Onorevoli Colleghi! - La città di Sant'Agata de' Goti ha una storia millenaria; nel suo territorio sono ancora intatti i connotati di una prestigiosa tradizione culturale unitaria. Di origini remote, città sannita ed accampamento romano, la città insiste sul territorio dell'antichissima Saticola, citata, per la fierezza dei suoi abitanti, da Tito Livio e da Virgilio. In età augustea era ancora colonia romana, come attesta la dedica a Cesare Ottaviano Augusto, inserita tuttora nella facciata del duomo. Con il dissolvimento dell'impero romano e le invasioni barbariche divenne fortezza gotica. I Goti, convertiti alla fede cattolica e devoti alla Santa, dedicarono la fortezza a Sant'Agata. Nel VII secolo entrò a far parte del ducato longobardo di Benevento e nel 1066 divenne, successivamente, fortezza normanna. La storia successiva della città conobbe tre momenti formativi e decisivi: il duecento, il quattrocento e il settecento. Particolarmente importante quest'ultimo. Della fioritura e della rinascita rigogliosa che la città ebbe nel settecento furono protagonisti il duca di Maddaloni e i vescovi santagatesi, da Filippo Albini a Sant'Alfonso Maria de' Liguori; la figura di Giaquinto, dei maiolicari, le maestranze e gli architetti romani e napoletani fecero di questo borgo medioevale uno dei centri più attivi e vitali della regione.
      Emile Bertaux, uno dei grandi storici dell'arte dell'Italia meridionale, nell'esordio scarno e solenne di una nota, che nel 1896 dedicò a Sant'Agata de' Goti, così descrive la città: «sopra un largo sasso tagliato a picco e circondato da due torrenti, stava la Saticola di Tito Livio [...]

 

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dritta sul suo masso, difesa da due profondi fossati naturali, che le rendono ancora un aspetto minaccioso». Ma attraverso l'istmo che porta alla via provinciale, la città mostra al visitatore il suo corpo più segreto: monumenti pregevoli del principio del secolo XII sino alla metà del quattrocento, basiliche, palazzi, stradine silenziose, piazze e piazzole.
      L'arroccamento urbano, conseguente alla morfologia del territorio, che ne faceva una naturale fortezza, ha segnato indubbiamente la storia della città, ma ha anche contribuito a conservare un centro storico tra i più interessanti del Mezzogiorno e tra i maggiori d'Italia per la sua struttura urbanistica ed architettonica e per il suo ancora accettabile stato di conservazione. Le testimonianze storiche ed artistiche sono pregevoli e sparse ovunque. Si va dalle colonne romane della cripta del duomo e dagli affreschi del trecento, che in esso si possono ammirare, al dipinto dell'Annunciazione attribuito ad Angiolillo Arcuccio nella chiesa dell'Annunziata, dal ricamato unico pavimento musivo cosmatesco della Badia di S. Menna, che ha conservato la sua originale policromia e che è il più antico del Mezzogiorno, alle colonne longobarde venute di recente alla luce in Sant'Angelo in Munculanis, dagli affreschi di Tommaso Giaquinto, allievo di Luca Giordano, che si trovano nella chiesa di San Francesco e nel castello ducale, alle vetrate di Bruno Cassinari nell'Annunziata, dall'imponente mole del castello ducale, che è stato abitato dai principi della real casa di Artois di Francia, dagli Acquaviva, dai Della Ratta, dai Carafa, alla chiesa di San Francesco e all'annesso convento adibito a sede del comune.
      L'importanza e l'interesse di Sant'Agata de' Goti per il mondo della cultura non è da vedersi tanto nella singola opera o nel tal monumento, quanto nell'intero complesso del centro storico, certamente unico nel suo genere. È questa la vera opera d'arte: il centro storico, che sorge su una collina tufacea, conserva inalterata la struttura della fortezza arcaica. In esso, ogni epoca, nei monumenti e nei palazzi, si è armonizzata con le altre. Nel sistema urbano, come conservato, riaffiora l'importanza che il borgo aveva assunto nel corso del secolo IX, situazione che si sovrappone e si solidifica nel corso del secolo successivo quando Sant'Agata de' Goti diventa sede vescovile. Il centro storico presenta la conformazione tipica dell'urbanistica medioevale: una struttura lineare a fuso, i cui fulcri urbani sono costituiti chiaramente dal duomo, dal castello e da strutture conventuali. L'arroccamento urbano ha determinato una elevazione delle fabbriche per abitazioni, nelle quali è possibile operare rilievi stratigrafici, dai quali emergono elementi di grande interesse e rappresentativi dell'arte e dell'urbanistica dei secoli successivi. Il molo ricoperto dalla cattedra di Sant'Agata nell'episcopato meridionale nel corso dei secoli XVI, XVII e XVIII fa sì che l'architettura saticolana partecipi anche al rinnovamento barocco, come si avverte non solo nel duomo, in cui questo stile si sovrappone alle testimonianze di un fulgido gotico, nel monastero di San Francesco, risalente al 1747, nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, del 1771, ma anche in ambiti di edilizia civile.
      A chi percorre oggi le strade di Sant'Agata de' Goti, le piazze e i cortili e i larghi, a chi si ferma ad ammirare colonne, archi e campanili, giardini e terrazze, il paese dà il senso più autentico dell'umano abitare. La storia di Sant'Agata è ricca di monumenti, come fu generosa di grandi personalità: Madelfrido, primo vescovo della millenaria diocesi, il vescovo Giacomo Ati, abilissimo diplomatico, il vescovo Felice Perretti, più noto come Sisto V, e Sant'Alfonso Maria de' Liguori.
      L'importanza di Sant'Agata de' Goti nella storia del Mezzogiorno è testimoniata dall'interesse manifestato dalla storiografia del secolo scorso, come dell'attuale. Si ricordano le visite di Mommsen e di Schulz e quella famosa dei «quattro signori napoletani» del 1896: Berteaux, Montemajor, Ceci e Benedetto Croce.
      Questo splendido territorio soffre, oggi, dei mali propri del Meridione e delle sue aree interne, tuttavia la presente proposta
 

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di legge, se approvata, restituirebbe alla città il ruolo attivo che ebbe nel passato. Si tratta di vitalizzare una città, il suo territorio, i suoi monumenti, perché possano essere sfruttate le sue potenzialità nel turismo, nell'agriturismo, nell'artigianato, in particolare nella lavorazione del legno e del ferro battuto, nei mestieri legati alla costruzione e al restauro, negli studi e nell'arte. Si tratta di riproporre nel loro valore più autentico queste realtà, che sono esemplari e vitali e che corrispondono anche ad una precisa identità della città.
      La presente proposta di legge, che riproduce la formulazione di un'analoga iniziativa promossa nel corso della XIV legislatura dal proponente e da altri parlamentari del gruppo di Alleanza nazionale, si muove, appunto, in questa direzione, al di là di aspirazioni di mero ambito localistico ed in una visione di complessiva necessità di salvaguardia delle preziose ricchezze del nostro Paese.
 

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