TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 252 di Mercoledý 25 novembre 2009

PROPOSTA DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE A COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA

alla VII Commissione (Cultura):
S. 572. - Senatori CAFORIO ed altri: «Abrogazione dell'articolo 1-septies del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27, in materia di equipollenza di diploma di laurea in scienze motorie al diploma di laurea in fisioterapia» (approvata dalla 7a Commissione permanente del Senato)
(2131).

(La Commissione ha elaborato un nuovo testo).

A tale proposta di legge è abbinata la proposta di legge: EVANGELISTI ed altri: «Abrogazione dell'articolo 1-septies del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27, in materia di equipollenza del diploma di laurea in scienze motorie al diploma di laurea in fisioterapia» (2317).



MOZIONI SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI E SULLE CONNESSE POLITICHE PUBBLICHE

La Camera,
premesso che:
le decisioni sulla strategia europea in merito a energia e ambiente approvate dal Consiglio europeo nel marzo 2007 hanno delineato un quadro di riferimento comune nel settore energetico;
in sede europea appaiono rilevanti anche il pacchetto sul clima e l'energia adottato dal Parlamento europeo il 17 dicembre 2008, nonché la sua posizione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva del Consiglio n. 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione dei gas ad effetto serra e sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra al fine di adempiere agli impegni della Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020;
in ambito internazionale si sono tenute la quattordicesima conferenza delle parti (Cop 14) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e la quarta conferenza delle parti agente come riunione delle parti del Protocollo di Kyoto (Cop/Mop 4), a Poznan (Polonia) dal 1o al 12 dicembre 2008;
il documento finale approvato l'11 dicembre 2008 dalla Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati (doc. XVIII, n. 7) in occasione dell'esame delle proposte di direttive sul pacchetto clima impegna il Governo - tra l'altro - "a valorizzare i meccanismi di flessibilità previsti dal pacchetto, (...) tenendo conto delle peculiarità di ciascun Paese, prima fra tutte il mix delle fonti utilizzato da ciascun Stato membro per la propria generazione di energia elettrica nonché il contributo consolidato di fonti di energia rinnovabile (Fer);
con le mozioni 1-00065, (approvata nella seduta del 27 novembre 2008) e 1-00122 (approvata nella seduta del 24 febbraio 2009) la Camera dei deputati ha impegnato il Governo a realizzare una serie di iniziative per favorire uno sviluppo ambientale sostenibile, intervenendo nei settori della mobilità, dell'edilizia, dell'efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e delle politiche sostenibili per colmare i ritardi rispetto all'attuazione del Protocollo di Kyoto e per facilitare il raggiungimento di un nuovo accordo globale per una significativa riduzione dei gas ad effetto serra in vista della conferenza Onu sul clima di Copenhagen;
le conclusioni del congresso scientifico internazionale intitolato: «Cambiamenti climatici: rischi, sfide e decisioni a livello mondiale» («Climate change: global risks, challenger and decisions»), svoltosi dal 10 al 12 marzo 2009, organizzato dall'università di Copenhagen in collaborazione con i membri dell'Alleanza internazionale delle università per la ricerca", hanno messo in evidenza l'obiettivo primario di fornire una sintesi delle conoscenze scientifiche, tecnologiche e politiche necessarie per prendere decisioni intelligenti e sostenibili di mitigazione e adattamento per le comunità internazionali, quali risposte ai cambiamenti climatici;
in tale ambito va tenuto altresì conto degli impegni e delle deliberazioni assunte negli ultimi appuntamenti internazionali de L'Aquila e nelle riunioni propedeutiche svoltesi a Siracusa dal 22 al 24 aprile 2009 e dal 3 al 5 aprile 2009 al Forum sulle tecnologie a basso contenuto di carbonio svoltosi a Trieste nonché della comunicazione della Commissione del 28 gennaio 2009 dal titolo «Verso un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenhagen»;
la dichiarazione finale del vertice del G20 di Pittsburgh del 24 e 25 settembre 2009 impegna le 20 maggiori economie mondiali a rimuovere i «sussidi inefficienti di medio termine» per i combustibili fossili, e a promuovere il risparmio energetico, l'efficienza energetica, le fonti di energia alternative e rinnovabili, la crescita sostenibile, la diffusione di tecnologie pulite e capacity building;
le ultime deliberazioni del Consiglio europeo di Bruxelles di fine ottobre 2009 hanno sancito l'impegno dei 27 Paesi dell'Unione europea a finanziare un fondo da negoziare alla conferenza sul clima di Copenhagen per un pacchetto di aiuti internazionali ai Paesi più poveri di 100 miliardi di euro l'anno tra il 2013 e il 2020 per ridurre le emissioni nocive;
nella prossima conferenza che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre 2009, si dovranno concludere i negoziati su un accordo definitivo ed organico sui cambiamenti climatici coerente con l'obiettivo di limitare gli aumenti della temperatura globale a meno di 2 gradi al di sopra dei livelli pre-industriali, considerato dalla maggioranza degli studiosi la soglia per evitare drammatici mutamenti;
l'Unione europea ha cercato di assumere politiche di contrasto al riscaldamento globale e la stessa deve mantenere un ruolo centrale predisponendo un'azione politica univoca, pur non mancando di ascoltare, valutare e tenere conto delle esigenze e peculiarità degli Stati membri;
l'Unione europea ha adottato un pacchetto sul clima e l'energia contenente obiettivi virtuosi e ambiziosi;
la crisi economica subita da tutti gli Stati del mondo ha obbligato gli stessi ad agire con misure politiche ed economiche di contrasto che di fatto hanno condizionato in negativo l'orientamento di risorse e strategie degli Stati verso l'emergenza climatica;
ad oggi molti Paesi europei, e l'Italia in particolare, rimangono altamente dipendenti dalle fonti fossili tradizionali di approvvigionamento;
l'efficienza energetica potrebbe ridurre di oltre un quarto le emissioni di gas serra e la deforestazione potrebbe essere quasi arrestata;
l'ammodernamento e l'interconnessione delle reti di distribuzione energetica risultano essere condizione fondamentale per l'utilizzo razionale delle forniture energetiche;
l'efficienza delle reti idriche costituisce condizione necessaria per garantire, oltre che la tutela di un bene primario, un considerevole risparmio energetico;
pur tenendo conto della apprezzabile e storica consapevolezza dell'emergenza climatica assunta da nazioni come Cina e India durante i recenti vertici de L'Aquila e di Pittsburgh, l'obiettivo di aumentare la temperatura media globale a non più di 2 gradi al di sopra dei livelli pre-industriali può essere raggiunto non solo se i Paesi industrializzati riducono sensibilmente le proprie emissioni, ma anche se al conseguimento di tale obiettivo contribuiscono i Paesi emergenti,

impegna il Governo:

in occasione del vertice di Copenhagen a farsi promotore di iniziative che:
a) prevedano meccanismi che, nel rispetto del cosiddetto «pacchetto clima», tengano conto della crisi economica mondiale aiutando gli Stati membri ad indirizzare sforzi e risorse verso efficaci politiche ambientali ed energetiche di risposta all'emergenza climatica;
b) nell'ambito del quadro comunitario di sostegno 2007-2013, che disciplina l'utilizzo dei fondi strutturali negli Stati membri, consentano una riallocazione delle risorse, che generalmente vanno disperse o utilizzate in maniera indiscriminata e poco efficace, verso politiche di incentivo agli interventi di risparmio energetico e/o alle iniziative che utilizzino fonti rinnovabili, magari promuovendo iniziative pluriregionali in ottica di risparmio energetico;
c) promuovano un miglioramento delle interconnessioni delle reti energetiche europee in modo da permettere l'utilizzo ottimale dell'energia prodotta e/o acquistata;
d) permettano la destinazione di risorse per il rifacimento, l'ammodernamento e nuovi investimenti delle reti infrastrutturali energetiche, che in alcuni casi costituiscono un palese limite allo sviluppo degli impianti energetici alimentati a fonti rinnovabili;
e) permettano la destinazione di risorse per l'ammodernamento ed il miglioramento, in termini di efficienza, delle reti idriche degli Stati membri, in modo tale da ridurre l'enorme spreco che deriva non solo da un utilizzo distorto delle stesse, ma soprattutto dall'obsoleta tenuta infrastrutturale delle reti;
f) sostengano, presso gli Stati membri, anche attraverso incentivi economici, lo sviluppo dell'edilizia eco-sostenibile, nell'ambito di un corretto ed efficace equilibrio di programmi e piani tra gli Stati membri indirizzando la produzione verso tecniche attente all'ambiente ed all'uomo, in quanto unico protagonista del suo avvenire, come la promozione degli edifici carbon neutral;
g) favoriscano lo sviluppo dei trasporti pubblici eco-sostenibili, soprattutto di quelli alimentati a biocarburanti, anche inserendoli in un contesto di piani di viabilità volti a disincentivare il traffico privato a vantaggio di quello pubblico, la ciclabilità, il risparmio energetico nell'illuminazione pubblica e l'estensione delle aree verdi, il recupero e il riutilizzo delle acque meteoriche e grigie;
h) consentano maggiormente la diffusione della cultura ambientale attraverso iniziative di sostegno e formazione sul ciclo dei rifiuti in termini di miglioramento del risparmio, utilizzo ai fini energetici e riutilizzo a fini di riciclo;
i) sviluppino le attività di ricerca in ambito ambientale ed energetico nonché nuove tecnologie come la cattura dell'anidride carbonica o i combustibili ad idrogeno, a costi limitati, che possano affiancare le tecniche già esistenti e/o migliorarle, in termini di efficienza, per il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra;
l) permettano di diffondere ed incentivare l'utilizzo dei carburanti eco-sostenibili, soprattutto in riferimento al mercato privato, in modo tale da ridurre progressivamente la dipendenza da combustibili fossili tradizionali;
m) supportino la ricerca finalizzata alla riduzione dei costi di realizzazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sostenendo inoltre finanziariamente la riconversione delle imprese verso il raggiungimento della massa critica necessaria per competere nei mercati domestici e internazionali;
n) consentano lo sviluppo di una proficua collaborazione tecnica, scientifica ed economica verso i Paesi in via di sviluppo volta a diffondere la consapevolezza dell'importanza della riduzione di emissioni di anidride carbonica, nonché ad investire in tecnologie in grado di permettere il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di gas serra in quelle realtà;
o) sviluppino in modo oculato e persistente tutte le fonti energetiche che comportano un basso impatto in termini di emissione di anidride carbonica, sostenendo in particolar modo e senza pregiudizi la strada del nucleare.
(1-00264)
«Casini, Libè, Vietti, Dionisi, Mondello, Volontè, Galletti, Compagnon, Ciccanti, Naro, Occhiuto, Rao».
(10 novembre 2009)

La Camera,
premesso che:
il graduale riscaldamento del clima è innegabile, anche alla luce di recenti eventi naturali, come lo scioglimento dei ghiacciai, il mutamento della fauna e della flora marine, gli eventi meteorologici eccezionali;
le cause del cambiamento climatico sono probabilmente una combinazione di fattori antropici e fattori naturali. La necessità di una politica ambientale più incisiva esiste, non solo a livello nazionale, da diversi anni: in questo quadro non si possono ignorare i molti segnali di attenzione che in tal senso provengono dal Governo italiano;
in questa stessa direzione la scelta di adottare come logo per il summit del G8, svoltosi ad aprile 2009, una tartaruga marina in via di estinzione e di utilizzare nel corso del vertice solo materiali riciclabili e fonti energetiche alternative è stato un ulteriore segnale di attenzione, un piccolo contributo concreto certamente più valido di grandi impegni forse irrealizzabili;
il vertice del G8 ha posto l'attenzione in maniera significativa sulla ricerca di soluzioni e approcci condivisi in merito ai temi della governance mondiale e delle grandi questioni globali. Infatti, il passaggio verso un'economia più sostenibile richiede un impegno finanziario globale e la condivisione delle conoscenze tecnologiche, soprattutto per i Paesi emergenti più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico;
l'attuale crisi economica non deve distogliere l'attenzione dalla lotta ai cambiamenti climatici, ma essere un'occasione per intraprendere la strada di uno sviluppo a lungo termine sostenibile;
in conseguenza dell'approssimarsi di importanti scadenze politiche internazionali, quali il vertice di Copenhagen nel dicembre 2009 e la scadenza del Protocollo di Kyoto nel 2012; gli Stati Uniti d'America nei giorni 27 e 28 aprile 2009 hanno convocato le 16 maggiori potenze internazionali, per facilitare un futuro accordo sulla lotta all'effetto serra;
tale iniziativa americana ha confermato il carattere prioritario dei temi ambientali, nel corso della crisi economica, soprattutto a favore delle fonti rinnovabili di energia e di riduzione delle emissioni, coerentemente con la strategia europea che, per aumentare l'efficienza e la sicurezza energetica del continente, tiene conto contestualmente della necessità della diminuzione delle emissioni che inquinano e promuove l'incentivazione degli investimenti e delle azioni mirate all'incremento del contributo di energia da fonti rinnovabili e al miglioramento dell'efficienza energetica;
la realizzazione di tali obiettivi non può, tuttavia, prescindere da una seria analisi della loro sostenibilità, dal punto di vista economico-finanziario e con riferimento all'impatto sui sistemi produttivi; tale necessità appare tanto più evidente in considerazione della situazione di crisi economica in cui versa l'Europa, in conseguenza del drastico deterioramento degli scenari macroeconomici internazionali, per cui le previsioni relative al prossimo futuro prefigurano una contrazione dei margini di redditività delle imprese europee, già chiamate a far fronte alla sempre più stringente concorrenza di imprese di altre aree geografiche, meno impegnate nel perseguimento degli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici;
occorre adottare strategie di flessibilità che evitino la perdita di competitività per le imprese italiane, con il rischio di indurre le imprese stesse alla delocalizzazione, con conseguente riduzione dell'occupazione. Tali considerazioni valgono, in particolare, per alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, alla luce delle particolari caratteristiche del sistema produttivo, per la prevalenza di imprese di piccola e media dimensione, ovvero per l'incidenza nella specializzazione produttiva di comparti quali quello della siderurgia, del vetro, della ceramica o della carta;
attualmente, la crisi finanziaria internazionale sta producendo conseguenze sull'economia reale, con una caduta della domanda globale e conseguenti diminuzioni della produzione industriale, e rischia di bloccare o rinviare alcuni investimenti già programmati a livello comunitario e nazionale per la realizzazione di nuove infrastrutture, ovvero per la ricerca di nuove fonti energetiche o l'installazione di impianti di energia rinnovabile; tuttavia, occorre uno sforzo da parte del Governo per rilanciare lo sviluppo e contestualmente garantire la tutela dell'ambiente, puntando sulla modernizzazione ecologica dell'economia e sul rispetto degli impegni presi a livello comunitario;
l'elaborazione di una strategia per uno sviluppo sostenibile richiede un nuovo tipo di imprenditorialità, che consente di conciliare risultato economico, responsabilità sociale e tutela dell'ambiente, sottolineando il ruolo dell'innovazione anche per la crescita economica e l'occupazione, in conformità con il piano europeo di ripresa dell'economia adottato a livello comunitario;
secondo le conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2008 occorre trovare un punto di equilibrio, conciliando l'esigenza di promuovere i sistemi produttivi in termini compatibili con la tutela dell'ambiente e con la strategia di non imporre agli stessi sistemi produttivi oneri eccessivamente gravosi. Occorre puntare, soprattutto, su misure che sono in grado di assicurare nuove occasioni di investimento e di miglioramento della produttività, favorendo contestualmente il miglioramento dell'efficienza nei consumi energetici e il ricorso a fonti alternative e rinnovabili. Lo stesso piano europeo di ripresa dell'economia si muove in questa direzione e stanzia risorse finanziarie, anche mediante prestiti della Banca europea per gli investimenti (Bei), per investimenti in tecnologie pulite;
bisogna sostenere la realizzazione delle misure per la ripresa dell'economia, anche prevedendo l'attuazione di interventi che siano capaci di rafforzare stabilmente i nostri sistemi produttivi, di incidere sulla ristrutturazione dei settori non più competitivi e di creare le condizioni di una forte ripresa dell'occupazione. Per raggiungere questi obiettivi è necessario sviluppare operazioni dirette alle piccole e medie imprese, al rilancio del settore degli investimenti e dell'edilizia, al miglioramento dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale dei processi produttivi e allo snellimento e alla semplificazione delle procedure di autorizzazione degli impianti che utilizzano fonti di energia rinnovabili;
pertanto, tra gli obiettivi strategici da prendere in considerazione assumono importanza il rilancio degli investimenti in innovazione tecnologica e in tecnologie pulite, la riduzione dei consumi energetici e l'incremento dell'efficienza, incentivando, soprattutto, lo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore delle costruzioni e automobilistico, che sono tra i più colpiti dalla crisi economica mondiale;
l'investimento in efficienza energetica consente di alleggerire, in tempi relativamente brevi, i costi energetici a carico delle famiglie e delle imprese; la promozione di un maggiore sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili può avere, come ha già in altri Paesi, conseguenze positive sul piano dell'occupazione, dell'innovazione tecnologica, dell'affermazione di nuovi settori industriali al tempo stesso ad alto contenuto di tecnologia e ad elevata intensità di lavoro,

impegna il Governo:

nel breve periodo:
a) a definire un quadro di interventi di sensibilizzazione della popolazione sulla natura strategica delle politiche ambientali e sull'essenziale importanza dei comportamenti virtuosi individuali;
b) a definire un quadro di interventi in materia di educazione ambientale che miri alle scuole, anche attraverso il coinvolgimento delle imprese e delle associazioni ambientaliste;
c) ad adottare misure per il sostegno degli investimenti diretti al risparmio energetico, alla ricerca ed allo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore delle costruzioni e, in particolare, alla riduzione dei consumi energetici degli edifici privati, nonché degli edifici pubblici e della pubblica illuminazione;
d) ad incentivare la certificazione energetica degli edifici e ad aumentare l'efficienza energetica degli edifici pubblici attraverso interventi di carattere strutturale;
e) ad una semplificazione delle procedure per il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti che producono o che utilizzano fonti rinnovabili, nonché per i privati che ricorrono ad interventi strutturali per l'utilizzo di fonti rinnovabili;
f) a favorire la diffusione di veicoli elettrici e ibridi nel trasporto pubblico, soprattutto nei grandi centri urbani, e a promuovere sistemi di mobilità alternativi, come tramvie e piste ciclabili;
g) a realizzare politiche volte alla tutela del suolo dai fenomeni di erosione, perdita di materiale organico, smottamenti e contaminazioni, in modo da prevenire eventi catastrofici;
nel medio periodo:
a) ad adottare opportune iniziative normative al fine di sostenere l'ammodernamento del parco immobiliare residenziale pubblico e privato, secondo criteri di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica, nonché di qualità della costruzione, attraverso l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili nell'impiantistica, la domotica e l'interattività domestica, la sicurezza e il risparmio nelle fonti energetiche e nei costi di gestione, proponendo strumenti normativi per rendere obbligatorie le tecniche dell'efficienza energetica ai fini dell'attribuzione di aiuti o agevolazioni statali o regionali e per agevolare, attraverso misure fiscali, interventi di manutenzione straordinaria degli immobili esistenti, finalizzati ad aumentare il rendimento energetico degli edifici e l'utilizzo di fonti rinnovabili;
b) a promuovere interventi normativi al fine di rendere permanenti gli incentivi per la rottamazione delle auto e per l'acquisto di veicoli a basso impatto ambientale;
c) a promuovere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, consolidando meccanismi di incentivazione coerenti con le più avanzate esperienze europee;
d) a sostenere, in un rapporto stretto con le piccole e medie imprese, largamente prevalenti nel sistema produttivo nazionale e, in particolare, nei distretti produttivi, la piccola cogenerazione distribuita, che consente maggiore efficienza e più alti rendimenti energetici, oltre a favorire la competitività delle imprese;
nel lungo periodo:
a) a sostenere, parallelamente con lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, tutte le azioni occorrenti per l'avviamento di programmi coerenti con quelli comunitari in materia di energia nucleare di ultima generazione, nonché per l'incentivazione della ricerca sui reattori di IV generazione e sui reattori a fusione;
b) a incentivare il ricorso ad energie innovative, come l'energia elettrica basata sull'idrogeno, anche finanziando iniziative, di soggetti pubblici o privati, per la costruzione di impianti per la produzione e stoccaggio di idrogeno, ai fini della produzione di energia elettrica su vasta scala;
c) a sostenere la ricerca e la sperimentazione della cattura sicura dell'anidride carbonica, che potrebbe consentire un utilizzo pulito dei combustibili fossili e dell'idrogeno, un vettore potenzialmente in grado di consentire l'accumulo ed il trasporto dell'energia rinnovabile ed un suo successivo uso pulito con impieghi ad elevata efficienza energetica.
(1-00270)
«Ghiglia, Alessandri, Iannaccone, Tortoli, Baldelli, Guido Dussin, Lupi, Lanzarin, Aracri, Togni, Bonciani, Cosenza, Di Cagno Abbrescia, Tommaso Foti, Germanà, Gibiino, Iannarilli, Lisi, Pili, Pizzolante, Scalera, Scalia, Stradella, Vella, Vessa».
(12 novembre 2009)

La Camera,
premesso che:
dal 7 al 18 dicembre 2009 la comunità internazionale si riunisce a Copenhagen, con l'obiettivo di raggiungere un nuovo accordo globale sul clima e di procedere così nel percorso di lotta ai cambiamenti climatici, avviato con il Protocollo di Kyoto;
la sfida posta all'umanità dai mutamenti climatici prodotti dall'uomo ha caratteristiche assolutamente inedite e attraversa l'insieme delle scelte e delle politiche. L'attuazione degli impegni connessi agli accordi internazionali rappresenta una sfida vitale, in cui le istituzioni politiche sono chiamate a dare prova di lungimiranza ed efficacia. Si tratta, al tempo stesso, di sfide che chiamano ad una collaborazione serrata tutte le istituzioni pubbliche ai vari livelli, ma anche le forze economiche, sociali e culturali;
la conferenza sul clima di Copenhagen sarà un appuntamento cruciale per la definizione di nuovi obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra. Nel lungo termine l'unico obiettivo che può garantire una certa sicurezza al pianeta è quello di un taglio dell'80 per cento entro il 2050 dei gas serra. Ma è nel breve periodo che si gioca la battaglia più importante: nel 2020 le emissioni che alterano il clima dovranno essere state già considerevolmente diminuite. È necessario un coinvolgimento globale che veda impegnati in questo processo anche i Paesi emergenti, ma è in ragione della loro maggiore responsabilità storica sull'effetto serra che i Paesi industrializzati sono chiamati ad agire per primi come capifila di un processo virtuoso;
il ruolo svolto in questi anni dall'Europa è stato determinante per porre la questione climatica al centro del dibattito internazionale, assumendo la leadership in questo campo e dando concreta attuazione al preambolo della Costituzione, laddove si parla dell'Europa come «spazio privilegiato della speranza umana»;
nello specifico con l'approvazione nel 2008 del cosiddetto «pacchetto clima» del «20-20-20», l'Unione europea si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 20 per cento entro il 2020, a soddisfare il 20 per cento del fabbisogno energetico utilizzando energie rinnovabili e migliorare del 20 per cento l'efficienza energetica. Una «rivoluzione energetica» indispensabile nella lotta ai cambiamenti climatici, ma è che anche una grande frontiera di innovazione tecnologica, di competizione economica, di industrializzazione;
questa sfida è stata assunta con convinzione dai principali leader europei, che indipendentemente dallo schieramento politico di appartenenza, si sono posti obiettivi in alcuni casi ancora più avanzati di quelli unilateralmente assunti dall'Unione europea;
con il cambio di amministrazione negli Stati Uniti d'America la battaglia ai mutamenti climatici può contare su un nuovo ed indispensabile protagonista e, anche se il passaggio non sarà né semplice né immediato, la svolta annunciata dal Presidente Obama sui temi ambientali è un decisivo cambio di rotta rispetto all'amministrazione Bush. Basta ricordare l'impegno, più volte ribadito, di affrancare entro dieci anni l'America dal petrolio arabo, lanciando un massiccio piano di investimenti per 150 miliardi di dollari in risparmio energetico e fonti rinnovabili, con la creazione di 5 milioni di posti di lavoro;
la crisi economica e finanziaria che si è abbattuta sul sistema globale richiede un'assunzione forte di responsabilità circa le politiche da mettere in atto per difendere e rilanciare l'economia dei Paesi e, soprattutto, per individuare possibili misure su cui costruire solidi modelli di riferimento di carattere sociale, economico e finanziario, strettamente connessi alla vita reale ed all'ambiente che ci circonda. In questo quadro è forte la convinzione che, per la natura della crisi, il miglior investimento che si può fare per contrastare la recessione e rilanciare lo sviluppo sia puntare sulla modernizzazione ecologica dell'economia;
l'esigenza di contrastare i mutamenti climatici, quindi, non va vista solo come un problema, ma anche come una straordinaria prospettiva di sviluppo e di progresso. Proprio partendo dagli obiettivi e dai vincoli in materia di politiche energetiche e climatiche, è possibile trovare nuovo slancio economico, industriale, tecnologico: nell'incremento di ricerca e sviluppo, nella diffusione di prodotti e di processi produttivi innovativi ed efficienti, nella creazione di nuova occupazione qualificata, in una forte spinta all'esportazione di processi e prodotti eco-efficienti, nella modernizzazione dei sistemi di mobilità e delle tecnologie per l'edilizia;
l'Italia, nonostante i ritardi accumulati sui target fissati dagli accordi internazionali, ha forse più di altri Paesi le caratteristiche per trovare in questa sfida una delle chiavi per uscire dalla crisi e rilanciare economia. Così le politiche per combattere l'aumento dell'effetto possono trasformarsi in un'occasione per rinnovare la nostra società e la nostra economia. Per investire in innovazione, ricerca e conoscenza, utilizzando anche la vitalità del nostro sistema di piccole e medie imprese, favorendo la naturale propensione del nostro Paese ad un'economia che punti più sulla qualità che sulla quantità dei prodotti;
questo processo in Italia è trasversale a vari settori economici: dall'edilizia di qualità, dove il nostro Paese ha già sperimentato misure interessanti, come il credito di imposta del 55 per cento per le ristrutturazioni nel segno dell'efficienza energetica, al settore dei trasporti e della mobilità sostenibile, al riciclo dei rifiuti, che già oggi consente un risparmio pari a 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e si stima che per il 2020 potrebbe ulteriormente abbattere del 18 per cento l'obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e far scendere i consumi energetici di 5 milioni di euro, pari al 32 per cento dell'obiettivo nazionale di efficienza energetica al 2020,

impegna il Governo:

in occasione della conferenza sul clima di Copenhagen, a porre l'Italia all'avanguardia dello sforzo europeo, assumendo le politiche per combattere i mutamenti climatici come motore di un nuovo ciclo economico, energetico e ambientale virtuoso, capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati, imprenditori, cittadini, amministrazioni;
a mettere in atto una strategia coordinata di investimenti pubblici e privati, sostenuta da politiche industriali, agricole e fiscali che orientino le produzioni ed i consumi verso lo sviluppo ecologicamente sostenibile, al fine di rilanciare l'economia, creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro.
(1-00272)
«Realacci, Mariani, Margiotta, Lulli, Braga, Bocci, Bratti, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Martella, Marantelli, Mastromauro, Morassut, Motta, Viola, Zamparutti, Benamati, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino, Franceschini, Gentiloni Silveri, Mosca, Antonino Russo, Rigoni, Verini, Rubinato, Narducci, De Biasi, Piccolo, Gnecchi, Ghizzoni, Paladini, Pes, Brandolini, De Pasquale, Marchi, Cenni, Sarubbi, Concia, Mattesini, Laratta, Mogherini Rebesani, Graziano, Castagnetti, Fedi, Marco Carra».
(12 novembre 2009)

La Camera,
premesso che:
dal 7 al 18 dicembre 2009 si terrà a Copenhagen la quindicesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Cop 15), che rappresenta un momento decisivo del negoziato internazionale sul clima e che dovrà sancire definitivamente la volontà internazionale di cooperare per la stabilizzazione della temperatura media globale, mediante la drastica riduzione delle emissioni di gas climalteranti;
a Copenhagen i circa 200 Stati firmatari dovranno sviluppare ulteriormente la Convenzione dell'Onu sul clima e stipulare un accordo successivo al protocollo di Kyoto, con il quale i Paesi industrializzati e quelli emergenti dovranno impegnarsi a raggiungere determinati obiettivi di riduzione dei gas serra;
il presupposto fondamentale su cui si baserà il nuovo trattato di Copenhagen è l'attuazione dell'articolo 2 della Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Unfccc), che mira alla stabilizzazione della concentrazione di gas ad effetto serra in atmosfera, in modo da ridurre le pericolose interferenze antropogeniche al sistema climatico;
l'attuazione di questo obiettivo dovrà avvenire nel rispetto di tre principi: il principio di precauzione (secondo il quale l'incertezza delle conoscenze scientifiche non può essere usata come scusa per posticipare un intervento, quando esiste comunque il rischio di un danno irreversibile), il principio della responsabilità comune ma differenziata (per il quale tutti i Paesi della terra sono responsabili dei cambiamenti climatici generati dalle attività umane. Tale responsabilità è, però, chiaramente differente fra i vari Paesi a seconda delle condizioni di sviluppo socio-economico ed industriale) e quello di equità (per la suddivisione dei costi e dei benefici delle decisioni adottate per prevenire e per adattarsi ai cambiamenti climatici e per tenere nel debito conto gli effetti delle decisioni sulle future generazioni);
Copenhagen sostituirà il Protocollo di Kyoto (che scade nel 2012), il trattato adottato dalla comunità internazionale nel dicembre 1997 e sottoscritto da oltre 160 Paesi partecipanti nel corso della terza sessione della Conferenza delle parti (Cop) sul clima, istituita nell'ambito della Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Unfccc);
si ricorda che l'oggetto del Protocollo di Kyoto - ancora in vigore - è la riduzione, attraverso un'azione concordata a livello internazionale, delle emissioni di gas serra. Più precisamente si prevede che le parti (i Paesi industrializzati che hanno aderito alla Convenzione quadro) dovranno, individualmente o congiuntamente, assicurare che le emissioni derivanti dalle attività umane globali vengano ridotte di almeno il 5 per cento entro il 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990, con impegni di riduzione differenziati da Paese a Paese;
per quanto riguarda l'Italia, la ratifica del Protocollo di Kyoto è avvenuta con la legge 1o giugno 2002, n. 120;
per il nostro Paese i dati della Commissione europea evidenziano che nel 2006 si sarebbe registrato un aumento delle emissioni di circa il 10 per cento e si preventiva, con il ricorso a tutte le misure attualmente disponibili, una riduzione del 5 per cento rispetto al 1990, che sarebbe comunque insufficiente a raggiungere l'obiettivo di Kyoto, che ha assegnato al nostro Paese una riduzione del 6,5 per cento;
i cambiamenti climatici sono forse la più grande minaccia ambientale che l'umanità si trova a dover affrontare;
l'aumento della temperatura terrestre, oggi pari a +0,8oC, è stato causato per la maggior parte dalle emissioni di gas serra dei Paesi industrializzati e la maggior parte della comunità scientifica è molto chiara su cosa occorre fare per evitare impatti climatici catastrofici: le emissioni di anidride carbonica devono essere stabilizzate al più presto, nei prossimi sei anni, per poi essere portate il più possibile vicino allo zero entro il 2050;
si stima che i cambiamenti del clima causeranno l'estinzione del 20-30 per cento delle specie oggi conosciute; la perdita di ghiaccio nell'Artico e nell'Antartico ha superato gli scenari più negativi disegnati dagli scienziati e molti atolli e isole rischiano di sparire, costringendo intere popolazioni a spostarsi. Quando i terreni fertili verranno colpiti da siccità e alluvioni, la sicurezza alimentare di miliardi di persone sarà a rischio;
il «Quarto rapporto di valutazione» della maggiore autorità in fatto di cambiamenti climatici, l'Ipcc - Intergovernmental panel on climate change (istituito dalle Nazioni Unite nel 1988) - diffuso nel 2007, è stato categorico nell'indicare le prove dirette della crescita delle temperature: dall'aumento medio del livello del mare su scala globale, al ritiro dei ghiacciai, dall'estremizzarsi delle precipitazioni in alcune aree, alla desertificazione di altre aree del pianeta. Il Mediterraneo è un'area a rischio desertificazione e così il 30 per cento del territorio italiano;
l'obiettivo di mantenere entro i 2oC l'aumento della temperatura terrestre (rispetto all'era preindustriale) causato dall'effetto serra costituisce ancora oggi il punto di riferimento delle analisi e dei documenti ufficiali che trattano delle conseguenze, dei costi e dei benefici delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici. Gli scienziati hanno, infatti, indicato proprio nel 2 per cento di aumento la soglia limite da non superare, affinché il fenomeno non diventi irreversibile;
da qui la necessità che i maggiori Paesi emettitori di gas serra raggiungano un accordo globale forte, equo e legalmente vincolante a Copenhagen per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra di almeno il 40 per cento entro il 2020 e contenere entro il 2100 il riscaldamento climatico al di sotto dei due gradi rispetto all'epoca pre-industriale;
le assemblee e le conferenze dell'Onu, i vertici nazionali e regionali, i G8 degli ultimi due anni si sono tutti conclusi con l'impegno a votare un patto globale di mitigazione e adattamento entro il 2009;
per quanto riguarda il nostro continente, il Consiglio europeo nel marzo 2007 ha definito quale obiettivo strategico della politica energetica europea la riduzione almeno del 20 per cento, entro il 2020, delle emissioni di gas serra derivanti dal consumo di energia nell'Unione europea rispetto ai livelli del 1990 e addirittura del 30 per cento in presenza di analoghi impegni da parte di altri Paesi. Tale obiettivo si è tradotto nell'adozione del cosiddetto «pacchetto energia-clima», in base al quale, oltre all'abbattimento delle emissioni di gas serra fino al 20 per cento rispetto ai livelli del 1990, va aumentata al 20 per cento la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 e va migliorata del 20 per cento l'efficienza energetica.
il 28 gennaio 2009 la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione «Verso un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenhagen» (COM(2009)39 def.), che costituisce la prima concreta proposta di accordo da parte di un grande blocco nell'ambito del negoziato internazionale post-Kyoto;
successivamente, in data 1o aprile 2009, sempre la Commissione europea ha adottato il libro bianco «L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo» (COM(2009) 147 def.), che illustra gli interventi necessari ad aumentare la resistenza dell'Unione europea nell'adattarsi ai mutamenti del clima;
il 21 ottobre 2009 in Lussemburgo è stato, quindi, approvato dai Ministri dell'ambiente dell'Unione europea il documento sul clima, che contiene il target di riduzione dell'anidride carbonica dell'Unione europea dell'80-95 per cento al 2050 rispetto ai livelli del 1990 ed è la base negoziale per la prossima Conferenza Onu a Copenhagen;
l'Europa conferma positivamente, quindi, la sua leadership in questo ambito. Si è mossa per prima e con più convinzione e ancora adesso è quella ad avere una strategia più chiara e delle proposte concrete;
gli obiettivi europei sono sicuramente importanti, ma è chiaro che sono del tutto insufficienti. Lo sforzo da parte dei Paesi europei e di quelli industrializzati, a cominciare dagli Stati Uniti d'America, dovrà trovare, infatti, corrispondente impegno anche da parte del «Bric», ossia dei quattro «colossi» emergenti: Brasile, Russia, India e Cina. Paesi che hanno responsabilità minime per i guasti del passato, ma che corrono a grandi passi verso un alto indice di industrializzazione, rischiando di causare nel futuro prossimo gli stessi danni all'atmosfera apportati dalle politiche del vecchio G7. Già oggi la Cina è il maggior emettitore di gas serra al mondo e se il 75 per cento delle emissioni è storicamente imputabile ai Paesi sviluppati, lo scenario di «domani» indica che il 90 per cento verrà dai Paesi emergenti;
è necessario, quindi, che l'Europa tutta continui ad avere un ruolo da protagonista per raggiungere gli obiettivi che saranno concordati e si dovrà, conseguentemente, rendere disponibile a prendere impegni vincolanti. Dopo Copenhagen ciascuno degli Stati dovrà «tradurre» la conclusione del negoziato in nuova modalità di comportamento, nazionale e comunitario, e il negoziato climatico globale potrà costringere il nostro Paese e l'Europa a posizioni più coraggiose;
peraltro, le evidenti difficoltà per un successo della Conferenza di Copenhagen risiedono proprio nella complessità delle negoziazioni. Due percorsi paralleli: uno riguarda i Paesi che hanno ratificato il protocollo di Kyoto, l'altro raccoglie tutti gli altri Paesi, tra cui Cina e Usa;
il sostanziale stallo a livello mondiale, che affligge i dibattiti internazionali e le decisioni concrete nella lotta ai cambiamenti climatici, dovrà essere superato con impegni concreti sul taglio delle emissioni nocive e, soprattutto, sul piano finanziario, cogliendo l'opportunità di stimolare la ripresa economica e l'occupazione, anche attraverso scelte energetiche pulite;
sotto quest'ultimo aspetto, un passaggio ineludibile dovrà, perciò, essere quello di una riconversione ecologica dei modelli di produzione per impedire e ridurre i disastri ambientali, sociali e finanziari connessi ai cambiamenti climatici in atto;
la totale incertezza della politica sul «che fare» viene fortunatamente compensata dal dinamismo del mercato globale, dove negli ultimi cinque anni gli investimenti privati nelle fonti rinnovabili e nell'efficienza energetica si sono moltiplicati per dieci;
secondo l'ultimo rapporto di Greenpeace - «Working for the climate: Green job (R)evolution» - il mercato delle energie pulite creerà, infatti, otto milioni di posti di lavoro nel mondo. E 100 mila in Italia;
solo dal 2007 il volume di investimento mondiale nelle fonti di energie rinnovabili è raddoppiato annualmente, passando da 30 a 60 miliardi di euro l'anno. Gli esperti si aspettano che entro il 2020, l'investimento complessivo raggiungerà i 400 miliardi di euro l'anno;
è evidente la funzione anticiclica degli investimenti pubblici nella lotta ai cambiamenti climatici e, in particolare, degli investimenti in tecnologie per la riduzione di emissioni di anidride carbonica e per l'aumento dell'efficienza e dell'indipendenza energetica;
nei Paesi industrializzati si va, quindi, sempre più affermando la convinzione che un «new deal ecologico», per la promozione degli investimenti nel campo dell'efficienza energetica, delle fonti energetiche rinnovabili e della mobilità sostenibile, possa produrre rilevanti vantaggi, sia nell'impegno primario per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra, sia nello sforzo contingente per sostenere i consumi e l'occupazione;
la promozione delle energie rinnovabili - energia eolica, solare (termodinamica e fotovoltaica), idraulica, mareomotrice, geotermica e da biomassa - costituisce da tempo uno degli obiettivi principali della politica, soprattutto dell'Unione europea, nel settore energetico;
l'Agenzia internazionale dell'energia (Iea) ha di recente indicato che fino al 60 per cento la soluzione del problema clima/gas serra al 2020 può venire dall'efficienza energetica, sia negli usi finali che nella generazione elettrica. In questo senso il successo della conferenza dipenderà, inoltre, dall'impegno finanziario che i Paesi industrializzati decideranno di sostenere per facilitare il trasferimento di tecnologie «pulite»;
è evidente che la Conferenza di Copenhagen dovrà segnare un passaggio storico se ci sarà convergenza su misure e regole da adottare, gettando le basi per una nuova economia globale sempre meno dipendente dal carbone e dai combustibili fossili e in grado di sostenere la crescita, favorendo le energie alternative e riducendo drasticamente le emissioni inquinanti,

impegna il Governo:

ad adoperarsi, nell'ambito della quindicesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a Copenhagen nel dicembre 2009, al fine di:
a) ottenere un impegno - come premessa ineludibile per il buon esito della conferenza sul clima - che garantisca adeguati investimenti e consistenti risorse finanziarie pluriennali (con impegni differenziati tra i vari Paesi), indispensabili per efficaci politiche globali di riduzione delle emissioni di gas climalteranti;
b) proseguire ed intensificare la politica per il risparmio energetico e l'uso più efficiente dell'energia convenzionale in tutti i settori di applicazione (primo fra tutti, quello dei trasporti dove si compiono i maggiori sprechi);
c) incentivare l'uso diffuso delle nuove fonti energetiche rinnovabili, gli investimenti in tecnologie per la riduzione di emissioni di anidride carbonica e l'aumento dell'indipendenza energetica;
d) prevedere per i Paesi più industrializzati un impegno a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40 per cento entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990;
e) non far rientrare l'energia nucleare tra le opzioni finanziabili per ridurre le emissioni nocive e climalteranti;
f) incrementare le risorse per la cooperazione internazionale allo sviluppo sostenibile;
g) impegnare i Paesi più sviluppati a contribuire sensibilmente al finanziamento - da più parti quantificato in 100 miliardi di dollari all'anno fino al 2020 - dell'indispensabile trasferimento di tecnologie per l'energia pulita e di un adeguato sostegno economico verso le nazioni più povere, che sono, peraltro, anche le prime a sopportare gli attuali e futuri rovesci del clima, favorendo in questo senso l'attuazione delle necessarie misure di adattamento agli inevitabili impatti del cambiamento climatico;
h) favorire iniziative per il contrasto alla deforestazione in atto - e le emissioni ad essa associate - con l'obiettivo di portarla a livelli prossimi allo zero entro il 2020, con particolare riguardo alle foreste tropicali e alle aree maggiormente interessate, quali Amazzonia, Congo e Indonesia;
i) promuovere lo sviluppo di una mobilità sostenibile, favorendo il trasporto pubblico e su rotaia, riducendo contestualmente il trasporto privato su gomma, quale responsabile della maggior parte delle emissioni di anidride carbonica delle aree urbane.
(1-00273)
«Piffari, Scilipoti, Donadi, Evangelisti, Borghesi, Di Stanislao».
(12 novembre 2009)

La Camera,
premesso che:
nella prossima Conferenza delle Parti UNFCCC che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre 2009, si dovranno concludere i negoziati su un accordo definitivo ed organico sui cambiamenti climatici coerente con l'obiettivo di limitare gli aumenti della temperatura globale a meno di 2oC di sopra dei livelli preindustriali, considerato dalla maggioranza degli studiosi la soglia per evitare drammatici mutamenti;
l'Unione europea si presenta a tale conferenza con una strategia ambiziosa, basata su un obiettivo minimo di riduzione di gas serra del 20 per cento entro il 2020, rispetto al quale è già stata varata la legislazione comunitaria attuativa (cosiddetto «pacchetto energia e clima»), e un obiettivo massimo utilizzato come base negoziale per la Conferenza, di riduzione delle emissioni di gas serra del 30 per cento al 2020 rispetto ai livelli del '90, a patto che anche gli altri Paesi sviluppati sottoscrivano un obiettivo comparabile, e che le Economie in rapido sviluppo (come Cina e India) contribuiscano adeguatamente in relazione alle loro responsabilità e capacità;
il Consiglio Europeo dell'8-9 marzo 2007 ha definito le modalità di attuazione dell'obiettivo unilaterale di riduzione delle emissioni del 20 per cento stabilendo tre obiettivi energetici di carattere settoriale o trasversale, che vanno a integrare e supportare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra:
un obiettivo vincolante del 20 per cento delle energie rinnovabili sui consumi energetici dell'Unione al 2020;
obiettivo vincolante di almeno il 10 per cento di biocarburanti sui consumi di benzina e gasolio per autotrazione al 2020, a patto che la loro produzione sia sostenibile e che i biocarburanti di seconda generazione diventino commercialmente disponibili;
obiettivo di aumento dell'efficienza energetica nell'Unione europea in maniera tale da ottenere un risparmio del 20 per cento dei consumi energetici rispetto alle proiezioni al 2020;
il pacchetto di provvedimenti corrispondenti alla riduzione «unilaterale» delle emissioni del 20 per cento al 2020 rispetto al 1990, noto come «Pacchetto Energia e Clima» (GUCE del 5 giugno 2009), ha dato attuazione agli obiettivi riguardanti le rinnovabili, mentre non ha dato attuazione all' obiettivo di efficienza energetica, riducendolo dal rango degli obiettivi quantitativi a quello di una delle varie politiche d'intervento per l'ottenimento degli (altri) obiettivi: ciò sminuisce le ambizioni di competitività e di praticabilità effettiva dell'intera strategia europea, oltre a rendere più difficoltoso e oneroso il raggiungimento degli obiettivi nazionali per le fonti rinnovabili (essendo questi espressi in relazione ai consumi finali lordi di energia al 2020);
queste carenze della strategia europea sono accentuate dall'attuale fase di crisi economica, che rende prioritaria la questione degli oneri di incentivazione delle soluzioni innovative per la riduzione dei gas serra e la praticabilità immediata di misure orientate a superare la crisi, come gli investimenti di efficienza energetica nei vari settori di produzione e consumo dell'energia;
come evidenziato nei dati ufficiali della Valutazione d'impatto della commissione e da successivi studi, i costi di implementazione del pacchetto energia e clima comportano oneri per l'Italia superiori del 40 per cento rispetto alla media europea e superiori anche a molti altri Stati Membri con PIL pro capite superiore all'Italia, e questo risultato è dovuto soprattutto alla mancata attuazione e integrazione dell'obiettivo di efficienza energetica nel pacchetto comunitario;
dopo l'eventuale accordo internazionale, il processo attuativo delle politiche comunitarie sul clima al 2020 dovrà avere una seconda fase di definizione, anche indipendentemente dalla revisione al rialzo degli obiettivi di riduzione dei gas serra, una fase in cui l'introduzione di un obiettivo vincolante di risparmio energetico in Europa e delle relative misure di miglioramento dell'efficienza nei vari settori, potrà consentire un miglioramento della strategia europea
come emerso anche nel convegno del 5 novembre «Efficienza energetica: più efficace per il clima, meno costosa per l'Europa, più equa per l'Italia, più intelligente per tutti», molte voci, industriali e non, concordano nel fare dell'efficienza energetica una scelta prioritaria finalmente condivisa, con cui l'Italia potrebbe affermare una propria leadership politica e tecnologica e per dare un contributo alla soluzione della crisi globale;
l'indagine sul posizionamento dell'Italia negli indicatori su energia e clima, realizzata dall'associazione Amici della Terra e presentata al medesimo convegno, evidenzia che il nostro paese, nonostante il ritardo nel rispetto degli obiettivi della politica climatica europea, presenta alcuni primati e posizioni relativamente positive nel campo dell'efficienza energetica (in generale, nell'intensità dei consumi finali rispetto al PIL a ppa; a livello settoriale nei rendimenti delle centrali termoelettriche), che spesso il paese non conosce e, dunque, non valorizza in termini politici e di sistema;
che la medesima indagine evidenzia la notevole convenienza economica delle misure di efficienza energetica rispetto alle altre opzioni di riduzione delle emissioni di CO2 (come le fonti rinnovabili, la cattura e il sequestro del carbonio, l'elettricità da nucleare, eccetera). Ciò ha una diretta rilevanza non solo per la praticabilità delle misure di riduzione della CO2, ma anche per contenere gli oneri derivanti dai sistemi di incentivazione. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha recentemente stimato che mentre il meccanismo di promozione del risparmio energetico basato sui Titoli di efficienza energetica (cosiddetti «certificati bianchi») comporta risparmi economici per gli utenti superiori al miliardo di euro l'anno, gli strumenti di incentivazione delle fonti rinnovabili determinano oneri per gli utenti valutati - nel solo settore della produzione di energia elettrica - pari a circa 2,5 miliardi di euro nel 2009, con una crescita prevista fino a 6,5 miliardi nel 2020. Dato che questa valutazione non considera, fra l'altro, gli ulteriori oneri - comparativamente inferiori a parità di energia incentivata - derivanti dalla diffusione degli impianti a fonti rinnovabili per la produzione di calore o freddo (solare termico, solar cooling, biomasse, pompe di calore, geotermia) - ampliamento settoriale richiesto dalla nuova direttiva sulle fonti rinnovabili - è evidente che l'attuale sistema di incentivazione delle misure di riduzione della CO2 presenta forti squilibri, che vanno armonizzati stimolando in misura maggiore l'efficienza energetica e la produzione di calore da fonti rinnovabili. Infatti, un confronto di convenienza economica a parità di CO2 evitata evidenzia che, mentre i certificati bianchi per il risparmio energetico comportano un beneficio netto per la collettività di 223 euro/t CO2 evitata (benefici annui al netto dei costi d'investimento e di incentivazione), i certificati verdi utilizzati per i grandi impianti di generazione alimentati con fonti rinnovabili comportano un onere stimabile sulla componente energia della bolletta di 181 euro/t CO2 e il conto energia per il fotovoltaico aumenta l'onere a 735 euro/t CO2 (ricadente in bolletta attraverso la componente A3);
che le valutazioni del potenziale di risparmio energetico effettuate da Confindustria e dall'ENEA, oltre che nell'ambito del Piano nazionale di efficienza energetica (luglio 2007) evidenziano un cospicuo potenziale derivante da interventi di efficienza energetica economicamente convenienti (cioè con costi ampiamente ripagati dai ritorni in termini di risparmio energetico), che supera i 20 Mtep in termini di energia finale e i 30 Mtep in termini di energia primaria, distribuito in tutti i settori di trasformazione e di uso finale dell'energia;
nella maggior parte dei casi, il potenziale di miglioramento dell'efficienza energetica richiede tecnologie già oggi disponibili e offerte dalla nostra industria. Ciò dimostra che le misure di miglioramento dell'efficienza energetica sono immediatamente praticabili e offrono grandi opportunità d'investimento, occupazione e sviluppo: sono quindi misure imprescindibili per accelerare il superamento della crisi economica;
in particolare, la recente valutazione dell'ENEA dei costi di abbattimento delle emissioni in Italia al 2020 evidenzia infatti che le uniche opzioni tecnologiche con benefici sociali netti o con costi minimi sono quelle riconducibili al miglioramento dell'efficienza energetica nell'industria, nel terziario, nel trasporto, nell'edilizia residenziale e nella produzione e trasmissione di elettricità, per un potenziale complessivo di riduzione delle emissioni di circa 60 Mt CO2 nel 2020 rispetto ad uno scenario tendenziale, e consentirebbe da solo il rispetto del nuovo impegno dell'Italia di riduzione delle emissioni di gas serra al 2020 (Italia -16,3 per cento rispetto al 2005, equivalente al -4 per cento rispetto al 1990). L'apporto dell'efficienza energetica, quindi, è prioritario e non dilazionabile rispetto alle altre opzioni d'intervento per la riduzione dei gas serra;
sempre in base alla valutazione dell'ENEA del potenziale di risparmio energetico al 2020 nel solo settore dell'elettricità, si potrebbero evitare 73 TWhdi energia elettrica, cioè il 21,6 per cento dei consumi finali lordi del 2008 (337,6 TWh). Questo enorme potenziale di risparmio energetico al 2020 corrisponde alla produzione elettrica di circa 8 grandi centrali nucleari, ammesso che esse siano realizzabili entro il 2020. Il potenziale di risparmio realizzabile a breve termine, con le misure vigenti, ammonta a 19 TWh (potenziale al 2012 col sistema dei certificati bianchi): le misure di efficienza energetica sono quindi immediatamente praticabili, consentono di prender tempo là dove le innovazioni radicali non siano ancora mature in termini di prestazioni e di costi. L'efficienza energetica consente di operare scelte strategiche, quali che esse siano, in modo più consapevole e calibrato alle esigenze effettive del nostro paese;
che, nella fase successiva alla Conferenza di Copenhagen, l'obiettivo di efficienza e risparmio energetico dell'Europa dovrà essere coerente con il livello di impegno di riduzione delle emissioni di gas serra adottato dall'Unione europea a livello globale e che anche l'obiettivo comunitario di risparmio energetico (così come per la riduzione dei gas serra nei settori non-ETS) dovrebbe essere oggetto di differenziazione interna degli impegni (burdensharing fra gli Stati Membri), in maniera tale da ottimizzare la strategia europea di riduzione dei gas serra iniziando dalla riduzione degli sprechi nei paesi e nei settori più inefficienti, vale a dire mirando ad un saldo costi/benefici positivo per l'Europa intera e più equo per l'Italia,

impegna il Governo:

in occasione del vertice ONU di Copenhagen, a farsi promotore di iniziative che valorizzino il potenziale di miglioramento dell'efficienza energetica a livello internazionale:
nel burdensharing fra i paesi industrializzati (proposta europea del -30 per cento rispetto al 1990);
nel funzionamento dei meccanismi di flessibilità (estensione del commercio dei permessi di emissione almeno a tutti i paesi industrializzati, uso di benchmark settoriali di efficienza energetica; revisione e rafforzamento del meccanismo di sviluppo pulito CDM e ampliamento del suo ambito di applicazione alle misure di efficienza energetica);
negli strumenti di cooperazione e coinvolgimento degli Stati con economie emergenti nel controllo delle emissioni di gas serra;
nel sostegno dei paesi in via di sviluppo;
in sede di Consiglio Europeo (anche successivamente al vertice di Copenhagen):
a farsi promotore di un obiettivo vincolante di risparmio energetico al 2020 in tutta Europa, al fine di migliorare l'efficienza e l'efficacia della strategia climatica europea;
a richiedere un burden sharing differenziato fra gli Stati Membri dell'obiettivo comunitario;
a stimolare proposte di legislazione comunitaria di miglioramento dell'efficienza energetica pienamente integrate - per obiettivi, metodologie di contabilità e strumenti di attuazione - con i provvedimenti del pacchetto energia e clima, a partire dai settori esclusi dall'ETS (settori non-ETS), come i trasporti, l'edilizia, i piccoli impianti industriali e l'agricoltura;
nelle politiche interne:
a sostenere una politica convinta sull'efficienza energetica;
ad aggiornare il Piano nazionale di efficienza energetica, riferendolo alla scadenza del 2020 e rendendolo coerente con gli impegni di riduzione dei gas serra che saranno assunti dall'Europa nel vertice di Copenhagen e con i successivi obiettivi, a supporto di tali impegni, che saranno assunti in materia di risparmio energetico;
a curarne l'attuazione mediante lo stanziamento di opportune risorse, provvedimenti esecutivi coerenti col piano e la valutazione periodica e sistematica dello stato di attuazione del Piano, anche in relazione agli obiettivi di gas serra;
a promuovere la responsabilizzazione delle regioni, mediante la fissazione di obiettivi regionali e di strumenti nazionali di incentivazione a supporto della loro realizzazione;
a raccordare il meccanismo nazionale dei certificati bianchi, attualmente limitato al 2012, con gli obiettivi europei al 2020;
ad armonizzare gli strumenti di incentivazione dell'efficienza energetica (certificati bianchi, detrazioni fiscali, fondi rotativi, eccetera) rispetto agli strumenti di incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di migliorare l'efficienza economica complessiva degli strumenti di incentivazione;
a stanziare risorse per le attività di ricerca e sviluppo.
(1-00278)
«Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Mariani, Braga, Motta, Marantelli, Bratti».
(16 novembre 2009)



INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

PALMIERI e BALDELLI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
trasparenza, meritocrazia, valutazione e performance sono le parole chiave per comprendere la portata innovativa della riforma della pubblica amministrazione (legge delega n. 15 del 4 marzo 2009) del Ministro interrogato, il cui decreto attuativo (il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150) è entrato in vigore il 15 novembre 2009;
si è di fronte ad una riforma di portata storica, che coinvolge tutte le amministrazioni pubbliche e che è estremamente rilevante per il rilancio dell'efficienza e della produttività economica nel Paese; per questo è fondamentale che gli operatori del settore, nonché tutti i cittadini, siano messi nelle condizioni di venire a conoscenza e di comprendere i contenuti e le novità introdotte dalla suddetta riforma -:
con quali modalità il Governo intenda far conoscere ai cittadini e agli operatori i contenuti della riforma della pubblica amministrazione, prevista dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
(3-00790)
(24 novembre 2009)

MOSCA, FRANCESCHINI, DAMIANO, QUARTIANI, GIACHETTI, AMICI, DE MICHELI, GARAVINI e LETTA. - Al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
numerose sono le competenze in capo al Ministro interrogato, tra le quali il contrasto alla violenza sulle donne, la lotta all'omofobia, la tutela della maternità, il pari trattamento tra uomini e donne sui luoghi di lavoro, solo per citare le principali;
a fronte di tante competenze si può notare una gravissima decurtazione delle risorse da 29,91 a 4,31 milioni di euro dal bilancio del dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, tale da mettere obiettivamente in discussione la stessa funzione del dipartimento e del Ministro interrogato;
relativamente alle funzioni del Ministro interrogato, il piano per gli asili nido - per il quale il Governo Prodi aveva stanziato 152 milioni di euro - è stato adesso ridotto a 7 milioni e 200 mila euro; a favore del numero verde per lo stalking è previsto solo un milione di euro, mentre per la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro delle donne sono state promesse dal Ministro interrogato risorse per 40 milioni di euro, che, a quanto consta agli interroganti, ad oggi non esistono -:
quali iniziative intenda adottare al fine di realizzare gli impegni assunti, a fronte di una forte riduzione degli stanziamenti previsti in capo al dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. (3-00791)
(24 novembre 2009)

DI PIETRO e BORGHESI. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
a quanto consta agli interroganti, esiste il testo di una bozza di decreto-legge, recante «Norme urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post-emergenziale nel territorio della regione Abruzzo, per la predisposizione e la realizzazione di un piano di messa in sicurezza idrogeologica in relazione alle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi il 1o ottobre 2009 nel territorio della provincia di Messina ed altre disposizioni urgenti di protezione civile e per la Presidenza del Consiglio dei ministri», che prevede la costituzione, per lo svolgimento delle funzioni strumentali del dipartimento della protezione civile, di una società per azioni con capitale interamente pubblico;
le attività di tale società potrebbero riguardare - sempre secondo il testo citato - anche la progettazione, la scelta del contraente, la direzione dei lavori, la vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, l'acquisizione di forniture o servizi rientranti negli ambiti di competenza del dipartimento della protezione civile, ivi compresi quelli concernenti le situazioni di emergenza socio-economico-ambientale, sia per quanto concerne le emergenze dovute a calamità naturali ed antropiche e per i grandi eventi, sia per quanto attiene allo svolgimento di attività di formazione e ricerca;
tale previsione comporterebbe l'esternalizzazione di quasi tutte le attività di protezione civile, con effetti, ad avviso degli interroganti, negativi sulla trasparenza e la rintracciabilità delle gare d'appalto e sulle attività di previsione e prevenzione dalle calamità, che coinvolgono tutto il territorio nazionale, ed escluderebbe dal controllo diretto sul territorio in prima istanza i sindaci, l'unica autorità di protezione civile riconosciuta dalla legge n. 225 del 1992, nonché le regioni e le province, mentre in capo all'attuale dipartimento resterebbero compiti di gestione dell'emergenza e di pianificazione speditiva;
inoltre, preoccupano le ripercussioni prevedibili sul personale del dipartimento e sulla delicatissima materia della ricostruzione post-calamità, che nel testo citato si prefigura sconnessa, se non avversa a tutti i controlli previsti per legge;
in presenza della dichiarazione di stato di calamità emanata dal Presidente del Consiglio dei ministri nella gestione dell'emergenza sul territorio, si potrebbero prevedere conflitti di competenza tra la predetta società, che si avvarrà presumibilmente in maniera forzosa del know how dei dipendenti del dipartimento, ed il dipartimento stesso;
nel citato testo si prefigura anche la stabilizzazione di tutti i precari attualmente presenti al dipartimento, i cui dipendenti negli ultimi 8 anni sono lievitati da 350 a circa 1.200 persone, tra personale di ruolo, a tempo determinato, collaboratori coordinati e continuativi e comandati, ed è prevista anche l'assunzione di 50 dirigenti;
apprezzando la stabilizzazione del personale precario ed auspicando quella dei comandati, non si può non esprimere perplessità circa le modalità di assunzione fuori dalle procedure previste dalle norme vigenti in materia di concorsi pubblici, modalità che potranno consentire, secondo gli interroganti, favoritismi e chiamate ad personam -:
qualora corrispondesse al vero la notizia dell'imminente emanazione del decreto-legge in questione, nei termini sopra evidenziati, se il Ministro interrogato non ritenga pregiudizievole per l'efficiente e corretta gestione della protezione civile e del personale pubblico le disposizioni citate in premessa. (3-00792)
(24 novembre 2009)

PISICCHIO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
le recenti prese di posizione del Ministro della sanità polacco Ewa Kopacz di denuncia del vaccino antinfluenzale contro la A/H1N1, insieme a ricorrenti allarmi sull'efficacia se non addirittura sulla tossicità del vaccino che, attraverso strumenti alternativi di comunicazione, come il web, vengono lanciati in Italia e in Europa, hanno creato nella cittadinanza una condizione di pericoloso disagio e di disorientamento soprattutto se messa in relazione all'informazione contraddittoria propagata dai media italiani che, da un lato, descrivono una situazione di pericolosa pandemia, mentre contemporaneamente tendono a rassicurare il pubblico con le dichiarazioni delle autorità sanitarie;
tra i quesiti posti dal Ministro polacco alcuni appaiono di particolare rilevanza: in particolare, il fatto che sul mercato esistano tre vaccini disponibili realizzati da tre produttori diversi, che presentano differenti quantità di sostanze attive e che, tuttavia, vengano trattati indifferentemente; che in altri Paesi, come la Germania, che solitamente fa registrare quote altissime di vaccinati per particolare abitudine sociale, a fronte di 50 milioni di dosi finora acquistate, ne sono state utilizzate solo 5 milioni; che non esistono risultati significativi di test clinici, essendo i vaccini arrivati solo al quarto stadio e il controllo sull'efficacia e gli effetti registrati sugli esseri umani è molto ridotto; che nella composizione chimica del prodotto esisterebbero dei coadiuvanti in grado di indurre processi infiammatori; che il picco della influenza si verificherebbe prima ancora che il vaccino, non ancora somministrato, riesca a coprire quote significative della popolazione, determinando, così un esito del tutto inefficace della campagna di vaccinazione;
c'è, inoltre, un argomento rispetto al quale la pubblica opinione non ha avuto dalle autorità sanitarie sufficienti chiarimenti: se l'influenza stagionale coinvolge un miliardo di persone ogni anno in tutto il mondo, provocando non meno di un milione di decessi nel mondo (e la statistica è verificata nella serie storica di decenni), ci si chiede come mai non è stata annunciata una pandemia per l'influenza stagionale, mentre invece lo si fa per la A/H1N1 -:
se il Ministro interrogato non intenda assumere iniziative volte a rassicurare la pubblica opinione sull'efficacia e sulla necessità del vaccino anti-influenza suina pagato dai contribuenti. (3-00793)
(24 novembre 2009)

COTA, LUCIANO DUSSIN, DAL LAGO, REGUZZONI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BRIGANDÌ, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DESIDERATI, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOGLIATO, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIBELLI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, LANZARIN, LUSSANA, MACCANTI, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MONTAGNOLI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
i lavori della commissione di alta consulenza costituita presso il ministero della difesa per mettere a punto il nuovo modello di difesa sarebbero giunti a delle conclusioni, delle quali le Camere non sono ancora state portate a conoscenza;
trasformazioni importanti sarebbero in itinere anche nel delicato settore della contrattualistica e della gestione del patrimonio immobiliare delle Forze armate, in collegamento con l'annunciata istituzione della società Difesa servizi spa -:
quali siano in sintesi le conclusioni della commissione e se e quando intenda riferire dettagliatamente alle Camere, con particolare riferimento alla volontà di utilizzare la costituenda società Difesa servizi spa per contribuire al finanziamento delle trasformazioni richieste dalla realizzazione del nuovo modello di difesa. (3-00794)
(24 novembre 2009)

VIETTI, TASSONE, MANTINI, MANNINO, VOLONTÈ, CICCANTI, COMPAGNON, NARO, RAO, GALLETTI, OCCHIUTO, RIA, LIBÈ e BOSI. - Al Ministro per la semplificazione normativa. - Per sapere - premesso che:
il 19 novembre 2009 il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di riforma degli organi e delle funzioni degli enti locali, di semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento e che contiene la cosiddetta Carta delle autonomie locali, già approvato in via preliminare nella seduta del 15 luglio 2009, il testo non è stato ancora presentato alle Camere;
secondo il Ministro interrogato «il disegno di legge individua in maniera puntuale e disciplina le funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane. Razionalizza e riordina, anche al fine del contenimento della spesa pubblica e della riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni statali, gli uffici periferici dello Stato e il sistema dei controlli interni»;
il provvedimento, tuttavia, secondo gli interroganti, non favorisce un reale decentramento dallo Stato alle regioni, alle province e ai comuni, quale premessa di un vero federalismo, e si risolve in un restyling della pubblica amministrazione - come hanno rimarcato anche le associazioni degli enti locali - non in grado, quindi, di fornire le risposte attese dai cittadini;
l'impianto normativo rischia di entrare in rotta di collisione con il meccanismo del federalismo fiscale e di non garantire un equilibrio tra i diversi livelli della Repubblica, determinando - come gli interroganti hanno da sempre affermato - l'insostenibilità dei federalismo stesso;
non è stato ancora chiarito con quali risorse il federalismo fiscale verrà attuato e con quali tempi, visto che, con il decreto-legge n. 135 del 2009, cosiddetto «decreto Ronchi», il cui disegno di legge di conversione è stato recentemente approvato dalla Camera dei deputati, sono stati prorogati i termini per l'emanazione del primo decreto attuativo;
il provvedimento sottrae sovranità ai comuni su materie di loro competenza e svuota il ruolo del sindaco;
è singolare, ad avviso degli interroganti, che il Ministro interrogato abbia giustificato la mancata soppressione delle province con l'eliminazione di altri enti intermedi inutili;
l'articolo 14 della nuova disciplina prevede una delega - peraltro assolutamente generica - per la riduzione del numero delle circoscrizioni provinciali (e conseguentemente delle prefetture), ma nel contempo ne potenzia i compiti;
il tema della soppressione delle province, ritenute costose ed inutili, era stato fortemente sbandierato nel corso della campagna elettorale da tutti i partiti, per poi sparire pian piano, fino a giungere al voto favorevole sulla questione sospensiva della proposta di legge costituzionale per la soppressione delle province presentata dal gruppo dell'Udc -:
quali siano l'impianto e le finalità complessive sottese al provvedimento, che, nonostante fosse molto atteso dagli enti interessati e dai cittadini, anche perché strettamente connesso con la realizzazione del federalismo fiscale, ha già riscosso notevoli critiche e rivela, a giudizio degli interroganti, significativi punti oscuri e contraddittori. (3-00795)
(24 novembre 2009)