Giunta per le autorizzazioni - Resoconto di mercoledý 17 dicembre 2008


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Mercoledì 17 dicembre 2008. - Presidenza del presidente Pierluigi CASTAGNETTI.

La seduta comincia alle 9.20.

Esame della domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato Margiotta.
Doc. IV, n. 3.
(Esame e rinvio).

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente e relatore, precisa che la domanda è pervenuta ai sensi degli articoli 68, secondo comma, della Costituzione e 4, comma 1, della legge n. 140 del 2003. Dal deferimento da parte del Presidente della Camera, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del regolamento della Camera, decorre un termine di 30 giorni entro cui la Giunta deve riferire per iscritto all'Assemblea. Come anche prescritto dal regolamento, il deputato interessato è stato invitato a intervenire per offrire i chiarimenti ritenuti necessari. Rammenta altresì che lo stampato è disponibile da ieri sera ma l'originale della richiesta è stato reso disponibile immediatamente a tutti i componenti la Giunta fin da ieri in mattinata e risulta che diversi di essi ne abbiano già preso cognizione.
L'inchiesta nell'ambito della quale la domanda è stata avanzata dal GIP di Potenza riguarda il settore dell'estrazione petrolifera in Basilicata. L'autorità giudiziaria al riguardo espone che lo Stato italiano ha già concesso a tre grandi compagnie petrolifere (la Total, la Shell e la Exxon Mobil) lo sfruttamento del giacimento petrolifero sito nei territori dei comuni di Corleto Perticara e Guardia Perticara (Potenza) e di Gorgoglione (Matera).
In qualità di concessionarie, tali compagnie possono essere anche stazioni appaltanti di opere pubbliche collegate all'estrazione degli idrocarburi. Secondo l'ipotesi accusatoria, in questo caso, la Total Italia, filiale italiana della francese Total SA, avrebbe bandito (anche sulla base di un protocollo d'intesa con la Regione Basilicata e le altre due menzionate compagnie petrolifere) diverse gare d'appalto per la realizzazione di varie opere.
Senza qui entrare nel dettaglio della disciplina giuridica (rinvenibile nel decreto legislativo n. 163 del 2001) e nei profili tecnici degli appalti, specificamente riferiti a ciascuna opera, ritiene sufficiente invece riferirsi a una sola delle predette opere per cui è stata bandita la gara, vale a dire l'appalto dei lavori di preparazione del sito destinato a ospitare il «Centro oli Tempa Rossa». Secondo l'ipotesi accusatoria, i dirigenti della Total Italia (in particolare Lionel Levha e Jean-Paul Juguet e i due italiani Roberto Pasi e Roberto Francini)


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avrebbero alterato dolosamente i risultati della gara in favore di un'associazione temporanea d'imprese chiamata «Impresa Ferrara» riconducibile a tale Francesco Rocco Ferrara.
L'alterazione sarebbe avvenuta mediante lo scambio materiale delle buste con le varie offerte, in modo tale da far risultare quella dell'ATI Ferrara vincitrice in danno degli altri concorrenti (vedi pagina 40 dello stampato recante l'ordinanza di custodia cautelare). In pratica, il Levha avrebbe dato disposizioni ai suoi collaboratori di verificare, in un luogo appartato e in un momento anteriore alla loro formale e legittima apertura, il contenuto delle buste D (quelle recanti i documenti giustificativi della congruità delle offerte economiche, a loro volta contenute nelle buste C). Ciò sarebbe effettivamente avvenuto in presenza del Ferrara e del suo collaboratore Donnoli in modo da consentire a costoro la sostituzione della busta con una recante un'offerta vittoriosa (cfr. pagine 41 e 42 dello stampato). Da intercettazioni ambientali (pagina 40 dello stampato), gli inquirenti evincono che il Levha condividesse l'obiettivo di far vincere la gara a Ferrara quasi come se fosse uno scopo proprio. Essi ne deducono quindi la sussistenza di una vera e propria associazione a delinquere. Ulteriore riscontro a questa ipotesi, secondo l'ordinanza di custodia cautelare, sarebbe in un'intercettazione di una conversazione tra Francesco Ferrara e tale Nicola Montesano, nella quale il Ferrara sostiene di aver fatto una sorta di accordo generale con la Total anche a prescindere dalle decisioni dei competenti uffici della Regione Basilicata nel settore.
Secondo gli inquirenti - e si viene così agli aspetti di più stretta competenza della Giunta - il Ferrara si avvaleva, nell'esercizio della sua attività imprenditoriale, di contatti e frequentazioni politiche, tra cui quelle con il Presidente della Regione Vito De Filippo e il deputato Margiotta. Precisa che nella presente vicenda il Presidente della Regione appare essere complessivamente contrario, se non addirittura ostile, all'affermazione imprenditoriale del Ferrara. Non così invece, secondo l'accusa, il deputato Margiotta, il quale, secondo le risultanze di un appostamento di polizia, avrebbe incontrato il Ferrara in una occasione, il 16 dicembre 2007, intrattenendo con lui una conversazione in strada di poco meno di un quarto d'ora. Tale incontro sarebbe stato chiesto e concordato tra il Margiotta e il Ferrara attraverso Donato Antonio Bochicchio. Quest'ultimo risulterebbe aver parlato con Ferrara almeno due volte il 15 dicembre 2007, senza però mai fare esplicitamente il nome di Salvatore Margiotta, limitandosi a far cenno a un comune «amico che era ancora a Roma» (pagina 102 dello stampato).
Ancora: in una conversazione tra Bochicchio e Ferrara del 16 dicembre 2007, il Ferrara dichiara di temere o di sapere di essere intercettato e dichiara di essere incline ad assumere delle cautele al telefono. A tal punto il Bochicchio osserva trattarsi delle stesse cautele adottate da tale Salvatore (che l'accusa ipotizza essere proprio il collega Margiotta) (pagina 122 dello stampato). Altro elemento che la pubblica accusa adduce a carico del Margiotta è il riferimento a lui fatto in una conversazione del 21 dicembre 2007 intercettata tra il Ferrara e tale Elena Zippo, nel corso della quale il Ferrara non solo espone alla sua interlocutrice le modalità concrete dello svolgimento alterato della gara, ma le spiega anche che egli ha promesso a Margiotta una dazione di 200 mila euro in cambio dell'intermediazione (pagine 157-158 dello stampato).
Questa conversazione, secondo l'ipotesi accusatoria, consentirebbe anche di conferire senso compiuto a una precedente intercettazione, quella della conversazione tra Ferrara e tale Antonio Bulfaro in data 18 dicembre 2007 (pagine 161-163 dello stampato). L'interlocutore del Ferrara in questo caso è il padre di Giuseppe Bulfaro, titolare dell'omonima impresa che partecipa all'ATI «Impresa Ferrara», cui Ferrara stesso spiega che un certo «capo-cantiere» gli avrebbe assicurato che «non c'erano problemi» e che egli aveva compiuto un «sopralluogo». Secondo la pubblica accusa, questa intercettazione, volutamente


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criptica, indicherebbe nel «capo-cantiere» Margiotta stesso, nel «sopralluogo» il suo intervento di mediazione e nella conclusione «non ci sono problemi» la soluzione desiderata dal Ferrara.
Ancora: in data 7 gennaio 2008 un dirigente dell'area tecnica della provincia di Matera, Domenico Pietrocola, avrebbe contattato un'utenza in uso a una persona con voce femminile, chiedendo del deputato Margiotta (pagine 167-168 dello stampato). La voce femminile apparterrebbe in effetti alla sorella del deputato, la quale ha risposto che questi non era a Potenza. Da una successiva intercettazione tra Pietrocola e Ferrara si evince che il primo informò subito il secondo dell'assenza del deputato Margiotta.
Da quel che si deduce dall'ordinanza, che è pervenuta alla Camera dei deputati senza allegati, inoltre, Ferrara avrebbe chiesto l'incontro con Margiotta del 16 dicembre 2007 proprio per superare la contrarietà inaspettata del Presidente della Regione Di Filippo (pagina 159 dello stampato).
In una conversazione del 14 gennaio 2008 tra Ferrara e il Montesano, il primo invita il secondo a contattare Margiotta, ma il Montesano esita: allora Ferrara afferma di non poterlo chiamare personalmente. Nel prosieguo della conversazione Montesano sottolinea che il collega Margiotta avrebbe ricambiato in qualche maniera il Ferrara, il quale a sua volta sostiene di aver avuto da lui un servizio (pagina 175 dello stampato).
Da questi elementi, l'accusa muove al deputato Margiotta non solo l'addebito di associazione per delinquere ma anche quella di concorso in turbativa d'asta e di corruzione (quest'ultima per la supposta accettazione della promessa di 200 mila euro).
Per quanto riguarda le esigenze cautelari, il GIPdi Potenza ritiene che il deputato Margiotta possa inquinare le prove. In particolare, il fatto che egli, secondo l'ipotesi accusatoria, sappia adoperare cautele e accortezze nell'uso del telefono e nell'organizzazione degli incontri sarebbe indice della capacità di alterazione del quadro probatorio (pagine 442-444 dello stampato). Dispone l'audizione del deputato interessato.

(Viene introdotto il deputato Margiotta)

Salvatore MARGIOTTA (PD), nel precisare che quanto sta per esporre è contenuto in una memoria scritta che chiede di poter depositare, afferma di essere presente anzitutto per difendere il suo onore, la sua dignità ed il decoro del ruolo che riveste, con il massimo impegno, grazie al voto dei cittadini lucani. Potrebbe affrontare questa audizione invocando il fumus persecutionis: egli non è nuovo, come non lo è la sua famiglia, alle iniziative del dottor Woodcock. Già nella precedente legislatura la Giunta si è occupata di una richiesta di autorizzazione all'utilizzo di conversazioni telefoniche tra lui e sua moglie, avanzata su istanza del medesimo pubblico ministero. L'accusa era all'epoca di falso ideologico. Avendo dimostrato che ogni sua affermazione corrispondeva a verità, l'imputazione è stata successivamente trasformata in concorso in abuso d'ufficio, per il quale nel mese di luglio 2008 ha ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini. Successivamente, sempre il dottor Woodcock, in altro procedimento, avanzò richiesta al GIP di inoltrare alla Giunta, per l'autorizzazione all'utilizzo, altre conversazioni telefoniche riguardanti lui stesso, oltre ad un'altra decina di deputati. Il GIP rigettò la richiesta, motivandola con l'assoluta insussistenza dei reati. Ancora e sempre il dottor Woodcock ha per ben due volte sottoposto ad intercettazioni telefoniche sua moglie, dottoressa Luisa Fasano, la prima volta quando ella era il capo della Squadra Mobile di Potenza, ed in tale veste stretta collaboratrice dello stesso magistrato in inchieste importanti («Vallettopoli» o «Vittorio Emanuele»), ed ha formulato al suo riguardo ipotesi di reato.
Potrebbe altresì utilizzare un altro punto di vista: non è un avvocato, ma le ipotesi di reato addebitatigli, a suo avviso, non sono configurabili, in quanto egli non riveste la qualifica di pubblico ufficiale in relazione alla vicenda appalti-Total, né ha


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alcuna competenza o potere decisionale, sicché non si capisce come e perché potrebbe essere stato corrotto. In aggiunta, potrebbe ricordare che la Total è una società privata che, ritiene, avrebbe potuto affidare i lavori a chiunque avesse voluto, anche senza effettuare una gara.
Non si tratta infatti di opere pubbliche, o realizzate con i fondi dello Stato.
Potrebbe, ancora, invocare l'insussistenza delle esigenze cautelari.
Preferisce invece andare alla sostanza del problema: non è vero che l'Impresa Ferrara gli abbia promesso danaro nel caso di vittoria della gara di appalto. Non è vero: non ha mai permesso a nessuno di parlare con lui in tali termini. Inoltre non è intervenuto in alcun modo nella vicenda: fa notare che l'incontro tra lui e il Ferrara è avvenuto il 16 dicembre 2007 e l'aggiudicazione, come ha letto oggi, il 14 gennaio 2008. Dunque avrebbe dovuto contattare qualcuno della Total in questo lasso di tempo: ciò non è avvenuto ed infatti non ve ne è traccia nel provvedimento giudiziario. Peraltro per gran parte di quel periodo è stato in vacanza all'estero. Fa inoltre presente che in tutto il faldone non vi è mai una sua parola o una frase pronunciata direttamente da lui: ogni volta che si incontra il suo nome - ammesso che «Salvatò» sia lui, cosa di cui dubita fortemente - o un'espressione che secondo il pubblico ministero indica la sua persona, è sempre perché ne parlano, a sua totale insaputa, terze persone. Ritiene francamente strano che si subisca una richiesta di arresto sulla base di frasi, tra l'altro non chiare, spesso in codice, scambiate da altre persone.
Questi sono i fatti che intende sottoporre alla Giunta, nel poco tempo che ha avuto a disposizione per studiare le carte; la preghiera che rivolge a ciascuno dei componenti è solo quella di leggerle con attenzione, prima di pronunciarsi. Si rimette poi totalmente alle determinazioni dei colleghi: non chiede alcun favoritismo o alcuna decisione in spirito di «casta»; chiede solo, se così riterranno, di impedire che egli sia vittima di un'ingiustizia.

Matteo BRIGANDÌ (LNP) domanda se ritenga effettivamente che la vicenda sia caratterizzata da un fumus persecutionis nei suoi confronti.

Salvatore MARGIOTTA (PD) risponde affermativamente.

Pierluigi MANTINI (PD) domanda chi fossero i membri della commissione aggiudicatrice.

Salvatore MARGIOTTA (PD) non saprebbe rispondere.
(Il deputato Margiotta si allontana dall'aula).

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente e relatore, avverte che se vi sono interventi, ne consentirà lo svolgimento, con l'avvertenza - se non vi sono obiezioni - che riterrebbe opportuno non concludere l'esame oggi ma - dopo che la documentazione sia rimasta a disposizione di chi non l'avesse ancora consultata - proseguirlo ed eventualmente concluderlo nella seduta di domani.
Raccolta l'iscrizione a parlare del deputato Leone per domani, avverte quindi che il seguito dell'esame è rinviato alla seduta di domani la quale è però anticipata alle 8.30.

La seduta termina alle 9.50.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

SEGUITO DELLA DISCUSSIONE SUI CRITERI GENERALI DI APPLICAZIONE DELL'INSINDACABILITÀ PARLAMENTARE (vedi le comunicazioni rese dal Presidente nelle sedute dell'11, 18 e 25 giugno, 9, 23 e 30 luglio, 17 settembre e 29 ottobre 2008) (rell. Ferranti, Lo Presti).