COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di giovedý 31 luglio 2008


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE VALENTINA APREA

La seduta comincia alle 14,25.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Seguito dell'audizione del Ministro dell'istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, il seguito dell'audizione del Ministro dell'istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, sulle linee programmatiche del suo Dicastero.
Le do il nostro benvenuto, signor Ministro, ricordando che con la seduta di oggi si conclude il dibattito seguito alla relazione svolta il 10 giugno scorso.
Do la parola al Ministro Gelmini.

MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Vorrei innanzitutto ringraziare la presidente e tutta la Commissione. Probabilmente il dibattito si è protratto nel tempo proprio per darmi la possibilità di rispondere in tempo reale. Esso mi ha arricchito con molti spunti importanti, che ho approfondito per avere una visione complessiva dell'universo scuola, denso di sfaccettature e di problemi, ma anche di iniziative.
Ho preso qualche appunto relativamente agli interventi che si sono succeduti e alle domande che mi sono state rivolte. Partirò dal tema più spinoso, ovvero l'applicazione del decreto-legge n. 112 del 2008. Non voglio sottrarmi a una valutazione della manovra, né soprattutto ad alcune preoccupazioni emerse in molti interventi, da parte di esponenti sia della maggioranza che dell'opposizione.
Comincio col dire che è mio intendimento presentare ai primi di settembre un lavoro che il Ministero, con il dipartimento della scuola, ha elaborato relativamente alle modalità di razionalizzazione della rete scolastica, prevista dal decreto n. 112. Abbiamo fatto delle simulazioni, che stiamo completando proprio in questi giorni, per capire come coniugare la ristrettezza delle risorse con una tensione - che non può venire meno, neanche in condizioni economiche così difficili - verso l'elevamento della qualità della scuola. Abbiamo considerato alcune ipotesi, ad esempio quella della razionalizzazione della rete scolastica nei comuni più piccoli - dico subito che questa è una strada che non intendo percorrere - unitamente a una rivisitazione degli ordinamenti.
A mio parere, non si possono chiudere le scuole nei piccoli comuni di montagna (ho incontrato poc'anzi il presidente dell'ANCI al riguardo) e nei piccoli paesi. Lo farò presente al Tesoro e al Governo nel suo insieme. Tale ipotesi non può essere minimamente presa in considerazione. Ci sono altre modalità per raggiungere l'obiettivo proposto dalla finanziaria e credo che, attraverso la rivisitazione degli


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ordinamenti o altre provvedimenti che suggerirò a settembre, si possa ottenere ugualmente un contenimento della spesa. Certamente non voglio che si arrivi a una manifestazione di sindaci sotto il Ministero per protesta contro la chiusura delle scuole. Credo che non sarebbe giusto e, comunque, non è la via che intendo percorrere.
Nel frattempo vi annuncio che per il 6 agosto ho convocato il tavolo con le parti sociali. Sarà quella la sede in cui ragionare su alcune tematiche che i sindacati hanno sollevato: la governance della scuola, il decreto n. 112, l'emendamento sulla formazione professionale. A livello di metodo, vorrei coniugare una condivisione delle scelte con alcuni cambiamenti che sono tuttavia necessari. La bontà del lavoro del Ministro, ma anche del tavolo con le parti sociali, dipenderà dalla capacità di metterci tutti in discussione e di non difendere in maniera sterile lo status quo; ciò non avrebbe senso e, peraltro, non sarebbe difendibile. Al contempo, credo che i cambiamenti debbano essere condivisi.
In questi mesi ho già aperto un tavolo di confronto con i sindacati e devo dire che ho trovato senso di responsabilità quasi in tutti i soggetti e piena consapevolezza dei problemi esistenti nell'ambito della scuola, con riferimento ai docenti, quindi al tema del reclutamento, della formazione iniziale e della formazione continua, ma anche con riferimento agli ordinamenti. Mi auguro che quella sede, unitamente a questa, possa esprimere un contributo importante, un arricchimento delle posizioni e una concorrenza virtuosa per individuare le migliori soluzioni. La situazione è estremamente complessa e credo che ciascuno di noi sia chiamato ad esercitarsi per individuare soluzioni che, nel concreto, permettano di migliorare la situazione scolastica nel complesso.
Vorrei rispondere alla domanda sull'approccio rispetto alla riforma Moratti, ovvero una delle ultime postami dall'onorevole Barbieri, in quanto ritengo che abbia un respiro molto ampio. Non ripeterò quanto ho già detto nella mia precedente audizione rispetto alla volontà di fare tesoro di tutto il percorso positivo compiuto in passato. Del resto, è evidente che se tutte le volte ricominciamo da capo il rischio è quello di perdere tempo e di duplicare lavori, approfondimenti e riflessioni già fatte. Credo francamente che all'interno della riforma Moratti ci siano molti punti positivi. Ne condivido alcuni princìpi, dal potenziamento della libertà di scelta, al rafforzamento della presenza delle famiglie all'interno della scuola, all'attenzione per la personalizzazione dei percorsi educativi, anche con riferimento al «portfolio». Sebbene quest'ultimo elemento forse debba essere rivisto per via di qualche appesantimento burocratico, è comunque positiva l'idea di un documento che riassume il percorso scolastico di un ragazzo. Questo, secondo me, è un modo per migliorare l'offerta del servizio scuola e, in qualche modo, per personalizzarla.
Peraltro, la riforma Moratti si preoccupava della reversibilità delle scelte e della possibilità di agevolare il passaggio da un percorso all'altro. Considero che questo sia un modo per andare incontro allo studente. Anche l'attenzione all'orientamento, all'alternanza tra scuola e lavoro, è sviluppata in maniera concreta all'interno della riforma Moratti e credo che questo rappresenti un valore assolutamente condivisibile e da riprendere.
Noi dovremmo misurarci innanzitutto con la riforma degli ordinamenti, in particolare con quella del secondo ciclo. Il momento attuale richiede l'armonizzazione del quadro giuridico-ordinamentale. Tale armonizzazione è richiesta dal decreto n. 112, dalla legge n. 40 del 1998, dalla legge n. 53 del 2003. Pertanto, più che aggiungere ulteriori provvedimenti normativi a quelli esistenti, dobbiamo razionalizzare, ricondurre ad unità e magari semplificare ciò che già esiste, con una particolare attenzione a rendere operativi quei princìpi che enunciavo prima e che sono contenuti nella proposta Moratti.
Per quanto riguarda il secondo ciclo, credo che la riforma Moratti sia assolutamente condivisibile dal punto di vista dei licei, salvo l'aspetto del liceo tecnologico e del liceo economico, che invadeva il campo


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degli istituti tecnici e della formazione professionale. A parte questo, l'impostazione dei licei, compreso quello musicale, credo rappresenti un dato ormai acquisito. Per quanto riguarda il tema degli istituti tecnici, così come quello della formazione professionale, mi pare che il dibattito sia avanzato grazie alla commissione De Toni e alle riflessioni che hanno visto protagoniste anche associazioni di categoria (di Confindustria in particolare), le quali hanno stigmatizzato o comunque non condiviso il rischio di una licealizzazione degli istituti tecnici e della formazione professionale. Sarebbe sciocco, dunque, tornare indietro.
Personalmente credo che quella commissione abbia dato un contributo significativo, sebbene ci sia ancora molto da fare, anche nell'ottica della rivisitazione del quadro degli orari. La nostra scuola, in Europa, è forse quella con il maggior numero di ore, ma a questo dato non corrisponde un maggior livello di istruzione o di apprendimento. Per quanto riguarda il quadro degli orari, dunque, credo che si imponga una riflessione, così come per quanto riguarda l'accorpamento delle classi di concorso (anche questo è un modo per coprire le materie scientifiche e lo studio delle lingue) e il tema delle discipline.
Nell'ambito delle materie opzionali, ossia dello spazio facoltativo lasciato alla libera scelta delle singole scuole, secondo me si dovrebbe prestare maggiore attenzione alla cultura del territorio. Credo che anche questo aspetto debba rientrare nella formazione delle conoscenze complessive degli studenti.
Ho già detto come la penso sul «portfolio». Per quanto riguarda, invece, gli istituti tecnici e in particolare la formazione professionale, sento il dovere di rispondere all'intervento articolato svolto dall'ex Ministro Fioroni, che francamente non ho condiviso. A mio parere, le preoccupazioni espresse sono prive di fondamento. Innanzitutto - lo ribadisco ancora una volta, dopo averlo detto anche al Senato - l'emendamento introdotto nel decreto n. 112 non modifica minimamente l'obbligo di istruzione, che rimane a 16 anni, e che non viene abbassato a 14 come in prima lettura qualcuno aveva detto. Secondariamente viene aumentata la libertà di scelta degli studenti, perché si prevede semplicemente che l'adempimento dell'obbligo di istruzione possa avvenire anche attraverso i percorsi della formazione professionale.
Rispetto alla possibilità di un trasferimento dei fondi dalla scuola del primo e del secondo ciclo alla formazione professionale, anche questo non corrisponde al vero. La formazione professionale, infatti, è di competenza delle regioni, quindi non sposteremo mai risorse dalla scuola del primo e del secondo ciclo in quella direzione.
Condivido la preoccupazione relativa alla qualità dei corsi di formazione, tanto che l'argomento è stato oggetto di un mio incontro con tutti gli assessori regionali alla formazione. In base a un monitoraggio che da tempo il Ministero svolge e ad alcuni approfondimenti che ho compiuto, posso dire che gli indicatori di qualità ci sono, ma va garantito il controllo della loro applicazione. Personalmente sarei dell'avviso addirittura di rendere più stringenti i criteri di accreditamento degli istituti che possono svolgere la formazione professionale, perché ritengo che quest'ultima non sia una tipologia di istruzione di serie B. Credo che la formazione sia semplicemente di diversa tipologia rispetto a quella del liceo, ma che debba avere pari dignità, la quale dipende dalla qualità dei corsi e, quindi, dai criteri con cui noi accreditiamo le strutture che possono tenere i corsi stessi. Mi ha fatto piacere constatare che anche alcune regioni, come la Campania e la Sicilia, oggi la pensano in questo modo: l'opportunità di tenere i corsi di formazione deve essere valutata anche in base al numero degli alunni in classe e non solo sulla base degli insegnanti che richiedono determinati corsi; altrimenti si rischia di investire risorse per discipline poco frequentate e poco utili.
Rispetto al tema dei percorsi della formazione professionale, quell'emendamento conferma il dibattito tenuto fino ad


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oggi e prevede semplicemente la possibilità di adempiere l'obbligo di istruzione anche attraverso tali percorsi, opportunità a mio giudizio assolutamente positiva.
Per quanto riguarda il primo ciclo - poi parlerò della scuola dell'infanzia - credo che la scuola primaria abbia sostanzialmente buoni standard di qualità e non ravvedo grossi problemi. Credo che anche dai test OCSE-PISA a disposizione si evinca una buona qualità della scuola primaria.
Diversa, invece, è la condizione della scuola secondaria di primo grado, dove, per una serie di motivi sui quali dovremo indagare, esistono punti di criticità. Oggi la fase di pre-adolescenza si evidenzia prima rispetto a quello che avveniva in passato e quindi la scuola secondaria di primo grado non è nelle condizioni di garantire un buon livello qualitativo della didattica e anche delle materie insegnate. A mio parere, uno dei motivi - su questo mi piacerebbe coinvolgere anche la Commissione e forse sarebbe il caso di prevedere qualche audizione - che conduce alla dispersione scolastica nella scuola del secondo ciclo è legato al fatto che la qualità della scuola media nel tempo è diminuita e il salto rispetto alla scuola secondaria di primo grado vede i ragazzi in difficoltà. Su questo punto dobbiamo ragionare e la riforma degli ordinamenti, secondo me, è la sede per ripensare la scuola media, per riattualizzarla e per fare in modo che risponda all'esigenza di preparare i ragazzi al passaggio alla scuola superiore.
Una figura prevista all'interno della riforma Moratti, rispetto alla quale sono stati mossi rilievi e criticità, ma che nella sostanza mi sento di condividere, è quella del tutor. Credo che la funzione tutoriale sia necessaria anche per rispondere in modo puntuale e personalizzato a un'emergenza educativa che oggi esiste, come , ad esempio, nei casi di bullismo. Credo che sia decisamente positiva la scelta di personalizzare il corso di studi, di istituire una figura che segua il ragazzo durante il suo percorso scolastico e di dotare lo studente di un portfolio.
Certo, possiamo ragionare sulla modalità di applicazione, che probabilmente va sperimentata e rivista. Indubbiamente c'è qualche appesantimento burocratico di troppo, ma mi sento di difendere e di condividere il principio. Tra l'altro, credo che il tutor rappresenti una delle modalità per raggiungere - lo chiedeva anche l'onorevole Capitanio Santolini nel suo intervento - una sinergia più forte tra la famiglia, che deve tornare ad essere protagonista del percorso formativo, gli insegnanti e gli studenti.
Per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, mi è stato chiesto da parte degli onorevoli De Torre, Centemero, De Pasquale, che fine abbiano fatto le sezioni primavera e cosa ne sia stato dell'anticipo. Credo che l'esperienza delle sezioni primavera sia positiva e che vada incontro alle famiglie. Si tratta di un provvedimento che riguarda più il welfare che la scuola, ma certamente serve. Noi abbiamo trovato le risorse per garantire e dare stabilità a questi percorsi sperimentali. Credo, tuttavia, che le sezioni primavera non siano un'alternativa all'anticipo. La condizione migliore, a mio avviso, è garantire l'anticipo per quei bambini particolarmente precoci, che possono trarre giovamento da questa possibilità. Ribadisco quindi che l'anticipo non ha nulla a che vedere con le sezioni primavera, che hanno una funzione di aiuto anche per le famiglie.
Oggi noi riusciamo a rispondere sostanzialmente al 60 per cento delle richieste. Sono circa 70 mila i bambini che nell'anno scolastico 2007-2008 hanno utilizzato questa possibilità. Riusciamo ad investire ancora una volta circa 29-30 milioni di euro per garantire la continuità, ma credo che questa cifra andrebbe aumentata. Oggi sono tantissime le famiglie con mamme che lavorano, dunque credo che occorra fare uno sforzo per garantire la possibilità di rispondere con questo servizio in maniera più incisiva a tale esigenza. Al momento riusciamo a mantenere la stessa cifra, che peraltro è frutto di un accordo anche con le regioni e con gli enti locali.
Probabilmente, anche per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, è necessaria


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una rivisitazione degli orari, per fare in modo che ci sia una flessibilità organizzativa che vada nella direzione di un maggiore aiuto alle famiglie. Su questo occorre uno sforzo - l'ho già chiesto e lo chiederò nuovamente al Governo - perché si tratta di un provvedimento che ha una duplice funzione: esso va nella direzione di un sostegno non solo alla scuola, ma anche alle famiglie. Credo, dunque, che valga la pena di appoggiarlo.
Un altro elemento che considero importante, sul quale dobbiamo puntare, è quello dell'implementazione dell'alternanza scuola-lavoro. Esistono già molti progetti ed intese - con le regioni, con le associazioni professionali, con Unioncamere - che consentono al ragazzo di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze anche attraverso un'esperienza lavorativa. Queste iniziative devono essere replicate sul territorio. Su questo elemento, contenuto nella riforma Moratti, ma comunque portato avanti nella precedente legislatura, dovremmo assolutamente puntare.
Credo anche - e questo riguarda la formazione iniziale e continua dei docenti - che si debba fare uno sforzo per attuare la riforma Moratti rispetto all'insegnamento delle due lingue europee. Al momento questa previsione è in vigore, ma lo è solo in parte, in quanto mancano insegnanti di lingua e corsi adeguati per garantire a tutti gli insegnanti la formazione necessaria per un insegnamento di qualità delle lingue. Per quanto mi riguarda, vorrei utilizzare le risorse destinate alla formazione degli insegnanti in modo particolare, sebbene non esclusivo, per le lingue e per le scienze e la matematica, che rappresentano l'altro punto di debolezza della nostra scuola.
Vengo al tema del reclutamento e della formazione iniziale e continua dei docenti. Molti mi hanno posto domande sulle SSIS e su come immagino la formazione iniziale dei docenti. Rispetto alle SSIS ho assunto un provvedimento drastico; ne sono consapevole, ma l'ho fatto con convinzione, guardando alla realtà. La finanziaria 2007 ha bloccato le graduatorie, con il risultato che chi si è iscritto alle SSIS dal 2008 in realtà vi era già escluso. Credo che non sia corretto illudere i ragazzi, richiedendo dopo la laurea, dopo il «3+2», altri due anni di formazione, peraltro teorica, per poi al termine del percorso impedire loro di accedere ad una graduatoria. Credo che sia un fatto doveroso di chiarezza e di onestà intellettuale, se non vogliamo creare precariato. Questo, infatti, è un canale per creare precariato; ne ereditiamo già tanto, di legislatura in legislatura. Tra l'altro, pur avendo piena consapevolezza di dover rispondere a questo problema, già fatichiamo a immettere in ruolo un certo numero di precari, così come sarebbe necessario fare. Francamente, dunque, questa modalità è incomprensibile.
Anche su questo ho attivato un gruppo di lavoro, perché ritengo, peraltro, che la formazione iniziale debba essere ripensata anche dal punto di vista del meccanismo. Dopo il «3+2», infatti, forse ha più senso che i laureati facciano un'esperienza tirocinante piuttosto che altri due anni di teoria (Commenti). È una formazione prevalentemente teorica, dove si sostengono esami già sostenuti nei cinque anni precedenti (Commenti). Credo che ci sia lo spazio nonché amplissimi margini - naturalmente ho espresso una mia opinione - per migliorare quel sistema. Ho anche parlato con molti ragazzi che hanno frequentato le SSIS e vi assicuro che non sono soddisfatti dei contenuti di quei corsi. Credo che, comunque, l'aspetto del tirocinio, dopo cinque anni di esami, debba essere prevalente rispetto allo studio teorico. Infatti, lo stare in classe si impara sulla base dell'esperienza e non solo di una conoscenza teorica.
So che in Parlamento al riguardo sono depositati diversi disegni di legge, tra i quali anche quello della presidente Aprea, che si occupa dei temi del reclutamento e della formazione. Lo sforzo deve essere duplice: da un lato, è corretto chiedere agli insegnanti una formazione continuativa nel tempo, dall'altro occorre però introdurre elementi di premialità. La manovra finanziaria, così rigorosa - e anche vituperata -


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ha comunque un elemento da sottolineare, che sarà peraltro oggetto del tavolo con i sindacati la settimana prossima: il 30 per cento dei risparmi, percentuale che io mi auguro possa aumentare in una trattativa in corso con il Tesoro, dovrà servire proprio per introdurre elementi di premialità per gli insegnanti.
Considero la formazione permanente degli insegnanti un elemento sul quale puntare. Ho sentito le associazioni professionali e sostanzialmente c'è accordo sulla necessità di rendere continua nel tempo la formazione, quindi credo che ci sia lo spazio per renderla operativa. Nel frattempo abbiamo confermato i comandi per i supervisori, onde consentire il completamento dei percorsi. Con un disegno di legge che presenterò domani in Consiglio dei ministri verrà attribuito di nuovo il valore abilitante alla laurea in scienze della formazione, elemento che si era perso nel tempo e che credo debba essere recuperato. È chiaro che il tema della formazione continua riguarda anche quello della valutazione. A mio avviso, non esiste alcuno scandalo, anche con riferimento all'INVALSI. L'unico scandalo è quello che il nostro Paese non ha mai investito adeguate risorse nella valutazione. Anche su questo è necessario uno sforzo, perché tutti i Paesi europei spendono molte più risorse di noi su questo tema. Siccome ai miracoli nessuno è abbonato, neppure Cipollone, laddove non ci sono soldi, può... (Commenti). Il professor Cipollone è una delle poche persone che ha preso a cuore questo tema e ci crede, quindi non demotiviamolo.
Sulla valutazione credo ci sia molto da fare. Noi partiremo a settembre - proprio perché sappiamo che nel 2009 vi sarà la scadenza della valutazione dei quindicenni per i test OCSE-PISA - utilizzando dei finanziamenti europei in quattro regioni del sud, per cercare di elevare la preparazione, ma anche per diffondere i metodi dell'OCSE-PISA. Sono convinta che uno dei motivi per cui i nostri ragazzi non riescono in questi test è la mancanza di conoscenza di quel tipo di didattica. Non è vero che sono i meno preparati d'Europa; semplicemente si tratta di una modalità di insegnamento diversa, alla quale non si è abituati. La diffusione in tutte le scuole degli eserciziari di test già fatti può aiutare gli insegnanti e i ragazzi.
Sul tema della valutazione, peraltro, siamo abbastanza avanti per quanto riguarda gli apprendimenti e i dirigenti scolastici. Dobbiamo arrivare anche alla valutazione degli insegnanti, in un'ottica non punitiva, ma di premialità per chi lavora di più, per chi si impegna di più, per chi raggiunge maggiori risultati.
Vorrei affrontare velocemente il tema della governance, sollevato dagli onorevoli Zazzera, De Pasquale e Pes. Si tratta di un altro elemento estremamente delicato, rispetto al quale credo che dovremmo innanzitutto distinguere le funzioni di indirizzo da quelle di gestione. Interroghiamoci su un rafforzamento delle responsabilità, ma anche sulla formazione e sulla preparazione dei prèsidi, elemento molto importante. Inoltre, credo che debba essere riorganizzata la didattica con la costituzione di dipartimenti per materie omogenee, scelta che può aiutare ad elevare la qualità dell'insegnamento stesso.
Questo è un aspetto di grande delicatezza. Non dobbiamo cadere in una disputa di tipo ideologico sul fatto che un cambio della governance possa portare a una diminuzione della componente pubblica all'interno della scuola. Ritengo, però, che un cambio sia necessario, non per trasformare la scuola pubblica in qualcosa di diverso, ma per elevarne la qualità. Questo impegno deve vedere maggiore partecipazione da parte degli studenti e, in modo particolare, da parte delle famiglie, alle quali va riconosciuta la possibilità di una partecipazione più attiva alla governance delle scuole. Oggi non è così, la loro presenza è abbastanza marginale. Inoltre, la difficoltà di dialogo tra insegnanti e famiglie non porta niente di buono.
Presenterò domani un disegno di legge in Consiglio dei ministri che prevede la reintroduzione non del sette in condotta - come è stato scritto sui giornali - ma di


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un completamento del giudizio sul ragazzo che presupponga un'analisi del comportamento. Ritengo che la scuola debba recuperare, oltre che la funzione, che ha già, di trasmissione dei saperi, delle competenze e delle conoscenze, anche una funzione educativa, considerando peraltro che si moltiplicano i casi di bullismo e di disagio giovanile. È corretto, come il Ministero peraltro fa da molto tempo, indagarne le motivazioni, ma se non vi è un minimo deterrente la moral suasion non basta. Abbiamo predisposto una norma, a mio avviso abbastanza equilibrata: essa prevede che all'interno del giudizio sia compresa anche la valutazione dei comportamenti, ma lascia al consiglio di classe, in maniera collegiale, il compito di deliberare l'eventuale bocciatura nei casi più gravi. Abbiamo voluto togliere il potere al singolo insegnante per paura di un uso distorto di questa possibilità. Il fatto che ci sia un organo collegiale, non monocratico, chiamato ad esprimere questo giudizio, credo che sia una garanzia per tutti. Tuttavia, che la scuola ritorni a valutare i comportamenti è per me un elemento importante.
Questa mattina ho incontrato alcune associazioni delle famiglie e pressoché tutte le associazioni studentesche ed ho riscontrato una sostanziale condivisione, con qualche punta di criticità da parte degli studenti, come è ovvio che sia. Abbiamo la responsabilità di dare risposte precise agli episodi di bullismo, sempre più gravi, che, diversamente, rischiano di dilagare. Peraltro, oggi anche gli insegnanti sono molto demotivati perché ritengono di non avere alcuno strumento deterrente per poter evitare il peggioramento delle situazioni e della casistica. Oggi la casistica è molto complessa. Il forum degli studenti aveva già svolto un lavoro in merito alle sanzioni disciplinari che, peraltro, sono più rigide rispetto a questa norma, che invece vuole essere preventiva per evitare il diffondersi di episodi di bullismo. Laddove si verificano, la circolare del forum degli studenti prevede addirittura l'espulsione dalla scuola. Nei casi più gravi, dunque, la circolare è in grado di dare una risposta. La nostra è una norma di principio che vuole rimettere un po' di ordine nella scuola e, allo stesso tempo, ridare peso alla funzione educativa.
Mi è stata chiesta qualche delucidazione in ordine agli uffici scolastici regionali e provinciali. A mio parere, lo smantellamento degli uffici scolastici provinciali può avvenire solo con una certa gradualità perché, in una fase iniziale, l'eliminazione ex abrupto di questi organismi può rendere più difficile l'organizzazione dell'offerta formativa sul territorio. Credo che innanzitutto il Ministero dovrà fare un grande sforzo per puntare su reti informative sempre più collegate. Oggi esistono moltissime banche dati non collegate tra di loro e questo vale per tutti i livelli. Quanto più puntiamo sull'informatizzazione, tanto più diminuisce la valenza degli uffici scolastici provinciali. Ripeto, comunque, che lo smantellamento deve essere graduale e progressivo.
Manterrei, invece, gli uffici scolastici regionali perché hanno una funzione di raccordo - anche in considerazione dell'attuazione del Titolo V - fra le regioni e il Ministero. Quella, dunque, può essere la sede per valutare in concreto come funziona l'applicazione del Titolo V, quali sono i problemi, ed essere, in qualche modo, una sede di raccordo.
Un altro tema molto delicato è quello degli alunni con disabilità. So che è stato presentato un ordine del giorno....

PRESIDENTE. Dall'onorevole De Torre.

MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. ...dall'onorevole De Torre e anche da esponenti del centrodestra, in cui non si vuole diminuire il numero degli insegnanti di sostegno... Personalmente mi accontenterei di garantire la proporzione di uno a due su tutto il territorio nazionale. Oggi non è così.

MARIA LETIZIA DE TORRE. Non si deve aumentare!

MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.


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Non si deve aumentare, ma neanche diminuire. Al momento la situazione non è così omogenea su tutto il territorio. È questo l'obiettivo verso cui tendere anche nelle molte realtà dove questa proporzione non viene rispettata. Ci sono, peraltro, dei progetti che hanno dato buoni risultati e che si integrano tra di loro, come il progetto «Nuove tecnologie e disabilità» e il piano di formazione «I Care». Noi crediamo di aver trovato le risorse, quindi daremo continuità a questi due progetti che, per un verso, riguardano il singolo alunno, ma si preoccupano - in particolare il progetto «I Care» - della scuola inclusiva, ossia di agevolare i rapporti tra gli insegnanti di sostegno e gli altri insegnanti, in modo da far partecipare il più possibile l'alunno disabile ai lavori della classe.
Esiste, peraltro, un documento comune, frutto di un precedente accordo in sede di Conferenza Stato-regioni, che prevede azioni di coordinamento. Credo che anche questo sia un elemento con cui poter procedere. Quest'anno abbiamo immesso in ruolo 4.500 insegnanti di sostegno, numero che ci pare discreto.
Vorrei affrontare anche il tema dell'integrazione scolastica e degli alunni stranieri. A mio parere, innanzitutto la conoscenza della lingua italiana rappresenta l'elemento fondamentale e propedeutico per qualunque forma di integrazione. Stiamo cercando di racimolare un po' di risorse dalla direzione dello studente per poter tenere alcuni corsi, anche pomeridiani, per i ragazzi con maggiori difficoltà dal punto di vista della conoscenza della lingua, evitando nel contempo di rallentare il percorso di apprendimento degli altri. Vogliamo puntare sull'insegnamento della lingua italiana, ma anche sulla conoscenza dell'educazione civica come elementi per agevolare l'integrazione.
Credo che, per quanto riguarda l'integrazione, debba essere meglio circostanziato il ruolo del mediatore culturale. Ci sono esperienze diverse rispetto all'utilizzo di questa figura. Ritengo che dobbiamo imparare dalle esperienze e vedere quali sono i progetti e il tipo di utilizzo del mediatore culturale che hanno dato esiti maggiormente positivi.
Peraltro, abbiamo attivato anche per il 2008 un piano di formazione per gli insegnanti nelle cui classi vi siano alunni stranieri. È un progetto sperimentale, che non riguarda tutti gli insegnanti; si tratta di una modalità di didattica per agevolare l'integrazione. Un elemento importante è certamente costituito dal dialogo con le famiglie. Del resto, il ruolo del mediatore culturale è proprio quello di creare un collegamento con la famiglia di origine.
Come sapete, con il Ministero dell'interno stiamo procedendo ad un censimento dei minori rom che si avvicini il più possibile ad un dato di realtà e stiamo lavorando per poter presentare a settembre un piano di scolarizzazione più dettagliato, al fine di garantire il diritto-dovere dell'istruzione anche a questi bambini.
In merito all'edilizia scolastica, vorrei collegarmi anche al tema dello sport, che non ho ancora affrontato. Per quanto riguarda le condizioni degli edifici scolastici nel nostro Paese, ho incontrato proprio l'altro giorno Legambiente, che ha fatto una ricognizione nei comuni capoluogo sulla situazione degli istituti scolastici del primo e del secondo ciclo. I risultati sono raccapriccianti: solo nei comuni capoluogo, sono 10 mila gli edifici a rischio di crollo. Non stiamo parlando di edifici non a norma, bensì di edifici che presentano gravi condizioni dal punto di vista della tenuta.
Credo che questa situazione sia dovuta alla carenza di risorse che tocca i comuni, le province, le regioni e lo Stato, ma anche al fatto che, essendo le competenze distribuite su diversi livelli, spesso questo aspetto non diventa una priorità. È nostro compito, invece, riuscire a mettere questo tema così delicato in cima all'agenda politica. Vi sono risorse disponibili presso il CIPE - ne ho già chiesto l'utilizzo ai fini della sicurezza - ma anche voi dovete richiamare l'attenzione dei media su questo tema.
Non dobbiamo aspettare che crolli una scuola per poi recriminare sul fatto che si


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sarebbe potuto fare qualcosa in più. Non credo nemmeno che ci si debba concentrare sulla divisione delle competenze, sebbene sappiamo che la scuola primaria spetta ai comuni, che le province si occupano del secondo ciclo e che lo Stato probabilmente al riguardo ha meno competenze rispetto agli enti locali. Il problema politico è gravissimo, perché noi dovremmo avere non il problema della sicurezza, ma quello dell'adeguamento e dell'ammodernamento degli edifici.

MANUELA GHIZZONI. Mi permetto di interrompere per ricordare che, già nella passata finanziaria, approvammo un ordine del giorno in cui si chiedeva di far uscire dal patto di stabilità le spese per la ristrutturazione delle scuole. Si potrebbe fare, signor Ministro, tutti insieme già nella prossima finanziaria. Alcune scuole non hanno la capacità di spesa perché escono dal patto di stabilità. Questo dato è oggettivo, si tratta di una realtà diffusa. La presidente Aprea lo sa molto bene (Commenti dell'onorevole Barbieri).

PRESIDENTE. Scusate, colleghi, ricordo che è in corso la trasmissione sul canale satellitare. Creiamo problemi a chi ci ascolta.

MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Credo che sia comunque importante cominciare a parlarne. Le forme di finanziamento si possono e si devono trovare.
Nel frattempo stiamo riattivando l'Osservatorio nazionale per l'edilizia scolastica e accelerando la conclusione dell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica, giovandoci anche dei dati citati da Legambiente, dati abbastanza recenti ma che riguardano solo i capoluoghi. Cercheremo di avere informazioni ancora più dettagliate sulla situazione attuale.
Per quanto riguarda il tema dello sport, laddove mancano risorse per mantenere in sicurezza gli edifici, figuriamoci se ne esistono per potenziare le attività motorie e lo sport. Personalmente sono però convinta che - e credo di dire un'ovvietà, sulla quale non si discute nemmeno - la pratica dell'attività sportiva abbia indubbiamente una funzione educativa altissima. Possiamo prevedere, come già è stato fatto, ma magari potenziando questo aspetto, alcuni accordi con il CONI, nonché maggiore spazio per i giochi sportivi studenteschi. Il Ministro Moratti aveva già previsto lezioni di attività motoria, ma anche su questo si può, in qualche modo, migliorare l'esistente. Il problema concerne, però, le risorse, nel senso che non è in questione la sola qualità dell'insegnamento, bensì anche la qualità degli edifici e delle strutture.

LUCA GIORGIO BARBARESCHI. C'è un sistema...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Barbareschi, ma non può intervenire.

MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Proprio pensando alla condizione delle strutture, stiamo predisponendo anche un'indagine capillare sulla pratica e sull'impiantistica sportiva scolastica, che consentirà di ricostruire dati ufficiali - che oggi non abbiamo - relativi alla reale incidenza, nella scuola, della pratica motoria e sportiva. Stiamo pensando, inoltre, a degli accordi con l'ANCI, con l'UPI e con la Conferenza delle regioni, perché probabilmente un modo per recuperare un po' di risorse può venire anche dalla partnership con gli enti locali e con le regioni.
Purtroppo la scuola, pur avendo a parole la prima posizione, quando si comincia a pianificare e a programmare, rischia sempre di essere in fondo alle priorità dopo molti altri temi. Credo che dobbiamo fare uno sforzo, tutti insieme, per far capire che comunque il tema della scuola va pensato anche a livello di pianificazione e di distribuzione delle risorse e che occorre ragionare in un'ottica di maggiore collaborazione con gli enti locali, con le regioni e con i diversi organismi che di essa si occupano, perché spesso la divisione delle competenze non porta ad un miglioramento della qualità.


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L'onorevole Picierno ha poi posto l'attenzione sulle condizioni dello statuto degli studenti e sulla loro qualità di vita. Domani presenterò il disegno di legge che cerca di estendere il progetto della carta dello studente, già portato avanti dal precedente Ministro, non solo alla scuola superiore, ma anche all'università. Lo ritengo un progetto importante, perché dà alcune agevolazioni ... (Commenti dell'onorevole Ghizzoni).
No, sto parlando di un'altra cosa, ovvero della carta dello studente. Ciò di cui lei parla, esiste da molti anni ed è sostanzialmente conosciuto. Quello che si può fare in merito è agire in modo che all'inizio dell'anno venga rispettato l'obbligo di consegnarne una copia ad ogni studente, cosa che, come mi hanno spiegato i ragazzi, solitamente non avviene.
Rispetto alle condizioni e alla qualità di vita degli studenti, invece, quest'anno distribuiremo, all'inizio dell'anno, la carta dello studente, che dà diritto ad una serie di agevolazioni relativamente alle visite nei musei, agli appuntamenti culturali, ai viaggi e agli scambi internazionali. Credo che questa carta vada estesa alla scuola superiore e anche all'università. Stiamo quindi lavorando, anche con il Ministero dei beni e delle attività culturali, Sandro Bondi, e con il Ministro della gioventù, Giorgia Meloni, per creare un ampio pacchetto di opportunità e di offerte, di cui i ragazzi possano usufruire. Si tratta di uno strumento a mio avviso positivo.
Passando invece al tema dell'università, parto anche qui dal blocco del turnover e, quindi, dalla manovra finanziaria. Come avrete appreso dai giornali, con la conferenza dei rettori, con il consiglio universitario nazionale, con il consiglio degli studenti (CNSU) e con la conferenza dei prèsidi, abbiamo costituito un tavolo comune per vedere come applicare le misure e, al tempo stesso, applicare una nuova metodologia, anche per quanto riguarda l'individuazione delle priorità.
Ho già sommariamente espresso le nostre priorità con la mia relazione, ma credo che ci siano priorità e priorità. La prima cosa che vorrei fare, come avevo già anticipato - e su questo è aperto un confronto con le istituzioni - riguarda il reclutamento degli insegnanti, dei docenti e anche dei ricercatori, nonché la riforma del dottorato di ricerca, con una sua più ampia connotazione internazionale. Queste due priorità sono il frutto di un dibattito e di un confronto avviato con gli organismi prima citati, dai quali è emersa una sostanziale condivisione, non solo rispetto alle priorità in sé, ma anche rispetto alla possibilità di arrivare fino in fondo su questo. Infatti, qualcuno voleva mettere come primo punto la governance dell'università, ma poi sono sorti dubbi, non sulla necessità di una riforma della governance, ma sulla possibilità di raggiungere subito dei risultati concreti. Pragmaticamente stiamo quindi preparando un disegno di legge sul reclutamento dei docenti e sulla riforma del dottorato, rispetto alla quale sta dando un contributo importante anche il consiglio nazionale degli studenti e il dottorando presente in questo organismo.
Per quanto riguarda le risorse, è inutile ripetere cose già dette. Credo, però, che esistano amplissimi margini - forse nell'università più che nella scuola - per razionalizzare e meglio impiegare le risorse. Non a caso già il Ministro Mussi aveva emanato due decreti ministeriali che andavano nella direzione di razionalizzare un numero di corsi veramente eccessivo, di prevedere indicatori di qualità e condizioni indispensabili per poter avviare dei corsi di laurea. Rispetto a questo, è dunque in atto una ricognizione dello stato dell'arte - che terminerà tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 - che consentirà di ottenere un minimo di risparmio e anche un elevamento della qualità. Infatti, devo dire che spesso i corsi non sono motivati dal punto di vista della domanda, né, tanto meno, sono di grandissima qualità. Credo che prevedere degli standard minimi sia, quindi, un fatto assolutamente importante.
Rispetto alle preoccupazioni espresse dagli onorevoli Nicolais, Bachelet, Caldoro e Ghizzoni, il blocco del turnover è certamente una misura pesante che, come ho


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già detto, è stata imposta dalla situazione economica dello Stato. Siamo consapevoli di arrecare un danno ai giovani, soprattutto a coloro che dovrebbero entrare nell'università. Ho quindi cercato di trovare delle misure che, almeno in parte, potessero compensare il blocco momentaneo del turnover. Abbiamo recuperato i 40 milioni di euro stanziati dal Ministro Mussi, che rischiavano di andare in economia e che danno la possibilità di assumere circa mille ricercatori. Nel disegno di legge che presenterò domani, inoltre, abbiamo fatto in modo che la stessa cifra venga garantita anche per l'anno successivo, quindi garantiamo continuità a questo percorso.
Abbiamo poi predisposto un bando, che stiamo ultimando, per 60 milioni di euro, che possono essere utilizzati per finanziare progetti di giovani ricercatori, dando loro cifre piuttosto significative.

MANUELA GHIZZONI. Ci sono i soldi.

MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Come stavo dicendo, il bando prevede 60 milioni di euro e servirà per agevolare i giovani che abbiano meno di quarant'anni, in modo che abbiano la possibilità di garantirsi una propria indipendenza ed ottenere un contributo importante, dal punto di vista economico, per progetti innovativi.
Come sapete, grazie all'emendamento Valditara, è stato previsto un aumento di 240 euro per quanto riguarda le borse di dottorato. Sono state, inoltre, definite le graduatorie del Programma di ricerca di interesse nazionale (PRIN) e questo mi dà la possibilità di intervenire in merito ad una riflessione svolta dall'onorevole Ghizzoni sulla valutazione ex ante, ex post e sul peer review.
Io credo che la modalità del peer review sia sicuramente corretta e positiva. Mi ha sorpreso vedere che, nonostante essa sia stata applicata per i PRIN, sono state comunque avanzate molte critiche, a dimostrazione che non esiste un modello di valutazione capace di garantirci rispetto a qualche vizio...

GIOVANNI LOLLI. Il meccanismo è cambiato strada facendo.

MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Ragioniamo, dunque, su come renderlo ancora più stringente e ancora più efficace. Constato, però, che anche l'applicazione di questa modalità, al momento, non è esente da critiche. Credo che possa essere utile la partecipazione alla valutazione di figure internazionali, perché più diamo loro spazio e più, secondo me, abbiamo la possibilità di non cadere nei soliti difetti che qualche volta - anzi, troppo spesso - si evidenziano. Come dicevo, credo che la modalità di valutazione adottata dal PRIN vada modificata già dal prossimo anno; anche questo è un elemento molto importante.
Sul ruolo e sul reclutamento dei ricercatori, condivido l'intervento svolto ieri in Aula dall'onorevole Ghizzoni, rispetto al fatto che, davvero, bisogna trovare il modo di ringiovanire il mondo universitario e della ricerca, perché appena si tocca qualcosa ...(Commenti). Lo so, esiste il problema del turnover. Vedo però che chi è nell'università da molti anni non ha alcuna voglia di fare spazio ai giovani. Anzi, dovremo lavorare molto su questo, perché la ricerca mi appare molto «ingessata» e soggetta a lobby contrapposte, che non rendono agevole lo spazio per i giovani. Generalmente se ne parla nei convegni, ma anche qui occorre offrire possibilità concrete.
Con questo disegno di legge sul reclutamento, mi auguro di poter favorire l'ingresso dei giovani nelle università e la posizione dei giovani ricercatori, che sto cercando di coinvolgere anche al Ministero, per creare un corretto conflitto di interessi che porti all'affermazione di una presenza dei giovani. Diversamente ci sono persone che ricoprono la stessa posizione da vent'anni e che non hanno alcuna intenzione di lasciare lo spazio ai giovani.
Rispetto al tema della valutazione adottata dal Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR) e dal Comitato nazionale per la valutazione del


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sistema universitario (CNVSU), vorrei spendere due parole e poi fare molto, perché se ne è già parlato tantissimo e tanti discorsi non servono: dobbiamo misurarci con la valutazione nei fatti. Anche se non abbiamo un modello di valutazione ottimo, condiviso da tutti, per via sperimentale, dobbiamo in qualche modo applicarlo. Già dall'anno prossimo vorrei utilizzare il fondo straordinario per misurarci, nei fatti, con la valutazione, considerato che le risorse del fondo di finanziamento ordinario ammontano a poco, sono sostanzialmente ingessate e, quindi, concedono veramente pochi spazi per la valutazione.
Credo che abbia senso ricondurre ad unità i due organismi citati - pur su basi diverse rispetto all'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) - creando un unico organismo di valutazione, per semplificare, in quanto ritengo che averne due non abbia senso. Lo si può fare nell'arco di qualche mese e i criteri per intervenire sono già stati individuati, anche se, forse, possiamo lavorare un po' di più sul placement.
Credo che vada data centralità alla ricerca e mi ritrovo nei criteri individuati dal CIVR: penso che il presidente Cuccurullo abbia fatto un buon lavoro. Ritengo che l'università si distingua dalla scuola secondaria proprio per la ricerca e che non dobbiamo «licealizzare» l'università. La valutazione sulla ricerca deve essere stringente, dopo di che è corretto anche valutare le strutture, la didattica ed altri elementi. La sostanza, tuttavia, sta nel trovare un modello condiviso.
Sto costituendo una piccola commissione che veda la partecipazione di coloro che si sono sempre distinti per un impegno sul tema della valutazione ma, detto questo, proviamo: se cerchiamo la perfezione, il rischio è che la valutazione non parta mai; e più ne parliamo, più svuotiamo di significato questo termine. Credo, quindi, che sia giunto il momento di sperimentare l'applicazione della valutazione.
Tra l'altro, devo dire che su questo tema mi pare si sia ormai raggiunta una certa condivisione di massima. Tra le diverse università colgo la preoccupazione in merito a criteri che tengano conto delle diversità territoriali, degli ambiti. Indubbiamente, se da un lato ci sono università molto prestigiose e all'avanguardia, anche agevolate da contesti sociali e territoriali migliori, dall'altro ci sono anche università più piccole che, ovviamente, incontrano maggiori difficoltà.
Per quanto riguarda la norma sulle fondazioni, credo che le vada dato il giusto peso: essa rispetta l'autonomia, perché assegna la facoltà, e non l'obbligo, della trasformazione delle università in fondazioni. Francamente non so fino a che punto essa troverà applicazione, perché forse solo i politecnici e le università più importanti riusciranno ad utilizzare questo modello. Proprio perché è una facoltà, però, essa rende più ampia la scelta e pertanto non vedo in essa alcunché di negativo.
L'intendimento sicuramente non è quello di privatizzare l'università, anche se forse sarebbe il momento di riconoscere che lo Stato, dal punto di vista delle risorse, non riesce a garantire in toto i finanziamenti necessari. Si tratta, più che di privatizzare, di capire come sostenere economicamente l'università. Penso però anche che questa - l'ho detto anche ieri, durante una colazione con molti rettori - debba avere uno scatto d'orgoglio e modificare certi suoi aspetti, come il reclutamento dei docenti, che è fondamentale, e lo svecchiamento del sistema. Anche l'eccessiva rigidità che connota il fondo di finanziamento ordinario è un elemento che, secondo me, va rivisto.
C'è poi il tema della governance, sul quale ognuno ha una posizione diversa. Il tema è assolutamente delicato, tuttavia dovremo avere il coraggio di misurarci anche su questo, perché credo che un recupero di efficienza del sistema passi oggi anche da una modalità diversa con cui eleggere il rettore e dalla modifica di una serie di situazioni attuali. Mi pare, però, che il mondo universitario cominci ad avere


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coscienza e consapevolezza di questo, sebbene le diverse posizioni sul come operare siano molto distanti tra loro.
Ritengo anche che, per quanto riguarda l'università, sia giunto il momento di pensare ad un testo unico, perché dobbiamo lavorare sulla semplificazione. Il Ministro Calderoli si sta muovendo molto e sta pressando i ministri perché ogni Ministero faccia uno sforzo di riduzione del numero delle leggi. Questo è importante, ma non sufficiente perché, a mio modo di vedere, dobbiamo anche cercare, strategicamente dal punto di vista della ratio, di misurarci con un testo unico in modo da capire quante sono le norme che oggi presiedono il governo dell'università. Allo stesso tempo, questo deve servirci da deterrente, per evitare di utilizzare l'approvazione di leggi e norme con troppa disinvoltura; infatti, il rischio è che, alla fine, il sistema diventi davvero ingovernabile. Peraltro, stavo pensando - la butto lì come provocazione - che un testo unico di armonizzazione potrebbe, forse, servire anche per la scuola. In ogni caso, ho certamente intenzione di vararlo almeno per l'università, perché mi sembra un aspetto importante.
Per quanto riguarda gli enti di ricerca, so che c'è stata molta tensione rispetto al commissariamento dell'Agenzia spaziale italiana (ASI), su cui mi limiterò a fare due osservazioni. Anzitutto, si è trattato di un commissariamento reso necessario dal fatto che molti consiglieri di amministrazione hanno dato le dimissioni. In secondo luogo, non è stato interpellato un research committee perché non è stato nominato un nuovo presidente, ma semplicemente un commissario. È mia intenzione, però, procedere sempre alle nomine con l'utilizzo di un research committee: anche se questo meccanismo, così come quello del peer review, non è completamente scevro da possibili critiche, è pur sempre un passaggio in più rispetto alla nomina politica d'emblée. Su questo mi sento, quindi, di potervi rassicurare.
Per quanto riguarda il riordino degli enti di ricerca, lo ritengo un tema delicato, rispetto al quale l'onorevole Palmieri aveva proposto una ricognizione sullo stato della ricerca. In proposito sarebbe particolarmente utile un'indagine conoscitiva sull'argomento, anche in vista di due appuntamenti importanti. In primo luogo, mi riferisco alla stesura del Piano nazionale di ricerca, il PNR, rispetto al quale dovremmo coinvolgere in maniera sinergica alcuni giovani ricercatori. Personalmente vorrei istituire un tavolo con le istituzioni, ovviamente, con gli enti di ricerca e con le università, ma mi piacerebbe anche connotare il metodo e il percorso per addivenire alla stesura del PNR con la partecipazione di giovani ricercatori.
Troviamo un modo perché la selezione non sia troppo impegnativa ma anche perché, allo stesso tempo, ci sia la possibilità di coinvolgere i migliori ricercatori e i migliori cervelli del nostro Paese, considerato che il PNR è un piano davvero molto importante, che dà la possibilità e l'opportunità, finalmente, di elaborare una strategia sulla ricerca. Una delle accuse mossaci, infatti, a livello europeo, non è tanto quella di non riuscire a catturare i fondi europei, come qualche volta si dice nel nostro Paese, quanto quella dell'assenza di una strategia. Secondo me, dovremmo selezionare i nostri assi strategici e le nostre eccellenze senza dedicarci a qualunque tipo di indagine, bensì scegliere delle priorità, individuare alcuni campi in cui eccelliamo e che hanno una valenza strategica. Stavolta il PNR dovrebbe, quindi, avere una ratio e una connotazione politica in certi settori piuttosto che in altri. Ho parlato del settore agroalimentare, perché credo che sia una delle eccellenze del nostro Paese; peraltro, c'è anche l'opportunità dell'Expo 2015; questa può essere una direttrice, ma non certamente la sola.
In secondo luogo, l'anno prossimo avremo anche il G8 sulla ricerca, altro evento particolarmente significativo. Credo che il nostro Paese abbia bisogno di un grande impegno non sulle sole risorse, ma anche sull'agenda politica, nell'ambito della quale il tema della ricerca deve salire nella classifica. Trovo in questo anche un aspetto particolarmente positivo, perché


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consente di creare un link, un collegamento forte, tra il mondo della ricerca e dell'università e quello dell'impresa.
Noi stiamo lavorando per introdurre anche misure fiscali che possano agevolare l'investimento nella ricerca come, per esempio, la possibilità di sommare il credito di imposta ai finanziamenti. Vorremmo potenziare anche il meccanismo del 5 per mille, cosa che, per la verità, è gia stato fatto con la manovra finanziaria.
Se aumentare le risorse pubbliche è difficile, una volta garantita la ricerca di base, si deve poi incentivare l'investimento da parte delle imprese con qualche strumento fiscale: lo si può fare.
Ritengo di poter ravvisare una parziale assenza di strategia anche per quanto riguarda il mondo dell'Alta formazione artistica e musicale (AFAM), che ho incontrato da tempo, per la verità. Devono essere assunti alcuni provvedimenti amministrativi per agevolare la vita a questa realtà; tuttavia, il punto della questione non sta tanto nel rispondere alle richieste minimali, seppure assolutamente legittime, inerenti al regolamento, agli organici, eccetera, cui pure possiamo rispondere, quanto nel compiere delle scelte. Mi riferisco al fatto che settanta conservatori sono forse davvero troppi per il nostro Paese, anche perché, forse, non tutti sono di primo livello.
Ritengo poi un altro problema l'assenza di una preparazione musicale nella scuola del secondo ciclo. Anche per questo le risorse sono poche, è vero, ma secondo me va messo a punto un progetto. I conservatori rappresentano una sorta di università della musica e allora magari occorre non commettere nuovamente l'errore del «3+2». Si potrebbe, forse, distinguere tra gli istituti di qualità inferiore, che potrebbero conferire una laurea breve, e i conservatori di maggior pregio, cui si potrebbe dare la possibilità di attivare anche i due anni di corso successivi; altrimenti si corre il rischio di tenere tutti sullo stesso piano. Insieme all'assenza di un progetto, questo farebbe sì che, nel tempo, le risorse per questo settore vadano diminuendo, senza che si percepisca fino in fondo, e a torto, che la qualità, in alcuni casi, è invece assolutamente elevata. Ne ho parlato con alcuni presidenti di conservatorio e con il presidente dell'Accademia di Roma: serve un progetto di rilancio e serve anche, secondo me, il coraggio di rivalutare questa realtà.
Perché non pensare ad una sezione dell'ente di valutazione dedicata espressamente alle scuole di alta formazione artistica e musicale? Questo ci consentirebbe di fare delle scelte perché, altrimenti, poiché le risorse diminuiscono ma il numero di istituti rimane elevatissimo, il risultato sarà quello di appiattire tutto, mentre, secondo me, dobbiamo mirare a mantenere delle punte di eccellenza. Poi gli enti locali daranno una mano alle realtà minori che hanno, anche loro, una storia e una presenza all'interno del tessuto sociale. Mettendo tutti sullo stesso piano, secondo me, si finisce per impoverire e indebolire tutto il sistema.
Io mi fermerei qui. Gli argomenti sul tavolo erano tantissimi, ma credo di aver risposto più o meno su tutto.

PRESIDENTE. La ringrazio davvero di cuore, Ministro, anche a nome della Commissione, per la precisione con cui ha voluto replicare agli interventi dei colleghi. Non era facile, anche perché questo periodo ha coinciso con l'avvio della sua azione di Governo e molte cose sono cambiate, dal pronunciamento del suo primo discorso ad oggi. Lei ci ha, però, dato oggi un'ottima sintesi e ci ha dato anche delle anticipazioni.
Le rivolgiamo i nostri auguri per il disegno di legge. Abbiamo capito che dopodomani dovremo leggere i giornali e seguire l'iter di questo primo disegno di legge Gelmini. Noi saremo pronti, a settembre, a lavorare con lei.
Le formulo nuovamente i migliori auguri, perché i suoi propositi possano diventare realtà. In Parlamento questa Commissione farà la propria parte.
Come lei sa, e come ha voluto ricordare, ci sono già delle proposte di legge che a settembre noi riprenderemo, discuteremo, approfondiremo e valuteremo insieme


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a lei, perché vogliamo essere, con lei e con gli altri ministri, protagonisti del cambiamento, se possibile con un'ampia condivisione. Questo è il ruolo del Parlamento. Naturalmente esiste il programma del Governo, che noi rispetteremo e valuteremo.

MANUELA GHIZZONI. Vorrei intervenire sull'ordine dei lavori per sollevare un tema sensibile che forse interessa anche l'onorevole Barbieri. Riguardo all'ASI, ricordo che il parere relativo al suo commissariamento è stato assegnato alla Commissione attività produttive. Si tratta di una consuetudine, tuttavia le consuetudini possono anche essere sovvertite. Pertanto, chiedo al presidente di fare in modo che in situazioni del genere vengano coinvolte le Commissioni riunite, tenuto conto del fatto che parte della legge n. 165 del 2007, su cui si fonda il commissariamento, è nata proprio presso la nostra Commissione. Sarebbe allora opportuno chiedere in proposito un esame congiunto.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ghizzoni. Condividiamo a pieno le sue osservazioni e ci adopereremo in tal senso.
Con questa audizione, signor Ministro, si concludono anche i nostri lavori prima della pausa estiva, salva una convocazione straordinaria - devo ricordare anche questa ipotesi - per le modifiche intervenute al decreto n. 112. In ogni caso, si tratterà di un esame veloce.
Voglio ringraziare l'intera Commissione per la disponibilità, la dedizione e la qualità del lavoro che abbiamo insieme voluto produrre. Abbiamo cominciato a conoscerci, dovremo ultimare il rodaggio, ma avremo modo, già nel prossimo autunno, di conoscerci meglio e lavorare di più (Commenti). Per gli amici che lo hanno ricordato costantemente durante i nostri incontri, vorrei dire che non sono state ancora deliberate le audizioni in programma, che pure sono molte e che, quindi, bisognerà cominciare a svolgere. Insomma, abbiamo fatto solo il rodaggio e molto altro lavoro ci aspetta.
Ringrazio i capigruppo, e auguro a tutti voi un buon riposo insieme alle vostre famiglie e ai vostri cari.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,40.