Giunta per le autorizzazioni - Resoconto di giovedý 18 dicembre 2008


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Giovedì 18 dicembre 2008. - Presidenza del presidente Pierluigi CASTAGNETTI.

La seduta comincia alle 8.35.

Esame della domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato Margiotta (Doc. IV, n. 3).
(Seguito dell'esame e conclusione).

Maurizio PANIZ (PdL) afferma che la linea seguita dalla sua parte politica è stata e sarà costante, a prescindere dall'appartenenza dei deputati interessati. Egli e lo schieramento politico a cui si onora di appartenere staranno sempre a guardia delle garanzie di libertà che la Costituzione e la legge assicurano ai parlamentari e ai cittadini. La legge in questo caso prevede che la libertà personale possa essere limitata soltanto in caso di pericolo di fuga o di circostanze che possano mettere a repentaglio la genuinità delle prove. Nel caso dell'on. Margiotta, gli sembra evidente la carenza di entrambi questi presupposti. In particolare, gli sembra risibile il rilievo per cui la rete di relazioni e interlocuzioni che un deputato intrattiene sul territorio di per sé possa costituire elemento rilevante al fine del giudizio sul possibile inquinamento delle prove. Pur non intendendo entrare a fondo nel merito delle accuse, nondimeno rimarca la modesta qualità degli indizi di colpevolezza prospettati dall'autorità giudiziaria. Quanto infine al consueto tema del fumus persecutionis, non saprebbe affermare se questo sussista o meno: certo è però che Salvatore Margiotta è un cliente affezionato del dott. Woodcock e delle di lui labili iniziative penali. Il gruppo del Popolo della Libertà voterà per il diniego dell'autorizzazione.

Antonio LEONE (PdL), nell'associarsi alle considerazioni del deputato Paniz, definisce fantasiose le iniziative giudiziarie del dott. Woodcock, il quale già nel 2002 chiese l'arresto dei deputati Angelo Sanza e Antonio Luongo nell'ambito di un'inchiesta che si risolse in un nulla di fatto. Avanzò altresì domanda di utilizzo di intercettazioni telefoniche di conversazioni tra il medesimo Margiotta e la di lui moglie, in barba al motto popolare per cui «tra moglie e marito non mettere il dito». Anche la presente appare un'iniziativa strumentale e infondata, manifestazione di protagonismo di quella parte della magistratura che ha in animo la costante aggressione al Parlamento. Ritiene opportuno da parte della Giunta l'adozione di linee di condotta e di definizione degli ambiti applicativi dei poteri giurisdizionali idonee a respingere questo tentativo.

Pierluigi MANTINI (PD) esprime sconcerto per la domanda in titolo, caratterizzata da una disinvoltura sorprendente. Gli


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addebiti mossi al Margiotta sono connotati dall'assenza di qualsiasi concreto elemento e ritiene comunque, d'accordo col collega Paniz, totalmente insussistenti le esigenze cautelari, sia perché i fatti ipotizzati risalgono a un anno fa, sia perché manca un concreto riferimento a elementi specifici che spieghino il pericolo di inquinamento della prova. Agli atti manca l'indicazione di chi fossero i commissari di gara, né risultano acquisiti i relativi verbali. Circa le considerazioni di carattere generale svolte dal collega Leone, crede che la politica debba rimanere distante dallo svolgimento delle gare d'appalto, la cui correttezza è rimessa esclusivamente alla cura e alla vigilanza dei funzionari di carriera. Il ceto politico tuttavia, dovrà riflettere in senso critico e - per quel che riguarda la sua parte politica - anche autocritico sull'anomalia italiana per cui un avviso di garanzia si trasforma immediatamente in una condanna definitiva. Pur ritenendo che l'abolizione dell'autorizzazione a procedere del 1993 sia un punto fermo, crede opportuno un riequilibrio nell'esercizio dell'azione penale, tale per cui se sbaglia una personalità politica o amministrativa essa deve pagare. Ma nei casi di colpa grave devono pagare anche i magistrati.

Luca Rodolfo PAOLINI (LNP) afferma, da quanto ha potuto leggere, che l'autorità giudiziaria ipotizza un sodalizio criminoso ben strutturato, di cui però non vengono offerti gli elementi costitutivi né soprattutto vengono tratteggiati i terminali che condurrebbero al Margiotta. Lo ha colpito l'incongruenza per cui viene chiesta oggi una misura cautelare per fatti avvenuti tra il dicembre 2007 e il gennaio 2008. Gli episodi, pur gravi, che vengono descritti avrebbero dovuto indurre gli inquirenti a bloccare immediatamente la progressio criminis, ciò che non è avvenuto e che toglie evidentemente plausibilità all'impianto del provvedimento cautelare. Voterà per il diniego.

Aniello FORMISANO (IdV) annuncia che voterà per la concessione dell'autorizzazione. L'articolo 68 della Costituzione non autorizza la Giunta a giudicare nel merito dei fatti: esso sta semplicemente a tutelare le assemblee elettive da interventi dell'autorità giudiziaria volti ad alterare la composizione delle Camere in violazione del responso elettorale. Crede inopportuna ogni altra considerazione.

Donatella FERRANTI (PD) auspica che la Giunta ritrovi oggettività e rigore di giudizio. In questo momento delicato commenti e generalizzazioni sono sommamente inopportuni. Non crede che i deputati debbano rispondere a comunicati stampa o al dibattito mediatico. Chi pensasse all'esistenza di un complotto o a trame eversive sarebbe in errore. Spera che i colleghi si vogliano astenere da affermazioni avventate che offenderebbero i parlamentari onesti.

Roberto GIACHETTI (PD) osserva che fino a prova contraria i parlamentari sono tutti onesti e hanno la medesima legittimazione.

Antonio LEONE (PdL) domanda alla collega Ferranti se stia parlando in qualità di deputato o di magistrato.

Donatella FERRANTI (PD), riprendendo il suo dire, prega i presenti di abbandonare una preconcetta avversione per la magistratura e di attenersi al compito che oggi è assegnato alla Giunta, vale a dire quello di esaminare la documentazione pervenuta e di cercarvi, se possibile, gli elementi giustificativi della misura cautelare della cui esecuzione oggi si tratta.

Antonino LO PRESTI (PdL) deve sottolineare che nessuno sinora ha parlato di complotti. Si dichiara tuttavia convinto che il Parlamento dovrà pur tutelarsi dalle iniziative estemporanee di un magistrato che non è nuovo all'imbastire inchieste che si sono rivelate bolle di sapone. Non è possibile consentire che la dignità dei parlamentari sia gettata così in pasto all'opinione pubblica. Considerata aberrante l'interpretazione data dal collega Formisano


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all'articolo 68 della Costituzione, crede in effetti che occorra astenersi dal giudizio sul merito del procedimento penale in corso. Nondimeno gli sembra palese l'insussistenza dei contatti tra il Margiotta e gli indagati che avrebbero alterato il risultato della gara. È solo nell'ottica e nell'impostazione culturale del leader dell'Italia dei valori che potrebbe concepirsi l'arresto oggi richiesto, inteso come strumento di pressione finalizzato a ottenere una confessione. Voterà secondo l'indicazione del collega Paniz.

Lorenzo RIA (PD) non vuole cadere nelle contraddizioni nelle quali a suo avviso sono caduti i colleghi Lo Presti e Mantini. L'uno, pur avendo dichiarato di non voler affrontare il merito delle fattispecie penali ipotizzate, si è poi fatalmente cimentato proprio con quel merito; l'altro ha invece deviato verso considerazioni di tipo generale che non pertengono alla sede della Giunta per le autorizzazioni e che rischiano di togliere limpidezza alla conclusione verso cui gli sembra la Giunta stessa si stia orientando. Proprio per scongiurare il pericolo di una commistione tra considerazioni politiche più generali e quelle attinenti al caso concreto, crede che la riunione debba essere sospesa e rinviata a domani in modo da consentire, quantomeno al suo gruppo, di pervenire a una posizione più nitida e coerente.

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente e relatore, sospende la seduta.

La seduta, sospesa alle 9.35, è ripresa alle 9.40.

Marilena SAMPERI (PD) rileva che non è sempre facile per i membri della Giunta separare questa specifica funzione dalla qualità generale di uomini e donne che fanno politica in Parlamento. Crede indifferibile una riflessione in Parlamento sull'etica pubblica, che non riguarda soltanto la sua parte politica. L'odierna discussione non è però la sede per queste considerazioni ma invece quella di un esame serio e oggettivo della documentazione trasmessa dall'autorità giudiziaria di Potenza. Le pare che allo stato non sussistano i presupposti per l'irrogazione della misura cautelare restrittiva.

Lorenzo RIA (PD) annuncia che il suo gruppo voterà contro l'autorizzazione agli arresti del deputato Margiotta ma auspica che l'odierno dibattito sia mondato da considerazioni ulteriori che porterebbero fuori strada.

Elio Vittorio BELCASTRO (Misto-MpA) crede invece frutto di un'ipocrisia separare con una sorta di sipario il ruolo di deputato e di politico da quello di membro della Giunta. La sua esperienza professionale di avvocato gli ha insegnato che ci si trova dinnanzi a una piaga nazionale, quella del protagonismo della giurisdizione penale, che quindici anni fa ha portato alla fine di un'era. Sa che qualsiasi personalità di pubblico rilievo in una collettività organizzata solletica la voglia di apparire della magistratura. Per questo non condivide la posizione dell'Italia dei valori. Una superficiale lettura degli atti lo porta a ritenere insussistenti le esigenze cautelari e quindi a votare per il diniego dell'autorizzazione.

Antonio LEONE (PdL), tornando a intervenire, afferma di essere stato frainteso. Non ha mai pronunziato la parola «complotto» ma - rispondendo al collega Ria - dubita che si possa intendere la Giunta come una sede impropria per affrontare i temi del rapporto politica-giustizia. La Giunta non è un luogo esterno al Parlamento ma è anzi, forse, il suo luogo privilegiato, tanto è vero che è qui che si amministrano le prerogative di cui all'articolo 68 della Costituzione.

Pierluigi CASTAGNETTI, presidente e relatore, osserva che, pur a fronte dei dati oggettivi che l'autorità giudiziaria prospetta, il quadro indiziario concernente Salvatore Margiotta gli appare limitato e frammentario. Se è verosimile credere che egli conoscesse e frequentasse il Ferrara, mancano dalla documentazione trasmessa


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elementi consistenti tali da far ritenere accertata la circostanza del suo interessamento nell'appalto. Che egli abbia contattato il Presidente della Regione Vito Di Filippo per fargli cambiare idea sull'opportunità dell'aggiudicazione in capo all'Impresa Ferrara non è provato. Né è accennato in che cosa sarebbe consistita concretamente l'opera di intercessione del deputato Margiotta, né ancora si accenna minimamente a che cosa avrebbe fatto a sua volta il Di Filippo per consentire la vittoria dell'Impresa Ferrara, tanto ciò è vero che questi non è indagato. Non è privo di importanza, poi, che dal provvedimento del GIP di Potenza non si evinca chi siano stati i commissari di gara e se gli altri concorrenti abbiano impugnato gli atti della gara stessa innanzi al giudice amministrativo. È evidente poi che la sola affermazione del Ferrara fatta alla Zippo di aver promesso al Margiotta 200 mila euro è insufficiente a provare la circostanza. Ricorda fra l'altro che l'importo dell'appalto era nientemeno che di 35 milioni di euro. D'altronde, anche sotto lo specifico profilo delle condotte addebitate ai vari concorrenti, gli elementi addotti potrebbero in via del tutto ipotetica integrare l'associazione per delinquere e la corruzione ma non la turbativa d'asta, la quale invece appare realizzata interamente dagli esponenti della Total e dell'Impresa Ferrara. Quanto da ultimo alle esigenze cautelari, il solo fatto che Salvatore Margiotta - a dire del Bochicchio e del Ferrara - abbia adottato delle cautele telefoniche consente tutt'al più delle congetture ma non una convinzione circa il pericolo effettivo che la mancata limitazione della sua libertà personale possa incidere negativamente sul quadro indiziario e probatorio. Ricordato infine che nella prassi della Giunta per le autorizzazioni la concessione dell'autorizzazione all'arresto viene proposta generalmente di fronte a gravi reati di sangue o comunque in presenza di riscontri assai solidi, afferma che tali requisiti non sembrano sussistere e per questa ragione crede che la richiesta dell'autorità giudiziaria vada respinta. Ciò non in ragione di un privilegio di casta ma per la dirimente considerazione che su basi simili a quelle oggi prospettate dall'autorità giudiziaria nei confronti del deputato Margiotta nessun cittadino dovrebbe essere privato della libertà personale.

Pierluigi MANTINI (PD) dubita che si possa parlare di una promessa di danaro. Ci si dovrebbe limitare a riferire di un'intenzione del Ferrara di consegnare la somma al Margiotta.

La Giunta, a maggioranza, delibera di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione, conferendo al presidente Castagnetti il mandato di predisporre la relazione.

La seduta termina alle 10.05.