di tale ruolo, se sostenuto, potrebbe riaprire il dialogo con tutti gli attori somali in conflitto ed essere l'occasione anche per ricucire i legami spezzati fra Somalia ed Etiopia;
un sostegno convinto dell'Unione europea che supporti l'azione di Igad, Ipf, Unione africana, insieme al necessario potenziamento dei compiti affidati all'Unpos (United Nations political office for Somalia), unico raccordo attualmente esistente fra le Nazioni Unite e i leader e le fazioni somale potrebbe essere importante per rilanciare una soluzione politica in grado di riavviare un processo di stabilizzazione e pacificazione non solo per la Somalia, ma per l'intero Corno d'Africa;
in questo quadro è utile sostenere la Somali woman agenda, una rete nata nel mese di ottobre 2008 a Nairobi, presentata all'Onu e in sede europea, che rappresenta circa cinquantamila donne somale che, operando in una dimensione «inter-clan», lavorano per la ricostruzione del Paese, per la ripresa del lavoro, dell'imprenditoria femminile, dell'istruzione e della sanità, al fine di superare fattivamente la catastrofe prodotta da anni di guerra e dalle divisioni interne del Paese;
lo storico ruolo dell'Italia nell'area rischia di essere indebolito in assenza di un Sottosegretario per gli affari esteri con una specifica delega per l'Africa e di un inviato speciale italiano per la Somalia,

impegna il Governo:

a farsi promotore, in relazione alla nuova fase politico-istituzionale apertasi in Somalia, di nuove iniziative politico-diplomatiche nell'ambito dei preposti organismi internazionali, allo scopo di sostenere il processo di una riconciliazione nazionale inclusiva di tutte le forze presenti nel Paese e di appoggiare il processo di dialogo, pacificazione e stabilizzazione, auspicato sia dalla popolazione somala che dall'intera comunità internazionale;
a sostenere un'azione sinergica fra Nazioni Unite, Igad e Ipf, anche mediante la conclusione di un formale accordo di partnership, al fine di aumentare l'efficacia del comune sforzo per la stabilizzazione e lo sviluppo del Corno d'Africa;
a sostenere l'azione della Somali woman agenda, conformemente alla risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che assume la prospettiva di genere come parte integrante delle politiche di pace e sicurezza;
a farsi promotore, in sede europea, della nomina di un inviato speciale per il Corno d'Africa per concretizzare un rinnovato impegno a livello europeo in grado di favorire una via negoziale per la pacificazione e la stabilizzazione della Somalia e dell'intera regione;
a rilanciare il ruolo italiano nell'area, influente per i legami storici, per i rapporti politici costruiti in questi anni, per l'equilibrio e l'autorevolezza che vengono riconosciuti alla nostra azione diplomatica, avanzando candidature italiane a ricoprire gli incarichi internazionali che si auspica vengano assegnati nelle opportune sedi.
(1-00140) «Maran, Fassino, Sereni, Narducci, Pistelli, Tempestini, Corsini, Barbi, Castagnetti, Touadi, Mogherini Rebesani, Sarubbi».
(25 marzo 2009)

La Camera,
premesso che:
la crisi che coinvolge la Somalia è al centro dell'interesse del nostro Paese e della comunità internazionale perché si garantisca una soluzione durevole e pacifica in quel Paese dilaniato da molti anni da guerre. Infatti, a partire dalla caduta di Siad Barre (1991), la Somalia si è venuta a trovare in una situazione di progressivo caos e di isolamento internazionale, in quanto, da un lato, è rimasta priva di un Governo centrale e preda di una deriva localistica e, dall'altro, non è stata più sostenuta dalla comunità internazionale;
l'attenzione verso la crisi somala si è tradotta in una serie di importanti documenti, tra cui le conclusioni adottate nell'ultimo Consiglio dell'Unione europea sugli affari generali e le relazioni esterne e la risoluzione n. 1872 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Buoni sono anche i risultati raggiunti dalla Conferenza internazionale di Bruxelles a supporto del settore di sicurezza in Somalia ed il terzo incontro del Gruppo di contatto sulla pirateria, svoltosi a New York il 29 maggio 2009;
il nostro Paese, negli ultimi tre anni, ha erogato notevoli risorse economiche per gli aiuti allo sviluppo, la stabilizzazione del Paese somalo e le riforme, nonostante gli obblighi imposti dal deterioramento della situazione di sicurezza. La Somalia è, infatti, una priorità per la nostra cooperazione allo sviluppo. Negli ultimi tre anni sono stati erogati oltre 30 milioni di euro ed il nostro Paese sta considerando l'ipotesi di un ulteriore rafforzamento dell'impegno per accompagnare il processo di pace con obiettivi definiti;
i fenomeni della pirateria che rendono quanto mai insicura la navigazione nell'area del Corno d'Africa derivano dall'instabilità politica e dalla precaria situazione sociale che caratterizza la Somalia, un territorio da oltre 20 anni martoriato da corruzione, violenza, miseria e assenza di legalità;
per quanto riguarda il problema della pirateria, è rilevante l'impegno dell'Italia che partecipa, con le flotte navali, alla campagna dell'Unione europea denominata Atlanta. Recentemente è stato approvato un decreto-legge con cui il Governo è intervenuto su una delicata questione di diritto internazionale ed ha attuato quanto previsto da un'intesa tra gli Stati membri dell'Unione europea ed il Kenya in fatto di giurisdizione sugli atti di pirateria nel Golfo di Aden. La pirateria in quell'area tende a crescere e sta acquisendo i connotati di un vero e proprio business caratterizzato da bassi investimenti, abbondante manodopera a disposizione, rischi limitati e alti rendimenti;
la pace e la stabilità in Somalia sono necessarie, non solo per la popolazione locale, ma per tutta la comunità internazionale: infatti, la pirateria, il terrorismo, le migrazioni illegali, il traffico di esseri umani e la destabilizzazione di una regione tanto strategica costituiscono una minaccia alla sicurezza internazionale;
recentemente il Ministro degli affari esteri ha avuto un incontro con il Primo ministro somalo, durante il quale è stata esaminata la difficile situazione che il Governo somalo è costretto ad affrontare, ricordando che l'Italia sosterrà il Governo somalo impegnato nella realizzazione degli accordi di pace di Gibuti dell'agosto del 2008 e nel problematico percorso di riconciliazione nazionale;
lo stesso Ministro somalo ha ringraziato il Ministro Frattini per l'impegno con cui il nostro Paese sta affrontando la delicata questione della stabilizzazione della Somalia e ha indicato il ruolo catalizzatore che il nostro Paese sta svolgendo nel contesto internazionale;
è da ricordare, inoltre, che a sostegno della popolazione locale sono stati annunciati dal ministero degli affari esteri sia la riapertura dell'ambasciata italiana a Mogadiscio, sia un sostegno economico di circa 3 milioni di euro, uno dei quali per l'Amison (la forza di pace dell'Unione africana che opera in Somalia) e due per il sostegno delle istituzioni somale. Queste ultime potrebbero comprendere attività di formazione di personale da impiegare nella lotta alla pirateria e nella protezione delle coste e di forze di polizia doganale;
l'Italia, quindi, con un impegno, anche economico importante, sta cercando di porre le basi per la soluzione problematica della crisi somala nel suo triplice aspetto: politico, della sicurezza e umanitario. È, infatti, inaccettabile abbandonare milioni di persone in una situazione di guerra e di violenza. Oggi c'è un impegno preciso della comunità internazionale per riportare il Paese alla normalità;
costante è, quindi, l'impegno del Governo italiano per una soluzione della crisi perché la Somalia oggi, nonostante i gravi problemi, è retta da un Governo aperto a forze opposte e a tutti coloro che rifiutano violenza e terrorismo, che sta svolgendo il proprio ruolo nonostante gli attacchi di gruppi estremisti dell'opposizione armata. Inoltre, la comunità internazionale ha deciso di impiegare maggiori risorse finanziarie, dimostrando così una maggiore attenzione nel risolvere la crisi ed avere un appoggio onnicomprensivo in grado di affrontare la crisi umanitaria ed economica e di offrire posti di lavoro per giovani e prospettive di cambiamento;
sono stati, infine, aperti, insieme con il Primo ministro somalo, i lavori del Gruppo internazionale di contatto sulla Somalia, presieduto dal rappresentante speciale per la Somalia e dal Segretario delle Nazioni Unite. Il gruppo di contatto è un foro di consultazione e di coordinamento che riunisce, sotto l'egida delle Nazioni Unite, oltre quaranta Stati ed organizzazioni internazionali impegnate nel processo di pace in Somalia e costituisce un elemento strategico e fondamentale per affrontare la crisi somala e per affermare la stabilità del Paese;
in occasione del vertice di Nairobi dell'ottobre 2008 tra i Capi di Stato dell'Igad, si è costituita la Somaly woman agenda, rete che rappresenta circa 150.000 donne somale che svolgono attività nei diversi settori dell'istruzione, della sanità, dell'imprenditoria per ricostruire e sviluppare la Somalia,

impegna il Governo:

a proseguire con ulteriore impegno le iniziative politico-diplomatiche già positivamente intraprese a sostegno della Somalia, anche ai fini di una «internazionalizzazione» della crisi somala e di un rinnovato impegno delle Nazioni Unite;
ad intensificare gli sforzi affinché la comunità internazionale favorisca l'avvio di un reale processo di pace in Somalia attraverso una politica di riconciliazione nazionale realmente inclusiva, che coinvolga tutte le componenti somale che rifiutano l'uso della violenza e la lotta armata;
a sostenere quelle iniziative che possano dare un contributo alla ricostruzione delle strutture di Governo del Paese, nel rispetto dei diritti umani e del principio della lotta all'impunità;
a sostenere le iniziative della comunità internazionale volte a ricostituire realisticamente un tessuto economico e sociale vitale e ad avviare le prime iniziative di ripresa economica del Paese;
a sostenere, nei rispettivi consessi multilaterali, un'azione coordinata fra Nazioni Unite, Unione europea, Unione africana, Igad e Igad partners forum in appoggio al processo di dialogo e pacificazione in corso nel Paese, con il fondamentale concorso delle istituzioni federali transitorie e della popolazione somala;
a sostenere l'azione Somaly woman agenda conformemente alla risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che assume la prospettiva di genere come parte integrante delle politiche di pace e sicurezza;
a sostenere in sede europea la proposta per la nomina di un rappresentante speciale dell'Unione europea per la regione del Corno d'Africa, tenuto conto della dimensione regionale della crisi in Somalia, per concretizzare un rinnovato impegno a livello europeo a favore di un'area geopolitica di rilevante interesse per l'Italia;
a proseguire nel rilancio del ruolo italiano nell'area, sia per legami storici e rapporti politici costruiti in questi anni che per l'impegno riconosciuto alla nostra azione diplomatica dagli stessi Paesi dell'area e dagli altri partner internazionali.
(1-00209) «Pianetta, Dozzo, Lombardo, Boniver, Antonione, Renato Farina, Baldelli».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
dopo essere stata a lungo dimenticata e divenuta nel tempo una vera e propria polveriera, l'Africa è tornata ad occupare l'agenda del G8 dell'Aquila, nella speranza che alle dichiarazioni di impegno seguano fatti concreti;
il riacutizzarsi in questi giorni dei conflitti etnico-religiosi pongono la Somalia in cima alla lista delle problematiche da risolvere nel continente africano;
dopo la caduta di Siad Barre nel 1991 si è assistito ad un progressivo isolamento internazionale della Somalia, che è diventata uno degli Stati politicamente più instabili al mondo, priva di un Governo centrale e preda di conflitti politici, religiosi ed etnici;
con il naufragio della missione Onu Restore hope, cui partecipò anche l'Italia con un alto contributo in termini di vite umane, tramontarono, di fatto, le possibilità per la Somalia di avviarsi verso un processo di pacificazione e con esse iniziò a venir meno anche l'impegno dell'Occidente;
con la conferenza di pace di Nairobi (9-29 gennaio 2004), organizzata sotto l'egida dell'Intergovernamental authority on development (Igad), si cercò di riavviare il normale funzionamento delle istituzioni politiche, giungendo alla nomina di un Parlamento e di un Governo transitori, troppo fragili, tuttavia, per reggere l'impatto delle forti tensioni interne;
la tregua provvisoria imposta dalle corti islamiche, che nel 2006 attuarono un regime religioso integralista, durò circa un anno, interrotta dall'intervento etiope, che restaurò con le armi un Governo di transizione, innescando, però, una nuova ondata di conflitti interni, che provocò migliaia di vittime civili e l'aprirsi di una nuova crisi umanitaria;
il 13 gennaio 2009 è iniziato il ritiro dalla Somalia delle truppe etiopi accorse in aiuto al Governo di transizione. La partenza dei 3.000 soldati etiopi presenti in territorio somalo era una delle condizioni concordate a Gibuti nell'agosto del 2008 dal Governo e dall'Ars, l'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia, alla quale aderì parte dello schieramento antigovernativo, ma non l'ala dura e di ispirazione integralista delle corti islamiche, che nel frattempo, invece, ha continuato a combattere, riconquistando otto regioni su nove della Somalia centro-meridionale, inclusi gli importanti porti di Merca e Kismayo, a sud di Mogadiscio;
uno dei primi effetti della ritirata etiope è stato l'intensificarsi dei combattimenti nella regione centrale di Galgadul, dove, dall'inizio del 2009, gli scontri violenti tra le milizie delle corti islamiche e quelle locali hanno messo in fuga 50.000 persone, ora disperse nelle campagne, dove sopravvivono sprovviste di tutto e senza poter neanche contare sull'assistenza delle organizzazioni umanitarie che non riescono a raggiungerle. Questi nuovi sfollati aggravano un'emergenza di proporzioni enormi: oltre un milione di profughi e 16.000 morti dal 2006 a oggi, senza contare le vittime indirette della guerra, vale a dire i morti di stenti e malattie;
i Capi di Stato africani, riunitisi recentemente a Sirte, in Libia, per il tredicesimo vertice dell'Unione africana hanno invitato il Consiglio di sicurezza dell'Onu a imporre sanzioni all'Eritrea, accusata di sostenere e fornire armi all'insurrezione somala e a dichiarare un blocco marittimo e aereo sulla Somalia, per evitare l'ingresso di armi che alimentino il conflitto;
la comunità internazionale, prima ancora di trovare una soluzione politica, ha il dovere di assicurare la continuità degli aiuti umanitari alle popolazioni, al fine di scongiurare l'aggravarsi di una situazione già drammatica;
secondo l'Unicef, il Paese ha uno dei tassi di mortalità infantile più alti del mondo con 225 bambini morti per 1000 nati vivi. Le cause principali di morte sono la dissenteria, le infezioni respiratorie e la malaria (si stima che l'87 per cento dei somali siano a rischio di malaria). Meno del 30 per cento della popolazione ha accesso all'acqua potabile; la malnutrizione è in crescita e la malnutrizione acuta colpisce il 17 per cento della popolazione;
il caos imperante nel Corno d'Africa sta favorendo la penetrazione dell'integralismo islamico, che attraverso le corti islamiche sta assumendo il controllo di aree sempre più vaste, ma, oltre all'integralismo, la Somalia sta diventando una zona di attività illecite, pesca selvaggia, rifiuti tossici e, da ultimo, è covo di pirati che imperversano nei tratti di mare antistanti;
è dei giorni scorsi la notizia che le milizie islamiche somale denominate «giovani mujaheddin», considerate vicine ad Al Qaeda, hanno decapitato sette persone nella città di Baldoa accusate di essere di fede cristiana e, quindi, degli apostati;
nonostante questi dati preoccupanti e i pochi, incerti e tardivi tentativi della comunità internazionale rispetto alle esigenze sopra ricordate, esistono ancora, tuttavia, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, le opportunità ed il tempo per provare a contenere la disastrosa situazione in Somalia e le sue ripercussioni negative in tutta l'area;
il timore che la crisi somala possa influire negativamente anche sui Paesi limitrofi appartenenti all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo è stato apertamente manifestato dagli stessi Capi di Stato dei Paesi Igad nel corso del summit di Nairobi, nell'ottobre 2008, in cui dichiararono di voler tornare ad esercitare un ruolo di leadership nella gestione della crisi somala;
unicamente attraverso una decisa e convinta iniziativa dei Paesi della regione coinvolta e della comunità internazionale e, in particolare dell'Unione europea, coordinati nell'Igad, quindi, ci si potrà avviare verso una soluzione positiva del processo di stabilizzazione in Somalia e nell'intera area;
grazie anche al legame formale tra Igad, Unione africana, Unione europea ed una ventina di importanti Paesi e istituzioni internazionali, è stato definito fin dal novembre 1996 l'Ipf, Igad partners forum;
l'Italia può e deve giocare un ruolo importante nel promuovere un'iniziativa globale di stabilizzazione e di normalizzazione nell'area, in virtù dei legami storici e della considerazione acquisita a livello internazionale nel corso degli anni,

impegna il Governo:

a garantire e rafforzare la continuità degli aiuti umanitari nell'area, avendo cura di adottare ogni utile strumento per assicurarne la corretta destinazione e per prevenire ogni tentativo di saccheggio e speculazione;
a promuovere e sostenere il processo di stabilizzazione, dialogo e pacificazione in Somalia e nell'area del Corno d'Africa:
a) sollecitando l'Unione europea, a valutare l'opportunità di prevedere la nomina di un inviato speciale dell'Unione europea per l'intera regione del Corno d'Africa;
b) promuovendo una forte iniziativa che favorisca un cambiamento dell'operato delle Nazioni Unite, con il coinvolgimento diretto dei Paesi e delle istituzioni che possono guidare e sostenere il processo di stabilizzazione e pacificazione;
c) supportando i tentativi e le iniziative messi in atto dall'Igad e dall'Ipf volte a stabilizzare e normalizzare l'area.
(1-00210) «Vietti, Adornato, Volontè, Compagnon, Ciccanti, Naro, Occhiuto, Galletti».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
la situazione in Somalia ha da tempo oltrepassato i livelli di criticità e non passa giorno in cui non si apprenda, come in queste ultime ore, di scontri tra ribelli islamici e forze governative, che sono costati la morte di decine di persone, tra cui anche un alto ufficiale di polizia; i combattimenti sono avvenuti nel nord di Mogadiscio, in una roccaforte dei ribelli islamici;
si ha notizia che le milizie islamiche somale, denominate «giovani mujaheddin», considerate vicine ad Al Qaeda, hanno decapitato qualche giorno fa sette persone nella città di Baidoa, accusate di essere «cristiani» e «spie»;
la sottovalutazione della tragedia in atto in Somalia da parte della comunità internazionale ha assunto livelli preoccupanti;
la tragedia della Somalia nasce da lontano: questo Paese è nato, come Stato indipendente, nel 1960 dall'unificazione della ex Somalia italiana e della Somalia britannica (attuale Somaliland); questa unione non sembra aver funzionato secondo le aspirazioni di quanti avevano creduto di poter formare la Grande Somalia, dando il via allo scoppio di una feroce guerra civile che, dal 1980 in poi, ha portato al completo collasso della Repubblica somala;
questo contesto ha consentito al Somaliland di dichiarare la propria indipendenza e autonomia, sebbene non riconosciuta a livello internazionale, un evento che ha comunque dato origine a ulteriori scontri;
l'inizio di questa epoca di guerra civile intermittente che, sebbene con diversi contendenti, perdura ancora oggi, origina tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, quando cominciarono a formarsi organizzazioni di guerriglia ostili al regime di Siad Barre, instauratosi a seguito di un golpe militare nel 1969; successivamente, nel 1991, Barre venne estromesso e la lotta per il potere che ne seguì contrappose diversi gruppi tribali, in un nuovo crescendo di violenza, accompagnato, peraltro, da una terribile carestia;
il conflitto con il tempo divenne sempre più confuso e violento, culminando nella tristemente famosa battaglia di Mogadiscio, un combattimento di estese proporzioni avvenuto durante l'operazione di polizia internazionale Restore hope, che, iniziata sotto l'egida delle Nazioni Unite, ha visto accadere svariati scontri a fuoco di elevata intensità, che coinvolsero truppe statunitensi, italiane, pachistane e di ogni nazione partecipante all'operazione, aumentando, peraltro, l'ostilità della popolazione locale;
la missione Unosom, la prima missione a fornire soccorso umanitario e aiuti per restaurare l'ordine in Somalia dopo la dissoluzione del Governo centrale, si risolse in un fallimento a causa del ritiro degli americani nel 1994, seguito, l'anno successivo, da quello delle forze dell'Onu, che ammise di essere incapace di far fronte alla situazione; il periodo che ne seguì fu caratterizzato dalle violenze dei cosiddetti «signori della guerra», i temibili capi-clan che sottomisero la popolazione dopo aver costretto alla fuga i caschi blu dell'Onu e i marines americani;
verso la fine degli anni novanta importanti scambi diplomatici portarono a un accordo fra ventisei fazioni, alla conferenza di pace di Gibuti, nel 2000, e alla conferenza di pace di Mbagathi, nel 2002; il periodo tra il 1998 ed il 2006 vide anche la nascita di alcuni Stati somali autodichiaratisi autonomi, che, però, a differenza del Somaliland, erano tutti movimenti per l'autonomia, ma non dichiarazioni illegali di indipendenza;
nel 2004 sembrava che il processo di pacificazione fosse finalmente giunto alla conclusione: fu eletto dall'Igad (l'organizzazione politico-commerciale formata dai Paesi del Corno d'Africa) un Parlamento federale, nominati un Presidente ad interim, Abdullahi Yusuf Ahmed, e un Governo, il Governo federale di transizione somalo (Tfg), guidato da Mohamed Mohalim Gedi, che venne formato a Nairobi perché, considerata la caotica situazione in atto, risultava difficile la scelta naturale di Mogadiscio; all'inizio del 2006 il Governo federale di transizione somalo tentò anche di stabilire un temporaneo insediamento del Governo a Baidoa;
purtroppo, queste deboli istituzioni non riuscirono a rendere effettivo il loro potere e a governare davvero il Paese, anche a causa dell'opposizione dei citati «signori della guerra» di Mogadiscio, quasi tutti componenti del Governo stesso;
nella prima parte del 2006 venne formata una sorta di alleanza laica di signori della guerra, per lo più posizionati nella zona di Mogadiscio, che si opponevano all'ascesa dell'Unione delle corti islamiche, orientata alla sharia, che aveva rapidamente consolidato il proprio potere;
pochi mesi dopo, gli islamisti riuscirono, nel corso della seconda battaglia di Mogadiscio, a cacciare l'alleanza laica dalla capitale prendendone il possesso, anche riuscendo a persuadere, quando non a obbligare, altri signori della guerra a far parte della propria fazione; questa crescente base di potere e di attivismo del movimento islamico ha portato a un sempre più aperto stato di guerra tra gli islamisti e le altre fazioni della Somalia, inclusi il Governo federale di transizione;
la situazione si è poi ulteriormente complicata per l'intervento dell'Etiopia, che sosteneva le forze laiche in Somalia. L'Unione delle corti islamiche, per converso, era riuscita a ottenne l'aiuto dell'Eritrea, rivale dell'Etiopia, e di mujaheddin stranieri, proclamando la jihad contro l'Etiopia in risposta allo spiegamento delle sue forze intorno a Baidoa;
nel gennaio 2007, gli Stati Uniti intervennero militarmente nel Paese, per la prima volta in modo ufficiale dallo schieramento dell'Onu negli anni novanta, conducendo attacchi aerei contro le posizioni islamiche, anche nel tentativo di catturare o eliminare elementi di Al Qaeda, presumibilmente infiltrati nelle forze dell'Unione delle corti islamiche; il risultato fu che comunque l'Unione islamica venne scacciata dal campo di battaglia, le sue truppe si dispersero per cominciare la guerriglia contro le forze governative etiopi e somale;
nello stesso tempo, però, la fine della guerra venne seguita dalla continuazione dei già esistenti conflitti tribali; in questo Paese, è bene ricordarlo, ha un peso determinante l'inverosimile numero di clan e sottoclan, con alleanze sempre diverse e sempre capaci di disorientare qualsiasi osservatore internazionale;
nel giugno del 2008 un passo avanti, non risolutivo ma comunque positivo, fu considerato l'accordo di Gibuti siglato dal Governo federale di transizione (Tfg) e dai principali esponenti dell'opposizione politica (accordo che non contiene solo dichiarazioni politiche sulla cessazione delle ostilità, sul ritiro dei soldati etiopici o sulla prosecuzione del dialogo, ma auspica anche la creazione di due organismi, entrambi presieduti dalle Nazioni Unite, con lo scopo di proseguire il confronto e verificare che i punti dell'accordo di Gibuti vengano rispettati);
il 29 dicembre 2008 il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed ha rassegnato le sue dimissioni, motivando questa decisione con l'impossibilità di portare il suo Paese in una fase di pacificazione e accordo tra le parti e criticando duramente la comunità internazionale per il mancato sostegno economico per fronteggiare le corti islamiche e gli altri gruppi che si contendono il potere;
nel gennaio 2009 l'Etiopia ha completato il ritiro dei suoi circa tremila soldati dal territorio somalo, senza aver registrato apprezzabili risultati, e, come segnale significativo di volontà di pacificazione, il Parlamento allargato somalo ha eletto un rappresentante moderato delle corti islamiche, Sheik Sharif Ahmed, come nuovo Presidente della Somalia, con il placet anche dell'Occidente;
tuttavia, la Somalia è ancora oggi dilaniata dalla violenza e, dopo 18 anni e 14 tentativi falliti di formare una parvenza di Governo, i massacri non hanno smesso di verificarsi, in una situazione di totale anarchia, tra le forze laiche e le forze integraliste, che naturalmente non hanno accettato l'elezione del nuovo Presidente;
infatti, dal 7 maggio 2009 le milizie islamiste di Al Shabaab hanno lanciato una nuova offensiva per il controllo della città di Mogadiscio contro il Governo federale di transizione somalo del nuovo presidente Sheikh Sharif Ahmed, il quale, assediato nel suo palazzo di Mogadiscio, ha proclamato lo stato di emergenza per cercare di contenere l'offensiva dei ribelli islamisti, che dura ormai da sei settimane e che rischia di trasformare questo Paese in una calamita dell'Islam militante; a questo proposito, tra miseria e disperazione, la Somalia sta diventando sempre più un habitat naturale per la propaganda di Al Qaeda che sta creando una generazione di giovani e giovanissimi combattenti devoti alla jihad, ragazzi che non hanno conosciuto altro che guerre e miseria fin dalla nascita;
inoltre, nell'ultimo mese sono stati assassinati un Ministro e un parlamentare somali;
ulteriore complicazione è dovuta al fatto che questo caos si sta riversando oltre le frontiere somale, provocando tensioni e violenze in Kenya, Etiopia, Eritrea, Yemen, Paesi nei quali si stanno riversando migliaia di profughi; per non parlare dei fenomeni di pirateria con assalti a centinaia di navi, specchio della profonda crisi politica e socio-economica che attraversa la Somalia, in quella zona costiera che ormai è divenuta una zona franca lungo le rotte commerciali tra l'Asia e l'Europa;
purtroppo, ciò che è davanti ai nostri occhi è anche frutto di errori di politica estera, compresi quelli delle passate amministrazioni Usa, che hanno spinto la popolazione verso l'estremismo, aumentandone di fatto l'insicurezza; si possono, in tal senso, ricordare per esempio interventi unilaterali, quali l'esclusione con la forza dell'Unione delle corti islamiche nel 2006, i bombardamenti aerei contro presunti terroristi o l'insediamento dell'esercito etiopico, che hanno reso ulteriormente complicata la situazione, rafforzando proprio chi si intendeva combattere;
inoltre, la scarsa «internazionalizzazione» della disastrosa situazione somala ha comportato una diminuzione dell'impegno, anche delle Nazioni Unite, a favore di un processo di stabilizzazione in quell'area con relativi interventi che o si sono rivelati deboli o in ritardo rispetto all'evoluzione degli accadimenti;
nel corso della quindicesima riunione dell'International contact group (Icg) sul Paese del Corno d'Africa, tenutasi presso il ministero degli affari esteri nel mese di giugno 2009, il Ministro degli affari esteri Franco Frattini, alla presenza dell'ambasciatore mauritano Ahmedou Ould-Abdallah, rappresentante speciale per la Somalia del Segretario generale dell'Onu, e del Primo ministro somalo Umar Abdirashid Ali Sharmake, ha affermato che l'Italia è al fianco del Governo somalo non solo per motivi storici ma anche perché è «inaccettabile abbandonare milioni di persone a un destino di guerra e violenza» e che la crisi in Somalia rappresenta «una minaccia alla sicurezza internazionale»; in quella occasione è stata anche annunciata la riapertura della sede diplomatica italiana di Mogadiscio, a conferma della nostra fiducia nel Governo somalo e nella sua politica coraggiosa e difficile di riconciliazione nazionale;
in questo contesto, la notizia dello spostamento ad altro incarico dell'inviato speciale del Governo italiano per il Corno d'Africa, Mario Raffaelli, con relativo annuncio che non verrà sostituito, cade in un momento delicato che potrebbe avere ripercussioni e procurare un indebolimento dell'azione diplomatica italiana,

impegna il Governo:

a rafforzare il nostro impegno nella gestione della crisi in Somalia - un'area di crisi rispetto alla quale non ci si può permettere distrazioni - non solo e non tanto per i suoi antichi legami storici, ma per sostenere il Governo somalo con un'iniziativa tempestiva, ovvero attraverso una forte leadership della diplomazia italiana per la ripresa del dialogo e della pacificazione tra le varie fazioni che si contendono il controllo di questo territorio;
a esercitare tale leadership in ambito europeo e internazionale per coinvolgere i Governi in un concreto sostegno alla fragile intesa siglata a Gibuti nel giugno 2008, perché costituisce un buon punto di partenza per arrivare a una soluzione politica della crisi, a una vera riconciliazione della Somalia e per far marciare più speditamente il processo di pace;
a sostenere, di concerto con le altre diplomazie occidentali e per accogliere gli allarmi lanciati dall'attuale Presidente somalo affinché l'Occidente intervenga prima che la Somalia diventi il nuovo Afghanistan africano dei talebani, ogni forma di Governo che preveda la presenza di islamisti moderati, che non va confuso con l'appoggio al terrorismo, in quanto una loro preventiva esclusione rischierebbe di radicalizzare ancora di più le posizioni già estremamente diversificate e non terrebbe in debito conto che la volontà popolare, anche se in una situazione di grande caos, sembra orientata verso una presenza islamica moderata nel Governo del Paese;
a farsi promotore di una conferenza di pace allargata a tutta la regione, con il coinvolgimento dell'Unione africana, così come è accaduto nel mese di maggio 2009 a Trieste per la questione afgana, atteso che da tempo la questione somala non si gioca solo all'interno del Paese, in quanto il fronte si è allargato a Etiopia e Eritrea, in particolare, ma probabilmente coinvolge anche l'Arabia Saudita, Kuwait e Yemen, soprattutto per le paventate risposte militari, più che politiche, di questi ultimi alla pirateria.
(1-00215) «Evangelisti, Leoluca Orlando, Donadi, Borghesi, Di Giuseppe, Messina, Rota, Aniello Formisano, Giulietti, Favia, Misiti, Palomba».
(13 luglio 2009)



MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE A CONTRASTARE L'USO DELL'ABORTO COME STRUMENTO DI CONTROLLO DEMOGRAFICO

La Camera,
premesso che:
l'articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo afferma il diritto alla vita di ogni essere umano;
l'articolo 6, paragrafo 1, dell'Accordo internazionale sui diritti civili e politici, adottato dall'Assemblea generale dell'Onu il 16 dicembre 1966 ed entrato in vigore il 23 marzo 1976, prevede che il diritto alla vita è inerente alla persona umana. Questo diritto deve essere protetto dalla legge e nessuno può essere arbitrariamente privato della vita;
secondo l'articolo 6 della Convenzione sui diritti dell'infanzia, gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita ed assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo;
l'articolo 1 della legge n. 194 del 1978 afferma che «l'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite»;
la diffusione nel mondo della pratica dell'aborto selettivo a danno prevalentemente delle concepite di sesso femminile sta provocando in alcune aree geografiche un forte squilibrio fra i sessi;
è sempre crescente il numero delle legislazioni straniere che attivamente promuovono l'aborto come strumento di controllo demografico e delle politiche che colpiscono con sanzioni di vario genere le donne che rifiutano l'aborto,

impegna il Governo

a promuovere la stesura e l'approvazione di una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire.
(1-00192) «Buttiglione, Vietti, Volontè, Capitanio Santolini, Pezzotta, Occhiuto, Binetti».
(15 giugno 2009)

La Camera,
premesso che:
la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, all'articolo 3, recita: «ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona»;
la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, all'articolo 2, afferma: «il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge»;
l'Organizzazione mondiale della sanità, sul punto, ha individuato, quale obiettivo primario, il miglioramento della qualità della vita della madre e del bambino;
è aumentata in termini consistenti, in ambito internazionale, la diffusione di legislazioni che promuovono l'aborto come strumento di controllo demografico e di politiche punitive nei confronti delle donne che rifiutano di abortire; aumenta, altresì, nel mondo, in termini significativi, la diffusione della pratica dell'aborto selettivo responsabile, in specifiche aree geografiche, di un forte squilibrio tra i sessi;
per quanto riguarda il nostro Paese, l'articolo 1 della legge n. 194 del 1978 afferma che lo Stato riconosce il «valore sociale della maternità», tutela la vita umana dal suo inizio e ribadisce, altresì, che «l'interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite»;
inalterata resta tuttora la validità dell'impianto di tale legge rispetto alle condizioni ed alle modalità del ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza,

impegna il Governo

a farsi promotore, presso le Nazioni Unite, di una risoluzione che condanni solennemente l'uso dell'aborto quale strumento di controllo demografico e dell'aborto selettivo confermando, altresì, il pieno diritto della donna alla procreazione.
(1-00211) «Barani, Laura Molteni, Commercio, Carlucci, Palumbo, Ciccioli, Bocciardo, Castellani, De Luca, Di Virgilio, Fucci, Girlanda, Patarino, De Nichilo Rizzoli, Baldelli».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
l'articolo 1 della legge 22 maggio 1978, n. 194, afferma che: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite»;
la legge n. 194 del 1978, con la quale si è disciplinato e regolamentato il ricorso all'aborto, ha portato ad una riduzione del 60 per cento delle interruzioni di gravidanza e del 90 per cento degli aborti clandestini, praticati spesso in condizioni sanitarie inadeguate, con rischio per la salute della donna. L'ultima relazione annuale sull'attuazione di questa legge rileva come nel 2.007 vi sia stato un decremento del 3 per cento rispetto al 2006 e del 45,9 per cento rispetto al 1982;
le cause che possono indurre una donna ad interrompere volontariamente una gravidanza sono molteplici e questa decisione non è mai priva di coinvolgimento emotivo;
alcune patologie diagnosticate precocemente nel periodo prenatale possono indurre la gestante ad adottare una scelta dolorosa e drastica, come quella di interrompere la gravidanza;
la volontà di abortire si può presentare - molto più frequentemente - nei casi di gravidanza «accidentale» non programmata;
nonostante taluni condannino l'uso dei mezzi contraccettivi, così come l'uso del profilattico come mezzo di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, e predichino l'astinenza dai rapporti come metodo migliore per affrontare entrambi i problemi, tale scelta è poco seguita dalla maggior parte della popolazione mondiale;
per ridurre ulteriormente il ricorso all'aborto è necessario promuovere la contraccezione e i metodi per la procreazione responsabile, realizzando specifiche campagne informative e pubblicitarie sui sistemi contraccettivi. Inoltre, occorre rimuovere gli ostacoli che limitano l'accesso alla contraccezione d'emergenza, la cosiddetta «pillola del giorno dopo», che non è abortiva e la cui efficacia è massima nelle prime 12 ore dal rapporto e si dimezza ogni 12 ore,

impegna il Governo

ad assumere ogni iniziativa sul piano internazionale, previo un ampio confronto in ambito nazionale, al fine di ridurre l'utilizzo dell'aborto come strumento di controllo demografico e, in particolare, volte a:
a) diffondere l'informazione sessuale anche nelle scuole, prevedendone l'inserimento tra le materie di insegnamento, e non solamente tra i più giovani e tra le fasce di popolazione più a rischio;
b) aumentare la diffusione e la reperibilità dei presidi contraccettivi;
c) incrementare l'informazione riguardo alle patologie geneticamente trasmissibili;
d) consentire a chi lo richiede la diagnosi genetica prima che la gravidanza insorga anche nelle coppie ad elevato rischio per specifiche patologie, così da contribuire ad una sostanziale riduzione delle cause capaci di indurre la donna ad abortire;
a promuovere la stesura e l'approvazione di una risoluzione delle Nazioni Unite che:
a) condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico;
b) affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire;
c) promuova campagne di informazione e distribuzione di sistemi anticoncezionali per la procreazione responsabile;
d) sostenga e rafforzi le iniziative delle agenzie Onu che mirano alla riduzione dell'incremento incontrollato della natalità;
e) promuova la libera diffusione, senza ricetta medica, degli strumenti di «contraccezione di emergenza».
(1-00213) «Farina Coscioni, Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini, Mecacci, Zamparutti, Mario Pepe (Pdl), Colombo, Ferrari, Melis».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
l'aborto è sempre un'esperienza estremamente drammatica e dolorosa, che lascia una ferita profonda in tutte le donne che si trovano nella condizione di praticarlo;
è, quindi, indispensabile incentivare tutti gli strumenti per prevenire una gravidanza indesiderata, ridurre le cause principali che possono indurre la donna a ricorrere all'interruzione della gravidanza e offrirle la possibilità di poter liberamente e consapevolmente scegliere il momento per la propria maternità;
in tutto il mondo le politiche di pianificazione familiare e l'educazione sessuale rappresentano ancora oggi uno dei mezzi principali per il controllo delle nascite e per una seria ed efficace politica demografica, oltre che uno strumento importantissimo in grado di contribuire a ridurre il ricorso per molte donne all'interruzione volontaria della gravidanza;
è evidente che il ricorso all'aborto è una realtà purtroppo difficilmente eliminabile, anche perché nessun metodo contraccettivo è del tutto sicuro e il rischio di una gravidanza non desiderata è spesso sottovalutato, soprattutto tra le fasce di età più giovani. È, quindi, necessaria una politica che punti sulla diffusione di una corretta informazione sull'uso dei contraccettivi e sull'attenzione alla salute sessuale e riproduttiva della donna e dell'uomo, cercando di raggiungere con azioni mirate, le fasce più «a rischio», quali appunto quelle adolescenziali, quelle immigrate e quelle con un minor grado di istruzione;
in questo ambito l'uso del profilattico va visto non solo come metodo anticoncezionale tra i più sicuri, ma anche come importante strumento - soprattutto in alcuni Paesi in via di sviluppo - per la prevenzione e il controllo delle malattie sessualmente trasmissibili;
a livello internazionale l'aborto rimane illegale in molti Paesi e nella maggior parte del continente africano, dove, ad esempio, è la seconda causa di mortalità femminile tra le donne ricoverate in ospedale in Etiopia, mentre in Nigeria causa il 13 per cento dei decessi delle donne in gravidanza;
dai dati emersi da uno studio del 2007, realizzato da un gruppo di scienziati dell'Organizzazione mondiale della sanità e del Guttmacher institute di New York, pubblicato dalla rivista di medicina Lancet, è stato messo in evidenza come, per esempio, in Uganda, dove l'aborto è illegale e i programmi di educazione sessuale prevedono unicamente l'astinenza, i tassi di abortività stimati nell'anno 2003 sono di 54 ogni mille donne, vale a dire più del doppio degli Usa, dove nello stesso anno i numeri si assestano su 21 aborti ogni 1000 gravidanze. I tassi più bassi - 12 ogni 1000 gravidanze - sono registrati in Europa occidentale, dove l'aborto è legale e la contraccezione ampiamente diffusa;
purtroppo, ancora oggi, in troppi Paesi del mondo, il ricorso all'aborto è visto come mezzo utile e necessario per un controllo demografico e come strumento di pianificazione familiare e di prevenzione delle nascite;
va, peraltro, condannata e contrastata con forza la pratica aberrante in uso in alcuni Paesi che ricorrono al vergognoso aborto selettivo dei feti di sesso femminile per riequilibrare il rapporto tra bambini e bambine nati,

impegna il Governo:

a promuovere una forte iniziativa da parte dell'Unione europea nei confronti di quei Paesi che tollerano o impongono l'interruzione di gravidanza come strumento di controllo demografico o la pratica orribile dell'aborto selettivo;
ad attivarsi in sede internazionale - anche attraverso lo strumento della cooperazione internazionale e dei progetti bilaterali tra l'Italia ed i Paesi in via di sviluppo - al fine di favorire la diffusione e realizzazione di tutte quelle iniziative socio-sanitarie in grado di ridurre il ricorso all'interruzione della gravidanza e di prevenirlo garantendo il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, ciò attraverso:
a) un'efficace e capillare campagna di sensibilizzazione e di informazione finalizzata a favorire una maternità responsabile;
b) la creazione e il potenziamento di consultori familiari e di strutture socio-sanitarie e percorsi assistenziali e di prevenzione;
c) l'attuazione di ogni utile iniziativa per favorire la diffusione delle conoscenze in questo ambito, garantendo informazioni corrette per accrescere la consapevolezza dei più giovani, anche per quanto concerne l'utilizzo corretto e consapevole dei metodi contraccettivi;
d) una corretta informazione sui contraccettivi, un'attenzione alla salute sessuale e riproduttiva della donna e dell'uomo, cercando di raggiungere le fasce più a rischio (sulla base della condizione sociale e dell'età), con spazi loro dedicati, intercettandole nei loro ambienti (scuole, comunità di immigrati ed altri) e potenziando i consultori e i presidi ospedalieri;
e) vere politiche di aiuto e di sostegno alla procreazione consapevole e alla tutela della maternità, sviluppando al contempo la cultura della prevenzione e di una sessualità responsabile.
(1-00214) «Mura, Palagiano, Donadi, Evangelisti, Borghesi, Di Giuseppe».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
l'articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo afferma il diritto alla vita di ogni essere umano;
la conferenza dell'Onu svoltasi al Cairo nel 1994 afferma il valore della salute riproduttiva intesa come stato di benessere della persona e della famiglia, come esercizio della libertà e della responsabilità verso la procreazione da parte delle donne e degli uomini. Essa indica la salute riproduttiva come uno dei traguardi da conseguire in ogni parte del mondo attraverso la lotta alla povertà, l'accesso all'istruzione, la realizzazione di servizi sanitari adeguati e la promozione della contraccezione e della tutela sociale della maternità;
l'Organizzazione mondiale della sanità sollecita gli Stati e le nazioni a promuovere servizi sanitari basati sull'universalità di accesso alle prestazioni, dando priorità alle fasce deboli della popolazione, a partire dalle donne e dai bambini;
la risoluzione Onu del 2000 sugli «obiettivi di sviluppo del millennio» afferma il diritto alla salute come diritto umano fondamentale e componente essenziale della crescita economica e sociale e indica la promozione della maternità libera e responsabile e la tutela della salute materno-infantile tra gli otto obiettivi da realizzare entro il 2015;
secondo l'articolo 6 della Convenzione sui diritti dell'infanzia, gli Stati riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita ed assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo;
l'articolo 1 della legge n. 194 del 1978 afferma che l'interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo di controllo delle nascite e riconosce l'autodeterminazione e la libertà di scelta della donna e della coppia;
la diffusione nel mondo della pratica dell'aborto selettivo a danno prevalentemente delle concepite di sesso femminile sta provocando in alcune aree geografiche un forte squilibrio tra i sessi,

impegna il Governo:

a promuovere la stesura e l'approvazione di una risoluzione delle Nazioni Unite che riconosca la tutela sociale della maternità e la libertà di scelta della donna e della coppia quale indirizzo fondamentale di una politica demografica che sia rispettosa della dignità umana e condanni il ricorso all'aborto quale strumento di controllo delle nascite e, dunque, come politica demografica;
a incrementare le politiche di cooperazione allo sviluppo aventi come obiettivo prioritario la promozione della salute delle donne e dei bambini.
(1-00221) «Livia Turco, Binetti, Murer, Sbrollini, Bossa, Coscia, Schirru, Velo, Mosella, De Biasi, Motta, Codurelli, Gnecchi, Froner, Madia».
(13 luglio 2009)



MOZIONI CONCERNENTI MISURE A FAVORE DELLA SCUOLA PUBBLICA

La Camera,
premesso che:
i tagli, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, indiscriminati e insostenibili di risorse e personale per la scuola (pari ad una riduzione di 8 miliardi di euro e di 132.000 docenti e personale ata nell'arco di tre anni), previsti dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (la cosiddetta «manovra d'estate»), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, hanno determinato un grave impoverimento della scuola pubblica, privandola delle risorse indispensabili per lo sviluppo dell'azione didattica, educativa, di istruzione e ricerca e smantellandone punti essenziali di qualità;
le opzioni che le famiglie hanno espresso con le iscrizioni all'anno scolastico 2009-2010 hanno evidenziato il mancato apprezzamento per l'ipotesi del maestro unico nell'ambito di 24 ore, previsto dalla suddetta «manovra d'estate 2008», privilegiando, con percentuali che superano il 90 per cento, l'opzione del modulo a 30 ore ed il tempo pieno nella scuola primaria e il tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado;
il larghissimo movimento composto da studenti, insegnanti, personale della scuola e genitori e da una larga parte degli amministratori locali ha espresso, con numerose e partecipate manifestazioni, una netta contrarietà all'impoverimento e alla dequalificazione della scuola pubblica;
la petizione popolare promossa dal Partito democratico, che è stata sottoscritta da centinaia di migliaia di cittadini in tutto il Paese, richiede un impegno forte del Parlamento per riformare la scuola con l'obiettivo di realizzare:
a) una scuola pubblica, di qualità, più autonoma e radicata nel territorio;
b) una scuola che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno, capace di educare al rispetto e alla responsabilità e di rendere effettivo il diritto all'istruzione, costituzionalmente garantito per tutti e per ciascuno, e il raggiungimento di un diploma o di una qualifica professionale almeno triennale, come garanzia minima della realizzazione dei diritti di cittadinanza e di accesso ai «gradi più alti degli studi»;
c) una scuola più sicura e qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ata, con adeguate risorse finanziarie e di personale, con la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e con interventi per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture scolastiche;
inoltre, per i comuni e le popolazioni interessati dagli eventi sismici che hanno colpito la regione Abruzzo il 6 aprile 2009, il Partito democratico ha presentato, nel corso dell'esame del disegno di legge Atto Senato n. 1534 («Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile»), poi approvato in via definitiva (legge 24 giugno 2009, n. 77), una serie di emendamenti finalizzati a garantire il funzionamento ed il proseguimento dell'attività didattica in Abruzzo e la tutela dei livelli occupazionali nelle scuole abruzzesi,

impegna il Governo:

a dare una risposta alle famiglie in merito alle richieste sul tempo scuola (tempo pieno, modulo a 30 ore, tempo prolungato), sulla scuola dell'infanzia e sulla qualità della didattica ed a porre in essere misure che rafforzino il patto educativo scuola-famiglie;
ad assegnare risorse adeguate alle scuole, per il loro funzionamento e l'offerta formativa;
ad adottare tutte le iniziative necessarie per ridurre in modo considerevole il taglio degli 87.341 docenti e dei 44.500 lavoratori ata precari, a partire dall'anno scolastico corrente 2008-2009;
ad attuare un piano straordinario nazionale per la messa a norma degli edifici scolastici, per il risparmio energetico, per la realizzazione di laboratori e attrezzature didattiche, anche con la riduzione dei vincoli del patto di stabilità, che blocca gli investimenti degli enti locali, e lo snellimento delle procedure amministrative;
ad evitare la chiusura delle piccole scuole - in montagna e nelle isole minori - laddove queste costituiscono presidio pubblico insostituibile per l'educazione dei bambini e per la comunità;
ad adottare, inoltre, iniziative urgenti al fine di modificare in modo sostanziale i provvedimenti che riguardano:
a) i tagli di 8 miliardi di euro e di 132.000 lavoratori della scuola, attuati con la cosiddetta manovra finanziaria estiva del 2008;
b) il piano programmatico e i regolamenti attuativi della predetta manovra finanziaria relativi alla scuola elementare e media, nonché alla chiusura delle scuole;
c) le disposizioni relative al maestro unico, all'orario di 24 ore settimanali e all'abolizione delle compresenze dei docenti nella scuola elementare;
ad adottare iniziative urgenti e interventi diversificati, al fine di garantire la più rapida ripresa delle attività scolastiche nei comuni colpiti dal terremoto in Abruzzo, tenendo conto che i decreti ministeriali emanati in data 17 aprile 2009 dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, onorevole Gelmini, hanno ad oggetto misure di primo intervento ancora, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, largamente insufficienti per dare risposte esaustive e durature alla complessità dei problemi presenti in quei territori duramente colpiti;
a sospendere per la regione Abruzzo, colpita dagli eventi sismici del 6 aprile 2009, le previste riduzioni di organico di personale docente e di personale ata, congelando gli organici per i prossimi tre anni, in modo da facilitare la riorganizzazione dell'intera rete scolastica;
a riconoscere la validità ad ogni effetto di legge dell'anno scolastico per gli studenti e per tutto il personale della scuola, compreso quello a tempo determinato;
ad assumere iniziative volte a riconfermare tutto il personale a tempo determinato anche per il prossimo anno scolastico;
a rendere disponibili quote aggiuntive di permessi, sia per il personale in servizio residente nelle zone colpite dal sisma, che per sostenere eventuali iniziative di volontariato finalizzate all'attività di docenza;
ad intervenire su alcune procedure amministrative in atto che riguardano il personale della scuola, al fine di snellirne al massimo le modalità e di rendere non perentorie le scadenze per coloro che risiedono e/o prestano attività lavorativa nelle zone coinvolte dal sisma;
a garantire, infine, le necessarie forme di flessibilità per i lavoratori attualmente ospitati in strutture lontane dalle sedi di servizio;
a mettere in atto, a seguito di un'approfondita discussione che coinvolga tutte le forze politiche, provvedimenti volti a:
a) garantire per gli studenti il diritto allo studio ed al successo scolastico, finanziando, d'intesa con le regioni e gli enti locali, un piano nazionale straordinario per assicurare borse di studio, libri gratuiti per i dieci anni della scuola dell'obbligo, mense e trasporti, garantire il successo scolastico dei bambini disabili e svantaggiati e la piena integrazione dei bambini immigrati e contrastare la dispersione e l'abbandono scolastico;
b) realizzare un piano straordinario di aggiornamento in servizio dei docenti, partendo dalla scuola media e dal biennio dell'obbligo, con priorità per la matematica, le discipline scientifiche e linguistiche;
c) attivare un sistema di valutazione delle scuole e dei docenti, gestito da una «autorità esterna», riguardante docenti e dirigenti scolastici e relativo al funzionamento delle scuole e ai risultati di apprendimento conseguiti dai ragazzi, in termini di crescita relativa, al fine di individuare e diffondere le migliori esperienze e di incentivarle e di sostenere le situazioni di svantaggio;
d) assegnare un numero certo e stabile di insegnanti e di personale ata (organico funzionale) alle scuole sulla base di criteri oggettivi, in modo da garantire continuità didattica e autonomia, per realizzare un piano dell'offerta formativa di qualità, nel rispetto delle norme nazionali;
e) avviare, d'intesa con le regioni, da subito, sperimentazioni in varie province, come già stabilito dalla legge finanziaria per il 2008 del Governo Prodi, per migliorare l'efficacia e l'efficienza della spesa per l'istruzione, lasciando le risorse risparmiate ai territori e alle scuole che le hanno realizzate, premiando cosi le realtà più virtuose;
f) avanzare una proposta di riforma partecipata della scuola superiore, che valorizzi i saperi tecnici e scientifici, porti a sistema il meglio delle sperimentazioni realizzate nelle scuole superiori e mantenga l'unitarietà del sistema, inclusi gli istituti professionali di Stato, garantendo, inoltre, e rendendo effettivo, secondo la normativa approvata dal Governo Prodi, l'obbligo di istruzione a 16 anni;
g) riconoscere l'apprendimento per tutta la vita come diritto di ogni cittadino, potenziando, a tal fine, il raccordo scuola-università, i centri territoriali per l'educazione degli adulti, la formazione professionale e le università degli adulti e della terza età;
h) stabilizzare dall'anno in corso 50.000 docenti e 10.000 lavoratori ata, in attuazione del piano di assunzioni previsto dalla legge finanziaria per il 2007 del Governo Prodi, prorogare tale piano per altre due annualità e attribuire un'indennità di disoccupazione per due anni (pari al 60 per cento della retribuzione nel primo anno e al 50 per cento nel secondo) ai precari, il cui contratto non possa essere assolutamente rinnovato, che hanno lavorato per almeno 180 giorni nell'anno scolastico 2008-2009.
(1-00204) «Ghizzoni, Coscia, Soro, Sereni, Bressa, Fioroni, Bachelet, De Biasi, De Pasquale, De Torre, Levi, Lolli, Mazzarella, Nicolais, Pes, Picierno, Rossa, Antonino Russo, Sarubbi, Siragusa, Marco Carra».
(2 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
è avvertita l'esigenza di migliorare le prestazioni della scuola e la qualità dei servizi - anche nell'ottica di una riqualificazione della spesa pubblica - di valorizzare il merito e l'impegno del personale docente e di offrire ai giovani percorsi più adeguati e rispondenti anche alle esigenze del mondo del lavoro, realizzando quindi:
a) una scuola di qualità, più autonoma e radicata nel territorio;
b) una scuola che valorizzi il merito, che sia realmente per tutti capace di educare ai valori della cittadinanza e della legalità, capace di rendere effettivo il diritto all'istruzione, garantito dalla nostra Carta costituzionale;
c) il miglioramento della qualità dell'offerta scolastica, anche con riferimento alla qualità delle relative strutture;
è avvertita l'esigenza di offrire alle famiglie più articolazioni orarie e un modello di insegnamento più funzionale all'innalzamento degli obiettivi di apprendimento, in particolare nella scuola primaria;
la situazione determinatasi nella provincia dell'Aquila, a seguito dei recenti eventi sismici, richiede interventi volti a garantire il regolare svolgimento delle attività educative e scolastiche,

impegna il Governo:

preso atto delle risposte positive che si è già riusciti a garantire alle famiglie in merito alle richieste del tempo scuola, a porre in essere misure ulteriori che rafforzino il patto educativo scuola-famiglia;
a dar conto delle iniziative avviate per rendere sicuri gli edifici scolastici;
ad assumere tutte le iniziative necessarie per consentire nelle zone della regione Abruzzo, colpite dagli eventi sismici, la regolare chiusura del corrente anno scolastico e il regolare avvio del prossimo;
a continuare a garantire per gli studenti il diritto allo studio ed al successo scolastico, anche d'intesa con le regioni e gli enti locali, così come il pieno diritto all'istruzione degli allievi diversamente abili, il contrasto alla dispersione e all'abbandono scolastico e l'integrazione degli immigrati;
a valorizzare la formazione del personale della scuola e a sviluppare il sistema di formazione in servizio del personale medesimo;
a valorizzare l'autonomia degli istituti scolastici statali, anche mediante l'attribuzione di risorse finanziarie determinate sulla base di criteri generali e trasparenti, in un'ottica di sostegno alla qualità dell'azione didattica e di riqualificazione della spesa pubblica;
a introdurre e potenziare metodi di valutazione oggettiva degli studenti, degli insegnanti e delle scuole;
a completare la riforma della scuola in itinere, con scelte partecipate attinenti alla governance, al ruolo del dirigente scolastico e allo status dei docenti;
a rendere note le iniziative che si intendono adottare in favore del personale precario della scuola.
(1-00206) «Garagnani, Goisis, Latteri, Aprea, Granata, Frassinetti, Rampelli, Baldelli».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha fortemente penalizzato la scuola pubblica, prevedendo tagli indiscriminati di risorse e di personale (riduzione di 8 miliardi di euro e di 132.000 docenti e personale ata in tre anni);
ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, la scuola pubblica viene smantellata dalla riforma scolastica, a vantaggio della scuola privata, che, invece, riceverà sostegni economici;
l'articolo 33 della Costituzione sul diritto allo studio afferma che la Repubblica istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi, enti e privati possono istituire scuole senza oneri a carico dello Stato, assicurando a chi le istituisce e a chi le frequenta pari opportunità;
la scuola pubblica va riformata nel senso della valorizzazione del merito, dell'efficienza, dell'innovazione e della modernità. È necessaria una scuola pubblica che funzioni, dove siano davvero efficaci gli organi di controllo della gestione dei fondi pubblici ad essa destinati;
l'autonomia scolastica, tra le riforme, è un obiettivo da raggiungere, ma deve essere intesa come autonomia di azione e pensiero della scuola, piuttosto che come esclusiva autonomia finanziaria;
il Governo è rimasto, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, insensibile di fronte alle numerose manifestazioni spontanee indette da studenti, docenti e famiglie, dimostrando scarsa attenzione nei riguardi di un settore cardine, che, attraverso l'istruzione delle nuove generazioni, serve alla formazione culturale di un Paese;
con i provvedimenti in materia scolastica, il Governo ha messo in discussione il funzionamento stesso di una scuola pubblica efficiente e qualificante. Ad esempio, con la drastica riduzione delle ore di studio del diritto e dell'economia negli istituti tecnici e nei licei, si procura un grave danno agli studenti, i quali, peraltro, troveranno maggiori difficoltà nell'affrontare il percorso universitario;
la riduzione del numero degli istituti convittuali e semiconvittuali rappresenta un disagio per le famiglie;
il nuovo regolamento introdotto dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per la gestione delle graduatorie ad esaurimento è particolarmente critico per gli insegnanti precari, in quanto il decreto ministeriale n. 42 del 2009 prevede l'inserimento in fine alla graduatoria, per coloro che scelgano tre province ex novo, in aggiunta a quella precedentemente individuata. Conseguentemente, molti docenti precari hanno presentato ricorso, mentre tanti altri, non potendo affrontare le spese processuali, continuano a sperare in un ripensamento del Governo. Altri ancora hanno presentato ricorso mediante sindacato Anief, accolto dal tribunale amministrativo regionale del Lazio il 5 giugno 2009. La richiesta di sospensiva del decreto ministeriale n. 42 del 2009, avanzata dal sindacato ha fatto emergere l'incoerenza del provvedimento e, ad avviso del tribunale amministrativo regionale del Lazio, la disponibilità espressa dai docenti ad insegnare in altra provincia, oltre quella già indicata, non inciderebbe sul merito e, pertanto, sui punteggi già acquisiti;
il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha introdotto la figura del maestro unico e il modulo delle 24 ore per la frequenza scolastica, nonostante le contestazioni di genitori e docenti. Il monitoraggio sulle iscrizioni scolastiche ha rilevato come la nuova organizzazione del Governo sia stata una scelta fallimentare. Il boom delle richieste del tempo pieno è stato eclatante e il Governo non soltanto non ha saputo rispondere alle reali esigenze delle famiglie, ma ha anche dimostrato di non poter attuare il nuovo assetto scolastico, a causa dell'insufficienza del personale docente (ridotto sensibilmente dallo stesso Governo) e delle gravi carenze strutturali;
l'articolo 3 della Costituzione sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, perciò il principio della scuola deve essere l'inclusività, attraverso l'integrazione, la multiculturalità e la complessità. In Italia, invece, si rivede il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, prevedendo il loro accesso solo previo superamento di test e prove specifiche di valutazione con l'istituzione di classi ponte per gli stranieri;
il sistema scolastico voluto dal Governo, con l'aumento del numero di alunni per classe e la contestuale diminuzione del personale docente, rende inattuabile il modello della scuola inclusiva. Tale progetto di integrazione, infatti, è irrealizzabile in un sistema ove al maestro unico è affidata la gestione di un numero crescente di alunni. Al contrario, solo attraverso docenti preparati e continuamente aggiornati, è possibile garantire una didattica capace di rispondere ai bisogni di ogni singolo alunno, comprendere le problematiche connesse alla loro crescita e condividere il progetto formativo con i familiari;
mentre il Governo italiano ridefinisce il sistema scolastico sulla base del criterio della riduzione dei costi per il bilancio statale, riduce sensibilmente il personale scolastico, impedisce l'accesso alla professione con la sospensione del ciclo di specializzazione per gli insegnanti di scuola secondaria (ssis) e blocca le graduatorie scolastiche, l'amministrazione americana punta a motivare gli insegnanti con piani di avanzamento di carriera legati al successo ottenuto nelle classi, incrementando il numero degli insegnanti (circa 100.000 docenti in più), ritenendo la conoscenza un valore fondamentale per trovare un'occupazione e per creare nuovi posti di lavoro: per questo nel «piano anticrisi» degli Usa (da 800 miliardi di dollari) si sostengono la scuola, la ricerca e l'università;
quello americano non è certamente l'unico modello scolastico al quale guardare. Basti pensare alla realtà finlandese, che vanta un tasso di alfabetizzazione tra i più alti al mondo e una dispersione scolastica quasi nulla. In Finlandia la professione docente è altamente prestigiosa e l'insegnante gode di ampia considerazione e sostegno. Essendo un Paese con poche risorse, la Finlandia punta molto su quelle umane, ponendo una particolare attenzione agli studenti con difficoltà di apprendimento. Sono gli stessi insegnanti a dedicare loro particolare supporto, potendo usufruire anche del contributo di esperti psicologi della scuola. La Finlandia, in sostanza, fa del principio di integrazione un motivo di progresso sociale;
le nuove norme sui tagli alla scuola voluti dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono state dichiarate parzialmente illegittime dai giudici della Corte costituzionale, perché in violazione dell'articolo 117 della Costituzione;
la sentenza n. 200 della Corte costituzionale del 24 giugno 2009, in particolare, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di due parti del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133: l'utilizzo del regolamento per definire «criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica» (articolo 64, comma 4, lettera f-bis) e l'attribuzione anche allo Stato della possibilità di «prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti» per la chiusura o accorpamento degli istituti scolastici nei piccoli comuni (articolo 64, comma 4, lettera f-ter);
l'aumento del numero degli studenti per classe, inoltre, non appare una scelta responsabile, se si considera che oltre il 42 per cento degli edifici scolastici non è agibile. Il Governo ha stanziato 300 milioni per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, dopo il disastro avvenuto in Abruzzo, in ogni caso insufficienti, soprattutto se paragonati ai 14 miliardi richiesti dal responsabile della protezione civile, dottor Bertolaso. Le scuole continuano ad essere insicure, mentre l'incremento del numero di alunni per classe aggrava i rischi per l'incolumità degli alunni medesimi;
la scuola non può essere considerata un contenitore per collocare personale a spese della collettività e senza una seria programmazione, tuttavia, è inaccettabile che dalla scuola venga fuori una classe di docenti senza alcuna possibilità di pianificazione del futuro in un modello di precarizzazione costante. La scuola pubblica efficiente deve programmare il personale docente, il suo ricambio e la sua formazione;
è in fase di discussione, sia parlamentare che all'interno delle organizzazioni sindacali e di rappresentanza della scuola, la riforma della scuola pubblica in senso autonomo. Pur rilevando la necessità di riformare le istituzioni scolastiche, la trasformazione dei consigli di istituto in consigli di amministrazione, delle scuole in fondazioni e l'assunzione diretta dei docenti su chiamata dei dirigenti apre la strada ad una autonomia, di fatto, finanziaria e gestionale, che mette in discussione l'assetto costituzionale della scuola pubblica,

impegna il Governo:

a garantire il rispetto dei principi sanciti dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione italiana;
a investire risorse economiche e umane nella scuola pubblica;
ad assicurare la formazione continua dei docenti e a raggiungere un sistema scolastico non come luogo di rigore di giudizio, ma come momento di aggregazione e di crescita culturale dei giovani;
a garantire la partecipazione attiva degli studenti in progetti didattici che siano anche da stimolo per un costruttivo confronto interculturale;
ad assicurare la scuola inclusiva, in cui la preparazione degli insegnanti sia tale da poter rispondere efficacemente ai bisogni di ogni singolo alunno, comprendere le problematiche connesse alla crescita degli studenti e condividere il progetto formativo con i familiari;
a rispondere alle reali esigenze delle famiglie sulle ore di frequenza scolastica;
ad assumere iniziative urgenti per ridurre i tagli degli 87.341 docenti e dei 44.500 lavoratori ata precari;
ad assumere iniziative per garantire la messa in sicurezza degli edifici scolastici;
ad assumere iniziative concrete finalizzate a garantire la condizione lavorativa dei precari nella scuola;
a incrementare le risorse da destinare al settore dell'istruzione, avvicinando l'Italia agli standard dell'Unione europea.
(1-00216) «Zazzera, Di Giuseppe, Donadi, Evangelisti, Borghesi».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
la scuola pubblica italiana vive da tempo una situazione di grandissima difficoltà finanziaria e gestionale, evidenziata dall'impossibilità di molti istituti scolastici di far fronte alle spese ordinarie;
i numerosi tagli apportati dal Governo alla scuola previsti dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, fanno emergere un quadro davvero preoccupante della scuola pubblica, la quale viene in tal modo impoverita in termini di qualità e formazione;
i dati parlano, infatti, di una limitazione di risorse e di personale pari a circa 8 miliardi di euro e di circa 134.000 docenti e personale ata in tre anni;
la legge finanziaria per il 2009 ha, poi, ridotto di ben 50 milioni di euro il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche;
durante l'anno scolastico 2008-2009 numerosi istituti hanno denunciato mancanza di risorse per pagare le supplenze, le utenze, le visite fiscali e l'organizzazione dei corsi di recupero pomeridiani, con la conseguenza che gli alunni sono stati costretti a rimanere senza docente per molte ore, creando in tal modo discontinuità didattica;
il piano di «razionalizzazione» che investe e stravolge la scuola pubblica determina per gli alunni, in particolare quelli della scuola dell'infanzia e della scuola primaria, la perdita di un'opportunità irripetibile, quella, cioè, di poter ricevere, secondo i propri bisogni, gli adeguati stimoli per crescere in modo armonico e globale in una fase evolutiva in cui la capacità di apprendimento del bambino è particolarmente significativa;
la circolare interministeriale 2 aprile 2009, n. 38, sulle dotazioni organiche del personale docente per l'anno scolastico 2009-2010 ha quantificato in 42.100 posti le riduzioni da operare a partire dal prossimo anno scolastico;
per raggiungere tale risultato si prevede una prima riduzione di 37.100 posti in organico di diritto e una successiva riduzione di 5.000 posti in organico di fatto nel mese di settembre 2009;
le iscrizioni all'anno scolastico 2009-2010 hanno evidenziato una preferenza delle famiglie per il tempo pieno con due docenti, bocciando le scelte del Governo di calcolare gli organici sulle 24 ore settimanali;
infatti, dai dati del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca risulta che solo il 3 per cento delle famiglie, che hanno iscritto i propri figli alla prima classe della scuola primaria, ha scelto l'orario settimanale di 24 ore, solo il 7 per cento ha scelto l'orario di 27 ore, il 56 per cento ha scelto l'orario con i moduli a 30 ore e il 34 per cento ha scelto il tempo pieno con l'orario di 40 ore;
inoltre le scuole paritarie, secondo quanto sancito dalla legge n. 62 del 2000, sono scuole che a tutti gli effetti sono inserite nel sistema scolastico italiano e che, quindi, erogano un servizio pubblico;
in base a quanto sopra e in base alla Costituzione italiana (articolo 33), gli studenti che le frequentano hanno diritto ad «un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali»;
a nove anni dall'introduzione della legge n. 62 del 2000, la sua applicazione effettiva risulta ancora disattesa, con il rischio di essere vanificata non solo dalla crisi economica in atto, ma anche da scelte governative non sempre lungimiranti;
sarebbe opportuno garantire in tempi certi i finanziamenti per le scuole paritarie e il ripristino delle risorse ad esse sottratte dalla manovra economica e solo in parte rimborsate;
la scuola in generale, statale e non statale, deve essere l'ultimo settore a cui una società toglie le proprie risorse;
concetti quali autonomia, libertà di scelta educativa delle famiglie, qualità dell'insegnamento e sussidiarietà sono principi sanciti dalla Costituzione e in uno Stato democratico libero ed efficiente devono essere garantiti e promossi,

impegna il Governo:

a prendere le misure necessarie ad assicurare alla scuola le risorse adeguate per il suo funzionamento e per la qualità dell'offerta formativa;
ad adottare le iniziative necessarie per limitare i tagli di docenti e lavoratori ata precari previsti dalla legge finanziaria per il 2009;
ad evitare la chiusura delle scuole e delle comunità montane e delle isole minori, al fine di non pregiudicare il diritto all'istruzione di molti bambini;
ad incrementare la messa in sicurezza negli edifici scolastici, visto che da alcuni rapporti, come quello di Legambiente, il 42 per cento degli edifici scolastici non sarebbe a norma;
ad adottare iniziative che modifichino i provvedimenti riguardanti i tagli previsti dalla manovra finanziaria del 2008 e le disposizioni che riguardano l'orario di 24 ore settimanali;
a dar vita ad un sistema scolastico capace di valorizzare ed armonizzare tute le esperienze scolastiche di un territorio, facendole convergere in un unico sistema pubblico, così come previsto dalla legge n. 62 del 2000;
in sede di attuazione della riforma del federalismo fiscale per quanto concerne la materia scolastica, a favorire in modo strutturale la libertà di scelta educativa delle famiglie.
(1-00218) «Capitanio Santolini, Volontè, Buttiglione, Vietti, Ciocchetti».
(13 luglio 2009)



MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE PER L'ESTENSIONE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI AI LAVORATORI PRECARI

La Camera,
premesso che:
secondo la rilevazione da parte dell'Istat delle forze di lavoro nel nostro Paese nel primo trimestre 2009, il numero di occupati risulta pari a 22.966.000 unità, segnalando un dato negativo (meno 0,9 per cento, pari a meno 204.000 unità su base annua);
in termini destagionalizzati e in confronto al quarto trimestre 2008, l'occupazione nell'insieme del territorio nazionale registra una flessione pari allo 0,3 per cento. Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende di nove decimi di punto rispetto al primo trimestre 2008, portandosi al 57,4 per cento. Il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quinto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.982.000 unità (+ 221.000 unità, pari al + 12,5 per cento rispetto al primo trimestre 2008). Il tasso di disoccupazione passa dal 7,1 per cento del primo trimestre 2008 all'attuale 7,9 per cento. Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di 3 decimi di punto;
la crisi finanziaria internazionale, come era facile prevedere, si è dunque trasformata in crisi economica e sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro Paese. Diversi importanti istituti di previsione della Banca d'Italia, della Confindustria, di enti di ricerca indipendenti, indicano un ulteriore aggravamento della crisi in Italia, con una caduta del prodotto interno lordo nel 2009 superiore al 2,5 per cento e un aumento della disoccupazione sopra il 8 per cento;
i Ministri Sacconi e Tremonti hanno messo in discussione i dati dell'Istat sui disoccupati, sostenendo pubblicamente che l'Istat li ricaverebbe da un campione di mille persone, più o meno come quello usato per i sondaggi elettorali;
in merito alle modalità di rilevazione dei dati sulla disoccupazione, l'Istat ha precisato, con un suo comunicato del 26 giugno 2009, quanto segue:
a) sono 280 mila le famiglie (per un totale di circa 680 mila individui) che in un anno partecipano all'indagine sulle forze di lavoro in qualità di rispondenti. La rilevazione è dunque ampia e affidabile, con un tasso di risposta tra i più elevati d'Europa: pari all'88 per cento;
b) l'indagine è condotta non solo telefonicamente, ma, in circa la metà dei casi, con interviste faccia a faccia presso il domicilio delle famiglie, che sono successivamente intervistate telefonicamente. Ciò consente il raggiungimento delle persone senza telefono e quelle che hanno più difficoltà a comprendere l'italiano, come nel caso della popolazione straniera;
c) per definire una persona disoccupata non viene posta una sola domanda, né viene chiesto se è disoccupata. Al contrario, l'accertamento della condizione di disoccupazione viene fatto in modo stringente, sulla base di un ampio numero di quesiti volti a rilevare la situazione oggettiva della persona e non la percezione. Disoccupato è chi è senza lavoro, lo sta cercando attivamente ed è disponibile a iniziare a lavorare entro due settimane;
d) l'Istat per la rilevazione applica la metodologia stabilita da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea, e definita con un apposito regolamento. La definizione è la stessa per tutti i Paesi;
se i due autorevoli Ministri ritengono che le informazioni dell'Istat sui disoccupati siano inattendibili dovrebbero intervenire con immediatezza per evitare che siano fornite all'opinione pubblica informazioni false;
ma, disgraziatamente per il nostro Paese, i dati dell'Istat sono reali e nessun ottimismo di maniera può occultare questa verità;
nelle piccole imprese, che costituiscono l'80 per cento del totale delle imprese e assorbono il 90 per cento dell'occupazione, sono cominciati i licenziamenti e le cessazioni di attività. Gli ultimi dati resi noti dalla Banca d'Italia, ottenuti applicando il loro consolidato modello econometrico a quanto si rileva nell'andamento del terzo quadrimestre del 2008, dicono che la recessione si aggraverà e proseguirà almeno per tutto il 2009 e per il 2010. Oltre 1,2 milioni di lavoratori perderanno il posto di lavoro nel prossimo biennio, con conseguenze sociali devastanti e con un impatto sui consumi che farà da moltiplicatore della crisi;
nel corso dell'anno 2009 arriveranno a scadenza più di 2 milioni di contratti di lavoro a termine. È impossibile prevedere quanti di questi verranno confermati, ma è senza dubbio facile prevedere che la maggioranza di questi non verrà confermato e, in assenza di ammortizzatori sociali, si tradurranno in «licenziamenti di fatto»;
nel 2009 le liste di disoccupazione rischiano di essere ingrossate, soprattutto, da lavoratori precari, per i quali non si può neanche parlare di licenziamento, perché semplicemente questi ultimi non si vedranno confermato il contratto. Si tratta di lavoratori completamente sprovvisti di qualsiasi forma di ammortizzatore sociale, anche perché al momento non risulta ancora nessun dispositivo attuativo di quegli ammortizzatori in deroga previsti per il 2009: le risorse che dovevano servire a questo scopo previste nel decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, sono ancora del tutto bloccate. Si tratta di una cospicua somma, otto miliardi di euro, che sarà destinata probabilmente non ai lavoratori più deboli, poiché alla loro ripartizione si provvederà in sede di contrattazione. L'indennità di disoccupazione dovrebbe essere ispirata al principio per cui il mantenimento del reddito, in caso di perdita o assenza di lavoro, costituisca un diritto di tutti e non il risultato della contrattazione tra Governo e parti sociali per i lavoratori dei settori «forti»;
secondo le analisi effettuate da un osservatorio qualificato, come la Cgia di Mestre, i lavoratori precari hanno raggiunto a fine settembre 2008 quota 2.812.700, corrispondenti al 12 per cento del totale degli occupati in Italia, con una forte concentrazione nel Mezzogiorno. Dal 2004 al settembre 2008 sono aumentati del 16,9 per cento: dunque, cinque volte di più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, cresciuti nello stesso periodo del 3,1 per cento;
i lavoratori precari in tutte le loro articolazioni rappresentano, dunque, una categoria in costante crescita: il 12 per cento dell'occupazione complessiva e quasi l'80 per cento della nuova occupazione;
il mondo del precariato è una realtà complessa e variegata, oltre che in costante crescita: ai lavoratori a tempo determinato si affiancano quelli con contratti di somministrazione, i vecchi interinali e poi i lavoratori parasubordinati, con tutta la miriade di differenti tipologie contrattuali;
per i cosiddetti contratti di collaborazione, in relazione ai quali si stima che ne scadranno tra 300 mila e 400 mila all'anno, non c'è ovviamente alcuna possibilità di accesso alla cassa integrazione in deroga e per essi è stato previsto, nel decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, quello del «sostegno all'economia», un sussidio quasi simbolico e di difficile applicazione, pari al 10 per cento del reddito dell'ultimo anno;
le misure attivate dal Governo sono state inefficaci a mettere un argine alla crisi in atto. Gli stanziamenti previsti sono totalmente inadeguati a far fronte alla grave crisi economica ed occupazionale. Non saranno capaci di far fronte neppure alle esigenze di ammortizzatori sociali del primo semestre del 2009. Per di più, con il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e col disegno di legge Atto Senato n. 1167, è stato prima smantellato e poi abolito il processo di stabilizzazione del personale precario avviato con le due leggi finanziarie del Governo Prodi. Ciò, da solo, determinerà la perdita di lavoro di oltre 160 mila lavoratori precari della pubblica amministrazione e della scuola;
i provvedimenti sul mercato del lavoro, contenuti nel «decreto anticrisi» varato dal Governo nella sua riunione di venerdì 26 giugno 2009, alla luce della forte crescita della disoccupazione a inizio 2009, risultano, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, del tutto inadeguati;
il provvedimento più importante consiste nella proroga della proroga, la possibilità concessa ai lavoratori in cassa integrazione di allungare ulteriormente la durata dei trattamenti loro riservati e addirittura rimpinguarli fino al 100 per 100 cento del salario precedente. Questo avverrà frequentando corsi di formazione forniti dalla stessa impresa presso cui operavano. La misura non può certo migliorare le opportunità di impiego di quei lavoratori, che sono occupati in quelle tante imprese che non hanno un futuro oltre la crisi;
niente è previsto, viceversa, per quei 400 mila precari, quasi tutti giovani, che non si sono visti rinnovare il contratto dall'inizio della crisi, secondo i dati sin qui disponibili (che si fermano a tre mesi fa);
di questi, nella migliore delle ipotesi, solo uno su tre riceve un sussidio di disoccupazione ordinario per pochi mesi, a fronte di una durata della disoccupazione che nel cinquanta per cento dei casi è superiore ai 12 mesi;
manca di nuovo qualsiasi misura di sostegno a favore dei lavoratori a tempo determinato o parasubordinati, che non hanno diritto a nessun tipo di ammortizzatore sociale in caso di sospensione o cessazione del lavoro;
la stessa Banca d'Italia stima che si tratti di circa 1.600.000 lavoratori e ci ricorda, inoltre, che, nelle famiglie in cui sono presenti solo lavoratori «atipici», l'incidenza della povertà è stimata al 47 per cento,

impegna il Governo

ad assumere le opportune iniziative al fine di estendere tutte le tipologie di ammortizzatori sociali, attuali e future, a tutti i lavoratori con contratti a tempo determinato o con altre forme di lavoro precario quando siano stati superati i 36 mesi di lavoro, comunque realizzati, nell'arco degli ultimi 5 anni.
(1-00203) «Borghesi, Donadi, Evangelisti, Paladini, Porcino, Di Pietro».
(2 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
la crisi economica internazionale, lontana dall'essere stata superata dalle misure governative in corso, rischia di assumere una portata sempre più vasta, così come testimoniano anche le recenti rilevazioni di Istat, Confindustria e Banca d'Italia. Le figure più penalizzate sono, soprattutto, i disoccupati, i cassintegrati e i lavoratori con rapporto di lavoro precario, quasi tutti giovani, che, come segnalano tutti i recenti dati, sono i primi a fare le spese della crisi, in quanto le prime azioni delle aziende per ridimensionare il personale sono volte a non rinnovare i contratti precari;
in un contesto così descritto sono enfatizzate le tradizionali criticità del sistema di ammortizzatori sociali in Italia, a partire dai limiti strutturali di inclusività del sistema (per settore, dimensioni aziendali, tipologie contrattuali). I due terzi degli occupati a tempo indeterminato sono impegnati in settori che non rientrano nel sistema cassa integrazione/mobilità, che copre solo i settori industria/indotto/grande distribuzione e solo le aziende medio grandi; il 13 per cento degli occupati ha un lavoro flessibile ed alla scadenza non ne troverà un altro; le coperture dell'indennità di disoccupazione sono molto inferiori, soprattutto per durata, ai livelli europei; i lavoratori non sono sostenuti da un adeguato funzionamento dei centri per l'impiego, che operano ancora a macchia di leopardo; il sistema è caratterizzato dalla mancanza di responsabilizzazione del lavoratore, a causa dell'assenza di collegamento con le politiche attive, e dell'impresa, che non è tenuta in alcun modo a preoccuparsi della ricollocazione;
nelle passate legislature ed in quella attuale non è stato finora trovato il consenso necessario ad una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, a causa dei notevoli problemi di finanziamento che essa comporta;
i provvedimenti del Governo rappresentano misure tampone, non in grado, pertanto, di dare soluzioni di lungo periodo, limitandosi ad ampliare il sistema dei cosiddetti ammortizzatori in deroga, rendendo disponibili risorse stornate da altre destinazioni e, comunque, a carico della fiscalità generale;
anche il recente decreto-legge n. 78 del 2009, recante provvedimenti anticrisi, contiene, all'articolo 1, misure in materia di ammortizzatori sociali indirizzati ai lavoratori a tempo indeterminato, non tenendo conto, quindi, di tutti i lavoratori con contratti a tempo determinato o interessati da altre tipologie di lavoro precario;
sono ancora privi di coperture adeguate i lavoratori precari, che incrementano le liste di disoccupazione e che non raggiungono i requisiti soggettivi previsti per la cassa integrazione. Va tenuto presente che l'indennità di disoccupazione a requisiti ridotti richiede che sia stato versato almeno un contributo settimanale prima dell'ultimo biennio e che, in ogni caso, gli ammortizzatori in deroga richiedono una certa anzianità assicurativa (tre mesi per la cassa integrazione e dodici mesi per l'indennità di mobilità). Anche per gli apprendisti restano problemi aperti, essendo state previste soluzioni che li ammettono agli interventi in deroga, ma non, paradossalmente, a quelli ordinari;
le misure legislative fino ad oggi attuate non danno la possibilità di migliorare le opportunità di impiego, neppure per quei lavoratori attualmente occupati in imprese destinate a non avere un futuro oltre la crisi. È ampiamente documentato che chi è in cassa integrazione dedica solo un terzo del tempo rispetto a chi è disoccupato nella ricerca di un impiego alternativo. I tempi della cassa integrazione e l'utilizzo non strutturato degli ammortizzatori sociali rischiano di causare un procrastinarsi dei tempi per la ricerca di un nuovo lavoro, che renderà ulteriormente difficile la collocazione in futuro;
tutto ciò riveste una gravità maggiore alla luce degli ultimi dati Istat che rivelano un calo dell'occupazione concentrato, soprattutto, tra i lavoratori con contratto a tempo determinato (154.000), tra i lavoratori con collaborazioni coordinate e continuative (107.000) e tra i lavoratori autonomi (meno 163.000), tipologia, in cui, almeno in parte, si nasconde il lavoro precario. È evidente che la crisi in atto aumenterà la precarietà del lavoro, rendendo sempre più imminente la necessità di adottare i necessari provvedimenti a favore di detta categoria di lavoratori;
con riferimento al periodo che va dal 29 dicembre 2008 al 29 marzo 2009, l'Istituto nazionale di statistica ha evidenziato che nel primo trimestre 2009 l'offerta di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2008 ha registrato un incremento dello 0,1 per cento (17.000 unità). Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, l'offerta di lavoro si è ridotta dello 0,1 per cento. Nel primo trimestre 2009 il numero di occupati è risultato pari a 22.966.000 unità, segnalando un dato negativo (meno 0,9 per cento, pari a meno 204.000 unità su base annua). Il calo sintetizza la discesa di 426.000 unità della componente italiana e la crescita di 222.000 unità di quella straniera. In termini destagionalizzati e in confronto al quarto trimestre 2008, l'occupazione nell'insieme del territorio nazionale registra una flessione pari allo 0,3 per cento. Si è assistito ad un aumento del numero delle persone in cerca di occupazione (il quinto aumento tendenziale consecutivo), portando tale numero a 1.982.000 unità (più 221.000 unità, pari al più 12,5 per cento rispetto al primo trimestre 2008). Il tasso di disoccupazione è passato dal 7,1 per cento del primo trimestre 2008 all'attuale 7,9 per cento. Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è aumentato di tre decimi di punto;
anche i dati recenti forniti dal centro studi di Confindustria attestano che la situazione economica in atto è tutt'altro che equilibrata, con un debito pubblico in crescita e consumi in calo. Nel 2009 è prevista, in Italia, una contrazione del 4,9 per cento del prodotto interno lordo, con un tasso di occupazione ancora in calo. L'economia dovrebbe tornare a crescere dello 0,7 per cento nel 2010, ma così, come confermato anche dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, «senza un cambiamento strutturale non sarà possibile nessuna ripresa per 5 anni». II debito pubblico, crescerà dal 105,7 per cento del prodotto interno lordo nel 2008 al 114,7 per cento nel 2009, fino a toccare nel 2010 il 117,5 per cento;
sempre secondo le rilevazioni di Confindustria, nei due anni tra il primo trimestre del 2008 e il primo del 2010, la recessione causerà la perdita di circa un milione di unità di lavoro (tra posti di lavoro e cassa integrazione). Il tasso di disoccupazione arriverà nel 2009 all'8,6 per cento e nel 2010 al 9,3 per cento, livello che non veniva più toccato dal 2000;
si segnalano, di converso, alcune iniziative positive a livello locale, che, in virtù di accordi con le parti sociali, hanno permesso di sbloccare ingenti fondi per finanziare importanti forme di sostegno al reddito di ampie categorie di lavoratori precari;
in periodi di crisi come quello in atto, inoltre, è evidente che i settori in via di ristrutturazione costituiscono una risorsa per il Paese, una risorsa su cui investire adeguatamente, sia in termini economici che di risorse umane,

impegna il Governo:

a porre in essere le iniziative adeguate, atte a valorizzare il confronto tra Governo e parti sociali, tali da consentire un indirizzo chiaro per una riforma strutturale del sistema di ammortizzatori sociali, che garantisca le misure adeguate a:
a) determinare l'estensione delle differenti tipologie di ammortizzatori sociali ai lavoratori che ancora non ne godono;
b) estendere gli ammortizzatori sociali, con le opportune modalità, anche ai lavoratori precari ed ai collaboratori, prevedendo per essi requisiti di accesso agevolati;
c) tutelare sia le situazioni di sospensione che quelle di perdita del lavoro;
d) riqualificare il sistema dei servizi per l'impiego, perché possa sostenere adeguati programmi per la riqualificazione professionale ed il reinserimento occupazionale, per garantire la reimmissione dei lavoratori nel mercato del lavoro;
e) al fine di rendere finanziariamente sostenibile la riforma, prevedere il concorso finanziario degli enti bilaterali, realizzando, dunque, un sistema misto che si fondi, da una parte, sull'assicurazione obbligatoria all'Inps, dall'altra su forme mutualistico-contrattuali.
(1-00208) «Pezzotta, Delfino, Poli, Vietti, Compagnon, Ciccanti, Naro, Tassone, Galletti, Occhiuto».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
il Governo ha dovuto affrontare le ripercussioni di una gravissima crisi internazionale che hanno determinato nell'anno in corso una netta flessione del prodotto interno lordo;
tale situazione ha inevitabilmente prodotto delle conseguenze molto serie sul terreno dell'occupazione, che potevano essere ben più gravi se il Governo non avesse accompagnato i processi con provvedimenti di volta in volta adeguati, pur in un quadro di complessa attenzione alla stabilità dei conti pubblici, a fronteggiare l'emergenza, sia intervenendo sulla struttura produttiva e dei servizi, sia sostenendo le persone e le famiglie in difficoltà e a maggiore rischio di povertà, sia garantendo l'intervento degli ammortizzatori sociali a beneficio dei lavoratori sospesi dal lavoro a causa delle improvvise ed acute difficoltà di mercato, in cui sono incorse nei mesi scorsi tante imprese, la cui condizione stenta tuttora, nonostante i primi cauti segnali positivi, ad invertire il trend della crisi;
i dati dell'occupazione non possono non risentire dell'attuale situazione di difficoltà dell'economia, anche se risultano comunque meno negativi di quelli di altri Paesi europei. Nel primo trimestre 2009, infatti, l'offerta di lavoro ha registrato, rispetto allo stesso periodo del 2008, un incremento dello 0,1 per cento (17.000 unità). Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, l'offerta di lavoro si riduce dello 0,1 per cento. Nel primo trimestre 2009 il numero di occupati risulta pari a 22.966.000 unità, segnalando un dato negativo (meno 0,9 per cento, pari a meno 204.000 unità su base annua). Il calo sintetizza la discesa di 426.000 unità della componente italiana e la crescita di 222.000 unità di quella straniera, a riprova, quest'ultimo dato, che il mercato del lavoro, pur nelle sue contraddizioni, presenta ancora significativi segnali di vitalità;
non sarebbe corretto giudicare l'azione del Governo prescindendo dal contesto in cui si è trovato ad operare, caratterizzato da uno shock violento della crisi, che, nel giro di pochi giorni, ha fatto correre al sistema economico internazionale dei rischi gravissimi e causato cambiamenti repentini, assolutamente inediti e portatori di effetti sconosciuti, anche perché le tradizionali terapie di contrasto messe in campo dai Governi, in modo coordinato, non sempre si sono rivelate efficaci;
è l'andamento della cassa integrazione ad evidenziare la problematicità dello sforzo sostenuto dall'intero Paese per salvare il proprio apparato produttivo e per mantenere il più a lungo possibile il rapporto di lavoro tra le aziende costrette a fare ricorso agli ammortizzatori sociali e i loro dipendenti;
nel mese di giugno 2009 si registrata una contrazione delle ore complessivamente autorizzate rispetto a quelle del mese precedente (meno 8 per cento); il totale è, infatti, passato da 87 milioni di ore autorizzate a maggio 2009 a 80 milioni di giugno 2009. Rispetto al mese di giugno 2008, nel quale furono autorizzate 15,4 milioni di ore, l'incremento è stato del 419 per cento. Anche nel mese in esame si registra un deciso incremento di ore autorizzate rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (+680 per cento); la variazione complessiva del periodo gennaio-giugno 2009 è +502 per cento. Gli interventi ordinari autorizzati nel mese di giugno 2009 sono, comunque, diminuiti rispetto a maggio 2009 dell'11,5 per cento (58,7 contro 66,4 milioni di ore);
il numero delle ore autorizzate di integrazione salariale è, tuttavia, a livelli inferiori a quelli riscontrati nel mese di gennaio 2009 (il picco delle ore si è registrato a febbraio 2009): il che è sicuramente un segnale positivo, ancorché non ancora consolidato;
il trend della cassa integrazione, dall'autunno 2008 ad oggi, è buon testimone dello sforzo richiesto alle finanze pubbliche per scongiurare che la crisi provocasse una massiccia e immediata riduzione degli organici;
grande è stata la dimensione dell'impegno imposto dall'incalzare della crisi al Governo, che ha dovuto rispondere con altrettanta prontezza per mandare alle imprese e ai lavoratori un segnale forte che invitasse a non trarre conseguenze affrettate per quanto riguarda i livelli occupazionali;
anche grazie all'accordo con le regioni, è stato possibile stanziare un ingente ammontare di risorse (8 miliardi in un biennio) per ampliare la cassa integrazione in deroga ed estenderne l'intervento anche nei settori del lavoro dipendente, fino a quel momento sprovvisti;
una diversa scelta, a favore di un rafforzamento complessivo dell'indennità di disoccupazione e della sua estensione a tutto il mondo del lavoro (utilizzando parte delle risorse stanziate per la cassa integrazione guadagni in deroga), avrebbe finito per inviare un segnale distorto alle aziende, come se restasse solamente la via dei licenziamenti individuali o collettivi per far fronte alle difficoltà strutturali delle imprese;
il Governo non si è limitato solo ad operare affinché nessuno restasse indietro, mediante gli istituti di tutela del reddito da lavoro, ma ha provveduto anche a sostenere l'occupazione attraverso la salvaguardia della struttura produttiva, del relativo indotto e, quindi, dei posti di lavoro, nel quadro dei diversi «pacchetti anticrisi» di volta in volta approvati;
per la prima volta è stata predisposta una specifica misura di tutela - sia pure una tantum - a beneficio dei collaboratori in condizione di monocommittenza;
da ultimo il decreto-legge n. 78 del 2009, in aggiunta alle misure a sostegno delle imprese, che costituisce un elemento centrale della politica del Governo, prefigura alcuni interventi di carattere particolarmente innovativo, specie per quanto riguarda le misure rivolte a mantenere i lavoratori collegati alle loro imprese mediante procedure che ne favoriscano le ri-professionalizzazione, nonché i progetti di autoimprenditorialità, il cui finanziamento è in parte sostenuto dalla possibilità di capitalizzare le risorse derivanti dagli ammortizzatori sociali riconosciuti ai singoli cassintegrati o disoccupati interessati ad intraprendere un lavoro autonomo;
secondo stime recenti ed attendibili, una riforma dell'indennità di disoccupazione comporterebbe, sulla base delle proposte che circolano nel dibattito corrente, oneri aggiuntivi di finanza pubblica compresi tra 4 e 15 miliardi di euro, difficilmente sostenibili nell'attuale contesto di finanza pubblica per un istituto che, già adesso, realizza un'ampia copertura delle differenti realtà del mercato del lavoro,

impegna il Governo:

a proseguire nelle iniziative intraprese, coniugando, in un quadro di strategia organica, misure a favore delle imprese, provvedimenti di sostegno dell'occupazione e di salvaguardia del reddito, garantendo la necessaria copertura finanziaria;
a vigilare affinché siano applicate con rigore le norme della cosiddetta «legge Biagi», che prevedono, in via presuntiva, la sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato nei casi in cui sia riconosciuta l'irregolarità del rapporto di collaborazione, favorendo lo sviluppo e l'ampliamento dei centri preposti alla certificazione e promuovendo l'accesso dei giovani al mercato del lavoro, anche mediante il contratto di apprendistato e una maggiore integrazione tra scuola e mondo del lavoro, assumendo, altresì, ogni utile iniziativa rivolta a rimuovere, in questa fase e in via transitoria, d'intesa con le parti sociali, ogni ostacolo che limiti, anche in via di fatto, la loro occupabilità;
a considerare, altresì, la possibilità di rendere strutturale l'indennità sperimentale di reinserimento, istituendola come prestazione previdenziale specifica di natura assicurativa (al pari di altre prestazioni oggi riconosciute in caso di malattia, maternità, assegni familiari) a favore di talune categorie di collaboratori e di lavoratori atipici in posizione economicamente dipendente;
a procedere, in un'ottica di strategia federalista, nella valorizzazione del ruolo delle regioni per l'attuazione delle politiche attive di lavoro e di sostegno al reddito, per meglio rispondere, anche utilizzando di comune intesa le risorse regionali, alle differenti esigenze territoriali dei lavoratori e dei datori di lavoro.
(1-00212) «Cazzola, Caparini, Baldelli, Moffa, Bonino, Fedriga, Munerato, Pelino, Saltamartini, Scandroglio».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
come ampiamente e unanimemente certificato da molteplici organismi internazionali e istituti indipendenti, la crisi economica mondiale, rapidamente trasferitasi dai mercati finanziari ai settori produttivi, ha investito in pieno anche il nostro Paese, con un vistoso calo del prodotto interno lordo, nell'ordine del 5 per cento per il 2009 e prospettive altrettanto recessive per il 2010 e corrispondenti drammatici effetti sull'occupazione e sul reddito delle famiglie;
secondo il servizio studi della Confindustria, nel 2009 saranno 600 mila i lavoratori che perderanno il posto di lavoro e la disoccupazione salirà all'8,4 per cento, mentre sulla base dei dati Inps emerge un incremento di oltre il 500 per cento rispetto al 2008 del ricorso alla cassa integrazione ordinaria da parte delle aziende;
in tale contesto negativo, si evidenzia la condizione di circa due milioni di lavoratori precari, che, come autorevolmente richiamato dal Governatore della Banca d'Italia, rischiano di essere totalmente esclusi da ogni forma di sostegno del reddito in caso di licenziamento. Dalle tabelle elaborate dalla Banca d'Italia su dati Istat, emerge che, in caso di perdita del lavoro tra coloro che rimarrebbero senza alcun tipo di sostengo al reddito, ci sarebbero 800 mila lavoratori autonomi parasubordinati (diversi dai collaboratori), la grande maggioranza dei quasi 400 mila collaboratori e quasi 700 mila lavoratori a tempo determinato e interinali;
a fronte di tale scenario, le misure varate dal Governo appaiono, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, del tutto inadeguate e decontestualizzate - come nel caso della detassazione degli straordinari o, attualmente, l'ipotesi di corrispondere, in un'unica soluzione, al lavoratore le mensilità di cassa integrazione o di indennità di disoccupazione per l'avvio di una attività autonoma prevista dal decreto-legge n. 78 del 2009, al momento all'esame della Camera dei deputati - o poco più che simboliche, quale si sta rivelando il sussidio, previsto dall'articolo 19 del decreto-legge n. 185 del 2008, corrisposto ai collaboratori a progetto in caso di disoccupazione. Tale previsione, seppure rappresenti la prima misura ipotizzata al riguardo, appare, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, del tutto inadeguata per gli importi riconosciuti e del tutto insoddisfacente per la ristrettezza della platea dei lavoratori interessati, tanto è vero che sinora sono state presentate solo 1.800 domande;
se, inoltre, si considerano gli effetti dell'interruzione del processo di stabilizzazione del personale precario delle pubbliche amministrazioni avviato con le due leggi finanziarie del Governo Prodi, appaiono come sempre più fondate le critiche che evidenziano la mancanza di una strategia condivisa di sostegno all'occupazione, tanto per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che per i lavoratori precari, e di riforma degli ammortizzatori sociali, così come delineato e concordato tra Governo e parti sociali, con il protocollo del 23 luglio 2007;
del resto, anche l'accordo raggiunto con le regioni non si propone di avviare la riforma degli ammortizzatori sociali, cosa che è diventata urgente, ma si limita ad intervenire sui vecchi strumenti, aumentando le risorse sulla cassa integrazione in deroga, mentre nulla si è previsto riguardo all'ipotesi di allungamento dei periodi di cassa integrazione ordinaria;
appare necessario approntare, anche con strumenti eccezionali, un complesso di misure che affronti seriamente e in maniera integrata e innovativa il tema della tutela dell'occupazione e del reddito dei lavoratori, sia nella difficile e inedita fase congiunturale che stiamo attraversando, sia nel nuovo scenario che caratterizzerà un moderno sistema produttivo. A tal riguardo, il Partito democratico ha avanzato precise proposte, sia in occasione dell'esame del citato decreto-legge n. 185 del 2008, sia con appositi progetti di legge, come, ad esempio, quelli volti ad assicurare l'estensione delle misure di sostegno del reddito dei lavoratori esclusi dall'applicazione degli strumenti previsti in materia di ammortizzatori sociali (Atto Senato n. 1110 - Finocchiaro, Treu e altri; Atto Camera n. 2100 - Damiano e altri) o l'ampliamento dei periodi di riconoscimento della cassa integrazione ordinaria (Atto Camera n. 2452 - Bellanova e altri);
laddove perdurasse l'inazione o la frammentarietà delle misure sin qui varate, si rischia di far ricadere esclusivamente sui lavoratori e, in particolare, sui lavoratori più deboli, quali risultano i lavoratori precari e i lavoratori delle imprese artigiane e delle piccole imprese industriali, gli effetti della crisi economica,

impegna il Governo:

ad adottare, quanto prima, misure volte ad assicurare forme di sostegno del reddito, attraverso l'istituzione di un assegno mensile di disoccupazione, pari almeno al 60 per cento della retribuzione percepita ogni mese nell'ultimo anno lavorativo, per tutti quei lavoratori attualmente esclusi dall'accesso agli strumenti previsti dal sistema di ammortizzatori sociali e che hanno perso il posto in conseguenza della recessione economica;
ad estendere a tutti i lavoratori le tutele della cassa integrazione previste nei casi di crisi temporanea e di sospensione del lavoro;
a prevedere una misura straordinaria di estensione dei periodi di cassa integrazione ordinaria, che consenta alle imprese di superare la grave fase recessiva, senza disperdere il patrimonio di competenze professionali del proprio personale dipendente;
a procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al varo di un disegno organico di riforma degli ammortizzatori sociali.
(1-00219) «Damiano, Soro, Sereni, Bressa, Bellanova, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Schirru, Marco Carra».
(13 luglio 2009)

La Camera,
premesso che:
la crisi mondiale, che ha parzialmente investito anche l'Italia, ha solo evidenziato la gravità della situazione assistenziale e previdenziale esistente nel nostro Paese e non certamente creato l'attuale dissesto sociale derivante dalla concessione di ammortizzatori sociali solo a particolari categorie di lavoratori, minando la coesione sociale necessaria a superare tutti assieme, senza escludere nessuno, la crisi in corso;
l'Ocse, il 23 giugno 2009, ha rilevato come la spesa pensionistica in Italia assorba circa un terzo delle uscite statali complessive, ovvero quasi il doppio rispetto alla media degli altri Paesi Ocse. La previdenza pesa per il 30 per cento sul bilancio statale italiano, contro il 16 per cento della media Ocse. Secondo l'Ocse, un sistema così concepito induce a sottrarre risorse di spesa pubblica a altri settori preferibili, quali il welfare e l'istruzione. I contributi previdenziali raggiungono, inoltre, il 33 per cento degli stipendi, rispetto a una media Ocse del 21 per cento. L'istituto ha, inoltre, rilevato come l'applicazione delle riforme delle pensioni in Italia avanzi molto lentamente rispetto agli altri Paesi dell'Ocse e come, inoltre, molti dei cambiamenti vitali per la sostenibilità finanziaria dei costi del sistema previdenziale siano stati ripetutamente rinviati;
le recenti stime Ocse prevedono un calo del prodotto interno lordo del 5,3 per cento per tutto il 2009 e salvo una lieve, ma insufficiente, ripresa nel 2010, con un più 0,4 per cento;
il 29 maggio 2009 il Governatore della Banca d'Italia, dottor Mario Draghi, ha rilevato come, negli ultimi 20 anni, quella italiana sia stata una storia di produttività stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi, tasse alte e come una risposta incisiva all'emergenza sia possibile solo se accompagnata da comportamenti e da riforme che rialzino la crescita dal basso sentiero degli ultimi decenni. Serve, ad avviso del Governatore, una riforma organica e rigorosa, che razionalizzi l'insieme degli ammortizzatori sociali esistenti e ne renda più universali i trattamenti;
secondo il dottor Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, l'Italia deve fare attenzione al debito e contenere l'indebitamento pubblico, in quanto se la disoccupazione resterà elevata per lungo tempo, comprimerà la crescita. Secondo Bini Smaghi, non bisogna aspettare la ripresa, ma occorre riformare il mercato del lavoro, il che comporta il riassetto del welfare in generale, e riequilibrare la spesa sociale;
l'indagine Istat delle forze di lavoro in Italia segna un tasso di occupazione nella popolazione tra i 15 e i 64 anni fermo al 57,4 per cento nel primo trimestre 2009, pari a 22.966.000 occupati, con un calo dello 0,9 per cento; su base annua si stima che la perdita dell'impiego coinvolgerà 204.000 unità di lavoratori;
il tasso di disoccupazione passa, dal 7,1 per cento del primo trimestre 2008, all'attuale 7,9 per cento, contando circa 1.982.000 unità di lavoratori in cerca di un'occupazione e registrando un ulteriore aumento tendenziale rispetto alle quattro stime precedenti, registrando più 221.000 unità di disoccupati in più, pari al più 12,5 per cento rispetto al primo trimestre 2008;
il recente rapporto Istat sulle forze lavoro indica numeri preoccupanti specie al Sud: nel Mezzogiorno il tasso di inattività registra un significativo incremento (dal 47,9 per cento del primo trimestre 2008 al 48,8 per cento);
il «decreto anticrisi» varato pochi mesi fa dal Governo tutela non più del 12,5 per cento dei lavoratori parasubordinati, del 20 per cento degli apprendisti e del 60 per cento delle persone con contratti a tempo determinato, ovvero non tutela proprio chi ne avrebbe più bisogno, dal momento che, secondo i dati Istat, nell'ultimo anno sono rimasti disoccupati 154 mila lavoratori con contratto a tempo determinato, 107 mila lavoratori con collaborazioni coordinate e continuative, 163 mila lavoratori autonomi;
l'Italia ha un sistema di ammortizzatori sociali e welfare che non garantisce la totalità dei lavoratori, con un tasso di disoccupazione che potrebbe non solo toccare la soglia del 10 per cento nel 2009, ma continuare a crescere anche successivamente: il 70 per cento dei disoccupati non è coperto da alcun ammortizzatore sociale ed anche le stime più prudenti indicano in oltre un milione il numero dei nuovi disoccupati in Italia entro il 2010;
i due terzi della spesa sociale continuano ad essere vincolati alla spesa pensionistica, anche perché l'Italia ha l'età pensionabile tra le più basse nell'Unione europea (si noti che l'aspettativa di vita è salita a 78,5 anni per gli uomini, che vanno in pensione in media a 58 anni, ed a 84 per le donne, che vanno in pensione in media a 57 anni);
per completare la cosiddetta «riforma Biagi» del mercato del lavoro è necessario «disporre anche in Italia di un nuovo assetto della regolazione e del sistema di incentivi e ammortizzatori, che concorra a realizzare un bilanciamento tra flessibilità e sicurezza»;
è necessario riformare integralmente il sistema delle integrazioni al reddito dei disoccupati, con un sistema universale di ammortizzatori sociali che assicuri il lavoratore nel momento in cui passa dallo stato di occupazione a quello di disoccupazione involontaria, come è stato ripetutamente ribadito dallo stesso Marco Biagi in numerose pubblicazioni;
le risorse per realizzare la necessaria riforma degli ammortizzatori sociali possono essere reperite anche attraverso l'equiparazione dell'età pensionabile delle donne a quella degli uomini e l'innalzamento graduale della stessa per tutti, uomini e donne, a 65 anni non oltre il 2018. In questo modo si reperirebbero risorse, a regime, fino a 7 miliardi di euro ogni anno, da destinare proprio al welfare universalistico, sul modello del welfare to work (governare la disoccupazione, riqualificare i lavoratori un tempo impiegati in settori decotti e di ricollocarli sul mercato del lavoro), ed alle pensioni più basse;
il Governo ha lasciato scadere, senza esercitarla, la delega prevista dal comma 28 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, che impegnava il Governo ad emanare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare la materia degli ammortizzatori sociali per il riordino degli istituti a sostegno del reddito, nel rispetto del principi e criteri definiti dalla stessa legge;
il 25 giugno 2009 è giunta la messa in mora della condanna europea in materia di regime previdenziale Inpdap per la mancata equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne, sancita dalla sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia europea, per la violazione dell'articolo 141 del Trattato dell'Unione europea, che riguarda «la parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore»;
in seguito alla violazione dell'articolo 141 del Trattato dell'Unione europea, il Governo - e in particolare i Ministri Sacconi e Brunetta, rispettivamente Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - è chiamato a rispondere a breve, pena la comminazione di una probabile onerosa sanzione ai danni dell'Italia per mancato recepimento dell'istanza europea e mancata armonizzazione del sistema pensionistico Inpdap,

impegna il Governo:

a dare corso alle indicazioni provenienti dalla Commissione europea, armonizzando il nostro sistema di welfare, riconsiderando il sistema previdenziale, come suggerito da illustri economisti, dal Governatore della Banca d'Italia Draghi e dall'Ocse, al fine di liberare le risorse necessarie al finanziamento del nuovo sistema di ammortizzatori sociali e, in tale quadro, a procedere nell'immediato a un'equiparazione dell'età pensionabile di uomini e donne nella pubblica amministrazione, come previsto dalla condanna europea con la sentenza del 13 novembre 2008;
ad adottare iniziative per ripristinare la delega prevista dalla legge 24 dicembre 2007, n. 247, per la riforma degli ammortizzatori sociali, al fine di creare «uno strumento unico indirizzato al sostegno del reddito e al reinserimento lavorativo dei soggetti disoccupati senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratti di lavoro», integrato, sulla base del modello di welfare to work, con le politiche attive del lavoro e con un regime sanzionatorio dei comportamenti elusivi dell'impegno a una ricerca attiva dei lavoro da parte del disoccupato;
a provvedere ad una riforma integrale degli ammortizzatori sociali, al fine di creare un unico sistema universale di integrazione al reddito per le persone che passano dallo stato di occupazione allo stato di disoccupazione involontaria, senza distinzione (al contrario di quanto accaduto finora) di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratti di lavoro.
(1-00220) «Zamparutti, La Malfa, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Guzzanti, Lehner, Mecacci, Nucara, Maurizio Turco».
(13 luglio 2009)