III Commissione - Resoconto di giovedý 18 dicembre 2008


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COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

Giovedì 18 dicembre 2008. - Presidenza del presidente Stefano STEFANI.

La seduta comincia alle 9.

Sulle missioni all'estero svolte nel periodo luglio-dicembre 2008.

Stefano STEFANI, presidente, ritiene opportuno, prima della fine dell'anno, cogliere l'occasione per fare il punto sulle missioni effettuate da delegazioni della Commissione dall'avvio della legislatura in corso. Deposita pertanto agli atti della Commissione le relazioni relative alle missioni: a Parigi (21-22-luglio 2008), in occasione della Conferenza dei Presidenti delle Commissioni Affari esteri dei Parlamenti dell'Unione europea (vedi allegato 1); a Ginevra (11-12 settembre 2008), in occasione della Conferenza parlamentare sull'Organizzazione mondiale del commercio (vedi allegato 2); a New York (23-26 settembre 2008), in occasione della 63ma Assemblea generale delle Nazioni Unite (vedi allegato 3); in Azerbaijan (13-14 ottobre 2008, vedi allegato 4); in Siria (19-21 novembre 2008, vedi allegato 5); in Turchia (4-6 dicembre 2008, vedi allegato 6); in Serbia (10-11 dicembre 2008, vedi allegato 7). Passa quindi ad illustrarne i principali risultati auspicando eventuali osservazioni da parte dei colleghi che vi hanno preso parte.
Con riferimento alla missione a Parigi, svolta nel mese di luglio 2008, in occasione


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della Conferenza dei Presidenti delle Commissioni Affari esteri dei Parlamenti dell'Unione europea, ricorda di avervi preso parte personalmente, insieme al Presidente dell'omologa Commissione del Senato. Tale Conferenza è stata caratterizzata dagli interventi del Ministro degli esteri francese Kouchner, dell'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea Solana, e di Tony Blair, inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente. Al centro dei lavori si è posta la questione del Medio Oriente anche se, quasi in modo profetico, i lavori si sono poi concentrati sulle difficili relazioni tra Russia e Georgia, preannunciando l'esistenza di diverse valutazioni tra vecchi e nuovi membri dell'Unione europea nei confronti della Russia. Segnala che alla luce della successiva crisi in Caucaso appaiono oggi più leggibili le pressioni dei rappresentanti diplomatici della Georgia duranti i lavori della Conferenza, finalizzate all'ingresso di tale Paese nella NATO. Da parte francese, è stata espressa anche molta enfasi sull'istituzione dell'Unione per il Mediterraneo. Al riguardo, sottolinea che l'Italia è chiamata a svolgere un ruolo prioritario in tale contesto, anche al fine di bilanciare l'azione esercitata dai Paesi del Nord Europa rispetto alle priorità di politica estera dell'Unione europea. Circa il Medio Oriente, segnala che Tony Blair ha presentato un quadro non facile per i contrasti emersi tra le parti, com'è stato chiarito in occasione della missione della Commissione a Damasco. Blair ha dato di taluni positivi progressi registrati in Libano ma nel quadro di una situazione complessivamente pessimista.
Passando alla missione della Commissione a Ginevra, nello scorso mese di settembre 2008, in occasione della riunione annuale interparlamentare sull'Organizzazione mondiale del commercio, cui ha preso parte con il senatore Claudio Micheloni, sottolinea che la Conferenza ha preso atto del fallimento del Round negoziale di Doha, svoltosi nel mese di luglio. Segnala a tale proposito che anche gli ulteriori tentativi esperiti sino a pochi giorni fa dal Direttore dell'OMC, Pascal Lamy, non hanno avuto buon esito, nonostante la sopraggiunta crisi internazionale. I lavori della Conferenza hanno anche confermato l'inadeguatezza del quadro istituzionale rappresentato dall'OMC, dove paesi ormai ampiamente concorrenziali come Brasile, Cina e India continuano ad essere considerati paesi emergenti e quindi a beneficiare di trattamenti favoriti. Al riguardo prospetta l'opportunità che la Commissione solleciti una forte iniziativa politica volta all'adozione dell'opzione doganale «zero-zero», che risulterebbe senz'altro favorevole al nostro Paese. Infine, segnala che la delegazione italiana ha tentato invano di far inserire nella dichiarazione finale della Conferenza un riferimento ai marchi d'origine, a riprova del fatto che si tratta di un tema ancora non maturo in seno all'OMC, nonostante il grande impegno dell'Italia a sostenerlo.
Rinviando ad altra seduta l'esposizione dell'onorevole Maran, impossibilitato a prendere parte ai lavori odierni, relativamente alla missione della Commissione a New York, nel settembre 2008, in occasione della Sessione annuale dell'Assemblea generale dell'ONU, a integrazione delle comunicazioni già svolte nel Comitato per gli Obiettivi del Millennio, segnala la successiva missione a Baku, nel mese di ottobre 2008, finalizzata ad incontri bilaterali in concomitanza con il rinnovo del mandato presidenziale, alla quale ha preso parte personalmente. A tal proposito, segnala l'andamento regolare delle operazioni elettorali, caratterizzate da una notevole affluenza alle urne. In generale, osserva che l'Azerbaijan è stato messo in difficoltà dalla crisi della Georgia dell'agosto scorso: la difesa del principio dell'integrità territoriale, funzionale alla rivendicazione del Nagorno Karabah, oggi occupato dagli armeni, lo collocherebbe da un lato dalla parte di Tblisi. Dall'altro lato, le strette relazioni con la Russia, inclusi i molteplici interessi comuni in materia energetica, lo collocherebbero dalla parte di Mosca. Nella pratica, Baku ha sostenuto umanitariamente la Georgia ma avrebbe rifiutato ogni rifornimento di natura militare, considerando peraltro negativamente


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l'iniziativa assunta dal presidente Sakashvili. In relazione a tale complesso contesto, esprime l'auspicio per una ripresa del dialogo tra l'Azerbaijan e l'Armenia. Segnala quindi la richiesta da parte azera per un maggior coinvolgimento dell'Unione europea nel Caucaso e che sul piano bilaterale, il dossier principale riguarda la costruzione del gasdotto ITGI, un progetto della Edison per portare in Italia il gas azero attraverso la Turchia e la Grecia. Tale questione è stata affrontata in occasione della recente visita in Italia del Presidente Aljev.
Nel mese di novembre si è quindi svolta la missione a Damasco, per una visita ufficiale alla quale hanno anche preso parte i colleghi Corsini e Malgieri. La missione ha consentito di individuare le priorità della politica estera siriana, a partire dalla restituzione delle Alture del Golan occupate da Israele dal 1967. Attualmente, non è in corso un negoziato diretto siro-israeliano, ma contatti indiretti per il tramite della Turchia: la fiducia nella Turchia rappresenta una novità nella politica estera siriana, che evidentemente risente della necessità di ricercare un equilibrio regionale, stretta com'è tra numerosi scenari di crisi. Sottolinea che le problematiche affrontate appaiono di difficile superamento considerato che la Siria antepone il principio del rispetto dell'integrità territoriale ad ogni altra argomentazione, con evidente difficoltà per la controparte israeliana a prendere parte con fiducia al dialogo. Segnala inoltre la connessa questione dell'accesso all'acqua, di valore strategico in quella regione. Un ulteriore fattore negativo è il marcato antiamericanismo: al Siria chiede il ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq e la ripresa integrale del potere da parte delle autorità irachene ed enfatizza la recente incursione statunitense sul suo territorio. La Siria conferma l'appoggio al nuovo accordo politico libanese e ribadisce l'apertura delle relazioni diplomatiche pur precisando che la novità non viene compresa dalla sua opinione pubblica, che non sarebbe abituata a considerare il Libano uno stato straniero. Il sostegno ad Hezbollah è ribadito sulla base del fatto che si tratta di un movimento di resistenza legittima alla persistente occupazione israeliana. L'alleanza con l'Iran è difesa sulla base delle comuni posizioni filopalestinesi ed anti-israeliane, pur nella più ampia dissociazione dalla dichiarazioni estremistiche del presidente iraniano. Sul piano interno, la Siria rivendica la laicità e la multi-confessionalità del suo Stato e la storica opposizione all'integralismo islamico di ogni tipo, che ritiene sia stato alimentato proprio dalla politica americana. In campo economico, è in atto un tentativo di mediazione tra lo statalismo e le aperture al mercato. La produzione tessile sta però risentendo della concorrenza cinese. L'Assemblea del popolo siriano chiede di intensificare la cooperazione con il Parlamento italiano e preannuncia una missione a Roma della Commissione affari arabi ed esteri.
Per quanto concerne la missione della Commissione, all'inizio del mese di dicembre, ad Ankara per una visita ufficiale e alla quale hanno preso parte i colleghi La Malfa, Repetti e Tempestini, insieme ad una delegazione del Senato, rinvia ad altra seduta la relativa illustrazione da parte dell'onorevole La Malfa, impossibilitato a prendere parte alla seduta odierna.
Passa quindi ad un'esposizione della recente visita a Belgrado, svolta assieme ai colleghi Maran e Pianetta. Al riguardo sottolinea che la politica serba è ormai decisamente orientata in senso filo-europeo e considera l'Italia il partner più affidabile in questo percorso. Su tale questione, sottolinea che la Serbia è un Paese di tradizione cristiana millenaria e saldamente ancorato al cuore dell'Europa. L'Assemblea nazionale ha già ratificato l'Accordo di stabilizzazione e di associazione e il Governo si appresta ad applicarlo unilateralmente sin dal prossimo gennaio, rinunciando all'introito doganale di circa 250 milioni di euro. Si tratta di inequivocabili segnali che l'Unione europea dovrebbe recepire con maggiore sollecitudine, anche perché l'opinione pubblica serba potrebbe restare delusa nelle sue aspirazioni e perdere fiducia nella


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transizione verso la democrazia. Come noto, purtroppo, l'Olanda continua a bloccare la Serbia sulla via dell'Europa, perché ancora non sarebbe stato catturato il boia di Srebenica, Mladic. Appare tuttavia evidente come la Serbia abbia dato la più ampia prova di collaborazione con il Tribunale per i crimini nella ex Jugoslavia. Una missione all'Aja potrebbe forse essere opportuna per uno scambio di vedute con i parlamentari olandesi. Sottolinea che la questione che sta più a cuore ai serbi è l'abolizione del regime dei visti con l'ammissione nel circuito Schenghen, dal momento che è ancora viva la memoria dell'epoca titina in cui i cittadini jugoslavi giravano tranquillamente l'Europa. La Serbia continua inoltre a rivendicare il Kossovo sulla base del principio dell'integrità territoriale, ma ha dichiarato di avere scelto la via diplomatica e di avere rinunciato a qualunque atto ostile. C'è soddisfazione per il ricorso alla Corte internazionale di giustizia e per l'intesa in sede ONU che ha permesso il dispiegamento della missione europea in termini di neutralità rispetto alla dichiarazione di indipendenza. I serbi sperano in una sentenza a loro favorevole della Corte di giustizia che possa condurre ad una riapertura del negoziato diretto. C'è molta preoccupazione per la tutela dei diritti dei serbi che sono rimasti in Kossovo. La crisi kossovara ha sicuramente contribuito a riavvicinare la Serbia alla Russia, anche se Belgrado non ha riconosciuto l'Abkazia e l'Ossezia meridionale. L'alleanza strategica con Mosca è confermata dall'accordo in corso in materia energetica, che avrebbe la capacità minima di 15 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Parallelamente al recupero dell'intensità del rapporto con Mosca, è invece scemato l'entusiasmo per l'adesione alla Nato, che peraltro incontrava molti dissensi in una popolazione ancora memore dei bombardamenti subiti. La coalizione di Governo tra gli ex avversari democratici e socialisti sta dando buona prova di sé nei primi mesi di vita. Il PIL dovrebbe continuare a crescere anche se a livelli inferiori degli anni precedenti. Sul piano bilaterale, segnala la principale novità rappresentata dal ritorno della FIAT, con un investimento di circa 800 milioni di euro.

Riccardo MIGLIORI (PdL), intervenendo anche nella sua qualità di presidente della delegazione all'Assemblea parlamentare dell'OSCE, osserva che la questione del veto dell'Olanda appare di difficile soluzione atteso che tale posizione è da porre in relazione alle note responsabilità dei «caschi blu» olandesi in occasione dell'eccidio di Srebrenica. Sottolinea che l'impegno delle autorità serbe per la cattura del criminale Mladic è serio e costante e ha dato di recente alcuni risultati positivi mentre ha creato nuovo disagio tra gli Stati membri dell'Unione europea l'iniziativa della regina di Olanda di insignire i militari che erano presenti a Srebrenica con un'alta onorificenza. Segnala che i Paesi europei sono impegnati per ottenere una rivalutazione della situazione da parte olandese e che la Commissione potrebbe utilmente assumere iniziative in tale senso nei confronti del parlamento olandese piuttosto che del Tribunale dell'Aja.
In merito alle considerazioni del presidente Stefani sull'Azerbaijan, segnala la necessità che la politica estera dell'Italia non sia considerata come del tutto aliena da quella interna. L'Italia, che è parte del Gruppo di Minsk pur non ricevendo adeguata considerazione nelle riunioni di questo importante forum di dialogo per la regione, ha l'opportunità di interagire sia con i rappresentanti diplomatici azeri che con quelli armeni. Nel richiamare una rilevante risoluzione dell'OSCE su tale questione, ritiene che le elezioni presidenziali in Azerbaijan si sono svolte regolarmente ma in assenza di un autentico pluralismo. Occorre tornare a sottolineare, a suo avviso, l'importanza strategica del Caucaso per il nostro Paese soprattutto per il suo carattere di corridoio energetico alternativo alla Russia e assumere iniziative adeguate anche nella sede parlamentare in analogia a quanto stanno facendo altri Parlamenti europei, come ad esempio il Bundestag.


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Stefano STEFANI, presidente, in merito alle riflessioni del collega Migliori sulla Serbia, sottolinea che l'empasse con l'Olanda rischia di avvicinare la Serbia alla Russia e di allontanarla dall'alveo europeo.

Riccardo MIGLIORI (PdL) ribadisce che le cancellerie degli altri ventisei Paesi dell'Unione europea sono impegnate per la rimozione del veto da parte dell'Olanda.

Stefano STEFANI, presidente, sottolinea la necessità che temi così cruciali come quelli richiamati nella seduta odierna meriterebbero approfondimenti specifici.

Paolo CORSINI (PD), richiamando l'illustrazione del presidente in merito alla missione in Siria, sottolinea di avere dedicato particolare attenzione al rapporto tra tale Paese e Hezbollah e di avere tratto purtroppo alcune conclusioni negative. In primo luogo, a suo avviso, Israele può con difficoltà confermare una disponibilità al dialogo con la Siria se questa non provvede a chiarire i proprio rapporti con l'attuale regime iraniano, che si ostina a negare sul piano storico l'Olocausto e a sostenere l'annientamento dello Stato di Israele. Segnala di avere ricevuto dai diversi interlocutori siriani risposte ambigue e reticenti su tali questioni. Rileva come dato positivo l'impegno della Siria contro Al Qaeda e i talebani, come pure il convinto sostegno per i valori di laicità.

Riccardo MIGLIORI (PdL) precisa di condividere pienamente la prospettiva di integrazione della Serbia nell'Unione europea e ribadisce la difficoltà di potere ottenere da parte olandese una revisione delle proprie posizioni. Per quanto riguarda il riconoscimento da parte dell'Italia dell'indipendenza del Kosovo, ritiene che tale passo, pur ampiamente condiviso dalle forze politiche presenti in Parlamento durante la passata legislatura, sia da considerare essenzialmente in riferimento alla presenza italiana nella regione.

Enrico PIANETTA (PdL) condivide le considerazioni del presidente Stefani sulla necessità di prevedere approfondimenti specifici sui temi trattati nella seduta odierna.
In riferimento alla sua partecipazione alla missione a Belgrado, sottolinea le forti aspettative ma anche le delusioni della Serbia nei confronti dell'Unione europea, considerato il peso che tale tema ha avuto per la vittoria elettorale dall'attuale maggioranza di governo. Segnala che tutta la politica estera di tale Paese è al momento orientata verso Bruxelles e desta preoccupazione la mancata ratifica dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione da parte di nessuno Stato dell'Unione. Prospetta dunque la presentazione di un atto di indirizzo per contribuire, in accordo con il Governo, all'avvio di questo processo in sede europea, in risposta alle aspirazioni della Serbia che vede nell'Italia il proprio principale alleato e interlocutore. Precisa infine che da parte della Serbia vi è una considerazione favorevole nei confronti del nostro Paese, che pur ha riconosciuto il Kosovo, per l'azione positiva svolta dai militari italiani presenti in quella regione.

Stefano STEFANI, presidente, in merito al complessivo dibattito in corso, sottolinea che le scolte operate dalla Commissione in tema di missioni all'estero appaiono opportune e corrette in relazione alle priorità di politica estera dell'Italia nel Mediterraneo e nei Balcani Occidentali. Ribadisce pertanto la necessità che, anche per valorizzare il ruolo svolto dalla Commissione, siano individuate opportune sedi per l'approfondimenti dei diversi temi trattati.

Mario BARBI (PD) condivide quanto testé ribadito dal presidente Stefani, anche al fine di scongiurare ogni pregiudizio sul carattere eccessivamente burocratico dei lavori della Commissione. Passando alle questioni di merito, rileva che tutte le questioni oggi affrontate hanno in comune il nodo dei rapporti tra l'Unione europea e la Russia. Non vi sono alternative, a suo avviso, ad una politica di inclusione di tale Paese nel quadro della sicurezza europea, a meno che non si voglia rafforzare una


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dinamica competitiva e conflittuale, avvalorata da una certa politica di allargamento della Nato. Occorre a suo avviso procedere tenendo conto non solo del punto di vista europeo ma anche della sensibilità e dell'approccio della Russia sulle diverse questioni. Per quanto riguarda le iniziative assunte dal Parlamento tedesco, sottolinea che la Germania ha un problema specifico e ulteriore rispetto al nostro Paese in tema di approvvigionamento e sicurezza energetica, non potendo avvalersi di fonti alternative a quelle russe.

Stefano STEFANI, presidente, associandosi alle valutazioni del collega Barbi e nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta. Tenendo conto dell'ulteriore corso dei lavori in Assemblea, rinvio altresì ad una convocazione pomeridiana la seduta in sede referente.

La seduta termina alle 9.55.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 9.55 alle 10.

SEDE REFERENTE

Giovedì 18 dicembre 2008. - Presidenza del presidente Stefano STEFANI.

La seduta comincia alle 14.05.

Ratifica Protocollo di adesione al Trattato del Nord Atlantico della Repubblica di Croazia e della Repubblica di Albania.
C. 1908 Governo.

(Seguito esame e conclusione).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato da ultimo il 16 dicembre 2008.

Stefano STEFANI, presidente, avverte che sono stati espressi i pareri favorevoli da parte delle Commissioni Affari costituzionali e difesa, nonché il nulla osta della Commissione Bilancio.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione delibera di conferire il mandato al relatore, onorevole Stefani, di riferire in senso favorevole all'Assemblea sul provvedimento in esame. Delibera altresì di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.

Stefano STEFANI, presidente e relatore, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

Accordo di partenariato e cooperazione tra le Comunità europee e la Repubblica di Tagikistan.
C. 1931 Governo, approvato dal Senato.

(Seguito esame e conclusione).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato il 25 novembre 2008.

Stefano STEFANI, presidente e relatore, avverte che sono stati espressi i pareri favorevoli da parte delle Commissioni Affari costituzionali, Giustizia, Difesa, Bilancio, Finanze, Cultura, Ambiente, Trasporti, Attività produttive, Agricoltura e Politiche dell'Unione europea mentre le Commissioni Lavoro e Affari sociali hanno ritenuto di non esprimersi.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione delibera di conferire il mandato al relatore, onorevole Migliori, di riferire in senso favorevole all'Assemblea sul provvedimento in esame. Delibera altresì di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.

Stefano STEFANI, presidente, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 14.10.