Allegato B
Seduta n. 202 del 14/7/2009

TESTO AGGIORNATO AL 15 LUGLIO 2009


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ECONOMIA E FINANZE

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:
l'Eni ha annunciato la sospensione dell'attività del petrolchimico di Porto Torres e non sembra ritenere urgente la presentazione di un piano industriale in grado di affrontare le crisi che toccano tutti i siti della chimica italiana: da Porto Marghera ad Assemini, da Mantova a Priolo, da Brindisi a Ferrara, da Ravenna a Gela;
Eni spa nel 2008 a fronte di un utile ante-tasse di circa 7 miliardi di euro, versa all'erario italiano poco più di 300 milioni di imposte nette, con un'incidenza fiscale inferiore al 5 per cento, mentre crescono le imposte versate all'estero probabilmente per sfruttare quei regimi fiscali più favorevoli -:
se reputino accettabile e coerente con la natura di principale società partecipata dallo Stato Italiano il comportamento della ENI SpA e quali iniziative intendano intraprendere per bloccare la rottamazione della chimica italiana e spingere la società a forti investimenti nelle aree di crisi, attivando gli accordi di programma e sollecitando l'Eni a predisporre urgentemente adeguati piani industriali per frenare il declino del settore.
(2-00428)
«Vico, Lulli, Sereni, Fadda, Calvisi, Pes, Melis, Marrocu, Arturo Mario Luigi Parisi, Schirru, Marco Carra, Bratti, Albonetti, Murer».

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
l'evasione fiscale è un comportamento illecito finalizzato ad occultare volontariamente,


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in tutto o in parte, la base imponibile di un tributo e si realizza tipicamente attraverso la sottodichiarazione dei ricavi, la sopravvalutazione dei costi oppure l'omessa dichiarazione dei redditi;
l'evasione fiscale in Italia è enorme. Essa non è solo riprovevole dal punto di vista etico e civile, è una piaga, una «pandemia» che comporta una gravissima alterazione del mercato e dell'intero sistema economico e provoca danni ingenti a tutti: alle imprese, che si trovano di fatto a competere in un mercato gravemente distorto, alle famiglie che devono fare i conti con un prelievo eccessivo e servizi scadenti e, in definitiva, allo stesso Stato, costretto ad abdicare alla sua funzione «naturale» di accorto mediatore tra gli interessi e le molteplici spinte che provengono dalla società. Fondamentale è la percezione dell'efficienza, della capacità di accertamento dell'amministrazione finanziaria e delle modalità con cui quest'ultimo viene realizzato. In poche parole; è evidente che la «tentazione» a evadere è strettamente correlata all'eventualità di subire un accertamento;
l'«arma» dei condoni, utilizzata a piene mani dal Ministro Tremonti nel biennio 2003-2004, nel quale rastrellò 30 miliardi di euro, e poi ancora il concordato, l'integrativa semplice, la sanatoria delle tasse locali, del canone RAI, delle liti fiscali pendenti senza più soglia limite, ma anche lo «scudo fiscale» del 2002 per il rientro dei capitali esportati illegalmente, che venne esteso alle società, e poi ancora il condono edilizio, sono pessime scelte di politica tributaria, che, ad avviso degli interpellanti, oltre ad essere strumenti di dubbia «moralità», non fanno altro che offrire agli evasori continue aspettative future di condoni fiscali, rendendo più appetibile l'evasione;
da notizie di stampa di questi giorni si apprende poi della possibilità di una nuova sanatoria da inserire all'interno del provvedimento anti-crisi in discussione alla Camera; si tratterebbe di un piano di Governo e maggioranza che prevede l'«esclusione di punibilità» per una serie di reati fiscali, valutari, societari e fallimentari, tra cui il falso in bilancio e la bancarotta; lo «scudo fiscale» che permetterebbe ai capitali attualmente detenuti all'estero di rientrare nel territorio italiano no farebbe altro che riportare in Italia capitali che non possono che provenire, a giudizio degli interpellanti, da evasioni fiscali, falsi in bilancio, bancarotte fraudolente, emissione di fatture false, o ancor peggio traffico di droga, traffico di armi, di organi, di sfruttamento della prostituzione e simili;
in Italia, l'evasione fiscale è pari al triplo di quella presente nei Paesi europei più abili nella lotta al «nero» e al doppio della media europea. L'Istat ha stimato che, solo per l'anno 2007, sono state evase tasse per un importo di 100 miliardi di euro, una cifra che vale più di tre manovre finanziarie, circa sette punti percentuali del prodotto interno lordo, come l'intera spesa sanitaria: in pratica, livelli di evasione incompatibili con la democrazia;
livelli così alti di evasione inducono aliquote di tassazione più elevate del necessario, creano distorsioni nella concorrenza e iniquità sociali tra chi paga e chi non paga le imposte, riducono la competitività internazionale del nostro sistema economico e rischiano di alimentare altre piaghe come l'illegalità, la corruzione e la criminalità;
in realtà, l'evasione di tasse e contributi ha segnato nel 2007 un buon arretramento rispetto all'anno precedente, quando l'importo delle somme sfuggite alle casse dello Stato aveva sfiorato quota 115 miliardi. Si tratta di un dato incoraggiante, conseguenza delle politiche anti-evasione adottate dal precedente Governo, che inverte una tendenza di tre anni consecutivi di crescita dell'economia sommersa;
la legge finanziaria 2007 aveva messo in campo un primo pacchetto di misure per contrastare l'evasione: riorganizzazione dell'anagrafe tributaria; «tracciabilità» dei compensi dei professionisti; obbligo


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di trasmissione telematica dei corrispettivi; tenuta dell'elenco clienti-fornitori; anagrafe dei conti correnti bancari; lotta alle frodi IVA; contabilità semplificata e agevolata per 950.000 imprese minori, il cosiddetto «forfettone» per i contribuenti minimi con reddito inferiore a 30.000 euro; il risultato è che sono stati incassati 23 miliardi in più e nel contempo le entrate da ruoli e riscossioni coattive sono cresciute del 20 per cento;
gli stessi dati del 2008, anno in cui erano in vigore le misure introdotte dalla legge finanziaria 2007, dimostrato che l'attività di accertamento è stata positiva e ha portato nelle casse dell'erario 3,7 miliardi di euro, il 28 per cento in più rispetto al 2007;
la strada tracciata nella lotta all'evasione fiscale in questo primo anno del nuovo Governo Berlusconi ha previsto la cancellazione di alcuni adempimenti e, nel contempo, l'introduzione di nuove modalità di accertamento; ad avviso degli interpellanti, la risposta chiara del Governo Berlusconi-Tremonti all'evasione fiscale si trova quindi nel testo definitivo del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, asse portante della manovra triennale 2009-2011: eliminazione dell'elenco clienti-fornitori; eliminazione della «tracciabilità» dei compensi; eliminazione dell'anagrafe dei conti correnti bancari;
sempre a proposito di evasione fiscale, se ci si sofferma sull'Agenzia delle entrate, il cuore dell'amministrazione finanziaria, basta poco per rendersi conto che la situazione è abbastanza sconcertante: i funzionari addetti all'attività di controllo sono poco più di 14.000; i trattamenti e gli incentivi di carriera sono inadeguati, il personale è mal distribuito sul territorio, gli strumenti a disposizione sono insufficienti, la preparazione tecnica è insufficiente. La distribuzione del personale appare come l'anello più debole della catena: si registrano gravi carenze al Nord, che pure è la parte più produttiva del Paese. I dirigenti sono pochi, circa 1.000, e quasi due terzi dei posti di dirigente in organico sono vacanti, coperti in modo precario da funzionari reggenti. In queste condizioni, l'azione di deterrenza dell'evasione resta ancora un'arma in gran parte spuntata;
il meccanismo che alimenta i fondi per la remunerazione della produttività individuale e collettiva dei dipendenti delle Agenzie fiscali, dell'Agenzia del demanio, dei Monopoli dello Stato e del Dipartimento delle finanze (legge n. 350 del 2003, articolo 3, comma 165), è di fatto bloccato, in ragione delle disposizioni di cui all'articolo 67, comma 2, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito con modificazioni della legge n. 133 del 2008;
nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2 luglio 2009, che stabilisce le modalità per la restituzione delle risorse del trattamento accessorio, già tagliate dal decreto-legge n. 112 del 2008, ai dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici, sono individuati i criteri per l'attribuzione delle somme ai singoli enti, ma non vengono quantificati né l'entità delle somme, né gli anni di riferimento, né i tempi di erogazione;
i fondi relativi all'anno 2008, destinati a retribuire i risultati raggiunti nell'anno 2007, non risultano quindi essere ancora, a tutt'oggi, nella disponibilità dei soggetti titolati a porre in essere accordi contrattuali, per l'individuazione sia dei percettori sia del quantum di salario incentivante 2008;
i processi riformistici legati al decreto legislativo n. 300 del 1999, cosiddetta riforma Bassanini, hanno prodotto profonde trasformazioni nell'Amministrazione finanziaria, mediante la creazione delle Agenzie fiscali (Entrate, Dogane e Territorio), dell'Ente pubblico economico Agenzia del demanio (trasformatasi in seguito alle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 173 del 2003), ed ai Monopoli di Stato (in corso di trasformazione in Agenzia fiscale - Ente pubblico non economico);


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il sistema agenziale di cui sopra, opera in termini qualificati secondo un moderno schema Principal-Agent, supportato da un rapporto convenzionale triennale (per l'Agenzia del demanio un contratto di servizio) a cui risulta allegato, per ogni struttura operativa, un qualificato piano aziendale annuale indicante obiettivi e modalità di raggiungimento degli stessi; il «sistema fisco» ricomprende altre importanti e qualificate strutture di supporto come la società «Equitalia spa» che si occupa di riscossione, la «Sogei spa», che in convenzione si occupa del supporto e sviluppo informatico di tutto l'apparato dell'ex Amministrazione finanziaria, eil Dipartimento delle finanze che ha il delicato ruolo di «governance» del sistema medesimo;
tale carattere di eterogeneità è anche il frutto di un tessuto normativo che richiederebbe opportuni interventi aventi l'obiettivo sia di rafforzare la governance del sistema sia di rafforzare l'autonomia gestionale delle singole strutture rispetto all'indirizzo politico;
in questi mesi sono state effettuate sia in Commissione finanze della Camera dei deputati sia in Commissione finanze e Tesoro del Senato della Repubblica diverse audizioni aventi anche lo scopo di indagare l'efficienza, l'economicità e l'efficacia delle diverse strutture;
sarebbe opportuno rivedere l'organizzazione del Comitato di gestione dell'Agenzia delle entrate, che attualmente è composto per metà da membri esterni e per metà da dirigenti interni, non garantendo affatto una forte azione di controllo e di indirizzo operativo, nonché la procedura degli atti da esso approvati; le delibere del Comitato sono infatti sottoposte al silenzio-rifiuto ovvero devono avere il preventivo nulla osta del Ministro competente -:
quali siano le misure e le iniziative del Governo per far fronte al problema dell'evasione fiscale, e se si ritenga di continuare ad utilizzare gli strumenti delle sanatorie e degli scudi fiscali, che, ad avviso degli interpellanti, oltre ad essere mezzi eticamente e socialmente discutibili, non fanno altro che peggiorare la situazione, causando aspettative di impunità e minando il consenso alla base della tassazione;
quali siano gli intendimenti del Governo in ordine al ripristino delle somme mancanti nell'anno 2008 ai dipendenti dell'Amministrazioni finanziaria, e se intenda individuare un sostitutivo meccanismo normativo che sia in grado di correlare direttamente le maggiori risorse erariali introitate rispetto ad una specifica e qualificata complessiva prestazione lavorativa dei dipendenti dell'Amministrazione finanziaria, legata al raggiungimento di precisi risultati sia con riferimento agli obiettivi dei singoli piani aziendali sia ai più generali obiettivi di carattere fiscale;
quali siano gli intendimenti del Governo in relazione all'esigenza di offrire coerenza ed omogeneità all'intera macchina del fisco, al fine di rafforzare l'autonomia gestionale delle strutture rispetto all'indirizzo politico e valorizzare le specificità professionali degli operatori.
(2-00429)
«Di Pietro, Donadi, Evangelisti, Borghesi».

Interrogazione a risposta immediata:

PISICCHIO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il sistema della riscossione delle imposte locali, tributi che complessivamente si aggirano intorno ai 20 miliardi di euro annui, poggia in misura preponderante sulla società a capitale pubblico Equitalia, alle cui competenze sono affidati 4637 comuni, con una popolazione complessiva di 30 milioni di cittadini;
tale società, che è stata più volte al centro di controverse vicende, chiamata in causa dalle associazioni dei consumatori per gli innumerevoli episodi legati alle cosiddette «cartelle pazze», vale a dire cartelle esattoriali emanate per crediti


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inesistenti e procedure di pignoramento illegittime, esprime la sua attività d'istituto in una condizione alquanto paradossale;
la società pubblica, infatti, da un lato fa registrare, rispetto all'immenso ammontare dei crediti non esatti, circa 200 miliardi di euro nel periodo 2000/2007, una percentuale di recupero delle imposte pari soltanto al 4 per cento del valore dell'evaso, dall'altro continua ad esercitare la sua missione di recupero crediti facendo registrare gravi e non infrequenti episodi di negligenza;
gli errori di Equitalia, che si traducono, ad avviso dell'interrogante, in vere e proprie vessazioni di gabellieri medievali nei confronti dei cittadini-consumatori, hanno anche recentemente interessato la Corte dei conti, che, con sentenza n. 28 del 2009, ha condannato la società al pagamento di 1.465.384 euro con rivalutazione ed interessi, a motivo di interventi di esazione non dovuti;
le stime dei contribuenti parlano di 9,8 miliardi di euro (per quasi cinquanta milioni di cartelle esattoriali illegittime) non dovuti pagati in dieci anni da cittadini ignari o disposti ad accettare una vessazione pecuniaria di entità limitata, pur di non imbarcarsi in un'odissea giudiziaria per veder riconosciuto il diritto a non pagare nuovamente la multa già pagata, in molti casi accettando consapevolmente la vessazione per evitare il pignoramento del veicolo -:
quali tempestivi e risolutivi interventi, compresa una procedura formale di verifica, il Ministro interrogato intenda adottare per far cessare una situazione che all'interrogante appare di inaccettabile vessazione nei confronti dei cittadini da parte di una società pubblica, la cui missione, invece, sarebbe quella di recuperare le risorse ingenti sottratte all'erario e, quindi, tali da ridurre drasticamente il nostro debito pubblico.
(3-00600)

Interrogazione a risposta immediata in Commissione:

CONTE. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
risulta che alcuni comuni stiano inviando atti di accertamento nei confronti di soggetti esercenti sale cinematografiche, richiedendo il versamento dell'imposta comunale sulla pubblicità anche per le pubblicità effettuate nell'ambito di proiezioni cinematografiche svolte all'interno dei cinema, fondando la propria pretesa impositiva sul dettato del comma 4 dell'articolo 14, del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, il quale assoggetta all'imposta la pubblicità realizzata in luoghi pubblici o aperti al pubblico anche attraverso proiezioni luminose o cinematografiche;
tale interpretazione della normativa che disciplina l'imposta comunale sulla pubblicità, contenuta nel Capo I del decreto legislativo n. 507 dei 1993, non tiene tuttavia conto del dettato dell'articolo 1 del predetto decreto legislativo n. 507, il quale, nel definire l'ambito di applicazione dell'imposta, stabilisce che essa si applichi alla sola pubblicità esterna;
pertanto, il mero richiamo al dettato del comma 4 dell'articolo 14 del decreto legislativo n. 507 del 1993 non può giustificare l'estensione del tributo anche alle pubblicità contenute nelle proiezioni cinematografiche realizzate all'interno dei cinema, in quanto tali proiezioni, sebbene effettuate in luoghi aperti al pubblico, non hanno il carattere esterno richiesto dal già citato articolo 1 del decreto legislativo;
la predetta estensione dell'ambito di applicazione del predetto tributo risulta dunque assolutamente contraria al chiaro ed incontrovertibile dettato normativo;
inoltre, la predetta interpretazione si pone in evidente contrasto con la ratio dell'intera disciplina dell'imposta sulla pubblicità, la quale si riferisce a quelle


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attività che abbiano esclusivo o precipuo carattere pubblicitario e non anche alle attività, quali la proiezione di opere cinematografiche, in cui gli eventuali messaggi pubblicitari hanno natura del tutto marginale ed accessoria;
al di là degli argomenti testuali, occorre inoltre evidenziare come l'applicazione dell'imposta alle pubblicità cinematografiche effettuate nei cinema determinerebbe una evidente ed ingiustificata discriminazione rispetto alle pubblicità effettuate in locali aperti al pubblico mediante altri mezzi di comunicazione visiva, quali, ad esempio, la televisione;
deve altresì rilevarsi come tale deteriore trattamento fiscale rischierebbe di pregiudicare ulteriormente gli equilibri economici di un settore, quello cinematografico, che sta attraversando una delicata congiuntura economica, comportando un'ulteriore riduzione degli investimenti pubblicitari nel settore, che hanno già conosciuto un forte ridimensionamento nel corso degli ultimi anni -:
quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda assumere al fine di chiarire che l'imposta sulla pubblicità non si applica alle pubblicità contenute nell'ambito di proiezioni cinematografiche, così da eliminare ogni dubbio in materia ed escludere applicazioni distorte e differenziate della disciplina sulla predetta imposta, che determinerebbero una ingiustificata disparità di trattamento in danno del settore cinematografico.
(5-01629)