Giunta per le autorizzazioni - Resoconto di mercoledý 11 giugno 2008


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Mercoledì 11 giugno 2008. - Presidenza del presidente Pierluigi CASTAGNETTI.

La seduta comincia alle 9.15.

Comunicazioni del Presidente.

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente, comunica che è pervenuta dal Presidente della Camera una lettera del seguente tenore: «Signor Presidente, nella riunione del 28 maggio 2008, l'Ufficio di Presidenza ha convenuto di richiedere alla Giunta da Lei presieduta una riflessione sul tema dei conflitti di attribuzione riguardanti la materia dell'insindacabilità dei parlamentari e, in generale, sull'applicazione del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione al fine di individuare possibili criteri cui attenersi nell'adottare le relative deliberazioni; ciò tenendo conto della giurisprudenza della Corte costituzionale che negli ultimi anni ha definito in via interpretativa l'ambito di applicazione di questa prerogativa parlamentare. A tal proposito, ricordo che simile riflessione è stata svolta nella scorsa legislatura, su sollecitazione dell'Ufficio di Presidenza, ad opera della Giunta per le autorizzazioni, la quale aveva elaborato un documento recante dei criteri interpretativi in materia che non è stato poi possibile esaminare compiutamente in sede di Ufficio di Presidenza. Tanto Le rappresento in attesa di conoscere le conclusioni cui perverrà la Giunta da Lei presieduta. Con i migliori saluti». Propone che la discussione sul punto venga calendarizzata per una delle prossime sedute.

Maurizio PANIZ (PdL) rammenta di essere stato uno degli estensori del documento cui fa riferimento il Presidente della Camera e dichiara di riconoscersi ancor oggi nelle relative conclusioni. Propone pertanto che quella relazione sia distribuita a tutti i colleghi e che - ove condivisa - essa sia nuovamente adottata.

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente, preso atto che nessuno obietta sulla proposta del collega Paniz, dispone la distribuzione del testo e avverte che il dibattito sarà fissato in una delle prossime sedute.


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ESAME DI UNA DOMANDA DI DELIBERAZIONE IN MATERIA D'INSINDACABILITÀ

Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità nell'ambito di un procedimento civile a carico del deputato Umberto Bossi, pendente presso la corte d'appello di Brescia (atto di citazione della dott.ssa Paola Braggion).
(Esame e conclusione).

Fabio GAVA (PdL), relatore, espone che Umberto Bossi domandò nel luglio 2003 che la Camera si pronunciasse sull'attinenza alle sue funzioni parlamentari di dichiarazioni da lui rese a vari giornali nel 2001. Tali dichiarazioni consistevano in pubbliche critiche rivolte alla dottoressa Paola Braggion, magistrato che lo aveva precedentemente condannato per vilipendio della bandiera. La dottoressa Braggion lo aveva quindi citato in giudizio per danni. La domanda di deliberazione fu esaminata in varie sedute durante la XIV legislatura. All'inizio del 2004 la Giunta per le autorizzazioni presentò alla Presidenza della Camera una proposta di applicare l'insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Tuttavia l'Assemblea non prese in esame la proposta. Nel frattempo, poiché il deputato Bossi era stato eletto nel 1999 parlamentare europeo, egli chiese che anche il consesso parlamentare di Bruxelles si pronunciasse nel senso che le frasi ritenute offensive dalla dottoressa Braggion rientrassero nelle sue funzioni di membro del Parlamento europeo. Il Presidente del Parlamento europeo deferì la questione alla competente Commissione giuridica, la quale formulò due distinte proposte, entrambe favorevoli al Bossi, una inerente alle dichiarazioni rese alla Padania e l'altra inerente a dichiarazioni rese ad altre testate giornalistiche. Il Parlamento europeo nel suo plenum tuttavia, il 22 aprile 2004, mentre approvò la seconda proposta rigettò la prima. Ne deriva che, essendo stata qualificata come manifestazione di esercizio della funzione parlamentare europea, l'insieme delle dichiarazioni rilasciate a quotidiani diversi dalla Padania non rientrano più nell'oggetto della deliberazione della Camera. Nel frattempo il tribunale di Brescia, il 24 maggio 2004, rigettò la domanda risarcitoria della dottoressa Braggion, la quale interponeva appello. La Corte d'appello di Brescia in data 20 febbraio 2008, accolse l'appello per le dichiarazioni apparse sulla Padania. Per questo rivive nell'onorevole Bossi l'interesse a una deliberazione della Giunta e della Camera.
Ricorda che Umberto Bossi ha usato espressioni di critica, sia pure vibrata, nei confronti della dottoressa Braggion nel pieno di un clima politico rovente, successivo alle elezioni politiche del 2001. Crede che la condanna per vilipendio della bandiera potesse legittimamente essere considerata da Bossi come un indiretto attacco alle posizioni federalistiche della Lega Nord. Di qui la sua reazione.
Il vincolo che lega questa reazione alle posizioni parlamentari della Lega Nord si rinviene non solo nelle battaglie per il federalismo amministrativo e fiscale condotte già nella XIII legislatura ma anche nell'opposizione al disegno di legge sulla bandiera (divenuta poi la legge n. 22 del 1998), volta a introdurre l'obbligo di esposizione negli edifici pubblici del tricolore e della bandiera dell'Unione europea. Dalla relazione depositata nella XIV legislatura risulta anche che il nesso funzionale può considerarsi sussistente anche per il dibattito che si è avuto sulla abrogazione dei cosiddetti reati di opinione. Considerato che sussistono precedenti in cui la Camera ha deliberato per l'insindacabilità di affermazioni consimili del deputato Bossi, ribadisce che lo stesso tribunale di Brescia aveva assolto Umberto Bossi dall'accusa di diffamazione. La corte d'appello, solo per gli articoli apparsi sulla Padania, ha riformato in peius la sentenza. Anche la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha ritenuto pertinenti all'esercizio della libertà di critica politica le affermazioni di Umberto Bossi. Nel complesso, quindi, non gli sembra infondato proporre l'insindacabilità.


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La Giunta, con una sola astensione, delibera di proporre all'Assemblea che i fatti oggetto della condanna della sentenza della corte d'appello di Brescia del 20 febbraio 2008 rientrano nella prerogativa dell'insindacabilità. Incarica il deputato Gava di redigere la relazione.

Domanda di autorizzazione all'acquisizione di tabulati telefonici del deputato Francesco De Luca, nell'ambito del procedimento penale n. 4296/99 Rgnr - Milano (doc. IV, n. 2).
(Seguito dell'esame e conclusione).

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente, ricorda che nella scorsa seduta il relatore aveva svolto una relazione parziale e aveva poi chiesto un rinvio. La documentazione è rimasta a disposizione dei componenti e lo è tuttora. Fa altresì presente che il deputato De Luca ha presentato una memoria redatta dal suo difensore. Essa è stata inserita nel fascicolo di seduta a disposizione dei componenti.

Luca Rodolfo PAOLINI (LNP), relatore, espone che il deputato interessato nella memoria in buona sostanza evidenzia due elementi: anzitutto, sostiene che la condotta che in ipotesi egli avrebbe posto in essere costituirebbe un tentativo di corruzione. Nel linguaggio tecnico, a seguito dell'introduzione nel 1990 della figura tipica dell'istigazione alla corruzione, il tentativo di corruzione dovrebbe consistere nella proposta corruttiva al pubblico ufficiale da corrompere. Siccome di tale proposta non è traccia negli atti, la sua condotta sarebbe un tentativo di istigazione alla corruzione. Ma il tentativo di istigazione si risolverebbe in un tentativo del tentativo. Simile figura nel diritto penale non avrebbe cittadinanza. Per questo l'ipotesi delittuosa sarebbe del tutto priva di fondamento; in secondo luogo, il De Luca, con riferimento alla deliberazione (assunta nella seduta del 14 marzo 2008) di insussistenza di una competenza della Camera dei deputati sull'utenza di Alfonso Caputo, lamenta che in realtà anche tale utenza sarebbe sua, in uso non saltuario ma stabile e per questo chiede che la Giunta si pronunci anche sull'acquisizione dei tabulati di tale utenza. Quest'ultima richiesta non gli sembra accoglibile, giacché l'assegnazione della domanda da parte del Presidente della Camera alla Giunta non comprende l'utenza di Caputo. Se la Giunta si pronunciasse anche su tale profilo andrebbe ultra petitum, ciò che non è al momento possibile. Per quanto riguarda il merito, si rimette alla discussione che si svolgerà dopo l'audizione del deputato De Luca.
(Viene introdotto il deputato Francesco De Luca).

Francesco DE LUCA (PdL) dichiara di non aver mai contattato il giudice relatore presso la Corte di cassazione del processo di cui si tratta. Per costume proprio e tradizione familiare gli repelle l'accomodamento corruttivo delle pronunce giudiziarie. Poiché non ha alcunché da nascondere, auspica che la Giunta si pronunci per la concessione dell'autorizzazione. Rimandando i componenti alla lettura della memoria da lui presentata, sottolinea inoltre che in realtà anche l'utenza intestata ad Alfonso Caputo era ed è in sua esclusiva disponibilità, tanto che - per esempio - anche oggi ha ricevuto su di essa gli sms di convocazione degli organi parlamentari.

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente, prende atto di quest'ultima dichiarazione ma fa presente che - con riferimento all'utenza intestata ad Alfonso Caputo - non è possibile in questa sede per la Giunta esprimersi nuovamente. Ciò a motivo che alla Giunta è deferito soltanto l'esame sulla domanda concernente l'utenza intestata al De Luca. Se la Giunta si esprimesse anche sull'utenza formalmente intestata ad Alfonso Caputo, andrebbe evidentemente - come già il relatore ha chiarito - oltre i limiti dell'assegnazione fatta dal Presidente della Camera. Osserva altresì che Alfonso Caputo risulta persona esistente, che dagli atti risulta nata a Solofra (AV) nel 1966. Il solo


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fatto che il deputato De Luca oggi dichiari che si tratta di un'utenza in suo stabile uso personale non è sufficiente a modificare quanto ritenuto dalla Giunta della scorsa legislatura sulla base delle informazioni di cui allora essa disponeva. Per maggiore tranquillità dell'interessato, comunque, chiarisce che anche le utenze di terzi sono soggette all'autorizzazione della Camera se sarà intenzione dell'autorità giudiziaria utilizzarle processualmente contro di lui. Il significato della deliberazione unanime della Giunta nella scorsa legislatura è quello di consentire l'utilizzo dei tabulati di utenze terze contro terzi. Sinora quindi la posizione personale del De Luca è assolutamente integra.

Marilena SAMPERI (PD) domanda all'onorevole De Luca se conosca Michele Graziosi.

Francesco DE LUCA (PdL) risponde positivamente, chiarendo che si tratta di persona da lui frequentata nel contesto delle campagne elettorali.

Marilena SAMPERI (PD) domanda ancora per quale motivo abbia avuto contatti con l'avvocato Barbara Sabadini.

Francesco DE LUCA (PdL) risponde che la professionista l'aveva contattato più volte per chiedergli aiuto. Gli aveva anche spedito un appunto che tuttavia egli aveva cestinato. Si è trattato di normali rapporti tra personalità politiche e postulanti di vario genere.
(Il deputato Francesco De Luca si allontana dall'aula).

Maurizio PANIZ (PdL) prende atto del gesto di correttezza e di disponibilità del deputato De Luca, il quale chiede che l'autorizzazione sia concessa. La Giunta però deve prescindere dalle posizioni personali e deve indagare se la domanda dell'autorità giudiziaria sia volta a intaccare la corretta gestione del mandato parlamentare del deputato. In questo caso la prospettazione accusatoria gli sembra poco logica: agli atti non risulta alcun elemento che possa fondare anche solo in via ipotetica il tentativo di corruzione. Ritenuto che tanto sia sufficiente a fondare il fumus persecutionis si pronuncia per il diniego dell'autorizzazione che la Giunta potrebbe deliberare sin d'ora.

Marilena SAMPERI (PD) concorda con il deputato Paniz sulla scarsa verosimiglianza dell'ipotesi accusatoria nei confronti del De Luca, giacché manca ogni riscontro di contatti con il magistrato che ha redatto la sentenza di cassazione. Quest'ultimo peraltro è persona al di sopra di ogni sospetto. Tuttavia, deve sottolineare che la magistratura in questo caso non chiede l'utilizzo contro il deputato delle intercettazioni - le cui trascrizioni sono pure allegate agli atti per motivare la richiesta - bensì domanda, per ragioni di cautela investigativa, di poter acquisire i soli tabulati del De Luca. La risposta positiva della Camera potrebbe addirittura favorire il De Luca stesso. Una soluzione contraria non solo sarebbe poco comprensibile ma finirebbe per gettare discredito sulla Giunta e sulla Camera tutta. Si pronuncia pertanto per la concessione.

Francesco Paolo SISTO (PdL) concorda invece con gli argomenti e le conclusioni del collega Paniz. Gli atti che il De Luca avrebbe compiuto non sono sufficienti neanche ad accendere la luce fioca del delitto tentato. Tanto più che, come da più parti già osservato, il giudice relatore della causa di cui oggi si discute è persona di inattaccabile probità e di professionalità notoria, anche in virtù di numerose apprezzate pubblicazioni. Quanto alla distinzione tra tabulati e intercettazioni, se concorda sulla differenza ontologica tra i due strumenti investigativi, dubita invece che in questo caso si possa prescindere dal contenuto delle conversazioni registrate, di talché concedendo l'uso del tabulato fatalmente si consentirebbe l'accesso alle intercettazioni. Voterà per il diniego.

Matteo BRIGANDÌ (LNP) voterà anch'egli per il diniego anche in virtù del


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fatto che disinvoltamente il magistrato considera liberamente utilizzabili contro il deputato De Luca utenze di terzi.

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente, deve puntualizzare che non è così: la Giunta ha già stabilito nella passata legislatura che le utenze di terzi possono essere usate contro il De Luca solo previa nuova autorizzazione della Camera. Peraltro rileva che nella memoria si fa riferimento all'interrogatorio reso dal De Luca innanzi al magistrato il 6 maggio 2008. Potrebbe forse essere di ausilio per la completezza dell'istruttoria acquisire il relativo verbale.

Luca Rodolfo PAOLINI (LNP), relatore, crede che sia maturo il tempo per deliberare. Nell'osservare che il magistrato richiede di poter utilizzare i tabulati riferiti anche a un tempo considerevolmente successivo al deposito della sentenza della Cassazione, non si opporrà comunque a un breve rinvio per l'acquisizione del documento menzionato dal Presidente.

Maurizio PANIZ (PdL) si oppone, considerando superflua l'acquisizione del verbale dell'interrogatorio.

La Giunta, a maggioranza, delibera di proporre all'Assemblea che l'autorizzazione in titolo sia negata e incarica il deputato Paolini di redigere la relazione in tal senso.

La seduta termina alle 10.05.